Noi, gli Extraterrestri e l`Universo

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Noi, gli Extraterrestri e l`Universo
Raccolta di racconti e disegni di autori vari
Noi,
gli Extraterrestri
e l'Universo
Prima edizione del concorso “Noi, gli Extraterrestri e l'Universo”
organizzato dal sito: www.ufosullarete.it
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Questo ebook è stato composto tra gennaio e febbraio 2015 con i racconti e disegni risultati
vincitori dopo la valutazione di una giuria ed una votazione on-line.
I testi di seguito inseriti sono di proprietà dei rispettivi autori che hanno autorizzato
Ufosullarete.it ad inserirli nel presente ebook. Pertanto non possono essere riprodotti in
alcun modo senza il consenso dell'autore.
L'ebook è liberamente e gratuitamente scaricabile dal sito www.ufosullarete.it.
E' vietata la modifica, la vendita, la commercializzazione, la distribuzione, l'inserimento,
upload o condivisione di tale ebook su altri siti, portali, reti P2P.
Grafica di copertina ed impaginazione a cura di Ufosullarete.it
Un immenso grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla prima edizione del concorso
“Noi, gli extraterrestri e l'Universo”. Questo ebook è il risultato dell'impegno di tutti gli
autori, disegnatori e dello staff di Ufosullarete.it
Abbiamo curato attentamente tutto lo svolgimento del concorso, impegnandoci e cercando
di essere il più precisi possibile... a volte forse pure troppo. Ma era un'iniziativa alla quale
tenevamo.
Ci scusiamo per eventuali errori o refusi.
BUONA LETTURA!
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INDICE
Introduzione
4
Pianeta Terra evoluto, di Thylilak
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Jan e l'Oltregiove, di Veronica Cani
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Esuli, di Angela Catalini
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Segnali Multiverso dalle Stelle, di DJoNemesis
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Pronti allo sbarco, di M. L. C.
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Adotta un umano in crisi, di Pasquale Aversano
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Pianeta, di Lav Pat’Nab
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Vita quaggiù, di Francesca Gabriel
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Un'amicizia spaziale, di Claudia Foieni
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Contatto sovraumano, di Valentina Ingrosso
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L'idiozia dell'Homo Sapiens, di Eleonora Mangiapelo
28
Una tesi sulla Terra, di Giulia Mastrantoni
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Un gelato a Milano, di Giulia Mastrantoni
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A-Loneliness, di Ilenia Pecchini (Artaile)
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Il giorno alieno, di Samuele Mazzotti
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Samantha e la trottola di sé stessa, di Alessia Nanni K.
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Il mangiatore di Pianeti, di Ilenia Pecchini (Artaile)
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Simone il Grifone-Cod. Interplanetario n.1-2-3_1-2_1-2, di L. Paolicchi 43
Sogno reale, di Jessica Spoletti
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Luca e la valigia magica, di Stefano Tricoli
46
Bellezza relativa, di Luca Trovato
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Incontro ravvicinato, di Luca Trovato
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Non tutti sono cattivi alieni, di Paola Verga
53
Divieto di sosta, di Luca Trovato
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Alièno, di Serena Barsottelli
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Simone il Grifone..., di Luca Paolicchi - spiegazione codice
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4
Introduzione
Cari lettori e cari scrittori/disegnatori, un saluto a tutti.
Ogni volume che si rispetti comincia con una breve presentazione,
magari con la storia di come è nato, di come si è evoluto e di come è
stato realizzato.
Ricordiamo brevemente che questo ebook, dal titolo “Noi, gli
Extraterrestri e l'Universo”, è nato quasi casualmente, senza grandi
aspettative e, soprattutto, in maniera semplice.
Alcuni di noi, infatti, da qualche tempo, sentivano il desiderio di
organizzare un’iniziativa letteraria ed artistica in quanto molti amano
scrivere, leggere e disegnare, per poter comunicare ad altri le proprie
idee, facendoli partecipi dei propri sentimenti.
Dato che mancava una valida occasione, il “lancio” del concorso è
sempre stato rimandato ad una “data da definirsi”. Data che è stata
favorita dall'anniversario di un sito, Ufosullarete.it, che proprio
nell’ottobre 2014 era presente con le proprie notizie da 10 anni sul
web.
Un'occasione da non perdere! Zac! ne abbiamo subito approfittato e,
conclusesi le scelte della giuria e le votazioni on-line degli incipit dei
racconti (30 gennaio 2015), decretati i “vincitori”, ecco l'ebook che
state leggendo.
Zero. Avevamo timore che quello fosse il numero di partecipanti a
questa iniziativa.
La nostra paura, fortunatamente, è stata ben presto allontanata.
Un gran numero di racconti e vari disegni, con nostra somma gioia,
sono cominciati a pervenire.
C'è, addirittura, chi ha inviato tre opere (che era il numero massimo
di elaborati che si potevano inviare pro-capite).
Al termine del tempo utile per l'invio di racconti e disegni i
partecipanti sono stati complessivamente cinquantacinque per un
totale di ottantotto elaborati ricevuti.
Molta, ovviamente, è stata la nostra sorpresa e felicità.
Abbiamo, quindi, cominciato a leggere gli scritti ed osservare i
disegni.
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Relativamente ai primi abbiamo notato una buona qualità
complessiva, sia per lo stile di scrittura che per le idee e gli
approfondimenti emersi dai testi.
In merito ai disegni, le idee, le tecniche, i colori, sono risultati tra i
più vari ed originali.
Anche per questo motivo le scelte operate dalla giuria sono state
difficili.
Bello sarebbe stato inserire tutto ciò che ci era giunto... Forse -infatti, scegliere un numero limitato di opere rispetto a quelle pervenute è
stata la cosa più difficile.
Tra i tanti racconti, soprattutto brevi, è stato difficile stilare quelli che
trovate raccolti in questo ebook. Poiché diversi si sono piazzati a pari
merito, alla fine, visto che proprio non si riusciva ad escluderne uno
o l'altro, per non affidarsi ad un ingiusto, arbitrario e casuale
sorteggio, abbiamo optato per premiare la volontà degli autori di farsi
leggere e dei lettori di conoscere nuove storie.
E' per questo che non c'è un vincitore od una classifica e, tutti i
racconti qui inclusi, in numero maggiore di quello previsto dal
regolamento, sono da considerarsi a pari merito.
Le idee che hanno generato racconti e disegni sono state le più varie
e fantasiose che si potessero immaginare: alieni che, giunti sulla
Terra magari per invaderla, per campare sono costretti a trovarsi -o
ad inventarsi- un lavoro. Addirittura, vista l'attuale crisi che ci
attanaglia, anziché optare per la distruzione del nostro genere,
cominciano a domandarsi se invece non sia il caso di “adottare”
qualche umano. Non mancano le civiltà che, tramite il contatto
telepatico, tentano di far evolvere l'Uomo o che tramite le frequenze
inviate nello spazio vengono ritrovate, o vogliono far sapere della
loro esistenza o che, semplicemente, chiedono aiuto.
Ma tali messaggi o le rivelazioni possono giungere anche attraverso i
sogni che servono a volte per “preparare” l'uomo, altre volte per
dargli speranza, altre volte, ancora, per confonderlo.
Ci sono gli alieni cattivi che danno la caccia a civiltà interplanetarie,
extraterrestri di mondi diversi che, esiliati, si ritrovano per caso in un
altro pianeta e fanno conoscenza. Altri ET vogliono salvare la Terra,
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si disperano per le sue condizioni e tentano di inviare dei messaggi
interplanetari.
Ma anche a loro, causa la burocrazia o ritardi, capita di non vedere
mai recapitato il messaggio spedito e quindi il loro sbarco non
avverrà mai. E ce ne sono altre, di civiltà che, in maniera quasi
snervante, attendono un qualche segnale dal cosmo.
Non mancano le ansie, le paure o le speranze espresse attraverso
versi poetici: misteri talmente affascinanti da spaventare chi li
immagina e percepisce.
Ma come sono questi visitatori di altri mondi? Un po' tutti ce lo
siamo chiesti almeno una volta.
Beh, la fantasia non ha limiti: sono simili a noi; sono completamente
diversi da noi.
Queste diversità parrebbero allontanare le nostre civiltà, ma invece è
proprio la differenza culturale, linguistica, alimentare che, anziché
dividerci, fanno sì che la voglia di apprezzarci e conoscerci sia
maggiore.
Voglia di conoscenza che, a volte, sfocia in una lunga e bella storia
d'amore.
Ma a volte gli incontri ravvicinati del terzo tipo possono spaventare.
Sì, ma spaventare chi? Noi o loro? E' questo quanto si domanda un
cucciolo a spasso nel parco, testimone di tale incontro.
A volte, però, gli alieni comunicano con noi attraverso messaggi e
codici nascosti che solo i terrestri più arguti potranno decifrare...
Altre volte non vogliono comunicare nulla, ma solo portare gioia
all'uomo o donargli qualche oggetto magico, in grado di donare
felicità a chi lo possiede e agli altri.
Buona lettura!
Lo staff di Ufosullarete.it
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Pianeta Terra Evoluto
di Thylilak
Suona il ringster. Scorre la scritta a led. Missione Evolutiva.
Evoluzione della mente originaria negli esseri umani. Evoluzione del
Sistema Solare in Sistema Conscio. Evoluzione della Galassia Via
Lattea via Vuoto Assoluto. Galassia Andromeda e Cartwheel
evolvono in Galassia Funzionale. Spirale Evolutiva in movimento
Ologrammatico. TU-SEI-un-ORIGINE. Fine. Leggi tutto più volte;
io ti vedo, tu no. Non è il caso. Troppe emozioni ti esaltano, bisogna
che tenga la sorellanza distante dal Coaching. Ti mando il messaggio
mentale e guardi a destra e a sinistra, riprendi a camminare con passo
lento, come se ti aspettassi di vedermi. Mi cerchi, lo so. I tuoi passi
sollevano le foglie gialle, umide e folte. Foglie autunnali sul
lungofiume. Ne cadono dagli alberi scossi da un vento verace,
corposo, un vento rapido che ti ruba i pensieri; lo vedo dai tuoi occhi
che cercano ancora qua e là. Il lungofiume è la tua passeggiata
favorita, ti ci ho visto più volte pensosa.
Io come tuo Coach, ti invio info alla velocità dei fotini, un po’
più che la velocità della luce. Il tuo corpo di fotini registra tutto sul
tuo ringster così che tu possa leggerlo. Ti siedi sul muretto che
delimita la sponda del Feris. Rileggi il ringster, lo slacci dal polso
premendo l’impronta sull’apposito incavo e lo lanci nell’acqua,
lontano da te. Galleggia l’oggetto leggero e fucsia, lo guardi mentre
la corrente lo porta via nel calmo dondolio. Sei così tenera che vorrei
abbracciarti. Perché non è niente gettare via il ringster, incazzarsi per
le frasi che ti manda e, certamente, non volere più saperne di viaggi
intergalattici. Ma vorrebbe dire non vedermi più e certo non vuoi
perdere una sorella appena trovata su un’altra Galassia. No. Non lo
vuoi. E’ un gesto dimostrativo, infatti, il tuo. Perché sai che io ti
vedo, e non c’è altro modo per dirmi che tu lassù non ci vuoi più
venire. Che ti ho sconvolto una tranquilla vita di studentessa. E che i
viaggi intergalattici e le missioni evolutive sono stati un bel diversivo
ma ora che tutto si fa serio tu non vuoi più essere coinvolta. Non ti
posso abbracciare ora, ti mando solo un messaggio mentale: ti
capisco, Guenda. Ti scorre una lacrima lungo tutto il viso, quando
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arriva al mento la raccogli con la manica, allungando il braccio.
Piangi. Vorresti vedermi, o parlare con tua madre, con tuo padre, e
non puoi. La tua storia di viaggi tra Galassie e mondi sconosciuti agli
umani, non regge se raccontata alle persone sbagliate. Lo sai e ne
piangi.
Guenda si asciuga gli occhi. Lina è ancora lì in forma di corpo
luminoso tra i rami di un albero vicino alla sorella. Avere una
missione più importante di un legame “familiare” è una prova anche
per Lina, nonostante la sua evoluzione sia di gran lunga avanti
rispetto ai più evoluti esseri umani. Beh di persona lei ha poco, il suo
è un corpo composto esclusivamente di particelle luminose poco
meno che fotoni, i fotini. Non ha una mente pensante lei, ma un
nucleo intuitivo. Per Guenda la questione è decisamente più
complessa. Le passate trasformazioni del suo corpo con
sdoppiamento in Punto Luce; gli stati di reverie con cui lei e Lina si
accorpano, fisicamente, in un Insieme; e tutti gli altri super poteri che
ha scoperto con il risveglio della mente originaria, ora sono un peso.
Una missione che va oltre se stessi può essere vissuta come una
difficoltà se non si è pronti. E a diciassette anni è lecito non
comprendere che la magnifica felicità consista nel desiderare ciò che
si ha e non nel tentativo di far accadere ciò che si desidera. Tuttavia
le due cose a volte possono coincidere, pensa Lina, ed è convinta che
se Guenda si lasciasse soltanto andare all’esperienza e la prendesse
come un’avventura, essa le procurerebbe un’ incommensurabile
gioia... Ma è proprio quando si è sulla soglia dei più grandi successi
che attanaglia la paura.
Guenda siede a cavalcioni, si sente sollevata e un po’ nuda
senza il suo ringster: un oggetto che le era stato donato dai genitori
all’età di sei anni, per ricevere e scambiare messaggistica. Ma ora
che Lina l’ ha usato per trasferirle informazioni sulle Missioni
Cosmiche, l’oggetto è improvvisamente diventato un legame con una
realtà altra da sé. Realtà difficile da integrare nella vita di
un’adolescente. Lina lo sa, percepisce e intuisce il disagio della
sorella, perciò le resta accanto. Sa di essere il suo unico conforto,
seppure al momento sia allontanata.
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-Lo so che sei qui. Pensi che io non ti percepisca? E’ inutile che resti,
tanto io lassù non ci tornerò. La mia vita è qui. Se avessi dovuto
esplorare altre dimensioni i miei genitori me lo avrebbero detto, lo
avrebbero saputo. Invece non sanno neanche che tu esisti! Per loro
sei morta, non mi hanno mai parlato di te per non farmi soffrire,
certo. Allora è inutile che resti qui, io non ti posso seguire. Non lo
farò più. Voglio stare sulla terra, e occuparmi delle cose che m’
interessano. Ho una vita personale io, sai? Ho le mie compagne di
volley, e siamo unite come delle sorelle. Ho i miei genitori che
morirebbero se gli raccontassi la mia vita extraterrestre, mi
prenderebbero per disturbata. E la scuola, non mi fa impazzire ma ci
sta il mio mondo lì dentro, tutti i miei amici. Inoltre ho i nonni e la
mia amica del cuore Marta che mi vogliono qui, non a spasso
nell’universo. Ecco. Come vedi la mia vita è parecchio presa. Non ho
proprio tempo per altro. Perciò, addio Lina.
Ripete il discorso nella sua mente più volte, fin quando ciò
che pensa le dà un senso di soddisfazione, di pace e nient’ altro le
sembra essere necessario nella sua vita. L’addio le sembra una
naturale conclusione a chiusura di un’esperienza terminata. Si alza e
riprende la sua camminata a passo più spedito, e con un po’ di sorriso
sulle labbra si dirige verso casa.
Le settimane passano e Guenda nel suo intimo sa di ritrovare una
nuova tranquillità, certa di non dover più dirigere il suo corpo di
fotini su qualche altra Galassia. Si sente in pace con la vita e cerca di
non pensare più a Lina. Riprende gli allenamenti di volley e ora che
la squadra detiene il titolo nazionale questi si fanno intensi e faticosi.
Ma la squadra è unita e le compagne complici quel tanto che allevia
la stanchezza, anche psicologica, dei lunghi training. Mancano due
settimane al primo incontro della nuova stagione e sono tutte in
campo a giorni alterni. L’allenatrice, Lisa, non le risparmia con gli
esercizi e inoltre le fa simulare la partita al computer per elaborare
nuove e costruttive strategie di gioco. La squadra avversaria sullo
schermo ha uno schema di gioco imprevedibile atto a cogliere di
sorpresa le Limes e segnare un punto non è affatto facile. Lungi dal
demoralizzarle, la competizione motiva profondamente le compagne
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di gioco nella ricerca di nuove posizioni di tiro, angolazioni, passaggi
e improvvisazioni. E’ ovvio che le Limes perdano contro il
computer, ed è giusto che sia così, ma ad ogni partita conquistano
qualche punto in più. E’ alla vigilia della prima partita che battono le
avversarie sul terreno virtuale: sono pronte a scendere in campo da
campionesse. E la vittoria in casa arriva in modo quasi naturale per la
squadra delle Limes, con un vantaggio sulle Doors conquistato ad
inizio partita e portato fino alla conclusione della partita.
Quella notte Guenda ha un sogno che la scuote: vede la sua
sorella galattica lontanissima, le parla ma non riesce a essere udita
tanta è la distanza che le separa. Chiede più volte a Lina di ripetere
quanto ha detto e ogni volta il suono della voce non le arriva
all’udito. Si sveglia che è quasi l’alba, presa da un’intensa nostalgia
della sorella. Un sentimento di tenerezza la pervade e prova un
diffuso desiderio di incontrare Lina. Quasi senza riflettere sulle
conseguenze, lascia scivolare il suo corpo di fotini via dal suo fisico
che resta sotto le coperte. Dirige la sua intenzione e in una frazione di
attimo raggiunge l’Essenza di Lina su Andromeda. Con sua enorme
sorpresa vi trova anche l’origine di Marta con la sua Coach Fiona.
Sopra di esse siedono in cerchio a mezz’aria alcuni corpi di luce dei
Master. Non c’è bisogno di spiegazioni, stanno preparando una
Missione Evolutiva di terzo livello, ovvero Cosmica. Guenda finora
ha partecipato solo ad operazioni terrestri ed è rapita dalla curiosità.
Lina la guarda affettuosamente e le invia un messaggio mentale di
benvenuto. A quel punto Guenda comincia a ricevere l’informazione
telepatica dai Master.
-L’Evoluzione Cosmica prevede la formazione di un mondo
parallelo al Sistema Solare, un suo gemello che agirà come suo
doppio per stabilizzarlo nella transizione a Sistema Conscio. Le
creature più evolute parteciperanno a questa nascita con la propria
consapevolezza e questo risveglierà ulteriormente la loro origine.
Nel caso degli esseri umani con un’origine, quando il PTE sarà
realizzato completamente, questi potranno sdoppiarsi ed operare in
entrambe le dimensioni contemporaneamente: sulla terra con il
corpo fisico attivo e sul PTE con un doppione del corpo di fotini.
Attualmente stiamo dando vita al Pianeta Terra Evoluto, dove
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risiederanno esclusivamente le origini in via di risveglio. Per effetto
della Spirale Evolutiva, la creazione del doppio porterà evoluzione
al suo gemello pre-esistente. Il PTE al suo interno fonde l’idrogeno
in elio ed esternamente ha un involucro di roccia e acqua, pertanto
andremo nella nube di Oort dove hanno origine le comete, al fine di
dirigere l’acqua necessaria sulla nuova Terra. Ogni origine agirà
con il proprio Coach e riceverà ulteriori info dal Master che è in
carica di ogni passaggio evolutivo.
Lo sciame di luci guidate dai Master si dirige verso la scura Nube di
Oort. Lontanissima dal sole e ai margini del Sistema Solare, è il
luogo ideale in cui originano le comete. Queste vengono poi espulse
a causa delle perturbazioni create dalla stella compagna del Sole,
Nemesis. Il compito di Essenze e origini è di assistere la dinamica
delle comete, ciò che determina dove esse andranno a collidere. In
questo caso, data la presenza di Master, Essenze e origini la
vibrazione della loro intenzione naturalmente dirigerà la dinamica
delle comete sulla nuova Terra. E’ uno spettacolo senza pari assistere
alla nascita degli astri, per lo più di ghiaccio, con la coda e vederli
collidere con il PTE a formare gli oceani. Testimone di un’era che si
ripete, Guenda è ben felice di essere lì, dimentica della crisi che
l’aveva allontanata dallo spazio siderale. La missione di formazione
degli oceani sul PTE è breve; nel tempo di un paio d’ore terrestri
Guenda rientra nel suo habitat abituale.
Anna entra nella camera di Guenda senza darle il tempo di
ricongiungersi al suo corpo, che giace nel letto. Chiama la figlia, ma
questa non può risponderle. Alza la voce chiamandola ancora e si
avvicina al letto. Guenda è agitata e non le viene in mente nulla per
evitare che la madre scopra il corpo freddo nel letto. Sa solo che deve
riprendere vita al più presto, ma non sa come fare senza essere vista.
-Guenda non vuoi proprio alzarti stamane – dice la madre
mentre alza elettronicamente la tenda scura. Suona il videofono e
Anna è costretta ad andare a rispondere. – Quando torno ti voglio
vedere ad occhi aperti eh! – le dice lasciando la stanza. Poi risponde
al videofono e nello stesso tempo Guenda si accoppia al suo corpo.
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Nella stanza intanto è comparsa Lina, nella sua solita forma luce
antropomorfa, a chiedere spiegazioni mentalmente:
-Come stai cara?
-Bene Lina. Felice.
-Ecco, allora è successo! Non te l’avevo voluto dire di questa
missione quando avevi deciso di non partecipare più. Sapevo che
sarebbe stata la più bella. Un’occasione d’oro assistere a una nuova
formazione della Terra e avrebbe certo sprigionato un’ incredibile
gioia.
-E’ così. Ne sono stupefatta io stessa. Ero decisa ad
abbandonare tutto. Ma, come dici tu, provo una gioia davvero
inspiegabile.
-E’ stato il tuo giro di boa, ora che sei radicata su entrambe le
dimensioni non avrai più incertezze e inquietudini. Stai serena.
Entra Anna, interrompendo la conversazione telepatica, Lina
sguscia via dalla finestra senza aprirla, a modo suo, Guenda chiede:
-Ma chi era alla porta a quest’ora mamma?
-Ah, ti sei svegliata! Beh non c’era proprio nessuno, chissà
magari un fantasma ci ha fatto uno scherzo. – E ride.
-Non ho mai creduto ai fantasmi, mamma, forse un
extraterrestre! Arriva un messaggio mentale: -Non c’è niente che tu
debba fare se non lo desideri e ricorda di desiderare ciò che hai!
Guenda guarda fuori… sorride.
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Jan e l'Oltregiove (racconto scelto dalla votazione on-line. Voti 80).
di Veronica Cani
Per un glottologo non c’è niente di meglio che ideare nuove lingue. E
così, quando Jan acquistò la macchina per scrivere interstellare,
quella mattina, era al settimo cielo.
Utilizzando i novantamila caratteri a disposizione si mise al lavoro di
gran lena, e a tarda sera compose il testo che gli avrebbe consentito
di comunicare con gli extraterrestri.
Spingendo il bottone rosso inviò il messaggio, che fu casualmente
recepito dalla signora Scaligeri, via Zodiaco, pianeta Oltregiove.
«Caro, ci scrivono dal pianeta Terra» disse a suo marito. «Ma cosa
dici, sciocca! La Terra è disabitata da millenni» replicò lui,
spegnendo il fantatelevisore.
Esuli
di Angela Catalini
Finnegan era stato esiliato dal suo pianeta e privato della nave.
Vagava per Ukurk in preda allo sconforto quando vide qualcuno
nascosto dietro le rocce.
-Chi sei? -disse.
Nessuna risposta. Finnegan attivò il magnete di protezione e aggirò
le rocce; si trovò davanti a uno strano essere con la tuta argentata.
-Parli la mia lingua? -disse Finnegan.
-Posso farlo con il traduttore -rispose lo strano essere.
-Non sei di qui perché non hai corna e squame -osservò Finnegan.
-Vengo da un pianeta chiamato terra. Sono stato esiliato.
Finnegan si sedette accanto allo strano essere a guardare la
luna dorata.
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Segnali Multiverso dalle Stelle
di DJoNemesis
Ciò che leggerete è frutto di dati raccolti attraverso un procedimento
particolare. Ho trascritto la testimonianza tecnicamente completa in
un altro file: nel testo che segue la vicenda viene presentata sotto
forma di racconto.
Salve amici, è la sera del 24 dicembre 20.. e sono pronto per
intraprendere un viaggio che sarà senza ritorno. Vi chiederete cosa
sia questa faccenda: bene, ora vi racconto la mia storia.
Era l’inverno del 2014 e la mia vita, alla vista della gente comune,
procedeva secondo la normale routine; ma attraverso canali speciali
un piccolo gruppo di persone, del quale facevo parte, si rendeva
protagonista di testimonianze insolite. Naturalmente ciascun membro
del gruppo si guardava bene dal parlare di simili argomenti con
coloro che non erano stati prescelti, anche se si trattava dei propri
familiari. Qualcuno provò a contattare le televisioni locali per
raccontare la propria versione dei fatti, ma certi messaggi d’ignota
origine lo fecero desistere da quell’intento. “Niente da fare,
dobbiamo essere solo una minoranza, per forza”, mi ripetevo in tutta
tranquillità; “il momento non è ancora giunto, dobbiamo avere
pazienza”. Finalmente in una notte di febbraio feci un sogno, il primo
delle Tre Rivelazioni.
Ero disteso su di un letto, immobile, immerso in luci soffuse, e
percepivo strani movimenti seguiti da correnti d’aria. Non si trattava
di una sala operatoria e neanche di una camera mortuaria, tuttavia
l’ambiente in cui mi trovavo somigliava a entrambe. Cosa ci facevo
lì, e come c’ero arrivato? Non lo sapevo, ma lo avrei capito più tardi.
Provai una strana sensazione: mi stavano inserendo un piccolo corpo
estraneo tra l’occhio destro e l’osso, tramite uno strumento lungo e
sottile che pareva funzionare ad aria compressa. D’improvviso mi
svegliai con un leggero dolore proprio in quel punto, che si attenuò
piano piano durante la giornata. Non so come ma, da quel momento,
cominciai a pensare e scrivere cose che non ricordavo di aver mai
appreso in passato, finché l’ultima notte di maggio feci un altro
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sogno, e ancora oggi non sono sicuro che si trattasse solamente di un
viaggio onirico.
La scena era perfettamente reale: vedevo un altro mondo, altri
esseri, un altro sistema di vita. Iniziai un dialogo sereno e intelligente
con coloro che mi circondavano, informandoli che io e il mio gruppo
eravamo ormai pronti, impazienti di partire... Risposero che non
potevano forzare gli eventi, pertanto bisognava attendere ancora
qualche mese. Il mondo dei miei amici era invisibile alle
apparecchiature terrestri, perché nascosto dalla Nube di Oort. Si
trattava di un pianeta enorme che gravitava intorno a una stella scura:
essa emanava una luce diversa dal consueto, tanto che si poteva
osservarla direttamente, nel cielo, senza bisogno di chiudere gli
occhi. Stavo ammirando quel mondo dietro uno sfondo di forme
piramidali che ricordavano quelle presenti sulla Terra nei deserti, nei
boschi e sotto gli oceani; d’un tratto uno degli esseri mi disse
sorridendo che aveva notato come il nome della loro stella
comparisse varie volte nelle mie poesie, poi mi salutò e un’onda di
energia mi spinse in una sorta di piccolo buco nero, facendomi girare
su me stesso. Mi risvegliai dunque nel mio letto: erano le quattro del
mattino e, anche se pienamente cosciente, continuavo a provare le
stesse sensazioni di poco prima, di pace e rilassamento accompagnati
da una diversa consapevolezza.
Il terzo sogno si manifestò a distanza di qualche mese, nel
dicembre del 2014. Eravamo nel periodo natalizio, e la gente
cominciava a sistemare gli addobbi per le strade, nelle vetrine dei
negozi e all’interno delle proprie case; in giro correvano voci
allarmate, come se dovesse capitare una catastrofe, mentre nel cielo
stava passando una cometa alquanto particolare: era blu e nella sua
scia portava strane luci, quasi fossero delle piccole stelle. La cometa
era apparsa da qualche giorno e nessun ente spaziale, stranamente, ne
aveva dato notizia; la Luna sembrava opaca, come se fosse stata
oscurata da uno strato di dense nubi, e i telescopi non permettevano
di vedere al di là di quella foschia. Nel web impazzava la solita
logorante lotta tra teorie opposte: per alcuni si stava avverando una
misteriosa profezia, per altri si trattava semplicemente di un evento
insolito che non doveva sollevare timori.
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Il terzo sogno, dopo una piccola fase di leggero dormiveglia,
continuò rivelandomi qualcosa di ancor più strano rispetto ai
precedenti. Mi trovavo nel mio studio e attraverso il computer stavo
comunicando con persone fidate, allo scopo di metterle al corrente di
alcuni segreti; improvvisamente notai delle ombre alle mie spalle,
esseri oscuri e indefiniti, i quali mi avevano sottratto qualcosa
d’importante e minacciavano ulteriori rappresaglie se io avessi
insistito nel divulgare quei segreti... La scena cambiò e vidi
delinearsi intorno a me una specie di cantiere aerospaziale, o forse un
astroporto, caratterizzato dalla presenza di numerose astronavi. Vi
erano anche gli amici del sogno precedente, coloro che vigilano su di
noi come guardiani invisibili, ed essi mi restituirono ciò che mi era
stato rubato; dissero poi che avevo fatto bene a svelare i segreti di cui
ero a conoscenza, poiché era giunta l’ora di farla finita con gli
imbrogli e le mistificazioni che imperversano sulla Terra: tutto ciò,
oltre a mietere vittime, stava mettendo in pericolo l’equilibrio del
cosmo. Il sogno continuò poi in modalità multiverso, cioè fui in
grado di ricevere e trasmettere informazioni contemporaneamente su
vari livelli. Udivo voci in stile surround multicanale, come se
provenissero da molteplici dimensioni, e riuscivo a comprenderle
tutte istantaneamente e a dare eventuali risposte... uno strano effetto
non facile da descrivere. Sentivo discussioni, lamenti, proteste,
richieste di aiuto; giungevano alla mia coscienza tutte quelle verità
che ci vengono nascoste, e i miei amici del pianeta situato dietro la
Nube di Oort dicevano che la Terra era ormai pronta affinché loro
potessero mostrarsi...
Spesso, certi sogni rappresentano dei canali di interfaccia con cui
gli esseri più evoluti comunicano con coloro che si sono risvegliati
interiormente, allo scopo di istruirli e confortarli, nell’attesa degli
eventi che dovranno compiersi.
Adesso sono sveglio e conto i minuti che mi separano dalla
partenza. Accendo le candele: sarà l’ultimo Natale qui, ma ce ne
saranno altri in un nuovo mondo. I fratelli dello spazio venerano la
Terra e i suoi ambienti naturali, come i mari, le foreste, le montagne;
hanno a cuore la salvaguardia degli esseri viventi, mentre i terrestri
s’impegnano più che possono per distruggere il loro pianeta con tutto
18
ciò che vi si trova. I guardiani delle stelle adorano in modo
particolare i gatti, probabilmente perché conoscono questi animali
già dalle epoche remote, forse a partire dall’antico Egitto: i gatti sono
per loro fidati messaggeri, capaci d’intervenire per sollevare le
coscienze e creare energie positive.
Troppe persone, sul nostro pianeta, hanno accettato di diventare
schiave di false promesse senza porsi alcuna domanda; molti popoli
si sono autodistrutti o decimati con le guerre; i danni all’aria,
all’acqua e alla natura proseguono senza sosta, e solo una minoranza
di individui è pronta per affrontare il viaggio. Il passato è passato,
mentre il futuro deve essere ricostruito altrove. Noi siamo
sopravvissuti perché abbiamo aperto le nostre menti; ora siamo
finalmente pronti per partire.
Salgo sull’astronave e sento canti di gioia, che inneggiano alla
nostra nuova vita. Ragazzi e bambini accennano passi di danza
suonando vecchi strumenti musicali, mentre le luci artificiali ricreano
quell’atmosfera di tanti anni fa, quando la musica alimentava la
speranza e diffondeva l’amore. Il portello si chiude. Il viaggio fin
oltre la Nube di Oort ci aspetta.
19
Pronti allo sbarco
di M. L. C.
Celestissimo Blumg, re della galassia di Zork. Conclusa la missione,
le comunico che la colonizzazione del pianeta potrebbe considerarsi
la soluzione migliore per risolvere il nostro problema di
sovrappopolazione. Ma non prima di qualche ritocco: abbattere
qualche muro (ce n’è uno fra Esraele e Pallestina), eliminare le
centrali nucleari - arretratissime per i nostri standard - e rinfoltire
quello che qui chiamano Palmone Verde. Ma, per il resto, non è un
così brutto posto. Attendo istruzioni relative allo sbarco.
P.S. Le scrivo con la “posta prioritaria”, dicono sia molto efficiente.
Sarà forse per questo che ancora non sono sbarcati?
Peccato…
Adotta un umano in crisi
di Pasquale Aversano
Pianeta
di Lav Pat’Nab
-Se stimiamo che una civiltà intelligente abbia un arco di vita di circa
dieci milioni di anni, di tutte le razze che sono esistite o sono potute
esistere nella nostra galassia, solo lo 0,1% sopravvive ancor oggi.Era così che il professore cercava di disilludere i nuovi arrivati al
centro di osservazione per la ricerca di segnali, frequenze emesse da
eventuali altre forme di vita sparse per l'universo. Lavorava lì da
vent'anni, e il suo sogno di ricevere una comunicazione dallo spazio
sconosciuto non si era mai realizzato. Quella sera, dopo aver
illustrato il funzionamento dei macchinari, congedò i colleghi prima
del previsto. Uno di essi, per contro, rimase. Aveva intenzione di
parlargli; quando rimasero soli, ecco che si fece avanti con tono
stanco:
-Sono venti anni che aspettiamo un segnale. Abbiamo speso molto
del nostro tempo, e io non sono più tanto fiducioso come in gioventù.
Io, io credo che non valga più la pena sprecare le nostre vite qui. Ho
parlato con i finanziatori, e anche loro non sono più tanto propensi a
portare avanti la baracca.Il professore gli si rivolse contro, e iniziò una penosa discussione.
“Bip bip”
-Cos'è stato?- Si chiesero l'un l'altro. Entrambi rimasero in silenzio.
“Bip bip”
-Non voglio crederci.- disse il collega -Non voglio crederci.Si avvicinarono alle apparecchiature. Si sforzarono di credere che
non fosse un sogno.
“Bip bip”
-Un messaggio!- urlò il professore. -Questo è un messaggio!
Qualcuno ci sta contattando!I due si scordarono della discussione precedente: il professore accese
tutte le macchine che aveva spento e le collegò in simultanea, mentre
il suo collega si precipitò a contattare gli altri studiosi del centro di
ricerca. Era quasi arrivato al telefono, che il professore lo richiamò: Fermo!22
E si fermò, dubbioso. Tornò indietro e vide il professore indaffarato
su lunghissime schermate di dati che viaggiavano da un computer
all'altro.
-Voglio prima capire con esattezza di cosa si tratta.Passarono ore prima che i due, con l'aiuto dei macchinari appositi,
riuscissero a dare un profilo coerente del messaggio. Era quasi l'alba.
Il professore prese in mano quello che doveva essere il quadro
definitivo. La soddisfazione era a livelli inimmaginabili:
-Facciamo il punto: si tratta di una comunicazione in codice binario.
La galassia è la Via Lattea.Si sorrisero.
-Da quanto si evince qui, è una popolazione che vive in un sistema
solare composto da otto pianeti e un sole, e questo è più o meno
chiaro. Per il resto, sembra che sia una richiesta di aiuto. Dicono che
le risorse naturali del loro pianeta si stiano esaurendo.-Non possono semplicemente trasferirsi su uno degli altri sette
pianeti?Il professore gli rivolse un'occhiata di rimprovero: -E chi ti dice che
siano abitabili?- Poi continuò a leggere:
-Scrivono inoltre che hanno avuto dei problemi con delle guerre, e
che la loro atmosfera è ora inquinata a livelli mai visti. Non hanno
più alcuna protezione dai raggi solari.-Terribile.-Già.-Beh, allora, io avverto gli altri.Il professore gli fece cenno d'assenso: -Vai pure.- Erano tutti due
eccitatissimi.
Il collega si avviò, ma a metà strada si fermò da solo. Tornò indietro
e disse al professore:
-Ora che ci penso, ci siamo scordati del dettagli più importante di
tutti.-Sarebbe a dire?-Da dove hai detto che viene il messaggio?-Via Lattea.- Poi anche il professore se ne accorse: -Oh...-Eh, già. Quattro miliardi di anni luce.-Quattro miliardi...23
-Questa civiltà si è probabilmente estinta quattro miliardi di anni fa.
Non possono aver resistito tanto a lungo senza altri aiuti.Il professore assunse un'aria rassegnata: -Hai ragione. Hai proprio
ragione.-Come hanno detto di chiamarsi?-Qui non c'è scritto, ma...hey, aspetta! Sembra che il computer abbia
finito di decodificare anche l'ultima parte del messaggio.-Davvero? Cosa dice?Il professore attese qualche secondo, poi lesse:
-“Saluti dal pianeta Terra”.-
24
Vita quaggiù
di Francesca Gabriel
Uforobot lascia l’universo, per trasferirsi a vivere qui sulla terra.
Giunto quaggiù dall’altro mondo, per campare l’alieno che lavoro
farà? Pensa e ripensa, poi ecco l’ideona! L’alieno si ingegna
imprenditore di se stesso, proponendosi come l’attrazione principale
di un centro commerciale. Il successo è strepitoso: tutta la gente,
grandi e piccini, gli si avvicina, e lo guarda incantata.
“Vedi –dicono le mamme ai loro bambini– lì dentro c’è un nano;
com’è possibile altrimenti, che esista un uomo tanto piccino?”
E Uforobot sorride di questo, sorride felice da dentro il suo vestito,
che non è un abito ma la pelle sua.
25
Un’amicizia spaziale
di Claudia Foieni
Contatto sovraumano
di Valentina Ingrosso
Su grandi montagne, rapite di rosso,
distese infinite di terre, in un nuovo costume,
di vite sconosciute, nuovi legami apparenti si nascondono.
Nuovi mondi, nuove terre,
forme quasi terrestri e immutabili,
racchiudono il segreto di un fitto mistero.
Non ascolto, non guardo,
ma,quella sera li vidi di certo, non mi lasciarono pensare,
quasi li toccavo, li sfioravo,
ma la paura mi sconvolse.
Chiusi gli occhi,
ecco un altro io dalle mille forme,
forse ero io in lui,
quasi stavo per immaginare,
ma tutto si chiuse improvvisamente,
scoppiò un vortice perfetto dalle mille sfere.
Rimase tutto nella mia mente.
27
L’idiozia dell’Homo Sapiens
di Eleonora Mangiapelo
Continuano le bombe su Gaza, l’odore di morte e le grida di dolore
permeano l’aria e raggiungono l’Universo. “Chissà perché
continuano ad uccidersi così, eppure vivono nella stessa casa, fratelli
di storia e di vita.” Dice Tiulz, capo extraterrestre della Galassia
Aerius. “Non lo so, la leggenda narra che siano la specie più evoluta,
eppure a me sembra così stupido ammazzare bambini e rubare il
futuro alla propria terra”.
“Potere, mio caro Ravez! L’uomo è inghiottito dalla brama di
potere”.
“E soldi, capo Tiulz. Il male è iniziato quando gli uomini hanno
iniziato a desiderare più i soldi dell’amore sincero”.
Una tesi sulla Terra
di Giulia Mastrantoni
Quando atterrò sul pianeta Terra la prima cosa che vide fu un uomo
(sapeva come erano fatti perché li aveva visti nei libri universitari
studiati per l’esame di Riconoscimento Specie) che si nutriva.
Pensò a quello che aveva letto: gli uomini mangiano di tutto, carne,
verdura, materiale di strane forme giallo chiamato pasta. Era
abbastanza sicuro che quell’individuo si stesse cibando, magari con
una preda recente.
Avevano questo strano modo di cacciare, gli uomini: avevano dei
piccoli spazi dove stipavano le prede, dopo di che ogni uomo
sceglieva la sua e alla fine, prima di uscire, dava un’offerta di carta al
Capo Supremo che gestiva il magazzino delle prede. Gli aveva
sempre fatto un po’ schifo questa idea: una preda che rinchiude i suoi
simili e che si mette a capo di quel barbaro sistema di scambio. C’era
un’altra teoria, però. Quella che il Capo fosse in realtà un umano, una
specie di Capo Cacciatore Supremo della razza umana.
Comunque, gli uomini davano carta in cambio di cibo e poi uscivano
di nuovo nel loro habitat naturale, dove potevano o cibarsi all’aperto,
oppure nascondere il proprio bottino in una borsa (di solito bianca)
per poi mangiarlo a casa. Casa, che strana parola. Un modo come un
altro per definire la propria capanna, ma il termine era quanto meno
buffo. Casa. Huffukb. Due modi diversi di indicare lo stesso
concetto. Gli piaceva questa cosa di scoprire parole nuove. Parole.
Che bello il suono di questa parola.
Il suo compito era quello di esplorare la città, prendere informazioni,
catturare qualche ologramma, registrare video e, perché no,
intervistare un umano. Magari qualcuno di tranquillo. O di molto
stupido.
Qualcuno che non desse problemi, insomma.
Il suo relatore avrebbe apprezzato tutto il lavoro di ricerca svolto per
la stesura della tesi sperimentale: c’era poco da fare, la sua carriera
accademica si sarebbe conclusa con una lode e qualche buona offerta
di lavoro, magari come ricercatore.
29
Iniziò a guardarsi intorno. Ecco quelle grate verdi semicircolari su
cui si riposavano gli umani Alfa. Gli Alfa erano un sottogruppo
interessante del genere umano: nessun libro era in grado di darne una
descrizione precisa né una definizione.
Umano Alfa: essere appartenente alla specie umana in stadio di età
avanzato, dal movimento corporeo lento e che ha subito una
mutazione fisica considerevole, l’ultima che lo toccherà prima della
cessazione della vita. Gli umani giovani manifestano reazioni
differenti nei confronti degli Alfa. C’è chi li evita e chi li approccia.
Gli Alfa possono essere pericolosi (vedi Madagascar, film
d’animazione umano in cui una donna Alfa maltratta un animale
tipico della fauna terrestre; vedi UP, film d’animazione umano in cui
un uomo Alfa maltratta un cucciolo della specie umana che lo
approccia; si sospetta che i cuccioli umani siano educati ad
allontanare gli Alfa tramite i film d’animazione: vedi Werztenixer
3015, edizioni Tryu). Consigli di approccio: valutate attentamente le
peculiarità dell’Alfa da voi individuato per l’approccio.
Quelle grate non sembravano comode. Eppure l’umano che si stava
dirigendo verso la grata sembrava felice di poterne usufruire. Non si
capiva molto chiaramente se era un Alfa oppure no, troppi indizi
mancavano.
Mentre Hji si stava voltando per proseguire, ben celato sotto il suo
schermo invisibile, ecco che l’umano emette dei suoni. Parole!
“Parole vere”, pensò Hji, che non poteva credere alla sua fortuna.
- Signora! Cosa crede di fare su quella panchina?
- Vista prima io!
C’erano ben due umani ora! Il secondo era palesemente di genere
femminile, un’Alfa che più Alfa non si poteva. Che emozione sentirli
discorrere! Gli Alfa tra di loro erano solitamente molto amichevoli,
sarebbe stato senz’altro uno scambio verbale posato e di squisita
cultura.
- No, signora mia, no!
- Cosa pensi, che io sposto?
- Si tolga da lì. Non si ruba il posto a un povero vecchio.
- Io seduta. Tu arrangia.
30
-
Se lo può scordare. Avanti, si sposti.
Io qui.
Oh, gioia e felicità! Un vero dialogo tra umani. Non stava capendo
molto di quello che i due dicevano, ma era senz’altro uno scambio
che riguardava il voler occupare insieme la grata. Probabilmente
l’uomo voleva cederlo alla donna perché lei potesse stare più
comoda, gli umani erano molto galanti. Sicuramente la donna voleva
che godessero insieme della grata.
- Lei non è una persona gentile!
- Tu maleducato. Tu cattivo.
- Sono un uomo anziano che ha bisogno del suo riposo!
- Tu siede lì.
- Non c’entreremo mai entrambi!
- Tu pensa che io grassa?
- Cosa? Grassa?
- Tu voleva dire che me grassa!
- Signora…
Era il momento. O adesso o mai più. Era la grande occasione di Hji
di fare amicizia con degli umani, umani veri. In uno scambio così
ben educato e spensierato avrebbero sicuramente accolto il suo
contributo conversazionale con garbo e gentilezza! Un vero peccato
non possedere un buon italiano, ma poco importava: aveva
comunque un’ottima conoscenza dell’inglese. D’altra parte, era
impossibile conoscere tutte le lingue parlate sulla Terra.
- Ciao, uomini! I’m sorry, but this are the only words I happen
to know in italian. You have many languages and I only
speak few of them, but I hope you don’t mind. I assure you I
love all your languages, including Italian, and I have the
deepest respect for each of them. Will you accept me with
you? I’d love to have a conversation1.
1
Ciao, uomini! Mi scuso, ma non so dire altro in italiano. Avete molte
lingue e ne parlo solo poche, spero che questo non vi offenda. Vi garantisco che le
amo e rispetto tutte, italiano incluso. Posso aggiungermi a voi? Mi piacerebbe
conversare.
31
-
Ma cosa…?
Hello, sweetie! Me, I am Russian, but I speak English2.
I’m very pleased to meet you3.
Cosa sta facendo?
Domanda stupida. Io parlo! Io parla con piccolo amico.
Piccolo bambino…
Si allontani da lì! Quell’essere potrebbe diventare pericoloso!
Tu vuole che io alza. Tu vuole sedere. Ma io resta qua! Tu
furbo, ma io russa! Capito?
I hope your friend is okay with me chatting with you4.
He is ignorant. He has no knowledge, no culture, no
education. He is not my friend 5.
But isn’t he human6?
Of course, my dear 7!
Don’t you humans love each other? You are Alfa 8!
No, I am Nastia. I love my people. Russian people. Russia it’s
far far away. When you grow up, you go on a trip to Russia 9.
I’d love to, Nastia. My name is Hji10.
2
Ciao, dolcezza! Io sono russa, ma parlo l’inglese.
3
Conoscerla è un piacere.
4
Spero che al suo amico non dispiaccia se io chiacchiero con lei.
5
Lui è solo un ignorante. Non ha gusto, cultura né educazione. Non è un
mio amico.
6
Ma non è un umano?
7
Ma certo, tesoro!
8
Gli umani non si amano? Voi siete Alfa!
9
No, io sono Nastia. Amo il mio popolo, i russi. La Russia è molto
lontana. Quando crescerai, potrai fare un viaggio in Russia.
10
32
Sarebbe un piacere, Nastia. Mi chiamo Hji.
Potrebbe essere utile dire qualcosa al mio lettore ora.
Mi chiamo Carolina, ho assistito personalmente a questa scena
diversi anni fa. Non tantissimi (faccio fatica ad ammettere che sono
stati 30 e che io mi avvicino a compiere 36 anni il mese prossimo),
ma abbastanza da avermi permesso di conoscere Hji, Nastia e Carlo.
Di conoscerli bene, voglio dire.
Quello che Hji non aveva notato quando la sua navicella era atterrata,
era che c’ero io all’angolo opposto della strada.
Mangiavo il mio gelato preferito, fragola, e non mi curavo di Nastia
e Carlo che si contendevano la panchina verde. Li guardavo
pigramente. Ovviamente, quando vidi quel buffo, buffissimo ometto
verde sbucare dal nulla, la mia attenzione di dolce pargola di sei anni
era stata completamente monopolizzata da lui.
Non starò a tediarvi con i dettagli della nostra complessa catena di
passaggi e traduzioni per poter comunicare, vi basti sapere che io
parlavo con Nastia, che traduceva a Hji, che mi rispondeva in inglese
che veniva poi interpretato per me da Nastia. All’inizio Carlo era lo
scettico. Ma poi, chissà come, le barriere si sono rotte. Come quando
guardi un film, e ti sembra improbabile, ma stranamente tutti i
personaggi sembrano essere inevitabilmente calamitati l’uno verso
l’altra. Si crea un legame, una sorta di curiosità reciproca e di
accettazione che si tramuta in affetto.
Hji ha trascorso dieci anni sulla Terra con noi. Con il tempo io ho
imparato l’inglese, Nastia ha migliorato il suo italiano, Carlo ha
comprato un dizionario di russo. Hji imparò a parlare fluentemente
sia l’italiano e che il russo dopo meno di due anni. Ci siamo insegnati
a vicenda cosa succede sui reciproci pianeti, nelle nazioni della
Terra, nel cervello venusiano e in quello umano. Dovevamo
mantenere il segreto, perché era solo il 2014, ancora non si sapeva
che gli extraterrestri esistono, che sono creature meravigliose e che
stringere un legame con loro è la cosa più magica e forte che si possa
sperimentare nella vita. Non lo sapevamo ancora, ma stavamo
facendo qualcosa di grandioso. Una piccola grande amicizia per noi,
un enorme passo per l’umanità.
Se oggi sono un’ingegnere spaziale lo devo a Hji. Se le mie ricerche
sono state così brillanti, lo devo ancora a Hji. Se non ho mai mollato
33
durante la mia battaglia per far conoscere agli umani i venusiani e
farli diventare amici, questo lo devo a Nastia. La persona più
combattiva e determinata che io abbia mai conosciuto. È stata la
mamma che non avevo più. Ma se ho imparato cosa significa
avvicinarsi a qualcuno, cercare a poco a poco di scalfire la sua
scorza, conquistarmi l’amore di chi mi sta intorno, quello lo devo a
Carlo. L’unico uomo che, sotto un involucro di cereali croccanti
nasconde un cuore di cioccolato fuso. Mi ha insegnato a non
arrendermi quando i venusiani non volevano fidarsi di me, accettarmi
sul loro pianeta per studiarlo per cinque anni. Sono cresciuta così
tanto. Tutti e quattro lo siamo, anche se in modi diversi. La vera
lezione è che le differenze culturali, linguistiche, alimentari… ecco,
la verità è che sono bellissime. La Terra è molto migliorata da
quando siamo in così buoni rapporti con Venere. Nella vita non si
finisce mai di imparare, ma, soprattutto, non bisogna mai precludersi
la possibilità di imparare. Non c’è cosa migliore che sia capitata qui,
su questo bellissimo pianeta fatto di acqua e di zolle di terra, che di
scoprire quella meraviglia che sono i venusiani. Sono orgogliosa di
quello che il mio pianeta ha saputo costruire con un altro. Arriverà il
giorno in cui l’universo sarà in armonia.
Vorrei solo dire che, anche se sono cresciuta, ogni volta che Hji,
Nastia, Carlo e io ci incontriamo, prendo ancora il gelato alla fragola.
Mi piace, ma la verità è che mi ricorda quel pomeriggio.
Il pomeriggio in cui la mia vita è cambiata.
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Un gelato a Milano
di Giulia Mastrantoni
Entrando in gelateria si presero per mano.
Da quando stavano insieme, da quella lontana estate 2067, la vita era
più bella, pensò Marya.
Erano passati 80 anni. Oggi festeggiavano. Si erano conosciuti in
vacanza. I genitori di lei avevano bisogno di evadere da Milano per
un po’; Marya non voleva, ma suo papà l’aveva costretta a partire
con loro: 15 giorni su Marte le avrebbero giovato, aveva tagliato
corto.
Dopo una settimana Marya aveva sposato il marziano migliore del
mondo. Per la prima volta oggi, dopo 80 anni, è tornata a Milano:
vuole far vedere la Terra a suo marito.
35
A-Loneliness (disegno scelto dalla votazione on-line. Voti 53)
di Ilenia Pecchini (Artaile)
Il giorno alieno (racconto scelto dalla votazione on-line. Voti 128).
di Samuele Mazzotti
Pensavo che fosse tutta cripto archeologia, che non fosse affatto vero,
invece oggi al telegiornale del primo canale la popolazione è stata
avvisata dell’esistenza degli alieni, alieni che non sono arrivati ora,
ma che ci hanno sempre conosciuto, nei secoli ci hanno aiutato, ora
col consenso delle quindici super potenze mondiali, hanno deciso di
manifestarsi apertamente. Stasera sul primo canale, conosceremo il
primo alieno in diretta tv. Sono sconvolta, ho sempre pensato che i
cerchi nel grano, avvistamenti luminosi e sfere volanti, non fossero
altro che burle, fotomontaggi e scherzi del nervo ottico, ma questa
volta no, non posso sbagliarmi, la notizia è appena stata annunciata
dal Capo di Stato in persona.
Esco di casa, devo tornare al lavoro dopo la pausa pranzo, una
ventata di aria fresca mi scompiglia i capelli, con le mani infilate
nelle tasche dell’impermeabile, gli occhiali con le lenti viola a
specchio, a testa china mi dirigo verso la fermata dell’autobus. Solo
quando arrivo alla fermata, mi accorgo che la gente scruta il cielo,
tutti cercano gli alieni, cercano l’astronave, ma il cielo è nuvoloso,
gli unici alieni sono quelli nelle loro fantasie, le rondini lo solcano a
bassa quota alla ricerca di insetti; credo che per stasera ci sarà un bel
temporale. Sull’autobus tutti parlano concitati dell’evento di stasera,
in gruppetti di due o tre parlano e commentano siti, blog e notizie sui
loro telefonini, sinceramente a me non interessa proprio, io come
ogni giorno mi godo il paesaggio che scorre alla mia destra e la
campagna verde con gli alberi spogli lascia il posto man mano che ci
avviciniamo alla città, al grigio cemento, a case, ponti, binari della
ferrovia, la piazza centrale. Scendo, mi sistemo meglio la borsa sulla
spalla ed inizio ad attraversare la piazza, diretta al mio ufficio.
Sbatto contro qualcuno, alzo lo sguardo ed incrocio gli occhi di un
poliziotto dietro ad uno scudo di plastica trasparente, di fronte a me
c’è un cordone di sicurezza, non posso attraversare la piazza, chiedo
che cosa stia succedendo, ma il poliziotto non mi risponde, continua
a guardarmi in cagnesco. Oltre la sua spalla vedo dei subbugli nel
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centro della piazza, dove accanto alla grande fontana monumentale
dei manifestanti con manganelli improvvisati stanno assalendo i
poliziotti, da alcuni dei loro striscioni leggo che esiste un solo dio e
quel dio non è un omino verde con le antenne. Quindi i manifestanti
sono ‘I Figli del Focolare’, gente legata alla religione, che fino
all’altro giorno predicavano la fame di pace passando di campanello
in campanello, oggi sono in piazza a menar le mani con la polizia,
bella idea di pace la loro, niente di diverso dal profitto interno lordo
di metà dei paesi occidentali. Che stupidi! Mi guardo a destra e
sinistra, e poi mi incammino per circumnavigare la piazza, il mio
capo perdonerà il mio ritardo, odia le istituzioni religiose e questo
spettacolo è davvero pietoso. Magari stasera in TV ci toccherà vedere
anche il Vescovo Generale che arringherà ai suoi cittadini, con un
sermone che condannerà i fanatici della sua religione ed esorterà gli
altri ad essere comunque prudenti. Credo che stasera mentre cenerò,
salterò il TG per una sit-com, una qualsiasi sarà più culturalmente
corretta di qualsiasi notizia oggi possa dare il nostro telegiornale
nazionale.
Faccio scorrere il badge, la mia entrata viene registrata, entro in
ufficio, ovviamente le buchette sono tutte piene, il carrello lo è
ancora di più, sono la porta pacchi aziendale, è un buon lavoro,
semplice, non troppo impegnativo e meglio retribuito di quello del
postino,
inoltre se piove, lo posso sempre svolgere all’interno dell’azienda e
d’estate c’è pure l’aria condizionata.
Nei vari loft noto che nessuno lavora veramente, tutti seguono le
notizie sui loro personal computer, neanche mi salutano, o mi
ringraziano quando gli porto il loro pacco o la corrispondenza. Tutti
rapiti dagli alieni, certo che se stessero davvero lavorando, oggi
darebbero il trecento per cento. Tra i corridoi non si vede neanche il
nostro scrupoloso ‘capitano d’azienda’, il famigerato capo, il dottor
Capuleti. Persino il Di Lucca è nella sua postazione a fissare il
monitor, invece che a parlare con la Bissi del piano di sotto, una
vecchia scusa per guardarle le gambe, con le minigonne che si mette,
ci sarebbe solo da vergognarsi, certe volte d’estate quando si china
38
per raccogliere i fogli caduti, mette in mostra anche i suoi
succintissimi perizoma per la gioia dei colleghi maschi, altro che
alieni, lei di certo ha un discreto successo di pubblico. Sono le sedici,
pausa caffè, cavolo alla macchinetta solitamente sono l’ultima a
prenderlo, oggi invece sono la prima e l’unica, neanche per la pausa
caffè si fermano, non avrei mai detto che un paio di alieni piccoli e
verdi, avrebbero avuto così tanto successo.
Mentre finisco di riordinare i pacchi per domani, viene l’Artusi, con i
suoi occhiali a fondo di bottiglia, mi chiede se è arrivata la sua rivista
settimanale e con la sua flemma se ne va, solitamente rimane un
buon dieci minuti a far delle chiacchiere, evidentemente vuol tornare
nella sua postazione per scoprire delle ‘news’ sugli alieni, quel
piccolo topo di biblioteca in verità è il nostro ‘webmaster’, starà
spulciando un ex sito della ‘N.A.S.A.’ e domani verrà dicendo: “Io lo
sapevo già!”.
Mi avvolgo la sciarpa, infilo l’impermeabile, prendo la borsetta,
passo il badge, timbro la mia uscita. Fortunatamente all’uscita non
sono sola, scambio qualche saluto ed un paio di chiacchiere, ma
l’argomento è sempre quello, gli alieni, cosa ne penso, se sono a
favore, se mi piacciono, se ho pensato a come sono fatti, rispondo
elusivamente poiché non mi interessa, chi siano siano, saranno quelli
che madre natura o il loro dio ha voluto.
Mi sembra tutta una messa in scena per dimenticarsi dei problemi del
nostro paese, delle persone bisognose, della crisi del mercato globale,
voglio proprio vedere dove finiremo dopo questa nottata. Scuoto la
testa, gli uomini stanno davvero scadendo. Per tornare, faccio un
percorso diverso, prendo il tunnel della metro e i vari artisti di strada
cantano e suonano, inneggiando la venuta dei fratelli dallo spazio,
vedremo se canterete anche domani, quando vi diranno che sono qui
per conquistarci e farci tutti schiavi, oppure peggio, ci insaccheranno
come salumi.
Una bambina vestita con un tutù verde, delle antenne ciondolanti in
testa, balla su un tappeto grigio simile alla superficie lunare, il suo è
un bel balletto, entro nella metro. Mi siedo vicino ad un barbone che
puzza di alcool e che sta dormendo sbavando sul finestrino, i suoi
denti sono gialli ocra, sarà forse così la pelle degli alieni, o le loro
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ascelle puzzeranno di alcool? Avranno i peli sul viso? I miei stupidi
pensieri vengono interrotti da un clan di ragazzini, che indossano
tutti giubbotti di pelle nera, un teschio sulla schiena che stringe tra i
denti un femore infuocato. Stuzzicano il barbone, io mi sposto di un
sedile.“Ehi vecchio, sveglia stanno arrivando gli alieni!”, urla un
ragazzo con i capelli a spazzola di colore verde chiaro e strattonando
una spalla del vecchio che, con uno sguardo vacuo, si sveglia
imprecando: “Chi? Che cavolo volete?”.
“Ho detto che arrivano gli alieni!”, gli ripete lo stesso ragazzo.
“Gli alieni? Poveri stronzetti, gli alieni non esistono”, afferma il
barbone afferrando la sua bottiglia e continuando: “Ora lasciatemi in
pace!”, ordina con un cipiglio abbastanza convincente.
Le porte si aprono, mi fiondo fuori, la saggezza del vecchio è stata
eloquente.
E’ sera, sono seduta sul divano, la micia è qui sulle mie ginocchia,
così non sarò sola quando non vedremo gli alieni e ci convinceremo
che è stata tutta una bufala. Accendo la TV, il programma è già
iniziato, l’inviato speciale si trova all’aeroporto cittadino, dove è da
poco atterrata un’enorme astronave aliena molto simile ad una noce
schiacciata. I Capi di Stato, il Vescovo Generale, vari Ambasciatori,
le Forze Armate in parata, sono tutti allineati, mentre su nel cielo
passano i nostri aerei per il saluto ai visitatori e dei cannoni sparano
colpi a salve.
Le telecamere fissano un punto dell’astronave che scompare come
per magia, si accende una luce bianca, qualche secondo di attesa, una
figura si profila, la testa è un’ovale al contrario, ha le braccia molto
lunghe, le gambe sembrano quelle di un nano, la figura fa un passo
avanti, si contano le dita della mano, sono solo tre, nei piedi sembra
abbia degli stivaletti, non sembra avere i capelli, la luce è sempre alle
sue spalle, un altro passo, due occhi, nessun naso, la bocca aperta per
un sorriso sembra più una smorfia, è orrendo. Fa un altro passo, alza
un braccio ed ha la mano aperta per il saluto, si spegne la luce, la mia
vista ci mette un attimo a mettere a fuoco. Rimango basita. Un
umano vestito con un imbuto ci sta salutando; questi sono gli alieni.
Noi gli extraterrestri, nell’Universo non siamo soli, l’umanità è
ovunque.
40
Samantha e la trottola di se stessa
di Alessia Nanni K.
C’era una volta Samantha che giocava da sola e girava sempre su
stessa per poi cadere giù per terra.
Era una bambina felice.
Una notte, mentre tutti dormivano fu svegliata da un forte bipp.
Corse allora nella camera attigua e vide sorvolare vicino alla finestra
una grande astronave piena di luci e suoni misteriosi che facevano
bipp.
Osservò il fatto strano e dopo che l’ oggetto svanì nel nulla, tornò in
camera a riaddormentarsi.
L’ indomani mentre la mamma serviva la colazione raccontò tutto a
tutti che non vollero crederla.
“Samantha giri troppo su te stessa” esclamò ridendo il fratellino.
Il mangiatore di Pianeti
di Ilenia Pecchini (Artaile)
Simone il Grifone – Codice Interplanetario n. 1-2-3_1-2_1-2-3
di Luca Paolicchi
Simone mi guarda: non mi conosce e aspetta immobile, dritto,
che mi riveli. Simone è un bambino intelligente ma teme
ora di non essere più capace di contrastare le seduzioni
aliene, il volo che oltrepassa ostacoli umanamente proibiti. La pazza
idea lo sfiora: lanciarsi nella sfera celeste imitando un grifone.
Tento con molta cautela un contatto e già sospetto che
Simone lassù patisca un timore folle. Pur di levarsi dal
cedevole cornicione finge sicurezza, tendendo la mano tremante. Stirandomi prono,
voltato di costa riesco a prenderlo, aiutandolo a scendere. Amorevolmente
mi sussurra confidenze: dall’ iperspazio scenderanno popoli amici, state pronti…
Come ogni codice che si rispetti, anche questo ha bisogno di una chiave
di lettura per essere interpretato. Se non la riesci a trovare teletraspòrtati a
pagina 57.
43
Sogno reale
di Jessica Spoletti
Corro. Il terreno cedevole sotto i miei piedi oltraggia la mia fuga
verso l'incolumità, ma l'unico istinto animale che mi traina è quello
di scappare. Il mio cuore palpita come se avesse fagocitato una
galassia in formazione, ma sorprendentemente non implode e
continua invece a irrorare il mio corpo ansimante e madido di sudore.
Due emaciate figure umane dietro di me vogliono catturarmi e si
stanno rivelando all'altezza delle loro aspirazioni. La mia mente non
sa razionalmente spiegarsi il perché del mio terrore, ma qualcosa
nella mia anima rivela la piena consapevolezza di una sensazione che
non si può tradurre in una qualsiasi forma di linguaggio. Incespico
appena, ma quanto basta per farmi trasalire, nel momento in cui i
miei assalitori si appropriano con veemenza della mia libertà, dopo di
che c'è solo buio e i sensi mi abbandonano.
Quando mi sveglio è difficile definire il luogo in cui mi trovo;
potrebbe essere un ospedale, ma non nell'accezione più comune del
termine. Infatti le pareti sono di metallo, non ci sono porte, le
persone che vi deambulano passano da una stanza all'altra attraverso
provvisori e inspiegabili varchi nei muri. Nessuno parla, ma in
qualche modo stanno comunicando. Sembra telepatia, ma è ostico
per me definirla tale, considerando la naturalezza con la quale quelle
persone sembrano recepire le informazioni l'uno dell'altro.
"Eccola qui la bambina più bella di tutte!"
Mi sgomenta sentire un'affermazione in quell'ambiente, ovattato
dall'impercettibile comunicazione telepatica di chi mi circonda. A
pronunciarle, facendole risuonare allegre e inquietanti allo stesso
tempo, è una donna dall'età indefinibile, i capelli rossi e una
peculiare bellezza diafana, che dissona con il calore espresso nel
cullare la neonata tra le braccia...
"Drinn!!!driiiinnnn!"
La sveglia suona e mi risveglio di soprassalto. Tornare alla realtà
dopo un sogno così vivido è un sollievo, ma non riesco ad
accantonare il pensiero di quell'esperienza onirica fino a sera. Una
parte sconosciuta di me sente il bisogno di dormire. Non ho sonno,
ma voglio o devo rituffarmi in quella dimensione, paragonabile a un
universo parallelo più che a un riduttivo sogno.
Il viaggio comincia. Credo di essere in pericolo. Degli esseri
vagamente umanoidi, la cui livrea è blu-grigiastra e il corpo nudo e
asessuato, vogliono iniettarmi un siero verdastro. Mi sono nascosta
sotto il tavolo di un laboratorio. L'aria è così umida e rarefatta da
farmi venire i conati. Mi giro di scatto e ho solo il tempo di deglutire,
prima che l'umanoide che mi ha scovato mi faccia l'iniezione
scongiurata. I miei sensi si ottundono fino ad essere annichiliti, ed è
di nuovo buio.
Credo di essere morta, ma poi la vedo; una donna esile, pallida e
bellissima che mi sorride, sebbene il suo sguardo vitreo lascia spazio
a un’enigmatica sensazione.
"Finalmente ci incontriamo" esordisce la sua voce nella mia mente.
Vorrei emettere un qualsiasi suono, ma lo sbigottimento imprigiona
le mie corde vocali.
"Sarò concisa. Attualmente è in corso uno scontro tra più civiltà, che
ormai non riescono più a trovare un equilibrio".
Percepisco il suo messaggio nella mia testa, anche se la donna (o che
altro?) non muove le labbra.
"Quella che tu credi vita è in realtà un sogno, quello che credi di
sognare non è reale, ma il sintomo di sostanze che cancellano le
esperienze nello spazio da voi chiamato sonno. Mi costerna essere
tanto diretta, ma è giunto il momento di scegliere.
Risveglia la tua coscienza, o continua la tua illusione, sai ciò che è
giusto".
"Driiiiiin!driiiin!" La sveglia mi riscuote da un altro sogno assurdo.
Mi chiedo da che parte sto, quale sia la verità e sorrido di fronte al
mio spirito suggestionabile.
Come può esserci qualcosa di razionale nell'ipotizzare che un sogno
sia la vera vita?
Sto ancora sorridendo quando mi specchio e lo vedo; un fiotto di
sangue defluisce dal punto sul collo in cui mi hanno fatto l’iniezione.
Ed è allora che comincio a gridare.
45
Luca e la valigia magica
di Stefano Tricoli
C’era una volta un bambino di nome Luca che camminava come un
uomo, ma era ancora un bambino.
Pensava come un uomo, ma era ancora un bambino. Nel suo cuore vi
era uno strano sentimento, non sapeva bene se era paura o voglia di
libertà. Per troppo tempo prevalse la tristezza nel suo cuore, ma un
giorno accadde un incontro davvero straordinario.
In un pomeriggio come tanti altri vide un uomo molto buffo che
andava in giro con una strana valigia. Ad un tratto quell’uomo si
sedette su una panchina e i loro sguardi si incrociarono.
Il bambino era molto curioso di quello strano uomo infatti iniziò a
guardarlo attentamente. Lo osservò con molta attenzione. Notò che
aveva con sé una valigia un po’ particolare, sembrava a forma di
uomo. La guardava, e la riguardava. Alle volte sembrava che fosse la
stessa valigia a guardarlo. Luca allora distoglieva lo sguardo, era
imbarazzato, e poi nuovamente la guardava.
Forse quella valigia aveva anche degli occhi, mani, braccia, gambe e
tutte le cose che hanno gli uomini. Aiutooooo!!!!!
Pensò Luca. Quella valigia camminava e parlava con quello strano
signore. Luca rimase meravigliato. Vedere un uomo ed una valigia
che ridevano e scherzavano non era di tutti i giorni.
La cosa ancora più strana era che tutte le persone intorno non
riuscivano a vedere quei due strani tipi.
Era come se soltanto quel bambino potesse vedere quella buffa
scena.
La curiosità di Luca era troppa, non riusciva a contenerla nel proprio
cuore.
Quel sentimento doveva uscire, farsi un giro, andare verso quella
scena. Così decise di avvicinarsi all’uomo e alla valigia. Luca non
sapeva a chi rivolgersi dei due, poiché anche l’uomo sembrava una
valigia, ma soltanto perché era un po’ sovrappeso. Allora il bambino
un po’ impaurito, un po’ incuriosito, un po’ pieno di tante emozioni
che non sapeva spiegarsi, disse all’uomo, facendo finta come se sia la
valigia che quello strano signore fossero normali: “Ciao signore, che
bella valigia che hai”.
Mentre Luca disse quelle parole la valigia continuava a fissarlo. Sia
Luca che la valigia erano curiosi rispettivamente l’uno e dell’altro.
Allora l’uomo, ridendo degli sguardi tra Luca e la valigia, gli rispose:
“Sì è davvero bella ed è anche magica.
Credo che te ne sei accorto che è diversa dalle altre”. Così Luca
cercava di trattenere le risate perché quella valigia oltre ad essere
buffa, strana, era anche un po’ bruttina. Inoltre passava il tempo a
fare smorfie sia all’uomo che a Luca. Era un bel po’ dispettosa. Ad
un tratto la valigia smise di fare i capricci e si tranquillizzò.
Così l’uomo e quella strana valigia si guardarono negli occhi e con
un sorriso furono felici di raccontargli la loro storia. I due bizzarri
personaggi parlavano contemporaneamente, e il bambino non
riusciva a scorgere alcuna parola. Luca li interruppe e chiese loro se
per favore potevano parlare uno alla volta perché se no, non riusciva
a comprendere alcuna parola. L’uomo a forma di valigia, data la sua
pancia, e la valigia a forma di uomo scoppiarono a ridere, così si
misero d’accordo.
Parlò l’uomo e disse: “Noi veniamo da una stella vicina alla Luna ed
è chiamata: la stella delle valigie magiche”. Luca essendo un
bambino molto curioso chiese al signore se quel luogo fosse molto
lontano. La valigia e l’uomo capirono che Luca fremeva dalla voglia
di visitare quel pianeta, ma era timido e non sapeva come chiederlo.
Allora facendo finta che la valigia del signore fosse normale gli
chiese: “Cosa porti dentro quella bella valigia?”
Allora sia l’uomo che la valigia dissero a Luca che se non aveva
impegni, come ad esempio studiare, potevano andare su quella stella.
Luca era felicissimo di quella proposta. Non la poteva rifiutare,
doveva visitare quel luogo fantastico e misterioso. Allora la valigia si
trasformò in una navicella spaziale a due posti così l’uomo e Luca vi
entrarono.
Pronti, partenza e via!!!!! In viaggio per l’universo.
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Il viaggio durò un nanosecondo. Luca non ebbe il tempo di godersi lo
spettacolo che erano già arrivati. Che peccato!!!! Voleva vedere tutte
le stelle in cielo.
Non appena i due simpatici amici più quella strana valigia arrivarono
su quella stella incontrarono tantissime persone. La popolazione di
quel pianeta era divisa in due categorie. Vi erano degli uomini buffi e
grassottelli, come quello strano e particolare signore. Erano tutti
molto felici e sereni. Vicino ad ogni uomo vi erano delle valigie. A
differenza della valigia del signore, le altre sembravano un po’ meno
grasse e un po’ più carine. Gli abitanti di questo pianeta si accorsero
della presenza di Luca, e allora iniziarono a sorridergli e a salutarlo.
Erano tutti molto affettuosi e cordiali. Era un pianeta stranissimo. Gli
abitanti erano uomini, e tutt’intorno ogni cosa era a forma di valigia:
gli alberi, le case, le auto, i vigili, le indicazioni stradali, gli animali,
ogni cosa sembrava accompagnata da una valigia. O meglio gli esseri
viventi erano normali, avevano una valigia, ed erano circondati da
tutto fatto a forma di valigia. Era una stella davvero strana. Luca era
molto curioso e divertito. Allora l’uomo e la sua valigia dissero al
bambino che l’avrebbero portato dal re di quella stella.
Dopo aver camminato per qualche kilovaligia, anche le unità di
misura erano a misura-valigia, arrivarono ad un castello gigante e
bellissimo. Provate ad indovinare la forma? Era grande, e tutt’intorno
vi erano tantissime valigie: alcune facevano da guardia, altre invece
parlavano e scherzavano. Erano molto cordiali e sorridenti. Non
appena Luca e i suoi amici entrarono nel castello, il re li accolse nella
sua camera reale dove ogni cosa sembrava una valigia. Gli specchi
erano delle valigie, i lampadari, i tavoli, le porte, ogni cosa. Il re era
un uomo alto, bello e forte e la valigia che lo seguiva era bellissima.
Era diversa da tutte quelle viste fino ad ora. Per prima cosa non era
buffa come quella del signore, e poi era ben educata. Non parlava
contemporaneamente al re, anzi lo ascoltava.
Il re fu molto gentile. Chiese ai nostri simpatici amici se volevano
mangiare qualcosa, se volevano riposarsi dopo il lungo viaggio. Luca
48
chiese un panino. Un cameriere con una vassoio a forma di valigia
glielo portò.
La valigia del re indicando la sala più bella del reame li fece
accomodare e disse loro: “Cari amici benvenuti nella stella dalle
valigie magiche. Su questo pianeta ogni abitante ha una valigia
magica. Ogni cosa è a forma di valigia”. Luca, mentre il re parlava,
pensava che era una stella davvero strana quella in cui era capitato.
Il re continuò a parlare e disse: “Oggi caro Luca regalerò una valigia
anche a te. Così quando ritornerai sulla Terra potrai usarla e sarai un
bambino più felice degli altri. Devo spiegarti però bene come
funzionano queste valigie”. Luca emozionato e felice di ricevere un
regalo da un Re di una stella, ascoltò con molta attenzione le parole
del Re che disse: “Luca, io ho inviato lui e la sua valigia sulla terra
affinché tu potessi ricevere una valigia magica per vivere felice e
sereno sul tuo pianeta. La valigia che ti regalo è quella”.
Indicò una valigia davvero bella, sembrava Luca a forma di valigia.
Per essere in grado di utilizzarla bene devi sapere alcune
informazioni. La prima è che tutti gli abitanti del tuo pianeta non la
potranno vedere, è invisibile ai loro occhi. La seconda è che quando
nel tuo cuore arriverà un pensiero triste, malinconico o di paura, lei te
lo ruberà e lo metterà al suo interno, rendendolo invisibile anche ai
tuoi occhi. La terza è che dovrai essere sempre felice perché grazie a
lei nel tuo cuore non ci saranno mai pensieri tristi, malinconici o di
paura”.
Luca per prima cosa ringraziò il re del suo regalo e poi gli chiese:
“Caro re ma perché regali proprio a me questa valigia? Conosco tanti
bambini e tanti uomini del mio pianeta che ne avrebbero bisogno”.
Allora il re gli rispose: “Bravo Luca apprezzo molto la tua generosità
ed è proprio per questo che ti regalo questa valigia. Lei sarà il tuo
angelo custode, non appena sarai triste lei porterà con sé tutto ciò che
ti potrà fare soffrire. Adesso puoi ritornare nel tuo pianeta. Luca,
ricordati che dovrai essere felice sia per te che per gli altri. Ricordati
che molti bambini non hanno una valigia magica con loro ad aiutarli.
Pertanto da ora in poi sii sempre felice, sia per te che per gli altri”.
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Luca non ebbe neanche il tempo di rispondere che si trovò nella sua
camera ed al suo fianco vide la valigia magica. La madre gli si
avvicinò, Luca si trovava nel suo letto era come se avesse fatto un
sogno. Ma era un sogno vero poiché la valigia era in quella stanza.
La madre chiese a Luca se stava bene, poiché notava che i suoi occhi
erano cambiati, avevano una luce diversa, erano più sereni. Luca
disse che era felice e che ora doveva fare i compiti. Nel suo cuore
non aveva paura dell’interrogazione dell’indomani poiché sapeva che
aveva una valigia magica che lo avrebbe accompagnato per sempre.
Il cuore di Luca ormai era pieno di amore e di gioia, sapeva che il Re
gli aveva regalato un dono prezioso.
Sapeva di essere un bambino molto fortunato. Avere una valigia
magica che caccia via sia dalla testa che dal cuore i pensieri negativi
è una grande fortuna. Luca da quel giorno andò in giro con quella
valigia invisibile agli occhi degli altri, ma visibile al suo cuore.
Luca era diventato felice e decise di regalare la sua gioia al mondo.
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Bellezza relativa
di Luca Trovato
La vecchia signora, noncurante del buio nel parco, aveva portato il
suo cucciolo a fare una passeggiata.
Un rumore proveniente dalla siepe la fece sobbalzare e quando vide
l’essere davanti a sé urlò di paura.
Una testa grossa, due occhi enormi e senza naso e orecchie: era un
extraterrestre?
Ma il grido fu coperto dallo strano verso di quella creatura che, con
la bocca spalancata dal terrore, stava immobile, come pietrificata.
Il cagnolino, in mezzo ai due, li guardò e pensò sospirando:
«Ci credo che vi siete spaventati a vicenda... se ci fosse una gara di
esseri orrendi la vincereste entrambi!»
Incontro ravvicinato (disegno scelto dalla votazione on-line. Voti 33)
di Luca Trovato
52
Non tutti sono cattivi alieni
di Paola Verga
Como, lontano 1990.
Un’astronave aliena, all’alba, è atterrata in Piazza Duomo. È lì da ore
ed è circondata da forze dell’ordine, istituzioni, sindaco, e molti
curiosi. In un silenzio irreale si apre lo sportello e si sente una strana
ma piacevole melodia provenire dall’interno.
“ Tappatevi le orecchie” grida il sindaco “ e non ascoltate per nessun
motivo”.
La musica cessò subito dopo, e delle strane ombre si videro scendere
dall’astronave.
Le forze dell’ordine si misero davanti ai civili, pronti e armati…
“State fermi lì, non un movimento o spariamo !!” disse con in mano
il megafono il maresciallo dei carabinieri, indicando le ombre. Ma le
strane figure, quasi all’apparenza inquietanti, avanzarono, e solo
quando si trovarono sotto la luce forte dei lampioni, si poterono
ammirare meglio i loro volti.
Erano degli enormi peluche, simili a quelli che si trovano nei parchi
divertimento per attirare i bambini, e in mano avevano delle pistole
di plastica che sparavano bolle di sapone e coriandoli.
Il sindaco stupefatto, ma ricordandosi di quando era bambino, corse
verso di loro e provò a farsi capire… “Sono il sindaco, siamo tutti
buoni, non vi vogliamo fare del male, da dove venite?”
Le strane forme di vita “pelose” mandarono avanti il loro capo che
era un grosso orsacchiotto azzurro con il viso simpatico e le guance
rosate, che rispose: “C i a O, noi si amo alieni peluche, buoni, si amo
venuti qui per donarvi felicità e sorrisi”.
Tutti sorpresi della risposta, scoppiarono in una grossa risata… Gli
strani esseri erano stati accolti a Como.
La folla si aprì, come le acque con Mosè, per fare in modo che il
gruppo peloso potesse passare nel mezzo. Erano tutti colorati, e fra di
loro si potevano riconoscere: un orso, un gatto, due scoiattoli e due
conigli.
Con un paio di telefonate il primo cittadino fece preparare delle
camere in un albergo nelle vicinanze. Li accompagnò fin davanti alle
53
porte delle camere, destando un po’ di stupore sia nei proprietari
dell’hotel, sia nella gente attorno.
Dopo essersi salutati, avvisò i titolari del locale che erano suoi ospiti
e che ogni loro desiderio era un ordine. Gli strani personaggi
affamati ordinarono in camera dolciumi e alimenti molto colorati.
Trascorse la notte, e il mattino seguente un’auto andò a prendere gli
ospiti per accompagnarli dal sindaco, in comune, ed ad attenderli
buona parte della cittadinanza.
Ci fu una specie di riunione con giochi e risate, ad una conclusione si
arrivò: il paese aveva bisogno di organizzare eventi divertenti e
simpatici per far divertire tutti gli abitanti.
Era trascorsa una settimana ormai da quando l’astronave era atterrata
in Piazza Duomo, e l’obbiettivo di far divertire il popolo era
riuscito…
Gli strani esseri presero il volo senza salutare nessuno ma con un
sorriso verso le luci della notte.
La mattina seguente al posto della navicella, una grossa scatola che
conteneva coriandoli e stelle filanti e un biglietto... “VOI SIETE
FELICI ADESSO… ARRIVEDERCI”.
La felicità e l’allegria aveva raggiunto il volto di ogni passante, sia
cittadino che turista…
54
Divieto di sosta (disegno scelto dalla votazione on-line. Voti 90)
di Luca Trovato
55
Alièno
di Serena Barsottelli
Nella piccola biblioteca del paese, Alieno stava sfogliando un grande
libro impolverato. Le sue pagine erano ingiallite dal tempo e
dall'usura.
Doveva essere un testo molto importante, pensò, mentre le carte
sottili lievemente sfogliate si riempivano di disegni e di milioni e
milioni di parole.
Alieno pensò che tutte le voci fossero presenti nello strano volume.
Vinto dalla curiosità, decise di cercare il termine con cui i terrestri lo
chiamavano.
Alièno:
- Di altri, che appartiene ad altri; diverso, estraneo;
- Che rifugge da qualche cosa, contrario, avverso.
Chiuse il libro, perplesso.
“Non sono così: sono come voi... con voi!”
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Il codice interplanetario nasconde un messaggio degli alieni per la
popolazione terrestre. Per ognuna delle dieci righe del racconto bisogna
prendere, ad ogni parola, la lettera indicata dal codice.
SIMONE IL GRIFONE – Codice Interplanetario n. 1-2-3_1-2_1-2-3
Simone mi guarda: non mi conosce e aspetta immobile, dritto,
che mi riveli. Simone è un bambino intelligente ma teme
ora di non essere più capace di contrastare le seduzioni
aliene, il volo che oltrepassa ostacoli umanamente proibiti. La pazza
idea lo sfiora: lanciarsi nella sfera celeste imitando un grifone.
Tento con molta cautela un contatto e già sospetto che
Simone lassù patisca un timore folle. Pur di levarsi dal
cedevole cornicione finge sicurezza, tendendo la mano tremante. Stirandomi prono,
voltato di costa riesco a prenderlo, aiutandolo a scendere. Amorevolmente
mi sussurra confidenze: dall’iperspazio scenderanno popoli amici, state pronti…
S-I-A-M-O-A-M-IC-I-V-E-N-I-A-MO-I-N-P-A-C-E-DA-L-L-O-S-P-A-ZI-O-I-N-F-I-N-IT-O- L-U-O-G-O-E
S-A-T-T-O-D-E-LC-O-N-T-A-T-T-OV-I-S-A-R-A-C-OM-U-N-I-C-A-T-O
Siamo amici, veniamo in pace dallo spazio infinito. Luogo esatto del
contatto vi sarà comunicato.
Fine
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GRAZIE A TUTTI. ALLA PROSSIMA?
www.ufosullarete.it
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