Da Barbania all`Egitto con Bernardino Drovetti Il genius loci di

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Da Barbania all`Egitto con Bernardino Drovetti Il genius loci di
Da Barbania all’Egitto con Bernardino Drovetti
Il genius loci di Barbania è Bernardino Drovetti, una lapide lo ricorda sulla facciata della casa
natale “In questa casa nacque Bernardino Drovetti il 4 gennaio 1776, console generale di Francia
in Egitto, ivi raccolse le cose d’arte onde si creò il Museo Egizio di Torino”. Drovetti sbarcò ad
Alessandria d’Egitto nel 1803 dove vi rimase sino al 1829, esercitando la carriera diplomatica fino
al 1815 quando, alla caduta di Napoleone, venne esonerato. Soprattutto dopo quella data Drovetti
compì numerosi viaggi nell’Alto Egitto e in Nubia dove raccolse numerosi reperti dell’epoca dei
Faraoni. Questa imponente raccolta che la Francia avrebbe voluto acquistare pervenne invece a
Torino grazie all’opera di Carlo Vidua (vedi scheda su villa Vidua a Conzano) che in uno dei suoi
viaggi lo incontrò e dopo una lunga trattativa lo convinse a vendere la sua raccolta al re Carlo
Felice. La casa è visibile esternamente con la grande torre, inserita nella parte antica del paese.
La Chiesa di San Pietro Vecchio a Favria è un importante monumento del romanico piemontese,
costruita nell’XI secolo come cappella campestre, a quell’epoca risalgono la parte bassa del
campanile, successivamente rialzata, e l’abside che attualmente è nascosta da due successive
costruzioni. La chiesa assunse successivamente la struttura a tre navate divenendo parrocchia, come
è citata in un documento del 1329. In quel periodo doveva essere già affrescata come indicano resti
di pitture (parti di figura umana con occhi dilatati ed i pomelli rossi delle guance) ritrovati al di
sotto degli attuali dipinti nel catino dell’abside che risalgono al 1432 mentre quelli esistenti nella
cappella della Madonna delle Grazie datano tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, un’altra
serie di affreschi (oggi non più esistenti) dovevano essere nella navata sinistra. Il pronao a tre
fornici con raffinato frontone, costruito in mattoni faccia a vista, risale ad un intervento
settecentesco. Un altro frammento di affresco è visibile solo recandosi nel sottotetto sopra i
rivestimenti delle navate, in cui è rappresentato un demone con quattro teste. La campagna di
ricupero e restauro degli affreschi della navata è avvenuta nel 1999. Il modello a cui si richiamò il
pittore (che sarebbe un artista su cui poco si conosce: Domenico della Marca d’Ancona, operoso in
diversi luoghi del Canavese) è di tipo arcaico per la data, il Cristo è raffigurato come il
Pantocratore situato nella mandorla unitamente ai simboli dei quattro evangelisti, il cosiddetto
Tetramorfo, nei cartigli è riprodotto in caratteri gotici l’inizio dei quattro Vangeli. In una fascia
sottostante sono rappresentati gli Apostoli abbigliati in modo sfarzoso e individuabili tramite i loro
simboli con iscrizioni poste nei pressi del capo. Lo stemma araldico (con il leone rampante) della
famiglia dei Cortina di Favria è dipinto fra i santi Simone e Mattia. Un affresco importante è quello
sito nella cappella della Madonna delle Grazie che rappresenta l’Adorazione del Bambino e Santo
Vescovo, malgrado i rimaneggiamenti si tratta di un esemplare ben fatto sul modello de
l’Adorazione eseguita a Rivarolo da Martino Spanzotti verso il 1485. Sempre in questa cappella
troviamo affreschi di S. Anna, S. Michele e S. Pietro e i SS. Rocco e Biagio da attribuire al pittore
di scuola spanzottiana autore dell’Adorazione del Santuario di Monte Stella d’Ivrea. Nel 2006 nel
pilastro posto fra la navata centrale e quella di destra è emersa una Pietà con i volti drammatici di
Gesù e della Vergine, che si richiama probabilmente a modelli nordici.
Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti ONLUS
Fondata in Torino il 20 febbraio 1874
Palazzina SPABA, Via Napione 2 - 10124 Torino
Tel./Fax 011 8177178
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STORIA
La Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, fondata in Torino nel 1874 da un gruppo di
studiosi e appassionati nel campo dell’arte e dell’archeologia, ebbe sede inizialmente presso il
Museo Archeologico e dal 1911 nella Palazzina di via Napione donata dal socio Vittorio Avondo.
Attualmente la Società collabora con le autorità preposte alla conoscenza e salvaguardia del
patrimonio archeologico ed artistico subalpino e pubblica un Bollettino in cui compaiono le
comunicazioni di soci e studiosi su argomenti concernenti l’archeologia, la pittura, la scultura,
l’architettura e le arti applicate in Piemonte.
Dal 2005 pubblica anche la collana: Quaderni di Archeologia e Arte in Piemonte Ente Morale dal
1907, trasformata in ONLUS nel 1998, la SPABA gestisce donazioni liberali destinate a finanziare
restauri
conservativi di edifici ed opere d’arte, organizza mostre e convegni in collaborazione con gli Enti
pubblici.
ATTIVITÀ
La SPABA propone agli iscritti durante l’anno, una serie di incontri (sedute scientifiche) in Sede su
tematiche inerenti l’arte, l’archeologia, l’architettura, la scultura, le arti applicate e la fotografia in
ambito piemontese. Fin dal 1932 organizza convegni in sedi diverse, a cadenza pluriennale dedicati
a zone specifiche del Piemonte o a personaggi che ebbero particolare rilevanza nella vita culturale e
artistica regionale.
Organizza dal 1999 l’iniziativa Rivelazioni Barocche. Scambia le sue pubblicazioni con numerose
Società e Istituti storici italiani e stranieri aventi analoghi interessi culturali.
La biblioteca è ricca di oltre 5000 titoli. È aperta in orario di segreteria e raccoglie pubblicazioni
tematiche sul arte, architettura, archeologia e storia del Piemonte.

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