Noi siamo una famiglia

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Noi siamo una famiglia
Fies
DRODESERA
Noi siamo una famiglia
DRO
25 luglio
2 agosto 2008
Il Gaviale • Provincia Autonoma di Trento
Regione Autonoma Trentino Alto Adige / Südtirol
Ministero dei Beni Culturali • Comune di Dro
Cassa Rurale Alto Garda • Ingarda Trentino • ETI
Fies
DRODESERA
Noi siamo una famiglia
Performing Art
Special Events
Teatro Valdoca
performance site specific
“A memoria dunque, a memoria ci siamo tutti”
Film “Paesaggio con fratello rotto”
72
Fanny & Alexander / Progetto Oz
Kansas
HIM if the wizard is a wizard you will see…
East
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18
8
Vincenzo Schino / Officina Valdoca
Voilà
10
Teatrino Clandestino
Mediometraggio “Mesmer vacuum”
74
Santa Sangre
Concerto per voce e musiche sintetiche
primo studio
22
Socìetas Raffaello Sanzio
Romeo Castellucci
Storia contemporanea dell’Africa Vol. III
52
Francesca Grilli
La seconda conversazione
24
Socìetas Raffaello Sanzio
Libro “Itinera. Trajectoires
de la forme Tragedia Endogonidia”
54
Francesca Grilli
La terza conversazione
26
Brainstorming
70
Manah Depauw & Bernard Van Eeghem
How Do You Like My Landscape
28
Talking to
Teatro Sotterraneo
La Cosa 1
30
Babilonia Teatri
made in italy
32
Sonia Brunelli
A NNN A
34
Teatrino Clandestino
Candide
36
Plumes dans la tête
La quiescenza del seme
38
Compagnia Virgilio Sieni
Tregua
40
Gruppo Nanou
Sulla Conoscenza Irrazionale dell’Oggetto
42
Abattoir Fermé
Tourniquet
44
Linda Adami / Stef Lernous
Just Linda
46
Dewey Dell
KIN KEEN KING
48
Pathosformel
The skinny distance / La più piccola distanza - primo
movimento
50
Cosimo Terlizzi
Inventario
55
Mariangela Gualtieri
Prima che asciughi la pittura:
affreschi del Teatro Valdoca
a cura di Lorenzo Donati
12
Chiara Lagani e Luigi de Angelis
19
Nell’occhio del ciclone:
Dorothy, Him, Kansas, East, Emerald City…
Lo scandalo dell’arte secondo Fanny & Alexander
a cura di Cristina Ventrucci
con la collaborazione di Elisabeth Annable
Cosimo Terlizzi
Il doppio e il suo riflesso
allo spacchio del mondo a cura di Giacomo d’Alelio
56
Lounge ZONE
dj-vj set, concert & Food
Ricciardone Dellapiana
Concerto in una bolla
62
Trinity Dj Set
63
Barokthegreat Dj Set
64
Mirto Baliani Dj Set
65
Elfo Dj Set
66
Pietro Babina Dj & Vj set
67
Homework Dj & Vj set
68
Black Fanfare Dj Set
69
Food
Osterie Trentine e cuochi Free Lance
60
FIES minove
studio di architettura
FIES
www.minove.it
accademia
sull’arte
del gesto
Un progetto di Virgilio Sieni
che parte dall’esperienza di
CANGO Cantieri Goldonetta
per sviluppare una serie di
percorsi artistici di studio e di
trasmissione del movimento,
nella sperimentazione continua dei linguaggi. Bambini,
anziani, danzatori, artisti,
sono i destinatari di progetti
dove formazione creazione
e visione si intessono in un
approccio organico verso il
corpo e l’arte. Un continuum
di esperienze articolate in una
geografia di città e territori,
a formare una rete di luoghi
dedicati alla ricerca e alle
pratiche artistiche.
Accademia sull’arte del gesto
CANGO Cantieri Goldonetta
via Santa Maria 23/25 Firenze
www.sienidanza.it
www.cango.fi.it
C A N G O
C a n t i e r i G o l d o n e t t a F i re n z e
FIES drodesera Fies
25 luglio - 2 agosto 2008
Noi siamo una famiglia
Ha confini diversi e limiti che sembrano essere stati ampiamente sorpassati,
è disordine puro, è nuovo assetto che rende insicuri. Qualcuno, oggi, stenta
a riconoscere l’odierna configurazione della famiglia estesa, costretta ad una
nuova e forzata convivenza generazionale sotto lo stesso tetto, nel quale nucleo concorrono, per importanza e presenza, i nuovi elementi istituenti.
Alla messa in moto del lineare scambio intergenarazionale si aggiungono le
linee oblique dei rapporti trasversali, dove le influenze e le trasmissioni dei
saperi, così come le lesioni e le fratture, non appartengono più unicamente
al nucleo genitori/figli, in una modificazione dell’intero spettro di scambio,
riempito, volontariamente o no, da persone/dinamiche più complesse.
La paura che ne scaturisce si nutre dell’idea di un appiattimento sul contemporaneo/presente, perchè non più volto a guardare il passato, ma sradicamento forzato che non ha nulla a che vedere con l’evoluzione, sentito invece
come prepotente segno della degenerazione dei tempi.
Ma nel mutare naturale della società non tutto è perduto.
La famiglia, qualunque sia la sua natura, porta con sé la forza dei legami
atavici, le visioni, le implicazioni etiche ed estetiche, i prototipi dei modelli
relazionali sulla quale si fonda, le storie.
Esistono famiglie così complicate dal sembrare essere fondate sul caos e
sull’errore.
Esistono generazioni così distanti da sembrare slegate e non appartenenti le
une alle altre.
Esistono relazioni in grado di passare sistemi di segni emozionali anche attraverso meccanismi disfunzionali.
Quando il presente ci sfugge, quando la contemporaneità divora le forme
arcaiche che sostenevano la nostra civiltà e la rendevano forte, perché percorsa da dinamiche riconoscibili, si comincia ad avere paura di aver perso
qualcosa di fondamentale.
La nuova famiglia sembra aver lasciato vuoto lo spazio dell’elemento fondante per ricoprire, in un segreto visibile a tutti, il ruolo di social drama,
diventando così la rottura di una norma in sé, distruttrice di regole della
morale, delle leggi, delle etichette e dei costumi, dando all’esterno un forte
senso di disgregazione e annullamento dei legami precostituiti e conosciuti,
che da secoli stavano alla base della nostra società.
Anche nella live art, dal teatro alla performance, ci ritroviamo dinnanzi a
nuove realtà, a differenze di generi che cambiano velocemente, si trasformano. A famiglie che non sembrano più riconoscibili in quanto tali, a realtà
in cerca di identità che credono di averne perduto la matrice.
FIES
A volte può accadere che i più piccoli si sentano emergere dal disordine, si
credano creature autogenerate e completamente slegate dalle origini, rivendicando il diritto di essere cose a sé stanti, a priori.
In realtà c’è in ogni cosa una matrice fondamentale di appartenenza che, anche nella ricerca di una nuova identità, non la si può ignorare. Le generazioni possono sembrare distanti le une dalle altre, ma non hanno certo smesso di influenzarsi tra loro, in un flusso biunivoco, in modi più o meno evidenti,
con segni non sempre immediatamente decodificabili o visibili. Forse meno
espliciti, ma non per questo meno potenti, i legami sembrano essere relegati
in zone liminali, latenti e oscure, ma nelle quali prolificano impastando e
invischiando sottilmente ogni piccola cosa. E riportando il vero valore dei
legami profondi allo stato arcaico pur nella rielaborazione di nuove e complesse strategie per la trasmissione del background identitario. Una nuova
generazione di performer e creativi arriva a stravolgere un intero sistema.
Abbandonata l’arroganza dell’adolescenza, attraversata la foresta nella quale
si era compiuto il rito della mutazione, questa next generation ritorna al
villaggio, alla società, alla famiglia, ed è in grado di imporsi con estrema delicatezza e di consegnare al pubblico, e alle generazioni che l’hanno preceduta, piccole opere incisive, ricerche estreme sul movimento, e indagini sulla
quotidianità del sentire. Muovono all’interno di dinamiche del tutto originali o precostituite, ma senza perdere le radici. Portano messaggi e visioni, si
fanno domande, a volte camminano nel buio, altre mostrano sicurezze e parole che convincono, in una grande pluralità di genere e situazioni. Ma tutte
con capacità crescenti di dialogo col mondo che le ha vomitate, plasmate o
fatte proprie, vivendo con forza l’appartenenza come la separazione, scevre
dalla paura di ascoltare chi c’è e c’è stato prima di loro, consce della diversità
strutturale insita nei legami delle nuove famiglie. La nuova generazione di
artisti esce allo scoperto e lo fa conscia della storia intergenerazionale, in
un continuo confronto coi miti familiari e individuali, in energici dialoghi
coi Padri, in un più grande lavoro di rielaborazione delle proprie identità,
indagandone le potenzialità quanto i limiti, riempiendone i vuoti -se mai ce
ne fossero- col rinnovamento di codici non estranei alle generazioni che la
hanno preceduta e nutrita.
Le famiglie esistono ancora, hanno solo cambiato forma.
E noi siamo una famiglia.
FIES Venerdì 25 luglio 2008 - ore 00.30
0
FIGU
A memori
a memoria c
FIES
Foto di Claudia Marini
01
URINA
ia dunque,
ci siamo tutti
FIES Teatro Valdoca
Venerdì 25 Luglio - ore 22.30, 22.50, 23.10, 23.30, 23.50, 00.10 - Sala Mezzelune
Durata 15 minuti
Regia, scena e luci: Cesare Ronconi
Versi: Mariangela Gualtieri
Con: Marianna Andrigo, Leonardo Delogu, Dario Giovannini, Mariangela Gualtieri e
Muna Mussie
Musiche dal vivo: Dario Giovannini
Ricerca e struttura del suono: Luca Fusconi
Costumi: Patrizia Izzo
Consulenza amministrativa: Cronopios Organizzazione: Valentina Baruzzi, Morena Cecchetti e Roberta Magnani
Con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia
Romagna, Provincia di Forlì-Cesena e Comune di Cesena
Una chiamata, un appello di nomi e immagini. Un saluto, una consegna, un vacillare e
cadere nell’adesso, sommando segni di ognuno, tracciando immagini dal principio fin
qui.
Fino a qui, ora, ammucchiamo la nostra storia e la spandiamo via, con un soffio alla
sua polvere. Facciamo una solenne scancellatura.
Nel bianco che rimane ci mettiamo in attesa.
Ci installiamo nella cara Centrale di Fies e lì accogliamo il pubblico in visita itinerante.
Poi anche noi guarderemo incantati l’opera di Vincenzo Schino e dell’Officina Valdoca:
saremo entusiasti e grati.
Infine a mezzanotte e mezza una grande foto di gruppo: pubblico, attori, tecnici, registi
e ospiti in una irripetibile istantanea. In bianco e nero.
FIES
Rolando Paolo Guerzoni
A memoria dunque,
a memoria ci siamo tutti
FIES Vincenzo Schino / Officina Valdoca
Venerdì 25 Luglio - ore 21.00 - e Sabato 26 Luglio - ore 23.00 - Sala Turbina 2
Durata 53 minuti
Cura della visione e regia: Vincenzo Schino
Con: Marta Bichisao, Riccardo Capozza, Gaetano Liberti, H.E.R.
Progettazione, realizzazione scenotecnica e macchinistica: Emiliano Austeri
Cura del movimento: Marta Bichisao
Ricerca e consulenza musicale: Gaetano Liberti
Composizioni originali e adattamenti musicali: H.E.R.
Spazializzazione del suono: Luca Fusconi
Costumi: Michele Napoletano, Morena Bagattini
Effetti plastici: Leonardo Cruciano workshop
Assistente alla produzione: Giuseppe Schino
Consulenza amministrativa: Cronopios
Organizzazione: Teatro Valdoca e Officina Valdoca
Produzione: Teatro Valdoca e Officina Valdoca, Festival delle Colline Torinesi, Associazione
Demetra e Centro di Palmetta
Con il contributo di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna, Provincia
di Forlì Cesena, Comune di Cesena
“Voilà.
Ecco.
In un’intervista Carmelo Bene parla di Buster Keaton. Immaginando la terra sferica e unta di sapone si
scivola e si scivola continuamente… Talvolta ci si rialza per compiere degli “et voilà!” per poi ricominciare a cadere.
Ecco.
A mani vuote davanti ad uno sguardo. Il vostro e il nostro.
Voilà è il luogo dove una dopo l’altra, svolgendosi, ci hanno portato gli studi chiamati OPERETTE.
Una staffetta.
Un occhio che si apre, si spalanca, perde la palpebra e non può più richiudersi.
Cieco.
Lavorare sulla visione con la cecità. Cosa vede un cieco dalla nascita?
Al risveglio si aprono gli occhi e la sensazione non è di vista. È di accecamento, di bagliore.
Voilà in francese vuol dire ecco. Voilè vuol dire velato.
I gattini, appena nati hanno un velo sugli occhi.
…e ci sono dei fili, da qualche parte”. (Vincenzo Schino)
10 FIES
Voilà
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Prima che asciughi
la pittura: affreschi
del Teatro Valdoca
Conversazione con Mariangela Gualtieri
di Lorenzo Donati*
Nel percorso di uno spettatore, di ogni spettatore, ci sono momenti particolari. Spesso mi capita
di ripensare alla “prima volta”, al primo spettacolo che ricordo, non tanto in ordine di tempo:
ma perché è stata la prima volta in cui ho subito
l’incanto e la fascinazione del teatro, e ho davvero
incontrato quel mondo misterioso, là, sul palcoscenico, così prossimo e così lontano dal nostro
quotidiano “stare seduti in platea”. Lì c’era lo stordimento del non conosciuto, la sorpresa di un linguaggio che ci coglie impreparati, e che travolge
con violenza, come una vampata. Forse il percorso di uno spettatore si può risolvere nella ricerca
di questi spaesamenti, e nel ritorno periodico di
altre “prime volte”. Essere spettatori, in definitiva,
non è altro che una mappa in divenire che ripercorre tutte le nostre visioni passate, e che acquista valore solo negli incroci in cui ci siamo sentiti
smarriti, disorientati, non a casa nostra.
Mi sembra che A memoria dunque, a memoria ci
siamo tutti del Teatro Valdoca abbia a che fare con
questi pensieri. Riparto dunque da alcune prime
volte legate a lavori del gruppo di Cesena.
In scena c’era un uomo dipinto di bianco, con
un naso da Pinocchio. Cercava qualcosa, alle sue
spalle piccoli assembramenti di due o tre persone,
che si attorcigliavano mimando amplessi. Parsifal
(1999) diceva di non sapere, e chiedeva perdono
per quel poco che sapeva. Chioma (2000) invece
era sola in scena, con una voce profonda e indescrivibile, e sola diceva che «la parola amore è uno
straccio lurido». Altrove c’era la natura che rinnegava noi esseri umani, insieme a tre ginnaste (o
uccellini) che saltavano e volavano sulla scena, e
la scena non era più una semplice scena, il teatro
non un teatro, e noi spettatori non più seduti ad
osservare, ma con le acrobate a volteggiare per
aria (Predica ai Pesci, 2001). Infine c’erano gli animali/uomini della trilogia Paesaggio con fratello
rotto (2005), uccisi dalla figura del “macellaio”, e il
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richiamo all’amore, il votarsi all’amore come solo
possibile destino.
Queste visioni mi scorrevano di fronte e non ero
in grado di riconoscerle, non avevo una lingua
per descriverle, non ero capace di sistemarle in
un posto sicuro. Intanto leggevo altri versi di Mariangela Gualtieri, ripensavo alla parola amore e
al non avere parole, «mai abbastanza parole».
Quello che posso fare in più, ora, è risalire a questi stordimenti, tentare di contarli. Ripensarli per
capire quando si sono verificati. Ma non posso
proprio dire cosa succeda quando si producono,
non posso analizzarne “le componenti tecnicoformali”. So solo che questi lavori della Valdoca
li hanno innescati, facendoli divenire alcuni dei
punti di maggiore spaesamento della mia personale mappa di spettatore.
Per accostarsi più da vicino alle opere della Valdoca e dell’Officina che vedremo a Dro, conviene
adesso ascoltare direttamente Mariangela Gualtieri, e scavare insieme a lei intorno a parole spinose come famiglia, eredità, memoria.
Trovo che sia molto difficile pensare a una declinazione non consumata della parola famiglia. Nel
nostro tempo, troppo spesso si avvicina all’idea di
“casta”, gruppo chiuso al quale si accede tramite
vari tipi di “tessere” d’adesione. In che modo possiamo ancora parlare di famiglia? Come depurare
questa parola da tutti i significati secondari che la
infestano?
Mariangela Gualtieri: Sul termine “famiglia”: mi
pare di averlo usato proprio per dire che non ci
sentiamo una famiglia ma piuttosto una banda,
un’impresa, prendendo questa parola nel suo significato più avventuroso e non certo aziendale. I termini banda e impresa rimandano subito
all’adolescenza, a quella forza solidale che tiene
insieme i compagni, a quell’essersi scelti, all’avere
qualcuno o qualcosa contro cui battersi, all’avere riti comuni che potenziano ciascuno, all’avere
una spartana franchezza, fino all’allontanamento
di coloro che rompono il patto di lealtà e in qualche modo di dono di sé perseguito dal gruppo.
Noi sentiamo i nostri maestri come coetanei che
ci hanno preceduti, bloccati in una adolescenza
che non viene bruciata neppure dall’età adulta,
ma permane identica. Dante o la Rosselli, Dino
Campana o Milo de Angelis, per citarne solo alcuni, stanno nel nostro cuore come compagni di
banda, non come nostra famiglia.
Anche il termine comunità ci piace. Il termine famiglia ci piace meno perché non contempla quell’essersi scelti e neppure la possibilità di romper
il patto quando vengono meno le condizioni per
cui ci si è riconosciuti e amati.
Mi sembra che il Teatro Valdoca, negli ultimi anni,
stia riflettendo in maniera radicale su un nodo
legato alla questione della famiglia, che è quello
dell’eredità (artistica, culturale, etica). L’Officina
Valdoca produce spettacoli, festival, rassegne che
recano un forte segno dei “padri”, eppure rivendicano e mostrano anche una sostanziale autonomia.
Leggendo i vostri scritti, si avverte una vocazione
forte verso la “comunità”, affiancata però sempre
dallo “spirito eroico” (sono vostre parole) e dunque
individuale delle persone e degli attori che avete incontrato. Una “comunità di eroi”: è questa forse la
possibile strada per pensare al concetto di eredità?
M.G: Io credo che a noi non sembri di lasciare
una eredità. Ciò dipende anche dal nostro profondo e costituzionale antistoricismo, dalla nostra
idiosincrasia per qualunque potere, anche nostro.
Il teatro è stato per noi una grande scuola dell’adesso (parola fra le più belle), mentre l’eredità
è fortemente dentro lo scorrere del tempo, segna
una fine ed un inizio, una morte ed una nascita,
e anche un “capitale” che ha tutta l’aria di avere
una consistenza solida e duratura. Ciò che noi
lasciamo credo avvenga per contagio, per combustione, per passione, e non sia, nella sostanza,
qualcosa di immagazzinabile. Credo che i maestri
rendano chiaro a noi stessi ciò che già sapevamo.
Forse è questo che facciamo con chi viene dopo di
noi, o almeno me lo auguro.
Il teatro è una meravigliosa esperienza comunitaria. Si può fare finta di scritturare qualcuno ed
essere il grande regista, il grande artefice, l’eccelso
drammaturgo, ma senza il cuore appassionato e
rovente di tutti coloro che partecipano, tecnici
compresi, non si crea quel capogiro di forze che
arriva alle parti più profonde dello spettatore. Sì,
si può fare un bello spettacolo, ma per me il teatro
è una esperienza del sacro… la società dello spettacolo mi interessa molto poco.
I giovani dell’Officina sono per me anche molto
misteriosi. Quest’ultimo lavoro di Vincenzo Schino è fra le esperienze più intense che io ho avuto
nella mia vita di spettatrice: ha mosso in me un
terrore e uno stupore d’infanzia, una percezione
del tremendo e del meraviglioso, un entusiasmo
percettivo… questo mi segnala che c’è una affinità
nel sentire l’arte, la scrittura scenica. Ma il segno
di quel lavoro non ha debiti rispetto a Valdoca, e
io sento in Vincenzo il segno di un maestro, anche intendo di un mio maestro. (Nella banda, a
differenza della famiglia, l’autorevolezza è slegata
dall’anzianità).
Sì, noi lasciamo loro una piccola bolla di terra
coltivabile, fra la roccia del mondo e il mare sempre più accerchiante della attuale volgarità. Lasciamo gli attrezzi del mestiere. Colgo in alcuni
di loro una qualità artistica ed umana che me li fa
sentire compagni. Ciò che loro continuano non è
il segno artistico/poetico nostro, ma un modo di
essere dentro il proprio fare, un modo di essere
dentro il teatro, e nel mondo, che forse somiglia
al nostro. E questo non per scelta perseguita, ma
per un essere fatti così, per via della legge interna
di ciascuno, quella che così misteriosamente si intreccia col carattere, col destino.
La parola eroico che forse abbiamo usato, è certo
riferita alla battaglia di ognuno con se stesso. In
teatro questa battaglia è stata per me sempre al
centro.
FIES 13
Mi sembra centrale, nel vostro percorso, il valore
che date alle opere. Dagli sforzi recenti più imponenti come la Trilogia (Paesaggio con fratello
rotto, coprodotto e ospitato da Drodesera, ndr), ai
formati più “leggeri” come i concerti, sembra palesarsi sottotraccia una credenza profonda nel valore
dell’opera d’arte, e nella sua possibilità di offrirsi ai
“mondi” dello spettatore, di qualunque natura essi
siano, avvezzi o meno alla vostra poetica, al teatro,
all’arte. Partendo da questa piccola considerazione,
come si colloca A memoria dunque, a memoria ci
siamo tutti che vedremo qui a Dro? Di quale memoria si tratta?
M.G: L’opera è sempre stata l’assillo, la meta, l’offerta, il dono, il combattimento, l’avventura, il
sogno, la tempesta e la riva nella quale abbiamo
messo tutti noi stessi. Ma come potrebbe essere
altrimenti?
A memoria dunque… avrà le caratteristiche di
un evento speciale. Sarà fatto cioè con la tecnica
dell’affresco, poche pennellate veloci, prima che
la pittura asciughi. Il titolo è da un verso di Milo
De Angelis ed è sulla scia di un nostro avvertire un punto di svolta, o forse essere in un punto
cospicuo della nostra mappa artistica ed avere bisogno di dare un’occhiata larga, guardare chi abbiamo intorno, accanto e anche un poco più in là.
Ci sarebbe piaciuto avere con noi tutti gli attori
di questi ultimi anni, ma per vari motivi alcuni
mancheranno.
Dopo venticinque anni di lavoro e vita nel teatro,
cosa si cerca nel teatro?
M.G: Venticinque anni sono “un lampo del cuore fra battito e battito, un niente appiccicato a un
niente, un finto baratro di ore”... Abbiamo perso
peso e paure. Siamo pronti per nuovi amori, per
una nuova avventura…
Si ringrazia Roberta Magnani di Teatro e Officina
Valdoca
*Lorenzo Donati, critico e studioso, tra i fondatori del progetto Altre Velocità
14 FIES
FIES 15
Kansas
Fanny & Alexander
Domenica 27 Luglio – ore 21.00
e Lunedì 28 Luglio – ore 22.30
Sala Turbina 1
Durata 60 minuti
Ideazione: Chiara Lagani e Luigi de Angelis
Musiche: Mirto Baliani
Drammaturgia: Chiara Lagani
Costumi: Chiara Lagani e Sofia Vannini
Regia, scene, luci: Luigi de Angelis
Con: Marco Cavalcoli, Chiara Lagani, Davide Sacco
Macchinisti di scena: Marco Cavalcoli, Marco Molduzzi, Davide Sacco
Prima assoluta: Festival delle Colline Torinesi
Torino Creazione Contemporanea, giugno 2008
Produzione: Fanny & Alexander e Festival delle Colline Torinesi
Torino Creazione Contemporanea
In collaborazione con: Santarcangelo International Festival of the Arts 2008
Enrico Fedrigoli
“Da qualche parte al di là dell’arcobaleno c’è un paese che ho sognato”
Kansas è una galleria d’arte di sguardi per cui provare nostalgia, è la prateria ininterrotta e color
polvere stinta di un racconto, è una premessa, un recesso, un ritorno, una partenza, un inciampo, una
crepa, una vertigine, una serie di tentativi o metamorfosi, è un luogo ferito, e un mondo dal cuore
selvaggio e incomprensibile.
A quale altro luogo, a quale viaggio possibile prelude quest’iniziale infinita possibilità? Cosa accadrà
veramente a quella Dorothy, attraversata la tempesta, over the rainbow del suo irrimediabile Kansas?
16 FIES
Enrico Fedrigoli
Fanny & Alexander
Sabato 26 Luglio – ore 21.00
Sala Turbina 1
Durata 75 minuti
Con: Marco Cavalcoli
Drammaturgia: Chiara Lagani
Regia: Luigi de Angelis
Him
if the wizard is a wizard you will see...
“Forse delle immagini mi affascina
proprio la possibilità di non controllarle
mai fino in fondo.
Non so esattamente perché, ma mi
sembra sempre che le immagini non
appartengano mai a nessuno e che
invece siano lì, a disposizione di tutti.”
Maurizio Cattelan, Lectio magistralis
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East
Fanny & Alexander
Sabato 26, Domenica 27
e Lunedì 28 Luglio
ore 19.00 – Forgia
Durata 75 minuti
Ideazione: Chiara Lagani e Luigi de Angelis
Fotografie: Enrico Fedrigoli
Musiche: Mirto BalianiDrammaturgia: Chiara Lagani
Costumi: Chiara Lagani e Sofia VanniniRegia, spazio scenico,
Luci: Luigi de Angelis
Realizzazione e progettazione portale in ferro: Massimo Paci
Riprese super8: Luigi de Angelis
Montaggio super8: Cesare Comandini
Assistente alla regia: Elizabeth Annable
Produzione: Fanny & Alexander, centrale FIES
e Provincia Autonoma di Trento
Col contributo di POGAS
Politiche Giovanili e Attività Sportive
In collaborazione con Les Brigittines, Bruxelles
Con: Koen De Preter e Chey Chankethya “Io non ce l’ho un cuore! Batti sul mio petto e vedrai:
NO HEART, ALL HOLLOW! NIENTE CUORE!
E’ TUTTO VUOTO!”
(F. L. Baum “Il meraviglioso Mago di Oz”)
FABULA
(da ricomporre, se possibile, avvalendosi delle sottostanti parole):
ARM / braccio / ._ ._. _ _
AXE / scure / ._ _.._ .
CUT / tagliare / _._. .._ _
FEET / piedi / .._. . . _
GIRL / ragazza / _ _. .. ._. ._..
GIVE / dare / _ _. .. …_ .
HAND / mano / …. ._ _. _..
HEART / cuore / …. . ._ ._. _
HOLE / buco / …. _ _ _ ._.. .
18 FIES
LEG / gamba / ._.. . _ _.
LOVE / amore / ._.. _ _ _ …_ .
MAN / uomo / _ _ ._ _.
ME / io / _ _ .
NO / no / _. _ _ _
SPELL / incantesimo / … ._ _. . ._.. ._..
TIN / stagno / _ .. _.
TINSMITH / fabbro / _ .. _. … _ _ .. _ ….
WITCH / strega / ._ _ .. _ _._. ….
Enrico Fedrigoli
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Nell’occhio del ciclone:
Dorothy, Him, Kansas,
East, Emerald City…
Ricoverati come superstiti a seguito del “ciclone”
Dorothy nei teatri di grandi città e lì messi al centro di un’apocalisse, abbiamo constatato all’origine
di questo progetto un’urgenza estetico-politica particolarmente dichiarata e, nell’immagine dell’uragano, una necessità di azzeramento.
Lo scandalo dell’arte secondo Fanny & Alexander
intervista a Luigi de Angelis e Chiara Lagani
a cura di Cristina Ventrucci
con la collaborazione di Elisabeth Annable
Dopo un lungo percorso nei labirinti verticali della
saga familiare di Nabokov, e dopo gli smarrimenti
poetici nell’universo spettrale di Landolfi, Fanny &
Alexander mette ora al centro una nuova forza immaginifica, rifacendosi all’immagine violenta e irresistibile dell’uragano. Come ad esempio nel Mago
di Oz, “magico mondo” dove ogni cosa ha una doppia possibile interpretazione e dove lo svelamento
mette in scacco la fantasia: nella favola di inizio
Novecento un ciclone apre l’intera storia anziché
chiuderla, un acclamato sovrano crea “meraviglie”
con l’inganno, e i leoni sono codardi. È con questo
mito moderno e particolarmente nudo - scritto da
L. Frank Baum e allestito cinematograficamente
ad Hollywood nel 1939 - che il gruppo romagnolo proietta oggi la propria visionarietà su un asse
planetaria, rinnovando questioni che disturbano
il teatro attraverso un percorso di continua trasformazione degli elementi in gioco. Ecco che l’arte
viene vista come uragano devastante e come emergenza; come vincolo degli opposti, raffigurazione
anche geografica dei nodi irrisolti, scintilla accesa
dall’incontro tra il presente, la memoria e il sogno.
Dorothy è il nome della protagonista adolescente
della storia, ma è anche uno dei nomi dati in ordine alfabetico agli uragani d’America, ed è il titolo
della tappa iniziale del progetto, dove si sono messe a fuoco le prime scomode coincidenze e moltiplicazioni tra le bambine con le trecce e le streghe
cardinali, tra la salvezza e il pericolo, tra colori e
Stati - veri e finti - e tra i bambini con i baffetti e
i dittatori con la bacchetta magica. Le altre tappe
di un percorso imbizzarrito tra qui e il 2009 sono
Kansas, Emerald City, East, South, West, North,
e si conta anche la performance Him che espone il
film con Judy Garland in cortocircuito con la figura
dell’Hitler/bambino/in ginocchio ispirato all’opera
di Maurizio Cattelan, presenza che attraversa in
diagonale l’intero processo creativo.
luigi de angelis Si è fatto più che mai strada
il desiderio di mettere in moto viaggi dinamici,
perché i venti dell’uragano-teatro facciano di
quello stesso luogo concluso un luogo in trasformazione. È un percorso senza fissa dimora e con
domande che si rigenerano l’una nell’altra. L’urgenza è quella di inanellare questi interrogativi in
un gorgo capace di provocare un vuoto pneumatico da cui si possa ripartire, una sorta di silenzio
iniziale, che sia anche una possibilità di ritrovarsi.
Si tratta per noi di un viaggio spaesante in cui ci
misuriamo con quella dimensione sconfinata che
ti fa sentire piccolo piccolo in mezzo a un immenso fuori dominato da forze contrastanti.
chiara lagani L’uragano è presto diventato una
metafora ineludibile. In Dorothy il disastro si poneva con una chiarezza imbarazzante, che abbiamo voluto filtrare attraverso la frammentazione
delle storie e della partitura musicale, invitando
lo spettatore alla condivisione etica del luogo e a
riassemblare i pezzi per suo conto. In Kansas, poi,
l’uragano diventa la molla attraverso cui l’opera
d’arte può compiersi staccandosi dal mito di partenza e trovando un altro senso. L’ambientazione
è quella di una galleria d’arte, un museo, dove
ogni personaggio è una visione artistica. Vi sono
cinque donne: le storie delle prime quattro possiedono un’inarcatura drammaturgica precisa;
mentre l’ultima è il mito puro, una Dorothy che si
presenta così com’è, un nulla, una figuretta guarFIES 19
data in filigrana mentre col suo abitino e le scarpe
rosse attraversa la pioggia verso l’arcobaleno; se
le prime apparizioni sono donne “possibili”, prese
dalla vita, quest’ultima le recupera tutte di colpo ma in modo bidimensionale, come fosse una
specie di bandiera. Si tratta di un procedimento
nuovo per noi.
Un movimento che lascia anche più spazio allo
spettatore. Se si pensa al progetto Ada, dove lo svi-
di censura per arrivare a un racconto impossibile, la necessità di passare attraverso qualcos’altro,
una via trasversale, per raggiungere l’interlocutore. Cercavamo una lingua ossessiva, segreta,
una lingua silente che ricordasse anche il battito
di quel cuore estromesso e dimenticato che nella
storia si lega alla prima vittima della maledizione
della Strega dell’Est, il Tin man (l’uomo di latta).
Così siamo approdati al linguaggio Morse, che
racchiude in sé una segretezza, il conteggio, la fisicità e il silenzio.
East fa percepire un ritorno al tema del reperto,
anche in relazione alla fotografia, già avviato con
Heliogabalus…
luppo era fedelissimo allo svolgimento del romanzo,
qui si fa evidente un certo distacco… Inoltre sembra
quasi che con Dorothy sia esplosa la componente
scenica del testo per disperdersi e porre a sua volta
nuove domande - altre erano già state avviate in
precedenza - sui linguaggi possibili e impossibili.
cl Le lingue impossibili parlate ai quattro punti
cardinali del mondo di Oz, sono lingue connotative: alfabeti ancora molto incolti, ma fortissimi
a livello inconscio subliminale, e così anche più
difficili da affrontare sul piano compositivo. In
Emerald City - che inizia con un mare di parole
in quattordici diverse lingue - e in East si è imposto con forza, ad esempio, il problema gravissimo
e inaggirabile della traduzione di queste lingue:
perché un codice non tradotto sia comprensibile
deve essere un codice universale.
lda In relazione a East, poi, si rafforza anche
l’impossibilità di parlare un linguaggio diretto,
di raccontare la fabula guardando l’interlocutore
negli occhi. Nella storia la Strega dell’Est è assente
fin dal principio, perché muore subito e così sul
suo regno grava un silenzio irrimediabile, la sua
è una storia solo ipotizzabile, da riesumare. C’è a
monte l’intuizione di dover attraversare un muro
20 FIES
lda Il nostro Est s’identifica con l’area detta Indocina ed è pensato come un luogo soverchiato
dalla cultura eurocentrica. L’idea scaturisce dal
fatto che la Strega dell’Est nella storia viene immediatamente schiacciata dalla casa di Dorothy
scaraventata a terra dal ciclone. Riesumare questo Est ha significato per noi avere a che fare con
qualcosa che il nostro immaginario può ricostruire solo attraverso dei cliché o degli avvenimenti
eclatanti: tra questi si è imposto quello di Pol Pot
e del suo regime iconoclasta di rottura assoluta
col passato. Abbiamo concepito l’avvicinamento
all’Est come percorso da attuarsi attraverso dei
reperti archeologici o delle memorie, siano essi
in forma di immagini - fotografiche o in super8
- oppure di voce: epifanie di un femminile enigmatico, Nimmie Amee, una donna che nella fabula è l’amore impossibile del nostro personaggio
di riferimento, il Tin man, e che è impersonata
per noi da una giovane danzatrice cambogiana.
In scena è un ragazzo che colleziona reperti in
una stanza, che è anche una cella, un atelier, un
recesso: il ragazzo è completamente solo e comunica con un presupposto mondo esterno solo
attraverso mezzi radiofonici con il codice Morse,
appunto, da cui è ossessionato e che incarna in
una partitura danzata. Il racconto-ricostruzione
è sempre un’operazione di chi guarda, e che precisa nel suo svolgersi l’identità ambigua di quel
personaggio: sarà un ragazzo qualunque che nutre alcune sue ossessioni, un ex combattente, un
mercenario occidentale, oppure è davvero il Tin
man? È un performer, un artista?
Cos’è la Città di smeraldo (Emerald City) e perché
viene all’inizio anziché alla fine del viaggio come
vorrebbe la fabula?
cl Questo viaggio non ha un ordine fisso; potremmo invertire le tappe e tutto si riconfigurerebbe perfettamente attraverso altri sensi. La
Città di smeraldo del resto, nella fabula originaria, è la meta da raggiungere per poter tornare
indietro. Un luogo interamente verde che rappresenta un’utopia tra le più feroci della letteratura
per l’infanzia. Le città utopiche hanno qualcosa
di terrifico nel loro ambire alla perfezione, e tutto
l’orrore della Città di smeraldo è riassunto nella
figura del Mago, il piccolo uomo che per rendere
felici i suoi sottomessi li fornisce di un dispositivo
ottico, inchiavardando al loro cervello degli occhialini. Un’intuizione ancora una volta duplice:
se da una parte anticipa l’idea di un immaginario
teleguidato e sottoposto a filtri - sviluppatosi nell’arco del Novecento - dall’altra, attraverso la crisi
finale di questo mago manovratore, pone interrogativi sul ruolo dell’arte e sulla relazione che essa
intrattiene con il potere, la vita, le emozioni e i
desideri. Abbiamo visto Emerald City come una
sorta di cappella/studio, un luogo unico caratterizzato da particolare staticità, e il nostro mago è
una scultura vivente.
richieste. Per costruire questa Babele di preghiere
abbiamo coinvolto e intervistato persone di diversa nazionalità attraverso una forma retorica
che definiamo confessione, appellandoci proprio
al fatto che la categoria contro cui ci si scontra è
l’inconfessabile: qualcosa che si può verbalizzare
e consegnare ad altri solamente attraversando un
mistero profondo, empirico, personale. Ma la preghiera assume presto anche una luce vampiresca:
quel piccolo Hitler se ne nutre a livello emotivo e
intellettuale, e arriva a disvelare la propria crisi di
artista di fronte a un’umanità che è al contempo
necessaria e insopportabile.
Nell’intero corso del progetto attingete all’universo
di Maurizio Cattelan, anche in parte assimilandone il processo creativo. Cosa vi ha mosso fino
al punto da ricostruire in scena alcune sue opere
come la statua “Him” in Dorothy ed Emerald City,
e quella di “Charlie don’t surf ” in Kansas?
cl Cattelan è per noi un vecchio amore. Ci rispecchiamo nella sua volontà di toccare nodi tremendi
scatenando il sorriso, in un’alchimia che mette in
campo domande sulla cronaca e sulla Storia, inoltre nella divertita ossessione per il biografico, da
sempre presente anche nei nostri lavori. Il bambino corrucciato che ha le sembianze di Hilter, nella
sua opera intitolata “Him”, rappresenta perfettamente l’idea che ci siamo fatti del Mago. Questa
figura è presente in tutto il progetto. “Him” è un
guardiano-direttore d’orchestra nello spettacolo
Dorothy (e nella performance che prende lo stesso
titolo, Him), ed è sempre in ginocchio e in ascolto
in Emerald City, dove è posto al centro delle infinite richieste che gli arrivano dall’umanità. Così,
come nella fabula le tre figure dello spaventapasseri, dell’uomo di latta e del leone invocano le tre
virtù cuore-cervello-coraggio, qui sono individui
di ogni parte del mondo ad esprimere assillanti
FIES 21
Primo studio Concerto per
Santa Sangre
Sabato 26 Luglio - ore 24.00 e Domenica 27 - ore 22.30 - Sala Comando
Durata 30 minuti
Ideazione: Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Dario Salvagnini, Pasquale
Tricoci, Roberta Zanardo
Partitura ed elaborazione del suono: Dario Salvagnini
Elaborazione del video: Diana Arbib, Luca Brinchi, Pasquale Tricoci
Corpo e voce: Roberta Zanardo
Realizzazione costumi di scena: Maria Carmela Milano
Visual designer 3D: Piero Fragola
Foto di scena: Laura Arlotti
Produzione: Santa Sangre 2007
Studio creato per il Romaeuropa Festival 07
Una storia, quella di un cammino percorso nell’acqua e nella sua più violenta assenza.
Una riflessione personale sulla straordinaria
bellezza e forza che questo elemento esercita
all’interno di un processo destinato ad esaurirsi.
Il percorso tentato è un ritorno alla sintesi, all’artificio tra corpo, voce, suoni, ambienti virtuali e
scatole luminose. E’ un esperimento coreo-sonoro in cui fonti luminose, immagini olografiche,
suoni campionati ed elementi naturali rendono il
luogo della scena una lanterna magica di grandi
dimensioni. Ogni componente della scena subirà progressivamente una metamorfosi generando un cambiamento visivo-acustico-narrativo e dell’acqua
non rimarrà altro che una negazione, la terra
spaccata e residui di vita.
22 FIES
Laura Arlotti
voce e musiche sintetiche
FIES 23
La seconda
conversazione
Francesca Grilli
Un dialogo tra il paesaggio e il corpo
24 FIES
Francesca Grilli
Francesca Grilli
Domenica 27 e Lunedì 28 Luglio - ore 19.00 - Bosco Lago Bagatolli
Durata 30 minuti
Performance di: Francesca Grilli
Con: Gabriele Caia, Lucia Daniele, Chiara Dimonte
Assistente alla regia: Alfonso Marrazzo
Regia in Lis - Lingua dei segni italiana: Gabriele Caia
Interprete: Eleonora De Fazio
Produzione: Francesca Grilli / fies factory one
Coproduzione: centrale FIES, Provincia Autonoma di Trento
in collaborazione con Rijksakademie van beeldende kunsten, Amsterdam, NL,
Ufficio Giovani Artisti del Comune di Bologna
con il contributo di: Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi
Progetto vincitore del Bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali “Patto Stato Regione”
e del bando “Nuove Creatività” dell’Ente Teatrale Italiano.
Invito un coro sordo a cantare in mezzo al bosco. Rubo un linguaggio silenzioso, un metodo, cerco di
investigare la realtà rivelandone l’ordinario e il fantastico. Ognuno di loro prenderà il possesso di un
tronco d’albero. La comunicazione sarà tra persone e rocce, tra natura e persone, tra quello che possiamo percepire e quello che non possiamo. Tra tempi differenti, pianeti diversi, tra il visibile e l’invisibile,
tra la finzione e l’esperienza.
FIES 25
La terza
conversazione
Francesca Grilli
Un dialogo tra il rumore e il corpo
26 FIES
Francesca Grilli
Francesca Grilli
Sabato 26 Luglio – ore 22.30, 22.45 e 00.30 - Foyer
Durata 10 minuti
Performance di: Francesca Grilli
Con: Nicola Della Maggiora
Composizione: Alfonso Marrazzo
Rumore: Sergio Ricciardone, Daniele Mana
Regia in Lis - Lingua dei segni italiana: Rosario Liotta
Interprete: Eleonora De Fazio
Produzione: Francesca Grilli - fies factory one
Coproduzione: centrale FIES,
Provincia Autonoma di Trento
In collaborazione con:
Ufficio Giovani Artisti del Comune di Bologna,
CANGO Cantieri Goldonetta Firenze,
Contemporanea/Colline/Festival 2008,
Rijksakademie van beeldende kunsten, Amsterdam, NL
con il contributo dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi
Progetto vincitore del Bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali “Patto Stato Regione”
e del bando “Nuove Creatività” dell’Ente Teatrale Italiano.
Invito un cantante sordo ad interpretare un rumore.
Lasciando sempre la possibilità che le cose non siano così tranquille
e silenziose come sembrano.
FIES 27
Maya Wilsens
How do you like
my landscape
28 FIES
Manah Depauw e Bernard Van Eeghem
Domenica 27 luglio - ore 20.00 e 23.00, Lunedì 28 luglio - ore 20.00 e 24.00 - Sala Mezzelune
Durata 50 minuti
Ideazione: Manah Depauw e Bernard Van Eeghem
Con: Manah Depauw e Carlos Pez Gonzàles
Tecnica: Bram Waelkens
Promozione: Margarita Production
Produzione: DE BANK/Victoria
Con il contributo di: Flemish Authorities
Maya Wilsens
Come uno humour secco e crudele passa meticolosamente sopra alla storia dell’uomo!
Con How do you like my landscape gli artisti Bernard Van Eeghem e Manah Depauw ridefiniscono
con vivida immaginazione il posto del corpo umano nella nostra società in preda al puritanismo e al
politically correct.
Attraverso manipolazioni sconcertanti per la loro semplicità, gli autori attraverso i performer Manah
Depauw e Carlos Pez González decontestualizzano il corpo umano e lo mettono là dove non ci si
aspetterebbe di trovarlo.
Questo spettacolo in quattro episodi si sviluppa intorno ad un paesaggio dove la calma apparente nasconde delle bestie temibili capaci di far nascere in noi dei desideri inconfessabili.
Il pubblico segue attraverso i quattro episodi un mondo che si trasforma ed evolve.
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Alessandro Corio
Teatro Sotterraneo
Teatro Sotterraneo
Lunedì 28 luglio - ore 21.00 - Sala Turbina 2
Durata 55 minuti
Creazione collettiva: Teatro Sotterraneo
In scena: Iacopo Braca, Sara Bonaventura, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri
Dramaturg: Daniele Villa
Disegno luci: Roberto Cafaggini
Costumi: Lydia Sonderegger
Montaggio audio: Lea Landucci
Promozione: Elena Lamberti
Produzione: Teatro Sotterraneo / fies factory one
Coproduzione: centrale FIES, Fondazione Pontedera Teatro - 4 Cantieri per Fabbrica Europa, festival
Armunia Costa degli Etruschi, festival es.terni 2008 - progetto Dimora Fragile,
Provincia Autonoma di Trento
Progetto vincitore del Bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali “Patto Stato Regione”
e del bando “Nuove Creatività” dell’Ente Teatrale Italiano.
Lo spazio così com’è, privo di accessori. Uno svuotamento.
Un atletismo che si espande e si ritrae, investe i luoghi. Un’invasione.
Montaggio di minimi comuni denominatori delle biografie di ognuno. Il trailer di una vita.
Si accendono le luci. Ha inizio il movimento, qualsiasi movimento, tutto purché qualcuno faccia qualcosa - una messa alla prova continua di muscoli e nervi, un corpo precario che dà tutto anche quando
non ne ha più, inscena il fare per fare, fare2, fare3, lo strafare, lo stroppiare, una presentazione d’iperattività che va dalla culla all’apocalisse. Per voi.
La Cosa 1 è l’evento, ma anche il momento subito dopo, quando ci si ferma, stanchi, saturi: La Cosa 1
invece continua, insiste, riparte a muoversi, correre, fare: la fine sostituita dal sequel: si vive una volta sola.
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La Cosa 1
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Babilonia Teatri
Martedì 29 luglio - ore 21.00 - Sala Turbina 2
Durata 50 minuti
Di e con: Valeria Raimondi, Enrico Castellani
Scene: Babilonia Teatri / Gianni Volpe
Costumi: Franca Piccoli
Luci e audio: Ilaria Dalle Donne
Movimenti di scena: Luca Scotton
Coproduzione: Operaestate Festival Veneto
Con il sostegno di: Viva Opera CIrcus/Teatro dell’Angelo
Premio scenario 2007
Marco Caselli Nirmal
made in italy non racconta una storia. Affronta in modo
ironico, caustico e dissacrante le contraddizioni del nostro
tempo. Lo spettacolo procede per accumulo. Fotografa, condensa e fagocita quello che ci circonda: i continui messaggi
che ci arrivano, il bisogno di catalogare, sistemare, ordinare
tutto. Procede per accostamenti, intersezioni, spostamenti
di senso. Le scene non iniziano e non finiscono. Vengono
continuamente interrotte. Morsicate. Le immagini e le parole
nascono e muoiono di continuo. Gli attori non recitano. La
musica è sempre presente e detta la logica con cui le cose
accadono. Come in un video-clip.
made in italy è un groviglio di parole.
E’ un groviglio di tubi luminosi.
E’ un groviglio di icone.
Per un teatro pop.
Per un teatro rock.
Per un teatro punk.
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made in italy
Sonia Brunelli
Sonia Brunelli
Martedì 29 luglio - ore 24.00 - Sala Comando
Durata 30 minuti
Ideazione e coreografia: Sonia Brunelli
Con: Marianna Andrigo, Sonia Brunelli, Francesca Foscarini
Configurazione dello spazio: Manuela Savioli
Luci: Giacomo Gorini
Suono: Leila Gharib
Memoria del progetto: Lia Pari
Produzione: Sonia Brunelli/ fies factory one
Coproduzione: centrale FIES, Provincia Autonoma di Trento
Con il supporto di: Fabrik Potsdam
(in the frame of Tanzplan Potsdam: Artists-in-Residence)
In collaborazione con: Uovo performing arts festival
Il progetto 2007-08, che coinvolge le azioni precedenti NN e A NN A, è stato
realizzato con la speciale partecipazione di Argia Coppola e Silvio Bersani, con
il supporto di CanGo, Xing, nelle residenze The Last - Galleria Montevergini
di Siracusa, ex-Serigrafia di Ravenna, PACT Zollverein di Essen, centrale FIES,
L’Arboreto_Santarcangelo International of the Arts.
Progetto vincitore del Bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
“Patto Stato Regione” e del bando “Nuove Creatività” dell’Ente Teatrale Italiano.
Attraverso le azioni NN ed A NN A cresce A NNN A come terza ed ultima rappresentazione di un lavoro che sperimenta un linguaggio ritmico intorno al gesto e alla sua negazione. Pensata con una scrittura per tre figure, il lavoro indaga attraverso una condizione
di disperazione la possibilità di un chiarore passeggero, una rottura con la noia, che fa
emergere la novità nella ripetizione. Partendo dalla sua configurazione grafica, A NNN A
scorre avanti e indietro rievocandosi e deformandosi nel suo interno. Per tutta la durata è
utilizzata la stessa formula, l’azione si ripete prepotente negandosi e liberandosi nella pausa.
Nel diagramma le combinazioni che nascono sono in accordo al concetto d’origine: i gesti
si compongono in raffigurazioni diverse impressionando uno spazio articolato da un beat,
una pulsazione ritmica che ne caratterizza la misura dell’agire. In questo sfondo ritmico il
gesto di A NNN A si oppone alla consonante vibrante, interrompendo il flusso nell’aria e
mettendo in evidenza lo spirito [come] pura sensazione.
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Lia Pari
A NNN A
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Teatrino Clandestino
Candide
(o il bastardo)
Ispirato al romanzo di Voltaire
diretto da Pietro Babina
Martedì 29 e Mercoledì 30 luglio - ore 22.30 - Cortile Forgia
Durata 75 minuti
Collaboratori artistici: Mauro Milone, Gemis Luciani, Francesco Vecchi, Alberto Fiori, Giovanni
Brunetto, Fiorenza Menni, Sandra Emma, Niccolò Piccardi
In scena: Mauro Milone, Gemis Luciani, Francesco Vecchi, Alberto Fiori, Pietro Babina
Musiche: Alberto Fiori e Pietro Babina
Direzione di compagnia: Fiorenza Menni
Organizzazione Promozione: Giorgia Mis
Project Manager su Berlino per Teatrino Clandestino: Monica Marotta
Amministrazione: Elisa Marchese
Direzione tecnica: Giovanni Brunetto
Logistica: Silvia Guerrini
Una produzione: Teatrino Clandestino, Sophiensaele - Berlin
In Collaborazione con: Regione Emilia Romagna - Assessorato alla Cultura, Santarcangelo
Festival of The Arts, centrale FIES
Con il Sostegno di: Comune di Bologna - Assessorato alla Cultura, Provincia di
Bologna - Assessorato ala Cultura, Ministero dei Beni e delle
Attività Culturali - Dipartimento per lo Spettacolo,
Residenza artistica Teatro Comunale A.Testoni di
Casalecchio Di Reno - Ert Emilia Romagna Teatro
Fondazione
Si ringrazia: Studio Arkì
“Il mio Candide è un’opera bastarda fatta da un bastardo, è il
mio autoritratto terribile e delicatamente ridicolo. Questo mio autoritratto è ispirato al personaggio bastardo di Candide perché quel gran genio di
Voltaire ha saputo con esso dire verità terribili facendoci al contempo sorridere”
Pietro Babina
Favola filosofica, satira o racconto di avventura, il testo di Voltaire a cui Teatrino Clandestino
si è ispirato per questa nuova creazione è frutto di un lavoro che ha impegnato la compagnia in due
anni di studi preparatori e produzione
Questo spettacolo senza parole e dalla struttura autoportante, concepito come un rock show per essere
messo in scena in spazi urbani e non solo in spazi teatrali, racconta il viaggio esperienziale del personaggio voltairiano. La scelta del testo è stata voluta in ragione della sua sorprendente attualità e dalla
feroce ironia che pone tuttavia in discussione una serie di temi ancor’oggi scottanti.
Ma nel desiderio di Teatrino Clandestino di confrontarsi con Candide si cela una identificazione più
diretta. Candide potrebbe anche rappresentare la metafora dell’artista, del suo concepire il mondo in
astratto e il suo confronto con la realtà, confronto da cui, secondo “l’ottimismo dell’azione” a dispetto
del pessimismo della ragione, si compie sempre l’atto creativo a cui l’artista non riesce mai a sottrarsi.
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Claudia Marini
Candide
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Olimpio Mazzorana
Plumes dans la tête
Martedì 29 luglio - ore 20.00 e Mercoledì 30 Luglio - ore 24.00 - Forgia
Durata 30 minuti
Con: Silvia Costa
Ideazione: Silvia Costa
Musiche originali: Lorenzo Tomio
Disegno luci: Luca Camillotto
Tecnico macchinista: Simone Donadini
Per le soluzioni tecniche si ringraziano Francesco, Paolo e Marco Catterin
I semi di molte piante richiedono, prima di germinare, un periodo di quiescenza.
Questa necessità fisiologica assicura che il seme aspetti fino al successivo periodo favorevole di crescita.
Luce. Buio. Caldo. Freddo.
Si può rimanere quiescenti ma vitali anche per centinaia di anni.
E’ un’attesa vuota, in apparenza, chiusa tra le pareti sottili di un seme.
Le condizioni di vita si sospendono, si congelano. Morte all’esterno, mentre qualcosa di invisibile all’interno, piano, lavora. Ecco l’operosità vegetale.
Lo sforzo, la lotta, si concentrano non tanto nell’atto di generazione, ma nel processo che porta ad esso.
É il periodo di preparazione e di attesa che carica di significato ogni nascita. Sia che si tratti di una
nascita biologica, che di una nascita ideologica.
Si vuole qui ora tralasciare per un attimo questa nascita e capire ciò che la precede. Per una volta non si
sta andando verso una fine, ma si racconta cosa c’é prima di un inizio.
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La
quiescenza
del seme
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Marco Caselli
Tregua
_intorno ai corpi
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Compagnia Virgilio Sieni
Mercoledì 30 Luglio - ore 21.00 - Sala Turbina 1
Durata 60 minuti
Coreografia, regia, scene: Virgilio Sieni
Musica: Stefano Scodanibbio
Eseguita dal vivo dall’Autore al contrabbasso, tratta da Voyage That Never Ends
Prima parte Voyage Continued - Voyage Resumed, seconda parte Voyage Started
Con: Simona Bertozzi, Ramona Caia, Cristina Rizzo, Virgilio Sieni
Luci: Vincenzo Alterini e Virgilio Sieni
Tecnico di compagnia: Lorenzo Pazzagli
Organizzazione: Carlo Cuppini, Daniela Giuliano
Amministrazione: Simona Allegranti, Roberto Mansi
Produzione 2007
Teatro Comunale di Ferrara
Comune di Siena - Assessorato alla Cultura
CANGO - Cantieri Goldonetta Firenze
Compagnia Virgilio Sieni
In collaborazione con: Fondazione Musica per Roma
AMAT - Associazione Marchigiana Attività Teatrali
La compagnia è sostenuta da: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Toscana
Tutto nasce osservando la fotografia di Georges Mérillon del 29 gennaio1990 poi chiamata Veglia funebre in Kosovo. Sono donne intorno al corpo di Rosimi Elsnani. Ucciso durante una manifestazione per
l’indipendenza. Un tempo oltrepassato dalla tragedia, reso estatico dall’abbagliante bellezza dell’inquadratura; quell’attimo crea il luogo della passione: il dolore si riversa nella luce bruna, la terra comune delle
donne impregna la stanza. Che dire, ammutoliti, Tregua si definisce come un balletto contemporaneo su
quelle donne, donne che attraversano anche l’iconografia dell’arte italiana dalla nodosità trasfigurante del
Cosmè Tura ai panneggi sui corpi e dei corpi delle sculture sdraiate come La beata Ludovica Albertoni
del Bernini. Tregua segna un momento indefinito tra l’offesa dei corpi - pietosi, deposti, umiliati, velati,
rimossi, strisciati, straziati. Nel balletto tutto ritorna alla veglia, vengono continuamente richiamate quelle
figure riverse. Scorrendo con atroce dolore queste immagini della storia contemporanea viene creata
una coreografia illuminata da una dimensione corporea e figurativa che riflette il dolore e la forza, che li
comprende restituendoceli attraverso il senso della bellezza. Emerge uno spazio notturno, una camera
della passione, un sillabare dell’architettura che lascia appena intravedere l’atlante infinito dei gesti del
pathos e del dolore dei corpi sempre legati di queste Baccanti dell’oggi che guardano alla vita e alla morte
con il gusto oscillante della simmetria e del ribaltamento.
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Laura Arlotti
Sulla Conoscenza Irra
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Gruppo Nanou
Mercoledì 30 Luglio - ore 24.00 e Giovedì 31 - ore 23.00 - Sala Mezzelune
Durata 50 minuti
Produzione 2007/2008
Di e con: Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
Suono: Roberto Rettura
Cura degli spazi: Samantha Turci
Realizzato nell’ambito di Moving_Movimento, un progetto di Fabbrica Europa /
Sant’Arcangelo Festival of the Arts / Giardino Chiuso - Teatro dei Leggieri, San
Gimignano, Officina Giovani-Ex Macellai, Comune di Prato
Prodotto da: Nanou Associazione Culturale, Fondazione Pontedera Teatro - 4 Cantieri per Fabbrica Europa, L’Arboreto - Teatro Dimora di Mondaino, Velvet Factory,
Giardini Pensili, centrale FIES
Sulla Conoscenza Irrazionale dell’Oggetto è l’approdo di Tracce Verso il Nulla. Un
percorso che ha impegnato la compagnia per più di un anno sui temi quali: l’erotismo - la bestia - l’erotismo della bestialità.
Si presenta un puzzle misterioso fatto di allusioni e rimandi, universo inquietante e
labirintico. Figuri ricurvi che esplorano uno spazio a loro familiare ma ostile, forse
pericoloso. Figure bestiali, manifestazione di una visione, maschere grottesche.
Brandelli di fatti.
Questi individui sembrano vivere in una dimensione grottesca e perpetua, come
fossero a conoscenza di un segreto la cui parola d’ordine risiede in semplici occhiate
cariche di sapere o in cenni animaleschi quando imbattono lo sguardo in qualcosa
di impercettibilmente palpabile. Il tempo è una sinfonia minimale di microaccadimenti che solo un rinnovato esserci (per l’azione) riesce a manifestare.
azionale Dell’Oggetto
FIES 43
Tourniquet
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Abattoir Fermé
Giovedì 31 Luglio - ore 21.00 e Venerdì 1 Agosto - ore 22.30 - Sala
Turbina 2
Durata 75 minuti
Regia: Stef Lernous
Interpreti: Ragna Aurich, Joost Vandecasteele et Chiel van Berkel
Musiche: Kreng
Produzione: Abattoir Fermé in collaborazione con kc nOna e
Nieuwpoorttheater
Terra morta sulla quale nulla cresce. Un fondamento di carne, un
pavimento crepato con pareti infette come da malattia. La casa come
un corpo con un buco spalancato, la porta come una ferita. Gli abitanti,
che versano sangue e mantengono viva la casa, sono un mulinello.
Tourniquet (2007) suggerisce i confini di una casa e dei suoi tre
abitanti. Un viaggio attraverso rituali, trance, esorcismi, lo spettacolo
l’inquietudine al teatro cinematografico e senza testo.
Stef Lernous
Stef Lernous
Abbatoir Fermé è un collettivo teatrale che ricerca nuovi temi, nuove drammaturgie e nuove forme di teatro. In soli pochi anni hanno
sviluppato un “idioma” visivo altamente personale, un metodo teatrale,
spesso basato sulla fascinazione per l’emarginato, il sotterraneo e tutti
gli elementi devianti.
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Stef Lernous /
Linda Adami
Giovedì 31 Luglio - ore 20.30 e
24.00 e Venerdì 1 Agosto
ore 24.00 - Forgia
Durata 30 minuti
Dramaturg: Stef Lernous
Cast: Linda Adami, Stef Lernous,
Pepijn Caudron (Kreng)
Coproduzione: Abattoir Fermé /
Troubleyn/Jan Fabre
Con il contributo di:
Flemish Authorities
Metti Linda Adami, una performer e coreografa svedese (vista
recentemente come Farfalla nel
“Requiem per una Metamorfosi” di
Jan Fabre).
E metti Stef Lernous, direttore artistico della compagnia fiamminga
Abbatoir Fermé. Su proposta del laboratorio artistico Troubleyn/Jan Fabre di Anversa,
a questi due artisti è stata data
carta bianca per creare qualcosa
insieme. Niente di particolare, nello
specifico. Uno scontro diretto o un
abbraccio sincero. Per vedere cosa
potesse accadere.
“Just Linda” è il risultato: una lenta
ma breve performance, silenziosa e
tragicomica.
Un esperimento in laboratorio
- letteralmente.
46 FIES
Just L
Stef Lernous
Linda
FIES 47
48 FIES
in keen kin
Demetrio Castellucci
Dewey Dell
Dewey Dell
Venerdì 1 – ore 21.00 – e sabato 2 Agosto – ore 23.00 – Sala Turbina 1
Durata 40 minuti
Con: Eugenio Resta, Teodora Castellucci, Agata Castellucci
Ideazione, coreografia, costumi: Teodora Castellucci
Musiche originali, luci: Demetrio Castellucci
Scenografia, cura del progetto, assistenza alla produzione, luci: Eugenio Resta
Assistenza tecnica: Tiziano Ruggia
Rrealizzazione costumi: Carmen Castellucci, Daniela Fabbri, “Il Pattino”
Realizzazione parti scenografiche: Rinaldo Rinaldi
Organizzazione: Cinzia Maroni
Produzione: Dewey Dell / fies factory one
Coproduzione: centrale FIES, Festival de Marseille, UOVO performing arts festival,
Provincia Autonoma di Trento
In collaborazione con: AMAT / Civitanova Danza, Teatro Petrella di Longiano, OperaEstate Festival
Veneto, Plastikart
Progetto vincitore del Bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
“Patto Stato Regione” e del bando “Nuove Creatività” dell’Ente Teatrale Italiano.
KIN KEEN KING sono uomini vestiti da un’aggiunta.
La durata che si crea, nella sua oscillazione, rappresenta l’unica possibilità di entrata nell’ essere stesso
che si presenta.
KIN KEEN KING sono esseri “epifanici” che nascono nascosti.
Il loro stesso corpo infatti non permette di vedere delle parti, eppure, al tempo stesso, proprio grazie a
questa sottrazione formale, si genera come l’impressione di scorgere più figure insieme; un albero, per
esempio, o una macchia d’inchiostro, o un orso, un istrice.
Il movimento è l’unico modo per emergere, se non ci fosse la danza in quell’ambiente, KIN KEEN
KING sarebbero solo oggetti d’ornamento.
KIN KEEN KING vivono in quel luogo, che non è uno spazio. Ma un luogo, molto preciso.
KIN KEEN KING sono tre persone, sganciate le une dalle altre, non sono personaggi di un racconto;
qui l’unica protagonista che regna sovrana è l’oscillazione.
Da un essere all’ altro, da un luogo ad un altro; oscillazione verso un “altro” inteso come un derivato
scivoloso che mantiene in sé, come una goccia che corre in un vetro e si aggrega alla successiva, un
alone di ciò che è stato prima.
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Antonio Ottomanelli
The skinny distance/La
primo movimento
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Pathosformel
Pathosformel
Venerdì 1 Agosto – ore 20.30 – e Sabato 2 Agosto – ore 20.30 – Sala di Comando
Durata 40 minuti
Con: Daniel Blanga Gubbay, Paola Villani
e con: Danilo Morbidoni
Produzione: Pathosformel / fies factory one
Coproduzione: centrale FIES, Provincia Autonoma di Trento
Con il sostegno di: Santarcangelo Festival 2008 / 38^ edizione,
L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino
Progetto vincitore del Bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
“Patto Stato Regione” e del bando “Nuove Creatività” dell’Ente Teatrale Italiano.
Un primo quadrato appare in scena, scorrendo su un sistema di fili paralleli. Un luogo
destinato ad accogliere le forme in continuo movimento, tessere irrequiete di un mosaico senza figurazione. Avanzano sulle righe a comporre un accordo o si sfiorano al
passaggio come pezzi anonimi di un meccanismo quasi perfetto.
Il corpo ha abdicato in favore di forme pure, ha ceduto la scena ad un esercito bidimensionale di testimoni della vita quotidiana: passanti che sospendono la fretta per indugiare su uno sguardo incrociato o animali che si cercano vicendevolmente, le forme sono
catturate in un corpo a corpo senza presa.
Come tableaux vivants di piccole geometrie, i quadrati vivi attraversano così lo spazio
e si organizzano in continui tentativi destinati a sciogliersi nel movimento: una danza
senza spessore, sospesa tra il disegno astratto e la crescente familiarità verso le più comuni abitudini di questo popolo in bilico tra l’umano e il geometrico.
a più piccola distanza
FIES 51
storia contemporanea
dell’Africa Vol. III
Romeo Castellucci/Socìetas Raffaello Sanzio
Sabato 2 agosto - ore 21.00 - Sala Turbina 2
New site specific
52 FIES
FIES 53
Socìetas Raffaello Sanzio / libro
Presentazione “Itinera. Trajectoires
de la forme Tragedia Endogonidia”,
Arles, Actes Sud, 2008
E. Pitozzi, A. Sacchi
Sabato 2 Agosto – ore 19.00 – Parco
Itinera disegna una strategia d’approccio, una modalità per entrare dentro il sistema della “Tragedia
Endogonidia” composta da Romeo Castellucci e dalla Socìetas Raffaello Sanzio il cui ciclo di lavori si è
snodato nel triennio 2002-2004 coinvolgendo dieci città, in ognuna delle quali è stato rappresentato un
Episodio.
Come un piccolo teatro della memoria, Itinera affiora e si compone attraverso dettagli e vedute, luoghi
e figure e colori, associazioni ed enigmi; una maniera per indagare e ripensare l’intero ciclo alla luce di
altre e diverse sensibilità. Ciò che ne deriva è una geografia di sensazioni, spazi, visioni, forze e forme che
hanno attraversato come una corrente il processo di composizione.
Fissate nella pagina, impresse sul supporto memoriale della fotografia, le immagini di Luca Del Pia migrano dalla scena per essere consegnate a una sopravvivenza differita, ma che rischia per ciò stesso di
essere ipostatica. È per questo motivo che i curatori Enrico Pitozzi e Annalisa Sacchi non hanno voluto
comporre un’iconografia, bensì una sismografia della “Tragedia Endogonidia”, per far sorgere dalla pagina, per un attimo, la traccia reminiscente del movimento del suo corpo in fuga.
Il volume contiene, inoltre, uno scritto di Romeo Castellucci e un diagramma – realizzato da Claudia
Castellucci – che ripercorre, con rigore tassonomico, situazioni e atmosfere che hanno segnato l’intero
ciclo di lavori.
Il presente volume è stato pensato in occasione della presenza di Romeo Castellucci come “Artista Associato” della 62esima edizione del Festival D’Avignon.
Il volume è stato realizzato grazie al sostegno e al contributo di: Socìetas Raffaello Sanzio, centrale FIES,
Festival D’Avignon
Luca Del Pia
54 FIES
Cosimo Terlizzi
Inventario
Cosimo Terlizzi
Mercoledì 30 e Giovedì 31 Luglio – ore 20.00 – Galleria Trasformatori
Durata 25 minuti
Di: Cosimo Terlizzi
Performer: Damien Modolo, Manoel Morelli, Cosimo Terlizzi, Irena Radmanovic
Suono: Luca Piga
Teiera, Gabbiano, Fischietto, Gheppio, Microfono, Damien, Cucina, Gigli, Tavolo, Cellofan, Gallina,
Cassa Acustica, Cane, Irena, Timer, Anatra, Poltrona, Barbagianni, Nastro Adesivo, Formelle, Tromba
Da Stadio, Cosimo, Pattumiera, Accendigas Elettrico, Rete, Feltrino Antiscivolo, Vassoio, Luca, Esca.
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Cosimo Terlizzi:
il doppio e il
suo riflesso allo
specchio del mondo
a cura di Giacomo d’Alelio
2008 - Teresa diavolo in persona - 70x50 cm - Opera prodotta da Teresa Penazzi
L’immagine è quella di un’anziana donna,
rannicchiata su di un sofà a fiori, sulle ginocchia
un coniglio bianco. Come bianchi/argento sono
i suoi radi capelli. Sorride all’obiettivo dietro cui
si nasconde Cosimo Terlizzi, giovane artista,
fotografo, filmaker, artista di performance, classe
1973, originario di Bitonto, Puglia, ma adottato
da tempo dall’emiliana Bologna. Il titolo della
foto è “Bettina la centenaria” (2008).
Lei ci guarda da oltre i confini di quell’immagine,
come fa il coniglio, che richiama il Bianconiglio,
56 FIES
eternamente di fretta, condizionato dal tempo
che passava, dell’Alice nel paese delle meraviglie
di Lewis Carroll. A guardarlo bene, negli occhi
della fragile creatura si nasconde un mondo.
Dietro quella parvenza di quotidianità ordinaria,
familiare, rassicurante, vengono annunciate le
realtà sotterranee che contraddistinguono l’opera
di David Lynch, foriere di alterità al quotidiano
normalizzato che ci appartiene, attenti a corazzarci
per nascondere ciò che non va, o si teme che
venga a galla, soprattutto venendo ammesso
prima di tutto da noi stessi. È l’immagine simbolo
di Drodesera di quest’anno, “Noi siamo una
famiglia” l’imprimatur ideologico del festival.
Inventario il titolo della sua performance presente
alla Centrale di Fies, che sarà – come ci ha detto
in una lunga intervista fatta tra le onde sonore
del telefono – “la rappresentazione di quello che
può essere lo scatto finale della fotografia, l’attimo
prima dello scatto. Non mi ritengo un regista
teatrale, posso dirmi un artista. La dimensione
della performance è il limbo del teatro, come il
documentario lo è per il cinema”. Il doppio e il suo
riflesso stentoreo, o ultraterreno, appartengono al
mondo di Cosimo Terlizzi, che così ce ne parla.
Chi è Bettina?
Bettina è una donna che abita da sola nella
provincia di Bologna, sui suoi colli. Passa il suo
tempo leggendo ogni settimana la rivista Oggi.
Era un’allevatrice di conigli, che utilizzava sia per
le carni che per le pellicce.
Per questo nel piccolo paesino dove abita è
conosciuta come la pellicciaia. L’unico che le
faccia compagnia è il suo coniglio, bianco, fragile
come i suoi capelli bianchi. Quel coniglio è lei.
E se si guardano bene gli occhi dell’animale, lì
si troverà la chiave che aprirà il loro mondo, il
nostro mondo.
L’ho conosciuta per caso, come per caso mi capita
molto spesso di incontrare i protagonisti delle mie
foto e performance, con cui nel nostro incontro
scatta quel qualcosa, quell’alchimia che mi porta a
collaborare con loro. Bettina ha 103 anni, e questo
numero si trova già nei miei lavori precedenti. C’è
infatti una sorta di filone interno nei miei lavori,
seguendo queste indicazioni stradali.
Il 103 era infatti anche il numero della camera
d’albergo dove si trovava Giacomo Fava quando
con il fratello gemello abbiamo fatto una
performance a Torino. Si era creata quella volta
una situazione particolare. Come spesso capita
tra fratelli gemelli, è molto sottile il confine tra
l’odio e l’amore.
C’è una competizione su chi sia più perfetto
dell’altro, chi sia più forte dei due. Si feriscono
a vicenda, colpendo la stessa carne, lo stesso
corpo. Si può creare una grande tensione
determinata dalla morbosità di questa forte
unione. In quell’occasione, un forte litigio tra
Giacomo e Andrea, con Andrea che è andato via
all’improvviso lasciando Giacomo solo nella sua
stanza. L’ho visto così, fragile, che gli ho dovuto
fare una foto. Il suo titolo è “Giacomo, camera
103”.
FIES 57
è impressa nel mio sguardo, nel mio modo di
fissare la realtà una impostazione iconografica che
prende origine da lì. D’altronde la nostra società
si differenzia dalla religione e cultura islamica
per un forte utilizzo dei segni. Siamo abituati
a vedere per immagini, perché ce lo portiamo
dentro nel nostro DNA. Siamo abituati a pensare
così. E fa parte della mia spinta iniziale. Il rito è
importante, tutto quello che facevo è un rito. Per
esorcizzare la realtà.
Le tue opere sono infatti disseminate di segni,
più o meno percepibile, a seconda dell’attenzione
dello sguardo di chi guarda.
2008 - Giacomo, camera 103 - 100x70 cm
Il doppio, e lo sdoppiamento, nella sua
travisazione, della realtà, che diventa iper, sono
delle caratteristiche peculiari delle tue opere.
Sono molto legato alla dimensione del doppio.
Del resto sono del segno dei gemelli, e vivo con
Damiano. Damiano e Cosimo erano i nomi degli
Anargiri, quei medici che nell’antichità curavano
le persone senza essere pagate, e per questo erano
considerati dei Santi Medici. Ancora un caso, o
un segno, perché di caso non si può parlare fino
in fondo. E ho deciso di cogliere questa dualità,
che mi piace, mi piace seguire quello che sto
vivendo. Fa parte di un destino, che può diventare
interessante legato a una ricerca. Infatti se io sto
con questa persona, che incontro, nasce qualcosa
di necessariamente e imprescindibilmente diverso
nelle sue possibilità.
Percepisco ogni cosa come un segno. Credo che
tutto quello che è immaginabile sia possibile.
E in questo il mio lavoro ha gli strumenti per
parlarne di più. Mi sento un po’ come un maestro
d’orchestra. E la presunzione dell’artista è proprio
avere la presunzione della possibilità di creare.
Sono presuntuoso, ma anche umile, perché, come
puoi sentire, quando lo dico me ne vergogno
(n.d.i.: infatti mentre lo dice ride, di se stesso, ma
anche con chi lo ascolta, creando complicità).
Hai qualcosa di importante da dire. Devi seguirla,
fare un percorso all’interno di essa. Mi fido di
questi segni che mi portano da un’altra parte, che
non saprò mai qual è. Cogliamo cose parziali, che
La dimensione del Sacro è un altro degli
elementi che hanno caratterizzato, e forse
contraddistinguono ancora la tua produzione
più recente.
Vengo dalla cattolica Puglia. Non sono cattolico,
ma sono cresciuto con i miei genitori che lo
sono, e che mi portavano alle processioni. E si
58 FIES
2007 - Damien in ascensione - 100x70 cm
fanno parte di un universo ancora da conoscere
fino in fondo. E io immagino pensando a un altro
mondo.
Ancora conferma il nostro essere immagini allo
specchio deformato e controllato della nostra
realtà parziale la tua opera “Teresa diavolo in
persona” (2008).
Teresa è un’anziana donna di Milano, una donna
ricca, potente, a livello economico, e colta.
Ha un grandissimo archivio di foto, di grande
qualità, per sistemare le quali mi ha chiamato.
Un giorno le ho chiesto se potevo farle un ritratto
fotografico. E l’ho fissata così, allo specchio,
l’immagine riflessa che se guardi bene capisci
che non è naturale, c’è una contorsione di lato.
Mi interessava avere un secondo livello, creato
da dei giochi visivi. L’ho intitolata come la
chiamava – così mi ha lei raccontato - da piccola
un tedesco che frequentava la sua casa. Era una
bambina dispettosa, terribile. Al collo ha 3 visoni,
animali morti. L’ho ritratta come gli artisti del
seicento/settecento facevano coi loro mecenati,
come faceva il Bronzino. Nella contorsione, nel
poter controllare la sua immagine riflessa anche
in parti di sé altresì non controllabili, sta tutto il
potere della vanità che diventa vanteria, il potere
di volere. E gli animali morti, che caratterizzano
con la loro presenza altre mie opere, indicano la
morte che ci circonda, e il potere dell’uomo che
schiaccia l’animale, la Natura del suo Mondo
nella sua verità.
È una sensazione di morte che infatti pervade
dalle tue opere.
Il nostro sacro nasce dalla morte. La nostra
iconografia vive di questa sensazione. Nasciamo
del resto da un atto di sangue, nel dolore della
nascita. Per fortuna è stata introdotta la figura di
Cristo, che ha salvato la Bibbia, che in sé non è
granché come opera letteraria. L’oro stesso che si
utilizza nella nostra iconografia sacra richiama,
nel suo elevarsi all’alto, ambizione di morte. Ma la
Morte deve essere vista, vissuta come la Murgia,
quella parte arida, piena di pietra e sterpaglie, che
appartiene alla mia terra. È vissuta da tutti in modo
negativa, preferendo non parlarne, non capendo
che da quelle erbacce può e deve rinascere la vita.
Per questo ho dedicato un trittico alla Murgia. Per
questo desidero sfatare il senso lugubre della morte,
e farne riscoprire l’importanza, la sua necessità. Ci
fanno crescere fin da piccoli avendone paura, ma
così si crea solo altra paura e frustrazione. Abituarsi
all’idea della morte è anche una salvezza.
2008 - Il leone custode del pozzo - 35x50 cm
FIES 59
Lounge
Gli spazi della Centrale si arricchiscono di nuovi elementi:
il Parco è in continua mutazione pronto a sorprendere
di anno in anno il nostro pubblico e i nuovi ospiti.
Quest’anno lo abbiamo riempito di colori.
Nuove soluzioni per i momenti Food e Relax,
ma anche inaspettati luoghi di interazione e riflessione ludica.
Un nuovo Spazio di Relaxione con le BRAINSTORMING,
dai colori squillanti dei party casalinghi anni 50.
La Lounge Zone ospita sei tra le migliori osterie trentine e tre cuochi free
lance, per gustare ancora di più le sere d’estate.
Per chi fosse alla ricerca di sapori Fluo, stimolato dai colori della notte,
troverà soddisfazione al punto Cocktail Analcolici.
Poi, per chi ama esplorare, luci e immagini dalle tinte più forti, nel Twin
Cinema, spazio riservato al limitare del bosco.
minove per Fies
e
OUR NIGHTS
ARE MORE BEAUTIFUL
THAN YOUR DAYS
Zone
Tutte le sere
Crepe’s Mama - tel. 347-5934251
25 e 26 luglio
La biocucina di Claretta Moscon
27 luglio
Osteria Fior di Roccia - Lon di Vezzano (TN) - tel. 0461-864029
28 luglio
Ristorante Castel Toblino - Sarche (TN) - tel. 0461-864036
29 luglio
Al Forte Alto, Nago (TN) - tel. 0464-505566, vini della Cantina Grigoletti
30 luglio
Piccolo Principe Suite Hotel - Lagolo di Calavino (TN) - tel. 0461-564250
31 luglio
Osteria dal Lorenzin - S.Massenza - Vezzano (TN) - tel. 0461-340029
1 agosto
Hosteria Toblino – Sarche (TN) - tel. 0461- 564168
2 agosto
Cucina senegalese di Alioune Samba
our nights
are more beautIful
than your days
Ricciardone
Dellapiana
Concerto in una bolla
Venerdì 25 Luglio – ore 23.00 - Parco
“II funambolo agisce come un necromante che, in piena coscienza, evoca gli spettri che lo minacciano”.
Warburg
Sergio Ricciardone (membro dei progetti artistici Drama Society, Xplosiva) e Paolo Dellapiana (fisarmonica e sezione elettronica dei Larsen, noto anche come MannYPol), proporranno in anteprima per il
festival Drodesera un concerto di musiche elettroniche iperrealiste (due laptop) con influenze elettroacustiche e classiche (fisarmonica) fino ad arrivare a territori pop astratti. Composizioni e improvvisazioni semiestatiche e funamboliche, sospese tra sogno e irrequietezza, come in stato di Dormi-Veglia,
nate originariamente nei suggestivi spazi postindustriali dei Docks Dora di Torino, tra l’estate del 2007
e l’estate 2008.
www.larsen.to.it www.myspace.com/dramasociety
62 FIES
our nights
are more beautIful
than your days
Attention One
Sabato 26 Luglio - Parco
Ambigua rappresentante delle
forme meno compromesse di
quello che viene definito “electroclash” più estremo, che altro non
è che il possente e gioioso spirito
punk applicato all’elettronica del
tempo presente. Suona e realizza i
suoi set tra installazioni artistiche
d’avanguardia, centri sociali e club
alla page della riviera.
Attention One è una selezione
musicale che ripercorre tutto la sua
evoluzione musicale da dj: dagli
anni ottanta, novanta, alle forme
più recenti di musica elettronica.
www.myspace.com/trinitydjsimo
Trinity
FIES 63
Barokthegreat
our nights
are more beautIful
than your days
Domenica 27 luglio
Parco
Il Grande Barok si lancia
alla conquista della notte.
Alla consolle due skater
amanti del rock’n’roll manipolano suoni solidi e
beat d’ogni epoca. Senza
limiti di genere il flusso
incandescente diretto da
Leila Gharib, frontwoman dei Bikini the Cat e
El Kodo, chitarrista dei
Nexus, è ideato solo per
la gioia del ballo.
www.barokthegreat.com
64 FIES
Mirto Baliani
our nights
are more beautIful
than your days
Lunedì 28 luglio - Parco
Mirto Baliani nasce a Roma nel 1977. A 9 anni comincia lo studio del pianoforte da privatista che proseguirà
a Parma fino ai 16 anni con il compositore Alessandro
Nidi, nel frattempo comincia lo studio della batteria e
alcune percussioni africane.
Dal ‘96 comincia a occuparsi di musiche per il teatro,
negli anni seguenti fino ad oggi crea e compone in diversi campi non smettendo di sperimentare nuove e
possibili commistioni tra musiche e arti visive, danza,
performance, installazioni sonore, video art.
Dal 2001 comincia la collaborazione con il gruppo
Fanny & Alexander per cui crea musiche e ambienti
sonori per gli spettacoli Ardis I (2003), Ardis II (2004),
Promenada (2006), Heliogabalus (2006), Strepito
(2007), Kansas (2008), Emerald City (2008).
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our nights
are more beautIful
than your days
Elfo dj
Martedì 29 luglio - Parco
Dj trentino con un back ground estremamente rock, dopo il suo
primo viaggio a Londra nel ‘96 si avvicina alla musica elettronica virando quasi subito su sonorità berlinesi riconducibili ai
padri fondatori Kraftwerk fino ad esempio alla più moderna
casa discografica tedesca bpitchcontrol maestosamente guidata
dalla dj producer Ellen Allien. Distante fisicamente, ma vicinissimo ai gusti dei clubs, Elfo, sempre al passo coi tempi e attento
alle ultimissime produzioni mondiali, seleziona musica mixando sonorità elektro a pezzi morbidi, micro, minimal, house
classici di Chicago o magari anche jazz provenienti dalla patria
dei motori e dell’ormai datata, ma pur sempre di riferimento,
techno di Detroit, creando uno stile personale di ambientazione
non per forza legati al dance floor. Nella regione ha iniziato le
sue esibizioni all’ormai solo ricordata Città Futura, all’Angi pub
e bar Paradiso di quegli anni, presenziato ad eventi promossi
dalla Galleria Civica come il Prince Alberts Pub o la premiazione delle pagine bianche 2006, festa di fine festival della lettura
Riva del Garda, l’aperitivo elettronico al Vintage winebar, serate
al Soultrain, il venerdì del Caribe club, la domenica del Simposio, le partecipazioni alla lounge factory del Drodesera Festival,
palco consolle Mesiano 2007, Linking c/o Caffè Le Arti MART
Rovereto. I locali trentini lo hanno visto proporre i propri set da
ormai alcuni tempi percependo una notevole adattabilità all’ambiente e maturità tecnica stilistica durante gli anni, arrivando a
farsi apprezzare anche da un pubblico distante da determinate
sonorità. Fuori regione ha potuto esibirsi all’Interzona di Verona, Arancia Meccanica e i free party dell’Emo di Padova, Dylan
di Brescia, Castel Firmiano Bolzano... attualmente impegnato
col progetto Minimalhouseclub.
www.myspace.com/elfodj
66 FIES
In a manner of speaking (NNW)
Mercoledì 30 luglio - Parco
Un’applicazione di Pietro Babina - Teatrino Clandestino
our nights
are more beautIful
than your days
Pietro Babina
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our nights
are more beautIful
than your days
Homework
Trifo vs Pocosapiens live
Maccheroni Elettronici
Giovedì 31 luglio - Parco
Apes on Tapes live
Venerdì 1 agosto - Parco
“Homework FIESta”
Micamat+Visionaire & Hilbert K A/V live
Max_P dj set
Minidischi dj set
Sabato 2 agosto - Parco
Homework lab installazione visiva
Da giovedì 31 luglio a sabato 2 agosto
Homework nasce a Bologna nel 2003.
Un gruppo di giovani artisti decide di unire le proprie forze e
passioni per realizzare un progetto dedicato alla creazione e
produzione di arti digitali audio-visive, basato sul concetto do it
yourself, ovvero sulle possibilità di autoproduzione indipendente.
Dalla sua nascita ad oggi, Homework ha proposto e sviluppato una
serie considerevole di progetti e iniziative (Homework Festival,
Homework Records Netlabel, Homework Lab, ecc), non solo volte
all’intrattenimento, ma allo stesso tempo mirate a realizzare un
percorso di sensibilizzazione e confronto sulla cultura digitale.
A Drodesera invaderanno il parco che ospita le loro performance
con suggestioni ed emozioni al confine fra naturale e digitale.
www.homeworkrecords.net
www.homeworkfestival.net
Associazione Culturale per le Arti Elettroniche
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Alessio Cavallucci
Black Fanfare
our nights
are more beautIful
than your days
Cabla dg. Casta
Venerdì 1 agosto - Parco
Demetrio Castellucci è nato nel 1989 a Cesena. Dal 2004 ha iniziato a creare e a curare il tessuto sonoro
dei Balli della Stoa di Cesena, scuola di movimento e pensiero di cui fa anche parte, progetto che lo ha
portato ad elaborare un vero e proprio dialogo con il gesto coreografico, in cui suono e movimento sono
adagiati l’un l’altro sullo stesso terreno. Ha fatto parte del gruppo Icon Icon, progetto di elettronica melodica e vocale con Michele Bruzzi. Ha composto le musiche degli spettacoli “A’ elle vide” (presentato in
diversi festival italiani e vincitore del premio speciale GD’A 06/07) e “Kin Keen King” di Teodora Castellucci_Dewey Dell. Alla fine del 2007 comincia la sua collaborazione a “Muta/rat-tat-tat”, performance di
Davide Savorani. Nel 2008 ha creato la colonna sonora del cortometraggio animato “Imago” di Beatrice
Pucci. Continuando un percorso solista con lo pseudonimo Black Fanfare, già dai primi concerti (con
Eugenio “Warrior” Resta “Drena Blanda” alla chitarra/tastiere/violoncello) si è avvicinato a una materia
melodica di sfondi caldi e voci, che trovano il loro slancio nel ritmo e nella vibrazione.
www.myspace.com/blackfanfare
FIES 69
Because art is made of the same material as the social exchanges...
un progetto site specific di Elisa Fontana
in collaborazione con Carla Esperanza Tommasini e ospiti a sorpresa
collaborazioni 2008: Crushsite, Homework, Hybrids Wamp, minove
Dal 25 Luglio al 2 Agosto – Parco – ore 18
Brainstorming è un progetto che si interroga sul linguaggio della fruizione. Uno spazio dotato di installazioni audio, congegni meccanici e ambienti fantasiosi, creato per offrire un interstizio sociale e
relazionale, morbidamente intellettuale, all’interno di un festival di teatro. Brainstorming vuole sovvertire ironicamente, spingere gli individui a interagire al di fuori di leggi e regole prestabilite, proponendo
nuove e possibili istruzioni per l’uso al fine di scambiare opinioni, pareri, esperienze sulle tematiche
legate all’ arte dal vivo.
Brainstorming non intende dare giudizi di valore, non è sua intenzione fare sondaggi, non prende decisioni in merito alla qualità dei lavori. Si offre al pubblico come bacino raccoglitore, stimolatore di
discussioni, catalogatore, editore di materiali per la libera consultazione e luogo di decompressione postshow.
Uno spazio adrenalinicamente e schizofrenicamente sospeso fra creazione e fruizione, fortemente
dipendente dalla partecipazione del pubblico e dotato di un certo grado di casualità. Un esperimento in
evoluzione, una sorta di spaccatura che apre il varco a infinite discussioni.
brainstormingartproject.blogspot.com
70 FIES
VENERDÌ 25 LUGLIO - Ore 17.00 – Sala Turbina 1
Teatro Valdoca
presentazione del libro e film “Paesaggio con fratello rotto”, Luca Sossella Editore, 2008
Intervengono Piergiorgio Giacché, Cesare Ronconi, Mariangela Gualtieri
Saranno presenti alcuni interpreti della Trilogia (Marianna Andrigo, Leonardo Delogu,
Simona Diacci, Dario Giovannini, Gaetano Liberti, Muna Mussie, Vincenzo Schino)
DOMENICA 27 LUGLIO - Ore 17.00 Parco
Fanny & Alexander
Incontro “Museo Kansas”
Intervengono Antonella Sbrilli, Chiara Lagani, Luigi De Angelis
VENERDÌ 1 AGOSTO - Ore 17.00 – Parco
Teatrino Clandestino
presentazione libro “Teatrino Clandestino: Progetto Milgram” a cura di Adriano
Zamperini, Liguori, Napoli, 2008
Intervengono Pietro Babina, Fiorenza Menni, Adriano Zamperini, Chiara Lagani,
Jonny Costantino, Simona Lembi Assessora alla Cultura e alla Pari Opportunità
della Provincia di Bologna
SABATO 2 AGOSTO - Ore 19.00 – Parco
Socìetas Raffaello Sanzio
presentazione libro “Itinera. Trajectoires de la forme Tragedia Endogonidia”, a cura
di Annalisa Sacchi, Enrico Pitozzi, Arles, Actes Sud, 2008
Intervengono Claudia Castellucci, Romeo Castellucci, Enrico Pitozzi, Annalisa
Sacchi.
Durante gli incontri sarà possibile degustare importanti vini di cantine locali,
offerti dalle aziende produttrici:
Azienda Agricola Cesconi, Azienda Agricola Casimiro Poli, Azienda Agricola
Francesco Poli, Azienda Agricola Giovanni Poli.
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Teatro Valdoca / film / libro
Paesaggio con fratello rotto
Trilogia: Fango che diventa luce - Canto di ferro - A chi esita
Venerdì 25 Luglio - Ore 17.00 Sala Turbina 1
Durata 135 minuti
Regia e luci: Cesare Ronconi
Testo: Mariangela Gualtieri
Traduzione francese: Jean-Paul Manganaro
Traduzione inglese: David Verzoni
Con: Marianna Andrigo, Vanessa Bissiri, Silvia Calderoni, Leonardo Delogu, Elisabetta Ferrari, Dario
Giovannini, Gaetano Liberti, Muna Mussie, Vincenzo Schino, Florent Vaudatin
Ricerca musicale e musiche dal vivo: Dario Giovannini
Campionamenti Aidoru: Paolo Aralla
Ricerca e struttura del suono: Luca Fusconi
Scene: Stefano Cortesi
Riproduzioni pittoriche e fondali: Luciana Ronconi
Costumi, parrucche, teste degli animali: Patrizia Izzo
Aiuto regia per Canto di ferro: Vincenzo Schino
Assistenti alla regia per Canto di ferro: Chiara Pirri
Macchinisti: Stefano Cortesi, Federico Lepri
Aiuto tecnico luci: Gabriele Clementi
Sculture in legno: Florent Vaudatin
Ceramiche: Officina Vasi Cesena
Fotografo di scena: Paolo Rolando Guerzoni
Consulenza amministrativa: CRONOPIOS
Organizzazione: Morena Cecchetti, Emanuela Dallagiovanna, Roberta Magnani
Trilogia in dvd
Regia video: Cesare Ronconi
Scrittura video e montaggio: Simona Diacci
Suono dal vivo e montaggio audio: Luca Fusconi
Operatori video: Valerio Barbati, Simona Diacci
Lino Greco backstage: Grazia Morace
Ciak: Anna Pirri
Post-produzione: P-BART.COM
Segretaria di produzione: Mariaconcetta Mercuri
Produzione Teatrale
Fango che diventa luce
Teatro Valdoca in collaborazione con: Teatro Bonci di Cesena e drodesera > centrale FIES
Prima assoluta: drodesera > centrale FIES, 27 luglio 2004 Canto di ferro
Teatro Valdoca in collaborazione con: Teatro Bonci di Cesena e drodesera > centrale FIES
Prima assoluta: drodesera > centrale FIES, 22 luglio 2005 A chi esita
Teatro Valdoca in collaborazione con: Teatro Bonci di Cesena e drodesera > centrale FIES
Prima assoluta: Modena, Vie Scena Contemporanea Festival, 28 ottobre 2005
L’intera TRILOGIA ha debuttato in prima assoluta a Modena, Vie Scena Contemporanea Festival, 28
ottobre 2005
72 FIES
Produzione Video
Teatro Valdoca in collaborazione con: ESTERNI-Festival Internazionale della Creazione Contemporanea
Comune di Terni - Mediateca Comunale
contributo all’intera TRILOGIA di: Ministero per i Beni e le attività culturali, Regione Emilia Romagna,
Provincia Forlì-Cesena
Paesaggio con fratello rotto è nato nella ospitale e a noi molto cara Centrale di Fies.
Grazie di cuore a Simona Diacci e anche a Antonio Audino, Maurizio Bertoni, Roberto Biatel, Barbara
Boninsegna, Alberto Bordignon, Emanuela Dallagiovanna, Milo De Angelis, Marco De Marinis, Rodolfo
Di Giammarco, Piergiorgio Giacchè, Maria Grazia Gregori, Rolando Paolo Guerzoni, Franco Loi, Jean-Paul
Manganaro, Gianni Manzella, Massimo Marino, Luigi Martinucci, Emilio Mazzoli, Sabrina Mezzaqui, Antonio
Moresco, Tommaso Ottonieri, Alfredo Pirri, Oliviero Ponte di Pino, Paolo Ruffini, Dino Sommadossi, Elena
Stancanelli, Ferdinando Taviani, Emanuele Trevi, Valentina Valentini e David Verzoni.
Paolo Rolando Guerzoni
Paesaggio con fratello rotto ci è caro come pochi altri nostri spettacoli.
E’ nato dopo due anni di scuola europea, è sostenuto da dieci giovani interpreti che in gran parte
sono cresciuti con noi, fonde potenziandoli i due cosmi di cui Cesare Ronconi ed io siamo gli strani
e irriducibili testimoni, condensa e chiude una fase del nostro lavoro e della nostra vita. E lo fa in un
modo che ci vede entusiasti. Entusiasta, grato e commosso è stato anche il pubblico che ha riempito i
pochi teatri italiani in cui è stato rappresentato. La pavidità, la decrepitezza e l’indifferenza del circuito
teatrale attuale, hanno decretato una morte precoce per questa trilogia che non girerà più, anche se, oltre
al pubblico, c’è stato pieno sostegno anche da parte della critica. E’ doloroso sospendere quest’opera
che ha in sé una forza dinamitarda, una ebbrezza ed una libertà rare, che è stata così salutare per gli
spettatori, e, lo crediamo, per il segreto tenersi vivo del teatro e dell’arte. Da tutto questo è nata in noi la
volontà e l’energia di diffondere questo Paesaggio in altra forma, pur nella salvaguardia della forza delle
sue immagini e del suo grido. Abbiamo così realizzato un film in dvd, il più vicino possibile alla versione
teatrale ed un libro che lo accompagna in cui sono raccolti i testi in tre lingue e alcuni brevi pensieri di
testimoni che abbiamo sentito vicini.
M.G
FIES 73
Teatrino Clandestino / mediometraggio
Mesmer Vacuum
Venerdì 1 agosto - Ore 18.00 - Galleria Trasformatori
Durata 52 minuti
Sceneggiatura e regia: Pietro Babina
Produzione: Fiorenza Menni
Cast: Fiorenza Menni (Brigit), Pietro Babina (Blù), Silvia Calderoni (Lilion), Massimiliano Martines
(Pavel), Andrea Mochi Sismondi (Felix), Laura Pizzirani (Ragazza Felix), Francesco Michele Laterza
(Sperimentatore corpo), Andrea Alessandro La Bozzetta (Sperimentatore voce), Dino Sommadossi
(Insegnante esperimento corpo), Paolo Carbone (Insegnante esperimento voce), Matteo Antonucci
(Allievo esperimento corpo), Andrea Mochi Sismondi (Allievo esperimento voce), Pietro Pilla (Adriano
Zamperini voce)
Per la prima volta sullo schermo: Marco Mochi Sismondi
Fotografia: Pietro Babina e Marco Grassivaro
Operatore: Marco Grassivaro
Montaggio: Mattia Petullà
Costumi: Fiorenza Menni
Musiche originali e suoni: Pietro Babina
Fotografa sul set: Claudia Marini
Promozione: Giorgia Mis
Amministrazione: Elisa Marchese
Responsabile di produzione per centrale FIES: Cinzia Maroni
Segretaria di edizione: Sandra Emma
Responsabile tecnico: Luca Kappa Karpati
Aiuto Regia: Francesco Michele Laterza
Assistente operatore: Gemis Luciani
Assistenti alla produzione: Matteo Antonucci, Andrea Monsorno
Squadra tecnica: Siani Bruchi, Norman Metz, Lucia Vittoria Sabba
Responsabile tecnico in sede: Giovanni Brunetto
Catering: Alvise Predieri
Assistente al catering: Nadia Candela
Gli abiti della spedizione sono stati gentilmente offerti da: Moncler
Sonorizzazione: Studio Arkì
Musiche: Preludio di “Das Rheingold”, tratto dalla tetralogia “Der Ring des Nibelungen”
di Richard Wagner
Si ringraziano: Barbara Boninsegna, Pierpaolo Busi, Enel, Fabrizio Ferrini, Fabrizio Grifasi per
Romaeuropa Festival, Dino Sommadossi, Adriano Zamperini
In coproduzione con: centrale FIES
e con il contributo di: Provincia di Bologna – Assessorato alla Cultura
Teatrino Clandestino è sostenuto da: Ministero per i beni e le attività culturali – Direzione generale
per lo spettacolo dal vivo, regione Emilia Romagna – Assessorato alla Cultura, Provincia di Bologna
- Assessorato alla Cultura, Comune di Bologna – Assessorato alla Cultura, Teatro Comunale “Alfredo
Testoni” di Casalecchio di Reno, Emilia Romagna Teatro Fondazione
Mesmer Vacuum è un mediometraggio prodotto da Teatrino Clandestino, Provincia di Bologna
Assessorato alla Cultura e centrale FIES.
74 FIES
Cos’è più interessante, raccontare la trama o le intenzioni, i perché di un film? Vediamo se in queste
poche righe si riescono a fare ambedue le cose anche perché queste due curiosità non sono disgiunte tra
loro. La trama: un gruppo di archeologi specializzati nel ritrovamento di giacimenti emotivi suppone di
averne individuato uno e parte in spedizione per verificare se i loro dati corrispondono a realtà. Si tratta
del giacimento Milgram dal nome dello psicologo sociale americano che fece i famosi esperimenti sull’
obbedienza all’ autorità. Trovato l’ingresso alla grotta che nasconderebbe questo giacimento, Brigit, l’
archeologa sensitiva del gruppo, si cala nella grotta dove troverà ciò che cercava, ma in quelle profondità
si perderà per sempre.
Gli esperimenti di Milgram hanno guidato il nostro percorso per ben tre anni e questo medio metraggio
conclude questa lunga avventura. Il legame tra l’avventura narrata e quella vissuta è molto forte,
ovviamente quella narrata del film traspone tutto su un piano fantastico rendendo tutto più irreale,
avventuroso e meno intellettuale; in fondo è questo il senso di fare questo film per noi, raccontare
qualcosa che abbiamo vissuto sui libri nei nostri pensieri, con i nostri sentimenti e poi con il nostro
teatro. A modo suo questo film racconta una storia vera, la nostra, con le sue difficoltà, le sue passioni, i
suoi idealismi e le persone che ne fanno parte.
Abbiamo sentito la necessità che tutto questo trovasse un suo magazzino del tempo, che non andasse
tutto perduto e come narrato nel film abbiamo cercato di creare un giacimento Milgram, chissà se un
giorno finirà nelle viscere della terra.
Claudia Marini
FIES 75
10 •18 OTTOBRE 2008
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Tel. 0039 0461 564168
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Passeggiate guidate
nella natura di Dro
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80 FIES
Fies
DRODESERA
Noi siamo una famiglia
C/o Centro Culturale di Dro
Via C. Battisti, 14 - 38074 Dro (TN)
Tel. 0464/504700 - Fax 0464/504733
www.drodesera.it
Informazioni: [email protected]
Prenotazioni: [email protected]
Ingresso spettacoli 10 €
L’ingresso agli incontri, alle proiezioni e a tutti i dj set è gratuito
Ricciardone Dellapiana “Concerto in una bolla”: Ingresso gratuito
Teatro Valdoca “A memoria dunque, a memoria ci siamo tutti”, Francesca Grilli “La terza
conversazione”, Cosimo Terlizzi “Inventario”: Ingresso gratuito – prenotazione obbligatoria
Prenotazione obbligatoria per Fanny & Alexander “East”, Santa Sangre “Concerto per voce e musiche
sintetiche” primo studio, Francesca Grilli “La seconda conversazione”, Manah Depauw & Bernard Van
Eeghem “How Do You Like My Landscape”, Plumes dans la tête “La quiescenza del seme”, Teatrino
Clandestino “Candide”, Sonia Brunelli “A NNN A”, Gruppo Nanou “Sulla Conoscenza Irrazionale
dell’Oggetto”, Linda Adami / Stef Lernous “Just Linda”, Pathosformel “The skinny distance / La più
piccola distanza” primo movimento.
Presso gli uffici del festival e alle biglietterie all’ingresso della Centrale è in vendita la Gavial Card a 20 €,
che dà diritto alla riduzione del 50% sul costo del biglietto
È consigliata la prenotazione a tutti gli spettacoli: Tel. 0464 504700 - [email protected]
L’ufficio prenotazioni è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00.
Il servizio prenotazioni è gratuito. I biglietti prenotati devono essere ritirati entro 30 minuti
dall’inizio dello spettacolo presso le biglietterie della Centrale.
Dopo questo orario i biglietti non ritirati saranno messi in vendita.
Per centrale Fies bus gratuito obbligatorio
Non è permesso raggiungere la Centrale di Fies con mezzi privati.
Invitiamo il gentile pubblico ad utilizzare il bus navetta messo a disposizione gratuitamente dal Festival
Il servizio sarà attivo tutte le sere dalle ore 18.00 alle 3.00 con orario continuato partendo dalla piazza di Dro.
Eventuali variazioni saranno tempestivamente comunicate sul sito www.drodesera.it
FIES 81
VENERDÌ 25 LUGLIO
Ore 17.00 – Sala Turbina 1
Teatro Valdoca presentazione libro e film “Paesaggio con fratello rotto”
Ingresso gratuito
Ore 21.00 – Turbina 2
Vincenzo Schino / Officina Valdoca “Voilà”
Ore 22.30, 22.50, 23.10, 23.30, 23.50, 00.10 – Sala
Mezzelune
Teatro Valdoca “A memoria dunque, a memoria
ci siamo tutti” - Site specific
Ingresso gratuito - prenotazione obbligatoria
Ore 23.00 - Parco
Ricciardone Dellapiana “Concerto in una bolla”
Ingresso gratuito
SABATO 26 LUGLIO
Ore 19.00 - Forgia
Fanny & Alexander “East”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
Ore 21.00 – Turbina 1
Fanny & Alexander “HIM if the wizard is a
wizard you will see…”
Ore 22.30, 22.45 e 00.30 - Foyer
Francesca Grilli “La terza conversazione”
Ingresso gratuito - prenotazione obbligatoria
Ore 23.00 - Turbina 2
Vincenzo Schino / Officina Valdoca “Voilà”
Ore 24.00 – Sala Comando
Santa Sangre “Concerto per voce e musiche
sintetiche” primo studio
Prenotazione obbligatoria
A seguire nel parco
dj set by Trinity “Attention One”
DOMENICA 27 LUGLIO
Ore 17.00 - Parco
Fanny & Alexander e Antonella Sbrilli
Incontro “Museo Kansas”
Ore 19.00 - Forgia
Fanny & Alexander “East”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
Ore 19.00 – Bosco località Lago Bagatoli
Francesca Grilli “La seconda conversazione”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
Ore 20.00 e 23.00 – Sala Mezzelune
Manah Depauw & Bernard Van Eeghem
“How Do You Like My Landscape”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
82 FIES
Ore 21.00 – Turbina 1
Fanny & Alexander “Kansas”
Ore 22.30 – Sala Comando
Santa Sangre “Concerto per voce e musiche
sintetiche” primo studio
Prenotazione obbligatoria
A seguire nel parco
dj set by BAROKTHEGREAT
LUNEDÌ 28 LUGLIO
Ore 19.00 - Forgia
Fanny & Alexander “East”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
Ore 19.00 – Bosco località Lago Bagatoli
Francesca Grilli “La seconda conversazione”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
Ore 20.00 e 24.00 – Sala Mezzelune
Manah Depauw & Bernard Van Eeghem “How
Do You Like My Landscape”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
Ore 21.00 – Turbina 2
Teatro Sotterraneo “La Cosa 1”
Ore 22.30 – Turbina 1
Fanny & Alexander “Kansas”
A seguire nel parco
dj set by Mirto Baliani
MARTEDÌ 29 LUGLIO
Ore 20.00 - Forgia
Plumes dans la tête “La quiescenza del seme”
Prenotazione obbligatoria
Ore 21.00 – Turbina 2
Babilonia Teatri “made in italy”
Ore 22.30 – Cortile Forgia
Teatrino Clandestino “Candide”
Prenotazione obbligatoria
Ore 24.00 – Sala Comando
Sonia Brunelli “A NNN A”
Prenotazione obbligatoria
A seguire nel parco
dj set by Elfo
MERCOLEDÌ 30 LUGLIO
Ore 20.00 – Galleria Trasformatori
Cosimo Terlizzi “Inventario”
Site specific
Ingresso gratuito - prenotazione obbligatoria
Ore 21.00 – Turbina 2
Compagnia Virgilio Sieni “Tregua”
Ore 22.30 – Cortile Forgia
Teatrino Clandestino “Candide”
Prenotazione obbligatoria
Ore 24.00 – Sala Mezzelune
Gruppo Nanou “Sulla Conoscenza Irrazionale
dell’Oggetto”
Prenotazione obbligatoria
Ore 24.00 - Forgia
Plumes dans la tête “La quiescenza del seme”
Prenotazione obbligatoria
A seguire nel parco
dj set by Pietro Babina
“in a manner of speaking (NNW)”
GIOVEDÌ 31 LUGLIO
Ore 20.00 – Galleria Trasformatori
Cosimo Terlizzi “Inventario”
Site specific
Ingresso gratuito - prenotazione obbligatoria
Ore 20.30 e 24.00 - Forgia
Linda Adami / Stef Lernous “Just Linda”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
Ore 21.00 – Turbina 2
Abattoir fermé “Tourniquet”
Prima Nazionale
Ore 23.00 - Sala Mezzelune
Gruppo Nanou “Sulla Conoscenza Irrazionale
dell’Oggetto”
Prenotazione obbligatoria
A seguire nel parco
dj set by Homework, Trifo vs Pocosapiens live,
Maccheroni Elettronici
VENERDÌ 1 AGOSTO
Ore 17.00 – Parco / Galleria Trasformatori
Teatrino Clandestino presentazione libro “Progetto Milgram” di Adriano Zamperini e
proiezione mediometraggio “Mesmer-Vacuum”
Ingresso gratuito
Ore 20.30 - Sala Comando
Pathosformel “The skinny distance / La più piccola distanza” primo movimento
Prenotazione obbligatoria
Ore 21.00 – Turbina 1
Dewey Dell “KIN KEEN KING”
Ore 22.00 – Turbina 2
Abattoir fermé “Tourniquet”
Prima Nazionale
Ore 24.00 - Forgia
Linda Adami / Stef Lernous “Just Linda”
Prima Nazionale
Prenotazione obbligatoria
A seguire nel parco
dj set by Homework Apes on Tapes live,
guest dj Black Fanfare - Cabla dg. Casta
SABATO 2 AGOSTO
Ore 19.00 – Parco
Socìetas Raffaello Sanzio presentazione libro
“Itinera. Trajectoires de la forme Tragedia Endogonidia”, E. Pitozzi, A. Sacchi
Ingresso gratuito
Ore 20.30 – Sala Comando
Pathosformel “The skinny distance / La più piccola distanza” primo movimento
Prenotazione obbligatoria
Ore 21.00 – Turbina 2
Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio
“Storia contemporanea dell’Africa vol. III”
Site specific
Ore 23.00 – Turbina 1
Dewey Dell “KIN KEEN KING”
A seguire nel parco
Homework FIESta!
dj set by Micamat + Visionaire & Hilbert K
A/V live, _Max-P , Minidischi dj set
Dal 25 luglio al 2 agosto tutte le sere al Parco
Brainstorming
Camera di Decompressione per Spettatori
un progetto site specific di Elisa Fontana
in collaborazione con
Carla Esperanza Tommasini e ospiti a sorpresa
Theatermutter dalle 21.00 alle 22.30
Martina Benoni
Per i bimbi dai 3 anni: Animazione,
giochi e piccolo teatro degli oggetti
Servizio gratuito
Per Centrale Fies bus gratuito obbligatorio con
partenza dalla piazza di Dro dalle 18.00 alle 3.00
L’ingresso agli spettacoli è di 10 Euro
Gavialcard 20 Euro:
riduzione del 50% sul costo del biglietto
L’ingresso al parco, agli incontri, alle proiezioni e
a tutti i dj set è gratuito
Si consiglia la prenotazione a tutti gli spettacoli
Info e prenotazioni
Tel +39 0464 504700 - Fax +39 0464 504733
[email protected]
Eventuali variazioni saranno tempestivamente
comunicate sul sito www.drodesera.it
FIES 83
Fies
DRODESERA
Noi siamo una famiglia
DIREZIONE: Dino Sommadossi
PROGETTO ARTISTICO: Barbara Boninsegna
RESPONSABILE ORGANIZZAZIONE: Anna Chiara Boninsegna
ORGANIZZAZIONE: Sandra Emma, Elisa Ferrari, Gemis Luciani, Giacomo Neri, Fabio Tomaselli
RESPONSABILE AMMINISTRAZIONE: Chiara Fava
AMMINISTRAZIONE: Valentina Allievi
RESPONSABILE SEGRETERIA: Cinzia Maroni
SEGRETERIA: Nicoletta Balestrieri, Laura Marinelli, Micol Tonetta
RESPONSABILE IMMAGINE, COMUNICAZIONE E STAMPA: Virginia Sommadossi
UFFICIO STAMPA: Matteo Torterolo
RESPONSABILE SERVIZI TECNICI: Francesco Pozzi
CAPO ELETTRICISTA: Fabio Sajiz
ELETTRICISTI: Fabio Bozzetta, Davide Cavandoli, Marcello Lumaca, Andrea Violato
MACCHINISTI: Li Giada Abbiati, Susanna Alessandroni, Davide Babolin, Danilo Dell’Oca, Marco Filetti,
Gianluca Garau, Luca Karpati, Annarita Strisciuglio
FONICA: Chiara Losi
RESPONSABILE PALCOSCENICO: Cristina Lutterotti
ASSISTENZA PALCOSCENICO: Matteo Cretti, Fabrizio Giummarra
FOTO: Laura Arlotti, Paolo Rapalino
VIDEO: Simona Diacci, Lino Greco
WEBMASTER: crushsite.it
ALLESTIMENTI LOUNGE ZONE: minove
RESPONSABILE BIGLIETTERIE: Elena Pellegrini
BIGLIETTERIE: Luisa Benuzzi, Valeria Bonisegna, Arianna Karpati, Micòl Marchi, Cristian Santoni
SERVIZI AGLI SPETTACOLI: Daniele Battaglia, Francesca Fadda, Andrea Leoni, Marco Loni,
Rolando Lutterotti, Rocco Meloni, Sergio Andrea Posenato, Martina Ranedda,
Giacomo Sega, Franco Tavernini
PERCORSI ENERGETICI: Alberto Sommadossi
LOUNGE ZONE: Martina Benoni, Paola Bertol, Giovanna Comai, Manuela Comai, Francesco Foletti, Petra
Godina, Patrizia Lever, Camilla Matteotti, Giada Pozzani, Elvira Reitano, Roberto Segreti
REDAZIONE e PROGETTO GRAFICO RIVISTA: Roberto Biatel, Manuel Galas, Laura Marinelli,
Cinzia Maroni, Virginia Sommadossi
testi: Elisabeth Annable, Giacomo d’Alelio, Lorenzo Donati, Eleonora Odorizzi,
Virginia Sommadossi, Cristina Ventrucci
84 FIES
Si ringraziano: CANGO-Cantieri Goldonetta, Cantiere Comunale Dro,
Centro Audiovisivi PAT, Alfonso Dalla Torre,Sergio Dellanna, ERT Emilia Romagna Teatri,
Pierpaolo Ferlaino , Fanny & Alexander, Istituto Superiore Don Milani – F. Depero,
Maneggio Corradi Giuliano, Olimpia Red,
Servizio Cultura Dro e Drena, Servizio Tecnico Comune di Arco, Socìetas Raffaello Sanzio,
Teatrino Clandestino, Teatro delle Briciole
Provincia Autonoma
di Trento
Regione Autonoma
Trentino Alto Adige-Südtirol
MINISTERO PER I BENI
E LE ATTIVITÀ CULTURALI
Associazione Fies Project
Servizio Conservazione
della Natura e Valorizzazione
Ambientale/P.A.T.

L’erba del vicino
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Foto di copertina Cosimo Terlizzi • Stampa Grafica 5 - Arco
Comune
di Dro
86 FIES

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