Energy News del 20 settembre 2013 Audizioni Autorità

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Energy News del 20 settembre 2013 Audizioni Autorità
Energy News del 20 settembre 2013
Audizioni Autorità: "tutela" ma non solo"
Nella seconda giornata le associazioni in passerella. Proposta provocatoria: "Prezzo unico per MWh" per aiutare
la scelta dei consumatori ............................................................................................................................................ 8
Credito, operatori in sofferenza
A chi abbia seguito il 17 e 18 le audizioni annuali dell'Autorità difficilmente sarà sfuggita una cosa: mai come
quest'anno i temi finanziari e del credito hanno avuto una simile centralità negli interventi delle imprese ............ 9
Intervista a Dario Di Santo, direttore generale Fire
Qual è il suo parere sulla proposta del ministro Zanonato di spalmare gli incentivi per le energie rinnovabili in un
arco di tempo maggiore, così da ridurre gli oneri di sistema nella componente A3 della bolletta?........................ 10
“Destinazione Italia”, ok dal Cdm
Nuove misure anche su Green Economy, bonifiche, produzione di idrocarburi. Invariata la parte su elettricità, gas
e carburanti............................................................................................................................................................... 10
Le clessidre del cantiere Letta
Colpisce la voglia di fare del premier a confronto delle "minacce" quotidiane di crisi ............................................ 11
Ddl Comunitaria, novità su impianti “ghost” e gasolio
Ok Cdm al testo che tende a sanare le procedure aperte con Bruxelles. Più poteri all’Autorità per monitoraggio
mercati ingrosso ....................................................................................................................................................... 11
Delega fiscale: rivedere accise elettricità
La commissione Finanze della Camera approva emendamento del Governo. Capezzone: Ddl in aula lunedì ........ 12
Ipex, la crisi ha cambiato i consumatori
Anche nel residenziale sta emergendo una nuova attenzione ai costi. Da riconsiderare il rapporto tra Pil e
domanda elettrica..................................................................................................................................................... 12
Sicilia, prezzo fuori mercato
Terminano nel 2013 gli impegni assunti da Enel. E dopo? ....................................................................................... 13
Elettrodotto, la reazione di Terna «Bisogna svecchiare questa rete»
Approvata la delibera della maggioranza che impone a Terna di fermarsi con tracciato basso: ovvero quello che
da Andreane passa il Piave e si ferma a Levego, escludendo categoricamente l'innalzamento di pilastri sul Colle 14
«L’elettrodotto non passerà sul Nevegal»
Il consiglio comunale (contrario il Movimento 5 stelle) ha ribadito la sua opposizione, ma non sono mancate le
polemiche ................................................................................................................................................................. 15
Futuri elettrici italiani in Germania
Dal 1° ottobre Eex offrirà prodotti finanziari mensili, trimestrali e annuali ............................................................. 15
Per le tariffe gas nuovo calo del 2%
Prezzi agganciati al mercato spot ............................................................................................................................. 16
La bolletta del gas sarà più bassa del 2%
Una buona notizia sul fronte delle tariffe, che una volta tanto calano invece di salire ........................................... 16
Come richiedere il bonus gas: condizioni e importi fissati dall'Aeeg
Le famiglie in difficoltà possono richiedere il bonus gas per pagare meno la fornitura di energia. Ecco i requisiti
stabiliti dall'Aeeg per ottenerlo ................................................................................................................................ 17
Altroconsumo, 3 fornitori per il gruppo d'acquisto elettricità e gas
Il risparmio medio verrà comunicato nei prossimi giorni ......................................................................................... 17
Retail gas: multa Antitrust da 100mila € a Enel
In esito a un'istruttoria avviata su segnalazione del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) in merito ai possibili
profili di ingannevolezza della pubblicità inerente l'offerta “tutto compreso gas taglia S 15 € al mese”, l'Antitrust
ha sanzionato per 100.000 € Enel Energia ................................................................................................................ 18
L’Enel «prenota» il gas azero
Siglata l’intesa con Shah Deniz. Anche Hera tra gli acquirenti ................................................................................. 18
Gasdotto Tap, firmati i contratti di fornitura
Con Enel, Shell, Hera, E.ON, Gas Natural, GdfSuez, Axpo, Bulgargaz e Depa. Valore 200 m.di $ ............................ 19
Enel ed Hera commercializzeranno gas da Azerbaigian
«Questo accordo rappresenta un importante passo in avanti nella nostra strategia di diversificazione delle fonti
di gas» ....................................................................................................................................................................... 20
Azerbaijan gas decision to disappoint Brussels
Shah Deniz fails to relieve eastern Europe ............................................................................................................... 20
L’Italia hub del gas naturale
Se il traffico marittimo nel Mediterraneo fosse operato solo da navi alimentate a Gnl, il risparmio sarebbe di 10,8
miliardi di euro grazie all’abbattimento delle emissioni. Lo calcola Ecba Project .................................................... 21
Gnl, Mise: terminal essenziali per lo sviluppo dei porti
Per agganciare il “treno” dello sviluppo del Gnl nei trasporti, marittimi e non solo, è necessario farsi trovare
preparati con un sistema di infrastrutture adeguato, rigassificatori in primis ......................................................... 22
Italgas chiede 300 milioni alla Bei
La sussidiaria di Snam ha in cantiere interventi di ammodernamento delle infrastrutture per la distribuzione di
metano nel Centrosud Italia. Obiettivo: ottenere prestiti agevolati per 500 milioni ............................................... 22
Indagine su Saipem
La Procura accelera ................................................................................................................................................... 23
Saipem, indagine su vendita 2,3% capitale prima profit warning gennaio
La procura di Milano ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con le ipotesi di reato di insider trading e
aggiotaggio per la vendita del 2,3% del capitale di Saipem prima del profit warning dello scorso gennaio ........... 23
Saipem, la procura avvia l’inchiesta
2
La Procura di Milano apre un fascicolo contro ignoti. Sotto la lente la vendita del pacchetto del 2,3% alla vigilia
del profit warning ..................................................................................................................................................... 24
Saipem indagata per insider trading e aggiotaggio
Il giorno prima del profit warning un maxi-collocamento di azioni ha bruciato 4,7 miliardi di capitalizzazione ..... 24
Saipem, Procura Milano apre fascicolo per insider trading e aggiotaggio
Investigatori della Guardia di Finanza di Milano al lavoro sulla maxi vendita di azioni effettuata proprio il giorno
prima dell'allarme utili lanciato dalla società del gruppo Eni il 29 gennaio scorso che aveva affondato il titolo in
Borsa ......................................................................................................................................................................... 25
Il Regno Unito si affida disperatamente allo shale gas
Per rispettare i traguardi sulle emissioni, il Regno Unito si sta affidando con riluttanza al fracking di shale gas.... 25
Gaz de schiste : débattre certes, mais débattre de quoi?
« Il n'existe pas aujourd'hui d'alternative à la fracturation hydraulique »............................................................... 26
E la Ge Oil&Gas scelse il fiorentino (di quarant'anni)
Un talento fiorentino alla guida della Ge Oil&Gas ................................................................................................... 27
Simonelli presidente di Ge Oil&Gas
Per la prima volta a capo di Ge Oil&Gas, sede al Pignone, arriva un italiano, per di più fiorentino e quarantenne28
Multiutility di luce e gas per l’Italia centrale
La newco tra Estra (Toscana) e Multiservizi (Marche) sarà operativa anche in Umbria e Abruzzo ......................... 28
Comune, fallisce la “dieta” da mezzo milione sulle bollette
L’amministrazione non riesce ad apportare la riduzione sui costi delle utenze. L’assessore Martino: "Ci vuole una
strategia più efficace" ............................................................................................................................................... 29
Nuevas empresas en el ránking de la producción eléctrica
Durante años, el sector eléctrico ha permanecido casi inamovible en cuanto a cuotas de producción y mercado29
Endesa recupera el podio eléctrico frente a Iberdrola
El grupo suizo Axpo se convierte en la cuarta empresa del mercado de producción de luz, tras Gas Natural
Fenosa, y por delante de EDP ................................................................................................................................... 29
La demanda eléctrica de las empresas encadena 21 meses de caídas
La demanda eléctrica de los grandes consumidores de luz, incluidas empresas del ámbito industrial y de los
servicios, sufrió una caída del 2,8% en agosto en tasa interanual, según el Índice Red Eléctrica (IRE), elaborado
por REE ...................................................................................................................................................................... 30
Enel al bivio sudamericano
Tra la fine del 2013 e il 2014 una decisione sul riacquisto delle minoranze possedute da Enersis ......................... 30
Utility: fiducia dei consumatori in picchiata
Al livello piu' basso degli ultimi 4 anni. Occorre "essere piu' vicini alle esigenze dei clienti". E in Italia … .............. 31
German energy transition caught in subsidies' trap
German households face steeply rising electricity bills, companies threaten to move abroad, engineers raise the
specter of blackouts. A reform of Germany’s green energy revolution must top the new government's agenda . 32
Germania, al voto senza energia
3
Imbarazzo di Cdu e Spd sui temi energetico-ambientali .......................................................................................... 33
"Schnell 100 Prozent Erneuerbare!" - "Das ist der Morgenthauplan im Quadrat!"
Der eine gibt Vollgas, der andere bremst: In Sachen Energiewende gibt es kaum erbittertere Widersacher als
Juwi-Chef Matthias Willenbacher und RWE-Innogy-Aufseher Fritz Vahrenholt ...................................................... 34
Fukushima: les négligences de Tepco révélées
Tepco a sciemment ignoré la question des eaux contaminées ................................................................................ 34
Las eléctricas ganan la batalla para no pagar parte del impuesto nuclear
El impuesto grava el combustible nuclear gastado. Su liquidación se produce cuando las barras se sacan del
reactor. Solo se pagará desde enero y beneficia a todo el parque .......................................................................... 34
Tirreno Power, presto i primi indagati
La centrale: nel mirino le emissioni dei gruppi a carbone ........................................................................................ 35
Industria, patronal y sindicatos llegan a un acuerdo sobre el 'Plan del Carbón'
Habrá prejubilaciones a los 54 años ......................................................................................................................... 36
El carbón supondrá el 7,5% de la energía española hasta el 2018
Industria, patronal y sindicatos llegan a un acuerdo sobre el 'plan carbón' que incluye medidas de reactivación y
prejubilaciones a los 54 ............................................................................................................................................ 37
Economia, il futuro è verde ma il presente ancora "brown"
Per rilanciare la green economy servono regole nuove: tasse sull'energia, niente sussidi fossili, più investimenti
nonostante l'austerità............................................................................................................................................... 38
Halfway to climate change catastrophe: Total amount of carbon burnt since the industrial revolution must not
exceed one trillion tonnes, say scientists
Experts have calculated that about 570bn tonnes, or 57 per cent, has been burnt in the past three centuries meaning the tipping point on carbon emissions is now only 30 years away ........................................................... 38
He called climate change ‘crap’ – now Australia’s new Prime Minister abolishes watchdog
Eminent scientist is sacked as Tony Abbott fulfils election pledge to streamline bureaucracy ............................... 39
«Réduire la consommation d'énergie de 50% d'ici 2050»
François Hollande entouré du premier ministre Jean-Marc Ayrault et du ministre de l'Ecologie, Philippe Martin 39
Hollande annonce une TVA sur la rénovation énergétique des logements réduite à 5% en 2014
Le chef de l’Etat a ouvert la deuxième conférence environnementale du quinquennat. Il veut «réduire de 50%
notre consommation d’énergie finale à l’horizon 2050?». Les temps forts de son discours ................................... 40
Transition écologique : Hollande se concentre sur les économies d’énergie
Le chef de l’Etat a annoncé en ouverture de la conférence environnementale de nouveaux objectifs chiffrés pour
réduire la facture énergétique. Mais il n’a pas dévoilé le mécanisme de financement de la future taxe carbone . 41
Hollande veut une taxe carbone "juste, efficace, et juridiquement incontestable"
Le président François Hollande a déclaré vendredi souhaiter que la taxe carbone soit "juste, efficace et
juridiquement incontestable", insistant sur l'importance de "préserver" le pouvoir d'achat des ménages ........... 42
Pétrole, gaz, charbon : objectif - 30%
François Hollande souhaite diminuer de 30% la consommation des énergies fossiles en 2030 ............................. 43
4
Il faut promouvoir d’autres énergies que l’électricité
La France a amorcé un processus de transition vers un modèle énergétique plus respectueux des ressources
naturelles et du climat .............................................................................................................................................. 43
Chicago, "gogna pubblica" per promuovere l'efficienza
Chicago vuole tagliare del 30% i consumi della città e per farlo gioca la carta della pubblica gogna ...................... 44
British Gas, 600 m.ni £ per gli smart meter britannici
Accordo con Landis+Gyr per 16 m.ni di contatori .................................................................................................... 44
TEE, la verità sulla scheda standard 40E
Una grande opportunità per accorciare i tempi, oppure…....................................................................................... 45
Batterie, in arrivo 13 MW “power” da Terna
In via di assegnazione la gara da 10 MW litio e 3 MW zebra (con l'italiana Fiamm e GE). Poi bando da 3 MW con
altra tecnologia ......................................................................................................................................................... 45
FV con batterie, il futuro è nell'industria-commercio
Ihs: il settore trainerà lo sviluppo con 2,6 GW al 2017............................................................................................. 45
Fv, Gse: se installi l'accumulo, niente incentivi
"Non è consentita alcuna variazione di configurazione impiantistica che possa modificare i flussi dell'energia
prodotta e immessa in rete dal medesimo impianto, come ad esempio la ricarica dei sistemi di accumulo tramite
l'energia elettrica prelevata dalla rete" .................................................................................................................... 46
Chiarimenti sul taglio alle energie rinnovabili
I commenti ricevuti sono tanti, vari ed anche assai interessanti ............................................................................. 46
Ci metto le esternalità e le rinnovabili costano già meno delle fossili
Se produrre elettricità da carbone al momento costa meno che ottenerla da fonti rinnovabili è solo perché le
esternalità negative vengono scaricate sulla collettività .......................................................................................... 47
RWE to reduce dividend amid renewables boom
Utility sends out bearish signal for conventional power groups .............................................................................. 49
RWE will offenbar 3000 Stellen abbauen
Der Energiekonzern RWE verschärft nach Medieninformationen sein Sparprogramm: 3000 Stellen sollen
weichen. Betroffen ist offenbar die Kraftwerkssparte ............................................................................................. 49
Mafia, al 're' dell'eolico sequestrati altri 3,5 mln
Nuova confisca per il trapanese Vito Nicastri: «Vicino ai boss» ............................................................................... 49
True Energy Wind chiede la pre-ammissione all’Aim
«Con la quotazione puntiamo a raccogliere capitale per 20 milioni di euro, utili a finanziare nuovi investimenti
nel Mezzogiorno d’Italia» ......................................................................................................................................... 50
Energia pulita, affari sporchi
Giro da 300 milioni: 11 arresti. Società con sede in Lussemburgo truffava nel Brindisino. Sequestrati 27 impianti
fotovoltaici, De Masi tra gli indagati ......................................................................................................................... 50
Truffa sul fotovoltaico da 300 milioni. Pioggia di sigilli: 12 arresti, 24 indagati
5
La procura di Brindisi fa luce su una gigantesca operazione che avrebbe portato a lucrare 303 milioni di contributi
pubblici: 27 impianti finiscono sotto sequestro ....................................................................................................... 51
Lobby del fotovoltaico in Puglia: stroncato un affare illecito da 300 milioni
In una maxi operazione della Guardia di finanza sono stati sequestrati 27 parchi fotovoltaici su un territorio di
120 ettari. Undici fermi, 24 persone sotto inchiesta, accusati anche dell'associazione per delinquere. Otto società
in un sistema di scatole cinesi hanno cerato di intascare illegalmente gli incentivi pubblici................................... 52
Brindisi, La lobby del fotovoltaico
Polizia svela rete di illeciti ......................................................................................................................................... 52
I magistrati devono andare avanti ma io difendo l'energia del sole
I magistrati facciano quello che devono fare per «raschiare lo sporco», perché «le inchieste penali a questo
servono». Ma poi «difendiamo quello che di pulito resta» ..................................................................................... 53
Bloccato affare da 300 milioni
Hanno fruttato 7 milioni di euro e il titolo a beneficiare di altri 300 milioni di euro in incentivi statali i 27 parchi
fotovoltaici sottoposti a sequestro e disconnessi nell’ambito di una maxi operazione della guardia di finanza, del
nucleo operativo ecologico dei carabinieri e del corpo forestale ............................................................................ 54
Fotovoltaico, l'ira di Vendola. "Siano puliti anche produttori"
Il Presidente della Regione Puglia commenta la maxi-operazione della procura di Brindisi: "Sul settore lo Stato
non si è mostrato adeguato, ma le indagini servono a pulire lo sporco per difendere ciò che di pulito resta" ...... 54
Vendola: è stato difficile creare regole
«Per noi è stata una lotta spasmodica quella per ottenere dai Comuni le informazioni utili a costruire una
anagrafe degli impianti. Anche qui abbiamo avuto molti ostacoli, proprio perchè le regole potevano essere
facilmente aggirate con autorizzazioni che procedevano per frammenti di territorio, con imprese che giocavano a
cumulare megawatt su megawatt» .......................................................................................................................... 55
Il business s'è mangiato 400 ettari
Dall'entusiasmo delle amministrazioni locali ai sequestri il passo è stato fin troppo breve, lo spazio di poco più di
due anni .................................................................................................................................................................... 55
Fotovoltaico in leasing, il modello californiano
Due terzi degli impianti residenziali installati negli ultimi due anni in California non sono di proprietà di chi abita
la casa. Contratti di leasing e PPA, sempre più diffusi nel FV residenziale, garantiscono vantaggi a entrambe le
parti. Alla generazione distribuita possono partecipare anche le utility, andando a produrre direttamente a casa
dell'utente ................................................................................................................................................................. 56
Alstom entra nell'energia marina scozzese
Firmato l'accordo con ScottishPower Renewables per fornire quattro turbine all'impianto "Sound of Islay" che
produrrà elettricità dalle maree ............................................................................................................................... 57
Auto elettriche, le ricariche si faranno anche nei distributori di carburanti
La Regione vuole realizzare una rete integrata, chiesti i fondi al governo ............................................................... 58
La voiture électrique la plus puissante du monde est...monégasque
6
Depuis plusieurs années, le constructeur automobile Venturi est spécialisé dans les voitures électriques à haute
performance. ............................................................................................................................................................ 58
Quand l’Etat français subventionne les voitures électriques en Norvège
Un concessionnaire norvégien a profité du bonus versé par l’Etat français pour le véhicule propre. .................... 59
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Audizioni Autorità: "tutela" ma non solo"
Nella seconda giornata le associazioni in passerella. Proposta provocatoria: "Prezzo unico per MWh"
per aiutare la scelta dei consumatori
Uno dei temi emersi nella prima giornata delle audizioni annuali dell'Autorità per l'Energia dal lato fornitore, diventa
anche il leit motiv degli interventi delle associazioni di consumatori che sono stati al centro del confronto conclusivo di
ieri: l'esigenza di rivedere il rapporto fornitore-distributore e la necessaria responsabilizzazione di quest'ultimo.
E' quanto emerge dagli interventi dell'Unc, Altroconsumo, Codici, Adoc, Cittadinanza Attiva, Movimento Consumatori e
Movimento Difesa del Cittadino che richiamano l'attenzione, appunto, sul crescente contenzioso tra clienti finali e
fornitori spesso causato dai ritardi nelle letture da parte dei distributori e dai conseguenti conguagli insostenibili in un
momento di crisi economica.
Il tema della crisi emerge anche nelle istanze di revisione del bonus energia, di cui si sono fatte portatrici Adiconsum e
Unc, auspicando un'estensione del campo di applicazione del bonus e una semplificazione delle procedure per l'accesso
allo stesso.
Grande attenzione poi sugli esiti dell'Indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas resi noti quest'estate
dall'Autorità che portano le associazioni di consumatori a riflettere sulla importanza del regime di tutela e la necessità di
mantenerlo in uno scenario di scarsa capacitazione del cliente finale.
Altroconsumo, con proposta audace, ipotizza l'introduzione di un prezzo unico per MWh (inclusivo di tutte le
componenti della tariffa) al fine di agevolare la comparazione tra offerte commerciali. Aiget pur prendendo atto dei
risultati dell'Indagine conoscitiva ha invece dichiarato il proprio favor per il superamento del regime di tutela.
La crisi del sistema e del termoelettrico preoccupa poi anche le associazioni sindacali (Uil, Uigl) che evidenziano come i
costi dell'energia incidano sulla "salute" delle imprese italiane e quindi sui posti di lavoro.
Il tema del costo dell'energia per le imprese è stato sollevato anche da Confindustria che ha ribadito come la diffusione
delle fonti energetiche rinnovabili abbia portato allo spiazzamento del termoelettrico, all'incremento dei costi di
bilanciamento e della componente "A3" e, conseguentemente, ad un rischio di aumento eccessivo del prezzo
dell'energia elettrica che diventa sempre più critico per le imprese.
Sul tema degli incentivi alle rinnovabili, Legambiente ha levato un monito sulla necessità di scelte politiche e regolatorie
che non limitino gli investimenti nel settore delle fonti energetiche rinnovabili.
L'intervento di Eni, decontestualizzato per ragioni organizzative, si è soffermato sugli importanti sviluppi regolatori a
livello europeo auspicando una rapida implementazione in Italia del Codice di Rete europeo sul bilanciamento che
dovrebbe consentire un maggior grado di liquidità e pertanto una maggiore sicurezza del mercato italiano del gas. Sul
versante interno l'attenzione di Eni viene posta sulla necessità di rivedere la regolazione tariffaria della logistica
introducendo un principio di compartecipazione delle imprese di trasporto al mancato utilizzo delle infrastrutture anche
esistenti.
Sul versante gas, Confindustria ha evidenziato la necessità di maggiori investimenti nell'interconnessione fisica con altri
paesi europei e il completamento dell'interconnessione commerciale con specifici accordi. Tra i vari auspici, quello di
pervenire ad un'armonizzazione delle tariffe di transito con gli altri regolatori europei e una riflessione sugli extra costi
di trasporto del gas che gravano sui clienti industriali allacciati alle reti di distribuzione cittadine.
L'intervento di Tap ha puntualizzato il peso dell'incertezza normativa, tipico del nostro paese, sugli investimenti
infrastrutturali.
Il Comitato di Consultazione per l'Attività di Rigassificazione ha auspicato una revisione delle regole sulla
programmazione delle navi (risalenti ad un'epoca in cui non esisteva il gas spot) che impongono tempistiche di
preavviso non efficienti per l'ingresso delle stesse in Italia. Si poi posta l'attenzione sulla delibera 297/2012/R/gas che
prevede per le importazioni via rigassifcatore un costo di prenotazione della capacità di trasporto che chi importa via
gasdotto non ha.
Infine, l'intervento di I-Com, watchdog dei regolatori, invita una riflessione ai rischi insiti nella tendenza, tipica dei
periodi di crisi, a voler cambiare in modo radicale il quadro normativo e regolatorio o, comunque, a non lasciar lavorare
il mercato. Il riferimento è, inter alia, ai possibili effetti collaterali di provvedimenti come il "taglia bollette" che rischiano
di creare l'illusione di una riduzione di costi che si traduce, invece, in una mera posticipazione del pagamento a
generazioni future.
Rosaria Arancio - QE, 19-09-13
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Credito, operatori in sofferenza
A chi abbia seguito il 17 e 18 le audizioni annuali dell'Autorità difficilmente sarà sfuggita una cosa:
mai come quest'anno i temi finanziari e del credito hanno avuto una simile centralità negli interventi
delle imprese
Un nodo con molte facce ma che testimonia una volta di più, se ce ne fosse bisogno, come l'energia soffra degli stessi
problemi che affliggono tutto il mondo delle imprese: difficoltà a ottenere prestiti e fidejussioni, minore solvibilità dei
clienti e morosità montante, riflessi a loro volta delle difficoltà della clientela in tempo di crisi.
I temi in gran parte non sono nuovi. Quel che colpisce però è come, negli ultimi anni dallo scoppio della crisi finanziaria,
sembrino aver risalito la scala delle priorità e delle urgenze che gli operatori ritengono di dover segnalare al regolatore.
C'è naturalmente il quadro complessivo, con le imprese italiane che risentono dei downgrade del Paese da parte delle
agenzie di rating, ha ricordato Hera nella sua audizione. Un problema che riguarda non solo i grandi operatori – l'elevato
rendimento del bond ibrido Enel è giusto nelle cronache di questi giorni – ma anche medi e piccoli. Con le crescenti
difficoltà a reperire risorse che intersecano, complicandoli, i già molti nodi del sistema.
La Staffetta ne ha parlato di recente a proposito dei rivenditori di prodotti petroliferi: le società assicurative, cui le
compagnie petrolifere loro fornitrici si rivolgono per coprirsi dai rischi controparte, stanno via via restringendo i criteri di
solvibilità degli operatori extra rete. Un fenomeno che mette il mercato davanti a strettoie sempre più anguste: limitare
i volumi scambiati in proporzione agli affidamenti; coprire le differenze con garanzie bancarie (dalla padella nella brace
col credit crunch attuale) o chiedere pagamenti cash. Nessuna opzione come si vede è ottimale e tutte evidenziano una
crescete difficoltà a stare sul mercato.
Un concetto, purtroppo, altrettanto valido per i settori elettrico e gas, come è emerso anche alle audizioni. Dove il tema
della morosità ha assunto quest'anno i toni dell'emergenza.
C'è, ad esempio, l'allarme sul servizio elettrico di maggior tutela. In passato piccola-grande roccaforte per operatori
storici come Enel o Acea, “oggi la maggior tutela perde denari per varie ragioni, principalmente la copertura di crediti
non esigibili”, nota il direttore Regolazione Enel, Mori. La multiutility romana rincara la dose: “il servizio è in crescente
disequilibrio economico e ci ha portato a un intervento di ricapitalizzazione per far fronte alle perdite accumulate” (circa
43 mln nel 2012, ndr). Da qui la proposta di rivederne il disegno.
Ma la questione incrocia naturalmente anche gli investimenti in infrastrutture. Hera ad esempio richiama i nodi
morosità e credit crunch al momento di affrontare il tema tariffe di distribuzione gas. Evidenziando che la loro riduzione
proposta dall'Aeeg – che come segnalato ha messo in subbuglio il settore– rischia, incidendo sui flussi finanziari, di
frenare gli investimenti. O ancora Acea, che segnala i problemi della “crescita dei crediti, aumento del circolante e
quindi dell'indebitamento: non vogliamo investire in circolante ma in infrastrutture”.
Ci sono poi i venditori all'ingrosso. Per i quali il ruolo di “esattore” per una serie di oneri per loro passanti - come la
tassazione, gli oneri di trasmissione, distribuzione e di sistema - è diventato ormai insopportabile. Tanto da portare la
questione perfino in tribunale.
Tre essenzialmente i fattori critici: la già citata crescita della morosità dei clienti (in questo caso società di vendita retail
o grandi consumatori), l'aumento esponenziale degli oneri di sistema legati agli incentivi alle rinnovabili e la difficoltà
crescente a ottenere fidejussioni dalle banche. Il risultato è quello che in audizione il presidente di Aiget Governatori ha
chiamato l'“effetto sandwich”: il grossista deve corrispondere puntualmente gli oneri anche quando il cliente lo paga
con ritardo (o non lo paga), pena l'escussione di fidejussioni, che la legge lo obbliga a prestare per operare sul mercato.
Il tutto con una differenziazione penalizzante sui tempi: “i venditori incassano a 60 giorni mentre pagano a 30 giorni ai
distributori, che a loro volta pagano la Cassa Conguaglio a 60 giorni. E' giusto che operatori del mercato libero ‘finanzino'
soggetti regolati?”, si è domandata Sorgenia, che chiede di riallineare i tempi. Ma anche con oneri finanziari crescenti:
con il boom dell'A3, infatti, “prestiamo garanzie per 150 €/MWh a fronte di un costo della materia prima di 75 € e ci
troviamo a recuperare a distanza anni oneri di cui non abbiamo responsabilità”, ha notato Energrid. Che come Axpo
chiede di corresponsabilizzare i distributori o di remunerare il servizio di esazione. Mentre di recente un socio di Aiget
ha addirittura chiesto a un tribunale di quantificare il valore economico del servizio per poterlo imputare alla
distributrice.
Come si vede ancora prima delle questioni di merito, la sofferenza finanziaria delle imprese alimenta i contenziosi e le
tensioni tra i diversi anelli della filiera. Come testimoniano anche le polemiche tra retailer e associazioni di consumatori
sulla banca dati dei clienti morosi.
Il tema dovrebbe essere il punto di partenza per ogni policy maker. Peccato che troppo spesso le risposte siano assenti –
si noti ad esempio la scarsa attenzione al credito nel “Destinazione Italia” – o inadeguate.
Gionata Picchio - Staffetta Quotidiana, 20-09-13
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Intervista a Dario Di Santo, direttore generale Fire
Qual è il suo parere sulla proposta del ministro Zanonato di spalmare gli incentivi per le energie
rinnovabili in un arco di tempo maggiore, così da ridurre gl i oneri di sistema nella componente A3
della bolletta?
Ritengo che in questo momento il Paese non abbia bisogno di palliativi, e gli sconti in bolletta sono concettualmente
palliativi, in quanto non vanno a risolvere il problema strutturale del costo dell’energia in Italia ma introducono
semplicemente una lieve riduzione dei costi che, tra l’altro va anche dimostrata, perché, oggi come oggi, tutti si
preoccupano dei cosiddetti oneri di sistema ma nessuno parla di altre voci come gli oneri di dispacciamento, che sono
raddoppiati negli ultimi sei mesi a 10 euro al megawatt/ora. Se uno, per risparmiare 7 euro sui 37 al megawatt/ora di
oneri di sistema, finisce per caricarne altrettanti su un’altra voce, significa che toccava pensare qualcosa di meglio per
risolvere questo problema.Cosa ne pensa invece dell’idea di una cartolarizzazione degli incentivi?
L’idea delle obbligazioni non è malvagia ma le useremmo per costituire un fondo di garanzia per l’efficienza energetica,
piuttosto che per una dilazione dei costi. Se l’efficienza è stata dichiarata la prima priorità della Strategia Energetica
Nazionale, i finanziamenti tramite terzi dovrebbero essere considerati fondamentali, sia per la pubblica amministrazione
che per i settori residenziale e terziario. Perché l’efficienza energetica attecchisca, occorre che le banche vi vogliano
investire e, se si aspetta che lo facciano in un ‘ottica di mercato, ci vorranno anni. Per questo un fondo di garanzia
sarebbe più utile, da questo punto di vista, rispetto a uno sconto sugli oneri di sistema. Il risultato non andrebbe a
investire un numero di clienti uguale e non sarebbe nemmeno altrettanto immediato ma avrebbe il vantaggio di
promuovere lo sviluppo della filiera e di risolvere il problema a monte, perché, a prescindere dal costo, si consumerebbe
meno. Secondo noi, la proposta potrebbe essere rimodulata in questi termini; la nostra paura è che si carichino di
ulteriori oneri gli utenti finali per dare una piccola boccata d’ossigeno iniziale.
Altre associazioni di settore hanno reagito alla proposta di Zanonato paventando un effetto negativo sugli investimenti.
Condivide questi timori?
Li condividiamo, più che altro, per una pura logica di mercato. Credo sia chiaro che ci siano state scelte legislative folli in
passato sugli incentivi alle rinnovabili, in particolare per quanto riguarda il fotovoltaico, scelte che hanno avuto come
effetto una crescita degli oneri disastrosa. Ma, con la robin tax che è già piuttosto pesante, se un investitore ha sfruttato
un incentivo a valore di mercato e se lo vede togliere, si crea un problema di credibilità che può scoraggiare gli
investimenti anche in altri settori.
Francesco Russo - AGI Energia, 20-09-13
“Destinazione Italia”, ok dal Cdm
Nuove misure anche su Green Economy, bonifiche , produzione di idrocarburi. Invariata la parte su
elettricità, gas e carburanti
"Destinazione Italia", il progetto del Governo per attirare gli investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese
italiane, ha ricevuto giovedì il via libera dal Cdm. Molte però sono le modifiche rispetto al testo entrato e le misure sono
passate da 36 a 50. Le 50 misure - spiega il Governo in una nota - mettono insieme strumenti attuabili immediatamente
e altri che necessitano di veicoli normativi. Per fornire un cronoprogramma il piano assegna a ciascun provvedimento
una delle “tre clessidre”: subito (una clessidra), entro la fine dell'anno (due clessidre), tempi più lunghi (tre clessidre).
Per quel che interessa il settore dell'energia è stata introdotta una parte dedicata alla green economy: la misura 42
(“Investire nell'efficienza energetica”, due clessidre) prevede: il rafforzamento del meccanismo dei Certificati Bianchi,
l'estensione nel tempo di detrazioni fiscali, l'introduzione di incentivazione diretta per gli interventi della pubblica
amministrazione, il rafforzamento di standard minimi e normative pro efficientamento. La misura 43 (“Attrarre
investimenti nei settori green”, due clessidre) parla di energie rinnovabili e sottolinea come sia “fondamentale che si
ricavi un dividendo positivo dallo sviluppo internazionale di queste tecnologie, puntando su competenze distintive in
ambiti come lo sviluppo di progetti complessi nel fotovoltaico, le smart grid o il solare a concentrazione”. Si parla poi
anche di valorizzazione dei rifiuti e servizi idrici.
Introdotta anche la misura 41 sulla produzione nazionale di idrocarburi e risorse minerarie (due clessidre), che ipotizza,
per quanto riguarda il potenziale di cave e miniere di competenza normativa e amministrativa esclusivamente regionale,
un ruolo di guida e facilitazione da parte dello Stato, attraverso una normativa di riordino e di omogeneizzazione della
legislazione locale in corso di elaborazione.
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Come già anticipato “Destinazione Italia” contiene anche una parte dedicata all'energia elettrica e il gas e ai carburanti
(misura 12, “Attuare la strategia energetica nazionale per abbassare il prezzo dell'energia elettrica e del gas”, due
clessidre), rimasta sostanzialmente invariata rispetto alla versione pre-Cdm. L'obiettivo, come già detto, è quello di
abbassare i prezzi attraverso l‘attuazione della Strategia Energetica Nazionale (SEN).
Sempre di interesse del settore è stata introdotta anche misura 35 per facilitare le bonifiche ambientali (due clessidre),
chiarendo meglio le responsabilità delle diverse operazioni di bonifica e immaginando anche agevolazioni fiscali
dedicate.
Da segnalare anche le misure 36 (“Coinvolgere il capitale privato nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali”) e
38 (“Riforma dei porti”).
Il piano è aperto alla consultazione pubblica per tre settimane e dopo di che sarà definitivamente approvata dal
Consiglio dei ministri.
Staffetta Quotidiana, 20-09-13
Le clessidre del cantiere Letta
Colpisce la voglia di fare del premier a confronto delle "minacce" quotidiane di crisi
Fa simpatia e però anche un po' di sconforto vedere quelle piccole clessidre accanto alle 50 misure del piano
"Destinazione Italia" per attrarre investimenti dall'estero nel nostro travagliato Paese.
Una, due, tre clessidre uguale intervento subito, nel medio e lungo termine. Come dire: guardo avanti, non voglio
pensare che domani, a Palazzo Chigi, potrei non esserci più. E mi dò un tempo. Una programmazione cioè quanto,
invano, proviamo a fare dal miracolo economico anni sessanta o giù di lì.
Intanto, il cantiere del governo delle larghe intese ferve di attività.
Oltre al piano di cui si è detto, c'è il DL Fare2 in piena messa a punto e forse addirittura accelerato rispetto ai tempi di
cui si diceva solo qualche giorno fa (metà ottobre). E ci sono i provvedimenti finanziari che mano a mano avvicinano
all'appuntamento clou della Legge di Stabilità che sarà, di sicuro, altro terreno di scontro.
Avanti senza guardare indietro. Perfino su temi scottanti e annosi come le privatizzazioni. Laddove l'affannosa ricerca di
risorse si scontra con le strategie dei campioni nazionali (ricordate?), la volubilità giornaliera dei mercati, l'altalena dello
spread che vive di tassi decennali e di rischio Paese.
Assicura, il premier, che stavolta si fa sul serio anche se il percorso indicato riguarderà "cose che è giusto privatizzare
perché non sempre il privato è meglio del pubblico", come accaduto più volte in passato. E che sempre entro ottobre si
metterà giù un elenco.
Intanto, parte per gli Usa. Roadshow di immagine, come si dice, e di incontri bilaterali e non. Far vedere che tutto, da
noi, procede perfino senza la presenza del premier. Insomma, ostentare serenità. E subito dopo sbarco nei Paesi del
Golfo. Stessi obiettivi. Imu, Iva, esodati, Cig … lasciati a Roma. A quell'estenuante, logorroico inconcludente dibattito
fatto di minacce, repliche e controrepliche. Quando ci sarebbe tanto da fare e invece la sabbia delle clessidre sembra
sempre di meno.
QE, 20-09-13
Ddl Comunitaria, novità su impianti “ghost” e gasolio
Ok Cdm al testo che tende a sanare le procedure aperte con Bruxelles. Più poteri all’Autorità per
monitoraggio mercati ingrosso
Stazioni di servizio "ghost", sgravi fiscali per il gasolio in agricoltura e monitoraggio sui mercati all'ingrosso di elettricità e
gas dovrebbero essere tra gli argomenti energetici del disegno di legge europea 2013 bis apporvato oggi del Consiglio
dei ministri.
Lo schema del Ddl mirante a sanare le procedure aperte con l'Unione Europea tratta all'art 33 il "divieto di stazioni di
servizio non presidiate nelle aree urbane in Italia", finito sotto il faro di Bruxelles (caso Eu Pilot 4734/13/Markt).
Prevedibile quindi una modifica della norma nazionale che autorizza gli impianti "ghost" solo nelle aree extraurbane.
L'art 19 stabilisce invece una riduzione dei consumi medi standardizzati di gasolio in agricoltura ammessi ad aliquota
ridotta o esenzione dell'accisa. La misura è volta a garantire la copertura finanziaria degli art. 5, 6 e 7 del Ddl e dovrebbe
comportare maggiori entrate fiscali per 4 milioni € nel 2014, 21 milioni nel 2015 e 16 milioni nel 2016.
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Infine l'art 15, in attuazione del regolamento Ue n. 1227/2011, conferisce maggiori poteri ispettivi e sanzionatori
all'Autorità per l'Energia in tema di negoziazione di prodotti energetici all'ingrosso, avvalendosi anche della
collaborazione del Gme.
Il testo uscito dal Cdm potrebbe però contenere variazioni.
QE, 20-09-13
Delega fiscale: rivedere accise elettricità
La commissione Finanze della Camera approva emendamento del Governo. Capezzone: Ddl in aula
lunedì
Oltre a rivedere la disciplina sulle accise dei prodotti energetici, anche in funzione del contenuto di carbonio e delle
emissioni di ossido di azoto e di zolfo, in conformità con i principi che verranno adottati con la nuova direttiva Ue sulla
tassazione, il Governo dovrà intervenire pure su quella dell'elettricità. E' quanto prevede l'emendamento 15.12
presentato ieri dall'esecutivo al Ddl delega fiscale e approvato oggi dalla commissione Finanze della Camera. La modifica
riguarda l'articolo 15 del provvedimento che dispone appunto l'introduzione di una carbon tax.
La commissione sta lavorando su un testo base unificato, approvato prima della pausa estiva a valle di un'elaborazione,
in comitato ristretto, delle diverse iniziative parlamentari che recepivano la versione licenziata dalla Camera nella
precedente Legislatura con in più la carbon tax.
L'esame della commissione Finanze è alle ultime battute e, annuncia il relatore e presidente di commissione, Daniele
Capezzone, potrebbe concludersi tra domani e lunedì mattina. Nello stesso giorno il testo potrebbe approdare in aula.
QE, 19-09-13
Ipex, la crisi ha cambiato i consumatori
Anche nel residenziale sta emergendo una nuova attenzione ai costi. Da riconsiderare il rapporto tra
Pil e domanda elettrica
I segnali di ripresa emersi la settimana scorsa sembrano completamente smentiti dagli ultimi dati: i consumi sul sistema
Italia sono calati del 3%, in termini abbastanza omogenei tra le varie fasce, con un immediato e secco effetto sui prezzi.
In media la diminuzione è stata dell'8,75%, ma nelle ore piene è arrivata al 12,75%, con una mitigazione apportata dalla
più contenuta flessione (- 3,92%) in ore vuote. Anche rispetto al 2012 siamo in zona negativa per quanto concerne i
carichi, scesi ancora del 2,61%.
A prima vista non sembrano dunque trovare alcun riscontro le ricorrenti e sempre più diffuse previsioni dell'esaurirsi
della fase recessiva e di prossimo (ancorché debole) ritorno alla crescita.
In realtà cinque anni di pesante crisi hanno innescato processi di cambiamento profondo nell'approccio dei consumatori
alla tematica energetica, con un'attenzione un tempo insolita all'aspetto costi. Mentre in passato soltanto per le
imprese energivore il costo dell'energia elettrica costituiva un problema, oggi tutti considerano questa voce come una
variabile da mettere sotto controllo. Questo nuovo atteggiamento si traduce in una spinta all'efficienza enella ricerca di
modalità più razionali di consumo, con il rinnovo del parco dei motori elettrici, l'introduzione più diffusa della piccola
cogenerazione come di nuovi sistemi di illuminazione ed in generale conrevisioni energysaving nei processi produttivi.
Anche nel residenziale, la cui domanda è sempre stata considerata anelastica rispetto al prezzo, sta emergendo una
nuova consapevolezza, più facilmente misurabile sul mercato del gas (è stata evidente nell'ultimo anno la riduzione del
riscaldamento domestico, essendosi ridotti i consumi nell'ultimo anno termico rispetto al precedente, a parità di gradi
giorno), ma percepibile anche su quello elettrico, con un contenimento dei consumi, quale sommatoria tra efficienza e
risparmio.
Se queste sono le tendenze e se hanno assunto - come crediamo - carattere strutturale, inversioni della congiuntura,
anche più decise di quella che possiamo attenderci, non interrompono i nuovi comportamenti che hanno incominciato a
prendere piede e che essendo diventati elementi di consapevolezza diffusa non potranno che consolidarsi e svilupparsi
ulteriormente.
Questo significa riconsiderare radicalmente i rapporti tra andamento del PIL e consumi elettrici ed in questo nuovo
scenarioil PIL può stabilizzarsi ed anche avere una debole ripresa, senza tradursi in un recupero della domanda elettrica.
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Energy Advisors - QE, 19-09-13
Sicilia, prezzo fuori mercato
Terminano nel 2013 gli impegni assunti da Enel. E dopo?
A partire dal 2014 si esauriranno gli effetti degli impegni assunti da Enel verso l'Autorità garante della concorrenza e del
mercato nell'ambito del procedimento A423 (“Enel - Dinamiche formazioni prezzi mercato energia elettrica in Sicilia”).
Quando oramai mancano pochi mesi alla loro scadenza, resta immarcescibile l'annosa questione della scarsa
concorrenzialità presente sul mercato all'ingrosso dell'energia elettrica in Sicilia.
Già nel gennaio 2010, quando l'Agcm aveva deciso di aprire l'istruttoria facendo seguito ad un'indagine conoscitiva
dell'Autorità per l'energia, il prezzo zonale dell'Isola risultava stabilmente più alto del prezzo delle zone dell'Italia
continentale, principalmente a causa della ridotta capacità di interconnessione con il continente e delle carenze delle
infrastrutture di rete siciliane, che avevano determinato una progressiva scarsità di offerta e limitato le dinamiche di
mercato in quell'area.
Le preoccupazioni concorrenziali espresse dall'Antitrust riguardavano la possibilità che l'Enel avesse offerto, nel
trimestre novembre-gennaio 2008, i propri impianti a ciclo combinato secondo modalità volte a mantenere il prezzo
zonale siciliano a livelli particolarmente elevati nelle ore di picco in cui la Sicilia, a causa della saturazione dei vincoli di
transito, costituiva una zona distinta del mercato all'ingrosso dell'elettricità. Tale condotta aveva provocato, ad avviso
dell'Antitrust, un aumento del costo dell'energia elettrica acquistata da tutti gli utilizzatori italiani in considerazione
dell'esistenza di un prezzo unico d'acquisto nazionale (PUN).
Per superare le perplessità manifestate nel provvedimento di avvio, il gruppo Enel si era impegnato a presentare offerte
di vendita nel mercato del giorno prima a prezzi non superiori a 190 €/MWh a partire dal 1° gennaio 2011,
opportunamente agganciati negli anni successivi alle variazioni di un indice del prezzo del Brent, e con durata non
superiore al 31 dicembre 2013, anno nel quale Terna prevedeva di completare il nuovo elettrodotto di collegamento tra
la Sicilia ed il continente da 1000 MW (linea Sorgente-Rizziconi).
La ratio sottostante agli impegni era quella di calmierare il prezzo siciliano, impedendogli di oltrepassare determinati
livelli, in attesa di interventi “strutturali” volti ad incrementare la capacità di interconnessione con le zone confinanti e,
di conseguenza, a ridurre potenziali fenomeni di sfruttamento del potere di mercato.
A pochi mesi dalla scadenza degli impegni, nonostante alcuni transiti critici della rete nazionale siano stati potenziati (si
veda l'entrata in servizio del secondo cavo del Sapei avvenuta negli ultimi mesi del 2011), il sistema elettrico siciliano
continua a rimanere il vero pezzo mancante del puzzle. Infatti, il collegamento non è stato ancora realizzato e, secondo
le ultime previsioni di Terna, entrerà in esercizio soltanto nel 2015, si dice in aprile.
Permane, dunque, il deficit infrastrutturale siciliano e con esso il divario tra il prezzo medio di vendita della Sicilia e
quello della zona più economica del continente: nel corso del 2012, frequenti sono stati i casi in cui l'isola è stata
separata in import dal continente (76%), registrando in tali ore uno spread medio di 28 €/MWh, che ha raggiunto i 38
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€/MWh nelle ore in cui a una riduzione della capacità di interconnessione con il continente si è accompagnata una
condizione di scarsità d'offerta (36% delle ore).
Anche l'Agcm ha affermato più volte che gli investimenti nella rete sono l'unico rimedio evidenziando, non solo sotto il
profilo concorrenziale, l'importanza del perseguimento delle opere di potenziamento della rete di trasmissione e di
risoluzione delle congestioni.
Il termine degli impegni presi da Enel è oramai prossimo e l'anno venturo, in assenza di vincoli comportamentali, i prezzi
dell'elettricità potrebbero “giocare” nuovamente al rialzo, in particolare nelle ore di picco della domanda, accentuando
ancor di più il gap tra l'isola e il resto d'Italia.
Il 2014 dovrebbe, dunque, essere solo un anno di transizione verso il completamento della rete e, si spera, non l'inizio di
una nuova (lunga) attesa.
Anche perché dall'anno prossimo le cose potrebbero ulteriormente peggiorare perché da gennaio 2014 i due gruppi più
inquinanti della centrale a olio di San Filippo del Mela, la più grande dell'Isola (1.280 MW), già ora poco utilizzati,
dovranno essere fermati e avviati alla dismissione, a cui si aggiungeranno le fermate temporanee anche degli altri
quattro impianti.
Anche per questo andrebbe ricordato che, in ogni caso, il troppo atteso elettrodotto è un mezzo e non fine. Del resto la
stessa Antitrust, nel bollettino del 29 aprile scorso, si rivolgeva direttamente alle istituzioni siciliane ribadendo che
ritardare l'opera grava sui costi dell'energia pagata dalle imprese e dalle famiglie di tutta la nazione e sottolineando che
nel perdurare di questa situazione sarebbe il caso di avviare una riflessione sul mantenimento o meno dell'attuale
sistema di definizione del prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso, che attraverso il PUN socializza sulla media nazionale
i costi delle congestioni derivanti dalle situazioni di carenze delle infrastrutture di rete, come avviene tra la Sicilia ed il
resto d'Italia.
Giulio Avella e Antonio Sileo - Staffetta Quotidiana, 20-09-13
Elettrodotto, la reazione di Terna «Bisogna svecchiare questa rete»
Approvata la delibera della maggioranza che impone a Terna di fermarsi con tracciato basso: ovvero
quello che da Andreane passa il Piave e si ferma a Levego, escludendo categoricamente
l'innalzamento di pilastri sul Colle
E Terna risponde al Comitato di Castion. «Il progetto di razionalizzazione e sviluppo della rete nella media valle del Piave
per il quale Terna Rete Italia ha chiesto l'autorizzazione al Ministero dello Sviluppo Economico soddisfa la necessità di
ammodernamento dell'assetto attuale delle reti 132 kilowatt e 220 kw nell'area del bellunese - spiegano da Terna -, che
oggi non comunicano. Tale assetto di rete, tarato sulle esigenze degli anni '50, non è più in grado di soddisfare le attuali
necessità di trasporto, sicurezza ed economicità di esercizio».
Nella sua replica, la società illustra, quindi, la necessità di procedere al potenziamento degli elettrodotti, la
razionalizzazione e interconnessione delle reti e l'ampliamento della stazione elettrica di Polpet. Circa la possibile futura
estensione dell'elettrodotto da 380 kwatt Terna afferma che allo stato attuale delle analisi di rete gli interventi in
autorizzazione rispondono alle esigenze correnti. Interviene pure il presidente della commissione Urbanistica, Emiliano
Casagrande, sostenendo che «non si sa dove stiano le spese correnti in un momento in cui il consumo dell'energia
elettrica sta crollando e molti spingono verso energie alternative, soprattutto se consideriamo il momento di crisi che
stanno vivendo imprese e cittadini».
E se da un lato il Nevegàl è interessato dalla possibilità di essere attraversato dall'elettrodotto, dall'altro Alpe del
Nevegàl sta facendo gli scongiuri contro nuovi rilanci per l'acquisto degli impianti del Colle, visto che due giorni fa la srl
se li è aggiudicati all'asta al prezzo di 92 mila euro. Antonio Pellegrino, del Consorzio di promozione turistica Adorable,
augura alla società di poter mettersi al lavoro al più presto «perché non si può più perdere tempo, la stagione è alle
porte. Noi supporteremo l'aspetto promozionale». L'assessore al Turismo Valerio Tabacchi spera che «l'asta sia
terminata», eventuali rilanci ritarderebbero l'avvio delle attività preparatorie. «Bisogna che gli operatori del Nevegàl
abbiano modo di organizzarsi», chiude Tabacchi.
Corriere del Veneto (Treviso), 20-09-13
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«L’elettrodotto non passerà sul Nevegal»
Il consiglio comunale (contrario il Movimento 5 stelle) ha ribadito la sua opposizione, ma non sono
mancate le polemiche
Il Comune ribadisce la sua opposizione al passaggio dell'elettrodotto Terna a mezza costa Nevegal. Ieri in consiglio è
passata la delibera che contiene le osservazioni in merito al progetto, al termine di un dibattito lungo e a tratti
concitato. La seduta è stata sospesa per quasi un'ora, perché sono stati presentati numerosi emendamenti (da Pd, Patto
per Belluno, in Movimento e 5 stelle) e i capogruppo hanno cercato di integrarli nel testo.
Su uno, quello dei 5 stelle che chiedeva l'interramento di tutta la linea, non c'è stato accordo e si è votato per decidere
se inserirlo nella delibera. I 13 voti contrari (quasi tutta la maggioranza) e le altrettante astensioni (minoranza e due
consiglieri di maggioranza) hanno portato Lanari e Marchese a dare un voto contrario sulla delibera con le osservazioni
da inviare al ministero. Lo aveva preannunciato Marchese: «Per noi l'aspetto sanitario è preponderante e non possiamo
votare a favore». Così, pur consapevoli di rischiare l'impopolarità e pur con un consigliere che fa parte della
commissione urbanistica, si sono dichiarati contrari, facendo perdere l'unanimità al provvedimento.
Insieme alla delibera all'ordine del giorno è stata discussa anche quella presentata dal Pd e dalle liste Ida Bortoluzzi e
Tutti per Belluno, che chiede il ritiro delle delibere 130 (di giunta) dell'agosto 2012 e 53 (di consiglio) del 30 novembre
2012. «L'amministrazione ha fatto un errore, prevedendo un tracciato alternativo», ha spiegato Claudia Bettiol. «Senza
quest'atto di chiarezza, Terna avrà comunque la possibilità di costruire l'elettrodotto sul Nevegal, perché il Comune le
ha chiesto di valutare quel tracciato». Il Pd, insomma, ha continuato a chiedere all'amministrazione di «ammettere di
aver sbagliato», ma senza successo. «Chiedevamo solo di avere un quadro completo della situazione», ha ribadito il
sindaco Jacopo Massaro. «Volevamo poter decidere, avendo in mano tutti gli elementi (quindi anche una valutazione su
un altro tracciato, ndr), e con quella delibera chiedevamo anche di risolvere il problema di Andreane».
La discussione è stata lunga ed è caduta sul rimpallo delle responsabilità. Marco Ciociano (In Movimento) ha ricordato al
Pd che anche loro avevano votato la delibera 53, Irma Visalli, con un intervento competente e accorato, ha ribadito:
«Abbiamo sempre ammesso di aver fatto un errore il 30 novembre e oggi dobbiamo tornare al protocollo d'intesa, che
ci salva. Il nostro punto di forza è che il Comune era contrario al tracciato sul Nevegal, quando è stato firmato il
protocollo d'intesa. Lì bisogna tornare».
Ida Bortoluzzi ha chiesto: «Se la delibera 35 (quella popolare, ndr) sostituisce la 53, perché non ritirare quest'ultima?
Perché non dire semplicemente: “Ci siamo sbagliati”?», Claudia Bettiol ha evidenziato: «Forse non ritirate la delibera 53
per paura di un contenzioso con Terna?». La maggioranza ha invece ribadito che la delibera popolare completa l'iter,
supera la delibera di consiglio precedente e annullarla rischierebbe di interrompere la sequenza temporale degli atti e di
far decadere la stessa delibera popolare.
A difendere l'amministrazione è intervenuto anche l'assessore Luca Salti, secondo il quale il progetto a mezza costa
Nevegal «sarebbe arrivato comunque sui nostri tavoli. Il tracciato alto non è mai stato eliminato del tutto, neanche dal
protocollo d'intesa».
In sala Bianchi (sede del consiglio ieri) c'era anche l'avvocato Sartorato, al quale il Comune si è affidato per un parere
sulla questione. Secondo il legale la delibera 53 «non è un parere ma solo la richiesta di una valutazione di tracciato
alternativo» e la revoca delle delibere non ha senso «perché hanno già avuto un loro seguito (il nuovo progetto a mezza
costa, ndr)».
Alla fine la delibera del Pd e delle liste Ida Bortoluzzi e Tutti per Belluno ha incassato 5 voti favorevoli (il Pd e Ida
Bortoluzzi), 4 astensioni (Patto per Belluno e Pingitore) e 18 voti contrari (tutta la maggioranza e i 5 stelle). Da Re e
Maria Cristina Zoleo non hanno partecipato al voto.
Alessia Forzin - Corriere delle ALpi, 19-09-13
Futuri elettrici italiani in Germania
Dal 1° ottobre Eex offrirà prodotti finanziari mensili, trimestrali e annuali
Il prossimo 1° ottobre la European Energy Exchange (Eex) estenderà i suoi servizi di registrazione trading e offrirà futuri
elettrici finanziari italiani e svizzeri, in cooperazione con la piattaforma di clearing European Commodity Clearing (Ecc).
Lo ha annunciato ieri sera la Borsa energetica tedesca, spiegando che l'obiettivo è "fornire ai partecipanti del mercato
un'offerta completa per la gestione del rischio sui più importanti mercati energetici europei".
Eex assicura in una nota che "attraverso il clearing integrato di tutti i prodotti, i partecipanti beneficeranno di processi
standardizzati e di effetti di cross-margining che ridurranno significativamente il costo del clearing".
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Saranno disponibili per la registrazione tre futuri italiani mensili, trimestrali e annuali: Italian Power Base Month Future
(codice Fdbm), Italian Power Base Quarter (Fdbq) e Italian Power Base Year Future (Fdby).
Il prezzo finale dei futuri si baserà sul valore medio di tutti i prezzi d'asta dei contratti orari sull'area di mercato Italia
calcolato tra le ore 00:00 e le ore 24:00 di tutti i giorni dei relativi periodi di consegna.
Eex, con sede a Lipsia, opera sui mercati dei derivati elettrici di Germania e Francia e, dall'inizio di settembre, anche su
quelli dei futuri di Olanda e Belgio. I futuri elettrici svizzeri sono al momento trattati solo Otc, quelli italiani presso Idex,
il segmento del mercato dei derivati di Borsa Italiana dedicato alle commodity energetiche.
QE, 20-09-13
Per le tariffe gas nuovo calo del 2%
Prezzi agganciati al mercato spot
Arriva, dal primo ottobre, una doppia novità per le bollette del gas. Il prezzo nell’ultimo trimestre dell’anno scenderà di
un ulteriore 2% (o forse qualcosa di più) e il meccanismo, in base al quale viene appunto calcolato il valore di vendita del
gas ai 16 milioni di famiglie che non hanno optato per il mercato libero, sarà completamente sganciato dall’andamento
del petrolio. Faranno fede, infatti, al 100% i prezzi del mercato spot orientati al grande mercato olandese Ttf, in attesa
che decolli in Italia la Borsa del gas messa a punto dal Gestore dei mercati energetici (Gme). Viene così archiviato il
vecchio sistema ancorato ai contratti di lunga durata, i take or pay, che avevano il vantaggio di garantire
l’approvvigionamento nel tempo ma a caro prezzo, per assicurare la realizzazione dei costosi gasdotti. Oggi, nel mondo
del gas liquefatto, il trasporto avviene con enormi navi metaniere e lo sviluppo negli Stati Uniti di grandi quantitativi di
shale gas ha rivoluzionato il mercato con prezzi spot (giorno per giorno) in decisa discesa sulle borse internazionali.
Si cambia, dunque, e per arrivare al nuovo sistema ci sono voluti due anni. L’Autorità per l’Energia ha avviato la riforma
nell’aprile del 2011. In questi due anni, il prezzo del gas è cresciuto del 10,7% per effetto dei continui rialzi dei contratti
take or pay ma comunque meno della media europea che è salita del 12,2%. Il maggior scostamento, rispetto alle medie
europee, si è avuto nel 2012 quando le famiglie italiane hanno pagato il gas circa il 10% in più, al netto delle imposte
(incidono per il 34% circa), che nel resto d’Europa. Da qui l’urgenza di intervenire.
La riforma varata dall’Authority ha modificato, dunque, il calcolo del costo della materia prima ed ha introdotto un
meccanismo di copertura dei rischi, una sorta di assicurazione, che spinge gli operatori a rinegoziare i propri contratti e
intende anche proteggere i consumatori dalle eventuali impennate dei prezzi dovute ad inverni particolarmente rigidi o
a brusche variazioni nei volumi di vendita.
I risultati si sono già visti con due diminuzioni dei prezzi, in aprile e luglio, complessivamente del 4,8%. Il nuovo calo
atteso dal 1° ottobre consentirà di centrare l’obiettivo di un calo complessivo del 7% in nove mesi e un risparmio di circa
90 euro per la famiglia-tipo che farà sentire il suo effetto sull’inverno ormai in arrivo. «La riforma del gas è durata due
anni - ha sottolineato il presidente dell’Autorità Guido Bortoni nel presentare le novità in bolletta - ma ne è valsa la
pena».
Ora dovremo abituarci ad un diverso andamento dei prezzi che, ancorati al mercato spot, saranno influenzati
dall’andamento stagionale con diminuzioni in primavera-estate e risalite nel corso dell’autunno inverno.
Intanto, c’è chi sceglie vie alternative sul mercato libero. Si è conclusa l’asta per la fornitura di luce e gas, lanciata da
Altroconsumo con il gruppo d’acquisto «Abbassalabolletta», cui hanno aderito 170.000 persone. Sono 3 gli operatori
selezionati: Alma Energy, Gala e Trenta.
Barbara Corrao - Messaggero, 20-09-13
La bolletta del gas sarà più bassa del 2%
Una buona notizia sul fronte delle tariffe, che una volta ta nto calano invece di salire
I consumatori dal primo ottobre vedranno infatti calcolate le tariffe del gas in base ai prezzi spot della materia prima,
quindi senza più alcun collegamento teorico con i prezzi del petrolio. Verrà così abbandonata la vecchia procedura
centrata sui contratti a lungo termine.
L’effetto immediato e più visibile della riforma è una nuova diminuzione della bolletta da ottobre, che dovrebbe
superare il 2%. Il progressivo aumento del peso dei prezzi spot nella determinazione della tariffa ha infatti già portato ai
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cali scattati da aprile a luglio per un complessivo -4,8%, destinato a salire al 7% proprio a ottobre. Questa significativa
riduzione porterà i prezzi del gas indietro di due anni, con un risparmio pari a 90 euro per la famiglia-tipo.
La piccola rivoluzione tariffaria è stata illustrata nel dettaglio dal presidente dell’Autorità per l’energia, Guido Bortoni.
Secondo i tecnici il ribasso del 7% sarà una tantum e purtroppo non strutturale: infatti è già possibile prevedere che in
futuro le tariffe seguiranno la stagionalità dei consumi, con prevedibili aumenti in ottobre e ribassi in aprile. Il nuovo
meccanismo prevede inoltre per i venditori una specifica componente di copertura rischi a fronte dei costi per l’attività
di approvvigionamento e un meccanismo di gradualità nell’attuazione della riforma. Per evitare che un’eccessiva
volatilità dei prezzi possa incidere pesantemente sulle bollette, l’Autorità ha previsto infatti l’introduzione di una sorta di
assicurazione, che peserà per appena 5 euro l’anno su una famiglia tipo, ma che incentiverà gli operatori a rinegoziare i
contratti di lungo periodo per ottenere prezzi più bassi. Nel caso in cui questi scenderanno al di sotto del livello di quelli
spot scatterebbe la restituzione in bolletta.
«La riforma del gas è durata due anni - ha sottolineato Bortoni - ma ne è valsa la pena». Il nuovo metodo di
aggiornamento dei prezzi del gas avrà un impatto riguarderà i 16 milioni di clienti domestici sul mercato tutelato.
Rosaria Talarico - La Stampa, 20-09-13
Come richiedere il bonus gas: condizioni e importi fissati dall'Aeeg
Le famiglie in difficoltà possono richiedere il bonus gas per pagare meno la fornitura di energia. Ecco
i requisiti stabiliti dall'Aeeg per ottenerlo
Già prima che la crisi economica colpisse il budget degli italiani, l'Aeeg aveva messo a punto uno strumento di welfare,
destinato ad alleggerire le bollette del gas metano delle famiglie più in difficoltà. Non tutti ovviamente possono farne
richiesta: ecco nel dettaglio condizioni e importi.
Per ottenere l’erogazione del bonus e risparmiare sulla bolletta del gas (indipendentemente dal fatto che si sia
sottoscritta una tariffa Sorgenia, Eni, Enel o di altri operatori, ndr) l’unico requisito indispensabile è quello legato al
reddito: il bonus può infatti essere richiesto da chi fa parte di un nucleo familiare con indicatore ISEE non superiore a
7.500 euro annui o non superiore a 20 mila euro annui se in famiglia ci siano più di 3 figli a carico.
L’ammontare del bonus è calcolato annualmente dall’Aeeg, attraverso alcuni parametri standard. Tra questi ci sono
l’utilizzo domestico del gas metano (cottura cibi e acqua calda, riscaldamento o tutte e tre gli impieghi insieme), il
numero di componenti del nucleo familiare e le condizioni climatiche della zona del richiedente.
Il bonus ha una durata di 12 mesi, e l’abbassamento del costo della bolletta ha inizio a partire dal primo giorno del mese
successivo alla presentazione della richiesta. Per inoltrare la domanda è necessario compilare i documenti reperibili sul
sito dell’Aeeg o presso il comune di residenza e consegnarli al comune stesso o presso i canonici centri Caf.
In caso di passaggio ad altro fornitore per il gas metano l’erogazione del bonus prosegue fino alla naturale scadenza, con
il beneficiario che non è tenuto ad inviare alcuna in comunicazione in merito. Lo stesso discorso vale nel caso di un
eventuale cambio di residenza, che va però tempestivamente segnalato al comune o all’istituto presso cui è stata
presentata la domanda.
CanaleEnergia, 20-09-13
Altroconsumo, 3 fornitori per il gruppo d'acquisto elettricità e gas
Il risparmio medio verrà comunicato nei prossimi giorni
Sono Alma Energy Trading Srl, Gala Spa e Trenta Spa i vincitori dell'asta che si è svolta oggi per proporre le offerte più
convenienti agli aderenti, oltre 170.000 a oggi, al gruppo d'acquisto energia Abbassalabolletta di Altroconsumo. Lo
comunica Altroconsumo precisando che l'asta, annunciata a fine luglio si è aperta alle ore 10 di oggi e si è conclusa alle
13,30. Il risparmio medio verrà comunicato nei prossimi giorni; come già informati gli utenti registrati, sarà effettuato un
calcolo puntuale del risparmio ottenibile sottoscrivendo queste offerte. Quest'ultimo sarà comunicato a partire dal
prossimo 3 ottobre.
Dodici in tutto i fornitori iscritti alla gara; in ordine alfabetico: Acea Energia, AEG Coop, AGSM Energia, Alma Energy
Trading Srl., Emmecidue Srl, Gala Spa, Gasway Srl, Gdf Suez Energie, Illumia Spa, Sorgenia, Trenta Spa, Vivigas Spa.
Il numero di partecipanti all'asta, sp0ecifica l'associazione dei consumatori, è risultato superiore alla media delle altre
esperienze europee. Questo ha garantito una forte competizione tra i vari partecipanti e soprattutto un risultato finale
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estremamente conveniente per i consumatori, confermato dai continui rilanci effettuati in tutte e quattro le categorie
d'asta (fornitura di solo luce monoraria, fornitura di solo luce bioraria, fornitura di solo gas e fornitura cd. dual fuel - luce
+ gas combinate), ben 32 in tutto.
Nel dettaglio i vincitori per categoria di utenza sono risultati per il Dual Fuel (elettricità bioraria + gas) Gala Spa, per
l'elettricità bioraria Trenta Spa, per l'elettricità monoraria ancora Trenta Spa, per il gas Alma Energy Trading.
La gara era rivolta tutti i player sul mercato libero, una vera e propria partita all'insegna della concorrenza e dei benefici
per il consumatore, finalmente soggetto forte e proattivo.
Complessivamente sono stati invitati a partecipare all'asta dal giugno 2013 più di 500 fornitori. Oltre 50 hanno richiesto
maggiori informazioni e Altroconsumo ha incontrato individualmente più di 30 fornitori tra luglio-settembre, per
arrivare alla short list dei 12 concorrenti all'asta.
“È un risultato storico per il mercato dell'energia, per i consumatori e per Altroconsumo: oltre 170.000 utenti hanno
chiamato i fornitori di luce e gas a prendere parte al gioco della convenienza e della trasparenza. Un gioco virtuoso, da
cui escono vincitori tutti” ha commentato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo.
In via del tutto eccezionale Altroconsumo riapre il form di adesione ancora per un mese (fino al 19 ottobre incluso) per
consentire ai consumatori di poter sottoscrivere le offerte che si sono aggiudicate l'asta.
Staffetta Quotidiana, 20-09-13
Retail gas: multa Antitrust da 100mila € a Enel
In esito a un'istruttoria avviata su segnalazione del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) in merito
ai possibili profili di ingannevolezza della pubblicità inerente l'offerta “tutto compreso gas taglia S
15 € al mese”, l'Antitrust ha sanzionato per 100.000 € Enel Energia
Lo riferisce lo stesso MDC, che spiega che l'oggetto del ricorso erano i banner pubblicitari e l'assenza di informazioni sul
sito www.enelenergia.it. La pubblicità di Enel, rimarca MDC in una nota, "facendo leva su espressioni "Per un'offerta a
tutto tondo", "offerta tutto compreso gas. Taglia S (small) 15€ al mese” (presenti nel banner) e "Prezzo fisso e
invariabile per un anno" (indicata nelle pagine internet), lasciavano intendere che, aderendo all'offerta pubblicizzata,
fosse possibile ricevere l'erogazione del gas ad un prezzo complessivo di 15€ ovvero ad un prezzo non soggetto a
variazioni per un anno, senza specificare contestualmente, e con adeguata evidenza grafica, che la somma indicata ed il
blocco del prezzo si riferivano soltanto ad una parte del costo complessivo. Insufficiente anche la chiarezza grafica del
messaggio, ad esempio nel banner la dicitura “per i consumi oltre la taglia è previsto un costo di 0,79 euro/SMC (iva e
imposte escluse)” era indicata in basso e con caratteri ridotti e solo nella slide conclusiva, e per pochi secondi, veniva
specificato il fatto che la taglia S si riferiva ai consumi sino a 120S mc/anno".
La relativa delibera non è stata ancora pubblicata sul sito dell'Antitrust.
“Siamo soddisfatti sia stata riconosciuta la pratica commerciale scorretta e la violazione del Codice del Consumo, –
commenta Francesco Luongo, vicepresidente e responsabile del dipartimento Servizi a rete di MDC - il consumatore
lasciandosi incantare dal claim di un sicuro risparmio, si trovava in bolletta un conto più salato di quello preventivato.
Questa vittoria aiuterà a fare chiarezza in un settore quale quello del mercato libero del gas, dove ancora molto va fatto
per tutelare gli utenti”.
Nei giorni scorsi l'Antitrust aveva sanzionato per motivi di ordine simile anche Eni in relazione all'offerta Eni3.
Staffetta Quotidiana, 20-09-13
L’Enel «prenota» il gas azero
Siglata l’intesa con Shah Deniz. Anche Hera tra gli acquirenti
Le utility italiane prenotano il gas azero che arriverà sulle coste pugliesi attraverso il gasdotto Tap (Trans Adriatic
Pipeline). Come anticipato dal Sole 24 Ore, l’Enel ha siglato un accordo di 25 anni con il consorzio Shah Deniz per
l’acquisto di una quota del metano che sarà prodotto nel campo di Shah Deniz-Fase 2 in Azerbaigian. Le forniture, come
ha chiarito ieri il gruppo guidato da Fulvio Conti, saranno usate per il mercato italiano che potrà beneficiare della nuova
fonte di approvvigionamento non prima del 2019 quando è prevista la prima consegna del gas. «Questo accordo - ha
spiegato Gianfilippo Mancini, direttore Divisione Generazione, Mercato Italia ed Energy Management di Enel, che ha
siglato l’intesa con Socar, la compagnia petrolifera di stato azera - corona con successo i rapporti avviati da tempo con il
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consorzio Shah Deniz e rappresenta un importante passo avanti nella nostra strategia di diversificazione delle fonti di
gas».
Ieri anche Hera ha reso noto di aver sottoscritto un contratto di 25 anni con il consorzio di sfruttamento del giacimento
azero. Il gruppo bolognese, attraverso la controllata Hera Trading, ha ottenuto l’allocazione, in questa prima fase, di un
volume annuo di 300 milioni di metri cubi. Molto nutrito, poi, il book di acquirenti fuori dei confini nazionali: E.On, Axpo
Trading AG, Bulgargaz EAD, Depa, Gas Natural Fenosa e Shell Energy Europe.
Il Sole-24 Ore, 20-09-13
Gasdotto Tap, firmati i contratti di fornitura
Con Enel, Shell, Hera, E.ON, Gas Natural, GdfSuez, Axpo, Bulgargaz e Depa. Valore 200 m.di $
Il consorzio Shah Deniz II per lo sviluppo dell'omonimo giacimento azero ha firmato oggi a Baku i contratti di fornitura
con le 9 società che ritirerannao dal 2019 il gas trasportato in Europa dal gasdotto Tap. Si tratta di Enel, Hera, Shell,
E.ON, Gas Natural Fenosa, GdfSuez, Axpo, Bulgargaz e Depa. I contratti hanno una durata di 25 anni e sono stati
assegnati dopo una selezione tra 15 candidati che hanno richiesto un volume totale più che doppio rispetto a quello
disponibile (10 miliardi di mc l'anno).
Hanno rivelato la quantità di gas contrattato solo Hera (300 milioni di mc l'anno), GdfSuez (2,6 miliardi di mc/anno),
E.ON (1,6 m.di mc/anno) e Shell (1 m.do mc/anno). L'Enel si è limitata ha rendere noto che il gas azero sarà utilizzato
"per il mercato italiano", mentre Axpo ha fatto sapere che "le forniture saranno usate per le centrali a gas di proprietà in
Italia e per rifornire i clienti in Svizzera e Italia".
Dei 10 m.di mc disponibili per l'Europa, Bulgargaz e Depa hanno ottenuto circa 1 miliardo di mc ciascuna per le forniture
a, rispettivamente, Bulgaria e Grecia. Il volume restante, informa una nota di BP, "andrà agli acquirenti che intendono
rifornire l'Italia e gli adiacenti hub di mercato".
A margine della firma, il presidente di Socar, Rovnag Abdullayev, ha reso noto che i contratti firmati oggi hanno un
valore complessivo nei 25 anni di durata di circa 200 miliardi di dollari. Il vice-presidente di BP responsabile per Shah
Deniz, Al Cook, ha dichiarato che "tutte le 9 società hanno acquistato significativi volumi di gas, ma l'esatto ammontare
delle forniture è confidenziale".
Le offerte di acquisto ricevute dai potenziali acquirenti sono state uno degli elementi che hanno portato Shah Deniz II
alla scelta del Tap come rotta di trasporto del gas azero in Europa (l'altro candidato era il gasdotto Nabucco attraverso i
Balcani).
I contratti siglati oggi sono subordinati alla decisione finale d'investimento per la seconda fase di Shah Deniz, prevista
nell'ultimo trimestre di quest'anno. Una volta compiuto quest'ultimo passo, saranno avviati i lavori per lo sviluppo del
giacimento e la realizzazione dei gasdotti Tanap attraverso la Turchia e Tap dalla Grecia all'Italia. Il primo gas arriverà in
Turchia nel 2018 e in Europa l'anno successivo. Shah Deniz II produrrà 16 m.di mc di gas l'anno, di cui 6 m.di mc destinati
alla Turchia e il resto all'Europa.
Tap è partecipato da BP (20%), Soacr (20%), Statoil (20%), Fluxys (16%), Total (10%), E.ON (9%) e Axpo (5%); Tanap da
Socar (80%) e Botas (20%), ma la compagnia di Stato azera conta di cedere il 12% a BP, una quota analoga a Statoil e il
5% a Total. I soci di Shah Deniz II sono BP (operatore con il 25,5%), Statoil (25,5%), Socar, Total, Lukoil e Nico con il 10%
ciascuna e Tpao con il 9%.
Il presidente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, ha sottolineato che l'azienda bolognese è stata l'unica utility locale
italiana ad assicurarsi il gas azero. "Essere riusciti a rientrare fra gli acquirenti del gas che sarà veicolato dal Tap è per noi
motivo di duplice soddisfazione: da un lato risulta strategico per proseguire nella politica di sostegno alla crescita
commerciale con un portafoglio flessibile e diversificato; dall'altro, in considerazione della dimensione degli altri partner
coinvolti, è il riconoscimento implicito della rilevanza che il gruppo sta assumendo sul mercato domestico del gas", ha
dichiarato Tommasi di Vignano.
Il direttore della divisione Generazione, Mercato Italia ed Energy Management di Enel, Gianfilippo Mancini, ha
affermato per parte sua che "questo accordo rappresenta un importante passo in avanti nella nostra strategia di
diversificazione delle fonti di gas". Inoltre, ha aggiunto Mancini, "grazie a questo accordo, il gruppo contribuirà a
rafforzare la sicurezza e la competitività delle forniture di gas al Paese, in linea con le priorità della politica energetica
italiana".
QE, 19-09-13
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Enel ed Hera commercializzeranno gas da Azerbaigian
«Questo accordo rappresenta un importante passo in avanti nella nostra strategia di diversificazione
delle fonti di gas»
Enel ed Hera hanno firmato ieri a Baku (Azerbaigian) un contratto di acquisto di gas naturale proveniente dal giacimento
in corso di sviluppo di Shah Deniz, sul Mar Caspio in territorio azero. Il contratto, firmato con il Consorzio Shah Deniz, ha
una durata di 25 anni e prevede l’allocazione, in questa prima fase, di un volume annuo di 300 milioni di metri cubi. Le
prime forniture di gas sono previste non prima del 2019. «Questo accordo corona con successo i rapporti avviati da
tempo con il Consorzio Shah Deniz e rappresenta un importante passo in avanti nella nostra strategia di diversificazione
delle fonti di gas. Ci consentirà di arricchire e rendere più flessibile il nostro portafoglio di contratti di
approvvigionamento, a beneficio dei clienti», ha commentato Gianfilippo Mancini, direttore della divisione Generazione,
Mercato Italia ed Energy Management di Enel. Soddisfatto anche il presidente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, che
sottolinea la rilevanza che la multiutility emiliana, anche alla luce della dimensione degli altri partner coinvolti, sta
sempre più assumendo sul mercato domestico del gas.
MF, 20-09-13
Azerbaijan gas decision to disappoint Brussels
Shah Deniz fails to relieve eastern Europe
BP and its partners behind the Shah Deniz gas project in Azerbaijan have made a long-awaited announcement on longterm supplies to Europe, with only a tenth of the gas set for eastern European states that Brussels had hoped would
benefit.
The Shah Deniz consortium, which includes Azerbaijani national oil company Socar, Statoil of Norway and French oil
major Total, has been developing the country’s gas reserves for several years.
The European Commission had hoped most of that gas would reach states in southern and eastern Europe to ease their
dependence on Russia, which has been seen as unreliable supplier since it cut supplies to Europe during payment
disputes with Ukraine.
That became unlikely in June after the Shah Deniz consortium backed a pipeline that will terminate in Italy, rather than
the Brussels-backed Nabucco project that would have passed through south eastern Europe. Yesterday, the consortium
said 80 per cent of the gas would end up in Italy and adjacent markets, which are relatively well supplied. A Bulgarian
utility is set to take 1bn cubic metres a year of gas for 25 years, a tenth of the total, while a Greek utility will take a
similar amount.
“Shah Deniz gas is now effectively lost to eastern Europe,” said Thierry Bros, senior European gas analyst at Société
Générale. “Those countries will remain dependent on Russia for a large percentage of their supply.”
The decision comes at a sensitive time for Europe’s gas industry, with indigenous supplies from the North Sea in decline,
and countries including the UK struggling to secure shipments of liquefied natural gas. That is allowing Russia to regain
market share lost in recent years.
Société Générale analysts said last week that Russia would reclaim its position as Europe’s largest supplier from Norway
this year, after exports to Europe from Russian state oil company Gazprom climbed 10 per cent compared with 2012 in
the year to August.
The contracts will add to the pressure on Brussels to accelerate the building of infrastructure to ensure that gas can be
traded freely within Europe. The Commission has championed pipelines that would allow utilities in member states to
buy gas from a variety of suppliers and ease dependence on long-term contracts.
Al Cook, BP’s vice-president for Shah Deniz, said he expected Brussels to support the development of so-called
interconnectors from Greece to Bulgaria and then from Bulgaria to the rest of Europe, which would allow Azerbaijani
gas to flow to eastern Europe.
“We are confident [eastern European and Balkan states] will be a source of demand in the future, but we are not
actively engaged in any negotiations at the moment,” said Mr Cook.
But progress on the building of interconnectors has been slow, particularly in eastern Europe, and analysts said weak
demand for gas in the region was holding back investment.
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“If you invest in brand new gas infrastructure in eastern Europe, there’s not nearly enough confidence in future demand
that you are going to get your money back,” said Jonathan Stern, head of gas research at the Oxford Institute for Energy
Studies.
Long-term contracts, which BP said were worth $100bn and were among the largest of their kind in the history of the oil
and gas industry, would go some way to encouraging trade in gas, however.
Commodity trading companies, which will seek to sell the gas across Europe at a profit, won contracts, as well as utilities
that are likely to use to the gas to run power stations. Shell Energy Europe – part of Shell’s trading arm – Axpo Trading
and Hera Trading all signed 25 year contracts as did Eon, a German utility with a large trading arm.
The long-term revenues guaranteed by the contracts also pave the way for development of the Shah Deniz gasfield. Mr
Cook said that by December he expected consortium members to have committed $40bn in investment required to
start the second stage of the project.
Ajay Makan - Financial Times, 20-09-13
L’Italia hub del gas naturale
Se il traffico marittimo nel Mediterraneo fosse operat o solo da navi alimentate a Gnl, il risparmio
sarebbe di 10,8 miliardi di euro grazie all’abbattimento delle emissioni. Lo calcola Ecba Project
La Pianura Padana può diventare un hub logistico per ricevere da tutto il mondo e distribuire in Europa il gas naturale.
La proposta è stata illustrata ieri a Genova da Sara Camerano, responsabile studi e ricerche di Cassa Depositi e Prestiti,
nell’ambito del forum Port&Shipping Tech che fa parte della Genoa Shipping Week.
Peraltro l’utilizzo del gas naturale liquefatto come carburante pulito per il trasporto marittimo avrebbe anche un
impatto positivo sull’ambiente e sui conti degli armatori, visto che uno studio presentato sempre ieri allo stesso forum
da Andrea Molocchi, economista e consulente per la società ECBA Project, quantifica in 10,8 miliardi di euro gli ipotetici
benefici economici di un traffico marittimo nel Mediterraneo operato solo da navi alimentate a Gnl.
La proposta di Cdp. «L’Italia, che nel 2012 ha consumato 75 miliardi di metri cubi di gas, importa attualmente il metano
attraverso 5 gasdotti e 2 rigassificatori che presto diventeranno 3 con l’entrata in funzione del nuovo terminal offshore
di Livorno», ha detto Sara Camerano che ha poi aggiunto: «Nei prossimi anni sorgeranno nuovi terminal per la
rigassificazione del Gnl e la Strategia Energetica Nazionale stima un fabbisogno di investimenti infrastrutturali pari a 20
miliardi di euro tra oggi e il 2030». A regime, ha concluso Camerano, l’Italia sarebbe dotata di infrastrutture in grado di
importare quantità di Gnl superiori a quelle necessarie per consumo domestico e quindi potrebbe trasformarsi in hub
logistico per distribuire
A rendere ancora più attuale e urgente il tema del Gnl ci ha pensato la Commissione Europea, che ha imposto ai 139
porti europei qualificati come «core network» e inseriti nelle reti TEN-T, di dotarsi entro il 2020 (per gli scali marittimi) o
il 2025 (per quelli fluviali interni) di stazioni di rifornimento di gas naturale liquefatto per le navi. Le tre modalità
disponibili sono le seguenti: rifornimento da camion in banchina, approvvigionamento da terminal in porto oppure da
nave a nave.
Queste linee guida, volute da Bruxelles insieme alla normativa sulle riduzioni delle emissioni inquinanti da parte delle
navi, che ha ridotto al minimo le soglie consentite di tenore di zolfo nei carburanti navali, spingono a un progressivo
utilizzo del Gnl come carburante nel trasporto marittimo.
I risparmi dell’utilizzo del Gnl. I quasi 11 miliardi di euro di risparmi calcolati da Molocchi proverrebbero da un
abbattimento superiore all’80% dei costi esterni provocati dall’emissioni delle navi. Lo stesso Molocchi ha inoltre
quantificato tra -15% e -20% il risparmio di costi tra i carburanti tradizionali e il gas naturale liquefatto per le compagnie
di navigazione. Secondo Molocchi, «considerando il prezzo attuale del Gnl negli Usa pari a 4 $/Mbtu (Million British
Thermal Unit), il costo atteso di importazione in Europa sarebbe di circa 30 $/Mwh (unità di misura del costo
dell’energia) e il prezzo finale di fornitura del Gnl per rifornimento navale nel Mediterraneo si aggirerebbe intorno ai 4045 $/Mwh. Una cifra notevolmente inferiore rispetto al carburante tradizionale IFO 380 (54 $/Mwh) e al Marine Gas Oil
(80 $/Mwh)». Molocchi sottolinea anche l’opportunità di «sviluppare in Europa una specializzazione nell’industria
criogenica (servono serbatoi in grado di resistere a temperature fino a -162°) applicata sia alla cantieristica che
all’industria automobilistica».
Il commercio mondiale del metano in questi mesi sta subendo una rivoluzione epocale. Alberto Pincherle, presidente
Sezione Giovani di AIEE (Associazione Italiana Economisti dell’Energia), ha spiegato che «Giappone e Corea del Sud
rimangono i maggiori importatori al mondo (pari al 53% del trade) ma nei prossimi anni i Bric aumenteranno i rispettivi
approvvigionamenti. In questo contesto la Russia gioca la parte del leone, ma il ruolo degli Stati Uniti, che da
importatore diventerà esportatore, rischia di minare la leadership mondiale proprio della Russia». Per dare il via
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concretamente alla distribuzione di gas Usa verso Europa e Asia sono necessarie navi gasiere e terminal di terra per la
liquefazione dello shale gas.
Nicola Capuzzo - MF, 20-09-13
Gnl, Mise: terminal essenziali per lo sviluppo dei porti
Per agganciare il “treno” dello sviluppo del Gnl nei trasporti, marittimi e non solo, è necessario farsi
trovare preparati con un sistema di infrastrutture adeguato, rigassificatori in primis
È il senso dell'intervento di Giovanni Perrella, rappresentante del ministero dello Sviluppo economico, al Green Shipping
Summit in corso a Genova. Nel suo intervento alla sessione “La politica europea per una supply chain del Gnl marino:
opportunità per l'Italia”, Perrella, ripercorrendo le linee tracciate dalla Sen per lo sviluppo del settore, ha sottolineato
che “senza questa visione complessiva della questione rischiamo di arrivare tardi al business del Gnl con pesanti rischi
sulla economicità ed operatività dei porti italiani”.
Il quadro di riferimento è quello della proposta di direttiva Ue del 24 gennaio 2013 sulle infrastrutture per la fornitura
dei combustibili alternativi che prevede, fra l'altro, che tutti i porti della rete globale trans-europea dei trasporti si
dotino entro il 2020 di punti di rifornimento del Gnl.
In allegato le slide presentate dal Mse con, in particolare, un riepilogo dello stato delle infrastrutture di importazione tra
gasdotti esistenti (Tag, Transitgas, Ttpc, Green Stream), “in fase istruttoria finale di autorizzazione” (Galsi, Igi Poseidon)
e in fase preliminare di istruttoria (Tap) e terminali Gnl esistenti (Panigaglia, Rovigo, Livorno), autorizzati (Gioia Tauro,
Api Falconara, Porto Empedocle – per quest'ultimo autorizzazione annullata dal Tar ma convalidata dal Consiglio di
Stato), sospesi (Brindisi) e in fase istruttoria di autorizzazione (Zaule).
Staffetta Quotidiana, 20-09-13
Italgas chiede 300 milioni alla Bei
La sussidiaria di Snam ha in cantiere interventi di ammodernamento delle infrastrutture per la
distribuzione di metano nel Centrosud Italia. Obiettivo: ottenere prestiti agevolati per 500 milioni
Dopo il bond da 1,5 miliardi di euro lanciato in primavera, Snam aveva lasciato intendere che uno dei canali privilegiati
di finanziamento sarebbe diventata la Banca Europea per gli Investimenti (Bei).
L’obiettivo è ottenere prestiti agevolati per almeno 500 milioni di euro. Ora l’ex controllata dell’Eni, guidata
dall’amministratore delegato Paolo Mosa, ha fatto seguire ai propositi i fatti. Secondo quanto risulta a MF-Milano
Finanza, infatti, la Bei ha appena aperto un’istruttoria per esaminare la richiesta di un finanziamento di circa 300 milioni
da parte di Italgas, la sussidiaria di Snam che si occupa della distribuzione del metano. L’eventuale prestito Bei andrebbe
a coprire circa la metà dei 625 milioni di euro che Italgas prevede di impegnare nelle infrastrutture che servono Calabria,
Puglia e Sicilia e per ammodernare parte della rete a Roma, Napoli e Venezia, anche con l’installazione dei contatori
digitali (i cosiddetti smart meter). A Roma, in particolare, la società non è più proprietaria degli asset ma titolare di una
concessione d’uso sugli stessi.
Gli interventi per i quali si conta anche sulla sponda Bei rientrano nel miliardo di euro di investimenti che Italgas ha in
cantiere nell’arco di piano per la rete di distribuzione di oltre 52 mila chilometri, tramite la quale nel 2012 ha distribuito
circa 7,46 miliardi di metri cubi di gas a 5,9 milioni di utenze. Stando al piano strategico 2013-2016 della capogruppo, il
capitolo sulle attività di distribuzione prevede tre aree d’intervento: ottimizzare il portafoglio di attività per
massimizzare l’efficienza operativa, proseguire nel miglioramento dei livelli di affidabilità e qualità del servizio di
distribuzione, elevando il livello tecnologico dell’attività di misura attraverso l’introduzione dei contatori digitali, e
ampliare la copertura del servizio ai comuni non ancora serviti, secondo gli impegni derivanti dalla regolazione o assunti
con gli enti concedenti. In particolare, gli interventi pianificati al 2016 consentiranno a Italgas di incrementare il numero
dei contatori, che a fine piano dovrebbero raggiungere 6,7 milioni di unità, in crescita di circa il 14% rispetto ai 5,9
milioni di unità di fine 2012.
Angela Zoppo - MF, 20-09-13
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Indagine su Saipem
La Procura accelera
Insider trading e aggiotaggio. Sono questi i due reati ipotizzati dalla Procura di Milano che ha avviato una inchiesta, per
ora a carico di ignoti, con al centro Saipem e la maxi-vendita del 2,3% del suo capitale prima del profit warning dello
scorso gennaio. L'indagine, condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e
dal pm Giordano Baggio, intende fare luce sul maxi-collocamento di azioni effettuato il giorno prima dell’avviso al
mercato lanciato dalla società del Gruppo Eni il 29 gennaio scorso, e che aveva affondato il titolo in Borsa bruciando 4,7
miliardi. Vicenda per la quale si sta anche valutando l'esistenza o meno di profili di falso in bilancio e sulla quale la
Consob ha trasmesso a inquirenti e investigatori alcune relazioni, ora comprese nel fascicolo, nelle quali ha messo nero
su bianco l'esito di una serie di accertamenti. L'autorità aveva infatti disposto alcune verifiche per sospetto insider
trading in seguito alla maxivendita di azioni, il 2,3% del capitale, realizzata da BofA Merrill Lynch poco prima che la
società comunicasse il taglio degli obiettivi di reddito per il 2012 e il 2013.
Inoltre, come emerge dalla semestrale Saipem, Consob il primo febbraio aveva deliberato un'ispezione negli uffici di San
Donato Milanese, cominciata tre giorni dopo e chiusa il 7 giugno. Verifiche, queste, che hanno portato la Commissione
di controllo a muovere una serie di rilievi cui la società dovrà rispondere: non solo che «il profit warning del 29 gennaio
2013 sarebbe stato reso noto al mercato con ritardo», ma anche la contestazione di alcune voci del bilancio 2012 l'addebito è stato respinto - e delle «modalità di tenuta» del registro delle persone che hanno accesso alle informazioni
price sensitive nonché l'«omissione o tardività o incompletezza di alcune iscrizioni». Gli esiti degli accertamenti relativi al
filone che riguarda l'insider trading - e che la Consob dovrebbe accingersi a chiudere tra non molto - sono ora confluiti
nell'inchiesta milanese nata in realtà qualche mese fa senza ipotesi di reato nè indagati. Inchiesta nella quale poi, nelle
scorse settimane, sono stati ipotizzati i reati di aggiotaggio e insider trading, al momento sempre a carico di ignoti e che
sta puntando a verificare anche eventuali profili di falso.
Il Messaggero, 20-09-13
Saipem, indagine su vendita 2,3% capitale prima profit warning gennaio
La procura di Milano ha aperto un fascicolo a car ico di ignoti con le ipotesi di reato di insider
trading e aggiotaggio per la vendita del 2,3% del capitale di Saipem prima del profit warning dello
scorso gennaio
E' quanto hanno riferito oggi fonti investigative, precisando che i pm hanno inserito nel fascicolo anche alcune relazioni
della Consob.
Al momento non è stato possibile avere un commento dalla società.
Lo scorso 6 agosto, l'ente di vigilanza dei mercati ha contestato alla società del gruppo Eni la tempistica di diffusione del
primo profit warning, lanciato da Saipem lo scorso 29 gennaio e secondo Consob "reso noto al mercato con ritardo".
Anche Consob ha aperto un'inchiesta per sospetto insider trading.
Ventiquattro ore prima dell'annuncio di gennaio, un misterioso investitore ha ceduto sulla piazza londinese un
pacchetto di titoli Saipem pari al 2,3% del capitale, anticipando il crollo del titolo il giorno dopo. Fonti di mercato hanno
sostenuto che a vendere sia stato il fondo BlackRock, che però non ha mai fatto commenti in proposito.
Attorno alle 14,55 il titolo Saipem sale dello 1,02% a 16,86 euro.
Quest'ultimo fascicolo è stato affidato al pm Giordano Baggio, del pool reati finanziari.
L'inchiesta sugli appalti in Algeria
Saipem inoltre resta al centro di un'altra indagine principale, condotta dal pm Fabio De Pasquale, che ipotizza il reato di
corruzione internazionale sulle presunte tangenti pagate dalla società italiana per ottenere sette contratti d'appalto in
Algeria per un valore complessivo di 8 miliardi di euro.
La procura ipotizza che Saipem e sue controllate abbiano pagato globalmente 197.934.798 euro alla società di
mediazione Pearl Partners Limited che le avrebbe in larga parte girate come tangenti all'allora ministro dell'Energia
algerino Chakib Khelil, a suoi familiari e persone del suo entourage in posti chiave di Sonatrach, l'ente di stato algerino
per l'energia.
Dal 28 luglio scorso, nell'ambito di questa indagine, si trova in carcere a Milano l'ex direttore operativo di Saipem Pietro
Varone, mentre è stato disposto analogo mandato di cattura per corruzione internazionale nei confronti di Farid
Bedjaoui, francese di origine algerina residente a Dubai, titolare della Pearl Partners, e nei confronti di Samyr Ouraied,
tunisino titolare di passaporto svizzero, fiduciario di Bedjaoui.
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Nell'ambito di questa inchiesta risultano anche indagati, fra gli altri, l'AD di Eni Paolo Scaroni, l'ex AD di Saipem Pietro
Franco Tali e i dirigenti - o ex - di Saipem, Tullio Orsi, Alessandro Bernini e Antonio Vella.
Per la legge 231, in qualità di persone giuridiche, sono indagate anche le società Eni e Saipem.
Entrambe le società, in diverse note nel corso degli ultimi mesi, hanno negato ogni coinvolgimento e hanno dichiarato di
collaborare attivamente con l'autorità giudiziaria. Eni ha negato inoltre ogni addebito nei confronti dell'AD Scaroni.
Il 17 luglio scorso il cda di Saipem in una nota aveva dichiarato che, dopo aver esaminato i risultati di un'indagine interna
su alcuni contratti di intermediazione e subappalto in Algeria, aveva deciso di avviare azioni giudiziarie nei confronti di
alcuni ex dipendenti e fornitori per "violazioni delle procedure per l'approvazione e gestione dei contratti di
intermediazione e subappalto".
Reuters, 20-09-13
Saipem, la procura avvia l’inchiesta
La Procura di Milano apre un fascicolo contro ignoti. Sotto la lente la vendita del pacchetto del 2,3%
alla vigilia del profit warning
Il fondo americano Blackrock era a conoscenza del profit warning che la Saipem stava per lanciare il 29 gennaio scorso e
che provocò il crollo del 34,3% del titolo in borsa? Ruota attorno a questo interrogativo l’inchiesta della procura di
Milano sulla misteriosa vendita del 2,3% di titoli Saipem avvenuta il 28 gennaio, 24 ore prima che la società del gruppo
Eni diffondesse il pesante avvertimento sugli utili 2012 e sull’outlook 2013. L’inchiesta - avviata da mesi ma emersa
soltanto ieri – ipotizza (per ora a carico di ignoti) i reati di insider trading e di aggiotaggio. L’indagine è affidata al
sostituto procuratore Giordano Baggio, coordinato dal procuratore aggiunto e capo del pool reati finanziari, Francesco
Greco, i quali starebbero anche vagliando eventuali profili di falso in bilancio. A far partire l’inchiesta sono state le
contestazioni mosse dalla Consob alla Saipem dopo i fatti di gennaio e successivamente trasmesse ai magistrati
milanesi.
Tutto ha inizio il 28 gennaio quando attraverso Bank of America-Merrill Lynch il fondo Blackrock vende 10 milioni di titoli
Saipem (circa il 2,3% del totale) per un valore di 315 milioni di euro. Ventiquattro ore dopo, a borsa chiusa, Saipem
diffonde il profit warning e il 30 gennaio i titoli precipitano del 34,3% da 30 a 20 euro. Per (l’allora) misterioso venditore
l’affare è enorme: circa 100 milioni di perdite evitate. Per chi ha acquistato si tratta invece di un disastro. Ma lo
sconosciuto venditore sapeva dell’imminente profit warning? C’è stata una soffiata che ha spinto il fondo Usa a cedere
proprio in quel momento il suo 3,2% di Saipem? A parlare per primo del ruolo di Blackrock è Il Sole 24 Ore in un articolo
del 2 febbraio. L’11 febbraio anche il Financial Times identifica in Blackrock il misterioso venditore.
Ma cosa ha contestato la Consob alla Saipem? È la semestrale di giugno della società del gruppo Eni a rivelarlo. I rilievi
sono tre: viene contestato il bilancio 2012, si sostiene che il profit warning del 29 gennaio è stato dato in ritardo e che il
collegio sindacale avrebbe dovuto denunciare alla stessa Commissione irregolarità relative a internal audit e consulenze
esterne per il periodo giugno 2011-settembre 2012. L’allarme utili lanciato da Saipem il 29 gennaio indicava un Ebit
2013 di 750 milioni di euro, mentre il consensus degli analisti fino alla vigilia era di 1,66 miliardi, ribassato negli ultimi
mesi a causa dell’inchiesta della procura di Milano sulle tangenti in Nigeria, costata il posto all’amministratore delegato
Pietro Tali.
A giugno Saipem ha lanciato un nuovo profit warning, tagliando ancora le stime sull’Ebit del 2013. La Consob prenderà
le proprie decisioni una volta esaminate le difese della società e nel termine massimo di 360 giorni dal 24 luglio 2013.
Nella stessa semestrale della Saipem si rilevava che la Consob ha avviato un procedimento di contestazione per il
bilancio 2012. Saipem, invece, ritiene di confermare le valutazioni di bilancio fatte al 31 dicembre 2012.
Angelo Mincuzzi - Il Sole-24 Ore, 20-09-13
Saipem indagata per insider trading e aggiotaggio
Il giorno prima del profit warning un maxi -collocamento di azioni ha bruciato 4,7 miliardi di
capitalizzazione
Insider trading e aggiotaggio. Queste le ipotesi di reato sulle quali la procura di Milano sta indagando in relazione alla
vendita del 2,3% del capitale di Saipem prima del profit warning dello scorso gennaio. Nei mesi scorsi un fascicolo sulla
vicenda era già stato aperto ma senza ipotesi di reato o indagati. Gli investigatori della Guardia di Finanza di Milano,
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coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Giordano Baggio, starebbero indagando sul maxicollocamento di azioni effettuato il giorno prima del profit warning lanciato dalla società del gruppo Eni il 29 gennaio
scorso e che aveva affondato il titolo in borsa bruciando 4,7 miliardi di euro di capitalizzazione. Al momento gli
inquirenti avrebbero aperto un fascicolo a carico di ignoti e si parla anche di analisi per eventuali profili di falso in
bilancio. La Consob ha trasmesso una prima parte delle sue relazioni agli inquirenti.
Andrea Zitelli - MF, 20-09-13
Saipem, Procura Milano apre fascicolo per insider trading e aggiotaggio
Investigatori della Guardia di Finanza di Milano al lavoro sulla maxi vendita di azioni effettuata
proprio il giorno prima dell'allarme utili lanciato dalla società del gruppo Eni il 29 gennaio scorso
che aveva affondato il titolo in B orsa
La Procura di Milano sta indagando per le ipotesi di reato di insider trading e aggiotaggio in relazione alla maxi-vendita
sospetta del 2,3% del capitale di Saipem subito prima del profit warning (allarme sugli utili) dello scorso gennaio. Da
quanto si è saputo, gli inquirenti hanno aperto un fascicolo con le due ipotesi di reato, al momento a carico di ignoti, e
starebbero anche analizzando eventuali profili di falso in bilancio. La Procura ha anche ricevuto alcune relazioni della
Consob che sono entrate nel fascicolo.
In particolare gli investigatori della Guardia di Finanza di Milano coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco e
dal pm Giordano Baggio, stanno indagando su quel maxi-collocamento di azioni effettuato il giorno prima dell’allarme
utili lanciato dalla società del gruppo Eni il 29 gennaio scorso che aveva affondato il titolo in Borsa bruciando 4,7 miliardi
di euro degli azionisti grandi e piccoli.
La Consob che ha già aperto un procedimento sanzionatorio contestando, tra l’altro, a Saipem di aver reso noto “con
ritardo” la revisione al ribasso delle stime sugli utili di gennaio – ha trasmesso una prima parte delle sue relazioni sul
punto agli inquirenti. La Procura aveva aperto un fascicolo sulla vicenda già nei mesi scorsi, senza ipotesi di reato né
indagati. Inchiesta nella quale poi, nelle scorse settimane, sono stati ipotizzati appunto i reati di aggiotaggio e insider
trading, al momento sempre a carico di ignoti. Infine, gli investigatori starebbero anche verificando eventuali profili di
falso in bilancio.
Il Fatto Quotidiano, 20-09-13
Il Regno Unito si affida disperatamente allo shale gas
Per rispettare i traguardi sulle emissioni, il Regno Unito si sta affidando con riluttanza al fracking di
shale gas
Questa estate, la proposta del governo britannico di incoraggiare il fracking di gas naturale nel paese ha scatenato una
tempesta di proteste, con accuse da parte dei critici che non sarebbero stati consultati e che un’eventuale ordinamento
finirebbe col restringere l’autorità dei pianificatori locali. Il paese sembra però avere poche altre opzioni. Il Regno Unito
si trova in un pantano energetico che sta costringendolo ad affidarsi allo shale gas.
Gli aggressivi traguardi del paese sulle emissioni di anidride carbonica richiedono che, entro il 2030, le risorse
energetiche del Regno Unito siano virtualmente a emissioni zero.
Il governo aveva però intenzione di tagliare le emissioni con strategie energetiche low-carbon – nuovi reattori nucleari,
sistemi di sequestro e cattura dell’anidride carbonica installati sulle centrali elettriche esistenti – che continuano a
essere troppo care da realizzare. Come se non bastasse, il gas naturale convenzionale proveniente dal Mare del Nord,
che avrebbe dovuto garantire il tempo necessario per implementare su larga scala le energie rinnovabili, sta
diminuendo.
Il costo importa agli elettori nel paese. Stando a un sondaggio rilasciato a luglio dallo U.K. Energy Research Centre, quasi
tre quarti dei cittadini sono preoccupati per il cambiamento climatico, ma più di quattro quindi della popolazione hanno
anche comunicato ai ricercatori di essere “alquanto, o molto preoccupati” che i costi dell’elettricità e del gas diventino
insostenibili entro i prossimi 10-20 anni.
Se il Regno Unito non saprà trovare un metodo economico per fornire gas naturale attraverso la fratturazione idraulica
(hydrofracking) dei suoi depositi di gas da argille, potrebbe dover riavviare le sue centrali a carbone per mantenere le
luci accese per i prossimi decenni. “In un modo o nell’altro, ci spantaneremo”, dice George Day, manager per le strategie
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economiche dell’Energy Technologies Institute di Londra, una partnership tra imprese industriali e il governo britannico.
“Il raggiungimento o meno dei nostri traguardi sulle emissioni è un’altra questione”, dice.
Questi traguardi prevedono l’abbattimento delle emissioni di gas serra dell’ottanta percento rispetto ai valori del 1990
entro il 2050. Stando al quasi indipendente Committee on Climate Change, per arrivare a questo risultato, l’industria
energetica del Regno Unito dovrebbe ridurre le proprie emissioni da più di 500 a 50 grammi di anidride carbonica per
kilowatt-ora entro il 2030. Secondo la mappa temporale del comitato, il 60 percento delle nuove automobili vendute nel
2030 dovrebbe essere elettrico, per arrivare al 100 percento entro il 2035.
Day e altri consiglieri governativi prevedono che obiettivi tanto ambiziosi vadano ben oltre le possibilità delle sole
energie rinnovabili, però. Il potenziale solare della Gran Bretagna sbianca persino al confronto con le scarse risorse di
energia solare della Germania, lasciando cosi alle sole turbine eoliche in alto mare il compito di accollarsi questa
responsabilità. “Abbiamo dunque la capacità industriale per consegnare oltre 50 gigawatt di energia eolica offshore
entro il prossimo decennio o due?” chiede Day. “Mi sembra molto difficile”.
Persino alcuni sostenitori delle rinnovabili concordano sul fatto che il Regno Unito debba necessariamente perseguire
anche lo sviluppo di tecnologie nucleari e di sequestro dell’anidride carbonica.
“Pare che saranno necessarie tutte le tecnologie possibili”, dice Briony Worthington, ministro ombra per il cambiamento
climatico ed energetico del Labour in the House of Lords. Quanto meno, dice Worthington, il Regno Unito dovrebbe
ricercare nuovi reattori e mantenere uno share del 20 percento in nucleare per la fornitura di energia a basse emissioni.
Il problema per il governo è che, in questo momento, gli investimenti nel nucleare e nel CCS (Carbon Caputre and
Storage) sono inesistenti. Per la maggior parte, questo costituisce un fallimento dello European Trading System, che
mirava a rendere competitive con i combustibili fossili le tecnologie a basse emissioni. Con il collasso del mercato
dell’anidride carbonica in Europa, questo incentivo è venuto meno.
Per attirare investimenti nel nucleare e nel CCS, il Regno Unito ha stabilito i propri prezzi sull’anidride carbonica, che
dovrebbero crescere a £30 per tonnellata entro il 2020 e £70 per tonnellata nel decennio seguente. Ha anche proposto
prezzi base per le fonti di energia a basse emissioni, con il supporto finanziario diretto del governo nel caso in cui i prezzi
di mercato dovessero scendere al di sotto della soglia fissa. Per supportare il CCS ha messo da parte £1 miliardo con cui
risarcire il costo della realizzazione di alcuni primi progetti.
Ciononostante, gli investitori si stanno muovendo molto cautamente. Solo due progetti di CCS stanno interessando i
finanziamenti da parte del governo. Un consorzio guidato da Shell propone di catturare l’anidride carbonica della
stazione elettrica Peterhead in Scozia e di trasportarlo nel Mare del Nord per il suo sequestro all’interno di
un giacimento petrolifero esaurito.
Un secondo progetto sposterebbe l’anidride carbonica nel Mare del Nord partendo da una centrale a carbone nel North
Yorkshire. Le decisioni finali sugli investimenti in quei progetti non saranno prese prima del 2014 o del 2015.
La costruzione di centrali nucleari si sta prolungando ulteriormente. Anche se il governo si aspetta di vedere 16 gigawatt
di nuova capacità nucleare entro il 2025, solo un progetto sta destando particolare attenzione: una proposta della
compagnia francese Electricité de France per la realizzazione di un reattore EPR DA 1,600 megawatt presso la stazione
nucleare di Hinkley Point, i cui reattori degli anni ’70 dovrebbero essere spenti nel 2023.
Peter Fairley - MIT, 20-09-13
Gaz de schiste : débattre certes, mais débattre de quoi?
« Il n'existe pas aujourd'hui d' alternative à la fracturation hydraulique »
L'affirmation, qui met à mal les intentions du premier ministre d'ouvrir un débat sur les techniques alternatives pour
produire du gaz de schiste en France, ne vient pas d'un écologiste mais de Pascal Baylocq, du Groupement des
entreprises pétrolières (GEP-AFTP). De quoi va-t-on alors débattre lors de la conférence environnementale mi
septembre?
Le débat sur l'exploration et la production de gaz de schiste en France, qu'appellent de leurs vœux Jean-Marc Ayrault et
Arnaud Montebourg, se présente mal. Réticent à l'idée de fermer la porte à une ressource dans le sous sol français qui
pourrait représenter plusieurs dizaines d'années de consommation nationale, le premier ministre et le ministre du
redressement productif tentent de rouvrir le dossier en promettant d'étudier les techniques alternatives à la
fracturation hydraulique, interdite en France par la loi de juillet 2011.
"Pas d'alternative aujourd'hui"
« Il n'existe pas aujourd'hui d'alternative à la fracturation hydraulique », déclare cependant à La Tribune Pascal Baylocq,
du Groupement des entreprises pétrolières (GEP-AFTP). « Pour les cinq à dix ans à venir, il n'y a pas d'autres techniques
disponibles pour produire du gaz de schiste », ajoute-t-il. Confirmant ainsi les propos de Pascal Durand, secrétaire
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national d'Europe Ecologie-Les Verts (EELV). "Il n'y a pas actuellement, nulle part dans le monde, dans aucun labo de
recherche, la capacité d'aller fracturer (...) les minéraux pour aller chercher les gaz de schiste" en dehors du procédé de
fracturation hydraulique, a-t-il ainsi déclaré mercredi sur BFM.
"Mensonge éhonté"
"C'est un faux débat parce qu'il y a une totale volonté de désinformation de la part d'un certain nombre de groupes
pétroliers qui essayent de faire croire qu'on pourrait aller sur la prospection du gaz de schiste sans passer par la
fracturation hydraulique, cela est un mensonge éhonté", a poursuivi Pascal Durand. En fait, si écologistes et techniciens
du pétrole sont d'accord sur l'absence d'alternative actuelle à cette technique, ils en tirent des conclusions différentes.
Pour Pascal Baylocq, dont l'association professionnelle regroupe les entreprises techniques pétrolières, dont les foreurs,
l'absence d'alternative avant dix ans n'est pas incompatible avec une reprise de l'exploration en France. « Dix ans, c'est
le temps qu'il faudrait pour débuter la production d'un champ, si on décidait maintenant de lancer les expérimentations
autorisées par la loi de juillet 2011 », affirme-t-il. C'était d'ailleurs l'argument avancé par Total dans son recours contre
l'abrogation de son permis d'exploration. Le pétrolier français évoquait les perspectives de techniques à l'étude comme
la « fracturation électrique », qui consiste à créer des arcs électriques au fonds des puits, à 3 ou 4.000 mètres de
profondeur, pour désagréger la roche. Egalement citée parfois : la « fracturation pneumatique » où l'eau injectée pour
fracturer est remplacée par de l'air comprimé. « On teste aussi la substitution de l'eau par du propane », souligne Pascal
Baylocq avant de s'avouer peu convaincu.
La seule alternative : la fracturation hydraulique "encadrée"
« Cela reste de la fracturation », observe-t-il. Pour lui, la seule bonne idée, c'est le recours « encadré » à la fracturation
hydraulique. « Il existe des risques, c'est vrai. Mais ces risques peuvent être extrêmement contrôlés si on applique les
normes de l'industrie pétrolière. Ce qui n'est pas toujours le cas aux Etats-Unis de la part des petits producteurs
indépendants». Ainsi, affirme-t-il, tous les produits chimiques utilisés pour la fracturation, très polluants selon les
écologistes, peuvent être remplacés par des produits utilisés dans l'industrie agroalimentaire.
« La grande peur porte sur le risque de propagation de la fracturation sur les nappes d'eau. Mais d'abord, 2 à 3.000
mètres séparent les deux zones. Ensuite, on peut contrôler cette propagation avec des techniques éprouvées », déclaret-il. De même, selon Pascal Baylocq, les autres points décriés par les opposants, comme l'utilisation intensive de l'eau, la
pollution sonore, l'engorgement des routes par des camions.... peuvent être trouvés des parades, voire des solutions.
Impossible d'explorer sans cette technique, aujourd'hui interdite
Autoriser la fracturation hydraulique « encadrée » serait d'autant plus nécessaire, selon lui, qu'il admet qu'il est peu
raisonnable d'explorer sans cette technique. « C'est possible, mais jusqu'à un certain point. On peut se faire une
première idée sans fracturation hydraulique, mais cette technique est indispensable pour cerner la productivité du
gisement », concède-t-il. Il va décidemment être difficile de faire reposer le débat promis sur le gaz de schiste sur les
techniques alternatives.
C'est peut être pour construire une nouvelle ligne de résistance que la nouvelle ministre de l'énergie Delphine Batho a
lancé mercredi un nouvel argument contre l'exploration et la production de gaz de schiste. « Je pense que la transition
énergétique, ce n'est pas d'aller chercher de nouveaux hydrocarbures", a-t-elle déclaré en s'exprimant lors des journées
d'été d'EELV à Poitiers.
Marie-Caroline Lopez - La Tribune, 20-09-13
E la Ge Oil&Gas scelse il fiorentino (di quarant'anni)
Un talento fiorentino alla guida della Ge Oil&Gas
La multinazionale, di cui fa parte anche il Nuovo Pignone, ha nominato presidente e ceo un quarantenne, Lorenzo
Simonelli. Uno dei pochi italiani in posizioni di vertice nella galassia corporate internazionale, ma anche un fiorentino
che appena tre anni fa si è conquistato un posto nella classifica della rivista Fortune riservata agli under 40 più influenti
nel mondo. In quell'occasione disse che il mondo dell'industria italiana fa poco per i giovani, «le persone vanno valutate
non in base all'età, ma alla capacità che esprimono. Nessuno in Ge mi ha mai chiesto: tu quanti anni hai?».
La sua carriera in General Electric è iniziata 19 anni fa ed è passata da Firenze: Simonelli ha fatto parte del Financial
Management Program con incarichi anche al Nuovo Pignone e suo mentore è stato Paolo Fresco (ex top executive di Ge
International ed ex presidente di Fiat). Dal 2008 Simonelli è a capo della sezione Ge Transportation, una compagnia, con
sede centrale a Chicago, che dà lavoro a circa 10 mila persone in tutto il mondo e fornisce locomotive per trasporto
merci e passeggeri, sistemi di comunicazione e segnalamento ferroviario, soluzioni di tecnologia informatica, motori
marini. Dal primo di ottobre Simonelli prenderà il posto ora ricoperto da Dan Heintzelman, che diventa vice-presidente
di Ge. «Lorenzo ha trasformato Ge Transportation da un'attività ferroviaria nord-americana a un fornitore globale di
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attrezzature e soluzioni di trasporto — commenta il numero uno di Ge, Jeff Immelt — La sua passione per la tecnologia,
la sua mentalità globale e la sua attenzione per il cliente aiuteranno Ge Oil&Gas a continuare a crescere».
L'incoronazione del fiorentino a capo della sezione Oil&Gas si traduce nella gestione di un business che ha prodotto
l'anno scorso 15,2 miliardi di dollari di fatturato e che si avvale della collaborazione di 43 mila dipendenti nel mondo.
Simonelli è stato promosso al nuovo lavoro per aver ampliato la sezione Ge Transportation (da un business di 3,4
miliardi di dollari ) fino a un fatturato annuo di circa 5,6 miliardi dollari.
Corriere Fiorentino (Firenze), 20-09-13
Simonelli presidente di Ge Oil&Gas
Per la prima volta a capo di Ge Oil&Gas, sede al Pignone, arriva un italiano, per di più fiorentino e
quarantenne
Dal primo ottobre sarà Lorenzo Simonelli il nuovo presidente della divisione che ha a che vedere con tutto ciò che
riguarda petrolio e metano e è una delle più importanti del gigante multinazionale americano. I presidenti di Oil&Gas
finora arrivati al Pignone erano sempre venuti dall'America, compreso Dan Hentzelman che Simonelli viene a sostituire
perché diventerà vicepresidente di Ge. Il nuovo presidente era manager dell'azienda fiorentina Ge Transportation.
«Lorenzo - spiega Jeff Immelt, presidente di General Electric - ha una storia di 10 anni in Ge, con un forte background
finanziario. Ha trasformato Ge Transportation, da business Usa del settore ferroviario, a player globale di soluzioni e
dispositivi per i trasporti». Simonelli è, secondo la rivista Fortune, tra i quaranta under 40 più influenti del mondo.
La Repubblica (Firenze), 20-09-13
Multiutility di luce e gas per l’Italia centrale
La newco tra Estra (Toscana) e Multiservizi (Marche) sarà operativa anche in Umbria e Abruzzo
Se le grandi multiutility quotate tornano a parlare di aggregazioni e fusioni, quelle di dimensioni medie cercano di
rafforzarsi per non perdere terreno, soprattutto in vista della stagione delle gare per la distribuzione del gas. È il caso di
Estra, la multiutility toscana nata nel 2010 dall’unione delle aziende di Prato, Siena e Arezzo (658 milioni di ricavi 2012,
+34% sull’anno precedente, con un mol di 63,8 milioni), che ora varca l’appennino e si espande nelle Marche, alleandosi
col player locale Multiservizi (238,8 milioni di fatturato consolidato 2012 con un utile netto di 14,8).
Il risultato è una newco (per adesso è stato firmato un accordo di riservatezza), 55% Multiservizi e 45% Estra, focalizzata
su gas e elettricità, che partirà con 180mila clienti: l’azienda anconetana conferirà le attività di distribuzione del gas e
quelle di vendita svolte attraverso Prometeo (lasciando fuori dalla joint venture la gestione del ciclo idrico integrato); il
gruppo toscano apporterà gli asset energetici che già detiene in Abruzzo, Marche e Umbria, più una parte di cassa
ancora da quantificare. La newco, battezzata provvisoriamente Energia delle Marche, sarà totalmente pubblica come le
controllanti, in mano ai Comuni (101 toscani, 45 marchigiani).
«Il progetto ha una forte base industriale - spiega Alessandro Piazzi, amministratore delegato di Estra - e consentirà
numerose sinergie, anche perché le due aziende si assomigliano molto. Per Estra rappresenta un passo importante
nell’espansione del proprio perimetro, sempre nel rispetto dei territori». All’orizzonte ci sono le gare per la distribuzione
del gas che saranno bandite dagli enti pubblici, molto appetite per l’alta marginalità del business: «Le gare saranno un
passaggio importante - spiega Piazzi - e se riusciremo a vincere quelle in Toscana e nelle Marche significherà che avremo
fatto un buon lavoro. Noi non pretendiamo di avere lo stesso passo delle multiutility quotate, come Hera, ma la
direzione è la stessa: rafforzarci in vista delle gare che imporranno una forte selezione. Delle 220 società che oggi
distribuiscono gas ne rimarranno 25-30, e noi puntiamo a essere tra queste».
La quotazione in Borsa, annunciata due anni e mezzo fa da Estra e poi rimessa nel cassetto a causa dello scenario
economico-finanziario, resta un’opzione valida: «Ci siamo fermati in attesa che la Borsa avesse maggiore tranquillità spiega l’ad - ma il progetto non è accantonato: abbiamo già i bilanci pronti per la quotazione e continuiamo a riflettere,
anche perché comprendiamo che sono necessari capitali per lo sviluppo». Gli obiettivi di crescita entro il 2015 sono
ambiziosi «ma raggiungibili - dichiara il presidente Roberto Banchetti - e puntano a posizionare Estra tra i player più
significativi a livello nazionale».
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L’area geografica di riferimento della multiutility resta il Centro Italia, e proprio per inserirsi nel Lazio Estra ha appena
costituito una nuova società commerciale, Roma Oil company - 70% Fiorentina Oil che vende gas e prodotti petroliferi,
30% Estra Energie - che sarà attiva nella vendita di gas a clienti business.
Silvia Pieraccini - Il Sole-24 Ore, 20-09-13
Comune, fallisce la “dieta” da mezzo milione sulle bollette
L’amministrazione non riesce ad apportare la riduzione sui costi delle utenze. L’assessore Mar tino:
"Ci vuole una strategia più efficace"
Il Comune non centra l’obiettivo risparmio da mezzo milione di euro sulle bollette di luce e gas. A confermarlo le
richieste degli uffici di rimpinguare il capitolo sulle utenze della macchina comunale, una richiesta che al momento non è
stata accolta dall’assessore al Bilancio, Luca Martino, che ora vuole mettere a «dieta» Palazzo Sisto, o per lo meno
capire se l’obiettivo risparmio è possibile o da dimenticare.
«Ci eravamo posti l’obiettivo di risparmiare il 10% sulle utenze, ovvero 500 mila euro su una spesa totale ipotizzata di
cinque milioni, ma non siamo nella direzione giusta. Serve un’azione su tutte le spese per avere un reale risparmio, non
serve porsi un obiettivo e poi ricorrere a uscite extra in corsa», spiega l’assessore.
Cristina Benenati - La Stampa (Savona), 20-09-13
Nuevas empresas en el ránking de la producción eléctrica
Durante años, el sector eléctrico ha permanecido casi inamovible en cuanto a cuotas de producción y
mercado
Sin embargo, la entrada en escena de un sector nuevo en la producción –renovables– y la liberalización del mercado de
la distribución han provocado cambios. En la producción, las tres primera plazas siguen en manos de las grandes del
sector, con la novedad de que Endesa ha vuelto a tomar el liderazgo, con una cuota del 23,8% el año pasado; seguida de
Iberdrola, con el 20,1%; y de Gas Natural Fenosa, con el 14,4%. El cuarto jugador en generación, a través de contratos de
gestión de la producción de varias plantas de renovables que no son suyas, es un total desconocido: EGL, del grupo
Axpo, propiedad de los cantones suizos, con una cuota del 8,1%. EDP (antigua Hidrocantábrico) y E.ON (antigua Viesgo)
alcanzaron cuotas del 6% y del 3%, respectivamente, en 2012. Y Acciona (4,7%) y el Grupo Villar Mir (2,7%) vienen
pisando fuerte. El cambio en las cuotas es claramente consecuencia del boom de las renovables en España, hasta el
punto de que el 30,3% de la electricidad producida en 2013 tuvo origen en instalaciones hidráulicas, eólicas, solares,
geotérmicas y de biomasa. De ese total, el 54% correspondió a la energía eólica. Previsiblemente, el peso de las
renovables tenderá a disminuir a futuro, y con ello también el de estos nuevos actores, toda vez que con la reforma
eléctrica el estímulo para nuevas inversiones es nulo.
Expansión, 20-09-13
Endesa recupera el podio eléctrico frente a Iberdrola
El grupo suizo Axpo se convierte en la cuarta empresa del mercado de producción de luz, tras Gas
Natural Fenosa, y por delante de EDP
Endesa, tradicionalmente el mayor grupo de producción eléctrica en España, ha vuelto a recuperar el primer puesto que
hace algunos años, cuando la compañía se distrajo en la guerra de opas y contraopas, le arrebató Iberdrola, según se
desprende de los últimos datos que maneja la Comisión de Energía (CNE), el órgano regulador. No es la única sorpresa
del mapa que se está reconfigurando en el mercado de generación de electricidad.
Otros movimientos son, por ejemplo, que EGL (grupo integrado en Axpo, compañía perteneciente a los cantones
suizos), se ha convertido en el cuarto mayor jugador tras Gas Natural Fenosa. Acciona, por su parte, es la cuarta
eléctrica nacional, y el grupo Villar Mir es el mayor operador privado sin cotizar. La culpa de que el mapa se esté
trastocando tanto la tiene, en gran medida, el efecto de la mayor producción de energías renovables, en detrimento de
otras centrales, especialmente las de gas (ciclo combinado), además de la compraventa de activos.
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Vieja rivalidad
Iberdrola, que en 2008 estaba muy por debajo de Endesa (19% frente al 29%) logró empatar en 2009 (23%) y quedar por
encima en 2010 y 2011, con hasta seis puntos porcentuales de diferencia. Era un momento en el que Endesa resolvió
diversos problemas accionariales y vendió activos a Acciona, quedando en manos de Enel. En el 2012, la caída de la
demanda eléctrica y el parón de los ciclos combinados parece haber pasado más factura a Iberdrola, igual que a Gas
Natural Fenosa. Iberdrola ha acabado con una cuota de mercado del 20,1%, frente al 23,8% de Endesa. Gas Natural se
ha derrumbado hasta el 14,4%, su peor registro en años recientes (llegó a tener el 26% tras la fusión con Fenosa).
Unesa
El mítico concepto de las cinco grandes eléctricas, que de hecho es el que sigue dando consistencia a la patronal Unesa,
se ha ido diluyendo. Las tres grandes siguen siendo Endesa, Iberdrola y Gas Natural Fenosa. Pero las otras, EDP y E.ON,
ya no son tan grandes. El cuarto jugador en generación, a través de contratos de gestión de la producción de plantas de
renovables que no son suyas, es Axpo, propiedad de los gobiernos regionales suizos. Tiene una cuota de 8,1% (7,4% en
2011). EDP (antes Hidrocantábrico) tiene un 6%, y E.ON, (antes Viesgo), alcanza el 3%. A este último grupo le supera
Acciona, que sigue escalando posiciones, pasando del 4,5% al 4,7%. Villar Mir sigue subiendo, y pasa del 2,6% al 2,7%.
Miguel Ángel Patiño - Expansión, 20-09-13
La demanda eléctrica de las empresas encadena 21 meses de caídas
La demanda eléctrica de los grandes consumidores de luz, incluidas empresas del ámbito industrial y
de los servicios, sufrió una caída del 2,8% en agosto en tasa interanual, según el Índice Red Eléctrica
(IRE), elaborado por REE
Este es el dato corregido, en el que se tiene en cuenta temperaturas y el efecto calendario, el cual permanece en
negativo desde diciembre de 2011, con lo que ya encadena 21 meses a la baja. En concreto, el consumo industrial
descendió un 1,7% y el de servicios un 4,7%, según la versión corregida. En agosto, en tasa mensual, la demanda de
grandes consumidores se mantuvo estable gracias a que la de consumidores industriales subió un 2% y la de servicios
cayó un 3,5, según datos de Red Eléctrica recogidos por Servimedia.
El IRE es el índice de consumo eléctrico de grandes consumidores que, según REE, son el conjunto de empresas que
tienen un consumo eléctrico medio/alto, así como su desglose por sectores de actividad (actividades industriales y de
servicios). REE apunta que este indicador se publica a partir de los datos corregidos con los efectos de la composición
del calendario y la evolución de las temperaturas. Éstas últimas afectan sólo al índice agregado y al de servicios, ya que
la evolución de las temperaturas no tiene una influencia significativa sobre el consumo de energía eléctrica de los
sectores industriales. En total, según datos de REE, la demanda de energía eléctrica descendió un 2,4% en el mes de
agosto con respecto al mismo mes del año pasado, una vez tenidos en cuenta los efectos del calendario y las
temperaturas. En el acumulado del año, una vez corregidos los efectos del calendario y las temperaturas, el consumo
fue un 2,6% inferior al del año pasado.
Cinco Dias, 20-09-13
Enel al bivio sudamericano
Tra la fine del 2013 e il 2014 una decisione sul riacquisto delle minoranze possedute da Enersis
Enel al riassetto in Sudamerica. Nelle ultime settimane c’è stato parecchio fermento tra le banche d’affari, che hanno
posto in osservazione la strategia dell’ex-monopolista elettrico in Sudamerica. Sotto i riflettori è l’operazione che Enel
dovrebbe fare, tra fine anno e il 2014, sulle minoranze possedute tramite la controllata cilena Enersis (a propria volta
partecipata al 60% da Endesa Latam). All’esame c’è un network di una ventina di partecipazioni in Cile, Brasile,
Argentina e Uruguay: eredità dell’Opa sulla spagnola Endesa del 2007. L’operazione di riacquisto delle minoranze era
prevista dopo l’aumento di capitale da 5,995 miliardi di dollari (una delle maggiori cifre mai registrate nell’area) proprio
su Enersis. Per ricomprare le minoranze (in società come Endesa Brasil, Edelnor, Edesur e altre) saranno necessari 1,7
miliardi di euro. L’obiettivo? Acquistare il 100% di questa piccola galassia sudamericana, al giusto prezzo, per creare più
valore.
Il Sole-24 Ore, 20-09-13
30
Utility: fiducia dei consumatori in picchiata
Al livello piu' basso degli ultimi 4 anni. Occorre "essere piu' vicini alle esigenze dei clienti". E in Italia
…
La fiducia nelle utility è sempre più bassa e la soddisfazione dei consumatori è scesa significativamente dal 2012,
secondo un'inchiesta annuale condotta da Accenture su più di 11.000 consumatori di 21 paesi.
La ricerca, intitolata "New Energy Consumer" (sul sito di QE è disponibile la sintesi per il nostro Paese), mostra che nel
2013 solo il 24%, contro il 33% dell'anno precedente, ha fiducia nelle utility e ritiene di ricevere informazioni utili a
risparmiare sui propri consumi energetici. Si tratta del livello di fiducia più basso degli ultimi quattro anni, da quando è
stata avviata l'indagine di Accenture.
Ancora più basso il grado di fiducia in Italia, dove solo il 13 % ritiene di essere informato adeguatamente dai propri
fornitori, un dato in calo di 4 punti percentuali rispetto al 2012.
Anche il livello di soddisfazione è in calo: a livello globale passa dal 59% del 2012 all'attuale 47%; tra gli italiani, solo il
43% si dichiara soddisfatto contro il 56% del 2012. Nonostante lo scarso livello di fiducia, però, la propensione al
cambiamento tra i consumatori italiani rimane molto bassa, poco più di un consumatore su dieci (12%) cambierebbe
fornitore nei prossimi 12 mesi. Il 73% dei consumatori intervistati (80% tra il campione italiano) prenderebbe in
considerazione fornitori alternativi, rivolgendosi ai settori retail, telecomunicazioni e web, per l'acquisto di elettricità e
di prodotti e servizi correlati all'energia.
"In un mercato in continua evoluzione, molte aziende si trovano ad affrontare un contesto congiunturale
particolarmente difficile, nel quale dovrebbero ridefinire il proprio ruolo per cercare di essere più vicine alle esigenze dei
propri clienti" - ha commentato Federico Pelotti Responsabile Utility di Accenture. "Facilità di comprensione dei prezzi
(tariffe e bollette) e migliore informativa, abbinata alle nuove tecnologie, per la riduzione dei consumi sembrano essere
gli argomenti che stimolano maggiormente l'interesse dei consumatori".
Malgrado l'aumento degli investimenti dedicate a iniziative rivolte ai consumatori, come ad esempio i servizi self-service
online, non si sono evidenziati effettivi miglioramenti della fiducia o della soddisfazione dei clienti. Calamità naturali,
problemi di affidabilità del servizio e volatilità dei prezzi hanno contribuito a ridurre sia la fiducia che la soddisfazione
dei clienti.
La ricerca di Accenture mostra, inoltre, che esiste un divario crescente tra le aspettative dei clienti e l'esperienza offerta
dai fornitori di energia elettrica.
Per esempio, il 91% dei consumatori ritiene importante ricevere informazioni chiare e comprensibili sui prezzi e solo il
69% ritiene che questa aspettativa sia soddisfatta.
Le risposte degli intervistati indicano peraltro che i fornitori di energia hanno diverse opportunità per migliorare
l'impegno verso i rispettivi clienti, per esempio: ridurre i costi e ottenere effetti concreti e positivi con l'installazione dei
"contatori intelligenti".
Risparmiare sulla bolletta della luce è una priorità per i consumatori. Oltre tre quarti (76%) degli intervistati vorrebbe un
accesso dettagliato online alle informazioni sull'uso dell'energia e la metà (50%) desidera suggerimenti personalizzati
online sulle azioni da adottare per ridurre i consumi energetici.
L'81% dei consumatori intervistati sarebbe più propenso ad acquistare prodotti e/o servizi correlati all'energia se le
aziende fornitrici offrissero informazioni su come risparmiare.
La grande maggioranza degli intervistati (87%) ha affermato che dopo aver installato un contatore intelligente si aspetta
di ricevere ulteriori prodotti o servizi correlati all'energia, inclusa consulenza personalizzata sulle misure da adottare per
ridurre la bolletta; informazioni sull'offerta di nuovi prodotti e servizi, notifiche relative alle fatture e soluzioni per la
gestione energetica domestica. Analogamente, se le aziende offrissero l'opzione di un piano a tariffe variabili in cui il
prezzo dell'energia cambiasse nel corso della giornata, il 92% dei consumatori intervistati si aspetterebbe l'offerta di
nuove funzionalità per la gestione della bolletta.
"Le utility sono oggi ad un punto di svolta per ciò che riguarda l'opportunità (o la necessità) di trasformare il modello
operativo, l'organizzazione e gli strumenti di supporto in chiave digitale" ha concluso Pelotti. "La tecnologia abilita oggi
una digitalizzazione molto spinta dei canali e quindi il coinvolgimento in un modo nuovo del consumatore finale con
costi decisamente più contenuti rispetto agli attuali. Capire la potenzialità di questa trasformazione ed implementarla
rappresenta una delle condizioni imprescindibili per il successo di una azienda che opera nel mercato competitivo
dell'elettricità e del gas".
QE, 20-09-13
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German energy transition caught in subsidies' trap
German households face steeply rising electricity bills, companies th reaten to move abroad, engineers
raise the specter of blackouts. A reform of Germany’s green energy revolution must top the new
government's agenda
In January 2013, German Environment Minister Peter Altmaier sought to land a political coup which could have become
an election winner for his and Chancellor Angela Merkel's Christian Democratic Union (CDU). Almost single-handedly,
Altmaier drafted legislation to cap subsidies to renewable energy producers in an effort to stop the recent steep rise in
electricity bills caused by those subsidies.
Altmaier noted that it was unacceptable that electricity customers should continue to bear all the costs of Germany's
transition to green energy, which he said could amount to 1 trillion euros ($1.32 trillion) by 2050.
However, Altmaier's draft reform to the German Renewable Energies Law (EEG) foundered in the Bundesrat, the upper
house of parliament, dominated by the opposition Social Democrats (SPD) and the Green party.
Soaring bills
Under an ambitious new energy policy, Germany seeks to boost renewables to make up 80 percent of total power
generated by 2050. Along the way, nuclear power is to be completely phased out by 2022, and fossil-fuel based energy
production sharply reduced.
However, since the EEG law was implemented in 2000, German electricity retail prices have risen from then 14
eurocents per kilowatt-hour to almost 29 cents today, according to data released by the Association of Energy and
Water Industries (BDEW).
Much of the increase is the result of a surcharge on electricity bills paid by private households and businesses to finance
state subsidies for renewable energies. Wind, solar and biomass energy producers are guaranteed fixed so-called feedin tariffs above market price for 20 years. These subsidies have led to an investment boom propelling the amount of
renewable energy from 15 percent of German power generation in 2008 to 23 percent in 2012.
Accordingly, the surcharge on electricity rose steeply, too, increasing by 47 percent just within the last year. In a recent
estimate, the government has calculated that the surcharge will likely rise from currently 5.3 eurocents per kilowatthour to 6.2 eurocents in 2014.
Caught in a subsidies trap
Curiously enough, the more renewable energy is being fed into the German power grid the more people and businesses
pay for the green energy. On July 16, which was a windy as well as sunny day, the wholesale electricity price even
slumped to below zero on an excess of power from those renewable sources. Consumers had to pay the price difference
to the feed-in tariff guaranteed to renewable producers.
Moreover, the subsidies are further inflated under a government policy to exempt energy-intensive industries such as
steel mills and aluminum smelters from paying the renewables surcharge. But those breaks, which were originally
meant for only a few companies competing internationally, are meanwhile being granted to over 4,000 businesses.
In addition, the costs of massive infrastructure updates, which are needed to accommodate the vast amounts of green
energy, are also footed by consumers through their electricity bills. This includes expanding the power grid as well as
creating storage systems for solar and wind power.
Mounting anger amid political stalemate
According to an opinion poll made by Forsa research group in July 2013, one out of two Germans is unhappy with the
way the energy transition is being handled by politicians.
However, Germany's political parties are miles apart on finding common ground about how to curb the costs of the
green energy revolution.
Merkel's CDU wants to cap the surcharge through 2014 and aims to limit its rise to 2.5 percent annually from 2015. The
CDU wants to achieve this through a suspension of feed-in tariffs for new installations for some months as well as an
energy solidarity tax for existing renewable energy producers.
Merkel's party also plans to reduce exemptions for power-intensive industries by 500 million euros from a total of 4.3
billion euros currently.
The SPD rejects cutting the feed-in tariffs and aims for legislation that would force power utilities to pass on lower
wholesale electricity prices to consumers. In addition, they want to lower a general tax on energy and limit the number
of businesses exempt from the green energy surcharge.
The environmentalist Greens want to abolish these exemptions altogether, and push for the introduction of a CO²
emissions tax for conventional power plants. And finally, the pro-business Free Democratic Party (FDP) aims to
drastically lower the energy tax as well as the subsidies for renewables subsidies.
No matter which policy measure will be finally implemented, the renewables subsidies' bill for German consumers currently standing at a total of 20.3 billion euros a year - won't be substantially lower in the years to come. As existing
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renewable power producers will continue to be guaranteed fixed feed-in prices for the next 20 years, slowing the rise in
costs is the best a new government might hope to achieve.
Uwe Hessler - Deutsche Welle, 20-09-13
Germania, al voto senza energia
Imbarazzo di Cdu e Spd sui temi energetico -ambientali
Sei mesi fa era opinione diffusa sui media che le proposte per attuare l'Energiewende, l'ambiziosa strategia energetica
tedesca, sarebbero state uno dei temi centrali della campagna per il rinnovo del parlamento. Anche lo scrivente ne era
convinto, e la pressoché totale assenza delle questioni energetico-ambientali dal dibattito pre-elettorale italiano gli
suggeriva amari confronti.
Ebbene, almeno in questo caso la Germania si è adeguata ai costumi di casa nostra. Gli esponenti dei due principali
partiti, democratici-cristiani e socialdemocratici, hanno accuratamente evitato di affrontare i risvolti più critici
dell'Energiewende, limitandosi a promettere ai consumatori tagli nei costi dell'energia. Ovviamente gli slogan e i
manifesti elettorali si sono allineati, escludendo dal loro lessico la parola “energia”.
Il contrasto con il dibattito che ha preceduto e immediatamente seguìto il varo dell'Energiewende, non potrebbe essere
più eclatante. È insomma evidente l'imbarazzo delle forze politiche tedesche a confrontarsi con le conseguenze pratiche
di una scelta che, nella legislatura appena conclusa, aveva visto maggioranza e opposizione sostanzialmente concordi,
mentre oggi, di fronte ai problemi insorti nel frattempo, all'interno di entrambi i partiti più rappresentativi si stanno
manifestando divergenze sulle risposte da dare.
L'unico tema trattato – la promessa di ridurre il costo dell'energia – è indicativo di quanto esso appaia attualmente
importante agli occhi di un elettorato, peraltro molto sensibile in materia di protezione dell'ambiente. Rispetto all'Italia,
in Germania il caro bolletta pesa infatti maggiormente sui consumatori domestici: non solo nel 2012 gli incentivi alle
rinnovabili erano già pari a quasi 17 miliardi di euro (e potrebbero raggiungere 30 miliardi nel 2020), ma sulle bollette
dei privati cittadini si scaricano anche le riduzioni di tali oneri, garantite dal governo federale alle imprese per le quali il
costo pieno dell'energia metterebbe in pericolo la competitività sui mercati esteri.
Di conseguenza il contributo al costo della bolletta elettrica per il consumatore domestico da parte degli incentivi per le
rinnovabili ha raggiunto livelli tali da portare a tassi di morosità fra le fasce sociali con i redditi minori, impensabili fino a
un paio d'anni or sono: precari a bassa retribuzione (diffusissimi anche in Germania), pensionati e coloro (in crescita) che
sopravvivono grazie all'assistenza pubblica, faticano sempre di più a pagare le bollette. Né meno rilevanti sono le
penalizzazioni patite da diverse industrie che non hanno diritto a riduzioni dell'onere.
Per di più la disponibilità di carbone a buon mercato, che i produttori americani sono costretti a esportare in Europa a
costi ribassati, per compensare il calo della domanda in Usa provocato dalla concorrenza dello shale gas, ha portato a un
incremento della generazione elettrica da parte delle centrali a carbone tedesche. Così, malgrado il forte incremento
della produzione da rinnovabili, nel 2012 le emissioni di anidride carbonica sono cresciute rispetto al 2011, anche
perché il contributo dei cicli combinati, che hanno minori emissioni climalteranti, è crollato ancor più che in Italia, a
causa della concorrenza congiunta degli impianti a carbone e a fonti rinnovabili.
Non evidenti per gran parte dell'elettorato, ma altrettanto complicati da risolvere, sono i problemi derivanti dallo
squilibrio fra la produzione eolica presente e futura, concentrata nelle aree onshore e offshore della Germania
settentrionale, e la domanda, il cui baricentro è molto più a sud: si pensi alla Baviera, dove si concentra una parte
significativa dell'industria tedesca, e, per contrasto, allo Schleswig-Holstein, che consuma un sesto dell'energia,
soprattutto eolica, ivi prodotta. Oltre agli investimenti richiesti per nuove linee ad altissima tensione e per il
potenziamento di quelle esistenti (almeno 20 miliardi nel prossimo decennio), si devono mettere in conto i ritardi che si
stanno verificando nei collegamenti degli impianti eolici offshore con la terraferma. La sola dilazione di un anno per la
connessione del parco eolico di Borkum avrà un costo di 20 milioni, che vanno ad aggiungersi ai 450 spesi per realizzare
l'impianto. Il governo che si costituirà dopo le elezioni, dovrà necessariamente decidere come gestire l'evoluzione
dell'Energiewende, che si è peraltro limitata ad accentuare problemi già presenti nella fase precedente, visto l'ormai
ventennale impegno tedesco nella promozione delle rinnovabili. Con l'aggravante, però, di farlo senza un mandato
esplicito degli elettori, rendendo più difficile la ricomposizione delle divergenze esistenti in materia, soprattutto se,
com'è possibile, si dovrà dar vita a un governo di coalizione Cdu-Spd.
Giovanni Battista Zorzoli - Staffetta Quotidiana, 20-09-13
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"Schnell 100 Prozent Erneuerbare!" - "Das ist der Morgenthauplan im Quadrat!"
Der eine gibt Vollgas, der andere bremst: In Sachen Energiewende gibt es kaum erbittertere
Widersacher als Juwi-Chef Matthias Willenbacher und RWE-Innogy-Aufseher Fritz Vahrenholt
Kurz vor der Wahl treten sie zum Wortduell bei manager magazin online an - und schenken sich nichts.
mm: Herr Willenbacher, Sie fordern die Bundeskanzlerin in einem Buch auf, bis 2020 vollständig auf erneuerbare
Energien umzusteigen. Warum soll Angela Merkel ein Buch mit einer derart steilen These lesen?
Willenbacher: Wir stehen in der Energiepolitik am Scheideweg. Es geht darum, ob wir das System mit großen und
ineffizienten Kraftwerken beibehalten wollen oder wir auf ein dezentrales System mit erneuerbarer Energien
umsteigen. Das ist umweltfreundlich, bezahlbar und mit vorhandenen Technologien möglich. Wir können vollständig auf
den Import von Erdöl, Erdgas, und Steinkohle verzichten, was uns derzeit jährlich 100 Milliarden Euro kostet - Tendenz
stark steigend..
mm: Herr Professor Vahrenholt, nehmen wir Herrn Willenbacher beim Wort. Er will das bis zum Jahr 2020 schaffen. Ist
das gut oder gefährlich?
Vahrenholt: Das ist hochgradig gefährlich, weil es nicht funktionieren wird. Selbst das Konzept der Bundesregierung, das
bis 2020 52.000 Megawatt Fotovoltaik und 48.000 Megawatt Windkraft vorsieht, wird nicht funktionieren. Denn wir
hätten dann 100.000 Megawatt Höchstleistung aus erneuerbaren Energien bei einer Höchstabnahme von 80.000
Megawatt. Schon jetzt kommt uns der Strom an wind- und sonnenreichen Tagen aus den Ohren.
Der Spiegel, 20-09-13
Fukushima: les négligences de Tepco révélées
Tepco a sciemment ignoré la question des eaux contaminées
En mai 2011, deux mois après la destruction par un tsunami de 4 réacteurs de la centrale de Fukushima, les ingénieurs
de Tepco, l’opérateur, ont réalisé que d’énormes quantités d’eau souterraine pénétraient dans les sous-sols des
bâtiments et créaient une dangereuse accumulation de liquides radioactifs. Malgré une confirmation de cette analyse
par des experts américains, Tepco a sciemment décidé de ne pas lancer le chantier nécessaire à l’endiguement de ces
eaux de peur d’engager de nouvelles dépenses qui auraient effrayé ses investisseurs.
En révélant cette information, deux anciens membres de l’administration au pouvoir au Japon lors de la catastrophe ont
expliqué que Tepco leur avait indiqué qu’il comptait repousser à plus tard la construction d’une enceinte souterraine
imperméable autour de la centrale, dont le coût était estimé à 100 milliards de yens (1 milliard de dollars). «Si nous
incluons maintenant ce coût de construction à nos comptes, le marché considérera que nous sommes menacés par la
faillite», avait alors précisé un cadre de l’entreprise à Banri Kaieda, le ministre de l’Industrie de l’époque, et à Sumio
Mabuchi, qui servait de conseiller spécial à l’ex-Premier ministre Naoto Kan.
Promesse non tenue
Promettant d’enclencher ces travaux plus tard, Tepco aurait, en échange, demandé au gouvernement de rester vague
sur ces problèmes d’eau contaminée. Une consigne à laquelle le pouvoir politique a obéi. «Mais Tepco n’a ensuite pas
tenu sa promesse», a regretté Sumio Mabuchi. Deux ans et demi plus tard, l’accumulation de 330.000 tonnes d’eau
radioactive s’est imposée comme un problème majeur. Voulant mettre en scène la fermeté de Tokyo sur ce dossier, le
Premier ministre, Shinzo Abe, a passé, hier, trois heures sur le site et s’est longuement fait expliquer l’avancée des
travaux de sauvetage.
A l’issue de sa visite, il a demandé, pour la énième fois, à Tepco de régler «le problème de fuites d’eau» contaminée et
de «fixer un calendrier». Il a aussi appelé le groupe à démanteler les tranches 5 et 6 de la centrale, qui avaient été
épargnées par la catastrophe. Poliment, Naomi Hirose, le président de Tepco, lui a répondu qu’il étudierait cette idée à
la fin de l’année.
Yann Rousseau - Les Echos, 20-09-13
Las eléctricas ganan la batalla para no pagar parte del impuesto nuclear
El impuesto grava el combustible nuclear gastado. Su liquidación se produce cuando las barras se
sacan del reactor. Solo se pagará desde enero y beneficia a todo el parque
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Tras una larga batalla contra el impuesto sobre el combustible nuclear gastado y los residuos radiactivos, muy
especialmente por parte de la central de Garoña, las grandes eléctricas han resultado las ganadoras. El tributo, que
entró en vigor este año, grava el combustible nuclear gastado (uranio y plutonio) y los residuos resultantes de la
producción eléctrica de las centrales cuando las barras de combustible son extraídas definitivamente del reactor.
Por tanto, aunque entró en vigor el 1 de enero, estaría gravando los desechos atómicos generados anteriormente,
desde la última recarga. Esta fue la razón por la que Nuclenor, propietaria de Garoña y controlada por Iberdrola y
Endesa, decidió sacar las barras de combustible aún sin gastar a finales de diciembre con la intención de reintroducirlas
una vez que entrase en vigor el impuesto, lo que suponía pagar solo por el combustible gastado a partir de la entrada en
vigor del tributo y no el de antes.
Sin embargo, la letra de la ley dejaba claro que se pagaría por todo el metal pesado contenido en el combustible en el
momento de la extracción definitiva (concretamente, 2.190 euros por cada kilogramo). Ello suponía que Garoña, parada
desde finales del año pasado, solo se libraría de lo que las eléctricas consideraban una medida retroactiva en el caso de
que no volviese a funcionar. Pero, de introducirse de nuevo las barras, pagaría por todo el combustible gastado desde la
última recarga, hace más de dos años.
En abril, la orden ministerial que fijaba el modelo de pago trimestral a cuenta del impuesto redundaba en lo mismo (no
podía ser menos pues era un reglamento de la ley), pero finalmente el Gobierno ha tirado la toalla. En una de las
enmiendas introducidas por el Partido Popular a la nueva ley de fiscalidad medioambiental, que ayer fue aprobado en la
Comisión de Hacienda del Congreso, el Ejecutivo ha optado por gravar solo el combustible gastado desde el 1 de enero.
Así en la justificación del amplio cambio que introduce en la ley de diciembre por la que se crearon este y otros
impuestos energético queda claro que, aunque el periodo impositivo será “el ciclo de operación” que media entre una
recarga y otra, “para el primer periodo del primer ciclo de operación se considerará como fecha de inicio de cada
reactor el 1 de enero de 2013”.
Esta medida no regirá cuando un reactor “no contuviese combustible nuclear en dicha fecha”, como es el caso de
Garoña. Para esta planta el ciclo operativo a efectos impositivos se iniciará en el momento en que vuelva a funcionar y
vierta energía en la red.
Pero, ¿cómo se mide la irradiación de las barras de los reactores antes y después del 1 de enero para el cálculo de la
base imponible del impuesto? Pues a través de un cálculo aritmético que el Gobierno incluye en una disposición
transitoria, que consiste en multiplicar los kilos de metal pesado de los elementos extraidos del reactor por un
coeficiente que tiene en cuenta los días transcurridos entre el 1 de enero y el fin del ciclo de operación. También en este
caso Garoña se libra de esta fecha.
El impuesto nuclear se liquida cuando se extraen definitivamente las barras, pero las afectadas deben hacer cada año
dos pagos a cuenta.
La ley de fiscalidad medioambiental fue remitida ayer al Senado tras una tramitación exprés de apenas una semana en
el Congreso, que introducir 17 enmiendas del centenar de enmiendas presentadas por los grupos, políticos
concretamente, las del Partido Popular.
Con los cambios aprobados, se reconoce, entre otros, una exención del 85% en el impuesto de la electricidad a varios
sectores industriales; se modifican las sanciones a las embarcaciones que utilicen combustibles no permitidos; se
precisan los cambios en las deducciones al impuesto de sociedades y se exime a los barcos utilizados para la enseñanza
del pago del impuesto de matriculación.
Recarga en Cofrentes
Precisametne, coincidiendo con el cambio legal que permitirá no pagar por los residuos generados antes del 1 de enero,
Iberdrola ha anunciado que a las 2.00 horas del domingo se iniciara la decimonovena recarga del combustible de
Cofrentes.
En esta parada, que durará mes y medio, la central invertirá 21 millones, y se procederá a sustituir 256 elementos de
combustible y realizar más de 14.000 trabajos programados. Con la nueva ley, estos residuos pagarán el impuesto
nuclear desde enero y no desde que se introdujeron en el reactor hace más de dos años.
Iberdrola ha contratado a 1.200 profesionales a través de 100 empresas, de los que el 50% proceden del entorno lde la
central, ubicada en Valencia.
Carmen Monforte - Cinco Dias, 20-09-13
Tirreno Power, presto i primi indagati
La centrale: nel mirino le emissioni dei gruppi a carbone
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L’inchiesta della Procura di Savona è a una svolta. Imminente l’emissione degli avvisi di garanzia
Potrebbero arrivare già nel corso della prossima settimana le prime iscrizioni nel registro degli indagati per l’inchiesta
aperta due anni fa (giugno 2011) dalla Procura di Savona sulla Tirreno Power. Il fascicolo d’inchiesta, nel quale si
ipotizzavano i reati di omicidio colposo e lesioni colpose nei confronti di ignoti, come pure disastro ambientale, era
finora - e non è un gioco di parole - «contro ignoti». Nel senso che, non essendo stati all’epoca ancora definiti i
comportamenti da sanzionare (ad esempio, emissioni inquinanti dei gruppi a carbone oltre il consentito) nè il nesso di
causalità tra l’attività della centrale e le conseguenze sul territorio (malattie, postumi invalidanti, decessi) era
impossibile individuare a priori «chi» e «perchè» dovesse essere individuato e iscritto nel registro degli indagati.
Nelle ultime settimane l’inchiesta ha avuto un’accelerazione, legata al deposito - a fine giugno - della maxiperizia stilata
dai consulenti della Procura e costata due anni di lavoro e numerose riunioni congiunte tra pm ed esperti. Esaminata la
perizia nella sua stesura conclusiva, archiviata la pausa ferie e anche vista l’imminente partenza da Savona dei sostituti
che affiancano il procuratore Granero: Chiara Maria Paolucci per un prestigioso incarico all’Ufficio legislativo del
ministero e Danilo Ceccarelli per una missione in Kosovo, in Procura si è deciso di stringere i tempi. Tanto che, come ha
precisato ieri il procuratore Granero, il lavoro della polizia giudiziaria è ora teso alla valutazione della «natura delle
condotte» all’interno di Tirreno Power. Il che, tradotto dal gergo giuridico, sta a significare che si è passati,
evidentemente dopo aver consolidato una o più ipotesi di reato, a individuare i possibili responsabili. Già ieri a Palazzo
di giustizia l’avvocato savonese di riferimento di Tirreno Power (Fausto Mazzitelli) ha avuto contatti con i magistrati che
si occupano del fascicolo. E ha anticipato che, se e quando ci saranno le condizioni tecniche (i nomi) verrà
immediatamente chiesto l’accesso agli atti dell’imponente fascicolo. La «discovery», che ormai sembra imminente,
chiarirà anche quali sono le strategie della Procura in fatto di accuse.
Al momento, al di là di indiscrezioni sul contenuto della maxiperizia, questa è la situazione ufficiale. E ancora ieri mattina
il procuratore Granero ha avuto un lungo incontro con i due sostituti, ai quali sono affidati i due filoni dell’indagine:
quello sulle ipotesi di omicidio colposo (Paolucci) e quello ambientale (Ceccarelli).
Oggi come due anni fa, lo snodo di questa vicenda è lo stesso: le emissioni di Tirreno Power hanno o no inciso in
maniera determinante sulla qualità della vita del territorio, e più specificamente sulla salute dei suoi abitanti? Tra le
indiscrezioni che ieri la Procura non ha ritenuto «di smentire o confermare» c’è quella che vorrebbe un aumento «nel
Savonese, della mortalità di cancro pari a mille unità rispetto agli standard del territorio. Non è ancora il nesso di
causalità tra emissioni e morti per tumore, ma - se confermato - potrebbe essere un dato rilevante. Finora le valutazioni
erano state contrastanti: nel decennio ‘88-‘98 l’Istituto tumori di Genova evidenziava a Savona un’incidenza di 97,6 casi
su 100mila (contro una media nazionale di 54,6 casi), con un picco a Vado di 112,3 casi. Il successivo studio dell’Ist
(1999-2004) definiva invece la mortalità per tumore «allineata» con i dati regionali e nazionali.
Ieri intanto ci sono state due presi di posizione. Una di Tirreno Power, secondo cui le indiscrezioni «non sono coerenti
con i dati ambientali disponibili, che sono numerosi e pubblici, ed evidenziano una buona qualità dell’aria complessiva
del territorio savonese che pongono la provincia di Savona tra le migliori in Italia. Tirreno Power svolge la propria attività
produttiva nel rispetto delle normative secondo quanto previsto in termini di tutela dell’ambiente». L’altra del partito
dei Comunisti Italiani, che con il segretario regionale Danilo Pichetto si dicono «fortemente preoccupati per il dato choc
secondo cui le emissioni avrebbero provocato un aumento della mortalità di cancro nel savonese».
La Stampa (Savona), 20-09-13
Industria, patronal y sindicatos llegan a un acuerdo sobre el 'Plan del Carbón'
Habrá prejubilaciones a los 54 años
El Ministerio de Industria, Energía y Turismo, la patronal Carbunión y los sindicatos mineros han llegado la noche de este
jueves a un acuerdo sobre el 'Plan del Carbón' hasta 2018 con medidas para garantizar el mantenimiento de la actividad.
Las negociaciones, que se han prolongado durante año y medio, han permitido cerrar un plan que contempla medidas
para la reactivación del sector, de contenido social y con prejubilaciones a los 54 años (antes era a los 52).
Entre los puntos acordados, el Gobierno se ha comprometido a fijar un peso del 7,5% del carbón nacional en el 'mix'
eléctrico, prejubilaciones para los mayores de 54 años (anteriormente eran a los 52) e indemnizaciones de 10.000 euros,
con 35 días por año trabajado y un tope máximo de 30 mensualidades.
Asimismo, el 'Plan del Carbón' acordado contempla inversiones en infraestructuras y reactivación de empresas para la
subvención de proyectos empresariales por valor de 250 y 150 millones, respectivamente, así como un compromiso por
parte del Ejecutivo para lograr contratos de suministro que firmen las empresas mineras con las compañías eléctricas
para el consumo del carbón.
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En cuanto a los trabajadores, se incluyen prejubilaciones a los 54 años con cuantías de un 70% de su salario, así como
medidas para fomentar la formación de trabajadores en las comarcas mineras, recolocaciones prioritarias incluso para
los trabajadores de las subcontratas como excedente del sector, mejoras sobre la seguridad de los mineros y un
tratamiento diferenciado para los afectados por silicosis.
Igualmente, se ha fijado la creación de una comisión de seguimiento para velar por el cumplimiento del plan que se
reunirá cada trimestre.
Valoracioón positiva
Tras la reunión celebrada este jueves entre las partes implicadas, el responsable estatal de minería de CC OO, Juan
Carlos Álvarez Liébana, ha valorado “positivamente” el acuerdo alcanzado ya que se ha “avanzado significativamente”
en las mejoras contempladas con respecto al inicio de las conversaciones.
En este sentido, el responsable de CC OO ha pedido una mirada “retrospectiva” a la hora de valorar el acuerdo y, en esta
línea, ha recordado la “conflictividad” que ha rodeado las negociaciones y el punto de partida con respecto a la
propuesta del Gobierno.
Así, ha subrayado que en el acuerdo se han incluido “aportes sustanciales” tras unas negociaciones “complicadas” en las
que se ha hecho un gran “esfuerzo”. “Sin sentirnos del todo satisfechos, valoramos positivamente el plan”, ha
apostillado.
Cinco Dias, 20-09-13
El carbón supondrá el 7,5% de la energía española hasta el 2018
Industria, patronal y sindicatos llegan a un acuerdo sobre el 'plan carbón' que incluye medidas de
reactivación y prejubilaciones a los 54
El Ministerio de Industria, Energía y Turismo, la patronal Carbunión y los sindicatos mineros han llegado esta noche a un
acuerdo sobre el Plan del Carbón hasta 2018 con medidas y ayudas para garantizar el mantenimiento de la actividad. En
el acuerdo, se prevén medidas para la reactivación del sector y se fija que el carbón tendrá un peso del 7,5% en el mix
energético español (el reparto de cada fuente de energía en el total de la producción).
Las negociaciones, que se han prolongado durante año y medio, han permitido cerrar un plan que contempla medidas
para la reactivación del sector, de contenido social y con prejubilaciones a los 54 años (antes era a los 52). Entre los
puntos acordados, el Gobierno se ha comprometido a fijar un peso del 7,5% del carbón nacional en el mix eléctrico,
prejubilaciones para los mayores de 54 años (anteriormente eran a los 52) e indemnizaciones de 10.000 euros, con 35
días por año trabajado y un tope máximo de 30 mensualidades.
“Perdimos dos meses para nada”
Asimismo, el 'Plan del Carbón' acordado contempla inversiones en infraestructuras y reactivación de empresas para la
subvención de proyectos empresariales por valor de 250 y 150 millones, respectivamente, así como un compromiso por
parte del Ejecutivo para lograr contratos de suministro que firmen las empresas mineras con las compañías eléctricas
para el consumo del carbón.
En cuanto a los trabajadores, se incluyen prejubilaciones a los 54 años con cuantías de un 70% de su salario, así como
medidas para fomentar la formación de trabajadores en las comarcas mineras, recolocaciones prioritarias incluso para
los trabajadores de las subcontratas como excedente del sector, mejoras sobre la seguridad de los mineros y un
tratamiento diferenciado para los afectados por silicosis. Igualmente, se ha fijado la creación de una comisión de
seguimiento para velar por el cumplimiento del plan que se reunirá cada trimestre.
Tras la reunión celebrada este jueves entre las partes implicadas, el responsable estatal de minería de CC OO, Juan
Carlos Alvarez Liébana, ha valorado "positivamente" el acuerdo alcanzado ya que se ha "avanzado significativamente"
en las mejoras contempladas con respecto al inicio de las conversaciones. En este sentido, el responsable de CC OO ha
pedido una mirada "retrospectiva" a la hora de valorar el acuerdo y, en esta línea, ha recordado la "conflictividad" que
ha rodeado las negociaciones y el punto de partida con respecto a la propuesta del Gobierno. Así, ha subrayado que en
el acuerdo se han incluido "aportes sustanciales" tras unas negociaciones "complicadas" en las que se ha hecho un gran
"esfuerzo". "Sin sentirnos del todo satisfechos, valoramos positivamente el plan", ha apostillado.
El Pais, 20-09-13
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Economia, il futuro è verde ma il presente ancora "brown"
Per rilanciare la green economy servono regole nuove: tasse sull'energ ia, niente sussidi fossili, più
investimenti nonostante l'austerità
Il cinismo di Woody Allen è spuntato anche nella relazione del nostro ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Perché
dovrei preoccuparmi delle generazioni future, in fondo loro che cos'hanno fatto per me? Con una battuta Giovannini ha
riassunto quel tema intricato che è la crescita “sostenibile”, fondata sull'economia verde delle fonti rinnovabili e
dell'efficienza energetica. Un convegno presso l'Università Bocconi è servito a rilanciare tutte le domande rimaste senza
risposta, dopo l'ultima conferenza internazionale sul clima dello scorso anno (Rio+20). Perché la green economy richiede
strumenti nuovi che stentano a decollare. Sembra di parlare di massimi sistemi (il mondo è vulnerabile e poco resiliente:
sta diminuendo la sua capacità di assorbire uno shock ecologico, come l'aumento delle emissioni inquinanti), ma non è
così. Le conseguenze sono molto concrete, come ammonisce la comunità scientifica con il segnale d'allarme dei due
gradi centigradi, considerati il massimo surriscaldamento che il nostro Pianeta è in grado di sopportare, senza incorrere
in cambiamenti climatici permanenti. Allora Woody Allen dovrebbe preoccuparsi perché stiamo esaurendo (difficile
sostenere quanto rapidamente) le risorse naturali ed energetiche.
Come ha suggerito l'economista Marzio Galeotti, il prodotto interno lordo con il suo dogma del “più è meglio” non
riflette più le molteplici combinazioni della crescita sostenibile. Quest'ultima include elementi nuovi come il benessere
sociale, l'ecologia, lo sviluppo di tecnologie pulite e tanti altri. Il tasso d'incremento del Pil è il tachimetro del motore
industriale, però il livello della benzina è dato dal consumo del nostro capitale naturale, ha spiegato Galeotti, che non è
certo infinito. In nome dell'abbondanza, infatti, stiamo bruciando risorse scarse, molte nemmeno riproducibili, basti
pensare ai timori sulla fatidica “ultima goccia di petrolio”. I Governi di mezzo mondo hanno provato a rimediare con
l'austerità, panacea politica contro le innumerevoli crisi che ci hanno colpito (crisi finanziaria, produttiva, del lavoro, dei
consumi). Anche questa è una strada sbagliata, secondo l'ex ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, perché ha utilizzato
la cosiddetta “brown economy” come valvola di sfogo, aggrappandosi ai modelli economici tradizionali. Quindi
consolidare l'esistente anziché foraggiare l'innovazione, col risultato di perdere competitività. Proprio quello che è
avvenuto in buona parte d'Europa.
Clini ha indicato tre vie per uscire dall'attuale stallo. La prima: bisogna scorporare gli obiettivi di politica energetica e
ambientale dalle misure dell'austerità. In altri termini, occorre investire nell'economia verde piuttosto che accumulare
soldi nel salvadanaio. Così potremo creare occupazione, sbloccare cantieri, proteggere gli ecosistemi, favorire la
concorrenza. In secondo luogo, vanno eliminati completamente i sussidi alle fonti fossili (carbone, lignite, gasolio per i
trasporti e così via). Secondo dati Oecd 2013, tali sussidi sono ammontati a 55-90 miliardi di dollari l'anno in media dal
2005 al 2011 in 34 Paesi avanzati. Infine, ha illustrato Clini, i negoziati internazionali dovrebbero puntare su standard e
norme comuni per l'impiego efficiente delle risorse, anziché fossilizzarsi su obiettivi di riduzione delle emissioni
inquinanti. Qui potrebbe giocare un ruolo di primo piano una nuova fiscalità, spostando le tasse dal lavoro e dal capitale,
come avviene in prevalenza in Italia, verso l'impiego delle risorse. Classico esempio è la carbon tax sulla quantità di
sostanze nocive emesse dalle industrie e dalle centrali termoelettriche. Oppure una tassa sui rifiuti calcolata non più sui
metri quadrati delle abitazioni, bensì sul volume e sulla qualità della spazzatura conferita; e gli esempi potrebbero
continuare. L'importante, ha ricordato Clini, è abbandonare la logica “business as usual” pensando che il futuro sarà
molto diverso dal presente.
Luca Re - Energia24, 20-09-13
Halfway to climate change catastrophe: Total amount of carbon burnt since the industrial revolution must
not exceed one trillion tonnes, say scientists
Experts have calculated that about 570bn tonnes, or 57 per cent, has been burnt in the past three
centuries - meaning the tipping point on carbon emissions is now only 30 years away
The world has already burnt more than half the maximum amount of fossil fuel that can be consumed if catastrophic
levels of global warming are to be avoided, scientists have calculated. In a finding expected to be included in the most
comprehensive report ever made into climate change, researchers also warn that we are on course to use up our entire
global carbon allowance within 30 years.
Scientists estimate that if global warming is to have an above-average chance of remaining below the crucial 2C level –
beyond which the consequences of climate change are expected to become increasingly devastating – the total amount
of carbon burnt since the industrial revolution must not exceed one trillion tonnes.
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This is because CO2 can remain in the atmosphere for more than 200 years, giving the greenhouse gas a cumulative
impact.
The scientists calculate that about 570bn tonnes, or 57 per cent, of the trillion tonnes has been burnt in the past three
centuries.
However, the rapid economic growth in developing countries has put the world on course to burn the remaining 330bn
tonnes at accelerating speed – by about 2040, unless drastic action to curb emissions is taken.
Although the final numbers may differ slightly, they are among the key findings likely to be published next week in the
most authoritative report ever conducted into climate science – the UN Intergovernmental Panel on Climate Change’s
(IPCC) fifth assessment, known as AR5.
This section of the report will be strongly influenced by two papers co-authored by Professor Myles Allen, of the
University of Oxford, who is also a lead author on the forthcoming IPCC report. He would not comment on next week’s
report but his research – published in Nature and the Journal of Climate, in 2009 and 2013 – is known to form an
integral part of the study.
The publication of the IPCC report on Friday will come five months after the concentration of carbon dioxide in the
atmosphere breached the symbolically important level of 400 parts per million (ppm) for the first time in five million
years after rising at its fastest rate since records began.
Experts blamed most of the increase on rising emissions from China and India, which still rely heavily on coal for their
energy, but said other factors could also be partially responsible, such as reduced absorption by forests and plants.
Tom Bawden - The Independent, 20-09-13
He called climate change ‘crap’ – now Australia’s new Prime Minister abolishes watchdog
Eminent scientist is sacked as Tony Abbott fulfils election pledge to streamline bureaucracy
Australia’s new Prime Minister, Tony Abbott, who once dismissed evidence of climate change as “absolute crap”, has
disbanded an environmental agency set up to provide independent information to the public, and sacked its head, the
internationally renowned scientist and author Tim Flannery.
Mr Abbott’s move, on day two of his premiership, horrified environmentalists, academics and many in the wider
community. Among developed nations, Australia – the world’s driest inhabited continent – is regarded as most
vulnerable to climate change, with scientists pointing to more frequent and severe bushfires and floods as part of an
already visible pattern.
Indeed, Professor Flannery’s Climate Commission blamed “a climate on steroids” for last summer’s record-breaking
heatwaves, and warned of “really frightening” temperatures to come.
The leader of the Australian Greens, Christine Milne, said Mr Abbott’s decision marked “a black day in the struggle
against global warming” and called him a “climate criminal … [who] has demonstrated his contempt for climate science
and for the health and wellbeing of future generations”.
The agency’s abolition is part of the conservative government’s efforts to streamline what it considers a bloated
bureaucracy. However, Mr Flannery – a former visiting professor at Harvard University in the US, and the author of
more than 130 scientific papers and numerous books – said no other organisation was carrying out the commission’s
role. While Mr Abbott now says he believes “climate change is real”, he also plans to axe two other bodies: the Climate
Change Authority, which provides the government with independent advice on targets for reducing carbon emissions,
and the Clean Energy Finance Corporation, which supports private investment in renewable energy sources.
One of the centrepieces of his election campaign was a promise to axe a “carbon tax” on big polluters, introduced by
one of his Labor party predecessors, Julia Gillard.
Speaking in Melbourne today, Prof Flannery – whose research as a field biologist in Papua New Guinea prompted David
Attenborough to describe him as one of the world’s great explorers – noted that 123 heat records were broken across
Australia last summer. “We have just seen one of the earliest ever starts to the bushfire season in Sydney,” he added.
Kathy Marks - The Independent, 20-09-13
«Réduire la consommation d'énergie de 50% d'ici 2050»
François Hollande entouré du premier ministre Jean -Marc Ayrault et du ministre de l'Ecologie,
Philippe Martin
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À l'occasion de la deuxième conférence environnementale, le président de la République a également confirmé la
baisse, en 2014, du taux de TVA sur les travaux d'isolation thermique, à 5%.
François Hollande a ouvert, ce vendredi, la deuxième conférence environnementale. Voici les principales annonces du
président de la République.
• Création d'une contribution climat-énergie
François Hollande était attendu au tournant sur ce sujet. Une semaine après l'avoir évoqué sur TF1, le président de la
République, François Hollande, a confirmé la création d'une taxe carbone (ou «contribution climat-énergie»). Le
gouvernement l'assure: il ne s'agit pas d'un nouvel impôt mais d'un «verdissement» de la fiscalité existante. Histoire de
ne pas inquiéter un peu plus les Français à qui on a assuré qu'il y aurait une pause fiscale pour 2014-2015. Le chef de
l'Etat demande que le Conseil européen reprenne cette idée aux frontières de l'Union européenne.
Sans rentrer dans les détails, le chef de l'Etat a déclaré que «la montée en charge de la contribution climat-énergie sera
progressive et compensée par des baisses de prélévements». «L'introduction d'une assiette carbone dans le budget
2014 est un acte politique fort, a-t-il affirmé. Elle donnera à nos entreprises un avantage compétitif en permettant de
moins taxer le travail et devra préserver le pouvoir d'achat des ménages».
• Réduire de 50% la consommation énergétique d'ici 2050
François Hollande prône une réduction de 50% de la consommation d'énergie finale à l'horizon 2050. Ce qui, selon le
président, permettrait au pays de réaliser des économies de 20 à 50 milliards dès 2030 sur la facture énergétique. Le
chef de l'Etat a insisté sur l'urgence de trouver une solution contre le réchauffement climatique. François Hollande
propose également de réduire de 30% la consommation d'énergies fossiles en 2030. «L'urgence climatique appelle un
sursaut à l'échelle internationale d'abord», a affirmé François Hollande. Le président espère ainsi parvenir à un «pacte
mondial équitable et contraignant pour limiter les émissions de gaz à effet de serre», à l'occasion de la Conférence
climat que la France accueillera en 2015.
Mais avant cela, François Hollande va proposer à l'Union européenne de réduire de 40% en 2030 par rapport à la
situation en 1990. Et espère trouver un accord avant 2015. «L'Europe doit adopter une politique économique et
climatique pour la période 2020-2030». Et de poursuivre: «La transition énergétique n'est pas un choix de circonstances,
une négociation, un compromis, mais une décision stratégique. (...) L'épuisement du charbon est inéluctable, a-t-il
ajouté. Si nous n'agissons pas, la planète connaîtra d'ici la fin du siècle un réchauffement climatique de 3 à 4 degrès». Le
chef de l'État a annoncé que laloi sur la transition énergétique devrait être «conclue d'ici la fin de l'année 2014», alors
qu'elle était censée être présentée cet automne. «Ce texte sera l'un des plus importants du quinquennat», a déclaré
François Hollande. Coût de la transition: 20 milliards d'euros.
• Baisse de la TVA sur la rénovation énergétique des logements
Le président de la République a confirmé la réduction, en 2014, de la TVA de 10% à 5% sur la rénovation énergétique
des logements, espérée par les professionnels. «Cette mesure réduira la facture énergétique des ménages, (...), et
soutiendra l'activité du bâtiment», a déclaré François Hollande. Objectif: atteindre 500.000 logements rénovés par an en
2017 contre environ 150.000 actuellement.
Guillaume Errard - Le Figaro, 20-09-13
Hollande annonce une TVA sur la rénovation énergétique des logements réduite à 5% en 2014
Le chef de l’Etat a ouvert la deuxième conférence environnementale du quinquennat. Il veut «réduire
de 50% notre consommation d’énergie finale à l’horizon 2050?». Les temps forts de son discours
Conférence environnementale deuxième. C'est dans un contexte de tension avec les Verts et les associations
écologistes, échaudés par le bilan selon eux en demi-teinte du gouvernement depuis un an, que François Hollande a
ouvert ce vendredi matin la deuxième conférence environnementale pour la transition écologique du quinquennat. Le
chef de l'Etat a prononcé un discours où il a fixé de nouveaux objectifs chiffrés pour réduire la facture énergétique. Mais
il n’a pas dévoilé le mécanisme de financement de la future taxe carbone, qui devrait être précisé samedi par Jean-Marc
Ayrault. Il a en revanche annoncé plusieurs mesures dont une TVA sur l’isolation des logements réduite à 5% en 2014.
Conférence climat en France en 2015
«L’année dernière ici, j’avais tracé une ambition: faire de la France la nation de l’excellence environnementale?», a
déclaré le chef de l’Etat en ouverture de son discours. «La transition énergétique n’est pas un choix de circonstance.
C’est une décision stratégique. Ce n’est pas un problème, c’est la solution?», a-t-il insisté. Pour François Hollande,
«l’urgence climatique appelle un sursaut?». Il a annoncé que la France accueillera en 2015 la conférence climat, dont
l’objectif sera de «parvenir à un pacte mondial sur le climat en 2015?». «Cet accord sur le climat devra être équitable et
contraignant?», a-t-il expliqué. Pour réussir, les chefs d’Etat et de gouvernement devront être personnellement
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impliqués. Et tous les acteurs (ONG, collectivités, acteurs économiques, citoyens) devront être mobilisés, a insisté le
chef de l’Etat.
Conseil européen de mars sur la politique énergétique
François Hollande a également estimé qu’il faut être «exemplaire au plan européen». Il a annoncé que le Conseil
européen de mars prochain aura pour objet la politique énergétique. «L’Europe peut fixer des normes sur les
différentes énergies et l’ampleur des économies à réaliser?», a-t-il dit. Il ne s’agit pas «d’arbitrer entre économie et
écologie, mais de faire les deux, et créer une Communauté européenne de l’énergie?». François Hollande a estimé que
l’Europe devra «faire apparaître une taxe carbone aux frontières?» et «faire la démonstration que les pays les plus
développés prennent plus que leur part dans l’action contre le réchauffement?».
Des aides sur les économies d’énergie
Concernant la France, François Hollande a exprimé comme perspective «de réduire de 50% notre consommation
d’énergie finale (pétrole, gaz, charbon) à l’horizon 2050?». «Si nous réduisons notre consommation, nous pourrons faire
une économie de 20 à 50 milliards d'ici 2030 sur notre facture d'énergie, deux fois le choc de compétitivité?», a-t-il
souligné. Une telle réduction se traduirait, a-t-il estimé, par une «division de 3 à 6 fois de notre facture énergétique?»
en 2050.
Il a annoncé que «le taux de TVA sur les travaux de rénovation thermique passera à 5% en 2014? au lieu des 10%
prévus». «Cette mesure réduira la facture énergétique des ménages, première chose, et soutiendra l'activité du
bâtiment?», a-t-il estimé. Il ne s’agit pas de l’ensemble des travaux de rénovation, seulement des travaux d’isolation, ce
qui devrait coûter quelques centaines de millions d’euros.
Il a également promis la création dès l'année prochaine?» d'un «fonds national de garantie de la rénovation
thermique?», géré par la Caisse des Dépôts, la banque de l'Etat. Celui-ci doit notamment permettre d'avancer des frais
engagés par les ménages français choisissant de rénover leur logement. Il a souhaité aussi que 2.000 emplois d’avenir
soient formés pour conseiller les ménages dans leur démarche de rénovation thermique.
Véhicules électriques, taxe carbone...
François Hollande, qui a dit vouloir «diminuer de 30 % la consommation d’énergie fossile en 2030?», a défendu le
développement d’«une nouvelle génération de véhicules hybrides électriques?». Il souhaite la promotion d’un véhicule
sobre d’une consommation de 2 l/100 km en 2018. Par ailleurs pour l’Etat, «?20% des véhicules commandés seront
électriques ou hybrides?». Il s’agit aussi d’«accélérer le déploiement des banques de recharge pour que la France soit
correctement équipée d’ici 2015?».
La future loi sur la transition énergétique, dont il espère qu'elle sera votée avant fin 2014, sera «l'un des textes les plus
importants de ce quinquennat?», a dit le président de la République. Il a annoncé que le gouvernement organisera au
printemps prochain une conférence bancaire et financière de la transition énergétique.
S’exprimant sur la future contribution climat-énergie, «une partie du montant des taxes sur les produits énergétiques
sera calculée en fonction de leur teneur en CO2?», a expliqué le président de la République. Elle «donnera à nos
entreprises un avantage compétitif en permettant de moins taxer le travail et devra préserver le pouvoir d’achat des
ménages?», a-t-il argumenté. «Je connais les déboires qu’ont rencontré ceux qui avaient imaginé dans le cadre du
Grenelle une contribution carbone?», a-t-il. «Le Conseil constitutionnel n’a pas retenu ce projet (...). Il faut le repenser,
et faire qu’il soit à la fois juste, efficace et juridiquement incontestable?», a-t-il ajouté.
«Une grande cause nationale?»
«La transition énergétique est une grande cause nationale. Elle ne nous divise pas, elle nous rassemble?», a-t-il par
ailleurs lancé un contexte de tension avec les Verts et les associations écologistes, échaudés par le bilan selon eux en
demi-teinte du gouvernement depuis un an.
Cinq thèmes
Les travaux de la conférence environnementale s’organiseront autour de cinq thèmes (économie circulaire, politique de
l’eau, biodiversité marine, emploi, éducation à l’environnement). Quatorze ministres et des centaines de participants
(ONG, syndicats, patronat, élus) travailleront jusqu’à samedi midi et Jean-Marc Ayrault prononcera un discours pour
clore les travaux samedi à 15 heures.
Les Echos, 20-09-13
Transition écologique : Hollande se concentre sur les économies d’énergie
Le chef de l’Etat a annoncé en ouverture de la confér ence environnementale de nouveaux objectifs
chiffrés pour réduire la facture énergétique. Mais il n’a pas dévoilé le mécanisme de financement de
la future taxe carbone
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C’est à la fois le moyen d’afficher sa détermination et de rassurer un peu plus les écologistes après la rebuffade qu’ils
ont subie sur la taxation du diesel. François Hollande a fixé ce vendredi matin un nouveau cap pour conduire la
transition énergétique: 30% de consommation d’hydrocarbures en moins d’ici 2030. «La diversification répond à la fois à
un objectif environnemental - limiter nos émissions de gaz à effet de serre - et à un objectif économique - réduire notre
déficit commercial», a t-il expliqué en ouvrant, à Paris, la deuxième conférence environnementale.
Ce nouvel objectif vient s’ajouter à celui visant à ramener de 75 à 50% d’ici 2025 la part du nucléaire dans la production
électrique et à celui qui doit permettre de réduire la consommation d’énergie finale de 50% à l’horizon 2050. «Le but,
c’est une économie de 20 à 50 milliards sur notre facture énergétique d’ici 2030. C’est deux fois le choc de compétitivité
», a-t-il insisté.
«L’un des textes les plus importants du quinquennat»
Soucieux de montrer qu’il n’a pas renoncé à sa promesse de faire de la France «la nation de l’excellence
environnementale », le locataire de l’Elysée a assuré que la transition écologique « est une chance, une opportunité et
même, à bien de égards, une obligation ». «Ce n’est pas un problème; c’est la solution (…) C’est un choix politique
majeur », a-t-il plaidé. «Il ne s’agit pas d’arbitrer entre l’écologie et l’économie. Il s’agit de faire les deux», a-t-il souligné,
prenant soin de citer Cécile Duflot comme Arnaud Montebourg.
Il a fait de la transition un enjeu de compétitivité » et une « stratégie gagnante ». La future loi de programme de la
transition énergétique, qui sera adoptée «au plus tard avant la fin de l’année 2014 », sera « l’un des textes les plus
importants du quinquennat », a-t-il lancé.
Le taux de TVA sur les travaux d’isolation passe à 5% en 2014
François Hollande est resté flou sur la future contribution climat énergie (CCE). Il en a confirmé la création pour 2014
mais il n’a pas dévoilé les modalités de sa mise en œuvre. « S’il s’agit de lever un impôt de plus, il y en a suffisamment. Il
s’agit de financer la transition énergétique», a -il déclaré, fixant comme « exigence » que la contribution « préserve le
pouvoir d’achat des ménages ». Jean-Marc Ayault, qui clôturera samedi la conférence, pourrait en dire plus. « C’est un
discours à deux voix », indique l’Elysée.
En revanche, le chef de l’Etat a été plus disert sur le plan de rénovation thermique des logements. Il a annoncé que le
taux de TVA sur les travaux d’isolation passerait à 5% en 2014 « au lieu des 10% prévus ». Il ne s’agit pas de l’ensemble
des travaux de rénovation, seulement des travaux d’isolation, ce qui devrait coûter quelques centaines de millions
d’euros. François Hollande a aussi révélé que « 2.000 emplois d’avenir » seraient formés « pour conseiller les ménages
dans la démarche de rénovation thermique de leur logement ». Surtout, le voile est enfin levé sur le système de
financement du plan annoncé le 21 mars et engagé concrètement jeudi à Arras par le Premier ministre . « La Caisse des
dépôts mettra en place un fonds national de garantie », qui « permettra de décharger les ménages de l’avance des
frais».
Les énergies renouvelables, qui doivent représenter plus d’un quart de la consommation d’énergie à l’horizon 2020,
n’ont pas été oubliées. « Le gouvernement lancera dans les prochaines semaines un appel à projet pour des fermes
pilotes d’énergie marrine», a indiqué le président. Les modes de soutien à ces énergies seront révisés, car « l’expérience
montre que les tarifs de rachat ne permettent pas de réguler et d’orienter correctement la production ».
Des signaux positifs à la communauté internationale
Outre les écologistes, le chef de l’Etat se devait aussi d’envoyer des signaux positifs à la communauté internationale. La
France doit accueillir en 2015 la 21e conférence de l’ONU sur le climat. Un sommet déterminant puisqu’il s’agit rien de
moins de fixer de nouveaux objectifs de réduction des gaz à effet de serre. Pas question donc d’apparaître comme un
mauvais élève. « Beaucoup m’avaient conseillé de ne pas prendre cette initiative parce que les conditions du succès ne
sont pas réunies. Mais je suis plus confiant que d’autres », a-t-il affirmé. « Si nous n’agissons pas, la planète connaîtra un
réchauffement climatique supérieur à trois degrés, voire à quatre degrés. L’urgence climatique appelle à un sursaut », at-il martelé, appelant de ses vœux un « pacte mondial pour l’environnement » qui soit « contraignant ». Il a également
souhaité que l’Europe soit « exemplaire » et se dote, lors du Conseil européen de mars prochain, d’un objectif de
réduction de gaz à effet de serre et d’une taxe carbone aux frontières.
Décidé à montrer que la transition entre dans une phase concrète, François Hollande se rend ce vendredi après-midi à
Quimper pour inaugurer une usine de production de batteries électriques du groupe Bolloré.
Joel Cossardeaux et Pierre-Alain Furbury - Les Echos, 20-09-13
Hollande veut une taxe carbone "juste, efficace, et juridiquement incontestable"
Le président François Hollande a déclaré vendredi souhaiter que la taxe carbone soit "juste, efficace
et juridiquement incontestable", insistant sur l'importance de "préserver" le pouvoir d'achat des
ménages
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"Je connais les déboires qu'ont rencontré ceux qui avaient imaginé dans le cadre du Grenelle une contribution carbone",
a déclaré M. Hollande lors de son discours d'ouverture de la 2e conférence environnementale.
"Le Conseil constitutionnel n'a pas retenu ce projet (...). Il faut le repenser, et faire qu'il soit à la fois juste, efficace et
juridiquement incontestable", a-t-il ajouté.
"Il s'agit de financer la transition énergétique et donc de répartir ce qui aura été produit au bénéfice des ménages et des
entreprises en termes de compensation par des baisses de prélèvements", a-t-il poursuivi.
M. Hollande a tenu à réaffirmer qu'il ne s'agissait "pas d'une fiscalité supplémentaire". "C'est une nouvelle fiscalité qui
pour les ménages se traduit par un certain nombre de gains identifiés" comme la baisse de la TVA sur la rénovation
thermique et le crédit d'impôts développement durable.
L'une des "exigences" est de "préserver le pouvoir d'achat des ménages", a-t-il insisté, ainsi que de "conférer à nos
entreprises un avantage compétitif en permettant de moins taxer le travail".
Les Echos, 20-09-13
Pétrole, gaz, charbon : objectif - 30%
François Hollande souhaite diminuer de 30% la consommation des énergies fossiles en 2030
Le président a insisté sur le rôle des véhicules non polluants. "Pour l'Etat 25% des véhicules commandés seront
électrique ou hybrides", a-t-il précisé.
Il demande au gouvernement d'accélérer le déploiement des bandes de recharge électrique, pour que le pays soit
parfaitement équipé d'ici à 2015.
Par ailleurs il a insisté sur le développment des énergies renouvelables de 2e et 3e génération.
Le Figaro, 20-09-13
Il faut promouvoir d’autres énergies que l’électricité
La France a amorcé un processus de t ransition vers un modèle énergétique plus respectueux des
ressources naturelles et du climat
Le débat sur la transition énergétique a notamment permis d’appréhender les différents enjeux associés à cette
mutation: les enjeux environnementaux, mais aussi les préoccupations nécessaires de compétitivité et de pouvoir
d’achat. Le débat a été riche, parfois animé… la synthèse qui en sera présentée lors de la conférence environnementale
reflétera sans doute les différentes sensibilités des acteurs. Il appartient maintenant aux pouvoirs publics de dessiner les
grandes orientations qui vont engager l’avenir énergétique de notre pays dans les prochaines décennies.
En tant qu’énergéticien mondial de référence, avec un fort ancrage sur le territoire français, GDF Suez est convaincu de
la nécessité d’engager cette mutation et a souhaité apporter sa contribution.
Nous observons aujourd’hui un paysage mondial de l’énergie à trois vitesses. Un monde émergent, d’abord, qui a soif
d’énergie, et qui a besoin, pour croître et accompagner sa croissance, de plus de capacités de production d’électricité et
plus de gaz. L’Amérique du Nord, ensuite, qui a bouleversé l’équilibre énergétique mondial du fait de la révolution des
hydrocarbures non conventionnels, qui redynamisent l’industrie et contribuent à la croissance américaine. L’Europe,
enfin, qui vit les débuts d’une mutation profonde de son système énergétique:
- avec des productions d’énergie davantage décentralisées, grâce à l’essor d’énergies renouvelables locales comme le
solaire, l’éolien, la biomasse, la géothermie ou encore le biogaz. Un modèle où les technologies intelligentes - les
compteurs communicants, les «smart grids» - vont jouer un rôle de plus en plus important. Nous assistons également à
une volonté des territoires de maîtriser leurs politiques énergétiques;
- avec une fragmentation du secteur énergétique induite par la libéralisation des marchés et par le développement de la
concurrence;
- avec enfin une baisse de la demande en énergie, sous l’effet de la crise et de la désindustrialisation, bien sûr, mais
aussi sous l’effet de politiques d’économies d’énergie de plus en plus ambitieuses.
Dans ce contexte, nous défendons l’idée d’une transition énergétique fondée sur deux piliers:
- l’accélération des politiques d’efficacité énergétique, en se concentrant sur la priorité: la rénovation thermique des
logements les plus énergivores. Les bâtiments résidentiels et tertiaires représentent en effet plus de 40% des
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consommations d’énergie du pays. Pour cela, nous proposons la création d’un passeport rénovation qui permette de
détecter ces logements et d’accompagner les ménages à chaque étape de leurs travaux;
- la nécessité d’utiliser toutes les énergies… Le débat en France se focalise trop souvent sur la seule électricité - qu’elle
soit nucléaire, éolienne ou photovoltaïque. C’est certes important mais ce n’est que 23% de la consommation d’énergie
de l’hexagone. Pour chaque besoin, il faut trouver la forme d’énergie la plus adaptée. Je considère en particulier que le
gaz renouvelable - le biogaz, issu de la fermentation des déchets - est une énergie tout à fait pertinente pour le
chauffage ou pour alimenter des flottes de véhicules. Elle est pourtant trop souvent oubliée. Nous souhaitons que la loi
de transition énergétique soit l’occasion de se donner un objectif ambitieux de développement du biogaz.
Ces deux piliers - efficacité énergétique et «mix» de production diversifié - sont au coeur de notre vision, ils sont aussi
au coeur de notre propre stratégie: GDF Suez se définit comme un véritable partenaire énergétique de ses clients. Le
groupe ne leur apporte plus seulement du gaz ou de l’électricité mais les aide à gérer et à réduire leurs consommations
et à développer des solutions innovantes au quotidien.
La future loi sur la transition énergétique est une véritable opportunité de donner aux consommateurs comme aux
producteurs d’énergie de la visibilité et un cap clair, qui font défaut aujourd’hui. Sachons la saisir.
Gérard Mestrallet - Les Echos, 20-09-13
Chicago, "gogna pubblica" per promuovere l'efficienza
Chicago vuole tagliare del 30% i consumi della città e per farlo gioca la carta della pubblica gogna
Il modello è semplice: il consiglio comunale ha approvato un decreto che richiede agli operatori di circa 3.500 edifici con
più di 50.000 metri quadrati di spazi di monitorare e verificare il consumo di energia e segnalarlo direttamente alla città.
Il consumo energetico dell'edificio verrà registrata utilizzando Portfolio Manager, uno strumento online gestito dalla US
Environmental Protection Agency.
I consumi saranno segnalati annualmente alla città attraverso un processo automatizzato, e dovranno essere verificati
da un architetto o un ingegnere ogni tre anni.
A seguito di ciò la città pubblicherà una relazione annuale sull'efficienza energetica.
L'iniziativa non prevede indicazioni di comportamento ma solo una forma di "ritorsione" sull'immagine dello stabile e
dei proprietari o gestori dello stesso.
Negli USA l'iniziativa ha già raccolto proseliti. Otto città e due Stati già richiedono un'analisi comparativa di energia, tra
cui: Washington, DC, Philadelphia, New York, Boston, California e nello Stato di Washington.
Chissà se in Italia un simile approccio potrebbe scuotere gli animi.
CanaleEnergia, 20-09-13
British Gas, 600 m.ni £ per gli smart meter britannici
Accordo con Landis+Gyr per 16 m.ni di contatori
British Gas ha assegnato a Landis+Gyr un maxi-contratto da 600 milioni di sterline per l'installazione di contatori
elettronici presso la maggior parte dei suoi 16 milioni di clienti britannici e adempiere così, in anticipo sui tempi previsti,
al piano del Governo di Londra per la diffusione degli smart meter in tutte le abitazioni entro il 2020.
Gli apparecchi di Landis+Gyr, che negli ultimi tre anni ha collaborato con British Gas nella progettazione dei circa un
milione di contatori già installati dalla filiale di Centrica, indicheranno ai clienti quanto gas ed elettricità stanno
consumando e i relativi costi, permettendo alle famiglie di risparmiare in media 65 sterline l'anno (il 5% della bolletta).
I costi degli apparecchi, ha precisato Landis+Gyr, sono in linea con quelli previsti dal Governo: 43 sterline il contatore
dell'elettricità, 56 sterline quello del gas e 15 sterline il display.
Il contratto porterà all'assunzione di 600 persone da parte di Landis+Gyr e di oltre 1.000 da parte di British Gas.
Vale ricordare che Landis+Gyr è controllata al 60% dalla giapponese Toshiba, mentre il restente 40% fa capo
all'Innovation Network Corporation of Japan.
QE, 19-09-13
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TEE, la verità sulla scheda standard 40E
Una grande opportunità per accorciare i tempi, oppure…
Con l'approvazione del Decreto sui Certificati Bianchi, che rinnovava il meccanismo dei TEE fissandone nuovi obiettivi
nazionali, si è cercato di creare ulteriori opportunità di sviluppo e di rinnovamento tecnologico ed incentivazione,
standardizzando gli interventi per molteplici settori, ma così non è stato.
Per rendere più comprensibile la questione, si può prendere come esempio la nuova scheda standardizzata 40E per
l'installazione di una caldaia a biomassa nel settore della serricoltura , una scheda tanto attesa, quanto studiata,
analizzata ed altrettanto sfortunata.
La scheda standardizzata 40E è basata su un calcolo che tiene conto di due aspetti , i mq di serra al suolo e la tipologia di
copertura della serra stessa. Il meccanismo di incentivazione prevede come coperture delle serre solo tre tipologie di
strutture, il che rende il campione molto distante da quello reale. Questo si traduce in un erogazione dell'incentivo quasi
sempre maggiorato rispetto ai reali consumi di combustibile, ed è qui che la scheda perde credibilità.
Tale incentivo resta sempre anelato e mai raggiunto perché chi di dovere è attento (per fortuna) a verificare le strutture
di isolamento delle serre e quando queste presentano caratteristiche distanti da quelle del campione della scheda
provvedono a richiedere (per il piacere di tutti i contribuenti) la presentazione del progetto mediante metodologia a
consuntivo (utilizzando un contacalorie).
Tale richiesta porta l'incentivo a ridursi spesso della metà ed in alcuni casi addirittura di due terzi, riferendosi agli
effettivi volumi di calore prodotto e misurato.
La scheda 40E è una grande opportunità per accorciare i tempi per l'ottenimento dei Certificati Bianchi, ma potrebbe
trasformarsi in una trappola e portare ad un grande inganno se venisse utilizzata con poca attenzione o troppa
leggerezza (per i contribuenti, per i serricoltori e per le ESCo).
Roberto Natale - QE, 20-09-13
Batterie, in arrivo 13 MW “power” da Terna
In via di assegnazione la gara da 10 MW litio e 3 MW zebra (con l'italiana Fiamm e GE). Poi bando da
3 MW con altra tecnologia
Dopo aver assegnato l'intero pacchetto da circa 35 MW di batterie "energy intensive" alla giapponese Ngk, Terna si
appresta a selezionare i fornitori per gli accumuli "power intensive".
A quanto appreso da QE, a giorni dovrebbe avvenire l'aggiudicazione della gara per complessivi 13 MW, di cui 10 MW
con tecnologia litio e circa 3 MW zebra (ossia al sodio-cloruro di nickel). Per la prima sono in lizza diversi operatori
internazionali e in particolare orientali (molto probabile la presenza della giapponese Nec), per la seconda gli
aggiudicatari dovrebbero essere General Electric e l'italiana Fiamm.
In un secondo momento è previsto un altro bando su restanti 3 MW da assegnare ad altra tecnologia ancora da
individuare.
Si completa così la prima tranche da circa 16 MW di batterie "power" (finalizzata alla difesa della rete) incentivata
dall'Autorità per l'Energia con una maggiorazione del 2% sulla Wacc. Si tratta in particolare dei progetti pilota da circa 13
MW di Ottana in Sardegna e da circa 12 MW di Caltanissetta in Sicilia.
Nel complesso, il Mse ha autorizzato Terna a installare 40 MW di accumuli "power".
QE, 20-09-13
FV con batterie, il futuro è nell'industria-commercio
Ihs: il settore trainerà lo sviluppo con 2,6 GW al 2017
Saranno i settori industria e commercio a trainare lo sviluppo dei sistemi fotovoltaici con stoccaggio di energia. In base
al rapporto previsionale "The Role of Energy Storage in the PV Industry" di Ihs, questi comparti installeranno infatti di
qui al 2017 a livello mondiale 2,3 GW, ovvero il 40% del totale, mentre il residenziale non andrà oltre 1 GW e i grandi
impianti delle utility resteranno al di sotto dei 2 GW.
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Attualmente, sottolinea il centro studi inglese, l'industria e il commercio rappresentano la Cenerentola del FV abbinato
alle batterie con appena 3,2 MW installati (5% del totale), ma la situazione è destinata a cambiare radicalmente nei
prossimi anni a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia e del crescente fabbisogno di forniture di backup.
"Il motivo principale che spingerà le aziende e le attività commerciali a installare sistemi di stoccaggio è il desiderio di
gestire intelligentemente la produzione fotovoltaica con l'obiettivo di ridurre i costi", ha spiegato l'analista FV di Ihs
Abigail Ward, ricordando che "le utility impongono sempre più ai loro clienti commerciali sia oneri aggiuntivi nei picchi
di domanda che fatturazioni per il tempo di consumo: tutti costi che possono essere minimizzati utilizzando soluzioni di
stoccaggio fotovoltaico".
Considerando che le preoccupazioni delle imprese e delle attività commerciali circa i prezzi dell'elettricità e l'affidabilità
della rete sono particolarmente vive in Nord America, sarà questo il mercato a maggiore sviluppo per il settore,
arrivando a rappresentare nel 2017 il 40% delle installazioni, ha aggiunto Ward. Altri Paesi promettenti sono il
Giappone, dove a seguito del disastro nucleare di Fukushima i blackout sono all'ordine del giorno, e la Germania, che ha
introdotto uno specifico sistema incentivante.
QE, 20-09-13
Fv, Gse: se installi l'accumulo, niente incentivi
"Non è consentita alcuna variazione di configurazione impiantistica che possa modificare i flussi
dell'energia prodotta e immessa in rete dal medesimo impianto, come ad esempio la ricarica dei
sistemi di accumulo tramite l'energia elettrica prelevata dalla rete"
“Nelle more della definizione e della completa attuazione del quadro normativo e delle regole applicative del Gse per
l'utilizzo dei dispositivi di accumulo, ai fini della corretta erogazione degli incentivi, non è consentita alcuna variazione di
configurazione impiantistica che possa modificare i flussi dell'energia prodotta e immessa in rete dal medesimo
impianto, come ad esempio la ricarica dei sistemi di accumulo tramite l'energia elettrica prelevata dalla rete”. È quanto
si legge in un comunicato del Gse predisposto per rispondere alle “richieste di chiarimenti pervenute in merito alla
possibilità d'installazione di sistemi di accumulo su impianti già ammessi agli incentivi”.
I titolari di impianti già ammessi agli incentivi che dovessero dunque installare un sistema di accumulo, perderebbero il
diritto a tutti i benefici. “Si rammenta – prosegue la nota – che il Gse, nel caso in cui dovesse accertarne la sussistenza,
nell'ambito delle verifiche effettuate ai sensi dell'art. 42 del Decreto Legislativo 28/2011, applicherà le sanzioni previste
dal medesimo articolo, ivi inclusa la decadenza dal diritto agli incentivi e il recupero delle somme già erogate”.
Staffetta Quotidiana, 20-09-13
Chiarimenti sul taglio alle energie rinnovabili
I commenti ricevuti sono tanti, vari ed anche assai interessanti
Cercherò di rispondere ad alcuni. Preciso innanzi tutto che il costo totale dei sussidi alle energie rinnovabili ed assimilate
per il 2013 è stimato dall’Autorità per l’Energia ad oltre 11,7 miliardi, come da comunicato stampa emesso dalla stessa a
marzo di quest’anno. Capisco chi mi critica sulla proposta di retroattività, orribile, ma quando si hanno le spalle al muro,
come in Spagna, può essere una scelta meno dolorosa di altre; e anche in Italia, non abbiamo sospeso l’indicizzazione
delle pensioni? Non è anche questa una forma di retroattività a carico di categorie ben più deboli? Possono poi esistere
altre misure per recuperare parte degli “extraprofitti” evitando formalmente la retroattività. Per quanto riguarda i
“capacity payments” penso che l’Autorità dovrebbe riconoscerli solo alle centrali più efficienti, evitando i rischi di cui
parla Maurizio Grassi, ma non c’è dubbio che siano costi addizionali che dobbiamo sostenere a causa dell’erraticità delle
produzioni da rinnovabili e quindi a queste dovrebbero essere addossati i relativi costi. A chi osserva che, grazie al
fotovoltaico, il prezzo marginale in alcune ore di punta si è azzerato ribatto che in realtà quell’energia la paghiamo 380
euro al MW, sei volte più di quella prodotta con termoelettrico; meglio sarebbe, per i consumatori, che non ci fosse
sole! Mi pare poi risibile parlare dei benefici delle nostre rinnovabili per contrastare la crisi climatica globale: si può
stimare che la conseguente riduzione di emissioni di CO2 ammonti a circa lo 0,01 per cento delle emissioni mondiali.
L’ipotetico beneficio per la bilancia dei pagamenti è assai difficile da stimare. Se da un lato si riducono nel tempo le
importazioni di combustibili fossili, dall’altro abbiamo speso subito molto, ben più di 15 miliardi, per importazioni di
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componenti e soprattutto abbiamo fatto lievitare di molto il costo dell’energia per le nostre imprese, con conseguente
perdita di competitività a danno della bilancia dei pagamenti.
Giorgio Ragazzi - La Voce.info, 20-09-13
Ci metto le esternalità e le rinnovabili costano già meno delle fossili
Se produrre elettricità da carbone al momento costa meno che ottenerla da fonti rinnovabili è solo
perché le esternalità negative vengono scar icate sulla collettività
Se si includessero nei costi del kWh anche gli impatti ambientali e sanitari di ogni fonte, ad esempio, eolico e
fotovoltaico sarebbero già molto più convenienti. Uno studio USA della University of Cambridge.
Le rinnovabili, anche senza incentivi, sono già economicamente convenienti rispetto alle fonti fossili. Se produrre
elettricità da carbone al momento costa meno che ottenerla ad esempio da un impianto fotovoltaico, è infatti solo per
una sorta di errore nel metodo di calcolo, una distorsione causata dal nostro sistema politico-economico: le esternalità
negative vengono scaricate sulla collettività, cioè a chi produce energia non vengono fatti pagare i danni causati ad
esempio dalle emissioni climalteranti e inquinanti della combustione del carbone.
Il discorso cambia nettamente se nel bilancio economico si includono i costi sanitari e ambientali. Per i lettori di
QualEnergia.it il discorso non è nuovo ma a ribadirlo arriva un nuovo studio pubblicato sul Journal of Environmental
Studies and Sciences che mostra quali siano i costi “reali” di carbone, gas, eolico e fotovoltaico.
Dalla ricerca, condotta sul sistema elettrico americano, emerge che, includendo nei costi del kWh le esternalità
negative, è economicamente molto più conveniente installare nuova potenza da eolico e fotovoltaico piuttosto che da
carbone (sia con che senza tecnologia CCS per catturare la CO2) e che addirittura avrebbe economicamente senso
chiudere centrali a carbone esistenti per rimpiazzarle con sole e vento. Più economico del carbone, ma anche del
fotovoltaico risulta invece il gas, che comunque resta ben più costoso dell'eolico. (Qui va però sottolineato che parliamo
degli USA, dove il gas ha prezzi che sono una frazione di quelli italiani e che nel conto delle esternalità non si è incluso il
pesante effetto climalterante delle perdite di metano che avvengono durante estrazione e trasporto).
La conclusione cui arrivano gli studiosi è che non andrebbe permessa la costruzione di nuove centrali a gas o a carbone
laddove sia possibile installare eolico. Inoltre non si dovrebbe in ogni caso mettere in linea nuova potenza a carbone,
con o senza CCS, e – come detto – sarebbe anche economicamente conveniente fermare le centrali a carbone già
operative per sostituirle in ordine di economicità con generazione da eolico, da gas con o senza CCS, da FV o da carbone
con CCS.
Per arrivare ai costi 'reali' gli autori del report - Laurie T. Johnson e Starla Yeh del NRDC e Chris Hope della University of
Cambridge – hanno usato i più diffusi modelli per stimare l'impatto economico delle fossili in quanto a cambiamenti
climatici, inquinamento e costi sanitari. Oltre a quantificare gli impatti di inquinanti come il biossido di zolfo SO2, si è
incluso il cosiddetto SCC, il costo sociale della CO2 o social cost of carbon, un indicatore con alle spalle una certa
letteratura scientifica che appunto mostra quanto costa alla collettività ogni tonnellata di CO2.
Qui sotto vediamo rappresentato graficamente l'SCC per le diverse fonti come stimato da due diversi studi utilizzati per
il report: quello a sinistra si riferisce a uno studio di Johnson and Hope del 2012, quello a destra su uno studio del
governo USA uscito a maggio 2013. Per ogni fonte è indicato un valore in centesimi per kWh, che poi è scomposto in
costi di produzione (stimati dall'EIA per impianti costruiti nel 2018), costi dovuti all'impatto del SO2 e costi dovuti alla
CO2).
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I due studi citati arrivano a stimare un SCC piuttosto diverso: quello più recente della task force governativa stima che
ogni tonnellata di CO2 emessa nel 2010 causi 33 dollari (al valore del 2007) di danni; quello di Johnson e Hope pari a 133
$. Il motivo di questa differenza è nel diverso tasso di sconto usato: la quantificazione economica di danni che si
verificheranno nel futuro ovviamente dipende dall'inflazione prevista e, mentre lo studio governativo ipotizza un tasso
annuo del 3%, Johnson e Hope ipotizzano che il tasso sia dell'1,5%. Una differenza sostanziale: 100 $ di danni fra 100
anni corrispondono a 23 $ se si usa un tasso dell'1,5% ma solo a 5 $ se si usa un tasso del 3%.
E' dunque molto alto il grado di incertezza nel valutare quanto convenga investire ora per evitare danni futuri. Il buon
senso però dovrebbe portarci comunque a muoverci subito per liberarci delle fonti fossili. Anche perché gli impatti
quantificati con l'SCC sono verosimilmente sottostimati. Questi modelli infatti rendono conto solo parzialmente delle
esternalità negative delle fossili: oltre all'omissione già citata delle fughe di gas, negli impatti del global warming non si
tengono conto dei danni dati da “conseguenze delle conseguenze”, difficili da quantificare; ad esempio quelli che ci
saranno per la siccità, per gli incendi boschivi o per le interazioni tra diversi effetti, come l'innalzamento del livello del
mare associato all'intensificazione degli eventi metereologici estremi.
Ma soprattutto, questi si riferiscono al costo sociale della CO2 in un determinato anno (il 2010 per quelli citati), mentre
è facile capire che questo costo non resterà costante. Il costo marginale di ogni tonnellata di CO2, infatti, è destinato a
crescere, ossia, raggiunta una certa concentrazione in atmosfera ogni tonnellata in più di CO2 emessa farà più danni
della precedente. A questo si aggiunga che carbone, gas e petrolio per alimentare le centrali in futuro saranno
probabilmente sempre più cari, mentre il kWh da rinnovabili diverrà più economico.
Insomma, se, come mostra lo studio, la convenienza economica di passare alle fonti pulite è già certificata dalla
letteratura scientifica esistente, con ogni probabilità è ancora più grande di quanto si sia stimato finora.
QualEnergia, 20-09-13
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RWE to reduce dividend amid renewables boom
Utility sends out bearish signal for conventional power groups
RWE plans to cut its dividend by half and lower future investor payouts in response to a slide in profits in conventional
power generation caused by the boom the renewable energy.
The German utility said late Thursday that it would propose a dividend of €1 per common or preferred share at its
annual general meeting, down from the €2 it paid shareholders last year.
RWE also said that its dividend in upcoming years should be in line with a payout ratio of 40 per cent to 50 per cent of
recurrent net income, compared with a previous payout range of 50 per cent to 60 per cent.
Like German rival Eon, RWE is being hit by Germany’s renewable energy boom as solar and wind power received priority
in the grid, meaning gas and coal are frequently not required outside peak periods.
“Due to the continuing boom in solar energy, many power stations throughout the sector and across Europe are no
longer profitable to operate,” RWE said last month.
Meanwhile, the US shale gas revolution has displaced US coal supplies to Europe, leading to an oversupply. This is
further depressing wholesale electricity prices at a time when eurozone economic stagnation is impairing demand.
RWE is maintaining its 2013 forecast for earnings before interest, tax, depreciation and amortisation of about €9bn and
recurrent net income of about €2.4bn. However, analysts said the dividend decision was a bearish signal for profit
expectations in upcoming years.
Analysts at Citi Research said this year’s payout cut was a “bit of a negative surprise and in our opinion very telling of the
management’s expectations of where earnings are likely to be in 2014 and particularly 2015 and 2016.”
“It also shows that management is conscious about the need to protect the balance sheet and conserve cash,” Citi’s
analysts told clients.
Chris Bryant - Financial Times, 20-09-13
RWE will offenbar 3000 Stellen abbauen
Der Energiekonzern RWE verschärft nach Medieninformationen sein Sparprogramm: 3000 Stellen
sollen weichen. Betroffen ist offenbar die Kraftwerkssparte
Düsseldorf - Mit den Einschnitten reagiere der Konzern auf den drastischen Preisverfall an den Strombörsen,
berichteten "Handelsblatt" und "Westdeutsche Allgemeine Zeitung" ("WAZ") übereinstimmend. Das Unternehmen
wollte die Berichte auf Anfrage nicht kommentieren.
Laut "WAZ" soll der Personalabbau ohne betriebsbedingte Kündigungen erfolgen. RWE Chart zeigen setze vor allem auf
Altersteilzeitmodelle. Der Konzernvorstand habe dem zwischen den Arbeitnehmervertretern und dem Management der
Sparte ausgearbeiteten Sozialplan aber noch nicht zugestimmt, hieß es im "Handelsblatt".
Die Kraftwerkssparte des Essener Energieriesen leidet unter dem durch Solar- und Windenergie ausgelösten drastischen
Verfall der Preise im Stromgroßhandel. Das hinterließ bereits im ersten Halbjahr deutliche Spuren in der Bilanz. Der
Konzern prüft deshalb bereits die permanente Schließung zahlreicher Anlagen. Finanzvorstand Bernhard Günther hatte
deshalb bereits im August signalisiert, es zeichne sich ab, dass das Unternehmen "künftig deutlich weniger Mitarbeiter"
beschäftigen werde. RWE beschäftigte Ende Juni 68.600 Menschen, knapp 2000 weniger als ein Jahr zuvor.
Der laufende Personalabbau ist jedoch wohl nur ein Teil des Maßnahmenpakets, mit dem der Konzern auf die
Herausforderungen der Energiewende reagieren will. Nach WAZ-Informationen hat das Management außerdem eine
dreijährige Nullrunde bei den Löhnen und Gehältern ins Gespräch gebracht.
Der Konzern selbst wollte auch zu diesem Bericht nicht Stellung nehmen. Die Gewerkschaft Bau, Chemie, Energie
reagierte allerdings aufgebracht. In einer Erklärung betonte sie, eine "Nullrunde kommt nicht in die Tüte".
Der Spiegel, 20-09-13
Mafia, al 're' dell'eolico sequestrati altri 3,5 mln
Nuova confisca per il trapanese Vito Nicastri: «Vicino ai boss»
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Altra confisca per il ''re'' dell'eolico. La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha sequestrato beni per un valore di
oltre 3 milioni e 500 mila euro all'imprenditore trapanese Vito Nicastri, già al centro di numerose indagini.
Il provvedimento è andato a sommarsi all'altra confisca dell'aprile scorso di 1 miliardo e 300 milioni di euro.
Il patrimonio di Nicastri, che opera nel settore delle energia alternative, è stato ritenuto frutto del reinvestimento di
capitali di provenienza illecita.
Tra i beni sottoposti il 20 settembre a confisca numerosi conti correnti e rapporti finanziari, attestati presso istituti di
credito in Sicilia e Lombardia.
Il provvedimento di confisca è stato disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani. La misura è
scaturita da un'ulteriore attività istruttoria avviata dai magistrati sulla proposta di applicazione di misure di prevenzione
patrimoniale e personale avanzata dal direttore della Dia, che ha già consentito di confiscare a Nicastri un patrimonio
del valore di oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro.
Il tribunale di Trapani ha ritenuto sussistenti le argomentazioni già espresse in quel decreto di confisca, circa la
connotazione, quale provento dell'attività illecita, anche dei beni sottoposti all'odierna confisca, stimati in oltre 3 milioni
e 500 mila euro. L'attività imprenditoriale di Vito Nicastri, specializzato nello 'sviluppo' di impianti di produzione
elettrica da fonti rinnovabili, è consistita nella realizzazione e nella successiva vendita, chiavi in mano, di parchi eolici e
fotovoltaici con ricavi milionari.
Le indagini hanno confermato i collegamenti dell'imprenditore trapanese con noti esponenti mafiosi, 'vicini' al boss
latitante Matteo Messina Denaro.
Lettera43, 20-09-13
True Energy Wind chiede la pre-ammissione all’Aim
«Con la quotazione puntiamo a raccogliere capitale per 20 milioni di euro, utili a finanziare nuovi
investimenti nel Mezzogiorno d’Italia»
È arrivato il momento della verità per True Energy Wind. La società, attiva nel settore del mini-eolico e che fa capo al
fondo di private equity Iris Fund Sicav Sif, ha infatti effettuato la comunicazione di pre-ammissione a Borsa Italiana per
la quotazione sul mercato Aim Italia, il segmento dedicato alle pmi. L’operazione è seguita da Advance Advisor in qualità
di advisor finanziario, da Integrae sim in qualità di Nomad e di global coordinator, da Legance Studio Legale Associato
come consulente legale e da Mazars come società di revisione. «Con la quotazione puntiamo a raccogliere capitale per
20 milioni di euro, utili a finanziare nuovi investimenti nel Mezzogiorno d’Italia», aveva anticipato a MF-Milano Finanza
Angelo Lazzari, presidente di True Energy Sicav Sif. La strategia intrapresa dalla società è quella di raccogliere capitale sia
in forma di equity sia attraverso strumenti di debito. Il capitale raccolto sarà impiegato per finanziare un progetto di 120
turbine mini-eoliche da 60 chilowatt ciascuna, da mettere a regime in Puglia, Sardegna e Basilicata, le regioni più adatte
alla produzione di questo tipo di energia rinnovabile.
Claudia Cervini - MF, 20-09-13
Energia pulita, affari sporchi
Giro da 300 milioni: 11 arresti. Società con sede in Lussemburgo truffava nel Brindisino. Sequestrati
27 impianti fotovoltaici, De Masi tra gli indagati
Un'indagine interforze, coordinata dalla procura di Brindisi, ha portato ieri a dodici arresti legati al settore del
fotovoltaico. Un sistema ben collaudato e sapientemente coordinato da una società del Lussemburgo aveva portato alla
realizzazione di 27 impianti fotovoltaici nella provincia di Brindisi che avrebbero fruttato, grazie ai fondi pubblici erogati
dal Gse, 303 milioni di euro. Alle dodici ordinanze di custodia cautelare notificati ieri ai legali rappresentanti delle
società coinvolte (dieci in carcere, di cui uno latitante, e due agli arresti domiciliari), si aggiungono altri dodici avvisi di
garanzia in cui sono inseriti anche tre dipendenti comunali di Brindisi e Paride De Masi, l'imprenditore di Casarano tra i
primi in Puglia a investire nelle fonti rinnovabili. Sono accusati di una serie di illeciti legati ad atti falsificati, illecito
frazionamento, illecita percezione di fondi pubblici e associazione per delinquere, contestata per la prima volta ad
organizzazioni legate alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
In sostanza una società acquistava terreni agricoli che poi affittava, con contratti ventennali, ad altre società, tutte
riferibili agli stessi proprietari, che avviavano l'iter per la realizzazione di impianti fotovoltaici da meno di un megawatt
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ciascuno: il frazionamento era necessario per aggirare la norma che obbliga, in caso di produzione superiore ad un
megawatt, il rilascio dell'autorizzazione regionale. In realtà, gli impianti facevano capo sempre alle stesse persone e,
almeno per i 21 impianti di Brindisi, anche al medesimo progettista.
«Il primo sospetto - ha rivelato il procuratore capo Marco Dinapoli - è arrivato proprio dal fatto che al Comune di
Brindisi erano arrivate tutte le Dia (Dichiarazione di inizio attività) nello stesso giorno e i documenti erano praticamente
identici. A questo va aggiunto che anche il rilascio della certificazione avveniva lo stesso giorno quasi con la tecnica del
copia e incolla».
Per questa ragione si stanno valutando anche le posizioni dei dipendenti del settore Urbanistica. Le violazioni riguardano
proprio la scelta di frazionare in diversi impianti ciò che invece costituiva un'unica realtà produttiva. Il reato di falso
contestato agli arrestati riguarda anche la dichiarazione di fine lavori: per ottenere il contributo pubblico, infatti, gli
arrestati avevano dichiarato che gli impianti erano completati a dicembre 2010. Dalle intercettazioni analizzate dal pm
Nicolangelo Ghizzardi, è invece evidente che le strutture sono state completate solo molti mesi dopo.
La strategia criminale era finalizzata a percepire i fondi del Gse. In questi anni almeno 7 milioni di euro erano stati
incassati dalle diverse società che, in virtù di una produzione di energia ventennale, avrebbero guadagnato oltre 300
milioni di euro. Il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Lecce, la Forestale e la Finanza di Brindisi sono riusciti a
smantellare l'organizzazione che movimentava il denaro attraverso Lussemburgo, Isole Vergini e Capo Verde.
Gli impianti sequestrati si trovano a Francavilla Fontana, Cellino San Marco, Torre Santa Susanna e Brindisi: nel
capoluogo, in contrada Conella, ne sono stati sequestrati 21. Tra questi c'è anche il mega impianto di Tuturano, da 10
megawatt di produzione, già sequestrato perché realizzato in area con vincolo paesaggistico: si trova infatti nel Sito di
interesse nazionale vicino a Cerano.
Francesca Cuomo - Corriere del Mezzogiorno (Bari), 20-09-13
Truffa sul fotovoltaico da 300 milioni. Pioggia di sigilli: 12 arresti, 24 indagati
La procura di Brindisi fa luce su una gigantesca operazione che avrebbe po rtato a lucrare 303
milioni di contributi pubblici: 27 impianti finiscono sotto sequestro
Operazione “Black out”, cala il buio su 120 ettari di campi al silicio sul quale stavano per piovere 303 milioni di euro di
contributi statali. Ventisette in tutto gli impianti finiti sotto sequestro, 24 le persone indagate dalla Procura di Brindisi
per associazione a delinquere, lottizzazione abusiva, abusi edilizio e falso, dodici delle quali colpite da misura cautelare
sottoscritta dal gip che ha firmato anche il decreto di sequestro, determinando la sospensione dell'erogazione di energia
elettrica sulle centrali alimentate ad energia solare della potenza complessiva di 37 megawatt nei territori di Brindisi,
Francavilla Fontana, Torre Santa Susanna e Cellino San Marco.
Gli indagati, fra cui cinque spagnoli e quattro donne, sono tutti soldati ai comandi della medesima associazione, già finiti
nel mirino della magistratura inquirente: si tratta degli schiavisti di Tecnova, già imputati per avere tenuto sotto scacco
facendoli lavorare in condizioni disumane, gli immigrati reclutati per pochi spiccioli e oltre dieci ore di lavoro al giorno.
Sfuggito alla cattura lo spagnolo Josè Louis Javier Romero, considerato vero e proprio deus ex machina dell'intero
business capace di fruttare centinaia di milioni di euro. Fra gli indagati a piede libero anche l'imprenditore salentino
Paride De Masi, leader nel business energetico.
La prima tranche di incentivi incassati , 7 milioni di euro circa, avevano già preso il volo verso i paradisi fiscali di tutto il
mondo, Isole Vergini, Capo Verde e Lussemburgo, stessa location delle sedi legali delle società cartiere nate per dare
una parvenza di liceità all'affare sporco. Il resto sarebbe arrivato a destinazione da qui a breve, se la Procura brindisina
non avesse intimato lo stop.
L'operazione è stata messa a segno dopo mesi di indagini da un apparato interforce in composizione straordinaria: i
finanzieri di Brindisi al comando del maggiore Gabriele Sebaste, i carabinieri del Noe coordinati dal maggiore Nicola
Candido, e Forestale hanno lavorato fianco a fianco, svelando il trucco, lo stesso di sempre: autorizzazioni richieste sulla
scorta di progetti per impianti (sulla carta) da un solo mega.
L'associazione era riuscita così ad aggirare la procedura più complessa che prevede per gli impianti di potenza superiore
il passaggio in conferenza dei servizi e l'Autorizzazione unica regionale. In realtà, erano state realizzate mega-centrali
senza soluzioni di continuità, con l'obiettivo di terminare i lavori entro il 31 dicembre, data utile per incassare la pioggia
di incentivi. Secondo le verifiche degli investigatori i lavori per la realizzazione della distesa di pannelli al silicio non
erano ancora terminati, ma gli indagati avevano presentato dichiarazione di fine lavori bollata come falsa dalla
magistratura inquirente. Il dettaglio emerge anche da una conversazione intercettata fra uno dei caporioni di Tecnova e
uno dei soldati semplici della stessa associazione a delinquere, “Tu sai esattamente la responsabilità che abbiamo entro
il 31 dicembre”, dice il secondo al primo “abbiamo già barato, la documentazione è lì...”, risponde il capo.
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Si tratta della undicesima operazione dello stesso genere a firma della magistratura inquirente della città messapica, che
conta già un totale di 150 imputati (molti dei già stati rinviati a giudizio) e diverse centinaia di ettari di terreno
sequestrati.
Sonia Gioia - La Republbica (Bari), 19-09-13
Lobby del fotovoltaico in Puglia: stroncato un affare illecito da 300 milioni
In una maxi operazione della Guardia di finanza sono stati sequestrati 27 parchi fotovoltaici su un
territorio di 120 ettari. Undici fermi, 24 persone sotto inchiesta, accusati anche dell'associazione per
delinquere. Otto società in un sistema di scatole cinesi hanno cerato di intascare illegalmente gli
incentivi pubblici
Una truffa da 300 milioni di euro per intascare gli incentivi di Stato al fotovoltaico, che è stato arginato grazie a una maxi
operazione della Guardia di finanza, nucleo operativo ecologico dei Carabinieri e del Corpo forestale, tra Milano e
Messina. Le Fiamme gialle hanno sequestrato 27 parchi fotovoltaici in Puglia, tutti nel comune di Brindisi. In totale si
tratta di 120 ettari tra Brindisi, Tuturano – nel sito di interesse nazionale perché area inquinata – Francavilla Fontana e
Cellino San Marco. E sono state eseguite 11 delle 12 ordinanze di custodia cautelare chieste dal procuratore aggiunto di
Brindisi Nicolangelo Ghizzardi e disposte dal gip Paola Liaci. Ventiquattro persone, per la maggior parte di nazionalità
spagnola, sono invece finite sotto inchiesta, una delle prime in questo settore in cui viene contestata agli indagati anche
l’associazione per delinquere.
L’indagine ha portato alla luce un complesso sistema piramidale di società attraverso il quale sono stati realizzati parchi
fotovoltaici illeciti. Grazie a un metodo consolidato di frazionamento vietato dalla legge, è stato infatti possibile aggirare
la normativa regionale. Quest’ultima concede la possibilità di impiantare i pannelli in caso di progetti inferiori al
megawatt di potenza con la sola dichiarazione di inizio lavori e quindi senza l’autorizzazione unica regionale che è stata
così aggirata.
Agli indagati sono quindi contestate numerose ipotesi di falso, oltre ai reati urbanistici come la lottizzazione abusiva e
l’illecita percezione – in alcuni casi portata a termine (per un importo di 7 milioni), in altri solo tentata – di contributi
pubblici. Realizzando gli impianti entro il 31 dicembre del 2010 si sarebbe potuto accedere agli incentivi del “secondo
Conto energia”. Un affare da 300 milioni che gli inquirenti brindisini ritengono avere stroncato. Nel business illecito sono
coinvolte 8 società con sedi in Italia e all’estero che, attraverso un sistema di scatole cinesi, fanno capo alla Gsf con sede
in Lussemburgo.
Nella lobby del fotovoltaico in Puglia, di cui parlano gli esperti che hanno collaborato all’inchiesta, è coinvolta anche la
Cina. Visto che Suntech, colosso del fotovoltaico cinese quotato a Wall Street, aveva acquistato una quota della
lussemburghese Gsf al centro dell’inchiesta. Suntech è finita sull’orlo del fallimento anche per via dei rapporti con
Ignacio Javier Romero Ledesma - amministratore della Gfs – ora ricercato nell’ambito dell’inchiesta pugliese. Nel
novembre 2010 il primo ministro cinese Wen Jiabao ha firmato a Villa Madama 11 accordi bilaterali tra Cina e Italia con
l’allora primo ministro italiano Silvio Berlusconi. “Sempre in tale contesto sulla base di quanto riferitomi da colleghi è
stato firmato un accordo che riguardava Gsf a firma tra gli altri di China Development Bank e dello tesso Gfs”, ha detto
agli inquirenti Alberto Forchielli, esperto di affari internazionali. Secondo Forchielli, “tali accordi avevano valenza
meramente politica ma rappresentavano per i cinesi una sorta di comunicazione di gradimento agli eventuali
investimenti in Italia”.
“Pulita deve essere non solo l’energia, devono essere puliti anche i conduttori e produttori di energia”, così ha
commentato l’inchiesta Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Vendola ha parlato della mancanza di regole nel
settore dell’energia rinnovabile e dello Stato che in tutti questi anni è stato un grande assente. “Per noi è stata una lotta
spasmodica quella per ottenere dai Comuni le informazioni utili a costruire una anagrafe degli impianti”, ha aggiunto
Vendola.
Il Fatto Quotidiano, 19-09-13
Brindisi, La lobby del fotovoltaico
Polizia svela rete di illeciti
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Il fotovoltaico fa sempre più gola alla criminalità organizzata, allo stato dei fatti una delle scorciatoie più facili per
ottenere autorizzazioni e finanziamenti. La Polizia di Brindisi, in seguito ad una delicata indagine, ha portato a galla
un’intricata rete di illeciti, con anche un’indebita fruizione di contributi pubblici per diversi milioni di euro, legata a 27
parchi fotovoltaici tra Brindisi, Tuturano, Francavilla Fontana e Cellino San Marco della potenza complessiva di circa 37
MW, per una estensione di circa 120 ettari ed un valore di 150 milioni di euro.
Il quadro ricostruito dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi, dai Carabinieri del NOE di Lecce e
dal Corpo Forestale dello Stato è il risultato di una fitta rete piramidale costituita da 24 persone ed 8 società a
responsabilità limitata. Dieci persone indagate sono state attinte dalla misura cautelare personale della custodia in
carcere e due dalla misura cautelare personale degli arresti domiciliari.
Area sequestrata Brindisi
Una società fondata e gestita a Lussemburgo da un amministratore desaparecido, Ignacio Javier Romero Ledesma, ed il
frazionamento della proprietà - questo il metodo - che veniva attribuita a società di comodo, per eludere la normativa,
che sottoponeva ad autorizzazione regionale la realizzazione di impianti di potenza superiore ad 1 Mw. L’esperto di
affari internazionali, Alberto Forchielli, ha aiutato gli inquirenti dalla ricostruzione di una vera propria “lobby del
fotovoltaico” al capire il perché del grande interesse, da parte della stessa lobby, per il colosso cinese Suntech, primo
produttore al mondo di pannelli fotovoltaici e finito sull’orlo di una crisi fallimentare anche grazie allo stesso Ignacio
Javier Romero Ledesma.
Alberto Forchielli
"Nel novembre 2010 – spiega l’esperto agli inquirenti – venne in Italia il primo ministro cinese, Wen Jiabao che a Villa
Madama firmò 11 accordi bilaterali tra Cina e Italia con l'allora primo ministro italiano [Silvio Berlusconi, ndr]". "Sempre
in tale contesto – prosegue Alberto Forchielli – sulla base di quanto riferitomi da colleghi è stato firmato un accordo che
riguardava il Gsf [società coinvolta nell’inchiesta di Brindisi, ndr] a firma tra gli altri di China Development Bank e dello
stesso Gfs". Secondo l’esperto, "tali accordi avevano valenza meramente politica ma rappresentavano per i cinesi una
sorta di comunicazione di gradimento agli eventuali investimenti in Italia". E qui entrerebbe nuovamente in gioco
Romero con la garanzia alla Suntech di 560 milioni di euro in bund tedeschi mai consegnati e, probabilmente, mai
esistiti. "Gli interessi – secondo Forchielli – erano localizzati in Puglia e in particolare a Brindisi".
“E’ fin troppo evidente – dichiara il gip Paola Liaci – che tutte le società sono riconducibili al medesimo centro di
interessi e che la creazione di tanti soggetti giuridici diversi è strumentale ed è una dolosa elusione tanto della
normativa edilizia e urbanistica quanto di quella specifica prevista”. Grazie al frazionamento della proprietà gli
incriminati sono stati in grado di usufruire indebitamente degli incentivi economici previsti dalla legge, comportando
anche una massiva modificazione della destinazione agricola dei suoli interessati in violazione della normativa sulla
programmazione urbanistica del territorio e sulla tutela dell’ambiente. I reati contestati ai 24 indagati vanno
dall’associazione per delinquere ai reati urbanistici per avere realizzato una lottizzazione abusiva, con trasformazione
urbanistica illecita del territorio, mediante la stipula di 21 contratti di locazione dei suoli di durata 20ennale (equivalenti
alla durata tecnologica degli impianti): una fitta lista di attività illegali che ha portato al sequestro preventivo di tutti gli
impianti fotovoltaici in questione ed al sequestro per equivalente, finalizzato alla confisca delle somme pari ai contributi
pubblici percepiti (circa 7 milioni di euro), sia nei confronti delle persone fisiche sia delle società, responsabili in via
amministrativa. Sospesi ovviamente anche gli incentivi non ancora erogati alle società, pari a 303 milioni di euro.
Stefania D'Amore - AffariItaliani, 20-09-13
I magistrati devono andare avanti ma io difendo l'energia del sole
I magistrati facciano quello che devono fare per «raschiare lo sporco», perché «le inchieste penali a
questo servono». Ma poi «difendiamo quello che di pulito resta»
Non gira la testa dall'altra parte, il governatore Nichi Vendola, quando gli domandano dell'affaire tutt'altro che lecito a
quanto pare che si consuma nel Brindisino all'ombra delle rinnovabili.
Al rivoluzionario gentile non va, però, che insieme con l'acqua putrida destinata ad affiorare dalle carte giudiziarie sia
gettato anche il bambino chiamato energia alternativa. «Continuiamo a difendere la strategia della green economy»,
cavallo di battaglia di lungomare Nazario Sauro fin dal 2005, quando Nichita il Rosso vestì per la prima volta i panni di
presidente della giunta: «Vogliamo correre ancora verso la liberazione dalla dittatura del petrolio e dei combustibili
fossili».
Sì, insomma, da queste parti resta «una scelta privilegiata» quella «per il vento, il sole, per tutto ciò che è pulito. Ma
puliti devono essere pure i produttori. Se non lo sono, ben venga la giustizia che riesce a bonificare i territori. Come sta
accadendo in provincia di Brindisi».
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Questa fetta meridionale del Tacco è il teatro di una rappresentazione orchestrata da un gruppo di imprenditori senza
scrupoli, ma la stangata che va in scena non dovrebbe ripetersi facilmente. Questo perché come stanno le cose, per
chiunque è necessario avere in tasca la cosiddetta autorizzazione unica regionale perché siano tirati su marchingegni
eolici o fotovoltaici. Prima per quelli di piccole dimensioni, bastava il via libera delle amministrazioni comunali. E qui
cascava l'asino. Il municipio di turno non verificava un bel niente e l'intraprendente industriale metteva i pezzi uno
dietro l'altro come si fa con quelli di un mosaico e alla fine riusciva a materializzare vere e proprie cattedrali del vento o
del sole. In questa maniera sull'altare della semplificazione amministrativa, trovava il modo per eludere tutta la
normativa ambientale. E per incassare astronomici incentivi pubblici.
Vendola spiega: «Quello delle energie rinnovabili è un settore che per sette anni ha patito molto l'assenza di regole, lo
Stato è risultato renitente nei confronti dei propri doveri. Per noi è stata una lotta spasmodica quella per ottenere dai
Comuni le informazioni utili a costruire un'anagrafe degli impianti. Abbiamo incontrato numerosi ostacoli proprio
perché le regole potevano essere facilmente aggirate con autorizzazioni che procedevano per frammenti di territorio».
Tuttavia di frammento in frammento le imprese «giocavano a cumulare megawatt su megawatt». Tanto tutte le
malefatte vere o presunte, poi si scaricano sui cittadini: il 20 per cento della bolletta paga il costo delle agevolazioni
concesse dallo Stato.
Lello Parise - La Repubblica (Bari), 20-09-13
Bloccato affare da 300 milioni
Hanno fruttato 7 milioni di euro e il titolo a beneficiare di altri 300 milioni di euro in incentivi
statali i 27 parchi fotovoltaici sottoposti a sequestro e disconnessi nell’ambito di una maxi
operazione della guardia di finanza, del nucleo operativo ecologico dei carabinieri e del corpo
forestale
Stamane sono state eseguite 11 delle 12 ordinanze di custodia cautelare (dieci in carcere e 2 ai domiciliari) chieste dal
procuratore aggiunto di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi e disposte dal gip Paola Liaci.
Complessivamente sono 24 le persone sottoposte a indagine. Il settore è quello delle energie alternative nel quale, in un
complesso sistema piramidale di società, è risultato che vi era stata la realizzazione con metodi illeciti di 27 parchi
fotovoltaici a Brindisi, Tuturano (nel sito di interesse nazionale perchè area inquinata), Francavilla Fontana e Cellino San
Marco, tutti comuni del Brindisino, per una estensione totale di 120 ettari. La gran parte di essi è stata realizzata con un
illecito frazionamento, metodo consolidato che consente di aggirare la normativa regionale che concedeva la possibilità
di impiantare i pannelli in caso di progetti inferiori al megawatt di potenza con la sola dichiarazione di inizio lavori e
quindi senza l’autorizzazione unica regionale. Sono contestate numerose ipotesi di falso, oltre ai reati urbanistici come
la lottizzazione abusiva, e l’illecita percezione (in alcuni casi portata a termine, in altri solo tentata) di contributi pubblici.
Sono 8 le società coinvolte che hanno subito sequestri preventivi e per equivalente: una di esse ha sede in Lussemburgo,
un'altra nelle Isole Vergini. Gli arresti sono stati eseguiti a Brindisi, Roma e Messina. Sequestri anche a Milano.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 20-09-13
Fotovoltaico, l'ira di Vendola. "Siano puliti anche produttori"
Il Presidente della Regione Puglia commenta la maxi -operazione della procura di Brindisi: "Sul
settore lo Stato non si è mostrato adeguato, ma le indagini servono a pulire lo sporco per difendere
ciò che di pulito resta"
"Pulita deve essere non solo l'energia, devono essere puliti anche i conduttori e produttori di energia, e quando sono
sporchi ben venga la giustizia che riesce a bonificare quei territori, come nella provincia di Brindisi". Lo ha detto il
presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, parlando con i giornalisti degli arresti in corso per presunti abusi nella
realizzazione di 120 ettari di parchi fotovoltaici nel brindisino.
"Mi sembra molto interessante - ha sottolineato Vendola - il fatto che si possa giungere alla ricostruzione completa di
tutto quello che è accaduto, in un settore che ha patito molto l'assenza di regole e il fatto che lo Stato è stato reticente
nei confronti dei propri doveri. Le energie rinnovabili - per Vendola - sono un settore in cui la vacanza, dal punto di vista
delle linee guida, è durata sette anni in un Paese in cui il piano energetico nazionale non è l'oggetto di una vera
discussione".
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"Per noi resta la difesa di una strategia che è quella della green economy, che è quella di correre verso la liberazione
dalla dittatura del petrolio dei combustibili fossili. - ha detto il governatore - Resta la scelta privilegiata per il vento e per
il sole, per tutto ciò che è energia pulita e rinnovabile.
Sulle difficoltà incontrate per regolamentare il settore Vendola è stato molto netto: "E' stata
una lotta spasmodica quella per ottenere dai Comuni le informazioni utili a costruire una anagrafe degli impianti. Anche
qui abbiamo avuto molti ostacoli, proprio perché le regole potevano essere facilmente aggirate con autorizzazioni che
procedevano per frammenti di territorio, con imprese che giocavano a cumulare megawatt su megawatt. Noi - ha
aggiunto Vendola - purtroppo siamo stati interdetti dalla Corte Costituzionale rispetto alla possibilità di poter
regolamentare il settore, perché quella è una competenza dello Stato", che "non si è mostrato adeguato, capace
tempestivamente di mettere regole in un settore che rischiava di esplodere".
Infine, sull'operazione della procura brindisina in corso il presidente ha detto: "Le inchieste servono a pulire lo sporco
per poter poi difendere quello che di pulito resta".
La Repubblica (Bari), 20-09-13
Vendola: è stato difficile creare regole
«Per noi è stata una lotta spasmodica quella per ottenere dai Comuni le informazioni utili a costruire
una anagrafe degli impianti. Anche qui abbiamo avuto molti ostacoli, proprio perchè le regole
potevano essere facilmente aggirate con autorizzazioni che procedevano per frammenti di territorio,
con imprese che giocavano a cumulare megawatt su megawatt»
Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, parlando con i giornalisti degli arresti in corso per presunti
abusi nella realizzazione di 120 ettari di parchi fotovoltaici nel brindisino.
«Noi – ha aggiunto Vendola – purtroppo siamo stati interdetti dalla Corte Costituzionale rispetto alla possibilità di poter
regolamentare il settore, perchè quella è una competenza dello Stato. Lo Stato, in questo, come in tanti altri casi, non si
è mostrato adeguato, capace tempestivamente di mettere regole in un settore che rischiava di esplodere, quindi ci
troviamo anche questi effetti». «Però – ha concluso – le inchieste servono a pulire lo sporco per poter poi difendere
quello che di pulito resta». "Pulita deve essere non solo l'energia, devono essere puliti anche i conduttori e produttori di
energia, e quando sono sporchi ben venga la giustizia che riesce a bonificare quei territori, come nella provincia di
Brindisi". Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, parlando con i giornalisti degli arresti in corso per
presunti abusi nella realizzazione di 120 ettari di parchi fotovoltaici nel brindisino.
"Mi sembra molto interessante – ha sottolineato Vendola – il fatto che si possa giungere alla ricostruzione completa di
tutto quello che è accaduto, in un settore che ha patito molto l'assenza di regole e il fatto che lo Stato è stato reticente
nei confronti dei propri doveri". "Le energie rinnovabili – per Vendola – sono un settore in cui la vacanza, dal punto di
vista delle linee guida, è durata sette anni in un Paese in cui il piano energetico nazionale non è l’oggetto di una vera
discussione". Quindi, "per noi resta la difesa di una strategia che è quella della green economy, che è quella di correre
verso la liberazione dalla dittatura del petrolio dei combustibili fossili. Resta la scelta privilegiata per il vento e per il sole,
per tutto ciò che è energia pulita e rinnovabile".
La Gazzetta del Mezzogiorno, 20-09-13
Il business s'è mangiato 400 ettari
Dall'entusiasmo delle amministra zioni locali ai sequestri il passo è stato fin troppo breve, lo spazio di
poco più di due anni
Tredici tra inchieste e sequestri, cinque territori comunali interessati, decine di milioni di euro di investimenti, una parte
dei quali da fondi pubblici. Ed ora, anche decine di indagati e imputati, decine di società al vaglio degli investigatori,
decine di impianti posti sotto sequestro o addirittura demoliti.
La nascita e il tramonto del business illecito del fotovoltaico sembra essersi consumato in un tempo brevissimo, quello
appena necessario a ridurre le campagne del Brindisino, un tempo terreno fertile per le coltivazioni di uva, angurie e
carciofi, in una distesa di pannelli scuri e lucidi. Quella conclusa ieri dalla guardia di finanza e dalla procura di Brindisi è
solo l'ultima di una lunga serie di operazioni dai nomi molto più che allusivi, Helios e Black-out solo per citarne un paio.
Ma è anche, forse, la più importante per l'estensione dei terreni interessati e per il numero di persone coinvolte.
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La lunga teoria dei parchi fotovoltaici realizzati in violazione delle norme, con richieste di autorizzazione studiate per
aggirare il limite di un megawatt (al di sotto del quale è sufficiente presentare una semplice dichiarazione di inizio
attività), comincia il 21 marzo del 2011 a San Donaci, piccolo centro agricolo a Sud di Brindisi, con il sequestro di 5 parchi
in contrada Ponticello. Da quel giorno, le indagini dei carabinieri del Noe e della guardia di finanza hanno interessato i
comuni di Mesagne, Torre Santa Susanna, San Pietro Vernotico e diverse zone del comune capoluogo, inclusa la frazione
di Tuturano e l'area Sin (Sito di interesse nazionale) delle Saline di Punta della Contessa. Importanti i numeri: 119 le
persone indagate e 29 già imputate in processi o udienze preliminari, 20 le società coinvolte, 69 i parchi tra sequestrati o
demoliti, quasi 400 gli ettari di terreno occupati dai pannelli degli impianti fotovoltaici. Importanti anche i nomi di alcuni
imprenditori coinvolti, a cominciare dal salentino Paride De Masi, per alcuni dei quali c'è stato il rischio di incriminazione
per riduzione in schiavitù dei lavoratori extracomunitari impegnati nella costruzione dei parchi.
E pensare che già a marzo del 2010, fu proprio l'Arpa a rivolgere un appello alla Regione Puglia giudicando «esagerato il
ricorso al fotovoltaico sui terreni agricoli».
Francesca Mandese - Corriere del Mezzogiorno (Bari), 20-09-13
Fotovoltaico in leasing, il modello californiano
Due terzi degli impianti residenziali install ati negli ultimi due anni in California non sono di
proprietà di chi abita la casa. Contratti di leasing e PPA, sempre più diffusi nel FV residenziale,
garantiscono vantaggi a entrambe le parti. Alla generazione distribuita possono partecipare anche le
utility, andando a produrre direttamente a casa dell'utente
Due terzi degli impianti fotovoltaici residenziali realizzati negli ultimi due anni in California non sono di proprietà di chi
abita la casa, bensì di terzi. Lo mostrano i dati diffusi nei giorni scorsi dall'U.S. Energy Information Administration - EIA
(vedi grafico sotto) e riferiti agli impianti installati nell'ambito del California Solar Initiative, uno dei programmi più
importanti per la promozione del solare negli Usa.
Nello Stato dell'Ovest, storicamente un passo avanti al resto degli States sul solare, si stanno sempre di più affermando
modelli di business che permettono agli inquilini di avere il fotovoltaico senza dovervi investire e senza diventare
proprietari dell'impianto, i cosiddetti modelli in third part ownership.
Si legge in un report EIA che le aziende che offrono leasing o finanziamenti fotovoltaici installano sul tetto della famiglia
l'impianto addossandosi, oltre all'onere economico del sistema e dell'installazione, tutta la parte progettuale,
burocratica e di manutenzione.
A questo punto il rapporto con gli utenti solitamente viene declinato secondo due modelli diversi:
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Opzione PPA, che sta per power purchase agreement, cioè un accordo bilaterale di compravendita di elettricità: il
cliente acquista l'elettricità prodotta dall'impianto FV a un prezzo fisso, concorrenziale rispetto a quello della rete, e per
un determinato periodo, tipicamente 20 anni.
Opzione leasing: l'utente paga una rata mensile alla ditta proprietaria dell'impianto che ha sul tetto. La rata non è
direttamente legata alla produzione del sistema FV, ma è calcolata in modo da essere competitiva rispetto alle bollette
elettriche pre-impianto.
Entrambi i modelli danno comunque al cliente la possibilità di riscattare l'impianto, in modo da farlo diventare di sua
proprietà.
Sia nel caso del leasing che del PPA, essendo il sistema FV di proprietà dell'azienda che lo installa, sarà questa a godere
degli incentivi, sia federali che statali. Tra questi ci sono gli sgravi fiscali del Modified Accelerated Cost Recovery System
(MACRS), riservati agli investimenti aziendali e ai quali l'impianto non avrebbe diritto qualora fosse di proprietà della
famiglia che ne usa l'elettricità. L'azienda che concede l'impianto in leasing ha poi anche diritto ai renewable energy
certificate (REC), paragonabili ai nostri Certificati Verdi, che possono essere venduti sul mercato.
I vantaggi per entrambe le parti dunque sono interessanti. I clienti possono avere un impianto installato senza spesa,
non devono preoccuparsi di burocrazia e manutenzione, ma, soprattutto, si garantiscono prezzi dell'energia bloccati per
un lungo periodo (anche se ovviamente il servizio si paga e dunque il beneficio economico sarebbe probabilmente
maggiore realizzando l'investimento in proprio).
Le aziende, che possono realizzare economie di scala, impensabili per le famiglie, e dunque avere costi al kWh molto più
bassi, oltre che degli incentivi, beneficiano di un'entrata sicura rappresentata dalla rata del leasing o, comunque, si
assicurano per un lungo periodo l'acquisto a un dato prezzo dell'elettricità prodotta.
Insomma, modelli interessanti, anche per una loro possibile applicazione nel mercato italiano del FV senza incentivi,
magari vendendo il servizio ad attività commerciali, nell'ambito di sistemi efficienti di utenza, i cosiddetti SEU.
Queste pratiche sono anche una sfida per le utility tradizionali. Spingendo moltissimo la generazione distribuita, infatti,
mettono in crisi il modello centralizzato tradizionale, sottraendo parte della domanda. Per questo, anche negli Usa come da noi (si veda la proposta di far pagare gli oneri di sistema sull'autoconsumo) - c'è chi cerca di difendere lo status
quo, lottando contro il net metering, o spingendo per far pagare anche all'autoconsumo parte dei costi del sistema (ne
abbiamo parlato qui).
I modelli di third part ownership offrono però alle aziende più lungimiranti anche delle rilevanti opportunità: se il
modello centralizzato è in crisi, perchè non andare a produrre elettricità in maniera distribuita direttamente a casa dei
consumatori? Chi sapra cogliere questa sfida anche da noi?
QualEnergia, 20-09-13
Alstom entra nell'energia marina scozzese
Firmato l'accordo con ScottishPower Renewables per fornire quattro turbine all'impianto "Sound of
Islay" che produrrà elettricità dalle maree
La Scozia torna a far parlare di sé per l'energia marina. Due le notizie di questi ultimi giorni: la prima è l'accordo siglato
tra ScottishPower Renewables e Alstom, che segna l'ingresso del colosso francese nel progetto “Sound of Islay”
sviluppato dalla società scozzese delle rinnovabili. Sarà una centrale capace di produrre elettricità sfruttando i
movimenti delle maree con delle turbine installate sott'acqua. Alstom fornirà fino a quattro dei suoi dispositivi da un
MW di capacità, affiancandoli a quelli già inclusi nel programma di ScottishPower. Un apparecchio Alstom è in fase di
test nel centro europeo dell'energia marina, nelle isole Orcadi. Quando sarà pienamente operativo, l'impianto situato
tra le isole Islay e Jura, al largo delle coste occidentali del Paese, avrà una potenza complessivamente disponibile pari a
10 MW. Il via libera dal Governo scozzese a realizzare la centrale arrivò nel 2011; come si legge in un comunicato di
ScottishPower, la tabella di marcia prevede l'installazione della prima turbina entro il 2015, completando il
dispiegamento delle varie unità sottomarine nel 2016.
L'obiettivo dell'accordo con Alstom, si legge nella nota, è sperimentare il funzionamento contemporaneo di due diversi
tipi di turbine, portandole entrambe al “punto di commercializzazione”. Perché il principale ostacolo alla diffusione di
questa nicchia delle rinnovabili è la mancanza di dati certi su ampia scala: quanta elettricità riescono a produrre le
turbine in condizioni reali? E, soprattutto, a quali costi? I traguardi di ScottishPower sono ambiziosi, perché l'impianto di
Sound of Islay è pensato per aprire la strada a centrali ben più grandi, come quella da 95 MW che la compagnia sta
pianificando lungo le coste settentrionali di Caithness, a Duncansby. «Crediamo che il margine di sviluppo dell'energia
marina in Gran Bretagna sia elevato e, con la nostra turbina, possiamo aiutare i nostri clienti a sfruttare al massimo
questo potenziale», ha dichiarato Rob Stevenson, vicepresidente del settore marino di Alstom. La nuova turbina vanta
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un rotore con tre pale per un diametro di 18 metri; la navicella di 22 metri, montata su un supporto ancorato al fondale,
contiene tutti i dispositivi (generatore elettrico, sistemi di controllo e così via). L'intero blocco può ruotare seguendo la
direzione dei flussi delle maree, migliorando così l'efficienza complessiva di produzione energetica.
La seconda notizia degna di nota è giunta proprio in questi giorni dalla conferenza sull'energia marina a Inverness: il
Governo ha autorizzato il progetto della società MeyGen per una centrale da 86 MW nel Pentland Firth. Quest'ultimo è
lo stretto che separa le Orcadi dalla terraferma, nella Scozia settentrionale. Il progetto dovrebbe partire con un primo
nucleo di turbine AR1000 per totali nove MW di capacità, aggiungendo le altre in varie fasi fino al 2020. L'impianto
sarebbe in grado, una volta completato, di coprire i consumi elettrici di circa 42.000 abitazioni. MeyGen è una joint
venture tra la banca d'investimenti Morgan Stanley, il produttore indipendente di energia International Power e il
costruttore australiano di turbine per le maree, Atlantis Resources. Come evidenzia un comunicato di MeyGen, Pentland
Firth è il principale progetto di questo tipo in Europa ed è lo stadio iniziale di un sito che potrebbe vedere fino a 398 MW
di potenza installata, con quasi 400 apparecchi sottomarini.
Energia24, 20-09-13
Auto elettriche, le ricariche si faranno anche nei distributori di carburanti
La Regione vuole realizzare una rete integrata, chiesti i fondi al governo
Una rete alternativa Nelle intenzioni della regione la creazione di una rete per la ricarica delle auto elettriche dovrebbe
servire da stimolo per una rivoluzione tecnica del settore automotive
In Piemonte c’è già un distributore integrato dove accanto alle pompe di benzina ci sono le centraline per la ricarica
delle auto elettriche. Lo si trova all’interno di una stazione di servizio sull’autostrada per Gravellona Toce. Adesso la
regione Piemonte ha chiesto al ministero delle Infrastrutture di realizzare una rete di colonnine appoggiata al
tradizionale sistema di distribuzione dei carburanti che offre 1800 punti vendita. «Il nostro obiettivo spiega l’assessore
all’Ambiente, Roberto Ravello - è di rendere competitivo il veicolo elettrico rispetto a quello alimentato a benzina,
gasolio, Gpl o metano». La scelta di coinvolgere i gestori degli impianti collocati nelle aree per eccellenza dedicate al
rifornimento così permette alla regione di «infondere sicurezza a chi utilizza i veicoli elettrici sulla possibilità di ricaricare
le batterie negli spostamenti da un centro abitato all’altro». L’assessore all’Energia, Agostino Ghiglia, aggiunge: «Ci sono
i presupposti per un intervento di stimolo che sostenga una rivoluzione che, prima di essere sociale e culturale, deve
essere tecnica».
Ad oggi, infatti, la presenza di centraline di ricarica elettrica è desolante. In questi giorni sono in fase di installazione da
parte dei concessionari Nissan e Renault alcune colonnine di ricarica presso i centri di vendita. E in assessorato risulta
attiva una centralina di ricarica installata dalla Comoli Ferrari, società novarese che commercializza prodotti elettrici ed
elettronici, ad uso interno. Poi bisogna arrivare fino a Bolzano e Udine per trovarne altri. Alcuni mesi fa è stato
annunciato un protocollo d’intesa tra Eni ed Enel per l’inserimento nelle stazioni di servizio Eni di colonnine per la
ricarica la cui installazione dovrebbe essere a carico di Enel. Il Piemonte, così, si candida a fare da regione-pilota con un
progetto che prevede il coinvolgimento di 10 stazioni di servizio e l’acquisto e realizzazione delle colonnine (con duplice
attacco, uno dei quali a ricarica veloce in 10-30 min), oltre all’allacciamento alla rete elettrica e da un secondo,
facoltativo, relativo all’installazione di car/moto sharing.
Se il progetto verrà finanziato - il bando è di 238 mila euro sarà possibile associare l’installazione di colonnine nei
distributori con un servizio di carsharing “aperto”, ossia senza il vincolo del parcheggio fisso per partenza ed arrivo. Si
tratta di un servizio già attivo in Germania, Israele e Stati Uniti e, da pochi giorni, avviato a Milano.
La Regione ha presentato altri due progetti (i finanziamenti valgono quasi mezzo miliardo) per la ricarica dei veicoli del
carsharing e dei bus elettrici. Nel primo caso l’obiettivo è di sostituire bus inquinanti con bus elettrici estendendo
l’esperienza di Torino anche a Novara, Vercelli, Biella, Alessandria, Alba e Bra. Il secondo progetto punta ad introdurre
nel servizio di car-sharing o noleggio a Torino, Novara Alba e Bra dei veicoli elettrici che siano di facile ed immediato
utilizzo, installando colonnine di ricarica accessibili anche ai privati.
Maurizio Tropeano - La Stampa, 20-09-13
La voiture électrique la plus puissante du monde est...monégasque
Depuis plusieurs années, le constructeur automobile Venturi est spécialisé dans les voitures
électriques à haute performance.
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Le constructeur automobile monégasque lance son tout nouveau modèle: la Venturi VBB-3, dont la puissance dépasse
les 3.000 CV. Objectif: dépasser les 600km/h
La voiture électrique la plus puissante du monde, rien que ça. C'est ainsi que Venturi présente son tout nouveau
véhicule, la Venturi VBB-3, dont la puissance dépasse les 3.000 CV. Ce modèle, qui a nécessité deux ans de travail, a été
dévoilé ce mercredi 18 septembre. Il a été développé conjointement par Venturi Automobiles et l'Université de l'Ohio.
Le groupe a pour ambition que ce modèle soit capable de dépasser les 600 km/h en 2014.
Car la vitesse fait partie de la marque de fabrique et de l'ADN du groupe. Depuis 2010, Venturi détient ainsi le record du
monde de vitesse pour un véhicule électrique puisque l'un avait atteint la vitesse de 495km/H. Une performance que le
groupe comptait battre ces derniers jours, avant de devoir annuler.
1984 : les débuts
Lancé en 1984 par quatre anciens salariés de chez Heuliez, Venturi Autombiles était initialement spécialisé dans la
conception de voiture de sports, mais les ventes ne suivaient pas et les dirigeants ont été contraints de jeter l'éponge.
2000 : changement de cap
En 2000, Venturi Automobiles prend un virage net : la marque est rachetée par Gildo Pallanca Pastor, un entrepreneur
monégasque. Son projet ? Produire des voitures électriques et développer des véhicules de tous les types, de la petite
urbaine aux monstres de vitesse.
En 2004, le groupe lance la première voiture sportive électrique, ce qui lui confère une certaine crédibilité dans un
secteur qui n'en est alors qu'à ses premiers pas.
Fort de cette réputation, le constructeur noue ensuite bon nombre de partenariats avec des marques françaises pour
développer des modèles électriques. Cependant, ceux qu'il produit lui-même ont encore aujourd'hui du mal à pénétrer
le grand public, contrairement au groupe américain Tesla, l'un de ses principaux concurrents. Peut-être que ce nouveau
modèle permettra à Venturi Automobiles de rattraper son retard.
La Tribune, 20-09-13
Quand l’Etat français subventionne les voitures électriques en Norvège
Un concessionnaire norvégien a profité du bonus versé par l’Etat français pour le véhicule propre.
Quelque 280.000 euros versés par l’Etat français – et donc par le contribuable – à un, voire plusieurs concessionnaires
norvégiens. L’histoire, révélée par le journal local «Dagens Naeringsliv?» et relayée par l’AFP, est étonnante et interpelle
sur les modalités d’attribution du bonus réservé aux voitures électriques. Le journal cite le cas d’un concessionnaire près
d’Oslo, Sandvika Bil, dont 70?% des ventes sont des véhicules électriques importés de France. Il bénéficie à chaque fois
des 7.000 euros de bonus, montant attribué par le gouvernement français depuis l’été 2012 pour les voitures 100?%
électriques. Ainsi, depuis juin, Sandvika Bil a importé une quarantaine de Leaf, la voiture électrique de Nissan en
provenance de l’Hexagone .
La manœuvre est-elle légale?? «Il y a une faille dans le dispositif?», se contentent de relever les autorités françaises. Les
conditions d’attribution du bonus, fixées par décret, sont courtes. Le véhicule doit appartenir à la catégorie des voitures
particulières ou utilitaires légers, il ne doit pas avoir fait l’objet ¬précédemment d’une première immatriculation en
France ou à l’étranger, et il n’est pas destiné à être cédé par l’acquéreur en tant que véhicule neuf. «Il faut que la
voiture soit immatriculée en France, pour pouvoir bénéficier du bonus que l’Etat rembourse au concessionnaire, et
ensuite vendue ailleurs comme une occasion, au besoin en véhicule zéro kilomètre?», confirme-on chez Nissan France.
De même source, on indique que les voitures tricolores n’ont pas été acquises d’un seul coup, en un lot de 40 voitures,
mais sans doute en plusieurs étapes. Difficile en tout cas de s’opposer à la manœuvre?; «?ce serait du refus de vente
des concessionnaires?», ajoute l’allié japonais de Renault. Plusieurs concessionnaires européens en profitent Dans tous
les cas, plusieurs concessionnaires d’Europe en profitent. «On a vu le problème cet été et d’autres petits malins utilisent
le bonus sur certains pays, comme la Belgique. Au final, les sommes en jeu ne sont pas du tout neutres quand vous
pensez qu’un seul concessionnaire coûte 280.000 euros?», indique une source ministérielle. Pour régler le problème,
l’option serait soit de modifier le décret pour empêcher la manœuvre, soit d’engager des actions à l’encontre des
concessionnaires concernés... s’ils sont en faute. La prochaine réduction des bonus, sur laquelle planche actuellement le
gouvernement, pourrait être l’occasion de contenir le problème. En attendant, l’histoire met en lumière le niveau élevé
du bonus français, alors que la Norvège privilégie les avantages sur l’utilisation du véhicule propre (pas de TVA ni de
coûteuses vignettes, parkings gratuits, possibilité de rouler dans les couloirs de bus, etc.).
Maxime Amiot - Les Echos, 20-09-13
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