Antonio Allegri “Correggio”

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Antonio Allegri “Correggio”
100921, Francesca Mazza, Correggio. Pagina 1 di 4
Antonio Allegri
“Correggio”
Antonio Allegri nasce nel 1489 a Correggio, un piccolo paese nella piana di Reggio Emilia. Lo
pseudonimo con cui il pittore è noto è il nome del paese nativo, che influenzò considerevolmente la sua
arte.
Nonostante la provenienza provinciale, lontana dai grandi dibattiti del primo cinquecento, l’artista riesce a
maturare una straordinaria tecnica pittorica che lascia dedurre un contatto con artisti rinascimentali
Andrea Mantegna a Mantova e il bolognese “Di Costa” da cui eredito pacatezza ed equilibrio ma anche
grazia ed espressività.
A Mantova, presso la corte dei Gonzaga, ebbe occasione di entrare in contatto con Leonardo, da cui
intraprese le armonie cromatiche insieme allo studio che fece sulla pittura tonale, ma il culmine della sua
maturazione stilistica avvenne quando soggiornò a Roma ed ebbe l’occasione di studiare le opere di
Michelangelo e in particolare le opere di Raffaello, conservate nella basilica di San Pietro.
Successivamente viene considerato da Vasari il primo padano a dipingere nei modi della maniera
moderna e formulò uno stile che avrebbe influito sugli sviluppi dell’arte del ‘600.
Camera della Badessa
Dopo alcune commissioni nella città nativa, Correggio fu chiamato al Monastero di San Paolo a Parma ad
affrescare la cosiddetta “Camera della Badessa” una delle stanze dell’ appartamento privato di Giovanna
da Piacenza, nobile e colta badessa del Monastero di San Paolo a Parma .
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Volta della camera della Badessa
Correggio (Antonio Allegri)
1519, affresco, 645x697 cm
Conservato nel Convento di S. Paolo, Parma
I soggetti prescelti sono legati al mito di Diana, dea della caccia, simbolo di castità e fermezza femminile,
la scelta di questa dea rappresenta un evidente omaggio alla committente stessa dell’opera.
La sala è dominata da un atmosfera gioiosa e profana la cui struttura segue quella delle vele della volta
nei quali, si aprono a cielo finti ovati della volta a cui si affacciano putti insieme con gli attributi di Diana:
cani da caccia, corni, trofei e frecce. Le loro membra grassocce e i rosei incarnati,infatti,danno un senso
di gioiosa tenerezza e rimandano a una visione della natura pura ed incontaminata, estranea a qualsiasi
desiderio di idealizzazione classica.
Particolare con Putti
Correggio,1519, affresco,
“Camera della Badessa” ,
Convento di S. Paolo, Parma.
La dea è raffigurata sulla cappa del camino, e dunque la vediamo su una diga trainata da cervi.
Alla base del pergolato abbiamo una serie di nicchie a lunetta in cui sono raffigurate immagini allegoriche
tratte dalla mitologia classica e dipinte in monocromia (in diverse sfumature del medesimo colore) per
dare l’idea di una scultura a tutto tondo, sono raffigurate divinità quali Cerere,Pan, Giunone punita per la
lussuria, e le tre grazie.
La realizzazione è senza dubbio ispirata dall’opera ”la camera degli sposi” del Mantegna e dalla “Sala
delle Asse” di Leonardo, al contrario, il rimando la statuaria classica è intinto dalle stanze vaticane e dallo
studio degli affreschi in Villa Farnesina, entrambe a opera di Raffaello.
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Camera della Badessa
Correggio, camera della badessa,
Convento di S. Paolo, Parma
La visione di S. Giovanni Evangelista
Nel 1520 grazie al rapporto con i monaci benedettini di Parma, Correggio viene scelto da questi ultimi
per realizzare la decorazione della chiesa di San Giovanni Evangelista. Tra il 1520 e il 1525 si dedicò
dunque all’affresco della cupola soggetto tratto dall’apocalisse: “La visione di San Giovanni
Evangelista”.
La visione di S. Giovanni Evangelista
Correggio
1520 - 1523 ,affresco, diametro 966 cm
cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista, Parma.
Quest'ultima presenta una struttura prospettica molto più complessa e impegnativa di quella sperimentata
nel convento di San Paolo, e anche la realizzazione si rivela assai più impegnativa. Date le condizioni di
scarsa illuminazione e la particolare deformazione che l’esasperata visione prospettica richiedeva,l’artista
è costretto a eseguire per ciascun personaggio più di un bozzetto prima di ottenere le giuste forme e
proporzioni.
L’elemento che per primo cattura l’attenzione è la maestosa figura del Cristo dell’Apocalisse
rappresentato al centro della cupola dallo sfondo luminosissimo.
Gli apostoli sono assisi su una densa corona di nubi e intenti a dialogare fra di loro, San Giovanni è
rappresentato al di sotto del un cerchio di nubi mentre guarda verso il centro della cupola, con le mani
tese verso il cielo, rapito dall’immagine divina.
Dietro di essi le nuvole vanno gradualmente rarefacendosi sia per consistenza, sia per colore,fino a
dissolversi al centro in uno squarcio di vivida luce, coronato da una moltitudine di cherubini festanti.
L’elemento cromatico ( la scelta di colori freddi in primo piano che si riscaldano man mano che si
procede verso il centro) fornisce un ulteriore contributo all’accrescimento del senso di ariosa profondità
dell’affresco.
La composizione è concepita secondo due punti di vista: quello dei monaci seduti nel coro e quello dei
fedeli nella navata, questo particolare crea nella visione sull’ osservatore un turbinio roteante della testa,
effetto che lo coinvolge nell’ intera opera. Questo effetto peculiare caratterizza una modalità che precorre
gli ideali dell’arte barocca .
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Il fortissimo scoccio che si nota dal basso verso l’ alto della figura di Cristo costituisce
senza dubbio un richiamo alla Cappella Sistina mentre lo sfondamento circolare deriva dall’ opera “ La
camera degli sposi” di Andrea Mantenga e ciò rende l’immagine dinamica e nel contempo drammatica.
Assunzione di Maria
Assunzione di Maria
Correggio, 1526 – 1530, affresco, 1093x1195 cm,
cupola del Duomo, Parma
Terminati gli affreschi della cupola di San Giovanni Evangelista, Correggio intraprese quelli all’interno
della cupola del Duomo di Parma.
L’episodio che Correggio scelse di rappresentare nella cupola fu l’assunzione della Vergine Maria.
Anche questa volta l’artista per conferire profondità all’affresco e in modo da suggerire lo sfondamento
dello spazio all’ infinito sceglie di realizzare una serie concentrica di cortine di nubi, su cui si appoggiano
innumerevoli personaggi fra santi, angeli e cherubini. La rotazione è travolgente quasi a spirale verso
l’alto.
La Vergine, protagonista dell’affresco è rappresentata circondata da cherubini, con le braccia volte verso
l’alto, partecipa al soprannaturale volo di questo vortice di nubi che la porterà al centro di luce dorata.
Gli angeli che portano in mano torce accese sono simbolo di mortalità, alludono pertanto alla
resurrezione.
Nei pennacchi a conchiglia (non visibili nell’immagine) sono rappresentati i santi protettori di Parma che
sono San Giovanni Battista con l’agnello, San Bernardo, con il pastorale e lo sguardo verso l’alto, San
Tommaso, con gli stivali e la palma del martirio e San Ilario con il mantello giallo e il libro pastorale.
Adamo ed Eva sulla sinistra accolgono la vergine tra i santi e al centro della cupola e quindi della luce
abbiamo Cristo che scese dal cielo verso la madre.
Elemento innovativo!! La cupola è concepita per svelarsi progressivamente agli occhi dei fedeli tant’è
che quando si entra nella chiesa, i fedeli vedono i patroni della città, mediatori tra dio e l’uomo, poi
vedono gli apostoli, e ai piedi della scalinata che sale al presbiterio scorgono l’assunzione di Maria,
successivamente, solo giunti al di sotto del centro della cupola si può scorgere la figura del Cristo. Ciò
costituisce un’ effetto del tutto nuovo sia per l’ardita concezione spaziale, sia per la libertà della
disposizione e degli scorci dei corpi. Si tratta dunque di un linguaggio aggraziato nella luce, e nel
contempo anticlassico per il gran numero di figure tra loro accavallate: le deformazione, le simmetrie,
l’enfasi teatrale, saranno elementi compositivi che ritroveremo nel secolo seguente.

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