L`Accademia platonica Mappa dell`Unità Ermetis

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L`Accademia platonica Mappa dell`Unità Ermetis
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L'Accademia platonica
Mappa dell'Unità
Ermetis - Alcuni anni dopo iniziano a circolare i dialoghi platonici, e lì per la prima volta il problema del bene appare in
forma di dottrina; si passa cioè dalle domande di un uomo alle risposte di un altro. Ed è tutto quello che abbiamo.
Abbiamo una conversazione nel corso della quale uno cominciò il discorso e un altro lo finì. Ma anche questo è tutto da
verificare.
Piccolo popolo - Non siamo andati molto avanti …
- A me, sui sofisti, avevano insegnato cose un po’ diverse.
Ermetis -Per esempio?
Piccolo popolo - Per esempio che questo loro relativismo arricchì il pensiero di una molteplicità di prospettive, sfaccettò
la visione delle cose. Fu una trasformazione come quella dell’arte: avete presenti le statuette arcaiche, quei Kouroi così
ieratici, fissi, pietrificati come divinità egizie? E poi ecco la grande esplosione classica e naturalistica: l’uomo visto in tutti
i suoi aspetti, nel suo divenire, per cui a seconda del cambiamento di prospettiva e del punto di osservazione, sembra di
vedere una statua diversa. Proprio come nei virtuosismi retorici dei sofisti. Pensavo che fosse così: che i sofisti ci
avessero insegnato a guardare il mondo da tanti punti di vista, non più da uno solo.
Due kouroi - statuette greche arcaiche del VI sec. a:C. ©
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Laocoonte - Statua ellenista del I sec. d.C. ©
Ermetis - Anche questa interpretazione, molto nota per altro, è un esercizio retorico, a suo modo sofistico. Occorre
abbandonare, come dicevo all’inizio, questo uso strumentale del passato come stampella delle proprie convinzioni. C’è
un nodo che dobbiamo sciogliere e in cui inciampiamo tutte le volte: è la posizione di Socrate nella città. Ho come la
sensazione che il problema del bene sia strettamente legato a questo. Non so: è come se questo problema sia diventato
un problema filosofico solo dopo la scelta di Socrate, la scelta di morire.
Piccolo popolo - Lui non ci ha insegnato che cos’è bene ... lui lo ha cercato.
- Già, ha cercato qualcosa che non era più così facile trovare.
- Succede spesso, che ci accorgiamo dell’esistenza di qualcosa solo quando ci viene a mancare.
Ermetis - È proprio così! La filosofia è sempre stata un po’ civetta: le piace volare sul far della sera. Diventiamo filosofi
quando la verità ci sfugge, si cela, si allontana.
Piccolo popolo - Parli della verità in modo strano. C’è un momento in cui la verità non sfugge?
Ermetis - Questo è un altro problema. Parleremo della verità a suo tempo. Adesso seguivo un pensiero, sempre sulla
vicenda di Socrate. Pensavo: una tradizione tramonta, un momento felice vien meno, e l’idea del bene affiora nei
discorsi di un filosofo come la punta vagante di un iceberg le cui profondità e dimensioni sono insondabili. Prima c’era
una parola - Agathon - di uso comune, di un’assoluta evidenza; poi questa evidenza affonda in un abisso di interrogativi
e di dubbi, e il riferimento non è più lì, davanti agli occhi di tutti. Non c’è più un ruolo in cui calarsi con fiducia - il cittadino
“Kalos kai agathos”- bello e virtuoso - ma rimane solo un coacervo di discussioni che non mettono più capo a niente di
certo. Quando le storie vengono meno, nasce la filosofia; quando la conversazione attorno al fuoco si spegne, tutti si
fanno meditabondi.
discutetene
E allora torniamo al problema del Bene, con la “B” maiuscola, perché davvero la questione si fa “alta”, dopo la morte di
Socrate. Se l’egemonia dei Trenta tiranni era stata un brutto colpo per i ben pensanti, quello che segue - fino alla morte
di Platone, nel 347 - non ha più il colore della tragedia ma le tinte grottesche di una decadenza politica senza sbocchi. È
il cannibalismo delle leghe e delle fazioni - dapprima tutti contro Atene, poi tutti contro Sparta, e poi tutti contro Tebe, e
infine Filippo il Macedone, che assesta alle Poleis un colpo da cui non si rialzeranno mai più. Nel frattempo pullulano le
scuole socratiche . Per disputarsi ciò che non c’era - “Il” pensiero di Socrate - Megarici, Cinici, Cirenaici costellano
questa fase della storia della filosofia di argomenti su cui tacere è lo stesso che parlare.
Diverso è il discorso per Platone. Egli stesso ci ha lasciato, in una lunga lettera, la sua personale ricostruzione dei fatti:
dopo la morte del maestro, il giovane aristocratico ateniese è chiamato a Siracusa da Dione, cognato del celebre tiranno
Dioniso. Si tratta di educare la belva alla filosofia perché usi bene il proprio potere, ma non se ne fa niente. Il discepolo
di Socrate torna quindi ad Atene e lì apre una sua scuola, l’Accademia. Deve contrastare, sulla scia dell’esempio
socratico, il sofismo ormai imperante, cercando di consolidare quell’idea di sapienza come ricerca che era la vera novità
introdotta da Socrate. La sua convinzione è che la politica non possa essere affidata a mercanti e faccendieri impegnati
solo nella difesa dei propri interessi, ma vada gestita con quella saggezza che solo la filosofia sa inculcare. Ma quale
filosofia? Socrate su questo non aveva detto niente di decisivo; Platone cerca dunque nuove risposte, fra cui la
matematica [vedi la Conversazione sulla Scienza].
Avete notato quanto poco oggi si usino espressioni come: "volere il bene" o "fare del bene"? A cosa pensiamo oggi
quando parliamo del "nostro bene", o di un "bene comune"?
Cleobis e Biton - Museo archeologico di Delfi
Nota di copyright: immagine di pubblico dominio
Laocoonte - Musei vaticani
Nota di copyright: immagine con licenza CC, tratta da Wikipedia Commons
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"Del resto, a dire anche una parola sulla dottrina di come dev'essere il mondo, la filosofia arriva sempre troppo tardi.
Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di
formazione ed è bell'e fatta. Questo, che il concetto insegna, la storia mostra, appunto, necessario: che, cioè, prima
l'ideale appare di contro al reale, nella maturità della realtà, e poi esso costruisce questo mondo medesimo, còlto nella
sostanza di esso, in forma di regno intellettuale. Quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è
invecchiato, e, dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere: la nottola di Minerva inizia il suo
volo sul far del crepuscolo." G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Prefazione, Bari, Laterza, 1965, pag. 17.
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In questa unità
Testo: Storia delle idee
Autore: Maurizio Châtel
Curatore: Maurizio Châtel
Metaredazione: Donatella Piacentino
Editore: BBN
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