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Collaboratori della vostra gioia
“Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i
collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi.” (2 Cor 1,24)
Perché Gesù è morto?
Gesù si è fatto uomo per svelare il vero volto di Dio. Egli è l’ultimo tassello di un’entusiasmante storia d’amore
tra Dio e il suo popolo, una storia fatta di alti e di bassi. Come in tutte le storie ci sono momenti di gioia e di
emozioni e altri di fragilità e dolore ma, questo secondo Dio non è sufficiente. Egli decide allora di farsi uomo,
l’Eterno si fa carne mortale e debole, viene sulla terra rinascendo nel bambino di Betlemme. Non è però il Dio che
ognuno di noi si aspetta, il profilo è basso, sottotono, umile e poco appariscente. Un piccolo gruppo di amici che lo
seguono, qualche miracolo, poche parole, tanto silenzio e un avversario da sconfiggere, la paura che sia tutto
inutile, che il suo farsi Uomo non sia abbastanza. La paura che l’uomo non abbia speranza, che gli idoli trionfanti
e potenti che abbiamo nella testa alla fine avranno la meglio.
Forse aveva ragione l’avversario nel deserto, davvero Dio pensava di trattare gli uomini alla pari? Di presentarsi
come vulnerabile? La scelta da fare è una sola, andarsene, rinunciare, gettare la spugna.
Oppure rischiare che le tenebre vincano. Altro è dire “Dio ti ama”, altro è morire. Una cosa è predicare, un’altra è
vivere fino in fondo ciò che si è predicato. Ma così, forse, Dio rischia di essere uno dei tanti sconfitti della storia e
di essere così dimenticato. Gesù invece accetta il rischio, accetta la possibilità della sconfitta. La croce è scandalo
e follia, è incomprensibile che Dio muoia. Il cuore della passione è l’amore e non il dolore o la violenza. Ma una
vita donata fino alla fine, può morire?
No, l’amore donato non muore. Troppo spesso il Gesù in cui crediamo è morto, e noi pensiamo di fargli un piacere
a portargli degli unguenti per imbalsamarlo. Gesù muore quando lo teniamo fuori dalla nostra vita, è morto se
resta chiuso nei tabernacoli delle nostre chiese senza uscire in strada con noi. Morto e sepolto quando la nostra
vita diventa una religione senza fede, un quieto appartenere alla cultura cristiana senza che il fuoco della sua
presenza contagi la nostra e l’altrui vita; morto se la fede non cambia la nostra economia, la nostra politica, il
nostro paese, il nostro lavoro e la nostra famiglia. E soprattutto me e te.
No, Gesù non è morto. E’ vivo. Non rianimato, non vivo nel nostro pensiero, no, veramente risorto e presente, che
ci crediamo o no, che ce ne accorgiamo o no.
Mendicanti di gioia, apriamo il cuore allo stupore di Dio, corriamo al sepolcro e superiamo il dolore. Perché se Dio
non può riempire il nostro cuore di gioia, allora nulla e nessuno lo può fare, e la vita è tenebra e inganno. Dio è
vivo, amico che leggi.
Spero riusciate ad incontrarvi, prima o poi…
“Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
E non piangerò più,
non piangerò più inutilmente.
Dirò solo: "Avete visto il Signore?".
Ma lo dirò in silenzio,
e solo con un sorriso.”
David Maria Turoldo – Mattino di Pasqua
Buona Pasqua
Pasquale n. 8

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