La catalogazione come base della ricerca

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La catalogazione come base della ricerca
LA CATALOGAZIONE COME BASE DELLA RICERCA
IL CASO DELL’ETIOPIA
ALESSANDRO BAUSI
Ringraziando gli organizzatori del convegno per l’invito a partecipare e ben consapevole che la mia esperienza di lavoro è soprattutto – nelle intenzioni, se una si dà – quella del filologo editore di testi, dunque dell’utente di cataloghi di mss. – non certo, se non in misura assolutamente marginale, quella del catalogatore, men che mai
dell’archeologo del manoscritto –, credo che due parole vadano spese su una questione preliminare. L’inserimento
di un intervento dedicato all’Etiopia in questo “Incontro Internazionale” implica o presuppone il riconoscimento
dell’appartenenza dell’“Etiopia storica” – oggi ricompresa nei confini dei due stati sovrani di Etiopia ed Eritrea,
ma per secoli regione unitaria dell’Oriente cristiano – all’area del Mediterraneo. La collocazione dell’Etiopia – intesa nel senso ora precisato – entro l’alveo della civiltà mediterranea poggia indubbiamente su solide premesse,
ma è giusto enucleare appieno la portata storiografica di quello che al momento – viste le circostanze – più che un’ipotesi, appare un postulato necessario.
In una breve appendice a un contributo in stampa – un succinto schizzo delle caratteristiche principali della
tradizione scrittoria etiopica –, ho cercato di evidenziare alcuni casi di strumentalizzazione ideologica di questa
verità di fondo1: negli anni della guerra italo-etiopica del 1935-1936, personalità tra le più diverse, come il filologo classico Giorgio Pasquali e il papirologo Goffredo Coppola2, si dedicarono all’esercizio d’occasione, non certo
innocente, di “mediterraneizzare” l’Etiopia. Gli esiti, pur diversi, concordavano nel rivendicarle a merito storico –
specificamente della sua componente semitizzata, che all’apice della potenza, instaurato il regno di Aksum, fu attore non secondario in vicende di rilievo internazionale tra IV e VI sec. E.V. – la piena partecipazione al circuito
della “superiore” civiltà mediterranea bizantina e vicino-orientale, con il conseguente affrancamento dalla “barbarie” africana. Tant’è che la decadenza della civiltà aksumita – sostanzialmente causata dall’irrompere dell’Islàm
sulla scena internazionale – e la sua “degradante” involuzione nella modernità e contemporaneità – lungo la linea
storiografica, non meno strumentale, tracciata da Carlo Conti Rossini –, avrebbero coinciso con il riemergere e il
prevalere di quel barbarico “elemento africano” fin allora tenuto a freno: da cui il compito “storico” dell’Italia fascista di riscattare l’Etiopia dalla sua “africanità” e di riacquistarla pienamente alla civiltà mediterranea.
Al riparo dall’adesione inconsapevole a tale strumentale paradigma interpretativo – nella speranza di seguire la lezione di sensibilità e di equilibrio di Enrico Cerulli, che chiudeva uno dei suoi interventi più impegnativi
sostenendo che «ancora abbiamo non soltanto genericamente nella comunanza del Cristianesimo avito, ma anche
nell’assimilazione di singoli problemi religiosi un’altra prova di quei legami dell’Etiopia con la civiltà mediterranea, che sono … la caratteristica dello sviluppo storico culturale etiopico»3 –, resta il fatto indiscutibile che il possesso di una tradizione trimillenaria di scrittura – sviluppata ed evoluta nello stretto e duraturo rapporto con il contesto vicino-orientale, mediterraneo, bizantino e cristiano-orientale – contraddistingue nettamente l’Etiopia entro
l’Africa subsahariana.
Tutti i presenti sanno assai meglio di me che il codex, prediletto negli ambienti cristiani per motivi su cui
ancora si discute (come espressione di una cultura subalterna alla ricerca di una sua caratterizzazione, per motivi
più tecnici, o per un complesso di ragioni), è l’innovazione fondamentale del “libro” tardo-antico. Raggiunta l’Etiopia e il regno di Aksum (dall’Egitto o direttamente dal Mediterraneo via Mar Rosso) al seguito delle prime im1
ALESSANDRO BAUSI, La tradizione scrittoria etiopica, in “Segno e Testo”, 6 (2008), cui rinvio senz’altro per tutti i riferimenti di questo contributo che non vertano strettamente sulla catalografia; tra altri miei lavori già pubblicati in cui ho sviluppato temi simili e ove si troveranno ulteriori riferimenti, cfr. ID., Il testo, il supporto e la funzione. Alcune osservazioni sul
caso dell’Etiopia, in Studia Aethiopica in Honour of Siegbert Uhlig on the Occasion of his 65th Birthday, a cura di VERENA
BÖLL et al., Wiesbaden 2004, pp. 7-22; ID., Current Trends in Ethiopian Studies: Philology, in Proceedings of the XVth International Conference of Ethiopian Studies. Hamburg July 20-25, 2003, a cura di SIEGBERT UHLIG, Wiesbaden 2006 (Aethiopistische Forschungen, 65), pp. 542-551.
2
Poi Rettore dell’Università di Bologna e fucilato a Dongo, con Benito Mussolini e altri gerarchi; in gran parte alla sua
figura è dedicata la monumentale monografia di LUCIANO CANFORA, Il papiro di Dongo, Milano 2005 (L’oceano delle storie,
7).
3
ENRICO CERULLI, Punti di vista sulla storia dell’Etiopia, in Atti del Convegno Internazionale di Studi Etiopici (Roma
2-4 aprile 1959), Roma 1960 (Problemi attuali di scienza e di cultura, 48), pp. 5-27: 27; le pp. 22-27 rist. con il titolo La questione del Corano increato e le dottrine analoghe nel Giudaismo e Cristianesimo d’Oriente, in ID., L’Islam di ieri e di oggi,
Roma 1971 (Pubblicazioni dell’Istituto per l’Oriente, 64), pp. 59-65.
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca. Il caso dell’Etiopia”, in Benedetta Cenni - Chiara Maria Francesca Lalli - Leonardo
Magionami (a c.), Zenit e Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca. Atti del Seminario internazionale. Montepulciano, 6-8 luglio 2007 (Medieval Writing. Settimane poliziane di studi superiori sulla cultura scritta in età medievale e moderna 2,
Montepulciano [SI]: Thesan & Turan S.r.l., 2007), pp. 87-108.
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
portanti correnti di cristianizzazione al più tardi nello stesso IV sec. in cui raggiungeva forma compiuta, il codex
vi era destinato a inaspettata fortuna. Incontrovertibili dati linguistici denunciano infatti che il termine etiopico
masòhòaf, il più generale per “manoscritto, libro, codice” è stato prestato all’arabo: ciò che implica che gli Arabi,
“popolo del Libro” per eccellenza una volta islamizzati, adottarono l’uso del codice in età preislamica dagli Aksumiti d’Etiopia, con i quali ebbero profondi e duraturi contatti sulla sponda asiatica del Mar Rosso fino alla seconda metà del VI sec.4 Notevole e preziosissima a suo modo per la conservatività estrema di certi tratti arcaici
che ci riportano, con un balzo all’indietro di un millennio e mezzo, direttamente all’età tardo-antica, la produzione
del codice pergamenaceo è praticata in Etiopia ancor oggi: la pergamena (in etiopico bera¯nna¯, forse dal greco
μεμβράνα) è rimasta il supporto pressoché esclusivo in uso per il libro tradizionale, e gli inchiostri a componente
metallica potrebbero non esservi mai stati impiegati.
***
Per molti secoli isolata contrada dell’Oriente Cristiano, l’Etiopia ha ostinatamente trasmesso la propria cultura scritta – elaborata in età aksumita a partire da testi greci e successivamente (dal XIII sec. almeno) a partire da
testi arabo-cristiani, fino alla modernità esclusivamente in lingua etiopica antica, o ge‘ez, poi anche in amarico –,
su rotoli (estremamente diffusi, ma destinati a veicolare solo una particolare tipologia di testi brevi, magici e magico-religiosi) e codici pergamenacei – i più antichi dei quali a noi pervenuti, con rarissime eccezioni, non sono
anteriori al XIII sec. Il patrimonio complessivo di documentazione scritta che ne risulta è di assoluto rilievo, come
ci si aspetta tenuto conto, se non altro, di un arco temporale continuo di produzione così ampio.
Questa massa documentaria pone problemi di vario ordine ben prima che si affrontino le questioni propriamente inerenti alla catalogazione. Non esiste infatti alcun censimento su vasta scala che offra una risposta
immediata alla domanda primaria sull’ordine di grandezza del numero dei mss. etiopici entro la loro tradizionale
area di produzione. Esistono censimenti ufficiali a cura di autorità etiopiche ed eritree (in primis, la “Authority for
Research and Conservation of Cultural Heritage” del Ministry of Culture, Addis Ababa; simili censimenti esistono
per l’Eritrea), pure effettuati a partire dai decenni scorsi – e perciò probabilmente già inattuali –, i cui dati, sotto
forma di inventari assolutamente essenziali, sono parzialmente accessibili in loco: ma a prescindere dalla competenza degli operatori, dall’incertezza dei criteri applicati e dalla difficoltà di comprendere quale territorio e quali
fondi tali imprese abbiano effettivamente coperto, non esiste alcuna attendibile elaborazione sintetica d’insieme.
Alcune imprese sistematiche di microfilmatura hanno offerto un contributo notevole alla conoscenza puntuale o comunque selettiva dei mss. etiopici: si ricordi, nonostante il numero limitato di pezzi raccolti (182 mss.),
quella guidata da Ernst Hammerschmidt in alcuni monasteri del lago Tñan¯ a¯, importante sia per la qualità dei singoli
reperti che per la fondazione di un nuovo tipo di catalogo, che ha stabilito lo standard per i mss. etiopici nella serie
VOHD (“Verzeichnis der orientalischen Handschriften in Deutschland”); la grande impresa condotta dalla HMML
(“Hill Museum and Manuscript Library”, Saint John’s University, Collegeville, Minnesota), in collaborazione con
la EMML (“Ethiopian Manuscript Microfilm Library”, Addis Ababa), cui si deve la microfilmatura di 9.238 mss.5,
di cui 5.000 ormai catalogati a stampa, a cura di William F. Macomber e soprattutto di Getatchew Haile; tra le al4
All’ipotesi apparentemente sorprendente pare alludere già Abu¯ ‘Utˆma¯n al-GÊa¯hiò zò (m. 868/69 d.C.) nel suo FahŠr alsu¯da¯n ‘ala¯ l-bidòa¯n, “Sull’orgoglio dei neri sui bianchi”, riferendo la tradizione che il codex, «quanto di più perfetto e di robusto per ciò che contiene, splendido e bellissimo», è dono degli Africani agli Arabi. Ma etiopico, secondo una tradizione, sarebbe anche il termine tecnico (musòhòaf) assegnato alla prima costituzione materiale in codice del Corano, come anche l’uso
dei piatti in legno per il codice stesso; per i dettagli, si rinvia ancora a BAUSI, La tradizione scrittoria etiopica cit.
5
Dati dal repertorio a cura di ANAÏS WION, MARIE-LAURE DERAT e CLAIRE BOSC-TIESSÉ, Inventaire des bibliothèques
et des catalogues de manuscrits éthiopiens, http://www.ext.upmc.fr/urfist/menestrel/medethiopie.htm [ora [controllo del 5 aprile 2008] http://www.menestrel.fr/spip.php?rubrique694] (cfr. oltre), pp. 35-37, le cui autrici hanno avuto modo di conoscere direttamente lo stato attuale della collezione, e che qui riporto in sintesi: il progetto, attuato tra il 1973 e il 1991, con una interruzione nel 1987 e una ripresa fino al 1991, risulta dalla collaborazione tra il Patriarcato della Ethiopian Orthodox Tawa¯hòedo Church, il Ministry of Culture of Ethiopia e la Saint John’s University, Collegeville, Minnesota. La collezione è accessibile nella sua interezza solo presso i National Archives and Library of Ethiopia, Addis Ababa (su cui KATARZYNA
HRYCK
¢ O, An Outline of the National Archives and Library of Ethiopia, in “Aethiopica”, 10 [2007], pp. 92-105), che ha operato in esclusiva negli anni tra il 1987 e il 1991: ivi sono conservati i microfilm dei numeri da 1 a 7.454 in copia negativa e positiva, e per i restanti ca. 2.800 mss. da 7.454 a 9.238, ultimo numero registrato a oggi, la sola copia negativa originale; con i
microfilm, sono conservate anche le schede essenziali su carta relative all’intera collezione, riportate tali e quali – senza alcuna normalizzazione – in un database che utilizza il sistema CDS/ISIS. Presso la Hill Museum and Manuscript Library sono
depositate copie positive dei numeri da 1 a 7.454, come anche presso l’Institute of Ethiopian Studies e il Patriarcato (nel 1990
mi risulta che una copia fosse consultabile anche presso la Kennedy Library della Addis Ababa University); i restanti numeri
da 7.455 a 9.238 sono stati acquisiti nell’ottobre 2005 in formato digitale dalla Hill Museum and Manuscript Library, con copia da depositarsi anche presso i National Archives and Library of Ethiopia.
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tre imprese non minori, da segnalare quella di Donald Crummey, finalizzata alla raccolta di testi documentari; la
recente “Safeguarding Religious Treasures of the Ethiopian Orthodox Church”, finanziata dalla Unione Europea
sotto la direzione scientifica di Jacques Mercier, il cui obiettivo è la conservazione del patrimonio culturale religioso della Chiesa Etiopica6, e merito scientifico principale quello di aver condotto per la prima volta un’indagine
estesa, benché non sempre conclusa con la completa microfilmatura dei mss., su chiese e monasteri dell’Etiopia
del Nord, regione finora solo imprecisamente nota sotto il profilo della consistenza del patrimonio librario, e che
già ai primi assaggi ha rivelato novità di eccezionale interesse, sia per l’aspetto schiettamente artistico che per
quello filologico7; e quella recentissima (novembre 2006) di microfilmatura dei mss. del monastero di Gunda
Gunde¯ (ca. 220 mss.) sotto la guida di Michael Gervers, con la partecipazione di Denis Nosnitsin, e in collaborazione con la HMML.
Difficoltà oggettive continuano a rendere problematici censimento e conservazione dei mss. etiopici. Il ruolo pressoché esclusivo svolto dai religiosi nella loro produzione fa di chiese e monasteri, oggi come in passato, i
principali depositari del patrimonio manoscritto. Raramente preservati in spazi appositi (biblioteche in senso proprio), si conservano invece, quando possibile, in locali, generalmente chiusi, insieme agli altri beni di pregio per
storia o valore intrinseco (oggetti liturgici, pitture, vesti, stoffe, croci, reliquie, cimeli ecc.), sotto la responsabilità
di un custode che è spesso figura distinta dall’abate, e in qualche caso addetto specificamente alla cura dei libri. Si
ripete poi in grado più accentuato per l’Etiopia quel conflitto tra istituzioni religiose e laiche da cui nemmeno l’Italia va esente8, con la pretesa di una sostanziale sovranità delle autorità religiose sui beni di presunta propria
competenza. Tale pretesa può saldarsi in un circolo perverso con quella di autonomia locale: per cui non è affatto
infrequente che un religioso cui è demandata la custodia dei mss. della propria comunità non riconosca l’autorizzazione a visionarli rilasciata da un suo superiore, specie se distante – sia anche il Patriarca in persona.
La costituzione, d’altra parte, di vaste e sontuose collezioni private nel giro di qualche lustro, come è dato
di constatare in più casi – per la collezione Schøyen di Oslo e Londra (“The Schøyen Collection”), per quella del
Walters Art Museum di Baltimora (“The Walters Art Museum”), per quanto ancora risulta da vari cataloghi d’arte
pubblicati negli ultimi anni9 – dimostra indubbiamente, senza voler con ciò indicare precise responsabilità individuali, che l’emorragia di mss. dall’Etiopia e dall’Eritrea verso i mercati antiquari di tutto il mondo continua senza
sosta, forse favorita dalla relativa abbondanza della merce e dall’inferiore valore intrinseco attribuito ai mss. etiopici a paragone di altri provenienti da altre aree. Al di fuori poi del mercato antiquario interessato ai pezzi più pregiati, il numero di mss. etiopici disseminato in micro-collezioni private e familiari costituite in seguito alle vicende più diverse (esperienze coloniali e belliche, soggiorni per lavoro, turismo, attività missionaria, piccolo collezionismo ecc.), consistenti talvolta anche in uno o pochissimi pezzi, è assolutamente indeterminabile, ma comunque cospicuo, almeno stando alle richieste continue di chiarimento cui gli “esperti” in materia sono sottoposti.
Ugualmente cospicuo il numero dei pezzi disseminato nelle biblioteche pubbliche senza alcuna segnalazione10.
6
JACQUES MERCIER, La peinture éthiopienne à l’époque axoumite et au XVIIIe siècle, in “Académie des Inscriptions &
Belles Lettres. Comptes Rendues”, (2000), pp. 35-71; CLAUDE LEPAGE e JACQUES MERCIER, Art éthiopien. Les églises historiques du Tigray. Ethiopian art. The ancient churches of Tigray, Paris 2005.
7
ALESSANDRO BAUSI, The Aksumite background of the Ethiopic “Corpus canonum”, in Proceedings of the XVth International Conference of Ethiopian Studies cit., pp. 532-541; ID., La Collezione aksumita canonico-liturgica, in “Adamantius”,
12 (2006) = Il Patriarcato di Alessandria nella tarda antichità e nel Medioevo, a cura di ALBERTO CAMPLANI, Bologna 2006,
pp. 43-70.
8
Stante a quanto esposto da Marco Palma tra le sue esperienze di catalogazione in un contributo di pochi anni addietro, M. PALMA, La catalogazione dei manoscritti in Italia, in “Segno e Testo”, 1 (2003), pp. 333-351: 338-339; sulla catalogazione in generale, oltre ad ARMANDO PETRUCCI, La descrizione del manoscritto. Storia, problemi, modelli. Seconda edizione
corretta e aggiornata, Roma 20012 (Beni culturali, 24; 1a ed. Roma 1984, Aggiornamenti, 45), cfr. MARILENA MANIACI, Archeologia del manoscritto. Metodi, problemi, bibliografia recente. Con contributi di Carlo Federici e di Ezio Ornato, Roma
2002 (I libri di Viella, 34; rist. 2005), pp. 153-177, con ampia bibliografia.
9
DAVID APPLEYARD, Ethiopian Manuscripts, London 1993; ID., Ethiopic, in Manuscripts of the Christian East. Slavonic, Byzantine and Greek, Armenian, Georgian, Ancient China, Syriac, Coptic, Arabic and Ethiopic, a cura di BOB MILLER
e SAM FOGG, London 1996 (Catalogue, 18), pp. 79-112; L’Arche éthiopienne. Art chrétien d’Éthiopie. 27 septembre 2000 – 7
Janvier 2001. Pavillon des Arts. Paris Musées / Fundació Caixa de Girona, a cura di JACQUES MERCIER, Paris 2000; Ethiopian Art, a cura di SAM FOGG e DAVID HOSKING, London 2001 (Catalogue, 24); Ethiopian Art. The Walters Art Museum, a
cura di DEBORAH E. HOROWITZ, Baltimore 2001; Art of Ethiopia, a cura di ARCADIA FLETCHER, London 2005.
10
A titolo d’esempio, è solo dal lavoro di GIAMPIERO BOZZACCHI, La legatura etiopica, in Conservazione dei materiali
librari, archivistici e grafici, I, a cura di MARINA REGNI e PIERA GIOVANNA TORDELLA, Torino 1996 (Documenti, 3), pp. 333339, che si apprende dell’esistenza di mss. conservati presso la Biblioteca Comunale di Trento (ibidem, p. 336), e a Malta, nella capitale La Valletta (ibidem, pp. 333 e 336), di cui non è fatta alcuna menzione nei repertori disponibili (cfr. oltre). Del primo apprendo ulteriori dettagli per gentile interessamento di Alessandro Parenti, dell’Università di Trento (lettera del 18 luglio
continua a pag. sg.
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In mancanza di dati certi, la determinazione del numero complessivo dei mss. etiopici è quindi ancora affidata a stime largamente indicative. Per Etiopia ed Eritrea la persistenza nel XX e ancora, per quanto marginalmente, nel XXI sec. di un’attività di produzione di rotoli e codici pergamenacei rende plausibile la stima di ca.
200.000 unità (secondo Sergew Hable Sellase, o di alcune centinaia di migliaia di unità, forse inclusi i rotoli, secondo altri11), che non pare sostanzialmente riducibile a un suo valore frazionario: la conforta il numero di almeno
13.000 circoscrizioni parrocchiali, per ciascuna delle quali si presuppone un minimo di testi necessari per la pratica religiosa e liturgica; o la consistenza in codici di alcune collezioni monastiche etiopiche ed eritree meglio conosciute, che annoverano non di rado diverse centinaia di unità, senza contare i rotoli; e soprattutto che la parte più
ricca, antica e preziosa del patrimonio manoscritto etiopico, conservata nelle regioni settentrionali d’Etiopia e soprattutto nel Tegra¯y, è ben lungi dall’essere ancora stata sottoposta a indagini approfondite e sistematiche. Di fronte a questo patrimonio storico, non hanno rilievo eccezionale i pur cospicui fondi di biblioteche istituzionali etiopiche, quali la Library of the Institute of Ethiopian Studies (ca. 1.500 mss.) e i National Archives and Library of
Ethiopia di Addis Abeba (ca. 850 mss.), peraltro praticamente privi di un catalogo o anche di un inventario completo a stampa, o i fondi della comunità etiopica gerosolimitana (764 mss.).
***
In questo contesto, la guida indispensabile per la localizzazione e il primo censimento dei mss. etiopici nel
mondo è ancora oggi quella pubblicata a stampa nel 1995 a cura di Robert Beylot e Maxime Rodinson12. Vi sono
elencati in liste separate: le biblioteche e collezioni ordinate secondo i paesi o stati, con i rispettivi indirizzi postali
(“Liste des bibliothèques et collections ordonnées selon les pays ou États”, pp. 17-32); gli studi che offrono elenchi di carattere tematico (“Liste thématique”, pp. 33-35); i cataloghi o repertori per paesi e regioni (“Catalogue par
pays et par régions”, pp. 36-40, comprendente “Listes des catalogues” e “Répertoires”, e infine studi generali sui
fondi di singoli paesi, esattamente “Allemagne”, “Éthiopie”, “Europe”, “Europe et Amérique du Nord”, “Finlande”, “France”, “Italie”, “Pologne”, “Suède”, “Suisse”); un elenco sistematico per luoghi con le rispettive biblioteche e fondi (“Liste par lieux”, pp. 40-110); e infine un indice dei nomi di persone (“Index nominum”, pp. 111-18).
Il repertorio ha fatto seguito ad analoghi strumenti pubblicati decenni addietro a cura di Carlo Conti Rossini
(1899), Jean Simon (1931-1932) e soprattutto di Silvio Zanutto (1932): quest’ultimo offre in taluni casi l’ultima
notizia su fondi, non sempre secondari, di cui si sono perdute le tracce nel frattempo, talvolta con indicazioni di
livello inventariale, e mantiene perciò una sua precisa importanza13.
Il catalogo di Beylot e Rodinson registra in totale, tra catalogati, inventariati e segnalati a qualsiasi titolo,
l’esistenza di ca. 14.000 mss. etiopici nel mondo, e stima che il numero complessivo non debba essere superiore a
tale cifra per più di alcune migliaia: un valore, pare, troppo ingeneroso, in considerazione di quanto si è esposto
sopra14. Questo è comunque l’ordine di grandezza dei mss. etiopici effettivamente noti a oggi.
***
In un contributo senza particolari pretese di pochi anni addietro che credo di poter riesumare in questa sede,
ho proposto in estrema sintesi, non certo le vicende, ma le generalissime tendenze e alcuni tratti salienti della sto2007), che si è sobbarcato la lettura integrale del registro di ingresso dei manoscritti: Trento, Biblioteca Comunale, Ms. 3944,
38 carte di cui 7 bianche, “Libro dei salmi”, più probabilmente di preghiere non ulteriormente specificate, donato nel giugno
1937 da Giuseppe Moretti, che lo rinvenne tra i resti della chiesa di Enda¯ Ma¯rya¯m, nel Tanbe¯n, saccheggiata nel corso della
cosiddetta “seconda battaglia del Tanbe¯n”, 27 febbraio - 1° marzo 1936.
11
SERGEW HABLE SELASSIE, Bookmaking in Ethiopia, Leiden 1981, p. 35; BAUSI, La tradizione scrittoria etiopica cit.
12
ROBERT BEYLOT e MAXIME RODINSON, Répertoire des bibliothèques et des catalogues de manuscrits éthiopiens, Paris - Turnhout 1995 (Institut de recherches et d’histoire des textes. Documents, études et repertoires); l’esistenza di questo repertorio esime dal rinvio ai cataloghi secondari: tutti quelli non citati per esteso si reperiranno facilmente nel corpo dell’opera
o attraverso l’Index nominum alle pp. 111-118.
13
CARLO CONTI ROSSINI, Manoscritti e opere abissine in Europa, in “Rendiconti della Reale Accademia dei Lincei.
Classe di scienze morali, storiche e filologiche”, serie V, VIII (1899), pp. 606-637; JEAN SIMON, Répertoire des bibliothèques
publiques et privées contenant des manuscrits éthiopiens, in “Revue de l’Orient Chrétien”, 2e série, 18 (28) (1931-32), pp.
178-193; SILVIO ZANUTTO, Bibliografia etiopica in continuazione alla «Bibliografia etiopica» di G. Fumagalli. Secondo contributo: Manoscritti etiopici, Roma 1932.
14
BEYLOT e RODINSON, Répertoire des bibliothèques et des catalogues cit., p. 8, «Le total des manuscrits répertoriés,
plus les 3.500 microfilm copiés en Éthiopie pour l’Ethiopian Monastic Microfilm Library, à Addis Ababa et non encore catalogués par la Hill Monastic Microfilm Library à Collegeville (Minnesota), atteint le nombre de 14.000 environ. Compte tenu
de ceux qui peuvent subsister dans le Tigré et en Érythrée, sans avoir été repérés, et abstraction faite de la masse d’aethiopica
ou de simples fragments existant dans certaines collections, le nombre des manuscrits éthiopiens actuels doit dépasser le chiffre cidessus de quelques milliers».
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ria della catalogazione dei mss. etiopici15, il cui studio coincide in buona parte con quello degli studi etiopici moderni. A partire dalla metà del XIX sec. hanno redatto cataloghi di mss. etiopici personalità di assoluto rilievo dell’Orientalistica europea, da William Wright, autore del catalogo pubblicato nel 1877 dei mss. acquisiti dall’allora
British Museum dal 1847, a Hermann Zotenberg, autore del catalogo celeberrimo del fondo Éthiopien della Bibliothèque Nationale di Parigi pubblicato nello stesso anno16: e non a caso entrambi hanno curato anche i cataloghi dei mss. siriaci dei rispettivi fondi; perfino August Dillmann, unanimemente considerato il “rifondatore” degli
studi etiopici moderni e autore di tre cataloghi importanti – dei mss. etiopici del British Museum nel 1847 (il primo catalogo moderno dedicato ai mss. etiopici), della Bodleian Library di Oxford nel 1848 e dei mss. conservati a
Berlino nel 187817 – non era in fondo altri che un biblista con interesse approfondito per gli studi etiopici. Ma anche molti dei maggiori etiopisti in senso più esclusivo, “filologi” e non, hanno avvertito la necessità di realizzare
cataloghi di mss.: dall’esploratore Antoine d’Abbadie, autore nel 1859 di un catalogo della propria collezione (oggi conservata in un fondo a parte nella Bibliothèque Nationale de France), i cui innovativi caratteri tipografici sarebbero stati destinati a grande fortuna 18, a Carlo Conti Rossini ed Enrico Cerulli19, per finire con altri che hanno
operato nella seconda metà del XX sec., come Stefan Strelcyn ed Ernst Hammerschmidt20, e che hanno sentito l’esigenza, almeno da un certo punto in poi, di fare della catalogazione la loro attività prevalente. Per tutti si è comunque trattato di una pratica esercitata a lato di altre (la letteratura, soprattutto come storia culturale e religiosa
dell’Oriente cristiano, la storia, più raramente la linguistica) e un modo privilegiato per identificare documenti e
materiali d’interesse per la propria ricerca.
Nati i primi (di Londra, Oxford, Berlino curati da Dillmann) nel quadro di grandi e già avviate imprese ottocentesche, i cataloghi di mss. etiopici prodotti anche in seguito hanno mantenuto l’impostazione iniziale, venendo così di fatto, secondo i casi, a corrispondere ai modelli dell’inventario, talvolta analitico, o tutt’al più del catalogo sommario, negli esempi migliori con un’attenzione sufficiente al testo, in genere superiore a quella riscontrabile negli analoghi cataloghi di mss. arabo-cristiani, comparabili per contenuto generale e per finalità, anche se
con problemi oggettivi di identificazione dei testi assai maggiori, soprattutto per la frequente pluralità di recensioni (fenomeno del resto non estraneo alla tradizione letteraria etiopica).
L’impatto sulla storia degli studi dei cataloghi realizzati tra la seconda metà del XIX e la prima metà del
XX sec. è difficilmente sottovalutabile: in effetti, di fronte a un patrimonio di scrittura in massima parte ancora inedito, sono state le informazioni ricavabili esclusivamente dai cataloghi (incipit sufficientemente o anche molto
estesi, explicit, ampi estratti, subscriptiones con notizie su traduzioni, copie, redazioni e attribuzioni, colofoni, inventari – utilissimi per stabilire termini ante quos –, una miriade di testi addizionali e documentari di grande importanza storica) a fornire i dati per la messa a punto delle prime sintesi di storia etiopica, letteraria e non solo, ancora ammirabili per sagacia e acume. Questo significa che nel corso di oltre un secolo e mezzo, sul nucleo, in fon15
BAUSI, Il testo, il supporto e la funzione cit., pp. 7-11.
WILLIAM WRIGHT, Catalogue of the Ethiopic Manuscripts in the British Museum Acquired since the Year 1847,
London 1877; HERMANN ZOTENBERG, Catalogue des manuscrits éthiopiens (gheez et amharique) de la Bibliothèque Nationale, s.l. [Paris] 1877.
17
CHRISTIAN F.A. DILLMANN, Catalogus codicum manuscriptorum orientalium qui in Museo Britannico asservantur.
Pars Tertia, codices Aethiopicos amplectens, Londini 1847; ID., Catalogus codicum manu scriptorum bibliothecae Bodleianae Oxoniensis. Pars VII. Codices Aethiopici, Oxonii 1848; ID., Verzeichnis der abessinischen Handschriften, Berlin 1878
(Die Handschriftenverzeichnisse der königlichen Bibliothek zu Berlin).
18
ANTOINE D’ABBADIE, Catalogue raisonné des manuscrits éthiopiens appartenant à Antoine d’Abbadie, Paris 1859;
MARIUS CHAINE, Catalogue des manuscrits éthiopiens de la Collection Antoine d’Abbadie, Paris 1912; CARLO CONTI ROSSINI, Notice sur les manuscrits éthiopiens de la Collection d’Abbadie. Extrait du Journal Asiatique (1912-1914), Paris 1914; sui
caratteri tipografici, H.F. WIJNMAN, An outline of the development of Ethiopian typography in Europe, Leiden 1960, p. xxvi.
19
CARLO CONTI ROSSINI, I manoscritti etiopici della Missione Cattolica di Cheren, in “Rendiconti della Reale Accademia dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e filologiche”, serie V, XIII (1904), pp. 233-255 e 261-281; ID., Notice sur
les manuscrits éthiopiens de la Collection d’Abbadie cit.; ENRICO CERULLI, I manoscritti etiopici della Biblioteca Nazionale
di Atene, in “Rassegna di Studi Etiopici”, II (1942), pp. 181-190; ID., I manoscritti etiopici della biblioteca dell’India Office di
Londra, in “Oriente Moderno”, XXVI (1946), pp. 109-116; ID., I manoscritti etiopici della Bibliothèque Royale de Bruxelles,
in “Rendiconti della Accademia Nazionale dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e filologiche”, serie VIII, IX (1954),
pp. 516-521; ID., Due codici d’Uppsala del Libro Etiopico dei Miracoli di Maria, in Studi orientalistici in onore di Giorgio
Levi della Vida, I, Roma 1956 (Pubblicazioni dell’Istituto per l’Oriente, 52), pp. 151-179; ID., Il codice della Staatsbibliothek
di Berlino del Libro Etiopico dei Miracoli di Maria, in “Rivista degli Studi Orientali”, XXXII (1957) = Scritti in onore di Giuseppe Furlani, pp. 377-396; ID., I manoscritti etiopici della Chester Beatty Library di Dublino, in “Memorie della Accademia
Nazionale dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e filologiche”, serie VIII, XI (1965), pp. 277-324.
20
Cfr. oltre.
16
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 5/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
do minimo, di alcune migliaia di mss. etiopici allora disponibili in Europa, si è raccolta una massa di bibliografia
che sarebbe oggi necessario ripartire accuratamente manoscritto per manoscritto, a evitare infortuni purtroppo assolutamente non infrequenti: ai primi posti tra i desiderata della catalogazione dei mss. etiopici porrei perciò
senz’altro la realizzazione di un repertorio bibliografico dei singoli manoscritti, comparabile al progetto BIBMAN
in corso di realizzazione per i mss. conservati in Italia21, con la differenza che per i mss. etiopici il recupero del
pregresso (ante 1990) non si presenta, evidentemente, come un’impresa senza fine, a patto di applicare tutto
l’apparato di erudizione necessario. Un contributo utile lo sta già apportando la Encyclopaedia Aethiopica in corso
di realizzazione ad Amburgo, ove le voci relative ai testi concedono uno spazio generalmente sufficiente all’elencazione dei mss. e della relativa bibliografia22. In ogni caso si tratta di un patrimonio di conoscenze in sé non
sterminato, ma la cui trasmissibilità è messa fortemente a rischio dall’illusione, ormai prevalente negli studi umanistici, che si possa impostare seriamente la ricerca senza conoscere la storia degli studi.
***
Tra le maggiori imprese di catalogazione degli ultimi trentacinque anni si riscontrano tendenze significativamente diverse: presentazione schematica, ampio ricorso ad abbreviazioni e rigoroso ordine delle sezioni descrittive, con l’ambizione di fare del catalogo un repertorio completo e autosufficiente dei testi e della bibliografia relativa nei sette cataloghi della serie del VOHD; una presentazione tendenzialmente più discorsiva, con attenzione
prevalente ai problemi filologico-letterari posti dai testi in esame in altri, per es. nel catalogo di Uppsala di Oscar
Löfgren, o nei numerosi cataloghi di Stefan Strelcyn23. Mentre il materiale (quasi sempre pergamena) e, meno frequentemente, la legatura (sempre in legno, spesso rivestito in pelle) trovano di norma un loro brevissimo spazio
nella descrizione, la struttura fascicolare del codice è indicata per la prima volta – salvo errore – nel catalogo redatto da Sylvain Grébaut ed Eugène Tisserant nel 1935-1936 per la serie dei cataloghi dei mss. della Biblioteca
Vaticana 24, ma l’esempio non ha generalmente fatto testo, nemmeno per il recente catalogo del fondo Comboni
nella stessa serie, a cura di Osvaldo Raineri, e nemmeno nel successivo inventario del fondo Cerulli Etiopico, a
cura dello stesso autore25. Si devono attendere oltre cinquant’anni perché la descrizione della struttura fascicolare
dei mss. etiopici trovi di nuovo spazio nel catalogo della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze a cura di Paolo Marrassini e in quelli di altri etiopisti italiani formatisi alla sua scuola, con proposte e applicazioni differenti: io
stesso ho adottato un modello discorsivo per il breve catalogo dei mss. etiopici di Johann Michael Wansleben nella
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze; Gianfrancesco Lusini ha ripreso il modello più formalizzato, già proposto da Gianfranco Fiaccadori, per il catalogo del fondo Martini della Biblioteca Forteguerriana di Pistoia e per
quello dei mss. etiopici dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”; Delio Vania Proverbio ha adottato una
formalizzazione più spinta e personale, ambiziosa e rigorosa nell’impianto, nel dottissimo “inventario sommario”
di alcuni manoscritti orientali – arabi, ebraici, etiopici, con notizia dei turchi – della Badia di Grottaferrata, e ancora nella descrizione del ms. 121 del Monumento Nazionale di Casamari (Veroli): da adottare a modello, a condi21
PALMA, La catalogazione dei manoscritti in Italia cit., p. 342.
Encyclopaedia Aethiopica. Volume 1. A - C, a cura di SIEGBERT UHLIG, Wiesbaden 2003; Id. Volume 2. D - Ha, a
cura di ID., Wiesbaden 2005; il terzo volume è imminente e i successivi in preparazione.
23
OSCAR LÖFGREN, Katalog über die äthiopischen Handschriften in der Universitätsbibliothek Uppsala sowie Anhänge über äthiopische Handschriften in anderen Bibliotheken und in Privatbesitz in Schweden, Stockholm 1974 (Acta Bibliothecae R. Universitatis Upsaliensis, XVIII); STEFAN STRELCYN, Catalogue des manuscrits éthiopiens (Collection Griaule)
Tome IV. Éthiopien 373 (Griaule 69) - Éthiopien 674 (Griaule 366) - Nouvelles acquisitions: Éthiopien 301-304, 675-687, Paris 1954; ID., Catalogue of the Ethiopian Manuscripts of the Wellcome Institute of the History of Medicine in London, in “Bulletin of the School of Oriental and African Studies”, XXXV (1972), pp. 27-55; ID., Les nouveaux manuscrits éthiopiens de la
Bibliothèque Royale de Bruxelles, in “Journal of Ethiopian Studies”, XI, no. 2 (1973), pp. 169-188; ID., Catalogue of the Ethiopian Manuscripts in the John Rylands University Library of Manchester, Manchester 1974; ID., Catalogue of Ethiopian
Manuscripts in the British Library acquired since the Year 1877, London 1978; ID., Catalogue des manuscrits éthiopiens de
l’Accademia Nazionale dei Lincei. Fonds Conti Rossini et Fonds Caetani 209, 375, 376, 377, 378, Roma 1976 (Indici e Sussidi Bibliografici della Biblioteca, 9).
24
SYLVANUS GRÉBAUT ed EUGENIUS TISSERANT, Bybliothecae apostolicae vaticanae codices manu scripti recensiti
iussu Pii XI Pontificis maximi. Codices Aethiopici Vaticani et Borgiani, Barberinianus orientalis 2, Rossianus 865, I (Enarratio codicum), Bybliotheca Vaticana 1935; II (Prolegomena, Indices, Tabulae), In Bybliotheca Vaticana 1936.
25
OSVALDO RAINERI, Codices Comboniani Aethiopici, In Bibliotheca Vaticana 2000 (Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codices manuscripti recensiti, 47), descrive 290 mss. con minuzia, buona attenzione ai dati testuali e ottimi indici: decisamente scarsi i riferimenti bibliografici; per l’imponente opera di descrizione e segnalazione di Raineri, cfr. ibidem, pp. xvixvii; ENRICO CERULLI, Inventario dei manoscritti Cerulli etiopici. Introduzione, integrazioni e indici, a cura di OSVALDO RAINERI, Città del Vaticano 2004 (Studi e Testi, 420; Cataloghi sommari e inventari dei fondi manoscritti, 8): riproduce sostanzialmente la descrizione manoscritta che della propria collezione di 332 mss. aveva dato l’originario proprietario.
22
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 6/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
zione che ricchezza e conseguente complessità dell’apparato simbolico impiegato non compromettano chiarezza
ed efficacia dell’informazione, che permangono l’obiettivo essenziale e supremo di ogni catalogo26. Anche i cataloghi di mss. etiopici della serie VOHD, inizialmente impostati per la descrizione di collezioni fotografiche (microfilm di mss. da chiese e monasteri del Lago Tñan¯ a¯, conservati a Berlino), non hanno riservato spazio, nemmeno
nei volumi dedicati alla descrizione di mss. direttamente esaminati, a un dato codicologico pur elementare, come
la struttura fascicolare27. Sul recentissimo catalogo di alcuni mss. conservati in biblioteche e collezioni del Regno
Unito a cura di Steve Delamarter e Demeke Berhane dirò poi.
***
La collezione “Verzeichnis der Orientalischen Handschriften in Deutschland” (VOHD) risulta ancor oggi la
serie più prestigiosa per rigore e coerenza della descrizione, ma ammirevole anche per la tenace costanza con cui è
stata condotta a conclusione e viene periodicamente aggiornata sulle riviste specializzate. La Germania è oggi il
primo paese ad aver completato il catalogo delle collezioni pubbliche (e alcune delle private) di mss. etiopici: di
questi, un totale di ca. 862 pezzi tra codici, rotoli e microfilm, sono descritti nella serie VOHD – esclusi quindi dal
numero i mss. già provvisti di un catalogo a stampa – per un totale di otto volumi (sette di cataloghi, di cui uno
speciale, e uno di supplemento) 28. Tale risultato è stato reso possibile sia dalla competenza e costanza di una valente studiosa quale Veronika Six, attualmente impegnata nel periodico aggiornamento della catalogazione dei
26
PAOLO MARRASSINI, I Manoscritti Etiopici della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, in “Rassegna di Studi
Etiopici”, XXX (1984-1986 [1987]), pp. 81-116; XXXI (1987 [1988]), pp. 69-110; ALESSANDRO BAUSI, I manoscritti etiopici
di J.M. Wansleben nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, in “Rassegna di Studi Etiopici”, XXXIII (1989 [1991]), pp.
5-33; GIANFRANCO FIACCADORI, Bisanzio e il regno di ’Aksum. Sul manoscritto Martini etiop. 5 della Biblioteca Forteguerriana di Pistoia, in “Bollettino del Museo Bodoniano di Parma”, 7 (1993) = Quaecumque recepit Apollo. Scritti in onore di
Angelo Ciavarella, a cura di ANDREA GATTI, Parma 1993, pp. 161-199: 161-162; sulle recenti vicende del ms. Martini etiop.
5, da ultimo, ID., Manoscritti tormentati. Salvi i codici? prima studiali, in “Il Sole - 24 Ore”, 192 (domenica 15 luglio 2007),
p. 32; ID., Manoscritti tormentati - Botta e risposta. Tra codici e cartelle stampa, ibidem, 199 (domenica 22 luglio 2007), p.
34 (in controreplica a GIANFRANCO MALAFARINA, ibidem); GIANFRANCESCO LUSINI, I Codici Etiopici del Fondo Martini nella
Biblioteca Forteguerriana di Pistoia, in “Aethiopica”, 5 (2002), pp. 156-176; ID., I manoscritti etiopici dell’Università di Napoli “L’Orientale”, in “Studi Magrebini”, nuova serie IV (2006) = Studi berberi e mediterranei. Miscellanea offerta in onore
di Luigi Serra, II, a cura di ANNA MARIA DI TOLLA, pp. 85-90; DELIO VANIA PROVERBIO, Inventario sommario dei manoscritti
arabi, ebraici, etiopici – con notizia dei turchi – conservati presso la Biblioteca della Badia di Grottaferrata, in “Atti della
Accademia Nazionale dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e filologiche. Memorie”, serie IX, XII (2000), pp. 468570; DELIO VANIA PROVERBIO e GIANFRANCO FIACCADORI, Un nuovo testimone etiopico della Rivelazione di Pietro a Clemente: il ms. 121 del Monumento Nazionale di Casamari (Veroli), in “Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Classe di
scienze morali, storiche e filologiche. Rendiconti”, serie IX, XV (2004), pp. 665-693; sul ms. cfr. anche ALESSANDRO BAUSI,
The Manuscript Tradition of the Ethiopic Qale¯ment‚os. A Short Note, in “Rocznik Orientalistyczny”, 59/1 (2006) = Wälättä
Yohanna. Ethiopian Studies in Honour of Joanna Mantel-Niec¢ko on the Occasion of the 50th Year of Her Work at the Institute
of Oriental Studies, Warsaw University, a cura di WITOLD W ITAKOWSKI e LAURA ÝYKOWSKA, Warszawa 2006, pp. 47-57; cfr.
infine anche ALESSANDRO BAUSI, GIANFRANCESCO LUSINI e IRMA TADDIA, Materiali di Studio dal Sära’e¯ (Eritrea): le istituzioni monastiche e la struttura della proprietà fondiaria, in “Africa”, XLVIII (1993), pp. 446-463; e per altre notazioni, BAUSI, Il testo, il supporto e la funzione cit., p. 10, nn. 15 e 16.
27
ERNST HAMMERSCHMIDT, Aethiopische Handschriften vom Tñanasee 1. Reisebericht und Beschreibung der Handschriften in dem Kloster des heiligen Gabriel auf den Insel Kebra¯n, Wiesbaden 1973 (VOHD, XX 1), p. 83; ERNST HAMMERSCHMIDT e VERONIKA SIX, Äthiopische Handschriften 1. Die Handschriften der Staatsbibliothek preussischer Kulturbesitz,
Wiesbaden 1983 (VOHD, XX 4), p. 47; VERONIKA SIX, Äthiopische Handschriften 2. Die Handschriften der Bayerischen
Staatsbibliothek, Wiesbaden 1989 (VOHD, XX 5), p. 19 ecc.; dettagliate descrizioni, con l’ausilio di schemi e disegni, sono
comunque fornite in diversi casi, cfr. HAMMERSCHMIDT, Aethiopische Handschriften vom Tñanasee 1 cit., p. 181; ID., Aethiopische Handschriften vom Tñanasee 2. Die Handschriften von Dabra Ma¯rya¯m und von Re¯ma¯, Wiesbaden 1977 (VOHD, XX 2),
pp. 106, 122, 136-137, 151-152, 162.
28
ERNST HAMMERSCHMIDT e OTTO A. JÄGER, Illuminierte Äthiopische Handschriften, Wiesbaden 1968 (VOHD, XV);
HAMMERSCHMIDT, Aethiopische Handschriften vom Tñanasee 1 cit.; ID., Aethiopische Handschriften vom Tñanasee 2 cit.;
HAMMERSCHMIDT e SIX, Äthiopische Handschriften 1 cit.; SIX, Äthiopische Handschriften 2 cit.; VERONIKA SIX, Äthiopische
Handschriften. Teil 3. Handschriften deutscher Bibliotheken, Museen und aus Privatbesitz. Herausgegeben von Ernst Hammerschmidt, Stuttgart 1994 (VOHD, XX 6); EAD., Aethiopische Handschriften vom Tñan¯ a¯see. Teil 3. Nebst einem Nachtrag
zum Katalog der äthiopischen Handschriften deutscher Bibliotheken und Museen, Stuttgart 1999 (VOHD, XX 3); EAD., Die
Vita des Abuna Tadewos von Dabra Maryam, Wiesbaden 1975 (VOHD Supplementband, XVIII); fuori della serie, cfr. anche
ERNST HAMMERSCHMIDT, Illuminierte Handschriften der Staatsbibliothek Preußischer Kulturbesitz und Handschriften vom
Tña¯na¯see, Graz 1977 (Codices Aethiopici, 1).
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 7/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
mss. etiopici29 e nella realizzazione di quella dei mss. arabo-cristiani, ma anche dall’esistenza di un supporto istituzionale statale eccezionale per qualità ed efficienza.
La catalogazione pressoché completa dei mss. etiopici in Germania è uno dei risultati del progetto KOHD
(“Katalogisierung der Orientalischen Handschriften in Deutschland”), iniziato nel 1957 per iniziativa di Wolfgang
Voigt, direttore della sezione orientale della Westdeutsche Bibliothek, in collaborazione con la “Deutsche Morgenländische Gesellschaft”. Finanziato fino al 1990 dalla “Deutsche Forschungsgemeinschaft”, dal 1990 è proseguito
come progetto della Accademia delle Scienze di Göttingen con finanziamenti dell’ente federale per l’istruzione e
la ricerca (“Bund-Länder-Kommission für Bildungsplanung und Forschungsförderung”) che ne ha stabilito un
programma di lavoro fino al 2015, sotto il patronato della “Union Académique Internationale” di Bruxelles (progetto C 53), e con il coordinamento e cura editoriale della Biblioteca Nazionale di Berlino (Staatsbibliothek zu
Berlin - Preussischer Kulturbesitz), ove si conserva il più cospicuo fondo di manoscritti orientali della Germania.
L’obiettivo del progetto è la catalogazione dei manoscritti in lingue e scritture orientali nelle biblioteche e
collezioni della Germania non ancora descritti, tramite la realizzazione di cataloghi a stampa. Le attività sono distribuite in sette diversi centri di coordinamento (Berlin 1, Berlin 2, Berlin - Marburg, Bonn, Göttingen, Hamburg,
Jena), specializzati ciascuno in uno o più dei diversi ambiti linguistico-culturali dell’intero spettro del “manoscritto orientale”. Il progetto impiega nel complesso una ventina di persone tra direttori e responsabili di sezione e catalogatori a tempo pieno. Tra pubblicati e in preparazione i cataloghi ammontano a oggi a 160 volumi (127 i volumi già pubblicati, 33 quelli in preparazione e progettati), distribuiti in 45 serie principali, cui si aggiungono 52
volumi di supplemento (per 38 serie, in maggioranza, come risulta evidente, costituite da monografie che raccolgono contributi bibliografici, paleografici, edizioni di testi, cataloghi speciali, contributi storico-culturali), nella
collana VOHD, presso l’editore Franz Steiner Verlag di Stuttgart, per un totale di 179 volumi già stampati; relazioni annuali sono pubblicate nello “Jahrbuch der Akademie der Wissenschaften in Göttingen”. Per quanto riguarda i mss. etiopici, il coordinamento spetta alla cattedra di “Äthiopistik” (al momento vacante) presso l’AsienAfrika Institut dell’Università di Amburgo, cui spetta anche il coordinamento della catalogazione dei mss. copti e
dei mss. arabi dei copti (arabo-cristiani)30.
***
Come per alcuni volumi della collezione VOHD, la mediazione dei microfilm ha inevitabilmente condizionato l’impostazione scarsamente codicologica dei cataloghi della collezione HMML (“Monastic Manuscript Library”, poi “Hill Monastic Manuscript Library”, ora “Hill Museum and Manuscript Library”), che è di gran lunga
la più estesa impresa di catalogazione di mss. etiopici, con 10 volumi per 5.000 mss. catalogati all’attivo (esclusivamente codici); l’undicesimo sarà prossimamente in stampa, mentre dei restanti 4.238 è realistico attendersi il
catalogo nei prossimi anni31. La qualità descrittiva di ogni aspetto testuale è andata via via crescendo con il proce29
VERONIKA SIX, Die Neuerwerbungen äthiopischer Handschriften der Völkerkundlichen Sammlungen der Stadt
Mannheim im Reiss-Museum, in “Aethiopica”, 3 (2000), pp. 153-159; EAD., Neuerwerbung einer äthiopischen Handschrift
durch die Staatsbibliothek Preußischer Kulturbesitz Berlin, in “Aethiopica”, 4 (2001), pp. 179-181; EAD., Neuerwerbung einer äthiopischen Handschrift durch die Staatsbibliothek zu Berlin, Preußischer Kulturbesitz, in “Aethiopica”, 6 (2003), pp.
192-195; EAD., Zwei äthiopische Handschriften als Geschenk des Museums für Völkerkunde Hamburg an die Staatsbibliothek
zu Berlin, Preußischer Kulturbesitz, in “Aethiopica”, 8 (2005), pp. 170-173; EAD., Weitere Aethiopica der Staatsbibliothek zu
Berlin, Preußischer Kulturbesitz, in “Aethiopica”, 9 (2006), pp. 180-189; EAD., Neuzugang von äthiopischen Handschriften
an die Staatsbibliothek zu Berlin, Preußischer Kulturbesitz, in “Aethiopica”, 10 (2007), pp. 177-183; la catalogazione si è peraltro estesa da tempo anche alle biblioteche elvetiche, cfr. EAD., Die aethiopischen Handschriften des Völkerkundemuseums
der Universität Zürich, in “Oriens Christianus”, 80 (1996), pp. 116-152, e 81 (1997), pp. 127-147; EAD., Die äthiopischen
Handschriften der Sammlung Bongarsiana Codices. Ein Spiegel des Interesses Schweizer Orientalisten an Äthiopischen
Handschriften und deren Sammeltätigkeit, in Semitic Studies in Honour of Edward Ullendorff, a cura di GEOFFREY KHAN,
Leiden - Boston 2005 (Studies in Semitic Languages and Linguistics, 47), pp. 245-254; EAD., Äthiopische Handschriften, in
Die orientalischen Handschriften der Burgerbibliothek Bern, a cura di RENATE WÜRSCH, Wiesbaden 2007, pp. 111-139.
30
Queste e ulteriori notizie si trovano su http://kohd.staatsbibliothek-berlin.de/.
31
WILLIAM F. MACOMBER, A catalogue of Ethiopian manuscripts microfilmed for the Ethiopian Manuscript Microfilm
Library, Addis Ababa and for the Monastic Manuscript Microfilm Library, Collegeville. Vol. I: Project Numbers 1-300, Collegeville, Minnesota 1975; ID., A catalogue of Ethiopian manuscripts microfilmed for the Ethiopian Manuscript Microfilm Library, Addis Ababa and for the Hill Monastic Manuscript Microfilm Library, Collegeville. Vol. II: Project Numbers 301-700,
Collegeville, Minnesota 1976; ID., Id. Vol. III: Project Numbers 701-1100, Collegeville, Minnesota 1978; GETATCHEW HAILE,
Id. Vol. IV: Project Numbers 1101-1500, Collegeville, Minnesota 1979; GETATCHEW HAILE e W ILLIAM F. MACOMBER, Id.
Vol. V: Project Numbers 1501-2000, Collegeville, Minnesota 1981; GETATCHEW HAILE, Id. Vol. VI: Project Numbers 20012500, Collegeville, Minnesota 1982; ID., Id. Vol. VII: Project Numbers 2501-3000, Collegeville, Minnesota 1983; ID., Id. Vol.
VIII: Project Numbers 3001-3500, Collegeville, Minnesota 1985; ID., Id. Vol. IX: Project Numbers 3501-4000, Collegeville,
continua a pag. sg.
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 8/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
dere del lavoro, sebbene le modalità di trattamento siano spesso assai difformi da un ms. all’altro – evidentemente
sulla base di un giudizio di minore o maggiore interesse tacitamente espresso dal catalogatore, inevitabile in un’opera di queste dimensioni – e l’informazione bibliografica e filologica sia inferiore a quella della collezione
VOHD, specialmente per coerenza e completezza di riferimenti e rinvio a repertori; sommaria risulta anche nei
primi volumi la descrizione delle miniature, di cui spesso è indicato solamente il soggetto principale, specie se
confrontata con le dettagliate descrizioni dei cataloghi del VOHD: ma l’impresa compiuta da William F. Macomber e soprattutto dall’infaticabile Getatchew Haile segna una tappa nuova e straordinaria negli studi etiopici, cui è
stata messa a disposizione una documentazione enorme e ormai imprescindibile.
Come se ciò non bastasse, la catalogazione della collezione HMML ha registrato negli ultimi anni un nuovo
spettacolare progresso e un oggettivo salto di qualità, con la messa in rete di descrizioni relative ai primi 5.000
mss. già catalogati a stampa e quelle relative a mss. successivi fino al numero 5.977, ma in continuo aggiornamento. Di ogni mss. è disponibile una descrizione sintetica (“Manuscript Overview”) e una più dettagliata (“Manuscript Details”); per 187 mss. compresi tra i numeri 1 e 2.738 sono disponibili anche le scansioni digitali di 14 fotogrammi in bianco e nero del microfilm in diversi gradi di risoluzione (“Sample Images”)32.
***
Vorrei infine soffermarmi su due novità nel panorama della catalogazione, più in generale, dello studio dei
mss. etiopici. Nel corso dell’anno 2006, le ricercatrici francesi con interessi essenzialmente storici Anaïs Wion,
Marie-Laure Derat e Claire Bosc-Tiessé del “Centre d’études des mondes africaines” del CNRS di Parigi, hanno
distribuito via e-mail circolare, indirizzata alle persone individuate come potenziali fruitori (tra cui il sottoscritto),
un nuovo inventario delle biblioteche e dei cataloghi di mss. etiopici conservati in istituzioni pubbliche sotto forma di un file PDF di 66 pp. (datato 24 aprile 2006 e disponibile in rete), dandone poi notizia in altre forme33. Questo nuovo repertorio intende dichiaratamente continuare e aggiornare quello di Beylot e Rodinson del 1995, con
alcuni obiettivi aggiuntivi: fornire delle informazioni sulla storia e il profilo di interesse dei singoli fondi di mss.
etiopici34; divenire in futuro uno strumento dinamico, tramite il passaggio da repertorio in forma di testo in formato PDF a sito on-line continuamente aggiornato con il concorso della comunità scientifica internazionale, mentre
Minnesota 1987; ID., Id. Vol. X: Project Numbers 4001-5000, Collegeville, Minnesota 1993; presso Collegeville si conserva
anche copia dei preziosissimi microfilm della collezione di Donald Davies (comprendente i più antichi mss. etiopici noti), di
cui ha redatto un catalogo dattiloscritto WILLIAM F. MACOMBER, Catalogue of Ethiopian Manuscripts … from microfilms in
the collection of Dr. Donald Davies, De Land, Florida and Godfrey, Ontario, and of the Hill Monastic Manuscript Library,
St. John’s University, Collegeville, Minnesota, Collegeville, Minn. 1979.
32
Dati del 2 luglio 2007. La ricerca si effettua su http://www.hmml.org/research06/catalogue/catalogue_search.asp; la
visualizzazione delle immagini on-line su “Vivarium. The on-line digital collections of Saint John’s University and the
College of Saint Benedict”; la risoluzione massima è del 100%; le 14 immagini comprendono il primo e l’ultimo fotogramma,
con i dati identificativi del ms., e la scheda descrittiva compilata a mano contestualmente alla microfilmatura: da correggere in
tal senso quanto affermato da WION, DERAT e BOSC-TIESSÉ, Inventaire des bibliothèques et des catalogues cit., p. 37, «Les
microfilms sont en cours de numérisation à l’HMML (actuellement 170 volumes sont disponibles en ligne) et leur mise en ligne progressive va considérablement faciliter l’accès à cette collection», perché (a parte il numero, ovviamente in continua
evoluzione), on-line sono disponibili solo alcune “Sample Images”, non le immagini di tutti i fotogrammi di ciascun ms.; ugualmente erronea l’affermazione, ibidem, p. 37, «qu’est aussi disponible sur le site de la HMML une liste, sous format Excel,
de 159 manuscrits éthiopiens enluminés de la collection EMML (probablement seulement dans les 6 premiers volumes catalogués)»: la lista indica semplicemente i mss. di cui alcune “Sample Images” sono accessibili on-line e comprende mss. con e
senza illustrazioni (temo che il nome del file Excel che contiene la lista, “EMML mss with images” – si intende, “mss. EMML
con immagini”, cioè “immagini disponibili” – abbia fatalmente tratto in inganno); inesatto, ibidem, p. 36, che «Sergew Hable
Selassie a catalogué de façon très succinte une partie des manuscrits qui étaient microfilmés au fur et à mesure de l’avancement du projet; le premier volume, daté de janvier 1974, fait un point intéressant sur la naissance du projet. Les volumes 13
(3) à 14 (4), publiés en 1992-1993, donnent les notices descriptives des microfilms 5 000 à 5 600 ce qui complète les catalogues réalisés à Collegeville»: esistono in realtà bollettini certamente successivi a tale data e numero, cfr. per es., “Bulletin of
Ethiopian Manuscripts. Trimester Publication Issued by the Ethiopian Manuscript Microfilm Library. Ministry of Culture”,
XV, no. 3 (September 1994), pp. 1-39, con inventario dei nrr. 5.801-5.900 (copia in mio possesso).
33
WION, DERAT e BOSC-TIESSE, Inventaire des bibliothèques et des catalogues cit.; inoltre EAED., Les manuscrits
éthiopiens sur “Ménestrel”, in “Gazette du Livre Médiéval”, 48 (printemps 2006), p. 62.
34
Cioè, nella declaratoria, contenenti codici etiopici cristiani e giudaici, rotoli o copie di testi e annotazioni varie a cura
di studiosi etiopisti: osservo che se è vero che in effetti i mss. di ambiente islamico scritti in arabo trovano regolarmente la loro collocazione al di fuori dei cataloghi dei mss. etiopici, è probabilmente solo al livello della scrittura, e non del contenuto religioso, che sarebbe opportuno individuare i “mss. etiopici” come tali.
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 9/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
ne è esclusa la finalizzazione in una pubblicazione a stampa con la motivazione che la variazione dello stato delle
collezioni e della catalogazione non si prestano ad una presentazione statica35.
L’aggiornamento ha permesso per il momento l’inclusione di contributi omessi nel catalogo del 1995 o
pubblicati nel frattempo, dei siti delle biblioteche e istituzioni censite36, e anche di alcune recensioni ai cataloghi,
integralmente tralasciate nel catalogo dei cataloghi precedente. Il repertorio si articola in una sezione introduttiva
che illustra l’iniziativa, un elenco dei repertori dei fondi e un inventario dei mss. illustrati (“Avertissement”, “Appel à la participation de la communauté scientifique”, “Répertoires de fonds éthiopiens”, “Inventaires de manuscrits enluminés”); segue quindi un elenco sistematico per luoghi, suddivisi per i diciassette stati considerati37, con
una prevalenza qualitativa e quantitativa, com’è da attendersi, per quei paesi all’avanguardia nella catalogazione e
nella gestione delle biblioteche. Non manca naturalmente un appello alla comunità scientifica per migliorare il repertorio e farne uno strumento di lavoro aperto a tutti e «collaboratif», appello che pare precisarsi in una vera e
propria proposta di lavoro comune solo per l’elaborazione delle notizie, ancora troppo parziali, relative ai fondi di
sette altri paesi per il momento esclusi dal repertorio38.
Non so quante adesioni questo appello abbia raccolto – da oltre un anno il documento mantiene il suo
provvisorio formato PDF, ma non è escluso che la situazione possa evolvere in breve. Certo è che l’iniziativa è per
qualche tratto imbarazzante: se la condivisione di informazioni utili e ben organizzate, per quanto da integrare e
da correggere in parecchi punti, è oggettivamente apprezzabile, dall’altro il richiamo alla collaborazione scientifica avrebbe dovuto precedere il momento della produzione di un documento già strutturato, che in tale forma dichiaratamente provvisoria, e quindi sfuggente e mutevole, si sottrae anche alla sistematica recensione, che già ora
35
WION, DERAT e BOSC-TIESSE, Inventaire des bibliothèques et des catalogues cit., p. 1, «Étant donnée la grande variabilité des collections et de leurs descriptions nous n’envisageons pas de publier sous forme d’édition imprimée ce travail».
36
Per quanto abbia fatto larghissimo uso delle ricerche in Internet, l’inventario è ben lontano dall’aver messo a frutto
anche semplici strumenti di ricerca. Per dare un esempio, la sola consultazione del “National Union Catalog of Manuscript”,
http://www.loc.gov/coll/nucmc/ permette la individuazione di non meno di 42 mss., tra codici e rotoli situati in 16 istituzioni
pubbliche statunitensi, e già provvisti di una pur sommaria e approssimativa descrizione disponibile on-line, non segnalati nell’inventario francese (i dati sull’età dei mss. sono assolutamente approssimativi): Atlanta, Georgia, Emory University, Candler
School of Theology, Pitts Theology Library, Archives and Manuscripts Department: 1 codice illustrato in amarico e ge‘ez,
MS 169, 1809-1852, visionato e descritto da Sergew Hable Selassie. – Buffalo, New York, Buffalo and Erie County Public
Library, Rare Books: 1 codice, Salterio, ca. 1800. – Buies Creek, North Carolina, Campbell University: 2 rotoli, ca. 1800. –
Chicago, Illinois, University of Chicago, Library, Special Collections Research Center: 8 codici e 1 rotolo: MS 251, Vangelo
di Giovanni, ca. 1800; MS 270, inni a Maria; MS 995, rotolo, ca. 1800; MS 1013, Salterio, ca. 1600; MS 1085, antifonario,
ca. 1700-1899; MS 1254, inni a Maria e a Gesù, ca. 1800; MS 1508, preghiere a Maria; MS 1550, Salterio, ca. 1800; MS
1551, preghiere a Maria, ca. 1800. – Durham, North Carolina, Regional Hospital: 1 rotolo, ca. 1850. – New York, Union Theological Seminary, Burke Library: 5 codici da ca. 1700 al 1992, catalogo inedito di William F. Macomber. – New York, Brooklyn, Brooklyn College Library, Archives and Special Collections, “The Hess Collection on Ethiopia and the Horn of Africa”: almeno 3 codici: libro di preghiere e 2 Salteri, ca. 1800. – Newton, Massachusetts, Boston College, Law Library: 1 codice della Genesi, ca. 1500. – Rogers, Arkansas, Rogers Public Library: 1 codice, Vangelo di Giovanni. – Saint Louis, Missouri,
Saint Louis University, Pius XII Memorial Library: 1 codice: MS 30, Anafora di Ciriaco di Behnesa¯, 1889-1926, catalogato. –
Washington DC, Smithsonian Institution: 1 codice, Salterio, ca. 1700, e 1 rotolo, ca. 1900. – Wayne, New Jersey, William Paterson University of New Jersey, “The Bruce C. Willsie collection of Ethiopic magic scrolls”: collezione di rotoli magici dal
XVIII al XX sec. (apparentemente con segnatura da 1 a 119); resta da verificare se questa collezione non sia la stessa che da
altre fonti risulta donata dallo stesso Willsie alla Princeton University Library. – Wenham, Massachusetts, Gordon College: 1
codice, Salterio. – Wichita, Kansas, Wichita State University, Gordon Davis Collection (mss. provenienti da Aksum e Adua):
6 codici, Salteri o comunque mss. biblici; 2 rotoli. – Wichita, Kansas, Wichita State University: 2 codici, MS 74-9, Epistole
Paoline, XVIII sec.; MS 74-10, Salterio, XIX sec. – Wilmington, North Carolina, University of North Carolina at Wilmington, William Madison Randall Library, Manuscripts Collection: 3 codici e 2 rotoli, MS 269 (segnatura unica).
37
Nell’ordine, “Allemagne”, “Autriche”, “Belgique”, “Canada”, “Danemark”, “États-Unis”, “Éthiopie”, “Érythrée”,
“Finlande”, “France”, “Irlande”, “Italie” che include anche “Vatican”, “Norvège”, “Pays-Bas”, “Royaume-Uni”, “Suède”.
38
WION, DERAT e BOSC-TIESSE, Inventaire des bibliothèques et des catalogues cit., p. 2, «Nous souhaitons ici faire
appel à la communauté des chercheurs travaillant à partir des manuscrits éthiopiens ainsi qu’aux conservateurs en charge des
collections pour améliorer ce répertoire et en faire un outil de travail ouvert à tous et collaboratif. Il est évident que certains
d’entre nous fréquentent plus assidûment certains fonds que d’autres et en ont par conséquent une connaissance intime dont ils
font rarement état dans leurs travaux scientifiques. Ce répertoire en ligne pourrait être un lieu d’échange et de partage de ce
type d’information. Pour certains pays, nous avons déjà réalisé un premier travail de repérage mais que nous avons jugé encore trop partiel pour une mise en ligne. C’est le cas pour l’Égypte, la Grèce, Israël, la Pologne, la Russie, l’Ukraine et la Suisse.
Nous accueillions favorablement toute proposition de travail commun sur les collections de ces pays. Enfin, pour les pays encore non présents dans la base, toute initiative est là encore la bienvenue».
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 10/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
sarebbe assolutamente necessaria39. Quanto al cruciale aggiornamento per il quale si fa appello alla collaborazione
della comunità scientifica, questo dovrebbe svolgersi in forme che non sono ben chiare: implicitamente, parrebbe,
tramite la semplice trasmissione di informazioni via e-mail alle autrici, che le gestirebbero poi in esclusiva, senza
alcuna precisa e chiara regolamentazione. So bene che tra i presenti ci sono persone che hanno studiato a fondo le
implicazioni della raccolta e aggiornamento di informazioni on-line, e mi pare – cito quanto scritto da Marco Palma in un intervento del 2003 – che anche la costituzione di una «bacheca elettronica in cui le persone interessate
potrebbero pubblicare loro lavori relativi ai manoscritti della biblioteca oppure scambiarsi informazioni, formulare
progetti, dibattere problemi di comune interesse», cui, tutto sommato, l’iniziativa francese potrebbe paragonarsi,
«dovrebbe prevedere tutte le garazie relative alla privacy e alla protezione del diritto d’autore»40: lo stesso si deve,
mi pare, per un’attività che, per quanto ancora al semplice livello di censimento, costa tempo, fatica e competenza,
e tanto più se implica la revisione e correzione sostanziale di un documento già pubblicato.
***
La seconda novità è rappresentata da un catalogo di mss. etiopici frutto della collaborazione di Steve Delamarter, professore di “Old Testament” al George Fox Evangelical Seminary (Portland, Oregon), ma con recenti
esperienze d’Etiopia e dell’attuale contesto sociale e materiale della produzione dei mss., e Ato Demeke Berhane,
conservatore dei mss. presso la biblioteca dell’Institute of Ethiopian Studies dell’Università di Addis Abeba. Il catalogo è stato pubblicato da poche settimane come supplemento al “Journal of Semitic Studies” e descrive, tra
nuove acquisizioni di biblioteche pubbliche già fornite di fondi catalogati di mss. etiopici e una collezione privata,
un totale di 23 mss.: 14 mss. nella Bodleian Library di Oxford, 2 mss. nella Cambridge University Library, 3 mss.
nella John Rylands University Library di Manchester e 4 mss. della collezione privata del Dr. Ian MacLennan a
Londra41.
Questa non è peraltro che una delle diverse imprese in cui è impegnato l’attivissimo Delamarter: l’impresa
maggiore di cui ha dato notizia in varie sedi è la catalogazione e digitalizzazione di mss. etiopici del Nord Ameri39
Le segnalazioni di correzioni e integrazioni sarebbero così tante che non è possibile darne conto in questa sede; lasciando da parte le moltissime recensioni omesse, mi limito a qualche minima indicazione utile a dare la misura di quanto sarebbe necessario fare: Addis Ababa, Casa Provinciale dei Padri Comboniani: OSVALDO RAINERI, I Manoscritti etiopici fotografati da P. Emilio Ceccarini (1912-1979), in “Quaderni Utinensi” VIII (15/16) (1990 [1996]), pp. 367-374 (96 mss.). – Gotha, Forschungs- und Landesbibliothek Gotha: NORBERT NEBES in collaborazione con CHRISTIANE-GASPAR NEBES, Äthiopisch, in Orientalische Buchkunst in Gotha. Ausstellung zum 350jährigen Jubiläum der Forschungs- und Landesbibliothek
Gotha. Spiegelsaal 11. September 1997 bis 14. Dezember 1997, Gotha 1997, pp. 193-205 (sui mss.: Ms. orient. Ag 1, Ms. orient. Ag 3, Ms. orient. Ag 4, Ms. orient. Ag 5, Ms. orient. Ag 9). – London, British Library: VREJ NERSESSIAN, Roger W. Cowley (1940-1988), in “Journal of Ethiopian Studies”, XXII (1989), pp. 171-175: 172-175 (informazioni sommarie sulla preziosa
collezione personale di Cowley donata alla British Library: 39 mss., segnati da Or. 14410 a Or. 14441 e Or. 14443, quasi tutti
commentari amarici andemta¯). – Oslo, Universitetet I, Institutt og museum for antropologi, Etnografisk museum: ROBERT
BEYLOT, in “Aethiopica” 3 (2000) 288 (segnala i mss. No. 35900, 35901, 36096, i primi due provenienti dal “tesoro” di Magdala). – Oxford, St. John’s College: EDWARD ULLENDORFF, Ethiopic Manuscripts, in A Descriptive Catalogue of Oriental
Manuscripts at St John’s College Oxford, a cura di EMILIE SAVAGE-SMITH, Oxford 2005, pp. 116-120, nrr. 39-40 (sotto l’unica segnatura MS 228). – Princeton, Princeton University Library: EPRAIM ISAAC, The Princeton Collection of Ethiopic Manuscripts, in “The Princeton University Library Chronicle”, 42/1 (Autumn 1980), pp. 33-52 (non vidi); RICHARD PANKHURST,
Secular Themes in Ethiopian Ecclesiastical Manuscripts, V, A Catalogue of Illustrations of Historical and Ethnographic Interest in Princeton University Library and Art Gallery, in “Journal of Ethiopian Studies”, XXX, no. 1, (1997), pp. 75-88; della
stessa serie, cfr. anche ID., Secular Themes in Ecclesiastical Manuscripts, I, A Catalogue of Illustrations of Historical and
Ethnographic Interest, in “Journal of Ethiopian Studies”, XXII (1989), pp. 31-64 («in the British Library»); II, in “Journal of
Ethiopian Studies”, XXIV (1991), pp. 47-69 («in the Bodleian Library, Oxford; Cambridge University Library; the Royal Library at Windsor Castle; the John Rylands Library of Manchester University; the British and Foreign Bible Society; the Victoria and Albert Museum Library; the Wellcome Institute for the History of Medicine Library; the National Library of Scotland;
Edinburgh University Library; the Chester Beatty Library; Trinity College Library, Dublin; and Stonyhurst College Library»);
III, in “Journal of Ethiopian Studies”, XXV (1992), pp. 49-72 («in the Library of the Institute of Ethiopian Studies»); IV, in
“Journal of Ethiopian Studies”, XVII, no. 2 (1993), pp. 81-95 («in the Juel-Jensen Collection»: che contiene anche il ms. Lady
Meux 4 – dunque non disperso, ora ms. J.J. Aeth. 41 – su cui è stata condotta la edizione della Vita di Sant’Anna, ERNST ALFRED WALLIS BUDGE, Lady Meux Manuscripts Nos. 2-5. The Miracles of the Blessed Virgin Mary, and the life of Hñannâ
(Saint Anne), and the Magical Prayers of ’Ahe»ta Mîkâêl, London 1900); VI, in “Journal of Ethiopian Studies”, XXXII, no. 2
(1999), pp. 1-14 («in the Bayerische Staatsbibliothek and Staatliches Museum für Völkerkunde, in Munich»).
40
PALMA, La catalogazione dei manoscritti in Italia cit., pp. 350-351.
41
STEVE DELAMARTER e DEMEKE BERHANE, A Catalogue of Previously Uncatalogued Ethiopic Manuscripts in England. Twenty-three Manuscripts in the Bodleian, Cambridge, and Rylands Libraries and in a Private Collection, Oxford 2007
(Journal of Semitic Studies Supplement, 21).
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 11/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
ca non ancora catalogati, e indicati come “The SGD Digital Collection”: si tratta di oltre 180 codici e 270 rotoli in
possesso di privati e di istituzioni pubbliche negli stati di Oregon, Colorado, Illinois, Utah, Louisiana, Massachusetts, New Jersey e New York; solo alcuni appartengono a biblioteche universitarie42. La collezione avrebbe dunque una natura essenzialmente virtuale di collezione digitale, comunque accessibile in questa forma, ma sarà dotata di un catalogo a stampa in due volumi, redatto con la collaborazione di Getatchew Haile, la realizzazione del
primo dei quali (comprendente 111 codici e 134 rotoli) è in via di completamento43.
Venendo a esaminare più da presso il catalogo, esso presenta un taglio deciso e caratteristiche comunque
notevoli, che meritano un commento non pregiudiziale. La descrizione dei mss. nello stile di precedenti cataloghi
delle stesse collezioni occupa il cap. I, con appena le prime 35 pp. del volume: vi si trovano i dati materiali essenziali, la identificazione e descrizione dei testi, ma anche, nella sezione dei “Varia”, notizie sulla rigatura, sul sistema di rinvii interni e ogni altro elemento ritenuto degno di nota. Il cap. II, con le pp. 37-110, è invece interamente dedicato alla descrizione minuziosa della struttura fascicolare e degli aspetti materiali (con l’eccezione del
ms. Bodleian MS Aeth. b.2, consistente di soli 7 fogli illustrati, cui è interamente dedicata la seconda appendice):
la struttura di ciascun fascicolo di ognuno dei volumi è rappresentata con l’ausilio di un grafico, e per ogni fascicolo, si direbbe per ogni foglio, sono indicati gli eventuali buchi, strappi, ricuciture, lo spessore approssimativo
della pergamena e il grado di regolarità del taglio; sono indicate in questa sezione anche il colore dell’inchiostro e
le sue variazioni di tono, le rubricazioni, il numero di colonne, la presenza di mani diverse, il numero di righe, lo
specchio di scrittura, l’eventuale numerazione dei fascicoli e quant’altro, compresa la presenza di segni interpuntivi insoliti e meno insoliti. Due appendici finali contengono rispettivamente la riproduzione di schede e note descrittive su mss. della Bodleian Library conservate in biblioteca (pp. 111-119), e una descrizione materiale dettagliata dei sette fogli illustrati che compongono il ms. Bodleian MS Aeth. b.2 (pp. 121-125). Seguono l’indice dei
mss. per data (pp. 129-130), dei testi (p. 131), dei nomi (p. 133) e una descrizione delle tavole (pp. 135-138), che
in numero di 34, a colori e veramente splendide, chiudono il volume (pp. 140-167).
Accogliendo con tutta la gratitudine possibile un contributo che, oltre a fornire nelle pagine introduttive
qualche prezioso dato statistico preciso sulla struttura fascicolare (pp. 9-10), rende noti e valorizza sotto il profilo
della loro “normale esemplarità” un gruppo di mss. etiopici non particolarmente rilevanti sotto il profilo testuale,
s’impone una valutazione che tenga conto, oltre alle informazioni che il catalogo in sé offre, della direzione di metodo che esso indica. Apparentemente un catalogo del genere sembra concepito per fare la gioia dell’“archeologo
del manoscritto”, e credo che nelle intenzioni la prolissità della descrizione e il dispiego dei vari apparati miri a
questo risultato. Nella sostanza, l’omissione di informazioni essenziali – non vi si trova alcuna indicazione sull’ordine di successione dei lati pelo e carne dei fogli nel fascicolo –, e l’accumulo di informazioni tanto minute quanto
scarsamente gerarchizzate (l’indicazione della presenza dei segni interpuntivi, per esempio, se non è chiaramente
riferibile al testo, resta priva di senso) e perciò inutilizzabili, rischiano – so che l’espressione è un po’ forte – di caratterizzare il contributo come la caricatura di un catalogo.
Si aggiunga a questo che la descrizione testuale lascia a desiderare: in un catalogo che si applica a un numero di mss. tutto sommato modesto, e considerata la tipologia prevalente dei testi44, non si può liquidare una raccolta di Miracoli di Maria con un rinvio secco al semplice titolo di due opere standard sull’argomento senza identificarne ulteriormente il contenuto; o indicare sommariamente la presenza di vari testi addizionali senza riportarne mai il testo per esteso, nemmeno in minima parte; o dare il testo etiopico, le pochissime volte che ciò accade (e
non si capisce perché, visto il totale affrancamento dai costi tipografici che le applicazioni informatizzate ormai
consentono) in una forma così palesemente erronea45. Se in questo catalogo, mi pare, si è cercato di dare spazio al42
Trinity Western University di Langley, British Columbia, Canada; la University of Oregon Museum of Natural and
Cultural History di Eugene, Oregon; la Abilene Christian University di Abilene, Texas; e la Mount Angel Abbey Library di
St. Benedict, Oregon.
43
STEVE DELAMARTER, The SGD Digital Collection: Previously Unknown and Uncatalogued Ethiopian Manuscripts
in North America, http://www.sbl-site.org/Article.aspx?ArticleId=622; ID., Catalogues and Digitization for Previously Uncatalogued Ethiopian Manuscripts in England and North America, comunicazione alla “XVIth International Conference of
Ethiopian Studies”, 2-6 July, 2007, Trondheim, Norway, cfr. l’abstract, http://www.svt.ntnu.no/ices2007/Abstractslong.Pdf, p.
28, nr. 42, anche a stampa, 16th International Conference of Ethiopian Studies (ICES 16). Abstracts, a cura di SVEIN EGE,
Trondheim 2007.
44
1 ms. (nr. 11 del catalogo) del Vangelo di Giovanni consistente di un solo f., notevole per età, XV sec.; 1 ms. (nr. 1)
consistente di 7 ff. illustrati; 6 mss. (nrr. 5, 6, 8, 12, 20, 21) del Salterio; i rimanenti contenenti preghiere e testi innologici e liturgici.
45
DELAMARTER e DEMEKE, A Catalogue of Previously Uncatalogued Ethiopic Manuscripts cit., p. 3, a proposito del
ms. Bodleian MS Aeth. d.9 (nr. 2 del catalogo), comprendente 74 Miracoli di Maria; per i testi addizionali, ibidem, pp. 7-8,
ms. Bodleian MS Aeth. 2.23 (nr. 6); p. 11, ms. Bodleian MS Aeth. e.25 (nr. 9); p. 19, ms. Bodleian MS Aeth. g.22 (nr. 13); p.
continua a pag. sg.
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 12/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
la descrizione degli aspetti materiali – e ve n’è certamente bisogno – si è andati probabilmente oltre il segno, parallelamente quasi assumendo – senza motivo – che ciò dovesse avvenire a discapito della descrizione del testo. In
sostanza, se mai si è dato un recensere, si potrebbe dire che qui si è applicato un describere sine interpretatione: il
che – dato atto dello sforzo comunque apprezzabile degli autori – non pare marcare la direzione giusta verso cui
muovere.
***
È utile a questo punto tirare brevemente le somme ripartendo da ulteriori precisazioni sul catalogo HMML.
Da un confronto, necessariamente a campione, ma univoco nei risultati, risulta che anche per i mss. che già erano
stati catalogati a stampa, il nuovo catalogo on-line non riporta le porzioni di testo, le pur non ricchissime indicazioni bibliografiche, e nemmeno i riferimenti ad altri mss. della stessa collezione o di altre, pur presenti nei volumi del catalogo46. I testi letterari sono identificati esclusivamente con riferimento al nome dell’opera, in etiopico o
in traduzione, ritenuti evidentemente sufficienti. Data la potenza e l’accessibilità del mezzo, c’è da attendersi che
la massa di descrizioni disponibili on-line tenderà a fissare lo standard di riferimento, e magari, di ritorno, a condizionare anche le descrizioni destinate alla pubblicazione esclusivamente nei cataloghi a stampa: bisogna dunque
verificarne attentamente premesse e conseguenze.
Pare evidente che il modello di descrizione del catalogo HMML – straordinaria e ammirevole per sicurezza
e rapidità di esecuzione – sia il non casuale punto di arrivo di un lungo processo. Non dobbiamo dimenticare che i
testi etiopici tramandati dai mss. sono, in proporzione considerevole, versioni, spesso ancora inedite, dal greco e
soprattutto dall’arabo, così come di traduzioni e rielaborazioni consistono in gran parte le altre letterature dell’Oriente Cristiano. Alcuni dei pionieri della catalogazione dei mss. etiopici – tra questi, più di altri, Hermann Zotenberg, non a caso, come si è detto, autore anche di un catalogo di mss. siriaci47 –, se pure non la consideravano il
loro obiettivo primario, tenevano comunque presente la necessità di identificare l’esatta Vorlage o le versioni parallele dei testi, per quanto potevano, al di là del semplice riconoscimento che quel testo etiopico era già noto da
altri cataloghi: il loro sguardo si spingeva dunque ben oltre l’orizzonte etiopico e risaliva in prospettiva a ritroso
l’intera “filiera” tradizionale cristiano-orientale. Tale prospettiva tendenziale – accolta nei cataloghi della serie
VOHD, episodicamente, ma talvolta assai felicemente, applicata nel catalogo HMML a stampa, ma in generale più
l’eccezione che la regola anche nei migliori cataloghi –, pare definitivamente scomparsa dall’orizzonte del nuovo
catalogo HMML on-line, o anche dal catalogo “tipo” di Steve Delamarter e Demeke Berhane, che, come si è detto,
tutto proiettato verso gli aspetti materiali – non si capisce perché – rischia di penalizzare tutti quelli testuali: tanto
più che oggi, per fare un esempio, disponiamo di tali strumenti48 che anche di un ms. del Vangelo si potrebbe rapidamente determinare l’esatta tipologia testuale.
Difficile non pensare che dietro questa impostazione vi sia l’allineamento a una tendenza che nel tempo ha
guadagnato campo, secondo cui gli studi etiopici dovrebbero affrancarsi dallo stato servile e subordinato in cui li
ha relegati la collocazione storico-critico-filologica della civiltà etiopica entro il più vasto ambito dell’Oriente Cristiano; e l’illusione che ciò possa attuarsi tramite la valorizzazione del dato materiale intrinseco senza la precisa e
consapevole individuazione di tratti significativi in una adeguata prospettiva storico-comparativa. Si tratta insomma della celebrazione dell’approccio “etiocentrico”, sincronico e “autarchico”, il cui accoglimento – è bene
esserne consapevoli – riduce notevolmente la portata della “catalogazione come base della ricerca”, perché pre23 (nr. 16), ms. Cambridge University Library Or. 2548; pp. 26-27, ms. Rylands Ethiopic MS 44 (nr. 18) ecc.; per le forme etiopiche erronee, si noti che per un disgraziato infortunio il segno “ka”, che è alla base anche della labiovelare “kwa”, è sempre
sostituito con il segno “ne¯”, cfr. ibidem, pp. xiii, 6, 29, 32, 34, e più di un errore si riscontra nelle trascrizioni alle pp. 112 e
114.
46
Sarà invece utile richiamare le cinque sezioni («attivabili o meno») individuate da PALMA, La catalogazione dei manoscritti in Italia cit., pp. 349-351 per un progetto di catalogo on-line: 1) «materiali utili per la conoscenza della biblioteca e
dei suoi fondi»; 2) «bibliografia, ordinata per segnatura e articolabile in forma sia alfabetica sia cronologica»; 3) «le descrizioni, dove potrebbero essere presentate … le precedenti catalogazioni a stampa, o anche, nel quadro del citato progetto di digitalizzazione, gli antichi inventari manoscritti»; 4) «le immagini»; 5) «una sorta di bacheca elettronica in cui le persone interessate potrebbero pubblicare, con tutte le garanzie relative alla privacy e alla protezione del diritto d’autore, loro lavori relativi ai manoscritti della biblioteca, oppure scambiarsi informazioni, formulare progetti, dibattere problemi di comune interesse».
47
HERMANN ZOTENBERG, Catalogue des manuscrits syriaques et sabéens (mandaïtes) de la Bibliothèque Nationale,
Paris 1874; tra gli altri “pionieri”, cfr. anche WILLIAM WRIGHT, Catalogue of the Syriac Manuscripts in the British Museum,
acquired since the year 1838, I-III, London 1870-1872.
48
ROCHUS ZUURMOND, Novum Testamentum Aethiopice. The synoptic gospels. General introduction. Edition of the
Gospel of Mark, Stuttgart 1989 (Äthiopistische Forschungen, 27); ID., Novum Testamentum Aethiopice. Part III. The Gospel
of Matthew, Wiesbaden 2001 (Aethiopistische Forschungen, 55); MICHAEL G. WECHSLER, Evangelium Iohannis Aethiopicum,
Lovanii 2005 (Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, 617, Scriptores Aethiopici, 109).
“Zenit Nadir II. I manoscritti dell’area del Mediterraneo: la catalogazione come base della ricerca” – p. 13/14
Alessandro Bausi, “La catalogazione come base della ricerca: il caso dell’Etiopia” - 6-8 luglio 2007
clude ogni seria interrelazione con il più vasto ambito storico-culturale in cui la civiltà etiopica del manoscritto si
è sviluppata ed è cresciuta: tanto per chi intenda praticare in profondità l’“archeologia del manoscritto” quanto per
chi intenda studiare – per restare in metafora – la “preistoria” o la storia tradizionale dei testi.
***
Astenendomi intenzionalmente da ogni considerazione sui problemi posti da censimento, salvaguardia, recupero e – solo in ultimo – catalogazione della gran massa di mss. etiopici conservati in Etiopia ed Eritrea – che
credo pongano oggettivamente problemi di altro ordine –, e prendendo spunto dalle recenti realizzazioni cui si è
accennato, proporrei i seguenti obiettivi e linee di condotta per la catalogazione dei mss. etiopici:
(1) concedere maggiore spazio ai dati materiali consapevolmente individuati come significativi dall’approfondito confronto con altri ambiti, in forme che non comportino comunque detrimento per la leggibilità e chiarezza dell’esposizione catalografica;
(2) identificare precisamente i testi con rinvio ai repertori essenziali della letteratura biblica, apocrifa, agiografica, patristica, in particolare arabo-cristiana, con inclusione di tutta la bibliografia specifica relativa ai testi etiopici, o sistematico rinvio, quando possibile, a ulteriori repertori, quali la Encyclopaedia Aethiopica;
(3) trasportare on-line i cataloghi esistenti a stampa e realizzarne di nuovi (on-line o anche a stampa) per
quanto le energie umane e finanziarie lo consentiranno: a condizione però che sia garantito – immediatamente o in
un futuro non indeterminato – uno spazio adeguato ai dati testuali, che per lo studio di un patrimonio letterario
largamente inedito, o non criticamente edito, come quello etiopico, hanno un’importanza specifica oggettivamente
maggiore che per altri domini; in subordine – ma non se ne vedrebbe l’economicità – che ai cataloghi on-line siano comunque ancora affiancati cataloghi tradizionali a stampa che includano ampiamente gli aspetti testuali;
(4) realizzare on-line – o anche a stampa – un “catalogo dei cataloghi” o un semplice “repertorio dei mss.
segnalati” e “neo-segnalati” secondo standard e modalità di collaborazione adeguate;
(5) realizzare un repertorio della bibliografia relativa a ciascun ms. etiopico a partire dai mss. conservati nei
fondi storici europei, su cui si è fatta la storia degli studi dagli inizi a oggi, comparabile al progetto BIBMAN in
corso di realizzazione per i mss. conservati in Italia.
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