Note di sala - Orchestra di Padova e del Veneto

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Note di sala - Orchestra di Padova e del Veneto
Venerdì
29 gennaio
Marco
Angius
50a stagione concertistica 2015/2016
Fondazione
Orchestra di Padova e del Veneto
via Marsilio da Padova 19
35139 Padova
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Venerdì 29 gennaio 2016 / Serie Blu
Auditorium Pollini – ore 20.45
Concerto n° 6412
Direttore
Marco Angius
Mezzosoprano
Cristina Zavalloni
Con il contributo di
Si ringrazia
Percorso Mahler III concerto
Programma
Giuseppe Verdi (1813-1901)
Sinfonia da «Luisa Miller»
Luciano Berio (1925-2003)
Folk Songs
per mezzosoprano e orchestra (1973)
Black is the color
I wonder as I wander
Loosin yelav
Rossignolet du bois
A la femminisca
La donna ideale
Ballo
Motettu de tristura
Malurous qu’o uno fenno
Lo fiolaire
Azerbaijan love song
{ intervallo }
Gustav Mahler (1860-1911)
Sinfonia n. 1 in re maggiore
Versione per orchestra da camera di Klaus Simon (2008)
I. Langsam, Schleppend, Wie ein Naturlaut; im Aanfag sehr gemächlich;
belebtes Zeitmass (Lentamente, trascinato, come un suono della natura;
all’inizio molto tranquillo)
II. Kräftig, bewegt, doch nicht zu schnell; Trio, Recht gemächlich
(Vigorosamente mosso, ma non troppo presto; Trio, Molto tranquillo)
III. Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen
(Solenne e misurato senza trascinare)
IV. Stürmisch bewegt. Energisch
(Tempestosamente agitato)
Gustav Mahler all’epoca della composizione della Sinfonia n. 1
4
PROGR AMMA
5
Note a margine
Torino-Padova: 7.10-11.12. Le stazioni delle due città sono accomunate da una
tortura transitoria riservata ai viaggiatori come gesto di accoglienza garbata: la
condanna all’ascolto del pianoforte nell’atrio che dispensa note a strimpellamento
gratuito (in proposito, sarà stato un raptus o l’emulazione di una performance
neo-dadaista a provocare la distruzione del pianoforte nella stazione di Napoli?).
Uno dei motivi principali per cui ho programmato la Sinfonia da Luisa Miller di
Verdi consiste nei silenzi scritti che sembrano rimandarne ogni volta l’avvio. Cos’è
il silenzio? Suoni (resi) invisibili sulla partitura ma presenti a uno stadio minimale
dell’ascolto secondo una condizione che rovescia radicalmente la percezione dei
fenomeni acustici. In altre parole, il silenzio è un infinito brusio della materia sonora. Verdi usa questi silenzi in modo affatto sperimentale e originale, ossia come
connotato drammaturgico. Il silenzio, inoltre, è una dimensione temporale poco
misurabile e i suoi margini tendono a smussarsi per accogliere l’estinzione dei
suoni o prepararne l’avvento. Dunque una dimensione psicologica prima che fisica, per quanto l’aspetto acustico rivesta un ruolo decisivo. Per questo credo che le
pause iniziali della Sinfonia vadano considerate -ossia interpretate- come fermate
intermittenti in cui percepire la vertigine di un vuoto apparente quanto ineffabile.
che lo renderà famoso e suscettibile di numerose imitazioni. Folk Songs è dunque
un’opera trasversale, una raccolta di canzoni nelle quali gli strumenti sono oggetto di una ricerca sul timbro e sulle emissioni che hanno fatto epoca.
Con la Prima Sinfonia di Mahler (1884-88) si riaffaccia il discorso sul silenzio del
suono (ovvero su come suona il silenzio in musica). Mahler ama sfiorare il silenzio
ovvero farlo avvertire all’ascoltatore come elemento tattile, sviluppando un’idea
spazialistica dell’organismo musicale. Le parti strumentali, ad esempio, si trovano
talvolta redatte a velocità simultanee differenziate, anticipando così soluzioni
proprie dell’avanguardia novecentesca (ciò si avverte all’inizio della Prima Sinfonia ma anche in altri lavori sinfonici, come avevo già accennato in apertura di
Stagione presentando la Seconda Sinfonia). L’inizio della Prima di Mahler è fin
troppo famoso per specularci in questa sede: è l’apoteosi del suono-silenzio, del
Naturlaut, dell’immersione animistica nella natura o dell’irrompere della natura
stessa nella partitura musicale. Diversamente da Verdi, e come Brahms, Mahler
non è attratto dall’opera lirica nella sua attività di compositore: tuttavia, all’opposto di Brahms, che è un costruttivista assoluto, le sinfonie di Mahler possono
esser considerate delle opere liriche senza scena, cioè dei grandi atti d’opera con
personaggi astratti, una sorta di teatro strumentale con una fortissima, addirittura
debordante concezione autobiografica della composizione musicale. In Mahler la
sinfonia diventa uno spazio aperto in cui la natura appare con paesaggi sonori
o episodi burrascosi; la memoria immaginativa converte poi la forma musicale
in spazio della coscienza, in vicende di amore e morte, di eroismo o sentimentalismo. Declinazione a oltranza di dati sonori leggibili come diario intimo immanente quanto viscerale, le sinfonie in Mahler diventano narrazioni ipersoggettive
del mondo, tentativi di tradurre il mondo stesso in termini di viaggio mentale e
acustico.
Luciano Berio ha orchestrato sia opere di Verdi che di Mahler. Mahler, che a sua
volta è stato anche direttore di opere verdiane, rappresenta l’irrompere del postmodernismo nella composizione musicale, la collisione/integrazione dei generi,
l’incontro tra canto popolare e forma sinfonica colta. In questo senso i Folk Songs
di Berio costituiscono una sorta di crocevia tra Sinfonia (1969) e le elaborazioni
mahleriane realizzate negli anni ’80-’90 relative essenzialmente ai cicli liederistici. Ho incontrato Berio una sola volta, nel 2003, pochi mesi prima della sua scomparsa, per discutere di un programma in suo onore che si sarebbe svolto al festival di Nuova Consonanza di Roma con due lavori su testi di Sanguineti (Laborintus
II e Canticum novissimi testamenti) e che poi è diventato postumo. Lo vidi anche
dirigere dal vivo, all’inizio degli ‘90: fu all’auditorium del Foro Italico con musiche
sue (Requies). Folk Songs è un lavoro che si ascolta spesso nella formazione per
sette strumenti che è anche quella originale. In seguito l’Autore ha strumentato il
ciclo per orchestra da camera mantenendo invariata la parte vocale. Si tratta di
una babele linguistica intersecata con una miriade di trasfigurazioni sonore in cui
il canto apparentemente popolare diventa sorgente di creatività e immaginazione
fuori di ogni tempo. In pratica, Berio coniuga i ritrovati più originali della musica
contemporanea con una cantabilità folk, appunto, inventando di fatto un genere
Nel Finale di questa Prima Sinfonia, un’ombra permane ostinatamente sull’orizzonte dell’ascolto: si tratta di un suono-sfondo grave, un Do che persiste in diversi stadi timbrici occupando circa 1/7 dell’intero movimento (n. 39-46 ossia
da batt. 436 a batt. 554, vedi grafico sottostante). Oltre che di suono-sfondo si
potrebbe parlare di suono-memoria in quanto tra le sue funzioni vi è proprio
quella di offrire un elemento unitario e riconoscibile al fluttuare dei frammenti
provenienti dal primo movimento della sinfonia: la fanfara in lontananza, i versi
dell’usignolo e del cuculo, il Naturlaut su più ottave che ha reso famosa la composizione. Ciò che contraddistingue questo Do è tuttavia riconducibile alla discontinuità con cui appare e scompare dal nostro campo percettivo per una semplice
legge gestaltica che fa concentrare o distrarre l’attenzione da eventi in primo
piano rispetto ad altri sullo sfondo. Ma non solo. Diversamente dai suoni-pedale
che si possono riscontrare nella produzione coeva o di poco precedente a Mahler
(come in Bruckner o nell’incipit del Rheingold, per restare in un ambito cronologico ristretto), si tratta di un vero e proprio oggetto sonoro che appare dapprima
in lontananza per poi prender parte alle vicende del discorso musicale con una
serie di mutazioni significative. Le indicazioni di Mahler, in questa sezione, sono
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7
NOTE A MARGINE
NOTE A MARGINE
particolarmente pressanti, umorali, ai limiti della nevrosi espressiva, aspetto che
connota la sua scrittura musicale fin dagli esordi e che comporta per l’interprete
incessanti cambiamenti agogici.
Questa, in sintesi, la macro-struttura sinottica del paesaggio sonoro e dei suoi
connotati:
Battute
Indicazioni agogiche
436
Langsam
Suono-sfondo (Do)Eventi
Inizio del Do Fanfara in
(contrabbasso) lontananza
438-441
Persistenza del Do
Più mosso
Risposta in eco
della fanfara, primi
richiami ornitologici
e suoni-impulso
442-446
Sehr zurückhaltend.
Isolamento del Do
Altri richiami
Sehr langsam und immer
mediante corona e suoni-impulso
noch mehr zurückhaltend
(446-447)
447
Molto ritardando
Doppia corona sul Do
in entrata e uscita
della batt.
448-451
A Tempo (schleppend)
Do velato dai movimenti
Rintocchi di quarte
movimenti cromatici
nei violini
(eco del primo mov.),
batt. 450-451
Polarizzazione del Do con
Richiami del cuculo
aggregati in ottava
e usignolo
degli archi che riconducono
gradualmente al clima
iniziale della sinfonia
452-454
455
Accelerando poco
Molto ritardando
Estensione della polarità
Richiami ornitologici
(Violini II)
456-457
Wieder sehr langsam,
Estensione della polarità
wie zuwor.
(Violini II)
Richiami ornitologici
458-475
Sehr langsam
476-479
Zurückhaltend
Estensione della polarità
Tema-memoria
(Violini I)
sospeso
Dilatazione temporale
Dispersione
e psicologica del Do
del tema-memoria
(distribuito su 5 ottave)
480-482
Tempo. Sehr breites
Passante dei violoncelli
Alla breve
Motivo dell’oboe
troncato e trasferito
Mahler, Sinfonia n. 1, prima pagina (autografo)
agli archi
(vedi batt. 483)
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NOTE A MARGINE
484-486
Etwas drängend
Passante del
Motivo dei Violini l contrabbasso e
troncato e trasferito
inizio colaratura timbrica
ai Vl. II
dei timpani 1
(vedi batt. 487)
487-489
Wieder zurückhaltend
Inizio crescendo
490-495
Tempo. Noch breiter
Fluttuazione dinamica
Esplosione a piena
als vorher.
e raddoppio orchestra
timbrico dei timpani 1-2
con scambi in dissolvenza
incrociata
496-498
Più mosso
499-503
Accelerando poco
504-554
Tempo I
Sul programma di stasera
BERIO
Dissolvenza del Do
Accordo galleggiante
dal contrabbasso (514-519)
ai timpani 1-2
La versione della Prima di Mahler presentata in quest’occasione è firmata da Klaus
Simon che ho preferito a quella di Stein per un motivo essenziale: si tratta di una
rielaborazione che di fatto ripensa la partitura in termini di assetto orchestrale e
non si limita a cassare strumenti con dei riquadri di elisione. Dunque l’equilibrio
delle sezioni ne esce calibrato per una dimensione di orchestra da camera.
Un segnale acustico annuncia l’arrivo imminente nella stazione di Padova tramite
una successione combinata di più voci: una femminile che richiama l’attenzione, una maschile-robotica che pronuncia il nome della città in modo oggettivo
e dissociato, una terza per l’orario o il ritardo, etc. Questo patch-work acustico
richiama -molto, ma proprio molto alla lontana- il processo operativo di un lavoro
di Berio della metà anni ’70, A-Ronne, i cui testi di Edoardo Sanguineti sono decostruiti diagonalmente in singole sillabe e fonemi. Dopo decenni di musica contemporanea mi suona abituale riconoscere il connotato compositivo di un annuncio
ferroviario in stile decostruttivista. La musica contemporanea è forse destinata ad
alimentare una funzione comunicativa quotidiana? Adorno trasalirebbe.
«Ho sempre provato un senso di profondo disagio ascoltando canzoni popolari
(cioè espressioni popolari spontanee) accompagnate dal pianoforte. È per questo e,
soprattutto, per rendere omaggio all’intelligenza vocale di Cathy Berberian che nel
1964 ho scritto Folk Songs per voce e sette esecutori (flauto/ottavino, clarinetto,
due percussioni, arpa, viola, violoncello) e, successivamente, per voce e orchestra
da camera (1973).
Si tratta, in sostanza, di un’antologia di undici canti popolari (o assunti come tali)
di varia origine (Stati Uniti, Armenia, Provenza, Sicilia, Sardegna, ecc.), trovati
su vecchi dischi, su antologie stampate o raccolti dalla viva voce di amici. Li ho
naturalmente interpretati ritmicamente e armonicamente: in un certo senso, quindi, li ho ricomposti. Il discorso strumentale ha una funzione precisa: suggerire e
commentare quelle che mi sono parse le radici espressive, cioè culturali, di ogni
canzone. Queste radici non hanno a che fare solo con le origini delle canzoni, ma
anche con la storia degli usi che ne sono stati fatti, quando non si è voluto distruggerne o manipolarne il senso.
Due di queste canzoni (La donna ideale e Ballo) non sono popolari nella sostanza,
ma solo nelle intenzioni: le ho composte io stesso nel 1947. La prima sulle parole
scherzose di un anonimo genovese, la seconda sul testo di un anonimo siciliano.»
[Luciano Berio]
Domani prima prova di lettura con Opv: dalle 10 alle 13 ci aspettano Verdi e Berio. Il pomeriggio invece sarà dedicato ai silenzi di Mahler.
[Marco Angius, dal treno 4]
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NOTE A MARGINE
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SUL PROGR AMMA DI S TA SER A
I testi
Black is the color
Black black black is the color
of my true love’s hair,
his lips are something rosy fair,
the sweetest smile
and the kindest hands;
I love the grass whereon he stands.
I love my love and well he knows,
I love the grass whereon he goes;
If he no more on earth will be,
’t will surely be the end of me.
Black black black is the color
Of my true love’s hair,
His lips are something rosy fair,
The sweetest smile
And the kindest hands;
I love the grass whereon he stands.
Nero è il colore
Nero è il colore
dei capelli del mio vero amore,
Le sue labbra sono come una rosa,
il sorriso più dolce
e le più delicate mani.
Amo la terra su cui si alza.
Amo il mio amore e lui lo sa bene.
Amo la terra dove lui cammina;
Se sulla terra non sarà più,
sarà sicuramente la mia fine.
Nero è il colore
dei capelli del mio vero amore,
Le sue labbra sono come una rosa,
il sorriso più dolce
e le più delicate mani;
Amo la terra su cui si alza.
I wonder as I wander
I wonder as I wander out under the sky
Mi domando
Mi domando quando vago sotto il cielo
How Jesus our Savior did come for
to die
Perché Cristo il nostro Salvatore sia
giunto per morire
For poor orn’ry people like you and
like I, I wonder as I wander out under
the sky.
Per persone misere come te e me,
mi interrogo quando vago sotto il cielo
stellato.
When Mary birthed Jesus ’twas in a
cow stall
With wise men and farmers and
shepherds and all,
But high from the Heavens a star’s
light did fall
The promise of ages it then did recall.
If Jesus had wanted of any wee thing
A star in the sky or a bird on the wing
Quando Maria diede alla luce Gesù era
in una stalla
con uomini saggi e contadini e pastori,
Ma nell’alto dei cieli la luce di una stella
cadente
Richiamò la promessa dei secoli.
Se Gesù avesse voluto ogni piccola cosa
Una stella nel cielo o un uccello in volo
O tutti gli angeli di Dio in cielo per
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I TE S TI
Or all of God’s angels in Heav’n for
to sing He surely could have had it
’cause he was the king.
cantare, di sicuro avrebbe potuto averli
perché lui era il re.
Loosin yelav
Loosin yelav ensareetz
Saree partzòr gadareetz
Shegleeg megleeg yeresov
Pòrvetz kedneen loosni dzov.
Jan a loosin
Jan ko loosin
Jan ko gòlor sheg yereseen
Xavarn arten tchòkatzav
Oo el kedneen tchògatzav
Loosni loosov halatzvadz
Moot amberi metch mònadz.
Jan a loosin, etc.
La luna è sorta
La luna è sorta oltre la collina,
Oltre la cima della collina,
La sua rossa, rosea faccia
gettava i suoi radiosi raggi.
O cara luna
Con la tua cara luce
E la tua cara, tonda, rosea faccia!
Prima che l’oscurità regnò
Coprendo la terra;
Il chiaro di luna l’ha inseguita
Nelle scure nuvole.
O cara nuvola
Rossignolet du bois
Rossignolet du bois,
Rossignolet sauvage,
Apprends-moi ton langage,
Apprends-moi-z à parler,
Apprends-moi la manière
Comment il faut aimer
Comment il faut aimer
Je m’en vais vous le dire,
Faut chanter des aubades
Deux heures après minuit,
Faut lui chanter: ‘La belle,
C’est pour vous réjouir’.
On m’avait dit, la belle,
Que vous avez des pommes,
Des pommes de renettes
Qui sont dans vot’ jardin.
Permettez-moi, la belle,
Que j’y mette la main.
Non, je ne permettrai pas
Que vous touchiez mes pommes,
Prenez d’abord la lune
Et le soleil en main,
Puis vous aurez les pommes
Qui sont dans mon jardin.
Usignolo del bosco
Usignolo del bosco
Usignolo selvaggio,
Insegnami il tuo linguaggio,
Insegnami a parlare come te,
Insegnami
Come si fa ad amare
Come si fa ad amare
Te lo dirò,
Deve cantare serenate
Due ore dopo mezzanotte,
Lui deve cantare: ‘Mia bella,
Questo è per la vostra gioia.’
Mi hanno detto, mia bella,
Che voi avete delle mele,
Alcune mele renette,
Che sono nel vostro giardino.
Permettetemi, mia bella,
Di toccarle.
No, non vi permetterò
Di toccare le mie mele,
Prima prendete la luna
E il sole in mano,
Poi potrete avere le mele
Che sono nel mio giardino.
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I TE S TI
A la femminisca
E Signuruzzu miù faciti bon tempu
Ha iu l’amanti miù’mmezzu lu mari
L’arvuli d’oru e li ntinni d’argentu
La Marunnuzza mi l’av’aiutari.
Chi pozzanu arrivòri ‘nsarvamentu
E comu arriva ‘na littra
Ma fari ci ha mittiri du duci paroli
Comu ti l’ha passatu mari, mari.
La donna ideale
L’omo chi mojer vor piar,
De quattro cosse de’e spiar.
La primiera è com’el è naa,
L’altra è se l’è ben accostumaa,
L’altra è como el è forma,
La quarta è de quanto el è dotaa.
Se queste cosse ghe comprendi
A lo nome di Dio la prendi.
Ballo
La la la la la la...
Amor fa disviare li più saggi
E chi più l’ama meno ha in sé misura
Più folle è quello che più s’innamura.
La la la la la la...
Amor non cura di fare suoi dannaggi
Co li suoi raggi mette tal cafura
Che non può raffreddare per freddura.
Motettu de tristura
Tristu passirillanti
Comenti massimbillas.
Tristu passirillanti
E puita mi consillas
A prongi po s’amanti.
Tristu passirillanti
Cand’ happess interrada
Tristu passirillanti
Faimi custa cantada
Cand’ happess interrada.
14
I TE S TI
Malurous qu’o uno fenno
Malurous qu’o uno fenno,
Maluros qué n’o cat!
Qué n’o cat n’en bou uno
Qué n’o uno n’en bou pas!
Tradèra ladèrida rèro, etc.
Urouzo lo fenno
Qu’o l’omé qué li cau!
Urouz inquéro maito
O quèlo qué n’o cat!
Tradèra ladèrida rèro, etc.
Lo fiolaire
Ton qu’èrè pitchounèlo
Gordavè loui moutous,
Lirou lirou lirou ...
Lirou la diri tou tou la lara.
Obio n’o counoulhèto
É n’ai près un postrou.
Lirou lirou, etc.
Per fa lo biroudèto
Mè domond’ un poutou.
Lirou lirou, etc.
E ièu soui pas ingrato:
En lièt d’un nin fau dous!
Lirou lirou, etc.
Azerbaijan love song
da maesden bil de maenaes
di dilamnanai ai naninai
go shadaemae hey ma naemaes yar
go shadaemae hey ma naemaes
sen ordan chaexman boordan
tcholoxae mae dish ma naemaes yar
tcholoxae mae dish ma naemaes
kaezbe li nintché dirai nintché
lebleri gontchae derai gontchae
kaezbe linini je deri nintché
lebleri gontcha de le gontcha
na plitye korshis sva doi
ax kroo gomshoo nyaka mae shi
ax pastoi xanaem pastoi
jar doo shi ma nie patooshi
go shadaemae hey ma naemaes yar
go shadaemae hey ma naemaes
sen ordan chaexman boordan
tcholoxae mae dish ma naemaes yar
tcholoxae mae dish ma naemaes
kaezbe li nintché dirai nintché
lebleri gontchae derai gontchae
nie didj dom ik diridit
boost ni dietz stayoo zaxadit
ootch to boodit ai palam
syora die limtchésti snova papalam
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I TE S TI
Interpreti
MARCO ANGIUS
Direttore di riferimento per il
repertorio moderno e contemporaneo,
ricopre dal 2011 la carica di
coordinatore artistico e direttore
principale dell’Ensemble Giorgio
Bernasconi presso l’Accademia
del Teatro alla Scala. Dal 2006 è
regolarmente invitato dall’Orchestra
Sinfonica Nazionale della Rai di Torino
(che tornerà a dirigere nelle stagioni
2016-2017), oltre a coltivare un
rapporto privilegiato come direttore
ospite presso il Teatro Comunale di
Bologna per la produzione musicale
contemporanea (Jakob Lenz di
Rihm, Don Perlimplin di Maderna, Il
suono giallo di Solbiati). Ha diretto
l’Ensemble Intercontemporain
(Agorà 2012), Tokyo Philharmonic,
Maggio Musicale Fiorentino, Teatro
La Fenice, Philarmonique de Nancy,
Teatro Petruzzelli, Orchestra della
Toscana, Orchestra di Padova e del
Veneto, la Verdi di Milano, I Pomeriggi
Musicali, Orchestra della Svizzera
Italiana, Orchestre de Chambre de
Lausanne… Assistente di Sir Antonio
Pappano per Guillaume Tell di Rossini
(Emi Records, 2010), ha ottenuto
il Premio del Disco Amadeus per
l’incisione di Mixtim di Ivan Fedele
(Stradivarius, 2007) ed è stato
ripetutamente invitato da Biennale di
Venezia, MiTo, Milano Musica, Warsaw
Autumn Festival, Ars Musica di
Bruxelles, Biennale Zagreb, deSingel
16
INTERPRE TI
di Anversa (con l’Hermes Ensemble
di cui è principale direttore ospite),
Traiettorie, Società del Quartetto di
Milano, Romaeuropa Festival, Royal
College of Music, Accademia Musicale
Chigiana. Nella ricca produzione
discografica spiccano opere di
Salvatore Sciarrino (Luci mie traditrici
per Stradivarius/Euroarts, Le stagioni
artificiali, Studi per l’intonazione del
mare, Cantiere del poema, Cantare
con silenzio, Libro notturno delle
voci), Ivan Fedele (Mosaîque), Giorgio
Battistelli (L’Imbalsamatore), Michele
dall’Ongaro (Checkpoint), Nicola Sani
(In red), Martino Traversa (Manhattan
bridge), oltre ad autori storici come
John Cage (Imaginary landscapes e
Sixteen dances), Franco Evangelisti
(Die Schachtel), Arnold Schönberg
(Pierrot lunaire). Marco Angius è anche
autore di numerosi saggi e scritti tra
cui Del suono estremo (Aracne, 2014)
e Come avvicinare il silenzio (Rai Eri,
2007). Tra le produzioni più recenti:
Aspern di Sciarrino (Teatro La Fenice),
La chute de la maison Usher di Ivan
Fedele (Luxembourg Philarmonie e
Amsterdam Muziekgebouw), L’Italia
del destino di Luca Mosca al Maggio
Musicale Fiorentino, La volpe astuta
di Janáček (Accademia Nazionale
di Santa Cecilia), Il diario di Nijinsky
di Detlev Glanert (Cantiere di
Montepulciano, 2009), l’incisione
integrale de L’Arte della fuga di Bach/
Scherchen con OPV (pubblicata da
Stradivarius), L’Arlésienne di Bizet
con Chiara Muti, Risonanze erranti
di Luigi Nono al Teatro Farnese di
Parma (incise per l’etichetta Shiiin).
Da ricordare inoltre gli impegni con
l’OSN Rai di Torino in una tournée
russa (ottobre 2015), ORT di Firenze
(Play.it), Plural Ensemble di Madrid,
Ensemble Prometeo (Domaines di
Boulez, Infinito nero di Sciarrino e
Quatre chants di Grisey), Accademia
Teatro alla Scala (con lavori di Mosca,
Sannicandro, Casella, Malipiero,
Rihm, Falla…). Dal settembre 2015
è Direttore musicale e artistico
dell’Orchestra di Padova e del Veneto.
CRISTINA ZAVALLONI
Cristina Zavalloni nasce a Bologna.
Di formazione jazzistica, intraprende
a diciotto anni lo studio del belcanto
e della composizione presso il
Conservatorio della sua città. Per
molti anni si dedica anche alla pratica
della danza classica e contemporanea.
Si esibisce nei più importanti teatri,
stagioni concertistiche, festival jazz di
tutto il mondo tra cui il Montreux Jazz
Festival, North Sea Jazz Festival, Free
Music Jazz Festival di Anversa, Moers
Music, Bimhuis, London Jazz Festival,
Klara Festival, International Jazz
Festival di Rotterdam, Concertgebouw
di Amsterdam, Concertgebouw di
Bruges, Lincoln Center e Carnegie
Hall, Walt Disney Hall, Teatro alla
Scala di Milano, Palau de la Musica
(Barcellona), Barbican Center, Beijing
Concert Hall, Moscow International
House, Wien Konzerthaus, Grande
Auditório - Fundação Gulbenkian
(Lisboa), Banlieues Bleues, Les Nuits
de Fourvière (Lione), New Palace of
Arts Budapest, Auditorium Parco della
17
INTERPRE TI
Musica di Roma, Blue Note di Milano,
Casa del Jazz di Roma, Umbria Jazz,
Suoni delle Dolomiti, Teatro La Fenice,
Teatro Filarmonico di Verona, Teatro
Comunale di Bologna. Si è esibita con
orchestre quali la London Sinfonietta,
BBC Symphony Orchestra, Schoenberg
Ensemble, Sentieri Selvaggi, Musik
Fabrik, Orkest De Volharding,
Orchestra della Rai Torino, Los
Angeles Philarmonic, ORT, Orchestra
Toscanini, Irish Chamber Orchestra,
ed è stata diretta da Martyn Brabbins,
Stefan Asbury, Reinbert De Leeuw,
Oliver Knussen, David Robertson,
Jurjen Hempel, Georges-Elie Octor,
Andrea Molino, Marco Angius, tra gli
altri. Collabora con il compositore
olandese Louis Andriessen, che ha
scritto per lei alcuni dei suoi più
recenti lavori tra cui Passeggiata
in tram per l’America e ritorno, La
Passione, Inanna, Letter from Cathy,
Racconto dall’Inferno, la parte di Dante
ne La Commedia (in prima mondiale
alla Walt Disney Hall di Los Angeles
e alla Carnegie Hall di New York
nel 2010), e il monodramma Anaïs
Nin (2010). È interprete di prime
esecuzioni di Carlo Boccadoro, Luca
Mosca, Emanuele Casale e di alcune
composizioni di James McMillan (la
prima statunitense di Raising Sparks,
Carnegie Hall, 2011). Frequenta il
repertorio barocco (Incoronazione di
Poppea, Combattimento di Tancredi
e Clorinda), collaborando con registi
e coreografi quali Mario Martone e
Alain Platel (VSPRS e Pitié!, su musiche
di Fabrizio Cassol), e con la Brass
Bang (Paolo Fresu, Gianluca Petrella,
Marcus Rojas, Steve Bernstein). Le
sue più recenti collaborazioni in
ambito jazzistico includono duo con
Jason Moran e Benoit Delbecq. Nel
2012, è ospite speciale del Premio
Django Reinhardt dell’Académie du
Jazz de France. Debutta al Grande
Auditório della Fundação Gulbenkian
di Lisbona, con la prima portoghese di
Per Caso Aznavour, riprende Pierrot
Lunaire di Schoenberg, al Teatro
Nazionale di Roma e Anaïs Nin di L.
Andriessen, alla Walt Disney Hall di
Los Angeles (prima USA). In maggio
debutta al Beijing Concert Hall, con
Racconto dall’Inferno di L. Andriessen,
e partecipa al progetto Strange
Fruit di Fabrizio Cassol, al KVS e al
Theatre National di Bruxelles. Ritorna
inoltre al West Cork Chamber Music
Festival con il debutto in Phaedra di
B. Britten e riprende il Combattimento
di Tancredi e Clorinda di MonteverdiBattistelli, con la regia di Mario
Martone, alle Terme di Caracalla
di Roma. In ottobre debutta al
Konzerthaus di Vienna nell’ambito del
100° anniversario di Pierrot Lunaire di
A. Schoenberg, con Moonsongs di Uri
Caine. Chiude l’anno con un concerto
alla Perm Philharmonie, un ritorno
a Mosca, alla Moscow International
House assieme ai Virtuosi Italiani,
un’esibizione a Bangkok con Federico
Mondelci e la Bangkok Symphony
Orchestra. Inaugura il 2013 con una
masterclass di canto a Cartagena
(Colombia), nell’ambito del Festival
Internacional de Musica. Seguono
il debutto nel progetto Barocco!
(19 marzo) con il gruppo Brass
Bang! e la ripresa di Moonsongs
di Uri Caine al Teatro Comunale di
Modena (15 aprile). Debutta in The
rape of Lucretia (in scena al Teatro
Alighieri di Ravenna, al Teatro Valli
di Reggio Emilia e al Maggio Musicale
Fiorentino), in vista del debutto nella
parte di Ms. Jessel in The turn of the
18
INTERPRE TI
screw (al Teatro Comunale di Bologna,
dal 19 al 27 novembre), nell’ambito
delle celebrazioni del centenario della
nascita di Benjamin Britten. Prosegue
nella tournée di presentazione del suo
ultimo progetto discografico, La donna
di cristallo, assieme alla Radar Band,
con concerti al Lugo Opera Festival,
al Torino Jazz Festival (27 aprile),
dove riscuote un clamoroso successo,
davanti a un pubblico di 10.000
persone. Il progetto sarà ripreso in
un’inedita “Deluxe version” firmata
dalla Zavalloni e da Cristiano Arcelli,
assieme all’Italian Jazz Orchestra
e agli Archi dell’Orchestra Bruno
Maderna, il 30 maggio al Teatro Fabbri
di Forlì. Nel 2013, Cristina Zavalloni
è stata inoltre protagonista di Carmen
(da George Bizet), nell’inedita rilettura
dell’Orchestra di Piazza Vittorio, al
Festival Les Nuits de Fourvière di
Lione, dal 23 al 26 giugno, ripresa
poi alle Terme di Caracalla nel 2014
per il Teatro dell’Opera di Roma.
Tra gli impegni del 2014 ricordiamo
l’esecuzione di Folk Songs di L. Berio
assieme a Sentieri Selvaggi, per la
Società del Quartetto di Milano, il
concerto all’Accademia Nazionale di
Santa Cecilia con musiche di Marcello
Panni, La Commedia di Andriessen a
Washington, concerti ad Amsterdam,
Siena, e la tournée con Brass Bang a
Treviso e a Brescia, con il progetto
Barocco! Nel 2015 si è presentata
in concerto con l’Orchestra della
Radio Svizzera Italiana, a Utrecht, a
Amsterdam, all’Achtbrucken Festival
di Colonia, e ancora in concerto con
Andrea Rebaudengo a Varsavia e
a Cremona, al Nuovo Auditorium
del Museo del Violino, e insieme a
Gabriele Mirabassi per gli Amici della
Musica di Torino. Nel novembre 2015
è stata interprete di Corpi Eretici,
nuova opera di Mauro Montalbetti a
Reggio Emilia, direttore Lanzillotta,
regia di Marco Baliani. Fra i prossimi
impegni una serie di concerti a
Londra, con Britten Symphonia e BBC
Symphony Orchestra, Folk Songs con
l’Orchestra di Padova e del Veneto
(direttore Marco Angius) e ancora
Theatre of the World la nuova opera
di Andriessen a con la Los Angeles
Symphony Orchestra e all’Opera di
Amsterdam, regia di Pierre Audi. Ha
pubblicato presso Egea IDEA (2006),
Tilim–Bom (2008), Solidago (2009), La
donna di cristallo (2012).
ORCHESTRA DI PADOVA
E DEL VENETO
L’Orchestra di Padova e del Veneto
si è costituita nell’ottobre 1966 e si è
affermata come una delle principali
orchestre italiane nelle più prestigiose
sedi concertistiche in Italia e all’estero.
È formata sulla base dell’organico
del sinfonismo “classico”. Peter Maag
– il grande interprete mozartiano
– ne è stato il direttore principale
dal 1983 al 2001. Alla direzione
artistica si sono succeduti Claudio
Scimone, Bruno Giuranna, Guido
Turchi, Mario Brunello (direttore
musicale, 2002-2003), Filippo
Juvarra (Premio della Critica Musicale
Italiana “Franco Abbiati” 2002).
Nel settembre 2015 Marco Angius
ha assunto l’incarico di direttore
musicale e artistico. Nella sua lunga
vita artistica l’Orchestra annovera
collaborazioni con i nomi più insigni
del concertismo internazionale
tra i quali si ricordano S. Accardo,
P. Anderszewski, M. Argerich,
V. Ashkenazy, J. Barbirolli, Y. Bashmet,
19
INTERPRE TI
R. Buchbinder, M. Campanella,
G. Carmignola, R. Chailly, C. Desderi,
G. Gavazzeni, R. Goebel, N. Gutman,
Z. Hamar, P. Herreweghe, A. Hewitt,
C. Hogwood, L. Kavakos, T. Koopman,
A. Lonquich, R. Lupu, M. Maisky,
V. Mullova, A.S. Mutter, M. Perahia,
I. Perlman, M. Quarta, J.P. Rampal,
S. Richter, M. Rostropovich, H. Shelley,
J. Starker, R. Stoltzman, H. Szeryng,
U. Ughi, S. Vegh, K. Zimerman.
L’Orchestra è l’unica Istituzione
Concertistico - Orchestrale (I.C.O.)
operante nel Veneto e realizza circa
120 tra concerti e recite d’opera
ogni anno, con una propria Stagione
a Padova, concerti in Regione, in
Italia e all’estero per le maggiori
Società di concerti e Festival.
Nelle ultime Stagioni si è distinta
anche nel repertorio operistico,
riscuotendo unanimi apprezzamenti
in diversi allestimenti. A partire
dal 1987 l’Orchestra ha intrapreso
una vastissima attività discografica
realizzando oltre cinquanta incisioni
per le più importanti etichette.
Tra le pubblicazioni più recenti
l’Arte della fuga di Bach/Scherchen
diretta da M. Angius (Stradivarius),
Vivaldi Seasons and Mid-Seasons
con S. Tchakerian e P. Tonolo (Decca),
Sinfonie e concerti di Pleyel e Vanhal
con L. Bizzozero e S. Bohren (Sony), la
Passione di Gesù Cristo di Paër diretta
da S. Balestracci (cpo), i Concerti per
violoncello di Haydn e Wranitzky con
E. Bronzi solista e direttore (Concerto).
L’Orchestra di Padova e del Veneto è
sostenuta da Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, Regione del Veneto
e Comune di Padova.
Partecipano al concerto
Marco Rogliano
Violini primi
Enrico Rebellato **
Sonia Domoutschieva
Chiaki Kanda
David Mazzacan
Suela Kazazi
Nicolò Turatello °
Violini secondi
Gianluca Baruffa *
Pavel Cardas
Davide Dal Paos
Ivan Malaspina
Roberto Zampieri
Elena Cardin °
Viole
Alberto Salomon *
Floriano Bolzonella
Silvina Sapere
Giada Broz
Violoncelli
Mario Finotti *
Caterina Libero
Fernando Sartor
Giancarlo Trimboli
Contrabbassi
Francesco Di Giovannantonio *
Giorgia Pellarin
Yordano Nunez °
Flauti
Mario Folena *
Riccardo Pozzato
Ottavino
Andrea Dainese
Oboi
Paolo Brunello *
Victor Vecchioni
20
PARTECIPANO AL CONCERTO
Clarinetti
Luca Lucchetta *
Stefano Cardo
Roberto Scalabrin
Fagotti
Aligi Voltan *
Lorenzo Vignato
Marco Angius © by Silvia Lelli
Violino principale
Prossimi concerti
Corni
Marco Bertona *
Michele Fait
Danilo Marchello *
Alberto Prandina
Trombe
Simone Lonardi *
Daniele Casarotti
Tromboni
Alessio Brontesi *
Michele Zulian
Fabio Rovere
Tuba
Roberto Ronchetti
Timpani
Alberto Macchini *
Sabato 30 gennaio 2016
Auditorium Pollini, Padova
Families&Kids
ore 17.30
MARCO ANGIUS
GIAMPAOLO PRETTO
Direttore
Flauto solista e direttore
CRISTINA ZAVALLONI
Mezzosoprano
Percussioni
Stefano Tononi
Paolo Parolini
berio Folk Songs
Fisarmonica
Davide Vendramin
Pianoforte
Alessandro Cesaro
Arpa
Emanuela Battigelli
* Prima parte
** Concertino
° L’organico del concerto prevede
l’inserimento di studenti nell’ambito
di una collaborazione fra l’OPV, il
Consorzio tra i Conservatori del
Veneto e l’associazione Amici dell’OPV.
Giovedì 11 febbraio 2016
Auditorium Pollini, Padova
Serie Blu
ore 20.45
21
PROSSIMI CONCERTI
ravel Le tombeau de Couperin
vivaldi Concerti per flauto, archi
e b.c. RV 440 e RV 429
bach / stravinsky
Quattro Preludi e Fughe
dal Clavicembalo ben temperato
(prima esecuzione italiana)
casella Paganiniana
Amici dell’OPV
È un’associazione senza scopo di lucro
che si propone di sostenere l’OPV in
tutte le sue attività. Si dedica in particolare alla promozione di iniziative
rivolte ai giovani e al nuovo pubblico,
avvalendosi del contributo di Privati
e Aziende.
GLI OBIETTIVI
L’Associazione realizza un programma
annuale intervenendo in quattro ambiti principali.
› Sostenendo l’OPV
Nella realizzazione della Stagione e
dell’attività concertistica attraverso
contributi diretti alla produzione.
› Valorizzando i giovani musicisti
Attraverso la creazione di borse di
studio destinate ai migliori allievi
dei Conservatori del Veneto, coinvolti in alcune tra le piú importanti
produzioni della Stagione.
› Promuovendo i progetti EDU
Per avvicinare i bambini, le famiglie
e il nuovo pubblico all’OPV e alla
musica.
› Ideando iniziative e progetti speciali
Quali incontri, conferenze e concerti
straordinari.
22
AMICI DELL’OPV
Fondazione OPV
DIVENTARE AMICI
È il modo piú semplice e immediato
per contribuire in prima persona ai
progetti dell’OPV.
Enti Fondatori
Comune di Padova
Provincia di Padova
Regione del Veneto
› I Privati
Potranno usufruire di facilitazioni nell’accesso a tutte le attività
dell’Orchestra e partecipare agli
eventi culturali riservati agli Amici
dell’OPV.
› Le Aziende
Potranno beneficiare di progetti e
iniziative personalizzate, collegando
il proprio nome in maniera esclusiva
ad attività di alto profilo artistico e
culturale.
Consiglio generale
Massimo Bitonci Presidente
Vittorio Trolese Vicepresidente
Luca Zaia
Claudio Scimone
Collegio dei Revisori dei Conti
Alberto Galesso Presidente
Francesco Secchieri
Paola Ghidoni
Direttore musicale e artistico
Marco Angius
Assistente alla direzione artistica
Maffeo Scarpis
Segreteria artistica e organizzativa
Lucio Lentola
Cecilia Mantovani
Responsabile amministrativa
Fabiana Condomitti
Segreteria amministrativa
Silvia Paccagnella
Comunicazione, marketing
e development
Alberto Castelli
Fabrizio Rosso
Progetti scuole e università
Anna Linussio
ADESIONI E INFORMAZIONI
Associazione Amici dell’OPV
Casa della Rampa Carrarese
Via Arco Vallaresso 32
35141 Padova
T +39 348 5337860
[email protected]
Organizzazione tecnica e logistica
Pietro Soldà
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FONDA ZIONE OPV
Bunker / Julia Binfield
50a Stagione concertistica 2015/2016
www.opvorchestra.it