Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939

Commenti

Transcript

Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939
PUBBLICAZIONI DEGLI ARCHIVI DI STATO
SUSSIDI 12
SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI
ROMA
HRVATSKI INSTITUT ZA POVIJEST
ZAGREB
Le vittime di nazionalità italiana
a Fiume e dintorni (1939-1947)
Žrtve talijanske nacionalnosti
u Rijeci i okolici (1939.-1947.)
a cura di / uredili
AMLETO BALLARINI e MIHAEL SOBOLEVSKI
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
DIREZIONE GENERALE PER GLI ARCHIVI
2002
DIREZIONE GENERALE PER GLI ARCHIVI
SERVIZIO DOCUMENTAZIONE E PUBBLICAZIONI ARCHIVISTICHE
Direttore generale per i beni archivistici: Salvatore Italia
Direttore del Servizio: Antonio Dentoni-Litta
Comitato per le pubblicazioni: il direttore generale per gli archivi Salvatore Italia,
presidente; Paola Carucci, Antonio Dentoni-Litta, Ferruccio Feruzzi, Cosimo Damiano
Fonseca, Guido Melis, Claudio Pavone, Leopoldo Puncuh, Isabella Ricci, Antonio
Romiti, Isidoro Soffietti, Giuseppe Talamo, Lucia Fauci Moro, segretaria.
Cura redazionale: Mauro Tosti-Croce
© 2002 Ministero per i beni e le attività culturali
Direzione generale per gli archivi
ISBN 88-7125-239-X
Vendita: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – Libreria dello Stato
Piazza Verdi, 10 – 00198 Roma
Finito di stampare nel mese di settembre 2002
Tipolitografia Spoletini - Via Giacomo Folchi, 28 - 00151 Roma
SOMMARIO - SADRŽAJ
Premessa
Predgovor
7
10
Tavola delle abbreviazioni e delle sigle / Tablica upotrebljene kratice
13
IL PROGETTO, LE FONTI E IL TERRITORIO
Gli antefatti di un accordo senza precedenti
Il testo dell’accordo
Elenco degli istituti ed enti di conservazione
La Provincia del Carnaro: territorio e popolazione
17
19
22
24
PROJEKT, IZVORI I TERITORIJ
Činjenice koje su prethodile sporazum bez premca
Tekst sporazuma
Arhiviska građa i dokumentacija u zavodima i u institucijama
Kvarnerska provincija: teritorij i pučanstvo
30
32
35
37
PROFILO STORICO di Amleto Ballarini
POVIJESNI PREGLED DOGAĐAJA [in croato] Amleto Ballarini
43
96
FIUME: UNA STORIA COMPLESSA di Mihael Sobolevski
ZAMRšENA POVIJEST RIJEKE [in croato] Mihael Sobolevski
147
171
BIBLIOGRAFIA - BIBLIOGRAFIJA
194
DATI STATISTICI - STATISTIčKI PODACI
199
CAMPI DI PRIGIONIA DEGLI ITALIANI IN JUGOSLAVIA (1945-1947)
ZAROBLJENIčKI LOGORI TALIJANA U JUGOSLAVIJI (1945.-1947.)
209
214
LAVORI FORZATI, AL CARCERE, A MULTE, A PROVVEDIMENTI
DI SEQUESTRO E CONFISCA, REGISTRATE A CARICO DI CITTADINI DELL’EX
PROVINCIA DEL CARNARO DAL 3 MAGGIO 1945 AL 31 DICEMBRE 1948
OSUDE NA PRISILNI RAD I NA ZATVOR, NA GLOBE, NA ZAPLJENE I KONFISKACIJE,
ZAVEDENE NA TERET GRA ĐANA BIV š E K VARNERSKE PROVINCIJE OD 3.
SVIBNJA 1945. DO 31. PROSINCA 1948.
CONDANNE AI
LA SCHEDA
ANKETNI LIST
219
221
239
245
ELENCO PROVVISORIO VITTIME PRESUNTE / PRIVREMENI POIMENIčNI POPIS
VJEROJATNIH ŽRTAVA
SCHEDE VITTIME ACCERTATE / ANKETNI LISTOVI POTVRĐENIH ŽRTAVA
255
263
PREMESSA
Il progetto di ricerca «Le perdite umane di nazionalità italiana a Fiume e
dintorni nel periodo che va dall’inizio della seconda guerra mondiale al trattato di
pace di Parigi (1939-1947)» ha ottenuto l’alto patronato del Presidente della
Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro. L’attività di ricerca e gli oneri editoriali
relativi al presente volume sono stati sostenuti, da parte italiana, grazie all’alto
patrocinio e al determinante contributo della Direzione generale per gli archivi del
Ministero per i beni e le attività culturali e grazie al sostegno del Ministero degli
affari esteri e dell’Università popolare di Trieste che ha attivamente collaborato per
la realizzazione del progetto. Nell’ambito della Repubblica di Croazia, avendo
espresso parere favorevole all’iniziativa l’allora presidente Franjo Tudjman tramite
Nevio Setić assistente del consigliere per la politica interna, il progetto è stato
seguito da un gruppo di lavoro dell’Istituto croato per la storia diretto da Mirko
Valentić, con sede a Zagabria. Il gruppo di lavoro è stato coordinato da Mihael
Sobolevski, quale unico e diretto referente, con la collaborazione di Marino Manin.
Il gruppo della Società di studi fiumani di Roma, composto da Neri Drenig,
Ljubinka Karpowicz, Sole de Felice, Fulvio Scalcione, Emiliano Loria, è stato
guidato da Amleto Ballarini che, oltre a svolgere attività di ricerca, ha elaborato il
testo e i dati per la parte italiana, affiancato soprattutto da Marino Micich che ha
revisionato il testo e le traduzioni, svolto attività di ricerca e di interprete con la
controparte croata, ha seguito la revisione e classificazione dei dati raccolti. Ha
collaborato alla ricerca, grazie all’adesione della Comunità degli italiani di Fiume,
dell’Unione degli Italiani e del Centro ricerche storiche di Rovigno, un gruppo di
studiosi della minoranza italiana composto da: Luciano Giuricin, Laura Marchig,
Aleksandar Kovačević, Pino Bulva. Riteniamo sia doveroso rivolgere un
ringraziamento a Mario Stalzer che, sia a titolo personale, sia quale segretario
generale del Libero Comune di Fiume in esilio, ha attivamente collaborato alla fase
preparatoria del progetto, ad Arduino Agnelli che con la sua partecipazione diretta
ha agevolato la fase iniziale delle nostre ricerche a Belgrado, a Luigi Emilio Longo
che ha favorito e perfezionato i rapporti della Società di studi fiumani con gli archivi
militari della Repubblica Italiana e a Gaetano La Perna che ci ha fornito notizie
tratte dal suo archivio privato. Un ulteriore sostegno finanziario all’iniziativa è stato
dato da: Associazione per la cultura fiumana, istriana e dalmata nel Lazio,
Associazione Libero Comune di Fiume in esilio, Aldo Innocente, Fondazione
«Giovanni Agnelli» FIAT Torino, Giuseppe Tatarella per il gruppo alla Camera dei
deputati di Alleanza Nazionale, Giulio Maceratini per il gruppo al Senato di
Alleanza Nazionale, Sauro Gottardi, Edoardo Uratoriu, Harri Berani, Silvana
Fabietti, Celio Vallone, Amleto Venneri, Ileana Sviben, Francesco Solimini.
Ringraziamo infine, con il defunto senatore a vita Leo Valiani, quanti hanno
seguito e sostenuto l’attività di ricerca collaborando attivamente con noi o
agevolandoci nell’ambito delle proprie specifiche competenze: Vincenzo Avallone Ministero dell’interno, Sonja Brozović-Cuculić - sindaco di Castua (Croazia),
8
Premessa - Predgovor
Biagio Di Grazia - addetto militare dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado
(Jugoslavia), Pier Attinio Forlano - Ministero degli affari esteri italiano, Velimir
Ivetić - Archivio militare di Belgrado, Franjo Jurčević - parroco di Castua
(Croazia), Ines Krota - Archivio dello Stato di Fiume (Croazia), Slavko Linić sindaco di Fiume (Croazia), Antonio Dentoni Litta - Ministero per i beni e le attività
culturali, Ugo Lotti - Ufficio storico della Polizia di Stato del Ministero dell’interno
- Roma, Bernardino Mancini - addetto dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado
(Jugoslavia), Ezio Mestrovich - direttore del quotidiano «La Voce del Popolo» di
Fiume (Croazia), Maurizio Moreno - Ministero degli affari esteri italiano, Mario
Musella - console generale d’Italia a Fiume (Croazia), Angela Padellaro - Ministero
per i beni e le attività culturali, Roberto Pietrosanto - Ministero degli affari esteri
italiano, Jovan Popović - Archivio centrale dello Stato - Belgrado, Giulio
Quintavalli - Ufficio storico della Polizia di Stato del Ministero dell’interno - Roma,
Alessandro Rossit - Università popolare - Trieste, Rolando Santarelli - Ufficio
storico della Guardia di Finanza - Roma, Antonio Santini - Onorcaduti - Ministero
della difesa - Roma, Riccardo Sessa - ambasciatore d’Italia a Belgrado, Mauro
Tosti-Croce - Ministero per i beni e le attività culturali, Maurizio Tremul - Unione
degli Italiani - Fiume (Croazia), Slavko Vukčević - Archivio militare di Belgrado,
Annalisa Zanuttini - Archivio centrale dello Stato di Roma, Valerio Zappia presidente della Comunità degli italiani di Fiume (Croazia).
Siamo grati a chi ha fornito notizie utili alla ricerca e ci scusiamo con i parenti,
qui di seguito elencati, delle vittime di cui non è stato possibile, nella quasi totalità
dei casi, accertare il luogo di sepoltura e le modalità del decesso non essendo stati
reperiti documenti e testimonianze utili a tal fine: Alfredo Polonio Balbi (detto Fedi)
per il fratello Michele Polonio Balbi, Santulin Bartola (Roma) per il marito Vincenzo
Gigante, Annamaria Buricchi (Brescia) per il padre Gino Buricchi, Eva e Laura
Butti per il padre Vito Butti, Fabio Colussi (Roma) per il padre Carlo Colussi e per
la madre Nerina Copetti, Veniero Gigante (Genova) per il nonno Riccardo Gigante,
la cui sepoltura, unitamente a quella d’altri sconosciuti, è stata individuata a Castua
(allo stato attuale, sulla base delle indicazioni fornite nel corso della presente
ricerca, è in fase esecutiva un progetto di recupero delle salme sottoscritto fra gli
organi competenti della Repubblica Italiana e della Repubblica Croata), Claudio
Ghersi (Genova) per il padre Michelangelo e la sorella Annamaria, Giovanni
Grabar (Cermenate-Como) per il concittadino Vittorio Rupnich, Massimo
Gustincich (Roma) per il concittadino Maurizio Rosenfeld, Adolfina Hodl (Palermo)
per la sorella Enrichetta Hodl, Angelo Jacovella (Avellino) per colleghi della
Questura di Fiume, Livia Karadžija (Fiume, Croazia) per parenti e amici della
Comunità israelitica fiumana, Giuseppe Sincich (La Spezia) per il padre Giuseppe
Sincich, Edoardo Vollman (Padova) per il padre Adalberto, Rosemarie Wildi
(Svizzera) per parenti e amici della Comunità israelitica fiumana.
La Società di studi fiumani si è avvalsa per la realizzazione del progetto di un
apposito comitato scientifico composto da: Arduino Agnelli (Università degli studi
di Trieste), Carlo Ghisalberti (Università degli studi “La Sapienza” di Roma),
Premessa - Predgovor
9
Luciano Giuricin (Centro ricerche storiche di Rovigno), Giuseppe Parlato (Libera
Università degli Studi “San Pio V” di Roma), Marino Manin (Istituto croato di
storia di Zagabria), Danilo Massagrande (vice direttore raccolte storiche del
Comune di Milano), Mihael Sobolevski (Istituto croato di storia - Zagabria),
Giovanni Stelli (Università degli studi della Basilicata). Ogni membro del Comitato
ha sottoscritto il seguente verbale conclusivo: «Avendo preso visione del piano
editoriale dell’opera bilingue illustrante il progetto di ricerca sulle vittime di
nazionalità italiana nella provincia di Fiume (1939-1947), esaminati i testi a
commento e a chiarimento delle condizioni storiche e ambientali relative all’epoca
e al territorio preso in esame, valutati i supporti documentali a corredo, la quantità
e la qualità delle fonti archivistiche e bibliografiche consultate, l’analisi statistica
dei dati raccolti e il sistema adottato per il loro utilizzo esente da ogni giudizio di
parte e da qualsivoglia implicazione politica, giudico il risultato ottenuto altamente
degno di stampa e meritevole di diffusione presso gli istituti culturali dei due Paesi
direttamente interessati: la Repubblica d’Italia e la Repubblica di Croazia».
AVVERTENZA:
La Società di studi fiumani non considera definitivo il presente lavoro che, per carenza di
ulteriori fondi, non è stato possibile portare a compimento come era nelle intenzioni e negli scopi
del progetto iniziale. Ci auguriamo che altri, alla luce di nuovi archivi disponibili, abbiano mezzi
sufficienti per completarlo. Per le inesattezze, per gli errori e per le omissioni riscontrabili saremo
grati a quanti avranno la cortesia di far pervenire le opportune correzioni che saranno pubblicate in
una successiva «errata corrige» ad integrazione dell’opera.
PREDGOVOR
Istraživački projekt “Ljudski gubici talijanske nacionalnosti u Rijeci i okolici
u razdoblju od početka Drugog svjetskog rata do Pariškog mirovnog ugovora
(1939.-1947.)” dobio je visoko pokroviteljstvo predsjednika Republike Italije
Oscara Luigija Scalfara. Na talijanskoj strani ovaj svezak ugledao je svjetlo dana
zahvaljujući i odlučnom doprinosu Ministarstva za kulturna dobra i zahvaljujući
potpori Ministarstva vanjskih poslova i Narodnog sveučilišta u Trstu koje je
aktivno surađivalo na realizaciji projekta. U Republici Hrvatskoj, u pogledu te
inicijative pozitivno mišljenje izrazio je predsjednik Franjo Tuđman, po savjetu
Nevija Šetića pomoćnika savjetnika Predsjednika za unutarnju politiku. Na
projekt je radila radna grupa Hrvatskog instituta za povijest pod ravnanjem
Mirka Valentića, sa sjedištem u Zagrebu. Radnom grupom koordinirao je Mihael
Sobolevski, kao jedini neposredni suradnik, uz suradnju Marina Manina.
Grupa Društva za riječke studije iz Rima, u sastavu Nerija Dreniga, Ljubinke
Karpowicz, Solea de Felicea, Fulvija Scalcionea, Emilijana Lorije, vodio je
Amleto Ballarini, on je uz istraživačku djelatnost sastavio tekst i podatke za
talijansku stranu, uz njegovu pomoć je Marino Micich koordinirao prevođenje,
revidirao tekst na hrvatskom, obavljao djelatnost tumača s hrvatskom stranom te
proveo popisivanje dokumentarnog materijala. U istraživanju je surađivala,
zahvaljujući privoli Zajednice Talijana iz Rijeke, Unije Talijana i Centra za
povijesna istraživanja iz Rovinja, grupa istraživača talijanske manjine u sastavu:
Luciano Giuricina, Laura Marchig, Aleksandar Kovačevića i Pino Bulve.
Smatramo svojom dužnošću zahvaliti se Mariju Stalzeru koji je kao glavni tajnik
Slobodne općine Rijeka u egzilu, aktivno sudjelovao u pripremnoj fazi projekta,
Arduinu Agnelliju koji je sa svojim neposrednim sudjelovanjem olakšao početnu
fazu naših istraživanja u Beogradu, Luigiju Emiliju Longu koji je olakšao i
produbio odnose Društva za riječke studije s vojnim arhivima Republike Italije, i
Gaetanu La Perni koji nam je dao podatke iz svog privatnog arhiva. Dodatnu
financijsku podršku inicijativi pružili su: Udruga za riječku, istarsku i
dalmatinsku kulturu u Laziju, Udruga slobodna općina Rijeka u egzilu, Aldo
Innocente iz Trsta, zaklada “Giovanni Agnelli” FIAT Torino, Giuseppe Tatarella
za grupu Alleanze nazionale u Narodnoj skupštini, Giulio Maceratini za grupu
Aleanze nazionale u Senatu, Sauro Gottardi, Edoardo Uratoriu, Harri Berani,
Silvana Faietti, Celio Vallone, Amleto Venneri, Ileana Sviben, Francesco
Solimini.
Zahvaljujemo se na kraju, uz pokojnog doživotnog senatora Lea Valianija,
svima onima koji su pratili i podržali istraživačku djelatnost aktivno surađujući
s nama ili pomažući u okviru svojih specifičnih kompetencija: Vincenzo Avallone
- Ministarstvo unutarnjih poslova - Rim, Mauro Tosti Croce - Ministarstvo za
kulturna dobra i aktivnosti, Sonja Brozović-Cucolić - gradonačelnica Kastva
(Hrvatska), Biagio Di Grazia - vojni ataše u veleposlanstvu Italije u Beogradu
(Jugoslavija), Pier Attinio Forlano - talijansko Ministarsto vanjskih poslova,
Premessa - Predgovor
11
Velimir Ivetić - Vojni arhiv u Beogradu, Franjo Jurčević - župnik iz Kastva
(Hrvatska), Ines Krota - Državni arhiv u Rijeci (Hrvatska), Slavko Linić gradonačelnik Rijeke, Antonio Dentoni Litta - Ministarstvo za kulturna dobra i
aktivnosti, Ugo Lotti - Povijesni ured Javne sigurnosti Ministarstva unutarnjih
poslova - Rim, Bernardo Mancini - ataše u veleposlanstvu Italije u Beogradu Jugoslavija, Ezio Mestrovich - ravnatelj riječkog dnevnika “La Voce del popolo”,
Maurizio Moreno - talijansko Ministarstvo vanjskih poslova, Jovan Popović Jugoslavenski državni arhiv - Beograd, Giulio Quintavalli - Povijesni ured Javne
sigurnosti Ministarstva unutarnjih poslova - Rim, Alessandro Rossit - Narodno
sveučilište - Trst, Rolando Santarelli - Povijesni ured Financijske policije - Rim,
Antonio Santini - Časno poginuli - Ministarstvo obrane - Rim, Riccardo Sessa veleposlanik Italije u Beogradu, Mauro Tosti Croce, Maurizio Tremul - Talijanska
Unija - Rijeka, Slavko Vukčević - Vojni arhiv u Beogradu, Annalisa Zanuttini Središnji državni arhiv, Valerio Zappia - predsjednik Zajednice Talijana Rijeke.
Zahvalni smo onima koji su dali obavijesti korisne za istraživanje,
ispričavamo se dolje nabrojenoj rodbini onih žrtava za koje nije bilo moguće
utvrditi mjesto pokopa i način smrti budući da nisu pronađeni dokumenti i
svjedočanstva korisna u tu svrhu: Alfredu Poloniju Balbiju (zvanom Fredi) za
brata Michelea Polonija Balbija, Bartoli Santulin (Rim) za supruga Vincenza
Gigantea, Annamariji Buricchi (Brescia) za oca Gina Buricchija, Evi i Lauri
Butti za oca Vita Buttija, Fabiju Colussiju (Rim) za oca Carla Colussija i za
majku Nerinu Copetti, Venieru Giganteu (Genova) za djeda Riccarda Gigantea,
čiji je grob, zajedno s grobovima drugih nepoznatih, utvrđen u Kastvu; prema
sadašnjem stanju, na osnovu obavijesti dobivenih tijekom ovog istraživanja, u
izvršnoj je fazi projekt iskapanja trupla potpisan između nadležnih tijela
Republike Italije i Republike Hrvatske; Claudiju Ghersiju (Genova) za oca
Michelangela i sestru Annamariju, Giovanniju Grabaru (Cermenate - Como) za
sugrađana Vittorija Rupnicha, Massimu Gustincichu (Rim) za sugrađana
Maurizija Rosenfelda, Adolfini Hodl (Palermo) za sestru Enrichettu Hodl, Angelu
Jacovelli (Avellino) za kolege iz riječke policijske uprave, Liviji Karadžija
(Rijeka) za rodbinu i prijatelje iz riječke židovske zajednice, Giuseppeu Sincichu
(La Spezia) za oca Giuseppea Sincicha, Edoardu Vollmanu (Padova) za oca
Adalberta, Rosemarie Wildi (Švicarska) za rodbinu i prijatelje iz riječke židovske
zajednice.
Društvo za riječke studije za realizaciju projekta oformilo je posebni
znanstveni vijeće sastavljeno od: Arduina Agnellija (Sveučilište u Trstu), Carla
Ghisalbertija (Sveučilište “La Sapienza” iz Rima), Luciana Giuricina (Centar za
povijesna istraživanja iz Rovinja), Giuseppea Parlata (Slobodno sveučilište
“Sveti Pijo V.” iz Rima), Marinu Maninu (Hrvatski institut za povijest iz
Zagreba), Danila Massagrandea (zamjenik ravnatelja Povijesnih zbirki općine
Milano), Mihaela Sobolevskog (Hrvatski institut za povijest), Giovannija Stellija
(Sveučilište Basilicate). Svaki član Vijeća potpisao je slijedeći konzultativni
zapisnik: “Stekavši uvid u izdavački plan dvojezičnog djela koji prikazuje
12
Premessa - Predgovor
istraživački projekt o žrtvama talijanske nacionalnosti u Riječkoj provinciji
(1939.-1947.), pregledavši tekstove koji komentiraju i objašnjavaju povijesne i
prostorne okolnosti vezane za vrijeme i teritorij koji su razmatrani, procjenivši
priložene dokumentarne potkrepe, kvalitetu i količinu konzultiranih arhivskih i
bibliografskih izvora, statističku analizu prikupljenih podataka i sustav
primijenjen za njihovu uporabu koji isključuje svaku pristranost i bilo kakvu
političku implikaciju, procjenjujem da je postignuti rezultat svakako dostojan
tiskanja i da zaslužuje difuziju po kulturnim ustanovama dviju neposredno
zainteresiranih zemalja: Republike Italije i Republike Hrvatske”.
UPOZORENJE:
Società di Studi Fiumani ne smatra završenim sadašnji posao koji se, zbog pomanjkanja
fondova, nije mogao dovesti do zaključivanja kako je bilo u našim namjerama i ciljevima početnog
projekta. Nadamo se da će drugi, na svijetlu novih raspoloživih arhivija, imati dovoljnih sredstava
za kompletiranje. Za netočnosti, greške i propuste na koje bi se moglo naići biti ćemo zahvalni na
ljubaznosti da nam se dostave oportune ispravke koje će biti publicirane u sljedećoj «errata
corrige» za nadopunjavanje djela.
TAVOLA DELLE ABBREVIAZIONI E DELLE SIGLE
PREGLED UPOTREBLJENIH KRATICA
AAGGRR
ACS
ACSM
AM
AMSF
AOMD
APMI
AR
AVNOJ
AVVS
b./k.
CCGF
CCLN
CICR
CLN
CLNAI
CMBA
COMINTERN
CPC o GNOO
CRI
CVL
DAB
Affari generali e riservati - Opći tajni poslovi
Archivio centrale dello Stato (Roma) - Talijanski Središnji đržavni
arhiv (Rim)
Archivio della Corte suprema militare (Belgrado) - Arhiv
Vrhovnog vojnog suda (Beograd)
Aeronautica militare italiana - Vojno zrakoplovstvo
Archivio museo storico di Fiume (Roma) - Arhiv i povijesni muzej
Rijeke (Rim)
Albo d’Oro Ministero della difesa (Roma) - Knjiga poginulih
Ministarstva obrane (Rim)
Archivio del Personale presso il Ministero dell’interno (Roma) Arhiv osoblja Ministarstva unutarnjih poslova (Rim)
Affari riservati - Povjerljivi poslovi
Consiglio antifascista per la liberazione della Jugoslavia Antifašističko vijeće narodnog oslobođenja Jugoslavije
Archivio della Corte suprema militare (Belgrado) - Arhiv vrhovnog
vojnog suda (Beograd)
busta - kutija
Denunce a carico di criminali di guerra pervenute alla
Commissione crimini di guerra di Fiume e pratiche inoltrate al
Tribunale militare - Prijave protiv ratnih zločinaca podnesene
Komisiji za utvrđivanje ratnih zločina Rijeke i predmeti
proslijeđeni Vojnom sudu
Comitato centrale di liberazione nazionale - Talijanski Centralni
odbor nacionalnog oslobođenja
Comitato internazionale della Croce Rossa - Međunarodni komitet
Crvenog križa
Comitato liberazione nazionale - Talijanski Odbor nacionalnog
oslobođenja
Comitato di liberazione nazionale Alta Italia - Nacionalni odbor
oslobođenja sjeverne Italije
Commissione mista beni abbandonati - Mješovita komisija za
napuštena dobra
Internazionale comunista - Komunistička internacionala
Comitato popolare cittadino - Gradski narodno-oslobodilački
odbor
Croce Rossa Italiana - Talijanski crveni križ
Corpo volontari della libertà - Korpus dobrovljci slobode
Archivio dello Stato (Belgrado) - Državni arhiv (Beograd)
14
DAR
DGAP
DGPS
EI
ERS
ESCATA
FFAA
GAF
GIL
GNR
GUF
IRSMLFV
KNS
KPH
KPJ
MDT
MM
MPL
MVSN
NATO
NDH
NOB
NOO
NOV
NOVJ
ONOO
ONSR
OVRA
Tavola delle abbreviazioni e delle sigle - Pregled upotrebljenih kratica
Archivio della città di Fiume - Državni Arhiv u Rijeci
Direzione generale affari del personale - Glavno ravnateljstvo
za poslove osoblja
Direzione generale di pubblica sicurezza - Glavno ravnateljstvo
javne sigurnosti
Esercito italiano - Talijanska vojska
Elenco condanne del 1948 riportato da Roberto Spazzali in
«Epurazione di frontiera» - Popis presuda iz 1948. kojeg donosi
«Epurazione di frontiera (Pogranično čišćenje)» Roberta Spazzalija
Ente per gli scambi commerciali e approvvigionamenti territori
annessi del fiumano - Ustanova za trgovačku razmjenu opskrbu
hranom za riječka anektirana područja
Forze armate italiane - Talijanske oružane snage
Guardia alla frontiera - Granična straža
Gioventù italiana del littorio - Talijanska fašistička mladež
Guardia nazionale repubblicana - Republikanska nacionalna garda
Gruppo universitario fascista - Fašistička sveučilišna skupina
Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel
Friuli Venezia Giulia (Trieste) - Pokrajinski institut za povijest
oslobodilačkog pokreta u Furlaniji i Julijskoj krajini (Trst)
Tribunale popolare distrettuale - Kotarski narodni sud
Partito comunista croato - Komunistička partija Hrvatske
Partito comunista jugoslavo - Komunistička partija Jugoslavije
Milizia difesa territoriale - Milicija za teritorijalnu obranu
Marina militare italiana - Talijanska ratna mornarica
Movimento popolare di liberazione - Narodno-oslobodilački
pokret
Milizia volontaria di sicurezza nazionale - Dobrovoljačka milicija
nacionalne sigurnosti
North Atlantic Treaty Organization - Organizzazione del Patto del
Nord Atlantico - Organizacija Sjevernoatlantskog ugovora
Stato indipendente della Croazia - Nezavisna Država Hrvatska
Lotta popolare di liberazione - Narodno-oslobodilačka borba
Comitato di liberazione popolare - Narodno-oslobodilački odbor
Esercito popolare di liberazione - Narodno-oslobodilačka vojska
Esercito popolare di liberazione jugoslavo - Narodnooslobodilačka vojska Jugoslavije
Comitato circondariale di liberazione popolare - Oblasni narodnooslobodilački odbor
Tribunale popolare circondariale di Fiume - Okružni narodni sud u
Rijeci
Opera vigilanza repressione antifascista – Služba zaštite za
suzbijanje antifašizma
Tavola delle abbreviazioni e delle sigle - Pregled upotrebljenih kratica
OZNA
PCI
PCM
PFR
PNF
POJ
PPF
PS
RSI
SIM
SKOJ
SMRE
SNOS
SS
TPCF
TPD
UAIS
UDBA
UNRRA
UOMD
URSS
USAC
USGF
USMI
VAB
ZAVNOH
15
Sezione per la sicurezza del popolo - Odjeljenje za zaštitu naroda
Partito comunista italiano - Komunistička partija Italije
Presidenza del Consiglio dei ministri - Predsjedništvo Viječa
ministara
Partito fascista repubblicano - Republikanska fašistička partija
Partito nazionale fascista - Fašistička nacionalna partija
Movimento di liberazione jugoslavo - Pokret oslobođenje
Jugoslavije
Pretura popolare di Fiume - Kotarski narodni sud u Rijeci
Pubblica sicurezza - Javna sigurnost
Repubblica sociale italiana - Talijanska Socijalna Republika
Servizio informazioni militari - Vojna obavještajna služba
Organizzazione giovanile comunista jugoslava - Savez komunističke
omladine Jugoslavije
Stato maggiore regio esercito - Vrhovni stožer Kraljevske vojske
Consiglio sloveno di liberazione popolare - Slovenski narodnoosvobodilni svet
Schutzstaffel - Squadre di protezione - Zaštitni ešalon
Tribunale popolare circondariale di Fiume - Okružni narodni sud,
Rijeka
Tribunale popolare distrettuale - Kotarski narodni sud
Unione antifascista italo slava - Talijansko-slavenska antifašistička
unija
Servizio di sicurezza dello Stato - Uprava državne bezbjednosti
United Nations Relief and Rehabilitation Administration Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la
ricostruzione - Uprava Ujedinjenih Naroda za pomoć i obnovu
Ufficio onorcaduti Ministero della difesa (Roma) - Ured za poginule
Ministarstva obrane (Rim)
Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche - Savez Sovjetskih
Socijalističkih Republika
Ufficio Storico dell’arma dei carabinieri (Roma) - Povijesni ured
karabinjerskog roda vojske (Rim)
Ufficio Storico della guardia di finanza (Roma) - Povijesni ured
financijske policije (Rim)
Archivio Storico del Ministero dell’interno (Roma) - Povijesni
ured ministarstva unutarnjih poslova (Rim)
Archivio Storico militare (Belgrado) - Vojnoistorijski arhiv
(Beograd)
Consiglio popolare territoriale della Croazia - Zemaljsko
antifašističko viječe narodnog oslobođenja Hrvatske
IL PROGETTO, LE FONTI E IL TERRITORIO
Gli antefatti di un accordo senza precedenti
Ancor prima che il muro di Berlino, nel 1989, cadesse, segnando così il rapido
crollo dei sistemi di governo d’ispirazione comunista in Europa, si poterono
registrare già nella primavera dell’anno precedente gli effetti sorprendenti di quella
«glasnost» (trasparenza) che Mikhail Gorbaciov aveva promosso con successo
nell’Unione Sovietica. Tuttavia gran parte della stampa italiana passò allora sotto
silenzio il fatto che tale fenomeno, volto a dare trasparenza, per esempio, anche alla
storia taciuta sui fatti intercorsi nei territori adriatici ceduti dall’Italia alla Jugoslavia
dopo il II conflitto mondiale, era riscontrabile nella stessa Repubblica Federativa e
Socialista Jugoslava che pur stava vivendo, dopo la morte di Tito, una crisi sociale,
economica e politica di enormi proporzioni e comunque fatale, come si vedrà poi,
agli inizi degli anni Novanta, per la sua stessa sopravvivenza. Un autorevole
settimanale di Belgrado, il «Nedeljne informativne novine», dava notizia d’una
petizione firmata da mille italiani di Capodistria e di Fiume con la quale si chiedeva
che fossero poste in discussione «molte questioni controverse, compresi temi della
storia contemporanea fino ad ora considerati tabù (…) è stato chiesto, per esempio,
che si parli apertamente dell’espulsione degli italiani dal nostro paese (si sarebbe
trattato di un numero fra le 200 e le 300 mila persone dopo la seconda guerra
mondiale), delle foibe (in cui i partigiani gettarono per vendetta gli italiani
dell’Istria) e altri temi tabù». La rivista così commentava la notizia: «Fare luce su
queste questioni è, ci sembra, necessario, anche a causa della sempre maggiore
politicizzazione del problema delle minoranze, non solo in Jugoslavia ma anche in
Italia»1. «Solo da uno storico e politico come Vladimir Dedijer» – ricordava allora
Fulvio Fumis – «è venuta, quattro anni fa, nel suo terzo volume su Nuovi appunti per
la biografia di Josip Broz Tito, una citazione coraggiosa sullo sterminio nelle foibe
e quindi un’onesta visione della storia che non può ammettere cesure di comodo. Se
l’Italia della rinascita e della resistenza non ne ha fatte verso le colpe di una guerra
straziante, molti italiani purtroppo le hanno favorite, invece, con il silenzio, la
menzogna e la distorsione, quando si è trattato di rispondere con giustizia alla
denunzia del nostro dramma»2.
Gli eventi bellici intercorsi tra il 1991 e il 1992, destinati a dar vita alle
repubbliche indipendenti di Croazia e di Slovenia, distolsero provvisoriamente
l’attenzione di tutto il mondo dai problemi della storia rimasti insoluti per seguire
con comprensibile trepidazione quanto stava avvenendo nel presente dove lo scontro
Appello a Belgrado, sia fatta piena luce sulle foibe e sull’esodo, in «Il Piccolo», 22/3/1988,
(degli altri giornali italiani di maggior tiratura, solo «Il Messaggero» di Roma, alla stessa data,
dedicò nella sua rubrica Telex sei righe di spazio a questa notizia).
2
F. FUMIS, Verità e troppi silenzi, un dramma ignorato dagli italiani, in «Il Piccolo»,
22/3/1988.
1
18
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
tra etnie contrapposte stava riproponendo, dopo oltre quarant’anni, nel cuore dei
Balcani, nuovi esodi e nuovi massacri3.
Ma fu sufficiente quella confortante notizia per indurre le associazioni degli esuli
fiumani a riaprire il dialogo con la città d’origine. Ne fu esclusiva interprete la
Società di studi fiumani di Roma che ebbe a tale scopo (non avendo altre finalità
oltre a quelle culturali perseguite con rigorosa apoliticità), ampia delega e concreto
patrocinio, dalla associazione denominata Libero Comune di Fiume in Esilio cui
fanno riferimento ben oltre diecimila soci residenti in Italia e all’estero.
In data 4 novembre 1993 la Società di studi fiumani rivolgeva un appello ai
presidenti delle due Repubbliche, italiana e croata, Oscar Luigi Scalfaro e Franjo
Tuđman, volto a poter ricordare degnamente, dopo averne quantificato il numero e
accertata l’identità alla luce dei documenti d’archivio disponibili nei due Stati, «molti
cittadini di Fiume e della Provincia» che a seguito del secondo conflitto mondiale
(1940-45) «scomparvero nel nulla e non ebbero mai cristiana sepoltura»4. La stampa
della minoranza italiana a Fiume non mancò di dare ampio risalto all’iniziativa5. Quella
italiana, tranne «Il Piccolo» di Trieste6, non se ne accorse nemmeno. In data 2/5/1994
Nevio Šetić, assistente del consigliere del presidente della Repubblica di Croazia per la
politica interna, così ci scriveva: «Siamo convinti che oggi la verificazione degli elenchi
di persone scomparse bisogna lasciarla alla ricerca storica cosicché sarebbe molto utile
una cooperazione fra la vostra società e gli istituti della Repubblica di Croazia con lo
scopo di approfondire queste conoscenze. La preghiamo di collegarsi, per i futuri
contatti riguardanti la realizzazione del piano di cui sopra, direttamente con le autorità
della città di Fiume»7. Con successiva lettera del 15/11/1994 Šetić, su specifica richiesta
d’istruzioni, indicava l’Istituto croato di storia di Zagabria, diretto da Mirko Valentić,
3
M. BASSIOUNI CHERIF, Indagine sui crimini di guerra nell’ex Jugoslavia - L’operato della
Commissione degli esperti del Consiglio di sicurezza e il suo rapporto finale, Milano, Giuffrè,
1997, rapporto finale della Commissione di esperti istituita in base alla mozione 780 (1992) del
Consiglio di Sicurezza, parte seconda, pp. 248-250, Analisi riassuntiva: «…510. Basandosi sulle
informazioni disponibili, ci sono quattro tipi generali di fosse comuni nel territorio dell’exJugoslavia. Il primo tipo è una fossa in cui i corpi erano quelli di vittime di un eccidio di massa,
ma il metodo e i modi di sepoltura erano corretti. Il secondo tipo è una fossa in cui i corpi erano
quelli di vittime civili o quelli di soldati caduti in combattimento, e perciò uccisioni non illegali,
ma il metodo e i modi di sepoltura non erano corretti. Il terzo tipo include delle fosse comuni dove
i corpi erano quelli di vittime di un eccidio di massa e il metodo e i modi della sepoltura non erano
corretti. Infine il quarto tipo include delle fosse comuni dove né le circostanze che circondano le
morti delle vittime né i modi e il metodo della sepoltura erano corretti… 514. L’etnia degli
aggressori responsabili delle uccisioni delle persone sepolte nelle fosse comuni è come segue: a)
le persone sepolte in 81 delle fosse comuni messe a rapporto, secondo le testimonianze, sono state
uccise dai serbi; b) le persone sepolte in 16 delle fosse comuni, secondo le testimonianze, sono
state uccise dai croati; c) le persone sepolte in 5 delle fosse comuni, secondo le testimonianze, sono
state uccise dai mussulmani; d) 87 dei rapporti non identificavano un aggressore…».
4
ARCHIVIO MUSEO STORICO DI FIUME (d’ora in poi AMSF), Roma, Segreteria della Presidenza Corrispondenza 1993.
5
Scomparsi, un segno per ricordarli, in «La Voce del Popolo», 7/4/1994.
6
La Croazia apre gli archivi, in «Il Piccolo», 6/3/1997; Vogliamo la verità, ibid., 7/3/1997.
7
AMSF, Segreteria della presidenza - Corrispondenza 1994.
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
19
come il più idoneo a collaborare al fine di verificare gli «elenchi di persone cadute e
scomparse durante la seconda guerra mondiale (1941-1945), appartenenti alla
minoranza [sic] italiana di Fiume e dintorni»8. In data 28/11/1996, prot. 01-48 il progetto
definitivo di ricerca fu sottoscritto da Mirko Valentić, per l’Istituto croato di storia, da
Amleto Ballarini, presidente della Società di studi fiumani e dal senatore a vita Leo
Valiani, presidente onorario della stessa. Per la prima volta dalla fine del II conflitto
mondiale, italiani e croati s’accingevano a dare, almeno per il territorio di Fiume e
dintorni, qualche attendibile risposta ai pesanti e dolorosi interrogativi rimasti in sospeso
e, per la prima volta, una pubblica istituzione croata accettava d’avere come
interlocutrice un’associazione rappresentativa dell’esodo; un evento, questo dell’esodo,
che nella Repubblica Jugoslava e in quella italiana era passato, con gli scomparsi nel
nulla, in quel territorio, dal 1945 in poi, sotto silenzio nei libri scolastici di storia, nei
grandi organi d’informazione e di formazione della pubblica opinione.
Il testo dell’accordo
Progetto di ricerca: «Le perdite umane di nazionalità italiana a Fiume e dintorni nel
periodo che va dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale al trattato di pace di Parigi
(1939-1947)». (Ai singoli punti dell’accordo segue un breve commento in corsivo).
I.
Il suddetto progetto in comune nasce dal fatto che sino ad oggi in ambito
storiografico non si è mai appurato il tragico bilancio in vite umane di nazionalità
italiana relativo al periodo che va dall’inizio della seconda guerra mondiale alla
sua fine e oltre, cioè nel periodo che precede il trattato di Parigi (1939-1947).
Questa ricerca vuol fare riferimento a Fiume e ai suoi dintorni (il territorio dell’ex
provincia italiana del Carnaro). Su questa problematica le ricerche finora svolte si
sono rivelate insufficienti, perciò nasce la necessità di promuoverne una nuova.
Lo scopo fondamentale di questo progetto è la determinazione di tutte le perdite
umane di nazionalità italiana sul citato territorio, senza riferimento alle parti che
le hanno causate. Il problema è di identificare le perdite umane di nazionalità
italiana, quindi per ogni persona si cercheranno i dati seguenti: Nome e cognome,
nome del padre e della madre, la data e luogo della nascita, dimora abituale, stato
civile, religione o confessione di appartenenza, nazionalità, origine sociale,
professione, appartenenza politica, appartenenza a quale formazione armata,
periodo di prigionia, eventuale permanenza in prigione o campo di internamento,
data e luogo della morte e gli autori della privazione della vita. Per ogni persona
che perse la vita si istruirà una pratica o dossier a parte, in pratica si tratta di un
8
Ibidem. Il «sic» nel testo, dopo il termine minoranza, si è reso necessario al fine di ricordare
che i dati in nostro possesso relativi alla popolazione di Fiume e dintorni negli anni cui la lettera
riportata fa diretto riferimento, non ci consentono di considerare gli italiani come «minoranza»
anzi, ci conforterebbero semmai a sostenere il contrario.
20
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
foglio di inchiesta. Nel dossier verrà raccolto tutto il materiale d’archivio o altre
fonti utili riguardanti la persona in oggetto.
Con tale premessa, la più alta istituzione pubblica di ricerca storica della
Repubblica Croata ammetteva esplicitamente ciò che nella ex-Jugoslavia comunista
era stato sempre negato e nella Repubblica democratica italiana, sorta dalla
Resistenza antifascista, era stato spesso taciuto: dopo la guerra, nei due anni
seguenti alla cessazione ufficiale delle ostilità, il «tragico bilancio» delle vittime di
nazionalità italiana, «a Fiume e dintorni», non si era ancora chiuso.
Per la prima volta si accettava, nella ex Jugoslavia, di chiarire, ove si fosse reso
necessario, «il luogo della morte e gli autori della privazione della vita» anche di
quanti risultavano scomparsi nel nulla dopo essere stati arrestati dall’OZNA 9
nell’immediato dopoguerra.
II.
Affinché venga raggiunto lo scopo riportato nell’art. I è necessario soddisfare i
seguenti punti:
1 – È fondamentale ricercare ed esaminare tutto il materiale accessibile
conservato negli archivi e in altre istituzioni croate e italiane. Se ci saranno
possibilità economiche occorrerebbe ricercare parte di quel materiale anche in altri
paesi (Serbia, Austria e Germania) oltre che in Croazia e in Italia.
2 – Ricercare materiale d’archivio inedito che si trova presso privati e raccogliere
testimonianze sulle singole persone decedute.
3 – Esaminare la letteratura storica e altra letteratura, riviste, giornali ecc.
pertinenti alla materia.
Si accettava dunque il principio per cui, quantomeno nei territori delle due parti
contraenti, nessun archivio di qualsivoglia natura, ritenuto utile ai fini del progetto,
era da considerarsi precluso.
III.
Trattandosi di un periodo storico piuttosto ampio (1939-1947) che comporta una
gran quantità di ricerche, per la realizzazione del progetto occorrono almeno due
anni (1997-1998). Oltre alla realizzazione del progetto si prevede la compilazione e
la stampa di un’opera monografica bilingue (italiano-croato) che riporti i risultati
completi della ricerca.
L’ OZNA (Odjeljenje za zaštitu naroda - Sezione per la difesa del popolo) fu durante la guerra
un organismo di controllo politico all’interno delle unità dipendenti dall’Esercito di liberazione
jugoslavo (svolgendo anche compiti di polizia militare), poi, verso la fine del 1946, con il nome di
UDBA (Uprava državne bezbjednosti - Amministrazione statale per la sicurezza) passò al
Ministero dell’interno ed ebbe mansioni di polizia segreta. Nell’immediato dopoguerra svolse
entrambe le funzioni e divenne tristemente famosa. In realtà, sia prima sia dopo, era il braccio
armato del Partito comunista jugoslavo e provvedeva alla sicurezza del regime.
9
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
21
In realtà, con successivi rinvii, concordati di comune accordo, il lavoro si è
rivelato più complesso ed arduo di quanto previsto e il termine ultimo per il suo
completamento (sia pure non definitivo) è stato fissato alla fine del secondo semestre
del 2000.
IV.
Nell’attesa che questo progetto si concretizzi il più velocemente possibile, le parti
firmatarie dell’accordo nomineranno la persona che ne curerà la realizzazione (uno
per ciascuna parte). Il compito del responsabile sarà di portare avanti il progetto,
preoccuparsi di realizzarlo, coordinare il lavoro e nominare un numero sufficiente di
collaboratori.
Per la parte italiana, la Società di studi fiumani, ha promosso anche la
costituzione di un’apposita commissione al fine di approvare il progetto nella veste
proposta, di definirne meglio con la controparte le modalità di esecuzione
rendendosene moralmente garante per ogni alto patrocinio che la società intendesse
richiedere nell’ambito della Repubblica Italiana.
V.
Le parti interessate si impegnano a sostenere separatamente dal punto di vista
finanziario i propri collaboratori. Le eventuali ricerche in altri paesi dovranno
soddisfare le esigenze delle parti che dovranno concordare in comune la fonte di
finanziamento oltre che per questo anche per la realizzazione di altre fasi del
progetto.
VI.
La realizzazione del progetto comune avrà inizio quando le parti dell’accordo lo
sottoporranno alla firma.
SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI
Presidente: Dr. Amleto Ballarini
Presidente Onorario: Sen. Leo Valiani
HRVATSKI INSTITUT ZA POVIJEST
Direttore: Dr. Mirko Valentić
In data 30/5/1997, presso l’Università Popolare di Trieste, si riuniva, al fine di
esaminare il progetto di cui sopra, una commissione consultiva della Società di studi
fiumani appositamente costituita, presente il responsabile del gruppo di ricerca
croato Mihael Sobolevski e Amleto Ballarini responsabile, quale presidente della
Società di studi fiumani, del gruppo di ricerca italiano.
La commissione era così composta: Gaetano La Perna, Marino Micich, Luigi Emilio
Longo, Neri Drenig, Mario Stalzer (in rappresentanza della Associazione “Libero
Comune di Fiume in Esilio”), Danilo Massagrande, Arduino Agnelli (in rappresentanza
dell’Università Popolare di Trieste), Giuseppe Parlato, Luciano Giuricin (in
22
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
rappresentanza del Centro ricerche storiche di Rovigno), Laura Marchig e Alexandar
Kovačević (questi ultimi in rappresentanza della Comunità degli italiani di Fiume).
In tale incontro le due parti interessate furono messe in grado di chiarire quanto
segue:
– Il territorio cui faceva riferimento il progetto comprendeva anche i centri urbani
compresi nei «territori annessi», dopo l’invasione della Jugoslavia nel 1941, «del
Fiumano e della Kupa».
– Anche qualora fosse stata incerta la nazionalità della vittima, essa sarebbe stata
comunque compresa nell’elenco finale e, nel caso di appartenenti alla Comunità
ebraica fiumana, sarebbero state comprese nell’elenco conclusivo anche le vittime di
nazionalità non italiana.
– La ricerca riguardava comunque il periodo storico intercorrente fra il
31/12/1939 e il 31/12/1947.
– Sarebbero state prese in esame anche le vittime di nazionalità italiana,
originarie di Fiume e dintorni, decedute in altri territori per qualsivoglia causa.
– Per ogni nominativo, indipendentemente dalla completezza dei dati anagrafici,
sarebbe stata compilata una scheda redatta a cura dell’Istituto croato di storia e con
detta scheda si sarebbe costituito un fascicolo nel quale far confluire documenti e
dati utili reperiti nella conseguente attività di ricerca. Il fascicolo sarebbe stato chiuso
definitivamente o provvisoriamente solo con il parere unanime delle due parti
interessate alla ricerca. In caso di dissenso motivato da una delle due parti, esso
sarebbe stato reso pubblico nell’opera conclusiva.
– I documenti raccolti dai due gruppi di ricerca erano da considerarsi proprietà
comune e ogni parte ne avrebbe avuto copia integrale.
– Le due parti si sarebbero incontrate periodicamente per informarsi
reciprocamente sul lavoro svolto e per conoscere i successivi programmi di attività.
In data 13/11/2000 i ricercatori hanno firmato un verbale di chiusura dei lavori,
concordando lo schema dell’opera editoriale e prendendo atto dei testi elaborati dalle
due parti a commento dei dati raccolti. Detto verbale è stato infine approvato dai
responsabili degli Istituti che hanno sottoscritto il progetto di ricerca iniziale
Elenco degli istituti ed enti di conservazione
– Archivio storico della Croce Rossa Italiana Comitato di Trieste - limitatamente allo
schedario disponibile, mancando, non sappiamo se in via provvisoria o definitiva,
il materiale relativo agli anni di nostro interesse, 1940-1947, che stando a
documenti probatori10 tale Archivio avrebbe pur dovuto contenere.
10
ACS, Croce Rossa Italiana, Servizio Affari Internazionali, b. 38, fasc. «Deportazioni
Venezia Giulia», lettera di Gianni Bartoli, consigliere di amministrazione dell’Opera nazionale
profughi giuliano dalmati alla Direzione generale della Croce Rossa Italiana, Roma, datata
Trieste 29/1/1960: «Con riferimento alle intelligenze verbali intercorse con il Vostro dr. Leonardo
Giordano, già Commissario del Comitato provinciale di Trieste, Vi prego di voler autorizzare
detto Comitato a favorirmi gli elenchi dei connazionali della Venezia Giulia dispersi in seguito a
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
–
–
–
–
–
23
Archivio Storico dell’armata jugoslava - Belgrado
Archivio della Corte suprema militare - Belgrado
Archivio centrale dello Stato - Belgrado
Ufficio storico della Guardia di Finanza - Roma
Ufficio storico dell’Arma dei Carabinieri - Roma
deportazione. Tali dati mi occorrono per controllare ed integrare il primo elenco dei dispersi da
me curato per il Comitato Italiano per lo studio del problema dei rifugiati». In data 1° febbraio
con sua prot. 171/60 il presidente della CRI Comitato provinciale di Trieste, Roberto Hausbrandt,
scriveva al Comitato centrale della CRI Direzione rapporti internazionali, Roma, in merito alla
«richiesta dell’Ing. Gianni Bartoli di Trieste, diretta ad ottenere i dati relativi ai dispersi della
Venezia Giulia di cui possediamo una notevole documentazione» quanto segue: «Dato lo scopo
che il richiedente si prefigge e in considerazione della delicata posizione in cui si trova la CRI,
Vi preghiamo di esaminare l’opportunità di accogliere o meno la richiesta stessa, comunicandoci
in merito, il Vostro parere». Con sua del 10/2/1960 il direttore generale della Direzione rapporti
internazionali Edoardo Roccetti così rispondeva: «data la delicatezza della questione di cui
trattasi, sono stati predisposti i necessari acclaramenti. Si fa pertanto riserva di tornare, appena
possibile, in argomento». Lo stesso Roccetti, sempre in data 10/2/1960 scriveva anche al ministro
degli Affari esteri, unendo copia della lettera dell’ing. Bartoli, quanto segue: «La richiesta è
motivata dalla circostanza che, in effetti, il Comitato di Trieste della Croce Rossa Italiana
possiede, relativamente ai dispersi della Venezia Giulia, una notevole documentazione. Si prega
codesto On. Ministero di voler, con cortese sollecitudine, far conoscere alla scrivente il proprio
autorevole parere sull’opportunità o meno di accogliere la richiesta». Sulla questione null’altro è
stato rilevato oltre a un «Promemoria per il Sig. Presidente Generale» su carta intestata della
Croce Rossa Italiana, Comitato centrale, datato Roma, 30 marzo 1960, con firma indecifrabile
regolarmente protocollato in data 9/4/1960 con il n. 19688: «Come dalle istruzioni a suo tempo
impartitemi (e precisamente dopo la visita fattaLe dall’Ambasciatore Cassinis in relazione al da
noi richiesto parere del Ministero degli esteri sulla opportunità di mettere a disposizione dell’ex
Sindaco di Trieste, ing. Bartoli, gli elenchi degli Italiani deportati in Jugoslavia, elenchi giacenti
presso il Comitato CRI di Trieste) mi permetto di richiamare la sua cortese attenzione sulla
circostanza che, essendo ormai passata la data del 27 marzo corrente, che ci fu appunto indicata
dall’Ambasciatore Cassinis come termine ultimo da lasciar decorrere prima di aderire
all’anzidetta richiesta, Ella dovrebbe decidere se e quando si dovrà dar corso alla richiesta
dell’ing. Bartoli». Si ha motivo di ritenere che Bartoli nel suo lavoro Le deportazioni nella
Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia, edito a Trieste nel 1961, abbia potuto prendere in esame, in
tutto o in parte, il materiale richiesto. Purtroppo, nonostante il coinvolgimento di tutti gli istituti
interessati (Archivio di Stato di Trieste, Croce Rossa Italiana, Soprintendenza archivistica per il
Friuli Venezia Giulia), non si è a tutt’oggi potuta reperire e visionare quella documentazione che
allora fu da più parti definita «notevole». Alla mancata disponibilità della documentazione sui
deportati della Venezia Giulia sotto l’occupazione jugoslava del 1945, si aggiunge anche, come
s’è potuto accertare, la indisponibilità degli elenchi di militari italiani che risultano deceduti nei
diversi campi d’internamento in Jugoslavia, degli elenchi di quanti hanno fatto ritorno in Italia,
dei fascicoli contenenti la corrispondenza intercorsa per ogni prigioniero che pur è stato
regolarmente schedato. Di tanto materiale, che certamente deve essere stato compilato in base
alle sommarie annotazioni d’archivio riscontrabili sulle migliaia di schede nominative tuttora
conservate presso il Comitato triestino, sembra non sia rimasto nulla di rubricato e di catalogato
né a Trieste, né all’Archivio centrale della CRI a Roma, né all’Archivio centrale dello Stato
Italiano. A tale materiale si possono aggiungere, al momento di dare alle stampe questo lavoro,
anche gli atti fondamentali di gestione della CRI di Trieste per gli anni di nostro interesse, dal
1940 al 1947.
24
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
Ufficio storico del Ministero dell’interno - Roma
Ministero dell’interno - Ufficio del personale - Roma
Archivio centrale dello Stato - Roma
Archivio del Ministero degli affari esteri - Roma
Archivio di Stato - Trieste
Archivio dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel
Friuli Venezia Giulia - Trieste
Archivio museo storico di Fiume - Roma
Archivio centrale dello Stato - Zagabria
Archivio del Cimitero di Cosala - Fiume
Archivio dello Stato - Fiume
Archivio del Comune di Fiume - Registro atti di morte
Biblioteca civica di Trieste
Centro ricerche storiche di Rovigno - Rovigno
Ufficio onorcaduti e Albo d’Oro del Ministero della difesa - Roma
Interpellati ma non consultati:
– Centro documentazione ebraica - Milano (abbiamo avuto, per corrispondenza,
ogni dato utile alla ricerca).
– Archivio Vaticano - Città del Vaticano (resisi non disponibili per la consultazione).
– Archivio dell’ordinariato militare - Roma (resosi non disponibile per la
consultazione).
– Archivio associazione caduti e dispersi RSI - Roma (mancato riscontro alle
richieste di consultazione).
– Archivio di Stato della Repubblica di Slovenia - Lubiana (mancato riscontro alle
richieste di consultazione).
– Centro Wiesenthal - Vienna (mancato riscontro alle richieste di consultazione).
– Archivio Ministero dell’interno della Repubblica di Croazia (consultato
parzialmente dal gruppo di ricerca croato).
– Archivio Ministero dell’interno della Repubblica Federale di Jugoslavia (non
disponibile per la consultazione causa conflitto in corso).
La provincia del Carnaro: territorio e popolazione
La città di Fiume nel 1900 costituiva un «Corpus Separatum» soggetto
all’Ungheria nell’ambito dell’Impero d’Asburgo. Secondo il censimento ufficiale di
quell’anno, la popolazione residente nel centro urbano e nei sobborghi di Plasse,
Drenova e Cosala (compresi anch’essi nel «Corpus» di cui sopra) ammontava
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
25
complessivamente a 38.955 anime. Nel censimento del 1910, l’ultimo che si svolse
nell’assetto politico sopraindicato, risultò averne 49.806. Dalle successive
rilevazioni di diverse istituzioni si hanno i dati seguenti: nel 1918 (censimento del
Consiglio nazionale italiano) 46.264 abitanti, nel 1925 (censimento italiano) 45.857,
nel 1936 (censimento italiano) 56.249, nel 1940 (Rilevazioni ufficiali della
Prefettura italiana di Fiume) 59.332, nel 1945 (Rilevazioni del Comitato popolare
cittadino, organo provvisorio di governo amministrativo della città, occupata
dall’Armata di liberazione jugoslava) 44.544 al 31 maggio e 47.839 al 30 settembre.
Nel territorio della provincia italiana del Carnaro, costituita nel 1924, si ebbe una
popolazione complessiva di 99.941 abitanti. Gli italiani erano 40.433; gli slavi
53.722, quasi equamente suddivisi, a nostro avviso, fra sloveni e croati. Nel
capoluogo si registrava, invece, una larga maggioranza italiana: 32.415 italiani e
10.353 croati su 45.857 abitanti11.
Censimento del 1921 e suddivisioni in base alla lingua d’uso nella Provincia del
Carnaro (1924):
Comuni tratti dalla provincia di Pola12: Apriano, (aggregato ad Abbazia nel 1931)
abitanti 2.892 - 489 italiani, 17 sloveni, 2.166 serbocroati. Castelnuovo d’Istria
abitanti 7.259 - 177 italiani, 5.520 sloveni, 1.726 serbocroati. Clana abitanti 1.235 108 italiani, 15 sloveni, 1.098 serbocroati. Elsane abitanti 4.127 - 28 italiani, 3.623
sloveni, 460 serbocroati. Laurana abitanti 3.648 - 1.634 italiani, 29 sloveni, 1.837
serbocroati. Matteria abitanti 5.104 - 23 italiani, 3.733 sloveni, 1.325 serbocroati.
Mattuglie abitanti 8.777 - 234 italiani, 66 sloveni, 8.338 serbocroati. Moschiena
abitanti 3.060 - 3.013 italiani, 3 sloveni, 13 serbocroati. Volosca-Abbazia, abitanti
5.062 - 2.297 italiani, 343 sloveni, 1.081 serbocroati.
Comuni tratti dal distretto di Postumia13 (la mancanza di dati non ci consente la
suddivisione degli slavi fra sloveni e croati anche se tale distretto, oggi facente parte
della Repubblica di Slovenia, poteva dirsi anche allora abitato prevalentemente da
sloveni): Castel Iablanizza, abitanti 3.106 - 0 italiani, 2.306 slavi (non suddivisi fra
sloveni e croati per indisponibilità di dati). Fontana del Conte abitanti 3.719 - 5
italiani, 3.710 slavi (idem come sopra). Primano abitanti 1.547 - 6 italiani, 1.524
slavi (idem come sopra). Villa del Nevoso abitanti 4.548 - 4 italiani, 4.451 slavi
(idem come sopra).
11
G. PERSELLI, I censimenti della popolazione dell’Istria con Fiume e Trieste, e di alcune città
della Dalmazia tra il 1850 e il 1936 - Etnia IV, Trieste-Rovigno, Centro di ricerche storiche di
Rovigno, 1993, p. 429. La provincia del Carnaro costituita il 22/2/1924 comprendeva i comuni di
Apriano, Castelnuovo d’Istria, Clana, Elsane, Laurana, Matteria, Mattuglie, Moschiena, VoloscaAbbazia provenienti dalla provincia di Pola e quelli di Castel Iablanizza, Fontana del Conte,
Primano e Villa del Nevoso provenienti dal distretto di Postumia. All’epoca l’etnia croata e serba
veniva equiparata con la dizione serbo-croata.
12
Ibidem.
13
Ibidem. Il Perselli dichiara che non ci sono rilevazioni statistiche disponibili per il distretto
di Postumia. Non sappiamo da quale fonte traggono dunque origine i dati riportati per i comuni di
tale distretto che noi abbiamo ricavato da: OPERA PER L’ASSISTENZA AI PROFUGHI GIULIANI E DALMATI,
L’esodo dalle terre adriatiche - Rilevazioni statistiche, Roma, Julia, 1958.
26
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
Confine Nord-Orientale tra Italia e Jugoslavia dopo la firma dei Trattati di Saint Germaine-en-Laye
(1919) e di Rapallo (1920).
Sjeverna - Istočna granica između Italje i Jugoslavije poslje potpisivanja ugovora Saint Germaine
en Laye (1919) i Rapalla (1920).
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
27
28
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
In base a quanto sopra si può affermare che la provincia italiana del Carnaro,
escludendo il capoluogo, era abitata, nel 1925, secondo la lingua d’uso, da: 8.018
italiani, 13.334 sloveni, 18.044 serbocroati e 11.991 definibili genericamente
come «slavi» mancando a noi ogni dato relativo alla lingua d’uso che tuttavia
riteniamo, considerato il territorio di provenienza, che fosse a larga maggioranza
lo sloveno. Nel 1940, secondo la Prefettura di Fiume, c’erano nel capoluogo
41.314 italiani, 11.199 «allogeni»14, 6.933 stranieri e 1.146 individui con
cittadinanza dubbia o apolidi.
Dopo l’invasione della Jugoslavia, con l’inserimento nella provincia del Carnaro
dei «territori annessi del Fiumano e della Kupa» passarono sotto l’amministrazione
italiana comuni in cui la lingua d’uso della maggioranza assoluta degli abitanti era
quella croata e dove esigue minoranze italiane erano rilevabili solo a Sušak, Veglia
ed Arbe. In tutto 24 comuni di cui riportiamo la denominazione croata seguita da
quella italiana: Sušak-Sussa, Crnik Čavle - Zaule, Grobnik - Grobnico, PraputgnacSan Giuseppe, Jelenje-Cervi, Krašćica-Villacarsia, Bakar-Buccari, Kastav-Castua,
Crni Lug-Bosconero, Čabar-Concanera, Draga-Valle, Osilnica-Vallombrosa del
Carnaro, Plešće-Plezze, Gerovo-Gerovo, Prezid-Vallogiulio, Trava-Pratalto,
Aleksandrovo-Ponte, Baška-Besca, Dobrinj-Feliciano, Dubašnica-Roveredo, KrkVeglia, Omišalj-Castemuschio, Vrbenik-Verbenico, Rab-Arbe. Complessivamente,
oltre 90.000 slavi, in prevalenza croati, che aggiunti agli altri 60.000 circa (definiti
anche allogeni) esistenti sia nella vecchia provincia (dati del 1921) e sia nel
capoluogo (dati del 1940) farebbero un totale di circa 150.000.
Tra il giugno del 1940 (entrata in guerra dell’Italia) e il maggio del 1945
(insediamento del Comitato popolare di liberazione), stando alle rilevazioni sopra
ricordate, la popolazione del capoluogo avrebbe avuto un calo di circa 15.000 unità
e pur essendosi verificato un recupero di circa 3.300 unità (dovuto prevalentemente
a rientri da prigionia o dal servizio militare in Italia e altrove) tra maggio e settembre
dello stesso anno, si può affermare che si ebbe un calo definitivo della popolazione
pari almeno al 22% e tale percentuale riteniamo abbia inciso prevalentemente sulla
presenza italiana a Fiume riducendola di circa 7.000 unità. Tra il 1946 e il 1950,
stando alle stime dell’Opera per l’assistenza profughi in Italia, più di 25.000 italiani
lasciarono la città. In anni diversi e imprecisati, prima del 1943 e dopo il 1950, altre
6.000 persone circa se ne andarono.
Le stime di cui sopra, estremamente prudenziali, dimostrerebbero una realtà,
quella dell’esodo massiccio e spontaneo degli italiani da Fiume, che attende d’essere
ancora oggi accuratamente studiata avvalendosi dei dati custoditi nell’archivio
storico dell’anagrafe comunale della odierna città. Tale realtà è stata soggetta in
epoche diverse a sopravvalutazioni e riduzioni improprie, determinate dalle
suggestioni della passione politica, ma la sua reale dimensione, nell’attesa di più
puntuali verifiche, ci sembra ragionevolmente molto vicina, salvo errori ed
Con il termine «allogeni» e con il termine «alloglotti» il regime fascista intendeva riferirsi a
quanti avevano diversità di stirpe e di lingua rispetto alla maggioranza italiana nell’ambito
territoriale della nazione.
14
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
29
omissioni, almeno all’86% degli italiani presenti a tutto il 1940 nella vecchia
Provincia del Carnaro così come questa era stata territorialmente delimitata nel 1925.
Abbiamo motivo di ritenere che si ebbe a registrare anche un movimento
migratorio, di slavi o di quanti venivano definiti «alloglotti», tra il 1943 e il 1945,
ma su tale fenomeno non abbiamo a disposizione alcuna indicazione attendibile.
L’attuale città di Fiume, oggi denominata Rijeka nell’ambito della Repubblica di
Croazia, è inserita nella Contea litoranea-montana. Unita alla città di Sušak contava,
nel 199115, 167.964 abitanti. Nel 196316 ne contava, sempre con Sušak 102.000 e da
sola 87.000.
Gli iscritti alle Comunità degli italiani sorte in comuni della ex provincia italiana
del Carnaro erano, a tutto il 199617: 4.697 a Fiume, 590 ad Abbazia e 209 a Laurana.
ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI, Calendario Atlante 1998, Novara, Officine grafiche De
Agostini, 1998, p. 144.
16
Jugoslavia, Le Guide Nagel serie italiana, Milano, Mursia, 1963.
17
M. ESPOSITO, La Comunità Nazionale in Istria e Dalmazia, Trieste, Università Popolare di
Trieste, 1996, appendice, n. 7.
15
PROJEKT, IZVORI I TERITORIJ
Činjenice koje su prethodile ugovoru bez premca
Još prije pada Berlinskog zida 1989. godine, nakon čega je u Europi uslijedio
brzi pad upravnih sustava komunističkog nadahnuća, već u proljeće prethodne
godine, moglo se primijetiti učinke one «glasnosti» (transparentnosti) koju je
Mihail Gorbačov uspješno poticao u Sovjetskom Savezu. Veći dio talijanskog
tiska tada je prešutno prošao preko činjenice da se takva pojava usmjerena na
donošenje transparentnosti, primjerice i o prešućenoj povijesti glede činjenica
koje su se zbile na jadranskim područjima od Italije prepuštenih Jugoslaviji nakon
Drugog svjetskog rata mogla susresti i u Socijalističkoj Federativnoj Republici
Jugoslaviji, koja je također proživljavala, nakon Titove smrti, društvenu,
gospodarsku i političku krizu golemih razmjera i svakako pogubnu po njezin
opstanak, kako se to moglo uočiti kasnije početkom 90-ih godina. Utjecajni
beogradski tjednik Nedeljne informativne novine donosio je vijest o peticiji,
potpisanoj od tisuću Talijana iz Kopra i Rijeke, kojom se zahtijevalo dovođenje u
pitanje «mnogo kontroverznih pitanja, uključujući i teme iz suvremene povijesti,
koje su se do sada smatrale tabuima... tražilo se primjerice, da se otvoreno govori
o protjerivanju Talijana iz naše zemlje (navodno se radilo o broju između 200 i
300 tisuća ljudi nakon Drugog svjetskog rata), o jamama (u koje su partizani iz
osvete bacali Talijane iz Istre), te o drugim tabutemama». Časopis je ovako
komentirao vijest: «Osvijetliti ta pitanja je, čini nam se, neophodno i zbog sve
veće politizacije problema manjina, ne samo u Jugoslaviji, nego i u Italiji»1.
«Jedino je od povjesničara i političara poput Vladimira Dedijera» podsjećao je
tada Fulvio Fumis, «pristigao, prije četiri godine, u njegovom trećem svesku
Priloga za biografiju Josipa Broza Tita, hrabar navod o istrebljivanju u jamama,
te pošteno viđenje povijesti koja ne može priznati oportunističke cenzure. Ako
Italija iz vremena ponovnoga stvaranja i otpora nije počinila te cenzure u odnosu
na krivnje tog razdirajućeg rata, međutim, mnogo je Talijana, nažalost, šutnjom
potpomoglo laž i iskrivljavanje, kada je bio po srijedi pravedan odgovor na
obznanjivanje naše drame»2.
Ratna događanja 1991. i 1992. godine, radi stvaranja samostalnih republika
Hrvatske i Slovenije, privremeno su odvratila pozornost čitavog svijeta od
nerazriješenih povijesnih pitanja za praćenje s razumljivom strepnjom onoga što se
1
«Il Piccolo», 22/3/1988., pod naslovom Appello a Belgrado, affinché si faccia luce completa
sullefoibe e sull’esodo (Apel Beogradu, da se potpuno osvijetle jame i egzodus). Od drugih
talijanskih novina, samo je rimski “Il Messaggero”, istog datuma, u rubrici Telex posvetio šest
redaka prostora toj vijesti.
2
F. FUMIS pod naslovom Verità e troppi silenzi, un dramma ignorato dagli italiani (Istina i
previše šutnje, od Talijana ignorirana drama), “Il Piccolo”, 22/3/1988.
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
31
tada događalo, gdje je nakon više od četrdeset godina u srcu Balkana sukob
suprotstavljenih etnosa ponovo izazivao nove egzoduse i nove masakre3.
Ali bila je dovoljna ta ohrabrujuća vijest za navođenje udruga riječkih «ezula» na
obnavljanje dijaloga s gradom porijekla. Jedini izvršitelj toga bilo je Društvo za
riječke studije (Società di studi fiumani) iz Rima koje je po tom pitanju imalo
(budući da nema drugih ciljeva izuzev onih kulturnih, kojima se teži sa strogom
apolitičnošću) široke ovlasti i konkretno pokroviteljstvo udruge zvane «Slobodna
općina Rijeka u egzilu - Libero Comune di Fiume in Esilio» koju podupire više od
deset tisuća članova iz Italije i inozemstva.
Dana 4. studenog 1993. Društvo za riječke studije uputilo je apel predsjednicima
dviju republika, Italije i Hrvatske, Oskaru Luigiju Scalfaru i Franji Tuđmanu, da
omoguće dostojan spomen nakon kvantifikacije njihovog broja i utvrđivanja
njihovog identiteta u svijetlu arhivskih dokumenata dostupnih u dvjema državama,
na «mnoge građane Rijeke i njezine provincije» koji su tijekom Drugog svjetskog
rata (1940.-1945.) «nestali ni u što i koji nikada nisu imali kršćanskog pokopa»4.
Tisak talijanske manjine u Rijeci posvetio je puno pažnje toj inicijativi.5 Talijanski
tisak, izuzev tršćanskog «Piccola»,6 nije to ni primijetio. Dana 2/5/1994. prof. Nevio
Šetić, pomoćnik savjetnika Predsjednika Republike Hrvatske za unutarnju politiku,
pisao je ovako: «Uvjereni smo da danas provjeru popisa nestalih osoba valja
prepustiti povijesnom istraživanju, tako da bi bila vrlo korisna suradnja između
Vašeg Društva i instituta u Republici Hrvatskoj, s ciljem produbljivanja tih spoznaja.
Molimo Vas da, glede daljnjih kontakata po pitanju realizacije gore navedenog plana,
3
M. BASSIOUNI CHERIF, Indagine sui criminali di guerra nell’ex Jugoslavia - L’operato della
Commissione degli esperti del Consiglio di sicurezza e il suo rapporto finale (Istraga o ratnim
zločinima u bivšoj Jugoslaviji. Elaborat - Ekspertnog povjerenstva Vijeća sigurnosti i njegovo konačno
izvješće), Milano, Giuffré, 1997., Konačno izvješće ekspertnog povjerenstva osnovanog na temelju
rezolucije 780 Vijeća sigurnosti (1992.), dio drugi, sadržaji priloga i zaključaka, Prilog X, masovne
grobnice, str. 248-250, II. Analiza - A. Sažimajuća analiza: «...510. Na temelju raspoloživih obavijesti,
na području bivše Jugoslavije postoje četiri tipa masovnih grobnica. Prvom tipu pripada grobnica u
kojoj su se nalazila tijela žrtava masovnog pokolja, ali metoda i način pokapanja bili su ispravni.
Drugom tipu pripada grobnica u kojoj su bila tijela civilnih žrtava ili vojnika palih u borbi, te zato nisu
po srijedi nezakonita ubojstva, ali metoda i način pokapanja nisu bili ispravni. Treći tip uključuje
masovne grobnice u kojemu su tijela bila žrtava masovnog pokolja, a metoda i način pokapanja nisu
bili ispravni. Na kraju, četvrti tip uključuje masovne grobnice kod kojih niti su okolnosti koje okružuju
smrti žrtava, niti su način i metoda pokapanja bili ispravni... 514. Etnička pripadnost napadača
odgovornih za ubojstvo osoba pokopanih u masovne grobnice jest slijedeća: a) osobe pokopane u 81
evidentiranoj masovnoj grobnici, prema svjedočanstvima, ubijene su od Srba; b) osobe pokopane u 16
masovnih grobnica, prema svjedočanstvima, ubijene su od Hrvata; c) osobe pokopane u 5 masovnih
grobnica, prema svjedočanstvima, ubijene su od Muslimana; d) 87 prijavaka nije pobliže označavalo
agresora...».
4
ARHIV I POVIJESNI MUZEJ RIJEKE (dalje: AMSF), Rim, Tajništvo Predsjedništva Korespondencija 1993.
5
«La Voce del Popolo», 7/4/1994., pod naslovom: Scomparsi, un segno per ricordarli (Nestali,
znak prisjećanja na njih).
6
«Il Piccolo», 6/3/1997., pod naslovom: La Croazia apre gli archivi (Hrvatska otvara arhive);
isto: 7.3.1997., Vogliamo la verità (Hočemo istinu).
32
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
stupite neposredno u vezu s vlastima grada Rijeke»7. Sa svojim narednim pismom od
15/11/1994. prof. Nevio Šetić, na temelju otvorenog zahtjeva za uputama, navodio je
Institut za suvremenu povijest iz Zagreba, pod ravnanjem dr. Mirka Valentića, kao
najprikladnijeg hrvatskog sugovornika za suradnju s nama u svrhu provjere “popisa
palih i nestalih osoba tijekom Drugog svjetskog rata (1941.-1945.), pripadajućih
talijanskoj manjini (sic!) Rijeke i okolice.” 8 Dana 28/11/1996., ur. br. 01-48, potpisan
je konačan istraživački projekt, kojeg su potpisali dr. Mirko Valentić, u ime
Hrvatskog instituta za povijest, te Amleto Ballarini i doživotni senator Leo Valiani,
tj. stvarni i počasni predsjednik Društva za riječke studije. Po prvi put nakon kraja
Drugog svjetskog rata, Talijani i Hrvati spremali su se na pružanje, barem za
područje Rijeke i okolice, odgovarajućeg odgovora na teška i bolna pitanja. Po prvi
puta je neka hrvatska javna ustanova prihvaćala kao sugovornika neku predstavnićku
udrugu talijanskoga egozodusa; taj je događaj u Republici Jugoslaviji i u Republici
Italiji prošao, zajedno s onima koji su na tom području nakon 1945. nestali niušto,
prešućivanjem u školskim udžbenicima povijesti i u velikim sredstvima priopćavanja
i formiranja javnog mnijenja.
Tekst sporazuma
I
Navedeni zajdenički projekt polazi od ćinjenice da do sada u hitoriografijji nije
utvrđena cjelovita istina o ljudskim gubicima, talijanske narodnosti u razdoblju od
početaka drugog svjetskog rata do njegova završetka i neposredno nakon njegova
završetka (1939.-1947.). Ova istraživanja odnose se na područje Rijeke i njezine
okolice (područje bivše talijanske Kvarnerske provincije). O ovoj problematici u
dosadašnjim istraživanjima postoje samo djelomične spoznaje, te su neophodna
daljnja i cjelovita istraživanja. Osnovni cilj realizacije ovog projekta je utvrđivanje
svih ljudskih gubitaka talijanske narodnosti na spomenutom području, bez obzira na
strane u sukobima koje su te gubitke prouzročile. Dakle, rijeć je o osobnoj
identifikacijij ljudskih gubitaka talijanske narodnosti, te će se za svaku takvu osobu
istraživati slijedeće cinjenice: prezime i osobno ime, ime oca i majke, datum, mjesto
rođenja i stalno prebivalište, bračno stanje, vjeroispovijed, nacionalnost, socijalno
porijeklo, zanimanje, politička pripadnost, pripadnost određenim oružanim
formacijama, vrijeme uhićenja, eventualni boravaku zatvoru ili logoru, datum i
mjesto smrti i počinioci u lišavanju života. O svakoj takvoj osobi koja je izgubila
život ustrojit će se posebni dosje, odnosno anketni list. U dosje uložit će se sva
istražena i prikupljena arhivska građa i drugi izvori o određenoj osobi.
AMSF, Tajništvo Predsjedništva - Korespondencija 1994..
Isto, naš “sic” u tekstu, nakon pojma “manjina”, postao je neophodan u svrhu podsjećanja da
podaci koje posjedujemo glede pučanstva Rijeke i okolice u godinama na koje se pismo odnosi, ne
dopuštaju nam smatranje Talijana “manjinom”, nego bi nas čak navodili na iznašanje suprotnog.
7
8
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
33
Uz takvu pretpostavku, najviša javna ustanova za povijesno istraživanje u
Republici Hrvatskoj otvoreno je priznavala ono što je u bivšoj komunističkoj
Jugoslaviji bilo uvijek nijekano, a u demokratskoj Republici Italiji, nastaloj iz
antifašističkog otpora, ono što je bilo često prešućivano: nakon rata u dvjema
godinama nakon službenog prekida neprijateljstva, “tragična bilanca” žrtava s
talijanskim državljanstvom u Rijeci i okolici nije se još definirala.
Po prvi puta se pristajalo u bivšoj Jugoslaviji na razjašnjavanje, gdje je bilo to
neophodno, “mjesto smrti i počinitelje lišavanja života” i za one koji su bili zavedeni
kao niušto nestali nakon što ih je uhitila OZNA 9 u neposrednom poraću.
II
U nastojanju da se ostvare istraživački ciljevi iz članka I. potrebno je izvršiti
slijedeća istraživanja: 1) temeljito istražiti svu dostupnu arhivisku građu pohranjenu
u arhiviskim i drugim i hrvatskim i talijanskim institucijama. Ako budu postojale
materijalne mogućnosti trebalo bi takvu građu istražiti i u nekim drugim zemljama
(Srbija, Austrija, Njemačka); 2) prikupiti novu arhivisku građu koja se nalazi u
posjedu privatnih osoba, te prikupiti svjedočanstva o pojedinim nastradalim
osobama; 3) pregledati povijesnu i drugu literaturu, časopise i tisak.
Dakle, prihvaćalo se načelo da, barem na područjima dviju ugovornih strana,
nikakav arhiv bilo koje prirode on bio, kojega bi se smatralo korisnim za ostvarenje
projekta, ne bi se smatrao nedostupnim.
III
Budući da je riječ o složenom i dužem povijesnom razdoblju (1939.-1947.) i o
opsežnim kvantitativnim istraživanjima, ovaj se projekt planira realizirati u
razdoblju od 1997. do 1998. godine. Dio projekta je i pisanje odgovarajuće
monografije koja bi se objavila na hrvatskom i talijanskom jeziku.
U stvarnosti, zbog odgode koje su zajednički dogovorene rad se pokazao
složenijim i mučnijim od predviđenog, te je posljednji termin za njegovo okončanje
(iako ne definitivno) utvrđen za konac drugog semestra 2000..
IV
U nastojanju da se sto brže i kvalitetnije realizira ovaj zajednički projekt ugovorne
strane imenovat će nositelje projekta (sa svake strane po jednoga). Zadaća nositelja
projekta, je koordinirati rad i na realizaciji projekta angažirati potrebni broj suradnika.
9
OZNA (Odjeljenje za zaštitu naroda) tijekom rata bila je organ političke kontrole unutar
jedinica ovisnih od narodno-oslobodilačke vojske Jugoslavije, koja je izvršavala i zadaće vojne
policije, a zatim, pred kraj 1946., pod nazivom UDBA (Uprava državne bezbjednosti) prešla je pod
Ministarstvo unutarnjih poslova i ispunjavala je zadaće tajne policije. Neposredno nakon rata
izvršavala je obje uloge i postala je po zlu poznata. U stvarnosti, i prije i poslije bila je naoružana
ruka Komunističke partije Jugoslavije i brinula se za sigurnost režima.
34
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
Sa talijanske strane, Društvo za riječke studije obećalo je i osnivanje posebnog
povjerenstva s ciljem prihvaćanja projekta u predloženom obliku, te boljeg
utvrđivanja s drugom stranom modaliteta izvršetka, postajući tako moralni jamac za
svako visoko pokroviteljstvo koje bi Društvo namjeravalo zatražiti u okvirima
Republike Italije.
V
Ugovorne strane se obavezuju da će svaka od njih ponaosob financirati svoje
djelatnike na zajedničkom projektu. Eventualna istraživanja na podrucju trećih
država zajednicki ce dogovarati i nastojati pronaći mogucnosti njihova financiranja.
Isto tako zajdenički će razmotriti i mogučnosti finaciranja ostvarenih rezultata
projekta.
VI
Realizacija zajedničkog projekta otpočet će kada ga potpišu ugovorne strane.
PREDSJEDNIK
SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI
Dr. Amleto Ballarini
Počasni predsjednik: Sen. Leo Valiani
RAVNATELJ HRVATSKOG
INSTITUTA ZA POVIJEST
Dr. Mirko Valentić
Dana 30/5/1997. pri Narodnom Sveučilištu u Trstu (Università Popolare di
Trieste) sastalo se, s ciljem razmatranja gore navedenog projekta, savjetodavno
povjerenstvo Društva za riječke studije, koje je zbog toga osnovano, a prisustvovao
je odgovorni iz hrvatske istraživačke skupine dr. Mihael Sobolevski i dr. Amleto
Ballarini odgovoran, kao Predsjednik Društva za riječke studije, za talijansku
istraživačku skupinu.
Povjerenstvo je tada bilo u slijedećem sastavu: prof. Gaetano La Perna, dr.
Marino Micich, dr. Luigi Emilio Longo, gosp. Neri Drenig, računovoća Mario
Stalzer (kao predstavnik Slobodne općine Rijeka u egzilu / Libero comune di Fiume
in esilio), prof. Danilo Massagrande, senator Arduino Agnelli (kao predstavnik
Narodnog sveučilišta u Trstu), prof. Giuseppe Parlato, gosp. Luciano Giuricin (kao
predstavnik Centra za povijesna istraživanja u Rovinju / Centro di ricerche storiche
di Rovigno), prof. Laura Marchig i dr. Alexandar Kovačević (poslijednje dvoje kao
predstavnici Zajednice Talijana Rijeke).
Prilikom tog susreta dvije zainteresirane strane bile su u mogućnosti razjasniti
sljedeće:
– Teritorij na koji se odnosio projekt obuhvaćao je i gradska središta koja su
pripadala “anektiranim područjima” nakon okupacije Jugoslavije 1941., “riječke
okolice i Pokuplja”.
– Ako ne bi bila sigurna nacionalnost žrtve, ona bi svakako bila uvrštena u završni
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
35
popis, te u slučaju pripadnika riječke židovske zajednice, bile bi uvrštene u popis
žrtava netalijanskog državljanstva.
– Istraživanje se odnosilo na povijesno razdoblje od 31/12/1939. do 31/12/1947..
– Bile bi uzete u razmatranje i žrtve s talijanskim državljanstvom, rodom iz
Rijeke i okolice, koje su podlegle u drugim krajevima zbog bilo kojeg uzroka.
– Za svako ime, neovisno o potpunosti matičnih podataka, ispunio bi se anketni
list, kojeg je sastavio Hrvatski institut za povijest, te na temelju tog lista otvorio bi
se dosje u kojega bi se umetnuli dokumenti i korisni podaci pronađeni prilikom
istraživanja. Dosje bi se konačno ili privremeno zatvorio samo jednoglasnim
dogovorom dviju strana uključenih u istraživanje. U slučaju opravdanog neslaganja
jedne od dviju strana, dosje bi bio objavljen u završnom radu.
– Dokumenti prikupljeni od dviju istraživačkih grupa imali su se smatrati
zajedničkim vlasništvom, te bi svaka strana dobila njihovu cjelovitu presliku.
– Dvije bi se strane povremeno sastajale radi međusobnog izvještavanja o
obavljenim radovima i radi upoznavanja s narednim planovima djelovanja.
Dana 30/11/2000. istraživaći su potpisali zapisnik o završetku radova,
zaključujući shemu djela izdavanje i primajući na znanje tekstove koje su pripremile
dvije strane kao komentari pokupljenih podataka. Navedeni zapisnik na kraju je
prihvačen od odgovornih u institutima koji su potpisali početni istraživački projekt.
Arhiviska građa i dokumentacija u zavodima i u institucijama
– Povijesni arhiv Talijanskog crvenog križa - Trst (ograničeno na raspoloživu
kartoteku, a nedostaje materijal koji se odnosi na godine našeg zanimanja (1940.1947.), koji bi prema dokaznim dokumentima10 trebao također sadzavati.)
10
ACS, CRI, Talijanski crveni križ (dalje: CRI), Serv. Affari Intemazionali (Služba za
međunarodne poslove), k. 38, fasc. «Deportacije iz Julijske krajine» - Pismo inž. Giannija Bartolija,
savjetnika u Nacionalnom uredu za izbjeglice iz Julijske krajine i Dalmacije upućeno Glavnom
ravnateljstvu Talijanskog Crvenog Križa, Rim, datirano Trst, 29/1/1960.: «U odnosu na usmeni
sporazum koji je uslijedio s Vašim dr. Leonardom Giordanom, bivšim komesarom Pokrajinskog
komiteta za Trst, molim Vas da ovlastite navedeni komitet glede predavanja meni popisa sunarodnjaka
iz Julijske krajine nestalih usljed deportacija. Ti podaci trebaju mi radi provjere i uvrštavanja prvog
popisa nestalih, kojeg sam ja sastavio za Talijanski komitet za proučavanje izbjeglih...». Dana
1/2/1960. s pismom br. prot. 171/60 Predsjednik Talijanskog crvenog križa, Pokrajinskog komiteta za
Trst, dr. Roberto Hausbrandt piše Središnjem odboru Ravnateljstva za međunarodne odnose, Rim u
pogledu «zahtjeva ing. Giannija Bartolija iz Trsta, usmjerenog na dobivanje podataka koji se odnose
na nestale iz: Julijske krajine, o čemu imamo opsežnu dokumentaciju» kao što slijedi: «S obzirom na
svrhu koju si podnositelj zahtjeva postavlja i razmotrivši osjetjiv položaj u kojem se nalazi Talijanski
crveni križ, molimo Vas da razmotrite oportunost prihvaćanja ili neprihvaćanja samog zahtjeva, te da
nam, u tom pogledu, priopćite Svoje mišljenje». S pismom od 10/2/1960. glavni ravnatelj
Ravnateljstva za međunarodne odnose, odvjetnik Edoardo Roccetti odgovorio je slijedeće: «...glede
osjetljivosti pitanja koje je po srijedi, određena su neophodna razjašnjenja. Utoliko stavljamo u zadaću,
čim bude moguće, povratak na to pitanje». Sam odvjetnik Roccetti, također dana 10/2/1960. piše i
Ministarstvu vanjskih poslova, DGAP Uff. II - Servizio Stranieri (Rifugiati) / Služba za strance
(Izbjeglice), prilažući kopiju pisma ing. Bartolija, kao što slijedi: «...Zahtjev je obrazložen okolnošću
što, u stvari, komitet u Trstu Talijanskog crvenog križa posjeduje, u pogledu nestalih iz Julijske krajine,
36
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
–
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
Istorijski arhiv Jugoslavenske armije - Beograd
Arhiv Vrhovnog vojnog suda - Beograd
Središnji državni arhiv - Beograd
Povijesni ured Financijske policije - Rim
Povijesni ured Karabinijera - Rim
Povijesni ured Ministarstvo unutarnjih poslova - Rim
Ministarstvo unutarnjih poslova - Služba osoblja - Rim
Središnji državni arhiv - Rim
Arhiv Ministarstva vanjskih poslova - Rim
Državni arhiv u Trstu
Arhiv Regionalnog instituta za povijest oslobodilačkog pokreta u Furlaniji i
Julijskoj krajini - Trst
Arhiv i povijesni muzej Rijeke - Rim
Središnji državni arhiv - Zagreb
Arhiv groblja Kozala - Rijeka
Državni arhiv - Rijeka
Arhiv općine Rijeka -Matična knjiga umrlih
Gradska knjižnica u Trstu
Centar za povijesna istraživanja u Rovinju - Rovinj
Ured za pale i spomen knjiga Ministarstva obrane - Rim
popriličnu dokumentaciju.
Umoljuje se to časno Ministarstvo da, sa susretljivom brzinom, autoru ovog pisma Vaše
uvaženo, mišljenje glede oportunosti prihvaćanja zahtjeva...». O tom pitanju nije pronađeno ništa
do «Promemorije za gosp. Glavnog predsjednika» na papiru sa zaglavljem Talijanskog crvenog
križa - Centralnog komiteta. Datirana je u Rimu, 30/3/1960., s nečitljivim potpisom, uredno
protokoliranom dana 9/4/1960. pod br. 19688: “Sukladno uputama koje sam svojevremeno dobio
(upravo nakon posjeta Varna od strane veleposlanika Cassinisa glede od nas traženog mišljenja
ministra vanjskih poslova o oportunosti stavljanja na raspolaganje bivšem tršćanskom
gradonačelniku ing. Bartoliju, popise Talijana deportiranih u Jugoslaviju, koji se nalaze pri
Komitetu Talijanskog crvenog križa u Trstu) dopuštam se svrnuti Vašu pozornost na okolnost
prema kojoj - budući da je prošao datum 27. ožujka ove godine, kojeg nam je naveo upravo
veleposlanik Cassinis kao poslijednji termin prije prihvaćanja gore navedenog zahtjeva - Vi bi
trebali odlučiti hoće li se i kada prosljediti zahtjev inž. Bartolija.” Imamo razloga smatrati da je
Bartoli u svom radu: Le deportazioni nella Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia (Deportacije u
Julijskoj krajini, Rijeci i Dalmaciji) objavljenom u Trstu 1961., mogao proučiti, u cjelosti ili
djelomično, traženi materijal. Dan danas usprkos ponovljenim zahtjevima upućenim na svaku
razinu nadležnih institucija (Talijanski državni arhiv, Talijanski crveni križ, Zavod za zaštitu
arhivisku građu Trst) vizionirati cijelu dokumentaciju, koju je tada više izvora definiralo
«opsežnom». Nestanku dokumentacije o deportiranima iz Julijske krajine pod jugoslavenskom
okupacijom 1945., nadovezuje se i, kako smo mogli utvrditi, nedostatak popisa talijanskih vojnika
umrlih u različitim internacijskim logorima u Jugoslaviji, popisi onih koji su se vratili u Italiju,
dosjei s korespondencijom za svakog zarobljenika koji je ipak uobičajeno popisan. Od tolikog
materijala koji, na osnovu sumarnih arhivskih bilježaka na tisućama osobnih obrazaca još uvijek
čuvanih pri tršćanskom komitetu, mora da je bio sastavljen, čini se da nije ništa ostalo niti u Trstu,
niti u Središnjem arhivu Talijanskog crvenog križa u Rimu, niti u Talijanskom Središnjiem
državnom arhivu. Tom materijalu mogu se pridodati i temeljni akti rada Talijanskog crvenog križa
u Trstu za godine našeg zanimanja, od 1940. do 1947..
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
37
Zatraženi ali ne obrađeni arhiviski fondovi:
–
–
–
–
–
–
–
–
Dokumentacijski centar Židova - Milano
Vatikanski arhivi
Arhiv Vojnog ordinarijata - Rim
Arhiv udruge palih i nestalih RSI-a - Rim
Državni arhiv Republike Slovenije - Ljubljana
Centar Wiesenthal - Beč
Arhiv Ministarstva unutarnjih poslova Republike Hrvatske - Zagreb
Arhiv Ministarstva unutarnjih poslova Savezne Republike Jugoslavije - Beograd
Kvarnerska provincija: teritorij i pučanstvo
Grad Rijeka 1900. godine predstavljao je “Corpus Separatum”, podložan
Ugarskoj u okviru Habsburškog carstva. Prema službenom popisu iz te godine,
pučanstvo nastanjeno u gradskom središtu i u predgrađima Plase, Drenova i Kozala
(koja su također bila obuhvaćena gore navedenim “Corpusom”) iznosilo je
sveukupno 38.955 duša. Prema popisu od 1910., posljednjemu provedenom u gore
navedenom političkom poretku, proizlazilo je da ih ima 49.806. Prema kasnijim
brojenjima provedenim od različitih ustanova, postoje sljedeći podaci: godine 1918.
(popis Talijanskog nacionalnog vijeća / Consiglio nazionale italiano) ima 46.264
stanovnika, 1925. (talijanski popis) 45.857, 1936. (talijanski popis) 56.249, 1940.
(službeni podaci talijanske pokrajinske uprave u Rijeci) 59.332, 1945. (Gradski
narodno-oslobodilački odbor, privremeni organ uprave grada, poslije dolaska
Narodno-oslobodilačke vojske Jugoslavije) 44.544 dana 31. svibnja i 47.839 dana
30. rujna.
U staroj Kvarnerskoj provinciji (Provincia del Carnaro), anektiranoj Italiji 1924.,
pučanstvo koje je u glavnom gradu davalo nedvojbenu talijansku većinu (32.415
Talijana i 10.353 Hrvata od ukupno 45.857 stanovnika)11, bilo je sastavljeno od
40.433 Talijana i 53.722 Slavena (prema našim saznanjima, skoro podjednako
podijeljenih na Slovence i Hrvate) na sveukupan broj od 99.941 stanovnika.
Popis pučanstva iz 1921. u Kvarnerskoj provinciji prema uporabnom jeziku:
Općine preuzete iz Pulske provincije12 (Provincia di Pola): Veprinac (priključen
Opatiji 1931.) ima 2.892 stanovnika – 489 Talijana, 17 Slovenaca, 2.166 Hrvata;
Podgrad ima 7.259 stanovnika – 177 Talijana, 5.520 Slovenaca, 1.726 Hrvata; Klana
11
G. PERSELLI, I censimenti della popolazione per l’Istria con Fiume e Trieste, e di alcune città
della Dalmazia tra il 1850 e il 1936 (Popisi pučanstva za Istru s Rijekom i Trstom, i neke gradove
Dalmacije od 1850. do 1936.), Etnia IV, Trieste-Rovigno, Centar za povijesna istraživanja u
Rovinju, 1993., str. 429. Kvarnerska provincija uspostavljena 22/2/1924. obuhvaćala je općine
Veprinac, Podgrad, Klana, Jelšane, Lovran, Materija, Matulji, Mošćenice i Volosko-Opatija iz
Pulske provincije, te Jablanica, Knežak, Prem i Ilirska Bistrica iz postojnskog kotara.
12
Isto.
38
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
ima 1.235 stanovnika - 108 Talijana, 15 Slovenaca, 1.098 Hrvata; Jelšane imaju
4.127 stanovnika – 28 Talijana, 3.623 Slovenca, 460 Hrvata; Lovran ima 3.648
stanovnika – 1.634 Talijana, 29 Slovenaca, 1.837 Hrvata; Materija ima 5.104
stanovnika – 23 Talijana, 3.733 Slovenaca, 1.325 Hrvata; Matulji imaju 8.777
stanovnika – 234 Talijana, 66 Slovenaca, 8.338 Hrvata; Mošćenice imaju 3.060
stanovnika – 3.013 Talijana, 3 Slovenca, 13 Hrvata; Volosko-Opatija ima 5.062
stanovnika – 2.297 Talijana, 343 Slovenca, 1.081 Hrvata.
Općine preuzete od postojnskog kotara13 (nedostatak podataka ne omogućuje nam
razvrstavanje Slavena na Slovence i Hrvate iako se taj kotar, danas u sastavu
Republike Slovenije, mogao i tada smatrati napučenim pretežito Slovencima):
Jablanica ima 3.106 stanovnika – 0 Talijana, 2.306 Slavena (zbog nedostatka
podatakanisu razvrstani na Slovence i Hrvate); Knežak ima 3.719 stanovnika – 5
Talijana, 3.710 Slavena (isto kao gore navedeno); Prem ima 1.547 stanovnika – 6
Talijana, 1.524 Slavena (isto kao gore navedeno); Ilirska Bistrica ima 4.548
stanovnika – 4 Talijana, 4.451 Slavena (isto kao gore navedeno). Sukladno gore
navedenom, može se tvrditi da je talijanska Kvarnerska provincija, izuzev glavnog
grada, bila je obitavana godine 1925., prema uporabnom jeziku, od 8.018 Talijana,
13.334 Slovenca, 18.044 Hrvata i 11.991 općenito navedenih kao «Slavena» jer nam
nedostaje bilo kakav podatak glede uporabnog jezika, kojega usprkos svemu
smatramo, s obzirom na područje porijekla, u golemoj većini slovenskim. Godine
1940. prema riječkoj pokrajinskoj upravi, u glavnom gradu bila 41.314 Talijana,
11.199 «inorodaca»14 6.933 stranca i 1.146 pojedinaca s nejasnim državljanstvom ili
bez državljanstva.
Nakon okupacije Jugoslavije, s pripajanjem Kvarnerskoj provinciji «anektiranih
teritorija s područja Rijeke i Kupe» došle su pod talijansku upravu općine u kojima
je uporabni jezik apsolutne većine stanovništva bio hrvatski i gdje se neznatna
talijanska manjina mogla zabilježiti samo na Sušaku, Krku i Rabu. Radilo se o 24
općine: Sušak, Crnik Čavle, Grobnik, Praputnjak, Jelenje, Krasica, Bakar, Kastav,
Crni Lug, Čabar, Draga, Osilnica, Plešće, Gerovo, Prezid, Trava, Punat
(Aleksandrovo), Baška, Dobrinj, Dubašnica, Krk, Omišalj, Vrbnik i Rab.
Sveukupno, više od 90.000 Slavena, pretežno Hrvata, koji s prethodnih oko 54.000
(koji su bili definirani i kao inorodci), kojih je bilo i u staroj provinciji i u glavnom
gradu (godine 1940.), daju ukupni broj od gotovo 150.000.
Između lipnja 1940. (ulazak u rat Italije) i svibnja 1945. (uspostavljanje vlasti
Narodno-oslobodilačkog odbora), prema gore navdenim podacima, stanovništvo
Guerrino Perselli navodi da nema raspoloživih statističkih brojeva za postojnski kotar. Nije
nam dakle poznato na kojem se izvoru zasnivaju podaci za općine tog kotara, koje smo prenijeli iz
djela: L’esodo dalle terre adriaiche. Rilevazioni statistiche. Opera per l’assistenza ai pofughi
Giuliani e Dalmati (Egzodus iz jadranskih zemalja. Statisički podaci. Ustanova za pomoć
izbjeglicamaiz Julijske krajine i Dalmacije), Tip. Julia, Roma, 1958..
14
Pojmove «inorodci» (“allogeni’’) i «inojesci» (“alloglotti’’) upotrebljavao je fašistički režim
kada je mislio na ljude različitog porijekla i jezika u odnosu na talijansku većinu u okviru državnog
teritorija.
13
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
39
glavnog grada doživjelo je smanjenje od otprilike 15.000 ljudi, te iako je došlo do
povratka oko 3.300 ljudi (uzrokovanog prvenstveno povratkom iz zarobljeništva ili
iz vojne službe u Italiji i drugdje) od svibnja do rujna iste godine, može se ustvrditi
a je došlo do smanjenja broja pučanstva barem za 22%, te da se taj postotak odrazio
napose na talijansku prisutnost u Rijeci, koja je smanjena za barem 7.000 osoba.
Između 1946. i 1950., prema procjenama Ustanove za pomoć izbjeglicama u Italiji,
grad je napustilo više od 25.000 Talijana. U različitim i ne pobliže označenim
godinama prije 1943. i nakon 1950. otišlo je još otprilike 6.000 ljudi.
Gore navedene procjene, izuzetno obazrive, pokazuju jednu stvarnost, stvarnost
masovnog i spontanog egzodusa Talijana iz Rijeke, koja još i dan danas čeka
pozorno proučavanje koristeći podatke, koje sadrži povijesni arhiv općinskog
matičnog ureda grada Rijeke. Ta je stvarnost u različitim razdobljima bila podložna
lažnim precijenjivanjima i umanjivanjima, predodređenim sugestijama vlastite
političke pozicije, a njezina stvarna dimenzija, očekujući još podrobnije provjere,
čini nam se da se može procijeniti, izuzev grešaka i popusta, barem na 86% Talijana
prisutnih 1940. godine u staroj Kvarnerskoj provinciji, unutar njezinih granica iz
1925. godine.
Imamo razloga smatrati da se dogodio i migracijski pomak Slavena, ili onih koji
su smatrani «inojescima», od 1943. do 1945., ali za tu pojavu ne raspolažemo
pouzdanim podacima.
Današnja Rijeka, u Republici Hrvatskoj, nalazi se u sastavu Primorsko-goranske
županije. Zajedno sa gradom Sušakom, godine 1991.15, brojila je 167.964 stanovnika.
Godine 1963.16 imala je, zajedno sa Sušakom, 102.000 stanovnika, a sama ih je
brojila 87.000.
Upisanih u Zajednice Talijana, koje su nastale na području bivše talijanske
Kvarnerske provincije, godine 1996.17 bilo je 4.697 u Rijeci, 590 u Opatiji i 209 u
Lovranu.
15
ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI, Calendario Atlante 1998. (Kalendar Atlas 1998.)
Novara, Officine Grafiche De Agostini, 1998., str. 144.
16
Jugoslavia (Jugoslavija). Le Guide Nagel della serie italiana, Milano, Mursia, 1963..
17
M. ESPOSITO, La Comunità Nazionale in Istria e Dalmazia (Talijanska zajednica u Istri i
Dalmaciji), Trieste, Università Popolare di Trieste, 1996., appendix br. 7.
40
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
Fiume, Piazza Dante Alighieri, aprile 1941. Reparti di Giovani Fascisti e della Milizia si
apprestano a varcare il confine italo-jugoslavo.
Rijeka, tgr Dante Alighierija, travanj 1941. Odjel mladih fašista i milicije se spremaju prijeći
granicu između Italije i Jugoslavije.
Fiume, aprile 1941. I plenipotenziari dell’esercito jugoslavo varcano da Sussak il ponte sull’Eneo
per trattare la resa.
Rijeka, travanj 1941. Opunomočenici jugoslavenske vojske prelazu most na Rečini da pregovaraju
predavanje.
Il progetto, le fonti e il territorio - Projekt, izvori i teritorij
41
Fiume, 1944. La scuola “Daniele Manin”, sede del Comando tedesco, centrata dai bombardamenti
alleati.
Rijeka, 1944. Škola Danijela Manina, sjedište njemačkog zapovjedništvo, pogođena savezničkih
bombardiranja.
Fiume, 1945. Le attrezzature portuali devastate dalle mine tedesche.
Rijeka, 1945. Lučko postrojenje uništeno od njemačkhih mina.
PROFILO STORICO
Dallo scoppio della seconda guerra mondiale all’armistizio dell’8 settembre 1943
Alla vigilia della seconda guerra mondiale, Fiume, assurta in Italia, grazie a
d’Annunzio, a simbolo della «vittoria mutilata» nel conflitto che aveva insanguinato l’Europa tra il 1914 e il 1918, non parve, una volta annessa, nel 1924, godere di
particolari benefici dal regime fascista, che pur aveva ereditato dall’impresa fiumana rituali largamente applicati1 e dalla Carta del Carnaro intuizioni costituzionali2 che
verranno sostanzialmente disattese. L’annessione impose la cessione di Porto Baros
(parte integrante del bacino portuale fiumano) a Sušak, città del neonato (1918)
Regno Serbo, Croato e Sloveno, contribuendo non poco a valorizzare le attrezzature portuali croate che entrarono inevitabilmente in concorrenza con quelle italiane
ad esse contigue (nel 1937 il volume della attività dei due porti nelle operazioni di
imbarco e sbarco arriveranno quasi ad eguagliarsi: 737.909 tonnellate a Sušak e
776.784 a Fiume). Nel decennio 1924-1934 la crisi nella grande industria fiumana
fu resa evidente dai licenziamenti che ridussero drasticamente la mano d’opera e i
quadri impiegatizi (rispetto al 1913 la riduzione fu del 25% nel Silurificio e addirittura del 78% ai Cantieri Navali). La contrazione progressiva nel volume degli affari e la crisi nelle proprietà agricole della Provincia venivano cautamente evidenziate nelle relazioni annuali della locale Cassa di risparmio. Si registrarono invece i
primi robusti segni di ripresa dal 1935 in poi, in coincidenza con l’impegno bellico
italiano prima in Africa e poi in Spagna, ma al tempo stesso si avvertì anche il progressivo inserimento di uomini-chiave non fiumani nei gangli vitali della politica e
dell’economia cittadine, sì che alla vigilia della seconda guerra mondiale si può affermare che nel PNF (Partito nazionale fascista) con Genunzio Servidori, alla
Prefettura con Temistocle Testa, alla Regia dogana con Filippo Valente, agli Uffici
finanziari con Luciano Matarazzi e alla «Vedetta d’Italia» (l’unico quotidiano della
città) con Arnaldo Viola, furono posti ai vertici del potere cittadino elementi provenienti da altre regioni italiane che nulla o ben poco potevano sapere della specifica
identità culturale fiumana abituata da sempre a convivere con tutte le sue notevoli e
molteplici «diversità» interne d’ordine culturale, etnico e religioso. Le leggi razziali del 1938 contribuirono ad accrescere lo sconcerto generale, mentre il processo di
nazionalizzazione e di fascistizzazione di croati e di sloveni (definiti ufficialmente
e semplicisticamente «alloglotti»), che, pur essendo minoranza nel contesto cittadino, erano assoluta maggioranza nel circondario agricolo-montano, venne portato
avanti senza tenere in alcun conto gli inviti alla cautela e alla comprensione che ve1
Mussolini adottò, nei suoi colloqui con la folla, il balcone di Palazzo Venezia e la folla di
Roma, come quella di Fiume, quando d’Annunzio improvvisava le adunate sotto il balcone del
Palazzo del Governo, gridava: “Eja, Eja! Alalà!”.
2
La carta costituzionale della Reggenza italiana del Carnaro contiene, ad esempio, i presupposti fondamentali della Stato corporativo che il regime fascista non attuò mai compiutamente.
44
Amleto Ballarini
nivano dai pochi fiumani ancora presenti nelle gerarchie statali3. Sulla carta, nel
1937, quando venne a Fiume Achille Starace, la macchina del PNF si presentava formalmente imponente e con diffusione capillare in tutta la Provincia: 8.275 fascisti
inquadrati in 12 fasci, 24 gruppi rionali, 28 settori e 194 nuclei; 1.572 giovani fascisti divisi in 15 fasci, 28 centurie, 84 squadre; 401 fascisti universitari; 3.904 donne fasciste; 1.037 giovani fasciste; 3.075 massaie rurali; 13.150 iscritti all’Opera balilla; 4.120 aderenti alle organizzazioni fasciste e 8.092 al Dopolavoro.
Un gigante con i piedi d’argilla, destinato a durare fin che durerà l’onda emotiva delle vittorie d’Africa e di Spagna e a mostrare, come vedremo, i primi vistosi
segni di cedimento quando dall’Africa alla Grecia, dai Balcani alla Russia, la fortuna delle armi italiane verrà sistematicamente meno, lasciando l’alleato tedesco completamente libero di usare e di abusare della propria forza. Alla consunzione progressiva dell’apparato fascista corrisponderà l’inevitabile crescita del movimento
antifascista che, soprattutto nell’elemento croato e sloveno, si consoliderà e si diffonderà identificandosi sia con il valore del proprio riscatto nazionale, stimolato da un
diffuso sentimento di contrapposizione etnica tra slavi e italiani, sia con quello del
riscatto sociale, sorretto dalle potenti suggestioni dell’ideologia comunista. Il verificarsi di tale sintesi, atta a promuovere una lotta di massa, si avrà solo con l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica quando, venendo meno il patto RibbentropMolotov che aveva portato alla precedente spartizione della Polonia4, i movimenti
comunisti nell’Europa occupata dai tedeschi saranno liberi di rianimare la resistenza armata agli ordini di Stalin nei loro paesi d’appartenenza.
A tutto il 1937 (su un popolazione che nella provincia contava allora ben 109.018
abitanti, secondo il censimento del 21/4/1936), la Regia questura di Fiume aveva
schedato in tutto 134 «sovversivi»5, intendendo per tali non solo gli elementi di fede comunista, ma anche gli autonomisti zanelliani e gli ex dannunziani di fede anarchica o repubblicana, comunque tutti gli antifascisti in genere; 35 di questi, nonostante le diffide e in alcuni casi anche le condanne, avevano potuto mantenere il loro
3
«La Vedetta d’Italia», 14/11/1944. Da un articolo di Riccardo Gigante: «Della sciagurata politica non solo testiana [si allude al prefetto Temistocle Testa, NdA] ma del governo o del regime
in tutti i territori annessi della Croazia e della Dalmazia, si occuparono appassionatamente i senatori giuliani e dalmati, me compreso (…) Alla nostra conoscenza di luoghi e delle popolazioni non
si diede peso; del nostro avvertimento che la Dalmazia non era più quella dei tempi del Tommaseo
e del Bajamonti, non si tenne conto; la nostra comprensione di vecchi irredentisti per i diritti delle minoranze fu derisa; il nostro rimarco sulla differenza di trattamento fatto agli Sloveni e ai Croati
fu giudicato infondato».
4
J. RIDLEY, Tito. Genio e fallimento di un dittatore, Milano, Mondadori, 1996, p. 126. In occasione dell’alleanza italo-sovietica e della conseguente dichiarazione di guerra di Francia e
Inghilterra alla Germania: «Stalin disse al Comintern di ordinare ai partiti comunisti di tutti i paesi belligeranti di attenersi alla linea leninista di opposizione alla guerra imperialista intentata dai
governi borghesi. Il Comintern cambiò subito orientamento e Tito fece altrettanto. Molti anni più
tardi disse che nel settembre 1939 Stalin aveva ripreso la vecchia politica «di non combattere il
fascismo ma di tornare al cosiddetto scontro di classe, alla lotta “di classe contro classe” tra proletariato e borghesia».
5
ARCHIVIO DI FIUME/RIJEKA (d’ora in poi DAR), Prefektura (Prefettura), JU16.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
45
posto di lavoro. Segno questo d’un regime che, pur essendo totalitario, dava, fino ad
allora, grazie anche alle ricorrenti amnistie, vistosi segni di tolleranza. Nel porto di
Fiume, dove ai tempi di Zanella s’erano pur fatti numerosi proseliti alla causa antidannunziana prima e a quella antifascista poi, non c’era alcun segnale di apprezzabile resistenza; nell’industria pesante si potevano registrare non più di 190 potenziali attivisti «sovversivi», nell’industria leggera non se ne valutavano più di 120 e nel centro
urbano nemmeno un centinaio6. Lo stesso Movimento popolare di liberazione (MPL)
valuterà più tardi che il potenziale dei lavoratori presenti nelle aziende fiumane, tralasciando quello, di scarsa rispondenza, costituito da studenti e intellettuali, era, agli inizi del 1943, di ben 18.000 unità7. A partire dal 1929, quando secondo la Questura c’erano in tutto 157 «sovversivi non pericolosi» e solo 1 «pericoloso» tra Cantieri,
Silurificio e Raffineria8, il Tribunale speciale fascista, fino a tutto il 1940, aveva giudicato per attività sovversiva, a Fiume, dodici persone, di cui solo sette nativi di Fiume
e dintorni, emettendo dieci sentenze di condanna a pene detentive (la più pesante, 12
anni e sette mesi, quella a carico di Leo Valiani che allora si chiamava ancora Weiczen)
e due assoluzioni9. Nessuna condanna a morte. Furono rari i casi (ma riguardanti soprattutto gli ebrei, dopo le leggi razziali) di internamento. Dal giugno 1940 al settembre 1943 i volontari nell’Armata di liberazione jugoslava superstiti, originari da Fiume
e dintorni, ufficialmente riconosciuti tali dal Comitato popolare cittadino (CPC) nel
1945, saranno solo 51, su un totale di 337 dal 1940 al 194510. Nell’agosto del 1940 la
Prefettura di Fiume dava presenti nella provincia ben 11.199 alloglotti (di cui 2.640 mobilitati nelle Forze armate italiane) e 5.482 cittadini di nazionalità jugoslava11. I combattenti antifascisti fiumani, italiani, allogeni o di nazionalità jugoslava che fossero,
morti tra il 1943 e il 1945, almeno secondo un sommario elenco tratto dalle memorie
dei maggiori protagonisti sopravvissuti, sarebbero stati in tutto 86 di cui 17 in combattimento, 1 disperso, 62 fucilati dai nazifascisti e 6 morti nei campi di concentramento12.
Secondo la storiografia jugoslava più autorevole13, i combattenti caduti per la causa del6
L. MARTINI, Memorie e documenti raccolti per una storia di Fiume nella lotta popolare di
liberazione fino al 1943 - Parlano i protagonisti - Monografie V, Pola, Centro di ricerche storiche di Rovigno, 1976, pp. 14-16.
7
Ibid., p.105, relazione di L. Drndić-Vladen al Comitato del Partito comunista della Croazia
per il Litorale croato.
8
VOJNOISTORISKI ARHIV BEOGRAD/BELGRADO, (d’ora in poi VAB), Građa talijanske Kvesture
(Questura italiana), reg. 4/5-1, b. 850, relazione del prefetto di Fiume del 5/5/1928: «Ed ecco il
numero dei sovversivi: Cantieri del Carnaro: operai sovversivi non schedati e non pericolosi (alcuni dei quali assunti recentemente provenienti da Muggia e Trieste) n. 77 - Operai schedati come pericolosi Nro 1. Silurificio: operai sovversivi non pericolosi Nro 52 - Operai schedati come
pericolosi nessuno. Raffineria Olii Minerali: operai sovversivi non pericolosi Nro 28 - operai schedati come pericolosi nessuno».
9
L. MARTINI, Memorie e documenti… cit., pp. 165-169.
10
DAR, Gradski narodni odbor (Comitato popolare cittadino), JU16-17.
11
SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI, Il Tributo fiumano all’olocausto, Roma, Tip. Spoletini, 1999,
Appendice: doc. 2.
12
L. MARTINI, Memorie e documenti… cit., pp 249-251.
13
R. BUTOROVIć, Sušak i Rijeka u NOB, Rijeka, Tipograf, 1975, pp. 546-547.
46
Amleto Ballarini
la Liberazione nella ex provincia italiana del Carnaro sarebbero stati in tutto 137, ma
tra quest’ultimi abbiamo rilevato solo uno nativo di Fiume e tutti gli altri risultano nativi dai centri croati dei dintorni. Stando alle nostre schede le vittime del MPL sarebbero state in tutto 147, di cui 113 con nazionalità italiana accertata e 34 con nazionalità
incerta. Di questi 71 caduti o dispersi in combattimento, 34 soppressi dai tedeschi e 23
dagli italiani; 12 morti per cause ignote. Se sommiamo i nostri dati riguardanti gli italiani (accertati o incerti che siano), non molto distanti da quelli riscontrati nella memorialistica postbellica, ai dati delle vittime croate tratti dalla storiografia, sopra richiamata, si ricaverebbe un totale di 284.
Le cifre in nostro possesso starebbero a dimostrare che dall’inizio del secondo
conflitto mondiale nel 1939 fino al disfacimento delle Forze armate italiane,
l’8/9/1943, conseguente al crollo del sistema fascista (25/7/1943), il bilancio delle
vittime di nazionalità italiana, per qualsivoglia causa di carattere politico o razziale,
fu di scarso rilievo.
Ben più alto fu tra il 1940 e il 1945 il numero di quanti, appartenenti alle Forze
armate italiane, caddero per cause belliche sui diversi fronti di guerra e non risulta
affatto trascurabile, ma di gran lunga inferiore, anche se tale materia non ha fatto
parte di questo progetto di ricerca, il numero degli individui, residenti nel territorio
preso in esame, alloglotti (croati o sloveni) o di nazionalità jugoslava, deceduti per
cause belliche, razziali e politiche, nello stesso periodo di cui sopra.
Stando ai dati in possesso del Ministero della difesa della Repubblica italiana14
la città di Fiume ebbe 174 caduti nelle Forze armate italiane tra il 10/6/1940 e il
7/9/1943 e 134 tra l’8/9/1943 e il 31/12/1945. In tutto 308. La provincia del Carnaro
(Abbazia, Castel Jablanizza, Castelnuovo d’Istria, Clana, Elsane, Fontana del Conte,
Laurana, Matteria, Mattuglie, Moschiena, Primano, Villa del Nevoso e Veglia)
avrebbe dato complessivamente 223 caduti di cui 154 prima dell’8/9/1943 e 69 dopo. In tutto, tra Fiume e Provincia, sempre stando al Ministero della difesa italiano,
caddero, tra il 10/6/1940 e il 31/12/1945, 531 militari così suddivisi: il 53% nell’esercito, il 28% nella marina, il 10% nelle formazioni della Repubblica sociale italiana (RSI), il 4% nell’Aeronautica militare e il 5% in formazioni partigiane.
Stando alle nostre schede, invece, le vittime, tra le Forze armate italiane,comprendendo tra queste anche Carabinieri, Finanza e Pubblica sicurezza (PS) ed escludendo il Movimento popolare di liberazione, integrato a tutti gli effetti nell’Esercito
popolare di liberazione jugoslavo (EPLJ), dal 10/6/1943 al 2/5/1945 furono in tutto
761. Di queste, 412 ci risultano decedute tra il 10/6 e il 7/9/1943; 349 tra l’8/9/1943
e il 2/5/1945. Dopo il 3/5/1945 abbiamo registrato 275 vittime.
Occorre ricordare, però, che il Ministero della difesa ha tenuto il conto solo degli appartenenti alle Forze armate o a forze ad esse equiparate, registrati sia su segnalazione dei comandi sia su segnalazione di commilitoni e famigliari e qualora la
segnalazione avesse rispondenza negli organici in possesso di detto ministero.
Riteniamo poco probabile che le cifre risultanti per gli appartenenti alla RSI o alle
14
ALBO D’ORO
Provincia.
DEL
MINISTERO
DELLA
DIFESA (d’ora in poi AOMD), Elenco Caduti di Fiume e
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
47
formazioni partigiane in Fiume e provincia, provenienti da tale fonte, possano essere vicine alla realtà, mancando ad essa, ovviamente, per una corretta elaborazione di
dati la conoscenza completa degli organici relativi alle unità di appartenenza. Stando
ai dati ricavati da fonti diverse, i caduti della RSI e del Movimento popolare di
liberazione, appaiono infatti ben più numerosi nel capitolo riservato alla elaborazione
dei dati statistici ricavati a conclusione del nostro lavoro, cui si rimanda il lettore
per una più corretta informazione.
Risulta utile di contro l’elenco del Ministero della difesa ai fini d’una esauriente valutazione dei militari caduti nelle file del Regio esercito, della Marina militare
e dell’Aeronautica militare prima dell’8/9/1943.
Tra il 10/6/1940 (dichiarazione di guerra da parte dell’Italia alla Francia e
all’Inghilterra) e la breve campagna d’invasione della Jugoslavia conclusasi il
17/4/1941, nonostante le leggi razziali del 1938 e il capillare perseguimento d’ogni
attività sovversiva da parte degli organi di polizia, non si registrano condanne a
morte e decessi dovuti a rappresaglie, attività «sovversive», o avvenuti in stato di
prigionia o d’internamento.
I primi segnali di ostilità «popolare» contro la Jugoslavia si erano registrati a
Fiume a metà maggio del 1940, durante alcune manifestazioni studentesche inneggianti al regime quando un gruppo di dimostranti la sera del giorno 14 prese
«a tirar sassi contro edifici della sponda jugoslava, infrangendo molti vetri del bar
Kauzlarić e della cartiera Smith & Meynier» con sede a Sušak, oltre l’Eneo15 e
«poco dopo alcuni giovinastri dalla vicina Sušak avrebbero lanciato qualche sasso in
territorio italiano senza conseguenze di sorta»16.
La situazione si inasprì poi con l’invasione italo-tedesca della Jugoslavia il
6/4/1941 quando la Wehrmacht passò la frontiera rumena.
Tra il 1° e il 17 aprile venne ordinato lo sfollamento della città di Fiume. Solo
da Trieste, segnalava il commissario compartimentale di PS Ottorino Palumbo
Vargas, il giorno 5, fecero «capo circa 12 treni al giorno (…) poi smistati per le varie località del Regno, specie del Friuli e della provincia di Verona» per un totale
complessivo di circa 25.000 persone. La stessa fonte aveva cura di segnalare alle superiori autorità «l’esemplare contegno della popolazione esodata da Fiume, la quale, pure negli spostamenti ferroviari, si è mostrata disciplinatissima (…) nonostante
il movimento eccezionale di passeggeri e bagagli nelle stazioni e sui treni, non si sono verificati (…) incidenti di sorta, furti, borseggi od altri reati17». Non ci furono segnalazioni di diversa natura nemmeno nei giorni seguenti, quando per treno o con
altri mezzi sfollò circa il restante 50% della popolazione complessivamente residente
(circa 55.000 unità). Parimenti dicasi durante le operazioni di rientro.
15
ACS, Ministero dell’Interno, Direzione generale pubblica sicurezza (d’ora in poi DGPS),
Divisione affari generali e riservati (d’ora in poi AAGGRR), cat. A5G (II guerra mondiale), b. 52,
fasc. 16 «Fiume, manifestazioni e incidenti, anno 1940», telespresso n. 12/16813 del 27/5/1940.
16
Ibid., telegramma del prefetto Testa in data 15/5/1940.
17
Ibid., b. 60, fasc. 26, «Movimento comunista a Fiume», relazione riservata del Regio Ufficio
Compartimentale di PS del 5/4/1941.
48
Amleto Ballarini
Sfollarono da Fiume anche 694 cittadini jugoslavi e, sotto scorta, poco più di 300
ebrei con destinazione Caprino Veronese. Gli uni e gli altri ritorneranno a Fiume,
come tutti gli sfollati, tra il 23 aprile e la prima decade di maggio18.
Fu una guerra di breve durata e la facile vittoria italo-tedesca fece sì che la provincia di Fiume, detta del Carnaro, che aveva già superato i limiti del vecchio
«Corpus Separatum» del Regno d’Ungheria con l’annessione del 1924 e i comuni
presi in prestito forzoso dall’Istria croata e slovena, dilatasse oltre misura, con i nuovi «territori annessi del Fiumano e della Kupa», le proprie competenze amministrative. Il risultato conclusivo fu che gli italiani, pur essendo solida maggioranza nel
capoluogo e nei suoi sobborghi, stando ai censimenti del ’900, si ritrovarono ad essere, nella nuova provincia dell’Impero, una minoranza destinata ad essere presa tra
i due fuochi della resistenza jugoslava, croata da una parte e slovena dall’altra, che
prima d’essere ispirata dall’Internazionale comunista si richiamava per molti versi
alla tradizione dei suoi movimenti nazionalisti.
Nell’ottobre dello stesso anno la Questura di Fiume segnalava al Ministero dell’interno che
«con la fine della Jugoslavia e l’annessione dei distretti di Veglia, Sušak e Castua alla
provincia del Carnaro, mentre la maggioranza di quella popolazione andava progressivamente
adattandosi alla nuova situazione (…) alcuni sconsigliati imbevuti di odio antitaliano e di idee
comuniste, iniziarono una clandestina propaganda contro il Fascismo e le truppe d’occupazione. Dapprima comparvero sporadiche iscrizioni murali, inneggianti a Stalin ed al bolscevismo, ma presto a tali schermaglie seguirono numerosi manifestini e libelli a firma di comunisti e di altri partiti affini, intonati tutti al disprezzo degli Stati Fascisti»19.
Sembrava contraddire, più avanti, nel testo della relazione citata, quel preteso «adattamento» della popolazione, l’affermazione per cui «lo spirito d’omertà che regna tra
gli abitanti del Castuano non ha permesso finora di individuare gli autori della diffusione». C’erano valide ragioni per sospettare, stando alla stessa relazione, che da Castua
«i sovversivi delle zone annesse tentino di allargare la loro penetrazione nell’ambito
dello stesso territorio della provincia del Carnaro, con la complicità di affiliati slavi».
Nel capoluogo però parve non funzionare lo stesso «spirito d’omertà» che si riscontrava nel Castuano visto che i responsabili della «propaganda comunista» e della «colletta di danaro e di indumenti usati a favore dei comunisti, operanti in azioni terroristiche
nei paesi annessi e nel territorio demilitarizzato croato», tali Prodan Antonio di
Silvestro, Radovan Giuseppe fu Giovanni, Barisic Mario fu Giuseppe, Bratos Guerrino
fu Enrico e Pauletti Mario di Pietro vennero tutti identificati e «assegnati al confino».
La Questura di Fiume non sapeva allora d’aver messo le mani, se sono attendibili le memorie postume dei «protagonisti», sul primo Comitato cittadino del Partito
comunista croato di cui proprio Barisić sarebbe stato il primo segretario20. Le se18
19
20
Ibidem.
Ibid., lettera dell’ispettore capo Peruzzi, Milano, 12/12/1941.
L. MARTINI, Memorie e documenti… cit., pp. 47-48.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
49
gnalazioni della locale Questura, della Milizia di Fiume e del Consolato italiano di
Sussa (Sušak) si limitavano, infatti, ad indicarlo «nell’anno 1935, nonostante la sua
giovane età, come un fanatico jugoslavo, acceso irredentista e politicamente capace
di svolgere attività a noi contraria»21.
Nei nuovi distretti si passò ben presto dai libelli alle armi e il vecchio irredentismo croato si mescolò con il comunismo stalinista dichiarando al fascismo una guerra all’ultimo sangue.
Nel territorio di Fontana del Conte, Castelnuovo d’Istria, Primano e in altre località della zona del Monte Nevoso si segnalò la presenza di gruppi partigiani, definiti da alcune fonti come «propagandisti comunisti» e da altre come «cetnici», tra
il dicembre 1941 e il febbraio 1942. Le stesse fonti ammettevano, forse per la prima volta, che lungo la linea ferroviaria tra S. Pietro del Carso e Primano erano avvenuti due incruenti attentati, il 28/10 e il 12/11/1941. Il 16 dicembre dello stesso
anno un posto d’avvistamento aereo della Milizia era stato fatto segno da alcuni colpi di arma da fuoco22.
Dalla parte opposta, appena oltre l’Eneo, da Sušak, sul mare, fino a Grobniko,
nell’entroterra montano, sembra che il primo consistente gruppo di resistenza
armata sia stato individuato nel settembre del 1941, con l’arresto di un certo
Stipanović Ernesto, nella sua abitazione di Costrena nei pressi di Sušak. Da lui
non fu difficile risalire ad altri elementi operanti nelle zone boschive di
Grobniko, Pasac e Čavle che però sfuggirono all’arresto23. In data 2/12/1941, il
Regio commissariato di polizia di Sušak, agli ordini del commissario capo Pileri,
dipendente dalla Questura di Fiume, denunciava ben 80 persone, di cui 44 in stato d’arresto e 36 latitanti, dei nuovi distretti, quasi tutti definiti come «ex jugoslavi», per «organizzazione di associazioni comuniste – propaganda sovversiva
– insurrezione armata contro i poteri dello stato – formazione e partecipazione
a bande armate – tentata distruzione di strade ferrate e di convogli – favoreggiamento personale»24.
Con i suoi nuovi distretti amministrativi di competenza (i cosiddetti «territori annessi del Fiumano e della Kupa»): Sušak, Buccari, Castua, Delnice, Čabar, Veglia e
Arbe, registreremo le prime condanne a morte (tre alloglotti dei dintorni di Fiume)
di un tribunale speciale fascista in data 25/6/1942. Le prime condanne alla pena capitale di tribunali militari, conseguenti alle attività del movimento partigiano comunista erano state eseguite nel marzo dello stesso anno (due partigiani croati di
Krasica il giorno 6 e undici cittadini di Sušak il giorno 26).
Stando anche alle memorie di quanti un giorno, italiani e slavi, saranno definiti
quali «protagonisti» superstiti della lotta popolare di liberazione, sembra che tra il
1939 e l’8 settembre 1943, nel territorio di nostro interesse, le vittime di nazionalità
21
ACS, Ministero dell’interno, DGPS, AAGGRR, b. 60, relazione dell’ispettore capo
Peruzzi.
22
Ibid., nota del prefetto di Fiume al Ministero dell’interno, 3/2/1942.
23
Ibid., relazione della Prefettura di Fiume del 27/9/1942.
24
Ibid., denuncia del Commissariato di Sušak al procuratore del re in data 2/12/1941.
50
Amleto Ballarini
italiana dovute all’attività partigiana siano state soltanto due (una delle quali non ha
trovato conferma nei documenti d’archivio)25 e nessuna di nazionalità italiana, impegnata nella resistenza, che sia stata determinata nel corso di operazioni di repressione svolte dalla polizia fascista o dalle forze armate italiane.
Queste ultime ebbero invece, tra l’11/4/1941 e l’8/9/1943, solo in tutta la Croazia,
2.962 morti, 2.560 dispersi e 4.950 feriti26.
Risulta apprezzabile la cifra delle vittime di nazionalità jugoslava dovute ad attività di rappresaglia italiana per lo stesso periodo di cui sopra nel territorio preso in
esame dalla nostra ricerca, ma ciò solo inserendo in esso le vittime originarie dei distretti annessi alla Provincia del Carnaro nel 1941 poiché, se non si tenesse conto di
queste, non risulterebbero, per le stesse cause, nemmeno molte vittime di nazionalità jugoslava.
Escludendo dal computo delle vittime jugoslave quelle registratesi nel campo
di concentramento di Arbe (per il quale non abbiamo dati certi sulla nazionalità
di esse e sulle cause di morte) riteniamo di poter affermare che la reazione fascista non abbia determinato molto di più delle 170 vittime jugoslave da noi accertate, per condanne di Tribunali speciali o rappresaglie militari o azioni di polizia, nei distretti annessi dopo l’aprile del 1941. A queste occorre aggiungere una
cifra, che non siamo in grado di precisare, ma che da parte croata potrà essere
meglio accertata, che riteniamo non superiore al centinaio, di combattenti partigiani morti nei conflitti a fuoco con le forze d’occupazione sempre nei distretti
di recente annessione.
Si ha l’impressione che a Fiume città e sobborghi, come nel Kossovo e nella
Macedonia sia fiorita dopo l’8/9/1943 la resistenza «dell’ultima ora»27.
25
L. MARTINI, Memorie e documenti… cit., p. 141: Solo Oskar Piškulić ricorda d’aver ferito mortalmente a Sušak nel marzo del 1942 un graduato italiano di cognome Giovannelli che
a capo di una pattuglia armata stava per arrestarlo. Nell’elenco caduti del Ministero della difesa non figura tuttavia alcun Giovannelli. Cfr. anche in ACS, Ministero dell’interno, DGPS,
Segreteria particolare del capo della polizia, Senise e Chierici (1940-1943), b. 12, fasc. 126.31,
dalla relazione del prefetto di Fiume al Ministero dell’interno in data 7/9/1941 si rileva che durante una operazione di arresto di comunisti operanti nelle zone di Grobnico, Pasac e Čavle un
certo Smokvina Mario di Čavle, operaio comunista, di anni 22, avrebbe ferito mortalmente con
un colpo di pistola la guardia di PS Marcolin Giuseppe della Questura di Fiume che si accingeva ad arrestarlo.
26
B.P. BOSCHESI, Le armi, i protagonisti, le battaglie, gli eroismi segreti della guerra di
Mussolini, 1940-1943, Milano, Mondadori, 1984, p. 229; UFFICIO STORICO DELLO STATO MAGGIORE
ESERCITO, Le operazioni delle unità italiane in Iugoslavia (1941-1943), Roma, 1978.
27
J. KRULIć, Storia della Jugoslavia, Milano, Bompiani, 1999, p. 22: «I partigiani riuscirono
a conquistare territori liberati nella regione di Užice (ottobre - dicembre 1941) in Serbia, poi Tito
e il suo stato maggiore dovettero ripiegare in Bosnia fra il 1941 e il 1944 mentre alcuni gruppi
riuscirono a mantenersi molto attivi nel Montenegro e in Slovenia fra il 1941 e il 1942. La Serbia
rimase loro vietata sostanzialmente fino al marzo del 1944, mentre regioni come il Kosovo e la
Macedonia restarono tranquille (la Macedonia ebbe solo l’1% dei morti durante la guerra) o furono attivamente collaborazioniste (albanesi del Kosovo, responsabili di alcuni massacri di serbi) e
in esse fiorì la resistenza dell’ultima ora».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
51
Di contro la vecchia provincia del Carnaro ha dato alla cosiddetta «guerra fascista» dal 10/6/1940 al 7/9/1943, 502 caduti sui diversi fronti di guerra28.
In data 24/4/1942, a causa dell’intensificarsi delle attività partigiane nell’entroterra montano, l’esercito italiano venne autorizzato, con una ordinanza
del prefetto di Fiume, Temistocle Testa, a compiere rappresaglie sugli ostaggi
e sulla popolazione civile e, in data 26 giugno, si ebbe notizia che 13 ostaggi
erano stati fucilati. La reazione fascista fu particolarmente dura nel Castuano
che si rivelò sin dall’inizio come un’autentica roccaforte del movimento di resistenza. Il 30/5/1942 14 persone vennero fucilate a Jelenie. Il 6 settembre vennero fucilati 12 ostaggi prelevati nelle zone di Castua, Marcelji, Sroki, Mavri,
Rubeši, San Matteo e Spinčići. Il 12 luglio ne furono uccisi a Podhum 120, secondo fonti croate e 92 secondo fonti italiane29. In data 6/11/1942 a seguito d’indagini nella zona di Castua, motivate dalla diffusione di stampa clandestina,
vennero arrestati tali Krstulia Giovanni fu Antonio e Iugo Sebastiano di
Giuseppe definiti «ex jugoslavi partigiani». Furono uccisi dalla scorta di PS nei
pressi di Sušak durante un tentativo di fuga30. Una relazione non datata, ma
senz’altro stilata tra la seconda metà del 1942 e la prima del 1943, ci rivela come le forze disponibili della Prefettura di Fiume per l’attività di controguerriglia non fossero sufficienti ai fini delle operazioni su vasta scala che il castuano, ormai, senz’altro richiedeva. Si dovette far ricorso a unità, particolarmente
decise, provenienti da altre regioni italiane come fu il caso del 2° Battaglione
squadristi emiliani31.
Nel campo di concentramento di Arbe, in località Kampor, le fonti jugoslave del
dopoguerra32 affermano che sarebbero morte molte persone (1.276 stando a documenti italiani o 4.641 stando a valutazioni slave). Per questi ultimi dati non vengono tuttavia indicate le cause effettive della morte né la nazionalità dei deceduti né i
AOMD, Elenco Caduti… cit.
R. BUTOROVIć, Sušak… cit. pp. 175-176.
30
ACS, Ministero dell’interno, DGPS, AAGGRR, 1940, b. 60, «Movimento comunista a
Fiume», telegramma del prefetto Testa in data 9/11/1942.
31
VAB, k. 903, Br. Reg. 17/6, comunicazione riservata al questore di Fiume non datata ma si
presume stilata tra il secondo semestre del 1942 e il primo del 1943, firmata dal vice commissario Eugenio Colonna e dal seniore della Milizia Ercole Santucci: «…stamane il 2° Battaglione
squadristi emiliani con l’ausilio dell’Ufficio di PS di Mattuglie e della Tenenza CCRR di Castua
dopo aver provveduto all’accerchiamento delle frazioni Giorgini, Spinčići, Tometići, Bani e
Serdoci di Castua, ove risiedevano i trentadue giovani che recentemente si sono uniti alle bande
dei partigiani procedette al fermo dei familiari dei predetti, nonché degli abitanti delle case vicine a quelle di costoro (…) Dopo che l’Ente beni confiscati, coadiuvato dalla GAF di Castua, ebbe provveduto alla confisca dei beni mobili dei fermati, il 2° Battaglione squadristi emiliani procedette ad una azione di rappresaglia verso le abitazioni di coloro che erano passati ai partigiani
(…) gran parte della popolazione del Castuano che assisteva all’operazione stessa ha manifestato
il desiderio di essere internata nel Regno al fine di evitare ulteriori violenze ad opera dei partigiani. Il numero degli internati è di N. 500».
32
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., pp. 176-178.
28
29
52
Amleto Ballarini
documenti da cui le cifre sono state tratte. Il campo di Arbe33 avrebbe ospitato ben
20.000 persone di cui circa 3.500 ebrei; 2.200 (secondo fonti italiane) o 3.000 (secondo fonti ebraiche) di questi sarebbero sopravvissuti, nonostante l’occupazione tedesca dopo l’8 settembre 194334, data in cui un gruppo di prigionieri sloveni s’impadronì del campo uccidendo l’ufficiale dei carabinieri che lo comandava e unendo
a sé buona parte del locale presidio militare italiano35.
La «Relazione sulla situazione politico economica della Provincia nel bimestre
maggio-giugno 1943»36 inviata il 24/6/1943 al capo della polizia è forse l’ultima disponibile prima che il crollo del fascismo il 25 luglio e delle forze armate italiane
l’8 settembre 1943 segnassero la fine, di fatto, se non sempre di diritto, non solo della Provincia costituita dopo l’invasione della Jugoslavia nel 1941, ma anche di quella creata nel 1924. Vale la pena di scorrerla perché essa sembra non nascondere affatto la realtà drammatica della situazione:
«a) Agricoltura – La produzione agricola della Provincia, data la speciale natura del terreno, in parte roccioso, non è sufficiente per i bisogni della popolazione, per cui è necessario fare affluire qui da altri mercati gran parte dei prodotti destinati all’alimentazione (…)
Nelle terre annesse, per la mancanza di uomini, a causa degli internamenti, della scarsa sicurezza dei lavoratori e della presenza di reparti militari, si avrà una produzione molto limitata ed inferiore al normale, per cui occorrerà rifornire le popolazioni, specie nei centri
esterni, con generi recati in luogo con autocarri opportunamente scortati. b) Zootecnia –
Nonostante le persistenti deficienze di mangimi, il patrimonio zootecnico ha subito un ul-
33
G. BAMBARA, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia, Milano, Mursia, 1988, p.
51: «Prima di essere concentrati nell’isola di Arbe, gli Ebrei erano stati ospitati in varie altre località presidiate da unità della 2ª Armata (…) Secondo fonte ebraica, i rifugiati sarebbero saliti,
tra marzo e settembre (n.d.a.: 1942) a 3500. Tra marzo e il 20 luglio tutte queste persone furono
concentrate (…) nell’isola di Arbe (Rab) annessa all’Italia. Sulle condizioni di vita nei campi di
concentramento c’è da precisare che erano soddisfacenti, anzi confortevoli, sia ad Arbe, sia nei
campi precedenti (…) La popolazione complessiva del campo di Arbe, detto “Campo di concentramento per internati civili di guerra” ammontava a circa 20.000 persone».
34
Ibid., documento n. 30, p. 310 (come tremila ebrei jugoslavi furono salvati dal massacro),
“Italiani ed ebrei in Jugoslavia” di Verax (Roberto Ducci).
35
AMSF, Fondo Ricerca A4, relazione del maggiore del 73° Rgt. fant. Michele De Gaetano
sugli eventi dall’8 settembre al 7 novembre 1943 nelle isole del Carnaro, datato 2/2/1944 :
«Arbe 13-30 settembre 1943. Preso alloggio al Bristol, insieme altri ufficiali tra i quali il Ten.
Col. dei Carabinieri Cuyuli Enzo comandante il presidio di Arbe, barbaramente trucidato dai
partigiani sloveni ex internati nel campo di concentramento di quell’isola, regolarmente tutti
sottoposti alla sorveglianza di sentinelle armate poste davanti alle proprie stanze. Durante la
permanenza ad Arbe ho rifiutato in parecchie occasioni di aderire al movimento partigiano.
Parecchie volte invitato a rientrare a Fiume attraverso Cirquenizze, ho rifiutato di partire sapendo che a Cirquenizze un ufficiale superiore italiano reclutava tutti gli ufficiali di passaggio
per l’inquadramento nella brigata Garibaldi. Confermo che il movimento partigiano ad Arbe
aveva profonde radici fra gli stessi militari italiani in servizio al campo tanto che mi è stato
confermato che gli ordini segreti pervenivano prima al comando partigiano e poi ai comandi
italiani».
36
ACS, Ministero dell’interno, DGPS, Segreteria del capo della polizia, Senise e Chierici
(1940-43), bb. 11 e 12.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
53
teriore miglioramento (…) si va sempre di più accentuando lo sviluppo dell’allevamento dei
suini (…) con particolare riferimento ad alcune località dell’isola di Veglia (…) a Draga funziona, nonostante le deficienze di mangime una porcilaia (…) con 1200 capi – oltre in Valle
di Sussa un allevamento curato dall’Intendenza dell’Armata con 110 capi. c) Industrie – Ad
eccezione delle industrie esistenti nel Capoluogo, nel resto della Provincia non esistono industrie degne di rilievo, all’infuori di quelle del legno e della pesca. Gli stabilimenti industriali di Fiume lavorano per la guerra e perciò a ritmo accelerato, con maestranze al completo, in buona parte fornite dalle terre annesse (…) Molte imprese provvedono alla
costruzione di opere militari alla periferia di Sussa per la preparazione di una cintura di fortificazioni a difesa del capoluogo (…) Continua anche con crescente intensità la preparazione dei rifugi in roccia che assorbe un rilevante numero di operai edili (…) Nelle terre annesse l’industria del legno è resa sempre più precaria per le scarse condizioni di sicurezza
e le conseguenti impossibilità di eseguire (se non con adeguate scorte) tagli di boschi (…)
d) Commercio – Le condizioni generali del commercio dovute allo stato di guerra ed agli
eventi militari verificatisi recentemente, hanno maggiormente contratto gli affari già ridotti
di volume. Per la particolare situazione della città con l’annessa Zona Franca si era avuta in
passato, anche in periodo bellico, intensa ripresa di affari con la vicina Croazia, la Dalmazia
e l’Ungheria, affari che avevano richiamato a Fiume un cospicuo numero di affaristi, spesso senza scrupoli, ma ora, con la deficienza di materia prima, tale fenomeno è ridotto a proporzioni modeste (…) e) Disoccupazione – (…) non desta alcuna preoccupazione. Salvo i
casi appresso indicati, dovuti alla mancanza di specializzazione della mano d’opera della
Provincia, che preferiva adattarsi a lavori facili ed al piccolo traffico di frontiera (...) non vi
sono che 445 disoccupati (…) f) Costo della vita - blocco dei prezzi e vigilanza annonaria.
– La presenza a Fiume (Sussa) di un’armata e la possibilità che sinora hanno avuto ufficiali e militari di truppa di farsi seguire in Fiume dalle rispettive famiglie hanno causato una
maggiore richiesta di generi alimentari e di abbigliamento, nonché di camere, appartamenti e servizi vari, con conseguente aumento del costo dei generi e delle prestazioni date le limitate disponibilità. Ho sin dal mio arrivo a Fiume dato rigoroso impulso alla repressione
della borsa nera (…) 1) Privati denunziati per accaparramento merci e per altre infrazioni
N. 205 – 2) Commercianti denunziati per accaparramento merci alterazioni prezzi e per altre infrazioni N. 37 – 3) Commercianti a carico dei quali sono stati adottati provvedimenti
amministrativi N. 13 – 4) Commercianti, cui carico sono stati adottati provvedimenti di polizia (…) Nessuno. g) Attività del clero e delle organizzazioni cattoliche – (...) Tuttavia è
nota la preconcetta ostilità del clero verso il Regime ed anche verso l’Italia. Nonostante l’abilità con la quale sanno dissimulare tale loro stato d’animo, pur ogni tanto affiorano episodi che lasciano chiaramente comprendere i loro veri sentimenti (…) Il Vescovo di Fiume
però, almeno dagli atti esterni, si mostra particolarmente deferente verso le Autorità dello
Stato e del Regime, dichiarandosi disposto alla più cordiale collaborazione (…) nelle sue
omelie o nei discorsi tenuti in questo periodo di tempo ha avuto spunti di carattere patriottico, inneggiando alla vittoria delle armi italiane (…) Continua l’uso della lingua croata nell’insegnamento e nelle cerimonie religiose, non solo nelle terre di recente annessione, dove
sarebbe spiegabile, data la scarsa diffusione della lingua italiana, ma anche nel territorio della vecchia provincia, né si fa uso della lingua ufficiale della Chiesa nelle funzioni liturgiche. Si afferma dai Presuli che ciò si rende necessario data la speciale mentalità dei fedeli.
Il Vescovo di Veglia che per il passato era un aperto e dichiarato slavofilo a noi ostile non
ha dato luogo a rilievi, mantenendo un atteggiamento riservato, per quanto non si debba fare eccessivo conto su un’eventuale modifica dei suoi sentimenti. g) Attività protestante e di
54
Amleto Ballarini
altre sette religiose – Nessuna speciale attività v’è da segnalare (…) i) Attività degli ebrei e
ripercussioni dei provvedimenti razziali – Il problema ebraico riveste in questa zona una
speciale importanza per il rilevante numero di appartenenti a tale razza, che arricchitisi nei
commerci e nelle industrie – particolarmente prospere un tempo – per la eccezionale situazione geopolitica di questa città, hanno contratto relazioni di parentela e di affari con ariani, per cui tra ebrei, discriminati e congiunti di questi, alcuni anche in posto di comando, si
arriva a raggiungere una parte considerevole della popolazione. Dopo l’internamento di molti ebrei, quelli rimasti non possono e non debbonsi considerare favorevoli al Regime, per
cui il loro atteggiamento, sia pure apparentemente calmo e disciplinato, forma oggetto di
continua intelligente vigilanza (…) l) Repressione di illecito traffico di valuta e preziosi –
Non si sono avute nel bimestre operazioni di particolare importanza (…) m) Attività sovversiva e antinazionale – Si è avuto una sensibile ripresa di attività sovversiva, specie nelle zone di recente annessione. Tale attività deve essere inquadrata come segue: 1) Attività
comunista e dei ribelli: I comunisti hanno approfittato della situazione creatasi a seguito delle operazioni militari sul fronte africano e insulare per attivare una intensa propaganda con
la diffusione di stampati comunisti fatti cadere dalle latrine dei vagoni ferroviari lungo il
tratto delle ferrovie che dallo scalo di Fiume va a Sussa o lanciandoli nelle caserme o recapitandoli a mezzo di affiliati. In occasione del 1° maggio a Sussa si ebbe una larga diffusione di detti stampati. Le indagini prontamente disposte portarono all’arresto dei responsabili ed alla identificazione di numerose cellule, i cui componenti (…) furono arrestati.
Successivamente si ebbero altre sporadiche manifestazioni del genere. Per quanto in queste
zone la proprietà sia molto frazionata, le teorie comuniste hanno fatto egualmente breccia
nell’animo delle popolazioni in quanto si sono appoggiate sull’elemento razziale sfruttando
gli avvenimenti e gli errori conseguenti allo stato eccezionale di guerra. Si sono avuti così
episodi di elementi borghesi passati nelle file dei partigiani, giovani studentesse che hanno
lasciato la famiglia per unirsi agli elementi che vivono nei boschi, in ciò portate oltreché
dalla loro indole proclive a questa vita nomade e avventurosa, dal convincimento di compiere un alto dovere patriottico. Si sono avuti nelle terre annesse specie in questo mese di
giugno frequenti prelevamenti di uomini fatti di nottetempo nei gruppi di casolari non difesi da presidi o di giorno su strade non controllate da reparti armati, con sequestro di uomini, di materiale e di quadrupedi. La comparsa poi a Bosiljka Loca di un gruppo di circa 500
ribelli che ha eseguito tiro di disturbo sulla Caserma dei CCRR fa prevedere una ripresa di
attività dei partigiani che va fronteggiata energicamente con azioni di polizia militare di vasto raggio. Il battaglione Squadristi “Emiliano” e quello “M” della Milizia Confinaria hanno svolto brillante azione di rastrellamento causando ai ribelli un buon numero di perdite,
senza subirne. Detti reparti sono stati ora destinati ad altre zone, salvo un’aliquota di Milizia
Confinaria. Si rende perciò necessario che le forze militari abbandonino l’atteggiamento passivo sinora conservato per cui alcune centinaia di partigiani hanno potuto tenere in scacco
un’intera Armata e passino senz’altro ad azioni di rastrellamento di largo respiro, per impedire che i nuclei ribelli, sospinti oltre frontiera dall’azione svolta in altre Provincie e dalle truppe tedesche, non siano portati a gravitare, per la minore resistenza che incontrano,
verso questa zona, creando situazioni difficili e preoccupanti. Come si è detto, altro argomento sfruttato dai comunisti è stato quello delle atrocità e degli errori che sarebbero stati
commessi dalle autorità italiane. Per efficacemente controbattere tale propaganda l’Ecc. il
Prefetto, in ciò pienamente da me seguito, ha deciso di adottare una politica di severa assoluta giustizia, riparando con atti di giusta clemenza eventuali errori, ma colpendo altrettanto inesorabilmente, senza bisogno di inutili chiassate, tutti coloro che svolgono comun-
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
55
que attività contraria agli interessi italiani. Tale sistema, mentre ha eliminato una comoda
fonte di propaganda, ha dato alle popolazioni, specie di recente annessione, uno stato di tranquillità creando altresì uno sbandamento nei loro sentimenti verso i ribelli, di fiducia nelle
autorità fasciste. Il colpo è stato accusato in pieno dai nemici che nei loro libelli hanno cercato di correre ai ripari, mettendo in guardia le popolazioni contro le apparenti forme di
bontà del Prefetto e avvertendole che presto questi avrebbe mostrato il suo vero volto. 2)
Azione di gruppi filojugoslavi e filocroati: Accanto e parallelamente all’azione dei comunisti si svolge l’attività di altri gruppi politici irredentisti jugoslavi, ai quali fanno capo molti intellettuali e borghesi e filo croati. I primi cercano di aiutare direttamente o indirettamente l’azione dei partigiani, con l’invio di mezzi nella speranza poi di poterli dominare o
attrarli nella loro orbita, i secondi aiutati ufficiosamente dalle autorità croate, cercano di poter guadagnare questa zona ad un’eventuale futura sistemazione territoriale della nuova
Croazia. Questi gruppi operano nell’ombra, con riunioni in casa di qualche esponente
(Veglia, Sussa, Buccari) o col prepararsi a fronteggiare eventualmente situazioni favorevoli, ma sinora non hanno dato luogo a manifestazioni esterne di attività. 3) A queste azioni
va aggiunta la propaganda subdola dei soliti scontenti, dei mancati (sic), di tutti coloro che
si vedono colpiti nei loro interessi, che criticano gli atteggiamenti delle autorità militari imborghesite da due anni di vita inerte in questa zona, gli sprechi di carburante che si fanno
con uso eccessivo di automezzi per ufficiali e di camion per piccole esigenze. Tuttavia si ha
motivo di ritenere che, come si è detto, se le autorità militari si decideranno ad agire con
energia contro i partigiani, non limitandosi ad accusare colpi e a rinchiudere i piccoli presidi in modesti fortilizi durante la notte ed il giorno, tanto da apparire assediati, abbandonando alla loro sorte intere borgate, si avrà una conseguente riduzione di questa attività sovversiva, contro la quale saranno usati, come lo sono stati sinora, gli ordinari mezzi di polizia.
n) Spirito pubblico in relazione alla situazione attuale – Ripetere qui che lo spirito pubblico di queste popolazioni è depresso per lo svolgimento non favorevole alle nostre armi delle operazioni belliche sarebbe fare uso di un luogo comune non adatto a questa zona. Ad eccezione di alcune migliaia di veri italiani, che sentono virilmente il dolore del momento, gli
altri e peggio le popolazioni di recente annessione, mantengono un atteggiamento di attesa
e di indifferenza. Le masse lavoratrici, costituite anche da alcune migliaia di ex jugoslavi,
continuano però a lavorare regolarmente e non si sono avute, né negli stabilimenti ausiliari, né in altri, manifestazioni di sabotaggio o di astensione di lavoro o di ritardata produzione (…) Le incursioni e le distruzioni operate dal nemico sulle città italiane, gli allarmi
avutisi in maggio e giugno per le incursioni di velivoli sulla zona zaratina, su località della
Venezia Giulia e sullo stesso territorio della Provincia nonché la voce diffusasi che radio
Londra avesse annunziato prossimo il bombardamento di Fiume, avevano alquanto allarmato la popolazione e fatto allontanare con il mobilio qualche benestante. Successivamente
però la mancata incursione nell’epoca indicata, l’allestimento in via di ultimazione di sicuri rifugi in roccia disposti dalle autorità (…) hanno abbastanza tranquillizzato le masse (…)
La pubblicazione dei nuovi aumenti di stipendio agli impiegati statali è stata accolta favorevolmente (…) Così anche sono state favorevolmente accolte le nuove provvidenze in favore di determinate categorie di pensionati, le concessioni dei prestiti matrimoniali, le agevolazioni in favore delle famiglie dei caduti nonché l’aumento delle pensioni per la gente
di mare e per le famiglie di marittimi presenti alle bandiere. Il prestito 5% (…) ha trovato
scarsi sottoscrittori (…) Irrilevante l’adesione dei territori annessi (…) o) Attività degli allogeni e il ritorno di alcuni internati – I provvedimenti di clemenza adottati hanno creato
uno stato d’animo di maggiore serenità e di fiducia verso le Autorità italiane in quanto si è
56
Amleto Ballarini
formata la convinzione che saranno colpiti solo coloro che con le loro azioni disturbano il
regolare svolgimento della vita e delle attività tese verso lo sforzo bellico. Gli allogeni si
mantengono, salvo piccoli episodi di scarsa importanza, disciplinati e lavorano con intensità e regolarità anche nelle officine di produzione bellica, dove sono stati accolti, data la
scarsità di maestranze italiane».
Riteniamo che i giudizi espressi dal questore di Fiume sia sul comportamento degli allogeni impegnati nelle industrie del capoluogo sia sulla sostanziale quiete delle masse lavoratrici che apparivano indifferenti all’azione dei gruppi comunisti, mentre la guerriglia partigiana si stava sviluppano tutto intorno, in Istria, nel Castuano,
a Sušak e nel Gorski Kotar, corrisponda alle considerazioni da noi sopra esposte analizzando i dati delle vittime italiane e jugoslave tra il 1940 e il 1943. Sferzante la
critica sull’inerzia delle autorità militari che sembra quasi premonitrice di quanto accadrà dopo l’8 settembre e che conforterà fino ai nostri giorni gli storici croati nel
trarre giudizi impietosi come questo, scritto da Nikola Crnković nel 1995: «Un unico fatto che può costituire un’attenuante nel giudizio sui fautori dell’imperialismo
italiano fu la scarsa predisposizione e preparazione del loro esercito, poco adatto a
ricordare quello dell’antica Roma come i fatti stanno a dimostrare. Un esercito poco fiducioso della propria forza che al posto di intimidire gli avversari li incoraggiò
a reagire e alla fine fu costretto a ripiegare vergognosamente senza dimostrare dignità e virilità»37.
Dall’8 settembre 1943 al 3 maggio 1945
Il giudizio sommario sull’esercito italiano, tacciato di fellonia e, come risulta
dal Crnković sopra citato, anche di scarsa «virilità», appare come una costante
della storiografia jugoslava38 riguardante la seconda guerra mondiale che ha spesso trascurato di analizzare le condizioni oggettive in cui si vennero a trovare tutti i comandi delle truppe italiane (circa 300.000 uomini secondo Tito39) nei
Balcani dopo l’8/9/1943, quando la mancata difesa di Roma e il precipitoso trasferimento della monarchia e del governo postfascista nel territorio occupato da-
37
N. CRNKOVIć, Savremeni pogled talijanskoj imperialističkoj politici u hrvatskim teritorijama od. 1941. do 1943. (Uno sguardo contemporaneo alla politica imperialistica italiana nei territori croati dal 1941 al 1943), in «Dometi», 12 (1995), n. 7, p. 99.
38
G. BAMBARA, La guerra di liberazione… cit., p. 249: «Per concludere, c’è da dire che la situazione in Jugoslavia successiva all’armistizio non si presenta semplice così come viene descritta dalla storiografia jugoslava, che tende a minimizzare la reazione delle unità italiane contro i
Tedeschi, per sottolineare il disarmo di alcune ad opera dei partigiani».
39
ACS, Comitato centrale di liberazione nazionale, 1944-1946, b. 4, fasc. 67, «Unione
Antifascista Italo-Slava di Trieste», J. Broz Tito, Quali sono gli ostacoli che si frappongono
all’istituzione di normali rapporti fra la Jugoslavia e l’Italia, 1945: «Nel 1943, nel mese d’agosto, vi erano in Jugoslavia 35 Divisioni di occupazione con 650.000 uomini di cui 16 Divisioni
italiane per un totale di circa 300.000 uomini».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
57
gli alleati nel Sud della penisola determinarono di fatto la provvisoria e completa vacanza d’ogni potere. Ciò avvenne proprio nel momento in cui il repentino
mutamento delle alleanze politiche e militari poneva alla coscienza d’ogni individuo indilazionabili scelte di campo fra i due schieramenti contrapposti che si
stavano comunque giocando,in un conflitto totale e senza quartiere, il futuro del
mondo. Non può sorprendere che a livello di massa, militare o civile che fosse,
prevalessero da parte italiana, nel crollo improvviso di valori ideali e di «poteriguida», quelle naturali ed istintive motivazioni che allora sembravano atte a garantire comunque la sopravvivenza dei singoli nell’immane catastrofe, sia rifiutando i segni distintivi dell’appartenenza a una delle molteplici parti ancora in
lotta sia sovente accettando, qualora ciò fosse parso inevitabile, preferibilmente
quelle che avevano le maggiori possibilità di vittoria.
Le scelte di campo etico-politiche, consapevoli e convinte, non furono poche, ma
alla resa dei conti esse si rivelarono pur sempre minoritarie40.
Venne dato in seguito ben scarso rilievo alle episodiche ma valorose contrapposizioni, non prive di perdite rilevanti, da parte di comandi e unità militari delle
forze armate italiane alla prevedibile reazione tedesca. Si tacquero invece del tutto
o vennero sporadicamente citate solo come un atto di preteso «asservimento all’occupante nazista» le scelte di quanti ritennero di dover reagire all’arrogante pratica di disarmo senza condizioni imposta spesso dai partigiani (anche quando ciò
avesse comportato, com’era nel caso di Fiume, l’occupazione di un territorio ritenuto dai suoi abitanti, non senza fondamento, prevalentemente «italiano» ancor prima del 1919). Alla stessa stregua fu giudicato il rifiuto all’offerta di una collaborazione che appariva non sempre credibile, caratterizzata com’era dall’inflessibile
predominio dell’ideologia comunista in organizzazioni armate clandestine, avversarie recenti in una cruenta lotta senza quartiere, non ancora assurte, con la regolarità della divisa, a quella dignità d’esercito di liberazione vero e proprio, internazionalmente riconosciuto, che verranno ad acquisire progressivamente solo nella
seconda metà del 1944.
La collaborazione offerta si rivelerà alla prova dei fatti non sempre paritetica,
spesso ridotta a un’umiliante subordinazione, quando, e ciò sarà nella maggioranza
dei casi, non servirà ad introdurre la tragica realtà di una lunga prigionia dalla quale molti non faranno mai ritorno.
A partire dall’8 settembre e fino al giorno 14, allorché arrivarono le prime
truppe d’occupazione tedesche, Fiume divenne la meta d’ogni reparto militare italiano nei Balcani che non ebbe altra alternativa per raggiungere l’Italia se non
quella della strada costiera che congiunge la Dalmazia al golfo del Carnaro41.
40
R. DE FELICE, Mussolini l’alleato, vol. II, La guerra civile 1943-1945, Torino, Einaudi, 1997,
pp. 86-88.
41
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., p. 302: «Fiume, inoltre, in quanto territorio dello stato italiano
e munita da una guarnigione militare molto forte costituiva una meta che tutti i reparti italiani in
ritirata anelavano di raggiungere».
58
Amleto Ballarini
Sporadici, ma non irrilevanti furono gli episodi di resistenza a partigiani42 e a tedeschi43, anche se la regola seguita dai comandanti fu quella di barattare la salvezza
con il disarmo44 e la truppa, quando non li precedette, a larga maggioranza fu, in questo, con essi consenziente.
Alcuni si posero invece il problema di continuare a combattere.
I più, fra questi, scelsero chi aveva maggiori possibilità di vittoria. Nei Balcani
circa 10.000/12.000 italiani secondo alcuni45 e 8.000 circa secondo altri46 decisero di
combattere con l’Armata di liberazione jugoslava. Anche la stessa prigionia in
Germania altro non fu per molti che il palese rifiuto di vedersi direttamente coinvolti in una prevedibile sconfitta.
Un’esigua minoranza accettò di collaborare con i tedeschi o di aderire alla nuova Repubblica di Mussolini.
La città di Fiume si trovò al centro di avvenimenti diversi da quelli che contraddistinsero allora le altre città italiane.
Dal 9 al 14/9/1943 funzionò a Fiume un Comando militare italiano guidato da
Gastone Gambara che affrontò, nella completa latitanza d’ogni altro potere, una situazione drammatica determinando, nonostante la controversa valutazione politica
che la storiografia successiva registrerà in merito, una accettabile soluzione ai fini
del mantenimento, quantomeno formale, della sovranità italiana. Riuscì a munire la
42
V. KOVAčIć, Narod Hrvatskog primorja i Gorskog kotara razoružao je talijanskog tlačitelja
zamijenivši ga borbenim brigadama (Il popolo del Litorale croato e del Gorskj Kotar disarmò gli
oppressori italiani sostituendosi alle brigate combattenti), in «Primorski Vjesnik», agosto/settembre 1961, p. 4. Riferendosi al disarmo degli italiani dopo l’8 settembre 1943: «Le nostre brigate
intensificavano il loro assedio a Segna (…) Alcuni battaglioni di camicie nere andavano all’assalto e contrattaccavano in modo quasi incredibile, come se fosse il 1941 o il 1942. Tutti i negoziati si rivelarono inutili».
43
G. BAMBARA, La guerra di liberazione… cit. p. 246: «la divisione Bergamo, che occupava
il territorio di Sebenico, Spalato, di alcuni centri minori e alcune isole, in certi settori si oppose
accanitamente ai Tedeschi (…) la resistenza degli Italiani fu accanita specialmente a Ragusa».
44
R. BUTOROVIć, Sušak… cit. p. 303. Riferendosi ai fatti intercorsi a Fiume e dintorni dopo
l’armistizio italiano dell’8 settembre 1943, si legge: «Erano i tempi in cui i graduati militari, i commissari civili, gli impiegati e i tutori dell’ordine ponevano in salvo sé stessi e le loro famiglie, i
loro beni. I generali e gli ufficiali superiori cedevano intere guarnigioni e colonne di soldati a condizione che si lasciassero loro le automobili e alcuni autocarri per il trasporto degli ufficiali e dei
loro vettovagliamenti».
45
G. BAMBARA, La guerra di liberazione… cit., pp. 247-249. L’autore non offre una stima
complessiva ma elenca le unità partigiane formate da italiani e, per ogni unità, ne indica il numero stimato. Il nostro dato costituisce pertanto il risultato, per eccesso, della somma derivata
da tali numeri.
46
ACS, Presidenza del Consiglio dei Ministri (d’ora in poi PCM), Gabinetto (d’ora in poi
Gab.) 1951-1954, cat. 15.2, fasc. 10599, s. fasc. 2-1, «Militari italiani prigionieri in Jugoslavia e
nei Balcani», relazione del ten. I.G.S. Host Adriano, già appartenente al 25° Rgt Fanteria Bergamo
P.M. 73 (Sinj Dalmazia) sul comportamento dei partigiani jugoslavi nei riguardi degli ufficiali e
soldati italiani e viceversa: «Da una approssimativa statistica fatta, mi risulta che nei territori della Jugoslavia, Albania e Grecia ci siano non meno di 40.000 italiani, di questi circa 8.000 combattono inquadrati in formazioni italiane oppure mischiati in quelle locali, gli altri sono prigionieri né più né meno, costretti ai lavori più gravi ed umilianti».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
59
città di un presidio armato schierato a difesa, affrontò l’accoglienza di migliaia di
sbandati, evitò, venendo a patti con i tedeschi, che Fiume si trasformasse in un campo di battaglia.
Prima che le truppe tedesche arrivassero in forze a Fiume nel pomeriggio del 14
settembre, una piccola delegazione guidata dal col. Völker le precedette il giorno 10
e avrebbe concordato con Gambara quanto segue: «Ufficiali – conservazione delle
armi personali e loro messa in libertà; truppa – consegna delle armi ai nostri ufficiali italiani da parte dei soldati non disposti ad affiancare i tedeschi; impiego esclusivo in funzione anti-slava e mai contro eventuali sbarchi anglo-americani dei soldati disposti a fiancheggiare i tedeschi; Fiume – divieto di permettere agli slavi
l’occupazione della città; conservazione di un presidio armato, sotto comando italiano, con il compito di assicurare l’ordine pubblico»47. In realtà non vi è alcuna traccia dell’esistenza di un documento scritto che riporti tali clausole che vengono tratte dall’opera di un autore, Umberto Piccini, presente ai fatti. Esiste, di contro, anche
la testimonianza scritta di chi avrebbe fatto da interprete al primo incontro tra
Gambara e Völker secondo la quale la sintesi del colloquio sarebbe stata di natura
ben diversa. Gambara, come sarà confermato dalla sua successiva adesione alla RSI,
era un fascista convinto e avrebbe manifestato subito la propria coerenza ideologica rinnovando senza riserve il proprio atto di fede nella causa dell’Asse48.
Tra il 10 e il 20/9/1943 si addensarono intorno a Fiume alcune unità operative
dell’armata popolare di liberazione49 e gruppi partigiani non ancora inquadrati.
All’interno della città, alcuni nuclei di resistenza agli ordini del Partito comunista
croato presero iniziative di piazza, cui fu del tutto estranea la maggioranza della poU. PICCINI, Una pagina strappata, Roma, Corso & C., 1983, pp. 79-80.
AMSF, A4, fasc. Cipriani, lettera autografa del sig. Giuseppe Cipriani (Napoli) alla Società
di studi fiumani: «Proveniente da Sarajevo, giunsi in città il 10 settembre (…) Dopo di aver fatto
da interprete al generale Gambara, la stessa sera ero schierato con i miei camerati sulla fragile linea appena imbastita lungo la riva destra dell’Eneo (…) Colloquio tra il gen. Gambara e il col.
Völker (…) Gen. Gambara: dichiara di schierarsi a fianco della Germania perché i suoi rigorosi
sentimenti e le sue profonde convinzioni politiche sono imperniati sull’anticomunismo più strenuo; per la difesa dell’Europa dal bolscevismo e dalla demoplutocrazia giudaica, e soprattutto per
riscattare l’onore d’Italia; chiede che i volontari che accorreranno nelle file della Formazione
Fiumana di Combattimento (è un mio appellativo del momento), alla difesa del Quarnaro, difendendo Fiume e, con la popolazione italiana, anche la vita di numerosi tedeschi, non vengano deportati. Col. Völker: si dichiara lietissimo che un generale sì illustre resti fedele a fianco della
Germania. Ci sono note le sue alte virtù militari che rifulsero in Spagna ed in Africa Settentrionale;
non ha facoltà di promettere l’impunità dalla deportazione dei volontari fiumani. Lo proporrà.
Accoglie la proposta di una formazione bellica italo-tedesca per ricercare e salvare in Sušak militari italiani e germanici ed i loro familiari colà nascosti. Disporrà in merito».
49
G. SCOTTI, Juriš! Juriš! All’attacco!, La guerriglia partigiana ai confini orientali d’Italia
1943-45, Milano, Mursia, 1974, p. 27, nota 7: «In seguito al disarmo di buona parte delle truppe
italiane e alla liberazione di quasi tutto il Gorski Kotar e Litorale croato, la XIII divisione partigiana si ingrossò di quattro nuove brigate con 6.000 combattenti, più una ‘flottiglia del Quarnero’
con 3 navi armate e 7 da trasporto. A queste forze si aggiungevano circa 10.000 combattenti in
Istria che formavano due brigate e un distaccamento. A Fiume città, inoltre, c’erano circa 400 uomini inseriti nel MPL pronti a combattere».
47
48
60
Amleto Ballarini
polazione, represse prontamente dalle forze dell’ordine. Unità partigiane arrivarono,
grazie ad accordi con la locale stazione dei carabinieri, ad occupare Abbazia e ad assumere, dalla parte opposta, il pieno controllo di Sušak. I paesi dell’arco collinare
intorno a Fiume erano saldamente in mano alla resistenza jugoslava. Tra il 9 e il 14
settembre si schierarono a difesa della città il Reggimento Cavalleggeri di Saluzzo
(l’unico che non cedette, del tutto o in parte, le armi lungo la strada), qualche centinaio d’uomini della disciolta Milizia di sicurezza nazionale (MVSN), e nuclei di
Guardie alla frontiera, di questurini e di carabinieri. In tutto meno d’un migliaio
d’uomini. Un ostacolo che la XIII divisione partigiana che operava nei pressi di
Sušak50, coadiuvata da altre forze che potevano affiancarne lo sforzo sia da Abbazia
e sia da Castua e rinforzata con l’armamento degli italiani in fuga, avrebbe potuto
facilmente superare. Quando, nella notte tra il 19 e il 20 settembre la neocostituita
III brigata muoverà, dopo molte esitazioni dei superiori comandi, all’attacco verso
Sušak otterrà un insuccesso51. Un migliaio di tedeschi della LXXI divisione, proveniente dall’Istria, aveva ormai in mano saldamente quasi tutto il territorio della fascia costiera.
A partire dal 29 settembre 1943 entrò in vigore l’ordinanza «sull’esercizio del
potere statale nella zona d’operazione Litorale Adriatico» e «con essa il Gauleiter
Friedrich Rainer assunse la direzione dell’amministrazione nelle provincie di Udine,
Gorizia, Lubiana, Trieste, Pola e Fiume e nei territori annessi di Sušak, Buccari,
Čabar, Castua e Veglia»52.
Limitatamente al territorio della precedente Provincia del Carnaro istituita nel
1924 la formale continuità della sovranità italiana venne assicurata dal mantenimento di pubblici poteri (prefettizi, giudiziari, finanziari, politici, militari, d’informazione e d’ordine pubblico) diretti da italiani, ma sottoposti all’insindacabile e inflessibile controllo tedesco che esercitava di fatto ogni azione di governo. La
sovranità italiana, più teorica che pratica, ritornava così ad arrestarsi al vecchio confine italo-jugoslavo costituito dal ponte che separava Fiume da Sušak dove però, con
il consenso tedesco, ripresero vita alcuni organismi politico-militari della NDH
(Nezavisna Država Hrvatska - Stato indipendente della Croazia), lo Stato di Ante
Pavelić, che non nascose affatto le proprie velleità annessionistiche nei confronti di
Fiume in un futuribile disegno dell’Europa gestita dal III Reich in caso di vittoria;
tra fascisti e ustascia l’equivoco atteggiamento dell’occupante tedesco contribuì a far
emergere i segni della latente ostilità53. Il senatore Riccardo Gigante, vecchio irredentista dannunziano, nominato a Fiume, in un primo momento, commissario straordinario facente funzioni di prefetto, dovette dare le dimissioni e fu sostituito dal-
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., p. 305.
Ibid., p. 307. Secondo altri autori l’attacco citato non sarebbe mai avvenuto.
52
K. STUHLPFARRER, Le Zone d’operazione Prealpi e Litorale Adriatico 1943-1945, Gorizia,
Adamo, 1979, pp. 95-96.
53
ACS, Comando generale dei carabinieri, 1943-44, «Rapporti di stazioni di carabinieri al
Comando Generale», b. 9, promemoria della Legione Territoriale dei carabinieri di Trieste, Ufficio
Servizio, 2/12/1943, Sussa, Ponte Eneo, incidenti fra italiani e ustascia.
50
51
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
61
l’avv. Alessandro Spalatin più gradito ai croati54. La Croazia di Pavelić ottenne dalle autorità germaniche in Italia un deciso e sistematico intervento per ordinare, nonostante l’opposizione dello stesso Mussolini55, la liberazione di centinaia di inter54
VAB, b. 902, Br. Reg. 8/4: telegramma di Riccardo Gigante al Ministero dell’Interno della RSI a Roma, datato 6/10/1943: «Seguito invito locale Autorità Militare germanica comunico aver assunto con decorrenza 21 settembre direzione questa Prefettura in qualità di
Commissario Straordinario in sostituzione del Prefetto Pietro Chiarotti esonerato dalle funzioni dalle stesse autorità tedesche». Ibid., b. 902, Br. Reg. 9/4 - 1: telegramma del 23 ottobre
1943 da Roma firmato Buffarini Guidi: «Si informa che con decreto in corso Riccardo Gigante
è stato destinato esercitare sue funzioni codesta provincia a decorrere dal 25 ottobre 1943».
Ibid., Br. Reg. 9/4 - 3: minuta autografa di telegramma inviato da Riccardo Gigante al Ministero
dell’interno - Roma (senza data) quale presumibile risposta al telegramma di Buffarini Guidi
del 23/10/1943: «Ringrazio V.E. mia nomina Capo Provincia Carnaro dando assicurazione che
con fede incrollabile nell’avvenire della Patria dedicherò tutte energie del mio spirito grave
compito affidatomi». Ibid., Br. Reg. 11/4 : telegramma del 30/10/1943 inviato da Riccardo
Gigante al Ministero dell’Interno RSI - Roma: «Riferimento mia richiesta 26 corr. Comunico
che Commissario Supremo Germanico ha chiesto mie dimissioni Commissario Straordinario
motivate mia effettiva infermità per insediare Prefettura Fiume consigliere appello Alessandro
Spalatin et Vice Prefetto politico Avvocato Francesco Spehar di Sussa che fungerà
Commissario Territori Annessi punto Aderendo desiderio ho presentato dimissioni et insediamento successore est imminente punto Prego V.E. fissarmi udienza per riferire». Ibid., Br. Reg.
12/4: telegramma di Riccardo Gigante a Buffarini - Roma, datato 2/11/1943: «Rimasto senza
istruzioni ritengo Governo Italiano consenziente con insediamento nuovo Prefetto perciò desisto far valere mio diritto derivante nomina Capo Provincia cedendo il campo punto
Cittadinanza profondamente angosciata considerasi abbandonata suo destino punto».
55
ACS, Ministero dell’interno, DGPS, AAGGRR, cat. A 4 bis, b. 11: Quanto poco valesse,
di fronte alle decisioni germaniche, anche la volontà dello stesso Mussolini, lo si può rilevare da un «Appunto per il Duce» elaborato dal «Ministero dell’Interno, Direzione Generale della Pubblica Sicurezza» nel quale si afferma: «Poiché la presenza dei cittadini ex jugoslavi in
Italia è deleteria sia agli effetti della propaganda politica che in relazione all’attività dei partigiani, sarebbe prudenziale se non indispensabile ordinarne il loro internamento. Sì (n.d.a.:
così siglato da Mussolini)». Nello stesso documento si rileva in calce, battuto a macchina:
«18/3/44, XXII, Apollonio (n.d.a.: sottolineato nel testo) - Il Duce ha ordinato di internare gli
slavi, f.to Tamburini». Segue ancora in calce, battuto a macchina: «Maderno, 23/3/1944, XXII,
A.V. Capo della Polizia Valdagno - Prego di voler dare esecuzione a quanto sopra indicato. f.to Apollonio dr. Eugenio». Non se ne fece nulla. Sono stati reperiti i seguenti elenchi, stilati dalle competenti questure, di cui riportiamo località, data e numero degli internati croati e
in alcuni casi anche sloveni e montenegrini, liberati dai diversi campi d’internamento italiani
grazie all’intervento delle autorità germaniche: Ascoli Piceno, 21/3/1944, n. 13, Pisa,
28/4/1944, n. 38, Viterbo, 15/5/1944, n. 48, Firenze, 25/3/1944, n. 5, L’Aquila, 17/3/1944, n.
184, Brescia, 21/4/1944, n. 20, Firenze, 29/2/1944, n. 8, Pisa, 3/3/1944, n. 119, Piacenza,
14/3/1944, n. 44, Rovigo, 13/1/1944, n. 6 croati e n. 9 sloveni, Venezia, 21/3/1944, n. 29,
Viterbo, 23/2/1944, n. 49 (croati, sloveni e montenegrini), Alessandria, 11/2/1944, n. 36 (a larga maggioranza sloveni condannati dai Tribunali militari italiani per attività partigiane),
Firenze (San Gimignano), non datato, per ordine del Comando SS tedesco di Firenze, n. 58
(sloveni, croati e dalmati condannati dai Tribunali speciali italiani per attività sovversive),
Piacenza, 13/3/1944, n. 32, senza intestazione e data, n. 69 croati e sloveni, Roma, 11/2/1944,
n. 16, Bagno a Ripoli (Firenze), 12/2/1944, n. 31, Bagno a Ripoli e Rovezzano (Firenze),
29/1/1944, n. 36. Dai diversi elenchi disponibili si desume un totale complessivo di 1.015 internati liberati.
Crearono non poche difficoltà gli internati croati e sloveni che avevano accettato spontanea-
62
Amleto Ballarini
nati politici (circa 2.00056, stando agli elenchi in nostro possesso, ma furono molti
di più solo tenendo conto di quanti, circa 7.000, nel 1943, risultavano nei campi di
Visco e di Gonars in provincia di Udine57) non solo croati, ma anche sloveni e montenegrini che ritornarono a casa contribuendo non poco a rinforzare l’attività partigiana nelle proprie regioni d’appartenenza. A questi si aggiunsero, di contro, centinaia d’altri, che avevano chiesto l’internamento per usufruire della protezione
italiana, sia perché avversavano il movimento comunista jugoslavo, sia perché avevano collaborato con il regime fascista58. Provvedimenti di difficile comprensione
perché il primo finì col ritorcersi contro i tedeschi e i loro alleati e il secondo scoraggiò definitivamente ogni ulteriore velleità di collaborazione con le forze
dell’Asse, vista la sorte alla quale andarono presumibilmente incontro quanti avevano confidato nella protezione italiana. Mentre nell’Italia settentrionale i tedeschi
favorivano a danno degli italiani i croati di Pavelić, nell’Italia liberata dagli Alleati,
i partigiani di Tito, senza comunicare nulla al governo monarchico del Sud, arruolavano, con lusinghe e con minacce, gli ex militari allogeni dell’esercito italiano cui
il regime fascista non aveva dato nemmeno la dignità delle armi59.
mente l’internamento in Italia per chiedere protezione dalle rappresaglie partigiane: ad esempio,
la questura di Piacenza segnalava in data 25/8/1944 n. 19 nominativi in tali condizioni residenti
nel comune di Ziano Piacentino, la questura di Parma segnalava che risiedevano a S. Maria del
Piano 24 persone e a Felino 17 che «hanno chiesto la protezione dell’Italia», la questura di Brescia
ne segnalava 6 nel comune di Gottolengo.
56
VAB, Dokumenti konzulata NDH (Documenti Consolato NDH 1943/45), Br. reg. 16-28/6,
b. 1020: contiene elenchi dettagliati di detenuti, in maggioranza croati, nei campi di prigionia italiani liberati dopo l’8 settembre 1943 e rientrati nei loro paesi di provenienza. Sono complessivamente oltre duemila nominativi.
57
VAB, Arhiv neprijateljske jedinice (Archivio delle unità nemiche), n. 39/61 b. 1020.
Rapporto del 26/3/1943 sul campo di Visco e rapporto del 20/3/1943 sul campo di Gonars.
Entrambi i rapporti sono di fonte italiana.
58
Ibid., nei rapporti sopra citati si fa chiara distinzione, nei campi di Visco e di Gonars, fra
internati «Protettivi e Repressivi. I primi sono stati deportati di loro spontanea volontà, gli altri per scontare una pena» (vedi rapporto su Gonars). Le previsioni al 26 marzo del 1943 sulle future capacità del campo di Visco, allora in fase di ampliamento, eran quelle di poter ospitare circa 10.000 deportati. Se si pensa che tale campo era destinato a ospitare prevalentemente
«i protettivi che avranno cibo migliore ed una disciplina non troppo severa» si può avere la misura del fenomeno costituito da quanti preferivano farsi deportare in Italia piuttosto che vivere in zone infestate dai partigiani. Anche il campo di Gonars era diviso in due sezioni. Nella
A i «protettivi» e nella B i «repressivi». Qui si può anche anche stimare, grazie al rapporto sopra citato, la quantità dei «protettivi» ospitati, se si valuta che essi furono trasferiti in località
Monigo e che i posti lasciati liberi vennero occupati da 1.700 studenti sloveni classificati come «repressivi».
59
ACS, PCM, Gab., 1951-1954, cat. 15.2 fasc. 10599, s. fasc. 2-1 «Militari prigionieri in
Jugoslavia e Balcania», relazione del caporale Cogoi Aldo del 400 Fanteria, 8ª Compagnia
Brindisi, Bari 21/8/1944: «sono stato considerato dall’oculato defunto regime come allogeno (…)
subii così la sorte degli allogeni richiamati, venni così assegnato ad una compagnia speciale lavoratori (…) Rimasi in forza ad una di queste compagnie, dislocate nelle Puglie (…) Nella seconda quindicina del mese di settembre 1943, grazie alla propaganda partigiana, all’ignoranza e
credulità di soldati, all’impotenza del neocostituito Governo italiano ed alla tolleranza delle
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
63
Il disfacimento dell’esercito italiano dopo l’8 settembre 1943 e il potenziamento dell’Esercito popolare di liberazione jugoslavo (EPLJ) con i cospicui armamenti da esso ottenuti, la successiva costituzione del Litorale Adriatico retto
dai tedeschi, l’insediamento a Sušak di organismi politici e militari della NDH e
la rinascita del fascismo italiano con la fondazione della Repubblica Sociale
Italiana (RSI), comportarono anche un completo rinnovamento delle forze militari in campo a Fiume e dintorni. In pratica quella provincia che era parsa fino ad
allora, se confrontata con quanto stava accadendo in Bosnia, in Montenegro e nel
sud della Dalmazia, quasi una tranquilla retrovia, venne a trovarsi di colpo in prima linea. La XIII Divisione dell’EPLJ stabilì un coordinamento diretto e continuo con il Distaccamento partigiano «Učka (Monte Maggiore)» e «KastavSušak». In essa confluirono, dopo il rapido annientamento operato dalle forze
armate germaniche, i resti di due unità che ebbero vita breve e che si erano formate dopo la resa incondizionata delle truppe italiane: il «Battaglione Fiumano»
e il «Battaglione Garibaldi». Il primo costituito da civili, membri della resistenza antifascista organizzata in città dal Partito comunista croato, e il secondo da
militari italiani passati ai partigiani.
Il primo scontro diretto tra fascisti e antifascisti fiumani, inquadrati in unità militari organiche dopo il 9/9/1943, avrà luogo presso la centrale elettrica di Mattuglie
tra il 23 e il 24 settembre, con una decina di morti e feriti da entrambe le parti e si
concluderà con la resa ai partigiani del piccolo presidio fascista. Non si avrà più alcuna notizia di quanti, circa sette, furono allora catturati. Il 30/4/1944 si avrà, di con-
Autorità Alleate, disertarono ben 145 militari della mia compagnia, dei quali almeno 135 passarono alla Stella Rossa (…) la stessa sorte è toccata alle altre compagnie speciali di stanza nell’Italia
meridionale e nelle isole. Tenendo conto di queste e dei numerosi allogeni non considerati come
tali e facenti parte perciò di reparti militari normali si possono calcolare all’incirca 14.000 i soldati italiani allogeni passati al movimento partigiano (…) Ed è appunto con questo numero tutt’altro che disprezzabile di ‘volontari’ che gli esponenti slavi contano di far leva per ottenere di (sic)
parte o di (sic) tutta la Venezia Giulia alla Jugoslavia. Ma si tratta veramente di volontari? (…) è
risaputo che la maggior parte di essi non ha fatto questo passo per spirito slavo (…) erano fra l’incudine e il martello (…) da una parte subivano una forte pressione quasi sempre intimidatoria da
parte della Stella Rossa; dall’altra sorveglianza, persecuzioni ed angherie verso loro e le loro famiglie da parte del governo fascista…». Si veda inoltre in ACS, PCM, Gab. 1948-1950, cat. 15/2,
b. 10599, fasc. 1: «Ufficio Informazioni Comando Supremo a Presidenza del Consiglio, Salerno,
11/7/1944 (…) Fra le attività svolte dall’organizzazione partigiana jugoslava in Italia, che ha sede a Monopoli, è compreso il reclutamento nelle file partigiane dei militari dei reparti italiani, nati in Istria e nelle Provincie di Zara, Fiume, Trieste e Gorizia (…) li si minaccia di non avere nel
futuro la possibilità, dovendosi ormai considerare la Venezia Giulia come jugoslava, di far ritorno
alle loro case, perché sarebbero considerati disertori, indesiderati etc.». Ibid., lettera del Ministero
degli affari esteri al ministro dell’Interno e al ministro della Guerra (data parzialmente cancellata
ma si evince dal protocollo che è stata scritta nel 1944): «È nota a codesto Ministero l’attività che
continuano a svolgere in territorio italiano organizzazioni partigiane jugoslave per reclutare civili
e militari italiani oriundi delle Provincie Giulie ed avviarli in Jugoslavia (…) Sull’argomento vedasi anche la lettera del Ministero dell’Areonautica alla Presidenza del Consiglio in data 23
marzo 1945».
64
Amleto Ballarini
tro, una partecipazione di fascisti fiumani60 alla distruzione, durante un’ampia azione di rastrellamento da parte dei tedeschi, del villaggio di Lipa, una frazione di
Elsane (provincia di Fiume) dove fu rilevante il numero delle vittime civili (263, secondo fonti jugoslave61) per un abitato che allora aveva appena 490 abitanti. I tedeschi, pur associando, a volte, qualche italiano alle loro rappresaglie non permettevano mai ad alcuna autorità italiana di interferire nei loro piani per lenire in qualche
modo le sofferenze della popolazione civile quando i superstiti commissari prefettizi dei comuni della Provincia s’illudevano di poter chiedere ad essa aiuto62.
Deportazioni e rappresaglie, attentati ferroviari ai convogli civili63 e militari, villaggi bruciati, torture e infoibamenti, si registrarono un po’ dovunque, nel territorio
preso in esame. La guerra fra le due parti in lotta non ebbe più alcuna regola e fu
caratterizzata da un principio che venne applicato da tutti con inaudita ferocia: eliminare fisicamente il nemico, vero o presunto che fosse, e condizionarlo, colpendo,
se necessario, anche gli innocenti ad esso collegabili.
Tutto ciò che era parso episodico, tra il 10/6/1940 e il settembre del 1943, e a
volte perfino occasionalmente giustificabile alla luce della conclamata convenzione
di Ginevra, divenne sistematico.
Anche i bombardamenti aerei anglo-americani ebbero spesso un effetto terrori60
DAR, Komisija za ratne zločine (Commissione crimini di guerra), JU 41, b. 6. In un rapporto stilato ad Albona e datato 10/10/1945 si denunciavano come partecipanti al massacro di Lipa
i seguenti fascisti di Fiume: Celligoi Alberto, Rovina Giovanni, Baccotelli Giovanni, Ursin
Augusto, Giordano Giovanni, Gennini Giovanni, Battistin Oscar e Gazzari Giovanni.
61
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., p. 389.
62
VAB, JU, b. 909, fasc. 19, div. 6: Municipio di Villa del Nevoso, Frazione di Tomigna,
Lettera del Commissario prefettizio Vladislao Vicich al Prefetto del Carnaro a Fiume: «Per i doveri di quest’Ufficio si comunica che il giorno 18 maggio 1944 venne eseguito in questa zona un
rastrellamento da parte delle Forze Armate Germaniche. Durante quest’azione venne bruciata la
frazione di Tomigna. Il giorno seguente lo scrivente si recò nella predetta località per un sopralluogo: Si constatò che delle 45 case componenti il villaggio 35 furono completamente distrutte
dall’incendio, mentre le rimanenti 10 sono state incendiate subito dopo la mia uscita dalla frazione. In queste cifre non sono comprese le stalle e i magazzini di cui ogni casa era provvista. Nelle
rovine di tre case furono rintracciati i resti carbonizzati di 31 persone (…) Risultano uccise altre
due persone i cui corpi (…) non è stato ancora possibile rintracciare (…) nulla si è potuto salvare ad eccezione di qualche capo di bestiame che fuggito per i campi è stato ripreso nei giorni seguenti e di poche masserizie che si poté asportare dalle dieci case che furono incendiate in seguito». La lettera si concludeva con una richiesta d’aiuto al Prefetto di Fiume per la popolazione
superstite rifugiatasi a Villa del Nevoso.
63
ACS, Ministero dell’interno, DGPS, AAGGRR, cat. A/R, «Attività ribelli 1943-45», b.
5, fasc. 26 (Fiume). «Rapporto della Prefettura per la Provincia del Carnaro al Ministero
dell’Interno, Direzione Generale della PS Valdagno (Vicenza), Fiume, 18/4/1944. Oggetto:
Disastro ferroviario verificatosi il giorno 13/3 u.s. nel tratto Sappiane-Giordani in seguito scoppio
di ordigno che provocava il deragliamento del treno viaggiatori proveniente da Trieste e diretto a
Fiume con la conseguente morte di 8 persone ed il ferimento di oltre 80 persone».
Ibid., telegramma del prefetto di Fiume al Ministero dell’interno, Fiume 5/5/1944: «Stamane
at seguito scoppio ordigno esplosivo su tratto Villanevoso Primano deragliava locomotiva et 5 vetture treno viaggiatori n. 1693 in partenza da Fiume. Treno stesso veniva altresì attaccato da partigiani che aprivano nutrito fuoco. Secondo primi accertamenti lamentasi tre morti et 30 feriti».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
65
stico. Il primo ebbe inizio alle ore 11,30 del 7/1/1944. Ne seguirono altri 27; l’ultimo si registrò alle ore 15,35 del 19/4/1945. Rispetto all’intensità e alla frequenza dei
bombardamenti, la quantità delle vittime (un centinaio circa secondo i documenti
d’epoca a nostre mani64), se la si confronta con i dati relativi ad altre città italiane
(Zara in particolare) dove spesso i morti si contavano a migliaia, appare quasi contenuta. La disponibilità di rifugi antiaerei scavati nella roccia carsica limitò la strage. Una volta distrutte all’80% le grandi aziende quali i Cantieri navali, il Silurificio
Whitehead e la Raffineria olii minerali, le bombe caddero soprattutto sulle abitazioni civili: su 2.816 proprietà famigliari censite, 354 furono completamente distrutte e
961 gravemente danneggiate65.
Il 1944 fu l’anno in cui, dopo l’incendio della locale sinagoga ad opera dei tedeschi, il 30 gennaio, iniziarono le deportazioni in massa degli ebrei di Fiume sulla
base degli elenchi forniti dalla locale Questura repubblicana e previ accertamenti domiciliari del nucleo tributario della Guardia di finanza italiana66. Su 243 deportati dal
territorio della vecchia provincia o dai distretti di recente annessione, risulta a
tutt’oggi che i superstiti non siano stati più di 19. Passarono tutti dalla Risiera di San
Sabba a Trieste per essere inoltrati in Germania; a larga maggioranza con destinazione Auschwitz. A San Sabba ne morirono 6 in stato di detenzione, di cui 5 per cause naturali e solo uno certamente ucciso; 96 ebrei di Fiume che si erano rifugiati nelle altre provincie italiane, prima del 1943, vennero individuati e inviati in Germania.
Se ne salvarono solo 16. Di altri 73 non si conoscono il luogo dell’arresto e quello
della successiva detenzione. Sappiamo solo che di questi sarebbero 13 i sopravvissuti; 8 ebrei vennero fucilati dai tedeschi per rappresaglia a Fiume e altri 7 in altre
provincie italiane.
Stando alle cifre di cui sopra e alla relazione dell’ultimo presidente della comunità ebraica superstite a Fiume nel dicembre del 194567, ci sembra che sia poco probabile che abbia mai funzionato, nella provincia del Carnaro, un piano di salvataggio d’ebrei fiumani o profughi dalla Croazia, tra il settembre del 1943 e il dicembre
del 1944.
Nel 1940, secondo la locale Prefettura, esistevano a Fiume, in tutto, 1.105 ebrei
di cui 343 stranieri, 461 apolidi e 301 che conservavano ancora la nazionalità italiana. In data 18/2/1944 la Guardia di finanza ne conteggiò, residenti a Fiume e provincia, 881 di cui non tutti risultavano effettivamente presenti. Le vittime da noi accertate sono invece 380 e i deportati, sopravvissuti, 48.
Nel capoluogo l’attività di resistenza attiva contro i tedeschi e contro i fascisti
non registrò molti episodi particolarmente gravi e cruenti e di contro non si ebbero
nemmeno molti episodi di rappresaglia indiscriminata. Una bomba esplose all’in64
VAB, b. 882 Reg. 19/2-1, 20/2-1.43/2-1,50/2-1. Vedi anche in AMSF, fasc. cart. n. 12 A. 4
«Registro allarmi e bombardamenti aerei - Fiume e dintorni» e a Fiume/Rijeka, Registri del
Cimitero di Cosala, 1939-1949.
65
DAR, Komisija za ratne zločine (Commissione crimini di guerra), JU16 b. 10
66
SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI, Il tributo fiumano… cit., p. 24.
67
Ibid., pp. 67-71.
66
Amleto Ballarini
terno del ristorante “Ornitorinco” abituale ritrovo di fascisti repubblicani, provocando morti e feriti e si ebbero alcune condanne a morte dei tribunali speciali di
Trieste e di Fiume per immediata ritorsione. Si ebbe la fucilazione di un gruppo di
detenuti (in prevalenza ebrei) davanti al cimitero di Cosala in risposta a un attentato contro una sede della polizia germanica.
I paesi della provincia, pur risparmiati dai bombardamenti aerei, furono i più colpiti sia dai periodici combattimenti che li coinvolsero direttamente, sia dalle rappresaglie tedesche a fronte dei colpi di mano partigiani.
Soprattutto nelle località rurali e montane lo stillicidio dei rapimenti di civili da
parte delle bande partigiane, iniziato sin dal 1942, fu molto frequente e rilevante. In
alcuni casi il preteso rapimento mascherava in realtà l’arruolamento di nuovi volontari68 e serviva da copertura per i famigliari degli stessi contro le eventuali rappresaglie tedesche. In altri casi i prelevati scomparvero nel nulla dopo essere stati
sommariamente liquidati perché sospetti di collaborazionismo o per essersi rifiutati
di sostenere il movimento partigiano. Per quest’ultimi la pratica dell’infoibamento
nella ex provincia del Carnaro, ritenuta a lungo priva di «foibe» atte allo scopo, è
documentabile che sia avvenuta sin dal settembre del 1943, proseguendo poi per tutto il 1944. Terdich Nicolina, ad esempio, di anni 31, una contadina di San Francesco
di Laurana che risultava essere stata «prelevata» dai partigiani dalla sua abitazione
in data 3/3/194469 compare anche nell’elenco delle salme, che fu possibile identificare, tratte da 4 foibe individuate sul monte Maggiore: foiba denominata Gradac
Janovi in località Ligani, profonda 25 metri, 4 cadaveri, foiba denominata
Tanderlinova sul Monte Laurento, profonda 32 metri, 6 cadaveri, foiba denominata
Kolokosno sul Monte Laurento, profonda 25 metri, 2 cadaveri, foiba denominata
Velasten in località Tuliano, profonda 20 metri, 5 cadaveri. Su 17 cadaveri recuperati solo 11 vennero identificati70.
Fu considerevole il numero dei partigiani71, o dei sospettati d’esserlo, che ven-
68
ACS, RSI, Guardia Nazionale Repubblicana (d’ora in poi GNR), b. 31 (Legione Fiume), III
6, relazione del Comandante la 61ª Legione ai comandi militari tedeschi e alle autorità centrali
della RSI datata 6 dicembre 1943: «Nei giorni 30 novembre, 1 e 2 dicembre c.a. la tranquillità del
Comune di Laurana è stata turbata da notizie allarmanti provenienti dalle frazioni di tale comune.
Nelle predette frazioni, nonché nella periferia di Laurana, quasi seralmente i ‘partigiani’ effettuano ‘prelievi’ forzati o consenzienti di nativi del luogo». Ibid., II 33, «In data 13/6/1944 risultano
prelevati dalle proprie abitazioni in frazione Cala di Moschiena ad opera dei partigiani tali Sencich
Romano di Felice e Lazzari Giovanni di Francesco. Non si sa se si tratta di arruolamenti mascherati o di liquidazioni».
69
Ibidem.
70
Ibid., «Milizia per la Difesa Territoriale, 3° Rgt. 61ª Legione, Relazione dell’Ufficio Politico
Investigativo, Fiume, 30/5/1944. Oggetto: Ricupero salme delle vittime dell’odio partigiano nella
zona del Monte Maggiore».
71
ISTITUTO REGIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NEL FRIULI VENEZIA
GIULIA (d’ora in poi IRSMLFVG), Ufficio Storico - XX Risiera, doc. 705: «Elenco di persone soppresse alla Risiera di S. Sabba consegnato da A. Bubnić al g. i. Serbo assieme ad elenco di persone detenute in Risiera. 11/11/1970». In base a questo elenco gli eliminati di Fiume e Provincia
alla Risiera furono complessivamente 55 e a larga maggioranza di nazionalità croata.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
67
nero uccisi dai tedeschi alla Risiera di San Sabba in quel di Trieste, molti altri persero la vita, come gli ebrei, nei campi di concentramento allestiti in Germania.
L’ultima relazione a noi nota sulla situazione della provincia di Fiume fu inviata al Ministero dell’interno della RSI in data 26/7/194472. Era firmata da Giovanni
Palatucci nella sua qualità di «reggente» della Questura e ne riportiamo qui di seguito i passi più significativi:
«Situazione economica – È andata negli ultimi tempi sempre più peggiorando, sia in dipendenza delle condizioni generali del Paese, sia in dipendenza della particolare situazione geografica della provincia, in relazione alle note, gravissime difficoltà delle comunicazioni. Il problema assume qui carattere di estrema delicatezza essendo Fiume collegata al rimanente territorio
della Repubblica da una ferrovia continuamente interrotta da atti di sabotaggio ad opera dei partigiani (…) Ne deriva in campo alimentare un disagio estremamente grave con conseguente vertiginoso aumento dei prezzi i quali raggiungono qui delle punte che non possono trovare riscontro
in alcuna altra provincia (…) l’ultima incursione [bombardamento aereo del 19/7/1944] ha, con
la interruzione delle linee di comunicazioni, conferito drammatica evidenza a una verità da tutti sentita, e cioè che la linea ferroviaria è vitale all’esistenza di Fiume, come un cordone ombelicale, e che una volta interrotta, la città rimane tagliata fuori da ogni possibilità di rifornimento.
Questa considerazione, aggiunta all’altra della notoria mancanza di scorte, allarma lo spirito pubblico, su cui incide profondamente ed ha ripercussioni psicologiche gravi soprattutto sul personale statale qui di servizio. Situazione politica – (...) Il controllo germanico su ogni settore della vita pubblica, economica, politica è assoluto ed incontrastato. L’azione della Polizia germanica
continua ad essere esercitata assai spesso su vasta scala e viene svolta con criterio di durezza e
di assoluta mancanza di rispetto della libertà individuale. A partire dal 29.6 u.s. è stato condotto
un rastrellamento che ha interessato alcune centinaia di persone (…) Degli arrestati alcuni, e sono pochissimi, sono stati rilasciati, altri sono stati con tutta probabilità avviati in Germania o smistati ad altre carceri (…) Nulla si può opporre agli abusi ed ai maltrattamenti perpetrati a danno
dei cittadini italiani, perché le Autorità italiane o rimangono assolutamente estranee a tali operazioni di polizia, in quanto ridotte all’impossibilità di una concreta azione in tale campo (Questura)
o le avallano e le appoggiano mediante opera di delazione, spesso a fini di vendetta personale
(Milizia e PFR) (…) I rapporti con le Autorità croate (mi riferisco particolarmente alle Autorità
di Polizia di Sussa) sono acrimoniosi, influenzati come sono dal recente, infelice, passato. La
collaborazione nel campo della Polizia giudiziaria è quindi pressoché sterile, anche per la pretesa da parte croata che si corrisponda in lingua croata: Ho naturalmente resistito (…) Situazione
della Questura – Animato da senso del dovere e spirito di sacrificio, assunsi, sul principio dell’aprile decorso, la direzione della Questura, senza una parola di incoraggiamento o una direttiva del Centro. Eppure avevo raccolto, sia detto senza la minima intenzione d’attacco contro chicchessia, un’eredità onerosa (…) Si trattava di un organismo esautorato nei poteri e depauperato
nei mezzi, scosso nel prestigio presso le Autorità italiane e germaniche, con i servizi solo parzialmente efficienti e con una compagine disciplinare incrinata (…) Personale – Gli Agenti da
lunghi mesi disarmati, intristiti nella ordinaria amministrazione più piatta, scoraggiati da continue angherie da parte germanica, durate lunghi mesi, avevano perduto il gusto del lavoro (…)
Non si lamentano, in verità, casi di diserzione, o esempi gravi di indisciplina (…) Si sono tuttavia manifestate nel loro seno, forze centrifughe, eccessivo spirito di critica e quasi controllo sul72
ACS, Ministero dell’interno, Segreteria particolare del capo della polizia, Repubblica sociale italiana, 1944-1945, b. 4, fasc. 26.
68
Amleto Ballarini
l’andamento della Questura, insomma una specie di tendenza alla socializzazione dei poteri, frutto pernicioso della disfatta (…) Rapporti con le autorità germaniche – A tale scopo, fin dall’aprile decorso mi adoperai nel modo più fattivo, per istituire rapporti di comprensione e di fiducia con le Autorità germaniche, civili e di Polizia, da cui mi ripromettevo anche un appoggio
materiale che avrebbe ben potuto essere considerato un indennizzo delle gravi perdite a noi inflitte, con la sottrazione, avvenuta sin dal decorso settembre di armi, munizioni ed automezzi
(…) è oggi compito estremamente delicato tenere compatta e disciplinata la compagine degli
Agenti della Questura di Fiume. In questa lotta asprissima, serrata, talvolta estenuante, pur potendo contare sulla piena solidarietà di tutti i colleghi sono stato assolutamente solo (…) Il
Prefetto che risponde al nome del giudice dr. Alessandro Spalatin ignora, sebbene gli sia stato
più volte ricordato, di essere il Capo della Polizia della Provincia. Incapace di un gesto di energia e di fierezza, impassibile agli abusi che in suo nome si commettono, solamente sollecito delle sue laute prebende, non fa nulla che possa farlo considerare il Prefetto italiano di Fiume italiana».
La relazione di Palatucci prosegue e si conclude con una lunga e dettagliata analisi sullo stato del personale della Questura, che all’epoca ammontava solo a 13773
elementi contro i circa 300 che aveva di media prima dell’8/9/1943, e alcune questioni contabili riguardanti la stessa. Da tale analisi si rileva impietosamente lo stato di assoluta paralisi e di profondo disagio in cui si vennero a trovare agenti e funzionari. Il Palatucci verrà arrestato dai tedeschi il 13/9/1944 e morirà a Dachau il
10/2/1945. Sulle ragioni dell’arresto si avranno due versioni, entrambe non sostenute da documenti d’archivio definitivamente probatori: la prima, da noi ritenuta più
attendibile e coincidente con la versione ufficiale fornita dai tedeschi al governo della RSI, secondo la quale venne arrestato dopo una perquisizione della sua abitazione, a seguito di delazione, nel corso della quale sarebbe stato rinvenuto un piano, da
far pervenire agli Alleati e quindi tradotto in lingua inglese, volto a costituire, in con73
DAR, Kvesture (Questura) (in corso di rubricazione e classificazione), «Elenco nominativo
dei sottufficiali ed Agenti di PS effettivi alla Questura di Fiume, 3 giugno 1944». Erano in tutto
137 di cui a quella data: tre in licenza, uno in servizio fuori sede, uno ammalato in sede, uno ricoverato all’ospedale di Trieste e uno che risultava disperso (Giuseppe Strocchia). Così suddivisi:
n. 11 addetti al Gabinetto della Questura, n. 15 addetti alla Squadra Politica (primo sottufficiale
responsabile: Francesco Maione), n. 17 addetti alla Squadra giudiziaria, n. 9 addetti alla Squadra
amministrativa, n. 2 dattilografi 2ª e 3ª Divisione, n. 7 addetti al Comando, n. 3 addetti al Comando
Stazione, n. 9 addetti al Corpo di guardia, n. 3 piantoni alla Caserma di Via Roma, n. 2 Servizio
ospedale, n. 2 Ufficio stranieri, n. 12 Ufficio ferrovia, n. 7 Ufficio porto, n. 4 Ufficio Ponte Eneo,
n. 4 autisti, n. 10 addetti alla Prefettura, n. 1 Gabinetto scientifico, n. 7 Servizi vari, n. 1 mensa
Via Roma, n. 4 mensa Manin, n. 4 aggregati all’Ispettorato di Trieste, n. 1 addetto Ufficio
Gabinetto.
74
AMSF, fasc. Rora Mario, relazione autografa di Mario Rora a Lino Poli, Gradisca d’Isonzo,
27 marzo 1987: «Ti voglio raccontare un fatto molto importante: la storia di un martire il primo
di cui nessuno ha mai parlato, l’ingegnere Rubinich. Quest’uomo aveva in mente un progetto da
realizzare alla fine della guerra: costituire uno stato libero comprendente Fiume, Zara, Trieste,
Gorizia, Udine; un’utopia forse, ma sempre un’idea. Di questo progetto erano al corrente tanto fiumani onesti, quanto fiumani voltagabbana e anche partigiani. Intorno i giorni 20-21 aprile qualcuno suonò al suo appartamento che era sopra al Colorificio Padoani (non ricordo la via) lui andò
ad aprire e fu fulminato con un colpo di pistola».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
69
corso con Giovanni Rubini (Rubinich)74, uno Stato autonomo fiumano. La seconda,
da noi ritenuta del tutto improbabile, sostiene che l’arresto sarebbe stato sostanzialmente motivato dalla scoperta della sua attività segreta volta al salvataggio di migliaia di ebrei, in epoca non ben precisata e in concorso con uno zio, vescovo della
diocesi di Campagna in provincia di Salerno, dove esisteva, in effetti, un campo di
internamento di ebrei costituito a seguito della leggi razziali del 1938. Dai rapporti
mensili del campo di Campagna risulta che, pur disponendo di 350 posti, non ospitò
mai più di 272 internati e tra questi solo due provenienti da Fiume75. La corrispondenza che il vescovo Giuseppe Maria Palatucci intratteneva con il capo della polizia Senise ci documenta come nel 1942 egli fosse interessato non tanto a proteggere gli ebrei in quel di Campagna ma a smistarli, ove ciò fosse stato possibile, nei
diversi campi situati in altre regioni italiane76.
Molti a Fiume credettero, tedeschi compresi, che uno sbarco anglo-americano
avrebbe salvato la città dall’occupazione comunista e in realtà l’ipotesi non era del
tutto infondata. Sta di fatto che le fortificazioni intorno a Fiume furono decisamen75
ACS, Ministero dell’interno, DGPS, AAGGRR, Massime (1880-1954), M4, «Mobilitazione
civile», b. 134 (Campo di concentramento di Campagna - Salerno), fasc. 16. Elenco presenti al
16/9/1940: totale 272 (non si rileva alcun fiumano). La capienza massima consentita (vedi lettera
Prefettura Salerno del 26/7/1940 prot. 09094) era di 350 posti e s’imponeva di non superare tale
limite. In data 14 settembre 1941 (vedasi relazione al Ministero dell’ispettore generale di PS
Panariello) i presenti erano 141, 7 ricoverati all’Ospedale e 3 in licenza. In data 7 marzo 1942 (cfr.
relazione come sopra in tale data) erano presenti 117 internati.
76
Ibidem. Lettera del Vescovo di Campagna Giuseppe Maria Palatucci al capo della polizia
Senise, prot. 2830, 26 aprile 1942: «L’Ispettore di questa zona del PNF mi faceva notare che a
Campagna potremmo avere un gran beneficio qual è quello di una colonia montana per la GIL, e
occorre solamente il locale, e che sarebbe opportuno il locale che ora è occupato da poco più di
un centinaio di internati quasi tutti di razza ebraica, e mi ha pregato di scriverne a Voi, Eccellenza,
affinché vogliate disporre lo sgombero di detto locale. E io volentieri, molto volentieri vi inoltro
questa preghiera (…) allontanando questi internati, si toglierebbe per noi italiani di fare continuamente sotto i loro occhi la figura degli straccioni e sporcaccioni (…) se io avessi saputo a tempo
che a Campagna dovevano venire gli internati avrei fatto tutto il possibile per impedirlo, appunto
per evitare che la nostra dignità di italiani fosse esposta al ludibrio di gente che pur non essendo
di civiltà superiore ci è superiore per mezzi e per la possibilità di una vita superiore (…) Fateci,
Eccellenza, fateci la grazia di disporre di detto locale e farete opera santa (…) tanto più che un
centinaio di internati possono essere facilmente distribuiti negli altri vari campi di concentramento». In data 5 maggio 1942 il capo della Polizia rispose a monsignor Palatucci che non era possibile sistemare in altri campi gli internati di Campagna (nella bozza della risposta risulta però cancellata a penna la motivazione «dato che gli altri campi di concentramento sono completamente
saturi di internati»). In data 31/3/1943 gli internati presenti erano 145. Quasi tutti questi, grazie
proprio al mancato smistamento in altri campi del centro e del nord Italia avranno salva la vita
sottraendosi così alle indisturbate retate tedesche, in tali regioni, dopo l’8 settembre 1943.
77
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., p. 409: «Particolare attenzione fu posta [da parte tedesca, nel
1944] alla fortificazione di un ampio retroterra di Fiume. Una zona che avrebbe dovuto servire
tanto per combattere contro le unità del NOV della Jugoslavia quanto per un’eventuale accoglienza
delle forze alleate (…) I Tedeschi proclamarono Fiume fortezza e la predisposero alla difesa ad
angolo giro. La cintura difensiva esterna si allungava da Buccari alle sorgenti dell’Eneo, a Castua
e Giussici fino a Draga di Santamarina. Quella interna partiva da Martinscizza (Santa Anna) passava per Tersatto e Santa Caterina fino al rione di Mattuglie e da qui scendeva al mare».
70
Amleto Ballarini
te sviluppate e rinforzate77. Si sa oggi dei contatti clandestini fra la Decima MAS
della RSI ed esponenti militari e politici del governo monarchico del Sud78 e ben
si conosce la posizione ufficiale del Partito comunista italiano che tramite
Togliatti formulava perfino ipotesi di guerra civile79 qualora il governo Bonomi,
consenzienti gli Alleati, avesse impedito l’occupazione della Venezia Giulia da
parte jugoslava. Non ci fu dunque alcuno sbarco, ma la conquista di Fiume da
parte dell’Esercito popolare di liberazione jugoslavo incontrò serie difficoltà. Le
unità della IV armata che sostennero il peso dell’assalto finale furono duramente impegnate in due successive battaglie che si svolsero nel territorio di Clana tra
il 21 e il 30 aprile. Ultimo a cadere fu il baluardo difensivo di S. Caterina dove
operava una unità italiana d’artiglieria alpina inquadrata nella Wehrmacht. Nella
notte tra il 2 e il 3/5/1945 i tedeschi si ritirarono e la mattina del giorno 3 penetrarono a Sušak le truppe della 14ª Brigata della 19ª Divisione80. Le perdite subite dagli attaccanti furono ingenti81. Non ci fu dunque alcun combattimento per le
strade come qualcuno vorrà più tardi sostenere, e, soprattutto, pur essendo stata
da tempo pianificata82, non ci fu alcuna rivolta interna, sia d’italiani che di croa-
78
S. DE FELICE, La Decima Flottiglia MAS e la Venezia Giulia 1943-45, Roma, Settimo Sigillo,
2000, pp. 108-127.
79
ACS, PCM, Gab., 1948-50, b. 112, 1.6.1., n. 25049, s. fasc. 1-A. Lettera del vice presidente del Consiglio dei ministri Palmiro Togliatti al presidente Ivanoe Bonomi, 7/2/1945: «Mi è stato detto che da parte del collega Gasparotto sarebbe stata inviata al CLNAI una comunicazione in
cui si invita il CLNAI a far sì che le nostre unità partigiane prendano sotto il loro controllo la
Venezia Giulia, per impedire che in essa penetrino unità dell’esercito partigiano jugoslavo una direttiva come quella che sarebbe contenuta nella comunicazione di Gasparotto è non solo politicamente sbagliata, ma grave, per il nostro paese dei più seri pericoli (…) La direttiva che sarebbe
stata data da Gasparotto equivarrebbe quindi concretamente a dire al CLNAI che esso deve scagliare le nostre unità partigiane contro quelle di Tito (…) Quanto alla situazione interna, si tratta
di una direttiva di guerra civile…» (le sottolineature nel testo sono state apportate manualmente,
con ogni probabilità dal destinatario della missiva).
80
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., p. 531.
81
«Globus», 10/2/1995, intervista a Oskar Piškulić: «Gli italiani resistettero nei bunker di Santa
Caterina due settimane dopo l’avvenuta capitolazione (n.d.a.: Forse allude alla resa in Italia delle
truppe tedesche). E perché? Molti nostri dalmati sono morti negli assalti contro quei bunker. Gli
italiani non volevano combattere contro i tedeschi. Cosa non hanno fatto (…) E allora quando arrivi in città come puoi perdonare?».
82
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., p. 481: «Fu pianificato che alle battaglie per la liberazione
della città di Fiume prendessero parte 4 battaglioni di Fiumani che avrebbero dovuto aprirsi un
varco nelle zone periferiche (Zamet, Drenova, Valscurigne e Santa Caterina) verso il centro
della città. Il comando di queste forze fu affidato a Nello (Nico) Pitacco (…) Del problema ebbe a scrivere Romano Glazar: Prima della liberazione si trovavano in città circa 15 nostri compagni membri del CLP ed attivisti politici, tutti clandestini, armati di mitra e pistole, i quali
erano incaricati di tenere i contatti con le organizzazioni sul campo e ad un determinato momento formare la milizia popolare, appropriarsi delle fabbriche ed assicurare i vari impianti, i
magazzini di viveri, le armi, la circolazione e disarmare i soldati nemici per le vie (…) I piani erano stati impostati in maniera davvero ambiziosa ma le forze che dovevano realizzarli non
erano proporzionate ad essi, ovvero non si impegnarono abbastanza all’attuazione dei compiti
che avevano ricevuto».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
71
ti, per agevolare il compito agli uomini di Tito.
Dal 3 maggio 1945 al 31 dicembre 1947
Quando alle dieci del mattino di giovedì, 3/5/1945, le prime colonne dell’Esercito
popolare di liberazione incominciarono a scendere da Cosala per occupare la città, gli
stessi uomini del Comitato popolare cittadino (CPC - GNOO), che avrebbero dovuto
fomentare la mancata rivolta interna, avevano però già compiuto i primi atti fondamentali per la gestione del potere e per il mantenimento dell’ordine pubblico. Sin dai
primi mesi del 1945 in una serie di riunioni tenutesi a Zamet cui assistette Romano
Glazar quale segretario del Comitato cittadino del Partito comunista croato, si decise di
affidare, nella sua qualità di presidente del CPC, la direzione dei preparativi a Franjo
Kordić. Fungeva da segretario Vlado Hreljanović Doro «mentre a dirigere i vari settori erano stati designati Cucera Giovanni Pino per l’industria, Klausbergher Petar per le
questioni sociali, Bukvić Ruža Ranka per l’istruzione e la cultura, Michelazzi Luciano
per i sindacati, Spiler Mario e Katalinić Petar per il Fronte jugoslavo di liberazione popolare83». Sin dal primo momento quell’organico iniziale venne tuttavia integrato e modificato sulla base delle esigenze che si manifestavano a causa della improvvisazione
cui spesso erano costretti i designati a sostituire la vecchia dirigenza, professionalmente preparata, e il personale tecnico e amministrativo della precedente gestione. La
Sezione amministrativa del comitato popolare cittadino, facente funzioni di Giunta comunale, venne affidata a Erio Franchi e la «Sezione per l’ordine e la sicurezza pubbli-
83
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., p. 479: All’elencazione dei nomi l’A. premette: «Già all’inizio
del 1945 le dirigenze di partito avevano stabilito i compiti delle loro organizzazioni e dei CLP relativi ai preparativi per l’assunzione del potere (…) Il Comitato cittadino di liberazione popolare
per Fiume tenne a Zamet tutta una serie di riunioni con gli uomini scelti per assumere le cariche
di direttori, commissari ed altre funzioni (…) Nei preparativi per la liberazione la maggiore attenzione fu posta a Fiume poiché per la complessità delle questioni politiche, economiche e d’altra natura rappresentava il problema più grave».
84
«Vjesnik», XIX (1974), p. 332, «Zapisnik Prve konferencije predstavnika Upravnog odjela
ONOO-a za Hrvatsko primorje, Upravnih i drugih odjela KNOO-a i GNOO-a Hrvatsko primorja i
ZAVNOH-a - Verbale della prima conferenza dei rappresentanti del reparto amministrativo del
Comitato circondariale di liberazione popolare (ONOO) per il litorale croato, del reparto amministrativo e degli altri reparti del Comitato distrettuale di liberazione popolare (KNOO), del Comitato
cittadino di liberazione popolare (GNOO) del litorale croato e del Consiglio regionale antifascista
di liberazione popolare della Croazia (ZAVNOH)». Verbale compilato il giorno 16 maggio 1945 in
occasione della prima conferenza tenutasi presso il reparto amministrativo del Comitato circondariale di liberazione popolare (ONOO) per il litorale croato a Sušak con i capisezione dei reparti amministrativi ed i capi delle sezioni per l’ordine e la sicurezza pubblica dei Comitati territoriali distrettuali e cittadini di liberazione popolare (NOO): «Presenti per il Comitato di liberazione popolare
di Fiume il compagno Franchi Erio caposezione del reparto amministrativo, Piškulić Stanko, capo
della sezione per l’ordine e la sicurezza pubblica.» (Riteniamo che il predetto Piškulić Stanko debba identificarsi con Piškulić Oskar detto Žuti. Il nome Oskar è stato erroneamente trascritto in
Stanko. Di uno Stanko Piškulić con incarichi specifici nel Comitato di liberazione popolare di Fiume
non vi è traccia alcuna né un individuo con questo nome risulta sia mai stato residente in città, stando alle accurate ricerche effettuate presso l’anagrafe storica di Fiume/Sušak. Vedasi relazione ufficiale, tramite Consolato italiano, depositata in AMSF).
72
Amleto Ballarini
ca» a Piškulić 84. In data 20/5/1945 il Comitato di liberazione popolare (NOO) di Fiume
propose comunque al Comando militare (Mobilizacijoni Otsjek) per la debita autorizzazione il seguente direttivo: presidente Kordić Franjo, segretari Teodor Hreljanović e
Franjo Surina, Erio Franchi (capo della Sezione amministrativa-Pročelnik Upravnog
Odjela)85, Dino Faraguna (capo della Sezione lavori tecnici - Pročelnik Odj. Tehn. radova), Natale Rak (capo della Sezione traffico - Pročelnik za promet), Giovanni Cucera
(capo della Sezione industria e artigianato - Pročelnik Industrije Obrt.), Petar
Klausberger (capo della Sezione affari sociali Politici - teh. Soc. Politike), Amedeo
Uršić (capo della Sezione commercio e rifornimento - Pročelnik Trgovine i Opskrbe),
Franjo Perman (capo della Sezione agricoltura e foreste - Pročelnik Polj. i Šum.),
Giuseppe Fattori (capo della Sezione finanze - Pročelnik Financija)86. Sull’attività della sezione amministrativa dal maggio al dicembre 1945, riportiamo i passi più significativi di una relazione stilata nel marzo del 1946:
«La sezione Amministrativa è istituita immediatamente dopo la liberazione del 3/5/1945
su basi organizzative delle grandi città. La Sezione era priva di dirigenti specializzati (…) si
assunse in servizio una parte del vecchio apparato della passata amministrazione che al tempo della lotta collaborò col movimento popolare di liberazione. La Sezione ha assorbito in
grande parte delle (sic) competenze della cessata Questura e del Municipio di Fiume, eccezione fatta per le competenze di affari politici. Così organizzata svolse la propria attività per
tutto il tempo quando ancora non era organizzata né l’Amministrazione Militare né l’Autorità
Giudiziaria (…) Aggregata si fondò la Milizia Popolare il cui comando della stessa è sottoposto al Capo Sezione (…) Per la sua formazione non era a disposizione un sufficiente numero di ufficiali così che per dirigenti furono posti gli ex combattenti dell’Armata Jugoslava
e elementi provenienti dalla cospirazione (…) Il personale attuale dei dipendenti è (…)
Milizia Popolare 220 (…) La Sottosezione Ordine Pubblico e Sicurezza era sovraccarica causa i frequenti furti che si verificavano (…) Dal maggio al dicembre si sono verificati furti,
scassi, ricettazioni truffe (…) Passato alle carceri persone 528 (…) La Sezione Confische e
Sequestri ha eseguito 368 pratiche di sequestro delle quali 257 relative a nemici del popolo
o assenti da Fiume per motivi sconosciuti, passato all’Amministrazione Beni Popolari (…) È
indispensabile una stretta collaborazione col Pubblico Accusatore e il Tribunale (…) l’odierna situazione numerica della Milizia Popolare soddisfa soltanto del 50% del numero neces85
A. BALLARINI, Intervista con il dr. Erio Franchi, in «Fiume», 32, 1996, pp. 10-38.
Nell’intervista concessa prima che si rinvenisse negli archivi il documento (vedi nota 84) che lo vede insieme a un Piškulić (per l’occasione chiamato, secondo noi erroneamente, Stanko) all’importante conferenza dei NOO del Litorale tenutasi a Sušak il 16/5/1945, Franchi dichiara: «…Ma non
ero una persona da associare a determinate decisioni politiche. Questo per quanto riguarda le uccisioni (…) certo ho saputo di Riccardo Gigante, ho saputo del dottor Blasich, ho saputo del dottor
Sincich (…) l’uccisione di Bacci e di Gigante è stata giustificata con il fatto che erano esponenti
fascisti, degli altri, gli autonomisti, Skull compreso, si era detto “Necessità politica” (…) ma questi erano lavori dell’UDBA di Oskar Piškulić e di Emil Karadžija Domaći, di quei quattro o cinque
che erano i caporioni di quella organizzazione (…) Ma so che le scorribande dell’UDBA,
dell’OZNA di allora, e gli assassinii che hanno commesso, anche le rapine, perché poi è venuto fuori che si erano impadroniti anche di averi, Žuti Piškulić per primo, erano tutte cose che avvenivano in un sottobosco diverso. Noi eravamo, dico noi, gli idealisti, gli stupidi di turno, su un piano
massimo di esposizione pubblica ma di coinvolgimento minimo nelle decisioni…».
86
DAR, NOO, JU16 k. 2 Tajništvo (Segreteria).
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
73
sario di uomini necessari per il buon andamento del servizio. Nella lotta contro la speculazione e il sabotaggio economico è necessario ingaggiare tutte le organizzazioni del movimento nonché larghe masse popolari»87.
Occorre evidenziare come nell’ambito del Comitato popolare cittadino sia stato costituito, dopo appena due settimane, dall’ingresso delle truppe jugoslave a Fiume, un
apposito Ufficio «per la confisca dei beni dei nemici del popolo88» e questo ancor prima che un’apposita Commissione cittadina per i crimini di guerra e un Tribunale popolare cittadino iniziassero a funzionare. Nel corso della prima conferenza dei capi delle sezioni amministrative e dell’ordine e della sicurezza pubblica dei diversi comitati
distrettuali e cittadini del Litorale, tenutasi a Sušak in data 16/5/1945, venne illustrata
ai presenti l’importanza che aveva per il nuovo potere tale materia:
«il compagno Karaman Branco referente per l’attuazione delle confische (...) sottolinea
l’importanza di queste nell’ambito della lotta di Liberazione Popolare e all’indomani della liberazione specialmente in una zona come questa che per molti anni subì il giogo dell’occupatore e la resistenza. Al ritrovamento delle proprietà delle persone di nazionalità tedesca, dei
criminali di guerra e dei nemici è necessario applicare la massima cura e servirsi della collaborazione delle masse (...) Non dobbiamo limitarci esclusivamente al ritrovamento dei beni immobili di queste persone, perché spesso tali beni rappresentano solo una parte trascurabile in rapporto ai diritti dell’autorità: depositi, presso Istituti bancari e altri, azioni, aziende,
crediti ecc. Si rende quindi necessario accertare e trovare anche questo tipo di averi. Da un
lato il Comitato circondariale di Liberazione Popolare (NOO) emana un bando pubblico alla cittadinanza affinché tramite denunce aiuti l’autorità popolare, dall’altro è dovere dei
Comitati generali, distrettuali e cittadini di Liberazione Popolare (NOO) spiegare al popolo
l’importanza di tutto ciò (...) Le proprietà dei criminali di guerra e dei nemici del popolo, verranno confiscate solo in base alla sentenza del Tribunale Militare o Popolare ma i reparti amministrativi insieme agli organi competenti disporranno che i beni di queste persone, anche
prima della sentenza, vengano posti sotto sequestro ed assicurati all’amministrazione statale.
Lo stesso deve avvenire per quel che concerne gli averi vacanti ovvero i beni di coloro che
sono assenti perché fuggiti dal luogo di residenza permanente o prelevati a forza dal nemico. Tali beni, fino a nuovo avviso, devono essere preservati dalla rovina e posti sotto l’amministrazione provvisoria (…) Le proprietà delle comunità in precedenza fasciste/italiane verranno poste sotto sequestro fino a nuovo avviso. Con le proprietà dei criminali di guerra che
87
Ibid., scat. 17. Izvještaj Upravnog odjela Gradskog narodno-oslobodilačkog odbora (Relazione
della sezione amministrativa del Comitato popolare cittadino) in data 6 marzo 1946.
88
Ibid., b. 10, Gradski narodni-oslobodilački odbor (Comitato popolare di liberazione cittadino),
17/5/1945, elenco del personale dell’ufficio per la confisca dei beni dei nemici del popolo (tra parentesi il luogo di nascita): Commissione: Dassovich Mario (Fiume), Klausberger Guglielmo (Fiume),
Marot Vittorio (Fiume), Lukich Gino (Fiume) - Impiegati interni: Jugo Rodolfo (Fiume), Branelli
Giuseppe (Fiume), Masi Bruno (Parenzo) - Fiduciari per gli accertamenti: Schibotto Antonio
(Vicenza), Rovani Mario (Fiume), Emiliani Dante (Fiume), Juranich Renato (Fiume), Pavlovich
Antonio (Pisino), Stibellini Eligio (Fiume), Sirotich Euleterio (Pinguente), Prodam Eugenio (Pisino),
Dopudi Innocenzo (Fiume), Bobek Eugenio (Fiume), Marot Giovanni (Fiume), Malekar Doimo
(Zagabria), Cuccelli Giovanni (Fiume), Birolini Tiberio (Roma), Brazzoduro Luigi (Fiume), Sincich
Vilin (Fiume).
74
Amleto Ballarini
nel corso della Lotta di Liberazione Popolare sono stati liquidati si procederà come nel caso
dei nemici del popolo condannati dal tribunale alla confisca dei beni. Riguardo alle proprietà
delle mogli dei nemici del popolo esistono speciali direttive del Ministero (…) i figli delle persone a cui è stata confiscata la proprietà (...) non hanno alcun diritto a questa proprietà…».
In merito ai cittadini italiani che nell’attesa della firma del Trattato di pace intendevano comunque abbandonare il territorio:
«gli italiani che non hanno intenzione di rimanere nel nostro territorio ma che preferiscono trasferirsi in Italia non hanno il dovere di rimanere nel nostro esercito né nel posto di
lavoro. A queste persone sempre che non siano colpevoli di malefatte, verrà resa possibile la
partenza dalla nostra terra, naturalmente a condizione che il trasferimento abbia carattere
permanente e non rappresenti un tentativo di evitare il servizio militare»89.
In data 24/5/1945 il comunicato n. 45 del Comitato popolare di liberazione di
Fiume emanò infatti le norme per il rilascio dei lasciapassare a quanti intendevano
andare in Italia:
«1) La persona che intende partire deve presentare personalmente una domanda alla quale
dovrà allegare le seguenti dichiarazioni: a) la dichiarazione dei beni mobili ed immobili che
abbandona nella città, con l’indicazione della persona alla quale è stata affidata la custodia
di questi beni; b) l’oro, le carte valori, le azioni, il denaro e tutti gli altri titoli devono essere depositati presso la Banca Centrale (ex Banca d’Italia) ed allegare la relativa dichiarazione. 2) Ogni persona può portare con sé i propri indumenti personali fino ad un massimo
di 50 Kg, nonché l’importo di Lire 20.000 per sé quale capofamiglia e ulteriori Lire 5.000
per gli altri membri della famiglia che viaggiano con lui; tutto ciò in buoni (N.d.a.: Che
oltre confine non avevano alcun valore)»90.
L’ondata di sequestri e di confische91 superò, a nostro avviso, tra il 1945 e il 1948
i duemila provvedimenti, emanati con motivazioni generiche, senza certezza alcuna
di prova e senza possibilità di difesa, andando ben oltre, per quanto riguarda le proprietà immobiliari, le 1.500 circa che si erano salvate dai bombardamenti aerei e terrestri e dalle mine tedesche.
Tutto ciò avvenne mentre si verificavano arresti e uccisioni che si possono tuttavia inquadrare in due fasi ben distinte:
Prima fase. Limitata grosso modo a maggio-ottobre 1945, nella quale oltre alla
plateale e capillare retata di italiani, fiumani e non fiumani, fascisti, questurini, carabinieri e finanzieri, da parte dei militari coadiuvati dalla Milizia popolare cittadina e da elementi locali addetti alla sicurezza e all’ordine pubblico, sembra provata
anche l’attività di delinquenti comuni dediti a uccisioni per scopo di rapina, almeno
stando a qualche sentenza delle Autorità militari che, facendo eccezione alla prassi
89
90
91
«Vjesnik», XIX (1974), p. 337.
«La Voce del Popolo», 24/5/1945.
Cfr. elenco parziale di fiumani condannati a vario titolo dal 3 maggio 1945 in poi, p. 172.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
75
normalmente seguita, resero il proprio operato di pubblico dominio a mezzo
stampa92. Non si può escludere che la strategia delle condanne a morte di alcuni
«compagni che avevano sbagliato», camuffati, per l’occasione, da presunti rapinatori servisse, a volte, da parziale copertura per i numerosi misfatti allora in corso.
Nei sistemi comunisti di tutto il mondo non era affatto inconsueto l’allestimento di
simili farse e quello di Tito, prima e dopo il 1948, non sfuggì alla regola93. In questa prima fase, molte uccisioni e sparizioni avvennero sotto gli occhi della cittadinanza terrorizzata: Mario Blasich, infermo, capo storico dell’autonomia fiumana,
venne strangolato in casa, un autonomista come Giuseppe Sincich venne prelevato
dalla sua abitazione e ucciso nei pressi a raffiche di mitra, un altro autonomista noto, Nevio Skull, venne trovato ucciso a colpi di pistola, il senatore Riccardo Gigante
«La Voce del Popolo», 7/5/1945: Un comunicato ufficiale del Comitato popolare di liberazione di Fiume, Sezione amministrativa, a firma congiunta del presidente Francesco Kordić e del
capo sezione Erio Franchi rendeva edotta la cittadinanza delle sentenze di morte emesse dalle autorità militari, per omicidio e rapina, a carico di Pilepić Riccardo e Smeli Clemente, nati a Fiume
e di Brodičić Giovanni e Antonini Antonio, nati rispettivamente a Trieste e Pola.
93
J. PIRJEVEC, Il giorno di San Vito - Jugoslavia 1918-1992 storia di una tragedia, Torino, Nuova
Eri, 1993, p. 241: «…verso la fine di aprile [1948] la casistica processuale jugoslava venne arricchita da un processo, organizzato contro un gruppo di eminenti comunisti sloveni, internati durante la
guerra a Dachau, e accusati per questo di essersi messi prima al servizio della Gestapo e poi degli imperialisti occidentali (ma, sembra sospettati di essere agenti dell’ NKVD). Il processo, che rappresentava un ulteriore passo nella via della repressione dopo quelli organizzati contro i nemici di classe e i
“compagni di strada” degli anni precedenti, si concluse con 11 condanne a morte e con altre gravi pene detentive. Esso fu un rito espiatorio di chiara marca staliniana, una drammatica messinscena…».
94
AMSF, Icilio Bacci, lettera di Lidia Bacci-Urbani moglie di Icilio Bacci, Sirolo (Ancona), ottobre 1945, indirizzata a Peko Dapčević, Comandante della IV Armata jugoslava, Abbazia, per chiedere la liberazione del marito: «Mio marito fu tratto in arresto il giorno 21 maggio 1945 per ordine
dell’OZNA ed inviato alle carceri giudiziarie di via Roma. Qualche giorno dopo venne eseguita la requisizione di tutto il mobilio sia dell’abitazione che dello studio notarile, siti al primo piano dell’edificio n. 5 di piazza Regina Elena in Fiume. Constatato il suo grave stato di salute mio marito venne
ricoverato nell’infermeria delle carceri, donde il giorno 10 agosto egli venne internato in un campo di
concentramento in Jugoslavia (…) Nel maggio scorso, dopo che si fu alquanto chiarita la situazione
di Fiume, ed al solo scopo di rivedermi e celebrare insieme, in seno a stretti parenti, il 40° annuale
del nostro matrimonio che ricorreva il giorno 10 giugno scorso, mio marito con il cortese appoggio
di alcuni dei nuovi reggenti della città, tra cui il compagno Surina, chiese di ottenere il lasciapassare
per recarsi a Verona. Il giorno 21 maggio scorso egli fu invitato alla sede dell’OZNA, ove nel frattempo era stata inoltrata la domanda per il suo permesso di viaggio. Però il Capo di quell’Ufficio,
compagno Žuti; lo trattenne e poi lo fece trasferire alle Carceri giudiziarie, donde a causa del suo stato di salute fu inviato nell’infermeria…». Ibid.: lettera di Oscar Sperber, testimone oculare degli eventi fiumani del maggio 1945, poi, dopo l’esodo, segretario generale della provincia di Bergamo, Lidia
Bacci in data 9 settembre 1954: «Invero a qualche giorno di distanza dall’arresto del senatore, la popolazione del centro della città assisteva muta ed impotente alle operazioni di trafugamento del magnifico arredamento sia della Sua accogliente casa che dei mobili dello studio. Per fare prima gli esecutori dell’ordine di sequestro calavano i mobili dal grande balcone. Di sotto, davanti al portone di
casa ed alla porta della pasticceria Piva un grosso autocarro accoglieva la refurtiva (…) Altro che testimonianze! Ve ne sono a migliaia. E poi basterebbe un briciolo di buona fede per averle sul posto a
Fiume e di carattere ufficiale. Ma chi lo sa se saranno ancora vivi coloro che in quell’infausta
epoca avevano in mano la città, quali esecutori materiali degli ordini del Centro? I vari compagni Žuti, i Surina, ing. Faraguna, la compagna Gioia Scrobogna, lo stesso dott. Scrobogna».
92
76
Amleto Ballarini
fu condotto con altri in direzione di Castua e scomparve, il senatore Icilio Bacci94 si
presentò per ritirare un lasciapassare per Trieste ma venne trattenuto e scomparve,
la stessa sorte toccò all’ex podestà Carlo Colussi e a sua moglie, all’insegnante
Margherita Sennis, tanto per citare solo alcuni tra i più noti e bastò proprio la notorietà di questi non solo per diffondere la paura, ma per impedire ai congiunti di altri scomparsi in ogni rione della città, meno noti di questi e non sempre fascisti, di
insistere troppo con il chiedere notizie. Si aggiunga a ciò l’arresto e la deportazione
per destinazione ignota di almeno 78 membri della locale Questura95, 50 della
Finanza e 10 dei carabinieri.
Questa fase in cui elementi locali guidati dal CPC e unità dell’Armata di liberazione coordinate dall’OZNA si dedicarono, fortemente motivati dal comunismo sta95
ACS, Ministero dell’interno, Gabinetto, 1944-46, b. 140, fasc. 12418, «Fiume situazione generale», lettera di Ferruccio Parri all’ammiraglio Ellery W. Stone commissario capo
della Commissione Alleata in data 26/6/1945: «si è avuto notizia che le autorità jugoslave di
occupazione della città di Fiume hanno proceduto all’arresto di tutto il personale della
Questura, comprendente due funzionari, sette impiegati d’ordine, tre uscieri e circa 75 agenti, dei quali quindici successivamente rilasciati. Detto personale sarebbe stato inviato in
Croazia per essere internato in campo di concentramento. Identica sorte sembra abbiano subito alcuni funzionari di Prefettura. Le sarei vivamente grato se volesse cortesemente interessare la competente autorità militare della zona perché svolga gli opportuni passi per il rilascio del predetto personale e dei cittadini italiani in genere arrestati e deportati dalla
Venezia Giulia». Lettera dell’Ammiraglio Stone a Parri in data 6/7/1945: «mi dispiace doverle dire che il mio interessamento finora non ha avuto esito favorevole». Lettera di Stone
a Parri in data 18/7/1945: «Ho riferito la questione al Comando Supremo Alleato il quale ha
fatto presente che Fiume si trova nella zona di occupazione jugoslava e che non vi esiste alcuna Autorità Militare Alleata. Il Comando Supremo Alleato suggerisce che il Suo Governo
si rivolga alle Ambasciate Americana e Britannica affinché queste facciano dei passi in comune presso il Governo jugoslavo a nome di quello italiano». Vedasi inoltre, in ACS, PCM,
Gab., «Funzionari, agenti e militari italiani arrestati e deportati durante l’occupazione della
Venezia Giulia», b. 19/5 n. 40729, lettera del Comando Supremo delle Forze Alleate al
Ministero dell’Interno, Direzione Generale di PS, in data 10/6/1947: «Viene fatto riferimento alla Vostra lettera 442/9769 in data 5 maggio 1947. Nonostante le estese indagini condotte per un lungo periodo di tempo da parte delle Autorità Alleate, non si è potuto ottenere alcuna informazione concernente lo stato attuale del personale appartenente all’ex Questura di
Fiume». Per quanto concerne la Questura di Fiume e la decimazione dei suoi membri ad opera
dell’Armata di liberazione jugoslava cfr. anche SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI, Il tributo fiumano…
cit., pp. 16-23.
96
G. STELLI, Un caso di genocidio ideologico: Venezia Giulia e Dalmazia 1943-1948, in
«Fiume», 38 (1999), pp. 32-36. Riferendosi all’opera di Mario Pacor, «esemplare del riduzionismo e del giustificazionismo più estremi» (Confine orientale: questione nazionale e resistenza nel
Friuli-Venezia Giulia, Milano, s.e., 1964), l’autore scrive: «Un esercito e uno Stato rivoluzionario
si sostituivano al vecchio Stato fascista (…) occorreva, secondo i criteri che evidentemente prevalsero in quei giorni, eliminarne o neutralizzarne ogni residuo, nelle organizzazioni e nelle persone che ad esso avevano collaborato. Si era su una trincea avanzata del mondo socialista in espansione, fronte a fronte con il nuovo nemico, l’imperialismo e i gruppi che, sia pure per ragioni
soggettivamente ammissibili, ad esso si appoggiavano e lo servivano: occorreva, secondo gli stessi criteri, eliminarne o neutralizzarne gli elementi di punta», Stelli afferma, con rigore logico difficilmente contestabile, che «il Pacor non si accorge di descrivere la struttura del genocidio ideologico, ossia la logica della eliminazione-neutralizzazione totale degli avversari».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
77
linista, a una specie di «genocidio ideologico»96 che forse non verrà mai quantificato esattamente, fu identica in tutta la ex Venezia Giulia aprendo in particolare, soprattutto nel Goriziano e in Istria, il drammatico capitolo, tuttora non scritto compiutamente, degli «infoibamenti» che provocarono una reazione internazionale97 tale
da nuocere non poco alle pretese territoriali che la Jugoslavia si accingeva ad avanzare al tavolo della pace.
Tito che sapeva ben valutare, in ogni momento, quale fosse la miglior politica da seguire, ordinò, prima che il 1945 finisse, la cessazione delle liquidazioni
sommarie98 e negò con forza le deportazioni indiscriminate di italiani nei territori occupati99 ma nel contempo, rifiutandosi di sciogliere l’OZNA, disse anche
qualcosa che avallò indirettamente l’operato degli estremisti in carica: «Se
l’OZNA mette il terrore nelle ossa di chi non ama la nuova Jugoslavia la cosa va
97
G. SALOTTI, Il dramma di Fiume nel secondo dopoguerra, in «Fiume», 7 (1984), p. 33:
«Già i primi atti compiuti dalle nuove truppe occupanti avevano destato – anche in quella parte che aveva attivamente aderito al movimento partigiano – un misto di perplessità e di timore. Lo stesso giorno, infatti, erano stati affissi ai muri della città dei manifesti, tutti in lingua
croata, meno uno in italiano, in cui il Comitato di Liberazione, insediatosi nel palazzo del
Governo, proclamava l’annessione di Fiume alla Croazia (…) non si era ancora spento il ricordo delle violenze compiute dalle truppe tedesche, che iniziarono quelle dei nuovi occupanti (…) Le auspicate reazioni delle forze alleate si limitarono a un messaggio che il generale
Alexander, comandante degli eserciti alleati in Italia, diresse il 18 maggio 1945 alle truppe, denunciando la violazione degli impegni assunti dagli jugoslavi per la Venezia Giulia [si faceva
riferimento agli accordi stipulati con il Maresciallo Tito nel settembre 1944 a Bolsena], e dichiarando che ciò ricordava i metodi di Hitler, Mussolini e del Giappone. Successivamente però
(il 9 giugno) si giunse a un accordo, tra il gen. Morgan per gli Alleati e il gen. Arso Jovanović
per gli Jugoslavi, che dividendo la Venezia Giulia in due zone (Zona A, cui vennero aggregate Trieste, Pola, Gorizia e diverse località del Carso già occupate dalle truppe jugoslave, affidata all’occupazione degli Alleati; zona B, comprendete tutto il resto della Venezia Giulia, affidata all’occupazione degli jugoslavi) - compromise ogni possibilità per le popolazioni
interessate di far libero ricorso al diritto all’autodecisione».
98
M. GILAS, Compagno Tito, Milano, Mondadori, 1980, p. 111: «Nelle mie memorie di
guerra ricordo che Tito alla fine del 1945 aveva ordinato la sospensione delle esecuzioni senza processo e senza condanna che venivano eseguite dalla polizia segreta che all’epoca aveva
nome OZNA».
99
ACS, CCLN 1944-1946, b. 4, fasc. 67, «Unione Antifascista Italo-Slava di Trieste», J.
Broz Tito, Quali sono gli ostacoli che si frappongono all’istituzione di normali rapporti fra la
Jugoslavia e l’Italia, 1945, cit.: «Tutta la stampa italiana è concorde nell’accusare la Jugoslavia
di un presunto internamento di diverse migliaia di cittadini italiani della Zona A. Queste accuse sono assolutamente tendenziose perché non corrispondono alla realtà dei fatti. Il nostro
Governo, nell’accordo di Belgrado, trattando per la fissazione della linea di demarcazione nella cosiddetta Regione Giulia (Venezia Giulia), ha decisamente respinto la richiesta degli Alleati
per la restituzione dei presunti internati cittadini italiani che le Autorità jugoslave avrebbero
condotto seco durante la loro evacuazione della Zona A. Il Governo jugoslavo ha respinto questa richiesta per il semplice fatto che non vi sono in Jugoslavia tali internati, come non vi sono stati neppure in passato. Tuttavia è stato ripetutamente presentato al Governo jugoslavo –
tramite le autorità alleate – un elenco di 2.500 presunti internati italiani. Questo elenco ha un
contenuto molto dubbio».
100
J. RIDLEY, Tito… cit., pp. 237-238.
78
Amleto Ballarini
a vantaggio del nostro popolo100».
Seconda fase: dal 30/10/1945 in poi101, entrarono in funzione i Tribunali popolari che in concorso con i Tribunali militari (gli unici abilitati ad emettere sentenze di morte) comminavano condanne ai lavori forzati, sequestri e confische.
Rispetto alle sparizioni che comunque (anche se con minore intensità) continuavano, le sentenze di condanna a morte, emesse sempre dall’autorità militare, non
furono molte, ma, quando se ne conoscerà il dispositivo, si potrà riscontrare che
il luogo di esecuzione102 e quello di sepoltura delle vittime non venivano mai resi noti.
Parimenti dicasi per le dichiarazioni di morte che verranno rilasciate dagli organi del potere cittadino, facenti funzioni d’anagrafe, ai famigliari che ne faranno più
tardi richiesta.
Nei processi di pubblico dominio, come furono quelli che si tennero nel 1946 e
agli inizi del 1947103 nei confronti di alcuni cittadini accusati di cospirazione clandestina e in alcuni casi perfino d’uso e di detenzione d’armi e di esplosivo, si registrarono pesanti condanne ai lavori forzati, ma nemmeno una condanna a morte. Di
contro, soprattutto nel 1945, nella gran quantità di procedimenti condotti in sedi riservate e sottratti alla conoscenza del pubblico, per molto meno, e in alcuni casi non
si saprà nemmeno perché, molta gente veniva arrestata dalla polizia segreta e non
faceva più ritorno a casa104 o veniva «liquidata» con giudizio sommario di Tribunali
militari.
Emblematico il caso di Angelo Adam, antifascista, reduce da Dachau, e della sua
«La Voce del Popolo», 30/10/1945: «Ordinanza - Disposizioni generali sull’Amministrazione
della Giustizia nel territorio di Fiume - Il Comitato Popolare Cittadino di Fiume, vista la necessità di regolare nel territorio di sua competenza l’Amministrazione della Giustizia, in accordo con l’Amministrazione Militare dell’Armata Jugoslava, dispone quanto segue: I. Nel territorio di Fiume la giurisdizione civile e penale viene esercitata esclusivamente dai giudici
popolari presso la Pretura ed il Tribunale del Popolo. II. Nell’amministrare la giustizia i giudici popolari si atterranno alle leggi vigenti, in quanto queste non contrastino con lo spirito e
gli interessi del movimento popolare di liberazione. In tali casi essi giudicheranno in base al
principio di equità».
102
«La Voce del Popolo», 18/9/1945, sotto il titolo Nemici del Popolo si dà notizia di due esecuzioni, quelle di Argeo Cappadura e Sikić Bozo, mediante fucilazione a cura dell’autorità militare, che ebbero luogo presso il cimitero di Tersatto. È uno dei pochi casi in cui il luogo dell’esecuzione venne reso noto.
103
ARHIV VRHOVNOG VOJNOG SUDA, BEOGRAD (d’ora in poi AVVS) Viši Vojni Sud, 24/47.
104
IRSMLFV, Ufficio Storico, doc. 1303, Angelo Adam, «Colloquio con la signora Anna
Adam ved. Monti, sorella di Angelo Adam a Trieste il 16 settembre 1965», raccolto e firmato da Galliano Fogar: «Nel settembre-ottobre 1945 poco prima di venir arrestato ed eliminato dalla polizia jugoslava, Angelo Adam fece un viaggio a Milano (forse era l’unico) (…)
Angelo Adam voleva mantenere l’incognito per motivi cospirativi (egli doveva tornare a
Fiume) (…) La signora Anna Adam ha chiesto invano documenti anagrafici di Angelo alle autorità di Fiume tramite i consolati italiani di Zagabria e Capodistria (…) Da parte jugoslava
non si danno attestazioni su Angelo Adam come se non fosse mai esistito, né nato né vissuto
per anni a Fiume».
101
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
79
famiglia. Il suo nome ricorre anche nella vicenda dei processi sopra menzionati e
tutto fa pensare che fosse coinvolto in quella cospirazione clandestina105 che agli altri costò invece solo qualche anno di galera. Nel settembre/ottobre 1945 sparirono
lui, la moglie e la figlia ma nel 1947, pur essendo sparito, il Tribunale del popolo lo
condannò a due mesi quale «speculatore e sabotatore»106, a riprova che in quel periodo la mano destra della giustizia popolare non sempre sapeva quel che faceva la
mano sinistra dell’OZNA o dell’UDBA, o meglio, si potrebbe pensare che la giustizia popolare provvedesse a screditare politicamente e moralmente, come se fossero ancora vivi, i soggetti che la polizia segreta aveva già eliminato.
Il regime, in tale fase, preferiva tuttavia procedere alle eliminazioni fisiche dei
suoi presunti avversari senza far troppo rumore sì che l’impenetrabile silenzio sulla
loro sorte continuava a costituire per i superstiti un formidabile deterrente che scoraggiava chiunque a fare troppe domande. Quando occorreva invece ricorrere a pubblici processi per dimostrare che i nemici esterni del sistema tramavano (nel caso
dei processi di cui sopra venne provato anche il finanziamento clandestino proveniente dall’Italia tramite il CLN di Trieste)107 , senza successo, per abbatterlo e che
la giustizia popolare trionfava, ci si limitava a pene detentive che in seconda istan-
105
AVVS, Viši Vojni Sud, 24/47, verbale di interrogatorio di Luksić Antonio che si dichiara
croato di nazionalità italiana di professione impiegato, in data 21/1/1947: «Nel mese di luglio 1945
don Polano m’invitò a partecipare al CLN di Fiume (…) Fino a questo tempo non sapevo nulla
dei (sic) tali comitati ed in questa occasione riseppi (sic) che questo comitato fu formato verso la
fine dell’anno 1944 sull’iniziativa del prof. Brusić, prof. Tavolini Adelo (sic), Nartić Nereo e più
tardi sono venuto anch’io poi certo Superina ed Adam».
106
DAR, Prefektura (Prefettura) 1940-47, I, sconosciuta provenienza, copia dattiloscritta del
Registro trascrizione reati PR-28, 1947-6 del Tribunale Popolare Circondariale di Fiume in
Archivio Storico di Fiume al n. 49.84: «Nome: Adam Angelo. Funzione: impiegato. Motivazione:
Specul. - Sabot. Ec. (30-I/25-IV). Condanna: 2 mesi cer. [Specul. – Sabot., sta evidentemente per
speculatore – sabotatore e cer. significa probabilmente carcere] Multa».
107
AMSF, Zanella, scat. 2, fasc. 10, lettera di Riccardo Zanella al colonnello Antonio Fonda
Savio CLN di Trieste, Roma, 29 ottobre 1946: «La ringrazio della cortesia usatami in data 18
corr. coll’informarmi delle somme ch’Ella ha liquidato per l’assistenza dei fiumani a carico del
fondo di 25 milioni all’uopo stanziato dal Ministero Postbellica. Le ho chiesto tal cortesia non
perché Ella mi renda conto d’una situazione contabile che non è di mia competenza, si bene
per dare una base concreta alla richiesta che mi pregio di rivolgerLe, di voler cioè acconsentire che i residui 13 milioni ancora disponibili per l’assistenza fiumana siano amministrati e distribuiti da questo Ufficio di Fiume, che è l’unica rappresentanza ufficiale degli interessi fiumani, riconosciuta dal Governo dello Stato (…) converrà che non è né normale né giustificabile
che in materia così delicata come quella dell’assistenza in un paese dominato da Tito e
dall’OZNA l’amministrazione di sì ingenti fondi di soccorso sociale e politico sia diretta da
persona che per quanto distintissima e rispettabilissima come la Sua non ha però la necessaria
conoscenza d’uomini e d’ambiente di una popolazione tanto complessa quanto quella di Fiume.
I recenti avvenimenti di Fiume, e precisamente l’arresto dei tre Luksich, la confisca di 700.000
lire trovate nella loro abitazione, le ragioni che hanno provocato l’arresto, lo scandalo che ne
è scoppiato, le tristi conseguenze, i pettegolezzi, i sospetti, la recrudescenza delle persecuzioni poliziesche, che ora si rinnovano, tangono necessariamente la di Lei responsabilità e soltanto subordinatamente quella delle persone che Ella, evidentemente in buona fede, s’è scelte
come esecutori delle di Lei lodevoli intenzioni».
80
Amleto Ballarini
za venivano quasi sempre sensibilmente ridotte.
Erano «processi-propaganda» resi spesso ancora più facili dall’inconsistenza politica degli avversari che per l’occasione veniva abilmente ingigantita, alimentando
in tal guisa il mito di una «reazione italiana» attivamente presente in Istria e a
Fiume108.
In tale periodo si riscontra dunque l’attività di due poteri distinti: uno che rende
pubblica la propria attività evitando di accreditare l’ipotesi d’una sistematica persecuzione degli italiani o addirittura d’un progetto in atto di «pulizia etnica» e l’altro
che, se nella prima fase dipendeva dal Ministero della difesa, nella seconda dipende dal Ministero dell’interno: la polizia segreta dell’OZNA, poi denominata UDBA,
della quale poco si sa e della quale ancora oggi si stenta a trovare, oltre a documenti
da noi reperiti in fondi diversi, da qualche parte, l’archivio che ne conservi la documentazione storica.
Non ci è stato possibile ricostruire esattamente l’organico ufficiale e completo di
tale organizzazione a Fiume.
Riteniamo, tuttavia, di poter affermare che comandante militare della sezione
dell’OZNA nell’ambito della 19ª Divisione che opererà sul territorio di nostro interesse anche dopo il 3/5/1945, era Emil Karadžija detto Domači, mentre commissario politico era Oskar Piškulić detto Žuti109. Quest’ultimo nome spesso ricorre, prima di allora, durante la lotta partigiana, quale autorevole delegato del Partito
comunista croato sia per le attività di reclutamento sia per quelle di costituzione e
controllo del Comitato cittadino del partito comunista a Fiume e provincia.
Di tale sua funzione renderà egli stesso testimonianza nella memorialistica
108
AMSF, Fondo ricerca vittime di nazionalità italiana, «Proclama agli Italiani dell’Istria e di
Fiume» (copia conforme all’originale), diffuso in clandestinità il 6 marzo del 1945 dal Comitato
Esecutivo dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume: «la reazione italiana dell’Istria e di
Fiume, nascosta sotto una falsa maschera democratica e sostenuta dalle forze reazionarie d’Italia,
ha intensificato la sua azione tendente a passivizzare le masse italiane e a sottrarle al MPL e ad
eccitare l’odio sciovinistico contro i croati con questi precisi scopi: impedire agli italiani la vita
libera e felice nella nuova Jugoslavia; impedir loro di cancellare con la lotta la macchia dell’oppressione del fascismo italiano sulla popolazione croata e renderli nuovamente colpevoli di tale
oppressione». Il Comitato Esecutivo, nel quale per Fiume erano sin da allora presenti: Dino
Faraguna quale presidente, Erio Franchi, Gioia La Neve e Luciano Michelazzi quali membri,
Ervino Locatelli, Orazio Cergnar, Giovanni Cucera, Carlo Manià, Giuseppe Fornasari e Luciano
Bernardi quali consiglieri, dopo tali premesse si assunse dunque il compito, a vittoria ottenuta, come si legge nel documento citato, di «Smascherare tutti i reazionari e i loro piani, affinché in questa maniera gli italiani dell’Istria e di Fiume nella Croazia federale e democratica divengano il
ponte che collegherà la Jugoslavia di Tito e l’Italia in lotta per la sua libertà democratica».
109
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., pp. 518-521.
110
L. MARTINI, Memorie e documenti… cit., p. 143, così Oskar Piškulić: «Agli inizi del 1943, in
febbraio, viene stabilito che io vada a rinforzare il Comitato di Partito di Castua (…) Fu nell’ottobre
del 1943 che mi venne ordinato di raggiungere Fiume da parte del Comitato circondariale del Partito
per il Litorale croato (…) un Comitato cittadino di partito già esisteva (…) io e Romano Glazar avremmo dovuto contribuire a rinforzarlo». In realtà si evince da tutto il suo racconto che il Comitato
Cittadino del Partito Comunista Croato, nonostante le esitazioni dei comunisti italiani, venne in pratica rifondato e reso funzionante solo per merito suo e di Glazar essendo il Comitato preesistente poco rispondente alle attese del Partito.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
81
post-bellica110.
La sua importanza, quale attivista di Partito, tra il 1943 e il 1945, era stata ben
nota sia ai tedeschi sia ai fascisti della Milizia che a Fiume avevano svolto con efficacia funzioni di polizia politica sostituendosi, nelle mansioni, all’Ufficio politico
della locale Questura completamente esautorata111. Era nota anche agli organi di si111
ACS, RSI, GNR, b. 31, Legione Fiume, II-41, rapporto giudiziario dell’Ufficio politico investigativo della Milizia difesa territoriale Quarnaro 3° Rgt (61ª Legione), prot. N. 4645/B/3 del
7 settembre 1944: «Denuncia a carico di Bresaz Remigio fu Giovanni (arrestato), Duiz Giovanni
di Giovanni detto John (arrestato e suicidatosi), Pillepich Liliana fu Antonio (arrestata), Picovich
Remigio fu Giovanni detto Giorgio (arrestato), Smolnikar Giordano fu Massimiliano detto Elio
(arrestato), Pezman Leopoldo fu Antonio, Matesich Lodovico di Celestino (arrestato), Puccar
Eugenio fu Simeone (evaso), Cucera Giovanni di Matteo detto Fabio (latitante), Cimadori Luigi
di Francesco detto Suti (latitante), Piškulić Oscar di Giuseppe detto Žuti (latitante), Cergnul Danilo
di Giacomo detto Nini (latitante), Klausbergher Pietro di Luigi (latitante), donna conosciuta col
pseudonimo di Olga (latitante), uomo conosciuto col pseudonimo Puc (latitante), uomo conosciuto col pseudonimo Mlade (latitante) tutti colpevoli di cospirazione contro i poteri dello Stato per
avere, agendo individualmente od in comunione fra essi, compiuto, nel territorio della Provincia
del Carnaro e zone limitrofe, nel periodo di tempo compreso fra il gennaio e l’agosto 1944, in qualità di affiliati ad organizzazione segreta comunista al servizio ed al soldo del nemico, attività tendente a sovvertire violentemente l’ordinamento dello Stato». In data 10 settembre 1944, lo stesso
Ufficio comunicava alle autorità militari e politiche della RSI che il Comando della Polizia tedesca a Fiume aveva disposto la fucilazione, con personale del 3° Rgt della Milizia, di tre degli arrestati: Picovich Remigio, Pezman Leopoldo e Matesich Lodovico. L’esecuzione era stata effettuata il 9 settembre. Molti elementi atti ad incriminare sia gli altri arrestati sia i latitanti vennero
confermati nel corso dell’interrogatorio di Giovanni Duiz. Dopo la guerra, la bibliografia di parte
comunista sosterrà che Duiz decedette in carcere per le torture subite durante gli interrogatori. La
Milizia, sostiene nel suo documento, che il Duiz si suicidò «nella prigione ove era stato rinchiuso, servendosi di un filo telefonico strappato da una linea collocata all’esterno del davanzale della finestra della prigione stessa». Pur essendo difficile credere che da una finestra della prigione
fosse possibile utilizzare un cavo telefonico posto all’esterno della stessa, resta il fatto che almeno due elementi della resistenza, Bencich Antonio e Amedeo Ursich (questo anche d’un certo rilievo), non poterono essere incriminati perché l’interrogatorio del Duiz non s’era ancora concluso e venne a mancare il suo confronto con i sospetti per incriminarli. Va rilevato inoltre che il Duiz
aveva già tentato il suicidio nel corso dei primi interrogatori giustificandosi col dire «Sono convinto che se verrò rimesso in libertà, i capi dell’organizzazione comunista mi faranno uccidere».
Alla Milizia il Duiz era dunque più utile da vivo che da morto. Dalla vicenda uscirono invece stranamente indenni sia il Puccar Eugenio, misteriosamente «evaso», sia il Bresaz Remigio nelle cui
tasche e nella cui casa venne trovato il materiale per individuare tutti gli altri. A conferma che la
Milizia non avrebbe avuto molto interesse a far morire il Duiz prima del tempo sta il fatto che nel
verbale citato si dichiara: «Interrogati più volte nel corso dell’inchiesta il Bresaz ed il Duiz per conoscere i nominativi degli autori della consumazione degli attentati terroristici compiuti dagli affiliati all’organizzazione comunista, della quale tanto il Bresaz quanto il Duiz sono membri attivi
e nella quale ricoprono cariche importanti, come si è potuto accertare attraverso la natura del materiale loro sequestrato, gli interrogati si sono chiusi nel silenzio più ermetico forse perché vincolati dal segreto. Uguale condotta essi hanno tenuto allorchè si è tentato di carpire loro il segreto
sui nomi dei massimi esponenti del Movimento, sulla sede centrale del Comitato di Fiume». Il
Bresaz non fece rivelazioni di poco conto. Confessò, oltre a tutto il resto, che «il disegno riproducente la pianta topografica interna dell’edificio della Questura», trovato con altri documenti in
suo possesso «lo aveva ricevuto, per custodirlo, dal Cimadori il quale, a sua volta, stando a quanto egli aveva riferito, lo aveva ricevuto da un Vice Commissario della stessa Questura, funzionario costui che aveva intenzione di far passaggio nella milizia e che si era prestato a fornire il disegno a condizione di essere salvato all’occorrenza dai partigiani l’annotazione ‘Vice Com. Dino’
82
Amleto Ballarini
curezza della NDH (lo stato ustascia di Ante Pavelić). Da copia di un Notiziario depositato presso gli archivi della NDH112 risulterebbe che il Piškulić, pur essendo
braccato da tutti gli organi di polizia esistenti nel territorio, avrebbe goduto di notevoli amicizie in campo avverso che gli consentirono di salvarsi anche nei momenti peggiori. «A Sušak» – recita testualmente il Notiziario in questione, stilato
nel 1944, – «i tedeschi hanno catturato il famoso terrorista Piškulić, commissario
politico. Il noto cane ustascia Montagni (Montanj) ha liberato Piškulić che adesso
guida i comunisti nella regione di Gorski Kotar». Nella storiografia del movimento di liberazione la fuga di Piškulić viene invece accreditata come il frutto di un
riuscito colpo di mano partigiano. Infatti nell’opera di Radule Butorović113, più volte da noi citata, si legge:
«Il Comando Carabinieri di Trieste, gruppo di Fiume stese in data 25 aprile 1944 il seguente rapporto: – Il mattino del 25 c.m. nel corso di una congiura partigiana fu lanciata una
bomba nel cortile del carcere giudiziario di Fiume: ci furono scene di panico tra gli agenti ed
i carcerati. Ciò permise la fuga del capo degli insorti Piškulić Oskar già condannato a morte
dal tribunale militare della 2ª Armata ormai posta in congedo e liberato dopo gli avvenimenti dello scorso settembre. Il fuggiasco era stato liberato dalla polizia tedesca. L’esplosione ha
ferito un secondino e tre carcerati».
Fin qui il Butorović riporta per intero un documento disponibile nel DAR di
Fiume e a noi fornito in copia da Sobolevski. Prosegue poi affermando, probabilmente sulla base di testimonianze dirette di qualche protagonista:
«Davor Ritt e Luciano Bellina attraversarono con il rapito Piškulić la Cittavecchia e ad
un valico sussidiario custodito dalle guardie di finanza attraversarono l’Eneo e si portarono
a Sušak. Dapprima si rifugiarono nell’appartamento di Milan Orel, membro del Comitato locale del PCC per Sušak e quindi presso Gabriel Korenćić, capo della polizia di Sušak col quale erano collegati».
Ci sono però due fatti che nelle diverse versioni (quella del Notiziario custodito
presso la NDH e quella data da Butorović) sono uguali: Piškulić sarebbe stato preso in ogni caso dai tedeschi (da questi prima liberato e poi incarcerato o consegna-
che figura nell’allegato 10 in corrispondenza alla parola ‘Questura’ e che vorrebbe significare ‘Vice
Commissario Dino’ il Bresaz l’avrebbe, secondo lui, scritta su ordine del Cimadori senza conoscerne il vero significato». Vale la pena di rilevare che Bresaz stesso, stando alle sue confessioni,
faceva riferimento per la propria attività a gente come Luigi Cimadori detto Suti e Oskar Piškulić
detto Žuti. Il primo era uno di quei «tipacci» che egli aveva facoltà di incaricare «per convincere
anche con mezzi coercitivi a sovvenzionare l’organizzazione con denaro o con merci i commercianti [nel documento seguono una decina di nomi]» e il secondo, figura mitica a Fiume della resistenza croata di carattere comunista, sarà un giorno a capo della polizia segreta locale (OZNA
prima e UDBA poi).
112
VAB, NDH, JU, 17068, 2/12-6 b. 305, notiziario (steso probabilmente dal Movimento dei
cetnici).
113
R. BUTOROVIć, Sušak… cit., p. 456.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
83
to agli ustascia e poi liberato da quest’ultimi) e, sempre in ogni caso (si chiamasse
Montanj o si chiamasse Korenćić), un capo della polizia ustascia a Sušak lo avrebbe aiutato a fuggire. Nelle sue memorie, raccolte da Lucifero Martini114, Piškulić non
dice nulla della sua pretesa fuga dal carcere di Fiume né del suo arresto da parte dei
tedeschi nel 1944115.
A noi sembra indubbio che sin dal primo momento, 16/5/1945116, Oskar Piškulić
assuma, sia pure fugacemente e occasionalmente, a Fiume, anche un ruolo rilevante nell’ambito dello stesso Comitato popolare cittadino quale «responsabile per l’ordine e la sicurezza», pur se dal 16 maggio in poi si farà riferimento a lui solo ed
L. MARTINI, Memorie e documenti… cit., pp. 134-146.
AMSF, Vittime di nazionalità italiana, copia conforme da Studio legale Sinagra, Roma.
Interrogato presso il Tribunale conteale di Fiume/Rijeka in data 18/8/1999 a seguito di procedimento giudiziario che lo vedeva imputato presso il Tribunale penale di Roma per i fatti intercorsi a Fiume dopo il 3/5/1945, egli ha dichiarato testualmente: «Nel 1951 sono stato condannato dal
tribunale militare di Zara a 10 anni di carcere per collaborazione con l’occupatore italiano. La pena l’ho scontata dal 1951 al 1961 nelle varie prigioni della ex Jugoslavia cioè a Goli Otok,
Lepoglava e Stara Gradiska». Gli atti di quel processo del 1951 non sono stati resi noti.
116
Cfr. precedente nota 84.
117
DAR, Gradski narodni odbor (Comitato popolare cittadino), Komisija za ratne zločine
(Commissione crimini di guerra), JU 41, b. 5, deposizioni firmate da Bratonja Nevenka e Bratonja
Albina nelle quali si dichiara che essendo stata tratta in arresto dalla polizia tedesca, in data 4/12/1944,
Bratonja Vera, rispettivamente sorella e figlia delle predette, attivista del Movimento popolare di liberazione, questa «fu prima torturata a lungo per estorcerle informazioni e poi imprigionata al carcere del Coroneo a Trieste quindi a San Sabba, la stessa ritenne di che (sic) il suo arresto fosse dovuto
alla delazione di certa Nella Chiesa detta Ivanka. La sorella Nevenka, rientrata a casa dopo la liberazione, si recò in data 7 maggio 1945 con il compagno Samsa Gabriele, seguito da due militi popolari, presso la casa della Chiesa e ottenne l’arresto di lei e del suo convivente dal quale aveva preso il
nome pur non essendo sposata. Il Samsa portò i due all’OZNA consegnandoli personalmente al compagno Pisculic (Žuti) ma questi li lasciò liberi ed essi poterono così, muniti di regolare lasciapassare,
andare in Italia». Di Vera Bratonja, stando alla sorella Nevenka, non si sono avute più notizie. A lei,
quale eroina della Resistenza è stata intitolata una via in quel di Fiume/Rijeka. Le firmatarie delle deposizioni, esponendo i fatti di cui sop»ra, chiedevano alla Commissione crimini di guerra almeno il
risarcimento dei danni subiti a diverso titolo durante gli arresti delle due sorelle.
118
DAR, Gradski narodni odbor (Comitato Popolare Cittadino), JU 41, b. 5 doc. n. 656, lettera del presidente del Comitato popolare cittadino all’OZNA di Fiume in data 6/6/1945: «I membri delle famiglie dei vostri detenuti Burichi [leggasi Buricchi] Gino, Cozzella Luigi, Giagnte[leggasi Gigante] Vicenzo [Vincenzo], Stamantini [leggasi Tamantini] Fabio, Vasile Gerlando [leggasi
Gerardo], Balderi [leggasi Valderi] Matteo, Riccio Guido [leggasi Aquito], Romagnolo Ferdinando
[leggasi Fernando], Gasperino [leggasi Gasperini] Albino, Corbo Giuseppe, Devescovi Valerio,
vengono giornalmente da noi per avere delle informazioni dei suddetti loro famigliari. Dato che
noi non siamo in grado di fornire tali informazioni ed essi vengono qui più volte al giorno, Vi preghiamo di voler possibilmente dare ai suddetti le informazioni che chiedono». I nomi sopracitati
sono quelli di altrettante vittime della Questura di Fiume. I famigliari fino agli anni ’50 (vedi fascicolo di Vincenzo Gigante in AMSF) non riusciranno ad avere mai notizia alcuna e nemmeno
una dichiarazione di morte presunta, necessaria per ottenere più tardi dallo Stato italiano una pensione che verrà calcolata comunque con una decorrenza che avrà almeno sei anni di ritardo rispetto
alla data effettiva del decesso (maggio/giugno 1945). In tutti i casi le dichiarazioni di morte presunta indicheranno come «sconosciuto» il luogo di sepoltura della vittima.
114
115
84
Amleto Ballarini
esclusivamente quale responsabile locale dell’OZNA117. È al suo ufficio118 e a lui personalmente119 che il Comitato popolare cittadino, ben consapevole dei suoi poteri in
materia di arresti, detenzioni e provvedimenti speciali motivati da ragioni politiche,
inviava le richieste di quanti cercavano disperatamente notizie dei propri parenti
scomparsi nel nulla.
È nostra convinzione che, sia nella prima sia nella seconda fase, eccetto, forse,
eventuali casi di delinquenza comune, nulla si sottrasse al potere del Partito comunista jugoslavo che per Fiume delegava ovviamente il Partito comunista croato.
Perfino l’attività militare subiva, sin dal momento della sua costituzione, il controllo di un commissario politico che vigilava sull’attività di comando. I poteri dell’amministrazione cittadina, degli organismi giudiziari e di polizia, furono, a nostro
avviso, sottoposti a identico controllo.
A scorrere gli atti della Commissione cittadina per i crimini di guerra di Fiume
si può ritenere che il potere civile fosse scarsamente informato sulla attività di repressione posta in essere dall’Autorità militare e dall’ OZNA. A cura della
Commissione venne compilato infatti un elenco di 196 persone che si sarebbero dovute indagare e perseguire quali criminali di guerra120. Detta Commissione era abilitata a raccogliere testimonianze e documenti utili all’incriminazione dei «nemici del
popolo» e aveva invitato a mezzo stampa i cittadini a «denunziare tutte le sopraffazioni patite da parte delle autorità fasciste anche prima della guerra» abilitando, in
caso di assenza di chi le avesse subite anche «i loro parenti ed amici a presentare
denunce perché nessuno dei colpevoli [sfuggisse] alla giusta sanzione». Non era
nemmeno «necessario presentare una denuncia scritta ma [era] sufficiente presentarsi per una denuncia verbale»121.
L’elenco sopra citato è battuto a macchina e in due casi, a fianco del nominativo, qualcuno a penna ha scritto «liquidato», termine che non lascia pensare né a un
regolare processo né a una sia pur sbrigativa esecuzione da parte di organismi militari. Nell’elenco sono invece 36 le persone che a noi risultano essere state uccise,
nella maggioranza dei casi senza condanne a morte di Tribunali militari, quindi «liquidate». Dalle annotazioni a macchina che accompagnano molti nomi compresi nell’elenco si apprende che la pratica (con la documentazione raccolta) era stata passata per competenza al Tribunale militare. Da tutto ciò si possono formulare soltanto
due ipotesi: o la Commissione poco sapeva di quanto facevano gli altri organismi
sopra citati e mal si comprenderebbero le annotazioni manuali che presuppongono
invece una certa conoscenza, o la Commissione passando le pratiche ad altri organismi (come era il caso dei Tribunali militari), ha praticamente collaborato a deter-
119
Ibid., lettera prot. 182 datata 9 maggio 1945, indirizzata a «Dragi Žuti» (Caro Žuti). Žuti,
ovvero il Giallo, era infatti il soprannome di Oskar Piškulić. Nella lettera gli si fa presente che la
moglie di Innocenti Ettore chiede notizie del marito e si passa a lui, per competenza, la richiesta
d’informazioni. Innocenti Ettore era un Vice Brigadiere della Questura di Fiume. Risulterà anche
lui fucilato a Grobniko nel giugno del 1945.
120
DAR, Gradski narodni odbor, Komisija za ratne zločine, JU 16 b. 5.
121
«La Voce del Popolo», 9/10/1945, Per l’accertamento dei crimini di guerra.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
85
minare la morte di almeno 36 persone e ne era ben consapevole.
Oltre a sequestri e confische, condanne ai lavori forzati, condanne a morte e sparizioni, si verificarono nelle fabbriche e nelle scuole fenomeni di epurazione collettiva che contribuirono non poco a stimolare l’esodo in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo. Alcune epurazioni (quasi sempre di italiani), come quella che si svolse
nei cantieri navali l’11/2/1946, vennero rese di pubblico dominio; servirono sia da
monito politico e sia a dar lavoro a quanti (quasi sempre non italiani) dimostravano
assoluta fedeltà al regime: «Ogni lavoratore onesto, ogni uomo laborioso, colui che
nel lavoro vede un mezzo per elevare tutta la propria classe e tutto il popolo ad un
livello di vita superiore, vedrà nell’atto di oggi la salvaguardia della lotta di ieri e
del suo lavoro di oggi e di domani. Ed esso servirà a quanti disonesti si nascondono ancora nella massa a convincerli che il loro tempo è finito e che il potere popolare vuol dire lavoro, disciplina e libertà»122.
L’attività epuratrice e la caccia al fascista per esemplari punizioni da parte dei
poteri popolari nel febbraio del 1946 e quindi a nove mesi dalla fine della guerra,
non sempre era condivisa dal potere militare (Vojna Uprava) nei territori adriatici
sottratti alla sovranità italiana, dove l’esodo e la volontà di andarsene stavano assumendo proporzioni rilevanti e dove si rendeva necessario ricostruire, prima della firma del trattato di pace, l’immagine d’una Jugoslavia democratica, tollerante e multietnica. Questo ed altro emerge dal testo di una conferenza tenutasi a Trieste
l’8/2/1946123 e del quale riportiamo, con limitato commento, alcuni passi che meritano particolare attenzione:
«si ritiene di dover fare alla Vojna Uprava le seguenti raccomandazioni (n.d.a.: dimostrando così che nulla si poteva fare allora senza il consenso dell’Autorità Militare): a) che
non siano costituiti solo un campo per la zona slovena ed uno per la zona croata, ma più campi di limitata capienza, in vicinanza delle zone distrutte dalla guerra, in modo che la capacità
lavorativa dei condannati sia sfruttata nel miglior modo ed il più economicamente possibile
(…); c) affinché i condannati sentano il peso morale della condanna, compatibilmente con le
necessità tecniche dell’organizzazione del lavoro, è necessario che essi siano scrupolosamente
tenuti separati dai lavoratori civili; d) il campo di lavoro, oltre allo scopo di punire i delitti
compiuti e di contribuire alla ricostruzione delle zone distrutte dalla guerra, deve avere lo
scopo di rieducare moralmente e socialmente i condannati; e) nei campi di lavoro è necessario tenere separati i condannati politici da quelli comuni; f) bisogna dare la massima attenzione alla risoluzione del problema dell’istituzione di un campo di lavoro per minorenni (…)
(n.d.a.: la conferenza sta trattando di prigionieri “politici” e non “comuni”, come risulta evidente dal testo e, in particolare, si tratta di “fascisti e collaborazionisti”. C’è da chiedersi qua-
122
«La Voce del Popolo», 12/2/1946, Il popolo contro i disonesti. La massa operaia dei
Cantieri espelle dal suo seno i resti del fascismo.
123
DAR, Gradski narodni odbor, Komisija za ratne zločine, JU 41 b. 6. Lettera in data
6/5/1946 del pubblico accusatore Bruno Scrobogna al CPC, Sezione Segreteria Commissione
crimini di guerra e alla Divizijaski Vojni Sud IV A.; trasmissione in copia della «Conferenza e
delle conclusioni della stessa per il coordinamento della lotta antifascista nella Zona B della
Regione Giulia» tenutasi a Trieste l’8 febbraio 1946.
86
Amleto Ballarini
li fossero le cause che avevano determinato un fenomeno di “minorenni” di tale entità da richiedere la costituzione di un campo apposito. Figli di condannati o “minorenni” colpevoli di
“fascismo e collaborazionismo”?) (…) II. Unificazione dei criteri per il giudizio dei criminali fascisti e collaborazionisti – Si ritiene che si debba procedere sollecitamente contro i fascisti e collaborazionisti, sia che siano presenti, sia che siano assenti, in maniera da poter giungere almeno all’espropriazione del loro patrimonio. Si decide pertanto di prendere
collegamento con la Vojna Uprava e di fare le seguenti proposte: a) Tanto a Trieste quanto in
tutta l’Europa si è imposto il concetto che i fascisti e collaborazionisti debbano essere giudicati e puniti (…) si deve considerare opportuna la costituzione di organi speciali di giudizio
di fascisti e collaborazionisti nella zona B. b) Qualora la Vojna Uprava avesse particolari motivi di carattere politico da opporre (…) si propone di confermare quegli organi che già esistono nella zona B slovena e per quanto riguarda la zona B croata disporre la costituzione di
particolari collegi nei Tribunali ordinari distrettuali (…) – III. Unificazione dei criteri per l’epurazione dei fascisti dalle aziende pubbliche e private – Si decide di far presente alla Vojna
Uprava la necessità di addivenire sollecitamente all’epurazione dei fascisti e collaborazionisti
dalla vita produttiva della zona B (…) Qualora la Voijna Uprava trovasse difficoltà di carattere politico (…) I Comitati locali ed aziendali dell’UAIS devono eleggere delle Commissioni
di Epurazione di primo grado, rispettivamente aziendali e locali (…) Per l’esecuzione delle decisioni delle commissioni di epurazione riguardanti i liberi professionisti ed i detentori di licenze di esercizi pubblici, artigianali ed industriali, è necessario studiare la possibilità di studiare un collegamento stabile con gli organi del potere popolare per regolare il ritiro delle
licenze di esercizio. Un recente decreto dell’Autorità popolare stabilisce che sia fatta la revisione delle licenze di esercizio in base ad un criterio politico (…) Il compagno Peterin (…)
spiega che, in considerazione del fatto che gli organi giudiziari della zona B hanno emesso numerose sentenze di condanna ai lavori forzati pesanti e leggeri e constatato che fino a tutt’ora manca nella zona B la necessaria attrezzatura per dare corso a queste sentenze, è necessario che questa attrezzatura venga predisposta (…) Il compagno Cerkveni riferisce che, per
quanto è a sua conoscenza, la Vojna Uprava ha già cominciato a interessarsi della questione e
che ha stabilito di voler istituire almeno due campi, uno per la zona croata ed uno per la zona slovena. Per la parte slovena si è già provveduto ad organizzare un campo della capienza
approssimativa di 50 persone in prossimità di Villa del Nevoso (…) Il compagno Peric (…)
riferisce che nel Litorale sloveno vi sono numerosi condannati ai lavori forzati (…) Il campo
di Villa del Nevoso sarà però insufficiente per accogliere tutti i prigionieri (…) Per l’Istria
croata e Fiume è stata ordinata l’istituzione di un campo nel centro dell’Istria, probabilmente
presso Pisino».
Dopo aver discusso a lungo sulla possibile costituzione di campi di internamento nella zona B e sulla costituzione di collegi giudicanti, magari Tribunali speciali,
per attivare ancor più il processo a fascisti e collaborazionisti alcuni delegati sollevano dei dubbi che non sono di poco conto:
«Il compagno Periz riferisce che la Vojna Uprva avrebbe espresso parere contrario all’istituzione di tribunali speciali per il giudizio dei fascisti e che si deve prevedere la possibilità che venga soppresso anche quello di Capodistria. Il compagno Peterin riferendosi
all’informazione di Periz afferma che, per considerazioni di carattere politico relative alla situazione internazionale non sarebbe opportuno montare eccessivamente il problema».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
87
Da tali evidenti perplessità, dopo tanto zelo «epurativo», riteniamo si possa dedurre quanto segue: tra Comitati popolari con i relativi organismi ad essi collegati e
autorità militari d’occupazione c’erano notevoli diversità di vedute. Queste ultime
infatti uniformavano la loro azione alla volontà del Governo jugoslavo interpretata
dal maresciallo Tito che, passato il momento della prima ed incontrollabile ondata
repressiva, era in attesa di coronare i propri programmi d’annessione territoriale ricostruendo in sede internazionale quell’immagine democratica e tollerante che i primi mesi d’occupazione avevano seriamente compromesso. C’era da chiedersi infine, dopo ben nove mesi di indisturbata gestione del potere nella Zona B, Fiume
compresa, quanti potessero essere, nel territorio di competenza, i fascisti e i collaborazionisti ancora in libertà. E in mancanza di fascisti e collaborazionisti contro chi
poteva essere diretta tutta la lotta dell’apparato che si intendeva perfezionare nel migliore dei modi? Non a caso il compagno Bruno Scrobogna, pubblico accusatore di
Fiume, pose infatti ai convenuti una questione importante e cioè se vi fosse accordo, dopo tanto parlare, «sulla definizione di fascista. Il compagno Sajevitz gli legge
la denominazione [sic] del Tribunale del Popolo per il giudizio dei crimini fascisti
contro l’esistenza e la libertà del popolo e le sue istituzioni democratiche. Non è necessario stabilire delle date di inizio, dopo le quali considerare delitti fascisti quei
delitti che hanno la fisionomia sopra specificata».
Dalla spiegazione proposta dal Sajevitz emerge che ogni crimine contro i generici valori di «esistenza» e «libertà» del popolo e delle «sue istituzioni democratiche» si dovesse allora intendere quale crimine «fascista» e «fascista» chi ne era ritenuto responsabile, indipendentemente dalla data di attuazione del crimine stesso.
Dunque anche dopo la data di cessazione e di soppressione del regime fascista e delle sue istituzioni un crimine «fascista» poteva essere commesso e doveva essere qualificato come «fascista» chi ne era colpevole.
È facile comprendere quale fu l’abuso del termine «fascista», adottato con la generica espressione di «nemico del popolo» per incriminare una gran massa di persone che,
ove non furono con tali pretesti private della vita, furono spesso private della libertà con
anni di carcere e dei propri averi con provvedimenti di sequestro e di confisca124.
Nei ventuno mesi che precedettero la firma del trattato di pace, il 10/2/1947, e la
facoltà di optare fra la cittadinanza italiana e quella jugoslava, vennero poste in atto le condizioni che indussero la stragrande maggioranza degli italiani e non pochi
croati ad abbandonare la vecchia provincia del Carnaro, ma nemmeno quel diritto
d’opzione potrà essere esercitato liberamente125 perché vincolato all’accertamento,
da parte della autorità popolari, della lingua d’uso del richiedente e anche in tale accertamento furono commesse palesi ingiustizie (venne, ad esempio, accettata l’opzione, a favore dell’Italia, del marito e non quella della moglie o viceversa e s’ar124
AMSF, Giuricin Luciano, sc. 69, promemoria sulle ricerche d’archivio a Fiume svolte per
conto del Centro di ricerche storiche di Rovigno.
125
G. MORAVčEK, Rijeka - presućena povijest, Rijeka, Voločansko grafičko poduzeće, 1990.
126
AMSF, Fondo schede d’opzione respinte dalle autorità jugoslave, materiale raccolto dalla
Comunità degli italiani di Fiume/Rijeka.
88
Amleto Ballarini
rivò persino ad accettare quella dei figli e non quella dei genitori126) sì che si contarono a centinaia quanti furono costretti a rimanere contro la propria volontà.
A tale data e con l’annotazione di quest’ultimo diritto violato si chiude, entro i
limiti cronologici concordati, la nostra ricerca. Occorre però tenere presente che anche dopo tale data, fra Italia e Jugoslavia, rimase sempre in sospeso un problema di
grande rilevanza che il governo della prima sottrasse all’attenzione dell’opinione
pubblica127, impedendo la conoscenza di documenti d’archivio, riservati, almeno fino al 1997, alla Presidenza del consiglio, e la seconda passò sotto silenzio perché
forse non si curò mai di conservare le carte che lo potevano documentare: i decessi
dei militari e dei civili italiani nei campi di prigionia sparsi per tutta la Repubblica
federativa jugoslava (circa sessanta campi per quanto a nostra conoscenza)128 e di
quanti, civili e militari, in quei campi non entrarono mai e furono soppressi da esecutori ignoti in luoghi ignoti, senza sentenza e senza giudizio alcuno, fosse pure sommario, anche dopo il 1947.
Negli elenchi in nostro possesso, stilati nel 1946 dai comitati antifascisti dei singoli campi ed inviati alla Sezione prigionieri italiani con sede a Belgrado, retta da
un Comitato centrale antifascista composto da italiani, non vi è traccia dei civili deportati dalla ex Venezia Giulia dei quali i famigliari, come ci risulta dalla copiosa
corrispondenza intercorsa, sia con la Croce Rossa Italiana sia con l’Ufficio prigionieri del Ministero per l’assistenza post-bellica, erano senza notizia dal maggio 1945.
Eppure la presenza di civili in quei campi non era affatto sconosciuta, come risulta
da una relazione firmata proprio da un membro di quella Sezione prigionieri a
Belgrado cui abbiamo fatto cenno sopra:
«Campi di concentramento di Nis, Bor, Demir Kapija. Costituiti inizialmente con i catturati a Trieste, Pola, Fiume della RSI e con gli aderenti dei tedeschi sul fronte MostarSarajevo furono in seguito rinsanguati, date le continue forti perdite, da internati civili rastrellati a Trieste, Gorizia, Pola, Fiume ecc. e ingrossati da tutti quelli che negli altri campi
jugoslavi non obbedivano al credo politico loro imposto (…) Seminudi, affamati, sottoposti
agli sfoghi d’odio del personale il quale bastonava, legava al palo, fucilava (…) L’assenza
completa di ogni assistenza sanitaria e igienica, il freddo, la fame, i maltrattamenti (…) han127
ACS, PCM, Gab., 1951-1954, cat. 15.2, fasc. 10599, s. fasc. 2/2, «Richieste nominative per
rimpatrio», telegramma del Prefetto Palamara da Gorizia ai Ministeri interni e esteri in data
24/1/48: «Giornale Mattino d’Italia edito Milano data 21 corrente numero 18 habet pubblicato notizia dettagliate sorte italiani deportati da Gorizia durante occupazione jugoslava maggio 1945 alt
pubblicazione habet impressionato ed allarmato popolazione locale (…) prego esaminare opportunità interessare organi di stampa perché astengonsi diffusione notizie dettagliate et peraltro incontrollate doloroso argomento con prevedibile ripercussione spirito pubblico locale alt». Dal
Ministero dell’Interno alla Presidenza del Consiglio in data 22/2/1948: «Il reduce Turati Lino, rimpatriato negli ultimi giorni del gennaio u.s. (…) ha riferito che esistono attualmente in Jugoslavia
diversi campi di internamento ove vivono civili italiani catturati a Gorizia, Trieste e in Istria durante l’occupazione delle truppe di Tito. La pubblicazione di tali delicate notizie, però, anche a parere di quest’Ufficio, dovrebbe essere scrupolosamente controllata dagli organi competenti e permessa solo in casi di sicura attendibilità e sempre che il loro tenore non possa impressionare o
allarmare i familiari».
128
Vedi a pp. 209-213: Campi di prigionia degli italiani in Jugoslavia (1945-1947).
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
89
no provocato in questi campi tra tutti quelli della Jugoslavia escluso quello di Borovnica, la
più alta percentuale di morti, ammalati gravi, invalidi permanenti. Dopo aver trasportato (…)
tronchi per 12 e 14 ore, i prigionieri lividi di freddo e di bastonate, trovavano nelle baracche
gelide il capo del comitato o il commissario del campo in attesa per la lezione di cultura antifascista (…) Campi di Belgrado (Saimnistè, Senjak, Zemun, Dunav). Questi campi, pur essendo tra i meglio organizzati, data la loro centralità, non sfuggivano alla legge comune (…)
Pur non essendosi manifestato mai un caso di fucilazione, molti anche qui furono i decessi
per l’insufficiente alimentazione in rispetto al durissimo lavoro e per le sevizie (…) Campo
di Borovnica (Lubiana). È stato uno dei più bestiali campi di concentramento di tutta la
Jugoslavia (...) quello che inflisse le più alte perdite agli italiani prigionieri in Jugoslavia e
particolarmente a quelli ivi concentrati e sfuggiti, prima, ai massacri di Prestrane, Postumia,
S. Vito, durante la marcia, cioè da Trieste e provincia verso l’interno della Jugoslavia (…)
Abbandonati alla mercè delle guardie erano da queste massacrati senza motivo e senza pietà,
così come la sporcizia, la fame, la mancanza di ogni minimo principio igienico provocarono
epidemie come il tifo petecchiale ed infezioni intestinali che contribuirono allo sterminio dei
disgraziati (…) Frequentissime furono le punizioni inflitte al’intero campo come quella del
13 luglio quando i prigionieri furono costretti a rimanere dalle tre del mattino fino alle 15 del
pomeriggio nudi sotto una pioggia torrenziale e fustigati; molte le esecuzioni in massa (30
una volta e 20 un’altra nel luglio del 1945). E’ opportuno ricordare il tenente jugoslavo
Giovanni Susan, sloveno dei dintorni di Idria, che nel comando del campo dette prova di inaudita ferocia129…».
In un’altra relazione si scrive:
«Oltre ai prigionieri (costituiti per la massima parte da militari già internati dai tedeschi
e rimasti in mano jugoslava) si trovano in Jugoslavia i “deportati” dalla Venezia Giulia. Il
loro numero è imprecisato. A Trieste si dice che siano 4.000 circa. Sulla sorte dei deportati
dalla Venezia Giulia, ad onta dei ripetuti tentativi fatti in loro favore attraverso ogni possibile tramite, non ci è stato possibile raccogliere precise notizie. Ad un intervento fatto dalla Santa Sede a mezzo della Nunziatura Apostolica di Belgrado è stato risposto da parte jugoslava in data 30 luglio u.s. di non poter dare per il momento alcuna notizia “circa persone
sparite quando la Venezia Giulia era teatro di operazioni di guerra o nei primi giorni di amministrazione delle autorità del popolo e di occupazione militare della detta regione” richiedendo le indagini al riguardo molto tempo. Ad una richiesta fatta dagli Alleati a Belgrado
è stato risposto negando l’esistenza di deportati italiani. Per quel che concerne il trattamento usato da parte jugoslava ai deportati, le vaghe notizie pervenute fanno ritenere che esso
sia assai duro130».
E ancora:
«A Palanca [Palanka?] è stato aperto un campo di concentramento per prigionieri del129
ACS, PCM, Gab., 1948-50, cat. 15/2, fasc. 10.599, s. fasc. 2, allegato alla relazione generale sulla costituzione e la condizione dei campi di prigionia per italiani in Jugoslavia stilata in Belgrado nel febbraio 1947 dal capitano Dainese Eufisio.
130
Ibid., relazione sull’attività svolta in favore dei militari italiani internati in Jugoslavia,
18/11/1946.
90
Amleto Ballarini
la Venezia Giulia arrestati nel maggio del 1945. Il numero degli internati non è conosciuto (…) L’avv. Lenaz Mirko, da Castua, è commissario della 43ª Divisione (…) è forse corresponsabile e comunque a conoscenza della trucidazione (sic) di 150 italiani nei pressi
di Sušak (…) viene riferito che gli jugoslavi stanno uccidendo tutti gli appartenenti alla
10ª MAS…131».
Di alcuni campi, nel 1946, come quelli di Postumia, Vipacco, Villa del Nevoso,
Planina (Postumia), Prestane o Prestrane, dove probabilmente vennero concentrati
i militari e i civili catturati dopo la fine delle ostilità nel Goriziano, nel Triestino e
in Istria, non c’era più traccia alcuna tra le carte superstiti della Sezione prigionieri italiani di Belgrado né vi è rimasta traccia presso gli archivi dell’Armata di liberazione jugoslava132. Il fatto che risultino cancellati dalla memoria storica in
Jugoslavia e che fino al 1997 siano stati «secretati» in Italia per opportunismo politico fa sì che forse non si potrà mai sapere nulla di quanti in quei campi, 55 anni
or sono, morirono.
Prima che la Jugoslavia di Tito dividesse le proprie sorti da quelle del
Cominform, rifiutando l’ingerenza dell’Unione Sovietica nei propri affari interni, fu
il Partito comunista italiano l’interlocutore privilegiato, nell’attesa che con l’Italia si
ripristinassero i normali rapporti diplomatici e sono molte le lettere pervenute dalle
organizzazioni e dalle sezioni comuniste italiane alla Sezione di Belgrado per avere
notizie di dispersi, ma fra la Sezione belgradese e i poteri che amministravano i campi di prigionia non c’era alcun rapporto diretto a tal fine, perché, per avere notizia
dei dispersi, la Sezione non si rivolgeva affatto alle singole direzioni militari o di
polizia che sovrintendevano alla amministrazione dei campi. Era costretta a rivol-
131
ACS, Ministero dell’interno, Gab., 1944-1946, b. 138, fasc. 12148: relazione riservata datata Udine 28/3/1946 trasmessa dal capo della Polizia alla Presidenza del consiglio dei ministri: «Notizie varie riguardanti la Jugoslavia, la zona B, la zona A ed il Friuli - Campi di concentramento in Jugoslavia e loro dislocazione e numero di internati».
132
ACS, PCM, Gab., 1948-1950, cat. 15/2, fasc. 10.599, s. fasc. 2, relazione classificata «segreta» datata 11/8/1945 raccolta dall’Ufficio “I” dello Stato Maggiore Regio Esercito sul
«Trattamento dei prigionieri nei campi di concentramento in Jugoslavia - Dichiarazioni di ex internati reduci dalla prigionia». Dalle molteplici relazioni dei reduci (quasi tutti catturati dopo la
fine ufficiale delle ostilità) che narrano le proprie personali esperienze nei centri di raccolta, nelle località di lavoro forzato, nei campi di concentramento, situati a Postumia, Vipacco, Borovnica,
Villa del Nevoso, Planina (Postumia), Prestane, Idria si ha conferma non solo delle condizioni
disumane in cui venivano tenuti i prigionieri (cibo insufficiente, lavori massacranti, nessuna assistenza medica, indumenti laceri e inadeguati) ma anche delle vessazioni e delle sevizie immotivate e spesso feroci, delle uccisioni di singoli o perfino a gruppi senza addebiti specifici, dei
decessi per mancanza di cure o per le proibitive condizioni di lavoro. Si veda nella relazione il
documento avente per titolo: «Dal racconto di un prigioniero reduce dal campo di concentramento
jugoslavo di Borovnica» firmata davanti a testimoni da Federico Fissore catturato a Trieste il
10/5/1945 e posto in libertà il 10 agosto dello stesso anno previa una dichiarazione «spontanea»
sul «buon» trattamento ricevuto. Si veda infine le testimonianze di Egidia e Bruna Grion di
Gorizia sulle «Condizioni di vita dei prigionieri italiani nel campo di Vipacco» riportate in un
rapporto raccolto sempre dall’Ufficio I dello SMRE definito «segreto» e derivato da «fonti confidenziali», datato 25/8/1945.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
91
gersi ai diversi comitati antifascisti adottando un sistema a dir poco rudimentale di
ricerca. Presso la Sezione esisteva una «cartoteca» (come risulta testualmente dalle
annotazioni a mano sulla corrispondenza intercorsa, intendendo ovviamente per tale termine uno schedario) nella quale si aggiornavano la presenza degli italiani nei
singoli campi, i passaggi da un campo all’altro, i rimpatri e lo stato di educazione
politica antifascista che il prigioniero aveva per poter aspirare al rimpatrio. I criteri
seguiti per fare la ricerca dei dispersi non ancora inseriti nella «cartoteca» risultano
da una disposizione inviata in data 27/6/1946 al Comitato antifascista del 238°
Campo prigionieri di Vršac:
«Trasmettiamo a codesto Comitato Antifascista l’accluso elenco nominativo dei militari italiani che da tempo non danno notizie alle famiglie, considerati dispersi o comunque sino ad oggi irreperibili. Adunare tutti i prigionieri, leggere loro i nominativi e invitarli a dare tutte quelle notizie che possono essere utili a tranquillizzare il richiedente e trasmetterle
a questa sezione. L’elenco deve toccare tutti i gruppi lavoratori più numerosi, cosicché, tempestivamente e ancora in ottimo stato, deve essere restituito a questo ufficio per l’inoltro agli
altri campi. Alcuni di questi elenchi trasmessi, non sono ancora stati restituiti; il che denota
poco interessamento da parte di alcuni comitati che invitiamo alla osservanza delle norme
impartite»133.
Nei campi, i prigionieri erano inquadrati in «battaglioni lavoratori» aventi lo stesso numero di riferimento del campo d’appartenenza. In ogni campo esisteva un
Comitato antifascista alle dipendenze dirette dell’Ufficio di Belgrado che disponeva anche di una «Sezione rieducativa» che costituiva, a quanto pare, la parte più qualificante della sua attività, quella, grazie alla quale, forse doveva al Governo jugoslavo la ragione stessa della propria esistenza. Compito del Comitato antifascista era
quello di esprimere un giudizio sull’affidabilità politica di ogni prigioniero; tale giudizio, se positivo, giustificava il rimpatrio. Al campo di Ćuprija (20° Battaglione prigionieri italiani), ad esempio, presidente di tale Comitato era un certo Luigi Mura e
alcuni passi delle sue lettere alla Sezione di Belgrado sono illuminanti. Lettera a
Belgrado del 29/5/1946:
«Si fa presente che i n. 51 prig. (n.d.a.: prigionieri) italiani rimasti in forza al 20° Btg
hanno raggiunto la vera maturità politica e questo grazie alla loro volontà nell’ascoltare le
serali conferenze e lavorando con alacrità per far sì che si vedesse in loro i sinceri
Antifascisti (…) riguardo la maturità dei restanti prig. italiani questo Comitato ha ritenuto
opportuno iniziare la compilazione delle nuove schede biografiche rendendosi garante della maturità di essi».
Lettera a Belgrado del 5/10/1946:
«Accludo alla presente l’elenco nominativo dei nuovi compagni (…) Fra poco vedrete
133
VAB, Talijanski zarobljenici, nekatalogiran do 31/12/1999. (Prigionieri italiani, non catalogato al 31/12/1999).
92
Amleto Ballarini
che questi nuovi daranno prova della loro capacità sia lavorativa che politica (…) Ho provveduto ad impiantare il Giornale Murale nonché a scrivere sulle parole (sic) motti dei Partiti
Proletari (…) Come da disposizioni ricevute fra poco invierò una relazione circa il comportamento del prig.ro Baiardi Ezio il quale viene dal sottoscritto studiato e nelle serali conferenze alle quali egli presiede cerco di attirare il compagno nella discussione affinché egli
esprima i suoi pensieri. Darò fra non molto ampi dettagli in merito»134.
Nemmeno la visita di Togliatti contribuì a fare in qualche modo chiarezza sulla
sorte di migliaia di civili e militari scomparsi nella ex Jugoslavia:
«Dopo che il Segretario del PCI visitò il Maresciallo Tito, tra novembre e dicembre 1946,
rientrarono in Patria circa 10.000 prigionieri seguiti nel marzo 1947 da 15 ufficiali e 750 soldati. Rimasero in Jugoslavia i discriminati politici cioè ancora più di un migliaio di soldati e
63 ufficiali (…) Sono coloro che le cellule comuniste interne dei campi, italiane, hanno segnalato ai comitati antifascisti, questi alle autorità jugoslave come “elementi reazionari” restii alle dottrine progressiste (…) Quanto su esposto forse non era a conoscenza dell’on.
Barontini capo della Missione dell’ANPI che visitò la Jugoslavia nel mese di dicembre 1946,
il quale dichiarò alla stampa italiana che i prigionieri in Jugoslavia erano trattati molto bene
(…) forse non sa che ancora oggi diminuiscono i vivi e crescono i morti a Brcko-Banovic,
non sa che il colonnello Gergijevic (…) dichiarò esplicitamente il 30 dicembre 1946 (ore
19,30) ai quindici ufficiali rimpatriati il 5 marzo 1947 che non sarebbero rimpatriati gli altri
fin che il Governo italiano era tenuto dall’on. De Gasperi»135.
Il capitano Dainese, autore di queste affermazioni faceva parte della Sezione prigionieri italiani di Belgrado.
Non sappiamo se quei più di mille militari e 63 ufficiali abbiano mai fatto ritorno in patria né sappiamo se siano mai stati conteggiati e individuati nominativamente
tutti i civili italiani, deportati dai territori adriatici dopo l’occupazione jugoslava, che
non hanno mai fatto ritorno alle loro famiglie sia nei paesi d’origine sia in quelli dove le famiglie si stabilirono dopo l’esodo.
Sappiamo con certezza che fino al febbraio del 1962 c’erano ancora, ufficialmente, 36 italiani nel carcere di Sremska Mitrovica. «Alcuni di essi» – scriveva
l’ambasciatore italiano a Belgrado – «vi sono reclusi per reati politici». Non sappiamo chi fossero e non sappiamo nemmeno di quali reati politici fossero colpevoli. Forse erano cominformisti del 1948, forse fascisti del 1945, forse solo italiani e
basta. Avevano fame e vivevano, sempre stando al nostro diplomatico, «in stato di
grave prostrazione»136. Il governo italiano autorizzò la Croce Rossa di Roma ad
inviare loro ogni anno un pacco di viveri ed indumenti a partire dal marzo 1957.
Prima d’allora nessuno ne conosceva l’esistenza. I prigionieri italiani che risultaIbidem.
ACS, PCM, Gab., 1944-1947, cat. 15/2, fasc. 10.599, «Relazione generale sulla costituzione e la condizione dei campi di prigionia per italiani in Jugoslavia» stilata in Belgrado nel febbraio
1947 dal capitano Dainese Eufisio.
136
ACS, Croce Rossa Italiana, Servizio affari internazionali, b. 38, fasc.: «Invio pacchi ai detenuti in Jugoslavia (marzo 1957-febbraio 1962)».
134
135
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
93
vano presenti a Sremska Mitrovica nel 1947 dopo gli ultimi rimpatri, cui sopra abbiamo accennato, erano in tutto sette, ma ciò non significa che altri smistamenti, dopo tale data, abbiano avuto luogo tra le diverse località di raccolta. L’unico caso di
corretta elencazione in nostre mani di civili deportati dagli jugoslavi con l’indicazione completa delle generalità, del mestiere o della professione, della data dell’arresto, dell’indicazione dell’autorità che lo aveva effettuato e dell’indirizzo di chi ne
chiedeva notizia è quello che riguarda la città di Gorizia, reperito a Belgrado. Testo
in italiano e intestazione in croato: «Spisak civilnih lica koja su bila deportirana iz
Gorice u Jugoslaviju u doba kada je ona bila pod okupacijom naših trupa (Elenco
dei civili deportati da Gorizia in Jugoslavia quando la città era sottoposta all’occupazione delle nostre truppe)»137. Su 274 civili deportati, 113 furono prelevati
dall’OZNA e tra questi 3 originari di Fiume e provincia. Tra i 167 prelevati da elementi di formazioni partigiane, uno risulta essere oriundo da Abbazia. Le quattro
persone pertinenti alla nostra ricerca risultano essere state uccise o qualificate come
«scomparse». Ciò dimostra, a distanza di anni, che quanti risultavano «scomparsi»
nella ex Venezia Giulia, dopo l’occupazione jugoslava, corrispondono nella stragrande maggioranza dei casi a soggetti eliminati con giustizia sommaria o deceduti
nei campi di raccolta o di prigionia.
Nell’agosto del 1999 apparve sulla stampa della minoranza italiana in Croazia
e in Slovenia una notizia, fino ad oggi non smentita, che confermava la drammatica realtà degli eccidi di massa avvenuti dopo il maggio 1945 non solo a danno di militari prigionieri (tedeschi, italiani, ustascia croati, cetnici serbi, domobrani sloveni ecc.) ma anche di civili di qualsivoglia nazionalità, non solo quelli
colpevoli d’aver collaborato con gli occupanti nazifascisti ma, nella maggior parte dei casi, anche di quanti apparvero colpevoli di voler ostacolare la volontà del
partito al potere:
«Tre associazioni civili slovene si sono rivolte al procuratore di Stato Zdenka Cerar con
una petizione nella quale le hanno chiesto di aprire un’inchiesta per risalire ai responsabili
delle esecuzioni di massa compite sul territorio della Slovenia subito dopo al fine della seconda guerra mondiale. Le associazioni chiedono, inoltre, che le aree nelle quali sono state
scoperte le fosse comuni, nelle quali si sostiene da più parti, sarebbero sepolte addirittura dalle 170 mila alle 300 mila persone, vengano debitamente contrassegnate. L’ex procuratore di
Stato Anton Dobnić, ha dichiarato che all’epoca quando guidava la pubblica accusa non aveva potuto avviare indagini sulle stragi del secondo dopoguerra, perché non aveva ricevuto in
merito alcuna denuncia da parte degli organi di polizia. A spingere le associazioni a farsi
avanti con la petizione è stata indubbiamente la recente scoperta di una nuova grande fossa
comune non lontano da Slovenj Gradec, nella quale si troverebbero i resti non solo di prigionieri di guerra, ma anche di parecchi civili. I macabri rinvenimenti, che sono altrettante
agghiaccianti testimonianze dei fatti di sangue, delle tragedie, che hanno contrassegnato il secondo dopoguerra nella ex Jugoslavia, hanno fatto sì che la commissione d’inchiesta governativa incaricata proprio di far piena luce sui fatti dell’epoca, abbia ripreso a pieno regime il
137
138
VAB, Talijanski zarobljenici, cit.
«La Voce del Popolo», 28/8/1999.
94
Amleto Ballarini
suo lavoro»138.
Un alcunché di analogo, ma senza alcun intervento della magistratura croata, è
avvenuto proprio al termine della nostra ricerca per quanto riguarda il territorio cui
essa ha fatto riferimento. In località Kostrena, nei pressi di Sušak, è stata individuata
una foiba che conterrebbe i resti di centinaia di vittime. Nell’immediato dopoguerra sarebbero stati uccisi in quel luogo militari tedeschi e italiani, civili prelevati a
Fiume e anche il parroco di Sušak don Viktor Bubanj. La notizia, pervenuta a noi
solo in data 23/11/2000139, confermerebbe il contenuto di una relazione, stilata a
Trieste in data 15/4/1946, giunta nello stesso anno al Ministero dell’interno della
Repubblica italiana e fino al 1997 «riservata alla Presidenza del Consiglio»140.
Al momento di consegnare questo lavoro alle stampe non si aveva ancora alcuna notizia sulle iniziative poste in essere dalla Commissione d’inchiesta slovena sopraindicata. Non si aveva notizia di qualsivoglia iniziativa volta all’accertamento
della foiba di Kostrena, né alcun riscontro da parte della Commissione parlamentare della Repubblica di Croazia per le vittime della II guerra mondiale, alla quale sono stati inviati per competenza i dati relativi a un’altra fossa comune individuata nel
corso della nostra attività.
La fossa contiene i resti del senatore del Regno d’Italia Riccardo Gigante, del legionario dannunziano Nicola Marzucco e di una decina di altri sventurati, tutti italiani, non identificati, che hanno condiviso la stessa sorte. A due anni dalla nostra
segnalazione alle autorità competenti, fondata su solide prove testimoniali concordanti, raccolte in Italia e in Croazia, si è ancora in attesa, mentre affidiamo questo
lavoro alle stampe, che italiani e croati diano attuazione a un accordo già sottoscrit-
139
AMSF, Corrispondenza della Presidenza, lettera inviata in data 23/11/2000 da Dragutin
Crnić, residente a Škrljevo - Croazia, al quotidiano Novi List e al presidente della Società di studi fiumani: «Nel mese di maggio del 1945, dopo la liberazione [in corsivo nel testo originale] di
Fiume, intorno a questa foiba iniziarono ad accadere cose terribili. Dalla città partivano, incolonnati, uomini e donne che venivano, in un primo momento, condotti alla scuola di Santa Lucia e
successivamente rinchiusi in uno scantinato. Da questa scuola, durante la notte, venivano condotti fino alla foiba e qui uccisi senza pietà e gettati nel fondo della voragine detta Bezdanka. In questo modo finivano tutti coloro che erano sospettati dai partigiani e dai loro sostenitori. La maggior
parte delle pesone proveniva dalla città di Fiume e dai dintorni. Si sa, in particolare, dell’uccisione di italiani e di coloro che desideravano andare a vivere in Italia. Al posto di essere inviati alla
frontiera venivano condotti a Costrena, uccisi e gettati nella voragine della Bezdanka. Gli abitanti del luogo ancora oggi non ne parlano volentieri e con timore si ricordano come nella notte si
sentivano provenire dalla foiba, in italiano, grida di: Aiuto! La foiba rimase in attività fino al 1950!
In questa voragine fu gettato anche il parroco di Sušak Viktor Bubanj. Esistono testimoni che da
dietro i cespugli assistettero alla sua uccisione! Insieme a lui venne uccisa anche una giovinetta,
probabilmente di nazionalità russa».
140
ACS, Ministero dell’interno, Gabinetto, 1944-46, b. 256 : rapporto in copia, non firmato,
datato Trieste 15/4/1946: «Gli abitanti di Costrena [sic], località sita tra Fiume e Buccari, circa un
mese fa si rivolsero alle autorità jugoslave perché fosse posto riparo al cattivo odore esalante da
una foiba (sic) a causa della putrefazione di cadaveri. Ma soltanto qualche giorno prima che la
Commissione Alleata si fosse portata in zona B, per far scomparire [sic!] qualsiasi traccia dei cadaveri fu minato e fatto saltare l’orifizio della foiba, nel cui fondo giacciono i cadaveri di italiani
giustiziati dai sedicenti tribunali popolari, a detta degli abitanti della zona».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
95
to al fine di recuperare i resti che ci risultano giacenti nel territorio di Castua.
Di tutti gli altri, militari e civili di nazionalità italiana, deportati dai territori adriatici ceduti dopo il secondo conflitto mondiale, dispersi a migliaia nella ex Jugoslavia,
deceduti nei campi di prigionia o interrati nelle fosse comuni, ben poco mai sapremo se questa nostra ricerca non servirà a stimolare un progetto ancora più ampio con
maggiori risorse umane e finanziarie e con il concorso di tutti i governi e di tutte le
istituzioni competenti in materia.
È amaro constatare come nemmeno su una attività di ricerca d’alto valore morale come è quella di rendere giustizia storica a chi non ebbe, per qualsivoglia causa
politica, cristiana sepoltura, non sia stato possibile unificare, nello spirito europeo
del nostro tempo, le diverse forze disponibili, nell’associazionismo dell’esodo e
nelle istituzioni della minoranza italiana in Croazia e in Slovenia, in un progetto
comune.
Oltre a ciò resta il fatto che i morti dovuti al regime comunista di Tito sembrano in buona parte cancellati dalla memoria storica della ex Repubblica federativa e
socialista jugoslava e, almeno fino al 1997, sono stati «secretati» a livello istituzionale anche nell’Italia democratica per opportunità politiche di carattere interno e internazionale.
Tutto questo fa sì che, nonostante le buone intenzioni di molti, sia in Italia sia in
Croazia e sia in Slovenia, con il passare inesorabile del tempo ogni ulteriore ricerca sull’argomento diventi sempre più difficile.
La nostra è servita ad allungare notevolmente una lista che già appariva troppo
lunga in tempo di guerra e drammaticamente spropositata in tempo di pace.
Tranne rari casi di delitti comuni, sovente noti, che lo stesso regime comunista
perseguì prontamente perché nulla poteva uscire dalle regole imposte dal potere politico e militare dominante, si può comunque affermare con assoluta certezza che a
Fiume, per mano di militari e della polizia segreta (OZNA prima e UDBA poi), sotto le direttive del Partito comunista croato cui tutti a Fiume dovevano allora comunque rispondere, con la complicità diretta o indiretta del Comitato popolare cittadino che fu spesso connivente, non meno di 500 persone di nazionalità italiana
persero la vita tra il 3 maggio e il 31 dicembre del 1947. A questi dovremmo aggiungere un numero imprecisato di «scomparsi» (non meno di un centinaio) che il
mancato controllo nominativo nell’anagrafe storica comunale ci costringe a relegare nell’anonimato insieme al consistente numero, nei paesi della provincia del
Carnaro e dei distretti annessi dopo il 1941, di vittime di nazionalità croata (che spesso ebbero, almeno tra il 1940 e il 1943, anche la cittadinanza italiana) determinate
a guerra finita dal regime comunista jugoslavo.
Ci auguriamo che altri, dopo di noi, possano dar loro un nome, per rendere ancora una volta giustizia alla storia.
AMLETO BALLARINI
POVIJESNI PREGLED DOGAĐAJA
Od početka Drugog svjetskog rata do primirja 8. rujna 1943.
Uoči Drugog svjetskog rata, Rijeka koja je došla u okrilje Italije, zahvaljujući
D’Annunziju, kao simbol «osakaćene pobjede» tijekom prethodnog sukoba, koji je
okrvavio Europu od 1814. do 1918., kada je priključena 1924., nije se činilo da uživa
posebne povlastice fašističkog režima, koji je nasljedio od «Riječkog pothvata»
svestrano primjenjene rituale1, a od «Kvarnerskog ustava» ustavne nade2, koje su u
biti izigrane. Aneksija je nametnula prepuštanje Luke Baroš (sastavnog dijela
riječkog lučkog bazena) Sušaku, gradu novonastale Kraljevine Srba, Hrvata i
Slovenaca (1918.), poprilično doprinoseći vrijednosti hrvatskih lučkih postrojenja,
koja su neizbježno postala konkurencijom onim susjednim talijanskim, (godine
1937. opseg djelatnosti dviju luka ukrcavanja i iskrcavanja gotovo da se izjednačio:
737.909 tona u Sušaku i 776.784 u Rijeci). U desetljeću od 1924. do 1934. kriza u
velikoj riječkoj industriji se očituje u otkazima, koji su drastično smanjili broj
radnika i činovnika (u odnosu na 1913. u tvornici torpeda smanjenje iznosi 25%, a u
brodogradilištu čak 78%). Postupno smanjivanje opsega poslovanja i krizu
zemljišnih posjeda pokrajine oprezno su evidentirali godišnji izvještaji mjesne
štedionice. Prvi jači znakovi uspona bilježe se od 1935. nadalje, što se podudara s
talijanskim ratnim angažmanom, najprije u Africi, a zatim u Španjolskoj, ali
istovremeno može se primijetiti i uključivanje ključnih ljudi, koji nisu iz Rijeke, u
životne ganglije gradske politike i ekonomije. Može se ustvrditi da su uoči Drugog
svjetskog rata u fašističkoj stranci (PNF) s Genunzijom Servidorijem, u pokrajinskoj
upravi s Temistocleom Testom, u kraljevskoj carini s Filippom Valenteom, u
financijskim uredima s Lucianom Matarazzijem i u Vedetti d’Italia (jedinom
dnevnom listu u gradu) s Arnaldom Violom, postavljeni na čelo gradskih vlasti
porijeklom iz drugih talijanskih krajeva koji su malo ili ništa mogli znati o
specifičnom kulturnom identitetu Rijeke, oduvijek naviknutom na suživot sa svojim
znatnim i mnogostrukim unutarnjim kulturnim, etničkim i vjerskim «različitostima».
Rasni zakoni iz 1938. umnogome su doprinijeli u povećanju sveopće zbrke, dok se
proces talijanizacije. fašizacije Hrvata i Slovenaca (službeno definirani u maniri
pojednostavljivanja kao «inojesci», obezvređujući stoljetnu prisutnost njihovog
kulturnog identiteta), koji usprkos činjenici što su bili manjina u gradskom kontekstu
predstavljali su apsolutnu većinu u poljoprivredno-planinskom okružju, i dalje
provodio, a da se nije ni najmanje vodilo računa o pozivima na oprez i na
razumijevanje koji su potjecali od malobrojnih Riječana još uvijek prisutnih u
1
Mussolini je preuzeo u svojim govorima pred gomilom balkon Palače Venezia, te je rimska
gomila – poput one riječke, kada je D’Annunzio upriličivao svoje znamenite skupove pod
balkonom Guvernerove palače – uzvikivala: “Eja! Eja! Alalà!”
2
Ustav Talijanske kvarnerske “reggenze” sadržava, primjerice, temeljne pretpostavke
korporativne države, koju fašistički režim nije nikada do kraja primijenio.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
97
državnim hijerarhijama3. Na papiru, 1937. godine kada je u Rijeku došao Achille
Starace, djelovalo je stroj PNF-a, formalno prevladavajući i s kapilarnom
razgranatošću u čitavoj provinciji: 8.275 fašista ustrojenih u 12 fascija, 24 rajonskih
grupa, 28 sektora i 194 nukleusa. 1572 mlada fašista podijeljena u 15 fascija, 28
centurija, 84 skvadre, 401 fašist sveučilištarac. dakle, 1.904 žene fašistkinje, 3.037
mladih fašistkinja, 3.075 seljačkih pripadnica organizacije (massaie rurali). 13.150
upisanih u fašističku dječju organizaciju (Opera Balilla). 4.120 pristupnika
fašističkim organizacijama i 8.092 organizacijama za zabavu radnika (Dopolavoro).
“Div s glinenim nogama”, predodređen na trajanje koliko i val emocija glede
afričkih i španjolskih pobjeda i glede iskazivanja, kako ćemo vidjeti, prvih očitih
znakova popuštanja kada od Afrike do Grčke, od Balkana do Rusije, sreća
talijanskog oružja počme sistematično izostajati, prepuštajući njemačkom savezniku
potpunu slobodu glede uporabe i zloporabe vlastitih snaga. Napredak slabljenja
fašističkog aparata odgovarao je neminovan porast antifašističkog pokreta, koji se
napose kod hrvatskog i slovenskog elementa učvrstio i raširio poistovjećujući se s
vrijednošću vlastitog nacionalnog iskupljenja potaknutog od raširenog osjećaja
etnićkog suprotstavljanja između Slavena i Talijana, a tako i socijalnog izbavljenja
podržanog jakim utjecajem komunističke ideologije. Ostvarivanje gore navedenog,
kadrog učinkovitog promicanja masovne borbe, omugućeno je tek prigodom
njemačke invazije na Sovjetski Savez. Tada je prestao vrijediti pakt RibbentropMolotov koji je doveo do prethodne podjele Poljske4, komunistički pokreti, u od
Nijemaca okupiranoj Europi dobili su slobodu za poticanje oružanog otpora pod
Staljinovim vodstvom u vlastitim zemljama.
Do konca 1937. (na provinciju koja je tada brojila 109.018 stanovnika, prema
popisu od 21. 4. 1936.) riječka Kraljevska policijska uprava (questura) otvorila je
dosje za svega 134 «subverzivna djelatnika»5, držeći takvima ne samo pojedince s
komunističkim uvjerenjem, nego i Zanelline autonomaše i bivše dannuncijevce
anarhističkog ili republikanskog uvjerenja, u svakom slučaju, svi su bili općenito
antifašisti: 35 njih, unatoč nepovjerenju i u nekim slučajevima čak presudama,
3
«La Vedetta d’Italia», 14/11/1944.. U članku Riccarda Gigantea: «O političkoj nesreći, ne
samo Testinoj, nego državnoj ili režimskoj na svim anektiranim područjima Hrvatske i Dalmacije,
kojima su se sa žarom bavili senatori iz Julijske krajine i Dalmacije, uključujući i mene... Nije
uzeto u obzir naše poznavanje mjesta i pučanstva; nije vođeno računa o našem upozorenju da
Dalmacija nije bila više ona iz vremena Tommasea i Bajamontija; ismijano je naše razumijevanje
za prava manjina svojstveno starim iredentistima; naša primjedba zbog razlike u tretiranju
Slovenaca i Hrvata smatrana je neosnovanom...».
4
J. RIDLEY, Tito, Genio e fallimento di un dittatore (Tito, Genij i propast diktatora), Milano,
Mondadori, 1996, str. 126. Prilikom talijansko-sovjetskog saveza i posljedične objave rata
Francuske i Engleske Njemačkoj: «Staljin je rekao u Kominterni da se zapovijedi komunističkim
partijama iz svih zaraćenih zemalja glede pridržavanja Lenjinove linije suprotstavljanja
imperijalističkom ratu kojeg vode buržoaske vlade. Kominterna je odmah promijenila smjer, a Tito
je učinio to isto. Mnogo godina kasnije rekao je da je 1939. Staljin opet posegnuo za starom
politikom nesuprotstavljanja fašizmu, nego povratka na tzv. klasnu borbu, na borbu ‘jedne klase
protiv druge’ između proletarijata i buržoazije».
5
DRžAVNI ARHIV U RIJECI (dalje: DAR), Prefektura, JU16.
98
Amleto Ballarini
moglo je zadržati svoja radna mjesta. To ja znak da iako se radilo o totalitarnom
režimu, zahvaljujući i učestalim amnestijama, isti je odavao i vidne znakove
tolerancije. U riječkoj luci, gdje su se u Zanellino vrijeme stvorio priličan broj
sljedbenika prije antidannuncijevske, te zatim antifašističke struje, nije bilo znakova
ozbiljnog otpora; u teškoj industriji nije se moglo popisati više od 190 potencijalnih
«subverzivnih» aktivista, u lakoj industriji procjenjivalo se da ih ima 120, a u
gradskom središtu nije ih bilo ni stotinu6. Sam narodno-oslobodilački pokret kasnije
je procijenio da radnički potencijal prisutan u riječkim poduzećima, izuzev onoga
nedovoljno aktivnog kojeg su sačinjavali studenti i intelektualci, iznosio 18.000
osoba početkom 1943.7. Od 1929. kada je prema policijskoj upravi bilo svega 157
«bezopasnih subverzivaca», te samo jedan «opasan» na brodogradilište, tvornicu
torpeda i rafineriju8, Fašistički specijalni sud do kraja 1940. osudio je dvanaest osoba
zbog subverzivne djelatnosti u Rijeci, od kojih je samo sedam rođeno u Rijeci i
okolici, izričući deset kazni zatvora (najteža iznosi 12 godina i 7 mjeseci izrečena
Leu Valianiju, koji se još tada zvao Weiczen) i dvije oslobađajuće presude9. Nije bilo
smrtnih presuda. Bilo je rijetkih slučajeva (a odnose se na Židove nakon donošenja
rasnih zakona) interniranja. Od lipnja 1940. do rujna 1943. preživjelih dobrovoljaca
Narodno-oslobodilačke vojske Jugoslavije – porijeklom iz Rijeke i okolice, kojima
je priznao takav status gradski Narodno-oslobodilački odbor 1945. – bilo je samo 51,
od ukupno 337 od 1940. do 194510. U kolovozu 1940. prema riječkoj pokrajinskoj
upravi u provinciji bilo je prisutno 11.199 inojezaca (2.640 od kojih bilo je
mobilizirano u Oružane snage Italije) i 5.482 građana s jugoslavenskim
državljanstvom11. Riječkih antifašističkih boraca – bili oni Talijani, inorodci ili s
jugoslavenskim državljanstvom – poginulih od 1943. do 1945., prema zbirnom
popisu nastalom na temelju memoara najpoznatijih preživjelih sudionika, navodno je
bilo svega 86, od kojih 17 u borbi, 1 nestao, 62 strijeljanih od naci-fašista, i 6 umrlih
u sabirnim logorima12. Prema najvažnijoj jugoslavenskoj historiografiji13, boraca
poginulih za oslobođenje u bivšoj talijanskoj Kvarnerskoj provinciji bilo je svega
6
L. MARTINI, Memorie e documenti raccolti per una storia di Fiume nella lotta popolare di
liberazione fino al 1943 (Sječanja i dokumenti prikupljeni za povijest Rijeke u narodnooslobodilačkoj borbi do 1943.), Parlano i protagonisti, Monografie V, Pola, Centro di ricerche
storiche di Rovigno, 1976, str. 14-16.
7
Isto, str. 105, Izvještaj Ljube Drndića (u izvorniku: Ljubo Drndić - Vladen /op. prev/) Odboru
KPH za Hrvatsko primorje.
8
VOJNOISTORIJSKI ARHIV - BEOGRAD (dalje: VAB), Građa talijanska, policiska uprava 4/5-1 K
850: izvješće riječkog pokrajinskog poglavara od 5/5/1928. «I evo broja subverzivnih:
brodogradilište (Cantieri del Carnaro) subverzivnih radnika bez dosjea i bezopasnih (neki od kojih
nedavno primljeni i dolaze iz Muggije i Trsta) br. 77 - radnika s dosjeom opasnih br. 1. Tvornica
torpeda: subverzivnih bezopasnih radnika br. 52 – radnika s dosjeom opasnih nitko. Rafinerija
mineralnih ulja: subverzivnih bezopasnih radnika br. 28 – radnika s dosjeom opasnih nitko».
9
L. MARTINI, Memorie e documenti. Relacija Lea Valiania, n. dj., str. 165-169.
10
DAR, Gradski narodnooslobodilački odbor, JU 16-17.
11
SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI, Il tributo fiumano all’olocausto, Prilozi: dokument br. 2,
Roma, Spoletini, 1999..
12
L. MARTINI, Memorie e documenti…, n. dj., str.229-251.
13
R. BUTOROVIć, Sušak i Rijeka u NOB-u, Rijeka, Tipograf, 1975, str. 546-547.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
99
137, ali među tima utvrdili smo da je samo 1 rodom iz Rijeke, a proizlazi da su svi
ostali rodom iz hrvatskih mjesta iz okolice. Sudeći prema našim anketnim listovima
(konačnom popisu), žrtve Narodno-oslobodilačkog pokreta sveukupno su navodno
iznosile 147, a od njih je 113 nedvojbeno imalo talijansko državljanstvo, dok za 34
državljanstvo nije sa sigurnošću utvrđeno. Od tih 71 je pao ili nestao u borbi. 34 su
smaknuli Nijemci, a 23 Talijani; 12 ih je stradalo iz nepoznatih razloga. Zbrojimo li
naše podatke, koji se odnose na Talijane (bilo da je državljanstvo nedvojbeno
utvrđeno ili ne), oni se bitno ne razlikuju od podataka iz posljeratne memoarske
literature, tj. od onih za «hrvatske» žrtve pronađene kod gore navedene
historiografije, u kojoj se može pronaći ukupna broj od 284.
Brojevi kojima raspolažemo pokazuju da je od početka Drugog svjetskog rata
1939. do raspada Oružanih snaga Italije 8. rujna 1943., nakon pada fašističkog
sustava 25. srpanja 1943., bilo ukupno vrlo malo žrtava talijanske narodnosti, i to iz
bilo kojeg političkog ili rasnog razloga, beznačajan je inače broj žrtava. Znatno je
viši broj onih od 1940. do 1945., pripadnika Oružanih snaga Italije, koji su pali zbog
bojevih uzroka na različitim bojištima, a nije zanemariv ni broj iako je mnogo manje
– pretežito inojezičnih pojedinaca (Hrvata i Slovenaca) jugoslavenskog
državljanstva, koji su u gore navedenom vremenu podlegli zbog ratnih rasnih ili
političkih razloga tijekom gore navedenog razdoblja.
Prema podacima koje ima Ministarstvo obrane Republike Italije14 grad Rijeka je
imao 174 palih u Oružanim snagama Italije između 10/6/1940. i 8/9/1943., te 134
između 8/9/1943. i 31/12/1945., ukupno 308. Kvarnerska provincija (Opatija,
Jablanica, Podgrad, Klana, Jelšane, Knežak, Lovran, Materija, Matulji, Mošćenice,
Prem i Ilirska Bistrica) dala je ukupno 223 poginulih, od kojih 154 prije 8/9/1943., a
69 poslije toga. Ukupno iz Rijeke i iz njezine provincije palo je 531 vojnika i to: 53%
u kopnenoj vojsci, 28% u mornarici, 10% u jedinicama Talijanske Socijalne
Republike (Repubblica Sociale Italiana), 4% u vojnom zrakoplovstvu i 5% u
partizanskim postrojbama.
Međutim, sudeći prema našim anketnim listovima, žrtve pripadnika Talijanskih
oružanih snaga (uključujući u njih i karabinjere, financijsku policiju i javnu
sigurnost, a isključujući pripadnika Narodno-oslobodilačkog pokreta, koji je u
svakom pogledu bio uključen u Narodno-oslobodilačku vojsku Jugoslavije), od
10/6/1940. do 2/5/1945. iznosile su sveukupno 761. Od tih, 412 proizlazi da su umrle
od 10/6/1940. do 7/9/1943.; 349 od 8/9/1943. do 2/5/1945.. Nakon 3/5/1945.
zabilježili smo 275 žrtava. Valja napomenuti da je Ministarstvo obrane vodilo računa
samo o pripadnicima oružanih snaga ili o snagama koje su s njima izjednačene, bilo
po priopćenju zapovjedništava ili po priopćenju suboraca i članova obitelji, kada se
priopćenje odnosilo na pripadnike u sastavu navedenog ministarstva. Držimo malo
vjerojatnim da su brojevi, koje se odnose na pripadnike Talijanske Socijalne
Republike ili na partizanske postrojbe u Rijeci i u njezinoj provinciji, bliske
14
ALBO D’ORO DEL MINISTERO DELLA DIFESA, Popis poginulih Ministarstva obrane (dalje:
AOMD), “Elenco Caduti di Fiume e provincia” - Pali iz Rijeke i provincije. Popis je izdan na
zahtjev Društva za riječke studije.
100
Amleto Ballarini
stvarnosti, budući da očigledno nedostaje uvid u sastav postrojba kojima su ti ljudi
pripadali, što bi bilo neophodno za ispravnu obradu podataka. Podaci koji su preuzeti
iz različitih izvora o poginulim iz Talijanske Socijalne Republike brojniji su u
poglavlju obradi statističkim podataka na kraju našeg rada. Naprotiv, popis
Ministarstva obrane je od koristi za iscrpnu procjenu vojnika palih u redovima
Kraljevske kopnene vojske, Ratne mornarice i Vojnog zrakoplovstva prije 8. rujna
1943. Od 10. lipnja 1940. (tj. talijanske objave rata Francuskoj i Engleskoj) do
kratkog rata za okupaciju Jugoslavije koji je završen 17. travnja 1941., usprkos
rasnim zakonima iz 1938. i razgranatog progona svake subverzivne djelatnosti od
strane policijskih organa, nisu zabilježene smrtne presude ili umorstva vezana za
odmazde, «subverzivnu» djelatnost, ili nekakve događaje koji se odnose na stanje
zarobljeništva i internacije. U Rijeci su zabilježeni prvi znakovi «pučke»
nesnošljivosti protiv Jugoslavije polovicom svibnja 1940. tijekom nekih studentskih
manifestacija, u čiju spontanost se moglo opravdano sumnjati, budući da su slavile
režim kada je skupina demonstranata dana 14. na večer «stala bacati kamenje na
zgrade s jugoslavenske strane, razbivši mnogo stakala na baru Kauzlarić i papirnice
Smith & Meynier» sa sjedištem na Sušaku, preko Rječine15 i «malo kasnije nekoliko
mladića s obližnjeg Sušaka navodno su bacili nekoliko kamena na talijanski teritorij
bez ikakvih posljedica»16.
Stanje se promijenilo s talijansko-njemačkom invazijom Jugoslavije 6. travnja
1941., kada je Wermacht prešao rumunjsku granicu.
Od 1. do 17. travnja zapovjeđeno je evakuiranje grada Rijeke. Samo iz Trsta,
javljao je odjelni komesar javne sigurnosti dr. Ottorino Palumbo Vargas, dana 5.
pristiglo je «oko 12 vlakova dnevno (…) koje su zatim izmještali po različitim
mjestima Kraljevine, napose u Furlaniji i u Veronskoj provinciji” čime je zahvaćeno
otprilike 25.000 ljudi. Isti se izvor pobrinuo dojaviti višim vlastima da je «primjerna
suzdržanost pučanstva prognanog iz Rijeke, koje se u premještanju vlakovima iskazalo
vrlo discipliniranim (…) usprkos izuzetnom broju putnika i stvari u postajama i u
vlakovima, nisu se dogodili (…) incidenti tipa krađa, džeparenja i sličnih krivičnih
djela»17. Nije bilo dojava o tome niti narednih dana, kada je vlakom ili drugim
sredstvima evakuirano i otprilike preostalih 50% od ukupnog stalno nastanjenog
pučanstva (otprilike 55.000 osoba). Isto se može reći i za postupak povratka.
Iz Rijeke je evakuirano i 694 jugoslavenskih građana te, pod pratnjom, nešto više
od 300 Židova, koji su upućeni u Caprino Veronese. I jedni i drugi će se vratiti u
Rijeku, poput ostatka izbjeglih, od 23. travnja i tijekom prvih deset dana svibnja18.
15
ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO (TALIJANSKI SREDIšNJI DRŽAVNI ARHIV; dalje: ACS) Ministarstvo unutarnjih poslova, Cat. A5G, Drugi svjetski rat, k. 52, “Rijeka, manifestacije i
incidenti 1940. godine”, fasc. 16, brzojav br. 12/16813 od 27/ 5/1940..
16
ACS, brzojav pokrajinskog poglavara Teste s nadnevkom 15/5/1940..
17
ACS - Ministarstvo unutarnjih poslova, Glavno ravnateljstvo javne sigurnosti (dalje:
DGPS). Odjel za opće i povjerljive poslove (dalje: AAGGRR), Drugi svjetski rat, k. 60, fasc. 26,
Povjerljivo izvješće iz Kraljevskog odjelnog ureda javne sigurnosti Ministarstvu unutarnjih
poslova, Glavnom uredu javne sigurnosti, Rim, ur. Br. 193/1 od 5/4/1941..
18
Isto.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
101
Bio je to kratkotrajan rat, a laka talijansko-njemačka pobjeda pogodovala je da
Riječka provincija, tzv. Kvarnerska provincija, koja je već poprilično izopačila stari
“Corpus Separatum” Ugarskog kraljevstva proširenjem iz 1925. i s nasilno
posuđenim općinama od hrvatske i slovenske Istre, kako bi bila uvjerljiva kao
provincija, sada je proširila preko svake mjere, dobivši «anektirana područja Rijeke
i Kupe», svoje administrativne nadležnosti. Konačni rezultat bio je da su Talijani,
iako su prema popisima pučanstva iz 20. st. imali solidnu većinu u središtu i u
njegovim predgrađima, u novoj provinciji Carstva postali zanemarujuća manjina
osuđena naći će se između dviju vatra južnoslavenskog otpora, one hrvatske s jedne
strane i slovenske s druge, koji je prije no što je bila inspirirana komunističkom
Internacionalom, crpila je jake povijesne motivacije od učvršćene tradicije svojih
nacionalističkih pokreta.
U listopadu iste godine riječka policijska uprava javljala je Ministarstvu
unutarnjih poslova da:
«s okončanjem Jugoslavije i pripajanjem kotareva Krk, Sušak i Kastav Kvarnerskoj
provinciji, dok se većina tamošnjeg stanovništva postupno prilagođavala novonastalom stanju
(…) neki nesmotrenici, opijeni protutalijanskom mržnjom i komunističkim idejama, započeli
su ilegalnu promičbu protiv fašizma i okupacijskih jedinica. Najprije su se pojavili sporadični
zidni natpisi, koji su klicali Staljinu i boljševizmu, ali doskora nakon tih čarkanja, uslijedili
su brojni plakati i letci, koje su potpisivali komunisti ili druge srodne stranke, intonirani protiv
fašističkih država».
Djelovalo je proturječnim, dalje u tekstu navedenog izvješća, ono iznuđeno
«prilagođivanje» s tvrdnjom da «…duh pasivnog neprijateljstva koji prevladava
među stanovnicima Kastavštine nije omogućio do sada otkrivanje počinitelja
raspačavanja...». Bilo je valjanih razloga za sumnjičenje, prema onome što navodi
isto izvješće, da iz Kastva «…subverzivci iz anektiranih krajeva pokušavaju
proširiti svoj prodor na prostor matičnog teritorija Kvarnerske provincije, uz
suučesništvo nekih slavenskih pristalica...» Međutim, čini se da u središtu nije
djelovao takav «duh pasivnog neprijateljstva», kojeg se moglo susretati na
Kastavštini, budući da su odgovorni za «komunističku promičbu» i za
«…prikupljanje novaca i rabljene odjeće u korist komunista, koji su djelovali u
terorističkim pothvatima u anektiranim krajevima i na hrvatskom
demilitariziranom teritoriju…», izvjesni Antonio Prodan, od Silvestra, Giuseppe
Radovan, pokojnog Giovannija, Mario Barišić, pokojnog Giuseppea, Guerino
Bratoš, pokojnog Enrica, i Mario Pauletti, od Pietra, otkriveni su i «određeni za
konfinaciju»19. Riječka policijska uprava nije još znala da je stavila ruke na, ako su
pouzdana posthumna sjećanja «protagonista», prvi gradski odbor Komunističke
partije Hrvatske, čiji je prvi tajnik navodno bio upravo Barišić.20 Dojave mjesne
19
Isto, pismo glavnog inspektora Peruzzija Ministarstvu unutarnjih poslova, Milano,
12/12/1941..
20
L. MARTINI, Memorie e documenti…, n. dj., str. 47-48.
102
Amleto Ballarini
policijske uprave, riječke fašističke milicije i talijanskog konzulata na Sušaku
ograničavali su se, u stvari, samo na ukazivanje da je «…godine 1935. usprkos
njegovim mladim godinama, jugoslavenski fanatik, gorljivi iredentist i u stanju
vršiti nama protivnih djelatnosti...»21.
U novim okruzima se brzo prešlo od letaka na oružje, a stari se hrvatski
iredentizam pomiješao sa staljinističkim komunizmom, objavivši fašizmu rat do
istrebljenja. Na području Knežaka, Podgrada, Prema i u drugim mjestima oko
Sniježnika javljena je prisutnost partizanskih grupa, koje neki izvori opisuju kao
«komunističke promičbene djelatnike» a drugi kao «četnike» i to od prosinca 1941.
do veljače 1942.. Isti su izvori priznavali, možda po prvi put, da duž željezničke
pruge od Sv. Petra na Krasu do Prema su se dogodila dva atentata bez prolijevanja
krvi, i to 28. listopada i 12. studenog 1941.. Dana 16. prosinca iste godine
protuzrakoplovno izvidničko mjesto fašističke milicije bilo je metom nekolicine
hitaca iz vatrenog oružja22.
Na suprotnoj strani, tek preko Rječine, od Sušaka na moru do Grobnika u
gorskom zaleđu, činilo se da prva ustaljena grupa oružanog otpora otkrivena je u
rujnu 1941., uhićenjem izvjesnog Ernesta Stipanovića, u njegovom stanu u Kostreni
blizu Sušaka. Od njega nije bilo teško doći do drugih sudionika, koji su djelovali u
šumskim krajevima oko Grobnika, Pasca i Čavla, koji su međutim izbjegli
uhićenje23.
Dana 2/12/1941. Kraljevski policijski komesarijat u Sušaku, pod
zapovjedništvom glavnog komesara Pilerija, koji je bio podređen riječkoj policijskoj
upravi, prijavljivao je čak 80 osoba, od kojih 44 uhićenih i 36 u bijegu, iz novih
kotareva, gotovo svih definiranih kao «bivših Jugoslavena», zbog «…organiziranja
komunističkih udruga, subverzivne promičbe, oružanog ustanka protiv državnih
vlasti, osnivanje i sudjelovanje u oružanim bandama, pokušaja uništavanja pruga i
vlakova, osobnog pomaganja…»24.
Sa svojim novim upravnim kotarevima – (tzv. «anektirana područja Rijeke i
Kupe») Sušak, Bakar, Kastav, Delnice, Čabar, Krk i Rab – bilježi i prve smrtne
presude (tri inojezične osobe iz okolice Rijeke) fašističkog specijalnog suda od dana
25/6/1942.. Prve smrtne presude vojnih sudova, kao posljedica aktivnosti
partizanskog komunističkog pokreta, izvršene su u ožujku iste godine (dva partizana
Hrvata iz Krasice dana 6. i jedanaest građana Sušaka dana 26.).
Također, i prema memoarima onih, Talijana i Slavena, koji će kasnije biti
definirani kao preživjeli «protagonisti» Narodno-oslobodilačke borbe, čini se da od
1939. do 8. rujna 1943., na području kojim se zanimamo, žrtve s talijanskim
državljanstvom uslijed partizanskog djelovanja bile su samo dvije (jedna od kojih
21
ACS, Ministarstvo unutarnjih poslova. Glavno ravnateljstvo Javne sigurnosti (dalje DGPS),
AAGGRR, 1942., k. 60.
22
Isto, Riječki pokrajinski poglavar Ministarstvu unutarnjih poslova, 3/2/1942..
23
Isto, Izvješće riječke pokrajinske uprave Ministarstvu unutarnjih poslova, br. 017581, od
27/9/1942..
24
Isto, Prijava sušačkog komesarijata Kraljevskom tužitelju na dan 2/12/1941..
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
103
nije pronašla potvrde u arhivskim dokumentima)25, te niti jedna žrtva talijanske
narodnosti nije utvrđena tijekom represivnih akcija, koju su provodile fašistička
policija ili oružane snage Italije.
Oružane snage Italije imale su samo u Hrvatskoj, od 19. travnja 1941. do 8. rujna
1943., 2.962 poginula, 2.560 nestalih i 4.950 ranjenih26.
Ispada značajan broj žrtava s jugoslavenskim državljanstvom zbog talijanskih
represalija tijekom istog razdoblja u gore navedenom području, ali samo ako
uključimo u njega anektirane teritorije Kvarnerskoj provinciji 1941. godine, jer ako
se o njima ne bi vodilo računa, iz istih razloga ne bi proizlazile ni brojne žrtve s
jugoslavenskim državljanstvom. Izuzimajući iz procjene jugoslavenske žrtve one
zabilježene u koncentracijskom logoru Rab (za koji nemamo pouzdane podatke o
njihovom državljanstvu i o uzrocima smrti) držimo da možemo tvrditi da fašistička
reakcija, posredstvom presuda specijalnih sudova ili vojnim represalijama ili
policijskim akcijama u anektiranim kotarevima nakon travnja 1941., nije prouzročila
više od oko 170 jugoslavenskih žrtava. Njima treba pridodati i broj, koje nismo ga u
stanju pobliže odrediti, ali kojega će hrvatska strana moći bolje utvrditi, kojeg
smatramo manjim od stotinu partizanskih boraca poginulih u oružanim sukobima s
okupacijskim snagama, naravno samo u novoanektiranim kotarevima. Stječe se
dojam da je u samom gradu Rijeci i u njezinim predgrađima, kao na Kosovu i u
Makedoniji, cvjetao nakon 8. rujna 1943. tzv. otpor «u posljednji tren»27.
Suprotno tome, stara Kvarnerska provincija je dala, kako smo gore vidjeli, tzv.
«fašističkom ratu» od 10/6/1940. do 8/9/1943. 502 poginula na raznim bojišnicama28.
Dana 24. travnja 1942. kao reakcija na intenziviranje partizanskih djelovanja iz
gorske unutrašnjosti, talijanska kopnena vojska je ovlaštena, s naredbom riječkog
25
L. MARTINI, Memorie e documenti…, n. dj., str. 141: Samo se Oskar Piškulić sjeća da je
smrtno ranio u veljači 1942. na Sušaku talijanskog starješinu po imenu Giovanelli, koji ga je kao
zapovjednik naoružane ophodnje skoro uhitio. Na popisu poginulih Ministarstva obrane nema
nikakvog Giovanellija, Usporedi i ACS, Ministarstvo unutarnjih poslova, DGPS, Šef policije,
1940.-43. (Senise-Chiarini), K. 12, fasc. 126.31 iz. Izvješća riječkog pokrajinskog poglavara
Ministarstvu unutarnjih poslova, 7/9/1941., tijekom akcije uhićenja komunista, koji su djelovali na
području Grobnika, Pasca i Čavla, izvjesni Mario Smokvina iz Čavla, radnik, komunist, od 22
godine, navodno je smrtno ranio hitcem iz pištolja, djelatnika Javne sigurnosti riječke questure
Giuseppea Marcolina, koji je bio pred izvršenjem uhićenja.
26
B.P. BOSCHESI, Le armi, i protagonisti, le battaglie, gli eroismi segreti della guerra di
Mussolini 1940-43, (Oružje protagonisti, bitke, tajna junaštva Mussolinijevog rata 1940.-43.,
Milano, Mondadori, 1984, str. 229. Iz Ufficio Storico dello Stato Maggiore - Ured za Povijest
Vrhovnog Stožera Kopnene Vojske, Le operazioni delle unità italiane in Jugoslavia, 1941-1943,
Roma, 1978., (Operacije talijanskih jedinica u Jugoslaviji, 1941.-1943.).
27
J. KRULIć, Storia della Jugoslavia (Povijest Jugoslavije), Milano, Bompiani, 1999, str. 22:
«Partizani su uspjeli zauzeti oslobođeni teritorij na području Užica (listopad-prosinac 1941.) u
Srbiji, zatim se Tito sa svojim Vrhovnim stožerom morao povući u Bosnu od 1941. do 1944., dok
su neke grupe uspjele ostati vrlo aktivne u Crnoj Gori i u Sloveniji 1941. i 1942. Srbija je ostala
njima zabranjena u stvari do ožujka 1944., dok su krajevi poput Kosova i Makedonije ostali mirni
(Makedonija je imala samo 11% poginulih tijekom rata) ili su bili aktivni kolaboracionisti
(kosovski Albanci odgovorni za neke masakre Srba) i u njima je cvjetao otpor u posljednji tren».
28
AOMD, Popis palih…, n. dj..
104
Amleto Ballarini
pokrajinskog poglavara Temistocla Teste, izvršavati represalije nad taocima i nad
civilnim stanovništvom, te na dan 26. lipnja pristigla je vijest o strijeljanju 13 talaca.
Fašistička reakcija bila je napose surova na Kastavštini, koja se od samih početaka
pokazala kao prava utvrda pokreta otpora. Dana 30 svibnja 1942. 14 je osoba
strijeljano u Jelenju. Dana 6. rujna streljano je 12 talaca uzetih u Kastvu, Marčeljima,
Srokima, Mavrima, Rubešima, Sv. Mateju i Spinčićima. Dana 12. srpnja u Podhumu
ubijeno ih je 120 prema hrvatskim izvorima, a 92 prema onim talijanskim29. Dana
6/11/1942., nakon istrage na području Kastva, uzrokovano raspačavanjem ilegalnog
tiska, uhićeni su izvjesni Giovanni Krstulia, pokojnog Antonija, i Sebastiano Iugo,
od Giuseppea, definirani «bivšim Jugoslavenima, partizanima». Ubijeni su od strane
pratnje iz javne sigurnosti u blizini Sušaka u pokušaju bijega30. Neko nedatirano
izvješće, ali svakako sastavljeno od druge polovice 1942. do prve polovice 1943.,
otkriva nam kako raspoložive snage riječke pokrajinske uprave zbog
protupartizanskog rata nisu bile dovoljne za djelovanja represalijama zbog
djelovanja na širokoj skali, koja je Kastavština svakako zahtijevala. Trebalo je
posegnuti za jedinicama, naročito odlučnim, koje su dolazile iz drugih talijanskih
krajeva, kao što je slučaj s Drugom bojnom emilijanskih squadrista31.
U sabirnom logoru na Rabu, u mjestu Kamporu, poslijeratni jugoslavenski
izvori32 iznose da je navodno stradalo mnogo osoba (1.276 prema talijanskim
izvorima, ili 4.641 prema slavenskim procjenama). Glede tih posljednjih podataka,
ne navode se stvarni uzroci smrti, niti državljanstvo pokojnika, a niti dokumenti iz
kojih su brojevi preuzeti. Logor na Rabu33 je navodno prihvatio 20.000 osoba, od
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 175-176.
ACS, Ministarstvo unutarnjih poslova, DGPS, AAGGRR,1940., k. 60 «Komunistički pokret
u Rijeci», Brzojav pokrajinskog poglavara Teste Ministarstvu unutarnjih poslova, 9/11/1942..
31
VAB, k. 903, br. reg. 17/6, Povjerljiva dojava riječkom šefu policije, nedatirana, ali
pretpostavlja se da je sastavljena od drugog polugodišta 1942. do prvog polugodišta 1943., koju su
potpisali podkomesar Eugenio Colonna i zapovjednik fašističke milicije Ercole Santucci: «…jutros
je 2. bojna emilianskih squadrista uz pomoć Ureda javne sigurnosti u Matuljima i postaje
kraljevskih karabinjera u Kastvu, pošto su zaokružili kastavske zaselke Jurjenići, Spinčići,
Tometići, Bani i Srdoči, gdje su stanovala 32 mladića, koji su se nedavno pridružila partizanskim
bandama, pristupili su uhićivanju ukućana gore navedenih, kao i stanovnika iz njima susjednih
kuća … Nakon što se Ured za konfiscirana dobra, potpomognut G.A.F.-om iz Kastva, pobrinuo za
konfiskaciju pokretnih dobara uhićenika, 2. bojna emilijanskih squadrista pristupio je akciji
represalije prema kućama onih, koji su prešli u partizane … Veći dio pučanstva Kastavštine, koji
je nazočio samoj operaciji izrazio je želju za vlastitim interniranjem u Kraljevini, radi izbjegavanja
daljnjeg nasilja od strane partizana. Broj interniranih iznosi 500».
32
R. BUTOROVIć, Sušak..., n. dj., str. 175-176.
33
G. BAMBARA, La guerra di liberazione nazionale in Jugoslavia (Narodnooslobodilački rat u
Jugoslaviji), Milano, Mursia, 1988, str. 51: «Prije njihova sabiranja na otoku Rabu, Židovi su bili
smješteni u raznim drugim mjestima u kojima su bile jedinice 2. armije … Prema židovskom
izvoru, broj izbjeglica se navodno popeo na 3.500 od ožujka do rujna (opaska autora: 1942.). Od
ožujka do 20. srpnja sve su te osobe navodno sabrane … na otok Rab, koji je anektiran Italiji. O
životnim uvjetima u sabirnim logorima treba istaknuti da su bili zadovoljavajući, zapravo dobri,
bilo na Rabu, bilo u drugim prethodnim logorima … Sveukupan broj ljudi u logoru na Rabu, tzv.
«Sabirnom logoru za civilne ratne internirce iznosio je otprilike 20.000 osoba».
29
30
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
105
kojih otprilike 3.500 Židova (2.200 prema talijanskim izvorima) ili (3.000 prema
židovskim izvorima), a od tih je preživjelo, usprkos njemačkoj okupaciji nakon 8.
rujna 1943.34 (datuma kada je grupa slovenskih logoraša zauzela logor i ubila časnika
karabinjera, koji je njime zapovijedao, te primivši u svoje redove dobar dio tamošnje
talijanske vojne posade)35.
«Izvješće o političkom i gospodarskom stanju u provinciji za dvomjesečje
svibanj-lipanj 1943»36 upućeno 24/6/1943. šefu policije, možda predstavlja zadnje
takvo izvješće dostupno prije no što su pad fašizma 25. srpnja i pad Oružanih snaga
Italije 8/9/1943. označili stvarni kraj provincije, iako ne nužno i njezin pravni
nestanak, i to ne samo one uspostavljene nakon okupacije Jugoslavije 1941., nego i
one stvorene 1924.. Vrijedi pročitati to izvješće, jer se čini da ono uopće ne prikriva,
prema običajima u hijerarhijskom ustroju režima, dramatičnu stvarnost situacije:
«a) Poljodjelstvo – Poljoprivredna proizvodnja provincije, zbog posebne prirode zemljišta
– djelomično kamenitog, nije dovoljna za potrebe pučanstva, zbog čega je potrebno dopremiti
ovamo s drugih tržišta veći dio proizvoda određenih za prehranu… U anektiranim zemljama,
zbog nedostatka muškaraca, uslijed interniranja, nedovoljne sigurnosti radnika i prisutnosti
vojnih jedinica, proizvodnja će biti vrlo ograničena i niža od uobičajenog, zbog čega će trebati
opskrbiti pučanstvo, napose u vanjskim središtima, namirnicama dopremljenim kamionima s
prikladnom pratnjom. b) Stočarstvo – Usprkos trajnom nedostatku stočne hrane, stočni fond
je pretrpio još jedno poboljšanje (…) sve više se stavlja težište na uzgoju svinja (…), a
posebno se to odnosi za neke krajeve na otoku Krku (…), u Drazi djeluje, usprkos nedostatku
hrane, svinjogojska farma (…) s 1.200 svinja – pored toga u Sušačkoj dolini (Valle di Sussa,
op. prev.) je uzgajalište Armijska intendantura sa 110 svinja. c) Industrija – Izuzev industrije
koja postoji u središtu, u ostatku provincije ne postoji spomena vrijedne industrije, osim one
drvne i ribolovne. Riječka industrijska postrojenja rade za rat, ubrzanim ritmom, s punim
brojem radnika, dobrim djelom porijeklom iz anektiranih zemalja (…) Mnogo poduzeća se
bave izgradnjom vojnih objekata na periferiji Sušaka, radi pripreme utvrđenog pojasa za
34
Isto, dokument br. 30, str. 310 (kako je spašeno tri tisuće Židova od pokolja), Talijani i
Židovi u Jugoslaviji, od Veraxa (Roberta Duccija), odobren tisak od Archives du Centre de
documentation Juive contemporaine iz Pariza.
35
AMSF, Fond Istraživanja žrtve A4, Izvješće bojnika 73. pješačke pukovnije Michelea De
Gaetana o događajima od 8. rujna do 7. studenog 1943. na kvarnerskim otocima, od 2/2/1944.:
«Rab 13.-30. rujna 1943. U blizini smještaja u Bristolu, zajedno s drugim časnicima, među kojima
i pukovnik karabinjera (prema hrv. časn. nomenklaturi; prema NOV nomenklaturi radi se o
potpukovniku /op. prev./) Enzo Cuyuli, zapovjednik vojne posade na Rabu, kojega su barbarski
ubili slovenski partizani, bivši internirci sabirnog logora na ovome otoku, uobičajeno svi smo
stavljeni pod nadzor naoružanih stražara postavljenih pred našim sobama. Tijekom boravka u Rabu
u više sam navrata odbio priključiti se partizanskom pokretu. U više sam navrata pozvan na
povratak u Rijeku preko Crikvenice, odbio sam otputovati jer sam znao da je u Crikvenici neki
talijanski viši časnik novači sve časnike u prolazu, radi uključivanja u brigadu Garibaldi.
Potvrđujem da je partizanski pokret u Rabu imao duboke korijene i među samim talijanskim
vojnicima na službi u logoru, i to do mjere da mi je potvrđeno kako su tajne zapovjedi prije dolazile
partizanskom zapovjedništvu, a tek potom talijanskim zapovjedništvima».
36
ACS, Ministarstvo Unutarnjih poslova, DGPS, Tajništvo Šef policije, 1940.-1943., k. 11
i 12, nav. u bilj. 42.
106
Amleto Ballarini
obranu središta (…) S pojačanim intenzitetom se nastavlja priprema skloništa u hridima, što
zapošljava značajan broj građevinskih radnika (…) U anektiranim zemljama drvnoj industriji
je sve teži rad zbog sve gorih sigurnosnih uvjeta, te kao posljedica nemogućnosti sječe šume
bez odgovarajuće pratnje (…) d) Trgovina – Opće stanje trgovine uslijed ratnih prilika i
najnovijih vojnih događaja, još su više naštetili već smanjenom poslovanju. Zbog posebnog
stanja grada, s anektiranom slobodnom zonom u prošlosti je postojao, čak i u ratnom
razdoblju, nagli uspon poslovanja s obližnjom Hrvatskom, s Dalmacijom i s Mađarskom, a ti
poslovi su privukli u Rijeku značajan broj poslovnih ljudi, često beskrupuloznih, ali sada s
nedostatkom sirovina, ta je pojava svedena na vrlo skromne razmjere (…) e) Nezaposlenost
– (…) uopće ne zabrinjava. Izuzev tu naznačenih slučajeva, koji su uzrokovani izostankom
specijalizacije kod radne snage provincije, koja se radije bavila laganijim poslovima i malim
prekograničnim prometom (…) nema više od 445 nezaposlenih (…) f) Troškovi života –
Blokada cijena i nadzor živežnih namirnica – Prisutnost u Rijeci (Sušaku) jedne armije i
mogućnost koju su do sada imali časnici i obični vojnici, da za njima dođu u Rijeku i njihove
obitelji, izazvali su veću potražnju živežnih namirnica i odjeće, a također i soba, stanova i
različitih usluga, što je imalo za posljedicu poskupljenje živeži i usluga zbog ograničenih
mogućnosti. Od mog samog dolaska u Rijeku rigorozno sam potaknuo suzbijanje crne burze
(…) 1) privatnika prijavljenih zbog prekupa robe i drugih prekršaja br. 205; 2) trgovaca
prijavljenih zbog prekupa robe, krivotvorenja cijena i drugih prekršaja br. 37; 3) trgovci na
teret kojih su poduzete administrativne mjere br. 13; 4) trgovci na čiji teret su poduzete
policijske mjere (…) nitko. g) Aktivnost svećenstva i katolićkih organizacija – (…) Usprkos
tome, poznato je iskonsko neprijateljstvo svećenstva prema režimu i također prema Italiji.
Usprkos vještini s kojom prikrivaju to svoje duševno stanje, s vremena na vrijeme isplivaju
na površinu događaji koji daju jasno naslutiti njihove prave osjećaje (…) Međutim, riječki
biskup, barem ako je suditi po vanjskim postupcima, pokazuje se izrazito prijaznim prema
državnim režimskim vlastima, izjavljujući da je spreman za najotvoreniju suradnju (…) u
svojim propovijedima ili govorima održanim u ovom vremenskom razdoblju imao je
domoljubnih riječi, kličući u korist pobjede talijanskog oružja (…) Nastavlja s uporabom
hrvatskog jezika u poučavanju i u vjerskim obredima, ali ne samo u zemljama koje su
nedavno anektirane, gdje je to i razumljivo, zbog slabe zastupljenosti talijanskog jezika, nego
i na teritoriju stare provincije, gdje se ne upotrebljava službeni jezik Crkve u vjerskim
obredima. Biskupi govore da je to nužno zbog posebnog mentaliteta vjernika. Krčki biskup,
koji je u prošlosti bio otvoreni i deklarirani slavofil, neprijateljski raspoložen prema nama,
nije imao ispada, te zadržava rezerviran stav, iako se ne bi trebalo previše računati s
promjenom njegovih osjećaja. h) Aktivnost protestanata i drugih vijerskih sekti – Nema
posebnih aktivnosti za dojavljivanje (…) i) Aktivnosti židova i reperkusije rasnih mjera –
Židovski problem u ovom kraju je od posebne važnosti zbog značajnog broja pripadnika te
rase, koji pošto su se obogatili trgovinom i industrijom – koje su nekada jako cvjetale – te
uslijed izuzetnog zemljopisnog položaja ovog grada, uspostavili su rodbinske i poslovne
odnose s Arijevcima, tako da diskriminirani Židovi i njihovi bračni drugovi, neki od kojih su
i na zapovjednim mjestima, obuhvaćaju znatan dio pučanstva. Nakon interniranja mnogih
Židova, oni preostali se ne mogu i ne smiju smatrati naklonjenima režimu, zbog čega, iako je
njihov stav miran i discipliniran, predstavljaju predmet stalnog inteligentnog nadzora (…) l)
Suzbijanje nedopustenog prometa deviza i skupocjenosti – U dvomjesečnom razdoblju nije
bilo operacija od posebnog značenja… m) Subverzivna i protunacionala aktivnost – Dogodilo
se osjetno povećanje subverzivne djelatnosti, napose u krajevima koji su nedavno anektirani.
Takva djelatnost mora biti sagledana na slijedeći način: 1) Aktivnost komunista i ustanika –
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
107
Komunisti su iskoristili stanje, koje je nastalo uslijed vojnih operacija na afričkom i otočnom
bojištu, za pokretanje žestoke promičbe i raspačavanja komunističke štampe koje ispuštaju iz
zahoda željezničkih vagona na dijelu pruge od riječkog željezničkog kolodvora do Sušaka, ili
bacaju u vojarne, ili šaljući ih preko svojih pristalica. Prigodom 1. svibnja na Sušaku je bilo
puno raspačavanja te štampe. Odmah pokrenuta istraga dovela je do uhićenja odgovornih, i
do otkrivanja mnogobrojnih ćelija (…) Zatim je bilo još nekih sličnih sporadičnih
manifestacija. Iako je u ovim krajevima zemljišni posjed vrlo usitnjen, komunističke teorije
su ipak propale u duši stanovništva, jer su se one oslonile na rasni element, koristeći događaje
i greške koje valja pripisati izuzetnom ratnom stanju. Bilo je tako epizoda prelaska građanskih
elemenata u partizanske redove, mladih studentica koje su napustile obitelj radi priključivanja
elementima koji žive u šumama, a tamo su nagnate (sic), pored osobne čudi odane takvom
nomadskom i pustolovnom životu, i uvjerenje da izvršavaju časnu domoljubnu dužnost.
Napose u mjesecu lipnju u anektiranim krajevima su se dogodila učestala odvođenja
muškaraca tijekom noći iz skupina kuća koje nisu bile branjene od vojnih posada ili danju na
cestama koje nisu nadzirale naoružane jedinice, uz zapljenu ljudi, materijala i stoke. Nadalje,
pojavljivanje skupine od 500 pobunjenika u Bosljivoj Loki, gdje su otvorili vatru ometanja na
postaju Kraljevskih karabinjera, daje naslutiti pojačavanje partizanske aktivnosti, kojima se
treba žestoko suprotstaviti djelovanjem vojne policije na širokom području. Skvadristička
bojna “Emiliano” i bojne pogranične fašističke milicije “M” provele su izvrsnu akciju
čišćenja, prouzrokujući pobunjenicima veliki broj gubitaka, a da ih same nisu pretrpjele.
Navedene postrojbe sada su upućene u druge krajeve, izuzev izvjesnog broja pogranične
fašističke milicije. Zato je potrebno da vojne snage napuste pasivan stav, kojega su do sada
zadržale, zbog čega je nekoliko stotina partizana moglo držati u šahu jednu čitavu armiju, te
je potrebno da se prihvati širokih akcija čišćenja. Kako bi se spriječilo da pobunjeničke
skupine, protjerane preko granice akcijom provođenom u drugim provincijama i od strane
njemačkih jedinica, budu nagnane na gravitiranje prema ovoj zoni zbog manjeg otpora na
kojeg tu nailaze, stvarajući tako teške i zabrinjavajuće situacije. Kako je već navedeno, drugi
element kojega su komunisti iskoristili jest onaj zvjerstava i grešaka, koje su navodno počinile
talijanske vlasti. Da bi djelotvorno odgovorio na takvu promičbu, ekselencija pokrajinski
poglavar, u čemu sam ga ja u potpunosti slijedio, odlučio je primijeniti apsolutne stroge
pravde, ispravljajući možebitne greške čineći pravedne popustljivosti, ali isto tako neumoljivo
pogađajući, bez potrebe za nepotrebnim bučenjem, sve one koji obavljaju aktivnosti suprotne
talijanskim interesima. Takav sustav, iskorijenio je jedan izvor promičbe, dao je istovremeno
i pučanstvu, napose onome novopriključenom, stanje mira i povjerenja prema fašističkim
vlastima, navodeći njegove osjećaje na udaljavanje od pobunjenika. Neprijatelj je u
potpunosti primio udarac, te je u svojim lecima pokušao ispraviti stvar, upozoravajući
pučanstvo na prividnost izraza dobrote pokrajinskog poglavara i upozoravajući ga da bi
mogao doskora pokazati svoje pravo lice. 2) Djelovanje projugoslavenskih i prohrvatskih
skupina – Usporedo s komunističkim djelovanjem odvija se aktivnost drugih jugoslavenskih
iredentističkih skupina, na čijem je čelu mnogo intelektualaca i građana, i prohrvata. Prvi
pokušavaju neposredno ili posredno pomoći djelatnost partizana, i to slanjem sredstava s
nadom da će moći njima vladati ili da će ih privući u svoju sferu, drugi, potajno potpomognuti
od hrvatskih vlasti, nastoje ovladati ovim područjem prilikom eventualnog budućeg
teritorijalnog sređivanja nove Hrvatske. Te grupe djeluju u sjeni, sastancima u kući istaknutim
osobe (Krk, Sušak, Bakar) ili spremajući se za nošenje s eventualnim povoljnim situacijama,
ali do sada nisu dale vanjske manifestacije djelovanja. 3) Tim djelovanjima treba pridodati
podmuklu promičbu nezadovoljnika, promašenih, svih onih koji se osjećaju pogođenima u
108
Amleto Ballarini
svojim interesima, koji kritiziraju držanje vojnih vlasti, koje su poburžujile od dvije godine
neaktivnog života u ovom kraju, rasipava se gorivo pretjeranom uporabom motornih vozila
za časnike i kamiona za beznačajne potrebe. Usprkos svemu postoji razloga za tvrdnju da,
kako smo već rekli, ako bi se vojne vlasti odlučile na energično djelovanje protiv partizana –
ne ograničavajući se na primanje udaraca i na zatvaranje malih posada u skromna utvrđenja
tijekom noći i dana, do mjere da djeluju kao pod opsadom, prepuštajući tako sudbini čitava
mjesta – kao posljedica došlo bi do smanjenja subverzivnog djelovanja, protiv kojega bi bili
upotrijebljeni na način, kako su i do sada bila upotrijebljena, uobičajena policijska sredstva.
n) Javni duh glede sadasnjeg stanja – Ponavljati da je javni duh ovog pučanstva deprimiran
zbog razvoja ratnih operacija nesklonog našem oružju predstavljalo bi ponavljanje općenite
priče, koja nije primjerena ovom kraju. Izuzev nekoliko tisuća pravih Talijana, koji muževno
osjećaju bol trenutka, a preostali i još gore pučanstvo s novopriključenih područja, drže se
ravnodušno. Radničke mase, koje sačinjava više tisuća bivših Jugoslavena, nastavljaju s
redovitim radom i nije bilo, ni u pomoćnim, ni u drugim pogonima, izraza sabotaže ili
uzdržavanja od posla ili smanjene proizvodnje (…) Neprijateljski prepadi i razaranja
talijanskih gradova, uzbune koje su bile u svibnju i lipnju zbog prepada aviona na područje
Zadra, na mjesta Julijske krajine i na samo područje provincije, kao i glasine da je radio
London najavio skoro bombardiranje Rijeke, donekle su uzbunili javnost i natjerale na
udaljavanje kojeg dobrostojećeg građanina zajedno sa namještajem. Međutim, kasnije kad
je izostao napad u naznačeno vrijeme, skori završetak sigurnih skloništa u kamenu, čiju
izgradnju su vlasti naredile (…) poprilično su umirili mase (…). Objavljivanje novih
povećanja plaća za državne službenike dobro je prihvaćeno (…). Isto tako dobro su
prihvaćene nove mjere u korist različitih kategorija umirovljenika, dopuštenje bračnih
zajmova, olakšice obiteljima poginulih, kao i povećanje mirovina pomorcima i za obitelji
ukrcanih pomoraca. Zajam s 5% (…) nije naišao na puno potpisnika (…) beznačajan
pristanak iz anektiranih krajeva (…). o) Aktivnost Inorodaca povratak nekih interniraca –
Mjere blagosti koje su primijenjene stvorile su vedriju atmosferu i većeg povjerenja prema
talijanskim vlastima, jer se stvorilo uvjerenje da će biti pogođeni samo oni koji sa svojim
djelima ometaju redovito odvijanje života i djelatnosti upregnutih u ratni napor. Inorodci
se drže, izuzev malih scena zanemarive važnosti, disciplinirano te rade intenzivno i
redovito čak i u pogonima za ratnu proizvodnju, kamo su prihvaćeni zbog nedostatka
talijanskih radnika…».
Smatramo da prosudbe koje je izrazio riječki zapovjednik policijske uprave, bilo
u pogledu držanja inorodaca zaposlenih u industriji pokrajinskog središta, bilo u
pogledu stvarnog mira radničkih masa koje su bile ravnodušne prema komunističkim
djelovanjima dok se partizanska gerila razvijala u Istri, na Kastavštini, na Sušaku i u
Gorskom kotaru, odgovaraju gore navedenim našim razmatranjima prilikom
raščlambe talijanskih i jugoslavenskih žrtava od 1940. do 1943. Valja zapaziti oštru
kritiku u odnosu na vojne vlasti koja djeluje kao da pretkazuje što će se dogoditi
nakon 8. rujna, i koja će do naših dana poticati hrvatske povjesničare na nemilosrdne
prosudbe poput ove, koju je Nikola Crnković napisao 1995.: «Jedino što se može reći
u korist nositelja talijanskog imperijalizma, njegove vojske, jest činjenica da je bila
tako malo uvjerena u pravičnost i moralnu valjanost svoga djelovanja, da je tako
malo vjerovala u mogućnost stvaranja novog rimskog carstva. Ta je vojska bila tako
sigurna u neznatnost vlastite snage te je bila posve nesposobna izvršiti namijenjeno
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
109
joj poslanje. Zato je otišla s hrvatskih prostora s gubitcima kao da je na golemu
bojištu potučena u velikom boju, otišla osramoćena, ne pokazavši ni dostojanstva, ni
muževnosti»37.
Od 8. rujna 1943. do 3. svibnja 1945.
Sumarni sud o talijanskoj vojsci, okrivljuje ju za vjerolomstvo i kako proizlazi
iz gore navedenog Crnkovića, i za nedostatak «muževnosti» pojavljuje se kao
konstanta u jugoslavenskoj historiografiji38 o Drugom svjetskom ratu, koja je
učestalo propuštala raščlanjivati objektivne okolnosti u kojima su se našla sva
zapovjedništva talijanskih postrojbi (po Titu oko 300.000 ljudi39) na Balkanu nakon
8. rujna 1943., kada su, izostanak obrane Rima i žurno preseljenje kraljevske
obitelji i postfašističke vlade na područje okupirano od Saveznika na jugu
poluotoka, predodredili njihovo privremeno potpuno lišavanje svake ovlasti. To se
zbilo upravo u trenutku kada je nenadana promjena političkog i vojnog saveza
postavljala pred savjest svakog pojedinca neodgodivi izbor tabora među dvjema
suprotstavljenim stranama, koje su u svakom slučaju stavile na kocku, u
sveobuhvatnom i nemilosrdnom ratu, budućnost svijeta. Ne može iznenaditi da su
na razini mase, bila ona vojna ili civilna, prevladale kod talijanske strane, pri
iznenadnom padu ideoloških vrijednosti «redvodećih snaga», one prirodne i
instinktivne motivacije uperene ka zajamčivanju preživljavanja pojedinaca prilikom
predstojeće katastrofe, bilo odbijanjem znakovlja pripadnosti jednoj od više još
uvijek vojujućih strana ili često radije prihvaćajući, kada se to činilo neizbježnim,
onih koje su imale većih izgleda za pobjedu.
Etičko-politički izbor tabora, svjestan i iz uvjerenja, nije bio rijedak, ali kada se
sve sagleda bio je ipak u manjini40.
Kasnije je posvećeno vrlo malo prostora povremenim, ali vrlo hrabrim ispadima
otpora, u kojima je bilo i ljudskih gubitaka, od strane zapovjedništava i vojnih
postrojbi talijanskih oružanih snaga na predvidivu njemačku reakciju. Međutim,
posve su prešućena ili su tek tu i tamo navedena samo kao čin tražene «podložnosti
37
N. CRNKOVIć, Savremeni pogled talijanske imperialisticke politike u hrvatskim teritorijama
od 1941. do 1943., «Dometi» 12/1995. br. 7, str. 99.
38
G. BAMBARA, La guerra di liberazione…, n. dj, str. 249: «Za kraj, valja reći da stanje u
Jugoslaviji nakon primirja nije tako jednostavno, kako ga opisuje jugoslavenska historiografija,
koja je sklona umanjivanju djelovanja talijanskih postrojbi protiv Nijemcima, radi isticanja da su
partizani razoružali neke od tih postrojbi».
39
ACS, Talijanski centralni odbor nacionalnog oslobođenja (dalje CCLN), 1944.-1946.,
Talijansko-slavenska antifašistička Unija u Trstu, K. IV, 67, J. Broz Tito, Koje su prepreke što se
isprečuju uspostavi normalnih odnosa između Jugoslavije i Italije, 1945. (fotokopija): «...Godine
1943., u mjesecu kolovozu, u Jugoslaviji bilo je 35 okupacijskih divizija sa 650.000 ljudi, među
kojima je bilo 16 talijanskih divizija s otprilike ukupno 300.000 ljudi...».
40
R. DE FELICE, Mussolini l’alleato, II, La guerra civile 1943.-1945. (Mussolini saveznik. - II.
Građanski rat 1943.-1945.), Torino, Einaudi, 1997., str. 86-88.
110
Amleto Ballarini
njemačkom okupatoru» izbor onih koji su smatrali da moraju reagirati na provedbu
osornog bezuvjetnog razoružavanja učestalo nametanog od partizana (i u
slučajevima kada se tim podrazumijevalo, kako je bilo s Rijekom, okupaciju
područja od žitelja smatranog, ne bez razloga, pretežno «talijanskim» još prije
1919.). Jednako je ocijenjeno i odbijanje ponude za suradnju, koja nije uvijek
izgledala vjerojatnom, budući da je bila prožeta krutom prevlašću komunističke
ideologije u nelegalnim oružanim organizacijama, koje su do malo ranije bile
suprotstavljene u surovoj i bespoštednoj borbi, koje još nisu bile uzdignute, niti
standardnom odorom, na nivo istinske Narodno-oslobodilačke vojske, međunarodno
priznate, koje su postupno dobile tek u drugoj polovici 1944..
Ponuđena suradnja na djelu pokazala se da nije bila uvijek ravnopravna, često
svedena na ponižavajuću podčinjenost, i to kada, što se dogodilo u najvećem broju
slučajeva, nije poslužilo kao uvod u tragičnu stvarnost dugog zarobljeništva iz
kojega mnogi se nisu nikada vratili. Počevši od 8. rujna pa sve do dana 14., kada su
pristigle prve njemačke okupacijske postrojbe, Rijeka je postala metom svake
talijanske postrojbe na Balkanu, koja nije imala druge mogućnosti za povratak u
Italiju do obalne ceste, koja spaja Dalmaciju s Kvarnerom41. Izuzev povremenih, ali
znatnih pružanja otpora partizanima42 i Nijemcima43, pravilo kojeg su se držali
zapovjednici bilo je polaganje oružja u zamjenu za osobnu sigurnost oduprla
Njemcima (…) otpor Talijana bio je posebno žestok u Dubrovniku ».
Držali zapovjednici bilo je polaganje oružja Nijemcima u zamjenu za osobnu
sigurnost44, a vojska, kada ih u tome ne bi preduhitrila, bila je po tom pitanju većinom
suglasna s njima. Neki su se međutim postavili pitanje nastavka borbe.
Najveći dio njih, opredijelio se za stranu koja je imala veće izglede za pobjedu.
Na Balkanu otprilike 10.000-12.000 Talijana prema nekima45, ili oko 8.000 prema
41
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 302: «Rijeka je nadalje, kao teritorij talijanske države i
zato što je opskrbljena jakom vojnom posadom, predstavljala metu koju su sve talijanske postrojbe
u povlačenju željele dostignuti».
42
V. KOVAčIć, Narod Hrvatskog primorja i Gorskog kotara razoružao je talijanskog tlačitelja
zamijenivši ga borbenim brigadama, «Primorski vjesnik», kolovoz/rujan 1961., u odnosu na
razoružavanje Talijana nakon 8. rujna 1943. kaže: «...Naše brigade pojačale su opsadu Senja ...
Neke bojne crnokošuljaša jurišale su i izvodile su protunapade na nevjerojatan način, kao da se radi
o 1941. ili o 1942. Svaki pregovor pokazao se beskorisnim...».
43
G. BAMBARA, La guerra di liberazione…, n. dj., str. 246: «...Divizija Bergamo, koja je
zauzimala područje Šibenika, Splita, manjih mjesta i nekih otoka, u nekim sektorima se žestoko
oduprla Njiemcima… otpor Talijana bio je posebno žestok u Dubrovniku…».
44
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 303: Govoreći o događajima u Rijeci i njezinoj okolici
nakon talijanskog prekida vatre od 8. rujna 1943.: «…Bila su to vremena kada su dočasnici u
vojsci, civilni komesari, činovnici i čuvari reda spašavali sebe i svoje obitelji, svoja dobra. Generali
i viši časnici prepuštali su čitave posade i vojne kolone pod uvjetom propuštanja njihovih
automobila, te neke kamione za prijevoz časnika i živežnih namirnica za njih …».
45
G. BAMBARA, La guerra di liberazione…, n. dj., str. 247-249. Autor ne nudi opću
procjenu, već nabraja partizanske postrojbe sastavljene od Talijana i za svaku postrojbu,
navodi njihov procjenjeni broj. Naš podatak predstavlja utoliko rezultat, lj. zbroj koji proizlazi
od tih podataka.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
111
nekim drugima46 odlučilo se boriti s Narodno-oslobodilačkom vojskom Jugoslavije.
Samo zarobljeništvo u Njemačkoj za mnoge nije bilo drugo do otvorenog odbijanja
da budu sudionici predvidljivog poraza.
Zanemariva manjina pristala je na suradnju s Nijemcima ili je pristupila novoj
Mussolinijevoj republici.
Grad Rijeka se našao usred događaja, različitih u odnosu na one koji su zahvatili
druge talijanske gradove. Od 9. do 14. rujna 1943. u Rijeci je djelovao Talijanski
vojni odbor (Comitato militare italiano), kojega je predvodio general Gastone
Gambara koji se nosio, u potpunoj odsutnosti bilo koje druge vlasti, s dramatičnim
stanjem određujući, usprkos kontroverznom političkom vrednovanju kojega kasnija
historiografija bilježi u pogledu toga, prihvatljivo rješenje u svrhu održanja, barem
formalnog, talijanskog suvereniteta. Uspio je priskrbiti gradu oružanu posadu
spremnu za obranu, nosio se s prihvatom tisuća vojnika u bijegu, izbjegao je,
dogovarajući se s Nijemcima, pretvaranje Rijeke u bojno polje.
Prije no što su njemačke postrojbe stigle u Rijeku u većem broju 14. rujna poslije
podne, malobrojno izaslanstvo predviđeno brigadirom Volkerom, prethodilo im je
dana 10. rujna, navodno je dogovorilo s Gambarom slijedeće: «Časnici –
zadržavanje osobnog naoružanja i njihovo oslobađanje; vojska – predaja oružja
našim časnicima (talijanskim – opaska autora) onih vojnika koji nisu spremni stati
uz Nijemce; isključiva uporaba u protuslavenske svrhe, a nikada protiv eventualnog
anglo-američkog iskrcavanja, vojnika spremnih stati uz Nijemce; Rijeka – zabrana
dopuštanja slavenske okupacije grada; održavanje oružane posade, pod talijanskim
zapovjedništvom, sa zadaćom održavanja javnog reda»47. U stvarnosti ne postoji
traga o postojanju bilo kakvog pisanog dokumenta, koji bi donosio te stavke,
preuzete iz nekog djela Umberta Piccinija, koji je nazočio tim događajima. Postoji,
nasuprot tome, i pisano svjedočanstvo onoga koji je bio tumač prvom susretu
Gambare i Volkera, prema kojemu je bit razgovora bila znatno drugačija. Gambara,
kako to potvrđuje i njegovo kasnije pristajanje uz Talijansku Socijalnu Republiku,
bio je uvjereni fašist i navodno je odmah izrazio svoju ideološku dosljednost
ponavljajući bez zadrške vlastitu vjeru u stvar Osovine48.
46
ACS, Presidenza Consiglio dei ministri (Predsjedništvo savjeta ministara) (dalje PCM),
1941.-1945., Kat. 15.2, fasc. 10599, podfasc. 2-1: (Talijanski vojnici u Jugoslaviji i na Balkanu),
Izvješće poručnika IGS Adrijana Hosta, prethodno pripadnika 25. pješačke pukovnije Bergamo,
Vojna pošta 73 (Sinj, Dalmacija) o ponašanju jugoslavenskih partizana u odnosu na talijanske
časnike i vojnike, i obrnuto: «...Na temelju približne statistike, koju sam proveo, proizlazi da je na
području Jugoslavije, Albanije i Grčke bilo ne manje od 40.000 Talijana, a od tih oko 8.000 se
borilo u talijanskim postrojbama ili uključeni u one mjesne, a ostali su bili zarobljenici, ni manje
ni više, prisiljeni na izvršavanje najtežih i najponiznijih poslova ...».
47
U. PICCINI, Una pagina strappata (Jedna istrgnuta stranica), Roma, Corso & C., 1983, str. 79-80.
48
AMSF, A4, fasc. Cipriani, rukom pisano pismo gospodina Ciprianija Društvu za riječke
studije: «Pošavši iz Sarajeva, došao sam u grad 10. rujna (...) Nakon što sam poslužio kao tumač
generalu Gambari, iste večeri bio sam postrojen sa svojim vojnicima na krhkoj tek uspostavljenoj
liniji duž desne obale Rječine (...) Razgovor između generala Gambare i brigadira Völkera (…)
Gen. Gambara izjavljuje da će se svrstati uz Njemačku, jer njegovi strogi osjećaji i njegova duboka
politička uvjerenja prožeta su najodvažnijem antikomunizmom; za obranu Europe od boljševizma
112
Amleto Ballarini
Između 10. i 20. rujna 1943. koncentrirale su se oko Rijeke neke postrojbe
Narodno-oslobodilačke vojske49 i neke neuvrštene partizanske skupine. Unutar
grada, neke skupine za otpor pod zapovjedničtvom Komunističke partije Hrvatske
pokrenule su ulične inicijative, u kojima nije prisustvovala većina pučanstva, i koje
su snage reda odmah suzbile. Partizanske postrojbe su, na temelju sporazuma s
mjesnom stanicom karabinjera, zauzele Opatiju, te s druge strane, preuzeli su puni
nadzor nad Sušakom. Mjesta brdskog luka oko Rijeke, bila su čvrsto u rukama
jugoslavenskog pokreta otpora. Od 9. do 14. rujna u obranu grada postrojila se
Pukovnija lake konjice iz Saluza (jedina koja nije putem u potpunosti, ili djelomično,
predala oružje), nekoliko stotina ljudi iz ranije raspuštene Milicije za nacionalnu
sigurnost (Milizia di Sicurezza Nazionale), i pojedine grupe Graničara (Guardie alla
Frontiera), policajaca (questurini) i karabinjera. Sve u svemu manje od tisuću ljudi.
Prepreka koju je XIII. partizanska divizija, koja je djelovala u okolici Sušaka50,
mogla lako savladati uz pomoć drugih snaga, koje su je mogle poduprijeti iz Opatije
i Kastva, te pojačana oružjem Talijana u bijegu. Kada je u noći između 19. i 20. rujna
«novouspostavljena III. brigada» povela napad na sušačkoj strani, nakon dužeg
oklijevanja viših zapovjedništava, doživjela je neuspjeh51. Oko tisuću Nijemaca iz
LXXI. divizije, koji su dolazili iz Istre, držalo je već čvrsto u rukama gotovo čitav
teritorij obalnog pojasa.
Dana 29. rujna 1943. stupila je na snagu naredba «obnašanju državne vlasti u zoni
operacija Jadransko primorje» i «s njom Gauleiter Friedrich Rainer preuzeo je
vodstvo uprave u udinskoj, goričkoj, ljubljanskoj, tršćanskoj, pulskoj i riječkoj
provinciji, te u anektiranim područjima Sušaka, Bakra, Čabra, Kastva i Krka»52.
Ograničavajući se na teritorij prethodne Kvarnerske provincije osnovane 1924.
i židovske demoplutokracije, te napose radi iskupljivanja časti Italije, traži da dobrovoljci, koji će
pohrliti u Riječku bojnu postrojbu (to je moj trenutni naziv), u obranu Kvarnera, zbog obrane
Rijeke, te pored talijanskog pučanstva i života mnogobrojnih Nijemaca, da ne budu deportirani. –
Pukovnik Volker: izjavljuje da je vrlo sretan što tako poznati general ostaje uz Njemačku. Poznate
su mu njegove visoke vojničke kreposti, koje su zablistale u Španjolskoj i sjevernoj Africi; nema
ovlast obećavanja nekažnjavanje deportacijom riječkih dobrovoljaca. To će predložiti. Prihvaća
prijedlog za talijansko-njemačku bojnu postrojbu radi traženja i spašavanja na Sušaku talijanskih i
njemačkih vojnika, te članova njihovih obitelji koji su tamo sakrivni. Dati će naloge u tom
pogledu».
49
G. SCOTTI, Juriš! Juriš!, All’attacco. La guerriglia partigiana ai confini orientali d’Italia,
(Juriš, Juriš! U napad. Partizanska gerila na istočnim granica Italije), Milano, Mursia, 1974., str. 27,:
«…Nakon razoružanja većeg dijela talijanskih postrojbi, te oslobađanja gotovo čitavog Gorskog
kotara i Hrvatskog primorja, XIII. partizanska divizija se povećala za 4 nove brigade sa 6.000, i još
‘Kvarnerska flotila’ s 3 ratna i 7 transportnih brodova. Tim snagama je valjalo pridodati otprilike
10.000 boraca u Istri, koji su činili dvije brigade i jedno odijeljenje. U gradu Rijeci, nadalje, bilo
je otprilike 400 ljudi uključenih u narodno-oslobodilački pokret i spremnih za borbu».
50
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 305.
51
Isto, str. 307, prema drugim autorima, do navedenog napada nije nikada ni došlo.
52
K. STUHLPFARRER, Le Zone d’operazione Prealpi e Litorale Adriatico 1943-1945 (Predalpska
operativna zona i Operativna zona Jadransko primorje 1943.-1945.), Gorizia, Adamo, 1979.,
str. 95-96.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
113
formalni talijanski suverenitet održavanjem (pokrajinskoupravne, sudbene,
financijske, upravne, vojne, obavještajne i javnosigurnosne) državne vlasti pod
vodstvom Talijana, ali podčinjenih neumoljivom i nepopustljivom njemačkom
nadzoru, koji je u stvari vršio svako upravno djelovanje. Talijanski suverenitet, više
teorijski nego praktični, opet se zaustavljalo na staroj talijansko-jugoslavenskoj
granici, koju je sačinjavao most koji je odvajao Rijeku od Sušaka, gdje su, međutim,
uz njemački pristanak, zaživjela neka upravno-vojna tijela NDH, Pavelićeve države,
koja nije nipošto sakrivala svoje aneksionističke težnje u odnosu na Rijeku u okviru
groznih planova za Europu predvođenu, u slučaju pobjede, Trećim Reichom; između
fašista i ustaša dvosmisleno držanje njemačkog okupatora pridonijelo je izbijanju
znakova latentnog neprijateljstva53. Senator Riccardo Gigante, stari iredentist i
danuncijevac, koji je u Rijeci u prvo vrijeme imenovan Izvanrednim komesarom
vršiteljem dužnosti zapovjednika pokrajinske uprave, morao je dati ostavku i
zamijenio ga je odvjetnik Alessandro Spalatin, koji je više odgovarao Hrvatima54.
Pavelićeva Hrvatska je izborila od njemačkih vlasti u Italiji odlučno i sistematično
zauzimanje glede izdavanja zapovjedi, usprkos protivljenju samog Mussolinija55, za
53
ACS, Glavno zapovjedništvo karabinjera 1943.-44., k. 9, «Prijavci karabinjerski postaja
Glavnom zapovjedništvu» Promemorija Karabinjerske teritorijalne legije Trsta, Ureda za službu,
2/12/1943., Sušak, Most na Rječini, Incidenti između Talijana i ustaša.
54
VAB, k. 902, br. reg. 8/4, brzojav Riccarda Gigantea Ministarstvu unutarnjih poslova
Talijanske Socijalne Republike, Rim, datiran 6/10/1943.: «Na zahtjev mjesne njemačke vojne
vlasti jaljam da sam počevši s 21. rujna preuzeo rukovođenje ovom pokkrajinskom upravom u
svojstvu Izvanrednog komesara u zamjenu pokrajinskog poglavara Pietra Chiarottija, kojega su
iste njemačke vlasti udaljile od dužnosti».
Isto, k. 902, br. reg. 9/4, 1, brzojav od 23. listopada 1943., kojeg je potpisao Buffarini Guidi:
«Javljamo da je ovim dekretom Riccardo Gigante određen za obnašanje dužnosti u ovoj provinciji
s početkom od 25. listopada 1943.». Isto, k. 902, br. reg. 9/4, 3, rukopisni koncept brzojava kojeg
je Riccardo Gigante uputio Ministarstvu unutarnjih poslova u Rimu kao pretpostavljeni odgovor
na brzojav Buffarinija Guidija od 23/10/1943.: «Zahvaljujem Vašoj ekselenciji na mom
imenovanju za šefa Kvarnerske provincije, jamčeći da ću s neuništivom vjerom, u budućnosti
domovine, posvetiti svu svoju duhovnu snagu teškoj povjerenoj mi zadaći». Isto, k. 902, br. reg.
11/4, brzojav od 30/10/1943., kojega je Riccardo Gigante uputio Ministarstvu unutarnjih poslova
Talijanske Socijalne Republike, Rim: «U odnosu na moj zahtjev od 26. o. mj. javljam da je
njemački vrhovni komesar zatražio moju ostavku kao izvanrednog komesara obrazloženu mojom
stvarnom bolešću, radi namiještanja na vrh riječke okrajinske uprave prizivnog savljetnika
Alessandra Spalatina, a kao upranog pokrajinskog dopoglavara odvjetnika Francesca Spehara sa
Sušaka, koji će biti kao komesar za anektirana područja. Pristajući zu želju, podnio sam ostavku, a
sljedbenikovo stupanje na dužnost predstoji. Molim da mi Vaša ekselencija zakaže prijem, glede
saopćavanja». Isto, k. 902, br. reg. 11/4, brzojav Riccarda Gigantea Buffariniju, Rim, datiran
2/11/1943.: «Budući da su izostale upute, smatram da se Talijanska vlada slaže s uspostavom
novog pokrajinskog poglavara, pa zato želim iskoristiti svoje pravo koje proizlazi od imenovanja
na mjesto šefa provincije prepuštajući dužnost. Građanstvom vlada tjeskoba, smatra se prepušteno
svojoj sudbini».
55
ACS, Ministero dell’interno (Ministarstvo unutarnjih poslova), DGPS, AAGGRR, kat. A 4
Bis, k. 11, koliko je malo značila pred njemačkim odlukama, čak i volja samog Mussolinija, može
se vidjeti iz neke «Bilješke za Ducea», koju je sastavilo «Ministarstvo unutanjih poslova – Glavno
ranvateljstvo javne sigurnosti», u kojoj stoji: «...Budući da je prisutnost bivših jugoslavenskih
građana u Italiji opasna, kako zbog učinaka političke promičbe, tako i u svezi djelatnosti partizana,
114
Amleto Ballarini
oslobađanje stotina političkih interniraca (oko 2.00056 sudeći prema popisima koje
posjedujemo, ali bilo ih je mnogo više, i to samo ako uzmemo u obzir da ih je 1943.
bilo oko 7.000 samo u logorima Visco i Gonars u Udinskoj provinciji)57, ne samo
Hrvata, nego također Slovenaca i Crnogoraca, koji su se vraćali kući i prilično
pomagali jačanju partizanske aktivnosti u svojim matičnim krajevima. Tima valja
pridodati još stotine drugih, koji su zatražili internaciju da bi uživali talijansku
zaštitu, bilo zato što su bili protivnici jugoslavenskog komunističkog pokreta, ili iz
razloga što su surađivali s fašističkim režimom58. To su mjere koje nije lako
bilo i oprezno, ako ne i neophodno, narediti njihovo interniranje. Paraf (Duceov paraf), (Opaska
autora, nastavlja se na dnu stranice pisano strojem), 18/3/1944.-XXII., Apollonio (op.d. pocrtano u
tekstu) – Duce je naložio interniranje Slavena, potpisao Tamburini (Opaska autora, još se nastavlja
na dnu stranice pisano strojem), Maderno, 23/3/1944. XXII., ... Šef Policije Valdagno, Molim da se
pristupi izvršenju gore navedenog, potpisao dr. Eugenio Apollonio». Nije napraljeno ništa od toga.
Pronađeni su sljedeći popisi, koje su sastavile nadležne policijske uprave, Hrvata i u nekim
slučajevima Slovenaca, koji su pušteni iz različitih talijanskih internacijskih logora, zahvaljujući
intervnciji njemačkih vlasti: iz Ascoli Picena 13 dana 21/3/1944.; iz Pise 38 dana 28/4/1944.; iz
Viterba 48 dana 15/5/1944.; iz Firence 5 dana 25/3/ 1944.; iz L’Aquile 184 dana 17/3/1944.; iz
Brescie 20 dana 21/4/1944.; iz Firence 8 dana 29/2/1944.; iz Pise 119 dana 3/3/1944.; iz Piacenze
44 dana 14/3/1944.; iz Roviga 6 Hrvata i 9 Slovenaca dana 13/1/1944.; iz Venecije 29 dana
21/3/1944.; iz Viterba 49 (Hrvata, Slovenaca i Crnogoraca) dana 23/2/1944.; iz Alessandrije 36 (u
golemoj većini Slovenaca, koje su osudili talijanski Vojni sudovi u svezi parizanskog djelovanja)
dana 11/2/1944.; iz Firence (San Gimignano) 58 (Slovenaca, Hrvata i Dalmatinaca, koje su osudili
talijanski Posebni sudovi u svezi subverzivne djelatnosti) po naređenju Zapovjedništva njemačkog
SS-a Firence, nije datirano; iz Piacenze 32 dana 13/3/1944.; 69 Hrvata i Slovenaca, bez navoda
mjesta i datuma; iz Rima 16 dana 11/2/1944.; iz Bagno a Ripoli (Firenca) 31 dana 12/2/1944.; iz
Bagno a Ripoli i Rovezzana (Firenca) 36 dana 29/1/1944. Na temelju različitih raspoloživih popisa,
može se procijeniti ukupan broj od 1.015 oslobođenih interniraca.
Uzrokovali su mnogobrojne poteškoće hrvatski i slovenski internirci, koji su samovoljno
prihvatili internaciju u Italiji, radi traženja zaštite od partizanskih rapresalija: primjerice, policijska
uprava iz Piacenze javljala je dana 25/8/1944. 19 imena takvih, koji su boravili u općini Ziano
Piacentino, pokrajinska uprava Parme javljala je da u Santa Maria del Piano su boravile 24 osobe
i u Felinu 17 osoba, koje «su zatražile zaštitu od Italije», pokrajinska uprava Brescie javlja o njih
6 u općini Gottolengo.
56
VAB, Dokumenti konzulata NDH 1943/45., br. reg. 16-28/6, k. 1020, sadrži detaljne popise
zatvorenika, većinom Hrvata, koji su iz talijanskih logora pušteni nakon 8. rujna 1943., te koji su
se vratili u mjesta porijekla. Ima sveukupno više od dvije tisuće imena.
57
VAB, Arhiv neprijateljskih jedinica, br. 39/6-1, k. 1020. Izvješće od 26/3/1943. o logoru
Visco i izvješće od 20/3/1943. o logoru Gonars. Oba izvješća su od talijanskog izvora.
58
Isto, u gore navedenim izvješćima jasno se razlikuju, u objema logorima, «protektivni i
represivni internirci. Prvi su deportirani njihovom slobodnom voljom, a drugi zbog izdržavanja
kazne» (vidi izvješće o Gonarsu). Predviđanja od 26. ožujka 1943. glede daljnjih kapaciteta logora
Visco, tada u proširivanju, bila su da bi mogao primiti 10.000 deportiranih. Ako pomislimo na
činjenicu da je taj logor bio određen za prihvat prvenstveno «protektivnih koji će dobijati bolju
hranu i neće imati prestrogu stegu» možemo shvatiti razmjere pojave onih koji su radije pristajali
na deportiranje u Italiju, nego li na život u krajevima preplavljenim partizanima. I logor Gonars bio
je podijeljen na dva odjeljka. U odjeljku A bili su «protektivni» internirci, a u odjelku B
«represivni» Tu se može procijeniti količina «protektivnih» zahvaljujući gore navednom izvješću,
uzme li se u obzir da su oni preseljeni u mjesto Monigo, a da je na njihovo mjesto došlo 1.700
slovenskih studenata, koji su klasificirani kao «represivni».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
115
razumjeti, jer se prva okrenula protiv Nijemaca i njihovih saveznika, dok je druga
obeshrabrila bilo kakvu želju za suradnjom sa silama Osovine, s obzirom na sudbinu
kojoj su išli u susret oni koji su se pouzdali u talijansku zaštitu. Dok su Nijemci u
sjevernoj Italiji bili skloni Pavelićevim Hrvatima na štetu Talijana, dotle su Titovi
partizani u Italiji oslobođenoj od strane Saveznika, a da nisu ništa ni pitali
monarhističku vladu na jugu, novačili uz obećanja i prijetnje bivše inorodne vojnike
Talijanske vojske, kojima fašistički režim nije pružio niti dostojanstvo naoružanja59.
Rasulo talijanske vojske nakon 8. rujna 1943. i jačanje Narodno-oslobodilačke
vojske (sa znatnim naoružanjem kojeg je od nje dobila), kasnija uspostava
Jadranskog primorja pod njemačkim vodstvom, uspostavljanje na Sušaku upravnih i
vojnih organa NDH i ponovno rađanje talijanskog fašizma s Talijanskom Socijalnom
Republikom, obuhvaćalo je i potpuno restrukturiranje vojnih snaga sučeljenih u
Rijeci okolici. U praksi, ta provincija koja je do tada djelovala, u odnosu na ono što
se događalo u Bosni, Crnoj Gori i na jugu Dalmacije, poput mirne pozadine, u
trenutku se našla gotovo u prvom planu. XIII. divizija Narodno-oslobodilačke vojske
Jugoslavije uspostavila je neposrednu i trajnu koordinaciju s partizanskim odredima
«Učka» i «Kastav-Sušak». U nju su se uključili, nakon iznenađenog uništenja
provedenog od strane njemačkih snaga, ostaci dviju postrojba, koje su imale
kratkotrajan život, i koje su nastale nakon bezuvjetne predaje talijanskih snaga:
59
ACS, PCM, 1951.-1954., kat. 15.2, fasc. 10599, podfasc. 2-1, Vojnici zarobljeni u Jugoslaviji
i na Balkanu, «Izvješće narednika Alda Cogoija iz 400 pješačke pukovnije, 8. satnije Brindisi»
Bari, 21/8/1944.: «...bivši uklonjeni režim smatrao me inorodcem (...) tako sam doživio sudbinu
inorodaca pozvanih u vojsku, pa sam uvršten u radničku satniju (...) Morao sam ostati u jednoj od
tih satnija, izmještenoj u Apuliji (…) U drugoj polovici mjeseca rujna 1943., zahvaljujući
partizanskoj promičbi, neznanju i lakovjernosti vojnika, nemoći novoosnovane talijanske Vlade i
tolerantnosti savezničkih vlasti, dezertiralo je čak 145 vojnika iz moje satnije, od kojih je barem
135 prešlo pod crvenu zvijezdu (...) ista je sudbina zadesila i druge posebne satnije izmještene u
južnoj Italiji i na otocima. Vodeći računa o njima i o mnogobrojnim inorodcima, koji nisu smatrani
takvima i koji su zbog toga bili u sastavu redovitih vojnih postrojbi, može se procijeniti na otprilike
da je iznosio 14.000 broj inorodnih talijanskih vojnika, koji su prešli u partizane (...) Te upravo taj
ne baš zanemariv broj ‘dobrovoljaca’ slavenski predstavnici računaju da će unovačiti radi
dobivanja (sic) djela ili (sic) čitave Julijske krajine za Jugoslaviju. No, radi li se doista o
dobrovoljcima? (...) Poznato je da najveći dio njih nije učinio taj korak zbog slavenskih osjećaja
(...) nalazili su se između nakovnja i čekića (...) s jedne strane, bili su izloženi jakom pritisku,
gotovo uvijek zastrašivačkom, od strane crvene zvijezde, a s druge pak strane, nadzor, progoni i
nasilje prema njima i njihovim obiteljima od strane fašističke vlade...». ACS, PCM, 48-50, kat.
15/2, k. 10599, fasc. 1, Izvještajni ured vrhovnog zapovjedništva Predsjedništvu Savjeta, Salerno,
11/7/1944.: «...Među aktivnostima koje je provodila jugoslavenska partizanska organizacija u
Italiji, koja ima sjedište u Monopoliju, uključeno je i novačenje u partizanske redove vojnika iz
talijanskih postrojbi, rođenih u Istri i u Zadarskoj, Riječkoj, Tršćanskoj ili Goričkoj provinciji...
prijeti im se da u budućnosti neće imati mogućnost, budući da se Julijska krajina ima već smatrati
jugoslavenskom, na povratak svojim kućama, jer će biti smatrani dezerterima, nepoželjnima itd.
...». Isto, Pismo Ministarstva vanjskih poslova Ministru unutarnjih poslova i Ministru rata
(djelomično izbrisan datum, ali iz protokola se razabire da je napisano 1944.): «Ovom ministarstvu
je poznata djelatnost, koju na talijanskom terioriju provode jugoslavenske partizanske organizacije
glede novačenja talijanskih civila i vojnika porijeklom iz julijskih provincija, te za njihovo
upućivanje u Jugoslaviju...». O tom pitanju vidi i pismo Ministarstva zrakoplovstva Predsjedništvu
Savjeta datiranog 23. ožujka 1945.
116
Amleto Ballarini
«Riječka bojna» i «Bojna Garibaldi» Prvu su osnovali civili, članovi antifašističkog
otpora kojega je u gradu organizirala Komunistička partija Hrvatske, a druga od
talijanskih vojnika koji su pristali uz partizane.
Prvi neposredan sukob između riječkih fašista i antifašista, u sastavu vojnih
postrojbi ustrojenih nakon 8. rujna 1943., zbio se u blizini električne centrale u
Matuljima između 23. i 24. rujna, sa desetak poginulih i ranjenih na objema
stranama, a završio se s predajom male fašističke posade partizanima. Nije bilo više
vijesti o onima, oko sedmero njih, koji su tom prigodom zarobljeni. Dana 30. travnja
1944. bilježimo prisustvovanje riječkih fašista60 razaranju, tijekom velike njemačke
akcije čišćenja terena, sela Lipa, malog sela pokraj Jelšana (Riječka provincija) gdje
je bio visok broj civilnih žrtava (263, prema jugoslavenskim izvorima)61 u mjestu
koje je tada imalo tek 490 stanovnika. Nijemci, iako su ponekad pridruživali i
pokojeg Talijana svojim represalijama, nikada nisu dopuštali niti jednoj od
talijanskih vlasti uplitanje u njihove planove za bilo kakvo ublažavanje patnji
civilnog pučanstva, iako su se i dalje održani općinski upravni komesari
(Commissari prefettizi dei comuni) te pokrajine gajili su iluziju da im se mogu
obratiti za pomoć62.
60
DAR, Komisija za ratne zločine, JU 41, k. 6. U nekom izvješću sastavljenom u Labinu i
datiranom 10/10/1945. prijavljeni su kao sudionici pokolja u Lipi sljedeći riječki fašisti: Alberto
Celligoi, Giovanni Rovina, Giovanni Baccotelli, Augusto Ursin, Giovanni Giordano, Giovanni
Gennini, Oscar Battistin i Giovanni Gazzari.
61
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 389.
62
VAB – JU, 909, fasc. 19, odj. 6, općina Ilirska Bistrica, mjesto Tominje, pismo upravnog
komesara Vladislava Vicicha Kvarnerskom pokrajinskom poglavaru – Rijeka: «Po pitanju dužnosti
ovog ureda javljamo da je dana 18. svibnja 1944. u ovom kraju provedena akcija čišćenja od strane
Njemačkih oružanih snaga. Tijekom te akcije spaljeno je mjeso Tominje. Narednog dana
podnositelj izvješća se uputio u gore navedeno mjesto zbog očevida. Utvrđeno je da od 45 kuća,
od kojih je sastavljeno selo, 35 ih je bilo u potpunosti uništeno požarom, dok je preostalih 10
zapaljeno odmah po mom odlasku iz mjesta. Ti brojevi ne obuhvaćaju staje i skladišta, kojima je
bila opskrbljena svaka kuća. Među ruševinama 3 kuća pronađeni su pougljenjeni ostaci 31 osobe...
Proizlazi da su ubijne još 2 osobe, čija tijela... nije bilo moguće još pronaći..., nije se moglo ništa
spasiti, izuzev kojeg grla stoke koje, pošto je pobjeglo u polja, je uhvaćeno narednih dana, te nešto
malo pokućstva, koje se moglo iznijeti iz 10 kuća, koje su kasnije spaljene...». Pismo je završavalo
sa zahtjevom pomoći od riječkog pokrajinskog poglavara za preživjelo pučanstvo, koje se sklonilo
u Ilirsku Bistricu.
63
ACS, Ministero dell’interno (Ministarstvo unutarnjih poslova), DGPS, kategorija A.R.,
«aktivnost pobunjenika 1943.-1945.», (djelovanje pobunjenika) 1943.-1945., k. 5, fasc. 26 (Rijeka).
Izvješće pokrajinske uprave Kvarnerske provincije Ministarstvu unutarnjih poslova – Glavnom
ravnateljstvu javne sigurnosti, Valdagno (Vicenza) – Rijeka, 18/4/1944., Predmet: Željeznička
nesreć a koja se dogodila dana 13. ožujka. ove godine na predjelu Šepjane-Jurdani usljed eksplozije
naprave, koja je izazvala izljetanje s tračnica putničkog vlaka, koji je dolazio iz Trsta prema Rijeci,
sa posljedičnom smrću 8 osoba i ranjavanjem više od 80 osoba.
Isto, brzojav riječkog pokrajinskog poglavara Ministru unutarnjih poslova, Rijeka, 5/5/1944.:
«jutros usljed aktiviranja eksplozivne naprave na potezu Ilirska Bistrica-Prem izletjela je s tračnica
lokomotiva s pet vagona putničkog vlaka br. 1693, na odlasku iz Rijeke. Partizani su napali i sam
vlak na koji su otvorili jaku vatru. Prema prvom pregledu utvrđena su 3 smrtno stradala i 30
ranjenih».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
117
Deportacije i odmazde, željezničke diverzije na civilne63 i vojne vlakove,
spaljivanje sela, mučenja i bacanja u jame, zabilježena su posvuda po razmatranom
teritoriju. Rat između dviju sukobljenih strana više nije imao nikakvih pravila, te
karakteriziralo ga je načelo kojega su svi primjenjivali s nečuvenom surovošću:
fizički ukloniti neprijatelja, bio on stvaran ili moguć, i uvjetovati ga pogađajući i
nevine koje je s njim moguće povezati.
Sve što se sporadično pojavljivalo, i što se ponekad čak činilo prigodno opravdanim
u svijetlu razvikane Ženevske konvencije, između 10. lipnja 1940. i rujna 1943., postalo
je kasnije sistematično. I anglo-američka bombardiranja često su imala terorisički
učinak. Prvi je započeo u 11,30 h 7. siječnja 1944. Uslijedilo ih je još 27, a zadnji je
zabilježen u 15,35 h 19. travnja 1945.. U pogledu intenziteta i učestalosti bombardiranja,
broja žrtava (otprilike stotinjak sudeći prema suvremenim dokumentima kojima
raspolažemo)64, u usporedbi s podacima za druge talijanske gradove (napose Zadrom) u
kojima je poginulih bilo na tisuće, ona se pričinjaju gotovo malima. Raspoloživost
protuzračnih skloništa iskopanih u kraškim stijenama ograničila je pokolj. Kada su
uništena, u visini od 80%, velika poduzeća poput brodogradilišta (Cantieri Navali),
tvornice torpeda (Silurificio Whitehead) i rafinerije nafte (Raffineria Olii Minerali),
bombe su padale prvenstveno na civilne nastambe: od 2.816 popisanih obiteljskih
posjeda, 354 ih je potpuno uništeno, a 961 je teško oštećena65.
U godini 1944., nakon spaljivanja mjesne sinagoge, što su počinili Nijemci, dana 30.
siječnja započele su, na osnovi popisa izdanih od mjesne pokrajinske uprave Talijanske
Socijalne Republike i uvida u boravišnu evidenciju porezne ispostave Talijanske
financijske policije66, masovne deportacije riječkih Židova. Od 243 deportirana s
područja stare provincije, ili iz novopriključenih kotareva, danas proizlazi da nije bilo
više od 19 preživjelih. Svi su prošli kroz tršćansku tvonicu riže Sv. Sabe (Risiera di San
Saba) i potom su upućeni u Njemačku; najveći dio ih je upućen u Auschwitz. u Sv. Sabi
umrlo ih je 6 u statusu zatvorenika, 5 od kojih zbog prirodnih uzroka, a samo 1 je
sigurno ubijen. 96 riječkih Židova, koji su se prije 1943. sklonili u druge talijanske
provincije, otkriveno je i upućeno u Njemačku. Od njih se spasilo samo 16. Za daljnjih
73 nije poznato mjesto uhićenja, niti mjesto kasnijeg robijanja. Znamo samo da je među
tima navodno bilo 13 preživjelih. 8 Židova Nijemci su streljali iz odmazde u Rijeci, a
još 7 u drugim talijanskim provincijama.
Prema gore navedenim brojevima i prema izvješću posljednjeg predsjednika
Zajednice preživjelih Židova u Rijeci iz prosinca 194567, čini nam se malo
vjerojatnim da se ikada u Kvarnerskoj provinciji provodio, između rujna 1943. i
prosinca 1944., plan spašavanja riječkih Židova ili Židova izbjeglih iz Hrvatske.
Godine 1940., prema tamošnjoj pokrajinskoj upravi, u Rijeci je bilo svega 1.105
64
VAB, k. 882, reg. 19/2-1, 20/2-1, 43/2-1, 50/2-1. AMSF – papir br. 12, 4. armija, «Popis
uzbuna i zračnih bombardiranja – Rijeka i okolica», Matične knjige groblja na Kozali, godine
1939.-1949.
65
DAR, Komisija za ratne zločine, JU16, k. 10.
66
SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI, Il tributo fiumano…, n. dj., str. 24.
67
Isto, str. 67-71.
118
Amleto Ballarini
Židova, od čega 343 strana, 461 bez državljanstva i 301 još s talijanskim
državljanstvom. Dana 18. veljače 1944. Financijska policija ih je prebrojila 881 s
boravištem u Rijeci i u provinciji, od kojih nisu svi bili stvarno prisutni. Žrtve koje
smo mi utvrdili iznose ukupno 389, a preživjelih logoraša 48.
U glavnom gradu provincije provedba aktivnog otpora Nijemcima i fašistima ne
bilježi puno napose teških i krvavih epizoda, te posljedično tome nije bilo ni puno
epizoda odmazde. Bomba je eksplodirala u restoranu «Ornitorinco», uobičajenom
sastajalištu fašista pristalica Talijanske Socijalne Republike, i izazvala je nekoliko
smrti i ranjavanja, te je bilo nekoliko osuda na smrt Tršćanskog i Riječkog posebnog
suda radi hitnog uzvraćanja istom mjerom. Dogodilo se strijeljanje skupine
zatvorenika (većinom Židova) ispred groblja na Kozali, kao odgovor za atentat na
neko sjedište njemačke policije.
Manja mjesta provincije, iako su bila pošteđena zračnih bombardiranja, bila su
najpogođenija, bilo zbog povremenih borbi koje su ih neposredno uključile, ili zbog
njemačkih odmazda pred partizanskim prepadima. Napose, u seoskim i gorskim
mjestima opetovano kidnapiranje civila od strane partizanskih bandi, koje je
započelo već od 1942., bilo je vrlo učestalo i značajno. U nekim je slučajevima
navodno «kidnapiranje» u stvarnosti sakrivalo novačenje novih dobrovoljaca68 i
služilo je kao pokriće za ukućane protiv eventualnih njemačkih odmazda. U drugim
slučajevima «odvođeni» su nestali niušto nakon prijekog ubojstva zbog
osumnjičenosti za kolaboracionizam ili po odbijanju podupiranja partizanskog
pokreta. Za posljednje navedene praksa bacanja u jame na području bivše
Kvarnerske provincije, za koje se dugo mislilo da nema «jama» prikladnih za tu
svrhu, može se dokazati da se ostvarivala već od rujna 1943., te da se nastavila
tijekom čitave 1944. Primjerice trideset i jednogodišnja Nicolina Terdich, seljakinja
iz Sv. Franciška, za koju je proizlazilo da je “odvedena” iz svoje kuće dana 3. ožujka
1944.69 pojavljuje se i na popisu leševa koje je bilo moguće identificirati, izvađenih
iz 4 jame na Učki: jama zvana Janovi Gradac, u mjestu Liganj, duboka 25 metara, 4
leša; jama zvana Tenderlinova na na Učki, duboka 32 metra, 6 leševa; jama zvana
Kolokosno na na Učki, duboka 25 metara, 2 leša; jama zvana Velasten u mjestu
Tuliševici, duboka 20 metara, 5 leševa. Od 17 pronađenih leševa, samo ih je 11
68
ACS, Ministero dell’interno (Ministarstvu unutarnjih poslova), Talijanska Socijalna
Republika, Republička nacionalna garda, k. 31 (Riječka legija), III 6. Izvješće zapovjednika
61. legije njemačkim vojnim zapovjedništvima i središnjim vlastima Talijanske Socijalne
Republike, datirano 6. prosinca 1943.: «Dana 30. studenog, 1. i 2. prosinca tekuće godine mir
Lovranske općine uznemirile su zastrašujuće vijesti, koje su dolazile iz manjih mjesta te općine.
U gore navedenim mjestima i na periferiji Lovrana gotovo svake večeri ‘partizani’ su provodili
nasilna ili dobrovoljna ‘odvođenja’ rođenih u mjestu... Isto, II 33, «Dana 13. lipnja 1944.
proizlazi da su odvedeni iz svojih obitavališta u selu Cala di Moschiena izvjesni Romano
Sencich, od Felicea, i Giovanni Lazzari, od Francesca, što su počinili partizani. Nije poznato
radi li se o prikrivenom novačenju ili o smaknućima».
69
Isto.
70
Isto, «Milicija za teritorijalnu obranu, 3. pukovnija, 61. legija, Izvješće Ureda za političko
ispitivanje, Rijeka, 30. 5. 1944.: «Predmet: Vađenje leševa žrtava partizanske mržnje na području
Učke».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
119
identificirano.70
Bio je znatan broj partizana71, ili osumnjičenih da su partizani, koji su ubijeni u
tvornici riže Sv. Sabe u Trstu, mnogi drugi izgubili su život, kao primjerice Židovi,
u sabirnim logorima podignutim u Njemačkoj.Posljednje izvješće koje je nama
poznato o riječkoj provinciji upućeno je Ministarstvu unutarnjih poslova Talijanske
Socijalne Republike dana 26. srpnja 1944.72 Potpisao ga je dr. Giovanni Papatucci u
svom svojstvu «rukovoditelja’’ policijske uprave, te u nastavku donosimo njegove
najvažnije odlomke:
«Gospodarsko stanje – U posljednje vrijeme sve se više pogoršavalo, bilo ovisno o
općim uvjetima zemlje, bilo ovisno o specifičnim zemljopisnim uvjetima provincije, glede
poznatih, vrlo teških poteškoća s komunikacijama. Taj problem tu dobiva karakter
ekstremne osjetljivosti, budući je Rijeka povezana s ostatkom Republike jednom
željezničkom vezom, koja je stalno u prekidu akcijama sabotaže od strane partizana… Od
toga proizlaze vrlo teške nelagode na prehrambenom polju, a posljedica mu je vrtoglavi
rast cijena, koje tu postižu visine kojima se ne može naći ravne niti u jednoj drugoj
provinciji (…), posljednji napad (zračno bombardiranje od 19/7/1944. – opaska autora)
pogodovao je, s prekidom prometnih veza, dramatičnom dolasku do izražaja od svih
osjećane istine, a to jest da je željeznička pruga od životne važnosti za opstanak Rijeke,
poput pupčane vrpce, koja kada se jednom prekine, grad ostaje odsječen od mogućnosti
bilo kakve opskrbe. Ta okolnost, pridodana onoj o dobro poznatome nedostatku pratnji,
uzbunjuje javni duh, na kojega jako utječe i ima dalekosežne psihološke posljedice napose
na državno osoblje koje je tu u službi. Političko stanje – … Njemački nadzor svakog
područja javnog, gospodarskog i političkog života je potpun i neprotuslovljen. Djelovanje
njemačke policije nastavlja se vrlo često na vrlo širokom polju, po kriterijima surovosti i
apsolutnog nepoštivanja osobne slobode. Počevši od 29. 6. ove godine, provedena je
akcija čišćenja kojom je obuhvaćeno više stotina ljudi (…). Neki od uhićenih, a takvih je
vrlo malo, otpušteni su, drugi su vrlo vjerojatno poslani u Njemačku, ili su izmješteni u
druge zatvore. (…) Nije moguće išta suprotstaviti zlouporabama i zlostavljanjima
počinjenih na štetu talijanskih građana, jer talijanske vlasti ili su posve neupućene u takva
policijska djelovanja, jer su svedene na nemogućnost bilo kakvog stvarnog djelovanja na
tom polju (Policijska uprava) ili ih prokazivanjem podupiru i podržavaju, često zbog
osobne osvete (Milicija i PFR) … Odnosi s hrvatskim vlastima (napose s policijskim
vlastima na Sušaku) zajedljivi su, budući da podliježu utjecaju suvremene, nesretne,
povijesti. Suradnja na polju pravosudne policije gotovo da je bez ikakvog ploda, između
ostalog i zbog zahtjeva hrvatske strane za dopisivanjem na hrvatskom jeziku: Naravno da
sam se odupro (…) Stanje policijske uprave – Potaknut osjećajem dužnosti i duhom
žrtvovanja, prihvatio sam, početkom prošlog travnja, rukovođenje policijske uprave, a da
71
ISTITUTO REGIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NEL FRIULI VENEZIA
GIULIA – POKRAJINSKI INSTITUT ZA POVIJEST OSLOBODILAčKOG POKRETA U FURLANIJI I JULIJSKOJ
KRAJINI, (dalje: IRSMLFV) Ured za povijest, XX tvornica riže, dokument 705: «Popis osoba
pogubljenih u tvornici riže Sv. Sabe kojega je A. Bubnić predao... Serbu zajedno sa popisom osoba
zatvorenih u tvornici riže, 11/11/1970.». Na temelju tog popisa, ubijenih iz Rijeke i njezine
provincije u tvornici riže bilo je ukupno 55 i većinom s hrvatskim državljanstvom.
72
ACS, Ministero dell’interno (Ministarstvo unutarnjih poslova), 1944.-1945. (Talijanska
Socijalna Republika), k. 4, fasc. 26.
120
Amleto Ballarini
nisam dobio ni riječ poticaja ili direktivu iz centra. Ipak prikupio sam, to navodim bez i
najmanje namjere napadanja bilo koga, teško nasljeđe (…) Radilo se o tijelu lišenom
ovlasti i osiromašenog u sredstvima, narušenog ugleda pred talijanskim i njemačkim
vlastima, sa samo djelomično djelotvornim službama i s narušenom stegom kod osoblja
(…) Osoblje – Policajci koji su već više mjeseci razoružani, rastuženi u obavljanju
najjednoličnije redovite administracije, obeshrabreni stalnim šikaniranja od strane
Nijemaca, tijekom dugih mjeseci izgubili su užitak rada (…). Ne bilježe se, u stvari,
slučajevi dezertiranja, ili teški primjeri nedostatka stege (…) Usprkos tome, među njima
su se razvile centrifugalne sile, pretjerani kritizerski duh i kvazinadzor nad kretanjem
policijske uprave, dakle neka vrsta tendencije za podruštvljavanje ovlasti, pogubnog ploda
pretrpljenog poraza (…) Odnosi s njemačkim vlastima – U tu svrhu, već od prošlog travnja
najučinkovitije sam se zauzeo, radi uspostavljanja odnosa razumijevanja i povjerenja s
njemačkim vlastima, civilnim i policijskim, od kojih sam očekivao i materijalnu podršku
koja se slobodno mogla smatrati odštetom za gubitke, zbog oduzimanja oružja streljiva i
prometnih sredstava, koje se dogodilo već prošlog rujna (…), danas je izuzetno osjetljiva
zadaća držati u zajedništvu i pod stegom sastavu policajaca Riječke policijske uprave. U
toj žestokoj borbi, zatvorenoj, iscrpljujućoj, iako sam mogao računati na punu solidarnost
svih kolega, bio sam potpuno sam (…) Načelnik pokrajinske uprave, sudac dr. Alessandro
Spalatin ignorira, iako ga se na to u više navrata podsjećalo, da je šef policije u provinciji.
Nesposoban za učiniti odlučan i ponosan pokret, ravnodušan na zloporabe koje se čine u
njegovo ime, ažuran samo u pogledu svojih sjajnih prihoda, ne čini ništa što bi ga moglo
prikazati kao talijanskog pokrajinskog poglavara talijanske Rijeke …».
Palatuccijevo se izvješće nastavlja, i završava dugom i podrobnom raščlambom
stanja osoblja policijske uprave, koje je tada brojilo samo 13773 osoba, naprema oko
300 kojih je u prosjeku imala prije 8. rujna 1943., i neka računovodstvena pitanja,
koja su se odnosila na istu. Iz te raščlambe nemilosrdno je vidljivo stanje apsolutnog
zastoja i duboke nelagode u kojoj su se zatekli policajci i dužnosnici. Palatuccija su
uhitili Nijemci 13. rujna 1944. i umro je u Dachauu 10. veljače 1945. O razlozima
uhićenja postoje dvije verzije, a niti jednu ne podupiru arhivski dokumenti, koji su
konačni dokaz: prva, koju smo mi smatrali vjerojatnijom, koja se slaže sa službenom
verzijom, koju su Nijemci uputili vladi Talijanske Socijalne Republike, zbog čega je
uhićen nakon pretresa njegova stana, na temelju prokazivanja, tijekom kojega je
navodno pronađen plan, kojega je trebalo poslati Saveznicima, pa je bio preveden na
73
DAR, Kvesture, (op. autora), u tijeku sređivanja i klasificiranja, «Poimenični popis dočasnika
i policajaca Javne sigurnosti raspoređenih u Riječkoj policijskoj upravi, 3. lipnja 1944.». Bilo ih je
svukupno 137, od kojih je toga dana bilo 3 na dopustu, 1 u službi izvan sjedišta, 1 bolestan u
sjedištu, 1 primljen u tršćansku bolnicu i 1 nestao (Giuseppe Strocchia). Razvrstani ovako: 11
dodjeljenih kabinetu policijske uprave; 15 dodjeljenih političkoj postrojbi (prvi i odgovorni
dočasnik Francesco Maione); 17 dodjeljenih pravosudnoj postrojbi; 9 dodjeljenih administrativnoj
postroji; 2 daktilografa 2. i 3. odjeljenja; 7 dodjeljenih zapovjedništvu; 3 dodjeljena zapovjedništvu
stanice; 9 dodjeljenih stražarskoj službi; 3 pozornika u vojarni u Ulici Roma; 2 u službi u bolnici;
2 u uredu za strance; 12 u željezničkom uredu; 7 u lučkom uredu; 4 u uredu mosta na Rječini; 4
vozača; 10 dodjeljenih pokrajinskoj upravi; 1 u znanstvenom kabinetu; 7 za različite službe; 1 u
menzi u Ulici Roma; 4 u menzi Manin; 4 pridružena tršćanskom inspektoratu; 1 dodjeljen uredu
Kabineta.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
121
engleski jezik, uperen stvaranju, u suučesništvu s Giovannijem Rubinijem
(Rubinich),74 samostalne riječke države. Druga verzija, koju smo mi smatrali posve
nevjerojatnom, da je navodno uhićenje u stvarnosti prouzročeno otkrićem njegove
tajne djelatnosti uperene spašavanju tisuća Židova, u ne baš pobliže označenom
vremenu i uz suučesništvo strica, biskupom biskupa Campania u Salernskoj
provinciji, gdje je postojao logor za Židove, uspostavljen nakon rasnih zakona iz
1939.. Iz mjesečnih izvješća logora Campagna proizlazi da, iako je raspolagao s 350
mjesta, nikada nije imao više od 272 internirca, a među tima samo su dva dolazila iz
Rijeke.75 Dopisivanje strica Giuseppea Marije Palatuccija, koje je održavao sa šefom
policije Seniseom, otkriva da je on 1942. bio zainteresiran, prije nego li za zaštitu
Židova u logoru u Campaniji, nego, uz postojanje takvih mogućnosti, za njihovo
izmiještanje u različite logore podignute u drugim talijanskim krajevima.76
Mnogi su u Rijeci pomislili, uključujući i Nijemce, da bi anglo-američko
iskrcavanje spasilo grad od komunističke okupacije, a u stvari pretpostavka nije bila
AMSF, fasc. Mario Rora, rukopisno izvješće Marija Rore Linu Poliju, Gradiška, 27. ožujka
1987.: «...Želim ti ispričati vrlo važan događaj: priču o jednom mučeniku, prvome o kojemu nitko nije
govorio, o inžinjeru Rubinichu. Taj je čovjek imao plan, kojeg je trebalo ostvariti nakon rata: uspostavu
slobodne države, koja je trebala obuhvaćati Rijeku, Zadar, Trst, Goricu, Udine; možda je to bila
utopija, ali je bila ideja. S tim planom bili su upoznati, kako pošteni Riječani, tako i prevrtljivi Riječani,
a i partizani. Oko 20. ili 21. travnja netko je pozvonio na vrata njegovog stana, koji se nalazio iznad
tvornice boja (Colorificio Padoani), ne sjećam se ulice, on je otvorio i ubijen je hitcem iz samokresa...».
75
ACS, Ministero dell’interno (Ministarstvo unutarnjih poslova), DGPS, AAGGRR, vrhovne
(1880.-1954.), M4, «civilna mobilizacija», k. 134 (Sabirni logor Campagna - Salerno), fasc. 16,
Popis nazočnih 16. 9. 1940.: ukupno 272 (opaska autora: nije pronađen niti jedan Riječanin).
Maksimalni dopušteni kapacitet (vidi pismo Salernske pokrajinske uprave od 26. 7. 1940., ur. br.
09094) iznosio je 350 mjesta, i nije smio nadmašiti tu granicu. Dana 14. rujna 1941. (vidi izvješće
Ministarstvu od glavnog inspektora Javne sigurnosti Panarijella) nazočan je bio 141 logoraš, 7
smještenih u bolnicu i 3 na dopustu. Dana 7. ožujka 1942. (vidi izvješće kao što je gore navedeno)
bilo je nazočno 117 interniraca.
76
Isto, dana 26. travnja 1942. biskup Campanije Giuseppe Maria Palatucci sa svojim
pismom, ur. br. 2830, upućenom šefu policije Seniseu, piše ovako: «Inspektor Fašističke
nacionalne partije za ovaj kraj upozorio me da u Campaniji bi mogli imati veliku blagodat,
kakva jest planinsko odmaralište za mladež (GIL), te treba samo zgrada, i da bi bila prikladna
zgrada koju zauzima nešto više od stotine logoraša židovske rase, pa me zamolio da pišem
Vama, ekselencijo, kako biste naredili oslobađanje navedene zgrade. A ja Vam rado, vrlo rado,
upućujem ovu molbu (...) udaljavajući te logoraše, za nas Talijane okončalo bi se da u njihovim
očima stalno imamo ulogu odrpanaca i gnusaca (...) da sam ja na vrijeme znao da će u
Campaniju trebati doći logoraši, bio bih učinio sve što je moguće za sprečavanje toga, upravo
radi izbjegavanja da naše dostojanstvo Talijana bude izloženo ruglu ljudi, koji iako nisu bili
superiorne civilizacije, superiorno je u odnosu na nas po sredstvima i po mogućnosti
provođenja superiornog načina života (...) Udijelite, ekselencijo, udijelite nam milost
određivanja navedene zgrade i učinit ćete sveto djelo (...), tim više što se stotinjak logoraša
može lako razdijeliti po različitim drugim logorima...». Dana 5. svibnja 1942. šef policije je
odgovorio monsignoru Palatucciju da nije bilo moguće smjestiti u druge logore internirce iz
Campanije (međutim u konceptu odgovora kemijskom je prekrižen razlog «budući da su drugi
sabirni logori prepuni interniraca»). Dana 31/3/1943. nazočnih interniraca bilo je 145. Gotovo
svima njima, upravo zahvaljujući izostanku preseljenja u druge sabirne logore srednje i
sjeverne Italije spašen je život, izbjegavši tako njemačke racije u tim krajevima nakon 8. rujna
1943..
74
122
Amleto Ballarini
posve neosnovana. Činjenica jest da su utvrđenja oko Rijeke znatno razvijena i
pojačana.77 Danas se zna o tajnim kontaktima Desete Flotile MAS Talijanske
Socijalne Republike s vojnim i političkim predstavnicima kraljevske vlade s juga78.
Dobro je poznato stajalište Talijanske komunističke partije, koja je preko Togliattija
sročila čak i hipotezu građanskog rata79 u slučaju da Bonomijeva vlada, uz pristanak
saveznika, spriječila jugoslavensku okupaciju Julijske krajine. Dakle, nije bilo
nikakvog iskrcavanja, ali osvajanje Rijeke od strane Narodno-oslobodilačke vojske
Jugoslavije naišlo je na ozbiljne poteškoće. Postrojbe IV. armije koje su prihvatile
teret konačnog juriša uključile su se u dvije uzastopne borbe, koje su se odvile na
području Klane od 21. do 30. travnja. Zadnja je pala obrambena utvrda Sv. Katarine,
gdje je djelovala talijanska postrojba brdskog topništva u okviru Wermachta. U noći
između 2. i 3. svibnja 1945. Nijemci su se povukli, a dana 3. ujutro prodrle su na
Sušak postrojbe 14. brigade 19. divizije80. Gubici koje su pretrpjeli napadači bili su
veliki.81 Dakle, nije bilo nikakve ulične borbe, kako će netko kasnije pokušati
77
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 409: «Posebna pozornost posvećena je (opaska autora –
od strane Nijemaca 1944. godine) utvrđivanju širokog zaleđa Rijeke. To područje trebalo je
poslužiti kako za borbu protiv postrojba Narodno-oslobodilačke vojske Jugoslavije, tako i za
eventualni prihvat savezničkih snaga (...) Nijemci su proglasili Rijeku tvrđavom i pripremili su
je za obranu u širokom krugu. Vanjski obrambeni pojas protezao se od Bakra, preko izvora
Rječine, Kastva i Jušića do Mošćeničke Drage. Unutarnja linija polazila je od Martinščice,
prolazila je preko Trsata i Sv. Katarine, do rajona Matulji, i otuda se spuštala na more».
78
S. DE FELICE, La Decima Flotiglia MAS e la Venezia Giulia 1943.-45. (Deseta flotila MAS i
Julijska krajina 1943.-1945.), Roma, Settimo Sigillo, 2000., str. 108-127.
79
ACS, PCM, 1948.-1950., k. 112, 1.6.1, br. 25049, podfasc. 1-A, dana 7. 2. 1945. Palmiro
Togliatti, u svom svojstvu dopredsjednika Vijeća ministara, pisao je predsjedniku Ivanoeu Bonomiju:
«...Rečeno mi je da je kolega Gasparotto navodno poslao CLNAI priopćenje kojim poziva CLNAI da
naše partizanske postrojbe uspostave nadzor nad Julijskom krajinom radi sprčavanja da u nju prodru
postrojbe jugoslavenske partizanske vojske naredba poput one koju navodno sadrži Gaspaottovo
priopćenje, ne samo da je politički pogrešna, nego teška, najopasnija po našu zemlju. ...Naredba koju
je navodno izdao Gasparotto konkretno bi, dakle, značila kazivanje CLNAI-ju da mora sukobiti naše
partizanske posrojbe protiv Titovih. ... Što se tiče unutarnjeg stanja, radi se o naredbi da građanski
rat...» (opaska autora – pocrtavanje je izvršeno ručno, vjerojatno od primatelja pisma).
80
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 531.
81
«Globus», Zagreb, 10/2/1995., intervju Oskara Piškulića: «...Talijani su se odupirali u
bunkerima Sv. Katarine dva tjedna nakon kapitulacije (opaska autora – očigledno se odnosi da
predaju njemačkih postrojba u Italiji). A zašto? Mnogo je naših Dalmatinaca poginulo u jurišima
na te bunkere. Talijani se nisu htjeli boriti protiv Nijemaca. Što sve nisu učinili (...) Pa onda, kad
stigneš u grad, kako možeš oprostiti?».
82
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 481: «Bilo je planirano da u borbama za oslobođenje grada
Rijeke sudjeluju 4 bojne Riječana, koji su trebali probiti prolaz od predgrađa (Zamet, Drenova,
Škurinje i Sv. Katarina) prema središtu grada. Zapovjedanje tim snagama povjereno je Nellu (Nicu)
Pitaccu. (…) O tom pitanju pisao je Romano Glazar: «Prije oslobođenja nalazilo se u gradu otprilike
15 naših drugova članova Narodno-oslobodilačkog odbora i političkih djelatnika, svih u ilegali,
naoružanih strojnicama i samokresima, koji su bili zaduženi za održavanje veza s organizacijama na
terenu i u određeno vrijeme za osnivanje narodne milicije, zagospodariti tvornicama i osiguravati
različita postrojenja, skladišta živežnih namirnica, oružje, promet i razoružavanje neprijateljskih
vojnika po ulicama... Planovi su bili doista ambiciozno sročeni, ali snage koje su ih trebale ostvariti
nisu im bile srazmjerne, odnosno nisu se dovoljno angažirale za ostvarenje povjerenih im zadaća...».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
123
tvrditi, i napose, usprkos tome što se to već duže vrijeme planiralo82, nije bilo
nikakvog unutarnjeg prevrata, bilo talijanskog ili hrvatskog, radi olakšanja zadaće
Titovim ljudima».
Od 3. svibnja 1945. do 31. prosinca 1947.
Kada su u deset ujutro u četvrtak, 3. svibnja 1945., prve kolone Narodnooslobodilačke vojske započele silaziti s Kozale radi okupacije grada, sami ljudi iz
gradskog Narodno-oslobodilačkog odbora, koji su trebali poticati unutarnji prevrat,
već su bili poduzeli temeljne korake za obnašanje vlasti i za održavanje javnog reda.
Od prvih mjeseci 1945. na nizu sastanaka održanih u Zametu, na kojima je
prisustvovao Romano Glazar kao predstavnik gradskog odbora Komunističke partije
Hrvatske, odlučeno je povjeravanje predvođenju priprema Franji Kordiću u
njegovom svojstvu predsjednika gradskog Narodno-oslobodilačkog odbora. Ulogu
tajnika imao je Vlado Hreljanović Doro, «dok su za rukovođenje različitim
područjima određeni Giovanni Cucera Pino za industriju, Petar Klausbergher za
društvena pitanja, Ruža Bukvić Ranka za naobrazbu i kulturu, Luciano Michelazzi
za sindikate, Mario Spiler i Petar Katalinić za Narodno-oslobodilačku frontu
Jugoslavije»83. Od prvog trenutka početno ljudstvo uključivano je i izmjenjivano
prema potrebama koje su nastajale zbog improvizacija na koje su učestalo bili
prisiljeni oni koji su bili određeni za zamjenjivanje starog vodstva, profesionalno
obučenog, te tehničkog i upravnog osoblja prethodne uprave. Upravni odjel
Gradskog narodno-oslobodilačkog odbora, koji je imao ulogu općinskog odbora,
povjeren je Eriu Franchiju i «Odjel za red i javnu sigurnost» Piškuliću84. Dana
20/5/1945. Narodno-oslobodilački odbor za Rijeku predložio je Mobilizacijskom
83
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 479, Kod nabrajanja imena slovo A pretpostavlja: «Već na
početku 1945. partijska vodstva bila su utvrdila zadaće svojih organizacija i Narodnooslobodilačkih odbora glede priprema za preuzimanje vlasti (...) Gradski narodno-oslobodilački
odbor Rijeke održao je u Zametu čitav niz sastanaka s ljudima odabranim za preuzimanje mjesta
ravnatelja, komesara i drugih dužnosti (...) U pripremama za oslobođenje najveća pozornost
posvećena je Rijeci, budući da složenost političkih, gospodarskih i pitanja drugačije prirode
predstavljala najveći problem».
84
«Vjesnik», sv. XIX, Rijeka, 1974., str. 332, «Zapisnik Prve Konferencije predstavnika
Upravnog odjela ONOO-a za Hrvatsko Primorje, Upravnih i drugih odjela KNOO-a i GNOO-a
Hrvatslog primorja i ZAVNOH-a». Ovaj zapisnik je bio sastavljen dana 16. svibnja 1945.,
prigodom prvog sastanka održanog pri upravnom odjelu Okružnog narodno-oslobodilačkog
odbora za Hrvatsko primorje i Sušak s voditeljima sekcja upravnih odjela i šefovima sekcija za red
i javnu sigurnost kotarskih i gradskih narodno-oslobodilačkih odbora: «Prisutni za narodnooslobodilački odbor Rijeke drug Erio Franchi, šef sekcije upravnog odjela, Stanko Piškulić, šef
sekcije za red i javnu sigurnost» (opaska autora – smatramo da se navedeni Stanko Piškulić ima
poistovijetiti s Oskarom Piškulićem zvanim Žuti. Ime Oskar je pogrešno transkribirano kao
Stanko. O nekakvom Stanku Piškuliću sa specifičnim zaduženjima u Narodno-oslobodilačkom
odboru Rijeke nema ni traga u raspoloživim službenim spisima, niti proizlazi da je itko s takvim
imenom tada boravio u gradu – vidi službeno pismo Talijanskog Veleposlaništva u Rijeci koje se
nalazi u AMSF ).
124
Amleto Ballarini
odsjeku, radi odgovarajućeg ovlaštenja, sljedeće vodstvo: predsjednik Franjo
Kordić, tajnici Teodor Hreljanović i Franjo Surina, pročelnik upravnog odjela Erio
Franchi85, pročelnik odjela tehničkih radova Dino Faraguna, pročelnik za promet
Natale Rak, pročelnik industrije i obrta Giovanni Cucera, pročelnik socijalne politike
Petar Klausberger, pročelnik trgovine i opskrbe Amedeo Uršić , pročelnik
poljoprivrede i šumarstva Franjo Ferman, pročelnik financija Giuseppe Fattori86. Za
djelatnost upravnog odjela od svibnja do prosinca 1945., donosimo najvažnije
odlomke izvješća sastavljenog u ožujku 1946.:
«Upravni odjel je uspostavljen odmah po oslobođenju 3. svibnja 1945. na organizacijskim
osnovama za velike gradove. Odjel je bio bez specijaliziranog rukovodstva (…) uzet je u
službu dio starog aparata iz bivše uprave, koji je u vrijeme borbe surađivao s narodnooslobodilačkim pokretom. Odjel je preuzeo veliki dio (sic) nadležnosti bivše pokrajinske
uprave i općine Rijeka, izuzev nadležnosti nad političkim poslovima. Tako ustrojen obavljao
je vlastitu djelatnost tijekom vremena dok nije ustrojena ni Vojna uprava u Sudska vlast (…).
Pridružena njoj, osnovana je Narodna milicija, zapovijedanje kojom je podčinjeno šefu
odjela. (…) Za njezino zapovijedanje nije bilo dovoljno časnika, pa su za zapovjednike
85
A. BALLARINI, Intervju sa dr. Eriom Franchiem, u «Fiume», 1996., br. 32, II polugodište, str.
10-38. Uloga tog odgovornog za upravni odjel, koji danas živi u Italiji, čini se da nije bila upravo
onakva kakva ispada iz intervjua reviji «FIUME», br. 32, II. polugodište 1996., prije pronalaska u
arhivima dokumenta (vidi prethodnu bilj.), koji ga prikazuje zajedno s Piškulićem (tom prilikom
zvanog, po našem mišljenju krivo, Stanko) na važan sastanak Narodno-oslobodilačkog odbora za
Primorje, koji se održao u Sušaku 16/5/1945. U tom intervjuu on je izjavio: «Pa nisam bio osoba,
koju valja povezati s određenim političkim odlukama. Toliko što se tiče ubojstava... svakako
doznao sam o Riccardu Giganteu, doznao sam o doktoru Blasichu, doznao sam o doktoru
Sincichu... ubojstvo Baccija i Gigantea opravdano je s činjenicom što su bili fašistički eksponenti,
o drugima, autonomašima, uključujući i Skulla, rečeno je ‘Politička nužda’... ali to je bio posao
UDBE, Oskara Piškulića i Emila Karadžije Domaćeg, onih četvorice ili petorice koji su bili
kolovođe te organizacije... Ali znam da prepadi UDBE, ondašnje OZNE, ubojstva koja su počinili,
između ostalog i pljačke, jer se kasnije doznalo da su prisvojili i neka dobra, Žuti Piškulić kao prvi,
bile su sve stvari koje su se događale na drugom polju. Mi smo bili, kažem mi idealisti, dežurni
glupani, na vrhuncu eksponiranosti javnosti, ali s najmanjom mogućom umiješanošću u odluke...».
U vrijeme tog intervjua nismo ni znali da za ubojstvo autonomaša Blasicha i Skulla osuđena na
smrt dva obična razbojnika, presudom koja je javno obznanjena dana 7/5/1945., sa zajedničkim
potpisom istog Eria Franchija i Franje Kordića. Dakle, ili su dva osuđenika ovisila od OZNE i
podmetnuti su kao obični razbojnici, ili su to bili obični razbojnici o kojima se Erio Franchi uopće
ne sjeća. Ali zašto je samo u ovom slučaju OZNI, koja je harala s ubojstima, uhićenjima i
deportacijama stotina ljudi, trebala posebna inscenacija? S druge pak strane, doktor Erio Franchi u
siječnju 1946. je čak naveden kao “šef OZNE” od strane talijanskih policijskih organa: ACS,
Predsjedništvo Savjeta ministara, 1951.-1954., kat. 15.2, fasc. 10599, podfasc. 1, Aktivnosti
Jugoslavena, Izvješće od dana 28/1/1946., potpisano od šefa policije i upućeno Predsjedniku
Savjeta: «Radi vijesti prepisujemo sljedeće izvješće upućeno ovom Glavnom ravnateljstvu udinski
šef policije: ... čini se da šef OZNE putuje u automobilu s registarskim oznakama FI 32654. On je
prepoznat kao izvjesni Franchi Erio (sic), doktor političkih znanosti, s boravištem u Rijeci.
Primijećen je nekoliko puta u Udinama, zajedno s drugim pojedincima, koje se nije uspjelo
identificirati... Čitavom Furlanijom, i napose onom istočnom, krstare slavenski agenti, koji traže
žito, svakovrsne živežne namirnice, prijevozna sredstva, oružje, vojnu opremu i sve što može biti
korisno za Titove oružane snage. Njih u tome učinkovito pomažu mjesni proslavenski elementi
učlanjeni u Komunističku partiju Italije...».
86
DAR, NOO, JU 16, k. 2, «Tajništvo».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
125
postavljeni bivši borci Jugoslavenske armije i ljudi iz ilegale (…) Današnje osoblje obuhvaća
(…) Narodnu miliciju 220 (…) Odjel javnog reda i sigurnosti bio je pretrpan zbog učestalih
krađa (…) Od svibnja do prosinca dogodilo se krađa, provala, utaja, prijevara (…) Kroz
zatvore je prošlo 528 osoba (…) Odjel za konfiskacije i zapljene proveo je 368 predmeta
zapljene, od kojih 257 se odnosilo na narodne neprijatelje ili odsutne iz Rijeke zbog
nepoznatih razloga, što je prošlo pod Upravu za narodna dobra (…) Neophodna je uska
suradnja s Javnim tužiteljem i Sudom (…) trenutno stanje Narodne milicije zadovoljava samo
50% neophodnog broja potrebnih ljudi (sic) radi dobrog ostvarivanja službe. U borbi protiv
špekulacija i gospodarske sabotaže treba angažirati sve organizacije pokreta i široke narodne
mase…»87.
Valja naznačiti da u okviru gradskog Narodno-oslobodilačkog odbora
uspostavljen, već dva tjedna nakon ulaza jugoslavenskih postrojba u Rijeku, poseban
Ured «za konfiskaciju dobara narodnih neprijatelja»88 i to prije početka djelovanja
gradske Komisije za ratne zločine i gradskog Narodnog suda. Prilikom prvog
sastanka šefova upravnih odjela, te reda i javne sigurnosti različitih kotarskih i
gradskih odbora Primorja, održanog na Sušaku dana 16/5/1945., prikazano je
prisutnima značenje za novu vlast koje je imalo to pitanje:
«Drug Branko Karaman referent za provođenje konfiskacija (…) ističe njihovu važnost u
okviru Narodno-oslobodilačke borbe i neposredno nakon oslobođenja, i to napose na
području kao što je ovo, koje je tijekom mnogo godina trpjelo pod jarmom okupacije i otpor.
Po pronalasku vlasništva osoba njemačke nacionalnosti, ratnih zločinaca i neprijatelja
potrebno je primijeniti krajnju brigu i poslužiti se suradnjom masa (…) Ne smijemo se
ograničiti samo na pronalasku nepokretnih dobara tih osoba, jer ta dobra često predstavljaju
samo zanemarivi dio u odnosu na prava raspolaganja: depoziti u bankovnim i drugim
ustanovama, dionice, poduzeća, kredite itd. Dakle, potrebno je utvrditi i pronaći i tu vrstu
posjeda. S jedne strane, okružni Narodno-oslobodilački odbor objavljuje javni proglas
građanstvu da prijavama pomogne narodnoj vlasti, a s druge strane, dužnost je glavnih,
okružnih i gradskih narodno-oslobodilačkih odbora razjasniti pučanstvu značenje svega toga
(…) Vlasništvo ratnih zločinaca i narodnih neprijatelja bit će konfiscirano samo na temelju
presude Vojnog ili Narodnog suda, ali upravne službe zajedno s nadležnim organima postarat
će se da dobra tih osoba, još prije presude, budu zaplijenjena i osigurana državnoj upravi. Isto
se ima dogoditi sa slobodnim dobrima, odnosno s dobrima onih koji su odsutni, pošto su
pobjegli iz mjesta stalnog boravka ili ih je neprijatelj silom odveo. Takva se dobra, do nove
87
Isto, k. 17, Izvještaj Upravnog odjela Gradskog narodno-oslobodilačkog odbora od dana 6.
ožujka 1946..
88
Isto, k. 10, Gradski narodni-oslobodilački odbor, 17/5/1945.. Popis osoblja u uredu za
konfiskaciju dobara narodnih neprijatelja (u zagradi mjesto rođenja); Komisija: Mario Dassovich
(Rijeka), Guglielmo Klausberger (Rijeka), Vittorio Marot (Rijeka), Gino Lukich (Rijeka);
unutarnji činovnici: Rodolfo Jugo (Rijeka), Giuseppe Branelli (Rijeka), Bruno Masi (Poreč);
povjerenik za očevid: Antonio Schibotto (Vicenza), Mario Rovani (Rijeka), Dante Emiliani
(Rijeka), Renato Juranich (Rijeka), Antonio Pavlovich (Pazin), Eligio Stibellini (Rijeka), Eleuterio
Sirotich (Buzet), Eugenio Prodam (Pazin), Innocenzo Dopudi (Rijeka), Eugenio Bobek (Rijeka),
Giovanni Marot (Rijeka), Doimo Malekar (Zagreb), Giovanni Cucceli (Rijeka), Tiberio Birolini
(Rim), Luigi Brazzoduro (Rijeka), Vilim Sincich (Rijeka).
126
Amleto Ballarini
obavijesti, imaju čuvati od propadanja i staviti pod privremenu upravu (…) Posjedi zajednica
koje su ranije bile fašističke/talijanske, imaju se zaplijeniti do nove obavijesti. Posjedi ratnih
zločinaca koji su tijekom Narodno-oslobodilačke borbe likvidirani, postupit će se kao u
slučaju narodnih neprijatelja, koje je sud osudio na konfiskaciju dobara. U pogledu posjeda
žena narodnih neprijatelja, postoje posebne upute Ministarstva (…) djeca osoba kojih je
konfiscirana imovina (…) nemaju nikakvo pravo na tu imovinu…».
U pogledu talijanskih građana, koji u očekivanju potpisa Mirovnih sporazuma
namjeravali napustiti teritorij:
«…Talijani koji nemaju namjere ostati na našem teritoriju, nego koji se žele preseliti u
Italiju, nisu dužni ostati u našoj vojsci niti na radnom mjestu. Tim osobama, ako nisu krive za
zlodjela, bit će omogućen odlazak iz naše zemlje, naravno uz uvjet da preseljenje ima trajni
karakter i da ne predstavlja pokušaj izbjegavanja vojne službe…»89.
Dana 24. svibnja 1945. priopćenje br. 45 Narodno-oslobodilačkog odbora Rijeke
donio je, u stvari, pravila za izdavanje propusnica onima koji su namjeravali otići u
Italiju:
«1) osoba koja namjerava otići osobno mora podnijeti zahtjev, kojemu je dužna priložiti
slijedeće izjave: a) izjava o pokretninama i nekretninama koje ostavlja u gradu, s navodom
osobe kojoj je povjereno čuvanje tih dobara; b) zlato, vrijednosni papiri, dionice, novac i sve
druge vrijednosti imaju biti pohranjeni pri Središnjoj banci (bivšoj Talijanskoj banci /Banca
d’Italia) i priložiti odgovarajuću izjavu. Svaka osoba može ponijeti sa sobom svoju osobnu
odjeću do najviše 50 kg i iznos novca od 20.000 lira za sebe, kao oca obitelji, i daljnjih 5.000
lira za druge članove obitelji koji putuju s njim; sve to u bonovima (opaska autora: koji preko
granice nisu imali nikakve vrijednosti).»90
Val zapljena i konfiskacija91 premašio je, po našim saznanjima, dvije tisuće
poduzetih mjera od 1945. do 1948., a obrazloženih općenitim uzrocima, bez ikakvog
sigurnog dokaza i bez mogućnosti obrane, nadmašujući, što se tiče nekretnina, njih
oko 1.500 koje su izbjegle zračna i kopnena bombardiranja, te njemačke mine. Sve
se to događalo usporedo s uhićenjima i ubojstvima koja se mogu razvrstati u dvije
različite faze:
Prva faza. Ograničava se otprilike na razdoblje svibanj-listopad 1945., u kojoj
pored prostačke i temeljite hajke na Talijane, Riječane i ne-Riječane, fašiste,
policajce, karabinjere i financijske policajce, od strane vojnika potpomognutih od
«Vjesnik», sv. XIX, Rijeka, 1974., navedeni dokument, str. 337.
«La Voce del Popolo», 24/ 5/1945..
91
Vidi popis osuđenih riječana od 3/5/1945. i dalje, u Prilozima.
92
«La Voce del Popolo», 7/5/1945.: Službeno priopćenje Narodno-oslobodilačkog odbora
Rijeke, Upravni odjel, sa zajedničkim potpisom predsjednika Franje Kordića i šefa odjela Erija
Franchija upoznavalo je građanstvo sa smrtnim presudama, glede ubojstva i otimanja, na teret
Riccarda Pilepića i Clementea Smelija, rođenih u Rijeci, te Giovannija Brodičića i Antonija
Antoninija, rođenih u Trstu i u Puli.
89
90
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
127
gradske Narodne milicije i od mjesnih pojedinaca zaduženih za sigurnost i za javni
red, čini se da je dokazana, barem prema presudama vojnih vlasti i djelatnost običnih
razbojnika, koji su se bavili ubijanjem radi otimanja92. Zbog te posljednje djelatnosti,
dakle, a ne kako se tvrdilo, zbog političkog plana uklanjanja pristalica autonomačkog
pokreta, navodno su umrli Mario Blasich, Nevio Skull i Radoslav Baucer. Ne može
se isključiti da strategija smrtnih presuda nekim «drugovima koji su pogriješili»
prigodno prerušenih u navodne lopove, je poslužila ponekad kao djelomično pokriće
za brojna nedjela koja su bila tada u tijeku. U komunističkim sustavima čitavoga
svijeta nije bilo neuobičajeno insceniranje sličnih farsi, a onaj Titov, i prije i poslije
1948., nije izmicao pravilu.93 Ostaje činjenica da u ovoj prvoj fazi ubojstva i
nestanaca, koji se sa sigurnošću mogu pripisati tijelima zavisnim od vojnih i
političkih vlasti, događala su se pred očima prestrašenih građana. Autonomaš
Giuseppe Sincich odveden je iz svog stana i ubijen je nedaleko rafalima iz strojnice,
senator Riccardo Gigante je odveden zajedno s drugima u smjeru Kastva i nestao je,
senator Icilio Bacci94 pojavio se radi preuzimanja propusnice za Trst, ali zadržan je i
J. PIRJEVEC, Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918.-1992. storia di una tragedia (Vidovdan.
Jugoslavija 1918.-1992. povijest jedne tragedije), Torino, Nuova ERI, 1993.: «…pred kraj travnja
(1948., opaska autora) jugoslavenski sudski slučajevi obogaćeni su procesom, organiziranim protiv
grupe istaknutih slovenskih komunista, koji su tijekom rata bili internirani u Dahauu, te su zbog
toga najprije optuženi da su se stavili u službu Gestapoa, a zatim zapadnih imperijalista (ali čini se
da su bili osumnjičeni da su agenti NKVD-a). Proces, koji je predstavljao još jedan korak na putu
represije – nakon onih organiziranih protiv klasnih neprijatelja i ‘suputnika’ od prethodnih godina
– završio se s 11 smrtnih presuda i s drugim teškim zatvorskim kaznama. To je bio pokajnički obred
s očitim staljinističkim obilježjima, dramatična inscenacija…».
94
AMSF, Icilio Bacci, Pismo gospođe Lidije Bacci-Urbani supruge dr. Icilija Baccija, Sirolo
(Ancona), listopad 1945., upućeno generalu Peki Dapčeviću, zapovjedniku IV. Jugoslavenske
armije, u Opatiju, u kojemu traži suprugovo oslobađanje: «Moj suprug je uhićen 21. svibnja 1945.
po nalogu OZNE i upućen je u pravosudni zatvor u Ulici Roma, nakon nekoliko dana obavljena je
rekvizicija svog najmeštaja iz stana i iz bilježničkog ureda, smještenih na prvom katu zgrade br. 5,
na Trgu kraljice Elene u Rijeci. Pošto je ustanovljeno njegovo teško zdravstveno stanje, moj suprug
je smješten u zatvorsku ambulantu, odakle je dana 10. kolovoza interniran u neki logor u
Jugoslaviji... Proteklog svibnja, kada se donekle razjasnilo stanje Rijeke, te s jedinim ciljm da me
ponovno vidi i da zajednički proslavimo, u društvu bliske rodbine, četrdesetu godišnjicu našeg
vjenčanja koja je bila proteklog 10. lipnja, moj suprug sa susretljivom podrškom nekih od novih
vlastodržaca u gradu, među kojima i drug Surina, zatražio je dobivanje propusnice za odlazak u
Veronu. Dana 21. proteklog svibnja on je upućen u sjedište OZNE, kamo je u međuvremenu poslan
njegov zahtjev za izdavanje putne dozvole. Međutim, šef tog ureda, drug Žuti, zadržao ga je i
zatim ga je prebacio u pravosudni zatvor, gdje je zbog svog zdravstvenog stanja smješten u
ambulantu...». Pismo dr. Oscara Sperbera, očevidca riječkih događanja iz svibnja 1945., koji je
kasnije, nakon egzodusa, bio glavni tajnik Provincije Bergamo, upućeno gospođi Lidiji Bacci dana
9. rujna 1954.: «U stvari nekoliko dana od senatorovog uhićenja, pučanstvo središta grada
prisustvovalo je nijemo i nemoćno odnošenju prekrasnog namještaja iz njegove udobne kuće i
njegovog ureda. Kako bi to što brže obavili, izvršitelji naloga o zapljeni spuštali su namještaj s
velikog balkona. Dolje, pred kućnim ulazom i slastičarnicom Piva veliki kamion prihvaćao je
ukradeno... Ma kakva svjedočanstva! Ima ih na tisuće. A bilo bi dovoljno nešto dobre vjere da ih
se nađe tamo u Rijeci, i to službenog karaktera. Ali tko zna jesu li još živi oni koji su u tom
nesretnom vremenu držali grad u rukama, materijalni izvršitelji zapovjedi iz centra? Različiti
drugovi Žuti, Surina, ing. Faraguna, drugarica Gioia Scrobogna, sam dr. Scrobogna...».
93
128
Amleto Ballarini
nestao, ista je sudbina zadesila i bivšeg gradonačelnika Carla Colussija i njegovu
ženu, učiteljicu Margheritu Sennis, a to su samo najpoznatiji slučajevi, bila je
dovoljno takvih ljudi liqvidirati, ne samo za širenje straha, nego i za sprečavanje
rodbine drugih manje poznatih iz svakog gradskog rajona, koji nisu bili nužno fašisti,
na traženju vijesti o njima. Pridodajmo tome, uhićenje i deportaciju na nepoznato
odredište barem 78 pripadnika mjesne policijske uprave95, 50 pripadnika financijske
policije i 10 pripadnika karabinjera.
Ta faza, u kojoj su mjesni elementi predvođeni od Narodno-oslobodilačkog
odbora i postrojbe Narodno-oslobodilačke vojske predvođene od OZNE posvetile su
se, jako motivirane staljinističkim komunizmom, nekoj vrsti «ideološkog
95
ACS, Ministero dell’interno (Ministarstvo unutarnjih poslova). Kabinet 1944.-1946., k.
140, fasc 12418, «Situacija u Rijeci», Pismo Ferruccia Parrija admiralu Elleryju W. Stoneu,
glavnom komesaru Savezničkog povjerenstva, dana 26/6/1945.: «...dobili smo vijest da su
jugoslavenske okupacijske vlasti grada Rijeke provele uhićenje svog osoblja policije,
uključujući i dva dužnosnika, sedam redovitih činovnika, tri portira i oko 75 policajaca, od
kojih je petnaestero naknadno pušteno. Navedeno osoblje navodno je upućeno u Hrvatsku radi
interniranja u sabirni logor. Čini se da je ista sudbina zadesila neke dužnosnike pokrajinske
uprave. Bio bih Vam jako zahvalan ako biste ljubezno pokrenuli nadležne vojne vlasti u tom
području glede poduzimanja potrebnih koraka glede oslobađanja gore navedenog osoblja i
općenito talijanskih građana uhićnih i deportiranih iz Julijske krajine...» Pismo admirala Stonea
Parriju od 6/7/1945.: «...žao mi je što Vam moram priopćiti da moje zanimanje do sada nije
imalo pozitivnog ishoda...». Pismo Stonea Parriju od 18/7/1945.: «...Prenio sam pitanje
Savezničkom vrhovnom zapovjedništvu, koje je podsjetilo da se Rijeka nalazi u jugoslavenskoj
okupacijskoj zoni i da tamo ne postoji nikakve savezničke vlasti. Savezničko vrhovno
zapovjedništvo predlaže da se Vaša vlada obrati američkom i britanskom veleposlanstvu, kako
bi ona poduzela neke zajedničke korake kod jugoslavenske vlade u ime talijanske vlade». Vidi
i ACS, PCM, Talijanski dužnosnici, agenti i vojnici uhićeni i deportirani tijekom okupacije
Julijske krajne k. 19/5, br. 40729. Pismo vrhovnog zapovjedništva savezničkih snaga
Ministarstvu unutarnjih poslova. Glavnom ravnateljstvu javne sigurnosti, od dana 10/6/1947.:
«U odnosu na vaše pismo 442/9769 od dana 5. svibnja 1947. Usprkos opširnoj istrazi, koju su
tijekom dugog vremena provodile savezničke vlasti, nije se moglo dobiti nikakve obavijesti
glede sadašnjeg stanja osoblja koje je pripadalo bivšoj riječkoj policijskoj upravi». Što se tiče
riječke policijske uprave i desetkovanja njezinih pripadnika od Narodno-oslobodilačke vojske
Jugoslavije usporediti i Il tributo fiumano all’olocausto…, n. dj., str. 16-23.
96
G. STELLI, «Un caso di genocidio ideologico: Venezia Giulia e Dalmazia 1943.-1948.»
(«Slučaj ideološkog genocida: Julijska krajina i Dalmacija 1943.-1948.»), u «Fiume», br. 38,
(1999.), str. 32-36., ako ćitamo djelo Marija Pacora primjera metode najekstremnijeg
umanjivanja i opravdanja Confine orientale: questione nazionale e resistenza nel Friuli
Venezia-Giulia (Istočna granica: nacionalno pitanje i otpor u Furlaniji i Julijskoj krajni, Milano,
bez izdavača, 1964), gdje autor piše: «Revolucionarna vojska i država zamjenjivale su staru
fašističku državu... Trebalo je, po kriterijama koji su oćito tih dana prevladali, ukloniti ili
neutralizirati svaki ostatak, u osobama i u organizacijama koje su s tom državnom surađivale.
Bilo je na istaknutom socijalističkog svijeta u ekspanziji, sučeljeni s novim neprijateljem,
imperijalizmom i grupama koje su se iako uz subjektivno prihvatljive razloge, na njega
oslanjale i služile mu: trebalo je, po istim kriterjima, ukloniti ili neutralizirati vodeće
pojedince». Stelli tvrdi, oslanjajući se na logiku koja se teško može osporiti, da «...Pahor ne
primijećuje kako opisuje strukturu ideološkog genocida, odnosno logiku potpunog uklanjanja
neutraliziranja protivnika...».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
129
genocida»96 koji možda nikada neće biti pobliže kvantificiran, bila je ista u čitavoj
Julijskoj krajini, i napose je otvorila, posebice na području Gorice i Istre, dramatično
poglavlje, koje do sada nije potpuno ispisano, o «bacanjima u jamu» koja su izazvala
međunarodnu reakciju97, takvu da je prilično štetila teritorijalnim zahtjevima koje se
Jugoslavija spremala postaviti na stolu mirovnih pregovora.
Tito, koji je u svakom trenutku dobro znao procijeniti kakvu politiku valja
provoditi, je zapovjedio prije kraja 1945. prestanak prijekih likvidacija98 i silom je
zabranio diskriminirajuće deportiranje Talijana na okupiranim područjima99, ali
istovremeno, odbijajući raspuštanje OZNE, rekao je i nešto što je posredno
97
G. SALOTTI, Il dramma di Fiume nel secondo dopoguerra («Riječka drama u drugom
poraću»), «Fiume», 7, (1984.) str. 33: “Već prva počinjena djela od strane novih okupacijskih
postrojba izazvala su – i kod one strane koja je aktivno pristupila partizanskom pokretu –
mješavinu preneraženosti i straha. Istoga su dana, u stvari, nalijepljeni na gradske zidove plakati
na hrvatskom jeziku, izuzev jednoga na talijanskom, u kojima je Naodno-oslobodilački odbor,
smješten u guvernerovoj palači, proklamirao pripajanje Rijeke Hrvatskoj... nije se još ugasilo
sjećanje na nasilje počinjeno od njemačkih postrojbi, a započelo je ono novih okupatora...
Priželjkivane reakcije savezničkih snaga ograničile su se na poruku, koju je general Alexander,
zapovjednik savezničkih vojski u Italiji, uputio 18. svibnja 1945. postrojbama, objelodanjujući
kršenje obveza preuzetih od strane Jugoslavena glede Julijske krajine (opaska autora: u odnosu na
sporazume sklopljene s maršalom Titom u Bolseni u rujnu 1944.), te izjavljujući da je to podsjećalo
na Hilerove, Mussolinijeve i japanske metode. Naknadno je, međutim, (9. lipnja) postignut
sporazum, između generala Morgana na savezničkoj strani i generala Arse Jovanovića na
jugoslavenskoj strani, koji je podjelom Julijske krajine na dvije zone (Zona A, u koju su uključeni
Trst, Pula, Gorica i razna mjesta na Krasu, koja su ranije okupirale jugoslavenske postrojbe,
povjerena je okupaciji Saveznika; zona B, koja je obuhvaćala ostatak Julijske krajine, povjerena je
jugoslavenskoj okupaciji) spriječio mogućnost zahvaćenog pučanstva na slobodno posezanje za
pravom na samoodlučivanje».
98
M. ĐILAS, Compagno Tito («Drug Tito»), Milano, Mondadori, 1980., str. 111: «U mojim
ratnim memoarima podsjećam da je Tito krajem 1945. zapovijedio prestanak ubijanja bez procesa
i bez presuda, koje je provodila tajna policija, u to vrijeme nazivana OZNA».
99
ACS, CCLN, 1944.-1946., k. 4, «Talijansko-slavenska antifašistička unija Trsta», fasc. 67, J.
Broz Tito: «Koje se prepreke isprečuju uspostavljanju normalnih odnosa između Jugoslavije i
Italije» 1945. (preslika): «...Sav se talijanski tisak slaže u napadanju Jugoslavije oko navodnog
interniranja više tisuća talijanskih državljana iz Zone A. Ti su napadi potpuno tendenciozni, jer ne
odgovaraju činjeničnom stanju. Naša je vlada, u Beogradskom sporazumu, pregovarajući o
utvrđivanju demarkacijske crte u tzv. Julijskoj krajini, odlučno odbila saveznički zahtjev za
povratkom navodno interniranih talijanskih građana, koje su jugoslavenske vlasti navodno povele
sa sobom prilikom svoje evakuacije iz Zone A. Jugoslavenska vlada odbila je taj zahtjev zbog
jednostavnog razloga što u Jugoslaviji nema tih interniraca, kao što ih nije bilo ni u prošlosti.
Usprkos tome, opetovano je upućivan jugoslavenskoj vladi, preko savezničkih vlasti, popis od
2.500 navodnih talijanskih interniraca. Taj popis ima vrlo sumnjiv sadržaj...».
100
J. RIDLEY, Tito…, n. dj., str. 237-238.
101
«La Voce del Popolo», 30/10/1945., «Naredba. Opće odredbe o pravosuđu na riječkom
području. Gradski narodno-oslobodilački odbor Rijeke s obzirom na potrebu reguliranja pravosuđa
na teritoriju u njegovoj nadležnosti. U dogovoru s Vojnom upravom Jugoslavenske armije,
određuje slijedeće: I. Na riječkom području građanske i krivične postupke riješavaju isključivo
narodni suci u Prvostupanjskom i Narodnom sudu. Kod dijeljenja pravde, narodni suci će se
pridržavati važećih zakona, ukoliko isti nisu u suprotnosti s duhom i interesima narodnooslobodilačkog pokreta. U takvim slučajevima, oni će suditi po načelu osjećaja pravičnosti...»
130
Amleto Ballarini
opravdavalo djelovanje ekstremista na dužnosti: «Ako OZNA unosi strah u kosti
onome koji ne voli novu Jugoslaviju, stvar ide u prilog našeg naroda».100
Druga faza. Od 30. listopada 1945. nadalje,101 započeli su djelovati Narodni
sudovi, koji su uz sudjelovanje Vojnih sudova (jedino nadležnih za izricanje smrtnih
presuda) prijetili presudama na prisilni rad, zapljene i konfiskacije. U pogledu
nestanaka, koji su se također nastavili, presuda na kaznu smrti, izdanih od vojnih
vlasti, nije bilo mnogo, ali spoznavši tekst presude može se priznati da mjesto
stratišta102 i mjesto pokopa žrtve nisu se nikada obznanjivali. Isto se može reći i po
pitanju smrtovnica – koje su izdavala tijela gradskih vlasti, koje su imale ulogu
matičnih ureda – izdanih članovima obitelji, koji su ih kasnije zatražili.
U procesima dostupnim javnosti, kao što su bili oni održani 1946. i na početku
1947103. protiv nekih građana optuženih za neprijateljsku djelatnost, a u nekim
slučajevima i za uporabu i držanje oružja i eksploziva, bilježimo teške kazne na
prisilan rad, ali niti jednu smrtnu presudu. Suprotno tome, u velikom dijelu
postupaka provedenih u tajnim sjedištima i bez znanja javnosti, za puno manje, a u
nekim se slučajevima ne zna ni zašto, mnogo ljudi je uhićeno od tajne policije i nije
se više vratilo kući104, ili je «likvidirano» na temelju prijeke presude Vojnih sudova.
Amblematičan je slučaj Angela Adama, antifašista, povratnika iz Dachaua, i
njegove obitelji. Njegovo se ime pojavljuje i u slučaju gore spomenutih procesa, te
sve navodi na pomisao da bio upetljan u onu tajnu konspiraciju105, koja je druge
stajala samo po nekoliko godina zatvora. U rujnu ili listopadu nestali su on, njegova
žena i njegova kćer, ali 1947., iako je bio nestao, Narodni sud ga je osudio na dva
102
Isto, 18/9/1945. pod naslovom Nemici del Popolo (Narodni neprijatelji) donesena je vijest
dva izvršenja smrtnih kazni, nad Argeom Cappadurom i nad Božom Šikićem, streljanjem od strane
vojnih vlasti, koja su izvršena na groblju Trsat. To je jedan od malobrojnih slučajeva u kojima je
obznanjeno mjesto streljanja.
103
ARHIV VRHOVNOG VOJNOG SUDA, Beograd (dalje: ACSM), Viši vojni sud, 24/47.
104
IRSMLFV, Povijesni ured, dokument 1303, Angelo Adam: «Razgovor s gospođom Annom
Adam udovicom Monti, sestrom Angela Adama, u Trstu 16. rujna 1965.» – sastavio i potpisao
Galliano Fogar: «...U rujnu-listopadu 1945., malo prije uhićenja i smaknuća od strane
jugoslavenske policije, Angelo Adam je otputovao u Milano (možda je to bilo jedino putovanje)...
Angelo Adam je htio zadržati tajnost iz konspiratinih razloga (trebao se vratiti u Rijeku). Gospođa
Anna Adam je uzalud tražila Angelove matične izvatke, preko talijanskih konzulata u Zagrebu i
Kopru, od vlasti u Rijeci. (...) Na jugoslavenskoj strani ne izdaju se potvrde o Angelu Adamu, kao
da nije nikada ni postojao, te kao da nije ni rođen, ni godinama živio u Rijeci».
105
ACSM, Viši vojni sud, 24/47, zapisnik o saslušanju Antonija Lukšića, koji se deklarirao
Hrvatom s talijanskim državljanstvom, činovnikom po zanimanju, od dana 21/1/1947.: «...U
mjesecu srpnju 1945. don Polano me pozvao da sudjelujem na talijanskom Odboru za nacionalno
oslobođenje Rijeke (...) Do tog vremena nisam znao ništa o (sic) takvim odborima i tom sam
prilikom saznao (sic) da je taj odbor osnovan pred kraj godine 1944. na inicijativu prof. Brusicha,
prof. Adelia Tavolinija (sic), Nerea Nartica, a kasnije sam došao i ja, i zatim izvjesni Superina i
Adam...».
106
DAR, Prefektura, I, nepoznato porijeklo, strojopisna kopija Registra prijepisa prekršaja PR-28,
1947.-6. Okružnog narodnog suda Rijeke u Državnom arhivu u Rijeci pod br. 49. 84) stoji: «Ime:
Adam Angelo. Dužnost: činovnik. Obrazloženje: špekulacija, sabotaža itd. (30-I/25-4). Presuda: 2
mjeseca zatvora. Globa».
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
131
mjeseca kao «špekulanta i sabotatora»106, to također potvrđuje da desna ruka
narodnog pravosuđa nije znala što radi lijeva ruka OZNE ili UDBE, ili bolje rečemo,
moglo bi se pomisliti da se narodno pravosuđe brinulo za političko i moralno
diskreditiranje, kao da se radi o živim ljudima, subjektima koje je tajna policija već
uklonila.
Režim je, u toj fazi, radije pristupao fizičkom uklanjanju svojih osumnjičenih
protivnika bez prevelike buke, tako da je neprobojna tišina glede njihove sudbine i
dalje predstavljala izvanredno sredstvo odvraćanja za preživjele, koje je svakoga
obeshrabrivao glede oponašanja njegovog primjera. Kada je, međutim, trebalo
pribjegavati javnim procesima radi dokazivanja da su vanjski neprijatelji sustava
bezuspješno planirali (u slučaju gore navedenih procesa, dokazano je i tajno
financiranje iz Italije preko talijanskog Komiteta za nacionalno oslobođenje Trsta)107
njegovo rušenje i da je narodna pravda pobjeđivala, ograničavali su se na kazne
zatvora, koje su u prizivu gotovo uvijek osjetno skraćivane.
Radilo se o «promičbenim procesima» još više olakšanim političkom nedosljenošću
107
AMSF, Zanella, k. 2, koverta 10. Pismo Riccarda Zanelle pukovniku Antoniju Fondi Saviju,
talijanski Komitet za nacionalno oslobođenje Trsta, iz Rima 29. listopada 1946.: «Zahvaljujem
Vam na ljubaznosti koju ste mi iskazali 18. ovog mjeseca izvijestivši me o svotama koje ste Vi
isplatili za pomoć Riječanima na teret fonda od 25 milijuna za te potrebe određenog od
Ministarstva za poraće. Zatražio sam od Vas tu ljubaznost, ne zato da mi Vi podnesete račun o
stanju računovodstva, što nije u mojoj nadležnosti, nego da bih postavio konkretan temelj zahtjevu
kojega mi je zadovoljstvo uputiti Vam, a to jest da pristanete na to da preostalih 13 milijuna, kojima
još raspolažemo za pomoć Rijeci, bude upravljano i distribuirano iz ovog riječkog ureda, koji
predstavlja jedino službeno predstavništvo riječkih interesa, kojega priznaju vlada i država... složit
ćete se da nije niti normalno niti opravdano da u tako osjetljivom pitanju kao što je pomoć u državi
kojom vlada Tito i OZNA, upravljanje tako velikim fondovima za socijalnu i političku pomoć bude
rukovođeno od osobe, iako vrlo ugledne i vrlo poštovane poput Vas, koja ne raspolaže potrebnim
poznanstvima ljudi i okoline, tako kompleksnog pučanstva poput onog riječkog. Nedavni događaji
u Rijeci, i točnije uhićenje troje Luksicha, konfiskacija 700.000 lira pronađenih u njihovom stanu,
razlozi koji su izazvali uhićenje, afera koja je iz toga proizašla, tužne posljedice, tračevi, sumnje,
zaoštravanje policijskih progona, koja se sada obnavljaju, nužno se dotiču Vaše odgovornosti, a
samo podložno ovoj i odgovornost ljudi koje ste Vi, očito u dobroj vjeri, izabrali za izvršavanje
Vaših pohvalnih namjera...».
108
AMSF, Istraživanje žrtve talijanske nacionalsti 1940.-47., U «Proglasu Talijanima iz Istre i
Rijeke» kojega je Izvršni odbor Unije Talijana za Istru i Rijeku raspačavao u ilegali 6. ožujka 1945.
moglo se pročitati: «...talijanska reakcija u Istri i Rijeci, sakrivena pod lažnom demokratskom
maskom i podržana od reakcionarnih snaga u Italiji, intenzivirala je svoje djelovanje upereno na
pasiviziranje talijanskih masa i za njihovo udaljavanje od narodno-oslobodilačkog pokreta i za
raspirivanje šovinističke mržnje prema Hrvatima sa sljedećim ciljevima: onemogućiti Talijanima
slobodan i sretan život u novoj Jugoslaviji; onemogućiti im da borbom izbrišu mrlju talijanskog
fašističkog ugnjetavanja hrvatskog pučanstva i ponovno ih učiniti krivima za takvo
ugnjetavanje...». Izvršni odbor, u kojemu su za Rijeku već tada prisustvovali: Dino Faraguna kao
predsjednik, Erio Franchi, Gioia La Neve i Luciano Michelazzi kao članovi, Ervino Locatelli,
Orazio Cergnar, Giovanni Cucera, Carlo Mania, Giuseppe Fornasari i Luciano Bernardi kao
savjetnici, nakon takvih pretpostavki, po stjecanju pobjede prihvatio je zadaću: «...Raskrinkavati
sve reakcionarce i njihove planove, kako bi na taj način Talijani Istre i Rijeke u federalnoj i
demokratskoj Hrvatskoj postali most koji će spajati Titovu Jugoslaviju i Italiju u borbi za svoju
demokratsku slobodu...».
132
Amleto Ballarini
protivnika koju se prigodno vješto prenapuhavalo radi pothranjivanja mita o «talijanskoj
reakciji» aktivno prisutnoj u Istri i u Rijeci.108
U tom razdoblju, dakle, susrećemo djelovanje dviju različitih vlasti: jedne, koja
obznanjuje svoju aktivnost, izbjegavajući potkrepljivanje pretpostavke o
sistematičnom progonu Talijana ili čak o provođenju projekta «etničkog čišćenja», i
druge, koja je u prvoj fazi ovisila od Ministarstva obrane, a u drugoj fazi ovisi od
Ministarstva unutarnjih poslova: tajna policija OZNE, kasnije nazvane UDBA, o
kojoj se malo zna i o kojoj se još i danas ne može pronaći, pored dokumenata koje
smo pronašli u različitim fondovima i arhivima koji čuvaju njezinu dokumentaciju.
Nije nam bilo moguće podrobno rekonstruirati službeni i potpun sastav te
organizacije u Rijeci, ali znamo da je vojni zapovjednik odjela OZNE u okviru 19.
divizije, koja je djelovala na području našeg zanimanja i nakon 3. svibnja 1945., bio
Emil Karadžija zvan Domaći, a politički komesar bio je Oskar Piškulić zvani Žuti.109.
To se posljednje ime učestalo pojavljuje, prije toga, tijekom partizanske borbe, kao
utjecajni delegat Komunističke partije Hrvatske kako oko djelatnosti regrutiranja,
tako i oko djelatnosti uspostave i nadzora nad Gradskim komitetom Komunističke
partije u Rijeci i u njezinoj provinciji. O takvoj svojoj dužnosti, on će sam svjedočiti
u poslijeratnoj memoarskoj literaturi110. Njegova važnost, kao partijskog aktivista,
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 518-521 i dalje.
L. MARTINI, Memorie e documenti…, n. dj., str. 143, tako piše Oskar Piškulić: «...Na početku
1943., u veljači, utvrđeno je da odem pojačati partijski odbor Kastva... U listopadu 1943.
zapovijeđeno mi je da odem u Rijeku od strane partijskog Okružnog odbora za Hrvatsko pimorje...
već je postojao partijski Gradski odbor... ja i Romano Glazar morali smo sudjelovati u njegovom
pojačavanju...». U stvari, iz čitave njegove pripovijesti razabiremo da Gradski odbor Komunističke
parije Hrvatske, usprkos oklijevanjima talijanskih komunista, u stvari je ponovno osnovan i
učinjen djelotvornim samo njegovom i Glazarovom zaslugom, budući da prethodni odbor nije
odgovarao očekivanjima Partije.
111
ACS, Ministero dell’interno (Ministarstvo unutarnjih poslova), Talijanska Socijalna
Republika, Republikanska nacionalna garda, k. 31, Riječka legija II-41, Sudsko izvješće Istražnopolitičkog ureda Milicije teritorijalne obrane Kvarnera 3. pukovnija (61. legija), ur. br. 4645/B/3
od 7. rujna 1944.: «Prijava na teret Remigia Bresca, pokojnog Giovannija (uhićenog), Giovannija
Duiza od Giovannija zvanog John (uhićenog i koji je počinio samoubojstvo), Liliane Pillepich
pokojnog Antonija (uhićene), Remigia Picovicha pokojnog Giovannija zvanog Giorgio (uhićenog),
Giordana Smolnicara pokojnog Massimiliana zvanog Elio (uhićenog), Leopolda Pezmana
pokojnog Antonija, Lodovica Matesicha od Celestina (uhićenog), Eugenia Puccara pokojnog
Simeona (pobjeglog iz zatvora), Giovannija Cucere od Mattea zvanog Fabio (u bijegu), Luigija
Cimadorija od Francesca zvanog Suti (u bijegu), Oscara Pisculicha od Giuseppea zvanog Žuti (u
bijegu), Danila Cergnula od Giacoma zvanog Nini (u bijegu), Pietra Klausberghera od Luigija (u
bijegu), žene poznate pod pseudonimo Olga (u bijegu), muškarca poznatog pod pseudonimom Puc
(u bijegu), muškarca poznatog pod pseuonimom Mlade (u bijegu), svih okrivljenih za konspiraciju
protiv državnih vlasti zbog počinjanja, djelujući samostalno ili u zajedništvu, u Kvarnerskoj
provinciji ili u susjednim krajevima tijekom razdoblja od siječnja do kolovoza 1944., u svojstvu
članova tajne komunističke udruge u neprijateljskoj službi i uz njegovu pomoć, djelatnosti uperene
na oružani prevrat protiv državnog poretka...». Dana 10. rujna 1944. isti je Ured javljao vojnim i
političkim vlastima Talijanske Socijalne Republike da je zapovjedništvo njemačke policije u Rijeci
zapovijedilo strijeljanje, s osobljem 3. pukovnije Milicije, trojice uhićenika: Remigia Picovicha,
Leopolda Pezmana i Lodovica Matesicha. Strijeljanje je obavljeno 9. rujna. Mnogo elemenata
109
110
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
133
između 1943. i 1945. bila je dobro poznata kako Nijemcima, tako i fašistima milicije
koji su u Rijeci djelotvorno obavljali dužnosti političke policije, zamjenjujući po
dužnostima Politički ured mjesne policije, koja je u potpunosti izgubila ugled111. Bilo
je poznat i tijelima sigurnosti NDH (ustaškoj državi Ante Pavelića). Iz kopije nekih
Vijesti pohranjenih u arhivima NDH112 proizlazi da Piškulić, iako tražen od svih
policijskih tijela koja su postojala na tom teritoriju, uživao u visokim prijateljstvima
na suprotnoj strani koje su mu omogućavala spas i u najgorim trenucima. «Na
Sušaku» – doslovno navode te Vijesti, sastavljene 1944. godine – «Nijemci su
uhvatili poznatog terorista Piškulića, političkog komesara. Poznati ustaški pas
Montanj oslobodio je Piškulića, koji sada vodi komuniste u kraju Gorski kotar». U
prikladnih kako za inkriminiranje drugih uhićenika, tako i za one u bijegu, potvrđeno je u
ispitivanju Giovannija Duiza. Nakon rata, komunistička literatura je tvrdila da je Duiz stradao
u zatvoru od pretrpljenih mučenja tijekom ispitivanja. Milicija u svom dokumentu tvrdi da je
Duiz počinio samoubojstvo «u zatvoru u kojem je bio priveden, koristeći telefonsku žicu linije
koja je bila provedena ispod prozora s vanjske strane samog zatvora». Iako je teško povjerovati
da se s nekog prozora zatvora može iskoristiti telefonska žica postavljena izvan prozora istog,
ostaje činjenica da dva pripadnika pokreta otpora Antonio Bencich i Amedeo Ursich (ovaj i od
nekakve važnosti) nisu mogli biti osuđeni, jer Duizovo ispitivanje nije bilo još gotovo i nije
došlo do njegovog suočavanja s osumnjičenicima radi njihove inkriminacije. Treba nadalje
istaknuti da je Duiz pokušao samoubojsto tijekom prvih ispitivanja i pokušao se opravdati
izjavljujući: «Uvjeren sam da ako budem pušten na slobodu, šefovi komunističke organizacije
će me dati ubiti». Dakle, Duiz je Miliciji koristio više živ nego li mrtav. Međutim, iz slučaja su
se na čudnovat način spasili Eugenio Puccar, koji je tajanstveno «pobjegao iz zatvora», i
Remigio Bresaz u čijim džepovima i u čijoj kući je pronađen materijal za identifikaciju svih
ostalih. Kao potvrda da Milicija nije imala puno koristi od preuranjene Duizove smrti, stoji i
činjenica što se u zapisniku navodi: «tijekom istrage su u više navrata ispitivani Bresaz i Duiz
radi spoznavanja imena počinitelja terorističkih atentata izvršenih od pripadnika komunističke
organizacije, u kojoj su kao Bresaz tako i Duiz aktivni članovi i u kojoj obnašaju visoke
dužnosti, kako se moglo zaključiti na temelju materijala što im je zaplijenjen, ispitanici su se
zatvorili u najveću tišinu možda zato što su se obvezali na tajnost. Isto su držanje zadržali i
kada se pokušalo iznuditi njihovu tajnu o imenima najviših rukovoditelja pokreta, o glavnom
sjedištu riječkog Odbora itd., itd». Bresaz nije odao beznačajne podatke. Priznao je, pored
svega ostalog, da «nacrt unutarnjeg plana zgrade policijske uprave», koji je pronađen zajedno
s drugim dokumentima u njegovom posjedu «bio je dobio radi njegovog čuvanja, od
Cimadorija koji je, svojevremeno, prema onome što je on rekao, dobio istoga od nekog
policijskog podkomesara, a taj je dužnosnik namjeravao prijeći Miliciji, a pristao je na davanje
nacrta uz uvjet da ga partizani spase u slučaju potrebe... bilješka ‘podkom. Dino’ koja stoji na
prilogu 10 i odgovara riječi «policijska uprava», te navodno znači ‘podkomesar Dino’ Bresaz
ju je navodno, po njemu, napisao po Cimadorijevom nalogu, a da nije ni znao pravo značenje
toga». Valja istaknuti da se sam Bresaz, prema njegovim priznanjima, u svojoj djelatnosti
oslanjao na ljude poput Luigia Cimadorija zvanog Suti i Oskara Piškulića zvanog Žuti. Prvi je
bio jedan od onih «tipova» kojeg je on imao ovlast zadužiti za uvjeravanje trgovaca... (opaska
autora: slijedi desetak imena), i uz uporabu prislinih sredstava, glede potpore organizaciji u
novcu i u robi, dok je drugi, u Rijeci mitska figura hrvatskog otpora komunističkog karaktera,
jednoga dana postao šef mjesne tajne policije (prije OZNE, odnosno zatim UDBE).
112
VAB, JU, 17068, 2/12-6, 305, Dokumenti NDH, Vijesti (op. autora: vjerojatno ih je sastavio
četnički pokret).
113
R. BUTOROVIć, Sušak…, n. dj., str. 456.
134
Amleto Ballarini
historiografiji Narodno-oslobodilačkog pokreta, Piškulićev bijeg se pripisuje
uspješnosti partizanskog prevrata. U stvari, u djelu Radula Butorovića113, kojega mi
više puta citiramo, stoji:
«Zapovjedništvo karabinjera u Trstu, grupa u Rijeci sastavila je 25. travnja 1944. slijedeće
izvješće: ujutro 25. o. mj. tijekom neke partizanske urote, bačena je bomba u dvorište
pravosudnog zatvora u Rijeci: bilo je ispada panike među čuvarima i zatvorenicima. To je
omogućilo bijeg vođe ustanika Oskara Piškulića, kojega je već osudio na smrt vojni sud 2.
armije, koja je već raspuštena, i oslobođen je nakon događaja iz proteklog rujna. Bjegunca je
oslobodila njemačka policija. Eksplozija je ranila jednog zatvorskog čuvara i tri zatvorenika.
Davor Ritt i Luciano Bellina prešli su s otetim Piškulićem stari grad i na pomoćnom prijelazu,
kojega je čuvala financijska policija, prešli su Rječinu i otišli na Sušak. Najprije su se sklonili
u stan Milana Orela člana Mjesnog odbora Komunističke partije Hrvatske za Sušak, a zatim
kod Gabrijela Korenčića, šefa policije na Sušaku, s kojim su bili u vezi».
Mi u talijanskim arhivima nismo pronašli nikakav takav dokument, čiji sadržaj
dopušta neke osnovane sumnje. Čini nam se nevjerojatnim da su u travnju 1944.,
podčinjeni od Nijemaca i izolirani od Milicije, riječki karabinjeri bili još tako
djelotvorni da su točno znali, ne samo imena Piškulićevih osloboditelja, nego i
imena Hrvata kod kojih je on pronašao sigurno utočište na Sušaku. O prevratu u
riječkom zatvoru nema ništa u dokumentima mjesne policijske uprave i Milicije
koje smo mi pronašli.
Međutim, postoje dvije činjenice koje su u različitim verzijama (ona iz Vijesti
čuvanih pri NDH i ona koju daje Butorović) jednake: Piškulića su u svakom slučaju
uhvatili Nijemci (a oni su ga oslobodili ili predali ustašama, koji su ga kasnije
oslobodili), te također u svakom su slučaju (zvao se on Montanj ili Korenčić), neki
čelnik ustaške policije na Sušaku pustio ga je da pobjegne. U svojim sjećanjima,
koje je prikupio Lucifero Martini,114 Piškulić ništa ne govori o svom navodnom
bijegu iz riječkog zatvora, a niti o svom uhićenju od strane Nijemaca 1944.115
Usprkos tome, čini se neupitnim da je već od prvog trenutka, od 16. svibnja 1945116,
Oskar Piškulić obnašao u Rijeci, iako kratko i prigodno, značajnu ulogu u okviru
L. MARTINI, Memorie e documenti…, n. dj., str. 134-146.
AMSF, Istraživanja žrtve talijanske nacionalnosti 1940-47., Kopija faksa Odvjetničkog
studija Sinagre, Rim, Oskar Piskulić ispitivan je u županijskom sudu u Rijeci dana 18/8/1999.,
uslijed sudskog postupka u kojemu je on imao ulogu optuženika pri Kaznenom sudu u Rimu glede
ćinjenica koje su se zbile u Rijeci nakon 3. Svibnja 1945., on je doslovno izjavio: “Godine 1950.
osudio me Vojni sud u Zadru na 10 godina zatvora zbog suradnje s talijanskim okupatorom. Kaznu
sam izdržavao od 1951. do 1961. u raznim zatvorima bivše Jugoslavije, tj. na Golom Otoku,
Lepoglavi i Staroj Gradiški.
116
Vidi bilj. 101.
117
DAR, «Komisija za ratne zločine», JU 41, k. 5, Svjedočenja potpisana od Nevenke Bratonje
i Albine Bratonje u kojima je navedeno da budući je uhićena od njemačke policije dana 4/12/1944.
Vera Bratonja, njihova sestra i kćer, aktivistkinja Narodno-oslobodilačkog pokreta, najprije je dugo
mučena radi dobivanja podataka, a zatim je zatvorena u zatvor ulice Coroneo u Trstu i u San Sabi,
a sama je smatrala da je (sic) njezino uhićenje uzrokovano tajnom prijavom izvjesne Nelle Chiese
zvane Ivanka. Sestra Nevenka, koja se vratila kući po oslobođenju, uputila se dana 7. svibnja 1945.
114
115
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
135
samog gradskog Narodno-oslobodilačkog odbora kao «predstavnik za red i za
sigurnost» iako se od 16. svibnja nadalje o njemu govorilo isključivo kao o
mjesnom odgovornom za OZNU.117
U Piškulićevim uredu118 a i njemu osobno119 GNOO Rijeke je poslao molbe i
zahtjeve od svih onih koji su tražili vijesti oko nestalih ljudi jer su bili svjesni da je
on imao značajna moć u ono doba. Uvjereni smo da se, kako u prvoj, tako i u drugoj
fazi, izuzev eventualnih slučajeva običnog razbojništva, ništa nije moglo prikriti
moći Komunističke partije Jugoslavije, koja je za Rijeku opunomoćivala
Komunističku partiju Hrvatske. Čak je i vojno djelovanje bilo podčinjeno, od samog
početka, nadzoru političkog komesara koji je nadgledao i stražario nad djelatnošću
zapovijedanja. Vlasti gradske uprave, sudskih i policijskih tijela, bili su, prema
našim saznanjima, podčinjeni istom nadzoru.
Prelistavajući spise gradske Komisije za utvrđivanje ratnih zločina za Rijeku
može se zaključiti da je civilna vlast bila vrlo malo obaviještena o represivnoj
djelatnosti vršene od Vojnih vlasti i OZNE. Komisija je, u stvari, sastavila popis 196
osoba o kojima je trebala biti provedena istraga i koje je trebalo proganjati kao ratne
zločince120. Navedena Komisija bila je ovlaštena prikupljati svjedočanstva i
dokumente korisne za inkriminaciju «narodnih neprijatelja» i posredstvom tiska
pozvala je građane na «prijavljivanje svih ugnjetavanja pretrpljenih od fašističkih
vlasti i prije rata «ovlašćujući, u slučaju odsutnosti onih koji su ih pretrpjeli, i
«njihovu rodbinu i prijatelje na podnašanje prijava, kako nitko od krivaca ne bi
[izbjegao] pravednu kaznu» Nije bilo ni «potrebno dostaviti pisanu prijavu, nego je
s drugom Gabrieleom Samsom, u pranji dvojice narodnih vojnika, do kuće navedene Chiese i
ishodila je uhićenje nje i muškarca koji je s njom živio, čije je ime prihvatila, iako nije bila za njega
udata. Samsa je to dvoje osobno odveo u OZNU i predao ih je osobno drugu Piškuliću (Žutom),
ali taj ih je oslobodio i mogli su, opskrbljeni propusnicom, otići u Italiju. O Veri Bratonji, prema
sestri Nevenki nije bilo više vijesti. Njoj je, kao heroju otpora, posvećena jedna ulica u Rijeci i,
zbog ironije sudine, u istoj ulici, dok ovo pišemo, stanuje Oskar Piškulić.
118
DAR, isto, dok. 656, pismo predsjednika GNOO-a Povjerenstvu OZNI Rijeke, 6/6/1945.:
«članovi obitelji vaših zatvorenika: Burichi (sic - opaska autora čita se Buricchi) Gino, Cozzella
Luigi, Giagnte (sic - op.a. čita se Gigante) Vicenzo (sic - op.a. čita se Vincenzo), Stamantini (sic op.a. čita se Tamantini) Fabio, Vasile Gerlando (sic - op. a. čita se Gerardo), Balderi (sic - op.a. čita
se Valderi) Matteo, Riccio Guido (sic - op.a. čita se Aquito), Romagnolo Ferdinando (sic - op. a.
čita se Fernando), Gasperino (sic - op.a. čita se Gasperini) Albino, Corbo Giuseppe, Devescovi
Valerio, traže svaki dan kod nas vijesti, ali mi nismo u stanju dati ikakvu informaciju, a oni dolaze
ovdje više puta na dan i molimo Vas da ih obavijestite. Citirana imena odgavaraju pripadnicima
riječke talijanske policijske uprave. Obitelji tih nestalih osoba (vidi slučaj Vincenza Gigantea u
AMSF) neće nikad uspjeti dobiti od jugoslavenske vlasti potvrdu da su njihovi ukučani umrli a
mjesto pokopa često je označeno kao «nepoznato».
119
Isto, pismo prot. 182, 9/5/1945., početak pisma adresiran “Dragome Žutu”, bio je to
nadimak Oskara Piškulića. U tom pismu kaže mu se da supruga Ettorea Innocentija traži vijesti
njenog muža i zbog nadležnosti, tražu od Piškulića informacije. Ettore Innocenti bio je dočasnik
talijanske riječke policiske uprave. Proizlazi da je i on strijeljan na Grobniku u lipnju 1945..
120
DAR, GNOO, Komisija za utvrđivanje ratnih zločina, JU 16, k. 5.
121
«La Voce del Popolo», 9/10/1945., pod naslovom Per l’accertamento dei crimini di guerra
(Za utvrđivanje ratnih zločina).
136
Amleto Ballarini
[bilo] dovoljno doći radi podnašanja usmene prijave»121.
Gore navedeni popis ispisan je strojem, a u dva slučaja, netko je pored imena
kemijskom napisao «likvidiran», te taj pojam ne upućuje niti na sudski postupak, niti
na neko ubojstvo po kratkom postupku od strane vojnih vlasti. Na popisu ima 36
osoba za koje proizlazi da su ubijene, u većem dijelu slučajeva bez presuda na smrt
od strane Vojnih sudova, dakle «likvidirane» su. Iz bilježaka pisanih strojem, koje
prate mnoga imena uključena u popis, doznaje se da je predmet (s prikupljenom
dokumentacijom) prešao u nadležnost Vojnog suda. Iz svega toga proizlaze samo
dvije mogućnosti: ili je Komisija vrlo malo znala što rade druga gore navedena tijela,
i ne bi se mogle razumjeti gore navedene rukom unesene bilješke, koje međutim
pretpostavljaju određena saznanja, ili je Komisija prosljeđujući predmete drugim
tijelima (kao što je bio slučaj s Vojnim sudovima) praktično je sudjelovala u
izazivanju smrti za barem 36 osoba i bila je svjesna toga. Pored zapljena i
konfiskacija, osuda na prisilan rad, osuda na smrt i nestanaka u tvornicama i u
školama događala su se pojave kolektivnih čistki koje su poprilično doprinijele
poticanju egzodusa u svakom obliku i sa svim sredstvima. Neke čistke (gotovo
uvijek Talijana), kao ona koja se dogodila u brodogradilištu 11. veljače 1946., bile su
javne; poslužile su kao politička opomena i za davanje posla onima (gotovo uvijek
ne-Talijanima) koji su iskazivali apsolutnu vjernost režimu: «Svaki pošteni radnik,
svaki radni čovjek, svatko koji u radu vidi sredstvo za uzdizanje cjelokupne vlastite
klase i čitavog naroda na viši stupanj života, vidjet će u današnjem činu zaštitu
dojučerašnje borbe i njezinog današnjeg i sutrašnjeg rada. I on će poslužiti onim
nepoštenima koji se još sakrivaju u masi za uvjeravanje da je njihovo vrijeme prošo
i da narodna vlast znači rad, stegu i slobodu»122.
Aktivnost čišćenja i lov na fašiste radi primjernih kazni od strane narodnih vlasti
u veljači 1946., dakle devet mjeseci nakon kraja rata, nije uvijek podržavala Vojna
uprava na jadranskim prostorima otrgnutih od talijanskog suvereniteta gdje je
egzodus i želja za egzodusom poprimala relevantne razmjere i gdje je postajala
neophodna rekonstrukcija, prije potpisivanja Mirovnog sporazuma, slike Jugoslavije
kao demokratske, tolerantne i multietničke. To, i više od toga proizlazi sa sastanka
održanog u Trstu 8. veljače 1946.123 s kojega prenosimo, uz ograničeni komentar,
neke odlomke koji zaslužuju posebnu pozornost:
«...držimo da Vojnoj upravi trebamo uputiti slijedeće preporuke» – opaska autora
dokazujući tako da se nije moglo ništa vršiti bez suglasnosti vojnih vlasti – “a) da ne bude
osnovan samo jedan logor za slovensku i jedan za hrvatsku zonu, nego više logora manjeg
122
Isto, od 12/2/1946., pod naslovom «Il popolo contro i disonesti - La massa operaia dei
Cantieri espelle dal suo seno i resti del fascismo» (Narod protiv nepoštenih - Radnička masa
brodogradilišta isključuje iz svog sastava ostatke fašizma).
123
DAR, GNOO, Gradska komisija za utvrđivanje ratnih zločina, JU 41, k. 6, pismo od dana
6/5/1946. javnog tužitelja dr. Bruna Scrobogne Gradskom narodno-oslobodilačkom odboru,
Odjelu tajništva Komisije za utvrživanje ratnih zločina i Divizijskom vojnom sudu IV. armije,
dostavljanje kopije «Konferencije i zaključaka s iste za koordinaciju antifašističke borbe u Zoni B
Julijske krajine» održane u Trstu 8. veljače 1946..
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
137
kapaciteta, i to u blizini ratom razorenih područja, tako da se radni potencijal osuđenika
najbolje iskoristi i uz najmanji trošak (...); c) kako bi osuđenici osjetili moralni teret kazne,
sukladno tehničkim potrebama organizacije rada, nužno je da budu držani odvojeno od
civilnih radnika; d) radni logor, pored svrhe kažnjavanja počinjenih zločina i obnavljanja
ratom razorenih krajeva, mora imati svrhu moralnog i socijalnog preodgoja osuđenika; e) u
radnim logorima potrebno je držati odvojene političke od običnih osuđenika; f) potrebno je
posvetiti najveću pozornost rješavanju pitanja uspostave logora za maloljetnike (...) – ( opaska
autora.: Konferencija razmatra, kako je vidljivo iz teksta, o “političkim” a ne o “bičnim”
osuđenicima, te se napose radi o “fašistima i kolaboracionistima”. Treba se zapitati da koji su
uzroci odredili pojavu ‘’maloljetnika’’ u takvom broju da je bilo potrebno osnovati poseban
logor. Radi li se o djeci osuđenika ili o “maloljetnicima” krivim za “fašizam i
kolaboracionizam?” (...) II. Unifikacija kriterija za suđenje fašističkim i kolaboracionističkim
kriminalcima. – Držimo da valja poduzeti žurne postupke za fašiste i kolaboracioniste, bili oni
prisutni ili odsutni, tako da se dođe barem do eksproprijacije njihove imovine. Odlučujemo,
utoliko, stupiti u vezu s Vojnom upravom i podnijeti sljedeće prijedloge: a) kako u Trstu, tako
i u Europi, nametnuo se pojam suđenja i kažnjavanja fašista i kolaboracionista u (...) ima se
smatrati primjerenim osnivanje posebnih sudskih tijela za fašiste i kolaboracioniste u Zoni B;
b) kada bi Vojna uprava imala posebne razloge političkog karaktera za suprotstavljanje (...)
predlažemo potvrđivanje tijela koja već postoje u slovenskom dijelu Zone B, a što se tiče
hrvatskog dijela Zone B treba odrediti sastavljanje posebnih vijeća u okviru redovnih
Kotarskih sudova (...) – III. Unifikacija kriterija za uklanjanje s položaja fašista u javnim i
privatnim poduzećima. – Odlučujemo upozoriti Vojnu upravu na potrebu žurnog pristupanja
uklanjanju s položaja fašista i kolaboracionista iz proizvodnog života Zone B. Ako bi Vojna
uprava pronašla poteškoće političkog karaktera (..). mjesni odbori i odbori u poduzećima
UAIS-a prvostupanjske Komisije za uklanjanje s položaja, za poduzeća ili mjesta (...) Za
izvršavanje odluka komisija za uklanjanje s položaja za slobodna zanimanja, te za posjednike
dozvola za javna zanimanja, obrt i industriju, potrebno je proučiti mogućnost za
uspostavljanje čvrste veze s tijelima narodne vlasti radi reguliranja oduzimanja dozvola za
obavljanje poslova. Nedavni dekret narodne vlasti utvrđuje izvršavanje revizije dozvola za
obavljanje poslova na temelju političkog kriterija (...) Drug Peterin objašnjava da, uzimajući
u obzir činjenicu što su pravosudna tijela Zone B izdala brojne presude na težak i lagan
prisilni rad, te da do sada u Zoni B nedostaju sredstva za početak provođenja tih presuda,
neophodno je da ta sredstva budu stavljena na raspolaganje (...) Drug Cerkveni iznosi da,
koliko je njemu poznato, Vojna uprava se već počela baviti tim pitanjem, te da je utvrdila
namjeru uspostavljanja barem dvaju logora, po jednog za hrvatsku i za slovensku zonu. Za
slovensku zonu uspostavljen je već logor kapaciteta 50 osoba blizu Ilirske Bistrice (...) Drug
Perić (...) iznosi da u Slovenskom primorju ima mnogo osuđenika na prisilni rad (...)
Međutim, logor u Ilirskoj Bistrici neće biti dovoljan za prihvat svih zatvorenika (...) Za
hrvatsku Istru i za Rijeku određeno je uspostavljanje logora u središnjoj Istri, vjerojatno u
blizini Pazina...».
Nakon dugog razgovora o mogućnosti osnivanja internacijskih logora u Zoni B i
o osnivanju vijeća za sudovanje, možda Posebnih sudova, radi još većeg pojačavanja
procesa fašistima i kolaboracionistima neki delegati su postavili neke dvojbe koje
nisu zanemarive:
«Drug Periz izvještava da je Vojna uprava navodno izrazila mišljenje protivno uspostavi
138
Amleto Ballarini
posebnih sudova za suđenje fašistima, te da se mora predvidjeti mogućnost ukidanja i onoga u
Kopru. Drug Peterin, u odnosu na Perizevu informaciju, tvrdi da, zbog obzira političkog
karaktera u odnosu na međunarodnu situaciju, ne bi bilo shodno pretjerano napuhavati taj
problem».
Na temelju tako vidljivih kolebanja, nakon tolike gorljivosti za «uklanjanje s
položaja» mislimo da se može zaključiti sljedeće: između Narodno-oslobodilačkih
odbora i popratnih tijela s njima povezanim bila je prisutna osjetna razlika u
viđenjima u odnosu na Vojnu okupacijsku upravu. Ona je usklađivala svoje
djelovanje s voljom Jugoslavenske vlade, koju je tumačio maršal Tito koji je, nakon
prolaska prvog nekontroliranog represivnog vala, očekivao uspješan završetak svojih
planova o teritorijalnom priključenju, obnavljajući na međunarodnom planu
demokratsku i tolerantnu sliku, koja je u prvim mjesecima okupacije ozbiljno
pokolebana. Trebalo se zapitati, na kraju, nakon devet mjeseci neometanog
obnašanja vlasti u Zoni B, uključujući i Rijeku, koliko je moglo biti još slobodnih
fašista i kolaboracionista na području u nadležnosti. A u nedostatku fašista i
kolaboracionista, protiv koga je mogla biti usmjerena sva ta borba aparata kojeg se
namjeravalo usavršiti na najbolji mogući način? Nije slučajno da drug Bruno
Scrobogna, javni tužitelj u Rijeci, postavio okupljenima značajno pitanje, a ono glasi
je li postignut dogovor, nakon toliko pričanja, «o definiciji fašista. Drug Sajevitz čita
mu naziv (sic) Narodnog suda za suđenje fašističkih zločina protiv postojanja
narodne slobode i njezinih demokratskih institucija. Nije potrebno utvrditi neke
datume za početak, nakon kojega bi se zločini s gore obrazloženim izgledom smatrali
fašističkim...». Iz obrazloženja kojeg je iznio Sajevitz ispada da svaki zločin protiv
općenitih vrijednosti «postojanja» i «slobode» naroda i «njegovih demokratskih
institucija» imao se smatrati «fašističkim» zločinom, «fašistom» svatko koga se
smatralo za to odgovornim, neovisno od datuma počinjenja samog zločina. Dakle, i
nakon datuma prestanka i ukinuća fašističkog režima i njegovih institucija mogao je
biti počinjen neki «fašistički» zločin, a njegov krivac je morao biti okvalificiran
«fašistom».
Lako je razumjeti kolika je bila zloporaba pojma «fašist» primijenjenog uz
općeniti izraz «narodnog neprijatelja» za okrivljavanje velike mase ljudi koje, kada
s takvim izlikama ne bi bile lišene života, učestalo su lišavane slobode, osudom na
višegodišnji zatvor, i vlastite imovine, mjerama zapljene i konfiskacije124. Tijekom
dvadeset i jednog mjeseca, koji je prethodio potpisivanju Mirovnog sporazuma 10.
veljače 1947., te mogućnosti optiranja za talijansko ili jugoslavensko državljanstvo,
provedeni su u djelo preduvjeti koji su naveli najveći dio Talijana i nemali broj
Hrvata na napuštanje stare Kvarnerske provincije, ali ni to pravo na optiranje nije se
moglo slobodno vršiti125, jer je bilo vezano za utvrđivanje, od strane narodnih vlasti,
124
AMSF, Luciano Giuricin, k. 69, kopija Promemorije o arhivskom istraživanju u Rijeci
obavljenih za Centar za povijesna istraživanja iz Rovinja.
125
G. MORAVčEK, Rijeka: Prešućena povijest, Rijeka, Voločansko grafičko poduzeće, 1990..
126
AMSF, Neprimljene opcije sa strane jugoslavenske vlasti, materijal sakupljen od talijanske
zajednice u Rijeci.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
139
uporabnog jezika podnositelja zahtjeva, te i prigodom tih utvrđivanja počinjene su
očite nepravde, (dogodilo se da se primi opcija muža a ne ona od njegove supruge,
opcije sina a ne onu od njegovog oca i majke itd.) tako da su se brojile na stotine onih
koji su bili primorani ostati protiv njihove volje126.
S tim datumom, i uz zabilježavanje i tog prekršenog prava morali smo završiti, u
okviru dogovorenih vremenskih rokova, naše istraživanje. Treba, međutim, znati da
je i nakon tog datuma, između Italije i Jugoslavije, ostao neriješen znatan problem,
kojeg je vlada Italije sakrivala od pozornosti javnog mnijenja127. zabranjujući uvid u
arhivske dokumente ograničene na Predsjedništvo Savjeta ministara do 1997., a
Jugoslavija je o tome šutjela, jer možda se nikada nije pobrinula sačuvati papire koji
su to mogli dokazati: smrti talijanskih vojnika i civila u zarobljeničkim logorima
rasutim po čitavoj Socijalističkoj Federativnoj Republici Jugoslaviji (u oko šezdeset
logora prema onome što je nama poznato)128, te koliko njih, civila i vojnika, nije
nikada ušlo u te logore već je pogubljeno od strane nepoznatih počinitelja na
nepoznatim mjestima, bez ikakve presude i bez ikakvog suđenja, barem prijekog
suda, čak i nakon 1947.
Na popisima koje posjedujemo, sastavljenim 1946. od Antifašističkih odbora
pojedinih logora i upućenih Odjelu za talijanske zarobljenike sa sjedištem u
Beogradu, kojega vodi Centralni antifašistički odbor kojega sačinjavaju Talijani,
nema ni traga o civilima deportiranih iz bivše Julijske krajine, čiji članovi obitelji,
kako proizlazi iz opsežnog dopisivanja koje je uslijedilo, bilo s Talijanskim crvenim
križem, bilo s Uredom za zarobljenike Ministarstva za poslijeratnu pomoć, o kojima
nema vijesti od svibnja 1945.. Ipak prisustvo civila u tim logorima nije bilo
nepoznato, kako proizlazi iz izvješća potpisanog od strane jednog člana tog Odjela
za zarobljenike u Beogradu kojega smo spomenuli gore:
«...Sabirni logori Niš, Bor, Demir Kapija uspostavljeni prvobitno zbog ulovljenih iz
Talijanske Socijalne Republike u Trstu, Puli, Rijeci i od njemačkih pristalica na bojišnici
Mostar-Sarajevo kasnije je obnovljena krv, zbog stalnih velikih gubitaka, civilnim
internircima iz Trsta, Gorice, Pule, Rijeke itd. pojačani sa svim onima koji u drugim
jugoslavenskim logorima nisu se potčinjivali političkom nauku koji im je bio nametnut
ACS, PCM, 1951.-1954., kat. 15.2, fascikl 10599, podfascikl 2/2, Brzojav pokrajinskog
poglavara Palamare iz Gorice Ministarstvima unutarnjih i Vanjskih poslova dana 24/1/1948.:
«Novine Mattino d’Italia objavljene u Milanu dana 21. ovog mjeseca broj 18 objavile su detaljne
vijesti o Talijanima deportiranim iz Gorice tijekom jugoslavenske okupacije u svibnju 1945. stop
objavljeno je ostavilo dubok dojam i uzbunilo je mjesno pučanstvo (...) molim razmotriti
oportunost upozoravanja tiskovnih organa glede uzdržavanja od širenja podrobnih i uostalom
neprovjerenih vijesti glede bolnog pitanja s predvidivim odrazom na mjesni duh stop» Od
Ministarstva unutarnjih poslova PCM-u dana 22/2/1948.: «Povratnik Lino Turati, koji se vratio u
domovinu tijekom posoljednjih dana siječnja (...) prenio je da trenutno postoje u Jugoslaviji mnogo
internacijskih logora u kojima žive talijanski civili uhvaćeni u Gorici, Trstu i Istri tijekom
okupacije Titovih postrojba. Međutim, širenje tako osjetljivih vijesti, i po mišljenju ovog Ureda,
moralo bi biti strogo nadzirano od strane nadležnih organa i dopušteno samo u slučaju sigurne
pouzdanosti i uz uvjet da njihov sadržaj ne potrese i uzbuni članove obitelji».
128
«Logori za Talijane u Jugoslaviji». (Vidi str. pp. 214-217).
127
140
Amleto Ballarini
(...) Polugoli, izgladnjeli, izloženi provalama mržnje od strane osoblja, koje je batinalo,
vezivalo za stup, strijeljalo (...) Potpuna odsutnost bilo kakve medicinske i higijenske
pomoći, hladnoća, glad, zlostavljanje (...) izazvali su u svim tim logorima, posebno onoga
u Borovnici, najveći postotak smrtnosti, teških oboljenja i trajnog invaliditeta od svih onih
u Jugoslaviji. Nakon što su nosili (...) debla po 12 ili 14 sati, zarobljenici modri od
hladnoće i od batina, nalazili su u vrlo hladnim barakama šefa odbora ili logorskog
komesara koji ih je čekao s predavanjem antifašističke kulture (...) Beogradski logori
(opaska autora: piše Beofradski, ali radi se o očitom tipfeleru) Sajmište, Senjak, Zemun,
Dunav. Ti su logori, iako su bili među najbolje organiziranima, zbog svoje središnjosti,
nisu mogli izbjeći opću zakonitost (..). Iako nikada nije zabilježen slučaj strijeljanja, i tu
je bilo mnogo smrtnih slučajeva prouzročenih nedostatkom hrane, teškim radom i
zlostavljanjima (...) Logor Borovnica (Ljubljana).
Bio je jedan od najzvjerskijih sabirnih logora u čitavoj Jugoslaviji (...) onaj koji je nanio
najveći broj žrtava talijanskim zarobljenicima u Jugoslaviji, i to napose među onima kojima
su tu sabrani, pošto su izbjegli pokolje u Prestraneku, Postojni, Sv. Vidu, iz Trsta i njegove
provincije na putu prema unutrašnjosti Jugoslavije (...) Pušteni na milost i nemilost, koje su
ih mrcvarile bez razloga i bez milosti, isto kao i prljavština, glad, nedostatak i najmanje
higijenske pretpostavke izazvale su epidemije poput pjegavca i crijevnih infekcija, koje su
pridonijele istrijebljenju nesretnika (...)
Vrlo su učestale bile kazne nametnute čitavom logoru, poput one od 13. srpnja, kada su
logoraši prisiljeni ostati od 3 sata u jutro do 15 sati poslije podne goli pod jakom kišom i
šibani; bilo je mnogo masovnih pogubljenja (30 jednom i 20 drugi put u srpnju 1945.).
Potrebno je spomenuti jugoslavenskog poručnika Giovannija Susana, Slovenca iz okolice
Idrije, koji je zapovijedajući logorom iskazao nečuvenu grubost...»129.
U drugom izvješću stoji:
«...Pored zarobljenika (koje u najvećem dijelu sačinjavaju vojnici već internirani od strane
Nijemaca, a koji su ostali u jugoslavenskim rukama) u Jugoslaviji se nalaze ‘deportirani’ iz
Julijske krajine. Njihov broj nije pobliže naveden. U Trstu se govori da ih ima oko 4.000. O
sudbini deportiranih iz Julijske krajine, pod pritiskom ponovljenih pokušaja poduzetih u
njihovu korist preko svakog mogućeg posrednika, nije nam bilo moguće prikupiti preciznije
vijesti. Na intervenciju poduzetu od strane Svete Stolice, preko papinske nuncijature u
Beogradu, jugoslavenska strana je odgovorila dana 30. srpnja ove godine da trenutno ne može
davati nikakve vijesti ‘glede osoba nestalih kada je Julijska krajina bila poprištem ratnih
djelovanja ili tijekom prvih dana uprave narodnih vlasti i vojne okupacije navedenog kraja’
budući da istraga u tom pogledu iziskuje puno vremena. Zahtjevu podnijetom od strane
saveznika, u Beogradu je odgovoreno nijekanjem postojanja talijanskih deportiraca. Pitanje
tretmana deportiraca od jugoslavenske strane, općenite vijesti koje su pristigle daju naslutiti
da je vrlo strog»130.
129
ACS, PCM, Kabinet, godine 1948.-50., kat. 15/2, k. 10.599, pod fascikl 2, prilog «Opće
izvješće o uspostavi i stanju u zarobljeničkim logorima za Talijane u Jugoslaviji» sastavljenog u
Beogradu 1947. od natporučnika Eufisija Dainesea.
130
Isto, Ministarstvo vanjskih poslova, DGAP, ured IV, Rim, 18/11/1946., Ratni zarobljenici i
talijanski deportirci u Jugoslaviju.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
141
I još:
«U Palanci (opaska autora: možda Palanka?) otvoren je sabirni logor za zarobljenike iz
Julijske krajine uhićene u svibnju 1945. Broj interniranih nije poznat (...) odvjetnik Mirko
Lenac iz Kastva, i komesar 43. Divizije (...) možda je suodgovoran i u svakom slučaju
upoznat je s ubojstvom (sic) 150 Talijana u blizini Sušaka (...) dojavljeno je da Jugoslaveni
ubijaju sve pripadnike 10. MAS»131.
O nekim logorima, godine 1946., kao što su onaj u Postojni, Vipavi, Ilirskoj
Bistrici, Planini, Prestraneku gdje su vjerojatno sabrani vojnici i civili pohvatani
nakon prestanka neprijateljstava na području Gorice, Trsta i Istre, nema više nikakvog
traga u sačuvanim papirima Odjela za talijanske zarobljenike u Beogradu, a također
nije ostalo traga ni u arhivima Narodno-oslobodilačke vojske Jugoslavije132. Činjenica
što proizlazi da su izbrisani iz povijesnog pamćenja u Jugoslaviji i što su do 1997. bili
«učinjeni tajnima» u Italiji zbog političkog oportunizma, rezultatirat će time da možda
nikada neće ništa saznati o onima koji su u tim logorima, prije 55 godina, stradali.
Prije nego što je Titova Jugoslavija odvojila svoju sudbinu od Inform-biroa, odbijajući
utjecaj Sovjetskog Saveza na vlastite unutarnje poslove, Komunistička partija Italije
bila je privilegirani sugovornik u očekivanju uspostave normalnih diplomatskih
odnosa s Italijom, te ima mnogo pisama pristiglih iz organizacija i iz talijanskih
komunističkih sekcija beogradskoj sekciji radi dobivanja vijesti o nestalima. Između
beogradske sekcije i vlasti koje su upravljale zarobljeničkim logorima nije bilo
nikakvog neposrednog kontakta jer radi dobivanja vijesti o nestalima, sekcija se nije
izravno obraćala vojnim i policijskim upravama, koje su bile nadležnim za
131
ACS, Ministarstvo unutarnjih poslova, Kabinet 44-46, k. 138, fasc. 12.148: povjerljivo
izvješće datirano u Udinama, 28/3/1946., koju je šef policije proslijedio Predsjedništvu Vijeća
ministara: «Različite vijesti u pogledu Jugoslavije, Zone B, Zone A i Furlanije – Sabirni logori u
Jugoslaviji, njihov smještaj i broj interniranih».
132
Isto, PCM, Kabinet, gogine 1948.-50., kat. 15/2, k. 10.599, podfascikl 2: izvješće
klasificirano kao «tajno» datirano 11/8/1945., pripremljeno od Ureda “I’’ Vrhovnog stožera
Kraljevske vojske o «Tretmanu zarobljenika u sabirnim logorima u Jugoslaviji – Izjave bivših
interniraca koji su se vratili iz zarobljeništva». Iz mnoštva izvješća povratnika (gotovo svih
uhvaćenih nakon službenog prestanka neprijateljstva) koji pripovijedaju svoja osobna iskustva u
sabirnim središtima, u mjestima za prisilan rad, u sabirnim logorima, smještenim u Postojni,
Vipavi, Borovnici, Ilirskoj Bistrici, Planini, Prestraneku, Idriji imamo potvrdu, ne samo o
neljudskim uvjetima u kojima su držani zarobljenici (nedostatku hrane, iscrpljujućem radu,
nedostatku bilo kakve liječničke pomoći, odrpanoj i neprikladnoj odjeći), nego i o mučenjima i
zlostavljanjima bez ikakvog razloga i često vrlo surovim, o ubojstvima pojedinaca ili čak grupa bez
ikakvog posebnog razloga, o umiranjima zbog nedostatka liječenja ili zbog strašnih uvjeta rada.
Vidi izvješće koje nosi naslov: ’’Iz priče nekog zarobljenika povratnika iz jugoslavenskog sabirnog
logora Borovnica’’ kojega je pred svjedocima potpisao Federico Fissore uhvaćen u Trstu
10/5/1945. i oslobođen 10. kolovoza iste godine i dobrovoljno pristaje na «spontanu» izjavu o
«dobrom» tretmanu koji mu je priređen. Vidi, na kraju, i svjedočanstva Egidije i Brune Giron iz
Gorice o «Životnim uvjetima talijanskih zarobljenika u logoru Vipavi» koje prenosi neko izvješće
koje je prikupio također Ured “I’’ Kraljevske vojske, koje je definirano kao «tajno» i dolazilo je iz
«povjerljivih izvora» datirano 25/8/1945..
142
Amleto Ballarini
upravljanje logorima. Bila je prisiljena obraćati se pojedinim Antifašističkim
odborima, primjenjujući, blago rečeno, nerazvijeni sustav traženja.
Pri sekciji postojala je ‘’kartoteka’’ (kako proizlazi od rukom unesenih bilježaka
na izmjenjivanim dopisima) koja je pratila prisutnost Talijana u pojedinim logorima,
prelaske iz jednog u drugi logor, povratak u domovinu i stupanj antifašističkog
odgoja kojega je zatočenik imao radi mogućnosti očekivanja povratka. Kriteriji
primjenjivani za provođenje traženja nestalih koji još nisu bili uvedeni u «kartoteku»
proizlaze iz dopisa upućenog dana 27/6/1946. Antifašističkom komitetu u 238.
zarobljeničkom logoru u Vršcu:
«Javljamo ovom Antifašističkom odboru priloženi popis imena talijanskih vojnika koji se
već duže vrijeme ne javljaju obiteljima, smatranih nestalima ili u svakom slučaju do danas
nedostupnima. Okupiti sve zarobljenike, pročitati im imena i pozvati ih na davanje svakakvih
vijesti koje mogu biti od koristi za umirivanje tražitelja, te dojaviti ih ovoj sekciji. Popis mora
doći do svih najbrojnijih radnih grupa, kako bi, na vrijeme i još u dobrom stanju, bio vraćen
ovom uredu radi slanja drugim logorima. Neki od tih proslijeđenih popisa još nisu vraćeni;
što ukazuje na nedovoljan interes od strane nekih odbora, koje pozivamo na pridržavanje
nametnutih propisa»133.
U logorima, zarobljenici bili su uvršteni u «radne bojne» koje su nosile isti broj
kao i pripadajući logor. U svakom logoru postojao je antifašistički odbor pod
neposrednom upravom beogradskog ureda, koji je imao i «sekciju za preodgoj» koja
je predstavljala, kako se čini, najvažniji dio njegove djelatnosti, tj. one, zahvaljujući
kojoj, jugoslavenskoj vladi je dugovao i samo vlastito postojanje. Zadaća
antifašističkog odbora bila je izražavanje prosudbe o političkoj pouzdanosti svakog
zarobljenika; takva prosudba ako je bila pozitivna je opravdavala povratak u
domovinu. U logoru Ćuprija (20. bojna talijanskih zarobljenika), primjerice,
predsjednik tog odbora bio je izvjesni Luigi Mura, a neki odlomci njegovih pisama
beogradskoj sekciji poučni su.
Pismo Beogradu od 29/5/1946:
«...Upozoravamo da 51 talijanski zarobljenici, koji je prisilno ostao u 20. bojni, postigao
političku zrelost, i to zahvaljujući želji za slušanjem večernjih predavanja i revno radeći kako
bi se u njima otkrilo prave antifašiste (...) u pogledu zrelosti preostalih talijanskih
zarobljenika, ovaj Odbor držao je shodnim započinjanje ispunjavanja novih biografskih
kartona, postajući tako jamac njihove zrelosti...».
Drugi pismo Beogradu od 5/10/1946.:
«...Ovome pismu prilažem popis novih drugova (...) Uskoro ćete vidjeti da će ti novi
dokazati kako svoje radne mogućnosti, tako i one političke (...) Poduzeo sam korake za
133
134
VAB, Talijanski zarobljenika, nekatalogiziran 31/12/1999..
Isto.
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
143
uspostavljanje Zidnih novina i za ispisivanje parola (sic) s geslima narodnih stranaka (...)
Sukladno dobivenim nalozima, uskoro ću poslati izvješće u pogledu držanja zarobljenika
Ezija Baiardija, kojega dolje potpisani promatra, a u večernjim predavanjima, kojima on
predsjedava, nastoji uvući druga u raspravu, kako bi on izrazio svoje mišljenje. U pogledu
toga uskoro ću dati obilne pojedinosti...»134.
Niti Togliattijev posjet nije ništa doprinio rasvjetljavanju sudbine tisuća civila i
vojnika nestalih u bivšoj Jugoslaviji:
«...Nakon što je tajnik Komunističke partije Italije posjetio maršala Tita, u studenom i
prosincu 1946., vratilo se u domovinu oko 10.000 zarobljenika, koje je u ožujku 1947.
slijedilo 15 časnika i 750 vojnika, a u Jugoslaviji su ostali politički diskriminirani, tj. još više
od tisuću vojnika i 63 časnika (...) To su oni koje su komunističke ćelije unutar logora,
talijanske, dojavile antifašističkim logorima, a ovi jugoslavenskim vlastima kao ‘reakcionarne
elemente’ neposlušne prema naprednim učenjima (...) Gore navedeno možda nije bilo poznato
vrlo poštovanom Barontiniju, šefu ANPI-ja, koji je posjetio Jugoslaviju u prosincu 1946., i
koji je izjavio talijanskom tisku da su talijanski zarobljenici u Jugoslaviji vrlo dobro tretirani
(...) možda ne zna da se danas smanjuju živi a rastu stradali na Brčko-Banovićima, ne zna da
brigadir Gergijević (...) otvoreno izjavio 30. prosinca 1946. (u 19,30 h) petnaestorici časnika
koji su vraćeni u domovinu 5. ožujka 1947. da preostali neće u biti vraćeni u domovinu sve
dok će vlada Italije biti pod vodstvom vrlo časnog De Gasperija».135
Natporučnik Dainese, autor tih tvrdnji, sudjelovao je u Odjelu za talijanske
zarobljenike u Beogradu.
Ne znamo jesu li se ikada vratili u domovinu onih više od tisuću vojnika i 63
časnika, niti ne znamo jesu li ikada prebrojeni i identificirani po imenu svi talijanski
civili, koji su deportirani s jadranskih područja nakon jugoslavenske okupacije, koji
se nikada nisu vratili svojim obiteljima kako u mjestima porijekla, tako ni u onima
gdje su se obitelji smjestile nakon egzodusa.
Pouzdano znamo da je do veljače 1962. bilo 36 Talijana u zatvoru u Srijemskoj
Mitrovici. «Neki od njih» – piše talijanski veleposlanik u Beogradu – «su tu
zatvoreni zbog političkih krivičnih djela» Ne znamo tko su bili, niti za kakva
politička zlodjela su bili okrivljeni. Možda se radilo o inform-biroovcima iz 1948.,
možda o fašistima iz 1945., a možda samo o Talijanima. Bili su gladni i živjeli su,
uvijek prema talijanskom diplomatu: «u stanju teške potištenosti».136 Talijanska vlada
ovlastila je Crveni križ u Rimu da im šalje svake godine, počevši od godine 1957
paket živežnih namirnica i odjeće. Prije toga nitko nije znao za njihovo postojanje.
Talijanski zarobljenici koji su bili u Srijemskoj Mitrovici 1947., nakon posljednjih
povrataka u domovinu koje smo gore naveli, bilo je ukupno sedam, ali to ne znači da
135
ACS, PCM, Kabinet, gogine 1948.-50., kat. 15/2, k. 10.599, podfascikl 2: «Opće izvješće o
uspostavi i uvjetima u zarobljeničkim logorima za Talijane u Jugoslaviji» sastavljeno u Beogradu
u veljači 1947. od strane Eufisija Dainesea.
136
Isto, CRI, Služba za međunarodne poslove, k. 38, fascikl: Slanje paketa zatvorenicima u
Jugoslaviji (ožujak 1957. – veljača 1962.).
144
Amleto Ballarini
nije bilo drugih prebacivanja, nakon gore navedenog datuma, iz drugih sabirnih
mjesta. Jedini slučaj korektnog popisivanja civila deportiranih od Jugoslavena
kojega posjedujemo, koji sadrži potpuni navod osobnih podataka, zanimanja ili
zvanja, datuma uhićenja, vlasti od koje je izvršeno, i adresu onoga koji je tražio
vijesti o njemu, jest onaj koji se odnosi na grad Goricu, pronađen u Beogradu.
Tekst na talijanskom, a naslov na hrvatsko-srpskom: «Spisak civilnih lica koja su
bila deportirana iz Gorice u Jugoslaviju u doba kada je cona bila pod okupaciom
naših trupa»137. Od 274 deportirana civila, 113 ih je uhitila OZNA, a od tih troje je
bilo iz Rijeke i njezine provincije. Od 167 uhićenika (od pojedinaca pripadajućih
partizanskim postrojbama), proizlazi da je jedan rodom iz Opatije. Četiri osobe koje
ulaze u okvire ovog našeg istraživanja proizlazi da su ubijene ili kvalificirane su kao
nestale. To dokazuje da oni koji su proglašeni nestalima u bivšoj Julijskoj krajini
nakon jugoslavenske okupacije, u najvećem broju slučajeva odgovaraju osobama
uklonjenim prijekom pravdom ili preminulima u sabirnim i zarobljeničkim logorima.
U rujnu 1999. pojavila se u tisku talijanske manjine u Hrvatskoj i Sloveniji vijest,
koja do danas nije demantirana, i koja je potvrđivala dramatičnu stvarnost masovnih
pokolja koji su se zbili nakon svibnja 1945. ne samo na štetu zarobljenih vojnika
(Nijemaca, Talijana, hrvatskih ustaša, srpskih četnika, slovenskih domobrana itd.),
nego i civila različitih nacionalnosti, ne samo onih koji su bili krivi za suradnju s
naci-fašističkim okupatorom nego, u najvećem broju slučajeva, i onih koji su se
pričinjali krivima glede želje za ometanjem volje partije na vlasti:
«Tri slovenske civilne udruge obratile su se državnoj tužiteljici Zdenki Cerar s peticijom
u kojoj se tražilo otvaranje istrage radi otkrivanja odgovornih za masovna pogubljenja
izvršena na teritoriju Slovenije odmah po završetku Drugog svjetskog rata. Udruge nadalje
traže da područja na kojima su otkrivene masovne grobnice, u kojima, kako se navodi s više
strana, je navodno pokopano čak od 170 do 300 tisuća ljudi, budu na odgovarajući način
označena. Bivši državni tužitelj Anton Dobnik izjavio je da je u vrijeme dok je rukovodio
javno tužiteljstvo nije mogao pokrenuti istragu o pokoljima nakon Drugog svjetskog rata, jer
u tom pogledu nije dobio nikakvu prijavu od strane policijskih organa. Poticaj tim udrugama
za podnašanje peticije bilo je zacijelo nedavno otkriće još jedne velike masovne grobnice u
blizini Slovenj Gradca, u kojoj se navodno ne nalaze ostaci samo ratnih zarobljenika, nego i
mnoštva civila. Jezivi pronalasci, koji predstavljaju isto tako strašno svjedočanstvo krvavih
događaja, tragedija koje su obilježile poraće Drugog svjetskog rata u bivšoj Jugoslaviji, imali
su kao rezultat da istražno povjerenstvo, zaduženo baš za potpuno osvjetljavanje događaja iz
tog vremena, nastavi svoj rad punom parom».138
VAB, Talijanskih zarobljenici, navedeno.
«La Voce del Popolo», 28/8/1999..
139
AMSF, Korespondencija Predsjedništva, Pismo kojega je uputio 23/11/2000. inž. Dragutin
Crnić iz Škrljeva – Hrvatske, dnevniku Novi list i predsjedniku Društva za riječke studije: «…U
maju/svibnju mjesecu 1945. godine nakon “oslobođenja” Rijeke, oko ove jame počele su se
događati jezovite stvari. Iz grada su u kolonama dovođeni muškarci i žene i najprije zatvarani u
podrum škole u Sv. Luciji. Iz te škole, pod zaštitom mraka odvođeni su do jame. Tamo su
nemilosrdno ubijani i bacani u Bezdanku. Na takav način u jami su završili svi oni koji su bili na
137
138
Profilo storico - Povijesni pregled događaja
145
Nešto slično, ali bez ikakve intervencije hrvatskih sudskih vlasti, dogodilo se
upravo na kraju našeg istraživanja, i to za područje na koje se ono odnosilo. U mjestu
Kostreni, u blizini Sušaka, uzima se za sigurno postojanje neke jame koja navodno
sadrži ostatke stotina žrtava. Navodno su, neposredno nakon rata, na tom mjestu
ubijeni njemački vojnici, civili odvedeni iz Rijeke, pa čak i sušački župnik vlč.
Viktor Bubanj. Vijest nam je pristigla samo 23/11/ 2000.,139 i navodno potvrđuje
sadržaj nekog izvješća sastavljenog u Trstu dana 15/4/1946., koje je iste godine
pristiglo Ministarstvu unutarnjih poslova Republike Italije, te je do 1997. bilo
«povjerljivo za Predsjedništvo Savjeta»140.
U trenutku predaje ovog rada u tisak još nije bilo nikakvih vijesti o inicijativama
upućenih gore navedenom slovenskom Istražnom povjerenstvu. Nije bilo vijesti ni o
kakvoj inicijativi usmjerenoj na utvrđivanje stanja jame u Kostreni ili one u
Grobničkom polju, isto tako nije bilo nikakvih vijesti od Saborskog povjerenstva
Republike Hrvatske za žrtve Drugog svjetskog rata, njemu su zbog nadležnosti
upućeni podaci koji se odnose na masovnu grobnicu otkrivenu tijekom našeg
djelovanja u Kastavu ona sadrži ostatke senatora Kraljevine Italije Riccarda
Gigantea, D’Annunzijevog legionara Nicole Marzucca i još desetak drugih
nesretnika, svi Talijani, neidentificirani, koji su dijelili istu sudbinu. Dvije godine od
naše dojave nadležnim vlastima, zasnovane na čvrstim iskazima svjedoka koji to
potvrđuju, prikupljenim u Italiji i u Hrvatskoj, još očekujemo da Talijani i Hrvati
posvete pozornost već potpisanom sporazumu u svrhu pronalaska jadnih ostataka za
koje proizlazi da se nalaze, bez kršćanskog pokopa, baš na području Kastva. O svima
ostalim, vojnicima i civilima s talijanskim državljanstvom, deportiranima s
jadranskih područja prepuštenih nakon Drugog svjetskog rata, nestalih na tisuće u
bivšoj Jugoslaviji, umrlih u zarobljeničkim logorima ili pokopanih u masovnim
grobnicama, vrlo vidjeti, prvih očitih znakova malo ikada znati ako to naše
istraživanje neće poslužiti kao poticaj šireg projekta s većim ljudskim i financijskim
potencijalom i uz sudjelovanje svih država i svih institucija koje imaju nekih
nadležnosti iz te oblasti. Gorko je ustanoviti da niti u pogledu istraživačke djelatnosti
s visokim moralnim vrijednostima poput one za ostvarenjem povijesne pravde
bilo koji način osumnjičeni od strane partizana i njihovih trabanata. Najviše je bilo građana iz
grada Rijeke, zatim iz bliže i dalje okolice. Posebno se zna za ubijanje Talijana i onih koji su željeli
prijeći živjeti u Italiju. Umjesto tamo, odvedeni su u Kostrenu, ubijeni i bačeni u jamu Bezdanku.
Mještani sa strahom i nevoljko i dan dfanas pričaju kako su se noću čuli mnogi krici iz smjera jame,
‘Aiuto!’ Navodno je jama bila ‘u pogonu’ sve do 1950. godine! U jamu je bačen i sušački župnik
vlč. Viktor Bubanj. Postoje svjedoci koji su iz grmlja gledali njegovo ubijanje! Sa njim je ubijena
u tom času i jedna mala ženskica, navodno je bila Ruskinja!…».
140
ACS, Ministarstvo unutarnjih poslova, Kabinet 1944.-46., k. 256, kopija izvješća,
nepotpisano, datirano 15/4/1946.: «…Stanovnici Kostrene (sic), mjesta smještenog između Rijeke
i Bakra, otoprilike prije mjesec dana obratili su se jugoslavenskim vlastima da bi se spriječio loš
miris iz neke jame (sic) zbog raspada leševa. Ali tek nekoliko dana prije nego što je Saveznička
komisija otišla u Zonu B, radi zatiranja (sic) svakog traga leševa, miniran je i raznesen rub jame na
čijem dnu su se nalazili leševi Talijana osuđenih od samozvanih narodnih sudova, prema kazivanju
okolnih stanovnika…».
146
Amleto Ballarini
onome koji nije imao, zbog bilo kojeg političkog uzroka, niti kršćanskog pokopa,
nije bilo moguće ujediniti, u okviru europskog duha našeg vremena, različite
raspoložive snage medu ezulima i ostalim talijanima u Hrvatskoj i Sloveniji na
zajedničkom projektu.
Pored toga, ostaje i činjenica da smrti koje je uzrokovao Titov sustav čine se
dobrim dijelom izbrisane povijesnim pamćenjem Socijalističke Federativne
Republike Jugoslavije i, barem do 1997., držani su u «tajnosti» na institucionalnoj
razini i u demokratskoj Italiji zbog političke oportunosti unutarnjeg i međunarodnog
karaktera. Sve to nas dovodi do toga da, usprkos dobrih namjera mnogih, kako u
Italiji tako i u Hrvatskoj ili u Sloveniji, s neumoljivim prolaskom vremena svako
daljnje istraživanje tog pitanja postaje sve teže. Naše istraživanje je poslužilo za
osjetno produživanje popisa koji se već činio previše dugim u ratno vrijeme i
neizmjerno dugim u mirnodopsko vrijeme. Izuzev malobrojnih slučajeva običnih
ubojstava, često obznanjenih, koje je sam komunistički režim odmah progonio, jer
ništa nije moglo izlaziti izvan pravila nametnutih od strane vladajućih političkih i
vojnih vlasti, može se svakako tvrditi s apsolutnom sigurnošću da je u Rijeci, od ruke
vojnika i tajne policije (OZNE prije, i UDBE kasnije), uz suglasnost Komunističke
partije Hrvatske kojoj su svakako svi morali odgovarati s neposrednim ili posrednim
suučesništvom gradskog Narodno-oslobodilačkog odbora, koji je često bio suglasan,
je izgubilo život ne manje od 500 osoba s talijanskim državljanstvom od 3. svibnja
do 31. prosinca 1945.. Tome bi trebali pridodati neodređeni broj «preminulih» (ne
manje od stotinjak) za koje je izostala poimenična provjera u općinskim povijesnim
maticama, prisiljava nas na ostavljanje u anonimnosti, zajedno sa značajnim brojem,
u mjestima provincije i kotarevima anektiranim nakon 1941., žrtava s hrvatskim
državljanstvom (koje su učestalo imale, barem između 1940. i 1943., i talijansko
državljanstvo) koje je u doba mira utvrdio komunistički režim. Nadamo se da će
drugi, nakon nas, moći dati njima ime, radi ponovnog ostvarivanja povijesne pravde.
AMLETO BALLARINI
traduzione dall’italiano in croato
MARINO MANIN
FIUME, UNA STORIA COMPLESSA
In qualità di unico ricercatore incaricato di condurre da parte croata le ricerche relative al progetto sulle perdite umane di nazionalità italiana nell’ambito della città di
Fiume e dell’ex provincia italiana del Carnaro, nel periodo di tempo che va dalla
metà del 1940 al 1947, ritengo strettamente necessario premettere al lettore alcuni
fatti storici fondamentali per una miglior comprensione del progetto stesso.
Nella II guerra mondiale ben pochi sono stati i popoli e le comunità etniche ad
essere risparmiati da soprusi quotidiani. Per la loro drammaticità, i soprusi più gravi
sono stati quelli che provocarono la perdita della vita umana. Le vittime che ci sono
state sono avvenute per cause dirette legate alla guerra e per cause indirette, ma
sempre connesse agli avvenimenti bellici. Il più delle volte si tratta di persone comuni (popolazione civile e soldati mobilitati), che non sono morte o cadute in battaglia né come «eroi» nazionali né per scopi ideologici, quindi senza la classica frase
retorica immortalata sulle labbra. Per molte vittime non si conoscono ancora nemmeno i nomi. La storia dell’umanità è oltre modo segnata da conflitti, locali e globali; insomma le sirene di guerra non si sono spente nemmeno alla soglia del terzo millennio. Le guerre rappresentano la maggiore catastrofe per il genere umano, non soltanto perché esse distruggono la sua essenza materiale e spirituale, ma anche perché esse «si nutrono» semplicemente di esseri umani. Nel corso delle due
guerre mondiali tutti i belligeranti hanno utilizzato il potente mezzo del terrore
contro i propri nemici, attribuendo ad esso un chiaro carattere di «legalità» con adeguati provvedimenti legislativi.
Le popolazioni civili assieme agli eserciti belligeranti nel corso della II guerra
mondiale hanno subito sciagure di ogni genere. Grazie all’uso di micidiali mezzi distruttivi le operazioni militari si sono svolte per terra, sul mare, sotto il mare e nell’aria. La linea di demarcazione tra il campo di battaglia e la retrovia nel II conflitto
mondiale scomparve del tutto e ciò contribuì a provocare un enorme numero di vittime anche tra la popolazione civile. L’infrazione delle consuetudini e delle leggi di
guerra è stata una prassi costante applicata da tutte le parti in conflitto, ma in maniera
assai più manifesta la ritroviamo nello schieramento nazifascista. L’infrazione delle
consuetudini e delle leggi di guerra da parte delle forze militari fasciste e naziste si
manifestò in vari modi: mediante la deportazione nei campi di concentramento, le
condanne ai lavori forzati, mediante l’uccisione ed i maltrattamenti dei prigionieri di
guerra, mediante l’esecuzione degli ostaggi, mediante la distruzione di interi abitati
e dei relativi beni materiali. Tutto ciò è stato giustificato adducendo motivazioni militari, interessi politici statali o ideologici dei vari partiti o movimenti politici.
Quando si parla di perdite umane nel corso della II guerra mondiale, ma vale in generale per qualsiasi altra guerra, bisogna sottolineare che lo storico non giudica di
norma in base a dei criteri consolidati aprioristicamente ma cerca, nel modo più obbiettivo possibile, di indagare consultando le fonti storiche disponibili, di accertare
i singoli fatti, di cercare di «interpretarli», e quindi di sapere ciò che è successo an-
148
Mihael Sobolevski
che quando si tratta della perdita di vite umane. Non dobbiamo nemmeno per un momento dimenticare che, di fronte a tale materia, dobbiamo regolarci secondo i princìpi
generali di una visione del mondo che si basa sui criteri del rispetto della vita umana e
soprattutto sul comune senso di civiltà. Per tanto, ogni tentativo di comparazione su chi
abbia provocato realmente un numero maggiore o minore di vite umane non giustifica
nessuno, poiché non si possono soppesare le vite umane, cercando di stabilire una scala gerarchica, in tal caso il ricercatore stesso potrebbe venire meno alle proprie convinzioni basate soprattutto sul rispetto dei valori umani e civili.
La II guerra mondiale è durata ben sei anni: dal 1° settembre 1939 (attacco della
Germania di Hitler contro la Polonia) al 2 settembre 1945 (quando il Giappone firmò
la capitolazione incondizionata). In questa sede è necessario sottolineare che le perdite umane non si sono verificate soltanto in questo arco di tempo, ma anche dopo
l’immediata cessazione della guerra (conseguenze in seguito a ferite riportate durante il conflitto, malattie contratte nei campi di concentramento, nelle carceri e nei
campi di prigionia, danni provocati dall’esplosione di residuati bellici, condanne a
morte per i crimini di guerra commessi, esecuzioni sommarie senza alcun processo
che potrebbero definirsi atti di rappresaglia o di vendetta). Al termine del 1941 quasi tutta l’Europa e molte altre parti del mondo furono pesantemente coinvolte nell’immane conflitto. Nella II guerra mondiale sono stati utilizzati mezzi bellici dotati
di particolare potenza distruttiva, infatti al termine del conflitto furono sganciate sul
Giappone anche due bombe atomiche, che hanno aumentato di gran lunga il numero
di vittime umane nei paesi belligeranti. Le perdite umane non ci sono state soltanto
sui campi di battaglia o nelle immediate retrovie, ma anche nei territori attigui e circostanti abitati da civili. Inoltre, sulla base delle leggi razziali naziste del 1935 (più
tardi adottate anche da parte di alcuni Stati che facevano parte del blocco hitleriano)
sono state esposte a concreta minaccia intere comunità religiose ed etniche (ebrei,
zingari). Vi sono state perdite umane anche all’interno delle singole parti belligeranti a causa di scontri interni e rivalità di ordine politico per la presa di possesso del
potere. Le persone decedute nel corso della II guerra mondiale appartengono ad ogni
classe sociale senza distinzione di età, di sesso, di nazionalità e di professione; di
conseguenza si verificò un rapido calo demografico della popolazione nei vari paesi
coinvolti nel conflitto. Le conseguenze belliche e post-belliche hanno provocato anche processi migratori con conseguenze non facilmente valutabili; ciò ha portato altresì a cambiamenti strutturali della popolazione nelle città dei paesi interessati dai
conflitti. In ogni guerra si è cercato di inquadrare la gente in questo o quello schieramento. Ogni parte in conflitto per raggiungere l’obiettivo si è servita di «autorevoli» tribunali per sconfiggere il nemico, eliminandolo non soltanto sul campo di
battaglia. Dall’intreccio di tali e consimili circostanze si verificarono numerose vittime tra le popolazioni civili innocenti e non solo tra gli appartenenti alle formazioni armate. Al termine della II guerra mondiale sono pochi gli Stati che hanno indagato sul numero e sulle esatte cause delle proprie perdite umane. I vincitori nella II
guerra mondiale hanno utilizzato le loro vittime per favorire i propri interessi, mentre gli sconfitti le hanno sfruttate per istigare il revanscismo ed il discredito morale
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
149
contro la parte avversa. È noto che le perdite umane della città di Fiume e dell’ex
provincia del Carnaro dal 1940 al 1947, non sono mai state oggetto di una seria e accurata ricerca. Non ci era nota nemmeno con precisione neanche l’appartenenza nazionale di queste vittime. Per questo motivo l’idea del progetto di ricerca sulle vittime italiane di Fiume nacque in seno alla Società di studi fiumani di Roma, ed è comprensibile, che esso doveva incentrarsi innanzitutto nell’individuazione delle perdite
umane di nazionalità italiana. Mi auguro che la pubblicazione dei risultati di queste
ricerche possa influire anche sulle odierne autorità cittadine di Fiume, affinché possano concedere aiuti materiali ai ricercatori che vorranno successivamente occuparsi di questa difficile problematica. A tutt’oggi ancora non conosciamo nemmeno la
consistenza delle vittime croate in questo territorio e nel periodo interessato: è ovvio
affermare che la conoscenza di tale dato offrirebbe un quadro più completo di quel
tormentato periodo bellico.
Come sia stato pianificato l’intero lavoro di ricerca lo illustra ampiamente Amleto
Ballarini nel suo testo e quindi non lo ripeterò. Per realizzare gli scopi principali del
progetto di ricerca è stata necessaria un’indagine approfondita dei fondi archivistici
e delle altre fonti storiche. Purtroppo a causa di gravi circostanze materiali, connesse con gli eventi bellici legati alla crisi in Kossovo, non è stato possibile realizzare
fino in fondo tutte le ricerche pianificate negli archivi belgradesi. Difatti, dopo i
bombardamenti della NATO nel 1999 su Belgrado sembra siano stati distrutti o resi
inagibili molti fondi archivistici, che sarebbero stati di grande utilità per questo nostro progetto. Premetto che nessuna ricerca storica di carattere complesso come questa ha mai dato finora una risposta perentoria e definitiva. Pertanto, anche questa ricerca non può rappresentare un fatto certo e definitivo, occorrerà proseguire le indagini in futuro poiché diversi fatti sono ancora da appurare con certezza. Il presente
lavoro quindi costituisce una buona base di partenza per quanti in futuro vorranno cimentarsi in questa difficile problematica. Personalmente mi sento molto onorato di
aver potuto offrire in questa circostanza anche il mio contributo. Su questo progetto
ho operato per conto dell’Istituto croato di storia di Zagabria, in qualità di direttore
di un più vasto progetto su «Le perdite umane della Croazia nella II guerra mondiale (1941-1945)», sino alla fine del 1998, quando sono andato in pensione. Nel corso
del 1999, quale collaboratore esterno del suddetto Istituto, ho comunque continuato
a lavorare a questo progetto.
Affinché i lettori abbiano una più esatta cognizione in merito al territorio, sul quale sono fatte le ricerche con il fine di accertare le perdite umane di nazionalità italiana, è necessario sottolineare, in questa introduzione, alcuni dati di fatto importanti.
A tale riguardo non ho certo l’intenzione di illustrare la storia di Fiume e dell’ex provincia del Carnaro, dato che esiste già in merito una letteratura abbastanza ampia;
inoltre molti avvenimenti storici vengono ben delineati da Amleto Ballarini. La regione della Liburnia, nonché il Carso istriano e sloveno, entrarono a far parte del
Regno d’Italia, in base al trattato di Rapallo del 1920 firmato dagli italiani con il
Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS). Successivamente, con l’accordo di Roma
del 1924, sottoscritto da parte dei governi di Roma e di Belgrado, l’Italia ottenne an-
150
Mihael Sobolevski
che la città di Fiume, la cui estensione arrivava fino al confine tracciato dalla
Fiumara. In quello stesso anno Fiume divenne capoluogo della provincia del Carnaro
(Prefettura del Carnaro). Pertanto, l’unità amministrativa della provincia del
Carnaro, era costituita dalla città di Fiume e da altri 12 Comuni. Tali Comuni erano:
Abbazia-Opatija, Castelnuovo-Podgrad, Castel Jablanizza-Jablanica, Clana-Klana,
Elsane-Jelšane, Fontana del Conte-Knezak, Laurana-Lovran, Matteria-Materia,
Mattuglie-Matulji, Moschiena-Mošćenice, Primano-Prem e Villa del Nevoso-Ilirska
Bistrica. Su un’estensione di superficie pari a circa 1.000 km2, alla metà del 1940,
vivevano in questa provincia 116.062 abitanti. Più della metà della popolazione
abitava nella città di Fiume. Il censimento del 30 giugno 1940 non offre un quadro
certo dell’esatta struttura nazionale della popolazione della provincia del Carnaro,
soprattutto per quel che riguarda la popolazione croata e slovena. Infatti la popolazione risulta registrata in base delle seguenti distinzioni: stranieri, apolidi di dubbia
cittadinanza, allogeni e italiani. Cosicché, all’interno della città di Fiume vennero
censiti 41.314 Italiani, mentre 8.698 si trovavano nell’ambito dei 12 Comuni della
provincia del Carnaro. La restante popolazione censita apparteneva a diversi altri
gruppi etnici, mentre la popolazione croata e quella slovena si celava dietro la denominazione di «allogeni». Tale popolazione ammontava ad 11.119 persone nella città
di Fiume, mentre arrivava a 44.612 abitanti nell’ambito dei suddetti 12 Comuni. Il
censimento successivo della provincia del Carnaro risale al mese di febbraio del
1942. L’ammontare totale della popolazione non era cresciuto in maniera considerevole rispetto alla metà dell’anno 1940 e risultava pari a 177.466 abitanti. La struttura
della popolazione venne suddivisa allora in base all’appartenenza alla razza: razza
italiana, razza slava, razza tedesca, razza ebraica ed altre. In tal modo nella città di
Fiume appartenevano alla «razza italiana» 45.830 abitanti, mentre ce ne erano 8.466
nell’ambito dei 12 Comuni. Di «razza slava» c’erano nella città di Fiume 14.699
abitanti, mentre altri 45.669 risiedevano nell’ambito dei 12 Comuni1. Sotto la denominazione di «razza slava» si sottintendeva principalmente la popolazione croata e
quella slovena, nonché un minor numero di abitanti di nazionalità serba. Della
«razza ebraica» facevano parte 1.341 abitanti (di cui 1.125 abitanti nella sola città
di Fiume)2.
La città di Fiume e la provincia del Carnaro, essendo parte costitutiva del Regno
d’Italia sulla base dei citati accordi internazionali, seguì lo stesso identico destino
dell’Italia sino al mese di settembre 1943, ma in seguito questa zona si trovò sotto
l’occupazione militare tedesca, mentre rimaneva formalmente sotto il potere civile
della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Come sappiamo, il Regno d’Italia
aveva promosso in precedenza guerre di espansione imperialistica come in Etiopia e
in Albania, ed entrò nella II guerra mondiale il 10 giugno 1940, attaccando dapprima la Francia, oramai allo stremo, e subito dopo dichiarando guerra anche alla Gran
1
A. GIRON, Talijanske vlasti o stanovništvu Kvarnerske pokrajine 1940. i 1942. (Le autorità italiane sulla popolazione della Provincia del Carnaro negli anni 1940 e 1942), in «Vjesnik», XXVI
(1983), pp. 139-142.
2
Ibid., p. 146.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
151
Bretagna. Nell’intento di conquistare una parte della Penisola Balcanica, l’Italia il 28
ottobre 1940 attaccò la Grecia e l’11 aprile 1941 si unì alla Germania hitleriana
nell’attacco alla Jugoslavia, occupandone ampie zone di territorio. Con gli accordi di
Roma del 18 maggio 1941 fu sancita la demarcazione dei nuovi confini tra l’Italia e
lo Stato Indipendente di Croazia, la neo-proclamata entità collaborazionista capeggiata da Ante Pavelić, sorta nel corso della guerra di aprile 1941 con il sostegno
italiano e tedesco. Sulla base degli accordi di Roma, l’Italia si annetté singoli territori storici e nazionali appartenenti alla Croazia nonché, tra l’altro, cosa che è particolarmente importante per questa ricerca, anche una zona della Croazia occidentale.
Intendiamo dire cioè i distretti di Čabar e Castua-Kastav, i distretti di Delnice e di
Sussa-Sušak, nonché le isole di Veglia-Krk ed di Arbe-Rab, che anche possedevano
lo «status» amministrativo di distretti. Questi distretti furono uniti alla provincia del
Carnaro e posti sotto una speciale amministrazione, denominata «Intendenza civile
per i territori annessi del Fiumano e della Kupa»3. Questa zona del territorio annesso
entrò gradualmente a far parte integrante del Regno d’Italia sotto tutti i punti di
vista. Pertanto, questa zona annessa alla provincia del Carnaro fu posta alle dipendenze della Questura di Fiume e dei suoi tre Commissariati di polizia dipendenti:
Sussa, Buccari-Bakar e Veglia4.
Le zone di nuova acquisizione della provincia del Carnaro avevano un’estensione di
1.350 km2 ed in esse vivevano circa 93.000 abitanti, di cui 87.000 abitanti erano di nazionalità croata. L’amministrazione comunale in questi territori veniva esercitata dai
commissari civili, nominati dal prefetto Temistocle Testa5. Nelle zone di nuova annessione della provincia del Carnaro le autorità italiane adottarono una serie di varie misure al fine di unificare, attraverso di esse, l’intera vita politica e pubblica con le restanti
zone dell’Italia, il che non fu di certo un processo semplice. Le autorità italiane introdussero la lingua italiana mentre nello stesso tempo venne proibita l’attività alle associazioni culturali e sportive croate. Un ruolo primario nell’italianizzazione di questa
zona dovevano svolgerlo le organizzazioni prettamente fasciste, create sul posto e che
ottennero ben pochi risultati, nonostante l’uso di metodi brutali e intimidatori.
Nel Regno d’Italia degli anni ’30 si consolidò il potere del Partito fascista e, in
base ai suoi postulati ideologici, si giunse alla creazione di una società monopartitica e totalitaria.
Il movimento fascista in Italia, alla vigilia della II guerra mondiale, si legò sempre più strettamente con il nazismo del Terzo Reich e da esso mutuò le leggi razziali che però provocarono una notevole resistenza nell’ambito stesso della società italiana, specialmente nella Chiesa cattolica6. Con le leggi razziali del 1938 la comunità
3
A. GIRON, Zapadna Hrvatska (Istra, Kvarnersko primorje i Gorski Kotar) u Drugom
Svjetskom ratu (Doktorski rad), (La Croazia occidentale Istria, Litorale Quarnerino e Gorski Kotar
nella Seconda Guerra Mondiale, tesi di dottorato), Zadar-Zara 1997, p. 157.
4
Ibid. p. 39.
5
I. KOVAčIć, Kampor 1942-1943. Hrvati, Slovenci i Židovi u koncentracijskim logoru Kampor
na Rabu (Croati, sloveni ed ebrei nel campo di concentramento di Kampor ad Arbe 1942-43),
Rijeka-Fiume 1998, p. 24.
6
F. CHABOD, Italija (1918-1948), Beograd-Belgrado 1978, pp. 108-110.
152
Mihael Sobolevski
etnica e religiosa ebraica italiana, fu posta nell’impossibilità di condurre una normale vita economica e sociale. Tuttavia va subito sottolineato che l’Italia non coadiuvò
fideisticamente i nazisti nell’opera di sterminio del popolo ebraico7.
Con l’entrata dell’Italia nella II guerra mondiale, anche all’interno della zona della
provincia del Carnaro, compresi i distretti croati di nuova annessione, gradualmente
vennero intensificate le misure belliche di repressione ed innanzitutto verso quelle
componenti della popolazione che mostravano un qualsiasi tipo di resistenza alle
autorità militari e civili italiane. Esistevano diverse misure repressive, sia nei confronti dei singoli che verso le associazioni di persone, senza tener conto della loro
nazionalità o cittadinanza. Così, ad esempio, il comando della Seconda armata
italiana (Reparto degli affari civili) emanò il 26 aprile 1941 una direttiva sui doveri
dei commissari civili; tale direttiva fu indirizzata altresì alla provincia del Carnaro,
in essa vi era indicata la seguente disposizione:
«Si rende noto dovunque e a tutti che ogni attacco contro militari o civili italiani
sarà punito con la fucilazione»8.
La legislazione militare italiana iniziò a trovare applicazione nella provincia del
Carnaro a partire dal 10 ottobre 1940 e successivamente venne estesa, dal mese di
aprile 1941, anche alle zone di nuova annessione da questa provincia. I Tribunali
militari furono dislocati presso le Unità militari italiane di maggiore consistenza;
mediante decreti e disposizioni varie vennero regolati anche i tribunali civili. Nella
disposizione mussoliniana del 3 ottobre 1941 per le zone annesse al Regno d’Italia
vennero esposte dettagliatamente tutte le misure da adottare contro quelle persone
che mettono in pericolo «l’unità, l’indipendenza o l’integrità dello Stato». In base a
tale disposizione veniva punita con la morte ogni persona che osasse mettere in pericolo la sicurezza dello Stato (danneggiamento, rapina, assassinio), organizzando e
partecipando alla rivolta armata contro l’autorità statale o fondando associazioni sovversive e facendo una parallela azione di propaganda. Per le azioni sovversive più
gravi era previsto il processo presso i tribunali militari di guerra, mentre per le azioni
ritenute meno pericolose era previsto l’arresto e l’internamento in carcere9. Questa
disposizione mussoliniana immediatamente dopo fu integrata da una nuova del 24
ottobre 1941, mediante la quale veniva aumentato il numero dei reati penali, tra i
quali veniva incluso anche il possesso delle armi (di cui era comunque responsabile
il capo famiglia)10. In tal modo venne man mano a crearsi un’ampia piattaforma di
azioni repressive, ammantata di «legittimità», allo scopo di pacificare con la forza i
territori di nuova annessione nonché di tutelare il potere del Partito fascista. Contro
7
R. DE FELICE, Storia degli Ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1977, vol. II,
pp. 676-692; D. ĐUKOVSKI, Židovi u Istri između dva svijetska rata (Ebrei in Istria tra le due
guerre mondiali), in «Časopis za suvremenu povijest», 1977, n. 28 (1), pp. 86-88.
8
Zbornik dokumenata i podataka o Narodnooslobodilačkom ratu naroda Jugoslavije.
Dokumenti Kraljevine Italije 1941. (Raccolta di documenti e dati sulla guerra popolare di liberazione dei popoli della Jugoslavia. Documenti del Regno d’Italia - 1941) (d’ora in poi: Zbornik),
Beograd-Belgrado 1969, vol. XIII, tomo 1, p. 23.
9
Ibid., pp. 414-418.
10
Ibid., pp. 464-468.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
153
i comunisti, che furono i principali organizzatori del movimento di resistenza alle
autorità italiane, il comandante della Seconda armata italiana, generale di Corpo
d’armata Mario Roatta, inneggiava alla «lotta sino allo sterminio» (vedi la sua direttiva del 15 febbraio 1942)11. Il 1° dicembre 1942 il Comando superiore delle forze
armate «Slovenia-Dalmazia» pubblicò la circolare 3/C, mediante la quale vennero
emanate indicazioni particolareggiate sulle modalità della lotta da condurre contro le
unità partigiane ed alla posizione da tenere nei confronti della popolazione che le
aiutava. Le misure da adottare contro i partigiani furono espresse nella misura «testa
per dente» anziché nella misura «dente per dente»12.
Nell’ambito delle direttive generali delle ordinanze e dei decreti degli organi
superiori, sia militari che civili, del Regno d’Italia, anche gli organi di governo
subordinati adottarono le proprie misure contro il Movimento per la lotta di liberazione popolare e contro la popolazione che lo sosteneva. In tal modo il prefetto della
provincia del Carnaro, Temistocle Testa, ricevette precisi poteri mediante il r.d.l. del
18 maggio 1941 per le zone di nuova annessione. In base a tale decreto egli adottò
misure relative all’internamento di persone non gradite in appositi campi di concentramento, annunziò l’esecuzione di condanne a morte, internò le famiglie di quelle
persone di cui si sapeva o si supponeva che avessero propri membri tra le fila del
movimento partigiano. Con un decreto prefettizio del 24 aprile 1942 fu introdotta la
pratica delle rappresaglie anche contro gli ostaggi:
«Da oggi, per ogni reato di carattere politico, commesso contro militari e civili,
saranno adottate dirette rappresaglie fucilando ostaggi, il cui numero sarà stabilito di
volta in volta a seconda della gravità del reato»13.
Che il decreto del prefetto Testa non sia rimasto una vuota minaccia, lo testimonia anche il suo successivo decreto del 30 maggio 1942 per la zona di Jelenie. Il prefetto Testa porta a «pubblica conoscenza» quanto segue:
Appartenenti a famiglie di Jelenie si sono in questi ultimi tempi allontanati dalle loro abitazioni per raggiungere nei boschi i ribelli ed arruolarsi nelle loro file e commettere azioni di
banditismo, di ladronerie e terrorismo, uccidendo soldati isolati e rapinando lavoratori nelle
terre annesse.
Si informano le popolazioni dei territori annessi che con provvedimento odierno sono stati internati i componenti delle suddette famiglie, sono state rase al suolo le loro case, confiscati i beni e fucilati 20 componenti di dette famiglie estratti a sorte, per rappresaglia contro
gli atti criminali da parte dei ribelli che turbano le laboriose popolazioni di questi territori.
Qualora gli appartenenti alle suddette famiglie, che si sono dati al bosco, dovessero
continuare nella loro attività di banditi e rapinatori, sarà continuata inesorabilmente la rappresaglia14.
La cittadinanza di Fiume e rispettivamente quella del Carnaro, quale parte inteZbornik, vol. XIII, tomo 2, pp. 96-97.
Ibid., pp. 860-924.
13
Zbornik, vol. V, tomo 4, p. 400.
14
Copia in possesso dell’autore.
11
12
154
Mihael Sobolevski
grante del Regno d’Italia, fu mobilitata in diverse formazioni militari e venne impiegata nei servizi lavorativi e civili. In generale, i fiumani in gruppi più o meno numerosi si trovarono impegnati in quasi tutti i campi di battaglia nei quali operò l’esercito italiano. Molto spesso i fiumani presero parte anche alle operazioni belliche insieme all’esercito tedesco, a quello ustascia-domobrano ed a quello cetnico. Per questo motivo si verificarono perdite di italiani di Fiume nei più vasti teatri di guerra europei ed africani, e questo fatto ha di conseguenza reso più difficile stabilire a noi ricercatori l’esatto luogo di decesso delle vittime. Nell’Italia fascista di Mussolini dominava, quindi, una forma totalitaria di governo, la cui caratteristica fondamentale
era espressa dal motto: «Chi non è con noi è contro di noi». Pertanto in base al citato motto agirono molte persone per eliminare ogni forma di opposizione alla guerra voluta dal regime. I cambiamenti che si verificarono in Italia nell’estate del
1943 ebbero notevoli riflessi anche nella città di Fiume e nel territorio dell’ex provincia del Carnaro. Dopo le pesanti disfatte dell’esercito italiano su molti campi di
battaglia e il malumore del popolo contro la guerra e il regime fascista, con lo sbarco anglo-americano in Sicilia del 10 luglio 1943, si arrivò velocemente anche alla caduta del fascismo e all’uscita dell’Italia dalla guerra. Dopo la decisione del Gran consiglio del fascismo del 24-25 luglio 1943 il comando supremo delle forze armate fu
trasferito nelle mani del re, mentre furono ristabiliti nuovamente i poteri costituzionali della monarchia. Il nuovo governo di Pietro Badoglio firmò il 3 settembre 1943
l’accordo sull’armistizio e la capitolazione dell’Italia, che fu resa noto solo l’8 settembre. Per fronteggiare simili avvenimenti il comando generale tedesco reagì con
tempestività: occupò militarmente Roma, liberò Mussolini prigioniero che, sotto
la protezione tedesca, il 25 ottobre 1943 proclamò la Repubblica Sociale Italiana.
Dopo la capitolazione, sotto la guida del CLN (Comitato di liberazione nazionale), si intensificò invece la lotta armata del popolo italiano contro gli occupatori
tedeschi e contro i fascisti.
Tutte le forze militari e politiche presenti sul territorio dell’ex Jugoslavia, e così
pure quelle che si trovavano nella zona della provincia italiana del Carnaro, cercarono di sfruttare a proprio favore la capitolazione dell’Italia. Lo Stato indipendente di
Croazia (NDH: Nezavisna Država Hrvatska) pretendeva che gli fossero restituititi
non soltanto quei territori croati che aveva ceduto all’Italia in base agli accordi di
Roma del maggio 1941, ma anche una parte di quelli che l’Italia aveva ottenuto con
il trattato di Rapallo (nel 1920) e con quello di Roma (nel 1924). Tale richiesta di
concessioni territoriali avanzata dallo Stato indipendente di Croazia, guidato da Ante
Pavelić, ottenne il momentaneo riscontro dell’alleato tedesco. Nella zona
dell’Adriatico orientale ottenne un certo peso anche la mussoliniana Repubblica
Sociale Italiana, voluta dal Terzo Reich. La zona del Litorale dell’Alto Adriatico per
gli interessi militari strategici della Germania era di primaria importanza, perché
i tedeschi temevano un possibile sbarco anglo-americano in quel territorio. Per fronteggiare quindi un tale attacco le forze armate tedesche si affrettarono ad occupare la
zona in questione, cercando di sfruttare almeno una parte delle forze armate italiane
allo sbando più completo e di utilizzare le postazioni logistico-militari già esistenti.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
155
L’esercito tedesco occupò Fiume il 14 settembre 1943, mentre il giorno successivo,
dopo un breve combattimento, si impadronì anche del borgo di Sussa-Sušak, che
alcuni giorni prima era stato liberato dalle unità dell’Esercito di liberazione popolare
della Croazia. Se si tiene conto di questi avvenimenti appare chiaro che la situazione
a Fiume era mutata radicalmente. Il comandante del 194° Reggimento tedesco,
Kaspar Völker, assicurò agli ufficiali italiani presenti a Fiume, alle autorità cittadine
ed ai rappresentanti del Partito fascista, che Fiume era sempre stata una città «italiana», e che tale sarebbe rimasta sempre. Egli sostituì l’allora prefetto di Fiume,
Chiarotti, e in qualità di commissario straordinario della provincia del Carnaro nominò colui che era di gran lunga il politico fiumano più conosciuto nonché senatore
del Regno d’Italia, Riccardo Gigante15. In tal modo l’occupatore tedesco dimostrò
che avrebbero detenuto il potere civile quelle persone che fossero state di suo gradimento e di cui sarebbe stato certo che avrebbero curato fedelmente gli interessi del
Reich tedesco. Si può così constatare che tutti i principali cambiamenti nella zona
dell’ex provincia del Carnaro erano già avvenuti prima del 1° ottobre 1943, quando
fu creata la zona operativa del «Litorale Adriatico» (Adriatisches Küstenland). Quel
giorno il commissario capo Friedrich Alois Rainer pubblicò l’ordinanza relativa all’esercizio dell’amministrazione pubblica nella suddetta zona, in cui era compresa,
tra l’altro, l’Istria ed il Carnaro incluse Sussa, Buccari, Čabar, Castua e Veglia. Nella
zona operativa del «Litorale Adriatico» il potere civile veniva così esercitato da
Rainer, mentre il responsabile per la provincia del Carnaro era il consigliere tedesco
Karl Pachneck16.
Un importante fattore di opposizione in campo militare e politico nella zona della provincia del Carnaro fu rappresentato dal Movimento popolare di liberazione
(movimento antifascista). Il Movimento popolare di liberazione sosteneva che il
Regno d’Italia, mediante trattati internazionali non basati sull’equità (il primo firmato
a Rapallo nel 1920, il secondo a Roma nel 1924 ed il terzo sempre a Roma nel 1941),
aveva aumentato la propria superficie territoriale a danno del territorio nazionale e
storico sia croato che sloveno, perciò il Movimento di liberazione popolare ritenne
di dover condurre la lotta contro il fascismo per ottenere anche la restituzione di quei
territori sottratti ingiustamente dall’Italia. La capitolazione dell’Italia nel settembre
1943 costituì quel fattore essenziale che rese possibile alle istituzioni del Movimento
popolare di liberazione di assumere una chiara posizione in merito sia sull’Istria, su
Fiume, sulla città dalmata di Zara e sia su quei territori sloveni e croati che furono
annessi all’Italia nel 1941. In tal modo il Consiglio territoriale del Movimento di
liberazione popolare per l’Istria il 13 settembre 1943 adottò la seguente decisione:
«L’Istria si riunisce alla propria madrepatria e proclama l’unificazione con gli altri
nostri fratelli croati». Questa decisione fu confermata anche nell’Assemblea di
Pisino, svoltasi il 26 settembre 1943. Pertanto nelle deliberazioni del Consiglio
regionale del Movimento di liberazione popolare per l’Istria si mise in rilievo, tra
l’altro, il fatto che era stata salutata con entusiasmo la proclamazione del 13 settem15
16
A. GIRON, Zapadna…, cit., pp. 240-243.
Ibid., pp. 243-244.
156
Mihael Sobolevski
bre 1943 sul distacco dell’Istria dall’Italia e la riunificazione con la madrepatria e
con la Jugoslavia. Nelle delibere del Movimento di liberazione popolare dell’Istria
furono enunciate anche altre misure che sarebbero state adottate, come la decadenza
delle leggi italiane di marca fascista e l’espatrio di quegli italiani che si erano stabiliti in Istria dopo il 1918, l’abolizione dei decreti coi quali erano stati italianizzati i
nomi ed i cognomi croati, nonché i vari toponimi. Nel contempo, per gli abitanti di
nazionalità italiana in Istria, era prevista l’autonomia culturale e la parità dei diritti17.
È del tutto comprensibile che queste decisioni degli organi delle autorità popolari in
Istria non ebbero, né potevano avere un peso costruttivo di tipo statale, e neanche il
potere di cambiare gli accordi internazionali. Si trattava quindi di una rivolta della
popolazione croata dell’Istria contro l’Italia mussoliniana, coadiuvata da una parte
della popolazione italiana che si unì nella lotta antifascista al Movimento di liberazione popolare della Croazia e della Jugoslavia.
Accanto alle citate decisioni locali sono di gran lunga più importanti le decisioni
del Consiglio regionale antifascista di liberazione popolare della Croazia (ZAVNOH) e del Consiglio antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia (AVNOJ).
Così, nella decisione dello ZAVNOH del 20 settembre 1943 (decisione relativa al ricongiungimento dell’Istria, di Fiume, di Zara e delle altre zone occupate) venivano
proclamati nulli tutti quegli accordi, patti e convenzioni che i diversi governi panserbi avevano stipulato con l’Italia monarchica e sulla base dei quali l’Italia stessa
aveva annesso territori croati. Furono anche ritrattati gli accordi del capo dello Stato
indipendente di Croazia, Ante Pavelić, mediante i quali egli aveva concesso all’Italia
parte del Gorski Kotar (regione montana tra Fiume e Karlovac), del Litorale Croato,
della Dalmazia e di alcune isole adriatiche. La presidenza dell’ AVNOJ confermò,
il 30 novembre 1943, la decisione dello ZAVNOH relativa al «ricongiungimento
dell’Istria, di Fiume, di Zara e delle zone annesse della Croazia e delle isole croate
dell’Adriatico alla Croazia libera e inserita nell’ambito della Jugoslavia Federale»,
come pure la decisione del Consiglio sloveno di liberazione popolare relativa al «ricongiungimento del Litorale Sloveno e di tutte le zone annesse slovene alla Slovenia
libera nell’ambito della Jugoslavia Federale»18.
L’occupazione militare tedesca della provincia del Carnaro, oltre che di altre
zone, era finalizzata all’aiuto delle formazioni militari sia della Repubblica Sociale
mussoliniana sia delle forze «cetniche» ed «ustascia-domobrane»; la presenza militare tedesca influì molto a incrementare il numero delle perdite umane nella città di
Fiume e nella sua ex-provincia. Infatti l’amministrazione militare tedesca nella zona
della provincia del Carnaro era, in linea di massima, corrispondente a quella che i tedeschi avevano adottato nelle altre zone occupate d’Europa. Pertanto essi si adoperarono affinché la provincia del Carnaro preservasse la propria economia e la propria
dimensione amministrativa, giustificando questo fatto con motivazioni di ordine bellico per cui occorreva concentrare tutte le risorse disponibili nella lotta contro il
Ibid., pp. 177-179.
Priključenje Istre Jugoslaviji (Unione dell’Istria alla Jugoslavia), Rijeka-Fiume 1968, fotografie, fac- simili, documenti.
17
18
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
157
Movimento di Liberazione popolare jugoslavo. Perciò furono adottati soltanto dei
cambiamenti di carattere secondario, si potrebbe quasi dire di tipo formale. Tuttavia
per soddisfare le pressanti richieste del Consiglio Comunale di Sussa-Sušak i tedeschi destituirono il prefetto di Fiume, Riccardo Gigante, e nominarono al suo posto
Alessandro Spalatino. Inoltre i nazisti abolirono l’ufficio della Prefettura fiumana
per le zone annesse, costituito nel 1941, ed istituirono il Commissariato amministrativo di Sussa-Veglia (Sussa, Buccari, Čabar, Castua, Veglia). A capo di questo
Commissariato i tedeschi nominarono Franjo Špehar19.
Nell’intento di pacificare la popolazione della provincia del Carnaro e di raggiungere gli scopi del Terzo Reich, l’occupante tedesco adottò diverse misure nella zona di operazioni del Litorale Adriatico. In quel momento la popolazione italiana, che viveva allora per la maggior parte nella città di Fiume, non aveva accennato alcuna forma di opposizione contro i tedeschi. Gli occhi dei fiumani erano rivolti naturalmente alle forze anglo-americane in Italia, verso il governo
Badoglio e verso il movimento della Resistenza che si era sviluppato soprattutto
in varie zone dell’Italia settentrionale, ed è così che gradualmente cominciarono
a costituirsi a Fiume alcuni movimenti politici clandestini, che avevano lo scopo
di far sì che la città rimanesse all’Italia (il CLN locale ed una piccola parte dei comunisti italiani) o che comunque si potesse puntare sull’autonomia. L’occupatore
tedesco, a Fiume ed nella provincia del Carnaro, in parte con la forza ed in parte
con le buone, cercò di guadagnare a sé ampi strati della popolazione italiana e
croata. Per riuscire in questo scopo venne creata una vasta rete di servizi di polizia e di informazione, oltre all’istituzione di tribunali straordinari; tra tutti i servizi repressivi, si distingueva innanzi tutto l’onnipresente Gestapo (Geheime
Staats-Polizei = Polizia segreta statale), che aveva un ruolo importante all’interno della Direzione generale di sicurezza del Reich (Reichssicherheitshauptamt).
La Gestapo era la quarta divisione all’interno della Direzione generale della sicurezza del Reich e aveva poteri esecutivi (il diritto di effettuare arresti). La IV
Divisione, con sottosezioni minori, era incaricata di occuparsi degli oppositori al
nazismo (come, ad esempio, i comunisti ed i liberali), conduceva la lotta contro il
sabotaggio, si occupava delle comunità religiose ed era addetta alla «soluzione finale della questione ebraica». All’interno del Battaglione di sicurezza delle SS
(Schutzstaffel) operava il Servizio di sicurezza (Sicherheitsdienst, SD) con funzioni di spionaggio. La spietata durezza di questi servizi speciali tedeschi fu sperimentata da tutti coloro che, senza tener conto della propria nazionalità, cercarono in una maniera qualsiasi di opporsi agli interessi tedeschi, sia militari che politici. Tutti gli imputati venivano giudicati dopo un breve processo (il Tribunale
straordinario per la sicurezza pubblica, ovvero il Tribunale speciale che aveva sede a Trieste). Ma durante l’occupazione tedesca della provincia del Carnaro, congiuntamente alle SS, operava una Corte marziale straordinaria, che a più riprese
condannò a morte mediante fucilazione gruppi più o meno numerosi di arrestati
19
A. GIRON, Zapadna… cit., pp. 245-246.
158
Mihael Sobolevski
dietro l’accusa di attività politiche illegali (collaborazione col Movimento di liberazione popolare)20.
Le autorità tedesche di occupazione cercarono di organizzare in formazioni militari o paramilitari un sempre maggiore numero di cittadini di Fiume e della provincia
del Carnaro sotto il pretesto che si trattava di istituzioni legali della mussoliniana
Repubblica Sociale Italiana (RSI). Doveva contribuire allo scopo di controllo tedesco anche la riorganizzazione del Partito fascista sotto la sua nuova denominazione
di Partito fascista repubblicano (PFR). Durante il periodo dell’occupazione tedesca
di Fiume e della provincia del Carnaro operavano le seguenti organizzazioni ed unità
militari e paramilitari: Guardia alla frontiera (GaF), Guardia nazionale repubblicana
(GNR), Milizia contraerea (MaCa), Milizia difesa territoriale (MDT), Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN), nonché le formazioni delle Camicie nere
(CCNN). Sotto il comando dei tedeschi si trovavano raggruppate nei dintorni di
Fiume anche formazioni «cetniche» (formazioni militari di serbi collaborazionisti),
come pure forze militari e di informazione di «ustascia» e «domobrani». Tutte queste
formazioni provocarono un gran numero di perdite umane, sia di nazionalità italiana
che di nazionalità croata. L’occupante tedesco anche nella provincia del Carnaro perpetrò, a scopo di genocidio, la persecuzione della comunità etnico-religiosa degli
ebrei. Nella Repubblica Sociale Italiana, a differenza delle altre zone dell’Italia, erano rimaste in vigore le leggi razziali (lo stesso accadeva nella Croazia controllata da
Pavelić, N.d.T.). Va aggiunto che se tali leggi non ci fossero state, le autorità di occupazione tedesche avrebbero adottato ugualmente simili misure, poiché così avevano
fatto anche negli altri paesi occupati. I tedeschi, quindi, si servirono delle istituzioni
della Repubblica Sociale Italiana affinché esse formalmente contribuissero ad una
parte del lavoro volto a realizzare la «soluzione finale della questione ebraica». Il
2 dicembre 1943 infatti il Ministero dell’interno della Repubblica Sociale Italiana
indirizzò al prefetto di Fiume, Agostino Spalatino, un telegramma nel quale si ordinava che tutti gli ebrei che si trovavano nella zona della provincia del Carnaro
(includendovi anche quelli particolarmente discriminati), senza tener conto di quale
fosse la loro nazionalità di appartenenza, dovevano essere arrestati e inviati nei campi
di concentramento. Inoltre tutti i loro beni dovevano essere sequestrati ed in seguito
confiscati nell’interesse della Repubblica Sociale Italiana, per essere poi utilizzati a
favore dei poveri e delle vittime dei bombardamenti aerei anglo-americani. Tutte
queste misure contro gli ebrei vennero direttamente adottate dalle autorità tedesche
di occupazione21.
Secondo i dati statistici che sono stati elaborati agli inizi del 1946 dalla
Commissione comunale per l’accertamento dei crimini di guerra commessi durante
il conflitto a Fiume (nell’arco di tempo che va dalla metà del 1940 sino al mese di
maggio del 1945), è stato accertato che la polizia tedesca dall’autunno del 1943 alla
20
ARCHIVIO DI STATO RIJEKA-FIUME (d’ora in poi DAR), Gradska komisija za utvrđivanje
ratnih zločina u Rijeci od siječnja 1944. do travnja 1945. (Commissione cittadina per i crimini di guerra dal gennaio 1944 all’aprile 1945).
21
Ibidem.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
159
fine del mese di aprile del 1945 ha arrestato a Fiume e rinchiuso in prigione un totale di 678 persone. Vennero deportati nei campi di concentramento tedeschi 623 persone, 290 delle quali perirono nei Lager22.
Gli attacchi di gruppi armati antifascisti contro singoli obiettivi bellici, sia tedeschi che dei militari loro alleati, soprattutto a Fiume ed a Sussa, costituirono per le
autorità tedesche una motivazione sufficiente per decretare la pena di morte a detenuti politici, ma anche a ostaggi innocenti. In breve, l’occupazione tedesca di Fiume
e della provincia del Carnaro provocò una grande quantità vittime, in special modo
tra la popolazione ebraica, sia croata che italiana. Altre notevoli perdite fra la popolazione italiana e croata, nell’arco di tempo che va dal gennaio del 1944 all’aprile del
1945, furono provocate dalle forze aeree anglo-americane. Gli attacchi aerei erano
innanzi tutto dettati da motivazioni di ordine strategico. Si cercò quindi di distruggere l’industria fiumana, le infrastrutture e le vie di comunicazione, per creare le
condizioni in questa zona di un possibile sbarco degli Alleati. Nel corso di una
trentina di bombardamenti effettuati su Fiume da parte di un gran numero di aerei
(complessivamente tali bombardamenti sono durati circa 50 ore) si registrarono
gravissimi danni materiali alle strutture industriali, agli edifici pubblici e alle unità
abitative. Inoltre, durante questi bombardamenti perirono più di cento persone,
mentre diverse centinaia rimasero ferite23. Un altro importante fattore che provocò
perdite umane tra la popolazione di Fiume e dell’ex provincia del Carnaro fu costituito anche dal MPL, non soltanto nel corso della II guerra mondiale, ma anche nel
periodo immediatamente successivo alla sua conclusione. Sviluppatosi gradualmente
nei singoli ambienti locali, il MPL condusse una lotta senza quartiere contro le forze
di occupazione nazifasciste e dei loro alleati collaborazionisti. Il movimento partigiano era collegato dal punto di vista organizzativo con le strutture logistiche della
Croazia e del resto della Jugoslavia, ma era guidato prevalentemente dai comunisti.
Nel vasto programma del Fronte popolare il Movimento cercò di raccogliere vasti
strati della popolazione, senza tener conto dell’appartenenza religiosa, nazionale o di
classe sociale. L’idea fondamentale fu la lotta contro le forze di occupazione ed i
regimi collaborazionisti per la creazione di un sistema democratico popolare e
antifascista. Allo scopo di rendere efficace la sua attività, il movimento partigiano
jugoslavo organizzò strutture militari e politiche nonché organismi di potere popolare.
Tale struttura si instaurò gradualmente anche nella zona di Fiume e nell’ex provincia
del Carnaro. Le strutture di lotta popolare locale e quelle a livello superiore cercarono
di acquisire anche la popolazione italiana agli scopi della lotta antifascista e ci furono,
in effetti, interessanti casi di adesione. In questo caso non nacquero problemi nell’accettare un programma d’azione comune antifascista, ma si manifestarono forti
dubbi e opposizioni quando si trattò di stabilire la futura appartenenza territoriale di
quelle zone che, in base ai precedenti trattati internazionali, erano state attribuite
Ibidem.
M. SOBOLEVSKI, Savezničko bombardiranje u Rijeci od siječnja 1944. do travnja 1945.,
(Bombardamenti alleati su Fiume nella II guerra mondiale, gennaio 1944-aprile 1945) in «Zbornik
Sv. Vid», 2000.
22
23
160
Mihael Sobolevski
all’Italia nel periodo tra le due guerre mondiali. Non fu certo cosa facile e semplice
contemperare tali interessi perfino tra gli stessi comunisti croati e quelli italiani. In
merito a questi eventi esiste un’apposita letteratura storica che riporto man mano nelle
note di questo testo24.
Anche a Fiume e nell’ex provincia del Carnaro, dopo la liberazione da parte delle
unità della IV Armata jugoslava, venne abbattuto il vecchio potere ed istituito quello
dei Comitati di liberazione popolare. Già abbiamo sottolineato in precedenza che il
MPL fu uno dei principali elementi che provocarono la perdita di vite umane. Tutti
coloro che avevano fatto parte delle forze di occupazione o di quelle collaborazioniste, e in particolare i responsabili dei crimini commessi contro la popolazione civile
e contro gli esponenti politici e militari del MPL, furono vittima di azioni di rappresaglia. A questo proposito si deve rilevare che in linea di principio i comandi militari
partigiani si comportarono in modo umano e comprensivo nei confronti dei prigionieri di guerra, soprattutto verso i militari italiani catturati, che venivano prevalentemente lasciati liberi di rientrare nei loro reparti. Nei confronti invece delle Camicie
nere fasciste, che si erano distinte per i loro crimini contro la popolazione civile e
contro i simpatizzanti del MPL, i partigiani assunsero una posizione molto dura. Allo
scopo di evitare improvvisazioni ed azioni arbitrarie, lo Stato maggiore jugoslavo
emanò due importanti decreti contenenti i criteri sui quali si doveva fondare la
giustizia militare partigiana. Con il primo, emanato il 29 dicembre 1942, l’Alto
Comando jugoslavo volle creare un sistema giudiziario unico per l’esercizio della
giustizia nei territori liberati e nell’ambito dei reparti partigiani. Anche prima in
verità erano in vigore circolari e istruzioni varie in materia, ma questo decreto assunse una importanza fondamentale, in quanto esso istituiva tribunali militari permanenti in seno alle brigate proletarie d’assalto ed agli organi di potere militare nelle
retrovie, nominava i giudici istruttori e dettava i principi fondamentali del procedimento giudiziario25.
Il 24 maggio 1944 il comandante supremo dell’Esercito di liberazione popolare,
Josip Broz Tito, emanò un nuovo decreto sui tribunali militari jugoslavi e sull’ordinamento e le competenze degli stessi, che sarebbe divenuto il supporto fondamentale
della giustizia militare fino al 24 agosto 1945, quando venne emanata la legge sull’ordinamento e sulle competenze dei tribunali militari in seno alle Forze Armate
Jugoslave. Anche questo secondo decreto aveva un duplice carattere: in base ad esso venivano giudicati non solo gli appartenenti all’Esercito di liberazione popolare
che contravvenivano ai principi dell’MPL, ma anche coloro che erano accusati di crimini di guerra, i nemici del popolo e gli autori di reati penali contro i militari e contro i prigionieri di guerra. I tribunali militari jugoslavi processarono anche i civili che
24
A. GIRON, Zapadna… cit. e le pubblicazioni seguenti, nonché la bibliografia citata in I. G.
KOVAčIć, Legendarni Tuhobić. Riječko Područje u ratu 1941. godine i partizanski odred Božo Vidas
Vuk (Il leggendario Tuhobič, la regione fiumana nel 1941 e il distaccamento partigiano Božo Vidas
Vuk), Rijeka-Fiume 2000; R. BUTOROVIč, Sušak i Rijeka u NOB (Sussa e Fiume nella Lotta di
Liberazione Popolare), Rijeka-Fiume, Tipograf, 1975.
25
LEON GERšKOVIć, Dokumenti o razvoju narodne vlasti (Documenti sullo sviluppo del potere
popolare), Beograd-Belgrado 1948, pp. 135-138.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
161
avevano un qualsiasi rapporto di impiego con le forze armate o che avevano commesso reati contro militari ed istituzioni militari. Poiché questo decreto continuò ad
essere applicato anche nell’immediato dopoguerra, ci sembra utile analizzarne più
dettagliatamente il contenuto e metterne in risalto l’impostazione di base. Il tribunale militare jugoslavo giudicava in camera di consiglio, avvalendosi dell’assistenza di
un segretario, il quale doveva essere, possibilmente, un giudice di professione o
quanto meno un avvocato. I tribunali militari erano competenti per giudicare diversi
reati penali, tra i quali prenderemo in esame quelli riguardanti i crimini di guerra e
quelli contro i «nemici del popolo». L’articolo 13 del decreto sui tribunali militari
jugoslavi descrive così i reati penali da considerare crimini di guerra:
Sono considerati criminali di guerra sia i cittadini jugoslavi che i cittadini dei paesi occupanti o di altri paesi responsabili di essere promotori, organizzatori, mandanti, complici o
esecutori di uccisione di massa, torture, sgomberi coatti, internamenti e traduzione ai lavori
forzati di popolazioni civili, nonché i responsabili di incendi, distruzioni e saccheggi del
patrimonio pubblico e privato; tutti i proprietari di terreni e di imprese in Jugoslavia, nei paesi occupanti e in altri paesi che hanno sfruttato in modo disumano i lavoratori condannati ai
lavori forzati; i funzionari degli apparati terroristici, delle formazioni armate terroristiche dei
paesi occupanti ed i civili operanti al servizio degli occupatori; i responsabili della mobilitazione del nostro popolo per l’inquadramento in seno all’esercito nemico.
Il successivo articolo 14 del decreto sui tribunali militari così recitava:
Sono considerati nemici del popolo: tutti gli ustascia, i cetnici e gli appartenenti alle altre
formazioni armate al servizio del nemico, i loro organizzatori ed i loro complici; tutti coloro
che sono al servizio del nemico in qualsiasi forma – spie, delatori, corrieri, agitatori, ecc. –;
tutti coloro che hanno indotto la popolazione a consegnare le armi agli occupanti; tutti quelli
che hanno tradito la guerra di liberazione popolare e sono stati in contatto con l’occupante;
tutti coloro che si sono ribellati al potere popolare operando contro di esso; tutti quelli che
attentano all’esercito nazionale o hanno aiutato e continuano ad aiutare l’occupante; chiunque
compia gravi omicidi, saccheggi, ecc.
Per tutti i reati indicati ed alcuni altri reati previsti i tribunali militari adottavano
provvedimenti cautelativi ed emettevano condanne. Oltre alle condanne il tribunale
militare poteva adottare anche altri provvedimenti, ad esempio la perdita temporanea
o definitiva dei diritti civili e la confisca dei beni. I processi dovevano essere rapidi
e concisi, rispettando però l’intera procedura prevista. Per l’impostazione della procedura processuale ogni Camera di consiglio del tribunale si avvaleva di un giudice
istruttore militare. Gli arresti non potevano essere eseguiti sulla base di elementi non
accertati, ma le persone indiziate di reato potevano tuttavia essere sottoposte ad interrogatorio. Gli interrogatori dovevano essere verbalizzati e agli indagati che non
conoscevano la «lingua popolare» doveva essere fornito un interprete. Il dibattimento
davanti al Tribunale militare aveva inizio con la lettura del capo di accusa da parte
del giudice istruttore. I processi potevano essere pubblici o a porte chiuse. Se l’accusato non era in grado di difendersi da solo gli veniva assegnato un avvocato
162
Mihael Sobolevski
d’ufficio, ma i militari non potevano in nessun caso essere difesi da civili. La sentenza veniva emessa dalla camera di consiglio in seduta segreta e veniva quindi
letta all’imputato. La sentenza emessa «in nome dei popoli della Jugoslavia» doveva essere formulata in forma scritta. Se l’imputato veniva condannato a morte (le
condanne venivano eseguite mediante fucilazione e nei casi particolarmente gravi
mediante impiccagione), l’esecuzione doveva essere prima confermata dal tribunale militare superiore, che poteva decidere anche di commutare la pena. La condanna a morte poteva quindi essere eseguita soltanto previa autorizzazione dell’istanza superiore, che in casi eccezionali, quando cioè si rendeva necessaria l’esecuzione immediata, poteva giungere anche successivamente26.
Il comandante supremo dell’Esercito di liberazione popolare Josip Broz Tito e la
presidenza dell’AVNOJ durante il 1944 diramarono a più riprese moniti, avvertimenti, inviti ai cittadini ed ai componenti delle formazioni militari occupanti e ai
collaborazionisti per indurli a disertare e ad unirsi al MPL, minacciando in caso
contrario di ritenerli complici e partecipi delle azioni criminali compiute da tali
formazioni, azioni che non sarebbero in nessun caso rimaste impunite. Il MPL non
si ispirava infatti a sentimenti di vendetta, ma intendeva solo punire gli autori dei
crimini. La presidenza dell’AVNOJ emanò tra l’altro in data 21 novembre 1944 a
Belgrado un decreto di amnistia per tutti coloro che avevano fatto parte delle formazioni «cetniche» del generale serbo Draža Mihajlović e delle milizie territoriali croate
e slovene. Il decreto escludeva dall’amnistia soltanto i responsabili di crimini (uccisioni, incendi, stupri, saccheggi) commessi successivamente alla sua emanazione27.
Poiché nell’attuazione del provvedimento di amnistia si erano andate evidenziando
interpretazioni arbitrarie (i tribunali militari lo applicavano in modo troppo restrittivo), il 12 gennaio 1945 il comandante supremo Josip Broz Tito promulgò un nuovo
decreto che sanciva l’applicazione «incondizionata» dell’amnistia a tutte le persone
a cui essa era destinata. Si sanciva inoltre che le condanne a morte comminate a soggetti che avevano commesso i crimini loro imputati (uccisioni, incendi, saccheggi,
stupri), potevano essere eseguite solo previa autorizzazione della competente camera
di consiglio del tribunale, mentre le condanne a morte contro altre persone (dirigenti,
organizzatori e intellettuali accusati di crimini e di atti di tradimento) potevano essere
eseguite «unicamente ed esclusivamente previa autorizzazione del tribunale militare
superiore presso lo Stato maggiore28. Durante la guerra di liberazione e immediatamente dopo la sua conclusione, la giustizia militare fu molto più severa, perché
doveva perseguire l’obiettivo di proteggere le conquiste dell’esercito di liberazione
e condurre una lotta senza quartiere contro gli appartenenti al potere militare e civile dell’occupante e dei suoi collaboratori, soprattutto contro chi avesse commesso atti criminali. Con la legge sull’ordinamento e sulle competenze dei tribunali militari
dell’Armata jugoslava del 24 agosto 1945 le competenze dei tribunali militari vennero notevolmente ridotte e limitate ai processi a carico dei militari e dei prigionieri
J. B. TITO, Sabrana djela (Opere scelte), Beograd-Belgrado, 1984, vol. 20, pp. 223-241.
Ibid., vol. 25, pp. 290-291.
28
Ibid., p. 209.
26
27
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
163
di guerra. Dopo l’avvento dell’amministrazione militare jugoslava nella Venezia
Giulia, nell’Istria, a Fiume e nel Litorale sloveno, avvenuto in base al decreto del
comandante supremo maresciallo Tito del 23 giugno 1945, si passò anche alla riorganizzazione della giustizia militare e civile. Con un successivo decreto del vice
comandante dell’amministrazione militare dell’Armata jugoslava per la Venezia
Giulia, l’Istria, Fiume e il Litorale sloveno del 16 ottobre 1945 venne istituito il
Tribunale militare dell’Armata jugoslava competente per la giustizia militare e civile29. L’esposizione di tutte le circostanze e di fatti finora riportati ci è parsa necessaria soprattutto per cercare di comprendere anche le perdite di vite umane registrate
a Fiume e nell’ex provincia del Carnaro dopo la fine della II guerra mondiale di cui
ci occuperemo più avanti.
Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio del 1945 le unità della IV Armata jugoslava conquistarono, dopo aspri scontri militari, Fiume e il territorio della ex provincia
del Carnaro. Per la maggior parte della popolazione croata e slovena ciò significò la
liberazione lungamente attesa dal fascismo italiano e la fine dell’occupazione italotedesca. Questo era uno degli obiettivi principali della guerra di liberazione popolare
condiviso anche da una minima parte della popolazione italiana che, insieme ai croati
ed agli sloveni, partecipò alla guerra di liberazione e alla lotta contro il fascismo.
L’ingresso delle truppe della IV Armata jugoslava nel territorio di Fiume e dell’Istria
fu considerato come un’occupazione militare dall’Italia ufficiale e dalla maggioranza
della popolazione italiana che nella peggiore delle ipotesi avevano auspicato l’occupazione militare anglo-americana. Gli Alleati segretamente e pubblicamente erano
contrari all’occupazione di Fiume e dell’Istria da parte delle forze armate jugoslave,
poiché ritenevano questo territorio italiano in base agli accordi interstatali stipulati
nel periodo tra le due guerre mondiali. Nel peggiore dei casi gli Alleati ritenevano
che la soluzione di questo problema doveva essere ricercata nell’ambito di una conferenza internazionale di pace.
La situazione a Fiume dopo la liberazione jugoslava era disastrosa. Le case, gli
edifici pubblici e gli impianti industriali erano stati in gran parte distrutti, le strade
erano ostruite da macerie e bunker improvvisati. Erano queste le conseguenze dei
bombardamenti anglo-americani, delle mine fatte scoppiare dai tedeschi e delle granate cadute sulla città nella fase conclusiva delle operazioni per la sua liberazione.
Non appariva migliore l’immagine che presentava il territorio dell’ex provincia del
Carnaro con una popolazione decimata e molti centri abitati incendiati e distrutti. Il
compito principale delle autorità militari e civili jugoslave fu quello di ristabilire
l’ordine e la pace, nonché di ripristinare le condizioni di vita e di lavoro della popolazione. Ma di questo capitolo della storia del dopoguerra a Fiume non ci occuperemo
in questa sede. Vogliamo piuttosto porre in rilievo soltanto alcune altre circostanze
di rilevanza internazionale. Le divergenze sorte tra le autorità militari e civili della
Federazione jugoslava e gli alleati anglo-americani in rapporto alla costituzione di
una amministrazione militare alleata provvisoria nella Venezia Giulia minacciavano
29
DAR, Comitato cittadino di liberazione popolare di Fiume.
164
Mihael Sobolevski
di sfociare in un possibile confronto armato. Il governo jugoslavo cercò di evitare
ogni eventuale scusa che potesse motivare un intervento militare alleato e, accettando
le condizioni poste dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, il 9 giugno 1945 firmò un
trattato per la costituzione dell’Amministrazione militare alleata provvisoria sulla
Venezia Giulia. In base a tale trattato Fiume, l’Istria ed il Litorale sloveno furono
posti sotto l’amministrazione militare dell’Armata jugoslava, mentre il restante
territorio della Venezia Giulia venne posto sotto l’amministrazione militare angloamericana (Linea Morgan di demarcazione)30. Il territorio posto sotto l’amministrazione militare jugoslava costituì la Zona “B”, mentre quello occupato dagli Alleati
costituì la Zona “A”. L’amministrazione militare dell’Armata jugoslava, instaurata il
23 giugno 1945, costituiva il massimo organo di potere sulla Zona “B” ed aveva
sede ad Abbazia. Essa era quindi responsabile del funzionamento degli organi del
potere popolare (Comitati popolari), di tutta l’attività pubblica nonché della giustizia
militare e civile. Questo assetto fu mantenuto sino all’attuazione del trattato di pace
con l’Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 194731.
Sulla base di tale trattato i territori amministrati dall’Armata jugoslava furono per
la maggior parte annessi alla Jugoslavia, mentre la restante parte di territorio e da una
parte di quello amministrato dal comando anglo-americano andarono a costituire,
come soluzione transitoria, il Territorio Libero di Trieste. Quest’ultimo problema
venne in seguito risolto con ulteriori negoziati tra i governi italiano e jugoslavo ed il
Comando alleato. Anche questo però è un tema che esula un po’ dalle mie considerazioni specifiche. Uno dei principali obiettivi della guerra di liberazione partigiana
in Croazia, così come nell’intera Jugoslavia, era quello di punire in modo adeguato
tutti coloro che erano stati gli ideatori o i colpevoli di crimini di guerra, cioè tutte
quelle persone che, operando nell’ambito delle forze di occupazione e dei regimi
collaborazionisti, avevano commesso quei crimini, già riportati nella relazione
sulla giustizia militare. In linea di principio, gli imputati non venivano giudicati in
base alla loro nazionalità o alla loro fede religiosa, ma perché ritenuti colpevoli di
aver commesso crimini di guerra. Gli italiani di Fiume e dell’ex provincia del
Carnaro venivano cioè giudicati non in quanto tali, come si tende oggi a convincere
l’opinione pubblica italiana, bensì per il fatto che alcuni di essi erano sospettati di
aver commesso crimini di guerra. Tuttavia resta certamente aperta la questione se
siano state sempre rispettate la legalità e la giustizia o se, in singoli casi, esse siano
venute meno per carenza di adeguati controlli. Commetteremmo un grosso errore,
sia come uomini e sia come studiosi, se giustificassimo un crimine con un altro
crimine o se pesassimo con il bilancino chi ne ha commesso di più e chi di meno.
Certi fatti non possono essere giudicati con il metro di oggi e a tanto tempo di
distanza dal periodo in cui si sono verificati. Le frustrazioni e le ambizioni umane
non devono influenzare il sentimento di giustizia e di legalità su avvenimenti ancora
insufficientemente indagati.
30
Dokumenti o spoljnoj politici SFRJ 1945. (Documenti sulla politica estera della Repubblica
Socialista Federativa di Jugoslavia 1945), vol. I, Beograd-Belgrado 1984, pp. 81-82.
31
Ibid., pp. 125-185.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
165
Nella fase conclusiva delle operazioni per la liberazione definitiva della
Jugoslavia, che va dall’autunno del 1944 al maggio del 1945, in numerosi settori del
fronte si svolsero cruenti combattimenti, che provocarono non solo grosse perdite di
vite umane tra le parti in conflitto, ma anche notevoli sofferenze alla popolazione
civile coinvolta. In quel periodo i reparti dell’Esercito di liberazione popolare della
Jugoslavia (NOVJ) catturarono un gran numero di soldati di diverse nazionalità
facenti parte delle forze di occupazione e appartenenti alle formazioni collaborazioniste (ustascia, cetnici, milizie territoriali croate e slovene, balisti, ecc.). Al termine
delle operazioni furono fatti complessivamente prigionieri 221.287 soldati nemici,
tra cui 57.150 italiani, molti dei quali originari di Fiume e dell’ex provincia del
Carnaro32. Se si aggiungono i collaborazionisti catturati nel restante territorio nazionale, alla fine del 1945 nei campi di concentramento jugoslavi si trovavano complessivamente 355.785 prigionieri di guerra33. Subito dopo la loro cattura i prigionieri
di guerra venivano internati in campi di concentramento improvvisati, dove erano
spesso esposti alle intemperie e ad un regime alimentare inadeguato. Si deve però
considerare che in quei tempi neanche la popolazione civile viveva molto meglio a
causa delle distruzioni provocate dalla guerra e dalla penuria di generi alimentari. Per
far fronte in modo adeguato alla situazione dei prigionieri di guerra, il presidente del
Consiglio dei ministri e ministro della difesa maresciallo Tito emanò il 30 aprile
1945 una ordinanza con la quale venne istituita una «Sezione per i prigionieri di
guerra» in seno al comando dell’Armata jugoslava. A questo organo venne affidato
il compito di tenere in evidenza il problema dei prigionieri e dei campi di concentramento, nonché di gestire i campi ed i cantieri nei quali venivano avviati a lavorare
i prigionieri stessi. Secondo i criteri dettati dalla stessa ordinanza e dalle convenzioni
internazionali sul trattamento dei prigionieri di guerra, la «Sezione» si occupava
anche della custodia e della sicurezza dei prigionieri, dei campi e dei cantieri dove
essi lavoravano, del controllo sul finanziamento, sulla sistemazione logistica, sull’alimentazione, sul vestiario, ecc. L’ordinanza prescriveva inoltre che i prigionieri
di guerra venissero inquadrati in «battaglioni» costituiti da un comando e da quattro
compagnie formate ciascuna da 250 prigionieri. Il comando era a sua volta costituito
da 11 persone: il comandante, il commissario politico, l’aiutante, l’intendente, il
medico, l’igienista, l’infermiere ed alcuni sottufficiali responsabili della disciplina. Il
32
R. KALTENEGGER, Operationszone «Adriatisches Küstenland». Der Kampf um Triest, Istrien,
und Fiume 1944/45 (La zona d’operazione «Litorale Adriatico». La battaglia per Trieste, l’Istria e
Fiume 1944-45), Graz-Stuttgart, Stocker Verlag, 1993, p. 306: «Sino alla metà del 1947 i prigionieri italiani furono rimpatriati in Italia (in totale: 56.773 prigionieri), grazie al grande interessamento di Palmiro Togliatti. L’ultima nave con 849 prigionieri di guerra fu inviata da Spalato ad
Ancona il 27 giugno 1947».
33
A. MILETIć, Prilog proučavanju istorije Jugoslavenske narodne armije kroz izabrana dokumenta maršala Jugoslavije Josipa Broza Tita u svojstvu ministra Narodne obrane i vrhovnog komandanta oružanih snaga FNRJ u periodu 1945.-1956. godine (Contributo all’approfondimento della storia
dell’Armata popolare jugoslava attraverso documenti scelti del maresciallo di Jugoslavia Josip
Broz Tito nella sua qualità di ministro della Difesa popolare e di comandante in capo delle forze
armate della RSFJ nel periodo 1945-46), in «Vojnoistoriski glasnik», 1987, n. 1, p. 327.
166
Mihael Sobolevski
personale responsabile della sicurezza dei prigionieri veniva reclutato dai battaglioni
territoriali dei singoli corpi d’armata34. Con l’instaurazione del potere militare e civile
a Fiume e nell’ex provincia del Carnaro cominciarono ad essere adottate misure
repressive contro le persone a carico delle quali erano già state raccolte prove sulla
loro partecipazione a fatti criminosi. Al loro arresto ed al loro interrogatorio provvedevano due strutture già costituite in precedenza nel sistema del potere militare: la
Sezione per la protezione del popolo (OZNA) e le formazioni militari del Corpo
d’armata di difesa nazionale della Jugoslavia (KNOJ). I militari arrestati venivano
internati nei campi di concentramento provvisori apprestati a Fiume e nei suoi
dintorni, la maggior parte dei quali erano dislocati nella località di Martinscizza,
mentre i civili arrestati per la loro attività politica venivano tradotti al carcere
dell’OZNA a Fiume. Alla conclusione dell’istruttoria coloro a carico dei quali veniva
accertata o sospettata la partecipazione ad atti criminosi venivano rinviati a giudizio
davanti i tribunali militari, mentre quelli contro i quali non emergevano prove venivano rimessi in libertà. Per l’individuazione degli autori di crimini di guerra,
l’OZNA e il KNOJ operavano in stretta collaborazione con gli organi del potere popolare e con le organizzazioni socio-politiche. Infatti, oltre a tutte le strutture del
potere popolare, da quelle comunali alle regionali, erano stati formati Comitati per
l’accertamento dei crimini commessi dagli occupanti e dai loro complici. I dati raccolti da questi Comitati venivano trasmessi a tutti gli organi incaricati di processare
i criminali di guerra. Qui giova nuovamente sottolineare che queste misure repressive erano dirette contro tutti coloro che erano colpevoli, o sospettati di esserlo, di aver
commesso crimini di guerra e non contro una determinata comunità nazionale, in
questo caso quella italiana. Non disponiamo purtroppo di dati certi circa il numero
complessivo dei cittadini di nazionalità italiana di Fiume e dell’ex provincia del
Carnaro arrestati tra il 1945 e il 1947, poiché non è stata conservata tutta la documentazione penale militare e quindi non possiamo conoscere con sicurezza neanche
il numero esatto delle persone processate. Tutti gli sforzi effettuati in passato per
assicurare alla giustizia i maggiori responsabili dei crimini di guerra commessi in questa regione non hanno prodotto effetti rilevanti. La Commissione nazionale per l’accertamento dei crimini commessi dagli occupanti e dai loro complici nello Stato federale della Croazia e la Commissione civica per l’accertamento dei crimini commessi a Fiume presentarono un gran numero di denunce. Nella lista degli accusati si
trovava primo fra tutti il prefetto di Fiume Temistocle Testa, accusato di aver fatto arrestare ed internare molti antifascisti e le loro famiglie, di aver fatto distruggere numerosi beni mobili ed immobili, di aver fatto torturare i prigionieri rinchiusi nei campi di concentramento (Kampor nell’isola di Arbe), di aver ordinato crimini contro singole persone e di massa (ad esempio il crimine ordinato a Podhum il 12
luglio 1942). Furono inoltre accusati di crimini di guerra il comandante delle SS tedesche a Fiume, colonnello Henrich Schluntzen, il comandante delle forze armate tedesche nel settore di Fiume, colonnello Lothar Zimmerman35, così come molte altre
34
35
Ibid., pp. 326-328.
Cfr. nota 20.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
167
persone. Ad eccezione di Lothar Zimmerman, arrestato e condannato a morte nel
1946, gli organi investigativi e giudiziari jugoslavi non riuscirono a processare gli altri maggiori criminali di guerra. La mancata consegna di questi criminali di guerra fu
dovuta al fatto che, a seguito ai mutati rapporti politici nell’immediato dopoguerra,
gli alleati anglo-americani fecero di tutto per coprire i crimini commessi da parte italiana. È certo che questo atteggiamento degli Alleati fu dovuto anche agli sforzi
degli antifascisti italiani tesi a dimostrare che l’Italia «nata dal movimento della
Resistenza»36 non aveva nulla a che fare con l’Italia mussoliniana. Nella nuova situazione venutasi a creare è più che probabile che alcune persone potessero incorrere in pene sproporzionate all’entità del ruolo da loro avuto negli atti criminosi ad esse imputati. Per poter fare una valutazione complessiva di questa problematica mancano purtroppo fonti e analisi attendibili come possano essere le fonti storiche di carattere giuridico.
La storiografia croata non ha dedicato particolare attenzione ai problemi connessi
ai processi giudiziari contro i cittadini di Fiume e dell’ex provincia del Carnaro
accusati di aver partecipato a crimini di guerra. Nell’ultima storia di Fiume pubblicata nel 1988 manca ogni riferimento ai problemi sorti nell’immediato dopoguerra
e alle perdite umane subite in quello stesso periodo. Nella sua Kratka povijest
grada Rijeke (Breve storia della città di Fiume) (Rijeka-Fiume 1988) lo storico
Igor Žić fa menzione delle repressioni dell’OZNA, che in quei «drammatici giorni»
(dopo la liberazione di Fiume) avrebbe giustiziato circa 300 persone (p. 147). Non
vengono però indicati con chiarezza i motivi di tali esecuzioni, così come non appare chiaro se furono commesse solo dall’OZNA. Effettivamente per formulare più
esatte constatazioni bisognerebbe poter disporre di fonti più attendibili. Non ho
mancato di sottolineare a più riprese la scarsità di documentazione autentica, per
poter fare una valutazione complessiva delle perdite di vite umane subite dagli italiani di Fiume e dell’ex provincia del Carnaro immediatamente dopo la fine della II
guerra mondiale. Per un centinaio di persone è possibile stabilire che furono processate da tribunali militari e per una decina di esse si è riusciti a rintracciare anche
le relative sentenze. La mancanza di materiale d’archivio ha indotto taluni ricercatori a formulare conclusioni e giudizi arbitrari, secondo cui queste persone non sarebbero state formalmente giudicate e quindi successivamente giustiziate senza
essere state sottoposte a regolari processi. L’analisi di questa problematica non si
esaurisce affatto con questo libro, e sarà necessario continuare in futuro il reperimento di nuove fonti, tanto più che altra documentazione si trova sicuramente
sparsa in numerosi archivi di diversi Stati. Allo scopo di offrire al lettore la possibilità di comprendere i motivi ed i modi con cui singole persone sono state giudicate nell’immediato dopoguerra, mi limito a riportare i due esempi seguenti. Il testo della sentenza dell’11 giugno 1945 con cui David Cherbaz viene condannato alla fucilazione dal Tribunale militare dell’Armata jugoslava – sezione per Litorale
Croato e Fiume. Essa recita testualmente:
36
Cfr. F. NIRENSTEIN, Genocid na talijanski način (Genocidio all’italiana), in «Dometi», 1989,
n. 10, pp. 707-713.
168
Mihael Sobolevski
Cherbaz David, figlio illegittimo di Emilio Cherbaz, nato a Fiume il 28/12/1910, abitante in via Trieste 94, fabbro meccanico, coniugato, padre di un figlio, italiano, cattolico,
nullatenente, sa leggere e scrivere, è colpevole - 1. di essere stato nel 1944 una spia tedesca al servizio della Polizia di Sicurezza tedesca a Fiume e come tale di aver strettamente
collaborato con la nota spia Tonetti; 2. e di avere in quanto tale: a) denunciato ai tedeschi
per un compenso di 1.200 Lire i patrioti Grandi Božidar, Bezman Renato, Vianello
Donato, Kolan Božidar e molti altri, i quali sono stati perciò arrestati e mandati ai lavori
forzati in Germania; b) terrorizzato la città di Fiume fermando ed arrestando con la pistola in pugno pacifici cittadini; c) posto materiale esplosivo nel Tempio ebraico e di aver lanciato una bomba in Via Parini, accusando poi di tale atto i partigiani; d) ricattato e depredato la cittadinanza di Fiume. Con tali atti l’imputato ha commesso il reato penale di cui agli
articoli 13 e 14 dell’UVS (Ordinanza del Tribunale Militare) per cui si propone che venga dichiarato criminale di guerra e nemico del popolo, viene condannato - alla pena di morte
mediante fucilazione, alla perdita perpetua dei diritti civili ed alla confisca dei beni. La
condanna a morte verrà eseguita dopo l’approvazione del Tribunale Militare Superiore.
Motivazione: l’imputato era conosciuto da quasi tutti i cittadini di Fiume come una delle più
famigerate spie tedesche. Noto con il soprannome di «Pipi» era temuto ed evitato da tutti.
Questo giudizio della cittadinanza di Fiume non era infondato, poiché nel corso del presente procedimento è stato accertato che l’imputato è veramente un malfattore, che esclusivamente per interessi personali, ha posto in essere la più vile attività di spionaggio al servizio dell’occupante, non esimendosi dal servirsi senza scrupoli dei mezzi più infamanti per
compiacere i suoi padroni, la Polizia delle SS. I fatti che gli vengono imputati dettagliatamente nel dispositivo della presente sentenza sono sufficienti da soli a fornire un quadro
veritiero e fedele della malvagità dei suoi atti, che questo Tribunale ritiene del tutto provati, indipendentemente dal fatto che l’imputato li ammetta o li neghi. I testimoni Aresi
Eduardo, Cesari Bruno e Biarchi Fiogino con le loro deposizioni hanno completato il quadro della personalità criminale dell’imputato, quadro che nei suoi tratti più negativi era già
stato sufficientemente delineato dalle sue stesse ammissioni. Già nel corso del suo primo
interrogatorio l’imputato ha ammesso di avere svolto servizio di corrispondenza per la
Polizia delle SS, denunziando molti elementi sospetti che vennero poi arrestati e mandati ai
lavori forzati in Germania. Nell’udienza generale ha completato le sue ammissioni dichiarando di aver lanciato la bomba in Via Farini e che l’esplosione nel Tempio ebraico era stata
ordinata dai tedeschi e che aveva effettivamente rubato il quadro rinvenuto nella sua abitazione. Per tutti questi fatti l’imputato ha cercato di trovare delle giustificazioni che escluderebbero la sua colpa così come era stata configurata nell’atto d’accusa. In base alle risultanze probatorie, con particolare riferimento alla deposizione del teste Aresi Eduardo, che
in qualità di comandante del Gruppo d’azione partigiano nella città di Fiume aveva sin dal
1943 attentamente controllato l’attività ed i movimenti dell’imputato, questo Tribunale ha
accertato che tutti i fatti a lui ascritti sono stati effettivamente compiuti, con l’aggravante
di essere stati commessi nell’esercizio delle sue funzioni di confidente ed agente politico
delle SS tedesche. In considerazione di quanto precede questo Tribunale ha inflitto l’unica
pena adeguata alla gravità dei reati penali commessi ed al grado di colpa dell’imputato e
cioè la pena di morte mediante fucilazione37.
37
DAR, Okružna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača za Hrvatsko
primorje (Commissione distrettuale per l’accertamento dei crimini degli occupanti e dei loro
complici nel Litorale croato).
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
169
Il secondo esempio si riferisce al processo svoltosi il 6 luglio 1945 davanti al
Tribunale Militare della Regione territoriale dell’XI Corpo d’Armata contro
Giovanni Rachtelli. La relativa sentenza recita testualmente:
Rachtelli Giovanni, di Giovanni e di Sandro Maria, nato il 14/9/1889 a Pola, italiano, cattolico, impiegato, coniugato, padre di tre figli, abitante a Fiume, in Via Acquedotto 17, è colpevole – di aver partecipato volontariamente, come fascista militante, alla guerra di Spagna,
di essersi arruolato come volontario nella Milizia Fascista e di aver partecipato durante l’occupazione di Sussa, all’incendio e dal massacro del villaggio di Podhum, di aver eseguito arresti di massa della popolazione di Cernik e Ciavle, nonché di aver partecipato, all’arrivo dei
tedeschi, ai rastrellamenti svoltisi nel territorio dell’Istria.
Con tali atti egli ha commesso, ai sensi degli articoli 13 e 14 dell’UVS (Ordinanza del
Tribunale Militare), i seguenti reati penali: partecipazione volontaria a formazioni armate
fasciste, partecipazioni ad incendi e massacri, arresti di massa ed internamento di civili nei
campi di concentramento, in base ai quali viene condannato alla pena di morte mediante
fucilazione, alla perdita perpetua dei diritti civili e politici, nonché alla confisca di tutti i
suoi beni38.
La maggior parte delle vittime italiane di Fiume e dell’ex provincia del Carnaro,
dopo la fine della II guerra mondiale, fu processata dai tribunali militari e condannata per crimini di guerra. Una parte minore di essi è stata giustiziata, con o senza
processo, per la sua appartenenza a singoli movimenti che, pur di carattere antifascista, avevano combattuto per una soluzione dello stato giuridico di Fiume e dell’Istria,
diversa da quella perseguita dal Movimento di liberazione popolare (liburnisti, autonomisti, democristiani, attivisti del Comitato di liberazione nazionale). Le misure
adottate nei confronti di questi ultimi furono molto più severe rispetto all’ipotetico
pericolo che essi potevano rappresentare per la soluzione definitiva dell’appartenenza di Fiume e dell’Istria alla Croazia ovvero alla Jugoslavia. Le ricerche storiche su
questi temi, che si auspica possano iniziare prossimamente in una situazione politica più tranquilla, dovrebbero essere fondate su criteri obiettivi ed imparziali.
L’identificazione individuale delle effettive perdite di vite umane richiede una ricerca molto più complessa di quanto potrebbe apparire dai fatti esposti. In molti casi
l’insufficienza di fonti attendibili e l’impossibilità di una verifica può averci indotto
a compiere degli errori. Ove questi venissero riscontrati, prego di volerli considerare involontari, scusandomi sin d’ora di fronte ai famigliari ed ai parenti interessati,
ai quali sarò grato se vorranno completare i dati da me riportati con ulteriori elementi
di cui potrebbero eventualmente disporre. Notevoli difficoltà si sono presentate in
merito alla verifica dei dati sull’appartenenza nazionale di singole persone, quando
essa non era indicata espressamente nella documentazione esaminata. Non abbiamo
certamente contato a nessuno i globuli rossi indipendentemente dalla lingua e dall’ortografia usate per scrivere nomi e cognomi, che vengono riportati così come erano
indicati nella documentazione presa in esame. Voglio concludere questo contributo
38
Ibidem.
170
Mihael Sobolevski
riportando il pensiero da me espresso una decina di anni addietro in un saggio sulla
metodologia per la ricerca delle perdite di vite umane:
Compito fondamentale della scienza storiografica è l’accertamento dello stato di fatto e
di darne l’interpretazione scientifica. Non spetta ad essa esprimere giudizi sulle singole
persone e sui gruppi, indipendentemente dalla “qualità” politica delle vittime. È comprensibile che ciascuna delle parti in conflitto abbia voluto giustificare gli obiettivi per i quali ha
combattuto, sia le proprie perdite di vite umane sia i crimini commessi contro i propri nemici.
La scienza storica deve però tenere presenti anche le valutazioni storiche globali sul carattere della II guerra mondiale e quindi anche la legittimità della lotta contro il fascismo. Tutto ciò
non deve impedire lo studio delle effettive perdite umane con la pietà dovuta e in base ai
principi generali di civiltà39.
Sono inoltre cosciente del fatto che in Croazia purtroppo il passato non si arrende
facilmente alla storia ed alla ricerca storica, esso continua ad essere ancora oggetto
di molteplici manipolazioni e speculazioni. Quando sarà pubblicato, non sono certo
che questo volume verrà accolto da tutto il pubblico con la dovuta moderazione e
come un segno volenteroso inteso a creare almeno le basi per l’ulteriore analisi della
problematica inerente alle perdite di vite umane nei conflitti bellici. Le possibili
interpretazioni in senso nazionale, l’emotività che suscitano certi argomenti e l’esclusivismo ideologico potranno ancora scoraggiare gli storici intenzionati a continuare
questo tipo di ricerche. Colgo l’occasione per ringraziare sentitamente le persone e le
istituzioni che mi hanno aiutato in questa difficile ricerca. Non cito nessuno e non
dimentico nessuno.
MIHAEL SOBOLEVSKI
traduzione dal croato all’italiano
MARIO SPADANUDA
39
M. SOBOLEVSKI, Prilog metodologiji istraživanja stvarnih ljudskih gubitaka Hrvatske u
tijeku drugog svjetskog rata (Contributo metodologico alla ricerca delle effettive perdite umane della Croazia nel corso della seconda guerra mondiale), in «Časopis za suvremenu povijest»
1992, 24 (1), p. 201.
ZAMRŠENA POVIJEST RIJEKE
Kao hrvatski znanstvenik i kao jedini koji s hrvatske strane radi na projektu o
ljudskim gubicima talijanske narodnosti na području grada Rijeke i bivše Riječke
provincije u razdoblju od sredine 1940. godine do 1947. godine neophodno je
potrebno ukazati na neke bitne činjenice koje su od važnosti za projekt i čitatelje.
U Drugom svjetskom ratu bilo je malo naroda i etničkih zajednica koje su bile
pošteđene svakovrsnog nasilja. Po svojoj tragičnosti najteža su bila ona nasilja koja su
prouzročila stvarne ljudske gubitke, a možemo ih globalno označiti kao ljudskim
žrtvama rata ili žrtvama ratnih posljedica. Najčešće je riječ o običnim ljudima (civilnom
stanovništvu i mobiliziranim vojnicima) koji nisu umirali i ginuli kao nacionalni ili
ideološki «heroji» s nekom čuvenom besmrtnom rečenicom na usnama, a mnogima se
ni imena ne znaju. Povijest čovječanstva pretrpana je ratovima, lokalnim i globalnim, a
bojne sirene nisu utihnule ni na pragu trećeg milenija. Ratovi su najveća katastrofa za
ljudski rod, jer ne samo što razaraju njegovu materijalnu i duhovnu osnovu, nego i zbog
toga što se oni naprosto «hrane» ljudskim životima. U svjetskim ratovima sve strane u
sukobima stvorile su moćno sredstvo terora prema svojim protivnicima i dale mu kroz
zakonodavstvo «legalitet».
Civilno stanovništvo i ratujuće vojske u Drugom svjetskom ratu bile su izložene
nedaćama svake vrsti. Zahvaljujući ubojitim ratnim sredstvima vojne operacije
odvijale su se na kopnu, moru, pod morem i u zraku. Crta između bojišnice i
pozadine gotovo je nestala, a što je utjecalo na veliko stradavanje civilnog
stanovništva. Kršenje ratnih običaja i zakona bila je stalna praksa svih sukobljenih
strana, ali daleko izraženija u fašističkom i nacističkom taboru. Kada je rječ o
kršenju ratnih običaja i zakona fašističkih i nacističkih sila onda se to manifestiralo
na sljedeći način: deportiranju u koncentracijske logore i na prisilni rad, ubijanju i
zlostavljanju ratnih zarobljenika, egzekuciji talaca, uništenju cijelih naselja i pljački
imovine. Sve se to opravdavalo vojnim ciljevima, interesima državne politike,
ideologijama pojedinih političkih stranaka. Kada je riječ o ljudskim gubicima u
Drugom svjetskom ratu kao i općenito u bilo kojem ratu, onda treba naglasiti da ja
kao povjesničar ne sudim tim utvrđenim činjenicama. Samo pokušavam, koliko je to
objektivno moguće utvrditi pojedine činjenice i pokušati «razumijeti» što se je to
dogodilo pa i kada je riječ o stvarnim ljudskim gubicima. Niti jednog trnutka ne
smijemo smetnuti s uma, da se pri tome moramo ravnati po načelima
općehumanističkog svjetonazora i nadasve civilizacijski. Pri tome svako
uspoređivanje tko je prouzroćio više, a tko manje stvarnih ljudskih gubitaka, ne
opravdava nikoga. Jer jedne ljudske gubitke ne možemo opravdati i kompenzirati
drugima tako bi u tom slučaju i sam istraživač odstupio od svojih humanih i
civilizacijskih gledišta.
Drugi svjetski rat trajao je šest godina: od 1. rujna 1939. (napad Hitlerove
Njemačke na Poljsku) do 2. rujna 1945. (Japan potpisao bezuvjetnu kapitulaciju).
Ovdje treba naglasiti, da stvarni ljudski gubici nisu nastajali samo u tom razdoblju,
172
Mihael Sobolevski
nego neposredno po njegovom završetku: posljedice ranjavanja, iscrpljenosti u
koncentracijskim logorima i zatvorima, zarobljeničkim logorima, od zaostalih
eksplozivnih sredstava iz rata žrtve likvidacije osoba osuđenih na smrt zbog
učinjenih ratnih zločina, ali bilo je likvidacija i bez suđenja, što bi se moglo označiti
kao određen vid osvete. Dakle, u svojoj početnoj fazi Drugi svjetski rat, što se tiče
vojnih operacija, imao je europske okvire, da bi potkraj 1941. godine, što direktno,
što indirektno, obuhvatio mnoge zemlje svijeta. U ovom ratu upotrebljena su bojna
sredstva izuzetno razorne moći, a potkraj rata i dvije atomske bombe, što je u
mnogome uvećalo stvarne ljudske gubitke zaraćenih strana. Ljudski gubici nisu
nastajali samo na bojišnicama, već u različitim okolnostima i u njihovom zaleđu. Pri
tome su na osnovi nacističkih rasnih zakona iz 1935. godine (kasnije preuzetih i u
nekim drugim državama koje nisu bile u Hitlerovskom bloku) pogibelji izložene i
pojedine cijele vjerske i etničke zajednice (Židovi, Romi). Ljudskih žrtava je bilo i
unutar pojedinih zaraćenih tabora zbog ogrešenja o pravila određenih vojnih
formacija ili određenog političkog pokreta. Osobe lišene života u Drugom svjetskom
ratu bile su svih starosnih dobi, spola, nacionalnosti i zanimanja. To je imalo velikog
utjecaja i na demografski pad stanovništva u pojedinim zemljama. Ratne i
poslijeratne okolnosti izazvale su migracijske procese s nesagledivim posljedicama,
što je dovelo i do promjene strukture stanovništva pojedinih naselja i zemalja. U
svakom ratu ljude se pokušava svrstati ili su pak svrstani na jednu ili drugu stranu.
Međutim, svaka strana u sukobima obično se koristi istim ili sličnim «vrijednosnim»
sudovima: poraziti protivnika ili protivnike i ubijajući pripadnike protivničke strane
često ne samo na bojišnicama. U spletu tih i takvih okolnosti nastaju brojne žrtve
među nevinim civilnim stanovništvom, ali i onim iz vlastita tabora pa i od vlastitih
snaga. Nakon završetka Drugog svjetskog rata malo je državnih i nacionalnih
zajednica koje su istražile svoje ljudske gubitke u navedenom ratu. Ono u čemu su
sve strane bile uporne, to je bila politizacija tih gubitaka. U Drugom svjetskom ratu
pobjedničke strane koristile su svoje ljudske gubitke za promicanje vlastitih interesa,
a poražene snage radi podsticanja revanšizma i moralnog diskreditiranja pobjedničke
antifašističke strane. Poznata je činjenica, da stvarni ljudski gubici grada Rijeke i
bivše Riječke provincije nisu do sada svestrano i temeljito istraženi. Dakako, da u
tom sklopu nije poznata niti nacionalna struktura ljudskih gubitaka na naznačenom
području u tijeku Drugog svjetskog rata i neposredno po njegovu završetku. Za takav
projekt bilo je zainteresirano Društvo za riječke studije iz Rima, a to je i razumljivo,
prije svega za ljudske gubitke talijanske narodnosti. Nadam se da će objavljivanje
rezultata ovih istraživanja utjecati i na riječke gradske vlasti da materijalno pomognu
daljnja istraživanja ove problematike, kako bi se istražili ljudski gubici hrvatskog
stanovništva i tako dobila cjelovita slika. Budući da je cjelokupni rad planiran na
istraživanjima, koje navodi dr. Amleto Ballarini, to nećemo ponavljati. U nastojanju
da se ostvare maksimalni ciljevi istraživačkog projekta bilo je potrebno izvršiti što
temeljitija istraživanja arhivskih vrela i drugih izvora. Zbog materijalnih i ratnih
okolnosti nije bilo moguće obaviti sva planirana istraživanaja u beogradskim
arhivima. Nakon NATO-vih bombardiranja 1999. godine uništeno je i mnogo
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
173
arhivske građe, koja bi koristile i za ovaj projekt. Ni jedno istraživanje povijesne
problematike nikada nije konačno. Prema tome i ovu temu će trebati i u buduće
istraživati i mnoge činjenice provjeravati. Međutim, stvoren je dobar početni osnov
za sva daljnja istraživanja u tom pogledu mi je neobično drago da sam mogao pružiti
i vlastiti doprinos. Na ovom projektu radio sam kao djelatnik Hrvatskog instituta za
povjest u Zagrebu u kojem sam bio voditelj projekta «Ljudski gubici Hrvatske u
Drugom svjetskom ratu (1941-1945)» do kraja 1998. godine, kad sam otišao u
mirovinu. Tijekom 1999. godine kao vanjski suradnik Instituta nastavio sam s radom
na ovom projektu.
Da bi čitatelji imali jasniju predožbu o teritoriju za koji se istražuju ljudski
gubici talijanske nacionalnosti, potrebno je u ovom predgovoru istaći neke bitne
činjenice. Nemam namjeru izlagati povijest Rijeke i bivše Kvarnerske provincije,
jer o tome postoji dosta opširna literatura, što je vidljivo iz bibliografije u prilogu
ove knjige. Mnoge povijesne činjenice istaknute su i u uvodnom tekstu dr. Amleta
Ballarinija. Područje Liburnije, te istarskog i slovenskog Krasa, između ostaloga,
pripalo je Kraljevini Italiji na temelju Rapallskog ugovora iz 1920. godine
(potpisan s Kraljevinom Srba, Hrvata i Slovenaca). Nadalje, Rimskim ugovorom
iz 1924. godine potpisanim od strane vlada istih država, Italija je u svoj posjed
zadobila i grad Rijeku (tadašnji grad Rijeka prostirao se je zapadno od Riječine).
Te iste godine Rijeka je postala sjedište Kvarnerske provincije (Prefettura del
Carnaro). Dakle Kvarnersku provinciju kao višu administrativnu jedinicu činili su
grad Rijeka i 12 općina (comuni). Općine su bile: Opatija (Abbazia), Podgrad
(Castelnuovo), Jablanica (Castel Jablanizza), Klana (Clana), Jelšane (Elsane),
Knežak (Fontana del Conte), Lovran (Laurana), Materija (Matteria), Matulji
(Mattuglie), Mošćenice (Moschiena), Prem (Primano) i Ilirska Bistrica (Villa del
Nevoso). Na površini od oko 1.000 km2 živjelo je sredinom 1940. godine 116.062
stanovnika. Od toga broja nešto više od polovice stanovnika živjelo je u gradu
Rijeci. Ovaj popis stanovništva od 30. lipnja 1940. ne pruža pouzdanu sliku o
nacionalnoj strukturi stanovništva Kvarnerske provincije, a prije svega kad je riječ
o hrvatskom i slovenskom stanovništvu. Naime, stanovništvo je popisano po
sljedećim odrednicama: stranci (stranieri), stanovnici bez državljanstva (apolidi),
sumnjivog državljanstva (cittadinanza dubbia), inorodci (allogeni) i Talijani
(Italiani). Tako je na području grada Rijeke popisano 41.314 Talijana, a na
području 12 općina Kvarnerske provincije 8.698 Talijana. Ostalo popisano
stanovništvo otpadalo je na razne druge grupe, hrvatsko i slovensko stanovništvo
poglavito se skrivalo iza odrednice «allogeni». Takvog je stanovništva bilo u gradu
Rijeci 11.119, a na području navedenih 12 općina 44.612 osoba1. Sljedeći popis
stanovništva Kvarnerske provincije je iz veljače 1942. godine. Ukupni broj
stanovnika neznatno je porastao u odnosu na sredinu 1940. godine i iznosio je
177.466 stanovnika. Struktura stanovnika iskazana je po «rasama»: talijanska rasa
(razza italiana), slavenska rasa (razza slava), njemačka rasa (razza tedesca),
1
A. GIRON, Talijanske vlasti o stanovništvu Kvarnerske pokrajine 1940. i 1942. godine,
«Vjesnik historijskih arhiva u Rijeci i Pazinu», Pazin, 1983., sv. XXVI, str. 139-142.
174
Mihael Sobolevski
židovska rasa (razza ebraica) i druge rase (altre razze). Tako je na «talijansku rasu»
u gradu Rijeci otpadalo 45.830 stanovnika, a na području 12 općina 8.466
stanovnika. Na «slavensku rasu» u Rijeci otpadalo je 14.699 stanovnika, a u 12
općina 45.669 stanovnika. Pod «slavenskom rasom» uglavnom se podrazumijevalo
hrvatsko i slovensko stanovništvo, te manji broj srpskog stanovništva. Na
«židovsku rasu» je otpadalo 1.341 stanovnika (od toga na grad Rijeku 1.125
stanovnika)2.
Grad Rijeka i Kvarnerska provincija postavši sastavni dio Kraljevine Italije na
osnovi spomenutih međunarodnih ugovora dijelilo je zajedničku sudbinu Italije
sve do rujna 1943. godine, a zatim se ovo područje našlo pod njemačkom vojnom
okupacijom odnosno samo formalnom civilnom vlašću Mussolinijeve Talijanske
Socijalne Republike. Iako je Kraljevina Italija i ranije vodila imperijalne ratove
(Etiopija, Albanija) u Drugi svjetski rat je ušla 10. lipnja 1940. objavljujući ga
klonuloj Francuskoj, a zatim i Velikoj Britaniji. U nastojanju da ovlada dijelom
Balkanskog poluotoka Italija je 28. listopada 1940. napala Grčku, a 11. travnja
1941.pridružila se Hitlerovoj Njemačkoj u napadu na Jugoslaviju, te pri tome
okupirala njene znatne teritorije. Rimskim ugovorima od 18. svibnja 1941.
izvršeno je razgraničenje između Italije i u Travanjskom ratu uz potporu talijanske
i njemačke strane novoproglašene kvislinške tvorevine Nezavisne Države
Hrvatske (NDH). Na osnovu Rimskih ugovora Italija je anektirala pojedine
povijesne i nacionalne hrvatske teritorije, između ostaloga, što je za ovaj rad
posebno važno, i područje zapadne Hrvatske. Pritom se misli na kotareve Čabar i
Kastav, dijelove kotara Delnice i Sušak, te otoke Krk i Rab (imali su
administrativni status kotara). Ova područja pripojena su Kvarnerskoj provinciji i
stavljena pod posebnu upravu nazvanu «Intendenza civile per i territori annessi del
Fiumano e della Culpa»3. Ovo anektirano područje bilo je postupno i potpuno
uklopljeno u svekoliki sustav Kraljevine Italije, pa tako i u pogledu policijske
nadležnosti. Dakle, ovo anektirano područje Kvarnerskoj provinciji stavljeno je u
nadležnost Riječke policije (Questura) i sa njoj tri podčinjena komeserijata (Sušak,
Bakar, Krk)4.
Novopripojena područja imala su opseg od 1.350 km2 i na njima je živjelo oko
93.000 stanovnika, od čega je otpadalo na hrvatsko stanovništvo oko 87.000
stanovnika. Građansku vlast na ovim teritorijima obnašali su civilni komesari koje je
postavljao prefekt Temistocle Testa5. U novoanektiranim dijelovima Kvarnerske
provincije talijanske vlasti provode niz različitih mjera kako bi se na njima svekoliki
politički i javni život izjednačio s ostalim dijelovima Italije, što nije bio jednostavan
i lak proces. Talijanske vlasti uvode u javnu upotrebu i školstvo talijanski jezik, a
Isto, str. 146.
A. GIRON, Zapadna Hrvatska (Istra, Kvarnersko primorje i Gorski kotar) u Drugom
svjetskom ratu, Doktorski rad, Zadar, 1997., str. 157.
4
Isto, str. 39.
5
I. KOVAčIć, Kampor 1942.-1943. Hrvati, Slovenci i Židovi u koncentracijskom logoru
Kampor na Rabu, Rijeka, 1998., str. 24.
2
3
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
175
zabranjuje se rad hrvatskim kulturnim, prosvjetnim i sportskim udrugama.
Prvorazrednu ulogu u talijanizaciji ovoga područja trebale su odigrati na ovom
području osnovane fašističke organizacije, ali i oni minimalni uspjesi koji su
postignuti stvoreni su na osnovi primjene brutalnih metoda.
U Kraljevini Italiji tridesetih godina 20. toljeća vlast je učvrstila Fašistička
stranka i prema svojim ideološkim gledištima stvorila je jednopartijsko i totalitarno
društvo.
Fašistički pokret u Italiji uoči Drugog svjetskog rata sve se čvršće povezivao s
nacizmom u Trećem Reichu i od njega preuzimao rasističke zakone. To je naišlo i na
izvjesni otpor u dijelu talijanskog društva, a napose Katoličke crkve6. Rasističkim
zakonima iz 1938. godine dosta brojna židovska etnička i vjerska zajednica bila je
onemogućena u privrednom i društvenom životu, ali Italija ipak nije pristala da bude
sudionik u genocidu nad Židovima7.
Ulaskom Italije u Drugi svjetski rat na području Kvarnerske provincije
uključujući i novoanektirane hrvatske krajeve Italiji, postupno se pojaćavaju ratne
represivne mjere, a prije svega prema onim dijelovima stanovništva koji iskazuju
bilo kakav vid otpora talijanskim vojnim i civilnim vlastima. Postojale su razne
represivne mjere, prema pojedincima tako i prema skupinama ljudi, bez obzira na
njihovu nacionalnost ili državljanstvo. Radi primjera, neke od njih se i navodi-tako
je Komanda Druge talijanske armije (Odjeljenje civilnih poslova) izdalo 26. travnja
1941. uputstvo o dužnostima civilnih komesara, a takvo uputstvo je bilo upućeno i
Kvarnerskoj provinciji. U njemu se je navodilo sljedeće:
«Dati na znanje svugdje i svima da će svaki napad na talijanskog vojnika ili civila
biti kažnjen streljanjem»8.
Ratno zakonodavstvo Italije počelo se primijenjivati na području Kvarnerske
provincije od 10. listopada 1940., a zatim je prošireno u travnju 1941. godine i na
novoanektirane krajeve te provincije. S tim u vezi ratni sudovi bili su dislocirani
u pojedine više vojne jedinice. Ukazima i naredbama reguliralo se je i civilno
sudstvo. U Mussolinijevoj naredbi od 3. listopada 1941. za anektirana područja
Kraljevini Italiji podrobno se iznose kaznene mjere protiv onih osoba koje
ugrožavaju «jedinstvo, nezavisnost ili integritet Države». Prema ovoj naredbi
smrću se kažnjavalo svaku onu osobu koja ugrožava sigurnost Države
(pustošenja, grabež, umorstvo), organizira oružanu pobunu protiv državne vlasti
ili u njoj sudjeluje, osniva prevratnička udruženja i vrši propagandu. Za ove čine
je predviđeno suđenje pred vojnim ratnim sudovima, a za blaže oblike
ugrožavanja državne sigurnosti predviđene su i vremenske kazne 9. Ova
F. CHABOD, Italija (1918.-1948.), Beograd, 1978., str. 108-110.
R. DE FELICE, Storia degli Ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1977., knj. 2, str.
676- 692; D. ĐUKOVSKI, Židovi u Istri između dva svjetska rata, «Časopis za suvremenu povijest»,
Zagreb, 1977., br. 28 (1), str. 86-88.
8
Zbornik dokumenata i podataka o narodnooslobodilačkom ratu naroda Jugoslavije.
Dokumenti Kraljevine Italije 1941. (i dalje: Zbornik), Beograd, 1969., tom III, knj. 1, str. 23.
9
Isto, str. 414-418.
6
7
176
Mihael Sobolevski
Mussolinijeva naredba uskoro je nadopunjena novom od 24. listopada 1941., te se
njome uvećava broj krivičnih djela, između ostaloga i za posjedovanje oružja
(odgovoran je glavar kuće)10. Na taj način stvorena je široka represivna osnova
zaogrnuta «legitimitetom», a u cilju pacifikacije novoanektiranih teritorija i
očuvanju vlasti fašističke stranke. Prema komunistima koji su bili glavni
organizatori pokreta otpora talijanskim vlastima, komandant Druge talijanske
armije general armijskog korpusa Mario Roatta zahtijevao je «borbu do
istrebljenja» (direktiva od 15. veljače 1942.)11. Prvog prosinca 1942. Viša
komanda oružanih snaga «Slovenija-Dalmacija» izdaje Okružnicu 3C u kojom se
daju podrobne upute o načinu borbe protiv partizanskih jedinica i postupcima
prema stanovništvu koje ih pomaže. Postupak prema partizanima izražen je
mjerilom «glavu za zub» a ne mjerilom «zub za zub»12.
U okvirima općih uputa, uredbi i naredbi viših vojnih i civilnih organa vlasti
Kraljevine Italije svoje mjere protiv narodnooslobodilačkog pokreta i stanovništva
koje ga pomaže donosili su i niži organi vlasti. Tako je perfekt Kvarnerske pokrajne
Temistocle Testa dobio određene ovlasti kraljevskom zakonskom odredbom od 18.
svibnja 1941. za novoanektirana područja. S tim u vezi poduzimao je mjere o
interniranju nepoćudnih osoba u koncentracijske logore, objavljivao izvršenje
smrtnih presuda, internirao obitelji onih osoba za koje se znalo ili se pretpostavljalo
da im se netko od članova nalazi u partizanskom pokretu. Svojom naredbom od 24.
travnja 1942. uveo je represalije i nad taocima. U naredbi je pisalo:
«Od danas za svaki zločin političkog karaktera izvršen nad vojnicima i civilima
upotrijebiti će se izravne represalije strijeljajući komunističke taoce, čiji će se broj
utvrditi s vremena na vrijeme prema težini zločina»13.
Da ova naredba prefekta Teste nije bila isprazna riječ svjedoči i njegova sljedeća
naredba od 30. svibnja 1942., a odnosi se na područje Jelenja. Prefekt Testa stavlja na
«općeg znanja» sljedeće:
«Članovi obitelji iz Jelenja udaljili su se u posljednje vrijeme iz svojih kuća i
uputili su se u šume odmetnicima sa s ciljem da udruženi ubijanjem i pljačkanjem
pojedinih osamljenih vojnika i zemljoradnika sa pripojenih područja vrše djela
razbojstva, krađe i zastrašivanja.
Stavlja se do znanja pučanstvu pripojenih područja da su danas na temelju
posebne odredbe internirani članovi spomenutih obitelji, da su njihove kuće
sravnjene sa zemljom, da je zaplijenjena njihova imovina i da je strijeljano 20
ćlanova istih obitelji odabranih ždrijebom na sreću, sve ovo kao odmazda radi
zločinačkih djela počinjenih po odmetnicima, koji narušavaju red i radnu djelatnost
među pučanstvom ovih krajeva.
Ako članovi spomenutih obitelji, koji su se odmetnuli u šumu nastave izvršivati
Isto, str. 464-468.
Zbornik, tom XIII, knj. 2, str. 96-97.
12
Isto, str. 860-924.
13
Zbornik, tom V, knj. 4, str. 400.
14
Isto, str. 860-924.
10
11
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
177
razbojnička djela vlast će nastaviti neumoljivo djelima odmazde»14.
Stanovništvo Rijeke odnosno Kvarnerske provincije kao sastavni dio Kraljevine
Italije bilo je mobilizirano u razne vojne rodove, radne i civilne službe, te su se
pojedinci ili veće skupine nalazili gotovo na svim ratištima na kojima je sudjelovala
talijanska vojska. Vrlo često su sudjelovali i u vojnim operacijama zajedno s
njemačkom, ustaško-domobranskom i četničkom vojskom. Na taj način nastali su i
ljudski gubici talijanske narodnosti na širokom europsko-afričkim prostorima, što je
u mnogome otežavalo preciznije utvrđivanje mjesta pogibije. Ukratko da
zaključimo: u fašističkoj Mussolinijevoj Italiji vladao je totalitarni sustav vlasti.
Njezino osnovno gledište izražavalo se u izreci «Tko nije s nama, taj je protiv nas».
Po tome su se ocijenjivali postupci ljudi i donošene mjere protiv onih koji se nisu
pridržavali tih gledišta. Promjene koje su se zbile u Italiji u ljeto 1943. godine imale
su odjeka i u gradu Rijeci i na području bivše Kvarnerske provincije. Pod utjecajem
poraza talijanske vojske na mnogim ratištima, nezadovoljstva naroda ratom i
fašističkim režimom, ubrzo poslije angloameričkog iskrcavanja na Siciliju (10.
srpnja 1943.), dolazi do sloma fašizma i ispadanja Italije iz rata. Odlukom Velikog
fašističkog vijeća od 24./25. srpnja 1943. komanda nad oružanim snagama prenijeta
je na kralja, a ustavne funkcije monarhije ponovno su uspostavljene. Nova vlada
Pietra Badoglia potpisala je 3. rujna 1943. sporazum o primirju i kapitulaciji koji je
objavljen 8. rujna. Na ove događaje Njemačka vrhovna komanda djelovala je brzo,
zauzela je njemačka vojska Rim, oslobodila zatočenog Mussolinija, te je on pod
njemačkom zaštitom 25. listopada 1943. proglasio Talijansku Socijalnu Republiku
(Republica Sociale Italiana). Nakon kapitulacije Italije ojačala je oružana borba
talijanskog naroda protiv njemačkih okupatora i Mussolinijevih fašista na čelu s
Centralnim komitetom nacionalnog oslobođenja (Comitato Centrale di Liberazione
Nazionale - CCLN).
Kapitulaciju Italije nastojale su iskoristiti sve vojne i političke snage koje su bile
sukobljene na prostoru bivše Jugoslavije, pa tako i one na području talijanske
Kvarnerske provincije. Nezavisna Država Hrvatska željela je vratiti ne samo one
hrvatske teritorije koje je ustupila Italiji na osnovi Rimskih ugovora iz svibnja
1941., već i dio onih koje je Italija zadobila Rapallskim (1920.) i Rimskim
ugovorima (1924.). U nastojanju da ostvari ove ciljeve NDH je zadobila časovitu
potporu svog njemačkog saveznika. Na područje istočnog Jadrana računala je i
Mussolinijeva Talijanska Socijalna Republika također stvorena voljom Trećeg
Reicha. Međutm, za njemačke vojne strategijske interese ovo područje je bilo od
prvorazrednog značaja s obzirom na pretpostavljenu mogućnost angloameričkog
desanta na ovaj prostor. Zbog toga se njemačke vojne snage žure da okupiraju ovo
područje, po mogućnosti da iskoriste barem dijelove talijanskih vojnih snaga koje
su bile u rasulu i zaplijene vojna skladišta i naoružanje. Njemačka vojska zauzela je
Rijeku 14. rujna 1943., a sljedeći dan nakon kraćih borbi i Sušak, kojega su prije
nekoliko dana toga oslobodile jedinice Narodnooslobodilačke vojske Hrvatske. S
tim u vezi stanje u Rijeci korijenito se izmijenilo. Zapovjednik njemačkog 194°
puka Kaspar Volcher obećao je zatečenim talijanskim časnicima u Rijeci,
178
Mihael Sobolevski
predstavnicima građanske vlasti i predstavnicima Fašističke stranke, da je Rijeka
uvijek bila «najtalijanskiji» grad i da će to ostati. Smijenio je dotadašnje riječkog
prefekta Chiarottija i za izvanrednog komesara Kvarnerske provincije postavio je
daleko poznatijeg riječkog političara i senatora Riccarda Gigantea15. Na taj način
njemački okupator je pokazao da će civilnu vlast obnašati one osobe koje on bude
želio i za koje bude uvjeren da će vjerno služiti njegovim interesima. Može se
konstatirati da su se sve bitne promjene na području bivše Kvarnerske provincije
dogodile prije, nego što je 1. listopada 1943.uspostavljena Operativna zona
«Jadransko primorje». Toga je dana vrhovni povjerenik dr. Friederich Rainer izdao
naredbu o vršenju javne vlasti na spomenutom području, a u ovo je ulazila, između
ostaloga, Istra i Kvarner uključujući Sušak, Bakar, Čabar, Kastav i Krk. Na
operativnom području «Jadransko primorje» civilnu vlast vršio je dr. Friederich
Rainer, a u Kvarnerskoj provinciji njemački savjetnik (Der deutshe Berater) dr. Karl
Pachnek16.
Važan čimbenik na vojnom i političkom polju na prostoru Kvarnerske provincije
bio je narodnooslobodilački pokret (antifašistički pokret). Ocjenjujući da je
Kraljevina Italija nepravednim međunarodnim ugovorima (Rapallski 1920., Rimski
1924. i Rimski 1941.) uvećala svoj državni teritorij na račun hrvatskog i slovenskog
nacionalnog i povijesnog teritorija narodnooslobodilački pokret je smatrao da otpor
protiv fašizma i okupacije treba povezati i s borbom za povrat otuđenih teritorija.
Kapitulacija Italije u rujnu 1943. godine bila je onaj činbenik koji je omogučio
institucijama narodnooslobodilačkog pokreta da jasno formuliraju i svoja gledišta o
Istri, Rijeci i Zadru, kao i o onim teritorijama koji su bili anektirani Italiji
1941.godine. Tako je Okružni Narodnooslobodilački odbor za Istru donio je 13.
rujna 1943. odluku da «Istra se priključuje matici zemlji i proglašuje ujedinjenje sa
ostalom hrvatskom braćom». Ta je odluka bila potvrđena i na Pazinskom saboru
održanom 26. rujna 1943. Dakle u zaključcima Pokrajinskog NOC-a za Istru, između
ostaloga, isticalo se da je s oduševljenjem pozdravljen «čin od 13. rujna 1943. o
odcijepljivanju Istre od Italije i prisajedinjenju majci Hrvatskoj i Jugoslaviji». U
zaključcima Pokrajinskog NOC-a za Istru navedene su i neke druge mjere koje će se
poduzeti kao što su ukidanje talijanskih fašističkih zakona, iseljenje onih Talijana
koji su se u Istru doselili nakon 1918. godine, o ukidanju dekreta kojima su
potalijančena hrvatska imena i prezimena te toponimi. Međutim, za talijansku
narodnost u Istri predviđala se je kulturna autonomija i jednakopravnost17. Posve je
razumljivo da ove odluke organa narodne vlasti u Istri nisu imale niti mogle imati
državotvornu težinu, niti snagu mijenjnja međudržavnih ugovora. Bio je to bunt
većinskog dijela hrvatskog stanovništva Istre i njegova položaja u Mussolinijevoj
Italiji kao i dijela talijanskog stanovništva koji je svoju antifašističku borbu vezivao
uz narodnooslobodilačku borbu Hrvatske i Jugoslavije.
Pored navedenih lokalnih odluka daleko su važnije odluke Zemaljskog
Vidi bilješku 3, str. 240-243.
Isto, str. 243-244.
17
Isto, str. 177-179.
15
16
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
179
antifašističkog vijeća navodnog oslobođenja Hrvatske (ZAVNOH) i Antifašističkog
vijeća narodnog oslobođenja Jugoslavije (AVNOJ). Tako se u odluci ZAVNOH-a od
20. rujna 1943. (Odluka o priključenju Istre, Rijeke, Zadra i ostalih okupiranih
krajeva) proglašavaju ništetnim svi ugovori, paktovi i konvencije koje su razne
velikosrpske vlade sklopile s Italijom i na onovi kojih je Italija anektirala hrvatske
teritorije. To se isto odnosi i na ugovore poglavnika NDH Ante Pavelića kojima je
Italiji predao dijelove Gorskog kotara, Hrvatskog primorja, Dalmacije i pojedinih
jadranskih otoka. Predsjedništvo AVNOJ-a potvrdilo je 30. studenog 1943. odluku
ZAVNOH-a o «priključenju Istre, Rijeke, Zadra i anektiranih dijelova Hrvatske i
hrvatskih jadranskih otoka slobodnoj Hrvatskoj u federativnoj Jugoslaviji» kao i
odluku Slovenskog Narodnog Osvobodilnog Odbora o «priključenju Slovenskog
Primorja i svih anektiranih dijelova Slovenije slobodnoj Sloveniji u federativnoj
Jugoslaviji»18.
Njemačka vojna okupacija, između ostalog i Kvarnerske provincije, oslonjena na
pomoć vojnih formacija Mussolinijeve Socijalne Republike, četničke i ustaškodomobranske snage, ogledat će se i u stvarnim ljudskim gubicima Rijeke i bivše
Riječke provincije. Naime, njemačka vojna uprava i na području Kvarnerske
provincije bila je u načelu istovrsna onoj koju su Nijemci provodili i na drugim
okupiranim područjima u Europi. Pri tome su nastojali da Kvarnerska provincija
sačuva svoju gospodarsku i upravnu cjelinu, opravdavajući to ratnim potrebama i
koncentracijom svih resursa u borbi protiv narodnooslobodilačkog pokreta. Zbog toga
su bile izvršene samo manje, može se slobodno reći, kozmetičke promjene. Idući u
susret sušačkom Građanskom odboru njemački okupatori smijenili su riječkog
prefekta Riccarda Gigantea i na njegovo mjesto imenovali Alessandra Spalatina.
Nadalje, ukinuli su Ured riječke prefeture za anektirano područje iz 1941. godine i
uspostavili Upravno povjereništvo Sušak-Krk (Sušak, Bakar, Čabar, Kastav, Krk). Na
čelo ovog Upravnog povjereništva Nijemci su imenovali dr. Franju Špehara19.
U nastojanju da se pacificira stanovništvo Kvarnerske provincije i iskoristi za
ciljeve Trećeg Reicha njemački okupator provodi različite mjere na području
Operativne zone «Jadransko primorje». To tim prije, što se njemačkoj okupaciji
Rijeke, u kojoj je tada živjelo većinsko talijansko stanovništvo, sve masovnije
upravo suprostavlja to stanovništvo. Dakako, s različitih političkih gledišta iz
različitih društvenih sredina. Oči su bile uperene prema angloameričkim snagama u
Italiji, Badogliovoj vladi i pokretima otpora na području Italije. S tim u vezi javljaju
se i pojedini politički pokreti u Rijeci koji imaju za cilj pripomoći da se Rijeka očuva
za Italiju (CLN, tanki sloj talijanskih komunista) ili pak pod vidom autonomije
Rijeke to isto učini na prikriveniji način. Njemački okupator u Rijeci i općenito na
području Kvarnerske provincije nastoji što silom a što dragovoljno pridobiti za svoje
ratne ciljeve šire slojeve talijanskog i hrvatskog stanovništva. Da bi u tome uspio
uspostavlja gustu mrežu policijskih i obavještajnih službi, te uvodi izvanredne
sudove. Bio je tu prije svega sve prisutni Gestapo (Geheime Staats-Polizei-Tajna
18
19
Priključenje Istre Jugoslaviji, Rijeka, 1968. Slikovni prilog-faksimili dokumenata (od str. 479).
Vidi bilješku 3, str. 245-246.
180
Mihael Sobolevski
državna policija) koji je imao važnu ulogu unutar Glavne uprave sigurnosti Reicha
(Reichssicherheitshauptamt). Gestapo, kao četvrta uprava unutar Glavne uprave
sigurnosti Reicha, bio je državni organ s izvršnom vlašću (pravom hapšenja). Ova
četvrta uprava s nizom podgrupa bila je nadležna za protivnike nacizma (npr.
komuniste, liberale), vodila je borbu protiv sabotaža, nadležna za vjerske zajednice
i brinula se za «konačno rješenje židovskog pitanja». U okviru Zaštitne čete
(Schutzstaffel-SS) djelovala je Služba sigurnosti (SD-Sicherheitsdienst), dakle to je
bila služba za špijunažu. Oštricu ovih njemačkih službi osjetit će svi oni, bez obzira
na svoju nacionalnost, koji se na bilo koji način suprotstave njemačkim vojnim i
političkim interesima. Okrivljenima se sudilo po kratkom postupku (Izvanredni sud
za javnu sigurnost odnosno Specijalni sud nalazio se u Trstu). Međutim, za vrijeme
njemačke okupacije Kvarnerske provincije radio je u sklopu SS-a izvanredni prijeki
sud koji je u više navrata veće ili manje grupe uhićenika optužene za političku
djelatnost (suradnja s narodnooslobodilačkim pokretom) osudio na smrt
streljanjem20.
Njemačke okupacijske vlasti nastojale su što veći broj stanovnika Rijeke i
Kvarnerske provincije organizirati u vojne i poluvojne organizacije, a pod izgovorom da
su to legalne institucije Mussolinijeve Talijanske Socijalne Republike. Tom cilju je
trebala pridonjeti i reorganizacija Fašističke stranke i njeno preimenovanje u
Republikansku fašističku stranku (Partito Fascista Repubblicano-PFR). Pod njemačkom
okupacijom Rijeke i Kvarnerske provincije na tom prostoru su djelovale sljedeće vojne
i polu vojne organizacije i jedinice: Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), Milizia
Controaerea (MaCa), Milizia Difesa Territoriale (MDT), Milizia Volontaria Sicurezza
Nazionale (MVSN), te postrojbe Crnih košulja (CN). Pod komandom Njemaca nalazile
su se i četničke postrojbe stacionirane na području Kvarnerske provincije kao i manje
vojne i obavještajne ustaško-domobranske snage. Svi oni zajedno bili su vinovnici
većeg broja ljudskih gubitaka, kako onih talijanskih tako isto i hrvatske narodnosti. U
razdoblju njemačke okupacije Kvarnerske provincije Njemci su usmjerili genocidnu
politiku prema etničkoj i vjerskoj zajednici Židova. Naime, u Talijanskoj Socijalnoj
Republici, za razliku od drugih dijelova Italije, ostali su na snazi rasni zakoni. Međutim,
da i nisu bili, njemačke okupacijske vlasti takve bi mjere poduzele, jer su to činile i u
drugim okupiranim zemljama. Sada su koristile institucije Talijanske Socijalne
Republike da i one obave dio posla u «konačnom rješenju židovskog pitanja». Naime,
2. prosinca 1943. Ministarstvo unutašnjih poslova Talijanske Socijalne Republike
uputilo je brzojav riječkom prefektu Agostinu Spalatinu u kojem se naređuje, da se svi
Židovi koji se nalaze na području Kvarnerske provincije (uključivo i one izuzete diskriminirane), bez obzira kojoj nacionalnosti pripadali, moraju uputiti u
koncentracijske logore. Nadalje, da se sva njihova imovina sekvestrira, a zatim
konfiscira u interesu Talijanske Socijalne Republike, a zatim upotrijebi za siromašne i
stradale od angloameričkih zračnih napada. Sve ove mjere protiv Židova direktno su
20
DRŽAVNI ARHIV U RIJECI (i dalje: DAR), fond: Gradska komisija za utvrđivanje ratnih zločina
u Rijeci.
21
Isto.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
181
provele njemačke okupacijske vlasti21.
Prema statističkim pokazateljima koje je početkom 1946. godine izradila Gradska
komisija za utvrđivanje ratnih zločina u ratu u Rijeci za razdoblje od sredine 1940.
do svibnja 1945.godine utvrđeno je, da je njemačka policija u Rijeci od jeseni 1943.
do kraja travnja 1945. godine uhitila i zatvorila u zatvore ukupno 678 osoba. Od toga
broja je deportirala u njemačke koncentracijske logore 623 osobe od kojih je 290
osoba našlo smrt u tim logorima22.
Napadi antifašističkih borbenih grupa na pojedine vojne objekte i vojne osobe,
a pogotovo u Rijeci i Sušaku, bile su njemačkim vlastima dovoljan razlog za
primjenu smrtnih kazni prema političkim zatvorenicima, ali i nevinim taocima.
Općenito rečeno, njemačka okupacija Rijeke i Kvarnerske provincije bila je
pogubna za veličinu ljudskih gubitaka, a napose prema židovskim, hrvatskim i
talijanskim stanovništva. Znatne gubitke talijanskog i hrvatskog stanovništva u
razdoblju od siječnja 1944. do travnja 1945. godine prouzročile su angloameričke
zrakoplovne snage. Interesi ovih snaga bili su prije svega strategijskog značenja.
Dakle, uništiti riječku industriju vojnog značaja, saobračajnu infrastrukturu i
pripremiti ovo područje za moguće iskrcavanje savezničkih (angloameričkih
snaga). U tridesetak angloameričkih bombardiranja Rijeke s različitim brojem
zrakoplova (ukupno su ta bombardiranja trajala oko 50 sati) prouzročena su
velika materijalna razaranja industrijskih, javnih i stambenih objekata. Međutim,
u ovim bombardiranjima smrtno je stradalo stotinjak osoba, a nekoliko stotina
ranjeno23.
Važan uzročnik ljudskih gubitaka stanovništva Rijeke i bivše Kvarnerske
provincije bio je i narodnooslobodilački pokret i to ne samo u razdoblju Drugog
svjetskog rata, već i neposredno po njegovu okončanju. Razvijajući se postupno i
s različitim intenzitetom u pojedinim lokalnim sredinama vodio je bespoštednu
borbu protiv okupacijskih snaga i njegovih kvislinških saveznika. Bio je
organizacijski povezan na nivou Hrvatske i Jugoslavije, a predvođen poglavito
komunistima. Na širokom programu Narodne fronte nastojao je okupiti široke
narodne slojeve bez obzira na njihovu vjersku, klasnu i nacionalnu pripadnost.
Osnovna nit je vezilja bila borba protiv okupacijskih snaga i kvislinških režima,
a za uspostavu antifašističkog demokratskog sustava. U cilju uspješne
narodnooslobodilačke borbe organizirao je vojne i političke strukture, te organe
narodne vlasti u obliku različitih stupnjeva narodnooslobodilačkih odbora. Takva
se struktura postupno uspostavlja i na području Rijeke i Kvarnerske provincije.
Lokalne i više strukture vlasti nastojale su za ove ciljeve narodnooslobodilačke
borbe pridobiti i talijansko stanovništvo, te se to ogledalo i u mnogim pozitivnim
primjerima. Pri tom opredjeljenju bilo je manje problema u prihvaćanju
antifašističke platforme, ali mnogo više otpora, kada je bilo riječi o teritorijalnoj
pripadnosti onih područja koja su međudržavnim ugovorima dodijeljena Italiji u
Isto.
M. SOBOLEVSKI, Savezničko bombardiranje Rijeke zrakoplovima u Drugom svjetskom ratu
(od siječnja 1944. do travnja 1945. godine), «Zbornik Sv. Vid», Rijeka, 2000., sv. V, str. 159-173.
22
23
182
Mihael Sobolevski
međuratnom razdoblju. Nije bilo lako i jednostavno ove interese uskladiti i među
hrvatskim i talijanskim komunistima. O svemu tome postoji odgovarajuća
povijesna literatura, te u bilješci upućujem čitatelje na osnovne naslove24.
Budući da su jedinice IV. Jugoslavenske armije u završnim vojnim operacijama
krajem travnja i početkom svibnja 1945. oslobodile Rijeku i područje bivše
Kvarnerske provincije, i tu je došlo do smjene postojeće vlasti, gdje se je još zadržala
i uspostavljena je vlast narodnooslobodilačkih odbora. Već smo prije naglasili da je
narodnooslobodilački pokret bio važan čimbenik u prouzročenju ljudskih gubitaka.
Pod udar represalija došli su svi oni koji su pripadali okupacijskim i kvislinškim
snagama te oni koji su te snage podržavali, a posebno one osobe koje su bile
odgovorne za izvršene zločine nad civilnim stanovništvom i političkim i vojnim
pripadnicima narodnooslobodilačke borbe. Valja naglasiti da su se u načelu vojne
partizanske komande vrlo humano i obazrivo odnosile prema ratnim zarobljenicima,
a napose prema zarobljenim talijanskim vojnicima, te su ih uglavnom nakon
zarobljavanja puštale da se vrate svojim jedinicama. Vrlo negativan stav imale su
prema pripadnicima fašističkih crnih košulja koji su predvodili u zločinima nad
pripadnicima civilnog stanovništva i suradnicima narodnooslobodilačkog pokreta.
Da bi se izbjegle improvizacije i samovoljne radnje pojedinaca Vrhovni štab NOV i
POJ je donio dvije važne uredbe na osnovi kojih se je temeljilo partizansko vojno
sudstvo. To je prije svega naredba Vrhovnog štaba NOJ i POJ od 29. prosinca 1942.
o organizaciji vojnog sudstva. Cilj je bio stvoriti sistem jedinstvenog sudovanja na
oslobođenim teritorijima kao i u partizanskim jedinicama. Međutim, i prije su
postojale različite upute o sudovanju, ali spomenuta naredba imala je temeljni
značaj. Ovom naredbom osnovani su stalni vojni sudovi pri proleterskim udarnim
brigadama i pozadinskim vojnim vlastima, postavljeni istražitelji i propisana
osnovna načela sudskog postupka25.
Vrhovni komandant NOV i POJ Josip Broz Tito donio je 24. svibnja 1944. novu
uredbu o vojnim sudovima i ustrojstvu i nadležnosti vojnih sudova te će ona biti
osnovna podloga vojnog sudstva sve do 24. kolovoza 1945., kada je donijet Zakon o
uređenju i nadležnosti vojnih sudova u Jugoslavenskoj armiji. Ova uredba o vojnim
sudovima imala je dvojaki karakter; na osnovi nje sudilo se je pripadnicima
narodnooslobodilačke vojske kad su se ogrješili o principe oslobodilačke borbe, ali
i osobama koje su optužene za ratne zločine, za djela narodnih neprijatelja i za
krivična djela vojnih lica i ratnih zarobljenika. Vojni sudovi sudili su i građanskim
licima koja su bila u bilo kakvom službenom odnosu s vojskom ili su počinili
krivična djela protiv pripadnika vojske i vojnih institucija. Budući da se na temelju
ove Uredbe sudilo i neposredno nakon završetka rata to ćemo podrobnije iznijeti
sadržaj ovoga dokumenta. Ovdje nećemo podrobnije ulaziti u samu organizaciju
Vidi bilješku 3, a zatim sljedeće publikacije i literaturu koju navode: I. KOVAčIć, Legendarni
Tuhobić. Riječko područje u ratu 1941. godine i partizanski odred Božo Vidas Vuk, Rijeka 2000.;
R. BUTOROVIć, Sušak i Rijeka u NOB, Tipograf, Rijeka, 1975..
25
Dokumenti o razvoju narodne vlasti (sabrao i uredio dr. LEON GERšKOVIć), Beograd, 1948.,
str. 135-138.
24
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
183
vojnog sudstva već ćemo istaći samo osnovne postavke. Odgovarajući vojni sud
sudio je u vijeću, a svako sudsko vijeće imalo je sekretara koji je trebao po
mogućnosti biti stručni sudac ili svršeni pravnik. Vojni sudovi bili su nadležni za
raznovrsna krivična djela, a mi ćemo ovdje istaći ona koja se odnose na ratne zločine
i «narodne neprijatelje». U članku 13 Uredbe o vojnim sudovima opisuju se krivična
djela za ratne zločince na sljedeći način:
«Ratnim zločincima, bili oni građani Jugoslavije, okupatorskih ili drugih
zemalja, imaju se smatrati: pokretači, organizatori, naredbodavci, pomagači i
neposredni izvršitelji masovnih ubijanja, mučenja, prisilnog iseljavanja, odvođenja
u logore i na prisilan rad stanovništva, zatim paleža, uništavanja i pljačke narodne i
državne imovine; svi pojedini posednici imanja i preduzeća u Jugoslaviji,
okupatorskim i drugim zemljama koji su nečovečno eksploatirali radnu snagu na
prisilan rad odvedenih ljudi; funkcioneri terorističkog aparata i terorističkih
naoružanih formacija okupatora i domaćih u službi okupatora; oni koji su vršili
mobilizaciju našeg naroda za neprijateljsku vojsku».
Ovdje treba odmah navesti i članak 14 Uredbe o vojnim sudovima, a koji glasi,
«Narodnim neprijateljima imaju se smatrati: svi aktivni ustaše, četnici i
pripadnici ostalih oružanih formacija u službi neprijatelja i njihovi organizatori i
pomagači; svi oni koji su u službi neprijatelja ma u kom vidu - kao špijuni,
dostavljači, kuriri, agitatori i slično; (svi oni) koji su naterivali narod da okupatorima
preda oružje; svi oni koji su izdali narodnu borbu i bili u dosluhu s okupatorima; svi
oni koji su se odmetnuli od narodne vlasti i rade protiv nje; svi oni koji razaraju
narodnu vojsku ili su na drugi način pomagali i pomažu okupatoru; svi oni koji izvrše
teške slučajeve ubistva, pljačke ili slično».
Za ova i neka druga predviđena kaznena djela vojni sudovi izricali su zaštitne
mjere i kazne. Uz kazne vojni sud može izreći i druge mjere kao npr. gubitak
građanske časti (privremeno ili stalno) i konfiskaciju imovine. Vojni sudovi trebali
su suditi brzo, bez suvišnih opširnosti, ali da postupak bude potpun. Radi pripreme
sudskog postupka svako sudsko vijeće imalo je vojnog istražitelja. Pojedinci se nisu
mogli hapsiti na osnovi neprovjerenih podataka, ali su se mogli privesti radi
saslušanja. Prigodom obavljanja saslušanja trebao se sačiniti zapisnik, a ona osoba
koja ne zna «narodni jezik» trebala je dobiti tumača. Rasprava pred vojnim sudom
počimala je čitanjem optužnice (čita istražitelj), rasprava je mogla biti javna ili tajna,
a optuženik ukoliko nije bio sposoban da se sam brani, određen mu je branitelj
(vojnim osobama nisu mogli biti branitelji civilne osobe). Na kraju se donosila
presuda nakon tajnog savjetovanja sudskog vijeća i ona je pročitana optuženom.
Presuda se je izricala «U ime naroda Jugoslavije» i morala je bit: napismeno
sastavljena. Ako je optuženik osuđen na smrtnu kaznu (u pravilu izvršavala se je
strijeljanjem, a u naročito teškim slučajevima vješanjem) tu kaznu morao je potvrditi
ili preinačiti Viši vojni sud. Dakle, smrtna kazna smjela se je izvršiti tek nakon
odobrenja od Višeg vojnog suda (mogla se je samo u izuzetnom slučaju), ali i nakon
26
J. B. TITO, Sabrana djela, Beograd, 1984., knj. 20, str. 223-241.
184
Mihael Sobolevski
toga je trebala potvrda Višeg vojnog suda26.
Vrhovni komandant NOV i POJ Josip Broz Tito i Predsjedništvo AVNOJ-a
tijekom 1944. godine uputili su više opomena, upozorenja i poziva građanima i
pripadnicima okupatorskih i kvislinških vojnih formacija da ne surađuju i ne
sudjeluju u njihovim aktivnostima već da se pridruže antifašističkom pokretu.
Ukoliko to ne učine da će biti sudionici zlodjela, a da niti jedno neće ostati
nekažnjeno. Jer narodnooslobodilački pokret se ne služi osvetom već pravednim
kažnjavanjem počinitelja zločina. Predsjedništvo AVNOJ-a u Beogradu donijelo je
21. studenog 1944. i odluku o općoj amnestiji osoba koje su se nalazile u četničkim
jedinicama Draže Mihajlovića ili pak u hrvatskom ili slovenskom domobranstvu.
Amnestija se nije odnosila samo na one osobe koje su počinile zločine (ubijstva,
paljenje, silovanje, pljačka) nakon datuma proglašenja amnestije27. Kako se u praksi
primjene amnestije očito različito postupalo (da vojni sudovi preusko primjenjuju
odluku o amnestiji) to je vrhovni komandant NOV i POJ Josip Broz Tito izdao 12.
siječnja 1945. novu Naredbu u kojoj se isticalo, da se amnestija «bezuslovno»
primjeni na sva lica koja su njom obuhvaćena. Nadalje, da se nad osobama koje su
osuđene na smrt a za koje je dokazano da su izvršile zločine (ubijstva, palež, pljačka,
silovanje) smrtna kaznasmije izvršiti tek nakon odobrenja nadležnog sudskog vijeća.
Ostale osobe koje su osuđene na smrtnu kaznu (rukovodioci, organizatori i
intelektualni začetnici zločina i izdajničkog djelovanja) mogle su biti pogubljene
«jedino i isključivo» nakon prethodnog odobrenja Višeg vojnog suda pri Vrhovnom
štabu28. Vojno sudstvo u narodnooslobodilačkom ratu i neposredno po njegovu
završetku bilo je mnogo strože nego što bi to bilo u normalnim okolnostima. Imalo je
za cilj štiti tekovine narodnooslobodilačkog rata, pa s tim u vezi služilo je i za
nepoštednu borbu protiv pripadnika okupatorskih i kvislinških vojnih i civilnih vlasti,
a napose protiv onih za koje se utvrdilo da su sudjelovali u raznovrsnim zločinima.
Međutim, Zakonom o uređenju i nadležnosti vojnih sudova JA od 24. kolovoza 1945.
znatno je sužena nadležnost vojnih sudova i ograničena je na suđenje vojnim licima i
ratnim zarobljenicima. Nakon što je naredbom Vrhovnog komandanta JA maršala Tita
od 23. lipnja 1945. uspostavljena Vojna uprava za Julijsku krajinu, Istru s gradom
Rijekom i Slovenskim primorjem došlo je i do reorganizacije vojnog i građanskog
sudstva. Naime, naredbom zamjenika komandanta Vojne uprave Jugoslavenske
armije za Julijsku krajinu, Istru i Slovensko primorje od 16. k istopada 1945. formiran
je Sud Vojne uprave JA za navedeno područje. U njegovu nadležnost spadalo je vojno
i građansko sudstvo29. Na sve ove činjenice je trebalo ukazati prije svega zbog toga,
kako bi se mogli shvatiti i ljudski gubici Rijeke i bivše Kvarnerske provincije
neposredno nakon završetka Drugog svjetskog rata, o čemu će biti riječi kasnije.
Krajem travnja i početkom svibnja 1945. jedinice IV. JA zauzele su u teškim
vojnim okršajima Rijeku i područje bivše Kvarnerske provincije. Za najveći dio
hrvatskog i slovenskog stanovništva bilo je to dugo očekivano oslobođenje od
Isto, knj. 25, str. 290-291.
Isto, str. 209.
29
DAR, Gradski NOO Rijeka.
27
28
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
185
talijanskog fašizma odnosno talijanske i njemačke okupacije. To se konačno
smatralo i jednim od ciljeva narodnooslobodilačke borbe. Te ciljeve podržao je i dio
talijanskog stanovništva, a naročito onaj dio koji je sudjelovao s Hrvatima i
Slovencima u narodnooslobodilačkoj i antifašističkoj borbi. Ulazak jedinica IV JA
na područje Rijeke i Istre službena Italija i veći dio talijanskog stanovništva smatrao
je vojnom okupacijom i u najgorem slučaju priželjkivali su angloameričku vojnu
okupaciju. Tim prije što su se angloamerički saveznici tajno i javno opredjeljivali
protiv zauzimanja Rijeke i Istre od strane JA smatrajući taj teritorij talijanskim na
osnovi međudržavnih ugovora između dvaju svjetskih ratova. U najgorem slučaju
smatrali su da se rješenje toga problema mora potražiti na međunarodnoj
konferenciji o miru.
Oslobođena Rijeka izgledala je stravično. Stanbeni, industrijski i javni objekti
uglavnom su bili u ruševnom stanju. Ulice zakrčene građevinskim materijalom i
improviziranim bunkerima. Bile su to posljedice angloameričkih bombardiranja
grada, njemačkog miniranja dijela zgrada i lučkih postrojenja i granatiranja grada u
završnim operacijama za oslobođrnje Rijeke. Nije mnogo bolje izgledalo ni područje
bivše Kvarnerske provincije s desetkovanim stanovništvom i mnogim spaljenim
naseljima. Osnovna zadaća vojnih i civilnih vlasti bila je uspostaviti red i mir i
organizirati za stanovništvo osnovne uvjete života i rada. Tim dijelom riječke
poslijeratne povijesti nećemo se ovom prilikom baviti. Istaknimo ovdje samo još
neke činjenice od međunarodnog značaja. Sporovi koji su nastali između vojnih i
civilnih vlasti Demokratske Federativne Jugoslavije i Velike Britanije i Sjedinjenih
Američkih Država u vezi uspostavljanja privremene savezničke vojne uprave na
području Julijske krajine zaprijetili su mogućim ratnim sukobom. Jugoslavenska
vlada nastojala da izbjegne svaki mogući povod za vojnu intervenciju
angloameričkih snaga, te je prihvatila angloameričke uvjete i potpisala 9. lipnja
1945. sporazum o uspostavljanju privremene savezničke vojne uprave u Julijskoj
krajini. Između ostaloga grad Rijeka, Istra i Slovensko primorje došli su pod vojnu
upravu JA, a preostali dio Julijske krajine pod angloameričku vojnu upravu
(Morganova demarkaciona linija).30 Teritorij na kojem je uspostavljena vojna uprava
JA spadao je u zonu “B”, a onaj koji su okupirale angloameričke vojne snage spadao
je u zonu “A”. Vojna uprava JA bila je uspostavljena 23. lipnja 1945., bila je najviši
organ vlasti na području zone “B” i imala je sjedište u Opatiji. Dakle, ova uprava je
bila odgovorna za funkcioniranje organa narodne vlasti (narodnih odbora),
cjelokupnog javnog života, vojnog i civilnog sudstva. Takvo stanje je potrajalo sve do
provođenja potpisanog Mirovnog ugovora s Italijom u Parizu 10. veljače 1947.31.
Dakle, područja koja su se nalazila pod vojnom upravom JA većim dijelom
pripala su Jugoslaviji, a od ostatka i od dijela područja koja su se nalazila pod
angloameričkom okupacijom stvoren je Slobodni teritorij Trsta kao prijelazno
rješenje. Taj se problem rješavao u daljnjim pregovorima između talijanske i
jugoslavenske vlade te savezničkih snaga. Međutim, ta je tema izvan okvira moga
30
31
Dokumenti o spoljnoj politici SFRJ 1945., Beograd, 1984., str. 81-82.
Dokumenti o spoljnoj politici SFRJ 1947., Beograd, 1985., knj. 1, str. 125-185.
186
Mihael Sobolevski
razmatranja. Jedan od važnih ciljeva narodnooslobodilaške vojske u Hrvatskoj kao i
općenito u Jugoslaviji bio je da se na odgovarajući način kazne sve one osobe koje
su bile tvorci ili izvršitelji zločina. Dakle, one osobe koje su u okviru okupacijskih
snaga ili kvislinških režima počinile određene vrste zločina. U principu nije se sudilo
nekoj osobi što je određene nacionalni ili vjerske pripadnosti već zbog toga što ga se
smatralo da je počinio ratne zločine. Prema tome nije se sudilo ni Talijanima Rijeke
i bivše Kvarnerske provincije zato što su Talijani, kako se to danas želi uvjeriti
talijansku javnost, već zbog toga što su pojedinci bili osumnjičeni za određene vrste
zločina. Postavlja se samo pitanje da li je u svim slučajevima poštovana pravda i
pravednost ili su se u pojedinim slučajevima stvari otrgnule kontroli. Grješili bi kao
ljudi i kao istraživači ako bismo jednim zločinom opravdavali drugi ili vagom mjerili
tko ih je učinio više, a tko manje. Neke stvari ne možemo prosuđivati s današnjih
pozicija i dalekim otklonom vremena u kojem su se određene stvari događale.
Ljudske frustracije i naboji bili su uvijek loša strana pravdi i zakonitosti.
U završnim operacijama za konačno oslobođenje Jugoslavije od jeseni 1944. do
svibnja 1945. godine na mnogim bojišnicama vođene su teške borbe i vojni zahvati
širih operacijskih obima. Ne samo što su bili u tim vojnim operacijama veliki ljudski
gubici svih sukobljenih strana na bojišnicama, već i veliko stradavanje civilnog
stanovništva na poprištu bitaka i izvan toga prostora. U tom razdoblju jedinice NOVJ
odnosno JA zarobile su mnoštvo okupacijskih vojnika (različitih nacionalnosti) kao
i pripadnika kvislinških jedinica (ustaša, četnika, hrvatskih domobrana, slovenskih
domobrana, balista i sl.). U tim završnim operacijama ukupno je zarobljeno 221.287
neprijateljskih okupatorskih vojnika i časnika. Među njima je bilo i 57.150 Talijana
od kojih mnogi i s područja Rijeke i s područja bivše Kvarnerske provincije32. Ako
se ovom broju pribroje i zarobljeni pripadnici kvislinških snaga s područja
Jugoslavije onda se može konstatirati, da je krajem 1945. godine u zarobljeničkim
logorima u Jugoslaviji ukupno bilo 355.785 ratnih zarobljenika33. Neposredno poslije
zarobljavanja ratni zarobljenici bili su smješteni u improvizirane logore, izloženi
često vremenskim nepogodama i slaboj prehrani. Međutim, treba ovdje naglasiti, da
u to vrijeme ni građani u Jugoslaviji nisu mnogo bolje živjeli s obzirom na oskudicu
s hranom i razorenim stambenim objektima. Za sređivanje stanja s ratnim
zarobljenicima od posebnog značaja je Naredba predsjednika Ministarskog savjeta i
ministra Narodne obrane maršala Josipa Broza Tita od 30. lipnja 1945.. Tom
Naredbom osnovan je u sastavu Komande Pozadine I., II., III., IV., V. i VI. JA «Otsek
za ratne zarobljenike». Odsjek je vodio evidenciju ratnih zarobljenika, brinuo o
32
R. KALTENEGGER, Operationszone «Adriatisches Küstenland». Der Kampf um Triest, Istrien
und Fiume 1944./45., Graz-Stuttgart, Stocker Verlag, 1993., str. 306. Do polovice 1947. godine
talijanski zarobljenici bili su uvaćeni u Italiju (ukupno 56.773 zarobljenika) zahvaljujući velikom
zalaganju Palmira Togliattija. Posljedni brod s 849 talijanskih ratnih zarobljenika upućen je iz
Splita u Anconu 27. lipnja 1947..
33
A. MILETIć, Prilog proučavanju istorije Jugoslavenske narodne armije kroz izabrana
dokumenta maršala Jugoslavije Josipa Broza Tita u svojstvu ministra Narodne obrane i vrhovnog
komandanta oružanih snaga FNRJ u periodu 1945.-1956. godine, «Vojnoistorijski glasnik»,
Beograd, 1987., br. 1, str. 327.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
187
logorima ratnih zarobljenika i radilištima na kojima su radili ratni zarobljenici. Sve
ovo trebalo se odvijati u okvirima naredbi Ministarstva narodne obrane i
međunarodnih konvencija o postupanju s ratnim zarobljenicima. To znači da se
morala voditi briga i kontrola so siguranjem i čuvanjem ratnih zarobljenika, logora i
radilišta; vršiti kontrola nad prehranom, odjevanjem, smještajem i novčanim
snabdjevanjem ratnih zarobljenika i dostavljati podaci o brojnom stanju. Prema ovoj
Naredbi svi ratni zarobljenici morali su biti svrstani u «zarobljeničke bataljone», a
oni su se sastojali od štaba bataljona i četiri čete (svaka četa po 250 zarobljenika). U
sastavu štaba bataljona bilo je 11 osoba, a sastojao se je od komandanta, političkog
komesara, ađutanta, intedanta, liječnika, higijeničara, bolničara i disciplinskih
podoficira. Ljudstvo za osiguranje ratnih zarobljenika osiguravalo se je iz
teritorijalnih bataljona pojedinih armija34. Uspostavom vojne i civilne vlasti u Rijeci
i na području bivše Kvarnerske provincije otpočele su i represivne mjere protiv
osoba za koje su već ranije pribavljene informacije o njihovu eventualnom
sudjelovanju u zločinima ili su pak naknadno prikupljene činjenice. Na njihovu
uhićenju i salušanju radile su za tu svrhu već ranije osnovane strukture u sistemu
vojne vlasti a to su bila Odjeljenja zaštite naroda (OZN-a) i vojne formacije Korpusa
narodne obrane Jugoslavije (KNOJ). Uhićene vojne osobe upućivane su u
zarobljeničke logore (bilo je više privremenih logora u to vrijeme na području Rijeke
i okolice, a od njih je najveći bio u Martinšćici), a uhićene osobe zbog političkig
djelovanja upućivane su u zatvor OZN-e u Rijeci. Nakon provedene istrage za koje
je utvrđeno ili postojale sumnje da su počinile zločine predane su vojnim sudovima
na daljnji postupak, a za one za koje nije utvrđena krivnja puštane su kućama.
Odjeljenja OZN-e i KNOJ-a na otkrivanju ratnih počinitelja zločina tijesno su
surađivala s organima narodne vlasti i društvenopolitičkim organizacijama. Naime,
uz sve strukture narodne vlasti od seoskih, općinskih, gradskih, kotarskih i okružnih
organa narodne vlasti osnovani su odbori za utvrđivanje zločina okupatora i njegovih
pomagača, te su se prikupljeni podaci slali svima onima koji su bili odgovorni za
procesuiranje ratnih zločina. Ovdje još jednom treba naglasiti da su ove mjere bile
usmjerene prema svima počiniteljima zločina ili pak prema onima za koje se je
pretpostavljalo da su ga učinile, a ne prema određenoj nacionalnoj zajednici kao u
ovom slučaju prema Talijanima. Ne raspolažemo činjenicama o ukupnom broju
uhićenih pripadnika talijanske narodnosti Rijeke i bivše Kvarnerske provincije u
razdoblju 1945. do 1947. godine. Budući da nije sačuvana i cjelovita vojnosudska
dokumentacija to ne znamo pouzdano ni o točnom broju procesuiranih osoba. Svi
napori da se privedu pravdi najodgovorniji vinovnici ratnih zločina na području
Rijeke i bivše Kvarnerske provincije ostali su bez učinka. Zemaljska komisija za
utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača Federalne Države Hrvatske
odnosno Gradska komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača u
Rijeci podnijele su veći broj krivičnih prijava za ratne zločine. prije svega protiv
prefekta Kvarnerske provincije Temistocla Teste zbog hapšenja, zatvaranja i
34
Isto, str. 326-328.
188
Mihael Sobolevski
internacije antifašista i njihovih obitelji, uništenje pokretne i nepokretne imovine
mučenjem glađu u koncentracijskim logorima (Kampor na otoku Rabu), za
pojedinačne i masovne zločine (npr. zločin u Podhumu 12. srpnja 1942.). Također
je bio veći broj krivičnih prijava za ratne zločine protiv komandanta njemačke SD
policije u Rijeci pukovnika Henricha Schluntzena i zapovjednika njemačke vojske
na riječkom području pukovnika Lothara Zimmermanna35, kao i protiv mnogih
drugih osoba. Izuzev Lothara Zimmermanna koji je uhićen i osuđen na smrt 1946.
godine sve druge najistaknutije osobe odgovorne za ratne zločine nisu bile
dostupne istražnim i sudskim organima. Ne samo da istaknute osobe optužene za
ratne zločine i na riječkom području nisu bile izručene posljedica je odnosa
angloameričkih saveznika koji su u izmijenjenim političkim odnosima nakon
Drugog svjetskog rata nastojali da sakriju zločine s talijanske strane. A tom
prikrivanju sasvim sigurno pridonijele su antifašističke snage Italije, da se tako
najlakše Italija opere one Mussolinijeve Italije i prikaže kao ona Italija koja je
«rođena u pokretu otpora»36. U takvoj situaciji najvjerojatnije su stradale pojedine
osobe čija je uloga u proizvodnji ratnih zločina bila mnogo manja od dobivenih
sudskih kazni. Za svako cjelovito zaključivanje nedostaju cjeloviti izvori kao i
istraživanje ove problematike od strane pravne znanosti.
Hrvatska historiografija nije se posebno bavila ovom problematikom, kada je
riječ o sudskim procesima koji su se vodili protiv građana Rijeke i onih s područja
bivše Kvarnerske provincije, a zbog optužbe da su sudjelovali u vršenju ratnih
zločina. O tome nema ni riječi u «Povijesti Rijeke» (Rijeka 1988.), kao ni općenito
o ljudskim gubicima grada u Drugom svjetskom ratu. Međutim, Igor Žic u knjizi
«Kratka povijest grada Rijeke» (Rijeka 1988.) u nekoliko rečenica ističe represije
OZN-e te da je ona tih «dramatičnih dana» (nakon oslobođenja Rijeke) pogubila
oko 300 ljudi (str. 147). Koji su uzroci njihova pogubljenja teško je vidljivo kao i
činjenica da je to upravo sve učinila OZN-a. Za takve konstatacije valjalo bi imati
pouzdane izvore. U više navrata sam isticao oskudnost izvorne građe za cjelovite
sudove o ljudskim gubicima talijanske Rijeke i bivše Kvarnerske provincije
neposredno nakon završetka Drugog svjetskog rata. Moguće je za stotinjak «osoba
utvrditi da su bile procesirane na vojnim sudovima, a za desetak osoba uspjelo se
pronaći i same presude. Zbog nedostatka arhivske građe o načinu na koji su
stradale izvode se proizvoljni sudovi i zaključci, kako nisu ni formalno barem
suđene i da je egzekucija nad njima izvršena bez ikakvoga suđenja. Ovom knjigom
istraživanje ove problematike nije završeno, već dalje treba tragati za novim
izvorima. Ovakvim istraživanjima nema nikada kraja, to tim prije, što je arhivska
i druga građa razbacana u više država i velikom broju arhiva i arhivskih fondova.
U nastojanju da se čitatelju pruži mogućnost spoznaje na koji način i zbog čega se
sudilo pojedinim osobama neposredno nakon završetka rata navest ću ovdje samo
dva primjera. Tako je Vojni sud Jugoslavenske armije - Vijeće za Hrvatsko
Vidi bilješku 20.
Vidi o tome opširnije: F. NIRENSTEIN, Genocid na talijanski način, «Dometi», Rijeka, 1989.,
br. 10, str. 707-713.
35
36
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
189
primorje i Rijeku donijelo 11. lipnja 1945. presudu kojom se David Cherbaz
osuđuje na smrt strijeljanjem. Presuda glasi:
«CHERBAZ DAVID, nezakoniti sin Emilije CHERBAZ, rođen u Rijeci 28/XII/1910. g.
nastanjen u via Prieste br. 94. kovač mehaničar, oženjen ima jedno djete Talijan katolik,
neimućan pismen. Navodno neporoćan. Kriv je: 1./Što je u godini 1944. bio njemački špijun
u službi S.D. policije u Rijeci i kao takav usko sarađivao sa poznatim špijunom Tonettijem.
2./što je u gornjem svojstvu: a./denuncirao nijemcima za nagradu od 1.200 lira rodoljube
Grandi Božidara, Bezmana Renata, Viannello Donata, Kolan Božidara i mnoge druge koji su
usljed toga bili uhapšeni i poslani u Njemačku na prisilan rad; b./vršio teror po gradu Rijeci i
zaustavljajući i hapšući uperenim revolverom mirno građanstvo; c./podmetnuo ekrezit u
židovsku crkvu i bacio bombu u Via Parini pripisujući nakon toga ova djela na teret partizana;
d./Ucjenjivao i pljačkao građanstvo grada Rijeke.
Gornjim djelima optuženik je počinio krivično dijelo iz člana 13,14 UVS pak se predlaže
da bude proglašen ratnim zločincem i narodnim neprijateljem i Osuđuje: na kaznu smrt
streljanjem, trajan gubitak građanskih prava i konfiskaciju imovine. Kazna smrti izvršit će se
nakon odobrenja po višem vojnom sudu. Obrazloženje: Optuženik je u gradu Rijeci općenito
skoro od svakog bio poznat kao jedan od najzloglasnijih njemačkih špijuna. Poznavali su ga
pod njegovim nadimkom PIPI bojali su ga se i klonili su mu se. Ovo mišljenje građanstva
Rijeke o optuženiku doista nije bilo pogrešno, jer se je u nazočnom krivičnom postupku
ustanovilo da je optuženik doista jedan zlikovački individuan, koji je isključivo zbog ličnih
interesa vršio najpodliju špijunsku službu okupatoru ne sklanjajući se upotrebi najgadnija i
najbezobzirnija sredstva i da se svojim gospodarima SS policiji ugađao. Djela koja se pobliže
upisuju u dispozitivu ove presude dovoljna su sama po sebi da dadu pravu i vjernu sliku o
zlikovačkom radu optuženikovom, sva ta djela ovaj sud smatra u cjelini dokazanim, bez
obzira da li ih optuženik priznaje ili ne priznaje. Svjedoci Aresi Eduard, Cesari Bruno, Biarchi
Fiogino upotpunili su svojim izkazima gadnu sliku optuženikove zločinačke ličnosti, koja je
slika svojim glavnim negativnim crtama bila već dovoljno izražena optuženikovim samim
priznanjem. Optuženik je već na svojem prvom saslušanju priznao da je bio u dopisničkoj
službi SS policije u kojem svojstvu da je prijavio mnoge sumnjive elemente, koji su bili
hapšeni i odvađani na prisilan rad u Njemačku. Na glavnom pretresu je upotpunio svoje
priznanje izjavom da je bacio bombu u Via Farini, da je eksplozija u židovskoj crkvi bila
izvršena po nalogu njemaca te da je doista ukrao platno koje je kod njega pronađeno. Za ova
djela optuženik nastoji pronaći za sebe opravdanje, koje bi iskljućivalo njegovu krivicu kako
je postavljena u optužnici, ali provedenim dokaznim postupkom naročito pak iskazom
svjedoka Areni Eduarda, koji je još od godine 1943 kao komandant partizanske akcione grupe
u gradu Rijeci, pratio budno rad i kretanje optuženikovo ovaj sud smatra utvrđenim ne samo
da je počinio sva djela zbog kojih je suđen nego da su sva ta djela počinjena u vršenju
optuženikove funkcije kao doušnika i povjerljivog političkog agenta njemačke SS policije.
Obzirom na gore rečeno ovaj sud je odmjerio jedinu kaznu koja je odgovarajuća težini samih
krivičnih djela i stepenu optuženikove krivice, a to je kazna smrti streljanjem»37.
Navodim i drugi primjer. Riječ je o presudi Vojnog suda X. Korpusne vojne oblasti
od 6. srpnja 1945. kojom je presuđen Giovanni Rachtelli. U presudi se navodi:
37
DAR, Okružna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača za Hrvatsko
primorje.
190
Mihael Sobolevski
«RACHTELLI GIOVANNI od Giovannia i Sandro Marije, rođen 14/9/1889. u Puli,
Italijan, rkt, činovnik, oženjen, ima troje djece, nastanjen na Rijeci, via Akvedotto 17, kriv je:
što je kao aktivni fašista dobrovoljno sudjelovao u španjolskom ratu, što je dobrovoljno stupio
u fašističku miliciju i kao takav sudjelovao za vrijeme okupacije Sušaka u paljenju i pokolju
sela Pothum, vršio masovno hapšenje naroda u Cerniku i Čavlima, a dolaskom Njemaca
učestvovao u rastrelamentima na teritoriji Istre.
Time je počinio na osnovu čl. 13 i 14 UVS krivična djela: dobrovoljno pripadništvo u
fašističkim oružanim formacijama, sudjelovanja u paležu i pokolju, masovnog hapšenja i
odvođenja naroda u konc. logore, pa se stoga na osnovu čl. 1 Zakona o vrstama kazni osuđuje
na kaznu smrti streljanjem, trajan gubitak građanskih i političkih prava i konfiskaciju čitave
imovine».38
Dakle, najveći broj Talijana Rijeke i bivše Kvarnerske provincije stradali su
neposredno nakon završetka Drugog svjetskog rata suđen je pred vojnim
sudovima i okrivljen za ratne zločine. Jedan manji dio, sa sudom ili bez suda,
pogubljen je zbog pripadnosti pojedinim pokretima koji su u svojoj osnovi bili
antifašistički, ali su se zalagali za drugačije državnopravno rješenje Rijeke i
okolice u odnosu na narodnooslobodilački pokret (liburnisti, autonomaši,
demokršćani, CLN-ovci). Poduzete mjere bile su mnogo strože, nego što su oni
predstavljali možebitnu opasnost za konačno rješenje pripadnosti Rijeke i Istre. U
Hrvatskoj odnosno Jugoslaviji povijesna istraživanja ove problematike tek
predstoje, pa će se u jednoj smirenijoj političkoj situaciji moći i ovaj problem
razmatrati nepristrano i objektivno. Osobna identifikacija stvarnih ljudskih
gubitaka daleko je složenije istraživanje, nego što se to dobije utisak iz izloženih
činjenica. U vrlo često puta nedostatku izvora i mogućnosti provjere određenih
činjenica moguće su greške. Ukoliko takvih ima, ističem da nisu namjerno
učinjene i unaprijed se izpričavam obiteljima i rodbini dotičnih. Molim ih za
razumijevanje i nadopunu činjenica o pojedinoj osobi. Posebno je bilo problema
u utvrđivanju činjenica o nacionalnoj pripadnosti pojedine osobe, ako to nije bilo
izričito navedeno u korištenoj dokumentaciji. Nismo nikome brojili krvna zrnca,
bez obzira kojom ortografijom i jezikom su pisana njihova imena i prezimena.
Težilo se je da ime i prezime budu onako napisani kako se nalaze u korištenoj
građi. Ovaj predgovor završit ču mislima koje sam gotovo pred desetak godina
napisao u svojoj jednoj raspravi o metodologiji istraživanja ljudskih gubitaka. S
tim u vezi sam napisao «osnovna je zadaća povijesne znanosti utvrđivanje
činjeničnog stanja i njegovo znanstveno objašnjenje. Nije dakle na njoj da
presuđuje pobjednicima i grupama, bez obzira na “kvalitetu” žrtava, na to tko je
poginuo na strani fašističkog a tko na strani antifašističkog tabora. Razumljivo je
da je svaka strana u ratu ciljevima za koje se borila opravdavala i vlastite ljudske
gubitke i zločine počinjene nad svojim protivnicima. Pa ipak, povijesna znanost
mora imati na umu i globalne ocjene historiografije o karakteru drugog svjetskog
38
DAR, Okružna komisija za utvrđivanje zločina okupatora i njihovih pomagača za Hrvatsko
primorje.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
191
rata, dakle i o opravdanosti borbe antifašističkih snaga protiv fašizma. To ne
sprečava da se o svim stvarnim ljudskim gubicima piše s onim pijetetom kakav
ljudi lišeni života u drugom svjetskom ratu zaslužuju sa stanovišta
općecivilizacijskih principa»39.
Svjestan sam i činjenice, da se kod nas na žalost, prošlost ne predaje lako
povijesti i povijesnim istraživanjima. I nadalje je predmetom najraznovrsnijih
manipulacija i spekulacija. Kada knjiga bude tiskana sumnjam da će se prihvatiti u
javnosti trezveno i kao čin htjenja da se pokuša stvoriti osnove za daljnje istraživanje
problematike ljudskih gubitaka. Mogući nacionalni i emocionalni naboj pa sve do
ideološke isključivosti zasigurno će obeshrabriti sve one istraživače koji namjeravaju
nastaviti ova istraživanja. Koristim još samo prigodu da se najsrdačnije zahvalim
svim osobama i institucijama koje su mi pomogle u istraživanju ove teške i
nezahvalne problematike. Nitko spomenut, nitko nezaboravljen.
MIHAEL SOBOLEVSKI
39
M. SOBOLEVSKI, Prilog metodologiji istraživanja stvarnih ljudskih gubitaka Hrvatske u tijeku
drugoga svjetskog rata, «Časopis za suvremenu povijest», Zagreb, 1992., br. 24 (1), str. 201.
192
Mihael Sobolevski
Fiume, maggio 1945. Gli ultimi soldati tedeschi si arrendono ai partigiani.
Rijeka, svibanj 1945.. Njemački vojnici predaju se partizanima.
3 maggio 1945. Entrano a Fiume i primi reparti partigiani.
3. svibanj 1945.. Ulazak u Rijeci prvih partizanskih odreda.
Fiume, una storia complessa - Zamršena povijest Rijeke
193
3 maggio 1945. I blindati dell’Armata Popolare jugoslava nel centro di Fiume.
3. svibanj 1945.. Oklopna kola Jugoslavenske narodne armije u centru Rijeke.
Fiume, maggio 1945. Prigionieri italiani ammassati a Sušak, oltre il vecchio confine italo-jugoslavo.
Rijeka, svibanj 1945.. Talijanski zarobljenici kraj Rečine, stara granica između Italije i Jugoslavije.
BIBLIOGRAFIA - BIBLIOGRAFIJA
ARENA N., Soli contro tutti, Friuli Venezia Giulia 1941-1945, Rimini, Ultima
Crociata, 1993
BALLARINI A., L’Olocausta sconosciuta, Roma, Occidentale, 1986
BALLARINI A., L’antidannunzio a Fiume. Riccardo Zanella, Trieste, Italo Svevo,
1995
BAMBARA G., La guerra di Liberazione nazionale in Jugoslavia (1941-1943),
Milano, Mursia, 1988
BARTOLI G., Le deportazioni nella Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia, Trieste, s.e.,
1961
BASSI M., Due anni fra le bande di Tito, Bologna, Cappelli, 1950
BASSIOUNI C., Indagine sui crimini di guerra nell’ex Jugoslavia - L’operato della
commissione degli esperti del Consiglio di Sicurezza e il suo rapporto finale,
Milano, Giuffrè, 1997
BEDESCHI G., Fronte italiano: c’ero anch’io, Milano, Mursia,1987
BELOFF N.. Tito fuori dalla leggenda, Trento, Reverdito, 1987
BUDICIN A., Nemico del popolo - Un comunista vittima del comunismo, Trieste,
Italo Svevo, 1995
BUTOROVIć R., Sušak i Rijeka u Nob, Rijeka, Tipograf, 1975
CARNIER P. A., Lo sterminio mancato - La denominazione nazista nel Veneto orientale 1943-1945, Milano, Mursia, 1988
CENTRO DI RICERCHE STORICHE DI ROVIGNO, «Il nostro giornale», dicembre 1943maggio 1945, Pola, Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, 1973, Documenti II
CENTRO RICERCHE STORICHE DI ROVIGNO, Quaderni, Volume III, Rovigno. Unione
degli Italiani dell’Istria e di Fiume, 1973
CENTRO DI RICERCHE STORICHE DI ROVIGNO, Quaderni, Volume VIII, Rovigno,
Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, 1984-85
CENTRO DI RICERCHE STORICHE DI ROVIGNO, Quaderni, Volume IX, Rovigno, Unione
degli Italiani dell’Istria e di Fiume, 1988-89
CRNJA Z., Histoire de la Culture Croate, Zagreb, Sécrètariat à l’information, 1966
DASSOVICH M., I treni del ventennio anche quassù arrivavano in orario, Trieste,
LINT, 1993
DASSOVICH M., Italiano in Istria e a Fiume - 1945-1977, Trieste, LINT, 1990
DASSOVICH M., Proiettili in canna, Trieste, LINT, 1995
DE FELICE R., Mussolini l’alleato, II, La Guerra civile 1943-1945, Torino, Einaudi,
1997
DE FELICE S., La Decima Flottiglia Mas e la Venezia Giulia 1943-45, Roma,
Settimo Sigillo, 2000
DUROSELLE J.B., Storia diplomatica dal 1919 al 1970, Roma, Edizioni dell’Ateneo,
1972
GAMBINO A., Storia del dopoguerra - dalla Liberazione al potere DC, Bari, Laterza,
1975
Bibliografia - Bibliografija
195
GILAS M., Compagno Tito, Milano, Mondadori, 1980
GIOVANNINI A., I giorni dell’odio - Italia 1945, Roma, Ciarrapico, 1974
GIURICIN L., La rinascita degli autonomisti zanelliani in L’autonomia fiumana
(1896-1947) e la figura di Riccardo Zanella, atti del convegno, Roma, Società di
studi fiumani, 1997
ISTITUTO REGIONALE PER LA CULTURA ISTRIANA E UNIONE DEGLI ITALIANI,
Sopravvissuti alle deportazioni in Jugoslavia, Trieste, Fachin, 1997
Italiani a Fiume. Nel Cinquantenario del Circolo Italiano di Cultura/Comunità
degli Italiani 1946-1996, Fiume/Rijeka, Zambelli, 1996
IVETIć V., Kapitulacija Italije i razoruzavanje italijanskih oruzanih snaga u
Jugoslaviji 1943, in «Godine Vojnoistorijski Glasnik», 1984, n. 1
KRULIć J., Storia della Jugoslavia dal 1945 ai nostri giorni, Milano, Bompiani, 1999
LA PERNA G., Pola, Istria e Fiume, la lenta agonia di un lembo d’Italia, Milano,
Mursia, 1993
LE BRETON J.M., Una storia infausta - L’Europa centrale e orientale dal 1917 al
1990, Bologna, Il Mulino, 1997
LENOCI A. - LEVATI A., L’odio degli slavi (1873-1993), Tolmezzo, Alpe Adria, 1993
LEVATI A. - LENOCI A., Dalla Croazia ai Lager (1941-1945), Tolmezzo, Alpe Adria,
1992
LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO, Albo dei caduti di Fiume dal Risorgimento
all’ultimo conflitto, Padova, Biasioli, 1984
MSI, Documenti per la storia - Zona B dal Diktat alla rinuncia, Torino, s.e., 1976
MARTINI L., Parlano i protagonisti - Memorie documenti raccolti per una storia di
Fiume nella lotta popolare di Liberazione fino al 1943, Rovigno, Centro ricerche storiche di Rovigno - Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, 1976
(Monografie V)
MICICH M., Fiume - L’autonomia fiumana in alcuni storici croati del secondo dopoguerra, in L’autonomia fiumana (1896-1947) e la figura di Riccardo Zanella,
atti del convegno, Roma, Società di studi fiumani, Collana di studi storici fiumani, 1997
MORAVčEK G., Rijeka - presučena povijest, Rijeka, Voločansko grafičko poduzeće,
1990
MORELLI A., Il problema della tutela globale degli sloveni nel Friuli Venezia Giulia
e la questione della minoranza italiana in Istria e a Fiume, Roma, Comp-grafica, s.d.
MORGANI T., Ebrei di Fiume e di Abbazia (1441-1945), Roma, Carucci, 1979
OPERA PER L’ASSISTENZA AI PROFUGHI GIULIANI E DALMATI, L’esodo dalle terre adriatiche - rilevazioni statistiche, Roma, Julia, 1958
PADOAN G., Un’epopea partigiana alla frontiera tra due mondi, Udine, Del Bianco,
1984
PAPO L., Albo d’oro. La Venezia Giulia e la Dalmazia nell’ultimo conflitto mondiale,
Trieste, Unione degli Istriani, 1990
PAPO L., L’Istria e le sue foibe, Roma, Settimo Sigillo, 1999
196
Bibliografia - Bibliografija
PERSELLI G., I censimenti della popolazione dell’Istria con Fiume e Trieste e di
alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Trieste-Rovigno, Centro ricerche
storiche di Rovigno, 1993 (Etnia IV)
PETACCO A., L’esodo, Milano, Mondadori, 1999
PICCINI U., Una pagina strappata, Roma, Corso, 1983
PICCIOTTO FARGION L., Il Libro della memoria, Milano, Mursia, 1991
PIRINA M. - D’ANTONIO A., Scomparsi… (Gorizia, Istria, Fiume, Pola e Zara),
Pordenone, Centro “Silentes Loquimur”, 1994
PIRINA M. - D’ANTONIO A., Adriatisches Küstenland 1943-1945, Pordenone, Centro
Silentes Loquimur, 1992
PIRJEVEC J., Il giorno di San Vito - Jugoslavia 1918-1992: storia di una tragedia,
Torino, Nuova Eri, 1993
PISANÒ G., Storia della guerra civile in Italia (1943-1945), Milano, FPE, 1965
Prva Godina NOB-a na Riječkom području - Materijal sa znanstevenog skupa,
Fiume/Rijeka, 1984
PUPO R., Le foibe giuliane: 1944-1946. Interpretazioni e problemi, in «Quaderni
Giuliani di Storia», 1991
QUARANTOTTI GAMBINI P.A., Primavera a Trieste, Trieste, Italo Svevo, 1985
RAIMO G., A Dachau per amore - Giovanni Palatucci, Montella (Av), Dragonetti, 1992
RAZZI F., Lager e foibe in Slovenia, Vicenza, Vicentina, 1992
RIDLEY J., Tito - genio e fallimento di un dittatore, Milano, Mondadori, 1996
ROCCHI P.F., L’esodo dei 350 mila Giuliani Fiumani e Dalmati, Roma, Difesa
Adriatica, 1990
SANTARCANGELI P., Il porto dell’aquila decapitata, Firenze, Vallecchi, 1969
SAVORGNAN DI BRAZZÀ A., La verità su Trieste, Trieste, LINT, 1980
SCOTTI G., Goli Otok - Ritorno all’Isola Calva, Trieste, LINT, 1991
SCOTTI G., Il Battaglione degli “straccioni”. I militari italiani nelle brigate jugoslave:
1943-45, Milano, Mursia, 1974
SCOTTI G., Juriš! Juriš! All’attacco! La guerriglia partigiana ai confini orientali
d’Italia 1943-1945, Milano, Mursia, 1984
SERENA A., I giorni di Caino. Il dramma dei vinti nei crimini ignorati dalla storia ufficiale, Padova, Panda, 1990
S OCIETÀ DI S TUDI F IUMANI /A SSOCIAZIONE C ULTURA F IUMANA , I STRIANA E
DALMATA NEL LAZIO, Il tributo fiumano all’Olocausto, Roma, Spoletini, 1999
SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI E LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO, Piccolo Libro
Bianco di una grande ingiustizia, Fiume 3 maggio 1945 - 3 maggio 1995, Roma,
Spoletini, 1995
SPAZZALI R., Epurazione di frontiera, 1945-48. Le ambigue sanzioni contro il fascismo
nella Venezia Giulia, Gorizia, Goriziana, 2000
SPAZZALI R., Contabilità tragica. Questioni e problemi intorno alla quantificazione
storica e politica delle deportazioni e degli eccidi nella Venezia Giulia, Fiume e
Dalmazia (settembre-ottobre 1943, maggio-giugno 1945) in «Quaderni giuliani
di storia», 1991
Bibliografia - Bibliografija
197
SPAZZALI R., Foibe un dibattito ancora aperto, Trieste, Lega Nazionale, 1990
STELLI G., Un caso di genocidio ideologico: Venezia Giulia e Dalmazia 1943-1948,
in «Fiume» 1999, n. 38
STROHM C.G., Senza Tito può la Jugoslavia sopravvivere? Trieste, LINT, 1977
STUHLPFARRER K., Le zone d’operazione Prealpi e Litorale Adriatico 1943-1945,
Gorizia, Libreria Adamo, 1979
TAMARO A., La condanna dell’Italia nel trattato di pace, Rocca San Casciano,
Cappelli, 1952
VALDEVIT G.P., Foibe: il peso del passato. Venezia Giulia 1943-1945, Venezia,
Marsilio, 1997
VENANZI P., Dal Diktat capestro al tradimento di Osimo, con l’elenco aggiornato
degli infoibati, Milano, s.e., 1978
VENANZI P., Maschera e volto di un dittatore, Milano, “L’esule”, s.d.
DATI STATISTICI
Sono state schedate nell’elenco definitivo 2.640 vittime per il periodo 1940-47.
In molte schede, pari al 21,6% del totale, è rilevabile l’annotazione «carenza dati» a
voler significare che i nominativi indicati o risultano mancanti di alcuni dati
anagrafici fondamentali o che la scarsità delle fonti (quasi sempre una sola,
bibliografica e non archivistica) non consente di indicare con ragionevole e
definitiva certezza le modalità e le cause del loro decesso. In elenco a parte, che
abbiamo considerato provvisorio, sono stati riportati 114 nominativi aventi una
carenza di dati tale da rendere inattendibile la loro classificazione o, pur avendo dati
sufficienti, essi potrebbero rivelarsi non pertinenti all’oggetto della ricerca come
concordato fra le parti, per data di decesso o causa di morte, o, infine a causa di
difforme valutazione della nazionalità, od altro. Di tutti questi, 105 sono gli uomini
e 9 le donne. Abbiamo dunque, complessivamente, 2.754 1 nominativi, di cui 2.366
uomini e 388 donne. I dati statistici, che seguono, sono stati elaborati, ove possibile
e ragionevolmente utile, su entrambi gli elenchi.
I nominativi con nazionalità «italiana», accertata da più fonti, sono 2.111; con
nazionalità «sconosciuta» (ma presumibilmente italiana o anche italiana) 592,
ungherese 6, austriaca 3, croata 27 e slovena 2. S’intende che all’epoca, dopo il 1945,
le nazionalità croata e slovena erano comunque conglobate nella nazionalità
jugoslava ed è difficile sapere quanti individui con tali nazionalità, nel circondario di
Fiume, non avessero avuto, prima del 1945, anche la cittadinanza italiana; anche nei
casi di dichiarata nazionalità ungherese e austriaca (prevalentemente di ebrei) è
difficile accertare se non avessero acquisito anche la cittadinanza italiana prima del
1938. In tutti questi casi , qualora avessero avuto la doppia nazionalità, noi riteniamo
che i nominativi dovrebbero rientrare nella nostra ricerca anche se, non avendone
ragionevole certezza, essi sono stati per ora inseriti nell’elenco provvisorio sopra
descritto.
1
Le precedenti e meritorie ricerche in materia (cfr. Bibliografia), L. PAPO, Albo d’Oro, edito
nel 1995 e LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO, Albo dei Caduti di Fiume, edito nel 1984, che hanno
costituito un base importante e indispensabile per il nostro lavoro, hanno raccolto rispettivamente
1.892 e 1.398 nominativi.
200
Dati statistici - Statistički podaci
STATISTIČKI PODACI
Popisano je ukupno 2.640 žrtava za razdoblje od 1940. do 1947. Na mnogo
anketnih listova, tj. na 21,6% od ukupnog broja, može se primijetiti bilješku
«nedostatak podataka». To označava da navedenim imenima nedostaju neki temeljni
matični podaci ili da nedostatak izvora (gotovo uvijek samo jednoga, bibliografskog,
a ne arhivskog) ne dopušta definiranje s uvjerljivom i konačnom sigurnošću načine
i uzroke njihove smrti. Na zasebnom popisu, kojega smo smatrali privremenim,
navedeno je 114 imena s takvim nedostatkom podataka da čine nepouzdanom bilo
kakvu klasifikaciju ili, usprkos posjedovanju dovoljnih podataka, oni bi se mogli
pokazati nepouzdanima za predmet istraživanja kako je dogovoreno među stranama,
zbog datuma ili uzroka smrti, ili, konačno zbog različitog procjenjivanja njihovog
državljanstva, ili iz drugog razloga. Od svih tih, ima 105 muškarca i 9 žena. Dakle,
imamo sveukupno 2.7541 ime, od čega je 2.366 muškaraca i 388 žena. Statistički
podaci koji slijede, obrađeni su, gdje je to moguće i od razumne koristi, na oba
popisa. Imena s «talijanskim» državljanstvom, utvrđenim u više izvora, ima 2.111; s
«nepoznatim» državljanstvom (nijh vjerojatno s talijanskim ili i s talijanskim
državljanstvom) ih je 592, s mađarskim državljanstvom 6, s austrijskim
državljanstvom 3, s hrvatskim državljanstvom 27, i sa slovenskim državljanstvom 2.
Podrazumijeva se da je u to vrijeme, slovensko i hrvatsko državljanstvo bila su
uključena u ono jugoslavensko, te je teško znati koliko je pojedinaca s tim
državljanstvima, na području Rijeke, prije 1945. godine nije imalo i talijansko
državljanstvo, a to vrijedi i za deklariranje mađarskog ili austrijskog državljanstva
(pretežito Židova) teško je utvrditi jesu li prihvatili i talijansko državljanstvo prije
1938. U svim tim slučajevima, ako su imali dvostruko državljanstvo, mi držimo da
ta imena valja uključiti u naše istraživanje iako, budući nismo posve sigurni, oni su
za sada uključeni u gore opisani privremeni popis.
Prethodna vrlo zaslužna istraživanja na tom polju (usporedi Popis literature), L. PAPO, Albo
d’oro, objavljen 1995., i LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO, Albo dei caduti di Fiume, objavljen
1984., predstavljala su važan i neophodan temelj za naš rad, prikupila su 1.892 i 1.398 imena.
1
Dati statistici - Statistički podaci
201
Vittime nate nella Provincia del Carnaro entro i limiti che essa aveva fino all’aprile
del 1941 - Žrtve rođene u Kvarnerskoj provinciji unutar teritorialnih granica koje je
ona imala do travnja 1941.
.
Fiume - Rijeka
Apriano - Veprinac
Castelnuovo d’Istria - Podgrad
Clana - Klana
Elsane - Jelsane
Laurana - Lovran
Matteria - Materija
Mattuglie - Matulji
Moschiena - Moščenice
Abbazia - Volosko
Castel Jablanizza - Jablanica
Fontana del Conte - Knežak
Primano - Priman
Villa del Nevoso - Ilirska Bistrica
Frazioni e altri comuni della Provincia non meglio identificati
Mjesta i druge općine provincije, ne pobliže oznaćeni
1.203
1
45
23
24
59
43
50
32
85
10
23
9
44
52
Totale Provincia - Ukupno u provinciji
1.703
Vittime nate in comuni dei distretti acquisiti dalla provincia di Fiume dopo l’aprile
1941 e considerati territori annessi al Regno d’Italia fino all’8/9/1943 - Žrtve rođene
u općinama kotareva koje su pripojene riečkoj provinciji nakon travnja 1941. i koje
su smatrane teritorijima anektiranim Kraljevini Italiji do 8/9/1943.
Sušak - Sussa
Grobnik - Grobnico
Jelenie - Cervi
Bakar - Buccari
Kastav - Castua
Prezid - Vallogiulio
Aleksandrovo (punat) - Ponte
Krk - Veglia
Vrbenik - Verbenico
Rab - Arbe
Frazioni e comuni non meglio identificati
Ne pobliže oznaćena mjesta i općine
32
2
1
1
3
1
1
38
3
1
4
Totale Distretti - Ukupno u kotarevima
87
202
Dati statistici - Statistički podaci
Vittime nate nei territori del Regno d’Italia e di altre provincie adriatiche acquisite
alla sovranità italiana dopo la prima guerra mondiale (1915-1918) - Žrtve rođene na
teritorijima Kraljevine Italije i drugih provincijia pripojenih talijanskom suverenitetu
nakon prvog svjetskog rata (1915.-1918.)
Istria - Istra
Trieste - Trst
Gorizia - Gorica
Zara - Zadar
Altre Provincie del Regno d’Italia - Druge provincijie Kraljevine Italije
74
29
7
4
256
Totale altre provincie italiane - Ukupno druge talijanske provincije
370
Vittime nate in altri Stati - Žrtve rođene u drugim državama
Austria - Austrija
Brasile - Brazil
Bulgaria - Bugarska
Cecoslovacchia - Čehoslovačka
Egitto - Egipat
Francia - Francuska
Germania - Njemačka
Grecia - Grčka
Jugoslavia - Jugoslavija
Lituania - Litva
Polonia - Poljska
Romania - Rumunjska
Russia - Rusija
Stati Uniti d’America - Sjedinjene Američke Države
Svizzera - Švicarska
Turchia - Turska
Ungheria - Mađarska
Totale stati esteri - Ukupno iz stranih država
Totale delle vittime di cui è stato individuato il luogo di nascita - Ukupan broj
žrtava za koje je utvrđeno mjesto rođenja
23
1
1
34
1
2
4
2
25
1
21
14
10
1
1
2
83
226
2.386
Totale delle vittime con luogo di nascita mancante o indecifrabile - Ukupan broj
žrtava s nedostatnim ili neutvrđenim mjestom rođenja
355
203
Dati statistici - Statistički podaci
Perdite di forze combattenti o ad esse equiparate suddivise per periodi storici
significativi - Gubici borbenih snaga ili s njima izjednačene razvrstanih po
značajnim povijesnim razdobljima
Forze combattenti
Borbene snage
0/6/1940
7/9/1943
AM (Aeronautica Militare)
VZ (Vojno Zrakoplovstvo)
Carabinieri - Karabinjeri
EI (Esercito Italiano)
TV (Talijanska vojska)
Finanza - Financijska
MM (Marina Militare)
R.M. (Ratna Mornarica)
MPL (Movimento Popolare di Liberazione)
NOP (Narodno oslobodilački pokret)
Marittimi militarizzati- Militarizirani pomoroci
PS (Pubblica Sicurezza) - J.S. (Javna sigurnost)
RSI (Repubblica Sociale Italiana)*
TSR (Talijanska Socijalna Republika)
Totale - Ukupno
* Solo a partire dall’8/9/1943 / Samo od 8/9/1943.
8/9/1943
2/5/1945
3/5/1945
1/12/1947
e oltre-i dalje
Totale
Ukupno
18
11
0
29
2
255
18
89
11
25
31
369
3
104
34
45
50
8
87
157
17
136
6
159
73
4
=
15
8
138
2
89
93
90
101
231
503
494
284
1.281
204
Dati statistici - Statistički podaci
Suddivisione delle vittime per sesso, fasce d’età e periodo di decesso* Razvrstavanje žrtava prema spolu, dobnoj skupini i povijesnom razdoblju smrti
Dalla dichiarazione di guerra dell’Italia all’armistizio dell’8 settembre 1943 - Od
talijanske objave rata do primirja 8. rujna 1943.
Fasce di età
Dobne skupine
Dal-od 10/6
al-do 31/12
1940
M
F
T
Dal-od 1/1
al-do 31/12
1941
M
F
T
1 - 10
0
0
0
0
0
0
11 - 17
0
0
0
0
0
0
18 - 21
7
0
7
12
0
12
22 - 30
8
0
8
35
0
35
31 - 40
5
0
5
8
0
8
41 - 50
1
0
1
2
0
2
51 - 60
0
0
0
0
0
0
61 - 70
0
0
0
0
0
0
71 - 80
0
0
0
0
0
0
81 - 90
0
0
0
0
0
0
91 e oltre - I dalje
0
0
0
0
0
0
Totali - Ukupno
21
0 21
57
0
57
Senza data nascita
8
14
Bez datuma rođenja
Elenco provv.rio
1
0
Privremeni popis
Totali parziali
30
71
Parcijalnim ukupno
Totale complessivo delle vittime dal 10/6/1940 al 7/9/1943
Sveukupan broj žrtava od 10/6/1940. do 7/9/1943.
Dal-od 1/1
al-do 31/12
1942
M
F
T
0
0
23
74
40
12
2
1
0
0
0
152
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
1
54
0
0
23
74
40
13
2
1
0
0
0
153
Dal-od1/1
al-do 7/9
1943
M
F
T
0
0
23
81
31
9
4
0
0
0
0
148
0
0
0
0
0 23
0 81
0 31
0
9
0
4
0
0
0
0
0
0
0
0
0 148
40
0
0
207
188
496
* M = maschi-muškarci, F = femmine-žene, T = totale-ukupno
Nota: Si osserva in tale periodo la completa assenza di vittime nelle fasce d’età da 0 a 17 anni
e oltre i 70. La presenza femminile tra le vittime è limitata a una sola unità ed è la prima in
assoluto per tutto il periodo preso in esame dal nostro progetto di ricerca (1940-1947): trattasi
della maestra Francesca Renzi, uccisa con il marito dai partigiani jugoslavi in quel di Podhum
il 16 giugno del 1942.
Dal 10 giugno 1940 al 7 settembre del 1943 non si ebbero più di tre morti alla settimana dovuti
però, quasi tutti, a perdite sui diversi fronti aerei, marittimi e terrestri. Del tutto irrilevanti le perdite
italiane con diverse motivazioni.
Bilješka: U tom razdoblju može se pimijetiti potpuno nepostojanje žrtava za dobne skupine od 0
do 17 godina i nakon 70 godina. Prisutnost žena među žrtvama ograničava se na samo jedan slučaj
i to je prva žrtva za čitavo razdoblje koje je uzeo u razmatranje naš istraživački projekt (1940.1947.): radi se o učiteljici Franceschi Renzi, koju su zajedno sa suprugom ubili jugoslavenski
partizani u Pothumu 16. lipnja 1942. Od 10. lipnja 1940. do 7. rujna 1943. nije bilo više od troje
stradalih tjedno, gotovo svih uzrokovanih različitim bojišnicama: zračnim, pomorskim i kopnenim.
Posve su zanemarivi talijanski gubici, zbog različitih uzroka.
205
Dati statistici - Statistički podaci
Dall’armistizio dell’8 settembre 1943 alla cessazione delle ostilità a Fiume - Od
primirja 8.rujna 1943. do prestanka neprijateljstva u Rijeci
Fasce di età
Dobne skupine
Dal - od 8/9
Al-do 31/12
1943
M
F
T
1 - 10
1
2
11 - 17
6
1
18 - 21
16
3
22 - 30
49
0
31 - 40
29
1
41 - 50
13
2
51 - 60
5
1
61 - 70
3
0
71 - 80
1
0
81 - 90
0
0
91 e oltre - I dalje
0
0
Totali-Ukupno
123
10
Senza data nascita - Bez datuma rodj.
Elenco provv.rio - Privremeni popis
Totali parziali - Ukupno parcijalni
3
7
19
49
30
15
6
3
1
0
0
133
67
3
203
Dal - od 1/1
Al-do 31/12
1944
M
F
T
7
13
66
121
122
81
46
37
21
3
1
518
Totale complessivo delle vittime dal 8/9/1943 al 2/5/1945
Sveukupan broj žrtava od 8/9/1943. do 2/5/1945.
7
8
11
16
24
32
40
44
19
6
1
208
14
21
77
137
146
113
86
81
40
9
2
726
165
19
910
Dal - od 1/1
Al - do 2/5
1945
M
F
T
3
8
43
89
73
48
28
20
5
0
1
318
0
2
7
11
11
16
9
11
5
4
0
76
3
10
50
100
84
64
37
31
10
4
1
394
43
13
450
1.563
Nota: Soprattutto a causa delle indiscriminate deportazioni in Germania sia di ebrei sia di persone
coinvolte nelle attività del Movimento popolare di liberazione o semplicemente sospette di farvi
parte e sia per attentati, uccisioni, rapimenti, altrettanto indiscriminati, ad opera di elementi
partigiani sia, infine, per i bombardamenti anglo americani, si registra, per la prima volta dall’inizio
del conflitto mondiale, a Fiume e Provincia, un considerevole numero di vittime nelle fasce d’età
più deboli: bambini e ragazzi da uno a 17 anni di età (58) e vecchi da settanta anni a novanta e
anche oltre (151). Si ebbero, mediamente, 18 morti alla settimana.
Il più giovane d’età: Franco Slatcovich, nato a Valsantamarina nel 1940 e fucilato a Moschiena dai
partigiani il 26 ottobre 1943, con la madre Antonietta e la sorellina Marisa.
Il più anziano: Michalich Giuseppe, nato a Veglia il 14/1/1854, deportato dai tedeschi e morto in
Germania.
Bilješka: Napose zbog indiskriminirajuće dportacija u Njemačku, kako Židova, tako i osoba
umiješanih u djelatnost Narodno-oslobodilačkog pokreta, ili koje su bile samo osumnjičene da u
njemu sudjeluju; ili zbog atentata, ubojstaa, odvođenja koji su bili isto tako indiskriminirajući,
počinjeni od partizana; ili, na kraju, zbog anglo-američkih bombardiranja, po prvi puta od početka
svjetskog sukoba, u Rijeci i u njezinoj pokrajini bilježimo značajan broj žrtava u najslabijim
dobnim skupinama: djeca i mladež od 1 do 17 godina starosti (58) i starih od 70 do 90 pa i više
godina (151). Bilježimo u prosjeku po 18 smrtno stradalih tjedno. Najmlađi: Franco Slatcovich,
rođen je u Valsantamarina 1940., a strijeljan u Mošćenicama od strane partizana 26. listopada
1943., zajedno s majkom Antoniettom i sestrom Marisom. Najstariji: Giuseppe Michalich, rođen
na Krku 14. siječnja 1854., a deportiran od Nijemaca, umro je u Njemačkoj.
206
Dati statistici - Statistički podaci
Dall’occupazione militare jugoslava del 3 maggio 1945 al 1947, anno di firma del
Trattato di pace, e sintesi di periodi successivi fino al 1954 (Memorandum di Londra) Od Jugoslavenske vojne okupacije 3. svibnja 1945. do 1947., godine potpisvanja
Mirovnog ugovora, i sinteza kasnith razdoblja do 1954. (Londonski memorandum)
Fasce di età
Dobne skupine
Dal-od 3/5
Al-do 31/12
1945
M
F
T
1 - 10
5
0
5
11 - 17
5
2
7
18 - 21
21
2
23
22 - 30
96
6 102
31 - 40
80
6
86
41 - 50
84
9
93
51 - 60
52
6
58
61 - 70
11
1
12
71 - 80
6
1
7
81 - 90
1
0
1
91 e oltre
1
0
1
Totali
362
33 395
Senza data nascita - Bez datuma rodj.
Elenco provv.rio - Privremeni popis
Dal-od 1/1
Al-do 31/12
1946
M
F
T
0
0
0
0
0
0
0
0
0
8
1
9
6
0
6
4
1
5
0
0
0
0
0
0
1
0
1
0
0
0
0
0
0
19
2
21
163
36
Dal-od1/1
Al-do 31/12
1947
M
F
T
0
0
0
1
0
1
3
0
3
4
0
4
4
0
4
0
0
0
1
1
2
1
0
1
1
1
2
0
0
0
0
0
0
15
2
17
6
3
3
3
Totali parziali - Ukupno parcijalni
594
30
Totale complessivo delle vittime dal 3/5/1945 al 31/12/1947 e oltre
Sveukupan broj žrtava od 3/5/1945. do 31/12/1947.
23
Dal-do 1/1 1948
Al-do 31/12/1954
5
5
652
Nota: I dati relativi al 1945 dimostrano che a Fiume e Provincia la media settimanale delle vittime,
a guerra conclusa, fu di circa 17 alla settimana, abbassando, dunque, di una sola unità la stessa
media (18) del 1944. Nel 1944, però, come abbiamo evidenziato nella nota precedente, si
verificarono molteplici cause belliche di morte (che dopo il 3 maggio 1945 più non sussistevano)
oltre a quelle politiche e razziali poste in essere dai regimi totalitari allora al potere. Perfino le fasce
d’età più deboli, bambini e anziani, mantennero ancora, pur essendo cessate le ostilità, un
apprezzabile numero di decessi. Risulta evidente, anche osservando l’esiguità, al confronto, degli
indici relativi agli anni successivi (1946-1954), come il numero dei decessi dal 3/5 al 31/12/1945,
pur tenendo conto di 87 vittime che a noi risultano decedute per cause non certo addebitabili al
nuovo regime comunista jugoslavo (accidentali, affondamento in mare, conseguenti alla
deportazione in Germania durante il conflitto, ecc.), sia del tutto anomalo. Ancora più grave il fatto
che tra le circa 550 vittime, determinate direttamente o indirettamente dagli eccessi incontrollati
del sistema politico dominante, tra il 3/5 e il 31/12/1947, siano ben rari i casi in cui sia dato di
conoscere la motivazione della loro uccisione o sparizione e il luogo della loro sepoltura.
Bilješka: Podaci koji se odnose na 1945. godinu pokazuju da je u Rijeci i njezinoj provinciji tjedni
prosjek žrtava po završetku rata, iznosio, oko 17 osoba tjedno, što je predstavljalo smanjenje od
samo jedne osobe (18) prosjek iz 1944. Godine 1944., međutim, kako smo istaknuli u prethodnoj
bilješci, bili su prisutni višestruki ratni uzroci smrti (kojih nakon 3. svibnja 1945. više nije bilo),
pored onih političkih i rasnih, koje su uspostavili totalitarni režimi tada na vlasti. Čak i najslabije
dobne skupine, djeca i starci, i dalje su zadržale, iako su prestala neprijateljstva, značajan broj
smrti. Proizlazi očitim, imajući u vidu i malobrojnost, nasuprot tome, iznosa koji se odnose na
naredne godine (1946.-1954.) u odnosu na broj smrti od 3/5 do 31/12/1945., usprkos tome imajući
u vidu 87 žrtava za koje nam proizlazi da zacjelo nisu umrle zbog uzroka koji se mogu pripisati
novom jugoslavenskom komunističkom režimu (nesreće, brodolom na moru, od posljedica
deportacije u Njemačku tijekom rata, itd.) bilo je posve neobično. Još je teža činjenica što među
otprilike 550 žrtava, koje su uzrokovali neposredno ili posredno nekontrolirani ekscesi vladajućeg
političkog sustava, od 3/5/1945. i 31/12/1947., vrlo su rijetki slučajevi za koje je objavljeno
obrazloženje njihova ubojstva ili nestanka i mjesto njihova pokopa.
207
Dati statistici - Statistički podaci
Quantificazione della vittime per cause di morte e suddivise per periodo storici
significativi - Razvrstavanje žrtava prema uzroku smrti i prema povijesnom
razdoblju smrti.
Cause di morte
Uzroci smrti
Dal 10/6
1940
al 7/9
1943
Dal 8/9
1943
al 2/5
1945
Affondamento in mare - Pomorski brodolom
138
Bombardamento aereo - Zračno bombardiranje
4
Cannoneggiamento terrestre - Kopneni topnički napadi
1
Cause accidentali - Nesretnim slučajem
5
Deportati per motivi razziali in Germania (ebrei)
e ivi deceduti
0
Deportirani u Njemačku iz raznih razloga (židovi)
i tamo stradali
Deportati per motivi politici in Germania
1
Deportirani u Njemačku iz političkih razloga
i tamo stradali
Deportati per motivi razziali in altre regioni d’Italia,
ivi deceduti
0
Deportirani u druge talijanske krajeve iz raznih
razloga, tamo stradali
Idem come sopra per motivi politici; ivi deceduti
o dispersi
0
Isto kao gore stradali zbog političkih razloga,
tamo umrli i nestali
Deportati in prov. Fiume e Jugoslavia deceduti o dispersi 0
Deportirani u Riječku provinciju i Jugoslaviju
stradali i nestali
Caduti o dispersi in combattimento nei diversi fronti
315
Pali i nestali u borbi na različitim bojišnicama
Soppressione e/o condanna a morte da parte italiana
17
Smaknuče i/ili smrtna presuda od talijanske strane
Soppressione e/o condanna a morte da parte jugoslava
12
Smaknuče i/ili smrtna presuda od jugoslavenske strane
Soppressione e/o condanna a morte da parte tedesca
0
Smaknuče i/ili smrtna presuda od njemačke strane
Ebrei soppressi dagli italiani in Italia e a Fiume
0
Židovi smaknuti od talijana u Italiji i u Rijeci
Ebrei soppressi dai tedeschi in Italia e a Fiume
0
Čidovi smaknuti od nijemaca u Italiji i u Rijeci
Ebrei soppressi dagli jugoslavi in Jugoslavia e a Fiume
0
Čidovi smaknuti od jugoslavena u Italiji i u Rijeci
Deceduti in luoghi, con modalità e cause ignote
o infrequenti
4
Umrli na mjestima na način i iz nepoznatih ili
neuobičajenim okolnostima
28
102
12
6
4
1
1
12
357
Totali - Ukupno
496
Dal 1/1
1948
in poi
Tot.
0
1
0
10
0
0
0
0
170
108
14
33
11
0
0
368
275
42
0
0
318
8
0
0
0
8
1
0
0
0
1
3
29
1
3
36
214
14
0
0
543
23
2
0
0
42
166
444
26
8
656
199
0
0
0
199
0
0
0
0
0
21
0
0
0
21
1
4
1
0
6
170
25
9
4
212
1.585
584
47
Vittime non classificabili per mancanza di dati essenziali
Žrtve koje nije moguče klasificirati zbog nedostatka bitnih podataka
Totale vittime - Ukupno žrtava
Dal 3/5 Dal 1/1
1945
1946
al 31/12 al 31/12
1945
1947
14 2.735
6
2.741
208
Dati statistici - Statistički podaci
Elenco vittime decedute alla Risiera di San Sabba (Trieste) - Popis žrtava koje su stradale u
tvornici riže sv. Sabe (Trst)
Cognome
Prezime
Nome
Ime
Data di nascita
Datum rođenia
Luogo di nascita
Mjesto rođenia
Data di decesso
Datum smrti
Blasić
Blažić
Bratonja (Bratogna)
Brubjak o Brubnjak
Brubjak o Brubnjak
Camilotti
Cettina
Cocon
Cosiliani
Dundović
Frank
Gallo
Glače o Clace
Grandi
Grsinčić
Hartman Rimini
Jurković (?)
Kovacić
Koverlica
Kregar
Lothar
Luxetić
Mamić
Mandić
Martinis
Mendek
Micocić
Naker
Paoletić
Paoletić
Pehar
Penko
Petrić
Poli
Puhali o Pohalj
Puhar (?)
Randić
Reti
Salvi
Scalamera
Segulin (Ribica)
Slosar
Slosar
Sosić
Spiller o Spiler Palmini
Storn o Sturm (?)
Stranić o Stanić
Superina
Surani o Iuranić
Toglianić
Tomei
Tomi
Vidali
Vlah
Vratović
Giuseppe (Pepi)
Venčeslav
Vera
Emilia
Anna
Nicola
Ilario
Giovanni
Maria
Renato
Edmondo
Ines
Venceslao
Renato o Gron
Franjo
Eleonora
Zora
Katica
Donata
Andrej
David
Dusan
Alexander
Rudolf
Villi
Daniela
Ivan
Josip
Bence
Ivan
Karol
Maria
Krisenc
Vittorio
Ida
Josip
Leo
Paolo
Antonio
ignoto
Franz (Ivan)
Mario
Giovanna
Emilia
Marcella
Antonio
Franz
Nada
Govanni
Ivan
Mario
Irene
Bruno
Maria
Matja
n. 6/2/1920
n. 24/8/1912
anni 23
ignota
ignota
n. 18/11/1902
n. 13/1/1912
n. 13/2/1910
n. 25/10/1925
n. 23/4/1914
n. 22/8/1866
n. 28/1/1922
n. 13/9/1921
n. 25/11/1915
n. 22/10/1913
n. 21/8/1881
n. 21/10/1902
n. 1/1/1908
ignota
n. 10/11/1907
n. 31/3/1916
n. 8/5/1923
n. 26/2/1902
n. 20/6/1914
n. 27/3/1916
ignota
n. 15/3/1924
n. 4/6/1911
n. 16/7/1927
ignota
n. 16/3/1923
n. 27/3/1907
n. 19/7/1914
n. 12/08/1913
n. 25/06/1925
n. 19/10/1924
n. 15/1/1926
ignota
ignota
ignota
n. 4/10/1914
anni 15
ignota
n. 14/8/1908
n. 16/4/1892
n. 27/10/1908
n. 10/3/1905
n. 1921
n. 6/12/1895
ignota
n. 27/2/1915
n. 26/2/1918
n. 28/4/1910
n. 8/9/1920
ignota
Villa Blasich
Castua
Pola
Valsantamarina
Valsantamarina
Fiume
Fiume
Fiume
Fiume
Fiume
Sušak
Fiume
Castua
Fiume
Clana
ignoto
Blazici
Sušak
Mattuglie
Fiume
Sušak
Mattuglie
Fiume
Zamet
Fiume
S. Giovanni di Mattuglie
Mattuglie
Abbazia
Sušak
Valsantamarina
Ičići
Fiume
Castua
Fiume
Fiume
Poljane
Fiume
Fiume
Mattuglie
Mattuglie
Matteria
Abbazia
Abbazia
Fiume
Fiume
Senosecchia
Mattuglie
Fiume
Fiume
Verbenico-Vrbnik (Veglia)
Roma res. Fiume
Fiume
Fiume
Castua
Mattuglie
05/10/44
04/04/45
04/04/45
22/12/44
22/12/44
01/09/44
01/09/44
01/09/44
21/06/44
01/09/44
ignota
21/06/44
04/04/45
22/01/45
21/06/44
01/09/44
05/10/44
05/10/44
22/10/44
21/09/44
apr-44
01/09/44
19 o 20/12/44
01/09/44
05/04/45
ignota
01/09/44
05/10/44
01/09/44
22/12/44
21/09/44
04/04/45
21/06/44
05/04/45
01/09/44
22/01/45
01/09/44
06/04/45
ignota
19/12/44
22/01/45
ignota
ignota
22/01/45
21/09/44
21/06/44
01/09/44
set-44
01/09/44
06/04/45
01/09/44
04/04/45
01/09/44
04/04/45
19/12/44
• Documento depositato presso - Dokument pohranjen pri: ISTITUTO REGIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO
DI LIBERAZIONE NEL FRIULI VENEZIA GIULIA, Trieste.
CAMPI DI PRIGIONIA DEGLI ITALIANI IN JUGOSLAVIA
(1945-1947)
1. I campi individuati in base alla documentazione reperita presso il Vojnoistoriski
Arhiv jugoslavenske Armije. (Archivio storico dell’Armata jugoslava) di
Belgrado (Beograd). Prigionieri italiani, fondo non classificato e non rubricato
La ricerca effettuata su questo fondo da Ljubinka Karpowicz per speciale
concessione delle Autorità militari jugoslave ha portato agli atti della Società di
studi fiumani la documentazione in fotocopia di quanto è stato possibile
riprodurre (prima che la guerra del Kossovo nel 1999 interrompesse la nostra
attività e rendesse inagibile l’Archivio a causa dei bombardamenti) accompagnata
dalle relazioni periodiche della nostra ricercatrice sul materiale visionato.
Pertanto le nostre valutazioni e i nostri dati conclusivi sui campi di prigionia di
Italiani nella ex Jugoslavia si fondano sui seguenti documenti reperiti nel fondo
sopra descritto:
A) Elenco riassuntivo dei campi, probabilmente stilato nel 1946 a cura della Sezione
prigionieri di guerra di Belgrado gestita da un Comitato antifascista composto da
italiani.
B) Copie di elenchi nominativi di prigionieri e di corrispondenza varia, relativa ai
campi, pervenute all’Archivio della Società di studi fiumani a tutto il 1999.
C) Materiale comunque visionato sul posto dalla Karpowicz, comprendente
materiale fotocopiato e non fotocopiato, indicato nel riassunto analitico delle sue
relazioni.
Riteniamo che l’elenco, di cui al punto A) sia stato redatto nel 1946 dalla
Sezione prigionieri italiani di Belgrado e che esso si riferisca alla situazione dei
campi dopo gli ultimi consistenti rientri in Italia. Riteniamo di poter desumere
ciò, dalla documentazione a nostre mani di numerosi smistamenti da un campo
all’altro che si verificarono proprio nel 1946 e che concentrarono i prigionieri,
suddivisi in 40 Battaglioni lavoratori, in 36 località di cui d’una, contenente 10
ufficiali e 10 «isolati», non viene fatto il nome. Il totale dei prigionieri che si dà
per presenti nei campi di cui sopra è di 2.691. I trasferimenti avevano un carattere
selettivo che emerge, in diversi casi, dal giudizio politico espresso a fianco di
ciascun nominativo a cura del Comitato Antifascista del campo che dipendeva
dalla Sezione belgradese sopracitata alla quale rendeva periodicamente conto del
proprio operato. Il giudizio politico («Antifascista buono» o «mediocre», «non
ancora maturo», «attivo», «passivo», ecc. ecc.) è risultato essere determinante ai
fini del rimpatrio, prova ne sia che alcuni elenchi sono intestati come elenchi di
«discriminazione» (vedi materiale B).
Con il materiale B), la Società di studi fiumani è entrata in possesso di 61 elenchi
per un totale di 8205 nominativi suddivisi sempre in 40 Battaglioni lavoratori e
210
Campi di prigionia degli italiani - Zarobljenički logori Talijana
distribuiti tra 42 località di cui per 4 non viene indicato il nome. Nei Battaglioni n. 6
di Belgrado, Sajmište, Zemun, n. 316 di Borovnica, n. 20 di Čuprija, n. 37 di
Prokuplje, n.16 di Sajmište e Kragujevac, n. 238 di Vrsac, sono stati registrati
nominativi di militari originari della Venezia Giulia. In due separati elenchi, senza
indicazione di località e senza riferimento numerico di Battaglione, abbiamo
registrato i nominativi di 24 carabinieri arrestati a Zara e di 101 militari della RSI
arrestati in diverse località della Venezia Giulia. Non abbiamo rilevato alcun
nominativo di civile arrestato nella Venezia Giulia dal maggio 1945 in poi.
Ljubinka Karpowicz nel corso del suo attento esame del materiale contenuto
nel fondo prigionieri di cui sopra ha potuto annotare la presenza di 88 elenchi, di
cui 26 non fotocopiabili ma debitamente annotati nelle sue relazioni di cui al
materiale C), riportanti complessivamente 9210 nominativi distribuiti in 57
Battaglioni presenti in 47 località di cui 20 in Serbia, 6 in Croazia, 9 in Vojvodina,
1 in Slovenia, 3 in Montenegro, 1 in Macedonia, 2 in Bosnia e 5 non individuate
geograficamente. Si registra inoltre la presenza di militari italiani in tre ospedali
situati a Osijek, Vrbas e Škofja Loka e in due miniere: Banovići e Majdanpek. Di
alcuni campi e delle due miniere non siamo stati in grado di trovare l’esatta
localizzazione nell’ambito della ex Repubblica Socialista e Federativa Jugoslava.
Non sono stati rilevati nominativi di civili tranne il caso di tre persone registrate a
Borovnica: un infermiere residente a Fiume, un Capo tecnico alla manifattura
tabacchi di Pola e un autista sempre di Pola.
Dal controllo incrociato delle documentazioni A), B) e C) di cui sopra, risulta
l’esistenza di 57 Battaglioni di lavoratori costituiti da militari delle Forze armate
italiane.
Le località individuate sono complessivamente 57 di cui per 4 non si ha il numero
di riferimento del Battaglione presente.
Le località sono le seguenti con indicati a fianco i numeri di riferimento dei
Battaglioni Lavoratori presenti e, tra parentesi, la regione di appartenenza: 1)
Aleksinac 38 (Serbia), 2) Banovići (Bosnia), 3) Belgrado 4-6 (Serbia), 4) Bor 47
(Serbia), 5) Borovnica 314-316 (Slovenia), 6) Brčko 524 (Bosnia), 7) Brza Voda 402
(non loc.), 8) Čuprija 20 (Serbia), 9) Demir Kapija 340 (Macedonia), 10) Indija 175213 (Serbia), 11) Karlovac Banački 141-227 (Vojvodina), 12) Kijevo (Bosnia), 13)
Kikotovac Sisak 145 (Croazia), 14) Klanac 204 (Croazia), 15) Knin 128 (Croazia),
16) Kostolac o Novi Kostolac 19 (Serbia), 17) Kragujevac 16 (Serbia), 18) Kraljevo
26 (Serbia), 19) Kukujevići 211 (Vojvodina), 20) Lapovo (Btg non noto) (Serbia),
21) Lazarevac 38 (Serbia), 22) Ljubljana e Ljubljana Roznik 312-313 (Slovenia), 23)
Lukovac 170 (Bosnia), 24) Majdanpek miniera (Serbia), 25) Mladenovac e Donij
Mladenovac 17-175 (Serbia), 26) Moravica (Btg non noto) (non loc.), 27) Morović
201 (Vojvodina), 28) Nikšić 601 (Montenegro), 29) Niš 36 (Serbia), 30) Novi Sad
239-253-256 (Vojvodina), 31) Osiek Bolnica ospedale (Croazia), 32) Pančevo 229239 (Vojvodina), 33) Petrovac o Petrovac na Mlavi 21 (Serbia), 34) Pozarevac 19
(Serbia), 35) Prokuplje 37 (Serbia), 36) Sajimište 6-16 (Serbia), 37) Sarajevo 505524-525 (Bosnia Erzegovina), 38) Šibenik Mandalina 126 (Croazia), 39) Sid 203
Campi di prigionia degli italiani - Zarobljenički logori Talijana
211
(Vojvodina), 40) Škofija Loka ospedale (Slovenia), 41) Skopje (Macedonia), 42)
Slavonski Brod 171-177 (Croazia), 43) Smederevo 18 (Serbia), 44) Solin 126
(Croazia), 45) Sombor 257 (Vojvodina), 46) Spalato Firule Ospedale 125 (Croazia),
47) Sremska Mitrovica 215 (Vojvodina), 48) Stari Becej 260 (Vojvodina), 49)
Titograd 602 (Montenegro), 50) Tivat 604 (Montenegro), 51) Valjevo 56-229
(Serbia), 52) Vrbas 259 (Vojvodina), 53) Vrnjačka Banja 236 (Serbia), 54) Vršac
233-238 (Vojvodina), 55) Zagabria Prečko 104-106 (Croazia), 56) Zemun (Serbia),
57) località senza nome 140 (non loc.) - del Battaglione 319 non è stata individuata
la località.
Abbiamo dunque registrato complessivamente:
n. 21 campi in Serbia, n. 9 campi in Croazia, n. 3 campi in Slovenia, n. 2 campi
in Macedonia, n. 3 campi in Montenegro, n. 11 campi in Vojvodina, n. 5 campi in
Bosnia Erzegovina.1
Il termine «Battaglione Lavoratori», ricorrente nella corrispondenza relativa al
materiale A) di cui sopra, è un eufemismo propagandistico che nasconde lo stato
di prigionieri e lascia intendere, sotto l’aspetto della militarizzazione di tale stato,
una qualche forma di collaborazione dei prigionieri stessi con l’Esercito di
liberazione jugoslavo. Non come «combattenti» ma come «lavoratori».
Emblematico il caso del Battaglione partigiani italiani «Unità», stanziato a Zemun
(Belgrado), formato da prigionieri italiani prescelti per la loro rispondenza
all’indottrinamento comunista; nutriti, vestiti e calzati meglio degli altri, erano
destinati a rientrare in Italia inquadrati nel 1946 per dimostrare la fratellanza
italo-slava nella comune guerra di liberazione. In realtà non avevano mai
combattuto. Si stima che su circa 50.000 italiani intrappolati nei Balcani, dopo l’8
settembre 1943, non più di 8.000 abbiano effettivamente operato nell’Esercito di
liberazione jugoslavo. Tutti gli altri erano di fatto prigionieri. Le poche unità
italiane combattenti avevano incominciato a rientrare in patria sin dal 1944 (da
marzo la divisione Garibaldi) . Quando i rientri si interruppero all’insorgere della
questione di Trieste e al preteso baratto di italiani in Jugoslavia contro jugoslavi
in Italia, si stima che in Jugoslavia vi fossero ancora circa 17.000 italiani2. Di
questi, come si è rilevato dalla documentazione a nostre mani più di 9.000
figuravano nei pretesi Battaglioni lavoratori e circa 3.000 furono a lungo
trattenuti. Non sappiamo se, come e quando, questi siano rientrati in patria.
Sappiamo solo che negli anni ’50 si riconosceva ufficialmente che qualche decina
di italiani erano ancora in carcere a Belgrado. La differenza di 5.000, fra i circa
12.000 della documentazione oggi a nostre mani e i 17.000 risultanti alla Croce
Rossa Internazionale, può essere solo in parte dovuta alla mancanza di altri
1
Tutti i documenti sono scritti a mano, spesso con grafia di non agevole lettura, a volte con
alfabeto latino e a volte con alfabeto cirillico, gli elenchi non sempre indicano la località di
stanziamento ma, a volte, la località di provenienza quando si tratta di trasferimenti da un
campo all’altro. Non vi è alcuna indicazione utile, a volte, per distinguere un campo dall’altro.
2
ACS, PCM, 1948-50, b. 15/2, n. 10539, fasc. 1, lettera del presidente della delegazione del
Comitato internazionale della Croce Rossa in data 17/11/1945.
212
Campi di prigionia degli italiani - Zarobljenički logori Talijana
elenchi. È più probabile che sia dovuta proprio a quei civili che nei campi di
Battaglioni Lavoratori non compaiono e la cui cifra si avvicina di molto ai 4.000
deportati dalla Venezia Giulia nel 1945, che alcuni hanno con molta prudenza
stimato.
Dalla documentazione a nostre mani abbiamo potuto individuare, parzialmente,
anche i Responsabili della Sezione prigionieri italiani di Belgrado e dei comitati
antifascisti periferici operanti nei diversi campi:
A Belgrado: Nannetti, Cap. Dainese Eufisio, Carmini, Dolfi Danilo, prof. Socrate
Mario.
A Borovnica, Battaglione n. 316, Di Crescenzio Mario. A Sebenico, Battaglione
n. 127, Colosi Nunzio. A Sebenico Battaglione n. 125, Toiati Enrico. A Čuprija,
Battaglione n. 20, Mura Luigi. A Zemun, Battaglione «Unità», Commissario Politico
Arrigo Bernardini e Comandante il Ten. M. Bergamaschi. A Nis, Battaglione n. 36,
La Ragione Antonio. A Petrovac na Mlavi, Battaglione n. 21, Turati Pietro. A
Kostolac, Battaglione n. 19, Pagni Silvano. A Bor, Battaglione n. 47, Rossi Pasquale.
Mladenovac, Battaglione n. 17, Impellomeni Luigi. A Prokuplje, Battaglione n. 37,
Zennaro Federico. A Valjevo, Battaglione n. 56, Puppo Sandro. Ad Aleksinac,
Battaglione n. 38, Benvenuto Giuseppe.
2. Campi individuati presso l’Archivio di Stato di Fiume3 e non rilevati nel
materiale di cui al precedente punto 1.
I campi che risultano dalla corrispondenza datata 1945, esistente nel fondo del
Comitato Popolare Cittadino di Fiume, sono i seguenti:
– Crkvenica (tra Sušak e Buccari) in Croazia
– Martinšćica (tra Sušak e Buccari) in Croazia
– Pećine (Plumbum) a Sušak in Croazia
– Vojnić (nei pressi di Karlovac) in Croazia.
Per tali campi, dalle scarse copie di corrispondenza intercorsa, ai fini di notizie e
permessi di accesso le richieste risultano indirizzate all’OZNA.
3. Campi citati nel corso di una conferenza plenaria di dirigenti amministrativi e
responsabili per l’ordine e la sicurezza tenutasi a Sušak 4 il 15/16 maggio 1945
Si da notizia dell’esistenza di un campo per i condannati ai lavori forzati aperto
a
– Vran (sic) (forse Vranje località della Serbia meridionale).
3
4
DAR, Gradski narodni odbor (Comitato popolare cittadino), JU 16-2.
«Vjesnik», XIX (1974).
Campi di prigionia degli italiani - Zarobljenički logori Talijana
213
4. Campi segnalati da ex prigionieri italiani all’Ufficio informazioni dello Stato
maggiore dell’Esercito italiano 5
Postumia (Slovenia), Vipacco (Slovenia), Villa del Nevoso (Slovenia), Planina
nei pressi di Postumia (Slovenia), Prestane (non individuata), Idria (Slovenia),
Kočevje (Slovenia).
L’esistenza del campo a Villa del Nevoso risulta anche confermata nella
conferenza6 degli accusatori popolari tenutasi a Trieste l’8/2/1946 per coordinare la
lotta antifascista nella ex Venezia Giulia. In detta conferenza si dava anche per certa
l’istituzione di un campo d’internamento nel centro dell’Istria, probabilmente nei
pressi di Pisino.
Di un campo a Palanca o Palanka si parla in una relazione7 da Udine datata
28/3/1946 trasmessa dal Capo della Polizia alla Presidenza del Consiglio.
Alcun documento, sulla gestione di questi campi, risulta registrato presso
l’Archivio Militare di Belgrado. C’è da ritenere che documenti del genere possano
essere disponibili presso l’Archivio del Ministero dell’interno ma, sia in Croazia sia
a Belgrado, i ricercatori di parte italiana e di parte croata non hanno avuto possibilità
di accesso a tale archivio.
ACS, PCM anni 1948-50, Busta 15/2, n. 10.599.
DAR, Gradska komisija utvrđivanje ratnih zločina (Commissione cittadina per i crimini di
guerra), JU 41 scat. 6.
7
ACS, Ministero dell’interno, Gab., 1944-1946, b. 138, fasc. 12148.
5
6
214
Campi di prigionia degli italiani - Zarobljenički logori Talijana
ZAROBLJENIČKI LOGORI TALIJANA U JUGOSLAVIJI
(1945.-1947.)
1. Logori ne utvrđeni na temelju dokumentacije pronađene pri Vojnoistorijskom
Arhivu Jugoslavenske armije Beograd, talijanski zarobljenici, fond neklasificirani
i nesređeni
Istraživanje u ovom fondu kojega je obavila Ljubinka Karpowicz uz posebno
dopuštenje vojnih vlasti Jugoslavije donijelo je u spise Društva za riječke studije
dokumentaciju u preslikama onoga što je bilo moguće preslikati (prije nego što je rat
na Kosovu 1999. godine prekinuo našu djelatnost i arhiv učinio nedjelatnim zbog
bombardiranja) te periodična izvješća naše istraživačice o pregledanom materijalu.
Utoliko su naša vrednovanja i konačni podaci o zarobljeničkim logorima za talijane
u bivšoj Jugoslaviji zasnovana se na slijedećim dokumentima pronađenim u gore
opisanom fondu:
A) pregledni popis logora, vjerojatno sastavljen 1946. od strane Sekcije za ratne
zarobljenike u Beogradu koju je vodio Antifašistički odbor sastavljen od Talijana;
B) kopije popisa i korespondencija koji su pristizali u Arhiv Društva za riječke
studije do konca 1999;
C) materijal kojega je svakako pregledala u arhivu prof. Karpowicz, a obuhvaća
preslikani i nepreslikani materijal, naveden u analitičkom sažetku njezinih izvješća.
Podaci dobiveni iz materijala A): Smatramo da je takav popis sastavljen 1946. od
strane Sekcije za talijanske zarobljenike u Beogradu i da se on odnosi na stanje u
logorima nakon posljednjih masovnih povrataka u Italiju. Smatramo da možemo
zaključiti, na temelju dokumentacije koju posjedujemo o mnogobrojnim
prebacivanjima iz logora u logor koja su se dogodila upravo 1946., i koja su sabrala
zarobljenike, raspodijeljene u 40 radničkih bojni, smještene na 36 mjesta, a ime
jednoga od kojih, sa 10 časnika i 10 «u izolaciji» nije navedeno. Ukupan broj
zarobljenika čije je prisustvo iskazano u gore navedenim logorima iznosi 2.691.
Preseljenja su imala selektivni karakter, što se vidi u različitim slučajevima, na
temelju izražavanja pored svakog imena političkog suda od strane logorskog
Antifašističkog odbora, koji je ovisio od gore navedene beogradske sekcije, kojoj je
podnosio povremena izvješća o vlastitom radu. Politički sud (Dobar ili osrednji
«antifašist», «aktivan», «pasivan» itd., itd.) pokazao se ključnim po pitanju povratka
u domovinu, a kao dokaz može poslužiti to što su neki popisi naslovljeni kao popisi
za «diskriminaciju» (vidi materijal B).
S materijalem iz B): Društvo za riječke studije došlo je u posjed 61 popisa s
ukupno 8.205 imena, razvrstanih također u 40 radničkih bojni, smještenih na 42
mjesta, a za 4 smještenih od kojih ne navodi se ime. U bojni br. 6 iz Beograda –
Sajmišta – Zemuna, br. 316 iz Borovnice, br. 20 iz Čuprije, br. 37 iz Prokulja, br. 16
sa Sajmišta i Kragujevca, br. 238 iz Vršca zabilježena su imena vojnika porijeklom
iz Julijske krajine. U dva zasebna popisa, bez navođenja mjesta i bez navođenja
Campi di prigionia degli italiani - Zarobljenički logori Talijana
215
broja bojne, pronašli smo imena 24 karabinjera uhićenih u Zadru i 101 vojnika
Talijanske Socijalne Republike uhićenih u različitim mjestima Julijske krajine.
Nismo zabilježili niti jedno ime civila uhićenih u Julijskoj krajini od svibnja 1945.
na dalje.
Prof. Karpowicz tijekom svog pozornog pregleda materijala sadržanog u fondu
gore navedenih zarobljenika mogla je zabilježiti prisutnost 88 popisa (svi nisu bili
dostupni za preslikavanje), koji sveukupno obuhvaćaju 9.210 imena raspoređenih u
57 bojni izmještenih na 47 mjesta, od kojih 20 u Srbiji, 6 u Hrvatskoj, 9 u Vojvodini,
1 u Sloveniji, 3 u Crnoj Gori, 1 u Makedoniji, 2 u Bosni i 5 zemljopisno
neraspoznatih. Bilježi se nadalje prisutnost talijanskih vojnika u tri bolnice smještene
u Osijeku, Vrbasu i Škofji Loki, te u dva rudnika u Banovićima i Majdanpeku. Za
neke logore i za dva rudnika nismo mogli pobliže utvrditi mjesto u okviru bivše
Socijalističke Federativne Republike Jugoslavije. Nije pronašla imena civila izuzev
slučaja triju osoba popisanih u Borovnici: nekog medicinskog tehničara sa stalnim
boravkom u Rijeci, nekog tehničkog šefa u tvornici duhana u Puli i nekog vozača
također iz Pule.
Unakrsnom kontrolom dokumentacije, A), B) i C) proizlazi da ima 57 radničkih
bojni, sastavljenih od vojnika Talijanskih oružanih snaga, utvrđenih mjesta ima
ukupno 57, za 4 od kojih nemamo broj prisutne bojne. Mjesta su sljedeća, a pored
njih su navedeni i brojevi prisutnih radničkih bojni, a u zagradi je republika ili
autonomna pokrajina: 1) Aleksinac 38 (Srbija), 2) Banovići (Bosna i Hercegovina),
3) Beograd 4-6 (Srbija), 4) Bor 47 (Srbija), 5) Borovnica 314-316 (Slovenija), 6)
Brčko 524 (Bosna i Hercegovina), 7) Brza Voda 402 (nije locirano), 8) Ćuprija 20
(Srbija), 9) Demir kapija 340 (Makedonija), 10) Inđija 175-213 (Srbija), 11)
Karlovac Banatski 141-227 (Vojvodina), 12) Kijevo (Hrvatska), 13) Kikotovac,
Sisak 145 (Hrvatska), 14) Klanac 204 (Hrvatska), 15) Knin 128 (Hrvatska), 16)
Kostolac ili Novi Kostolac 19 (Srbija), 17) Kragujevac 16 (Srbija), 18) Kraljevo 26
(Srbija), 19) Kukujevići 211 (Vojvodina), 20) Lapovo nepoznata bojna (Srbija), 21)
Lazarevac 38 (Srbija), 22) Ljubljana i Ljubljana Roznik 312-313 (Slovenija), 23)
Lukovac 170 (Bosna i Hercegovina), 24) Majdanpek rudnik (Srbija), 25)
Mladenovac i Donji Mladenovac 17-175 (Srbija), 26) Moraica nepoznata bojna (nije
locirano), 27) Morović 201 (Vojvodina), 28) Nikšić 601 (Crna Gora), 29) Niš 36
(Srbija), 30) Novi Sad 239-253-256 (Vojvodina), 31) Osijek bolnica (Hrvatska), 32)
Pančevo 229-239 (Vojvodina), 33) Petrovac ili Petrovac na Mlavi 21 (Srbija), 34)
Požarevac 19 (Srbija), 35) Prokuplje 37 (Srbija), 36) Sajmište 6-16 (Srbija), 37)
Sarajevo 505-524-525 (Bosna i Hercegovina), 38) Šibenik Mandalina 126
(Hrvatska), 39) Šid 203 (Vojvodina), 40) Škofija Loka bolnica (Slovenija), 41)
Skopje (Makedonija), 42) Slavonski Brod 171-177 (Hrvatska), 43) Smederevo 18
(Srbija), 44) Solin 126 (Hrvatska), 45) Sombor 257 (Vojvodina), 46) Split Firule 125
(Hrvatska), 47) Srijemska Mitrovica 215 (Vojvodina), 48) Stari Bečej 260
(Vojvodina), 49) Titograd 602 (Crna Gora), 50) Tivat 604 (Crna Gora), 51) Valjevo
56-229 (Srbija), 52) Vrbas 259 (Vojvodina), 53) Vrnjačka Banja 236 (Srbija), 54)
Vršac 233-238 (Vojvodina), 55) Zagreb, Prečko 104-106 (Hrvatska), 56) Zemun
216
Campi di prigionia degli italiani - Zarobljenički logori Talijana
(Srbija), i 57) mjesto bez imena 140 (nije lokalikzirano); za bojnu 319 nije
pronađeno mjesto.
Logora u Srbiji br. 20. Logora u Hrvatskoj br. 11. Logora u Sloveniji br. 3. Logora
u Makedoniji br. 2. Logora u Crnoj Gori br. 4. Logora u Vojvodini br. 10. Logora u
Bosni i Hercgovini br. 4.1
Pojam «radnička bojna» jest promičbeni eufemizam koji prikriva zarobljeničko
stanje i daje naslutiti, pod vidom militarizacije tog stanja, nekakav oblik suradnje
samih zarobljenika s Narodno-oslobodilačkom vojskom Jugoslavije. Nisu «borci»
nego «radnici». Amblematičan je slučaj Bojne talijanskih partizana «Unità»
(«Jedinstvo») raspoređene u Zemunu (Beograd) sastavljen od talijanskih
zarobljenika odabranih po otvorenosti prema komunističkoj indoktrinaciji, koji su
dobivali bolju hranu, odjeću i obuću od ostalih, bili su određeni za povratak u Italiju
1946. radi dokazivanja talijansko-slavenskog bratstva u zajedničkom ratu za
oslobođenje. U stvari nikada se nisu borili. Procjenjuje se da od oko 50.000 Talijana
zatečenih na Balkanu, nakon 8. rujna 1943., nije više od njih 8.000 stvarno djelovalo
u Narodno-oslobodilačkoj vojsci Jugoslavije. Svi su ostali u stvari bili zarobljenici.
Malobrojne talijanske postrojbe koje su se doista borile počele su se vraćati u
domovinu već od 1944. (Divizija Garibaldi već u ožujku). Kada je povratak prekinut
zbog iskrsavanja tršćanskog pitanja i zahtjeva za zamjenom Talijana u Jugoslaviji za
Jugoslavena u Italiji, Procjenjuje se da je u Jugoslaviji bilo još 17.000 Talijana2. Od
tih, kako je bilo moguće vidjeti iz dokumentacije koju posjedujemo, proizlazilo je da
ih je više od 9.000 u navodnim Radničkim bojnama, a oko 3.000 ih je dugo zadržano.
Nije nam poznato jesu lise, kako i kada vratili u domovinu. Znamo samo da se 50-ih
godina službeno priznavalo da je nekoliko desetaka Talijana bilo još u zatvoru u
Beogradu. Razlika od 5.000, između oko 12.000 iz dokumentacije koju danas
posjedujemo i 17.000 kojih je proizlazilo da ima Međunarodnom Crvenom križu,
može biti samo djelomično uzrokovana nedostatkom drugih popisa. Vjerojatnije je
da je uzrokovana civilima koji u logorima Radnih bojni nisu iskazani i čiji se broj
jako približavao broju od 4.000 deportiranih iz Julijske krajine 1945., kako su neki
obazrivo procijenili.
Iz djelomične dokumentacije koju posjedujemo mogli smo djelomično utvrditi i
odgovorne u Sekciji talijanskih zarobljenika u Beogradu perifernim antifašističkim
odborima koji su djelovali u raznim logorima: u Beogradu: Nanetti, natporučnik
Eufisio Dainese, Carmini, Danilo Dolfi, prof. Mario Socrate.
U Borovnici, bojna 316, Mario Di Crescenzio. Šibenik, bojna 127, Nunzio
Colosi. Šibenik, bojna 125, Enrico Toiati. Ćuprija, bojna 20, Luigi Mura. Zemun,
bojna «Unità» («Jedinstvo»), politički komesar Arrigo Bernardini, zapovjednik
1
Svi su dokumenti pisani rukom, često teško čitljivim rukopisom, ponekad latinicom, a
ponekad ćirilicom, popisi ne navode uvijek mjesto izmještenja, nego ponekad mjesto porijekla,
kada su u pitanju preseljenja iz logora u logor. Nema nikakve oznake za razlikovanje jednih od
drugih logora.
2
ACS, PCM, godine 1948.-50., k. 15/2, br. 10.593, fasc. 1, pismo predsjednika Talijanske
delegacije Međunarodnog komiteta Crvenog križa od dana 17/11/1945..
Campi di prigionia degli italiani - Zarobljenički logori Talijana
217
poručnik M. Bergamaschi. Niš, bojna 36, Antonio La Ragione. Petrovac na Mlavi,
bojna 21, Pietro Turati. Kostolac, bojna 19, Silvano Pagni. Bor, bojna 47,
Pasquale Rossi. Mladenovac, bojna 17, Luigi Impellomeni. Prokuplje, bojna 37,
Federico Zennaro. Valjevo, bojna 56, Sandro Puppo. Aleksinac, bojna 38,
Giuseppe Benvenuto.
2. Logori otkriveni pri u Državnom arhivu u Rijeci3 i koji nisu otkriveni u materijalu
prethodno stavka.
Logori koji proizlaze iz korespondencije datirane s 1945., a postoji u fondu
GNOO Rijeke su sljedeci: Crikvenica, Martinšćica, Pećine-Sušak, Vojnić.
Za te logore, na temelju malobrojnog dopisivanja koje je uslijedilo, te vijesti i
dozvola za pristup proizlazi da su zahtjevi upućeni OZNI.
3. Logori navedeni na sastanku upravnih voditelja i odgovornih za red i sigurnost
održan 15. i 16. svibnja 1945. na Sušaku4:
Donosi se vijesto postojanju nekog logora za osuđenike na prisilni rad otvoren
u mjestu Vran (sic), možda Vranje, mjesto u južnoj Srbiji.
4. Logori dojavljeni od bivših talijanskih zarobljenika Obavještajnom uredu
Vrhovnog stožera Talijanske vojske5:
Postojna (Slovenija), Vipava (Slovenija), Ilirska Bistrica (Slovenija), PlaninaPostojna (Slovenija), Prestranek (Slovenija), Idrija (Slovenija), Kočevje (Slovenija).
Postojanje logora u Ilirskoj Bistrici potvrđeno je i na sastanku narodnih tužitelja
održanoj u Trstu 8/2/1946.6 radi koordinacije antifašističke borbe u bivšoj Julijskoj
krajini. Na navedenom sastanku smatralo se sigurnim i postojanje internacijskog
logora u središtu Istre, vjerojatno u blizini Pazina.
O postojanju logora u Palanci ili Palanki govori se u izvješću iz Udina od dana
28.3.1946, koje je šef policije uputio Predsjedništvu Vijeća7.
Ako dokumenti o djelovanju tih logora ne postoje u Vojnoistorijskom arhivu u
Beogradu, može se smatrati da postoje pri Ministarstvu unutarnjih poslova, ali kako
u Hrvatskoj, tako i u Beogradu, do danas istraživaci talijanske i hrvatske strane nisu
imali mogučnost pristupa u taj arhiv.
DAR, GNOO Rijeke, JU 16-2.
«Vjesnik», sv. XIX, Rijeka, 1974..
5
ACS, PCM, godine 1948.-50., k. 15/2, br. 10.599.
6
DAR, Gradska komisija za utvrđivanje ratnih zločina, JU 41, k. 6.
7
ACS, Ministarstvo unutarnjih poslova, Kabinet 44-46, k. 138, fascikl 12.148.
3
4
CONDANNE AI LAVORI FORZATI E AL CARCERE, A MULTE,
A PROVVEDIMENTI DI SEQUESTRO E CONFISCA,
REGISTRATE A CARICO DI CITTADINI DELL’EX
PROVINCIA DEL CARNARO DAL 3 MAGGIO 1945 AL 31
DICEMBRE 1948
Le condanne da noi qui di seguito elencate sono state rilevate dalle seguenti fonti:
1. AMSF, Ricerca vittime - Elenchi processi, Archivio della Corte suprema militare,
Belgrado (in elenco: ACSM): A carico di cittadini residenti nella ex provincia del
Carnaro abbiamo trovato 4 sentenze emesse dal Tribunale militare di Fiume nel
1945, 4 sentenze del Tribunale militare di Lubiana emesse nel 1946, ancora 53
sentenze del Tribunale militare di Fiume emesse tra il 1945 e il 1946, 11 sentenze
del Tribunale militare di Spalato emesse tra il 1949 e il 1953 e infine 57 sentenze
emesse dal Tribunale militare di Fiume tra il 1948 e il 1952. Qui sono stati
riportati complessivamente i nominativi di condannati a pene detentive. Le
condanne a morte sono richiamate nell’elenco vittime che ha costituito lo scopo
primario della presente ricerca.
2. DAR, Tribunale popolare circondariale di Fiume (Okružni narodni sud, Rijeka),
(in elenco: TPCF): Abbiamo trovato solo l’elencazione di sentenze emesse nel
1947: in tutto 252. Nulla sappiamo sull’attività svolta nel 1945 e dal 1948 in poi.
3. DAR, Pretura popolare di Fiume (Kotarski narodni sud Rijeka) (in elenco: PPF):
A partire dal 1948 le sentenze emesse sono a larga maggioranza relative a
cittadini jugoslavi. Nel 1945, 1946 e 1947 i provvedimenti di confisca riguardano
soprattutto i cittadini italiani. Ci siamo dunque limitati a rilevare i provvedimenti
emessi fino a tutto il 1948. Abbiamo rilevato che i fascicoli rubricati negli anni
1945-1946-1947 e 1948 dovrebbero essere in tutto, se gli elenchi in nostro
possesso fossero completi, 1.052. Disponibili in Archivio risultano invece essere
722 ma anche di questi ben 119 risultano mancanti o comunque non visionabili.
4. «Epurazione di Frontiera» di R. Spazzali (in elenco: ERS).
Elenco condanne del 1948.
5. DAR, Denunce a carico di criminali di guerra pervenute alla Commissione crimini
di guerra e pratiche inoltrate al Tribunale militare (CCGF): La Commissione
cittadina per i crimini di guerra di Fiume era così composta: presidente Iskra Aldo,
segretario Petrich Francesco, membro Francetich Stanislao, membro Serdoz in
Iuretich Desanka, impiegate Nagy Editta e Silvani Jolanda. Risultavano consulenti
legali della stessa: Borzatti Ettore e Fabiani Gino (n.d.a: è dubbio che quest’ultimi
220
Condanne - Osude
siano entrati in carica risultando poi una tale funzione ricoperta da Sušanj Janko di
Sušak. - Archivio di Fiume/Rijeka JU 41 scat. 4 e 5).
6. AMSF, Tribunale popolare distrettuale 1 (in elenco: TPD).
7. AMSF, Commissione mista beni abbandonati 2 (in elenco: CMBA): Per tali beni si
intendevano quelli di cittadini che avevano lasciato il territorio senza dare notizia
di sé o che non erano rientrati nello stesso dopo la fine delle ostilità o che
appartenevano a cittadini prelevati dagli organi di polizia o da ignoti e
successivamente scomparsi.
In base agli elenchi sopraindicati noi abbiamo raccolto in tutto 1.155 nominativi
che in tre anni e mezzo hanno comunque subito provvedimenti restrittivi della libertà
personale o tali da essere privati di beni mobili e immobili di loro proprietà. Spesso
hanno subito gli uni e gli altri e, a volte, il sequestro e la confisca hanno preceduto o
hanno fatto seguito all’eliminazione fisica. Non infrequenti i nominativi di ebrei
superstiti quali Berger, Blayer, Herskovitz, Grimberger, Mattersdorfer, Perugini,
Weiss ecc., che scampati ai sequestri e alla deportazione da parte tedesca dovettero
subire poi, a «liberazione» avvenuta, l’oppressione del regime comunista jugoslavo.
Non si salvarono nemmeno i beni residui di alcuni ebrei deceduti ad Auschwitz e
questo fu il caso, ad esempio, di Dora Gespez e di Clementina Prister.
I dati raccolti ci confortano a stimare, prudenzialmente, che tra il 1945 e il 1948
non meno di 500 cittadini fiumani abbiano subito ufficialmente pene detentive e non
meno di 1.500 abbiano subito sequestri e confische in base a sentenze emesse da
organismi giudiziari della Jugoslavia.
Il mancato accesso agli archivi del Ministero dell’interno, sia a Belgrado sia a
Zagabria, non ci consente di poter valutare, nemmeno orientativamente, quanti siano
stati i cittadini privati della libertà personale dagli organi di polizia sia quella
ausiliaria dipendente dal Comitato popolare cittadino, sia quella segreta, denominata
OZNA prima e UDBA poi, dipendente dall’Armata di liberazione jugoslava fino a
settembre/ottobre del 1946 e successivamente dal Ministero dell’interno.
Come per le condanne a morte, dove i casi di uccisioni senza sentenza alcuna
superano di gran lunga quelli riscontrati presso gli archivi sopra indicati, si può
ritenere che altre centinaia di persone siano state sottoposte a pene detentive, più o
meno lunghe, senza alcun provvedimento emesso da organismi aventi carattere
giudiziario.
N.B.: Per gli spazi vuoti nell’elenco, alle voci «condanne» e «motivazioni»
s’intendono mancanti sia l’una che l’altra.
1
2
AMSF, Ricerca vittime, L. Giuricin, elenchi datati marzo 1994 e 15/9/2000.
Ibidem.
222
Condanne - Osude
OSUDE NA PRISILNI RAD I NA ZATVOR, NA GLOBE, NA
ZAPLJENE I KONFISKACIJE, ZAVEDENE NA TERET
GRAĐANA BIVŠE KVARNERSKE PROVINCIJE OD 3.
SVIBNJA 1945. DO 31. PROSINCA 1948.
Presude koje smo prenosili u ovom tekstu nalaze se u sljedečim izvorima:
1. AMSF, Fond istraživanje žrtava, Arhiv vojnih sudova – Beograd (kratice ACSM).
Na teret građana s prebivalištem u bivšoj Kvarnerskoj provinciji pronašli smo 4
presude izdane od Vojnog suda u Rijeci 1945., 4 presude Vojnog suda u Ljubljani
izdane 1946., još 53 presude Vojnog suda u Rijeci izdane 1945. i 1946., 11
presuda Vojnog suda u Splitu izdane od 1949. do 1953., i na kraju 57 presuda
izdanih od Vojnog suda u Rijeci između 1948. i 1952.. Tu donosimo u cijelosti
imena osuđenih na kazne zatvora. Smrtne presude su uvrštene u popis žrtava, koji
je predstavljao primarni cilj ovog istraživanja.
2. DAR, Okružni narodni sud u Rijeci (kratice TPCF) – Pronašli smo samo popis
presuda izdanih 1947.: ukupno 252 presude. Ništa ne znamo o djelatnosti
obavljanoj 1945. i od 1948. na dalje.
3. DAR, Kotarski narodni sud u Rijeci (kratice PPF) – Počevši od 1948. izdane
presude odnose se u velikoj većini na jugoslavenske građane. Godine 1945.,
1946. i 1947. mjere konfiskacije odnose se prvenstveno na talijanske građane.
Ograničili smo se u bilježenju mjera izdanih do kraja 1948. Utvrdili smo da
fascikala zavedenih u godinama 1945., 1946., 1947., i 1948. bi moralo biti
ukupno 1.052, ako su popisi koje posjedujemo potpuni. Međutim proizlazi
da ih je u arhivu dostupno 722, ali i od tih nedostaje ili nije dostupno za uvid
njih 119.
4. «Epurazione di frontiera» (Pogranično čišćenje) Roberta Spazzalija (kratice
ERS): popis presuda iz 1948.
5. DAR, Gradska komisija za ratne zločine, JU-41, k. 4-5. Prijave na teret ratnih
zločinaca podnesene Komisiji za utvrđivanje ratnih zločina i predmeti
proslijeđeni Vojnom sudu (kratice CCGF). Gradska Komisija za utvrđivanje
ratnih zločina u Rijeci bila je sastavljena od: predsjednika Alda Iskre, tajnika
1
2
AMSF, Istraživanje žrtve 1940.-47., L. Giuricin, popisa datirani ožujak 1994. i 15/9/2000..
Isto.
Condanne - Osude
223
Francesca Petricha, člana Stanislava Franceticha, člana Desanke Serdoz u
Juretich, činovnica Editte Nagy i Jolande Silvani. Kao pravni savjetnici iste bili
su: dr. Ettore Borzatti i dr. Gino Fabiani (sumnjivo je da su stupili na dužnost
budući da kasnije tu dužnost obavlja odvjetnik Janko Sušanj sa Sušaka – Državni
arhiv u Rijeci, JU 41, k. 4 i 5).
6. AMSF, Kotarski narodni sud (kratice TPD)1.
7. AMSF, Mješovita komisija za napuštena dobra2 (kratice CMB). Takvim dobrima
smatrala su se dobra građana koji su napustili područje, a da nisu ostavili ikakve
vijesti o sebi, ili koji se nisu vratili u grad nakon prestanka neprijateljstava, ili
koja su pripadala građanima odvedenim od strane policijskih organa ili od
nepoznatih i kasnije nestalih.
Na temelju gore navedenih popisa mi smo sveukupno prikupili 1.155 imena koja
su tijekom tri i pol godine svakako pretrpjela restriktivne mjere glede osobne slobode
ili takve kojima su lišavani pokretnina i nekretnina iz njihovog vlasništva. Učestalo
su trpjeli i jedno i drugo, ponekad je zapljena i konfiskacija prethodila ili slijedila
fizičkoj likvidaciji.
Nisu rijetkost ni imena preživjelih Židova poput Bergera, Blayera, Herskovitza,
Grimbergera, Mattersdorfera, Peruginija, Weissa itd., koji, pošto su izbjegli zapljene i
deportacije od strane Nijemaca, morali su pretrpjeti kasnije, nakon «oslobođenja»
tlačenje jugoslavenskog komunističkog režima, koji im je oduzeo i ono što su prethodno
uspjeli sačuvati. Nisu se spasila niti dobra preostala od nekih Židova stradalih u
Auschwitzu, što je slučaj, primjerice, Dore Gespez ili Clementine Prister.
Prikupljeni podaci omogućuju nam obazrivo procjenjivanje da je od 1945. do
1948. ne manje od 500 građana Rijeke službeno dobilo zatvorske kazne, i da je njih
barem 1.500 doživjelo zapljene i konfiskacije na osnovu presuda izdanih od sudskih
organa Jugoslavije.
Izostanak pristupa arhivima Ministarstva unutarnjih poslova i u Beogradu i u
Zagrebu ne omogućuje nam vrednovanje, čak niti okvirno, koliko je građana lišeno
osobne slobode od strane policijskih organa, kako one pomoćne koja je ovisila od
Gradskog narodno-oslobodilačkog odbora, tako i one tajne, nazvane OZNA prije i
UDBA kasnije, koja je ovisila od Narodno-oslobodilačke vojske Jugoslavije do konca
1946., a kasnije od Ministarstva unutarnjih poslova.
Slično smrtnim presudama, gdje slučajevi ubojstava bez ikakve presude
poprilično nadmašuju one pronađene u gore navedenim arhivima, može se smatrati
da još na stotine ljudi je podvrgnuto kaznama zatvora, dužim ili kraćim, bez ikakve
mjere ispostavljene od tijela koja su imala karakter suda.
Upozorenje: S praznim prostorima kod pojmova «osuđen» i «obrazloženje»
podrazumijeva se da nedostaje i jedno i drugo.
224
Condanne - Osude
Elenco parziale di fiumani condannati a vario titolo dal 3 maggio 1945 in poi - Djelomični popis riječana palih
zbog različitih povoda nakon 3. svibnja 1945. pa dalje
Nome
Ime
Cognome
Prezime
Condanna
Osuda
Motivo
Razlog
Nota
Bilješka
Adam
Aldrighetti
Alitovic
Aljevic
Allazzetta
Allazzetta
Amadi
Ambrosich
Amone
Ancona
Andrian
Andrioli
Annunzi
Antonini
Antonini
Arcidiacono
Arifovic
Arnone
Attanasio
Avanzo
Babarovic
Babarovic
Babarovic
Babic
Babic
Bacchi
Bacchia
Bacchia
Bacci
Bacci
Baccilieri
Bacic
Bacic
Bacich
Badiura
Baici
Bais
Balbi
Balbi
Bana
Banco
Banelli
Barbalic o Barbali
Barbaric
Barbiric
Barco
Barkany
Barkarich
Bartolocini
Bartolomeo
Bastajia
Battaglierini
Battestin
Becchi
Belgrado
Belic
Bellagamba
Bellasich
Belobarbic
Benagli
Bencic
Benic
Beninato
Benkovic
Benussi
Benzan
Berca
Angelo
Verde
Alit
Ahmed
Antonio
Anteo
Virgilio
Alberto
Gasparo
Romolo
Candido
Lisetta
Nicolò
Ramiro
Gino
Cosimo
Riza
Gaspare
Maria
Pietro
Anton
Reruccio
Greta
Antonio
Maria
Ferruccio
Sergio
Maria
Iti
Icilio
Walter
Nereo
Elda
Antonio
Luigia
Bruno
Balbeno
Ruggiero
Ivan
Daniele
Martino
Aurelio
Pietro
Stjepan
Marija
Livia
Nicola
Pelos
Mario
Luciano
Rado
Bruno
Boris
Armida
Gianfranco
Sime
Firnante
Riccardo
Riccardo
Nicola
Giuseppe
Marino
Gaetano
Ivan
Giovanni
Odette
Roberto
due mesi e multa
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
un anno e confisca
sequestro e conf. beni
sette mesi
confisca ditta
due anni con confisca
tre anni e sei mesi
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sabotaggio economico
scomparso
sabotaggio economico
sabotaggio economico
milite Milizia RSI
attività antipopolare
mancante
collaborazionismo
mancante
sabotaggio economico
resp. Fascio RSI
mancante
casalinga
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
cinque anni
sei mesi
tre anni e confisca
sequestro e conf. beni
mancante
mancante
attività antipopolare
mancante
collaborazionismo
milite Milizia RSI
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
cinque anni
sequestro e conf. beni
dodici mesi
sequestro e conf. beni
quattro anni e sei mesi
sequestro e conf. beni
cinque mesi
dieci anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sei mesi
due anni
multa e confisca
quindici anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
tre anni
un anno
cinque anni con conf.
due anni e quattro mesi
sequestro e conf. beni
tre mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei anni
tre anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
attività antipopolare
mancante
mancante
crimini su beni popolari
attività illecita
mancante
collaborazionismo
offese a potere popolare
mancante
mancante
attività antipopolare
collaborazionismo
trasferimento illegale
mancante
collaborazionismo
mancante
indisciplina in servizio
attività contro il regime
reati contro il popolo
Fonte
Izvor
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
denuncia CCGF
PPF
contatti con esuli
TPCF
PPF
sequesto/conf. In PPF TPCF
ACSM
PPF
TPCF
denuncia CCGF
PPF
PPF
TPD
PPF
PPF
passato a Trib. Milit.
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
fatto fuggire persone
TPCF
PPF
sequestro/conf. In PPF TPCF
PPF
CCGF
PPF
PPF
TPCF
PPF
ACSM
PPF
ACSM
PPF
ACSM
PPF
false carte identità
TPCF
indagato CCGF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
ACSM
PPF
TPCF
PPF
PPF
TPCF
persone oltre confine
TPCF
ACSM
TPCF
ACSM
PPF
ACSM
PPF
PPF
ACSMB
contatti fiumani Trieste TPCF
PPF
PPF
225
Condanne - Osude
Berger Herscovitz
Bergher
Berkevich
Berkovich
Bernabeo
Berti
Berti
Bertoletti
Bettini
Bettini
Bezic
Biagini
Bianchi
Bianco
Biancorosso
Biasini
Bidan
Bielohzibek
Bielohzibek
Bilz
Blasevich
Blasich
Blasich
Blasini
Blasizza
Blayer
Blayer
Blecic
Blecich
Blecich
Blecich
Boccato
Bohrer
Bohrer
Bohunj
Bolf
Bonanno
Boni
Bonifacio
Bonivento
Boron
Borri
Borzatti
Bovio
Bozic
Boznjak
Bradicich
Bradicich
Bresaz
Bressan
Bressan
Bressanello
Bressanello
Bressani
Brida
Brizio
Brncic
Broccari
Brocchi
Brucchietti
Brunelli
Brunetta
Bruno
Budimir
Bufalin
Bukovski
Bunicich
Burgstaller
Burlini
Burul
Busdon
Butkovich
Buttignon
Cacciolato
Caffon
Rella
Bruno
Antonio
Brigida
Raimondo
Francesco
Vittoria
Cesare
Alberto
Gregorio
Andrea
Carlo
Guido
Ernesto
Enrico
Francesco
Salvatore
Hinko
Antonia
Natalia
Giuseppe
Mario
Giuseppe
Francesco
Adi
Pietro
Serena
Sergio
Natale
Rodolfo
Ivan
Giovanni
Ferdinando
Giuseppe
Giuseppe
Nikola
Ernesto
Antonio
Giuseppe
Alma
Ines
Roberto
Ettore
Gianbattista
Vladimir
Giuseppe
Nives
Romano
Antonio
Anita
Lodovico
Renato
Iginio
Ricciotti
Italico
Gianvincenzo
Mate
Rinaldo
Carlo
Luigi
Giovanni
David
Filippo
Milivoj
Augusto
Eugenia
Amalia
Arturo
Ermanno
Antonio
Pietro
Ervino
Angelo
Primo
Bruno
sequestro e conf. beni
multa
attività antipopolare
PPF
TPCF
CCGF
PPF
PPF
PPF
CMBA
persone oltre confine
TPCF
sequestro/conf. In PPF TPCF
PPF
PPF
ACSM
PPF
sequestro/conf. In PPF TPCF
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
criminale di guerra
PPF
PPF
TPD
TPD
PPF
TPCF
TPCF
denuncia CCGF
ACSM
revocata
PPF
Sabotaggio econ.
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
passato a Trib. Milit.
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
anche ACSM
PPF
TPCF
PPF
ERS
PPF
anche ACSM
PPF
TPCF
PPF
PPF
ACSM
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
sacerdote oltre confine TPCF
PPF
PPF
PPF
denuncia CCGF
PPF
denuncia CCGF
PPF
fatto fuggire persone
TPCF
ACSM
PPF
TPCF
passato a Trib. Milit.
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi
confisca e sequestro
nove mesi
dieci mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei anni
sequestro e conf. beni
sei mesi
mancante
bene abbandonato
attività antipopolare
commercio illecito
mancante
collaborazionismo
Commiss. PS a Fiume
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca ditta
mancante
confisca
criminale di guerra
dieci anni
spia e aiuto fughe illegali
sequestro e conf. beni
confisca beni
collaborazionismo
confisca beni
collaborazionismo
quattro anni
propaganda nemica
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. Beni due anni
sequestro e conf. beni
cinque anni e confisca
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf beni.
agente segreto
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
quattro mesi e confisca
sabotaggio economico
multa e confisca
speculazione illecita
tre mesi con confisca
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
mancante
propaganda italiana
confisca ditta
mancante
multa e confisca
speculazione illecita
un anno
offese a potere popolare
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due mesi
mancante
sequestro e conf. beni
confisca beni
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi con confisca
collaborazionismo
tre mesi con confisca
collaborazionismo
coman.te Carab. Fiume
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
dieci mesi
trasferimento illegale
sequestro e conf. beni
un anno e quattro mesi
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
maresciallo Milizia RSI
sequestro e conf. beni
operaio Cantieri Fiume
cinque anni
attività antipopolare
due anni
mancante
sequestro e conf. beni
confisca beni
sabotaggio economico
226
Caffon
Calderara
Callimici
Callimici
Callochira idem?
Callochira idem?
Camalich
Capellani
Cappellani
Capurso
Caravani
Caravani
Caretto
Cartesio
Cattalinich
Cattonaro
Cavalian
Cavazzi
Cavidoni
Celle
Cerne
Cernich
Cernich
Cesare
Ceschi
Ceschiutti
Chersi
Chesani
Chiandussi
Chianese
Chioggia
Chiopris
Ciciriello
Cicovich
Cidri
Cilenti
Cirillo
Clagnam
Cobelli
Coderin
Colimizi
Colizza
Colman
Colussi
Colussi
Contesso
Coppola
Cori
Cori
Cori
Corradi
Corte
Corte
Cosciano
Cossetto
Costantini
Cottiero
Covi
Cozza
Crespi
Crisostomi
Cristian
Cristin
Cristin
Crost
Csepely
Csikszenmihaly
Cubelic
Cubranic
Cunradi
Cunradi
Curatolo
Curia
Curl
Curto
Condanne - Osude
Bianca
Antonio
Adriano
Renato
Marino
Ratimir
Andrea
Anna
Felice
Raffaele
Anita
Alice
Ernesto
Jolanda
Gigliola
Domenico
Giorgio
Carlo
Giovanni
Amedeo
Josip
Ezio
Bruno
don Giacomo
Attilio
Giuseppe
Hildegarda
Giuseppe
Luciano
Vincenzo
Giuseppe
Carlo
Salvatore
Narciso
Ettore
Adriano
Guglielmo
Angelo
Antonia
Maria
Adriano
Michele
Arturo
Cherubino
Carlo
Vincenzo
Vincenzo
Vittorio
Santa
Gigliola
Adolfo
Pietro
Angelo
Menotti
??
Alferio
Francesco
Salvatore
Alberto
Artemio
Antonio
Emilio
Daniele
Francesco
Giovanni
Zoltan
Alfredo
Mijo
Paula
Noemi
Radoma
Ernesto
Filippo
Ivanka
Giovanni
confisca beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni
confisca e sequestro
reati contro beni popolo
mancante
mancante
impieg.comun. Laurana
bene abbandonato
elettromeccanico
milite Milizia RSI
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
passato a Trib. Milit.
passato a Trib. Milit.
sabotaggio economico
passato a Trib. Milit.
confisca ditta
venti mesi
due anni
sequestro e conf. beni
sei mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni
multa e confisca
tre anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca ditta
sequestro e confisca
sei mesi con confisca
sequestro e conf. beni
sei mesi
sei mesi con confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
cinque anni
sequestro e confisca
quattro mesi e confisca
quattro anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
un anno e sei mesi
multa e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
un anno e sei mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
carcere
dodici anni
sequestro e conf. beni
sette anni
tre e sei mesi
sei mesi
tre mesi con confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
un anno con confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sette mesi e multa
calderaio
mancante
mancante
mancante
fascista
attività antipopolare
speculazione illecita
mancante
anche ACSM
nemico del popolo
mancante
mancante
sabotaggio economico
offese a potere popolare
collaborazionismo
attività antipopolare
nemici del popolo
sabotaggio economico
milite Milizia RSI
mancante
fatto fuggire persone
sequestro/conf. In PPF
sabotaggio economico
sabotaggio economico
maresciallo Milizia RSI
bene abbandonato
mancante
sabotaggio
attività antipopolare
mancante
mancante
mancante
collaborazionismo
sabotaggio economico
sabotaggio economico
denuncia CCGF
TPCF
PPF
PPF
PPF
ACSM
CCGF
CMBA
CCGF
CCGF
CCGF
PPF
PPF
PPF
TPCF
CCGF
CCGF
PPF
ACSM
ACSM
PPF
ACSM
PPF
PPF
ACSM
PPF
TPD
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
TPCF
CCGF
ACSM
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
CMBA
ACSM
PPF
PPF
ACSM
ACSM
PPF
ACSM
ACSM
ACSM
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
TPCF
227
Condanne - Osude
Cussar
Cussar
Cussar
Cuzzi
Dadic
Danielis
Dassovich
Dassovich
Daudre Aladar
D’Augusta
De Angeli
De Carolis
De Cova
De Eidlitz
De Gauss
De Maineri
De Martin
De Micheli
De Mitri
De Nardo
De Natali
De Petris
De Poli
De Radiis
De Sanctis
De Thian
Decleva
Deconstantin
Deffar
Del Bello
Del Fabbro
Del Fime
Del Savio
Delaiti Banic in Celle
Delenececz
Delgino
Delhasz
Delich
Della Riva
Dellabana
Delli Galzigna
Dell’Orco
Deluca
Demajlovic
Depoli
Depretto
Derencin
Derencin
Derenzin
Derenzin
Derenzin
Derin
Derogna
Descovich
Descovich
Devcic
Devjak
Di Caro
Di Foro
Di Pasquale
Di Sabato
Diklic
Diosy
Diracca
Divizia
Djurovic
Dlacic
Dolgan
Dolic
Dragonja
Dranc
Droffenig
Dubokovic
Dubrovich
Dubrovich
Natale
Luigi
Luigia
Erma
N.
Mario
Mario di Mario
Mario fu Pietro
Vincenzo
Umberto
Raul
Silvano
??
Giovanni
Francesco
Arturo
don Girolamo
Luigi
Stefano
Lino
Luigi
Nino
Aldo
Gastone
??
Alessandra
Albina
Domenico
Giulio
Giovanni
Carlo
Vincenza
Caterina
Isabella
Elisabetta
Costanzo
Rudolf
Luigi
Diletto
Leopoldo
Giuseppe
Adriano
Michele
Meditu
Attilio
Vittorio
Italo
Felice
Nereo
Mario
Ferruccio
Lucia
Elena
Maria
Laura
Grga
Eduard
Salvatore
Antonio
Adelchi
Stanca
Nikola
Andrija
Maria
Mansueto
Svetomir
Dinko
Framcesco
Fejk
Nicola
Desiderio
Mihovil
Tile
Luigia
Vjekoslava
confisca beni
confisca beni
confisca beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
tre mesi e confisca beni
quindici anni
sequestro e conf. beni
un anno
sei mesi con confisca
ignoto
quattordici mesi
sei anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
tre anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
un anno e confisca
sequestro e confisca
sequestro beni
otto anni
sequestro e conf. beni
quattro mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
quattro anni
sequestro e conf. beni
due anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
confisca ditta
sequestro e conf. beni
mancante
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
confisca beni
confisca beni
confisca beni
tre mesi e multa
otto mesi multa e conf.
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
30 mesi e conf. Beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca beni
quattordici mesi
un anno
mancante
sequestro e conf. beni
un anno
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
collaborazionismo
collaborazionismo
collaborazionismo
sabotaggio economico
sequestro/conf. In PPF
collaborazionismo
attività antipopolare
anche ACSMB
mancante
sabotaggio economico
mancante
attività antipopolare
mancante
collaborazionismo
attività antipopolare
sequestro/conf. In PPF
persone oltreconfine
sequestro/conf. In PPF
denuncia CCGF
mancante
nemici del popolo
mancante
mancante
mancante
mancante
mancante
bene abbandonato
mancante
attività antipopolare
bene abbandonato
collaborazionismo
sabotaggio economico
collaborazionismo
collaborazionismo
collaborazionismo
attività antipopolare
sabotaggio economico
fuga illegale persone
denuncia CCGF
mancante
mancante
illecito commercio
mancante
trasferimento illegale
mancante
collaborazionismo
persone oltrefrontiera
TPCF
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
TPCF
ACSM
PPF
ACSM
TPCF
ACSM
TPCF
TPD
PPF
PPF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPD
PPF
PPF
TPD
PPF
ACSM
PPF
PPF
ACSM
PPF
ACSM
PPF
PPF
CMBA
PPF
PPF
TPCF
PPF
CMBA
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
TPCF
TPCF
TPCF
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
ACSM
TPCF
PPF
ACSM
PPF
PPF
TPCF
PPF
228
Duimovich
Dukich
Ecker
Eidelsbacher
Elia
Erbisti
Erjavec
Ervini
Fabbrini
Fabbro
Fabich
Fabietti
Fabietti
Fabris
Fabro
Facchini
Faccini
Falconi
Falconi
Fama
Famea
Famea
Famea
Fanti
Fantini
Fantini
Fattori
Favretto
Favretto
Federici
Feoli
Fercovich Barbier
Fergacich
Ferlan
Ferletic
Ferrara
Ferrari
Ferro
Ferroni
Filipovich
Filipovich
Filipovich
Finotello
Fiocchi
Flaibani
Flamini
Flamini
Fletzer
Fonda
Fonda
Fontana
Fornasaro
Fossa
Fossa
Fossa
Fossa
Fossati
Foti
Francetich
Franco
Franjic
Frank
Frankovich
Friedrich
Friedrich
Frifoglio
Frifoglio
Frifoglio
Frkovich
Frlan
Froglia
Fucak
Fucak
Fumi
Fumis
Condanne - Osude
Remigio
Antonio
Anna Francesca
Augusto
Emilio
Annone
Ivana
Ivan
Ladislao
Josip
Maria
Fabietto
Antonio
Massimo
Angelo
Federico
nome scon.
Silvana
Santuzza
Giuseppe
Eleonora
Dorina
Maria
Giuseppe
Ferruccio
Emilio o Emiro
Giuseppe
Giorgio
Vanda
Luigi
Fulvio
Gisella
Benedetto
Giovanni
Antonio
Iris
Eligio
Ettore
Enrico
Giovanni
Vinko
Anka
Olga
Ajace
Gino
Emberto
Spartaco
Gino
Umberto
Carlo
Bruno
Angelina
Adolfo
Silvio
Gioacchino
Adolfo
Vladimiro
Cesare
Antonio
Antonio
Krunoslav
Guido
Daniela
Aldo
Liliana
Francesco
Giovanni
Antonio
Rodolfo
Alfredo
Vittorio
Dora
Barbara
Amato
Aldo
sequestro e conf. beni
un anno e confisca
sequestro e conf. beni
tre anni e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca beni
confisca ditta
cinque anni
tre anni e otto mesi
confisca ditta
sequestro beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
quattordici anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
otto mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei anni
sequestro e conf. beni
sabotaggio economico
collaborazionismo
vice federale PNF
mancante
milite Milizia RSI
collaborazionismo
sabotaggio
insolvenza tasse
attivitià antipopolare
mancante
mancante
seniore Milizia
mancante
casalinga anni 17
casalinga anni 32
casalinga
mancante
attività antipopolare
mancante
mancante
commerciante
mancante
agente SS
sequestro e conf. beni un anno sabotaggio economico
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
casalinga
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni
mancante
casalinga
quattro mesi e multa
sabotaggio economico
sospensione pena
sabotaggio economico
sospensione pena
sabotaggio economico
sequestro e conf. beni
tre mesi con confisca
collaborazionismo
studente
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni
attività contro il regime
dodici mesi
attività antipopolare
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
mancante
un anno e confisca beni
mancante
confisca beni
mancante
confisca beni
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
un anno
offese a comandante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni
mancante
PPF
TPCF
PPF
sequestro/conf. In PPF TPCF
denuncia CCGF
PPF
criminale di guerra
PPF
ACSM
PPF
denuncia CCGF
PPF
PPF
TPCF
TPD
PPF
ACSM
ACSM
PPF
CCGF
PPF
PPF
PPF
passato a Trib. Mil.
CCGF
passato a Trib. Mil.
CCGF
passato a Trib. Mil.
CCGF
ACSM
anche otto anni ACSM PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
passato a Trib. Mil.
CCGF
ACSM
PPF
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
passato a Trib. Mil.
CCGF
PPF
criminale di guerra
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
CCGF
TPCF
sequestro/conf. In PPF TPCF
sequestro/conf. In PPF TPCF
PPF
TPCF
CCGF
denuncia CCGF
PPF
PPF
PPF
ACSMB
fatto fuggire persone
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
ACSM
229
Condanne - Osude
Furst
Gabel
Gabrielli
Gacchina
Gaggi
Gagliano
Galetti
Gallarini
Gallinari
Gallinari
Gallovich
Gambino
Gandolfo
Gapit
Garcsar
Gecele
Geisiger
Genovese
Gerin
Gerl
Gespez
Gespez
Getto
Gherbaz
Gherbaz in Prodam
Ghersi
Ghersinich
Ghioggia
Giacchetti
Giacomo
Giannese
Giannese
Gigante
Gigante
Gigante
Gillitzer
Giordani
Gisinger o Gisigar
Giuliano
Glavan
Gliscenko Juretich
Gloria
Gobbo
Gobbo o Gobo
Goresar
Gorup
Grabner
Grainich
Grasso
Grattoni
Grbaz
Gregorich
Gregoris
Grimberger
Grohovac
Grohovac
Grossich
Grubesic
Grubessi
Guerro
Guetti
Gylek
Hadzijusufovic
Haltrobek
Hanopel
Haramija
Hasenteufel
Heidrich
Heimler
Heimler
Heimler
Herlitzka
Herman
Hersciack
Hersciack
Edvino
Guglielmo
Ines
Stefano
Otello
Giuseppe
Osman
Gino
Alfredo
Durante
Luciano
Calogero
Ermanno
Arno
Maria
Enrico
Walter
Vincenzo
Giovanni
Maria
Giovanni
Dora
Alfredo
Davide
Valeria
Alberto
Ettore
Giuseppe
Gino
Don Cesare
Emanuele
Leo
Bruno
Riccardo
Luigia
Stefania
Ignazio
Walter
Salvatore
Ladislavo
Filippina
Alfredo
Nevio
Claudio
Maria
Giovanni
Paolo
Antonio
Annamaria
Rodolfo
Giovanni
Giovanna
Osvaldo
Adele
Narciso
Ida
Vladimiro
Jolanda
Giuseppe
Cesare
Gogliardo
Mercedes
Asif
Marco
Ugo
Augustin
Carlo
Elisabetta
Tiburzio
Emerico
Elisabetta
Livio
Ebrio
Luigi
Laura
multa e confisca
diciasette mesi e conf.
sequestro e conf. beni
due anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro beni
confisca beni
sospensione pena
un anno e sei mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
giustiziato da Aut. Jug.
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
tre anni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni e confisca
confisca beni
sequestro e conf. beni
sette anni
sequestro e conf. beni
sei mesi
otto mesi
tre anni e sei mesi
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
mancante
sequestro beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
cinque mesi
dieci mesi e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca
confisca e sequestro
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
sequestro e conf. beni
un anno e confisca
confisca beni
sabotaggio economico
trasferimento illegale
persone oltre confine
negoziante
propaganda nemica
passato a Trib. Mil,
segr. Fed. Fascio Fiume
collaborazionismo
collaborazionismo
milite Milizia RSI
passato a Trib. Mil.
speculazione illecita
mancante
Questore di Fiume
sabotaggio economico
trasferimento illegale
persone a Trieste
bene abbandonato
meccanico
impiegata
passato a Trib. Mil.
collaborazionismo
mancante
agente SS
collaborazionismo
mancante
collaborazionismo
anche inPPF
attività antipopolare
fatto fuggire persone
offese a potere popolare
mancante
propaganda nemica
collaborazionismo
mancante
attività antipopolare
mancante
bene abbandonato
mancante
collaborazionismo
sabotaggio economico
bene abbandonato
bene abbandonato
sabotaggio economico
sabotaggio economico
TPCF
TPCF
PPF
CCGF
ACSM
PPF
PPF
CCGF
TPCF
TPCF
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
CCGF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
CMBA
CCGF
CCGF
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSM
PPF
CCGF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPD
TPCF
PPF
TPCF
PPF
TPCF
ACSM
ACSM
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
CMBA
PPF
PPF
PPF
ACSM
TPCF
PPF
PPF
PPF
CMBA
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
CMBA
PPF
TPCF
TPCF
230
Herskovitz
Hlebez
Hoedel
Hoyos
Hrlec
Hrvatin
Hupp
Iskra
Islami
Islinger
Ivancic
Jagodnik
Jagodnik
Jankovich
Jankovich
Jardas
Jellouscheg
Jezzi
Jugo
Jugo
Juricev
Juricich
Jurkovic
Kajba
Kalani
Kalpic
Kappel
Karakasevic
Karlovac
Kastelich
Katic
Kelemen
Kindle
Klinc
Knezic
Kociancich
Koen
Kolovits Hupp
Komadina
Kopaitic Gorup
Kosic
Kovacev
Kozulic
Kozulic
Krahl Aub
Kraljic
Kresevich
Krivicic
Kriz
Krizman
Krojsa
Kubat
Kucic
Kucich
Kucich
Kucina
Kuharic
Kuhnel
Kukurin
Kurtes
La Scala
Lado
Lado
Lado
Lagatolla
Lamancusa
Lambertini
Lamza
Lamza
Lanfredi
Lapp
Latarulo
Lazar
Lazzari
Lazzari
Condanne - Osude
Agata Luigia
Giovanni
Roberto
Edgardo
Franjo
Josip
Antonio
Giovanni
Ramiz
Carol
Tommaso
Giuseppe
Vladimir
Gino
Oscar
Marino
Vincenzo
Benedetto
Carolina
Anton
Antonio
Mirko
Mate
Barica
Milan
Ante
Franjo
Ivan
Vinko
Andrea
Vera
Fabiano
Massimiliano
Goffredo
Maria
Romeo
Kajne
Anna
Matijan
Josefina
Ivan
Veljko
Marija
Dinka
Camilla
Giorgio
Antonio
Ivan
Mirko
Vittoria
Emilia suor
Dimitrije
Mario
Benedetto
Francesco
Ivan
Jelena
Riccardo
Giuseppe
Josip
Francesco
Giorgio
Ugo
Innocente
Giuseppe o Pino
Giuseppe
Guido
Velimir
Zdenko
Giuseppe
Serene
Salvatore
Ludmila
Antonio
Vittoria
sequestro e conf. beni
un anno
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi
sequestro e conf. beni
un anno e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca beni
sei mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
dieci anni e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
un anno e sei mesi
sequestro e conf. beni
confisca beni
cinque anni Trib. Mil:
mancante
sequestro e conf. beni
dodici mesi
otto mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due mesi con confisca
cinque anni
due anni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
un anno
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
un anno
sequestro e conf. beni
venti anni
confisca beni
sequestro e conf. beni un anno
due anni e confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca beni
attività antipopolare
trasferimento illegale
mancante
collaborazionismo
collaborazionismo
indisciplina
sabotaggio economico
criminale di guerra
trasferimento illegale
sabotaggio economico
dentista
collaborazionismo
attività antipopolare
mancante
sabotaggio economico
mancato controllo ditta
attività antipopolare
propaganda nemica
muratore
sabotaggio economico
trasferimento illegale
attività antipopolare
criminale di guerra
collaborazionismo
mancante
cap. Milizia RSI
impiegata
collaborazionismo
collaborazionismo
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
persone oltre confine
TPCF
PPF
TPD
PPF
PPF
PPF
anche inPPF
TPCF
TPCF
ACSM
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
TPD
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
persone a Trieste
TPCF
PPF
TPCF
passato a Trib. Mil.
CCGF
ERS
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
denuncia CCGF
PPF
PPF
PPF
TPCF
fatto fuggire persone
TPCF
TPCF
PPF
CCGF
TPCF
sacerdote oltre confine TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
anche in PPF
TPCF
PPF
TPD
denuncia CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
passato a Trib. Mil.
CCGF
TPCF
TPCF
231
Condanne - Osude
Lazzari
Vittorio
Lazzari
Maria
Lazzarich
Giuseppe
Lazzarini
Aristide
Lazzarini
Gino
Leban
Luigi
Leisching
Netty
Lenaz
Attilio
Lenaz
Onorato
Lenaz
Leonardo
Lenski
Erberto
Lenski
Riccardo
Lenuzzi
Valentino
Leonessa
Lionello
Leonessa
Nives
Lesica
Antun
Lini
Alceo
Lipicer
Giorgia
Ljubojevic
Milan
Locatelli
Gaetano
Locatelli
Maria
Loiacono
Vincenzo
Loker
Gino
Lombardi
Michele
Lorenzi
Adolfo
Lorenzin
Ivan
Lucchini
Fausto
Lucci
Vasco
Luksich
Renato
Luksich
Antonio
Lusuardi
Giuseppe
Macehoro
Aldo
Macko
Maria
Magasic
Nikola
Maglica
Franjo
Mahmutovic
Alim
Malaspina
Eugenio
Malatesta
Antonio
Malina
Josip
Malpiccoli
Michele
Maltauro
Carlo
Malusa
Giovanna
Mammolato
Mario
Mandich
Mario
Mangli
Innocente
Mansueto
Divizia
Maraspin
Giuseppina
Marassi
Basilio
Marcatti
Giovanni
Marce
Paolo
Marcelija
Anton
Marchini
Giuseppina
Marciano
Domenico
Mares
Giovanni
Mariano
Pietro
Marini
Umberto
Markov
Radomir
Markovic
Grdjan
Markovic
Remigio
Marsanich
Donato
Martinez
Giovanni
Martinolich
Ferruccio
Marussi
Garibaldo
Marvin
Giovanni
Marzano
Dora
Masiero
Pietro
Matak
Sime
Matera
Francesco
Matesich
Ernesto
Matesich
Viktorija
Matkovic
Remigio
Matteri/ Mattersdorfer
Mauri
Giuseppe
Mauro
Teresa
Meden
Jelka
confisca beni
confisca beni
multa e confisca beni
quattro mesi e confisca
sequestro e conf. beni
cinque anni
sequestro e conf. beni
sei mesi
otto anni e confisca
sequestro e conf. beni
quattro anni
multa e confisca
carcere
due anni
diciotto mesi
sequestro e conf. beni
due anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
due mesi e multa
sequestro e conf. beni
sette mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni
quindici anni
sequestro e conf. beni
ignoto
confisca e sequestro
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
confisca beni
dodici anni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni sette mesi
sequestro beni
sequestro e conf. beni
sette mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sedici mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni e sei mesi
sequestro e conf. beni
multa
sequestro e conf. beni
giustiziato Armata Jug.
sequestro e conf. beni
dodici mesi tre anni
cinque anni e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e confisca
Bruno
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
collaborazionismo
collaborazionismo
commercio illecito
sabotaggio economico
sequestro/conf. In PPF
mancante
mancante
attività antipopolare
attività antipopolare
sabotaggio economico
sabotaggio
mancante
mancante
anche seq./conf.- PPF
mancante
sabotaggio economico
sabotaggio economico
attività antipopolare
persone oltre confine
attività antipopolare
attività contro il regime
contatti CLN Trieste
mancante
bene abbandonato
mancante
sabotaggio economico
collaborazionismo
attività contro il regime
collaborazionismo
speculazione illecita
mancante
mancante
attività antipopolare
fatto fuggire persone
milite Milizia RSI
bene abbandonato
denuncia CCGF
trasferimenti illegali
persone oltre confine
sabotaggio economico
attività antipopolare
collaborazionismo
nemici del popolo
sequestro e conf. beni
mancante
servizio OVRA
TPCF
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
ACSM
PPF
ACSM
TPCF
PPF
ACSM
TPCF
ACSM
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
TPCF
TPCF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSMB
PPF
ACSM
CMBA
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
TPCF
ACSMB
PPF
TPCF
PPF
TPCF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
CMBA
PPF
PPF
TPCF
PPF
TPCF
PPF
CCGF
PPF
ACSM
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
232
Meinhardt
Menard
Merini
Merkoci
Mescola
Michelazzi
Michelich
Michich
Miftarevic
Migliorini
Mihalic
Mihalic Saraceni
Mihelcic
Mihich
Mijan
Milani
Milazzo
Miletich
Miljenkovich
Milleni
Milosevich
Mimin
Minach
Minach
Mini
Mini
Mini
Minussi
Minutti
Miretti
Misul
Mizzan
Moderini
Moderini scritto
Naderini
Mogan Sachs de Gric
Monti
Montina
Morelli
Moroni (Marunich)
Moscarda
Moscarda Delcaro
Moscato
Motika
Motta
Mulaz
Muller
Mura
Murgia
Nador
Naimi
Neblia
Neccheri
Negri
Negri
Nicatra
Nicetra
Novello
Oberstar
Obeziner
Opatic
Orazielli
Oreskovic
Ortali
Ossoinach
Ossoinach
Ossoinack
Ossojnack
Ottoscleger
Ozegovic
Padovani
Padridis
Paduani
Pagan
Pagan
Condanne - Osude
Ivan
Maria
Emerico
Ivana
Ferruccio
Bruna
Mario
Mauro
Hasim
Giovanni Paolo
Pietro
Maria
Ivan
Iginio
Anna
Gabriele
nome scon.
Maria
Bosilika
Amedeo
Casimiro
Ernesto
Ugo
Gino
Ariosto
Mario
Erna
Ruggero
Guerrino
Amabile
Giuseppe
Adriano
Giacinto
Dante
Massimiliana
Ulderico
Edgar
Placido
Oscar
Domenico
Domenica
Carmela
Franjo
Ugo
Guerrino
Alarih
Bruno
Umberto
Ladislao
Ettore
Ugo
Elena
Livio
Maria
Maria
Raffaele
Maurizio
Alice
manca
Albino
Giovanni
Federico
Giovanni
Aurora
Alice
Andrea
Tassillo
Guido
Marija
Vittorio
Luigia
Giuseppe
Umberto
Ruggero
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
quindici mesi
confisca e sequestro
confisca
sequestro e conf. beni
attività antipopolare
bene abbandonato
sabotaggio economico
viaggiatore c/o ROMSA
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
mancante
brig. PS campo Pisticci
sequestro e conf. beni
sei mesi
sequestro e conf. beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni con confisca
sette mesi e confisca
sequestro e conf. beni
un anno
otto anni
sequestro e conf. beni
cinque anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni
sequestro e conf. beni
un anno
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
trasferimento illegale
criminale di guerra
sabotaggio economico
collaborazionismo
sabotaggio economico
mancante
attività antipopolare
offese al comandante
mancante
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
CMBA
PPF
PPF
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
CCGF
PPF
sacerdote oltre confine TPCF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
anche in PPF
TPCF
TPCF
PPF
ACSM
ACSM
PPF
ACSM
PPF
PPF
seq/conf. In PPF vitt.
mancante
comm. Polit. Questura
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi con confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
sei mesi
due anni
sei mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
tre anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
carcere
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
tre mesi
multa e confisca
sequestro e conf. beni
denuncia CCGF
sabotaggio economico
attività contro il regime
speculazione illecita
anche ACSM
mancante
mancante
indisciplina
sabotaggio economico
mancante
attività contro il regime
criminale di guerra
collaborazionismo
sabotaggio
sabotaggio economico
sabotaggio economico
sabotaggio economico
anche in PPF
ACSM
PPF
ACSM
PPF
PPF
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
ACSMB
PPF
PPF
PPF
ACSM
ACSM
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
ACSMB
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSM
PPF
PPF
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
233
Condanne - Osude
Pagan
Pagnoni
Paladini
Palan
Palladin
Panbianco
Panciera
Panso
Panza
Panza
Paoletich
Paoletti
Paoletti
Paone
Papetti
Papetti
Papetti
Pappalardo
Paravic
Parisi
Pasquale
Pasquale
Pataro
Paul
Pauletich
Paulin
Paulin
Pavanello
Pavelic
Pavelic
Pavelic
Pavelic
Pavella
Pavesic
Pavini
Pavlovic
Pecelin
Pedridis
Pehanov
Pellegrini
Pelosa
Pelosa
Penco
Perich
Perini
Perini
Pernutti
Perosa
Perselli
Persoch
Pertillo
Perugini
Pervan
Pes
Pessato
Pessel
Peteani
Petrali
Petronio
Pfeifer
Pibernik
Pic
Piccoli
Picini
Picinic
Picolo o Piccolo
Pietz
Pigozzo
Pik
Pilepic
Pilepich
Pileri
Pillepich
Pina
Pina
Maria
Renato
Ugo Adruiano
Armando
Silvano
Laura
Luigi
Federico
Ernesto
Camillo
Maria
Ettore
Giovanni
Angelo
Tullio
Umberto
Bruno
Gaetano
mancante
Guido
Romano
Pietro
Orlando
Roberto
Giovanni
Tommaso
Mario
Armando
Ferdo
Marica
Maja
Dora
Giovanni
Vazmoslav
Rocco
Dragutin
Rodolfo
Luigia
Costantino
Amedeo
Antonio
Anna
Brenno
Nereo
Giovanni
Tullio
Rodolfo
Maria
Enrico
Errico
Olga
Enea
Clementa
Leo
Costante
Marija
Leone
Giovanni
Libero
Giovanni
Alfredo
Ugo
Attilio
??
Anton
Ignazio
Emilio
Carlo
Walter
Ermanno
Antonietta
Agostino
Maria
Mario
Domenico
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni e confisca
dieci anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
due anni e confisca beni
confisca ditta
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre mesi e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sedici mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
denuncia CCGF
denuncia CCGF
collaborazionismo
mancante
collaborazionismo
collaborazionismo
sabotaggio economico
mancante
criminale di guerra
collaborazionismo
attività antipopolare
fatto fuggire persone
ragioniere
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi e confisca beni
tre mesi e multa
un anno e multa
sei anni
mancante
sequestro e conf. beni
sei anni e confisca
un anno con confisca
sequestro e conf. beni
tre mesi e confisca
confisca beni
sequestro e conf. beni
confisca ditta
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni e otto mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
quattordici mesi
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
dodici mesi
tre mesi
confisca e sequestro
mancante
quattro mesi
collaborazionismo
anche in PPF
sabotaggio economico
sabotaggio economico
sabotaggio economico
mancante
sabotaggio economico
mancante
sabotaggio economico
collaborazionismo
collaborazionismo
mancante
mancante
mancante
mancante
bene abbandonato
milite Milizia RSI
denuncia CCGF
attività antipopolare
mancante
bene abbandonato
capo di PS a Sussak
attività antipopolare
furto
bracciante
passato a Trib. Mil.
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSM
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
TPCF
ACSM
TPCF
PPF
TPD
TPCF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPD
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
ACSM
PPF
CMBA
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
ACSM
CMBA
CCGF
TPCF
ACSM
CCGF
234
Pinck
Pioppi
Piovano
Pipia
Pirich
Pironti
Pirovano
Pirovano
Pisani
Plazzotta o Plazzota
Pleic
Pleic
Pliskovaz
Ploech
Ploech
Poduje
Poggi
Polainer
Polanc
Polano
Polenghi
Polese
Poli
Poli
Pollesel
Polonio Balbi
Porcu
Poropat
Posel
Poso
Potocnik
Pozza
Pozza
Precoli
Premrou
Pressich
Prete
Prete
Primiren
Primusich
Prioglio
Prioglio
Prioglio
Prioglio
Prioglio
Prioglio
Prischich
Prischich
Prister
Prodam
Prodam
Prodam
Pugliese
Puhali
Pulino
Puppel
Purkinje
Quarantotto
Rabak
Raccanello
Rach
Rachello
Rachtelli
Radanovic
Radetti
Radice
Rados
Raganzini
Ragosini
Ragusa
Raino
Rajevich
Rajevich
Rajevich
Ramponi
Condanne - Osude
Lucija
Enrico
Gaetano
Francesco
Francesco
Franco Natale
Gaetano
Pierina
Vittorio
Nicolò
Marko
Stjepan
Miro
Lodovico
Maria
Massimo
Pietrio
Marija
Ludvig
don Luigi
Luigi
Gaspare
Pasquale
Redenta
Sergio
Alfredo
Giuseppe
Bruno
Angelo
Aldo
Maks
Antonio
Claudio
Pietro
Giovanni
Giorgio
Pietro
Salvatore
Giuseppe
Antonio
Francesco
Giovanni
Antonio
Giuseppe
Bartolo
Tomaso
Nicolò
Cosimo
Clementina
Vito
Arturo
Edi
Giuseppe
Raul
Vincenzo
Darin
Oscar
Francesco
Alessandro
Jolanda
Natale
Antonio
Giovanni
Aleksandar
Giovanni
Romolo
Rodolfo
Ivan
Maria
Amelia
Romolo
Antonio
Alberto
Emilio
Mario
sequestro e conf. beni
tre anni e confisca
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni sei mesi speculazione illecita
dodici mesi
abbandono esercito
sei mesi
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
mancante
aiutato fuga Zarko G.
sequestro e conf. beni
come Plech v.nota sep.
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi
sabotaggio economico
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
segr. P.F.R.
sequestro e conf. beni
panettiere
quattro anni
attività antipopolare
sequestro e conf. beni
com.te Milizia RSI
confisca beni
mancante
tre anni e dieci mesi
mancante
giustiziato da Aut. Jug.
meccanico
due mesi e multa
attività antipopolare
sequestro e conf. beni
studente
sequestro e conf. beni
venti mesi
mancante
sequestro e conf. beni
Seq. e conf un anno
speculazione illecita
multa e confisca
speculazione illecita
confisca ditta
mancante
sequestro e conf. beni
confisca beni
collaborazionismo
confisca beni
collaborazionismo
confisca beni
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sabotaggio economico
sequestro e conf. beni
studente
dieci mesi
trasferimenti illegali
sequestro beni
mancante
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
bene abbandonato
sette anni
attività antipopolare
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
milite Milizia RSI
sequestro e confisca
mancante
sequestro e conf. beni
due mesi
offeso potere popolare
sequestro e conf. beni
mar.llo Milizia RSI
sequestro e conf. beni
due mesi
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
mancante
spionaggio
dieci anni
attività contro il regime
confisca beni
collaborazionismo
confisca beni
collaborazionismo
confisca beni
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
conf/seq in PPF
revocata
revocata
denuncia CCGF
passato a Trib. Mil.
denuncia CCGF
fuga illegale persone
anche ACSM
anche in PPF
anche in PPF
persone oltre confine
denuncia CCGF
denuncia CCGF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
ACSM
TPCF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
CCGF
ACSM
PPF
PPF
ACSM
CCGF
TPCF
PPF
CCGF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
CCGF
TPCF
PPF
PPF
CMBA
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSMB
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
Condanne - Osude
Randic
Randich
Randich
Randich
Rathofer
Rathofer
Ratzemberger
Razum
Rebrniak
Rebula
Reiter
Riboli
Riboli
Riboli
Riboli
Ricci
Ricci
Riccio
Ricordi
Riedlein Luppis
Riker
Rinaldi
Rinaldi
Rinaldi
Rippa
Rippa
Rippa Marincovich
Rismondini
Riva
Rivolta
Rivosecchi
Rizzi
Rizzotti
Roberti
Rogic
Rolandi
Rolich
Romano
Romulo
Ronconi
Rora
Rosic
Rosko
Rossi
Rossi
Rossin
Rotella
Roth
Rotzemberger
Rovati
Rubini
Rubinich
Rudovitz
Ruggeri
Ruhr
Rukavina
Rukljac
Rusich
Rusich o Russi
Russian
Russini
Ruzich
Sabatini
Sablic
Sablic
Sablic
Sabotka
Sache
Saftic
Saftich
Salom
Salom
Salvini
Salvioli
Samija
Guido
Attilio
Otto
Pia
Emilia
Giovanni
Giuseppe
Gabriela
Donato
Stanislao
Aldo
Alfonso
Elsa
Giovanni
Vittorio
Frane
Giuliana
Raffaele
Aldo
Eugenia
G.
Mario
Federico
Giuseppe
Ettore
Italo
Lidia
Meniti
Corrado
Pietro
Mario
Giuseppe
Nerea
Olga
Martin
Raoul
Orsola
Ernesto
Radice
Michele
Mario
Martin
Marko
Zeferino
Roberto
Pietro
Maria Ervina
Bernardo
Giuseppe
Paolo
Giovanni
Lucia
Willi
Domenico
Leo
Danilo
Josip
Ignazio
Arsenio don
Carlo
Ludwig
Natalia
Domenico
Vittorio
Giovanna
Marija
Giovanni
Alberto
Odino
Giusto
Giuseppe
Alma
Orneo
Renato
Ivan
sequestro e conf. beni
mancante
confisca
confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
confisca beni
sei mesi
sequestro e conf. beni
confisca beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
sequestro e conf. beni
confisca ditta
confisca beni
confisca beni
cinque anni
quindici anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
diciotto mesi
confisca e sequestro
confisca e sequestro
sette anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e confisca
sequestro e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
un anno
sequestro e conf. beni
tre mesi con confisca
sequestro e conf. beni
un anno/conf.beni
confisca ditta
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi e confisca beni
quattro anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
dieci anni
confisca beni
sette mesi
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
aiutato fuga Zarko G.
collaborazionismo
collaborazionismo
industriale
bene abbandonato
mancante
furto
collaborazionismo
collaborazionismo
bene abbandonato
mancante
collaborazionismo
collaborazionismo
mancante
mancante
mancante
bene abbandonato
bene abbandonato
attività contro il regime
mancante
collaborazionismo
nemici del popolo
nemici del popolo
mancante
collaborazionismo
collaborazionismo
mancante
milite Milizia RSI
mancante
sabotaggio economico
propaganda nemica
ospitato nemici
sabotaggio economico
furto
mancante
mancante
capotecnico ASPM
capo uff. collocamento
sequestro e conf. beni
235
PPF
TPCF
TPD
TPD
PPF
PPF
passato a Trib. Mil.
CCGF
CMBA
PPF
ACSM
PPF
anche in PPF
TPCF
anche in PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
CMBA
PPF
PPF
TPCF
TPCF
TPD
seq/conf in PPF
ACSM
criminale di guerra
PPF
PPF
ACSM
CMBA
CMBA
anche ACSMB
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
seq/conf in PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
TPCF
PPF
anche in PPF
TPCF
PPF
denuncia CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSM
PPF
denuncia CCGF
PPF
uff.e parrocchia Torretta TPCF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
passato a Trib. Mil.
CCGF
passato a Trib. Mil.
CCGF
PPF
236
Sancin Quarantotto
Sandrini
Santelli
Santitio
Sarini Matesic
Sarini Sablic
Scaglia
Scalamera
Scalier
Scarpa
Scattola
Schema
Schetzinger
Schiavoni
Schirpa
Scipioni
Scipioni
Segaric
Segnan
Sementi
Senegagliesi
Senica
Sepic
Serbeni
Serdoz
Serdoz
Serini
Serini
Sersich
Servader
Setka
Sfiligoi
Sforzina
Sgrinschi
Sibenik
Sichich
Sigon
Sikic o Sini
Silvani
Silvini
Silvioli
Simanic
Simcic
Simcich
Simeone
Simoni
Sirola
Sirola
Sitaj
Sivieri
Skare
Skok
Skorin
Skull
Skull
Skull
Slabnik
Slavic
Smeh
Smeraldi
Smerderevac
Smulevitz
Soetje
Sokol
Sokolic
Sokolic
Solic
Solis
Sonnbichler
Spehar
Sperotto
Spicic
Spina
Sposta
Spramo
Condanne - Osude
Maria
Eugenio
Aurora
Alfio
Vera
Neda
Antonio
Narciso
Antonio
Giuseppe
Marco
Francesco
Carlo
Salvatore
Francesco
Armando
Romeo
Stjepan
Guglielmo
Ugo
Basiola
Arturo
Ivan
Claudio
Attilio
Ladilslao
Giuseppe
Vera
Vincenzo
Vittorio
Nedjeljko
Marco
Guido
Sergio
Massimiliano
Mario
Ruggero
Bozo o Natale
Silvio
Ruggero
Mirto
Ivan
Francesco
Giuseppe
Costantino
Amelia
Giovanni
Sauro
Gualtiero
Giuseppe
Ivan
Elio
Dusan
Anna
Alice
Bruno
Luigi
Fabjan
Branko
Francesco
Lazo
Sigismondo
Albert
Carlo
Bogoslav
Romana
Marija
Antonio
Bianca
Francesco
Francesco
Bruno
Carmelia
Mario
Giuseppe
sequestro e conf. beni
confisca ditta
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi
un anno con confisca
sospensione avvocatura
confisca
un mese e multa
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
dieci anni
mancante
fuochista
collaborazionismo
contrabbando valuta
sabotaggio economico
sabotaggio economico
aiutato Bianco E.
denuncia CCGF
sequestro/conf.in PPF
mancante
Vice Capo Milizia RSI
a morte in prima ist.
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
cinque anni
fascista
sequestro e conf. beni
un anno
mancante
sequestro e conf. beni
meccanico
sequestro e conf. Beni/un anno sabotaggio economico
sequestro e conf. beni
sequestro e confisca
nemici del popolo
confisca beni
mancante
tredici mesi
mancante
sequestro e conf. beni
dodici anni
mancante
sequestro beni
mancante
sei mesi
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. Beni/ sei mesi
sequestro e conf. beni
confisca e sequestro
bene abbandonato
mancante
spionaggio
quindici anni
mancante
sequestro e conf. beni
sei anni e confisca
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca ditta
mancante
confisca ditta
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
trentaquattro mesi
propaganda nemica
sequestro e conf. beni
confisca beni
collaborazionismo
confisca beni
collaborazionismo
due mesi con confisca
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni e confisca
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sabotaggio economico
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni sei mesi sabotaggio economico
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
ignota
furto
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sette mesi
propaganda nemica
anche in PPF
denuncia CCGF
speculazione illecita
sequestro/conf.in PPF
denuncia CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
ACSM
CCGF
PPF
PPF
TPCF
PPF
ERS
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
ACSM
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
CMBA
TPCF
ACSM
PPF
TPD
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
ACSM
237
Condanne - Osude
Stabile
Staffetta
Stalzer
Stalzer Panodopulo
Stanflin
Stanflin
Stanflin
Stecich
Stekovic
Stella
Stemberger
Sterle
Sterpini
Sterzi
Stibel
Stiglich
Stipanovic
Stipanovich
Stoccovaz
Stoewesant
Stopenik
Stopin
Strauss
Stupar
Sumberaz
Superina
Superina
Superina
Superina
Surazin
Susanj
Susmel
Sustar
Sviligoi
Svrljuga
Svrljuga
Szerkely
Szivos
Tacconis
Tacconis
Tagini
Tagini
Tagini
Tagliaferro
Tagliavia
Tagliavia
Tanzar
Tavolato
Tavolini
Terdic
Terdis
Terragni
Testa
Thiry o Thierry
Tian
Tibljas
Tinebra
Tiribilli
Tirli
Toich
Tolnai
Tomadin
Tomadin
Tomaselli
Tomasi
Tomasic
Tomasich
Tomasini
Tommasini
Tomsa
Tonetti
Tosi
Toth
Treleani
Trevisan
Antonio
Ernesto
Francesco
Antonia
Antonio
Oskar
Gennaro
Rodolfo
Bogdan
Roberto
Welda o Velda
mancante
Giovanni
Ippolito
Ervin
Alice
Elena
Edoardo
Marco
Detlev
Juraj
Dante
Ivan
Carlo
Domenico
Diana
Leone
Giuseppe
Antonio
Marijan
Vojmila
Edoardo
Francesca
Severino
Stanko
Mabel
Irene
Stefano
Cesare
Camillo
Giovanni
Vincenzo
Antonio
mancante
Angelo
Pietro
Mario
F.
Adelo
Vincenzo
Valerio
Amalia
Temistocle
Eugenia
Antonio
Giovanni
Ottavio
Giancarlo
Umberto
Antonio
Simone
Gualtiero
Claudio
Roberto
Francesco
Redor
Silvio
Virgilio
Adone
Santin Mario
Oliviero
Beatrice
Lucian
Petar
Bruno
sei anni
mancante
sequestro e conf. beni un anno sabotaggio economico
multa
mancante
tre anni
art.3 punto 10 del ZKND
sequestro e conf. beni
due mesi con confisca
collaborazionismo
due mesi con confisca
collaborazionismo
dieci anni e confisca
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
sette mesi
mancante
sequestro e conf. beni
tre anni e sei mesi
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
diciotto mesi
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
speculazione illecita
sequestro e conf. beni
tre mesi
mancante
due anni
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sette anni
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
quattro anni e confisca
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro ditta
mancante
un anno
mancante
sequestro esercizio
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
tre anni
mancante
confisca ditta
mancante
sequestro e conf. beni
un anno
propaganda nemica
segr, comunale Laurana
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
Prefetto Prov. Carnaro
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
pescatore
multa e confisca
speculazione illecita
ten. Milizia Terrr. Fiume
bracciante
confisca beni
collaborazionismo
sequestro e conf. beni
quattro mesi e multa
aiutato Bianco E.
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
nove mesi
sabotaggio economico
diciotto mesi
indisciplina
confisca beni
sabotaggio economico
un anno e confisca
aiutava illeciti espatri
un anno seq. conf. beni
milite Milizia RSI
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi
mancante
sequestro/conf.in PPF
sequestro/conf.in PPF
anche ACSM
anche ACSMB
passato a Trib. Mil.
denuncia CCGF
denuncia CCGF
anche ACSM
passato a Trib. Mil.
anche in PPF
criminale di guerra
sequestro/conf.in PPF
sequestro/conf.in PPF
denuncia CCGF
ACSM
PPF
ACSM
ACSM
PPF
TPCF
TPCF
TPD
PPF
PPF
TPCF
PPF
ACSM
PPF
ACSM
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
TPD
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
ACSM
CCGF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
CCGF
CCGF
TPCF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSM
TPCF
TPCF
ACSM
PPF
PPF
PPF
ACSM
238
Trinzia
Troper
Troskot
Tuchtan
Tufanelli
Tuhtan
Tumburus
Tumburus
Turcan
Turcan
Turcich in Zuppani
Turco
Turco
Turielli
Turini
Udovcic
Ugjetti
Ugjetti
Ukovich
Ukovich
Ursich
Urso
Vabisi
Vaccario
Vadas
Vadas
Vajca
Valbusa
Valdemarin
Valentekovic
Valentin
Valentini
Valentinussi
Valle
Valli
Vannini
Vassili
Vasta
Vedana
Veljkovic
Verusa
Vervega in Brdar
Verzer
Vesnaver
Vezzil
Viak
Vicentin
Vidich
Viezzoli
Vignadelli
Vincenzi
Viola
Visinco
Vlach
Vladisavljevic
Vlakovich
Volantini
Vossili
Vragolov
Vrlic
Vucak
Walloschin
Weiss
Weller
Wild
Wilhelm
Williams
Wusche
Wuzzer
Zaccardin
Zaccaria
Zaccaria
Zaccaria
Zaccatelli
Zacconte
Condanne - Osude
Luigi
Rudolf
Mate
Leopoldo
Arturo
Arialdo
Stellio
E.
Josip
Maria
Benedetta
Luigi
Vittorio
Mario
Nicodemo
Miro
Bruna
Carmela
Renato
Giovanni
Claudio
Carmela
Ferdinando
Michele
Edoardo
Valerio
Ermano
Angelo
Luigi
Zvonimir
Paolo
Lorenzo
Eugenio
Antonio
Antonio
Augusto
Romeo
Sebastiano
Adelchi
Vlade
Mario
Alberta
Albano
Silvano
Raul
Iris
Agosto
Marcella
Domenica
Vittorio
Gino
Arnaldo
Carlo
Stanko
Radovan
Bruno
Lorenzo
Romeo
Giorgio
Joso
Jakov
Alberto
Paolo
Erberto
Elvio
Raimondo
Guglielmo
Alessandro
Albano
Sergio
Giovanni
Mario
Lina
Gaetano
Emilio
dieci anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
dieci mesi e confisca
sequestro e conf. beni
confisca ditta
nove mesi e multa
tre mesi e multa
lav. forzati seq. e conf.
quattro anni
sequestro e conf. beni
confisca ditta
sei anni
cinque anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
dieci mesi e confiosca
due mesi e multa
sette mesi
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
carcere
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
cinque anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
multa e confisca
sequestro e conf. beni
tre mesi con confisca
corruzione
Attività antipopolare
capo squadra Mil. RSI
collaborazionismo
mancante
attività antipopolare
attività antipopolare
attività antipopolare
agente PS Fiume
mancante
mancante
mancante
sabotaggio economico
sabotaggio economico
attività antipopolare
denuncia CCGF
fuga illegale persone
fuga illegale persone
denuncia CCGF
fatto fuggire persone
denuncia CCGF
sequestro/conf.in PPF
collaborazionismo
sabotaggio
mancante
speculazione illecita
sabotaggio economico
agente SS
casalinga
collaborazionismo
anche ACSM
passato a Trib. Mil.
passato a Trib. Mil.
otto mesi con confisca
sette anni e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
collaborazionismo
attività antipopolare
agente SS
sequestro e conf. beni
dieci anni con confisca
dieci anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sei mesi
confisca beni
tredici anni e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
due anni e confisca
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
sequestro e conf. beni
confisca beni
due anni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa
due anni
collaborazionismo
attività antipopolare
offese a potere popolare
collaborazionismo
mancante
sabotaggio economico
collaborazionismo
sabotaggio economico
mancante
sabotaggio economico
mancante
denuncia CCGF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
TPCF
TPCF
PPF
TPCF
PPF
PPF
ACSM
ACSM
PPF
PPF
TPCF
TPCF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
CCGF
CCGF
TPCF
CCGF
TPCF
PPF
PPF
PPF
PPF
CCGF
PPF
TPCF
ACSM
PPF
PPF
TPCF
TPCF
TPD
PPF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
PPF
TPCF
ACSM
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSM
239
Condanne - Osude
Zacek
Zach
Zacsek
Zadel
Zalia
Zampieri
Zanetich
Zanetta
Zangora
Zanin
Zankovich
Zarko
Zarotti
Zaru
Zec
Zeller
Zenaro
Zgrinski
Zoccatelli
Zoric
Zornada
Zotti
Zubuvic
Zucchi
Zuccolin
Zustovich
Salvatore
Giorgio
Carlo
Stanislao
Santo
manca
Franjo
Angelo
P.
Leonzio
Giorgio
Giuseppe
Lorenzo
Mariano
Teodoro
Giorgia
Aldo
Sergio
Gaetano
Stjepan
Romano
Giuseppe
Srcko
Eugenio
Marcello
Virgilio
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa
sabotaggio economico
trenta mesi
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
confisca ditta
mancante
un anno
mancante
confisca beni
mancante
dieci anni
attività antipopolare
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
multa e confisca
mancante
dieci mesi
reati contro il popolo
tre anni e confisca
mancante
sei mesi
furto
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni un anno sabotaggio economico
sequestro e conf. beni
due anni e mezzo conf.
mancante
sequestro e conf. beni
due anni
mancante
sequestro e conf. beni
sequestro e conf. beni
contatti fiumani TS
PPF
PPF
PPF
TPCF
ACSM
PPF
PPF
PPF
PPF
ACSM
PPF
TPCF
PPF
PPF
PPF
TPCF
TPD
ACSM
PPF
PPF
PPF
TPD
PPF
ACSM
PPF
PPF
LA SCHEDA
Per ogni vittima individuata, come previsto, all’art. I dell’accordo italo-croato si è
proceduto alla compilazione di una scheda, ovvero di un «foglio d’inchiesta», conforme
al modello fornito dall’Istituto croato di storia di Zagabria.
Società di Studi Fiumani, Roma
Istituto croato di storia - Zagabria / Hrvatski institut za povijest - Zagreb
Projekt: Ljudski gubici Hrvatske u drugome svjetskom ratu
Progetto: PERDITE UMANE DI NAZIONALITÀ ITALIANA A FIUME E DINTORNI NEL PERIODO CHE VA
DALL’INIZIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE AL TRATTATO DI PACE DI PARIGI (1939-1947).
FOGLIO D’INCHIESTA - ANKETNI LIST
cognome
prezime
nome di padre e madre
ime oca i majke)
nome
ime
soprannome
nadimak
data, luogo e comune di nascita
datum, mjesto i općina rođenja
sesso................................................. stato civile............................................................. religione...........................................................
bračno
spol
barcno stanje
stanje
vjeroispovijest
nazionalità.................................................................................................. origine sociale............................................................................
nacionalnost
socijalno porijeklo
professione alla vigilia della guerra........................................................... durante la guerra ..................................................................
zanimaje uoči rata
u ratu
residenza alla
resudenza
alla vigilia
vigilia della
della guerra
guerra............................................................. durante la guerra ..................................................................
prebivalište uoči rata
u ratu
appartenenza politica alla vigilia della guerra......................................... durante la guerra ..................................................................
politička pripadnost uoči rata
u ratu
appartenenza a formazioni armate............................................................................................................................................................
pripadnost oružanim formacijama
internamento, prigioni, campo di concentramento................................................................................................................................
hapšenja, zatvori i logori
data, luogo e modalità della morte............................................................................................................................................................
datum, mjesto i način smrti
causa della morte..........................................................................................................................................................................................
uzrok smrti
fotografia........................................................................................................................................................................................................
fotografija
fonti (materiale di archivio)........................................................................................................................................................................
izvori (i literatura)
..........................................................................................................................................................................................................................
..........................................................................................................................................................................................................................
..........................................................................................................................................................................................................................
altre ed eventuali...........................................................................................................................................................................................
posebne napomene
..................................................................
firma del ricercatore
potpis istraživača
240
La scheda - Anketni List
Riportiamo qui di seguito le voci previste nell’apposito stampato, di identico
contenuto, utilizzato dai due gruppi di ricerca segnalando a fianco di ciascuna, ove
ritenuto necessario, i criteri adottati, le eventuali difficoltà riscontrate, gli inevitabili
adattamenti usati dai ricercatori all’atto della compilazione definitiva:
PREMESSA: Per ogni voce priva di qualsivoglia indicazione resta inteso che per
essa non è stata raccolta alcuna indicazione valida o attendibile. Nella maggior parte
dei casi è stato comunque adottato il termine «sconosciuta/o», «ignoto/a/i/e».
1. Cognome, nome, nome del padre, madre, soprannome
Abbiamo rilevato, in alcuni casi, come le stesse generalità possano apparire
differenti a seconda delle fonti e ciò a causa della grafia e della pronuncia di uno
stesso nome in lingue diverse (l’italiano ed il serbo-croato ad esempio). Nei casi
dubbi sono state riportate tutte le versioni riscontrate nelle fonti di riferimento.
2. Luogo e data di nascita
Molto spesso la data di nascita risulta incompleta o desumibile solo dall’età,
all’atto della morte, riportata in alcune fonti. In tal caso si potrà riscontrare nelle note
l’avvertenza: «Data di nascita presunta a fini statistici» o «Data di nascita presunta
per giorno e/o per mese». Esempi: Vittima XXX con età al decesso nel 1944 di anni
22: la data di nascita presunta a fini statistici è stata indicata al 31/12/1922. Vittima
ZZZ, la cui nascita viene indicata nel 1930: la data di nascita è stata indicata come
presunta per giorno e mese al 31/12/1930 e nel caso fosse indicato solo il mese e
l’anno, ad esempio: gennaio 1910, la data di nascita è presunta per giorno:
31/1/1910.
Dopo la voce Comune nello stampato adottato manca l’indicazione dello Stato di
nascita che noi, quando disponibile, abbiamo riportato nello spazio riservato alla
predetta voce.
3. Sesso, Stato civile, Religione, Nazionalità, Origine sociale
La voce stato civile risulterà molto spesso inutilizzata. In tale spazio abbiamo
pertanto riportato anche l’indicazione «carenza dati» con la quale si intende rilevare
come per il nominativo di cui trattasi sarebbero necessarie le opportune verifiche
anagrafiche non solo per poterne stabilire la nazionalità, ma a volte la stessa
esistenza in vita con le generalità riportate. In molti casi, oltre a risultare ignote le
cause e le circostanze e l’epoca del decesso (sempre quando sia stata adottata la
dicitura «carenza dati»), non si ha nemmeno l’assoluta certezza che il decesso stesso
sia effettivamente avvenuto nel periodo di nostro interesse. In genere l’uso di tale
La scheda - Anketni List
241
dicitura è confortato anche dalla disponibilità di una sola fonte, quasi sempre
bibliografica, priva di corretti riferimenti documentali, resasi disponibile nel corso
della ricerca. Il fenomeno della «carenza dati» può apparire di notevoli dimensioni
(il 23,5% delle schede compilate pari a 668 nominativi) ma con esso si è voluto, con
giustificato scrupolo, documentare che il nostro lavoro di ricerca non è stato
completato così com’era nei programmi iniziali delle due parti interessate. La massa
di nominativi classificati con «carenza dati» poteva essere ridotta di molto se il
gruppo di ricerca croato avesse potuto effettuare le opportune verifiche presso le
anagrafi storiche dei comuni pertinenti al territorio previsto nel progetto. Soprattutto
a Fiume dove, nonostante la piena disponibilità delle autorità comunali, si è dovuta
riscontrare una carenza d’uomini e mezzi atti allo scopo. Parimenti dicasi anche per
le verifiche presso le anagrafi comunali che il gruppo di ricerca italiano avrebbe
dovuto svolgere sul proprio territorio nazionale, dove l’onere derivante dall’impiego
di personale idoneo non ha trovato alcuna possibilità di copertura. Spesso sono
risultati carenti nel merito anche alcuni tra i più importanti archivi del personale delle
pubbliche istituzioni (Ministero Interni, Ministero Difesa ecc.) dove il personale
operante a Fiume ed ivi deceduto non ci sembra sia stato sempre registrato, dopo il
1943, con la stessa cura e con gli stessi criteri riservati alle altre città italiane.
Alla voce Religione abbiamo usato il termine «ebraica» al solo fine di evidenziare
la stessa distinzione razziale che tra il 1943 e il 1945 comportò la decimazione delle
comunità ebraiche locali (Fiume, Susak, Abbazia) e anche la morte di molti ebrei di
Fiume rifugiatisi nel territorio nazionale. In molti casi le vittime erano anche di
religione cattolica ma l’evidenziazione del dato riguardante la loro professione
religiosa ci è parso del tutto secondario rispetto a quello razziale, da noi in scheda
non usato perché culturalmente non condiviso, che fu causa primaria della privazione
della loro vita. La distinzione etnica o razziale ha comportato non poche difficoltà
anche nella raccolta dei dati relativi alla voce Nazionalità. Nel territorio preso in
esame l’acquisizione della cittadinanza italiana è derivata, soprattutto nei paesi della
Provincia, per non dire dei distretti acquisiti al Regno d’Italia dopo il 1941, più da
una costrizione non gradita che da una libera scelta dei soggetti interessati. Anche
quando la nazionalità italiana venne pacificamente e volentieri acquisita, la si volle
tuttavia distinguere, ai fini della cittadinanza, da quella maggioritaria nel Regno con
il termine discriminante di «alloglotto» ritenuto idoneo a operare pur sempre, grazie
all’uso di una lingua diversa, una distinzione etnica o razziale. Il fatto che molti
«croati» o «sloveni» abbiano perso la vita nel territorio partecipando alla guerra di
liberazione jugoslava volta anche all’auspicato riscatto storico delle proprie unità
nazionali nell’ambito di una repubblica federativa, ci ha indotto in molti casi (in
mancanza di documentazione ragionevolmente probatoria) a non definire troppo
sbrigativamente «italiani» anche quanti sono caduti con la legittima aspirazione ad
avere il diritto a una nazionalità diversa. Abbiamo quindi usato frequentemente il
termine «sconosciuta» per incoraggiare in futuro nuove ricerche e nuovi
approfondimenti. L’uso del termine «italiana» nel definire la nazionalità è stato di
contro mantenuto per decine e decine di uomini, originari della Provincia di Fiume,
242
La scheda - Anketni List
che pur parlando la lingua croata o slovena sono caduti in guerra, combattendo nelle
file delle forze armate italiane.
4. Professione prima della guerra, Professione durante la guerra, Residenza prima
della guerra, Residenza durante la guerra
Anche per queste voci risulta frequente l’uso del termine «sconosciuta» e si
evidenzia la mancanza di quella ricerca nelle anagrafi storiche comunali di cui s’è
detto sopra. Spesso alla voce Residenza durante la guerra s’è dato risposta
identificando il luogo dell’arresto con quello di residenza.
5. Appartenenza politica durante la guerra, Appartenenza a forze armate
Alla prima delle suddette voci non è stato possibile dare riscontro con sufficiente
attendibilità. Nel territorio, tra il 1940 e il 1943, l’unica appartenenza politica
ufficiale era quella «fascista» e ogni altra era illegale e clandestina. Non abbiamo
acquisito sufficiente documentazione in merito. Tra il 1943 e il 1945 l’appartenenza
politica si identifica quasi sempre con la distinzione politica delle forze armate cui si
è aderito. Per quanto concerne l’appartenenza a quest’ultime sono state usate le sigle
e i termini seguenti:
EI
= Esercito italiano
MM
= Marina militare italiana
AM
= Aeronautica militare italiana
RSI
= Repubblica Sociale Italiana
MPL
= Movimento popolare di liberazione
PS
= Pubblica Sicurezza dipendente dal Ministero dell’interno italiano
Finanziere = Appartenente alla Guardia di finanza italiana
Carabiniere = Appartenente all’Arma italiana dei carabinieri
In alcuni casi sono state adottate anche le sigle di CVL (Corpo volontari della
libertà italiano) e CLN (Comitato di liberazione nazionale italiano) usate nelle
fonti per distinguere sia l’appartenenza politica sia quella alle forze armate. In
quest’ultimo caso tali sigle sono state sostituite con il termine onnicomprensivo,
per il territorio preso in esame, di MPL (Movimento popolare di liberazione),
nell’ambito del quale, diretto esclusivamente da un vertice jugoslavo operante
agli ordini del maresciallo Tito, ogni formazione militare era stata di fatto
legittimata ad agire ed ogni altra, che non lo fosse stata, rimase in pratica del
tutto inoperante.
Laddove la partecipazione a formazioni militari non è provata nelle fonti
consultate, i termini RSI, MPL, CVL e CLN sono stati usati anche per definire
l’appartenenza politica implicita negli stessi.
La scheda - Anketni List
243
6. Detenzione/Prigioni/Campi di prigionia
In tale voce è stato riportato il luogo dell’arresto, quindi dell’iniziale detenzione
e le successive località di detenzione a seguito di deportazione. Nel caso dei deportati
in Germania e successivamente dei deportati in Jugoslavia è stata qui indicata,
quando nota, anche la località del decesso che non è stata ripetuta alla successiva
voce Luogo di morte dove si è preferito, per esigenze statistiche, indicare invece lo
stato d’appartenenza (Germania o Jugoslavia) della predetta località.
7. Data morte, Luogo morte, Causa, Modalità di morte, Fotografia
Alla voce Data di morte risulterà frequente l’uso di una «data di morte presunta»
per la quale sono stati seguiti gli stessi criteri adottati per la data di nascita. Sono stati
rari i casi in cui si è resa disponibile la fotografia della vittima e pertanto non è stato
mai utilizzato lo spazio relativo.
Per Luogo di morte, data l’alta varietà dei siti proposti dalla fonti si è preferito,
per agevolare la ricerca statistica, inserire in questa voce lo Stato di appartenenza di
ogni sito facendo seguire, nell’ordine, regione, comune, frazione (esempi: Per un
decesso avvenuto a Salcano in provincia di Gorizia si è scritto «Italia Gorizia
Salcano», per un decesso a Maribor, «Jugoslavia Slovenia Maribor»). Abbiamo
invece considerato al di fuori degli ambiti statali di appartenenza i comuni di Trieste,
di Fiume e dell’Istria. Con il termine «Provincia Fiume» si intendono compresi i
comuni della vecchia provincia del Carnaro e dei distretti annessi dopo il 1941. Il
termine «Territorio metropolitano» è stato usato esclusivamente per i militari caduti
entro i confini del Regno d’Italia, essendo tale termine usato dalla fonte ufficiale del
Ministero della difesa italiano che non indica mai il comune o la regione dove è
avvenuto il decesso. Il termine «Fronte» (suddiviso nelle diverse varianti di russo,
greco, jugoslavo, albanese, africano, egiziano, francese, corso, tedesco per i militari
prigionieri in Germania, Mediterraneo e ignoto quando non identificabile) è stato
adottato per i membri delle formazioni regolari italiane quali Esercito, Marina,
Aviazione e di quelle ad esse equiparate quali RSI e formazioni partigiane, perché
con tale criterio sono state suddivise le vittime dalla fonte ufficiale del Ministero
della difesa cui si fa riferimento.
Le modalità di morte sono state suddivise in: ignote, accidentali, fucilazione,
caduto, ucciso/a, deceduto/a, disperso/a, suicidio.
La causa di morte, sempre per ragioni statistiche, oltre che «ignota» o «da
accertare», è stata suddivisa principalmente in «soppressione certa o probabile»
da parte tedesca, italiana, jugoslava, ustascia, belogardista, di delinquenti comuni
e di parte ignota. Il termine «soppressione» ci è sembrato il più idoneo a definire
quella volontà di eliminazione fisica dell’avversario che ha caratterizzato molte
parti in lotta le quali spesso, tra il 1943 e il 1948, andando ben oltre la semplice
uccisione, hanno largamente praticato con cura anche l’occultamento o la distruzione
244
La scheda - Anketni List
delle spoglie affinché del nemico non restasse memoria alcuna. Oltre a
«soppressione» sono stati usati principalmente anche i seguenti termini: «da
accertare» (quando a nostro avviso la morte non è certa), «cannoneggiamento»
(intendendosi per tale quello terrestre), «bombardamento aereo», «affondamento»,
«fuoco nemico», «fuoco involontario di parte amica», «condanna a morte» da parte
italiana o tedesca o jugoslava, «malattia» (se contratta in detenzione) e altre varie di
ben scarsa ricorrenza.
8. Fonti
Le fonti bibliografiche e archivistiche, dalle quali sono stati ricavati i nominativi
delle vittime, sono elencate alle pp. 250-253 e citate nelle schede nominative (pp.
263-702). Schede, testi e documenti ricavati dalle fonti disponibili sono conservati,
o in originale o in fotocopia, presso l’Archivio Museo storico di Fiume a Roma, sede
della Società di studi fiumani.
Dato che la ricerca si è protratta per oltre quattro anni, i fondi elencati si
susseguono nell’ordine in cui si è potuto consultarli.
ANKETNI LIST
Za svaku pronađenu žrtvu, kako je predviđeno 1. članom gore navedenog talijanskohrvatskog sporazuma, pristupilo se ispunjavanju anketnog lista, odnosno «istraživačkog
lista» sukladno obrascu kojeg nam je dao Hrvatski institut za povijest iz Zagreba.
Società di Studi Fiumani, Roma
Hrvatski institut za povijest - Zagreb / Istituto croato di storia - Zagabria
Projekt: Ljudski gubici Hrvatske u drugome svjetskom ratu
Progetto: PERDITE UMANE DI NAZIONALITÀ ITALIANA A FIUME E DINTORNI NEL PERIODO CHE VA
DALL’INIZIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE AL TRATTATO DI PACE DI PARIGI (1939-1947).
FOGLIO D’INCHIESTA - ANKETNI LIST
cognome
prezime
nome di padre e madre
ime oca i majke)
nome
ime
soprannome
nadimak
data, luogo e comune di nascita
datum, mjesto i općina rođenja
sesso................................................. stato civile............................................................. religione...........................................................
bračno
spol
barcno stanje
stanje
vjeroispovijest
nazionalità.................................................................................................. origine sociale............................................................................
nacionalnost
socijalno porijeklo
professione alla vigilia della guerra........................................................... durante la guerra ..................................................................
zanimaje uoči rata
u ratu
residenza alla
resudenza
alla vigilia
vigilia della
della guerra
guerra............................................................. durante la guerra ..................................................................
prebivalište uoči rata
u ratu
appartenenza politica alla vigilia della guerra......................................... durante la guerra ..................................................................
politička pripadnost uoči rata
u ratu
appartenenza a formazioni armate............................................................................................................................................................
pripadnost oružanim formacijama
internamento, prigioni, campo di concentramento................................................................................................................................
hapšenja, zatvori i logori
data, luogo e modalità della morte............................................................................................................................................................
datum, mjesto i način smrti
causa della morte..........................................................................................................................................................................................
uzrok smrti
fotografia........................................................................................................................................................................................................
fotografija
fonti (materiale di archivio)........................................................................................................................................................................
izvori (i literatura)
..........................................................................................................................................................................................................................
..........................................................................................................................................................................................................................
..........................................................................................................................................................................................................................
altre ed eventuali...........................................................................................................................................................................................
posebne napomene
..................................................................
firma del ricercatore
potpis istraživača
246
La scheda - Anketni List
Tu navodimo stavke tog posebno otisnutog obrasca, jednakog sadržaja, kojeg su
upotrebljavale dvije istraživačke grupe, navodeći uz svaku žrtvu, gdje se to smatralo
neophodnim, primijenjene kriterije, eventualne prepreke na koje se naišlo,
neizbježne adaptacije koje su primijenjene od strane istraživača prilikom konačnog
sastavljanja.
Uvodna napomena: Za pojmove bez ikakvog podataka, podrazumijeva se da nije
pronađen nikakav valjan ili vjerodostojan podatak. U najevćem broju slučaja ipak je
primijenjen pojam: «nepoznat/a» («sconosciuta/o», «ignoto/a/i/e»).
1. Prezime, ime oca i majke, ime, nadimak
U nekim smo slučajevima primijetili da isti osobni podaci mogu izgledati
različito ovisno o izvorima, i to zbog načina pisanja i zbog izgovora jednog te istog
imena u različitim jezicima (npr. talijanskom i hrvatskom). U nejasnim slučajevima
donosimo sve inačice pronađene u pregledanim izvorima.
2. Datum, mjesto i općina rođenja
Vrlo često datum rođenja nije potpun, ili se može zaključiti na temelju starosti
navedene u nekim izvorima. Kod takvih slučajeva, u bilješci stoji: «Iz statističkih
razloga, pretpostavljeni datum rođenja» ili «Pretpostavljeni datum rođenja za dan
i/ili za mjesec». Primjeri: Žrtva XXX od 22 godine starosti u trenutku smrti 1944.
godine: iz statističkih razloga, pretpostavljeni datum rođenja naveden je 31/12/1922.
Žrtva ZZZ, za čije je rođenje navedena 1930. godina, za pretpostavljeni datum
rođenja navedeni su dan i mjesec kao 31/12/1930., a u slučaju da su navedeni samo
mjesec i godina, npr. siječanj 1910., pretpostavljeni datum rođenja bit će 31/1/ 1910.
Nakon pojma «općina», na upotrijebljenom tiskanom obrascu nedostaje navod
države rođenja koju smo mi, kada smo tim podatkom raspolagali, naveli u prostoru
predviđenom za gore navedeni pojam.
3. Spol, bračno stanje, vjeroispovijest, nacionalnost, socijalno porijeklo
Pojam «bračno stanje» vrlo često će biti neispunjen. Utoliko smo na taj prostor
naveli i oznaku «nedostatak podataka» s kojom se želi istaknuti, ne samo potrebu za
daljnjim matičnim provjerama radi utvrđivanja nacionalnosti pojedinog imena, nego
ponekad i radi utvrđivanja njegovog postojanja za životu. U mnogo slučajeva, pored
toga što su nepoznati uzrok, okolnosti i vrijeme smrti (kod slučajeva gdje je
upotrebljen izričaj «nedostatak podataka»), nismo niti posve sigurni da se smrt
stvarno dogodila tijekom razdoblja koje proučavamo. Općenito, uporabu takvog
izričaja dodatno podupire i korištenje samo jednog izvora, gotovo uvijek
La scheda - Anketni List
247
bibliografskog, bez pouzdanog navođenja dokumenata, koje bi pronašli tijekom
istraživanja. Fenomen «nedostatka podataka» može se pričiniti velik (23,5%
ispunjenih anketnih listova, ili 668 imena), ali njegovim posredstvom htjeli smo,
opravdanom strogošću, dokumentirati da naš istraživački rad nije bio potpun, kako
su dvije zainteresirane strane namjeravale učiniti prema početnim planovima. Veliki
broj imena uvrštenih pod «nedostatkom podataka», mogao je biti uvelike smanjen da
je hrvatska istraživačka grupa mogla izvršiti potrebne provjere u povijesnim
matičnim knjigama pri općinama obuhvaćenih u području predviđenom projektom,
a napose u Rijeci, gdje usprkos spremnosti gradskih vlasti na punu suradnju, naišlo
se na nedostatak ljudstva i sredstava za tu svrhu. Treba nadalje reći, da po pitanju
provjera koje je talijanska istraživačka grupa trebala obaviti na vlastitom
nacionalnom teritoriju, za teret angažiranja prikladnog stručnog osoblja nije naišla ni
na kakvu mogućnost pokrića. Po tom pitanju, učestalo su ispali manjkavi čak i neki
od najvažnijih povijesnih arhiva u pogledu osoblja javnih ustanova (Ministarstvo
unutarnjih poslova, Ministarstvo obrane, itd.), ono osoblje djelatno u Rijeci i koje je
tu umrlo, nije uvijek nakon 1943. registrirano, s istim marom i s istim kriterijima
osiguranim za druge talijanske gradove.
Kod pojma «vjeroispovijest» upotrijebili smo termin «židovska» jedino s ciljem
evidentiranja iste rasne distinkcije, koja je između 1943. i 1945. dovela do
desetkovanja mjesnih židovskih zajednica (Rijeka, Sušak, Opatija), a i do stradanja
mnogobrojnih riječkih Židova, koji su potražili sklonište drugdje na talijanskom
teritoriju. U mnogo slučajeva žrtve su bile i katoličke vjeroispovijesti, ali evidencija
glede njihovog ispovjedanja vjere učinila nam se posve sporednom u odnosu na
rasnu pripadnost, koju mi nismo upotrijebili u anketnom listu, jer nije kulturno
prihvatljiva, a bila je uzrokom njihovog lišavanja života. Etničko i rasno
razvrstavanje prouzročilo je velike probleme i u pogledu podataka, koji se odnose na
pojam «nacionalnost / državljanstvo». Na razmatranom području dobivanje
talijanskog državljanstva proizlazilo je, napose u mjestima provincije, a da se ni ne
govori o kotarevima koje je Kraljevina Italija stekla nakon 1941., prije uslijed
neželjene prisile, a ne zbog slobodnog izbora zahvaćenih subjekata. I kada je
talijansko «državljanstvo» mirno i rado stečeno, ono je razlikovano od u Kraljevini
većinske nacije, diskriminirajućim terminom «inojezičan» (alloglotto), kojega se
smatralo prikladnim za obilježavanje, zbog uporabe nekog drugog jezika, etničke ili
rasne razlike. Činjenica da mnogo «Hrvata» i «Slovenaca» izgubilo živote na tom
teritoriju sudjelujući u jugoslavenskom Narodno-oslobodilačkom ratu uperenom ka
povijesnom izbavljenju vlastitih nacionalnih jedinki u okvirima federativne
republike, navelo nas je u mnogo slučajeva (u nedostatku uvjerljivo dokazne
dokumentacije) da previše brzopleto ne navedemo kao «Talijane» i one koji su pali
s legitimnim ponosom posjedovanja prava na različitu nacionalnost. Dakle, učestalo
smo koristili pojam «nepoznatog» državljanstva, kako bismo u buduće potaknuli
nova istraživanja i dodatna produbljivanja teme. Uporaba termina «talijanska» pri
definiranju «nacionalnosti / državljanstva», suprotno tome, zadržana je za desetke i
desetke ljudi, porijeklom iz Riječke provincije, koji su pali u ratu, usprkos tome što
248
La scheda - Anketni List
su govorili hrvatski ili slovenski jezik, boreći se časno i hrabro u redovima
Talijanskih oružanih snaga (Forze armate italiane).
4. Zanimanje uoči rata, zanimanje u ratu, prebivalište uoči rata, prebivalište u ratu.
I za te pojmove učestalo se koristi termin «nepoznat», te se navodi nedostatak
istraživanja u povijesnim općinskim matičnim knjigama o kojima se gore
raspravljalo. Često se na pitanje «prebivalište u ratu» odgovorilo poistovjećujući
mjesto uhićenja od strane vlasti koje su izazvale smrt s mjestom prebivališta.
5. Politička pripadnost u ratu, pripadnost oružanim formacijama.
Na prvi od navedenih pojmova nije bilo moguće dati dovoljno pouzdan odgovor.
Na tom području između 1940. i 1943. jedina javna politička pripadnost bila je ona
«fašistička», a svaka druga bila je nelegalna i tajna. U pogledu toga nismo prikupili
dovoljno dokumenata. Između 1943. i 1945. politička pripadnost se gotovo uvijek
poistovjećuje s političkim predznakom oružanih snaga kojima je pojedinac pristupio.
Što se tiče pripadnosti oružanim snagama, upotrebljene su slijedeće kratice i termini:
EI
– Esercito italiano (Talijanska vojska)
MM
– Marina militare italiana (Talijanska ratna mornarica)
AM
– Aeronautica militare italiana (Talijansko ratno zrakoplovstvo)
RSI
– Repubblica Sociale Italiana (Talijanska Socijalna Republika)
MPL
– Movimento popolare di liberazione (Narodno-oslobodilački pokret)
PS
– Pubblica sicurezza
(Javna sigurnost, ovisna od Talijanskog ministarstva unutarnjih poslova)
Finanziere – Appartenente alla Guardia di finanza italiana
(Pripadnik Talijanske financijske policije)
Carabiniere – Appartenente all’Arma italiana dei Carabinieri
(Pripadnik Karabinjerskog roda talijanske vojske)
U nekim slučajevima upotrebljene su i kratice CVL (Corpo Volontari della libertà
italiano / talijanski Korpus dobrovoljaca za slobodu) i CLN (Comitato di liberazione
nazionale italiano / Talijanski komitet za nacionalno oslobođenje), koje su upotrebljene
u izvorima kako za označavanje počitičke pripadnosti, tako i za pripadnost oružanim
snagama. U drugom slučaju, te su kratice zamijenjene sa sveobuhvatnim terminom, za
razmatrani teritorij, a glasi MPL (Movimento popolare di liberazione / Narodnooslobodilački pokret) u okviru kojega, pod isključivim vodstvom jugoslavenskih viših
struktura i pod zapovjedništvom maršala Tita, svaka vojna formacija bila ovlaštena za
djelovanje. U slučajevima za koje u konzultiranim izvorima nije dokazano
sudjelovanje u oružanim formacijama, termini RSI, MPL, CVL i CLN upotrebljeni su
i za određivanje političke pripadnosti, koju se za ista podrazumijeva.
La scheda - Anketni List
249
6. Hapšenje, zatvori i logori
Pod tim pojmom navedeno je mjesto uhićenja, te mjesto početnog zatvaranja i
druga mjesta zatvaranja nakon deportacije. U slučajevima deportiranih u Njemačku,
i kasnije deportiranih u Jugoslaviju tu je navedeno, kada je ono poznato, i mjesto
smrti, koje se nije ponavljalo kod narednog pojma «mjesto smrti», gdje je radije,
zbog statističkih potreba, navedena država kojoj gore navedeno mjesto pripada
(Njemačka ili Jugoslavija).
7. Datum, mjesto i razlog smrti, uzrok smrti, fotografija
Kod pojma «datum smrti» učestalo se navodi «pretpostavljeni datum smrti» kod
kojega smo se držali istih kriterija kao za utvrđivanje datuma rođenja; radi boljeg
razumijevanja upućujemo na točku 2). Rijetki su slučajevi za koje je dostupna i
fotografija žrtve, pa taj prostor na obrascu nismo nikada koristili. Za «mjesto smrti»,
s obzirom na veliku raznolikost mjesta koje su pružili izvori odlučili smo, radi
olakšavanja statističke obrade, uvrstiti pod ovaj pojam državu pripadnosti za svako
pojedino mjesto, te redom: pokrajinu, općinu, predio (Primjeri: Za smrt koja se
dogodila u Salcanu u Goričkoj provinciji, pisali smo «Italija, Gorica, Salcano,» za
smrt u Mariboru «Jugoslavija, Slovenija, Ljubljana, Maribor»). Međutim, općine
Trsta, Rijeke i Istre razmatrali smo izvan pripadajućih državnih okvira. Termin
«Riječka provincija» (Provincia di Fiume) podrazumjeva općine negdašnje
«Kvarnerske provincije» (Provincia del Carnaro) i kotareve anektirane nakon 1941.
Termin «Metropolski teritorij» (Territorio metropolitano) upotrebljen je isključivo za
vojnike pale unutar granica Kraljevine Italije, budući je taj termin upotrijebio
službeni izvor talijanskog Ministarstva obrane, koji nikada ne navodi općinu ili
regiju u kojoj se dogodio smrtni slučaj. Termin «bojišnica» (razvrstana po različitim
inačicama: ruska, grčka, jugoslavenska, albanska, afrička, egipatska, francuska,
korzikanska, njemačka za vojnike zarobljene u Njemačkoj, sredozemna i nepoznata
kada se ne može utvrditi) upotrebljen je za pripadnike talijanskih regularnih
formacija poput kopnene vojske, mornarice, zrakoplovstva i za formacije s njima
izjednačenim, kao što su Talijanska Socijalna Republika i Partizanske formacije
(Formazioni Partigiane), jer je službeni izvor Ministarstva obrane, na kojega se
pozivamo, po tom kriteriju razvrstao žrtve. «Razlog smrti» razvrstan je na: nepoznat,
nesretni slučaj, streljanje, ubijen/a, umro/la, nestao/la, samoubojstvo.
«Uzrok», samo zbog statističkih razloga, osim nepoznatog ili kojeg valja utvrditi,
razvrstan je u glavnom u sljedeće stavke sigurnog ili vjerojatnog ubojstva od strane:
Nijemaca, Talijana, Jugoslavena, ustaša, belogardejaca, običnih razbojnika ili
nepoznatih. Termin «umorstvo» (soppressione) učinio nam se najprikladnijim za
označavanje one želje za fizičkim uklanjanjem protivnika, koja je bila svojstvena
mnogim sukobljenim stranama, koje su učestalo između 1943. i 1948., ne
ograničavajući se na samom ubojstvu, široko primjenjivale brižno sakrivanje ili
250
La scheda - Anketni List
uništavanje leševa, kako ne bi ostalo nikakvog spomena od neprijatelja. Pored
«umorstva», upotrijebljeni su u glavnom i sljedeći termini: valja utvrditi (kada po
našim saznanjima smrt nije sigurna), topničko djelovanje / cannoneggiamento
(podrazumjevajući pod tim ono kopneno), zračno bombardiranje, potapanje,
neprijateljska paljba, nenamjerna paljba prijateljske strane, osuda na smrt od
talijanske, njemačke ili jugoslavenske strane, bolest (ako je dobivena u zatvoru) i
neki drugi vrlo rijetko zastupljeni.
8. Izvori - Fonti
Tekstovi i dokumenti dobiveni iz izvora, koji su postali dostupnima, sačuvani su
u izvorniku ili u preslici Povijesnom arhivu i muzeju Rijeke (Archivio museo storico
di Fiume) u Rimu, sjedištu Društva za riječke studije.
Iztraživanje je trajalo više od četiri godina i nije se moglo fondove klasificirati za
redom.
(1) PAPO L., Albo d’Oro, l’Istria e le sue foibe, Trieste, Unione degli Istriani, 1990.
(2) LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO, Albo dei caduti di Fiume dal Risorgimento
all’ultimo conflitto, Padova, Basioli, 1984.
(3) Archivio privato La Perna / Privatni Arhiv La Perna.
(4) CENTRO DI RICERCHE STORICHE DI ROVIGNO, Archivio storico / CENTAR ZA
POVIJESNA ISTRAŽIVANJA U ROVINJU, Povijesni arhiv.
(5) Elenco parziale dei caduti italiani a Fiume 1940-47, a cura di M. Sobolevski /
Privremeni popis umrlih talijana u Rijeci 1940.-1947. M. Soboleskog.
(6) MINISTERO DELLA DIFESA, I DIVISIONE STATO CIVILE E ALBO D’ORO, Elenchi
soldati italiani caduti in Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia nel II conflitto
mondiale / MINISTARSTVO TALIJANSKE ODBRANE, DIVIZIJA BRAčNO STANJE I
ZLATNI ALBUM, Popis talijanskih vojnika pali u Julijskoj Krajnu, u Rijeci i u
Dalmaciji Drugi svijetski rat.
(7) CROCE ROSSA ITALIANA (Roma), Archivio storico / TALIJANSKI CRVENI KRIŽ
(Rim), Povijesni Arhiv.
(8) CROCE ROSSA ITALIANA (Trieste) / TALIJANSKI CRVENI KRIŽ (Trst).
(9) ARCHIVIO DI STATO DI FIUME, Prefettura, Comitato Popolare, Pretura,
Tribunale del Gorski kotar / DRŽAVNI ARHIV U RIJECI, Prefektura,
Narodnoslobodilački odbor, Sud za Gorski kotar.
(10) BUTOROVIć R., Sušak i Rijeka u Nob, Rijeka, Tipograf, 1975.
(11) MUSEO STORICO DELLA GUARDIA DI FINANZA, La Guardia di Finanza sul
Confine Orientale 1918-54, Torino, Paravia, 1997.
(12) Segnalazioni alla Società di studi fiumani su cittadini di religione ebraica da
parte di privati / Privatne dojave Židova Società studi fiumani.
(13) «Difesa Adriatica», organo di stampa ufficiale dell’Associazione Nazionale
Venezia Giulia e Dalmazia / SluŽbeno glasilo Nacionalno udruge Julijske
Krajne i Dalmaciju.
La scheda - Anketni List
251
(14) «La Vedetta d’Italia», Fiume 1944-45.
(15) DASSOVICH M., Proiettili in canna, Trieste, LINT, 1995.
(16) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Ministero dell’interno, DGPS, AAGGRR,
cat. A5G, II guerra mondiale, b. 60 / TALIJANSKI SREDIšNJI DRŽAVNI ARHIV,
Ministarstvo unutarnjih poslova, DGPS, AAGGR, cat. A5G, Drugi svijetski rat,
k. 60.
(17) RAZZI F., Lager e foibe in Slovenia, Vicenza, Vicentina, 1972.
(18) ARMATA JUGOSLAVA, Archivio storico (Belgrado) / JUGOSLAVENSKA ARMIJA,
Istorijski arhiv (Beograd).
(19) CORTE SUPREMA MILITARE (Belgrado), Archivio storico / VRHOVNI VOJNI SUD,
Istorijski Arhiv (Beograd).
(20) Numero non utilizzato / Ne upotrebljen.
(21) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Ministero dell’interno, Segreteria
particolare del capo della polizia Senise, RSI, 1944-45 / TALIJANSKI SREDIšNJI
DRŽAVNI ARHIV, Ministarstvo unutarnjih poslova, Tajništvo šefa policije
Senise, RSI, 1944.-45..
(22) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Comando generale dei Carabinieri, 194344, b. 9 / TALIJANSKI SREDIšNJI DRŽAVNI ARHIV, Glavni štab Karabinijera,
1943.-44., k. 9.
(23) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Ministero dell’interno, DGPS, AAGGRR,
cat. A/R, (Attività ribelli) 1943-45, b. 5 / TALIJANSKI SREDIšNJI DRŽAVNI ARHIV,
Ministarstvo unutarnjih poslova, DGPS, AAGGRR, cat. A/R (Aktivnost
buntovnika) 1943.-45., k. 5.
(24) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, RSI, Guardia nazionale repubblicana, b.
31 / TALIJANSKI SREDIšNJI DRŽAVNI ARHIV, RSI, Republikanska nacionalna
garda, k. 31.
(25) «La Voce del Popolo» Fiume / Rijeka, 1945-50. Vedi / vidi (42).
(26) «L’ultima crociata», notiziario caduti e dispersi RSI / Vjesnik palih i nestalih RSI.
(27) MORGANI T., Ebrei di Fiume e di Abbazia (1441-1945), Roma, Carucci, 1979
(28) ARCHIVIO MUSEO STORICO DI FIUME, (Roma), Comunità israelitica di Fiume /
ARHIV I POVIJESNI MUZEJ RIJEKE (Rim), Židovska zajdenica Rijeke. Vedi / vidi
(45), (48).
(29) ARCHIVIO DI STATO DI FIUME, Commissione crimini di guerra / DRŽAVNI ARHIV
U RIJECI, Komisija za utvrđivanje ratnih zločina.
(30) MINISTERO DELL’INTERNO, DIREZIONE GENERALE PUBBLICA SICUREZZA, Archivio
Affari del Personale / MINISTARSTVO UNUTARNJIH POSLOVA, GLAVNO
RAVNATELJSTVO JAVNE SIGURNOSTI, Arhiv Osoblja.
(31) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, PCM, Gab., 1944-47 / TALIJANSKI SREDIšNJI
DRŽAVNI ARHIV, PCM, Gab., 1944.-47..
(32) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, PCM, Gab., 1948-50 / TALIJANSKI SREDIšNJI
DRŽAVNI ARHIV, PCM, Gab., 1948.-50..
(33) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, PCM, Gab., 1951-54 / TALIJANSKI SREDIšNJI
DRŽAVNI ARHIV, PCM, Gab., 1951.-54..
252
La scheda - Anketni List
(34) ARCHIVIO DI STATO DI FIUME, Comitato popolare cittadino, Corrispondenza
OZNA / DRŽAVNI ARHIV U RIJECI, Gradski narodnoslobodilački odbor,
korespondencija OZNE.
(35) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Ministero dell’interno, Gab., 1944-46, b.
101, Relazione di Giuseppe Hamerl ultimo reggente della Questura di Fiume /
TALIJANSKI SREDIšNJI DRŽAVNI ARHIV, Ministarstvo unutarnjih poslova, Gab.,
1944.-46., k. 101, Izvješče Giusepea Hamerla, poslijedneg zapovjednika
Riječke kvesture.
(36) PICCIOTTO FARGION L., Il Libro della memoria, Milano, Mursia, 1991.
(37) CIMITERO COMUNALE DI FIUME / GRADSKO GROBLJE RIJEKE, Registri, 1939-49,
vol. I / Matićna knjiga 1939.-49., knj. I. Vedi / vidi (38), (41).
(38) CIMITERO COMUNALE DI FIUME / GRADSKO GROBLJE RIJEKE, Registri, 1939-49,
vol. II / Matićna knjiga 1939.-49., knj. II. Vedi / vidi (37), (41).
(39) ARMATA JUGOSLAVA, Archivio storico (Belgrado), Prigionieri italiani, fondo
non rubricato e non catalogato / JUGOSLAVENSKA ARMIJA, Istorijski arhiv
(Beograd), Talijanski zarobljenici, građa nije sređena i popisana.
(40) GUARDIA DI FINANZA, UFFICIO STORICO, Comando generale / FINANCIJSKE
POLICIJE, POVIJESNI URED, Glavni Štab.
(41) CIMITERO COMUNALE DI FIUME / GRADSKO GROBLJE RIJEKE, Registri 1939-49,
vol. III / Matićna knjiga 1939.-49., knj. III. Vedi / vidi (37), (38).
(42) «La Voce del Popolo», Fiume / Rijeka 1990-96. Vedi / vidi (25).
(43) MARTINI L., Parlano i protagonisti. Memorie e documenti raccolti per una
storia di Fiume nella Lotta popolare di liberazione fino al 1943, Rovigno.
Centro di ricerche storiche di Rovigno - Unione degli Italiani dell’Istria e di
Fiume, 1976.
(44) SOCIETÀ DI STUDI FIUMANI - ASSOCIAZIONE PER LA CULTURA FIUMANA, ISTRIANA
E DALMATA NEL LAZIO, Il tributo fiumano all’Olocausto, Roma, Spoletini, 1998.
(45) ARCHIVIO MUSEO STORICO DI FIUME (ROMA), Vittime I / ARHIV I POVIJESNI
MUZEJ RIJEKE (Rim), Žrtve I. Vedi / vidi (48).
(46) ARMA DEI CARABINIERI, UFFICIO STORICO (Roma) / KARABINJERSKI ROD,
POVIJESNI URED (Rim).
(47) ARCHIVIO DI STATO DI ZAGABRIA, Fiume / HRVATSKI DRŽAVNI ARHIV U ZAGREBU,
Rijeka.
(48) ARCHIVIO MUSEO STORICO DI FIUME (ROMA), Vittime II / ARHIV I POVIJESNI
MUZEJ RIJEKE (Rim), Žrtve II. Vedi / vidi (45).
(49) ISTITUTO REGIONALE DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NEL FRIULI VENEZIA
GIULIA (Trieste), Archivio storico / REGIONALNI INSTITUT ZA OSLOBODILAčKI
POKRET (Trst), Povijesni arhiv.
(50) FLEGO B. - PAOLETIć O., Elenco dei deceduti dell’Istria, Fiume, Isole, Zara,
Litorale sloveno nei campi di sterminio nazisti 1943-45 / Popis stradalih iz
Istre, Rijeke, otoka, Zadra i Slovenskog primorja u nacističkim logorima, Pola
/ Pula, 1978.
La scheda - Anketni List
253
(51) ARCHIVIO DI STATO DI ZAGABRIA, OZNA Fiume / HRVATSKI DRŽAVNI ARHIV U
ZAGREBU, OZNA Rijeke.
(52) Grobnički Zbornik, Rijeka 1996..
(53) «Službeni list», Oblasni narodni odbor / «Bollettino Ufficiale», Comitato
popolare territoriale, Rijeka - Fiume 1946-47.
(54) ARCHIVIO DI STATO DI FIUME, Comune di Fiume, Registri atti di morte /
DRŽAVNI ARHIV U RIJECI , Opčina Rijeke, Matićna knjiga umrlih.
(55) SCOTTI G. - GIURICIN L., Rossa una stella, Rovigno, Centro ricerche storiche
Rovigno, 1975.
(56) BRESSAN A. - GIURICIN L., Fratelli nel sangue, Fiume, Edit, 1964.
(57) Zlatni pir NK Klana, Rijeka 1981.
(58) Radnici rafinerije na staši revoluciji, Zagreb 1985.
(59) HOST VENTURI N., L’impresa fiumana, Roma, Volpe, 1976.
(60) ROMANO J., Židovi u Jugoslaviji 1941.-45., žrtve genocidi i sudionici Narodno
oslobodilačkog odbora, Beograd 1980.
(61) SCOTTI G., Giovanni Duiz, Compagno John, Rovigno, Centro ricerche storiche
Rovigno, 1988.
(62) ZUGIć T. - MILIć M., Jugosloveni u koncentracijonom logoru Auschwitz 1941.45., Beograd 1989.
(63) Zbornik II. Sektor obalne mornarice Narodnoslobodilačke vojske Jugoslavije,
Beograd 1976.
(64) «Glas Primorja», Sušak 1944.
(65) Naši španjolski dobrovoljci, Rijeka - Rovinj 1988.
(66) Zbornik Grobnišćina u radničkom pokretu i revoluciji, Rijeka 1981.
(67) ANTIć V. - ČARGONJA A. - KOVAčIć J., Prva istarska partizanska ćeta, Rijeka
1972.
(68) Trsat od davnih do današnjih dana, Rijeka 1982.
(69) CAROLINI S., Pericolosi nelle contingenze belliche. Internati dal 1940 al 1943,
Roma 1987.
(70) SOBOLEVSKI M., Divizijske novine 13° Primorsko goranske udarne divizije,
Rijeka 1978.
(71) BARTOLI G., Le deportazioni nella Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia,
Trieste 1961.
ELENCO PROVVISORIO VITTIME PRESUNTE
Elenco di nominativi di presunte vittime, tratti da diverse fonti, per i quali la
mancanza di dati ma, a volte, anche la difformità tra quelli disponibili hanno
sconsigliato, per ora, il loro inserimento nell’elenco conclusivo. Si auspica una ulteriore
attività di ricerca e la collaborazione di quanti possono essere ancora in grado di fornire
adeguati elementi valutativi, ora a noi mancanti, al fine di un futuro aggiornamento
dell’opera, per utilizzarli al meglio nell’elenco definitivo o per provvedere alla loro
cancellazione qualora non fossero pertinenti al tema della ricerca.
Nell’elenco sono compresi anche nomi di persone, decedute dopo il 1948 (pur
non rientrando queste ultime nei limiti cronologici del nostro progetto), nomi di
quanti, pur essendo stati segnalati come vittime in altre fonti, riteniamo siano
deceduti per cause non del tutto compatibili con gli scopi della ricerca e, infine, nomi
di quanti sono risultati di incerta nazionalità o con una disponibilità di dati utili non
sufficiente al fine di poter sostenere con ragionevole certezza una nazionalità diversa
da quella italiana.
*
PRIVREMENI POIMENIČNI POPIS VJEROJATNIH ŽRTAVA
Popis žrtava koje valja pobliže utvrditi nisu prikladne. Popis imena
pretpostavljenih žrtava dobivenih iz različitih izvora i za koje nedostatak
podataka nije omogućio uporabu obrasca upotrebljenog u statističke svrhe.
Poželjna je daljnja istraživačka djelatnots i suradnja onih koji mogu biti u stanju
pružiti osnovne vrijednosne elemente koji posve nedostaju za završetak našeg
rada. Popisom su obuhvačena i imena onih, umrlih nakon 1948. koji ne ulaze u
kronološke okvire našeg istraživačkog projekta te onih koje, iako su označeni kao
žrtve u drugim izvorima, smatramo umrlima uslijed uzroka koji ne ulaze u temu
koju smo ugovorili za naš rad, i nije im se moglo potvrditi nacionalnost.
N° 112 nominativi - imena
Arcangelo Antonio, nato a Fiume. Disperso nel 1944. Fonti (1)(2)
Arrigoni Neri Angelo di Ambrogio, guardia PS a Lubiana, ucciso da partigiani
jugoslavi il 19/3/1943. Fonte (71)
Assalanna (nome mancante), residente Fiume, arrestato nel maggio 1945, disperso.
Fonte (2)
256
Vittime presunte - Vjerojatne žrtve
Babich Giovanni di Giovanni e Maria, nato a Fiume il 13/2/1923, croato, morto a
Neuengamme (Germania) per malattia. Fonti (5)(29)(54)
Balsamo (nome mancante), residente a Mattuglie, ufficiale EI, MVSN, arrestato e
scomparso nel 1943. Fonte (2)
Battaja Milutin, meccanico ai Cantieri navali, deceduto in Germania nel 1944.
Fonte (1)
Bellu o Belu Giuseppe, nato a Fiume disperso nel 1945. Fonte (4)
Benas Giovanni, nato a Fiume, deportato dopo il 3/5/1945, disperso. Fonte (71)
Berini Boris, nato a Fiume, ucciso dagli jugoslavi nel 1948. Fonte (71)
Billinich (nome mancante), nato a Fiume, residente a Fiume, morto il 18/9/1943.
Fonte (1)
Bissaro Aroldo, nato a Fiume. Fonte (4)
Blasevich o Blazevic Pietro o Petar, nato a Fiume, croato, fucilato da tedeschi a
Fiume il 28/4/1945. Fonte (4)
Bobek Antonio di Antonio e Gherbaz Maria, nato a Zamet il 21/4/1897, croato,
deportato a Dachau e ivi deceduto il 6/5/1945. Fonti (1)(2)(4)
Bonini (nome mancante) da Abbazia, guardia giurata, prelevato da partigiani dopo
l’8/9/43 a Pogliane, disperso. Fonte (2)
Bosich o Bozich Vittorio o Viktor, nato a Fiume il 24/3/1928, croato, MPL, deportato
a Werden (Germania) e ivi deceduto nel 1945. Fonti (1)(2)(5)(47)
Bradičić Giovanni di Antonio e Amalia Grzetić, nato a Trieste il 10/11/1918, croato,
MPL, fucilato a Fiume per furto e rapina il 7/5/1945. Fonte (25)
Bratogna o Bratonja Vera (Irina), nata a Fiume o Pola il 24/8/1922, croata, MPL,
deceduta a San Sabba (Trieste) il 4/4/1945. Fonti (4)(49)(29)
Brenner Pietro di Giuseppe e Luisa, nato a Pitomaca il 20/5/1906, deportato e
deceduto a Mauthausen il 9/5/1945. Fonte (5)
Brussich Giuseppe, nato a Fiume il 13/12/1910, croato, MPL, caduto in combattimento
a Dolenje il 2/9/1944. Fonti (4)(25)(55)(18)
Calabota Giovanni, nato a Fiume. Fonte (4)
Calcich o Kalcich Ferdinando, nato a Riva Valsantamarina (Fiume) il 22/7/1884,
croato, deportato a Dachau e ivi deceduto nel 1945. Fonti (2)(47)
Canella Andrea, carabiniere, catturato dai partigiani a Pogliane (Abbazia), disperso
o arruolato. Fonte (20)
Capozzi Pasquale o Giovanni di Michele, nato a Udine il 24/7/1916, RSI 3° Rgt,
tenente, catturato a Fiume e deceduto in Jugoslavia nel 1952. Fonte (1)
Carbagnoli Pietro, prigioniero in Jugoslavia nel 1946, disperso (?). Fonte (18)
Cargonia Mario, madre Alba, nato a Grobniko il 15/8/1920, croato, fabbro, residente
a Fiume, scomparso in Lika dopo il 9/5/1945. Fonte (5)
Cimini Emilio, di Virgilio, nato a Milano nel 1917, residente a Fiume, AM, deceduto
nel 1940 per malattia contratta in servizio. Fonte (2)
Civini (nome mancante), da Fiume, arrestato nel maggio 1945, disperso. Fonte (2)
Vittime presunte - Vjerojatne žrtve
257
Cocco Lina, residente a Fiume, arrestata dai tedeschi nel giugno del 1944 e rilasciata,
moglie del presidente del Tribunale di Fiume, sarebbe deceduta nel maggio del
1945 per choc dovuto agli interrogatori subiti. Fonte (2)
Cometa (nome mancante), da Villa del Nevoso, RSI già 61ª Leg. Camice Nere,
disperso dopo 8/9/43. Fonte (2)
Corizzi Romano. Fonte (4)
Crenovich (nome mancante), RSI, sottotenente, 8° Rgt Bersaglieri, caduto in Friuli,
ottobre 1944. Fonte (1)
Cressevich Antonio, nato a Fiume, fucilato dopo il 1948 per aver favorito espatri
clandestini. Fonte (1)
Crnić Alojz o Lojzo, falegname ai Cantieri navali, arrestato dai tedeschi e disperso
nel 1944. Fonte (1)
Cugnali Ferruccio, nato a Fiume. Fonte (4)
David Antonio, nato a Dignano, podestà, RSI, 2° Rgt Istria, fucilato a Tersatto il
22/12/1945. Fonte (1)
Demaico Giuseppe, nato a Fiume, forse del MPL. Fonte (4)
Dermini Giuseppe, nato a Fiume, forse del MPL. Fonte (4)
Don Marcellino, nato ad Abbazia, benedettino, cappellano dell’Ospedale militare,
disperso nel 1945. Fonte (71)
Dorcich Carlo, alias Nerino, nato a Fiume, forse del MPL. Fonte (4)
Drinkovich o Drincovich Maria, nata nel 1909 nei dintorni di Fiume, croata,
deceduta in Germania, Belsen, nel 1944. Fonti (9)(47)
Duiz Amedeo di Giovanni, nato a Fiume il 16/4/1913, sloveno, MPL, deportato a
Natzweiler e ivi deceduto il 13/1/1945. Fonti (1)(2)(4)(9)(47)(50)
Duiz Guido, nato a Fiume, forse del MPL. Fonte (4)
Fabec Franc, nato il 17/10/1906 a Fontana del Conte (Fiume), sloveno, deportato e
morto a Dachau il 10/5/1945. Fonti (1)(4)(5)(50)
Frank Dragutin, forse ucciso dai tedeschi nel 1944. Fonte (1)
Frank Stanko, nato a Zamet il 25/4/1924, croato, forse ucciso dai tedeschi nel 1944.
Fonti (1)(5)
Gallini (nome mancante), milite RSI, catturato a Sappiane il 6/5/1945 e disperso.
Fonte (1)
Gasparini Dante, nato a Pisino, milite EI Milizia confinaria a Fiume, ucciso nel
maggio 1945. Fonte (1)
Ghezzi Francesco Mario di Luciano e Giulia Sampietro, nato a Cetraro (CS) il
3/2/1920, finanziere Brigata S. Nicolò, morto a Fiume il 27/8/1942 per
appendicite acuta. Fonte (40)
Granchelli (nome mancante), finanziere, residente Fiume, deportato a Cirkvenica,
maggio 1945, disperso. Fonte (1)
Grubelli (nome mancante), nato a Fiume, RSI, 3° Rgt Fiume, ucciso nel maggio
1945. Fonte (1)
258
Vittime presunte - Vjerojatne žrtve
Gudac Zvonimiro, nato a Fiume il 16/9/1908, residente a Ičići e membro del MPL,
morto a Fiume per malattia nel 1945. Fonte (25)
Hlaca Venceslao di Martino, nato a Drenova Kablari il 13/9/1921, croato, fucilato dai
tedeschi a Fiume il 4/4/1945. Fonti (9)(29)(5)(54)
Hrvatin Alberto di Francesco e Giuseppa Pohl, nato a Fiume il 20/3/1906, croato,
arrestato a Fiume e soppresso dagli jugoslavi a Ogulin il 14/5/1945. Fonti
(5)(54)(29)
Jardas Miro, croato, fucilato dai tedeschi per rappresaglia a Cosala - Fiume il
9/9/1944. Fonte (42)
Jarman Bruno, nato a Fiume, operaio ai Cantieri navali. Fonte (4)
Jelacich Lidia, nata a Fiume. Fonte (4)
Jurman Romano, nato a Fiume, operaio ai Cantieri navali. Fonte (4)
Justin (nome mancante), nato a Fiume nel 1920, deceduto nel 1943 nei dintorni di
Roma. Fonte (2)
Kindle Massimiliano, nato a Vaduz, arrestato nel maggio 1945, deceduto nel carcere
di Maribor nel 1948. Fonti (2)(9)
Konig (nome mancante), salumiere residente a Fiume, arrestato nel maggio 1945,
disperso. Fonte (2)
Kregar Alberto, nato a Fiume, autista delle poste di Fiume, arrestato nel maggio
1945, disperso. Fonte (2)
Kucich o Kičić Lino, nato a Fiume il 6/5/1873, croato, ucciso durante un
cannoneggiamento jugoslavo a Fiume il 28/4/1945. Fonti (1)(5)
Lenhardt Delimir di Anton Juretić e Modesta, nato a Sušak il 28/1/1912, croato, ucciso
dagli jugoslavi in Provincia di Fiume quale spia dell’OVRA nel 1943. Fonte (18)
Macchi (nome mancante), nato a Fiume, arrestato a Trieste nel maggio 1945,
deportato e disperso. Fonte (2)
Majorano (nome mancante), carabiniere, residente a Fiume, catturato e fino al 1946
prigioniero a Skopje. Fonte (1)
Manzi Leonardo di Luigi e Maria Rotundo, nato a Fiume il 3/7/1937, ucciso a Trieste
dalla Polizia civile agli ordini degli inglesi il 5/11/1953. Fonti (1) (2)
Marras Giovanni, nato a Fiume. Fonte (4)
Marussi Giovanni, nato a Fiume, deceduto in carcere (asserito suicidio) nel 1947.
Fonte (71)
Matera (nome mancante), nato a Fiume, arrestato nel maggio 1945, disperso.
Fonte (2)
Medda (nome mancante), RSI Fiume, ucciso a Fiume nell’aprile 1945 in
un’imboscata partigiana. Fonte (1)
Medvedici Desiderio, nato a Fiume, forse del MPL, disperso nel 1945. Fonte (4)
Napolitano Antonio, nato a Fiume, arrestato dall’OZNA nel 1945, disperso. Fonte (71)
Paolato Luigi di Govanni, nato a Fiume o a Capodistria, maresciallo EI in congedo,
disperso dal 9/5/1945. Fonte (1)
Vittime presunte - Vjerojatne žrtve
259
Paravich Antonio, studente, nato a Fiume nel 1927, disperso nel 1951. Fonte (1)
Pavlinić Stanko di Michele e Nikuličić Fannj, nato a Sušak il 23/7/1906, fucilato
dagli italiani in Provincia di Fiume nel 1942. Fonte (21)
Penso Mario, nato a Fiume nel 1901, capo magazziniere ROMSA, arrestato nel
maggio 1945 e deceduto in carcere nel 1948. Fonti (2)(3)
Persich Rodolfo di Vincenzo, nato a Drenova il 15/1/1915, croato, deportato in
Germania, ivi deceduto nel 1944. Fonti (9)(5)(54)
Peteani Stefano, Fiume, arrestato forse a Trieste ai primi di maggio 1945 e tradotto
a Borovnica, probabile soppressione da parte jugoslava dopo maggio 1945.
Fonti (45)
Pilepić Riccardo di Francesco e Antonia Superina, nato a Fiume il 9/9/1907, croato,
MPL, fucilato per furto e rapina a Fiume il 7/5/1945. Fonte (25)
Pisturich o Piskurich Mario o Mirko, nato a Tersatto il 11/7/1920, croato, deportato,
morto in Germania per malattia. Fonti (9)(2)(4)(1)(68)(47)(50)
Podobnik Giuseppe, n. 19/11/1920, Castelnuovo d’Istria, EI, 90° Fanteria, deceduto
nel campo 160 Suzdal (?). Fonte (1)
Pozzolini (nome mancante), RSI, Xª MAS, deportato a Villa del Nevoso e Sušak
dopo maggio 1945. Disperso. Fonte (1)
Prospero Giuseppe di Giuseppe e Stefania, nato a Fiume il 23/7/1928, croato, MPL,
fucilato da italiani a Trieste il 5/8/1944. Fonti (1)(5)(4)(10)(54)(47)(29)(56)(53)
Riboni Mario, nato a Fiume, ucciso a Sesana mentre tentava l’espatrio clandestino
nel 1948. Fonte (2)
Ricchetti (nome mancante), Carpi (Modena), residente a Fiume, EI, ucciso a
Borovnica il 31/8/1945. Fonte (2)
Riosa Gastone di Gaudenzio e Anna Maria, nato a Gallignana (Novara) il 5/11/1925,
fucilato a Tersatto nel 1948 per aver favorito espatri clandestini. Fonte (2)
Rivari Vladimiro di Ladislao, nato ad Abbazia, probabile soppressione da parte
jugoslava il 30/6/1948 ad Abbazia. Fonti (2)(3)
Sabatti Giuseppe di Giuseppe e Ritossi Antonia, nato il 28/3/1925 a Visinada,
RSI, 2° Rgt Istria, infoibato con altri nei pressi di Fiume dopo il 3/5/1945.
Fonte (1)
Saraceni Tommaso, di Antonio, arrestato a Trieste l’1/5/1945 e tradotto a Fiume,
probabile soppressione da parte jugoslava dopo il maggio 1945. Fonte (45)
Scala Luigi, nato a Fiume, disperso nel 1943. Fonte (2)
Scaramelli Umberto, nato a Fiume nel 1930, morto il 20/2/1945. Fonte (1)
Scattaglia (nome mancante), Fiume, RSI, VIII Btg costiero, disperso dopo maggio
1945. Fonte (1)
Scipione (nome mancante), finanziere, Fiume, dopo maggio 1945 deportato a
Crikvenica, disperso. Fonte (1)
Scrobogna Claudio, nato e residente a Fiume, disperso nel 1944. Fonte (4)
Sergi Valentino, nato a Fiume. Fonte (4)
260
Vittime presunte - Vjerojatne žrtve
Sicchè Francesco, funzionario del dazio a Drenova, fucilato nel settembre 1945.
Fonte (1)
Sikić Natale di Filippo, detto Božo, nato a Fiume il 19/12/1898, croato, fucilato da
jugoslavi a Tersatto il 19/5/1945. Fonte (25)
Simcich Carlo di Giovanni, nato a Fiume il 1/8/1926, sloveno, deportato ad Augusta
e ivi deceduto nel 1944. Fonti (1)(9)(5)(47)
Simkovics o Sinkovic (nome mancante), ebrea di Sušak, deportata in Germania.
Fonte (44)
Sincich Leone, nato a Fiume. Fonte (4)
Smeli Clemente, di Vittorio e Giovanna Klesmik, croato, nato a Fiume il 20/11/1899,
fucilato a Fiume il 7/5/1945 per furto e rapina. Fonte (25)
Smerdel o Smerdelj Giuseppe o Josip di Josep, croato, nato a Sušak il 8/3/1921,
morto a Dachau 6/3/1945. Fonti (1)(5)(50)
Sosić o Sesić Amalia, nata a Castua, croata, morta a Trieste il 22/1/45, fucilata dagli
italiani. Fonti (1)(10)
Sposta Mario, nato a Trieste il 27/8/1899, fotografo della Questura di Fiume,
deportato nel carcere di Maribor e ivi deceduto nel 1948. Fonti (2)(3)(35)
Springhetti Stefania, nata a Fiume nel 1885, dispersa nel 1945. Fonte (1)
Stefan Severino, nato a Fiume, arrestato il 16/6/1949 e disperso in Jugoslavia. Fonti
(2)(3)
Stifancich Carlo di Martino e Gulich Stefania, nato a Fiume il 4/6/1922, deceduto in
mare in espatrio clandestino il 17/5/1952. Fonti (2)(3)
Superina Giovanni di Giuseppe, nato a Fiume nel 1923, ucciso in Istria nel 1948
mentre tentava di espatriare clandestinamente. Fonte (2)
Susani (nome mancante), RSI, III Cp, XVII Btg costiero, caporal maggiore, disperso
dopo maggio 1945. Fonte (1)
Susani Jovo, calderaio ai Cantieri navali, catturato dai tedeschi e disperso nel 1943.
Fonte (1)
Švalba Vid o Vladimiro di Ante e Ada de Emili, nato a Fiume il 22/4/1905, croato
MPL, caduto a Castua il 14/7/1944. Fonti (1)(5)
Svich Domenica, nata a Fiume. Fonte (4)
Svich Giuseppe, nato a Fiume. Fonte (4)
Tilio Persico, nato a Fiume. Fonte (4)
Tomlienović o Tomljanović Caterina, nata a Ledenize di Volosca l’1/1/1913 sarebbe
morta a Trieste, Risiera di San Sabba il 21/6/1945, data improponibile perché
Risiera non più agibile. Fonte (1)
Tommasini Bozidar, nato a Fiume. Fonte (4)
Trami (nome mancante), nato a Fiume, maresciallo dei carabinieri, ucciso
nell’ottobre 1944 da partigiani. Fonte (4)
Tuchtan Leopoldo, di anni 74, nato a Fiume, impazzito a causa dell’arresto del figlio
Leopoldo nel 1948 e deceduto in manicomio nel 1949. Fonte (1)
Vittime presunte - Vjerojatne žrtve
261
Vajs o Weiss (donna, nome mancante) di Samuel, nato 1889, ebrea di Sušak,
deportata nel 1944 in Germania. Fonte (18)
Venuto (nome mancante), RSI, XVII Btg costiero, sergente, disperso dopo maggio
1945. Fonte (1)
Verde (nome mancante), residente a Fiume, maresciallo, 8° Rgt Milizia RSI, disperso
nel 1944. Fonte (1)
Visinko Carlo di Pietro, nato a Fiume, arrestato nel 1946 e deceduto a Maribor il
18/7/1948. Fonte (2)
Vitelli Nevio di Arturo, nato a Fiume il 8/3/1928, reduce da Dachau e morto per
malattia ivi contratta a Pallanza. Fonti (2)(4)(5)(50)
Viti Igino, nato a Fiume, sottotenente EI, disperso tra il 1940 e il 1943. Fonte (1)
Vitich Giuseppe, nato a Fiume, disperso dopo l’8/9/1943. Fonte (2)
Vivoda Umberto, nato a Fiume, residente a Fiume, disperso nel 1944. Fonte (4)
SCHEDE VITTIME ACCERTATE
ANKETNI LISTOVI POTVRDENIH ZRTAVA
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Causa
Modalità di morte
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Aceto
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Causa
Modalità di morte
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Achillich
Antonio
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Adam
Angelo
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Causa
Modalità di morte
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI Marina Sottocapo
31-05-1945
Provincia Fiume - Villa del Nevoso
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(1)
Data di morte presunta per giorno.
Veglia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI Rgt. M.D.T.
31-12-1945
Istria
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno e mese.
Disperso dopo l’occupazione titina
20-04-1888
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Operaia
Rientrato a Fiume dopo l’8/9/43 viene arrestato e deportato a Dachau; sopravvissuto,
rientrò a Fiume nel lug. 45
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Soppressione da parte jugoslava
(2)
Venne arrestato da jugoslavi il 4/12/45 insieme
alla moglie; il giorno dopo anche la figlia
Zulema - Della famiglia Adam non si seppe più
nulla. Data di morte presunta a fini statistici
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Causa
Modalità di morte
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Adam
Zulema
Angelo
Stefancich Ernesta
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Causa
Modalità di morte
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Adami
Celso
Ferdinando
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Causa
Modalità di morte
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Adriano (Adriani)
Raimondo
Antonio
Giuseppa Coreno
31-12-1928
Nubile
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
31-12-1945
Jugoslavia
Dispersa
Soppressione da parte jugoslava
(2)
Arrestata a Fiume dalla polizia jugoslava essendosi recata a chiedere notizie del padre
Angelo e della madre con lui arrestata. Date
nascita e morte presunte a fini statistici
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
16-12-1940
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento M/n Bonzo
(2)
23-11-1922
Corno Ausonia
Frosinone
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Finanziere in servizio in Abbazia
21-09-1944
Italia (tra Brescia e Udine)
Disperso
Ignota
(1)(2)(40)
da quest’ultima fonte è tratta la data della
morte in (1) risulterebbe ucciso ad Abbazia il
21-09-1944 in (2) risulta ucciso a Fiume dopo il 3/5/1945
264
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Africh
Giovanni
29-08-1922
Mattuglie
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - C. di ed Enti Vari ftr. - arma
Fanteria
20-02-1943
Territorio metropolitano
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Agnelli
Angelo
Giuseppe
16-02-1912
Laurana
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - grado S.T.V. - nave Augusta - arma
Stato Maggiore
12-11-1940
Mare Mediterraneo Centrale
Disperso in combattimento
Affondamento nave
(6)
Agnelli
Giuseppe
17-12-1922
Laurana
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - grado G.M. - nave Settembrini - arm
Stato Maggiore
15-11-1944
Mare Oceano Atlantico
Disperso in combattimento
Affondamento
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Agostini
Giorgio
Giuseppe
Devetak Idia
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Aguilia o Aguila
Francesco
Giuseppe
Teresa
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Alberti
Luigi
Emilio
Maria Stassic
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
14-05-1924
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI
25-12-1944
Italia - Prov. Gorizia - Casali Mesto
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(1)(2)(6)
Proposto Medaglia d’oro al V.M.
18-03-1896
Palermo
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI Tenente
Processato dal Tribunale Militare di Ogulin
27-11-1945
Ignoto
Fucilazione
Condanna a morte da parte jugoslava
(5)(54)
08-01-1913
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. Ten. Fanteria Intendenza 2ª arm. Sussa
Prigioniero in Jugoslavia nel 1946
Morte non accertata
31-12-1946
Jugoslavia (?)
Ignote
Da accertare
(18)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Alcaro
Ettore
Bruno
10-05-1922
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - S. capo - nave Scirocco - unità torpediniere
23-03-1942
Mare Mediterraneo
Disperso in combattimento
(6)
Aler
Emilio
Giovanni
Maria
02-05-1924
Fiume
Scapolo
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Deportato a Wilhelmshaven e deceduto a
Newengamme
07-01-1945
Germania
Deceduto in prigionia
Malattia (9)
(1)(2)(5)(9)(29)(54)(50)(47)
Secondo fonte (9) deceduto a Bauternweg
Haven Germania.
Aler
Maria
Giovanni
Caterina Faidiga
23-03-1903
Hrenovice
Postumia
Coniugata con Giovanni Aler
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
15-11-1944
Istria San Pietro Cossana
Uccisa dai partigiani
Ignota
(37)(5)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Alessandrini
Alessandro
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Alessi
Pierino
Enrico
Poletti Anna
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Alfieri
Francesco
Antonio
Tampone Filomena
265
31-12-1890
Fiume
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
21-01-1945
Fiume
Ucciso
Bombardamento aereo
(1)(54)
Deceduto all’età di 55 anni
Data nascita presunta per giorno e mese
17-05-1924
Casale Corte Cerro
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Militare di stanza a Fiume - RSI Milizia
Vipacco
31-12-1945
Jugoslavia - Vipacco
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(20-24) Pres. Cons. Ministri 1951-54
Ctg. 15.2 fasc. 10.599 sottofasc. 2/2 - Lettera
Prefettura Novara del 12/1/49
Aderì alla RSI dopo essere stato internato in
Germania l’8/9/43-ultime notizie da Salcano
(Gorizia) 13/5/45
Data morte presunta per giorno e mese
01-10-1892
Cerignola
Foggia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato dai partigiani nell’agosto 1943
31-12-1943
Ignoto
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno mese e
anno.
266
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Alì (in Loffredo)
Anna
Tommaso
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata nel giugno 1945 e deportata con il
marito Primo e il figlio Raimondo
31-10-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(1)(2)(3)
È deceduta nell’ottobre 1945
Data di morte presunta per giorno.
Allazetta
Angelo
12-04-1914
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - S. ten. - II° Btg. C/C ftr. - unità cannoni
da 47/32
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
21-12-1942
Fronte russo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Aloi
Domenico
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Carenza dati appartenenza forze armate
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Finanziere (?)
Deportato il 3/5/1945
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(1)(2)
In Ufficio storico G.d.F. non risulta in organico tra il 1943 e il 1945
Data di morte presunta per giorno mese e
anno.
Altmann
Giuditta
Ferdinando
Margherita
07-02-1932
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportata da Ponte Tresa.
Arrestata e deportata con il padre Ferdinando
ad Auschwitz
31-05-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)(51)(47)
Nata il 04/02/1932 e deceduta il 23/05/44
(36).
Altmann
Giuliano
Ferdinando
Margherita
04-02-1937
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportato da Ponte Tresa con il padre
Ferdinando ad Auschwitz
31-05-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)(51)(47)
Deceduto il 23/05/44 (36).
Altmann
Gisella
Ferdinando
05-11-1879
Strzeliska Nowa
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
Deportata da Fossoli ad Auschwitz
23-05-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44) (51)
È deceduta all’età di 65 anni.
Forse vero nome è Schmir Gisella.
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Altmann
Guglielmo
Giacomo
Schmier Rosa
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Altmann in Herskovits
Margherita
Ermanno
Anna Goldmann
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
05-06-1874
Strzeliska Nowa (Polonia)
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
Deportato da Fossoli ad Auschwitz il 16-05-44
23-05-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)(51)
Nato in Polonia a Strzeliska Nowa (36).
Elettore Comunità Israelitica dall’11/02/32.
17-01-1906
Nyeiregyhaza (Ungher.)
Coniugata
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportata da Fossoli ad Auschwitz
il 16/05/1944.
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(27)(36)(1)(44)(51)(47)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Amato
Giuseppe
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
PS già Commissario Capo della Questura di
Fiume poi a Pola
Arrestato il 3/5/45 dai partigiani jugoslavi
16-06-1945
Jugoslavia - Lubijana
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(2)
Era alla questura di Pola; forse deceduto il
06/05/1945
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
267
Ambrosich
Milan
06-08-1876
Villa del Nevoso
Prov. del Carnaro
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Deportato a Dachau
Sepolto a Leitenberg
21-03-1945
Germania
Ignote
Ignota
(2) (1)
Ambrosio
Aldo
19-05-1920
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - S. ten. - 26 settore e sottosettore G. unità G.A.F.
16-04-1942
Fronte jugoslavo
Morto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Ambrosio
Bruno
Giovanni
4-07-1920
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - nave Trento - unità fuochista
15-06-1942
Mare Mediterraneo
Disperso in combattimento
Affondamento
(6)
268
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Ambrosio
Angelo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Amici
Franco
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Amoroso
Marco Mario
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Trieste
Deportato nel maggio 1945 dai partigiani
31-12-1945
Jugoslavia
Probabile soppressione da parte jugoslava
(1)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
07-08-1921
Bologna
Celibe
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato dopo il 03/05/1945
31-12-1945
Fiume
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)(5)(54)
Data di morte presunta per giorno mese e
anno
27-06-1920
Laurana
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - grado C.M. - rep. XXX° Btg. Guast.
Genio - unità Genio e Chimici
18-02-1943
Fronte russo
Deceduto in prigionia
Ignota
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Amsterdam
Isidoro
David
Schamschiwitel Nacha
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Ancona
Guido
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Ancona
Mario
Arturo
Giselda
19-04-1899
Cestochowa
Polonia
Coniugato con Rosenbaum Lea
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
05-09-1944
Italia - Aereoporto di Forlì
Fucilazione
Soppressione da parte tedesca
(1)(2)(27)(44)(36)
Esumato il 9/3/45, sepolto nel Cimitero
Monumentale di Forlì
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato il 15/11/46 dall’OZNA
4-12-1946
Provincia Fiume - Ospedale di Susak
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)(1)
05-04-1917
Bari
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
A.M. Genio Aeronautico
31-12-1944
Ignoto
Ignote
Ignota
(27)(44)
Disperso in guerra (27). Presente a Fiume il
18/02/44.
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Andretti
Andrea
Andrea
Hlanuda Maria
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Andrioni
Vincenzo
Enrico
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Angaro
Antonio
Ivan
Giuseppa o Josipa
25-10-1888
Varsavia
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Abbazia
Deportato a Dachau
01-02-1945
Germania
Ignote
Ignota
(2)(9)(29)
Nato ad Abbazia (9). Forse nato in data
20/10/1888 (29)
19-07-1927
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
A.M.
17-11-1944
Fronte ignoto
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(2)
Dall’ottobre del 1943 prestò servizio a
Vienna, Bourdaux ed a Freiberg.
08-01-1905
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
31-12-1942
Ignoto
Ignote
Ignota
(5)(54)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Angelucci
Merzo
Luciano
Ada Costa
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Angiolicchio
Alberto
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Anici o Amici
Antonio
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
23-12-1940
Fiume
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
No
5-05-1945
Fiume
Deceduto per ferite d’arma da fuoco
Ignota
(38)
17-09-1891
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI
30-04-1945
Fronte Jugoslavo
Disperso in combattimento
(6)
19-04-1897
Abbazia
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Deportato a Dachau
Inviato al Coroneo di Trieste
20-02-1945
Germania
Ignote
Ignota
(2)(4)(44)
269
270
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Antic
Vladimiro
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Antic
Giorgio
Giorgio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Antonini
Emilio
Giovanni
Francesca Bolich
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
MPL
31-03-1942
Provincia Fiume
Fucilazione
Condanna a morte da parte italiana
(21)
Condannato sentenza del Tribunale di
Guerra 2ª Armata del 27 Marzo 1942 - secondo la fonte n. 21
Data di morte presunta per giorno e mese.
31-12-1907
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
31-12-1945
Ignoto
Ignote
Ignota
(18)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Data di nascita presunta per giorno e mese.
08-09-1869
Buie d’Istria
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
10-10-1943
Istria Drenica
Fucilazione
Condanna a morte da parte jugoslava
(22)
Condannato con sentenza Trib. Mil. Comando Primorsko Producje, presidente Cizmek
Giorgio.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Anut
Giorgio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Aquila
Franco
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Arban
Mario
Angelo
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
13-11-1915
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - Capor. - 15 Btg. Mort. - Mortai 30-09-1943
Fronte jugoslavo - Dalmazia
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI Ufficiale Esercito
Arrestato dall’OZNA nel giugno ‘45
31-10-1945
Provincia Fiume
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(1)(2)
Data di morte presunta per giorno.
15-09-1920
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
A.M. - aviere s. - 097ª sq. caccia - unità
004 st. caccia
8-09-1943
Territorio metropolitano
Disperso in combattimento
Ignota
(6)(2)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Arban in Laicini
Mercedes
12-09-1907
Fiume
Sposata
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Fiume; deportata nel campo di
concentramento di Bergen Belsen
09-05-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(5)(4)(50)(47)(50)
Secondo la fonte (5), è deceduta il 9/5/1946
a Belsen
Ardito
Savino
Michele
31-12-1887
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
PS Maresciallo Ufficio Ferrovia
Organico del 3/6/44 in AMSF
31-12-1945
Jugoslavia Grobniko (?)
Fucilazione
Condanna a morte da parte jugoslava
(3)
Nato nel 1887 e ucciso dopo il 3/5/45 (ANS)
Data nascita presunta per giorno e mese
Data morte presunta per giorno mese e anno
Argento o Argiento
Luigi
Domenico
Falco Rosa
03-01-1922
Caivano
Napoli
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere Legione Trieste
Arrestato da partigiani jugoslavi
30-10-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)(40)
Data riportata sopra in (40) presunta per giorno
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
271
Arich
Tristano
Diego
16-09-1914
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - grado G.M. - nave Zaffiro - unità
Stato Maggiore
08-07-1942
Mar Mediterrameo Occidentale
Disperso in combattimento
Affondamento
(6)
Armanini
Antonio
09-01-1913
Mattuglie
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - sergente - rep. 24 Btg. Genio - unità
Genio e Chimici
01-01-1942
Fronte jugoslavo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Armato
Giuseppe
Sebastiano
Marianna Sammut
01-06-1919
Messina
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Finanziere - Leg. Trieste
Arrestato dai partigiani
30-05-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(39)(40)
(39) la famiglia chiedeva notizia nel 1946
Data morte presunta per giorno
272
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Armentano
Cosimo Antonio (o Luigi)
Pasquale
Jolanda Medico
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Artner
Mario
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
20-09-1908
S.Rosario
Lecce
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Carabinieri
Arrestato il 01/05/45 a Fiume e deportato
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Ignota
(1)(46)
Data di morte presunta per giorno e mese
11-05-1920
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - nave Tunisi - fuochista - fro.
24-06-1943
Fronte africano orientale
Disperso in prigionia
Ignota
(6)
Assalotti
Gualtiero
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
MPL
16-09-1943
Provincia Fiume Costabella
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(2)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Atzori
Francesco
Giuseppe o Gennaro
Giovanna
31-12-1897
Borore (?)
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
PS Maresciallo - Fiume - Comando Staz.
organico del 3/6/44 in AMSF
Arrestato il 03/05/45 e deportato
14-06-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Condanna a morte da parte jugoslava
(3)(5)(39)
Potrebbe essere deceduto anche il 15 o il
16/6, o anche nel maggio dello stesso anno.
In (5) deceduto a Fiume il 30/6/45
In (39) alla moglie risultava prigioniero a
Lescovac
Aub in Steinmann
Regina
Ermanno
Rosalia Burger
28-03-1878
Morraliersko
(Ungheria)
Coniugata
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportata da Fiume a San Sabba e da qui ad
Auschwitz.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(27)(36)(44)(47)
Nata nel 1868 (36).
Data di morte presunta a fini statistici
Aversano o Avrasano
Luigi
Santolo
Fucone Caterina
18-01-1899
Baia di Napoli
Napoli
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume (altrove Fianona)
Carabinieri ?
16-06-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(5) (30) (in queste fonti risulta PS)
In (1) e (2) e (46) risulta carabiniere
In alcune fonti è chiamato Avrasamo
(54)
Non risulta in organico PS 3/6/44 e in altri
(AMSF). Ucciso dopo il 3 maggio del 1945
(ANS). In alcune fonti la data di morte è
18/08/45
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Azzara
Girolamo
Antonio
Filomena
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Azzaro
Salvatore
Francesco
Giuseppa
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
09-02-1873
Motta S.Giovanni
Reggio Calabria
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI 3 Rgt. Milizia
18-02-1944
Ignoto
Ignote
Ignota
(5)(54)
21-08-1908
Scili
RG
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
PS Guardia Ufficio Ferrovia
Organico del 3/6/44
Arrestato il 03/05/45
14-06-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Condanna a morte da parte jugoslava
(3)(5)(54)
Potrebbe essere deceduto anche il 15 o il
16/6.Secondo fonte (5), è deceduto in posto
sconosciuto il 20/6/45.
Potrebbe essere deceduto anche a Lubiana
(Jugoslavia).
Azzolino
Amerigo
31-12-1922
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI - I Btg. bers. “Mussolini”
Prigioniero il 29/4/45 a Caporetto
30-04-1945
Jugoslavia Slovenia
Ucciso durante la deportazione
Soppressione da parte jugoslava
(17)
Nacque nel 1922
Data di morte presunta per giorno e mese.
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Babbi
Clauco
Rocco
Covacci Luigia
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Babic
Agipit
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Babich
Francesco
273
28-10-1924
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI
26-09-1944
Territorio Metropolitano
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
19-08-1912
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Buchenwald
29-03-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)
29-09-1878
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Deportato a Dachau
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(2)
Potrebbe essere nato anche nel 1879
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
274
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Babich
Nicolò
Paolo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Babin
Simeone
Gasparo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bacchi
Pietro
Giovanni
Schmidt Noemi
Sussak
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
21-10-1944
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento nave
(2)
14-05-1879
Fiume
Coniugato
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
21-01-1944
Fiume
Bombardamento aereo
(1)(37)(38)(41)
13-02-1905
Zara
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. Capitano di fanteria
07-04-1943
Fronte africano Tunisia
Ignote
Ignota
(2)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bacchiera
Giacomo
Giacomo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bacci
Icilio
Eugenio
Girardelli Isolina
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Prov. di Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. sottocapo meccanico
25-01-1941
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento
(1)
02-07-1879
Fiume
Coniugato
Cattolica
Italiana
Fiume
Arrestato il 21/5/45
Imprigionato a Karlovac
31-12-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(2)(54)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Bacco
Arno
Giovanni
Cafasso Angela
23-11-1922
S.Germano Vercellese
Vercelli
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere
15-04-1945
Fiume
Disperso
Soppressione da parte jugoslava
(1)(40)
In (2) risulta ucciso dopo il 3/5/1945
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bacich
Francesco
Francesco
Maria Mattia
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bacich (Bacic)
Francesco
Giovanni
Elena
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Badalucco (o Badaluzzo)
Gaspare
Isidoro
Allotta Vita
27-07-1882
Fiume
Vedovo
Cattolica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
19-07-1944
Fiume
Bombardamento aereo
(37)
29-09-1878
Castua
Sposato
Sconosciuta
Sconosciuta
Operaia
Fiume
Campo di prigionia di Dachau
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(5)(25)(54)
Data di morte presunta per giorno e mese
31-12-1922
Fiume
Celibe
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
14-04-1945
Provincia Fiume Abbazia (ospedale)
Deceduto per ferite
Bombardamento aereo
(1)(2)(38)
Nato a Trapani, deceduto a 23 anni a Fiume
per ferite multiple causate da schegge di
bombe (38).
Data nascita presunta per giorno e mese
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bader
Harry Herbert
Giovanni
19-07-1921
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - grado G.M. - nave Da Vinci - unità
Stato Maggiore
02-07-1943
Mar Oceano Atlantico
Disperso in combattimento
Affondamento
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bagnato
Francesco
Rosario
Grazia Principato
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Baicich
Silvio
Michele
Giustrica
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
275
25-01-1931
Fiume
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
05-10-1944
Fiume
Ucciso
Bombardamento aereo
(37)
23-07-1924
Fiume
Celibe
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
MPL Battaglione Fiumano (Sett.-ott. del 1943)
Arrestato nell’estate del 1944; inviato campo
di conc. Germania
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(4)(5)(54)(29)(55)(10)(43)
Data morte presunta a fini statistici
276
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Baldesi
Matteo
Coniugato con una croata di Zara
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
PS Squadra Giudiziaria
Non in organico del 1944 in AMSF
31-12-1945
Ignoto
Disperso
Ignota
(30)(34)(35)
Irreperibile dall’occupazione slava di Fiume;
non si ha certezza che sia tra le vittime. Vedi
anche Valderi Matteo, si potrebbe trattare
della stessa persona.Morte presunta per
giorno, mese e anno.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Ban
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Ban
Giuseppe
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Baldo in Tonolli (Tonelli)
Caterina
Daniele
Maria Fontana
21-01-1944
Fiume
Ucciso
Bombardamento aereo
(37)(38)(41)
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Baldussi
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
15-10-1854
Aldeno
Vedova
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Mattuglie
Arrestato dai partigiani dopo l’8-09-1943
30-09-1943
Provincia Fiume
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Combattente della Guerra 1915-1918
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
06-02-1905
Racize (Mattuglie)
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Deportato a Dachau
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
13-08-1914
Matteria
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. Gruppi Lavoratori Genio unità Genio e Chimici
08-09-1943
Fronte greco - Creta
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Ban
Stanislao
18-11-1926
Matteria
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. 238 Cp. Genio - unità
Genio e Chimici
08-09-1943
Territorio metropolitano
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Baratto
Albino
Albino
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Barba
Luigi
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
06-08-1902
Zara
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI Rgt. M.D.T. - Sottoufficiale
Arrestato il 3/5/45
31-12-1945
Jugoslavia Zara
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(1)(2)(5)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
30-11-1921
Villa del Nevoso
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. Rgt. Art. a cavallo - arma
Artiglieria
10-05-1943
Fronte russo
Deceduto in prigionia
Ignota
(6)
Barbaglia
Giovanni
Giovanni
31-12-1898
Corbatta
Milano
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Giusicci (Mattuglie)
31-12-1944
Provincia Fiume
Ignote
Da accertare
(29)
Invalido e pensionato. Prelevato dai partigiani nella sua abitazione il 16/01/1944. Si ignora se sia stato ucciso o arruolato.
Data di nascita e morte presunte a fini statistici
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barbieri
Marcello
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Barbieri
Eugenio
Guglielmo
Edvige Tominich
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
277
24-02-1918
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - serg. - 32 Rgt. fant. carr. - carristi
24-05-1941
Fronte Mediterraneo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
22-10-1923
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Pola
RSI X° MAS - guardia marina base est di
Brioni
20-04-1945
Fronte jugoslavo
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(1)(2)(6)
Secondo la fonte (2), sarebbe stato catturato
dagli slavi nel maggio 1945 e deportato senza dare più notizie
Barbieri Prosen
Danica
31-12-1906
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
31-12-1945
Fiume
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(18)
Data morte presunta
Data nascita presunta per giorno e mese
278
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barbiero
Giovanni
Antonio
Mastroianni Angela
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barchovich
Valdemaro
Giovanni
Anna
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barcovich
Giovanni
02-02-1923
Piana di Caiazzo
Caserta
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere - X Btg Mobilitato
08-09-1943
Fronte jugoslavo - Slovenia
Disperso nella zona di Lubiana
(1)(40)
In (2) risulterebbe ucciso dopo il 3/5/1945
Disperso nella zona di Lubiana come Basile
Vincenzo, finanziere, e Canino Carlo, finanziere.
26-06-1923
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
21-09-1944
Fiume (porto)
Ucciso
Bombardamento aereo
(5)
18-05-1904
Bersezio (Moschiena)
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Flossemburg
17-06-1944
Germania
Ignote
Ignota
(2)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barcovich
Emilio
26-01-1921
Moschiena
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - grado C.M. - rep. 53 Rgt. ftr. - arma
Fanteria
25-01-1943
Fronte russo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barcovich
Giovanni
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barcovich
Miroslavo
Gaspare
Moschiena
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
16-07-1940
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento
(2)
Moschiena
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
28-06-1940
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento nave
(2)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barcovich
Tommaso
Lodovico
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barcovich
Valdemaro
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bardi
Antonio
Valsantamarina
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
16-01-1943
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento
(2)
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marinaio
11-01-1944
Fiume
Ucciso
Bombardamento aereo
(2)
18-10-1883
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
18-10-1943
Fiume
Ucciso
Cannoneggiamento jugoslavo
(1)
Deceduto all’età di 60 anni. Data di nascita
presunta per giorno e mese
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bardi
Mario
Antonio
Maria Mrak
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Baricelli
Matteo
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
279
21-09-1895
Fiume
Celibe
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
21-09-1943
Fiume
Deceduto per ferite
Cannoneggiamento jugoslavo
(37)
Aveva 48 anni (37). Data di nascita presunta
per giorno e mese
29-09-1882
Monte Maggiore (Ucka)
Prov. di Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Inviato al “Coroneo” di Trieste, n. 9514 (9/5 19/7/1944) - campo di concentramento
“Dachau”, n. 117300
17-01-1945
Germania
Ignote
Ignota
(4)
Barkovich
Giovanni
Giovanni
14-07-1925
Medea Laurana
Celibe
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Deportato in Germania (Dachau) il 18/11/1944
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(9)
280
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barletta
Filippo
Luigi
Maria Griffi
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barone
Carmine
Ruggero
Martino Maddalena
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barone
Giovanni
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI M.D.T. a Fiume
31-12-1944
Istria - strada Fiume-Trieste
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(1)(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
31-10-1902
Monte Corice
Salerno
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere Legione Trieste Caserma Macchi
Campo di Borovnica (Slovenia)
30-06-1945
Jugoslavia
Deceduto in prigionia
Malattia
(1)(40)
In (2) risulta arrestato 3/5/1945 a Fiume
Data di morte presumta per giorno
31-12-1901
Orosei
Nuoro
Carenza dati appartenenza forze armate
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere Servizio Caserma Macchi (Fiume)
Catturato il 03/05/45
27-09-1945
Fiume
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(1)
Data di nascita presunta per giorno e mese.
All’Ufficio storico G.d.F. non risulta in organico tra il 1943 e il 1945
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Barone
Vincenzo
Vincenzo
Mauro Rachele
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bartioro
Renato
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bartol
Aldo
07-08-1915
Salerno
Salerno
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Di stanza a Fiume
Finanziere - brigadiere Legione Trieste
03-05-1945
Jugoslavia
Disperso
Ignota
(11)(40)
05-11-1900
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
05-11-1944
Fiume
Ucciso
Bombardamento aereo
(1)(2)
Deceduto all’età di 14 anni
Data di nascita presunta per giorno, mese e
anno
16-11-1921
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - nave Trapani - unità Marò
22-05-1945
Stati Uniti
Deceduto in prigionia
Ignota
(6)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bartolomeo
Salvatore
Tommaso (o Salvatore)
Grazia
15-01-1899
Messina
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
PS Guardia scelta Ufficio Porto a Fiume
organico 3/6/44 in AMSF
Arrestato il 03/05/45
14-06-1945
Jugoslavia - Grobniko
Fucilazione
Condanna a morte
(3)(5)(2)(31)(33)(35)(54)
Potrebbe essere deceduto anche il 15 o il
16/6.
Secondo fonte (5) è morto il 15/6/45.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Baschiera
Giacomo
Giacomo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Basile
Vincenzo
Gennaro
Arcucci Carmela
Note ed eventuali
19-05-1913
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - S. capo - nave Diaz - unità meccanico
25-02-1941
Mar Mediterraneo
Disperso in combattimento
Affondamento nave
(6)
12-02-1909
Napoli
Napoli
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere XI Btg Mobilitato
08-09-1943
Jugoslavia - Dalmazia
Disperso
Ignota
(1) risulta disperso nella zona di Lubiana in
fonte (2) risulta ucciso a Fiume dopo il
3/5/1945
I dati in scheda sono tratti da fonte (40)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bassa
Giuseppe
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bastiancich
Luigi
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bastiancich
Maria
Giuseppe
Emilia
281
27-04-1913
Castel Jablanizza
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - sold. - 86 Rgt. ftr. - Fanteria 28-11-1941
Fronte africano settentrionale
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
13-08-1922
Villa del Nevoso
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. XXVI° Btg. Mort. - ar. Mortai
31-01-1943
Fronte russo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
24-08-1896
Fiume
Coniugata Bisoffi
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportata dai tedeschi a Rawensbruck
07-02-1945
Germania
Ignote
Ignota
(5)(54)
282
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Bastianutti
Giuseppe
Rodolfo
Benzan Michelina
17-08-1918
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - grado C.M. - rep. Drappelli Automob.
unità Automobilisti trasp. salm.
05-12-1941
Fronte africano settentrionale
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)(2)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Batista
Stanislao
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Batista
Antonio
20-12-1912
Villa del Nevoso
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. 12 Btg. Istr. ftr. - arma
Fanteria
06-10-1943
Fronte jugoslavo
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
24-09-1919
Villa del Nevoso
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. 80 Rgt. ftr. - arma Fanteria
03-04-1943
Fronte africano settentrionale
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Battestin
Diego Carlo
Catullo
Siderini Elisabetta
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Battestin
Oscarre
Oscarre
Cornelia
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
12-07-1917
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - S. ten. - c. di ed enti vari ftr. - fanteria
20-05-1942
Fronte jugoslavo
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
26-08-1913
Fiume
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Monte Nevoso
RSI Capitano Alpini Raggr. Julia
Arrestato a Fiume il 25/05/1945; Trasferito a
Castua; Deportato a Ogulin (Slovenia)
18-08-1945
Jugoslavia
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(5)(2)(54)
Per (6) la data di morte è 20/05/1945.
Per (2) risulta:nato il 26/08/1912; ragioniere; insegnante di ed. fisica.
Baucer
Radoslav (o Radoslavo)
Romano
Maria Scarpa
Fiume-Rijeka
Coniugato
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume-Rijeka
Arrestato il 3/5/45
04-05-1945
Fiume
Ucciso
Soppressione da parte jugoslava
(2)(38)(37)(41)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Baumann in Schaherl
Margherita (o Margarethe)
Norbert
Rosa Boxer
08-05-1890
Vienna
Coniugata
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
Arrestata in provincia di Ascoli Piceno il
30/11/1943; trasferita da Fossoli ad
Auschwitz il 16/05/1944.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)
È deceduta all’età di 53 anni (1).
Sposata con Schacherl Emilio (36).
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Bazic
Carlo
27-12-1914
Laurana
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Arrestato in Italia, agosto 1944; trasferito al
Coroneo Trieste il 17/09/1944; prelevato il
21/09/1944; inviato a Dachau
31-05-1945
Germania
Ignote
Ignota
(4)
Bedini
Enrico
Enrico
Italia Stupicich
26-09-1906
Fiume-Rijeka
Coniugato
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
E.I. - c.man. - LXI° Btg. M.V.S.N. - unità
M.V.S.N. - territorio metropolitano
21-04-1942
Fronte Jugoslavo - Crkvenica
Caduto in comnbattimento
Fuoco nemico
(6)(37)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Behar
Davide
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bein
Antonio
Davide
Caterina
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
283
31-12-1900
Carenza dati
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
31-12-1944
Ignoto
Ignote
Ignota
(1)(27)
Data nascita presunta per giorno e mese
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
05-07-1882
Pecs (Ungheria)
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Nel 1944 risultava internato a San Severino
(Marche); arrestato a Porto Potenza Picena
(MC) e da Fossoli per Auschwitz il 16/05/1944
10-04-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)
È deceduto all’età di 63 anni (1).
Assente da Fiume nel 18/02/1944.
Belancich in Serdoz
Maria
Tommaso
Barbara Grazianin
25-11-1892
Ogulin
Vedova
Cattolica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
24-02-1944
Fiume
Uccisa
Bombardamento aereo
(37)
284
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Belasic
Joze
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bellemo o Bellomo
Emilio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bellina
Luciano
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
S.Caterina di Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Risiera
04-04-1945
Trieste
Ignote
Ignota
(1)
Potrebbe essere deceduto anche il 6/4
Fiume
Carenza dati
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
02-05-1945
Fiume
Fucilazione
Soppressione da parte tedesca
(1)(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Forse di religione ebraica altrove risulta fucilato dale SS il 30/4/45
Pancio
03-02-1923
Fiume
Carenza dati anagrafici
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
MPL Battaglione Fiumano (sett. - ott. 1943)
Arrestato nel 1942 (sentenza del tribunale speciale n.5 del 1942, con rinvio ad altro giudice.
31-12-1942
Provincia Fiume o Trieste
Fucilazione
Condanna a morte da parte italiana
(4)(55)(10)(43)
Data di morte presunta a fini statistici
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bellintani
Ottorino
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bellone
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Bellucci
Germano
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Mantova
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Mattuglie
Arrestato a Mattuglie il 13/09/43
31-12-1943
Provincia Fiume Mattuglie
Ignote
Soppressione da parte jugoslava
(2)
Combattente della guerra 1915-1918
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
15-06-1912
Clana
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Carabinieri
03-02-1943
Fronte greco
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Agliana
Pistoia
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
MPL Btg. volontari italiani “Garibaldi” cost. a
Susak 12.09.1943. Soldato EI 25° Btg fanteria alpina (Gaf)
19-09-1943
Provincia Fiume - Clana
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(4)(57)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bellugi
Rinaldo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bellusi o Bellussi
Pietro
Nicodemo
Caterina
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Beltrame
Giovanni
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI X° Mas CP “D’Annunzio”
30-04-1945
Provincia Fiume Laurana
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(1)
Data di morte presunta per giono.
11-02-1881
Pola
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato dai partigiani
07-07-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(5)(1)(2)(54)
Secondo alcuni nato il 1/1/1881
Data di morte presunta per giorno e mese
31-12-1920
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
A.M- Aviere scelto
18-06-1942
Fronte africano-Barce (Libia)
Ignote
Ignota
(2)
Data nascita presunta per giorno e mese
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bencich
Antonio
31-03-1901
Villa del Nevoso
Bistrica (prov. di Fiume)
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Inviato al ”Coroneo”” di Trieste n. 17950
(16/12/1944 - 11/01/1945); deportato al campo
di concentramento ”Flossemburg”, n. 041656
23-03-1945
Germania
Ignote
Ignota
(4)(50)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bencich
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Bencich (Bencic)
Riccardo
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
285
01-04-1913
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - Bersagl. - 7° Rgt.
30-10-1942
Fronte ignoto
Disperso in combattimento (?)
Ignota
(2)
Ben
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
MPL - Iª Comp. Fium. M. Maggiore II Batt.,
I Distacc. “Ucka” - Delegato politico
11-08-1944
Istria - Colmo di Rozzo (Pinguente)
Ucciso da una raffica di mitra
Soppressione da parte tedesca
(4)(25)
Fotografia: “La voce del popolo” 09/11/1945.
286
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benedetti
Albino
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benedetti
Armando
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benedetti
Stefano
Stefano
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
No
Arrestato nel maggio 1945
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno e mese.
31-08-1917
Pola
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. Rt Caccialupo
03-12-1942
Mare di Tunisia
Disperso
Ignota
(2)
30-10-1905
Sussak
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
31-12-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Condanna a morte da parte jugoslava
(19)
Secondo la fonte n.19, condannato a morte
con sentenza del Tribunale Militare Jugoslavo
di Fiume
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benedetti in Pagan
Maria
Antonio
Maria
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benleva
Vito
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bensi
Vincenzo
17-08-1872
Crkvenica
Jugoslavia
Sposata
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata nel maggio 1945
02-07-1945
Provincia Fiume
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(2)(1)(3)(5)(54)
Potrebbe essere deceduta anche il 28/08/45
insieme ai figli Antonio e Margherita
16-02-1925
Visignana
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Deportato a Mauthausen
12-10-1944
Germania
Ignote
Ignota
(9)
02-01-1922
Matteria
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. 80 Rgt. Art. - arma Artiglieria
30-04-1943
Fronte africano settentrionale
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benussi
Alceste
Pietro
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benussi
Pietro
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benvegni in Moraro
Antonia
Giuseppe
Maria Crivicich
05-02-1913
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - S. capo - nave Diana - segnalatore 29-06-1942
Mar Mediterraneo Orientale
Disperso in combattimento
(6)
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
No
Arrestato nel maggio 1945
31-12-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno e mese.
11-02-1881
Montona
Vedova
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
21-01-1944
Fiume
Ucciso
Bombardamento aereo
(37)(1)(2)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Benzan
Mario
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bercarich
Antonio
Giuseppe
Domenica
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bercich
Livio
287
29-11-1919
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - nave Calipso - arma cannoniere
05-12-1940
Mar Mediterraneo Centrale
Disperso in combattimento
(6)
07-05-1884
Susnjevica
Istria
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
02-12-1942
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento nave (?)
(5)(54)
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
MPL
31-12-1944
Ignoto
Disperso
Probabile soppressione da parte tedesca
(1)
Già portiere di calcio di Belvedere
Data di nascita presunta per giorno, mese e
anno.
Passato volontariamente ai partigiani
288
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Berger
Alberto
Samuele o Emanuele
Antonia Egyes
20-08-1899
Sussak
Coniugato con Rappaport Regina
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Già internato a Castelfranco Emilia, liberato,
assente nel 1944; arrestato a Cremenaga
(VA) il 4/5/44; da Fossoli per Auschwitz il
23/05/44.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)
Elettore Comunità Israelitica dall’11/09/32.
Data di morte presunta a fini statistici.
Berger
Aroldo o Arnoldo
Ernesto
Rella Herskovitz
08-12-1936
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Cremenaga (VA) il 04/05/1944; trasferito da Fossoli ad Auschwitz in data
16/05/1944.
23-05-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(47)(44)
Forse nato il 03/11/1936; assente da Fiume
nel 1944 (36).
Berger
Carlo
Alberto
Regina Rappaport
08-01-1930
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Cremenaga (VA) il 04/05/1944; trasferito da Fossoli ad Auschwitz il 16/05/1944.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)(47)
Assente da Fiume il 18/02/44.
Data di morte presunta a fini statistici.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Berger
Elisabetta (o Elisa)
Ernesto
Rella Herskovits
08-07-1938
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Cremenaga (VA) il 04/05/1944; trasferita da Fossoli ad Auschwitz il 16/05/1944.
23-05-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(47)(44)
Assente da Fiume dal 18/02/44.
Berger
Erna (o Ernesta)
Alberto
Regina Rappaport
06-01-1921
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Cremenaga (VA) il 04/05/1944;
trasferita da Fossoli ad Auschwitz il 16/05/44
18-01-1945
Germania
Deceduta in evacuazione da Auschwitz
Ignota
(1)(27)(36)(44)(47)
Deceduta dopo il 18/01/1945 (36). Assente
da Fiume dal 18/02/’44
Data di morte presunta per giorno e mese.
Berger
Giuseppe
Alberto
Regina Rappaport
02-05-1924
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Cremenaga il 04/05/44; trasferito
da Fossoli ad Auschwitz il 16/05/44
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)
Deceduto dopo l’ottobre del 1944 (36).
Assente da Fiume dal 18/02/44. Data di morte presunta a fini statistici
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Berger
Giuseppe
Maurizio
Regina Handler
15-02-1921
Zaluzice
(Cecoslovacchia)
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Bologna il 18/05/44; trasferito da
Fossoli ad Auschwitz il 26/06/44
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)(47)
Nato a Fiume (1).
Data di morte presunta a fini statistici
Berger
Rosa (o Rosina)
Maurizio
Regina Handler
04-03-1920
Zaluzice
(Cecoslovacchia)
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Fiume il 18/05/1944; deportata
da Trieste ad Auschwitz il 01/06/44.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)
Data di morte presunta a fini statistici
Berger
Massimo
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. 7ª Cp Divisione Folgore
06-11-1942
Fronte africano settentrionale
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(2)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Berger in Herskovits
Rella
Ignazio
Hain
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bermann
Enrico
Abramo
Rosa Gartenberg
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
289
22-01-1907
Tarpa
(Ungheria)
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Cremenaga (VA); trasferita da
Fossoli ad Auschwitz il 16/05/44.
23-05-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(36)(27)(44)(47)
Forse nata il 27/02/1906 (36). Assente da
Fiume dopo il 18/02/44.
14-11-1903
Fiume
Coniugato con Petek Lucia
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Fiume il 03/04/44; da San Sabba
a Bolzano e ad Auschwitz il 24/10/1944.
13-03-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(36)(44)(47)
Forse nato il 14/02/1903 (36). Coniugato con
Petech Lucia. Assente da Fiume nel 1944.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Bermann o Berman
Abramo
Davide
Ida
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Deportato a San Sabba
31-12-1944
Trieste
Deceduto in stato di detenzione
Ignota
(1)(27)(36)(44)(47)
Elettore Comunità Israelitica dal 09/11/1932.
Data di morte presunta a fini statistici.
28-04-1863
Calus (o Kalusz)
(Polonia)
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
290
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Bermann o Berman
Ermanno
Abramo
Rosa Gartenberg
14-09-1894
Dohia Drezla
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Fiume, successivamente trasferito da Trieste ad Auschwitz
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)(47)
Data morte presunta a fini statistici
Forse nato a Tuzla (Jugoslavia) il 14/09/1897
(36).
Elettore Comunità Israelitica 11/09/32.
Bermann o Berman
Ida
Abramo
Rosa Gartenberg
07-11-1904
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Fiume e trasferita a San Sabba;
successivamente trasferita ad Auschwitz nel
1944.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)(47)
Data di morte presunta a fini statistici
Bernardis
Attilio
14-11-1910
Veglia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - C. nera - rep. LXI Btg. M.V.S.N. - unità
M.V.S.N.
05-09-1941
Fronte jugoslavo (Croazia)
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bernardis
Silvano
Giovanni
Franzot Giacomina
11-02-1903
Veglia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. Maggiore - rep. 8° Bgt. Coraz. bers.
Divisione Trieste
13-06-1942
Fronte Africa Settentrionale Bir Harmat
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(2)
Bernetich
Giuseppe
23-04-1912
Elsane
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - 57 Rgt. art. div. fant. unità artiglieria - divisione Lombardia
22-02-1942
Fronte Jugoslavo-Croazia
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Bernini
Luigi
Domenico
Maria Manzutto
06-06-1913
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - S. ten. - 26 Btg. G.A.F. - unità Sanità
24-06-1942
Fronte jugoslavo
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bertazzolo
Ottorino
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bertetti
Fiorenza
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Arrestato nel maggio 1945
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno e mese.
20-09-1920
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Arrestata a Trieste il 27/5/1945 da partigiani
jugoslavi
31-12-1945
Ignoto
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(45)
Data di morte presunta a fini statistici.
Berti
Nereo
Francesco
Maria Chesani
26-11-1919
Fiume
Celibe
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
E.I. - S. ten. - 7 Rgt. Alp. Belluno - Alp.
01-12-1941
Fronte jugoslavo Rikavac Crna Gora
Disperso in combattimento
Ignota
(6)(2)(5)(54)
Secondo la fonte (2), è deceduto nel 1941
Secondo la fonte (5), è deceduto il 31/12/1941
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bertogna
Disma
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bertoli
Ennio
Bruno
Otmarich Maria
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
291
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - 202 Rgt. Art. - I Div. Libica artigliere
24-02-1941
Fronte africano settentrionale
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(2)
07-12-1927
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI 3° Rgt. M.D.T.
Arrestato a Sappiane nel mag. ’45 prigioniero a Pecine (Susak) secondo lettera del
padre alla Sezione prigionieri di Belgrado in
data 17/11/1946
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)(39)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Bertos
Giovanni
30-04-1881
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
30-04-1947
Fiume - Ospedale
Ucciso a seguito aggressione
Soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Data di morte presunta per giorno e mese.
292
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Bertossa
Guerrino
13-01-1915
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - rep. non specific. (006) - unità
specialista dir. tiro
15-08-1944
Territorio metropolitano
Deceduto in prigionia
Ignota
(6)(5)(54)
Secondo la fonte (5), è morto il 16/8/44 per
bombardamento
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bertucci
Francesco
Emanuele
Compagni Rosalia
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Besiach
Palmina
31-12-1922
Ustica
Palermo
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato dai partigiani il 2/5/1945
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)(45)
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Data di morte presunta per giorno e mese.
14-03-1912
Blazici
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Internata a Dachau in data 14/01/1944
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(9)
Data di morte presunta per giorno e mese.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bettin
Giangiorgio
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Beuch
Giuseppe
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Beuzzer
Giuseppe
Michele
Zimich Maria
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato il 5/5/45
07-07-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(1)(2)
Gorizia
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume (?)
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(9)
Deportato in Germania il 19/12/1944; irreperibile (9).
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
10-03-1897
Abbazia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Gorizia
RSI
Arrestato l’8/5/45
31-12-1945
Italia - zona di Gorizia
Fucilazione
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bevcic
Francesco
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bevilacqua
Antonio
Antonio
Licari Maria
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bezak
Mario (Maripan ?)
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
17-04-1920
Castel Jablanizza
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - sold. - XI° Btg. Mort. - Mortai
18-10-1943
Fronte Mediterraneo
Disperso in prigionia
Ignota
(1)(6)
16-09-1918
Reggio Calabria
Coniugato
Sconosciuta
Italiana
Operaia
Fiume
18-07-1947
Fiume Stazione FS
Accidentale
Scoppio di un vagone ferroviario
(29)JU 16 scat.17
29-10-1921
Prov. di Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Fiume nel gennaio del 1944; trasferito al Coroneo Trieste in data 01/09/1944,
prelevato il 07/03/1944;inviato a Dachau
01-05-1945
Germania
Ignote
Ignota
(2)(4)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Beziak (o Biziak)
Onorato
Vincenzo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bezjak
Palma o Palmina
Ivan
Anna Sirola
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
293
17-01-1909
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Cosala
Deportato in Germania
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(2)(4)(29)
Deceduto nel 1944 secondo fonte (4)
Data di morte presunta per giorno e mese e
anno.
Data di nascita presunta per giorno, mese e
anno.
31-12-1909
Blazici
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Arrestata dai tedeschi per collaborazionismo
con i partigiani. Deportata a Dachau o a
Rawensbruck
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(18) (29)
Secondo la fonte n.18, è nata nel 1912.
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Biagini
Francesco
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
22-03-1943
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento
(2)
294
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Bianchet o Blanchet
Bruno
Mosè
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Carabinieri - 9a Comp. Div. Sforzesca
31-03-1945
Jugoslavia (?)
Ignote
Da accertare
(39) Fondo prigionieri it. In (46) non risulta nè
come Bianchet né come Blanchet
Fu visto il 21/01/1945 in località Villa del
Nevoso vestito da partigiano, secondo la fonte n. 18.
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Bianchi Weiss
Emerico
Bernardo
Maria
28-03-1893
Dorociska
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Fiume e trasferito da San Sabba
ad Auschwitz.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(36)(44)(47)
Forse nato a Kaposvar (Ungheria) il
28/03/1893 (36).
Data morte presunta a fini statistici
Biasiol
Enrico
Antonio
Elena
13-09-1919
Dignano
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
31-12-1943
Ignoto
Ignote
Ignota
(5)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bignardi
Alessandro
Ettore
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bigoni
Aldo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Birsa
Stanislao
Giuseppe
Ussai Maria
07-04-1926
Quistello
Mantova
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI batt. antiaerea nei pressi di Fiume
Arrestato il 2/5/1945
15-04-1945
Provincia Fiume
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(1)(2)(45)
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
08-09-1943
Ignoto
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
09-02-1921
Gorizia
Gorizia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Di stanza all’Autocentro di Cirquenizza
Finanziere
30-12-1943
Jugoslavia
Ignote
Ignota
(40)
Data morte presunta
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bischia
Alessandro o Pavao
Antonio
Maria
24-08-1925
Fiume
Celibe
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportato dai tedeschi in data non nota.
Deceduto a Mauthausen (secondo alcune
fonti)
08-05-1946
Ignoto
Ignote
Da accertare
(5)(29)
Viene dato anche con data di nascita
24/1/1921 (9).
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bisesti
Giuseppe
Salvatore
Rosa Frutozzi
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bitti
Giuseppe
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
06-05-1897
Fiume-Rijeka
Coniugato
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume-Rijeka
RSI Brigadiere Milizia (?) Carab. (?)
02-08-1944
Fiume-Rijeka trattoria ”Ornitorinco”
Ucciso in attentato dinamitardo
Soppressione da parte jugoslava
(4)(37)(55)(10)
Secondo fonte (10) esecutori furono tali
Vinko Valkovic Polet e Ljudevit Majster Arpad
da Susak
Deceduto nell’attentato dinamitardo eseguito
da un gruppo d’azione partigiano di Fiume al
ristorante ”Ornitorinco” ex via Garibaldi.
L’attentato causò 4 morti e 12 feriti. Nato a
Napoli (37).
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI XVI Btg Costiero di Fortezza
Disarmato dai tedeschi a S.Caterina e rinchiuso a S.Saba - Trieste Liberato
01-05-1945
Fiume presso trattoria Dodich
Deceduto in combattimento contro i tedeschi
Fuoco nemico
(1)
Data di morte presunta per giorno.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bittner
Adolfo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Blanchet
Gennaro
Pietro
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
295
Abbazia
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Abbazia
Arrestato dai partigiani
31-05-1945
Provincia Fiume Abbazia
Ignote
Soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno.
31-12-1915
Palermo
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
PS Guardia in servizio a Fiume
Arrestato a Trieste nel maggio ‘45 e poi portato a Fiume.
14-06-1945
Provincia Fiume
Ignote
Da accertare
(3)(2)
Nacque nel 1915. Non si ha certezza della
morte (2).
Non in organico prima e dopo 8/9/1943 - strana omonimia con Blanchet Bruno
Data nascita presunta per giorno e mese.
Blanda
Lucillo
31-12-1925
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI - M.D.T. 3° Rgt. in servizio a Fiume
31-12-1944
Fiume
Ucciso da una mina antiuomo
Probabile attentato partigiano
(2)
Data di morte presunta per giorno e mese.
Data di nascita presunta per giorno e mese.
296
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasevich
Nicolo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasevich
Josip
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasi
Giuseppe
Guido
Olga
14-06-1917
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - sergente - 32 Rgt. fant. carr. - carristi
24-05-1941
Mar Mediterraneo
Disperso in mare
Affondamento nave “conte Rosso”
(6)(2)
Nella (2) risulta con il nome di Nicoletto,
morto il 23-05-1941
09-03-1913
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Deportato dai tedeschi
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(9)
Forse nato nel 1912; deportato in Germania;
irreperibile (9).
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
04-03-1907
Velika Kaniza
Ungheria
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
E.I. - M.V.S.N. Capo Manipolo
10-10-1941
Fronte jugoslavo-Croazia
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(2)(5)(54)
Deceduto nel 1945 secondo fonte (5)
Medaglia d’argento VM
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasic
Giuseppe
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasich
Mario
Giuseppe
Calich Erminia
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Blasich
Antonio
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
06-02-1920
Villa Blasich
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Risiera di San Sabba
05-10-1944
Trieste
Ignote
Soppressione da parte tedesca
(49)
18-07-1878
Fiume
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
03-05-1945
Fiume
Ucciso da elementi in divisa partigiana
Soppressione da parte di delinquenti comuni
(2)(19)
Per tale delitto il Tribunale dell’Armata
Jugoslava emise due sentenze di morte a carico dei colpevoli
04-06-1887
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Laurana
Arrestato a Fiume nell’ottobre del 1944; trasferito al Coroneo Trieste il 01/12/1944, prelevato l’08/12/1944 inviato successivamente
a Dachau.
24-02-1945
Germania
Ignote
Ignota
(2)(4)(54)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasich
Matteo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasich
Ferdinando
Andrea
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasich
Antonio
Bartolomeo
Natalina
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato il 6 ottobre ‘45 da partigiani jugoslav
08-10-1945
Provincia Fiume
Suicida secondo la polizia
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)(17)
Laurana
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
16-01-1943
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento
(2)
10-12-1905
Fiume
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
31-12-1943
Ignoto
Ignote
Ignota
(5) (54)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasich
Venceslao
Vinco
Maria Jelisei
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blasini
Pietro
Pietro
Margherita Bubanj
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blason
Antonio
Girolamo
Maria Carletti
297
16-08-1912
Drenova
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Risiera di S. Sabba
04-04-1945
Trieste
Fucilazione
Soppressione da parte tedesca
(9)
Preso dai Cetnici e consegnato dai tedeschi
il 22/01/1945; presumibilmente cremato (9)
31-12-1892
Castelmuschio
Veglia
Sconosciuta
Italiana
Operaia
Fiume
27-04-1945
Fiume
Ucciso in azione di guerra
Ignota
(37)(38)(41)
Data nascita presunta a fini statistici per giorno e mese
12-03-1870
Formo di Isonzo
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume-Rijeka
28-04-1945
Fiume
Deceduto per ferite
Fuoco di azioni belliche
(38)
298
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blassini (Blasevich)
Ferdinando
Pietro
Giuseppa
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blazek
Ferruccio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blazek
Emilio
Ronaldo
Elvira
12-05-1924
Fiume
Celibe
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
09-05-1945
Jugoslavia
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(5)(54)
18-10-1918
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - nave Neghelli - unità silurista
22-01-1941
Mar Mediterraneo orientale
Disperso in combattimento
Affondamento
(6)
13-11-1894
Fiume
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
15-03-1945
Fiume presso cimitero di Cosala
Fucilazione per rappresaglia
Soppressione da parte tedesca
(5)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blazevich
Pietro
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blazic
Venceslao
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blazic
Carlo
Nicola
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
28-04-1945
Fiume - sede delle SS
Ucciso
Soppressione da parte tedesca
(25)
24-08-1912
Castua
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Risiera San Sabba
04-04-1945
Trieste
Ignote
Soppressione da parte tedesca
(1)(49)
27-12-1914
Laurana
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Dachau
31-05-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blazic
Josip
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blazic
Anton
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blecic
Stanko
Villa Blasich
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Risiera di San Sabba
26-09-1944
Trieste
Ignote
Ignota
(1)
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
16-09-1944
Fiume Cimitero di Cosala
Fucilazione per rappresaglia
Soppressione da parte tedesca
(42)
Fucilato insieme ad altri 15 fiumani per rappresaglia per l’atto dinamitardo commesso in un
palazzo occupato dalle autorità germaniche
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Arrestato da tedeschi
31-12-1944
Ignoto
Disperso
Probabile soppressione da parte tedesca
(1)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blecic
Anton
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Blecich
Mariano
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
299
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
16-09-1944
Fiume Cimitero di Cosala
Fucilazione per rappresaglia
Soppressione da parte tedesca
(42)
Fucilato insieme ad altri 15 fiumani per rappresaglia per l’atto dinamitardo commesso in
un palazzo occupato da autorità germaniche
24-06-1901
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato nel maggio del 1944; trasferito al
Coroneo Trieste il 07/06/1944, prelevato il
13/06/1944; successivamente inviato a
Dachau.
2-03-1945
Germania
Ignote
Ignota
(2)(4)
Blecich
Aldo
Andrea
30-01-1920
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - som. Marcello - arma silurista
06-04-1941
Oceano Atlantico
Disperso in combattimento
Ignota
(6)(2)
300
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blexcich
Mario
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bluch (Blich) in Schwartz
Ernestina
Giuseppe
Rosa Bergl
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
26-04-1901
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Deportato a Dachau
03-03-1945
Germania
Ignote
Ignota
(9)
La famiglia risiede a Borgomarina e una figlia
lavora alla Torpedo (9).
16-06-1891
Villa del Nevoso
Coniugata con Benno Schwarz (o Schwartz)
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Fiume e deportata da San Saba
ad Auschwitz.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(27)(36)(1)(44)
Forse nata in Cecoslovacchia.
Data di morte presunta a fini statistici
Bluehweiss (o Bukweiss)
Federica
Giulio
Ros Weinberger
24-06-1878
Ivankovo
(Jugoslavia)
Coniugata con Francesco Friedmann
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Fiume l’08/03/1944; deportata da
San Sabba ad Auschwitz.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(27)(36)(44)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Blumenfeld in Edelstein
Elena
Erminio (o Arminio)
Francesca (o Erminia)
21-01-1882
Badeiet (o Bardhiov)
(Cecoslovacchia)
Coniugata (vedova)
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Fiume; da San Sabba ad
Auschwitz.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(36)(44)
Madre vedova di Edelstein Ladislao, deceduto in Africa Orientale (36).
Presente a Fiume il 18/02/44.Data morte presunta a fini statistici
Bobek
Giovanna
15-02-1903
Villa del Nevoso
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Arrestata a Ilirska Bistrica; inviata in
Germania, campo di concentramento Bergen
Belsen
15-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(5)
Bohm
Loris
22-08-1921
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - S. ten. - 81 Rgt. ftr. - fanteria 25-05-1943
Fronte russo
Deceduto in prigionia
Ignota
(6)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Boldrini
Gustavo
05-07-1944
Fiume Quarnero
Disperso in mare
Ignota
(1)
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bolf in Curri
Tabea
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bombassei
Mario
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bon
Alberto
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI Marinaio a Fiume
31-12-1900
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata nel 1936 dalla polizia jugoslava per
spionaggio; dopo 5 anni nel carcere di
Ogulin, venne liberata e tornò a Fiume nel
1941 - arrestata di nuovo nel 1945
30-09-1945
Fiume Tersatto
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(2)
È deceduta nel settembre 1945 all’età di 45
anni data di nascita presunta per giorno e
mese.
Data di morte presunta per giorno.
Bolis
Dante
Ermenegildo
Antonia
23-08-1902
Pola
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Buchenwald
09-05-1945
Germania
Ignote
Ignota
(5)(54)
301
Bolognini
Dino
Corradino
31-12-1922
Serravalle Pistoiese
Pistoia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
PS Brigadiere Gabinetto Questura Cas. Diaz
Organico 3/6/44 AMSF
Arrestato a Fiume nel maggio ‘45
14-06-1945
Jugoslavia - Grobniko
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(3)(31)(2)(33)(35)
Potrebbe essere deceduto anche il 15 o il
16/6; o anche in data 25/04/1945.
05-04-1921
Trieste
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
30-07-1944
Istria - Buie
Disperso
Probabile soppressione da parte tedesca
(1)(5)(4)(54)(55)
08-04-1926
Fontana del Conte
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Deportato a Hersbruck
09-09-1944
Germania
Ignote
Ignota
(2)
302
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bona
Alberto
Pietro
Maria
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bonas
Paolo
Pietro
Maria
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
31-12-1908
Volosca
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Abbazia
08-05-1945
Provincia Fiume
Ucciso
Soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Volosca
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Arrestato nei primi mesi del 1945 dai partigiani jugoslavi
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno e mese.
Bonas
Vittorio
Vittorio
Clasnar Maria
31-12-1903
Volosca
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Abbazia
31-05-1945
Provincia Fiume
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Nacque nel 1903 e morì nel maggio 1945
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Data di morte presunta per giorno.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bondy in Munz (o Muenz)
Ella
Giulio
22-06-1880
Coniugata con Karl Munz (o Muenz)
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Abbazia o Fiume
Deportata da Fossoli ad Auschwitz il
15/04/1944.
10-04-1944
Germania
Ignote
Ignota
(18)(36)(44)
Nata non in Italia; internata nel 1942 in Italia;
nel febbraio del 1944 deportata ad
Auschwitz (18).
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bone
Carmela
Mihovila
Teresa
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bonelli
Gennaro
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
04-01-1898
Gorizia
Sposata
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportata dai tedeschi
09-05-1945
Germania
Ignote
Ignota
(5)(54)(47)
Carenza dati appartenenza forze armate
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere (?)
Arrestato nel maggio 1945 e deportato a
Karlovac
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Ignota
(1)(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
In Ufficio Storico G.d.F. non risulta in organico tra il 1943 e il 1945
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bonetti
Angelo
Adolfo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bonfiglio
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Borauno o Soranno
Oscar
06-04-1926
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - nave Roma - unità elettricista
09-09-1943
Mare Mediterraneo
Disperso in combattimento
Affondamento
(6)
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Operaia
Abbazia
Arrestato nel maggio 1945
31-12-1945
Provincia Fiume
Ucciso
Probabile soppressione jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
31-12-1921
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Carabinieri di stanza a Villa Icici Abbazia
31-12-1944
Ignoto
Ignote
Ignota
(39)(18)
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
303
Bordon
Glauco
Desiderio
21-12-1926
Trieste
Sconosciuta
Italiana
Arrestato ad Auzza l’1/5/1945 tradotto alle
carceri di Fiume
31-12-1945
Ignoto
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(45)
Date di nascita e morte presunte per giorno e
mese a fini statistici.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bordon
Pio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Borghi
Cesare
Pietro
Strober Beata
29-09-1908
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - 13 Rgt. ftr. - fanteria 08-09-1943
Territorio metropolitano
Disperso in combattimento
(6)
22-02-1924
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportato
30-11-1944
Germania
Ignote
Ignota
(2)(47)
È deceduto nel novembre 1944
Data di morte presunta per giorno
304
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Borio
Alfonso
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Borri
Giuseppe
Francesco
Vecchiet Maria
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Borsetti (anche Barsetti)
Manlio
Ettore
15-05-1919
Castagnole L.
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Carabinieri Stazione Pogliane (Abbazia)
30-01-1944
Ignoto
Ignote
Ignota
(20)(46)
Catturato dai partigiani presso Pogliane il
30/01/1944 non si sa se passò ai partigiani o
fu soppresso -secondo la fonte n. 20.
L’Uff. Storico Carabinieri lo considera deceduto in guerra
10-09-1924
Monfalcone
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Villa del Nevoso
Venne arrestato dai partigiani
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
09-09-1924
Carezzola
Padova
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI 3° Rgt Milizia Fiume
Arrestato a Salcano il 29/04/45
05-05-1945
Italia Sella di Montesanto Gorizia
Ignote
Soppressione da parte jugoslava
(1)(48)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Boscariol
Giuseppe
Maria
21-02-1900
Fiume
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Fiume - Coroneo di Tr. n. 4966
(entrato il 15/1/44, prelevato il 28/2/44) - trasf. al campo di concetr. ”Dachau” n. 06282
14-02-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(2)(4)(5)(9)(54)(50)(47)
Secondo la fonte (9): nato il 09/06/1900; deceduto il 15/02/1945.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bosich o Bozich
Antonio
Giovanni
Tomasich Maria
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bosniach
Giuseppe
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
01-07-1913
Castelnuovo d’Istria
Fiume
Coniugato
Sconosciuta
Italiana
Operaia
Fiume
MPL
21-04-1945
Fiume
Deceduto per ferite d’arma da fuoco
Soppressione da parte tedesca
(1)(2)(4)(38)
Ucciso durante la sparatoria sulla folla in occasione dell’improvviso ritorno dei tedeschi
30-04-1928
Abbazia
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Arrestato nell’agosto del 1944; trasferito al
Coroneo Trieste il 17/09/1944, prelevato il
21/09/1944; inviato al campo di concentramento di Natzweiler
27-02-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(4)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bossiato
Giorgio
Giuseppe
Elsa Milanovich
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Bostiancich
Massimiliano
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
09-08-1940
Fiume-Rijeka
Cattolica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume-Rijeka
20-05-1945
Provincia Fiume Abbazia
Deceduto per ferite d’arma da fuoco
Ignota
(38)
11-10-1915
Villa del Nevoso
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - grado Caporale - rep. 185° Rgt. Art. Parà
- arma Artiglieria
24-10-1942
Fronte egiziano
Disperso in prigionia
Ignota
(6)
Bostiancich
Giovanni
27-12-1919
Villa del Nevoso
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. 17 Rgt. Art. div. Fan. arma Artiglieria
21-12-1942
Fronte russo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bostiancich
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Botrich
Apollonio
Andrea
Apollonia Brozovich
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Bozzetti
Luigi
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
305
12-11-1921
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - nave Gorgo - unità silurista
17-06-1943
Mare Mediterraneo Centrale
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)(2)(37)(38)(41)
31-12-1910
Fiume
Celibe
Cattolica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
21-04-1945
Fiume
Deceduto per ferite d’arma da fuoco
Ignota
(38)
Data di nascita presunta per giorno e mese
06-01-1911
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - grado C.M. - rep. Q.G. divisione - unità
Automobilisti trasp. salme
18-02-1943
Fronte russo
Deceduto in prigionia
(6)
Data morte per altra fonte 23/1/1943
306
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bradicich
Andrea
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bradicich (Bradicic?)
Corrado
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Moschiena
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
13-12-1942
Ignoto
Disperso
Affondamento
(2)
19-02-1900
Valsantamarina
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato nel giugno del 1944; trasferito al
Coroneo Trieste il 07/07/1944, prelevato il
21/07/1944; successivamente trasferito nel
campo di concentramento di Mauthausen
28-02-1945
Germania Henninsdorf
Ignote
Ignota
(2)(4)
Braditich o Bradich
Giovanni
11-11-1911
Valsantamarina
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Campo di concentramento di Mauthausen
13-03-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(4)(2)
Tumulato nel cimitero italiano di Mathausen
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Braiucca
Albino
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brandi
Cesare
Pacifico
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brandolini
Guerrino
21-09-1918
Laurana
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Deportato a Haslach o Buchenwald
21-01-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(47)
È dato anche come rimpatriato e deceduto
nel 1946
29-10-1907
Veglia
Coniugato
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Veglia
Arrestato nel settembre 1943
31-10-1943
Provincia Fiume
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(2)(3)
È deceduto nell’ottobre 1943
Data di morte presunta per giorno.
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato dopo il 3/5/45
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Ignota
(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bratos
Bruno
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bratovich
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Braun
Roberto
Francesco
Ester Altberger
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - Capor. maggiore - 1° Rgt. Art.
09-06-1942
Fronte ignoto
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(2)
25-09-1921
Elsane
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - 54 Rgt. ftr. - fanteria unità
fanteria
25-01-1943
Fronte russo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
09-11-1937
Fiume
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Trivignano (VE) il giorno 11/11/44
insieme alla madre ed alla sorella; deportato
da San Sabba a Ravensbrueck
22-06-1945
Germania
Ignote dopo la liberazione
Ignota
(1)(4)(27)(36)(44)(50)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Braun
Carolina (o Carola)
Marco (o Mario)
Erminia Frank
26-06-1904
Ceravio o Celje
(Jugoslavia)
Coniugata con Perlovv o Perloff Aron Ernesto
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Grisignano di Zocco VI in data
11/11/1945; deportata da San Sabba a
Ravensbruek l’ 11/01/1945.
Deceduta a Bergen Belsen
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(36)(44)
Data di morte presunta per giorno e mese.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Braun in Neumann
Clara
Sigismondo
Amalia (o Anna) Buchalkter
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Braun in Politzer
Berta
Davide
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
307
12-09-1878
Szeged
(Ungheria)
Coniugata con Francesco
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Fiume e deportata a San Sabba
01-07-1944
Trieste
Deceduta durante un eccidio
Soppressione da parte tedesca
(1)(27)(36)(44)
Nacque nel 1908 (1). Forse nata nel 1908
(36).
15-09-1858
Coniugata con Salomone Politzer(o Pollitzei)
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Abbazia
Arrestata ad Abbazia nel giugno del 1944;
deportata da Trieste ad Auschwitz nello stesso mese.
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(18)(36)(44)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
308
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Braun in Sabados
Julija (o Giulia)
28-10-1867
Coniugata
Ebraica
Sconosciuta
Sconosciuta
Abbazia
Arrestata ad Abbazia nel giugno del 1944 e
deportata da Trieste ad Auschwitz nello stesso mese.
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(18)(36)(44)
Forse nata nel 1854 (18).
Data di morte presunta a fini statistici
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Braveri
Oscar
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brdar
Antonio
Giuseppe
31-12-1885
Abbazia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Abbazia
Arrestato dai partigiani dopo il 3-05-1945
31-12-1945
Provincia Fiume
Disperso
Ignota
(2)
Aveva 60 anni
Data di nascita presunta per giorno, mese e
anno.
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
12-10-1894
Valici
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportato a Dachau
26-05-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(2)(50)
Venne sepolto nel cimitero italiano di Monaco
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Breiner (o Breimer)
Massimiliano
Sigismondo
Antonia
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brelich
Luigi
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brenk
Zora
30-04-1887
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportato
31-12-1944
Germania
Ignote
Ignota
(1)(27)(54)(47)
Elettore Comunità Israelitica l’11/09/1932.
D. n. presunta per giorno, mese e anno.
Data morte presunta a fini statistici
31-12-1860
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Arrestato dall’OZNA nel settembre 1945
31-12-1945
Fiume
Ignote
Soppressione da parte jugoslava
(2)
Aveva 60 anni
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Data di nascita presunta per giorno, mese e
anno.
15-11-1895
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
15-11-1944
Fiume
Uccisa
Bombardamento aereo
(1) (2)
Deceduta all’età di 49 anni
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brenk
Giuseppina
Francesco
Anna Brozovich
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Bresaz
Remigio
Giovanni
Maria
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
07-03-1896
Fiume
Nubile
Cattolica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
15-02-1945
Fiume
Ucciso
Bombardamento aereo
(38)
09-02-1913
Fiume
Sposato
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Deportato dai tedeschi il 25/4/1944 (erroneamente scritto 1946 nella fonte (29))
31-10-1944
Trieste
Fucilazione
Soppressione da parte tedesca
(4)(5)(54)(29)(55)(10)
Bresich
Anna
Giacomo
Margherita Debeuc
02-09-1880
Crenovizza
Nubile
Cattolica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume
05-11-1944
Fiume
Uccisa
Bombardamento aereo
(37)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bressan
Felice
Antonio
Maria Castelani
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Brezac o Bresaz
Remigio
Giovanni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
309
31-12-1879
Farra d’Isonzo
Gorizia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
17-02-1945
Fiume
Ucciso
Bombardamento aereo
(37)(38)(41)
Data nascita presunta a fini statistici per giorno e mese
31-12-1923
Fiume
Sposato
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
MPL
Arrestato nella retata dei giorni 11 e 12 luglio
del 1944; inviato a San Sabba
30-07-1944
Trieste (?)
Ignote
Probabile soppressione da parte tedesca
(1)(9)(4)
In (48) non risulta deceduto alla Risiera
È deceduto nel luglio 1944. Nato nel 1923;
arrestato dai fascisti a Trieste (9). Data di nascita presunta per giorno e mese.
Data di morte presunta per giorno e mese.
Brinsek
Branco
06-11-1918
Villa del Nevoso
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - grado C.M. - rep. 38 rgt. ftr. - arma
Fanteria
16-12-1942
Fronte russo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
310
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Broznic
Blasf
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brubgnach in Gianetich
Anna Paolina
Giuseppe
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brubniak
Antonio
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
MPL
31-12-1942
Ignoto
Fucilazione
Condanna a morte da parte italiana
(21)
Condannato a morte con sentenza del
Tribunale di Guerra II Armata, 26/03/1942 Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
31-12-1903
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
31-12-1944
Provincia Fiume Monte Maggiore
Uccisa e infoibata
Soppressione da parte jugoslava
(24)
Secondo la fonte n.24, identificata in foibe
denominate Gradac-Janovi-TanderlinovaMolokosno-Velaston (Laurana); deceduta all’età di 42 anni. D. n. e m. presunte per giorno, mese e anno.
17-09-1921
Moschiena
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - soldato - rep. 53 Rgt. ftr. - arma Fanteria
25-01-1943
Fronte russo
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brubniak (o Brubniah)
Giuseppe
Pietro
Caterina
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brubnjak
Anna
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brubnjak o Brubjak
Emilia
16-11-1898
Laurana
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Deportato in Germania
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)(2)
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Valsantamarina
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Risiera di San Sabba
22-12-1944
Trieste
Ignote
Soppressione da parte tedesca
(1)(49)
Matricola 18060
Valsantamarina
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Risiera di San Sabba
22-12-1944
Trieste
Ignote
Soppressione da parte tedesca
(1)(49)
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brugnak
Giovanni
02-11-1889
Velaveka
Fiume
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Arrestato nell’aprile del 1944; trasferito al
Coroneo Trieste il 09/05/1944, prelevato il
12/05/1944; successivamente inviato a
Dachau
09-01-1945
Germania
Ignote
Ignota
(4)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bruno
Filippo
Giuseppe
Lucarelli Giuseppina
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Bruno
Luigi
Vincenzo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brumnich
Bruno
Francesco
22-03-1943
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento
(2)
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Brunetti
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
31-12-1914
Manduria
Taranto
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Carabinieri Vice Brigadiere
Rapito dai partigiani insieme al carabiniere
Centa Giorgio
27-05-1944
Provincia Fiume
Disperso
Soppressione da parte jugoslava
(16) (20) (46)
In servizio di requisizione frazioni Giussici
(Mattuglie). Nato nel 1914. Data nascita presunta per giorno e mese. Data morte presunta.
311
05-08-1905
Motta S.Anastasia
Catania
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
PS non certa - Impiegato
Arrestato il 03/05/45
14-06-1945
Jugoslavia - Grobniko (?)
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava
(3)(32)(35)
Potrebbe essere deceduto anche il 15 o il
16/6.
La madre potrebbe avere come cognome anche Luccarello, o Zuccarelli.
29-04-1893
Caltanissetta (CL)
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
PS Guardia scelta-Ufficio Ferrovia
organico 3/6/44 in AMSF
Arrestato nel maggio 1945
14-06-1945
Jugoslavia
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(3)(2)(31)(35)
Potrebbe essere deceduto anche il 15 o il
16/6.
Bruschetti
Renato
Biagio
Parisi Carinna
30-07-1912
Lizzana di Rovereto
Trento
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere - XI Btg Mobilitato
19-08-1943
Jugoslavia Cavocesto di Sebenico
Deceduto per annegamento
Soppressione da parte jugoslava
(1)(2)(41)
In fonte (2) risulterebbe ucciso a Fiume dopo
il 3/5/1945
I dati di scheda sono tratti da fonte (40)
312
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brusich
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brussich
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Brutti
Mirto o Mirco
Severino
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
MPL Battaglione Fiumano
31-10-1943
Ignoto
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(1)(4)(9)(56)
Deceduto nell’ottobre del 1943 (4).
Data di morte presunta per giorno.
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Arrestato dall’OZNA il 10/4/45 e deportato
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Ignota
(2)
Data di morte presunta per giorno e mese.
20-06-1922
S. Michele
Verona
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI - marina
Arrestato il 20/4/1945 dai partigiani
31-12-1946
Jugoslavia
Ignote
Probabile soppressione da parte jugoslava.
(1)(2)(39)(45)
Risultante in prigionia a Mendelino di
Sebenico 1946
Data di nascita presunta per giorno e mese.In (1-2) risulta nato Postumia
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bubbola
Luciano
Davide
Cacich Antonietta
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bubinich
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bubinich o Bubunich
Giuseppina
19-01-1927
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI - M.D.T
24-09-1943
Provincia Fiume Mattuglie
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(1)(2)
31-12-1898
Moschiena
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Catturato dai partigiani
31-12-1944
Provincia Fiume
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(20)
Scomparso prima (dopo) uccisione della
moglie (Bubinich)
Giuseppina) all’età di 47 anni - fonte n. 20.
D. n. e m. presunte per giorno, mese e anno.
31-12-1903
Moschiena
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
24-03-1944
Provincia Fiume Moschiena Valsantamar.
Uccisa a bastonate
Soppressione da parte jugoslava
(20)(16)
Deceduta all’età di 41 anni
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bubnic
Ivan
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bucci (o Buccic)
Vladimiro
Giuseppe
Antonia
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Buchler in Frank
Ida
Pinkas
Rosa Hohn
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
04-08-1905
Pogliane
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Linz
12-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(1)
07-05-1912
Fianona
Albona
Celibe
Sconosciuta
Italiana
Operaia
Fiume
Arrestato nel maggio 1945 e deportato
15-06-1945
Jugoslavia
Disperso (o fucilato)
Soppressione da parte jugoslava
(1)(2)(5)(54)
31-08-1865
Mor (Ungheria)
Coniugata
Ebraica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestata a Fiume; da San Sabba deportata
in Germania.
30-04-1945
Germania
Ignote
Ignota
(27)(36)(44)
Forse nata nel 1875; pensionata (36).
Il cognome potrebbe anche essere Buechler
(36).
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
313
Budicin
Silvio
08-08-1912
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Fiume - Coroneo di Tr. trasf. al
campo di concentramento ”Flossenburg”
n. 041637
17-11-1944
Germania
Ignote
Ignota
(4)(2)(50)
Budicin
Renato
Giuseppe
Antonia
09-02-1920
Fiume
Celibe
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato a Fiume - Coroneo di Trieste n.
12331 (entrata 13/7/44 - prelevato 26/8/44) campo di concen. “Neuengamme” n. 044315
poi a Wilhelmsharen o Banterwegen
21-03-1945
Germania
Ignote
Malattia polmonite
(1)(2)(4)(5)(9)(29)(54)(50)
Venne sepolto a Andenburg
Secondo la fonte (5), è nato nel 1926
Bufalini
Augusto
Vittorio
15-03-1911
Siena
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
PS Vice brigadiere Squadra Amministrativa
organico 3/6/44 in AMSF
Arrestato nel maggio 1945
14-06-1945
Jugoslavia - Grobniko (?)
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(3)(2)(33)(35)
Potrebbe essere deceduto anche il 15 o il 16/6.
314
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Bugarini
Carlo
Enrico
03-01-1906
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - S. capo nave Delle Bande Nere - unità
cannoniere - fronte Mar Medit. Centrale
02-04-1942
Mare Mediterraneo
Disperso
Affondamento nave
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Buicich
Giovanni Carlo
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Buljeta
Pietro
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
09-09-1943
Fiume
Ucciso a colpi d’arma da fuoco
Soppressione da parte italiana
(2)
L’uccisione avvenne durante i tumulti di piazza sedati dalla polizia e dai carabinieri
13-11-1921
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI - grado R.S.I. - rep. della R.S.I. - formaz.
repubblicane
30-04-1945
Territorio metropolitano
Disperso in combattimento
Ignota
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Bulli
Marcello
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Burani
Sabatino
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
02-12-1942
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento
(2)
31-12-1916
Siena
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI ten.art. contraerea S. Caterina a Fiume
Arrestato nei primi giorni nel maggio 1945 e
deportato
31-12-1945
Jugoslavia
Disperso
Ignota
(2)
Data di nascita presunta per giorno e mese.
Data di morte presunta per giorno e mese.
Buricchi
Gino
Felice
Europa
19-02-1901
Radicofani
Siena
Sposato
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
PS Vicebrigadiere in servizio a Mensa Manin
organico 3/6/44 in AMSF
Arrestato il 03/05/45
14-06-1945
Jugoslavia Grobniko (?)
Fucilazione
Condanna a morte da parte jugoslava
(2)(3)(5)(31)(33)(34)(35)(39)
Potrebbe essere deceduto anche il 15 o il 16/6.
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Burul
Antonio
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
RSI - maresciallo 3° Rgt. M.D.T. servizio
“Fiume”
Arrestato a Sappiane il 6/5/45
31-12-1945
Provincia Fiume
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(1)(2)
Data di morte presunta per giorno, mese.
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Butinar
Francesco
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Butti
Vito
Pietro
Troia Teresa
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Butcovich in Superina
Dolores
30-04-1945
Italia Gorizia
Dispersa
Ignota
(2)
Potrebbe essere deceduta nell’aprile 1945
Data di morte presunta per giorno, mese e
anno.
Recatasi da Fiume a Gorizia nell’aprile del
1945 non ha più fatto ritorno
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Butinar
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
22-08-1896
Castelnuovo d’Istria
Carenza dati
Sconosciuta
Sconosciuta
Sconosciuta
Deportato a Muthausen
31-12-1943
Germania
Ignote
Ignota
(1)
315
Castelnuovo d’Istria
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Deportato a Mauthausen
21-12-1943
Germania
Ignote
Ignota
(1)
05-03-1900
Coniugato con Vita Ivancich
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Finanziere Maresciallo a capo della stazione
di Valsantamarina
04-05-1945
Provincia Fiume Castua
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(1)(2)(40)
Dissepolto nel 1946 da una fossa comune in
quel di Castua e sepolto nel cimitero di
Mattuglie
Buttiglione
Donato
Paolo
Brienza Margherita
14-08-1895
Laviano
Salerno
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Fiume
Arrestato il 5/5/45
07-07-1945
Jugoslavia
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(2)
316
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cabaich
Nemesio
Antonio
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cacchiotti
Rocco
Michele
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cain
Giuseppe
Giuseppe
Veglia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
31-05-1945
Italia Provincia Vicenza
Disperso
Probabile soppressione da partigiani italiani
(2)
Data di morte presunta per giorno.
31-12-1922
Panni
Foggia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. 12° Btg 3ª Comp. a Fiume
Non si ha certezza della morte
31-12-1946
Jugoslavia
Ignote
Ignota
(39)
Data nascita presunta per giorno e anno
Data morte presunta
12-02-1922
Primano
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - rep. La Spezia - unità Furiere
18-01-1942
Territorio metropolitano
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Cainelli
Leopoldo
N.N.
Virginia Cainelli
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Calabrese
Domenico
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Calabria
Renato
Pasquale
Ferrari Angela
03-07-1898
Brescia
Coniugato
Cattolica
Italiana
Sconosciuta
Fiume
07-04-1945
Istria Castelnuovo
Ucciso con arma da fuoco
Ignota
(38)
01-09-1915
Eboli
Salerno
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Cavle
Imprigionato dai partigiani 10-06-1942
14-06-1942
Provincia Fiume Cavle
Fucilazione
Soppressione da parte jugoslava
(52)(5)
06-06-1919
Pavia
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Laurana
RSI tenente art. in servizio a Laurana
Arrestato il 27/4/45
31-12-1945
Provincia Fiume
Disperso
Probabile soppressione da parte jugoslava
(2)
Data di morte presunta per giorno e mese.
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Calafiore
Emanuele
Giuseppe
Taucer Giuseppina
08-03-1926
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
RSI - 3° Rgt. M.D.T. (61° leg.) - formaz. repubblicane
05-05-1945
Jugoslavia
Disperso in combattimento
Soppressione da parte jugoslava
(1)(2)(6)
Secondo fonte (2), venne catturato il 5/5/45
dagli slavi a Villa del Nevoso e successivamente venne fucilato a Sappiane
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Calcic
Giuseppe
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Calcich
Giovanni
03-03-1923
Elsane
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
E.I. - Capor. - 5 Btg. bers. - bersaglieri
04-06-1944
Germania
Ignote
Ignota
(6)
17-09-1924
Laurana
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
M.M. - Marò - nave Pola - unità Marò
19-11-1944
Territorio metropolitano
Caduto in combattimento
Fuoco nemico
(6)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
317
Calcich
Antonio
07-05-1882
Moschiena
Fiume
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
Arrestato, trasferito al Coroneo Trieste il
09/08/1944, prelevato l’08/09/1944; inviato a
Dachau
08-02-1945
Germania
Ignote
Ignota
(2)(4)
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Calcich
Ernesto
Giovanni
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato civile
Religione
Nazionalità
Origine sociale
Res. durante la guerra
Appartenenza FF.AA.
Detenzione - Prigioni
Data morte
Luogo morte
Modalità di morte
Causa
Fonti lett. o docum.
Note ed eventuali
Calcich
Giovanni
Giovanni
Fiume
Carenza dati
Sconosciuta
Italiana
Sconosciuta
28-09-1942
Ignoto
Disperso in mare
Affondamento
(2)
20-06-1908
Clana
Coniugato
Cattolica
Sconosciuta
Sconosciuta
Fiume-Rijeka
08-11-1943
Provincia Fiume Abbazia
Deceduto per ferite d’arma da fuoco
(37)
318
Vittime accertate - Listovi potvrđenih žrtava
Cognome
Nome
Nome padre
Nome madre
Soprannome
Nato il
Nato a
Comune
Stato