L`avvocato più innovativo d`Europa. Fra lusso e banche claudia

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L`avvocato più innovativo d`Europa. Fra lusso e banche claudia
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claudia parzani
di francesca gambarini
foto di fredi marcarini per style
L’avvocato più innovativo d’Europa. Fra lusso e banche
Il «Financial Times» l’ha inserita (e premiata) tra i top ten Innovative Lawyers. Si è occupata degli aumenti di capitale di Unicredit
e Mps e segue brand come Bulgari e Ferragamo. È l’unica donna
partner in Italia del prestigioso studio internazionale Linklaters. «Il
mio motto? Una frase di Sant’Agostino: non fare come fanno tutti»
A Milano, in via Broletto, lavora uno dei dieci avvocati «più
innovativi» d’Europa. Lo ha decretato il Financial Times
che l’ha insignita del FT Innovative Lawyers Awards, forse
il massimo riconoscimento per chi fa il suo mestiere. Si
chiama Claudia Parzani, è l’unica partner donna dello studio internazionale Linklaters sotto la Madonnina (55 avvocati qui e 2.600 worldwide). Il Financial Times l’ha scelta
tra oltre 600 segnalazioni da 100 studi legali. Unica donna,
unica italiana, unica Sud europea in una cerimonia che ha
visto protagonisti (quasi) assoluti gli anglosassoni.
Parzani, 42 anni, già miglior avvocato donna del 2012
secondo TopLegal, in Linklaters gestisce il settore dei
mercati fnanziari per l’Italia ed è responsabile del lusso
a livello globale. Si è occupata di operazioni che coin-
volgevano, tra gli altri, brand quali Bulgari, Ferragamo,
Moncler, Pininfarina, Ferretti. Caschetto biondo, sorriso
contagioso, un marito direttore generale di una società
di energie rinnovabili che si divide tra Milano e Bologna,
tre fglie, è abituata a non spaventarsi davanti alle grandi
cifre e alle materie degli uomini. Anche perché, qualsiasi
cosa faccia, adora sparigliare le carte. Per questo l’hanno
premiata, si legge nelle note del Financial Times: perché
è in grado di applicare il suo know-how tecnico non solo
a operazioni di alta fnanza, ma anche a progetti tangenziali, che lei ama defnire di «innovazione sociale». Come
accade nelle sue [email protected]: appuntamenti fssi
(e molto ben frequentati) riservati a una rete di donne non
solo d’affari che si confrontano sui temi più vari. O, ancora,
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«I cInesI voglIono Il made In Italy,
ma poI scappano perché
quI è tutto troppo complIcato»
nel master In the boardroom, realizzato con
GE Capital (fnanziaria di General Electric)
ed Egon Zehnder (società leader nella consulenza sui cda), dove prepara donne manager
a entrare nei consigli. Se non bastasse, Claudia è presidente di Valore D, associazione di
grandi imprese creata in Italia per sostenere
la leadership femminile in azienda. «Stanotte
ho lavorato e alle 7 ero in studio. Ma quando
ho mandato i documenti, due ore dopo, ero
felice, soddisfatta. Dico sempre che senza passione non si arriva da nessuna parte» racconta
con quell’entusiasmo che ha anche quando
parla di aumenti di capitale da milioni di euro,
fusioni, ristrutturazioni.
d’affari per Intesa. Dove la mette la passione
quando lavora con bilanci di queste proporzioni? Ho aiutato i clienti ad abituarsi alla fessibilità: oggi i mercati sono diffcili, bisogna
cogliere le opportunità, cercare la strada a cui
nessuno ha pensato, avere un proprio stile.
Tra le mie citazioni preferite, c’è una frase di
Sant’Agostino: «Non fare come fanno tutti».
Soprattutto nella fnanza. Quando ha
deciso che sarebbe stato il lavoro della vita?
Mi sono sempre piaciuti i territori di confne,
come il diritto fnanziario. O come la flosofa
del diritto, argomento della mia tesi: la tortura,
dagli assiro-babilonesi ai nostri giorni.
La sliding door, il treno da non perdere?
Avevo 27 anni, lavoravo da Grimaldi Clifford
Chance, a Milano. Dividevo la stanza con
uno dei partner, un franco-inglese pazzesco.
Mi diceva: «Claudiella, per quell’operazione
guarda cosa fanno in Portogallo, per quell’altra dai un occhio in Francia». E io accumulavo
materiale e documenti, idee e competenze. La
fnanza di oggi nasceva in quegli anni.
Negli anni si è occupata dei tre aumenti
di capitale di Unicredit, oggi assiste Monte
dei Paschi e Bpm, è stata legale delle banche
Perché lei è un avvocato innovativo? Chi
fa il mio lavoro, di solito, segue un modello o
una procedura senza discostarsene. Io ho cer-
Che aria tirava? Eravamo giovani e agguerriti. Nei Novanta ho fatto le mie prime Ipo
(offerta pubblica iniziale, ndr) senza norma-
Claudia Parzani con
Lavinia Borromeo
e John Elkann.
A sinistra, durante
la conferenza Tedx
Milano Women
2013. A fanco, con
l’imprenditrice
Marina Salomon.
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ab ito: h ug o b oss; s tyling: a ng elica pi anaro sa ; h a collab or ato : s tefano lagon igr o; agf, olycom, sgp
cato di sorpassare questo modus operandi.
Negli aumenti di capitale, ad esempio, ho
applicato tanti schemi e tanti diversi modi di
documentare la pratica, per ottenere maggiore
fessibilità di struttura e ridurre i tempi.
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Da fglia di imprenditori e non da avvocato, cosa farebbe se la sua azienda fosse
in crisi? Proverei a uscire dalla mentalità
dell’impresa padronale e mi aprirei a nuove
soluzioni. Una fusione può essere una crescita: meglio il 50 per cento di un’azienda
sana che il 100 per cento di una che zoppica.
Lo straniero che fa shopping dei marchi
italiani fa paura. Sbagliato. Soprattutto nel
lusso, queste operazioni hanno rispetto per
il brand e per la creatività italiana, che tutti
continuano a invidiarci. Piuttosto, è interessante notare un altro fatto: anche noi facciamo paura agli investitori stranieri. I cinesi
vogliono il made in Italy, ma poi scappano
perché qui è tutto complicato.
Claudia prima di diventare una professionista dei grandi business era... Una viaggiatrice zaino in spalla. Finivo gli esami a giugno, mi scapicollavo pur di concedermi due
mesi in giro per il mondo. Con budget limitato, cercando le coincidenze più economiche
negli aeroporti più assurdi per risparmiare.
Oggi come si rilassa? Mi butto su qualsiasi cosa coinvolga la creatività, è un lato del
carattere che devo a mia madre. Ad esempio,
invento favole in rima per le mie bambine.
Mi piace leggere le biografe. Scio, ho fatto
arrampicata, antigravity yoga... Cucinavo,
ora molto meno.
tiva. La legge sulle società di intermediazione
mobiliare era il massimo che avevamo in Italia. Ma il clima era positivo: chiudevi l’affare in
fretta e tutti ti battevano una mano sulla spalla.
Si sente mai schiacciata dalle responsabilità? Il mio problema è ispirare sempre
massima fducia nell’interlocutore. Però, sì, lo
ammetto, ci sono volte in cui, frmato tutto, si
tira un sospiro di sollievo e quasi verrebbe da
dire: mi sono levata anche questo peso.
Com’è lavorare oggi con Monte dei
Paschi, in un momento davvero critico per
la banca? Mi dispiace, ma per policy interna
non posso commentare operazioni in corso.
Quella più diffcile in assoluto? Ho avuto
clienti molto intelligenti e parecchio diffcili,
gli stessi che poi mi hanno dato incarichi
quando ero incinta di nove mesi.
Mai subito discriminazioni? Se sei l’unica donna, capita che ti chiedano di portare
un caffè. Lo faccio, senza marcare la mano. Al
contrario, se si crea un ambiente più muscolare, io mi adatto. Sono fglia di imprenditori,
non ho il dna della professionista intoccabile.
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Stile creativo fuori e dentro la fnanza.
Nell’abbigliamento? Sempre. Stilisti preferiti: Stella McCartney e Martin Margiela.
Ha tre fglie di nove, sette e quattro anni.
Come le sta crescendo? Con la gioia e la consapevolezza che, qualsiasi cosa succeda, si
supporteranno e si completeranno sempre.
Le manderà a studiare via dall’Italia: non
dica no. Fanno tutte la scuola inglese, ma non
è detto che andranno all’estero. Io ho lavorato
in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma non spingerò via né tratterrò nessuno. Non c’è niente
che mi angoscia più di sapere che ho costretto
qualcuno a fare ciò che non desiderava.