Life club

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Life club
L
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ife club
PRIMAVERA 2009
I L
M A G A Z I N E
D E L
FREE PRESS
T U O
S T I L E
D I
V I T A
Suoni
BLACKPOOL
Viaggi Italia
IL VIOLINO SUL TETTO
Racing
NEL 2009 VINCERA’KERS
Golf Club Margara
LA CAPITALE DEL GOLF ITALIANO
www.lifeclubmagazine.com
La golf art
IL SENSO DI UN LUNGO CAMMINO
editoriale
L
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ife club
I L
M A G A Z I N E
D E L
T U O
Il 2009 comincia con una storia curiosa e tenera. Siamo ad Hannover, in Germania. La mattina del primo gennaio, approfittando
del sonno profondo in cui i genitori, reduci dei bagordi di capodanno, sono immersi, il piccolo Mika, 6 anni, e la sua amichetta coetanea Anna Lena, fanno la valigia ed escono di casa.
L’obiettivo: sposarsi in Africa. Il loro bagaglio contiene giocattoli,
occhiali da sole, costume da bagno e biscotti. Camminano per
qualche chilometro nella città, prendono un tram e si dirigono
verso la stazione centrale, dove stanno per salire sulla navetta
per l’aeroporto. Qui vengono intercettati da alcuni ferrovieri che
provvedono ad avvertire la polizia. Gli agenti, non senza qualche
difficoltà, riescono a convincerli che senza genitori e senza soldi, non è possibile andare in Africa. Per riconfortare i due bimbi
disperati, i poliziotti li portano a visitare la stazione di polizia e
i piccoli rimangono impressionati soprattutto dalla cella di detenzione. Poco dopo, i genitori vengono a prenderli. “Potrete
andare in Africa più tardi!”. Così li ha congedati il commissario.
L’anno non comincia in modo sereno. La minaccia della recessione, le imprese in crisi, la povertà in aumento, i fragili equilibri
internazionali minati dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni inquietanti tra le due potenze nucleari India e Pakistan e per
finire, la Russia che ha preso la misura draconiana di chiudere i
rubinetti del gas. C’è di che passare notti insonni.
Abbiamo bisogno di storie positive, di notizie che trasmettano
gioia, tenerezza, amore, sogni e uno sguardo meno tetro e spaventato su quanto ci circonda. Grazie al piccolo Mika, abbiamo
qualcosa di dolce da raccontare. Grazie a Mika, che, figlio della
nuova generazione, ai sogni ancora ci crede, e ha provato a
realizzarli, grazie a Mika, che ci ricorda che la nostra generazione ha il dovere di mantenere il suo diritto di sognare. Questo ci
investe di una missione nobile. E allontana un po’ i nostri guai.
Quando pensate che un’impresa sia impossibile, ricordatevi di
Mika, di questo Piccolo Principe che al Sahara non è mai arrivato
ma che, come il personaggio di Saint Exupery, ci ha insegnato
qualcosa di bello. Buon anno e buona lettura del nostro primo
numero 2009 a tutti!
Eva Morletto
S T I L E
D I
V I T A
primavera 2009
ANNO V primavera 2009
Autorizzazione Tribunale di Ivrea n. 2 del 2004
registro periodici
direttore editoriale
Eva Morletto
editore
Keyco S.r.l.
P.zza Martiri della Libertà, 30 10083 Favria (Torino)
redazione
www.lifeclubmagazine.com
[email protected]
segreteria di redazione
Lucia Glaudo
tel. 0124 47 05 53 fax 0124 34 96 07
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pubblicità
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concessionaria esclusiva
Media ADV S.r.l.
via S.Siro, 25 - 20149 Milano
hanno collaborato
Fabrizio Rosboch, Gianni Davico, Milena Prisco,
Maurizio Di Maggio, Andrea Caldera, Rachel Schartenberg,
Marco Mussini, Cyrille Milgram, Antonio Daniele,
Stefano Bosco, Richard Yann Tosker, Andrea Ranza,
Gilberto Gribaudo, Alberto Zaghetto, Francesco Mini,
Alfonso Carino, Michela Bausano, Giancarlo Telloli, Eleonora Mori,
Lucia Glaudo, Isabella Obialero
direttore responsabile
Mauro Giubellini
progetto artistico
Simona Goi
grafica e impaginazione
Andrea Carraro - www.fotoqui.it
stampa
L’Artistica Savigliano
via Togliatti, 44 12038 Savigliano (CN)
sommario
4 Life club primavera 2009
Redazionale
12
Golf libri
14
Eventi
15
Editoriale golf
19
Golf Art
20
Investire in arte
24
Economia
26
Real Life
29
Racing
32
Auto
37
Vanity
40
Moda
43
Shopping
47
International corner
51
Hotellerie
54
Redazionale
59
Redazionale
61
Golf Club Margara, la capitale del golf italiano
26
9
Golf means business
Training
Snowgolf World Championship 2009
15
6
Golf sano in corpore sano
Lezioni di golf
Un’arma in più: il pensiero positivo
L
Dove sta andando il golf italiano?
La Golf Art: il senso di un lungo cammino
L’arte: concreto investimento alternativo
Energia & ambiente
Bagnini a quattro zampe
Nel 2009 vincerà KERS
A Detroit l’avvento delle auto ibride
I love shopping
Piacenza Cashmere, un’eleganza soft...
Bon appètit
L’ultima contrada vergine
Prima di vivere... sognare
Olimpia Ciervo
Raccontare il progetto: appunti di viaggio
primavera 2009
27
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q I L q M A G A Z I N E q D E L q T U O - S T I L E - D I - V I T A
32
65
Architettura
69
Personaggio
72
Fotografia
77
Libri
78
Viaggi Mondo
82
Viaggi Europa
88
Viaggi Italia
92
Suoni
94
Lifestyle
97
Film
98
Distribuzione
Madrid in progress
La nuova era del fotogiornalismo
Olivier Vigerie, un elfo nel regno del possibile
Centro permanenza temporanea vista stadio
Pianeta Amazzonia
Marsiglia, da covo di gangster a capitale della moda
78
Il violino sul tetto
Blackpool, nuovi sound sotto la torre Eiffel
Incontro con Michela Fiorella Pachner
Lo strano caso di Benjamin Button
82
golf
Un’arma in più:
il pensiero
positivo
Nel golf, no all’eccessiva autocritica
“
6 Life club primavera 2009
Cari amici, per quest’articolo ho scelto di trattare un argomento che sembrerebbe allontanarvi dalla tecnica del
golf, ma capirete leggendolo che non è così. Il vostro atteggiamento mentale influenza enormemente qualsiasi vostro gesto,
potete immaginare quanto influenza un movimento complesso
come lo swing. Sappiamo bene quanto la “self - confidence” abbia un grande peso nella performance di uno sportivo, nel golf
quest’aspetto può avere un peso ancora maggiore rispetto a molti
altri sport, per questo non si può tralasciare la preparazione mentale di pari passo al miglioramento tecnico.
PARLARE A NOI STESSI
Quante volte abbiamo criticato noi
stessi giocando a golf? Vista la difficoltà e l’incostanza del nostro sport direi
tantissime, se non la maggior parte.
Bene, sappiate che quando parlate a
voi stessi le vostre parole influenzano,
e nel tempo modificano, l’immagine
che il vostro subconscio ha di voi stessi, con ovvie conseguenze disastrose.
Abbiamo quindi nelle nostre mani un
grande potere, cerchiamo di imparare
ad usarlo a nostro favore. L’autocritica,
tanto apprezzata in quanto stimolo per
migliorare, se utilizzata senza regole
può crearvi dei problemi non indifferenti. Quanti buoni giocatori hanno lavorato duramente per una vita raggiungendo livelli di gioco eccezionali senza mai
riuscire a vincere? Questo può essere
uno dei tanti motivi.
Cerchiamo dunque di convincerci che
una lieve e continua azione critica nei
confronti di noi stessi ci influenza in due
modi: intacca con il tempo l’immagine
che abbiamo di noi stessi, e ha un effetto immediato distruttivo sulle nostre
abilità e sulle nostre performance.
Qualcuno si chiederà se, senza una
opportuna autocritica, sia possibile migliorare il proprio gioco ed andare sempre più avanti.
Ci sono momenti giusti nei quali analizzare il gioco, non durante la gara, né tra
il primo e il secondo giorno, né durante
i giorni immediatamente precedenti alle
gare. In quei momenti, se parliamo a
noi stessi, dobbiamo solo applaudire i
bei colpi ed esaltare gli aspetti migliori
del nostro gioco.
LA VISUALIZZAZIONE
Gli esperti affermano che il nostro subconscio non distingue la differenza
tra immaginazione e realtà. Così, se
riusciamo a visualizzare nella maniera
corretta i nostri gesti prima di eseguirli, è come se il nostro corpo lo avesse
già fatto poco prima, ci dice che quello
che dobbiamo fare, magari un colpo
L
difficile, è nel nostro potenziale, ce la
possiamo fare.
Jack Nicklaus ha parlato dei suoi “film”
mentali, soprattutto sul putt: finché
non riusciva a visualizzare la sua palla
andare in buca, non eseguiva il colpo;
questo era fondamentale per colpire
con la massima sicurezza.
Come ottenere una buona visualizzazione?
Prima di tutto vi consiglio di guardare
un dvd di un major, togliendo l’audio,
per avere la massima attenzione sui
gesti che fanno i buoni giocatori prima
di eseguire il colpo, sulla loro routine,
su come sia sempre la stessa per ogni
colpo e su come, se un fatto esterno
giunge a interrompere la sequenza, tutta l’azione sia ripresa dal principio. Studiate i loro gesti e prendetene spunto.
Fatto questo, createvi una vostra routine grazie alla quale riuscirete a trovare
la concentrazione giusta per avere la
vostra visualizzazione.
Iniziate ad allenarvi in un luogo silenzioso, immaginate di giocare una buca a
voi ostica, senza tralasciare il minimo
dettaglio: il vento, il peso sui vostri piedi, le irregolarità del terreno, il vostro
bastone, l’effetto della vostra palla.
Provate un paio di volte; non è facile
mantenere la concentrazione per poter
visualizzare con precisione il giocare
un’ intera buca.
QUALCHE ESERCIZIO
Avrete capito a questo punto quanto è
importante l’immagine di voi stessi che
sarete capaci di costruire. Di sicuro
penserete, “ma non sono io ad avere
quest’immagine di me, è una valutazione oggettiva, poiché sono un disastro
sotto pressione, il mio gioco corto è
carente, e con il putt non riesco ad avere confidenza!”. Ancora ribadisco che i
vostri pensieri negativi vi porteranno a
peggiorare la situazione. Capisco che
potreste pensare: “ok, ma come faccio
a monitorare tutto quello che mi passa
per la mente? È fuori dal mio controllo!
ife club
golf
E soprattutto a volte non so neanche a fine di una gara
quali sono stati i miei pensieri, se positivi o negativi!!”.
Provate a fare quest’esercizio che consiglia il famoso
Bob Rotella: prendete un quaderno e alla fine di ogni
giornata di golf descrivete le situazioni che vi sono rimaste impresse nella mente. Fatelo per una decina di volte
e poi rileggete tutto quello che avete riportato. Riuscirete così a capire quali sono i pensieri dominanti. Se la
maggior parte dei pensieri descrive buoni colpi, avete
colpito nel segno, il vostro atteggiamento è corretto. Il
vostro corpo è influenzato dalla vostra mente, su questo
gli esperti non hanno dubbi. Volete un piccolo e sciocco esempio? Chiudete gli occhi e immaginate una tavola imbandita, con il vostro piatto preferito, sentite
l’odore. Non avvertite una sensazione di appetito?
La salivazione che aumenta? Eppure non c’è nulla,
ha immaginato tutto la vostra mente, ed ha influenzato il vostro corpo.
La maggior parte di noi viene da un’educazione che ci
ha portato a sottolineare i nostri errori, a non perderli mai
d’occhio. Molti maestri pensano di ottimizzare le performance dei loro allievi esaltando i loro difetti, fino al punto
di parlarne di più rispetto ai pregi, pensando di stimolare l’allievo ad un miglioramento continuo. Quasi arrivano
a pensare che una troppa autostima li porti ad essere
arroganti e presuntuosi. Ma secondo i più grandi psicologi dello sport non è assolutamente la via giusta, è un
metodo ormai passato che porta soltanto il giocatore a
ritrovarsi una mentalità perdente e una bassa autostima.
Vi consiglio quindi di circondarvi di persone positive e
motivanti, che riescano sempre a vedere il famoso “bicchiere mezzo pieno!”.
E al di là di qualunque riflessione, ricordatevi sempre che
è solo un gioco.
Andrea Ranza
8 Life club primavera 2009
training
Golf sano
in corpore sano
Un nuovo appuntamento per i nostri golf players!
I
mpossible is nothing!
Una famosa casa di abbigliamento sportivo titola così
una sua campagna pubblicitaria.
Essenziale il concetto che esprime:
se vuoi raggiungere un obiettivo, con
costanza e allenamento puoi conquistare qualsiasi risultato.
Ecco perché Life Club decide di impegnarsi per offrirvi un servizio che
nessun altra rivista del settore dà: una
preparazione atletica indicata e dedicata al golf.
Questo perché?
Ogni gesto tecnico nel golf è frutto di
un movimento armonico, di una coordinazione oculo-manuale controllata e
di una condizione psico-fisica che permetta di percepire ascoltare e capire il
movimento colpendo così la palla nel
modo adeguato.
Quando analizziamo un gesto sportivo
bisogna sempre tenere conto che intervengono numerosi fattori, tra cui
- Potenziale genetico
- Tecnica sportiva
- Condizione fisica (Forza, Resistenza,
Velocità, Flessibilità, Capacità Coordinative)
- Fattori psicologici
La padronanza di tutti questi fattori è
determinante per ottenere la massima
prestazione, qualsiasi sia lo sport praticato.
Seguendo le gare di golf di un importante torneo con tappe in Italia e nel
mondo, mi sono sempre chiesto: perché molto spesso prima di una gara
vedo poche persone fare riscaldamento, ma vedo flyer procedere con la
L
ife club
propria sacca verso il campo pratica,
inserire i gettoni comprati in segreteria, 100 palline e via a tirare a più non
posso, cercando di colpire quel cartello
laggiù lontano che riporta la scritta 250
mt.? Il riscaldamento non è solo utilizzare un sand in campo pratica pensando che colpendo piano ci si riscaldi.
Il corpo umano è un meccanismo perfetto, che si modifica per poi ritornare
in equilibrio, per poi modificarsi nuovamente. Il riscaldamento come l’allenamento in sé devono essere parte
integrante di una giornata di sport e
divertimento com’è il golf.
L’idea di questa rubrica, nasce da una
mia passione per questo gioco,che offre la possibilità di trascorrere una giornata a stretto contatto con la natura.
Credo che la preparazione fisica, ma
anche il solo benessere fisico siano
fondamentali per la vita di tutti i giorni, che aiutino ad affrontare meglio le
difficoltà.
Dr.Alberto Zaghetto, laureato in Scienze Motorie presso
la facoltà di Medicina e Chirurgia di Padova.
Direttore sportivo e socio fondatore della A.S.D. Scuola
di Sport Checco l’Ovetto sezione rugby, personal
trainer attività invernali ( sci, snowboard, skyrunner),
anche preparatore atletico C.A.I ( Club Alpino Italiano
C.S.Piero).
Coordinatore Area Formazione di ASAcampus, dipartimento scientifico di ASA, responsabile dell’organizzazione e coordinatore dei corsi avanzati di Hilterapia®,
nuova terapia fisica approvata da parte dell’ente regolatorio statunitense, La F.D.A. (Food and Drug Administration), per il trattamento delle patologie muscolari e
dei dolori ossei.
[email protected]
48 Life club primavera 2009
Ritornando al nostro gioco, come in
quasi tutti gli sport di destrezza, il fattore allenante a cui si dedica più tempo è
la tecnica, senza la quale non si va da
nessuna parte.
Una miglior condizione fisica vi permetterà di migliorarvi in tutti i colpi, non
solo quelli che richiedono forza e potenza, ma anche quelli di precisione.
Un buon allenamento muscolare aiuterà anche a prevenire infortuni e a proteggere la schiena da possibili traumi.
Analizzando da subito il gesto tecnico
del golf, i muscoli che rivestono un
ruolo importante nello svolgimento del
gesto sono gli addominali e i muscoli
del dorso.
È importante quindi allenare questi muscoli i quali vi permetteranno di esprimere maggior forza e sicurezza nei
movimenti.Nella prossima rubrica andremo a vedere quali sono gli esercizi
più indicati per tonificare questi settori
muscolari e quali benefici danno nella
vita di tutti i giorni.
Star meglio fisicamente significa anche
avere maggior concentrazione, miglior
precisione nei colpi e saper ridurre al
minimo la stanchezza mentale.
Il mio impegno sarà dunque quello di
darvi dei consigli, attraverso semplici
esercizi a corpo libero, per far aumentare le vostre capacità fisiche di resistenza
e coordinazione al fine di concentrare
l’attenzione sul movimento e renderlo un
ritmo armonico, o meglio, swing...
Alberto Zaghetto
SNOWGOLF WORLD
CHAMPIONSHIP 2009
Grandi emozioni alla premiere del
MILLION DOLLAR PUTT
O
bertauern, Austria, 31.01.09. È qui che lo
Snowgolf World Championship 2009 ha dato
inizio ad una nuova era nel mondo del golf. Questo prestigioso evento e la sua famosa gara di putting green hanno attratto celebrità e golfisti da tutto il
mondo, addirittura da Filippine, Australia ed Emirati Arabi. Numerose le iscrizioni pervenute, ma soltanto 100 fortunati amateur hanno avuto accesso alla competizione. Campioni
olimpici e mondiali, oltre a numerose celebrità, si sono sfidati su
un originale campo da golf 9 buche (Par 36, 2.700 metri di lunghezza) innevato per l’occasione da macchine spara neve, oltre
all’abbondante neve naturale utilizzata come limite del campo e
la superficie del putting green “innevata” a mano.
Adi Hengstberger (Germania) è riuscito a conservare il titolo del
2007. I secondi classificati sono stati, invece, Tristan David (Filippine) e Peter Dobrowlsky (Austria). La vincitrice femminile del
World Championship è stata Sarah Hölzl (Austria).
Il momento più entusiasmante dello Snowgolf World Championship 2009, è stato sicuramente il Million Dollar Putt, il premio per
amateur più ricco al mondo, una premiere per Obertauern. I partecipanti alla gara hanno avuto un’unica ed irripetibile possibilità
di entrare in buca da una distanza di 18 metri per accaparrarsi il
premio, pari ad un milione di dollari. Altissima l’attenzione dei media nei confronti di questo evento: decine di macchine fotografi-
12 Life club primavera 2009
CONTINUATE A GIOCARE!
che puntate per catturare immagini da
diffondere in tutto il mondo.
I giocatori amateur sono stati affiancati da numerosi nomi del mondo dello
sport e dello spettacolo, pronti a destinare il loro Million Dollar Putt ad importanti cause: “Wings for Life” (Fondazione per la ricerca sul midollo spinale) e
“Eagles Charity Golf Club”. L’ atmosfera
è stata elettrizzante e queste celebrità
mondiali hanno dato dimostrazione di
grande bravura, tra le tante: DJ Ötzi,
Hannes Arch (Campione Mondiale di
Volo Acrobatico), Axel Schulz (Campione di Box), stelle del calcio quali Alex
Zickler e Rene Aufhauser, il vincitore
della FIFA World Cup Rainer Bonhof, il
Presidente della Federazione Golfistica
Austriaca Franz Wittman e l’attore Sascha Wussow. Nonostante un paio di
tentativi finiti quasi in buca, nessuno è
riuscito ad accaparrarsi il ricco montepremi…fino al prossimo campionato.
Mentre il peso della recessione si fa sempre più sentire, una nuova ricerca dimostra che i golfisti affrontano
questo duro momento continuando a praticare questo
sport incuranti.
Il sondaggio ha coinvolto 12.000 clienti di YourGolfTravel.com, (il tour operator di viaggi golfistici, in più
rapida ascesa in tutta Europa) ed ha dimostrato che la
stragrande maggioranza di loro continuerà a spendere
il proprio denaro per giocare.
Un sorprendente 94% degli intervistati ha già in programma una vacanza golfistica per il 2009, mentre
l’87% dichiara che il golf sarà l’ultimo lusso che deciderà di abbandonare.
Anche le iscrizioni ai golf club sembrerebbero non subire la recessione: il 71% degli intervistati sostiene di
non voler disdire alcuna iscrizione e più di tre quarti di
loro continua a ritenere il golf una priorità, ideale per
mantenersi in forma ed in salute.
Ross Marshall, Direttore Generale di Your Golf Travel,
afferma che la richiesta in ambito golfistico è addirittura triplicata, grazie alla diminuzione dei prezzi e alla
maggiore flessibilità oraria e tempo libero a disposizione dei giocatori.
I viaggi golfistici parrebbero essere a prova di crisi e addirittura questo sembrerebbe essere il periodo migliore
per appassionarsi a questo sport.
Centro permanenza
temporanea
Daniele Scaglione
vista stadio
libri
U
n piccolo libro che
affronta un grande
problema spesso dimenticato anche se
presente a pochi passi
dalle nostre case e dalle
nostre vite; i CPT, centri di permanenza temporanea, raccolgono tutti gli extracomunitari
clandestini e sprovvisti di visto prima di rispedirli in patria o, in casi del tutto eccezionali, di
regolarizzarli permettendo loro di ricostruirsi
un’esistenza.
Un argomento delicato e scomodo che Daniele Scaglione ci fa vivere in prima persona
attraverso i sogni e le speranze della giovane
iraniana Sharmin e di sua madre, imprigionate
anch’esse mentre cercano di raggiungere Lione dove le aspettano dei parenti.
Una situazione tragica che tuttavia non impedisce a Sharmin, grande tifosa di calcio e innamorata di un Italia da lei idealizzata attraverso la
tv e i giornali, di scoprire il paese campione del
mondo e delle grandi stelle del football, Totti in
primis. Sarà l’occasione per conoscere nuovi
amici che, in un modo o nell’altro, secondo le
loro possibilità, tenteranno di darle una mano
sensibilizzando l’opinione pubblica e cercando
di farle uscire. Sarà soprattutto l’occasione di avverare un proprio sogno: assistere dal vivo ad una partita di calcio
del campionato italiano e assaporare emozioni e colori a lei mai prima permessi.
Ambientato in una Torino grigia e problematica, “ Centro permanenza temporanea vista stadio” è un piccolo gioiello
che si pone l’ambizioso obiettivo di denunciare, con toni solo all’apparenza morbidi, una realtà scomoda, spesso
taciuta dagli stessi mezzi di comunicazione.
L’abilità di Scaglione sta proprio nel mettere bene in luce la vita di questi emarginati del XXI secolo senza risparmiare
dure critiche al trattamento ricevuto ma, nello stesso tempo, lasciando sempre aperta la porta della speranza.
Senza cadere in facili moralismi l’autore torinese ci racconta la vita di chi, a pochi passi dalla libertà e da un nuovo
futuro, si ritrova inchiodato in una realtà sgradevole e disperata. E se Sharmin sembra quasi non essere consapevole della propria situazione, troppo impegnata ad inseguire i propri sogni, tuttavia il suo contagioso entusiasmo
giovanile vuole essere una pillola di speranza per tutti i suoi compagni di sventura, che sembrano accettare questa
situazione con un atteggiamento di muta rassegnazione.
Daniele Scaglione, in passato Presidente di Amnesty International e ora direttore della comunicazione di ActionAid,
non è nuovo a trattare argomenti di tale portata, avendo in passato posto l’accento su temi come il genocidio in
Rwanda e le guerre in Afghanistan ed Iraq.
Stefano Bosco
2009 primavera Life club
63
redazionale
Golf Club Margara
la Capitale del Golf italiano
L
Il Presidente del Golf Club
Margara con la squadra
giovanile a St. Andrews
a settimana più importante per gli operatori del golf in Italia. Best
Western Pro Week 2009: associazioni, business, sport e show
riuniti nel gotha del golf che conta.
Dove si possono vedere Costantino Rocca, Chicco Molinari, Alessandro
Tadini ed Emanuele Canonica, mettersi in discussione per il PGAI Championship? Non ci stupiamo di vederli iscritti al Golf Club Margara coordinato
dall’infaticabile Presidente Roberto Lauro.
2009 primavera Life club
15
Il montepremi è di 70.000 euro per gli
uomini e di 20.000 euro per le ladies. Il
programma è di tutto rispetto dall’equipment show del week end alle cinque
gare in programma: Trofeo Arval, Garnier
Fructis Cup, PGA Italiana Double ProAm,
AITG Trophy e per concludere i due PGAI
Championship maschile e femminile... Saranno presenti le nostre giocatrici Isabella
38
Life club primavera 2009
Maconi, Veronica Zorzi, Stefania Croce, e Diana Luna.
Parlando di meeting, di assoluto rilievo è l’assemblea annuale dell’AITG,
Associazione italiana tecnici di golf.
Direttori, Segretari, Greenkeeper e
Superintendent si confrontano sullo
sviluppo del golf italiano.
Per la prima volta in Italia sarà presente a Margara la EGCOA (European
Golf Course Owners Association) con
il suo Direttore Generale Mr. Lodewijk
Klootwijk.
La PGAI Conference tratterà invece
il difficile tema dell’insegnamento ai
giovani.
Curiosa e nuova la mostra d’arte allestita presso la Club House. In occasione della Pro week, infatti, in
anteprima assoluta, verrà presentata
la “Keyco Golf Art“, ciclo di mostre
aventi come protagoniste le opere del
Maestro Alfredo Pieramati dedicate
al golf. Il tour inizia dal Golf Margara per poi essere presente in tutto il
nord Italia nei circoli che ospiteranno
le gare del “ Keyco Golf Cup 2009 “.
Quando l’arte italiana incontra il gioco
del golf.
Gilberto Gribaudo
Continua la collaborazione tra la
nostra rivista ed il prestigioso
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Dumark
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proponiamo ai nostri lettori un
elegante abbinamento: la polo
modello Hampton e la cintura in
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Club.
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Dove sta andando il golf
italiano?
I
l gioco del golf vanta
milioni di giocatori ed
estimatori in tutto il mondo:
Nel 2008, facendo riferimento ai dati pubblicati dall’European Golf Association, l’Europa ne contava 6,5 milioni. L’Italia
è ancora fanalino di coda quanto a numero
di giocatori, nonostante l’aumento medio negli ultimi 10 anni di circa 4.000 nuovi giocatori
l’anno. Crescita che si attesta sul 5% medio.
Le strutture aumentano con una media decennale di 4,4 campi, 4.000 associati, con il
prodotto di 364 associati a campo. Se in prima analisi lo sviluppo e la costruzione di nuovi
percorsi sembra buono, ci accorgiamo tuttavia
che la media annua di nuovi campi del decennio precedente 1988-1998 era di 12,5, mentre
l’aumento medio annuo dei giocatori nel primo
decennio si aggirava sui 2.600.
Ora dopo aver elencato dati, cifre e tabelle
possiamo trattare la realtà sulla diffusione del
nostro amatissimo gioco. Come impariamo da
Kant all’aumentare della quantità degli eventi
ne si modifica la qualità.
Nella nostra giornalistica analisi, senza ecces-
sive pretese di dettaglio, ci siamo imbattuti
in un’eterogeneità di associazioni e campi
con approcci filosofici al golf ben differenziati.
Ci domandiamo se non sia finalmente
giunta l’ora di un programma di diffusione del golf italiano concertato e condiviso da tutti gli operatori. Consapevoli che
l’unità degli indirizzi associativi sia l’unico
modo per far decollare questo sport verso
le medie europee, anche nella provinciale
Italia. La riflessione nasce dal dubbio che
gli operatori del golf cerchino l’esclusività attraverso l’esclusione, e non tramite
l’eccellenza del servizio, dell’accoglienza,
della cortesia e perché no di un’etichetta
intelligente e garbata. Dovendo restare intellettualmente onesti, ammettiamo che ci
piacerebbe vedere all’opera giovani talentuosi. Il nostro amato sport pare abbia bisogno di nuova linfa ed entusiasmo, e chi
meglio dei giovani emergenti può essere la
chiave di volta?
Vanificare il buon lavoro fatto sino ad oggi
nel settore giovanile, attraverso l’abolizione delle agevolazioni tariffarie, la riteniamo
una soluzione contraria ad un serio sviluppo del golf giovanile, ancora una volta ci
contraddistinguiamo con scelte negative e
deleterie per lo sport.
Siamo convinti che la diffusione possa essere raggiunta attraverso piani di sviluppo
indirizzati ai giovani ed ai neofiti, cercando
di offrire loro occasioni di incontro ed avvicinamento, togliendoci di dosso il pesante
mantello delle corti medioevali ed indossando il nuovo e comodo abito dell’accoglienza.
Fabrizio Rosboch
2009 primavera Life club
19
La golf art
Alfredo Pieramati:
il senso di un lungo cammino
N
ell’inverno del
2007 le vetrine
della scintillante
Via Roma di
C o u r m a y e u r,
prestigiosa località di vacanza delle
Alpi valdostane, si rivestirono delle
tele di Alfredo Pieramati. Si coglieva,
nel percorrere questa inusuale “open
air exposition,” una evidente metafora:
quella del cammino dell’arte in
generale e del costante percorso di
maturazione del linguaggio pittorico
del maestro umbro-milanese il cui
pennello - mosso inizialmente dal
computerismo, l’originale intuizione
che collegò oltre vent’anni or sono
l’elaboratore elettronico al pennello,
la cibernetica all’arte e fu esposta
all’ Arengario ed insignita del Premio
Bagutta - ha saputo trasmutare nel
corso del tempo le tiepide acquosità
dei navigli, il suo già noto, raffinato
miniaturisno grafico (lungamente
speso per illustrare strade, negozi,
città) nell’algido condensarsi del
fiocco di neve in un metaforico
villaggio dell’anima per cogliere,
dopo le convivenze tumultuanti
della metropoli, dopo campagne
pubblicitarie prestigiose come quella
che aveva contribuito all’enorme
successo della collezione Casio
Lorentz, il senso di tradizioni antiche,
ermetiche, riservate ma calorose della
gente di montagna colte attraverso
le inferiate della medievale Tour
Malluquin, il gioiello architettonico dell’
Hotel Royal & Golf di Courmayeur dove
Alfredo ha fissato il suo studio da più
anni e dove sono nate le opere inerenti
ai “silenzi della neve”.
Ma nuove scoperte attendevano
Pieramati: la neve dei monti, che
golf art
pigramente si scioglie al sole nelle pozze primaverili, i ruscelli che
tuonano precipiti fra le gole hanno in realtà già in sé la cifra, come
il presentimento del Mare. E finanche le bandiere di preghiera
tibetane gemono sotto l’urlo del medesimo vento che gonfia le vele
di imbarcazioni danzanti nell’immenso mutante immutabile deserto
marino.
Da questa intuizione è nata la collezione “vele al vento”, rilettura tra
figurativo e pure geometrie, del gioco di mare e vento letto nelle vele
dell’uomo, opera pittorica che tanto successo ha avuto sino alla
grande mostra antologica ospitata a Milano nella Galleria San Lorenzo,
in collaborazione anche con la Federazione Italiana Vela e della Slam.
Ma è ormai tempo di una nuova intuizione creativa e Alfredo Pieramati,
che è anche uomo di sport, incontra il Golf, presentatogli dal maestro
Luciano Ghirardo – fondatore e direttore della palestre di Golf indoor di
Courmayeur e divulgatore in Italia della connessione di tale sport con
l’informatica - i suoi estimatori e le sue particolari atmosfere, che sanno
di lunghe camminate, di riflessione ponderata che si tramuta però in
guizzante gesto risolutivo, grazie al colpo di ferri che racchiudono in sé
il segreto di un’anima dinamica in una esteriore veste statica.
Questi ferri Alfredo li riveste di colore, dei suoi colori, con l’intento di
umanizzare quanto di algido e metallico rimane negli attrezzi, che nei
suoi quadri vibrano in
realtà delle sensazioni,
delle traiettorie di palla,
dell’esultante trepidazione
per un risultato, con
l’obiettivo in lui costante
– seppur forse soltanto
inconsciamente intuito - di
ricercare ancora una volta
il sentimento profondo che
permea il suo estroverso e
vitalistico umanesimo.
22 Life club primavera 2009
In questa nuova avventura pittorica definita
“Golf Art“ il maestro re-introduce la sua
grafica precisa come una miniatura ed un
paesaggismo, proprio dell’Umbria natia,
fatto di meticolosa naiveté che fu già proprio
di un’altra sua stagione creativa.
Si chiude dunque così nuovamente il cerchio
di un’evoluzione artistica ed umana intessuta
di dolcezza e poesia, di forza e sensualita,
dell’ inquietudine che sempre muove il
pennello di un autentico artista. e che rende
inimitabile, perché così profondamente
concepita, l’opera di Alfredo Pieramati.
La collezione Golf Art verrà presentata in
anteprima in occasione del Best Western
Pro Week 2009 al Golf Club Margara, dal
5 al 10 aprile, e seguirà l’edizione 2009 del
Keyco Golf Cup, con esposizioni in tutti i
circoli in cui si giocheranno le sette tappe del
prestigioso circuito.
prof .Giancarlo Telloli
18 aprile maggio Life club
31
L’Arte
concreto investimento alternativo
I
ntrodurre il mercato dell’arte significa
trattare una realtà a sè stante: il valore
complessivo del mercato delle compravendite italiane di beni artistici da
ricerche condotte dal “Laboratorio sul
commercio dei beni artistici “ si aggira intorno ai 400 milioni di euro.
Dalla recente ricerca realizzata dall’IPSO,
l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione,
del prof. Renato Mannhaimer, sono emerse
oggettive particolarità. Sono dunque il 10%
della popolazione gli italiani che vorrebbero
acquistare un’opera d’arte, mentre il 29%
della popolazione che vorrebbe comprare
un’opera d’arte lo farebbe come forma di
investimento. Mannhaimer stima in 9 milioni
gli italiani interessati oggi all’arte contempo-
ranea.
Di fronte alla crisi globalizzata dei mercati
finanziari ed all’incertezza generata, l’opera d’arte può certamente rappresentare
un buon investimento. Mai come in questo
momento, si vedano le aste di Christies’s a
Parigi in Febbraio e Sothersby’s a Londra,
l’arte gioca il ruolo di bene rifugio, 374 milioni di euro le vendite a Parigi e 145 milioni
a Londra. Da questo punto di vista il nostro
paese con la famiglia Medici è stato precursore, infatti, storicamente nell’intendere
l’opera d’arte come investimento ha avuto
una tradizione unica al mondo. Oggi, tuttavia, i dati confermano che la tendenza sia
molto più marcata in paesi quali Francia,
Germania, Giappone e USA.
L
ife club
L’Arte
magazzino di valore
S
olo in tempi recenti sta
crescendo
l’interesse
diffuso per l’arte come
investimento
alternativo a quello tradizionale
dei mercati finanziari, oggi in profonda crisi. La causa tecnica della particolarità dell’investimento in arte è che
non da rendite immediate quali cedole o dividenti, ma si esprime attraverso la rivalutazione nel tempo. Anche
l’investimento in arte, se pur nella sua
particolarità, ha dimostrato di essere
fortemente remunerativo. Molte volte è
soprattutto merito dell’attenta gestione
dell’investimento da parte dell’”art advisor”. Basti pensare alle rendite derivanti
dai diritti espositivi ottenuti dal noleggio
delle opere in mostre itineranti. Dai dirit-
ti di pubblicazione e riproduzione a fini
editoriali o dalle concessioni di licenze
d’uso per merchandising correlati alle
mostre. Significativo è il caso “Van
Gogh”, in vita non vendette neanche
un’opera, sebbene suo fratello Theo
fosse un mercante d’arte, ma oggi è tra
gli artisti più quotati di tutti i tempi.
L’unicità del gesto artistico e la sublimazione sanciscono il valore immortale di questi oggetti irripetibili. Comprendere subito la potenzialità artistica
di un’opera è quanto di più prezioso si
possa fare oggi sul mercato. Chiaro allora il motivo della crescita esponenziale degli acquisti di opere d’arte contemporanea come investimento alternativo
al “bear market”.
Fabrizio Rosboch
2009 primavera Life club
25
economia
Energia
&
Ambiente
I
l forte rialzo del
prezzo del petrolio ce l’ha ricordato: il pianeta non
potrà sfuggire a una
rivoluzione
energetica,
sempre più prossima. Le
potenze industriali ed i paesi emergenti si
apprestano ad affrontare una storica sfida
mirata a combinare in un’unica soluzione
sicurezza, costi abbordabili e protezione
per l’ambiente. Il 2008 non è stato soltanto
l’anno della crisi finanziaria più importante
dopo quella che nel 1929 portò sul lastrico
gli Stati Uniti, ma anche il momento in cui
il petrolio ha raggiunto il suo più alto picco
storico. All’inizio dell’estate il greggio toccava 147 dollari al barile, scatenando il panico
nei mercati mondiali. Questo straordinario
rialzo ci ha posto di fronte a una realtà che
tutto il mondo tentava di ignorare: il petrolio è una risorsa ormai alla fine e l’ultima
goccia, con ogni probabilità, verrà estratta
prima della fine di questo secolo. L’insieme
delle energie fossili, gas, petrolio e carbone,
non potrà quindi più essere sufficiente alle
esigenze dell’umanità. Soprattutto alla luce
del fatto che i Paesi emergenti sono sempre
più assetati di energia. Cosa accadrebbe
se i Cinesi non avessero più, come oggi, 36
auto per mille abitanti, ma 600, come gli europei? Consumerebbero tanto carburante
quanto l’attuale produzione di tutto il Medio
Oriente! Fino almeno al 2030, le energie fossili rappresenteranno il 75% delle risorse disponibili. Una situazione inquietante...senza
poi considerare il fatto che la maggioranza
di questi giacimenti si trovano in Paesi dal-
la delicata e instabile situazione geopolitica, vedi Russia e Medio Oriente. I
recenti dissapori tra Russia e Ucraina
hanno fatto paventare l’incubo di un
inverno al freddo per i popoli europei. Le scaramucce politiche si fanno
così spada di Damocle per i Paesi importatori. La prospettiva è la corsa al
nucleare, che tuttavia pone i serissimi
problemi legati al rischio di proliferazione e alla non risolta questione dello
economia
smaltimento delle scorie. La pista da esplorare è dunque quella
delle energie rinnovabili. Certo, il loro apporto non raggiungerà la
percentuale delle energie fossili, ma sarà comunque un appoggio
importante e le nuove tecnologie fanno sperare in uno sviluppo
e in una ottimizzazione di queste risorse. Proprio questo sviluppo esigerà in ogni caso investimenti ingentissimi. Rimane quindi
un gran punto interrogativo l’atteggiamento deliberato dell’Italia di
non favorire la ricerca sulle energie “verdi” e di ignorare, o quantomeno di considerare con superficialità, le proposte di Bruxelles
in questo ambito. Se ora ci si può ancora permettere di discutere
sul tema, tra una manciata di anni non sarà più possibile. Ci sarà
l’azione, e basta, essendo quella del puntare sul “verde”, l’unica
opzione possibile. C’è da augurarsi che da politica necessaria non
si trasformi in emergenza con una serie di azioni scoordinate e
uno spreco di investimenti a cui l’Italia purtroppo non è nuova.
Investire nelle energie verdi potrebbe essere per il nostro Paese,
naturalmente piuttosto favorito (abbondanza di risorse idriche
e solari), una strategia per aumentare il PIL nazionale,
una possibilità di esportare know how e un modello per il resto d’Europa. È un’opportunità
che i governanti sbagliano a lasciarsi
sfuggire. Speriamo non sia detta
l’ultima parola.
Richard Yann Tosken
28 Life club primavera 2009
real life
Bagnini
a quattro
zampe
I
ncitato dagli
istruttori, il bel
Terranova si tuffa dalla vedetta della Guardia Costiera. In
tempo record raggiunge
gli operatori che si fingono in difficoltà
in acqua. Docilmente, Alyssa si avvicina
all’istruttrice, stringe fra i denti la cinghia
di sicurezza che lei porge e spinge determinata verso l’imbarcazione; la “finta
naufraga” ha tempo di soccorrere l’altra
persona. Due potenziali vittime del mare
sono così salvate grazie all’intervento canino. E’una scena che si è ripetuta più
volte sulle spiagge e sulle coste italiane
da quando è nata la Scuola Italiana Cani
Salvataggio, la più grande organizzazione nazionale dedicata alla preparazione
dei cani e dei loro conduttori, le cosiddette Unità Cinofile, addestrati al salvataggio nautico.
“Più conosco gli uomini, più amo i cani”.
Probabilmente Nicolas De Chamfort
72 Life club primavera 2009
pensò questo quando quella Rivoluzione Francese in cui aveva tanto creduto,
sfociò nel delirio del Terrore. Ciò che è
vero è che probabilmente, e qui attingo
a un altra osservazione sfuggita da qualche pagina letta chissà dove, il cane è
un essere che ama più il proprio padrone
che se stesso. Un esempio di dedizione
al prossimo conferita per capriccio di natura. Che non finiremo mai di ringraziare.
Ferruccio Pilenga è un padrone che ama
i cani almeno quanto questi amano lui.
La storia della Scuola vede il suo esordio nel 1989 proprio grazie all’iniziativa e
alla determinazione di Ferruccio. Il 1989,
come tutti ricordano fu un anno denso
di avvenimenti internazionali. E in mezzo a quel clamore e a tutti quei fermoimmagine destinati alla storia, un piccolo
grande evento viveva silenziosamente il
suo esordio in Italia: la creazione di una
scuola per “cani-bagnino”. Pilenga è tuttora leader della SICS, Scuola Italiana
Cani Salvataggio, che nel frattempo si è
real life
con l’acqua. Queste le condizioni di base,
dopodiché l’addestramento graduale permetterà performance via via migliori. I corsi
prevedono “lezioni” a terra e in acqua, con
esercizi via via più impegnativi, dove tuttavia deve permanere un contesto giocoso
e soft, in modo da non traumatizzare l’animale. Se al cane è richiesto impegno, non
meno ne è richiesto al padrone, che maturerà l’intesa col proprio cucciolo e lavorerà
in sinergia con lui al fine di creare un’unità
di soccorso il più possibile efficiente. C’è da
augurarsi che l’iniziativa abbia ancora più
successo e che i numerosissimi incidenti che in ogni stagione estiva accadono in
mare possano essere sventati sempre più
dai nostri amici a quattro zampe. Qualcuno
ha osservato che il progetto di Ferruccio Pilenga è stato coraggioso
e un e po’ folle. RisponLa SICS organizza, unica in Italia, corsi per istruttori, al fine
derei con un’altra frase
di trasmettere ad altri le esperienze e la professionalità ragdi Nicolas De Chamfort:
giunta in tutti questi anni di lavoro insieme ai cani rilasciando
“le passioni fanno vivere
ogni anno, su esame, il Brevetto di Salvataggio S.I.C.S. riconol’uomo, la saggezza lo
sciuto dal Ministero Trasporti e Navigazione al fine del servizio
fa soltanto esistere più a
di salvataggio, in accordo con il comando Generale delle Calungo”.
pitanerie di Porto - MARICOGECAP. La Scuola Italiana Cani
Eva Morletto
ingrandita e ha sedi sparse in tutta la penisola. Il compagno d’avventure di Ferruccio
fin dagli inizi è il Terranova Mas. L’impresa
comincia e l’ausilio dei cani nelle operazioni di soccorso in acqua viene sperimentato
sulle motovedette e sugli elicotteri. Per capire l’importanza del contributo delle unità
cinofile al successo delle operazioni di salvataggio, può essere efficace elencare qualche cifra: un cane ben addestrato, di stazza
superiore ai trenta chili può arrivare a trainare
un’imbarcazione con trenta persone a bordo e può resistere nuotando senza fermarsi
per due chilometri. A sentire Pilenga, non
sono poi molti i requisiti richiesti a un cane
per far parte di un’équipe di soccorso. Una
buona stazza (i famosi 30 kg), una bella intesa col proprio padrone e un buon rapporto
Salvataggio è l’unica struttura a livello europeo ad organizzare
annualmente corsi di Elisoccorso per Cani da Salvataggio e collaborare regolarmente nel corso di svariate esercitazioni con
tutti i nuclei di soccorso. Per informazioni più dettagliate (e
magari per informarvi su come far partecipare il vostro Fido
al progetto)è possibile visitare il sito www.canisalvataggio.it.
Splendide e suggestive immagini vi daranno l’idea di quanto
realizzato finora.
18 aprile maggio Life club
73
racing
NUOVI SPECCHIETTI
RETROVISORII
CON UNICA APPENDICE
AERODINAMICA
CONSENTITA
ALETTONI ANTERIIORI PIU’
E LARGHI E BASSI CON
FLAP REGOLABILI
DALL’ABITACOLO
N
o, non è un giovane pilota ancora sconosciuto, ma l’acronimo di Kinetic Energy Recovery System, il nome che la FIA ha dato al sitema ibrido
per le “F.1” che recuperando energia cinetica in frenata darà la possibilità
in rettilineo di avere 81 cv in più che agevoleranno i sorpassi, un po’ come
avviene in alcuni videogiochi.
Magneti Marelli, azienda leader nel settore automotive, ha sviluppato per Ferrari
ed altre scuderie un sistema basato su batterie al litio e un motore-generatore
elettrico.
Oltre a migliorare le prestazioni velocistiche (si parla di circa mezzo secondo in
meno nei rettilinei), il KERS messo a punto dall’azienda milanese dovrebbe ridurre
i consumi di circa 4-5 litri ogni gara.
L’esperienza in Formula 1 avrà sicuramente un ritorno tecnologico nella produzione
32 Life club primavera 2009
L
ife club
Nel 2009 vincerà KERS
ALETTONE
POSTERIORE
PIU’ALTO E STRETTO
PER ELIMINARE
SCIE E FLUSSI
AERODINAMICI
NUOVI SCARICHI CON
ELIMINAZIONE DI TUTTI
I PROFILI AERODINAMICI DELLA
PASSATA STAGIONE
SARA’ POSSIBILE ADOTTARE
NUOVAMENTE I PNEUMATICI
SLIK
ADOZIONE ACCUMULATORI
ELETRICI E KERS
di automobili ibride di serie sempre più efficenti.
Invece la William e la Flybrid hanno sviluppato dei KERS utilizzando un volano
all’interno di un carter sottovuoto (per evitare gli attriti) collegato alla trasmissione tramite un cambio CVT.
Il sistema a batterie, pur essendo più pesante del sistema a volano, risulta
meno ingombrante e con maggiori potenzialità, frenate attualmente solo dal
regolamento.
Al momento BMW, con un proprio sistema a batterie, sembrerebbe più avanti con lo sviluppo,nonostante qualche incidente di percorso come la scossa
a luglio presa da un meccanico. Nel corso della stagione vedremo quale
sistema darà maggiori vantaggi e soprattutto chi avrà da subito l’affidabilità.
Il teatro della Formula 1
tra registi e attori
V
errebbe da pensare subito ai piloti e alle automobili, come unici
attori protagonisti di un’avvincente
opera teatrale, ma essi sono la virtuosa espressione di un sistema fatto di
ingegneri che lavorano dietro le quinte
e di manager “registi” che con grandi
intuizioni hanno saputo costruire con
passione grandi vittorie.
È inevitabile, per esempio, citare Luca
di Montezemolo che dalla fine del ’91
entrò al timone di una Ferrari in condizioni disastrose e ne incominciò una
ristrutturazione. Primo punto cardine
fu la scelta di Jean Todt come direttore tecnico.
Successivamente, come ormai impresso nella storia dell’automobilismo,
arrivò Michael Schumacher che dopo
alcuni anni di risalita conquistò una serie di mondiali indimenticabili consoli-
dando l’immagine Ferrari nelle corse.
Briatore, nome che “echeggia” nella famosa discoteca sarda, ma che
soprattutto suona dagli scarichi delle
Renault. È lui, talent scout del buon
Shumi, che a fasi alterne ha saputo
creare una concorrenza alternativa al
binomio Ferrari-McLaren. Con il suo
pupillo Alonso ha saputo interrompere
un dominio rosso da sogno, che forse
solo ai tifosi Ferrari non aveva portato
una certa dose di noia.
Intendiamoci, quando si apre il sipario,
sulla pista è il pilota che guida e forse
vorremmo che i regolamenti dessero
più spazio alla prestazione pura, con
meno regole e strategie, garantendo,
come da quando esistono le corse,
maggiore spettacolarità che fortunatamente possiamo ancora gustare
appieno nelle serie minori.
CALENDARIO F1 2009
Australia - 29 Marzo
Malesia - 5 Aprile
Cina - 19 Aprile
Bahrain - 26 Aprile
Spagna - 10 Maggio
Monaco - 24 Maggio
Turchia - 7 Giugno
Gran Bretagna - 21 Giugno
Francia - 28 Giugno
Germania - 12 Luglio
Ungheria - 26 Luglio
Europa (Valencia) - 23 Agosto
Belgio - 30 Agosto
Italia - 13 Settembre
Singapore - 27 Settembre
Giappone - 14 Ottobre
Brasile - 18 Ottobre
Abu Dhabi - 1 Novembre
34 Life club primavera 2009
Formula 3 Italia
La scuola per i campioni
C
on l’impegno triennale della Fiat
Powertrain Technologies per la
fornitura esclusiva dei motori delle
monoposto, il campionato italiano della Formula 3 ha consolidato il ruolo di
questa categoria come iniziatrice di
giovani talenti.
I motori, opportunamente modificati
per l’impiego sulle monoposto, derivano dal motore realizzato per il ritorno dell’Abarth nei rally con la Grande
Punto Super2000, di cilindrata di
1.995 cc, 220 CV di potenza a 7.000
g/min; coppia max di 236 Nm a 5.750
g/min.
I telai sono, come da sempre i Dallara, ma dal 2008 nella nuova versione
F308 con omologazione 2008-2010.
Tutte le tappe del campionato, che saranno trasmesse in diretta TV sul canale satellitare Nuvolari (SKY 218), si
svolgeranno in due gare della durata
di 23 minuti + 1 giro.
I primi tre classificati del Campionato
Italiano di Formula 3 hanno l’occasione di partecipare ad una giornata
completa di test con la Scuderia Ferrari Formula Uno. Bortolotti, vincitore
del 2008, in questo test ha addirittura
fatto registrare il nuovo record della pista di Fiorano, il ché sicuramente aiuterà ad accendere i riflettori su questa
categoria molto avvincente.
Campionato Italiano GT
Gentlemen al volante
I
l 27 Marzo a Vallelunga hanno acceso i potenti motori le affascinanti protagoniste del Campionato Italiano GT: Ferrari, Porsche,
Lamborghini, Aston Martin e Dodge guidate da giovani piloti e
uomini dall’indubbia esperienza si contenderanno il titolo di GT2
e GT3.
L’alta partecipazione dello scorso anno (addirittura 39 vetture
schierate a Monza all’esordio), e l’alto livello tecnico impiegato,
hanno suggerito di non modificare i regolamenti, se non un eventuale sdoppiamento delle gare tra GT2 e GT3.
Nella GT2 nella scorsa stagione la battaglia tra le Ferrari F430
e le Porsche 997 non ha deluso. Dopo un primo inizio di campionato in salita, l’equipaggio di Lancieri e Busnelli su F430 ha
guadagnato il titolo di categoria.
Straordinario dominio invece nella GT3 per la coppia Piccini –
Grassotto su Lamborghini Gallardo.
CALENDARIO 2009 GT
27 marzo - Vallelunga (Roma)
7 giugno - Magione (Perugia)
21 Giugno - Mugello1 (Firenze)
19 Luglio - Misano (Rimini)
6 Settembre - Imola (Bologna)
27 Settembre - Mugello2 (FI)
18 Ottobre - Monza (Milano)
CALENDARIO 2009 F3 Italia
10 Maggio
Adria (RO)
7 Giugno
Magione (PG)
21 Giugno
Mugello (FI)
19 Luglio
Misano (RN)
2 Agosto
Varano (PR)
6 Settembre
Imola (BO)
20 Settembre Vallelunga (RM)
18 Ottobre
Monza (MI)
Francesco Mini
racing
R A C I N G E X P E R I E N C E
“È proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante”
Paulo Coelho
da spettatore a protagonista con:
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Ecological
concept
A Detroit, l’avvento delle auto ibride
I
l futuro è oggi. Si
potrebbe identificare
con questo slogan il
salone dell’auto di Detroit, andato in scena dal
16 al 25 gennaio. Un salone
dominato dallo scenario contingente della crisi industriale americana, tangibile soprattutto nel settore automobilistico. Ci si attendevano risposte valide dai grandi colossi a stelle
e strisce General Motors, Ford e Chrysler. Così
è stato. L’edizione 2009 dell’evento di Detroit è
stato dominato da prototipi, concept cars e nuovi
modelli in produzione a propulsione “ecologica”.
Auto elettriche, a idrogeno, ibride. Tutte le case
automobilistiche presenti al salone hanno mostrato quali potrebbero (e in molti casi saranno) i
modelli in catalogo a partire dal 2010. Ironia della
sorte, questo florilegio di progetti innovativi studiati
nell’ottica del risparmio energetico e dell’utilizzo di
fonti alternative al petrolio, è giunto in un momento
in cui il mercato americano è tornato a richiedere
Suv e Pick up, con la benzina che ai distributori è
scesa da 4 a 2 dollari al gallone. Un riflusso momentaneo o una tendenza che si potrebbe stabilizzare? Difficile a dirsi, certo è che le case produttrici ormai hanno imboccato nuove strade. Come
la Chevrolet, che proprio a Detroit ha presentato la
sua auto elettrica, denominata in modo non troppo originale “Volt”, che sarà in vendita dal 2010.
Non una concept car, ma una vettura che presto
sarà negli showroom statunitensi e che promette
costi di esercizio ridottissimi: un euro per un pieno. E’ quanto dovrebbe costare in termini di energia elettrica la ricarica della batteria, attraverso il
collegamento ad una normale presa di corrente a
220 V. Tempo di ricarica, meno di tre ore, o ancora
meno qualora la batteria non sia completamente
auto
L
ife club
80 Life club primavera 2009
scarica. In un anno di onorato servizio,
secondo i calcoli effettuati dai progettisti della General Motors, la vettura
consumerà meno energia di quella
necessaria ad alimentare un frigorifero.
Se a questo aggiungiamo che quando
l’auto funziona a batteria le emissioni
inquinanti sono nulle anche la nostra
coscienza ecologica, oltre al portafogli,
gioisce. L’autonomia con il solo motore elettrico non è granché, solo 64 km,
ma la Volt è dotata di una doppia alimentazione a benzina o etanolo, sufficiente per mettere in funzione il motore
elettrico e a ricaricare la batteria mentre la vettura è in marcia. E ancora non
è finita perché la Chevrolet Volt è una
berlina a quattro posti esteticamente
piacevole e con gli interni molto curati, capace di offrire prestazioni di tutto
rispetto. Il motore elettrico della vettura eroga infatti l’equivalente (rispetto
al motore termico tradizionale) di 150
Cv, con una coppia istantanea (ovvero disponibile come si “pigia” sul gas)
di 370 Nm e una velocità massima di
oltre 160 km/h. L’opera è completata
dall’assenza di emissioni acustiche
del motore che unita a una speciale
insonorizzazione, rende la guida della
vettura decisamente piacevole. Certo,
non è da consigliare all’automobilista
che si entusiasma nel sentire il rombo
del proprio motore! La Volt non è comunque che una fra le vetture elettriche presentate. Anche la Cadillac ha
mostrato il suo modello innovativo, la
Converj, che però, a differenza della
vettura Chevrolet, è ancora allo stadio
di concept car. Si tratta di una coupé
a due posti più due, dalla linea innovativa molto compatta e aggressiva (lunghezza 4.620 mm), spinta dal sistema
elettrico Voltec che dovrebbe consentire un’autonomia di oltre 60 chilometri con la sola propulsione a batterie
e alcune centinaia con il motore a
benzina che ricarica gli accumulatori.
Il sistema Voltec è costituito infatti da
un motore elettrico da 120 kW e 370
Nm, alimentato da un pacco batterie
a “T” integrato nel telaio, formato da
220 celle ione-litio, il tutto coadiuvato
da un classico quattro cilindri a benzi-
auto
na che si limita a ricaricare automaticamente le batterie quando queste
scendono sotto una soglia minima
di energia. La velocità massima raggiungibile è di 161 km/h. Per la ricarica completa attraverso una presa elettrica sono invece necessarie
meno di 3 ore da rete a 240V e circa
8 a 120V. Nel complesso, quindi,
prestazioni simili a quelle della Volt.
La Chrysler, a differenza di Chevrolet
e Cadillac, oltre a presentare modelli totalmente nuovi, ha rinnovato la
propria gamma di modelli in produzione con i propulsori elettrici. A
partire dal 2010 saranno in vendita
le jeep Wrangler e Patriot, la Dodge Circuit, il Town&Country (l’equivalente negli States del Voyager) e,
probabilmente, la 200C, una berlina
sportiva ibrida, con motore elettrico
e a benzina. E sempre in tema di
ibride, le case produttrici giapponesi
raddoppiano. Alla Toyota Prius, della quale a Detroit è stata presentata
la terza evoluzione, ora si affianca
la Honda Insight, che sarà anche la
prima fra le novità di Detroit ad essere commercializzata. Si tratta di una
monovolume dall’aspetto gradevole, che miscela nella linea elementi
che richiamano la rivale Prius ad
altri che si rifanno alla “reginetta” di
casa, la Civic. Un elemento essenziale della vettura è il
sistema IMA di Honda (Integrated Motor
Assist), che abbina
un motore elettrico a
un motore a benzina
avanzato ed efficiente, con livello di emissioni ridotte. Questo
innovativo propulsore
garantisce un abbassamento delle emissioni di CO2 e NOx e
permette di ottenere
prestazioni circa rumorosità, vibrazione e
ruvidità, eccezionali. Così come Civic
Hybrid, la nuova vettura sarà costruita presso lo stabilimento di Suzuka in Giappone, che recentemente
ha visto l’ampliamento della linea di
produzione dei motori ibridi. Insight
rappresenterà la prima parte della
nuova strategia ibrida di Honda, la
quale prevede la realizzazione di un
modello ibrido ulteriormente dedicato, derivato dal prototipo CR-Z e da
una versione ibrida di Jazz. Insight
Concept è il risultato di venti anni di
ricerca e sviluppo nel campo dei motori ibridi elettrici e a benzina e utilizzerà la stessa unità montata sulla
Civic ibrida, un propulsore 1.3 litri 4
cilindri a benzina i-Vtec da 88 cavalli, abbinato ovviamente ad un’unità
elettrica, il tutto gestito da un cambio
automatico a controllo elettronico.
Sarà commercializzata in Europa,
Giappone e Nordamerica nella prima
metà del 2009. Ci vorrà invece più
pazienza prima di poter ammirare le
vetture ibride o totalmente elettriche
di Bmw e Mercedes. E proprio la
casa di Stoccarda ha mostrato alcuni interessanti modelli a cui potrebbero ispirarsi stilisticamente le nuove
serie A e B previste per il 2011.
Marco Mussini
18 aprile maggio Life club
73
vanity
I love
shopping!
N
on c’è mai una
seconda opportunità per fare
una prima buona impressione. Parole
sante.
Quante volte ci è capitato di giudicare una persona basandoci esclusivamente sul primo colpo d’occhio? Ogni
volta che entriamo in contatto con
qualcuno, si attiva immediatamente
quel processo innato che ci porta ad
esprimere giudizi positivi basandoci su una dinamica di ragionamento
ipercollaudata, ed una volta costruita
la nostra opinione è difficile attivare il
processo inverso.
Uno studio del National Research
Council del Canada ha scoperto che
la prima impressione ha un effetto
misurabile e che l’aspetto influenza
la percezione degli altri anche in merito a successo personale, autorità,
affidabilità ed intelligenza. Forse non
era necessaria tanta dotta ricerca.
Nel corso della vita ce ne siamo accorti da soli. L’uomo stabilisce con la
propria immagine un rapporto spesso
ambiguo, conflittuale, domandandosi
spesso se sia in grado di padroneggiarla o se sia dominato dall’ossessione per il proprio aspetto, dai propri
complessi, da un io che non ci soddisfa, e anziché cercare la ragione
di questo disagio incolpiamo i nostri
40 Life club primavera 2009
autentici o presunti difetti fisici. Le caratteristiche fisiche sono tuttavia ben poco
rilevanti di fronte alla superiorità conferita
dal possesso dei segreti dell’immagine,
dalla sicurezza in se stessi che questo ci
procurerà e dall’allure che saremo in grado di sfoggiare. I segreti dell’immagine si
possono acquisire. Basta un buon trainer.
L’IMMAGINE COME PROFESSIONE
Un’accurata selezione di abiti e accessori
può correggere i messaggi errati inviati al
prossimo dal nostro aspetto esteriore ed
aiutare ad esprimere l’autenticità di ognuno di noi, contribuendo a proiettare un’immagine coerente di se stessi che dimostri
equilibrio, personalità e il nostro potenziale
charme.
Qui entrano in scena i professionisti del
settore, consulenti ed esperti di immagine, moda e bon ton che permettono di
valorizzare il proprio aspetto personale e
professionale, permettendoci così di raggiungere più agevolmente i nostri obiettivi.
Il panorama attuale degli operatori del
sistema moda offre una vasta gamma di
professioni articolate e legate al connubio tra arte, cultura, stile e trend. Abbiamo così lo stylist, il personal shopper e
infine il consulente d’immagine. Queste
figure professionali talvolta vengono erroneamente confuse, ma svolgono compiti
diversi e si rivolgono ad una clientela ben
differenziata. Senza dimenticare in ogni
caso che una forte carica creativa, passione e dedizione sono e rimangono le
caratteristiche comuni che uniscono questi professionisti. Andiamo un po’ più nel
dettaglio.
Gli stylist sono i creatori del gusto. Oggi
sono considerati autentici segugi dello stile, il che si traduce in interessanti battute
di caccia fra negozi e mercatini, alla disperata ricerca di quella particolare cintura o
di quel determinato cappellino in grado di
completare e sublimare le creazioni degli
stilisti. Parola d’ordine di questa categoria
di professionisti è: lavoro di team. Nessuna fotografia, sfilata, pubblicità, o film
viene prodotto e realizzato da un singo-
lo individuo. In base al tipo di lavoro da
svolgere, lo stylist si avvale di un pool di
professionisti tra cui fotografi, modelle,
make up artist e coiffeurs.
Quello del personal shopper è un profilo professionale ancora poco diffuso
in Italia, ma sempre meno raro nelle
grandi città come Milano, Roma, Torino o Firenze. È colui che è in grado di
organizzare un tour della città alla scoperta dei suoi segreti e a caccia degli
acquisti migliori, ottimizzando il tempo
ed il budget a disposizione del cliente. Il personal shopper possiede una
perfetta conoscenza della città in cui
si muove: i locali e i ristoranti migliori, i
migliori parrucchieri, i centri benessere
alla moda, gli show room più esclusivi,
le botteghe artigiane dove acquistare
pezzi unici e prodotti realizzati a mano,
mercatini, outlet o negozi di antiquariato.
La clientela è solitamente rappresentata
da businessman (or women!) in carriera
o persone comunque vicine al mondo
della moda e dello spettacolo, normal-
“Oggi la figura
del consulente di
Immagine sta raggiungendo la stessa
notorietà dell’interior designer”
Margherita Perico, AICI FLC
Presidente di Margherita Perico Image Consulting, possiede
un’esperienza decennale nel campo della comunicazione e del marketing, maturata in aziende, agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni leader nei settori
dell’informatica, della moda e della discografia, in Italia e
all’estero. Margherita è oggi la prima e unica consulente di
immagine italiana certificata dall’Association of Image Consultants International (AICI). È una docente dell’Accademia
del Lusso di Milano ed è stata ospite di alcuni programmi
televisivi come opinion leader.
Dal 2009 è la consulente di immagine ufficiale di Keyco, società per cui, insieme ad altri collaboratori, propone corsi di
formazione e servizi rivolti ad aziende e privati, nell’ambito
della comunicazione, marketing e consulenza di immagine.
Per informazioni: [email protected];
Tel. 0124.470553
A partire dal n°28, Margherita curerà una nuova rubrica
“Glamour & Style” all’interno di Life Club, in cui darà consigli
“su misura” per apparire sempre perfetti in ogni occasione!
Potete inviare le vostre richieste di suggerimenti alla nostra
redazione: [email protected]
vanity
mente con poco tempo a disposizione, o infine da turisti
stranieri che desiderino andare a colpo sicuro acquistando nei negozi migliori.
Il consulente di Immagine è colui che opera nel mondo
della comunicazione verbale, non-verbale e dell’abbigliamento, fornendo consigli a individui e aziende sull’immagine personale, etichetta, comportamento e comunicazione attraverso consulenze individuali,
lezioni, presentazioni e seminari. Oggi la
figura del consulente di Immagine
sta raggiungendo la stessa notorietà
dell’interior designer: chiunque voglia migliorare la propria immagine e sentirsi all’altezza delle situazioni,
può rivolgersi a questo professionista potenziando le
possibilità di successo. L’assistenza ai proprio clienti durante tutte le varie fasi del processo di cambiamento è
una costante e una garanzia che porterà in tappe graduali
al raggiungimento dell’immagine auspicata. Un’ottima terapia per la propria autostima! Alla base dei servizi offerti
c’è uno studio preliminare delle reali esigenze di ciascuno.
Durante il primo incontro si raccolgono le informazioni per
delineare il profilo professionale: un’intervista dettagliata e
degli scatti fotografici consentiranno di formulare un programma su misura. Ad avvantaggiarsi di questo servizio
sono numerosi attori, top manager, artisti, rappresentanti di governo, P.R., giornalisti, atleti, ma anche società
che vogliano trasmettere una precisa immagine della propria azienda, finalizzata ai profitti: banche, servizi clienti,
promotori finanziari, hotel di lusso, studi legali, agenzie di
pubbliche relazioni e pubblicitarie.
Due i nomi di riferimento in questo campo:
AICI (www.aici.org) e TFIC (www.tfic.org.uk). Ognuna di
queste società organizza eventi, seminari, teleconferenze,
oltre ad un meeting annuale al quale possono partecipare anche gli studenti ed i professionisti non regolarmente iscritti. Offrono un programma di certificazione che
consente di ottenere un riconoscimento professionale valido a livello internazionale.
Lucia Glaudo
42 Life club primavera 2009
L
ife club
Piacenza
Cashmere
Un’eleganza soft...
I
n un’atmosfera
che
racconta, quasi come se fosse
un viaggio, il percorso
dell’Azienda nella sua storia, tradizione e qualità di sempre ecco
una collezione che, arricchita dal “Progetto Piacenza Cashmere”, fa viaggiare
la fantasia di chi la indossa. Borse da
viaggio, accessori, pantaloni e maglieria
per uno stile dedicato a chi ama viaggiare.
Sport-chic: dal puro cashmere al puro
cotone, l’eleganza senza tempo dei pull
Piacenza Cashmere. La comoda felpa
in cashmere lavorato a “maglia inglese”
moda
con inserti in rasato (Finezza 12 gauge).
I pull fantasia nel leggero jacquard “sale
e pepe” (Finezza 12 gauge) nei colori
dell’arcobaleno illuminati dai profili in
bianco ottico. I basici e le impalpabili
polo (Finezza 18 gauge) in cotone da
mixare al bomber double dalla mano
evanescente. Le maglie in puro
cotone a coste piatte (Finezza
12 gauge) tagliate come una
T-shirt. La mini treccia intarsio
(Finezza 12 gauge) dal sapore
retrò come il bomber in cotone (Finezza 7 gauge) a più
fili con tasche calate dalla
doppia apertura. Le righe
“marinière” da sovrapporre alle T-shirt calate
e super sottili (Yuma
92 Life club primavera 2009
moda
Finezza 18 gauge).
Colori allegri e luminosi per un
look fresco, classico e nello stesso tempo moderno nei volumi
leggermente asciugati anche per
il tagliato.
Polo e camicie dai dettagli in tessuto navetta. Finissaggi esclusivi
(placcato), ricerca accurata dei
tessuti jersey (piquet e cotoni
elasticizzati).
Comfort e libertà di movimento:
le maglie ideali da portare nel
tempo libero; dall’aria tipicamente vacanziera anche le sacche in
cotone e pelle.
Momenti di un “Progetto” per
uno stile che sempre più si orienta al “Modo di vestire Piacenza
Cashmere”.
Sede: F.lli Piacenza Spa, Regione Cisi, 13814 Pollone (Bi)
Telefono: 015.6191733
Fax: 015.6191735
Sito: www.piacenza1733.it
Showroom: via Pallavicino, 29 – 20145 Milano
L
ife club
18 aprile maggio Life club
73
KEYCO
300 yards - Keyco Golf Art Collection
GOLF CUP 2009
Sabato 25 aprile 2009
Golf Club Castelconturbia
Via Castelconturbia, 10
Agrate Conturbia (No)
Sabato 9 maggio 2009
Golf Club Carimate
Via Airoldi, 2
Carimate (Co)
Sabato 13 giugno 2009
Golf Club Versilia
Via Della Sipe, 100
Pietrasanta (Lu)
Domenica 12 luglio 2009
Golf Club Rapallo
Via Mameli 377 Rapallo (Ge)
Sabato 5 settembre 2009
Golf Club Villa Carolina
Loc. Carolina, 31 Capriata d'Orba (Al)
Sabato 19 settembre 2009
Golf Club Bergamo “L’Albenza”
Via Longoni, 12 Almenno S. Bartolomeo (BG)
Domenica 18 ottobre 2009
Golf Club Margara
Via Tenuta Margara 15043 - Fubine (AL)
Formula di gioco 18 buche stableford giocate secondo le regole del Royal and Ancient Golf Club of St. Andrews. Tre Categorie.
Saranno premiati i primi 3 risultati netti di ogni categoria, primo lordo, primo senior, prima lady, nearest to the pin e driving contest.
Le iscrizioni dovranno pervenire alle rispettive segreterie dei circoli ospitanti gli eventi entro le ore 12.00 del venerdì precedente la gara.
Per informazioni: www.keyco.org - [email protected]
shopping
Bon appétit
FERRERO
Rondnoir. Questa nuova e raffinata specialità Ferrero è composta da un wafer
ricoperto da una croccante granella con
puro cioccolato fondente, ha un ripieno
cremoso al cacao e al centro una vera e
propria perla al dark chocolate.
www.rondnoir.it
KUSMI TEA
Fragola Ghiacciata. Mix di un the verde cinese
sencha ed aromi di fragola, questo the è particolarmente apprezzato d’estate. La presentazione in sacchetti da 8 gr. consente di realizzare
facilmente un delizioso the ghiacciato.
www.kusmitea.com
PERRIER-JOUËT
Belle Epoque Millesimato 1999.
Assemblage: 55% Chardonnay, 45% Pinot Noir.
Potenza, rotondità e persistenza distinguono ugualmente questo vino elegante e raffinato.
www.perrier-jouet.com
EISMANN
Cioccolatini: deliziose praline
di autentico cioccolato belga
di qualità superiore in ben
18 gusti assortiti, ognuno una
piccola grande emozione!
www.eismann.it
FRATELLI CARLI
Filetti di acciuga Carli.
Le acciughe in salamoia sono
lavorate solo con metodi
artigianali, accuratamente lavate,
dissalate e pulite, vengono
inscatolate una ad una da
mani esperte e ricoperte di
ottimo olio di oliva.
www.oliocarli.it
LA MONDIANESE
Vino rosso dall’intenso profumo con sentore
di rosa, ciclamino e con una nota orientale che
ricorda l’incenso, ottimo abbinato al tartufo,
antipasti caldi e primi a base di formaggio.
www.lamondianese.com
PARMIGIANO REGGIANO
È la combinazione tra natura, lavorazione
artigianale e lunga maturazione che affina le
caratteristiche di questo parmigiano e lo rende
straordinariamente digeribile.
www.parmigiano-reggiano.it
LAVAZZA
Per chi desidera rendere ancora più speciale,
anche a casa, il rito quotidiano del caffè, Lavazza
ha creato le Spumine® Lavazza Le Voglie,
soffici e golose, dalla consistenza leggera e
vellutata, disponibili nei gusti Latte, Nocciola,
Cioccolato e Vaniglia.
www.lavazza.it
AGROITTICA LOMBARDA
Caviar De Venise. Questa azienda leader mondiale per la produzione di caviale proveniente
da Storioni Bianchi, è riuscita a selezionare una
nuova tipologia di caviale ottenuto da un incrocio
tra lo Storione Siberiano e lo Storione Cobice.
www.caviardevenise.com
TENUTA COL SANDAGO
MARTINO ZANETTI
Maturato e affinato in caratelli di rovere fino a
completa maturazione, il Dagoberthus è un elegante
vino da bersi anche da solo, per imparare
a conoscerne l’enigmatica personalità, oppure da
accompagnarsi con formaggi stagionati, servito
alla temperatura di 12°C
www.colsandago.it
ALBA TARTUFI
Il tartufo fresco, punto di forza dell’ azienda e del territorio,
è proposto in vendita diretta online a privati e ristoratori
che desiderino ricevere un prodotto appena raccolto e
recapitato nell’arco di 18 ore circa dalla spedizione direttamente a casa loro.
www.albatartufi.it
18 aprile maggio Life club
73
www.lamanufacture.net · photos e.cuvillier, m.jolibois
IL LUSSO SI VEDE LEGGERMENTE E SI VIVE INTENSAMENTE
Y O S H I J A PA N E S E R E S TA U R A N T · M E T R O P O L E E S PA M O N T E - C A R L O · J O Ë L R O B U C H O N M O N T E - C A R L O
W W W. M E T R O P O L E . C O M
Irian
international corner
l’ultima contrada vergine
Jaya
T
erre lontane ed esotiche, un’altro mondo? Indietro nel tempo?
O forse avanti nel tempo, in relazione a cosa intendiamo con ciò
che ormai da noi è pane quotidiano, il progresso come concetto di
sviluppo sul lungo periodo. Ad Irian Jaya qualcuno deve aver provato a
parlare di queste cose ma senza grande successo. Irian Jaya è la provincia indonesiana anche conosciuta come Papua occidentale, confinante ad
oriente con la Papua Nuova Guinea. Una delle isole più estese del mondo,
così vicino sulla mappa a giganti come l’Australia e ai clamori economici
2009 primavera Life club
37
del sudest asiatico, eppure così distante dalla civiltà, punto. O meglio,
dalla nostra civiltà. Il governo indonesiano sta da anni cercando di portare
la sua cultura nella volontà di arginare
e spazzare una volta per tutte le tentazioni indipendentiste degli abitanti
di Papua. Senza entrare nei dettagli
delle differenze religiose, gli abitanti di
queste terre non hanno nulla in comune con gli asiatici dell’arcipelago che
li comanda; a Papua vivono popoli di
origine melanesiana, gente dell’Oceano Pacifico. All’interno dell’isola, e con
grande obbrobrio dei civilizzati indonesiani, vivono tribù che, si dice, non
sono mai uscite dalle foreste, tra le più
inaccessibili sulla Terra, si vocifera che
pratichino ancora il cannibalismo. Bob,
la mia guida nonché l’unico accompagnatore in grado di parlare inglese a
38
Life club primavera 2009
Jaypaura, la capitale della provincia,
mi ha raccontato una storia a proposito del cannibalismo. Durante una perlustrazione di una parte delle foreste,
finalizzata alla preparazione di un documentario con gli inviati di Discovery
Channel, si è imbattuto in un villaggio
di una tribù sconosciuta. L’accoglienza riservatagli gli ha segnato la vita: fu
immediatamente invitato a partecipare come ospite d’onore al banchetto
preparato con carni di selvaggina. La
sorpresa enorme fu nello scoprire il
menu del banchetto. Immaginate un
po’quale carne veniva considerata più
prelibata? Quella umana, estratta dai
corpi dei nemici uccisi in locali tafferugli tribali. Certo, la situazione lo ha
portato ad assaggiare tutto, sopratutto per non deludere gli ospiti. Credibile
o no, la sua storia indica che l’invasione della cosiddetta civiltà moderna non ha raggiunto certe zone della
nostra Terra, dove popoli praticanti riti
ancestrali vivono ancora raggruppati
in tribù vergini da qualunque contatto
esterno. Non esistono censimenti di
alcun genere e nessuno è in grado di
stimare il numero di persone che ancora vivono totalmente isolate in mezzo alla giungla di Papua. Quello che è
certo, è che anche qui come purtroppo altrove, le ricchezze del suolo atti-
rano le voglie economiche del governo indonesiano. Quest’ultimo, sotto
l’ombrello della unificazione culturale
di una grande fratellanza indonesiana vuole semplicemente sradicare le
velleità d’auotonomia per poter controllare l’estrazione di minerali. Esiste
al momento un governo ombra con
un esecutivo già organizzato, che
nel caso, praticamente irrealizzabile,
di una dichiarazione di indipendenza
della provincia, ne assumerebbe la
guida.
Sono persone locali, che si confondono nella società, che fanno lavori
comuni e che non parlano a nessuno di questo progetto, per timore
di repressioni violente non rare da
queste parti. Dopo essermi guadagnato la sua fiducia, un’altra guida
con cui ho lavorato mi ha rivelato
essere il Ministro degli Esteri ombra
ed un altro ancora il portavoce del
governo, e un terzo, il ministro per il
turismo... La conversazione è velocemente e facilmente scivolata sulla questione dell’indipendenza e sul
bisogno impellente di sostegno internazionale alla loro causa. Mentre
si parlava di politica internazionale
e del ruolo che il Consiglio di Sicurezza potrebbe assumere mettendo
pressione sul governo centrale, il
capo del villaggio, nostro accompagnatore nell’ escursione in piroga
sul fìume Warsa, si è accorto che gli
spiriti ci stavano ascoltando in un silenzio surreale. Le nostre voci attutite, le lontane cascate nella foresta,
il masticare betel delle nostre guide,
gli animali con i loro versi così inusuali per noi... silenzio interrotto solo
da suoni improvvisi della natura, un
ramo che si spacca, un’orango che
salta da un albero all’altro, un pesce
che appare e scompare sott’acqua. I
nostri pretenziosi discorsi sugli ideali
di convivenza, di lotte per la libertà
e di ricerca di sviluppo hanno colpito nel segno e destato l’interesse.
Sarà stato forse l’ambiente, vergine,
che sprigionando una forza speciale
mi ha fatto credere che comunque
vada, in quei posti lontano dal tempo e dalle nostre passioni superficiali, chi comanderà per ancora un
bel pezzo non saranno gli uomini, nè
locali nè indonesiani, ma la natura
stessa che il tempo non ha ancora
battuto.
Gilberto Gribaudo
hotelerie
Prima di vivere
...sognare
Borgo La Bagnaia, Monrif Hotel
E
nergia, colori, alberi
e un rumore ormai
sconosciuto, quello
del silenzio.
Qui alla Bagnaia un pittore come Renoir avrebbe dipinto meraviglie e Neruda scritto poesie senza
tempo.
Alla Bagnaia non ci si arriva per caso. Si
immagina, prima, ancora prima di conoscerla. Ognuno di noi, residenti alle Seychelles esclusi, quotidianamente chiude
gli occhi per qualche secondo e sogna di
abbandonare gli assilli di ogni giorno con
54 Life club primavera 2009
colonna sonora di traffico per rifugiarsi
in spazi lontani.
Il tempo è stato benevolo con un paesaggio rimasto illeso da tutto, come se
nei secoli un cocoon protettivo l’avesse
avvolto. La proprietaria, la signora Marisa, ha capito come questo fosse un
atout del luogo e gli interventi sono stati minimi, solo volti a valorizzare ciò che
c’era già. Ha aggiunto il suo personale e
raffinato tocco d’artista. Ci appare così
un grappolo di casette curate nei minimi
dettagli, fra le quali si scopre addirittura
una cappella con tanto di campanile e
rintocchi squillanti nei giorni di festa.
Il benessere è qui parola d’ordine. Romani
ed etruschi, che qui erano di casa, amavano,
dopo le fatiche delle conquiste, essere coccolati dalle acque termali. La tradizione si ripete
e oggi la remise en forme dei clienti è affidata
con successo all’atmosfera zen e rilassante del
‘Buddha Wellness Center’. Mentre beneficerete di cure e massaggi, sarete colpiti dalla scenografica cascata di quattro metri il cui rigoglio
I clienti possono scegliere la stanza cinese, con
l’originalissimo letto a baldacchino o le lussuose
suite presidenziali...La stanza con i merletti antichi è riservata all’Honey Moon: un regalo di nozze delizioso, completo di immersione nel bagno
ricavato in una grotta, vero e proprio must.
Al centro della grande piazza del Borgo, inserito
in un giardino segreto a terrazze, il ristorante La
Voliera. Esclusivo e raffinato, la sua cucina è di
altissimo livello. Si cena a lume di candela e si as-
rompe il silenzio ovattato.
Gli otto edifici del borgo racchiudono 72 stanze, micro-cosmi legati da un unico filo conduttore cromatico, il giallo e il rosso. Camere
e suite sono ognuna diversa dall’altra, niente
è uguale qui, ed ogni ospite potrà scegliere la
stanza che più gli si addice. Le finestre si affacciano sulle meravigliose colline toscane e sulla
loro straordinaria palette di colori. La posizione strategica permette di raggiungere agevolmente le più belle località della regione.
saggiano piatti della tradizione senza tralasciare
la creatività e suggestioni fusion. Un’enoteca ricca di scelta e ricercata, completa l’offerta.
In un luogo con tali distese di verde non poteva
mancare un campo da golf. Il famoso progettista americano Robert Trent Jones, Jr. chiamato
a disegnare il percorso a 18 buche, ha disposto
il tracciato sui 130 ettari che circondano la tenuta. Un’ accogliente club house, frutto di una
magistrale ristrutturazione, grazie alla sua posizione, consente di dominare l’intero percorso.
BORGO LA BAGNAIA
Strada Statale 223 Siena Grosseto Km. 56 - SIENA
[email protected]
Tel. +390577 81 30 00 Fax +39 0577 81 74 64
Dolcevita sul Lago di Garda
I
l Boffenigo Small & Beautiful Hotel, adagiato
sulle verdi colline di Costermano, suggestivo paesino che, come una terrazza,
si affaccia su Garda e sull’omonimo
lago, è il luogo ideale per riappropriarsi del proprio benessere e della propria intimità in un’atmosfera elegante
e di grande charme. Grazie alla grande cura per i dettagli e alla professionalità dello staff, gli ospiti potranno
assaporare ogni attimo della propria
vacanza e trascorrere un soggiorno
rigenerante per mente, anima e corpo.
Eleganti e raffinate, tutte le camere e
suite sono arredate con estremo gusto e sono dotate dei comfort più moderni, che consentiranno agli ospiti
di potersi ritagliare perfettamente il
proprio piccolo angolo di paradiso
all’interno di una prestigiosa struttura.
Degne di un soggiorno all’insegna del
benessere e del relax più totali sono
le Junior Suite Le Guardie, dotate di
un ampio balcone panoramico che
consente di ammirare il Lago di Garda in tutto il suo splendore.
Il Boffenigo Small & Beautiful Hotel,
inoltre, sorprende per una gastronomia altamente ricercata che, grazie
all’utilizzo di materie prime di alta
qualità, spazia dalla cucina nazionale a quella locale e mediterranea con
piatti gustosi e genuini, veri trionfi di
colori e sapori, ma soprattutto vere
e proprie delizie per il palato. Il tutto
56 Life club primavera 2009
potendo godere appieno dei profumi
e delle meraviglie di una natura pura e
incontaminata.
Il Boffenigo Small & Beautiful Hotel si
distingue anche per un centro wellness all’avanguardia, in cui è possibile
sperimentare poliedrici trattamenti e
pacchetti dedicati al relax più totale,
avvolti dal profumo di oli ed essenze
dal sapore antico, che sono in grado
di donare una sensazione di benessere del tutto personale.
L’hotel non rappresenta soltanto il
luogo ideale dove poter riconquistare il proprio equilibrio naturale e fare
il pieno di energie, ma offre anche
molteplici opportunità per chi desidera praticare sport e allo stesso tempo
godere delle bellezze della natura. In
particolare, per tutti gli appassionati
golfisti non c’è che l’imbarazzo della
scelta! Il Boffenigo Small & Beautiful
Hotel, infatti, è affiliato all’associazione
I Golf del Lago di Garda. Ciò consentirà a tutti gli amanti di questo sport così
emozionante ed avvincente di ricevere
sconti vantaggiosi sui meravigliosi percorsi golfistici del Lago di Garda, che
offrono il massimo in termini di varietà
di gioco e ospitalità, ma che risultano
accomunati dalla medesima gradevole accoglienza e dall’incomparabile
vista del panorama naturalistico.
Il Lago di Garda, inoltre, è il paradiso
per gli amanti della vacanza attiva. Si
può partecipare ad un corso di windsurf o barca a vela, volare sulle onde
con un kitesurf, scalare pareti a picco
sul lago o gettarsi in una discesa sfrenata in mountain bike dai 2000 metri
del Monte Baldo.
I profumi e le fragranze della vegetazione mediterranea, costellata da
colline verdi smeraldo e da vigneti dai
profumi inebrianti, creano una splendida cornice per scoprire in piena libertà il Lago di Garda attraverso i suoi
prodotti agroalimentari, la sua offerta
enogastronomica e la sua frizzante
vita notturna.
SPECIALE GOLF AL LAGO DI GARDA
Per tutti i lettori di Life Club,
il Boffenigo Small & Beautiful Hotel
ha previsto un’offerta davvero imperdibile!
hotelerie
2 notti in camera Superior Murlongo
2 green fee presso gli 8 campi da golf
del Lago di Garda
Trattamento di mezza pensione deluxe
(colazione, snack e cena)
Accesso gratuito al Centro Spa
Ricco programma di attività
Buono Spa del valore di € 15
A soli € 250 a persona
Prestigio, Eleganza, Qualità, Sicurezza.
A Verona, per amore
della cultura, della storia, dell’arte,
della musica, della buona tavola.
A Verona al Grand Hotel,
A Verona, per gli affari:
una città viva e dinamica,
in una regione protagonista
in Europa per vitalità
una tradizione di eleganza,
economica e imprenditoriale.
gusto, raffinatezza, a pochi passi
Il Grand Hotel: una struttura
dall’Arena, tempio della lirica.
di prestigio, con un Centro
62 camere finemente arredate,
Congressi per 150 persone, dotato
silenziose, dotate di accesso
di tecnologie innovative: impianti
ad internet e di ogni confort
audiovisivi, videoconferenza, servizio
e 5 suites di altissimo livello.
di traduzione simultanea, servizi
Importanti pezzi d’arte
ristoro con infinite varianti, dalla
decorano le sale,
colazione di lavoro alla cena di gala.
gli ingressi e lo splendido,
A conferma della qualità raggiunta,
riservatissimo giardino privato,
ideale per cocktails e buffet estivi.
il Grand Hotel ha conseguito
la certificazione ISO 9001:2000
Corso Porta Nuova, 105 - 37122 Verona
Tel. 045 595600 - Fax 045 596385 - E-mail: [email protected]
Web site: http://www.grandhotel.vr.it
I
designer appar tengono
a quella eletta
schiera di creatori sensibili all’arte,
a quei talenti incaricati di conferire
charme e personalità ai progetti.
Olimpia è una di loro. Nata a Torino,
il 7 ottobre 1957, ha frequentato
l’Istituto d’Arte Passoni a Torino, dove ha conseguito il
diploma d’arte applicata e
Maturità Artistica. Da 20
anni affermata sul mercato
nazionale dell’oggettistica,
la designer torinese realizza per prestigiose aziende di
fama internazionale, prodotti da
lei creati personalmente.
Da sempre attratta dal mondo
dell’arte, decide di approfondire e
perfezionare la propria competenza
professionale e pertanto, recentemente si è dedicata allo studio di due
antiche e singolari tecniche artistiche:
il carboncino e la pittura a olio con
velature, entrambe caratterizzate da
un processo esecutivo altamente
qualificato e apprezzato da Maestri
Antichi e Moderni.
Inizia quindi dai ritratti, realizzati nel
pieno rispetto della più antica tradizione che ha vissuto grandi fasti dal
STUDIO DA CAFFETTIERA, FIRENZE, metà del sec. XVIII
Tecnica: carboncino
Dimensioni 60x70 cm
Anno di esecuzione 2008
2009 primavera Life club
45
teressante esperienza maturata da Olimpia nelle
svariate manifatture di oggettistica e complementi
di arredo con le quali ha collaborato.
L’obiettivo è di esaltare le eccellenze artigianali e
industriali più significative.
Un divertente gioco tra presente e passato che
allieterà il collezionista più esigente che vorrà arricchire i propri spazi abitativi con preziose opere
d’arte che parlano dei Grandi Maestri del passato, di designer di fama internazionale e di aziende
protagoniste per l’applicazione di esclusive tecnologie.
È prossima la presentazione di ritratti e opere varie realizzate con l’eccellente tecnica della pittura
a olio con velature.
STUDIO DA CAFFETTIERA ARTE VENEZIANA, sec. XVIII
Tecnica: carboncino
Dimensioni 54x70 cm
Anno di esecuzione 2008
‘400 ad oggi.
Olimpia è affascinata dall’idea di raffigurare l’individuo, e interpreta i diversi caratteri, ma anche i
sentimenti di ognuno, con il suo talento, la sua
arte e la sua fantasia.
La tecnica del carboncino permette di disegnare
con scioltezza, su fogli di carta leggermente ruvida e dosare il valore desiderato di chiaroscuro.
È infatti l’alternarsi di chiari e di scuri che danno
rilievo a luci e ombre così da mettere in evidenza
il volume di un oggetto o di una figura, ovvero la
forma tridimensionale e la posizione nello spazio.
Oltre ai ritratti, Olimpia è interessata anche a
rappresentare, sempre con la stessa tecnica,
oggetti antichi di pregio e creazioni contemporanee originalissime che hanno fatto la storia
del design, portando all’attenzione del pubblico
i reperti più interessanti per la loro significazione artistica, segno-anticipazione spesso, talora
testimonianza di tempi culturali che nella storia
dell’arte decorativa hanno lasciato una ricca eredità.
Nascono così gli esclusivi disegni a carboncino
di grande suggestione estetica.
Il desiderio di realizzare questo ambizioso progetto artistico trae origine da una grande passione per il collezionismo di oggetti e dalla in-
46
Life club primavera 2009
Gallerie d’arte dove
è possibile ordinare i
ritratti e dove si trovano
disegni di oggetti
Showroon
dove si trovano
disegni di oggetti
Galleria L’ARIETE
Via Bava 4
Torino
Tel. 011 8172122
Showroom BELGI
Antiche Tradizioni
d’Arte
Via XX Settembre 58
Torino
Tel. 011 547159
Grafica MANZONI
Via A. Manzoni 27/g
(ang. Via Cernaia)
Torino
Tel. e Fax 011 545051
Showroom PLUS
Via Lagrange 6
Torino
Tel. 011 4407124
Galleria LA ROCCA
Via della Rocca 4
Torino
Tel. 011 8174644
Galleria ARTE OGGI
Via Torino 11
Settimo T.se (TO)
Tel. 011 8984244
Fax 011 8958657
SENESI ARTE
Via Cernaia 19
Savigliano (CN)
Tel. 0172 712922
OLIMPIA CIERVO
P.zza Martiri del 3 Aprile, 52
Cumiana (Torino)
Tel. +39 335 599 55 75
+39 335 599 55 77
e-mail: [email protected]
redazionale
Raccontare il progetto:
appunti di viaggio
P
er un archtetto
avere la possibilità di costruire nei diversi
paesi del mondo è
un’esperienza ricca di
molteplici risvolti. Tutti siamo coscienti
che l’architettura e, più precisamente, il
modo di costruire e di intendere il progetto varia a seconda delle zone geografiche esaminate e della cultura del
luogo. Le diverse condizioni climatiche,
religiose, politiche, condizionano il lavoro
del progettista, lo obbligano ad adattarsi
a realtà a volte molto diverse da quelle
a lui familiari ed allo stesso tempo arricchiscono il suo bagaglio culturale e gli
mostrano nuovi punti di vista. Ogni paese, a seconda della sua storia passata e
presente,è più sensibile a certi aspetti del
costruire, che possono essere a volte più
pratici, legati a temi energetici o ambientali e a volte più spirituali, condizionati da
retaggi culturali e religiosi.
Affrontare un progetto in Europa, a qualunque scala, significa confrontarsi con
una realtà ogni giorno più sensibile alla
tutela dell’ambiente naturale, per compensare la grande cementificazione che
ha caratterizzato la seconda metà del
secolo scorso.
Compito dell’architetto è analizzare il
territorio su cui deve intervenire, cercando, quando possibile, di rifunzionalizzare
siti dimessi, di recuperare e valorizzare
le preesistenze salvaguardando le zone
verdi. Sempre più spesso infatti si verificano casi di vecchi edifici industriali trasformati in unità abitative, supermercati,
eccetera.
Allo stesso modo, l’altro grande obiettivo
consiste nell’investire nello sviluppo di sistemi ecocompatibili, nell’usare energie
alternative come i pannelli solari, nell’utilizzare involucri altamente isolanti.
Allo stesso architetto, chiamato a costruire una villa in India, può essere chiesto di progettarla secondo l’antica dottrina Vastu.
Così oltre agli aspetti prettamente tecnici il progettista deve affrontare, senza
pregiudizi, aspetti di tipo spirituale a lui
estranei, il che implica un lavoro di ricerca e di studio dei principi della dottrina
e della loro messa in opera. Questo
significa capire l’importanza tra i punti cardinali e il loro influsso sulla vita
dell’uomo e da qui pensare all’orientamento della villa e alla disposizione
dei suoi spazi interni come modo per
migliorare la qualità della vita dei suoi
abitanti e farli vivere in equilibrio con la
natura. L’ingresso principale della villa sarà orientato ad est, primo punto
cardinale, il più favorevole, simbolo di
ricchezza e benessere, perché è da lì
che proviene il sole e la sua energia; le
finestre su questo lato della casa saranno più grandi e numerose rispetto
alle mura che danno sugli altri punti
cardinali.
Se, infine, l’architetto, beato lui,viene
chiamato a progettare un resort
sull’isola di Bali ha la possibilità di coniugare le tradizioni del luogo con le
sue, tenendo sempre presente che i
fruitori saranno stranieri con culture diverse da quella locale.
Costruire un resort su un’isola tropicale significa rispettare il paesaggio locale, inserire il complesso tra i campi di
48 Life club primavera 2009
riso e i gelsomini rossi tipici dell’isola,
adottare una tipologia costruttiva vicina a quella autoctona fatta di capanne
ricoperte con tetti di paglia e, contemporaneamente, applicare un moderno
concetto dello spazio, dell’organizzazione dei percorsi e degli ambienti.
Allo stesso modo l’arredamento diventa una mescola di antichi tessuti dai
colori vivaci e mobili dalle linee minimaliste; ai pavimenti chiari si contrappongono letti a baldacchino in legno
massiccio.
Così, alla fine, viaggio dopo viaggio, si
riempiono mille taccuini con date, luoghi, annotazioni, suggestioni e disegni.
Appunti da conservare e rileggere per
non dimenticare mai che il nostro punto di vista non è l’unico possibile e che
nelle differenze e nel confronto sta la
vera ricchezza.
Michela Bausano
Alfonso Carino
redazionale
Progetti a cura di:
MAAS Laboratorio di architetture
e Studio 65
18 aprile maggio Life club
73
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Chi sceglie Life Club sceglie di far parte di
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[email protected]
architettura
Madrid
in progress
Developing social houses
È
sorprendente pensare che nel 1943 Madrid
contava appena 800.000
abitanti, più della metà dei
quali viveva in grave stato
di indigenza occupando catapecchie grotte e baracche. Oggi è
una capitale che conta, si dice, ben 9
milioni di persone, portate in città dai
cambiamenti verificatisi solamente nel
corso degli ultimi vent’anni: i primi anni
della Democrazia hanno reso possibile
trasformare le baracche in appartamenti
e scambiare una misera abitazione con
un moderno alloggio, costruendo in altezza e vendendo sul libero mercato gli
appartamenti risultanti. Questo periodo
2009 primavera Life club
30
non solo cambiò l’aspetto della città,
ma segnò l’inizio di quella suggestiva
avventura che sarebbe poi stata definita “Movida”.
All’inizio degli anni Novanta, tuttavia,
questa spinta frenetica sembrò essersi
esaurita, e tutto sembrava indicare che
Madrid avesse perso il suo ruolo centrale cedendo il passo a Barcellona e
Siviglia che vivevano momenti di eccezionale popolarità grazie alle Olimpiadi
e All’Esposizione universale del 1992.
Da qui, la sorpresa per chi oggi pas-
52
Life club primavera 2009
seggia per le vie di Madrid e vede la
profonda trasformazione che la città
sta nuovamente vivendo.
Nel maggio del 2007 si è conclusa la
ciclopica operazione infrastrutturale
avviata nel settembre del 2004 che ha
ridisegnato il tessuto viario lungo i 99
km della M30, il principale raccordo
anulare della capitale:il progetto, che
è strutturato in 14 aree di intervento,
prevede il miglioramento dei nodi di
connessione e l’interramento di alcuni
tratti della vecchia M30 con la realizza-
zione di un tunnel di 4.200 metri, uno
dei tunnel urbani più lunghi d’Europa.
L’opera permetterà la realizzazione di
31 ettari di nuove aree verdi sopra il
tunnel, faciliterà i collegamenti tra i
quartieri un tempo separati dal vecchio asse viario ora in via di riqualificazione e consentirà di recuperare le
rive del fiume Manzanares grazie ad
un nuovo parco urbano di 1 milione di
mq con una nuova spiaggia urbana,
23 nuove passerelle pedonali (oltre ai
ponti storici che verranno recuperati)
ed un nuovo asse ludico-sportivo di
42 km, con 30km di piste ciclabili e
250,000 mq di attrezzature sportive
che saranno il biglietto da visita della
città per la candidatura ad ospitare i
Giochi olimpici del 2016.
Ma non basta: il processo di profonda trasformazione che Madrid
sta sperimentando in questi anni ha
come fine il riequilibro sociale, oltre
che quello territoriale. Attraverso la
Empreza Municipal de Vivienda y
Suelo (EMVS) il comune di Madrid
architettura
sta sviluppando una politica pubblica per la casa, il cui primo obiettivo è
quello di fornire case di qualità per i
cittadini con maggiori difficoltà ed in
particolare i giovani, a prezzi accessibili, in concreto tre volte inferiori a
quello di mercato. Il secondo obiettivo dell’EMVS consiste nel configurare l’abitazione pubblica come esempio di qualità, disegno innovativo e
sostenibilità, ricorrendo alla formula
del concorso al fine di scegliere i
progetti migliori dei più prestigiosi
architetti sul panorama spagnolo ed
internazionale.
Risultato: Madrid conta su un parco
di abitazioni in vendita ed in affitto
che non solo sono punto di riferimento per quanto riguarda la qualità
architettonica, materiali innovativi e
nuove tipologie residenziali, ma anche un fattore importante di riequilibrio, di trasformazione e di incremen-
to della qualità della vita.
Tra i progetti migliori non si possono non citare almeno: la “Casa di
Bamboo”, opera di Alejandro Zaera Polo, dove i balconi sono avvolti
da schermi in bamboo montati su
cornici pieghevoli, in grado di offrire
la necessaria protezione dalla forte
esposizione solare e sicurezza alle
case aperte interamente sui giardini; il complesso Verona 203-A, progettato da David Chipperfield, un
volume continuo a forma di U con
finestre di identiche dimensioni che
si sviluppano con un ritmo indipendente su ogni piano e la cui facciata
in pannelli cromaticamente diversi
ne definisce la libertà espressiva;
infine l’ecobulevar di Vallecas, una
sorprendente ed innovativa esperienza di disegno urbano, composta
da tre padiglioni (o alberi d’aria) che
funzionano come supporti aperti a
molteplici attività scelte dagli utenti, che tende a migliorare il comfort
ambientale e promuovere l’interscambio sociale.
Il carattere sociale di questa politica
per la casa non si limita tuttavia alla
costruzione di nuove abitazioni, ma
si spinge anche ad incentivare, con
aiuti pubblici, la ristrutturazione sostenibile nelle aree urbane consolidate e ad eliminare
situazioni abitative
critiche.
Quello che si sta
facendo a Madrid
è costruire un punto di riferimento,
un modello per chi
volesse vivere in
una città più abitabile, più integrata,
più sostenibile, più
competitiva e con
una qualità della vita
più alta.
Andrea Caldera
personaggio
E. Genestar e Polka
La nuova era del fotogiornalismo
P
olka è il nuovo sinonimo per fotogiornalismo.
Questo nome significa a Parigi una splendida rivista trimestrale dedicata ai grandi nomi del reportage, e una galleria nel quartiere trendy
di Oberkampf, dove, nell’omonima via,
superato il defilé di bar neo-bohémien
si arriva di fronte a un anonimo portone che conduce in uno di quei segreti
e meravigliosi angoli parigini misconosciuti ai semplici visitatori: una stradina
che rivela il vecchio selciato e conduce
alla galleria attraverso vecchi laboratori
artigianali dalle grandi vetrate trasfomati in atelier di artisti. Già di per sè,
il posto emana un fascino non indifferente. E poi le immagini: il nuovo numero di Polka esibisce con non-cha-
lance (fotografi e comprare il nuovo). Il
progetto editoriale innovativo è anche
un progetto familiare. Protagonisti i Genestar, uno dei nomi più auterevoli del
mondo dell’editoria parigina: Edouard,
Adelie e il padre Alain, già direttore del
mitico Paris Match.
La fotografia è naturalmente protagonista, rivisitata, riscoperta nella molteplicità dei supporti, i bellissimi e preziosi
tiraggi in argentico esposti in galleria,
icone esclusive per collezionisti, e il
glamour del magazine patinato, dove la
foto, prettamente di reportage prende
l’allure di opera d’arte, diluendo il ruolo
di mera testimonianza visiva di un fatto,
di un’epoca, di un luogo o di un personaggio. D’altronde quando l’occhio
contempla un’immagine di Bruce Da-
vidson, di Margareth Bourke White o
Cartier Bresson, nessuno pensa semplicemente a una cronaca per immagini. La creatività, la sensibilità dell’autore
si riflettono in maniera più o meno marcata sull’istantanea, la rendono unica.
questo. E’ vero, l’arte talvolta passa sopra al soggetto e può rappresentare un
problema etico. Ma non dimentichiamo
comunque il valore chiave di testimonianza, che la fotografia comunque
mantiene” sottolinea Edouard Gene-
Lo slancio artistico può spingersi fino
al limite dell’astrazione dal soggetto ritratto. Pensiamo a Simon Norfolk e al
suo reportage dall’Afghanistan, dove
un edificio distrutto diventa una sorta di
nuova Stonehenge in cui il monito degli errori della storia pesa sul mercante
di palloncini che si avvicina ai ruderi.
Palloncini come speranza per il futuro
e ruderi come monito. In tutto questo
l’orrore del contesto è quasi assente.
Si potrebbe discutere di moralità della fotografia, ma la pittura da sola ha
insegnato che la guerra ha una sua
estetica, come hanno rammentato innumerevoli artisti di ogni epoca, da Paolo Uccello a Delacroix.
“Il fotografo interpreta il suo ruolo di testimone. Non lo rimprovero certo per
star. E Polka abbonda di testimonianze, di storie, di frammenti di mondo che
la stampa ordinaria non pubblica più.
Parliamo di Susan Sontag e del suo “Il
dolore degli altri”. Non ci sono quasi
mai foto che illustrino scene crude nel
nostro asettico mondo occidentale,
mentre abbondano i reportage sulla
miseria altrui. L’occhio indagatore non
risparmia l’esotico, mentre si dimostra
cauto e presente sui problemi di casa
propria.
“Si ha una naturale tendenza all’esotico. Rappresentare problemi lontani
permette di dimenticare o offuscare
quelli presenti nel nostro mondo. per
questo noi abbiamo deciso di dar voce
anche a chi vuole parlare di attualità
scottanti “en bas de chez nous” ovvero
personaggio
accanto a noi”
E così il neonato numero 4 di Polka
presenta il reportage realizzato da Diane Grimonet “Hotel sans étoiles” (albergo senza stelle) in cui viene raccontato per immagini il calvario quotidiano
di decine di famiglie impossibilitate a
pagare l’affitto di un appartamento e
costrette a vivere in stanze minuscole
negli squallidi motel nella banlieue parigina. Dalla denuncia sociale al gotha
attuale della fotografia, l’agenzia americana VII, che presenta ritratti e vedute
degli Stati Uniti provati dalla crisi ma
pronti a riscoprire il mito americano. Poi
un altro mito, Marc Riboud, il fotografo
che entrò nella leggenda ritraendo una
pacifista che reggeva un mazzoilino di
fiori di fronte ai soldati armati e schierati
in divisa, durante le proteste contro la
guerra in Vietnam. Qui Riboud è ricordato nella sua felice ossessione per le
forme, che hanno dato origine a capolavori quali “le peintre de la Tour Eiffel”.
E poi ancora il coraggioso reportage
di Sarah Caron sui talebani rifugiati
nell’ovest del Pakistan e i lavori di altri nomi eccellenti quali Bruno Barbey
della Magnum o il talento emergente
americano Ben Lowy, che ha fotografato Baghdad attraverso il finestrino di
un blindato.
Sfogliando Polka, sembra di rivivere
i fasti di Life (e non sto parlando, ahimé, di Life Club, ma della celeberrima
rivista fondata da Henry Luce che testimoniò i più importanti avvenimenti
del XX secolo), con in più una qualità di
stampa e di tiraggio che trasformano il
reportage in prodotto di lusso. L’imperativo di ridare voce, in un’era di “citizen
journalist” e internet, a un’immagine di
qualità, appare una sfida riuscita.
Eva Morletto
57 Life club primavera 27
L
ife club
fotografia
Olivier Vigerie
“
Un elfo nel regno del possibile
Un’immagine vale più di mille parole”. A quanto pare lo diceva già Cono
fucio. Per Olivier Vigerie è difficile dare una descrizione di sé stesso
e per questo si nasconde dietro le sue fotografie, delega le splendide
immagini scattate in giro per il mondo a parlare di sé, di questo fotografo
glamour, stella emergente nel mondo dei servizi di moda e appassionato di reporo
tage di viaggio, viaggi che vive a modo suo, mettendoci non poco di quell’atmo
sfera del fashion world che le passerelle e i vari composing delle riviste patinate
sono soliti proporre. Contadini dello Yunnan cinese ritratti con l’allure di top model,
con quell’aura irraggiungibile ricreata ad hoc da luci e scelte cromatiche perfette.
Passanti a Pechino come protagoniste di catwalking e angoli di periferia immoro
talati come studiati still life. “Posso dire di essere diventato fotografo, o almeno
di aver deciso di esserlo, a Benares, la città indiana che per tutti i viaggiatori è
72 Life club primavera 2009
L
ife club
sinonimo di spiritualità, di nirvana dell’anima.
Credo di poter affermare che anch’io qui ho
avuto una rivelazione. Munito di una Pentax
300, che tuttora conservo gelosamente, ho
ritratto due bimbi di strada mentre davano
da mangiare a una capretta. L’attimo rubao
to di una quotidianità insolita e un’emozione
provata che è ancora viva dentro di me....
questo ha rappresentato la scintilla che mi
ha motivato a scegliere definitivamente queo
sto mestiere.”
Ma questa mania del ritratto fashion non
viene solo dal mondo delle passerelle in
cui ormai Olivier è un habitué, ma anche e
soprattutto dal cinema. “Essere fotografo di
talenti, non è stata per me una vocazione,
ma un’ opportunità colta fortunatamente al
momento giusto. Mi recai al festival di Cano
nes nel 2001 per ritrarre una delle caporeo
dattrici di CanalPlus con la quale collaborao
vo all’epoca. Samantha Longoni conduceva
un programma tv sulla rassegna festivaliera,
fotografia
“I miei servizi di viaggio
sono ricchi di ritratti
perché mi concentro
sull’umanità che incontro,
sulla condition humaine...”
la tentazione di fotografare gli invitati sul plao
teau fu davvero forte. E così mi intrufolai per
giorni fra le quinte della trasmissione, fino
al momento in cui qualcuno si premurò di
chiedermi che diavolo ci facessi lì”. A deto
ta di Vigerie, Cannes è il regno del possio
bile. Qualcosa di simile accadde al Festival
di Roma nell’anno in cui Martin Scorsese
presentò il film The departed, che fece otteo
nere al maestro l’Oscar per la miglior regia.
“Dopo cinque ore di attesa io e il fotograo
fo francese Xavier Lambours riuscimmo
finalmente a incrociare Scorsese nell’atrio
dell’hotel Hassler. Lambours estrasse dalla
borsa un libro realizzato vent’anni prima in
74 Life club primavera 2009
cui figurava un ritratto del regista. Proo
pose di realizzare ora la stessa foto.
Scorsese accettò, e io, nel ruolo dell’ino
filtrato esattamente come i protagonisti
del suo film, mi ritrovai cinque ore e una
giornata più tardi a ritrarre in bianco e
nero il grande maestro di Taxi driver”.
Un esordio avventuroso, dunque.
Ma che ha sicuramente dato i suoi
frutti. Oltre ai ritratti, alla moda e alla
“presse people”, ciò che da noi viene
definito generalmente gossip, Vigerie
ha sempre un debole per la fotografia
di viaggio. L’animo inquieto del reporo
ter è un concetto per niente estraneo.
“Voglio vedere di più, scoprire, capio
re, amare l’altro nella sua differenza.
Il viaggio è un invito all’apertura dei
sensi, una condizione che ci pone in
uno stato di fragilità e di vulnerabilio
tà ma al tempo stesso di esaltazione,
propizia allo scambio. Ogni viaggio è
una lezione di umiltà. I miei servizi di
viaggio sono ricchi di ritratti perché mi
concentro sull’umanità che incontro,
sulla condition humaine...”. Già, proprio
quella Condition humaine cara ad
André Malraux, lo stesso che diceva
“l’homme ne se construit qu’un pouro
suivant ce qui le dépasse”. L’uomo non
si costruisce che inseguendo ciò che lo
supera, ciò che è più grande di lui. Un
buon aforisma, per un tipo ambizioso
come Olivier Vigerie.
Eva Morletto
libri golf
I
l volume di cui parliamo
in questo numero di “Life
Club” è decisamente anticonvenzionale, in quanto
esce dai classici schemi del
manuale di golf. Golf means Business,
scritto (in inglese) dal professionista francese Jérôme Bloch, copre infatti l’area
del “business golf”. È costituito da una
serie di diciotto ritratti di persone che
sono legate al golf non soltanto in quanto sport, ma anche come veicolo per gli
affari.
Al di là dei singoli nomi – poco importa
che si citino gli onnipresenti Tiger Woods, Clint Eastwood e Mark McCormack
–, il vero pregio di questo libro consiste
nelle lezioni che se ne possono ricavare nell’ambito degli affari. E in ogni caso
più che una disamina dei singoli capitoli,
sarà un florilegio di citazioni, tradotte in
italiano, a dare un’idea più precisa degli
argomenti. Eccole.
Iniziamo con Donald Trump, il quale sostiene che “avere accesso ad un circolo
di golf ed essere un buon golfista sono
vantaggi enormi sia negli affari che nella vita”. In effetti, sappiamo benissimo
come il golf sia uno degli strumenti che,
se padroneggiati in maniera adeguata, permettono di avvicinarsi alle persone più influenti (basta scorrere gli handicap di gioco di molti dirigenti, italiani e non). E tuttavia il golf è un po’ come la livella di Totò, se è vero – come sostiene
l’autore – che Bill Gates, che pure ha un patrimonio personale inestimabile, rimane un uomo come tutti gli altri, in
cerca di piaceri e sensazioni: sensazioni che il golf può dare a lui come a chiunque, a qualunque livello di gioco e in
tutte le fasi della vita.
Gli obiettivi di un circolo di golf, secondo l’autore, sono tre:
- essere una fonte di reddito per i proprietari;
- essere una fonte di influenza, per via delle persone autorevoli che gravitano attorno ai circoli;
- essere un buen retiro per le persone ricche, che possono trovarsi tra di loro in un ambiente piacevole e stimolante.
Il golf, in quanto mercato di nicchia, ha bisogno di giocatori carismatici per poter penetrare i grossi mercati. Questo
perché i non golfisti rappresentano potenziali futuri giocatori, ma anche e soprattutto un target molto appetibile per
le aziende che investono nel golf.
Nel libro trova spazio anche la storia di Paul Fireman, personificazione dell’American Dream. Quest’uomo, nipote
di un immigrante russo, oltre a portare la Reebok a risultati strepitosi, ha dato vita ad uno tra i campi più esclusivi
del mondo, quel Liberty National Golf Club con vista sulla skyline di Manhattan e sulla Statua della Libertà che fu
il primo contatto che il nonno ebbe con l’America. Ebbene, dei pensieri di Fireman colpisce soprattutto la sua idea
dell’importanza di essere coraggiosi e di rimanere se stessi qualunque cosa succeda.
Ma, tirando le somme, forse non bisogna prendersi troppo sul serio. L’autore stesso, a mo’ di morale della storia,
ci dice che “business is a game and golf is serious business”. Il libro può essere una lettura curiosa, ma anche interessante per chi vede il golf come strumento per gli affari. Il volume costa EUR 20 e si può ordinare tramite il sito
http://www.businessgolfsolutions.com/.
18 Life club primavera 2009
viaggi mondo
Pianeta
Amazzonia
)
Una perfetta spa naturale e atmosfere alla Fitzcarraldo
L
‘Amazzonia occupa solo il 7% della
superficie del globo ma ospita più
del 50% della biodiversità mondiale.
È come sbarcare su un altro pianeta:
piante sconosciute, insieme ad altre
dagli effetti terapeutici noti come il curaro, affollano
il sottobosco intricato di questa foresta primigenia grande dieci volte la Francia. Il biologo
Mario Servalli ha creato una linea cosmetica
basata sui principi attivi contenuti nei semi
della vegetazione amazzonica. Li compera
con un commercio equo e solidale dalle
etnìe della foresta. Sono gli stessi semi
e frutti che vengono comunemente
usati nell’alimentazione e nella medicina tradizionali. “L’açaì per esempio
è un frutto dalla polpa rossa con il
quale gli indios si colorano il viso
per le cerimonie-spiega Servallie contiene una concentrazione
di Antocianine 10 volte superiore a quella dell’uva rossa.
L’olio che se ne ricava con
l’estrazione a freddo è
la base per creare
cosmetici antiossidanti
Di Maurizio DiMaggio
Foto: Ricardo B. Labstier
per concessione dell’ Enbratour
che contrastano l’azione dei radicali liberi. Inoltre è ricco di Omega 6 e 9,
di vitamina C e di fitosteroli, insomma è un toccasana totalmente naturale
per rigenerare la pelle.” Altro esempio la Brasil Nut: un paio di noci contengono la stessa quantità di proteine di un uovo, ma senza colesterolo,
e contengono anche la più alta concentrazione in natura di Selenio, altro
potente antiossidante. L’olio di Buriti viene utilizzato dalle popolazioni locali come fonte alimentare e per il suo potere cicatrizzante che elasticizza
la pelle grazie all’elevato livello di Vitamina A ed E presente. Oltre ad essere un’immensa farmacia eco-sostenibile, la foresta pluviale amazzonica
è il più grande regolatore del clima sul pianeta e smaltisce ogni anno
150.000 tonnellate di anidride carbonica fornendo un aiuto fondamentale
all’equilibrio climatico. Il 16% di tutta l’acqua dolce del pianeta è situata
nel bacino amazzonico e in un mondo sempre più assetato rappresenta
una risorsa preziosa la cui importanza è destinata a crescere negli anni a
venire. Per avere un’idea dell’immensa massa liquida spostata dai grandi
fiumi che drenano la foresta, basti pensare che il solo Rio delle Amazzoni
porta all’oceano in un giorno l’acqua che il Tamigi riversa in mare in un
anno.
Dopo la stagione delle piogge, da aprile a giugno, il livello del fiume sale
di oltre 15 metri, allagando grandi tratti di foresta. È il momento in cui i
pesci del Rio possono cibarsi della frutta e delle bacche rimaste sugli
alberi sommersi.
Un dislivello tale a seconda delle stagioni condiziona la vita sulle rive:
il Porto di Manaus, in grado di accogliere anche le grandi navi cargo
L
ife club
Amazzonia
oceaniche, è dotato di banchine mobili che si regolano sul
livello del fiume, e i bar e ristoranti che si incontrano ai bordi
del Rio sono flottanti, costruiti su zattere.
L’Amazzonia non ha strade e gli spostamenti avvengono sui
corsi d’acqua. Partendo da Manaus, in Brasile, la foresta si
può visitare via fiume con crociere su barche regionali, dove si
dorme in amache stese sul ponte o su yacht dotati di cabine
con aria condizionata.
Anche i lodges sulle rive dei fiumi sono un’ottima base di partenza per escursioni a piedi nella foresta pluviale. Tra le varie attività proposte, da non perdere le escursioni notturne
per osservare caimani e altri predatori in azione, e l’incontro
con i delfini “cor de rosa” che vengono richiamati dall’offerta
di pesce e si lasciano accarezzare volentieri in cambio di un
buon bocconcino. Inoltre visite botaniche e cerimonie indio, e
non manca la pesca al piranha, che avviene utilizzando come
esca sugli ami pezzi di carne sanguinolenta. I piranha pericolosi sono quelli dal ventre rosso, particolarmente aggressivi,
ma che rimangono di piccole dimensioni. Gli altri tipi vengono
utilizzati per fare una zuppa saporita.
I piatti forti della cucina amazzonica sono a base di pesce: nel
fiume vivono specie che arrivano a 200kg come il Pirarucù
dalle carni prelibate che ha lische grosse quanto costolette di
agnello. Manaus non ha problemi di zanzare in quanto sorge
sulle rive del Rio Negro: le acque scure del fiume hanno un
alto tenore di acidità a causa delle foglie cadute dagli alberi e
tengono alla larga gli insetti non permettendone la riproduzio-
80 Life club primavera 2009
ne. Sei km a valle della città, il Rio Negro, scuro come Coca Cola, incontra il
Rio Solimoes dalle acque fangose. La
corrente dei due grandi corsi d’acqua
è così forte che corrono appaiati per
diversi chilometri prima di mischiarsi
dando origine al Rio delle Amazzoni.
Manaus prende il nome dalla tribù che
abitava il territorio sul quale è sorta la
città. La leggenda narra che pur di
non cadere schiavi dei Portoghesi gli
indios Manaus abbiano preso le loro
canoe e in massa si siano gettati nei
micidiali gorghi creati dall’Incontro delle Acque.
A proposito di miti, il film di Herzog
“Fitzcarraldo”, interpretato da Klaus
Kinski, raccontava del sogno visionario
di creare un teatro dell’Opera nel cuore della foresta. Per Manaus il sogno
divenne realtà. Gli immensi guadagni
derivati dalla gomma consentirono alla
città di fregiarsi di alcuni monumenti
considerevoli, di realizzare ampi viali
alla parigina e piazze all’italiana ornate
di fontane. Ancor prima di entrare nel
‘900 Manaus aveva le strade del centro illuminate dall’energia elettrica e il
tram. Il Teatro Amazonas è stato progettato in stile rinascimentale italiano e
fu inaugurato nel 1896. Ha 701 posti a
sedere, il soffitto dipinto crea l’illusione
di essere sotto la Tour Eiffel, la cupola è ricoperta da oltre 45.000 tegole
con i colori della bandiera brasiliana
fatte venire dall’Alsazia, lampadari e
marmi sono italiani, le ringhiere in ghisa scozzesi, i bronzi delle statue francesi. Lo spiazzo di fronte all’ingresso
fu ricoperto di uno speciale melange
di gomma, argilla e sabbia per attutire il rumore delle carrozze in arrivo a
spettacolo iniziato. Il Teatro Amazonas
ospitò i più grandi artisti dell’epoca, da
Enrico Caruso a Sarah Bernhardt, e ci
vollero dodici anni di lavori per completarlo. Oggi, dopo l’ultimo restauro,
ha ritrovato il colore rosa originario.
Maurizio Di Maggio
Sul fiume:
Amazonas Clipper Cruises, crociere fluviali
su yacht e barche regionali
www.amazonclipper.com.br
Lodges:
Tiwa ecoresort, di fronte a Manaus, sulla
sponda opposta del Rio Negro. Sistemazione
confortevole in chalet sulle rive di un lago.
Per non sentirsi troppo isolati.
www.tiwaamazone.nl
Amazonas Eco Park, a 20 km da Manaus con
bungalows distanziati, immersi nella foresta.
Molto suggestivo e a stretto contatto con la
natura.
www.amazonecopark.com
Ariaù Amazon Towers, a due ore di battello
dalla città. Percorso in foresta su macchina
elettrica adatto a tutti, nuotata in compagnia
dei delfini rosa, incontro con abitanti del
luogo.
www.ariautowers.com.br
viaggi mondo
viaggi europa
Gunsand clothes )
Marsiglia, da covo di gangster a capitale della moda
D
a sempre è la porta della Francia
sulla multiculturalità mediterranea.
Di qui sono passati i Greci, i Romani, i
Mori, e tuttora il flusso di immigrazione
sul territorio transalpino giunge da qui. È
un immenso carrefour internazionale che fa somigliare
la città a una gigantesca quanto affascinante torre
di Babele. Marsiglia, stretta fra le
scogliere candide delle calanques e
le colline provenzali, è la più antica
città di Francia. A fondarla furono
dei marinai greci, che approdarono
nella baia nel 600 A.C. e le diedero
il nome di Massilia. Il vecchio porto
della Cannabière, nucleo originario
della polis, è ancora oggi il punto più
animato della città. Marsiglia ispira
sempre sentimenti particolari,
talvolta estremi. O la si ama o la
si detesta. O dopo una breve
passeggiata fra i colori della
Cannabière e le terrazze
dove si beve pastis fino
a notte fonda, ci si
sente già un po’ di
casa, o il contesto
vivace, delabré e
talvolta un po’ maledetto come quello
descritto dai romanzi di Jean Claude
Izzo, fa sentire qualcuno a disagio.
Nell’immaginario francese Marsiglia
è stata per molti anni una sorta di
Chicago anni Venti, un paradiso per
gangster, banditi e trafficanti. Il clan
dei marsigliesi seminò il terrore al
di là e al di qua delle Alpi per
tutti gli anni Sessanta. Ma
ora Marsiglia ha cambiato
volto, si è emancipata
da quell’etichetta e a
parte qualche vicolo
alle spalle del porto,
dove il sordido ormai
diventa quasi folklore
per turisti, l’immagine
che regala ai visitatori è
di gran lunga differente.
Palace de Longchamp
H
otel
Un indirizzo eccezionale per una notte
indimenticabile sul mare in un ambiente unico:
Le Petit Nice Passédat (catena Relais&Chateaux)
Anse de Maldorné
Corniche J.F. Kennedy
tel. 0033 4 91592592
In alto:
L’ Accademia delle Arti di
Sarajevo
84 Life club primavera 2009
Se preferite un’atmosfera più famigliare,
vi troverete a meraviglia presso l’Auberge Pagnol,
un bel bed and breakfast con tetto-terrazza da cui
godere una splendida vista sulla città e sulla baia.
Auberge Pagnol
55, rue Jaubert
tel. 0033681643361
R
Arredi chic e minimal sui toni del beige e del
cioccolato, un menu originale e goloso, è ciò che
troverete a
La poule noire 61, rue Sainte
tel. 0033491556886
Nel cuore di Marsiglia, un indirizzo elegante in cui
gustare una bouillabaisse speciale:
Chez Fonfon
istoranti
140, rue Vallon des Auffes
tel. 0033491521438
Se preferite i piatti di carne, potrete gustarne
di prelibati nel bel patio fiorito de
Le Café des Arts
122, rue Vallon des Auffes
tel. 0033491315164
Il porto di
Marsiglia
L’arrivo del TGV ha modificato sensibilmente il suo tessuto
economico; Parigi è ormai a sole tre ore di distanza e per molti
abitanti della capitale è diventata una consuetudine trascorrere
i week end nella dolcezza delle calanques, godendosi quella
luminosità tutta mediterranea. Ma certamente la città non si limita
ad essere uno scalo felice per i parigini alla ricerca di sole.
Agli inizi degli anni Novanta è nata qui la Cité Europèenne de
la Mode, un polo attrattivo per tutte le professioni legate alla
moda, concepito per permettere a giovani stilisti di perfezionare il
mestiere ed esporre le proprie creazioni. La rue de Rome, arteria
principale del centro, è diventata una sorta di Notting Hill animata
da una moltitudine di negozi di moda e di design.
È lungo la rue de Rome che ci si dirige verso quello che è
l’emblema della città: la chiesa di Notre Dame de la Garde; la
statua della Vergine sulla cupola veglia sui Marsigliesi e da ogni
punto della città è possibile vederla. Rispetto alla Cannabière, al
lato opposto della chiesa sorge il vecchio quartiere del Panier,
con i suoi scorci da cartolina. Salvatosi dai bombardamenti
della Seconda Guerra Mondiale, il Panier è un delizioso villaggio
provenzale nel cuore della città, a due passi dal mare che qui
offre una luce inconfondibile.
Le persone che passeggiano tra le casette color pastello sembrano
86 Life club primavera 2009
32 Life club aprile maggio 18
viaggi europa
uscite da un romanzo di Marcel
Pagnol. Il rito quotidiano prevede
la bevuta di pastis sulle terrazze
all’ombra dei platani e la partita di
pétanque. Un altra bella meta per
una classica balade resta il Palais du
Pharo, costruito da Napoleone III per
l’imperatrice Eugenia; attualmente
ospita la facoltà di medicina. I
giardini sono stupendi e il panorama
impareggiabile: la vista spazia fino
all’ile de Frioul. E per uscire dalla
frenesia cittadina, non resta che
imboccare la corniche verso le
calanques.
Davvero dietro l’angolo i suggestivi
paesi di Cassis e Bandol, celebre
per il profumato vino bianco, vi
accoglieranno per farvi scoprire i
fiordi scavati dal mare trasparente
nella roccia calcarea e respirerete il
profumo inebriante dei pini marittimi.
Nel giro di mezz’oretta potrete
trascorrere la notte in uno dei
numerosissimi locali della città.
Perché dover scegliere fra natura e
metropoli?
Cyrille Milgram
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Violinosul tetto
il
Cremona, la città dei liutai
L
a chiamano scherzosamente la “città delle tre T”. E le famose tre T
sono un acronimo che si fa panorama di una interessantissima città
settentrionale, spesso purtroppo trascurata dagli itinerari turistici standard. Torrone, Torrazzo, Tognazzi. Un omaggio dialettale alla Cremona celebre
per le sue specialità gastronomiche, dal torrone alla particolarissima mostarda
di frutta, alla Cremona che custodisce tesori architettonici e un passato storico
che ha visto sfilare per le sue vie personaggi della statura di Matilde di Canossa e
di Federico Barbarossa, che fu alleato alla città nel periodo delle lotte comunali.
88 Life club primavera 2009
E infine la Cremona del senso dell’umorismo, giocherellone e goliardico, quello
del suo celebre figlio Ugo Tognazzi. Cremona sonnecchia nella nebbiolina della
Padana, in quel mondo di ovatta che sfuma e addolcisce i contorni, e che trasforma scorci ordinari in paesaggi fiabeschi. Per scoprire la città si può impiegare
la musica come filo conduttore. Cremona è infatti la città di Antonio Stradivari,
che qui riposa nel giardino dove un tempo sorgeva la Chiesa di San Domenico,
e il Comune da qualche anno ha pensato di allestire un interessante percorso
Liutario per celebrare l’antica attività dei maestri artigiani di liuteria, le cui botteghe punteggiano il centro storico. Una tappa importante è rappresentata dalla
Scuola Internazionale di Liuteria. Qui giungono studenti da tutto il mondo, fin dal
Giappone, per apprendere l’arte che rimandò alla storia i nomi di Stradivari, Guarneri, Amati. Alcuni dei loro segreti riguardanti tecniche di costruzione e metodi di
riparazione, possono essere scoperti presso il laboratorio di Liuteria del maestro
Devenneaux. Ma anche per i profani e per coloro che stanno all’antitesi di tutto
ciò che è melomania, il fascino delle botteghe è innegabile. Se riuscite a convincere uno dei maestri a lavorare il legno sotto i vostri occhi, sarà un’esperienza
indimenticabile. Stradivari nella sua vita costruì poco più di un migliaio di violini.
L
ife club
Precisione e sapienza sono le lancette che guidano quest’arte, un tempo dilatato scandito a ritmi
lenti. Tempo e pazienza ci vogliono anche per visitare la città, ricca di testimonianze architettoniche medievali. Il salotto di Cremona è la splendida
piazza del Comune, con il suo celebre Torrazzo
di 11 metri edificato nella seconda metà del Duecento. Su un lato troneggia lo stemma cittadino
e il bell’orologio che scandisce le ore, i giorni, le
costellazioni dello zodiaco, le fasi lunari e le eclissi.
Il Duomo è uno squisito esempio di architettura romanica lombarda; all’interno si possono ammirare
una serie di arazzi fiamminghi seicenteschi. Vicino
troviamo il Battistero a pianta ottagonale e la Loggia dei Militi.
Se di Cremona vorrete apprezzare la prima T,
quella del torrone e delle golosità, non dovrete allontanarvi dalla Piazza del Duomo. Qui sorgono infatti le pasticcerie storiche della città, “Al Duomo”,
celebre per i suoi pasticcini alla crema che qui si
chiamano offelle, e per i suoi deliziosi salottini liberty. Poco lontano c’è la Pasticceria Lanfranchi,
anch’essa decorata da mobili e specchi liberti, in
cui si riflettono montagne di torrone, pancremona
e torte invitanti dalle ricette segrete.
Eleonora Mori
90 Life club primavera 2009
Bar Pasticceria Duomo
Via Boccaccino, 6
Cremona
Tel. +39 0372 22273
Pasticceria Lanfranchi
Via Solferino, 30
Cremona
Tel. +39 0372 28743
Per gustare le specialità della cucina
cremonese, fra cui il bollito con la famosa
mostarda di frutta speziata, provate il
Ristorante Centrale
via Pertusio 4
tel. 0372.28701
per gentile concessione dell’APT Cremona
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suoni
Blackpool
Nuovi sound sotto la tour Eiffel
N
e
sentiremo
parlare. Dai
club francesi al
s u c c e s s o
internazionale. Il magma ribolle in casa
Blackpool. Qui li definiscono gli Oasis
di Francia. Si sa che i Francesi sono
discretamente nazionalisti e giurerei che
non vedono l’ora di chiamare gli Oasis i
Blackpool di Inghilterra. Una tensione mai
sciolta quella che corre nella Manica
e si risolve beatamente a suon di new
rock. Il sound ricorda il cold electro
degli anni Ottanta, il Manchester party
spirit che aleggia nell’album di esordio
è coinvolgente tanto da far sì che una
boy band pressoché amatoriale sia
ora proposta dalle più importanti radio
nazionali. Il pubblico, trentenni cresciuti
a punk e a electrorock, e giovanissimi
conquistati dall’appeal del loro primo
“Un commentatore del seguitissimo sito
Les Inrockuptibles li ha paragonati a un
folle english dish dove trovano spazio
fish and chips, kebab, hot bear e ecstasy”
92 Life club primavera 2009
Blackpool
album, cresce e si accende sul ritmo
di canzoni quali “Two Kids”, “1er Mai”,
“Ann”. I Blackpool... se non ci fossero
bisognerebbe inventarli. Stanno a
Parigi quanto i Subsonica stanno a
Torino. Voci giovani, nuove, sound
che danno respiro e distraggono dagli
stereotipi pleistocenici del pianeta
musicale francese, quello degli
chansonniers e quello degli show
americaneggianti del sempreverde
Johnny Hallyday col giubbotto a
frange.
Un commentatore del seguitissimo
sito Les Inrockuptibles li ha paragonati
a un folle english dish dove trovano
spazio fish and chips, kebab, hot
bear e ecstasy. Di che far vibrare le
papille. Ma per fortuna it’s only music,
e a vibrare sono solamente i timpani,
con un effetto shock che vi obbligherà
in modo impellente a raggiungere la
pista.
Questi ribelli metropolitani, come ironici
taggers si divertono a sdrammatizzare
l’animo compìto dei parigini e irridono
quel coté glamour di una capitale che
talvolta si prende troppo sul serio. Fu
memorabile il gesto provocatorio e
carico di humour che li portò l’anno
scorso alla ribalta della cronaca.
Quando Carla Bruni, onnipresente
nei media, regalò una copia del suo
ultimo album ai ministri francesi, tutti
immortalati fuori dall’Eliseo con la loro
pochette in bella vista, la tentazione
per i monelli Blackpool fu irresistibile.
Decisero di fare il verso alla bella first
lady regalando una copia del loro
album a tutti i deputati dell’Assemblée
Nationale. Considerato che l’album si
chiama French F**ckers, ne è nato un
prevedibile miniscandalo, per fortuna
affrontato con buonumore dalle varie
parti prese in causa. Blackpool è
quindi un nome da segnare sull’agenda
concerti. Li vedrei bene a comporre
il soundtrack per un nuovo film di
Ken Loach, il papà di quell’Inghilterra
senza pizzi e merletti dove la vita
dura e autentica dei workers a venti
generazioni dalla rivoluzione industriale
riesce a commuovere e a parlare un
linguaggio tanto aspro quanto poetico.
Ora c’è un po’ di Blackpool a Parigi....
e il pubblico se ne è accorto.
E. M.
lifestyle
In the moods for arts
Vivere in un laboratorio d’artista. Incontro con Michela Fiorella Pachner
T
orino - Corso San Maurizio, un cortile circondato da garage privati su cui si apre un’opera d’arte che ha mura perimetrali, immensi finestroni, un tetto con lucernaio ed un terrazzo
con l’asfalto in terra ed una foresta di piante cittadine che svettano
intorno. Si tratta della casa/laboratorio di Michela Fiorella Pachner,
da lei vissuta nella sua quotidiana performance creativa di un allestimento
vitale che porta il suo odore e l’affollamento cromatico delle sue opere, riordinate e rivisitate ogni mattina. Classe 1926, la sua esperienza artistica attraversa
due secoli partendo dai lontani anni ‘40 – formativi alla scuola di Evangelina
Alciati e felice Castrati – e passa in rassegna l’Informale, il New Dada, la Pop
Art nella continua sperimentazione di materiali e di tecniche, come espressione
esauriente della sua poetica e dell’essere sempre se stessa al di là dei soliti
94 Life club primavera 2009
cliché artistici e sociali. Il suo Laboratorio è la sua vita, il privilegio di svegliarsi
ogni mattina nel Museo delle sue opere con il conforto della propria storia in
continua catalogazione nelle decine di
album - collages, raccolti e selezionati
con cura quotidiana.
La minuziosa ricostruzione fotografica e
letteraria del suo vissuto e del suo pensiero sensibile, è capace di interpretare la coscienza sociale di ottant’anni
di Italia. Il suo anticonformismo è stato puntualmente spietato e autocritico
verso tutto quanto assimilasse l’idea di
convenzione a quella di tomba per lo
spirito. Non c’è centimetro quadro del
suo Laboratorio Ireor – oggi Laboratorio Luca dopo la prematura scomparsa
del figlio Luca Pron, noto fotografo e
regista televisivo – che non rappresenti
la sintesi della sua opera nell’ accosta-
mento di lavori apparentemente lontani
e diversi fra loro ma obbiettivamente
conciliati dalla continua ricerca di “spazi rianimati” nella loro odierna collocazione. Se il soffitto ha per allestimento
lifestyle
verticale un salotto di sedie capovolte
e decine di suoi quadri pendenti, il pavimento di resina - spruzzato di mille
colori - supporta sculture di ferro, plexiglas o legno e allestimenti di stoffe.
Michela Pachner continua a vivere di
scelte forti, dando prove insistenti del
suo pensiero che non lascia nulla al
caso ma che si materializza nella abnegazione per l’esercizio, lo studio e la
disciplina interiore ed esteriore “unica
cosa che conferisce la maturità artistica di ogni abilità naturalmente posseduta se perfezionata dall’esercizio”.
Non impressioni la commistione di
pietre e fossili - raccolte dalle colline
del Roero alle spianate dell’Oregon –
di frammenti di oggetti e vetri rotti, di
lembi di stoffe tagliati e adagiati su letti
di polveri colorate in strati sovrapposti
a foggia di puzzles in vasi trasparanti.
Sono i suoi assemblages polimaterici.
Tolga invece il fiato la varietà della infinita produzione che segna ogni fase
della sua opera, sia che penda dall’alto
con nature morte e ritratti ad olio, sia
che dirompa in radici e pietre su basi
di legno con attrezzi di uso quotidiano
arrugginiti, sia infine che si specchi negli “acciai” e nelle lamine di metallo polito e nei “Luminosi” light- box in plexiglass speciali, realizzati negli anni 70’
così come i girasoli di ingranaggi e le
aiuole di spazzole metalliche. L’unicità
della signora Pachner è ancora oggi
il risultato di un tormentato passaggio
da una ricerca formale ad una pratica
artistica non più finalizzata all’opera,
ma funzionale ai processi interiori che
trovarono nella meditazione e nello
psicodramma le diverse tappe di un
cammino nel quale i soggiorni in India
ed il pensiero di Osho sono diventati
momenti essenziali. La sua maturità
artistica è riflessa nella stagione delle
maschere e delle sculture di gruppo,
degli happening e del teatro di strada.
Oggi Michela Pachner vive della sua
stessa energia creativa. La sua ope-
96 Life club primavera 2009
“I miei servizi di viaggio
sono ricchi di ritratti
perché mi concentro
sull’umanità che incontro,
sulla condition humaine...”
ra maggiormente rappresentativa di
sé – la sua casa - esprime la sua arte
nel tratto bambino della pittura attuale
che in un espressionismo infantile ha
abbandonato la sperimentazione tradizionale della materia e della tecnica
per esplodere nella quasi incolta pennellata materica dei suoi folletti colorati, quasi a voler trovare nell’iniziazione
del gesto infantile la purezza della sua
forza espressiva, poi ridotta a natura
pura come il fogliame fitto delle sue
piante sul terrazzo. Un giorno lontano
il suo mondo continuerà a parlare di
sé e non basterebbero cinque vite a
raccontare il miracolo della sua arte
fatta di talento e di raffinata tecnica
ma soprattutto di vita, la sua vita quotidiana.
Milena Prisco
L
ife club
film
Lo strano caso di benjamin Button
invecchiare non è poi così male
I
mmaginate di trovarvi distesi in un letto e che
una persona cara vi stia raccontando una storia. Immaginate che questa storia sia surreale e
romantica, avventurosa e un po’ naive, probabilmente non sarebbe molto differente dalla vicenda
di Benjamin Button.
La prima Grande Guerra è appena finita e nella
notte dei festeggiamenti
nasce un bambino deforme, la madre muore
durante il parto e il padre,
in preda alla disperazione, decide di abbandonarlo. Il pargolo viene
trovato la sera stessa da
una donna di colore che
gestisce un ospizio nella
New Orleans del 1918.
La donna alleva e ama
Benjamin come un dono
divino. Benjamin infatti è
nato con una disfunzione che ha invecchiato i
suoi organi dalla nascita rendendolo simile ad
un piccolo uomo di 80
anni ma nonostante le
diagnosi dei medici che
avevano prospettato per
lui una vita breve, il piccolo migliora e cresce, in
un ambiente ideale per
lui: gli anziani dell’ospizio
riconoscono nelle sue
rughe una bellezza affine sentendolo simile a loro
ma allo stesso tempo coscienti della sua tenera età
e delle sue esigenze di bambino da proteggere.
Gli anni passano e inaspettatamente Benjamin
acquista vigore nel corpo e le rughe si attenuano,
così, adesso che ha 17 anni e che sembra un uomo
di 60, decide di allontanarsi da casa e di vivere in
giro per il mare come mozzo. Lo strano effetto di
ringiovanimento continua fino a farlo diventare un
affascinante uomo di 50 anni di aspetto e chissà
quanti di età reale.
La storia continua. Benjamin ringiovanisce di anno in anno e
si innamora di Daisy, bella ragazza di trent’anni. Come pensate che possa andare avanti la storia d’amore di un uomo
che ringiovanisce e di una donna che invecchia?
Chiedetelo a Francis Scott Fitzgerald, autore del breve racconto da cui è tratto il film, oppure più semplicemente a David
Fincher, il talentuoso regista di
capolavori quali Seven e Fight
Club.
Gli effetti speciali hanno un ruolo fondamentale: nella prima
parte del film infatti, quando
Benjamin ha pochi anni, l’attore che interpreta il personaggio
è Peter Donald Badalamenti II
(esperto in camuffamenti) che
presta solamente il corpo sul
cui collo è assemblato il volto
creato digitalmente con tecnologie altamente avanzate tramite le quali sono state riprodotte
le sembianze e le espressioni di
Brad Pitt.
Lo strano caso di Benjamin
Button è una storia sugli uomini
e sul loro rapporto conflittuale
con il tempo, con il desiderio
della giovinezza e la paura della morte; è una storia dove le
età si confondono e mimetizzano così tanto da non capire
più come scorrono le stagioni
della vita ed è proprio grazie a
questo disorientamento che le
si riesce ad apprezzare con occhi diversi e nuovi, forse senza molti preconcetti.
Se siete ancora distesi a letto ad ascoltare questa storia
surreale e romantica, avventurosa e un po’ naive, probabilmente è ora di alzarsi e andare con una buona compagnia
a vedere uno dei film più interessanti di questo inizio 2009.
Antonio Daniele
Cast
Benjamin Button: Brad Pitt
Daisy: Cate Blanchett
Queenie: Taraji P. Henson
Elizabeth Abbott: Tilda Swinton
L
distribuzione
ife club
I L
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