mensile di storie e notizie fiorentine e toscane e altro

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mensile di storie e notizie fiorentine e toscane e altro
#13
MENSILE DI STORIE E NOTIZIE
FIORENTINE E TOSCANE E ALTRO
#13
Mensile di storie e notizie fiorentine e toscane N. 13— Giugno 2013
Trasmesso a 4000 indirizzi e-mail
Direttore Responsabile
LILLY MAGI
Vicedirettore
FABIO M. FABRIZIO
Hanno collaborato
STEFANO GASPERINI
COSIMO DAMIANO NICOLETTI
FEDERICO RUPI
MARILLI RUPI
SIMPLICIUS
ROBERTO VACCA
Coordinamento editoriale
PIER LODOVICO RUPI
1480- Sandro Botticelli - Ritratto di Simonetta Vespucci
Sito con tutti i numeri del Vasariano
IL VASARIANO è edito da
Associazione “Il Vasariano”
Via Bottego, 30—Arezzo
Reg. Trib. n. 4/11 RS
www.ilvasariano.it
Indirizzo della redazione
[email protected]
#13
Giugno 2013
IL PROSSIMO SARA’ NUMERO UNICO LUGLIO-AGOSTO
E SARA’ TRASMESSO A FINE AGOSTO
Storia
Musica
La Toscana ieri e oggi
I PAPI TOSCANI
HIT PARADE
SAN GIMIGNANO
di C. D. Nicoletti
Cultura
Architettura
Economia
2 GIUGNO
IL FISCO QUESTO SCONOSCIUTO
di S. Gasperini
CHIESA DI SS PIETRO E PAOLO
AD AREZZO
Psicologia
Cultura
Ciclismo
MUSSOLINI E LA PARANOIA
ARRICCHIAMO IL LINGUAGGIO
DA PRIMO A SECONDO
di Simplicius
di C. D. Nicoletti
Curiosità
Firenze che non fu
Motori
L’AMBASCIATORE, IL RE E
IL MARESCIALLO
CAFFEAUS
PROTOTIPI
Pittura
Economia
Poesia
PITTORI TOSCANI NEL ‘900
L’INDEBITAMENTO DEI COMUNI
IF
di L. Magi
di M. Rupi
di J. R. Kipling
Storia Fiorentina
Europa
L’OROLOGIO DEL DUOMO
RIFORMA IGNORATA E RISPARMI
di F. Rupi
di R. Vacca
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I Papi toscani
Firenze e Siena terre di Papi: le due città ne contano dieci, cinque per ciascuna, sui
quindici Papi toscani. Aldobrandeschi, Piccolomini, Medici, Barberini, Chigi, Corsini,
Raspigliosi, nomi altisonanti che potrebbero far pensare ad un gruppo chiuso ed elitario,
per questo destinato a non durare, come è successo alle grandi famiglie. E invece sono
duemila anni che la presenza della Chiesa segna con la sua spiritualità e la sua dottrina i
principi del mondo intero.
Leone I (Leone Magno) 440-461
Volterra - famiglia ignota
Giovanni I
Siena - famiglia ignota
Eugenio III
1145-1153
Montemagno (PI) - Paganelli
Alessandro III
Siena - Bandinelli
523-526 Gregorio VII
1073-1085
Sovana (GR) - Aldobrandeschi
1159-1181
Pio II
Pienza - Piccolomini
1458 -1464
5
1503-1503
Leone X
Firenze - Medici
1513-1521
Clemente VII
Firenze - Medici
Giulio III
1550-1555
Monte San Savino (AR) - Ciocchi
Leone XI
Firenze - Medici
1605-1605
Urbano VIII 1623-1644
Firenze - Barberini
Alessandro VII
Siena - Chigi
Clemente IX
1667-1669
Pistoia - Rospigliosi
Pio III
Siena - Piccolomini
1655-1667
1523-1534
Clemente XII 1730-1740
Firenze - Corsini
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2 giugno
di Stefano Gasperini
Celebriamo il 2 giugno una festa che
per noi è giovane visto che la Repubblica
italiana è nata nel 1946, ma antichissima
per il pensiero umano. In principio fu
Platone, la sua “Repubblica” non cessa di
suscitare fra i filosofi e i commentatori un
dibattito intenso e controverso, tanto dal
punto di vista del progetto etico e politico
che disegna, quanto sul piano delle
implicazioni psicologiche, epistemologiche e
ontologiche connesse alla definizione del
sapere dei filosofi che, secondo Platone,
devono essere collocati alla guida di tale
progetto.
La politica disegnata dal dialogo
platonico è stata fortemente condannata
nel Novecento, in specie da Popper, a
causa del suo totalitarismo e della sua
distanza dai valori del liberalismo. Un
modo per discolpare il progetto politico
platonico da queste accuse è quello di
rivendicare il suo carattere di utopia. La
“Repubblica”, fra i dialoghi politici di
Platone, è caratterizzata da un intreccio
tematico modernissimo, visto che nel libro I
introduce il tema della giustizia, della sua
natura e della sua definizione, nel libro II,
la costituzione e la struttura della città e
nel libro IV, un vero e proprio punto di
svolta nell’analisi platonica, il delicatissimo
aspetto della giustizia a livello individuale
e a livello della città; il rapporto tra
individuo e corpo sociale. Possiamo dire a
distanza di più di 2000 anni di avere
trovato la formula giusta?
Alla festa della Repubblica, il giovane
Vicesindaco di Arezzo, in rappresentanza del
Comune, celebra in modo originale la
ricorrenza con questa sintesi storico culturale.
Poi venne la “res publica”. Autori
romani come Cicerone, Plinio il Vecchio,
Tacito e Agostino d’Ippona usano la parola
per identificare l’epoca di Roma tra i 7 re
e l’Impero romano. Quindi, in questo caso,
“res publica” si riferisce a quello che è
generalmente descritta come la Repubblica
Romana, quel complesso sistema giuridicoistituzionale che permise a Roma non solo
di resistere a invasioni durissime come
quelle dei Galli di Brenno e dei
Cartaginesi di Annibale, ma di porre le
basi dell’impero. Perché? Perché i romani vi
si identificavano, perché per i romani la
“cosa pubblica”, la loro forma di governo
veniva prima di tutto, era la loro
dimensione umana e politica.
Crollata la Repubblica Romana,
l’Italia doveva attendere il passaggio
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dell’anno Mille per sperimentare di nuovo
gli effetti istituzionali del termine:
nascevano infatti in quell’epoca le
“Repubbliche marinare”. Due di loro
sopravvissero fino ai tempi moderni:
Genova e Venezia. Divenne Repubblica
anche Firenze per alcuni anni della sua
tumultuosa storia e segretario di essa fu
Niccolò Machiavelli, l’autore del “Principe”
e dei “Discorsi”. Poi, mentre anche le
residue Repubbliche marinare erano al
canto del cigno, la ventata napoleonica
coincise con una eccezionale fortuna del
termine grazie alle repubbliche sorelle
Cispadana, Transpadana e Cisalpina: i
germi del futuro Risorgimento. Durante il
quale si consumò la breve, ma eccezionale
esperienza della Repubblica Romana.
Dopo la sua fine, passarono dunque altri
100 anni perché l’Italia intera diventasse
tale.
In questa parola c’è dunque una
storia, una storia fatta di accadimenti
concreti e di evoluzione filosofica. In questa
parola c’è la speranza che i cittadini si
riconoscano nello Stato che li rappresenta.
Il 22 giugno ad Arezzo si corre in notturna la 125° edizione della Giostra del
Saracino. L’esibizione degli sbandieratori precede le carriere dei cavalieri.
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La storia secondo Freud
MUSSOLINI E LA PARANOIA
Il 18 marzo 1939 Hitler invade la Cecoslovacchia per annetterla alla Germania
Venti giorni dopo, il 7 aprile 1939, il Mussolini (che io sono da meno?) invade l’Albania
per annetterla all’Italia
Hitler, con l’invasione della Polonia, avvia la Germania alla seconda guerra
mondiale
L’Italia in pace non garba al Mussolini (come? la Germania in guerra e l’Italia in
pace?) che perciò si inventa la definizione di“non belligeranza”
Hitler invade Belgio, Olanda, Lussemburgo, sbaraglia gli anglo-francesi e sta per
entrare a Parigi
Il 10 giugno 1939 il Mussolini (e io che sto a guardare?) dichiara guerra agli anglo
Francesi (4 giorni dopo, il 14 giugno, i tedeschi entreranno a Parigi)
Il 12 ottobre 1940 Hitler, senza avvertire Mussolini, invade la Romania
Sedici giorni dopo, il 28 ottobre 1940 Mussolini (senza avvertire Hitler) attacca la
Grecia
1935 - Hitler ha un folle odio per gli ebrei ed emana le leggi razziali
1938 Il Mussolini senza motivo, poiché molti ebrei militano nel fascismo, va dietro a
Hitler ricalcando le leggi razziali tedesche
1941 - Hitler dà corso al folle programma di sterminio degli ebrei
1941 Il Mussolini, (che io sono una femminuccia?) dà man forte allo sterminio
Il 22 giugno 1941 Hitler con tremilioni di uomini inizia l’invasione della Russia,
Il 29 giugno 1941, il Mussolini (e io no?), dalla spiaggia di Riccione, dichiara guerra
alla Russia per mandarci duecentoventimila soldati italiani. Metà a morire
L’11 dicembre 1941 Hitler dichiara guerra agli Stati Uniti d’America
Lo stesso giorno, il Mussolini (anch’io, anch’io) dichiara guerra agli Stati Uniti
d’America. Giovanni Ansaldo ne “Il Telegrafo” si domanda se Mussolini sa che solo a
New York ci sono 1.700.000 telefoni mentre in tutta Italia ce ne sono 333.000
L’AMBASCIATORE, IL RE E IL MARESCIALLO
Il 10 giugno 1940, quando, dopo la dichiarazione di guerra alla Francia,
l’ambasciatore italiano Guariglia dovette tornare in Italia, fu osteggiato e ostacolato in
tutti i modi dai francesi e riuscì ad entrare in Svizzera solo il 16 giugno.
Ma in Italia subì anche di peggio: divenuto Ministro degli Esteri del governo
Badoglio, all’alba del 9 settembre 1943 scoprì che il Re e il Maresciallo Badoglio erano
scappati da Roma per correre dagli ex-nemici senza avvertirlo. Si salvò nascondendosi
nell’ambasciata spagnola presso la Santa Sede.
PITTORI TOSCANI VISSUTI NEL ‘900
Numerosi sono i pittori toscani vissuti tra l’ ‘800 e il ‘900 che hanno lasciato un’impronta.
Qui ne sono stati scelti alcuni tra quelli apparsi più interessanti e di questi viene presentato il
filone più caratterizzante
Federico Andreotti (Firenze 1847-1930) è ancora legato alla “belle epoque”: signore
spumeggianti e sorridenti con maestosi cappelli che fanno il paio con seni prosperosi. Un
clima di spensieratezza felice di una società elitaria che non si è ancora accorta di quello
che sta maturando fuori di essa
Remo Squillantini (Stia 1920- 1996) rappresenta senza simpatia una società borghese
dedita soprattutto agli spettacoli e ai caffè, cogliendone con corrosiva ironia gli aspetti
peggiori. Il pittore prende atto che non c’è più un modello dominante capace di
proporsi come paradigma per tutti e, anzi, il vecchio sistema si va disfacendo.
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Lorenzo Viani (Viareggio, 1882 - 1936) rappresenta ormai un mondo che ha disperso
definitivamente i parametri del secolo scorso e dipinge la sofferenza che nel passato
veniva accuratamente nascosta. I soggetti, adesso, sono ricercati negli spazi
dell’emarginazione e del dolore e si caricano di un nuovo messaggio sociale.
Personaggio assai particolare, lascia la scuola alla terza elementare, e vive a lungo nella
difficoltà e nella miseria. Anarchico, partecipa alla lotta di classe con accentuate posizioni
anticlericali. Conosce la prigione, finché in età avanzata raggiunge la fama ed è
chiamato a illustrare varie riviste, a dirigere “Riviera Versiliana” fino a collaborare con il
“Corriere della Sera”. In quel tempo, la zona delle Apuane è frequentata da: Puccini,
D’Annunzio, Ungaretti, Malaparte, Pea, Repaci, Montale, Carducci, Pascoli, Carrà.
Mino Maccari (Siena, 1898 - 1989) di origine medio borghese, avvocato ha l’hobby della
pittura. Riconduce all’icasticità di segni e di macchie di colore la figurazione di alcuni
personaggi. Ne risulta una rappresentazione intelligente, spesso sarcastica, a volte
caustica e corrosiva. Brillante polemico aderisca al fascismo sulla linea di uno squadrismo
palingenetico e rivoluzionario. Lascia la professione per dirigere la rivista il “Selvaggio”
che, con Ardengo Soffici e Ottone Rosai svolge una satira selvaggia, ma colta della
società borghese e liberale. Collaborerà a “La Stampa” di Curzio Malaparte, a
“Omnibus” di Longanesi, a “Primato” di Bottai e, nel dopoguerra a “Il Mondo” di
Pannunzio.
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L’OROLOGIO DEL
DUOMO
di Federico Rupi
All’interno, sopra l’ingresso della
Cattedrale fiorentina, compare un orologio
di diametro di oltre quattro metri, con uno
strano quadrante.
Realizzato nel 1443 da Angelo
Niccolai degli Orologi e adornato da Paolo
degli Uccelli con la raffigurazione di
quattro Santi, questo orologio è scandito
con numeri romani, da 1 a 24. L’uno è in
basso, dove nei nostri orologi sta il sei, e la
progressione dei numeri è antioraria,
secondo il senso di spostamento dell’ombra
della meridiana. Seguendo l’antico sistema
medioevale, il giorno finisce con il tramonto
che è segnato dalla ventiquattresima ora.
La successiva prima ora rappresenta l’inizio
delle ore notturne.
Questo modo di contare le ore entra
in uso nel trecento e consegue alla necessità
di controllare quanto manca al tramonto
perché, calato il sole, vengono chiuse le
porte della città. Ovviamente, tale orologio
richiede un continuo aggiornamento che
tenga dietro al variare dell’ora del
tramonto.
Con l’occupazione napoleonica è
prescritta l’adozione delle ore “alla
francese” e anche il vecchio quadrante del
Duomo viene ricoperto da uno nuovo
suddiviso in dodici ore, perché, con
ventiquattro rintocchi sarebbe stato facile
sbagliare la conta. Il vecchio orologio sarà
ripristinato nel 1968
ANNO BISESTILE
Nella tradizione latina, il giorno che si
aggiunge ogni 4 anni nel calendario è tra il 24
e il 25 febbraio. Poiché il 24 era il sesto giorno
prima delle calende di marzo, “bis sextus” era il
giorno supplementare. Da cui il termine
“bisestile” per indicare l’anno di 356 giorni
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HIT PARADE
di Cosimo Damiano Nicoletti
Per un intero decennio, dal gennaio
1967 al dicembre 1976, all’ora di pranzo
del venerdì, l’Italia si radunava attorno alla
radio per ascoltare la classifica degli otto
dischi più venduti della settimana e
palpitava mano a mano che si arrivava
all’annuncio delle canzoni nelle prime
posizioni.
Probabilmente, è stata una delle
trasmissioni più seguite della storia della
radio: si stima che fossero oltre cinque
milioni i nostri connazionali ad ascoltarla.
Essendo fondata più che su una vera
rilevazione commerciale, su un sondaggio
della Doxa (effettuato su un campione di
persone), ne poteva agevolmente essere
messa in discussione l’attendibilità, ma
tuttavia nessuno dubitava della sua
veridicità.
I dischi oggetto della rilevazione
settimanale erano ovviamente in vinile e in
formato 45 giri, quelli piccoli, con lato A e
lato B (i 33 giri erano i cosiddetti LP, long
playing).
La prima canzone ad essere
consacrata regina, il 6 gennaio 1967, fu
“Bang bang”, cantata dall’italofrancese
Dalida, mentre, dieci anni dopo l’ultima è
stata indecorosamente “Sei forte papà”
una canzone per bambini cantata da
Gianni Morandi, sigla di una trasmissione
televisiva.
In mezzo, i più grandi successi del
decennio sono stati: Azzurro di Adriano
Celentano (1968), Pensieri e parole (1971)
e Ancora tu (1976) di Lucio Battisti, E tu
(1974) e Sabato pomeriggio (1975) di
Claudio Baglioni, ognuna in testa alla
classifica per almeno dieci settimane
consecutive.
Nel decennio 1967-76 prevale in
modo schiacciante la musica italiana: solo
una canzone inglese, Crocodile Rock di
Elton John, è risultato il disco più venduto
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dell’anno (1973) e rarissimamente si
trovano sul podio canzoni in lingue diverse
da quella italica…
La terminologia usata (nuova entrata,
damigella d’onore, canzone regina)…, gli
applausi finti in puro stile radiofonico
americano, i monologhi scanzonati tra la
presentazione di una canzone e l’altra sono
indimenticabili invenzioni dell’indimenticato
conduttore Lelio Luttazzi.
Il successo della trasmissione fu
talmente esplosivo che dal 1973 alla Hit
Parade venne affiancata un’altra
trasmissione, “Dischi caldi”, condotta da
Giancarlo Guardabassi, che aveva il
compito di anticipare i successi che
sarebbero entrati nella Hit Parade della
settimana successiva.
La Hit Parade “vera” termina
inesorabilmente il 31 dicembre del 1976,
con un tentativo maldestro di ripresa nel
1979 sotto la conduzione di tal Foxy John,
ma quella “i” strozzata (Hiiiiit…..Parade)
lascia un vuoto negli italiani che assomiglia
sensibilmente a quello della sigla del
Carosello (dopo il quale, come noto, si va a
fare la nanna)…
AREZZO CHIESA SS PIETRO E PAOLO - PROGETTO DI PIER LODOVICO RUPI
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ARRICCHIAMO
IL LINGUAGGIO
Catenaria
Figura geometrica corrispondente alla curva di un cavo appeso ai due estremi
Fuffa
Lanetta che si forma sulla superficie dei tessuti. Figurativo: cosa da niente
Girabacchino
Attrezzo per imprimere un movimento rotatorio, manovella
Girobussola
Sistema per orientarsi basato non sul campo magnetico, ma sull’effetto giroscopico
Gualchiera
Nell’azienda tessile: l’edificio dove si esegue il lavaggio sgrassante
Icastica
Rappresentazione essenziale e immediata di oggetti reali attraverso l’immagine
Incunabolo
Libro o documento stampato con la vecchia tecnologia di Gutenberg
Intradosso
La parte inferiore di un arco, o di una volta, o di un solaio
Macadam
Tipo di pavimentazione stradale costituita di pietrisco
Mascone
Termine nautico: le due parti anteriori laterali dello scafo di una barca
Osmosi
Figurativo: influenze reciproche di gruppi diversi esercitate l’una sull’altra, con duplice
compenetrazione di idee
Randa
Termine nautico: vela sull’albero principale
Seriale
Disposizione di più strutture uguali, una di seguito all’altra
Smarrino
Materiale di risulta di un grosso scavo
Stocastico
Casuale e aleatorio, riferito a teorie probabilistiche e non deterministiche
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FIRENZE CHE NON FU
caffeaus
L’empito fattivo scaturito dall’Unificazione fino alla Prima Guerra Mondiale, porterà
la classe dominante a proporre tra i vari modelli commemorativi anche strutture di
evasione non senza una componente autocelebrativa.
Viareggio sarà il luogo deputato a questa rappresentazione. Ma anche Firenze non
sfuggirà alla nuova moda culturale e il Marchese Alfonso Tacoli Canacci proporrà dalle
parti del Giardino di Boboli un ridondante progetto di Caffeaus.
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L’INDEBITAMENTO
DEI COMUNI
di Marilli Rupi
La legge 81 del 25 marzo 1993
istituisce l’elezione diretta del Sindaco.
Da allora i Sindaci e i Comuni hanno
ottenuto una progressiva dilatazione dei
poteri, non bilanciata da corrispondenti
meccanismi di controllo.
Prima dell’istituzione delle Regioni, le
deliberazioni Comunali erano assoggettate
al controllo della Giunta Provinciale
Amministrativa, un occhiuto organismo
prefettizio che garantiva la legittimità e la
congruenza delle decisioni. Lo stesso
Segretario comunale era scelto e nominato
dalle Prefetture, anch’egli con il compito di
garantire la legittimità e la congruenza
degli atti comunali.
Con il 1971 e l’istituzione delle
Regioni, questo sistema di garanzie viene
smantellato e sostituito dal Comitato
Regionale di Controllo, comprendente
membri politici, ovviamente più interessati
alle ricadute elettorali e alle convenienze
partitiche che agli aspetti di legittimità. E
la nomina del segretario comunale viene
tolta alle Prefetture e passa direttamente
ai Sindaci, i quali, sceglieranno un
funzionario
bravo,
ma
certamente
disponibile.
Con la riforma del titolo V della
Costituzione del 18/10/2001, viene
abrogato anche il Comitato Regionale di
Controllo.
Adesso
il
Sindaco
sceglie
semplicemente un collegio di revisori tra
professionisti esterni. Ovviamente il Sindaco
sceglierà il collegio dei revisori tra i
professionisti della sua parte politica,
orientati a soddisfare le decisioni comunali.
In questo clima, accade normalmente
che siano messi in bilancio la grossa massa
dei residui attivi, in gran parte formati da
tributi e contravvenzioni che non si riuscirà a
riscuotere prima della loro prescrizione. E il
pareggio di bilancio viene nominalmente
soddisfatto tra entrate future (molto
improbabili) e attività di spesa (certe).
Oggi, non ci si può meravigliare se i
Comuni sono oberati da un forte
indebitamente che si riflette nelle tasse per
i cittadini.
COSA E’ UN MILIARDO
Un miliardo di Euro è circa duemila miliardi di lire.
Un miliardo di secondi fa era il 1959, un miliardo di minuti fa Cristo era in vita, un
miliardo di ore fa eravamo nell’età della pietra
Al ritmo di 800 miliardi all’anno, in cui il governo spende i nostri soldi, un miliardo di
euro (duemila miliardi di lire) fa, è meno di mezza giornata
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RIFORMA VITALE IGNORATA
E RISPARMI DI CENTESIMI
di Roberto Vacca
L’Italia diventa povera perché non fa
abbastanza ricerca. Si piange sulla
disoccupazione che sale tragicamente, ma
non si dice che l’occupazione è più alta ove
i livelli di innovazione sono più elevati. La
Commissione Europea pubblica i dati 2012
la classifica al 2012 dei 27 paesi
dell’Unione in base al livello di innovazione
raggiunto, espresso da un indice (compreso
fra 0 e 1) funzione di 25 indicatori (lauree,
ricerca scientifica, investimenti pubblici e
privati in R&D, brevetti, etc.) – vedi
istogramma seguente e tavole alla fine
della presente nota.
L’istogramma è molto simile a quello
del 2012.
In verde: 4 leader (Svezia,
Germania, Danimarca, Finlandia) - in
celeste,: 10 innovatori di seconda classe, in
giallo 9 innovatori moderati e in arancione;
4 innovatori modesti. La Svezia sta a 0,75.
La media dei 27 Paesi sta a 0,53. L'Italia
sta fra gli innovatori moderati a 0,42 –
come l’anno scorso al 15° posto su 27 dopo Estonia, Slovenia, Cipro – tutti sotto la
media.
In Italia gli investimenti pubblici in
ricerca e sviluppo sono lo 0,53 (nel 2011
18
erano 0,54) del PIL (0,71 della media
europea) e quelli privati sono lo 0,68 (nel
2011 erano 0,71 %) del PIL (0,54 della
media europea). Questo divario dura da
30 anni. Non è solo questione di
investimenti, ma di cultura media. La
percentuale della popolazione che ha
completato l’educazione terziaria è in Italia
il 20,3%. La media europea è 34,6 %,
Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia
47%, Francia 43,4%, UK 45,8 %, Irlanda
49,4 %. A livello più basso dell’Italia c’è
solo la Turchia.
L’Italia è, dunque, carente nei livelli
di istruzione e negli investimenti in R&D
particolarmente nel settore privato.
Diminuire gli investimenti e le spese
(che creano lavoro), aumentare le imposte
e i tassi di interesse – sono politiche di
austerità inopportune: non favoriscono la
ripresa e aggravano la depressione.
La tavola seguente mostra, insieme al
livello di innovazione, il tasso di crescita
relativo. Per l’Italia è poco meno del 3% più basso di quello di Slovacchia, Malta e
delle Repubbliche Baltiche.
In Italia mass media e dibattiti politici
non menzionano questi dati. Sarebbe
urgente la riforma vitale che portasse
l’industria a triplicare gli investimenti in
Ricerca e Sviluppo spinta a farlo dal
Governo. Invece non se ne parla nemmeno.
Si discute di riforme formali, come
l’elezione diretta del Presidente della
Repubblica. Si commentano con favore
piccoli risparmi: un milione per aver reso
sobria la parata del 2 Giugno e 500
milioni di finanziamenti pubblici ai partiti –
19
da ridurre gradualmente [ma già il
referendum del 1993 li aveva aboliti, per
vederli tornare un anno dopo].
I 4 Paesi europei più innovatori
(Svezia, Germania, Finlandia, Danimarca)
hanno un PIL pro capite del 25% più alto
del nostro e il loro PIL cresce ogni anno di 4
punti percentuali più del nostro. Se
innovassimo come loro ogni anno il PIL
crescerebbe di 60 miliardi di Euro, rispetto
ai quali i risparmi citati – pure opportuni –
appaiono trascurabili. Il baratro di cui
parlava il Presidente della Confindustria,
dipende non solo da imposte alte e da
ritardi nei pagamenti della pubblica
amministrazione, ma anche dalla critica e
triste situazione che ho descritto. Smettiamo
di scavare baratri.
Roberto Vacca, ingegnere,
ricercatore ed apprezzato
romanziere, è uno dei principali
divulgatori scientifici italiani.
I suoi scritti sono pubblicati in
numer ose r ivist e, si a
scientifiche che d’opinione, ed è
frequentemente ospitato da
molti quotidiani, dall’Unità al
Sole 24 Ore.
I suoi libri possono essere acquistati presso il sito
www.printandread.com
La toscana ieri e oggi
SAN GIMIGNANO
Da qualunque luogo si arrivi, San Gimignano svetta sulla collina con le sue numerose
torri. Ancor oggi se ne contano tredici. Si dice che nel Trecento ve ne fossero
settantadue, almeno una per ogni famiglia benestante, che poteva così mostrare,
attraverso la costruzione di una torre, il proprio potere economico. Molte di queste
cinquantanove torri sono ancora visibili nel corpo dei palazzi.
Viaggio pittorico della Toscana
Fontani Francesco 1748 - 1818
San Gimignano oggi
21
Fisco questo sconosciuto
da CHI LO STATO PRENDE i soldi
di Simplicius
Chi fornisce i soldi allo Stato perché
possa pagare gli stipendi, adempiere alle
funzioni istituzionali, svolgere i ruoli sociali
a favore dei più deboli, finanziare i partiti
eccetera?
Lo Stato corrisponde ai suoi membri,
dirigenti o dipendenti, un compenso, dal
quale sarà detratta una parte da restituire
allo Stato stesso (le cosiddette tasse).
Pertanto non sono i membri dello Stato a
fornirgli i soldi occorrenti, perché il saldo
del loro rapporto Dare-Avere è negativo.
Chi fornisce allora allo Stato i denari
per adempiere alle funzioni istituzionali,
svolgere i ruoli sociali a favore dei più
deboli, finanziare i partiti eccetera?
Chi fornisce i soldi allo Stato sono
solo coloro il cui rapporto con lo Stato ha
un saldo attivo, anzi si svolge tutto solo
nella colonna del Dare: industriali, artigiani,
commercianti, professionisti, lavoratori
autonomi che versano allo Stato somme,
detratte dai guadagni o dai compensi
della loro attività nella società civile.
E le tasse dei dipendenti di queste
categorie, operai o impiegati che siano, chi
le esborsa? Ancora una volta sono gli
industriali, gli artigiani, i commercianti, i
professionisti che, quando corrispondono ai
loro dipendenti il compenso, questo
comprende anche le somme che andranno
in tasse allo Stato.
In conclusione, i soldi vengono allo
Stato solo dalle partite IVA.
Se queste attività vengono meno
perché una politica fiscale eccessiva, un
sistema burocratico assurdo, una gestione
bancaria
restrittiva,
una
situazione
generale di crisi tendono a rendere non più
conveniente trovarsi dalla parte delle
partite IVA, allora lo Stato riceverà
comunque sempre meno soldi.
Ma lo Stato sembra non essersi
accorto di questa ovvia notazione di
Simplicius, perché fa di tutto per
demonizzare e impaurire chi ha scelto un
lavoro autonomo e per orientare i giovani
verso le attività dell’impiego pubblico o
privato, o alla carriera politica.
22
BITOSSI - COME DA PRIMO SI DIVIENE SECONDO
di Cosimo Damiano Nicoletti
La grandiosità dello sport sta nel suo
saper essere spietato, tanto nell’esaltazione
di chi vince quanto nell’inclemenza verso chi
perde.
Spietato ed imprevedibile, come
l’episodio di Gap 1972 dimostra
perfettamente.
E’ il 6 agosto e nella Savoia francese
si disputa il campionato del mondo di
ciclismo su strada per professionisti, su un
percorso talmente impegnativo da rendere
largamente improbabile un arrivo in volata.
Il ciclismo è uno sport molto radicato in
Toscana che vanta tradizioni e campioni di
altissimo livello (basti pensare a Ginettaccio
Bartali) e quello di quaranta anni fa era un
ciclismo ancora eroico: si parlava molto più
di competizioni e di campioni che di doping
ed autotrasfusioni (che pure non si possono
escludere)…
L’eroe del tempo era il belga Eddy
Mercks, detto “il cannibale” per la sua
voracità nel divorare qualsiasi gara gli
capitasse a tiro, e le caratteristiche del
tracciato parevano a lui congeniali,
specialista sia nelle corse a tappe che in
quelle in linea, ma non irresistibile negli
sprint finali.
Tuttavia, nelle corse di un giorno tutto
può accadere: figuriamoci in un mondiale
di ciclismo, già di suo impegnativo, in cui la
selezione venne aiutata anche dalle stesse
condizioni atmosferiche (caldo afoso e
altissima umidità).
La corsa si decide all’ultimo giro e tra
gli otto fuggitivi ci sono ben tre italiani
(Dancelli Bitossi e Basso) ad ostacolare i
piani del Cannibale e del francese
Guimard padrone di casa. Quest’ultimo,
temendo il rush finale dell’italiano Basso,
23
prende l’iniziativa a 4 km dal traguardo e
cerca di andare in fuga per la vittoria, ma
viene raggiunto inesorabilmente dal nostro
Bitossi che gli si mette alla ruota e, visto
l’attimo di distrazione, parte a sua volta in
contropiede e si invola in solitaria.
Le rivalità interne al gruppo degli
inseguitori favoriscono il nostro finisseur, la
cui vittoria in fondo sembra non scontentare
nessuno, e quando si volta per la prima
volta a controllare la situazione scopre di
avere 300 metri di vantaggio quando
all’arrivo manca poco più di un
chilometro…
Sembra ormai fatta !!!
Il traguardo è posto al termine di un
lunghissimo rettilineo che culmina in leggera
salita ed è indelebile il ricordo di questo
grande viale, affollato da macchine e
motociclette dell’organizzazione, in fondo
al quale si poteva scorgere un puntino
azzurro che pedalando si faceva sempre
più grande… e di un manipolo di corridori
che alle sue spalle sembravano ormai
battagliare
d’argento.
solo
per
la
medaglia
Ma il toscano trentaduenne Franco
Bitossi, proprio nell’approssimarsi dello
striscione del “finish”, si pianta sui pedali e
lascia che gli inseguitori si avvicinino
a lui progressivamente, pericolosamente,
minacciosamente, irresistibilmente… finchè
ad appena tre metri dal traguardo (sic !!!)
un’altra maglia azzurra, quella di Marino
Basso, lo raggiunge e gli sfreccia
implacabile e spietata alla sua sinistra
andando a cogliere l’iride al suo posto.
Il cannibale belga (Mercks) restò
quindi a bocca asciutta e la nazionale
italiana potè salire addirittura sui due
gradini più alti del podio perché Franco
Bitossi da Carmignano (PO) venne
inghiottito a così poca distanza dal
traguardo che riuscì ad arrivare comunque
secondo e, sotto l’assedio dei cronisti
increduli, dichiarò un meraviglioso “sono
contento per Marino”… che ancora oggi è
un nobilissimo esempio di savoir faire.
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MOTORI
PROTOTIPI
BMW- i8 Spyder Concept
McLaren p1
Bugatti Veyron
Porsche spyder
Lamborghini Veneno
Porsche 929
Se dai prototipi possiamo ricavare le tendenze, sembra che le auto del futuro tendano
ad appiattirsi, le carrozzeria ad abbassarsi, ricompaiano gli spigoli, si diffondano le
bocche di presa al posto del radiatore, i fari perdano definitivamente la forma
pseudo-rotonda e tornino le forme aerodinamiche.
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LA PAGINA DELLA POESIA
IF
di Joseph Rudyard Kipling
IF you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don't deal in lies,
Or being hated, don't give way to hating,
And yet don't look too good, nor talk too wise:
If you can dream - and not make dreams your master;
If you can think - and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same;
If you can bear to hear the truth you've spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build 'em up with worn-out tools:
If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: 'Hold on!'
If you can talk with crowds and keep your virtue,
' Or walk with Kings - nor lose the common touch,
if neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds' worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that's in it,
And - which is more - you'll be a Man, my son!
26
IL DECALOGO
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passati, perché finalità del Vasariano, è anche quella di costituire e diffondere
un deposito di memorie cittadine
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