Azimuth 2011-5 - Riviste

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Azimuth 2011-5 - Riviste
AZIMUTH
Rivista mensile • Ottobre 2011 • N. 16 • Anno XXXV Sped. in A.P. Art. 2 Comma 20/c Legge 662/96 • Filiale di Padova ISSN 1127-0667
2011
Scout d’Europa
In questo numero
VERSO L’ASSEMBLEA GENERALE
OLTRE LE SFIDE DEI TEMPI: PREPARATI A SERVIRE
HAVE WE A DREAM?
LO SGUARDO CRISTIANO SULLE RELAZIONI AMOROSE
LA PATTUGLIA
SCAUTISMO E CORPOREITÀ
IL SALUTO SCOUT E LA STRETTA DI MANO SINISTRA
Editoriale
SCOUT D’EUROPA
Rivista mensile
Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa
Cattolici della Federazione dello Scautismo Europeo
ANNO 35 • N. 16 • OTTOBRE 2011
Azimuth per Capi n. 5/2011
DIRETTORE RESPONSABILE
Giuseppe Losurdo
Un tempo
fecondo
 Giuseppe Losurdo Presidente
DIRETTORI
Pietro Antonucci e Marialuisa Faotto
LA REDAZIONE
Responsabili delle rubriche:
Nelle Sue mani: Fabio Sommacal
Cittadini degni del Vangelo: Stefano Bertoni
Giocare il Gioco: Giuliano Furlanetto
Radici: Attilio Grieco
Lavori in corso: Maria Sanchez
Orizzonte Europa: Loriana Pison e Vincenzo Daniso
Regionando: Marco Fedrigo
Nello zaino: Pier Marco Trulli
In bacheca: Massimiliano Urbani
Hanno collaborato con scritti: Giuseppe Losurdo,
Pietro Antonucci, Marialuisa Faotto, Sergio
Colaiocco, Don Aristide Fumagalli, Fabio Sommacal,
Marco Platania, Cristina Raimondi, Don Paolo La
Terra, Paola Barbarito, Liana Baso, Fabio Ferrotti,
Silvia Sancilio, Luciano Furlanetto, Alina D'Addiario,
Ale Barbaro, Antonella Chinellato, Beniamino
Diodati, PD Riparto Castelferretti, Attilio Grieco,
Andrea Padoin, Massimiliano Urbani
Hanno collaborato con immagini e foto:
Gipo Montesanto, Nadia Morasca Masucci, Paolo
Morassi, Salvatore La Lia, Giuliano Furlanetto, Fabio
Sommacal, Marco Platania, Fabio D’Andrea, Matteo
Riondato,. Umberto Foroni, Beniamino Diodati, PD
Riparto Castelferretti, Attilio Grieco, Andrea Padoin,
Angela Grieco, Chiara Ciferni
Loghi: Luciano Furlanetto e Ellerregrafica
Progetto grafico: Ellerregrafica
Coordinamento di Redazione: Pier Marco Trulli
Segreteria di Redazione: Silvia Dragomir
E-mail di Redazione: [email protected]
Direzione, Redazione e Amministrazione:
via Anicia, 10 - 00153 Roma
Autorizz. del Tribunale di Roma n. 17404 del 29.09.1978
- Spedizione in abb. post. art. 2 comma 20/c legge
662/96 da Filiale di Padova
Stampa: Tipografia T. Zaramella real. graf. Snc,
Selvazzano (PD)
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restituiscono, salvo diverso accordo precedente con la
Direzione. Tutti i collaboratori hanno la responsabilità
e conservano la proprietà delle loro opere. La
riproduzione di scritti comparsi su questa rivista è
concessa a condizione che ne venga citata la fonte.
Rivista associata
all’Unione Stampa Periodica Italiana
STAMPATO SU CARTA ECOLOGICA
Chiuso in redazione il 31 ottobre 2011
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
C
aro fratello e cara sorella Capo, come ben sai, nel
prossimo mese di giugno si svolgerà la XII Assemblea
Generale della nostra Associazione. È particolarmente
importante che il tempo che ci separa da questo appuntamento sia fecondo: solo facendo arrivare il Tuo contributo, si
potrà dire che l’Assemblea accoglie la voce e la sensibilità di
tutti. L’amore che hai verso l’Associazione guiderà i tuoi
passi, illuminerà la tua mente e indirizzerà le tue riflessioni,
animandole di quello spirito costruttivo necessario e opportuno per il futuro dell’Associazione.
Sono conscio che ti chiediamo un grande impegno. Le
tracce di riflessione che riceverai dal tuo Capo Gruppo richiedono applicazione, studio, approfondimento… e forse tu hai
la sensazione di non avere tempo.
Ti chiedo però di fare uno sforzo per trovarlo, facendo del
tuo meglio e ricordando che è la singola goccia che dà forza
all’oceano. Il tuo contributo, unito a quello degli altri capi,
sarà davvero importante.
Ti chiediamo quindi di metterti in gioco, confrontandoti
con gli altri Capi vicini a te, giovani o anziani che siano, per
mettere insieme il sentire comune nel vivere questo tempo,
dopo aver preso in esame le difficoltà delle sfide di oggi, ma
anche il contributo che il nostro metodo scout può dare alla
costruzione dell’Uomo e della Donna di domani.
Questo lavoro di studio e approfondimento che arriverà
all’assemblea e che partirà proprio da te, singolo Capo, dalla
tua esperienza di servizio e dalla
tua specificità territoriale, aumenterà ancora il senso di appartenenza e di fraternità associativa.
So che ti sto chiedendo molto e
che si tratta di un’ambizione ardita, ma è doveroso perseguirla
per i nostri ragazzi: sono in gioco
il nostro servizio e le nostre scelte
e con l’aiuto di Dio ce la faremo!
In Assemblea Generale queste
riflessioni verranno portate dai
capi brevettati e le condivideremo
insieme: ci confronteremo, produrremo e tracceremo le linee
guida per i prossimi anni, indicando al prossimo Direttivo e al
prossimo Commissariato, verso
quale rotta tenere saldo il timone.
Che i nostri Santi Patroni ci assistano e ci proteggano.
Buona Strada.
FIGLIO MIO
– Figlio mio, tu sei uno scout.
Sai cos’è uno scout?
– Un Esploratore, Signore.
– Un Esploratore, cioè una guida.
Conosci la storia di quel cieco che
voleva guidare un altro cieco?
Entrambi caddero nel fossato e morirono.
– Signore se tu mi guiderai, questa
sventura non mi colpirà.
– Hai ragione ad invocarmi: io sono la
prima guida, il primo esploratore. Io non
sono solo l’esploratore, ma la luce. E colui
che mi segue non cammina nelle tenebre.
Seguimi, e vedrai chiaro.
Seguimi, e la tua lanterna illuminerà i
tuoi fratelli scout.
Seguimi, ed io farò di te uno scout.
Cioè una guida per gli uomini,
Come lo sono stati i giovani della Galilea,
di nome Giovanni, Pietro, Andrea e Filippo,
e gli altri che furono
la mia prima squadriglia.
Père Jacques Sevin, da Meditazioni scout
sul Vangelo
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VERSO L’Adegni
SSEMBLEA
ENERALE
Cittadini
delGVangelo
Oltre le sfide dei tempi:
preparati a servire!
 Commissariato Nazionale
M
olti sono gli elementi che avremmo potuto scegliere
per la nostra Assemblea, molti e molto disparati.
Certamente tutti molto importanti. Certamente tutti
molto interessanti. Abbiamo scelto, come spesso accade a noi
uomini e donne della partenza, di percorrere il sentiero più
arduo e di tentare di scalare la vetta più impegnativa. La sfida
educativa è qualcosa che ci tocca da vicino nella quotidianità
ma che spesso non siamo in grado di “sequenziare” e definire
tecnicamente. I tempi sono cambiati, i ragazzi non sono più
quelli di una volta, la società non ci aiuta nel nostro compito:
frasi che abbiamo almeno pensato tutti quanti e che i nostri
capi ugualmente pronunciano.
Il documento dei vescovi “Educare alla buona vita del Vangelo” ha presentato l’orientamento pastorale per i prossimi
10 anni. Grande attenzione viene dato in questo documento
al “discernimento”.
Questo documento si guarda attorno “per attivare una
riflessione seria di carattere pastorale” e chiede a tutti una forte
capacità di discernimento, una “attenzione disponibile alla realtà
Le foto di queste pagine sono state
scattate all’Assemblea Generale 2009.
Molti sono gli elementi che
avremmo potuto scegliere per
la nostra Assemblea, molti e
molto disparati. Certamente
tutti molto importanti.
Certamente tutti molto
interessanti. Abbiamo scelto,
come spesso accade a noi
uomini e donne della
partenza, di percorrere il
sentiero più arduo e di tentare
di scalare la vetta più
impegnativa.
L’analisi e la comprensione del
contesto entro cui si muovono
i ragazzi e entro cui noi ci
muoviamo è non solo
fondamentale ma cruciale allo
scopo della nostra attività.
Non si tratta di tempo
sprecato o di tempo sottratto
alla nostra attività di
educatori e capi. Si tratta
invece di un investimento
importante per qualificare la
nostra efficacia educativa:
capire per agire, conoscere
per operare con successo,
comprendere per aiutare.
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VERSO L’ASSEMBLEA GENERALE
per non smarrire nella sua analisi nessun frammento
di essa”. Il documento “legge la realtà in quello
sguardo penetrante che sa cogliere ciò che inquieta
e ciò che spalanca verso il futuro. Va alle cause e
spalanca l’attenzione sui possibili esiti. Soprattutto
coglie e valuta l’esistente a partire da un atto di
fiducia sull’uomo, sulla storia, su un mistero di progetto di speranza che è più forte delle delusioni e
delle degenerazioni”. In questa opera di discernimento viene lanciata la sfida dell’emergenza
educativa: considerando le trasformazioni avvenute nella società, osserva come alcuni
aspetti, rilevanti dal punto di vista antropologico, influiscano in modo particolare sul
processo educativo. “SI tratta di nodi critici che
vanno compresi e affrontati senza paura, accettando
la sfida di trasformarli in altrettante opportunità
educative” (NPG – Scommessa educativa).
Accettando quindi la sfida posta dalla CEI
e condividendola nello spirito e nel suo carattere di urgenza, il lavoro di riflessione che
coinvolgerà l’Associazione nella preparazione
dell’Assemblea partirà da questi aspetti per
raggiungere quella consapevolezza che ci
viene più volte ed in più contesti richiesta
come Associazione.
È evidente che il compito è complicato:
parlare di analisi antropologica, sociologica,
culturale potrebbe sembrare un’operazione
avulsa dalle nostre specificità. Potrebbe sembrare. Potrebbe anche sembrare di voler fare
della teoria, proprio noi che dobbiamo essere
concreti, attivi, operativi. Potrebbe essere.
Ma non è. L’analisi e la comprensione del
contesto entro cui si muovono i ragazzi e
entro cui noi ci muoviamo è non solo fondamentale ma cruciale allo scopo della nostra
attività. Non si tratta di tempo sprecato o di
tempo sottratto alla nostra attività di educatori
e capi. Si tratta invece di un investimento
importante per qualificare la nostra efficacia
educativa: capire per agire, conoscere per
operare con successo, comprendere per aiutare.
Questa richiesta tra l’altro oltre non essere
una nostra libera interpretazione, è parte genetica del movimento scout: B.-P. nelle poche
righe che anticipano lo scoutismo si sofferma
a descrivere un quadro sociologico, portando
attenzione proprio al ragazzo dei suoi tempi
ed alla società che lo circonda; da questa
analisi nasce forte l’esigenza di trovare risposte
e lo scoutismo per lui in quel momento è la
migliore risposta.
Ma una risposta capace di grande vitalità e
contemporaneità: in un suo articolo su Taccuino, B.-P. cita Ovidio: “Tempora mutantur,
et nos in illis”, i tempi cambiamo e noi con
essi… Il grande pragmatismo di B.-P. era consapevole dell’esigenza che un metodo, efficace
ed innovativo come lo scoutismo, non poteva
prescindere dal tempo che cambiava e dalle
persone che in questo contesto cambiano
prospettive, abitudini, comportamenti, dinamiche relazioni e sociali, contesto antropologico, approccio culturale.
Oggi più che mai questo si manifesta come
non solo necessario ma imprescindibile. L’educazione vera dei nostri ragazzi non può
esimerci dal conoscerli: per farlo dobbiamo
ed abbiamo il dovere di lavorare sul contesto
culturale, sociale ed antropologico che ci circonda e che ci sommerge.
“Di fronte a questi cambiamenti qualcuno si
chiede smarrito dove andremo a finire: ma è una
domanda inutile. Questo è il tempo che ci è dato di
vivere. La sfida […] è quella di comprendere quali
sono le opportunità che anche questo tempo, con le
sue complessità e le sue contraddizioni, contiene e
di operare perché esse emergano come tali. Si tratta
di una sfida che riguarda la riflessione e la cultura
non meno che l’individuazione di percorsi concreti
perché pensiero ed esperienza di vita, attraverso l’educazione, possano generare una nuova società”
(Paola Bignardi, “Il senso dell’educazione”).
Su cosa puntiamo e cosa ci aspettiamo?
Il percorso che abbiamo deciso di intraprendere è ben riassunto in questo pensiero
di P. Bignardi. Un percorso ambizioso e complesso. Un percorso necessario. Una sfida difficile che sappiamo però di poter manovrare.
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VERSO L’ASSEMBLEA GENERALE
L’educazione vera dei nostri
ragazzi non può esimerci dal
conoscerli: per farlo
dobbiamo ed abbiamo il
dovere di lavorare sul
contesto culturale, sociale ed
antropologico che ci circonda
e che ci sommerge.
Su questo abbiamo deciso di puntare. Ci rendiamo anche
conto che chiediamo molto alle direzioni di gruppo ed ai
distretti ed alle regioni, sia in termini di “lavoro” che di “fatica”
poiché non siamo abituati a lavorare in questo ambito ed in
questo modo (più deduttivo che induttivo).
Ci rendiamo conto che non sarà semplice per i capi riflettere
in questo ambito ed in questo modo. Ma siamo sempre più
convinti che sia oltremodo necessario.
L’analisi della società e del contesto globale entro cui si
muovono i ragazzi rappresenta il punto di partenza per
qualsiasi scelta strategica e di indirizzo dell’Associazione,
punto focale per impostare un orientamento per i prossimi
anni. Il lavoro quindi sarà suddiviso in 4 schede operative che
tagliano il contesto dei ragazzi in quattro ambiti che abbiamo
definito come i più urgenti per la nostra specificità ed identità
associativa:
1. Famiglia
2. Mondo del lavoro
3. Associazione fautrice del dibattito educativo
4. Frontiera e missionarietà
Ogni scheda avrà i suoi strumenti operativi che verranno
dettagliati negli incontri che si terranno a livello di Distretto.
Qui ci soffermiamo sulle caratteristiche più generali dell’organizzazione del lavoro.
Il primo momento sarà dedicato all’analisi delle chiavi di
lettura (sociologiche, antropologiche, culturali) che sottostanno
alle mutate condizioni in cui ci troviamo ad operare.
È questa la fase più delicata e forse complicata dove chiediamo
uno sforzo, forse impegnativo, ai capi coinvolti nel lavoro preassembleare. L’analisi delle chiavi di lettura sarà supportata da
una proposta molto articolata ed esaustiva di materiale bibliografico di supporto e di ausilio al lavoro di comprensione
richiesto. È importante dare rilievo e spazio a questo momento
per non entrare nel meccanismo del “banale” o del “conforme”,
cosa che uno scout dovrebbe sempre rifiutare!
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In una prima fase non
cerchiamo di trovare risposte
sugli strumenti specifici che
possiamo mettere in campo,
sulle soluzioni che possiamo
essere in grado di adottare o
sulle possibilità che abbiamo
come movimento, vi
chiediamo di concentrarsi
sulla identificazione delle
sfide, nelle loro complessità,
con le loro molteplici
sfaccettature, con le loro
criticità.
VERSO L’ASSEMBLEA GENERALE
A seguito della comprensione delle chiavi
di lettura che governano questa epoca postmoderna, sarà analogamente fondamentale
dare una lettura della realtà, coniugando la
propria esperienza e conoscenza con gli strumenti di lettura che sono stati analizzati precedentemente. Un lavoro anche in questo caso
complesso se si vuole evitare la “banalità” delle
risposte. La lettura della realtà è il secondo
punto critico di quel discernimento di cui si
parlava. Analizzare il gruppo, con i suoi capi e
i suoi ragazzi, nel suo territorio di riferimento
è cosa quanto mai necessaria e utile per dare
vitalità all’analisi delle chiavi di lettura.
Ciò fatto ecco quanto si vorrebbe ottenere:
l’identificazione di quelli che sono gli elementi
della sfida che ci coinvolge come movimento
e come educatori. Analizzare qual è il campo
da gioco su cui dobbiamo muoverci, i termini
della partita che siamo chiamati a giocare, la
definizione delle criticità alle quali dobbiamo
rispondere se vogliamo non solo continuare
con il nostro prezioso servizio ma soprattutto
entrare sempre più da protagonisti nel mondo
dell’educazione dei nostri ragazzi.
In una prima fase non cerchiamo di trovare
risposte sugli strumenti specifici che possiamo
mettere in campo, sulle soluzioni che possiamo essere in grado di adottare o sulle
possibilità che abbiamo come movimento,
vi chiediamo di concentrarvi sulla identificazione delle sfide, nelle loro complessità,
con le loro molteplici sfaccettature, con le
loro criticità. Solo dopo aver analiticamente
costruito la mappa cognitiva, averla letta secondo la nostra peculiarietà ed antropologia
Cristiana, potremo cercare insieme di riscoprire la nostra specificità e dare forza al
nostro servizio con maggiore ricchezza e
convinzione.
Ci auguriamo, in questa breve nota, di
avervi trasmesso i motivi della scelta. Confidiamo nelle vostre capacità di comprensione
e nella vostra esperienza, per un lavoro impegnativo ma sicuramente interessante e sfidante. I vostri Commissari di Distretto e di
Regione sono a vostra disposizione per chiarire
eventuali dubbi e per guidare la vostra riflessione verso l’Assemblea.
Buona Strada!
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SFIDE
Have We
a DReaM?
 Sergio Colaiocco
R
iprendo la riflessione di un autorevole giornalista: “Potrà
salvarsi l’Europa? Potrà trovare una sua vocazione, una sua
missione da compiere e avere la forza per realizzarla? Molte voci
si sono cimentate con questo problema che è capitale per tanti aspetti:
politici, economici e soprattutto esistenziali. Alcune di quelle voci credono che questa “mission impossible” sia possibile, altre temono di no,
temono d’una partita persa in partenza e che l’Europa sia ormai un
corpo inerte, ripiegato sui suoi egoismi, sulle sue piccole patrie che la
condannano all’irrilevanza.
Viene in mente quello che fu il destino delle città greche ai tempi di
Alessandro il Grande. Atene, Sparta, Tebe, Corinto erano state grandi,
avevano costellato di colonie le coste del Mediterraneo, ma poi si erano
dilaniate in feroci guerre tra loro. Quando Alessandro concepì il suo
sogno d’un impero, cercò di riportare la Grecia all’antico splendore
guidandola e associandola alla sua visione, ma non riuscì, le città greche
rifiutarono la sua proposta. Dall’impresa di Alessandro nacque l’ellenismo che contribuì fortemente alla nascita della civiltà europea, ma
la Grecia non è più uscita dalla sua irrilevanza. Sarà questo il destino
dell’Europa di oggi?
E tuttavia ritengo che il salto in avanti è possibile. Dobbiamo abbattere il muro che ancora esiste tra il Nord e il Sud del continente dopo il
crollo di quello tra l’Est e l’Ovest. Dobbiamo fare dell’euro una grande
Le foto di queste pagine sono state
scattate all’incontro per il Centenario
del Guidismo, a Soriano, nel giugnoluglio 2011.
Nei primi decenni di vita
associativa era chiarissima la
missione da compiere: fare
una proposta di scoutismo
fedele a B.-P. e alla Chiesa. La
nostra Associazione ha avuto,
certamente, la forza di
realizzare questa missione.
Oggi lo scoutismo italiano
non sarebbe nemmeno com’è,
se non avesse avuto lo stimolo
e il paragone di un altro
scoutismo possibile.
Cosa era, nei primi decenni
dell’Associazione, un campo
scuola? L’occasione per i
ragazzi, ma soprattutto per i
capi, di confrontarsi,
ragionare, condividere,
arricchirsi delle altrui
esperienze. In una parola
costruire assieme
l’associazione uscendo dal
chiuso delle proprio orticello
per andare al confronto col
nazionale.
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SFIDE
moneta mondiale, sorretta da interessi ma anche
dai valori di libertà, eguaglianza, democrazia”.
L‘analisi che ho riportato credo induca
ogni Capo, e in particolare un Capo degli
Scouts d’Europa, a porsi, come educatore, le
domande da cui siamo partiti: come potrà salvarsi l’Europa? Come potrà trovare la sua vocazione, la sua missione e avere la forza per
realizzarla?
Una risposta – mi è rimasta molto impressa perché giunse a coronamento delle
fatiche fatte quando ero Commissario Generale, per la preparazione all’Eurojam 2003 –
viene da Giovanni Paolo II che ci invitò a
“costruire l’Europa dei popoli, perché in essa ogni
persona sia riconosciuta nella sua dignità di figlio
amato da Dio e l’Europa diventi una società fondata
sulla solidarietà e sulla carità fraterna”. Ma disse
anche che in quest’opera di costruzione dell’Europa dei popoli noi, Guide e Scouts d’Europa, siamo ”un dono prezioso non solo per la
Chiesa, ma anche per la nuova Europa che si sta
costruendo sotto i vostri occhi”.
La risposta però, a fronte della situazione descritta, appare un po’ astratta. Vi propongo allora di prendere un altro sentiero, per vedere
se un percorso diverso ci porta a capire come
poter dare concretezza alle parole del Papa.
Nell’analisi che ho riportato, in particolare
nell’immagine di un’Europa incapace di nuovi
sogni, vi invito a vedere la metafora della situazione in cui potrebbe rischiare di ritrovarsi la
nostra Associazione.
Nei primi decenni di vita associativa era
chiarissima la missione da compiere: fare una
proposta di scoutismo fedele a B.-P. e alla
Chiesa. La nostra Associazione ha avuto, certamente, la forza di realizzare questa missione.
Oggi lo scoutismo italiano non sarebbe nemmeno com’è, se non avesse avuto lo stimolo e
il paragone di un altro scoutismo possibile.
Se prendiamo la situazione dell’Europa di
oggi come metafora della nostra associazione
non è che, pur vivendo serenamente e quotidianamente, ognuno nella propria realtà la
nostra routine scout, stiamo diventando un
corpo, come la Grecia davanti alla proposta di
Alessandro Magno, che non è più capace di
slanci, in cui non c’è più una mission sentita
da tutti come tale?
Non è che stiamo proponendo una quotidianità priva di grandi sogni? Stiamo aiutando
abbastanza, le giovani generazioni di Capi, a
progredire, a vivere le sfide del tempo futuro,
a non aggrapparsi alla sicurezza di un oggi
sereno ma incapace di accogliere nuove
sfide?
Sulla strada di queste ultime domande incontriamo il percorso che ci aveva portato a
porre la prima domanda: infatti a me pare
che l’Europa sia problema e soluzione al
tempo stesso. Il nostro contributo di cittadini
prima, e di capi poi, alla domanda: potrà salvarsi il continente europeo? Potrà trovare una
sua vocazione, una sua missione da compiere
e avere la forza per realizzarla? È strettamente collegata a un sogno che, come la visione di Alessandro, ci chiama a partecipare
anche, guidandolo, ad un nuovo e diverso
modo di vivere l’Europa non solo politica ma
anche scoutistica.
Anzi, è proprio nel potenziare l’Europa
scoutistica che faremo la nostra parte per ridare slancio al vecchio continente. Noi
vogliamo formare ragazzi che siano:
• capaci di vedere le differenze non come occasione per essere tolleranti, ma come ricchezza da scoprire.
• Consapevoli che nella UIGSE-FSE tutti abbiamo la stessa Promessa e la stessa Legge,
perché frutto dell’antropologia cristiana, e
che per questo sono disposti ad aprirsi al
confronto con associazioni che vivono lo
scoutismo con accenti diversi dai nostri.
• Desiderosi di riscoprire le ragioni profonde
delle proprie scelte valide e che sono soprattutto disposti a farsi mettere in crisi
nelle abitudini derivate solo dalla tradizione.
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SFIDE
D’altronde cosa era, nei primi decenni dell’Associazione, un
campo scuola? L’occasione per i ragazzi, ma soprattutto per i
capi, di confrontarsi, ragionare, condividere, arricchirsi delle
altrui esperienze. In una parola costruire assieme l’associazione uscendo dal chiuso delle proprio orticello per andare
al confronto col nazionale.
Ecco, credo che impegnarsi effettivamente ed efficacemente
nella UIGSE possa ricreare un altro volano di crescita, come lo
furono i campiscuola nei primi decenni di vita associativa. Infatti
anche oggi vi è una ricchezza ancora non scoperta nel livello internazionale cioè nella UIGSE-FSE.
Per quanto certamente positivi sono i passi fatti in questi
anni, con la creazione della Pattuglia Europa, con gli inviti a
qualche Capo della federazione, con l’incontro federale di Soriano, è inutile negare che la cultura “europea” di noi capi è
ancora acerba. Infatti, ad oggi possiamo contare un solo
campo gemellato in tutta l’associazione durante la scorsa estate, e pochi sono ancora i gruppi che si sono resi disponibili
ad accogliere o a valutare esperienze oltre confini.
Occorre sicuramente maggiore slancio, occorre Impegnarci
con tutte le componenti associative, nel prossimo triennio,
per costruire davvero l’Europa, nel cuore e nello spirito dei
nostri ragazzi. In tal senso alcune idee potrebbero essere:
1) Nell’estate 2012 ci sarà il rinnovo degli incarichi nella UIGSE-FSE:
mettiamo a disposizione dell’unione i Capi e le Capo migliori,
preparandoci e preparandoli a questo servizio sin da ora
2) Ormai da molti anni l’attenzione della FSE è puntata allo
sviluppo ad est; continua a mancare la componente anglosassone nello scoutismo europeo; ciò rende la costruzione della
federazione europea più difficile e simile più alla tradizione
imperiale di Carlomagno che a quella classica.
3) È possibile pensare a un Incaricato nazionale all’Europa che
rappresenti i Commissari Generali all’estero: non si può
chiedere ai Commissari di esser presenti ovunque ma non
si può più delegare, nelle sedi decisionali e durante le
attività internazionali, la rappresentanza dell’Italia a coloro
che svolgono incarichi nell’Unione.
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
Occorre sicuramente
maggiore slancio, occorre
Impegnarci con tutte le
componenti associative, nel
prossimo triennio, per
costruire davvero l’Europa,
nel cuore e nello spirito dei
nostri ragazzi.
Man mano che crescono la
fraternità internazionale è
l’aspetto che più degli altri
aumenta il suo "appeal" verso i
ragazzi: dobbiamo far crescere
la consapevolezza che
attraverso lo Scautismo si può
esplorare, conoscere, scoprire
il mondo e non solo viaggiando
ma anche utilizzando gli
strumenti tecnologici a
disposizione di tutti.
SFIDE
4) Ai campi scuola non può mancare la formazione alla fraternità internazionale: la Pattuglia
Europa potrebbe presentare
l’enorme potenziale educativo
delle esperienze internazionali
sia il modo concreto per realizzarle. Man mano che crescono
la fraternità internazionale è
l’aspetto che più degli altri aumenta il suo “appeal” verso i
ragazzi: dobbiamo far crescere
la consapevolezza che attraverso lo Scautismo si può esplorare, conoscere, scoprire il mondo e non solo viaggiando ma
anche utilizzando gli strumenti
tecnologici a disposizione di
tutti (facebook, twitter, emails, google,
ecc.). L’Europa... serve!... sia a ai Capi che
alle loro unità, altrimenti si rimane solo ai
grandi eventi.
5) Campo nazionale rover e scolte del 2012:
sono certo che già siano partiti inviti alle
altre associazioni ma alziamo il tiro, rendiamolo un evento aperto, facciamone un
mini – Euromoot.
6) Eurojam del 2014: che vivere l’Europa non
sia solo il premio per pochi; che tutta la
preparazione abbia un respiro internazionale costellando il percorso di
preparazione di incontri con ragazzi/e di
altre associazioni dell’Unione.
7) Ogni Distretto, ed in esso ogni Gruppo,
può gemellarsi con un altro Distretto e
Gruppo della UIGSE: qui non serve aspettare
input da altri, basta prendere l’iniziativa.
Sarà l’occasione per i Capi di incontri di
formazione capi dai larghi orizzonti; per i
ragazzi la possibilità, non solo di fare campi
assieme, ma anche di ospitare ed essere
ospitati in tutta Europa.
Così potremo contribuire a salvare l’Europa:
rendendo i nostri ragazzi scout dai larghi orizzonti, curiosi di conoscere culture, mentalità,
storie diverse dalla proprie, capaci di muoversi
nelle società di Parigi, Varsavia, Madrid come
a casa propria. Contribuiremo così a far divenire
il nostro continente l’Europa dei popoli ove
ogni persona è riconosciuta nella sua dignità
di figlio amato da Dio e ove la società è fondata
sulla solidarietà e sulla carità fraterna.
La nostra Associazione, nel prossimo triennio, vorrà e saprà porre la costruzione dell’Europa come missione da compiere? Lo
vogliamo avere, questo sogno?
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
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NELLE SUE MANI
Uno sguardo cristiano
sulle relazioni amorose
 Don Aristide Fumagalli Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale
I
l legame coniugale tende oggi a sciogliersi
in pura relazione erotico-sentimentale. Non
che manchino i legami amorosi; essi però
si presentano “allentati”. Si anela al legame
amoroso perché impauriti dalla solitudine; lo
si desidera, però, “non troppo stretto”, perché
si teme di soffocare. Un legame allentato con
più facilità si presta a essere slacciato e riallacciato: l’attuale tendenza, soprattutto giovanile,
a moltiplicare i partner, intrattenendo contatti
amorosi (parlare di “relazioni” sembrerebbe
troppo impegnativo) talvolta anche contemporaneamente, sembra confermarlo.
A seguito dell’allentamento dei legami, la
relazione amorosa stenta a consolidarsi e a
prender forma. Il mancato consolidamento
già si evidenza nella diffusa rinuncia al matrimonio o, quanto meno, nella sua dilazione
in età più avanzata, e ancor più nella preferenza accordata a forme di coniugalità che
ammettono, pur a diverse condizioni, la dissolubilità: matrimoni civili, unioni di fatto, e
soprattutto semplici convivenze. In modo anche più eclatante, la labilità amorosa trova riscontro nel consistente incremento di separazioni e divorzi che si collocano ben prima,
ma anche ben dopo, la proverbiale crisi del
settimo anno, lungo tutto l’arco di vita che
una coppia può percorrere.
L’inconsistenza dei legami amorosi fa sì che
essi si compongano in forme diverse, nemmeno
più caratterizzate dalla differenza di genere
maschile e femminile. Certa cultura omosessuale promuove l’equiparazione del legame
omosessuale con quello eterosessuale, anche
rivendicando il diritto al matrimonio.
L’allentamento dei legami familiari riguarda,
oltre che la relazione coniugale, la relazione
genitoriale. Tra le due si nota diffusamente
una divaricazione, cosicché la figura del genitore non necessariamente coincide con
quella del coniuge. Ciò accade, per esempio,
nelle convivenze, in cui il legame genitoriale
nasce in assenza di un sicuro legame coniugale;
12
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
oppure a seguito del divorzio, quando il
legame coniugale e quello genitoriale seguono
percorsi diversi; o ancora nelle situazioni
monogenitoriali, da taluni subite ma da altri
scelte. Una delle forme più emblematiche
dell’allentamento del legame genitoriale sino
alla sua dissociazione da quello coniugale deriva dalla tecniche di procreazione artificiale,
e più precisamente dalla fecondazione eterologa, in cui almeno uno dei genitori biologici
non coincide con quello sociale, quello che si
occuperà della crescita del bambino.
I fenomeni cui abbiamo accennato, facilmente costatabili nella società odierna, manifestano e favoriscono un processo di dissolvimento dei due legami che, incrociati, costituivano la carta d’identità della famiglia: il
legame matrimoniale tra due generi (maschile
e femminile) e il legame genitoriale tra due
generazioni (genitori e figli). All’allentarsi dei
legami caratterizzanti la famiglia del recente
passato consegue il fenomeno della “pluralizzazione delle famiglie”, ossia l’affermarsi
di una pluralità di forme di vita sociale alle
n queste pagine riportiamo uno stralcio dell’intervento tenuto dal Prof. Fumagalli all’Assemblea
Diocesana di Belluno. Il testo completo è disponibile
sul sito associativo,
nel n. 5 dei Quaderni di Azimuth On Line (“Una visione cristiana della famiglia”). Può costituire
per le Direzioni di
Gruppo un utile
sussidio per affrontare uno dei temi
proposti per la preparazione all’Assemblea.
I
NELLE SUE MANI
quali viene attribuita o che rivendicano per
sé la qualifica di «famiglia». Non più scolpito
dalle leggi del costume sociale e del diritto civile e canonico, il concetto di famiglia appare
fluido e sfumato, multiforme e polivalente.
Un simile concetto, che già crea apprensione
in ambito civile per via dei problemi che comporta nella tessitura della società, interpella la
comunità cristiana circa la valutazione del processo in corso e l’atteggiamento da assumere a
riguardo. Le posizioni ondeggiano, dentro e fuori
la Chiesa, tra l’approvazione incondizionata e
la condanna inappellabile. I fautori della “fine
del matrimonio” considerano l’evoluzione della
famiglia inarrestabile e propongono quindi di
assecondarla, fino ad ammettere anche sul piano
legislativo l’uguaglianza di qualsivoglia forma
di convivenza. Al contrario, i paladini del “matrimonio di un tempo” considerano l’allentamento in corso una regressione nell’evoluzione
della famiglia, che, come tale, va contrastata
mediante un ritorno alla famiglia di un tempo, promosso anche mediante le leggi
dello Stato.
Dal punto di vista specificamente cristiano, lo sguardo sulle relazioni amorose
non riguarda anzitutto il
permanere o il dissolversi
del matrimonio e della famiglia in quanto istituzioni
naturali o culturali, ma la
sintonia o meno delle relazioni coniugali e familiari,
naturalmente e culturalmente plasmate, con l’amore annunciato e vissuto da Cristo.
Come si amano un uomo e
una donna? Come essi amano i figli? Si amano ed amano corrispondendo al comandamento nuovo di Gesù
di amare non genericamen-
te, ma “come” Lui ha amato (cf Gv 13,34)? All’ascolto del vangelo di Cristo, anzitutto, sono
quindi richiamati i cristiani, per evitare di
finire preda di diagnosi infauste e di terapie
ideologiche. L’attuale situazione delle famiglie
è frequentemente valutata come “critica”. Diffusamente si parla di “crisi della famiglia”, di
“famiglie in crisi”, recensendo i problemi e
imputando responsabilità. Senza misconoscere
la legittimità di tali analisi, sembra quanto
mai opportuno riconoscere la potenzialità nascosta nell’attuale crisi della famiglia. La potenzialità è quella di essere più predisposta
alla notizia di una vita buona. La sofferenza e
il dolore che non mancano certamente nelle
attuali crisi familiari, né ai coniugi e genitori,
né ai figli, non sono solo e necessariamente il
peso che opprime, ma possono anche divenire
il crogiuolo dentro il quale matura l’invocazione
e la ricerca di una vita migliore. “Ecco, verranno
giorni – si legge nel libro del profeta Amos – in
cui manderò la fame nel paese, non fame di
pane, né sete di acqua, ma di ascoltare la
parola del Signore” (8,11). Non sono giorni, i
nostri, in cui anche le tribolate vicende di famiglia invocano una parola nuova, che permetta
alle relazioni coniugali e genitoriali di fuoriuscire
dai ruoli ingessati del passato, senza dissolversi
nell’individualismo di chi non si lega a nessuno
e pensa solo per sé?
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
13
NELLE SUE MANI
GMG di Madrid...
e la storia continua!
 Fabio Sommacal
B
reve intervista a un Capo Clan e una Capo
Fuoco, appena rientrati da Madrid.
Ciao Matteo, come è andata la GMG di
Madrid con il tuo Clan?
Bene, benissimo, grazie! Siamo tornati da
qualche giorno, ma sento che i rover ne continuano a parlare tra loro, a raccontarla agli
amici, in gruppo, in parrocchia… e questo è
molto bello!
Ma cosa si sono portati a casa i Rover del
tuo Clan da questa esperienza?
Proprio una “esperienza” di Fede, un momento di vita vissuta che ora fa parte di ciascuno di noi, perché quello che vivi te lo
porti dentro per sempre, ti dà la forza di
vivere nella quotidianità la tua Fede, di trasmetterla agli altri.
14
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
Mi pare di capire che la “testimonianza”
sia una bella realtà che vi è entrata nel
cuore…
Sì, proprio così! La testimonianza reciproca
di centinaia di migliaia di giovani che hanno
vissuto la GMG di Madrid, gioiosi nel manifestare la propria Fede, è davvero qualcosa che
ci portiamo dentro, che sentiamo come impegno di riportare agli altri, e questo è proprio
il bello di appuntamenti di questo tipo.
Un evento ben riuscito, direi!
Più che un evento mi piace chiamarlo un
appuntamento: l’evento sa di qualcosa di sporadico, mentre ormai la GMG è diventata per
i giovani un punto fermo. Lo dimostrano i
molti nostri Clan e Fuochi che sentono la
voglia di parteciparvi, vivendolo come un
momento di crescita della propria fede, che
NELLE SUE MANI
in queste occasioni si sente davvero crescere
dentro, si sente farsi spazio nel cuore.
Se qualche anno fa diventava un bel momento isolato, ormai questa esperienza viene
vissuta come parte di un cammino, viene
preparata, viene verificata al ritorno a casa
per accrescerne i frutti.
***
Ciao Elena, e tu cosa mi racconti dell’esperienza del tuo Fuoco a Madrid?
Fantastica, sono ancora piena di entusiasmo
nel pensare a come le mie
scolte l’hanno vissuta! Sono
stati giorni intensi, a contatto con molti giovani che
come noi vivono in ogni
parte del mondo. Anche di
grande difficoltà… molte
ore di viaggio (oltre 30),
ma le difficoltà ormai sono
un ricordo passato, che lascia spazio ad altro.
Ma a cosa è servita la
GMG per le Scolte del
tuo Fuoco?
Ci sono due aspetti da ricordare: in primo luogo la
reazione ad una certa disorganizzazione incontrata,
se vuoi ovvia, ma lo spirito
di reazione è stato molto
buono, vivendo in pieno
l’”estote parati” che ci caratterizza come scout; poi
– fondamentale per le nostre giornate di Madrid – la
partecipazione alle catechesi, davvero ben riuscite.
Sia io che le scolte, assieme ai tanti partecipanti,
siamo state favorevolmente
sorprese dalle parole dei
nostri Vescovi, che sentiamo più che mai
vicini: noi abbiamo bisogno di loro, e loro di
noi… e questo è molto bello! Sentire le loro
parole, i loro stimoli, ci fa crescere nella
nostra quotidianità, e ci dà forza.
Altro bel momento vissuto?
Beh, la Veglia con Santo Padre. Anche la
pioggia, strano ma vero, è stata provvidenziale,
ed ha aiutato il raccoglimento.
Non è facile vivere ben quei momenti, in
cui si può anche facilmente essere distratti…
ma dopo l’avvento della pioggia il clima è
stato più raccolto per tutti, più sentito, più
vissuto.
Ed ora? Cosa farete?
Abbiamo una gran voglia di raccontare a
tutti quanto vissuto, quanto abbiamo sentito
Gesù vicino a noi; lo abbiamo sentito sostenere
i nostri zaini, condividere la nostra strada,
pensare assieme a noi alla nostra vita e al nostro futuro, nel quale Lui ha un ruolo davvero
importante e fondamentale!
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
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NELLE SUE MANI
Lettera del Commissario
Federale per la GMG di Madrid
 Zbigniew Minda Commissario Federale
C
ari Presidenti e Commissari della
FSE, grazie mille per questa grande Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Grazie per la vostra
partecipazione al Consiglio Federale e
alla festa FSE nel campus di Alcorcon.
Erano presenti 2200 tra Scolte e Rover
e provenienti da 16 paesi. Molte, molte
grazie all’associazione spagnola per il
meraviglioso Campo nel campus universitario
a Alcorcon e per lo sforzo organizzativo e di
coordinamento.
Un ringraziamento speciale all’Italia e alla
Francia per il prezioso aiuto dato all’associazione spagnola nella logistica e nella sicurezza.
In particolare, molte grazie al team multimediale nazionale francese e al team internazionale per la comunicazione guidato da Julia
Ruman (Pl) e Flory Delgado (Es). Complimenti
per il servizio trasmesso da TF1, il canale più
popolare della TV francese: http://videos.tf1.fr/jt-
16
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
we/jmj-scouts-toujours-a-madrid6640577.html Ci sono molti video su YouTube e
nel sito della FSE spagnola (http://scoutsde-europa. org/jmj/prensa.html, in particolare consigliamo il video della Santa
Messa 15 agosto 2011 nel campus:
http://www.youtube.com/watch?v=h4i
GDBGv25M).
Congratulazioni alle nuove associazioni della
Repubblica Ceca, Slovacchia, Ucraina e Bielorussia. Grazie alla Slovacchia per l’invito a Bratislava per il prossimo Consiglio federale 6-7
Ottobre 2012. Vorrei esprimere la mia gratitudine speciale a Giovanni Franchi, il nostro Presidente Federale e a Jeanne Taillefer, la nostra
segretaria dell’Unione, per il coordinamento e
la direzione di tutti i contingenti nazionali.
È stata la prima volta che la Federazione,
nel suo complesso, ha partecipato con questa
modalità alla GMG. Anche se la valutazione
pedagogica dettagliata deve
essere ancora fatta e nonostante il fatto che non è
stato facile coordinare il nostro servizio come volontari
con il Comitato Centrale organizzativo della GMG, vorrei esprimere la mia soddisfazione per la grande mobilitazione di quasi tutte le
associazioni della FSE.
Sarebbe interessante avere
un feedback su questa attività
internazionale anche dalle
Scolte e dai Rover. Il fine
settimana dell’8-9 ottobre
2011 si parte con la preparazione dell’Eurojam 2014.
È la nostra prossima più immediata sfida.
Ci vediamo tutti nel prossimo Consiglio federale, 67 ottobre 2012.
CITTADINI DEGNI DEL VANGELO
Cosa distingue lo Stato
da una grossa banda
di bRiGanti?
 Benedetto XVI
Durante il viaggio apostolico in Germania del settembre scorso Sua Santità Benedetto XVI ha pronunciato un discorso di particolare interesse sul ruolo e sul senso dell’impegno in politica; ne pubblichiamo uno stralcio rinviando al sito della Santa Sede per una sua lettura integrale.
N
el Primo Libro dei Re si racconta che al
giovane re Salomone, in occasione
della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento?
Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli
chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo
servo un cuore docile, perché sappia rendere
giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il
bene dal male” (1Re 3,9).
Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo
e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno
il profitto materiale. La politica deve essere
un impegno per la giustizia e creare così le
condizioni di fondo per la pace.
Naturalmente un politico cercherà il successo senza il quale non potrebbe mai avere la
possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il
successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche
una seduzione e così può aprire la strada alla
contraffazione del diritto, alla distruzione della
giustizia. “Togli il diritto, e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” ha sentenziato una volta sant’Agostino.
Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza
che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi
del potere dal diritto, il porsi del potere contro
il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo
Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di
briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo
del precipizio.
Servire il diritto e combattere il dominio
dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico.
In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora
inimmaginabile, questo
compito diventa particolarmente urgente. L’uo-
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
17
CITTADINI DEGNI DEL VANGELO
mo è in grado di distruggere il mondo. Può
manipolare se stesso. Può, per così dire, creare
esseri umani ed escludere altri esseri umani
dall’essere uomini. Come riconosciamo che
cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra
il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto
solo apparente? La richiesta salomonica resta
la questione decisiva davanti alla quale l’uomo
politico e la politica si trovano anche oggi.
In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può
essere un criterio sufficiente.
Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio
maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del
proprio orientamento.
Nel terzo secolo, il grande teologo Origene
ha giustificato così la resistenza dei cristiani
a certi ordinamenti giuridici in vigore: “Se
qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a
vivere in mezzo a loro … questi senz’altro
agirebbe in modo molto ragionevole se, in
nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme
con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…”.
In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari,
rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente
in modo incontestabile che il diritto vigente,
in realtà, era ingiustizia.
18
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda
alla legge della verità, che cosa sia veramente
giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa
giusta e possa diventare diritto vigente, oggi
non è affatto evidente di per sé. Alla questione
come si possa riconoscere ciò che veramente
è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta
e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione
è diventata ancora molto più difficile.
Come si riconosce ciò che è giusto? … Per
lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani
abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si
siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la
ragione e la natura nella loro correlazione…
Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua
richiesta. Che cosa sarebbe se a noi… venisse
concesso di avanzare una richiesta? Che cosa
chiederemmo?
Giocare il gioco
La
PattUGLia
 Marco Platania, Cristina Raimondi, Paolo La Terra Regione Sud
I
primi di Gennaio 2011 si è svolto un campo di formazione per commissariati di distretto della Regione Sud. Il tema dell’attività, che
ha coinvolto le Pattuglie di Distretto nel corso dei due giorni, è
stata la Pattuglia. Qui di seguito troverete un breve riassunto di
quanto discusso.
“Caratteristica del Movimento è il lavoro in Pattuglia, cioè in una
comunità che produce unità d’intenti e capacità d’azione e sviluppa il
giusto spirito scout. […] Perciò il lavoro in Pattuglia è utilizzato a tutti
i livelli associativi: Unità, Gruppi, Commissariati e Organi Centrali”
(Norme Direttive).
Dalla lettura delle Norme Direttive risulta centrale il ruolo
della Pattuglia, una centralità non solo metodologica, ma
anche funzionale (la quasi totalità del lavoro associativo prevede questa forma organizzativa). Nonostante ciò, spesso nel
nostro servizio diamo poco risalto a questo aspetto e, anche
quando riusciamo ad individuare alcuni Capi che ci possono
aiutare nel nostro servizio, a volte siamo poco attenti a “formalizzare” la costituzione della Pattuglia.
Caratteristiche della Pattuglia
Proviamo a descrivere alcune caratteristiche di questo formidabile strumento metodologico. Innanzitutto possiamo affermare che la Pattuglia per definizione è la squadriglia. Nella
squadriglia i ragazzi vivono gli aspetti caratteristici dello scautismo quali il trapasso delle nozioni, la responsabilità,
l’autoeducazione, ecc...
La pattuglia può quindi essere considerata proprio come una squadriglia di
scout, composta da capi di varia età e formazione, con diversa esperienza e che
cooperano insieme per un servizio educativo1. Diversamente dalla squadriglia,
uno degli elementi che si aggiunge è il carattere di missionarietà. La pattuglia è
formata da cristiani battezzati, chiamati
alla testimonianza e alla santità. Essi non
possono tenere fuori in alcun modo dalla
loro opera educativa queste caratteristiche fondamentali.
Dal punto di vista metodologico, come
nella squadriglia, anche nella pattuglia si
concretizzano gli elementi caratteristici
La pattuglia per definizione
è la squadriglia.
Nella squadriglia i ragazzi
vivono gli aspetti caratteristici
dello scautismo quali il
trapasso delle nozioni, la
responsabilità,
l’autoeducazione, ecc...
Il capo Pattuglia
dovrebbe avere come
carattere distintivo una
vocazione chiara,
intesa come gioia,
entusiasmo, volontà di
spendersi oltre il previsto.
il saggio direttore rispose:
no signor Smith, non venti
anni di esperienza;
esperienza di un anno
ripetuta venti volte…
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
19
Giocare il gioco
nel metodo scout: fra questi, quello che dovrebbe caratterizzare maggiormente le pattuglie è il trapasso delle nozioni, che permette
alla pattuglia di riprodurre la sua funzione
educativa e metodologica nel tempo, quasi
che la sua vita coincida con quella di un
campo scuola continuo che traduca in pratica
l’imparare facendo.
Le basi su cui si fonda una Pattuglia
Ma su quali basi deve poggiare il lavoro di
pattuglia? Esse sono quattro: la prima è la relazione esistente tra i membri della pattuglia,
che si fonda sulla condivisione di valori
grandi e importanti. La seconda consiste nei
contenuti del lavoro di pattuglia, sintetizzabili negli obiettivi che si intende perseguire
per mezzo dell’azione della pattuglia. La terza
è la tecnica, cioè il complesso di strumenti,
conoscenze e competenze che possono essere
attivati per il raggiungimento degli obiettivi.
Quarta – ma non ultima – è la spiritualità,
che è il fondamento e attraversa in modo trasversale tutta l’attività della pattuglia.
Affinché l’azione della pattuglia sia efficace
è necessario che tutti questi elementi siano
presenti in modo equilibrato. Infatti, spingere
troppo sulla relazione trasformerebbe la pattuglia in una comitiva, in cui magari “si sta
bene insieme”, ma che risulta poco efficiente
ed efficace, essendo ripiegata su se stessa. Enfatizzare gli obiettivi e il loro raggiungimento
potrebbe debordare nel cinismo di chi, pur di
raggiungere uno scopo, non tiene in conto le
persone ed è pronto a passare cinicamente
sulla loro testa. Mettere l’accento sulla tecnica, d’altra parte, significherebbe cadere in
una sindrome di onnipotenza che si pasce di
abilità e competenze avulse dai valori e non
collegate a chiari obiettivi. L’assolutizzazione
della dimensione spirituale, infine, oltre che
non essere fedele alla natura profonda dello
scautismo, farebbe cadere il lavoro in uno spiritualismo disincarnato che sarebbe di ostacolo alla crescita armoniosa e globale delle
singole persone nell’orizzonte della santità.
Come fare di una Pattuglia un vero luogo
di formazione?
Il segreto risiede nel possedere un vero
CAPO unità, con le necessarie competenze
metodologiche, ma… non solo. Laura Galimberti e Silvio Marafon, in un articolo uscito su
20
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
Azimuth del 2002, precisano che il capo Pattuglia dovrebbe avere come carattere distintivo una vocazione chiara, intesa come gioia,
entusiasmo, volontà di spendersi oltre il previsto. In particolare, sull’entusiasmo vi proponiamo qualche riga di J. Thurman:
…non siamo noi portati a sopravvalutare l’esperienza e a sottovalutare l’entusiasmo? [….] A capo di
una scuola fu nominato un nuovo giovane direttore e
tra gli altri cambiamenti decise di nominare un nuovo
suo primo assistente. Scelse un giovane insegnante che
era da poco nella scuola. La cosa dispiacque ad un insegnante più anziano, che vi si trovava da lungo
tempo, il quale si presentò al direttore per protestare.
Finì dicendo: non posso capire come abbiate potuto
non tenere conto dei miei venti anni di esperienza. Al
che il saggio direttore rispose: no signor Smith, non
venti anni di esperienza; esperienza di un anno ripetuta venti volte… non cadiamo nell’errore di sopravalutare l’esperienza ripetuta2.
E…se la pattuglia non funziona?….se non
esiste? Se lavora male? Cosa succede?
Non vi sarà trapasso delle nozioni e non vi
sarà soprattutto continuità del metodo: se, infatti, questa si può definire come “…partire
da dove l’altro è arrivato”, se la pattuglia non
funziona o non esiste, si ricomincerà sempre
da capo… anzi si andrà indietro!
Infine metteremo in crisi la funzionalità
stessa dell’associazione… ossia interromperemo un circuito, quel circuito formativo che
parte dalle pattuglie di commissariato e
giunge fino a quelle di unità.
1
Galimberti L., Marafon S. (2002), La pattuglia di
unità, Azimuth, 2.
2
Thurman J. (1983), A proposito di formazione
capi, in Severi P.P., A caccia con Lupo Rosso Solitario, Centro Italiano di studi e di esperienze scout BadenPowell, Modena.
Giocare il gioco
SCAUTISMO E CORPOREITÀ
I sei articoli che vi proponiamo sono tutti sul tema della corporeità,
declinati nelle varie Branche. Buona lettura!
Un corpo per correre,
per saltare, per giocare
 Paola Barbarito
L
a corporeità nello scautismo è individuata in uno dei
quattro punti di B.-P. Occorre tener presente che ogni persona entra in relazione con l’altro attraverso il suo essere
corpo e l’esperienza, che si attua fin dalla nascita, poi maturerà in una presa di coscienza di se. La salute e lo sviluppo del
corpo portano la salute e l’equilibrio della mente, ma si rende
necessario non valutare l’accrescimento fisico solo come questione di specializzazione o di orientamento agonistico e sportivo. Lo scautismo è scuola attiva che basa l’educazione,
all’aria aperta a contatto con la natura, per lo sviluppo armonioso del corpo, come dovere verso Dio: “Dio non ha inventato
movimenti a strappi o a balzi...” (Libro dei Capi, pag. 94). L’esperienza corporea, infatti, si realizza con una crescita graduale,
progressiva e fa godere di un benessere psichico che è utile
per impostare la vita su dei valori autentici. Uno sforzo piccolo
e continuato, poi, crea le buone abitudini nella persona, che
si autoeduca per divenire con la propria intelligenza, competenza e il suo essere corpo, strumento di servizio. Le bambine che noi Capo
accogliamo in Cerchio dovrebbero essere portate
ad una consapevolezza e responsabilità della salute e della forza del proprio corpo per mezzo:
• della conoscenza delle possibilità fisiche in
atto;
• dell’educazione all’uso delle energie, equilibrando fatica e riposo;
• dell’igiene personale, considerando la necessità di percepire il corpo in modo gradevole e
positivo.
• Il metodo delle Coccinelle tiene conto nel percorso a sua disposizione, delle caratteristiche
ed esigenze fisiche delle bambine e di conseguenza rileva la necessità:
• di sviluppo delle facoltà sensoriali (giochi di
Kim);
• di movimento, con attività adeguata (il gioco,
come mezzo naturale e consono al bambino);
• di coordinamento dei movimenti (giochi con
la palla, salto della corda, corsa, staffette,
ecc...);
Lo scautismo è scuola attiva
che basa l’educazione, all’aria
aperta a contatto con la
natura, per lo sviluppo
armonioso del corpo, come
dovere verso Dio: «Dio non
ha inventato movimenti a
strappi o a balzi...» (Libro dei
Capi, pag. 94). L’esperienza
corporea, infatti, si realizza
con una crescita graduale,
progressiva e fa godere di un
benessere psichico che è utile
per impostare la vita su dei
valori autentici.
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21
Giocare il gioco
• di formazione di abitudini di vita sana (lavarsi, pettinarsi, autoregolarsi nel mangiare, bene, riposare, dormire);
• di fare, poiché “le idee entrano attraverso
l’esperienza”, ed emerge inoltre il bisogno
nella bambina del compiuto, di arrivare in
fondo, di vedere il risultato;
• di momenti di quiete per assorbire, riflettere, rielaborare, esprimere le proprie idee;
• desiderio di ripetere, di ritornare a fare giochi, canti, danze, esperienze di uscita, di
ascoltare racconti.
Nei tre sentieri viene data la possibilità alla
Coccinella di verificare le proprie capacità,
di conquistare nuove potenzialità e di
avere una maggiore articolazione nei movimenti complessi e di precisione.
ITINERARIO DEI TRE SENTIERI
Prato
La coccinella è ordinata
La coccinella è obbediente
•
•
•
•
•
Igiene e pulizia personale acquisite come modalità quotidiana
Superamento di atteggiamenti di trascuratezza
Impegno nei giochi di movimento
Attenzione
Coordinamento degli schemi posturali
Bosco
La coccinella è contenta
La coccinella è sincera
• L’impegno è ancora limitato ma si realizza con spirito sereno
• Adattamento a situazioni nuove o sopportazione per alcune difficoltà che si possono presentare
Montagna
La coccinella sa rendersi utile
La coccinella vuol bene a tutti
• Si rende consapevole delle proprie possibilità ed attitudini
Impegno: i brevetti
• Mette a disposizione la competenza conquistata
Un’idea per un racconto movimentato
“La cavalletta e...”
 Liana Baso
C
onsegna: alla parola magica “mangiare”
una Coccinella, rispettando il turno disposto dal Cerchio, può scegliere di fare
un salto, una capriola, una giravolta, la ruota,
ecc... Quando il giro sarà terminato, ma non
la storia, ogni Coccinella potrà eseguire il movimento insieme alle altre sorelline.
Una piccola cavalletta correva felice ed affamata
nel bosco. Aveva una gran voglia di mangiare ed era
indecisa se mangiare un fiore saporito o una succosa
fogliolina. Non aveva ancora deciso cosa mangiare
quando passa di lì un grosso ranocchio affamato che
esclama: “Oggi a colazione mangerò una saporita cavalletta!». Mentre il ranocchio stava pensando ancora al suo pranzo e quindi di mangiare
una cavalletta, arriva una grossa oca affamata del
tutto decisa a mangiare il grosso ranocchio che
esclama: «Oggi a colazione mangerò un saporito ranocchio!”.
22
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
Mentre l’oca sta per mangiare il ranocchio arriva, veloce ed audace, una volpe che esclama: “Oggi
a colazione mangerò una saporita oca!”.
La volpe, in verità, aveva proprio una gran voglia
di mangiare l’oca in quanto erano due giorni che
non riusciva a cacciare e quindi a mangiare nulla.
Ma, mentre la volpe sta per mangiare l’oca arriva
un cacciatore che spara alla volpe; anche lui aveva
voglia di mangiare la volpe ma sbaglia il bersaglio
e questa fugge via nel bosco. A proposito tutti rinunciano all’idea di mangiare e contemporaneamente
l’oca fugge a nascondersi dietro un albero ed il ranocchio nello stagno.
La cavalletta continua a saltare nel bosco domandandosi cosa aveva causato quella confusione e poi
si ferma a colazione per mangiare un fiore saporito
ed una fogliolina succosa senza avere nessuno dietro
con la voglia di mangiarsela!
Giocare il gioco
GiOCO
e SviLUPPO FiSiCO
 Fabio Ferrotti
L’
occupazione principe di un bambino è
il gioco. Non lo diciamo noi scouts,
che pure ce ne intendiamo, essendo il
gioco uno dei mezzi più importanti della nostra metodologia, ma è scritto nel divenire
della cultura dell’uomo, da quando si è eretto
sulle zampe posteriori, acquisendo coscienza
di esistere, cioè facendo discendere un’azione
da un pensiero.
Apertura troppo impegnativa per un pezzo
sul gioco? Non credo: bisogna partire da lontano per esaminare l’importanza che ha il
gioco nello sviluppo psico-fisico del bambino.
Apro una correlazione: giocano anche gli animali, per imparare “a stare al mondo” (in
senso letterale), ed è un parallelismo scientificamente fondato, utilizzato come modello
per gli studi comportamentali sull’uomo.
Quando si pensa ad un bambino e ci si
pone la domanda “Cosa ‘fa’ un bambino?”, la
risposta istintiva è: “Gioca”.
Il gioco come comunicazione con il mondo
Il gioco consente al bambino di misurarsi
con l’ambiente esterno senza rischiare troppo,
con ampie possibilità di poter sbagliare senza
gravi conseguenze (per lui), in linea di massima. Se una cosa non viene bene, o non funziona, o non può essere completata per varie
difficoltà, il bambino può tirarsi indietro; si sa,
finito un gioco, se ne inizia un altro.
Il bambino ha del gioco un’immagine sanissima, completamente ribaltata rispetto a quella
dell’adulto: per l’adulto l’area ludica costituisce
un momento di evasione, per il bambino è la
realtà. Esempio: un bambino, a otto-nove anni,
trascorre due ore per costruire un elaborato
(ed enorme) tracciato per un trenino elettrico,
che si dipana per stanze, sotto tavoli e poltrone;
a sera, prima di cena, per ovvie ragioni, il papà
gli dice: “Bé, adesso smetti di giocare e smonta
il treno”; lui risponde: “Ma come, ho lavorato
tutto il giorno” ecc.
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
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Giocare il gioco
“Il gioco è una cosa troppo seria per lasciarlo
gestire dai bambini”. Quando gli adulti entrano
in questo ambito, devono avere grandissima
sensibilità: una richiesta di assunzione di impegni
troppo mancata o prematura crea danno, perché
lede un naturale sviluppo che in un certo lasso
di tempo porta il bambino ad evolvere verso il
periodo di “giovane uomo”. Ecco perché le società, in cui la cultura di massa tende ad abbassare sempre di più l’età in cui farsi carico di responsabilità eccessive, di scelte “serie”, di
impegni e tensioni a primeggiare, hanno come
naturale conseguenza un incredibile aumento
di patologie comportamentali.
Il gioco e la crescita
Il gioco è direttamente correlato allo sviluppo dell’organismo. Ecco perché occuparsi
di indirizzare, e anche realizzare, il gioco, inteso sia come momento ludico, sia come ambito e spazio temporale formativo, è una
grossa responsabilità. Soprattutto perché corriamo il rischio di sbagliare, e quindi di condizionare la naturale linea di sviluppo. In che
modo? Molto semplicemente, facendo fare
certe cose che quel certo bambino (un unicum)
non è ancora pronto a fare.
Esempio. Filippo deve prendere la Prima
Stella, perciò deve fare trenta salti della corda
avanti e indietro (B.-P., Manuale dei Lupetti,
morso 10). Gianni, suo compagno di scuola,
li fa con estrema facilità, ma Filippo proprio
non ci riesce, perché è più piccolo di Gianni
ed è anche un po’ esile, non riesce a saltare
così tanto. Nell’ordine normale delle cose, a
Filippo non sarebbe mai venuto in mente di
fare trenta salti, perché dopo due o tre volte
che cadeva, o che gli veniva il fiatone, avrebbe
deciso che riuscire a farne cinque o sei bastava
e avanzava, lui era un merlo ad arrampicarsi
sugli alberi, e che ci provasse il Gianni... Ed
ecco il diverso modo di comportarsi tra un
adulto qualsiasi che si occupa di far giocare
dei bambini, e un Capo dei Lupetti che si occupa di Filippo e di Gianni.
Il primo direbbe: “Insomma, Filippo, hanno
saltato tutti, tu sei proprio imbranato: non entrerai mai in prima squadra!” In questo primo
esempio, tipico delle scuole sportive, in cui
non si fa educazione della persona, si può gettare il seme della competitività, tanto osannato dai mass-media e da certi cartoni animati
giapponesi. L’esasperazione di questi concetti
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
porta a società in cui si deve primeggiare, e
alla prima delusione non si è abbastanza formati per sopportare il peso. Akela invece sa
cosa serve a Filippo: “Bravo Filippo, hai fatto
cinque salti da cinema. Magari sabato prossimo arrivi a farne sette: guarda che saltare ti
aiuta se devi arrampicarti su un albero, e se
il primo ramo è troppo alto…”.
Sembrano esempi banali, ma qui c’è tanta
essenza dello scoutismo.
Il gioco come elemento fondamentale
Giocare è naturale come respirare, come
crescere. Giocare all’aria aperta influisce direttamente sullo stesso sviluppo armonico dell’organismo: respirare aria pulita e fresca invece
di aria riciclata degli impianti di riscaldamento
ovviamente giova alla salute! Sembra un’ovvietà,
ma non va data troppo per scontata. In fin dei
conti, dove può andare a giocare un bambino
che abita in una grande città, che d’inverno
deve uscire con la mascherina antismog, che
deve stare attento a non pestare siringhe nel
parco giochi e che deve avere sempre un adulto
che lo controlla (e lo tutela da personaggi equivoci)? Ecco, dunque, il compito di Akela, che
organizza attività all’aperto, porta fuori più
volte che può bambini tra bambini, dove
l’adulto non ha ruolo di adulto, senza spaventarsi
troppo dell’erba bagnata o di un po’ di fango:
se i piedi sono all’asciutto, in un buon paio di
scarponi, i calzoni corti non hanno mai fatto
ammalare nessuno. Naturalmente in tutte le
cose va usato il buon senso. Giocare, saltare,
correre abitua i muscoli a distensioni normalmente non possibili in ambiente chiuso: non
dimentichiamo che per molti bambini l’attività
scout è l’unica attività fisica.
NOTA
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha verificato che
in società con diffusa attività ludica e fisica all’aperto, a
carattere non agonistico, coinvolgente diversi strati di popolazione, si sono avuti nel corso degli ultimi 30-40 anni
aumenti di statura apprezzabili statisticamente.
Giocare il gioco
il nostro corpo
è un dono di Dio
 Silvia Sancilio
“...allora il Signore Dio modellò l’uomo con la polvere del terreno e
soffiò nelle sue narici un alito di vita! Così l’uomo divenne un essere
vivente” (Gen 2-7).
uesto passo della Genesi è, a mio giudizio, meraviglioso:
Dio, con tanta semplicità, ha creato l’uomo e gli ha dato
la vita e, se riflettiamo bene, l’alito di vita che Egli ha
soffiato, è in ognuno di noi! Ma ci ha anche modellato con le
sue mani a sua immagine e somiglianza!
Questo deve portarci a capire che il nostro corpo ci appartiene, ma è Suo; l’abbiamo semplicemente in prestito per poterci santificare durante questa vita.
Tutti noi, quando abbiamo qualcosa in prestito, la trattiamo
con molta cura e la utilizziamo con mille accorgimenti per poterla restituire così come quando ci è stata affidata. Così deve
essere per il nostro corpo: dobbiamo mantenerlo sano e forte
per poterlo rendere a Dio nelle condizioni migliori. E noi
Q
Tutti noi, quando abbiamo
qualcosa in prestito, la
trattiamo con molta cura e la
utilizziamo con mille
accorgimenti per poterla
restituire così come quando ci
è stata affidata. Così deve
essere per il nostro corpo:
dobbiamo mantenerlo sano e
forte per poterlo rendere a
Dio nelle condizioni migliori.
E noi donne, che abbiamo
avuto il meraviglioso dono
della maternità, dobbiamo
curare il nostro corpo con
attenzione ancora maggiore.
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
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Giocare il gioco
donne, che abbiamo avuto il meraviglioso
dono della maternità, dobbiamo curare il nostro corpo con attenzione ancora maggiore.
Per fare ciò, occorre impegnarsi fin dall’infanzia, e noi che siamo delle educatrici, dobbiamo
far capire alle Guide l’importanza di curare il
corpo, e contribuire, con uno dei quattro punti
di B.-P. “salute e forza fisica”, a fortificare ed a
far acquisire loro delle sane abitudini di vita.
Nel linguaggio comune siamo soliti dire che
ogni persona ha un corpo. In realtà, sarebbe
più corretto affermare che ogni persona è un
corpo. Le gambe che ci permettono di camminare, le mani che ci fanno afferrare gli oggetti,
le orecchie, attraverso le quali sentiamo ciò
che gli altri ci dicono, gli occhi, infine, che
stiamo utilizzando per leggere questa pagina,
compongono tutti insieme la nostra persona,
rappresentano noi stessi.
Per lungo tempo si è pensato che la persona
umana fosse la somma di due entità decisamente diverse: da una parte vi era la mente,
cioè il pensiero, l’intelligenza; dall’altra vi era
il corpo, niente più che un misero contenitore.
Ma il corpo è ben più importante, è l’involucro
della nostra anima.
La nostra vita quotidiana è il risultato dell’unione di mente e di corpo ed ognuna delle
due parti è assolutamente legata all’altra. Le
ragazze in età Guide hanno ormai lasciato alle
spalle la fanciullezza, e vivono il momento che
le prepara alla profonda e delicata trasforma-
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
zione della pubertà, quindi della maturazione
in tutti i sensi. Questa è un’età difficile, mutevole, piena di nuovi sentimenti e di emozioni,
che oscilla tra slanci ideali e chiuse malinconie, a volte ribelle, ma in fondo fragile e bisognosa di comprensione.
Lo sviluppo fisico avviene contemporaneamente allo sviluppo psicologico e bisogna seguirlo con cura. Bisogna far capire alle Guide
quanto sia importante l’igiene perché la salute
è vulnerabile per le continue aggressioni provenienti dall’ambiente in cui viviamo: alimentazione sbagliata, aria inquinata, ecc.
Noi possiamo dare un apporto incisivo alla
comprensione dell’importanza del corpo per
le Guide, mediante la vita all’aperto e mediante l’avventura.
Questo perché esiste un’armoniosa fusione
tra benessere fisico e scoutismo. Amore per la
natura, esercizi naturali e giochi caratteristici,
esperienze di vita e di collaborazione confluiscono nel nostro metodo per dare alle Guide
un modo di vita ricco di valori morali, spirituali e fisici. Il Guidismo è, quindi, una palestra
di fortezza dell’animo e del corpo.
Proponiamo alle Guide giochi di movimento, esercizi ben congegnati durante la ginnastica del mattino, facciamole arrampicare
sugli alberi, facciamo godere loro nel modo
più pieno la natura.
Infatti il senso più vero della Vita all’Aperto
e dell’Avventura è la libertà.
Giocare il gioco
Una giornata di
Campo estivo
 Luciano Furlanetto
dete tra i vostri compagni
Sveglia: corsa per il bosco,
tutt’intorno”; “Io sono tuo da
esercizi di B.-P. con le relative
Grande Gioco.
capo a piedi”;
preghiere, coscienza del tutt’uCon l’intelligenza e i
6. “A questo esercizio che
no che siamo. Gli esercizi fisici
sensi del nostro corpo
vi fa stare alternativamente
e le preghiere cominciano a
possiamo udire le
diritti in piedi, o accosciati,
mettere in atto le attenzioni
spiegazioni, intuire i
potete collegare il pensiero
per il corpo-spirito fin dalle
risvolti più favorevoli
che - siate in piedi o seduti, al
prime battute della giornata:
alle nostre possibilità
lavoro o in riposo - vi terrete
risvegliarsi progressivo di tutti
fisiche o di strategia
sempre su (come fanno le
i muscoli per la corsa, il salto,
coscienza del
mani che tenete sui fianchi),
aggirare gli ostacoli troppo
proprio essere
per fare in modo di compiere
alti, arrampicarsi. Coscienza
solo ciò che è retto e giusto”.
di essere creature e di essere
Colazione-riordino: un po’
pronte al servizio del prossimo. Coscienza della crescita progressiva, che alla volta i ragazzi, dopo aver nutrito il corpo,
ci si sta educando: “con il palmo e le dita di ringraziando Dio anche di questo dono, coentrambe le mani strofinatevi con forza, e minciano ad educare il corpo all’ordine riproper parecchie volte la testa, il viso e il collo; ponendo la felice condizione dell’Eden, il
massaggiatevi i muscoli del collo e della gola. nuovo Eden, il Regno sulla terra.
Spazzolatevi i capelli, pulitevi i denti, lavatevi Issabandiera: in ordine con l’uniforme, col’interno di naso e della bocca, bevete una scienza del corpo e del suo vestito che accotazza di acqua fredda, e poi continuate con muna i fratelli, coscienza di essere; essere
gli esercizi successivi”. “Come se beveste, con uno; essere in una Sq. con altri fratelli; di esi polmoni, la buona aria che
Dio ci ha dato” “Grazie” (mio
Dio); “Benedici...”;
1. “Volendo dare un significato a questo esercizio, a
cui pensare mentre lo eseguite, immaginate questo: le
mani intrecciate significano
che siete strettamente uniti
agli amici – cioè agli altri
scouts – che vi circondano
mentre vi volgete a destra, a
sinistra, davanti e dietro; in
ogni direzione siete legati
agli amici. Amore e amicizia
sono doni di Dio, perciò
quando vi piegate all’indietro guardate al cielo, e ispirate l’aria pura insieme a
questo sano sentimento –
che poi, espirando, diffonAZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
27
Giocare il gioco
sere nel Riparto, in mezzo a molti; di essere
in un’Associazione nazionale; far parte dell’Unione, essere in tanti in questo momento
nella stessa situazione anche in altre parti dell’Europa. Il Padre Nostro che si recita all’issa
riassume tutto questo.
Inizio attività della giornata: Grande
Gioco. Con l’intelligenza e i sensi del nostro
corpo possiamo udire le spiegazioni, intuire i
risvolti più favorevoli alle nostre possibilità fisiche o di strategia – coscienza del proprio essere – Corsa veloce, appiattimento, scatto al
momento più favorevole alle mie possibilità,
pronto al segnale del Capo Sq. E tutto un
canto di lode al dono di Dio che sono.
Angelus: ringraziamo Dio per il grande dono
che ci ha fatto: il Figlio. E si è fatto carne e lo
ha fatto per mezzo del corpo di Maria.
Cucina e pranzo: ha bisogno di carburante
questo corpo, grazie Dio di avercelo dato, la
mente si rilassa, siamo vicini agli amici,
pronti a darci una mano,.. anzi, oggi non toccano a me le pentole da lavare ma posso sempre mettermi al fianco e fare per lui.
Esplorazione di Sq.: partiamo, andatura veloce ma non di corsa, andiamo a conoscere un
paese, eccolo, si profila davanti, a fondo-valle.
I nostri corpi servono ad entrare in comunicazione con gli altri, parliamo, ascoltiamo, riusciamo a capire di cosa ci parlano perché anche
noi abbiamo freddo d’inverno e allora sappia-
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
mo perché le case sono costruite in questo
modo e hanno i focolari. Il fatto di avere un
corpo ci permette anche di metterci a disposizione – il servizio c’è se esiste il corpo – sempre pronti a servire il Prossimo, ci prepariamo,
addestriamo - ma addestriamo prepariamo il
nostro essere complessivo - per essere pronti
a fare. Pronti a fare con il corpo: è la presenza
e la preparazione del nostro corpo che ci permettono di saper sorreggere uno in difficoltà,
saperlo trarre a riva, saperlo... In questo modo
il nostro corpo è artefice di quel Regno già
sulla terra che ci ha promesso Cristo.
S. Messa serale: è il momento che ci permette di rientrare in noi stessi, di accogliere
nel nostro corpo il Cristo perché ci nutra, ci
sorregga, ci faccia esser più buoni, ci porti
verso il Suo Regno anche su questa terra.
Cena, fuoco di bivacco: che bello sentirsi
fra amici, passarci ragioni per essere contenti, fare partecipi gli
altri di nostre idee serie o allegre:
canto scenette parlate, mimica.
Mimica: addestrare il corpo attraverso la coscienza dei suoi limiti
e delle sue possibilità a trasferire
agli altri pensieri e sentimenti.
Fine del fuoco e silenzio: ringraziare il Signore per tutti i
doni della giornata, chiedergli
scusa per quello che non abbiamo fatto ed era nelle nostre
possibilità, per quello che abbiamo fatto ed era meglio che
non lo facessimo. Sì, tutto
quanto successo in questa giornata è stato possibile grazie al
dono che abbiamo ricevuto da
Dio, attraverso i nostri genitori,
del corpo.
Giocare il gioco
Corporeità
del FUOCO
 Tullia Di Addario
uando le donne hanno la possibilità di trasmettere in pienezza
i loro doni all’intera comunità, la stessa modalità con cui la
società si comprende e si organizza risulta positivamente trasformata, giungendo a riflettere meglio la sostanziale unità della
famiglia umana. (Donna: educatrice alla pace, Messaggio di Giovanni
Paolo II per la Giornata mondiale della pace).
Nelle mete di ciascuna tappa della scolta troviamo la corporeità come elemento fondamentale dei vari traguardi che
si pongono alle ragazze in terza branca.
Q
Motivazioni psico-fisiche
Fino ai diciassette anni circa, le ragazze vivono uno squilibrio
del proprio corpo, caratterizzato da una diffusa debolezza, soprattutto a livello psicologico; ciò porta ad una diffusa difficoltà
ad accettarsi fisicamente, difficoltà che può sfociare in due
tipi di eccessi:
• trascuratezza e tendenza alla mascolinità;
• una cura esagerata di sé, culto della bellezza
estremamente influenzati dalla moda.
Dopo i diciassette anni avviene, solitamente, un
rafforzamento fisico che determina anche un
maggior equilibrio psicologico, poiché si acquistano
dei ritmi di vita e delle abitudini determinanti.
La scoperta del proprio corpo, nella sua totalità e
complementarità con l’uomo, contribuisce notevolmente al raggiungimento della suddetta stabilità
psico-fisica.
Occorre ancora far
comprendere come il
cammino della scolta sia tutto
un cammino verso una mèta,
sia un continuo prefiggersi gli
scopi della propria esistenza,
sia un fare delle scolte. La vita
di Fuoco serve a questo.
Quando avremo compiuto le
scelte essenziali della nostra
vita, sapremo come fare del
nostro corpo un dono e uno
strumento come Dio ci,
chiede.
Motivazioni pedagogiche
Per questi motivi alle scolte semplici si propone,
innanzitutto, la scoperta e la conoscenza del proprio corpo, l’impegno a rafforzare il proprio
corpo mantenendolo sano ed attivo attraverso
un continuo allenamento ed un itinerario di educazione sessuale. Durante il resto della vita di
Fuoco le Scolte viandanti approfondiscono la conoscenza del proprio corpo in particolare in riferimento al ciclo vitale.
La strada fatta a piedi con uno zaino in spalla,
la fatica che la Route ci procura hanno anche
questo senso: non è possibile affrontarli senza
che il fisico sia preparato. La stanchezza eccessiva
e la debolezza non ci permetterebbero di godere
niente di ciò che facciamo, sarebbe davvero una
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
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Giocare il gioco
“fatica inutile”. Chi non ha mai sentito dire
dai passanti sbalorditi alla vista di tante ragazze, sole in cammino verso una vetta: “Ma
chi ve lo fa fare?!”. Ed anche il nostro andare
“sole”, cioè senza l’aiuto dei ragazzi (altra
obiezione dei soliti passanti: “Ma perché siete
senza ragazzi?”) ha la motivazione di conoscere
i propri limiti, che non significa limitarsi,
ma tarare lo sforzo sulle reali possibilità del
nostro fisico e, se possibile, cercare sempre
di migliorarle. Un corpo sano, robusto ci permette di essere indipendenti e preparate ad
affrontare la nostra vita di donne.
L’attuale concetto di cura del corpo, intesa
come ricerca della perfezione fisica per motivi
puramente estetici, la tendenza, sempre più
diffusa, ad infliggersi diete ferree, magari per
imitare modelli utopici di donne eteree, con
il rischio di cadere in malattie che tendono
alla distruzione del proprio corpo (anoressia,
bulimia...) sono l’evidente dimostrazione di
come le attuali adolescenti siano in difficoltà
ad accettare se stesse e a trovare modelli che
le aiutino a superare le proprie difficoltà.
Nella visione cristiana il corpo è strumento
e dono.
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
“Il rapporto con Dio non è separabile dal
rapporto con gli altri, e chi non sa aprirsi ad
un ‘tu’ umano non saprà neppure aprirsi a
Dio”. (Donna: educatrice alla pace, Messaggio di
Giovanni Paolo II per la Giornata mondiale
della pace).
S’impone una nuova attenzione al proprio
corpo perché strumento per donare agli altri,
in tutte le forme che Dio stesso ha pensato;
dobbiamo poter rispondere il nostro “sì” con
la mente e con il corpo qualunque sia la missione che Dio ha scelto per noi, il progetto a
cui ci ha destinato.
La Scolta, in cammino sulla
strada della propria vita, ancona alla ricerca della propria
vocazione e spesso preoccupata
dal suo futuro, tende a reagire
anche con ostilità a questo genere di discorsi, ritenendo il
matrimonio come un impegno
da prendere il più tardi possibile e la maternità una limitazione alle sue libertà.
Occorre, allora, affrontare
con le ragazze il senso profondo del nostro essere donne,
attraverso la valorizzazione
delle differenze che ci caratterizzano e che arricchiscono
la creazione: “Attraverso i secoli,
la donna è stata definita costantemente a partire dalla sua possibilità biologica di essere madre.
La maternità è un valore importantissimo, ma autonomo: non è
questo che conferisce valore e significato all’esistenza femminile o
Giocare il gioco
all’incontro d’amore. Soprattutto la maternità viene
abbassata nel suo valore e nella sua dimensione
profondamente personale, se viene ridotta a dimensione unica della vocazione femminile” (Lilia Sebastiani, Donna e Pace, una liberazione che libera; riflettendo su Donna Educatrice alla pace).
Occorre ancora far comprendere come il
cammino della scolta sia tutto un cammino
verso una mèta, sia un continuo prefiggersi
gli scopi della propria esistenza, sia un fare
delle scolte. La vita di Fuoco serve a questo.
Quando avremo compiuto le scelte essenziali
della nostra vita, sapremo come fare del
nostro corpo un dono e uno strumento come
Dio ci chiede.
Spunti di attività
Il tema della corporeità in Fuoco può essere
facilmente inserito nel tema più ampio che
tratti la donna nelle varie sfaccettature (punto
di vista storico, politico, psicologico...).
Punto di vista fisico
Alcune idee:
• approfondimento del funzionamento del
nostro corpo come donne tramite l’intervento di un esperto (medico) sul ciclo vitale;
• intervista alle proprie mamme sulla loro
esperienza di maternità;
• approfondimento della morale matrimoniale in particolare sul concepimento;
nozioni di educazione sessuale;
cura del corpo:
1. dedicare un quarto d’ora della riunione
all’esercizio fisico sperimentando, a cura
delle scolte, i vari tipi di ginnastica conosciuti;
2. esercitarsi, di Fuoco, in uno sport specifico;
3. proporre tornei di Distretto (o Regione) per
sperimentare il successo della preparazione.
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
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Giocare il gioco
essere forti
per essere utili
 Ale Barbaro
P
er servire c’è bisogno di un corpo “Esser forti per essere
utili!”, è un motto che potrebbe essere la sintesi di un
programma di crescita individuale per l’età del giovane
Rover: per poter servire in modo efficace, è necessario formare
una persona che sia forte, nell’anima e nel corpo.
Tale motto comunque è più attinente alla crescita, allo sviluppo ed alla cura del proprio corpo e del proprio fisico. Non
va dimenticato che ogni azione, ogni sforzo, anche fisico, non
porta ad alcun risultato se non è supportato dalla volontà,
dalla tenacia e dalla convinzione di ottenere un certo risultato:
volontà, tenacia e convinzione che fanno parte della sfera più
complessa della personalità e del carattere di un giovane.
Nell’età Rover, il giovane vive la contraddizione fra lo sviluppo del proprio corpo, caratterizzato dalla fine della pubertà
e da una raggiunta maturità biologica, e la maturità della personalità, non ancora del tutto raggiunta, sul piano intellettivo,
morale-affettivo, culturale e religioso: il raggiungimento di un
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
Come non stupirsi di fronte ad
uno spettacolo teatrale per la
bravura comunicativa, per i
virtuosismi mimici di un bravo
attore o di un interprete di
un’opera lirica, di una
commedia o di un dramma?
Guardare al proprio corpo
come “traccia divina” quindi,
è il primo esercizio di Fede.
Il secondo passo è la scoperta
che questo corpo perviene da
un atto d’amore dei nostri
genitori e di un Dio che ha
impresso la vita: Corpo come
dono.
Giocare il gioco
prattutto sul piano fisico durante le frequenti
attività di vita all’aperto: resistenza, tenacia,
recupero dell’uso dei sensi sono il denominatore comune delle uscite e dei campi mobili.
Ma questo non basta, se questa formazione
non viene finalizzata ad un qualcosa di superiore, se non serve per cogliere l’essenza della
realtà e dell’esistenza. Tre sono, a mio parere,
le dimensioni da tenere presenti nello sviluppo
fisico, che rispondono tutte alle famose tre
domande della formazione: Chi sono?; Cosa
faccio?; Dove vado?
certo equilibrio fra queste componenti costituisce l’obiettivo principale per un Capo Clan.
Il corpo, a questa età, costituisce la componente predominante delle relazioni del Rover
con l’ambiente circostante e spesso viene utilizzato come strumento di comunicazione,
nell’ambito delle relazioni affettive con i coetanei e, se pur in modo contrastante, con il
mondo degli adulti.
Lo sviluppo del corpo, se da un lato rende
autonomo e libero un giovane nello slanciansi nel mondo in modo a volte rumoroso,
dall’altro gli impedisce di cogliere appieno le
motivazioni del proprio agire, caratterizzato
da pulsioni, da un vissuto spericolato e istintuale del presente, senza una progettualità
del futuro. E la fase in cui tutto viene messo
in discussione, anche il proprio corpo, che risulta essere lo strumento principale del contrasto col mondo adulto, che nella realtà
odierna si può concretizzane nella frase: “Trasgressivo è bello!”. Energia, forza, potenza
sono gli aspetti caratterizzanti il corpo di un
giovane e costituiscono il mezzo per l’entrata
di una generazione nel mondo degli adulti:
questo è un aspetto da considerare anche in
campo educativo, perché ad un giovane si possono chiedere sforzi notevoli, dando, naturalmente, gli stimoli e le motivazioni adeguate.
Il Roverismo penetra profondamente nella
formazione del giovane e lo coinvolge so-
1. Dimensione biologica: che cos’è il mio
corpo?
È la dimensione della conoscenza dell’aspetto morfologico e fisiologico, dei meccanismi che presiedono alle funzioni della vita:
Nascita, Metabolismo, Procreazione, Monte.
Per offrire un servizio valido è importante cogliere questi aspetti per saper intervenire in
modo adeguato, direttamente o indirettamente, in caso di necessità.
2) Dimensione Etico-sociale: Come utilizzo il mio corpo?
E la dimensione relazionale: come utilizzo
il mio corpo per rapportarmi agli altri?
In età Rover il corpo serve per veicolare
una personalità, per comunicare sentimenti,
per provare sensazioni di consumo immediato senza perdere tempo, cogliendo tutto
quello che il mondo degli amici propone:
viene sperimentato il vissuto puramente orizzontale del benessere e del piacere personale,
trasgredendo spesso le regole dei ritmi naturali del corpo, inseguendo dei ritmi artificiali,
in cui non ci sono limiti se non nella soppressione della propria vita; basti pensare alle
stragi del sabato sera...
Essere forti per essere utili si amplia nell’essere liberi: liberi dalle forme di condizionamento sociale, che impongono ritmi non
consoni all’habitus biologico del proprio
corpo e che impediscono al singolo di accorgersi delle realtà di corporeità deformate
dalla nascita o realtà di malattie che la società
emargina, quasi non fossero connaturate con
la realtà umana.
Utilità e libertà si acquisiscono perciò con
un utilizzo corretto del nostro corpo, con
buone abitudini sul piano dei ritmi, della nutrizione alimentare e fisica (atletismo). Solo
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
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Giocare il gioco
così si potranno fronteggiare gli scogli indicati da B.-P. ne’ “la Strada verso il Successo”:
Il Vino: i vizi quali, il fumo, l’alcool, la pigrizia, il culto smodato del proprio corpo, l’abuso dei ritmi del sonno o della veglia
notturna debilitano progressivamente il fisico
del Rover impedendogli di espletare un buon
servizio verso gli altri e portandolo a chiudersi in una visione egoistica ed edonistica di
puro piacere d’istinti.
I Cavalli: l’oziare, il non essere protagonista
e costruttore del tempo libero, limita l’uso
delle proprie abilità fisiche, sprecando così
inutilmente un dono che Qualcuno ci ha fatto.
Cucù e Ciarlatani: Il corpo è un bene comune e come la proprietà privata ha una valenza sociale; così il benessere del proprio
corpo è un valore che va perseguito, per evitare di costituire un ulteriore costo sociale in
caso di manchevolezze derivanti da abusi perpetrati a danno nostro o ancor peggio a danno
altrui. Interessante a questo proposito è la possibilità di offrire, donare parte di se stessi ad
altri più sfortunati attraverso la donazione del
sangue o dei propri organi. Come servire
quindi ed essere utili agli altri se debilitati e
minati nel fisico per propria incuria? Vivere
bene il proprio corpo significa giocare un
ruolo attivo anche per il benessere comune.
La donna: Questo costituisce uno scoglio
notevole nella nostra società. In questo caso
vivere bene il nostro corpo è vivere bene la
nostra sessualità, nel senso lato del termine
(genitalità e rapporto interpersonale). Il Roverismo propone una dimensione etica del rapporto in base alla quale per aver rapporti
corretti con l’altro sesso non è sufficiente una
maturità genitale biologica, ma serve anche
una maturità che significa assunzione e responsabilità. Tale responsabilità si acquisisce
con una crescita profonda che si avvale dell’adulto formato (capo) e dell’A.E. Sfera morale e sfera sessuale devono andare di pari
passo. Solo così il corpo assume una dignità
che trascende la pura materia organica ed investe tutta la persona.
Esiste anche in natura un tempo per crescere ed un tempo per donarsi all’altro nell’atto procreativo e non per rispondere a
pulsioni o ad istinti fini a se stessi che producono solo danno e schiavitù.
L’irreligiosità: E il non ammettere che
anche il corpo come la persona son creature
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
dello stesso Dio, che sono il frutto dell’amore,
il Tempio, la casa del Dio Vivente:
“Dio creò l’uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio, (...) gli soffiò nelle narici un
alito vitale e l’uomo diventò una creatura vivente” (Genesi 1, 27; 2, 7).
3) Dimensione Religiosa: che significato
ha il mio corpo?
Tale dimensione è connaturata alla problematica della crescita nella fede.
Nella ricerca di Dio, il proprio corpo rappresenta la prima traccia, la prima impronta;
è lo strumento primo che consente di avvicinarsi al Creatore: come non stupirsi di fronte
a quella meravigliosa Macchina, che è il corpo
umano e che ci consente di camminare lungo
un sentiero di montagna per arrivare ad ammirare il paesaggio da una vetta alpina?
Come non meravigliarsi delle capacità di
resistere serenamente alla fatica e alle avversità di una pioggia o di una grandinata, durante una marcia in uscita od a un campo
mobile? Come non stupirsi di fronte ad uno
spettacolo teatrale per la bravura comunicativa, per i virtuosismi mimici di un bravo attore o di un interprete di un’opera lirica, di
una commedia o di un dramma?
Guardare al proprio corpo come “traccia
divina” quindi, è il primo esercizio di Fede.
Il secondo passo è la scoperta che questo
corpo perviene da un atto d’amore dei nostri
genitori e di un Dio che ha impresso la vita:
Corpo come dono.
Giocare il gioco
Ma un dono va opportunamente e gelosamente curato e conservato, ma non per se
stessi, in quanto il nostro corpo non ci appartiene, ma appartiene alla vita ed a tutte le sue
forme e come tale va a sua volta donato; Dio
infatti ci ha posti nel mondo, perché lo rendessimo un po’ migliore e perpetuassimo il
suo primo atto d’amore. Essere Fonti, dunque, per essere utili. Convinto di avervi adeguatamente tediato sulle motivazioni eccovi,
cari capi clan, alcuni spunti di attività sull’educazione alla corporeità:
a)
•
•
•
•
•
•
Inchiesta
Sessualità e genitalità
La morale cattolica sul corpo
Cura del proprio corpo: Le mode
I vizi del Corpo: Fumo, alcool, droga
I ritmi del corpo: Riposo-Attività
Pensiero ed azione: Ora et Labora, Mens
sana in corpone sano.
• L’Handicap
(Utile strumento può essere ancona il questionario elaborato dalla Branca Rover per il
Campo Nazionale sui monti Sibillini da utilizzarsi, sia come proposta d’indagine, sia come
verifica personale: l’ho esperimentato e lo
trovo tuttora valido ed attuale; per i capi clan
giovani sarà opportuno chiamare una persona adulta fidata, a contatto col mondo giovanile, magari scelta insieme al Capo gruppo,
come testimonianza vivente di una crescita
già avvenuta).
b) Capitolo
• Confronto a livello Rover-Capi sulle tematiche sopra citate
c) Impresa
• palestra settimanale di Rover e Capi;
• ginnastica Hebert durante ogni uscita ed al
campo invernale;
(Carnet di Marcia n. 11-12/1982 artt. di Enrico
Pollini)
• attività di Espressione: il linguaggio del
corpo;
• Buone Azioni presso Case di Riposo o
presso Centri per Handicappati;
• tornei sportivi di distretto: Calcio, Pallavolo, Pallacanestro;
• alpinismo, Speleologia, Attività marinare o
fluviali (Canoa, Kajak).
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
35
Giocare il gioco
andare
controcorrente? Sì!
 Matteo Rampulla Tesoriere Generale e Vice Presidente di Scouting scrl
N
ella felice immagine che B.-P. ci da
dello Scout c’è quella del saper guidare
da solo la propria canoa. Di per se è
difficile, bisogna essere abili, conoscere le
insidie celate tra i flutti e così via. Ma, se provassimo ad andare controcorrente? Sicuramente
le conoscenze, la forza, l’abilità del rematore
sarebbero messe ancora di più alla prova. Ma
che soddisfazione dopo esserci riusciti! La metafora (forse azzardata) mi permette di illustrare
quello che il Consiglio di Amministrazione di Scouting sta
provando a fare: andare controcorrente! Si, ma quale corrente? In quale mare? Verso
dove?
La pesante crisi economica
che sta scuotendo il mondo
intero non risparmia nessuno
e lo Scout laborioso ed economo,
fa fruttare al meglio le proprie
capacità e quello che ha.
Scouting, poiché azienda,
ha lo scopo di stare sul mercato cercando di soddisfare al
meglio i propri clienti. E siccome i clienti di Scouting siamo noi che componiamo l’Associazione, lo sforzo è piacevole poiché permette il soddisfacimento delle esigenze di
tutti noi, piccoli e grandi.
Tra non molto sarà pubblicato il nuovo listino e in esso si renderà concreto il nostro
“andare controcorrente”! Come? Riducendo i
prezzi dei “generi di prima necessità”!
Facile è intuire quali siano questi generi:
essenzialmente i capi dell’uniforme. Ciò è
stato possibile grazie ad una serie di scelte
A TUTTI I CAPI GRUPPO, VICE CAPI GRUPPO E ASSISTENTI:
ATTENZIONE!!!!
L’INCONTRO NAZIONALE CAPI GRUPPO, VICE CAPI GRUPPO E ASSISTENTI DEL 2012
si terrà dal 9 al 12 agosto,
nel periodo e nei luoghi del campo mobile nazionale Rover e Scolte
e si chiuderà insieme ai ragazzi.
Sarà una bella occasione per pensare alla vostra formazione,
per confrontarti con altri capi gruppo,
ma anche per stare insieme alle vostre terze branche!!!
Pensateci e organizzatevi già da ora!!!!!
36
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
Giocare il gioco
più oculate nella ricerca dei fornitori e alla
volontà di permettere a tutti di indossare
un’uniforme consona alle direttive associative.
Ecco il nostro andare controcorrente! Intorno
a noi si riscontra un incremento indifferenziato
dei prezzi, spinto da pseudo ragioni di mercato.
Ognuno difende la propria scelta di aumentare
i prezzi, dando la colpa ad un altro e così si
crea un effetto domino (spesso incontrollato
e soggetto a forme speculative) che entra
nelle case (anzi nelle tasche) di tutti.
Nel suo piccolo, Scouting, cooperativa delle
Guide e Scouts d’Europa, vuole spezzare la
catena, riducendo all’osso i margini di ricavo
e offrendo, quasi al prezzo di costo, i prodotti
in catalogo agli acquirenti.
A questa volontà fa seguito una
speranza… La riduzione del costo delle uniformi, che avviene senza cedere di un passo
alle scelte morali che con-
dizionano l’individuazione dei fornitori, dovrebbe portare a una maggiore diffusione
dell’acquisto delle medesime. L’uniforme è
tale finché rimane elemento di unione ed
identificazione per tutti i soci di una società
o di una associazione. Se quindi ognuno di
noi indossasse la camicia di un colore diverso
(nelle infinite tonalità di kaki o celeste) o di
foggia diversa, o i pantaloni, o la gonna, o il
maglione, che soci siamo? Di quale Associazione? Come interpreta la cosa chi ci osserva?
E il novizio che entra (o meglio la sua famiglia)
che idea si fa?
A tutto questo aggiungiamo delle semplici
considerazioni di carattere morale… Acquistiamo un capo dell’uniforme presso una bancarella o un centro della GDO (come spesso
avviene). Non possiamo fare finta di non
sapere che alimentiamo un mercato illegale
o di sfruttamento delle condizioni lavorative.
Possiamo tapparci gli occhi di fronte a
simili situazioni pur di risparmiare 5 o 10
euro? Io credo di no!
A proposito di uniformi, credo valga la
pena di ricordare che nei mesi scorsi si è
provveduto (grazie all’impegno dei capi della
Commissione Uniformi) a definire foggia e
colore della camicia Scout e che nelle prossime
settimane si provvederà a definire foggia (con
un taglio più “femminile”) e colore della camicia Guide.
Ricordo infine che all’indirizzo
[email protected] possono essere indirizzate idee, suggerimenti e proposte per migliorare il servizio reso.
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
37
RADICI
Il nostro emblema - 2
La croce a 8 punte
 Attilio Grieco
I
l distintivo comune a tutte
le associazioni dell’Unione
Internazionale delle Guide
e Scouts d’Europa – FSE è la
croce ad 8 punte caricata da un giglio
d’oro. In un precedente articolo abbiamo
visto il significato del giglio, illustriamo
ora quello della croce. L’emblema della FSE
fu disegnato da Pierre Joubert, celebre disegnatore scout francese, il quale scelse la
croce dell’abbazia cistercense di Morimond,
in Francia. Tale croce è anche detta
dell’Ordine Ospitaliero di San
Giovanni di Gerusalemme,
gli attuali Cavalieri di
Malta. La croce è un
simbolo che fu usato
dai crociati e, in
modo particolare, dagli ordini monastico-mili-
B
tari nati in Terrasanta. La croce,
rappresentazione simbolica di
Cristo che ha voluto soffrire e
morire su una croce per redimere
gli uomini, è simbolo dell’amore di Dio e
l’ideale scout, rappresentato dal giglio,
trova la sua piena espressione nella fede
cristiana rappresentata dalla croce. La croce
è di colore rosso per ricordare il sangue
versato da tanti martiri della fede cristiana.
Le 8 punte della croce simboleggiano le Beatitudini del Discorso della Montagna (Mt 5, 311). Questo brano del Vangelo viene letto
ogni anno per la festività di Ognissanti e fu
proprio nella festività di Ognissanti del 1956
che alcuni giovani capi cattolici, protestanti
e ortodossi diedero vita alla FSE a Colonia, in
Germania. Una piccola curiosità è che le Beatitudini sono 9 e non 8 e qualcuno talvolta
chiede se una delle Beatitudini “non va contata”. La risposta è che “tutte” le Beatitudini
contano, però le ultime due toccano uno
stesso aspetto e quindi vengono contate come
una sola. Sono due perché sono proprio
queste le situazioni difficili nelle quali vi è
maggiore necessità di avere e di chiedere
forza al Signore.
eati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli
Beati gli afflitti, perché saranno consolati
Beati i miti, perché erediteranno la terra
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro
di voi per causa mia Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli
(Mt 5, 3-11)
38
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
100
A
NNI
GUIDE
Una serata
indimenticabile
 Antonella Chinellato Orso Generoso
C
are Coccinelle, Guide, Scolte, Capo, vi
scrivo questa lettera per dirvi grazie!
Ho partecipato sabato 14 maggio 2011
ai festeggiamenti dei 100 anni del Guidismo,
per i Distretti di Treviso, e… mi sono emozionata tanto!!
Chi sono, vi chiederete… una ex-Capo? Una
vecchia Capo? No, sono una Guida, Scolta,
Capo, moglie, mamma; tutto questo perché
rimane sempre dentro di me lo spirito di servizio e di avventura! Infatti quel seme piantato
con la promessa nel 1973 (che ricordo con
tanta emozione) è rimasto per sempre attivo e
fertile. Ho trascorso una serata indimenticabile
per l’atmosfera che si respirava… per lo stile
e per quello spirito che aleggiava in quel posto.
Arrivando, mi sono trovata subito a casa; l’entrata realizzata magnificamente, l’alzabandiera,
maestoso, tutte quelle tende, i fuochi per la
cena, il vociare, i saluti, la divisa, la “nostra divisa”, (che conservo ancora gelosamente nell’armadio ma che ahimé… non mi va più
bene!), una miriade di fazzolettoni colorati,
un’organizzazione impeccabile! Grazie ancora.
Ed ecco il momento del fuoco di
bivacco! Che spettacolo… che
partecipazione… che risate! Anche se il fuoco non c’era, io sentivo lo scoppiettio della legna, il
profumo del fuoco che arde; rivivevo, come per incanto, i tanti
fuochi di bivacco fatti e le veglie
alle stelle, e pensavo a quanto
sono stata fortunata! Non è nostalgia, ma gioia nel vedere che
quel seme piantato da un gruppetto di Guide nel lontano 1948
ora sia diventato veramente una
quercia robusta, solida, punto di
riferimento per tante ragazze e
per tante donne.
Certo, ho rivisto tante persone,
abbiamo ricordato aneddoti, avventure, disavventure. Ci è bastato
per esempio ricordare i nostri primi zaini militari, pesantissimi, nei quali ci stava appena
appena il sacco a pelo! Oppure le tendine canadesi per la route, dai pali ancor più pesanti!
Tante erano le persone presenti alle quali
sono legata da ricordi, ma la mia felicità era
dovuta al fatto che ci sono ancora tante e
tante Guide e Scolte che continuano a vivere
la meravigliosa avventura che è il GUIDISMO!!
Tornando a casa, avevo dentro di me una
grande gioia e pensavo a quanto il guidismo
abbia dato alla mia vita, a quanto mi abbia
formato nel carattere, aiutato nelle scelte
anche lavorative, quanto mi abbia aiutato nelle
relazioni e nei rapporti con gli altri, quanto
mi abbia aiutato a sopportare i dolori e le
fatiche della vita. La strada, questa grande
maestra, la fatica di raggiungere una meta, la
gioia di arrivare, l’aiutarsi, il condividere;
questa è anche la vita… e io dico sempre
grazie alla strada, e a Gesù il Risorto che sulla
strada ci accompagna sempre come i discepoli
di Emmaus.
Grazie ancora a tutte!
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
39
ORIZZONTE EUROPA
Château-Landon
 Beniamino Diodati Pattuglia Europa
C
hâteau-Landon è un antico castello circondato da un bosco di ippocastani e
percorso da un piccolo fiume situato in
aperta campagna a due ore da Parigi. Il Castello di Landon è anche il Campo Base Nazionale de l’Association française des Guides et Scouts
d’Europe (AGSE).
È qui che si svolgono le maggiori riunioni
dell’associazione francese ed i campi scuola.
In tale luogo di singolare serenità si è svolto
inoltre il secondo meeting internazionale
UIGSE volto alla presentazione della realtà
francese nelle giornate di sabato 9 e domenica
10 aprile 2011. Sulla scia del primo incontro a
Soriano nel 2010 – l’Italia si racconta – l’Associazione francese ha accolto i rappresentanti
degli altri movimenti nazionali provenienti da
Spagna, Portogallo, Bielorussia, Svizzera, Belgio, Polonia, Russia, Slovacchia ed ovviamente
Italia. Un’accoglienza decisamente degna di
nota e ricca di scambi ed esperienze.
La Francia ha avuto modo di raccontarsi, di
mostrare cioè le sue caratteristiche metodologiche, le differenze e le somiglianze che ci
uniscono. I francesi non hanno ad esempio
semplici riparti, ma reti (networks), anche di
dieci squadriglie, con un unico capo unità che
gestisce ragazzi/e che abitano anche in città
o paesi diversi. Come anche a Soriano, il Commissario Federale Zbigniew Minda ha colto
40
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
l’occasione per ricordare che possediamo un
DNA che unisce le varie associazioni nelle
loro peculiarità: il costante riferimento al nostro fondatore Sir Robert Baden-Powell, uno
scoutismo cattolico ed europeo. Inoltre il confronto nelle differenze è sempre un confronto fruttuoso! Un altro tema chiave
dell’incontro è stata l’attenzione verso la nostra proposta educativa che deve possedere
un’attitudine al miglioramento. Il movimento
scout risponde ad esigenze connaturate nei
ragazzi e ragazze, il nostro compito è quello
di proporre uno scoutismo sempre fresco ed
attrattivo.
Un importante spazio è stato dedicato inoltre alle nascenti associazioni quali Bielorussia,
Polonia e Svizzera che sono state protagoniste
di un sostanziale sviluppo demografico e geografico. Quali sono gli ingredienti di questa
ricetta vincente? Stretto contatto e collaborazione con vescovi e sacerdoti, promozione
del movimento in scuole ed università e tramite i nuovi mezzi informativi (internet, facebook ecc), coinvolgimento anche di scout
adulti e una sempre energica propensione
allo sviluppo e ed espansione.
Le giornate di sabato e domenica sono trascorse tra interventi, brunch e Camembert in
un clima armonioso e gioioso tra persone affiatate nelle stesse sfide educative.
ORIZZONTE EUROPA
Pattuglia Direttiva Riparto ”Jonathan Livingston” - Castelferretti
Campo Canada. italia 2011
 Pattuglia Direttiva Riparto “Jonathan Livingston” – Castelferretti
V
enerdì 15 Aprile 2011 l’inno canadese Quest’esperienza un
risuona oltreoceano, in Italia, a Soriano po’ singolare ha coinnel Cimino. La base nazionale apre le volto molto i ragazzi,
porte al Branco e al Riparto canadese della tanto che alcuni di
FNE (Federation of North-American Explorers) loro si sono scambiati
e a tre Riparti marchigiani: il “Lino Morresi” i contatti e ancora
e l’“Altair 3” di Ancona e il “Jonathan Living- corrispondono tra di
loro.
ston” di Castelferretti.
L’incontro ha fatto
Sotto la pioggia incessante, gli esploratori
si dividono in sottocampi e si preparano alla capire veramente ai
permanenza nella base innalzando le loro ragazzi lo spirito di
tende e impegnandosi a costruire il loro fratellanza dello scauangolo di sq. Ad ogni sottocampo, formato tismo. Nonostante i
da una squadriglia di ogni Riparto, viene as- diversi paesi d’apparsegnato il nome di un santo: San Giorgio, tenenza, lo spirito
San Francesco e san Giuseppe, patroni di scout ci accomuna
Italia, del Canada e, ovviamente, degli scout. tutti…
ONE WORLD, ONE
Nei giorni seguenti i ragazzi sono stati impegnati in bellissime attività tecniche e av- PROMISE!
venturosi giochi di
orientamento per tutta “O Canada! Our home and native land!
la base, dove oltre alle
conoscenze tecnico- True patriot love in all thy sons command.”
pratiche, hanno dovuto mettere alla prova
le loro capacità linguistiche. Il campo internazionale si è concluso
con la S. Messa delle
Palme, celebrata sia in
italiano che in inglese,
preceduta dalla processione che ricorda
l’ingresso di Gesù in
Gerusalemme.
Un ringraziamento
speciale va alla Pattuglia Europa, che ci ha
proposto questa bellissima possibilità,
messa a disposizione
dalla nostra Associazione, di incontrare altri gruppi della FSE
41
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
NELLO ZAINO
Una forte stretta
di sinistra!
 Andrea Padoin
Q
uest’estate alcuni Capi scout hanno riflettuto
insieme su uno dei segni più importanti del
nostro essere scout, che rappresenta anche
uno dei modi di manifestare la nostra appartenenza: il saluto. Ecco allora due articoli su questo
aspetto a volte sottovalutato ma denso di significato.
Ho due immagini davanti agli occhi, figurate, s’intende. Ve le voglio proporre, anche
se non sono vere e proprie fotografie... direi
che assomigliano di più a due tele impressioniste... due semplici tocchi di colore.
La prima.
Sono in chiesa, una domenica mattina, con
mia moglie e i miei bambini. Arriva il momento dello scambio della stretta
di mano per la pace,
molto atteso dai miei
piccoli. Stringo la mano
a loro, a mia moglie, poi
mi giro verso il banco
dietro al mio e stringo
la mano a due sconosciuti, sicuramente di
fuori parrocchia. Alla seconda stretta di mano il
mio mignolo si incrocia
con quello dello sconosciuto. Mentre diciamo
“pace” i nostri volti si
aprono in un sorriso... ci
siamo riconosciuti fratelli scout! Mi volto,
seguo la funzione fino
alla fine, poi mi giro a salutare lo sconosciuto. Lui
ricambia il saluto con vero entusiasmo. Avrà una settantina d’anni, è un turista di passaggio, proveniente da un’altra
regione, vecchio scout negli anni cinquanta e
sessanta. Da allora - dice - ha l’abitudine di tenere sempre il mignolo un po’ discosto dalla
mano, quando la stringe... proprio come faccio io. Ed è così che ci siamo riconosciuti.
42
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
Lo presento alla mia famiglia, usciamo
dalla chiesa, andiamo a bere un caffè insieme,
gli dò qualche consiglio su cosa visitare in
zona, lui ci racconta della sua città; ci auguriamo buona caccia e ci salutiamo. Felici per
un incontro inatteso.
La seconda.
All’ultimo incontro di formazione capi del
distretto abbiamo invitato per una testimonianza un vecchio capo scout, un 4 tizzoni
ASCI, già Commissario Regionale negli anni
sessanta. Ci ha raggiunti per un fuoco di bivacco, e quando è arrivato ci ha porto con naturalezza la sinistra, alzando la destra nel
saluto scout.
Mi sono reso conto in quel
momento di come
quel gesto, così naturale e immediato nel
vecchio capo, fosse per
me un po’ impacciato,
e per altri capi presenti quasi imbarazzato. Eppure è il gesto
che facciamo quando
accogliamo una Promessa, quando ci presentiamo in quadrato
in maniera ufficiale...
ma lì, nel bel mezzo
del prato, all’imbrunire... forse non me lo
aspettavo?
Le due rapide pennellate mi sono rimaste vive negli occhi, e mi
hanno fatto riflettere. Viviamo in
un epoca in cui tramite i social network
possiamo conoscere persone di tutto il
mondo in un semplice click, sapere molte
cose del loro “profilo”, scambiare battute, saluti, files. Personalmente ne sono entusiasta,
visto che da sempre ho avuto decine di corrispondenti (una volta si chiamavano così) e di
NELLO ZAINO
contatti (ma come cambia la lingua!) e fin da
piccolo sono stato un buon cliente di francobolli delle poste del mio paesino...
Ma è quasi incredibile come fin dall’inizio
del Movimento B.-P. avesse pensato ad un
modo per riconoscerci fratelli scout tra la
gente, e con un semplice gesto poter incontrare lo scout sconosciuto che ci siede accanto
o che ha camminato nel nostro stesso movimento prima di noi.
La stretta di mano scout, destra o sinistra,
ci lega in un saluto che dice molto di noi,
della nostra vita, della nostra disponibilità
verso l’altro. Ci dà motivo di ampliare le vedute a volte ristrette del nostro Gruppo, di
spaziare in lungo e in largo con conoscenze
nuove e nuovi “contatti”... forse solo perché
nella nostra parrocchietta di provincia c’è di
passaggio un turista che altrimenti non
avremmo notato, o un’anziana signora che
scopriamo essere stata la prima Guida della
zona.
Non ne vale forse la pena?
Quando ancora si usavano le lettere cartacee, e la corrispondenza aveva il ritmo non
dei bit ma del servizio postale, tra scout ci si
sbizzarriva nei saluti più “scout”, e l’usanza è
rimasta ancora nelle email e nei post di molte
comunicazioni via web: c’è il semplice “yours
in scouting” abbreviato in YIS, il nostro “fraternamente nello scautismo”, ma anche un
saluto più schietto tipo “una stretta di sinistra”, oppure il più ampolloso (ma terribilmente romantico): “ti stringo la sinistra e ti
saluto nel segno”.
La stretta di mano a mignolo incrociato
passa inosservata ai più (la usavano le Aquile
Randagie in tutta tranquillità...) ma crea un’unione tra chi la effettua, unione che poi si
rafforza quando alla prima occasione ci si può
davvero stringere la sinistra.
Mica solo in Italia, o in Europa, ma
worldwide. Alla faccia di Facebook, che per
una volta è arrivato dopo :-)
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
43
NELLO ZAINO
La stretta di
mano sinistra
 Attilio Grieco
“S
e un estraneo vi fa il saluto scout, dovete
riconoscerlo subito facendo lo stesso saluto
e quindi stringergli la MANO SINISTRA.
Se poi egli vi mostra il suo distintivo scout, o vi
prova che è uno Scout, dovrete trattarlo come un
fratello Scout e aiutarlo in ogni cosa che potete” (B.P., Scouting for boys, Pearson, 1937, Chiacchierata di bivacco n. 3).
La stretta con la mano sinistra è particolarmente significativa perché la sinistra è la
mano vicina al cuore, la mano che non porta
armi, la mano che un tempo era utilizzata
per reggere lo scudo. Quindi porgere la mano
sinistra significa anche presentarsi all’altra
persona in maniera fraterna e idealmente
senza difese.
44
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
L’origine della stretta di mano sinistra
Però B.-P., pur proponendo questa tradizione, non ne narra l’origine. Nel mondo
scout circolano alcune spiegazioni sull’origine
della stretta di mano con la sinistra.
Una spiegazione è dovuta a Lord Rowallan1,
il quale scrisse: “Durante l’estate del 1946, un
giovane dell’Africa occidentale, di nome Djabonar, è
venuto a Gilwell Park per guadagnare il suo brevetto
Wood Badge. Sperava anche di diventare Vice Commissario dell’Organizzazione per la Gold Coast.
Quando il Capo Campo parlò della stretta di mano
sinistra, Djabonar gli disse come alla caduta di Kumasi, la capitale del re Prempeh,
il capo del popolo Ashanti, suo
nonno, che era uno dei capi, si fece
avanti verso B.-P.. e gli tese la
mano sinistra. B.-P. gli porse in
cambio la destra, ma il Capo disse:
“No, nel mio paese al più coraggioso
dei coraggiosi si stringe la mano
sinistra””.
Una versione un po’ differente della tradizione della
stretta di mano sinistra fu fornita da Lady Olave BadenPowell la quale affermò: “La
stretta di mano sinistra, comune
a Scouts e Guide in tutto il mondo
e loro caratteristica peculiare, ha
una origine romantica. Il Fondatore
la spiegava raccontando la storia
di due tribù in Africa che erano
costantemente in guerra tra loro,
fino a quando improvvisamente
un giorno il capo di una di esse
ebbe un cambiamento dei propri
sentimenti. Andò sul confine del
proprio territorio e, quando apparve il capo della tribù avversaria,
NELLO ZAINO
gettò lo scudo e gli tese la mano
sinistra in segno amicizia, dicendo
che questa era la prova che egli
era venuto disarmato e con uno
spirito nuovo. L’altro capo gli rispose immediatamente e questo
scambio della mano sinistra fu
poi considerato come un segno di
amore e di fiducia per coloro che
vivono una stessa Legge e una
stessa Promessa“2.
Aggiungo ancora che qualche autore sostiene che B.-P.
avrebbe ripreso la stretta di
mano sinistra da Ernest Thompson-Seton, il quale l’avrebbe
adottata per i suoi Woodcraft
Indians e ne parlerebbe nel
suo libro ”The Lives of the Hunted” scritto nel 1901. Ho consultato il libro in oggetto, così
come i manuali che Ernest
Thompson-Seton scrisse per i
suoi Woodcraft Indians, ma non ho trovato
nessuna traccia di strette di mano sinistra e
ritengo quindi che l’informazione sia errata.
Come conclusione, penso che si possa affermare che l’ipotesi più probabile sull’origine
della stretta di mano sinistra è che si tratti di
una tradizione del popolo Ashanti trapiantata
da B.-P. nello Scautismo.
I mignoli intrecciati
Nello scautismo italiano, ma non solo in
esso, c’è anche l’abitudine di incrociare i mignoli nella stretta di mano. L’origine di questa
tradizione è da ricercarsi nei Boy Scouts of
America, che nel loro Handbook for boys del
1914 scrivevano: ”La stretta di mano scout è
fatta con la mano destra, mettendo le dita nella
stessa posizione del segno scout. Le tre dita distese
rappresentano le tre parti della Promessa Scout e la
posizione piegata del pollice e del mignolo rappresenta
il nodo, o il legame, che unisce insieme queste parti
in una forte unità. Uno Scout stringe la mano ad un
altro con una calorosa stretta di mano, con le tre
dita centrali distese in linea retta lungo il polso dell’altro, e con il pollice e il mignolo strette intorno
alle altre dita”3.
Intorno al 1926 i Boy Scouts of America
modificarono la stretta di mano, spostandola
alla mano sinistra, ma sempre con i mignoli
incrociati. Per la cronaca, dal 1971 i Boy
Scouts of America hanno abolito l’incrocio
dei mignoli, ma hanno mantenuto la stretta
di mano sinistra.
La stretta di mano con i mignoli incrociati
sembra essere stata introdotta in Italia dalle
Aquile Randagie, le quali probabilmente la
appresero in qualche incontro scout internazionale al quale parteciparono clandestinamente. Con questa stretta di mano le Aquile
Randagie riuscivano a fare il saluto scout in
maniera dissimulata e senza dare nell’occhio.
La tradizione lanciata da B.-P. vorrebbe che
la stretta di mano scout avvenisse con la sinistra e non con la destra, come invece spesso
si fa. Oggi la stretta con la sinistra è confinata
ai soli momenti di cerimonia, nei quali si
stringe la sinistra mentre con la destra si fa il
saluto scout. Però sarebbe certamente significativo se nello stringersi la mano, oltre ai
mignoli incrociati, si riprendesse la tradizione
della mano sinistra, secondo il suggerimento
del Fondatore.
1
Capo Scout del British Commonwealth e dell’Impero
dal 1945 al 1959.
2
E.K. Wade, Olave Baden-Powell, Hodder and Stoughton,
1971.
3
Boy Scouts of America – Handbook for boys, Garden
City - New York, Doubleday - Page & Company, pag. 27.
AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
45
in Bacheca
Atti ufficiali
Il Consiglio Direttivo, nella riunione del 18 settembre 2011, ha nominato:
 Capo Cerchio: Lucia Cavalli (Roma
1); Erika Cesetti (Zagarolo 1)
 Capo Riparto Guide: Laura Bof
(Polpet 1); Angela Maiolica (Roma
53); Elena Russo (Belluno 1)
 Capo Fuoco: Elisa David (Polpet
1); Emily Crosato (Treviso 11)
 Capo per l’Assistenza Religiosa:
padre Peter Dubovsky SJ (Roma
4); don Marco Decesaris (Terni 1)
 Commissario del Distretto Lazio-Nord:
Sebastiano Arduini (Viterbo 1)
 Vice Commissaria Regionale del
Sud: Vanessa Pilato (San Cataldo)
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AZIMUTH • SCOUT D’EUROPA 5/2011
 a cura di Massimiliano Urbani Segreteria Nazionale
 Vice Commissaria Distretto Sicilia
Orientale: Carla Palermo (San Cataldo 1)
 Vice Commissaria Distretto Palermo Ovest: Paola Giangreco (Palermo 6)
comunità ecclesiale italiana, nella
comune fede di adorazione di Cristo Signore e nel comune impegno
missionario. Tante le iniziative e le
opportunità, a cominciare dalla
giornata di sabato 4 settembre dedicata ai bambini, alla quale ha
Congresso Eucaristico
partecipato una rappresentanza di
Nazionale
Branchi e Cerchi delle Marche, agli
Si è svolto dal 3
incontri della Pastorale Giovanile
all’11 settemcon la presenza di rappresentanti
bre il XXV Condelle Branche Scolte e Rover. Presso
gresso Eucarila fiera di Ancona, luogo dei mostico Nazionale
menti assembleari del Congresso,
di Ancona. La nol’Associazione è stata presente con
stra Associazione è stata attivamen- un proprio stand espositivo. Una
te presente a questo evento che rappresentanza dell’Associazione
ha coinvolto e interpellato l’intera ha inoltre partecipato alla Santa
in Bacheca
Messa conclusiva di domenica 11 Segreteria Nazionale l’ordine con
settembre, celebrata dal Santo Pa- almeno 30 foto in formato .jpg
con risoluzione di almeno 300 dpi.
dre Benedetto XVI.
C’è anche la possibilità di ordinare
(sempre in Segreteria Nazionale)
Calendario Scout 2012
È disponibile il calendario scout il calendario da tavolo non perso2012. Come negli anni passati le nalizzato (ovvero identico a quello
ordinazioni andranno inviate alla da muro).
Tipografia che curerà la spedizione
direttamente ai Gruppi (per ordini Anniversario della morte
superiori a 1000 copie le spese di di don Francesco Cassol
spedizione sono gratuite).
Come sempre si svolgerà la tradizionale gara. Ai Gruppi che più
s’impegneranno nella diffusione
del calendario scout, andranno in
premio dei buoni acquisto della
coop. Scouting.
Calendario Scout da tavolo
2012 personalizzato
La novità di quest’anno è rappresentata dalla possibilità di ordinare
il calendario da tavolo personalizzato. Nel formato 15x21, ha l’impostazione grafica del calendario
tradizionale da muro, ma le fotografie possono essere a scelte da
ciascun Gruppo. Se ne potranno
ordinare,in Segreteria Nazionale,
minimo 50 copie. Chi desidera
usufruire di questa opportunità,
deve far pervenire al più presto in
Era la notte tra il 21 e il 22 agosto
del 2010 quando Don Francesco
Cassol dormì per l’ultima volta nel
suo sacco a pelo in occasione di
un Raid Goum. Don Francesco
aveva fatto sua la filosofia del dormire per terra, tant’è che a volte,
anche quando si trovava in canonica, sceglieva di dormire per terra
cogliendo in quella “scomodità”
una forma di avvicinamento alle
situazioni di sofferenza di cui man
mano veniva a conoscenza; questa
era per lui una forma di preghiera.
È un’opportunità cogliere tale
esperienza, scegliendo per una
notte di dormire per terra, magari
all’aperto, ognuno nel posto che
riterrà più opportuno. Chi volesse
aderire a questa proposta può indicare sul sito www.donfrancescocassol.it il proprio nome e cognome, in modo sintetico a chi
intende dedicare tale scomodità
e la notte scelta per vivere tale opportunità. Ci sentiremo così ancora una volta vicini ed in sintonia
con un Uomo, un Sacerdote che
ci ha insegnato il valore della sofferenza e della preghiera.
Ventennale della Cooperativa
Euroscout
La Cooperativa “Euroscout” che
gestisce la Casa Scout “Anna e
Franco Feder” a Treviso , ha celebrato vent’anni di attività. I festeggiamenti si sono svolti il 18
settembre, presso la Casa Scout
“Anna e Franco Feder in via Borgo
Furo di Santa Bona.
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Editoriale
Un tempo fecondo........................................................2
Verso l’Assemblea Generale
Oltre le sfide dei tempi: preparati a servire ...............4
Sfide
Have we a dream? .........................................................8
Nelle Sue Mani
Uno sguardo cristiano sulle relazioni amorose ........12
GMG di Madrid… e la storia continua .....................14
Lettera del Commissario Federale per la GMG........16
Cittadini degni del Vangelo
Cosa distingue lo Stato
da una grossa banda di briganti? ...............................17
Giocare il gioco
La Pattuglia...................................................................19
Un corpo per correre, per saltare, per giocare.........21
La cavalletta e... ..........................................................22
Gioco e sviluppo fisico ...............................................23
Il nostro corpo è un dono di Dio...............................25
Una giornata di campo estivo ....................................27
Corporeità del fuoco ..................................................29
Essere forti per essere utili .........................................32
Andare controcorrente? Sì! ........................................36
A tutti i Capo Gruppo .................................................37
Radici
La Croce a 8 punte ......................................................38
100 anni Guide
Una serata indimenticabile ........................................39
Orizzonte Europa
Château-Landon..........................................................40
Campo Canada – Italia ...............................................41
Nello zaino
Una forte stretta di sinistra!........................................42
La stretta di mano sinistra ..........................................44
In bacheca
Atti associativi e notizie varie.....................................46
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AZIMUTH Nº 5/2011
SOMMARIO

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