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Il futuro della lingua italiana in India:problemi e possibili soluzioni
Di G. Cantele
La Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, ha definito il 2011 “L’anno
dell’India” e fara’ parte di una missione guidata dal Ministro dello Sviluppo Paolo
Romani,che arrivera’ in India all’inizio del novembre 2011, al fine di promuovere “il
sistema Italia”.
Nel 2010 l’interscambio commerciale italo-indiano e’ salito a 7,2 miliardi di euro, con
esportazioni italiane in crescita del 23%.
In seguito all’apertura dei mercati, avvenuta agli inizi degli anni ’90, e’ aumentato
l’interesse per le altre lingue e culture, tra cui quella italiana, tradizionalmente meno
studiata di quella inglese o di quella francese, radicate invece in India da secoli.
E’ noto che molte aziende italiane hanno aperto le loro sedi commerciali in India e hanno
cosi’ creato nuove possibilita’di lavoro,ma anche lo sviluppo del turismo italiano,legato
al progressivo miglioramento delle strutture (alberghi, aeroporti, strade- per lo meno nelle
zone piu’ frequentate, come il Rajasthan ), ha giocato un ruolo molto importante nella
crescente domanda di corsi di lingua .
Lo studio dell’italiano negli ultimi dieci anni ha garantito ottime opportunita’, tant’e’
vero che molti studenti trovano lavoro subito dopo aver terminato un corso di studi di
almeno due anni .
Proprio per questo l’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi promuove e sostiene fin
dalla fine degli anni ’90 nuove cattedre di lingua e cultura italiana in diverse Universita’ e
scuole indiane.
Attualmente l’italiano e’ insegnato nelle seguenti Istituzioni:
1) Delhi University (Lettore MAE)
2) University of Mumbai (Lettore MAE)
3) Jawaharlal Nehru University, Delhi
4) Jamia Millia Islamia University, Delhi
5) University of Goa
6) Bangalore University
7) University of Madras
8) Banaras Hindu University di Varanasi
9) Viswa Bharati, Santiniketan (l’ Universita’ fondata da Tagore vicino a Kolkata)
10)Jadavpur University, Kolkata
11)Cochin University of Science and Technology, Cochin
12)K.J.Somaiya Bharatiya Sanskriti Peetham, Mumbai
13)Pondicherry University
14)Alice Project School, Sarnath, Varanasi
La Delhi University e’ l’unica istituzione indiana ad avere un regolare corso di laurea
triennale, un Master e un corso di specializzazione (M.Phil); le altre Universita’ offrono
solo corsi per principianti (Certificate) e corsi avanzati (Diploma,Advance Diploma), che
pero’ rimangono nell’ambito dei corsi part-time e non riescono a decollare, per carenza
di fondi e di insegnanti.
Questi ultimi sono quasi sempre cittadini di madrelingua italiana, assunti localmente e
pagati con un contributo (cap.2619) del Ministero degli Esteri Italiano, che, pero’, si e’
rivelato presto insufficiente persino per gli standard di vita indiani.
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D’altra parte, le Universita’ indiane non hanno mezzi per finanziare corsi supplementari;
tant’e’ vero che il MAE ha dovuto persino fornire loro, oltre a libri e dizionari, le
televisioni coi videoregistratori e, talvolta, persino le sedie per gli studenti.
Solo due lettori (alla Delhi University e all’Universita’ di Mumbai) sono inviati
direttamente dal MAE, previa selezione tramite concorso.
Gli altri, o sono gia’ residenti in India per motivi familiari (coniugati a cittadini indiani),
o vi si trasferiscono per ragioni di studio, oppure operano nel volontariato, ma quasi tutti
risentono dell’abissale disparita’ di trattamento economico tra loro e i lettori inviati dal
Ministero .
Sono percio’ costretti a
svolgere
altri lavori per integrare il loro salario
(traduzioni,interpretariato,ecc.) e non si possono dedicare completamente
all’insegnamento.
Rientrano cosi’ nella nutrita schiera dei precari (anche se il loro incarico risulta
continuativo ,magari per dieci anni), ma, a differenza di quelli italiani, sono
completamente privi di tutele e non gli vengono neppure riconosciuti gli anni di
insegnamento a fini pensionistici o di graduatoria .
Eppure svolgono un lavoro fondamentale per lo sviluppo delle relazioni economiche
Italia-India: tutte le aziende italiane che operano in India hanno bisogno di persone che
conoscono la nostra lingua e spesso chiedono allo stesso Istituto di Cultura di segnalare i
nomi degli studenti piu’ bravi.
Gli stipendi degli insegnanti si aggirano intorno alle 15000 rupie ( 250 euro circa) e
sono rimasti invariati negli ultimi 11 anni, nonostante il costo della vita in India,
soprattutto nelle grandi citta’, sia aumentato notevolmente e nonostante all’inizio del
2009 il Governo Indiano abbia addirittura raddoppiato il salario degli insegnanti indiani
( ora al primo incarico guadagnano circa 30000 rupie , il doppio di quanto prende uno
dei nostri , senza contare le varie facilities cui hanno diritto, tipo l’alloggio ,
l’assicurazione sanitaria, ecc. che i nostri non hanno, a meno di pagarseli da se’).
Cosi’adesso gli insegnanti italiani li’ residenti guadagnano meno della meta’ di un
qualsiasi insegnante indiano al primo incarico, senza neppure la prospettiva di una
pensione anche minima e incontra per di piu’ sempre maggiori difficolta’ nell’ottenere
il0l visto, per concedere il quale il Governo indiano richiede delle entrate decenti.
Per dare un’idea del costo della vita, si pensi che, per esempio, l’affitto di una casa di
piccole dimensioni a Delhi costa non meno di 20000 rupie , piu’ dell’intero stipendio di
un insegnante italiano assunto localmente (alla Jawaharlal Nehru University era di 15000
rupie).
Tra le altre cose , non e’ neppure chiaro per chi questi insegnanti lavorino, ossia chi e’ il
loro datore di lavoro .
Sembra incredibile, ma questi lettori , che ricevono l’incarico nelle Universita’ in virtu’
dello scambio interculturale Italia-India (come testimoniano le corrispondenze tra Istituto
di Cultura e Universita’) , hanno una posizione lavorativa poco chiara.
Per il Ministero degli Esteri Italiano sono dipendenti dell’Universita’ indiana , mentre
per le Universita’ indiane sono, ovviamente , dipendenti di chi li paga , cioe’ dell’Istituto
di Cultura Italiano, tant’e’ vero che a loro non e’ stato raddoppiato lo stipendio come a
tutti gli altri insegnanti in India , cosi’ come non godono di tutte le facilities di cui
godono gli insegnanti indiani..
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In passato, i vari Capi di Dipartimento della Jawaharlal Nehru University hanno chiesto
all’Istituto di aumentare lo stipendio dell’insegnante, ma la controparte italiana ha
risposto che dovrebbero essere le Universita’ indiane ad integrarlo.
Queste , essendo statali, non possono assumere personale straniero, ne’ tantomeno
retribuirlo, a meno che non sia previsto da uno scambio tra Universita’ (Mou) o dallo
Scambio Interculturale tra Stati.
Si capisce, quindi, come sia divenuto quasi impossibile trovare persone disposte ad
insegnare la nostra lingua e a trasferirsi in localita’ magari scomode e disagiate.
Infatti, mentre gli insegnanti italiani incontrano difficolta’ sempre maggiori, sia
economiche che burocratiche, gli studenti indiani, invece, trovano subito sbocchi
occupazionali meglio retribuiti, magari nelle aziende italiane o nel turismo e spesso non
continuano gli studi , limitandosi ad una conoscenza superficiale della lingua.
Cosi’ molte cattedre rischiano di sparire nel giro di pochi anni, come e’ accaduto per
esempio ad una Universita’ del Rajasthan (Banasthali Vidyapith), vicino a Jaipur, dove
l’insegnamento della lingua italiana e’ di importanza fondamentale, poiche’ questo Stato
costituisce la destinazione principale del nostro turismo .
Emblematico e’ anche il caso della prestigiosa Jawaharlal Nehru University di Delhi ,
dove, nonostante si sia verificata una vera e propria “esplosione” del numero degli
studenti (si e’ arrivati a centinaia di richieste di ammissione ogni anno) , il Dipartimento
e’ stato costretto dapprima a contenerne il numero (poiche’ il MAE finaziava un solo
insegnante), infine a ridurlo drasticamente quando il lettore di madrelingua e’ stato
costretto a partire (e proprio per i motivi cui si accennava sopra).
Ora la cattedra,dopo alcuni anni di grande successo, in cui si era pensato di creare il
secondo Dipartimento di Italiano in India , rischia di chiudere per sempre e i corsi sono
stati affidati a supplenti che cambiano da un anno all’altro, a scapito della continuita’
didattica .
Un’ altra importante occasione sprecata.....
Lo stesso problema si e’ verificato all’Istituto Italiano di Cultura, che ha sede all’interno
del complesso residenziale dell’Ambasciata ed e’ stato inaugurato nel 2002.
Per ragioni burocratiche, gli insegnanti non possono essere assunti con regolare
concorso (come per esempio avviene negli Istituti di Cultura di Parigi o Madrid , che
attivano ogni due anni procedure di selezione per titoli ) e quindi spesso deve affidare i
corsi a studenti che hanno da poco concluso i corsi di lingua e che sono in attesa di
un’occupazione migliore o a italiani di passaggio e senza nessuna preparazione specifica
per l’insegnamento.
Si e’ cercato di porre rimedio al problema organizzando corsi di formazione per
insegnanti , con Professori provenienti dall’Universita’ di Siena e di Roma, ma la
carenza di personale insegnante rimane cronica e la domanda supera notevolmente
l’offerta.
Il numero degli studenti e’cosi’ calato negli ultimi anni (742 nel 2007, 603 nel 20002011) e la ricerca di insegnanti continua senza successo.
E’ necessario ricordare infine che anche le Camere di Commercio di Bangalore,Mumbai
e Chennai organizzano corsi di lingua italiana per studenti, professionisti e uomini
d’affari e cosi’ pure lo “Shree Aurobindo International Centre of Education “di
Pondicherry, nel sud dell’India.
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In conclusione, si puo’ affermare con certezza che esistono ottime potenzialita’ per la
diffusione della nostra lingua in India, ma questo avverra’ solo se i futuri Accordi InterCulturali tra i due paesi prevederanno un miglioramento delle condizioni economiche
degli insegnanti (magari con l’apporto della Confindustria), tali da rendere appetibile
questa professione e soprattutto un sistema di reclutamento trasparente, che chiarisca in
maniera definitiva e senza ombra di dubbio chi sia il loro reale datore di lavoro.
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