Frank Gehry: Creatore di Sogni - Dipartimento Architettura e

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Frank Gehry: Creatore di Sogni - Dipartimento Architettura e
CINEMA E PAESAGGIO
Un film e un dibattito per raccontare il mondo che ci circonda.
“Su questa regione i Greci, popolo che aveva una smisurata opinione di sè, hanno espresso il più lusinghiero giudizio dando a sua parte il nome di Magna Grecia... Quelle terre così
felici, amene e beate che vi si riconosce evidente l'opera prediletta della natura... Colline
solatie, selve inoffensive, ombrosi boschi, utili foreste... e una tale abbondanza di viti e
d'ulivi, di pecore dall'ottima lana, di tori di carnosa collottola... tanta dovizia d'acqua irrigue e di fonti, tanti mari, tanti porti! E la terra stessa, che ovunque schiude il suo seno ai
traffici e, quasi bramosa di dare una mano all'uomo, avanza le sue braccia nel mare...”
Questa suggestiva descrizione della Calabria, da parte di Plinio il vecchio, dimostra quanto importante sia il paesaggio per la qualità della vita e, quindi, l’esigenza di preservarlo
dall’incuria e dall’egoismo dell’uomo. Un concetto, quello del paesaggio, che non si limita
soltanto a quello naturale ma che comprende anche quello urbano entro i cui confini si
snoda in larga parte la vita umana.
Una esigenza tenuta ben presente da uno degli architetti contemporanei più significativi, Frank Gehry, che arriva faticosamente – e ponderatamente - ad una svolta; non l’improvvisa.
Nel momento in cui la banalizzazione, variamente degenerata, del Movimento Moderno
era giunta al capolinea, segnalato dal celebre epitaffio di Peter Blake “La forma segue il fiasco”, il nuovo generato da Gehry e da pochi altri che in quegli anni non hanno preso la
scorciatoia a fondo cieco dello storicismo, rimette in circolo l’energia profonda, in gran
parte inestratta, delle origini per riversarla in una nuova modernità.
Frank Gehry non vuole passare inosservato, e forse per questo “contamina” le più importanti città del mondo realizzando opere, valgano per tutte il Guggenheim Museum di
Bilbao e la Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, che costituiscono le principali attrazioni turistiche delle due città.
E la continua evoluzione della produzione architettonica di Gehry, illustrata in questa sede,
si pone ad esempio valido per ogni altra disciplina; e se l’ambiente e il paesaggio naturale
della Calabria sono doni che bisogna sapere apprezzare e gestire, l’architettura quale paesaggio antropizzato e luogo dell’abitare deve prodursi attraverso la ricerca, la creazione e
l’invenzione che restano per ogni campo tra i compiti fondamentali dell’uomo.
Nasce dalla esigenza di approfondire questi temi l’idea di programmare, nell’ambito del
nostro festival, la proiezione del docufilm di Sidney Pollack su Frank Gehry cui seguirà un
dibattito sul tema “Cinema e Paesaggio – Architettura moderna e paesaggio urbano” cui
parteciperanno alcune significative espressioni del mondo universitario calabrese.
Francesco Zinnato
Predidente Calabria Film Commission
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ATTENZIONE CRESCENTE DELLA REGIONE
SULLE PROBLEMATICHE DEL PAESAGGIO
La notevole accelerazione che ha subito il processo di inurbamento delle città ha ingenerato nelle popolazioni la sensazione che stessero per trasformarsi in agglomerati privi di
individualità e, talvolta, persino ostili a causa delle innovazioni che andavano introducendo progettisti e classi politiche riguardo alle nuove tendenze dell’architettura. Inoltre, la
progressione con cui la popolazione di tutto il mondo si accentra nelle città e nelle metropoli e la conseguente accelerazione dell’urbanizzazione del pianeta farà ben presto delle
città la principale fonte dei nostri problemi ambientali.
Ecco perché mi è sembrata alquanto opportuna la proposta della Calabria Film Commission
di promuovere, in occasione della proiezione dell’ultima fatica di Sidney Pollack, il docufilm
Creatore di sogni (titolo originale “Sketches of Frank Gehry“), un dibattito tra alcune significative espressioni dell’architettura calabrese sulle problematiche del paesaggio che hanno
avuto, negli ultimi anni, l’attenzione crescente della Regione Calabria alla quale è stato affidato il coordinamento di tutte le Regioni italiane per la materia specifica del Paesaggio.
La nostra Regione,inoltre,è tra i soci fondatori della RECEP (Rete Europea degli enti locali e regionali) costituita a Strasburgo il 30 maggio 2006, per l'attuazione della Convenzione europea del
paesaggio (CEP). Così come mi sembra significativa l’iniziativa assunta, attraverso la legge n.14
del 2006, di riforma della legge urbanistica, di istituire l’Osservatorio regionale del Paesaggio: in
tal senso è alle battute conclusive un protocollo d’intesa con il comune di Palmi per realizzare la
sede di rappresentanza dell’Osservatorio nell’incantevole scenario di Villa Répaci.
Di grande rilevanza sono anche le iniziative previste dall’APQ sottoscritto con il Governo,
con un investimento di 5 milioni di euro, per realizzare il progetto “Paesaggi e identità”che
si propone due obiettivi: la valorizzazione del paesaggio e la lotta agli ecomostri. Ed, infine, sul piano didattico formativo il concorso riservato agli studenti: quello sul tema “ogni
Scuola adotta un paesaggio” e l’altro di pittura legato al tema.
Sul piano internazionale si registra un vivace dibattito tra progettisti, paesaggisti, pianificatori, architetti, filosofi, sulla definizione di “paesaggio”. Qualcuno ha risposto che “Tutto è
paesaggio” appellandosi alla nota enunciazione morrisiana rispetto alla quale non si deve
dimenticare che, alla base di tutto, vi è la cultura specifica sia di chi progetta sia di chi fruisce del paesaggio che da sempre è, per la maggior parte, una formulazione mentale, culturale che rinvia ai modelli che hanno volta a volta connotato una determinata cultura a
partire dall’iconografia pittorica seicentesca di matrice romantica.
Il paesaggio naturale totalmente isolato è sempre più raro per l’estendersi dell’urbanizzazione oggi identificata dalla “città diffusa”, la “terza città” dopo la classica e la moderna che
dovrà saper gestire e curare tale basilare rapporto dove l’architettura deve essere sostenuta da quel “pensiero”, da quella componente culturale che la distingue dalla mera edilizia.
Dunque una delle sfide che il progetto urbano dovrà affrontare nell’immediato futuro consiste nell’assumere le questioni dell’ambiente e del paesaggio come elementi capaci di alimentare la ricerca e l’innovazione progettuale, ritrovando all'interno della propria eredità
culturale le basi per ricostruire il rapporto interrotto tra natura e artificio e tornando a coltivare il filone etico che ha sempre permeato le culture dell’architettura e dell’urbanistica.
Per cui l’opera di Frank Gehry si propone di stimolare un dibattito che certamente fornirà alla
classe politica e all’opinione pubblica calabrese interessanti elementi di riflessione sull’uso e la
fruizione del paesaggio urbano, quale elemento essenziale per una migliore qualità della vita.
On. Michelangelo Tripodi
Assessore Regionale all’Urbanistica e al Governo del Territorio
Frank Gehry: Creatore di Sogni
(Sketches of Frank Gehry)
Regia Sydney Pollack
Cast
Se stesso Michael Eisner
Se stesso Bob Geldof
Se stesso Dennis Hopper
Se stesso Philip Johnson
Se stesso Sydney Pollack
Se stesso Eddie Ruscha
Se stesso Julian Schnabel
Altri personaggi Frank O. Gehry
Fotografia George Tiffin, Claudio Rocha Shore, Marcus Birsel
Montaggio Karen Schmeer Shore
Musiche
Jonas Sorman, Claes Nystrom
Data di uscita
Venerdì 30 Marzo 2007
Genere
Documentario, Biografico
Distribuito da
BIM (2007)
LA CRITICA
"Esistono diversi punti in comune tra architettura e cinema, come ha messo in rilievo l'estetica del
post-moderno. Sarà forse per questo se Sydney Pollack, il grande regista americano che rifondò i
generi negli anni 70, ha realizzato un film così in sintonia con il talento dell'architetto d'origine canadese Frank Gehry per non capendo niente di architettura né avendo mai fatto un documentario. (...)
Niente di didattico: Pollack, che di Gehry è amico personale, lo ha concepito come una serie di
sketch, di conversazioni a due senza traccia né ordine preciso, ma tali da farci entrare in confidenza
col personaggio e con la sua libertà d'espressione. Lo sentiamo parlare di opere concrete e di progetti irrealizzati, lo vediamo manipolare modellini e aggirarsi all'interno di alcune delle sue opere.
Condividendo con Pollack il piacere di scoprirne l'imprevedibile itinerario creativo." (Roberto
Nepoti, 'la Repubblica', 30 marzo 2007) "'Frank Gehry - Creatore di sogni' è un appassionato racconto di vita. In cui si dà voce al protagonista e al regista (amici da sempre) come ad altri compagni di
scorribande artistiche: Dennis Hopper, Julian Schnabel, Bob Geldof... E mentre sullo schermo scorrono le riprese delle opere di Gehry, Pollack tiene a bada la sua personalità, scomparendo per poi far
sentire la sua autorevole presenza solo quando serve.
Partendo dai disegni originali, il regista esplora la miracolosa trasformazione da sbilenchi schizzi a
matita a capolavori. Nel film si sorride e ci si emoziona, perché niente commuove come la nascita di
un capolavoro. E fa tenerezza Pollack, mentre cerca di rubare a Gehry il segreto della creatività, unita
all'understatement, perché tutto quello che riesce a strappargli è: 'Sono nato modernista, per me
ogni decorazione è un peccato'." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 30 marzo 2007) "In un momento
in cui il cinema si dedica al film biografico Pollack, che ha aperto l'Alba Film Festival, si diverte a
mescolare le carte, privilegiando un sogno ancora in fieri, cercando di inquadrare lo spirito, i dubbi,
la coraggiosa simpatia di un artista che, sposando le forme curve di una nuova simmetria ha modificato dal profondo, con originalità, l'idea di spazio della casa e di un luogo pubblico come il prediletto museo, attrazione di Bilbao.
Un film sul piacere della creatività e della conoscenza, sulla sfida tra genio e ragione, un gioco sul
mistero del tempo, da sempre il grande tema del cinema di Pollack." (Maurizio Porro, 'Corriere della
Sera', 30 marzo 2007) "Ogni tanto Pollack si sposta qua e là per il mondo a raccontare da par suo
come quei giochi da tavolino sono diventati possenti realtà; per poi riprendere la conversazione
continuamente interrotta su temi di comune interesse, fra i quali principalissimo quello del margine di libertà e indipendenza che un creativo può e deve riservarsi nei confronti della committenza.
Alla fine ci si sente come dopo aver trascorso 84 minuti con un vero artista." (Alessandra Levantesi,
'La Stampa', 30 marzo 2007) "Piacerà anche a chi normalmente snobba i documentari che non sono
coinvolgenti come la fiction. Perché qui il grande Sydney Pollack riesce veramente a coinvolgere."
(Giorgio Carbone, 'Libero', 30 marzo 2007)
Walt Disney Concert Hall, Los Angeles, California, USA
FRANK GEHRY
IL CREATORE
DI SOGNI
Frank Owen
Gehry
Calabria
Film
Festival
Festival Internazionale
Cinema Ambiente & Paesaggio
Frank O. Gehry (Toronto 1929) è uno dei personaggi
più originali, più famosi e più discussi della scena
architettonica contemporanea; premio Pritzker nel
1989, ha insegnato nelle più importanti università
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americane, ed alcune sue opere sono esposte al
MOMA di New York dove nel 1988 è stato chiamato a
partecipare alla famosa mostra “Deconstructivist Architecture” che ufficializza la tendenza
decostruzionista/decostruttivista. Pur essendo poco incline alla teoresi, e del tutto disinteressato alla decostruzione derridiana, è forse quello che, in forma inconsapevole ed istintiva (giacché la decostruzione “accade”, “è un evento che non aspetta la determinazione
del soggetto” sottolinea Derrida), ha attuato le decostruzioni più radicali e sostanziali. Al
tempo stesso abbastanza riconoscibile in una parte delle sue architetture è il rapporto col
primo costruttivismo (quello di Rodcenko e di Krinskij, anche se non si sa quanto tale rapporto sia stato premeditato) corrente per la quale nel 1980 Gehry aveva peraltro curato al
County Museum of Art di Los Angeles la mostra “L’avanguardia in Russia 1910-1930”; altri
riferimenti diversi si trovano nel suo linguaggio che è stato invece fortemente influenzato dalla Pop Art, che tuttavia nell’architettura di Gehry assume ben presto dei caratteri
assolutamente personali e originali.
In un confronto con la decostruzione derridiana si può rilevare come Gehry decostruisca
radicalmente l’opposizione bello/brutto destabilizzando in concreto con le sue opere il
concetto tradizionale di bellezza e di armonia compositiva di cui dimostra l’estrema indefinibilità e opinabilità. E nel tema ricorrente del “non finito”, che caratterizza molte sue
architetture residenziali (e che si correla alla rapida mutabilità ed alla conseguente instabilità e provvisorietà della vita contemporanea) si rapporta all'inchiudibilità e all'intotalizzabilità derridiane rifiutando al tempo stesso quella ricerca di eternità propria della temporalità storica dell'architettura della tradizione classica e moderna.
Un’analoga e ancor più evidente decostruzione avviene nei confronti della strutturazione
gerarchica riferibile all’architettonico kantiano che è totalmente destabilizzata nelle sovversioni, le distorsioni, le inversioni, ed i giochi parodistici delle architetture di Gehry dove
ugualmente sono perturbate la statica e la tettonica tradizionali fino alle stesse nozioni di
verticale ed orizzontale.
Al rapporto diretto e concreto con la Pop Art ed al rifiuto di intellettualizzazioni di moda
si unisce poi la particolare relazione attuata nei confronti del contesto urbano, sociale e
culturale delle metropoli americane. Revocando in dubbio i concetti di ordine e di stabilità convenzionali Gehry rielabora elementi del caos e del disordine visivo della città tratti
anche fra quelli ritenuti comunemente dimessi o volgari; questi vengono quindi elevati ad
architettura attraverso una “poetica del banale” che adotta la prassi del collage e di una
sorta di ready-made dal vago sapore duchampiano che configura un genere molto parti-
I paesaggi
d’ architettura
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Gehry Residence
colare di contestualismo.
L’evidente volontà di dematerializzare l’architettura
nei suoi aspetti convenzionali esita la prevalenza
della componente artistica che costituisce la vera
chiave di lettura dell’opera di Gehry come afferma
del resto egli stesso, paragonandosi ad uno scultore che cerca l'immagine nella pietra. "Non traccio un
confine netto tra la pittura, la scultura e l'architettura. In architettura ci sono elementi come i dipartimenti per l'edilizia, la suddivisione delle aree, i preventivi, i contesti e cose di questo genere. Ma alla
fine, quando tutto è stato detto e tutto è stato
fatto, ti trovi di fronte alla musica di te stesso.
Siamo vicinissimi a ciò che deve affrontare l'artista: l'intima essenza e il significato profondo di
questo ‘se stessi’.” 2
Ed in quest’altra formulazione sulla sua architettura
Gehry appare perfettamente in sintonia con i concetti derridiani: “Ciò che gli altri sovente non vedono, è che io non distruggo l’ordine. Lo reinvento.
Distruggo l’ovvio, lo agito, lo capovolgo, lo rimesto,
lo cuocio e friggo i suoi dogmi. In questo modo libero un nuovo ordine di forme, dalle ceneri del vecchio.” 3
Emblematica della poetica di Gehry è stata la decostruzione (materiale e non) della sua
stessa casa che, pubblicata nel 1980 sulla copertina di “Progressive Architecture”, gli ha
dato la notorietà; usando i materiali poveri tipici del primo periodo della sua architettura
(compensato marino, rete zincata, lamiera ondulata), Gehry ha trasformato il banale cottage appena acquistato attraverso un gioco complesso di compenetrazioni, disgiunzioni,
sovrapposizioni, squarci, estrusioni che decostruiscono radicalmente la dialettica interno/esterno; iniziata nel 1978 e protrattasi per un decennio questa trasformazione si pone
come rappresentazione e paradigma della processualità infinita delle reinterpretazioni e
delle risignificazioni dell’architettura. L'uso di materiali poveri come l'esibizione degli elementi grezzi del balloon frame caratterizza la Familian House, progettata ex novo ma,
come altre case, ugualmente dissezionata dall'affilatissima matita di Gehry cui anche l'immanente sismicità del territorio angeleno sembra non essere estranea.
La Winton Guest House esemplifica paradigmaticamente la tecnica compositiva del “villaggio” largamente adottata da Gehry e pressoché coincidente con quella disarticolazione
paratattica, già citata tra le tecniche d'invenzione puriniane, che ritrova nella divisione una
sua forma di unità peraltro collocabile entro il parallelo albertiano tra città e casa; la
dimensione ludica (anch'essa decostruente) è pure una componente di questo insieme
FRANK GEHRY
IL CREATORE
DI SOGNI
Calabria
Film
Festival
Festival Internazionale
Cinema Ambiente & Paesaggio
Vitra Design Museum, Weil am Rhein, Germania
Ray e Maria Stata Center, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, USA
Experience Music Project, Seattle, Washington, USA
che, per i nipotini dei committenti, doveva porsi
come i pezzi di un gioco posati sul tappeto erboso
da scoprire tra gli alberi del parco.
Nel Cabrillo Marine Museum il tema, frequentemente usato, dei volumi virtuali in rete zincata assume
l'entità di un testo architettonico “secondo” sovrimposto agli altri volumi “costruiti”, un sistema “altro”,
vuoto, arbitrario e in sé inutile che si innesta su
quello primario offrendosi ad interpretazioni ed usi
diversi, contaminazioni, modificazioni, eventi.
Così come la gran parte degli edifici pubblici progettati da Gehry l'Aerospace Museum non autorappresenta l'istituzione culturale ponendosi come
una combinazione volumetrica di scatole vuote,
quasi totalmente chiuse al loro esterno e funzionalmente neutrali, dove solo l'aereo sospeso alla parete che espone se stesso evoca la destinazione dell'insieme.
Le più recenti e sempre più importanti opere pubbliche di Gehry virano verso un’informalità di tipo
neoespressionista (ma di fatto quasi indefinibile) in
un crescendo che raggiunge livelli intensissimi;
dalla Disney Concert Hall di Los Angeles al Centro
americano di Parigi, al Museo Vitra di Wheil am
Rhein, al Centro Tecnologico e delle Comunicazioni
EMR di Bad Oeynhausen in Germania, fino alla
Dancing House di Praga ed al Museo Guggenheim di
Bilbao. Questo museo, che ha reso celebre la città
spagnola, è ormai un caposaldo dell’architettura
contemporanea ma tuttavia, se messo a confronto
con la destrutturazione gerarchica dell’architettura
digitale, appare evidente la sua perdurante appartenenza al modernismo per la solidissima strutturazione della composizione che, planimetricamente,
è retta da due assi longitudinali costituiti dai due
volumi che confluiscono nel centro dell’insieme
che svolge inoltre un ruolo polare anche nei confronti del prospetto principale retto dall’asse interno dell’ingresso dove si concentrano le
forme tipiche del linguaggio gehryano che, in questo caso, rimanda alla naturalità evocando palesemente un insieme floreale.
Ma già da tempo, col diffondersi della progettazione digitale, prende sempre più piede la
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Walt Disney Concert Hall, Los Angeles, California, USA
destrutturazione dell’architettura nemmeno più “scultura abitata”, com’è stata definita
l’opera di Gehry, ma più orientata verso l’informe. E Franco Purini, nella stessa categorizzazione in cui è stato collocato Rem Koolhaas, assegna a Gehry “la terza forma di globalità
del linguaggio”che consiste “in quelle architetture che si sostengono sulla loro eccezionalità espressiva, una spettacolarità che
rasenta spesso la stravaganza tematica
e la ridondanza immaginifica”.
Architetti come Frank O. Gehry, Toyo Ito,
Zaha Hadid, Coop Himmelb(l) au e Ben
van Berkel, tra molti altri, producono
edifici nei quali energiche manipolazioni plastiche si fondono con trattamenti
innovativi degli involucri in una ripresa
di suggestioni futuriste ed espressioniste, dando vita a quella che Germano
Celant ha definito 'archiscultura'." 4
Peraltro Gehry stesso, già cultore della
Pop Art, dell'arte povera e più legato
all'arte che alla scienza, dichiara "Mi
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MARTA, Herford, Germania (2005)
avvicino a ogni edificio come oggetto scultoreo, contenitore spaziale, spazio di luce e aria,
risposta al contesto e all'appropriatezza del sentire e dello spirito. A questo contenitore, a
questa scultura, il fruitore porta il suo bagaglio, il suo programma e interagisce con esso
per trovare posto ai suoi bisogni. Se non
può o non vi riesce, vuole dire che io ho
fallito. La manipolazione interna di questo contenitore è per me un problema
plastico indipendente, certo non meno
interessante del contenitore di per sé.
Questa manipolazione verifica l'adattabilità dello spazio a un programma che,
a questo punto, può essere cambiato
molte volte. Nel mio lavoro, la percezione dell'oggetto è primaria. L'immagine
è reale e non astratta e usa la distorsione e giustapposizione di materiali economici per creare composizioni surreali.
Tutto alla ricerca di firmness, commodity,
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Dancing House "Ginger e Fred", Praga, Repubblica Ceca
and delight." 5 È la decostruzione dell'opposizione figu-ra/sfondo che ha portato al piranesiano figura/figura che ha poi generato l'architettura fluida governata dal morphing e
dalla geometria topologica.
Già la Walt Disney Concert Hall a Los Angeles (iniziata nel 1989 e terminata nel 2003) opera
monumentale destinata a contenere 2.400 persone (ottenuta con un concorso a inviti) si
differenzia sensibilmente dal Museo di Bilbao per la continuità dell’articolazione volumetrica meno riconducibile ad una struttura, meno gerarchizzata dove si ritrova la similitudine floreale.“L’opera canta le superfici curve, le traiettorie che da rette s’inarcano nello spazio, l’irradiarsi con la forza vegetale e intensa di un fiore. All’interno, i pilastri si arcuano
come alberi a sorreggere le lastre ondulate dei pannelli.” 6
L’impulso dato dalla progettazione digitale influisce tuttavia sull’architettura di Gehry
che accentua il suo linguaggio come si può notare nel Museo della Musica Rock di Seattle.
Nel MARTa Hemford Museum ad Herford (Germania) si riscontra il recupero di un materiale storico in un’opera contemporanea, come il mattone usato per il rivestimento, che
non è un’operazione nostalgica o mimetica, ma, a giudizio di chi scrive, una legittima
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Ray e Maria Stata Center, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, USA
dimostrazione della versatilità di un linguaggio (essendo l’architettura
un fatto preminentemente spaziale e il rivestimento una componente
superficiale) di una poetica che ha percorso la modernità con una
ricerca costante e coerente che ha dato luogo a paesaggi d’architettura di altissimo livello.
A proposito di digitale è stato osservato come Gehry continui a far precedere i disegni e i modelli digitali dai suoi schizzi a matita; e a questo
proposito vi è una lusinghiera osservazione di Joseph Rykwert che
mette a confronto i grandi "studi di progettazione", dove tutto è frazionato in specialismi che arrivano fino all'amministrazione di beni immobiliari, finanziamenti, ecc., e quelli "di impronta artigianale dove si usa ancora, per così dire,
la matita. Dovremmo proteggere questi ultimi come una specie preziosa in via di estinzione, perché da loro dipende il futuro dell'architettura. Vari decenni fa presentai l'ormai
scomparso Aldo van Eyck a un architetto inglese di grande successo il quale gli chiese
quanti disegnatori impiegasse: 'Non utilizzo disegnatori', fu la risposta (forse non del tutto
veritiera) di Van Eyck, 'mi diverto troppo a disegnare i miei edifici da solo'.” 7
1 Questo scritto è una sintesi dei due paragrafi dedicati a F.O. Gehry nei due libri di C. Roseti La decostruzione e il decostruttivismo. Pensiero e forma dell’architettura (Roma, Gangemi, 1997) e La decostruzione e il decostruttivismo vent’anni dopo. Bilancio critico e prospettive (Reggio Calabria, CSd’A, 2007), sintesi che è stata redatta dallo stesso autore.
2 F. O. Gehry,“Office Building, Venice/California”, in “Domus” n. 735, 1992, p.34.
3 F. O. Gehry,“Office Building, Venice/California”, in “Domus” n. 735, 1992, p.33.
4 P. V. Aureli, M. Biraghi. F. Purini, Peter Eisenman. Tutte le opere, Milano, Electa, 2007, p. 39.
5 A. Saggio, Frank O Gehry. Architetture residuali. testo & immagine n. 23, p. 87-88.
6 A. Saggio, Frank O. Gehry. Architetture residuali, testo & immagine n. 23, p.644.
7 J. Rykwert, "Un (sobrio) elogio di Marco Petreschi", in AA.VV, Marco Petreschi. Un architetto
romano. Opere e progetti 1970-2006. Milano, Skira. 2007, p. 17.
FRANK GEHRY
IL CREATORE
DI SOGNI
Calabria
Film
Festival
Festival Internazionale
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Frank Owen Gehry
Nasce a Toronto, in Canada nel 1929. Nel
1947 si trasferisce con la famiglia a Los
Angeles, dove, nel 1954, si laurea in architettura alla Università della California del Sud.
Nello stesso anno cambia il suo cognome
originario (Goldenberg) in Gehry. Dal 195657 frequenta i corsi di specializzazione in
pianificazione urbanistica tenuti alla
Università di Disegno di Harvard, nel
Massachuttes. Tra il 1957 e il 1958 lavora
presso lo studio "Welton Becket &
Associates", mentre dal 1958 al 1961 lavora
presso lo studio "Victor Gruen Associates"
di Los Angeles. Successivamente, nel 1961,
si trasferisce a Parigi con la sua famiglia,
dove lavora nello studio di André Remondet. Tornato a Los Angeles,
nel 1962 apre il suo studio professionale di architettura "Frank O.
Gehry and Associati" a Santa Monica.
Nel 1972 viene nominato assistente professore alla Università della
California del Sud mentre nel 1974 viene nominato membro del
College Soci dell’Istituo Americano di Architettura. Tra 1977 e 1979 é
critico all’ Università della California, dal 1978 è letterato e critico alla
Cooper Union di New York e alla Università del Texas e dal 1980 è critico alla Università di Disegno di Harvard. Nel 1987 viene anche eletto membro dell'Accademia Americana delle Arti e delle Lettere a
Roma e dal 1988 è professore all’Università di Yale.
Oggi ha appena ultimato l’hotel La Rioja a Elcengio, in Spagna (costato 88 milioni di dollari) ed è uscito il film documentario Frank Gehry Creatore di sogni (“Sketches of Frank Gehry”) di Sydney Pollack, con
83 minuti interamente dedicati al celebre architetto e alle sue opere.
Da architetto, si limita il più delle volte ad appallottolare fogli di carta
o cartoncino, partendo dai quali il personale del suo studio sviluppa
il progetto architettonico e strutturale.
Alla redazione e all’editing di questo quaderno hanno fornito una consulenza generale ed una collaborazione il Prof. Arch.
Claudio Roseti - Docente Ordinario di Composizione Architettonica, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e
l’Arch. Michele Condò - Dottorando in Composizione Architettonica presso il Consorzio delle Università di Napoli Federico II Palermo - Mediterranea di Reggio Calabria.
Coordinamento redazionale:Valentina Arichetta.

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