comics - Società Italiana di Artroscopia

Transcript

comics - Società Italiana di Artroscopia
ANNO I - NUMERO 1-2016
Presidente SIA Piero Volpi
Vice-presidente Enrico Gervasi
SIACOMICS
A cura della Faculty Innovazione Tecnologica
Presidente Francesco Franceschi
Responsabile editoriale Luca La Verde
IL GIORNALE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI ARTROSCOPIA
QUATTRO CHIACCHERE
CON ANTHONY ROMEO
... IL GIGANTE BUONO
DELLA SPALLA!
IN
16 AGGIORNAMENTI
Chirurgia
DOPPIA
13 INTERVISTA
Laurent Lafosse
CLINICO
17 CASO
...conflitto femoro
THE DATE
15 SAVE
3 appuntamenti
DA S.I.A.
19 FACCIE
S.I.A. DAY
e Gilles Walch
3 EDITORIALE
SIAmo sempre
più social
4
11 VOYAGER
GEOS è on-line
(Gestione degli SCORE
ortopedici)
DOMENICO FENGA
segue a
pagina
da non perdere
artroscopica dell’anca
acetabolare...
all’Humanitas
Ciao Maestro!
Ciao Max,
sei stato il maestro di tanti noi.
Quando ero un giovane apprendista, la frase più ricorrente per noi ragazzi dell’artroscopia era:
“Sei stato a Sondalo? Vai li che è il posto dove fanno meglio il crociato in Italia, c’è Max!”
È quello che ha portato la tecnica artroscopica in Italia e ci ha creduto più di tutti!
E Sondalo, un paesino freddo con un ospedale arrampicato su un cucuzzolo spesso immerso nella
nebbia era il suo regno. 80 posti letto solo di chirurgia e riabilitazione del ginocchio, una sala operatoria dove tutti lo amavano e lo temevano con regole ferree per l’igiene e soprattutto un frigorifero pieno di salumi e formaggi della valtellina sempre aperto a tutti gli ospiti!
I suoi assistenti avevano tutti un nomignolo: Fox! Golden boy! Lord!
Tutti riconoscevano la sua leadership. I pazienti avevano una fede cieca in lui lo adoravano ed accettavano qualsiasi indicazione chirurgica proponesse.
Ci mancheranno tanto la tua plica mediale, il corpo di Hoffa e l’accesso medio-patellare per operare
il crociato come poi spiegava Freddie più di venti anni dopo.
Ciao Maestro, noi continuiamo sulla tua strada!
Francesco Franceschi
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Gennaio /Aprile 2016
Editoriale
Abbiamo tutti ormai accertato come
l’utilizzo quotidiano della tecnologia
tramite pc, smartphone e tablet
rappresenti l’imperativo per riuscire a
“cavalcare nella immensa prateria” di
informazioni che il mondo scientifico
ci mette oggi a disposizione.
La S.I.A. negli ultimi anni ha voluto
implementare fortemente la sua
presenza sul Web, dotandosi di un
sito semplice, funzionale e di rapida
consultazione. Da ormai 3 anni
con Valentina ci dedichiamo alla
costruzione, all’implementazione e
all’aggiornamento del sito
siaonline.net, che ha finalmente
acquisito una sua corposità: ad oggi
sono pubblicati oltre 140 articoli, che
hanno ottenuto 130.000 click, con una
media di visitatori superiore ai 100
giornalieri! Da pochi mesi la Società
è inoltre entrata a far parte dei due
social più diffusi, Facebook e Twitter,
tramite i quali vengono rimbalzate
tutte le news già presenti sul sito
societario, sia verso i followers sia
verso utenti che il sistema identifica
come “possibili interessati”.
Il XXII Congresso Nazionale, svolto a
Carrara, ha fornito un grosso input
al sito, dando ulteriore visibilità,
a cura di Alessandro Corsini
se ancora ve ne fosse bisogno,
alla Società e alle sue iniziative
Scientifiche. L’istituzione della nuova
Faculty “Innovazione Tecnologica” ha
permesso lo sbocciare di nuove idee
per coinvolgere al meglio i soci:
oltre ad aver rivisitato la veste grafica,
è stato lanciato il nuovo giornale
SIACOMICS che fornirà spunti mensili
come videointerviste, casi clinici e
highlights congressuali.
È stata istituita la rubrica “I soci
aggiornano i soci” che metterà
in evidenza articoli scientifici di
particolare interesse pubblicati su
Pubmed, suggeriti tramite il sito
stesso dai visitatori. Nuovo spazio è
stato dato alle Faculty, per la
promozione delle attività scientifiche.
Rimane inoltre attiva la possibilità di
segnalare o inviare video, documenti
scientifici, presentazioni in powerpoint
ad uso della comunità di soci.
Sempre attraverso il sito è ormai
strutturata la possibilità del pagamento
della quota associativa tramite Paypal
e carta di credito, garantendo al
professionista una più rapida procedura
affiliativa. Infine la Newsletter, che
continuerà ad essere recapitata agli
iscritti, garantendo aggiornamento
e puntualità di informazione circa le
attività nazionali e regionali.
Certamente alla voce “TO DO”
rimangono ancora numerose caselle da
spuntare, ma la strada intrapresa verso
una comunicazione SMART con i soci
sembra indirizzarci verso l’orizzonte di
una S.I.A. versione 2.0, tascabile ma
allo stesso tempo ricca di informazioni.
Buona navigazione!
4•
Gennaio /Aprile 2016
L'INTERVISTA DEL MESE
Quattro chiacchiere con
Anthony Romeo
a cura di Edoardo Giovannetti
Partiamo da una semplice
domanda, quanti anni ha?
Ho 53 anni, quasi 54.
Cosa ci può raccontare a riguardo
dei suoi antenati italiani?
I miei genitori erano immigrati di
seconda generazione, quindi io
faccio parte della terza generazione
di immigrati italiani.Il cognome di
mio padre è Romeo, e proviene dalla
Calabria, mentre mia madre proviene
da una zona vicino Napoli, esattamente
Avellino. Mio padre e mia madre
si sono conosciuti quando erano
all’Università, ed io sono nato prima
che mio padre diventasse un medico.
I miei genitori hanno avuto 6 figli,
di cui 5 sono medici (tra cui lui, ndr).
Quindi come si può comprendere per
la mia famiglia era molto importante
avere una solida e buona educazione
Rush University Medical Center
e avevamo naturalmente tutti un
interesse particolare per la medicina.
Personalmente ho 5 figlie: 3 figlie che
studiano all’università e 2 diplomate.
La più grande di queste si è laureata
in medicina dello sport e diventerà
un assistente medico, la seconda è
nelle pubbliche relazioni, la terza
è nel business dei film, la quarta
studia inglese, e l’ultima diventerà un
veterinario. Abbiamo veramente un
buon rapporto, e spesso condividiamo
tempo insieme.
Cosa le manca della sua vita
professionale?
Amo quello che faccio, e il vero
problema è che molto spesso amo
così tanto questo lavoro che è difficile
uscirne e non occuparmene.
Ho naturalmente passione per
l’ortopedia e ciò che mi interessa
Dr. Romeo
is one of the nation’s
leading orthopaedic
surgeons specializing in
the management and surgical
treatment of shoulder and
elbow problems.
Minimally-invasive, state-ofthe-art, arthroscopic techniques are used to accelerate
the recovery process
for challenging conditions
such as rotator cuff disease,
shoulder instability, as well
as shoulder and elbow
arthritis and stiffness.
Dr. Romeo routinely performs
rotator cuff repairs, including
revision repairs, using
all-arthroscopic techniques.
particolarmente è la spalla. Giocavo
a Football, amavo la medicina dello
sport, e poi in quest’area ciò che mi
interessava maggiormente era la
spalla, perchè cosi tanti dottori si
occupavano del ginocchio, ma pochi
si occupavano di spalla, quindi per me
questo era molto importante.
Adesso la mia vita è fantastica.
Ho molto lavoro, infatti eseguo più di
500 operazioni all’anno. Viaggio circa
90 giorni l’anno, per lo più per lezioni
e congressi in tutto il mondo, oltre a
numerose live surgeries in paesi
tra cui l’Italia, Francia e Germania.
Ho un impatto molto forte, insegnando
ad altri chirurghi ciò che abbiamo
imparato alla Rush, sia attraverso la
ricerca che dalla mia esperienza clinica.
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Gennaio /Aprile 2016
Iniziando dai miei studi alla Cleveland
University, passando per la mia
fellowship all’Università di Washington,
e dalla mia pratica degli ultimi 22 anni.
Quindi la tua domanda è complicata,
perchè non mi manca niente.
Ho avuto un’incredibile opportunità,
ho un meraviglioso lavoro, e ogni
giorno mi sveglio entusiasta riguardo a
ciò che andrò a fare durante la giornata.
È religioso?
Si, sono cresciuto in un ambiente
di fede cattolica, simile agli italiani,
seguendo la Chiesa Romana negli Stati
Uniti. Infatti sono andato all’Università
di Notre Dame, un’università cattolica.
Sia di nascita che nella pratica
giornaliera sono cattolico.
Quali sport pratichi?
Sono cresciuto giocando a tutti gli
sport. Ero un tipico studente americano,
infatti giocavo spesso a football, in
inverno giocavo a basket, in primavera
spesso praticavamo la corsa campestre
e l’estate il baseball, e le stagioni erano
separate da 1 weekend.
Mia madre voleva assicurarsi che i
ragazzi fossero stanchi al termine della
giornata, quindi ci faceva fare sport in
continuazione. Facevo sport tutto l’anno
e sono finito per andare alla Università
di Notre Dame per giocare a football.
Difatti Notre Dame è una delle migliori
squadre universitarie di football negli
USA. Dunque è stata una grande
esperienza e parte del mio sviluppo
nel comprendere in ruolo in campo
del medico sportivo, attività di cui mi
occupo adesso, in particolare di spalla
e gomito.
So che si allena molto
in palestra e...
Come lo sai?!
Me l’hanno detto
Qualcuno mi spia!! (ride ndr.)
Mi parli di ciò e della sua
dieta, magari con qualche
suggerimento.
Ho avuto questa discussione sia con
i medici che con gli specializzandi.
Quando termini il percorso di studi
all’università due cose sono importanti:
la prima cosa è prendersi cura dei
pazienti, la seconda è prendersi cura
dei tuoi mentori e insegnanti; più riesci
a rendere la loro vita migliore, più ti
insegnaranno e condivideranno le loro
esperienze.
Non si tratta di sottomissione, si
tratta di apprendistato, un modo per
imparare il più possibile. Come dico
ai miei specializzandi, posso insegnar
loro tutte le mie nozioni e tutto ciò che
so, ma si troveranno comunque ad
imparare continuamente, giorno dopo
giorno, nel corso della loro vita.
Quando finiscono il periodo di
apprendimento, si tratta del momento
giusto per dire “devo avere controllo
sulla mia vita privata”.
È molto importante in quanto, avendo
un mestiere difficile, lavoriamo
sodo, siamo stressati e carichi di
responsabilità. Si sa che negli USA
l’incidenza di suicidi tra i medici è il
doppio rispetto ad altre professioni e
in ortopedia, problemi come il suicidio
e lo stress sono più elevati di quanto
dovrebbero. Ciò accade perché le
persone non sanno prendersi cura di
loro stesse. Consiglio sempre loro di
includere tutto il resto nella propria
vita, di programmare del tempo per se
6•
stessi. Per me ha funzionato perchè ho
cresciuto 5 figli ed il tempo che avevo
a disposizione era presto la mattina.
Sembrerà folle ma vado in palestra
alle 4.30 ogni mattina, qualche volta
anche alle 4. Guardo l’orologio e
decido di allenarmi per un’ora, il piu
intensamente possibile: lo faccio quasi
ogni giorno. Direi almeno 6 giorni su
7 a settimana. Questo è il momento
non solo per attività fisica ma anche per
rilassare la mente. Quando finisco mi
faccio una doccia e mi preparo per la
giornata. Questo è il mio segreto, l’ho
messo in pratica per quasi tutta la mia
carriera ed ha funzionato.
E ho capito che questo è quello che mi
aiuta maggiormente. Alcune persone
giocano a golf, altre preferiscono il
tennis, alcuni corrono, ma per me
data la mia passione per il football,
allenarmi in palestra è la cosa migliore.
Un’altra cosa che voglio spiegarti,
è il perchè delle 4.30 di mattina:
prima di tutto perchè i pazienti non
mi chiamano alle 4.30 di mattina,
perchè nessuno è sveglio, ad eccezione
dei miei colleghi europei infatti solo
occasionalmente ricevo chiamate,
così posso rimanere molto concentrato
e prendermi cura di me stesso in
quell’ora.
Cosa ci può dire sulla sua dieta?
La mia dieta non è cosi rigida come
potrebbe essere. Questa cambia infatti
di solito nel corso della vita. C’è stato un
periodo in cui ho provato a mantenere
una dieta rigida. Ma credo che la cosa
più importante sia essere sicuri di avere
una buona e abbondante colazione;
quindi di solito prendo una piccola
bevanda prima dell’allenamento,
poi vado ad allenarmi, ed a seguito
dell’allenamento faccio una buona
colazione. Questa è la parte più
importante della mia dieta. Importante
è sia una buona nutrizione che un
buon riposo a seguito dell’allenamento.
Gennaio /Aprile 2016
Cerco però di avere sempre qualcosa di
piccolo da mangiare ogni 3-4 ore.
So che in Italia voi prendete un caffe
ogni 3-4 ore, e questo va bene. Ma
credo che se ti alleni intensamente, un
piccolo panino o una piccola porzione
di frutta è la cosa migliore da fare,
ogni 3-4 ore. Quindi durante il giorno
faccio diversi pasti, ma sono piccoli
e distanziati l’uno dall’altro e credo
che questo sia la cosa migliore per
permettere una buona digestione e
non accumulare troppo peso. Questi
sono semplici consigli e principi che le
persone utilizzano quando si allenano
intensamente e dato che il nostro
lavoro può essere fisicamente duro,
utilizzo gli stessi principi degli sportivi
per affrontare il mio lavoro.
Ci parli dei suoi amici.
Devo ammettere che i miei famigliari
sono i miei più stretti amici, dato che
sono le persone con cui spendo la
maggior parte del mio tempo.
Ma naturalmente sono molto fortunato
perchè la mia professione mi permette
di avere amici in tutto il mondo,
includendo naturalmente Roma e altri
parti d’Italia. Ho molte persone per
cui nutro affetto. Non ho bisogno di
vederli costantemente per mantenere
l’amicizia, perchè quando li incontro
sono contento e riesco ad avere con
loro un buon dialogo; ciò succede in
molto posti in tutto il mondo.
A Chicago naturalmente ne ho una
parte, ma credimi i miei amici sono
sparsi in tutto il mondo. Ma come ti
ho già detto, i miei amici più stretti
sono i miei famigliari. Io sono uno di
sei figli, e i miei genitori hanno 22
nipoti e quindi, uno o due volte l’anno
cerchiamo di incontrarci e stare tutti
insieme.
A questo punto, una domanda
sui suoi nemici o rivali.
Credo che nella tua carriera, molte
volte il nemico piu grande, sei te
stesso, per vari motivi. Per esempio,
perchè alcune volte noi sviluppiamo
un ego enorme, ma dovremmo sempre
cercare di rimanere umili, perchè c’è
sempre qualcosa da imparare. C’è una
frase, che non so se abbia una buona
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Gennaio /Aprile 2016
traduzione in italiano, che dice: quando
tu sei verde, stai crescendo, quando
tu sei maturo, sei quasi marcio. (when
you’re green, you’re growing and when
you’re ripe, you’re almost rotten). E il
significato, è che noi cerchiamo sempre
di sentirci verdi e che stiamo crescendo,
come un giovane albero o un giovane
frutto e tendiamo ad essere in questo
modo, quindi il nostro ego deve
rimanere umile.
So che ho raggiunto molti risultati
fino ad adesso, e che le persone
ricorderanno molto di quello che
abbiamo fatto e di cui abbiamo parlato
ai congressi, ma ciò non significa che io
ho tutte le risposte, infatti in realtà mi
faccio molte più domande adesso che
prima. Quindi ripeto, credo che il tuo
nemico più importante possa essere te
stesso e il tuo stesso ego.
Poi credo che un altro nemico, sia
compararti ad altre persone. Infatti
nel corso della tua vita, quando tu sei
giovane, credi che debba competere
con tutti, ma ciò che secondo me uno
impara nel corso della vita è che
bisogna massimizzare le proprie
potenzialità, e qualche volte ciò
significa scrivere degli articoli, altre
volte parlare ad un congresso, altre
ancora comportarsi da politico o da
amministratore. Ma non devi cercare
di essere come le altre persone.
Tu devi capire ciò che è migliore per
te stesso cosa ti appassiona, e ciò
sarà quello per cui sei più portato, e
non devi cercare di fare ciò che altre
persone fanno. Personalmente io non
riconosco nessuno come mio nemico,
mi trovo molto bene con tante persone,
e il mio obiettivo è di non rendere
me stesso il mio peggior nemico e di
continuare nella mia carriera a crescere
ed occuparmi e concentrarmi su quelle
che sono le mie forze, mentre ciò in
cui sono debole cerco di farlo fare ad
altri. Questo è un grande punto di
forza della Rush, e cioè noi abbiamo un
buon gruppo di persone che lavorano
insieme ed insieme siamo tanto meglio
che se lavorassimo individualmente.
Insieme è meglio che da soli. Quindi
ci sono alcuni che sono portati nello
scrivere articoli, ma non molto brillanti
nell’avere nuove idee; abbiamo altre
persone geniali nell’avere nuove
idee, ma non in grado di portare a
compimento la stesura di un articolo.
E quando mescoli ciò insieme, hai
un gruppo produttivo, dove le tue
idee diventano articoli scientifici e
presentazioni a congressi. E questo è
il mio obbiettivo. Quale è il mio ruolo
nel gruppo? Dove è che posso dare
il massimo supporto. Naturalmente
se posso essere il capo, è grandioso,
ma in altre attività se non sono il capo
partecipo semplicemente. Molte di
queste cose credo, siano solo uno
specchio di che tipo di persona sei.
E quindi è importante capire quali
siano le proprie passioni, seguirle e
sicuramente ciò ti porterà a fare un
buon lavoro.
Riesci a trovare il tempo per
andare in vacanza?
Si ce l’ho, ma come per il resto devo
programmarle. Sarebbe molto più
semplice per me se fossi così tanto
occupato, da non poter fare niente
diverso dal lavoro. Sono qui ad
insegnare in Italia, ma potrei essere a
casa a visitare pazienti. Se avessi visto
un paziente oggi che avrebbe avuto
bisogno di una protesi di spalla, il
primo posto libero nella mia agenda
sarebbe tra 8 settimane, e so che in
Italia, per il tipo di sanità che avete,
il tempo di attesa è anche più lungo,
3 mesi o più. Ma nella mia nazione i
pazienti, vengono per essere curati,
e vogliono che ciò avvenga in poco
tempo, e 8 settimane è considerato un
tempo abbastanza lungo. Se rimanessi
nella mia nazione, potrei eseguire più
interventi, visitare più pazienti, ma
perderei la possibilità di andare in
altri paesi, per imparare, insegnare,
partecipare a congressi, e anche
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Gennaio /Aprile 2016
condividere e spendere del tempo
con la mia famiglia. Quindi questo
discorso vale anche per le vacanze.
Devo programmare le mie vacanze.
Dato che i miei figli sono ancora
all’università, blocco 2 settimane
l’anno, una alla fine di quest’anno e
una all’inizio del prossimo. Questo
è l’unico periodo che passo con la
mia famiglia. Poi mi prendo un’altra
settimana ogni estate, dato che di
solito hanno finito le lezioni e facciamo
qualcosa insieme. Il mio tempo per le
vacanze è dedicato completamente a
loro. Individualmente, ne prendo molte
meno, ma occasionalmente durante
i miei viaggi per congressi in paesi
meravigliosi come l’Italia, di solito
prendo 1-2 giorni extra per passare
del tempo visitando luoghi diversi e
rilassarmi.
Quando ha deciso di studiare
medicina e perchè?
Molto presto. Quando io ero piccolo,
mio padre stava nella marina e lavorava
come dottore. Di solito portava noi
3 figli più grandi con se, al pronto
soccorso quando doveva lavorare.
Dormivamo con lui nel pronto soccorso;
glielo lasciavano fare. Nel mezzo
della notte, c’erano sempre diverse
chiamate e pazienti da visitare, come
un incidente di moto, o qualcosa del
genere, ed io mi svegliavo sempre per
andare a vedere cosa stava succedendo.
Avevo probabilmente 8 anni ed ero
affascinato da questo mondo e non
ero impressionato dal sangue o dal
vedere ossa di una persona al di fuori
del corpo. Quando sono andato al
liceo, sapevo che avrei dovuto studiare
molto perchè sarei voluto diventare
un medico. Quando sono andato al
college, in cui ho avuto anche alcuni
infortuni da sport, già sapevo che
sarei voluto diventare un chirurgo
ortopedico. Una volta in Med. School,
decisi che non solo sarei voluto
diventare un ortopedico, ma mi sarei
voluto specializzare in spalla e gomito.
Quindi ho sempre guardato avanti ed
è stato sempre semplice prendere una
decisione.
Quanti pazienti indirizza a protesi
inversa annualmente?
Le mie percentuali chirurgiche sono
spesso discordanti rispetto alla media
nazionale. Faccio circa 120-140 protesi
di spalla l’anno. I miei pazienti sono
spesso non troppo anziani. Infatti
spesso quelli che vengono da me
amano alzare pesi o allenarsi e sono
under 65, di conseguenza faccio
più protesi anatomiche rispetto alle
inverse. Abbiamo un altro Chrirugo che
invece, si occupa più di protesi inverse,
infatti l’età media dei suoi pazienti è
più alta. Se tu però unisci insieme i
numeri, miei e suoi, siamo intorno al
50 e 50 (inversa ed anatomica). Quindi
facciamo più di 250 protesi tra inverse
e anatomiche, alla Rush in Chicago.
Quante invece, Latarjet e
instabilità annualmente?
Annualmente faccio all’incirca 100
instabilità. Ma di nuovo ciò di cui
mi occupo principalmente sono
soprattutto revisioni, vedo molte
instabilità posteriori, che non sono
particolarmente comuni al di fuori
degli USA, ma molto comuni da noi.
Nei miei casi di instabilità anteriore,
solo 1 su 10 dei pazienti sono indicati
per andare incontro ad una Latarjet;
infatti in essi si può notare una perdita
importante ossea, e soprattutto
non possono essere risolti con una
chirurgia tradizionale, utilizzando cioè
tessuti molli. So che è molto diverso
rispetto a ciò che fanno molti chirurghi
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Gennaio /Aprile 2016
in Europa e lo capisco. Credo che
l’indicazione sia simile alla vostra, non
così aggressiva come fanno alcuni
miei colleghi francesi, ma osservando
specificatamente la perdita ossea,
abbiamo indicazioni relativamente
simili. Come ho già detto, nel mio
caso, 1 su 10 hanno un’indicazione
per andare incontro all’utilizzo della
coracoide.
Ci potrebbe dire quale è la sua
definizione di Atleti Overhead,
e quali pensa siano i fattori di
rischio per gli infortuni?
Questa è una domanda difficile a cui
rispondere nella mia nazione, ed è
così perchè abbiamo molti giocatori
di baseball. Ogni anno, nei licei
americani, ci sono circa 4 milioni di
ragazzi che giocano a baseball. Questo
come puoi immaginare è uno sport
importante negli USA. Naturalmente
in qualche modo questo è collegato
anche al valore che ha questo sport in
termini economici. Nella Major League
di baseball, c’è un giro di denaro pari
a 9 miliardi di dollari. Lo stipendio
medio di un giocatore professionista
raggiunge i 4 milioni di dollari l’anno.
Sebbene questo privilegio riguardi
solo poche persone, i ragazzi sono
incoraggiati a provarci intensamente.
Tornando però alla tua domanda:
il baseball è uno sport differente
rispetto al football nel modo di tirare
la palla, differente dal modo in cui si
alzano i pesi, o dal modo di giocare a
tennis o pallavolo. Quindi tutti questi
sport hanno diversi tipi di infortuni. In
via definitiva, io considero un atleta
overhead, chiunque utilizzi la sua mano
al di sopra del livello della spalla, ma il
tipo di infortuni che hanno è differente
a seconda dello sport o attività.
Ci sono naturalmente dei punti di
contatto tra i diversi gruppi di atleti
overhead: possono avere un problema
a livello del labbro glenoideo superiore
che va anche nel tendine del capo
lungo del bicipite, e dobbiamo capire
quale dei due sia il vero problema.
La riparazione della lesione del labbro
superiori non è più molto comune
negli atleti overhead. Ci sono alcuni
giovani pazienti, l’eccezione, che
hanno questa indicazione, ma il loro
unico problema è questo. Non hanno
nessuno dolore al bicipite e nessun
sintomo al bicipite: sono giocatori
di baseball e hanno una lesione con
dolore a livello del labbro superiore,
ed in questo caso noi ripariamo la
lesione del labbro superiore. Mentre
invece se abbiamo un giocatore di
tennis di 45 anni che ha una lesione
al labbro superiore, e tipicamente
anche un po di dolore al bicipite, noi
eseguiamo un debridement del labbro
e ripariamo il bicipite. Questi sono le
problematiche mediche che trattiamo
più frequentemente, ma come puoi
immaginare i casi possono essere
anche più complessi. Ci sono per
esempio alcuni atleti che hanno una
lassità capsulare anteriore, che ripara
riamo artroscopicamente. Quindi ci
sono moltissimi casi in cui possiamo
ricorrere alla chirurgia artoscopica.
Rispetto alla tua domanda sui fattori
di rischio, posso dirti che noi abbiamo
fatto molte ricerche cercando di
determinare quali sono i fattori di
rischio e quali sono le aree correlate.
Una delle aree è naturalmente il
baseball. Ti faccio un esempio: noi
abbiamo una lesione direi epidemica
nel nostro paese, del legamento
collaterale mediale del gomito o
legamento collaterale ulnare del
gomito, che le persone chiamano
Tommy John Ligament o Tommy John
Surgery, che si verifica nella stragrande
maggioranza in giocatori di baseball, di
qualsiasi livello. Negli ultimi 10 anni,
questa patologia è aumentata del 10
% per anno ed il 60 % di tutti i pazienti
che hanno ricevuto questa chirurgia
al gomito hanno un età compresa tra i
15 e 19 anni, quindi non sono ancora
giocatori professionisti. Abbiamo
iniziato a studiare per cercare di
comprendere il motivo per cui questi
giovani ragazzi si stiano infortunando
al gomito. Abbiamo identificato alcune
peculiarità legate alla “Tommy John”:
è molto importante la velocità con cui
viene lanciata la palla, l’esecuzione di
un gesto biomeccanicamente corretto e
sottoporre l’atleta a 2-3 mesi di riposo
funzionale per diminuire il rischio di
lesione. Stiamo imparando questo, per
poi insegnare come prevenire questo
tipo di infortuni in questi ragazzi.
È la stessa evoluzione che si è avuta per
10•
il ginocchio, in cui si cerca di prevenire
i problemi del LCA nelle ginocchio
delle donne, identificando il modo
con cui saltare e atterrare in maniera
appropriata; stiamo imparando questi
meccanismi anche sul gomito e sulla
spalla. Inoltre stiamo imparando quali
siano i criteri da utilizzare per decidere
quando ritornare a giocare. Siamo un
pò indietro rispetto ai nostri colleghi
che si occupano di ginocchio ma stiamo
accumulando molte informazioni, per
capire quando è il momento giusto
per ritornare a giocare, evitando di
aumentare il rischio di una recidiva.
Questa è una parte centrale delle
ricerche che stiamo facendo adesso.
Crede che la recidiva silente esista?
La risposta è si. Noi sappiamo da
studi che pazienti andati incontro a
chirurgia della cuffia dei rotatori, se
hanno anche solo un singolo tendine
lesionato, fino a 10 % di essi possono
andare incontro ad una recidiva. Ma
molti di questi pazienti non chiedono
nuovamente una chirurgia. Sappiamo
Gennaio /Aprile 2016
inoltre che alcune lesioni tendono ad
essere riempite da tessuto cicatriziale.
La stessa cosa è vera per l’instabilità, e
lo stesso è vero per le lesioni SLAP dove
vediamo anormalità sia alla RM che al
momento della chirurgia,senza che i
pazienti lamentino dolore in questa
zona. Spesso ciò che dobbiamo capire è
che il nostro lavoro, toglie il dolore, sia
togliendo per esempio le fibre nervose
sia stabilizzando semplicemente, in
modo tale che il paziente stia meglio e
che in seguito la natura faccia il resto.
abbia anche una soluzione biologica
migliore. Credo che il cortisone sia
una trattamento in evoluzione, ovvero
che in futuro utilizzeremo un cocktail
biologico, che inseriremo nella spalla,
riducendo infiammazione e migliorando
la guarigione. Questo è dove stiamo
andando, ma credo ci vorranno anni
prima di capire esattamente come
fare. Vi è molto lavoro da fare, e molto
bisogno di giovani ragazzi intelligenti
come te, di cui abbiamo bisogno per
scoprire come migliorare il nostro lavoro.
Utilizza infiltrazioni di cortisone
e crede che ci possa essere spazio
per nuove scoperte nella chirurgia
della spalla?
Riguardo la tua domanda sul cortisone,
lo usiamo ma deve essere chiaro che
si tratta di una gestione non biologica
del problema. È ovvio che se noi
eliminiamo il dolore, i pazienti sono
molto felici e grati al dottore, E quindi
lo utilizziamo quando è appropriato,
ma un giorno spero che sia riesca
non solo ad eliminare il dolore ma si
Ringraziamenti...
Mi ritengo molto fortunato di
condividere del tempo con così tanti
amici della SIA. Anche se dicessi
100 nomi sicuramente mi starei
dimenticando alcuni amici importanti
per me. Direi semplicemente “mille
grazie” per la vostra amicizia, per la
vostra abilità di scambiare idee. Spero
di continuare a mantenere questa
amicizia nel futuro e che molti di voi
nel futuro possano essere miei ospiti
nella meravigliosa città di Chicago.
Gennaio /Aprile 2016
•11
VOYAGER
GEOS è ON-LINE!
Il nuovo programma per studi
scientifici anche multicentrici
a cura di Alessio Palumbo
Vi ricordate? Ve lo avevamo presentato nel numero
precedente del SIA COMICS. Stiamo parlando del Programma
GEOS, un programma che permetterà la collaborazione dei
vari centri italiani per la realizzazione di studi multicentrici,
un data-base comune, anonimo, in grado di aggiornarsi
continuamente all’inserimento di dati nuovi. Ebbene si,
siamo lieti di annunciarvi che... GEOS è ON-LINE!!!
Il programma è finalmente in rete e si potrà iniziare ad
utilizzarlo, come promesso in maniera del tutto GRATUITA.
In questo primo momento il programma permetterà di
inserire i dati dei propri pazienti e di poter visionare mediante
12•
Gennaio /Aprile 2016
GEOS è ON-LINE!
Il nuovo programma per studi
scientifici anche multicentrici
grafici l’andamento degli stessi per singolo operatore.
In un secondo momento sarà poi possibile mettere insieme
i diversi dati (in questo caso i pazienti saranno visionati in
maniera anonima) dei diversi centri per l’esecuzione di studi
multicentrici. L’indirizzo da digitare da qualunque computer,
tablet o telefono è:
http://geosnet.unicampus.it/utente/login.aspx
Per poter accedere al programma bisognerà per questo
periodo iniziale, inviare una mail a [email protected]
o contattare il num: 06.22541.9080 che genererà una
password ed un username personalizzato che vi permetterà
di poter utilizzare immediatamente il programma.
Per qualsiasi problema, mal funzionamento o suggerimento
del programma stesso Vi preghiamo di comunicarcelo alla
mail: [email protected]
Abbiamo bisogno dei Vostri consigli per migliorare e
sviluppare insieme a Voi il GEOS, per renderlo sempre più
uno strumento utile e pratico.
Intanto il lavoro continua... e speriamo presto di comunicarvi
degli aggiornamenti del programma stesso e...
la realizzazione dell’APP!!!
•13
Gennaio /Aprile 2016
INTERVISTA DOPPIA
Laurent Lafosse
e Gilles Walch
a cura di Francesco Franceschi e Luca La Verde
Nome?
Laurent Lafosse di Annecy
Gilles Walch di Lione, entrambi francesi
Quanti anni hai?
L: 59 anni
G: 63 anni, è più giovane lui (ride ndr.)
Quando hai deciso di studiare
medicina e perchè?
G: Non ricordo bene, ma volevo fare
il chirurgo da quando avevo sette
anni, e questo credo fosse dovuto ai
miei numerosi traumi. Ogni estate
vedevo un chirurgo ed è forse in quel
momento che mi sono reso conto che
volevo fare questo mestiere. La mia
passione è quindi iniziata molto presto.
L: Anche io da piccolo avevo questa
passione per la medicina. Inizialmente
volevo fare il professore di sci nautico.
Poi però mi sono rotto il ginocchio ed
ho dovuto lasciare sfortunatamente
la pratica di questo sport. Ho deciso
così di fare medicina anche se poi in
seguito ho ripreso lo sci nautico.
Per questo ha fatto ortopedia?
L: Ortopedia per me era sicuramente
la facoltà piu facile. Credevo di non
essere in grado di affrontare patologie
più gravi ed in cui si rischia la vita come
i tumori. Della Chirurgia Ortopedica
mi piace sia la parte manuale che
meccanica.
G: Per me è un po lo stesso.
Da giovane ho seguito molti corsi e
fatto internship di ortopedia e mi è
piaciuta da subito ed ho capito che
quella era la mia strada.
Perche avete scelto alla fine di
occuparvi di spalla?
L: L’uomo che ha segnato in modo
indelebile la mia vita è stato D. Patte.
Entrambi lo abbiamo conosciuto da
vicino. Gilles da Lione ed Io da Parigi. Da
Patte io e Gilles ci siamo incontrati nel
1983 per la prima volta. Lui era venuto
a Parigi da amici. Con il tempo mi
sono accorto delle tante possibilità che
c’erano per uno sviluppo della chirurgia
della spalla. Questa non è stata
comunque la mia prima ambizione
dato che sono nato principalmente
come chirurgo di mano e spina dorsale
cervicale. Solo in seguito mi sono mosso
verso la chirurgia di spalla.
G: Per me è un po’ differente. Alla fine
della specializzazione, avevo la possibilità
di andare un anno fuori e Pierre Chambat
che era il mio mentore nel reparto di
Henri DeJour mi disse che dovevo
andare ad imparare la chirurgia di spalla
e vedere qualcosa di differente negli Stati
Uniti, ma io in realtà sarei voluto andare
ad imparare le tecniche chirurgiche sul
ginocchio. Così sono andato ad assistere
Franck Jobe e Charlie Rockwood. Quando
sono tornato tutti pensavano che io
conoscessi perfettamente le tecniche
chirurgiche riguardanti la spalla. Anche
se in realtà non era proprio così. La mia
carriera è iniziata cosi.
Avete mai litigato durante congressi
per il tipo di tecnica, artroscopica o a
cielo aperto per la Latarjet?
L: (ride ndr.) Non ho mai litigato con
Gilles. Al contrario è stato lui quello che
mi ha introdotto nel mondo scientifico.
Laurent Lafosse
Chirurgie orthopèdique
et traumatologie de
l’appareil locomoteur,
Clinique Générale, Annecy
Gilles Walch
Centre Orthopédique
Santy, Lyon
Mi ricorderò sempre quando venne
da me a Parigi per dirmi:”senti io
organizzo un congresso di Chirurgia
Ortopedica sull’instabilità di spalla per
la Società Francese di Ortopedia,
vorresti partecipare per la parte
sull’instabilita dal punto di vista
artroscopico?”
Era un onore molto grande per me.
Non abbiamo mai litigato, al contrario
è un amico e non lo ringrazierò mai
abbastanza.
G: Ho avuto la fortuna di capire che
la artroscopia fosse qualcosa di molto
importante. In quel momento ho
anche capito che Laurent era l’uomo
che poteva sviluppare la chirurgia della
spalla in Francia.
Alcuni dicevano che fosse stupido,
mentre in realtà tutti i chirurghi che si
sono fidati hanno imparato l’artroscopia
grazie a lui.
Anche se non faccio ancora la Latarjet
artroscopica, ho imparato moltissimo
14•
Gennaio /Aprile 2016
riguardo l’artroscopia grazie a Laurent
e lo stesso è stato per tutti i chirurghi
francesi. Mai litigato, al contrario rispetto
ed ammirazione comune perchè Laurent
fa cose che io non sono capace di fare
e devo riconoscerlo questo.
Sottoscapolare nella protesi
di spalla
L: ah ecco, su questo invece litighiamo
spesso (ride ndr.)
G: credo che si debba assolutamente
riattaccare il sottoscapolare nella
protesi inversa. Laurent ha fatto tanti
lavori dicendo che bisogna riparare il
sottoscapolare quando è rotto e poi però
non ripara il sottoscapolare quando lo
taglia per fare una protesi.Abbiamo punti
di vista diversi. Per me è meglio riparare
il sottoscapolare bene e proteggere il
sottoscapolare dopo l’intervento per
evitare che si rompa e recidivi.
L: non c’è dubbio che il sottoscapolare
sia il muscolo piu importante per la
protesi anatomica. Avevo sviluppato
tecniche anche senza slegare o staccare
il sottoscapolare che adesso faccio
pochissimo. Ho sviluppato anche delle
tecniche per fare un’incisione un po’
diversa, e questo per il sottoscapolare è
molto importante.
Al contrario nella protesi inversa
non sono molto sistematico come
lo ero prima. Per adesso penso che
il sottoscapolare limiti la rotazione
esterna perchè di lunghezza non
autorizza la completa rotazione esterna.
Per questo motivo non riattacco il
sottoscapolare in quei pazienti che
hanno una certa debolezza nella
rotazione esterna perchè ci sono più
muscoli rotatori interni che rotatori
esterni. Quindi per questo non credo
sia utile riattaccarlo. Inoltre sappiamo
che se non lo riattacchiamo non c’è
alcuna conseguenza a livello della
stabilità della protesi.
Non ci sono piu sublussazioni senza il
sottoscapolare rispetto ad una
articolazione con sottoscapolare
riattaccato. Questo è stato studiato ed è
anche la mia esperienza.
Anche se comunque è vero che se
non si riattacca il sottoscapolare ci può
essere un deficit di forza nella parte
finale della rotazione interna.
Questo posso dirlo perchè abbiamo
studiato pazienti attaccando o non
riattaccando il sottoscapolare.
Adesso non abbiamo il 100% della
conoscenza, ma questo studio mostra
che se da una parte c’è più rotazione
esterna inquelli che non hanno avuto
riattaccamento dall’altra c’è meno
forza nella parte finale della rotazione
interna. Sul sottoscapolare ci sarebbero
ancora studi biomeccanici da fare
guardando la posizione della protesi e
l’escursione del tendine, molti dei quali
si stanno ora sviluppando, ma come
sempre ci sarebbe da fare di più.
Bicipite, tenotomia o tenodesi?
Tenodesi a quale livello?
G: Per la cuffia dei rotatori io tolgo
sempre il bicipite, qualunque età
e qualunque stato del bicipite.
Se il paziente ha meno di sessant’anni
faccio sempre la tenodesi, con
un’ancoretta sulla parte superiore
della doccia.
Se il paziente invece ha più di sessanta
anni e non ha problemi estetici faccio
la tenotomia. Questo per tutte le
riparazioni di cuffia.
Ci sono dolori dopo?
G: Ci sono chirurghi che fanno la
tenodesi sottopettorale per il dolore.
Da trent’anni faccio la tenodesi del
bicipite nella porzione superiore della
doccia e non ho mai fatto un reintervento
per togliere il bicipite dalla doccia. Penso
che molto spesso quando il paziente parla
di dolori a livello del braccio è perchè non
ha mobilità totale, infatti il dolore molto
spesso è associato alla rigidità, ma se hai
la mobilità totale non c’è nessun dolore.
Almeno questo è quello che ho imparato
nella mia esperienza.
L: Mi sto applicando molto nel eseguire
un tipo particolare di tenodesi che
apprezzo molto. Faccio la tenodesi senza
ancore, ovvero eseguo una resezione
della parte superiore del labrum nel
momento in cui mi occupo del capo
lungo del bicipite. Questo blocca il
bicipite all’ingresso a livello della doccia.
Sono molto soddisfatto di questa tecnica.
In ogni caso qualunque sia la tecnica è
importante non fare un “overtentioning”,
ovvero aumentare troppo la tensione. Il
problema infatti può essere tirare troppo
il bicipite. Se allunghi un po’ il bicipite
1-1.5 cm non si vede nulla al livello del
muscolo. Quindi credo sia necessaria un
po’ di tensione ma non troppa.
Grazie per la vostra disponibilità
a nome della SIA
G e L: grazie a voi e per la vostra
ospitalità come sempre calorosa.
•15
Gennaio /Aprile 2016
Con il patrocinio di
E DELLA FONDAZIONE
ene costituita il 21 novembre 2006 con la
cola’s Foundation Onlus; nasce dalla volontà
Cerulli per ricordare il figlio Nicola, morto all’età
more cerebrale.
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a ricerca e la formazione per una sanità
e persone quindi, più umana e umanizzante
cultura scientifica
ogetti di ricerca di base e applicata, con il
he di esperti internazionali
a formazione e allo sviluppo scientifico in
dico anche per i paesi emergenti
ormazione medico-scientifica
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Roma, 9 Aprile 2016
DI SPALLA
E GINOCCHIO
ROMA, 9 APRILE 2016
Presidenti del Congresso
Francesco Franceschi, Giovanni Di Giacomo
Segreteria Scientifica
Rocco Papalia, Stefano Boschi
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
BBV ITALIA SRL VIA G. TORTI 44/5 - 16143 GENOVA TEL. 010 354556 - FAX 010 3514044 [email protected]
16•
Gennaio /Aprile 2016
AGGIORNAMENTI
IN...
Chirurgia artroscopica dell’anca
a cura di Faculty Artroscopia dell’Anca, Presidente Nicola Santori
L’artroscopia di anca nel 2016 è
affermata come procedura valida,
sicura ed efficace. Il numero delle
artroscopie ed in generale delle
indicazioni al trattamento mini invasivo
di questa articolazione sono in continuo
aumento in ogni Paese. Accanto alle
consolidate patologie come conflitto
femoro acetabolare, lesioni del labbro,
trattamenti delle lesioni condrali,
anca a scatto interna ed esterna,
condromatosi, si stanno proponendo
procedure avanzate come trapianto del
labbro acetabolare, ricostruzioni del
legamento rotondo e della capsula e
trattamento endoscopico della “deep
gluteal syndrome”. Parlando di conflitto
femoro acetabolare, abbiamo superato
il periodo storico in cui ci si confrontava
con le procedure a cielo aperto. Le
review pubblicate in letteratura hanno
evidenziato risultati sovrapponibili
per le due procedure a fronte di
ridotte complicanze con il trattamento
artroscopico. In conseguenza il
trattamento a cielo aperto è oggi
riservato quasi esclusivamente alle
osteotomie complesse femorali e/o
acetabolari rivolte prevalentemente a
pazienti displasici. Sempre parlando di
conflitto femoro acetabolare, sappiamo
oggi che le indicazioni devono essere
influenzate dalla presenza o meno
di danni condrali. In caso di danno
articolare, infatti, il trattamento del
conflitto dà risultati nettamente
meno soddisfacenti e può essere
proposto solo in casi selezionati con
scopo palliativo sul dolore. Abbiamo
migliorato nella diagnostica e, come
Faculty SIA dell’articolazione dell’anca,
ci stiamo impegnando, con uno
studio multicentrico volto alla
individuazione di fattori predittivi,
a fare in modo che il conflitto diventi
diagnosticabile da tutti al pari di
una lesione meniscale. La diagnosi
ed il trattamento precoce sono
fondamentali per evitare che il
paziente sintomatico giunga in sala
operatoria quando già sia presente un
danno articolare avanzato. In termini
di pianificazione chirurgica avanzata
si sono recentemente resi disponibili
software innovativi che ci permettono di
trasformare un esame TC in un collision
model, ossia un simulatore dinamico
virtuale dell’anca. Nel campo delle
patologie periarticolari, le indicazioni
al trattamento endoscopico sono
parimenti in continuo aumento.
Esistono indicazioni oramai consolidate
come la detensione dell’anca a scatto
interna ed esterna e la sutura delle
lesioni dei tendini glutei ed invece
procedure di “frontiera” come la
liberazione endoscopica del nervo
sciatico, il trattamento della sindrome
ischio-femorale e la sutura dei flessori
della coscia. Molto più del passato
sappiamo sulle patologie degli adduttori
e della regione inguinale. In questo
ambito si va delineando l’importanza di
un approccio diagnostico a 360° che
valuti non solo la componente articolare
ma la eventuale coesistenza di un ampio
spettro di patologie dei tessuti molli. Per
tale motivo, per fare ossia il punto sulla
complessità di questa regione
anatomica, su spinta del nuovo
PRIMA
DOPO
Presidente SIA, si è aggiunta una nuova
Faculty elettivamente dedicata al Groin
Pain con la quale ci aspettiamo di
sviluppare proficue collaborazioni.
In conclusione possiamo dire
oggi che, a distanza di 10 anni dai
primi trattamenti artroscopici per il
conflitto femoro acetabolare, questo
settore della chirurgia mini invasiva
artro ed endoscopica si è arricchita
notevolmente. La Faculty dell’anca
si propone di stimolare il continuo
sviluppo della tecnica chirurgica
ed a tale scopo ha prodotto una
serie di video altamente didattici
consultabili gratuitamente sul sito SIA
all’indirizzo http://www.siaonline.net/
trattamento-artroscopico-dellanca/.
Ci preme inoltre sottolineare a tutti i
Membri della nostra Società che le sale
operatorie della Faculty anca sono
sempre aperte per gli specializzandi
e per chiunque sia interessato ad
avvicinarsi a questa nostra chirurgia.
•17
Gennaio /Aprile 2016
IL CASO CLINICO
...conflitto femoro acetabolare...
a cura di N. Santori, A. Bertino, D. Potestio
Inquadramento diagnostico
e trattamento artroscopico
del conflitto femoro acetabolare
Introduzione
Negli ultimi anni il trattamento artroscopico è diventato
il golden standard per la patologia del conflitto femoro
acetabolare. I numeri delle procedure sono in rapida
espansione. La corretta diagnosi di queste patologie rimane
uno dei punti cardine per poter ottenere un risultato ottimale.
Caso Clinico
Il Caso clinico che presentiamo riguarda un paziente maschio
di 19 anni, affetto da 9 mesi da coxalgia destra. Il paziente
pratica arti marziali. Negli ultimi 4 mesi ha interrotto l’attività
sportiva. Esame obiettivo(3):
• FADDIR ++
• FABER +
• R.O.M.: limitata la flessione e rotazione interna
Il paziente risultava avere un mHHS di 72,6 ed un NAHS di
76,25. Gli esami(1) Rx mostravano la presenza di un Bump
femorale indicativo di conflitto tipo CAM e ad una prima analisi
un Cross over sign, potenzialmetne indicativo di conflitto
tipo CAM. Una più attenta analisi della Rx antero posteriore
mostrava un angolo LCE di 28° ed un incrementato tilt pelvico
anteriore evidenziato soprattutto dal ischial spine sign.
Il paziente è stato sottoposto ad eame TC per ottenere una
corretta valutazione della morfologia acetabolare e per eseguire
una rielaborazione con software per collision models(2) .
I risultati ottenuti hanno confermato la presenza di un CAM.
L’analisi 3 D acetabolare ha inoltre mostrato che non c’era alcun
PINCER e che la copertura acetabolare anteriore e posteriore
erano nella norma.
18•
Intervento chirurgico
Il paziente è stato sottoposto ad artroscopia di anca con tecnica
classica ( central compartment first). Il tempo diagnostico ha
mostrato una lesione del labbro acetabolare nella regione II.
Il labbro appariva ecchimotico in regione III (segno di conflitto
femoro acetabolare).
La parete acetabolare anteriore appariva lievemente ipoplasica
a conferma dei dati degli esami diagnostici.
Dopo aver regolarizzato il labbro con radiofrequenze è stata
rilasciata la trazione. Nel compartimento periferico senza
ampliare la mini capsulotomia orizzontale è stato evidenziato il
BUMP ed eseguita l’osteocondroplastica con fresa a palla da 5.5
mm. Al termine della procedura è stato eseguito un controllo
in scopia e un controllo dinamico sotto visione artroscopica
per verificare la completa risoluzione del conflitto. Il paziente
ha iniziato la riabilitazione il giorno successivo all’intervento
seguendo il nostro protocollo riabilitativo.
Due canadesi con carico parziale sono stati prescritti per 14
giorni. A 30 giorni post intervento il paziente aveva un ROM
completo senza dolore con mHHS e NAHS eccellenti. Il risultato
era tale anche a 3, 6 e 9 mesi. Il paziente a 7 mesi ha ripreso
l’attività sportiva.
Gennaio /Aprile 2016
Conclusioni
Il corretto studio della morfologia del paziente è di importanza
fondamentale nel trattamento del conflitto femoro acetaboalre.
La visione non approfondita degli esami di primo livello può
portare in casi particolari come questo a degli errori diagnostici
con possibili conseguenti errori di trattamento con risvolti
potenzialmente molto dannosi.
Sono descritti in letteratura(4) casi di lussazione iatrogena post
artroscopia causati da un eccessivo/non indicato rim trimming
acetabolare.
Bibliografia
1 TannastM, Siebenrock KA, Anderson SE. J of Roentgenol 2007.
Femoroacetabular impingement: radiographic dianosis.
2 Dandachli, W., Kannan, V., Richards, R., Shah, Z., Hall-Craggs, M.,
Witt, J., 2008. Analysis of cover of the femoral head in normal and
dysplastic hips: New CT-based technique. J Bone Joint Surg Br 90B, 1428–1434.
3 Martin, Kelly, Leunig, Philippon, Clohisy, Martin, Sekiya,
Pietrobon, Mohtadi, Sapson, Safran. Arthroscopy 2010.
The pattern and tecnique in the clinical evaluation ot the adult
hip: the common physical examination tests of hip specialists.
4 Matsuda D. Arthroscopy 2009. Acute iatrogenic dislocation
following hip impingement.
Gennaio /Aprile 2016
S.I.A. Day all’Humanitas
a cura di Roberto Broggi per “Facce da...”
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20•
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Gennaio /Aprile 2016
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24•
Gennaio /Aprile 2016
CON IL
PROSSIMO NUMERO...
> SIA @ AAOS - 2016 Annual Meeting
> L’intervista a Jeffrey S. Abrams,
Presidente della Arthroscopy Association
of North America (AANA)
> .... e tante altre rubriche con casi clinici, esperienze
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