Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti di Salerno

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Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti di Salerno
FEDERAZIONE ORDINI DEI
FARMACISTI
Rassegna Stampa del 29/08/2015
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INDICE
IN PRIMO PIANO
29/08/2015 QN - La Nazione - Pistoia Montecatini
«Servizio rafforzato, ma anche molta confusione»
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SANITÀ NAZIONALE
29/08/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Debiti, una legge salva Regioni
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29/08/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Bimba dell'insulina La nuova vita della famiglia riunita
9
29/08/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Trasmessa dalle zanzare: a rischio anziani e cardiopatici
11
29/08/2015 La Repubblica - Nazionale
Quando fa bene finire nel fango
12
29/08/2015 La Stampa - Nazionale
Analisi in un clic La rivoluzione di Elizabeth
13
29/08/2015 Il Messaggero - Nazionale
Contratto statali, si fa più lontana la data del rinnovo
15
29/08/2015 Il Messaggero - Nazionale
Una febbre virale diffusa dalle zanzare
17
29/08/2015 Avvenire - Nazionale
«Un errore dire sì al suicidio assistito»
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29/08/2015 Il Manifesto - Nazionale
Indagine sulle morti bianche del pallone
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29/08/2015 ItaliaOggi
Soldi dello Stato per pagare i creditori usati altrimenti
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29/08/2015 ItaliaOggi
La legge sull'autismo punta su professionisti specializzati
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29/08/2015 ItaliaOggi
Dati sanitari sotto stretto anonimato
24
29/08/2015 ItaliaOggi
Sotto la lente Ue tutto il comparto socio-sanitario
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29/08/2015 Gente
ARRIVA IL VIAGRA ROSA MA NON ECCITATEVI
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VITA IN FARMACIA
29/08/2015 Corriere della Sera - Milano
Sanità, le deleghe a Maroni Fuori l'assessore Mantovani
29
29/08/2015 La Repubblica - Palermo
Fuga dai test universitari iscritti alle prove in calo aspiranti medici a picco
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29/08/2015 Il Messaggero - Roma
«Pronto soccorso rinnovati la sanità riparte entro 3 mesi»
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29/08/2015 QN - Il Resto del Carlino - Modena
Anche nella farmacia di via Grandi è possibile ritirare i microchip per cani
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29/08/2015 Il Gazzettino - Venezia
Un dipartimento per Cardiochirurgia
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29/08/2015 Il Secolo XIX - Imperia
Sanit à , all'Expo la firma del protocollo con la Lombardia
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29/08/2015 Il Secolo XIX - Genova
LA POLITICA SANITARIA INVESTA SULLA SALUTE
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29/08/2015 QN - La Nazione - Pistoia Montecatini
Sprint finale per le nuove farmacie La mappa delle dodici aperture
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PROFESSIONI
29/08/2015 Il Sole 24 Ore
M&A record nel Big Pharma Mylan punta Perrigo
PERSONAGGI
Il capitolo non contiene articoli
38
IN PRIMO PIANO
1 articolo
29/08/2015
Pag. 3 Ed. Pistoia Montecatini
diffusione:136993
tiratura:176177
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LE REAZIONI ANDREA GIACOMELLI ( ORDINE FARMACISTI ) CONTRO LA PARTECIPAZIONE IN
FORMA ASSOCIATA
«Servizio rafforzato, ma anche molta confusione»
«QUESTO concorso comporterà sicuramente un rafforzamento del servizio farmaceutico sul territorio ma ha
creato un sacco di confusione, travolgendo molte regole passate». La bacchettata arriva dal numero uno dell'
ordine dei farmacisti di Pistoia, Andrea Giacomelli che fa il punto sulle assegnazioni degli ultimi giorni. Nel
mirino del presidente c'è la norma che ha consentito la partecipazione in forma associata. Unendo le forze i
candidati hanno così avuto la possibilità di sommare il punteggio dei titoli valutati dalla commissione. A
tentare l'alleanza sono stati 900 candidati in totale. Nella provincia di Pistoia è stato un en plein, ad associarsi
è stato il 100 per 100 degli assegnatari. «L'eventuale confusione - prosegue - potrebbe nascere proprio da
questo: si presterà a perplessità nell'interpretazione. Questo probabilmente spiega anche alcune delle
mancate assegnazioni». LA «CLAUSOLA» infatti per chi ha scelto la forma associata è quella di restare in
società per almeno 10 anni. In caso contrario niente farmacia. A inceppare la rete di farmacie sul territorio
potrebbe essere il rischio potenziale di future cause fra soci. Dalla pubblicazione sul Burt della Regione
dell'atto di assegnazione avranno sei mesi di tempo per trovare un fondo nella zona indicata dal bando,
affitarlo, arredarlo ed aprirlo. OPERAZIONI che, in alcuni casi, potrebbero essere la scintilla per diversità di
opinioni con i propri soci. Soprattutto di natura geografica sulla sede assegnata dalla graduatoria del
concorsone. «Per questo - conclude Giacomelli - ci auguriamo che la Regione e la futura maxi Asl tengano
conto di questo servizio ulteriormente potenziato e lo utilizzino e valorizzino nell'ottica del modello di
assistenza sul territorio». cla.cap.
IN PRIMO PIANO - Rassegna Stampa 29/08/2015
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SANITÀ NAZIONALE
14 articoli
29/08/2015
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diffusione:619980
tiratura:779916
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Bilanci Il testo di Palazzo Chigi: via i vincoli per sindaci e governatori, varranno i parametri di Maastricht
Debiti, una legge salva Regioni
Rischio di buco miliardario: i record di Lazio, Piemonte, Campania e Veneto
Mario Sensini
Un disegno di legge che cancella l'obbligo di pareggio di bilancio per Regioni e Comuni è allo studio di
Palazzo Chigi. Dovrebbe essere approvato entro la metà di ottobre, per consentire tra l'altro alle Regioni di
sciogliere il nodo della sentenza della Consulta sui debiti con i fornitori che rischia di aprire buchi miliardari
nei bilanci. Le cifre record di Lazio, Piemonte, Campania e Veneto. a pagina 10
ROMA «Se non facessimo qualcosa, saremmo il primo e unico Paese della zona euro a introdurre i saldi
strutturali di bilancio, che continuiamo a contestare a Bruxelles per come vengono calcolati, anche a livello
subnazionale, per le Regioni e i Comuni». A Palazzo Chigi meditano una bella marcia indietro. La legge
varata dal governo Letta nel 2012 per attuare il pareggio di bilancio previsto dalla Costituzione anche agli enti
territoriali, è troppo complicata, e troppo rigida. Quell'obbligo di pareggio, con la messe di divieti e vincoli che
l'accompagnano, è così ferreo che potrebbe bloccare tutti gli investimenti degli enti territoriali, e rischia di
essere insostenibile alla luce delle loro condizioni finanziarie, che nelle Regioni potrebbero appesantirsi
parecchio dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato il bilancio del Piemonte.
L'illecita contabilizzazione dei fondi stanziati dallo Stato per il pagamento dei debiti pregressi rischia di creare
un buco potenziale di 19,3 miliardi di euro. A rischiare di più, oltre al Piemonte (il deficit 2013 è stato
ricalcolato da 300 milioni a 3,06 miliardi), sono il Lazio (8,7 miliardi a rischio), la Campania, il Veneto, ma
anche Emilia-Romagna, Toscana e Puglia. «Stiamo ancora cercando di capire dimensioni e gravità del
problema» spiegano i tecnici al lavoro sul dossier.
Buco di 9 miliardi
La Ragioneria e il Tesoro cercano il modo di sterilizzare almeno una parte dell'enorme disavanzo che sta
emergendo. I fondi dello Stato sembra siano serviti per pagare anche dei debiti fuori bilancio, ed in alcuni
casi, invece di essere compensati per cassa con i pagamenti, sono finiti nei bilanci di competenza, gonfiando
la capacità di spesa delle Regioni.
Circa metà del disavanzo potenziale potrebbe essere neutralizzato con una norma che consenta di spalmarlo
negli anni futuri. Il vero problema riguarda le somme utilizzate per pagare i debiti sanitari, 9 miliardi di euro,
che al momento non si ha ancora idea di come sistemare senza che si scarichino sui conti delle Regioni e le
tasse dei loro cittadini.
Chiaro, che in una situazione del genere, l'obbligo del pareggio di bilancio declinato in quel modo, diventa
difficilmente sostenibile. Così, anche per la pressione di sindaci e governatori, che stanno sperimentando il
nuovo regime già quest'anno tra enormi difficoltà, il governo sta meditando la riforma delle regole. Con
l'obiettivo di applicare ai bilanci delle Regioni e dei Comuni lo stesso parametro che viene applicato allo Stato
in base alle regole europee: il deficit, che per gli enti territoriali corrisponderà al semplice saldo di
competenza. Un solo parametro da rispettare, invece dei 12 che si trovano davanti oggi le Regioni, già alle
prese con l'obbligo del pareggio, e gli 8 previsti per i Comuni dal 2016.
Addio ai vincoli di spesa
La legge 243 prevede che Regioni e Comuni siano tenuti a rispettare l'obbligo di un «saldo non negativo» sia
nel bilancio preventivo che in quello consuntivo, sia di cassa che di competenza, sia in rapporto alle entrate e
alle spese finali che in rapporto a quelle correnti, e per le Regioni, distintamente, anche per i conti della sanità
. In aggiunta la legge prevede il divieto assoluto di indebitamento, se non per investire, ed entro limiti
strettissimi. I sindaci possono farlo, ad esempio, solo a condizione che i Comuni della regione rispettino nel
complesso l'equilibrio di bilancio.
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Pag. 1
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Il grido d'allarme di sindaci e governatori non è caduto nel vuoto. Allo studio di Palazzo Chigi c'è un disegno
di legge che modifica radicalmente la 243. Nonostante tutti la sollecitino, però, la riforma non sarà facile. I
tempi sono strettissimi, perché dovrebbe essere varata necessariamente prima della legge di Stabilità, quindi
entro metà ottobre. Ma soprattutto perché l'operazione è anche un passaggio politico delicato per Matteo
Renzi: essendo una legge «rafforzata», per essere approvata ha bisogno della maggioranza assoluta dei
membri di Camera e Senato.
La proposta è più o meno definita, e prevede una forte semplificazione, non solo degli obiettivi di bilancio. Ci
sarebbe un solo saldo da rispettare, ma cadrebbero anche tantissimi vincoli che gravano sulla spesa dei
Comuni e delle Regioni. Salterebbero tutte le riserve di destinazione per le quali, ad esempio, oggi i Comuni
devono accantonare il 50% degli incassi delle multe stradali per l'acquisto delle divise e il mantenimento delle
auto dei Vigili. Verrebbero aboliti anche gli articoli 11 e 12, che prevedono un fondo di perequazione
complicatissimo per tener conto dell'impatto della congiuntura sui saldi di bilancio.
A Comuni, Province e Regioni il governo darebbe invece un obiettivo di bilancio triennale (come quello dello
Stato), che tenga conto dell'impatto della congiuntura. Di fatto verrebbe ripartito l'obiettivo di indebitamento
concordato con la Ue anno per anno, sui vari livelli di governo, in funzione del loro peso. Per chiudere il
quadro sono previste sanzioni molto rigide per gli enti inadempienti. «Non più le vecchie sanatorie del patto di
Stabilità» spiegano i tecnici di Palazzo Chigi.
Mario Sensini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il confronto Il deficit potenziale delle Regioni italiane non rischiano il deficit d'Arco Lazio 8.702.243.972
Nicola Zingaretti Toscana 914.629.270 Enrico Rossi Liguria 266.888.325 Giovanni Toti Campania
2.708.478.177 Vincenzo De Luca Piemonte 3.064.257.000 Sergio Chiamparino Lombardia * Roberto Maroni
Veneto 1.587.480.000 Francesco Zaia Emilia-Romagna 946.364.000 Stefano Bonaccini Puglia 652.926.000
Michele Emiliano Basilicata * Gianni Pittella Umbria 29.448.632 Catiuscia Marini Calabria 162.942.841 Mario
Oliverio Marche 19.434.619 Luca Ceriscioli Abruzzo 174.009.000 Luciano D'Alfonso Molise 71.745.187 Paolo
Di Laura Frattura Presidenti delle Regioni 19.300.847.023 TOTALE
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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29/08/2015
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La storia L'arrivo in GERMANIA
Bimba dell'insulina La nuova vita della famiglia riunita
Il padre «Sono qui con le altre cinque figlie, studio il tedesco, vorrei fare il commerciante» La tragedia Le
medicine gettate dagli scafisti: l'11enne diabetica è morta durante la traversata
Alessandra Coppola
MILANO Di cosa avete bisogno, adesso? «Di un po' di pace e di vestiti, qui a Stralsund l'inverno sarà duro e
abbiamo finito i soldi. Comunque ce la faremo. L'importante era arrivare: lo dovevamo a Raghad». Mohamed
Hasoun, dopo aver raggiunto l'Egitto dalla Siria, lasciata per scappare dal caos, a luglio aveva attraversato il
Mediterraneo con moglie e sei figlie per curare in Germania con le staminali la quartogenita, undici anni,
gravemente malata di diabete e morta sul barcone. Gli scafisti avevano gettato le scorte d'insulina.
Stralsund è nel Nord della Germania. Dal centro per i profughi Mohamed, cinquant'anni, proprietario ad
Aleppo di un noto negozio che distribuiva farmaci venduto per pagare il lungo soggiorno al Cairo e poi i
trafficanti, ha poco tempo a disposizione per raccontare. «Passo la giornata a studiare il tedesco. Debbo
trovare in fretta un lavoro. All'inizio va bene uno qualunque. Più avanti mi piacerebbe un impiego che mi
permetta di portare esperienza e ricambiare l'aiuto dei tedeschi: il commerciante».
La tragica storia degli Hasoun è anche una storia di fiducia. La loro (in nessuna delle foto inviateci da
Mohamed mancano sorrisi) e quella di sconosciuti incontrati lungo il viaggio. In Sicilia ci sono stati il
procuratore capo di Siracusa Francesco Paolo Giordano e i suoi sbirri cacciatori di scafisti che hanno subito
bloccato tre trafficanti; sempre in Sicilia c'è stata Nawal Soufi, giovane di origini marocchine, residente a
Catania e punto di riferimento per i profughi che sbarcano in Italia; a Milano c'è stato il personale di Casa
Suraya, che ha affiancato genitori e figlie con un gruppo di esperti per iniziare a parlare della scomparsa di
Raghad; infine in Germania c'è stato l'avvocato Matthias Sauer.
Sarà vero che in altre nazioni, a differenza che da noi, l'accoglienza dei profughi ha minor burocrazia e una
maggior velocità d'esecuzione, però l'inizio degli Hasoun non è stato facile. In base a ragioni non precisate,
che restano ignote a Mohamed, le autorità volevano separare ragazze e bimbe in centri a distanza
chilometrica. L'avvocato, trovato e convinto da Nawal, ha preso a cuore il caso e l'ha risolto. Oggi il papà,
mamma Nailà e Joud, Mona, Hiba, Nour e Hala sono insieme. Stanno cercando le scuole per riprendere gli
studi. La maggiore va all'università (al Cairo frequentava Farmacia), le altre alle superiori e alle elementari.
«Ne avevamo già parlato», dice Mohamed «di quant'era brava Raghad. Viveva per disegnare e scrivere,
voleva lasciare traccia di ogni suo pensiero, ogni sua idea. Quando avevo comunicato in casa l'intenzione di
abbandonare l'Egitto, dove c'è un pericoloso clima verso gli stranieri, specie noi siriani, avevo chiesto alle mie
figlie un parere. Dopodiché avremmo deciso. Raghad si sentiva in difficoltà, aveva paura che con la sua
malattia avrebbe rallentato il viaggio. Non sapete quante volte, di giorno e di notte, quando sono su un bus
oppure mi sto lavando il viso, risento la sua implorazione. Sì, ci implorava per il nostro bene di partire senza
di lei».
Mohamed e la moglie avevano due zaini con le riserve di insulina. Uno si inzuppò nel raggiungere dalla
spiaggia il barcone (gli scafisti avevano ordinato di percorrere a piedi il tratto in acqua, un centinaio di metri) e
l'altro zaino, che Nailà sollevava mentre il mare le copriva gli occhi, fu preso da uno dei traghettatori e gettato
via. In galera gli arrestati tacciono, ma è probabile che chi ha lanciato i farmaci sia in Egitto. Il sostituto
commissario Carlo Parini, un omone buono a capo dei cacciatori di scafisti di Siracusa, giura che andrà per
mezzo mondo pur di prenderlo. È un pensiero fisso. Ovunque la si guardi. Dice Mohamed: «Siamo arrivati in
Germania dall'Austria. Treni, bus, macchine. A piedi. Fosse servito, avrei portato in braccio e per settimane
fino al confine tedesco le mie figlie, una a una. Non potevo fermarmi. Sono già colpevole della morte di
Raghad: non sono riuscito a proteggerla».
Andrea Galli
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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29/08/2015
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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Chi era
Si chiamava Raghad Hasoun e aveva 11 anni (nella foto) . È morta nel mare Mediterraneo
a luglio, mentre con la sua famiglia stava affrontando
la traversata verso l'Italia. Gli scafisti hanno gettato in mare il suo zainetto con l'insulina Suo padre,
Mohamed Hasoun, è un siriano della città di Aleppo, dove aveva un grande negozio di distribuzione di
farmaci. Raghad era
la quartogenita delle sue sei figlie. Appassionata di disegni
e di scrittura, malata di
una gravissima forma
di diabete,
era diretta
in Germania per curarsi
Foto: La famiglia Nailà
( a sinistra ), moglie
di Mohamed Hasoun
e mamma
di Raghad,
con le altre cinque figlie
in Germania, raggiunta
dopo un lungo viaggio attraverso
il Mediterraneo, l'Italia
e l'Austria. Raghad
è morta
in mare:
era malata
di diabete
e gli scafisti avevano gettato
in acqua
le scorte
di insulina.
La fotografia
è stata scattata da Mohamed,
il capofamiglia siriano.
La prima bambina
sulla sinistra è la figlia di una coppia di amici
29/08/2015
Pag. 9
diffusione:619980
tiratura:779916
Trasmessa dalle zanzare: a rischio anziani e cardiopatici
Luigi Ripamonti
Ora pare stia meglio, ma che cosa rischia Salvatore Girone, il marò italiano colpito in India dalla Dengue?
«La storia naturale di questa infezione è benigna nella grande maggioranza dei casi» tranquillizza Massimo
Galli, professore ordinario di Malattie infettive all'Università degli Studi di Milano.
«La malattia può essere parecchio debilitante perché, oltre alla febbre, può provocare dolori articolari diffusi e
severi, mal di testa, nausea, e talvolta un esantema simile a quello del morbillo, però tende a risolversi
spontaneamente nel giro di otto-dieci giorni. Un'evoluzione meno favorevole ci può essere in anziani,
cardiopatici, diabetici o persone indebolite da altre condizioni, esattamente come accade per la nostra
influenza stagionale».
Non esiste una terapia antivirale specifica contro il virus responsabile della Dengue, che appartiene alla
famiglia dei Flavivirus, è trasmesso dalla puntura di zanzare del genere Aedes (soprattutto alla specie Aedes
aegypti ) ed esiste in quattro varianti ( sierotipi ) diversi.
Per il trattamento si ricorre quindi a interventi di supporto come idratazione, farmaci antidolorifici e antipiretici.
L'infezione garantisce una immunità a lungo termine verso il virus che ne è stato responsabile, ma solo di
alcuni mesi nei confronti degli altri tre sierotipi.
E proprio una seconda infezione con un sierotipo diverso dal primo si ritiene possa essere la causa più
comune del maggior rischio legato alla Dengue, cioè lo sviluppo della sua forma emorragica, che può portare
fino allo choc circolatorio e al decesso.
«È vero» conferma il professor Galli, «anche se va detto che questa teoria è ora oggetto di discussione». «La
percentuale con cui si presenta questa forma è intorno all'1-2 per cento» puntualizza l'esperto, «ed è più
frequente in età pediatrica».
Contro la Dengue non esiste per ora un vaccino. La prevenzione per chi si reca in Paesi tropicali e subtropicali in cui la malattia è endemica si basa sulla lotta agli insetti vettori. Il consiglio è di usare repellenti
(meglio in versione «strong») da spruzzare ogni 3-4 ore tenendo conto che quelle più a rischio sono intorno al
tramonto. In questa fase della giornata è bene proteggersi con pantaloni lunghi e camicie a manica lunga,
meglio se di colori chiari.
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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L'infezione
29/08/2015
Pag. 48
diffusione:556325
tiratura:710716
Quando fa bene finire nel fango
Argilla e acqua termale, tutti i benefici per il nostro organismo Vacanze siti web e incontri: ecco come entrare
in contatto con l'elisir di lunga vita I CONSIGLI
MICOL PASSARIELLO
RILASSA i muscoli. Stimola la circolazione.
Allevia le infiammazioni.
Riattiva il metabolismo. Distende le articolazioni. Idrata a fondo pelle e capelli. Sono molti i benefici che la
fangoterapia è in grado di offrire all'organismo, con un occhio al proprio benessere e un altro all'estetica.
Fatto di una commistione tra argilla e acqua termale, questo prezioso composto naturale drena tossine e
previene patologie, rilassa i muscoli e scioglie le contratture. Così si moltiplicano i luoghi, i siti web, le
vacanze, le iniziative all'insegna di quest'elisir di lunga vita, da Ischia a Vulcano, da Saturnia a Sirmione.
Pellegrinaggi sul Mar Morto, che tra i suoi fondali antichi racchiude fanghi prodigiosi. Gite tra le sorgenti calde
di Dobrna, in Slovenia, un paradiso per il trattamento delle malattie reumatiche e dermatologiche.
C'è chi si distende al sole di Formentera, sulle spiagge di Espalmador, con il corpo ricoperto dai fanghi che si
trovano sulla battigia. E chi s'imbarca per Santorini, alla ricerca di Palia Kameni, la stazione termale delle
acque turchesi nota per le proprietà curative delle sue magiche terre.
Evviva i fanghi termali insomma. In Italia, la mecca è Abano Terme, sui Colli Euganei, dove questa terapia è
storia antica. Il segreto è nelle sue acque. Che provengono dalle precipitazioni piovose sulle Prealpi dei Monti
Lessini, e scorrono nel sottosuolo, percorrendo 80 chilometri, per poi riaffiorare a 87 gradi.
Per testare gli effetti benefici della fangoterapia il consiglio è provare le Thermal Spa dei GB Hotels della
zona (www.gbhotelsabano.it), specializzati da generazioni in questo genere di trattamenti. «Il nostro fango si
ottiene mischiando acqua sorgiva ricca di energia termica, sali e oligoelementi, con argilla naturale che facilita
la crescita di una componente vegetale paragonabile a un potente anti infiammatorio», spiega il dottor
Maurizio Grassetto, Direttore Sanitario Spa GB Thermae Hotels. «Seguendo un rito antico l'argilla miscelata
con l'acqua termale, in un paio di mesi diventa un impasto cremoso, arricchito da microalghe, dalle
straordinarie proprietà benefiche". Che sono innumerevoli, a partire dall'azione antiossidante e anti
infiammatoria. "Questo fango maturo sull'epidermide combatte i danni dei radicali liberi, provocati
dall'esposizione ad agenti irritanti come sole, vento o inquinamento, contrastando l'invecchiamento.
Aumenta la capacità di idratazione della pelle, rendendola più compatta, luminosa e tonica. E potenzia la
sintesi di collagene, con un generale stimolo alla rigenerazione cellulare". Massaggi, impacchi, maschere e
scrub a base di queste argille arricchite oggi sono un vero boom. Ma la fangoterapia è un toccasana anche
nell'ambito terapeutico, per curare patologie artroreumatiche, per esempio.
annalisa varlotta
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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R CLUB
29/08/2015
Pag. 1
diffusione:309253
tiratura:418328
Analisi in un clic La rivoluzione di Elizabeth
Francesco Guerrera
A PAGINA 11 Non molte ragazze americane di 19 anni parlano perfettamente il cinese, hanno una passione
sfrenata per i computer e abbandonano la prestigiosa università di Stanford per lanciare la propria azienda
con Henry Kissinger nel consiglio d'amministrazione. Ma Elizabeth Holmes non è una ragazza normale. La
fondatrice di Theranos, un'azienda che vuole rivoluzionare l'industria delle analisi mediche, è sempre stata
fuori dagli schemi. Lo si vede da cosa indossa: giacca nera, pantaloni neri, girocollo nero su cui campeggiano
capelli biondissimi - una Steve Jobs al femminile. Da come parla, anzi sussurra, con voce profonda, parole
pesanti e occhi azzurrissimi puntati sull'interlocutore. E da quello che vuole fare: trasformare l'industria
plurimiliardaria della sanità, il settore più complicato, sprecone e politicizzato degli Stati Uniti. Holmes, che
ora ha 31 anni, è un prodotto della nuova economia Usa ma anche dell'imprenditoria vecchio stampo. Di
nuovo c'è il fatto che una ragazza intelligentissima ma un po'nerd sia riuscita a trovare soldi per realizzare
un'idea ambiziosa, convincere Kissinger e altri luminari ad aiutarla e ora ha una società valutata circa 10
miliardi di dollari. L'ecosistema dei sogni «Ero una ragazzina, non avevo nemmeno finito l'università, eppure
sono riuscita a partire» mi dice, vestita nella sua uniforme nera che risalta ancora di più nel suo bianchissimo
ufficio nel nuovo quartier generale di Theranos. «Qui a Silicon Valley c'è un ecosistema che ti permette di
seguire il tuo sogno». Ma c'è anche del vecchio nell'idealismo e nella passione quasi fideistica della Holmes.
Ha una missione sola, Elizabeth, e il desiderio maniacale di vincere e cambiare il settore in cui lavora - più
Henry Ford che Mark Zuckerberg. «Ho capito a 19 anni che volevo fare questo e ho dedicato la mia vita a
questo obbiettivo», dice, senza tradire alcuna emozione. L'obiettivo di cui parla è utilizzare la tecnologia per
aiutare i pazienti, medici e il governo Usa a ottenere risultati migliori a costi più bassi nelle analisi del sangue.
Theranos - una parola che sembra greca ma è la fusione di «terapia» e «diagnosi» in inglese - la tecnologia
ce l'ha: un sistema che permette di fare parecchi test, dal diabete alla cocaina, prendendo solo due gocce di
sangue dal paziente con una piccola incisione invece delle solite grandi fiale e aghi. Il resto lo fanno i
computer, che analizzano quel goccetto di liquido e mandano i risultati a medici e ospedali via wifi. Per chi
non vive in America, è difficile capire il guazzabuglio burocratico, finanziario e politico che tiene in piedi, a
malapena, il sistema sanitario Usa. È una nave che fa acqua da tutte le parti: i pazienti o pagano troppo o
vengono curati inadeguatamente o entrambe le cose; i dottori sono sotto pressione perché devono
prescrivere medicine per fare soldi e il governo sborsa circa tre triliardi di dollari l'anno, più dell'intero Pil
italiano, per un'infrastruttura penosa. La prima volta che sono andato dal dottore a New York, gli ho chiesto
come funzionasse questo sistema così alieno a uno straniero. «Lascia perdere», mi ha interrotto. «Non ci
provare nemmeno a capirlo. È un gioco delle tre carte». Al casinò della sanità Usa, Elizabeth sta
scommettendo contro il banco - le compagnie di assicurazioni, le aziende farmaceutiche e persino i dottori
che sono i grandi beneficiari dell'attuale caos. L'industria delle analisi vale 250 miliardi l'anno e le grandi
società che la dominano sono assolutamente contro la Holmes. Dicono che Theranos è troppo misteriosa,
che non rivela come fa le analisi e che non è chiaro se il suo sistema sia davvero migliore. Elizabeth è
imperterrita. Ripete che Theranos non rivela i suoi segreti perché altrimenti i rivali la copieranno - una delle
frasi preferite di Steve Jobs. Secondo lei, il suo metodo è semplice, rapido e indolore e persuaderà più
americani a fare gli esami, soprattutto quelli che hanno paura degli aghi, e permetterà ai dottori di
diagnosticare malattie meglio e prima. «Il sistema attuale è perverso: il test si fa solo quando ci sono dei
sintomi. Ma ciò vuol dire che il paziente è già malato». Perché non sia troppo tardi Elizabeth parla delle sue
esperienze personali, e per la prima volta vedo la persona dietro la giacca nera. «Ho perso gente cara nella
mia famiglia che non se ne sarebbe dovuta andare» dice, abbassando gli occhi. «Il nostro scopo è far sì che
nessuno dica addio prima del dovuto». Siamo in un mondo della tecnologia che è molto distante dai telefonini
di Apple, i social network di Facebook e i taxi di Uber. In questo settore, aiutare i «consumatori» non vuol dire
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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CAMBIA LA SANITÀ USA
29/08/2015
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metterli in contatto con vecchi compagni di scuola, mandargli l'ultima canzone di Justin Bieber o farli arrivare
prima all'aeroporto. Qui si parla di salute e malattia, gioia e dolore, vita e morte. E del potere dei pazienti nei
confronti dell'establishment sanitario. La crociata della Holmes è permettere alla gente di comprare i test
senza la ricetta medica. «Non mi puoi dire che posso comprare una pistola e uccidermi ma che non posso
ordinare un test per le allergie», sostiene, con una delle frasi che usa per fare il lobbying dei politici. Ma ciò è
esattamente quello che la legge dice in molti Stati. E allora Elizabeth ha deciso di cambiare la legge, Stato
per Stato. Per ora, ne ha convinto uno solo - l'Arizona - ma è sicura che altri lo seguiranno. Gioco la carta del
cinismo giornalistico. Non è troppo comodo per Theranos, chiedo, aprire il mercato delle analisi così anche
gente che non ne ha bisogno - ipocondriaci, malinformati, ecc. - se li compra? Certe stime dicono che se il
resto degli Usa permettesse di comprare i test come in Arizona, l'industria delle analisi guadagnerebbe quasi
due miliardi di dollari in più all'anno. Elizabeth ha la risposta pronta: «I nostri test costano meno. Fanno
risparmiare i consumatori, il governo e aiutano i medici». Non tutti sono d'accordo. C'è chi dice che fare le
analisi in anticipo non serve a nulla, che la vera risposta ai problemi della sanità americana sta nel
persuadere la gente a mangiare meglio, muoversi di più, fumare meno. C'è chi, come Obama e la sinistra,
vuole creare un sistema di mutua simile all'Europa in cui tutti i cittadini hanno assistenza sanitaria. E ci sono
repubblicani che vogliono tagliare il budget e lasciare che il libero mercato faccia il suo mestiere. Ma niente di
ciò turba Elizabeth. Lei, Kissinger e i mille impiegati di Theranos continuano per la loro strada. Elizabeth mi
mostra una foto in bianco e nero del sito del nuovo ufficio di Theranos. È il quartier generale di HewlettPackard negli Anni 40, quando Silicon Valley era più valle che silicio. Elizabeth ha preso quella torcia.
«L'eredità più importante di Silicon Valley è la creazione di società che cambiano il mondo», mi dice. 10continua
# Go Usa Go
I dati della disoccupazione italiana, la desertif icazione del nostro tessuto produttivo ci dicono che
una certa idea italiana che il lavoro si possa solo difendere è fallimentare. Bisogna invece provare a
creare nuovi impieghi e sostenere idee innovative e imprese giovani. Francesco Guerrera è in viaggio
alla scoperta dei nuovi lavori americani, un coast to coast da New York a Seattle per raccontare come
si può inventare la ripresa. Dopo Brooklyn, Prosperity, Youngstown, Detroit, Des Moines, Kansas
City, Denver, San Francisco, è la volta di Palo Alto
Palo Alto www.lastampa.it/gousago Il viaggio di Francesco Guerrera in America sulle strade della ripresa è
anche sul sito de La Stampa all'indirizzo www.lastampa.it/gousago Su Twitter: @guerreraf72 Su Instagram:
emailfrancescoguerrera
10 n Francesco Guerrera è nato a Milano e cresciuto a Roma. Dopo essersi laureato in giornalismo ed
economia alla City University di Londra, si è specializzato in giornalismo finanziario. È stato «business
correspondent» per The Independent, prima di passare al Financial Times. Dopo un decennio al FT, quattro
anni fa Guerrera è passato al Wall Street Journal come caporedattore di finanza e mercati ed Editor della
Money & Investing section. Collabora con «La Stampa» da sei anni
Foto: Elisabeth Holmes durante la serata di gala del Time 100, la classifica annuale delle 100 persone più
influenti al mondo THERANOS Joe Biden ha visitato la sede della Theranos un mese fa TAYLOR
HILL/GETTY
29/08/2015
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Poche risorse a disposizione del governo e pesano i ritardi sulla riforma Brunetta
Luca Cifoni
R O M A Per gli statali si fa più lontana la data del rinnovo del contratto. Accanto alla questione delle risorse
c'è anche il nodo lasciato in eredità dalla riforma Brunetta che prevedeva, tra gli altri punti, anche la riduzione
a un massimo di quattro dei comparti contrattuali. Questa operazione doveva essere portata a termine
attraverso accordi tra Aran e sindacati, ma finora non se ne è fatto nulla. Cifoni a pag. 7 R O M A La sentenza
della Corte costituzionale che dichiara illegittimo il blocco della contrattazione pubblica è in vigore dal 30
luglio, giorno successivo a quello della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Ma la strada per la sua
applicazione, e quindi della definizione dei rinnovi contrattuali, è ancora lunga e irta di ostacoli, finanziari e
giuridici. Le trattative vere e proprie non partiranno prima del 2016, ma a questo punto non è più nemmeno
certo che nella legge di Stabilità venga inserita uno stanziamento, per quanto limitato. Accanto alla questione
delle risorse, di per sé complessa in questa fase in cui il governo sta mettendo in fila le varie esigenze, c'è
anche il nodo lasciato in eredità da un'altra riforma della Pubblica amministrazione, quella che porta il nome
dell'ex ministro Renato Brunetta. Prevedeva, tra gli altri punti, anche la riduzione ad un massimo di quattro
dei comparti contrattuali, che attualmente sono undici. Questa operazione doveva essere portata a termine
attraverso accordi tra Aran (l'agenzia che rappresenta lo Stato nella contrattazione) e confederazioni
sindacali; ma finora non se ne è fatto nulla perché poco tempo dopo la riforma, che è del 2009, è subentrato il
blocco dei rinnovi contrattuali. Né le misure più recenti, inclusa la delega approvata poche settimane fa,
prevedono interventi per modificare questo punto.
IL DESTINO DELLA RICERCA Il passaggio è tutt'altro che scontato. Oggi i comparti in cui si articola la
pubblica amministrazione sono agenzie fiscali, enti pubblici non economici, aziende, accademie e
conservatori, ricerca, ministeri, presidenza del Consiglio, Regioni e autonomie locali, sanità, scuola,
università. Alcuni abbinamenti sono relativamente semplici, ma ad esempio ci sono idee diverse su come
accorpare scuola ed università e più in particolare sul destino degli istituti di ricerca. Inoltre la materia è
spinosa anche all'interno dello stesso mondo sindacale, perché alcune sigle che hanno una loro forza in un
determinato settore temono di perderla venendo a confluire in un raggruppamento più ampio. Un primo giro di
confronto sulla definizione dei comparti potrebbe partire nel mese di settembre, a ridosso della definizione
della legge di Stabilità. Marianna Madia, ministro delle Pubblica amministrazione, ha spiegato nelle settimane
scorse che la trattativa sui rinnovi potrà partire una volta definite nella manovra le risorse finanziarie
disponibili. Il che tecnicamente porterebbe al primo gennaio 2016, data di entrata in vigore della legge. Ma su
quali cifre si sta ragionando? Un punto di riferimento è la stima fatta dal ministero dell'Economia nell'ultimo
Def (documento di economia e finanza) nella parte dedicata alle cosiddette "politiche invariate", ovvero le
maggiori spese non richieste da norme di legge ma da prassi seguite in precedenza. I rinnovi costerebbero
1,7 miliardi nel 2016, 4,2 nel 2017 e poi importi ancora maggiori negli anni successivi. Ma si tratta di stime
prudenti, che suppongono tra l'altro lo scatto immediato degli aumenti retributivi, i quali però - ammesso che
si raggiungano le intese - come è avvenuto anche in passato potrebbero anche decorrere da una data più
avanzata, ad esempio il primo luglio. Mentre in qualche modo dovrebbero essere "sanati" i cinque mesi del
2015 il cui status ai fini del contratto non è chiarissimo.
LE PRIORITÀ Dunque lo stanziamento immediato, se ci sarà, potrebbe essere per il 2016 più contenuto,
nell'ordine delle centinaia di milioni. Del resto in questo momento la priorità del governo è trovare i circa 20
miliardi necessari per disinnescare gli aumenti fiscali previsti dalla clausola di salvaguardia e garantire la
cancellazione di Imu e Tasi sulle abitazioni principali. Metà di questa somma deve arrivare dal nuovo piano di
riduzione della spesa pubblica che nelle intenzioni di Palazzo Chigi potrebbe giovarsi anche di risparmi
derivanti dall'applicazione della riforma della pubblica amministrazione (ad esempio sul fronte delle società
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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Contratto statali, si fa più lontana la data del rinnovo
29/08/2015
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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partecipate). Luca Cifoni
La pubblica amministrazione Numero assoluto Regioni e Autonomie locali Presidenza del Consiglio dei
Ministri VALLE D'AOSTA BOLZANO TRENTO LAZIO FRIULI V. G. SARDEGNA LIGURIA MOLISE
BASILICATA CALABRIA SICILIA TOSCANA UMBRIA ABRUZZO MARCHE E. ROMAGNA PUGLIA
CAMPANIA PIEMONTE VENETO LOMBARDIA ESTERO TOTALE 93,0 78,7 72,6 71,0 69,9 66,1 62,6 60,9
59,4 57,9 57,2 56,1 55,8 55,5 52,8 51,8 51,6 51,0 50,2 46,0 41,5 n.d. 54,1 Sanità 9 Scuola 10 Ricerca 5
Agenzie fiscali 1 Aziende 3 Ministeri 6 Università 11 Accademie e conser vatori 4 Enti pubblici non economici
2 Ogni 1.000 abitanti 11.895 40.128 38.485 394.557 85.356 108.380 98.008 19.097 34.210 113.356 285.856
207.008 49.416 72.805 81.528 226.691 209.022 294.511 219.744 224.524 406.008 7.468 3.228.053 Gli 11
compar ti I dipendenti
Gli altri nodi
Da trovare 20 miliardi per le misure fiscali
Taglio dei contributi generalizzato o selettivo
Pensioni più flessibili solo con forti penalità È sullo sfondo il tema delle possibili pensioni più flessibili.
L'intervento, se ci sarà, dovrebbe essere Una priorità dichiarata del governo è cancellare circa 4,5 miliardi di
Imu e Tasi, partire dall'imposta
L'esecutivo intende non lasciar scadere la decontribuzione entrata in vigore per le nuove assunzioni di
sull'abitazione principale. Somma che si aggiunge a 16 miliardi di aumenti fiscali previsti da precedenti
manovre da disinnsecare quest'anno. Ma dovrà decidere se restringere l'agevolazione al solo Sud. Allo studio
c'è anche un taglio più limitato dei contributi per tutti i lavoratori autofinanziato: l'anticipo delle uscite verrebbe
compensato da penalizzazioni per gli interessati (attraverso il calcolo contributivo)
Foto: Il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia (foto ANSA)
29/08/2015
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Una febbre virale diffusa dalle zanzare
Di origine virale, la febbre dengue è causata da quattro virus molto simili ed è trasmessa agli esseri umani
dalle punture di zanzare che hanno, a loro volta, punto una persona infetta. Non si ha contagio diretto tra
esseri umani. La malattia dà luogo a febbre nell'arco di 5-6 giorni dalla puntura con temperature anche
elevate. La febbre è accompagnata da mal di testa acuti, dolori attorno e dietro agli occhi, forti dolori
muscolari e alle articolazioni, nausea e vomito, irritazioni della pelle. Non esiste un trattamento specifico per
la Dengue, e nella maggior parte dei casi le persone guariscono in due settimane. Le cure consistono in
riposo assoluto, uso di farmaci per abbassare la febbre e somministrazione di liquidi.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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Cosa è
29/08/2015
Pag. 11
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«Un errore dire sì al suicidio assistito»
La Camera voterà sul «Marris Bill», che consente ai dottori di fornire farmaci letali a malati terminali.
Insorgono 80 medici: «Sono pazienti influenzabili»
ELISABETTA DEL SOLDATO
Ameno di due settimane dal voto alla Camera dei Comuni del Parlamento britannico sul "Marris Bill", una
proposta che chiede la legalizzazione del suicidio assistito e ripropone gli stessi contenuti di una legge già in
vigore in Oregon dal 1998, molti professionisti nel campo della medicina spiegano perché sarebbe un terribile
sbaglio introdurre una legge che finirebbe per colpire le persone più vulnerabili, quelle in fin di vita. Se
approvato, il "Marris Bill" garantirà infatti ai medici il diritto di aiutare a morire, prescrivendo un farmaco letale,
quei pazienti malati terminali, consenzienti, a cui non sono stati pronosticati più di sei mesi di vita. «Molti di
questi pazienti - scrivevano qualche giorno fa ottanta medici britannici in una missiva spedita ai parlamentari
in vista del voto dell'11 settembre - sono stabili mentalmente solo in apparenza, e in realtà sono facilmente
influenzabili». Regolarmente, continuano i professionisti, «ci troviamo di fronte a pazienti che si sentono un
peso per la società e la famiglia, e che vogliono farla finita solo per dar sollievo agli altri. Morire non è facile
per nessuno ma negli ultimi anni la medicina ha fatto enormi progressi nelle terapie anti-dolore». La proposta
di legge è riapparsa con il nome di Marris Bill dopo essere stata bocciata l'ultima volta dai Comuni nel 2012,
quando ancora si chiamava Falconer Bill. Era stata approvata dalla Camera dei Lord, ma per diventare legge
a tutti gli effetti avrebbe dovuto fare ritorno ai Comuni prima della fine della vecchia legislatura, e i tempi
stretti, con le elezioni dello scorso maggio, non l'hanno permesso, così il suo iter è scaduto. Ora la lobby proeutanasia è tornata all'attacco proponendo la stessa legge e dandole un nome diverso. Ma qualche giorno fa
William Toffler, un influente professore di medicina dell'Università di Portland, in Oregon, e medico da 35
anni, ha invitato la Gran Bretagna a non fare lo stesso sbaglio dell'Oregon. «Da quando l'Oregon ha
legalizzato il suicidio assistito quasi vent'anni fa - ha scritto il professore sul Wall Street Journal - più di 850
persone sono morte ingerendo una dose letale di barbiturici. La legge ha cambiato profondamente il rapporto
tra medico e paziente. Ho visto con i miei occhi pazienti impauriti venire da me perché temevano di essere
finiti nelle mani di quelli che chiamano "i dottori della morte"». «È risaputo - ha concluso il medico - che
l'Oregon sta usando il suicidio assistito come metodo per risparmiare soldi. Il protocollo è infatti coperto
dall'assicurazione, mentre servizi e medicine importanti non lo sono».
Foto: La Camera dei Comuni a Londra
Foto: (Ap)
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Gran Bretagna.
29/08/2015
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ALIAS
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Indagine sulle morti bianche del pallone
Le percentuali di Sla tra i calciatori che hanno giocato nel nostro campionato, sono superiori di 5- 6 volte la
media mondiale
PASQUALE COCCIA
Le morti bianche dei calciatori, una lunga schiera di noti e meno conosciuti, quelli che hanno giocato in
serie A nelle squadre importanti e sono rimasti nella memoria dei tifosi e quelli che hanno militato nelle serie
minori e sono stati i beniamini di un pubblico locale. Hanno corso in lungo e in largo sui campi di gioco e con
il loro fisico atletico hanno rappresentato la forza e il dinamismo, ma dopo aver appeso le scarpe al chiodo
hanno cominciato a sentire il rallentamento dei muscoli, quelli che erano stati il motore delle loro galoppate.
La malattia è costituita da tre lettere Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), ma è terribile dopo la diagnosi lascia
qualche anno di vita. L'Italia è l'unico paese al mondo dove i calciatori si ammalano di Sla con una
percentuale superiore di cinque o sei volte la media, sembra che la causa sia dovuta alla gran quantità di
farmaci fatti ingoiare ai calciatori per, bruciare i tempi di recupero degli infortuni e farli scendere in campo.
Infiltrazioni intramuscolo prima delle partite per rendere le loro galoppate roboanti, farmaci in quantità
industriali, ai quali si aggiungono i diserbanti altamente tossici usati per curare l'erba dei campi di calcio e sui
quali non bisognerebbe mettere piede prima di un mese, a quanto affermano gli esperti, sono secondo le più
recenti ricerche le cause che scatenano la Sla chiamata anche morbo di Gherig, dal nome del primo
giocatore di baseball affetto da questa malattia. La Sla colpisce tra i 40 e i 70anni e prende anche gente
comune che nulla ha a che fare con lo sport, nel mondo vi sono 500 mila i malati, in particolare sono affetti gli
agricoltori a causa della gran quantità di diserbanti che respirano, ma tra i calciatori si registra un alto tasso
insieme ai giocatori di football americano e di baseball, mentre il morbo di Gherig è assente tra i giocatori di
basket e di pallavolo. In Italia, grazie anche alle indagini avviate dal procuratore di Torino Raffaele
Guariniello, a seguito delle dichiarazioni di Zeman sul largo uso e abuso di farmaci che si fa nel calcio, è stato
accertato che le percentuali di Sla tra i calciatori che hanno giocato nel nostro campionato, sono superiori di
5- 6 volte la media mondiale. La Sla è una malattia degenerativa progressiva, colpisce il motoneurone spinale
e quello della corteccia cerebrale determinando un deficit della forza muscolare agli arti e al tronco e la
spasticità dei movimenti, colpisce il motoneurone bulbare con la conseguente difficoltà di deglutizione e di
fonazione. Per le famiglie dei calciatori un dramma che Massimiliano Castellani racconta nel bel libro Sla il
male oscuro del pallone (Goalbook, euro 14) di cui le donne di casa si fanno carico e con un certo pudore
stentano a parlarne in pubblico, sono donne forti che hanno perso i mariti in giovane età e chiedono ai medici
di sapere di più, alla ricerca scientifica che vive solo di contributi privati di individuare le cause con certezza,
ai magistrati delle procure delle città dove risiedono i malati e i morti di Sla di indagare sui club di calcio. Sono
donne lasciate sole dimenticate dal mondo del calcio milionario, che come il petrolchimico di Porto Marghera
produce anche morte, le morti bianche del pallone. Sono donne che chiedono giustizia e verità, come
Gabriella Bernardini la vedova di Bruno Beatrice centrocampista della Fiorentina degli anni Settanta, morto a
39 anni di leucemia a seguito di un ciclo di raggi Roenterg cui si sottopose quando giocava a Firenze. La
moglie di Beatrice è una vedova bianca del pallone e con coraggio punta il dito contro quei personaggi noti
del calcio che con ipocrisia coprono il legame tra quel mondo e la Sla: «Non posso sopportare che
personaggi autorevoli come il ct Marcello Lippi si permettano di escludere a priori qualsiasi tipo di
connessione arrivando alla conclusione che il calcio non c'entra niente con le morti e le malattie come la Sla e
trovo offensivo e mi fa rabbia che Fabio Cannavaro, capitano della Nazionale, dopo essersi fatto riprendere
dalle telecamere anni fa mentre faceva una flebo di Neoton, adesso dica ' sono una persona seria' per
difendersi dall'ultima accusa di doping subito archiviata dalla Procura. Ma perché Beatrice e gli altri, anche se
avessero assunto quelle sostanze indotti dalla società, non erano persone serie?». Massimiliano Castellani è
entrato in punta di piedi nelle case dei calciatori morti di Sla e di quelli che immobili nel loro letto moriranno,
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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SPORT LIBRI MASSIMILIANO CASTELLANI
29/08/2015
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ha stilato un lungo elenco, una Spoon River del calcio fatto di croci che si avvicinano sempre più tra di loro
per fare spazio alle nuove vittime della Sla. Ha raccolto le voci di dolore dei familiari che 24 ore su 24 ruotano
intorno ai malati di Sla, perché una minima distrazione può essere fatale sotto il profilo respiratorio. Sono
famiglie di calciatori noti come Gianluca Signorini, capitano del Genoa, morto di Sla nel 2002, Stefano
Borgonovo calciatore del Milan e della Fiorentina, ma anche quelli delle serie minori, che percepiscono 400
euro di pensione per la loro attività di calciatori e non riescono a pagare i medicinali come il Rilutec, che costa
700 euro a iniezione. Alcune vedove di calciatori morti hanno costituito fondazioni che portano i nomi dei
mariti come Beatrice e Borgonovo, altre vivono in uno stato di povertà a seguito delle enormi spese che
hanno dovuto sopportare per le cure, sono donne che si aiutano tra loro, telefonano appena sanno di un
nuovo caso di Sla e mettono a disposizione la loro esperienza. Il mondo del calcio milionario resta insensibile
al tema e l'associazione calciatori non pensa affatto di costituire un fondo per queste famiglie, il silenzio e
l'ipocrisia la fanno da padrone, ma le vedove bianche del pallone ci chiedono di non lasciarle sole. Castellani
ha il merito di destarci dal torpore della chiacchiera sportiva e di innalzare il livello di attenzione sulle morti da
Sla.
Foto: Bruno Beatrice della Fiorentina (contrasto con Rivera), sotto: la copertina del libro, Gianluca Signorin
del Genoa, Stefano Borgonovo con Baggio
29/08/2015
Pag. 1
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Soldi dello Stato per pagare i creditori usati altrimenti
GIORGIO PONZIANO
Ponziano a pag. 9 Così fan tutti. Nel gioco delle tre carte della finanza pubblica le Regioni fanno i biscazzieri,
i governi ammiccano, i controllori non controllano oppure arrivano quando i buoi sono già scappati. A
scoperchiare la pentola è la Corte Costituzionale. La sentenza riguarda il Piemonte ma gli accusati
assicurano che gran parte delle Regioni si sono comportate allo stesso modo. In pratica un assalto alla
diligenza, cioè alla Cassa depositi e prestiti. Il fatto: la Regione Piemonte, nel 20122013, presidente il leghista
Roberto Cota, riceve, come le altre Regioni, un gruzzoletto che bypassa il piano di stabilità. Si tratta di una
montagna di denaro, 2,55 miliardi di euro, che il governo allora guidato da Mario Monti decide di erogare
(complessivamente una ventina di miliardi) attraverso la Cassa depositi e prestiti affi nché le Regioni paghino
fi nalmente i fornitori della pubblica amministrazione, in attesa da anni e col rischio di fallire. Uno sciroppo
ricostituente nel momento di più aspra crisi dell'economia e di carenza di liquidità. Nei piani del governo
questa immissione di denaro a favore di artigiani e imprese avrebbe dovuto avere un effetto di volano per
l'economia asfi ttica. I nvece cosa succede? Le Regioni incamerano i fi nanziamenti ma anziché trasferirli alle
imprese li usano per ridurre il defi cit, cioè per proprie fi nalità, con buona pace della maggior parte dei
fornitori che rimangono col portafoglio vuoto, ad aspettare. Certo, Cota può sbandierare a fi ne 2012 un
risultato di bilancio sorprendente, il passivo che da 1,1 miliardi diminuisce a 363 milioni. Oltre ad annunciare
che nel bilancio 2013 ci saranno risorse aggiuntive e quindi spese a go-go. A fi nire cornuti e mazziati sono i
fornitori. Il governo è maldestramente aggirato? Sembra di no, perché Cota confessa a un sito web
piemontese, Lo Spiffero: «Non solo l'impiego, ma anche le varie fasi del procedimento sono stati sempre
condivisi con i ministeri dell'Economia. La situazione era tanto chiara quanto drammatica, c'era il buco
ereditato dalla precedente amministrazione di centrosinistra guidata da Mercedes Bresso, c'erano i tagli da
fare alla sanità. Quell'operazione serviva per far entrare nel nostro bilancio risorse che faticosamente
eravamo riusciti a recuperare da Roma per sanare situazioni create dalla precedente giunta di sinistra. E
questa impostazione era stata concordata con il governo». Quindi, secondo Cota non solo la colpa è del
centrosinistra ma il governo Monti (e poi quello Lett a) erano consenzienti e tutti insieme, governo e Regioni,
hanno usato la Cassa depositi e prestiti, allora presieduta da Franco Bassanini, come bancomat, adducendo
un nobile motivo, la velocizzazione dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, ma consapevoli
che in realtà si sarebbero solamente turate le falle dei bilanci regionali. Risultato: l'assestamento di bilancio
2013 è stato ora dichiarato illegittimo dalla corte costituzionale poiché quel gruzzolo è stato utilizzato in modo
improprio. A poco è servita, in udienza, la difesa dell'allora presidente del Piemonte secondo cui il suo
comportamento fu avvallato dai ministri dell'economia Vittorio Grilli (governo Monti) e Fabrizio Saccomanni
(governo Letta). È scritto nella sentenza della Corte Costituzionale, depositata il 24 luglio: «la liquidità,
anziché essere impiegata per il pagamento dei debiti pregressi è stata acquisita nella disponibilità fi nanziaria
dell'ente, fi nendo per alterare in modo non veritiero il risultato di amministrazione...». Dunque, una legge
dello Stato, nata per porre rimedio agli intollerabili ritardi nei pagamenti, «ha subìto, per effetto della non
corretta attuazione da parte delle disposizioni regionali impugnate, una singolare eterogenesi dei fi ni, i cui più
sorprendenti esiti sono costituiti dalla mancata spendita delle anticipazioni di cassa, dall'allargamento oltre i
limiti di legge della spesa di competenza, dall'alterazione del risultato di amministrazione, dalla mancata
copertura negli esercizi futuri del defi cit antecedente alle erogazioni... Per quanto considerato deve essere
dichiarata l'illegittimità costituzionale». L'attuale governo è stato in essibile, il ministro Pier Carlo Padoan s'è
rivolto alla Consulta e se l'è presa innanzi tutto col Piemonte: colpirne uno per educarli tutti. Anche perché
quella parte dei 20 miliardi distribuiti lungo la Penisola e che non sono arrivati ai fornitori chi li tirerà fuori
adesso? Padoan non ne vuole sapere ma se di fronte ai creditori inferociti dovrà aprire i cordoni della borsa
sarà un altro duro colpo all'austerity e al programma di abbattimento delle tasse annunciato da Matteo Renzi.
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DA COTA, PIEMONTE
29/08/2015
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diffusione:88538
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Il fatto è che Padoan è entrato direttamente in rotta di collisione coi suoi predecessori poiché pure l'allora
vice-presidente della Regione nonché assessore al Bilancio, Gilberto Pichetto, giura: «Certo che c'erano
contatti e agli uffi ci del dicastero conoscevano tutto quello che stavamo facendo e lo hanno condiviso. Non
solo. Quel provvedimento è passato anche dal tavolo Massicci, l'organismo del ministero per il rientro dal defi
cit in Sanità con a capo Francesco Massicci e che verificava ogni spesa». Invece la Corte dei Conti ha
impugnato l'assestamento di bilancio e la faccenda è finita alla Consulta che ha sentenziato come quel
comportamento abbia fi nito per fi ssare «in modo non veritiero il disavanzo d'amministrazione dell'esercizio
2013 nell'importo di euro 364.983.307,72» mentre il disavanzo veritiero risulta «di euro 2.554.603.200,01,
non essendo possibile ridurlo attraverso la contestata modalità di copertura». La patata bollente passa ora
nelle mani del neopresidente della Regione, Sergio Chiamparino, che dovrà vedere in che modo far quadrare
i conti e che sbotta: «Cota e i leghisti dovrebbero smettere di sproloquiare sui social network e chiedere
scusa ai piemontesi per i danni che hanno fatto».Prosegue la sentenza della Corte: «Il governo ha cercato di
individuare soluzioni normative e fi nanziarie capaci di venire incontro alle esigenze delle imprese, avviando
un'azione di graduale liquidazione dei debiti, attraverso modalità compatibili con le vigenti preclusioni di
carattere fi nanziario. Ne consegue che quei fondi assegnati alle Regioni erano fi nalizzati a questo utilizzo e
quindi ogni altro uso è da considerarsi improprio. Il caso sta creando qualche sommovimento nella Lega, col
neo-presidente della Regione Veneto, L uca Zaia, che dice: «L'impressione è che si approfitti dell'errore di
qualcuno per attaccare tutte le Regioni». Cota respinge la colpa: «Con Zaia ci chiariremo».Intanto però il
ministero dell'Economia sta verifi cando in che modo sono stati spesi quei fi nanziamenti in ogni Regione e
già si profi lano all'orizzonte altri casi-Piemonte. © Riproduzione riservata
29/08/2015
Pag. 1
diffusione:88538
tiratura:156000
La legge sull'autismo punta su professionisti specializzati
Gloria Grigolon
Grigolon a pag. 28 Legge sull'autismo in vigore dal 12 settembre. Tra le novità, più assistenza al paziente per
l'intero ciclo di vita, maggior sostegno al nucleo famigliare e strutture altamente specializzate nella trattazione
della patologia. Le disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello
spettro autistico sono state pubblicata ieri in Gazzetta Uffi ciale col numero 134 (Serie Generale n. 199 del
28/08/2015). Tale misura si propone di aiutare non solo il paziente in sé, ma di assistere anche la famiglia di
quest'ultimo, ponendo le basi per garantire al soggetto affetto da autismo la maggiore integrazione possibile
all'interno della comunità sociale, nonché il suo inserimento nel mondo del lavoro. Come già sottolineato
dall'onorevole Maurizio Lupi in sede di approvazione defi nitiva del disegno di legge lo scorso 5 agosto,
«l'inserimento nei Lea -Livelli essenziali di assistenza della diagnosi precoce - della cura e del trattamento
individualizzato, favorirà un concreto miglioramento della qualità della vita». L'obiettivo cardine è dunque
quello di incentivare e sostenere progetti duraturi nel tempo, sia sul piano del percorso terapeutico, con
prestazioni sanitarie gratuite, sia su quello formativo, con progetti che accompagnino il soggetto autistico
dall'età puerile fi no all'età adulta. Saranno inoltre promossi nuovi progetti di ricerca riguardanti la conoscenza
e la cura del presente disturbo. L'Istituto superiore di sanità aggiorna quindi le linee guida sul trattamento dei
disturbi dello spettro autistico in tutte le età della vita, sulla base dell'evoluzione delle conoscenze fi
siopatologiche e terapeutiche derivanti dalla letteratura scientifi ca e dalle buone pratiche nazionali ed
internazionali. A tal fi ne dovranno dunque essere formati operatori sanitari di neuropsichiatria infantile
specializzati nella trattazione della patologia e predisposte strutture semiresidenziali in grado di effettuare la
presa in carico di minori, adolescenti e adulti affetti dal disturbo. Si dovranno infi ne defi nire équipe dedicate
a livello territoriale per seguire il paziente nella crescita, promuovere interventi interdisciplinari formativi e
assicurare una continuità dei servizi prestati alla persona e alla famiglia. © Riproduzione riservata
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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IN GAZZETTA UFFICIALE
29/08/2015
Pag. 21
diffusione:88538
tiratura:156000
Dati sanitari sotto stretto anonimato
Al consigliere regionale solo dati sanitari anonimi. Per il controllo sulla spesa sanitaria possono avere
accesso solo a dati anonimi e a informazioni che non consentano di risalire, anche indirettamente, all'identità
dei pazienti. Lo ha chiarito il garante privacy (si veda la newsletter 405 del 28 agosto 2015) rispondendo ai
quesiti posti da due regioni, alle quali si erano rivolti due consiglieri che intendevano conoscere dati sanitari
contenuti nel sistema informatico regionale: in un caso si trattava, addirittura, della documentazione su
pazienti che avevano usufruito dell'esenzione dal ticket per cure oncologiche. Nelle note inviate alle regioni, il
garante ha ribadito che la pubblica amministrazione nel valutare le richieste di accesso dei consiglieri deve
verificare che tali informazioni siano effettivamente indispensabili e necessarie all'espletamento del mandato
consiliare. Le richieste dei consiglieri possono essere soddisfatte solo garantendo il minor pregiudizio
possibile alla vita privata degli interessati. La p.a. potrà dunque comunicare al consigliere notizie e
informazioni prive delle generalità o di altri elementi che rendano identificabili, anche indirettamente, gli
interessati.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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I CONSIGLIERI REGIONALI NON HANNO ACCESSO ALLE IDENTITÀ
29/08/2015
Pag. 25
diffusione:88538
tiratura:156000
Sotto la lente Ue tutto il comparto socio- sanitario
Comparto socio-sanitario sotto la lente dell'Unione europea. Servono, infatti, un incremento della formazione
continua, nuove strategie di gestione del personale e l'applicazione effettiva dell'Azione europea unitaria dei
lavoratori socio-sanitari. Queste sono le priorità del settore socio-sanitario sottolineate dal Gruppo esperto
degli operatori riunitosi a Bruxelles nei giorni scorsi per supportare la Commissione Ue nelle future riforme
della normativa di settore. Il gruppo, presieduto da Caroline Hager, policy offi cer della direzione generale
«salute e consumatori» della Commissione ha evidenziato come la maggior parte degli operatori siano
interessati alla formazione continua per migliorare la sicurezza dei pazienti e l'effi cacia delle cure. Per quanto
riguarda le risorse umane, dall'assunzione di personale qualifi cato alla loro gestione nelle varie strutture
ospedaliere e assistenziali, l'incontro si è focalizzato sullo studio delle diverse pratiche esistenti in Ue
effettuato dalla Commissione e sulle relative raccomandazioni a tutti i paesi membri. Occhi puntati, poi, sul
caso fi nlandese che vede livelli di alta professionalità degli infermieri grazie anche a una formazione
specializzata. A conclusione dell'incontro la Federazione europea delle associazioni degli operatori sociosanitari (Efn) ha sottolineato l'importanza di una volontà politica e di investimenti a livello europeo per
assicurare alla professione una sempre migliore qualità.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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DA BRUXELLES
29/08/2015
Pag. 86 N.35 - 8 settembre 2015
diffusione:372741
tiratura:488629
ARRIVA IL VIAGRA ROSA MA NON ECCITATEVI
È IndIcato per le over 45 e, a dIfferenza dI quello per luI, non va preso al bIsogno ma tuttI I gIornI. e non
assIcura l'orgasmo
paola occhipinti
si riaccende il desiderio, arriva il "Viagra rosa". Ma gli esperti avvertono: «Serve uno screening
personalizzato, queste pastiglie vanno utilizzate solo a partire dai 45 anni e ci vuole un supporto psicologico
prima di iniziare la cura». Dopo anni di test, la pillola che serve ad aumentare il desiderio femminile sarà in
vendita negli Stati Uniti a partire da metà ottobre e arriverà presto anche sugli scaffali delle nostre farmacie
esclusivamente su prescrizione del medico. Ma le perplessità riguardo a Addyi, questo il nome del farmaco,
non sono poche. Innanzitutto la Fda (Food and Drug Administration), cioè l'agenzia americana responsabile
della commercializzazione dei farmaci, l'aveva bocciato due volte, e inoltre i suoi benefici non bilancerebbero
gli effetti negativi. C'è addirittura una schiera di medici convinta che la commercializzazione di questo
farmaco servirà solamente a fare impennare il fatturato delle lobby farmaceutiche. Ma al di là delle polemiche,
cerchiamo di capire come agisce la "pillola rosa" e chi può prenderla. L'abbiamo chiesto al professor Vito
Trojano, presidente nazionale dell'Associazione ostetrici ginecologi italiani. Come funziona. In origine la
nuova medicina prodotta dall'azienda Sprouts Pharmaceutical, che si basa sul principio attivo della
flibanserina, veniva utilizzata come antidepressivo perché agisce sui recettori della serotonina, il
neurotrasmettitore della felicità. Risulterebbe avere effetto perfino su norepinefrina e dopamina, capaci tra
l'altro di migliorare il desiderio femminile, anche se il meccanismo esatto d'azione del farmaco non è ancora
del tutto chiaro. La pillola dovrà essere consigliata unicamente nei casi in cui ci sia assenza o calo del
desiderio e certamente non è un moltiplicatore di piacere, insomma non fa diventare ninfomani. «Va ben
sottolineato», spiega a Gente il professor Trojano, «che la flibanserina non assicura l'orgasmo. La sua azione
non è meccanica come per il maschile Viagra, che si assume poco prima di consumare l'atto sessuale. La
"pillola rosa" non serve ad aumentare l'irrorazione sanguigna nei genitali, agisce invece esclusivamente a
livello cerebrale potenziando i neurotrasmettitori legati all'eccitazione. Si tratta di un farmaco, insomma, la cui
assunzione deve essere giornaliera e continuativa (si prende la sera prima di andare a dormire), quindi non al
bisogno». Chi può prenderla. «L'indicazione terapeutica è riservata alle donne in età da menopausa, quindi
non prima dei 45 anni», sottolinea ancora Trojano. «Nel prescriverla, il medico dovrà considerare
attentamente il quadro clinico della paziente. Bisognerà, per esempio, indagare se il calo del desiderio è
dovuto a fattori ormonali come la menopausa, a un evento stressante come la gravidanza, oppure perché
molto più semplicemente una donna non è a proprio agio con il suo compagno. In questo caso dovrebbe
entrare in gioco il supporto psicologico di uno specialista. Nell'insieme andrà anche valutato se gli effetti
negativi sono maggiori dei benefici». Gli effetti collaterali e le precauzioni. Come per la maggior parte dei
farmaci, ci sono da mettere in conto gli effetti collaterali. «Nausea, sonnolenza, ipotensione e molto spesso
vertigini», avverte il professor Trojano, «sono i sintomi più frequenti e più fastidiosi». Anche l'assunzione
concomitante con alcol o altri farmaci, come per esempio quelli per l'ipertensione, possono causare un
ulteriore abbassamento di pressione e quindi svenimenti. L'americana Fda ha inoltre specificato che dopo
otto settimane senza miglioramenti si dovrebbe smettere di prendere il farmaco. «Dai test eseguiti finora,
possiamo dire che i risultati non sono così elettrizzanti», rivela Trojano. «Per questo motivo noi medici
abbiamo bisogno di più tempo per testare la pillola e stabilire quanto valga la pena prescriverla». Altri
problemi? «La riduzione dell'appetito, che per molti è un effetto vantaggioso, anche se per perdere i chili
superflui sarebbe molto più saggio non cedere a tentazioni pericolose». l
l'armonia di coppia è un'alchimia complessa una coppia si guarda con desiderio sotto le lenzuola. la "pillola
rosa" dovrebbe servire a ricreare i presupposti di questa sintonia, intervenendo sul calo di passione dovuto a
fattori ormonali o stressanti. attenzione: non è un amplificatore del piacere. a sinistra, una confezione
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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SuScita perpleSSità la pillola del piacere femminile preSto in italia SALUTE
29/08/2015
Pag. 86 N.35 - 8 settembre 2015
diffusione:372741
tiratura:488629
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 29/08/2015
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americana di addyi.
il parere della sessuologa
non c'è un farmaco per fare l'amore
pensare che la "pillola rosa" sia la soluzione del calo del desiderio è sbagliato e rischioso», dice Valentina
cosmi, psicologa e sessuologa. «pericoloso perché si tende a pensare che senza di essa non si potranno
avere rapporti soddisfacenti. il rischio può essere quello di avere in un'idea di sessualità medicalizzata, in cui
gli aspetti prestazionali risultano in primo piano rispetto ad altri fattori importanti. occorre ricordare, infatti, che
la sessualità di una donna include molteplici fattori, che vanno oltre il raggiungimento dell'orgasmo (un
aspetto su cui tra l'altro la "pillola rosa" non incide). nella donna il desiderio sessuale viaggia accanto a
componenti relazionali ed emotive più profonde per cui è inutile ricorrere alla pillola appena qualcosa non va
con il partner. altra faccenda è se il calo del desiderio coincide con una gravidanza o con la menopausa,
allora in questo caso si potrà forse pensare a una terapia farmacologica, interpellando sia il ginecologo sia lo
psicosessuologo».
VITA IN FARMACIA
8 articoli
29/08/2015
Pag. 1 Ed. Milano
diffusione:619980
tiratura:779916
Sanità , le deleghe a Maroni Fuori l' assessore Mantovani
Andrea Senesi
Da lunedì Mario Mantovani non sarà più l'assessore alla Sanità della Lombardia (anche se manterrà il ruolo di
vicepresidente): oggi Roberto Maroni dovrebbe dare l'annuncio dal palco della Bèrghem fest, classicissimo
appuntamento leghista di fine estate. SEGUE DA PAGINA 1
Il governatore indicherà davanti la strategia di medio periodo. In sintesi: la delega alla Sanità rimarrà nelle
sue mani per qualche mese, mentre solo in un secondo momento, tra la fine di ottobre e la metà di
novembre, si procederà al mini-rimpasto di giunta e alla nomina del nuovo assessore che si occuperà
congiuntamente di Salute e di Welfare. Una figura che al Pirellone i più indicano in Sergio Pecorelli,
bresciano, rettore dell'Università cittadina e soprattutto dal 2009 presidente di Aifa, l'Agenzia del farmaco.
Vicino, dicono, all'ex ministro Tremonti (e a Mariastella Gelmini), ma con un profilo da purissimo tecnico, al di
sopra dei giochi della politica e degli appetiti dei partiti. Nelle scorse settimane era circolato anche il nome di
Gianluca Vago, rettore della Statale e di professione medico patologo.
Quel che è praticamente certo è che Maroni vuole procedere con calma. Da qui la scelta di mantenere ad
interim le deleghe più pesanti del governo regionale. Ancora da stabilire se il governatore procederà a nuove
nomine di sottosegretari (in pole position i due padri della recente riforma, l'alfaniano Angelo Capelli e il
leghista Fabio Rizzi). Molto probabile che tra un paio di mesi Maroni decida di cambiare qualche altra casella
della sua squadra, magari ricompensando FI per la perdita dell'assessorato alla Sanità. La nascita del superassessorato che tiene insieme le deleghe alla Sanità e quella al Welfare è un corollario della riforma
approvata a inizio agosto dall'aula del Pirellone col voto a favore di tutta la maggioranza di centrodestra ma
senza quello dello stesso Mantovani. «Ho inserito male il badge», si giustificò l'ormai ex assessore alla Sanità
.
Andrea Senesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Foto: Leghista Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 29/08/2015
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IL RIMPASTO AL PIRELLONE
29/08/2015
Pag. 4 Ed. Palermo
diffusione:556325
tiratura:710716
Il 20 per cento di candidati dottori in meno ma crescono Ingegneria, Chimica e Biologia
a.fras
Un calo del dieci per cento degli iscritti ai test d'ammissione dell'Università di Palermo, con un picco a
Medicina dove la diminuzione sfiora il 18 per cento. «Non sono dati preoccupanti», si affrettano a sottolineare
dall'ateneo palermitano perché, a onor del vero, il trend è in linea con quanto sta accadendo negli atenei del
resto del Paese. A Palermo comunque a settembre saranno in 21.068 a partecipare ai test, contro i 23.585
dello scorso anno.
Nella scuola di Medicina e chirurgia la diminuzione più consistente si registra nei due corsi di laurea
solitamente più ambiti. Quello a ciclo unico di medicina e chirurgia e quello in odontoiatria e protesi dentaria:
lo scorso anno a provare il difficile test erano stati in 2.836, quest'anno saranno soltanto 2.300. «Rispetto allo
scorso anno quando furono quasi tremila iscritti - dichiara il presidente della scuola Francesco Vitale - anche
da noi si registra un decremento di iscrizioni, è vero, ma in linea con il resto d'Italia». I test di medicina si
svolgeranno l'8 settembre all'edificio 19 e in via Parlavecchio, mentre quelli delle professioni sanitarie si
svolgeranno il 4 settembre sempre negli stessi locali. Il rettore uscente Roberto Lagalla dà due motivazioni al
calo di iscritti in corsi ambitissimi: «Sicuramente ha inciso quanto accaduto con i contenziosi e i ricorsi al Tar
che hanno portato mille ragazzi a iscriversi in soprannumero - dice Lagalla - è chiaro che gli studenti adesso
temono di dover avere a che fare con lunghe trafile di contenziosi che fanno certamente perdere del tempo.
Ma penso che nel calo d'iscritti ai test di medicina influisca anche una maggiore consapevolezza delle
difficoltà ad affrontare questa prova. Ormai, poi, i test vengono fatti nello stesso periodo in tutte le facoltà,
mentre lo scorso anno medicina aveva affrontato il test molti mesi prima». In generale tutte le ex facoltà, oggi
raggruppate in scuole, registrano cali: a esempio la scuola delle Scienze giuridiche ed economico-sociali ha
un calo d'iscritti al test del 14 per cento, quella delle Scienze umane e del patrimonio culturale del 9 per
cento, quella della Politecnica del 6 per cento e quella delle Scienze di base applicate del 6,7 per cento. Ma
all'interno di queste scuole ci sono eccezioni. Ad esempio crescono gli iscritti al test per i vari corsi di
ingegneria (da 1.620 a 1.700), oppure in chimica, matematica e biologia, tutte con il segno più rispetto allo
scorso anno.
Complessivamente comunque il calo c'è, nonostante alcune politiche d'incentivazione a partecipare messe in
pratica dall'ateneo palermitano: lo scorso anno il costo del test era di 50 euro ma si poteva partecipare
soltanto a un esame, mentre adesso è di 60 euro ma i ragazzi possono provare più test d'ammissione.
«Considerata la diminuzione generalizzata in tutta Italia dei partecipanti al test - dice il prorettore alla didattica
Rosa Serio - l'Università di Palermo ha mantenuto una buona partecipazione con una riduzione generalizzata
del 10 per cento. Non si evidenziano preoccupanti criticità. Bisogna anche considerare che per molte lauree
magistrali i termini di presentazione delle domande non sono ancora scaduti»..
PER SAPERNE DI PIÙ
www.unipa.it www.istruzione.it
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 29/08/2015
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Fuga dai test universitari iscritti alle prove in calo aspiranti medici a picco
29/08/2015
Pag. 44 Ed. Roma
diffusione:210842
tiratura:295190
«Pronto soccorso rinnovati la sanità riparte entro 3 mesi»
In vista del Giubileo lavori in corso in dieci ospedali: 500 operai in azione Investimento di 34 milioni. La cabina
di regia: «Rispetteremo i tempi previsti»
Mauro Evangelisti
` ` Il pronto soccorso dell'Ospedale San Giovanni sarà tra quelli in prima linea per il Giubileo, quando Roma
dovrà accogliere 25 milioni di visitatori. E qui i lavori di ristrutturazione e ampliamento stanno rispettando la
tabella di marcia, visto che, secondo quanto spiegato ieri dalla Regione, sono già completati al 40 per cento.
Qui, come negli altri nove pronto soccorso in cui in totale 500 operai sono al lavoro, tutto dovrebbe essere
pronto per il 30 novembre, vale a dire a otto giorni dall'apertura della Porta Santa. Ieri il governatore del
Lazio, Nicola Zingaretti, ha svolto un sopralluogo al San Giovanni (e qualche maligno sottolinea che è stato
anche un modo per rimarcare che lui è a Roma e non in ferie come il sindaco). VERTICE Zingaretti ha
annunciato che lunedì incontrerà il prefetto Franco Gabrielli, fresco della nomina di coordinatore delle opere
del Giubileo decisa venerdì dal Consiglio dei ministri. Ha aggiunto: «Non c'è dubbio che i provvedimenti presi
dal governo sono di aiuto. Aiutano per la parte che riguarda la città e lo svolgimento dei cantieri, e anche per
la forma di coordinamento, che però non è una novità. Ne abbiamo discusso prima dell'estate, renderà più
agili e veloci i cantieri». Vediamo nel dettaglio il quadro dei lavori in corso, così come riassunto dal direttore
della cabina di regia della sanità del Lazio, Alessio D'Amato: «Partiamo da un dato: ci sono 10 cantieri aperti
nei pronto soccorso. Alcuni sono in uno stato un po' più avanzato, altri stanno recuperando, ma tutti verranno
collaudati entro i termini che ci siamo dati, il 30 novembre». Nel dettaglio: sono a uno stato di avanzamento di
circa il 40 per cento i lavori al Gemelli, al San Giovanni, al Sant' Andrea e al Santo Spirito, del 30 al Grassi e
al San Filippo Neri, del 20 all'Umberto I e al Pertini. «L' unico presidio dove ancora non sono iniziati i lavori è
appunto il San Camillo, dove il cantiere partirà il 5 settembre, mentre Tor Vergata e Ares sono interessati dal
rinnovo e acquisto delle attrezzature e del parco auto». AMPLIAMENTO Per quanto riguarda il San Giovanni
- ospedale chiave per il Giubileo, vista la sua posizione - qui il pronto soccorso diventerà più amplio: la
superficie passa da circa 1.200 metri quadrati a 1.900. Ci saranno percorsi separati per codici bianchi e verdi
da una parte, e gialli e rossi (i casi più gravi) dall'altra. Saranno spostati il pronto soccorso materno-infantile e
la terapia intensiva post-operatoria. L'investimento, solo per il San Giovanni, è di 4,4 milioni di euro. In totale,
per il Giubileo la parte che riguarda la sanità, tra pronto soccorso e acquisto di ambulanze, prevede un
investimento di 88 milioni di euro, ma per i cantieri dei dieci ospedali la spesa è di 34 milioni. «Ci sarà anche il
potenziamento del personale» ha ricordato la direttrice generale dell'azienda ospedaliera San Giovanni, Ilde
Coiro. Zingaretti: «Noi crediamo nella sanità di territorio, ma questo non vuole dire non intervenire per una
totale ristrutturazione di tutti i pronto soccorso. E non si tratta semplicemente di imbiancare i muri, ma di un
ripensamento totale delle strutture, partendo da un aumento dei metri quadrati a disposizione».
GINECOLOGIA AL SAN CAMILLO In un altro grande ospedale, il San Camillo, Enrico Gregorini (Cgil
Funzione pubblica) ha lanciato l'allarme sul rischio chiusura del reparto di ginecologia («sarebbe gravissimo,
il reparto si occupa anche di patologie oncologiche, è Hub regionale con più di 1.500 interventi nel 2014 e con
una lista operatoria che prevede attese di mesi»). Replicano dalla Regione: è una ipotesi destituita di ogni
fondamento. In effetti al San Camillo c'è una carenza di medici di ostetricia e ginecologia, ma il direttore
generale Antonio D'Urso ha chiesto l'autorizzazione per due nuove assunzioni.
Il sopralluogo (foto OMNIROMA) Sopra, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, durante il sopralluogo di
ieri nel cantiere del pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni
Foto: IL CASO DEL S. CAMILLO «GINECOLOGIA ORA È A RISCHIO CHIUSURA» MA LA REGIONE
NEGA: «IPOTESI INFONDATA» VIA ALLE ASSUNZIONI
Foto: DESTINATI 4,4 MILIONI AL PRESIDIO PER LE EMERGENZE DEL SAN GIOVANNI CHE SARÀ
AMPLIATO DI OLTRE IL 50%
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 29/08/2015
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SANITÀ
29/08/2015
Pag. 9 Ed. Modena
diffusione:165207
tiratura:206221
Anche nella farmacia di via Grandi è possibile ritirare i microchip per cani
- SOLIERA - DA MARTEDÌ anche nella farmacia comunale di via Grandi 155 sarà possibile ritirare il
microchip per il proprio cane ed effettuare l'iscrizione all'Anagrafe Canina. Il servizio sarà fornito dal lunedì al
venerdì, dalle 16 alle 20; il sabato dalle 15.30 alle 19.30. Si estende in tal modo anche alla fascia
pomeridiana un servizio che già viene erogato dall'Urp di via Garibaldi 48. Il servizio permette di registrare e
monitorare i dati anagrafici e sanitari di animali precedentemente identificati, tramite l'introduzione
sottocutanea di un minuscolo microchip, effettuata da un veterinario. Tramite questo dispositivo, è possibile
in qualsiasi momento avere informazioni aggiornate e facilmente consultabili circa l'appartenenza, l'indirizzo e
la situazione sanitaria di ogni cane iscritto. Il sistema di identificazione a microchip risulta particolarmente utile
in caso di smarrimento/ritrovamento o di furto, per prevenire il randagismo e scoraggiare l'abbandono. Diversi
infatti gli animali che sono stati ritrovati dai padroni magari dopo essersi allontanati da casa. Ora il servizio
approda quindi in diverse farmacie della Provincia, tra cui appunto quella comunale di via Grandi, dove gli
operatori spiegheranno ai clienti come accedere al servizio. Silvia Saracino
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 29/08/2015
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SOLIERA
29/08/2015
Pag. 60 Ed. Venezia
diffusione:86966
tiratura:114104
MIRANO - Un dipartimento interaziendale di Cardiochirurgia con sede principale a Mestre e un dipartimento
interaziendale di Emodinamica con sede principale a Mirano. A chiedere questo disegno, che prevede una
sinergia totale tra Ulss 13 e Ulss 12, è il comitato miranese Carlo Salvioli in una lettera inviata all'assessore
regionale Luca Coletto e al segretario regionale alla Sanità Domenico Mantoan.
Del dipartimento interaziendale di Cardiochirurgia si parla da tempo (il progetto prevedrebbe l'utilizzo delle
sale operatorie mestrine per le urgenze e di quella miranese per gli interventi programmati), ora il comitato
Salvioli approfondisce anche il tema dell'emodinamica. «Proponiamo - scrive Aldo Tonolo - la creazione di un
dipartimento interaziendale di Emodinamica di area vasta affidandolo al dottor Bernhard Reimers, emulando
quello di Otorinolaringoiatria guidato dal dottor Roberto Spinato».
Il nome di Reimers è di grande attualità: primario della Cardiologia miranese, lo specialista di origine tedesca
è da poche settimane in aspettativa perché è stato chiamato a coordinare la Cardiologia del prestigioso
istituto privato Humanitas di Rozzano (Milano). Per il comitato Salvioli, però, Reimers è un'eccellenza da non
farsi scappare, a sewguito del ridimensionamento in atto della Cardiochirurgia di Mirano da parte della
Regione. Per questo viene caldeggiato il suo nome come primario di un nuovo grande dipartimento di
Emodinamica. La riorganizzazione della sanità veneta sarà il prossimo tema trattato dai sindaci di Miranese e
Riviera: il vertice è convocato per giovedì prossimo, 3 settembre alle 14.30 al municipio di Mira. (g.pip.)
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 29/08/2015
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Un dipartimento per Cardiochirurgia
29/08/2015
Pag. 25 Ed. Imperia
diffusione:103223
tiratura:127026
Sanit à , all'Expo la firma del protocollo con la Lombardia
Nel fine settimana il presidente Toti con gli assessori Viale e Rixi ospiti alla Berghem Fest insieme a Maroni
AL. COST.
LE SQUADRE dei tecnici sono pronte. Il protocollo sulla sanità anche. E c'è anche la data della firma: il
pomeriggio dell'11 settembre a Milano, all'inizio della settimana dedicata alla Liguria, aiutata a tornare sotto i
riflettori della mostra internazionale grazie alla Lombardia. È un filo doppio quello che lega le due regioni.
Istituzionale, tessuto di protocolli, accordi e dichiarazioni d'intenti. Ma anche e soprattutto politico: il
presidente ligure Giovanni Toti (Forza Italia) e quello lombardo Roberto Maroni (Lega Nord) dialogano
intensamente e lavorano, ognuno da casa propria, all'unità del centrodestra per sfrattare il governo di Matteo
Renzi. Capita cos ì che mezza giunta ligure questo fine settimana sia ospite della "Berghem fest" (a
Bergamo, ovvio) per rinsaldare l'alleanza tra Lega Nord e Forza Italia. E che Toti e Maroni si ritrovino ancora
insieme su un palco per spiegare il "doppio filo". La due diligence sulla sanità, pensata dalla giunta regionale
ligure - in testa il governatore Toti e l'assessore alla Sanità Sonia Viale - fa parte di questo pacchetto di idee
ed è pronta a spiegare i suoi effetti. Marted ì sera, sul palco della festa della Lega Nord a Bordighera, i due
presidenti di Regione l'avevano annunciato. Roberto Maroni e Giovanni Toti, seduti fianco a fianco, hanno
disegnato una sanità di «buone pratiche e di costi standard» sulla rotta Milano - Genova, di valorizzazione
delle rispettive eccellenze mediche, di strutture messe a disposizione dei pazienti delle due regioni. «L'Ascom
ha calcolato che se in Italia si applicassero i costi standard si risparmierebbero 23 miliardi di euro all'anno. Ma
Renzi - ha spiegato Maroni - non lo vuole fare perché tutte le regioni con problemi di bilancio sono
amministrate da loro». L'esempio da non seguire è la Sicilia «che aveva un buco di 500 milioni e il governo
ha prontamente staccato un assegno» aggiunge. Da venerd ì 11 Liguria e Lombardia faranno sul serio: la
firma è alle 15 e subito dopo si insedia la commissione tecnica paritetica. Milano schiera i suoi migliori
specialisti: Walter Bergamaschi, direttore dell'assessorato alla Sanità della Regione Lombardia, profondo
conoscitore della sanità italiana e play maker nella conferenza Stato-Regioni; Giovanni Daverio, direttore del
dipartimento regionale che si occupa di famiglia; Giacomo Locatelli, direttore generale della Asl 1 di Milano;
inoltre al tavolo ci sarà anche un'esperta di bilanci del Pirellone. Per la Liguria in commissione ci saranno
Francesco Quaglia, direttore generale dell'Agenzia regionale sulla Sanità; Claudia Morich, responsabile della
direzione centrale risorse strumentali, finanziarie e controlli; e Luciano Grasso, commissario straordinario
della Asl 3 genovese.
Foto: FORNETTI
Foto: ANSA
Foto: Giovanni Toti
Foto: Roberto Maroni
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 29/08/2015
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PRONTE LE DUE SQUADRE DI TECNICI. PRIMA RIUNIONE DELLA COMMISSIONE VENERD Ì 11
SETTEMBRE A MILANO
29/08/2015
Pag. 23 Ed. Genova
diffusione:103223
tiratura:127026
LA POLITICA SANITARIA INVESTA SULLA SALUTE
GIANNI TESTINO
HO LETTO con grande interesse le considerazioni che Valerio Gennaro ha riportato a questo giornale.
Viviamo più a lungo, ma sempre peggio! La vita media libera da malattia si è ridotta! Ci sono realtà in Europa
decisamente peggiori rispetto all'Italia, tuttavia un età media libera da malattia di circa 60 anni è un dato
preoccupante. Valerio Gennaro è un ricercatore illuminato che insieme al nostro gruppo della Medicina EcoSostenibile (Simec) sta cercando da tempo (forse troppo tempo) di far comprendere agli amministratori che
devono spostare una quota delle risorse nell'ambito dei programmi di prevenzione primaria (evitare/ ritardare
l'inizio delle patologie) e secondaria (identificarle in una fase curativa). Sarà l'unico modo di fare quadrare i
conti in regioni con una elevata percentuale di malati cronici come la Liguria. Talvolta abbiamo la sensazione
che sia più conveniente curare patologie in fase avanzata piuttosto che avere persone sane o curate in fase
precoce. Inoltre, molti fattori di rischio evitabili come fumo, sostanze illegali e alcol, causa del 75% dei tumori,
non vengono combattuti con la dovuta durezza forse perché sono gli unici mezzi per incrementare un
economia immobile. Non possiamo però barattare gli interessi economici con la futura salute dei nostri
ragazzi. I dati relativi alla nostra Regione ci indicano che viviamo molto, ma ci ammaliamo seriamente in una
fase più precoce rispetto alla media nazionale e cioè a circa 58 anni. I costi sono sempre maggiori e ciò
metterà in serio pericolo la struttura del nostro sistema sanitario regionale. Dobbiamo investire non solo
economicamente, ma anche culturalmente sulla salute dei nostri pochi giovani. Non possiamo più barattare
gli interessi economici con la futura salute dei nostri ragazzi. Peraltro, sono vantaggi economici apparenti:
nella nostra Regione per ogni euro che viene guadagnato con la vendita di alcolici, se ne spendono due per i
danni socio-sanitari. Per quanto concerne le politiche di prevenzione secondaria lo sforzo deve essere anche
quello di garantire la diagnosi precoce con strumenti avanzati. Naturalmente per un rinnovamento di questo
tipo ci vuole coraggio: l'evoluzione delle strategie sanitarie la si ottiene se la politica dialoga con i tecnici
migliori, selezionati non sull'opinione personale, ma su criteri di selezione curriculare concreti mettendo a
riposo chi in questi anni ha cercato di addormentare il sistema per l'incapacità di confrontarsi con l'evoluzione
e la competitività culturale e scientifica
Foto: L'autore è referente per il Centro Collaboratore dell' Oms
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 29/08/2015
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PUNTI DI VISTA
29/08/2015
Pag. 3 Ed. Pistoia Montecatini
diffusione:136993
tiratura:176177
L'ORA X potrebbe scattare già a dicembre: entro la fine dell'anno o a inizio 2016, dodici farmacie nuove di
zecca apriranno i battenti nella provincia di Pistoia. Merito dello sprint finale sul concorsone che nel 2012 ha
messo in palio 130 nuove sedi in Toscana: le lettere di interpello inviate dalla Regione ai primi 115 fra privati
e associati ammessi al bando per ottenere l'assegnazione sono arrivate a luglio. L'obiettivo: contattare i
partecipanti in graduatoria per procedere alla scelta delle sedi. Di queste 12 si trovano nella nostra provincia:
nove candidati hanno accettato, uno ha rifiutato mentre due sono in attesa di risposta. A stabilire l'ora e il
giorno del fotofinish entro il quale le farmacie dovranno aprire (pena la perdita dell'assegnazione) sarà la
pubblicazione sul Burt dell'atto di assegnazione firmato dalla Regione. Da quel giorno potranno passare al
massimo 6 mesi. Poi l'apertura. Ma come si trasformerà la geografia delle croci verdi in città e nella piana
pistoiese? La certezza è una sola: il risultato finale dovrà garantire almeno una sede ogni 3mila abitanti come
previsto nel 2012 dal decreto salva-Italia. ECCO la nuova mappa e i nomi degli assegnatari. I confini restano
ancora un abbozzo. Il bando ha fissato le zone ma le sedi e i fondi dove le farmacie apriranno restano da
invididuare. Pistoia si arricchirà di tre sedi. La prima (sede 25) sorgerà tra via dell'Annona e il nuovo
ospedale: il bando è stato vinto da Laura Conforti. Per le altre due sedi il condizionale è d'obbligo: sulla 26
(Casenuove di Masiano) e 27 (Le Fornaci) infatti manca la risposta d'accettazione. Saranno quattro invece le
aperture nella piana e in collina. Il bis a Quarrata dove le sedi che sorgeranno in zona Santonuovo e
Sant'Antonio sono state assegnate a Monica Caporali la prima e Paolo Franchi la seconda. A Lorenzo Di
Cesare Mannelli è toccata invece la nuova sede di Agliana prevista nella frazione di San Michele. Rifiutata
dal dottor Fabio Antonio Rocco Arleo la sede di Serravalle prevista a Cantagrillo. Su questa sede i giochi
restano aperti: ora partirà la nuova lettera di interpello per la proposta di assegnazione ai concorrenti arrivati
in graduatoria dal 115esimo posto in poi. A Montale la sede 3 della frazione Stazione è stata assegnata a
Lucrezia Sorgonà. LE ALTRE: a Pescia tra l'ospedale e il centro lungo via Fiorentina, affidata a Fabiola
Russo, a Monsummano (Grotta Parlanti) assegnata ad Antonia Cau. Infine la nuova sede che sorgerà a
Pieve a Nievole tra via Roma e via Nievoletta, è stata assegnata a Pierfrancesco Biagini mentre Ponte
Buggianese (zona Casabianca) a Federico Gia. Si avvia verso la fine il concorsone bandito nel 2012: 3.200 i
candidati ammessi e 2mila domande presentate delle quali più di 900 in forma associata in tutta la Toscana.
L'ultimo rebus resta questo. La candidatura in questa modalità consentiva di sommare il punteggio dei vari
soci (basato su voto di laurea e anni di esperienza). Chi ha deciso di farlo deve restare in società dopo
l'assegnazione per almeno 10 anni. In caso contrario niente farmacia. Claudio Capanni
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 29/08/2015
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Sprint finale per le nuove farmacie La mappa delle dodici aperture
PROFESSIONI
1 articolo
29/08/2015
Pag. 25
diffusione:334076
tiratura:405061
M&A record nel Big Pharma Mylan punta Perrigo
(R.Fi.)
L'attività nel settorte dell'M&A non concosce crisi. E in particolare nel comparto farmaceutico proseguea ritmi
serrati. Le ultime notizie al riguardo giungono dagli Usa, dove Mylan continuaa puntare su Perrigo, che però
continua a ignorare le avance ricevute. Il big farmaceutico americano - a sua volta per mesi nel mirino
dell'israeliana Teva, chea luglio ha rinunciatoa perseguire un merger preferendo acquistare la divisione di
Allergan dedicata ai farmaci generici- ha detto che oltre due terzi dei suoi azionisti hanno approvato la
proposta di acquisto dell'azienda irlandese per 35,6 miliardi di dollari. Mylan vuole così «lanciare nelle
prossime settimane un'offerta formale agli azionisti di Perrigo», ha spiegato Robert Coury, presidente
esecutivo del gruppo. Coury si dice «fiducioso» che sull'appoggio dei soci di Perrigo. Gli irlandesi per contro
vogliono respingere l'attacco, che secondo loro «sottovaluta significativamente la società». Da ricordare che
un merger trai due gruppi darebbe vitaa uno dei maggiori venditori al mondo di medicinea basso costo con
ricavi da oltre 15 miliardi di dollari l'anno.
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 29/08/2015
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