“Ruoli maschili e femminili e stereotipi di genere”

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“Ruoli maschili e femminili e stereotipi di genere”
“Ruoli maschili e femminili e stereotipi di genere”
Il nostro liceo è da due anni che applica la metodologia della peer education per sensibilizzare gli studenti
a tematiche di interesse comune.
Io sono stato formato da peer sia quest’anno che l’anno precedente.
L’anno scorso il tema è stato quello dell’AIDS: lo scopo è stato quello di educare i compagni alla
cosiddetta percezione del rischio. I risultati sono stati molto soddisfacenti poiché la vicinanza tra il peer
educator e i compagni favoriva moltissimo il dialogo e il dibattito, unici mezzi efficaci per poter
comunicare e apprendere consapevolmente.
Quest’anno la tematica trattata è stata quella degli stereotipi di genere e dei ruoli maschile e femminile.
Questo tema è stato sicuramente più stimolante proprio perchè, nel mondo della scuola, del lavoro e più
nella società di oggi, gli stereotipi, soprattutto quelli di genere, sono causa di profonde diseguaglianze; e
non sempre è facile accorgersene.
La nostra formazione è stata molto approfondita e articolata. Le attività di formazione sono state
coordinate da due referenti del centro risorse donna e dell’assessorato alle pari opportunità.
Per meglio ricreare il clima di formazione ci siamo “trasferiti” per due fine-settimana all’isola di San
Servolo dove inizialmente abbiamo preso piena coscienza del reale significato di stereotipo, poi abbiamo
compreso come esso agisca in noi e nella società in generale e che funzione ha o può assumere; infine
abbiamo riflettuto, mediante dei video, degli incontri con esterni e attraverso delle discussioni, sul ruolo e
sugli stereotipi maschili e femminili.
Quello che sono riuscito a capire è come lo stereotipo sia un modello che utilizziamo per comprendere e
riconoscerci nella realtà sociale di un gruppo. Per poter funzionare tale modello deve essere
universalmente riconosciuto dai diversi componenti del gruppo e facilmente individuabile e
comprensibile.
Ma affermarsi all’interno di una collettività, riconoscendosi in un’ideale che è condiviso da tutti gli
elementi del gruppo, significa affermarsi attraverso qualcosa di esterno rispetto alla propria persona: può
essere l’abbigliamento, un certo modo di atteggiarsi, ma può anche essere aderire in maniera inconscia ad
un modello che è profondamente radicato nella cultura del proprio popolo. Così succede per quanto
riguarda il ruolo dell’uomo e della donna all’interno della nostra società.
L’insicurezza, la fragilità, la mancanza di autostima sono tutte facili prede della moda, del bullismo o
ancora dell’anoressia, tutti modelli comportamentali spesso necessari per potersi riconoscere all’interno di
una società come la nostra. E i più diretti interessati siamo proprio noi, i giovani, che iniziamo per la
prima volta ad affacciarsi sul mondo.
Una volta quindi che noi stessi abbiamo preso piena coscienza e consapevolezza dell’esistenza di tali
stereotipi e di come essi siano catalizzatori di diseguaglianze abbiamo cercato di fare lo stesso con i nostri
compagni. Attraverso 12 ore di incontri e mediante differenti metodologie che andavano dal brain
storming, al roleplayng, alla visione di film, all’analisi di pubblicità e video musicali e dunque alla
discussione frontale, siamo riusciti, e non posso che parlare della mia classe, ad ottenere un risultato più
che soddisfacente.
Al termine degli incontri i commenti dei compagni sono stati molto rassicuranti: una ragazza ha per
esempio affermato come attraverso questa esperienza riesce ora a riconoscere stereotipi nella sua vita
quotidiana che prima neanche pensava esistessero. Un altro ragazzo ha affermato preoccupato come si
riconoscesse in alcuni stereotipi di uomo che abbiamo analizzato durante gli incontri e ci ha detto come
ciò lo facesse riflettere molto.
Riconoscere l’esistenza di questi stereotipi e capire come questi agiscano all’interno di una collettività
sono primi passi che ci possono portare verso l’abbattimento delle diversità e delle diseguaglianze. Ed è
facile capire come l’affermazione della propria personalità e del proprio ruolo, seppur ostacolati da
intricate barriere, sono l’unica strada per poter essere liberi e realmente consapevoli della realtà nella
quale viviamo.

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