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Amore e politica al tempo della Lega
(1998)
Ti chiami Raul Picerno, hai ventidue anni e vivi a Cragnola Veneta e sei leghista e hai fatto un
brutto sogno. Hai sognato che Marina Donà, la tua fidanzata, non ti ama e che sta con te solo per
rovinarti e per complottare contro. Perché? Non lo sai con certezza. Forse perché (e questo non l'hai
sognato) l'altro giorno ti ha chiamato Micaela Sensi, la tua ex fidanzata, per chiederti il numero di
Vincenzo Cardin, quelle che mette le parabole e Marina si è ingelosita di brutto. Tua madre ti
sveglia. "Allora, che cos'è che fai? Non ci vuoi andare?". Ti alzi, ti lavi e ti infili i jeans e gli anfibi
e la camicia verde e il gilet di pelle scamosciata e la cinta con la fibbia di ottone a forma di Umberto
da Usano ed esci.
Il pulmino
Max e il Cowboy e Marina e la sua amica Lorena stanno sul pulmino davanti a casa tua e battono le
mani contro gli sportelli e cantano: "Raul, Raul, vieni con noi ci manca il verme".
Autogrill
Siete nel parcheggio a mangiarvi i vostri panini e a bere le vostre birre quando vi si ferma accanto
un Tir targato SA che trasporta infissi anodizzati. Scendono due ominidi in tuta da ginnascita e
zoccoli e capisci subito che scasseranno i maroni. La bandiera verde attaccata dietro al pulmino è
un'esca per i terroni. Che bisogno c'era di metterla? Ma come glielo spieghi al Cowboy e a Max che
volevano dipingerlo tutto di verde? I due primati entrano nel bar, tu vuoi andartene ma non c'è
niente da fare, gli altri non si muovono e se ne stanno lì, come se quest'autogrill è il posto più bello
del mondo e i due camionisti riescono fuori ciabattando e vi guardano.
"Viva la Padania libera!" fa quello più basso. "Viva la Padania libera!" corrispondono in coro Max e
Cowboy. "Ragazzi, lo voelte un bel videoregistratore? Un affare. Ci vedete la sera le cassette di
Bossi" dice quello più alto, con quel suo accento da calabro saudita, mentre sbuccia un mandarino.
"I videoregistratori rubati valli a vendere in Terronia, hai capito muso da mona?" squittisce la tua
fidanzata e gli mostra il medio. Chiudi gli occhi e senti la gastrite risvegliarsi dal sonno leggero e
stiracchiarsi nel tuo stomaco. I due sottosviluppati rimangono un attimo senza parole. Non si
aspettavano che una piccoletta così avesse le palle. Sicuramente non sanno che Marina le palle ce le
ha perché sta con Max e con il Cowboy, uno è cintura nera di Kung-fu e l'altro insegna tecniche di
sopravvivenza.
"Che ha la piccerella, non chiava abbastanza?". Ed eccoti qua. Loro da una parte e tu dall'altra e ora
gli dovrai menare e fargli malissimo e dovrai salvare l'onore tuo e della tua donna e dovrai sbregare
il culo ai due marocchi e dovrai dire ehi, ragazzi ci penso io, guardate che gli faccio e poi afferrarli
per le orecchie e fargli sbattere le loro zucche vuote una contro l'altra producendo le note iniziali del
Bolero di Ravel e Ta ta ta ta taa e Ta ta ta taaaa e tatata e poi gli dovrai mollare un cragnone che li
fa decollare e ricadere sulla spiaggia di Gioia Tauro e invece hai bisogno disperatamente di uno
Zantax o di un Malox. Non succede niente. I due subumani se ne tornano nel loro Tir e Max e il
Cowboy li guardano con espressione beffarda.
Palavobis (ex palatrussardi)
Sei a Milano, al Palavobis, al congresso straordinario della Lega e sei solo. È bastato uscire dal
parcheggio per perderti gli altri. Quello che ti trascina è un fiume di casacche verdi, bandiere,
fazzoletti, cappelli da alpino, gente del Nord, tutti verso il Palavobis. È pieno di vecchi. Li vomitano
i torpedoni al lato della strdaa. Si canta e ci si stringe le mani e ci si domanda da dove arrivi e
arrivano da Pordenone Lecco Ponte di Legno Varallo Borm... Marina durante il viaggio parlava e
rideva tutto il tempo con il Cowboy. Hai sbagliato a non saccagnare i terroni. Ma non importa, è
bello stare qua, essere un'isola di salute di fronte ad un mondo che s'inabissa e che vuole distruggere
la vostra identità e il vostro diritto di essere Lombardi, Liguri, Trentini, Tirolesi, Valdostani,
Friuliani, Cimbri, Provenzali, Arpitani, Occitani, Walser, Ladini, Veneti, Emiliani, in altre parole
Europei. Ora siete tutti insieme. È questo l'importante. L'importante è non farsi mangiare i risi in
testa. Riesci a passare attraverso i cancelli e finalmente sei dentro. Lo spiazzo davanti al Palavobis è
pieno di tende di associazioni leghiste. Ti offrono volantini e ti chiedono sottoscrizioni e ti vendono
magliette con i confini della Padania e penne e busti di Bossi e biciclette. C'è fratellanza e tutti
hanno qualcosa da fare. Non è vero quello che dicono: la Lega non è finita, è viva e la Padania non
è un sogno possibile. Cerchi Marina tra la folla. La sensazione che ti voglia mollare persiste. Sì
potrebbe mollarti tranquillamente durante il congresso e si metterà con il Cowboy. Li immagini che
si stanno baciando. Ti viene da vomitare. Entri dentro. C'è un mare verde di camicie verdi che
applaude e fa la ola. Ti siedi e provi ad ascoltare il discorso del rappresentate della lega umbra. "In
Umbria è nato S.Francesco..." ti guardi attorno e la cerchi tra la folla. "E che faceva di straordinario
S.Francesco? Parlava con gli animali...". C'è una che un po' le somiglia, ha i capelli ricci. Se li
becchi che si baciano che fai? "Bossi è come S.Francesco parla con gli animali...". Hai crampi allo
stomaco. "...gli animali di Roma...". Devi mangiare qualcosa.
I lupi delle Alpi
Il bar è un enorme tenda da campo. Ci fa fresco ed è buio. Non c'è molta gente, stanno tutti dentro.
Vai al bancone e ti consigliano il panino padano. Lo compri. Mortadella, stracchino e pomodoro.
Butti via il pomodoro che fa male alla gastrite. Ti siede da una parte. Alla tua sinistra, su una sedia
rotelle c'è il padre di Fabio Parachinetto, un tuo compagno di liceo. Quando andavi a fare i compiti
da Fabio il padre era sempre là e non vi faceva studiare. Ti sta fissando da lontano. Fai finta di
niente ma senti il suo sguardo trapanarti il collo.
"Tu sei il figlio di Massimo, il meccanico, vero?".
Beccato. Sorridi. Vi stringete la mano con molto più affetto del solito. "Come va?" chiedi. "E come
potrebbe andare? Benissimo! Guarda qua quanti siamo. Che spettacolo!". "Fabio?". "È qui. Siamo
arrivati ieri. Una gran bella comitiva". S'incomincia ad agitare sulla sedia alla ricerca del figlio. E lo
vede. "Eccolo là". Comincia a urlare. "Fabio! Vieni qua". Fabio indossa dei pantaloni militari
mimetici, delle scarpe da roccia, una maglietta con scritto sopra Lupi delle Alpi e un cappellino
verde con la visiera. Sei convinto, anche se sono passati più di cinque anni, che ce l'ha ancora con te
per quella storia della versione alla maturità ed è per quello che normalmente ti evita, ora però ti
abbraccia e ti stringe come fossi ritornato dalla guerra.
"Raul! Ci sei anche tu?! Séntati che ti devo parlare. È da un sacco che avevo voglia di chiaccherare
con te. Ci sono novità interessanti". Ti siedi.
Improvvisamaente hai voglia di una birra, un boccale enorme, quelli a forma di stivale. "Senti
Fabio, ti volevo dire che non sono stato io che non volevo passarti la versione di latino. L'ho passata
a quella vacca della Parisi e le ho detto di dartela. È stata lei che non te l'ha data".
Fabio rimane un attimo perplesso: "Tranquillo, tranquillo. Me la passò Codegioni. Ascoltami, io
insieme ad altri abbiamo organizzato un gruppo escursionistico: i Lupi delle Alpi". Ti mostra la
scritta sulla maglietta. Non riesci a concentrarti continui a pensare a com'è possibile che Codegioni
gliel'abbia passata: era una frana in latino. "E ci proponiamo di riportare la gioventù padana alla
riscoperta del proprio territorio, della propria storia e della propria identità etnoculturale e
spirituale".
Devi interromperlo. "Fabio, guarda che la versione io l'ho passata. Era difficilissima. Mi sembra che
era Tacito. E c'era quella troia che appena facevi una mossa ti beccava...". "Non ti preoccupare".
Fabio sembrava spazientirsi. "Ma che voto hai preso?". "Quaranta". Questo ti tranquillizza. "Ogni
mese organizziamo un'uscita alla scoperta dei nostri monti, dei nostri boschi, dei nostri laghi e degli
splendidi borghi che ancora vivono tra le campagna e le montagne della nostra terra".
Il padre di Fabio ti afferra un polso e continua: "Raul siamo stanchi di dover sopportare città
invivibili, ambienti degradati, scuole dove non sentiamo più la nostra lingua, sacramento... Vedi",
apre uno zainetto e tira fuori delle bandiere, "questi sono i nostri simboli: una testa di lupo bianca in
campo nero e un'aquila nera in campo oro e il distintivo è il sole delle Alpi. Il lupo, simbolo nella
mitologia indoeuropea richiama l'idea della comunità e del legame con gli elementi più profondi
della Terra e della Foresta. L'aquila, simbolo dell'Impero Europeo, è l'eccelso fra gli uccelli: sa
volare molto in alto e può fissare il sole ed è anche nemico delle serpi che strisciano sul terreno e il
Sole come segno di bellezza e di forza luminosa contro il caos, la bruttezza e la distruzione della
nat...". Marina! È passata davanti al bar. Butti via il resto del panino padano e ti alzi. "Scusatemi,
devo andare. Ho visto una persona. Mi dispiace tanto. Ne possiamo parlare dopo?". Ma Fabio
Parachinetto ti afferra per una spalla. "Dove? Scappi?". Ha una morsa al posto della mano. Ti sta
slogando una clavicola. "No, torno subito, te lo giuro su Dio! Devo un attimo parlare con una
persona". Non fai in tempo ad allontanarti che il padre ti molla un pacco di volantini. Peseranno
quindici chili.
"Fai qualcosa di buono. Distribuiscili". Ti allontani. Giri tra gli stand dei Baschi, della lega Celtica e
quella dell'indipendenza Hawaiana dagli Usa. C'è un sole che spacca le pietre e di Marina nessuna
traccia. Dài il primo volantino a un bambino. Poi alle ragazze del banchetto di Miss Padania. Ti
fanno la polaroid tra le ragazze in costume olimpionico verde e te la regalano. Sei venuto
malissimo, sorridi e ti si vedono troppo le gengive e poi sei rosso in viso e sei sudato bombo. Ti
metti la foto in tasca. Il brecciolino bianco ti impolvera le caviglie. Ti pieghi per pulirti e ti cascano
a terra tutti i volantini. Incominci a raccoglierli e capisci che Max, il Cowboy, Lorena e la tua ex
fidanzata stanno dentro ad ascoltare il congresso. Appena arrivati si sono cercati una panca libera e
si sono messi buoni buoni ad ascoltare e tu invece non hai sentito niente, hai girato come un
pampalugo quando si stavano prendendo decisioni importanti per te, per la Padania, per il futuro ed
è un momento epocale, ostia, ed è per quello che Marina ti vuole lasciare e sei una merda e molli a
terra i volantini e corri verso il Palavobis.
Le Gamelle
Ma un ragazzone vestito da vichingo ti piazza in mano due secchi pieni di birra (27 chili l'uno) e ti
dice che devi giocare alle Gamelle ossia devi correre finché l'avversario non schianta. Guardi
l'avversario, è un tipo magretto sulla trentina, in tuta verde con le braccia lunghe. Ok, ce la puoi
fare, schianterà prima lui. Fa un caldo bestia. Ti metti a correre e quello ti arranca dietro, la birra
trabocca dai secchi. L'avversario rallenta, tu acceleri invece. Tu sei più forte e più resistente.
Scivoli. Caschi a terra e inondi il piazzale di birra, il pubblico si scosta per non bagnarsi. Ti rotoli
nella birra e ti inzuppi il gilè scamosciato.
Va pensiero
Provi ad entrare nel Palavobis ma una massa compatta di camicie verdi blocca l'accesso. Sta
arrivando Bossi dicono. No! Bossi non puoi perdertelo! Non esiste. Il segretario federale. Ti metti a
gattognao e ti lanci come un invasato tra le gambe di quelli che ti stanno davanti. Strisci come una
biscia, ti becchi un paio di calci e alla fine emergi dentro. È bellissimo. La gente è dovunque,
assiepata sugli spalti, seduta sui gradini, arrampicata sulle colonne dei riflettori e diecimila bandiere
verdi sventolano senza sosta. E i cartelloni che inneggiano alla Lega. "Bossi! Bossi! Bossi!" fanno
tutti in coro e cominciano a battere i fettoni per terra. È il terremoto. E comincia "Va Pensiero" di
Giuseppe Verdi. L'inno della Lega. Centomila watt di potenza hi-fi vengono pompati contro la
gente del Nord che si alza in piedi in perfetto silenzio e si poggia la destra sul cuore e tu pure fai
così. Chiudi gli occhi. Sei immerso in quelle note sublimi e improvvisamente, per la prima volta
nella giornata, ti senti in pace con te stesso, in armonia con il popolo padano di cui fai parte. Anche
la gastrite non c'è più. Ondate di melodia e di amore ti attraversano. Alzi lo sguardo, il cuore ti
rimbomba nelle orecchie, come mille tamburi di una sinfonia di Strauss e nella luce accecante di un
riflettore vedi l'Aquila Reale. Vola libera e sicura, stringe nel becco una serpe schifosa. E dietro
brilla il Sole delle Alpi a rischiarare questo bellissimo mondo giovane che è la Padania libera.
Sorridi e davanti a te appare il lupo che è tuo fratello, che conosce l'ordine delle foreste. Corre e tu
vorresti seguirlo e correre con lui. Poi, lontano, un bagliore verde, un'aura che avvolge e incorona
una figura di donna.
Marina! È lei, brilla come la stella del Nord-Est tra la folla dall'altra parte del Palavobis. È
bellissima. La musica finisce e tutti si siedono. Tu no. Tu resti in piedi, dritto. Ti sbracci cercando
di attirare la sua attenzione. Niente da fare. Non ti vede. Se ne sta con il Cowboy e Max. "Bossi!
Bossi! Umberto Bossi Superstar!". Inneggiano al segretario federale ma sul palco sale che uno che
dice che bisogna votare. Votare cosa? Devi votare? Meno male che sei tornato dentro. Questo tipo
dice che bisogna votare per l'indipendenza della Padania, per la seccessione, per dire basta una volta
per tutte. In pratica per entrare in guerra contro l'Italia. È giustissimo. Basta con le chiacchiere.
Pianterai l'università ed entrerai nelle milizie padane. Combatterai. Un brividio, un formicolio alle
braccia e alle gambe per l'emozione, perché questo è l'inizio della storia. Tutti attorno a te sono
inquieti ed eccitati e non sanno dove guardare perché da qualche parte, non si sa dove sta per
entrare Bossi, il grande Generale.
Umberto Bossi
E improvvisamente eccolo lì. Si materializza sul palco davanti al microfono. Tutti urlano e battono i
piedi. Per i primi minuti non riesci nemmeno a sentire cosa dice. È molto arrabbiato con un certo
Papalia. Chi è Papalia? Vorresti chiederlo ma ti vergogni. Bossi dice che voi siete patrioti e non
siete nazionalisti e dice che non è ancora arrivato il momento della separazione, che tutto ciò
porterebbe a violenza. Se verrà votata la mozione si dimetterà. "No, mai!". Bossi è la vostra guida
spirituale, il vostro guru. Senza di lui non c'è la Lega, lo sanno tutti. E poi parla di Ghandi. Della
non violenza. "Che cosa ha fatto vincere Ghandi? Che cosa ha mandato a casa loro gli invasori?
L'amore. È l'amore che vince su ogni cosa.
L'amore infinito". Ti si gonfia il cuore in petto, guardi Marina, è lì dall'altra parte del Palavobis. Tu
ami Marina. E devi solo dirglielo. Devi essere debole come Ghandi o come Gesù. Perché mostrarsi
deboli è essere forti. Le devi dare il tuo cuore e dirle che è suo e che lo può pure rompere e tu
soffrirai e basta e non farai altro. Se preferisce il Cowboy va bene, basta che è felice. Si vota. Solo
tre rappresentanti sono a favore del tipo che vuole l'indipendenza. Gli altri sono contro. Un applauso
fragoroso ti dice che non siete soli tu e Bossi. Anche tutti gli altri sono per l'amore.
L'amore infinito
Esci fuori, ti fai spazio a gomitate, corri intorno al Palavobis e rientri. Scendi le scale, il cuore che ti
sta esplodendo nel petto. Ti vede arrivare. Sta piangendo. Senti il groppo in gola soffocarti ma con
l'ultimo respiro dici "Ti amo". Marina ti abbraccia. "Ti amo anch'io". "E il cowboy?". "Non mi
piace il Cowboy, scemo". Anche tu l'abbracci con tutta la forza che hai e chiudi gli occhi e prendi
aria.

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