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Manni_GR 41 - Dipartimento Scienze della Terra
Geologica Romana 41 (2008), 87-93
IL PESCE FOSSILE DONATO A PAPA CLEMENTE XI
Riccardo Manni
Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”,
P.le A. Moro 5, I-00185 Roma, Italy
[email protected]
RIASSUNTO - Grazie ad una ricerca di tipo storico-archivistico, un pesce fossile, che fu citato nel catalogo del
“Museum Kircherianum” dal Bonanni nel 1709, è stato individuato tra il materiale privo di cartellino, conservato
nel Museo di Paleontologia dell’Università di Roma “La Sapienza”. Tale reperto riveste una notevole importanza
storica in quanto, ai primi del settecento, fu donato dalla famiglia dei baroni von Twickel a Papa Clemente XI.
PAROLE CHIAVE: Clemente XI, Museo Kircheriano, Museo di paleontologia di Roma, Istieus grandis.
ABSTRACT - A fossil fish, stored in the Palaeontological Museum of “La Sapienza” University of Rome and
pertaining to the ancient “Museum Kircherianum”, has been after a long historical-archivistical research, as a
gift received from Pope Clemente XI. Such a gift was given in the first years of 18th century by the family of the
von Twickel baron.
KEY WORDS: Clemente XI, Kircher Museum, Rome Palaeontological Museum, Istieus grandis.
INTRODUZIONE
Il 19 luglio del 1943 gli Alleati bombardarono lo Scalo ferroviario di Roma San Lorenzo. Quattro squadre di
bombardieri (Bomb Groups) decollarono, tra le sette e le
otto del mattino, da quattro distinte basi in Algeria. Il primo “Bomb Group” raggiunse Roma alle 11:08, l’ultimo
alle 11:43. In totale 150 bombardieri scaricarono sullo
scalo di San Lorenzo ben 1775 bombe. Gli ordini operativi richiedevano “la massima precisione nel bombardare” e non dovevano “essere sganciate bombe se il puntatore non si trova sulla traiettoria dell’obiettivo” (Mazzanti, 2006). L’intento era di colpire solo bersagli militari e salvaguardare così il Vaticano, monumenti, ospedali,
Fig. 1 - I danni subiti dall’edificio ospitante il Museo.
- The damages suffer from the Geological palace.
etc. Tuttavia il bombardamento non fu preciso, come è
ben evidenziato dal rapporto stilato dal “97° Bomb
Group”: “Bombs were not confined to target area but did
not extend more than 500 yds to W. nor more than 300
yds to N. of that area. Target was generally enlarged”
(Mazzanti, 2006). Ed è proprio a causa dell’allargamento dell’area di bersaglio che alcune bombe colpirono la
città Universitaria della Sapienza (Fig. 1). Una di queste
centrò l’ala orientale dell’edificio che ospita il Museo di
Paleontologia (Fabiani & Maxia, 1953). La sala est del
Museo fu sventrata, gli arredi distrutti così come molti
Fig. 2 - I danni subiti dal Museo di Paleontologia.a
- The damages suffer from the Palaeontological Museum.
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Fig. 3 - Cartellino originale del Museo Kircheriano in pergamena (x
0,5).
- Original vellum paper label of the Kircher Museum (x 0,5).
fossili lì esposti e depositati (Fig. 2). Anche i saloni attigui, a causa dell’onda d’urto, subirono seri danni: i vetri
degli armadi espositivi esplosero, diversi fossili furono
danneggiati e sparpagliati e, soprattutto, numerosi cartellini descrittivi che accompagnavano i reperti furono bruciati. Subito fu intrapreso il difficilissimo lavoro di recupero e riordino di tutto il materiale danneggiato. Purtroppo in molti casi il danno è stato irreversibile non essendo stato più possibile collegare il fossile con il rispettivo
cartellino. Tale lavoro, proprio perché richiede molto
tempo, non è ancora terminato. È durante questa opera di
recupero che è stato trovato, in un cassetto dedicato ai
pesci non catalogati, un cartellino particolare scritto in
corsivo su pergamena, con il testo in latino (Fig. 3). Lo
stato di conservazione non è buono e le parole non sempre sono leggibili.
ANALISI DEL CARTELLINO
Nei musei paleontologici ciascun fossile è accompagnato da un cartellino in cui sono riportate tutte le informazioni relative a quel reperto: nome identificativo del
fossile (genere e specie), località di rinvenimento, età
della roccia e, ma non necessariamente, altri dati come il
numero degli esemplari presenti, i dati bibliografici, il
nome del raccoglitore, etc.
Quindi quella pergamena, anche se scritta in latino,
Fig. 4 - Sul retro del cartellino sono ben evidenti i fenomeni di trasmigrazione recto-verso.
- The back side of the label in which are well evident the infiltration
recto-verso.
Fig. 5 - In questo ingrandimento sono ben evidenti i segni di degrado
della pergamena e dell’inchiostro.
- In this enlargement is well evident the decay of the vellum paper and
the ink.
poteva fornire utili dati per identificare il fossile accompagnante.
Descrizione
Si tratta di un cartellino di pergamena rettangolare di
centimetri 8,6 per 15,6. Lo stato di conservazione non è
buono. La polvere lo ha sporcato alterando la colorazione naturale. Leggero è l’imbrunimento per acidità dell’inchiostro. Vi sono buchi e crepe dovute alla secchezza
della pergamena. Sono evidenti fori (pochi) e trasmigrazioni recto-verso dovute all’acidità dell’inchiostro (Fig.
4). I danni maggiori tuttavia sono in corrispondenza di
tre probabili piegature trasversali che ha subito la pergamena: ciò ha determinato il deterioramento dello strato
più superficiale della pergamena con conseguente perdita dello scritto. Alcune parti del bordo forse sono state
danneggiate da insetti lucifughi, come Lepisma saccharina Linneo, 1758, comunemente noto come pesciolino
d’argento.
Il testo
Il testo è stato scritto a mano, in latino e in corsivo.
L’inchiostro è alquanto sbiadito, da beige a marrone
chiaro, raramente grigio. La maggior parte delle parole
sono quasi illeggibili da una parte proprio per lo schiarimento dell’inchiostro e dall’altra per la presenza di buchi o abrasioni della carta pergamena (Fig. 5).
Per cercare di recuperare la leggibilità delle parole, il
cartellino è stato analizzato attentamente utilizzando luce radente e un microscopio ottico, dotato di prisma. Da
questa analisi è risultato che il testo è stato scritto probabilmente con un pennino. Infatti, là dove l’inchiostro è
sbiadito, si nota un leggero solco creato, con ogni probabilità, dall’abrasione di una punta sulla carta pergamena.
Grazie a questo leggero solco siamo riusciti a decifrare
così alcune lettere o intere parole. Altre volte invece, le
lettere non sono visibili perché la pellicola più superficiale della carta pergamena non è presente. In questo caso, fondamentale è stato l’intuito e la conoscenza del la-
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tino. Dopo un lungo lavoro di analisi siamo riusciti a ricomporre integralmente il testo in latino (Fig. 6):
Lapis Cyprini piscis formam referens inventus in sub.
terranea saxifodina Montis Baumberg in proprietate
Baronum de Twickel Diocesis Monasteriensis in Westpha.
lia anno 1706 sub felicissimo regimine Sanctisimi Do.
mini Nostri
CLEMENTIS XI
Pontificis Optimi
Maximi cui similis magnitudine vis ullus umquam post
hominum memoriam est visus quare uni et soli Orbis to.
tius Capiti et Monarchae tributarie debitus.~.~.~.~.
La cui traduzione è: “pietra che mostra la forma di un
pesce ciprinide trovata negli scavi sotterranei dei Monti
Baumberg, nella proprietà dei baroni Twickel, della diocesi Monasteriense in Westphalia, nell’anno 1706 sotto
il felicissimo regno del nostro Santissimo Signore CLEMENTE XI, ottimo Pontefice Massimo, alla cui grandezza nessun altra pietra, a memoria d’uomo, è stata vista simile a questa; perciò un obbligo fiscale (è) dovuto
all’unico e al solo Padrone e Monarca di tutto il mondo”.
Il senso del testo è ben chiaro: si tratta di un cartellino
che accompagnava il fossile di un pesce rinvenuto nel
1706, in una cava nei Monti Baumberg, nella giurisdizione diocesiana di Münster (= Monasteriensis), in Germania, di proprietà dei Baroni von Twickel, e che fu donato successivamente a Papa Clemente XI.
Fig. 6 - Il cartellino originale dopo un accurato restauro elettronico.
- The original label after an accurate electronic restoration.
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so di individuare il reperto. Infatti nel cartellino in questione, riferibile al Museo di Geologia della Regia Università di Roma (a quel tempo non esistendo la cattedra
di paleontologia, i fossili rientravano nelle “cose” geologiche) sono riportati i seguenti dati: Museo Kirch.; impronta di pesce; nelle arenarie cretacee di Baumberge
(Westphalia). Considerando che frequentemente, all’epoca, i cartellini del materiale in esposizione venivano in
qualche modo rinnovati, copiandoli, si è ricongiunto
questo secondo cartellino al primo. Quindi, ai dati noti si
aggiungeva qualche dato nuovo: il tipo di fossile (impronta di pesce), la località di rinvenimento (Baumberg,
nella regione tedesca della Westphalia), l’età (Cretacico), il tipo di roccia (arenaria) e la collezione originale
d’appartenenza (Museo Kircheriano). Ciascun dato è
stato quindi analizzato con attenzione:
- il dato “impronta di pesce” ci ha leggermente sviato.
La nostra ricerca è stata indirizzata alla individuazione
di un’impronta vera e propria. La ricerca non ha portato
però ad alcun risultato: nelle collezioni del Museo non vi
sono impronte di pesce. A questo punto è stata considerata l’ipotesi di un uso “allargato” del termine impronta.
Pertanto è stata compiuta una nuova ricerca considerando anche i resti scheletrici.
- il dato “Baumberg (Westphalia)” ci ha permesso di
localizzare il luogo di provenienza del reperto. Infatti
Baumberg è il nome di una piccola catena di colline, ad
una decina di chilometri da Münster, in Westphalia, nota per l’importante attività estrattiva da cave di calcareniti e arenarie di età cretacica. Questo dato è stato di fondamentale importanza per la nostra ricerca, perché ha
permesso di eliminare un gran numero di reperti e di
analizzare solo quei pochi pesci fossilizzati in arenaria o
calcarenite presenti in Museo.
- il dato “Museo Kircheriano” indica che il reperto apparteneva al Museo Kircheriano, antico museo romano
dei Gesuiti istituito nella seconda metà del seicento.
Con questi nuovi dati a disposizione, ci si rese subito
conto che la roccia inglobante il pesce individuato (cal-
INDIVIDUAZIONE DEL REPERTO
L’individuazione del pesce che doveva accompagnare
il cartellino è stata problematica. Purtroppo non c’erano
indizi precisi. I pesci fossili conservati in Museo e privi
di cartellino per i problemi già esposti, sono numerosi e
nessuno, ad una prima analisi, poteva essere abbinato alla pergamena.
Il nostro punto di partenza è stata una semplice riflessione: al Papa si dona solo un oggetto bello. Quindi tutti i reperti piccoli, frammentati e brutti sono stati scartati, riducendo notevolmente il numero di reperti da analizzare. Tra i pezzi più belli e grandi la scelta cadde su di
un esemplare (anch’esso privo di cartellino accompagnante) molto bello e scenico perché incluso entro una
pietra calcarea rossastra. Il pesce forse era stato individuato.
Tuttavia, continuando il riordino dei pesci è stato rinvenuto un ulteriore cartellino (Fig. 7) che ci ha permes-
Fig. 7 - Cartellino originale del Museo di Geologia della Regia Università di Roma (x 0,75).
- Original label of the Museum of Geology of the Royal University of
Rome (x 0,75).
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care), non corrispondeva a quella indicata dal cartellino
(arenaria). Pertanto si rese necessaria una nuova ricerca.
Tra tutto il materiale così selezionato, fu individuata una
calcarenite (Fig. 8) caratterizzata tra le altre cose dall’avere i lati scalpellati. È questo un particolare importante
in quanto la lavorazione a scalpello è una tecnica, oramai
abbandonata, che era in uso una volta, quando non c’erano macchine di taglio e di lavorazione.
A questo punto era necessario classificare il nuovo indiziato per avere la certezza che si trattasse di un pesce
del Cretacico. Pertanto sono state inviate foto del pesce
ad uno specialista (prof. Tintori) che classificò questo reperto come Istieus grandis Agassiz 1833-44, un pesce
fossile del Campaniano (e quindi del Cretacico) che si
rinviene in Westphalia (Germania).
A questo punto i dati in nostro possesso (tipo della
roccia, età del pesce, regione di rinvenimento, tipo di lavorazione della roccia) ci hanno permesso di ritenere che
l’esemplare individuato era proprio quello donato a Papa
Clemente XI.
Fig. 8 - Calcarenite con “impronta” di Istieus grandis (MPUR ve.
5008) (x 0,25).
- Calcarenite with “print” of Istieus grandis (MPUR ve. 5008) (x
0,25).
MANNI
te famiglie nobiliari, avevano ottimi rapporti con il clero.
Infatti, tre figli del barone Christoph Bernhard von Twickel [Jobst Matthias (1681-1729), Johann Wilhelm (16821757) e Ernst Friedrich (1683-1734)] erano stati ordinati sacerdoti.
Il Museo Kircheriano è uno dei primi Musei “scientifici” sorti in Europa. Fu Padre Athanasius Kircher (16021680), della Compagnia di Gesù, persona molto dotta e
poliedrica che spaziava con disinvoltura dalla medicina
all’astronomia, a istituirlo nei locali del Collegio Romano (De Sepibus, 1678) nel 1651. La fama di questo Museo crebbe in Europa a tal punto da diventare un vero
centro d’attrazione: nessun erudito del tempo quando
passava a Roma mancava di visitarlo e di incontrare l’abate Kircher. Dopo la morte di Kircher, il Museo cadde
in abbandono, tuttavia sopravvisse fino al 1870, quando
fu definitivamente smantellato dal governo italiano. Infatti tra il 1874-75 tutte le collezioni appartenenti al Museo Kircheriano furono smistate in diversi musei presenti a Roma: quella geo-paleontologica confluì nel Museo
di Geologia della Regia Università di Roma. Infine, nel
1928, a seguito della costituzione del Museo di Paleontologia (in quell’anno fu infatti istituita la cattedra di Paleontologia), la collezione paleontologica fu annessa al
neonato Museo paleontologico, ove è tuttora conservata
(Manni, 2007).
A questo punto ci possiamo porre le seguenti domande: chi fu a regalare questo reperto al Papa e per quale
motivo? Inoltre per quale motivo venne depositato nel
Museo Kircheriano e perché oggi è conservato nel Museo di Paleontologia dell’Università di Roma “La Sapienza”?
CONSIDERAZIONI
Considerazioni sulla donazione
Questo reperto, per l’anno di rinvenimento (1706), può
a buon ragione essere considerato il fossile più antico
oggi conservato nel Museo di Paleontologia dell’Università di Roma “La Sapienza”. Quindi museologicamente
parlando, è un recupero molto importante.
Tuttavia, per poter fare altre considerazioni significative, è necessario sapere chi era Papa Clemente XI, i Baroni von Twickel e che cosa era il Museo Kircheriano.
Giovanni Francesco Albani l’8 dicembre 1700, all’età
di 51 anni, venne eletto Papa col nome di Clemente XI.
Nacque ad Urbino il 23 luglio del 1649 da una nobile famiglia di origine albanese. Dopo aver svolto buona parte degli studi a Roma, si laureò in Giurisprudenza ad Urbino 1668. Nel 1690 fu nominato Cardinale. Dopo circa
vent’anni di papato, morì a Roma il 19 marzo del 1721
Durante il suo pontificato dovette gestire da una parte,
con grande difficoltà, la crisi politica legata alla guerra di
successione spagnola (1701-1714), a seguito della morte
di Carlo II, e dall’altra, i ripetuti rischi di scisma a causa
del giansenismo.
I Baroni von Twickel abitavano a Havixbeck, in Westfalia, località non molto distante da Münster. Erano i
proprietari dei monti Baumberg e probabilmente anche
delle sue cave. Seguendo una tradizione comune a mol-
Per rispondere alle prime due domande bisogna soffermare la nostra attenzione su Ernst Friedrich von Twickel.
Egli, proprio grazie a Papa Clemente XI, ebbe la prebenda al Duomo di Hildesheim (Keinemann,1967); in quello stesso Duomo (16 luglio 1708) prestò giuramento e
successivamente (17 dicembre 1708) entrò nel capitolo
di quel duomo.
In questo contesto si può ipotizzare che probabilmente sia stato proprio Ernst Friedrich o al più suo padre, il
barone Christoph Bernhard von Twickel, a donare il pesce in oggetto, forse per ringraziare il Pontefice del favore ricevuto.
Per quanto riguarda la terza domanda, è probabile che
sia stato lo stesso Papa Clemente XI a regalare tale reperto naturalistico al Museo Kircheriano. Questa ipotesi
è anche suffragata dal fatto che il futuro Papa, a undici
anni (nel 1660), fu iscritto al Collegio Romano, proprio
dove era ubicato il Museo Kircheriano; sembra quindi
verosimile che il Pontefice conoscesse molto bene questo museo e che probabilmente conoscesse anche l’abate Kircher.
Il reperto in questione è citato nel catalogo del “Musaeum Kircherianum” (Bonanni, 1709) a pag. 202: “Hujusmodi pisces plures recensentur in Musaeo non solum
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ex monte Libano allati, sed etiam ex Monte Vestaphaliae
in ditione Baroneum Tuichel dicto Boumbergh ubi effodiuntur.” (“... nel Museo sono recensiti diversi pesci non
solo portati dal Libano, ma anche dal Monte Baumberg,
in Westphalia, di proprietà del Barone Twickel, dove furono scavati”). Di conseguenza il Museo Kircheriano deve esserne venuto in possesso probabilmente tra il 1706
(anno del rinvenimento) e il 1708 (anno in cui Ernst Friedrich von Twickel entrò nel capitolo del Duomo di Hildesheim) o nello stesso 1709 (anno di stampa del Catalogo del Museo).
Il cartellino
Per quanto riguarda il cartellino in pergamena, si può
ragionevolmente ipotizzare che sia con ogni probabilità il
cartellino originale del Museo Kircheriano poiché lo
scritto, pur magnificando e lodando la persona del Papa,
tuttavia riporta dati che sono inusuali per un cartellino accompagnante un dono.
Inoltre è interessante constatare, da un punto di vista
puramente museologico, la modernità di questo cartellino. Oltre a dati storici che oggi non sempre sono riportati (in questo caso il nome del proprietario, la diocesi di
appartenenza e il nome del Papa), su di esso sono riportati di fatto tutte le informazioni necessarie per inquadrare perfettamente il reperto: il tipo di fossile, il tipo litologico e il luogo di rinvenimento. Sorprendente è anche il
fatto che il pesce sia stato “classificato”, anche se in modo molto generico. Quindi dall’analisi del cartellino si
può intuire che il Museo Kircheriano, almeno come era
stato strutturato da padre Filippo Bonanni (curatore del
museo dal 1698 e a cui si deve il riordino e il recupero di
tutto il materiale che era rimasto dopo la morte di Kircher), erudiva il visitatore. Di conseguenza il concetto
espositivo tipico delle “WunderKammern”, basato sul
fatto che un oggetto doveva solo destare meraviglia, cambia: l’oggetto deve fornire anche un’informazione didattica educativa. È questo un passaggio fondamentale che si
verifica in Europa durante tutto il settecento, probabilmente a causa dello spirito illuministico che si stava velocemente diffondendo. Numerose collezioni di “meravi-
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glie” si trasformano così in Musei. È in questo periodo
che traggono origine quelli che oggi sono due tra i più
importanti musei del mondo: British Museum di Londra
e Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi.
Il reperto
Il pesce fossile in questione, è lungo circa 28 cm. Lo
stato di conservazione non è ottimale. Mancano diverse
ossa e alcune sono evidenti solo come impronta. Probabilmente per consolidare e/o incollare alla roccia le ossa
presenti, il reperto è stato trattato con un qualche consolidante. Come detto il fossile in questione è stato classificato come Istieus grandis Agassiz 1833-44, un pesce
fossile del Campaniano che si rinviene in Westphalia
(Germania).
Il genere Istieus è caratterizzato da altre due specie, una
delle quali si rinviene proprio nei Monti Baumberg: I.
macrocephalus Agassiz 1833-44.
I. grandis e I. macrocephalus si differenziano per il numero di vertebre: la prima specie è caratterizzata da 8792 vertebre, la seconda da non più di 75 (Forey, 1973).
Altre differenze riguardano per esempio il numero dei
raggi della pinna dorsale che purtroppo nel nostro esemplare non è ben visibile. Tuttavia la presenza di oltre 85
vertebre, fa ritenere che questo esemplare sia I. grandis.
CONCLUSIONI
Dopo un lungo lavoro di ricerca durato alcuni anni, si
può affermare che il recupero di questo reperto storico è
andato a buon fine. Lavori di questo tipo sono molto importanti perché permettono il recupero di oggetti e/o dati spesso caduti nel dimenticatoio (Manni, 2007), evidenziando, tra le altre cose, che nei musei universitari spesso sono conservati reperti preziosi non solo da un punto
di vista scientifico, ma anche storico.
RINGRAZIAMENTI - Si ringraziano i proff. Tintori, per la
classificazione del reperto e Nicosia, per i consigli e le discussioni avute durante il lavoro di individuazione del reperto.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Bonanni F. (1709) - Musaeum kircherianum, sive
Musaeum a P. Athanasio Kirchero in collegio romano
Societatis Jesu iam pridem incoeptum, nuper restitutum, auctum, descriptum et iconibus illustratum a P.
Philippo Bonanni. G. Plachi, Rome.
De Sepibus G. (1678) - Romani Collegii Societatis Jesu
Musaeum Celeberrimum. Amstelodami, ex officina
Janssonio-Waesbergiana, 1678.
Fabiani R. & Maxia C. (1953) - L’istituto e i Musei di
geologia e paleontologia. Università degli Studi di
Roma, Istituto di Geologia e Paleontologia, n.9, 3-51.
Forey P.L. (1973) - A revision of the elopiform fishes, fossil and recent. Bulletin of the British Museum (N.H.),
Geology, suppl. 10, 1-222.
Keinemann F. (1967) - Das Domkapitel zu Münster im
18. Jahrhundert, Geschichtliche Arbeiten zur westfälischen Landesforschung: 247.
Manni R. (2007) - L’alce d’Irlanda dell’ex Museo
Kircheriano. Geologica Romana, 40, 21-24.
Mazzetti G. (2006) - Roma violata. Dagli archivi segreti
angloamericani, i bombardamenti della seconda guerra mondiale: 476. Teos Grafica. Roma.
Accettato per la stampa: Ottobre 2008

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