1 CONSIGLIO EUROPEO COMPETITIVITA` 9 NOVEMBRE 2015 La

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1 CONSIGLIO EUROPEO COMPETITIVITA` 9 NOVEMBRE 2015 La
CONSIGLIO EUROPEO COMPETITIVITA’
9 NOVEMBRE 2015
La crisi che sta affrontando l’industria dell’acciaio in Europa non nasce oggi. L’abbiamo vista
arrivare e non abbiamo saputo affrontarla. Il piano d’azione per la siderurgia lanciato nel
2013 è rimasto un vuoto esercizio teorico. Non possiamo permetterci altre false partenze.
Abbiamo bisogno di due dimensioni d’azione: interna ed esterna. Per quanto riguarda la
prima, il progetto di conclusioni della Presidenza rappresenta una scaletta su cui si può
lavorare. Dobbiamo semplificare l’accesso, oggi troppo complesso e vincolato, agli aiuti
ammessi per il settore dell’acciaio e allo European Globalization Adjustment Fund, e
intervenire sulla domanda interna rafforzando il collegamento tra public procurement e
utilizzo di acciaio “sostenibile”.
La Commissione deve poi porre particolare attenzione agli effetti del carbon leakage diretto e
indiretto, derivante dalla riforma del sistema europeo ETS, consentendo una piena allocazione
di quote gratuite per il settore siderurgico.
Il fondo EFSI sembra al momento il veicolo più adatto per sostenere i processi di
modernizzazione dell’industria siderurgica. Un’azienda italiana ha già visto approvato un
progetto in tale quadro. Ma l’EFSI non può bastare.
La Commissione non sembra orientata a favore di un rilancio del piano d’azione per l’acciaio.
Il punto non è il contenitore ma i contenuti. In assenza di un piano incisivo a livello europeo,
non c’è altra alternativa se non quella di rivedere l’intero regime degli aiuti di stato per il
settore. Se l’UE non è in grado di occuparsi del problema, allora dovremmo lasciare un
maggiore spazio di manovra agli stati membri.
Nella dimensione esterna occorre procedere immediatamente, nell’ambito del Consiglio
Commercio, all’adozione delle seguenti misure:
1) reintrodurre il sistema di sorveglianza “ex-ante” sui prodotti siderurgici in vigore fino al
2012. Uno strumento che consentiva di controllare in tempo reale i flussi commerciali e
rispondere tempestivamente al manifestarsi di fenomeni fuori dalla norma.
2) Applicare gli strumenti di difesa commerciali, in modo sistematico, anche in caso di threat
of injury.
3) Procedere all’approvazione e al rinnovo delle misure AD e AS riguardanti il settore
dell’acciaio, utilizzando anche il potere della commissione di procedere ex officio. Un esito
positivo della procedura 620 sui Cold Rolled Flat Steel Products avviata il 14 maggio è di
cruciale importanza per l’industria europea.
4) Trovare un compromesso sulla proposta di riforma dei TDI, così come proposto dalla
Presidenza italiana oramai più di un anno fa. Una riforma che deve prevedere un
dimezzamento dei tempi necessari alla chiusura di un’indagine e l’eliminazione della
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Lesser Duty Rule in alcuni casi specifici e in particolare quando ci troviamo di fronte ad una
distorsione nel prezzo delle materie prime.
Il Governo italiano rifiuta ogni pratica protezionistica. Siamo tra i più convinti sostenitori
dell’Agenda TRADE della Commissione per la conclusioni di Accordi di libero scambio, a
partire dal TTIP. Ma essere a favore del libero scambio non vuol dire porsi alla mercé di
comportamenti scorretti o procedere a un generale “disarmo unilaterale”.
Dobbiamo essere consapevoli che i casi di dumping sono destinati ad aumentare, anche a
causa del rallentamento del mercato interno in molti paesi emergenti e in particolare in Cina.
Riteniamo che mai come in questo momento e in quest’ambito, la mancanza di solidarietà tra
gli Stati membri danneggi tutta l’Europa.
Ciò vale anche per la questione del riconoscimento alla Cina del Market Economy Status. Una
concessione che comprometterebbe la nostra possibilità di difenderci in casi analoghi a quello
che discutiamo oggi. Dobbiamo avere il coraggio di dire con chiarezza che saremo pronti a
riconoscere questo status solo quando la Cina avrà soddisfatto le condizioni che esso esige.
Infine supportiamo la proposta inglese per riunire una Conferenza di Alto Livello sull’acciaio,
a patto che ci si arrivi con un piano concreto, capace di dare risposte alle preoccupazioni delle
imprese e dei cittadini europei.
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