Confimi Apindustria Bergamo

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Confimi Apindustria Bergamo
CONFIMI
16 ottobre 2015
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INDICE
CONFIMI
16/10/2015 In Cremasco Week
Il mercato passa dai fondi interprofessionali
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SCENARIO ECONOMIA
16/10/2015 Corriere della Sera - Nazionale
E grazie al rinnovo lampo Camusso segna un punto su Squinzi
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16/10/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Contratti, accordo sui chimici: 90 euro in più
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16/10/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Il board Unicredit difende Palenzona: procedure corrette, nessuna anomalia
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16/10/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Technogym, la quotazione (digitale) nel 2016
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16/10/2015 Il Sole 24 Ore
L'abolizione di Imu-Tasi vale 5 miliardi
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16/10/2015 Il Sole 24 Ore
No tax area per le pensioni fino a 8mila euro
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16/10/2015 Il Sole 24 Ore
Manovra anti-tasse da 27 miliardi via la Tasi, sgravi sugli investimenti
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16/10/2015 Il Sole 24 Ore
Bene la spinta alla crescita, ma tagli poco coraggiosi
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16/10/2015 Il Sole 24 Ore
Una mossa che libera i pagamenti alle imprese
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16/10/2015 La Repubblica - Nazionale
"I dubbi di Bruxelles sull'extra deficit Ma il premier è sicuro "Non ci bocceranno"
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16/10/2015 La Repubblica - Nazionale
Volkswagen Italia perquisite le sedi manager indagati
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16/10/2015 L'Espresso
Eterna cricca
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16/10/2015 La Stampa - Nazionale
LA SCOMMESSA A RISCHIO SULLA RIPRESA
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16/10/2015 MF - Nazionale
Perché un aumento dei tassi negli Usa non sarebbe devastante per le economie
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16/10/2015 MF - Nazionale
L'Italia ha spazio per una ripresina, non di più
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CONFIMI
1 articolo
16/10/2015
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diffusione:4000
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
CONVEGNO Il presidente Enrico Zucchi ha parlato di innovazione e marketing
Il mercato passa dai fondi interprofessionali
CREMA (tjs) I fondi i nte r p ro fe ssi o na l i come cinghia di trasmissione del mercato del lavoro. Il loro
ruolo è quello di fornire addetti sempre più qualificati alle aziende su fronti cruciali: sicurezza, i nte r naz i o
na l i zz azione, innovazione tecnologica, marketing e logiche di processo e di organizzazione. È questa la
nuova frontiera descritta nel convegno organizzato dall ' Api Industria «Gli ingranaggi per ripartire:
formazione e lavoro» che si è tenuto lunedì a Palazzo Pirelli. Ospite del convegno, in qualità di presidente
del sesto fondo interprofessionale italiano Enrico Zucchi , che ha portato la testimonianza e il nuovo
impegno del «Fondo Formazienda» agli altri relatori: Valentina Aprea , assessore all ' Istr uzione, alla
Formazione e al Lavoro di Regione Lombardia, Paolo Galassi , presidente Api e G iovanni Bocchieri ,
direttore generale d e l l ' Assessorato all ' istruzione e al lavoro. «Delle 80mila imprese aderenti al " Fo n d
o For mazienda " 24mila hanno sede proprio in Lombardia - ha commentato Zucchi - Si parla di 170mila
dipendenti e di 20 milioni di finanziamenti concessi per la formazione solo per le imprese lombarde».
CONFIMI - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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SCENARIO ECONOMIA
15 articoli
16/10/2015
Pag. 40
diffusione:298071
tiratura:412069
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Il commento
E grazie al rinnovo lampo Camusso segna un punto su Squinzi
Dario Di Vico
Q uando un contratto si chiude senza un'ora di sciopero non si può obiettare quasi niente. E' una
dimostrazione che le relazioni industriali e i corpi intermedi riescono a svolgere con efficacia la loro
funzione. E' vero che tutto ciò rientra nella tradizione sindacale chimica ma anche confermarsi non è mai
scontato. E' noto poi che i rinnovi dei chimici e degli alimentaristi sono diventati materia del braccio di ferro
tra la Confindustria e l'abbinata Cgil-Uil. Susanna Camusso aveva deliberatamente «rallentato» il dialogo
con Giorgio Squinzi proprio per guadagnare tempo e arrivare a un eventuale tavolo confederale dopo aver
portato a casa i due contratti. Condizionando così ogni successiva mossa. E' riuscita nel suo intento e
quindi ha piazzato un colpo secco alla volontà di Squinzi di imprimere una svolta alle relazioni industriali
spostando il baricentro dai contratti nazionali alla fabbrica. Il nuovo contratto dei chimici, infatti, va nel solco
della tradizione e non può essere certo catalogato come innovativo. Se usciamo dal terreno sindacale è
singolare annotare come nello stesso giorno arrivi dal governo un segnale nettamente diverso. Matteo
Renzi ha infatti annunciato che nella legge di Stabilità sono previste due misure che vanno nella direzione
di favorire la contrattazione di fabbrica, la defiscalizzazione del salario di produttività e gli incentivi all'uso
del welfare aziendale. E' evidente che se il governo ha fatto queste scelte scommette su nuove relazioni
industriali di carattere decentrato e di conseguenza lancia a industriali e sindacati un messaggio ben
preciso. Adesso comunque l'attenzione si sposta sugli alimentaristi - il tavolo del confronto è previsto per
fine mese - e poi sul contratto dei metalmeccanici. E mentre Federalimentare non pare molto interessata a
ragionare in termini di «svolta», in casa della Federmeccanica circolano idee e documenti all'insegna di una
profonda discontinuità .
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Contratti, accordo sui chimici: 90 euro in più
L'intesa firmata da tutti i sindacati di settore. Riguarda 170 mila lavoratori nel triennio 2016-2018
Francesco Di Frischia
ROMA Con un confronto «no stop», durato meno di 24 ore, si è chiusa ieri mattina la trattativa per il rinnovo
del contratto del settore chimico-farmaceutico. Federchimica, Farmindustria e i rappresentanti dei sindacati
del settore, a tempo di record (due mesi prima della scadenza naturale dell'intesa), hanno stabilito un
aumento nel triennio 2016-2018 di 90 euro al mese (calcolato sulla categoria D1) che sarà erogato in tre
trance: 40 euro da gennaio 2017, 35 euro da gennaio 2018 e 15 euro da dicembre 2018.
La vera novità, secondo i sindacati, è la verifica annuale ex post dei minimi rispetto agli eventuali
scostamenti dall'inflazione: a partire dal 2017, nel giugno di ogni anno, si riscontrerà l'eventuale
scostamento di inflazione relativo all'anno precedente tra il consuntivo Istat e la previsione utilizzata in fase
di rinnovo. Il settore in Italia rappresenta oltre 170 mila lavoratori e quasi 3 mila aziende, molte medie e
piccole.
Dopo le polemiche e la rottura delle trattative tra il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e i vertici
confederali sulla riforma dei modelli contrattuali, il settore ha risposto tracciando una strada chiara: «Ben
fatto - taglia corto Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil -. Questo accordo è una scommessa
vinta». «È un contratto apripista», aggiunge la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan. Parole condivise
da Paolo Pirani, segretario generale della Uil-Tec: «Abbiamo preferito con gli imprenditori il dialogo allo
scontro. Questo può diventare un modello di riforma del contratto». Inoltre «è stata incentivata la
contrattazione di secondo livello legata alla produttività - ricorda Pirani -. Così anche i salari dei lavoratori
sono cresciuti». Soddisfatte Federchimica e Farmindustria che ricordano «la scelta di non stabilire oneri
economici per le imprese nel 2016 e l'abolizione del premio presenza annuo (circa 220 euro medie)». E
sulle polemiche il presidente di Federchimica, Cesare Puccioni, interviene così: «Questo rinnovo è del tutto
coerente con le regole del "pentalogo" di linee guida su cui sta lavorando Squinzi».
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La chimica in Italia Aumenti mensili triennio 2016-2018 Imprese (numero) Fonte: Federchimica d'Arco
2.770 Industria chimica Chimica e farmaceutica anno 2014 3.234 Occupati (in migliaia) 109,4 172,4
Investimenti (in miliardi di euro) 1,5 2,2 40 euro dal 1 gennaio 2017 35 euro dal 1 gennaio 2018 15 euro dal
1 dicembre 2018 90 euro TOTALE
La vicenda
Ieri è stato firmato il nuovo contratto della categoria chimici La firma è arrivata dopo meno di 24 ore di
confronto
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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Il board Unicredit difende Palenzona: procedure corrette, nessuna
anomalia
Il consiglio: fiducia al vicepresidente. Seguiremo gli sviluppi dell'inchiesta
Fabrizio Massaro
MILANO Il consiglio di Unicredit «conferma la fiducia nell'operato dei propri esponenti», a cominciare dal
vicepresidente Fabrizio Palenzona, nella vicenda del finanziamento all'imprenditore Andrea Bulgarella,
indagato dalla Dda di Firenze per reimpiego di capitali e favoreggiamento alla mafia, considerato vicino a
Matteo Messina Denaro. Ma comunque il board guidato da Federico Ghizzoni continuerà «il proprio
impegno attivo nel seguire gli sviluppi sia del procedimento penale che delle verifiche interne onde essere
sempre nelle condizioni di esprimere le proprie valutazioni». Palenzona - indagato per reati finanziari
aggravati dal favoreggiamento alla mafia con dirigenti di Unicredit come il chief risk officer, Massimiliano
Fossati, e il responsabile corporate Italia, Alessandro Cataldo - durante la discussione è rimasto fuori dal
consiglio (che poi cooptato il ceo di Aabar Investments, Mohamed Hamad Ghanem Hamed Al Mehairi).
Il caso Palenzona, che da una settimana tiene banco per il presunto interessamento indiretto del banchiere
- per tramite del suo braccio destro Roberto Mercuri (anch'egli indagato) - alla ristrutturazione da 65 milioni
dei debiti di Bulgarella, viene così neutralizzato in attesa degli sviluppi dell'inchiesta. I punti fermi
dell'informativa «limitata» dell'audit sono intanto che il credito risale ai primi anni 2000 e fu concesso dal
Banco di Sicilia e non da Unicredit. In secondo luogo che dall'«analisi preliminare non sono emerse
anomalie nei processi, delibere e comportamenti» e, infine, che «ad oggi non risulta approvato alcun
progetto di ristrutturazione del debito». «La verità sta venendo a galla, anche in fretta», ha commentato
Massimo Dinoia, legale di Palenzona. «Nessuna irregolarità è stata compiuta dai dirigenti Unicredit, men
che meno da Palenzona che di questa vicenda non s'è mai occupato» .
Il faro resta comunque acceso. L'intera vicenda è «all'attenzione» della Banca d'Italia, che collabora con i
pm. A riferirlo è stato il sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti, in risposta a un'interrogazione del
deputato Giovanni Paglia (Sel) in Commissione Finanze della Camera. Bulgarella intanto ha chiesto ai pm
di essere interrogato per chiarire la posizione.
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La vicenda
L'inchiesta che ha coinvolto il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, è condotta dalla Dda di
Firenze e dal Ros dei Carabinieri I pmi hanno indagato Andrea Bulgarella per l'ipotesi di reimpiego di
capitali e di favoreggia-mento alla mafia
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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Technogym, la quotazione (digitale) nel 2016
@massimosideri
(m.sid.) Ha preso alla lettera il titolo del suo libro «Nati per correre» il fondatore di Technogym, Nerio
Alessandri (nella foto) . Prima corsa: oggi in occasione del World Food Day Alessandri donerà alle Nazioni
Unite i 600 mila pasti «generati» dagli utenti della sua App con la campagna sociale «Let's Move & Donate
Food». Seconda corsa: ha già iniziato a saltare da un Paese all'altro come fornitore in esclusiva di quella
che ha battezzato come «la prima olimpiade digitale» della storia («Rio 2016, è la nostra sesta ma la prima
con gli atleti millenials»). Tradotto in termini più pragmatici: 12 mila atleti con account sul cloud Technogym
che condivideranno a tutto spiano sui social.
L'obiettivo nella testa di Alessandri è chiaro: «Non è stata ancora fissata una data ma nel 2016 avverrà
verosimilmente la quotazione della società». Prima c'erano i rumors. Ora la conferma. Ma c'è ancora da
correre. L'obiettivo del fondatore è quotare una società digital e non una realtà industriale che viene
percepita ancora come quella che fa tapis roulant, anche in vista delle differenze di multipli dei due settori.
Non a caso da qualche tempo Alessandri parla di media company. Il business dei dati degli utenti e
l'internet delle cose sta modificando strutturalmente il suo modo di fare azienda trasformando anche il tapis
roulant e le macchine da palestra per cui è nota in un «servizio». «Ci siamo trasformati da una realtà che
faceva solo hardware e software a una società che gestisce contenuti, cioè quello che oggi chiamiamo
digital. Dieci anni fa dovevano partire i camioncini in tutti i Paesi del mondo. Oggi i nostri operatori
gestiscono da remoto le macchine sparse in 100 economie diverse». Allo stesso tempo Alessandri ci tiene
a non passare per un imprenditore digital dell'ultima ora: «Avevamo messo Internet sulle nostre macchine
già nel lontano '99. Poi ci fu la bolla».
Ora la sua maratona sta arrivando al traguardo dell'Ipo. E Alessandri dovrà convincere negli ultimi
chilometri che quello che va in Borsa non è un classico produttore di tapis roulant. Almeno, non solo.
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Autodromo Monza, la mossa Aci
(d.pol.) Partono le manovre per rafforzare le finanze di Sias, la società che gestisce l'Autodromo di Monza
e vuole rilanciarne l'attività. L'Aci di Milano, maggiore azionista, farà il primo passo. La società presieduta
da Ivan Capelli ha dato la disponibilità a convertire in capitale i suoi crediti (fino a 2 milioni) per coprire le
perdite attese a fine anno (circa 1 milione su 30 milioni di ricavi). L'operazione sarà decisa in un board di
metà novembre. Ma che si configura solo un punto di passaggio del piano di rilancio pensato
dall'amministratore delegato di Sias, Pietro dell'Orto, riuscito a ridurre drasticamente il rosso in bilancio.
L'Autodromo avrà bisogno di un aumento di capitale più consistente. Sta trattando il rinnovo del contratto
per il Gran Premio (scade a fine 2016) con la Formula 1 di Bernie Ecclestone che ha chiesto 25 milioni
contro i 15 offerti dagli italiani. Ma l'esigenza di equity ulteriore si spiega anche con il fabbisogno richiesto
dal piano. Da qui i colloqui aperti con veicoli d'investimento di fondi sovrani e con gli sponsor del circuito.
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SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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Sussurri & Grida
16/10/2015
Pag. 1
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tiratura:209613
L'abolizione di Imu-Tasi vale 5 miliardi
Gianni Trovati
pagina 11 pAlmeno 5 miliardi di euro. Basta questa cifra a capire le ragioni che ancora una volta fanno del
fisco sul mattone uno dei protagonisti della manovra, sia sul piano politico sia su quello più algido
dell'economia. Il cuore dell'operazione, da entrambii punti di vista,è l'addio alla Tasi sull'abitazione
principale: vale 3,5 miliardi di euro (l'anno scorso sono stati 3,4, ma qualche ritocco c'è stato anche nel
2015), riguarda quasi 17 milioni di abitazioni, con un conto medio da 204 euro per casa cheè stato
sostenuto da quasi 30 milioni di proprietari (le case sono spesso cointestate ai coniugi). Le prime case, in
realtà, sono 19,7 milioni, ma tre milioni di abitazioni di basso valore sono sfuggite anche alla Tasi grazie
alle detrazioni introdotte da un Comune su tre. Proprio la centralità politica della questione casa ha spinto il
premier Matteo Renzi a puntare tutto sulla chiarezza, evitando alcuni di- stinguo che pure si erano fatti
strada nel cantiere della manovra. Le tasse, quindi, abbandonano tutte le prime case, comprese le circa
70mila che il Fisco italiano considera di lusso («case signorili», «ville» e «castelli») e che quindi hanno
continuato a pagare l'Ici e l'Imu anche dopo che il Governo Berlusconi abrogò la vecchia imposta. Più che
economico (il gettito è di 90 milioni), la questione ha un valore simbolico, anche se l'etichetta del «lusso»
applicataa questi immobili dipende dalle bizzarrie del Catasto e non dalla realtà, dove invece sono
"lussuose" ben più di 70mila case. Sparisce, poi, la Tasi a carico degli «occupanti», che aveva portato nelle
casse dei Comuni un centinaio di milioni ma aveva complicato la vita a milioni di inquilini per cifre
bassissime. In totale, quindi, la partita "prima casa" raggiungei 3,7 miliardi. La semplicità è stata
l'obiettivoguida anche nell'intervento sui terreni, reduci dal pasticcio dell'Imu agricola che nonè ancora finito
(la scadenza per i versamenti è al 30 ottobre, ma il Tar Lazio deciderà sulla legittimità dell'imposta il 4
novembre). Per questa ragione, si era progettato di far uscire l'Imu da tutti i terreni, a prescindere dalla
qualifica del proprietario; all'ultima curva, però, la misura è stata limitata a coltivatori diretti e imprenditori
agricoli professionali, mentre chi dai terreni ottiene solo una rendita continuerà a pagare l'Imu (tranne che in
montagna, dove l'esenzioneè già totale). La scelta riduce il costoa 405 milioni. Sugli imbullonati, cioèi
macchinari delle imprese finoa oggi trattati come immobili e quindi inseriti nei calcoli sulla rendita fiscale dei
capannoni, la questioneè più com- plessa. Lo sconto vale secondo i calcoli del Governo 530 milioni di euro,e
servea escludere «macchinari, congegni, attrezzature e altri impianti funzionali allo specifico processo
produttivo» dai calcoli sul valore fiscale dei capannoni (è essenziale, ovviamente, scrivere la norma in
modo che l'esclusione valga anche per le stime già fatte). Con questa mossa,e con l'inclusione di una parte
del fondo-Tasi (472 milioni nel 2015) che ha finanziato le detrazioni locali, l'intera operazione arrivaa quota5
miliardi. Dal 2016, di fatto, tutta l'Imu che resta dovrebbe andare ai Comuni, perché quella versata oggi allo
Stato da capannoni, alberghi e centri commerciali sarebbe girata al fondo di solidarietà comunale. Resta in
vita, però, la Tasi su seconde case e altri immobili, che vale 1,2 miliardi di euro all'annoe che continuerà a
impegnare i contribuenti con i doppi calcoli prodotti dall'incrocio con l'Imu.
IN SINTESI
ADDIO A IMU E TASI Confermata la presenza nella legge di Stabilità dell'abolizione di Imu e Tasi per le
prime case. «La ripresa deve essere incoraggiata e spinta, implementata - ha sottolineato Renzi - l'unica
cosa è dare uno shock fiscale e il più forte è quello sull'Imu e la Tasi sulla prima casa»
UN ALTRO ANNO DI ECOBONUS Arriva anche la proroga per un anno dell'ecobonus, che viene ampliato
perché sarà valido anche per gli edifici di residenza pubblica. Resta anche il bonus mobili, che sarà
sganciato dai lavori di ristrutturazione e riguarderà anche le coppie under 35. L'obiettivo è agevolare la
ripresa dell'edilizia
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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LA CASA/I FOCUS E LE ANALISI DEL SOLE
16/10/2015
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SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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LE TRE MOSSE Abitazioni principali Le tasse escono da tutte le «abitazioni principali». Dal 2016, quindi, si
smetterà di pagare la Tasi sulle prime case ma anche l'Imu, che è rimasta finora in vigore quando
l'abitazione è accatastata nelle categorie A/1 («case signorili»), A/8 («ville») e A/9 («castelli»). A pagare la
Tasi sono quasi 17 milioni di abitazioni (meno di 3 milioni sono esenti grazie alle detrazioni introdotte a
livello locale), per un conto medio che nel 2014 si è attestato a 204 euro, mentre l'Imu è stata versata dai
proprietari di circa 70mila case, per un valore di 90 milioni. Con l'addio anche alla Tasi pagata da inquilini e
«occupanti» in genere (circa 100 milioni) questa parte dell'operazione comporta un mancato gettito di circa
3,7 miliardi di euro
Terreni Dal 2016 sarà cancellata anche l'Imu su tutti i terreni posseduti da imprenditori agricoli professionali
e coltivatori diretti. Con l'eccezione dei Comuni montani (dove tutti i terreni sono esenti), l'Imu continuerà a
essere pagata da chi dai terreni ricava solo una rendita. In questo modo sono state trovate le risorse
necessarie a mantenere l'agevolazione sul gasolio in agricoltura.
Imbullonati Le stime sulla rendita catastale, e quindi sulla base imponibile, dei capannoni dovranno
escludere i macchinari. L'Imu versata allo Stato da capannoni, alberghi e centri commerciali dovrebbe
alimentare dal 2016 il fondo di solidarietà comunale
IN SINTESI
ADDIO A IMU E TASI Confermata la presenza nella legge di Stabilità dell'abolizione di Imu e Tasi per le
prime case. «La ripresa deve essere incoraggiata e spinta, implementata - ha sottolineato Renzi - l'unica
cosa è dare uno shock fiscale e il più forte è quello sull'Imu e la Tasi sulla prima casa»
LE TRE MOSSE Abitazioni principali Le tasse escono da tutte le «abitazioni principali». Dal 2016, quindi, si
smetterà di pagare la Tasi sulle prime case ma anche l'Imu, che è rimasta finora in vigore quando
l'abitazione è accatastata nelle categorie A/1 («case signorili»), A/8 («ville») e A/9 («castelli»). A pagare la
Tasi sono quasi 17 milioni di abitazioni (meno di 3 milioni sono esenti grazie alle detrazioni introdotte a
livello locale), per un conto medio che nel 2014 si è attestato a 204 euro, mentre l'Imu è stata versata dai
proprietari di circa 70mila case, per un valore di 90 milioni. Con l'addio anche alla Tasi pagata da inquilini e
«occupanti» in genere (circa 100 milioni) questa parte dell'operazione comporta un mancato gettito di circa
3,7 miliardi di euro
Imbullonati Le stime sulla rendita catastale, e quindi sulla base imponibile, dei capannoni dovranno
escludere i macchinari. L'Imu versata allo Stato da capannoni, alberghi e centri commerciali dovrebbe
alimentare dal 2016 il fondo di solidarietà comunale
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diffusione:150811
tiratura:209613
No tax area per le pensioni fino a 8mila euro
Davide Colombo
u pagina 13 ROMA pQuattro interventi, piccoli ma significativi, in attesa delle misure sulle pensioni flessibili
annunciate per il prossimo anno. Il pacchetto previdenza della manovra 2016 parte dall'avvio di un
programma sperimentale di part-time volontario e incentivato a favore di lavoratori che si trovano a pochi
anni dal requisito di vecchiaia, conferma la salvaguardia per gli «ultimi» esodati e la possibilità di adesione
all'«opzione donna» per le lavoratrici con 58 anni e 35 di contributi entro fine anno. Ultima misura spuntata
dopo il Consiglio dei ministri l'elevazione della soglia della "no tax area" per i pensionati poveri. Oggi su tutti
questi interventi si dovrebbero conoscere i dettagli dal ministro Giuliano Poletti. La "no tax area" per gli over
75enni passa da 7.500 euro a 8mila euro, equiparandola sia pure su un décalage differente a quella dei
redditi da lavoro. Mentre per i pen- sionati sotto i 75 anni la "no tax area" aumenta da 7.500 euro a 7.750
euro. In sostanza la misura si tradurrebbe in un primo abbozzo degli 80 euro al mese riconosciuti ai
pensionati poveri che il Governo aveva promesso. Sul part-time incentivato lo schema dovrebbe essere
confermato a favore dei lavoratori con 63 anni e sette mesi i quali, l'anno venturo, su intesa individuale con
l'azienda, potranno optare per un orario ridotto al 50% ricevendo in busta paga la contribuzione netta che il
datore avrebbe versato all'Inps con il tempo pieno. Il reddito dovrebbe così stabilizzarsi sul 65% dell'ultima
busta paga intera, mentre la contribu- zione figurativa integrale viene pagata dallo Stato. Si parla di un
finanziamento di 100 milioni (ma nella nota del Governo non veniva cifrata alcuna risorsa) per il debutto
della misura: un decreto ministeriale ne definirà i dettagli attuativi ma è immaginabile che scatterà il
meccanismoa rubinetto ovvero, esaurita la dote sui primi beneficiari, si salta all'anno successivo. Peri datori
non scatta alcun obbligo di assunzione aggiuntiva sui part-timer che si attivano, a differenza di quanto
previsto dal meccanismo della solidarietà espansiva del Jobs Act. Le altre due misure sono la conferma
degli impegni che il Governo aveva preso nelle scorse settimane in parlamento. L'«ultima» salvaguardia
per circa 24mila esodati rimasti esclusi dalle sei operazioni di tutela precedenti dovrebbe costare 1,2
miliardi. La cifra non impatta sulla manovra perché si determineranno autorizzazioni di spesa prospettiche
dopo la ricognizio- ne sulle «spese minori» che si sono determinate sulle salvaguardie passate (due su sei
sono ancora aperte). Dovranno invece essere coperte con la Stabilità 2016i pensionamenti che si
verificheranno con la conferma fino a fine anno dell'«opzione donna», ovvero la possibilità di ritiro anticipato
con 58 annie 35 di versamenti per lavoratrici che maturino il requisito entro dicembre (la platea potenziale è
di 30mila soggetti). Il costo di questo anticipo, per il quale scatta il ricalcolo integralmente contributivo
dell'assegno, è di 160-170 milioni per l'anno venturo, che salirebbe fino a quota 2-2,2 miliardi cumulati entro il
2020. L'altra misura da finanziare in manovra (500 milioni circa) è per la maggiore spesaa regime
determinata dal decreto adottato nel luglio scorso dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato le
indicizzazioni sulle pensioni superiori a tre volte il minimo.
IN SINTESI
PENSIONI, QUATTRO MISURE In arrivo quattro misure per le pensioni, anche se per la flessibilità in
uscita sarà necessario attendere ancora per qualche mese. Gli interventi riguarderanno: no tax area per i
pensionati, opzione donna, settima salvaguardia per gli esodati e part-time incentivato per gli over 63
LOTTA ALLA POVERTÀ In arrivo una prima misura organica contro la povertà, per la quale saranno
stanziati 600 milioni quest'anno, 1 miliardo nel 2017 e altrettantionel 2018. L'obiettivo è di istituire un
sussidio che riguardi circa un milione di persone, metà delle quali è composta da minori
LE MISURE No tax area Aumenta la "no tax area", ossia la soglia di reddito entro la quale i pensionati non
versano l'Irpef. Per i soggetti sopra i 75 anni si passa dall'attuale soglia di 7.750 euro a 8.000. euro, lo
stesso livello previsto per i lavoratori dipendenti. Per i pensionati di età inferiore ai 75 anni la "no tax area"
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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LA PREVIDENZA/I FOCUS E LE ANALISI DEL SOLE
16/10/2015
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aumenta da 7.500 euro a 7.750 euro
Part time incentivato Dovrebbe essere confermato lo schema diffuso nei giorni scorsi: i lavoratori con 63
anni e sette mesi su intesa individuale con l'azienda potranno optare per un orario ridotto al 50% ricevendo
in busta paga la contribuzione netta che il datore avrebbe versato all'Inps con il tempo pieno. Il reddito
dovrebbe così stabilizzarsi sul 65% dell'ultima busta paga intera
Esodati In arrivo l'«ultima» salvaguardia per circa 24mila esodati rimasti esclusi dalle sei operazioni di
tutela precedenti dovrebbe costare 1,2 miliardi. La cifra non impatta sulla manovra perché si
determineranno autorizzazioni di spesa prospettiche dopo la ricognizione sulle «spese minori» che si sono
determinate sulle salvaguardie passate
Opzione donna Tra le misure in arrivo, emerge la possibilità di ritiro anticipato con 58 anni e 35 di
versamenti per lavoratrici che maturino il requisito entro il 2016. Il costo di questo anticipo, per il quale
scatta il ricalcolo integralmente contributivo del trattamento previdenziale , si aggira attorno ai 160-170
milioni per l'anno venturo
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Manovra anti-tasse da 27 miliardi via la Tasi, sgravi sugli investimenti
Taglio Ires nel 2016 solo con il via libera Ue - Part-time incentivato per over 63 Possibilità di ammortizzare
fino al 140% della spesa per gli acquisti di macchinari effettuati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016
Davide Colombo Marco Mobili
PUna manovra da 26,5 miliardi (14,6 in deficit) che potrebbe salire a 29,6 se Bruxelles darà il via libera
all'ultima clausola di flessibilità immaginata dal Governo e legata all'«evento eccezionale» degli arrivi in
massa di migranti dal Nord Africa. Se anche quest'ultimo disco verde si accendesse salirebbe di 3,1 miliardi
la portata degli interventi, con l'anticipo al 2016 (almeno in parte) del taglio dell'Ires, attualmente previsto
soltanto per il 2017 con una riduzione dell'aliquota da 27,5% al 24 per cento. In attesa del responso restano
sul tavolo le misure certe, per ora solo annunciate in 32 slides dopo il Consiglio dei ministri di ieri, al termine
del quale Matteo Renzi ha raggiunto la capitale belga per il vertice Ue proprio sull'immigrazione. Oltre al
disinnesco delle clausole di salvaguardia che nel 2016 avrebbero fatto scattare aumenti delle aliquote Iva e
delle accise sui carburanti (16,8 miliardi) il piatto forte della Stabilità sono gli interventi sul fisco, con l'addio
alla tassa sulle prime case, anche per chi possiede ville, castelli e palazzi. A partire dal 2016 niente più
versamenti il 16 giugno e il 16 dicembre per pagare accontoe saldo della Tasi e dell'Imu. Via anche l'Imu
agricola (anche se chi ha un terreno agricolo in pianura e non è un imprenditore agricolo continuerà a
pagare) e sui beni produttivi delle imprese ancorati al suolo, cosiddetti "imbullonati", per un minore gettito
paria circa5 miliardi. Agli enti locali verranno compensate le minori entrate e in più beneficeranno di uno
sblocco del patto di stabilità interno per 670 milioni che consentirà una maggior spesa per investimenti. Per
gli investimenti privati arriva invece la possibilità di «ammortizzare» fino al 140% il costo fiscale del nuovo
macchinario acquistato (per un costo di 170 milioni nel 2016). Attenzione, però, lo sgravio maggiorato sarà
riconosciuto solo se gli acquisti saranno effettuati entro il 31 dicembre 2016 e a partire dal 15 ottobre 2015.
Sul fronte del lavoro e del welfare scatta una sperimantazione per il part-time incentivato come "antipasto"
della flessibilità in uscita, che avrà bisogno di altro tempo e altri approfondimenti, ma niente staffetta
generazionale. Aumenta la "no tax area" per i pensionati (da 7.500 a 8mila), la settima salvaguardia per gli
esodati (grazie al recupero dei "risparmi" delle altre salvaguardie) e lo sblocco per il 2015 della «opzione
donna». Vengono anche riconfermati per il 2016 gli sgravi per le assunzioni stabili, ma per soli due anni e
ridotti al 40% del dovuto, con un tetto che rimane però agli 8.060 euro attuali(misura che complessivamente
porta a un alleggerimento pari a 834 milioni nel 2016 per salirea 1,5 mi- liardi nel 2017). Si riduce, insomma,
il "metadone" per le imprese che tornano ad assumere, tanto che Matteo Renzi, in conferenza stampa, ha
invitato ad «affrettarsi, prego», visto che la decontribuzione ci sarà ancora ma con un decalage. Dall'altro
lato però il governo incentiva, con 500 milioni circa all'anno nel prossimo biennio, la contrattazione
aziendale su welfare e produttività. Resta invece confermato a 200 milioni di euro lo stanziamento dedicato
ai rinnovi dei contratti della Pa: risorse che trovano una decisa opposizione dei sindacati. Sul fronte povertà
la dote di 600 milioni messa in campo per il 2016 (salirà a un miliardo strutturale nel 2017) serve per
garantire un sostegno a un milione di cittadini in condizioni di disagio estremo, la metà dei quali sono
bambini. Tra le diverse misure di stimolo ai consumi entra anche la «semplificazione» sulla spesa in
contanti, ora permessa fino a 3mila euro, mentre il canone Rai verrà ridotto da 113 a 100 euro e pagato in
bolletta. Le coperture, oltre alle clausole europee su riforme strutturali e investimenti, arrivano dalla
spending review (5,8 miliardi), da un pacchetto di interventi una tantume di stretta sulla spesa per circa 2,8
miliardi, di cui 1,8 riguarderà la flessibilità di spesa riconosciuta alle regioni nella stabilità 2015. Due miliardi
arriverrebbe poi dal rientro dei capitali sotto la voce lotta all'evasione, mentre il capitolo giochi garantirà1
miliardo. E questo con un aumento del prelievo erariale del 2% sulle slot (506 milioni) e dello 0,5% sulle
Videolotteries (107 milioni). Cui si aggiungerà la gara per le nuove concessioni sulle scommesse sportive
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Speciale legge di Stabilità Contrasto alla povertà Finanziamento di 700 milioni per un sostegno ad almeno
250mila famiglie con minori
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per 15mila agenzie (base d'asta di 30mila euro)e 7mila corner, con base d'asta di 15mila euro. Se
dovessero essere aggiudicate tutte, lo Stato incasserebbe un totale di 555 milioni di euro.
I numeri
26,5
miliardi Le risorse di partenza Dalla flessibilità Ue fino alla spending review
3,1
miliardi La «clausola migranti» Le coperture potrebbero salirea 29,6 mld se la Ue accorderà la clausola
IMU-TASI
Su Tasi prima casa e Imu taglio fiscale in tre mosse ALTA MEDIA EFFICACIA REALIZZABILITÀ Come
da annunci, la manovra 2016 cancella la Tasi sull'abitazione principale e l'Imu sulle case di lusso (sono
poco più di 70mila) e sui terreni agricoli, a patto però che siano di proprietà di coltivatori diretti o
imprenditori agricoli professionali (in montagna però c'è già l'esenzione totale). Scompare anche l'Imu sugli
«imbullonati», cioè i macchinari delle imprese che finora entravano nei calcoli della rendita catastale.
L'operazione vale oltre 4 miliardi, quindi è il piatto forte del menu offerto dalla manovra sia sul piano
economico sia su quello politico. Nel nome della «semplicità», cioè per evitare polemiche, si è evitato di
fondere Tasi e Imu, che quindi continueranno a esistere anche nel 2016 sugli immobili diversi
dall'abitazione principale. Ai sindaci è stata garantita una copertura integrale del mancato gettito; parte
della copertura verrà dall'Imu che capannoni e alberghi oggi pagano allo Stato, e che dall'anno prossimo
sarà girata al fondo di solidarietà comunale.
BONUS CASA
Confermati tutti i bonus 50-65% per i lavori in casa EFFICACIA REALIZZABILITÀ Ok a un altro anno di
lavori in casa con la benedizione del Fisco. La legge di Stabilità conferma l'applicazione del bonus Irpef del
50% sulle ristrutturazioni edilizia e del 65% sugli interventi di miglioramento energetico anche per il 2016.
La formula sarà identica a quella applicata l'anno scorso, che includeva nell'ecobonus 65% anche le spese
per antisismica, la rimozione dell'amianto e le schermature solari. Anche il tetto di spesa su cui calcolare le
detrazione rimane a 96 mila euro (invece di scendere a 48mila) con rimborsi in dieci rate annuali. Oltre a
essere prorogati di un anno gli incentivi vengono anche estesi agli ex Iacp che potranno usarli per
aumentare le prestazioni energetiche delle case popolari. Confermato anche il bonus mobili (sgravio Irpef
del 50% entro un tetto di diecimila euro) che potrebbe anche essere esteso alle coppie under 35, senza
obbligo di ristrutturazione.
SANITÀ
I finanziamenti si fermano a 111 miliardi MEDIA MEDIA EFFICACIA REALIZZABILITÀ S'è fermata a 111
miliardi l'asticella dei finanziamenti alla sanità per il 2016. Esattamente dove l'aveva piantata per tempo
Renzi: 1 mld più di quest'anno ma 2 mld in meno del previsto e dunque ben al di sotto delle attese dei
governatori. Con l'aggiunta che in quella cifra sono compresi gli 800 milioni che dovranno essere destinati
ai nuovi Lea e al Nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili, ormai non aggiornati da anni e anni. Nel
testo, ha detto il premier, si darà una spinta ai costi standard. Chissà se anche con quel "fondino premiale"
per le regioni con i conti e l'assistenza in regola, da applicare al momento della ripartizione delle risorse.
Alla voce spending review è attesa anche una sforbiciata ai costi d'acquisto di beni e servizi. E un possibile
piano di rientro triennale dai debiti per gli ospedali in rosso. In pista nuove regole sulla responsabilità degli
operatori sanitari e anche 6mila borse di studio entro il 2020 per i giovani medici specializzandi.ALTA ALTA
EFFICACIA REALIZZABILITÀ INVESTIMENTI Con il superammortamento ispirato alla legge Macron
varata in Francia, si introduce una deduzione extracontabile del 40 per cento che dovrà essere ripartita in
modo lineare sulla vita utile del bene. Lo sgravio si applicherà per beni produttivi nuovi acquistati nel 2016
e, per evitare che l'effetto attesa blocchi gli investimenti, anche nell'ultimo trimestre del 2015 (a partire dal
15 ottobre). La deduzione extra, che si aggiunge cioè alle quote ordinarie di ammortamento, corrisponderà
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al 40% del costo sostenuto per investimenti in beni ammortizzabili, con un ampio spettro che va dai robot
per l'automazione ai pc sostanzialmente escludendo solo gli immobili (fabbricati e capannoni). Secondo
una stima prudenziale delle categorie produttive si potranno attivare almeno 2,6 miliardi di nuovi
investimenti.
Ammortamenti del 140% sui nuovi macchinariIRES ALTA BASSA EFFICACIA REALIZZABILITÀ Sarà
operativo dal 2017 il taglio dell'Ires al 24% annunciato nei giorni scorsi dal governo. Ma Renzi ha detto che
«anticiperemo al 2016 misure previste per il 2017», in particolare Ires ed edilizia scolastica «se le regole
europee permetteranno di utilizzare la clausola per le misure urgenti sull'emergenza immigratoria». A conti
fatti il taglio di 3,5 punti percentuali costerà all'Erario 3,8 miliardi di euro il primo anno (un solo punto di Ires
vale 1,1 miliardi)e4 miliardi il secondo anno.E dunque anche nel caso di un via libera da parte di Bruxelles
sulla clausola immigrazione, in grado di assicurare alla stabilità 3,1 miliardi di euro, l'eventuale anticipo al
2016 del taglio Ires potrà avvenire solo in due tappe: 1,5o2 punti dal prossimo 1° gennaioe la quota
restante nel 2017 per fissare al 24% l'aliquota. Ad ogni modo l'eventuale anticipo del taglio Ires, per il quale
inizialmente era stato immaginato un intervento limitato al Sud, si applicherebbe su tutto il territorio
nazionale.
Taglio al 24% nel 2017 Anticipo legato alla UeALTA ALTA EFFICACIA REALIZZABILITÀ DETASSAZIONE
Per il 2016 viene ripristinata la detassazione del premio di produttività, con uno stanziamento di 430 milioni
nel 2016, che salgono a 589 milioni gli anni successivi. Con una importante novità: si amplia la fascia dei
beneficiari, ai redditi che percepiscono fino a 50mila euro lordi annui. Risultato: anche i quadri, oltre agli
impiegati e agli operai, potranno godere dell'agevolazione fiscale. Dall'entrata in vigore del bonus, nel 2008,
la fascia di redditi ammessa allo sgravio oscillava dai 30 ai 40mila euro. Mentre per il 2015, a causa della
mancanza di risorse, il bonus non è stato finanziato. La legge di stabilità 2016 ha fissato fino a 2.500 euro
l'importo del premio legato al raggiungimento di obiettivi di produttività e redditività aziendali che viene
assoggettato alla tassazione del 10%. Altra novità: le aziende potranno distribuire ai dipendenti gli utili fino
a 2.500 euro, che saranno anche qui tassati al 10 per cento.
Bonus da 430 milioni per i premi produttivitàMEDIA MEDIA EFFICACIA REALIZZABILITÀ PARTITE IVA
Fisco più conveniente e nuove tutele per il lavoro autonomo. Il Ddl di Stabilità e il collegato puntano a
introdurre diverse modifiche per le partite Iva. A cominciare dal fronte fiscale. Il regime forfettario (con
l'aliquota al 15%) introdotto lo scorso anno dovrebbe diventare più conveniente: si punta a elevare le attuali
soglie di ricavi differenziate per attività - con un incremento di 10mila euro per tutti che diventa di 15mila
euro per i professionisti (in questo caso la soglia salirebbe a 30mila euro). Viene estesa la possibilità di
accesso al regime forfettario ai lavoratori dipendenti e pensionati che hanno anche un'attività in proprio a
condizione che il loro reddito da lavoro dipendente o da pensione non superi i 30mila euro. Le imposte
saranno ancora più scontate (al 5%) per le start up per i primi cinque anni di attività. Nel collegato alla legge
di Stabilità arriveranno, invece, nuove tutele a cominciare dalla maternità per le lavoratrici autonome. Ma ci
sarà anche l'introduzione della deduzione integrale dei costi di formazione entro un plafond annuale.
Regime forfettario con soglie di ricavi più alteMEDIA EFFICACIA CONTANTE REALIZZABILITÀ Il limite per
i pagamenti in contanti salirà da mille a tremila euro. La novità già circolata nei giorni scorsi è stata
confermata dal premier Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa di presentazione della prossima
legge di Stabilità. L'aumento della soglia per il contate a tremila euro si spiega anche perché «oggi c'è una
legge sull'autoriciclaggio, e l'abbiamo fatta noi, così come una legge sull'anticorruzione», ha spiegato il
presidente del Consiglio. L'attuale soglia è stata stabilita infatti dal cosiddetto decreto Salva Italia (articolo
12 del decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011), con cui appunto è stato ridotto a 999,99 euro il limite a
fini antiriciclaggio per l'utilizzo di denaro contante, l'emissione di assegni privi della clausola di non
trasferibilità e il saldo dei libretti di deposito al portatore.Dal 1° gennaio 2017 questi divieti scatteranno per
trasferimenti sopra i tremila euro.
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Pagamenti in contanti, la soglia sale a 3mila euroMEDIA MEDIA EFFICACIA REALIZZABILITÀ Confermata
per il 2016 la decontribuzione per le assunzioni con contratto a tutele crescenti o per le stabilizzazioni dei
contratti a termine. Tuttavia con una diminuzione di importo dello sgravio contributivo che viene più che
dimezzato, a 3.250 euro annui rispetto agli attuali 8.060 euro previsti per le assunzioni effettuate nel 2015.
Anche la durata si riduce dagli attuali 36 a 24 mesi. Lo stanziamento previsto dalla legge di stabilità 2016
ammonta a 834 milioni per il 2016, che diventano 1,5 miliardi per il 2017 e poco
DECONTRIBUZIONE meno di 1 miliardo nel 2018. Resta confermato l'impianto del bonus contributivo, con
la caratteristica dell'universalità (non è limitato alle sole assunzioni al Sud, o di donne o di giovani come si
era ipotizzato al principio) e di semplicità nell'utilizzo (non è stata inserita alcuna condizionalità, come la
creazione di nuova occupazione). Sconto assunzioni confermato ma più leggeroBASSA MEDIA
EFFICACIA SPENDING REALIZZABILITÀ Una spending review da 5,8 miliardi. Del menù fanno parte i
tagli in versione semi-lineare ai bilanci dei ministeri, il minore incremento del Fondo sanitario di 2 miliardi, la
centralizzazione degli acquisti della Pa utilizzando i costi standard. E anche una razionalizzazione della
spese informatiche sostenute dalle amministrazioni facendo leva sul processo digitalizzazione. Confermato
anche il taglio delle partecipate ma il primo anno garantirà risparmi limitati che saranno comunque gestiti
dai Comuni. Il piano di revisione della spesa garantisce un quinto delle coperture della manovra da 26,5
miliardi (29,6 miliardi solo con l'eventuale ok di Bruxelles alla "clausola migranti"), che diventa però circa un
terzo di tutta l'impalcatura contabile considerando anche i tagli non strutturali (in versione una tantum) per
3,1 miliardi, 1,8 dei quali a carico delle Regioni agendo sul perimetro del Patto di stabilità e 600 milioni dal
giro di vite sulle Province.
Ministeri, sanità e acquisti nella stretta da 5,8 miliardiIVA ALTA ALTA EFFICACIA REALIZZABILITÀ Arriva
l'aliquota agevolata sui giornali digitali. Si applicherà, infatti, l'Iva al 4% ai quotidianie ai periodici diffusi
elettronicamente.È di fatto l'estensione della disciplina sugli e-book in vigore dal 1° gennaio 2015. Sempre
sul fronte Iva, diventa più facilee soprattutto più veloce recuperare l'imposta versata se la controparte
debitrice va in default. La possibilità di rettificare l'imposta sul valore aggiunto sarà concessa al momento
dell'apertura del fallimento del soggetto debitore e non sarà più necessario attendere la ripartizione
dell'attivo fallimentare. Un'accelerazione che di fatto si traduce in una maggiore chance di liquidità peri
creditori in quanto possono detrarre l'Iva dall'importo dovuto (e quindi versare di meno)o chiederlaa
rimborso. In questo modo, tra l'altro, si realizzerebbe un intervento in continuità con quanto già avvenuto
per le imposte dirette, per le quali la deduzione delle perdite su crediti non riscossi può avvenire all'apertura
del fallimento.
Sui giornali digitali aliquota Iva al 4%MEDIA ALTA EFFICACIA PART TIME REALIZZABILITÀ Ilavoratori
dipendenti del settore privato con tre anni dai requisiti per il pensionamento di vecchiaia potranno
concordare con l'azienda un orario ridotto al 50% e mantenere uno stipendio pari a circa il 65%. Il
meccanismo dovrebbe prevedere che l'impresa paghi le ore effettivamente lavorate e i relativi contributi,
con la parte restante che può essere girata invece in busta paga. Lo Stato mette a disposizione circa 100
milioni l'anno con cui coprire figurativamente i minori contributi versati all'Inps dall'azienda. In questo modo
arrivato alla pensione, il lavoratore che ha concluso in part time la sua carriera riceverebbe comunque
l'assegno come se avesse lavorato fino alla fine a tempo pieno. Per le aziende non scatta alcun obbligo di
assunzioni di giovani a fronte dei parttimer, come invece prevede lo schema di solidarietà espansiva.
Tre anni di lavoro a metà prima della pensione
Foto: Le coperture Dalla revisione della spesa 5,8 miliardi, altri 3,1 miliardi da tagli una tantum, dai giochi
un miliardo e altri 2 dalla voluntary disclosure Pubblico impiego ed amministrazioni territoriali Per il rinnovo
dei contratti degli statali 200 milioni, al pacchetto enti locali una dote da 1,2 miliardi
16/10/2015
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Bene la spinta alla crescita, ma tagli poco coraggiosi
Dino Pesole
In un contesto internazionale che presenta non pochi elementi di incertezza, il Governo punta su una
manovra "espansiva" che per ora si attesta su 26,5 miliardie scommette sulla spinta che potrà derivare in
primis dal taglio delle tasse sulla prima casa. Approccio condivisibile per un paese che escea fatica da oltre
un triennio di recessione,e che ogni anno deve stanziare trai 70e gli 80 miliardi per far fronte al macigno di
un debito pubblicoa quota 132% del Pil, la cui riduzione dovrebbe partire proprio il prossimo anno. La spinta
alla domanda interna (consumie investimenti)è fondamentale per centrare target di sviluppo non più dello
«zero virgola», ed è decisiva per avviare senza manovre draconiane fatte di aumenti delle tasse la
riduzione strutturale del debito. Per questo la scommessa che il Governo affida alla legge di stabilità
approvata ieri dal Consiglio dei ministri, da giocare peraltro in gran parte nella trattativa con Bruxelles,
avrebbe avuto di certo più frecce al suo arco con una spending review più ambiziosa. Ci si fermaa quota
5,8 miliardi per la parte da attribuire a tagli strutturali, quando il piano di risparmi ipotizzato ad aprile con il
Def aveva fissato l'asticella ad almeno 10 miliardi (nel totale la manovra sulla spesaè di 8,9 miliardi).È
l'ulteriore conferma che affrontare con decisione il nodo della razionalizzazionee riqualificazione della
spesaè operazione complessa, ad altissima valenza politicae richiede una notevole coesione a livello
politicoe parlamentare. Per alcune voci (le spese dei ministeri) non si va molto oltrei canonici tagli
semilineari,e dal carnet fuoriesce il capitolo delle agevolazioni fiscali, anch'esso politicamente molto
sensibile oltrea comportare effetti di incremento della pressione fiscale. La manovra per il resto si regge per
buona parte sull'incremento del deficit. Nessuno scandalo per questo, poiché comunque si resterà
abbondantemente al di sotto del 3% anche se slitterà l'appuntamento con il pareggio di bilancio in termini
strutturali. Il problema principale resta il debitoe da questo punto di vista un ulteriore slittamento nell'avvio
del percorso di riduzione sarebbe un segnale pericoloso, per Bruxellese peri mercati.
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L'ANALISI
16/10/2015
Pag. 15
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Una mossa che libera i pagamenti alle imprese
Gianni Trovati
Con il Patto di stabilità si chiude il sipario su anni di discussioni fra le imprese che attendono pagamenti
programmati da tempo e i sindaci che giustificano i ritardi con i vincoli di finanza pubblica. E, se tutto va
come previsto, cadranno anche i dibattiti più o meno sdrucciolevoli sui Comuni «virtuosi»: il sistema
prospettato dalla manovra apre agli investimenti spazi potenziali enormi, che però potranno essere percorsi
solo da chi ha davvero i soldi in cassa e la capacità di programmare. Se il dribbling al pareggio di bilancio
riuscirà, insomma, la buona notizia sarà per tutto il sistema economico, e prima di tutto per le aziende che
lavorano con i Comuni e con le Regioni. L'obiettivo è semplice: liberare più investimenti, per le
amministrazioni che se lo possono permettere davvero, e far cadere ostacoli veri e alibi strumentali in fatto
di realizzazioni concrete. Anche questa volta, il sistema arriva parecchio in affanno a un appuntamento
previsto da tempo. La legge sul «pareggio di bilancio», che se applicata per com'è scritta bloccherebbe del
tutto gli investimenti locali, è stata approvata a fine 2012. I suoi difetti, che si possono riassumere nella
distanza siderale fra le sue raffinate ipotesi teoriche e la vita reale degli enti territoriali, sono noti da tempo,
ma per lunghi mesi si è trascurato il tema, forse sul tacito presupposto che comunque le parti più indigeste
sarebbero rimaste inapplicate. Solo nelle ultime settimane il problema è entrato davvero nei radar, e in un
modo o nell'altro si riuscirà a evitarlo grazie all'accordo di tutti (dal Parlamento agli organi di controllo) più
che al rispetto delle procedure. La filosofia che percorre tutta la legge di stabilità si manifesta nel
capitolo-Comuni in modo particolarmente chiaro: si scommette sull'efficacia di regole pro crescita, sul
presupposto che un po' più di ricchezza aiuterà a ripagare la «flessibilità» (leggi: deficit) chiesta in Europa.
La scommessa è sensata, a patto che l'architettura delle regole che uscirà dalla manovra sia abbastanza
solida da reggere nel tempo, e che nei prossimi anni abbia bisogno solo di una manutenzione ordinaria
perché il lungo periodo dell'emergenza continua hanno scassato la finanza locale. L'emergenza, però,
continua a dominare nelle Province: dotati di meno allure innovativa (e di meno potere) rispetto alle Città
metropolitane, questi enti incontrano una nuova sforbiciata che promette di far saltare definitivamente i
conti, o, più probabilmente, di alimentare un'altra discussione infinita sulle pezze da mettere a un riordino
che fatica a partire davvero.
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L'ANALISI
16/10/2015
Pag. 6
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"I dubbi di Bruxelles sull'extra deficit Ma il premier è sicuro "Non ci
bocceranno"
ALBERTO D'ARGENIO
BRUXELLES. «Se le cifre quadrano, se a Roma hanno fatto bene i conti la volontà politica di promuovere
la Legge di Stabilità italiana c'è». Il testo della manovra da 27-30 miliardi è appena arrivato nel quartier
generale della Commissione europea. Nonostante Bruxelles sia letteralmente bloccata dalle ingenti misure
di sicurezza per proteggere il vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione da una manifestazione
contro il Ttip, i responsabili europei asserragliati nel palazzo Berlaymont parlando di Italia sono più rilassati
del solito.
Tra le righe confermano la sensazione che filtra anche a Roma, un'intesa informale tra governo e Ue sulla
Legge di Stabilità c'è.
Verrà formalizzata a novembre.
Ma perché tutto fili liscio mancano ancora un paio di verifiche tecniche da non sottovalutare.
Un alto funzionario europeo impegnato direttamente sul dossier la spiega così: «La Finanziaria è in linea
con le nostre aspettative, ora però dobbiamo fare i calcoli e vedere se tutto torna». Al setaccio di Bruxelles
le due principali coperture della manovra: spending review e aumento della crescita. Se a Bruxelles
saranno considerate solide, ci sarà il via libera a finanziare il resto della Legge di Stabilità portando il deficit
al 2,2% grazie alla flessibilità per le riforme e gli investimenti. Un gruzzolo da 13 miliardi che in altri tempi
non sarebbe mai passato.
Dunque nei prossimi giorni i tecnici del commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, passeranno ai
raggi x i 5 miliardi di spending. «Dobbiamo verificare - spiegano dietro le quinte - quanto siano dettagliati,
strutturali e affidabili. Non ci accontentiamo di voci incerte».
Se l'esame sarà positivo, la seconda tappa cruciale è fissata per la prima settimana di novembre. In teoria
Bruxelles entro il 31 ottobre potrebbe bocciare tout court la manovra, ma l'ipotesi al momento non è presa
in considerazione. Dunque il 5 del prossimo mese la Commissione pubblicherà le tradizionali previsioni
economiche d'autunno. Se le stime sulla crescita combaceranno con quelle recentemente riviste al rialzo
dal governo, 0,9% nel 2015 e 1,6% nel 2016, il più sarà fatto. Significherebbe che i conti tornano davvero.
Fatto sul quale al Tesoro - dove ritengono di avere sfornato numeri molto prudenti - al momento nessuno
dubita. Tanto che ieri parlando con lo staff nel viaggio aereo tra Roma e Bruxelles - dove si è tenuto un
vertice dedicato a immigrazione e politica estera - Matteo Renzi dava per scontato il via libera europeo.
Una convinzione maturata nei numerosi colloqui tra governo e autorità dell'Unione delle ultime settimane,
con i tecnici che al peggio si aspettano un rinvio a febbraio del giudizio Ue, come avvenuto nel 2015, ma
non una bocciatura o un commissariamento tramite procedura su deficit e debito. E non spaventava
nemmeno l'ormai consueto richiamo, è il terzo in un mese, del vicepresidente della Commissione titolare
dei dossier economici, Vladis Dombroskis, il falco (ex premier) lettone.
«L'abolizione della tassa sulla prima casa non è in linea con il nostro consiglio generale di ridurre prima la
tassazione sul lavoro». Appunto che da solo non è in grado di portare alla bocciatura della manovra se il
resto del testo verrà considerato idoneo in primis dal presidente Juncker, i cui esperti nelle ultime ore si
sono mostrati ottimisti. Se l'Italia dunque otterrà il via libera a far calare il deficit (ma nulla può essere dato
per scontato fino agli ultimi giorni di novembre quando ci sarà la decisione definitiva) dal 2,6% al 2,2%, una
grossa deroga rispetto all'1,4% inizialmente previsto, la partita si sposterà sulla flessibilità per i migranti
(0,2%). Renzi e Padoan non sono particolarmente fiduciosi su questo punto.
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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La Commissione Il vicepresidente Vladis Dombroskis: "L'abolizione della tassa sulla prima casa non è in
linea con il nostro consiglio"
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Anzi, fonti di governo parlano di un certo «pessimismo». Per questa ragione il governo non ha alzato al
2,4% il deficit nella manovra, ma ha spiegato che se arriverà l'ok Ue - la decisione è attesa tra dicembre e
gennaio - spenderà questo eventuale nuovo bonus da 3,2 miliardi per finanziare l'anticipo del taglio Ires e
l'edilizia scolastica (1 miliardo).
Bruxelles sembra però reticente a concedere questa terza clausola di flessibilità. Anche diversi governi
frenano e a sorpresa sul fronte del no, oltre ai soliti rigoristi, ci sono anche i francesi. A Bruxelles c'è chi
ipotizza che dietro la freddezza dell'Eliseo sulla flessibilità richiesta da Austria e Italia ci sia una
sopraggiunta freddezza tra Renzi e Hollande, che da luglio si beccano (è avvenuto di fronte a diversi
testimoni anche ad una riunione del Pse) a causa della sbandata filo tedesca imputata ai francesi. La
partita resta comunque aperta ma la sensazione è che Bruxelles non abbia nemmeno deciso i criteri con
cui valutare i paesi che potranno fare più deficit per compensare i costi della gestione dell'emergenza
migranti. Tanto che ieri il solitamente cauto Padoan ha lanciato una frecciata alla Commissione: «Stiamo
aspettando istruzioni tecniche».
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Coinvolti Nordio e De Meo. Richiami: 2,4 milioni in Germania, 8,5 in Europa L'ipotesi di reato è frode in
commercio L'ad Muller scrive a Delrio: "Collaboriamo"
PAOLO GRISERI
TORINO. Alle 9 del mattino la Finanza bussa agli uffici della Volkswagen Italia. Perquisisce scrivanie,
scruta computer, chiede e acquisisce dossier. Nelle stesse ore, vicino a Bologna, altre Fiamme Gialle
entrano nella sede della Lamborghini, unico socio Volkswagen Italia, e passano al setaccio gli uffici. Sei
manager finiscono nell'inchiesta: l'amministratore delegato della filiale italiana del gruppo di Wolfsburg,
Massimo Nordio,il presidente Luca de Meo (oggi numero uno di Seat), l'ex presidente del cda, Rupert
Stadler, oggi numero uno di Audi, e due consiglieri di amministrazione di Vw Italia, Michael Obrowski e
Paolo Poma. Quest'ultimo è entrato in cda il 31 agosto scorso e non poteva certo immaginare che un mese
e mezzo dopo sarebbe finito sotto inchiesta per il ruolo ricoperto in uno dei board fino a ieri considerati tra i
meno rischiosi d'Italia.
Il decreto di perquisizione è firmato dal pubblico ministero di Verona Marco Zenatelli e contesta agli
indagati il reato di frode in commercio per aver commercializzato «veicoli aventi caratteristiche differenti, in
senso negativo, rispetto a quelle dichiarate». La società che trucca un motore con il software che abbassa
le emissioni inquinanti al momento dei test, è il ragionamento degli inquirenti, propone ai clienti
un'automobile che in realtà inquina di più e che dunque ha caratteristiche diverse dal dichiarato. Una
formula, questa, che supera la questione sollevata l'altro ieri proprio da Nordio di fronte alla Commissione
industria del Senato. In quella occasione l'ad di Volkswagen Italia aveva osservato che se, alla prova dei
fatti, le maggiori emissioni dei motori incriminati non supereranno comunque i limiti della legge italiana (che
non considera gli ossidi di azoto) allora «non si potrà parlare di truffa». Infatti il pm non contesta ai manager
la truffa ma la frode in commercio: se anche le emissioni rispettassero i limiti di legge, sarebbero comunque
superiori a quelle dichiarate dalla casa e dunque i manager sarebbero perseguibili come chiunque scriva
sull'etichetta di un prodotto dati diversi dalla realtà. Nel pomeriggio Volkswagen Italia, che dagli uffici di
Verona ha sempre osservato in queste settimane di passione un rigorosissimo silenzio, diffonde un
laconico comunicato confermando che la società «ha collaborato e continuerà a collaborare» con gli
inquirenti «nella massima trasparenza». Tocca al numero uno del gruppo, Matthias Muller, succeduto a
Martin Winterkorn travolto dallo scandalo, scrivere al ministro dei trasporti italiano, Graziano Delrio, una
lettera disarmata: «Anche noi vogliamo sapere come questo sia potuto accadere e vogliamo individuare i
responsabili». Il manager spiega al ministro che la società «si sta adoperando per chiarire la questione» e
che ha presentato all'autorità federale tedesca di controllo sui veicoli (Kraftfarth-Bundesamt) «un elenco di
provvedimenti e relativi tempi di attuazione». Ma si saprà solo «entro fine novembre» quali saranno le
soluzioni tecniche proposte ai titolari dei motori al centro dello scandalo. Oggi si sa solo che verranno
richiamati «per la modifica del software o, se necessario, dell'hardware». Da Wolfburg la casa fa sapere
che i richiami delle auto difettose partiranno da gennaio e che coinvolgeranno 8,5 milioni di veicoli in
Europa, 2,4 nella sola Germania.
Le perquisizioni e l'indagine della magistrazione hanno creato allarme tra i dipendenti e tra i sindacati
italiani. Cgil, Cisl e Uil hanno dichiarato di «confidare nell'operato della magistratura augurandosi che non ci
siano ripercussioni sugli investimenti confermati di recente». A Sant'Agata Bolognese, sede della
Lamborghini, è previsto un investimento da 700 milioni per 500 nuovi posti di lavoro.
I PROTAGONISTI MASSIMO NORDIO Ad di Volkswagen Italia, due giorni fa è stato ascoltato dalla
Camera dei deputati LUCA DE MEO Ex presidente di Vw Italia, il gruppo lo ha appena promosso a capo di
Seat RUPERT STADLER Anche lui ha guidato il cda di Vw Italia, ora è a capo della Audi altra controllata
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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Volkswagen Italia perquisite le sedi manager indagati
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Foto: SEAT Ibiza- Leon- Exeo- Altea- Alhambra
Foto: AUDI A1- A3- A4- A6- Q3- Q5
Foto: VOLKSWAGEN Golf- Maggiolino- Passat- Tiguan Touran- Scirocco- Polo
Foto: DAL 2016 La campagna di richiamo in tutta Europa dei motori diesel partirà a gennaio SKODA
Octavia- Superb- Yeti
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Eterna cricca
Ignazio Marino si è dimesso, ma negli uffci comunali restano i funzionari che hanno alimentato la
corruzione. Cento nomi, elencati nella relazione segreta del prefetto Magno. Liberi di proseguire nei loro
intrallazzi
Lirio Abbate
IGNAZIO MARINO LASCIA IL CAMPIDOGLIO, ma i gladiatori dell'intrallazzo restano ai loro posti, pronti a
banchettare ancora. Gladiatori non come i fguranti pacchiani che assillano i turisti davanti al Colosseo, ma
come quegli insidiosi sabotatori stay behind che resta vano in silenzio dietro le linee pronti a colpire al
momento migliore. Il sindaco ha frmato le dimissioni, messo ko dalla faciloneria nel giustifcare un pugno di
cene di rappresentanza e dallo schianto defnitivo del rapporto con il Pd renziano. Loro invece festeggiano,
ancorati alle loro scriva nie negli uffci capitolini, e sognano altre mangiatoie. Sono tanti, una vera centuria. I
loro nomi sono elencati nella relazione fnale, ancora sotto segreto, frmata dal prefetto Marilisa Magno: 101
persone fra politici e dipendenti, non tutti ancora indagati, che rappresentano il marcio interno
dell'amministrazione capitolina. Sono gli ingranaggi che muovono gli interessi illeciti, quelli che hanno
incentivato la corruzione e fatto scivolare la cosa pubblica nelle mani delle organizzazioni criminali. Perché
la palude fotografata dalla commissione d'accesso guidata dal prefetto Magno, rinforzata dalla relazione del
prefetto Franco Gabrielli, è una distesa di sabbie mobili che avvolgono i dipartimenti comunali e la politica
romana in un gorgo vischioso di malaffare. Ci sono impiegati, dirigenti, capi dei dipartimenti, molti dei quali
pilotati da mafosi e criminali, che si muovono compiaciuti nel fango. Insomma, è il "Libro Magno" del
malaffare sui sette colli. Certo, esistono professio nisti bravi e capaci nell'amministrazione romana, ma
vengono però sistemati in seconda fla e schiacciati da quei dirigenti che «si sono dimostrati corrotti o
semplicemente inadatti». Alfonso Sabella, il magistrato nominato nello scorso genna io assessore alla
legalità, ha fatto ruotare capi dipartimento, trasferito funzionari, avviato procedimenti disciplinari, ma per
bonifcare la palude serve molto di più. Il lavoro è solo all'inizio. E l'uscita di scena della giunta Marino
potrebbe interrompere il risanamento, permettendo alla centuria dell'intrallazzo di tirare il fato. Sabella con
la sua esperienza di magi strato si è subito reso conto che la macchina del Campidoglio non funziona: gli
atti amministrativi erano carenti nella forma o nei contenuti. Ma soprattutto c'erano da anni appalti
assegnati senza gara e senza controllo per oltre cinque miliardi di euro. Perché? L'assessore-ma gistrato
ha detto pubblicamente, riferendosi ai dirigenti: «o sono corrotti, oppure sono incapaci». La collega di
giunta Alessandra Cattoi, fedelissima di Marino, ha subito replicato contestando: «Non è vero». Le parole
del responsabile della legalità però hanno trovato riscontro nel dossier del prefetto Magno. Non è solo una
questione di nomi. La relazione consegnata a Gabrielli affronta i diversi epicentri del malaffare romano, a
partire dagli appalti, per poi passare alle vicende che riguardano il dipartimento tutela ambientale e
protezione civile, quelle delle politiche sociali, sussidiarietà e salute, quelle delle poli tiche abitative e infne il
caso Ama (l'azienda per la raccolta dei rifuti ndr), che ha costituito uno dei pilastri dell'inchiesta antimafa di
Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino. La chiave è nel capitolo "dieci" del rapporto: quale potere è
rimasto nelle mani delle cricche capitoline. Viene analizzato su un triplice fronte: il capitale istituzionale, il
capitale politico e quello amministrativo. Questo è il tesoro di Massimo Carmi nati: «Il milieu di
amministratori e funzionari pubblici che sono stati funzionali ai disegni di infltrazione di "mafa Capitale"». Il
capo dell'organizzazione criminale mantiene i rapporti con il mondo politico, istituzionale e fnanziario e si
interfaccia con le altre mafe tradizionali: il "Cecato" impartisce direttive a Salvatore Buzzi, l'uomo delle
cooperative sociali, a Carlo Pucci, ex dirigente Eur spa, a Franco Panzironi, ex presidente Ama o Riccardo
Mancini, ex amministratore delegato Ente Eur. L'elenco degli uomini di partito che hanno un flo diretto con
Carminati stilato dai commissari è lungo. Va da Luca Gramazio e Giordano Tredicine di Forza Italia a Mirko
Coratti, Andrea Tassone e Daniele Ozzimo del Pd. Poi ci sono i dirigenti comunali: fra gli altri, Angelo
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Sos Roma
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Scozzafava, Franco Figurelli, Mirella Di Giovane e Patrizia Cologgi. Ma questi sono solo i nomi noti, molti
altri sono coperti dal segreto. La commissione rileva «come la costruzione di questo "capitale" sia il frutto di
un lavoro condotto in sinergia da Carminati e Buzzi». Un investimento prezioso, che si com prende nelle
pagine del capitolo "undici" dedicato a «Il capitale amministrativo». Sembra la tela del ragno. In trentatré
pagine «enumera i dipendenti di Roma Capitale che attraverso azioni o omissioni hanno contribuito a
piegare la gestione amministrativa dell'ente agli interessi di mafa Capitale». I commissari riportano una
schiera di nomi, «riconducibili al capitale amministrativo», non tutti ancora indagati. Ci sono dirigenti e
funzionari coinvolti a vario titolo nell'inchiesta della procura di Roma, accusati di aver pilotato appalti.
Accanto agli indagati ci sono pure dipendenti comunali sforati dall'inchiesta, ma ritenuti dalla commissione
parte di questa rete. Fra questi l'allora direttore del Dipartimento ambiente. Mentre l'ex responsabile del
servizio di programmazione e gestione verde pubblico, Claudio Turella, è stato arrestato lo scorso dicembre
e nella sua casa i carabinieri del Ros hanno trovato banconote per 550 mila euro, custodite nelle buste con
il logo di Roma Capitale. Una somma che dimostra il potere contrattuale dei dirigenti: hanno in mano le leve
per spingere o frenare contratti e concessioni. L'ultimo caso di corruzione è quello di Ercole Lalli,
funzionario del diparti mento Infrastrutture arrestato mercoledì mattina con una mazzetta in tasca. Contano
e quindi "costano" più dei politici, perché gli assessori cambiano, i sindaci prima o poi vanno via mentre loro
resistono sulla poltrona. Nel "Libro Magno" c'è l'analisi geologica del marcio. Gli episodi di malaffare, le
procedure poco corrette nelle gare pubbliche, la gestione degli affdamenti diretti di lavori per decine di
milioni di euro. Episodi su cui al momento nessuno indaga, anche se la rilevanza amministrativa potrebbe
sforare reati penali, perché come scrive la commissione si tratta di «una serie di vicende contrattuali
connotate da palesi illegittimità e risultate in un'oggettiva agevolazione degli interessi criminali di mafa
Capitale». Viene sottolineata una differenza di approccio fra l'am ministrazione guidata da Gianni Alemanno
e quella di Ignazio Marino. Con l'ex ministro il clan usava come «strumento principe l'intimidazione
mafosa». Con l'ex chirurgo Dem il metodo utilizzato è «la disponibilità di amministratori e dipendenti
pubblici acquisiti con la cor ruzione agevolata in specifci casi dalla vicinanza di alcuni ambienti politici a
Buzzi (la sinistra ndr) in virtù del suo ruolo di rilievo nel mondo della cooperazione sociale». Se il dossier
del prefetto Magno dovesse venire desecretato, si trasformerebbe in una nuova spinta per le indagini della
procura. Ma anche limitandosi all'aspetto amministrativo, il quadro è devastante. Perché è già diffcile
adesso far ruotare i capi dei dipartimenti, spostare le persone da un uffcio all'altro o allontanare i dirigenti
sui quali gli amministratori nutrono dubbi di affdabilità. In molti casi, come hanno già spiegato esponenti
della giunta Marino, intervenire «diventa un'im presa titanica, se non impossibile». Non si riesce neppure a
far partire i procedimenti disciplinari per punire gli impiegati citati nelle intercettazioni. Anche per questo, il
metodo della commissione è andato oltre le singole anomalie, puntando a defnire i confni di un sistema
perverso: «La verifca non è stata volta alla ricerca fne a se stessa di profli di irregolarità o illegittimità
amministrati va, bensì a comprendere il rapporto esistente fra l'infuenza di mafa Capitale sulla macchina
amministrativa capitolina e le lesioni dei principi di buon andamento della cosa pubblica, onde stabilire
l'estensione del condizionamento criminale e in quale misura ciò sia stato reso possibile da una più ampia e
preesistente situazio ne di anomalia amministrativa». Il male quindi è più antico di Carminati e Buzzi. E la
relazione Magno si conclude in modo netto formulando «la sussistenza dei presupposti per lo scioglimento
dell'organo consiliare di Roma»: andavano cacciati dal Cam pidoglio. Certo, ma la misura avrebbe
licenziato i consiglieri comunali, i politici, senza toccare i burocrati. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano,
invece ha prefe rito salvare Roma e commissariare solo il municipio di Ostia, pur riconoscendo come «il
lavoro svolto dalla commissione di accesso abbia evidenziato una situazione amministrativa caratterizzata
da gravi vizi procedurali». Quando si comin cerà a cambiare rotta? Quando verrà affrontata la centuria del
malaffare, che dietro lo scudo del segreto difende le sue posizioni? Ormai il Giubileo è alle porte. E
nemmeno Raffaele Cantone si fa illusioni: «Sarà dura ottenere gli stessi risultati di Expo, è una sfda ai limiti
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Pag. 22 N.42 - 22 ottobre 2015
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SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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dell'impossibile. Roma è la città più diffcile del mondo, dove ci sono tantissimi conducenti e alcune ruote
vanno a destra, altre a sinistra». Foto: A. Serranò / Agf, A. Rossi / Eidon
NEL RAPPORTO SI EVIDENZIA IL TESORO DI LEGAMI POLITICI, ISTITUZIONALI E AMMINISTRATIVI
IN MANO AL CLAN
IL CONDIZIONAMENTO CRIMINALE RESO POSSIBILE DA UN MALAFFARE PIÙ ANTICO.
ANALIZZATO CON COGNOMI E RUOLI IN 33 PAGINE DEL DOSSIER
Foto: Ignazio Marino incontra i suoi sostenitori accorsi a manifestare solidarietà nel giorno delle dimissioni.
A sinistra: la piazza del Campidoglio
16/10/2015
Pag. 1.25
diffusione:189394
tiratura:278795
STEFANO LEPRI
Sì, le tasse l'anno prossimo nel loro insieme scenderanno, non c'è trucco. C'è però un azzardo. La
manovra economica varata ieri dal governo fa una scommessa sul futuro, o meglio più scommesse
intrecciate. Non si può essere certi che il calo del carico fiscale potrà proseguire, come Matteo Renzi
promette, anche nel 2017. I conti per il 2016 sono già fondati su ipotesi benigne, seppur ragionevoli. Una
parte degli sgravi fiscali pare coperta dal gettito da rientro dei capitali, entrata una tantum che non si
ripeterà l'anno successivo. Altre voci sono dubbie. Con un po' meno di ottimismo, calcola un cent ro s t u d i
r i s p e t t at o co m e Prometeia, il deficit pubblico salirà rispetto al 2015 invece di diminuire. Poco male.
Sarà una manovra espansiva comunque la si rigiri. Non dovrebbe esserlo, a norma delle regole di austerità
su cui l'area euro si accordò nel 2012. Ma i tempi corrono e la politica del nostro continente almeno un po'
si adegua. Renzi proclama che le regole europee saranno rispettate; è vero nel senso che esiste a
Bruxelles un consenso di massima per stiracchiarle all'estremo. Le elezioni in Portogallo non hanno
segnato né una vera sconfitta dei fautori dell'austerità, né una vera vittoria dei suoi oppositori. CONTINUA
A PAGINA 25 omunque vada ne usciranno equilibri nuovi. In Spagna, dove si voterà il 20 dicembre,
promette di cambiare i giochi l'ascesa dei liberali progressisti ed europeisti di Ciudadanos, passati avanti ai
giovani massimalisti di Podemos. Certi governi del Nord, poi, maligna il nostro presidente del consiglio, il
pieno rigore delle regole vorrebbero applicarlo soprattutto agli altri Paesi, meno al proprio. La crisi
migratoria da una parte, le difficoltà economiche dei Paesi emergenti dall'altra, consigliano a cambiare
strada. E capita bene che entrambe le questioni coinvolgano prima di tutti la Germania. Finché il bisogno di
una manovra espansiva non è avvertito dove lo Stato avrebbe le risorse, ossia a Berlino, mentre la attua un
Paese indebitato come il nostro, resteranno tuttavia rischi di squilibrio. Lo stesso Renzi ripete che il debito
pubblico italiano va ridotto «innanzitutto per i nostri figli e i nostri nipoti»; le scelte di ieri non danno certezza
che il calo cominci davvero dal 2016. In tutti i Paesi avanzati, la speranza di una crescita economica più
rapida resta affidata da un lato alla creazione di moneta da parte delle banche centrali, dall'altro a
montagne di debito che è arduo ridurre. Per il secondo aspetto, l'Italia è uno dei luoghi di maggiore fragilità.
Se si vuole che il sollievo fiscale duri nel tempo, occorre essere determinati nel ridurre le uscite meno utili.
Dalla revisione della spesa molte voci sono già scomparse. Centralizzare drasticamente gli acquisti dello
Stato, disboscare le società partecipate locali perlopiù clientelari, sono misure incisive. Occorrerà vedere se
saranno davvero portate a termine. Nell'insieme la manovra appare assai condizionata dalla
preoccupazione di piacere e compiacere. La sua logica la illustra il premier quando spiega come ha deciso
di abolire la tassa sulla prima casa. Tutti gli economisti gli consigliavano di abbassare altri tributi: dai loro
calcoli risultava più utile. Lui ha scelto Tasi e Imu perché sa quanto sono impopolari, e pensa che toglierle
darà fiducia. Insomma Renzi identifica, o perlomeno giudica affini, il consenso politico e quella fiducia nel
futuro, vitale per l'economia, che spinge a impegnarsi nel lavoro e a mettere a frutto il proprio denaro. Ma
sono davvero la stessa cosa? Il consenso politico è a breve termine, va e viene. La fiducia la danno le
novità vere, quelle che durano.
Foto: Illustrazione di Dariush Radpour
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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LA SCOMMESSA A RISCHIO SULLA RIPRESA
16/10/2015
Pag. 18
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Perché un aumento dei tassi negli Usa non sarebbe devastante per le
economie
Roberto Ruozi
Le vicende dei tassi di interesse americani sono seguite nel nostro Paese in modi e misure marginali, quasi
fossero problemi che non ci riguardano. Credo si tratti di un grave errore soprattutto perché i tassi in
questione hanno una funzione di guida nei mercati finanziari mondiali, che sono globalizzati e
interdipendenti. Le loro vicende quindi condizionano più o meno pesantemente anche quelle dei tassi di
interesse quotati al di fuori degli Stati Uniti e perciò anche quelli italiani. Condizionano poi altre importanti
variabili economiche e finanziarie, come i tassi di cambio, e, ciò che ci preme più da vicino, condizionano il
tasso di cambio fra il dollaro e l'euro, con tutte le implicazioni che esso ha per l'economia di un Paese come
il nostro che vive in larga parte sul commercio internazionale. Fatta questa premessa è noto che da diversi
mesi si parla di un possibile imminente innalzamento dei tassi americani e, in particolare, di quelli della
Federal Reserve, a loro volta guida di tutti i tassi quotati nel mercato statunitense. Sul tema si è acceso un
grande dibattito e gli opinionisti, gli economisti e i politici si sono divisi in due grandi partiti. Da un lato, vi
sono quelli che ritengono non opportuno il rialzo e che giudicano la situazione di bassi tassi di interesse
caratteristica dei questi ultimi anni come un fenomeno positivo, che ha accompagnato la fine della crisi,
scoppiata proprio quando i tassi erano molto alti, e che ha favorito la ripresa. Quest'ultima sarebbe ancora
troppo fragile per sopportare un cambiamento di politica monetaria come sarebbe quello in cui il rialzo dei
tassi di interesse finirebbe per essere inserito. Dall'altro lato ci sono invece coloro che ritengono giunto il
momento per mettersi alle spalle un periodo troppo lungo di anomalie finanziarie, di cui il bassissimo livello
dei tassi è certamente il segno più evidente. Essi rilevano tutte le distorsioni che sia nel mondo finanziario
che in quello reale i bassi tassi di interesse voluti dalla Fed hanno prodotto e che sarebbe bene eliminare. E
pensano, in definitiva, che la ripresa non sarebbe in alcun modo danneggiata da un rialzo dei tassi che del
resto ha sempre accompagnato le fasi positive del ciclo in tutti i Paesi a economia capitalistica. I mercati
azionari e quelli obbligazionari dovrebbero assorbire i rialzi senza particolari problemi e gli stessi titoli del
debito pubblico americano ne godrebbero diventando più appetibili sia sul mercato interno sia in quello
internazionale. Anche il dollaro ne uscirebbe avvantaggiato e il suo valore nei riguardi di altre valute che
non fossero oggetto di provvedimenti simili (come l'euro) dovrebbe salire attraendo nuovi capitali, quindi
senza pesare sull'economia reale americana, tradizionalmente poco esposta al commercio internazionale.
La realtà è molto più complessa di quella finora sintetizzata, ma procede a prescindere dall'esito del
dibattito in corso e perfino prescindendo dalle decisioni (o dalle mancate decisioni) della Fed. I due
fenomeni (il dibattito e le incertezze della banca centrale) hanno infatti creato nel mercato forti aspettative di
rialzo e gli operatori si sono già mossi anticipando quelle che ritengono la mossa più probabili, cioè il rialzo
stesso, molto voluto dai falchi della Riserva, che stanno subendo le forti pressioni delle lobby bancarie. Le
banche americane, uscite brillantemente dalla crisi che le aveva colpite qualche anno fa, stanno infatti
ancora lottando con spread molto sottili, che ne frenano la redditività e l'andamento in borsa delle rispettive
azioni. Non è un mistero che un rialzo dei tassi ufficiali, seguito o accompagnato da quello dei tasso di
mercato, allargherebbe gli spread a beneficio dei conti economici delle banche. Alcune di queste hanno
calcolato che un aumento di 100 punti base dello spread potrebbe incrementare i profitti del 10 %. Il
problema è noto. Le banche hanno sempre vissuto meglio quando i tassi non rimangono stabili per periodi
lunghi. Secondo vecchi schemi tuttora validi, quando i tassi si muovono, in effetti, esse provvedono a
cambiare seppure non contemporaneamente i tassi attivi e quelli passivi. In particolare, quando i tassi
salgono esse provvedono generalmente ad adeguare più o meno immediatamente i tassi attivi, cioè quelli
applicati alla clientela affidata. Solo in un secondo momento esse ritoccano anche quelli passivi, cioè quelli
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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COMMENTI & ANALISI
16/10/2015
Pag. 18
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pagati ai loro creditori e specialmente ai depositanti. In questo modo lucrano anche sull'ampliamento degli
spread che si realizza nel frattempo. Un gioco analogo si realizza, mutatis mutandis, anche quando i tassi
si muovono al ribasso, ma questo non è il problema attuale in America. In realtà, tutto non è così semplice
né così automatico, però generalmente accade proprio questo. Ne consegue che di solito le imprese (che
utilizzano la stragrande maggioranza degli affidamenti bancari) si lamentano, ma in una situazione come
quella attuale in cui operano in una fase favorevole del ciclo economico e godono di una situazione
finanziaria più solida e meno carica di debiti bancari, si presume che non dovrebbero soffrire più di tanto il
rialzo dei tassi, che peraltro sarebbe in ogni caso modesto sia in termini assoluti sia in termini relativi.
Anche i risparmiatori potrebbero in un primo momento lamentarsi perché non beneficerebbero subito del
rialzo dei tassi, che in effetti da principio non li riguarderebbe. Le cose dovrebbero tuttavia cambiare a loro
favore a scadenza non troppo lontana, quando il rialzo riguarderà anche i tassi passivi, tornando a premiare
i comportamenti dei risparmiatori che negli ultimi anni sono stati trattati veramente male. (riproduzione
riservata)
16/10/2015
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L'Italia ha spazio per una ripresina, non di più
Carlo Pelanda
Un tema caldo per chi fa scenari economici e chi ne fruisce riguarda l'ipotesi che l'Italia possa crescere nel
2016 con tendenza contraria agli andamenti del mercato internazionale ed europeo. Le previsioni oscillano
tra una crescita dell'1,6% e una dell'1,2%, con una stima del pil 2015 attorno allo 0,8%. Ma è credibile che
l'economia italiana abbia la capacità di cogliere un risultato sopra l'1% in un contesto di contrazionestagnazione globale? Chi ne dubita punta il dito su una possibile riduzione dell'export. I dati mostrano una
tendenza negativa nel settore, ma non così accentuata da far temere un impatto devastante sul pil. La
ripresa del mercato interno terrà o si spegnerà? Come precedente abbiamo quella interrotta nella prima
parte del 2011, poi seguita da una recessione pesante durata fino alla fine del 2014. I fattori depressivi
principali, all'epoca, furono la crisi di fiducia sul debito italiano, l'applicazione del rigore in forma di tasse che
inibirono settori economici chiave, un cambio non competitivo dell'euro e una contrazione pesantissima
dell'offerta di credito. Il tutto riassumibile con lo scoppio di una profonda crisi di fiducia che ha ridotto la
propensione al consumo e aumentato quella al risparmio. Oggi è visibile un recupero, seppur lento,
dell'offerta e della domanda di credito, un effetto garanzia indiretto sul debito italiano da parte del
programma di acquisto di titoli della Bce, un cambio ragionevolmente competitivo, un'agevolazione
temporanea delle condizioni economiche data dai bassi prezzi dell'energia. La tassazione è ancora
penalizzante, ma la fiducia è in rialzo e ciò spinge una maggiore conversione del risparmio in consumi. Se
nel calcolo si immette come riferimento la sintesi delle tendenze economiche precedenti la recessione, ne
emerge che l'economia italiana ha ancora molta strada da fare per raggiungere quel riferimento stesso.
Vuol dire che il sistema ha molta capacità produttiva in eccesso che, in teoria, potrà produrre più reddito
lordo senza necessità di massicci investimenti. Da un lato, c'è un gap di investimenti, ma dall'altro c'è uno
spazio di recupero del mercato interno che potrà essere alimentato con impieghi normali e non straordinari
di capitale. Pertanto si può ipotizzare che se il credito migliorerà, se la ripresa della fiducia non sarà
interrotta da instabilità politiche interne, allora la crescita potrà essere positiva nonostante la recessionestagnazione esterna, perché si tratta di un rimbalzo da condizioni pessime. In conclusione, le condizioni per
una ripresina nel 2016 ci sono, quelle per una vera e solida crescita ancora no. (riproduzione riservata)
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 16/10/2015 - 16/10/2015
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