N° 11 - Tracce d`Eternità

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N° 11 - Tracce d`Eternità
Tracce d’eternità
La rivista elettronica del mistero
Anno II Nr.11 (Novembre 2010)
UOMINI E FANGO
LE INTERVISTE DI
GIANLUCA RAMPINI
HEINZ INSU FENKL TRADUZIONE GERMANA MACIOCCI
JAIME
MAUSSAN
ANTHONY BRAGALIA
COME AVVENNE
L’INCIDENTE DI
ROSWELL
TRADUZIONE SABRINA
PASQUALETTO
LE FIRME DI QUESTO
NUMERO
Heinz Insu Fenkl
Anthony Bragalia
Yuri Leveratto
Bruno Severi
Gabriele Licitra
Maurizio Martinetti
Luciano Scognamiglio
Antonio De Comite
Roberto La Paglia
Massimo Maravalli
Daniele Bonfanti
Simone Lega
Danilo Arona
Riccardo Coltri
Graziano Versace
David Riva
Matteo Agosti
Noemi Stefani
Antonella Beccaria
Antonio Aroldo
Simonetta Santandrea
Simone Barcelli
Gianluca Rampini
MATTEO AGOSTI
VIAGGIO
NELLA WEST
VALLEY DI
MARTE
2° PARTE
LUCIANO SCOGNAMIGLIO
RECUPERARE
I RICORDI
BLOCCATI
NEGLI ADDOTTI
BRUNO SEVERI
LA MISTERIOSA
AREA 51 E LE ZONE
LIMITROFE
FOTOGRAFATE DA
SATELLITE
YURI LEVERATTO
NOEMI STEFANI
IL CASTELLO
DI TREZZO
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I MURI CICLOPICI
DI OLLANTAYTAMBO
GABRIELE LICITRA
IL MISTERO
DI ATANTIDE
NOTE A MARGINE
2
Gianluca Rampini [email protected] ha
35 anni ed è un ricercatore indipendente che si
occupa, in special modo, di ufologia e abductions. In
rete collabora con Ufomachine, Ufoonline, Paleoseti e
altri siti tematici.
CHI DI SCIENZA FERISCE,
DI SCIENZA PERISCE
Fresco di conferenza, anche
se dire fresco alle undici di
sera non corrisponde
propriamente alla realtà dei
fatti, mi accingo a stendere
Note a margine. La
conferenza, organizzata qui a
Trieste dalla neonata sezione
locale, è stata un po’
casereccia ma, come sempre
accade, mi ha dato lo spunto
per alcune riflessioni
importanti, una delle quali mi
sento di condividere con voi:
il rapporto dell’ufologia, e
delle discipline sorelle e
cugine, con la scienza
ufficiale. Una certa parte
dell’ufologia, non ha
rilevanza fare nomi o indicare
associazioni, sostiene che chi
si occupa di ufologia, materia
che prendo a titolo di
esempio per tutte le altre,
dovrebbe farlo modellando il
proprio lavoro sui protocolli
scientifici, adoperando un
consono linguaggio e
costruendo ogni caso su basi
solide, verificabili e
catalogabili. In sostanza
incasellare un fenomeno, in
questo caso l’ufologia, che
con le classificazioni ha ben
poco a vedere. Persino quelle
ormai universali definite, a
suo tempo, dal Prof. Hynek,
di cui ricorre il centenario
della nascita, per quanto utili
proprio nell’ottica di
conferire credibilità al
fenomeno ed al suo studio
risultano nel costringere e nel
ridurre la valenza intrinseca
del fenomeno. Questo, e non
solo questo, ha avuto come
conseguenze che si è finito
con il confondere ciò che è in
definitiva un epifenomeno,
gli avvistamenti e tutte le
prove ad essi connesse,
quindi gli Ufo, con ciò che è
il fenomeno in quanto tale, la
presenza cioè di una o, più
probabilmente, molte razze
aliene sul nostro pianeta.
Abbiamo veramente bisogno
del riconoscimento della
scienza ufficiale per essere
credibili? In un mondo ideale
potrebbe anche avere un
senso, non lo ha nel nostro.
Scienza ufficiale, quindi
multinazionali che finanziano
la ricerca, il comparto
militare-industriale che si
autoalimenta mantenendo la
scienza al livello che più
ritiene opportuno, le baronìe,
le cattedre e tutto il resto,
questa è la scienza al giorno
d’oggi. Purtroppo anche le
menti illuminate e le persone
oneste devono loro malgrado
farci i conti e stare al gioco se
vogliono lavorare, quando va
bene, e vivere quando va
peggio. La scienza, entità
deificata, non esiste in quanto
tale, non è un deus ex
machina che rimane
indipendente dai propri
adepti. Dobbiamo
preoccuparci quindi
dell’opinione di un mondo
malato e corrotto? Ma non è
questo l’unico modo per
avere visibilità sui media, per
non essere derisi e affinché
l’argomento sia trattato con il
giusto approccio? Questa è la
ragione principale per cui
molti cercano un punto di
contatto con la scienza
ufficiale. Mi permetto di dire
che i media, quelli
tradizionali, non hanno più
voce in capitolo o se l’hanno
sarà ancora per poco. La
partita si giocherà in rete,
dove lo scambio e l’accesso
all’informazione, se pur
frammentario e confuso, è
paritario, attivo, volontario.
Quindi smettiamola di
cercare il conforto, la pacca
sulle spalle dello scienziato
visto come saggio e
depositario della verità. C’è,
infine, una ragione ben più
radicale per cui è del tutto
inutile preoccuparsi della
reazione della comunità
scientifica a questi argomenti.
Eccezion fatta per la
“manovalanza scientifica”,
diciamo oltre i primi livelli
della scala gerarchica, il fatto
che la Terra sia visitata da
esseri provenienti da fuori del
nostro pianeta è un fatto
risaputo. Lo sanno già! Sono
numerosi i casi in cui
esponenti delle più alte
gerarchie militari o del
mondo accademico, a titolo
3
personale, lo hanno ammesso.
Di tanto in tanto qualcuno
riesce persino a prendersene
la responsabilità e a farlo in
pubblico. Quindi a un certo
livello, dove le persone ne
sono informate, conoscono la
realtà dei fatti ma,
normalmente, negano per
tenere in piedi il castello di
menzogne dentro cui sono
arroccati. A un livello più
basso, dove le persone non
sanno e presumono senza
informarsi, negano basandosi
in parte su preconcetti e in
parte sulla paura di
compromettere la propria
carriera. Facciamo solo un
esempio, perché eclatante, se
pur di nulla rilevante nel
panorama mondiale. Pensate
veramente che Margherita
Hack sia convinta di ciò che
dice? Non vi pare un caso
fortuito che all’inizio della
sua carriera scrivesse di ufo e
ne fosse convinta sostenitrice
e che solo adesso, a carriera
conclusa, abbia ricominciato
a mostrare una certa apertura
sull’argomento? Scrolliamoci
di dosso questa ruggine
intellettuale, questa
ingessatura pseudoscientifica, con tutto il
massimo rispetto per quei
pochi scienziati che cercando
disperatamente di utilizzare i
propri strumenti per
analizzare il fenomeno, che
ne cercano la ripetibilità, la
validità scientifica. Non serve
a niente. Le prove ormai ci
sono, nessun essere umano
dotato di raziocinio, se si
informa a dovere, lo può
negare. Abbiamo bisogno di
uno scienziato per sapere che
i fulmini esistono? Lo
vediamo con i nostri occhi e
volendo essere cattivelli,
nemmeno dei fulmini la
scienza è in grado di spiegare
ogni aspetto. Quindi che
senso ha chiedere conferma a
qualcuno che, se sa, nega e se
non sa nemmeno si informa?
E, badate bene, non solo e
non tanto l’esistenza degli
Ufo ma piuttosto l’esistenza
degli alieni. Non dobbiamo
pensare in piccolo, cercare le
luci nel cielo, scannarci sulla
veridicità di una fotografia.
Dobbiamo pensare in grande,
"Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne
qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non
solo per te stesso,ma anche per donarlo agli altri.
ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per
amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno , ogni tua ora come un
dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita".
Elli Michler
Gioiamo con Gianluca e Perla della nascita di Leonardo. Benvenuto!
Simone, Simonetta e i collaboratori tutti di questa nostra grande
famiglia che è Tracce d'eternità.
NOTE A MARGINE
ora che di informazioni
attendibili ce ne sono a
vagonate, bisogna collegare i
punti, osservare con una
visione d’insieme,
comprendere perché sono qui
e quale collegamento c’è tra
la loro presenza e il futuro
della nostra specie. È inutile
nascondersi dietro un dito,
prima o poi dovremo fare i
conti con la loro presenza, nel
bene o nel male, perché non
sono certo qui in gita di
piacere. Perdonate lo sfogo
ma non se ne può più. Sono
quindici anni che vedo e
sento questa tiritera della
credibilità scientifica
dell’ufologia. Chi se ne frega!
Lasciamoli pascolare nei loro
prati, nei loro bei recinti, e
proseguiamo spediti verso il
futuro. Chi di loro ne avrà
capacità e voglia salterà la
palizzata e ci seguirà.
Concludo con una piccola
annotazione personale. È nato
Leonardo, il mio primo figlio.
Dedico a lui questo numero
di Tracce, augurandogli di
crescere libero da qualsiasi
preconcetto.
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CONTENUTI
ARTICOLI
pag. 30 Roberto La Paglia Ricerche di confine: un breve pensiero
pag. 33 Simone Barcelli
Effetti speciali...sulla via di Damasco
pag. 38 Yuri Leveratto
I muri ciclopici di Ollantaytambo
pag. 42 Antonio Aroldo
La sfavillante oscura luce della regina di Roma
pag. 45 Gabriele Licitra
Il mistero di Atlantide
pag. 50 Heinz Insu Fenkl
Uomini e fango Traduzione di Germana Maciocci
pag. 59 Matteo Agosti
Viaggio nella West Valley di Marte
pag. 67 Luciano Scognamiglio Recuperare i ricordi bloccati degli addotti
pag. 77 Maurizio Martinetti L’Homo Sapiens Sapiens e gli Anunnaki: la governance del pianeta Terra
pag. 84 Bruno Severi
La misteriosa Area 51 e zone limitrofe fotografate da satellite
pag.101 Anthony Bragalia Come avvenne l’incidente di Roswell Traduzione di Sabrina Pasqualetto
INTERVISTE
pag. 22 Gianluca Rampini
REDAZIONE
Jaime Maussan
Simonetta Santandrea [email protected]
pag.106 Massimo Maravalli Filiberto Caponi
Gianluca Rampini [email protected]
Andrea della Ventura [email protected]
RUBRICHE
Simone Barcelli [email protected]
pag. 2 NOTE A MARGINE Gianluca Rampini
Traduzioni
pag. 5 LIBRARSI Simonetta Santandrea
Sabrina Pasqualetto [email protected]
Anna Florio [email protected]
pag. 6 LIFE AFTER LIFE Noemi Stefani
Antonio Nicolosi [email protected]
pag. 8 XAARAN Antonella Beccaria
Germana Maciocci [email protected]
pag. 11 CONFESSO, HO VIAGGIATO Noemi Stefani
Carla Masolo [email protected]
pag. 15 INTORNO XII Daniele Bonfanti e Simone Lega
pag. 20 UFO E DINTORNI Antonio De Comite
Progetto grafico e impaginazione
a cura di Simone Barcelli.
Revisione testi a cura di Simonetta Santandrea.
Pag. 27 NOTIZIE DAL C.U.T. Franco Pavone
Siamo lieti di comunicare ai lettori che
dall’inizio di novembre ha fatto il suo
ingresso nella nostra redazione il
ricercatore indipendente Andrea della
Ventura, che si occupa di controcultura,
entità misteriose, esopolitica e ufologia.
Andrea, che pubblica regolarmente su
riviste specializzate, in rete gestisce il
gruppo Facebook Nuove Frontiere della
Conoscenza.
Simone Barcelli
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respective authors.
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LIBRARSI
Simonetta Santandrea [email protected] ha
40 anni ed è la fondatrice del gruppo “Tracce d’eternità”
sulla piattaforma Facebook, gruppo di cui tuttora è
responsabile. Si occupa di Storia Antica e in rete collabora
con Luoghi Misteriosi, Paleoseti ed altri siti tematici.
ANTICA CIVILTÀ
ATLANTICA E
RUOLO DEI
SHARDANA –
TIRRENI
Autore:
FRANCESCO VERONA
Editore:
P.T.M. Editrice
Anno:
2007
Lingua:
Italiano
Confezione: Brossura - Illustrato
Nota:
Seconda edizione
160 pagine
Questo libro appare subito assai più di un semplice
saggio di storia o archeologia. Vi è spazio per
riflessioni cosmologiche, politiche, escatologiche...
Nascono da sé le eterne domande quali : siamo soli
nel cosmo? Da dove viene e cos'è la vita? Cosa c'è
dopo la morte? Ecco, questi sono alcuni dei quesiti
che emergono nel corso della lettura. Quanto
all’impianto dell’opera ,vi sono ben due prefazioni ,
un'introduzione, sei tavole propedeutiche seguite da
15 brevi ma intensi capitoli , una piccola parentesi
teologica (e non solo) in appendice, una
postfazione, un documentario fotografico ad
arricchire le parole d'immagini, una bibliografia
nutrita. Prepotente, nella storia della Sardegna, è la
presenza di luoghi comuni secondo i quali, per
esempio, pare che i Sardi antichi avessero in odio il
mare e vivessero di pastorizia. Francesco Verona
decide di scavalcare questi stereotipi e di seguire un
arduo percorso che l'ha portato a elaborare una sua
personale teoria sulla storia sarda. Per capire meglio
le origini della cultura isolana e la sua connessione
con la civiltà Atlantica, l'autore parte dallo studio
del Crizia e del Timeo di Platone, analizza a fondo
Erodoto, Diodoro Siculo, Omero, Plutarco e
Strabone. E lo fa in lingua originale (greco).
Tralascia gli scritti latini che, a suo parere,
potrebbero essere stati influenzati nei contenuti dal
potere centrale che non vedeva di buon occhio la
resistenza sarda. L'autore ha creduto opportuno
rimarcare il suo pensiero sull'origine della civiltà in
senso assoluto utilizzando i reperti che gli scavi
archeologici ci hanno consegnato e rifacendosi alla
storia non scritta, cioè al mito. Fattore rilevante da
lui osservato è come vi siano segni di civiltà che
risalgono a 25.000 anni prima di Cristo nell'Europa
Occidentale e non in altre parti del mondo. Almeno
per quanto si sa fino ad oggi. Ciò che lo ha colpito è
che sembra esserci una frattura fra il periodo medio
del Paleolitico superiore e il Neolitico che vediamo
poi esplodere in tutto il globo. “Ogni avvenimento
che accade in un sol punto del nostro pianeta è
necessariamente legato a tutto il resto come in una
grande ragnatela”
LIFE AFTER LIFE
Avrei voluto parlarvi di
tutt'altra cosa, invece la
casualità mi porta a insistere
su questo argomento. Il
dolore, la sofferenza
(Perché?) Qualche giorno fa
ero a Milano, in
metropolitana, e stavo
tornando a casa. Il tragitto è
lungo e per fortuna ho trovato
un posto per potermi sedere e
leggere in pace. Cadorna,
dice la voce
dell'annunciatore. Un secco
fruscio e con un pushhhh si
aprono le porte scorrevoli. I
viaggiatori si fiondano nel
vagone già affollato e la mia
attenzione viene attratta da
pantaloni blu scuro che mi
camminano davanti. È un
uomo che tiene in mano un
grosso libro. Il libro è
pesante, ingiallito e trattato
male, sarà un libro di seconda
mano, penso tra me. Sbircio
la copertina, ce l'ho ma non
l'ho finito. Serafino mi
sussurra “Guardalo... non sta
bene. Non è stato bene per
tanto tempo”. Serafino, un
Angelo custode molto attento
(se fosse umano lo definirei
amorevolmente un po’
impiccione, anche se sempre
a fin di bene). Conosce
perfettamente qual è il Suo
Scopo... Sa fare il Suo lavoro,
usa tutti i mezzi e gli
esempi possibili per
insegnare. Imprevedibile, sia
quando interviene
con commenti sempre così
adeguati e sia per quello
che mi dirà. Allora alzo gli
occhi e seguo quel profilo.
6
Noemi Stefani [email protected] sensitiva e ricercatrice della storia delle
religioni, indaga da più di 20 anni nel paranormale ricevendo numerose
conferme alle sue tesi. Le sue esperienze l’hanno portata a visitare i posti
più misteriosi e ricchi di spiritualità della terra. Ha preso parte a convegni
con tematiche riguardanti “ la vita oltre la vita “ facendo da tramite per le
persone che erano in attesa di risposte e conferme dall’aldilà. Ha tenuto
conferenze, intervenendo anche a trasmissioni radio (RTL 102,5) e televisive
(Maurizio Costanzo show).
Una testa di capelli ricci,
scuri e folti, un poco grigi,
occhi infossati, naso camuso
e una barba incolta. Se non
fosse per il naso, un guizzo
negli occhi mi ricorda molto
l' autoritratto di Vincent Van
Gogh. Lo sguardo vaga
assente sulle persone che
sono assorte nei loro pensieri,
scova le loro
preoccupazioni…
Riabbasso gli occhi sul mio
di libro, non è educato
osservare le persone. Sento
voci che parlano parole che
non comprendo. Una cinese
smette di amoreggiare con
il compagno accanto per
rispondere al cellulare. Urla
forte per sovrastare il caos di
facce dai tratti sudamericani
che la circondano e la
sommergono di frasi veloci e
tronche del tutto ignote. Una
Milano cosmopolita, dove
pochi indigeni si
stanno velocemente
estinguendo, penso tra me. I
ragazzi in fondo al vagone
stanno tornando da scuola e
scherzano tra di loro o
giocano con il cellulare.
“L'uomo del libro” è rimasto
appeso saldamente al palo di
metallo vicino alla porta.
Sono stanca, non ho più
voglia di leggere. Senza
farmi notare torno a scrutare
il curioso personaggio. La
metrò frena bruscamente e
l'uomo con una mano si tiene
e alza l'altra che regge il
libro e se lo picchia con
violenza in mezzo agli occhi.
Più volte, in modo
compulsivo. Deve essere una
cosa che fa spesso perché il
libro ha delle pagine
ripiegate, ingiallite,
sbrecciate. Poi la metrò
riparte ed è quasi silenzio. In
molti hanno visto. I ragazzi si
parlano con gli occhi e uno
sogghigna senza pietà. Altra
frenata, e questa volta l'uomo
del libro batte il viso contro il
palo, lo fa apposta. Una, due,
tre, tante volte. È come se
non sentisse dolore, come se
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una mano invisibile lo
spingesse alla nuca e fosse
costretto a farlo. “Vedi?”,
dice l'angelo, “Quella è la
sofferenza mentale.” Poi mi
chiede “Cos'è peggiore? Il
dolore fisico oppure quello
della mente?” Se hai mal di
testa, con un'aspirina tra un
po’ ti passerà. Qualsiasi
malattia, anche la peggiore, ti
lascerà sempre un filo di
speranza di poter superare,
forse puoi farcela. Ma se ti
manca la persona che ami
perché muore o perché ti
rifiuta, perché non ti vuole
più, l'aspirina non serve. Il
dispiacere ti rosicherà il
cervello, giorno e notte senza
tregua, e lo stomaco si
contorcerà per il disagio che
lo attanaglia. Non ci sarà
medicina che ti potrà guarire.
Non esiste ricchezza,
o potere, un posto al mondo
per quanto bello, che possa
strapparti da te stesso e dalla
tua sofferenza. Solo la
medicina che viene dal cuore,
dalla comprensione, potrà
salvarti.
Ieri c'è stato il funerale di un
amico. È mancato
all'improvviso stroncato da
un infarto e ha lasciato tutti
sgomenti, un gran senso di
vuoto. Lavorava con i
disabili ed era sempre
disponibile. Non faceva mai
mancare un sorriso, una
parola buona. Ricordo la
gentilezza e l'affetto ai più
sfortunati, che soltanto una
persona profondamente
generosa come lui poteva
dare. Da ragazzo era stato
uno sbandato, poi il riscatto,
e con il lavoro la sua vita
aveva avuto una svolta tutta
in salita. Se tutto serve, come
dice Gesù, allora il percorso
che a lui serviva per capire
doveva passare per lì. Entro
in chiesa e mi accosto al
gruppo dei "suoi" ragazzi. È
il momento della
Comunione, stanno finendo
ma una ragazza dietro me
dice che vuole fare la
comunione anche lei…
zoppica. Ci avviamo
sottobraccio e in qualche
modo ci riesce. Al ritorno la
faccio sedere al mio posto e
mi accorgo che ai piedi della
sedia c'è una farfalla. È
viva. Le ali sono scure e
chiuse, serrate. Se la lascio lì
qualcuno la calpesterà.
Allungo la mano e lei sale
con delicatezza sulle mie
dita, si aggrappa senza
nessuna paura, e intanto
spalanca le ali. Sono grandi,
marroni, con dei cerchi blu
intensi, è bellissima. La
lascio scendere piano su un
muretto mentre ascolto il
prete che sta finendo la
funzione. La farfalla si
guarda attorno e non sa cosa
fare. Poi si decide e salta
oltre il muretto. Sparita.
Torna. Si avvia zampettando
veloce verso l’Altare. È
novembre, fa già
freddo, strano trovare una
farfalla... Ecco, devo andare
LIFE AFTER LIFE
e mentre accompagno il mio
amico in questo
breve ultimo viaggio che
faremo tutti prima o
poi, penso alla farfalla. Il
significato simbolico è
straordinario. Prima se ne sta
racchiusa nel suo bozzolo, da
bruco che striscia sulla terra,
poi formerà le ali e spiccherà
un volo leggero verso il
cielo, proprio come avrà
fatto il mio amico, perché lui
sarà in cielo sicuramente. Se
tutto serve ed è così, bisogna
scendere sotto terra per
passare sopra alle nuvole.
Serafino, grazie per la
lezione, e ancora una
volta possiamo
dire... missione compiuta!
XAARAN
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Antonella Beccaria [email protected] editor e traduttrice, scrive e pubblica
con la casa editrice Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri e con Socialmente Edizioni.
I suoi libri sono disponibili sia in libreria che online: tra questi "Il programma di
Licio Gelli" (2009), "Pentiti di niente - Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le
menzogne di un presunto collaboratore di giustizia" (2008), "Uno bianca e trame
nere – Cronaca di un periodo di terrore" (2007), "Bambini di Satana – Processo al
diavolo: i reati mai commessi di Marco Dimitri" (2006) e "NoSCOpyright – Storie di
malaffare nella società dell'informazione" (2004). http://antonella.beccaria.org/
“PICCONE DI STATO”:
FRANCESCO COSSIGA,
UNA DOPPIA NATURA
IN CONTRADDIZIONE
CON SE STESSA
Il 3 novembre 2010 è uscito
Piccone di Stato – Francesco
Cossiga e i segreti della
Repubblica (collana Igloo,
Nutrimenti Editore) ed ecco
dunque di seguito le righe
che introducono la
narrazione.
Doveva succedere. Perché è
sempre così che accade,
dopo. Dopo il cordoglio,
dopo la tumulazione, dopo
l’esaurimento dello spazio
sulle prime pagine dei
quotidiani. Doveva succedere
che gli irriducibili, coloro che
non dimenticavano gli anni
bui della strategia della
tensione, ricorressero alla
rodata arte del tazebao e lo
scrivessero sui muri che, per
loro, Francesco Cossiga era
stato e rimaneva il ‘Kossiga’
in versione nazistoide dei
tempi di Francesco Lorusso e
Giorgiana Masi. Così, in
barba a qualsiasi buonismo
post mortem – e anche
all’imposta comunale sulle
pubbliche affissioni – gli
animatori di un centro sociale
di Cremona erano stati
denunciati per “vari reati,
amministrativi come penali”
dai lavoratori pensionati
europei. Che ci pensasse
l’autorità giudiziaria a trovare
la punizione adatta e, se non
lo avesse fatto, sarebbe stata
a propria volta accusata di
omissione d’atti d’ufficio.
Ma c’era anche chi, più
celebrativo, non dimenticava
nemmeno che il trofeo
‘Presidente della Repubblica
di Vela Latina’, giunto a fine
estate 2010 alla ventottesima
edizione, venne assegnato per
la prima volta nel 1982
sempre da lui, l’allora
dimissionato presidente del
Consiglio dei ministri, in
panchina dopo la strage alla
stazione di Bologna del 2
agosto 1980 e il caso Donat
Cattin e in attesa del soglio
senatoriale, seguito a ruota da
quello quirinalizio. E così,
dunque, che non si perdesse
tempo e alla cerimonia di
premiazione si dedicasse al
suo celebre padrino – il
Francesco Cossiga compito e
istituzionale – l’edizione
corrente.
Due estremi, questi, per
iniziare a raccontare un uomo
e un politico di non facile
decifrazione. Un personaggio
che tra i suoi soprammobili
teneva una cazzuolina
d’argento a ribadire le mai
celate simpatie massoniche. E
che nella vita, se non avesse
scelto la carriera nelle stanze
dei bottoni, avrebbe voluto
fare il direttore d’orchestra
(”ma dopo tutto devo dire
[che] tra fare musica a certi
livelli e governare un paese,
cosa che ho fatto, non c’è poi
9
tutta questa gran differenza”).
Oppure il gesuita, se non
fosse stato per il padre
Giuseppe, anticlericale, che
lo richiamò in Sardegna nel
periodo in cui il giovane
Francesco studiava a Milano,
all’Università cattolica del
Sacro Cuore.
Di sé, Francesco Maurizio
Cossiga, nato a Sassari il 26
luglio 1928, aveva fatto
parlare molto trasformandosi
in un personaggio quasi
folcloristico. Aveva fatto
parlare delle ciabatte a fiori
mostrate al ‘collega’
Ferdinando Adornato e delle
sue fughe irlandesi sulla scia
delle bevute di James Joyce.
Della statua di Pinocchio in
legno e di un originale Babbo
Natale bianco vestito, in
opposizione al mito
introdotto dalla coca-cola che
l’aveva ritratto –
consacrandolo a livello
mondiale – in panni rossi.
Delle librerie della sua
abitazione romana anni
Venti, che si trovava al civico
77 di via Ennio Quirino
Visconti, nel cuore del
quartiere Prati. Librerie
quanto mai variegate, che
contenevano testi sulla
massoneria e sul diritto
costituzionale, ma anche i
thriller di John Le Carré, di
Frederick Forsyth e di un più
autoctono comico prestato
alla narrativa di genere, come
Giorgio Faletti. Cossiga
mostrava con orgoglio il suo
cane-robot, battezzato con il
nome di Aibo, e i trenta
telefoni cellulari con
personale rete di cifratura per
evitare intercettazioni.
Ogni tanto accennava al
difficile matrimonio con
Giuseppa Sigurani, sassarese
anche lei, da cui aveva avuto
due figli (Anna Maria, nata
nel 1961, e Giuseppe, del
1963) e da cui aveva
divorziato nel 1998 per
ottenere, da cattolico
osservante, l’annullamento
alla Sacra Rota nel 2005. Ma
estemporaneamente gli era
capitato di rispolverare il
ricordo degli amori giovanili,
a iniziare dall’austriaca Erika,
con la quale però si limitò a
recitare il rosario in una
chiesa di Vienna facendosela
poi soffiare da un di lei
connazionale. E poi tornava
spesso anche sulla sua
passione per le parole diffuse
via etere, che da
radioamatore lo portarono a
diventare conduttore (o, come
diceva lui, “lanciatore di
dischi”) sulle frequenze di
Radio due, con lo
pseudonimo ammiccante di
Deejay K, creazione del
giornalista Claudio Sabelli
Fioretti.
In tasca conservava una
tessera da giornalista
pubblicista rilasciatagli
dall’Ordine del Lazio e del
Molise, frutto di una
collaborazione con il
quotidiano Il Riformista, e
non nascondeva la propria
civetteria nell’ammettere di
essere uno degli uomini che
“meglio conosce la mappa
del potere in Italia”, per
quanto “non sono l’uomo più
potente d’Italia”. La sua
carriera politica, iniziata a
Sassari nella Fuci (la
Federazione universitaria
cattolica italiana) e poi
decollata quando ancora
militava nei ranghi dei
XAARAN
‘giovani turchi’ (rampante
generazione di democristiani
che intendeva soppiantare i
più attempati rappresentanti
locali), proseguì riuscendo
nell’intento di scalzare il
vecchio establishment
democristiano per occupare
gli antri del potere politico ed
economico dell’isola.
Dopodiché fu una continua
ascesa. Un’ascesa che
comprese le cariche di
deputato (dal 1958) e
senatore (nel 1983),
sottosegretario alla Difesa
con delega per l’Arma dei
carabinieri e la
Sovrintendenza dei servizi
segreti, ministro della
Funzione pubblica, ministro
dell’Interno, presidente della
Commissione Affari esteri
della Camera dei deputati,
presidente del Consiglio dei
ministri (dal 4 agosto 1979 al
3 aprile 1980 e dal 4 aprile
1980 al 17 ottobre dello
stesso anno) con l’interim del
Ministero degli Affari esteri,
e presidente del Senato.
Infine il settennato al
Quirinale, iniziato il 24
giugno 1985 e interrotto il 28
aprile 1992, a pochi mesi
della scadenza naturale. In
tutto questo periodo ebbe
modo di votare per l’elezione
di otto capi di Stato – lui
compreso – e i travagli che lo
riguardarono compresero
anche ventinove capi
d’imputazione mossigli nel
corso del tempo.
Con la sua morte, c’è chi ha
ipotizzato nel giro di qualche
anno il verificarsi di un
nuovo ‘caso Dardozzi’, con
un archivio personale che a
un certo punto salta fuori per
gettare nuovi elementi sul
XAARAN
tavolo delle ricostruzioni
storico-politiche (e magari
anche giudiziarie) della
cosiddetta ‘prima
Repubblica’. Ma a dar retta al
Cossiga del 2000, questo non
avverrà. “Io le cose le dirò da
vivo, perché ‘dopo’ uno non
ne se assume più la
responsabilità”. Vedremo,
dunque, se terrà fede a questa
affermazione, ma se venisse
smentita ci sarebbe poco di
cui sorprendersi, dato che
l’ex capo dello Stato
sembrava giocare a
sconfessare se stesso. Del
resto era stato proprio lui che,
il 9 marzo 2008, a trent’anni
dal sequestro di Aldo Moro,
aveva detto di aver “tenuto
un diario giornaliero su
quella vicenda, chissà che
non lo pubblichi”. Per
intanto, accanto – e
soprattutto oltre – i commossi
coccodrilli pubblicati a
partire dal 17 agosto 2010,
giorno della sua morte, un
esercizio utile è rileggere ciò
che affermò e scrisse in vita.
Un esercizio utile a
comprendere se davvero fu
uno statista, come si è detto
con i toni che si ritengono
dovuti agli estinti. Oppure se
ha ragione chi dice che
statista non lo fu per niente e
che giocò con le istituzioni a
detrimento dello Stato e dei
suoi cittadini.
A partire dalla
comunicazione ufficiale del
suo decesso, è stato un flusso
ininterrotto di parole. E di
certo nella memoria
collettiva più di altri aspetti
sono rimaste le provocazioni.
Tra quelle meno citate, un
disegno di legge del 2002,
composto da 138 articoli, per
10
trasformare la Sardegna in
comunità autonoma come la
Catalogna. Ma dopo
l’invenzione del ‘presidente
picconatore’ ai tempi del suo
settennato da capo di Stato,
dichiarò che se fosse tornato
indietro avrebbe evitato le
virulente esternazioni che
avevano contraddistinto la
sua permanenza al Quirinale.
Va aggiunto però che così
pentito per le sue
intemperanze non sembrava
esserlo, dato che non aveva
più abbandonato le
polemiche, quasi si sentisse
autorizzato a proseguire
perché “godo di quella libertà
che è dovuta all’età, all’aver
ricoperto tutte le cariche e
all’incombente pericolo di
morire di cancro”. Era il
2002 quando pronunciava
queste parole e la sua tempra
gli avrebbe concesso ancora
tempo per sbizzarrirsi sui
giornali e nei palazzi della
politica, dopo aver resistito –
e continuando a farlo – a
diversi incidenti, un tumore
al colon, un processo
degenerativo alla colonna
vertebrale, una frattura
all’anca, la depressione (”è
da intellettuali”) iniziata
dopo il caso Moro e una
forma di stanchezza cronica
(”queste malattie colpiscono
solo gli eletti”) diagnosticata
dopo un lungo peregrinare
per specialisti.
Nei giorni successivi alla sua
morte, si accese – per quanto
spenta velocemente – una
specie di polemica. Da un
lato il giornalista Marcello
Veneziani scriveva sulle
colonne del Giornale che il
presidente emerito alla fine si
era arreso alla sepsi
rifiutando le cure. Dall’altro
gli replicò il senatore sardo
Piero Testoni ricordando che
la fede cattolica del
presidente emerito mai gli
avrebbe consentito di optare
volontariamente per la
propria fine. Forse Testoni
aveva ragione, se si ricorda la
veemenza di Cossiga sul caso
di Eluana Englaro e contro la
sentenza delle sezioni unite
civili della Cassazione che,
constatato lo stato vegetativo
della donna, autorizzava
l’interruzione
dell’alimentazione artificiale.
Ma è anche vero che
Francesco Cossiga non fu
mai un uomo di una sola
parola. O, per usare una sua
frase, “chi non cambia mai
idea o è un cretino o un
imbroglione. La realtà è in
continuo movimento e il
perseguimento degli stessi
obiettivi può richiedere
strategie assai diverse, a
seconda del momento in cui
si decide di agire. Un politico
rigidamente coerente con sé
stesso non è un politico”.
Una natura doppia, dunque, o
forse due personalità
speculari. Un Francesco
Cossiga che sembrava
pensarla diversamente da se
stesso. Ma se anche non
fosse stato così, di certo era
in grado di esprimersi in
termini del tutto opposti.
Dove sta dunque la verità
nelle infinite dichiarazioni
che il presidente emerito
rilasciò a partire da quando
svestì i panni super partes di
capo dello Stato e si mise a
tirare picconate a destra e a
manca?
11
CONFESSO, HO VIAGGIATO
Noemi Stefani [email protected] sensitiva e ricercatrice della storia delle
religioni, indaga da più di 20 anni nel paranormale ricevendo numerose
conferme alle sue tesi. Le sue esperienze l’hanno portata a visitare i posti
più misteriosi e ricchi di spiritualità della terra. Ha preso parte a convegni
con tematiche riguardanti “ la vita oltre la vita “ facendo da tramite per
le persone che erano in attesa di risposte e conferme dall’aldilà. Ha
tenuto conferenze, intervenendo anche a trasmissioni radio (RTL 102,5)
e televisive (Maurizio Costanzo show).
IL
CASTELLO
DI
TREZZO
Per chi sta in Lombardia
questa volta il viaggio sarà
breve. Vi porto tutti con me
a Trezzo sull'Adda, al confine
tra la provincia di Milano e
quella di Bergamo.
Andiamo! È un luogo ricco di
storia e c'è un castello che
vale la pena di visitare.
Il Castello di Trezzo
s'innalza sulla riva del fiume
Adda. Non è rimasto molto di
queste mura nei secoli, ma è
un luogo molto intrigante per
tutti gli avvenimenti e i
misteri che gli appartengono.
In questa graziosa cittadina
c'è anche la casa
di... immaginate un po’…
Alessandro Manzoni, il
grande scrittore famoso in
tutto il mondo per i
suoi "Promessi sposi".
Pensate che soltanto pochi
anni fa, facendo degli scavi in
Trezzo per costruire nuove
unità abitative, il capo
cantiere si trovò con enorme
sorpresa a dover sospendere
immediatamente i lavori.
Dentro la terra c'erano ben 5
tombe di età Longobarda.
Nei sarcofagi furono
rinvenute croci d'oro
massiccio incise con fini
decorazioni, anelli, scudi,
armi e monili incastonati con
pietre preziose e tutti i reperti
erano conservati in ottimo
stato.
La storia ci dice che già nel
IV secolo a.C. qui si erano
insediati i Celti, e nel 200
a.C. in queste campagne ci fu
una tremenda battaglia tra i
Galli e i Romani che se le
dettero di santa ragione.
CONFESSO, HO VIAGGIATO
Poi scesero i Longobardi e di
loro è rimasta una traccia
tangibile. Proprio tra le mura
del Castello di Trezzo,
durante uno scavo abbastanza
recente, è stato ritrovato il
sarcofago di un antico
guerriero Longobardo...
un gigante. Il suo nome era
Rodchis, era alto due metri e
mezzo e l’hanno dovuto
seppellire con le gambe
piegate perchè altrimenti non
sarebbe rientrato nelle
dimensioni del sarcofago
(chissà se anche gli altri
Longobardi erano così alti:
questo mi ricorda i Sumeri e i
loro Anunnaki).
La costruzione della torre
risale a poco dopo l'anno
Mille. Questa torre ha la
peculiarità che le pietre che la
compongono sono state
sovrapposte senza fare uso di
malte o altri materiali che
servono a contenere una
costruzione, eppure dopo
mille anni si conserva ancora
egregiamente.
Mi fa pensare ad altri luoghi,
12
altre costruzioni in altre parti
del mondo e anche molto
antecedenti a questa (cosa ne
pensate? Gli Egizi, gli Inca, i
Maya, civiltà precolombiane
e non).
Qualcuno che conosceva
questa tecnica (forse i
Sumeri?) è passato di qui a
insegnarci questo modo di
costruire così particolare e ha
lasciato testimonianza della
sua presenza, ma noi
l'abbiamo persa, dimenticata.
In seguito anche il
Barbarossa con le sue
milizie si insediò nel
Castello di Trezzo. Si narra
che dovendo ritirarsi in tutta
fretta, fece nascondere un
tesoro dentro al parco, o forse
nel castello stesso pensando
di tornare poi a riprenderselo.
Vero o no, qualcuno giura di
aver visto un intero esercito
di fantasmi vestiti come a
quell'epoca. Era durante la
seconda guerra mondiale e
alcuni militari tedeschi si
erano rifugiati tra le mura del
Castello per passare la notte.
Uno di questi strani soldati si
era avvicinato a un tedesco
chiedendo di unirsi al gruppo
per bere e stare insieme in
allegria. Qualcosa deve
essere accaduto perchè il
mattino seguente, parlando
tra di loro, i tedeschi dissero
di aver visto strani
personaggi. Chi lo disse
pensava di aver sognato, ma
si accorse che stranamente
avevano fatto tutti lo stesso
sogno. Chissà, forse il
Barbarossa si aggirava ancora
lì attorno per proteggere il
suo tesoro. Ma la storia più
suggestiva forse è quella di
Bernabò Visconti, signore
del castello alla fine del XV
secolo. Egli fece rinchiudere
13
CONFESSO, HO VIAGGIATO
e murare viva la figlia perchè
si era innamorata di uno
stalliere, e siccome il ragazzo
voleva difenderla, fece
uccidere anche lui.
Ma lo stesso Bernabò non
ebbe una sorte migliore. Fu
imprigionato e morì
avvelenato da una minestra di
fagioli che gli fece servire il
nipote Gian Galeazzo
Visconti.
Allora come adesso, certi
umani erano ben disposti a
vendersi l'anima per poter
vivere allegramente in questa
vita. Si narra che Gian
Galeazzo per ottenere il
potere e la Signoria, avesse
fatto un patto con il diavolo.
In cambio di questo favore
avrebbe fatto costruire il
Duomo di Milano e l'avrebbe
riempito di simboli del
dannato. Basta guardare il
Duomo per verificare che la
parola è stata mantenuta, ci
sono segni ovunque.
All'interno del Castello ci
sono due pozzi e uno di
questi si trova nei sotterranei.
Alcuni visitatori assicurano
che quando si sono addentrati
nei sotterranei e si sono
avvicinati in prossimità del
pozzo hanno sentito voci di
donna mormorare e cantare
sommessamente.
È da notare che sul fondo di
questo pozzo ci sono tuttora
delle lame taglienti ed era
stato costruito per gettarvi
dentro i prigionieri o gli
ospiti indesiderati dal signore
e padrone che così
se ne liberava, e
sparivano senza fare tanto
rumore.
Sulle mura dei sotterranei
affiorano strane macchie
rosso sangue. Saranno
sicuramente muffe particolari
dovute all'umidità, ma
ci ricordano tutta la povera
gente torturata e uccisa lì
dentro per volontà di un solo
tiranno.
Continuiamo a
camminare nella penombra e
ascoltiamo l'eco dei passi fino
alla stanza della tortura
denominata “stanza della
goccia”. Qui il prigioniero
veniva legato e sottoposto
alla caduta continua di una
goccia sulla testa, finchè lo
scavo provocava una morte
atroce.
Quando si torna nel cortile, è
un sollievo respirare a pieni
polmoni e pensare che erano
altri tempi, che non
torneranno più. Un ultimo
saluto al sarcofago di
Rodchis il Longobardo, ed
è piacevole camminare
dentro al parco e lasciarsi
riscaldare dei raggi di questo
sole autunnale.
CONFESSO, HO VIAGGIATO
Uno sguardo all'Adda che
scorre silenzioso e cupo in
fondo al dirupo e uno al
cielo, che è terso e di un
azzurro perfetto senza
sbavature. Durerà poco,
giusto il tempo di arrivare
all'uscita e un aereo ci riporta
ai tempi nostri,
scaricando scie
chimiche velenose e
sporcando tanta bellezza.
Se non vi ho annioiato, se
avete gradito questo breve
tuffo nel passato, la prossima
volta torneremo ancora più
indietro nel tempo, vi
porterò… seguitemi
e vedrete.
14
15
UNA PERVERSIONE MOLTO LOGICA
di Danilo Arona
Daniele Bonfanti
[email protected] pianista,
compositore ed ex
campione di kayak, ha
frequentato la facoltà di
Filosofia presso
l’Università Statale di
Milano. Editor, autore,
curatore di raccolte e
giornalista divulgativo in
ambito di antichi misteri.
Per Edizioni XII lavora
attualmente come editorin-chief e dirige la
collana Camera Oscura,
dedicata alla narrativa
esoterica. Il titolo del suo
ultimo romanzo,
recentemente tornato in
libreria in una nuova
edizione, è Melodia.
Simone Lega
[email protected]
nasce il 13 novembre
1978 a Siracusa.
Ha pubblicato racconti
per Perrone editore e su
varie riviste e si è beccato
pure qualche premio.
Collabora con la casa
editrice 'Edizioni XII
(caporedattore del blog) e
per “Il Teatro Instabile
Siracusa” svolge di volta
in volta il ruolo di autore,
lettore impacciato in
spettacoli – reading,
maldestro tecnico luci…
Tenacemente schierato
CONTRO l'editoria a
pagamento.
L'autore di "Ritorno a Bassavilla" ci parla di una teoria
psicoanalitica di più di trent'anni fa che sembra avere inquietanti
riscontri nella realtà odierna.
La copertina, opera di Diramazioni, del libro Ritorno a Bassavilla, di Danilo Arona
Mi sono laureato nel 1974
con una tesi intitolata
“Interferenza dell'affettività
sullo sviluppo del pensiero”,
roba tosta per appassionati
di psicoanalisi qual ero io al
tempo e per addetti ai lavori
tra i quali progettavo di
perdermi. Nel redarre i testi
bibliografici di riferimento
m'imbattei in uno studio di
un noto psicoanalista,
16
Giovanni Carlo Zapparoli, dal
titolo “La perversione logica –
Il rapporto tra sessualità e
pensiero nella tradizione
psicoanalitica”, un libro
quanto mai affascinante,
scritto in maniera divulgativa
e fruibile anche da chi, ai
tempi, non era avvezzo all'iper
-specializzazione. Un libro
pensato e prodotto nel '70 e
talmente in anticipo da poterne
ancora oggi parlare in termini
di attualità a quarant'anni
dall'uscita. L'autore vi
esaminava il problema della
patologia evidenziata solo a
livello delle funzioni di
pensiero e non in quelle
istintive e sessuali. In altre
parole, così come esistono
perversi sessuali con disturbi
nella sfera intellettiva, ci sono
anche persone (esistenza
provata dalla pratica
terapeutica) che a piena
ragione si possono definire
“perverse”, ma che non
evidenziano alcuna
perversione sessuale, avendo
spostato tutta la loro patologia
dalle funzioni sessuali a quelle
logiche del pensiero. Tali
individui venivano definiti
dallo Zapparoli perversi o
devianti logici. Personaggi
che, a differenza dei perversi
sessuali, non si rendono conto
né della loro perversione, né
delle anomalie delle loro
funzioni intellettuali, che essi
credono efficienti e funzionali.
D'altra parte il disturbo può
essere tale che all'occhio di chi
non è psicoanalista tali
soggetti appaiono del tutto
normali. Di sicuro gradireste
degli esempi. Lo Zapparoli
forniva due tipologie
provenienti dai rilievi clinici:
l'impotenza relativa (ovvero,
poligamia per inibizione) e la
potenza relativa (monogamia
per inibizione), due aspetti
dello stesso problema affettivo
perché riguardano un analogo
arresto nello sviluppo
psicosessuale. La prima va
riferita alle inibizioni relative
all'oggetto d'investimento, che
si riscontrano quando l'oggetto
assume un ruolo sociale, oltre
che affettivo, in conseguenza
di un atto di matrimonio. Tali
soggetti, per cui il rapporto
sessuale con qualsivoglia
partner può avvenire solo se
non esiste un contratto
matrimoniale che vincola la
loro relazione, sviluppano nei
confronti del coniuge
un'inibizione sessuale relativa,
manifesta nel maschio con
impotenza e nella femmina
con frigidità. Per loro l'attività
sessuale si svolge senza
inibizioni e in modo
soddisfacente solo con altri
individui che non siano il loro
coniuge. In certi casi lo
Zapparoli aveva osservato che,
raggiunto lo scioglimento del
contratto matrimoniale, veniva
a cadere anche l'inibizione nei
confronti dell'ex coniuge. La
seconda classificazione,
potenza relativa, si riferisce
invece a quei casi,
all'apparenza distinti, in cui si
sviluppa una specifica
inibizione relativa all'attività
sessuale extramatrimoniale e
per cui l'impotenza relativa
rappresenta una sicura difesa
alla fedeltà coniugale. Questi
soggetti riescono a stabilire un
soddisfacente rapporto con il
coniuge a patto che si sviluppi
l'inibizione sessuale nei
confronti di ogni altro
“oggetto del desiderio”.
Ovviamente le problematiche
più profonde riscontrate nella
pratica clinica sono assai più
complesse di quel che
appaiono e soprattutto
disturbanti a livello del
pensiero per chi ne è affetto,
ma qui mi fermo per passare
ad altre considerazioni. Ai
tempi trovavo l'analisi di
Zapparoli stuzzicante, quasi
divertente, e a suo modo
inquietante. Mi divertiva il
fatto che la psicoanalisi
giustificasse organicamente
temi di vissuto quotidiano
quale la fedeltà o l'infedeltà al
proprio partner. E di certo non
lasciava indifferente il fatto
che, in ottica psicoanalitica, la
fedeltà richiesta in sede di
tradizionale matrimonio
religioso fosse, né più né
meno, che la manifestazione
di una particolare patologia
mentale. Infine un po'
perturbava l'affermazione,
cara a Freud, della sostanziale
indiffenzazione tra “normale”
e “patologico” perché la
possibilità d'imbattersi in un
perverso logico,
riconoscendolo come tale, era
pari allo zero. Invece oggi, in
un periodo carico d'incognite,
con una cronaca – nera e non
solo – in cui le “schedature”
su quel che è la Norma sono di
fatto saltate, gli argomenti di
Zapparoli appaiono più che
mai attuali. Perché quei
normali di cui parlava (e parla
ancora) lo studioso
manifestano un disturbo che
spiega a suo modo tante
“stranezze” sociali del nostro
momento storico. Infatti i
perversi logici
“dispercepiscono” la realtà,
oggettivando al suo posto un
insieme di meccanismi ideali
che non corrispondono al
vero. Così, come gli oggetti
d'amore vengono idealizzati
con conseguenti rapporti a dir
poco velleitari, così le
sensazioni di pericolo futuro
sono caricate di caratteristiche
magiche e onnipotenti, e il
perverso logico gioca con i
pericoli futuri nello stesso
modo di come gioca con le
possibilità di incontro
amoroso. Ovvero, le nega. Si
nega il pericolo, il bisogno, la
17
possibilità di un piacere
immediato. La logica viene
posta al servizio di una sorta
di eroismo illusorio che
trascura il presente e valorizza
solo il futuro. Per questi
soggetti proprio la logica è
soprattutto il mezzo per
stabilire un rapporto con un
feticcio (oggetto ideale) che
compare e si forma in
concomitanza con i propri
bisogni, e che si dissolve e
scompare con la saturazione
dei bisogni stessi. Non
percepiscono la verità e sono
anaffettivi, perché hanno
sostituito il sentimento con un
castello di apparente
funzionalità logica. Quindi
non sentono ma fingono di
sentire. Nel cinema di
fantascienza forse li
chiameremmo Ultracorpi.
Stanno con noi e attorno a noi.
Vicini di pianerottolo e al
governo. Sfrecciano in
macchina ai trecento all'ora
perché quel pericolo non
esiste. Diffondono l'AIDS
perché non esiste. Mandano il
mondo in bancarotta perché
percepiscono un mondo
economico che non esiste,
quello che dovrebbe crescere
all'infinito quando neppure
l'universo è infinito.
Normalità? Bisognerebbe
cominciare a capire quel che
s'intende con questa parola.
Ma non ci sarebbe da stupirsi
se scoprissimo che il pianeta è
in mano ai perversi logici. In
un saggio che scrissi e
pubblicai nel 1980 a proposito
di un film amatissimo come
L'invasione degli Ultracorpi di
Don Siegel scrivevo: “... se i
perversi logici dovessero
aumentare fino a saturare
numericamente la quasi totalità
del corpo sociale, forse si
giungerebbe a una situazione in
cui, al pari dell'invasione
prospettata nel film, le emozioni
e la sfera affettiva
risulterebbero del tutto
alienate.” Non gioco a fare il
bravo profeta, ma oggi –
trent'anni dopo averlo scritto –
siamo qui a stupirci della
scomparsa delle emozioni.
Oppure non ce ne stupiamo, e
magari l'emozione inizia a
latitare anche in noi.
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I CANI INFERNALI
di Riccardo Coltri
La leggenda che ha ispirato il romanzo La corsa selvatica.
La copertina, opera di Diramazioni, del
romanzo La corsa selvatica, di
Riccardo Coltri
I cacciatori fatati: superstizione
comune a molti popoli europei,
conosciuta fin dall'epoca delle
grandi civiltà mediterranee. Si
ricordano per esempio Zagreo,
il cretese “Grande Cacciatore”,
o Dioniso che viaggiava con
sileni ebbri e belve. La radice
più celebre del mito, che si è
poi diffusa nel resto d'Europa,
la si può tuttavia trovare nella
mitologia nordico-scandinava:
durante le notti sacre, Odino
padre del tutto cavalcava nei
cieli in sella a Sleipnir dalle
otto zampe, seguito dalle anime
dei guerrieri morti in battaglia,
e da corvi, lupi, segugi. La
caccia di esseri fantastici è
giunta quindi nelle isole
britanniche, dove a volte come
leader si ricordavano Re Artù o
il corsaro Francis Drake; in
Francia il capobranco era
invece Carlo Magno, ma
leggende si trovano in
numerose altre zone d’Europa,
compresa l'Italia. Da
apparizione eroica e venerata
dagli uomini, con il Medioevo e
l'arrivo del Cristianesimo la
caccia fatata subisce una
demonizzazione e diventa una
leggenda oscura. Per degradarla
e renderla più spaventosa, le si
dà una forma solo animalesca:
non è più composta da guerrieri
ed eroi, ma da bestie, perlopiù
nere e che corrono nel buio, a
volte guidate da un demone.
Una delle testimonianze più
antiche della caccia
indemoniata risale al 856 d.C.,
in Prussia, nella chiesa di Trier,
dal cui pavimento emerse un
grosso cane nero con gli occhi
fiammeggianti, che corse avanti
e indietro vicino all’altare. Si
parla dell’avvenimento
nell'Annales francorum regum.
Le apparizioni in epoca
medievale, a volte violente, ma
il più delle volte “solo”
terrificanti o che addirittura
portavano sfortuna, spesso si
sono verificate all'interno di
chiese, nei pressi di terreni sacri
oppure in luoghi dove in
passato erano avvenuti omicidi
o suicidi. Secondo la tradizione,
18
per liberarsi dai cani infernali
spesso bastava inginocchiarsi e
pregare. In certi casi il mito
venne totalmente cristianizzato:
in Spagna per esempio si
cominciò a parlare della Santa
Compaña, composta da anime
che vagavano per la Galizia e
arruolavano coloro che
incontravano. In Italia, fra le
numerose storie, nacque una
leggenda simile, dove i cani
neri erano in realtà le anime
degli uomini che la domenica,
invece di andare a messa,
andavano a cacciare nei boschi.
Apparizioni di cani di colore
nero e con occhi rossi come
fuoco si sono verificate nel
corso dei secoli anche in
Francia, Germania, Austria,
Polonia, Stati Uniti, Canada,
Inghilterra, Galles, Scozia,
Irlanda (solo nelle isole
britanniche esistono almeno
duecento storie), Scandinavia,
Croazia e in altri luoghi. In
Italia la Caccia Selvaggia è
ricordata soprattutto al Nord. In
Veneto, nel bellunese, il branco
di cani neri infernali era
chiamato proprio la “Catha
Selvarega”. Con un nome
simile era conosciuta anche in
alcuni luoghi della Lombardia.
Si ricordano inoltre i Canett, i
Cagnolini di Altrech, il Corteo
della Berta (da “Perchta”,
strega dei miti alpini precristiani), i Cagnolitt, i Baièti,
la Caccia Morta, la Caccia del
Diavolo e altre leggende. Fra i
leader della Caccia: Beatrìc
(storpiatura del nome Dietrich
von Bern, Teodorico da
Verona, già presente in diverse
saghe germaniche) e Ce-de-lu
(“capo dei lupi”).
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QUALCHE CURIOSITÀ SU RAIMONDO MIRABILE, FUTURISTA
di Graziano Versace
Personalmente trovo fantastico quando un autore racconta l'origine del suo romanzo, forse perché in
fondo credo che nell'inventare storie e nel dar vita ai personaggi ci sia un po’ di magia. Cerco ancora tra
le parole dell'autore quella frasetta misteriosa, quel non so da dove sia venuta che ti fa pensare che forse,
da qualche parte, la storia è accaduta davvero. Che forse quel personaggio è esistito davvero. Patetico?
Probabilmente. Infantile? Ma un po’ sì, dai. Però penso anche che se siamo qui è perché almeno un po' ci
crediamo, alle storie che ci raccontano o che siamo noi a raccontare.
La copertina, opera di Diramazioni, del
romanzo Raimondo Mirabile, futurista,
di Graziano Versace
Non so da dove nascano le idee,
posso provare a immaginarlo, a
fantasticarci sopra, ma so per
certo che quando hai
un’ispirazione, il risultato finale
sarà quasi sempre diverso dalla
matrice originale. Per Raimondo
Mirabile, futurista è stato così.
All’inizio (parlo di tanti anni
fa), doveva intitolarsi Un mondo
in vendita, e Raimondo era un
quanto mai poco probabile Inigo
Zac, inventore e scienziato di
non si sa che cosa, simile a
Doctor Who versione Tom
Baker, per il quale nutrivo una
forte ammirazione, nonostante i
telefilm fossero pressoché
improponibili, e i libri
rigorosamente in lingua fossero
più che discutibili da un punto
di vista letterario (Daniele
Bonfanti e Luigi Acerbi
avrebbero avuto molto da
ridire). Ma la storia di Un
mondo in vendita era intrigante;
ancora oggi riesce a stuzzicare il
mio interesse. Immaginavo che
il nostro Inigo Zac, assistito dal
suo maggiordomo Basilio Fideli
(che ancora assomigliava poco a
Gregorio Valli), si accorgessero,
per un caso fortuito, che una
razza aliena fosse in procinto di
smantellare, letteralmente
parlando, il nostro mondo. La
Terra stava per essere spostata
in un altro settore spaziale,
distante migliaia di anni luce dal
nostro, così come si fa con i
castelli che vengono trasportati
mattone per mattone da un
continente a un altro. Pezzi di
cielo che venivano via,
montagne che scomparivano,
mari assorbiti non si sa come in
piccoli vasi, e così via. Un
filone fantascientifico
“pazzesco” così come lo erano
certi libri di Sheckley (vedi Il
difficile ritorno del signor
Carmody) che adoravo oltre
misura. Ma, a conti fatti, non
credevo che un libro del genere
avrebbe mai potuto essere
apprezzato in Italia, forse
neanche preso in considerazione
dal premio Urania, una delle
poche possibilità che aveva uno
scrittore di fantascienza di farsi
19
conoscere. Parlo naturalmente di
tanti anni fa. Poi, l’incontro con
i libri di James Blaylock (autore
secondo me sottovalutato), e la
serie a fumetti Ruse, scritta da
Mark Waid e disegnata da un
eccellente Butch Guice. Furono
proprio i disegni di quest’ultimo
a darmi l’esatta dimensione di
Raimondo Mirabile, futurista.
La storia aveva poco a che fare
con Raimondo e compagnia, ma
l’atmosfera era quella giusta.
Così, cominciai ad articolare
meglio la trama, ma ancora non
bastava. Fu Il diario segreto di
Phileas Fogg a definire il
mosaico in buona parte dei suoi
tasselli. In quel romanzo, forse
non indimenticabile, P. J.
Farmer immaginava il signor
Fogg alle prese con una
minaccia aliena di inenarrabili
proporzioni. Ora, avevo tutti gli
elementi, ma ancora non sapevo
quale taglio dare alla storia, e
soprattutto non sapevo in che
epoca ambientarlo. Davo per
Autore David Riva
Anno 2010
Pagine 204
Collana Mezzanotte n.5
ISBN 978-88-95733-20-3
Prezzo 13,00 euro
scontato che non poteva essere
ai giorni nostri. Poi, la lettura de
L’uomo moltiplicato e il regno
delle macchine di Filippo
Tommaso Marinetti. Era tutto lì.
Lo scenario del mio libro era in
quelle due paginette che, a una
prima lettura, mi erano sembrate
folli e assurde. Avrei collocato
Raimondo Mirabile in piena
epoca futurista. E da lì, saltò
fuori anche il titolo, che in un
certo qual modo spiegava anche
la piega umoristica che volevo
dare alla narrazione: Raimondo
Mirabile, futurista… per non
parlare del maggiordomo. Sì,
perché l’io narrante sarebbe
stato un maggiordomo, simile
per certi versi a tanti altri
maggiordomi dei libri e del
cinema, ma a modo suo anche
molto italiano. Bisogna tenere
alta la bandiera della patria!
Certo, un maggiordomo
protagonista di un libro di
fantascienza era tutto dire, e
poteva far storcere il naso a
qualcuno, ma non potevo non
accettare la sfida. L’idea era
sfiziosa, e andava portata avanti.
Ricordo ancora la trepidazione
mentre scrivevo il primo
capitolo. Avevo paura che una
voce narrante così “fuori dal
coro” non si adattasse al genere
fantascientifico. Invece, più
andavo avanti, più mi
convincevo che il discorso
quadrava in tutte le sue parti.
Alla fine, dopo anni di ricerche,
di letture, di appunti e rimandi,
di scrittura e riscrittura (grazie
anche al duo Acerbi-Bonfanti,
editor-mastini che non mollano
mai la presa), è nato il libro.
Adesso, s’intitola Raimondo
Mirabile, futurista. Ma non
bisogna assolutamente scordarsi
del maggiordomo.
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hp?products_id=1136
Un romanzo deve trasmettere emozioni. David Riva, qui al
debutto, riesce magnificamente a farlo, regalandoci una trama
complessa che tiene col fiato sospeso. L’autore, particolarmente
ispirato nel descrivere gli ambienti in cui si muovono così tanti
personaggi, riesce in maniera accattivante a coniugare
fantascienza, horror e noir. Muovendosi tra i sobborghi della
trasgressione, con una riuscita narrazione libera da vincoli
temporali, costruisce una storia che inevitabilmente porterà il
lettore a interrogarsi su questioni di non poco conto. Che diritto
abbiamo di ricorrere alla chirurgia plastica per modificare il nostro
corpo e qual è il limite di questa pratica che non dobbiamo
oltrepassare? L’uomo si spinge sempre più verso terreni
inesplorati, tra ricerca, sperimentazione e irresponsabilità. Nel
libro il concetto o interpretazione di Arte si contrappone e
interagisce con la manifesta difficoltà dei prescelti (o destinati?) ad
accettare il proprio corpo e con l’esigenza di lasciare tracce
tangibili del proprio passaggio, alla ricerca di un’unicità che
spesso rappresenta il senso di una vita. L’inserimento in alcuni
capitoli d’approfondimento di veritiere citazioni d’artista a cavallo
tra questo e il secolo scorso, oltre a impreziosire la lettura fa
riflettere sul labile confine esistente tra realtà e fantasia. Le
tribolazioni di Ester sulla via della trasformazione,
scrupolosamente annotate sulle pagine di un diario, s’intersecano
col tentativo di rintracciare la bella ragazza da parte di Ivan
(fuggiasco a sua volta): la sensazione è che il tempo scorra sempre
un po’ più veloce di quel che dovrebbe. Tra i due l’artista Hao
Myung che “modella” a futura memoria le sue Opere mosso da
una determinazione che pare irremovibile. Finale a sorpresa.
Simone Barcelli
UFO E DINTORNI
Grazie al cortese invito
dell'amico Simone Barcelli e
della splendida rivista
elettronica gratuita “Tracce
d'Eternità” sono lieto di
scrivere su queste pagine e con
una rubrica che si chiama
“UFO e Dintorni”.
Periodicamente il sottoscritto
ed altri componenti del CUI
(Centro Ufologico Ionico)
diranno la loro su ciò che gira
attorno alla variegata tematica
degli UFO. Ma passiamo a noi,
innanzitutto mi chiamo
Antonio De Comite e da circa
quindici anni mi occupo della
tematica degli Unidentified
Flying Objects e in questo
“battesimo” su queste pagine
incominciamo ad illustrare
cosa è la materia del nostro
studio. Contrariamente a ciò
che si pensa l'Ufologia non è la
disciplina scientifica che studia
gli extraterrestri, ma è lo
studio degli Oggetti Volanti
Non Identificati. Infatti il
termine UFO è un acronimo
anglosassone che significa
letteralmente Unidentified
Flying Object, appunto
Oggetto Volante Non
Identificato. Questo termine fu
sin dal 1947 utilizzato,
soprattutto dagli apparati
aeronautici statunitensi, per
catalogare tutte quelle
tipologie di oggetti che per
caratteristiche, movimenti,
forma non hanno nulla a che
vedere con qualsiasi velivolo
convenzionale o missile. Nella
20
Antonio De Comite (39 anni, di Statte, provincia di Taranto), ha 15
anni di esperienza nel campo degli UFO. Ha relazionato in alcuni
convegni di cui uno internazionale a Firenze nel 2008, organizzato
dagli amici del GAUS. Collabora come articolista con riviste
ufologiche di settore che escono in edicola. Ospite anche in emittenti
televisive e radiofoniche locali e nazionali. Ad aprile 2010 è stato
premiato dal CUN (Centro Ufologico Nazionale) per l'attività svolta
per la migliore ricerca sulla fenomenologia UFO attraverso la rete
Internet.)
categoria dei veri UFO sono da
includere anche i velivoli
sperimentali militari terrestri,
che molto spesso sono stati
catalogati come ignoti per
nascondere segreti militari.
Resta il fatto che alcuni
possono e devono riferirsi ad
oggetti estranei, ipoteticamente
al nostro mondo. L'ufologia
contemporanea nasce
ufficialmente il 24 giugno
1947. Quel giorno un pilota
civile di nome Kenneth
Arnold, mentre volava col suo
aereo personale nei pressi del
Monte Rainer nello Stato di
Washington, vide una
formazione di nove oggetti che
Arnold definì “a tacco o a
crescente”, che “si muovevano
come sassi piatti in uno
specchio d'acqua”. Sceso a
terra, Arnold informò i
giornalisti dell'accaduto e un
cronista fantasioso, utilizzando
la frase “sassi piatti” coniò il
termine, in uso soprattutto
negli anni 50 e 60 del secolo
scorso, di “Flying Saucer”,
ossia “Piatto o Disco volante”.
Da quel momento questo
fenomeno entrò a far parte
della cultura mondiale e
iniziarono ad arrivare a
macchia d'olio segnalazioni da
ogni parte del globo. Tanto che
sin dal 1947 il problema UFO
non fu solo di costume o
curiosità, ma entrò di diritto a
divenire Problema di
Intelligence e problema
militare. E di questo ne
parleremo in una prossima
puntata quando parleremo di
Documenti Declassificati. Sin
dall'anno 1947 ci furono
variegati incontri che
andavano dal semplice
avvistamento al complicato
incontro diretto, ma all'inizio
non si aveva ancora una
classificazione ufficiale degli
incontri. Ci pensò Joseph
Allen Hynek. Hynek fu un
importante astronomo
statunitense, abituato a
conoscere i misteri del cielo
che, però agli inizi della sua
“carriera” ufologica fu
scettico, ossia era uno di
quegli scienziati che
mettevano in dubbio che questi
fenomeni fossero davvero
reali. Infatti dal 1952 fino a
metà anni 60 fu un detrattore
ufficiale dei misteriosi oggetti
volanti, tanto che era capace di
spiegare avvistamenti multipli
e qualificati come ad esempio
gas di palude. Un giorno però,
analizzando molti casi del
Project Bluebook (Rapporto
Militare USAF sugli UFO), si
ricredette e divenne un acceso
assertore dell'esistenza di
questi oggetti. Anzi fu in grado
di affermare, qualche anno
prima della sua morte
avvenuta nel 1986, che lo
studio degli UFO ci avrebbe
portato alla scoperta della
“Scienza del XXI° Secolo”.
Ma Hynek fu famoso per la
sua classificazione degli
incontri. Venivano suddivisi in
due categorie, Incontri a
Distanza e Incontri
Ravvicinati. Gli Incontri a
distanza sono quelli nei quali il
testimone o testimoni vedono
l'oggetto o gli oggetti a più di
150 metri di distanza, nella
quale i testimoni non riescono
a distinguere particolari. Si
suddividono in Luci Notturne
21
(i più numerosi), Dischi Diurni
e Rilevazioni Radar Visuali.
Gli incontri ravvicinati sono
quelli più inquietanti e sono
quelli in cui gli oggetti e gli
occupanti vengono visti a
meno di 150 metri di distanza.
Abbiamo quindi gli Incontri
Ravvicinati del 1° Tipo
quando il testimone riesce a
vedere oblò, protuberanze,
antenne, cupole o altro,
Incontri Ravvicinati del 2°
Tipo quando gli UFO lasciano
tracce fisiche o producono
effetti secondari su cose,
animali e persone. E qui sono
contemplate radiazioni,
bruciature, erba essicata,
disidratata, effetti magnetici
che producono interferenze
agli apparati elettrici e non
solo. Fino a terminare negli
Incontri Ravvicinati del 3°
Tipo, quelli più fascinosi e
sconvolgenti per eccellenza:
quello della presenza, assieme
all'oggetto atterrato, di
enigmatiche entità animate, di
ignota provenienza e natura.
Per la complessità degli IR3
per convenzione le entità
animate vennero suddivise in
sei tipologie: Alfa, Beta, Beta
2, Beta F, Gamma e Delta. Le
entità animate di Tipo Alfa
sono piccoli umanoidi, alti tra i
50 e i 150 centimentri, glabri,
macrocefali, corpo esile,
fessura al posto della bocca,
buchi al posto del naso,
apparente assenza di lobi
auricolari, con tre o quattro
dite per piede e per mano. Le
entità animate di Tipo Beta
sono degli esseri
dall'apparenza quasi
sovraumana, che
apparentemente sarebbero i
capi delle entità di Tipo Alfa.
Le entità animate di tipo Beta
2 sono identiche agli esseri
umani e si opporrebbero ai
Beta. Sarebbero, secondo
alcuni degli intimidatori stile
Men In Black. Le entità Beta F
avrebbero l'apparenza di dee o
di donne bellissime e
ricorderebbero la Madonna.
Infatti vengono catalogati
esseri di tipologia Virgin
Mary. La tipologia Gamma è
differente dalle altre, infatti
ricorderebbero essere grandi e
pelosi come il leggendario
Yeti e in questa categoria
vengono racchiusi le entità
robotiche. L'ultima categoria è
quella delle entità animate di
tipo Delta, che
racchiuderebbero nani
incappucciati, uomini falena e
umoni lucertola. C'è da dire
per completezza e obbiettività
che questa classificazione di
entità non è stata creata da
Hynek ma inserita a
compendio da altri ricercatori
del settore. Personalmente non
ho elementi per affermare che
ciò sia vera né tantomeno che
sia falsa. Resta il fatto che se
fosse vera è davvero
inquietante. Ritornando agli
UFO non tutto ciò che vola in
cielo è apparentemente di
origina estranea al nostro
mondo, infatti ci sono oggetti
o fenomeni che possono essere
erronamente scambiati per
UFO. E la casistica è
numerosa. In questa categoria
di IFO (Oggetti Volanti
Indentificati) sono da inserire i
famosi Palloni Sonda, Venere,
la Stella Sirio, gas ionizzato,
uccelli e formazioni di insetti,
satelliti, fari da discoteca,
lanterne cinesi, stelle cadenti,
aerei visti in lontananza,
prototipi segreti, di elicotteri,
palloni pubblicitari, dirigibili.
Questi oggetti comuni non
rappresentano la totalità degli
avvistamenti, anzi si possono
racchiudere nell'80%. Resta
circa un 20% di fenomeni che
esulano da spiegazioni
convenzionali e comode, che
potrebbero essere (anche) di
origine extraterrestre. E quel
20% è composto da oggetti a
UFO E DINTORNI
forma di piatto, a diamante, a
struttura composta da due
dischi sovrapposti, a sfera, a
foma di lampada, oppure UFO
che ricordano il Pianeta
Saturno o una campana, a
forma di sigaro oppure
triangolari (molto spesso
questi ultimi probabili velivoli
sperimentali militari terrestri).
I veri UFO, quelli che
ipoteticamente possono essere
estranei al nostro mondo,
compiono manovre impossibili
come spostarsi a velocità
folgorante, a zig zag, con
andamento erratico o a “foglia
morta”, spostarsi ad angolo
retto, compiere spostamento
“stop and go”, materializzarsi
e smateriallizarsi. Ritornando
all'Ufologia quali sono le
prove tangibili da mostrare al
pubblico? Se escludiamo rari
casi di fotografie e filmati
esenti da manipolazioni, la
stragrande maggioranza dei
reperti, purtroppo, è composta
di falsi, alcuni davvero
evidenti. La prova in ufologia
è data da due fattori. 1)
L'attendibilità dei testimoni; 2)
Le tracce fisiche che si
possono incrociare da vicino
sia otticamente, sia con
indagini strumentali (analisi di
laboratorio). Solo così si può
avallare un caso, anche
scientificamente, altrimenti
sono tutte bufale e ipotesi. Noi
ufologi ci basiamo su ciò, dai
testimoni attendibili come
militari, scienziati, storici ma
anche analisi sui reperti come
frammenti o di tracce
d'atterraggio. Per concludere si
può racchiudere il tutto in
poche ma significative parole,
il fenomeno UFO è reale,
tangibile, incontrovertibile ma
di ignota provenienza e natura,
ipoteticamente di origine
extraterrestre, Il tempo ci darà
ragione o torto di ciò.
LE INTERVISTE DI
GIANLUCA RAMPINI
22
Gianluca Rampini [email protected] ha
35 anni ed è un ricercatore indipendente che si
occupa, in special modo, di ufologia e abductions. In
rete collabora con Ufomachine, Ufoonline, Paleoseti
e altri siti tematici.
JAIME MAUSSAN
Prima di tutto ci teniamo a
ringraziarti per il tempo che
ci dedichi. Ormai sei un
ricercatore conosciuto in
tutto il mondo. Puoi
raccontarci come e quando
cominciasti ad occuparti di
argomenti quali l’ufologia e
simili?
Iniziai a occuparmi di
ufologia nel 1984 quando
presentai alla trasmissione
“60 minutos” (ndr.
Trasmissione gemella della
celebre “60 minutes”
americana) della tv messicana
il caso di Billy Meier, ma
soprattutto quando mi
occupai, sempre per la
televisione, di tutti i filmati di
Ufo che la gente stava
riprendendo durante l’eclisse
di sole del 1991. In quel
periodo si è diffuso l’utilizzo
delle video camere è ciò ha
contribuito in maniera
determinante allo sviluppo
degli studi sugli ufo.
Se osserviamo il Messico dal
punto di vista della tua
trasmissione vediamo un
paese dove parlare di Ufo
non è così strano, come lo è
da altre parti. Ce lo
confermi?
Si è vero, il pubblico qui è
molto preparato. Qui parlare
di Ufo è una cosa normale
mentre in altri paesi, come il
vostro, sembra una pazzia per
chi lo fa. All’inizio c’erano
molte domande, ora se ne
23
parla in molti programmi
televisivi, nei notiziari, in
maniera seria.
Il Messico è, per certi versi,
una miniera d’oro per
studiosi e appossionati di
ufologia, ci sono moltissimi
avvistamenti e diversi casi
rilevanti. Molte persone si
chiedono perché il Messico,
pensi ci sia una spiegazione?
Sì, è una miniera d’oro. Ci
sono moltissimi avvistamenti,
c’è ne stato uno importante
riguardo il fenomeno degli
Ebani il 27 giugno ad esempio.
Gli avvistamenti e i filmati
sono così frequenti che non
diamo nemmeno più notizia di
tutti quanti. Ormai molti non
rappresentano nemmeno più
un interesse dal punto di vista
giornalistico. Possiamo dire
che ci sono diverse dozzine di
avvistamenti interessanti ogni
anno anche se i numeri non
sono quelli degli anni in cui ci
sono stati i picchi come il
1991, 1994, 1997 e 2004
fenomeno le autorità
messicana?
A differenza degli Stati Uniti
non esiste un blocco, non c’è
pressione sui testimoni, se ne
può parlare con libertà. Non ci
sono ripercussioni per i
giornalisti che se ne occupano,
nel mio caso non ho mai
ricevuto nessuna minaccia.
C’è una certa apertura, come
saprete nel 2004 ho ricevuto
un video direttamente
dall’esercito nella persona di
Riccardo Clemente Vega
Garcia, Segretario Generale
della Difesa, un video preso a
Campeche. Diciamo che come
in Francia, Gran Bretagna e
in Brasile, anche il Messico
sta dimostrando un’apertura
nei riguardi del fenomeno.
Non che ci abbiano aiutato a
investigare ma si sono rivolti a
noi per farlo.
Gli ufo ripresi all’infrarosso sopra
Campeche
Un ebani ripreso mentre rilascia
una sfera
È corretto dire che questa
moderna fase ufologica è
iniziata nel 1991, durante
l’eclisse?
Sì, sembra che in quel
momento ci sia stato l’inizio
ma non dobbiamo dimenticare
che per l’eclisse molti
disponevano delle
videocamere, è un aspetto
molto importante, in quel
momento si è cominciato a
usarle, possederle diventava
sempre più facile.
Come si occupano del
Come dicevamo, il Messico è
invaso da avvistamenti ufo
ma non solo da ufo
“tradizionali”. Ci sono un
sacco di cose strane che
volano nei cieli messicani,
come gli Ebani per esempio.
Alcuni di questi in effetti
sono strani mentre alcuni
sembrano ghirlande di
palloncini. Puoi parlarci di
questo strano fenomeno?
Ci sono persone che credono
che siano palloni ma senza
rendersi conto di cosa
potrebbe essere un pallone di
cinquanta o sessanta metri,
sembrano palloni perché
hanno l’aspetto di tante sfere
LE INTERVISTE DI
GIANLUCA RAMPINI
unite. Noi stessi nel 2008
creammo due di questi ebani
fatti di palloncini, uno di venti
metri e uno di dieci metri, del
costo ciascuno di circa 1000
dollari, quindi realizzarli è
molto caro, trasportarli poi è
molti difficile per la loro
grandezza. Inoltre non
osservammo il movimento
ripetitivo, ciclico tipico degli
Ebani. Nonostante questo si
continuano a vedere e
arrivano decine di filmati di
questo fenomeno. Quindi chi
dice che sono palloni non sa di
cosa stiamo parlando. Invito
chiunque crede siano
palloncini a provare a crearne
uno di 20 o addirittura
cinquanta metri. Inoltre hanno
movimenti circolari, ciclici e
ripetitivi che dei palloncini
non avrebbero. Inoltre i
palloncini a quote così alte
non durerebbero così a lungo
senza esplodere .
Collegate agli Ebani
sembrano essere le
“flottillasi”. Recentemente
abbiamo visto il video di
Pedro Hernandez in cui un
oggetto rilascia decine di
piccole sfere. Cosa pensi
siano queste piccole sfere?
Sì, in effetti i due fenomeni
possono essere connessi. Il
video ci mostra come questi
oggetti rilasciano le sfere, io
credo che questi fenomeni
siano interconnessi, credo che
in sostanza siano lo stesso
fenomeno. Il video di
LE INTERVISTE DI
GIANLUCA RAMPINI
Hernandez e quello di Alfredo
Carrillo sono eccezionali.
Queste sfere hanno un
diametro di circa 150/160 cm,
io credo siano composte di
energia. In taluni casi
sembrano metalliche, la
maggior parte comunque sono
chiare tranne alcuni casi in cui
sono di colore scuro. È molto
curioso il caso di Pedro
Hernandez che assieme ad
Alfredo riprese lo stesso
oggetto da due angolazioni
diverse, al primo risultò di
colore arancione mentre al
secondo l’oggetto apparve
nero, questo non per la
posizione rispetto al sole.
Alcuni anni fa il caso di
Carlos Diaz attirò
l’attenzione del mondo
intero, le sue fotografie e i
suoi filmati erano
stupefacenti. Ho avuto
l’occasione di incontrarlo qui
in Italia ed ho avuto la
sensazione che fosse una
persona onesta. Hai
investigato il suo caso? Sai
cosa faccia al giorno d’oggi?
Ho avuto l’opportunità di
investigare sul suo caso nel
1993. Era un buon caso ma
non siamo riusciti a dire cosa
stesse succedendo realmente.
Non posso assicurare che
abbia continuato i suoi
contatti. E’ stato detto che i
suoi ultimi filmati erano falsi
ma a mio parere il caso era
molto interessante. Devo però
dire che Carlos era un
soggetto difficile da essere
investigato, non dava mai
risposte chiare e convincenti,
divagava portando i discorsi
dove voleva e alle fotografie.
24
Una delle decine di foto scattate da
Diaz alle navi di luce
Ci sono stati altri contattisti
in Messico?
A dire il vero, no. Non
abbiamo mai investigato altri
casi di contattismo. Fuori dal
Messico, l’ultimo caso che ho
potuto investigare è quello di
Stan Romanek, che secondo
me è un caso reale, autentico.
Inoltre sto investigando alcuni
casi di rapimento, ad esempio
il caso di Ron Noel, nel cui
corpo è stato trovato un
impianto che emetteva una
forte energia, quanto quella di
un televisore. Questo oggetto
stava trasmettendo verso lo
spazio profondo. Comunque
entrambi questi casi sono
accaduti fuori dal Messico,
qui invece non ne abbiamo
investigato nessuno.
Un filmato molto
interessante è stato il video
di Merida, in cui due ragazzi
che giocavano a pallone
ripresero un essere che
sembrava un alieno grigio.
Molte persone credono sia
un falso. Cosa ci puoi dire in
proposito?
Molta gente non crede in
questo caso. Come sempre
accade però chi non ci crede
non sa nulla del caso. Ad
esempio non si sa che
rilevammo, sul luogo
dell’avvistamento, un punto da
cui emanava una forte
radiazione, radiazione che poi
si è estesa sino ad un raggio,
intorno a quel punto, di un
chilometro. Non sappiamo il
perché, ma il caso è autentico.
Ciò dimostra che uno di questi
esseri potrebbe essere entrato
attraverso una porta
dimensionale, almeno è quello
che crediamo.
Parliamo ora del caso del
“feto alieno”. Cosa è successo
dopo le prime analisi? Hai
trovato qualcos’altro, sia in
positivo che in negativo?
Le analisi sono andate avanti
(vedi http://
www.serdemetepec.com), ne
sono state fatte otto, e
nonostante le otto analisi
ancora non si è in grado di
stabilire cosa sia la creatura.
Io non credo sia terrestre, non
vedo come ci debbano volere
tante analisi per capire cosa
sia se fosse terrestre. In sette
di queste analisi non fu
possibile recuperare il DNA,
non capisco come mai il DNA
è così degradato come dicono
gli specialisti. In una di queste
otto analisi, realizzata in una
università europea, di cui non
posso ancora rivelare il nome,
gli scienziati hanno affermato
che non possono confermare
che l’essere sia terrestre. È
stata anche realizzata una
tomografia assiale
computerizzata dell’interno
della testa e si è visto che
l’orecchio interno era molto
25
sofisticato, che non
corrisponde a quello delle
scimmie, nemmeno a quella di
una scimmia titi. L’idea che
fosse una scimmia è nata
quando alcuni ricercatori
europei vennero a vedere
l’essere, incuriositi dalle
analisi che sono state fatte.
Quando lo videro però dissero
che poiché non era umano,
non poteva che essere una
scimmia. Erano antropologi e
quindi non vollero continuare
le investigazioni. La porta
rimane aperta, ancora non
possiamo dire cosa sia, ma le
analisi continuano. Dopo tutte
le ricerche fatte posso dire che
non è un essere conosciuto.
Tornando indietro agli anni
’90, ricordiamo tutti il
famoso caso di Las Lomas, 6
agosto 1997. Qualcuno una
volta mi disse di aver trovato
lo stesso video in cui si vede
solamente lo sfondo senza il
disco, intendendo che fosse
un falso. Quindi, secondo la
tua esperienza, era vero o
falso?
Ci furono decine, se non
dozzine di testimoni che videro
l’oggetto. Dimostrammo anche
che questi testimoni non
avevano visto il filmato come
sosteneva qualcuno. Non
posso quindi dire che il filmato
sia falso perché dovrei dire
che molte persone hanno
mentito. Oltre a questo, nel
1997 non c’erano programmi
per computer come ci sono al
giorno d’oggi. Si è provato a
riprodurlo anche negli anni
successivi ma nessuno ci è
riuscito compiutamente, quindi
il caso rimane un vero mistero.
Guardano costantemente il
cielo cercando ufo. Quante
persone sono coinvolte e
come è organizzato il
gruppo?
È un gruppo che varia, non
saprei dire di preciso quante
persone sono, tutti sono
indipendenti, alcuni si
raggruppano in maniera
indipendente. Il loro lavoro è
individuale per cui non c’è
molta unità di gruppo, c’è più
confidenza tra alcuni di essi. Il
Signor Fernando Corrales è il
Coordinatore Nazionale
mentre Pedro Avila è il leader
di questa organizzazione.
Quest’ultimo è una persona
ammirevole, è una persona da
cui prendere esempio, è affetto
da una paralisi. Nonostante
questo è riuscito a realizzare il
filmato con le due video
camere, una infrarossi l’altra
normale, in cui l’Ufo nella
prima si vede mentre nella
seconda no.
Il gruppo comunque può
variare, a seconda dei periodi,
dai 20 ai 100 individui, più o
meno questi sono i numeri. Ci
sono molte persone che si
sentono e agiscono come
Vigilantes senza appartenere
al gruppo. La trasmissione
Tercer Millennio è il vero
punto di incontro di tutti questi
vigilantes.
Credo sia l’unico gruppo al
mondo di questo tipo. Pensi
potrebbe avere senso che
anche in altri stati le persone
si organizzassero allo stesso
modo?
LE INTERVISTE DI
GIANLUCA RAMPINI
Ci sono alcune persone a
Pheonix, in Arizona, che
sorvegliano il cielo in una
zona degli Stati Uniti dove
sono stati fatti molti
avvistamenti. Sarebbe utile che
più persone lo facessero, ma
non è comunque una cosa
facile, bisogna possedere una
certa abilità e attitudine a
guardare sempre il cielo.
Veniamo ora all’Italia e al
caso Urzi. Cosa ne pensi e
come ti spieghi questo
speciale dono/abilità che
sembra possedere?
Ho investigato il suo caso e, a
mio parere, è uno dei più
importanti al mondo. Quelli
che dicono che non è vero,
ancora una volta, non
conoscono il caso. Ho avuto
l’opportunità di conoscerlo
molto bene e di vedere come
opera, non solo sono
profondamente convinto della
sua sincerità ma sono convinto
che abbia prodotto alcune
delle migliori prove mai
realizzate. Credo che il filmato
ripreso nel 2007, che dura un
ora, sia eccezionale ed
autentico. Anche il video del
cavallo, tanto bistrattato,
ritengo sia vero. Non tutti
sanno infatti che in Vaticano
esiste l’affresco di un cavallo
volante e non si tratta di una
allegoria ma è ritratto come
una testimonianza di chi lo ha
visto realmente. Credo che
Antonio Urzi possieda un
dono, non credo infatti si
LE INTERVISTE DI
GIANLUCA RAMPINI
potrebbe dire che sia tutto un
caso perché non solo succede
a Milano, ma è successo in
Argentina, in Turchia e anche
qui in Messico, durante il
Congresso Mondiale sul
Fenomeno Ovni. Credo che
oltre all’abilità di osservare il
cielo, questa persona ha
qualche particolare facoltà,
non ho altro modo per
definirlo poiché ritengo che il
caso sia autentico.
Proviamo ad andare oltre. Il
fenomeno dei rapimenti
alieni è studiato in Messico?
Ci sono pochi casi di
rapimento, la gente ne parla
poco. Non abbiamo avuto
l’opportunità di investigare
alcun caso e qui in Messico
non ci sono specialisti in
materia.
Credi, in generale, che i
rapimenti siano eventi reali
appartenenti alla nostra
realtà o potrebbero essere
qualcosa di diverso?
Assolutamente sì, nel caso di
Ron Noel che stiamo
investigando ci sono prove
fisiche, come gli impianti e le
tracce sul suo corpo rivelate
dalla luce ultravioletta. Potete
trovare su www.youtube.com/
user/tercermilenio le immagini
di questo caso. È un caso
molto ben investigato.
Se dovessi confrontarti con
uno scettico in un dibattito,
quale caso proporresti?
Proprio il caso di cui ho
appena detto, ma avrei molti
casi da proporre. Gli scettici
non fanno ricerca, non si
basano sulle prove. Oppure
usano alcune prove per
dimostrare ciò che vogliono,
una volta uno scettico usò le
prove che un video era falso
per dimostrare che il video di
26
cui parlavo era altrettanto
falso, il che mi pare sia un
modo per falsificare la verità.
Comunque il caso di Ron Noel
è un caso molto fisico, tutti gli
elementi che sono stati
riscontrati, l’oggetto, l’energia
che esso emanava, la
regressione ipnotica, il fatto
che altre tre persone abbiano
vissuto la stessa esperienza e
che due di questi abbiano
anch’esse un oggetto estraneo
nel corpo. Credo che sarebbe
un ottimo caso da presentare
agli scettici.
Recentemente abbiamo
sentito di un possibile
disclosure da parte del
governo Usa sugli Ufo, ma
non è successo niente. È
possibile che cambi
qualcosa? E se così fosse
potremmo fidarci di quello
che direbbero?
È difficile rispondere a questa
domanda, tutti speravano che
parlasse, c’era molto
aspettativa intorno ad Obama.
Non sappiamo se il fatto che
abbia ricevuto il premio Nobel
centri in qualche modo ma
appare curioso che proprio in
quei giorni apparve la famosa
Spirale in Norvegia, io sono
convinto che non sia stato il
missile russo a produrla. In
generale è impossibile fare
una previsione, ci sono
grandissimi interessi militari
coinvolti. Non è possibile dare
una risposta sintetica, ci
vorrebbe un’intervista
dedicata solo a questo.
Ok, come siamo soliti fare,
proviamo a dare uno
sguardo al futuro. Il 2012 è
imminente. Come è percepito
tutto questo in Messico e
qual è la tua opinione a
riguardo?
È un argomento che mi lascia
in un certo modo perplesso. Le
origini del popolo Maya
risalgono a 1500 anni prima di
Cristo e conoscevano periodi
di tempo molto più antichi.
Come facevano a conoscere
quei periodi storici? O sono
molto più antichi di quanto
pensiamo oppure sono eredi di
una civiltà che ancora non
conosciamo. Il loro calendario
è diviso in cicli di 5125 anni,
di cui l’ultimo è iniziato nel
3114 e finirà nel 2012. In
Messico questo argomento
viene percepito un po’ come in
tutto il mondo, c’è chi non lo
riconosce come mistero e c’è il
timore di una catastrofe cui
però molti non danno
importanza L’opinione
pubblica è divisa, come negli
altri paesi. Non credo che
succederà niente di male,
credo che aumenterà la
sensibilità delle persone nei
confronti del fenomeno Ufo,
molti si aspetteranno
qualcosa, credo che
potrebbero esserci più
avvistamenti e, se una civiltà
avanzata arrivasse, quello
potrebbe essere un buon
momento per il contatto
perché in qualche modo la
gente se lo aspetterebbe. È
curioso che i Maya non
parlassero di qualche
fenomeno cosmico, ma
parlassero specialmente di
acqua. Un cambiamento è in
atto, sarà comunque sempre
difficile dimostrarlo, qui come
in tutto il mondo, ma ad
esempio in questo periodo
vengono avvistate molte sfere
che si nascondono
nell’infrarosso. Questo è un
fenomeno molto interessante,
ci sono molti video che
dimostrano il comportamento
intelligente di queste sfere. Ci
sono insomma molti elementi
che lasciano supporre che ci
stiamo avvicinando a qualcosa
di spettacolare.
Grazie molte, Jaime, di
essere stato nostro ospite.
27
NOTIZIE DAL CUT
Il CUT è una associazione, apartitica, non settaria e senza scopi di lucro, che ha il compito di
divulgare, analizzare e studiare tutto ciò che riguarda il problema UFO (Unidentified Flying
Objects) e materie connesse. Questo centro di studio, composto da validi ricercatori,
razionali ma con la mente aperta, non ha una risposta univoca sull’origine, la natura e la
provenienza degli UFOs. Al momento la più probabile ipotesi di lavoro è quella che alcuni
UFO siano davvero di origine “estranea” al nostro Pianeta. Per qualunque informazione
contattare il nostro indirizzo email [email protected]
FATTI E FENOMENI MISTERIOSI
SULLA MURGIA
Articolo di Franco Pavone – Componente CUT
La lussureggiante terra di
Puglia , in alcune zone rimasta
per fortuna allo stato quasi
primordiale e incontaminato ,
racchiude misteri sconosciuti
ai più , ma ugualmente
intriganti come altri più noti e
famosi , come ad esempio
l’arcinota Area 51 , il
Triangolo delle Bermuda o
senza andare troppo lontano
Canneto di Caronia in
provincia di Messina , dove
come è noto si succedono
strani fenomeni associati al
passaggio e allo stazionamento
di oggetti volanti sconosciuti .
Sappiamo che in merito la
stessa Protezione Civile ha
ipotizzato fra le concause di
questi casi di autocombustione
e altro ancora che si verificano
nella cittadina siciliana , una
presunta spiegazione inerente a
manifestazioni provocate da
una tecnologia e da una
energia non convenzionale e
scusate se è poco. Ma tornando
alla terra di Puglia , qualche
mese fa il quotidiano ” La
Gazzetta del Mezzogiorno
” ( ma recentemente ne ha
parlato anche il Corriere del
Giorno di Taranto ) con
articoli del giornalista Nicola
Curci, pubblicati il 9 Dicembre
2009 , ha messo in evidenza
dei fatti che sfuggono ad una
spiegazione cosiddetta
razionale , ma che ci portano
invece in una dimensione
perlomeno oscura .
Coincidenza , questa zona sita
tra Corato e Poggiorsini sulla
Murgia barese , si trova a
pochi chilometri in linea d’aria
da Castel del Monte , sede del
famoso castello a pianta
ottagonale del XIII secolo , si
dice costruito dall’Imperatore
Federico II, ma ci sono anche
altre teorie in proposito , non
lontano dal ” triangolo ”
Andria , Ruvo di Puglia ,
Corato , secondo alcuni
studiosi con nascita dello
stesso il 29 Gennaio del 1240 .
Ad esso sono stati associati
misteri e reliquie religiose che
vanno dall’Ordine monasticocavalleresco dei Cavalieri
Templari , al Sacro Graal e
all’Arca dell’Alleanza . Ma
tornando all’argomento
iniziale , fonte di questo
articolo , cominciamo da una
tragedia verificatasi in
quell’area nel 1972 ,
precisamente il 30 Ottobre alle
20,40. Un aereo Fokker F27 in
NOTIZIE DAL CUT
volo di linea 327 Ati , partito
da Roma e diretto a Bari , si
schiantò sulla Murgia appunto
nella zona tra Corato e
Poggiorsini, su di una stalla
sita in un’area colonica
chiamata Masserie Nuove . Vi
perirono purtroppo 27
persone , tra cui 5 membri
dell’equipaggio e 22
passeggeri . I coloni che
abitavano quell’area si
salvarono per puro miracolo ,
ma persero la vita circa 200 tra
pecore e vitelli. I cronisti
arrivati sul posto descrissero
un’atmosfera ai limiti
dell’assurdo e le cause del
disastro , a distanza di quasi 40
anni, sono ancora avvolte nel
mistero più impenetrabile .
Nella zona le condizioni
meteorologiche erano ottime ,
non c’erano turbolenze e il
cielo era pieno di stelle . Come
da prassi consolidata ,
dovevano trovare delle
responsabilità , cercando una
spiegazione razionale e le
dettero al pilota Giuseppe
Cardona , il cui corpo
stranamente fu ritrovato fuori
dalla cabina , quasi vicino alla
coda dell’aereo , dando adito
ad ipotesi ai limiti
dell’assurdo . In coincidenza
un altro Fokker F27 , 17 giorni
prima si era schiantato sulle
Ande , dove perirono 29
persone sul volo 571 della
Fuerza Aerea Uruguayana , su
cui volava in rotta verso il Cile
una squadra di rugby .
Ricordiamo che l’odissea dei
16 sopravvissuti che furono
tratti in salvo dopo due mesi
sulle montagne andine , diede
28
la stura alla produzione di un
film che fece diventare di
dominio pubblico la loro
drammatica storia . Su quegli
aerei Fokker dell’epoca , il
sistema di navigazione era il
Vor , Vhf Omnidirectional
Range , che fino alla
rivoluzione Gps fu il sistema
di navigazione standard per i
voli a corto raggio ,
condizionato però dal
magnetismo terrestre . Da
questo momento in poi però
superiamo la linea di confine
ed entriamo in dimensioni
dall’apparenza impossibili .
All’epoca lo studioso definito
” eretico ” dalla scienza
ufficiale , Raffaele Bendandi,
dell’omonimo osservatorio di
Faenza , ipotizzò come causa
del disastro aereo della
Murgia , una tempesta solare
inusitata , causa ritenuta
suggestiva ma non credibile
per la scienza cosiddetta ”
ortodossa ” . E non solo . Il
direttore all’epoca
dell’aeroporto di Bari Palese,
Mario Cascella, inserì nel
corposo dossier del disastro ,
l’avvistamento di un oggetto
volante sconosciuto di colore
rosso da parte di un testimone ,
poco tempo prima del
disastro , e qui entriamo in una
dimensione di natura
ufologica . Ma i misteri
continuano . In quella zona è
sita anche la necropoli
funeraria di San Magno ,
misterioso complesso dell’Età
del Bronzo non ancora ben
studiata . Oltre la sagoma
esoterica di Castel del Monte
vi è poi la più grande
polveriera d’Europa , quella di
Poggiorsini . Inoltre , caso
strano , vi erano all’epoca
della Guerra Fredda tre siti
nucleari ora in disuso , di cui
approfondiremo più avanti. Ci
sono inoltre racconti di pastori
della zona che parlano di una
grande collina cava al suo
interno , dove pare siano
stipati aggeggi non meglio
identificati . Sempre nella zona
a pochi chilometri in linea
d’aria da Castel del Monte ,
ove in una radura si trova
piantata una croce nera di cui
quasi nessuno sa l’origine e
che tutti evitano di incrociare ,
c’è una stradina in leggera
salita , dove chi ha la briga di
lasciare l’auto in folle ,
quest’ultima invece di
scendere giù dal pendìo , si
muove in salita da sola , come
sperimentato anche dai
giornalisti della Gazzetta del
Mezzogiorno . Il geologo di
Andria , Riccardo Losito , ha
suggerito di fare misurazioni e
indagini in loco per capire se
sia un fenomeno di
magnetismo terrestre e se
l’esistenza di un forte campo
magnetico spiegherebbe alcuni
di questi enigmi , o si tratta di
qualcos’altro . Siamo sempre
nel campo dei misteri , che
29
come dichiarava un certo
Albert Einstein , sono la fonte
di ogni vera arte e di ogni vera
scienza . Stranamente però
fenomeni simili come quello
della misteriosa stradina
murgese , si verificano in altri
luoghi d’Italia come : la strada
per Ariccia vicino Nemi ai
Castelli Romani , un’altra dalle
parti di Pisa , ancora al bivio di
Montagnaga ( Trento ) e
un’altra dalle nostre parti verso
Martina Franca ( Taranto) , in
cima alla salita del bosco
Orimini , dove c’è un cartello
indicante “lazzo Casavola” ,
che immette in una stradina
con lo stesso fenomeno
murgese , dove nelle vicinanze
manco a dirlo c’è una base
poco conosciuta
dell’Aeronautica Militare ,
preposta come sede principale
della Terza Regione Area , per
il controllo del Mediterraneo ,
su eventuali ” intrusi ” che
penetrano nello spazio aereo
italiano . Dulcis in fundo ,
come abbiamo accennato
prima , quella zona della
Murgia era sede negli anni
sessanta , in piena Guerra
Fredda , di un presidio
missilistico nucleare detto di
Grottelline nella zona di
Spinazzola di Bari ( e che
interessò anche aree del
tarantino come Laterza e
Mottola ) , come detto in un
reportage del 2004 del
maresciallo Cannine Centore ,
veterano della Guerra Fredda .
Il gruppo da lui guidato si
occupava della custodia e del
puntamento di trenta testate
nucleari installate su missili
Jupiter di fabbricazione
statunitense , costruiti dalla
multinazionale Chrysler . La
decisione di installare questi
missili sulla Murgia barese fu
presa all’epoca della crisi di
Cuba , per affrontare in sede
strategica nella zona del mare
Adriatico , ultimo baluardo
della minaccia dall’est
europeo , il confronto con il
Patto di Varsavia . In un
documento declassificato dal
Foia ( freedom of information
act ) ora addirittura pubblicato
su internet dal sito
Altramurgia.it, Gerard C.
Smith , all’epoca assistente del
Segretario di Stato Usa e poi
delegato al trattato sulla
riduzione delle armi
strategiche ( Salt ) , valutò il
potenziale distruttivo di quei
missili puntati dalla Puglia su
Mosca e i paesi del Patto di
Varsavia . Una sola di quelle
testate che si trovava in uno
dei siti non lontano dalla base
dell’Aeronautica di Gioia del
Colle ( Bari ) , aveva una
potenza di 1,5 megatoni , 1
milione e mezzo di tonnellate
di tritolo e cioè 75 volte più
potente della bomba di
Hiroshima , ed è tutto dire . La
vita nella base all’epoca
scorreva tranquilla e i
carabinieri perlustravano
l’area , nell’ipotesi che qualche
intruso scoprisse i siti . Le
trenta testate nucleari
salutavano all’alba in linea
d’aria l’Albania , dove
probabilmente erano installate
analoghe testate nucleari
rivolte ad Occidente . I fatti si
svolsero sino al 1963 , quando
tutto fu smantellato e gli
ufficiali e i sottufficiali
dell’Aeronautica furono
trasferiti ad altri incarichi . E
mistero nel mistero ( ma non
bisogna meravigliarsi ) ,
nessuno della popolazione
locale era al corrente di quei
missili situati nelle nostre terre
e chissà se qualche ricaduta
radioattiva non è rimasta al
suolo , infatti qualcuno ha
sconsigliato di mangiare
prodotti naturali cresciuti in
quella zona . Come vediamo
quest’area della Murgia
racchiude tanti misteri che
spaziano dall’esoterismo ai
NOTIZIE DAL CUT
misteri religiosi, all’ufologia,
ai fenomeni magnetici, a quelli
solari, ai disastri aerei non
spiegati e agli enigmi della
Storia . Sicuramente qualcuno
di questi potrebbe essere
spiegato ” razionalmente ” ,
come amano dire gli studiosi
allineati , ma altri restano
inesplicati e ci portano in
sentieri ai confini della realtà
così come la conosciamo
( anche se ultimamente la
scienza sta mettendo in dubbio
persine il fatto che le leggi
fìsiche siano uguali in tutto
l’Universo ) , come quelli
legati agli UFO , che
notoriamente hanno una
predilezione per le basi militari
e gli aerei. Sono enigmi come
abbiamo visto , che troviamo
quasi sull’uscio di casa , nella
nostra vecchia terra di Puglia e
come disse il famoso scrittore
e aviatore francese Antoine de
Saint- Exupèry ( 1900-1944 ) :
« il mistero non è un muro ,
ma un orizzonte . Il mistero
non è una mortificazione
dell’intelligenza , ma uno
spazio immenso che Dio offre
alla nostra sete di verità. »
FONTI BIBLIOGRAFICHE
La Gazzetta del Mezzogiorno
– mercoledì 9 Dicembre 2009
Corriere del Giorno –
domenica 24 Ottobre 2010
Castel del Monte – Wikipedia
Sito internet – Altramurgia.it
Altipiano murgese –
Wikipedia
30
RICERCHE DI
CONFINE:
UN BREVE
PENSIERO
Roberto La Paglia
[email protected] , oltre ad
essere giornalista freelance, è
scrittore e ricercatore. Mente
fervida, alimentata da un
intenso ed inesauribile
desiderio di ricerca,
attraverso le sue opere,
accompagna i lettori in un
viaggio verso l'ignoto,
guidandoli nei meandri più
nascosti delle dottrine occulte
ed esoteriche. Uno dei suoi
ultimi libri è “Archeologia
Aliena” (Ed. Cerchio della
Luna, 2008).
Si racconta che esistano
cinque verità: la mia, la
tua, quella degli altri (la
sua e la loro), quella
presunta e la verità vera.
Riferendoci alle prime tre
possiamo sicuramente
affermare che esse siano
esclusivamente di parte, lo
stesso può avvenire per
quella presunta, mentre
difficilmente riusciremo ad
arrivare alla quinta, quella
vera. La verità, sempre e
comunque, è una scoperta
pericolosa, capace di
rovesciare secoli di
attestato pensiero
scientifico; a volte fa
paura, può ferire
profondamente, ed è in
grado di mettere in crisi
qualsiasi solida
convinzione, sia essa
morale, politica, storica o
spirituale. Possiamo dire
oggi di conoscere
veramente lo stato delle
cose?
Partendo dal presupposto,
per molti versi non certo
errato ai fini dei temi
trattati in questo libro, che
la verità si ottiene
dall’apprendimento
omogeneo e costante dei
fatti, non possiamo certo
affermare di essere giunti
alla nostra meta. I dati in
nostro possesso si
riferiscono molto spesso
alle prime tre verità, a
volte alla quarta, ma
proviamo a met-terle
insieme e non avremo che
una ipotesi, un ragionevole dubbio su quale potrebbe essere la verità vera.
Quando esattamente, per la
prima volta, l’uomo
osservò il nostro pianeta?
Possiamo accettare oggi
l’ipotesi di un essere quasi
31
scimmiesco che si adatta e,
con l’ausilio
dell’osservazione e di una
spiccata intelligenza, sopperisce in maniera sempre
più moderna ai suoi bisogni
quotidiani? È accettabile
l’ipotesi di una evoluzione
osservata e studiata
linearmente, senza tenere
conto dei tanti, troppi
oggetti e fatti che non
trovano una giusta
collocazione temporale?
Esiste una antica, e
volutamente ignorata,
documentazione sui miti
celesti che vennero
riconosciuti come Dei dagli
uomini; una tradizione
orale e scritta che tende a
spostare i nostri parametri
di ricerca ai margini di un
universo chiamato Terra.
Le antiche civiltà
credevano fermamente in
un intervento divino molto
diverso da quello con
valenze prettamente
spirituali che prese in
seguito il sopravvento: Dei,
Dee, esseri di altri mondi
che incrociavano il nostro
spazio e interagivano con il
nostro pianeta. Oggi li
conosciamo come Ufo,
Grigi, extraterrestri, e
tentiamo di confinarli in
uno spazio utopistico nel
tentativo di sognare un
universo fantastico pur
rimanendo saldamente
ancorati ad una realtà molto
più tangibile e rassicurante;
ma un tempo storia e mito
convivevano tra loro; una
delle spiegazioni proposta
più di frequente riguardo
all’origine del mito si basa
sulla sua diretta
discendenza da un
sentimento religioso,
ovvero l’estremo bisogno di
razio-nalizzare un
atteggiamento superstizioso
o, comunque, qualunque
cosa non possa essere
spiegata con il solo ausilio
della ragione. Se da un lato
questa teoria risulta
sicuramente accettabile,
dall’altro non tiene conto
del fatto che l’inspiegabile
non è soltanto una
prerogativa divina; esistono
infatti molti fenomeni
inspiegabili che non
rientrano nella natura
divina ma sembrano
appartenere alla sfera
umana. Uno dei tanti
misteri, ad esempio, che da
sempre affligge gli storici e
gli scienziati è quello dei
petroglifi, e in particolar
modo quello che riguarda
molte raffigurazioni antiche
che sembrano riprodurre
moderne creature rivestite
da una sorta di tuta
spaziale, se non addirittura
veri e propri esseri di natura
non umana. Proviamo a
paragonare le varie pitture
rupestri e cerchiamo tra
loro un comu-ne
denominatore; l’uomo
primitivo dipingeva o
scolpiva la pietra per
riprodurre ciò che temeva o
ciò che osservava. Nel
primo caso potremmo
affermare che si trattava di
una sorta di esorcismo,
attuato rappresentando la
figura che lo minacciava e
scaricando quindi il proprio
timore sull’opera appena
compiuta. Nel secondo
caso, però, non possiamo
che arguire di trovarci ad
osservare la
rappresentazione di ciò che
l’artista vedeva,
ovviamente distorta dalla
sua cultura e dal sentimento
religioso, ma pur sempre
una rappre-sentazione di
qualcosa alla quale aveva
assistito o, comunque, di
qualcosa che aveva visto
con i propri occhi. Partendo
da questo presupposto, le
figure anomale rinvenute in
svariate località della Terra
non possono essere
attribuite a semplici
fantasie, sono troppo simili
tra loro e l’enorme distanza
che divideva gli artisti non
favoriva certo uno scambio
di idee sui modelli da
raffigurare. Rimane quindi
la domanda: cosa
rappresentavano? Possibili,
come alcuni asseriscono,
che quelle strane figure
dotate di caschi e tute,
fossero soltanto la
rappresentazione
dell’antico desiderio
dell’uomo di volare? Come
spiegazioni dobbiamo
ammettere che lascia molto
a desiderare, sarebbe molto
più logico a questo punto,
accettare la teoria di
visitatori alieni, con tutto
ciò che ne consegue. Il
problema principale rimane
comunque l'affinità tra le
culture nel Medio Oriente e
quelle rinvenute nelle
Americhe, ovvero la loro
sconcertante concordanza;
l’antica Babilonia era
infinitamente lontana dal
Sud America, così come
ogni cultura presentava
caratteristiche diverse: una
si sviluppava a stretto
contatto con il mare, l’altra
nasceva sulle montagne, il
tutto scandito da esigenze
diverse e diverse idee. Ciò
nonostante, la similitudine
32
delle rappresentazioni
grafiche lascia ancora oggi
perplessi; pur ammettendo
che si sia giunti alle stesse
soluzioni percorrendo
strade diverse, questo non
spiega in maniera
soddisfacente l’enigma
delle rappresentazioni
pittoriche e architettoniche.
Esiste di certo la possibilità
che rappresentanti di
diverse culture siano venuti
in contatto tra loro,
spargendo per il mondo
allora conosciuto, come
moderni missionari, le loro
conoscenze; ma questi
uomini da chi avevano
appreso? Se la maggior
parte delle informazioni
provengono da tradizioni
orali perpetuate nel tempo,
quale era la loro origine. In
poche parole, se culture
diverse erano solite
rappresentare esseri
racchiusi in quelle che oggi
definiamo tute spaziali, ci
deve comunque essere stato
qualcuno che, inizialmente,
testimone di questo strano
avvenimento, ne ha in
seguito perpetuato il
ricordo. Ancora una volta
ritorniamo al quesito
iniziale; se infatti si
potrebbe spiegare il
problema della somiglianza
tra le varie rappresentazioni
artistiche, questo nulla
sembra togliere al mistero
iniziale: quale avvenimento
remoto scosse così
profondamente i suoi
testimoni, tanto da diventare
un mito quasi universale?
L’ULTIMO LIBRO
DI ROBERTO LA PAGLIA
IL GRANDE LIBRO
DEI MISTERI
Roberto La Paglia
Prefazione di Paola Giovetti
Edizioni Xenia
316 pagine 15 Euro
ISBN 9788872736890
Dalla mitica Atlantide al calendario Maya: i più
sconvolgenti e dibattuti enigmi della storia umana
in attesa di una soddisfacente soluzione.
I megaliti di Stonehenge, la Piramide di Giza, le
linee di Nazca: che cosa volevano dirci gli antichi?
Rennes le Chateau e la Cappella Rosslyn: i
Templari e il Santo Graal. Da Tunguska agli odierni
avvistamenti Ufo: misteriosi segnali dal cielo.
Fantasmi, telepatia, medianità ed esperienze di pre
morte: la scienza si interroga sul paranormale.
Un viaggio lungo un sentiero nel quale si muovono
non soltanto le teorie di confine ma anche le ipotesi
scientifiche, in un serrato confronto dal quale si
auspica possano un giorno nascere risposte certe.
Un libro affascinante che permette al lettore di
immergersi in una realtà parallela ma non per
questo del tutto irreale, alla scoperta di luoghi, fatti,
personaggi e storie spesso difficilmente reperibili
nella letteratura del mistero.
33
EFFETTI SPECIALI...
SULLA VIA DI
DAMASCO
Simone Barcelli
[email protected] ha
45 anni ed è un ricercatore
indipendente di Storia
Antica, Mitologia e
Archeologia di confine. In
rete collabora con Storia in
Network, Tuttostoria,
Edicolaweb, Acam, Esonet,
Paleoseti e ArcheoMedia,
sui cui portali sono
pubblicati i suoi studi
tematici.
Il tardo apostolo Paolo, per
intenderci quello della
celebre conversione, prima di
passare alla fede cristiana si
chiamava Saulo di Tarso ed
era a pieno titolo un cittadino
romano. Le sue vicende,
stranamente, sono molto
simili ad un personaggio
greco vissuto nella stessa
epoca, tale Apollonio il
Nazareno, tanto da far
ipotizzare un ripescaggio
degno del miglior complotto
che sia mai esistito. Paolo fu
tacciato dai primi cristiani,
durante la sua predicazione a
Tarso e dintorni (anni dopo la
morte di Cristo) di aver
estromesso la figura di Dio
dall’insegnamento ed aver
instaurato il culto di Gesù. E
qui, la figura divinizzata del
Cristo, quella che emerge
dalle Sacre Scritture, è
davvero troppo simile ad altre
divinità del mondo antico: si
tramanda che anche Adone,
Dumuzi e Attis, per fare
qualche nome, compissero
miracoli, terminando la vita
terrena con la resurrezione.
Ma anche la circostanza di
essere nato da madre vergine
non è prerogativa del
Salvatore, tanto che anche
Attis, Krishna e Dioniso/
Bacco passarono così alla
storia. Non abbiamo dubbi
che siffatta particolarità possa
aver contribuito non poco a
far lievitare gli adepti di
ciascun culto. Come avremo
modo di vedere, le
similitudini non finiscono
certo qui. Stando agli studiosi
non allineati, come ad
esempio Robert Eisenman,
che hanno dedicato anni alla
lettura critica dei testi sacri, è
in questo periodo che, proprio
grazie a Paolo, prendono
34
piede gli elementi miracolosi
attribuiti a Gesù, quindi le
“responsabilità” dell’apostolo
sono senz’altro notevoli. Le
affermazioni attribuite a
Paolo sono poi in completo
contrasto con i dettami del
Cristianesimo di Giacomo,
imperante in quel di
Gerusalemme. Tale
situazione trova ampio
riscontro dalla lettura degli
Atti degli Apostoli
(soprattutto il Vangelo di
Luca): Paolo è richiamato
diverse volte a Gerusalemme,
al cospetto dei sacerdoti del
Tempio, per giustificare il
suo operato e per eseguire
periodi di “purificazione”.
Dopo essere stato salvato dai
Romani, è condotto infine
nella Città Eterna per essere
processato. A quel punto di
lui si perdono le tracce ed
anche i testi sacri risultano
discordanti, se non
fortemente evasivi.
Effetti speciali
C’è da chiedersi, a questo
punto, se tutto ciò avesse il
fine ultimo di creare, ex
novo, un personaggio
(recante con sé un preciso
messaggio medianico) che
potesse far breccia tra la
gente e contrastare in qualche
modo gli altri culti imperanti
all’epoca. Non è una novità
che, da sempre, tutte le
religioni abbiano fatto largo
uso di “effetti speciali” per
convincere il popolo della
bontà del proprio dire, nella
speranza che
l’immaginazione (o la
credulità) popolare potesse
fare il resto. Pensate alla
grandezza delle piramidi e
dei templi, allo sfarzo del
vestiario dei sacerdoti, al
gioco di luci e alla musica.
Ma qui, tralasciando
volutamente tutta una serie di
indizi che ci porterebbero
inevitabilmente a demolire la
veridicità storica della figura
dell’apostolo (e qui
sorgerebbe veramente un
problema di fondo), occorre
sicuramente disquisire sul
fatto che dalla diaspora di
Paolo è sostanzialmente nato
il Cristianesimo, così come lo
viviamo oggi, con le sue
inevitabili contraddizioni. Da
allora si è creata una netta
frattura con la religione
ebraica, quella delle origini,
postulata da Giacomo e dai
suoi seguaci nel Tempio. Ci
risulta difficile comprendere
come abbia fatto Paolo a
discostarsi così tanto dagli
insegnamenti iniziali,
considerando che non ebbe
neppure modo di conoscere il
figlio di Dio, mentre
Giacomo, colui che entrò in
aperto dissidio con lui, oltre
ad essere il capo della Chiesa
di Gerusalemme, era definito
il “fratello di Gesù” e lo
avrebbe addirittura
conosciuto di persona. Chi
meglio di Giacomo poteva
raccontare le vicende
attribuite a Cristo?
L’uomo della menzogna
Nonostante la frammentarietà
degli Atti della Chiesa
cattolica, per la vicenda in
questione abbiamo qualche
informazione in più dai
35
Rotoli del Mar Morto, una
raccolta di testi rinvenuta
quasi intatta, nelle grotte di
Qumran, dal 1947 in poi. Gli
studiosi fanno risalire questa
documentazione al I secolo
della nostra era ed il metodo
di datazione C-14 convalida
grosso modo questa
asserzione, attestandosi al 33
d.C. I manoscritti sono opera
della comunità giudaica degli
Esseni, la cui setta si
discostava dall’insegnamento
ebraico proveniente dal
Tempio. Quanto indicato in
questi scritti è illuminante per
la comprensione della Bibbia
ma getta luce anche sulla vita
di Gesù. Nel Commento ad
Abacuc, dove si narra della
vita del “Maestro di
Giustizia”, correttamente
identificato in Giacomo,
incontriamo il suo avversario,
“L’uomo della menzogna”, e
non è difficile, per il proprio
percorso di vita, far
coincidere questo
personaggio con Paolo.
D’altronde, le affermazioni
contenute nei rotoli trovano
ampia conferma non solo
negli Atti degli Apostoli ma
anche negli scritti di storici
del calibro di Giuseppe
Flavio, per dirne uno. Mettere
in discussione la figura di
Paolo, indiscusso precursore
del Cristianesimo, ci conduce
inevitabilmente ad occuparci
criticamente anche
dell’esistenza di Gesù.
Similmente, gli avvenimenti
che interessano altri culti
religiosi, ma anche una vasta
fetta della società civile,
possono prestarsi ad una
lettura dissimile da quella che
conosciamo.
L’interpretazione diversa, a
volte anche completamente
difforme che può interessare
un determinato accadimento
è in grado di provocare, come
ben capite, ripercussioni di
inaudite proporzioni. Consci
del rischio nel percorrere
questa strada,
pericolosamente disseminata
di ostacoli, cercheremo allora
di raccontare l’origine
primitiva dei riti,
cominciando dal battesimo,
che era già in voga tra i
sacerdoti egiziani che
adoravano la dea Iside:
millenni prima del
Cristianesimo, insomma.
Riti ancestrali
La pratica non si discostava
poi tanto da come la
possiamo intendere ancor
oggi: dopo una certa
preparazione, l’iniziato
veniva immerso in acqua e,
facendo ciò, le colpe del
passato venivano di colpo
cancellate. Con il battesimo,
sostenevano i sacerdoti della
dea, si riceveva in premio la
vita eterna, a patto di
rispettare tutte le regole
prescritte dalla religione. A
parte gli egiziani, che per
quanto ne sappiamo furono i
primi a rendere istituzionale
questo rito iniziatico, anche
gli adepti del dio Attis e
quelli del dio Marduk, così
pure in Grecia con Dionisio e
Demetra e in Persia con
Mitra, avevano cerimonie del
tutto simili se non identiche.
Ogni volta, di diverso, c’era
solamente il nome della
divinità, ma ognuna
dispensava, comunque, la
salvezza e la vita eterna,
grazie alla resurrezione. E’
36
stato accertato che, spesso,
pur essendo in competizione
tra loro, pur di ammaliare più
fedeli possibili ogni culto
tollerava di buon grado gli
altri, tanto che le diverse
divinità potevano coesistere
tranquillamente anche in un
unico tempio. Se col
battesimo si ripuliva, per così
dire, la fedina dell’iniziato,
rimaneva da vedere come
poter concedere il dono
dell’immortalità, prerogativa
delle divinità e non
dell’uomo. Ecco allora
ripescata e rielaborata, la
primitiva credenza che,
mangiando la carne e
bevendo il sangue del nemico
ucciso in battaglia, si
acquisiva la sua forza. Da lì,
identificando un animale con
un dio, il gioco era fatto:
durante la cerimonia, la
bestia veniva uccisa ed i
fedeli potevano aspirare alla
chimera dell’immortalità. Col
passare del tempo, per
rendere più accettabile il rito,
al sangue si sostituì il vino
rosso: anche in questo caso,
occorre parlare dei sacerdoti
egiziani come precursori in
materia, almeno 15 secoli
prima di Cristo. Per ciò che
concerne, invece,
l’introduzione del pane in
quello che, da sempre, si
definisce sacramento
eucaristico, il merito va
attribuito alla classe
sacerdotale di Dioniso, dio
assimilato, guarda caso, alla
fertilità e al grano. Tutto
sembrava andare per il verso
giusto, sennonché, qualche
fedele cominciò a dubitare
della veridicità di quanto
andavano dicendo questi
sacerdoti. Ci si chiedeva,
soprattutto, come potesse una
divinità concedere all’uomo
l’immortalità se, essendo tale,
non aveva mai patito la morte
e, di conseguenza, non aveva
sperimentato la resurrezione
(inizialmente anche il
Cristianesimo insegnava la
reincarnazione, predicata da
Gesù, ma il Concilio di
Costantinopoli del 553 d.C.
ne decretò l’abolizione).
Detto, fatto. Un po’ tutte le
religioni pagane
cominciarono a far scendere
le proprie divinità sulla terra,
giustificando l’avvenimento
come necessità di far
conoscere al genere umano i
dettami del credo: ecco,
quindi, la nascita dei
“predicatori” che, a un certo
punto della loro esistenza
terrena, subivano la
persecuzione da parte degli
infedeli, fino alla condotta a
morte. Dopo tre giorni di
permanenza negli inferi, il
dio resuscitava per
ricongiungersi al suo mondo
d’origine. Preferibilmente,
questo avveniva in
concomitanza della
primavera, da sempre legata
alla rinascita della natura. I
testi mitologici, a questo
punto, proseguono nella
narrazione chiamando in
causa l’attesa spasmodica del
giudizio universale, momento
in cui la divinità sarebbe
tornata sulla terra per
giudicare i vivi ed i morti.
Guarda caso, questo
fantomatico ritorno è comune
a tante religioni e
l’avvicinarsi del 2012 riporta
in auge la problematica.
La morte di un dio
Il dio babilonese Marduk,
come recitano gli antichi
testi, fu catturato e abbigliato
in modo tale da poterlo
deridere: a parte la tunica di
porpora, infatti, sulla mano
gli fu messa una canna come
fosse uno scettro mentre sulla
testa una corona di foglie di
acanto. Processato e
condannato a morte poiché si
professava dio, fu colpito al
petto con una lancia e, dalla
ferita, ci fu una fuoriuscita di
liquido bianco. Quest’ultimo
particolare, per i suoi seguaci,
era l’evidente prova della
morte a cui seguiva la
resurrezione. Similmente,
quanto detto per Marduk vale
per gli dèi Adone, Attis,
Cibele, Serapo, Demetra,
Mitra e Istar. Dopo i fatidici
37
tre giorni trascorsi negli
inferi, tutte queste divinità
ascendevano, nuovamente, a
vita eterna. Nel sepolcro
vuoto di Attis si rinvenne,
secondo i testi sacri, un
lenzuolo che aveva avvolto il
suo corpo (la prima Sindone
di cui si abbia notizia).
Tutto molto semplice,
lineare. Credibile. Peccato
che questa storia va avanti da
millenni, riciclata da
precedenti culti che si
perdono, davvero, nella notte
dei tempi.
Giuda riabilitato
Negli anni settanta del secolo
scorso, si rinvenne il vangelo
di Giuda Iscariota, colui che,
stando ai testi canonici, è
considerato il traditore del
Messia. Il contenuto di
questo scritto, che fu reso
noto al grande pubblico
solamente qualche anno fa,
dopo innumerevoli traversie e
non prima di aver incaricato
una squadra multidisciplinare
di studiosi (tra i quali Tim
Jull che col metodo C-14 ne
determinò una datazione tra il
240 e il 320 d.C.) di
effettuare le necessarie
verifiche, è quanto di più
eccezionale potevamo sperare
di leggere. Scritto attorno al
150 d.C. e subito condannato
come apocrifo e privo di
fondamento dagli uomini di
Chiesa, questo misterioso
manoscritto, nella versione
redatta in antica lingua copta
giace dimenticato assieme ad
altri per circa duemila anni
all’interno di una grotta
sepolcrale sulle sponde del
Nilo, nelle vicinanze del
villaggio di Qarara. Il testo
racchiude una minuziosa
descrizione degli ultimi
giorni di Gesù, ma nulla a
che vedere con quanto finora
raccontato dalla Chiesa, tanto
da mettere in seria
discussione il Nuovo
Testamento (come era già
accaduto per l’Antico dopo la
traduzione dei manoscritti
rinvenuti a Nag Hammadi).
Qui il traditore Giuda diventa
un vero eroe perché è il
discepolo preferito dal figlio
di Dio. Solo lui è reso
partecipe delle più incredibili
conoscenze mentre gli altri
sono tenuti all’oscuro. Cristo,
addirittura, è l’artefice del
proprio destino, quindi della
propria morte, tanto da
pianificarla in ogni dettaglio
e per fare questo si avvale
proprio dell’opera del
discepolo più malvisto che la
storia ricordi. Una specie di
complotto, quasi una
congiura, per far sì che
accada regolarmente quanto
avevano sentenziato le sacre
scritture secoli prima
dell’avvento del Salvatore. In
questo vangelo, a differenza
degli altri, la morte e la
resurrezione del corpo non
rivestono particolare
importanza, portando studiosi
come Bart Ehrman ad
affermare che non si parla di
resurrezione perché Gesù non
risorgerà e,
conseguentemente, il corpo
non tornerà alla vita. Solo lo
spirito continuerà a vivere. I
contorni della faccenda, a
questo punto, sono veramente
incomprensibili.
L’enigmatico messia
Gesù, per quanto ne
sappiamo, è un personaggio
che sfugge a qualsiasi
interpretazione. Della sua
vita, soprattutto della sua
infanzia, non abbiamo
davvero le informazioni
sufficienti per poterne
delineare, perlomeno, le linee
guida che lo portarono ad
essere quello che viene
tramandato come Messia.
Filone, uno scrittore vissuto
in quel periodo, nei suoi
scritti, incredibile ma vero,
non fa menzione assoluta del
personaggio. Anche altri
autori dell’epoca, che ci
hanno riferito fatti storici
avvenuti in Palestina, sono
completamente carenti in
materia. Per certi versi, non
potendo riporre la massima
fiducia sul contenuto della
Bibbia (pur sempre di
mitologia si tratta), dobbiamo
per forza di cose rifarci a
coloro che troppo somigliano
a Gesù. In sostanza,
dall’analisi di una pluralità di
fonti, con ogni possibile
prudenza (la documentazione
rinvenuta e citata nel testo,
proprio per la conoscenza
criptica di cui è permeata,
può essere soggetta ad
interpretazioni talvolta
dissimili), si può constatare
che l’esistenza terrena di
molti personaggi, quasi tutti
gravitanti nell’entourage
della religione, non è
storicamente documentata.
Gli aspetti controversi del
nostro passato ci inducono a
ritenere, una volta di più,
come sia difficile giungere
alla comprensione degli
avvenimenti che si sono
succeduti nel tempo, in
particolar modo quelli
risalenti a migliaia di anni fa.
Sarà quindi necessario
mantenere un costante spirito
critico riguardo le narrazioni
storiche, compresi i miti
naturalmente, perché la Storia
è sempre stata scritta da
postulanti e vincitori.
38
I MURI CICLOPICI
DI
OLLANTAYTAMBO
Yuri Leveratto
[email protected] , nato a
Genova quarantuno anni fa,
dopo aver conseguito la laurea
in Economia ha iniziato il suo
peregrinare per il mondo a
bordo di navi da crociera. Ha
vissuto a New York, lavorando
come guida turistica e dal 2005
si trova in Colombia. Autore di
racconti e romanzi,
appassionato di Storia e
fantascienza, viaggia per venire
in contatto con culture
autoctone e studiarne cultura e
modo di vita. Tra i suoi libri
ricordiamo “La ricerca dell’El
Dorado” (Infinito Edizioni,
2008) e “1542 I primi
navigatori del Rio delle
Amazzoni” (Lulu.com, 2009).
Ollantayambo è un paesello
situato a circa 90 chilometri
dal Cusco, non lontano dal
Rio Vilcanota (più a valle
denominato Rio Urubamba).
L’abitato si trova a 2750
metri sul livello del mare.
Poco dopo l’abitato moderno
vi è il centro archeologico,
situato a ridosso della
montagna. Secondo la
toponimia la parola
Ollantaytambo è formata da
due parti: Ollantay
deriverebbe dall’aymara e
significherebbe “osservare,
guardare dall’alto”; mentre
la parola tambo significa in
quechua “albergo o luogo di
riposo”. Pertanto il nome
Ollantaytambo può tradursi
come: “luogo di riposo da
dove si può guardare e
osservare dall’alto”.
L’archeologia tradizionale
indica nella civiltà degli
Incas l’origine della
cittadella antica. Percorrendo
il sito archeologico si nota
inizialmente una serie di
muri di contenzione, che
servivano per trattenere della
terra utilizzata per
coltivazioni di patata, quinua
e altri cereali andini.
Alla sommità dei
terrazzamenti vi è la
cittadella incaica con le sue
strette vie e muri ancora
conservati. Probabilmente vi
viveva l’elite dei governanti
della città, mentre il popolo
viveva più a valle in
abitazioni di legno con tetti
di paglia.
Nel lato sinistro rispetto alla
cittadella vi è il monumento
più enigmatico dell’intero
complesso, chiamato
“tempio del Sole”. E’
formato da sei massi
ciclopici quadrangolari, del
peso approssimativo di 50
tonnellate l’uno
perfettamente levigati, e
posizionati uno vicino
39
all’altro con una precisione
millimetrica.
A prima vista ho avuto la
sensazione che i sei megaliti
che compongono il cosiddetto
“tempio del Sole”, siano molto
più antichi della civiltà incaica,
proprio per il differente stile
architettonico.
La cava da dove provengono i
sei enormi massi è situata
dall’altra parte della valle, in un
luogo chiamato Kachipata, a
circa quattro chilometri
dall’acropoli.
Probabilmente i massi destinati
a comporre il cosidetto tempio
del Sole, furono già
parzialmente levigati nella cava
e quindi trasportati, utilizzando
tronchi d’albero dove farli
rullare, verso il fiume. Il primo
grande problema che gli antichi
megalitici dovettero risolvere fu
l’attraversamento del Rio
Vilcanota.
Inizialmente crearono un canale
parallelo al fiume in modo da
deviare il corso d’acqua. Una
volta che il letto originale del
fiume si seccò, procedettero a
traslare i massi verso la zona di
terra antecedente al nuovo
corso d’acqua.
Poi deviarono nuovamente
l’acqua verso il letto originale
del fiume e così si trovarono
davanti ad una zona di terra
asciutta dove far rullare i massi
su tronchi d’albero.
A questo punto affrontarono la
parte più difficile: dal fondo
della valle i sei ciclopici massi
furono trasportati, trascinati e
spinti verso il luogo più
elevato: l’acropoli.
Come fu possibile? Alcuni
ricercatori hanno proposto che
si utilizzarono centinaia di
uomini sia per spingerli che per
trascinarli, con robustissime
corde. Probabilmente si utilizzò
un sistema simile a quello usato
a Sacsayhuamán, per assicurare
che i massi non scivolassero
verso valle: si posizionavano
una prima serie di tronchi e
quindi una tavola di legno su di
essi (i tronchi erano più larghi
della tavola stessa e ovviamente
del masso da trasportare).
Quindi al di sopra della tavola
si metteva un’altra serie di
tronchi che servivano da base
per il masso. Ogni qualvolta
che si guadagnava qualche
centimetro due tronchi
venivano conficcati
perpendicolarmente nel terreno
(uno per parte), in modo da
bloccare la struttura e garantire
che non scivolasse a valle.
Una volta raggiunto il luogo
“sacro” dove questi macigni
furono posizionati si procedette
ad inserire una sottile lamina di
pietra tra un masso e l’altro,
40
probabilmente con la funzione
di cuscinetto in caso di
terremoti.
Il fatto che furono trovati altri
enormi massi parzialmente
levigati nella cava, può far
pensare che l’intero complesso
dell’acropoli di Ollantaytambo
non fu mai terminato, per
motivi a noi ignoti.
Resta l’interrogativo del
quando e del perché si costruí
una struttura cosí misteriosa.
Attualmente nessuna persona al
mondo sa dare una spiegazione
chiara del perché si
posizionarono questi sei massi
ciclopici in quel luogo,
perfettamente incassati.
A mio parere tali macigni sono
stati posizionati in situ in un
periodo remotissimo forse di
poco sucessivo al diluvio
universale (10.000 a.C.)
Sappiamo che molti popoli che
abitavano l’odierno Brasile e lo
scudo della Guayana si
diressero verso le Ande proprio
per poter scappare alle immani
inondazioni. Con il tempo
acquisirono l’arte di modellare
enormi massi allo scopo di farli
incassare perfettamente l’un
altro con il metodo chiamato
dei “tentativi ed errori”.
Si arroccarono nella parte alta
delle montagne (vedi
Marcahuasi, Sacsayhuamán o
Tiwanacu), proprio per evitare
ulteriori inondazioni, ma anche
per difendersi facilmente dagli
eventuali invasori, usufruire di
fonti d’acqua pura e fresca e,
non meno importante, perché si
sentivano più vicini a ciò che
loro consideravano Dio: il Sole.
Ad ogni modo resta
l’interrogativo sulla vera
funzione dei sei massi
megalitici e del perché si
posizionarono in quel modo
uno vicino all’altro. Per ora non
possiamo dare una risposta
certa, ma solo congetture.
Molti studiosi sono comunque
d’accordo sul fatto che il sito
archeologico di Ollantaytambo
sia stato costruito durante varie
epoche, cosicché molto
probabilmente gli Incas
occuparono un luogo molto più
antico.
A tale proposito riporto una
parte del libro “Pantiacollo”,
del ricercatore peruano Carlos
Neuenschwander Landa
(deceduto nel 2003 nella città di
Arequipa, Perú):
Effettivamente nel villaggio e
nelle parti più elevante
dell’insediamento si possono
distinguere i resti della
cultura primigenia, mentre
nei terrazzamenti e nelle case
di piedra e fango essiccato si
può apprezzare chiaramente
41
l'architettura inca.
Quando il dottor
Neuenschwander scrisse
“cultura primigenia” si
riferiva proprio alla cultura
megalitica che dominò gran
parte del continente
americano subito dopo il
diluvio.
Il cammino da percorrere per
conoscere a fondo la vera
Storia del Nuovo Mondo è
ancora arduo, ma solo con lo
studio comparato di
archeologia, linguistica e
genetica si potrà un giorno
riuscire ad individuare le reali
origini dell’uomo americano.
Foto: Copyright di Yuri Leveratto
È possibile riprodurre l’articolo e le
foto indicando chiaramente il nome
dell’autore e la fonte
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Yuri Leveratto
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o scaricabile)
42
LA SFAVILLANTE
OSCURA LUCE
DELLA REGINA DI
ROMA
Antonio Aroldo
([email protected]) è nato a
Napoli nel 1980. Laureato
in Storia alla Facoltà di
Lettere e Filosofia
dell’Università degli Studi
di Napoli “Federico II”, ha
poi compiuto uno stage di
giornalismo presso il Tg3
Campania. Oggi è
giornalista pubblicista.
Molte persone credono che il
“Potere” sia dato,
esclusivamente, dalla forza
economica o dalla supremazia
politico-militare che un
determinato soggetto ha a
propria disposizione. La
Storia, invece, ha spesso
dimostrato che tutto ciò non è
sempre la verità. La “Reale
Forza”, di qualsiasi individuo
che abbia una preminente
posizione socio-politica o
militare, dipende, soprattutto,
dalla “Supremazia
Psicologica” che una
qualunque persona, (d’ogni
estrazione sociale), riesce ad
esercitare su gli altri individui
della propria comunità.
Questa determinata capacita
deriva, in massima parte, dalla
“Cultura di Vita” che un
individuo possiede. Se questa,
non tanto, inconsueta indole è
usata in modo corretto ed equo
può fare molto sia per il
singolo individuo, che per
l’intera comunità; viceversa,
invece, se tale propensione è
adoperata per imporre il
proprio punto di vista agli altri
e non cercare il
“Compromesso” tra le parti,
allora quest’inclinazione
produrrà, soltanto, odio e
discordia e renderà, in ultima
analisi, l’individuo “Schiavo”
del proprio “Potere”. Nella
Storia umana ci sono stati, (pur
43
troppo ci sono ancora), molti
esempi di questo tipo di
“Schiavitù”. Una prova molto
concreta di quanto ho appena
affermato è data dalla
biografia di Lucrezia Borgia,
(1480 -1519), figlia del papa
“Alessandro VI”. Un altro
storico prototipo di questa
tipologia d’asservimento è
dato dalla biografia di Donna
Olimpia Maidalchini che
nacque a Viterbo il 26 maggio
1594. Olimpia era la figlia di
un appaltatore viterbese, il
capitano Sforza Maidalchini,
e di Vittoria Gualterio
proveniente dal patriziato di
Orvieto e in seguito anch’essa
appartenente al patriziato
romano e nobile di Viterbo. Il
padre, com’era di
consuetudine in quei tempi,
era fermamente intenzionato a
lasciare unico erede il figlio
maschio e aveva destinato le
tre figlie femmine al
convento. Olimpia, però, non
aveva nessunissima
intenzione di lasciarsi
rinchiudere. La giovane,
infatti, fu affidata ad un
direttore spirituale incaricato
di convincerla a prendere il
velo. La ragazza, però,
rivelando in tal modo, per la
prima volta la sua astuzia e la
propria peculiare indole, lo
accusò di tentata seduzione
procurando uno scandalo tale
che il sacerdote fu sospeso “A
Divinis”, (in altre parole la
sospensione
dall’amministrazione dei
sacramenti), e sembrò
destinato a tristissima sorte.
La futura “Papessa”, però, una
volta diventata potente, per
ringraziarlo di non averla fatta
finire in carcere, lo fece
nominare vescovo. Il padre,
sfumata la possibilità di farla
diventare una monaca, le
permise di sposarsi.
Fu cosi che la giovane
Olimpia diventò la moglie di
Paolo Pini che la lasciò
vedova, ricca e libera dopo
soli tre anni. Questa giovane
donna, quindi, come si è già
avuto modo d’evidenziare, era
molto ambiziosa e anche
avida, ma certo estremamente
volitiva, (in grado di avere un
forte ascendente), e che aveva
ben imparato, purtroppo, sulla
propria pelle che in un mondo
fondato sulla prepotenza
l'avidità e l'ipocrisia, una
donna con la sua intelligenza
e grande forza di carattere,
poteva dominare, invece, di
essere dominata. Olimpia
scelse come secondo marito
un romano di famiglia nobile
ma impoverita più vecchio di
lei di 31 anni, Pamphilio
Pamphili, che sposò nel 1612.
Questi la introdusse nella
società romana e, soprattutto,
la imparentò con suo fratello
Giovanni Battista, brillante
avvocato di curia e futuro
papa “Innocenzo X”. Il marito
scomparve, anche lui, qualche
anno dopo, secondo la
tradizione popolare, ucciso
dalla moglie con il veleno. Il
papa, dopo la morte del
fratello, le diede il titolo di
“Principessa di San Martino”.
La presenza di Olimpia, (e il
suo supporto economico),
accompagnò la carriera del
cognato Giovanni Battista
Pamphili fino al conclave ed
oltre il soglio di Pietro, e non
fu una presenza discreta. tutta
Roma, infatti, (a cominciare
da Pasquino), parlava e
sparlava di come Donna
Olimpia apparisse molto più
legata al cognato che al
marito, di come chiunque
volesse arrivare
all'ecclesiastico Pamphili
dovesse passare attraverso la
cognata, e di come costassero
cari i suoi favori. Quel che è
certo è che Donna Olimpia
Pamphili fu la principale
artefice dell'elezione a papa
del cognato e quando questa,
nel 1644, fu conclusa Olimpia
diventò la dominatrice
indiscussa e assoluta della
corte papale e di tutta Roma.
Si narrava, presso il popolo,
che la sua beneficienza fosse
sempre interessata, che la
protezione assicurata alle
cortigiane mascherasse una
vera e propria organizzazione
del traffico della
prostituzione, che i comitati
caritatevoli per l'assistenza ai
pellegrini del Giubileo del
1650 fossero organizzati a
scopo di lucro, che il Bernini,
allora in disgrazia, avesse
ottenuto la commessa per la
cosiddetta “Fontana dei
Quattro Fiumi” di “Piazza
Navona” solo per aver fatto
omaggio alla soprannominata
dal popolo, (come si è già
detto), Papessa, oppure la
“Pimpaccia” di un modello in
argento alto un metro e mezzo
del lavoro che voleva
eseguire. Un’altra concreta
prova dello smisurato potere
assunto da Donna Olimpia è
l’assunzione,
nell’importantissimo ruolo del
cosiddetto “Cardinal Nipote”,
una specie di segretario
personale del Papa, un suo
parente che tutti considerano
inetto e incapace, ma proprio
per questo gradito alla
Papessa. Quest’ultimo, infatti,
era un burattino nelle sue
mani. Cosa ancora più
sorprendente, il Cardinal
Nipote, invece di risiedere in
Vaticano riceveva a casa di
Donna Olimpia a Piazza
Navona. Un chiaro segno di
chi comandasse a Roma.
Differenti alti prelati, infatti,
espongono, nei loro uffici, i
44
ritratti di Donna Olimpia al
posto di quelli del pontefice.
La fama di Donna Olimpia
fece presto il giro d'Europa.
La regina Cristina di Svezia,
dopo aver abdicato dal trono,
rimandò il suo arrivo a Roma
proprio perché fu avvisata
dell'oppressiva presenza della
Papessa. Tutto ciò non
favoriva certo il prestigio del
Papato in un momento
delicatissimo della Storia
europea. L’ingombrante
presenza di Donna Olimpia,
quindi, arrecava un
considerevolissimo danno
d’immagine allo Stato
romano. Nel 1648 si concluse
la sanguinosa Guerra dei
Trent'anni con la vittoria dei
protestanti. La pace di
Westfalia sancì, tra le altre
cose, la perdita di vasti
territori ecclesiastici in
Germania. Innocenzo X cercò
di protestare ma la voce della
Chiesa fu a malapena
ascoltata al tavolo delle
trattative. Quasi per
nascondere l'impotenza del
Papa a livello internazionale,
Roma, (come si è già posto in
luce), è tutto un fiorire di
monumenti e chiese barocche.
L'arte di Bernini e Borromini,
però, non bastò a far evitare la
decadenza del Papato. Lo
sguardo nervoso e infastidito
di Innocenzo X, colto dal
Velazquez in un famosissimo
ritratto, lascia intuire la
tragicità della situazione. I
nuovi fasti architettonici
resero Olimpia ancora più
odiosa al popolo romano. La
Pimpaccia fu l'espressione del
potere arrogante. Mentre la
città moriva letteralmente di
fame, lei viveva nello sfarzo e
nell'ostentazione. Inoltre si
dimostrò spesso feroce e
spietata. La sua sete di
vendetta, infatti, fu forse
all'origine di un tragico
episodio. Castro era il centro
principale di un importante
ducato nel nord del Lazio.
Apparteneva ai Farnese, una
delle più antiche e prestigiose
famiglie romane, ma era
rivendicato dal Papato. Nel
1649, mentre armate
sterminate ridisegnavano i
confini dell'Europa, l'esercito
del Papa si impegnò, invece, a
sconfiggere i Farnese e ad
occupare la modesta cittadina
di Castro. Ma non è tutto.
Innocenzo X,
inspiegabilmente, non volle
tenere Castro. Ordinò, infatti,
che la città fosse cancellata
per sempre dalle mappe
geografiche. Tutto fu studiato
in modo che la città non
potesse risorgere più. Gli
abitanti furono sfollati mentre
800 operai scelti si
occuparono di demolirla
sistematicamente. Le tegole
dei tetti furono spezzate una
ad una, ogni singolo mattone
sbriciolato. Le grandi pietre
delle fondamenta gettate in
fondo ad un vallone ed alla
fine rimase solo un’insegna
con su scritto: “Qui fu
Castro”. Ma perché tanta
furia devastatrice? Nel 1655
Innocenzo X morì. Una volta
sparito il “Suo” Papa, finì
anche il periodo di gloria di
Donna Olimpia. Ma la
Papessa aveva ormai
accumulato terre e ricchezze
enormi da potersi ritirare nelle
sue tenute, dove quattro anni
dopo la peste la uccise. Si
narra che il giorno della morte
del papa Donna Oimpia
asportò dalla stanza di lui
tutto quel che trovò e nulla
volle dare per la sepoltura. Si
racconta, inoltre, che negli
ultimi anni di vita del
Pontefice vendette benefici
ecclesiastici per l'importo di
mezzo milione di scudi. E
così per l'avarizia dei parenti
il cadavere del Pontefice
dovette rimanere un giorno
intero in una stanzaccia,
esposto al pericolo d'essere
rosicchiato dai topi, e solo
dalla generosità del
maggiordomo Scotti che fece
costruire una povera cassa e
del canonico SEGNI che
spese cinque scudi per la
sepoltura lo fece alla fine
scendere nella pace del
sepolcro. Si racconta che ella
trasse di sotto il letto papale
due casse piene d'oro, se le
portò via, e a quanti le
chiedevano di partecipare alle
spese del funerale del papa
rispondeva: “Che cosa può
fare una povera vedova?”. La
vitalità di Donna Olimpia
rimane, però, ancora oggi,
comunque nella leggenda
popolare romana. Sembra,
infatti, che il 7 Aprile, il
giorno della morte di
Innocenzo X, un carro
infuocato attraversi le vie del
centro fino a gettarsi nelle
acque del Tevere. Lo
guiderebbe il fantasma di
Donna Olimpia impegnata
nell'atto che il popolo le
attribuiva più spesso: portar
via casse e casse di denaro
dagli forzieri del Papato.
Come si può evincere da
questa storia non è vero, che il
potere, come ama ripetere il
senatore Giulio Andreotti, “il
Potere Logora chi non c’è
L'ha”, il potere può essere
come una grossa “Metastasi”
cancrenosa che distrugge e
annienta e rende “Schiavi”
tutto e tutti; e l’unico modo
per liberarsi di questa malattia
è aumentare il livello
d’istruzione e “Culturale”
delle persone.
45
IL MISTERO
DI ATLANTIDE
Si vuole qui indagare quali
possano essere i possibili
rapporti intercorrenti tra
le glaciazioni quaternarie e
le civiltà umane e, in modo
particolare, se i mutamenti
climatici e quelli geografici
e geomorfologici possano
avere avuto ripercussioni
sulla vita e sulla cultura
umana.
Gabriele Licitra, laureato in
Scienze Naturali, è un esperto
di Botanica. Vive a Ragusa ed
è Dottorando presso il
Dipartimento di Botanica
dell'Università di Catania.
Conduce ricerche per il
C.N.R.su Flora e Vegetazione
Mediterranea in Sicilia.
Se è vero che le glaciazioni
hanno provocato un forte
abbassamento del livello
medio dei mari e degli
oceani dell'intero pianeta,
sarà stato vero anche che una
parte delle terre oggi
sommerse siano state esposte
all'atmosfera.
Queste idee stanno sorgendo
in me dopo avere letto gli
scritti di Platone che ci parla
di civiltà perdute, di
cataclismi e di interi
continenti sommersi
nell'Oceano nell'arco di un
giorno e di una notte.
Scritti che potrebbero essere
frutto della fantasia, certo,
ma anche episodi con
almeno un fondo di verità.
Può essere interessante
esaminare se esistano oppure
no segni tangibili di tali
ipotetiche civiltà.
Innanzitutto se esaminiamo i
tempi, ci accorgiamo che
circa 12.000 anni fa la morsa
di ghiaccio che attanagliava
gran parte dell'emisfero
settentrionale cominciò a
sciogliersi e che il livello dei
mari ovunque, su tutto il
pianeta, cominciò a salire
sensibilmente.
Si deve anche considerare
che il fondo dell'Oceano
Atlantico è una regione ad
elevatissima attività sismica,
e che la dorsale montuosa
medio-oceanica che lo
attraversa è sede di una
notevole e continua attività
sismica e vulcanica
sottomarina.
Non ci deve stupire che la
attività sismica abbia potuto
provocare anche uno
sprofondamento di una
46
grande isola posta proprio in
mezzo all'Oceano.
Dobbiamo sapere che
l'Oceano Atlantico è tuttora
in espansione a causa delle
forze tettoniche che sono
causate dalla risalita del
magma dalla dorsale mediooceanica.
L'espansione del fondo
dell'Oceano provoca anche
degli altri fatti ad essa
connessi. Man mano che
avanza l'espansione viene
prodotta nuova crosta del
pavimento oceanico da una
parte e dall'altra e mentre la
vecchia crosta oceanica si
allontana dalla linea della
dorsale, essa si abbassa,
poiché si allontana dalla
regione dove vengono a
fuoriuscire i magmi, che è più
rialzata rispetto a quella più
lontana dalla dorsale mediooceanica.
Questo lento movimento
potrebbe avere provocato
numerosi fenomeni sismici,
anche di forte entità, che
avrebbero scosso Atlantide
per intera e avrebbero anche
prodotto imponenti
maremoti.
La leggenda egiziana antica
vuole che i cataclismi che
interessarono il continente
perduto furono ben 4, e
l'ultimo la spazzò via
definitivamente, circa 12.000
anni fa.
I tempi sarebbero stati lunghi,
ma questo concorda con il
fatto che i movimenti
tettonici sono in grado di
provocare cataclismi con
conseguenze rovinose per il
mitico continente.
Quale causa scatenò l'ultimo
cataclisma?
Forse lo scioglimento dei
ghiacciai provocò un
sommergimento totale del
continente?
Oppure una serie di terremoti
ne provocò una distruzione
totale?
O fu un maremoto di
proporzioni immani a
sommergerlo
definitivamente?
Esaminiamo, alla luce delle
attuali conoscenze
scientifiche, la possibilità
reale dell'esistenza di una
grande isola al centro
dell'Oceano Atlantico:
Quando venne a formarsi
l'Oceano Atlantico, la crosta
terrestre subì una immensa
frattura dalla quale il magma
fuoriuscì. Questo processo lo
vediamo tuttora in Africa
centrale studiando la Rift
Valley.
Lo stesso dovette accadere
all'Oceano Atlantico, molti
milioni di anni orsono,
quando America da una parte
ed Europa e Africa dall'altra
si separarono. Tuttavia
durante questa separazione
potrebbe essere accaduto che
la Rift Valley abbia ritagliato
uno o più "blocchi"
isolandoli; uno di questi
blocchi potrebbe essere stata
appunto Atlantide!
Se esaminiamo con molta
attenzione una carta
geografica dell'Oceano
Atlantico attuale ci
accorgeremo che esistono
altre "isole" come ad esempio
l'Islanda, la Groenlandia e
l'Irlanda che si potrebbero
definire come dei
"frammenti" derivati dalla
apertura dell'Oceano
Atlantico.
Questa teoria prevede che
una immensa isola, grande
all'incirca 3 volte l'attuale
Turchia, sia rimasta nel bel
mezzo dell'Atlantico come
ancora oggi noi possiamo
vedere la Groenlandia.
Più probabile appare invece
la possibilità che Atlantide si
sia formata più tardivamente
a causa dell'attività vulcanica
della dorsale medio-oceanica.
Le rocce vulcaniche trovate
sul fondale possono essersi
formate sia in ambiente aereo
che marino e certamente
testimoniamo in ogni caso
una serie di eventi vulcanici
di grandi proporzioni.
Se una isola di simili
dimensioni fosse davvero
esistita nell'Atlantico
centrale, avremmo risolto il
giallo di Atlantide e tutti i
frammenti del mistero
sarebbero tornati a posto.
Platone ci parla di una
enorme isola posta proprio
davanti alle colonne d'Ercole,
di fronte alle coste iberiche
(la Gadiria), dove attualmente
noi abbiamo l'arcipelago
delle Isole Azzorre e delle
Isole del Capo Verde; il
racconto continua dicendo
che ad occidente di Atlantide
erano presenti altre piccole
isole (forse le Antille, o
Cuba...?) oltre le quali
sarebbero poste altre
immense terre (forse il
continente Americano?).
Dopo la distruzione di
Atlantide, ad opera di
grandiosi terremoti e
maremoti, il mare l'avrebbe
inghiottita per sempre e
Platone ci dice anche che in
quel mare la navigazione
risulterebbe difficoltosa a
causa del fango e dei detriti
rimasti dopo la distruzione di
Atlantide.
Si racconta con grande
chiarezza la possibile
scomparsa sotto il livello del
mare di una isola grande
quasi quanto la attuale
Groenlandia e, al tempo
stesso, si intravede l'esistenza
di altre isole e di un altro
continente ad occidente di
47
Atlantide.
Ipotesi non campate in aria in
quanto, alla luce delle
moderne teorie sulla tettonica
a zolle, ci appare plausibile
l'esistenza di una isola in
mezzo all'Atlantico come un
frammento di crosta residuo
del processo di formazione
oceanica, oppure come il
risultato di immense eruzioni
vulcaniche.
La causa del disastro sarebbe
ugualmente insita nella
natura vulcanica della catena
dorsale medio-oceanica e
nella forte sismicità che
interessa queste regioni.
Qualora l'equilibrio isostatico
di questo complesso
vulcanico posto a ridosso
della dorsale si fosse rotto, la
zolla avrebbe certamente
subìto scosse di assestamento
e tremende eruzioni.
Va considerato che circa
12.000 anni fa la glaciazione
terminò e le acque degli
oceani, nel giro di breve
tempo, si alzarono di
parecchi metri; questo
avrebbe potuto provocare
l'ingresso di acqua marina
all'interno del bacino
magmatico dei vulcani che, si
racconta, esistessero ad
Atlantide.
Fatti che, in genere,
provocano effetti esplosivi a
causa della enorme pressione
del vapore acqueo, e le
eruzioni diventano molto più
pericolose, accompagnate da
terremoti molto più violenti;
infatti il vapore acqueo tende
a far divenire più esplosive le
eruzioni.
Lo scioglimento dei ghiacci è
scientificamente accertato e
questo innalzamento avrebbe
anche contribuito alla
definitiva e profonda
sommersione del territorio
Atlantideo a profondità
piuttosto notevoli.
Del leggendario continente
sarebbero rimaste solo delle
piccole isolette che un tempo
dovevano essere le cime dei
suoi maggiori rilievi
montuosi e, forse, le isole
Azzorre o le Isole del Capo
Verde sono le ultime vestigia
del leggendario continente.
Si tratta di teorie forse
azzardate e occorrerebbe
studiare quali conseguenze
possa avere l'immissione di
acqua marina all'interno del
bacino magmatico dei
vulcani.
I recentissimi ritrovamenti di
strutture monumentali al
largo di Bimini hanno
risvegliato la possibilità di
localizzare Atlantide nella
sua sede più logica: l'Oceano
Atlantico.
La presenza di avamposti
situati nelle isole poste di
fronte al continente
americano, come appunto le
Bahamas e Cuba, sono in
perfetta concordanza con
quello che lo stesso Platone
narra nel Timeo, infatti egli ci
dice che Atlantide "dominava
le isole circostanti e parte del
continente che circonda
l'oceano dall'altra parte", cioè
l'America centrale.
Anche questa interpretazione
del testo platoniano sembra
concordare con l'evidenza dei
ritrovamenti archeologici a
Bimini e al largo delle coste
cubane. L'impero di Atlantide
aveva, sempre secondo le
scritture, posto il suo
immenso dominio anche
sull'Europa e sull'Africa,
giungendo fino all'Egitto.
Possiamo notare come non
solo le Isole Azzorre siano
poste al centro dell'Atlantico,
ma anche come esse siano
molto prossime alla dorsale
medio-oceanica atlantica.
Possiamo notare come le
isole Azzorre possano essere
considerate le parti emerse di
una catena montuosa a forma
di arco attorno ad una pianura
centrale.
Secondo le scritture
platoniane le montagne
circondavano su tre lati (a
Nord, ad Ovest e ad Est) una
immensa pianura volta a
Meridione, che era
fertilissima e caratterizzata da
un clima assai mite e
favorevole ad ogni genere di
coltura.
Proprio questa topografia
pianeggiante appare avere la
struttura geologica sommersa
oggi nota con il nome di
"Platea delle Azzorre",
circondata su tre lati dai
picchi che oggi costituiscono
l'arcipelago delle Azzorre.
Non possiamo sapere in
modo certo se a distruggere
Atlantide furono cause
geologiche dovute a
terremoti, eruzioni
vulcaniche e maremoti
oppure ad altre cause, tuttavia
queste appaiono le più
probabili.
Platone ci narra ancora che il
sacerdote egizio aveva fatto
menzione anche ai corpi
celesti che "ruotano intorno
alla terra e che,
periodicamente, si scontrano
con essa".
Oggi noi restiamo stupefatti
leggendo queste
interpretazioni in quanto
sembrano assolutamente
identificabili con la
descrizione delle meteoriti e
delle comete, e se anche tali
interpretazioni del cataclisma
di Atlantide fossero errate,
rimaniamo tuttavia sorpresi
della coscienza che avevano
gli antichi dei pericoli
provenienti dal Cosmo, e che
solo in questi ultimi anni si
48
stanno prendendo in seria
considerazione.
Rimaniamo fermi nella
convinzione che la causa
della distruzione dell'isola di
Atlantide sia da riferirsi a
cause geologiche dovute alla
particolarissima posizione
geografica che essa aveva.
Anche l'Islanda si trova in
una posizione particolare,
proprio in corrispondenza
della dorsale medio-oceanica,
della quale anzi ne
rappresenta una larga parte
emersa.
L'elevata sismicità
dell'Islanda e i suoi
spettacolari eventi eruttivi ci
danno una idea abbastanza
precisa di quello che doveva
accadere su Atlantide, anche
se in una scala notevolmente
inferiore.
L'origine dell'isola sarebbe da
ricercarsi in fenomeni
vulcanici accaduti forse
alcune decine di milioni anni
or sono, con le stesse
identiche modalità che hanno
dato origine all'Islanda.
Le immense ricchezze
minerarie e anche la fertilità
del suolo che vengono
descritte da Platone
potrebbero essere spiegate
con la natura vulcanica
dell'isola, inoltre la presenza
del tanto celebre quanto
misterioso metallo detto
"oricalco" potrebbe essere
identificata con la presenza di
miniere di pirite oppure il
termine potrebbe riferirsi di
una lega di rame e stagno,
metalli che in genere si
trovano abbondanti in regioni
vulcaniche.
Ma le stesse cause che hanno
determinato la formazione
dell'isola avrebbero potuto
anche provocarne la
distruzione.
Così come il magma
proveniente dal mantello
provoca l'innalzamento della
costa oceanica, esso provoca
anche i lenti spostamenti dei
pavimenti oceanici in
direzioni opposte rispetto alla
dorsale, trascinando con sé
anche isole e continenti.
Dei terremoti e delle eruzioni
ce ne parlano gli scritti
antichi e in genere i forti
terremoti che avvengono nei
fondi oceanici sono
accompagnati da forti
maremoti. Le immense onde
di maremoto che di norma
accompagnano i sismi che
avvengono in mare avrebbero
certamente provocato danni
notevolissimi alle coste
dell'isola e anche a parte
dell'entroterra.
L'innalzamento del livello
marino dovuto allo
scioglimento dei ghiacci ebbe
certamente un ruolo
fondamentale nella quasi
totale scomparsa dell'isola,
della quale oggi rimarrebbero
solo le sommità apicali delle
cime montuose, comunque
appare logico pensare che a
sommergere Atlantide nel
corso di un giorno e di una
notte furono i maremoti, i
terremoti, e forse anche
colossali movimenti tettonici
intorno a fratture sempre
connesse alla grande dorsale
medio-oceanica atlantica.
Del resto anche gli
antichissimi racconti delle
popolazioni centroamericane
affermano che la loro origine
risale a popolazioni
provenienti dal mare posto ad
Oriente.
Anche nella loro lingua sono
presenti numerose parole che
hanno la radice "atl" e che
fanno riferimento a luoghi
geografici: "Aztlan" nella
loro lingua sarebbe la
traduzione di Atlantide!
Queste ipotesi avrebbero
numerosi riscontri, per
esempio potrebbero spiegare
l'origine delle Piramidi e
della Sfinge, che molti
pensano essere molto più
antiche rispetto alla datazione
ufficiale, spiegherebbero
altresì le forti analogie
presenti tra i monumenti e i
miti delle civiltà centroamericane pre-colombiane e
quelli presenti nell'antico
Egitto.
Ad esempio le piramidi "a
gradini" oppure il mito del
Serpente piumato oppure
ancora il mistero della
49
presenza di tracce di tabacco
nelle mummie egizie, tabacco
che non esiste nel Vecchio
Mondo ma solo in America
centrale!
Le leggende antiche parlano
di Atlantide come di un
popolo assai evoluto che
possedeva grandi abilità nella
navigazione e che avrebbe
avuto conoscenze
geografiche molto dettagliate,
forse paragonabili alle nostre.
Altri indizi della presenza di
una civiltà sarebbero stati
dedotti dal ritrovamento di
antiche carte geografiche che
descrivono con grandissima
fedeltà le coste del Sud
America e persino
dell'Antartide, priva di
ghiacci, come testimonia la
celebre carta dell'ammiraglio
turco Piri Reis.
Pare che queste carte siano
state copiate da originali
custodite dagli antichi ad
Alessandria d'Egitto.
Le carte appaiono essere
redatte con tecniche
"moderne" di proiezione
azimutale centrate sulla città
del Cairo, oggigiorno
ottenibili per esempio da foto
satellitari o mediante
complessi calcoli di
trigonometria sferica.
Il fatto che esistano carte
antiche che raffigurano
continenti che sarebbero stati
ufficialmente scoperti solo in
tempi recenti dovrebbe già di
per sé costituire una scoperta
sconvolgente.
Lo studio di questi argomenti
non dovrebbe essere
comunque accompagnato da
affermazioni più audaci e non
dimostrabili, in quanto
dovremmo limitarci ai soli
fatti che abbiano fondamento
nella realtà e che abbiano un
certo riscontro probatorio.
Molti affermano che
esistevano contatti con civiltà
extraterrestri ma queste
spiegazioni sono assai
azzardate e non dimostrabili.
Ci sembra più serio pensare
che una civiltà umana assai
progredita con grandi
capacità tecniche sia stata
distrutta da un cataclisma,
assai probabile dato che
l'ubicazione della sua terra si
trovava in piena zona
sismica, piuttosto che
ricorrere a spiegazioni troppo
"fantascientifiche" e
azzardate.
Molte civiltà anche assai
progredite sono terminate a
causa di disastri naturali o
carestie dovute a
sconvolgimenti climatici e
questo non ci deve stupire
affatto.
Le analogie linguistiche e i
riscontri architettonici,
artistici e mitologici
potrebbero ragionevolmente
stabilire un legame tra popoli
diversi e potrebbero
permetterci di ricostruire
l'espansione della civiltà
atlantidea.
Pare molto probabile che la
Sfinge sia molto antica, forse
costruita 12.000 anni fa o
anche prima, in questo caso
sembrerebbe ragionevole
attribuire agli Atlantidei la
sua costruzione.
Forse gli egizi si sono limitati
al "restauro" o ad un
"rifacimento" del volto, che
appare infatti non solo
sproporzionato, ma anche di
un tipo di roccia assai diversa
da quella che compone il
resto del corpo!
La testa della Sfinge appare
"applicata" sul resto del
corpo e appare molto meno
erosa, (i danneggiamenti che
compaiono sul volto furono
provocati da
cannoneggiamenti effettuati
meno di 2 secoli fa).
È possibile notare la grande
differenza litologica della
pietra che compone la testa
con quella che compone il
corpo, il quale appare anche
molto più eroso della testa, la
quale, invece dovrebbe
addirittura essere anche
molto più erosa del corpo,
essendo stata più esposta alle
intemperie rispetto al corpo
che rimase sepolto a lungo
prima di essere riportato alla
luce da lavori di restauro in
epoca recente.
Del resto le tracce di erosione
sul corpo sono dovute alle
piogge e non al vento, segno
che la statua è stata costruita
in epoche molto antiche,
quando il clima in Africa
settentrionale era più umido,
cioè durante l'epoca glaciale.
Appaiono essere di fattura
posteriore anche le mura di
mattoni che rivestono le
zampe della Sfinge, e che non
presentano erosione, che
invece è molto marcata nel
resto del corpo.
La Sfinge appare in
conclusione un monumento
antichissimo, molto più
antico di quanto si ritiene
comunemente, forse
realizzato 12000 anni fa o
addirittura anche più antico!
Chi potrebbe aver costruito la
Sfinge? Ci appare molto
probabile che la stirpe degli
Atlantidi abbia popolato
queste fertili terre in una
epoca molto anteriore a
quella vissuta dagli egizi.
Il sacerdote egizio infatti
racconta a Solone che
l'immenso dominio di
Atlantide si estendeva fino
all'Egitto, come si legge nel
Timeo.
50
UOMINI E FANGO
“Polvere sei e polvere ritornerai.” Genesi 3:19
Traduzione di Germana Maciocci
Heinz Insu Fenkl (autore, editore,
traduttore e studioso di mitologia), è
direttore del Programma Scrittura
Creativa presso l'Università dello
Stato di New York, New Paltz
nonché direttore di ISIS
(Interstiziale Studies Institute a
SUNY New Paltz). Il suo libro di
narrativa Memories of My Brother
Ghost gli è valso la nomina a
Barnes and Noble "Great New
Writer" e finalista Pen/Hemingway
nel 1997. Il suo secondo romanzo,
Ombre Bend (pubblicato sotto
pseudonimo), è stato un innovativo,
'romanzo dark di strada' su HP
Lovecraft, Robert E. Howard e
Clark Ashton Smith. Ha inoltre
pubblicato racconti in diverse
riviste e periodici, nonché numerosi
articoli sul folklore e sul mito, molte
delle quali possono essere trovate
sul Endicott Studio per le Arti
Mythic.
Barzelletta “sporca”: un
giorno gli scienziati decidono
che l’umanità non ha più
bisogno di Dio, e uno di loro
si reca da Lui a portargli la
notizia. “Dio”, dice, “non
abbiamo più bisogno di te.
Possiamo ormai fare miracoli
e possiamo clonarci da soli.
Quindi accetta
tranquillamente di essere
stato sconfitto”. Ma Dio
pazientemente e con
gentilezza risponde:
“Benissimo, se questo è il
sentire comune dell’umanità,
risolviamo la faccenda con
una gara, vediamo chi può
realmente creare l’uomo.”
“Va bene, ” accetta lo
scienziato, “per me è ok.”
“Ma a una condizione, ”
prosegue Dio, “dovrà essere
creato nello stesso modo in
cui io creai il primo uomo,
Adamo.” “ Non c’è
problema”, risponde lo
scienziato, e si china a
raccogliere una manciata di
polvere. "No, no, no, " lo
interrompe Dio. "Devi
utilizzare la tua stessa
polvere."
Uno dei motivi ricorrenti
nella mitologia per spiegare
l’origine dell’umanità (di
solito del primo uomo) è
l’idea che sia stato creato
utilizzando della terra. Tale
concetto spesso sconfina
nell’ambito dell’umorismo,
come per la barzelletta sopra
citata, che ha circolato negli
ambienti scientifici per un bel
po’ di tempo. L’ironia in
questa vecchia storiella
risulta immediatamente
chiara, facendo riferimento a
temi che sono piuttosto
diffusi negli ultimi tempi,
soprattutto oggigiorno, nella
cultura dei messaggi
elettronici e dei siti Internet,
se si considerano il progetto
riguardante lo studio del
genoma umano e le
controversie riguardo alla
clonazione delle cellule
51
staminali umane, notizie
diffuse ampiamente dai
notiziari mondiali.
Mi sono sempre chiesto quale
fosse il collegamento tra
l’essere umano e la terra,
anche prima di essere
abbastanza maturo da
comprendere la logica
dell’affermazione “cenere
alle ceneri, polvere alla
polvere”. Quando ero
piccolo, prima ancora di
imparare l’inglese, uno dei
miei zii coreani mi spiegò
l’origine della razza umana
facendo riferimento al motivo
della creazione dall’argilla.
Dopo aver creato la Terra,
Hananim si sentiva solo, per
cui decise di creare gli esseri
umani per avere compagnia.
Prese un po’ di argilla e lo
modellò in forma umana,
quindi lo mise a cuocere, ma
questo primo tentativo fu un
fallimento e l’omino risultò
bruciato e nero. Per cui egli
provò di nuovo, e stavolta
non lo tenne abbastanza nel
forno per cui risultò di un
bianco malaticcio. Al terzo
tentativo Hananim riuscì a
cuocerlo alla perfezione,
rendendolo giallo dorato, che
è il colore degli asiatici.
Ritengo questa spiegazione
non meno seria rispetto a
quella che appresi più tardi,
ovvero il racconto biblico
della Genesi, e naturalmente
non ha nulla a che vedere con
la spiegazione scientifica, che
imparai ancora più tardi, ma
mi ha iniziato al concetto di
connessione tra uomo e
argilla, abbastanza presto da
lasciare a un bambino tutto il
tempo per riflettere a lungo
sulla questione. Ero solito
giocare abbastanza lontano
da casa in diverse parti della
città e in collina, e ho potuto
compiere la mia parte di
esperimenti. Ho scoperto, ad
esempio, che non è possibile
creare realmente delle figure
umane con qualsiasi tipo di
terra. La sabbia e il fango
normali non sono facili da
modellare in senso stretto, ma
per quanto riguarda l’argilla,
mantiene qualsiasi forma
fintanto che è umida e
s’indurisce seccandosi.
Alcuni tipi di argilla si
crepano mentre altri no, in
base alla consistenza e al
colore. In seguito, ho
scoperto diversi tipi di argilla
visitando una fabbrica di
ceramica, e più tardi ancora,
quando alla fine mi ritrovai a
frequentare una scuola
americana, rimasi
letteralmente affascinato
dalla pasta da modellare che
divenne il mio gioco
preferito, per la disperazione
di mia madre. Durante le
estati torride, ero solito
riporre le mie creazioni –
principalmente dinosauri e
mostri – nel nostro
frigorifero, e il tipico odore
petrolchimico permeava tutto
il nostro cibo (non sono mai
stato un ammiratore del Play
Doh).
Pertanto, da dove nasce il
collegamento tra l’argilla e la
creazione dell’umanità?
Come mai è così diffuso e
predominante? Tali domande
mi hanno assillato ancora
recentemente dopo aver letto
nuovamente la storia del
Golem di Praga a mia figlia,
dal libro di Peter Sis, The
Three Golden Keys. Tale
racconto mi ha fatto venire in
mente un ulteriore
collegamento che mi era
sfuggito in precedenza, ma
che sarebbe risultato piuttosto
interessante. Pertanto decisi
di intraprendere alcune
ricerche, iniziando con il
cercare collegamenti
coerentemente logici e
fondamentali tra l’argilla e la
creazione dell’umanità.
Quello che ho trovato è più di
una conferma
dell’associazione mitologica
tra gli uomini e il fango.
Uomini dal fango
Considerando il collegamento
tra l’argilla e la creazione
dell’uomo da un punto di
vista comune, si possono
trovare ottime spiegazioni.
Per esempio, l’argilla è un
materiale con il quale l’uomo
può creare diverse cose, dalle
stoviglie alle statuette,
pertanto associare la figura di
un dio antropomorfo e la sua
creazione dell’umanità dalla
terra è piuttosto logico.
L’abilità nella costruzione di
artefatti con materiali diversi,
e l’argilla fu uno dei primi a
essere utilizzati, è uno dei
fattori che distingue i popoli
“civilizzati” da quelli
“selvaggi”, e se consideriamo
che gli dei dovrebbero essere
più evoluti dei comuni
mortali, dovrebbero essere
anche più abili nella
lavorazione dell’argilla (e
pertanto darle anche la vita).
L’argilla e il fango sono di
solito associati anche al tema
della fertilità in quanto terra
mischiata ad acqua, e di
solito tale tema è collegato
alla creazione. Figurine
d’argilla, e in particolare in
terra cotta, sono state oggetto
di venerazione per le culture
antiche; nella tomba del
primo imperatore cinese, Qin
Xihuangdi, sono state
ritrovate migliaia di statue in
argilla a grandezza naturale
di uomini che avrebbero
52
dovuto essere i suoi sudditi
nell’aldilà.
Uno studio veloce relativo ai
miti di tutto il mondo
riguardante la creazione
dell’umanità dà ulteriormente
il senso della diffusione di
tale tema. In Cina, una delle
leggende riguardanti la
creazione descrive i primi
uomini come creati in argilla
gialla (per i Miao del sud
della Cina influenzati dalla
religione cristiana, il primo
uomo era chiamato Patriarca
di Fango, in quanto creato da
Dio con il fango). Nella
mitologia babilonese,
Marduk, il capo degli dei,
aveva creato gli uomini
mischiando l’argilla con il
suo stesso sangue. Per uno
dei miti egiziani della
creazione, il primo uomo fu
modellato su un tornio con
l’argilla. Per i Magiari (gli
abitanti dell’odierna
Ungheria) il dio del sole si
trasformò in una papera
subacquea per creare
l’umanità con sabbia e detriti
pieni di semi presi dal fondo
dell’oceano.
Attraversiamo l’Atlantico e
parliamo ora del Nuovo
Mondo. Per i Salish, l’UomoAnziano-Nel-Cielo creò gli
uomini utilizzando l’argilla,
e, creandoli al buio, non si
accorse che alcuni erano rossi
e altri bianchi, ecco perché
nel mondo esistono uomini di
colori diversi. Per le tribù che
abitano le montagne della
California del sud, il creatore
Chinigchinich formò gli
umani dall’argilla bianca
delle sponde di un lago. In
uno dei miti Maya, i due
creatori, Tepeu e Gucumatz,
crearono i primi uomini con
l’argilla perché le loro
creazioni precedenti non
erano in grado di venerarli.
Un’altra tribù indigena
dell’America descrive
attraverso le sue leggende un
intero mondo creato dal
fango del dorso di una
tartaruga gigante, mentre gli
uomini sorgono direttamente
da sotto terra, e la Terra
emerge dal mare già abitata.
In Australia, tra gli
Aborigeni, uno dei miti
spiega che gli Anziani
dell’Epoca dei Sogni si auto
crearono con l’argilla e
dettero la vita al resto
dell’umanità cantando.
Dall’Asia, al subcontinente,
fino all’Europa e all’Africa, e
quindi nel Nuovo Mondo e
perfino nelle culture isolate
del Pacifico, in ogni parte
abitata del globo è possibile
riscontrare che il tema della
creazione dell’umanità
dall’argilla è decisamente
prominente in tutte le
mitologie locali. Si potrebbe
pertanto supporre che si tratti
di un tema universale o
suggerire che tale mito sia
nato in una cultura in
particolare e si sia diffuso in
tutto il mondo e fermarsi lì.
Ma tale spiegazione non
farebbe giustizia al mito
stesso.
53
Fango benedetto
Consideriamo quindi un
argomento familiare da una
prospettiva insolita, iniziando
dalla creazione di Adamo da
parte di Dio narrata nella
Bibbia. Lee Adams Young
riassume l’epigrafe citata
all’inizio di quest’articolo nel
modo in cui egli ritiene sia il
più accurato. Fa riferimento
all’analisi di Theodore
Hiebert nel saggio The
Yahwist's Landscape: Nature
and Religion in Early Israel
(Oxford University Press,
1995):
"Polvere" è una traduzione
del termine ebraico apar, che
in tale contesto viene meglio
tradotto con “fango” o
“suolo”. Per il contadino, il
fango e il suolo hanno grande
valore. Il nome ebreo di
Adamo deriva dalla parola
ebraica adama, che spesso
viene tradotta con “terra”,
“terreno”, o “latifondo” ma
che nella Genesi 2-3 viene
reso come “terreno arabile”.
La traduzione rivista da
Hiebert è la seguente: "Dio
creò l’uomo (adamo) dalla
polvere del suolo (apar) della
terra arabile (adama) e soffiò
nelle sue narici la vita, e
l’uomo (adam) divenne un
essere vivente” (Genesi 2:7).
La traduzione di Hiebert
riguardanti la maledizione di
Dio su Adamo risulta essere
meno dura rispetto a quella
canonica: "Dal sudore della
tua fronte tu [Adamo]
mangerai il pane fino a
quando ritornerai alla terra
(adama) da dove sei stato
preso; polvere (apar) sei e
polvere (apar)
ritornerai” (Genesi 3:19).
L’obiettivo di Hiebert è
distinguere la nostra nozione
di polvere rispetto a un
particolare tipo di polvere.
Adamo, attraverso il gioco di
parole insito nel suo nome,
non è solamente legato alla
polvere, ma a qualcosa che
può essere coltivato, ad es.
qualcosa che può essere usato
per creare. Quello che non
dice Hiebert è che in ebraico,
a-dam può inoltre essere
tradotto come “di sangue” o
“d’argilla” (preferibilmente
argilla rossa), e pertanto
associabile alla terra e al
potenziale creativo insito in
un insieme complesso di
significati possibili.
Il Corano, le cui fonti
originali spesso sono
accomunate per diversi
aspetti a quelle della Bibbia,
fornisce una spiegazione
ancora più vivida ed esplicita
riguardante la creazione
dell’uomo dalla terra. Al fine
di provare l’accuratezza
scientifica di quanto
solitamente viene definito
come linguaggio metaforico e
di come il Corano sia
portatore di verità, gli
studiosi islamici hanno
consultato diversi scienziati.
Su un sito web chiamato
"Stages in the Creation of
Man" (http://www.eastlondon
-mosque.org.uk/iaw99/
magarticles/creation.htm), ho
trovato quanto segue, che
riporto interamente in quanto
trattasi di materiale piuttosto
interessante:
Abbiamo chiesto al professor
Moore di fornirci un’analisi
scientifica di alcuni versi
specifici del Corano e di
alcune profezie tradizionali…
inclusa nel suo campo di
studi specifico. Il professor
Moore è…Professore
Emerito di Anatomia e
Biologia Cellulare presso
l’Università di Toronto. …Si
è chiesto come il profeta
Muhammad (sallallahu 'alaihi
wa sallam), quattordici secoli
fa, sia stato in grado di
descrivere l’embrione e il suo
sviluppo in modo così
accurate e dettagliato, uno
studio che gli scienziati sono
stati in grado di compiere
solamente negli ultimi
trent’anni….
Allah definisce nel Qur'aan
[Corano] gli stadi della
creazione dell’uomo: 'In
verità creammo l'uomo da un
estratto (di argilla). Poi ne
facemmo (una goccia di)
sperma (nutra) posta in un
sicuro ricettacolo, poi di
questa goccia facemmo
un'aderenza ('alaqah) e
dell'aderenza un (embrione)
(mudghah); dall'embrione
creammo le ossa e
rivestimmo le ossa di carne.
E quindi ne facemmo
un'altra’ (Qur'aan 23:12-14).
La parola araba alaqah ha tre
s i g n i f i c a t i . Il p r i m o è
"sanguisuga". Il secondo è
"una cosa sospesa". Il terzo è
"un grumo di sangue".
Paragonando la sanguisuga
all'embrione allo stadio
alaqah, il Prof. Moore
constatò una forte
somiglianza tra i due.
Concluse che l'embrione
durante lo stadio alaqah
acquisisce un aspetto molto
simile a quello di una
sanguisuga…
Il secondo significato della
parola alaqah è "una cosa
sospesa" ed è quello che
possiamo notare quando
l'embrione durante lo stadio
alaqah s’impianta nell'utero
(grembo) della madre. Il
terzo significato della parola
alaquah è "grumo di sangue".
E' importante osservare, così
54
come affermato dal Prof.
Moore, che l'embrione
durante lo stadio alaqah
attraversa i ben noti eventi
interni, quali la formazione
del sangue nei vasi
circostanti…Durante lo
stadio alaqah, il sangue viene
trattenuto nei vasi circostanti
ed è per questo che
l'embrione acquisisce la
forma di un grumo di sangue,
oltre ad avere la forma di una
sanguisuga…
Il Prof. Moore, inoltre, studiò
l'embrione allo stadio
mudghah (sostanza
masticata). Prese un pezzo di
creta e lo masticò, poi lo
paragonò a un ritratto di un
embrione allo stadio
mudghah e concluse che
l'embrione in questa fase
assomiglia esattamente a una
sostanza masticata.
Sebbene più attento allo
studio dell’ontologia, il
Corano, come la Bibbia,
contiene la stessa
associazione fondamentale: la
creazione degli uomini da
parte di Dio utilizzando
sangue e argilla.
Più si cercano paralleli tra i
miti riguardanti la creazione e
le conoscenze scientifiche
attuali, più questi divengono
stupefacenti e singolari, in
particolare se si analizza il
folklore ebraico inerente al
Golem.
Nel libro "The Golem: A
Mute Man of Words," F.
Levine fornisce una buona
definizione di questa
creatura: "Il golem, forse la
leggenda più conosciuta tra
quelle ebraiche, è un automa,
di solito umanoide e di sesso
maschile, creato grazie ad
una meditazione intensa,
sistematica e mistica. Il
termine golem significa (o
implica) qualcosa di informe
e imperfetto, un corpo privo
di anima…. I racconti più
interessanti riguardanti il
golem parlano del Rabbi
Yehuda Loew, il Marharal di
Praga, che aveva creato
l’essere mitologico per
proteggere gli ebrei dalle
accuse di “oltraggio del
sangue” e di complotti
diversi alla fine del
sedicesimo secolo. Ma dei
golem si parla già
nell’antichità, infatti “storie
riguardanti la creazione di
esseri artificiali da parte di
saggi ebrei appaiono
piuttosto presto, durante
l’era talmudica (prima del
500 a.c.) Durante le
discussioni teologiche,
Adamo viene descritto come
un golem nella prima parte
della sua formazione, prima
che Dio soffiasse la vita in lui
e (più importante ancora) gli
donasse un’anima. Le storie
più antiche riguardanti tale
creatura risalgono all’era del
Talmud babilonese".
La teoria e il metodo per
creare un golem si possono
trovare nel Sefer Yetzirah, un
testo mistico ebraico (che ha
origini tra il terzo e il sesto
secolo) conosciuto anche
come “Libro della
55
resterebbe DAM, che può
essere tradotto con “argilla” o
“sangue”. (La lettera A
significa anche bue, e questo
potrebbe spiegare perché
diverse storie di golem
riguardano la creazione di
bovini golem, che i rabbini
utilizzano come cibo;
esistono perfino regole
kosher per l’uccisione di
animali golem.) Secondo
Pennick, la lettera ebraica A
(Aleph) sarebbe inoltre
simbolo del concetto
ermetico e alchemico “come
sopra, così sotto” facendo
riferimento al potere parallelo
di creazione di Dio e
dell’uomo. L’uomo è Dio del
golem fatto di argilla, e lo
rende contemporaneamente
servo dell’argilla.
Esistono inoltre motivazioni
sorprendenti, con valenza
scientifica, che proverebbero
il valore dell’argilla come
miglior mezzo per creare la
vita. In un articolo dal nome
"Clay: Why It Acts The Way
It Does," F.H. Norton scrive:
Creazione”. Secondo tale
libro, Dio creò il cosmo
utilizzando le dieci
emanazioni divine delle
Sefirot e le ventidue lettere
dell’alfabeto ebraico. Levine
aggiunge, “le tecniche
medievali per creare un
golem spesso si risolvevano
in una procedura altamente
complessa che richiedeva al/
ai mistico/ci la recitazione..di
una profusione di
combinazioni di lettere
dell’alfabeto ebraico e/o
diverse permutazioni di uno o
più Nomi di Dio”.
L’ultima chiave per la
creazione di un golem è una
parola di attivazione, che può
essere utilizzata anche per
disattivarlo. In diverse
versioni della storia, la parola
è EMETH (verità) scritta
sulla fronte del golem. Per
disattivarlo, il Rabbino deve
cancellare la prima lettera,
lasciando la scritta METH
(morte). Esistono diverse
varianti della parola di
attivazione, ma quella che
sembrerebbe più antica è
ADAM, da quanto si
potrebbe prevedere dalla
tradizione della creazione per
gli ebrei. Come mostrato in
precedenza, il significato del
termine ADAM implica il
concetto di “uomo di sangue
e argilla”, cancellando la A
“Se si prende un minerale
privo di argilla tritato
finemente e lo si mischia con
dell’acqua, il risultato sarà
una massa grumosa e
pressoché inadatta a essere
modellata. Se invece
utilizziamo dell’argilla,
avremo una massa
trasformabile in qualsiasi
forma desiderata e, ancora
più notevole, tale forma
rimarrà invariata nonostante
la forza di gravità. In altre
parole, tale massa avrebbe
tre proprietà uniche; primo,
può essere deformata senza
spaccarsi; secondo, quando
la forza deformante viene
interrotta, la forma rimane
invariata; inoltre, una volta
fatta seccare, l’argilla
56
pone una considerevole
resistenza. Le proprietà
uniche dell’argilla”,
prosegue inoltre Norton
“sono dovute al fatto che la
sua struttura molecolare è
quella di un cristallo
esagonale. Tale struttura, è
risultato, sembrerebbe essere
quella all’origine della vita”.
Paddy Carroll, nella sua
analisi del testo di A.G.
Cairns-Smith 'Seven Clues to
the Origin of Life', riassume
quanto segue: L’autore si
oppone alla maggior parte
delle credenze riguardanti le
sostanze inorganiche – come
ad esempio la formazione
complessa dei cristalli di
argilla . . .—che fornirono la
spinta iniziale essenziale
all’evoluzione organica. . . .
Cairns-Smith propone che le
sostanze organiche siano tali
unicamente perché cooptate,
organizzate e supportate da
una ‘impalcatura', costituita
da cristalli di argilla, forme
complesse che possono bene
o male evolversi;
utilizzando . . . sostanze
organiche come strumenti per
propagarsi nel modo più
efficiente. Tale tesi fu portata
avanti in origine dal
cristallografo inglese J.D.
Bernal, che scrisse il
visionario The World, The
Flesh and The Devil.
In un testo piuttosto
eccentrico chiamato The
Language Crystal, Lawrence
William Lyons fa notare
alcuni dei significati relativi
al numero sei (il numero dei
lati di un esagono). Come
altri hanno dimostrato, tale
numero è associato all’uomo,
in particolare al corpo
umano, ma Lyons procede
oltre, citando il libro della
Rivelazione, "Qui sta la
sapienza. Chi ha intelligenza
calcoli il numero della
bestia: essa rappresenta un
nome d'uomo. E tal cifra è
seicentosessantasei" (13:18),
evidenziando che “uomo”
viene qua inteso come
“antrophos” dal Greco, che si
riferisce a tutta l’umanità. Il
numero seicentosessantasei
sembrerebbe associabile al
diciotto, per il quale Lyons
fornisce una serie
sorprendente di associazioni
significative; la maggior
parte di esse sono purtroppo
un pò estreme e
sovraccariche di teorie
cospirative, ma due esempi
risultano interessanti.
L’acqua ha un peso
molecolare pari a diciotto,
mentre il peso del glucosio è
centoottanta. Entrambe
naturalmente sono
assolutamente essenziali alla
vita umana.
Lyons fornisce inoltre una
tavola periodica degli
elementi che mostra le loro
strutture cristalline, ed è
interessante notare che più di
un terzo sono esagonali; tre
dei quattro elementi che
costituiscono la vita basata
sul carbonio hanno forme
cristalline esagonali
(carbonio, idrogeno e azoto–
il quarto è l’ossigeno). Lyons
evidenzia come nella
Kabbalah, diciotto sia il
numero della vita (si tratta tra
l’altro del sei, numero
dell’uomo, moltiplicato per
tre, il numero della divina
Trinità).
All’estremità del campo
Probabilmente le
speculazioni riguardanti la
numerologia e i giochi di
parole riportati qui sopra
sembrano semplicemente di
carattere mistico, ma esistono
diversi approcci per
affrontare lo stesso problema
relativo al loro significato.
Steve Krakowski, per
esempio, ha iniziato la sua
ricerca riconoscendo un
potenziale parallelo tra
sistemi numerologici
coerenti. In "Interpreting
Sefer Yetzirah through
Genetic Engineering" scrive:
“Diversi anni fa sono
incappato in una singolare
similarità di forma tra il
codice genetico e una fusione
tra l’alfabeto ebraico e
l’antico sistema divinatorio
cinese dell’I Ching;
altrimenti conosciuto come
'Libro dei Mutamenti.' Stavo
studiando quest’ultimo
quando scovai un libro che
voleva dimostrare un
isomorfismo tra i
sessantaquattro simboli dell’
I Ching (chiamati esagrammi
o kua) e i sessantaquattro
codoni del codice genetico.
Mi chiesi se esisteva, tra i
sistemi mistici o occulti di
altre culture, un
corrispondente set di simboli
per gli aminoacidi del codice
genetico da cui derivava il
codice dei sessantaquattro
codoni. Mi rivolsi quindi al
sistema ebraico relativo
all’occulto chiamato
Qabalah e scoprii il Sefer
Yetzirah o 'Libro della
Creazione.'
Poiché le ventidue carte..del
sistema di divinazione dei
Tarocchi corrispondono alle
lettere dell’alfabeto ebraico,
pensai di poter paragonare
simboli, immagini e concetti
delle carte dei Tarocchi con i
significati corrispondenti dei
kua dell’I Ching. Quindi,
qualora avessi riscontrato
57
similitudini sufficienti, avrei
potuto associare ogni carta a
un gruppo di kua. Il risultato
avrebbe prodotto
l’assegnazione di una lettera
ebraica a ogni aminoacido e
codone di punteggiatura del
codice genetico.”
similitudini sufficienti, avrei
potuto associare ogni carta a
un gruppo di kua. Il risultato
avrebbe prodotto
l’assegnazione di una lettera
ebraica a ogni aminoacido e
codone di punteggiatura del
codice geneticoKrakowski si
trovò di fronte ad un
isomorfismo inspiegabile.
Prosegue così, "nel Sefer
Yetzirah, viene riportato un
testo magico che presuppone
di permettere, a coloro che lo
comprendono e lo utilizzano,
di creare creature viventi.
Questo è possibile utilizzando
ventidue lettere, che vengono
manipolate, come particelle
di argilla, in catene che
vengono sistemate in
paralleli complementari e
altre forme. Ciò risulta simile
alla descrizione scientifica
relativa all’attività che ha
luogo all’interno delle cellule
di un essere vivente. Gli
scienziati utilizzano la
metafora del linguaggio per
descrivere tali elementi
chimici e le loro attività. La
lunghezza del DNA e i geni
che vi risiedono sono
chiamati frasi genetiche e i
loro componenti chimici sono
considerati come parole e
lettere. Conteggiando i
codoni di interruzione in due
gruppi separati risultano
ventidue lettere relative agli
aminoacidi nell’alfabeto
chimico della vita."
Il genoma umano risulta
essere costituito da ventidue
coppie di cromosomi base
con una coppia aggiuntiva
che definisce il genere. In un
libro riguardante il genoma
umano (Genome: The
Autobiography of a Species
in 23 Chapters), Matt Ridley
utilizza principalmente
l’analogia del libro:
Immaginate che il genoma sia
un libro. Questi è composto
da ventitré capitoli, chiamati
CROMOSOMI. Ogni
capitolo contiene diverse
migliaia di storie, chiamate
GENI. Ogni storia è divisa in
paragrafi, chiamati ESONI,
interrotti da pubblicità
chiamate INTRONI. Ogni
paragrafo è formato da
parole, chiamate CODONI.
Ogni parola è scritta in lettere
chiamate BASI.
Ridley procede con
l’affermare, "l’idea del
genoma paragonabile a un
libro non è, in senso stretto,
una metafora. È letteralmente
vero. Un libro costituisce
parte di un’informazione
digitale, scritta in una forma
lineare, unidimensionale e
unidirezionale e definita da
un codice che translittera un
alfabeto limitato di segni in
un lessico di significati più
ampio attraverso
l’ordinamento dei suoi
raggruppamenti."
Le basi del genoma sono le
“lettere” ATCG, che (come
probabilmente ricorderete
dalle lezioni di biologia della
scuola superiore) stanno per
adenina, timina, citosina, e
guanina, che formano i
codoni/parola; Ridley
afferma che le sequenze
basiche sono "scritte
interamente con parole di tre
lettere." Il linguaggio tecnico
che gli scienziati utilizzano
per riferirsi alla genetica,
come nota Ridley, è pieno di
termini come "traduzione,"
"RNA messaggero,"
"trascrizione," "copia,"
"lettura," e "decodifica." Il
suo stesso libro è organizzato
in ventitré capitoli, intitolati
in base alla funzione del
cromosoma trattato in
particolare. Un rapido
confronto tra questi titoli e il
significato cabalistico delle
corrispondenti lettere
dell’alfabeto ebraico fornisce
un’allarmante possibilità (e
spero che il presente articolo
possa ispirare altri ad
approfondire ulteriormente
l’argomento). Ecco di seguito
alcuni esempi, che ho trovato
consultando il testo di Nigel
Pennick ‘Magical Alphabets’:
Il capitolo sedici dei Genomi
viene chiamato “Memoria”;
la sedicesima lettera
dell’alfabeto ebraico è Ayin,
simbolo (tra l’altro), della
veggenza. Il capitolo
diciassette, “Morte”,
corrisponde alla lettera Pe,
simbolo dell’immortalità. Il
capitolo ventidue viene
chiamato “Libera volontà” e
corrisponde al Tau, che
significa “prescelti”; come
spiega Pennick,
“esotericamente, sono
rappresentate le quattrocento
Sephirot dei quattro mondi,
che costituiscono la ‘sintesi’.
È la summa dell’espressione
di Dio, e implica il concetto
di creazione” che si associa
perfettamente al cromosoma
finale. Per una strana
coincidenza, la ventiduesima
lettera dell’alfabeto romano è
la V, in ebraico Vau, sesta
lettera che significa libertà.
La funzione dei cromosomi
sedici e diciassette sembra
essere in contrasto con il
significato esoterico delle
lettere ebraiche associate: la
58
memoria, in altre parole
l’abilità di ricordare il
passato, in opposizione alla
facoltà di preveggenza;
morte, in opposizione
all’immortalità. La funzione
del cromosoma ventidue
sembra essere stranamente
parallela, e la trasformazione
verso l’alfabeto romano ci
porta a un’incredibile
coincidenza anche con lo
stesso numero sei. Non
sarebbe pertanto sorprendente
a questo punto apprendere
che una delle tecniche
descritte nello Sephir
Yetzirah implica l’utilizzo
delle coppie di lettere
ebraiche da AB fino ad AK
(dalla prima all’undicesima
lettera) per creare un golem e
le coppie da AL a AT (Aleph
insieme alle lettere dalla
dodicesima alla
ventiduesima) per disattivare
nuovamente il golem. Tale
tecnica risulta
sorprendentemente simile
all’”avvolgimento” e allo
“svolgimento” del DNA
durante il suo processo di
riproduzione. È inoltre
riscontrabile che la
dodicesima lettera, K,
corrisponde in senso inverso
alla funzione del cromosoma
dodici, che nel libro di Ridley
è chiamata “Auto
assemblaggio”. Come
possiamo utilizzare pertanto
tali corrispondenze? Lascio
l’interpretazione finale al
lettore. Ma quello che ho
voluto dimostrare è che
esistono profonde ragioni
religiose, mistiche e
scientifiche dietro a quello
che, a prima vista, sembrava
essere una prevalenza
blandamente interessante del
tema uomini-creatidall’argilla nella mitologia
mondiale. Tali ragioni non
potevano essere conosciute
che non di recente, grazie agli
approfondimenti scientifici
necessari forniti dai progressi
avvenuti nelle teorie fisiche,
biochimiche e informatiche,
solo per convalidare
spiegazioni in precedenza
unicamente “religiose” o
“mitologiche”.
All’avanguardia della teoria
letteraria, una delle idee
predominanti è quella che
tutto sia semplicemente testo;
nella storia giudeo-cristiana
della cosmo genesi, in
principio era il Verbo; per
l’Induismo e il Buddismo,
l’universo fu creato con la
prima sillaba; per
l’astrofisica, una delle
scoperte più importanti di
uno dei più famosi vincitori
del premio Nobel del secolo
scorso è stata la radiazione
cosmica di fondo di tre gradi
nell’universo, che ora
sappiamo essere l’"eco" del
Big Bang, il suono con cui
tutto ebbe inizio. Forse
quell’immensa esplosione,
dopotutto, non fu che una
parola. Quando gli umani
iniziarono a produrre i loro
testi scritti, non più
pittogrammi, ma lettere
simboliche, circa
cinquemilacento anni fa
(secondo le teorie odierne),
utilizzarono l’argilla come
primo materiale. Diverse
delle tavolette di argilla
mesopotamiche più antiche,
databili fino a più o meno il
tremila a c., riportano
racconti mitologici relativi
alla creazione. La mia
bambina di quattro anni fa
ancora difficoltà a
pronunciare la parola
“Mother” (mamma), e,
quando è stanca, chiama la
mia adorata moglie
“Mudder” (pantano). Ero
solito correggerla, ma ora
non più. Deve essere da
sempre stata consapevole di
qualcosa – si tratta di una di
quelle sincronicità che si
finisce per accettare dal
momento in cui si inizia a
sospettare che la propria vita
sia tutta un testo.
67
RECUPERARE
I RICORDI
BLOCCATI
NEGLI
ADDOTTI
Il problema delle
testimonianze
Luciano Scognamiglio
[email protected]
il.com è un tecnico
informatico e un ricercatore
nei campi della Coscienza,
della metafisica e
dell'universo olografico. Si
occupa anche di analisi e
risoluzione dei fenomeni di
interferenza aliena mediante
l'uso dell'ipnosi e delle
simulazioni mentali.
http://conoscitestesso.selfip.n
et/
La risorsa principale nello
studio delle interferenze
aliene consiste da sempre nei
ricordi bloccati nella mente
delle persone che sono vittime
di abduction. E’ proprio per
via di questo blocco che gli
addotti non riescono a far
accettare all’opinione
pubblica le loro esperienze, e
quindi spesso non le accettano
loro stessi per primi: se non
possono conoscerle loro che
sono gli sfortunati
protagonisti, non possono
farle conoscere a nessun altro
che non le ha mai vissute.
L’enormità di spiegazioni
mancanti ha reso impossibile
l’investigazione del fenomeno
fino ad oggi, e così per tutta la
storia umana gli addotti sono
passati inosservati, soffrendo
in silenzio, venendo giudicati
ed emarginati. L’impossibilità
di ufficializzare la realtà dei
rapimenti alieni che da sempre
coinvolgono queste persone,
produce in loro una forte
dissociazione che li
accompagna per tutta la vita.
Oggi finalmente abbiamo
quegli strumenti che ci
consentono di indagare nella
psiche umana per trovare i
dati che abbiamo sempre
cercato, facendo gravitare
tutta la ricerca moderna sulle
interferenze aliene attorno ad
una sola parola: ipnosi.
Cos’è l’ipnosi?
Franco Granone, fondatore del
Centro Italiano di Ipnosi
Clinico Sperimentale (CIICS),
riconosciuto in tutto il mondo
scientifico come uno dei più
attenti studiosi di ipnosi
medica e sperimentale, nel
1986 definiva così l’ipnosi:
“un particolare modo di
essere dell’organismo che
s’instaura ogniqualvolta
intervengano speciali stimoli
dissociativi, prevalentemente
emozionali, eterogeni o
autogeni, con possibilità di
comunicazione anche a livello
non verbale, con una
regressione a comportamenti
parafisiologici o primordiali”.
In una sola definizione
vennero compresi tutti quegli
elementi che oggi studiamo ed
applichiamo nel campo delle
interferenze aliene: coscienza,
emozione, comunicazione non
verbale, archetipi. Granone
riusciva a conciliare
68
un’operatività ospedaliera, di
reparto, con una notevole
capacità sperimentale, e già
negli anni ‘60 insegnava in
Italia quei concetti di
ipnoterapia che Richard
Bandler e John Grinder
dovevano ancora introdurre
negli USA attraverso la loro
futura Programmazione
Neuro-Linguistica (PNL).
Attorno alla realtà dell’ipnosi
sono stati creati molti miti e
leggende, e i principali
responsabili di ciò sono il
cinema, la televisione e
l’opinione comune: l’ipnosi
oggi viene considerata dai più
come qualcosa di teatrale,
fantasioso e fantascientifico.
La conseguenza di ciò è che
la maggior parte della
cosiddetta “scienza ufficiale”
ancora non riconosce la
validità e l’affidabilità
dell’ipnosi, seppur non abbia
mai approfondito e verificato
ciò che afferma. Persino lo
stesso Granone ebbe modo di
provare con l’ipnosi che
alcuni testimoni italiani di un
fenomeno di interferenza
aliena dicevano
assolutamente il vero quando
testimoniavano l’accaduto.
Esistono molti tipi di ipnosi,
ma ancor prima di essere una
tecnica essa è uno stato di
coscienza: partendo dallo
studio degli stati di
coscienza, infatti, si può
capire molto più facilmente
come funziona l’ipnosi.
Le onde cerebrali theta
Proprio come esiste una vasta
letteratura tecnica sull’ipnosi
applicata, esiste anche una
gran quantità di lavori
scientifici, in special modo
medici, sulle onde cerebrali
come corrispettivi fisiologici
degli stati di coscienza.
L’attività del cervello è
caratterizzata da una costante
produzione di segnali
elettrici, che possono essere
tranquillamente misurabili
con apparati
elettroencefalografici (EEG).
Lo stato cerebrale di una
persona in un dato momento
corrisponde alla
configurazione di tutti questi
segnali principalmente in
termini di frequenza,
diffusione, intensità e
differenza di potenziale.
Queste onde cerebrali sono
state schematizzate per
comodità di analisi in cinque
tipi, partendo da quelle a
frequenza più alta: gamma,
beta, alpha, theta e delta.
Esistono diversi stati di
coscienza anche nell’ipnosi, a
seconda della tecnica
utilizzata e della profondità
raggiunta, sovente definiti
trance: in presenza di questi
stati ipnotici, con le
opportune rilevazioni
strumentali, sono stati
registrati alti livelli di onde
theta, predominanti sulle altre
onde cerebrali. Le onde theta,
di bassa frequenza, vengono
prodotte in corrispondenza
del rilassamento profondo,
dell’attivazione del sistema
parasimpatico,
dell’informatizzazione del
sistema immunitario, delle
prime due fasi del sonno
REM (Rapid Eye
Movement), della crescita,
dell’apprendimento e persino
del gioco. Lo stato theta
infatti accompagna il
bambino in crescita per la
maggior parte delle sue
giornate, ed è proprio il
periodo in cui assimila ogni
sostanza proveniente
dall’esterno, forma il suo
sistema immunitario,
apprende e gioca: in
definitiva, le onde theta ci
accompagnano ogni volta che
fissiamo dentro di noi
qualcosa che proviene
dall’esterno. Non solo
nutrimento, quindi, ma
informazioni in generale,
siano esse fisiche o psichiche,
tant’è vero che stando in
theta si può apprendere
qualsiasi cosa molto meglio.
Lo stato theta viene definito
“lo stato di un solo pensiero”,
proprio perché si scivola in
theta ogni volta che si
concentra la propria
attenzione verso una sola
cosa, escludendo
automaticamente tutto il
resto, senza rendersene conto.
E’ stato infatti dimostrato che
raggiungiamo un leggero
stato di ipnosi ogni volta che
leggiamo un libro, guardiamo
un film, laviamo i piatti,
guidiamo l’automobile, etc.
Se ci distraiamo da tale stato
di coscienza, volgendo la
nostra attenzione verso
qualcos’altro o verso un altro
pensiero, ne usciamo
immediatamente e possiamo
renderci conto dello stato di
autoipnosi in cui eravamo
pochi secondi prima.
Sfruttando questa
conoscenza, capiamo
immediatamente che per
entrare in ipnosi basta
focalizzarsi su una serie di
elementi, anche non attinenti
alla nostra realtà circostante.
E se con me non funziona?
Chiunque può essere
ipnotizzato e può
autoipnotizzarsi, ad
eccezione degli schizofrenici,
che non riescono a mantenere
l’attenzione su una sola cosa
alla volta, e che quindi non
possono raggiungere un
completo stato cerebrale
theta. Questo già basterebbe a
dimostrare che gli addotti non
sono schizofrenici, come
dimostrano anche le perizie
psichiatriche effettuate su di
loro. Ci sono tuttavia dei casi
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in cui non si riesce a mettere
un soggetto in ipnosi, e viene
da pensare che questi non sia
adatto o che la tecnica sia
sbagliata. In realtà, come
affermava sempre Granone,
“non esiste una persona che
non si può mettere in stato di
ipnosi, ma esiste solo un
cattivo ipnologo”. Un altro
tabù da infrangere è che
l’ipnosi sia una cosa forzata o
subdola, ottenuta con qualche
artifizio che funziona solo
perché fatto di nascosto e
sfruttando le debolezze
psichiche di una persona.
Uno stato di ipnosi reale e
profondo si può ottenere solo
se il soggetto è
completamente d’accordo e si
fida totalmente
dell’operatore. In queste
condizioni favorevoli,
l’ipnosi riesce sempre, spesso
con risultati sorprendenti. Si
tratta quindi di stabilire ciò
che in PNL viene chiamato
rapport, ovvero il rapporto di
fiducia con l’interlocutore.
Questa fiducia si ottiene
mettendo la persona a suo
agio in un’atmosfera
rilassata, parlando di cose
piacevoli prima di introdurre
la seduta di ipnosi, e
ricalcando la sua espressività
verbale, paraverbale e non
verbale. Quando ci si accorge
dal feedback del soggetto,
ovvero dalla risposta
complessiva data dal suo
comportamento, che il ricalco
è andato a buon fine, si può
passare alla fase della guida,
dove non è più l’operatore ad
adattarsi all’interlocutore, ma
viceversa, cioè è quest’ultimo
a seguire automaticamente,
senza rendersene conto, chi
gli sta parlando: in questo
modo l’operatore può
letteralmente guidare il
soggetto verso lo stato di
coscienza desiderato
attraverso il procedimento
ipnotico di focalizzazione
lungo una serie di elementi
accuratamente scelti. Inoltre,
l’analisi dei canali di
comunicazione visivo,
auditivo e cinestesico (VAK)
del soggetto, e il loro
conseguente utilizzo,
migliorano ulteriormente il
rapport e la guida,
permettendo
contemporaneamente di
distinguere cosa viene
elaborato al momento e cosa
invece viene ricordato dal
vissuto personale. Tutti questi
concetti, che mancavano a
Milton Hyland Erickson,
psichiatra statunitense e
padre dell’ipnosi moderna,
spiegano come mai egli non
riusciva a mettere in ipnosi
circa il 20% delle persone,
nonostante avesse una
capacità analitica e
comunicativa così elevata che
gli valse il soprannome di
“Mister Hypnosis”, tutt’ora
utilizzato dagli specialisti del
settore. Oggi possiamo far
raggiungere uno stato
ipnotico avvalendoci delle
basi della PNL, senza alcuna
necessità di ricorrere
all’utilizzo del contatto fisico
e di bruschi interventi,
entrambe pratiche vivamente
sconsigliate nell’ipnosi di
recupero ricordi sugli addotti
per evitare che le interferenze
aliene dentro di loro possano
prendere il controllo della
situazione sfruttando la via
così improvvisamente
liberata. La sessione deve
procedere nella più assoluta
tranquillità e nel rispetto dei
tempi di chi vi si sottopone,
evitando accuratamente la
posizione sdraiata in quanto
favorevole al sonno, in favore
di una posizione
comodamente seduta, al
massimo su una poltrona che
sostenga le gambe ma che
comunque tenga il busto
dritto o solo leggermente
inclinato. L’ultimo, ma non
per importanza, degli
accorgimenti da prendere
prima di iniziare l’ipnosi, è di
evitare di sedersi di fronte al
soggetto, scegliendo invece
una posizione obliqua
leggermente laterale ma
sempre rivolta verso di esso:
in questo modo, si lascia il
campo visivo libero, per
poterlo studiare in modo non
invasivo, evitando
l’interferenza del proprio
sguardo che potrebbe
distogliere l’attenzione o
dissuadere il soggetto dal
fidarsi completamente in
quanto subentrerebbe una
sensazione di sfida invece
che una di abbandono ed
apertura. A questo punto
saremmo pronti per partire,
ma resta ancora una
domanda: perché l’ipnosi
funziona?
La psicanalisi
Grazie prima a Sigmund
Freud, neurologo e
psicoanalista austriaco, e poi
a Carl Gustav Jung,
psichiatra a psicoanalista
svizzero, oggi possiamo
delineare la struttura della
psiche classificandola in tre
livelli: il conscio, il
subconscio e l’inconscio. E’
proprio l’analisi di questi tre
livelli che ci fa comprendere
il funzionamento della mente
e ci permette di agire su di
essa scavalcando ostacoli
apparentemente
insormontabili. Le moderne
conoscenze basate sulla fisica
quantistica, sulla teoria
dell’universo olografico di
David Joseph Bohm, fisico e
filosofo statunitense, e sulla
concezione del modello
olonomico del cervello di
Karl Pribram, neurochirurgo
austriaco e professore di
psichiatria e psicologia,
integrate alla psicanalisi di
Freud migliorata
successivamente da Jung, ci
dicono che il cervello e la
mente non sono la stessa
cosa, ma l’uno è il mediatore
tra l’altra e il corpo. E’ stata
proprio l’ipnosi, già esistente
ai tempi di Freud seppur in
forma ancora embrionale
rispetto ad oggi, a poter
confermare l’esistenza della
psiche come non localizzata
in alcuna componente fisica,
e a poterla investigare nel
profondo. Analizziamo allora
questi tre livelli e chiariamo
perché sono così importanti
per l’ipnosi.
Il conscio
La volontà razionale di un
essere vivente è rappresentata
dal conscio, che sfrutta il
cervello come interfaccia con
il mondo esterno: questo
lavora esattamente come un
computer, permettendo di
gestire a livello fisico gli
input e gli output, ovvero i
canali di ingresso e di uscita,
che vengono gestiti a loro
volta dal conscio per quanto
riguarda il livello psichico. Il
conscio può valutare e
prendere decisioni, ma può
anche essere guidato e
suggestionato: nell’ipnosi si
cerca di condurlo ad un
livello di rilassamento totale,
abbassando quindi le difese
psichiche naturali che
terrebbero sveglio il soggetto,
allertandolo grazie al giudizio
70
continuo delle informazioni
in ingresso.
Il subconscio
L’insieme degli schemi, delle
credenze e delle convinzioni,
è racchiuso nel subconscio,
che si comporta proprio come
un elaborato programma
informatico, e si avvale della
capacità di apprendimento
del cervello per formare i
modelli attraverso i quali
vengono fatte passare le
informazioni percepite e le
azioni manifestate. Il
subconscio infatti funge da
mediatore tra il conscio e
l’inconscio, colloca i dati a
seconda di ciò che ha
appreso, e distorce ciò che
non si adatta alle sue
programmazioni, arrivando
anche a rifiutarlo
completamente. E’ come una
superficie con fori geometrici
attraverso la quale le
informazioni devono passare
e devono farlo adattandosi
alle forme prestabilite che vi
sono presenti. E’ qui che
nasce il giudizio, la divisione
illusoria di qualsiasi cosa, e
per questo vengono separati il
conscio e l’inconscio, che
altrimenti sarebbero una cosa
sola. Il subconscio è ciò che
ci permette di sopravvivere:
ci da gli elementi per
scegliere, ragionare e agire, ci
limita essendo esso limitato,
e ci fa mentire se pensiamo
che ci sia utile. In ipnosi si
addormenta il subconscio in
modo che agisca il minimo
indispensabile per dialogare
in modo sensato, ma che non
interferisca alterando il
vissuto rievocato, dato che
non lo comprende e accetta
completamente.
L’inconscio
Il cuore della psiche, la parte
più intima, corrisponde
all’inconscio: esso usa le
zone del cervello che
permettono di accedere alla
memoria. L’inconscio è la
parte centrale di un essere
cosciente, contiene tutta la
sua esperienza, e si esprime
attraverso il conscio dopo
essere stato filtrato dal
subconscio. Essendo
collegato all’inconscio
collettivo scoperto da Jung,
può esprimersi anche per
archetipi usando il corpo
fisico e quindi unendo alla
comunicazione verbale, una
paraverbale e una non
verbale, inconsce e
archetipiche. L’inconscio è
irrazionale e non può mentire
perché non è nella sua natura,
e per questo è il più prezioso
alleato per valutare
un’informazione, che in
ipnosi è oltretutto più facile
ottenere. L’ipnosi, quindi,
non è assolutamente uno stato
di coscienza alterato, ma
bensì è uno stato di coscienza
ampliato, dove si può avere
accesso direttamente
all’inconscio, senza alcun
filtro o barriera, dato che con
questo procedimento è
l’unico livello psichico tenuto
sveglio e attivo al contrario
degli altri, che vengono
invece fortemente inibiti.
Isolando e interrogando
l’inconscio nel modo giusto è
possibile sapere qualsiasi
cosa del vissuto di una
persona, compresi i ricordi
bloccati nella memoria degli
addotti, e senza possibilità di
errore. Nei destrimani,
l’inconscio è collegato
all’emisfero destro del
cervello, mentre il conscio è
identificato con il sinistro; se
si è mancini, questa
disposizione di funzionalità è
invertita. Ogni emisfero
cerebrale controlla la parte
opposta lateralmente del
corpo, e dato che noi
vogliamo evitare l’intervento
dell’emisfero sinistro per
dialogare direttamente con il
destro, inizieremo la seduta
di ipnosi ponendoci alla
sinistra del soggetto.
Prima di iniziare
Dopo aver preso posizione, ci
rilassiamo il più possibile,
fisicamente e mentalmente,
trasmettendo questo nostro
rilassamento alla persona che
abbiamo davanti. Cerchiamo
di metterla a suo agio
chiacchierando per qualche
minuto di cose piacevoli o
poco importanti, in modo che
distragga la sua attenzione da
ciò che stiamo per fare e per
la quale potrebbe provare
un’ansia che
rappresenterebbe un ostacolo
alla sua riuscita. Mentre
parliamo, facciamo uso del
ricalco per mettere la persona
ulteriormente a suo agio, e
continuiamo così finché i
suoi feedback ci indicano che
non c’è più tensione: a questo
punto, siamo pronti per
iniziare.
Il punto
Per iniziare a far raggiungere
al soggetto uno stato di
ipnosi, bisogna indurgli un
sogno ad occhi aperti:
volendo avvalerci anche dei
movimenti del suo corpo
durante l’ipnosi per ricevere
ulteriori informazioni dal suo
inconscio, abbiamo bisogno
che il soggetto non dorma
durante l’ipnosi, quindi
inizieremo da uno stato di
veglia ad occhi aperti per poi
finire ad occhi chiusi ma
senza dormire. In questa fase
inizia la guida vera e propria,
che in questo caso
corrisponde alla suggestione
ipnotica: suggerendo al
soggetto ciò su cui porre la
sua attenzione, si inibisce
l’attività del suo conscio dato
che prendiamo le decisioni al
posto suo. Gli diciamo quindi
di focalizzarsi su un punto
davanti a sé, non importa
quale, né se è reale o
immaginato: da qui in poi, gli
facciamo percepire questo
punto con tutti i suoi sensi, a
ruota. Glielo facciamo
osservare, toccare con dita
immaginarie, ascoltare,
odorare, gustare; e poi
ricominciamo più volte,
ancorandolo a quel punto in
ogni modo possibile, sempre
più profondamente ed
intensamente. Questo
procedimento esclude
l’attenzione del soggetto da
ogni stimolo esterno,
facendogli percepire solo
quel punto ed ignorando tutto
il resto, seppur sia ancora ad
occhi aperti. Con queste
operazioni in sequenza e a
ripetizione, la sua attività
mentale viene ridotta e
completamente diretta al
punto, addormentando il
subconscio che non ha più
bisogno di giudicare né di
intervenire per proteggere,
dato che la situazione non
prevede azioni né pericoli. Il
soggetto, grazie alla
focalizzazione in sequenza su
un solo elemento alla volta,
entra molto facilmente nello
stato di onde cerebrali theta, e
quindi in rilassamento
profondo e successivamente
71
in ipnosi: per agevolare ciò,
bisogna fare il giusto uso del
livello paraverbale, usando
un tono di voce regolare nel
volume e nella velocità, che
tendono a scendere man
mano che si procede. Parlare
in modo sempre più
cantilenante agevola
ulteriormente l’operazione.
La mente del soggetto, così
concentrata su tutti questi
input sensoriali, va in crunch,
cioè in sovraccarico, e passa
il controllo all’inconscio, che
è l’unico livello psichico
rimasto attivo, e che ora ha
anche maggior spazio.
Contemporaneamente, il
soggetto inizia a chiudere le
palpebre, ma noi gliele
teniamo aperte continuando a
farlo stare attento alle sue
percezioni del punto:
quest’azione contrastante tra
la sua tendenza a rilassarsi e
la forzatura a non farlo
rilassare, produce in esso
ancora più stanchezza
durante l’attesa, facendogli in
seguito chiudere gli occhi in
uno stato ancora più
profondo. In questo modo, è
il soggetto stesso che si avvia
verso l’ipnosi, desiderandola
inconsciamente; e così si
oltrepassa anche l’eventuale
ostacolo rappresentato da
un’ultima resistenza del
subconscio, che spingerebbe
automaticamente a fare il
contrario di ciò che viene
suggerito dall’interlocutore, e
cioè a cadere in ipnosi in
risposta allo stimolo di
restare ad occhi aperti.
L’ascensore
La persona ha ora gli occhi
chiusi, è profondamente
rilassata ed è pronta per
entrare nella successiva fase
ipnotica. E’ completamente
suggestionabile ed è il
momento adatto per farle
seguire un percorso che la
porterà nello stato di ipnosi
adatto al recupero completo
del ricordo desiderato. Le si
fa notare che ha chiuso gli
occhi e che ora si trova
davanti ad una scena ben
precisa: una grotta con
un’apertura su un bel
paesaggio esterno, e
all’interno un ascensore in
uno scavo nella roccia. Deve
essere sempre premura
dell’operatore il fornire una
descrizione adatta, composta
di tanti elementi sensoriali
descritti con parole semplici,
che spinga la persona ad
entrare totalmente nella scena
proposta grazie
all’interazione con il suo
corpo fisico immaginario,
proprio come ha fatto poco
prima con il punto: ogni cosa
che si troverà attorno la dovrà
osservare nei particolari,
toccare, sentirne la
temperatura, la ruvidità, il
sapore, l’odore, il rumore, e
così via. Ogni spunto per
interagire sensorialmente con
l’ambiente deve essere
sfruttato dall’operatore per
far ancorare completamente
la persona a ciò che sta
immaginando. Questa
simulazione mentale non solo
aumenta ulteriormente la
profondità dello stato theta e
quindi dell’ipnosi grazie a
questa sorta di “sogno
controllato” che è qualcosa di
più completo di una semplice
visualizzazione, ma porta
anche la persona a “mettere a
terra”, cioè a realizzare e
fissare, la sua
immaginazione, in modo che
entri nell’ambiente creato
man mano e che non
aggiunga o alteri nulla in
seguito, collegandosi solo a
ciò che di reale esiste, come
il ricordo che si vuole
recuperare. La realtà virtuale
del pensiero diventa quindi
reale perché si trasforma in
una percezione di qualcosa
che già esiste e non in una
nuova e mutevole
produzione: la persona ora
vive interattivamente un film
da attore con un copione già
scritto. Le si fa osservare il
paesaggio esterno, l’interno
della grotta, una scalinata o
comunque un passaggio che
conduce verso il basso ma
troppo lungo ed impraticabile
per giungere a destinazione,
ed infine l’ascensore nella
roccia a sinistra, che viene
presentato come il mezzo
migliore per scendere giù, in
fondo, dove bisogna arrivare
per poter proseguire.
L’ascensore va descritto in
modo piacevole e
confortevole: grande, ben
illuminato, con un gradevole
odore, fatto di un materiale
solido e bello alla vista, ad
una temperatura adatta, con
particolari da osservare,
un’atmosfera piacevole, uno
schermo per mostrare il piano
in cui è presente l’ascensore,
e una poltroncina bella e
comoda su cui sedersi e
rilassarsi. A seconda che la
persona sia più visiva,
auditiva o cinestesica,
l’operatore deve adattare ogni
descrizione inserendo gli
stimoli sensoriali più
congeniali ad essa, lasciando
maggior spazio a questi ma
proponendole anche tutti gli
altri seppur in misura minore.
Si fa quindi entrare la
persona nell’ascensore, la si
rassicura sull’efficienza e la
sicurezza tecnologica, e la si
mette a suo agio nel massimo
comfort per farla rilassare
ulteriormente. Per indurre un
maggior rilassamento bisogna
mimare, su tutti e tre i livelli
della comunicazione,
l’apprezzamento, la
comodità, lo stupore e la
reazione ad ogni situazione,
come se fosse l’operatore ad
esserne protagonista: questo
indurrà ancor più nella
persona la sensazione
desiderata. Una volta seduta
sulla poltroncina, la si fa
interagire sensorialmente con
la cabina dell’ascensore, e
poi le si suggerisce di
osservare il display che
mostra il piano attuale perché
le si dirà di farlo spesso
successivamente, e si
chiudono le porte scorrevoli.
Quest’ultima azione, come
poi tutti gli avvenimenti
importanti nel corso della
suggestione ipnotica, viene
sottolineata sia con un
conteggio che con un leggero
rumore prodotto dalla bocca,
che può essere un sibilo o
uno schiocco, o simili: questo
rumore induce ulteriormente
nella simulazione mentale la
conferma, la consistenza e la
tempistica di ciò che sta
succedendo. Il conteggio che
precede questo suono serve a
preparare ulteriormente un
passaggio chiave del
percorso: va eseguito dal
numero “uno” al numero
“tre” o maggiore se
necessario, mai troppo
lentamente e sempre in modo
regolare e deciso, per evitare
scappatoie da parte del
conscio del soggetto. Il
rumore con la bocca va
prodotto subito dopo l’ultimo
numero, che viene
pronunciato con maggiore
enfasi rispetto ai precedenti.
Questo suono ha anche
un’altra utilità: usandolo ogni
volta che c’è una svolta nella
72
suggestione ipnotica, si
ancora nella persona un
comando inconscio di
proseguimento, che potrà
essere utilizzato durante il
successivo recupero dei
ricordi nelle situazioni in cui
si vuol dare un input di
avanzamento immediato,
riproducendo semplicemente
quel rumore senza necessità
di usare il conteggio. A
questo punto, dopo aver
chiuso le porte al termine del
conteggio e del suono, si
avvisa la persona che
l’ascensore sta iniziando
lentamente a scendere.
La discesa
La parte centrale della
procedura di ipnosi profonda
è costituita da un viaggio
immaginario verso il basso, e
a questo punto il soggetto
deve essere già in fase di
rilassamento avanzato,
perché gli stimoli
immaginativi durante la
discesa con l’ascensore in
certi momenti sono intensi e
in rapida sequenza, e senza lo
stato di rilassamento
adeguato possono mettere il
soggetto in allarme o in
agitazione facendolo quindi
uscire dallo stato di ipnosi
non ancora completo. Prima
di proseguire con i particolari
è però necessario capire
perché usiamo questa
procedura e non un’altra
qualsiasi. A livello
archetipico, ricordando sia il
modello oculare VAK della
PNL che la croce degli spazi
di Max Pulver, grafologo
svizzero, la direzione verso il
basso corrisponde al fisico,
alle sensazioni fisiche, ai
ricordi del vissuto fisico: lo
sguardo e la gestualità vanno
verso il basso quando
facciamo riferimento al corpo
e all’inconscio, dove l’uno è
il veicolo perfetto dell’altro
proprio perché, non essendo
cosciente, non può
ostacolarne l’espressione,
come invece fa la mente.
Guardiamo o gesticoliamo
verso l’alto, invece, quando
vogliamo cercare qualcosa di
immateriale, di elevato, di
mentale, di spirituale, di
intenso, di attivo; quindi,
facciamo immaginare al
soggetto di viaggiare verso il
basso, proprio per
raggiungere un punto di
calma, di tranquillità, di
rilassamento, di poca attività.
Ed è proprio questa tendenza
alla passività raggiungibile
andando verso il basso, cioè
verso l’interno, che ci fa
ulteriormente capire perché
scendiamo invece di salire:
quando vogliamo manifestare
qualcosa nella nostra vita,
usiamo tecniche di
visualizzazione creativa che
ci fanno immaginare di
andare verso l’alto, cioè
verso l’esterno, per
riprendere il controllo del
nostro potere, formulare la
nostra volontà, ed esprimerla
dall’alto. Entrambi i metodi
sono forme di ipnosi, per via
del raggiungimento dello
stato theta dato dalla
focalizzazione in sequenza
sui vari elementi della salita o
della discesa. Salendo
psicologicamente in alto
otteniamo un tale controllo su
tutto che ci permette di
modificare ciò che
percepiamo, mentre
scendendo verso il basso
perdiamo questo controllo e
ci limitiamo istintivamente a
percepire in modo passivo
dentro di noi senza alterare
alcunché. Ecco perché
l’ipnosi funziona ed è
affidabile: il soggetto viene
naturalmente inibito nella sua
capacità di alterazione del
vissuto rievocato, ma resta
contemporaneamente sveglio,
non solo nell’inconscio come
nell’ipnosi classica, ma anche
nel corpo, per restare
ulteriormente collegato al
ricordo o alla simulazione
mentale grazie alle sensazioni
somatizzate, e comunicare la
sua situazione all’operatore
in modo molto più efficace
perché via del canale non
verbale attivo. Sempre per un
motivo archetipico,
l’ascensore viene posto
inizialmente nella parte
sinistra della grotta, perché
qualcosa che sta a sinistra
nella visuale è qualcosa che
si proietta verso il passato, e
questo tipo di induzione
ipnotica che facciamo è volto
al recupero dei ricordi. La
discesa verso il punto più
basso da raggiungere viene
descritta dall’operatore con
gran dovizia di particolari per
ogni canale sensoriale, viene
fatta porre spesso l’attenzione
allo schermo che fa scorrere i
numeri dei piani, e la velocità
dell’ascensore viene
gradualmente incrementata
grazie ad avvenimenti come
lo stacco dei cavi con
l’apertura di un paracadute di
sostegno, e successivamente
lo stacco anche del
paracadute, il tutto
annunciato ogni volta con il
solito conteggio seguito dal
rumore prodotto con la
bocca, e descritto come
sicuro e confortevole per far
aumentare vertiginosamente
la velocità dell’ascensore
senza causare alcun disagio.
Il display lampeggia e cambia
numero sempre più
velocemente fino a non
essere più utile per via
dell’alta velocità, il rumore è
sempre crescente ma mai
eccessivo fino a sparire nella
velocità massima, la
pressione contro la poltrona è
sempre minore fino
all’assenza di gravità durante
l’altissima velocità, e
l’ascensore tende ad
assomigliare sempre più ad
un proiettile di luce che
scende giù in un tunnel buio
sempre più velocemente,
verso un punto che il
soggetto deve pensare essere
il centro della Terra,
dell’Universo, del Tempo,
dello Spazio, dell’Energia,
dellaCoscienza, di Tutto.
Man mano che prosegue la
discesa, ci si basa sul
feedback non verbale del
soggetto per capire quando
aumentare la velocità
dell’ascensore e che input
sensoriali dare rispetto ad
altri per aumentare la
tranquillità e il rilassamento,
che devono essere sempre in
costante aumento fino alla
fine del viaggio, in un
graduale abbandono verso un
completo stato di ipnosi. Più
aumenta la velocità di discesa
e più bisogna adattare la voce
alla situazione, quindi
aumentando anche la velocità
della voce, stando attenti a
non aumentare
eccessivamente il volume che
metterebbe in allarme il
subconscio assopito, ed
usando termini semplici che
possano essere capiti in
questa parte più frenetica
della suggestione ipnotica
dove tante parole e stimoli
immaginativi si susseguono
velocemente. Arrivati al
momento più intenso di
questa fase, bisogna di nuovo
agire a livello paraverbale
diminuendo il tono, il volume
73
e la velocità della voce, e
parlare in modo sempre più
cantilenante, così da far
raggiungere al soggetto un
rilassamento estremamente
profondo proprio durante la
massima velocità di discesa,
che quindi non si sente più
come prima perché è così
elevata da dare un’idea di
totalità e quindi di assenza. A
questo punto, dopo aver
portato il soggetto in tale
stato, lo avvisiamo
dell’imminente rallentamento
dell’ascensore con un
conteggio più lungo e lento
del solito, annunciando
sempre all’inizio quale sarà il
numero finale e che solo
quando lo si pronuncerà
l’ascensore si sarà fermato
del tutto e le porte si saranno
aperte; all’interno di tale
conteggio, inoltre,
descriviamo al soggetto tra
un numero e l’altro la
diminuzione graduale della
velocità e il ripristino delle
condizioni fisiche normali.
L’ascensore sta rallentando
dolcemente e gentilmente, si
sentono di nuovo i suoni, in
questo caso quelli lievi dei
freni, ritorna lentamente la
gravità e così si ritrova
seduto morbidamente sul
sedile, l’ascensore sta per
fermarsi e il rilassamento sta
per arrivare ad un livello mai
raggiunto prima. Al termine
del conteggio si produce il
solito suono, si annuncia
l’arrivo e l’apertura delle
porte scorrevoli, e si fa uscire
il soggetto dall’ascensore.
La stanza
Il soggetto ora si trova in una
stanza, della quale non gli
diamo molti particolari per
evitare di fargli costruire un
ambiente diverso da quello
che si sta già immaginando:
l’unica cosa importante è che
questo luogo sia piacevole ed
accogliente, quasi familiare.
L’attenzione del soggetto va
quindi subito posta solo su un
grande divano al centro, così
bello, morbido e comodo, che
dopo essercisi seduto sopra
ed averlo piacevolmente
sentito sotto il suo corpo, vi
si sdrai anche,
abbandonandosi
completamente. Proprio
come può essere fatto in
precedenza con il grande
paracadute bianco che si è
aperto sull’ascensore,
possiamo far rilassare
ulteriormente il soggetto
facendolo respirare assieme
al divano, il quale si gonfia e
si sgonfia attorno ai suoi
polmoni, il tutto mentre quasi
vi sprofonda.
Lo schermo
Qui inizia la fase di
transizione dal rilassamento
profondo al recupero dei
ricordi: al soggetto sdraiato
facciamo notare un grande
schermo piatto presente sul
soffitto, con un puntino
luminoso al centro che sta ad
indicare la presenza della
corrente elettrica, e gli
facciamo osservare questo
punto come abbiamo fatto
74
all’inizio della procedura
ipnotica, richiamando quindi
l’àncora di rilassamento e
focalizzazione
precedentemente creata in
modo automatico. Possiamo
quindi ulteriormente
suggestionarlo a rilassarsi
man mano che osserva il
punto, per poi suggerirgli di
iniziare a cercare
“l’immagine di quella volta
che...”, stabilita consciamente
in precedenza con lui, oppure
semplicemente “l’immagine
dell’ultima volta che sono
venuti a prenderti”, presente
nell’inconscio, nel caso in cui
il soggetto non abbia nella
memoria cosciente un
fotogramma preciso ma ci sia
comunque la certezza che sia
stato vittima di abduction. Si
avvia quindi il solito
conteggio, al termine del
quale apparirà sullo schermo
l’immagine iniziale del
ricordo, che prima non si è
fatta apparire secondo lo
stesso motivo per cui
inizialmente non si fanno
chiudere gli occhi ma li si fa
tenere aperti ancora un po’.
Bisogna specificare che
l’immagine apparirà come
una cartolina, una fotografia,
ferma nel tempo, nitida e
grande, in modo che la si
possa osservare bene: da
questo momento, il soggetto
è agganciato al suo ricordo, e
non è più suggestionabile
riguardo al suo contenuto.
La tecnica delle àncore
Per far entrare il soggetto nel
fotogramma che sta
osservando, gli poniamo
svariate domande sul suo
contenuto, anche
apparentemente
insignificanti, che però
servono a collegare i suoi
canali sensoriali: la
temperatura, la consistenza e
la superficie di qualcosa che
ha addosso o vicino, i colori,
le forme, gli odori, e tutto ciò
che può venire in mente dalla
descrizione della scena. Da
ora bisogna usare spesso il
ricalco, al fine di tenere il
soggetto nello stato di rapport
necessario e anche nel suo
ricordo, ponendo la sua
attenzione a ciò che
percepisce e fornendogli
continue conferme. Solo
quando è stato tutto descritto
alla perfezione e quindi il
soggetto è completamente
ancorato alla situazione che
sta rivivendo, si avvia un
altro conteggio per far
muovere tutto, come se si
avviasse un video messo in
pausa. Ecco che il tempo
parte e lui inizia a descrivere
tutto quello che gli accade
intorno.
E ora che succede?
Per condurre l’ipnosi di
recupero ricordi nel modo
migliore, occorre fare le
giuste domande: se da un lato
questo è possibile solo con
una conoscenza approfondita
di tutte le meccaniche
possibili delle abduction,
dall’altro bisogna scegliere
oculatamente le parole. E’
infatti importante usare il più
possibile i termini che il
soggetto stesso usa per
descrivere ciò che percepisce,
riducendo al minimo le nostre
frasi che contengono
elementi da lui non percepiti.
Il ricalco deve quindi
avvenire non solo a livello
paraverbale, ma anche a
livello verbale, cioè del
contenuto, nel modo giusto e
quindi non invasivo, facendo
le dovute pause in modo da
dare al soggetto il tempo di
osservare le scene e di
formulare le descrizioni.
Domande specifiche con
dettagli che il soggetto non
ha ancora osservato vanno
fatte solo quando si pensa che
possano chiarire una
situazione che appare
insolita: è infatti importante,
in certi casi, fargli osservare
nei particolari chi o cosa si
sta trovando davanti, così da
poter capire la scena e
ricondurla ad un tipo
specifico di operazione o
avvenimento. Dare le
conferme necessarie con il
ricalco e fare le domande
adatte può far proseguire
facilmente la rivivificazione
ipnotica del ricordo, evitando
di confondere il soggetto o di
farlo interrompere. Nel caso
in cui non si sappia cosa
chiedere o non si voglia
chiedere nulla in particolare,
si può sempre ricorrere alla
domanda neutra “e ora che
succede?”, che assicura
l’avanzamento del ricordo
senza alcuna possibilità di
suggestione, che è comunque
già impossibile in questa
fase, tant’è vero che basta
provarci per ricevere risposte
negative.
Aggirare i blocchi
Può capitare che il ricordo
rivissuto si blocchi
improvvisamente, con il
soggetto che non riesce a
vedere niente o ad andare
avanti in alcun modo. Questo
tipo di situazioni si verifica
nei casi di abduction a
seguito di tentate inibizioni
della memoria, ed aggirarle è
molto semplice: basta porre
la visuale in un punto esterno
al corpo fisico, ad esempio in
alto, sopra di esso, e il
ricordo si sblocca
automaticamente. Questa
suggestione, ovvero quella
sulle modalità di percezione,
è l’unica rimasta possibile: si
può sempre far osservare o
sentire qualcosa, purché
questa faccia parte del vissuto
del soggetto. In questo caso,
spostando la visuale come se
si vedesse il tutto da un’altra
angolazione, è possibile
andare avanti proprio perché
ciò che viene così ricostruito
in realtà è stato già vissuto.
Suggerendo al soggetto di
vedere la scena dall’alto
come se si spostasse su
un’altra telecamera,
otteniamo la descrizione della
scena in terza persona,
avanzando fino al punto in
cui è possibile rimettere la
visuale al suo posto.
Ridurre la tensione
A volte si verificano
situazioni in cui il soggetto
rivive momenti
particolarmente intensi a
livello di emozioni e
sensazioni, che possono far
perdere il controllo
dell’ipnosi all’operatore nel
caso si faccia prendere dal
panico esattamente come chi
ha di fronte. Per evitare ciò,
oltre ad essere sempre sicuri
di agire con un certo distacco
e di non essere vittime del
ricalco e della guida che
tendono ad attivare una
naturale empatia al contrario,
si deve restare sempre calmi,
ed accentuare particolarmente
questa calma nel tono della
voce, in modo da trasmetterla
al soggetto che così trova
conforto nell’operatore con
75
cui è in rapport. Quando un
ricordo è particolarmente
spiacevole e le reazioni del
soggetto si prospettano
eccessive, gli si potrà
suggerire di continuare e
vedere la scena in bianco e
nero, come attraverso un
vecchia televisione:
annullando il colore, che
corrisponde archetipicamente
all’emozione,
immediatamente si allenta la
tensione e la seduta di ipnosi
può continuare
tranquillamente. Il colore può
essere nuovamente inserito
quando la situazione si è
calmata, specialmente se è
necessario tenere il soggetto
ancorato al ricordo con le
solite domande, oppure
ottenere informazioni di
diverso tipo, magari per
riconoscere luoghi, oggetti o
esseri viventi.
interferenze aliene, e saranno
gli addotti stessi a
manifestare la volontà di
arrivarci, ognuno con il
proprio tempo. Questa fase
richiede più informazioni e
più esperienza, e verrà
spiegata in seguito in questo
ciclo di articoli. Per il
momento, per chi sta
imparando su queste pagine,
durante l’ipnosi si consiglia
la pratica del solo recupero
ricordi, senza intervenire
sugli addotti con
improvvisazioni e “fai-da-te”,
concludendo quindi le sedute
senza iniziare operazioni che
non si è in grado di portare a
termine, cosa che può indurre
situazioni transitorie
spiacevoli dalle quali è
difficile uscire senza aiuto.
Concludere l’ipnosi
Se da un lato abbiamo i
soggetti schizofrenici che non
possono essere ipnotizzati,
dall’altro c’è anche una
piccola percentuale di
persone che può e vuole
entrare in uno stato ipnotico,
ma che ha difficoltà a farlo
per via del nervosismo, della
distrazione facile e del
costante controllo sulla realtà,
cose che inibiscono
fortemente il rilassamento e
l’attenzione agli elementi su
cui focalizzarsi. In questi casi
basta lavorare con il soggetto
che ha questi problemi,
rassicurandolo e facendogli
eseguire esercizi volti a farlo
rilassare e ad abbandonarsi a
ciò che gli viene detto,
fidandosi dell’ipnosi e
lasciandosi andare alle
simulazioni mentali proposte.
La paura principale di queste
persone è quella di non
entrare in ipnosi, oppure di
essere distratte da qualcosa:
in quest’ordine di idee, però,
non si raggiunge mai uno
stato cerebrale theta, restando
continuamente tra la fase
alpha e quella beta, ovvero di
rilassamento leggero misto ad
una costante attività mentale.
Quando il soggetto in parte
segue la voce dell’operatore e
in parte i suoi pensieri o i
suoi allarmi, genera figure
d’interferenza e non riesce
più a seguire. Generalmente
si capisce dai feedback fisici
quando la procedura ipnotica
non sta funzionando, e in
questi casi conviene insistere
Arrivati alla fine
dell’abduction, che
solitamente si verifica in un
luogo corrispondente al suo
inizio, si può sottolineare al
soggetto la fine della scena e
il conseguente stop del video
sull’ultimo fotogramma, che
sta guardando nello schermo
sul soffitto mentre è disteso
sul divano al centro della
stanza. Da qui si procede con
il solito conteggio, questa
volta da “uno” a “dieci”,
durante il quale si riporta
gradatamente il soggetto alla
realtà fisica in cui si trova, e
gli si dice di svegliarsi
rilassato e con piena memoria
di quanto accaduto.
Conseguenze
Recuperare i ricordi di una o
più abduction serve a
completare ulteriormente la
presa di coscienza personale
di chi subisce il problema
delle interferenze aliene. A
seguito di queste sedute di
ipnosi, gli addotti iniziano a
sbloccare automaticamente i
ricordi seppelliti nel tempo,
oppure a sognarli, o
addirittura ad essere
parzialmente coscienti
durante i successivi tentativi
di abduction. La fase
successiva a questa è quella
di inibizione delle abduction
e di liberazione dalle
Gli ostacoli iniziali
ma più tranquillamente,
oppure rimandare la seduta
ad un incontro successivo
dopo che il soggetto avrà
eseguito i “compiti a casa”
volti a prepararlo all’ipnosi.
Adattamento e creatività
L’ipnosi non va eseguita
come si reciterebbe un
copione, ma servono
variazioni e improvvisazioni
per adattarsi ad ogni tipo di
persona e rendere la
procedura coinvolgente ed
efficace. Il punto da
osservare inizialmente può
essere scelto insieme, così da
dare indicazioni migliori; i
vari rumori
d’accompagnamento possono
essere fatti con la bocca e le
mani in tantissimi modi; il
conteggio per la frenata
dell’ascensore può arrivare
fino a “sei”, così da poter dire
“seeeiii... feeermooo”
abbinando le due parole; etc.
In breve, servono intuizione e
creatività, come se l’ipnosi
fosse un’arte.
Considerazioni sulla tecnica
E’ bene evitare di suggerire
troppo spesso i colori di ciò
che il soggetto vede nella
fase di simulazione mentale,
tranne quando ovvio o
necessario, perché altrimenti
si rischia di contrastare la sua
immaginazione cromatica,
che è immediata ed arriva
prima della parola:
inventando colori diversi da
quelli che sono già stati
automaticamente visti prima
che noi li potessimo
pronunciare, andiamo a
creare le solite figure di
interferenza, distraendo il
soggetto dalla procedura
ipnotica in quanto lo si porta
in una fase in cui
mentalmente compie
operazioni di valutazione e
scelta. In ipnosi, infatti, il
soggetto viene cerebralmente
lateralizzato, ovvero lo si
porta ad osservare la realtà, in
questo caso spostandosi
anche nel tempo, solo con il
lobo destro del cervello.
Nella prima fase, quella del
punto, facciamo lavorare
quello sinistro, mentre nella
seconda, quella
dell’ascensore, li facciamo
lavorare entrambi, con
76
l’emisfero sinistro che lascia
il posto al destro man mano
che scendiamo in profondità
e gli stimoli immaginativi
diminuiscono in favore di
quelli percettivi. La stanza in
fondo, infatti, verrà
automaticamente creata con
molti meno particolari
rispetto alla grotta, così come
la parte iniziale della discesa
sarà più ricca di input rispetto
a quella finale, dove in un
momento le sensazioni
sembrano sparire in uno stato
di rilassamento così profondo
che per qualcuno, invece che
una trance, rappresenta una
vera e propria “estasi
mentale”, dove c’è poca
attività e molta piacevolezza.
La tecnica dell’ascensore
porta a questo livello di
ipnosi perché è il
miglioramento della classica
tecnica delle scale, dove i
gradini che corrispondono al
conto alla rovescia per lo
stato ipnotico sono stati
sostituiti dal display con i
numeri a led e dalle
sensazioni di rilassamento
che aumentano costantemente
grazie alla percezione della
discesa costante. Ed è proprio
questo percorso che permette
di raggiungere il più
profondo stato theta che si
possa ottenere senza dormire:
i passaggi fra le tappe,
rappresentate dai gradini o
dai numeri, o comunque dalla
percezione della
continuazione del viaggio,
servono proprio a confermare
l’aumento di quelle passate e
quindi la diminuzione di
quelle ancora da raggiungere,
e questa differenza fa scattare
l’effetto placebo che
suggestiona il soggetto e gli
fa raggiungere lo stato di
ipnosi, o di auto-ipnosi, dato
che questo è il funzionamento
di ogni tecnica simile,
comprese quelle che
prevedono un viaggio verso
l’alto, dove è sempre
presente, se sono ben fatte,
l’osservazione costante dei
piani che si attraversano e
quindi la consapevolezza
dell’avvicinarsi del punto in
cui si vuole arrivare.
Sicurezza L’ipnosi, eseguita
in questo modo, non può
causare nessun tipo di effetto
collaterale. La cosa peggiore
che può succedere è che
l’operatore non ci riesca o
che il soggetto esca
spontaneamente dall’ipnosi,
cosa che non si risolve
comunque in un nulla di
fatto, dato che sarà sempre
stata un’esperienza, e quindi
un passo in avanti, per
entrambi. Scene ipnotiche
dalle tragiche conseguenze
come quelle del film “Il
Quarto Tipo” sono
assolutamente frutto della
finzione cinematografica, che
come ben sappiamo non
mostra neanche lontanamente
il reale funzionamento e
svolgimento dell’ipnosi di
recupero ricordi.
A chi posso rivolgermi?
Non potete praticare l’ipnosi
sugli addotti se siete voi
stessi addotti o parassitati, o
in costante e vicino contatto
con chi è in uno di questi due
problemi e non riesce a
risolverlo con il vostro aiuto.
Se volete sottoporvi ad una
seduta di ipnosi o ricevere
consigli pratici sulla sua
esecuzione, in totale
sicurezza e competenza, vi
potete rivolgere a Corrado
Malanga attraverso il sito
www.ufomachine.org,
l’unico suo sito ufficiale di
riferimento, e riceverete
risposta o istruzioni per
contattare il suo collaboratore
geograficamente più vicino a
voi.
77
L’HOMO
SAPIENS
SAPIENS E GLI
ANUNNAKI:
LA GOVERNANCE DEL
PIANETA TERRA
Maurizio Martinelli
[email protected]
è nato nel 1956 a Carrara.
Per Tracce d’eternità ha
anche pubblicato, con
Marco Zagni, l’e-book
“APU-AN Il Sole alato
ritorna”, tuttora in
download gratuito dal
nostro portale.
Sin dall’inizio degli anni
cinquanta nel XX secolo, già
George HuntWilliamson/Michael
D’Obrenovic, il famoso
antropologo ed archeologo
Serbo-Americano, era
totalmente convinto che
esistesse un piano molto
antico, implementato durante
i tempi odierni, per rivelare
verità nascoste a tutti coloro
che lo desiderino. Tramite
contatti telepatici egli
ricevette e canalizzò
messaggi da parte di
Nin.gish.zidda, uno dei
leaders degli Anunnaki, I
famosi Maestri/Dei dei
Sumeri, la cui storia è stata
spiegata e trattata da Zecharia
Sitchin nelle sue “ Earth
Chronicles “ - pertanto
George Hunt-Williamson
chiaramente comprese non
solo che
“ …visitatori dallo Spazio
Esterno sono qui sulla Terra,
ma anche il motivo per il
quale essi sono qui. Essi
devono prepararci per una
nuova tecnologia ed era nel
nostro mondo…”.
Come spiegato da Sitchin,
questi Esseri, sia conosciuti
dai Sumeri come Anunnaki
sia denominati con altri nomi
secondo le aree geografiche
del pianeta Terra, sono i
nostri veri e reali “Padri”,
proprio per impiegare la
terminologia di Neil Freer,
che si è dedicato a definire
con successo il nostro futuro
cammino come “matricole”
che hanno la possibilità di
unirsi alla “Società stellare “.
Zecharia Sitchin,
iniziando con la
pubblicazione del suo
primo libro nel 1976, ha
suggerito lo scopo reale
dell’arrivo dei Maestri/dei
circa 445.000 anni
terrestri fa ed ha definito
la loro presenza sul
pianeta Terra.
Apparentemente lo scopo
principale dei Maestri/Dei
consisteva nella ricerca e
nella raccolta di oro da
essere lavorato e
preparato per la
78
La pagina del New York Times con l’intervista a Z. Sitchin
spedizione verso il loro
pianeta natale, Nibiru e là
trasformato per ottenere una
scudo di particelle d’oro.
Tale scudo era ed è posto
nella parte superiore
dell’atmosfera di Nibiru con
lo scopo di evitare la perdita
del calore generato dal
pianeta, a causa della
diminuzione dell’atmosfera
stessa.
Per spiegare come “la scienza
attuale” stia semplicemente
raggiungendo l’antica
tecnologia, durante il 2009 un
nuovo termine, “Geoingegneria”, è emerso in vari
congressi internazionali che
trattano le tematiche del
“Riscaldamento globale”,
adesso più correttamente
definito come il
“Cambiamento climatico”.
Il termine venne
ufficialmente adottato da
John Holden, il nuovo
consigliere scientifico del
presidente statunitense.
Parlando durante una recente
conferenza internazionale a
Bonn, Germania, egli rivelò
che la "Geo-engineering" è
fra le “opzioni estreme” in
discussione per il governo
statunitense: impiegando una
tecnologia dell’era spaziale
ancora da definire, egli
sostenne che "particelle
saranno sparate nella parte
superiore dell’atmosfera
terrestre per creare uno
scudo che protegga la Terra
dal calore dei raggi solari".
Mentre tali misure
straordinarie sarebbero
solamente una soluzione
estrema, il Dr. Golden
sostenne che tuttavia “non
possiamo permetterci il lusso
di scartare nessuna
soluzione”.
Sitchin ha concentrato i
propri studi soprattutto sulle
attività degli Anunnaki sul
pianeta Terra a partire dal
loro arrivo sino al termine
della civilizzazione in Sumer,
terminata a causa della nube
nucleare che nel 2024 ha in
pratica distrutto ogni
presenza di vita nell’area
della Mesopotamia. Sitchin
ha evitato con cura di trattare
la presenza degli Anunnaki
sul pianeta Terra e nello
spazio ad essa vicino, dopo
che l’ultimo gruppo lasciò la
Terra intorno al 550 a.C.
Solamente negli ultimi
capitoli del suo libro “
Genesis revisited” ed in
alcuni paragrafi di altri suoi
libri, Sitchin ha analizzato le
politiche terrestri degli
Anunnaki.
Secondo il biofisico Dr A. R.
Bordon, Sitchin potrebbe
essere stato “consigliato” da
alcuni membri dello staff
degli Anunnaki rimasti sul
pianeta Terra di fermarsi
nella rivelazione delle
informazioni sulle politiche
dei Maestri/Dei:
“E’ forse stato (Sitchin)
contattato da elementi che
appartengono alla griglia
che stiamo proponendo in
questo saggio ed avvisato
di non continuare nella
rivelazione della presenza
degli Anunnaki sulla
Terra alla fine del
ventesimo secolo?”.
L’affermazione sopra
menzionata potrebbe essere
possibile proprio alla luce
dell’assoluta mancanza di
informazioni riguardo alla
vita ed alle ricerche effettuate
da parte dello stesso Sitchin
prima della pubblicazione del
suo primo libro.
Ad esempio in tutti i suoi
libri viene riportata una breve
e sintetica nota,
estremamente standardizzata
riguardo ai suoi studi sulle
tavolette del Medio Oriente e
79
su altri testi. Solamente
all’interno di una recente
intervista apparsa sul New
York Times è stato possibile
apprendere che egli ha
lavorato come dirigente in
una compagnia di
navigazione a New York,
dopo essere arrivato negli
Stati Uniti nel 1952.
Tuttavia nei suoi ultimi libri,
Sitchin ha iniziato a rilasciare
alcune informazioni e dati
che riguardano il supposto
ritorno dei Maestri/dei sul
pianeta Terra, lasciando un
indizio di una possibile data.
Ecco le sue parole:
“ …siamo ancora nell’Era
dei Pesci. Il ritorno, i
segni indicano, avverrà
prima della fine
dell’attuale Era “…”
questa datazione, valutata
nel nostro presente, risulta
in un presagio celeste
predetto dal Meccanismo
(di Antikythera ) per il
2074 a.d. E’ questa una
data nel regno delle
Profezie del Ritorno ?”
Infine nel suo ultimo libro non si può affermare che sia
l’ultimo poiché ogni volta
egli dichiara di pubblicare il
suo libro “finale” - Sitchin
presenta la seguente
dettagliata spiegazione
dell’organizzazione del
governo di Anu/An, il re di
Nibiru almeno sino al
periodo in cui le tavolette dei
popoli della Mesopotamia
sono state scritte :
“ …I suoi aiutanti di corte
includono un Capo
Ciambellano, 3
comandanti incaricati del
sistema dei razzi, 2
comandanti delle armi, un
ministro del tesoro, 2 capi
della giustizia, 2 “maestri
della conoscenza scritta”,
2 capi della segreteria con
5 assistenti…….il palazzo
di Anu si trovava nel
“luogo della purezza”. Il
palazzo era continuamente
protetto da due principi
regali con il grado di
“comandanti delle armi”;
essi controllavano due
armi divine, lo Shar.ur
(cacciatore reale) e lo
Shar.gaz (colpitore
reale)……. La lista di 3
“comandanti del sistema
dei razzi “ e di 2
“comandanti delle armi”
…….significa che i 5
militari erano quasi la
metà dell’interno governo
(escludendo le 7 persone
della segreteria)”.
Sorprendentemente i dati
sopra citati quasi coincidono
con quegli stessi proposti per
spiegare la governance di
Nibiru dal Dr A.R. Bordon
nel suo saggio “The Link”.
Bordon chiama il pianeta
Nibiru con il nome
“Sa.A.Me”, che significa
“tagliare
/spezzare/creazione/color
ocra rossa + padre delle
acque + incarico/norma
ideale”… con il fonema S
pronunciato sh come in she.
Bordon spiega che
“Sitchin ha rivelato al
mondo che i Sa.A.Mi.s
(ovvero i nativi del
pianeta, termine che
significa creazione
discendenza + decreto
divino/ufficio/funzione)
sulla Terra erano
governati da un gruppo
formato da dodici
“Signori e Signore” del
regno, mentre il rapporto
che io ricevo da tale
controparte su Sa.A.Me
indica che, seppur
esistente, tale gruppo (su
Sa.A.Me) non è la stessa
struttura governativa
operante sulla Terra
quando essi erano qua”.
Bordon svela solamente 8 dei
12 membri della struttura
governativa di Sa.A.Mi,
aggiungendo ovviamente il
re, che, secondo lui, venne
cambiato grazie ad una
successione incruenta intorno
al 1400 dell’attuale era,
quando Nannar/Sin venne
nominato dal re precedente
Anu/An. In una tavola
rotonda secondo un ordine
orario siedono:
Il ministro dello scudo
Il capo dell’esercito e
delle armi
Il ministro del tesoro
Sconosciuto
Sconosciuto
Il ministro dello
splendore
Sconosciuto
Il rappresentante dell’
Akhila ( una nuova
struttura messa in
opera dal nuovo re )
Il ministro del regno
Il capo dell’aviazione
Il capo della giustizia
Con lo schema riportato qui
sopra entrambi gli autori
hanno dunque indicato la
governance generale dei
Maestri/Dei, ma noi, come
Homo Sapiens Sapiens,
dobbiamo attualmente
preoccuparci
dell’organizzazione della
governance sul pianeta Terra,
poiché noi abitiamo su tale
pianeta e, soprattutto, stiamo
appena iniziando a
comprendere i fatti avvenuti
80
Schema proposto da Dr.
A.R. Bordon “ The Link –
Extraterrestrials in near
Earth space and contact on
the ground “, 2007, page
52
nel passato, in primis la
nostra vera origine.
Zecharia Sitchin, riferendosi
sempre ai testi Sumeri,
Accadici, Egiziani, Ittiti,
Ebrei ed a quelli di altri
popoli dell’area del Medio
Oriente, sostiene che i
Maestri/Dei mantennero
durante la loro permanenza
sul pianeta Terra una
struttura di governo eguale a
quella del loro pianeta di
origine, sempre tenendo conto
che il re/manager del pianeta
e della missione Terra
dipende gerarchicamente da
quello di Nibiru. Infatti il re di
Nibiru ha il numero di
riferimento più alto, 60,
mentre il re/manager del
pianeta e della missione Terra
il secondo numero per
importanza, 50.
Il re del pianeta Terra o
manager della missione
Terra, Enlil, comandava un
organo composto da 12
membri, che ogni tanto
cambiavano secondo l’età dei
membri stessi, il mutamento
della loro importanza, i
conflitti personali e fra clans
rivali. In ogni caso durante la
loro permanenza sulla Terra,
il valore numerico attribuito
ai Maestri/Dei fu più o meno
il seguente, femmine incluse,
sia come spose sia come
leader esse stesse:
No. 60
No. 55
No. 50
No. 45
No. 40
No. 35
No. 30
No. 25
No. 20
No. 15
= Anu/An
= Antu (sposa di Anu)
= Enlil
= Ninlil (sposa di Enlil)
= Ea/Enki
= Ninki/Damkina
(sposa di Ea)
= Nannar/Sin
= Ningal (sposa di
Nannar)
= Utu/Shamash
= Ninamah/Ninharsag
(poi a 5 in vecchiaia)
No. 10
No. 5
= Ishkur/Adad
= Inanna/Ishtar (poi a
15)
In ogni caso secondo i testi
Sumeri, le decisioni più
importanti venivano prese
dagli Anunnaki non
attraverso decreti unilaterali
di Anu e/o Enlil, ma piuttosto
dopo che “i grandi Anunnaki
che decretano il fato si
fossero scambiati le proprie
opinioni durante apposite
riunioni”. Le questioni
relative ai Masters/Gods,
come pure le decisioni
cruciali che riguardavano
l’Umanità, venivano discusse
e dibattute durante tali
riunioni.
Sempre seguendo le ultime
spiegazioni di Sitchin,
un’altra struttura decisionale
era il cosiddetto organo “I
sette che decidono”, formato
dai Masters/Gods con il
valore numerico più elevato,
81
una sorta di organo militare,
Corte Marziale e Corte
Costituzionale con il potere
di giudicare il re medesimo.
Ad esempio il manager della
missione Terra, Enlil, venne
giudicato dai “Sette che
decidono” e punito con
l’esilio quando costrinse con
la forza una giovane
infermiera, Sud, a fare
l’amore con lui. Dopo esser
entrata incinta, la giovane
accettò di sposare Enlil ed
egli venne reintegrato nel suo
grado e ruolo.
Questa attribuzione di valori
numerici rispecchia il
cervello altamente
matematico degli Anunnaki,
che li portò ad inventare per
la prima civilizzazione
dell’Homo Sapiens Sapiens
dopo il Diluvio (quella
Sumera) un sistema
matematico a base sessanta,
differente da quello a base
dieci, impiegato soprattutto
nei nostri tempi. Da
informazioni ricevute
personalmente, sembra che i
Maestri/Dei non apprezzino
il sistema decimale utilizzato
dall’Homo Sapiens Sapiens.
Per quanto riguarda il
cervello degli Anunnaki
Masters/Gods, sembra “la
loro capacità cellulare sia
più ampia della nostra, per
cui essi hanno un involucro
di energia con un potenziale
bio-elettrico superiore
rispetto al nostro”.
Attualmente non sappiamo se
la spiegazione proposta da
Sitchin sia ancora valida
oggi, poiché egli si è basato
esclusivamente sui testi
antichi. La sua analisi
apparentemente termina con
la partenza degli ultimi
Anunnaki, pertanto rimane un
vuoto di 2.500 anni, durante
il quale non abbiamo una
chiara evidenza se qualche
Anunnaki od essere nato da
un maschio oppure da una
femmina Anunnaki sia
rimasto sul pianeta Terra. È
tuttavia sicuro che se qualche
Anunnaki è restato sul
pianeta Terra, egli/essi hanno
celato la propria presenza e si
sono nascosti, come se si
fossero messi una sorta di
maschera indecifrabile.
Inoltre essi hanno delegato
l’autorità e la funzione di
governo ad alcuni dei loro
discendenti con il chiaro
scopo di occultare all’Homo
Sapiens Sapiens la sua vera
origine.
In seguito ai dati ed alle
informazioni ricevute da ben
undici informatori ben
selezionati, il Dr Bordon ha
proposto assieme al Dr
Barber la seguente forma di
un sistema di governance
Probabili membri
dell’organo dei 12 e valore
numerico degli Anunnaki
sulla Terra
Maschio Valore
Questo organo di governo ha
influenza e controllo su
parecchi governi ed
organizzazioni del pianeta
Terra che Bordon e Barber
hanno riportato graficamente
in uno schema della
cosiddetta “metaorganizzazione” degli
Anunnaki che si occupano del
pianeta Terra. Sono stati
identificati i seguenti 10
centri di potere:
Il gruppo America/NATO
Il gruppo Russia/mafia
Il gruppo Japan, Inc.
Il gruppo Cina, Inc.
Il gruppo OPEC
Il gruppo del Cartello/Triade
I gruppi economico/politici in
America Latina ed Africa,
guidati dal Brasile
(America Latina) e Sud
Africa (Africa)
I sette membri della comunità
ecumenica guidati dal
Romano Pontefice
I due stati “canaglia”, Iran
and North Korea (come
gruppi outsider)
Il gruppo economico/politico
conosciuto come G-8
Femmina Valore
Marduk 60
Zarpanit 55
Nabu 50
Unknown 45
Gibil 40
Unknown 35
Unknown 30
Unknown 25
Unknown 20
Unknown 15
Nuskum 10
Unknown 5
A.R. Bordon & J.F. Barber “
Between the Devil and the
returning rock “, Institute of End
Times Studies, pagina 27
“Tutti questi gruppi sono
guidati da un umano che si
ritiene sieda nel gran
consiglio (il cosiddetto
Comitato dei 300), il cui
leader è in contatto diretto
con il consiglio dei
dodici”.
Questa spiegazione di
Bordon presenta tuttavia
alcuni punti da chiarire
riguardo ai seguenti
Maestri/Dei:
1. Secondo Sitchin e
soprattutto molti studiosi
dei tempi antichi, fra cui
Strabone, Marduk
(conosciuto anche in quel
periodo e in quell’area
82
come “Bel/Belus”) giaceva
già in una bara quando il re
persiano, Serse, distrusse la
sua tomba/tempio nel 482
a.C.
2. Secondo Sitchin, la sposa
di Marduk,
Sarpanit/Zarpanit, una
terrestre, seppur i suoi
antenati discendessero da un
figlio di Ea/Enki con una
terrestre, morì prima del
4.000 a.C.
3. La moglie di Nabu era ben
conosciuta come Tahmetum,
per cui essa sarebbe dovuta
essere inclusa nella lista
4. La moglie di Nusku era
ben conosciuta come
Sadarnunna, per cui essa
sarebbe dovuta essere inclusa
nella lista. Ancora più
importante è il fatto che
Nusku faceva parte del
gruppo avversario, poiché
egli era stato prima il “capo
dello staff “di Enlil, quindi in
tempi più recenti egli
divenne un collaboratore di
Nannar/Sin in Harran, come
registrato sulle quattro
colonne di pietra erette in
Harran intorno al 555 a.C.
dalla grande sacerdotessa
Adda-Guppi e da suo figlio
Nabuna’id allo scopo di
registrare il ritorno sul
pianeta Terra dello stesso
Nannar/Sin assieme alla
propria sposa Ningal ed al
“capo del suo staff”, Nusku.
Lo schema di Bordon mostra
un evidente conflitto tra due
clan Anunnaki, (Enlites
contro Enkites), scontro che
Sitchin ha ampiamente
trattato nelle sue “Earth
Chronicles”. In breve noi
sappiamo che la leadership
della Terra venne trasferita al
primogenito di Ea/Enki,
Marduk, poco tempo dopo la
distruzione della
civilizzazione Sumera a causa
della nube nucleare del 2024
B.C. Il fatto che la nube
nucleare avesse risparmiato la
città dedicata a Marduk,
Babilonia, venne considerato
un presagio divino e la
conferma della supremazia di
Marduk sul manager della
missione Terra, Enlil. Questa
decisione era la diretta
conseguenza di uno dei
risultati derivati dall’ultima
visita sul pianeta Terra del re
di Nibiru, Anu intorno al
4.000 a.C. I leaders Anunnaki
decisero di completare la
raccolta dell’oro in poche
migliaia di anni terrestri e di
concedere una parte delle loro
conoscenze e know-how
all’Homo Sapiens Sapiens,
insegnandogli sino ad un
certo livello i segreti “del
cielo e della Terra”.
“Il conflitto tra i clans dei
due mezzi-fratelli è solamente
un episodio della continua
(seppur intermittente) lotta
tra due clans, forse – in
termini planetari – tra due
nazioni su Nibiru” ha
suggerito Sitchin,
considerando lo scontro dal
punto di vista dei
Maestri/Dei. Tuttavia noi,
come Homo Sapiens Sapiens,
dobbiamo occuparci di noi
stessi davanti agli eventi
futuri che dovremo affrontare
nei prossimi decenni.
Il conflitto tra i due clans
Anunnaki ha probabilmente
le sue radici in uno vero e
proprio scontro di potere, ma
in ogni caso i due gruppi
avevano ed hanno un
differente punto di vista
riguardo al ruolo dell’Homo
Sapiens sul pianeta Terra,
pertanto le conseguenze sono
state ed attualmente sono
estremamente importanti e
vitali per il suo futuro:
- Il processo educativo e
formativo di conoscenza
dell’Homo Sapiens Sapiens è
stato realizzato in maniera
irregolare, impedendogli di
ricevere da parte dei
Maestri/Dei una conoscenza
completa e corretta
- L’Homo Sapiens Sapiens ha
grande difficoltà a
comprendere il linguaggio dei
propri simili a causa della
cosiddetta “Confusione delle
lingue”, che scaturì dalla
deliberata decisione del
leader della missione Terra,
Enlil, conosciuto anche come
Yahweh nella Bibbia, in
seguito al famoso incidente
della Torre di Babele
- L’Homo Sapiens Sapiens,
come “guerriero e soldato”
del proprio Maestro/Dio
locale, ha combattuto guerre
ed ucciso altri Homo Sapiens
Sapiens nel nome e per il
“suo Dio”.
- Il leader della missione
Terra, Enlil, decise di celare e
far dimenticare all’Homo
Sapiens Sapiens ogni
informazione relativa alle
proprie origini, in particolare
alle due manipolazioni
genetiche che ne
determinarono la nascita.
Questo fatto basilare ha
causato una specie di
“generale amnesia nel
cervello dell’Umanità durante
gli ultimi 2.500 anni,
costringendo l’HSS a cercare
strani e bizzarri modi allo
scopo di ricercare e capire la
realtà dei fatti.
Tali conseguenze
naturalmente hanno creato
frizioni fra I principali attori
83
che interagiscono sul pianeta
Terra, i quali sono stati
identificati nella seguente
maniera fra i Maestri/Dei e
l’Homo Sapiens Sapiens:
1. Gruppo Enlil
Sono gli Anunnaki che
appartengono
all’establishment di Nibiru
(o Sa.A.Mi secondo Bordon)
ed attualmente si trovano sia
nelle vecchie basi Anunnaki
sulla Luna e sul pianeta
Marte e sullo stesso pianeta,
tuttavia essi hanno contatti ed
influenza su alcuni dei
principali governi del pianeta
Terra.
2. Gruppo Enki
Una parte di questo gruppo
agisce sul pianeta Terra
direttamente ed
indirettamente tramite il
proprio staff di semi
Anunnaki (Anunnaki per 1/3
oppure per 2/3 od anche con
meno sangue/geni).
3. Governi terrestri
La maggior parte dei governi
sul pianeta Terra ha contatti
diretti ed opera in
coordinamento e sotto
l’influenza dei due gruppi
sopra menzionati. Il loro
interesse risiede nella
gestione del potere, in pratica
il mantenimento dello status
quo attuale.
4. L’Homo Sapiens Sapiens
come individuo
Secondo i Maestri/Dei ogni
Homo Sapiens Sapiens ha la
possibilità di accedere ai dati
ed alle informazioni generali
immagazzinati in una specie
di super-computer (per la
nostra attuale capacità di
comprensione). L’HSS può
dunque esercitare una libera
determinazione come previsto
dai Maestri/Dei quando essi
spiegarono la differenza tra
Fato e Destino.
Infine gli attori sopra
menzionati stanno
attualmente affrontando
alcune tematiche chiave che
debbono essere risolte nelle
prossime diecine d’anni:
- Il momento per l’ufficiale
comunicazione a tutta
l’Umanità della presenza dei
Maestri/Dei sul pianeta Terra.
- Il livello di scolarizzazione
dell’Homo Sapiens Sapiens al
momento della presentazione
dei Maestri/Dei.
- Le politiche e le azioni degli
attuali governi del pianeta
Terra di fronte all’arrivo ed
alla presenza dei Maestri/Dei.
La conservazione del genoma
dell’Umanità e degli
Anunnaki nel prossimo
futuro, durante il quale il
nostro sistema solare, dunque
anche il pianeta Terra, entrerà
in una zona di instabilità
cosmica. Allo stesso tempo il
nostro sistema solare dovrà
affrontare e superare le
conseguenze del passaggio
della cosiddetta “Galactic
Superwave ( Superonda
galattica )” secondo le teorie
proposte dal Dr. Paul La
Violette. Anche le mie
personali comunicazioni
ricevute da parte dei
Mastri/Dei confermano che
“la morte sta entrando
all’interno del sistema
solare”. Seguendo la logica
dell’ultima considerazione,
appare evidente che il
principale scopo dei
Maestri/Dei (o almeno per
uno dei due gruppi sopra
menzionati) per il loro arrivo
sul pianeta Terra – oltre alla
ricerca ed alla raccolta di oro
- era ed è la preservazione dei
dati e delle informazioni
contenute dal loro genoma
tramite l’inserimento in un
altro Essere in un altro
pianeta.
84
LA MISTERIOSA
AREA 51E ZONE
LIMITROFE
FOTOGRAFATE DA
SATELLITE
Cartello di divieto di ingresso e di fotografare; oltre ci sono l’Area 51 ed altre basi militari
Bruno Severi è nato a Bologna nel
1946. Laureato in Scienze
Biologiche, ha lavorato
all'Università di Bologna, presso la
Facoltà di Medicina e Chirurgia,
come Microscopista Elettronico.
Direttore Scientifico del Centro
Studi Parapsicologici di Bologna
http://cspbo.altervista.org/b, è uno
dei 5-6 studiosi italiani che fanno
parte della Parapsychological
Association, la più importante ed
esclusiva associazione
parapsicologica esistente al mondo.
Ha scritto vari articoli ed ha
riferito in congressi di
Parapsicologia o di Scienze di
Frontiera.
Per chi si interessa di
misteri irrisolti, ed in
particolare di ufologia,
l’Area 51 (Groom Dry Lake
Area, inserita nella
vastissima base militate
Nellis Air Force Range in
Nevada) da diversi anni
rappresenta un argomento di
primaria importanza e di
grande fascino. Si è scritto
di tutto e di più, e le più
ardite ipotesi sono state
formulate nel cercare di
spiegare gli arcani, o
presunti tali, che si celano
all’interno di questa base
americana posta in una delle
zone più nascoste ed
inospitali dello stato del
Nevada. Due partiti
ugualmente agguerriti si
contendono la palma della
verità su questa struttura
inquietante: da una parte il
governo statunitense che
sostiene non esservi celato
alcun mistero ( al massimo
qualche segreto militare);
dall’altra parte chi sostiene
che in essa siano custodite le
più inconfessabili prove
dell’esistenza di creature e
di navicelle aliene. Ed altro
ancora…..
Naturalmente l’accesso alle
persone non autorizzate è
assolutamente proibito e
questo fatto alimenta il
clima di sospetto e di chissà
cosa si nasconda colà che i
comuni mortali non debbono
conoscere. Si è detto più
volte che l’Area 51 sia la
base militare più segreta di
tutto il continente nord
americano anche se, in
verità, le cose ora non
stanno proprio così.
Infatti, chiunque munito di
computer, anche da pochi
soldi, e della connessione ad
Internet, qualche sbirciatina
85
su quella base se la può
permettere e questo senza il
pericolo di essere arrestati con
l’accusa di essere spie di chissà
quale potenza straniera. Per
essere più precisi, quello che si
può osservare è tantissimo, in
pratica tutto quello che risulta
visibile da un’altezza di poche
centinaia di metri.
Naturalmente, risulta
irraggiungibile quello che è
eventualmente celato sotto terra
o all’interno delle montagne.
Ho trovato su Internet anche
una piantina, probabilmente
disegnata da qualcuno che
nell’Area 51 ci è stato e la
conosce bene, dove sono
illustrate e definite quasi tutte
le strutture presenti nella base.
Ma di questo parleremo più
avanti. Quello che ancora non
ho detto è che il superamento
di tutte le restrizioni connesse
con l’Area 51 è reso possibile
attraverso un noto programma
da computer che permette di
vedere da satellite buona parte
della superficie terrestre. Tutto
quello che si vede sullo
schermo può essere fissato e
memorizzato nel computer
come immagine digitale,
praticamente possiamo ottenere
una fotografia ad altissima
definizione di quello che ci
interessa in qualsiasi parte della
terra. Per dare un’idea molto
semplice, ho ripreso anche casa
mia e le persone e le auto che
ci passavano davanti al
momento in cui è stata scattata
la foto da un satellite. Il
programma in questione è
Google Earth ed è scaricabile
facilmente e gratuitamente
dalla rete. Per lavorare
agevolmente con questo
programma è consigliabile una
connessione veloce ad Internet
del tipo ADSL. Rimando ad un
mio precedente articolo
presente nel portale di Tracce
di Eternità all’indirizzo:
( http://
simonebarcelli.org/2010/03/icomplessi-di-nuovi-geoglifiidentificati-tramite-googleearth-nelle-ande-peruviane-dibruno-severi/#more-1032 ) per
una più dettagliata esposizione
dell’uso e delle potenzialità di
questo fantastico programma.
Vediamo, ora, in concreto,
cosa ci offre Google Earth.
Visione panoramica dell’Area 51
Parte settentrionale della
base con sulla destra due
piste di atterraggio che
terminano all’interno del
lago asciutto Groom, Con la
T rossa è indicata la torre di
controllo dell’aeroporto
86
Ingrandimento
della foto precedente
formulare
altre ipotesi
aggiuntive.
Se il Dipartimento della
Difesa Americana ha
recentemente permesso a
Google Earth di poter
visualizzare l’Area 51 (cosa
che per altri obiettivi militari
non è stata concessa),
secondo il mio parere questo
è interpretabile sulla base di
tre possibili alternative:
a- Non ci sono e non ci sono
mai stati misteri nell’Area
51, bensì solo segreti
militari;
b- se invece i misteri ci sono,
essi non sono visibili dallo
spazio (o perché sono
mimetizzati, probabilmente
all’interno degli hangar,
oppure perché nascosti in
una seconda base
sotterranea);
c- infine, è possibile che
segreti e misteri ci siano stati
fino a poco tempo fa ed ora
non ci sono più. Questo
spiegherebbe perché l’Area
51 sia ora ben visibile con
Google Earth, mentre non lo
era in un recente passato.
Lascio ai milioni di persone
più ferrate di me in materia a
Da quello che ho potuto
raccogliere nel WEB credo
che molte delle strutture
presenti in questa base siano
state sufficientemente
definite. Nulla di diverso
rispetto ad altre basi militari
meno famose. Spiccano
alcuni hangar enormi per
alcuni dei quali si conosce
l’uso per cui furono
costruiti, come ad esempio
quello per lo studio e lo
sviluppo del vecchio aereo
spia U2; l’hangar per la
ricostruzione di un aereo
caccia sovietico della serie
Mig; l’hangar per lo
sviluppo di un altro
prototipo, il SR-71
Blackbird; eccetera.
Successivamente in questi
hangar sono stati
sperimentati e sviluppati
altri progetti di prototipi di
aerei di vario tipo. Inoltre,
sono presenti costruzioni per
l’alloggiamento del
personale, un enorme sala da
pranzo, un campo da
Baseball, punti di raccolta e
smaltimento di residui
tossici, una stazione di vigili
del fuoco, bunker per armi e
munizioni, antenne radio,
postazioni radar, rampe per
elicotteri, un quartiere
generale, una palestra dotata
di piscina, vari laboratori,
cisterne per l’acqua, depositi
di carburante, parcheggi,
ecc. Naturalmente, sapere
che una certa struttura è un
hangar oppure
un laboratorio
Zona sottostante
quella della
non ci dice molto
su quello sempre
figura precedente,
sull’aeroporto
che all’interno centrata
di queste
strutture viene
effettivamente fatto. Non è
mia intenzione scendere in
ulteriori particolari anche
perché informazioni più
87
dettagliate si possono
trovare sul WEB. Una
mappa dell’Area 51 con una
legenda di quello che essa
contiene la si può consultare
al sito:
www.dreamlandresort.com/
area51/area51map.html ,
mappa che non riporto in
questo articolo perché
coperta da Copyright.
Un’ultima osservazione. E’
stato fatto notare che il
luogo più adatto per fare
cose o sperimentazioni che
si vogliono tenere nel
massimo segreto deve essere
molto particolare, anzi,
unico. Come vedremo nella
seconda parte di questo
articolo, la base 51 confina
con un posto che possiede
abbondantemente queste
caratteristiche e dal quale,
specialmente negli anni
passati, è ed era bene starne
alla larga..
Non solo l’Area 51
Come incallito esploratore
dei posti più curiosi di
questa terra, a bordo del
satellite fornito da Google
Earth non mi sono limitato a
spiare l’Area 51, ma ho
buttato l’occhio anche sugli
immediati paraggi. Per uno
come me che non segue da
vicino le trame e contro
trame ufologiche legate a
questa base misteriosa,
grande è stata la sorpresa nel
fare ulteriori inaspettate
scoperte. Forse non tutti
sanno che tutto intorno
all’Area 51 esistono alcuni
siti, anche molto estesi,
dall’aspetto
Ingrandimento di un particolare
indiscutibilmente
della foto precedente.lunare.
E’ stato
L’accostamento
al nostro
interpretato come deposito
di
satellite
è dovuto alla
armi e munizioni
cospicua presenza di crateri
che caratterizzano queste
zone. Siccome Google Earth
non si limita a far vedere
delle cose, ma spesso ne
descrive anche la natura e la
funzione, ho imparato che
queste zone sono i luoghi
dove è stata condotta la
maggior parte dei test
nucleari dagli Stati Uniti.
Ogni cratere rappresenta
un’esplosione nucleare
sotterranea, anche se una
minoranza dei test è stata
sperimentata in superficie e
ad una certa altezza in aria.
Come si vedrà dalle
immagini che seguono, ogni
cratere (che per un’illusione
ottica può sembrare una
collinetta) è identificato da
una sigla uguale per tutti,
Nuke, seguita da un nome
per ciascuno di essi.
Sconcerta che svariate
centinaia di test di armi
atomiche siano stati
effettuati a circa 100
chilometri dalla più famosa
città del vizio e del peccato,
la mitica Las Vegas.
Probabilmente, chi vi è
andato a giocare d’azzardo
non sapeva che metteva a
rischio, oltre alle proprie
finanze, anche la propria vita
o la propria salute a causa
dell’inquinamento
radioattivo che da poca
distanza si irradiava tutto
all’intorno in occasione dei
test nucleari. Ugualmente, i
pochi abitanti ed i molti
turisti che visitano la famosa
Death Valley (La Valle della
Morte), assai prossima a
queste basi, oltre al caldo
tremendo, a loro insaputa,
possono avere respirato le
polveri radioattive delle
esplosioni atomiche.
Anche il personale
dell’adiacente Area 51 è
stato vittima del fall-out
radioattivo. Si dice che
Parte siano
meridionale
51
alcune volte
state dell’Area
fatte
rapidissime evacuazioni di
tutto il personale della base
per evitare il contatto diretto
con le polveri radioattive
che scendevano a pioggia.
Altre volte il personale
sarebbe stato tenuto
all’oscuro del fall-out
radioattivo che scendeva
sulle loro teste.. A parziale
discolpa del governo
americano, ho letto da
qualche parte che i test
nucleari in superficie
venivano generalmente
condotti solo quando il
vento spirava in direzione
del vicino stato dello Utah,
risparmiando Las Vegas.
Forse i Mormoni che abitano
lo Utah erano considerati
come dotati di una speciale
protezione divina, oppure
erano visti come cittadini di
serie B ai quali si poteva
tirare qualche tiro mancino
senza nemmeno avvisarli…
La sperimentazione delle
armi atomiche in queste aree
è stata particolarmente
intensa in alcuni periodi. Ad
esempio, tra il 1951 ed il
1958 ebbero luogo ben 119
esplosioni, in massima parte
in aria. Per limitare la
contaminazione radioattiva
si cambiò strategia: nel
periodo compreso tra il 1961
ed 1992 degli 809 test la
maggioranza fu sotterranea,
sia in pozzi che in gallerie.
Nel complesso, nei poligoni
segreti del Nevada, raccolti
sotto la sigla NTS (Nevada
Test Site), delle complessive
928 esplosioni nucleari 828
furono sotterranee, le
rimanenti 100 in superficie.
Probabilmente l’ultima
prova fu quella del Maggio
2004 condotta per studiare il
comportamento del Plutonio,
l’elemento di base delle
bombe atomiche, in
88
particolari situazioni
sperimentali.
Mostriamo ora quello che si
vede all’interno di queste
basi militari segrete adiacenti
all’Area 51. A pochissimi
chilometri troviamo la Yukka
Valley dove il paesaggio
lunare è davvero evidente.
Scendendo di quota
possiamo riconoscere alcuni
strabilianti particolari:
Zona dell’aeroporto con
alcuni aerei a destra e gli
alloggiamenti del
personale sulla sinistra
Zona dei grandi hangar
89
Questa immagine mostra la
zona dei dormitori a
destra, un campo da
Baseball di colore verde
scuro in basso, una
cisterna dell’acqua a
sinistra.
Parte settentrionale. Con A e B sono
indicate 2 postazioni radar delle quali
è in particolare evidenza l’ombra
ovale. La B è indicata in piantina
come Quick Kill Radar
90
Visione obliqua di un enorme
hangar di recente costruzione
nella zona sud della base
Il lago asciutto room
attraversato dalla pista di
atterraggio di sette
chilometri e da altre due
piste da tempo in disuso
91
Se il Dipartimento della
Difesa Americana ha
recentemente permesso a
Google Earth di poter
visualizzare l’Area 51 (cosa
che per altri obiettivi militari
non è stata concessa),
secondo il mio parere questo
è interpretabile sulla base di
tre possibili alternative:
a- Non ci sono e non ci sono
mai stati misteri nell’Area
51, bensì solo segreti
militari;
b- se invece i misteri ci sono,
essi non sono visibili dallo
spazio (o perché sono
mimetizzati, probabilmente
all’interno degli hangar,
oppure perché nascosti in una
seconda base sotterranea);
c- infine, è possibile che
segreti e misteri ci siano stati
fino a poco tempo fa ed ora
non ci sono più. Questo
spiegherebbe perché l’Area
51 sia ora ben visibile con
Google Earth, mentre non lo
era in un recente passato.
Lascio ai milioni di persone
più ferrate di me in materia a
formulare altre ipotesi
aggiuntive.
Da quello che ho potuto
raccogliere nel WEB credo
che molte delle strutture
presenti in questa base siano
state sufficientemente
definite. Nulla di diverso
rispetto ad altre basi militari
meno famose. Spiccano
alcuni hangar enormi per
alcuni dei quali si conosce
l’uso per cui furono costruiti,
come ad esempio quello per
lo studio e lo sviluppo del
vecchio aereo spia U2;
l’hangar per la ricostruzione
di un aereo caccia sovietico
della serie Mig; l’hangar per
lo sviluppo di un altro
prototipo, il SR-71
Blackbird; eccetera.
Successivamente in questi
hangar sono stati
sperimentati e sviluppati altri
progetti di prototipi di aerei
di vario tipo. Inoltre, sono
presenti costruzioni per
l’alloggiamento del
personale, un enorme sala da
pranzo, un campo da
Baseball, punti di raccolta e
smaltimento di residui
tossici, una stazione di vigili
del fuoco, bunker per armi e
munizioni, antenne radio,
postazioni radar, rampe per
elicotteri, un quartiere
generale, una palestra dotata
di piscina, vari laboratori,
cisterne per l’acqua, depositi
di carburante, parcheggi, ecc.
Naturalmente, sapere che una
certa struttura è un hangar
oppure un laboratorio non ci
dice molto su quello che
all’interno di queste strutture
viene effettivamente fatto.
Non è mia intenzione
scendere in ulteriori
particolari anche perché
informazioni più dettagliate
si possono trovare sul WEB.
Una mappa dell’Area 51 con
una legenda di quello che
essa contiene la si può
consultare al sito:
www.dreamlandresort.com/
area51/area51map.html ,
mappa che non riporto in
questo articolo perché
coperta da Copyright.
Un’ultima osservazione. E’
stato fatto notare che il luogo
più adatto per fare cose o
sperimentazioni che si
vogliono tenere nel massimo
segreto deve essere molto
particolare, anzi, unico.
Come vedremo nella seconda
parte di questo articolo, la
base 51 confina con un posto
che possiede
abbondantemente queste
caratteristiche e dal quale,
specialmente negli anni
passati, è ed era bene starne
alla larga..
Non solo l’Area 51
Come incallito esploratore dei
posti più curiosi di questa terra, a
bordo del satellite fornito da
Google Earth non mi sono limitato
a spiare l’Area 51, ma ho buttato
l’occhio anche sugli immediati
paraggi. Per uno come me che non
segue da vicino le trame e contro
trame ufologiche legate a questa
base misteriosa, grande è stata la
sorpresa nel fare ulteriori
inaspettate scoperte. Forse non
tutti sanno che tutto intorno
all’Area 51 esistono alcuni siti,
anche molto estesi, dall’aspetto
indiscutibilmente lunare.
L’accostamento al nostro satellite
è dovuto alla cospicua presenza di
crateri che caratterizzano queste
zone. Siccome Google Earth non
si limita a far vedere delle cose,
ma spesso ne descrive anche la
natura e la funzione, ho imparato
che queste zone sono i luoghi dove
è stata condotta la maggior parte
dei test nucleari dagli Stati Uniti.
Ogni cratere rappresenta
un’esplosione nucleare
sotterranea, anche se una
minoranza dei test è stata
sperimentata in superficie e ad una
certa altezza in aria. Come si
vedrà dalle immagini che seguono,
ogni cratere (che per un’illusione
ottica può sembrare una collinetta)
è identificato da una sigla uguale
per tutti, Nuke, seguita da un
nome per ciascuno di essi.
92
A Nord-Ovest di Las Vegas c’è forse il maggior concentrato di basi militari segrete degli Stati
Uniti. L’Area 51 ne occupa solo una minima parte (rettangolo giallo). In basso a sinistra si
stende la famosa Death Valley
Sconcerta che svariate
centinaia di test di armi
atomiche siano stati effettuati
a circa 100 chilometri dalla
più famosa città del vizio e
del peccato, la mitica Las
Vegas. Probabilmente, chi vi
è andato a giocare d’azzardo
non sapeva che metteva a
rischio, oltre alle proprie
finanze, anche la propria vita
o la propria salute a causa
dell’inquinamento radioattivo
che da poca distanza si
irradiava tutto all’intorno in
occasione dei test nucleari.
Ugualmente, i pochi abitanti
ed i molti turisti che visitano
la famosa Death Valley (La
Valle della Morte), assai
prossima a queste basi, oltre
al caldo tremendo, a loro
insaputa, possono avere
respirato le polveri
radioattive delle esplosioni
atomiche. Anche il personale
dell’adiacente Area 51 è stato
vittima del fall-out
radioattivo. Si dice che
alcune volte siano state fatte
rapidissime evacuazioni di
tutto il personale della base
per evitare il contatto diretto
con le polveri radioattive che
scendevano a pioggia. Altre
volte il personale sarebbe
stato tenuto all’oscuro del fall
-out radioattivo che scendeva
sulle loro teste..
A parziale discolpa del
governo americano, ho letto
da qualche parte che i test
nucleari in superficie
venivano generalmente
condotti solo quando il vento
spirava in direzione del
vicino stato dello Utah,
risparmiando Las Vegas.
Forse i Mormoni che abitano
lo Utah erano considerati
come dotati di una speciale
protezione divina, oppure
erano visti come cittadini di
serie B ai quali si poteva
tirare qualche tiro mancino
senza nemmeno avvisarli…..
La sperimentazione delle
armi atomiche in queste aree
è stata particolarmente
intensa in alcuni periodi. Ad
esempio, tra il 1951 ed il
1958 ebbero luogo ben 119
esplosioni, in massima parte
in aria. Per limitare la
contaminazione radioattiva si
cambiò strategia: nel periodo
compreso tra il 1961 ed 1992
degli 809 test la maggioranza
fu sotterranea, sia in pozzi
che in gallerie. Nel
complesso, nei poligoni
segreti del Nevada, raccolti
sotto la sigla NTS (Nevada
Test Site), delle complessive
928 esplosioni nucleari 828
furono sotterranee, le
rimanenti 100 in superficie.
Probabilmente l’ultima prova
fu quella del Maggio 2004
condotta per studiare il
comportamento del Plutonio,
l’elemento di base delle
bombe atomiche, in
particolari situazioni
sperimentali. Mostriamo ora
quello che si vede all’interno
di queste basi militari segrete
adiacenti all’Area 51. A
pochissimi chilometri
troviamo la Yukka Valley
dove il paesaggio lunare è
davvero evidente.
93
Questa foto panoramica della
Yukka Valley (NTS) è ripiena di
segnalini ognuno dei quali
indica il luogo esatto di
un‘esplosione nucleare.
Cliccandoci sopra si apre una
scritta che inizia con la parola
Nuke seguita da un'altra parola.
In questo caso abbiamo trovato
che l’esplosione atomica
chiamata Nuke Pineau è
avvenuta nel punto indicato dal
rispettivo segnalino.
Scendendo di quota possiamo
riconoscere alcuni strabilianti
particolari (pag. seguente):
Calendario delle attività culturali
del CSP - Anno Sociale 20102011
13 Novembre 2010, ore 16,30
Teatro Fantomas del Prof. Giorgio Celli, Via Vinazzetti,
1/3 (Zona Universitaria), (BO)
Conferenza del Prof. Patrizio Tressoldi: Menti isolate o
interconnesse? Evidenze sperimentali
Tutti gli incontri e le conferenze sono ad ingresso libero
94
Innumerevoli crateri che,
come detto, per un’illusione
ottica possono essere
percepiti come collinette,
fanno bella mostra di sé e
sono attraversati da una
strada, la Mesa road.
Zona limitrofa alla precedente
95
Aumentiamo ancora
l’ingrandimento o, se preferite,
scendiamo di quota con il nostro
satellite.
Pochi chilometri più a est,
sempre all’interno della
immensa base Nellis Air
Force Range, oltre ad altre
zone crateriche, si notano
altre strutture strane come
questa:
Uno dei crateri visto molto
da vicino (come se fossimo
ad un’altezza di 640 metri)
96
Visione obliqua dei
crateri (una
ulteriore possibilità
offerta da Google
Earth)
Questa immagine, tratta da
Internet, mostra una veduta
aerea della stessa zona mostrata
sopra. Sono visibili tre crateri ed
una torretta dalla quale da cui si
fa cadere una bomba atomica in
un pozzo sottostante per avere
un’esplosione sotterranea.
Pochi chilometri più a est,
sempre all’interno della
immensa base Nellis Air
Force Range, oltre ad altre
zone crateriche, si notano altre
strutture strane come questa:
97
La foto ci mostra un’enorme
forma circolare a cerchi
concentrici disegnata nel
deserto. In basso nella fotografia
ci sono varie ed utili
informazioni. Partendo da
sinistra ci viene detto che questa
foto satellitare è stata ripresa il
26 maggio 2007, la zona si trova
a 36° 55’ 50.26” Nord e 115°
27’09.54’’ Ovest e quello che vi è
contenuto ci appare come se lo
stessimo osservando da
un’altezza di 1,62 chilometri.
Nel Nevada Test Site
spicca questo complesso
che per alcune
caratteristiche sembra un
deposito di armi e
munizioni.
98
Per dovere di cronaca, e non
per convinzione, segnalo che
sulla versione italiana di
Vikipedia, sotto la voce Area
51, si legge che nei pressi di
questa base c’è “un'altra area
che fa parlare di sé: la S-4,
sita nel letto asciutto del lago
Papoose, 24 km a sud del
lago Groom e della stessa
Area 51, della quale è
probabilmente un
distaccamento. Bob Lazar
disse che i dischi volanti
alieni trovati sul suolo
americano e nascosti si
trovano in gran parte
nell'Area S-4, che tra l'altro,
secondo il famoso e
controverso manuale
operativo del Majestic 12, di
dubbia autenticità, sarebbe
una sorta di struttura
ricevente tecnologia
extraterrestre,
presumibilmente oggetto di
studi retro ingegneristici”. Le
coordinate geografiche
sono:N 37° 01' 40", W 115°
46' 35". Lascio agli esperti di
ufologia la piena
comprensione del finale di
questo discorso.
Nella Grande Rete si legge
da più parti che questa base
ha una configurazione molto
più semplice di quella della
vicina Area 51; comunque,
vengono segnalati alcuni
edifici oltre a torri ed antenne
varie. L’osservazione con
Google Earth della zona
esatta che ospiterebbe questa
sedicente base ultrasegreta
(ed anche dei suoi dintorni)
non mi ha permesso di vedere
alcunché, come si può
constatare dalle seguenti due
immagini. Di solito le altre
basi della zona sono
caratterizzate da edifici, da
strade di accesso o da
aeroporti o eliporti. In queste
fotografie satellitari ad
ingrandimento crescente del
novembre 2006 non ho
potuto trovare nulla di tutto
questo, a parte rare piste che
solcano il deserto e che riesce
difficile definire strade.
99
All’inizio si rimane alquanto
perplessi nel vedere questa
complessa figura geometrica
tra le montagne del Nevada.
Ci troviamo all’interno di
un’altra base militare, la
Tonopah Test Area (a NordOvest dell’Area 51).
100
Poi, “scendendo di quota”, se
ne scopre la natura: un
aeroporto militare (foto
sotto).
Avrei altre immagini
interessanti o curiose da
mostrare, ma mi fermo qui
per non impegnare troppo la
pazienza del lettore.
Conclusioni
Chiunque, con un comune
computer ed una connessione
veloce ad Internet (ADSL),
può navigare come ho fatto io
su questo concentrato di basi
militari più o meno segrete.
Basta portarsi sopra gli Stati
Uniti e con la funzione di
ricerca di Google Earth
digitare “Area 51” e premere
Invio.
Il programma vi condurrà
automaticamente a
destinazione. Oppure, ma è
più complicato, si può
navigare a vista sino a
raggiungere quanto cercato
sfruttando le coordinate
geografiche riportate alla
base delle fotografie sopra
riportate. E’ più difficile a
dirsi che non a farsi (sapendo
usare il programma, ma non è
affatto complicato).
Personalmente, non sono
abbastanza competente in
materia per trarre delle
conclusioni o per farmi delle
opinioni precise su quanto sin
qui descritto. D’altronde, la
materia è oltremodo
controversa e lontana
dall’essere chiarita.
Penso, comunque, di avere
fatto conoscere, per chi non
ne era informato, la piena
visibilità dell’Area 51 e
dintorni. Nel contempo, spero
di avere anche aperto, o
indicato, la strada maestra per
chi volesse salire
virtualmente su un satellite e
vedere con i suoi occhi la
scena dove si è forse svolto
uno dei più famosi,
inquietanti ed enigmatici casi
ufologici di un passato non
troppo lontano.
101
COME AVVENNE
L’INCIDENTE DI
ROSWELL
Traduzione a cura di Sabrina
Pasqualetto
Anthony Bragalia è da tempo
impegnato nella ricerca per
far luce sul mistero degli UFO.
Recentemente molti suoi
articoli sono apparsi con
regolarità su siti web in tutto il
mondo. È anche autore del
capitolo conclusivo dell’ultima
edizione (2009) di Witness to
Roswell di Tom Carey e Don
Schmitt. Lavorando per le
industrie di ingegneria,
applica le sue capacità di
ricerca nel campo UFO.
Molti si chiedono, a ragion
veduta, come può un veicolo
extraterrestre, che ha la
capacità di attraversare anni
luce attraverso il cosmo per
arrivare fino sulla Terra –
abbia potuto schiantarsi nel
New Mexico. Come è
possibile che un popolo
interplanetario con una tale
avanzata tecnologia abbia
potuto provare una tale
esperienza? In primo luogo,
perché il velivolo di Roswell
è caduto? Una revisione e
un’analisi dell’incidente del
1947 rivela una "singolare
confluenza di eventi", che
può aver causato lo schianto:
LA TEMPESTA
ELETTRICA
Si dice che Mac Brazel
abbia dichiarato di aver
udito una forte
esplosione durante un
temporale, la sera prima
di scoprire i resti al
Foster Ranch. Il
Maggiore della RAAF
Intel, Jesse Marcel, riferì
che i detriti furono visti
esplodere in aria prima
di toccare terra.
Le registrazioni meteo,
in effetti confermano che
vi furono temporali di
quel tipo alla fine giugno
fino ai primi di luglio nel
1947 (compresi il 2
luglio e 4 luglio) nella
zona di Foster Ranch,
dove sono stati ritrovati
alcuni dei detriti dello
schianto. E - come
succede in molte aree del
paese - in estate (in
particolare la sera),
quelle tempeste sono
molto forti e altrettanto
veloci, spesso senza
nemmeno essere
102
RADAR SPERIMENTALE
SEGRETO
ufficialmente registrate.
L'azione di forti tempeste sui
velivoli è ancora oggetto di
intenso studio. Oggi gli aerei
tendono a disperdere e
distribuire un fulmine su tutta
la superficie del velivolo. I
sistemi di volo elettrici e
digitali sono isolati e
schermati, in modo da
scongiurare un arresto.
Eppure, non c'è dubbio che
molte centinaia di aerei ogni
anno rientrino in aeroporto a
causa di condizioni
meteorologiche
particolarmente avverse.
"Giochetti" meteo in grado di
"giocare" anche le tecnologie
più solide e resistenti.
È interessante (e forse
significativamente) come
recentemente sia stato
scoperto che alcuni
aeromobili, in determinate
condizioni, possano lanciare
essi stessi una scarica
elettrica. Nella relazione
scientifica "Sistemi di
sorveglianza nella
meteorologia
aereonautica" (P. Mahapatra,
Doviak RJ) si legge: "Tre
grandi programmi di ricerca
per studiare l'interazione
fulmine-aereo focalizzati sui
fulmini nei temporali estivi.
Si è appreso che il fattore
principale che mette gli aerei
a rischio fulmine non è la
quantità di attività elettrica
naturale, ma la potenziale
presenza di un campo
elettrico sufficiente per
avviare una scarica su un
aeromobile. Per innescare
una scarica elettrica, un
aereo conduttore dovrebbe
essere in un forte campo
elettrico, sia all'interno o
fuori una nuvola elettrica."
Se la "presenza di un campo
elettrico naturale" dentro o
fuori l'imbarcazione è
sufficientemente forte, è
possibile una attrazione dei
fulmini e un conseguente
malfunzionamento. Lo stesso
velivolo extraterrestre può
aver generato un "forte
campo elettrico" tale da
aumentare le probabilità di
fulmini. E, come vedremo tra
poco, sembra esserci stato un
altro "campo energetico" in
gioco vicino Roswell, che
potrebbe aver contribuito alla
caduta del velivolo:
E 'possibile che le travi di un
potente radar sperimentale
abbiano potuto interferire o
abbiano "offuscato" la
navigazione ed i sistemi di
controllo del velivolo
extraterrestre? Tale
trasmissione ad alta energia e
sistemi di rilevamento (che
erano spesso posti in una
configurazione triangolare)
possono aver creato un
problema di funzionamento
ed il conseguente schianto?
Questo nuovo modulo, per il
quale essi erano impreparati,
può può aver spiazzato il
pilota del velivolo
extraterrestre? Possono i
nostri sistemi utilizzare una
frequenza tale da penetrato il
loro oggetto volante? Oppure,
in qualche modo, spostare un
campo di energia in grado di
avvolgere il velivolo? Il radar
è un segnale radio pulsato,
una forma di radiazione
elettromagnetica. Un oggetto
volante di origine
extraterrestre potrebbero
essere sensibile a tale
radiazione.
Poco noto è che il governo
degli Stati Uniti in quel
momento aveva una
connessione "al di là del
recinto" della rete radar.
Questa rete segreta serviva a
due scopi. Aveva contribuito
a proteggere il White Sands
Proving Ground, il
laboratorio Sandia National e
il laboratorio Los Alamos
National da intrusioni aeree.
E’ stata anche utilizzata per
l’inseguimento a “lungo
raggio” dei missili lanciati da
White Sands. Già nel maggio
del 1947 Errante V-2 si era
schiantato sulla rotta per il
Messico. Non c'era alcun
103
modo che lanci di razzi
potessero mai arrivare nelle
mani di civili o di cittadini
stranieri. E i laboratori
nazionali avevano bisogno di
essere protetti da qualsiasi
possibile intervento dal cielo.
Questo radar segreto "al di
fuori del recinto" contribuiva
a fornire una copertura
massima in quanto
monitorava questi
importantissimi cieli.
Alcuni di questi impianti
radar sono mobili, sono
altamente sperimentali e non
si ha un completo controllo
del percorso del raggio e
della gamma. Alcuni di
questi progetti non hanno la
qualità per contenere
"l'energia", come, invece,
fanno le installazioni
permanenti. Se tali fasci radar
hanno svolto un ruolo nel
disastro, gli operatori radar
probabilmente non lo
potevano sapere. Il radar non
è stato pensato per essere
usato come arma. E 'stato un
evento involontario e non
offensivo. In caso contrario, i
militari avrebbe sicuramente
raggiunto il luogo dello
schianto prima di Mack
Brazel e Dee Proctor i quali
invece hanno avvertito le
forze militari.
Il progetto ha coinvolto
impianti radar altamente
classificato che si trovavano a
distanza dai siti. Le torri e le
matrici erano talvolta situati
anche su proprietà private.
Gli allevatori della zona e la
gente del posto era a
conoscenza dell'esistenza di
questi impianti radar (di
solito nascosti in zone
boschive o collinari), ma non
hanno detto nulla per senso
del dovere patriottico e,
probabilmente, a causa di
incentivi finanziari. Tutto ciò
è discusso fin dal dopo
guerra, la seconda, anche da
storici militari.
Tali sistemi radar sono stati
trovati in luoghi come El
Vado, New Mexico. Uno si
chiamava "The Continental
Divide". C'era una stazione
radar situata a nord della
strada US 60 a circa 45
miglia a ovest di Socorro. Un
altro sito era una torre radar,
sempre sulla US 60, per il
New Mexico sulla strada, nel
ranch di Marvin Ake, 10
miglia a sud della statale 60
tra Magdalena e Datil. Un
altro era vicino a Oscura
Park, alcune miglia fuori da
White Sands.
Visto che sappiamo che gli
UFO sono in grado di
disturbare elettricamente le
nostre auto, i televisori e le
radio attraverso le loro
frequenze e radiazioni, non
possiamo ipotizzare che sia
vero anche il contrario?
Potrebbe essere stata la nostra
tecnologia (in qualche modo
sconosciuto) ad influenzare la
loro? Secondo un trattato
intitolato "Compatibilità
elettromagnetica", cito:
"Dopo la seconda guerra
mondiale l'esercito divenne
sempre più interessato agli
effetti dell’ impulso nucleare
elettromagnetico (NEMP), ai
fulmini e anche ai radar ad
alta potenza su mezzi mobili
di ogni genere e in
particolare sugli impianti
elettrici degli aeromobili”.
Può un unico fulmine, un
potente radar e il campo
energetico dello stesso
velivolo extraterrestre aver,
in qualche modo,contribuito
allo schianto?
Ma ancora altre ragioni
hanno potuto entrare in
gioco, contribuendo
all’incidente:
MALFUNZIONAMENTO
INTERNO
I sistemi meccanici, sono
spesso estremamente
complessi, con alte
probabilità di
malfunzionamento. Si può
solo immaginare la
complessità e la raffinatezza
di un veicolo spaziale
proveniente da un altro
mondo. Un
malfunzionamento interno di
un veicolo spaziale (sia
durante le operazioni che
durante l’addestramento per
il volo nello spazio) hanno
ucciso 29 astronauti. In
realtà, il 5% di tutti coloro
che sono mai stati lanciati
nello spazio sono morti! Tali
anomalie hanno incluso:
esposizione al vuoto dello
spazio, cedimenti della
struttura, mancato controllo
del veicolo, mancata
separazione del modulo,
difetti nella camera di
compensazione, rottura del
serbatoio e numerosi corto
circuito e perdite. Può un
componente o un dispositivo
a bordo, o all’interno della
104
struttura del velivolo
extraterrestre, non aver
funzionato come previsto? La
tecnologia extraterrestre non
funzionare sempre al
massimo o in modo adeguato.
ERRORE DEL PILOTA
Tutte le creature possono
sbagliare. Nessuno è perfetto.
Chiunque abbia mai
camminato su questo pianeta
ha subito un incidente di
qualche tipo a un certo
momento. Così pure deve
essere con quelli che
camminano su altri pianeti. E
'una costante universale.
Nessun essere vivente può
essere sempre preciso o
corretto nei suoi calcoli.
Errore del pilota si ha quando
avviene un incidente nel
quale il pilota di un velivolo,
considerato idoneo al volo, è
responsabile per l'incidente.
Un simile incidente può
essere causato dalla
noncuranza del pilota per le
procedure operative standard,
o per un giudizio errato, una
svista, la poca attenzione o la
mancata esecuzione delle
giuste azioni. on è certamente
inconcepibile, ed è in effetti
probabile, che, come l'uomo
anche gli extraterrestri siano
soggetti a tali errori.
DUE UFO IN COLLISIONE
O IN BATTAGLIA
E 'possibile che più di un
oggetto volante stesse
sorvolando i cieli del New
Mexico quella famosa estate?
Forse c'erano forze
antagoniste al lavoro. Se ci
fossero stati avversari
provenienti da un altro
mondo, forse sono diventati
degli aggressori. Nemici in
fuga, uno è caduto al suolo ed
è stato scoperto dall'uomo.
O forse non erano nemici. E’
possibile che essi siano
entrati in collisione, proprio
come succede a volte a noi.
Le collisioni in volo sono
generalmente causate dalla
deviazione dai piani di volo,
da una cattiva
comunicazione, da un errore
di navigazione o da
condizioni meteorologiche
avverse. E le collisioni sono
tutt’altro che rare. Un'analisi
a livello mondiale della FAA
mostra che ogni anno, dal
1951 a oggi, si sono
verificate importanti incidenti
aerei, civili o militari,
causando migliaia di morti.
Il traffico di UFO era
notevole, a quel tempo in
quella zona. Gli avvistamenti
di UFO sono notevolmente
aumentati dall’incidente di
Roswell. E ci sono state
indicazioni che parlavano di
un altro UFO il quale,
volando sopra il New
Mexico, si era schiantato in
quel periodo (si veda il mio
articolo "L'altro incidente di
Roswell: Il segreto rivelato".)
ATTACCO DA TERRA
Alcuni ipotizzano che agli
inizi della moderna epoca
degli UFO, ci siano stati dei
reazionari, del governo e
dell’ intelligence, che hanno
considerato queste intrusioni
sopra i nostri cieli come una
grave minaccia militare.
Dopo tutto, queste
imbarcazioni non erano
autorizzate a volare sopra il
nostro paese e sia le loro
intenzioni che la provenienza
non poteva essere distinta.
Essi erano "illegali", un
rischio per la sicurezza
nazionale. Spesso sono stati
avvistati in volo vicino ad
installazioni militari, lungo il
percorso dei nostri jet e
vicino ai National Labs. Alla
luce di tali motivazioni alcuni
UFO potrebbero essere stati
intenzionalmente attaccati da
terra con fuoco antiaereo,
nonché dai nostri aerei e dai
jet.
L’ormai in pensione
Lockheed Martin "Skunk
Works" di R & S Senior
Scientist Boyd Bushman
sostiene di aver sentito, molti
decenni fa (attraverso una
fonte attendibile Navale), che
è esattamente quello che era
successo e che il veicolo
caduto a Roswell era stato
attaccato da un’arma
sperimentale. La sua
testimonianza (simile a quella
fornita dall’ex Sen. Andrea
Kissner) è controversa e
basata sul “sentito dire”, ma
degna, comunque, di
considerazione in quanto
fornisce un possibile motivo
per cui il velivolo si schiantò
a Roswell. Forse gli
extraterrestri non avrebbero
creduto che fossimo in grado
di fare una cosa simile, o
forse non pensavano che la
105
nostra potenza di fuoco o d’
armi potesse mai
danneggiarli. O forse erano in
un momento di distrazione e
non lo hanno visto arrivare e
non hanno reagito
abbastanza velocemente.
UN DISCO ED UN
PALLONE MOGUL
AVVINGHIATO?
C'è una cosa troppo spesso
dimenticata dell’ormai
deceduto Karl Pflock. Prima
di diventare uno scettico, era
uno che ci credeva. Pflock
aveva effettivamente
sostenuto che le spiegazioni
fornite, sia per lo schianto del
del Mogul che del velivolo
extraterrestre erano
probabilmente corrette. Lo
scettico scrisse un dettagliato
intervento nei suoi commenti
al libro di Pflock del 1994
"Roswell in prospettiva".
Klass riassume la teoria di
Pflock nella sua newsletter
apparsa sul SUN, che dice:
"Pflock ipotizza che alcuni
dei detriti trovati da Brazel
potrebbero provenire da un
velivolo extraterrestre
entrato in collisione con il
pallone del Progetto Mogul o
che lo stesso velivolo possa
aver fatto una manovra
violenta al fine di evitare una
collisione con esso causando,
in qualche modo, lo schianto
sia del pallone che dell’ e
l'UFO".
Pflock in quel momento
credeva che i detriti fossero
sia terrestri che extraterrestri
e che si siano sparpagliati nel
deserto. La matrice del
pallone può avere, in qualche
modo, interagito o
influenzato in modo tale da
interrompere il
funzionamento dell’UFO. O
forse l'imbarcazione ha
dovuto improvvisamente
agire in modo da evitare che
una cosa del genere si
verificasse.
Il progetto Mogul, un
esperimento segreto per
rilevare le esplosioni nucleari
sovietiche - nel 1990 è stato
fornito dalla USAF come
spiegazione per l'evento di
Roswell. Esso consiste in un
lungo treno di palloni e
riflettori radar che arrivavano
fin nell’atmosfera.
Sicuramente gli UFO, anche
se spesso sono scambiati per
palloni, sembrano essere a
loro volta attratti da questi
palloni. L'UFO potrebbero
aver mostrato interesse per il
Mogul. Forse l’oggetto
volante extraterrestre stava
controllando le ultime
acrobazie aeree dell’uomo.
Certamente hanno osservato i
nostri razzi V-2 e i nostri voli
spaziali della NASA. In
modo analogo, stavano dando
un'occhiata al nostro pallone
ad alta quota? Lo hanno
colpito o hanno dovuto
sterzare, perché troppo
vicini? Forse "la curiosità
uccide il gatto"?
IL RISULTATO DI UNA
SERIE DI EVENTI
Ora possiamo accettare che
un veicolo extraterrestre può
schiantarsi. Ma nessuna
ragione analizzata
singolarmente qui può
fornire la spiegazione
completa del perché è
avvenuto lo schianto. Ogni
spiegazione singola ha la sua
falla. Ma una convergenza di
circostanze ed eventi
potrebbe spiegare l'incidente.
In effetti, gli scienziati e i
ricercatori del rischio hanno
da tempo riconosciuto che
quasi tutti i morti, i feriti e i
danni sono il risultato di una
combinazione di singoli
eventi che entrano in gioco
simultaneo. Per esempio,
qualcuno cammina scalzo sul
pavimento di casa con in
mano un paio di forbici, cade
e si ferisce. Qualcuno si
scontra con un'altra auto ad
alta velocità mentre parla al
cellulare. Esperti esaminatori
forensi e in analisi spesso
attribuiscono gli incidenti a
molteplici cause.
Allo stesso modo, lo schianto
di Roswell è stato causato da
una convergenza di eventi.
Non conosciamo quali siano
gli effetti di radar
sperimentale che colpisce un
velivolo a noi sconosciuto
durante un violento
temporale elettrico. Forse è
stato un errore del pilota,
mentre evitava un Mogul. Le
ragioni precise rimangono
illusorie, anche se è probabile
che si trovino tra le
possibilità descritte in questo
articolo. Ma possiamo essere
sicuri di questo: una
straordinaria combinazione di
eventi ci ha portato alla
scoperta più straordinaria
della storia.
106
TRACCE DI VITA ALIENA
Massimo Maravalli intervista Filiberto Caponi
Massimo Maravalli (a
sinistra nella foto)
[email protected] vive a
Pescara ed è un giornalista di
"Profili Italia". Gestisce il
blog Razionale insipienza
http://razionaleinsipienza.blo
gspot.com/
"Diffusione di notizie false o
esagerate tendenti a turbare
l'ordine pubblico". È stata
questa la “strana” accusa fatta a
Filiberto Caponi dopo che si è
divulgata la notizia del suo
incontro ravvicinato del terzo
tipo nel maggio del 1993.
All’epoca dei fatti, Filiberto,
aveva solo 23 anni. La sua
colpa? Aver fotografato da
vicino una strana creatura che
non aveva nulla di umano o per
lo meno niente di simile. Per
sua fortuna, ha sempre avuto un
carattere di ferro e non si è mai
lasciato intimidire o influenzare
dalle “pressioni” e dalle poco
velate minacce avute
dall’ambiente circostante. Lui,
infatti, ha sempre ribadito la
sua verità con forza e
semplicità senza alcun
tentennamento o ripensamento.
Dopo un anno e precisamente a
maggio del 1994, la buona
notizia: il G.I.P. del Tribunale
di Ascoli Piceno, lo assolve con
formula piena da quelle
imputazioni infamanti. Alcune
trasmissioni televisive si sono
occupate di Lui e della sua
storia, tra le quali il “Maurizio
Costanzo Show”, “I fatti vostri”
condotto dal perspicace
Magalli, “Mezzogiorno in
famiglia” con Tiberio Timperi
e, per ultima, “Alle falde del
Kilimangiaro” con Licia Colò
nella puntata del 24 ottobre del
2010. Molte, anche le interviste
rilasciate a vari giornali e
riviste specializzate nel settore.
Tanti hanno “chiuso” il suo
caso velocemente
dichiarandolo un falso. È
davvero così? Dopo tanti anni
il caso Filiberto Caponi è
ancora alla ribalta. Perché?
Esistono davvero gli
extraterrestri? La sua storia è
così fantastica che, per renderla
reale, mi è sembrato corretto
fare due chiacchiere con lui. In
occasione del gran concerto
lirico “Giulio Polidori”,
svoltosi nel piccolo centro di
Paggese alle porte di
Acquasanta Terme (AP) in
ricordo del quinquennale della
scomparsa di S.S. Giovanni
Paolo II, con ospite d’onore la
giornalista della Santa Sede
Pina Traini, lo incontro per la
prima volta. Persona semplice,
di buona cultura e molto
disponibile. Insieme con lui, il
suo manager. Fin da subito
abbiamo condiviso alcuni
pensieri inerenti la sua vicenda
e insieme, abbiamo deciso di
mettere su quest’articolo
esclusivamente per invitare il
lettore a porsi delle domande
sull’accaduto. Andiamo per
ordine. Da tanti anni si parla di
U.F.O. e di extraterrestri ma,
ancora oggi, la società ha dei
dubbi. Sarà forse “colpa” della
troppa disinformazione? Quasi
tutti gli stati del mondo, infatti,
hanno sempre negato la loro
esistenza. Senza ombra di
dubbio, per porre il “Secret of
State - Unidentified Flying
Object”, ci saranno state
sicuramente delle “buone
ragioni”. Una su tutte, lo studio
delle apparecchiature aliene e
perché no degli alieni stessi,
per essere all’avanguardia
militarmente rispetto alle altre
potenze mondiali. In tanti anni
però, ci sono stati moltissimi
avvistamenti in ogni parte del
globo e altrettante
testimonianze fatte da persone
attendibili, come ad esempio
quelle dei tanti militari
appartenenti alle Forze Armate
di diverse nazioni. Queste
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ultime, hanno sicuramente
influito a far vacillare il “muro
omertoso” dei governi che, per
“prendere tempo”, hanno
deciso di aprire gli archivi
segreti. Dopo la Francia e
l’Equador, è toccato agli
inglesi. Al tal proposito, il Dott.
Enrico Baccarini, dirigente del
Centro Ufologico Nazionale, ha
affermato: “decenni d’indagini
e studi da parte di vari governi
hanno prodotto più domande
che risposte, tutto ciò, unito
alle incessanti richieste di
comuni cittadini e di varie
associazioni, hanno indotto le
autorità a sbloccare parte dei
propri archivi”. Inoltre,
conclude Baccarini, “non è solo
e tanto per le componenti
immaginifiche del fenomeno,
quanto perché è sempre più
ampia la consapevolezza che la
vita non è patrimonio esclusivo
della Terra”. Ad avvalorare
questa tesi, c’è anche
l'astronomo e teologo José
Gabriel Funes, attuale Direttore
della Specola Vaticana, il quale
ha ammesso tale possibilità: “Si
può credere in Dio e negli
extraterrestri”. Intanto cresce
nel mondo la voglia di Ufo, la
voglia di alieni, la voglia di
sapere. In questo scenario
sociale più maturo e meno
votato alla censura, ho ritenuto
opportuno riproporre la sua
storia già nota in tutto il
mondo. Per non ripetermi e, per
gli eventuali approfondimenti
individuali, consiglio ad ogni
lettore di visitare il suo sito
internet www.filibertocaponi.it
o di fare un “giro” sul web. . Ai
più interessati comunico che
nel 2002 il protagonista di
questa storia scrisse un libro
dal titolo “Se torni fatti
vivo” (oggi non più reperibile
nelle edicole). Inoltre, è
recente la notizia che alcuni
produttori, sia stranieri che
italiani, stanno valutando la
possibilità di farne un film. Il
mio intento, è quello di far
conoscere Filiberto come
persona comune e non come
“avvistatore” di alieni. Per
questo motivo, ho cercato di
formulare delle domande cui
lui ha risposto con molta
partecipazione.
Filiberto, che ricordi hai di
quei periodi al di la di ogni
illazione e/o giudizio?
I vari giudizi della gente (del
tutto legittimi) non hanno
minimamente sporcato la
nitidezza del ricordo di quei
periodi. Ogni volta che
ripercorro mentalmente quei
momenti, provo tenerezza per
l’ingenuità di allora e nostalgia
per le persone a me care (che
mi hanno sempre appoggiato e
difeso) che nel corso degli anni
sono venute a mancare intorno
a me. Allo stesso tempo ogni
volta che racconto
quell’incredibile episodio un
brivido si manifesta sulla mia
pelle testimoniando la stessa
emozione e la stessa adrenalina
di allora.
Come già anticipato, nei tuoi
confronti sono stati presi
“d’Ufficio” dei provvedimenti
spiacevoli e infamanti; con il
tempo, per fortuna, tutto si è
risolto nel migliore dei modi:
pensi che le persone che a suo
tempo hanno avuto dei
comportamenti “persecutori”
verso di te siano state
“manipolate” da qualcuno?
Credo che le persone che,
all’epoca si sono relazionate
con questa mia vicenda
abbiano fatto, volenti o nolenti,
il loro lavoro anche se, non
escludo che alcuni di essi siano
stati particolarmente
condizionati nell’assumere
atteggiamenti persecutori nei
miei confronti. Sembra, infatti,
che in casi del genere questo
comportamento sia da
protocollo.
Dopo aver visto e
immortalato un ipotetico
“marziano”, ti sei trovato in
qualche modo coinvolto in
una situazione non
“normale”, vuoi per la tua età
(23 anni), vuoi per il periodo
storico: ti è mai capitato di
condividere le sensazioni
della “tua creatura”?
Dopo lo shock e il successivo
entusiasmo dei primi giorni,
senza che me ne rendessi
troppo conto stavo entrando in
un meccanismo degno di “XFiles”. Difatti, si susseguirono
incontri con membri di vari
centri ufologici, militari e
persone delle quali ancora oggi
non conosco la vera identità
(tra cui i cosiddetti “Man in
Black”, resi noti solo anni
dopo dall’omonimo film). Una
volta capito che cosa mi stava
succedendo mi sono sentito
alieno nel mio stesso mondo, e
posso capire cosa deve aver
provato quella creatura
lontana dal suo.
Oltre ai gemiti, hai avuto
altre percezioni inerenti al
modo di esprimersi
dell’essere vivente? O
meglio, hai avuto “sentori”
extrasensoriali che
riconducessero alla
telepatia?
Non c’è giorno che non mi
chieda se sono stato in grado o
meno di capire che cosa
volesse quell’essere da me. Più
di una volta ho provato una
sorta di sensazione di colpa
per non essere riuscito ad
ascoltare i suoi pensieri. Forse
la paura e l’emozione di quei
momenti non mi hanno
permesso di comunicare con
l’essere in un modo diverso da
quello convenzionale, ma sono
sicuro che, anche se io non
sono riuscito a leggere i suoi
pensieri, lui invece sia riuscito
a leggere i miei. Quello che so
di certo è che era in difficoltà
e forse l’unico modo
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concessomi per aiutarlo è
questa mia battaglia per
testimoniare la sua esistenza
che conduco da più di
diciassette anni. Di sicuro
quell’essere è riuscito invece a
stabilire una sorta di
comunicazione con mia nonna
nell’ultimo incontro, perché lei
anziché spaventarsi ricambiò
il suo sguardo con un sorriso.
So che in quella famosa
circostanza vedesti del
sangue e che nascondesti
addirittura una garza
insanguinata che poi non
ritrovasti più: cosa pensi sia
accaduto al presunto E.B.E.
(Entità Biologica
Extraterrestre) e dove credi
sia finita quella garza?
In merito alla presenza della
garza avvolta sulle gambe
della creatura (forse l’unico
elemento riconducibile al
mondo umano) ho formulato
un paio d’ipotesi: la prima è
che l’essere sia stato soccorso
da qualcun altro, magari in
seguito ad un incidente, prima
di imbattersi in me; la seconda
è che la creatura, frutto di un
esperimento scientifico, fosse
scappata da un laboratorio di
ricerca. Anche per la
scomparsa della garza ho due
ipotesi: la prima è che sia
stata semplicemente portata
via da qualche animale
attirato dall’odore di quello
che sembrava essere sangue;
la seconda è che la creatura
non abbia voluto fornire prova
della sua esistenza e quindi
nottetempo abbia provveduto a
recuperarla (dando così
credito alla teoria che si
trattasse di una creatura
pensante).
In casi del genere si tende
sempre a essere scettici, credi
che lo scetticismo della
società sia fondato o in
qualche modo “pilotato”?
È vero, si tende sempre a
essere scettici ma negli ultimi
anni quest’argomento non è
più considerato tabù nemmeno
in Italia, grazie all’apertura
delle istituzioni tra cui perfino
il Vaticano. Molti non
vogliono credere perché hanno
paura del diverso, del resto è
umano aver paura o diffidare
di tutto ciò che non si conosce.
Dunque, se da una parte è
comprensibile, dall’altra c’è
l’interesse di alcuni a
screditare e diffondere il
dubbio affinché la gente non
apra gli occhi su questa realtà.
Chi era Filiberto Caponi
all’epoca dei fatti e chi è oggi
Filiberto Caponi?
All’epoca dei fatti ero un
ragazzo piuttosto schivo e
introspettivo e non sempre mi
riconoscevo nel tessuto sociale
in cui vivevo (un paese di
montagna di poche anime) pur
apprezzandone il sano stile di
vita. Oggi sono una persona
profondamente cambiata sia a
livello spirituale sia nei
rapporti interpersonali.
Possiamo dire che ora vedo le
cose per come sono e non per
come sembrano, oltre che a
essere diventato una persona
estremamente socievole, con
chiunque incontro sul mio
percorso.
Se tornassi indietro, ti
comporteresti allo stesso
modo oppure la storia di oggi
sarebbe differente?
È chiaro che con l’esperienza
maturata probabilmente se
dovesse ricapitarmi oggi, mi
comporterei in maniera
decisamente diversa, ma è
proprio per questo che le cose
dovevano andare come sono
andate.
Com’è noto, da qualche
tempo l’uomo ha inviato
degli “esploratori” su marte:
pensi che un giorno gli
uomini diventeranno
extraterrestri o credi che gli
alieni s’apprestino a
diventare terrestri?
Bella domanda! Ti rispondo
con un’altra domanda: e se
fossero già realtà entrambe le
cose?
Ci sarebbero molte altre
domande che vorrei fare a
Filiberto, ma gli chiedo solo di
esporre le sue considerazioni
sulla vicenda che gli ha
cambiato la vita. A fronte di
quanto detto, tengo a precisare
che non è stata mia intenzione
creare alcuna turbativa, in
fondo, le immagini di morte e
violenza che spesso si vedono
la sera a cena durante il
telegiornale (e qui non viene
mai denunciato nessuno!) sono
molto più scioccanti di un
piccolo e sconosciuto essere
che non ha fatto male a
nessuno e che al massimo può
aver suscitato qualche dubbio
e molta curiosità. Per fortuna
un giudice di buon senso ha
capito l’infondatezza delle
accuse nei miei confronti.
Spero che questa mia storia
possa contribuire a dare
qualche risposta in più a chi ha
il coraggio di porsi queste
domande. Forse un
cambiamento radicale sul
nostro magnifico pianeta sarà
possibile solo quando
prenderemo tutti coscienza che
non siamo soli alla deriva
dell’Universo. Dopo questo
suo ultimo pensiero, ringrazio
Filiberto e il suo amico e
manager Gil Ferrara per la
cortesia e la disponibilità
dimostratemi e chiudo
ponendomi questa domanda:
sono più attendibili le
testimonianze delle persone
comuni che non hanno “grilli
per la testa” e lavorano
onestamente o coloro che
tentano di “smontare” pezzo
per pezzo le loro verità?

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