Programma Antonín Dvořák (1841 – 1904) • Quintetto per pianoforte

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Programma Antonín Dvořák (1841 – 1904) • Quintetto per pianoforte
Programma
Antonín Dvořák (1841 – 1904)
•
•
Quintetto per pianoforte e archi in la maggiore, op. 81
Quartetto per archi in fa maggiore, op. 96 “Americano”
Bruno Canino, pianoforte
Quartetto Mondrian
Olesya Emeljanenko, violino
Marco Zurlo, violino
Lia Previtali, viola
Giacomo Grava, violoncello
Il Quintetto in la maggiore per pianoforte e archi, pubblicato come op. 81, è il secondo lavoro
scritto da Antonín Dvořák (1841 – 1904) nella medesima tonalità, per la stessa formazione.
Dvořák scrisse il primo Quintetto con pianoforte in la maggiore nell'estate del 1872, e in
questo stesso anno esso ebbe la prima esecuzione (22.11.1872). Quindici anni più tardi, dopo
aver cercato invano il manoscritto dell'opera, ancora inedita, egli decise di scrivere un altro
quintetto, nella stessa tonalità. ( “Caro amico! Si ricorda di quel quintetto in la maggiore che
venne eseguito presso di voi 14 anni fa? Non riesco a trovarlo da nessuna parte...”) Il lavoro fu
composto nell'estate del 1887, subito dopo il completamento della Messa in re maggiore, op.
76. Quanto spontanea fu la nascita di questo secondo Quintetto – che in origine aveva il
numero di opus 77 – si può giudicare dal fatto che, il 16 agosto dello stesso anno 1887,
Dvořák scriveva al suo amico Alois Göbl, a Sychrov: “...in questo momento non sto facendo
niente di nuovo...” e solo due giorni dopo la data del 18 agosto appare sull'intestazione del
nuovo lavoro, il cui primo movimento fu terminato il 28 agosto, e l'opera intera fu chiusa il 3
ottobre “a Vysoka, durante il giorno di festa del paese”, come è annotato sotto l'ultimo rigo
della partitura.
La rara freschezza che caratterizzò la sua creazione spontanea appare in ogni caso anche nel
lavoro stesso, che può essere descritto come uno dei più precisi ed eloquenti autoritratti di un
musicista. In esso si trova l'uomo Dvořák nel suo intero: un uomo apparentemente molto
riservato, che vive la sua vita in pensieri mai banali, che si elevano nelle sfere della bellezza
ultraterrena, ora sognanti e spaesati, ora strabordanti di allegria e risuonanti di gioia. Il suo
animo è ricco di cambiamenti d'umore, e ci ricorda così il cielo primaverile, ma, soprattutto, ciò
che ci appare è l'opera di un genio consacrato alla sua arte, che crea in intima comunione con
la natura, che ci regala lavori di rara purezza e bellezza individuale.
Il Quintetto con pianoforte op. 81, da lungo tempo tra le opere cameristiche più eseguite al
mondo, ebbe la sua prima esecuzione l'8 gennaio 1888 a Praga, in un concerto popolare con
varie opere di Dvořák organizzato dal Circolo degli Artisti.
“Questa musica di Dvořák dà corpo e voce a un tipo di bellezza a cui non siamo abituati, una
bellezza che allarga il cuore. Noi siamo abituati piuttosto a un tipo di bellezza che stringe il
cuore, fa sentire la mancanza, la nostalgia, lo struggimento per qualcosa che non c’è. Qui,
invece, c’è un respiro più grande, perché la bellezza è la porta attraverso cui il Mistero si
affaccia all’esperienza dell’uomo, si lascia intravedere e intuire come la consistenza delle cose.”
(L. Giussani)

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