Cartoline dall` Eden ferito

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Cartoline dall' Eden ferito
Repubblica — 06 gennaio 2008 pagina 34 sezione: CULTURA
Come tutti i paesi interessanti, il Brasile è un paese complicato. Appena arrivi a Sao Paulo o a Rio
de Janeiro, cominciano a darti qualche consiglio per non lasciarci la pelle: se ti aggrediscono, dai
quello che hai e soprattutto non opporre resistenza; se ti arrabbi e protesti, gli aggressori non
esiteranno a farti fuori. E citano l' esempio di questo o quell' altro che si è fatto sparare da un
gruppo di ragazzini perché ha fatto il furbo. Per certi adolescenti cresciuti nella miseria più nera, la
vita non vale granché. Uccidere o morire sono due atti caduti nella banalità. Ti dicono di fare molta
attenzione quando ritiri dei contanti da un distributore automatico, inevitabilmente situato all'
interno di una banca, perché è il posto ideale per un' aggressione. La macchina non può
consegnare più di mille real (circa trecentocinquanta euro), precauzione imposta su tutto il territorio
del paese. Ti ripetono che bisogna evitare gli atteggiamenti da turista ed è bene fotocopiare i
documenti ufficiali e lasciare gli originali in una cassaforte. Ti segnalano i quartieri da evitare. Per
esempio, a Sao Paulo, Praca da Republica, Praca da Sé e Estacao da Luz, oppure il centro
commerciale di Rio durante la notte e nel fine settimana. Ti consigliano di circolare in auto con
portiere e vetri bloccati, ti raccontano mille storie di truffe, furti, rapimenti e aggressioni di ogni tipo.
Uscendo a piedi, niente orologi di valore, niente gioielli, niente macchina fotografica appesa al
collo; in breve, è meglio uscire nudi o quasi. La notte, se sei in auto, non fermarti al semaforo, ma
rallenta e poi attraversa. Se si viaggia con altre persone, restare raggruppati eccetera. Il Brasile è
un bel paese ma bisogna sapere che questa bellezza è rovinata da troppe disuguaglianze e troppa
miseria. Come fare, allora? Come i ricci! Cioè come i ricci quando fanno l' amore, cioè con grande
attenzione perché gli aculei sono pericolosi. Il Brasile gode di buona reputazione nel mondo. Si
porta dietro un certo numero di luoghi comuni dovuti soprattutto al carnevale, dove la disinibizione
generale è di rigore. Una natura generosa, la vegetazione abbondante, paesaggi impressionanti, il
sole, il mare e la caduta dei tabù sessuali. Ma il Brasile, discreto produttore di petrolio (quanto il
Kuwait) ed esportatore, tra l' altro, di pollame e di caffè, è anche un paese diviso in due: da un lato
la miseria delle favelas, dall' altra la ricchezza. Le favelas sono in cima alle colline, le zone
residenziali in basso. Questa giustapposizione è la prima fonte di una grande violenza che gli
abitanti delle grandi città come Rio de Janeiro e Sao Paulo devono gestire quotidianamente. In una
megalopoli come Sao Paulo (diciotto milioni di abitanti) la violenza è un' emergenza quotidiana. La
polizia militare si trova spesso di fronte a gruppi armati che hanno già interiorizzato il fatto che la
loro speranza di vita non supera i venticinque anni! Il film La Città di Dio che mette in scena
bambini di strada trasformati in assassini, è al di qua della realtà. Un paese dove le armi circolano
ovunque con una facilità terrificante non può fermare la criminalità con i discorsi. Un aspetto
desolante è che i brasiliani agiati vivono tra loro in quartieri superprotetti da milizie private. Si vede
che la sorveglianza è dappertutto, che la vigilanza non cala un istante. Recentemente, delle bande
hanno messo a punto un copione di rapimento virtuale. Qualcuno chiama una famiglia dicendo di
essere della polizia e di star negoziando con i rapitori il riscatto che la famiglia deve pagare per la
liberazione della persona che, come per caso, è nell' impossibilità di essere raggiunta. La chiamata
è fatta da un telefono pubblico, il denaro deve essere depositato nel luogo indicato eccetera. Le
famiglie agiate evitano di esibire segni esteriori di ricchezza. Niente limousine, niente provocazioni.
A Sao Paulo, lungo i bei viali, si notano gli eleganti edifici del Diciannovesimo secolo. Sono tutti
diventati uffici di società o, meglio, autosaloni e negozi di abbigliamento alla moda. La gente non ci
abita più, preferisce abitare negli appartamenti di case ben sorvegliate da milizie che non lasciano
entrare chi non ha tutte le carte in regola. Allo stesso tempo, questa città possiede una sala da
concerto di una bellezza eccezionale: l' Auditorio Ibirapuera, progettato dall' architetto Oscar
Niemeyer, di cui presto si celebrerà il centenario. Lì abbiamo assistito a un concerto dello
straordinario chitarrista Yamandu Costa e di Hamilton de Holanda. Uscendo da quello splendido
posto, ritroviamo l' atmosfera d' insicurezza che regna soprattutto la notte. Recentemente a Rio de
Janeiro il personale di una ong francese è stato decimato da un giovane brasiliano delle favelas.
Questi tre francesi lo avevano fatto uscire dalla miseria, gli avevano dato una formazione e lo
avevano coinvolto nel loro lavoro al punto farne il ragioniere della sede. Nonostante la fiducia
accordatagli e i benefici avuti dall' organizzazione, ha finito per attingere dalla cassa e, quando è
stato chiamato a rendere conto degli ammanchi, non ha esitato ad uccidere i suoi benefattori. A
Sao Paulo è accaduta una vicenda ancora più orribile: una banda attacca un' automobile, fa
scendere gli occupanti ma non vede che sul sedile posteriore c' era un bambino di sei anni
bloccato dalla cintura di sicurezza. Aprendo la portiera posteriore, il bambino si è ritrovato fuori
dall' auto e il suo corpo è stato trascinato per sette chilometri. Al termine della fuga, il piccolo corpo
era tranciato in due. Un' altra storia: nel grande viale commerciale di Sao Paulo tre banche sono
state assaltate contemporaneamente. Alcuni proiettili vaganti hanno colpito dei passanti. Una
ragazza di sedici anni, già vittima di un' aggressione qualche mese addietro, è rimasta paralizzata
a vita. Fatti di questo genere, che la stampa riporta ogni giorno, fanno parte della vita ordinaria di
queste grandi città. Tuttavia, i brasiliani ci convivono e non pensano di lasciare il loro paese. Maria,
29/07/09 09:57
Sao Paulo è accaduta una vicenda ancora più orribile: una banda attacca un' automobile, fa
scendere
gli occupanti
ma non vede che sul sedile posteriore c' era un bambino di sei anni
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bloccato dalla cintura di sicurezza. Aprendo la portiera posteriore, il bambino si è ritrovato fuori
dall' auto e il suo corpo è stato trascinato per sette chilometri. Al termine della fuga, il piccolo corpo
era tranciato in due. Un' altra storia: nel grande viale commerciale di Sao Paulo tre banche sono
state assaltate contemporaneamente. Alcuni proiettili vaganti hanno colpito dei passanti. Una
ragazza di sedici anni, già vittima di un' aggressione qualche mese addietro, è rimasta paralizzata
a vita. Fatti di questo genere, che la stampa riporta ogni giorno, fanno parte della vita ordinaria di
queste grandi città. Tuttavia, i brasiliani ci convivono e non pensano di lasciare il loro paese. Maria,
una bella bruna rapita nel 1996, mi racconta: «Al momento di uscire dalla mia auto, due uomini
armati mi hanno spinta dentro e uno di loro si è messo al volante. Sono subito stata al gioco.
Niente panico, niente rabbia, niente insulti. Dico loro che li capisco. Si fermano davanti a una
banca, uno dei due mi accompagna a ritirare dei soldi. Ritiro i mille real autorizzati, poi mi dice che
avevo diritto a un secondo prelievo nello stesso giorno e ripartiamo per un' altra banca, dove ritiro
altri mille real. Lasciamo Rio e a quel punto ho davvero paura. Ho pensato allo stupro, a un riscatto
eccetera. Ho approfittato di un lieve rallentamento durante una curva e ho aperto la portiera. Mi
sono rotta un polso e una gamba ma ero salva! Ho pensato di andarmene da Rio, ma poi ho
preferito adattarmi e continuare a vivere in questa città così bella!». Bisogna sforzarsi di non
generalizzare. Perché la vita continua, e spesso è bella. Come diceva André Suarès in Voyage du
Condottière, «i paesi cambiano insieme a chi li percorre (...) si vede sempre più o meno come si è.
Il mondo è pieno di ciechi con gli occhi aperti dietro i paraocchi...». In questo senso trovo il Brasile
un paese mediterraneo, con qualcosa di orientale, di magico, con un popolo allegro, sorridente,
accogliente e sempre sorprendente. Non si sa più che cosa pensarne. La violenza è una
caratteristica legata a una situazione dove è la mafia a muovere i fili. Le favelas, per esempio,
sono illuminate giorno e notte, semplicemente perché l' elettricità viene rubata e le sole "fatture"
pagate dagli abitanti di quelle zone sono quelle che gli presenta la mafia. Durante il famoso
carnevale che ha luogo ogni anno nel mese di febbraio, si osserva una tregua. Tutti preparano la
sfilata, tutti si preparano alla festa. La violenza viene accantonata. Quello che sta vivendo il Brasile
presagisce forse il futuro di alcune grandi città, se la mondializzazione continua a impoverire le
classi svantaggiate e se il liberalismo selvaggio continua la sua corsa, schiacciando deboli e poveri
al suo passaggio. Vivremo sotto alta sorveglianza? Certe auto da città sono già in vendita in due
versioni: normale o blindata. Questo per la sicurezza, mentre per quanto riguarda la lotta all'
inquinamento, la maggior parte dei veicoli va a etanolo, un alcol sostituto del petrolio. Il Brasile,
con suoi centottanta milioni di abitanti, va avanti nonostante tutto. Ma la gente ha imparato a vivere
pericolosamente. Nelle scuole che ho visitato, i bambini non sembrano risentire del razzismo. In
compenso, tutti mi hanno chiesto se il razzismo sociale esiste, portandomi ad esempio l'
esclusione di fatto dei poveri dai licei importanti e, siccome gli abitanti delle favelas sono spesso
neri, assimilano al razzismo la discriminazione a causa della precarietà. Sessanta milioni di
brasiliani vivono sotto la soglia di povertà. I giovani si rivoltano prendendosela con quelli che
vivono meglio di loro e, ad ogni modo, sanno che la loro stella non brillerà a lungo. A Florianopolis,
un' isola a sud di Sao Paulo, è tutta un' altra cosa. Lì, la vita va al rallentatore. Il turismo non ha
ancora fatto danni ed è un posto meraviglioso. Un altro Brasile, un altro modo di vivere. I problemi
di sicurezza sono in stile con l' isola: senza grande gravità. Il Brasile del presidente Lula non ha
ancora trovato la soluzione al problema fondamentale, che è quello delle disuguaglianze sociali.
Lula vorrebbe essere il leader dell' America latina e l' interlocutore degli Stati Uniti, ma gli
rimproverano che la lotta contro la corruzione, un vero flagello, è ambigua e poco decisa. Criticano
il suo stile di vita e l' affarismo di uno dei suoi figli. I brasiliani delle grandi città non sembrano però
contare sullo Stato per risolvere il problema della sicurezza. Le armi circolano e chi ha qualcosa da
difendere si preoccupa di garantirne la protezione. Lasciando il paese ci si chiede come mai tanta
bellezza fisica richieda tanta violenza. Come mi ha detto a Rio un ex diplomatico: «Ci si fa l'
abitudine e ci si organizza». Traduzione di Elda Volterrani - TAHAR BEN JELLOUN
29/07/09 09:57

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