La Tavola delle sequenze patologiche (DET): esercizi pratici

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La Tavola delle sequenze patologiche (DET): esercizi pratici
La Tavola delle sequenze
patologiche (DET): esercizi pratici
IAH AC - Esercizi pratici relativi alla DET
© IAH 2007
Secondo quanto spiegato dettagliatamente in precedenza (IAH AC - Introduzione
all’omotossicologia), la Tavola delle sequenze patologiche (Disease Evolution
Table - DET) è uno strumento che viene utilizzato per valutare l’evoluzione dello
stato patologico del paziente. Una malattia non è un processo statico, bensì
dinamico, conseguente spesso a una combinazione dell’entità genetica del
paziente e dei contatti con l’ambiente. L’agente principale responsabile
dell’insorgenza di una malattia è l’omotossina e il relativo stato di intossicazione.
In tale caso, è importante non soltanto la presenza dell’omotossina, ma anche
l’influenza esercitata sugli apparati dell’organismo.
Bisogna prendere in considerazione la sede in cui è situata l’omotossina, le
interazioni biochimiche con i sistemi di regolazione dell’organismo, l’influenza
sulla trasmissione delle sostanze messaggere di regolazione (i mediatori) e,
aspetto ancora più importante, sul funzionamento delle cellule.
In presenza di eventuali microrganismi, la determinazione dell’omotossina
responsabile dell’insorgenza della malattia è ovvia. È più difficile individuare
l’omotossina quando i test di laboratorio risultano negativi e l’esame clinico
(sintomatologia) e l’anamnesi del paziente costituiscono gli unici punti di
riferimento. In base al tipo di sintomi clinici, persino quando non vengono
identificate le omotossine, si può fare una classificazione sulla DET e trarre
conclusioni in relazione al piano terapeutico. A tale scopo, si utilizza un albero
decisionale. Altri test noti nella medicina complementare potrebbero contribuire a
confermare i risultati diagnostici di un approccio omotossicologico del paziente.
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La DET
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L’obiettivo di questo corso è imparare a stabilire lo stato attuale del paziente nella
DET, partendo dall’anamnesi personale, dai dati clinici attuali, dall’albero
decisionale e dall’interpretazione omotossicologica di tutte queste informazioni.
È necessario ricordare che le condizioni attuali del paziente rappresentano già
spesso il risultato di una progressione nella tavola e il trattamento determina
sovente un’evoluzione. In tale caso, è fondamentale la direzione del movimento
sui due assi della tavola. In tale modo, si deve potere riconoscere una
progressione della malattia e un’evoluzione dello stato di salute, se presente.
Eventuali interpretazioni errate di un’evoluzione determinano solitamente misure
terapeutiche sbagliate, che possono persino causare danni al paziente a lungo
termine.
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Evoluzione
della malattia
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Evoluzione della malattia
La progressione di una malattia nel corso del tempo, da una fase indicata sul lato sinistro ad una fase
riportata a destra nella Tavola delle sequenze patologiche, viene definita l’evoluzione della malattia. Per il
paziente, ciò implica un peggioramento delle condizioni cliniche, dato che le omotossine tendono verso una
fase di deposito, passando presumibilmente dall’ambiente extracellulare a quello intracellulare, anziché
essere metabolizzate ed eliminate. Anche in questo caso, si desidera porre l’accento sul fatto che non è
cruciale la posizione topografica dell’omotossina, ma l’effetto che produce. Nell’ambito dell’evoluzione di una
malattia, gli effetti di intossicazione vanno da sinistra a destra sulla tavola e dall’alto verso il basso.
L’evoluzione della malattia induce condizioni croniche. Spesso, un trattamento soppressivo è responsabile
di tale progressione. Quando una malattia acuta viene trattata in maniera soppressiva, le omotossine
potrebbero accumularsi o unirsi nella matrice extracellulare. Dopo un po’ di tempo, le tossine potrebbero
alterare i processi interattivi di regolazione a livello dell’ECM, penetrare nelle cellule o modificare il
funzionamento cellulare dall’esterno e interferire nella comunicazione tra le cellule e la matrice e in quella
intercellulare, causando lo sviluppo di una malattia a livello cellulare e persino la genotossicità che induce
l’insorgenza di tumori maligni.
Per esempio, se l’eczema viene soppresso (es. applicando una pomata a base di corticosteroidi a livello
locale), le omotossine che causano questa condizione – l’eczema rappresenta il meccanismo di difesa
biologicamente efficiente contro le omotossine, espresso a livello cutaneo – verranno trasportate
dall’organismo verso un canale alternativo di eliminazione, che potrebbe essere il sistema primario di
bioregolazione (Basic Bioregulation System – BBRS), la circolazione ematica o il sistema linfatico. Queste
omotossine, se si accumulano nelle cellule bronchiali allo scopo di eliminarle attraverso l’apparato
respiratorio, colpiscono il sistema di respirazione e possono, per esempio, causare lo sviluppo dell’asma
bronchiale.
L’evoluzione della malattia può durare decenni; pertanto, tra due fasi della malattia possono trascorrere
diversi anni caratterizzati da uno stato di salute apparente, perché le fasi di deposito passano quasi sempre
inosservate.
Molte malattie apparentemente benigne – fra cui l’influenza, le malattie infantili di origine virale, l’herpes
labialis, ecc. – sono più gravi, in termini omotossicologici, rispetto a malattie infiammatorie acute
apparentemente serie nell’ambito della medicina convenzionale – fra cui l’artrite, la nefrite o l’infiammazione
purulenta della vescica. Dopo tutto, il primo gruppo di patologie ha un’origine virale e, di conseguenza,
attraversa immediatamente le pareti cellulari, causando un’intossicazione intracellulare che comporta un
rischio effettivo di danni irreparabili a carico delle cellule. Il secondo gruppo di malattie include tutte le fasi
dell’infiammazione, che possono essere associate alla presenza di dolore e possono apparire più gravi, ma
nelle quali il processo di intossicazione è intercellulare. Le strutture intracellulari non rischiano di essere
danneggiate, a meno che non insorgano complicanze.
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Evoluzione
della salute
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Evoluzione della salute
Le malattie, che si spostano da destra verso sinistra sulla Tavola delle sequenze patologiche,
sono definite evoluzioni dello stato di salute. In passato, il termine utilizzato per indicare questo
processo era ‘vicariazione regressiva’. Questa espressione è stata eliminata a causa dell’origine
etimologica che non si riferisce a nulla di quanto si verifica all’interno dell’organismo. Le evoluzioni
dello stato di salute avvengono in un organismo ‘in fase di recupero’ e hanno un unico scopo:
l’eliminazione.
Il paziente affetto da asma bronchiale, menzionato in precedenza, che non manifesta ulteriori
attacchi dopo un po’ di tempo ma sviluppa l’eczema, sta attraversando un’evoluzione dello stato di
salute. Le omotossine progrediscono, passando dai tessuti più profondi alla superficie.
L’omotossicologo tenta di trattare l’eczema con una terapia biologica, in modo che i meccanismi di
difesa siano stimolati a livello locale nell’ECM e le omotossine vengano rese innocue ed eliminate.
L’evoluzione dello stato di salute non è sempre un processo più piacevole per il paziente rispetto
alla malattia in atto. L’artrite è una condizione più dolorosa rispetto all’artrosi, l’eczema è visibile,
l’asma non è sempre manifesta, la diarrea conseguente a costipazione cronica può essere una
benedizione in termini omotossicologici, ma può rappresentare una tortura infernale per il
paziente.
Pertanto, è essenziale fornire un supporto adeguato al paziente, giustificare e spiegare perché le
fasi di reazione e di eliminazione sono così importanti. In ogni caso, il trattamento soppressivo dei
sintomi causati dall’evoluzione dello stato di salute è sicuramente controindicato per i motivi
illustrati in precedenza. È necessario supportare i meccanismi dell’organismo con una terapia
biologica e non tentare di sopprimerli. Quest’ultimo approccio potrebbe comportare
presumibilmente un’eventuale azione diretta contro i meccanismi mirati di difesa dell’organismo,
che deve essere evitata a tutti i costi.
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Albero decisionale
• Come posizionare un paziente nella Tavola delle sequenze
patologiche
• Qual è la sua evoluzione?
• Quali sono le conseguenze per il piano terapeutico?
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L’albero decisionale è uno strumento utile per definire la posizione attuale del
paziente nella tavola. Si inizia innanzitutto con un esame clinico del soggetto, a
ciò si aggiungono le informazioni ottenute in base ai disturbi oggettivi e soggettivi
del paziente, l’anamnesi personale e il risultato dell’albero decisionale, per
stabilire la posizione del paziente e le conseguenze per il piano terapeutico (in
base ai 3 pilastri del trattamento omotossicologico, se necessario, e alla scelta
del ‘tipo’ giusto di farmaci da impiegare per la terapia).
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Albero decisionale
Caratteristiche
distintive
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Caratteristiche
delle fasi
Terapia
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Innanzitutto, si devono esaminare le caratteristiche distintive presentate dal
paziente, confrontarle con le caratteristiche delle fasi, indicate nella tavola delle
sequenze patologiche, e trarre le conclusioni in relazione alla struttura della
terapia. Non tutte le fasi sono trattate nello stesso modo e, di conseguenza, viene
creato questo albero decisionale.
Si inizia con le analisi relative allo ‘scenario del caso peggiore’, si confrontano le
caratteristiche e i risultati con le caratteristiche delle fasi, si colloca il paziente
nella tavola e si stabilisce il piano terapeutico definitivo.
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Danni cromosomici,
cellule atipiche,
malignità conclamata
Malignità presente
Premalignità presente
NO
Distruzione tissutale
Degenerazione presente
NO
Danni enzimatici,
danni funzionali,
esacerbazioni associate
a periodi di normalità
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Alterazioni funzionali
a
livello tissutale
Sì:
Trattamento
PPG, MPG;
CPG, ORPG
Sì:
Trattamento
PPG, MPG;
CPG, ORPG
Sì:
Trattamento
PPG, MPG;
CPG, ORPG
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Nell’albero decisionale, si inizia dallo scenario del caso peggiore per arrivare fino a quello
migliore.
Innanzitutto, si stabilisce in base ad un chiaro approccio medico convenzionale l’eventuale
presenza di malignità o premalignità. A livello cellulare, ciò significa che sono presenti danni
cromosomici, eventuali cellule atipiche oppure una forma chiara di malignità conclamata. In tale
caso, il paziente è nella fase di dedifferenziazione e il trattamento deve includere tutte e 3 i pilastri
dell’omotossicologia: 1. drenaggio e disintossicazione, 2. immunomodulazione e 3. supporto
organico e cellulare. Questi 3 pilastri utilizzano farmaci contenenti i gruppi di farmaci di origine
vegetale (Plant Preparation Group - PPG), i gruppi di farmaci di origine minerale (Mineral
Preparation Group - MPG), i gruppi di farmaci catalizzatori (Catalysts Preparation Group - CPG) e
i gruppi di farmaci organoterapici (Organ Preparation Group - ORPG).
In assenza di malignità, si passa alla fase successiva dell’albero e si verifica l’eventuale presenza
di degenerazione. Dal punto di vista clinico, si riscontra un processo di distruzione tissutale. In tale
caso, il paziente è nella fase di degenerazione ed è necessario nuovamente adottare l’approccio
basato sui 3 pilastri poiché, oltre al trattamento dell’ECM, il sistema immunitario deve recuperare
le capacità di regolazione e il supporto organico e cellulare dovrebbe compensare i danni cellulari.
In assenza di degenerazione, si ricercano eventuali alterazioni funzionali a livello tissutale. Si
potrebbero rilevare danni enzimatici, danni funzionali, esacerbazioni associate a periodi di
normalità. In tale caso, il paziente è nella fase di impregnazione e si devono utilizzare i 3 pilastri
del trattamento omotossicologico nell’ambito del protocollo terapeutico.
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Tessuti aggregati in
formazioni benigne anomale
o sostanze accumulate
che formano un
deposito
Deposito presente
Sì:
Trattamento
PPG, MPG
NO
Processo infiammatorio:
un processo che si verifica
una sola volta
Infiammazione acuta presente
Sì:
Trattamento
PPG, MPG
NO
Aumento della secrezione
di un normale processo
fisiologico, in considerazione
di un’omotossina
Aumento dell’escrezione
di liquidi,
neurotrasmettitori
Sì:
Trattamento
PPG, MPG
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In assenza di danni enzimatici o tissutali, è necessario verificare l’eventuale
presenza di deposito. Dal punto di vista clinico, si potrebbe rilevare
l’aggregazione di tessuti in formazioni benigne anomale o l’accumulo di sostanze
che formano un deposito. In tale caso, il paziente è nella fase di deposito e deve
essere trattato con i primi 2 pilastri (drenaggio e disintossicazione da una parte e
immunomodulazione dall’altra parte). Non vengono impiegati i gruppi di farmaci
organici né i gruppi di farmaci catalizzatori.
In assenza di deposito, è necessario verificare l’eventuale presenza di
infiammazione acuta. Dal punto di vista clinico, si deve osservare un processo
flogistico che si verifica una sola volta. In tale caso, il paziente è nella fase di
infiammazione. Anche in questo caso, è necessario utilizzare i primi due pilastri
del trattamento omotossicologico.
In assenza di un processo infiammatorio ma in presenza di un aumento
dell’escrezione di liquidi, neurotrasmettitori o altre sostanze esogene, il paziente
sta attraversando una fase di escrezione. In tale caso, si utilizza di solito il primo
pilastro del trattamento omotossicologico (il drenaggio dovrebbe essere
sufficiente per supportare il paziente). In alcuni casi, l’immunomodulazione
potrebbe essere una soluzione interessante per accelerare il processo di
purificazione e per prevenire l’eventuale comparsa di recidive.
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Esercizi pratici relativi alla
classificazione dei pazienti nella DET
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Nelle diapositive seguenti sono riportati alcuni esercizi per imparare a classificare
i pazienti nella Tavola delle sequenze patologiche. Confrontare la diagnosi clinica
(i sintomi) con le caratteristiche di ogni fase e collocare il paziente nella tavola.
È utile utilizzare la lezione “IAH AC - Introduzione all’omotossicologia” per
rintracciare le caratteristiche delle fasi indicate nella DET.
I dati clinici o patologici sono indicati nella diapositiva, la determinazione e la
soluzione sono riportate nel testo sottostante la diapositiva. Tentare di risolvere il
caso clinico e poi verificare se la logica di determinazione adottata è corretta,
leggendo il testo riportato sotto la diapositiva.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Tonsillite acuta
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Dal punto di vista clinico, si riscontrano tutte le caratteristiche di
un’infiammazione: arrossamento, dolore, gonfiore, calore e perdita della
funzionalità del tessuto interessato (deglutire, mangiare, ecc. …). I disturbi sono
acuti e non ricompaiono dopo un periodo di latenza. Non si tratta di un’ipertrofia
delle tonsille, ma della manifestazione di una risposta immunitaria chiaramente
localizzata: un chiaro processo infiammatorio a livello linfodermale, dato che le
tonsille fanno parte del sistema linfatico.
La tonsillite acuta è una fase infiammatoria.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Artrosi
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L’artrosi è un processo degenerativo cronico della cartilagine di un’articolazione.
Nel corso del tempo, le metalloproteinasi danneggiano la superficie cartilaginea.
Le cellule sinoviali potrebbero evidenziare una disfunzione, producendo una
quantità inferiore di acido ialuronico. I condrociti potrebbero essere presenti in un
numero inferiore, potrebbero essere carenti nella produzione delle strutture
cartilaginee (riparazione dei danni). Non bisogna essere confusi dal fatto che una
forma di ‘artrosi riattivata’ presenta sintomi infiammatori, dato che questo
processo dovrebbe essere considerato come un tentativo compiuto
dall’organismo per indurre un’evoluzione dello stato di salute, rispetto
all’infiammazione (che è SECONDARIA!!!). In tale caso, si potrebbe parlare di
una forma di artrite, anziché di artrosi.
Gli aspetti principali sono i seguenti: degenerazione tissutale (cartilagine o
persino osso sub condrale allo stadio 4), processi inadeguati di riparazione ad
opera delle cellule sinoviali e dei condrociti, presenza di omotossine endogene
(metalloproteinasi, frammenti erosi di cartilagine …) e cronicità. Con il passare
del tempo, si rileva un peggioramento spontaneo della condizione e la reazione
dell’organismo rappresenta un tentativo di compensazione, anziché di
regolazione.
Un paziente affetto da artrosi è sicuramente collocato sul lato destro della
divisione biologica, presenta disfunzioni/danni intracellulari e perdita tissutale.
L’artrosi è una fase degenerativa a livello cavodermale.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Malattia di Crohn,
morbo di Crohn
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La malattia di Crohn presenta forti sintomi infiammatori, rilevabili specialmente
all’esame endoscopico. Sono presenti sicuramente il dolore (a partire da dolori
fastidiosi fino ad arrivare a forti crampi), arrossamento e gonfiore. La sensazione
di calore può essere sostituita da una sensazione di bruciore.
Malgrado alcuni casi caratterizzati da periodi di latenza tra due episodi
infiammatori gravi (che indicherebbero più probabilmente una fase di
impregnazione), non bisogna dimenticare che il morbo di Crohn è una malattia
autoimmune, in cui i meccanismi di difesa dell’organismo sono diretti contro i
propri tessuti (in questo caso, a livello dell’apparato digerente). Si rileva una
forma di cronicità, un processo di degenerazione e la perdita di tessuto sano. Si
verifica l’apoptosi cellulare (in seguito alla distruzione e all’eliminazione di cellule
sane ad opera di cellule immunitarie difettose).
Il morbo di Crohn evidenzia un antigene leucocitario umano specifico (HLA B27)
che è anche presente nel morbo di Bechterev e nella psoriasi. Pertanto, nella
DET possono essere indicate le 3 varianti della stessa malattia: la psoriasi
nell’ectoderma, il morbo di Crohn nell’endoderma e il morbo di Bechterev
(spondilite anchilosante) nel mesoderma. In pratica, talvolta si osserva la
progressione del morbo di Crohn (evoluzione della malattia) nel morbo di
Bechterev. Infatti, tutte e 3 le malattie indicate sono fasi degenerative di diversi
tessuti e strati embrionali.
Il morbo di Crohn è una fase degenerativa a livello digerente, endodermale e
mucodermale.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Edema linfatico
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L’edema linfatico può essere acuto o cronico, primario o secondario. Dal punto di
vista clinico, consiste in un rigonfiamento morbido al tatto dovuto all’accumulo di
liquido linfatico (compromissione della funzione di trasporto della linfa).
È importante fare una chiara distinzione rispetto alla stasi venosa, una condizione
che causa anch’essa la comparsa di gonfiore, ma con una maggiore tensione.
Alla pressione digitale, la cute si tende immediatamente in presenza di stasi
venosa. Per contro, in caso di edema linfatico, si osserva per diversi secondi una
fossetta cutanea che si forma alla pressione digitale.
Il gonfiore non è dovuto alla proliferazione di cellule (tumore). La stasi è causata
dal liquido proprio dell’organismo. Si osserva una compromissione del drenaggio
della linfa (in presenza o meno di ostruzione). La condizione è reversibile negli
stadi 1 e 2, che costituiscono l’obiettivo del trattamento omotossicologico.
Il linfedema è una fase di deposito a livello mesodermale, mesenchimale e
linfodermale. Si riscontra un accumulo o ristagno di sostanze che, in condizioni
normali, verrebbero eliminate mediante drenaggio. I processi infiammatori
osservati in associazione al linfedema sono secondari, dovuti al ristagno del
liquido e alle omotossine contenute al suo interno.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Ipersalivazione
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IAH
2007
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L’ipersalivazione consiste in un aumento della secrezione di saliva, in assenza di
segni di infiammazione o di altri sintomi clinici. Può essere un fenomeno primario
o secondario. Benché non sia una condizione completamente sana, lo stato
clinico del paziente non giustifica l’attuazione di alcun trattamento. Nella maggior
parte dei casi di ipersalivazione, questo sintomo scompare spontaneamente dopo
alcune ore o giorni.
L’ipersalivazione è una fase di escrezione a livello ectodermale e orodermale.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Raffreddore da fieno
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Il raffreddore da fieno è una forma di rinite allergica. In base all’agente
scatenante, questo disturbo è principalmente stagionale ed è mediato dalle
cellule TH-2 e dagli anticorpi IgE. Analogamente a tutte le reazioni allergiche, i
sintomi clinici compaiono in presenza dell’allergene all’interno dell’organismo.
In realtà, il raffreddore da fieno presenta tutte le caratteristiche di un processo
infiammatorio, ma esistono alcune differenze significative rispetto ad
un’infiammazione acuta:
- Si osservano periodi di latenza caratterizzati dall’assenza dei sintomi (assenza
o presenza inferiore di allergeni)
- La reazione immunitaria non è proporzionale al pericolo rappresentato
dall’omotossina (reazione inappropriata o ‘eccessiva’)
- Si rileva una tendenza ad un aggravamento spontaneo in seguito ad ogni
contatto rinnovato
- Si registra una tendenza ad una generalizzazione agli allergeni simili all’agente
scatenante
Considerando la tendenza alla compensazione (anziché alla regolazione), i
periodi di latenza e la cronicità, il raffreddore da fieno rappresenta una fase di
impregnazione a livello ectodermale e orodermale.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Linfoma non Hodgkin
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Il linfoma non-Hodgkin (Non-Hodgkin Lymphoma - NHL) è un tumore maligno del
tessuto linfoide. Talvolta, viene definito semplicemente linfoma. Benché dal punto
di vista clinico sia presente un gonfiore e si potrebbe pensare tendenzialmente ad
una fase di deposito, la causa di tale tumefazione riveste un’importanza
significativa in questo caso. In presenza di NHL, le cellule del tessuto linfoide si
dividono in modo incontrollato, dando origine ad un tumore maligno. Le cellule
natural killer non riescono ad eliminare le cellule deviate in rapida crescita.
Una cellula tumorale è una cellula normale che ha perso le proprie proprietà
tissutali, diventando ‘totipotente’. Infatti, una cellula tumorale è l’opposto di una
cellula differenziata. Per questo motivo, si parla di cellule dedifferenziate. Tutti i
tumori maligni (compreso il linfoma) rientrano nella fase di dedifferenziazione.
La crescita incontrollata di nuove cellule rappresenta la caratteristica principale.
Il linfoma non-Hodgkin è una fase di dedifferenziazione a livello mesodermale,
mesenchimale e linfodermale.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Tofi gottosi
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I tofi gottosi sono uno dei segni clinici della presenza di gotta. I tofi gottosi sono
accumuli di acido urico, contenenti principalmente calcio, a livello solitamente
delle articolazioni piccole (dita delle mani e dei piedi). L’infiammazione, benché
possa essere espressa in maniera elevata nelle sedi di questi tofi, è un processo
secondario, volto soprattutto a ‘eliminare’ i depositi attraverso un processo
flogistico. Infatti, si può affermare che l’infiammazione presente a livello dei tofi
rappresenta un tentativo volto verso l’evoluzione dello stato di salute
dell’organismo.
I tofi gottosi sono di per sé chiari depositi molecolari di cristalli di acido urico,
legati principalmente con il calcio e, di conseguenza, devono essere considerati
come un accumulo di omotossine endogene.
In uno stadio iniziale, questi tofi sono reversibili.
I tofi gottosi sono fasi di deposito a livello mesodermale, mesenchimale e
cavodermale.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Verruche
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La formazione di verruche è dovuta ad infezioni causate dal papillomavirus
umano. Pertanto, l’eziologia è virale e il virus deve essere considerato come
un’omotossina endogena.
La caratteristica principale delle infezioni virali consiste nel fatto che il virus
modifica il codice intracellulare della cellula ospite. Di conseguenza, la presenza
di un virus dovrebbe essere considerata sempre come un’intossicazione
intracellulare, per cui le verruche sono collocate nella DET sul lato destro della
divisione biologica.
Le verruche compaiono principalmente quando i meccanismi di difesa contro il
virus sono deboli. Dall’altra parte, la presenza di un virus indebolito oppure un
sistema immunitario più forte o potenziato possono consentire di eliminare
l’omotossina (virus) e di ripristinare nuovamente una condizione pressoché sana
(scomparsa delle verruche). In molti pazienti, si riscontra uno stato latente del
virus che causa la ricomparsa delle verruche. Per questo motivo, la criptoterapia
e l’asportazione chirurgica delle verruche non rappresentano una terapia causale,
dato che la recidiva dipende unicamente dall’attività del virus stesso, e non dal
numero di cellule presenti nelle verruche!
Considerando l’eziologia virale e i frequenti periodi di latenza tra due recidive
consecutive, le verruche sono fasi di impregnazione a livello ectodermale ed
epidermale.
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Cisti ovariche
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IAH
2007
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Una cisti ovarica è un accumulo di liquido all’interno dell’ovaia. Alcune di queste
cisti, le cosiddette cisti funzionali, rientrano nell’ambito del normale ciclo
mestruale. Qualsiasi follicolo ovarico di dimensioni superiori a circa due
centimetri viene definito cisti ovarica.
In base alla definizione sopraindicata, si tratta notoriamente di una raccolta o
accumulo di liquido in una sede in cui non dovrebbe verificarsi affatto. L’accumulo
di liquido e le dimensioni della cisti possono essere così elevati da iniziare ad
alterare il normale funzionamento del tessuto circostante.
Il liquido accumulatosi può essere considerato come un’omotossina endogena.
Tale accumulo si verifica al di fuori delle cellule viventi, nell’ECM, formando una
sorta di ‘sacca d’acqua’. Il deposito può scomparire spontaneamente (evento che
capita sovente). Pertanto, questa condizione è collocata sul lato sinistro della
DET. Dato che si tratta di un deposito, in assenza di infiammazione (inizialmente)
o di ipersecrezione, è una fase di deposito.
Le cisti ovariche sono fasi di deposito a livello mesodermale e germinodermale
(apparato femminile).
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Esercizio pratico sulla classificazione nella DET
• Cistite acuta
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La cistite acuta è un’infiammazione delle pareti interne (mucosa) della vescica
urinaria. I sintomi sono i seguenti: frequente bisogno impellente di urinare,
spesso associato all’emissione esigua di urina, durante e dopo la minzione dolore
bruciante a livello della vescica e persino e dell’uretra. All’esame cistoscopico, si
dovrebbe rilevare una vescica infiammata, arrossata e gonfia. In alcuni casi, può
essere presente anche la febbre.
Un’infiammazione della vescica, benché spesso sia un episodio isolato, può
regredire verso l’alto in una sindrome nefrosica, che è una condizione più grave.
La cistite è un’infiammazione diffusa, più frequente nelle donne rispetto a quanto
osservato negli uomini. I microrganismi rappresentano spesso la causa che
innesca il processo infiammatorio.
Sono presenti tutte le caratteristiche di un’infiammazione acuta, in assenza di
deposito e di danni intracellulari.
Di conseguenza, la cistite acuta è una fase di infiammazione a livello
endodermale, mucodermale e urogenitale.
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Esercizi pratici relativi alla
progressione della malattia e
all’evoluzione dello stato di salute
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Nell’ambito del trattamento omotossicologico, è importante riconoscere le fasi di
evoluzione della malattia in base all’anamnesi del paziente e classificarle nella
DET. I piani terapeutici prendono spesso in considerazione l’evoluzione delle
condizioni cliniche del paziente ed è necessario essere consapevoli del fatto che
le ‘malattie precedenti‘ potrebbero ricomparire nel corso dell’evoluzione dello
stato di salute. È possibile prevenire le eventuali recidive, inserendo i farmaci
appropriati nel piano terapeutico.
I seguenti esercizi consistono nel riconoscere la progressione della malattia e
l’evoluzione dello stato di salute in base all’anamnesi del paziente.
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1° caso: Linfoadenopatia inguinale begnina
• Paziente: 29 anni, sesso femminile, sposata, stile di vita normale
• Presentazione:
• 4-5 linfonodi inguinali gonfi, a livello bilaterale
• nessun altro dato rilevante emerso dall’anamnesi medica
• comparsa osservata per la prima volta circa 8 mesi prima,
recidive segnalate ogni 1-2 mesi
• diagnosi formulata in ospedale (forma “benigna”, ma
eziologia indeterminata)
• Diagnosi:
• Linfoadenopatia inguinale benigna (eziologia sconosciuta)
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IAH
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Caso:
Una donna di 29 anni è stata indirizzata presso il mio studio con la diagnosi di
“linfoadenopatia inguinale benigna” ad eziologia sconosciuta.
Anamnesi medica:
Circa 8 mesi prima, la paziente aveva notato un ingrossamento graduale (per 5-6
giorni) di ‘piccoli noduli’ (secondo quanto descritto dalla donna) in entrambe le
regioni inguinali. La paziente riferisce che questi ‘noduli ingrossati’ erano
pressoché uniformi, non aveva alcun dolore, alcun arrossamento cutaneo né
febbre e/o altri sintomi. La donna si è recata dal medico di famiglia che l’ha
indirizzata in un centro diagnostico specializzato per una valutazione. Dopo varie
procedure diagnostiche (compresa la biopsia), la presenza di malignità è stata
esclusa ed è stato formulato il sospetto di una qualche forma di origine infettiva,
che non è stata tuttavia determinata.
Una donna apparentemente sana, sposata e madre di 2 bambini (età dei figli: 2 e
6 anni), con un’anamnesi personale o familiare negativa per tumori maligni e/o
linfoadenopatia. Una famiglia e uno stile di vita apparentemente normali. Ad un
riesame approfondito dell’anamnesi medica, l’unico collegamento possibile che si
poteva ipotizzare era riferito al fatto che la paziente ha rammentato di avere
utilizzato uno stick antitraspirante (la donna non si ricordava il nome preciso) ogni
giorno per diversi mesi, prima della comparsa di questi “gonfiori”.
22
Trattamento allopatico
• Trattamento: (ciclo di 2 settimane durante le recidive)
• Antibiotici ad ampio spettro
• FANS
• Risultati:
• Solo inizialmente, è stata osservata una certa riduzione
• Sono continuate le recidive (il farmaco prescritto aveva un
effetto esiguo o nullo)
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La paziente è stata dimessa con una prescrizione terapeutica di antibiotici e un
FANS. In seguito al trattamento prescritto, è stato riscontrato un certo
miglioramento, ma i linfonodi non sono ritornati completamente alle dimensioni
normali. La donna ha manifestato la comparsa di recidive periodiche all’incirca
ogni mese e mezzo e senza alcuna correlazione con i cicli mestruali. La paziente
ha ripetuto la terapia prescritta, ma gli effetti non erano mai costanti,
sporadicamente il trattamento risultava efficace nel ridurre le dimensioni dei
linfonodi e la sofferenza. La paziente era stanca di assumere antibiotici e voleva
tentare un altro approccio.
23
Approccio bioterapeutico
(L’esclusione della presenza di malignità è sempre obbligatoria, da
un punto di vista legale ed etico)
• Fase DET: Deposito, tessuto linfodermale
• Razionale terapeutico:
• Trattamento sintomatico
• Disintossicazione e drenaggio
• Immunomodulazione
• Quali farmaci impiegare?
• Lymphomyosot – per il tropismo specifico per il tessuto
linfoide
• Apis – ad azione antiedematosa
• Arnica comp.-Heel* – modula come un agente antinfiammatorio,
inducendo una regolazione fisiologica dell’infiammazione
finalizzata alla guarigione spontanea
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Deposito – Fase della matrice – A sinistra della divisione biologica.
Razionale del trattamento: Indurre una stimolazione fisiologica per il tessuto
linfatico, affinché reagisca o mobiliti le omotossine che devono essere drenate
verso gli organi emuntori. Ridurre l’edema, stimolando il drenaggio. Modulare una
reazione infiammatoria che tenda verso un processo spontaneo di guarigione.
*Arnica comp-Heel è chiamato Traumeel in altri paesi
24
Terapia omotossicologica
• Lymphomyosot in gocce + Apis-Homaccord in gocce
+ Arnica comp.-Heel* in gocce
8-10 gocce di ciascun prodotto
3 volte al giorno per 4-5 settimane
+
Arnica comp.-Heel pomata
Applicazioni locali 4 volte al giorno
• Risultati:
• nel giro di 2 settimane, è stata osservata una riduzione del gonfiore
•
•
•
pari circa al 50%
nel giro di 4 settimane, sono state rilevate condizioni pressoché
completamente normali
recidive registrate a 4 e 10 mesi (stesso trattamento)
Dopo 2 anni, nessuna comparsa di recidiva
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Data che è stata esclusa la presenza di malignità, è stato tentato un approccio
omotossicologico allo scopo di influenzare/ripristinare un processo fisiologico di
filtrazione/drenaggio dei linfonodi interessati mediante una semplice prescrizione
per 4-5 settimane: Arnica comp.-Heel pomata (applicazioni locali da effettuare 4
volte al giorno).
Si deve prestare una cura particolare al mattino prima di alzarsi e alla sera tardi,
una volta coricati, massaggiando delicatamente la pomata per alcuni minuti su
entrambi i lati, compiendo alcune manovre (insegnate alla paziente) che
dovrebbero favorire il drenaggio linfatico verso il flusso fisiologico della linfa.
2° caso: Neuropatia trigeminale
Paziente: S.S., 58 anni, sesso femminile, affetta da
• neuropatia trigeminale sinistra cronica
• durata: circa 3 anni
• attacchi: 2-3 al mese
Diagnosi:
• La RMI ha rilevato una dilatazione moderata di un vaso
sanguigno ad ansa
• Compressione del nervo trigemino a livello dell’uscita del
cranio
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Caso:
Una donna di 58 anni, che soffre di episodi di nevralgia trigeminale sinistra
cronica, è stata indirizzata dal medico per l’agopuntura (o qualsiasi altra
alternativa che potesse funzionare), per non aumentare il dosaggio di Neurontin
(preoccupazione in merito agli effetti collaterali), secondo quanto richiesto
costantemente dalla paziente.
Anamnesi medica:
Circa 3 anni prima, mentre era in barca con alcuni amici in un mattino freddo di
ottobre, la paziente aveva un ricordo nitido della comparsa improvvisa di una
strana cefalea, che era aumentata gradualmente di intensità durante la parte
restante della giornata, ma specialmente nel corso della notte era diventata
insopportabile ed era associata ad iperestesia del lato sinistro, a livello del cuoio
capelluto, con un piccolo “nodulo” morbido al tatto formatosi dietro la testa, sul
lato sinistro, alla base del cranio.
Il dolore si è attenuato lentamente verso le prime ore del mattino, ma la presenza
del nodulo è perdurata per diverse settimane. Il giorno seguente, la paziente
aveva consultato il proprio medico, che non era stato in grado di fornire alcuna
spiegazione in merito a quanto fosse successo, ma aveva programmato una RMI
per la donna.
26
Trattamento allopatico
• Neurontin (gabapentin)
• 300 mg 3x/die
• Recentemente, il dosaggio era stato incrementato a 400 mg
3x/die
• Consulto medico
• Preoccupazione in merito agli effetti collaterali di Neurontin
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Alla paziente era stata diagnosticata una nevralgia trigeminale ed è stato
prescritto Neurontin (gabapentin) (300 mg 3x/die). Recentemente, la dose è
stata incrementata a 400 mg, ma la donna continuava ancora a chiedere un
ulteriore aumento del dosaggio.
Il medico (un amico di famiglia) era preoccupato per gli effetti collaterali e, dato
che era disposto a trovare altre soluzioni, ha indirizzato la donna presso il mio
studio.
Benché il giorno della visita fosse una giornata calda di sole, la paziente è
arrivata nel mio studio con una sciarpa avvolta intorno al volto e al collo,
per evitare qualsiasi forma di corrente d’aria che avrebbe potuto provocare
un attacco.
La paziente ha riferito che ultimamente persino l’azione di spazzolarsi i denti era
diventata un problema, temendo che potesse provocare un altro attacco, e ha
sempre assunto i farmaci in base al regime prescritto.
La donna aveva sentito parlare dell’agopuntura e desiderava vedere se questa
tecnica potesse esserle d’aiuto per la sua condizione.
27
Possibili approcci terapeutici
• Chirurgia – decompressione vascolare (rischi elevati di causare
maggiori danni)
• Farmaci allopatici – possono contribuire a bloccare le
sensazioni di dolore
• Agopuntura – può contribuire a “desensibilizzare” il nervo
• Neuralterapia – può contribuire a prevenire la formazione dei
potenziali d’azione
• Omeopatia – può contribuire a controllare la percezione del
dolore
• Omotossicologia – può contribuire a trattare direttamente il
processo fisiopatologico
• Una qualche combinazione degli approcci sopraindicati?
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Possibili approcci terapeutici
Chirurgia: I rischi sono troppo elevati e l’intervento chirurgico non era indicato
(ancora) per questa paziente.
Trattamento allopatico: Prescrizione di Neurontin 300 mg 3x/die (gabapentin =
agente anticonvulsivante, con meccanismo d’azione sconosciuto, ma
contribuisce ad attenuare il dolore, specialmente all’inizio – effetti collaterali
tossici preoccupanti).
Medicina tradizionale cinese: L’agopuntura è generalmente efficace nel
mantenere sotto controllo i sintomi, ma richiede una terapia ambulatoriale a lungo
termine, che la paziente potrebbe essere restia ad accettare.
Neuralterapia: Talvolta consente di ottenere buoni risultati, ma gli anestetici
locali potrebbero ridurre soltanto la formazione dei potenziali d’azione, ma non
esplicano alcuna azione ulteriore sulle fibre nervose e sui vasi sanguigni.
Omotossicologia: l’unica disciplina che offre farmaci con tropismo diretto sui
tessuti interessati.
Risultati MIGLIORI: Una combinazione delle teorie e delle procedure
sopraindicate.
28
Approccio bioterapeutico
• Fase DET: Impregnazione, livello emodermale/neurodermale
• Fisiopatologia:
Maggiormente compatibile con “ipereccitazione dei nervi
sensoriali afferenti e conseguente formazione di potenziali
d’azione ectopici parossistici secondari alla compressione
vascolare” (Principi della medicina interna di Harrison)
• Razionale terapeutico:
L’approccio bioterapeutico dovrebbe “tentare” di
• influire sulla dilatazione dei vasi sanguigni
• ridurre l’irritazione del nervo/il trauma
• ridurre al minimo la formazione dei potenziali d’azione
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Per il bene della paziente, è necessario procedere in diverse direzioni per offrire
alla donna quanto si aspetta ……. guarire, anche se è necessario fare ricorso a
discipline in cui non si è specializzati!
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Iniezioni di biomesoterapia
Protocollo A (lato del volto interessato)
• Farmaci:
• Procaina 3% (1 ml)
• 1 flaconcino di Spigelon
• Materiali e metodo:
• Mescolare il contenuto in un’unica siringa da 5 cc
• Utilizzare aghi per mesoterapia (dolore minimo = 4 mm x 27 g)
• Iniettare un piccolo volume della miscela nel mesoderma in
determinati punti
• Siti di iniezione:
• Forame mentale
• Punti del volto utilizzati nell’agopuntura: BL-2, St-2, St-6, St-7
• Frequenza: settimana 1 e 2, 2 volte alla settimana
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Protocollo A (volto): settimana 1 e 2 (2 volte alla settimana)
Iniezioni di mesoterapia praticate nel VOLTO (per via sottocutanea con aghi
per mesoterapia: 4 mm x 27 g) con un cocktail di
Procaina 3% (1 ml)
1 Flaconcino di Spigelon (1,1 ml)
(Liquido totale = 2,2 ml da iniettare in 5 punti)
Siti di iniezione – (situati sul lato sinistro colpito del volto, per questa paziente in
particolare)
BL-2, St-2, St-6, St-7
Forame mentale
Iniezioni di biomesoterapia
Protocollo B (punti del corpo in generale utilizzati nell’agopuntura)
• Farmaci:
• 1 fiala di Silicea-Injeel
• 1 fiala di Funiculus umbilicalis suis-Injeel
• Materiali e metodo:
• Mescolare il contenuto di entrambe le fiale in una siringa
da 5 cc
• Utilizzare aghi per mesoterapia (dolore minimo = 4 mm x 27 g)
• Iniettare un volume esiguo di liquidi miscelati nel mesoderma
in determinati punti
• Siti di iniezione: St-25, St-36 (bilateralmente)
• Frequenza: AGGIUNGERE al protocollo A (viso) nelle settimane
3 e 4, 2 volte alla settimana, quindi per le settimane 3 e 4
protocollo A + protocollo B
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Protocollo B (altri punti del corpo umano utilizzati nell’agopuntura)
*Aggiungere al protocollo A (viso)
Silicea-Injeel + Funiculus umbilicalis suis-Injeel
(Come nella mesoterapia, bilateralmente nei punti St-36 e St-25 utilizzati per
l’agopuntura, che tradizionalmente rappresentano i punti principali di
rafforzamento costituzionale nell’ambito della medicina cinese tradizionale).
Effettivamente, in Cina l’applicazione della moxa in questi 4 punti prima
dell’arrivo dei mesi freddi invernali svolge da secoli la funzione delle
“vaccinazioni”, nel rafforzare il sistema immunitario.
Di conseguenza: Per le settimane 3 e 4 (2 volte alla settimana)
Protocollo A (viso) + protocollo B (altri punti del corpo utilizzati nell’agopuntura)
Terapia domiciliare
• Terapia a lungo termine:
• 8-10 gocce per 3x/die (cicli di 2 mesi con 1 settimana di
sospensione del trattamento)
• Arnica-Heel gocce
• Gelsemium-Homaccord gocce
• Aesculus compositum gocce
• Lymphomyosot gocce
• In caso di attacco forte oppure durante una crisi:
• Aggiungere Spigelon in compresse (somministrazione per via
sublinguale, ogni 15 minuti per 2 ore al massimo)
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La terapia domiciliare include anche eventuali farmaci da prescrizione che la
paziente potrebbe assumere.
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Mantenimento
• Presso lo studio:
• Ogni 2-3 mesi, ripetere protocollo A + B
(1 trattamento/settimana per 4 settimane)
• A domicilio:
• Proseguire la terapia domiciliare, 1 settimana di sospensione
del trattamento ogni mese
• Risultati
• Dopo 1 mese, la paziente poteva ridurre il dosaggio di
Neurontin
• Dopo alcuni mesi, la frequenza degli attacchi era ridotta
• Dopo 1 anno, la paziente non impiegava più alcun farmaco
da prescrizione
• Dopo 2 anni, la paziente manifestava 2-3 recidive tollerabili
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Mantenimento:
Ciclo di 4 settimane - 1 trattamento/settimana (protocollo A+B), ogni 2-3 mesi
Proseguire la terapia domiciliare – sospendendo il trattamento per 1 settimana
ogni mese.
- Dopo alcuni mesi, la frequenza e l’intensità degli attacchi erano ridotte (da
3-4/mese a 1-2/mese).
- Dopo 1 anno, la paziente ha eliminato gradualmente i farmaci da prescrizione.
- Dopo circa 2 anni, la paziente aveva praticamente interrotto la terapia,
ritenendola un problema, ma continuava a rispettare scrupolosamente le 4-5
visite all’anno e l’assunzione dei farmaci a casa (in questo periodo, la donna
manifestava 2-3 recidive sopportabili).
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Esercizi pratici riguardanti il piano di
trattamento omotossicologico
3° caso: caso con linfoma residuo
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Dopo avere effettuato la classificazione nella DET e avere stabilito il tipo di
evoluzione (se può essere indicata), è necessario impostare un piano
terapeutico. Per scegliere i vari farmaci, fare riferimento alla lezione ‘IAH AC – Il
piano terapeutico‘.
34
Studio del caso
• Sig.ra TP: 60 anni, sesso femminile
• Diagnosi: Linfoma non operabile situato in una posizione
inaccessibile (dietro la vena cava inferiore nella regione epatica)
• Presenza soltanto di metastasi linfatiche a livello intraaddominale
• È stata sottoposta a 3 cicli di chemioterapia con protezione
intratecale
• Era sottoposta ad un trattamento con dosi elevate di
corticosteroidi
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Questa paziente era una signora relativamente attiva, affetta da un tumore che
non era completamente in fase di remissione, ma stava crescendo lentamente.
Malgrado la chemioterapia, il tumore non diminuiva ulteriormente e continuava a
crescere in maniera lenta. Data la posizione anatomica del tumore, la paziente
non poteva essere sottoposta ad un intervento chirurgico. È importante
sottolineare che questa donna non è stata mai sottoposta effettivamente a un
regime di disintossicazione dopo la chemioterapia.
35
Studio del caso
• La paziente si è rivolta a me a distanza di 6 mesi dall’ultima
chemioterapia
• La paziente era in fase di “remissione”, il tumore evidenziava
una crescita esigua all’esame TC e l’oncologo teneva la donna
sotto osservazione
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Questa paziente stava relativamente bene ed evidenziava un buon livello di
vitalità, pertanto è possibile controllare in modo aggressivo i sistemi di
regolazione dell’organismo.
Ciò non avviene in altri casi di tumori maligni, in cui il soggetto è spesso debilitato
e la regolazione deve essere un processo lento.
36
Profilo della paziente e relativa anamnesi
• Felicemente sposata, con 2 figli giudiziosi
• Perfezionista
• Cresciuta in una fattoria
• I raccolti venivano irrorati con pesticidi, la donna giocava nei
campi a quell’epoca
• Ha contratto un numero estremamente esiguo di malattie infantili
• Ha utilizzato ogni anno i vaccini antinfluenzali, finché un anno
non si è ammalata gravemente in seguito alla vaccinazione
• Risiedeva in una zona caratterizzata da una concentrazione
estremamente elevata di radiazioni EMF
• Nella camera da letto, in cui dorme, ci sono molti dispositivi
elettronici
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IAH
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In questa anamnesi si devono notare tre elementi:
1. Perfezionismo. Questa caratteristica determina una situazione costante di
stress con conseguente secrezione di cortisolo. Ciò crea una rigidità delle
cellule Th2 nel corso del tempo e causa una disfunzione dell’immunità
cellulare, che predispone allo sviluppo di un tumore maligno.
2. Numero esiguo di infezioni contratte durante l’infanzia
Il sistema immunitario “si addestra” in seguito allo sviluppo di banali
infezioni acute; la questione ora è la seguente: se un sistema
immunitario in fase di sviluppo non entra a contatto con le malattie
infantili, aumenta effettivamente il rischio di contrarre malattie indicate
sul lato destro della divisione biologica, orientandosi di conseguenza
verso la carenza immunitaria cellulare (Cellular Immune Deficiency CID) e l’autoimmunità?
I pazienti affetti da tumori maligni contraggono raramente infezioni
acute banali, rimanendo spesso intrappolati in una rigidità delle cellule
TH2, secondo quanto riscontrato in caso di rigidità dei meccanismi di
regolazione.
3. Il carico elevato di sostanze chimiche a cui la donna è stata esposta a causa
dei pesticidi.
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Progressione della malattia nella DET
Dedifferenziazione
Linfodermale
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Pertanto, questa malattia rientra nella fase di dedifferenziazione, a livello dello
strato del tessuto linfodermale.
Si tratta di una fase cellulare che richiede una regolazione aggressiva.
Fortunatamente, è stato possibile attuare questo approccio nella paziente.
38
Pianificazione del trattamento: Dedifferenziazione,
Linfodermale
Dedifferenziazione
Disintossicazione e
drenaggio
+
Immuno
modulazione
+
Regolazione
degli organi
Linfodermale
PPG + MPG + CPG
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+ ORPG
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Nell’elaborare un piano terapeutico, si deve seguire l’algoritmo che è stato
descritto in precedenza.
Una volta stabilito che la paziente è nella fase di dedifferenziazione, è necessario
utilizzare tutte le classi farmacologiche e tutti i pilastri.
Linfoma residuo
Base
Farmaco di base
Engystol somministrato per
1 mese 3 settimane di
sospensione della terapia e poi
ancora 1 mese
+
Disintossicazione
Detox-Kit avanzato
Immunomodulazione
Vis-Heel
Attivazione cellulare
regolazione organico
Ubichinon compositum
Supporto
regolazione
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In questo caso, Engystol N è un buon farmaco di base. Stimola uno stato di tipo
TH1 e lo zolfo conferisce reattività.
Questo prodotto viene impiegato in compresse (1 x 3 volte al giorno), effettuando
una sospensione della terapia tra due cicli consecutivi.
La disintossicazione di base e la forma avanzata sono descritte nella diapositiva
successiva.
In questo caso, Vis-Heel* è un farmaco particolarmente valido, dato che rafforza
il sistema immunitario, ma anche le ghiandole.
Inoltre, regola anche la ghiandola surrenale.
Pertanto, è sia un immunomodulatore sia un farmaco per i tessuti.
Il catalizzatore di elezione, in questo caso, è Ubichinon comp.
Contiene diversi composti antitumorali, fra cui conium, che è particolarmente
importante in questo caso. Esplica anche un’azione detossificante in profondità.
Gli altri due catalizzatori sono inclusi nei regimi di disintossicazione.
*Vis-Heel è chiamato Tonsilla compositum in altri paesi
40
Disintossicazione
e drenaggio di
base
Disintossicazione e drenaggio di
livello avanzato
Fegato
Nux vomicaHomaccord
Lycopodium compositum
Reni
Berberis-Homaccord
Solidago compositum
Matrice
Galium-Heel
Fucus compositum
Cellule
Coenzyme
compositum
Glyoxal compositum
Impiegare per 12
settimane
Impiegare per le prime 6 settimane, poi
passare al regime di base per 12 settimane
Lymphomyosot
Mucosa compositum
Mucosa
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Per indurre l’organismo ad eliminare le tossine, è necessario fare due cose: fornire supporto agli
organi che metabolizzano le sostanze nocive, supportare la funzione degli organi che
immagazzinano le tossine, fra cui la matrice, e infine stimolare anche il processo di eliminazione
da questi organi.
È importante notare che, una volta che le tossine accumulate vengono rilasciate, spesso non sono
state metabolizzate completamente e, di conseguenza, devono ancora essere rese idrosolubili nel
fegato prima di essere escrete attraverso i reni e altri organi.
Se le tossine accumulate vengono rilasciate troppo rapidamente tutte in una volta oppure il fegato
e altri organi di metabolizzazione e di escrezione sono sovraccarichi o non funzionano
correttamente, le tossine rilasciate si diffondono nel sangue, ma non possono essere eliminate.
Pertanto, circolano nel flusso ematico finché non trovano un compartimento in cui la
concentrazione è inferiore rispetto a quella presente nel sangue e quindi si diffondono in questo
compartimento. Il punto cruciale è il fatto che, in questo modo, le tossine vengono semplicemente
trasportate dal punto A a B.
Questo problema non sussiste nelle persone sane o nei soggetti con una tossicità bassa, ma i
pazienti con una tossicità grave possono avere ripercussioni, per esempio metalli pesanti che
penetrano nel cervello, ove è estremamente difficile eliminarli.
Questo aspetto deve essere preso in considerazione specialmente nei pazienti in cui gli organi di
escrezione non funzionano correttamente oppure sono afflitti dalla malattia o carichi di altre
tossine (per esempio, come si osserva nei soggetti sottoposti a chemioterapia). In questi pazienti,
è necessario innanzitutto fornire un supporto agli organi di disintossicazione ed escrezione, prima
di drenare effettivamente i tessuti.
Inoltre, è importante notare che il processo di disintossicazione e di drenaggio comporta un carico
pesante per il corpo e, di conseguenza, nei pazienti malati e molto deboli si crea un altro carico
nell’organismo e in questi soggetti la disintossicazione deve essere effettuata successivamente,
quando hanno ricevuto altri farmaci per sostenere l’organismo. Inoltre, la disintossicazione e il
drenaggio richiedono anche energia e, di conseguenza, i catalizzatori sono un’aggiunta standard
nei programmi più intensi di disintossicazione. A parte il fatto che questi agenti svolgono anche un
ruolo nell’ambito della disintossicazione cellulare.
*in altri paesi, Lycopodium compositum è chiamato Hepar compositum
Fucus compositum -> Thyreoidea compositum
41
Conclusione: principi generali della
disintossicazione nei pazienti oncologici
• Deve essere un processo lento
• Deve essere associato a cambiamenti dello stile di vita (vedi
parte 2)
• Fare attenzione che le tossine non defluiscano troppo
rapidamente fuori dalla matrice
• In tutti i pazienti oncologici, si dovrebbe presupporre che le
tossine siano presenti a livello cellulare
• Di conseguenza, fornire un supporto prima del drenaggio, è
necessario ripristinare la matrice e il sistema di autoregolazione
(vedi parte 2)
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IAH
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Decorso
• Dopo circa 9 settimane di terapia, la paziente ha sviluppato
un’appendicite acuta
• Febbre: 42 gradi Celsius
• Intervento chirurgico per appendicite
• All’esame TC addominale eseguito 2 mesi più tardi, regressione
pressoché completa del tumore associata a calcificazione
• La paziente ha completato la disintossicazione e un ciclo
terapeutico di immunomodulazione, era ancora in fase di
remissione a distanza di due anni dal trattamento
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In effetti, è una buona notizia. La paziente temeva che la malattia fosse
ricomparsa e ha atteso alcune ore prima di contattarmi, poiché aveva una febbre
protratta.
In passato, i medici erano soliti fare contrarre ai pazienti oncologici la malaria e la
tubercolosi per tentare di indurre la febbre e la comparsa di una reazione del
sistema immunitario cellulare.
Come riscontrato in questa paziente, la donna ha ottenuto un risultato eccellente
in seguito al trattamento, evidenziando una remissione pressoché completa del
tumore.
Non si osserva una reazione così forte in tutti i pazienti ma, secondo quanto
spiegato in precedenza, la vitalità di questa donna era piuttosto buona e la
reazione lo conferma.
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Progressione dello stato di salute nella DET
Infiammazione
Dedifferenziazione
Linfodermale
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Pertanto, la paziente si è spostata nell’evoluzione dello stato di salute su una
linea orizzontale, a livello degli stessi tessuti.
Nuovamente, altri pazienti si spostano verso l’alto sull’asse verticale.
L’aspetto importante è che ora l’organismo della paziente sta attuando i processi
di regolazione.
44
Pianificazione del trattamento in seguito alla
variazione della malattia: Infiammazione,
livello linfodermale
Infiammazione
Disintossicazione
e drenaggio
+
Immunomodulazione
Linfodermale
PPG + MPG
Arnica comp.-Heel e Lymphomyosot
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Durante l’episodio acuto, la paziente è stata supportata con Arnica comp.-Heel e
Lymphomyosot in ospedale dopo essere stata sottoposta all’appendicectomia;
una volta che si è nuovamente ripresa, ha proseguito il regime terapeutico con i 3
pilastri fino a completarlo.
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Caso: Gastroenterologia
Caso con morbo di Crohn
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Caso con morbo di Crohn e “intestino gocciolante”
• Sig. T.R.: ragazzo di 15 anni
• Morbo di Crohn diagnosticato 2 anni fa
• All’epoca, i genitori stavano divorziando
• Attualmente, vive 6 mesi con la madre e 6 mesi con il padre
• Insoddisfatto di se stesso
• Ha pochi amici
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IAH
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Questo ragazzo è stato sfortunato a sviluppare il morbo di Crohn in un’età così
giovane, mentre stava ancora crescendo.
In questi casi, i problemi sociali circostanti sono molto impegnativi, a parte il fatto
che lo sviluppo di questo soggetto sarà arrestato dall’impiego di cortisone.
Pertanto, questo ragazzo era doppiamente infelice.
47
Anamnesi medica (continuazione)
• Regime alimentare ricco di ‘cibo spazzatura’
• La madre ha acquistato alcuni integratori commerciali di
vitamine e minerali, ma il ragazzo non li sta assumendo
• Anamnesi relativa all’infanzia:
• Ha assunto diversi antibiotici per infezioni delle vie
respiratorie superiori
• Vaccinazioni programmate
• Durante l’infanzia, ha contratto la varicella
• Infanzia infelice, è stato trasferito da una scuola all’altra
• Diversi episodi in cui è stato trattato per parassiti
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Quando si chiedono informazioni in relazione ai fattori di rischio, emerge
chiaramente quanto segue:
1. Impiego di molti antibiotici: Rischio di disbiosi
2. Stress costante: intestino gocciolante
3. Vaccinazione contro il morbillo: segnalazioni in merito al fatto che questo
vaccino causa l’insorgenza del morbo di Crohn nei soggetti predisposti in
un’età più avanzata
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Sig. TR
• Presentazione clinica:
• Il paziente evidenzia ancora sei scariche al giorno di feci
acquose con presenza di sangue, malgrado venga trattato
con corticosteroidi (somministrati per via orale e mediante
clistere)
• Dolori articolari associati ad alcune alterazioni ungueali
• Assenza di irite
• Nessun interessamento biliare
• Un episodio di ostruzione, che è stato trattato in maniera
conservativa, senza un intervento chirurgico
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Il paziente manifesta diversi segni della malattia in più parti del corpo, dovuti
tuttavia alle condizioni di malnutrizione, non sono state rilevate ulteriori
manifestazioni del morbo di Crohn a livello addominale.
La comparsa di un episodio di ostruzione ha suscitato preoccupazioni, dato che
questi eventi hanno la tendenza a ricomparire.
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Esame clinico rilevante
• Dal punto di vista clinico, il paziente era anemico
• Pressione del sangue da bassa a normale, ma presenza di
ipotensione ortostatica
• Addome: lieve distensione con sensibilità a livello della fossa
iliaca destra
• Presenza di protuberanze sulle unghie in associazione a fovee
• Evidente tossicità della matrice associata a grave sensibilità
della milza (6), del fegato (3) e dei reni (2)
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Il paziente evidenziava segni di malnutrizione e carenze. Questo ragazzo era più
debilitato rispetto alla paziente oncologica, descritta in precedenza.
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Esami routinari di laboratorio rilevanti
• Emocromo completo
• Anemia da carenza di ferro (Hb: 10 g/dl)
• Proteina C reattiva (CRP): 38
• Conta dei globuli bianchi entro i limiti della norma
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Presenza di anemia da carenza di ferro e valori molto elevati della proteina C
reattiva (Reactive C Protein – CRP), un segno di infezione in atto. I valori normali
sono inferiori a 1.
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Trattamento convenzionale
• Corticosteroidi (30 mg) somministrati per via orale e mediante
clistere, quando le condizioni sono gravi
• Inoltre, trattamento con sulfasalazina (600 mg somministrati due
volte al giorno)
• Il paziente è stato sottoposto a un ciclo di trattamento con
ciclosporina, che è stato necessariamente interrotto in seguito
alla soppressione del midollo osseo
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Malgrado un rigido trattamento allopatico per la malattia intestinale infiammatoria
(Inflammatory Bowel Disease – IBD), il paziente non era ancora in fase di
remissione. Specialmente l’impiego di corticosteroidi per via orale suscita molte
preoccupazioni in un ragazzo della sua età.
Il paziente è stato sottoposto alla chemioterapia, che è stata necessariamente
interrotta a causa degli effetti collaterali.
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Immagini rilevate mediante colonscopia
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All’esame colonscopico, il paziente evidenziava il tipico aspetto “a sassolini” del
morbo di Crohn e un processo infiammatorio intenso a livello dell’intestino tenue.
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Ambiente intestinale
Contenuto e pH del lume
Batteri
Immunità:
Ceppi importanti
Barriere
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Anche i batteri simbiotici svolgono una funzione molto specifica
nell’ambito dell’immunità. Esercitando un carico antigenico di grado basso,
questi microrganismi sono anche in grado di stimolare le cellule Th3, a
parte il fatto che esplicano altre funzioni, in particolare contribuiscono alle
condizioni della mucosa. Inoltre, il concetto di ‘sindrome da distress
mucosale’ viene riconosciuto sempre più spesso nei testi moderni di
immunologia.
Inoltre, questi batteri contribuiscono alla funzione di protezione intestinale,
formando una barriera passiva e fornendo il combustibile alle cellule della
mucosa, al fine di mantenere chiusa la giunzione stretta.
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Data la gravità della sindrome di questo paziente, è stata eseguita un’analisi
diagnostica generale delle feci o CDSA (Comprehensive Diagnostic Stool
Analysis).
Questo esame ha rivelato un buon livello di digestione, una qualche forma di
malassorbimento e la presenza tuttavia di una grave disbiosi (vedi diapositiva
successiva).
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L’indice di disbiosi non rientrava nel diagramma (in basso a destra).
Il paziente aveva una grave infezione causata da batteri patogeni (in particolare
Notably Proteus, Klebsiella e Aeromonas, nonché Candida).
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Data la grave disfunzione dei sistemi di regolazione, è stato eseguito anche un
pannello degli aminoacidi.
I livelli bassi di alcuni aminoacidi rispecchiano lo stress esercitato sul sistema di
regolazione, in cui agiscono da cofattori, sui meccanismi di riparazione e sugli
antiossidanti.
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La maggior parte dei pazienti affetti dal morbo di Crohn manifesta la sindrome
dell’intestino gocciolante. Persino i membri della famiglia non colpiti da questa
malattia presentano un’incidenza più elevata dell’intestino gocciolante.
Una elevata permeabilità della mucosa consente alle particelle di cibo e alle
tossine di penetrare indisturbate.
I pazienti con IBD sviluppano presumibilmente una risposta immunitaria abnorme
anche a livello intestinale. Invece di una risposta tollerante di tipo TH1, questi
soggetti innescano una reazione mediata dalle cellule TH1.
Ciò innesca una cascata di eventi, descritta più dettagliatamente nella lezione di
gastroenterologia.
Il circolo vizioso cronico di infiammazione, degradazione tissutale e meccanismi
di riparazione difettosi determina il tipico risultato osservato in presenza del
morbo di Crohn.
Pertanto, un obiettivo molto importante della terapia è riparare il rivestimento
interno dell’intestino e ripristinare la normale permeabilità.
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Progressione della malattia nella DET
Degenerazione
Endodermale
Mucodermale
Digerente
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All’interno della DET, la malattia è collocata nella fase di degenerazione, a livello
dello strato digerente mucodermale.
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Pianificazione del trattamento: Degenerazione,
livello digerente mucodermale
Degenerazione
Disintossicazione
+
e drenaggio
Immunomodulazione
Regolazione
+ degli organi
Endodermale
Mucodermale
Digerente
PPG + MPG + CPG
+ORPG
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Nel lato destro della divisione biologica, questi pazienti necessitano di un
approccio generale, con tutti e tre i pilastri + la terapia di supporto.
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Sintomatico
Podophyllum compositum
10 gocce ogni 15 minuti per 2
ore (fase acuta);
successivamente 3x al dì
Tormentilla-Heel
1 compressa 3x al dì
Disintossicazione
Lycopodium comp.-Heel
Solidago compositum
Fucus compositum
1 fiala di ognuno 3x alla
settimana
Attivazione cellulare
Coenzyme compositum
Ubichinon compositum
1 fiala di ognuno 3x alla
settimana
Supporto organico
Mucosa compositum
1 fiala di ognuno 3x alla
settimana
Disintossicazione
e drenaggio
Detox-Kit
30 gocce di ognuno in un po’ di
acqua.
Sorseggiare nell’arco della
giornata
Attivazione cellulare
Glyoxal compositum
1 compressa 2x alla settimana
Supporto organico
Vis-Heel
1 fiala di ognuno 3x alla
settimana
Regolatorio
Settimana 1-6
Settimana 7-12
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I due farmaci di base, specificatamente Podophyllum comp. e anche TormentillaHeel, supportano le scariche di feci acquose con presenza di sangue, nonché
riducono i crampi e le emorragie.
Questo trattamento può essere somministrato in una dose acuta, se necessario.
I tre pilastri prevedono innanzitutto la disintossicazione e il drenaggio di supporto
avanzato, seguiti dal regime di base.
Il supporto organico e l’immunomodulazione sono ottenuti mediante l’impiego di
Mucosa compositum e anche di Vis-Heel.
In questo ragazzo, il trattamento con Vis-Heel era importante anche per
supportare la ghiandola surrenale in seguito alla sospensione della terapia a base
di cortisone.
*Tormentilla-Heel è chiamato Diarrheel in altri paesi
61
Supporto della mucosa
• I quattro pilastri del supporto della mucosa
• Rimuovere tutti i fattori nocivi
• Cibo
• Omotossine
• Rimpiazzare tutti i fattori necessari alla mucosa
• Sostanze nutritive
• ENERGIA (catalizzatori)
• Riparare
• Mucosa compositum, alimenti funzionali
• Reinoculare i batteri “buoni”
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La teoria delle quattro R garantisce un regime valido per ripristinare la
permeabilità intestinale.
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Ripresa del sistema immunitario
• Aumentare CMI (TH1)
•
Tuberculinum
Astralagus membranaceus
Colostrum
Ridurre il numero di cellule TH1
Arnica comp.-Heel
Corticosteroidi
Immunosoppressori
Sulfasalazina
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• Aumentare il numero di cellule
Th3
• Probiotici
• Steroli / steroline
• Farmaci in microdosi
• (SLIT)
• Arnica comp.-Heel
(aumentare anche le cellule
Th2)
• Estratti organici di origine
suina in diluizione
63
In questo caso, la ripresa del sistema immunitario è volta a indurre la
sottoregolazione della via delle cellule TH1 e la sovraregolazione della tolleranza
di tipo TH3.
In questo caso, il risultato viene conseguito al meglio grazie all’impiego di
sostanze organiche di origine suina, fra cui Mucosa compositum. Questo farmaco
deve essere somministrato per via orale per indurre la tolleranza orale.
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Rimuovere
• Dieta a rotazione minima (attenzione alle diete di eliminazione)
• Trattamento antibatterico
• Hydrastis Canadensis
• Artemisia
• Juglans
• Aglio
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Per eradicare i batteri patogeni, è stato utilizzato un regime antibiotico a base di
sostanze naturali. È necessario ricordare che l’impiego di Phytos in questo
regime può essere tossico a lungo termine e, di conseguenza, non deve essere
somministrato per più di tre settimane per volta.
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Rimpiazzare
• Aminoacidi, specialmente glutammina
• Gli alimenti funzionali contengono tutte le sostanze nutritive
• Inulina (FOS)
• Vitamine e minerali
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La sostituzione delle sostanze nutritive è un aspetto particolarmente importante.
L’aminoacido glutammina è una delle principali fonti di combustibile per le cellule
della mucosa e ha un’importanza estrema.
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Reinoculare
• Probiotici
• Ceppi vivi
• Catena fredda
• DDS, Rhasemosus, Bifidus
• Bulgaricus non possiede proprietà immunomodulatorie
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I probiotici devono essere vivi, dato che sono necessari i prodotti del loro
metabolismo. Alcuni ceppi sono anche più attivi a livello immunitario. (vedi la
lezione di gastroenterologia)
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Decorso
• Il paziente ha sospeso il trattamento orale con corticosteroidi per
un periodo di 12 settimane in concomitanza con la regolazione
• Dopo la fase dell’eliminazione, il paziente si sentiva molto
meglio
• Miglioramento del tono dell’umore
• Ha contratto un banale raffreddore associato a laringite in
seguito alla sospensione della terapia con cortisone (è stato
trattato con Phosphor-Homaccord e Cistus-Heel*) (vedi sotto)
• Riduzione del numero di scariche di feci acquose (2 al giorno) in
assenza di sangue
• Ha manifestato una recidiva durante un periodo di stress
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Questo paziente ha ottenuto la regolazione a livello del tessuto orodermale,
entrando in una fase infiammatoria acuta. Tuttavia, un episodio di questo tipo non
è probabilmente sufficiente per mantenere il paziente nella parte sinistra della
divisione biologica e la terapia deve proseguire finché non si osservano alcuni di
questi fenomeni acuti di regolazione.
*Cistus-Heel è chiamato Naso-Heel in altri paesi
67
Decorso
• Dopo 12 settimane, è stato effettuato un altro ciclo di
regolazione.
• La dose di sulfasalazina è stata ridotta a 200 mg somministrati
due volte al giorno.
• Poi, il paziente si è trasferito a Londra. Ho perso i contatti, ma
ho ricevuto un messaggio e-mail dalla madre, in cui mi riferiva
che il ragazzo continuava a stare bene.
• Ho indirizzato il paziente a un mio collega inglese.
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Talvolta, la patologia è collocata sul lato destro della divisione biologica, si ottiene
soltanto una riduzione dell’impiego dei farmaci soppressivi.
In un soggetto giovane come questo ragazzo, quando vengono trattati tutti i
sintomi concomitanti, si dovrebbe riscontrare una normalizzazione tendente verso
lo stato di salute.
Pertanto, vale la pena proseguire la terapia nei pazienti come questo ragazzo,
anche se è intermittente, fino alla completa remissione.
Nel suo caso, sarà di gran lunga più facile dato che non viene più trattato con
cortisone, i cofattori per la regolazione sono stati sostituiti (aminoacidi, vitamine,
ecc.) e l’intestino è stato disinfettato.
Ad un certo punto, l’organismo assumerà il controllo del processo di regolazione.
L’obiettivo è controllare il sistema per passare continuamente attraverso la
divisione biologica procedendo verso sinistra, finché non è in grado di farlo da
solo.
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Evoluzione dello stato di salute nella DET
Infiammazione
Degenerazione
Ectodermale
Orodermale
Endodermale
Mucodermale
Digerente
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Nella DET, si rileva una malattia nella fase di degenerazione, a livello dello strato
digerente mucodermale.
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Pianificazione del trattamento: Infiammazione,
livello orodermale
Phosphor-Homaccord, Cistus-Heel
Endodermale
Mucodermale
Digerente
PPG + MPG
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Questo paziente era già nella fase di escrezione e la laringite era lieve.
La terapia di supporto ha fornito tutto ciò che era necessario in questo stadio.
Dopo questo episodio, è necessario utilizzare nuovamente i tre pilastri.
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