a volte ritornano

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a volte ritornano
A VOLTE
RITORNANO
Le mode e le tendenze vanno e vengono, purtroppo anche i virus:
alcuni sembravano debellati e invece tornano prepotentemente alla ribalta
19
3. SE NE PARLA
Anno VIII Numero 1
Gennaio-Febbraio 2012
Direttore responsabile
Ismaele Passoni
Direttore editoriale
Regina Mezzera
Consulente editoriale
Sergio Meda
Coordinamento redazionale
Hand&Made Milano
Collaboratori
Stefania Bortolotti, Claudio Buono,
Laura Camanzi, Enrico Maria Corno,
Federico Meda, Stefano Nobili,
Federico Poli, Gianni Poli,
Francesco Rizzo,
Immagini
iStock, 123, Corbis
4. Segnali
Mancamenti improvvisi
6. Conoscere la sanità
Farmaci biologici
8. Società
Fa’ la cosa giusta
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12. Fai da te intelligente
Stimolazione respiratoria
14. Domande
Parola all’otorinolaringoiatra
16. In vetrina
Progetto grafico
Roberto Magrini
Grafica e impaginazione
Hand&Made Milano
Marketing e pubblicità
Fabio Fedele
Ilaria Tandoi
Editore
FederFARMA.Co Spa, Milano
www.federfarmaco.it
Redazione
via Boscovich 61, 20124 Milano
Tel. 02.2022941 Fax 02.29513121
[email protected]
Reg. Trib. di Milano n° 654 - 13/10/1999
Finito di stampare
nel mese di dicembre 2011
da Artigrafiche Boccia - Salerno
I diritti di riproduzione delle immagini
sono stati assolti in via preventiva.
In caso di illustrazioni i cui autori non
risultano reperibili, l’Editore onorerà
l’impegno a posteriori.
19. A VOLTE RITORNANO
20.Vaiolo a parte, tutto si rifà vivo
a colloquio con Giovanni Rezza
23. Non guardateli con sospetto
l’esperienza del Naga 25.Malattie di ritorno
28.Frequenti e ripetitive
31.Medicamenti vintage
26.In realtà tutto è nuovo
a colloquio con Roberto Malighetti
37. Ambientiamoci
38. Muoversi
40. Per chi ha figli
42. Quante zampe
44. Ricette
46. Letture salutari
47. Videoteca
48. Prossimo numero
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38
Il Sistema specifico per diminuire
la sensibilità dentale e migliorare
la Qualità della Vita*
relativo alla salute orale
Denti sensibili e colletti dentali scoperti
possono causare l’insorgenza di sensazioni
dolorose e influenzare la Qualità della Vita
relativa alla salute orale.
Dopo 21 giorni di utilizzo del Sistema
elmex® SENSITIVE (dentifricio, spazzolino e
collutorio) 9 persone su 10 con problemi di
sensibilità dentale hanno migliorato la loro
Qualità della Vita relativa alla salute orale e
quindi della Qualità della Vita in generale.
Chiedi al tuo dentista o al tuo farmacista.
* Studio: Bekes K. et al., 2008. ZWR 117: 136-42
CICLICITÀ,
UNA PAROLA
C
ontinuano a dirci che
tutto è ciclico, a partire
dal buon Giovambattista Vico
che tre secoli fa dissertò dei
corsi (e ricorsi) della Storia.
Tutto ritorna, in apparenza,
ma il nostro antropologo di fiducia contesta questo assunto. Ci racconta che la ciclicità
è una teoria molto rassicurante, per l’evidente incapacità degli umani di prevedere
il futuro. Per questo volgiamo
così frequentemente il capo
all’indietro, alle questioni che
ritornano.
In alcuni casi ammantiamo il
concetto, la moda si riflette
anche nel Vintage, termine
assai chic. Alle malattie infettive che a volte si ripresentano è dedicato in gran parte
il dossier di questo numero.
In realtà, a parte il vaiolo di
cui l’umanità si è felicemente
liberata, nessun’altra forma
epidemica è stata eradicata. Le vaccinazioni ne hanno
sensibilmente ridotta l’incidenza in alcuni Paesi, anche
se spesso si è abbassata la
guardia dimenticando le valenze della profilassi. La tubercolosi, in ragione delle
migrazioni che coinvolgono
soggetti maggiormente esposti a contrarla e diffonderla,
torna d’attualità, anche se
in Italia il fenomeno è decisamente sotto controllo. Ne
abbiamo ragionato con un
esponente dell’Istituto Superiore di Sanità e un medico
del Naga, Onlus che da 25
anni si occupa della salute
degli stranieri irregolari. C’è
una sostanziale equivalenza
nella morbilità tra italiani e
stranieri, per cui hanno poco
senso i pregiudizi nei confronti degli immigrati, regolari
e non. Un problema viene dai
Paesi dell’Africa Subsahariana dove l’incidenza di Aids
è elevatissima. La sieropositività all’Hiv espone questi
soggetti a maggior rischio di
Tbc e altre malattie infettive,
in ragione del sistema immunitario poco protetto.
La rubrica sintomi, sempre
più gettonata, prende in esame i mancamenti improvvisi, in tre casi che possiamo
definire esemplari. Nessun
allarme, sia chiaro, ma non
sottovalutate mai questi episodi: in ogni caso fatevi vedere da un medico o recatevi in
ospedale. Per capire meglio
la Sanità siamo andati a controllare le ragioni dei sovrapprezzi delle farmacie notturne e, in ambito sociale, vi
raccontiamo di Terre di Mezzo, che farà vivere nel marzo
prossimo l’ottava edizione di
Fa’ la cosa giusta, fiera del
consumo critico e degli stili
di vita sostenibili.
Quesiti di ogni tipo hanno
coinvolto l’otorinolaringoiatra,
per la soddisfazione di quanti
hanno richiesto la consulenza di PiùSalute, nei limiti di
risposte che non possono
essere tutte pubblicate. Veniamo alle cose di famiglia.
Vi raccontiamo i corsi di acquaticità per i più piccoli, sfatando una serie di luoghi comuni e, per quanto riguarda
i nostri amici a quattro zampe, quando e come tosare i
cani. La ricetta del numero
riguarda gli spinaci, verdura
da trattare con un certo rispetto (non a tutti giova) ma
della quale approfittare, vista
la stagione.
3
sintomi
MANCAMENTI
IMPROVVISI
di Stefano Nobili, Medico di Medicina generale - Milano
Enrica è una ragazza di 18 anni, emotiva, timida,
arrossisce per un nonnulla. Si impegna molto a
scuola e riporta ottimi voti, sempre apprezzata
dagli insegnanti per il suo impegno. Un giorno
qualcosa non va e nel compito in classe riporta
un’insufficienza, la prima nel suo corso di studi.
Appena le viene comunicato il voto scarso, la
ragazza impallidisce e sviene. L’insegnante, insieme
agli altri allievi, soccorre Enrica, la fa stendere sul
pavimento con le gambe in alto. Lo svenimento
dura circa un minuto e la ragazza si riprende prima
dell’arrivo dell’ambulanza, chiamata per sicurezza
dalla scuola. Viene portata in ospedale, dove
viene sottoposta ad alcuni accertamenti (esami
del sangue, elettrocardiogramma) che risultano
negativi, salvo la pressione arteriosa un po’ bassa.
Viene quindi dimessa con la diagnosi di sindrome
lipotimica con perdita di coscienza da sospetta
sindrome vasovagale.
4
Antonio è un signore di 74 anni che soffre
di ipertrofia prostatica. Per questo motivo
lo specialista urologo gli ha prescritto, per
migliorare la sua difficoltà ad urinare, alcuni
farmaci che il paziente assume la sera prima di
andare a dormire. Una notte verso le 4, Antonio
sente lo stimolo ad urinare e si alza velocemente.
Giunto in bagno, si accascia e cade,
fortunatamente senza battere il capo, ma perde
coscienza. La moglie, svegliata dal trambusto,
va in bagno, cerca di non perdere la calma,
lo scuote e Antonio si riprende. In ogni caso
chiama l’ambulanza per far sì che gli vengano
effettuati alcuni controlli. Dopo gli accertamenti,
fortunatamente negativi, la diagnosi del pronto
soccorso è di “ipotensione posturale da farmaci”.
NEL PROSSIMO
NUMERO SPAZIO
AL PRURITO
SE AVETE QUALCHE QUESITO
DA PORRE A STEFANO NOBILI
INOLTRATELO ALLA CASELLA
DI POSTA
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3
Da ultimo il caso di Giuseppina 84
anni, con una forma di decadimento
cognitivo. I parenti la portano dal
medico riferendo già un paio di episodi
di mancamento quando è sul divano
durante la digestione. Il curante, vista
la frequenza cardiaca molto bassa
(48 battiti al minuto), la fa visitare da
un collega cardiologo che esegue un
elettrocardiogramma scoprendo un
blocco atrioventricolare. La paziente
viene successivamente sottoposta ad
impianto di pacemaker e gli episodi di
mancamento non si verificano più.
I
“mancamenti” sono quadri che possono essere interpretati come svenimenti,
sincopi, perdite di coscienza.
Talvolta sono situazioni più
difficili da valutare, come ad
esempio quelle psicogene
da sindrome isterica, ansia,
depressione. Ma come si
manifestano questi “mancamenti”? Il paziente, più le
donne degli uomini, in seguito ad un’emozione (vedi il
caso di Enrica), ad una forma
di pressione arteriosa bassa
(Antonio), o per un’aritmia
cardiaca (Giuseppina), perde
i sensi per qualche secondo
o di più. Ovviamente chi sta
intorno a questa persona si
allarma e giustamente chiama soccorsi. La prima cosa
da fare comunque è considerare le condizioni del soggetto
e di porlo in posizione supina
con le gambe in alto. È anche
giustificato il ricorso ai servizi di emergenza sanitaria.
Le cause dei “mancamenti”
sono molteplici: dalle già ricordate forme psicogene a
quadri cardiovascolari come
aritmie, ipotensione posturale, sincope vasovagale, ma
anche quadri di epilessia,
vertigini, anemia, ipoglicemia
e altro. In ogni caso è bene riferire quanto avvenuto ad un
medico che potrà tranquillizzare il paziente o seguire un
approfondimento (esami del
sangue, elettrocardiogramma, holter (esame elettrocardiografico delle 24 ore),
valutazioni radiografiche (ad
esempio la Rx cervicale e
del torace), ecodoppler dei
vasi sovraortici fino a TAC e
RMN. Da non dimenticare,
qualora si abbia un sospetto
di mancamento da epilessia,
l’elettroencefalogramma
di
base e anche da privazione
di sonno.
Infine, esistono alcune manovre di prevenzione dei
mancamenti di natura benigna: quando ci si accorge
che si sta svenendo viene
consigliato di contrarre fortemente la muscolatura glutea,
delle braccia e delle gambe.
In questo modo si aumenta
la pressione e si previene la
perdita dei sensi.
La domanda
del lettore
Vorrei chiedere al dottor Nobili dei chiarimenti
sui mancamenti improvvisi, perché si
presentano e quali sono le cause ed eventuali
pericoli. Il mio caso: sono un 72enne, che fa
molto movimento, non ho mai sofferto di nulla
in particolare, sono un ipoteso da tempo, ho
i valori a posto, insomma sto fisicamente
bene. Sono alto cm 165 e peso 68 kg. Qualche
giorno fa uscendo dalla piscina dopo un’ora
di nuoto, stavo discutendo con un’amica e mi
sono improvvisamente sentito mancare: vista
annebbiata, senso di smarrimento, paura di
cadere. Mi sono immediatamente ripreso, ma
tornato a casa ho messo mano al misuratore
di pressione che mi dava questi risultati:
113-75-85. A cosa pensa sia dovuto? Posso
semplicemente aggiungere che da qualche
anno soffro di cervicale. RingraziandoLa per il
tempo dedicatomi Le porgo distinti saluti.
R: il lettore pone una domanda su un
argomento che si presenta abbastanza
frequentemente al medico di famiglia.
Innanzitutto alcune considerazioni: il lettore
afferma di essere ipoteso però dice anche
che sta bene e questo è un fatto benigno. La
sintomatologia che il nostro lettore descrive
non depone per un “mancamento” con perdita
di coscienza, quindi si può considerare, vista
l’ipotensione di base, un abbassamento
ulteriore di pressione magari dovuto all’uscita
veloce dalla piscina. Non dice quanto tempo è
durato questo malessere, anche se aggiunge
che si è ripreso immediatamente e questo
può deporre ulteriormente per la diminuzione
della pressione arteriosa. A casa, immagino
almeno un’ora dopo, i valori pressori erano
discreti con 85 di frequenza, penso ritmica,
se si interpretano bene i dati numerici
forniti. Prima di avventurarci in definizioni
o ipotesi, suggerirei un esame completo del
sangue per valutare un’eventuale anemia e
in ogni caso, se non eseguito da tempo, un
elettrocardiogramma e una visita cardiologica
come prime istanze. Con i risultati degli
accertamenti si potrà dire di più sul quadro di
salute del nostro lettore.
5
quesiti
farmaci biologici
di Stefano Nobili, Medico di Medicina generale - Milano
Una mia giovane parente è affetta da artrite reumatoide, una grave patologia delle
articolazioni con complicazioni anche gravi nel tempo. Le hanno parlato di una cura
con farmaci “biologici”. Che cosa sono?
Cosetta, Napoli
F
6
ondamentalmente il termine “biologico” viene
utilizzato per distinguere
questi farmaci dai cosiddetti farmaci “chimici” ovvero
prodotti dalla sintesi chimica,
con una struttura ben definita e riproducibili facilmente.
I “biologici” invece sono farmaci costituiti da molecole
complesse che possono, in
alcuni casi, essere prodotti
con la tecnologia detta del
“DNA ricombinante” e in
questi casi si chiamano farmaci “biotecnologici”. Sono
quindi farmaci che devono
essere utilizzati in casi assolutamente selezionati e
sotto stretto controllo medico-specialistico. Secondo le
definizioni dell’EMEA (l’Agenzia Europea per i Medicinali)
del 2006, i farmaci biologici
sono prodotti o derivati da organismo o fonte vivente. Ma a
che cosa servono? I farmaci
“biologici” sono rivolti al trattamento delle patologie ove
ha un’importanza fondamentale il sistema immunitario.
Sono anche descritti quindi
come farmaci “immunobiologici” ovvero che possiedono
una interazione diretta o indiretta con il sistema immunitario. All’interno di questi
farmaci si comprendono i
vaccini, le immunoglobuline, gli anticorpi monoclonali
e policlonali, interleuchine e
allergeni. I “biologici” in altre
parole sono recettori o anticorpi di sintesi, ma quasi del
tutto identici agli anticorpi
prodotti dal nostro organismo. Mediante un meccanismo immunologico possono interrompere l’insorgere
dell’infiammazione, in particolare in caso di malattie che
interessano le articolazioni.
NELLO SPECIFICO
Nell’ambito dell’artrite reumatoide, ma anche nell’artropatia da psoriasi e nella
spondilite anchilosante, esistono farmaci che rispondono alle caratteristiche sopra
riportate e che sono compresi nel gruppo dei cosiddetti
anti-TNF alfa (tumor necrosis
factor alfa). Riguardo la tollerabilità, l’osservazione porta a dire che questi farmaci
siano ben tollerati anche se
possono creare reazioni allergiche sia con la somministrazione per via sottocutanea che per via endovenosa.
Per il profilo di sicurezza,
occorre essere molto precisi
riguardo i criteri di selezione
dei pazienti, comprendenti
una serie di test che giudichino l’idoneità del paziente
ed escludano controindicazioni e fattori di rischio. In
ogni caso il paziente in terapia con farmaci “biologici” dovrà essere controllato
strettamente nel tempo. Nel
merito, riportiamo un accenno alle Linee guida nazionali
sul trattamento con farmaci
biologici dell’artrite reumatoide, dell’artrite psoriasica e
della spondilite anchilosante,
presentate al congresso del-
la Società italiana di Reumatologia (Sir) del novembre
2011. Le opzioni terapeutiche per i soggetti che sono
cosiddetti non responders ai
trattamenti tradizionali con
i farmaci di fondo, sono aumentate con i farmaci biologici, al fine di raggiungere
un buon controllo dei segni e
dei sintomi della malattia. Secondo la Sir, l’utilizzo di prodotti “biologici”, ad esempio
nell’artrite reumatoide, deve
essere preso in considerazione dopo un’insufficiente
risposta ai farmaci di elezione per la sua cura come il
metotrexato o altri. Come già
ricordato, occorre attenzione
nei pazienti che hanno infezioni, come ad esempio chi è
affetto da tubercolosi.
NUMERI
Secondo le stime della SIR,
in Italia sono circa 350mila i
malati di artrite reumatoide,
più donne che uomini dai 25
ai 50 anni. Questa patologia
può però presentarsi anche
in età più giovanile e negli
anziani. Da ultimo gli aspetti
economici: i “biologici” sono
farmaci indubbiamente costosi e per questo soggetti
ad una stretta regolamentazione per contenere la spesa sanitaria italiana. L’alto
costo iniziale può essere
però compensato dalla diminuzione della disabilità del
paziente che, diversamente
trattato, comporterebbe una
spesa sanitaria certamente
più elevata.
7
ZOOM
DALL’EDITORIA ALLE FIERE
Terre di mezzo è un piccolo universo fondato nel 1994, anno
di uscita del primo numero del giornale di strada. Il magazine
è uno dei pochi strumenti di lotta alla povertà offerti a chi è
in difficoltà economica, affinché non sia costretto a chiedere
l’elemosina. Negli anni il giornale è cresciuto, nei numeri
e nelle pagine, fino a vantare editorialisti, vignettisti e
collaboratori di altissimo livello, tra cui le redazioni di diverse
carceri, la Scuola di scrittura Holden di Torino e Legambiente.
Parallelamente, Terre di Mezzo ha iniziato a editare diverse
collane dedicate a stili di vita alternativi, sostenibili,
responsabili; ha dato vita all’omonima Onlus (su Milano e
Roma: associazione.terre.it) e - pensando in grande - ha
inventato Fa’ la cosa giusta (www.falacosagiusta.org), fiera
del consumo critico e degli stili di vita sostenibili (2004).
Merita di essere citato il progetto internazionale La grande
fabbrica delle parole, laboratorio gratuito di scrittura
creativa per bambini e ragazzi delle scuole elementari e
medie (laboratorio.terre.it).
Per qualsiasi informazione www.terre.it, sito ben fatto e
molto ricco.
terre di mezzo
fa’ la cosa giusta
di Federico Meda
T
8
erre di mezzo (vedi
box), è una realtà piuttosto variegata e impegnata,
negli ultimi anni soprattutto
a organizzare la più importante fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili - arrivata alla nona
edizione a Milano, alla settima a Trento, alla terza a Genova - che nel 2012 si apre
al sud, con l’esordio della
Sicilia. Ne abbiamo parlato
con Chiara Cuzzola, responsabile, da quest’anno, di Fa’
la cosa giusta!.
70mila visitatori, 750 espositori, più di 700 giornalisti
accreditati. Otto anni fa si
sognava così in grande?
All’epoca si parlava di temi
non proprio comuni, di nicchia oserei dire. Ora, invece,
il consumo critico e gli stili di
vita sostenibili sono concetti
entrati in ogni casa. Eravamo molto ottimisti ma è stata la prima edizione e il suo
successo a convincerci ad
andare avanti. La crescita è
costante, sia di espositori sia
di spettatori.
I segreti, i plus di Fa’ la cosa
giusta?
È un appuntamento trasversale, con realtà che partecipano volentieri dalla prima
edizione, cui si affiancano
nuove imprese, onlus, cooperative con grande naturalezza. C’è molta trasparenza,
fiducia tra promotori - Terre
di Mezzo - ed espositori.
Essendo una fiera “etica”
che criteri utilizzate per selezionare gli espositori?
Sono diversi: si parte da una
cernita macroscopica che
tiene conto, ad esempio, del
trattamento dei lavoratori, se
l’azienda ricopre una posizione di monopolio, se il ciclo produttivo è configurato
secondo criteri di sostenibi-
ne e la piccola realtà sono
in una prima fascia; le ditte
individuali e le cooperative in
seconda; le grandi aziende o
realtà più complesse in terza.
Dove finiscono i ricavi di Fa’
la cosa giusta?
Principalmente a migliorare e incrementare l’edizione
successiva; a rendere indeterminati rapporti di lavoro
all’interno di Terre di Mezzo;
a finanziare le attività culturali (e collaterali) prima, durante e dopo la fiera; a dare
continuità a nuovi progetti
come Kuminda e So critical
so fashion.
lità. A seguire si analizzano
le proprietà e le produzioni,
privilegiando la territorialità
e l’italianità, strada che porta
poi alla cernita specifica che
dipende dal settore d’elezione (edilizia, agricoltura, alimentare eccetera).
Sono tanti i no?
Onestamente sì, siamo molto
selettivi.
Parliamo di costi, i vostri format - volgarmente il vostro
listino prezzi - sono meno
cari rispetto ad altre fiere,
perché?
È una scelta aziendale, in
linea con i principi e i valori
che ne hanno decretato la
nascita. Figlio della stessa
mentalità il sistema di offerte differenziate: l’associazio-
Quest’ultime sono iniziative
esterne alla fiera?
Esatto, Kuminda è il festival
del diritto al cibo, organizzato da Terre di mezzo in collaborazione con Acra (http://
www.acra.it). Tre giorni di incontri, laboratori, degustazioni, proiezioni per raccontare
e condividere esperienze intorno a temi come la sovranità e il diritto alimentare.
So critical so fashion è invece…
… il primo evento italiano - nel
2012 andrà in scena la terza
edizione - dedicato alla moda
etica e sostenibile. È bello
vedere fashion victims, espositori italiani e internazionali,
buyers del settore partecipare
non solo alla fiera ma anche
a workshop, incontri, tavole
rotonde, corsi di make-up con
cosmetici naturali...
Osare, quindi, paga.
Direi di sì, sempre con un
occhio al territorio, alle sue
richieste ed esigenze e senza
dimenticare il lavoro dei volontari: solo per la tappa milanese partecipano in 300!
Per finire, rapporti con la politica?
Non ci schieriamo, dialoghiamo con tutti, ci interfacciamo con le istituzioni. Certo,
ci sono amministrazioni più
sensibili e altre meno, ma
non possiamo lamentarci.
30 MARZO - 1° APRILE
LA NOVITà SICILIA
Nata nel 2004 a Milano da un progetto di
Terre di mezzo, Fa’ la cosa giusta!, fiera
nazionale del consumo critico e degli stili
di vita sostenibili, giungerà dal 30 marzo
al 1°aprile 2012 alla sua nona edizione e si
svolgerà come di consueto presso i padiglioni
2 e 4 di Fieramilanocity. Il circuito nazionale
comprende anche fiere a Trento (VIII edizione),
Genova (IV edizione) e, novità 2012, in
Sicilia (maggio). Le due anime di Fa’ la cosa
giusta!, quella culturale e quella espositiva
si evidenziano nel susseguirsi di oltre 250
appuntamenti, tra tavole rotonde, convegni,
laboratori e spettacoli e nei 750 espositori che
danno vita alla mostra/mercato costituita da
10 sezioni tematiche: turismo consapevole,
abitare green, commercio equo e solidale,
cosmesi naturale, critical fashion, il pianeta
dei piccoli, mangia come parli, mobilità
sostenibile, pace e partecipazione, servizi per
la sostenibilità, spazio narrativa.
9
automedicazione
RESPIRO
CORTO
di Gianni Poli
I
12
n caso di dispnea, vale a
dire mancanza di respiro, e
quindi situazione di affanno,
occorre sempre una certa attenzione, in quanto il disturbo
non è da sottovalutare, come
ricorda il professor Stefano
Govoni, farmacologo all’università di Pavia: «S’imporrebbe, per dirla tutta, una visita
medica perché la dispnea
può essere un segnale di importanti malattie, soprattutto
polmonari e cardiache». La
dispnea non va sottostimata, considerata un malessere passeggero, a meno che
non si produca in circostanze particolari: una corsa in
salita, anche in soggetti allenati, produce sensazioni
di affaticamento respiratorio,
del resto plausibili come un
incremento di ventilazione da
sforzo nel caso in cui si soggiorni in alta quota, anche
soltanto passeggiando.
Diverso è il caso di dispnea
quando questa insorge in
circostanze che non la giustificano: un lieve impegno
fisico, un esercizio di entità
irrilevante non può portare
“affanno” o “respiro corto da
sforzo”, proprio perché le sollecitazioni respiratorie non si
sono verificate. Ugualmente,
la sensazione di un aumen-
tato sforzo muscolare richiesto per espandere il torace
durante l’inspirazione o per
espellere l’aria dai polmoni,
è un segnale da verificare
con il medico, al pari della
sensazione, mai banale, di
affaticamento dei muscoli
respiratori (in assenza di uno
sforzo prolungato). Da ultimo
anche la sgradevole sensazione della necessità di inspirare prima che l’espirazione
abbia avuto luogo o la stessa
costrizione toracica, disagio
che comporta la segnalazione al medico di fiducia.
origini diverse
Gli impulsi che raggiungono il
cervello generando la sensazione di dispnea hanno svariate origini, possono venire
dai polmoni, dalle articolazioni della gabbia toracica e dai
muscoli respiratori, diaframma incluso. Anche l’emotività
può giocare un ruolo in questa partita.
Nell’ambito dell’automedicazione responsabile, un solo
farmaco è disponibile per i
casi di dispnea, formulato in
gocce. Il farmacista raccomanderà ogni cautela perché i farmaci usati negli stati
di affaticamento respiratorio
agiscono come stimolanti
a livello del sistema nervoso centrale, con particolare
attività nei centri respiratori
e circolatori. «Ad alte dosi»,
chiarisce Govoni, «possono
produrre effetti indesiderati
come mal di testa, capogiri e
convulsioni».
Un ultimo dato, da non dimenticare: gli stimolanti respiratori, come del resto i
decongestionanti nasali, rientrano nei prodotti dopanti, quindi sono severamente
proibiti a chi pratica lo sport.
600 milioni
di alveoli
Gli alveoli polmonari sono minuscole
sfere il cui diametro varia tra 0,1
e 0,5 millimetri. La superficie dei
circa 600 milioni di alveoli che
danno luogo ai polmoni corrisponde
approssimativamente a quella
di un campo da tennis.
VALENTINA GAMBINO
Laureata in Scienze Biologiche
“Valentina studia i meccanismi molecolari che controllano
l’invecchiamento e che possono predisporre al tumore.
Il suo è uno dei tanti progetti scientifici in cui crediamo e
che abbiamo scelto di sostenere.”
Umberto Veronesi
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13
otorinolaringoiatra
PAROLA
all’esperto
UOMO, 24 anni
Sono un nuotatore dilettante
e frequento assiduamente la
piscina di un centro sportivo. Purtroppo è da un po’ di
tempo che il cloro mi provoca
irritazioni alla mucosa nasale.
Vorrei sapere se esiste un prodotto da applicare localmente
per prevenire questo disturbo.
Può provare a eseguire, prima
e dopo i bagni in piscina, un
lavaggio delle fosse nasali con
soluzione fisiologica: il primo
per preparare la mucosa nasale al contatto con l’irritante
e limitarne i danni, il secondo
per allontanare al più presto
ogni residuo di cloro rimasto
nel naso.
Donna, 42 anni
Canto in un coro e durante la
stagione invernale soffro spesso di abbassamenti di voce
che mi costringono a saltare
le prove. Quali accorgimenti
posso usare per evitare questo inconveniente?
14
Se si è già sottoposta a visita otorinolaringoiatrica, senza
che sia stata evidenziata alcuna patologia di rilievo, l’unica
raccomandazione che le posso dare è di non sottoporre ad
ulteriori sforzi la sua voce durante le fasi di abbassamento, per non rischiare di danneggiare seriamente le corde
vocali, e di utilizzare acqua
bollente e bicarbonato per
suffumigi prima e dopo ogni
prova.
Donna, 55 anni
Durante la brutta stagione ho
spesso il naso chiuso. A tale
proposito vorrei sapere se sono
utili gli spray nasali decongestionanti acquistabili senza ricetta
medica.
Gli spray decongestionanti
da banco sono utili nella fase
acuta di congestione nasale,
ma vanno usati per un breve
periodo (non oltre i 4-5 giorni). Inoltre, particolare cautela è richiesta nei confronti
di cardiopatici (le sostanze
contenute nei decongestionanti sono attive sul sistema
cardiovascolare, e nei soggetti
a rischio possono causare aumento di pressione arteriosa,
tachicardia e aritmie) o asmatici (in soggetti predisposti, l’abuso di vasocostrittori nasali
può indurre violenti broncospasmi). In tutti questi casi, è
buona norma chiedere prima
consiglio al proprio medico o
allo specialista.
UOMO, 30 anni
Mi è stata diagnosticata una
perforazione della membrana
timpanica. Che cosa devo fare?
Se si tratta di una perforazio-
ne traumatica, occorre innanzitutto non far penetrare per
alcun motivo acqua nell’orecchio. Il rischio, infatti, è
di causare un’infezione. Inoltre, la membrana timpanica,
quando viene danneggiata,
mette in atto un tentativo di
autoriparazione che l’acqua
potrebbe interrompere. Ovviamente, per un trauma di
questo tipo occorre farsi visitare dallo specialista che,
tramite un esame otoscopico,
valuterà l’opportunità di eseguire manovre atte a migliorare la probabilità di guarigione
spontanea.
DONNA, 29 anni
Il mio bambino è da tempo affetto da una patologia catarrale delle vie aeree. Può essere
di aiuto modificare l’alimentazione?
È noto che diversi cibi aumentano la produzione di catarro.
I più comuni sono la carne
di maiale e suoi derivati (in
quanto contengono istamina e
diverse altre tossine), nonché
i latticini di derivazione vac-
ENRICO
BRENNA
Specialista in otorinolaringoiatria
NEL PROSSIMO
NUMERO IL DIETOLOGO
INOLTRATE I VOSTRI QUESITI
ALLA CASELLA DI POSTA
[email protected]
LI GIREREMO AI NOSTRI ESPERTI
cina. Fino a guarigione avvenuta è consigliabile ridurre o,
meglio ancora, eliminare dalla
dieta questi alimenti.
DONNA, 33 anni
In occasione di un viaggio in
aereo, ho riscontrato un forte
dolore a entrambe le orecchie
durante la fase di atterraggio.
Ritiene che sia stato provocato
dalla pressione o c’è qualche
altro motivo?
La comparsa di dolore localizzato alle orecchie in fase di
atterraggio dipende dall’incapacità a compensare la variazione di pressione, ricollegabile a un’insufficienza della tuba
o a una cattiva respirazione
nasale, o a entrambe le cause. Per proporre un rimedio
ad hoc è necessaria una visita
otorinolaringoiatrica, meglio se
con endoscopia nasale.
DONNA, 25 anni
È ormai da più di tre anni che
convivo con il naso chiuso, e
a rendere ancora più difficoltosa la respirazione ci si mette un setto nasale lievemente
deviato. In questo momento
sto affrontando una gravidanza, per cui non me la sento
di sottopormi a un eventuale
intervento per ripristinare la
normale respirazione. Qual è il
suo consiglio in merito?
È possibile che alla deviazione
del setto si sia aggiunta un’ipertrofia dei turbinati inferiori.
Considerato che durante la
gravidanza la sintomatologia
di ostruzione nasale tende a
peggiorare (esiste, infatti, la
“rinite gravidica”), le consiglierei di aspettare dopo il parto per attuare i provvedimenti
più idonei.
Uomo, 52 anni
Da circa un mese e mezzo ho
un fastidioso problema olfattivo. In pratica, quando sono
al chiuso, percepisco un odore acre e nauseabondo, che
però gli altri, inspiegabilmente, non avvertono. Sono seriamente preoccupato: quale
potrebbe essere la causa del
mio disturbo?
In presenza di percezione di
cattivo odore (cacosmia) inesistente, è necessario sottoporsi
a endoscopia nasale, per verificare che non esista un’infiammazione nasale e/o sinusale all’origine del problema.
Donna, 20 anni
Dopo essermi esposta a due
ore di musica a tutto volume
in discoteca, mi sono accorta di percepire i suoni esterni
come ovattati, con un costante
ronzio in entrambe le orecchie.
Ammetto di essere molto preoccupata: è un disturbo da cui
non riuscirò più a liberarmi?
Spesso un trauma acustico
acuto è completamente reversibile, a patto di evitare ulteriori
esposizioni a rumori forti, che
potrebbero rendere permanente il danno. Per maggiore
tranquillità, può sempre sottoporsi ad un esame audiometrico. Molto probabilmente
l’acufene (ronzio) che riferisce
scomparirà spontaneamente.
Uomo, 60 anni
Da un anno a questa parte
soffro di un fastidioso rumore
pulsante all’orecchio destro,
che va a ritmo con il battito
del cuore e aumenta con lo
sforzo fisico. Ho letto che la
causa potrebbe essere di origine vascolare, e poiché sono
un tipo molto ansioso, vorrei
sapere se ci sono degli esami
specifici che dovrei fare per
escludere questo problema.
Per sua tranquillità si sottoponga a un ecocolordoppler
TSA (tronchi sovra aortici), per
escludere una causa vascolare dell’acufene.
15
WEB
depressionepostpartum.it
Secondo i dati del 2010, sono 90mila le
donne italiane che, ogni anno, soffrono di
depressione post partum ma solo a metà di
loro il disturbo viene diagnosticato e curato.
Non sono numeri che sorprendono: il 70%
circa delle neo mamme affronta comunque
la cosiddetta “sindrome del terzo giorno”,
che si verifica 2 o 3 giorni dopo il parto e
causa tristezza, irritabilità, ansia, difficoltà
a dormire e mangiare.
Per comprendere meglio quali possano
essere le radici di questo problema,
in rete è disponibile un sito specifico,
depressionepostpartum.it, la cui pagina
delle lettere offre già un quadro di cosa
significhi (per la madre ma anche per il
padre e il bambino) soffrire di questo tipo di
depressione: c’è chi viene tormentata dalla
paura di dimenticare di allattare il neonato
e chi si sente inadeguata al compito, anche
a causa del lavoro e ancora chi domanda
all’esperto come evitare gli errori che
ritiene di aver commesso dopo la prima
gravidanza.
Il sito, in realtà, offre molto più di una
pur preziosa occasione di confronto con
chi può aiutare le neo mamme: curato
dall’Osservatorio nazionale sulla salute
della donna, depressionepostpartum.
it propone schede di facile consultazione,
consigli pratici, materiale informativo,
contatti con i centri specializzati e notizie,
oltre a un forum per confrontarsi con altre
persone. Ma l’aspetto generale del sito,
l’aggiunta di pagine come lo “smilebook”,
su cui è possibile inserire foto e video dei
bambini, rende depressionepostpartum.it
uno spazio molto più invitante da esplorare
di altri siti dedicati alla salute, spesso
“freddi” e poco accoglienti. Da segnalare,
infine, la presenza di un canale di video su
Youtube e di una pagina su Facebook.
16
Come siete messi
a Vitamina D?
Forse stupisce ma la carenza di vitamina D colpisce
l’80% delle donne over 70, il 50% degli adulti e,
negli ultimi anni, anche i giovani costretti dalla crisi
a diminuire i giorni di vacanza estivi e ad annullare
propositi di montagna durante la stagione fredda.
Purtroppo la vitamina D risulta fondamentale per la
salute del nostro scheletro, in gioventù come durante
la terza età perché in grado di prevenire l’osteoporosi
e di aumentare gli effetti delle terapie farmacologiche
sul tessuto osseo. «Si può affermare», spiega
Salvatore Minisola, Past President Società Italiana
dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle
Malattie dello Scheletro (Siommms), «che nel
periodo invernale non vi è la possibilità di produrre
adeguate quote di vitamina D attraverso l’irradiazione
solare, anche a causa dell’inquinamento atmosferico
che determina una minore penetrazione dei raggi
fino alla superficie terrestre».
E se a questo aggiungiamo che i principali alimenti
ricchi di vitamina D (salmone e sgombro) non fanno
parte della dieta mediterranea, diventa importante
(nei mesi freddi) individuare le condizioni di carenza
e valutare insieme al medico come riportare le
scorte di vitamina D a livelli ottimali.
I NUOVI INTEGRATORI profar
Impegnata a soddisfare i bisogni del
consumatore e con un occhio sempre attento
alle sue esigenze, PROFAR ha creato una nuova
linea di integratori implementando la sua
gamma già presente sul mercato (fermenti
lattici, integratori salini, multivitaminici,
eccetera). Inoltre grazie al rapporto diretto
con i farmacisti, che meglio di tutti conoscono
le reali esigenze dei loro pazienti, PROFAR è
riuscita a creare una linea di prodotti adatta
alle esigenze di tutti, mantenendo le promesse
di un’ottima qualità delle formulazioni e di un
prezzo conveniente.
Melatonina PROFAR
Integratore alimentare utile per riequilibrare in
modo naturale i ritmi fisiologici sonno/veglia
favorendo il riposo notturno e un fisiologico
risveglio al mattino. Assunta la sera per via
orale, a differenza di altri sedativi, grazie alla
formula a rilascio controllato favorisce il riposo
e il sonno notturno, senza provocare sonnolenza
al mattino. La melatonina aiuta inoltre la
normalizzazione di varie funzioni fisiologiche ed
immunologiche: è infatti utile per combattere
i disordini emotivi stagionali che colpiscono
le persone i cui bioritmi non si adattano ai
cambiamenti stagionali ed è anche in grado di
neutralizzare gli effetti dello stress e rallentare
il declino graduale del sistema immunitario
che lo accompagna. Melatonina PROFAR si
trova esclusivamente in farmacia, disponibile
in 60 compresse da 5 mg da assumere con
acqua. Per maggiori informazioni e per la dose
giornaliera, chiedi al farmacista.
Carbone Vegetale PROFAR
È un integratore alimentare che, grazie al suo
potere adsorbente risulta utile per ridurre la
formazione di gas intestinali contrastando
gonfiori e tensioni addominali. Ottimo alleato
per riequilibrare le funzionalità intestinali.
Senna Lax PROFAR
Integratore a base di sostanze naturali, risulta
utile nei casi di rallentato transito intestinale.
Appositamente studiato per il benessere e la
fisiologica regolarità intestinale, è disponibile
in 30 capsule da 393 mg, contiene una
combinazione di estratti secchi di Cascara e di
Senna dosati in modo da stimolare la mobilità
intestinale senza provocare però crampi e
irritazioni.
Colestereg PROFAR
A base di Carciofo, Riso Rosso fermentato
e Resveratrolo risulta un utile coadiuvante
nel controllo del metabolismo dei lipidi, in
particolare del colesterolo. Il Resveratrolo
è stato associato al Riso Rosso e, per
completarne l’azione, è stato aggiunto il
Carciofo, da sempre impiegato per le sue
proprietà disintossicanti e in grado di diminuire
la produzione di colesterolo e di trigliceridi.
segnalazioni: YOGA IN RETE
In America si contano oltre 15 milioni di praticanti.
Ma le cifre lo confermano: soprattutto negli ultimi
dieci anni sono in aumento, anche in Italia, le
persone che si dedicano allo yoga per trovare
benessere fisico e psicologico.
Come muoversi allora, fra i moltissimi siti presenti
sul web, per saperne di più?
Un primo passo è consultare la pagina yoga.
it, creata nel 1999 dagli allievi del pioniere
Carlo Patrian, fondatore dell’Istituto Yoga di
Milano nel 1965. Il sito permette di orientarsi
fra le diverse correnti di quella che possiamo
considerare una vera e propria filosofia di vita,
di comprenderne meglio finalità e metodi, di
documentarsi con schede specifiche sulle varie
posizioni, di approfondire temi come il rapporto
fra yoga e alimentazione. A chi, ulteriorlmente,
possiamo rivolgerci per scoprire dove dedicarsi
a questa attività evitando ciarlatani e insegnanti
improvvisati? Qui ci assiste il sito yogaitalia.org, che
offre una mappa delle scuole italiane, con i nomi
dei maestri e i link alle pagine web delle scuole
stesse. Il sito consente anche di documentarsi con
un’ampia collezione di articoli di approfondimento.
La “mappa italiana degli insegnanti” è disponibile
pure su yogajournal.it, che tratta però molti altri
temi e offre, forse, il più convincente ventaglio di
materiale online.
C’è di tutto: dalle informazioni per i principianti ai
consigli per il benessere quotidiano, dalle ricette
vegetariane ai suggerimenti per curare la propria
bellezza con metodi naturali, fino
ai segreti per rendere più appagante la nostra vita
sessuale. Senza tralasciare consigli
di lettura, notizie sugli stage in corso in giro per
l’Italia ed esercizi per i nostri bambini.
17
LA PRESSIONE ALTA È UN RISCHIO.
È un dispositivo medico CE. Leggere attentamente le istruzioni d’uso. Le misurazioni devono essere eseguite nell’ambito del controllo medico. Autorizzazione del 04/08/2011.
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18
Testi a cura di
Stefania Bortolotti, Claudio Buono, Laura Camanzi,
Sergio Meda, Stefano Nobili, Federico Poli
A VOLTE
RITORNANO
PAROLA ALL’INFETTIVOLOGO
Vaiolo a parte
tutto si rifà vivo
G
iusto per capirci, il vaiolo è stato
eradicato nel mondo, cioè eliminato
alla radice, in quanto l’agente eziologico che lo determinava è scomparso in
tutti i continenti grazie a una serie di circostanze favorevoli: in primo luogo la ricerca
ha sviluppato un vaccino vincente, in secondo luogo il basso costo dello stesso vaccino ha consentito di proporre la profilassi
ad ampio spettro. Missione compiuta, per
il vaiolo. Diverso è il caso della poliomielite, eliminata in Italia dagli anni Settanta
(non vi sono più casi clinici di poliomielite, il Paese è polio free) ma malattia ancora
endemica - cioè diffusa, persistente e radicata - in quattro Paesi: Afghanistan, India,
Nigeria e Pakistan. E con ritorni di fiamma:
di recente i focolai di poliomielite si sono
ripresentati in Kazakistan, Russia, Tagikistan e Turkmenistan. Questo ha generato
allerta nella comunità scientifica: «la verità è che non si dovrebbe mai abbassare la
guardia – dice il dottor Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive, parasassitarie e immunomediate dell’Istituto superiore di Sanità – perché diverse
sono le malattie non più presenti in alcuni
territori rispetto all’unica estinta».
20
L’espressione “a volte ritornano” non è
impropria?
Non lo è perché le malattie infettive circolano sul pianeta e oggi ancor più rapidamente, grazie alla facilità degli spostamenti. Appurato che con la globalizzazione
dobbiamo fare i conti, non resta che arrenderci a una realtà ben precisa: le malattie
prendono l’aereo o altri mezzi di trasporto,
spesso veicolate dai molti soggetti che ne
sono portatori sani. È impensabile del resto
ragionare di un mondo sterile, e possiamo
decisamente escludere che tale possa diventare in futuro.
Vediamo allora le malattie che ritornano,
a partire dalla tubercolosi di cui, nei mesi
scorsi, si è fatto gran rumore, per la vicenda del Policlinico Gemelli.
Mi permetta di dire che il caso del Gemelli
non ha presentato le caratteristiche di urgenza e di virulenza con cui se n’è ampiamente parlato. Si è trattato di una vicenda
trattata con molta disinvoltura, dai giornali
e dalle tv, come se si trattasse di un caso di
mala sanità. L’allarmismo, come capita, era
ingiustificato.
Però una smagliatura c’è stata, nella rete
dei controlli.
Diciamo che può capitare. Il mondo medico, non solo in Italia, è meno abituato di
un tempo a occuparsi di Tbc, fenomeno che
va comunque trattato con le dovute cautele.
Stiamo parlando di una malattia oggi poco
comune e la memoria generazionale tende a perdersi. Della tubercolosi si possono
confondere i sintomi, li si può equivocare,
la si può scambiare per uno stato influen-
zale. Soprattutto qualche giovane medico
può tardare a individuarla, e sappiamo che
la diagnosi non tempestiva ne consente la
diffusione. La nostra società, oggi multietnica, propone comunque una maggiore attenzione su questi versanti.
Faccia alcuni esempi, a livello territoriale. Ci sono Paesi esposti a maggior rischio
di Tbc?
Le aree che presentano un maggior rischio
sono l’Africa Subsahariana e quella Centrale, il Sud Est asiatico, l’Est Europa, vale a
dire Romania e i Paesi limitrofi, territori
connotati da quelle che chiamiamo “economie di transizione”, in balia di un - almeno
per il momento - incotrollato progresso.
La Tbc in Italia è perciò un fenomeno
d’importazione?
Con ragionevole approssimazione si può
dire che l’infezione è maggiormente presente nelle comunità straniere nelle quali
il focolaio è inevitabile, in quanto espressione di Paesi poveri, a rischio. Ma questo
senza demonizzarli. È indubbio che i flussi
migratori da aree ad alta endemia tuberco-
lare o addirittura resistenti alla tubercolosi
ne possono agevolare la diffusione. Non dimentichiamo che in molti casi giungono in
Italia persone che della Tbc sono portatrici
sane, non accusano alcun problema salvo
poter diventare infette, in questo agevolate dalle condizioni in cui versano: ambienti poco sani, scarsa igiene e denutrizione
sono fattori che agevolano la malattia.
Come se ne esce?
Sin qui il problema è largamente sotto controllo per il mix che non è avvenuto: c’è
poco scambio fra i Paesi ad alta endemia e
la nostra popolazione che, peraltro, gode di
buona salute e questo ci avvantaggia, rendendoci più resistenti. Va poi detto che a
livello di stranieri noi ci confrontiamo con
soggetti abbastanza giovani, non arrivano
da noi gli anziani e gli immunodepressi che
potrebbero rappresentare un problema.
L’immunodepressione facilita la Tbc?
Le ridotte difese immunitarie sono una porta d’ingresso anche per la tubercolosi. Chi
è sieropositivo all’Hiv presenta maggiori
possibilità di ammalarsi di Tbc e se ragio-
21
niamo di soggetti che provengono dall’Africa Subsahariana o Centrale, l’incidenza dei
casi si fa decisamente importante.
Cosa raccontano le statistiche?
Che la Tbc, ancor oggi presente con alcuni
casi in Italia, annota una diminuzione costante nel numero delle persone infette, nonostante i casi legati agli stranieri presenti
nel Paese siano in leggero aumento.
Veniamo al resto, a morbillo, parotite, varicella.
Sono situazioni che, in presenza di copertura vaccinale adeguata, non dovrebbero
presentare sorprese. Tornano a manifestarsi, con incidenza relativa, in funzione della ritrosia di molti genitori ad affidarsi ai
vaccini, anche perché il mondo medico ha
GIOVANNI REZZA
Un ricercatore
che cI invidiano
Giovanni Rezza, romano, classe 1954,
dopo la laurea in Medicina e Chirurgia
conseguita nel 1978 presso l’Università La
Sapienza di Roma, ha ottenuto due brillanti
specializzazioni, nello stesso ateneo: la prima
in Igiene e Medicina preventiva (1982) la
secondo in Malattie infettive (1986). La sua
carriera di ricercatore è proseguita presso
l’Istituto superiore di Sanità di Roma, dove
è in forza dal 1991 con il ruolo di dirigente
di Ricerca e di direttore del dipartimento
di Malattie infettive, parasassitarie e
immunomediate dal 2009.
22
Esperto di Hiv e infezioni emergenti, Rezza
ha svolto numerose indagini epidemiologiche
in Italia e all’estero. Ha operato per conto
dell’Organizzazione mondiale della Sanità,
della Cooperazione italiana e dell’Unione
europea. Ha inoltre gestito progetti di ricerca
sull’Aids e su altre malattie infettive.
abbassato un po’ la guardia. Ci sono non
pochi atteggiamenti negativi da parte di chi
dovrebbe suggerire i vaccini o, meglio, prescriverli.
La refrattarietà a vaccinarsi si collega a
quanto è accaduto con l’influenza legata al virus H1N1, la pandemia che tale
non era?
L’influenza H1n1 ha indubbiamente generato dei problemi con la pratica vaccinale, anche per difficoltà di comunicazione un po’
in tutto il mondo. Non poco è da imputare
alla rete, a internet, dove sono circolate,
in serie, informazioni negative che hanno
creato psicosi. E la gente non ama vaccinarsi per prevenire qualcosa che non la spaventa, preferisce assumere un farmaco per
contrastare una malattia quando questa è
ben visibile.
Anche la sifilide è tornata in auge oppure
l’allarme è ingiustificato?
Nulla che mi risulti, non parlerei di un ritorno. Le malattie a trasmissione sessuale
hanno un andamento ciclico, legato alle
maggiori aperture o chiusure della società
in termini di liberi comportamenti. Chiaro
che dove non si pratica sesso protetto hanno una maggiore incidenza. Di certo la convinzione che di Aids non si muoia più come
accadeva in passato ha suggerito una serie
di comportamenti disinvolti che a volte si
pagano, ma non mi risulta che ci sia un ritorno importante della sifilide. Nulla che
preoccupi, insomma.
A VOLTE RITORNANO
ZOOM
LA Milano
“irregolare”
si specchia
nel Naga
Dal 1987, anno di fondazione, il Naga si
occupa a Milano e provincia della tutela
sanitaria, legale e sociale gratuita di cittadini
stranieri irregolari e non, di rom e sinti. In
gran parte l’assistenza è di tipo sanitario
(15mila le visite annuali), con oltre 300
tra medici e volontari che vi provvedono.
Non meno di 800 i lavoratori di strada
assistiti dall’unità Cabiria del Naga per la
prevenzione e riduzione del danno (tra queste
le donne sfruttate, costrette a prostituirsi).
Dal 2001, inoltre, i volontari del Centro
Naga Har prestano assistenza legale e sociale
a richiedenti asilo, rifugiati e vittime della
tortura. Nessuno dei volontari percepisce
alcun compenso. Solo quattro i dipendenti del
Naga al quale gli stranieri irregolari arrivano
grazie al passaparola. Sanno quel che vi
succede, si fidano. Il Naga, non ponendosi
in alternativa o in concorrenza con i servizi
sanitari pubblici, si propone di cessare di
esistere nel momento in cui gli organismi
preposti si faranno concretamente carico dei
problemi delle categorie di riferimento. Le
sovvenzioni al Naga provengono da diverse
fonti: 60mila euro dei 300mila complessivi
annuali sono donazioni di privati, regolari
(con Rid in banca) o estemporanee, 40mila
vengono dal 5xmille, 50mila a testa dalla
Fondazione Cariplo e dalla Fondazione Ravasi
che è la proprietaria dello stabile che ospita
gli ambulatori a Milano; 10mila euro dalla
Chiesa Valdese, dai 60 agli 80mila euro sono
frutto di progetti vari, finanziati dall’Onu
per la raccolta dei dati sui rifugiati politici o
dallo stesso ministero della Salute. Per info e
donazioni www.naga.it.
Non guardateli
con sospetto
Gli stranieri irregolari (disinvoltamente noti
come clandestini) non sono un pericolo per
noi, in quanto normalmente godono di buona salute. Ce lo conferma un medico del
Naga
G
uglielmo Meregalli, medico del Naga
di Milano, ci guida nella ricognizione delle malattie tornate d’attualità,
in rapporto agli stranieri (irregolari, non
clandestini) che ben conosce e frequenta
professionalmente. Con una premessa doverosa: «La storia dell’umanità annota, da
sempre, il passaggio delle malattie da un
continente all’altro, la loro trasmigrazione.
Se la vecchia Europa ha importato la peste
e la sifilide, noi abbiamo regalato al mondo
l’influenza e i raffreddori, vale a dire i virus che hanno mietuto milioni di vittime.
Basti, in proposito, ricordare quanto è accaduto in Messico con l’arrivo degli spagnoli:
dopo 10 anni di dominazione dei 50 milioni
di indigeni ne rimanevano solo 5. Lo sterminio fu correttamente imputato sia alle
armi da fuoco sia alle malattie, alle quali le
popolazioni inca erano impreparate».
Veniamo ai giorni nostri.
Le malattie che fanno diretto riferimento
ad alcune categorie di immigrati sono due:
l’Aids, inteso come sieropositività all’Hiv e
la tubercolosi, patologie correlate perché
la Tbc si presenta più frequentemente nei
soggetti immunodepressi. In Europa si stima che l’Aids colpisca una persona su mille, con prospettiva di vita di non meno di
30 anni - una volta si moriva in due, tre
anni - mentre nell’Africa Subsahariana e
quella Centrale, l’incidenza dei soggetti
23
sieropositivi va dal 20 al 30% e la prospettiva di vita è di molto inferiore, perché le
cure sono meno disponibili. Molto dipende dalla provenienza dei migranti, il Nord
Africa è a rischio zero per l’Aids, proprio
per i comportamenti sessuali poco promiscui. Va anche ricordato che le persone
malate non emigrano, mentre siamo spesso abituati a ragionare esclusivamente di
persone disperate. Attenzione, alcune lo
sono, ma non poche hanno un progetto di
vita che intendono sviluppare lontano dalla terra di origine. Sono pieni di energie di
ogni tipo: sicuramente culturali, in qualche
modo anche economiche, pur se li consideriamo poveri, in base ai nostri standard.
Parliamo dei dati relativi alla Tbc, oggi
in Italia
Diciamo che si presentano 7 casi su centomila persone, mentre 20 anni fa erano ben
di più, circa 15. La Tbc in Italia c’è sempre
stata, non è mai stata debellata. L’arrivo di
soggetti che possono essere portatori sani
è frequente: in Russia e Sudamerica ce ne
sono, come del resto in tutto l’Est europeo e
in Centro America. Il dato più preoccupante
è nuovamente quello dell’Africa Subsahariana dove si registrano dai 20 ai 30 casi per
centomila abitanti, ma in alcuni Paesi si può
arrivare a 100 casi su centomila soggetti.
24
Quali le ragioni della recrudescenza di
Tbc nel nostro Paese?
Esiste un rischio potenziale di aumento
della Tbc, a causa dell’immigrazione, sarebbe sciocco negarlo, ma attualmente non
ci sono riscontri, visto che l’incidenza negli italiani è stabile. Il dato che riguarda
gli immigrati riflette le condizioni precarie
di vita, unite alla relativa igiene personale. In ogni caso l’organismo forte non viene
attaccato dalla Tbc, ma il vero problema
sono le diagnosi ritardate. Si può essere
poco infetti ma la convivenza di mesi con
chi ne è portatore facilita la possibilità di
contagio.
Sulle malattie cosiddette tropicali nessun problema?
Non vengono importate perché necessitano
di insetti o parassiti intestinali come veicoli di trasmissione.
È cambiato il panorama di chi, irregolare,
si rivolge a voi?
Certo, sono spariti gli albanesi, tutti regolarizzati o rientrati nel loro Paese. Molti i
romeni, i moldavi, gli ucraini, i filippini.
In numero notevole i centroamericani, così
come i magrebini. Mi riferisco a egiziani,
marocchini e tunisini, ma non sono certo i
giovani che sono andati in piazza in questi
mesi. In ogni caso il numero di immigrati
tende a ridursi perché c’è nuovamente disoccupazione: se nel 2009 a Milano erano
presenti non meno di 40mila irregolari, nel
2010 si è scesi a 30mila.
ZOOM
non ESISTONO
frontiere
I dati più recenti sulla salute degli stranieri
irregolari presenti in Italia vengono dal
Naga, la Onlus che da 25 anni opera a
Milano, grazie a un’indagine comparativa
dell’ottobre 2009 svolta con un gruppo di
10 medici di medicina generale di Monza
nell’ambito della loro attività ambulatoriale,
così come ambulatoriale è l’attività del Naga.
Nell’occasione furono messe a confronto
le patologie riscontrate in 974 stranieri
irregolari (di età non superiore ai 50 anni)
e di 981 pazienti italiani di pari età media.
Paritetiche le situazioni nel comparto
cardiovascolare, genitourinario, ginecologico
e delle malattie metaboliche; minore invece
l’incidenza di patologie respiratorie e
gastroenterologiche negli stranieri; superiore,
al contrario, negli stranieri irregolari, la
frequenza di patologie della pelle e di dolori
articolari.
FOCUS
MALATTIE
DI RITORNO
I
n Italia e in Occidente riaffiorano le antiche paure. Dopo il maxi contagio a Roma
(ospedale Gemelli) e Milano (scuola Da
Vinci), la tubercolosi è tornata ad occupare le prime pagine dei giornali. Ma anche
altre malattie ”dimenticate” hanno varcato
i nostri confini, con gli spostamenti delle
popolazioni, diventati più frequenti che nel
passato. .
TUBERCOLOSI
Nella storia dell’umanità la tubercolosi
(detta anche Tbc o Tisi) è presente fin dai
tempi più remoti (tracce del batterio sono
state scoperte in resti scheletrici risalen-
ti addirittura al 4000 a.C.). Oggi, a livello
mondiale, è la più frequente causa di morte legata a una malattia infettiva cronica e
sta tornando più cattiva di prima, perché il
bacillo che ne è causa (mycobacterium tubercolosis, o bacillo di Koch, dal nome del
medico tedesco che lo scoprì nel 1882) si è
rafforzato e non viene più ucciso dagli antibiotici che 50 anni fa sembravano averlo
debellato. La trasmissione avviene generalmente per via aerea, da persona a persona,
attraverso il contatto delle goccioline di vapore sparse con la tosse o con gli starnuti.
Nel caso di infezione polmonare (la più comune) i sintomi includono dolori al torace,
tosse persistente e persino emottisi (emissione orale di sangue). Ma la malattia può
colpire anche l’intestino, il sistema nervoso
centrale e quello linfatico, l’apparato circolatorio e quello genitourinario, le ossa, le
articolazioni e persino la pelle. Fortunatamente la Tbc non è molto contagiosa (meno
di una persona positiva su dieci svilupperà
la malattia: i primi ad essere colpiti soni
i soggetti più deboli, a causa della malnutrizione, della mancanza di igiene e di un
sistema immunitario depresso). Per diagnosticare l’infezione si ricorre a esami strumentali (radiografia del torace in caso di
tubercolosi polmonare). La terapia prevede
specifici antibiotici (rifampicina e isoniazide, in particolare), spesso associati tra loro
allo scopo di diminuire le possibilità di resistenza da parte dell’agente infettivo.
25
ZOOM
MAPPA DELLE
MALATTIE
Abbiamo cercato di condensare in una sola immagine tutti i principali focolai delle “malattie
di ritorno”. Come potete vedere l’Africa, a parte il bacino mediterraneo, è terra molto fertile
per i virus, insieme a tutto il territorio che va dall’Iraq fino all’India, interessando - spesso
e volentieri - Cina e la parte asiatica dell’Indonesia. L’America meridionale è interessata dai
virus in particolare nei Paesi del nord (il Caribe e parte del Brasile), mentre registra regioni
quasi immuni, tra cui il Cile. L’Europa, ad eccezione dell’Est, America del Nord e Oceania
sono continenti “importatori”: non registrano nuovi focolai, li subiscono.
SIFILIDE
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Ecco una malattia che pensavamo scomparsa
e ormai accantonata tra le righe di una certa letteratura, che invece sta riapparendo in
forma forse più brutale. A dire il vero, l’infezione ha cominciato a ripresentarsi come una
reale minaccia fin dalla rivoluzione culturale del ‘68, quando si iniziarono a superare i
tabù legati alla sessualità. Negli anni a seguire, il turismo sessuale e la scarsa informazione, specie tra i giovani, hanno fatto il resto,
e nell’ultimo decennio la sifilide si è diffusa
a macchia d’olio, destando allarme e preoccupazione tra gli esperti. Oggi si assiste ad
un ritorno della malattia anche a causa della
prostituzione, diffusissima nei grandi centri
metropolitani del nostro Paese.
Conosciuta anche come “lue” (dal greco
“sciolgo”), è una patologia venerea, prevalentemente a trasmissione sessuale, causata da
un batterio: il treponema pallidum. Anche se
nel 60% dei casi è asintomatica, normalmente
si manifesta con un piccolo nodulo indolore, localizzato nel punto in cui è penetrato il
germe (solitamente l’area genitale, ma anche
labbra e lingua), che appare alcune settimane
dopo il contagio e che presto si ulcera (è il
cosiddetto “periodo primario” della sifilide).
Trascorsa qualche settimana, la lesione guarisce da sola, ma la malattia continua. Dopo
un mese o due, infatti, si verificano eruzioni (sifilodermi) in diverse parti del corpo
(“periodo secondario”) che, anche in questo
caso, scompaiono spontaneamente. A questo
punto, però, se non curata, la sifilide passa
nel “periodo terziario”, colpendo organi vitali quali il sistema nervoso, il cuore, i grandi
vasi sanguigni (come l’aorta), il fegato, la pelle. Per fortuna oggi, grazie a test specifici, la
malattia può essere diagnosticata per tempo;
e iniziando le cure precocemente, ossia già
nel periodo primario, gli altri stadi non intervengono. La penicillina e altri antibiotici,
infatti, sono in grado di debellarla completamente.
MALARIA (Paesi a rischio)
TBC
COLERA (Paesi che riportano casi)
SIFILIDE
MALARIA
Questa malattia è oggi una delle principali
emergenze a livello sanitario: basti pensare
che le ultime stime riportano un contagio per
oltre il 40% della popolazione mondiale. Secondo gli esperti, i viaggi in zone poco sicure, senza valutare alcun rischio dal punto di
vista sanitario, e la scelta di mete tropicali,
senza il ricorso a farmaci e vaccini per tutelarsi, hanno contribuito in larga misura alla
diffusione della malaria anche nel mondo
occidentale. Negli ultimi tempi si è assistito
a un ritorno anche nel nostro Paese della malattia, che si riteneva debellata fin dagli anni
Trenta, tanto che si registrano più di mille casi di malaria ogni anno. Questa malattia infettiva causata da parassiti, è dovuta a
protozoi del genere plasmodium, e di norma
viene trasmessa tramite la puntura di alcune
specie di zanzare del genere anopheles, che
precedentemente si sono infettate pungendo
A VOLTE RITORNANO
un soggetto malato. I sintomi che fanno sospettare un contagio vanno dalla comparsa
di brividi intensi, con sensazione di freddo,
agli accessi febbrili periodici, con rapido aumento della temperatura, anche fino a 40°
(che però, dopo qualche ora, si risolve bruscamente) e abbondante sudorazione. Per la
diagnosi, fondamentale è l’esame microscopico dello striscio di sangue, che permette
di accertare la presenza o meno di parassiti
specifici nei globuli rossi del paziente. Riguardo alla terapia, nella maggior parte dei
casi i malati reagiscono positivamente ai più
recenti farmaci specifici, che hanno sostituito la vecchia cura a base di chinino.
COLERA
In Italia, la paura del possibile ritorno di una
nuova epidemia - dopo quella che si diffuse
a Napoli nell’estate del ‘79, provocando una
trentina di morti - non è mai scomparsa del
tutto, e anche in questo terzo millennio va
di pari passo con il mancato smaltimento
dei rifiuti e il deteriorarsi delle condizioni
igieniche nella città partenopea.
Il colera è una malattia infettiva del tratto
intestinale, causata da un batterio (il vibrio
cholerae) che si trasmette tramite l’ingestione di acqua o cibi contaminati da esso,
o anche attraverso il contatto con soggetti infetti. I sintomi caratteristici includono
violenti attacchi di diarrea, con feci sierose, spesso accompagnati da vomito, dolori
addominali e fortissima disidratazione. La
diagnosi viene posta mediante la ricerca
del vibrione nelle feci e del materiale gastrointestinale, mentre il punto chiave del
trattamento è la reidratazione, anche se è
possibile intervenire positivamente sul decorso della malattia associando la somministrazione di antibiotici (i più usati sono la
tetraciclina e la doxiciclina).
27
PATOLOGIE
FREQUENTI
E RIPETITIVE
M
antenersi in buona salute è un’aspirazione di tutti, non solo per allontanare le malattie, ma soprattutto
per vivere bene e più a lungo. Spesso, però
questo desiderio non si realizza complici
alcune patologie che si ripresentano. Liberarsi delle conseguenze, prima con la prevenzione oppure con le cure appropriate,
non è difficile, ma la cosa veramente importante è capire come non ricascarci più:
individuare cioè che cosa ha provocato il
malessere. E poi starne alla larga…
Fastidi brucianti
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Difficoltà digestive, dispepsia, “pirosi”
(sensazione di acidità e bruciore) senso di
gonfiore e reflusso sono tra i disturbi più
lamentati: malesseri con cui tutti si confrontano almeno una volta nella vita. Mangiare
cibi sani e muoversi un po’ aiuta, ma non
basta ad evitarli. Qualche consiglio per prevenire questi fastidi? Evitare pasti troppo
abbondanti, soprattutto di sera. Non coricarsi mai (né afflosciarsi in poltrona) subito
dopo aver mangiato. Svolgere regolarmente
attività fisica. Non indossare abiti o cinture
che stringono troppo la vita. Alzare la rete
del letto dal lato della testa in modo da favorire il deflusso del contenuto dello stomaco
verso l’intestino durante il sonno. Consumare i pasti seduti in un ambiente confortevole e non davanti al computer o leggendo il
giornale. Mangiare lentamente, masticando
bene ogni boccone. Limitare l’uso di bevande gassate o eccitanti, quali tè, caffè e alcolici. Evitare bevande ghiacciate e cibi molto
acidi, salati o piccanti. Se si è sovrappeso,
cercare di dimagrire di qualche chilo.
Il sonno fa bene,
l’insonnia no…
Tanti pensieri nella testa e il sonno non arriva! E così al mattino ci si sente ancora più
stanchi, più pensierosi e perfino più vecchi. Di insonnia - una delle sindromi più
insidiose nel nostro tempo - ne soffre un
italiano su tre. E la percentuale sale al 50%
tra quanti hanno più di 60 anni. Gli specialisti raccomandano due cose: prima di
passare alle medicine, migliorare lo stile di
vita e non usare mai un ipnotico per più di
un mese di seguito. Ecco le regole per una
buona dormita. Coricarsi e alzarsi sempre
alla stessa ora; fare movimento fisico ogni
giorno; non guardare la tv a letto; mangiare
poco la sera; limitare il consumo di caffè,
tè e alcolici; prepararsi al riposo notturno
con attività distensive come la lettura di un
Salute a denti stretti
Se la bocca non si chiude in maniera corretta, anche
per pochi millimetri, possono essere guai. E non solo
nella zona dei denti. Dolori cervicali, alla schiena,
alle giunture, ronzii, difficoltà a leggere, capogiri,
atteggiamenti “ingobbiti”… Questo perché l’occlusione
dentaria è un punto dove si giocano l’equilibrio di
tutto il corpo e la salute delle sue articolazioni. Come
trattare la malocclusione? Se il dentista sospetta che
i problemi derivino da una chiusura sbagliata della
bocca, prescriverà un paradenti notturno soffice,
oppure un dispositivo in plastica rigida da indossare
sui denti superiori o inferiori. Tale dispositivo (bite,
che in inglese significa morso) deve essere fatto
su misura e rifinito molto accuratamente in modo
che, a bocca chiusa, tutti i denti entrino in contatto
contemporaneamente e in una posizione nella quale
i muscoli sono rilassati. Correggendo l’occlusione
dentaria si risolvono infatti tensioni anomale e disturbi
connessi, il bite si può indossare di continuo oppure
soltanto durante la notte.
libro o l’immersione in un bagno caldo; dormire in un stanza buia con pareti di colore
riposante (azzurro tenue o verde); orientare
la testata del letto a nord; scegliere materassi e cuscini di buona qualità; evitare i
sonnellini pomeridiani. E se il sonno tarda ad arrivare? Molto meglio alzarsi e fare
qualcosa. Tornare a fare sogni d’oro non è
un’impresa impossibile.
Attacchi di panico?
Niente panico!
Può accadere a chiunque, improvvisamente. La sensazione è quella di provare un insolito, inspiegabile e non dominabile stato
d’ansia, accompagnato da soffocamento,
palpitazioni e perfino di morte imminente. Si manifesta in occasione di particola-
ri condizioni di stress o di depressione e
si presenta con una sensazione di paura,
vertigine, ronzio, sudorazione profusa e timore di perdere il controllo delle proprie
azioni. L’attacco di panico (Dap) colpisce
più le donne che gli uomini e compare tra i
15 e i 30 anni. La fascia d’età che ne soffre
di più è quella tra i 25 e i 44 anni. Nemmeno i bambini sono risparmiati: sembra
che l’episodio si verifichi nei primi 10 anni
di vita, spesso legato al desiderio di evitare
la scuola. Farmaci e psicoterapia, insieme,
danno buoni risultati nel 40% dei casi. Per
un altro 40% si arriva a un miglioramento
che consente stili di vita molto vicini alla
normalità. Solo il 20% dei malati non arriva a risolvere il problema per la particolare
gravità del Dap, per il ritardo con cui sono
iniziate le terapie oppure per individuali
complicanze.
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Quando l’irritazione
colpisce intimamente
Quasi una donna su due ne è colpita, almeno una volta all’anno. Prurito, bruciore,
difficoltà nella minzione, dolore durante i
rapporti sessuali e fastidiose perdite maleodoranti. Sono questi i sintomi più ricorrenti segnalati dalle donne affette da disturbi
vaginali. Le forme più comuni? Le vaginosi
batteriche, scatenate da batteri presenti in
vagina o nell’intestino; la candidosi, provocata da un fungo di solito sulla pelle o sotto
le unghie; la clamidia, un’infezione diffusa
che, se trascurata, può portare conseguenze serie, fino all’infertilità; il trichomonas
che si contrae per via sessuale e può essere trasmesso dalla mamma al feto. Qualche
regola? Lavarsi un paio di volte al giorno
con un detergente specifico. Curare l’igiene
intima con particolare attenzione soprattutto durante le mestruazioni. Non indossare biancheria intima sintetica. Seguire
un’alimentazione corretta, ricca di fibre
che favoriscono l’attività dell’intestino. Sottoporsi almeno una volta all’anno ad una
visita ginecologica ed effettuare il Pap-test
periodicamente.
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dischi intervertebrali non vengono irrorati
dal sangue e dunque non possono smaltire
le scorie accumulate nei tessuti locali. La
prevenzione? Un minimo di attività sportiva come il nuoto, la ginnastica. Senza dimenticare lo stretching - aiuta ad allungare
i muscoli e a rafforzare l’apparato che fa da
sostegno alla colonna vertebrale - e lo yoga,
ideale per allentare le tensione dei muscoli.
Per non avere
la schiena a pezzi
UNA STORIA
Il mal di schiena colpisce, almeno una volta
nella vita, quattro persone su cinque. Solo
nel 60% dei casi, però, il mal di schiena è
provocato da patologie organiche (come
scoliosi o ernia del disco), per il resto molto dipende da noi, dalla vita sedentaria o
da attività sportive praticate in modo scorretto. A soffrirne di più, contrariamente a
quanto si pensi, non sono gli anziani, ma
i giovani e gli adulti, a cominciare dai 29
anni e sino ai 55. Le colpe? Un po’ le attività sportive praticate in modo scorretto o
eccessivo, un po’ la vita sedentaria che costringe la colonna vertebrale a una postura
lungamente obbligata. Situazione in cui i
Il termine “prostatite” indica uno stato di
infiammazione che può avere cause e quadri
clinici diversi. Può colpire anche i più
giovani e con l’avanzare dell’età i disturbi
alla prostata diventano comunissimi.
Controlli regolari permettono di
diagnosticare per tempo tutte le alterazioni
di questa ghiandola. La più subdola delle
prostatiti è quella abatterica (o dolore
pelvico cronico). Si riscontra in individui tra
i 25 e i 35 anni, si manifesta con forti dolori
perineali e viene curata con antinfiammatori
o antispatici.
TUTTA MASCHILE
A VOLTE RITORNANO
PAROLA AL MEDICO
MEDICAMENTI
VINTAGE
L
e cure vintage sono quelle senza tempo in quanto da sempre alcune terapie e medicamenti sono sulla cresta
dell’onda. Alcuni esempi: l’acido acetilsalicilico (più di cent’anni), le ottuagenarie
penicilline o alcuni farmaci e metodiche
all’interno delle terapie termali che si perdono nella notte dei tempi. Per non parlare
dei ricostituenti. E vogliamo dimenticare le
vaccinazioni? E l’agopuntura?
acido acetilsalicilico
È il 1897 quando il tedesco Felix Hoffmann
sviluppa un prodotto derivato da una pianta, il salice, per curare il banale mal di testa. Ma il salice si usa già quattro secoli
prima della nascita di Cristo per curare i
dolori da parto ed è (nientemeno) che Ippocrate a proporlo, anche per la febbre. E
nella seconda metà del diciottesimo secolo
si utilizza l’acido acetilsalicilico (da questo momento Asa) per la febbre reumatica.
Si giunge poi a una quarantina di anni fa
quando si scopre che l’Asa blocca alcuni
composti naturali, chiamati prostaglandine, coinvolti nella cosiddetta “cascata
dell’infiammazione e del dolore”. Questa
scoperta vale il premio Nobel nel 1982
all’inglese John Vale. Dal 1988, inoltre, l’acido acetilsalicilico è considerato salvavita
per la prevenzione degli eventi cardiovascolari acuti (infarti del miocardio) e cerebrovascolari (ictus cerebri). Si sviluppano
in seguito anche ricerche sulla prevenzione di vari tipi di tumore maligno. A tutt’oggi l’Asa è il prodotto più conosciuto e utilizzato nel mondo. Che dire? Salvo soggetti
allergici e con problemi di stomaco, l’Asa è
nelle case di tutti e il suo utilizzo è a 360°:
dolori, febbre, infiammazioni.
penicillinA
Passiamo a un altro caposaldo della farmacologia, molto più giovane rispetto all’Asa
in quanto a scoperta, ma capace comunque
di rivoluzionare la storia della medicina.
Nel 1928 lo scozzese Alexander Fleming
scopre una muffa che inibisce la crescita
dei batteri: la penicillina. Per tale scoperta è insignito del Premio Nobel nel 1945.
La penicillina, come detto, ha cambiato il
mondo e da alcuni decenni esistono dei derivati, disponibili anche per via orale. Ora,
di contro, si assiste anche a un abuso di
questi farmaci talvolta assunti a sproposito
senza una reale necessità terapeutica. Ecco
spiegato il fenomeno dell’aumento delle
resistenze agli antibiotici. In ogni caso la
penicillina ha effettivamente aumentato la
31
ZOOM
qualità e le aspettative di vita, abbattendo
drammaticamente infezioni che oggi non
prendiamo nemmeno più in considerazione, vista la presenza di un agente che le debella in breve tempo.
cure termali
Come dimenticare il detto “passare le acque” riguardo le cure termali a base di
fanghi, inalazioni e idropinoterapia (bere
l’acqua)? Il fenomeno termale, come noto,
nasce nella Grecia antica, per poi svilupparsi successivamente a Roma ove si contavano fino a 800 stabilimenti termali pubblici.
Nei secoli successivi perdura la flessione o addirittura la scomparsa - del termalismo
fino all’epoca d’oro, a cavallo del XIX e XX
secolo, che vede lo sviluppo delle stazioni
in Italia e in Europa e il cosiddetto turismo
termale d’élite. La medicina termale, dopo
la crisi delle due guerre mondiali, vede poi
in Italia il periodo del “termalismo sociale”
(un forte sviluppo e sovradimensionamento
del mercato con apertura di tantissimi centri nella penisola). Attualmente l’approccio
alle cure termali è parte di un percorso che
guarda al benessere (wellness) del paziente nella visione completa (olistica) che gli è
dovuta.
Ricostituenti
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Olio di fegato di merluzzo (ricco di vitamina A, D e omega 3) e vitamine sono stati
il baluardo di bambini, studenti, anziani e
dei cosiddetti “convalescenti”. Oggi forse
la richiesta al medico: «Mi sento stanco, mi
dà un ricostituente?» è minore, ma talvolta capita. In commercio esistono moltissimi tipi di ricostituenti: di alcuni di questi
non è sempre chiarissimo il meccanismo
biochimico: l’effetto antiastenico (antistanchezza) avviene sul metabolismo o forse in
ambito più psicologico? È innegabile che le
vitamine servano invece in casi di caren-
Le fumigazioni
Nello studio del medico di famiglia molto
frequentemente si incontrano disturbi
che riguardano le alte vie respiratorie.
Spesso non è necessaria alcuna terapia
se non qualche blando antinfiammatorio.
Per chi non si vuole riempire di prodotti
“chimici”, le fumigazioni sono sempre utili.
Di memoria termale (vapori, humages) le
fumigazioni sono di utilizzo casalingo e non
hanno in pratica controindicazioni. Servono
a umidificare la mucosa delle alte vie
respiratorie nel caso di riniti o faringiti virali
di lieve entità. Basta poco: un “pentolino”
di acqua bollente, un cucchiaio di sale
o bicarbonato da aggiungere all’acqua,
un asciugamano e si respirano i vapori.
Semplice, no?
za (a proposito: nel 1906 l’inglese Frederick
Gowland Hopkins propone che la mancanza di vitamina C e D sia la causa di scorbuto e rachitismo), quadri che oggi non sono
così frequenti come invece l’utilizzo di polivitaminici e integratori ci farebbe pensare. Gli integratori appunto: come dice il termine, integrano, in altre parole immettono
nell’organismo elementi come i sali minerali e altre sostanze, di cui il soggetto è carente. Le soluzioni saline possono essere
utili dopo sforzi, attività sportiva intensa,
perdita di liquidi da sudorazione eccessiva
(ad esempio per aumento della temperatura): in ogni caso devono essere usati bene.
Molto spesso, comunque, una semplice
spremuta d’arancia è utile ed è anche più
naturale.
Vaccinazioni
Dal 1796, quando Edward Jenner effettua la
prima contro il vaiolo, le vaccinazioni contro batteri e virus sono all’ordine del giorno
A VOLTE RITORNANO
e nel nostro Paese sono obbligatorie nell’infanzia. Non dimentichiamo le principali
contro morbillo, pertosse, difterite, epatite
B. Di recente per le ragazze quella contro
l’Hpv. E come dimenticare le campagne autunnali per la vaccinazione antinfluenzale,
gratuita di norma per la popolazione anziana e raccomandata anche ad adulti e bambini a rischio.
Raggi X
Anche qui non si tratta di terapia ma di
diagnostica. Nel 1895 il tedesco Wilhelm
Roentgen scopre i Raggi X. Una pietra fondamentale e indispensabile per la medicina, la diagnosi di malattie e la loro cura. La
radiografia entra nella routine medica quotidiana sia ospedaliera che ambulatoriale.
La sua evoluzione, la Tac (Tomografia assiale computerizzata), sfrutta i raggi X per
fornire immagini più approfondite.
Agopuntura
È una metodica che ha più di 5000 anni ed è
entrata a pieno nella pratica della medicina
occidentale negli ultimi decenni. Gli effetti
sono il riequilibrio energetico, la diminuzione del dolore come nelle cervico-dorso-lombalgie, dell’ansia, dello stress, dell’insonnia,
eccetera. A oggi il paziente si approccia all’agopuntura perché terapia “dolce”, perché il
soggetto è visto a 360° e perché non si usano
farmaci (che possono produrre effetti collaterali). Una metodica molto antica e, nello
stesso tempo, moderna.
ZOOM
Stetoscopio
Non è ovviamente una terapia ma è uno
strumento medico che è stato inventato
dal francese René Laennec nel 1816. È
lo strumento che ogni medico utilizza,
perfezionato nel tempo nel fonendoscopio,
per auscultare cuore e polmoni. Oggi esistono
anche modelli elettronici e interpretativi. Uno
strumento di cui è impossibile fare a meno.
33
sa. Idem il tempo: è un qualcosa di inafferrabile che viene usato in modi diversi. Può
essere un metodo di controllo sociale, di controllo dell’esperienza umana, di legittimazione del potere (pensiamo alla genealogia delle
casate nobiliari). È difficile, mi auguro si comprenda, contrapporre diversi modelli di tempo e attribuirli a società con la Storia e società
senza Storia.
PAROLA ALL’ANTROPOLOGO
IN REALTà È
TUTTO NUOVO
T
utto è ciclico, tutto torna? A quanto
pare no nell’esperienza e analisi
del professor Roberto Malighetti,
Professore straordinario di Antropologia
culturale e sociale presso l’Università degli
Studi di Milano “Bicocca”, Facoltà di Scienze
della Formazione.
34
Eppure le mode, le tendenze, gli stili, le malattie, le guerre sembrano dire il contrario.
È una visione, la nostra, dettata dalla società attuale - che è in grado di archiviare e
memorizzare come nessuna precedente - o
l’uomo si è sempre guardato indietro?
Il presupposto da cui io parto è che “memoria” e “tempo” sono costruzioni, non sono
realtà oggettive. In questo senso differenti
gruppi, per interessi comuni, costruiscono
tempi e memorie con funzioni e obiettivi
particolari. La memoria è infatti selezione: il
presente costruisce il passato, non vicever-
In che senso, scusi, società con Storia e
senza Storia?
L’antropologia è uno studio, uno sguardo
moderno verso ciò che non è moderno. Una
forma razionale per studiare le culture degli
altri. Mai però la propria, perché basata su
modelli assoluti, puri, autentici. Quindi noi
applichiamo la nostra memoria a popolazioni contaminate da noi europei e le congeliamo sul cosiddetto “eterno presente”: dal nostro punto di vista la loro Storia inizia con il
nostro arrivo. Eppure queste società hanno
una memoria (gli antenati, ad esempio) e un
tempo (quello cosmologico magari).
Cosa regola il nostro tempo, inteso come
“tempo occidentale”?
Noi siamo una “società nel tempo”, applichiamo la nostra memoria e la nostra prospettiva
a tutto. In ambito sociale e politico noi abbiamo imposto l’evoluzionismo, il Darwinismo,
chiamandolo progresso. In fondo una legittimazione del dominio europeo e delle sue
pretese di conquista secondo il principio della civilizzazione di chi si trova più indietro.
Il che significa un unico modello evolutivo
per tutte le società del mondo.
Esatto. Pensiamo solo al termine e al concetto di primitivo: come si fa a dire a un
contemporaneo che “è venuto prima”? Perché lo consideriamo un rappresentante di
un nostro stadio evolutivo precedente. Perché valutiamo una sola forma di evoluzionismo che tralascia differenze geografiche,
sociali, di tempo. Boscimani e eschimesi
sono allo stesso livello, inteso come sviluppo. È un proclama ideologico che ora va
A VOLTE RITORNANO
stretto ma, in epoca vittoriana, è stato un
grande passo avanti: prima ad alcune comunità era negata perfino l’appartenenza
al genere umano.
Ma non abbiamo tempi diversi, all’interno della stessa società?
Certamente, ne abbiamo di progressivi (gli
anni) e di ciclici (calendari, stagioni, giorno
notte), ma anche forme di tempo personalissime con cui cerchiamo di avere potere
sul futuro: scaramanzie, ritualità, la stessa
religione. Forme di tranquillità che celano
meccanismi per manipolare il tempo, renderlo più favorevole.
Quindi noi guardiamo al futuro o al passato?
È questo il punto: attraverso memoria e
tempo il passato è facilmente manipolabile. Il futuro, invece, no. E non lo sarà mai.
Ma noi ci proviamo lo stesso perché, come
dice una mia collega americana della nostra professione, «cerchiamo di dare un
senso a un mondo che non ne ha» usando
ogni strumento a disposizione.
Perché, per fare chiarezza, siamo affascinati - a turno - dagli anni Settanta, poi
dagli anni Trenta, poi da pratiche medievali e via dicendo. Questo è innegabile,
non trova?
Le rispondo con una domanda: chi determina le mode? Sono un fatto naturale o
indotto? E poi, vogliamo valutare l’eterno
ritorno di alcuni modelli o vedere come
quei modelli si semplificano e vengono
riprodotti? Perché i pantaloni a zampa di
elefante, per fare un esempio banale, sono
usati in altro modo, con diversi significati:
non c’è più la politica, la differenziazione
sociale, non sono più usati con l’eskimo,
eccetera.
Azzardiamo: sono nuove cose?
Esatto. E sono due le strade: o è frutto del
caso (la concomitanza) o qualcuno ha creato i presupposti e ha indotto il fenomeno.
Passando al tema del dossier, A volte ritornano, può spiegarci qual è il rapporto dell’uomo con la malattia, soprattutto
quella che si ripropone?
La malattia è una categoria cui noi associamo dei comportamenti e delle reazioni. Ci
sono società in cui, per certi sintomi, si è
considerati malati e altre, al contrario, che
danno una visione diversa del fenomeno
patologico. La malattia non è una realtà oggettiva, è una rappresentazione di stato costruita. E se la pensiamo a livello biologico
possiamo limitarci a un’analisi. Se, invece, ci
immergiamo nella retorica del ritorno delle
malattie scomparse - soprattutto per via dei
flussi migratori - mi viene subito in mente
l’esempio della peste. La peste è una malattia
sociale, politica, causata dalle crociate. Senza la guerra non ci sarebbe il contagio. Quindi non riguarda solo l’organismo, bensì tutti
gli altri aspetti che condizionano la nostra
esistenza. Ritorniamo al discorso precedente: una malattia è scomparsa, ma da dove?
E ancora, ritorna in termini identici o è una
nuova malattia, un nuovo ceppo? O siamo
noi che vogliamo controllarle, alla pari del
destino, e per farlo usiamo categorie che già
abbiamo perché non vogliamo cambiare il
nostro modello teorico? La medicina, anche
grazie all’antropologia medica, sta studiando un cambiamento dei modelli. Sta uscendo
dall’isolamento organico/biologico - ovvero
l’esclusivo studio degli effetti sull’uomo per abbracciare teorie politiche, relazionali
e culturali. E scoprire così l’impatto emotivo
sull’uomo e gli effetti sociali della malattia.
Perché il mondo è molto più complesso di
quanto - fino ad ora - abbiamo inteso.
In chiusura, può farci un esempio di questa complessità che sta cambiando l’approccio dell’universo scientifico?
Dato che ne abbiamo parlato a lungo: il tempo.
Si studia molto seriamente la sua fluttuazione/
contrazione/dilatazione a seconda degli stadi,
della gravità. Come pensare, nel 2012 a un
tempo oggettivo, slegato dallo spazio, come si
è invece pensato sempre nel passato?
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impegnate - a vario titolo - in
progetti alternativi per la gestione del territorio, dei rifiuti,
della mobilità e più in generale promotrici di nuovi stili di
vita o di un’impronta ecologica della macchina comunale.
Una rete nella rete che evidenzia le attività dei comuni,
ne promuove l’operato, distribuisce premi (il “5 stelle” è
arrivato alla quinta edizione,
vinta nel 2011 da Castellarano, in provincia di Reggio
Emilia), fa informazione, organizza convegni e feste.
Al momento sono poco più
di una cinquantina i comuni iscritti, ma aumentano di
mese in mese. Mancano,
com’è ovvio in questa fase, i
grandi centri metropolitani la
cui macchina amministrativa, burocratica e legislativa è
meno snella e non permette
facili “virtuosismi”. Di seguito
vi segnaliamo alcuni esempi
raccolti in rete.
Capannori
a rifiuti zero
Comune in provincia di Lucca, Capannori ha 45mila abitanti suddivisi in 40 frazioni e
una percentuale di raccolta
differenziata pari all’82%.
Questo risultato è possibile
grazie a una raccolta porta
a porta capillare e a progetti
di distributori di acqua, latte
e detersivi sul territorio per
evitare imballaggi, contenitori
in plastica e incrementare il
riciclo del vetro.
L’obiettivo della cittadina toscana è arrivare al 100% di
rifiuti riciclati entro il 2020.
Riccione
a pedali
Anche qui entro il 2020, ma
non si parla di rifiuti, bensì di
incremento del traffico ciclo
e pedonale che secondo gli
amministratori, dovrà passare dall’attuale 8 al 20%.
Come fare lo spiega il vicesindaco Lanfranco Francolini
che presiede il tavolo tecnico
del Gruppo mobilità attiva:
«Oltre a puntare sul benessere fisico, sul decremento
degli incidenti e dello smog
nell’aria, vogliamo pubblicizzare la bicicletta come il
mezzo più veloce e migliore
per spostarsi in città. È infatti
scientificamente provato che
sulla distanza dei 3 km la
bici batte sia l’automobile, sia
l’autobus pubblico. Per questo abbiamo pubblicato mappe con i tempi di percorrenza
dei più frequenti spostamenti
cittadini».
Napoli
Nonostante sia tristemente
famosa per il problema rifiuti, nel capoluogo campano è
nata l’iniziativa “Ricomincio
da te” (parafrasando il film
del grande Troisi) nata per
informare i cittadini sulla pericolosità dell’olio utilizzato
in cucina, nelle fritture (ma
anche quello all’interno delle
scatolette del tonno) perché
è difficile da smaltire, distrugge l’equilibrio di alcuni
ecosistemi, rovina gli impianti
fognari e, disperso nell’acqua
ne impedisce l’ossigenazione. Per agevolare lo smaltimento “Ricomincio da te”
propone il ritiro direttamente
a casa, porta a porta. Basta
iscriversi su facebook, all’indirizzo http://www.facebook.
com/events/27731199463.
ACCORDO
STORICO
Che il mercato dell’auto elettrica sia
destinato a crescere in maniera sensibile
nei prossimi anni è sempre più probabile
anche grazie a un importante accordo
sottoscritto da alcune delle più importanti
case automobilistiche al mondo. Sette
grandi produttori di auto (Audi, Bmw,
Daimler, Ford, General Motors, Porsche e
Volkswagen) hanno infatti approvato uno
standard comune per la ricarica dei veicoli
elettrici. Il sistema attuato uniforma
in un unico connettore tutte le diverse
configurazioni di ricarica delle auto e le
stazioni di rifornimento; questo varrà sia
in Europa che negli Stati Uniti, agevolando
la pianificazione delle infrastrutture
future; inoltre, l’adozione di un protocollo
di comunicazione comune, permetterà
l’integrazione dei veicoli elettrici
nelle smart grid (reti di software che
permettono l’ottimizzazione di un sistema
energetico, evitandone gli sprechi)
37
le novità sulla neve
di Enrico Maria Corno
PISTE
38
La grande novità della stagione sta nel nuovo collegamento tra Pinzolo e Madonna
di Campiglio, realizzato dopo
anni di attesa e speranze degli appassionati. Una nuova
telecabina collegherà le località Patascoss a Madonna
di Campiglio e Puza dai Fò
a Pinzolo passando per due
stazioni intermedie. Altrettante piste le allacceranno
allargando il domaine skiable
a 150 km di tracciati tra Pinzolo, Madonna di Campiglio,
Folgarida e Marilleva. Un altro nuovo collegamento è stato inaugurato in Alto Adige, a
Maranza, poco oltre Bressanone in Val Pusteria, tra il
Gitschberg e la Jochtal (44
km di piste). Anche la formidabile ski-area di Plan de
Corones ha una nuova telecabina, con partenza proprio
davanti alla stazione ferroviaria di Perca.
esempio si risparmia tenendo
gli sci in auto senza usare la
skiraum, oppure preferendo
al mattino un semplice caffè
alla pantagruelica colazione
tedesca.
ACCOGLIENZA
PREZZI
La vera novità della stagione?
Un hotel in Val Gardena dove
il prezzo viene deciso dal
cliente! Si risparmia anche
così nel primo Smart Hotel
d’Italia, il Saslong di Santa
Cristina (Tel 0471.774444,
www.saslong.eu) dove le tariffe sono modulabili: la “formula del conto” parte da un
prezzo base - 70 euro la doppia a notte in altissima stagione - per poi salire in base ai
servizi che si richiedono. Ad
Di solito per risparmiare sulla
neve si preferiscono località
meno suggestive o periodi
di permanenza meno lunghi.
Per colpa del franco troppo
forte nel cambio con l’euro,
tutte le montagne svizzere non proprio messe male in
quanto a panorami - hanno
abbassato parecchio i prezzi per invogliare lo sciatore
italiano. Ad esempio nel Vallese, il cantone sul confine
con Lombardia e Piemonte,
muoversi
sci per dilettanti travestiti ndr)
comprende 3 notti in appartamento tre stelle tutto compreso a 79 euro (dal 17 al 24
dicembre, dal 15 gennaio al
4 febbraio e dal 3 al 31 marzo - www.svizzera.it).
E se la Val di Fiemme rimane sempre il posto più economico di tutte le Dolomiti (il
pacchetto “Star Bene nella
Natura” parte da 290 euro a
persona a settimana in mezza pensione), da quest’anno
per risparmiare si può anche
navigare su www.scigratis.it
dove vengono raccolte e prodotte le migliori offerte low
cost in circolazione.
ATTREZZATURA
a Leukerbad (sede di piste
meravigliose e delle Terme
più grandi delle Alpi) si celebrano i 40 anni dall’apertura
della famosa funivia, sciando a 40 franchi svizzeri (32
euro) anziché a 55. E per chi
soggiorna almeno tre giorni
(www.leukerbad.ch), tutti gli
skipass sono gratuiti! A Rosswald, un piccolo gioiello di
poche case interdetto all’uso delle auto e direttamente
sulle piste, a soli 10 km dal
confine del Gottardo (cioè a
2 ore da Milano), 7 notti in
baita con skipass settimanale, cena fondue ed escursione notturna accompagnata
costano solo 286 euro dal 7
al 28 gennaio e dal 3 marzo al 7 aprile (www.vallese.
ch). Non lontano da qui, a
Belalp, il pacchetto “Forfait
delle streghe” (che prende il
nome da una celebre gara di
Tornano di moda gli sci lunghi e larghissimi, in base alla
richiesta di fuoripista che caratterizza questa stagione.
Però la novità tecnologica sta
nella nuova maschera da sci
“Veloce” di Briko che consente di vedere in tempo reale velocità, distanza, altitudine, cronometro e tante altre
informazioni grazie a un sistema GPS integrato all’interno. Con un leggero sguardo
verso il basso, la maschera ci
informa sulla nostra andatura, proprio come il cruscotto di una automobile (www.
briko.com).
La tecnologia brevettata
Omni-Heat Electric, invece,
applicata su guanti da sci,
scarponcini e giacche del
brand americano Columbia
(vedi foto in alto), permette di
riscaldare i capi grazie a una
mini-resistenza alimentata da
una batteria elettrica e mes-
sa in funzione da un piccolo
pulsante. È perfetta per chi
patisce particolarmente il
freddo (www.columbia.com).
Infine uno sguardo ai nuovi
scarponi da sci Fischer RC4
Vacuum, i primi al mondo a
modellarsi attorno al piede
del proprietario grazie a innovativi gel e strati di materiali compositi (www.fischersports.com).
39
IN ACQUA
FIN DA PICCOLI
di Laura Camanzi
in collaborazione con Monica Glionna, Istruttrice di acquaticità
I
corsi di acquaticità 0-3
anni hanno come obiettivo quello di rendere familiare
l’acqua al bambino attraverso
il gioco, in piena libertà, senza regole o costrizioni. Non
insegnano necessariamente
a nuotare: permettono alle
mamme, ai papà e ai loro
piccoli di conoscersi meglio
in un ambiente nuovo e stimolante. Ne abbiamo parlato
con Monica Glionna, istruttrice di acquaticità neonatale
presso le Terme di Premia
(Verbania).
40
Quando si possono iniziare i
corsi di acquaticità?
Se stiamo ai tempi delle piscine, dai 3-4 mesi in avanti,
dopo la prima vaccinazione.
Se si sta ai tempi del bambino, da quando è caduto il
cordone ombelicale. A casa,
se è possibile, è bene lavarsi
con il proprio bambino nella
vasca da bagno, sia per stimolare le sensazioni positive
che nascono dal contatto
pelle a pelle, sia per mantenere una sorta di continuità con le condizioni di vita
intrauterina. Dopo il quarto
mese i bimbi iniziano a vedere meglio e percepire con
più chiarezza l’ambiente che
li circonda e vivono l’attività
in acqua come un’esperien-
za sensoriale, ludica che stimola il senso di gruppo e la
socializzazione.
Con questi corsi i bambini
diventeranno dei piccoli nuotatori?
Questo è uno dei miti da sfatare. I genitori arrivano di solito con false aspettative, spesso dopo aver visto filmati in tv
o in internet di bambini piccolissimi che nuotano da soli,
e il più delle volte rimangono
delusi dalle prime reazioni dei
propri figli in acqua. Quelle
immagini sono il risultato di
un periodo di lavoro in vasca
che non è standard per tutti
i bambini. I processi di apprendimento possono essere
lunghi. Ciò che si propone
l’acquaticità è propedeutico
all’apprendimento del nuoto
e a un rapporto più disinvolto
e autonomo con l’acqua. Anche perché alla prima immersione ogni bambino reagisce
in maniera diversa: alcuni si
bloccano, altri reagiscono
con gioia, altri ancora piangono e hanno bisogno di essere
coccolati e rassicurati.
Le mamme e i papà come si
devono comportare?
Devono assecondare i tempi
del proprio figlio. Ogni bambino ha i propri ritmi e le proprie
esigenze, che vanno rispettate e sostenute ai fini di una
buona riuscita dell’ambientamento. È importante non far
prevalere l’ansia da prestazione del genitore ed evitare
i confronti con gli altri bambini. Non bisogna avere fretta:
gli esercizi vanno ripetuti più
volte in modo che il bambino possa assimilarli, perché
la ripetizione dà sicurezza. Il
genitore in acqua deve essere
rilassato e trasmettere tranquillità: la mano di sostegno
che accompagna sempre il
bambino permette di sentire
le sensazioni e di conseguenza anche le tensioni muscolari se ci sono. Una mamma
e un papà sereni aiutano il
bambino a essere più sicuro
e avere un buon rapporto con
per chi ha figli
rato muscolo-scheletrico; dal
punto di vista psicologico si
rafforza la relazione con il genitore e si accresce la fiducia
in se stessi.
l’acqua. Inoltre è bene incoraggiare ed elogiare il proprio bambino quando riesce
a compiere un passo avanti,
e continuare a farlo anche
quando sembra non riuscirci.
In questo modo lo si aiuterà
ad acquisire sicurezza nelle
proprie capacità. Trasformare
in gioco poi un momento di
spavento, come una possibile
“bevuta”, è il modo migliore
per non traumatizzarlo.
E allora qual è l’obiettivo di
questi corsi?
Non si insegna niente di nuovo, perché tutto quello che si
fa nell’acquaticità i bambini
lo sanno già fare. Si insegna
però ai genitori a trovare un
modo diverso di relazionarsi con il proprio bambino, a
prendere fiducia nelle sue
capacità. Si regala un’ora di
gioco in un ambiente stimolante come l’acqua, un’ora
di contatto pelle a pelle non
solo con la mamma, ma anche con i papà, che sempre
più spesso si ritagliano questo momento tutto per loro. Il
corso di acquaticità è e deve
essere innanzitutto un’esperienza ludica. Che poi ne
seguano anche risvolti formativi è una diretta e piacevole
conseguenza, ma il motivo
di fondo, che non bisogna
mai dimenticare, è che per
il bambino deve rimanere un
momento di gioco. I vantaggi sono notevoli: dal punto
di vista fisico si rafforzano il
sistema cardio-circolatorio,
quello respiratorio e l’appa-
Ridimensionate le aspettative, messi da parte confronti
e ansie da prestazione, cosa
possono fare i neo genitori per far star bene i propri
bambini in acqua?
Essere esigenti, sia sulla
competenza degli istruttori
che sulle condizioni igieniche
delle piscine. I neonati hanno una pelle molto delicata
e sensibile e possono essere
soggetti più di altri a infezioni
cutanee. Inoltre bisogna fare
attenzione affinché non prendano freddo quando escono dall’acqua e ricordarsi di
asciugare sempre molto bene
l’interno delle orecchie. La
temperatura dell’acqua poi è
molto importante. Fino ai tre
mesi il bambino non dovrebbe essere immerso in acqua
con temperatura inferiore ai
33°. Dai sei mesi in avanti i
bambini sono in grado di sopportare anche temperature
leggermente inferiori, ma non
meno di 30°. In questo caso
l’acqua termale della piscina
dove insegno gioca un ruolo
molto importante, non solo
perché naturalmente calda
(tra i 34° e i 35°), ma anche
per la sua composizione.
È un’acqua solfato-calcica,
particolarmente adatta per
la cura delle infiammazioni
croniche delle prime vie aeree, che aiuta a fluidificare e
a espellere le secrezioni, così
frequenti nei bambini piccoli.
41
QUANTE ZAMPE
COIFFEUR A QUATTRO ZAMPE
di Laura Camanzi
in collaborazione con Debora Belli, “Dog in the city” - Milano
Quando si parla del binomio acqua e cani il dubbio è
sempre lo stesso: lavarlo sì,
ma ogni quanto?
In linea di massima mi sento
di rispondere a questa domanda dicendo una volta al
mese, ma i casi e le eccezioni sono tanti. Il mio consiglio
è di usare il buon senso. La
frequenza dei lavaggi dipende da molte cose: dalla razza
del cane, dalla taglia, dal tipo
di pelo, dalla cura che ne ha
il proprietario. Un cane piccolo a pelo lungo si sporcherà molto di più di uno a pelo
corto, tanto più in una città
inquinata come Milano, ma
un cane a pelo corto abituato
a correre e rotolarsi nel fango non sarà certo da meno.
Così come un animale che
non viene adeguatamente e
costantemente accudito dal
suo proprietario avrà maggiore necessità di essere lavato di uno che invece viene
spazzolato regolarmente e a
cui vengono pulite ogni giorno le zampette.
42
Ha accennato allo smog delle nostre città, è così deleterio, oltre che per i nostri polmoni, anche per il mantello
dei nostri amici a quattro
zampe?
Sì, basta vedere come si
sporcano le carrozzerie delle
auto in strada. I cani, siano
Bassotti o San Bernardo,
sono comunque all’altezza
dei tubi di scappamento delle macchine e quindi a stretto contatto con le polveri sottili, che non solo sporcano,
ma seccano anche il pelo e
la cute.
Quindi lavarli spesso, soprattutto in città, diventa necessario, ma non sempre questo
ai cani fa piacere…
La soluzione è abituarli fin da
cuccioli in maniera dolce: si
possono dare due-tre spazzolate e poi un bocconcino, in
modo da gratificare l’animale
e fargli capire che la toelettatura è un’operazione necessaria, ma anche piacevole. Noi
coccoliamo molto gli animali
quando li laviamo, perché ci
rendiamo conto che spesso
per loro stare fermi a farsi
spazzolare è una forzatura, e
cerchiamo in qualche modo
di ripagare la loro pazienza.
E dei lavaggi self service che
si stanno diffondendo che ne
pensa?
Credo siano una buona soluzione per chi ha cani a pelo
corto relativamente facili da
lavare. Permettono di risparmiare e di non allagare casa,
ma non garantiscono tutte le
operazioni “di contorno” che
Toelettare non vuol
dire semplicemente
“spazzolare” ma
migliorare lo stato
di salute del mantello;
così come fare il bagno
significa nutrire la
pelle con prodotti
a pH adeguato che
non solo puliscono
ma curano e idratano
la pelle
un professionista è in grado
di fare. Il toelettatore non è
semplicemente una persona
che lava il cane, ma un professionista con una specifica
preparazione che si prende
cura dell’aspetto e del benessere dei nostri amici animali.
Quando un cane arriva da noi
non viene solo lavato: gli vengono anche pulite le orecchie,
la zona intorno ai genitali, tagliate le unghie e viene spazzolato con specifici e appositi
strumenti. Sempre utilizzando
strumenti sterilizzati e prodotti che non irritano la pelle,
shampo delicati che non alterano il mantello idrolipidico
della cute. È bene sfatare il
mito che un sapone delicato, magari per neonati, vada
bene anche per i nostri amici
a quattro zampe. Gli umani
hanno una pelle dal pH leggermente acido (pH 5.5), i
cani invece hanno un pH
neutro (pH 7); per cui i nostri
prodotti, per quanto delicati,
risultano troppo aggressivi
per la loro cute.
soprattutto tenerli controllati.
Guardare le unghie, in particolare lo sperone, e le orecchie. Verificare se sono calde,
arrossate o maleodoranti e,
nel caso, intervenire. L’attenzione quotidiana per l’animale
permette di accorgersi più facilmente di eventuali parassiti
o di formazioni cutanee e segnalarle sul nascere al veterinario di fiducia.
Ci sono regole quotidiane da
seguire per garantire benessere e pulizia?
Pulire le zampette quando si
entra in casa, spazzolare il
mantello il più possibile, se
non tutti i giorni almeno una
volta a settimana - ovviamente poi i tempi e i modi di
spazzolatura variano a seconda del pelo del cane - e poi
E i gatti?
Anche il gatto può aver bisogno di toelettatura, specialmente se a pelo lungo.
Persiani, Main Coon e Norvegesi hanno necessità di
essere spazzolati quotidianamente, ma anche di essere
lavati spesso, almeno una
volta ogni tre mesi. Il gatto,
soprattutto se a pelo lungo,
andrebbe spazzolato a casa
tutti i giorni; quando si formano nodi però è necessario
l’intervento di un professionista. Nella maggior parte dei
casi la toelettatura/tosatura
viene effettuata normalmente, ci sono però casi in cui è
necessario agire con l’animale sedato. Mi riferisco a gatti troppo irrequieti o con un
pelo eccessivamente trascurato e non più recuperabile.
In quest’ultimo caso si parla
di toelettatura igienica e solitamente viene effettuata in
sedazione sotto controllo di
un medico veterinario. Per i
gatti a pelo corto e che stanno in casa, di solito il lavaggio non è necessario, anche
se fatto una volta all’anno nel
periodo della muta del pelo
potrebbe essere loro d’aiuto.
43
ricette
LA STAGIONE
DEGLI SPINACI
di Laura Camanzi
In collaborazione con Giovanni Seveso, Specialista in alimentazione
O
VALORI
NUTRIZIONALI
PER 100 GRAMMI
Calorie 23 Kcal
Proteine 2,86 g
Grassi 0,39 g
Acqua 90 g
Fibre 2,2 g
44
ltre a carboidrati, proteine e grassi», come
sottolinea Giovanni Seveso,
specialista in Scienze dell’alimentazione e dietetica, «gli
spinaci contengono abbondanti quantità di potassio
(558 mg), calcio (99mg),
sodio (79 mg), ferro (2,3 mg)
e vitamina C (28 mg). Sono
inoltre un rimineralizzante di
grande valore: hanno proprietà antianemiche, depurative e leggermente lassative.
Contengono molta clorofilla,
indispensabile per fissare calcio, fosforo e magnesio nella
struttura ossea». Ma nonostante gli innumerevoli pregi
non fanno bene a tutti. «L’elevata presenza di acido ossalico», chiarisce Giovanni Seveso, «li rende controindicati per
i sofferenti di artrite; ma sono
soprattutto i nitrati in essi
contenuti cui bisogna prestare attenzione: hanno un ruolo
- a oggi - non ancora chiaro
se benefico o meno per l’organismo, soprattutto dei più
piccoli (bambini sotto i 3 anni)
e dei pazienti affetti da patologie gravi, come il diabete e
le malattie cardiovascolari. I
pareri in proposito sono piuttosto discordanti, ma questo
non significa che non si debbano mangiare: come sempre
è l’eccesso a rendere le cose
negative, quindi consumarne
sì, ma con moderazione».
Gli spinaci vanno sciacquati in acqua fredda con molta
cura per eliminare la terra che
spesso si insinua tra le foglie,
ma non vanno lasciati in ammollo, perché questo farebbe
perdere loro molti principi
nutritivi. Il modo migliore per
conservare la maggior quantità di proprietà è quello di stufarli con poca acqua dell’ultimo lavaggio. «Questi ortaggi
difendono dai radicali liberi»,
ricorda Giovanni Seveso, «ma
gli antiossidanti in essi contenuti vengono persi se la preparazione è sbagliata, quindi
cotture brevi e preferibilmente
al vapore. Vanno inoltre consumati velocemente: si conservano un paio di giorni al
massimo in frigorifero in un
sacchetto di carta e dopo la
cottura se ne sconsiglia la
conservazione, a meno che
non vengano surgelati».
LA RICETTA
Mettete le patate a lessare
in una pentola per circa 3040 minuti, e nel frattempo in
una casseruola fate cuocere
gli spinaci con poca acqua
salata. A cottura ultimata
scolateli e strizzateli: il loro
peso dovrebbe essersi ridotto
quasi della metà. Mettete gli
spinaci su un tagliere e tritateli con un coltello o con la
mezzaluna. Sbucciate le patate e schiacciatele con uno
schiacciapatate. Disponete
la purea ottenuta su un piano infarinato, unite gli spinaci
tritati, il tuorlo, una grattugiata
di noce moscata, un pizzico
di sale e iniziate a impastare. Aggiungete gradualmente
la farina fino ad ottenere un
impasto compatto e non appiccicoso. Dividete l’impasto
in piccole quantità e formate
dei filoncini di 2-3 cm di spessore. Tagliate con un coltello
dei piccoli gnocchetti che, in
attesa della cottura, disponete
in fila su un canovaccio infarinato. Mentre bolle l’acqua
in una padella fate soffriggere uno spicchio d’aglio in 4
cucchiai d’olio. Unite le code
di gamberi sgusciate e tagliatele a tocchetti; cuocetele per
2-3 minuti poi toglietele dalla
padella e tenetele da parte.
Nella stessa padella mettete i
pomodorini tagliati, aggiungete un mestolo di acqua calda
e cuocete, con coperchio, per
15 minuti. Quando gli gnocchi
sono pronti fateli saltare nella
padella con li sugo aggiungendo i gamberi, una macinata di pepe e un filo d’olio a
crudo. Buon appetito!
GNOCCHETTI
CON GAMBERI
E POMODORO
Per gli gnocchi
700 gr di patate farinose
200 gr di farina 00
400 gr di spinaci
1 tuorlo
noce moscata e sale q.b.
Per il condimento
10 pomodorini pachino
16 code di gambero
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine, sale e pepe q.b.
Christian Boiron, farmacista, Direttore Generale del Gruppo Boiron.
Il nostro medicinale è il N°1* in Francia.
Sapete perché?
Perché risolve i sintomi rapidamente. è omeopatico, quindi si può assumere
a ogni età con sicurezza. Per i sintomi influenzali, provate un medicinale omeopatico.
Parlatene con il vostro medico o il vostro farmacista.
Scegli anche tu Boiron, leader mondiale dell’omeopatia, azienda familiare da oltre 80 anni, con più di 4000 persone nel mondo.
www.boiron.it
* Dati GERS France-Marché Etat Grippal-Ventes en unités, Février 2011.
Letture salutari
di Francesco Rizzo
M’ammazza
di Camila Raznovich
161 pagine
Rizzoli
Prezzo: 15 euro
46
Uno sguardo politicamente
scorretto (fin dal titolo) sull’esperienza della maternità. Ma,
soprattutto, su come cambia
la vita - pratica ed emotiva di una donna quando diventa
madre. Lo propone un personaggio televisivo che della
schiettezza, non a tutti gradita,
ha fatto la sua firma d’autore:
Camila Raznovich, conduttrice
cresciuta tra i programmi musicali di Mtv, in una nidiata che
ha lanciato comici, presentatori, talenti vari. E che sul piccolo
schermo si è fatta conoscere
parlando di sesso e di violenza
sulle donne. Camila, madre di
Viola (due anni oggi), racconta,
con un tono schietto e arguto,
la storia della sua maternità,
dal concepimento al test di gravidanza fino alla gestione dei
primi mesi di vita della bimba,
partendo da alcuni presupposti. Tutti sono molto cordiali e
festosi con una neo mamma
ma è la neo mamma che deve
affrontare un’avventura emozionante quanto rivoluzionaria
per le sua vita e il suo corpo.
E la neo mamma, per quanti consigli possa ricevere, non
sarà mai abbastanza preparata
per affrontare tutte le tappe di
questo viaggio: dall’annuncio
della gravidanza alle modalità del parto, fino alla scoperta
che la vita sociale o le vacanze
con un piccolo tra le braccia
non sono una passeggiata e
che il sonno e il cibo possono
diventare una battaglia. Senza dimenticare il modo in cui
cambia il rapporto di coppia.
La Razonvich smitizza (ironica
ma pungente) il tono fin troppo
candido di altri manuali sulla
gravidanza e, in generale, del
mito del “lieto evento”. Che lieto, per certi aspetti, una donna
può non trovarlo. Un libro, insomma, a metà fra il manuale
pratico e il diario sincero. L’autrice vuol consigliare alle lettrici
di non fare più bambini? Niente
affatto. Camila, del resto, è in
attesa del secondo figlio...
tempo di lettura: 3 ore
Sos ricarica
di Gael Lindenfield
264 pagine
Tea Libri
Prezzo: 10 euro
Spopolano le guide pratiche
per ritrovare la strada verso il
benessere. Ma oggi il segreto
è la rapidità. Rapidità di consultazione, anche se il libro
è lungo 264 pagine. Riesce
a colpire nel segno Gael Lindenfield, psicoterapista inglese
esperta di auto-aiuto, in particolare per quanto riguarda
l’autostima e la gestione positiva delle emozioni. Partendo
dall’esperienza personale, la
Lindenfield racconta come reagire ai contraccolpi negativi
della vita, alle emozioni destabilizzanti che essi causano, indicando come obiettivo ultimo
una filosofia quotidiana che
a molti sembrerà un’utopia:
«Considerare come positivo
videoteca
Tomboy
(Francia, 2011)
ogni cambiamento, per quanto
giunga inaspettato». Come la
stessa autrice ha riconosciuto in un’intervista, in tempi di
precariato diffuso (lavorativo,
per cominciare ma - di conseguenza - anche sentimentale,
emotivo...) un simile approccio
all’esistenza pare assai difficile e allora il senso del libro è,
per cominciare, quello di offrire
al lettore una serie di consigli
pratici, di esercizi per ottenere un conforto immediato, «di
trucchi per affrontare il problema dei cali di umore durante
i periodi difficili», spiega Gael.
Ovvero un lutto, una separazione, la perdita del posto di
lavoro, ma anche il prepensionamento o un tradimento subito da un amico. Il manuale è
diviso in capitoli molto agili, con
schede di immediata consultazione, e segue un percorso
preciso. Spiega come diventare noi stessi... la persona che
cerchiamo per farci aiutare;
come far crescere l’autostima;
come gestire il temperamento e
conservare l’impeto del rilancio
imparando a dire “no” o sabotando chi sa demoralizzarci.
Tra i consigli più interessanti, la
riscoperta dell’umorismo come
fonte di benessere, un metodo
per immaginare in modo creativo, quasi cinematografico,
che i nostri sogni si realizzino,
il modo di scegliere dei piccoli
piaceri per cominciare e finire
la giornata.
tempo di lettura: 6 ore
di: Celine Sciamma
con: Zoe Heran, Jeanne Disson, Sophie Cattani
durata: 84’
Valore terapeutico:
per riflettere sul rapporto tra i nostri figli
e la scoperta della loro identità sessuale
I nostri figli e la scoperta della
loro identità sessuale: un piccolo
grande tabù che uno dei film
più toccanti di questo 2011,
Tomboy, della giovane regista
francese Celine Sciamma,
esplora con sensibilità. La
protagonista, Laure, è una
ragazzina pettinata come un
maschietto che, giunta in una
nuova città, per un guizzo di
fantasia o forse solo per il
bisogno di essere accettata per
quello che gli altri si aspettano,
si finge - appunto - un maschio,
di nome Michel. Ma nella banda
di adolescenti o quasi con
cui trascorre il tempo, essere
maschio significa saper giocare
a calcio, fare pipì contro il vento
e non tra i cespugli, avere
“qualcosa” nel costume. E fare
innamorare una ragazzina.
Nel frattempo, a casa, Laure
continua a essere Laure, alle
prese con una sorella più
piccola che chiede attenzione,
perché la mamma è incinta di
un fratellino, vero sogno del
padre, che non vede l’ora di
insegnare a qualcuno a guidare
e giocare a poker. Con il tempo,
però, l’inganno si svela...
Tomboy è un film che ha il
coraggio di affrontare un
risvolto delicatissimo della
formazione dei più giovani,
ovvero il loro incontro con la loro
sessualità, non ancora vissuta
nel senso pieno del termine
ma già determinante per la
loro personalità e per i loro
rapporti con il mondo esterno,
i coetanei, la famiglia. Di più:
la pellicola - bellissima anche
per come coglie le reazioni di
giovani attori diretti con abilità
- racconta una scoperta di se
stessi che passa attraverso una
delle sfide più complesse che
coinvolgano la crescita. Ovvero
il bisogno di essere riconosciuti
dagli altri. Anche a costo di
apparire diversi da ciò che si è
realmente. Una sfida che spesso
non si vince nemmeno da
adulti. Nel finale del film, Laure
accetta di essere Laure, agli
occhi di tutti. Ma getta il vestito
da “bambina” che la madre le
impone e torna a un “look” che
si addice a un maschio come a
una femmina.
E che, comunque, ha scelto lei.
47
PROSSIMO
NUMERO
I dossier di PiùSalute
IL TAGLIANDO
DEGLI UMANI
Uno speciale per verificare se, come, quando e perché hanno
senso i controlli periodici, in base alle fasi della vita. In molti casi
sono gli stessi medici che suggeriscono esclusivamente gli esami
che possono avere un significato, senza gravare in alcun modo
sul Sistema sanitario nazionale.
L’esperto risponde
Nel prossimo numero (marzo-aprile) sarà il dietologo a rispondere
ai vostri quesiti: inoltrateli via mail a [email protected]
o via fax allo 02.29513121.
Zumba fitness
Alla scoperta di un nuovo modo di fare fitness: lo zumba, una serie
di movimenti al ritmo di musica latina proveniente dagli Stati Uniti.
Segnali
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Soffrite di pruriti ingiustificati ma ben localizzati? Ve ne darà conto il
nostro medico di fiducia.