L`Europa che vorresti L`Europa che vorrei è solidale, dà corpo e

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L`Europa che vorresti L`Europa che vorrei è solidale, dà corpo e
L'Europa che vorresti
L'Europa che vorrei è solidale, dà corpo e sostanza alle parole nobili, alle verità espresse nelle carte
costituzionali e dichiarazioni dei diritti dell'uomo.
Sulla scorta della lungimiranza dei pensatori e filosofi illuministi, a partire dalla Rivoluzione
francese, i diritti alla libertà, all'uguaglianza, alla possibilità di vivere una vita degna sono stati
sognati e sostenuti a prezzo di sacrifici immani da generazioni di uomini e popoli affinchè
diventassero realtà forte, consolidata e condivisa.
Pian piano, dopo il dramma e la tragedia di due guerre mondiali, hanno acquistato forza in Europa,
sono stato trascritti nelle carte costituzionali, ma la progressione delle idee e delle conquiste
sembra a volte regredire, risospinta nei turbini degli eventi. L'uomo è sempre uguale. L'Europa
officina di democrazia da secoli, culla dell'elaborazione del Cristianesimo (che dovrebbe essere
solidale, accogliente e caritatevole) dà risposte incoerenti, balbettanti all'anelito di libertà, di
giustizia, di vita.
Troppe ingiustizie, disparità nelle possibilità, nelle attese, nelle realtà dell'Europa . Viene da
chiedersi se l'Europa è nata per condividere solo una moneta o un sogno comunitario.
Günter Grass, nel poema “Ignominia” pubblicato nel 2012 dal quotidiano tedesco Süddeutsche
Zeitung e tradotto in Italia da Repubblica, condanna l'atteggiamento dell'Europa nei confronti della
Grecia e, in un certo senso, predice quel che sta accadendo: “Paese privo di diritti, al quale un
potere che i diritti impone, stringe sempre più la cintola” e che viene “messo nudo alla gogna
come debitore” . Poi la terribile profezia: “Priva di spirito deperirai senza il Paese il cui spirito ,
Europa, ti ha inventata”. Parole durissime che non possono essere ignorate. L' Unione europea
nasce con la voglia di creare solidarietà e solo in secondo luogo mira alla coesione economica e
territoriale dei suoi stati membri. Volontariamente gli stati europei hanno formato una unione
politica ed economica di carattere sovranazionale con l' obiettivo di promuovere la pace, la lotta
contro l' esclusione sociale e la discriminazione.
Pertanto è estremamente contraddittoria l' indifferenza degli stati europei nei confronti di chi vuole
entrare in Europa. I singoli governi, per dirla alla Guicciardini, fanno il loro “ particulare” e si
rifiutano di adottare una politica comunitaria per l' integrazione dei migranti che sbarcano
costantemente sulle coste italiane. Il Papa sembra essere in questi giorni l'unico difensore di diritti
proclamati in modo roboante e sempre disattesi da politici mediocri: “I migranti ci interpellano...”
ha recentemente sostenuto; ciò mette a nudo la debolezza delle risposte facili ed inefficaci fin qui
date. Crea disagio nelle coscienze di chi guarda, paralizzato, l'esodo. L' Europa non può aver paura
ad accettare il diverso, lo straniero; lo accoglie con il minor trauma possibile da parte di entrambi,
cooperando, condividendo strategie e percorsi. Come scrisse Kant
in “ Per la pace perpetua”: “... spetta a tutti gli uomini, il diritto di offrire la loro società in virtù del
diritto della proprietà comune della superficie terrestre, sulla quale, in quanto sferica, gli uomini
non possono espandersi all' infinito, ma alla fine devono sopportare di stare l' uno a fianco dell'
altro; originariamente però nessuno ha più diritto di un altro ad abitare una località della Terra.”
Non si tratta di buonismo ( come alcuni politici sostengono), ma di umanità e di un passo verso un
futuro interculturale. Un passo che l' Unione Europea deve decidersi a compiere. L' aver ricevuto un
premio Nobel per la pace è riconoscimento di quanto è stato fatto in Europa per la difesa dei diritti
umani: come possono gli Stati che compongono quell' Europa rifiutarsi di essere promotori di tali
diritti accogliendo gli immigrati?
L'Europa deve recuperare un ruolo, dare valore e senso alle leggi, le Costituzioni, ai trattati
europei che si sono succeduti a partire dai “Trattati di Roma”. L' obiettivo più ambizioso che ci si
possa prefiggere è creare un organismo governativo unico ma fatto di tanti popoli diversi per cultura
e religione ma con una comune matrice storica.
E' complicato, forse un sogno; ma senza sogni non si cammina in nessuna direzione.
Nell'Europa che vorrei, le politiche europee per i giovani, le donne, le minoranze, gli stranieri sono
condivise, efficaci. L'Europa che vorrei incentiva il lavoro dei volontari: ce ne sono tanti che si
prodigano diventando sconosciuti angeli di chi ha bisogno. Vorrei che l'Europa fosse una prateria di
opportunità per chi sceglie di rimanere e lavorare, in patria o in altri stati membri, per un periodo
temporaneo o per sempre. L' Europa che vorrei non ha paura ad accettare il diverso, lo straniero; lo
accoglie con il minor trauma possibile da parte di entrambi, cooperando, condividendo strategie e
percorsi. Come scrisse Kant in “ Per la pace perpetua”: “... spetta a tutti gli uomini, il diritto di
offrire la loro società in virtù del diritto della proprietà comune della superficie terrestre, sulla
quale, in quanto sferica, gli uomini non possono espandersi all' infinito, ma alla fine devono
sopportare di stare l' uno a fianco dell' altro; originariamente però nessuno ha più diritto di un altro
ad abitare una località della Terra.” Non si tratta di buonismo ( come alcuni politici sostengono), ma
di umanità e di un passo verso un futuro interculturale. Un passo che l' Unione Europea deve
decidersi a compiere. L' aver ricevuto un premio Nobel per la pace è riconoscimento di quanto è
stato fatto in Europa per la difesa dei diritti umani: come possono gli Stati che compongono quell'
Europa rifiutarsi di essere promotori di tali diritti accogliendo gli immigrati.