Chi siete e qual è la vostra missione?

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Chi siete e qual è la vostra missione?
A Milano si sono incontrate imprese italiane
e tedesche dell’acciaio: numeri e
opportunità
it_germania | 10 aprile 2013 | Commenta
Si è appena conclusa a Milano Made in Steel, la principale fiera italiana dedicata alla filiera
siderurgica. Punto di incontro importante tra il mercato italiano e quello tedesco, in un settore, quello
dell’acciaio, in cui la Germania si conferma come la locomotiva d’Europa.
Internazionalizzazione e innovazione sono state le parole chiave dell’evento che si è svolto dal 3 al
5 aprile nei padiglioni di fieramilanocity: una tre giorni di conferenze, incontri B2B e altri momenti di
business.
La Germania è la locomotiva d’Europa nell’acciaio
La Germania produce il 25% dell’acciaio all’interno dell’Unione Europea.
Secondo i dati 2011 sono 4.215 le imprese tedesche del settore, con 315.992 occupati. Questi sono i
numeri che hanno portato a un fatturato di 114 miliardi di euro nel 2011: il più alto d’Europa.
Un settore destinato a crescere in Germania. Si prevede infatti un aumento del 2,7% nel fatturato del
2013.
Sono questi dati a suggerire perché alle piccole e medie imprese italiane conviene fare rete con le
aziende tedesche dell’acciaio.
A sottolineare il grande potenziale tedesco nel settore e l’importanza di creare una partnership con
l’industria tedesca è stata Claudia Nikolai, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana per
la Germania, durante Made in Steel.
Internazionalizzazione e innovazione sono le parole
chiave della siderurgia
“Il mercato tedesco rappresenta tradizionalmente uno sbocco di grande rilievo per le imprese
italiane” ci ha spiegato Giulia Virilli, Referente Marketing per la CCIG.
“A rendere la Germania il paese partner ideale per le piccole e medie imprese italiane sono i legami
culturali, le complementarietà tra i due paesi, la vicinanza geografica, l’assenza di barriere doganali e la
stabilità politica della Germania”.
A supportare l’incontro tra imprese italiane e tedesche a Made in Steel è stata la Camera di
Commercio Italiana per la Germania, presente in fiera con un proprio stand.
Circa 15 incontri B2B hanno permesso ai protagonisti dei due mercati di entrare in contatto: “i risultati
sono stati molto positivi” conferma Giulia Villirilli.
Foto da qui: Made in Steel.
Tag:acciaio, Claudia Nikolai, fieramilanocity, internazionalizzazione, Made in Steel, PMI, siderurgico
Box: Eventi per conoscere il mercato, Le fiere per fare impresa
Aprire un’impresa in Germania: 2. La
società semplice
it_germania | 8 aprile 2013 | Commenta
La
società semplice personale
(in tedesco
Gbr
o BGB‐Gesellschaft) è una società
con responsabilità personale e illimitata di ogni socio nei confronti di tutti i creditori.
La GbR è la società che più si sottovaluta in termini di malintesi ed errori. La società può essere
infatti costituita anche tramite una semplice telefonata. Ma gli obblighi derivanti che possono essere
molto gravi.
Vi raccomandiamo quindi di leggere con attenzione questo seconda appuntamento della rubrica
Aprire un’impresa in Germania, dove spieghiamo quali passi seguire per avviare una società semplice
personale.
Caratteristiche principali
Per la costituzione di una GbR sono necessarie almeno una o più persone fisiche e/o giuridiche.
La GbR non richiede alcun atto scritto o notarile per essere costituita. In teoria basterebbe un
semplice accordo a voce, nel quale si definisce lo scopo della società. In tal caso, la GbR è
completamente regolata dalla legge.
Per evidenti motivi è altamente consigliabile redigere uno statuto al fine di adattare l’assetto legale alle
esigenze concrete della società.
I soci rispondono personalmente e illimitatamente per ogni debito della società. Inoltre, i soci stessi
rappresentano la società nei confronti di terzi, potendo impegnare possono impegnare la società (e
quindi tutti i soci) nei confronti di terzi.
Quali sono i requisiti?
Non esiste nessun requisito di forma per la costituzione della società. Basta un accordo a voce e la
presenza di uno scopo sociale [qualcosa paragonabile alla ragione sociale di una S.r.l. italiana]
I passi da seguire per avviare una società semplice
In linea di massima basta un accordo, anche solo a voce, fra i soci. Tutto il resto dipende dalle
esigenze concrete degli associati.
Che tipo di responsabilità è prevista
per l’amministratore e per i soci?
Ogni socio rappresenta la società nei confronti di terzi. Con appositi accordi interni, si potrebbe,
con vigenza fra i soci, limitare il potere di rappresentanza.
Nei confronti di terzi,resta il pericolo
responsabilità personale di tutti i soci.
che
ogni
socio impegni
la
società
con
rischio
di
Più importante per i soci è quindi il regime di regresso interno, perché la responsabilità è per legge
solidale. Questo significa che ogni socio risponde per l’intero debito, fatta salva la possibilità di regresso
pro rata.
A quanto ammonta il capitale sociale/le quote di
partecipazione dei soci?
Nessun capitale minimo è richiesto in termini societari. Le quote dipendono dagli accordi scritti
(se presenti).
Che tipo di tassazione è prevista?
La società semplice non viene tassata come società di capitali, ma come insieme di persone.
La tassazione è dunque quella personale.
L’utile tassato varia in dipendenza degli statuti ed eventuali quotazioni previste in via scritta. Il tutto
dipende dall’assetto fiscale dei singoli soci [persone fisiche e/o giuridiche].
Quali sono i costi per la registrazione?
Non è richiesta nessuna registrazione in termini societari.
L’impresa stessa dovrà ovviamente esaurire gli obblighi legislativi su scala comunale, regionale e
statale in dipendenza relativi all’attività effettivamente svolta [ad esempio l’iscrizione in registri rifiuti, le
comunicazioni lavoristiche, l’iscrizione nel libro degli immobili, etc.].
Di conseguenza, nessun costo è necessario per la costituzione della società.
È consigliabile comunque redigere un atto di costituzione (volontario) per adeguare l’assetto societario
alle esigenze dei singoli soci [tipo di attività, regime fiscale etc.].
Ulteriori informazioni sulla gestione di una società
semplice
La GbR è la società che più si sottovaluta in termini di malintesi ed errori: come detto infatti può
essere costituita anche tramite una semplice telefonata, ma gli obblighi derivanti che possono essere
molto gravi.
Si pensi al caso in cui una società già in stato pre fallimentare “acquisisca” un nuovo socio che potrebbe
rispondere personalmente e illimitatamente per tutti gli obblighi, eventualmente anche intrapresi dalla
società in passato.
Come cessare l’attività?
In caso di cessazione di attività, la società viene sciolta, con divisione pro rata
l’eccezione derivante da eventuali statuti – fra i soci di obblighi e utili.
– fatta salva
Leggi la scheda completa
sulla Gbr della Camera di Commercio Italiana per la Germania.
Foto da qui: flickr/splorp
Tag:BGB-Gesellschaft, come aprire un'impresa in Germania, forme societarie tedesche, Gbr, guida, imprenditori
italiani in Germania, Società semplice personale
Box: Aprire un'impresa in Germania
Aprire un’impresa in Germania: 1. La
microimpresa
it_germania | 2 aprile 2013 | Commenta
Nel 2012 in Germania ne sono state fondate 243.400. Sono le microimprese o piccole imprese [in
tedesco Kleigewerbe], ovvero, secondo la legge tedesca, un’impresa che “secondo le sue peculiarità
o le sue dimensioni non necessita dei beni strumentali di un’azienda commerciale”.
Possono essere qualificate come microimprese (o piccoli imprenditori) solo le persone fisiche e le
società semplici.
Nel primo appuntamento della nostra guida per aprire un’impresa in Germania rispondiamo alle
domande più frequenti su come diventare un piccolo imprenditore.
Quali sono i requisiti?
Non ci sono particolari requisiti per aprire un’attività in Germania come piccolo imprenditore.
Nelle relazioni commerciali il piccolo imprenditore
agirà con nome e cognome, per intero;
è ammissibile che venga aggiunta l’indicazione dell’attività e/o del settore dell’attività. I nomi di fantasia
sono esclusi.
I passi da seguire per aprire una microimpresa
La costituzione e l’attività vengono regolate dal Codice delle attività lucrative indipendenti (GewO).
Bisogna obbligatoriamente iscriversi al Gewerbeamt
La registrazione al Registro delle imprese [Handelsregister] non è obbligatoria e può essere
fatta volontariamente, ma ha conseguenze legali.
Se ci si è iscritti anche al Registro delle imprese, l’impresa diventa un’impresa commerciale e con ciò
un imprenditore commerciale a tutti gli effetti [Vollkaufmann/grande imprenditore]. Questa iscrizione è
vincolante per 5 anni e impone di regola l’obbligo di
tenere la contabilità commerciale
redazione di un inventario
redazione del bilancio
Con l’iscrizione è ammesso l’uso di nomi di fantasia.
Attenzione: L’iscrizione al Registro delle imprese diventa obbligatorio con un’ipotesi di fatturato annuo
superiore a 250 mila € (commercio al dettaglio) o da 400 mila a 500 mila € (per
commercio all’ingrosso/produzione).
Il piccolo imprenditore è invece esonerato da questi obblighi
(tenuta della contabilità
commerciale, redazioni d’inventario, del bilancio), laddove l’impresa attesti un fatturato annuo non più di
500 mila € , ovvero un’eccedenza annuale (utile) non più di 50 mila €.
Attenzione: sussiste comunque un obbligo fiscale originario che differisce dagli obblighi imposti ovvero
esoneri concessi dal diritto commerciale in relazione alla base imponibile e in relazione ai periodi
di accertamento.
Che tipo di responsabilità è prevista
per l’amministratore e per i soci?
Per il piccolo imprenditore: piena, diretta e illimitata responsabilità patrimoniale.
Per la società semplice
solidale dei soci.
che agisce quale piccolo imprenditore esiste invece una responsabilità
A quanto ammonta il capitale sociale/le quote di
partecipazione dei soci?
Non esistono regolamenti per un capitale minimo.
Che tipo di tassazione è prevista?
1. Imposta sul valore aggiunto[Umsatzsteuer].
Vengono esonerati dall’imposta i piccoli imprenditori che nell’anno precedente non hanno realizzato
ricavi superiori a € 17.500 e che non prevedono per l’anno in corso ricavi superiori a € 50.000 al
lordo dell’imposta.
Possono rinunciare all’esonero e determinarsi per l’applicazione del regime usuale del rimborso IVA
[Vorsteuerabzug]. La rinuncia è irrevocabile per cinque anni. Ciò vale solo per imprenditori residenti in
Germania (ovvero che abbiano perlomeno un ufficio in Germania e che siano ivi reperibili, anche
telefonicamente).
2. Imposta sui redditi
3. Imposta sull’industria e sul commercio [Gewerbesteuer]. Quota esente 24.500 € per anno.
Quali sono i costi per la registrazione?
Almeno 25€[a seconda del Land]: costo per l’iscrizione al registro del Gewebeamt.
Almeno 250€:
giudiziarie.
costi per l’iscrizione al registro delle imprese
[non obbligatorio], spese notarili e
Ulteriori informazioni sulla gestione di una
microimpresa
I piccoli imprenditori non hanno l’obbligo di tenere la contabilità[Buchführungspflicht], solamente un
obbligo di determinare l’eccedenza attiva annuale [Einnahmen/Überschussrechnung].
Sotto il profilo fiscale, vi è obbligo di tenere una contabilità commerciale, l’obbligo di redazione di un
inventario
e
la formazione del bilancio laddove venga svolta un’attività commerciale e realizzato un fatturato anno
superiore
a 500 mila € ovvero un’utile superiore a 50 mila € per esercizio.
Attenzione: vi è esonero da tali obblighi,solo sotto il profilo del diritto commerciale (civile), laddove il
fatturato o l’eccedenza annuale siano inferiori a questi parametri per i due anni successivi
Attenzione: I regolamenti fiscali e di diritto commerciale (civile) possono differire quanto alle basi
imponibili e ai periodi di accertamento. La mancanza di una completa armonizzazione fra le due
normative può avere come conseguenza che sulla base del diritto commerciale (civile) vi sia esonero di
tenuta della contabilità obbligatoria dopo due anni mentre per il diritto fiscale possa sorgere l’obbligo
di tenuta della contabilità commerciale se viene superato anche solo una volta il limite imposto
dalla legge.
Per questi motivi è consigliabile comunque la verifica da parte di un consulente fiscale.
Come cessare l’attività?
Compilare la domanda di cancellazione delle attività lucrative indipendenti
Redazione del bilancio finale di liquidazione in relazione al giorno di cessazione dell’attività.
La fotocopia della domanda di cessata attività e il bilancio di chiusura [Aufgabebilanz] sono da inviare
all’ufficio imposte.
Leggi la
scheda completa
sulla microimpresa della Camera di Commercio Italiana per la Germania.
Foto da qui: flickr/Alexandre Dulaunoy
Tag:forme societarie tedesche, guida, imprenditori italiani in Germania, imprenditorialità, Microimpresa, piccoli
imprenditori
Box: Aprire un'impresa in Germania
L’impresa sociale conosce i meccanismi
dell’azienda tradizionale: in parte li adotta,
in parte li critica
it_germania | 11 aprile 2013 | Commenta
Uno spazio per organizzazioni e aziende, un riparo per 150 persone bisognose, un’officina di idee
sulla sostenibilità, una piattaforma per progetti di inserimento professionale, ma soprattutto un’impresa
sociale.
È così che si autodefinisce la Casa della Solidarietà “Luis Lintner” di Bressanone, la cooperativa
altoatesina che dal 2002 sta realizzando il suo progetto sociale: “fornire un contributo per un mondo
migliore”.
Per il nostro osservatorio sull’impresa sociale, ci ha raccontato di questo progetto Alexander
Nitz, membro del direttivo della Casa della Solidarietà. Un’idea che si basa sull’indipendenza economica
e politica della cooperativa e sulla creatività dei soci e dei volontari. Tutti uniti da un unico obiettivo:
“Bisogna massimizzare il bene comune, non il profitto”
Alexander ci ha dato anche la sua definizione di impresa sociale. Un’impresa che conosce i meccanismi
dell’azienda tradizionale e in parte li adotta, in parte li critica.
Di seguito l’intervista completa ad Alexander Nitz della Casa della Solidarietà “Luis Lintner”.
Chi siete e qual è la vostra missione?
La Casa della Solidarietà è un alloggio che dà un tetto a circa 150 persone bisognose ogni anno. La
Casa della Solidarietà offre anche uno spazio a organizzazioni e aziende; la Casa della Solidarietà è
un’officina di idee e pensieri sulla sostenibilità; la Casa della Solidarietà è una piattaforma per progetti
di inserimento lavorativo.
La nostra missione è quella di fornire un contributo per un mondo migliore e vivere, concretamente, la
solidarietà.
Come cercate di realizzare questa vostra missione?
Ecco le nostre strategie:
Indipendenza politica ed economica
Siamo orientati verso il bene comune
Impiegati e volontari fanno quello che voglio fare davvero
Creatività e apprendimento continuo
In che modo raggiungete la sostenibilità economica?
Senza finanziamenti pubblici, con le entrate che realizziamo con le nostre attività [affitti, eventi,
donazioni, progetti di inserimento lavorativo].
Quale forma giuridica avete adottato, e perché?
Da un anno siamo una cooperativa. Questo ci dà la possibilità di sviluppare e ordinare le nostre
numerose attività. In passato siamo stati un’associazione. Noi ci consideriamo un’impresa sociale.
Quali sono le vostre proiezioni verso il futuro (prossimi 3- 5 anni)?
Tra 3-5 anni ci saremo organizzati secondo un modello sostenibile [parola chiave: economia della postcrescita]. Ma saremo ancora creativi e innovativi, come nella prima fase pionieristica.
Cos’ è l’impresa sociale secondo voi? Vi definireste come tale?
Assolutamente sì. Un’impresa sociale secondo noi è un’impresa che agisce in maniera sana dal punto
di vista economico, che cammina sulle proprie gambe dal punto di vista economico, che conosce i
meccanismi delle aziende tradizionali, e in parte li adotta, in parte li critica – con il fine ultimo di non
massimizzare il profitto, ma di massimizzare il bene comune.
Scheda Tecnica
Nome della organizzazione: Casa della Solidarietà “Luis Lintner”
Indirizzo: Via Vintler 22 39042 Bressanone
Sito web: http://www.hausdersolidaritaet.org/
Nome dell’intervistata: Alexander Nitz
Foto dalla pagina Facebook della Casa della Solidarietà
Tag:Alexander Nitz, Alto Adige, Bressanone, Casa della Solidarietà "Luis Lintner", cooperativa, featured, Impresa
sociale, inserimento professionale
Box: Osservatorio sull'impresa sociale
“Le imprese sociali devono fare rete con
altre organizzazioni”. Intervista con Günther
Lorenz
it_germania | 28 marzo 2013 | Commenta
“Gli imprenditori sociali non sono soli. L’economia sociale e
solidale esiste in tutto il mondo. È dappertutto e spesso, senza
che noi lo sappiamo, è nel nostro stesso quartiere”
Günther Lorenz si occupa da più di trentanni di impresa sociale ed economia solidale. Attualmente
continua la sua ricerca all’interno di Technologie-Netzwerk, partner tedesco della nostra rubrica
“Osservatorio sull’Impresa Sociale“.
Le imprese sociali si devono presentare come tali, devono fare
rete, creare associazioni e partnership con le altre organizzazioni,
per raggiungere con successo il proprio scopo.
Secondo Günther Lorenz a questo non c’è alternativa: le imprese sociali devono rendersi più visibili e
comunicarsi meglio. D’altra parte si tratta di un settore molto promettente per il futuro come “sanno
tutti quelli che hanno lavorato in questo ambito”.
Impresa sociale: Germania e Italia a confronto
Abbiamo approfittato della lunga esperienza di Günther Lorenz per chiedergli un confronto tra l’impresa
sociale in Italia e quella in Germania.
Le imprese sociali in Italia e in Germania sono molto
differenti, ma hanno delle somiglianze.
Infatti se i punti di partenza sono molto diversi, le imprese sociali si configurano in maniera simile nei
due paesi: imprese di proprietà dei cittadini, avviate dalla società civile e dalla collettività, con
obiettivi sociali e ambientali da raggiungere.
L’impresa sociale e l’economia solidale secondo
Günther Lorenz
La sua attività di ricerca sul tema Impresa Sociale ed Economia
locale e solidale è ultratrentennale. Per questo conosce molto
bene sia il contesto italiano che quello tedesco. Potrebbe farci
una panoramica e raccontarci quali opportunità e sfide devono
affrontare le imprese sociali? Le imprese sociali in Italia e in Germania sono molto differenti, ma hanno delle somiglianze. Per
quanto riguarda la forma giuridica, in Italia sono prevalenti le cooperative sociali del tipo A o B. In
Germania invece ci sono più associazioni. Nello Stivale la maggioranza è costituita da aziende per
l’inserimento
professionale,
mentre
in
Germania
sono
(ancora)
maggioritarie
le Beschäftigungsgesellschaften (it: società per l’occupazione).
In Italia a spingere all’avvio di tali imprese ci sono spesso motivazioni cristiane o diaconali, in
quanto nel Sud dell’Europa la famiglia e la Chiesa costituiscono delle forti spinte. In Germania al
contrario queste strutture sono state erose dallo stato sociale.
Tanto sono diversi sono i punti di partenza, tanto simili le caratteristiche: imprese di proprietà dei
cittadini, fondate dalla società civile e dalla collettività, basate su motivazioni sociali e con obiettivi
sociali da raggiungere.
Lo sviluppo locale e sostenibile, spesso anche in rapporto con
questioni ambientali e con il turismo sociale, è stato descritto nel
libro “Le imprese sociali” di Carlo Borzaga e Luca Fazzi come un
settore promettente per le imprese sociali in Italia. Cosa possono
imparare gli italiani dalle esperienze tedesche in questo campo?
Che lo sviluppo locale e sostenibile sia un settore promettente, lo sanno tutti quelli che hanno
avuto a che fare con questo ambito. Non so con precisione cosa potremmo imparare l’uno dall’altro.
Conosco una serie di iniziative italiane anche da parte della generazione più giovane, una generazione
che dà valore a questi obiettivi.
Per quanto riguarda il turismo regionale, le iniziative tedesche hanno imparato molto anche da quelle
austriache e altoatesine. Renate Goergen/LeMat prova ad amalgamare con il suo franchising sociale le
iniziative italiane (di integrazione sociale) e quelle tedesche (di turismo regionale).
Conosce altri interessanti modelli per lo sviluppo locale e
sostenibile a livello europeo o internazionale?
Ci sono una serie d iniziative in tutto il mondo. A queste si aggiungono le nostre pubblicazioni al
Congresso sull’Economia Solidale a Berlino nel 2006 e il CEST Transfer, il pacchetto di formazione
europeo per le imprese sociali.
Conosciamo buoni esempi in Russia, India, Venezuela, Sudafrica. È difficile anche solo accennare
all’incredibile ricchezza e portata di tali iniziative. Si deve però sottolineare che in alcune regioni del
mondo (tra cui Mondragon in Spagna) questo settore rappresenta la spina dorsale dell’economia.
Cosa sono i gemellaggi locali e cosa può dirci sul lavoro di ricerca
di Technologie-Netwerk in questo campo?
Molte delle iniziative di cui abbiamo parlato prima si basano su gemellaggi locali tra organizzazioni del
settore privato, pubblico e di pubblica utilità come ad esempio associazioni per lo sviluppo autonomo
regionale oppure il progetto Ökospeicher Wulkow.
Queste collaborazioni (come anche la Lokalen Agenda 21-AGs) si basano su un’agenda comune e su un
programma di lavoro che affronta i problemi locali con un approccio multidisciplinare e multidimensionale.
Eventualmente ci si può accordare anche con un contratto. Queste collaborazioni rafforzano il terzo
settore e l’economia sociale, poiché le imprese sociali dipendono sempre anche dalle relazioni di
impresa.
Infine il nostro studio per la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro
(Dublino/Bruxelles) e la Fondazione Hans-Böckler, come anche gli studi europei paralleli, si occupano di
queste tematiche.
A volte si dice che le imprese sociali in tempo di crisi come
questo possono essere un’alternativa per il futuro. Cosa pensa a
riguardo?
Le imprese sociali sono nate storicamente per realizzare alternative economiche alla povertà, alla
disoccupazione, all’emarginazione e alla distruzione dell’ambiente. Rappresentano quindi “per
definizione” una risposta alla crisi. Non saprei proporre altra reazione efficace a queste problematiche se
non quella dell’economia sociale: un modo di fare economia che ricomincia ad adoperare risorse in modo
razionale.
Una ridistribuzione, il settore privato, il settore pubblico: nessuno di queste tre possibilità possono
produrre un contributo effettivo alla crisi economica, sociale e ambientale. Quello che mostra
l’esperienza, è spiegato e motivato anche dal punto di vista economico. Informazioni più dettagliate a
riguardo si possono trovare nella mia tesi di dottorato. Desidero anche consigliare la lettura di Karl
William Kapp.
C’è qualcosa che desidera comunicare agli imprenditori sociali o
alle persone che lo vorrebbero diventare?
La consapevolezza che non sono soli. L’economia sociale e solidale esiste in tutto il mondo. È
dappertutto, nei posti dove abitiamo e spesso – senza che noi lo sappiamo – sono i nostri vicini.
L’economia sociale deve rendersi più visibile. Le imprese sociali si devono presentare come tali,
devono collegarsi tra di loro, creare associazioni e partnership con le altre organizzazioni, per
raggiungere con successo il proprio scopo. A mio avviso, a questo non c’è alternativa.
Foto dalla decima edizione del WIS – Workshop sull’Impresa Sociale.
Tag:#socent, Agenda 21, CEST, Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro,
Günther Lorenz, Impresa sociale, Technologie-Netzwerk
Box: Osservatorio sull'impresa sociale
Perché i tirocini all’estero sono
un’opportunità per imprese e per studenti
it_germania | 3 aprile 2013 | Commenta
“Attualmente la Germania è alla ricerca di profili professionali in Paesi come l’Italia, la Grecia e la
Spagna“.
Questo è uno dei motivi per cui, secondo Rachel Garcia Aneiros, ai ragazzi conviene svolgere uno
stage all’estero. Fare un tirocinio in Germania è infatti un modo per farsi strada in un mercato
emergente e imparare a conoscere un nuovo mondo del lavoro.
Rachel Garcia Aneiros è collaboratrice del Consorzio Arezzo Innovazione per Competer II, un progetto
finanziato dal programma Leonardo che ha visto la collaborazione della Camera di Commercio Italiana
per la Germania.
Perché fare un tirocinio in Germania?
Il progetto Competer II ha portato all’estero 500 ragazzi della Provincia di Arezzo per svolgere un
tirocinio formativo. In Germania la Camera di Commercio Italiana per la Germania è stata partner del
progetto supportando l’inserimento e il soggiorno dei tirocinanti.
Rachel Garcia Aneiros ci ha raccontato i vantaggi per i ragazzi nel partecipare a progetti che
promuovono tirocini all’estero.
“La cultura del lavoro in Germania e in Italia è molto diversa, per cui per i giovani è importante
conoscere i mercati, sapere come accedere al lavoro attraverso un CV adattato alle esigenze del
Paese ospitante, conoscere le esigenze aziendali, come relazionarsi ai colleghi di lavoro, etc…”
Perché assumere dei tirocinanti in azienda?
Qual è invece il vantaggio per le imprese nel partecipare a progetti come CompeTer e accogliere i
ragazzi in partenza?
Gli enti ospitanti possono entrare in contatto con i programmi europei e con le opportunità fornite da
questo tipo di finanziamenti. Ma soprattutto arricchire il proprio team per essere più pronti a trovare
partner di impresa all’estero e fare rete con aziende da tutta Europa.
A cogliere questa opportunità quest’anno sono state diverse aziende che hanno formato i ragazzi in
ambiti come la comunicazione dei beni culturali, la gestione PMI, l’e-business, le energie
rinnovabili e la gastronomia.
Di seguito, l’intervista completa a Rachel Garcia Aneiros.
Rachel Garcia Aneiros: il progetto CompeTer II ha
portato 500 ragazzi all’estero per uno stage
Che
cos’è
il
progetto
CompeTer
e
a
chi
è
rivolto?
ll progetto “CompeTer_II – Nuove Competenze al servizio dello sviluppo Territoriale IIed.” (Progetto
Leonardo Da Vinci Mobilità PLM) viene promosso dal Consorzio Arezzo Innovazione e rappresenta il
consolidamento e la continuità di un percorso di sviluppo progettuale nell’ambito della formazione
professionale e della mobilità internazionale con fini formativi, avviato a partire dal 2005. Tale percorso,
promosso attraverso l’Istituzione dei Distretti Industriali della Provincia di Arezzo, ha consentito di portare
sul territorio circa 2 milioni di euro di contributi comunitari nonché esperienze formative all’estero a circa
500 giovani.
Il progetto è promosso in partenariato con le Amministrazioni Provinciali di Arezzo, Siena e
Grosseto, con il Comune di Siena e il Centro Universitario per l’Innovazione e la Qualità nelle
PP.AA. dell’Università degli Studi di Siena (UnisiPA).
L’obiettivo del progetto CompeTer II è quello di fornire a giovani diplomati e/o laureati l’opportunità di
svolgere tirocini formativi all’estero al fine di sviluppare competenze trasversali e professionali
specifiche da spendere al servizio del territorio, del suo sviluppo, della sua competitività anche a livello
internazionale.
Il progetto, infatti, intende contribuire allo sviluppo dei sistemi economici locali con particolare riferimento
ai servizi innovativi delle PMI nei settori marketing, comunicazione, logistica, e-business e nuove
tecnologie della comunicazione, turismo, energie rinnovabili, ambiente edagricoltura, attraverso la
diffusione delle key competences che possono incentivare l’innovazione e facilitare l’apertura ai mercati
globalizzati.
I campi in cui si promuovono questi tirocini vanno dalla
comunicazione dei beni culturali alla gestione PMI, passando
per le energie rinnovabili e la gastronomia: quali sono i
vantaggi nell’istituire un rapporto di formazione tra l’Italia e
la Germania in questi settori? Nello specifico, quali i
vantaggi per i giovani, quali per le aziende ospitanti?
A seguito di un confronto attivo fra i partner basato su attente analisi, studi, best practices aziendali nel
mercato del lavoro, questa azione transnazionale è connotata da alcuni elementi innovativi e trasversali:
imprenditorialità, fornendo stimolo e “competenze per”. Nei settori identificati, infatti, la nascita di nuove
imprese e/o di figure libero-professionali è un’opportunità reale sia per i giovani, sia per il tessuto economico
locale.
competitività green come elemento principale nella scelta delle aziende estere al di là del settore
principale al quale appartengono.
riconoscibilità delle competenze maturate dai giovani nell’ambito dell’esperienza della mobilità attraverso
ricostruzione, descrizione e validazione in armonia con le Raccomandazioni EU, in particolare EQF, EQARF
ed ECVET.
Per gli enti ospitanti, aziende locali, l’esperienza consente un arricchimento del proprio team e un
confronto con le realtà di altri Paesi. Dalle esperienze passate legate a borse di studio Leonardo da Vinci
si evince la riluttanza di molte aziende ad assumere i tirocinanti, nonostante essi possano contribuire
all’internazionalizzazione delle imprese, processo importante per le imprese locali e per lo sviluppo
regionale.
Per le società già presenti sul mercato europeo, i partecipanti possono fornire il loro contributo
nell’ambito della commercializzazione internazionale, delle ricerche di mercato, del miglioramento
dei prodotti e dell’adattamento ai mercati esteri, ecc.
Un altro vantaggio per le hosting organization (aziende locali che accolgono i ragazzi) è quello di entrare
in contatto con i programmi europei. Molte aziende non conoscono le ampie possibilità di
finanziamenti europei derivanti da essi e l’eterogeneità dei soggetti che cercano partner locali con il
know-how in un settore specifico. Questo progetto può rappresentare la chiave d’accesso a progetti
successivi.
Il progetto Leonardo Da Vinci copre i costi di viaggio, d’alloggio, della preparazione linguistica dei
partecipanti, così come di un’assicurazione di responsabilità civile che consente alle aziende locali di
godere dell’esperienza senza dover eseguire le procedure e occuparsi dei documenti.
I partecipanti che desiderano svolgere il proprio tirocinio in Germania beneficiano di due vantaggi:
1. La diversificazione culturale e la crescita professionale. La cultura del lavoro in Germania e in
Italia è molto diversa, per cui per i giovani è importante conoscere i mercati, sapere come accedere al
lavoro attraverso un CV adattato alle esigenze del Paese ospitante, conoscere le esigenze aziendali,
come relazionarsi ai colleghi di lavoro etc.
2. Introduzione in un mercato emergente. Attualmente la Germania è alla ricerca di profili
professionali in Paesi come l’Italia, la Grecia e la Spagna. La borsa di studio Leonardo è un punto di
partenza per accrescere la sicurezza in se stessi, migliorare la conoscenza della lingua e della cultura
locale. Un’esperienza di tre mesi può essere un punto di partenza per coloro che desiderino soggiornare
a risiedere in Germania.
In cosa è consistita la collaborazione con la Camera di Commercio Italiana per la Germania?
La Camera di Commercio Italiana per la Germania ha lavorato al progetto come ente intermediario e
senza il suo aiuto il progetto non sarebbe stato portato avanti.
Le funzioni della Camera nell’ambito del progetto sono:
Studio dei profili professionali dei partecipanti e primo contatto con le aziende locali: in
primo luogo la Camera fornisce alle imprese locali informazioni sul progetto Leonardo da Vinci e
sottopone loro un Training Agreement (TA), in cui le aziende descrivono le funzioni che i
partecipanti svolgerebbero, il periodo dei flussi di partenza e le competenze che acquisirebbero
durante il percorso lavorativo nell’azienda.
Informare i partecipanti sulle loro aziende ospitanti, sui relativi tutor, indirizzi e TA.
Ricerca di alloggi: la Camera si occupa di ricercare alloggi prediligendo ambienti multiculturali,
cosicché i partecipanti possano avere contatti con persone tedesche e sentirsi maggiormente
integrati.
Organizzazione del corso di formazione linguistica in collaborazione con una scuola di
lingua locale.
Fornire ai partecipanti informazioni necessarie per il loro arrivo in città, sullo stile di vita, sui
sistemi di trasporto, ecc
Preparazione di tutta la documentazione necessaria per l’approvazione del finanziamento
delle borse di ogni partecipante nell´ambito del progetto Leonardo Da Vinci.
Foto da qui: flickr/Jasmic
Tag:Camera di Commercio Italiana per la Germania, CompeTer II, intervista, programma Leonardo, studenti,
tirocinio all'estero
Box: Stage presso la CCIG
Internazionalizzare le imprese italiane,
partendo da uno stage
it_germania | 5 aprile 2013 | Commenta
Chiara ha svolto un tirocinio di 3 mesi nell’ufficio di Berlino della Camera di Commercio Italiana per
la Germania.
24 anni e laureanda in Economia e Gestione delle Aziende, Chiara ha deciso che lo stage alla CCIG era
l’occasione per “assistere in prima persona al processo di internazionalizzazione delle imprese
italiane”.
A Berlino Chiara si è occupata della comunicazione di GBE Factory, un progetto europeo per la
diffusione delle imprese a impatto zero e dell’organizzazione di eventi nell’ambito della fiera Fruitlogistica.
Alla fine della sua esperienza alla Camera ci dice “qui si può avere la concreta dimostrazione che il
detto l’unione fa la forza funziona”.
Mi chiamo Chiara e ho 24 anni, sono una laureanda in Economia e Gestione delle Aziende, e dopo
un’esperienza di studio in Francia ho scelto di concludere il mio percorso universitario con uno stage
all’estero, e la Germania era proprio la realtà in cui volevo avere il mio primo vero contatto con il mondo
del lavoro, in quanto rappresenta, a mio parere, la realtà europea più dinamica.
Ho quindi partecipato a un bando della mia Università e a fine giugno ho ricevuto una mail in cui c´era
scritto: “Cara Chiara, è stata presa alla Camera di Commercio Italiana per la Germania a Berlino il suo
stage durerà tre mesi”.
La mia felicità nel leggere quella notizia è stata indescrivibile, ero contenta di essere stata selezionata
per Berlino, in quanto è una città che amo, ed ero altrettanto contenta di essere stata presa dalla Camera
di Commercio Italiana per la Germania, perché avrei potuto assistere in prima persona al processo di
internazionalizzazione delle imprese italiane.
Appena entrai in ufficio ebbi subito un’ottima impressione, le persone che sarebbero stati i miei futuri
colleghi (anche se per pochi mesi), sono stati gentili e accoglienti, e mi hanno subito messo a mio agio.
I primi giorni ho fatto recall, poi mi è stato subito affidato l’incarico di seguire la comunicazione per un
evento nell’ambito del progetto europeo GBE Factory, un progetto di cui la Camera è partner e che ha
come obiettivo la diffusione del concetto di “impresa ad impatto zero”.
Seguire tale progetto è stato molto interessante, in quanto la CSR è un argomento che mi interessa
molto; e poter vedere da vicino come imprese piccole medie o grandi che siano si approcciano a questo
mondo mi ha permesso di aver una visione completa di quello che ho studiato in questi anni.
Oltre che a seguire la comunicazione di GBE; ho avuto la possibilità di assistere all’organizzazione di
eventi, fiere ed incontri B2B.
Ora che mi trovo alla fine di questa esperienza, faccio un bilancio di questi mesi, Berlino è stata
un’ottima parentesi, ho imparato molte cose, e ho avuto la possibilità di seguire progetti fianco affianco
con professionisti che passo dopo passo e con pazienza mi hanno insegnato il loro lavoro.
Ho imparato a gestire situazioni di stress, nella fattispecie l’organizzazione di eventi nell’ambito della fiera
Fruitlogistica, e ho visto con i miei occhi che significa problem solving, ma cosa più importante mi
hanno insegnato che saper lavorare in team è una cosa fondamentale all’interno di un ufficio, in Camera
si può avere la concreta dimostrazione che il detto “l’unione fa la forza” funziona.
Tag:Berlino, Camera di Commercio Italiana per la Germania, Chiara
Box: Stage presso la CCIG
Esportare l’artigianato italiano a Berlino,
partendo da una fiera [iscrizione]
it_germania | 26 marzo 2013 | Commenta
Siete artigiani o produttori di specialità enogastronomiche italiani e volete vendere il vostro
prodotto in Germania?
Allora preparatevi per una trasferta a Berlino dal 13 al 17 novembre 2013: in questa settimana si
svolge infatti l’Import Shop, la fiera internazionale su prodotti artigianali, articoli da regalo e prodotti
gastronomici da tutto il mondo.
L’artigianato è una “realtà estremamente importante
e dinamica nel nostro Paese”, tanto da
rappresentare il 18% dell’export italiano secondo il Ministero dello Sviluppo Economico.
Dall’altra parte il mercato berlinese (e tedesco) è un mercato in espansione e sensibile, da sempre,
al fascino e alla qualità del prodotto made in Italy. Ne avevamo già parlato su
ItaliaGermania presentando la scorsa edizione di Import Shop.
Import Shop: artigiani e istituzioni cercansi
Questi sono i profili che sono invitati a partecipare a Import Shop con il supporto della Camera di
Commercio Italiana per la Germania:
Artigiani che vogliono testare il proprio prodotto sul mercato tedesco attraverso la vendita diretta al
pubblico
Istituzioni impegnate nella promozione delle imprese artigianali del proprio territorio
Per candidare la vostra partecipazione, compilate ilseguente modulo entro il 30 maggio.
Due motivi per partecipare a Import Shop
Se ancora non siete convinti a partecipare alla fiera, vi diamo 2 motivi in più.
Il primo motivo è fornito, nello stile di ItaliaGermania, dai numeri di questo appuntamento che
rappresenta il corrispettivo tedesco della Fiera dell’artigianato di Milano:
Quando? Dal 13 – 17 novembre 2013
Area Espositiva di 6150 m quadri
600 espositori da 59 Paesi
450 stand
40 mila visitatori (numero in continuo aumento)
5,8 milioni di euro il giro d’affari attorno alla fiera
Il secondo motivo: partecipando sarete accolti nel Padiglione Italia, la vetrina del Made in Italy a Import
Shop. E partecipare uniti a questa tipologia di fiere ha i suoi vantaggi come spiega Francesca Regina,
direttrice dell’ufficio CCIG di Berlino, in un’intervista su twago:
Le fiere si confermano essere un ottimo strumento di presentazione dei propri prodotti, permettono di fare
un test sul mercato e di studiare i comportamenti del mercato stesso: la partecipazione ad una
manifestazione va preparata con il supporto di esperti per cogliere al massimo le opportunità
offerte dalle importanti vetrine internazionali del panorama fieristico italiano e tedesco.
Foto da qui: flickr/Giuseppe Moscato
Tag:Artigianato, Artigianoinfiera, Berlino, esportare in Germania, fare rete d'impresa, Import Shop, Made in Italy,
Sistema Italia
Box: Le fiere per fare impresa, Vendere in Germania
Quando e perché conviene aprire
un’impresa anche in Germania? L’intervista
con l’Avvocato Centamore
it_germania | 18 marzo 2013 | Commenta
Oltre 1700 aziende fondate in Germania da imprenditori italiani: questi sono i numeri secondo
un rapporto del 2009 commissionato dal Ministero per l’Economia tedesco.
Ma perché un imprenditore italiano decide di aprire in Germania? E quali sono le
differenze tra le forme societarie Tedesche e quelle Italiane?
Nell’esperienza dell’Avv. Rosario Centamore, dello studio Centamore & Loghman-Adham di
Offenbach, le ragioni sono prima di tutto finalizzate all’internazionalizzazione:
“Sicuramente, in una società in espansione a livello europeo, l’imprenditore italiano cerca soprattutto
di costituire una propria impresa sul territorio tedesco per ingrandire il proprio mercato.”
Una questione di vicinanza e di fiducia
Bisogna però valutare caso per caso se conviene operare dall’Italia sul mercato tedesco o
fondare una nuova società in Germania.
Rosario Centamore ci spiega meglio grazie all’esempio di proprio cliente:
“Attraverso l’impresa italiana non riusciva ad arrivare al cliente, il quale ovviamente spesso per la
lontananza e per il fatto che si tratta di una società fuori dal confine non ha una grossa
fiducia. Costituendo in breve tempo una Srl tedesca, sempre nello stesso settore, il nostro cliente ha
visto il suo operato aumentare di parecchio.”
Bisogna quindi valutare quanto la costruzione di fiducia siano importanti per sviluppare il proprio business
in Germania.
Pagare le tasse in Germania
Infine, la pressione fiscale, seppur minore rispetto all’Italia, non è sicuramente totalmente vantaggiosa
per le aziende.
Ciò che spinge un imprenditore ad aprire in Germania non è quindi una fiscalità più leggera, ma la
possibilità di fare affari con il cliente tedesco avendo la sua piena fiducia.
Avvocato Centamore: quale forma societaria scegliere per aprire
un’azienda in Germania
1. Una breve presentazione dello studio “RAe Centamore & Loghman-Adham”
Mi chiamo Rosario Centamore. Sono avvocato qui in Germania a Offenbach, una città confinante con
Francoforte. In uno studio associato con altri colleghi, lo studio Centamore & Loghman-Adam, fondato
nel 2006 proprio qui a Offenbach.
Lo studio prevalentemente si occupa di diritto civile, in particolare il diritto societario, diritto commerciale,
diritto del lavoro, ma anche diritto di famiglia.
2. Quali sono le forme societarie tedesche?
Le forme societarie tedesche non sono così diverse da quelle italiane. Intanto bisogna far presente che si
dividono in 2 gruppi, come anche in Italia:
Le società di capitali
Le società di persone
La differenza tra i due gruppi è, come in Italia, che per quanto riguardo le società di capitali, il socio o i
soci ne rispondono soltanto con il capitale sociale. Invece, per quanto riguarda le società di persone, i
soci o il socio ne rispondono illimitatamente, quindi rischiando anche di risponderne con i propri beni
personali.
La forma più diffusa di società di capitali qui in Germania è la società di azioni, la società a responsabilità
limitata, cioè la Srl in Italia che qui in Germania è la GmbH.
Per quanto riguarda le società di persona, le più diffuse sono la oHG (Offene Handelsgesellschaft) e la
società in accomandita, la cosiddetta Komanditgesellschaft. Questo per quanto riguarda il quadro
generico delle società.
3. Perché un imprenditore italiano decide di fare impresa in
Germania?
Sicuramente, in una società in espansione a livello europeo, l’imprenditore italiano cerca soprattutto
di costituire una propria società sul territorio tedesco per ingrandire il proprio mercato.
In questo caso bisogna suggerire a questo imprenditori di valutare se fondare una società in Germania
oppure operare soltanto attraverso la società madre di origine in italia.
Tra le società più diffuse costituite in Germania da stranieri c’è sempre la Srl. Ovvero la Gmbh. Anche
perché, come dicevo prima, la responsabilità è limitata. Per cui, soprattutto per chi si avvia a un nuovo
mercato e non sa come andrà in futuro, il fatto che la responsabilità del patrimonio sia limitata è già un
buon vantaggio.
Inoltre è anche relativamente facile costituire una società di questo tipo, anche in breve tempo.
4. Quali vantaggi ci sono nel costituire un’impresa in Germania?
Bisogna dire che nel momento in cui una società italiana cerca di arrivare al mercato tedesco attraverso
una sede distaccata, se le cose non dovessero andare nel migliore dei modi, e quindi i creditori cercano
di arrivare ai propri pagamenti, in questo caso oltre alla sede distaccata ne risponde anche la sede di
origine.
Invece costituendo la società direttamente in Germania, l’attività dei creditori nel cercare i propri crediti è
limitata a questa società. Questo potrebbe essere un grande vantaggio per costituire qui una società e
non operare dall’Italia, fondando soltanto una sede distaccata.
Sicuramente il fatto che il cliente tedesco faccia affari con una Gmbh e non con una Srl direi che è
molto più vantaggioso, indubbiamente.
Dal punto di vista fiscale, quali sono le differenze tra Italia e Germania?
Conoscendo la pressione fiscale in Italia, qui in Germania è forse un po’ più leggera. Anche se dobbiamo
dire che anche in Germania la pressione fiscale c’è, per quanto riguarda aziende e imprenditori, e non è
di meno. Quindi non siamo in una realtà fiscalmente del tutto vantaggiosa. Però, rispetto alla pressione
che c’è attualmente in Italia, un piccolo vantaggio la Germania ancora tuttora lo conserva.
5. Una storia significativa di un imprenditore italiano in Germania….
La storia di un nostro cliente che, inizialmente, ha cercato di raggiungere il mercato tedesco attraverso la
propria società in Italia che da anni lui già aveva costituito nel Lazio. Molto velocemente si è accorto che
doveva costituire una sede o comunque una società in proprio in Germania. Infatti attraverso anche la
società italiana, non riusciva ad arrivare al cliente, il quale ovviamente spesso per la lontananza e per il
fatto che si tratta di una società fuori dal confine non ha una grossa fiducia.
Costituendo qui in breve tempo una Srl, sempre nello stesso settore, il cliente ha visto il suo operato
aumentare di parecchio.
Tag:avvocato Rosario Centamore, come aprire un'impresa in Germania, forme societarie tedesche,
imprenditori italiani in Germania, studio legale Centamore & Loghman-Adham
Box: Aprire un'impresa in Germania
Gmbh,
La nostra guida per aprire un’impresa in
Germania
it_germania | 25 marzo 2013 | Commenta
La Germania è la terza destinazione di migranti al mondo. Sono oltre 10 milioni i migranti che vivono
all’interno dei confini tedeschi, ovvero il 13,18% della popolazione [fonte: peoplemovin, infografica].
Sul lato imprenditoriale nel 2009 le aziende aperte da migranti erano 130.000: circa il 30% delle
imprese fondate in tutto l’anno. Un aumento del 25% rispetto ai dati del 2005.
[fonte: Unternehmensgründungen von Migranten und Migrantinnen 2009, studio commissionato dal
Ministero tedesco per l'economia].
Gli italiani che avviano una nuova attività in
Germania
L’Italia è al secondo posto tra i paesi di origine dei flussi migrazionali, con oltre 800 mila migranti.
Tra le mete dei migranti italiani la Germania compare dunque al primo posto.
Quanti italiani decidono di aprire un’impresa in Germania?
Se ci rivolgiamo ancora ai dati della Evers & Jung, scopriamo che solo nel 2009 oltre 1700 aziende
sono state fondate da italiani in Germania.
Ecco i campi in cui vengono avviate delle aziende da impenditori di origine italiana:
Ospitalità [77%]
Commercio e trasporti [12%]
Altri servizi [8%]
Edilizia [2% ]
Manifatturiero [0,5%]
[fonte: Evers & Jung Unternehmensgründungen von Migranten und Migrantinnen 2009]
Come aprire un’impresa in Germania
Una piccola conferma dei numeri arriva dall’alto numero di richieste arrivate alla Camera di Commercio
Italiana per la Germania per capire come aprire un’impresa sul territorio tedesco.
In Germania, sono 18 tipi di forme societarie diverse per inquadrare la propria azienda.
Una guida, 12 partner legali
Grazie al supporto di 12 studi legali vogliamo offrire una guida pratica per chi vuole avviare la propria
attività in Germania. Ogni settimana vi informeremo su una nuova forma societaria, andando a
completare la rubrica Aprire un’impresa in Germania.
I più impazienti possono trovare un’anteprima dei contenuti sul sito della Camera di Commercio Italiana
per la Germania.
Tag:come aprire un'impresa in Germania, forme societarie tedesche, Gmbh, imprenditori italiani in Germania,
imprenditorialità, migrazione
Box: Aprire un'impresa in Germania
Silvia Foglia: vi racconto come twago
permette alle piccole e medie imprese di
innovare e innovarsi
it_germania | 21 marzo 2013 | Commenta
Si chiama Trovare Esperti Freelance ed è la nuova rubrica di ItaliaGermania nata dalla collaborazione
tra la Camera di Commercio italiana per la Germania e twago, la piattaforma per l’incontro tra clienti e
fornitori di servizi, che così presenta la notizia sul proprio blog:
“Per poter offrire al meglio i nostri servizi alle imprese italiane che vogliono collaborare con la
Germania e il mercato IT /digitale tedesco, abbiamo dato vita ad una collaborazione con la Camera di
Commercio Italiana per la Germania, nostro partner ufficiale di alto profilo.”
Abbiamo chiesto a Silvia Foglia, Country Manager di twago per l’Italia, di raccontarci i vantaggi per
gli imprenditori, da piccole e medie imprese a negozi online, nell’utilizzare la piattaforma per sviluppare il
proprio progetto.
Chi è Silvia Foglia
Silvia Foglia, 35 anni, è entrata a far parte di twago nel 2010 come International Marketing Manager ed è
stata una dei primi dipendenti dell’azienda, fondata nel 2009. Originaria di Brescia, Silvia ha studiato a
Verona e a Stoccolma, ottenendo una laurea come “Esperta nei Processi Formativi”.
Dopo aver portato a termine gli studi nel 2005, Silvia ha svolto diverse mansioni come International Key
Account Manager, occupandosi principalmente del mercato italiano. Prima di entrare a fare parte di
twago, Silvia è stata Key Account Manager di Cint, un’azienda software con sede a Stoccolma nel settore
della ricerca di mercato online.
twago in fatti e numeri
twago opera in Germania, Svizzera, Austria, Spagna, Italia e Francia.
fondata da Gunnar Berning, Maria Lindinger e Thomas Jajeh nel 2009, 3 anni dopo twago ha
completato la sua serie A ricevendo un finanziamento di 3 milioni di $.
twago è un’azienda internazionale con 60 dipendenti provenienti da più di 10 nazioni differenti.
2011: twago è stata premiata dalGerman Diversity Award, per la multiculturalità del proprio team. L’azienda ha sede nel centro di Berlino.
Silvia Foglia ci racconta twago, la piattaforma che
aiuta le aziende a trovare i giusti freelance
1. Cominciamo con le presentazioni: qual è l’idea alla base di
twago?
Il nome dell’azienda -twago- sta per teamwork across global offices (lavoro di squadra tra uffici globali).
Gunnar Berning, fondatore e CEO di twago, ha avuto l’idea quando lavorava come Manager di Siemens
e Lycos Europa.
Quando era impegnato con Lycos, nei primi anni 2000, Gunnar Berining è stato inviato a Bengalore, in
India, per pianificare e realizzare un progetto di outsourcing. Lavorando come responsabile della
gestione dell’intero processo, Gunnar ha sviluppato le sue prime idee riguardo a una piattaforma di
lavoro online incentrata principalmente sui bisogni delle piccole e medie imprese. Nel 2009, infine,
Berning ha fondato twago con Maria Lindinger e Thomas Jajeh.
In un mercato del lavoro che cambia in modo incredibilmente veloce, la visione di twago è quella di
plasmare il nuovo mondo digitale del lavoro, offrendo nuove opportunità ad entrambe le parti impegnate
in un progetto.
2. Spiegaci come funziona la piattaforma: come si incontrano
le aziende e i freelance?
twago acquisisce sulla propria piattaforma progetti da aziende di ogni tipo e dimensione. Chiunque può
utilizzare twago e pubblicare un progetto. Attualmente twago è disponibile in inglese, francese, italiano,
tedesco e spagnolo. In questo modo twago è in grado di offrire a freelance e imprese in tutto il mondo
l’opportunità di lavorare e collaborare online con la massima flessibilità. twago sta crescendo
dinamicamente e velocemente: sulla piattaforma i clienti possono trovare programmatori, web e graphic
designer, esperti di marketing online (specialisti SEA, SEM o SEO), traduttori, PR, social media manager,
copywriter, assistenti d’ufficio virtuale e tante altre figure professionali emergenti.
3. Adesso qualche numero: quanti freelance, aziende,
progetti pubblicati e completati avete, al momento?
twago sta guidando il mercato europeo con grande successo, avendo acquisito progetti e lavori per un
totale di 50,3 milioni di Euro solo nel 2012. Una cifra che corrisponde a un tasso di crescita del 278%
rispetto all’anno precedente. Il 2012 è stato l’anno di maggior successo dal lancio della piattaforma.
L’azienda nel 2012 ha creato 1,6 milioni di ore di lavoro per freelance, agenzie ed esperti. Con 150.00
progetti, twago ha ottenuto il più grande numero di progetti da quando è nata.
Ad oggi twago ha ottenuto un volume totale di progetti pari a oltre 80 milioni di Euro. Sulla piattaforma
sono stati superati i 180.000 esperti.
4. Per quale ragione un’azienda dovrebbe pubblicare il
proprio progetto su twago?
L’idea base di twago è quella di creare le opportunità per innovare e innovarsi, anche per le piccole e
medie imprese che non dispongono di grandi risorse. Per esempio, ogni azienda ora vuole avere una
propria App, per diffondere i propri prodotti e servizi via rete Mobile. Ma l’esperienza richiesta per lo
sviluppo di una App è molto specifica e non tutte le aziende possono permettersi di assumere un App
developer. Su twago, invece, anche le aziende più piccole possono trovare il developer di cui hanno
bisogno, assegnandogli lo specifico progetto di creazione della propria App.
Un altro esempio? Prendiamo un medico: oggi anche un medico ha bisogno di un sito web per farsi
trovare. Con twago un medico riesce a scegliere con pochi click l’esperto capace di creare il sito di cui ha
bisogno.
Tutti i nostri clienti sono aziende o privati alla ricerca di professionisti qualificati. Clienti che, oggi,
possono scegliere soluzioni veloci, sicure e flessibili per le proprie esigenze, grazie ad un mondo sempre
più digitalizzato e grazie a piattaforme online come twago.
5. Italia e Germania: due culture di lavoro molto diverse. Come
questo si riflette sulle collaborazioni su twago? Avete delle belle
storie da raccontare in proposito?
A dire il vero, e questo rende lavorare nella nuvola così particolare, le regole sono uguali per tutti, al di là
delle differenze culturali. La nuvola è uno spazio di lavoro in cui non cambia se sei connesso dalla
Germania o dall’Italia.
Tutti i soggetti in campo, che siano clienti o fornitori, si impegnano a raggiungere i risultati migliori per se
stessi. Molte delle differenze culturali classiche si attenuano all’interno di un processo come quello del
cloud working, le specificità rimangono ma non sono mai un ostacolo al funzionamento della rete di
lavoro.
Tag:Camera di Commercio Italiana per la Germania, freelance, lavoro digitale, Silvia Foglia, Startup, twago
Box: Trovare esperti freelance
Componenti per auto: la filiera italiana da
42 miliardi di euro in vetrina a Bologna
it_germania | 27 marzo 2013 | Commenta
In Italia abbiamo la più grande concentrazione mondiale di costruttori di autoattrezzature.
Parliamo di aziende con fatturati veramente importanti. In alcuni casi, in queste imprese il 70-80% della
propria produzione è venduta all’estero.
Il comparto italiano delle autoattrezzature è costituito da 2300 imprese
fatturato 42 miliardi di euro e occupato circa 169.000 addetti.
che nel 2010 hanno
Autopromotec: la fiera della Motor Valley Emiliana
A sottolineare l’importanza del settore per l’economia italiana, ci aveva già pensato in una precedente
intervista Renzo Servadei, Segretario Generale di AICA – Associazione Italiana Costruttori
Autoattrezzature e di AIRP – Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici. 50 anni fa le due
associazioni hanno deciso di promuovere le loro attività con una fiera: Autopromotec.
Oggi Autopromotec, giunta alla sua 25esima edizione, è considerata la più specializzata rassegna
biennale internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico.
La prossima edizione si svolgerà a Bologna dal 22 al 26 maggio [scopri di più sull'evento nella nostra
mappa].
Una fiera nel cuore della Motor Valley emiliana
Autopromotec si svolge a Bologna. Non a caso. È infatti questo il cuore della Motor Valley Emiliana,
un distretto industriale che ospita i più grandi marchi del mondo dei motori, conosciuti in tutto il
mondo: Ferrari, Maserati, Ducati, Malaguti.
“Dietro questi brand che vincono le corse” racconta Servadei “ci stanno degli interi distretti industriali
che producono dallo smontagomme, alla cabina forno, al sollevamento, all’ingranaggeria.”
Una filiera che coinvolge anche moltissime piccole e medie imprese ad alta tecnologia e
innovazione. La “valle dei motori” emiliana declina così la passione per i motori in tutte le sue forme:
dall’automobilismo sportivo, alle macchine agricole, passando appunto per componenti e attrezzi per
l’auto.
Autopromotec: oltre 100mila visitatori e 1400
imprese
I numeri della scorsa edizione di Autopromotec li hanno dati Emanuele Vicentini e Margherita
Balletta, rispettivamente Brand Manager e Ufficio Stampa della rassegna, in una recente intervista.
103.666 i visitatori
18.524 i visitatori dall’estero [l'11% in più rispetto al 2009]
1473 gli espositori
Numeri destinati ad aumentare nell’edizione 2013, secondo i responsabili della rassegna.
Infine, un’ultima novità. Quest’anno visitatori ed espositori potranno ricevere contenuti e aggiornamenti
continui durante i 5 giorni di rassegna grazie alla nuova app di Autopromotec.
Tag:autoattrezzature, Autopromotec, Bologna, componenti per auto,
featured, Margherita Balletta, motor valley, Renzo Servadei
Box: Le fiere per fare impresa, Trovare partner di impresa
Emanuele Vicentini,
Emilia Romagna,
A Francoforte per incontrare i protagonisti
della “slow economy” marchigiana
it_germania | 20 marzo 2013 | Commenta
Il distretto marchigiano degli strumenti musicali è conosciuto a livello internazionale per le sue
produzioni ad altissima qualità ed ha registrato una crescita del 1,5% nel terzo trimestre 2012.
Il distretto si estende tra le province marchigiane di Macerata e Ancona. Qualcuno l’ha chiamata la
slow economy marchigiana: un modo di produrre fondato su piccole aziende, spesso a conduzione
familiare, tradizione, creatività e innovazione.
Si tratta di un distretto industriale molto particolare lavora seguendo tre parole chiave: artigianalità,
bassa meccanizzazione, alta qualità.
Si tratta di un “marchio di fabbrica” che contraddistingue le aziende degli strumenti musicali quanto quelle
aziende enogastronomiche della regione e tutto il comparto turismo e ospitalità: creando un ecosistema di forti
connessioni.
Come incontrare i protagonisti della Slow
Economy marchigiana
L’11 aprile a Francoforte sarà possibile incontrare i protagonisti della “slow economy”
marchigiana in due occasioni:
una cena di gala,
incontri B2B con gli operatori del settore agroalimentare e del settore turistico.
Durante la cena di gala saranno serviti i prodotti tipici marchigiani: un evento costruito per far incontrare il
mercato tedesco con l’ecosistema marchigiano, focalizzandosi sui settori dell’agroalimentare e turistico,
per sondare così nuove possibilità di collaborazione.
La serata è organizzata nella cornice della Fiera degli strumenti musicali di Francoforte
dalla Camera di Commercio Italiana per la Germania in collaborazione con Ex.it, agenzia speciale della
Camera di Commercio di Macerata.
Per partecipare è necessario compilare il seguente modulo.
Foto da qui: flickr/Luca Biada
Tag:Camera di Commercio di Macerata, Camera di Commercio Italiana per la Germania, Distretto Musicale
Castelfidardo, enogastronomia, Ex.it, Fiera degli strumenti musicali di Francoforte, Marche, Turismo
Box: Eventi per conoscere il mercato, Trovare partner di impresa
Tecnologie per l’edilizia: un Made in Italy da
2,5 miliardi di esportazioni
it_germania | 19 marzo 2013 | Commenta
Oltre 2,5 miliardi di euro di fatturato dalle esportazioni nel 2012
Una crescita del 3% rispetto al 2011
Il settore delle macchine e tecnologie per l’edilizia rappresenta uno dei fiori all’occhiello del Made
in Italy. E come da abitudine, anche questa volta sono i numeri a confermarcelo.
I dati, diffusi pochi giorni fa dalla UNACEA, l’associazione che unisce le aziende italiane del settore,
evidenziano come la produzione nazionale del comparto è sostenuta per oltre il 70% dai mercati
esteri.
Un occasione per conoscere le tendenze del settore
Il 16 Aprile verranno presentate alla stampa internazionale le tendenze del settore e gli scenari
futuri, in occasione del Samoter Open Day, presso BAUMA, la fiera delle macchine da costruzione di
Monaco.
E’ possibile partecipare previa iscrizione al seguente form entro l’8 aprile:
Cos’è il Samoter Open Day?
Samoter Open Day è un’occasione per conoscere meglio Samoter, il Salone Internazionale
Triennale Macchine Movimento Terra, da Cantiere e per l’Edilizia, a Verona dal 8 all’11 maggio
2014[questo l'evento sulla nostra mappa].
L’edizione del 2011 di Samoter ha visto un’alta partecipazione internazionale:
909 Espositori di cui il 28,93% provenienti da 37 Paesi esteri,
98.048 Visitatori di cui l’11,70% stranieri.
Un trend da confermare se andiamo ad analizzare i dati del settore [vedi grafico] che confermano una
crescita della domanda in Africa e Oceania.
Sempre secondo i dati UNACEA, infatti, nei due continenti le esportazioni del settore sono
aumentate rispettivamente del 20.9% e del 66.3%.
[Fonte: Unacea]
La sfida sembra dunque conquistare questi nuovi mercati puntando sull’innovazione, sulla qualità
e su una svolta verso la sostenibilità, come indica un commento del CECE, il comitato europeo dei
produttori delle macchine per costruzioni.
Foto da qui: flickr/Laura Mary
Tag:BAUMA, export italiano, macchine da costruzione, Samoter, tecnologie per l'edilizia, Unacea
Box: Eventi per conoscere il mercato
È importante partecipare alle Fiere
Internazionali? Le testimonianze di due
imprenditori di un settore molto particolare
it_germania | 15 marzo 2013
Di solito rendono possibili premiazioni e cerimonie, ma non sono mai protagoniste. Ora per una volta
sono loro ad essere sotto la luce dei riflettori: sono le aziende che si occupano della produzione di trofei,
medaglie e distintivi, protagoniste per 3 giorni alla World of Trophies, la fiera dedicata a souvenirs,
trofei, incisioni e realizzazioni grafiche che si è svolta a Lipsia dal 2 al 4 marzo scorso [scopri
l'evento sulla mappa].
Qui abbiamo incontrato, e intervistato, due aziende italiane: la BS e la Manzin. Il loro identikit?
Entrambe le imprese sono in cerca di visibilità in un mercato florido come quello tedesco, ma anche
convinte della qualità del proprio prodotto.
“Occasioni come quella di World of Trophies sono molto importanti. La crisi si sente in Italia, è
quindi necessario lavorare a livello internazionale. Partecipiamo a World of Trophies perché la
Germania è un buon mercato”.
Secondo Simone Samogin, dell’azienda BS che si occupa di medaglie e distintivi, cercare nuovi clienti
all’estero, soprattutto in mercati più floridi come quello tedesco, è la strategia giusta da seguire in questi
tempi.
Ma World of Trophies, unico evento del genere in Germania, nato nel 2011, è anche un
palcoscenico dove promuovere l’eccellenza del made in Italy. Ce lo raccontano i fratelli Manzin,
proprietari dell’omonima azienda, da 45 anni nel campo della trofeistica:
“In realtà, per noi non è la formazione il motivo principale per cui veniamo in fiera. Abbiamo infatti
una nostra linea di prodotto: riteniamo quindi di essere trainanti più che trainati.
Cerchiamo infatti di proporre noi delle novità e promuovere il nostro prodotto di alta qualità”.
Sicuramente, ci raccontano gli intervistati, le aziende presenti a World of Trophies partano a casa da
questa esperienza molti nuovi contatti, qualche idea e nuovi sbocchi per i loro prodotti. Leggi qui di
seguito le interviste complete.
L’azienda Manzin: a World of Trophies per cercare nuovi mercati,
nuovi clienti, nuovi sbocchi
Di che cosa si occupa l’azienda Manzin?
Siamo sul mercato delle premiazioni sportive da circa 45 anni, abbiamo quindi una storia importante
alle nostre spalle. Ci occupiamo particolarmente di trofei, soprattutto di alta fascia. Proponiamo dunque
un’ottima qualità e siamo conosciuti praticamente in tutto il mondo.
Siamo anche specializzati nella produzione di trofei su disegno del cliente. Riusciamo infatti a realizzare
molti dettagli perché non siamo solo assemblatori o venditori, ma ci avvaliamo di una produzione interna.
Questo ci dà una certa elasticità per riuscire a realizzare praticamente ogni tipo di prodotto.
Perché avete deciso di partecipare a World of Trophies?
Partecipare alla fiera internazionale è sicuramente un’opportunità per cercare
nuovi sbocchi, nuovi mercati, nuovi clienti. Abbiamo deciso di partecipare a WOT
proprio per espanderci e conoscere nuova clientela nel mercato tedesco. Visto che,
principalmente, questa è una fiera rivolta al mercato interno. E i riscontri sono stati
sinceramente positivi.
La fiera rappresenta anche un’occasione di fare formazione. Cosa pensate di aver
portato a casa da questo evento?
In realtà, per noi non è la formazione il motivo principale per cui veniamo in fiera. Abbiamo infatti
una nostra linea di prodotto.Riteniamo quindi di esseretrainanti più che trainati.
Cerchiamo infatti di proporre noi delle novità. La nostra linea è comunque molto
riconoscibile. Realizziamo un prodotto di classe e classico, quindi decisamente
riconoscibile agli occhi degli utilizzatori. Qui cerchiamo di proporre e spingere
questo prodotto di alta qualità.
L’azienda BS: lavorare a livello internazionale per sopravvivere
alla crisi
Di che cosa si occupa la vostra azienda?
Produciamo medaglie, distintivi, collezioni speciali e ci occupiamo anche di incisoria.
La partecipazione a fiere internazionali è una delle chiavi più importanti per molte
imprese. Lo è anche per voi? Perché avete deciso di partecipare a World of Trophies?
Sicuramente queste occasioni sono importanti. È infatti necessario lavorare a livello internazionale, visto
che in Italia la crisi si sente. Partecipiamo a World of Trophies perché la Germania è un buon
mercato e quindi riteniamo giusto continuare a farci conoscere e mostrarci in questo tipo di eventi.
Cosa pensate di poter portare a casa da questa esperienza?
Sicuramente abbiamo aumentato i contatti e mantenuto quelli che ci sono. Da questi eventi bisogna
sempre portare a casa cose nuove. La gente infatti richiede novità. Quindi è sicuramente necessario
creare nuovi modelli, mantenendo i prezzi più bassi possibili.
A World of Trophies si migliora inoltre la propria visibilità. Alla fiere c’è un contatto più diretto con i
potenziali clienti, diverso da quello che si ha tramite mail o attraverso il sito.
Tag:Lipsia, Made in Italy, Manzin, Samogin, trofei e medaglie, World of Trophies
Box: Eventi per conoscere il mercato, Trovare partner di impresa
14 milioni di buoni motivi per incontrare i
produttori di vino della Sicilia: scopri come
it_germania | 13 marzo 2013 | Commenta
“Non solo il Nero d’Avola, ma anche varietà come lo Zibibbo, il Grillo e il Nerello Mascalese dalla regione
dell’Etna: i vini siciliani sono sempre più richiesti e apprezzati in Germania. Una tendenza svelata
anche dall’attenzione riservata alle bottiglie siciliane dai buyer tedeschi negli ultimi eventi di
promozione, tra cui
Vinitaly
e la campagna
“Sicilia Gusto Mediterraneo”
Un prospettiva interessante, per buyer e produttori, quella raccontata da Christine Schattner, referente
marketing della Camera di Commercio Italiana per la Germania, intervistata lo scorso settembre da
Wein+Markt sulle potenzialità del vino siciliano nel mercato tedesco.
In effetti, come ci suggerisce Christine, basta osservare alcuni dati per capire il fascino esercitato
dal “gusto mediterraneo” in Germania.
quasi 80 mila gli ettolitri di vino siciliano esportati in Germania nel 2009
un giro di affari di 14 milioni di euro
la Germania è il secondo maggior importatore [fonte:
Regione Sicilia, Istituto Regionale Oli e Vini Sicilia
]
La prossima occasione per incontrare e conoscere le migliori cantine siciliane è offerta da
Prowein 2013, uno delle maggiori fiere internazionali dedicata al mondo del vino e dei liquori. Prowein
2013 sarà alla fiera di Düsseldorf dal 24 al 26 marzo [individua l'evento sulla nostra mappa].
Una presentazione speciale per l’eccellenza siciliana in bottiglia
Nella cornice di Prowein, buyer e interessati potranno conoscere i vini siciliani Doc e i loro
produttori in una degustazione con buffet mediterraneo. Le 28 aziende siciliane presenti[trovi la
lista completa in fondo alla pagina] saranno raccontate dalla voce di Steffen Maus, giornalista ed
esperto di vino e del territorio italiano. L’evento sarà di scena il 25 marzo alle ore 19, in chiusura della giornata fieristica ed è organizzato
dall’Istituto Regionale Oli e Vini Sicilia con la collaborazione della Camera di Commercio Italiana per la
Germania. Per garantirsi la partecipazione, è necessario compilare il seguente formulario entro lunedì
18 marzo.
I numeri di Prowein 2013
oltre 3700 espositori
45 nazioni presenti
39000 visitatori
3 giorni di eventi, degustazioni, incontri B2b
Questi sono i numeri che fanno della fiera enovinicola di Düsseldorf uno dei maggiori eventi internazionali
dedicati al mondo del vino e dei liquori.
Le 28 cantine siciliane presenti a Prowein 2013
Ecco i 28 produttori siciliani che potrai incontrare alla degustazione:
Azienda Agricola Costantino L. e Figli S.S ~ Palermo-Monreale
Azienda Agricola G. Milazzo – Terre della Baronia Spa ~Agrigento
Baglio del Cristo di Campobello Soc. Agr. S.r.l. ~ Agrigento
Az. Vinicola Benanti S.r.l. ~ Etna
Cantina Sociale Santa Ninfa Soc. Coop. Agricola ~ Marsala-Trapani
Cantine Nicosia, Nicosia S.p.a.~ Etna
Società Agricola Patria S.p.a.~ Etna
Cantine Settesoli Soc. Coop. – Terre Sicane
Carlo Pellegrino ~ Marsala-Trapani
Caruso e Minini S.p.A~ Marsala-Trapani
Castellucci Milano S.p.A ~ Madonie-Contea Scalfani
Cusumano S.r.l.~ Palermo-Monreale
CVA Canicattì Soc. Coop. Agricola ~ Agrigento
Donnadicoppe S.r.l.~ Marsala- Trapani
Fazio Wines S.r.l. ~ Marsala – Trapani
Feudo Montoni di Fabio Sireci ~ Madonie-Contea Scalfani
Soc. Agr. Pacos Vini – Feudo Ramaddini ~ Siracusa
Firriato S.r.l. ~ Marsala-Trapani
Funaro S.r.l.~ Marsala-Trapani
Icone S.r.l. Icone Italian Wine ~ Noto
Judeka Srl Soc. Agricola ~ Etna
Limonio sas ~ Alcamo-Segesta
Lombardo Vini Soc. Agr. ~ Castelli Nisseni
Soc. Agricola Luna Sicana S.p.a. ~ Agrigento
Agricola Ottoventi ~ Erice
Az. Agricola Planeta S.S. ~ Terre Sicane
Az. Agricola Spadafora Francesco~ Alcamo -Segesta
Tenuta Gorghi Tondi S.a.s.~ Marsala-Trappani
Foto da qui: flickr/flavio.leone
Tag:agroalimentare, degustazione, Düsseldorf, featured, Istituto Regionale Vini e Oli della Sicilia, Prowein,
Regione Sicilia, vini siciliani
Box: Eventi per conoscere il mercato, Trovare partner di impresa
Tre buone ragioni per essere presenti alla
fiera internazionale del design della pietra
it_germania | 8 marzo 2013 | Commenta
Mamomacc, la fiera internazionale di pietre, design e tecnologie[a Verona dal 25 al 28 settembre
2013] è giunta alla sua 48 edizione confermandosi uno degli appuntamenti più importanti al mondo
per gli operatori del settore.
Abbiamo chiesto a Mauro Albano,brand manager di Marmomacc quali sono le 3 principali ragioni per
un’azienda
tedesca
per
partecipare
a
Marmomacc.
Ecco i suoi “3 buoni motivi”: per entrare in contatto con un pubblico internazionale. Lo scorso anno abbiamo avuto 56.900 visitatori
di cui il 60% da 137 paesi del mondo;
per confermare i dati sulla presenza tedesca alla fiera, il che fa di Marmomacc un appuntamento fisso
per incontrare i propri fornitori di materiali e tecnologie;
per sondare il mercato e monitorare cambiamenti, tendenze ed esigenze dei buyer dei paesi
emergenti vista la difficoltà di incontrarli di persona.
Se questi tre motivi sono convincenti, qui di seguito potete iscrivervi a Marmomacc compilando il
seguente form entro il 14 marzo.
Al contrario, potete farvi convincere dalle parole di Mauro Albano nell’intervista in fondo all’articolo.
Marmomacc: l’idea e i numeri
1.431 espositori
il 57% degli espositori arriva dall’estero, da 57 paesi diversi
73.458 metri quadrati di superficie espositiva
Questi sono i numeri che fanno di Marmomacc uno dei più importanti eventi internazionali nel
campo del design e lavorazione della pietra.
Parlandoci della fiera, Mauro Albano ha sottolineato l’importanza di essere presenti per mostrare al
mondo competenze e qualità del “Made in Europe” e per incontrare importanti partner internazionali.
Ma Marmomacc non è solo incontri B2B: seminari, workshop, concorsi, insegnamenti offerti da
università italiane e internazionali costruiscono per visitatori ed espositori “un collage” dello stato
dell’arte nel settore pietra.
L’intervista a Mauro Albano, Brand Manager di Marmomacc
Nelle scorse edizioni Marmomacc ha presentato un mix tra incontri B2B e un’estesa
rete di eventi collaterali: seminari, formazione, concorsi e conferenze. Ci può spiegare
come funziona e quali sono i vantaggi nel proporre questa ricetta?
Noi siamo convinti che nell’era della globalizzazione sia necessario comunicare al mondo le
competenze delle aziende italiane ed europee, caratteristiche che le differenziano da tutti i produttori
presenti sul mercato mondiale.
Data la facilità di acquistare qualsiasi materiale in qualsiasi area produttrice del mondo, è necessario
comunicare ai potenziali buyer e progettisti qual è la differenza delle produzioni europee rispetto a quelle
dei paesi emergenti.
Da questa esigenza è emersa la necessità di creare corsi di formazione per gli architetti per dimostrare
che, se si avvalgono di aziende italiane ed europee, non hanno solo prodotti migliori, ma possono
contare sul know how delle aziende che sono in grado di assistere il progettista in tutte le fasi della
realizzazione di un progetto.
Durante Marmomacc vengono espresse tutte le “sfaccettature” di questa leadership: quindi mostre
culturali, sperimentazioni di design con la pietra, seminari di formazione e giornate di studio del Master di
secondo livello (per giovani architetti), proposto dal Politecnico di Milano, che si svolgono all’interno del
salone in apposite sale.
Marmomacc accoglie tutte le università che offrono insegnamenti sulla progettazione
contemporanea con la pietra, riunite sotto l’egida di una associazione no-profit denominata
Marmomacc Stone Academy. Oltre ad università italiane, al momento fanno parte del network anche il
Politecnico di Madrid, la Texas Tech University di Lubboch e la facoltà di Architettura di Lubljiana. Ma
sono in corso colloqui con università in altri paesi europei. Gli esiti dei corsi e degli workshop dei diversi
atenei sono presentati durante Marmomacc.
Tutte queste attività rendono unica, nello scenario mondiale delle fiere, la manifestazione di
Verona che si conferma così come l’appuntamento irrinunciabile per quanti progettisti, architetti,
ingegneri, imprese di costruzione, vogliono toccare con mano e vedere da vicino lo “stato
dell’arte” nel settore della pietra.
Quali saranno le tendenze costruttive, quali i nuovi materiali offerti sul mercato, quali le più avanzate
tecnologie, saranno tutte presenti a Marmomacc. Non solo in modo virtuale, ma fisicamente esposte e
funzionanti.
Ci indichi tre motivi per cui un azienda tedesca dovrebbe venire a Marmomacc?
Prima di tutto, esporre a Marmomacc vuole dire entrare in contatto con un pubblico veramente
internazionale. Lo scorso anno abbiamo avuto 56.900 visitatori di cui il 60% da 137 paesi del mondo. I nostri
dati vengono da molti anni certificati da FKM: così tutte le aziende tedesche sono sicure che i nostri dati
sono reali perché garantiti da un organismo volontario tedesco.
La usuale presenza a Marmomacc di rinomate aziende dalla Germania, rappresenta un appuntamento che
tanti buyer si aspettano. Non partecipare potrebbe essere un segno negativo per quanti sono sicuri di
trovare i loro tradizionali fornitori di materiali e tecnologie.
Oltre a motivi strettamente di business, le aziende partecipanti possono sondare il mercato e monitorare i
cambiamenti, le tendenze e le esigenze dei buyer provenienti da paesi emergenti che in altre occasioni non
possono avvicinare.
Tra i premi consegnati alla fiera ce ne sarà uno per le aziende espositrici che meglio
comunicano le potenzialità del marmo e della pietra. Quanto punta la fiera sulla
comunicazione e, in particolare, sulla comunicazione 2.0? Qual è il valore aggiunto
fornito dalla comunicazione per le aziende e per fiere di questo tipo?
Quando sei anni fa abbiamo introdotto il “Best Communicator Award”, sinceramente non pensavo che
avrebbe avuto il successo che ha invece ottenuto. Gli esiti del concorso sono apparsi su riviste di
architettura italiane, europee e americane e su siti web anche di altri continenti!
Anche per il mondo della pietra i social media rappresentano uno strumento insostituibile per
divulgare, a tutte le categorie interessate, l’evolversi dell’uso della pietra.
Da cinque anni viene effettuato un monitoraggio costante con “google analitics” degli “hits” del nostro sito
e di quelli delle riviste web più rappresentative nel mondo del design e dell’architettura. Questo per poter
migliorare e indirizzare meglio la nostra comunicazione che naturalmente va a tutto vantaggio delle
aziende premiate che vedono così gratificati i loro sforzi.
La fiera punta molto sulla comunicazione, attraverso un presidio costante e una presenza capillare sulla
carta stampata e sul web. Prova ne è stata la corposa rassegna stampa relativa all’ultima edizione con
126 pubblicazioni di cui 21 estere, insieme a speciali sui maggiori quotidiani italiani.
Da qualche anno, inoltre, abbiamo potenziato la comunicazione web, integrando quella ormai classica
del sito con la realizzazione di profili aziendali sui maggiori social networks che permettono di entrare in
contatto diretto con i nostri target di elezione e di ottenere un effetto virale in termini di rafforzamento
della brand reputation. Per questo Marmomacc è presente con buoni risultati di seguito su: Facebook,
Pinterest, Youtube e Twitter.
Tag:design, lavorazione pietre, Marmomacc, Mauro Albano, Missioni B2B, qualità europea, Veronafiere
Box: Eventi per conoscere il mercato, Trovare partner di impresa
Lo chef Carmelo Greco: ecco come a
Francoforte importatori e ristoratori
garantiscono i prodotti italiani
it_germania | 14 marzo 2013 | Commenta
In Germania cresce la voglia di italianità. A Francoforte ad esempio riusciamo ad avere qualsiasi
prodotto italiano di alta qualità grazie a importatori e ristoratori che ne fatto richiesta. Il cliente tedesco e
internazionale vuole prodotti italiani… è questo è un gran vantaggio anche per noi.
Carmelo Greco è chef e proprietario dell’omonimo ristorante a Francoforte, da poco insignito del
marchio Ospitalità Italiana.
È lui il protagonista del nostro secondo appuntamento per dare voce agli ambasciatori del made in
Italy culinario all’estero[questa settimana i proprietari del ristorante Sardegna ci hanno già raccontato
gli ingredienti per vincere il marchio Ospitalità Italiana].
A Carmelo abbiamo chiesto di descrivere il termine “italianità”.
Italianità significa tradizione. Significa riscoprire ciò che ci hanno insegnato i nostri genitori, i
nostri nonni. In cucina e sui vini. È qualcosa, insomma, che è cresciuta insieme a noi.
Secondo lo chef, il marchio Ospitalità Italiana, che raccoglie una rete di ristoranti che offrono un alto
grado di qualità e, appunto, di italianità, è un’iniziativa importante per garantire il riconoscimento dei
ristoratori italiani in Germania.
Avere “un’italicità certificata” conviene non solo al cliente, ma anche a imprenditori, importatori e
ristoratori, come ci racconta Carmelo nell’intervista pubblicata qui di seguito.
Intervista: l’italianità secondo Carmelo Greco
Il mio nome è Carmelo Greco. Sono proprietario e chef di cucina del ristorante che porta il mio nome qui
a Francoforte. 25 anni fa sono arrivato in Germania… e oggi sono ancora qua.
Marchio Ospitalità Italiana: quali sono gli ingredienti per ottenerlo?
Il marchio Ospitalità Italiana è molto importante. È bello che qualcuno si accorga che noi stiamo usando
veri prodotti italiani.
Negli ultimi vent’anni in Germania l’italianità è cresciuta moltissimo. Abbiamo tutto: a Francoforte
riusciamo ad avere tutti i prodotti italiani di alta qualità che vogliamo. Questo grazie a tanta gente che si
dà da fare: importatori, ma anche ristoratori che richiedono questi prodotti.
Perché l’italianità è anche molto richiesta dal cliente tedesco e internazionale. Tutto questo è un
vantaggio anche per noi.
Ci vuole passione e ricerca delle cose antiche, della tradizione. Questo è importante. Ed è ciò che dico a
tutti quanti: evitare le cose troppo innovative, ma andare a cercare indietro, nella tradizione.
Che cosa significa “italianità”? Descrivila in un piatto.
Italianità significa tradizione per me. Significa riscoprire quelle cose che ci hanno insegnato i nostri
genitori, i nostri nonni. In cucina e sui vini. È qualcosa, insomma, che è cresciuta insieme a noi. Queste
cose, questi prodotti… l’italianità per me significa questa tradizione.
Appena si entra nel mio ristorante l’italianità si vede già con noi stessi. Con le persone che
lavorano all’interno. Questo è anche molto importante. L’italianità si vede poi quando si stappa uno
spumante o quando arriva il primo saluto dalla cucina nel piatto. L’italianità si vede con l’olio d’oliva, il
formaggio, questi prodotti….
Ciò che piace è un piatto che ho creato io tanti anni fa. È un branzino marinato, sopra una polenta e
scampi. Questo è un nostro piatto tipico.
Tag:Carmelo Greco., featured, Francoforte, italicità, Made in Italy, Marchio Ospitalità
Box: Il marchio per i ristoranti Italiani
Gli ingredienti per aprire un ristorante in
Germania e vincere il Marchio Ospitalità
Italiana
it_germania | 12 marzo 2013 | Commenta
Negli scorsi mesi abbiamo geolocalizzato in questa mappa 24 ristoranti italiani in Germania che
hanno ottenuto il marchio Ospitalità Italiana.
Il marchio Ospitalità Italiana costruisce una rete dei ristoratori italiani all’estero che incontrano alti
requisiti di qualità e “tipicità” italiana. Vale a dire… dei veri e propri ambasciatori del Made in Italy
culinario all’estero. Il progetto è nato con il supporto dell’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche –
IS.NA.R.T. – società delle Camere di commercio
A spiegarci la “ricetta giusta” per vincere il marchio sono stati Michele e Luciano Piroddi del
ristorante Sardegna a Francoforte, intervistati da il mese scorso presso la sede di Francoforte della
Camera di Commercio Italiana per la Germania.
Olio, pomodoro, basilico… ingredienti naturali e salutari, che sono le specialità che l’Italia può
offrire al mondo. E la continuità di lavoro.
Sono questi gli ingredienti per entrare nella rete Ospitalità Italiana,secondo Michele Piroddi, da 23 anni in
Germania e proprietario del ristorante Sardegna.
Michele e Luciano ci hanno raccontato inoltre dell’importanza di istituire la rete Marchio Ospitalità
Italiana per tutti i ristoranti italiani in Germania.
La cucina italiana in Germania è molto apprezzata. Purtroppo non è sempre originale e realizzata
effettivamente da italiani. Questo è il punto da migliorare grazie a reti come quella dell’Ospitalità Italiana.
Se un ristorante è italiano, bisogna consigliarlo e comunicarlo.
Potete leggere (e ascoltare) più dettagli sulla storia di questo presidio dell’alta qualità italiana
nell’intervista qui di seguito.
Michele e Luciano Piroddi: ecco come abbiamo vinto il
marchio Ospitalità Italiana
Sono Piroddi Michele, vengo dalla Sardegna e sono il proprietario del ristorante “Sardegna” a
Francoforte. Sono da 23 anni in Germania.
—————————————————————————Buongiorno, io sono Luciano Piroddi, sono il cuoco del ristorante “Sardegna”. Sono il fratello di Michele e
da 20 anni abito qui in Germania.
Marchio Ospitalità Italiana: quali sono gli ingredienti per
ottenerlo?
Per noi è una cosa nuova far parte di questo progetto. Sarà un’azione molto innovativa, che porterà
sicuramente dei frutti e delle risonanze: sarà qualcosa di positivo. Gli ingredienti per ottenere questo
marchio? Sicuramente utilizzare le cose naturali italiane, dall’olio al pomodoro al basilico. Tutte le
specialità che possiamo offrire in modo naturale dall’Italia. E il più salutari possibile.
Il segreto per ottenere il Marchio Ospitalità italiana è la continuità di lavoro. Continuare a puntare sui
prodotti italiani, originali e tipici, sicuramente è un buon segreto per arrivare a dei buoni risultati.
—————————————————————————-
La vostra esperienza: quanto è apprezzata dai tedeschi la cucina
italiana?
La cucina italiana in Germania è molto apprezzata. Purtroppo non è sempre originale: spesso infatti non
è fatta dagli italiani. Questo è un punto da migliorare, anche grazie a premi come quello dell’Ospitalità
Italiana. Marchi e premi che si dovrebbero più mettere in vista. Così si può cercare di seguire un progetto
per migliorarci in questo campo: un ristorante italiano dovrebbe essere italiano, bisogna consigliarlo e
comunicarlo. Questo è il progetto da portare a termine.
Tag:Francoforte, Luciano Piroddi, Made in Italy, Marchio Ospitalità, Michele Piroddi, Ristorante Sardegna
Box: Il marchio per i ristoranti Italiani
Due motivi [anche economici] per diventare
un’impresa a impatto zero
it_germania | 4 marzo 2013 | Commenta
“I vantaggi di essere una GBE Factory sono molti: prima di tutto l’abbattimento dei costi per l’energia.
In secondo luogo la comunicazione: perché se sei un’azienda a impatto zero, puoi comunicarlo. E
questo oggi è molto importante.”
Lo affermano Roberto Udali e Federica Maria Veronesi di ForGreen, partner tecnico di GBE Factory
ed azienda specializzata nella fornitura di modelli e servizi per la realizzazione di impianti di
produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile.
Li abbiamo incontrati e intervistati a Enertec, uno dei più importanti saloni dell’energia in Europa, dove le
aziende interessate a ridurre il proprio impatto sull’ambiente hanno incontrato 50 fornitori di
tecnologie e soluzioni green.
Il matchmaking è stato promosso da GBE Factory, il progetto europeo che spiega alle aziende
come creare profitto investendo nelle energie rinnovabili.
Ai rappresentanti di ForGreen abbiamo chiesto quali sono i vantaggi di far diventare la propria
impresa un GBE Factory, ovvero un’impresa a impatto zero. Ecco cosa ci hanno risposto.
ForGreen: perché partecipare a GBE Factory?
Una presentazione: obiettivi e attività della ForGreen
ForGreen è una compagnia italiana di base a Verona. Lavoriamo nel campo delle energie rinnovabili,
come EPC contractor, general contractor e operations & maintenance contractor. Attualmente ci
occupiamo di sistemi fotovoltaici, cogenerazione, raffrescamento solare e biogas.
Siamo attivi in Italia da 5 anni e abbiamo sviluppato e investito in numerosi impianti fotovoltaici, impianti
su tetto e parchi solari.
Quali sono i vantaggi nel partecipare a GBE Factory?
ForGreen è il partner tecnico di GBE, un progetto molto importante per noi in quanto ci ha dato
l’opportunità di avere un’ampia visione del mercato europeo dell’energia. Nello specifico delle energie
rinnovabili. Abbiamo avuto la possibilità di scambiare idee e condividere alcune opportunità con partner
tecnici e istituzionali. Così da sviluppare il mercato e condividere le best practices.
—————————————————————————Per il team di GBE è molto importante condividere l’esperienza del progetto. I vantaggi sono molti: prima
di tutto sul costo dell’energia, che si può ridurre con questo sistema. In secondo luogo per la
comunicazione. Perché se sei un’azienda a impatto zero, puoi comunicarlo. E questo è molto importante
per il nuovo mercato e i nuovi media.
Tag:Enertec, ForGreen, GBE Factory, impresa a impatto zero
Box: Come rendere la tua impresa a impatto zero
Phillip Küpper: “A Lipsia ho raccontato alle
imprese come evitare l’aumento dei costi
energetici”
it_germania | 6 marzo 2013 | Commenta
“Le aziende tedesche e dei paesi confinanti si stanno rendendo conto che presto finiranno per
pagare molto di più l’energia che utilizzano”
Phillip Küpper è amministratore delegato di PV2 Energie, l’azienda tedesca che si occupa di
installazione dei pannelli solari che abbiamo intervistato alla fiera Enertec di Lipsia[di Enertec, il salone
dell'energia, ne abbiamo già parlato qui].
PV2 Energie era presente ad EnerTec per partecipare al matchmaking organizzato da GBE
Factory, il progetto che promuove la sostenibilità ambientale delle aziende europee.
L’obiettivo di PV2 Energie era quello di individuare le aziende che cercano soluzioni per risparmiare sulla
bolletta energetica, nella prospettiva neanche troppo lontana in cui le imprese “finiranno per pagare molto
di più l’energia che utilizzano”.
Secondo Küpper sono due le ragioni per cui il costo dell’energia sta salendo in Germania:
le tasse e gli incentivi per le energie rinnovabili. Ce le racconta meglio all’interno dell’intervista.
Perché partecipare a GBE Factory? Per incontrare aziende che
vogliono risparmiare sul conto energia
Una presentazione: obiettivi e attività della PV2 Energie
Siamo un’azienda tedesca, ci occupiamo dell’installazione di pannelli solari e lavoriamo come EPC
contractor. La nostra principale attività consiste nell’installare pannelli solari chiavi in mano per
piccole e medie imprese. Realizziamo quindi impianti fotovoltaici sui tetti di aziende di piccole e medie
dimensioni.
—————————————————————————-
Quali sono i vantaggi nel partecipare a GBE Factory?
Siamo venuti qui, ovviamente, per incontrare potenziali clienti. Aziende tedesche ma anche provenienti
dai paesi confinanti con la Germania come l’Olanda e l’Austria, aziende che consumano molta energia.
Qui stiamo cercando imprese che vogliono risparmiare energia o soldi sulla bolletta facendo
ricorso a fonti di energia rinnovabili, ad esempio installando pannelli solari sui loro tetti.
In particolare in Germania, i costi dell’energia stanno salendo. Così le aziende si stanno
accorgendo sempre di più che presto finiranno per pagare molto di più per l’elettricità. In primo
luogo perché le tasse stanno salendo. In secondo luogo, soprattutto perché gli incentivi per le energie
rinnovabili in Germania influenzano molto la bolletta dell’elettricità. È per questo che le aziende arrivano
qui, per cercare delle opportunità di risparmio.
Sono venuto a conoscenza di questo evento su internet, cercando eventi sulla sostenibilità dove le
imprese abbiano la possibilità di informarsi sulle opportunità di ridurre i costi dell’energia.
Tag:Enertec Lipsia, Fotovoltaico, GBE Factory, Phillip Küpper, PV2 Energie
Box: Come rendere la tua impresa a impatto zero
Quando i cittadini producono e gestiscono
energia pulita: la storia dell’azienda
energetica di Schönau
Ulrike Griesser | 5 marzo 2013 | Commenta
Dal 1997 una cooperativa di 650 soci gestisce produzione e distribuzione dell’energia a Schönau,
una cittadina nel cuore della Foresta Nera, e su tutto il territorio nazionale. È la Elektrizitätswerke
Schönau (EWS), un’azienda che ha deciso di coinvolgere tutta la cittadinanza nella produzione e
nella gestione di uno dei beni più importanti al giorno d’oggi: l’energia.
“Grazie al programma di sviluppo della EWS, sono stati realizzati circa 1800 impianti di produzione di
energia elettrica gestiti dai cittadini (solare, cogenerazione, mini-idroelettrico, eolico e a biomassa)”
A raccontarci questa e altre caratteristiche dell’azienda è Eva Stegen, direttrice della comunicazione
dell’EWS, in un’intervista che ripercorre la storia e le idee che hanno fatto nascere questo progetto.
A gestire la Elektrizitätswerke Schönau è una cooperativa, attorno alla quale ruotano associazioni
di cittadini. Una rete collega gli impianti produzione di energia da fonti rinnovabili di piccole dimensioni:
dai pannelli fotovoltaici sul tetto delle abitazioni al mini-idroelettrico. Mentre le associazioni e la stessa
cooperativa organizzano serate informative e seminari di discussione.
Così a Schönau si vede svilupparsi un’altra rete: quella che collega le idee dei cittadini sul tema energia.
Chi siete e qual è la vostra missione?
Offerte e informazioni complete su come ottimizzare il consumo energetico, [questa è la nostra missione].
La EWS è nata dal movimento antinucleare dei cittadini di Schönau. La nostra origine garantisce
quindi per l’obiettivo dell’azienda: sviluppare con tutte le forze un approvvigionamento energetico
che sia ecologico, sostenibile e affidabile.
L’obiettivo dei 650 soci dell’EWS non è quello di massimizzare il profitto. Con la loro azienda vogliono
investire nel futuro: per una energia libera dal nucleare e indipendente. Abbiamo dunque lo stesso
obiettivo dei nostri clienti: vogliamo cambiare qualcosa!
Attraverso quali strategie realizzate la vostra missione?
Dal 1 luglio 1997 la EWS gestisce la rete elettrica di Schönau. Con la liberalizzazione del mercato
dell’energia, nel 1998, la EWS ha iniziato a offrire energia pulita, inizialmente a Schönau e
successivamente su tutto il territorio nazionale. Il numero di utenti, in 13 anni, si è moltiplicato: da 1.700 a
115 mila.
L’energia elettrica proviene da fonti rinnovabili e impianti di cogenerazione, impianti cittadini e
rispettosi dell’ambiente. La bolletta della EWS contiene un “Sonnencent” [it: centesimo solare] per lo
sviluppo di piccole centrali elettriche, nuove ed ecologiche, in mano ai cittadini.
Grazie al programma di sviluppo della EWS, sono stati realizzati circa 1800 impianti di produzione di
energia elettrica gestiti dai cittadini (solare, cogenerazione, mini-idroelettrico, eolico e a biomassa). La
EWS, inoltre, informa e sensibilizza la cittadinanza.
Come si contraddistinguono le vostre strutture di governance?
Dalla fondazione della EWS, abbiamo creato 80 nuovi posti di lavoro, di cui la maggior parte nella
distribuzione nazionale dell’energia. In quanto azienda di formazione abbiamo attualmente due
tirocinanti.
Dopo il disastro di Chernobyl, a Schönau è nata l’associazione Eltern für atomfreie Zukunft e.V. [it:
Genitori per un futuro senza nucleare]. L’associazione assiste i bambini malati di Chernobyl e organizza
eventi informativi. La Förderverein für umweltfreundliche Stromverteilung und Energieerzeugung
Schönau im Schwarzwald e.V. [it: Associazione di sostegno per la distribuzione e produzione di
energia sostenibile Schönau im Schwarzwald] informa la cittadinanza su temi legati all’energia e
organizza, tra le altre cose, gli “Stromseminare“, seminari sull’energia che si tengono a Schönau.
Alla cooperativa Netzkauf EWS eG appartengono le seguenti aziende:
Elektrizitätswerke Schönau Vertriebs GmbH
Elektrizitätswerke Schönau Netze GmbH
Elektrizitätswerke Schönau Direkt GmbH
Elektrizitätswerke Schönau Energie GmbH
L’assemblea generale della Netzkauf EWS eG, costituita da tutti i membri della cooperativa, è
proprietaria dell’azienda e nomina un comitato direttivo che ha il compito di sorvegliare sulle linee guida e
sulle finalità dell’impresa e di controllare le società operative della Elektrizitätswerke Schönau.
La EWS oggi si struttura in 4 aziende legalmente indipendenti: la Elektrizitätswerke Schönau
Vertriebs GmbH è responsabile della fornitura di luce e gas, la Elektrizitätswerke Schönau Netze
GmbH gestisce la rete elettrica e quella del gas così come anche altre reti al di fuori del comune di
Schönau. La Elektrizitätswerke Schönau Direkt GmbH è responsabile della commercializzazione
dell’elettricita dagli impianti cogenerativi, la Elektrizitätswerke Schönau Energie GmbH si occupa
della realizzazione e gestione degli impianti di produzione di energia elettrica.
Scheda Tecnica
Nome della organizzazione: Elektrizitätswerke Schönau
Indirizzo: Friedrichstraße 53/55, Schönau
Sito web: www.ews-schoenau.de
Nome dell’intervistata: Eva Stegen
Tag:Elektrizitätswerke Schönau, energie rinnovabili, Eva Stegen, Fotovoltaico, Schönau
Box: Osservatorio sull'impresa sociale