La signora di Villa le Corti

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La signora di Villa le Corti
inChianti
PRODOTTI, TRADIZIONI E CULTURA DI UNA TERRA DI QUALITÀ
Anno VII n°3 - Registrazione del Tribunale di Firenze n° 5260 del 07/04/2003 - 1,50 euro
La signora di
Villa le Corti
CLOTILDE CORSINI
E LE SUE INIZIATIVE
A FAVORE DEL
MAGGIO MUSICALE
In questo numero:
BANCA DEL CHIANTI
notizie
Chianti
e dintorni
Ambiente
La riscossa
dello zafferano
Raccolta porta a
porta: pro o contro?
EDITORIALE
L’ autunno del Chianti
SOMMARIO
3
EDITORIALE
L’autunno del Chianti
di Rino Capezzuoli
4
GRANDI FAMIGLIE
Clotilde Corsini: “Salviamo il Maggio
Musicale”
8
CHIANTI E DINTORNI
San Gimignano riscopre lo zafferano
li effetti della crisi economica sono diventati visibili anche nel nostro territorio e
G
se ne sente il peso nella vita di tutti i giorni. Aumentano la cassa integrazione e la
disoccupazione, continua l’emorragia di piccole aziende che scompaiono in silen-
zio, il malessere cresce un po’ ovunque. Ma si ha l’impressione che nessuno faccia concre-
tamente qualcosa.
Certo, l’autunno è sempre stato per il Chianti una stagione morta. Finita la vendemmia
con gli splendidi colori delle nostre vigne si passa alle grigie giornate di fine ottobre e no-
12
AMBIENTE
Il dilemma della raccolta porta a porta
ai primi di aprile.
15
Si usa dire che durante il letargo si preparano i germogli per la primavera, ma ormai que-
BANCA DEL CHIANTI NOTIZIE
Inserto a cura della Banca di Credito
Cooperativo del Chianti Fiorentino
20
IL CORPO E LA MENTE
“b”, un Centro Olistico nel cuore
del Chianti
vembre per poi avere un sussulto, spesso effimero, con il Natale e tornare in letargo fino
sto sembra vero solo per quella parte di natura non ancora deturpata, non per l’uomo,
senza nulla togliere alle speranze suscitate dal Nobel per la Pace dato a Barack Obama.
Fino ad alcuni anni or sono fiorivano diversi progetti per movimentare anche questa stagione morta. Per esempio “Chianti d’Autunno”, che si proponeva di dare un filo conduttore a una serie di eventi sparsi sul territorio, da “Olio Sapiens” alle degustazioni di
vino novello nelle cantine, ai ristoranti
che proponevano menù con piatti tipici a
22
EVENTI E NOTIZIE
Archeologia, mostre, ecoturismo,
curiosità
base di prodotti locali, ai concerti nelle
24
l’ulteriore mancanza di fondi sembrano
pievi.
Le recenti elezioni amministrative, la crisi,
TRA PASSATO E PRESENTE
Personaggi e aneddoti della vecchia
San Casciano
aver spazzato via tutte queste iniziative,
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l’orizzonte nessun piano di reazione, nes-
ARTI E MESTIERI
Calattini, artigiani del mobile
da tre generazioni
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come se fosse venuta meno la volontà collettiva di fare qualcosa. Non vediamo alsuna proposta, nessuno disposto ad arrabbiarsi e a protestare.
Che sia iniziato l’autunno del Chianti?
RUBRICHE
Ecochianti, Cibaria, Cicloturismo, Libri
in copertina:
Clotilde Corsini
foto di Chiara
Benelli
foto di Silvia Fabbri
INCHIANTI
PERIODICO
ANNO VII NUMERO 3
Registrazione del
Tribunale di Firenze
n° 5260 del 7/4/2003
Redazione
Via Volterrana 195
50020 Cerbaia (FI)
Tel. 339 67.70.510
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Direttore responsabile
Gabriella Congedo
Condirettore
Rino Capezzuoli
Progetto grafico
STUDIO FROG - Firenze
[email protected]
Videoimpaginazione
Daniela Rossato
Hanno collaborato a
questo numero
Marcello Bartoli,
Elena Bucalossi,
Silvana Nutini,
Marcello Orlandini,
Sara Pagnini,
Marco Rustioni
Stampa
Stabilimento Grafico
Commerciale - Firenze
Pubblicità
SEMIOSI TEAM
tel. 0577 59.24.04
mobile 349 66.17.835
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da novembre visita
il nostro sito
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AMICI: Rivista Chianti
SOSTENITORI: In Chianti
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
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GRANDI FAMIGLIE
Clotilde
Corsini:
“Salviamo
gli enti
lirici”
foto di Chiara Benelli
di Gabriella Congedo
Una passione per la musica e il teatro coltivata
fin da bambina. Oggi la principessa promuove iniziative
a favore del Maggio Musicale Fiorentino.
G
4
li occhi azzurri di Clotilde Corsini si
sa di andare avanti con altre iniziative.
mo il bisnonno Erardo, direttore del Teatro
illuminano quando si parla di tea-
La passione per il palcoscenico, Clotilde
alla Scala, sovrintendente della Fenice e
Incontriamo la
Corsini se la porta dietro da quand’era bam-
compositore. È stato lui ad acquistare la villa
principessa dopo il concerto organizzato da
bina. Durante le estati nella villa di famiglia
di Stresa, frequentata da personaggi del cali-
lei e dal marito il 15 luglio a Villa Le Corti in
sul lago Maggiore invece di giocare con le
bro di Toscanini, Giordano, Gavazzeni.
sostegno del Maggio Musicale Fiorentino.
bambole seguiva affascinata i preparativi del
“Ho partecipato fin da piccola all’organizza-
Hanno suonato i Cameristi del Maggio diret-
Festival di Stresa, fondato negli anni
zione di un festival di musica – racconta
ti da Domenico Pierini. Una serata perfetta:
‘60 dal nonno Italo Trentinaglia de
donna Clotilde- a partire dalla divulgazione,
biglietti esauriti, esecuzione splendida, pub-
Daverio, nobile avvocato veneziano.
che allora si faceva in maniera piuttosto arti-
blico entusiasta. E a fine concerto, la promes-
Un altro passo indietro nel tempo e trovia-
gianale, ma molto pignola e capillare, fino
tro e di musica.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
all’organizzazione della serata. Questo vole-
immensa, con centinaia di persone e dona-
un evento del genere è molto faticoso.
va dire assistere alle prove, avere gli artisti
zioni enormi. Lui ha fornito l’idea, dopo di
Intanto, attraverso manifestazioni come il
che venivano sempre a casa a provare, a
che nel 2000 abbiamo costituito il comitato
concerto di luglio, cerchiamo di mantenere
pranzare, a rilassarsi. Mio nonno li andava a
MaggiodiVino con Alessandra Torrigiani,
un legame con il Maggio. Sicuramente fare-
prendere in stazione o all’aeroporto, sempre
amica e grande conoscitrice di musica,
mo qualcos’altro, fermi non riusciamo a
accolti come degli amici. Ho potuto conosce-
Giuseppe San Giuliano, Alberto Bianchi e
stare.
re come funzionava quel mondo in tutti i
Carlo Arborio Mella, che è il responsabile
suoi aspetti, compreso il controllo della sala
delle relazioni esterne del Teatro Comunale.
del concerto. Mio nonno era uno che con-
Abbiamo scelto di far coincidere l’asta con
trollava tutto, in maniera quasi ossessiva”.
l’inaugurazione della “Corte del Vino”,
Anche dopo il matrimonio con Duccio
l’evento che organizziamo tutti gli anni a
Corsini, Clotilde non riesce a rimanere a
maggio a Villa le Corti. I vini messi all’asta
lungo lontana dal teatro. Andarci da sempli-
erano donati dai produttori. Dietro ogni asta
ce spettatrice non le basta, ha bisogno di or-
c’era un lavoro enorme di contatti, lettere,
ganizzare qualcosa. Prende a cuore le sorti
telefonate. Una volta arrivati, i vini veniva-
del Maggio Musicale Fiorentino e fonda il
no divisi in lotti, con il supporto della casa
Comitato MaggiodiVino, del quale è tut-
d’aste Pandolfini. Abbiamo lavorato tutti
tora presidente. Lo scopo, raccogliere
gratuitamente, compresi i volontari che por-
fondi a favore del teatro attraverso
tavano i vini durante la battitura dell’asta.
un’asta di vini pregiati. L’idea è audace
Negli anni abbiamo sperimentato varie for-
ma funziona: in sette edizioni dell’Asta di
mule. La prima asta l’abbiamo fatta nel ri-
Vini, dal 2000 al 2007, il comitato raccoglie
dotto del Teatro Comunale ed è stata un
oltre 350.000 euro. Con questo denaro spon-
grandissimo successo. In tanti sono venuti a
■ Perchè è uno dei primi festival italiani.
sorizza grandi eventi come il concerto
dirmi: “Non ci avrei mai creduto”.
Sono convinta che ci si debba concentrare
dell’Orchestra Mozart diretta da Abbado al
Perchè proprio il Maggio?
sulle grandi istituzioni, a meno di non voler
teatro della Pergola e il concerto di chiusura
Negli ultimi due anni l’asta non c’è stata.
fare qualcosa per conto proprio. Gli enti liri-
del Maggio Musicale diretto da Zubin Metha
Pensate di riproporla?
ci vanno mantenuti. In Italia ce ne sono po-
al Giardino di Boboli.
■ Vedremo, l’idea di riprendere c’è.
chissimi, ma rappresentano l’espressione
Purtroppo con la crisi tutto è diventato più
massima del concetto di musica, perchè
L’Asta di Vini. Come è nata l’idea?
difficile e obiettivamente non ci è sembrato
comprendono tutto: la musica, il canto, la
■ Mio marito era stato a Chicago, dove da
il momento di chiedere donazioni. Poi c’è
macchina scenica.
molti anni si tiene un’asta di vini. Una cosa
stata la mia ultima maternità, e organizzare
Il mecenatismo privato può avere ancora
un ruolo nel sostegno della cultura?
■ Io lo trovo fondamentale. È un modo di
coinvolgere e appassionare le persone, a
volte con un minimo sforzo. Dal concerto
del 15 luglio non abbiamo ricavato grandi
cifre, ma se di iniziative così, anziché una, ce
ne fossero 100... I teatri sostengono che
senza il Fondo per lo spettacolo non possono andare avanti, ma questo non vuol dire
che il contributo privato non debba essere il
A sinistra: concerto a favore del Maggio
Musicale Fiorentino nel cortile monumentale
della villa (15 luglio 2009)
In alto a destra: la facciata di Villa le Corti
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
5
In sette edizioni
dell’Asta il Comitato
MaggiodiVino ha
raccolto più di
350000 euro.
A destra, ritratto di famiglia: Duccio e Clotilde
Corsini con i figli Filippo, Elena Clarice e Selvaggia
Sopra: un’Asta di Vini
6
noscere il Maggio Musicale. È incredibile, ma
apprezzare il risultato finale e lo sforzo di
ci sono persone che non sanno neanche
tutti, musicisti e cantanti ma anche attrezzi-
cosa sia. La città non vive il festival, chi arri-
sti, parrucchieri, sarte, scenografi. È un
va a Firenze in quel periodo non ne ha la
mondo meraviglioso, non è possibile che un
percezione. In parte questo dipende anche
bambino non lo apprezzi.
benvenuto, ed è indispensabile per legare i
dal teatro, che obiettivamente è poco acco-
cittadini alla loro istituzione prescelta.
gliente.
Ha mai pensato che organizzare festival
Io sono veneziana, ho messo piede alla
di musica potesse diventare il suo lavoro?
La grande musica è molto concentrata
Fenice quando avevo 5 anni e tutte le dome-
■ Sì, da quando ero bambina. Per questo,
nelle città e quasi assente nei piccoli cen-
niche pomeriggio si trascorrevano a teatro,
oltre alla passione per la musica, mi piace ri-
tri. Pensa che un territorio come il
che però era un salotto. I veneziani frequen-
manere legata in qualche modo al teatro
Chianti potrebbe proporsi per eventi di
tano assiduamente il teatro. È anche una
anche attraverso l’asta e altre iniziative.
alto livello?
questione di educazione musicale, che qui in
Certo, oggi questo è diventato un mondo
■ Sicuramente. Perchè non organizzare un
Toscana è piuttosto carente. Quando io an-
complicato: entrare nei meccanismi della
“Maggio fuori porta”, chiamando giovani
davo a scuola tutti, ma proprio tutti, anche
burocrazia, lavorare in un teatro e fare un
vincitori di concorsi internazionali o piccole
per pochi mesi, provavano a suonare uno
certo tipo di carriera è veramente difficile. O
formazioni da camera, come un quartetto di
strumento.
si porta avanti un proprio progetto persona-
prime parti dell’orchestra del Maggio? Un fe-
Bisognerebbe portare di più i ragazzi a teatro,
le o si cerca di mantenere dei rapporti con
stival diffuso sul territorio, con un itinerario.
e non solo ad assistere alla prova generale,
l’istituzione, come tutto sommato ho fatto
L’importante è
legarlo al Festival del
che io trovo la meno interessante, ma anche
io. Comunque il mio sogno, da sempre, è
Maggio, perchè questo dà la certezza di una
alle prove precedenti, per far capire loro cosa
quello di organizzare un festival di musica.
qualità. Sarebbe anche un modo per far co-
c’è dietro uno spettacolo. È importante per
Non ho rinunciato, non è mai troppo tardi.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
CHIANTI E DINTORNI
L’ oro rosso
di San Gimignano
di Elena Bucalossi
Tra queste colline,
grazie all’impegno
di un gruppo
di produttori, è
stata reintrodotta
con successo la
storica coltivazione
dello zafferano.
M
agico fiore dalle mille virtù, lo zafferano era molto diffu-
stessa giornata si procede all’eliminazione della tunica del bulbo
so nell’antichità. Dopo un lungo oblio, da qualche tempo
madre; nei giorni successivi i bulbi vengono reimpiantati nel terreno.
è tornato alla ribalta nel nostro paese. Merito di un drap-
La raccolta dei fiori avviene fra ottobre e novembre; è un lavoro
pello di produttori coraggiosi, riuniti in associazioni e consorzi, che
che va fatto a mano nelle prime ore del mattino, prima che
si stanno dando da fare per riportare in auge la coltivazione e il con-
il fiore si apra.
sumo di questa pregiata spezia.
I fiori raccolti sono portati in locali chiusi dove vengono ‘mondati’:
È il caso dell’associazione il Croco di San Gimignano che dal 1994 al
la parte rossa degli stimmi viene asportata manualmente e successi-
1997, insieme all’Università di Firenze e con il contributo della
vamente tostata su reticelle o setacci disposti in prossimità di una
Regione Toscana tramite l’Arsia, ha portato avanti un programma
brace fatta con legname di bosco. Terminata l’essiccatura gli stimmi,
di sperimentazione per reintrodurre la coltura dello zaffe-
diventati di un bel colore rosso bordeaux, sono riposti in contenito-
rano nel territorio di San Gimignano. Su un terreno messo a di-
ri di vetro per preservarli dall’umidità, pronti per essere venduti.
sposizione dal Comune sono state condotte prove sull’adattamento
8
di varie specie e sulle tecniche di controllo delle piante infestanti.
Oggi l’associazione Il Croco non esiste più. Al suo posto è nato il
Terminata la fase sperimentale è stato stilato un protocollo del pro-
“Comitato dei produttori per lo sviluppo della Dop dello zafferano di San
cesso produttivo. Si comincia in primavera con la concimazione del
Gimignano”. Lo presiede Tiziana Pieraccini, proprietaria di un agri-
terreno. Tra giugno e luglio vengono selezionati i bulbo-tuberi e nella
turismo.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
Perché si è costituito questo comitato?
Quanto zafferano viene prodotto annualmente in questa zona?
■ Terminata la sperimentazione abbiamo richiesto la Denomina-
■ Tutti i produttori insieme riescono a farne quattro-cinque chilo-
zione di Origine Protetta. Avevamo bisogno di un comitato formato
grammi all’anno, noi un chilogrammo, è una grande produzione.
esclusivamente da produttori: ecco perché l’associazione il Croco ha
cessato di esistere a favore del Comitato dei produttori per lo sviluppo
Quali sono le particolarità di questa produzione?
della DOP, che ha avviato l’iter burocratico. Siamo soddisfatti di esse-
■ È una lavorazione molto impegnativa. Mentre in Sardegna, gra-
re riusciti a ottenere la certificazione in tempi veramente brevi, perché
zie al clima caldo e asciutto, i bulbi sono lasciati sotto terra anche
lo zafferano di San Gimignano è di grande qualità e c’è una notevole
per tre-quattro anni, in queste zone il bulbo dev’essere asportato e
documentazione storica. Il dottor Orazio Olivieri, che ci ha aiutato, as-
controllato tutti gli anni, sterilizzato con trattamenti a base di rame
sicura di non aver mai trovato nel corso delle sue ricerche informazio-
e reimpiantato, altrimenti l’umidità e gli animali possono compro-
ni così precise come per lo zafferano di San Gimignano.
mettere il raccolto. Il nostro clima favorisce lo sviluppo di un fungo
molto pericoloso, il Fusarium. Per questo attuiamo una rotazione
Quando avete ottenuto la Denominazione di Origine Protetta?
del terreno, cambiando zona di anno in anno, per evitare che infe-
■ Nel 2004. Prima avevamo l’autorizzazione alla tutela provvisoria,
zioni del bulbo persistano nel tempo.
cioè potevamo utilizzare la dicitura Denominazione di Origine
Protetta solo in ambito nazionale.
Che tipo di macchinari vengono utilizzati per facilitare il lavoro?
■ Nessuno, questo è un lavoro che viene fatto completamente a
Quali sono le caratteristiche dello zafferano di San Gimignano?
mano. Lo zafferano era l’unica spezia che l’Italia esportava e non
■ La qualità è estremamente alta. La normativa ISO 3632 richiede de-
importava e se ne poduceva molto. Purtroppo con l’avvento della
terminati parametri. Le caratteristiche dello zafferano sono dovute
civiltà industriale è stato completamente abbandonato, perché non
fondamentalmente a tre componenti: la crocina, che è il potere colo-
c’è altro modo di fare questa lavorazione se non a mano.
rante e deve avere un minimo di 190, la picrocrocina, il potere amaricante, per un minimo di 70, e infine il safranale, responsabile dell’aro-
Quando avviene la raccolta?
ma, da 20 a 50. Lo zafferano di San Gimignano supera di gran lunga
■ Tra ottobre e novembre. In questo periodo vi sono impegnati
tutti e tre questi parametri.
tutti i componenti della famiglia. Il fiore della zafferano ha una vita
Noi abbiamo deciso di commercializzarlo lasciando interi gli stimmi
che si esaurisce nell’arco delle 24 ore; è meglio raccoglierlo nelle
per evitare sofisticazioni. Esiste una pianta, il Cartamo, che antica-
prime ore del mattino, quando è ancora chiuso, perché è molto più
mente veniva chiamato zafferanone, che è molto simile allo zafferano
semplice estrarlo e pulirlo.
ma non ne possiede nessuna delle proprietà.
Avete intenzione di ampliare la coltivazione?
Quanti sono i produttori a San Gimignano?
■ Forse, ma è un problema di manodopera, oggi mal si trovano per-
■ Siamo diciotto e tutti, esclusi tre o
sone disposte a stare chine ore ed ore
quattro, ci assoggettiamo al controllo di
per raccogliere i bulbi da terra.
Agriqualità, abbiamo ottenuto la certificazione della DOP e possiamo utilizzare
Quest’anno è piovuto molto. Questo
la denominazione di zafferano di San
influenza il prodotto?
Gimignano. Gli altri non possono utiliz-
■ Si spera in un buon raccolto. È im-
zare questa dicitura, tuttavia producono
portante che lo zafferano sia seminato
piccolissime quantità a uso del loro agri-
in un terreno drenante, perché l’ac-
turismo. I produttori che veramente
qua stagnante ne compromette la cre-
emergono sono tre. Tra l’altro abbiamo
scita.
avuto l’onore di avviare una coltura
Tuttavia è sempre un mistero, un’in-
anche con la cooperativa del carcere di
cognita. Un anno in cui ci fu molta
Ranza, che adesso ha una bellissima
siccità venne fuori dal terreno solo il
produzione.
fiore, senza lo stelo. La cosa strana è
che questa pianta da noi si sviluppa
A sinistra: il Crocus Sativus, fiore
da cui si ricava lo zafferano
A destra: i fiori subito dopo la raccolta
benissimo con un clima piuttosto
umido, in Sardegna cresce sotto il sole
e a L’Aquila sotto la neve.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
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La lavorazione è molto
impegnativa e dev’essere fatta
interamente a mano.
Solo così si ottiene un prodotto
di altissima qualità.
A sinistra: un momento
della raccolta dello zafferano
Nell’antichità veniva considerato un fiore magico, ha un profumo e
spiegare che c’è un altro prodotto e che bisognerebbe un pochino
un colore straordinari. In quei 20 giorni di raccolta, sebbene il lavo-
darsi da fare.
ro sia pieno e intenso, riesce a prenderti, ti entra dentro e ti affasci-
C’è da dire che da quando abbiamo iniziato, nel 2000, l’interesse è
na. Io credo che qualche potere magico ce l’abbia davvero, la nostra
sempre stato in crescita e molte riviste straniere parlano di noi.
azienda è rinata grazie a questo fiore.
Lo zafferano ha fama di essere molto costoso. Quali sono i prezzi?
A quale mercato vi rivolgete?
■ Si pensa che sia molto costoso, ma non è assolutamente vero.
■ Facciamo vendita diretta in azienda e abbiamo un grossista che lo
Noi vendiamo la bustina da un decimo di grammo a 4 euro, basta a
distribuisce nella zona di San Gimignano e nel Chianti. Ma vendia-
preparare una pietanza per 4 persone. Io dico sempre: provate a fare
mo anche in Olanda e di recente abbiamo avuto una richiesta
un risotto con il pesce e vedete se vi costa un euro a persona.
dall’America. Ora vogliono lo zafferano di San Gimignano, mentre
E poi non dimentichiamo che lo zafferano ha proprietà terapeutiche,
prima compravano semplicemente zafferano. Ce n’è talmente
è ricchissimo di antiossidanti e consumarlo di frequente non può
poco… questa è una zona di Chianti e Vernaccia, un mercato conso-
fare che bene.
lidato, scelte aziendali che ormai camminano da sole; non è facile
BREVE STORIA DELLO ZAFFERANO
DI SAN GIMIGNANO
Fin dall’antichità le colline intorno a San
Gimignano sono state un habitat ideale per la
coltivazione del Crocus Sativus L., meglio conosciuto come zafferano. Il terreno di tipo
sabbioso favorisce il drenaggio delle acque, indispensabile per la buona crescita di questo
fiore.
Molti documenti testimoniano l’importanza
che il commercio dello zafferano ebbe nell’economia di San Gimignano durante il
Medioevo. La posizione strategica della città,
situata sulla via Francigena, ne favoriva i
commerci con tutta Europa. Gli stimmi della
10
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
pianta erano utilizzati
sovente in sostituzione
del denaro, facendo la
fortuna di molti casati.
Nel 1228 il comune di San
Gimignano pagò in zafferano ai
banchieri di Colle Val d’Elsa una parte dei debiti contratti per l’assedio del Castello della
Nera.
La sua coltivazione non è tuttavia cosa semplice. Lo zafferano è una pianta sterile: non è
possibile quindi trovare esemplari spontanei.
La riproduzione avviene solo per clonazione
del bulbo madre e si
perpetua grazie alla coltivazione. È l’uomo dunque l’elemento aggiunto
che fa la differenza nell’ottenere questo pregiata spezia dal colore
rosso acceso.
Oltre che in cucina, lo zafferano veniva usato
anche come colorante per i tessuti e nella pittura e come componente nella farmacopea dei
secoli XIV-XVII. Lo testimoniano i documenti
conservati nella Spezieria di Santa Fina a San
Gimignano.
AMBIENTE
Il dilemma
della raccolta
porta a porta
Estenderla o no a tutto il territorio?
La nostra risposta è: bisogna farla dove serve. E cioè nelle aree
industriali, nelle zone collinari e nei centri storici.
a cura di SAFI Spa
I
E allora proviamo a fare un po’ di chiarezza.
l sistema di raccolta dei rifiuti “porta a
altamente produttiva. I nostri mezzi raccol-
porta” oggi è di gran moda. E in effetti
L’azienda SAFI non è contraria alla
gono mediamente 250 tonnellate al giorno
dove adottato ha fatto balzare la raccolta
raccolta porta a porta, ma è convinta
di rifiuti indifferenziati, che equivalgono a
differenziata a percentuali da record, piace
che
serve.
circa 250.000 sacchetti da un Kg., senza con-
agli ambientalisti e piace anche agli ammini-
Contestiamo invece il porta a porta
tare le raccolte differenziate. Un solo operato-
stratori locali. A noi di SAFI chiedono perché
spinto, “senza se e senza ma”. Non si può
re dotato di un mezzo moderno può svuota-
non lo estendiamo a tutto il territorio di no-
eliminare dal territorio la raccolta tradiziona-
re fino a 3200 litri di materiale per volta.
stra competenza. Qualcuno ci accusa di re-
le, automatizzata, che sfrutta le moderne tec-
Rinunciare a tutto questo per tornare alla rac-
mare contro.
nologie, è svolta da personale qualificato ed è
colta manuale del sacchetto è un paradosso.
si
debba
fare
dove
Si potrebbe obiettare che, se gli utenti non
CHIUDIAMO IL CERCHIO
suddividono correttamente i rifiuti, con questo sistema si può controllare meglio che
cosa finisce nei sacchetti. Ma ciò significa, a
Cosa fare della plastica riciclata? Se bisogna spingere sulla raccolta differenziata, altrettanto importante è impegnarsi tutti per chiudere il cerchio, trovando una collocazione a questi materiali.
REVET (la società partecipata dalle aziende toscane che gestisce raccolta, trattamento e riciclaggio della plastica) ha messo a punto dei trafilati di plastica riciclata che
si lavorano come il legno e possono essere usati per la costruzione di elementi di arredo urbano come panchine e staccionate. La SAFI ha utilizzato questi trafilati abbinandoli al Corten, un particolare tipo di acciaio autossidante che li ha resi più resistenti, per realizzare in collaborazione con aziende specializzate delle barriere di
mitigazione visiva che serviranno ad arredare le batterie di
cassonetti nelle zone di maggior pregio. I primi due esemplari li ha acquistati il comune di Greve, facendo da apripista. Ci auguriamo che altri ne seguano l’esempio.
nostro avviso, abdicare al compito di formare cittadini consapevoli.
Infine, ma non ultima per importanza, c’è la
questione dei costi. Quelli della raccolta
porta a porta sono altissimi. Una ragione in
più per farla solo dove è opportuna e cioè:
nelle zone industriali, nelle aree collinari e nei centri storici.
Nelle zone industriali c’è il problema degli
scarti di lavorazione, che spesso e volentieri
vengono depositati dove capita, con i cassonetti che si trasformano in discariche a cielo
PORTA A PORTA AREE INDUSTRIALI: I DATI DELL’ECCELLENZA
COMUNE
AREA SERVITA
DATA
ATTIVAZIONE
% RD
PORTA A PORTA
% ABITANTI SERVITI
SUL TOTALE AB.
INCIDENZA %
TOTALE RD COMUNE
BAGNO A RIPOLI
VALLINA - SCOLIVIGNE
01/02/2009
76%
0,77%
5,16%
IMPRUNETA
CASCINE DEL RICCIO
18/02/2008
67%
0,42%
3,19%
GREVE IN CHIANTI
FERRONE - PIAN DI MELETO
02/05/2005
50%
1,33%
6,77%
TAVARNELLE V.DI P.
SAMBUCA
01/08/2003
49%
5,73%
10,95%
SAN CASCIANO V.DI P.
BARDELLA/GENTILINO/CERBAIA
MERCATALE/CALZAIOLO/PONTE ROTTO
20/07/2006
45%
1,29%
2,38%
SCANDICCI
PISCETTO
01/09/2006
29%
1,53%
0,81%
Sopra: tabella dei dati inerenti alla Raccolta
differenziata nelle aree produttive dei comuni
serviti da SAFI.
A sinistra: panoramica dell'area industriale di
Sambuca, che per prima ha usufruito del
servizio di raccolta porta a porta.
PRIMI DELLA CLASSE
Di qua o di là, da qualche parte i rifiuti
devono andare. Farli sparire non è riuscito
ancora a nessuno.
Da quando ha adottato il porta a porta integrale, il comune di Montespertoli ha
raggiunto percentuali di raccolta differenziata da record. Ma una buona parte del
suo ‘tal quale’ è venuta a noi. I cassonetti nelle zone di confine a Cerbaia, San
Vincenzo a Torri, Ginestra Fiorentina traboccano di rifiuti, tant’è che siamo stati
costretti a toglierli.
Il fatto è che l’utenza di Montespertoli
paga a Publiambiente solo lo svuotamento del bidone dell’indifferenziato. Nulla è
dovuto per la carta, l’organico e il multimateriale. Così molti trovano più conveniente portare la
loro immondizia
“oltre frontiera”.
Forse in Svizzera
o in Baviera le
cose andrebbero
d i ve rsa m e n t e ,
ma siamo in
Italia. Iniziative del genere, prese da un
solo comune senza raccordarsi con gli
altri, creano pesanti disservizi. I rifiuti non
conferiti correttamente dagli abitanti di
Montespertoli gravitano sugli utenti di
San Casciano, Scandicci e Lastra a Signa.
E alla fine, come sempre, qualcuno paga.
aperto. In queste aree SAFI ha promosso e ge-
nella piazza di Impruneta, abbiamo installa-
stisce la raccolta porta a porta presso le azien-
to dei cassonetti interrati, che hanno un im-
de. Abbiamo iniziato nel comune di
patto visivo minimo. Nel centro storico di
Tavarnelle Val di Pesa a Sambuca nel 2003 ed
Greve in Chianti effettueremo il servizio di
esteso l’esperienza nel comune di Greve in
porta a porta, ma subito fuori dal perimetro
Chianti a Pian di Meleto e Ferrone, nel co-
del centro manterremo delle batterie di cas-
mune di San Casciano Val di Pesa a Bardella
sonetti - una delle quali interrata come a
e Ponterotto, nel comune di Bagno a Ripoli a
Impruneta - al servizio degli utenti. Chi abita
Scolovigne e Vallina e nell’area industriale di
nel centro storico infatti sarà obbligato dal
Scandicci. Sono stati eliminati i cassonetti
nuovo servizio a mettere i rifiuti fuori di casa
stradali e consegnati alle aziende dei conteni-
in un certo giorno e in una fascia oraria ri-
tori per ciascun tipo di materiale: la carta, il
stretta. Se sbaglia o se ne dimentica, è giusto
multimateriale, l’organico e il rifiuto indiffe-
che abbia la possibilità di rimediare.
renziato. Abbiamo anche avviato un servizio
Tirando le somme, il dilemma se fare o non
a pagamento e su richiesta per la raccolta e lo
fare la raccolta porta a porta non si pone. In
smaltimento dei rifiuti speciali, che sta
alcune situazioni è l’ideale, in altre è da pre-
dando buoni risultati.
ferirsi il sistema automatizzato a multiposta-
Con l’introduzione della raccolta porta a
zione (si definisce “multipostazione” la fila di
porta viabilità e pulizia di queste aree sono
cassonetti per le varie tipologie di rifiuti che
decisamente migliorate. La raccolta differen-
sta soppiantando i cassonetti isolati).
ziata, che prima quasi non esisteva, ha fatto
L’importante è fornire un servizio senza
un balzo in avanti (vedi tabella).
perdere di vista il rapporto costi – be-
Presto cominceremo a sperimentare il porta a
nefici, inteso non solo in senso econo-
porta anche nelle aree collinari, come sta
mico ma anche ambientale. Abbiamo
già facendo Quadrifoglio. È un
scelto, per esempio, di non fare la raccolta
progetto per la promozione
della carta a Lucolena, che nel territorio di
delle raccolte differenziate fi-
Greve è la frazione più lontana. Agli utenti
nanziato dalla regione Toscana
indichiamo dove sono i contenitori più vici-
tramite l’ATO (Ambito Territo-
ni in direzione Firenze. Che senso avrebbe far
riale Ottimale). In queste zone,
percorrere a un camion 20 km solo per racco-
dove la raccolta differenziata
gliere qualche chilo di carta? Così non racco-
per ora è poco diffusa, installe-
gliamo l’organico nelle aree collinari. Qui è
remo dei bidoncini differenziati dedicati a un
stato promosso il compostaggio domestico;
gruppo di abitazioni.
ad oggi nei comuni SAFI sono ormai più di
Infine ci sono i centri storici, che dall’eli-
3800 le compostiere utilizzate dagli utenti a
minazione dei cassonetti stradali hanno
questo scopo. Non esistono dunque soluzio-
tutto da guadagnare. Abbiamo introdotto il
ni giuste o sbagliate “a prescindere”, ma un
porta a porta nei centri storici di San
mosaico di possibilità da adattare alle varie ti-
Casciano e Greve. In casi particolari, come
pologie di territorio.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
13
notizie
BANCA DEL CHIANTI
INSERTO A CURA DELLA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DEL CHIANTI FIORENTINO
La giornata si è svolta lo scorso 18 ottobre
La festa del Centenario
della Banca del Chianti
Fiorentino
Prima la celebrazione a San Casciano.
Poi, al Teatro Comunale, concerto e auguri in musica.
a 26 soci e 26 lire di capitale ad
Gatti - che ha avuto l’onore di ospitare,
oltre 3.300 soci e 90 milioni di pa-
oltre al presidente della Banca, Paolo
trimonio. Di percorso ne è stato
Bandinelli, e al direttore generale Andrea
fatto davvero tanto dalla Banca del Chianti
Bianchi, anche S.E. Mons. Giuseppe Betori,
D
Fiorentino nel corso dei suoi primi cento
Arcivescovo di Firenze, e Lorenzo Bini
anni di vita. Da don Narciso Fusi e don
Smaghi, membro del Comitato esecutivo
Adriano Bartoloni ai giorni nostri, la strada
della Banca Centrale Europea. Insieme a
è stata lunga e - guardando oggi i risultati
loro anche Giorgio Clementi, presidente
ottenuti - realmente produttiva. Una sto-
della Federazione toscana delle BCC e - so-
ria, nel vero senso della parola, che la
prattutto - tanti soci, clienti e amici da
Banca del Chianti ha celebrato nel modo
sempre vicini alla Banca del Chianti, veri
migliore, nel corso di una giornata - quella
protagonisti di una storia moderna.
dello scorso 18 ottobre - nella quale San
La celebrazione è stata aperta dal saluto del
Casciano e Firenze sono state protagoniste
presidente della Banca, Paolo Bandinelli.
d’importanti iniziative celebrative.
Mons. Betori, nel corso del suo saluto, ha
Il centenario della Banca del Chianti
sottolineato come lo spirito che animò,
Fiorentino è iniziato la mattina, nell’auto-
cento anni fa, due sacerdoti e 26 persone
ditorium ‘Machiavelli’, a San Casciano in
risponda ancora agli attuali principi di so-
Val di Pesa. Un evento - coordinato dal vi-
lidarietà, sostegno umano e aiuto recipro-
cedirettore generale di Federcasse, Sergio
co. All’epoca don Fusi e don Bartoloni mo-
Comunicare con i Soci
100 ANNI MA NON LI
DIMOSTRA
Ha da poco compiuto i cento anni ma non
li dimostra, anzi, come certi oggetti perfetti per il loro uso, non ha più un’età.
Da piccolissima Cassa Rurale e Artigiana di
paese, creata dalla “lucida pazzia” di pochi
galantuomini, è diventata col passare
degli anni una banca più importante, adeguandosi con attenzione e intelligenza
allo sviluppo dei tempi. Oggi non possiamo più parlare di una banca locale ma di
una banca di comprensorio, apprezzata
nella sua terra d’origine ma stimata ancor
di più nelle nuove piazze d’arrivo, siano
esse una piccola frazione o la prestigiosa
sede di Firenze. La nostra banca è dunque
cresciuta ma non è cambiata, anzi il suo
sviluppo è dovuto soprattutto a quella
continuità di valori senza tempo di mutualità e di solidarietà che sono stati recepiti e fatti propri da tutte le comunità in
cui ci siamo insediati.
Normalmente un cliente di una banca può
essere soddisfatto oppure no, ma i nostri
clienti e soci sono “differenti”. Infatti non
solo sono spesso soddisfatti, ma sono
sempre orgogliosi della loro appartenenza
a questa particolare realtà. Il numero dei
nostri clienti e dei nostri soci è aumentato in maniera considerevole, quindi è
ormai impossibile conoscerci fra di noi, ma
in fondo questo centenario ci ha fatto
sentire membri di una grande famiglia,
una famiglia ormai con tanti rami e tante
realtà diverse, ma con alla base un ceppo
solido e ben costruito.
A mente fredda, dopo le feste di questo
anno speciale, penso sia giusto un pensiero di ringraziamento a quei semplici
soci fondatori e alla loro “lucida pazzia”
che li portò, quando era forse più facile il
contrario, ad avere fiducia in un futuro e
in un uomo migliore.
Lorenzo Giachi
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
15
strarono quanto la loro missione fosse integrata con le persone, soprattutto quelle
più povere o coloro che, più semplicemente, non riuscivano ad accedere al credito e
alla gestione del risparmio. Oggi, un secolo dopo, la Banca del Chianti - come ha
evidenziato bene l’Arcivescovo di Firenze è “una bella realtà”, il cui operato risponde
ancora - nonostante le difficoltà dei nostri
tempi - in modo fedele ai principi dei fondatori.
Il contributo di Lorenzo Bini Smaghi ha
poi offerto alla mattinata un profilo e una
capacità d’analisi della situazione economica generale di grande livello.
A sinistra: l’intervento di Lorenzo
Bini Smaghi.
Sotto: il presidente
Paolo Bandinelli e
il direttore Andrea
Bianchi premiano
i soci della Banca.
LA PREMIAZIONE DEI SOCI
16
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
IL ‘CRISTO CROCIFISSO’
DI PACHIOLI NELLA SALA
DEL CONSIGLIO DELLA
BANCA DEL CHIANTI
L’Opera è stata benedetta dall’Arcivescovo di Firenze, Mons. Giuseppe Betori
n’opera d’arte che è già elemento distintivo della sede della Banca del
Chianti Fiorentino.
Si tratta della ‘Crocifissione’, che l’artista
Mario Pachioli ha realizzato appositamente per la Banca e che, dalla domenica del
centenario, si trova nella sala consiliare
della sede di San Casciano in Val di Pesa.
La figura del Cristo crocifisso è stata bene-
U
detta dall’Arcivescovo di Firenze, Mons.
Giuseppe Betori, prima dell’inizio della cerimonia per i cento anni della Banca del
Chianti. Mario Pachioli è un artista che vive
e lavora a Firenze, la cui fama ha già varcato i confini italiani.
Tra i lavori più importanti realizzati da
Pachioli, anche il monumento a San Pio da
Pietrelcina, nella Chiesa dei SS. Gervasio e
In sostanza, ha ricordato Bini Smaghi, “la
La cerimonia della mattina ha vissuto uno
ripresa economica dovrebbe procedere in
dei suoi momenti più emozionanti con la
modo graduale e discontinuo, in un con-
consegna degli attestati e dei riconosci-
testo caratterizzato dal perdurare di
menti ai soci ‘anziani’. Persone che, da de-
un’elevata incertezza”.
cenni, sono protagoniste della vita della
Bini Smaghi ha poi sottolineato una situa-
Banca del Chianti, con la quale sono uniti
zione che, per le banche, “migliora ma per-
da un vincolo indissolubile. Insieme a loro
mane a rischio”, invitando gli istituti di
anche i soci più giovani, che hanno trova-
credito a “sfruttare appieno il sostegno
to nella celebrazione l’occasione per cono-
pubblico”. Concetti, questi, ripresi e sotto-
scere da vicino la storia della ‘loro’ nuova
lineati dal direttore generale della Banca,
Banca.
Andrea Bianchi, intervenuto nella tavola
La giornata della celebrazione del centena-
rotonda coordinata da Sergio Gatti.
rio si è conclusa con un concerto al Teatro
Protasio a Firenze – tra l’altro inaugurato
da Madre Teresa di Calcutta -, quindici
pannelli “I Misteri del Rosario”, nella stessa Chiesa, e numerose opere conservate
nei Musei Nazionali di Cracovia e Varsavia,
in Polonia, nel Museo Nazionale del
Bargello, a Firenze, in quello Civico di
Stia, insieme a lavori di Maestri del livello
di Annigoni, Berti, Manzù e Marini.
“Sono soddisfatto del risultato ottenuto
con quest’opera – dice ora Mario Pachioli
riferendosi alla ‘Crocifissione’ -. Sono
grato ai dirigenti della Banca perchè si
sono fidati del mio operato artistico, lasciandomi libero nella creazione e dandomi la possibilità di realizzare una scultura
così importante”.
Comunale di Firenze. Un’ora e mezza di
arie famose, tratte da opere e composizioni
che hanno fatto la storia della musica. Un
regalo, quello dei ‘Cento anni in musica’,
che la Banca del Chianti ha voluto fare a
soci, clienti e amici. Davvero una degna
conclusione della giornata del centenario,
con un finale di applausi per l’orchestra e il
coro del Teatro del Maggio. Un apprezzamento che i musicisti hanno ricambiato
simbolicamente, offrendo un augurio musicale in onore della Banca del Chianti
Fiorentino e dei suoi ospiti.
IL BILANCIO SEMESTRALE APPROVATO
DAL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE
PATRIMONIO E ATTIVO
IN CRESCITA PER LA NOSTRA
BANCA
L’impegno sul territorio evidenziato
anche dal documento di metà anno.
n un momento non facile per l’economia, la Banca di Credito Cooperativo del Chianti
Fiorentino presenta dati realmente interessanti. ‘Numeri’ che sono contenuti all’interno del bilancio semestrale, che il Consiglio d’amministrazione della Banca ha recentemente approvato. Un documento che evidenzia elementi incoraggianti, soprattutto
se letto nel suo complesso e se inserito nel contesto di una crisi ancora presente – in
modo pesante - nei mercati.
Il dato che emerge con maggiore forza dal documento è la crescita del patrimonio
netto, che supera quota 90 milioni di euro, incrementando – rispetto al giugno 2008
- di 8,7 milioni di euro (pari al 10,7%). Una banca più ‘patrimonializzata’, dunque, che
si traduce – nel concreto - in garanzia di rispondere al meglio alle esigenze delle realtà economiche, attuali e future, del territorio. Il bilancio semestrale evidenza inoltre
una crescita del totale attivo, che ha oltrepassato la quota di 725 milioni di euro, aumentando del 13% (83 milioni di euro in termini reali) rispetto al primo semestre 2008.
Dal documento emerge anche una contrazione degli utili che – se valutata in relazione ad altri fondamentali elementi – è comunque specchio fedele di una realtà, come
quella della Banca del Chianti, solida e consolidata. Alla chiusura del 30 giugno 2009
la Banca ha infatti registrato un utile d’esercizio pari a 2,1 milioni di euro, contro i 7
dell’intero anno. Un dato che si evidenzia come risultato di rilievo, soprattutto se inserito nel contesto di una contrazione che è frutto del confronto con la prima metà
del 2008. Un periodo, quello del primo semestre dello scorso anno, nel quale la Banca
del Chianti registrò un utile ai massimi livelli, mai raggiunti negli anni passati. Inoltre
la voce ‘utile’ all’interno del bilancio semestrale della Banca del Chianti è condizionata da un’evidente contingenza (rettifiche su crediti e tassi a livelli minimi) e dalla volontà della Banca del Chianti di agire sempre nella massima trasparenza, attraverso un
documento di bilancio che non comprende ‘attivi tossici’ e nel quale i crediti risultano
già al netto delle consistenti rettifiche. Un contesto complessivo, dunque, nel quale la
Banca del Chianti evidenzia - seppure in termini inferiori rispetto alla cifra record del
2008 – la sua capacità di continuare a produrre reddito, nonostante le difficoltà dell’attuale momento e gli effetti evidenti della crisi economica. Senza dimenticare una
delle ‘mission’ che più stanno a cuore alla Banca: quella di una presenza costante e
produttiva messa a disposizione del territorio e delle proprie realtà produttive, sportive
e di volontariato. Un impegno sociale che, anche nel bilancio semestrale 2009, si mostra con grande evidenza.
I
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
17
UN CONCRETO INTERVENTO PER AFFRONTARE LE DIFFICOLTÀ DELLE COPPIE CHE INTENDONO PROCEDERE AD ADOZIONI
Banca del Chianti Fiorentino:
adozioni internazionali più facili con Mutuo AD8
Anticipazioni fino alla somma di 15.000 euro, per un massimo di sessanta mesi.
Il prodotto presentato in occasione dell’esposizione di ‘Zenith’ all’Ospedale degli Innocenti.
Un concreto impegno nei confronti delle coppie che fanno la scel-
stanza, la Banca del Chianti concede anticipazioni fino alla
ta di adottare bambini. La Banca di Credito Cooperativo del
somma di 15.000 euro, per un massimo di sessanta mesi, con un
Chianti Fiorentino diviene infatti protagonista attiva nell’ambito
tasso d’interesse allo 0% per importi non superiori a 5.000 euro
delle adozioni internazionali attraverso ‘Mutuo Ad8’, un finanzia-
fino a 12 mesi, e dell’1% d’interesse (tasso Bce vigente) per impor-
mento specifico finalizzato a sostenere tutte le spese che le coppie
ti e/o durate superiori.
si trovano a dover affrontare nell’ambito di un’adozione. In so-
L’unica documentazione richiesta è l’autorizzazione del Tribunale
dei minori che, comunque, è obbligatoria per chiunque scelga di adot-
BANCA DEL CHIANTI, LIONS CLUB
E MIMMO PALADINO: INSIEME PER GLI ‘INNOCENTI’
tare dei bambini. Cavilli burocratici,
procedure amministrative pachidermiche e, soprattutto, costi elevati per
coloro che intraprendono la strada
La Banca del Chianti Fiorentino protagonista dell’iniziativa nella quale,
a Firenze, è stata esposta l’opera del Maestro intitolata ‘Zenith’.
delle adozioni internazionali costituiscono infatti spese davvero notevoli per l’economia di una coppia,
La Banca di credito cooperativo del Chianti Fiorentino protagonista di un’importante iniziativa. Un
evento inserito nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Banca, con il percorso museale
dell’Ospedale degli Innocenti che ospita – fino al prossimo 8 gennaio - la scultura ‘Zenith’ di Mimmo
Paladino. Grazie all’impegno della Banca, uno dei più noti e apprezzati artisti italiani, nonché protagonista del movimento della ‘Transavanguardia’, è così tornato a Firenze, dopo la grande mostra
che, nel 1993, lo vide protagonista al Forte Belvedere. Un grande evento d’arte, che è in grado di
coniugare l’importanza dell’opera esposta e la suggestione del luogo in cui è ospitata, andando ad
arricchire in questo modo la bellezza del ‘Cortile degli Uomini’. L’iniziativa è promossa – oltre che
dalla Banca del Chianti – anche dal Lions Club Firenze Firenzuola che, insieme all’Istituto degli
Innocenti, promuove una campagna di sensibilizzazione a sostegno
dell’accoglienza e dell’integrazione sociale di tutti i bambini. In questo contesto la Banca si inserisce con la particolare sensibilità di un
prodotto come ‘Adotta’, che copre – a tasso zero – i costi sostenuti
dalle famiglie che intraprendono la strada di un’adozione.
L’opera esposta agli ‘Innocenti’, come ha spiegato lo stesso Maestro
Paladino, raffigura “una scultura equestre in bronzo e alluminio che
si integra bene con lo spazio architettonico dell’Istituto degli
Innocenti poiché ha molto da condividere con la geometria dell’edificio”. Per tutto il periodo autunnale e in occasione delle festività di
fine anno la presenza della scultura di Paladino nell’Ospedale degli
Innocenti sarà anche accompagnata da una serie di eventi culturali;
in programma concerti, spettacoli e attività, molte delle quali finalizzate ai più piccoli.
soprattutto se giovane. Ai futuri genitori adottivi, infatti, viene richiesto di recarsi e di soggiornare per
lunghi
periodi nei paesi d’origine
dei prossimi figli, per consentire ai
bambini di abituarsi alla nuova situazione in un ambiente familiare.
In questo contesto è dunque facile
immaginare il costo complessivo elevato. L’importo del ‘Mutuo Ad8’ è
pensato proprio per consentire di
fare fronte a tutte le spese, comprese
quelle del viaggio nei paesi di appartenenza dei bimbi.
‘Mutuo Ad8’ è stato presentato in occasione dell’esposizione della scultura ‘Zenith’ di Mimmo Paladino negli
spazi dell’Ospedale degli Innocenti.
Un contesto che riesce a evidenziare
al meglio l’impegno e l’attenzione
della Banca in favore del bambini e
delle famiglie che scelgono di intra-
Il Maestro Paladino assieme alla sua opera ‘Zenith’ e alla presidente
dell’Istituto degli Innocenti Anna Maggi.
prendere la strada delle adozioni.
IL CORPO E LA MENTE
L’Officina olistica
propone yoga,
massaggi, bagni di
vapore, cucina
ayurvedica.
Per imparare ad
ascoltarsi ritrovando
l’armonia del vivere.
Un salotto
del benessere
nell’antico castello
di Gabriella Congedo
U
20
a tutti, dove allo yoga e alle altre pratiche è
tutto), è una visione che analizza non le
trovando l’equilibrio tra il corpo e
possibile unire il gusto, l’energia e la salute
parti che compongono un insieme, ma
la mente. Il Centro Olistico
della cucina ayurvedica preparata da
l’insieme come tale. Uno sguardo allarga-
aperto i battenti un anno fa tra le antiche
un’esperta.
to sulla realtà che si estende anche all’uo-
mura del castello di Bibbione, sulla collina di
Il Centro è immerso nella natura del Chianti.
mo, rivolto a superare la tradizionale divi-
Montefiridolfi. Lo conduce Roberto Pesce,
All’interno la sala è ampia e accogliente, con
sione corpo - mente nella consapevolezza
genovese, approdato nel Chianti dopo circa
il pavimento di legno riscaldato e un super-
che ogni parte entra in relazione e interagi-
un decennio trascorso in giro per il mondo
bo camino. Una cabina di vapore in marmo
sce con l’altra.
studiando e facendo esperienza dello yoga,
è a disposizione di chi vuole sperimentare un
Il nome del Centro rimanda a due concetti:
n luogo dove potersi ritemprare, riha
del massaggio e del suono. Nel Centro, o me-
antichissimo rituale di purificazione prima o
come lato B delle cose, quello meno visi-
glio “Officina olistica”, come lui preferisce
dopo un trattamento o una sessione di yoga.
bile e ascoltato, ma che è spesso il più inte-
chiamarlo, Roberto propone yoga, massaggi,
Il movimento dell’acqua sul corpo a diverse
ressante, e
contemplazione del suono, bagni di vapore.
temperature riattiva la linea dei principali
se di shakesperiana memoria. “Ho scelto
E poi ancora incontri e seminari di varia na-
centri di energia regalando una sensazione di
questo luogo – racconta Roberto - perché il
tura, dall’espressione corporea alla voce al-
profondo benessere.
progetto vuole andare in una direzione di-
l’alimentazione consapevole.
organizza
Un’officina olistica, dunque. Ma cosa vuol
versa da quella che l’idea di Centro Benessere
fine settimana e giornate esperienziali aperte
dire? L’approccio olistico (dal greco hòlos, il
evoca comunemente: un’immagine di piace-
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
come “essere”, dal verbo ingle-
volezza più o meno chic, che ha il proprio
mando un metodo di massaggio mio perso-
fulcro nell’ambito estetico.
nale, al quale le persone che ne fanno espe-
è un’officina
olistica che guarda oltre la superficie,
rienza rispondono positivamente”.
cercando di portare l’attenzione al
Un’esperienza molto piacevole da provare,
centro di noi, a un dialogo con la nostra
anche per chi non pratica abitualmente
parte essenziale, riconquistando un accordo
yoga o meditazione, è quella del suono. Un
con un tempo proprio, con gli altri e con
suono prodotto da strumenti costruiti arti-
quello che ci circonda.
gianalmente, lungo e ricco di armonici, da
Anche l’arrivare a
cui
, raggiungere il Castello
lasciarsi
invadere
dolcemente.
ha in sé una valenza importante: l’ascendere
“Qualcuno dice suonoterapia, io preferisco
verso qualcosa d’altro, lasciandosi alle spalle
contemplazione del suono. La stanchezza e lo stress generano disarmonia. Il
durante il percorso problemi e preoccupazioni e gustando un paesaggio straordinario.
che si trasferirà poi sulla mente e sull’intera
suono riesce, partendo dalla vibrazione che
Così come, terminato il soggiorno qui, si ha
persona. Con la pratica ci si abitua a svilup-
dal corpo muove alla mente, a portare una
il tempo di diluire lentamente l’esperienza in
pare una sensibilità propria e diventa più fa-
condizione immediata di resa, una demoli-
un contesto di silenzio e di pace, non trovan-
cile sbarazzarsi di molte consuetudini, spesso
zione delle barriere del pensiero, spesso os-
dosi immersi di colpo nei clacson e nello
dannose.”.
sessive, false e ingannevoli”.
smog”.
Con la manualità del creare gioielli unita alla
è aperto a tutti, con o senza esperienza, e
In passato Roberto disegnava gioielli d’ar-
pratica dello yoga Roberto ha elaborato una
non ci sono limiti di età. Il lavoro, tranne i
gento. Poi la svolta, dettata dal desiderio di
tecnica di massaggio assolutamente
corsi di yoga, è per lo più individuale o a
vivere in maniera più armonica e piena. Ha
personale. “Preferisco parlare in senso più
coppie. È essenziale dunque il rapporto di fi-
studiato yoga in Europa e in India con i più
ampio di trattamento. Oggi il corpo è molto
ducia tra insegnante e allievo, nel rispetto
grandi maestri e ora segue un percorso di for-
esibito e poco toccato. Io considero il concet-
del vissuto e delle problematiche di ciascu-
mazione con Patrick Tomatis ed Eric Baret.
to di flusso, immagino un fiume e lo scorre-
no.
“Lo yoga non è un semplice esercizio
re dell’acqua. Questo è il principio del meto-
Quali benefici ci si può attendere dalla fre-
corporeo - spiega - ma un essere presenti
do che propongo. Quando creavo gioielli
quentazione del centro? “Un nuovo modo di
alla danza del respiro, alla terra, al corpo che
modellavo la creta. Ho unito le due sensazio-
sentire - risponde Roberto - e di rapportarsi al
si muove libero da tensioni e rigidità, al flus-
ni, i gioielli potevano essere le persone. E il
tempo, alle relazioni, al lavoro. L’invito è a
so del tempo e delle sensazioni. In modo
massaggio è un po’ come modellare un flus-
imparare ad ascoltarsi, per migliorare la
lento e gentile si impara a percepire sulla
so continuo di movimento. Ho iniziato un
qualità della vita e invertire la rotta rispetto
pelle un percorso di crescita e di centratura
percorso di apprendimento in Europa, in
ad abitudini e pregiudizi che limitano la no-
India e in Thailandia,
stra libertà d’azione. Questo, ovviamente, in
apprendendo le basi del
un percorso… non c’è nessuna bacchetta
massaggio ayurvedico e
magica istantanea.
thailandese. Ho studia-
come un luogo di ritiro, sia per chi decide di
si può considerare
to poi le basi della bioe-
soggiornare negli appartamenti del castello,
nergetica e unito le pra-
sia per chi sceglie di stare qui qualche ora e
tiche di ascolto del re-
tornare in città, vivendo una pausa vera dal
spiro dello yoga, for-
quotidiano”.
a sinistra: Roberto Pesce
a lato del titolo: una sessione di yoga
CENTRO OLISTICO
Castello di Bibbione
Via Collina 66 - San Casciano Val di Pesa (FI)
distanze: circa 20 km da Firenze, 40 km
da Siena
Informazioni: Roberto Pesce - 338 8087684
e- mail: [email protected]
www.castellodibibbione.it
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
21
FILIERE CORTE
EVENTI
QUATTRO GIORNATE NEL SEGNO DELL’“OLIO BONO”
al 5 all’8 dicembre a Tavarnelle Val di
Pesa ritorna “Olio Sapiens. Storia, sapori e saperi dell’Olio Bono”. La mostra
mercato, giunta alla quarta edizione, nasce
per celebrare il legame che da tempi
antichissimi unisce questo territorio alla produzione di
olio di alta qualità.
L’appuntamento è
nella
centrale
Piazza Matteotti
e nel Palazzo
Consiliare con
un ricco calendario di eventi e
iniziative a tema
pensate per coinvolgere un pubblico
di appassionati e curiosi. In programma dibattiti
alla presenza di esperti del setto-
D
re, esposizioni di prodotti locali, degustazioni guidate,
visite ad aziende e frantoi,
escursioni gratuite e, ovviamente, tanti assaggi e
cene che avranno come
indiscusso protagonista il
prezioso oro verde.
Martedì 8 dicembre
come ogni anno, a
chiusura della mostra, il Concorso
Olio Sapiens, che individuerà l’extravergine
a maggior indice di gradimento fra quelli
degli espositori presenti. Il giudizio sarà
espresso da esperti della Camera di
Commercio di Firenze e da una giuria formata dal pubblico.
Tra gli eventi collaterali domenica 6, dalle
10 alle 12, esibizione di auto storiche con
partenza e rientro in piazza Matteotti e, in
contemporanea, esposizione di moto
d’epoca.
Insomma,
un’iniziativa
che coniuga
l’impegno per
la valorizzazione delle produzioni agricole più
rappresentative
del territorio, e
dell’olivicoltura in
particolare,
con
l’occasione di vivere quattro giornate all’insegna dei sapori tradizionali e del divertimento.
Per informazioni:
Ufficio Relazioni con il Pubblico
Tel. 055 8050824
[email protected]
LA MARATONA PIÙ BELLA DEL MONDO
P
olvere, fatica e intemperie non spaventano i veri sportivi. Tutto
L’Ecomaratona e l’Ecopasseggiata del Chianti sono promosse dall’as-
esaurito anche quest’anno per una manifestazione unica nel
sociazione polisportiva La Bulletta e dal Comitato Ecomaratona del
suo genere, grazie anche alla spettacolare bellezza dei luoghi che la
Chianti, con il patrocinio del Comune di Castelnuovo Berardenga.
ospitano. Si tratta dell’Ecomaratona del Chianti, arrivata alla
terza edizione, che si è svolta domenica 18 ottobre con partenza da
Castelnuovo Berardenga.
Il percorso si snoda su 42,195 km. di strade bianche (solo 2,5 km di
ECOTURISMO
asfalto) tra luoghi ricchi di storia, dolci colline e i panorami mozza-
22
fiato che hanno reso celebre in tutto il mondo questa parte di
Chianti: le crete senesi, il cippo di Montaperti, Montegiachi, Villa a
Sesta, San Gusmè, il magnifico viale di cipressi della tenuta di
Arceno. Otto ore il tempo massimo a disposizione degli atleti.
Chi non se l’è sentita di affrontare il percorso lungo ha potuto scegliere tra due alternative: l’Ecopasseggiata del Chianti, 10 km
da San Gusmè a Castelnuovo Berardenga e la Chianti Trail di 18
km, che è stata la novità di quest’edizione.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
Informazioni su:
www.ecomaratonadelchianti.it
sposti al pubblico per la prima volta i ri-
scientifico grazie al lavoro svolto dalla professoressa Nancy
sultati degli scavi archeologici a
Thomson de Grummond della Florida State University, che
Cetamura, borgo etrusco nella tenuta di
ha adottato Cetamura con il suo staff di archeologi e studenti. Sono
Badia a Coltibuono di proprietà
stati portati alla luce il santuario, un pozzo, un forno, fondazioni di
della famiglia Stucchi Prinetti.
edifici. Altri ritrovamenti dimostrano che Cetamura è stata abitata
La mostra «Il santuario degli arti-
fino al Medioevo.
E
giani etruschi a Cetamura nel
Ma nel cuore del Chianti Classico non poteva mancare l’aggancio
Chianti: l’eredità di Alvaro Tracchi»,
con il vino. A Badia a Coltibuono si sta pensando di verificare, ana-
allestita nel chiostro rinascimentale della
lizzando l’uva ritrovata a Cetamura, se ci sia qualcosa in comune tra
badia, proseguirà fino al 30 novembre (informazioni sul sito
le antiche viti coltivate in Chianti e quelle attuali. Si preannunciano
www.coltibuono.com). Vi si possono vedere chiodi, scorie di lavora-
nuove, affascinanti scoperte.
ARCHEOLOGIA
A BADIA A COLTIBUONO GLI EX VOTO DEGLI ARTIGIANI ETRUSCHI
zione dei metalli, frammenti ceramici e laterizi. Tutti ex voto che gli
antichi abitanti del villaggio di
Cetamura, per lo più umili artigiani, offrivano a Lur, Leinth e Lapse,
le divinità venerate nel tempio. Tra
i reperti persino dell’uva e un recipiente pieno di ceci cotti.
Il sito archeologico fu scoperto
oltre trent’anni fa dallo studioso
valdarnese Alvaro Tracchi. Nel
corso degli anni è stato recuperato
SUCCESSO INTERNAZIONALE DI “CHIANTI CREA”
D
opo il successo ottenuto a livello locale
continua il cammino di “Chianti Crea”,
il progetto voluto dal Lions club Barberino
Montelibertas in collaborazione con gli artigiani del territorio, il comune di Tavarnelle,
Eurogift e la facoltà di Architettura di
Firenze.
Il segnale lanciato da “Chianti Crea”, evolutosi in “Luxury Tuscany”, è stato presentato
da Eurogift alla manifestazione internazionale “Abitare il tempo” di Verona, ottenendo lusinghieri consensi sia fra il pubblico che
fra gli addetti ai lavori.
Così “Il Sole 24 Ore” ha recensito l’evento in
“Codice CD”, inserto speciale sul design tradotto anche in russo: “Il gruppo “Luxury
Tuscany” ha testimoniato con oltre 70 manufatti innovativi (MA.IN) che la coralità
operativa di 25 gruppi artigianali, guidati
dalla genialità del professor Tommaso
Agujari, rappresenta oggi un significativo
punto di riferimento per la ricerca di qualità
e creatività (...) Affascinante sentire la passione trasmessa dal contatto con gli oggetti,
morbidi alla percezione sensoriale, perché
tangibilmente
da
questa
generati.
Concretamente funzionali, senza penalizzazioni minimaliste perché ricchi in citazioni di
cultura territoriale evocate dalla fantasia
delle forme”.
L’obiettivo primario, la verifica dell’interesse
al progetto, è stato pienamente raggiunto. Il
prossimo passo, la messa a regime del processo di sviluppo economico, vive la sua fase
sperimentale. Infatti le proposte che Eurogift
lancia ai suoi migliori clienti europei sono
principalmente sui prodotti “Luxury
Tuscany”.
I primi ordini sono già in essere e fanno sperare in un ottimo futuro.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
INNOVAZIONE
un patrimonio di enorme valore
23
TRA PASSATO E PRESENTE
Il collezionista
di aneddoti
Personaggi bizzarri, caratteri unici, filosofi e comici nati
riemergono dal passato di un paese di provincia, San Casciano.
di Silvana Nutini
E
ccoci qua, felici di aver fatto
Pensiamo quanto può essere dilatato il confine di un paese in assenza
nuovamente una puntatina al
di mezzi di comunicazione. I latini avevano tracciato una linea, Hic
Caffè del buonumore, davan-
sunt leones, ossia: oltre non è dato andare. Ma dentro i confini c’era
ti a un buon caffè magistralmente
di tutto!
preparato da Riccardo Franchi.
Il paese brulicava di personaggi speciali, caratteri unici, fi-
Riccardo custodisce la memoria di
losofi e comici nati da paragonare al nostro Benigni. Ogni paese ne
tanti vecchi aneddoti, modi di dire,
possedeva molti, la fantasia era l’unica dimensione virtuale possibile
barzellette che, con grande generosità, rispolvera volentieri nell’inten-
e, ovviamente, era assai ricca.
to di trasmettere questo vissuto che ci appartiene.
Poi c’era l’abitudine del soprannome, una testimonianza della ricchez-
Prima di presentare qualcuno di questi frammenti, vorrei riflettere su
za popolare il cui uso non è ancora oggi del tutto estinto.
alcuni punti:
I personaggi più particolari avevano dunque una denominazione doc,
1. La necessità di non perdere la dimensione del passato – anche se ca-
che ne costituiva il carattere distintivo. I soprannomi più banali erano
lato nelle piccole cose quotidiane, in personaggi bizzarri e caratteristi-
quelli legati al cognome, o che facevano riferimento al mestiere svol-
ci di un paese di provincia, San Casciano.
to in famiglia. Ma altre volte raccontavano la stranezza, l’essere bizzar-
2. La consapevolezza dei cambiamenti profondi che sono intervenuti
ro di una persona.
negli scambi e nelle relazioni umane e le conseguenti modificazioni e
24
riflessi sul linguaggio.
MONDIALE
Nell’era della globalizzazione e di Facebook, dove tutto è in rete e le
Mondiale, per esempio, di cui andiamo a raccontare due piccoli aned-
relazioni passano per un click, vale la pena di ricordare quando
doti, è rimasto famoso per una frase che è arrivata fino a noi.
i confini erano molto più ridotti e anche i più piccoli even-
Il nostro uomo era un gran bevitore e dava del filo da torcere ad altri
ti quotidiani assumevano dimensioni straordinarie.
filosofi della piazza perché, aiutato dal vino, era sfrontato e non si ver-
Le relazioni erano circoscritte all’ambito del paese. La campagna cir-
gognava affatto di interrogare la gente per strada e prender parte alle
costante era già altro rispetto al paese.
discussioni che si tenevano sempre davanti ai bar del paese, dove il
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
passatempo principale era quello di chiacchierare di tutto e di più.
Al primo plenilunio eccoli dunque tutti convocati sull’aia, donne,
Un giorno intervenne in una disputa sull’abbinamento più consono
bambini e anziani.
al vino - materia questa che gli era congeniale in tutti i sensi.
“Ora – disse Filucchio allantonandosi dall’aia - vu’ dovete ripetere a
“Mah - sosteneva uno – bere i’ vino su’ fichi? Io ‘un lo bevo”.
voce alta quello che vi dico”.
“Gl’è vero - rispose un altro - perché i’ vino su’ fichi fa ro’ello”. (Si noti
E incominciò: Bruci, e loro: bruci.
la scelta di questo termine per evidenziare una sorta di vortice inter-
Ora più forte: bruci, e il coro: bruci.
no allo stomaco conseguente all’assunzione di alimenti tra loro con-
Filucchio: brucini, e loro: brucini.
trastanti e capace di provocare forti dolori).
Filucchio: brucioni, e loro: brucioni.
“O Mondiale, ma te i’ vino su’ fichi che lo bevi?”
Ora più forte: brucioni!
Mondiale non stette a pensarci due volte: “Ah, io lo bevo anche sulle
Filucchio: sortite da’ cavoli ed entrategli tra i...
cherce” (querce).
Filucchio se la squagliò ridendo, qualcuno del coro spiccò la corsa ma,
Diventato più anziano, Mondiale si era fissato sul fatto che le persone
ahimè, Filucchio era già lontano nel buio della notte.
dovessero indovinare la sua età. Era un gioco, a volte un modo per attaccare discorso, ma anche una mania che poteva provocare spiacevo-
IL CONTO DEL CARRAIO
li reazioni nei malcapitati interrogati da lui.
Amedeo, il nonno di Riccardo, si era fatto fare un barroccio da un car-
Un giorno usciva dall’Antica Posta – il ristorante in piazza Zannoni -
radore. Quando arrivò il momento del conto Amedeo notò che, con
una bella signora tutta impellicciata ed elegante in compagnia di altre
grande accuratezza, erano state riportate tutte le voci nel dettaglio.
persone. Mondiale molto educatamente le si avvicinò: “Signora, mi
• Semenze (piccole bullette)
scusi, quant’anni la mi darebbe?”. La signora, colta alla sprovvista, lo
• Catena metri n. 1
guardò sorridendo e disse: “L’avrà 80 anni”.
• Tanto di fune
Mondiale fu subito pronto e con tono deciso e ad alta voce esordì:
• Tanto di legno
“E lei l’è 80 volte …!”
... e così via fino ai più piccoli particolari. Poi in fondo al conto, prima
della riga finale, vide un’altra scritta:
FILUCCHIO
• E “fra ninnoli e nannoli” 2 lire.
Siamo intorno al 1930. Filucchio, guardiacaccia a Montepaldi, era un
Amedeo, un po’ stupito, osservò:
uomo alto e magro (come un filo d’erba, appunto) con due baffoni
“Guarda, io ti pago tutto e più che volentieri, però tu mi devi spiega-
imponenti.
re icchè sono “ninnoli e nannoli”.
Un giorno seppe che ad
L’uomo, imbarazzato, rimase al momento un pò
una famiglia erano entrati i
interdetto, poi allargò le braccia:
“bruci ni’ cavolo”. Una vera
“Sor Amedeo, e l’è una cambiale che mi scade
disgrazia per il raccolto. I ca-
doman l’altro!”
voli attraversati da migliaia
E ora, sul finale, come la ciliegina sul dessert,
di bruchi sembravano tanti
un assaggio di modi di dire e parole in
colabrodo e le belle foglie
disuso... gustosissime!
carnose
erano
diventate
Alla prossima!
quasi trasparenti tant’erano
bucherellate. Filucchio, a
prima vista burbero e fiero, si
Chiecchiè: negazione, al posto del no.
offrì per debellare il flagello
Aò: affermazione, un abbondante sì.
architettando questa burla.
Addioappoi: arrivederci a dopo.
“V’insegno io come fare a le-
Mana, la mana: singolare femminile al posto di mano.
vare e’ bruci – disse - basta che
Orliccio: parte laterale del pane provvista di corteccia, general-
vu faccia quello che vi dico. Alla prima notte di luna piena tutta la fa-
mente intaccata e mangiata nel tragitto dal forno all’abitazione.
miglia, nessuno escluso, si faccia trovare sull’aia alle tre di notte”.
Sorsicchio: parte centrale della mela, torsolo.
Filucchio non aveva problemi visto che il suo lavoro si svolgeva sem-
Formicola: formica.
pre di notte.
Conigliolo o conigghiolo: coniglio.
Chi ride di venerdì e non ha chierica - piange di sabato e sospi-
Le foto sono tratte dal volume ”Ritratti e Foto di Gruppo”, curato
dal Gruppo culturale “La Porticciola” di San Casciano Val di Pesa.
ra di domenica: guai a rider di venerdì
Per nulla ‘un canta un cieco.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
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ARTI E MESTIERI
Calattini,
artigiani da
tre generazioni
Mobili d’arte. Pezzi unici che vanno
ad arricchire ville e castelli del Chianti, ma anche fama
internazionale per l’antica bottega di Poggibonsi.
di Marcello Bartoli
P
26
iù di 100 anni or sono era stato il
l’onore e la responsabilità di guidare questa
lietare l’esistenza, e questo Bruno lo sa bene,
Cavalier Pietro Puccioni, detto a
bottega di alto artigianato sino al 1955, anno
consapevole di come ogni pezzo uscito
della sua scomparsa. Oggi è nel volto di
dai suoi laboratori stia in questo mo-
e intagliatore, a fondare l’attività.
Bruno, erede di un’importante tradizione,
mento arricchendo un angolo o la pa-
Un’esistenza dedicata al mobile d’arte. La
che sono scritte la dedizione e la passione
rete di una casa o di una nobile villa.
bottega vantava negli anni ‘30 ben dodici
necessarie a creare pezzi unici. Una forma-
“La migliore ricompensa – dice - è sapere
che il mestiere è già passato in ottime mani,
Poggibonsi “lo stallierino”, ebanista
operai impiegati presso i laboratori di via
zione importante la sua, cinque anni di
Trieste. Il cavaliere aveva una predilezione
Istituto d’Arte a Firenze e una grande sensi-
quelle di mio figlio Giovanni, grande appas-
per lo stile tardo Ottocento, anche se le crea-
bilità per la grafica di carattere figurativo,
sionato di antichità e quelle di mio genero
zioni di cui si dice andasse più fiero erano i
carboncino o disegno. “Se avessi dovuto
Massimo Guerranti, custode tra l’altro di
due figli Gaetano e Oreste, rispettivamente
piangere per ogni pezzo pregiato che ha la-
molti aneddoti raccolti durante gli anni”.
disegnatore-scultore e pittore.
sciato la mia mostra - racconta Bruno con
È proprio Massimo a svelarci come la botte-
All’allievo prediletto Giovanni Calattini,
orgoglio velato di malinconia - avrei versato
ga, qualche tempo fa, abbia ricevuto diver-
padre dell’attuale titolare Bruno, andarono
molte lacrime”. Ma la bellezza è fatta per al-
si ordini per conto del banchiere della
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
regina d’Inghilterra, proprietario di un
tarsiato o di credenze, librerie, armadi, tavo-
casale nel Chianti senese nei pressi di San
li, vetrine lavorati a regola d’arte. Niente di
Gusmè. Ci racconta anche di un pregiatissi-
moderno, tutto in arte antica o “in stile”
mo tavolo in massello di noce ordinato dal
come lo definisce lo stesso Bruno, il quale
proprietario di una famosa casa automobili-
aggiunge: “Un elogio particolare meritano le
stica per la sua villa di San Donato in Poggio
maestranze che, formatesi alla nostra “botte-
e di un articolo apparso un paio d’anni fa sul
ga-scuola”, collaborano con fedeltà e intelli-
New York Times, dove si sottolineava la
genza”. “La filosofia produttiva è quella del
grande maestria dei lavori realizzati in un re-
‘piccolo è bello’ e della personalizzazione del
sidence di Buonconvento per conto di un
servizio - spiega il figlio Giovanni -
notissimo avvocato di Washington.
Il percorso operativo si articola in quattro
I corridoi della mostra sono un percor-
fasi: rilievo e colloquio con il committente,
so ricco di fascino e di antica memoria.
progettazione, esecuzione e verifica da parte
Vien voglia di soffermarsi su qualcuno dei
del cliente in corso d’opera, consegna finale.
magnifici oggetti esposti e ci si può divertire
Esaltiamo il prodotto finito con laccature an-
a fantasticare su quale sia la vera storia di un
ticate e, dove occorra, con decorazioni ese-
candelabro del Seicento, di una polena appe-
guite esclusivamente con prodotti na-
sa a una parete, di uno stemma araldico in-
turali come terre, cera, sandracca.
Trattiamo il massello con procedure di in-
a sinistra: Bruno Calattini e la moglie
Antonia Borgianni
nel tondo: il Cavalier Pietro Puccioni
a destra: Massimo Guerranti al lavoro
sotto: uno scorcio della mostra
vecchiamento che conferiscono al pezzo un
fascino unico, curando al massimo tutti i
dettagli. Naturalmente restauriamo anche
pezzi di antiquariato, dopo averli accuratamente selezionati. Il vero segreto resta la volontà di conferire a ciascun pezzo un’alchimia irripetibile, nel solco della grande tradizione artigiana della Toscana.
Stiamo lavorando ormai da anni al Castello
di Casole d’Elsa, che comprende villa e casali. Oltre ad eseguire commesse sul territorio
regionale e nazionale abbiamo esportato a
Marbella, Londra, Mosca, in Svizzera e negli
Stati Uniti”.
Al termine della visita i racconti dei protagonisti e ciò che abbiamo toccato con mano ci
confermano ancora una volta che l’alto artigianato, come l’arte, vince la sfida del
tempo.
La bellezza, quella vera, non ha età.
CALATTINI - Mobili di arte antica
via Montenero 68 - Poggibonsi
tel. e fax +39.0577 93.32.25
laboratorio +39.0577 93.64.22
www.calattini.com
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
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ECOCHIANTI
RUBRICHE
Chianti: scopriamo
i suoi boschi
di Marco Rustioni
Castagno
L
a collocazione geografica del Chianti e le caratteristiche del
suo territorio determinano una considerevole varietà di mi-
ta per tutto l’inverno fino alla tarda primavera. Gli arbusti che ne con-
croclimi e tipi di suolo che, sommati all’azione dell’uomo, nel
dividono i terreni sono favoriti dalla buona quantità di luce che rag-
tempo hanno creato e costruito condizioni adatte per diverse specie
giunge il sottobosco per via della copertura poco densa della chioma
vegetali e animali.
di questa quercia. E dunque troviamo caprifogli, robbia, rosa di San
Partendo dalla flora, indubbiamente l’aspetto più “naturale” è dato
Giovanni, mentre nei boschi di roverella degradati da tagli e incendi
dai boschi che nel passato, fino al Medioevo, erano molto più estesi e
compaiono il Ginepro e la Ginestra comune, con i suoi fiori profuma-
continui. Oggi, pur rappresentando un patrimonio di inestimabile va-
ti color giallo brillante.
lore, risultano dispersi nell’alternanza con aree coltivate e poderi,
Il Cerro è una quercia dalla chioma densa e allungata. Le ghiande
dando vita a quel mosaico che costituisce il classico paesaggio chian-
sono contenute in una cupola con squame a forma di ricciolo (in la-
tigiano.
tino cirrus). Preferisce suoli profondi, freschi e tendenzialmente acidi.
Lo stato attuale dei boschi è legato alle tecniche di gestione e sfrutta-
Nel Chianti tende a formare boschi misti in associazione con
mento praticate dalle comunità locali che si sono succedute nel
Roverella e Carpino nero, con un sottobosco nel quale si rinvengono
tempo. Nel sistema della mezzadria la forma prevalente era il governo
numerose specie di arbusti.
a ceduo, con l’indispensabile contributo assicurato dalle matricine, ov-
L’Agazzino è un arbusto spinoso e sempreverde. Ne esistono molte va-
vero le piante che dovevano (e devono!) assicurare la rigenerazione e
rietà ornamentali usate comunemente in giardini e siepi. Fiorisce in
il rinnovamento del bosco tramite la dispersione del seme. Le ri-
maggio-giugno con fitti corimbi di fiori bianchi. I suoi frutti rossi a
sorse per il podere erano rappresentate in prevalenza da
legna da ardere e da opera, foraggio e ghiande. Il bosco ve-
L’Alaterno ha foglie semplici e alterne, a margini seghettati. Il legno
li. Oggi, per certi versi fortunatamente, si può notare la
emana un odore particolare che gli ha valso il nome dialettale tosca-
riconquista del bosco nei coltivi abbandonati, sui ci-
no di ‘legno-puzzo’. La Sanguinella ha foglie opposte con nervature
La posizione del Chianti come zona di transizione tra
il clima mediterraneo dei litorali toscani, con inverni
miti ed estati calde e aride, e il clima continentale, con
inverni rigidi e piogge frequenti, determina una prevalenza dei boschi di Roverella, Cerro, Carpino nero e Castagno,
piante a loro agio alla luce e al calore ma capaci di superare l’inverno attraverso una fase di riposo vegetativo.
La Roverella, più conosciuta come ‘querce’ o “querciolo”, è una specie poco esigente. La si trova prevalentemente su suoli calcarei e piut-
Ginestra
28
grappoli, che persistono per tutto l’inverno, sono molto appetiti dagli
uccelli.
niva usato anche come pascolo, soprattutto per i maia-
glioni e lungo i corsi d’acqua.
Agazzino
tosto aridi: caratteristica è la persistenza della foglia morta sulla pian-
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
di Marcello Orlandini
Erano mesi che se ne parlava! La leggendaria crostata
di fichi della nonna era nelle
prime pagine della mia
mente.
Una volta bisognava procurarsi la materia prima, i fichi,
raccogliendola dagli alberi.
Speciali, per la bisogna,
erano quelli dottati che nascevano spontanei nelle campagne, ma andavano cercati, facendosi magari qualche
chilometro a piedi.
Oggi è tutto più facile, basta andare al supermercato per trovare l’occorrente in vasetti
con etichette multicolori. Un tempo nelle
botteghe tutto si vendeva a etti, e questo valeva anche per la marmellata, che veniva
estratta da grossi contenitori di legno, pesata su fogli di carta oleata e chiusa in un cartoccio. Ma questo accadeva di rado, di solito
era la dispensa di casa a fornire le confetture. Dopo la raccolta i fichi venivano ripuliti
con un canovaccio, pesati e messi in un pen-
tolone senza aggiunta di
acqua e con un po’ di scorza
di limone, aggiungendo un
chilo di zucchero per ogni
chilo di frutta. Poi sul fuoco,
e il lento sobbollire era sinonimo di un ottimo risultato.
Quando si attaccava al mestolo di legno, la marmellata
era pronta. Chiusa in vasi di
vetro sterilizzati (l’operazione si svolgeva di
solito a settembre) sarebbero passati almeno
tre mesi prima di poterla utilizzare. Le feste
di Natale erano occasione d’incontro tra parenti e amici e la nonna tirava fuori tutta la
sua arte, proponendo la sua famigerata crostata.
Ecco la ricetta:
Amalgamate 300 gr. di farina, 100 gr. di
burro, 120 gr. di zucchero, 3 tuorli e un pizzico di sale, aggiungendo la scorza grattugiata di un limone. L’impasto così ottenuto
dovrà essere liscio e omogeneo. Riponetelo
in frigo per mezz’ora avvolto in una pellicola alimentare.
Trascorso questo tempo, stendete la pasta
con un mattarello su una spianatoia infarinata, dandole una forma rotondeggiante di
circa 26 cm. di diametro.
Adagiate il disco di pasta in una tortiera
leggermente imburrata, rialzando i bordi, e
spalmate con la marmellata di fichi.
Cospargete uniformemente di pangrattato
e infornate a calore sostenuto (220°) per
circa 30 minuti.
Quando la crostata si sarà raffreddata sformatela e ricopritela con zucchero a velo.
Questo dolce era un’occasione per ritrovarsi intorno alla grande tavola di cucina a
fare quattro chiacchiere, magari gustando
un goccio di “vin santo” della cantina del
nonno. Noi piccoli, spesso, venivamo raccolti a fine sera, addormentati su due sedie
o, in estate, distesi per terra sull’aia, che a
mezzanotte era ancora calda dei raggi del
solleone.
convergenti verso l’apice. In maggio-giugno si
valenza di Pino domestico e Pino marittimo,
possono vedere i fiori bianco-verdastri, mentre
con presenza di numerose specie di orchidee,
in ottobre produce come frutti delle drupe nere
il secondo sul Monte San Michele, con mag-
e amare. Ma la caratteristica che ha dato il
giore varietà di essenze fra cui Douglasia, Pino
nome comune a questa specie è evidente nel
nero e vari cipressi.
tardo autunno per le foglie che diventano rosse
Il Pino marittimo, a dispetto del nome, pene-
e, in inverno, per il rosso dei rametti giovani.
tra regolarmente nell’entroterra e sui rilievi
Il Castagno, coltivato fin dall’antichità, è pre-
collinari. Si riconosce dal Pino domestico per
sente con nuclei di una certa consistenza sopra
la corteccia grigio-scura, i rami a inserzione
i 500 metri di quota lungo la dorsale da Badia a
orizzontale sul tronco a formare una corona
Coltibuono fino a Cavriglia. Nel sottobosco, in
condizioni di buona umidità, è comune la Felce
Lilium bulbiferum
CIBARIA
LA CROSTATA DI FICHI DELLA NONNA
espansa e irregolare, le pigne di forma più
ovale e allungata.
aquilina.
I pini tendono a formare sul terreno un letto di aghi che richiede un
Tra le numerose piante erbacee dei boschi è interessante la presenza
lungo tempo di decomposizione, dando origine a un humus acido
nei luoghi più freschi di alcune specie montane come il Bucaneve,
poco favorevole all’insediamento di altre piante.
l’Anemone bianco e il Lilium bulbiferum, con il fiore dai petali gial-
È necessario ricordare che i boschi possono e devono essere sfruttati
lo-arancio punteggiati di bruno. Queste specie possono essere indica-
dall’uomo, ma sono anche la casa naturale di numerosissime specie
te come “endemismi appenninici”, ovvero piante che indicano come
viventi che hanno tutto il diritto di vivere, e non solo di sopravvive-
i climi si alternano e variano nel corso del tempo lasciando qualche
re. Questa breve panoramica su alcuni aspetti della flora del Chianti
specie a testimoniare tali variazioni.
disegna una regione ricca di ambienti con caratteri talmente peculia-
I rimboschimenti di conifere ad opera dell’uomo formano due nuclei
ri che varrebbe la pena di gestirli e conservarli con maggior attenzio-
principali, il primo a Poneta, tra il Ferrone e Strada in Chianti, a pre-
ne, per consegnarli integri alle generazioni future.
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
29
LIBRI
RUBRICHE
QUARATE, UN BORGO TRA LE DUE GUERRE
Q
uando anche l’ultima parola è stata letta e il punto ha messo
fine alla lunga storia, o meglio alle lunghe storie, inaspettata arriva l’intuizione della potenza contenuta nelle pagine appena chiuse.
Improvvisamente come fulmine che squarcia il sereno appare la forza
contenuta nelle parole che Mauro Salvadori ha sapientemente dipinto nelle pagine di questo romanzo, che abbracciano l’arco di tempo
racchiuso tra le due guerre mondiali descrivendolo attraverso gli
eventi quotidiani della gente semplice di un piccolo borgo della campagna toscana, Quarate, a due passi da Firenze sulle prime colline del
Chianti. Uomini e donne, nel romanzo ispirato a fatti e persone realmente vissute, le cui vite si intrecciano avvicinate dall’amore o allontanate dall’odio e dalla vendetta.
Fanno da sfondo alle loro piccole storie le guerre e un’Italia che
muore e tenta di rialzarsi macchiata del sangue di vili ed eroi.
Mauro Salvadori
LA POLVERE E IL TEMPO
Pagnini Editore - Firenze 2009
pp. 806, € 25
Per richiedere il volume: 055.6800074
L’EROICA: LA MAGIA DEL CICLISMO
D’ANTEGUERRA
ono arrivati da ogni parte del mondo per
quello che è diventato un evento magico:
l’Eroica di Gaiole, la prima vera cicloturistica
d’epoca su strade prevalentemente sterrate.
CICLOTURISMO
S
30
A quest’edizione, il 4 ottobre, hanno partecipato 2418 intrepidi ciclisti, dei quali circa 400
stranieri. In pole position i Tedeschi con 174
iscritti.
L’Eroica è una manifestazione speciale da
ogni punto di vista. Ripropone l’atmosfera del
mitico ciclismo d’anteguerra, quello di Coppi,
Bartali e Binda: biciclette rigorosamente
d’epoca, polvere e fango, nessuna assistenza
tecnica, strade stupende quanto difficili,
grande spirito di sacrificio e di adattamento.
I partecipanti indossano maglie e pantalonci-
inChianti - n.3 - ottobre/novembre 2009
ni di lana, caschetti e scarpini di cuoio. Niente
integratori, barrette e sali minerali.
Ai punti di ristoro si trovano solo prodotti locali, formaggio, pane e olio, salumi, ribollita,
dolci fatti in casa e, naturalmente, vino Chianti. Gli altoparlanti diffondono musica
degli anni ‘40.
Gli eroici si sono cimentati nei
4 percorsi: il percorso lungo,
che misura 205 km, solo per
eroici veri, interamente tracciato con segnaletica stradale,
quello medio da 145 km, impegnativo e bellissimo, il
corto di 75 km, al quale partecipa la maggior parte degli
dida
iscritti, e
infine, per
i meno allenati, il cicloturistico di 38 km. Il tragitto si snoda lungo alcune tra le più belle strade del Chianti senese,
della Valdarbia e della Valdorcia.
Per l’Eroica si mobilita l’intero paese, in un
weekend di festa atteso tutto l’anno. Tra gli
eventi collaterali il mercatino di bici e accessori d’epoca, la mostra di biciclette e pezzi
unici da collezione e l’affollatissima “cena
degli Eroici” del sabato sera. Insomma,
un’occasione unica per ritrovare le radici autentiche di quella straordinaria passione popolare che è stato il ciclismo dei giganti della
strada, tra sport e leggenda.

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