SCHEDA DEL FILM Un giorno di ordinaria follia (Falling Down)

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SCHEDA DEL FILM Un giorno di ordinaria follia (Falling Down)
SCHEDA DEL FILM
Un giorno di ordinaria follia (Falling Down)
USA 1993
GENERE:
REGIA:
ATTORI:
Crimine | Drammatico | Thriller
Joel Schumacher
Michael Douglas, Robert Duvall, Barbara Hershey, Tuesday Weld, Rachel Ticotin,
Frederic Forrest, Lois Smith
Fonte dei commenti nelle pagine successive: www.wikipedia.it
Amicinbici
Torino, 8 ottobre 2011
Un giorno di ordinaria follia (Falling Down)
E' un film del 1993 diretto da Joel Schumacher. (Batman Forever (1995), 8mm - Delitto a luci
rosse (1999),
In linea con l'assassino (2002) )
Pellicola fondata sull'assurdità di certe ingiustizie dei giorni moderni, che racconta la storia di
un uomo qualunque, oberato dai problemi quotidiani, che impazzisce e semina terrore a Los
Angeles, mantenendo però un lato umano.
Fu presentato in concorso al 46° Festival di Cannes.(Addio mia concubina di Chen Kaige e
Lezioni di piano di Jane Campion)
TRAMA
Un giorno qualunque
William "Bill" Foster è un uomo a pezzi: la moglie Elisabeth l'ha lasciato, apparentemente
senza un motivo preciso, ma solo perché sentiva che lui si sarebbe comportato male con lei o
con la figlia Adele, prima o poi; ha perso il lavoro per un motivo ancora più assurdo, non per
sua inettitudine, ma perché obsoleto. Il divorzio è reso ancora più amaro da un'ordinanza del
giudice che gli impedisce di avvicinarsi alla figlia; adesso vive con la madre (cui non ha
raccontato del licenziamento), che ha perso la ragione.
È apparentemente un giorno come un altro a Los Angeles: Bill, in tenuta da ufficio, camicia e
cravatta, è in macchina. Preso in un ingorgo causato da lavori sulla strada, è stravolto dal
caldo, un caldo torrido che non dà scampo e il suo nervosismo cresce mentre è immobile nel
traffico. Dopo un po', stravolto, esce dall'abitacolo con la sua valigetta, lasciando la macchina
nel traffico e provocando le ire degli automobilisti. Tra essi c'è il detective della LAPD
Prendergast, che, aiutando un agente a spostare la macchina di Bill, nota la targa
personalizzata: "D-Fens" (infatti Foster era impiegato in un'azienda che lavorava per la
Difesa). Il detective Prendergast, coprotagonista del film, inizia proprio quella mattina l'ultimo
giorno di servizio: è un uomo con un carattere opposto a quello di Foster: mite, buono,
tranquillo, un buon marito che ha deciso di lasciare il lavoro in anticipo sui tempi solo per
compiacere una moglie instabile e insicura, e trascorrere insieme il resto della vecchiaia nella
tranquillità dell'Arizona.
« Vado a casa! »
(William D-Fens Foster )
L'inizio della follia
Bill entra in un minimarket coreano, dove il proprietario, rifiutando di cambiare i soldi per
una telefonata e praticando per le bibite un prezzo che Bill ritiene esorbitante, gli fa saltare i
nervi: furioso, distrugge parte del negozio e, dopo aver preso una lattina di bibita pagandola
quel che lui ritiene il giusto valore, se ne va tranquillo con una mazza da baseball in mano.
Mentre Prendergast inizia la sua ultima giornata di lavoro alla stazione di polizia, Bill
camminando arriva nel quartiere ispanico, dove due latino-americani lo minacciano per aver
sostato nel loro "territorio"; per tutta risposta, vedendo che i due non smettono di
importunarlo e minacciarlo, li mette in fuga pestandoli con la mazza da baseball. All'ennesimo
tentativo riesce a telefonare alla sua ex moglie, Beth: è il compleanno della loro figlia, Adele, e
Bill vuole vederla; la donna però non vuole, anche se Bill fa capire che verrà lo stesso.
Mentre è al telefono Bill viene notato dai due ragazzi ispanici che aveva picchiato in
precedenza: armati e a bordo di un'auto, essi fanno fuoco sull'uomo, ferendo molte persone ma
lasciandolo illeso. In seguito hanno un incidente, nella confusione Bill gli ruba una borsa di
armi che avevano a bordo. Poco dopo alla centrale di polizia Prendergast ascolta alcuni
particolari della sparatoria nel quartiere spagnolo e collega il fatto con la denuncia ricevuta
dal proprietario del minimarket coreano.
Bill intanto prosegue la sua camminata verso il quartiere di Venice, dove abita l'ex moglie:
durante il tragitto si ferma a mangiare ad un fast food; qui, vedendosi rifiutata la colazione
data l'ora, minaccia con un mitra gli inservienti per ottenere il pasto. Poco dopo Prendergast
verrà avvertito dalla sua collega e amica Sandra Torres dell'avvenuto, confermando la sua tesi
di un "cane idrofobo sciolto" che gira per la città, carico di armi e potenzialmente
pericolosissimo.
Il punto di non ritorno
Dopo aver comprato un regalo per la figlia, Bill si ferma in un negozio di armi e accessori
militari per comprare degli stivali, avendo una scarpa bucata. Qui incontra il proprietario,
omofobo e neonazista, che nasconde Bill quando la Torres entra nel negozio per avere
informazioni. L'uomo, essendo venuto a conoscenza delle "imprese" di Foster dalla radio della
polizia, e credendo di aver trovato una sorta di giustiziere a lui simile, lo conduce nel retro del
negozio, mostrandogli armi e cimeli bellici di cui è fiero. Quando però l'uomo si rende conto che
Bill non è animato da odio per chicchessia, anzi che è disgustato da lui stesso, va su tutte le
furie, distruggendo il regalo di Bill per Adele. A questo punto Foster perde la testa e, dopo
averlo accoltellato, lo finisce a colpi di pistola.
Dopo questo deliberato assassinio Bill capisce che è giunto ad un punto di "non ritorno", come
dice parlando al telefono con la moglie: indossata una giacca militare, si dirige verso Venice
con la borsa ripiena di armi. In quel momento, Prendergast, assieme alla Torres, si reca nel
minimarket coreano per scoprire qualcosa di più sul misterioso uomo, riuscendoci: ricollega,
infatti, Bill all'uomo che aveva abbandonato la macchina nel traffico la mattina stessa, e dalla
targa ne scopre l'identità. Intanto, nel suo cammino verso casa, Foster accusa gli operai al
lavoro su una strada di svolgere ristrutturazioni inutili e, in risposta alla rabbia di uno di essi,
fa saltare un pezzo con un lanciarazzi, preso nel negozio di armi.
Mentre Prendergast e Torres proseguono le indagini a casa della madre di Bill, scoprendo
l'indirizzo della ex moglie, Foster continua a provocare danni e terrorizzare varie zone di Los
Angeles. Giunto alla casa della ex moglie a Venice, scopre che Adele e Elisabeth sono andate
via: la donna, preoccupata dalle telefonate del marito e non avendo trovato aiuto nella polizia,
è andata via di casa con la bambina proprio nel momento in cui l'ex marito entra. Bill si ferma
a guardare i video di quando lui, Beth e la piccola Adele erano ancora uniti: realizza così che la
donna si è recata al pontile lì vicino, luogo dove si era sempre sentita sicura. In quel momento
irrompono nella casa Torres e Prendergast: Bill spara alla donna e fugge verso il pontile, con la
pistola in mano.
La fine di Bill
Al pontile Bill trova la moglie e la figlia: mentre è con loro arriva Prendergast, che cerca di
ricondurre alla ragione Bill e arrestarlo. Alla fine il detective riesce a disarmare l'uomo e i due
rimangono soli sul pontile, per l'ultimo dialogo: Prendergast dice che si, William ha subito
molti torti, anche gravi, nella vita, ma niente può giustificare quello che aveva fatto quella
giornata. Alla fine la razionalità ha il sopravvento e il film termina con la morte di Foster, che
preferisce sacrificarsi pensando alla sua bambina che riscuoterà l'assicurazione piuttosto che
farsi arrestare e non vederla più. Infatti Bill fa credere a Prendergast di avere ancora una
pistola in tasca e, tentando di estrarla, costringe il poliziotto a fare fuoco: colpito a morte, Bill
estrae dalla tasca la pistola ad acqua della figlia, poi precipita dal parapetto in acqua.
Il film si chiude con le immagini dei filmini di Bill quando era in famiglia: una persona
normale, con la sua vita ordinaria.
ANALISI
La pazzia di un uomo qualunque
William "D-fens" Foster, nel film, è un uomo sopraffatto dalle piccole ingiustizie della vita di
tutti i giorni. Il film tratta appunto di come lui vorrebbe rifarsi delle ingiustizie subite, ed
effettivamente segue un percorso crescente di rabbia e di sfogo. Il simbolismo scelto è
interessante: lui cammina, attraversa la città per "tornare a casa" e sul suo cammino incontra
sempre nuovi fattori di stress che lo fanno scivolare sempre più nel suo delirio. Lo spettatore
in un primo momento risulta essere disorientato: sembrerebbe quasi che D-Fens sia dalla
parte del giusto.
Tutto sommato però non sembra cattivo, anzi è il prototipo dell'uomo medio americano (bianco,
valigetta, camicia e cravatta) e quello che ha passato avrebbe distrutto chiunque. Ecco,
dunque, il dubbio: quello che fa per vendetta, non sarà giusto? La domanda è lecita, ma la
risposta è immediata, è no, ed è esplicitata nell'omicidio del neonazista. Superato questo punto
di non ritorno Bill continua ad andare avanti, ormai il suo unico desiderio è incontrare la figlia
nel giorno del suo compleanno: di fronte ad altre piccole, o grandi, ingiustizie, la sua reazione è
spropositata, mostrando talvolta crudeltà. Alla fine della pellicola D-Fens ritrova finalmente la
famiglia, rivede dopo tanto tempo l'amata figlia, e la moglie, rattristato dall'idea che quella
felicità, simboleggiata dai filmini visti in casa, è ormai perduta per sempre. L'arrivo di
Prendergast sancisce la fine di quella interminabile e terribile giornata: Bill preferisce la
morte che passare la vita in prigione, senza vedere la figlia, e provoca ad arte la sua fine.
Joel Schumacher, a fine film, ci lascia guardare le immagini della vita di D-Fens prima di
impazzire: si nota che quell'uomo era una persona normale, prima di perdere la ragione.
Il contrasto con Prendergast
Il personaggio di Martin Prendergast è all'opposto di quello di William Foster (D-Fens). Il
detective infatti è un tranquillo tutore dell'ordine e un buon marito, ama molto la moglie, con
la quale ha passato brutti momenti (la perdita di una figlia per un'oscura malattia infantile) e
per la quale accetta un lavoro d'ufficio dietro una scrivania ed una pensione anticipata. Questo
personaggio ha molto in comune con William "D-Fens" Foster: anche lui ha subito molte
ingiustizie nella vita, la perdita della figlia, la moglie nervosa e ansiosa, una totale mancanza
di rispetto dei suoi colleghi e del suo capo. Nonostante questo però Prendergast ha un
atteggiamento positivo nei confronti del mondo e della vita: sa ascoltare e sa capire bene le
varie situazioni che gli si presentano; possiede soprattutto un equilibrio invidiabile: non
impreca e non scarica le sue frustrazioni addosso agli altri, neppure addosso all'opprimente
moglie, non va "fuori di cervello", come ricorda alla fine del film a Bill.
Ed è questo il messaggio: durante il dialogo con D-Fens-Prendergast non trova alibi a ciò che
ha fatto l'uomo davanti a lui ("non aveva il diritto di agire in quel modo"), nonostante ciò che
gli è successo.
Dopo la fine di William Prendergast farà tesoro della lezione appresa seguendo questo caso:
prenderà il coraggio di ribellarsi alle fisime della moglie ansiosa ed agli insulti del suo capo
supponente. Completa così un'evoluzione psicologica che aveva iniziato già prima della
conclusione del film parlando in modo risoluto alla moglie e tirando un pugno al collega
poliziotto che lo canzonava ripetutamente.
L'osservazione di Joel Schumacher è chiara: tutti quei guai potrebbero capitare a chiunque, ciò
che ci distinguerà saranno le nostre reazioni di fronte alle difficoltà della vita.
D-Fens
Bill è menzionato con il cognome di Foster un'unica volta durante l'intero film: il nomignolo DFens, che deriva dalla targa personalizzata dell'automobile del protagonista (impiegato
appunto alla Difesa, in inglese Defense), è quello con cui si accredita Michael Douglas nei titoli
di coda.
Il termine D-Fens viene pronunciato due sole volte: la seconda è certamente quella più
emblematica, quando Prendergast ricollega la famosa targa all'uomo che ha seminato
scompiglio in città e si rivolge in modo entusiastico al proprietario del minimarket coreano:
« Ehi signor Lee! D-Fens! »
(Martin Prendergast )
Le armi
Durante il film si assiste ad un crescendo degli armamenti che si procura "D-Fens": il primo è
la mazza da baseball rubata nel negozio coreano, poi si appropria del coltello con il quale i due
ispanici cercano di aggredirlo. In seguito al tentativo di omicidio della banda di ispanici
mentre Bill è al telefono, D-Fens recupera una borsa piena di armi, e un TEC-9 (Massacro
della Columbine School-1999), con il quale spara ad uno dei giovani ispanici e terrorizza il fast
food. Nel negozio del neonazista (che Bill ucciderà con un Taurus PT92), in cui entra per
comprare dei semplici stivali, gli viene mostrato un barattolo di Zyklon B (era il nome
commerciale dell'acido cianidrico(o acido prussico), un pesticid autilizzato come agente tossico
nelle camere a gas di alcunicampi di concentramento e sterminio nazisti) e gli viene offerto un
lanciarazzi anticarro M72. Con tale arma D-Fens farà saltare in aria un pezzo di un cantiere
su una strada, seguendo le indicazioni di un ragazzino che credeva si stesse girando un film.
Alla fine del film William si porterà dietro solo una pistola, oltre che la pistola ad acqua con
cui riuscirà a farsi sparare da Prendergast.
Il titolo
Il titolo italiano per la pellicola non richiede spiegazioni, ricalcando fedelmente le intenzioni
del regista, mentre il titolo originale è Falling Down. Il riferimento alla perdita della ragione
da parte di Foster è preso dal titolo della celebre filastrocca per bambini London Bridge is
Falling Down. Infatti la moglie di Prendergast insiste spesso, durante il film, sul fatto che lei
ed il marito, dopo l'ultimo giorno di lavoro, si ritireranno a Lake Havasu City, in Arizona, dove
il vecchio London Bridge è stato spostato. Oltre a questo il motivetto della filastrocca viene
suonato girando la palla di vetro che William compra per Adele, regalo che poi verrà distrutto.
La multietnicità di Los Angeles
Nel film ci sono accenni, specialmente nell'episodio dello scontro per "ragioni territoriali" nel
quartiere ispanico, ad una forte tensione sociale, razziale ed economica che effettivamente
c'era nella città di Los Angeles in quel periodo. In effetti il 29 aprile 1992 sarebbero scoppiati
quegli scontri che avrebbero preso il nome di Rivolta di Los Angeles (o di Rodney King).
Curiosamente, tra le comunità maggiormente colpite dalla suddetta sommossa, è da nominare
quella coreana. E furono proprio molti coreani statunitensi a protestare all'uscita di Un giorno
di ordinaria follia per il ritratto, a loro parere razzista, dato del minimarket coreano all'inizio
della pellicola. In effetti l'immagine che viene data del commerciante coreano del negozio è
quello di una persona che vende i suoi prodotti a prezzi molto più alti del dovuto e rifiuta di
cambiare in monete una banconota per fare una telefonata.
Influenze nella musica
Il film è stato ripreso, per contenuti o titolo, da molti artisti musicali per i loro lavori:
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Dagli Iron Maiden per la canzone Man on the Edge
Da Disiz la Peste per il brano J'pète les plombs
Da Atreyu ed i Silent Civilian per le loro canzoni omonime: Falling Down
Dai Drown Your Babies Elsewhere nella loro Nazi Pawnshop Blues
Da Bassi Maestro nella sua Giorni matti (feat. Ape e Zampa)
La band Foo Fighters per la realizzazione del video del singolo Walk ha preso spunto
dal film. Dave Grohl infatti, frontman del gruppo, impersona William "Bill" Foster.
Curiosità
• Subito dopo l'uscita del film, l'associazione dei coreani d'America (la Korean American
Coalition) protestò duramente per l'immagine stereotipata offerta dal negoziante
coreano. La protesta fu talmente dura, che la Warner Bros temendo possibili
boicottaggi, si vide costretta ad annullare l'uscita del film in Corea del Sud.
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La scena dove "D-Fens" non riesce ad usare il bazooka col relativo intervento del
ragazzino non era prevista nel copione. Michael Douglas aveva veramente dei problemi
ad aprirlo ed in suo soccorso è arrivato quel bambino.
• In una scena del film, "D-Fens" subisce le molestie da parte di un mendicante
disoccupato, che chiede insistentemente una delle sue due borse. Questa immagine
stereotipata dei disoccupati (visti come semplici parassiti) suscitò parecchie ire anche
tra le varie associazioni di inoccupati americane. Molti disoccupati infatti, non
accettarono di essere stati dipinti in quel modo.
• Oltreoceano, ll film è ancora oggi considerato come la perfetta incarnazione dell' Angry
white male. Questa espressione, negli Stati Uniti indica metaforicamente l'uomo
comune che si ribella contro le ingiustizie di tutti i giorni . Nel film infatti, "D-Fens"
intraprende una lotta personale, che lo porterà a scontrarsi contro indifferenza,
razzismo, egoismo e diseguaglianza sociale.
• Nei titoli di coda, accanto ai nomi dei personaggi, William "Bill" Foster viene
semplicemente indicato come "D-Fens". Con questa scelta, il regista volle ulteriormente
sottolineare la natura semplicemte difensiva del protagonista.
• Soltanto negli Stati uniti, il film incassò più di 40 milioni di dollari.
• Frank Grimes, un personaggio secondario de I Simpson, è palesemente ispirato al
protagonista del film. Le similitudini sono soprattutto nell'abbigliamento (camicia a
mezze maniche bianca con cravatta nera, occhiali da vista di forma rettangolare e
valigetta 24 ore) ma soprattutto, nel comportamento. Tutti e due personaggi infatti,
sono persone dal carattere mite, che dopo aver subito le vessazioni da parte altre
persone, impazziscono.

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