riflessioni per corteo 25 4 2012

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riflessioni per corteo 25 4 2012
DISCORSO PER IL CORTEO DEL 25 APRILE 2012
Eccoci al 25 aprile a celebrare la Festa della Liberazione ed essere qui oggi significa
fondamentalmente due cose:
ricordare la fine della seconda guerra mondiale ed effettuare un tributo alla
Resistenza.
Da quel lontano 1945 ormai sono trascorsi 67 anni … e di parole se ne sono dette tante,
e altrettante sono state scritte … il timore è di dire qualcosa di scontato mentre invece
vorrei dirvi qualcosa
che vi tocchi nel cuore
che vi entri nell’animo
che si scolpisca nella vostra mente.
Penso di avere un ruolo difficile … ma ci provo … e per farlo prendo a prestito parole
di grandi personaggi che sono senz’altro più abili e più accreditati di quanto lo possa
essere io!
Dicevamo festa per la fine della seconda guerra mondiale e qui vi propongo di ascoltare
una poesia di Dino Buzzati:
25 Aprile 1945
Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull'Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio, tutti sono diventati pazzi,
ridono, si abbracciano, i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte che gelano il sangue e al rombo ansimante dei
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motori le case non saranno mai più così immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno qua
uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell'aria, notte e dì,
capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici.
Ma da chi siamo stati liberati? Dal nemico? Ma chi è ( o era ) il nemico?
Vi riporto un racconto di Mario Lodi che è stato maestro elementare per 40 anni e pure
ancora oggi alla veneranda età di 90 anni continua a lesinare consigli riguardo alle
buone pratiche dell’insegnante che crede nei valori che può trasmettere ai propri allievi.
E in questo caso ha voluto dare un messaggio ben preciso … non dovrebbe esserci un
nemico … in fondo siamo tutti uguali e tutti vorremmo le stesse cose…
Chi è il nemico?
Camminai per un po' in silenzio accanto a mio padre, poi gli chiesi: - Papà, perché il nemico è
cattivo?
Quale nemico? Il nemico non c'è - disse con forza. - Quello che chiamiamo così è un povero
diavolo come me e te che non ha voglia di fare male a nessuno di noi due!
lo non capivo più nulla e domandai: Ma allora perché si chiama nemico se è buono come noi? Vidi
mio padre impacciato. Capivo che voleva spiegare tante cose e non sapeva come fare.
Si fermò e disse: Tu sei italiano perché sei nato in Italia, un altro si chiama in un altro modo,
dimmelo tu un nome.
Francese - suggerii.
Ecco: francese, o tedesco o americano o altro. Ma anche lui, se è un ragazzo, ha un padre che
lavora per mantenere la famiglia, e una mamma che gli vuole bene, anche lui se non mangia a
sufficienza ha fame, anche lui rispetta gli animali. Come te anche lui va a scuola, e forse anche a
lui insegnano che in un certo posto ci sono dei nemici e uno di quei nemici potresti essere tu.
Esclamai: lo? lo non sono nemico di nessuno. Sono loro che sono nemici dell'Italia!
E l'Italia che cos'è? - disse il papà.
Sei tu, sono io e la mamma, gli amici tuoi e miei, la gente che lavora e vuoI vivere in pace.
Invece ci insegnano che c'è un nemico da ammazzare e quando scoppia la guerra ti mandano ad
ammazzarlo.
Ma io non ci vado!
Non si può; - disse mio padre - se non vai, uccidono te.
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lo, confuso, stetti zitto e lo seguii pensando.
E che dire per la resistenza? In che senso bisogna riconoscerne il valore?
In questo caso riprendo alcune parti del discorso effettuato dal nostro Presidente della
Repubblica Napolitano nel 2010…
<< … Bisogna tenere alto il valore della conclusione vittoriosa della Resistenza. Valore nazionale,
per il "gran beneficio anche morale" assicurato all'Italia restituendole piena dignità di paese libero,
liberatosi con le sue forze, di concerto con la determinante avanzata degli eserciti alleati ma senza
restare inerte ad attenderne il trionfo. Chi può negare che l'apporto delle forze angloamericane fu
decisivo per schiacciare la macchina militare tedesca, per scacciarne le truppe dal territorio
italiano che occupavano e opprimevano? Certamente nessuno, ma è egualmente indubbio che il
generoso contributo italiano ci procurò un prezioso riconoscimento e rispetto.
Era accaduto che nell'esperienza della partecipazione alla Resistenza, in tutte le sue forme ed
espressioni, si era riscoperto, recuperato, rinnovato, un sentimento, un fondamentale riferimento
emotivo e ideale che sembrava essersi dissolto. Praticamente dissolto, come aveva detto - già
mesi prima della caduta del fascismo - lo stesso Benedetto Croce, in uno scritto che circolò
clandestinamente
:
"Risuona oggi, alta su tutto, la parola libertà ; ma non un'altra che un tempo andava a questa
strettamente congiunta: la patria, l'amore della patria, l'amore, per noi italiani, dell'Italia.
Perché?
Perché ... la ripugnanza sempre crescente contro il nazionalismo si è tirata dietro una sorta di
esitazione e di ritrosia a parlare di 'patria' e di 'amor di patria'.
Ma se ne deve riparlare, e l'amor della patria deve tornare in onore appunto contro il cinico
nazionalismo, perché esso non è affine al nazionalismo, ma il suo contrario."
Ebbene, con la Resistenza, di fronte alla brutalità offensiva e feroce dell'occupazione nazista,
rinacque proprio l'amore, il senso della patria, il più antico e genuino sentimento nazionale. "Le
parole 'patria' e 'Italia'" - scrisse poi una sensibilissima scrittrice, Natalia Ginzburg - che erano
divenute "gonfie di vuoto", "ci apparvero d'un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci
sembrò di averle udite e pensate per la prima volta."… >>
Quindi per concludere … direi a gran voce: “grazie a quel 25 aprile, giorno in cui
abbiamo imparato
che non si deve più temere di non essere liberi
che non si deve più parlare di nemici
che non dobbiamo temere di nutrire un forte sentimento di amore per il nostro paese
BUON 25 APRILE A TUTTI!
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Dorina Zucchi
sindaco di Olgiate Molgora
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