"Il sesso è un meraviglioso dono di Dio": l`esortazione "Amoris Laetitia"

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"Il sesso è un meraviglioso dono di Dio": l`esortazione "Amoris Laetitia"
Sinodo Famiglia: l’esortazione “Amoris Laetitia” di Papa Francesco
«Il sesso è un meraviglioso dono di Dio»
Parole chiave: discernimento, dialogo, integrazione, misericordia
da Roma
Cataldo Greco
Papa Francesco lo aveva già scritto
nell’Evangelii Gaudium: «Un piccolo passo
in mezzo a grandi limiti umani, può essere
più gradito a Dio della vita esteriormente
corretta di chi trascorre i suoi giorni senza
festeggiare importanti difficoltà».
Finalmente ci siamo! La pubblicazione
dell’Esortazione Apostolica post-sinodale
“Amoris Laetitia” sull’amore della famiglia,
il Santo Padre pone il sigillo sul cammino
sinodale compiuto negli ultimi tre anni:
frutto, appunto, dei due Sinodi sulla famiglia
del 2014 e del 2015. Sia ben chiaro: i paragrafi, che scandiscono il documento, non segnano una
conclusione, ma un nuovo inizio. Il cerchio, quindi, non si chiude, ma si apre ancora. E in questo
aprirsi, ricomprende tutto il lavoro svolto… Basta soffermarsi sul titolo del documento che rimanda,
in modo chiaro ed efficace, ai temi delle due assemblee sinodali: “LE SFIDE PASTORALI SULLA
FAMIGLIA NEL CONTESTO DELL’EVANGELIZZAZIONE” (ottobre 2014) e “LA
VOCAZIONE DELLA FAMIGLIA NELLA CHIESA E NEL MONDO CONTEMPORANEO”
(ottobre 2015). L’ascolto delle sfide sulla famiglia, il discernimento della sua vocazione, la
riflessione sulla sua missione hanno come punto focale l’“Amoris Laetitia”.
Tornano alla mente, ora, con una accento rinnovato le parole conclusive della Relazione finale del
Sinodo del 2015: “Ci auguriamo che il frutto di questo lavoro, ora consegnato nelle mani del
Successore di Pietro, dia speranza e gioia a tante famiglie nel mondo, orientamento ai Pastori e agli
Operatori Pastorali e stimolo all’opera di evangelizzazione. Concludendo questa Relazione,
chiediamo umilmente al Santo Padre che valuti l’opportunità di offrire un documento sulla famiglia,
perché in essa, la Chiesa domestica, risplenda sempre più Cristo, luce del Mondo”. Oggi, prendendo
a prestito il titolo dell’Esortazione, potremmo dire: perché in essa risplenda sempre l’Amoris
Laetitia. Di che documento si tratta? Innanzitutto va chiarito che è un insegnamento di carattere
pastorale.
Lo stile e l’approccio del testo riscuotono, pertanto, di tale impostazione o, meglio, che non va vista
affatto come una contrapposizione al diritto. Al riguardo, vale la pena ricordare un principio
basilare: la Verità non è astratta, ma integra nel vissuto concreto – umano e Cristiano – di ciascun
fedele. È nella Dottrina, dunque, che è insito il sigillo pastorale originario e costitutivo. L’obiettivo
è chiaro: inculcare il Vangelo nell’oggi, perché sia significato e raggiunga tutti.
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Papa Francesco non ha mai fatto mistero di avercela con i cattolici - a parole - quelli per cui la fede
è ritualità e apparenza, alla sua Chiesa chiede due compiti.
Il primo è l’autocritica per aver reso meno «attraente» l’ideale del matrimonio cristiano. Il secondo
compito ha a che fare con il «discernimento» rendendosi necessaria la valutazione del vissuto di
ciascun uomo: caso per caso, senza essere duri con chi si trova in situazioni "irregolari". Come a
dire, senza averlo detto, però, esplicitamente - sebbene in una nota si fa riferimento ai «Sacramenti»
- che anche i divorziati e risposati possono essere ammessi alla Comunione. In altri termini, come
aveva già scritto sempre Francesco, «dovremmo toglierci le scarpe davanti al terreno sacro
dell'altro», alle sue sofferenze, ed evitare di usare le leggi morali come «pietre» che si scagliano.
Ciò a cui pensa il Pontefice non è
una famiglia perfetta, ma una
famiglia «così come è, da
avvicinare a Dio»: assisterla per
proteggerla, aiutarla a ritrovare Dio
e il suo amore divino; donazione
della gioia della vita: “Amoris
Laetitia” nella costituzione della
vera famiglia.
L'esortazione apostolica, che si
compone di nove capitoli e
trecento paragrafi, accoglie, infatti,
i suggerimenti dei fedeli di tutto il
mondo, interrogati tramite questionario su temi come i rapporti tra coniugi, ad esempio,
l'educazione dei figli o il lutto per la perdita di una persona cara. Per quanto ha molto di pratico ed è
diretta a tutti, perché tutti «siamo in cammino». Amoris Laetitia prova così a ridare vigore
all'istituto matrimoniale ma, se non sono frutto di «pregiudizi o resistenze nei confronti dell'unione
sacramentale», offre uno spiraglio anche alle convivenze. Deludendo invece chi sperava, forse con
azzardo, in un'apertura alle unioni omosessuali, nel corposo documento si ribadisce invece che il
matrimonio Cristiano «si realizza pienamente nell'unione tra un uomo e una donna». Un'unione che
contempla anche l'erotismo, non essendo sinonimi, la «paternità responsabile» e la «procreazione
illimitata». Anzi, il Papa richiama Giovanni Paolo II per spiegare che «la retta coscienza degli
sposi» può orientarli alla «decisione di limitare il numero dei figli per motivi sufficientemente seri».
Sono passati, come non si è dimenticato, 35 anni dall’Esortazione Apostolica “Familiaris
Consortio” di Giovanni Paolo II e il contesto, da allora è quasi o completamente mutato. In altre
parole: è necessario inculcare i principi generali affinché possano essere compresi e praticati. Papa
Francesco, come si è detto, lo spiega, in modo efficace, nell’“Evangelii Gaudium” quando chiede di
essere realisti e non dare per scontato che i nostri interlocutori conoscano lo sfondo completo di ciò
che diciamo o che possano collegare il nostro discorso con il nucleo essenziale del Vangelo che gli
conferisce senso, bellezza e attrattiva. Tutto ciò in materia di pastorale familiare, richiede tre
atteggiamenti di fondo che si completano e si richiamano a vicenda: discernimento,
accompagnamento e integrazione. E non è un caso che in cima ci sia proprio il discernimento. È un
metodo di lettura della storia e di progettazione pastorale. Il discernimento spirituale, sintetizzava
Papa Francesco alla comunità degli scrittori de “La Civiltà Cattolica” (14 giugno 2013), “cerca di
riconoscere la presenza dello Spirito di Dio nella realtà umana e culturale, il seme già piantato della
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sua presenza negli avvenimenti, nelle sensibilità, nei desideri, nelle tensioni profonde dei cuori e dei
contesti sociali, culturali e spirituali”. Insomma, discernere è un’esigenza reale della Comunità
Cristiana nella sua multiforme presenza nella Società. Discernere, però, non per dividere, ma per
unire ed edificare sempre più una Chiesa madre, che non ha paura di mangiare con il figlio
peccatore, che vede i problemi e che aiuta a guardarli nella luce del Vangelo. Una Chiesa che
conosce e parla il linguaggio della misericordia, il solo in grado di dare risposta al desiderio di
salvezza che c’è nel cuore di ogni persona. Se si volessero, infatti, indicare, allora, alcune parole
chiave del testo, potrebbero essere: discernimento, dialogo, integrazione, misericordia.
Quanto alla sessualità, questa «è un regalo meraviglioso» che il Signore ha fatto alle sue creature e
«in nessun modo possiamo intendere la dimensione erotica dell'amore un male permesso o come un
peso da sopportare». Nel quarto capitolo, innovativo, Papa Francesco offre consigli di coppia,
affinché il matrimonio possa funzionare, purché si abbandoni la pretesa che l'altro sia perfetto.
Un no deciso, invece, all'utero in affitto, all'aborto, all'eutanasia e al «gender» quale «ideologia che
nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna». Sulla durata del matrimonio, Papa
Francesco ammette che a volte, a causa della «violenza verbale, fisica e sessuale» contro i figli o
contro le donne in alcune coppie, separarsi è inevitabile. Persino «moralmente necessario». Con
sincero realismo Papa Bergoglio scrive pure che «la mancanza di una abitazione dignitosa o
adeguata porta spesso a rimandare la formalizzazione di una relazione». Una «famiglia e una casa
sono due cose che si richiamano a vicenda».
Il retroscena
Il testo è stato più volte limato
Compromesso tra varie anime
Un testo che è stato più volte limato nell’ultimo mese, frutto di un
compromesso per venire incontro alle varie anime della Chiesa Universale.
L’esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” non è nata come l'abbiamo
conosciuta l’8 aprile 2016. Il punto più discusso, quello sui divorziati
risposati, almeno in un paio di occasioni è stato riscritto, i condizionali si
sono moltiplicati, e alla fine la discrezionalità dei Vescovi e dei Parroci nel
valutare ogni singola situazione ha vinto. Un modo per tenere a bada i
conservatori, che non volevano nessuna apertura; ma anche per decentrare
la gestione della Chiesa, differenziando caso dopo caso e avvicinando il
Magistero ai fedeli che vivono situazioni di difficoltà. D'altronde, il punto
più discusso al Sinodo per la famiglia dell'ottobre scorso fu proprio quello
sui Sacramenti a chi sposato in chiesa si è poi rifatto una famiglia: la
mozione a favore, infatti, passò per soli due voti. Un aspetto questo
affrontato nel capitolo VIII, quando si dice che «è possibile soltanto un
nuovo incoraggiamento ad un nuovo discernimento personale e pastorale dei casi particolari... Il
grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi. Le conseguenze o gli effetti di una norma non
necessariamente devono essere sempre gli stessi». Ma la concessione della Comunione, o la
possibilità di essere padrini e madrine solo se non c'è colpa grave nel fallimento del precedente
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matrimonio, è stata relegata in una nota in fondo all'Esortazione. In una delle prime bozze del
documento, questa, invece, figurava nella parte principale del testo. Anche il punto secondo cui il
discernimento è un passaggio fondamentale per evitare «il grave rischio di messaggi sbagliati, come
l'idea che qualche sacerdote possa concedere rapidamente eccezioni, o che esistano persone che
possano ottenere privilegi sacramentali in cambio di favori», sarebbe stato inserito in un secondo
momento, su spinta dei settori più tradizionalisti. Contenti a metà i credenti che, appunto, hanno
affrontato un divorzio. Per il presidente dell'“Associazione famiglie separate cristiane”, Ernesto
Emanuele, «questo documento ha il merito di muovere le acque. Fino a poco tempo fa
pubblicamente di questi temi si parlava molto a fatica. È anche vero che l'Esortazione su tanti
aspetti è un testo troppo vago, teorico. La discrezionalità di Parroci e Vescovi dovrà essere
analizzata fino in fondo. D'altronde, sa quanti separati hanno partecipato ai Sinodi per la Famiglia
del 2015 e del 2014 da cui è poi scaturita l'Esortazione? Zero». Il cammino comunque è tracciato e
sarà difficile tornare indietro, seppure le esitazioni non saranno poche.
L’intervista al Prete Pioniere
Don Giovanni Cereti applaude il Pontefice
«Riconosce una prassi diffusa. Sono 40 anni che li accolgo»
«Era ora che un Papa
riconoscesse la possibilità di
un discernimento pastorale
per i divorziati risposati. È da
40 anni che li accompagno e
so quanto sono sollevati
quando li assolvo e possono
tornare a fare la Comunione».
Don Giovanni Cereti, 83
anni, Rettore della Chiesa dei
Genovesi, un gioiello nel
cuore di Trastevere, non è
solo uno dei molti preti che
plaude a Francesco per la
svolta impressa con l’Amoris
Laetitia. Nel 1977, in veste di teologo, pubblicò il suo libro “Divorzio, nuove nozze e penitenza
nella Chiesa primitiva”, di recente finito nelle mani del Pontefice che lo avrebbe apprezzato
moltissimo.
Don Cereti, l’esortazione del Papa affida a voi Preti l’accompagnamento spirituale dei divorziati
risposati: è una responsabilità troppo grande?
«Non direi, è un impegno che certi Confessori hanno assunto da tempo. Quello di Papa Francesco è
il riconoscimento di una tendenza entrata già in una certa misura nelle prassi di alcune Chiese
locali».
Cosa significa accompagnare un divorziato risposato?
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«Fargli prendere coscienza del proprio grado di responsabilità per aver calpestato le promesse di
fedeltà e indissolubilità delle nozze. Anche se poi è vero che esistono matrimoni invivibili in cui la
separazione è necessaria e si deve consentire al diretto interessato di poter avere una nuova unione
con un futuro rinnovato, secondo la volontà di Dio».
A che condizione si può dare l’Ostia?
«Quando il penitente è riuscito ad avere un confronto civile con l’ex coniuge su quanto accaduto, si
comporta con lui in maniera umana e ha assolto i propri doveri nei confronti dei figli nati dal
matrimonio. Poi deve esserci da parte sua un sincero pentimento per l'errore commesso e per
l'avvenire la buona volontà di creare un'unione stabile nel rispetto dell'ideale cristiano».
L’Amoris Laetitia lascia ai Vescovi il potere di tracciare le linee guida per questo tipo di
accompagnamento. Qualche pastore si metterà di traverso nel nostro Paese?
«Non credo, c’è un orientamento generale a favore della riammissione ai Sacramenti».
Dal Papa arriva uno sguardo più sereno sulla sessualità, con il sì a una “prudente educazione
sessuale” per i giovani. Stupito?
«Fa parte del suo approccio realistico e non astratto al tema della Famiglia. Ben venga anche il suo
richiamo a formare le coscienze dei coniugi e non a sostituirle anche in quella che è la loro vita
affettiva. L’educazione sessuale è fondante se è seria».
Le interviste sulla svolta nella Chiesa
Papa Francesco e la sessualità
Pro: la docente etica Emilia Palladino: «Sdogana l’eros. Una
rivoluzione»
«Finalmente il recupero dell’erotismo nella coppia è una boccata
d’ossigeno di cui c’era bisogno e che apre prospettive realmente
ampie tanto nella comunità accademica quanto in quella
ecclesiale.
Le parole di Papa Francesco alla Chiesa fanno benissimo».
Emilia Palladino (nella foto), docente di Etica della Famiglia
alla Pontificia Università Gregoriana, che sarà tra i relatori alla presentazione che l’Ateneo dei
Gesuiti riserverà al nuovo documento del Papa, non frena gli entusiasmi di fronte ad Amoris
Laetitia. «Il Papa che parla di sesso come dono di Dio non è nuovo solo in Sermoni letterari, ma
inciderà anche nella vita pratica delle coppie. Il documento sarà pure pastorale e non dottrinale, ma
oggi cambiano molte cose».
In che senso?
«Recuperare l’eros come fa Bergoglio che dedica tra l’altro questo tema una parte parecchio
consistente delle 240 pagine del testo, a differenza dell’ultimo documento sulla Famiglia,
Familiaris Consortio, che lo trattava molto meno, segna un passaggio netto dalla normativa
dell’atto sessuale alla libertà dell’atto sessuale».
Papa Francesco dice anche che il desiderio non è peccaminoso.
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«È il motore della vita. Senza si muore perché non si è spinti fuori da sé e si rimane chiusi. Si paga
una vita povera se si sceglie la prospettiva di negarsi il desiderio. Qui si legge molto l’imposizione
generale che il Papa sta dando alla Chiesa con il suo Pontificato».
Ma così non si rischia una confusione?
«Per la prima volta un documento di questa portata mette sullo stesso piano in modo esplicito la
questione procreativa e quella unitiva. Il termine contraccezione compare una sola volta in un
capitolo a parte, peraltro, per sostenere la contrarietà alle politiche anti-natalità. Ma Francesco mette
in primo piano la visione pastorale del matrimonio perché sa che nelle coppie l’atto sessuale è l’atto
principe della comunione».
E dunque?
«L’aspetto unitivo viene prima di quello procreativo che così si realizza in termini di discernimento.
È quasi una rivoluzione».
Addirittura?
«Francesco restituisce molto onore e dignità alla coppia. Per la prima volta le viene detto
chiaramente non tanto che è responsabile ma di che cosa è responsabile. Così lui dà una indicazione
precisa anche ai giovani. Ora in questi termini si potrà parlare di educazione sessuale».
Per dire che cosa?
«Che il vero amore sa anche ricevere dall’altro, non rinuncia a ricevere espressioni corporali
dell’amore come carezze, baci. È una chiave di volta epocale perché per lui l’atto sessuale non è più
solo un dono ma è anche bisogno. L’atto sessuale perfetto non è un atto di donazione e basta. È
quello di donazione e, aggiunge, di recupero del proprio bisogno. Quando è normale nella vita di
coppia, chi di noi può sapere fino a che punto si prende e fino a che punto si dà? Qui il Papa lo
riconosce e mostra di non avere paura a dare tanto spazio a questi temi».
Francesco sdogana così anche una Chiesa che finora ha risentito di un’immagine sessuofobica?
«Questo è stato fino ad oggi un problema molto italiano. Il primato lo aveva la norma a partire dalla
masturbazione fino ai rapporti sessuali nella coppia per il fine procreativo, vigeva una supervisione
normata che in questo senso poteva apparire sessuofobica. Colpisce così ancora di più il suo invito a
vivere in modo praticamente stordito l’amore. Anche dalla dimensione erotica, dice citando un
autore tedesco, partecipiamo che l’esistenza umana è stata un successo».
Contro: lo storico Professor Roberto de Mattei: «Troppo ambiguo così è lassismo»
Nessuna “assoluzione” per Papa Francesco. La sua Esortazione
Apostolica post-sinodale, “Amoris Laetitia” nella parte della sessualità, è
“un peccato” troppo grave per essere “perdonato”, perché «contiene
equivoci, accoglie le unioni fuori dal matrimonio e così facendo
relativizza «il sesto Comandamento che vieta gli atti impuri». In
definitiva, «è un de profundis per la legge naturale». Mai tenero con il
Vescovo di Roma “preso dalla fine del mondo”, il Professor Roberto de
Mattei (nella foto), Ordinario di Storia della Chiesa all’Università
Europea di Roma, anche stavolta argomenta il suo dissenso.
Nell’“Amoris Laetitia” si legge che la sessualità «è un regalo
meraviglioso di Dio». Francesco doveva essere più prudente?
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«Si tratta di uno dei molti aspetti equivoci dell’Esortazione. È ovvio che il sesso e il corpo, in
quanto creature di Dio, sono qualcosa di buono. Su questo la tradizione della Chiesa è da sempre
chiarissima, penso a Sant’Agostino o San Tommaso che non l’hanno mai negato».
Senza citare la teologia del Corpo di Giovanni Paolo II, per venire ai giorni nostri.
«Certo, tuttavia con Bergoglio siamo davanti a qualcosa di diverso. Nel senso che un’espressione
così netta come quella da lui adottata può venire facilmente intesa non con il riferimento al dato
naturale della sessualità, sempre apprezzata dalla Chiesa, quanto all’ottica del suo esercizio. Come
se tutto fosse possibile, mentre la carnalità ha regole morali precise da rispettare, altrimenti
s’incentiva qualsiasi comportamento».
In altri punti dell’Esortazione il Papa puntualizza che va rifiutata «ogni forma di sottomissione
sessuale» e invita a riscoprire l’Humanae Vitae «al fine di ridestare la disponibilità a procreare in
contrasto con una mentalità spesso ostile alla vita. Le cautele ci sono, non trova?
«Sì, ma allo stesso tempo apre a una sessualità fuori dal matrimonio che, invece, è l’unica ammessa
dalla legge naturale di cui Bergoglio suona il de profundis. Mi riferisco al fatto che nell’Amoris
Laetitia cade la distinzione, in termini di linguaggio si dice anche se la verità è un'altra, tra
situazioni “irregolari” e “regolari”, cioè fra semplici convivenze e matrimonio sacramentale. Per le
prime si suggerisce un discernimento pastorale, superando così la concezione tradizionale secondo
cui queste siamo sempre e comunque peccaminose. Quando si prevede un’eccezione, la regola,
questa finisce per essere relativizzata. E qui in ballo c’è il sesto comandamento, non commettere atti
impuri.
Francesco rimprovera alla Chiesa di essersi troppo concentrata sul dovere procreativo nel
matrimonio.
«Non solo, nel paragrafo 80 arriva a scrivere che il fine primario delle nozze è l’amore tra i coniugi
e non la procreazione. Qui c’è un cambio di prospettiva incredibile rispetto alla Casti Connubii Pio
XI o alla Gaudium et spesdel Vaticano II».
In quest’ultimo documento nell’elenco degli obiettivi delle nozze l’amore era già scritto per
primo…
«Al di là dell’ordine di menzione, le finalità erano poste sullo stesso piano, senza sovvertire la
gerarchia classica dei Bona Matrimonii. “AmorisLaetitia” è quindi molto più rivoluzionaria di
quanto potrebbe apparire a una prima lettura».
Criticata l’insistenza sulla procreazione, il Papa ricorda ai preti che «siamo chiamati a formare le
coscienze, non a pretenderle di sostituirle». Scorge il pericolo di una minore severità sull’uso dei
contraccettivi?
«Mi sembra che sia un invito a liberarsi dall’involucro delle norme morali che fino a oggi avrebbero
impedito la libera espansione della coscienza dell’individuo. A tutto ciò deve aggiungersi che
sempre Bergoglio chiede ai confessori di non essere dei “controllori”, di non avere il cuore chiuso.
Voglio vedere ora chi correrà il rischio di essere additato a Caronte».
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