Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti della Provincia di Salerno

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Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti della Provincia di Salerno
FEDERAZIONE ORDINI DEI
FARMACISTI
Rassegna Stampa del 11/12/2014
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INDICE
IN PRIMO PIANO
10/12/2014 IlFarmacistaOnline.it 04:21
Nuove Farmacie in Puglia. Convegno a Bari il 13 dicembre
7
SANITÀ NAZIONALE
11/12/2014 Corriere della Sera - Nazionale
Pubblico o privato Il conflitto sulla sanità vale sei miliardi
9
11/12/2014 Corriere della Sera - Nazionale
E i tedeschi vanno a caccia di medici e ingegneri italiani
10
11/12/2014 Il Sole 24 Ore
«Giustizia lenta bene la Sanità»
11
11/12/2014 Il Sole 24 Ore
Ricetta dell'Aiop per recuperare efficienza nelle cliniche private
12
11/12/2014 La Stampa - Nazionale
Time incorona i medici che combattono Ebola
13
11/12/2014 Il Giornale - Nazionale
La banca della ciccia: dove si depositano solo i chili di troppo
14
11/12/2014 Avvenire - Nazionale
Roma. Al Gemelli nuovo centro di ecografìa ginecologica Triplicata l'accoglienza
delle donne a rischio tumore
15
11/12/2014 Avvenire - Nazionale
Roma L'ospedale militare apre al pubblico Protocollo d'intesa per migliorare le cure
16
11/12/2014 Avvenire - Nazionale
Nuovi tagli o più servizi Sanità, Italia a un bivio
17
11/12/2014 Avvenire - Nazionale
Padova- Dati saniteli, un mosaico da ricomporre
18
11/12/2014 Il Salvagente
Affaire Vaccini Cala una cappa di silenzio
19
11/12/2014 Il Salvagente
LA PSICOSI NON OFFRA A CIALTRONI E STREGON
20
11/12/2014 Il Salvagente
Serravalle: "E se i numeri fossero diversi?"
21
11/12/2014 Il Salvagente
E sul ritiro del Meningitec le famiglie danno battaglia
22
11/12/2014 Il Salvagente
Nuova mazzata sulla e-cig "Troppi cancerogeni"
23
11/12/2014 Panorama
Epatite C, il farmaco che vale oro
24
11/12/2014 DailyNet
Private Coupon Network Unilife: gli sconti digitali arrivano in farmacia
25
VITA IN FARMACIA
11/12/2014 Corriere della Sera - Brescia
Quartieri, faccia a faccia candidati-sindaco
27
11/12/2014 Corriere della Sera - Milano
Università, la corsa degli ospedali privati «Un milione e mezzo per una cattedra»
29
11/12/2014 Corriere della Sera - Milano
Aiuto alle coppie Al Niguarda nasce il «Pronto soccorso della sessualità»
31
11/12/2014 Corriere della Sera - Roma
Nuovo caso di meningite Paura alla materna Pisacane
32
11/12/2014 La Repubblica - Bologna
La Regione ritira 3,5 milioni di tagli è pace fatta con la sanità privata
33
11/12/2014 La Repubblica - Bari
Viaggi della speranza ma al contrario business da 110 milioni
34
11/12/2014 La Repubblica - Milano
Sanità, ridotti i tagli dei fondi gli ospedali non chiudono a rischio solo alcuni reparti
36
11/12/2014 La Repubblica - Milano
Pronto soccorso del sesso visite a due per coppie in crisi
37
11/12/2014 La Repubblica - Torino
"Il Piemonte? Ormai un ente assistenziale"
38
11/12/2014 La Repubblica - Torino
"Bollino rosa" al Maria Vittoria e al Sant'Anna
39
11/12/2014 La Stampa - Torino
Niente pomate in farmacia solo mousse e panettoni
40
11/12/2014 La Stampa - Biella
Farmacie, passo in avanti verso nuove aperture
41
11/12/2014 Il Messaggero - Roma
Un viaggio sull'astro-tac e l'esame fa meno paura
42
11/12/2014 Il Messaggero - Marche
Spinetoli, nasce il comitato per salvare la farmacia
43
11/12/2014 Il Giornale - Milano
Al Niguarda ha aperto l'ospedale del sesso
44
11/12/2014 Il Giornale - Milano
Infermiera licenziata per la pillola negata: «Deve essere riassunta»
45
11/12/2014 QN - Il Resto del Carlino - Rimini
Sulla farmacia in vendita giunta e Pd ricuciono
46
11/12/2014 QN - Il Resto del Carlino - Fermo
«Farmaci per un paziente in cura»
47
11/12/2014 QN - Il Resto del Carlino - Macerata
Farmacie comunali:cambia il presidente
48
11/12/2014 QN - Il Giorno - Milano
La casa delle madri che uccidono«Qui affrontano il loro inferno»
49
11/12/2014 Il Secolo XIX - Basso Piemonte
Regione, parte il bando per la nuova farmacia
50
PROFESSIONI
11/12/2014 Il Sole 24 Ore
Sanità: governo e regioni ancora divisi sui tagli
52
10/12/2014 About Pharma and Medical Devices
L'INDUSTRIA FARMACEUTICA PUÒ GUIDARE LA RIPRESA
54
10/12/2014 About Pharma and Medical Devices
FARMACI E CRONICITÀ: LA CONVIVENZA È DIFFICILE
56
10/12/2014 About Pharma and Medical Devices
PHARMA MONDIALE 2018 DA 1300 MILIARDI DI DOLLARI: ONCOLOGIA SEMPRE
PIÙ LEADER
58
10/12/2014 About Pharma and Medical Devices
EXPLOIT DEL CONTO TERZI FARMACEUTICO: FATTURATO E OCCUPAZIONE A
TUTTA CRESCITA
60
10/12/2014 About Pharma and Medical Devices
PERCHÈ VA ABROGATO L'ARTICOLO 11.1 DEL DECRETO BALDUZZI
62
10/12/2014 About Pharma and Medical Devices
CARENZA DI FARMACI IN EUROPA: UN PROBLEMA TUTTO DA RISOLVERE
64
PERSONAGGI
10/12/2014 About Pharma and Medical Devices
Anche i parlamentari contro la malattia
67
IN PRIMO PIANO
1 articolo
10/12/2014
04:21
IlFarmacistaOnline.it
Sito Web
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Nuove Farmacie in Puglia. Convegno a Bari il 13 dicembre
Organizzato dalla Consulta degli Ordini dei Farmacisti di Puglia in vista della conclusione dell'iter del
concorso straordinario per l'apertura di nuove sedi farmaceutiche (188 sedi da assegnare su oltre 1090
domande presentate), l'iniziativa punta a fornire ai partecipanti una informazione chiara, efficace, competente
e autorevole sul concorso in sé quanto sulle modalità di assegnazione e gestione delle nuove sedi.
10 DIC - "Le nuove sedi farmaceutiche, graduatoria, assegnazione e gestione" è il tema del convegno che si
terrà sabato 13 dicembre a Bari, alle 9.30, nell'Hotel Excelsior, via Giulio Petroni, n. 15. Organizzato dalla
Consulta degli Ordini dei Farmacisti di Puglia in vista della conclusione dell'iter del concorso straordinario per
l'apertura di nuove sedi farmaceutiche (188 sedi da assegnare su oltre 1090 domande presentate), l'iniziativa
punta a fornire ai partecipanti, attraverso l'approfondimento di vari aspetti, una informazione chiara, efficace,
competente e autorevole sul concorso in sé quanto sulle modalità di assegnazione e gestione delle nuove
sedi, anche alla luce delle nuove normative. Di qui, il contributo di esperti con specifiche competenze nei
diversi settori di riferimento, in ambito sanitario, economico, istituzionale e legislativo. Ad aprire i lavori del
convegno sarà il presidente della Consulta, Giuseppe Gaetano Morea. Al vice-presidente della Fofi, la
Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Luigi d'Ambrosio Lettieri il compito di introdurre i temi della
giornata. Seguiranno gli interventi di Mariangela Lomastro (dirigente Ufficio politiche del farmaco della
Regione Puglia), Paolo Leopardi (consulente legale della Fofi), Domenico Di Tolla (delegato regionale della
Fofi), Maddalena Pisani (consulente fiscale Ordine dei Farmacisti di Bari-BAT). Le conclusioni sono affidate a
Donato Pentassuglia, assessore alle Politiche della Salute della Regione Puglia.
IN PRIMO PIANO - Rassegna Stampa 11/12/2014
7
SANITÀ NAZIONALE
17 articoli
11/12/2014
Corriere della Sera - Ed. nazionale
Pag. 33
(diffusione:619980, tiratura:779916)
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Il caso
Pubblico o privato Il conflitto sulla sanità vale sei miliardi
Margherita De Bac
Sanità pubblica contro sanità privata? Dovrebbero essere complementari, l'una dovrebbe valorizzare le
potenzialità dell'altra che a sua volta dovrebbe partecipare a un percorso di qualità. Invece è un eterno
conflitto. L'ultima bordata dell'associazione che rappresenta le cliniche al 95% convenzionate, l'Aiop
(l'Associazione italiana ospedalità privata), viene dal suo presidente, Gabriele Pelissero. Secondo l'analisi del
XII rapporto «Qualità e salute» le aziende ospedaliere e le strutture gestite dalle Asl presenterebbero un
disavanzo annuo di 6 miliardi. Pelissero chiede «un maggior livello di trasparenza compreso l'utilizzo delle
risorse in modo da premiare chi lavora meglio indipendentemente dalla sua natura». I privati lamentano il
taglieggiamento di posti letto negli ultimi tre anni e auspicano che venga rimesso in discussione il piano sugli
standard ospedalieri appena bocciato dal Consiglio di Stato. Un fatto è innegabile: i cittadini devono avere
certezze.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
9
11/12/2014
Corriere della Sera - Ed. nazionale
Pag. 39
(diffusione:619980, tiratura:779916)
E i tedeschi vanno a caccia di medici e ingegneri italiani
Fabio Savelli
Primo passo: trova l'ufficio di riconoscimento. Per capire chi sei (e dove vuoi andare). Secondo passo:
riconosci la tua qualifica professionale. Terzo: dove trovare gli annunci di lavoro che ti interessano. Il governo
tedesco ha appena realizzato un portale in lingua italiana (www.riconoscimento-in-germania.it) per facilitare i
nostri giovani professionisti - soprattutto quelli sanitari (medici, infermieri, odontoiatri), ma anche ingegneri,
persino gli artigiani - ad emigrare in Germania scommettendo sulle proprie competenze. Si tratta di un sito
articolato in sezioni in cui sono segnalate tutte le informazioni per espletare le pratiche burocratiche di
riconoscimento del proprio status. C'è persino un servizio di call center.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
10
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Il caso
11/12/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 5
(diffusione:334076, tiratura:405061)
«Giustizia lenta bene la Sanità »
Costi alti e servizi a cittadini e imprese spesso inefficienti: la relazione del Cnel al Parlamento e al Governo
boccia la pubblica amministrazione sui livelli e la qualità dei servizi erogati salvando solo il servizio sanitario
che ha costi medi pro capite inferiori alla media Ocse pur assicurando una speranza media di vita ai livelli più
alti tra le economie sviluppate. Ma se sulla sanità il Cnel vede rosa (pur sottolineando le grandi differenze di
servizio tra Nord e Sud) sugli altri servizi dell'amministrazione non può che registrare un flop generale a
partire dalla situazione della giustizia.
L'Italia è in fondo alla graduatoria dei Paesi Ocse per la capacità del sistema di far rispettare le regole con
equità, davanti solo a Grecia, Turchia e Messico. Per la conclusione di un processo civile ci vogliono in media
1.185 giorni. «Emerge in tutta evidenza - scrive il Cnel - l'enorme ritardo del sistema giudiziario italiano, le cui
caratteristiche di onerosità e inefficienza contribuiscono sicuramente alla scarsa fiducia nello stesso».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
11
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Cnel. Relazione sulla Pa
11/12/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 18
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Ricetta dell'Aiop per recuperare efficienza nelle cliniche private
Barbara Gobbi
ROMA
Dal disavanzo "reale" delle aziende ospedaliere e degli ospedali a gestione diretta - pari nel 2013 almeno a
sei miliardi complessivi (3,3 miliardi di euro imputabili alle aziende ospedaliere e 2,7 miliardi di disavanzo per
gli ospedali gestiti dalle Asl) - si potrebbero recuperare da 1,2 a 4 miliardi. Esattamente quanto chiesto dal
premier Matteo Renzi alle Regioni con la legge di Stabilità. A fare le pulci al possibile recupero di efficienza
rispetto agli ospedali pubblici "puri" è 12° Rapporto annuale "Ospedali e salute 2014 ", presentato ieri alla
Camera dei deputati dall'Associazione italiana ospedalità privata accreditata.
Un report che considera il panorama estremamente complesso di questi anni di crisi: dai tagli lineari imposti
al Servizio sanitario nazionale, ai livelli di spesa sanitaria pubblica sul Pil (6,9% in totale e 3,9% se si guarda
alla spesa ospedaliera), nettamente inferiori rispetto ai principali Paesi G7 e Ocse, fino all'affanno dei cittadini
strangolati da addizionali Irpef e spesa sanitaria out of pocket. La ricetta suggerita dall'Aiop - 496 strutture
con 52.800 posti letto, di cui 46.500 accreditati - recupera il principio del "less in more". Per liberare risorse, è
la tesi, si dovrà fare di più e meglio anche se i fondi calano. Come? Riorganizzando a suon di trasparenza e
di redistribuzione dei finanziamenti la macchina sanitaria e ospedaliera. La coperta è cortissima: «Bisogna
essere molto bravi - ricorda il presidente Aiop Gabriele Pelissero - per fare con il 7% del Pil (e anche meno)
ciò che Francia e Germania fanno con più del 9%». A questo sforzo l'ospedalità privata accreditata fornisce
un contributo che si traduce nel 25% delle prestazioni ospedaliere offerte ai cittadini con il 15% della spesa
pubblica. Mentre il restante 86% della spesa ospedaliera fa capo al pubblico "puro".
Ed è qui che ci sono ampi margini di efficienza e miliardi da recuperare. Nel report Aiop dà la sua ricetta: da
una simulazione su 24 tra aziende ospedaliere e ospedali a gestione diretta, emergerebbe un disavanzo
complessivo valutabile tra il 13,2% e il 20,1% della spesa sostenuta per le prime e tra il 12,6% e il 14,0%
della spesa per i secondi. Anche scegliendo l'ipotesi più prudenziale di stima si arriverebbe comunque a cifre
dell'ordine di 3,3 miliardi di euro di disavanzo effettivo per le aziende ospedaliere e di 2,7 miliardi di euro per
gli ospedali delle Asl. In totale, 6 miliardi. E si tratta di dati "prudenziali", avvertono da Aiop, anche perché ci si
è limitati a valutare i disavanzi dichiarati nei conti economici a cui sono stati aggiunti i contributi (al
ripianamento) esplicitamente attribuiti in conto gestione ordinaria: ma ad essi andrebbero anche a sommarsi i
contributi straordinari e il trasferimento implicito di risorse per le attività "a funzione".
Dalla simulazione emerge il quadro dei possibili risparmi: pur adottando le stime più prudenziali, con un
recupero del 20% si avrebbe un risparmio di 1,2 milioni; con un recupero del 40% si otterrebbero 2,4 miliardi
e con un recupero, infine, del 60% di efficienza si libererebbero 3,6 miliardi. Risparmi da reimpiegare negli
ambiti più diversi: strutture, attrezzature, formazione, ricerca, riduzione degli oneri in capo agli utenti,
miglioramento del collegamento tra ospedali e territorio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ILNUMERO
6,9%
La spesa sanitaria sul Pil
Il nostro Paese spende meno rispetto ai Paesi del G7 e ai Paesi dell'Ocse
in termini di spesa sanitaria pubblica sul Pil (6,9%) e in termini di spesa
ospedaliera pubblica (3,9%) rispetto al gruppo del G7: e questo pur dovendo
affrontare una contrazione del Pil in questi anni di crisi; il sistema ospedaliero è riuscito malgrado questo a
mantenere standard
mediamente elevati di prestazione e anzi a incrementarli nel tempo
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
12
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Sanità . Risparmi fino a quattro miliardi su un disavanzo di sei
11/12/2014
La Stampa - Ed. nazionale
Pag. 1.16
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Time incorona i medici che combattono Ebola
PAOLO MASTROLILLI INVIATO A NEW YORK
Paolo Mastrolilli E UN COMMENTO DI Domenico Quirico A PAG. 16 I volti di alcuni dei «combattenti»
anti-Ebola celebrati dalla rivista Time «Noi abbiamo solo fatto il nostro mestiere. Gli eroi sono altri». Maurizio
Barbeschi, dirigente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha guidato la missione per fermare il
contagio di ebola in Nigeria, reagisce così alla scelta del settimanale «Time» di nominare persona dell'anno
tutti coloro che hanno lavorato per bloccare l'epidemia. Gli «Ebola Fighters», come dice il titolo. Cosa vi ha
spinto a rischiare così la vita? «Io sono un manager delle emergenze; i colleghi con cui ho condiviso
l'intervento erano medici e infermieri. Credo che tutti fossero spinti dal senso del dovere, dalla volontà di
servire, e dalla missione della loro professione». Ci racconta qual era il suo lavoro? «L'epidemia era arrivata
in Nigeria attraverso una persona, Patrick Sawyer, un diplomatico liberiano-americano, che a sua volta aveva
contagiato diverse persone. Il nostro compito è stato bloccare l'epidemia, prima che si diffondesse in questo
paese con oltre 160 milioni di abitanti e collegamenti con tutto il mondo». Finora l'unica storia di successo, al
momento in Nigeria non c'è più l'ebola. Come ci siete riusciti? «Individuando e isolando subito i malati.
Abbiamo usato pratiche già collaudate durante altre epidemie simili, e siamo stati aiutati da persone molto
competenti». Qual è stata la situazione che l'ha colpita di più sul piano emotivo? «Sempre la stessa: quando
entri nella corsia di un ospedale, e vedi dei bambini malati. Vorresti abbracciarli, salvarli tutti, ma sai già che
non sarà possibile». E quella più difficile? «Forse quando ci hanno informato che un uomo era morto
all'aeroporto di Lagos: se fosse stato un caso di ebola, poteva essere l'inizio di un vero disastro. Avevamo
fatto le prove per gestire queste emergenze, e andammo subito a prendere il cadavere. Per fortuna era un
falso allarme, ma per qualche ora abbiamo temuto che sarebbe scoppiata una pandemia». Se lei ha fatto
solo il suo mestiere, chi sono gli eroi? «Ad esempio il medico che curò per primo Sawyer, e ne fu contagiato.
Lo andavo a trovare tutti i giorni: amava la letteratura, e per distrarlo gli leggevo le pagine dell'Enrico IV di
Shakespeare. Purtroppo non siamo riusciti a salvarlo». Questi medici e infermieri si sono sacrificati per spirito
di servizio? «Le racconto un episodio. Un giorno i sindacati del personale sanitario della Nigeria ci dissero
che non volevano più lavorare con i malati di ebola, perché non si sentivano abbastanza protetti, e chiesero
di fare una riunione con noi. Io proposi di trovarci nella corsia di un ospedale dove venivano ricoverati i
contagiati. I sindacalisti vennero, videro questi poveretti sui loro letti, e pochi minuti dopo, praticamente senza
discutere, avevamo già sessanta volontari pronti a indossare le maschere per assisterli». Il contagio sta
rallentando? «La situazione sta migliorando, ma è presto per celebrare. Di sicuro dovremo imparare da
questa esperienza, perché avremmo potuto fare molto meglio».
La copertina Il «combattente anti-Ebola»
Foto: AFP PHOTO/TIME
Foto: AP Esperto Maurizio Barbeschi ha guidato la missione dell'Oms per fermare il contagio di Ebola in
Nigeria Prima linea Personale sanitario di un distretto a nord di Monrovia in Liberia impegnato nelle
operazioni di disinfestazione in un villaggio ANSA
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
13
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
«PERSONAGGIO DELL'ANNO», SECONDO LA RIVISTA, TUTTI COLORO CHE STANNO AFFRONTANDO
L'EPIDEMIA
11/12/2014
Il Giornale - Ed. nazionale
Pag. 1
(diffusione:192677, tiratura:292798)
La banca della ciccia: dove si depositano solo i chili di troppo
Gianpaolo Iacobini
a pagina 18 Treviso Del maiale non si butta via niente. Dell'uomo (e della donna) neppure. Al massimo,
quello che avanza lo si mette da parte per quando servirà. É la filosofia del progetto varato dalla Fondazione
Banca dei tessuti di Treviso. che ha deciso di potenziare i suoi sportelli bancari creandone uno riservato al
grasso, trasformato così da odiato nemico pubblico numero uno di ogni fisico in bene di lusso. L'operazione è
ancora in fase embrionale, ma già se ne intravedono i risvolti pratici: risparmiare un po' di ciccia per riempire
le rughe, quando sarà. Tenere le zampe di gallina lontane dagli occhi con la buccia d'arancia dei tempi
migliori. O - perché no - restituire tonicità a seno e labbra attingendo alle maniglie dell'amore, avversate in
gioventù quanto preziose in vecchiaia. Per tacere della eventualità di estrarre dal tessuto adiposo cellule
staminali, estremamente utili per sanare deformità anatomiche, ferite e traumi derivanti da ustioni e piaghe,
oltre a favorire la cura di patologie tumorali. «Finora spiegano gli esperti - il trasferimento del grasso avveniva
senza alcun intervallo temporale tra il momento del prelievo e quello della riapplicazione. Adesso, invece, si
potrà conservarlo fino a 5 anni». Come? Avvolgendolo in un gel speciale e stoccandolo in apposite celle
frigorifere tra i fumi di vapori di azoto, ad una temperatura costante di 192 gradi sotto zero. Il tutto a prezzi
contenuti: si stima tra i 2.000 e i 5.000 euro, a seconda della mole di adipe estratta. L'intuizione che trasforma
in concretezza concetti noti arriva da Oltreoceano. Il primo istituto bancario per (più o meno) pingui ha visto la
luce in Florida: dal 2011 ad Orlando la « Liquid gold » custodisce nei suoi forzieri l'adipe da liposuzione, in
vista di eventuali impieghi futuri, come si vuol fare ora nel Belpaese. Tanti i correntisti delle ormai
innumerevoli casse del lardo (addominale) statunitensi. Nell'elenco, immancabili, le star di Hollywood:
Angelina Jolie e Demi Moore sarebbero state tra le primissime a sottoscrivere obbligazioni quinquennali. E le
malelingue sìbilano che Daryl Hannah abbia fatto ricorso al fat grafting (come viene chiamato in America) per
ridisegnarsi il volto, mentre Kim Kardashian - stando ai racconti del suo ex marito Kris Humpries - avrebbe
incassato volentieri il dividendo dei progressi della tecnica reinvestendolo nel lato B, con i risultati di recente
mostrati al mondo intero attraverso la copertina della rivista «Paper». Al momento, il grasso ibernato può
essere richiesto ed utilizzato solo dal suo donatore: anche in Italia la legge vieta soluzioni differenti dalla
distribuzione autologa. E non per ragioni etiche: eccessivamente elevate le possibilità di rigetto in caso di
trapianto di tessuti altrui. Perchè l'impresa riesca s'è mossa finanche la parte pubblica, solitamente col
braccino corto quando c'è da spendere per la sanità: la Regione Veneto ha assegnato alla fondazione
trevigiana uno stanziamento di 70.000 euro (per un progetto che costa più di quattro volte tanto), ritenendo
«di interesse regionale realizzare un investimento nel settore». Intanto la biobanca veneta, anticipando il
futuro, s'è tuffata nello studio di fattibilità di prelievo e conservazione di derma omologo: criocongelare lembi
di pelle da impiantare in caso di necessità anche su persone diverse dal donatore, se vittime di gravi ustioni o
ulcere. Un attivismo che fa onore alla scienza ed alla laboriosità made in Italy. Del resto, gli antichi non
avevano dubbi. E consigliavano: ara a fondo, mentre gli altri dormono, e avrai grasso da vendere e da
conservare.
192 la temperatura sotto zero a cui vengono conservati i tessuti adiposi per poter essere riutilizzati
70.000 I soldi assegnati dalla Regione Veneto al progetto della Fondazione Banca dei Tessuti di Treviso
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
14
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
GRASSO DI RICICLO
11/12/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 10
(diffusione:105812, tiratura:151233)
La struttura realizzata grazie alla donazione di una onlus
Roma. Apre al policlinico Gemelli di Roma un nuovo centro di ecografia ginecologica, dedicato allo studio
delle donne affette o a rischio di tumore. La nuova struttura è dotata di tre ecografì e permetterà di eseguire
da lunedì prossimo circa 160 esami alla settimana, contro i 50 attuali. Il nuovo centro è stato realizzato grazie
a una donazione di 250mila euro dell'associazione onlus "Oppo e le sue stanze" che ha già finanziato
interventi al policlinico Tor Vergata e all'ospedale Sant'Eugenio. Accanto al centro apre anche la nuova
scuola di ecografia ginecologica. Due i moduli di insegnamento: lezioni teorico-pratiche una settimana al
mese per gruppi di 12 persone, e periodi di tirocinio in cui i partecipanti affiancheranno ecografisti della
scuola. «L'ecografia è lo strumento diagnostico principale per la sorveglianza delle pazienti a rischio e per la
diagnosi precoce - spiega Giovanni Scambia, direttore del dipartimento Tutela salute della donna- e rilevare,
accanto al letto, eventuali complicanze sia post-operatorie che durante le chemio e radioterapie».
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
15
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Roma. Al Gemelli nuovo centro di ecografìa ginecologica Triplicata
l'accoglienza delle donne a rischio tumore
11/12/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 10
(diffusione:105812, tiratura:151233)
(A.PIC)
«Oggi abbiamo firmato un protocollo d'intesa molto importante per Roma e per tutta la sanità del Lazio, che
consentirà una sinergia importante tra il San Giovanni e il Celio». Un ospedale militare, nel centro di Roma - a
due passi dal Colosseo - stringe un importante accordo con un'azienda sanitaria pubblica della Capitale e il
ministro della Difesa Roberta Pinotti esprime la sua soddisfazione. «Questo ospedale diventerà sempre di più
aperto ai cittadini. Ci sarà uno scambio delle eccellenze, e la possibilità di utilizzare al meglio tutte le risorse.
Un segno importante di apertura delle Forze armate, di disponibilità verso i bisogni del Paese. Siamo molto
contenti di aver fatto in fretta: è da maggio che ci stiamo lavorando. L'idea che la sanità militare lavori con le
Regioni, facendo accordi laddove abbiamo altri ospedali militari, è un inizio che vorremmo riprodurre in tutta
Italia». Pinotti definisce questa «operazione», pensata d'intesa con il ministro della salute Beatrice Lorenzin
«bella, importante e di buon senso». Alla cerimonia sono intervenuti anche il generale Claudio Graziano,
capo di Stato maggiore dell'Esercito e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. «Questo protocollo ha spiegato Graziano - ha lo scopo di servire meglio la società e conseguire risparmi, grazie alla possibilità di
impiegare al meglio le risorse per ottenere maggiore efficacia dei servizi di cura». Dal primo gennaio primo
effetto della sinergia - potrà essere aperto al San Giovanni un reparto all'avanguardia di oncoematologia.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
16
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Roma L'ospedale militare apre al pubblico Protocollo d'intesa per
migliorare le cure
11/12/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 10
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Ancora possibili 4 miliardi di risparmi «Ma sono a rischio le prestazioni per tutti» II rapporto Aiop: il disavanzo
delle aziende ospedaliere arriva a 6 miliardi Per i ticket delle visite mediche spesa più alta del 35% II
Tribunale del malato: basta sacrifici per chi si cura
ALESSIA GUERRIERI ROMA
Come una tenaglia. Questa, a voler dare un'immagine del sistema sanitario italiano, è la figura più giusta per
descrivere da un lato la stretta finanziaria sulla sanità imposta dai vincoli di bilancio e dall'altra la sanità
"reale" dei bisogni e delle attese crescenti dei pazienti. Così, con una coperta diventata troppo corta, gli
aggiustamenti economici vanno eseguiti con bisturi e suture che tengano. Perché l'efficienza del Sistema
sanitario allontani lo spettro dei meccanismi di "rimbalzo" (aggravio di esborsi out of pocket dei cittadini,
incremento delle addizionali Irpef e razionalizzazione dell'offerta di servizi) che tagli lineari potrebbero portare.
A sostenerlo l'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) nella dodicesima edizione dell'annuale rapporto
Ospedali e Salute, in cui mostra anche alcune soluzioni di ottimizzazione della spesa, dopo aver fatto le pulci
ai bilanci di 24 strutture pubbliche su 88. Dal disavanzo delle aziende ospedaliere e degli ospedali a gestione
diretta - nel 2013 pari a 6 miliardi complessivi, cioè 3,3 miliardi di euro di disavanzo per i primi e di 2,7 miliardi
per i secondi - si potrebbero ad esempio recuperare almeno 1,2 miliardi di euro. E, nel caso di una terapia
d'urto, fino a 4 miliardi. Esattamente quanto chiesto alle Regioni con la Legge di Stabilità per il 2015. Mettere
ai raggi x la macchina della salute nazionale, tuttavia, significa partire dal presupposto che pubblico e privato
dovranno imparare a fare di più e meglio con meno. Per fermare il «progressivo logoramento del sistema
universalistico», dice infatti Giuseppe Pellissero, presidente dell'associazione che rappresenta 496 strutture
sanitarie, bisogna partire da «una maggiore trasparenza sul funzionamento della macchina ospedaliera» e
sui costi dei ricoveri, per premiare le migliori realtà, pubbliche e private che siano. Un principio che non
servirà solo a liberare risorse e migliorare la qualità delle cure, per Aiop, ma forse pure a superare le difficoltà
riscontrate dai pazienti perla «debolezza delle giunzioni» tra ospedale e territorio. Anche se le valutazioni
positive sulle prestazioni ospedaliere nel complesso superano il 90%, i degenti e le loro famiglie non
nascondono alcuni nodi da affrontare. Innanzitutto un'informazione inappropriata (29%) e la mancanza d'aiuto
del medico generale (27%) sia nella fase di accesso all'ospedale che nel post-ricovero, visto che mancano
"saldature" con i centri riabilitativi più adeguati o con il sistema assistenziale territoriale. Ma anche,
sostengono pazienti e caregiver, un'insufficiente "umanizzazione" nei trattamenti in corsia (44%); rigidità del
sistema organizzativo ospedaliero molto spesso compensate - sul piano informale - sia dalla buona volontà di
medici e infermieri (55%) che dal volontariato sociosanitario (24%). Siamo comunque il Paese del G7 che
continua a spender di meno per la salute, il 7% del Pii, riuscendo a mantenere un sistema universalistico di
buon livello. Le scelte «centralistiche e dirigistiche» su cui il governo si sta orientando, però, rischiano di far
compiere passi indietro, mentre servirebbe - secondo il presidente Pellissero - una «competizione regolata
pubblico-privato» e «liberta di scelta dei cittadini». Già oggi gli italiani spendono il 35% in più rispetto al 2009
tra ticket per le visite e farmaci, occorre invece «far in modo che la spending review non sacrifichi ancora aggiunge Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato - l'accesso, la qualità e la
sicurezza delle cure».
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Nuovi tagli o più servizi Sanità , Italia a un bivio
11/12/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 20
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Un progetto coordinato dalia Fondazione Lanza per ricostruire il crescente rompicapo delle informazioni
personali sulla salute
La Fondazione Lanza di Padova si è fatta capofila di un progetto di frontiera e di grande novità che interseca
le nuove tecnologie e la sanità, dal titolo «Tecnologie emergenti ed etica: progetto di monitoraggio integrato
per la salute della popolazione». Un tema che vede interfacciarsi le nuove tecnologie con l'ambito sanitario,
allo studio anche di un gruppo di lavoro europeo, per sviscerare le problematiche, anche etiche, come tutela
della privacy, diritto all'oblio, accesso alla sanità. Lo studio durerà tre anni e si propone, in collaborazione con
l'Ulss 16 di Padova, l'Ulss 18 di Rovigo e l'ateneo , patavino, di attivare uno strumento etico in grado di
integrare una serie di dati complessi, attualmente settorializzati, che hanno a che fare con il profilo sanitario
della persona. Ognuno di noi, durante la propria vita, tutte le volte che incrocia il Sistema sanitario nazionale
(un ricovero ospedaliero, una prescrizione del medico di famiglia, una visita al pronto soccorso...), lascia
dietro di sé una traccia digitale. Attualmente ci sono tante informazioni, sanitarie e non, riguardanti gli
individui e la collettività che non dialogano tra loro ma che convergendo permetterebbero di "ricostruire"
l'individuo e le sue condizioni di salute, aiutando a definire meglio le priorità e la distribuzione delle risorse
delle stesse politiche sanitarie. Il progetto dovrebbe portare a una sistematizzazione delle informazioni ma
anche a un notevole risparmio economico. «Siamo di fronte a un problema nascosto nonostante sia di grande
rilevanza commenta Lorenzo Simonato, docente di Organizzazione sanitaria ed epidemiologo dell'Università
di Padova -. Ci sono motori potentissimi che producono molti dati relativi a ciascun individuo, con il rischio
paradossale che ci sia una crescita esponenziale delle informazioni dettagliate e settoriali a detrimento della
conoscenza della persona, dell'individuo. Lo sforzo allora è di cercare di ricomporre i vari pezzi di questo
mosaico mettendo insieme i saperi e ricostruendo il profilo sanitario delle singole persone, e di conseguenza
della popolazione».
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Padova- Dati saniteli, un mosaico da ricomporre
11/12/2014
Il Salvagente - N.46 - 11 dicembre 2014
Pag. 11
(diffusione:49000, tiratura:70000)
Affaire Vaccini Cala una cappa di silenzio
Troppi dubbi su una vicenda che ha fatto molto rumore e di cui non si parla più.
Valentina Corvino
Diciannove anziani morti e un unico sospetto, il vaccino antinfluenzale Fluad . Un sospetto molto forte
all'inizio che, tuttavia, è andato affievolendosi nel corso dei giorni man mano che le analisi disposte sui lotti
del vaccino ritirati dal mercato dall'Agenzia del farmaco davano i loro esiti negativi circa la relazione tra le
morti e la somministrazione del vaccino. Per comprendere la vicenda è necessario fare un passo indietro fino
al 27 novembre quando l'Aifa ha deciso di ritirare dal mercato, seppur in via precauzionale, due lotti (142701
e 143301) del vaccino antinfluenzale Novartis a seguito delle segnalazioni di 4 eventi avversi gravi o fatali,
verificati in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi provenienti dai lotti in questione. Tra
l'altro non era la prima volta che il Fluad veniva messo in discussione: già nel 2012 il vaccino influenzale era
stato bloccato dall'allora ministro Balduzzi che, con l'Agenzia, aveva deciso di vietare a scopo cautelativo la
distribuzione di quattro formulazioni (Agrippal, Influpozzi sub unita, Influpozzi adiuvato e il Fluad) per un
problema relativo alla qualità , divieto rimosso dopo circa due settimane. In quel caso il problema riguardava
la formazioni di aggregati delle proteine all'interno dei flaconi che in linea teorica avrebbero potuto causare
effetti indesiderati, ipotesi mai verificata perché i lotti non raggiunsero mai il mercato: le dosi prodotte da
Novartis per l'Italia erano 3 milioni, ma 2,5 milioni non erano ancora uscite dagli stabilimenti di Siena, Rosia e
Varese. Tornando al ritiro di qualche settimana fa, mentre la preoccupazione tra quanti erano stati vaccinati
col Fluad saliva e la Novartis si affrettava a sottolineare la sicurezza e l'efficacia dei propri vaccini, il 1°
dicembre le prime analisi disposte dall'Aifa e dall'Istituto superiore di sanità davano esito negativo . "I risultati
dei test confermano la sicurezza del vaccino antinfluenzale, escludono la presenza di endotossine e hanno
mostrato che nei lotti risulta conforme l'aspetto e il contenuto in antigene del vaccino del virus dell'influenza",
scrivevano in una nota l'Agenzia e l'Iss spiegando che "L'incremento delle segnalazioni (le morti sospette
erano divenute 19 in pochi giorni, ndr) è pertanto da attribuire alla maggiore sensibilità mostrata da parte
degli operatori sanitari e della popolazione generale al fenomeno, a causa della mediaticità degli eventi di
questi ultimi giorni". Dopo qualche giorno, il 4 dicembre, anche l'Europa scagionava il Fluad. Chiamato in
causa, il Comitato per la valutazione dei rischi e la farmacovigilanza (Prac) dell'Agenzia europea dei
medicinali (Ema) concludeva, senza fornire ulteriori spiegazioni, che "non vi e alcuna prova che Fluad abbia
causato in Italia gravi eventi, compresi decessi". E tuttavia, nonostante le rassicurazioni delle istituzioni
italiane ed europee, restano ancora da spiegare i motivi della morte dei 19 anziani accomunati forse dalla
presenza di patologie simili, ma certamente dalla somministrazione del vaccino Fluad. "Quelle dell'Aifa e
dell'Iss sono rassicurazioni che non rassicurano", spiega al Salvagente Eugenio Serravalle , pediatra e
presidente di AsSIS, Associazione di studi e informazione sulla salute, aggiungendo che "le risposte sui
decessi arriveranno dalle autopsie in corso e non certo dalle analisi effettuate sui lotti di vaccino che è
normale diano risultati negativi altrimenti ci saremmo trovati di fronte a una strage. Ciò che va indagato è
infatti il rapporto esistente tra stimolazione artificiale del sistema immunitario e possibili avventi avversi, ossia
reazioni impreviste da parte dell'organismo umano. Questo è l'ambito in cui andrebbe verificata l'esistenza di
rapporti di causa-effetto tra i decessi e i vaccini, e solo uno sforzo in questo senso delle autorità sanitarie
sarebbe davvero rassicurante e indice di reale volontà di tutelare la salute degli individui".
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
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DOPO LE MORTI DEI GIORNI SCORSI ORA TUTTI RASSICURANO
11/12/2014
Il Salvagente - N.46 - 11 dicembre 2014
Pag. 12
(diffusione:49000, tiratura:70000)
LA PSICOSI NON OFFRA A CIALTRONI E STREGON
I rischi di una grancassa mediatica conclusa senza che si sappia la verità
Antonio Zollo
Èmolto probabile che non sapremo mai la verità anche se delle idee le abbiamo su questa storia del vaccino
antinfluenzale al quale si è ritenuto di addebitare alcune morti. D'altra parte (e come di consueto) la
grancassa mediatica se ne è occupata per qualche giorno fino a quando la materia ha fornito qualche titolone
- e poi è passata ad altro. Ci sono, tuttavia, aspetti della vicenda, che meriterebbero approfondimenti e
riflessioni ragionate. Il primo potrebbe consistere nel rischio che grandi quantità del medicinale "incriminato",
per effetto della "psicosi del vaccino", restino inutilizzate, scadano e debbano essere distrutte, con pesanti
perdite per le aziende produttrici. Si potrebbe obiettare che sono affari loro e che con quel che le aziende
farmaceutiche lucrano non sarà un problema. Forse non è proprio così, ma andiamo oltre. Se prevale l'idea
che, nel dubbio, il vaccino sia meglio non farlo "perché qualcosa di vero pur ci sarà in quel che si dice sulla
sua pericolosità", una quantità indefinibile di popolazione si beccherà l'influenza, con i rischi che ne derivano
per le persone più vulnerabili. Le statistiche documentano il tasso di mortalità per le complicazioni da
influenza, e questa è la perdita più grave e irreparabile. Ma se migliaia di persone sono colpite dall'influenza
ne soffre anche l'economia del paese, per i costi che gravano sulla sanità, sul welfare, sulla produttività
dell'economia. Sembrano cose che non ci riguardano, ma si traducono in colpi non lievi per un paese già in
crisi. C'è l'aspetto insopportabile di una sanità che funziona con effetti paranoici, per via delle stralunate leggi
che hanno distribuito le responsabilità tra governo e Regioni. Il che facilita i poteri di surroga che in materia
un po' di magistrati si attribuiscono. C'è, infine, un aspetto ancora più insidioso perché vicende come questa
fanno crescere la diffidenza verso il sistema sanitario nel suo insieme, verso una sanità che invece di guarire
e assistere sembra risolversi nell'esatto contrario: il vaccino che uccide, invece di immunizzarci. È il terreno
ideale per far aumentare il giro d'affari delle cure fai-da-te. E va ancora bene quando ci si limita alla
sterminata offerta di cosiddetti farmaci da banco. Ma va male, malissimo, quando tutto ciò offre spazio e
occasioni a ciarlatani e stregoni.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
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IL COMM E N T O
11/12/2014
Il Salvagente - N.46 - 11 dicembre 2014
Pag. 12
(diffusione:49000, tiratura:70000)
Qual è il reale impatto sociale e sanitario dell'influenza? Nelle ultime settimane, anche per ridimensionare il
numero dei decessi sospetti, l'Aifa prima e l'Ema poi hanno cercato di definire i numeri delle epidemie
influenzali. Secondo l'Ema, "l'influenza può causare malattie gravi o la morte soprattutto negli anziani e nelle
persone con malattie croniche. L'Organizzazione mondiale della sanità stima che le epidemie influenzali
producano ogni anno da 3 a 5 milioni di casi di forme gravi in tutto il mondo e 250-500mila morti. I vaccini
sono il modo più efficace per prevenirle". "Numeri sovrastimati", spiega S errava ll e , che ha spulciato i dati
riportati da Influnet (il sistema di sorveglianza italiano basato sulle segnalazioni dei medici e dei pediatri di
base). "In base a questi dati, i casi stimati di sindromi influenzali nella stagione 2013-14 sono stati circa
4.542.000. Di questi, i casi gravi di influenza confermata sono stati 77 con 16 d e c essi . L'80% (62/77) dei
casi gravi segnalati presentava almeno una patologia cronica preesistente. Dei 16 deceduti, 14 presentavano
condizioni di rischio pre-esistenti". Stando così le cose, i 19 decessi non dovrebbero essere trattati né come
sporadici casi da far precipitare al più presto nella dimenticatoio, né come spauracchi da esibire per
demonizzare i vaccini. È per questo motivo che l'AsSIS ha rivolto al ministero della Salute e all'Aifa tre qu esiti
, tuttora senza risposta, che Il Salvagente rilancia. Perché il sequestro so l o d i 2 l otti ? Certamente perché
le reazioni avverse gravi si sono verificate dopo la somministrazioni di quei vaccini; ma in via cautelativa non
andava bloccata tutta la produzione? Che istr uz ioni hanno ricevuto i medici di famiglia da parte del ministero
su come comportarsi nei confronti dei pazienti vaccinati con i farmaci ritirati? Che significa "valutazione di
un'alternativa vaccinale"? Che dovrebbero proporre un altro tipo di vaccino? Allora ci sono dubbi anche
sull'efficacia, non solo sulla sicurezza? Non sarebbe opportuno che Aifa e ministero della Salute stilassero l
inee g u i d a per monitorare lo stato di salute di quanti sono stati vaccinati?
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Serravalle: "E se i numeri fossero diversi?"
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Il Salvagente - N.46 - 11 dicembre 2014
Pag. 14
(diffusione:49000, tiratura:70000)
E sul ritiro del Meningitec le famiglie danno battaglia
Il vaccino pediatrico è stato tolto dal mercato senza che nessuno avvisasse chi lo aveva già utilizzato
Nonostante le autorità sanitarie continuino a elogiare sicurezza ed efficacia dei vaccini, obbligatori e
facoltativi, i ritiri dal mercato sono sempre più frequenti. Cronologicamente, il Fluad è solo l'ultimo ma il 13
otto b re l'Agenzia del farmaco ha predisposto il ritiro di 11 l otti del vaccino M eningite c . Motivo? La Nuron
Biotech BV, la casa produttrice, aveva segnalato all'interno delle fiale del vaccino la presenza di un c orpo
estraneo color arancio rossastro identificato come ossido di ferro e acciaio inossidabile. Il vaccino, però, fino
a quel momento era stato somministrato a un numero considerevole di b a mb ini come hanno potuto
appurare i genitori che, mossi dalla curiosità, hanno verificato la corrispondenza tra i lotti ritirati e la fustella
apposta sul libretto sanitario dei loro bambini. Un centinaio di queste famiglie si è rivolto all' avvo c ato R o b
erto M asta l ia : "Per fortuna le reazioni avverse raccontate dai genitori sono di lieve entità a eccezione di un
caso di un bambino siciliano vaccinato a fine 2013 che dopo qualche mese ha ricevuto la diagnosi di autismo.
In tutti gli altri casi si tratta di febbre, problemi gastrointestinali, perdita del sonno: tutti sintomi che, in un primo
momento, le famiglie avevano associato ad altri eventi tipici dell'età dei bambini. Oggi, però, è lecito pensare
che si tratti di reazioni avverse al vaccino Meningitec: sarà la magistratura che eventualmente dovrà spiegarci
che non c'è correlazione". L'avvocato Mastalia, infatti, a tutela delle famiglie sta mettendo in campo una serie
di azioni civili e penali dirette ad appurare se ci sia stata o meno, da parte delle autorità sanitarie, o m issione
d i c ontro ll o preventivo e successivo e soprattutto una colpevole m an c an z a d i in f or m a z ioni dal
momento che nessuno ha avvisato le famiglie che i vaccini somministrati ai loro bambini appartenevano ai
lotti ritirati dal mercato: "Sarebbe stato auspicabile prevedere un monitoraggio anche a lungo termine delle
eventuali reazioni avverse sui bambini", conclude Mastalia.
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L 'AZIONE LEGALE DI UN CENTINAIO DI GENITORI
11/12/2014
Il Salvagente - N.46 - 11 dicembre 2014
Pag. 33
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Nuova mazzata sulla e-cig "Troppi cancerogeni"
Pierpaolo Muti
Nei liquidi utilizzati nelle sigarette elettroniche sono state rinvenute sostanze quali formaldeide e acetaldeide,
la prima trovata in molti liquidi a livelli più alti rispetto al tabacco. E in un caso, per l'appunto, a livelli 10 volte
superiori a una sigaretta normale. Il dottor Naoki Kunugita, che ha coordinato la ricerca utilizzando una
macchina che simula 15 inalazioni, ha sottolineato che queste sostanze aumentano "specialmente quando il
vaporizzatore si surriscalda". In Italia, dopo un primo boom, il fenomeno si è molto ridimensionato, anche se
si attende con curiosità l'arrivo del nuovo prodotNuova mazzata sulle sigarette elettroniche. Questa volta
l'analisi sconfortante viene da Tokyo, da una ricerca commissionata dal ministero della Salute giapponese
all'Istituto nazionale per la salute pubblica. I risultati hanno mostrato contenuti fino a 10 volte più alti di
sostanze cancerogene rispetto alle bionde tradizionali. to della Philip Morris, una via di mezzo tra la e-cig e
una sigaretta tradizionale, che contiene cartucce di tabacco. Il prodotto, battezzato iQos, è un sistema che
riscalda il tabacco senza combustione, generando un aerosol che dà una sensazione simile a quella del
fumo. Dopo un periodo di test commerciale a Milano e a Nagoya, in Giappone, la multinazionale dovrebbe
commercializzarlo in tutto il mondo. Ma, al momento, nessuna analisi indipendente ha fatto luce sul possibile
impatto sulla salute dell'iQos. Che, tra l'altro, dovrà superare le diffidenze oramai radicate nei consumatori
italiani.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
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DA L G I APPON E U N'ANA LI S I I N QUIET AN TE
11/12/2014
Panorama - N.51 - 18 dicembre 2014
Pag. 45
(diffusione:446553, tiratura:561533)
Epatite C, il farmaco che vale oro
Arriva in Italia il Sovaldi, costosissimo salvavita che cura l'infezione. Ma lo Stato non ha i soldi per garantirlo a
tutti.
(Mikol Belluzzi)
Una battaglia è vinta, ma la guerra è ancora lunga per i malati italiani di epatite C che da mesi si sono
mobilitati per ottenere l'accesso al nuovo farmaco salvavita Sovaldi (principio attivo sofosbuvir) di Gilead
sciences, che promette in sole 12 settimane di eradicare nel 90 per cento dei casi il virus che attacca il
fegato. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del 5 dicembre, l'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco, ne ha
autorizzato prescrizione e vendita in Italia, ma il prezzo resta esorbitante: 24.756 euro per 28 giorni di
trattamento, che diventano 74.268 per 84 compresse, i tre flaconi che servono per un ciclo completo. Il
prezzo a carico dello Stato, precisa Aifa, è quello di partenza, che decrescerà all'aumentare delle prescrizioni;
ma anche se scendesse a 35-40 mila euro a paziente sarebbe salatissimo (e insopportabile) per le
malandate casse del ministero della Salute che sta cercando di creare un fondo ad hoc per curare questo
killer silenzioso: 3-400 mila malati conclamati in Italia, cui se ne aggiungono altri 5-600 mila «sommersi»
(anche se dati certi non ce ne sono) facendo del nostro Paese il più infettato d'Europa, con una media di 20
morti al giorno. «È iniziata una rivoluzione che porterà all'eradicazione del virus» dice Ivan Gardini, presidente
dell'associazione EpaC onlus che si batte per i diritti dei contagiati. «Ma è una vittoria a metà dato che lo
Stato non ha i soldi per curare tutti gli infettati». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito che per
fermare l'emergenza epatite C servirebbero almeno 600 milioni di euro l'anno per 10 anni, soldi che non ci
sono. «Per ora non si sa neanche quali malati potranno accedere gratuitamente al farmaco» sottolinea
Gardini. «Ci auguriamo che almeno nella legge di stabilità si faccia chiarezza entro fine anno». Per la casa
produttrice sarà comunque un ottimo Natale; se fino a qualche mese fa le proiezioni degli analisti che
seguono l'azione Gilead sul listino Usa ritenevano che Sovaldi avrebbe venduto per 9 miliardi di dollari entro il
2017, ora le stime sono state riviste e già quest'anno i ricavi dovrebbero arrivare a 15 miliardi. 24.756 euro
per 28 giorni di trattamento: costo del farmaco 84 compresse (tre flaconi) per un ciclo completo 400 mila i
malati di epatite C in Italia
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
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frontiere scenari _
11/12/2014
DailyNet
Pag. 30
(diffusione:15000, tiratura:15000)
Private Coupon Network Unilife: gli sconti digitali arrivano in farmacia
L'iniziativa nasce dal progetto Unifarm che aggrega una rete di oltre 300 strutture farmaceutiche ed è
sostenuta da Kiwari
i buoni sconto digitali entrano per la prima volta in farmacia con la nascita del private coupon network unilife,
powered by Kiwari. unilife è il progetto unifarm che aggrega una rete di oltre 300 farmacie italiane. «Questa
iniziativa rappresenta per noi un ulteriore passo avanti nel rapporto di vicinanza con i consumatori di oggi,
sempre più attenti, informati e digitalizzati - spiega duilio sgorbani, ad di unifarm - . attraverso il coupon
network le nostre farmacie entrano direttamente nelle case degli italiani offrendo un servizio di scontistica su
misura. i consumatori potranno scegliere di stampare solo gli sconti a cui sono realmente interessati. un
vantaggio che si traduce anche in termini di sostenibilità, valore fondante della nostra mission, con un minore
consumo di carta».
Foto: un'immagine dell'adv
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Progetti
VITA IN FARMACIA
21 articoli
11/12/2014
Corriere della Sera - Brescia
Pag. 7
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Del Bono: «Brescia non ha mai smarrito il senso di condivisione. Abbiamo il dovere di consultarvi» In sala
350 dei 491 candidati ai consigli. Fenaroli: «Vogliamo unire quello che la crisi divide» Gningue A Sanpolino
bisogna chiudere la discarica di amianto, ma manca anche la farmacia Ferrata Voglio partecipare per poter
migliorare la città in cui vivo: sembra retorica ma non lo è
Italia Brontesi
Latyr Gningue è candidato ai consigli di quartiere. È in Italia dal 1989, in arrivo dal Senegal e ha la
cittadinanza italiana. «Tutti, sia di origine italiana che stranieri, abbiamo la volontà di fare, senza tener conto
del colore politico» dice. I problemi del suo quartiere, Sanpolino? «Bisogna chiudere la discarica di amianto,
ma manca anche la farmacia», aggiunge. Una mezzora dopo le sei di sera il San Barnaba è quasi pieno per
l'incontro tra il sindaco Emilio Del Bono e l'assessore alla partecipazione Marco Fenaroli con i candidati: in
sala ce ne sono almeno 350 dei 491 che si sono presentati alle elezioni.
Il sindaco comincia col rivolgere un «grazie, per la città», oggi - aggiunge - chiamare alla partecipazione per
amore del proprio territorio non è usuale, come non lo è occuparsi della cosa pubblica. Del Bono rivendica la
scelta di Brescia, consigli di quartiere eletti dai cittadini, «altre città non l'hanno considerato una potenzialità,
ma una difficoltà, hanno fatto scelte verticistiche, più di comodo: noi invece abbiamo fatto una scelta
coraggiosa e controcorrente, quella di non mettere le casacche dei partiti». Anticipa che l'Amministrazione
comunale vuole ascoltare: «Brescia non ha mai smarrito il senso di condivisione».
Definisce i nuovi consigli di quartiere «un esperimento», che andrà affinato, senza meravigliarsi se all'inizio
qualcosa non funzionerà, ma «se riusciremo a costruire un processo ordinato molte vostre richieste e attese
avranno risposta». Del Bono ricorda poi che volutamente non è stato introdotto un quorum «perché così i
consigli diventano organi volontari». Mette in programma di incontrarli singolarmente, ma anche di
coinvolgerli nella partecipazione «ad occasioni importanti, scelte urbanistiche, formazione del bilancio». E
aver voglia di partecipare - sottolinea il sindaco - «non è facile, in una stagione in cui ciascuno tende a fare i
fatti suoi. Abbiamo il dovere di consultarvi e voi il diritto di essere consultati».
Fenaroli ha aperto l'incontro con un «grazie per l'impegno, che è gratuito, non abbiamo fatto promesse ma
dato e chiesto impegno». «Ho fatto assemblee, ho incontrato 1300 persone», ricorda. Ne saranno elette 229
nei 33 consigli di quartiere: «abbiamo pensato fosse meglio che siano poche, perché non cerchino consenso
all'interno ma all'esterno».
Fenaroli ricorda poi nelle assemblee la domanda più ricorrente posta alle istituzioni: che la richiesta di
partecipazione non sia delusa. «C'è l'obbligo da parte dell'Amministrazione comunale di dare risposta in 3060 giorni, di dare risposte e rendere migliore la città. Vogliamo unire quello che la crisi divide» conclude l'
assessore.
E i candidati? Definisce i consigli di quartiere «un modo per riavvicinare i cittadini alla politica» Salvatore
Migliorelli, candidato al Villaggio Sereno - che lavora al Palagiustizia - «purché i vertici ascoltino la periferia».
Il voto ai sedicenni? «È importante, non sono troppo giovani, è un'età sufficiente di questi tempi», non
condivide invece la scelta di candidare gli stranieri.
Rosalba Bonenti è in pensione e la scelta di candidarsi nel suo quartiere, Urago Mella, la spiega con la voglia
di impegnarsi nel sociale: «adesso ho il tempo libero per farlo». Monica Ferrata è candidata del centro sud e
non è nuova all'impegno nel sociale: ha un'esperienza di portavoce nella Consulta e «la voglia di partecipare
per migliorare la città: sembra retorica, ma non lo è». Dei problemi della città e del suo quartiere, aggiunge, si
è fatta un'idea da un doppio osservatorio, quello di residente e di commerciante.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Al voto
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Quartieri, faccia a faccia candidati-sindaco
11/12/2014
Corriere della Sera - Brescia
Pag. 7
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Ieri almeno 350 dei 491 che si sono presentati alle elezioni per i rappresentanti dei quartieri si sono dati
appuntamento al San Barnaba per un confronto con il sindaco Emilio Del Bono e l'assessore Marco Fenaroli
In 33 consigli di quartiere saranno eletti «solo» 229 consiglieri: si vota domenica, dalle 8.30 alle 20.30, in
ciascuna delle sedi indicate per ogni quartiere. Può votare chiunque abbia compiuto 16 anni
Foto: Aspiranti I futuri consiglieri di quartiere ieri dal sindaco (Fotogramma)
11/12/2014
Corriere della Sera - Milano
Pag. 1,3
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Negli atenei si entra per concorso pubblico, ma il finanziamento-sponsor rischia di condizionare le scelte
Pelissero, San Donato: aspettative sui nostri candidati, nulla di più. Gattinoni, Policlinico: noi penalizzati
Simona Ravizza
In gioco ci sono potere, prestigio, soldi. È il motivo per cui agli ospedali conviene avere propri medici che
insegnano in un'importante università come la Statale di Milano. Ma negli atenei, com'è noto, si entra per
concorso pubblico. Con una selezione che, almeno sulla carta, deve premiare il migliore. Quello che è meno
risaputo è che ci possono essere dei finanziatori di cattedre. Basta mettere sul tavolo 1,5 milioni di euro. È
quello che oggi stanno facendo alcuni ospedali privati milanesi che sperano in questo modo di assicurare la
docenza al proprio candidato.
La strada è stata aperta dalla legge Gelmini, che introduce e regola i finanziamenti privati per gli atenei. Dopo
tre anni dalla sua approvazione è a Milano, proprio in queste settimane, che si misurano i suoi effetti. Nella
corsa degli ospedali privati a diventare sponsor delle cattedre in palio.
L'Irccs Policlinico San Donato del gruppo Rotelli è disposto a finanziare sei cattedre per professori ordinari:
due di ortopedia, una di gastroenterologia, una di chirurgia generale, una di cardiologia, una di diagnostica
per immagini. Lo Ieo fondato da Umberto Veronesi è pronto a pagare per malattie del sangue e per chirurgia
toracica. E mette a disposizione anche 150 mila euro per un ricercatore a tempo determinato in Scienze
infermieristiche generali, cliniche e pediatriche. L'Auxologico avanza una proposta di finanziamento per un
professore ordinario di neurologia; il cardiologico Monzino (che fa capo sempre alla proprietà dello Ieo) per
uno di malattie cardiovascolari.
Nulla (o quasi) è lasciato al caso. Ogni finanziatore, com'è prevedibile, ha in corsa i suoi candidati
esattamente per le cattedre che si offre di pagare. Anche se poi, naturalmente, chi si aggiudicherà le
prestigiose cariche sarà scelto con un concorso pubblico.
E oggi, proprio per partecipare al concorso pubblico, bisogna avere «la patente», ossia avere ottenuto
l'abilitazione scientifica nazionale. È il famoso concorsone nazionale per scegliere i professori. Tra gli abilitati
ci sono, per dire, i primari Luigi Bonavina (chirurgia generale San Donato); Maurizio Vecchi (gastroenterologia
San Donato); Giuseppe Peretti (ortopedia San Donato), Vincenzo Silano (neurologia), Lorenzo Spaggiari
(chirurgia toracica Ieo). Sono tutti nomi di primo piano a livello scientifico. Nomi, evidentemente, su cui i
rispettivi ospedali privati hanno deciso di scommettere visto che le loro sono proprio le cattedre che sono
disponibili a finanziare.
Lo strumento utilizzato per pagare è la fideiussione di 15 anni di una somma pari a 1,5 milioni di euro. Per un
prof associato, invece, la somma da mettere a disposizione è di 1,05 milioni. In ogni caso, dopo i 15 anni di
fideiussione lo stipendio dei prof finisce a carico delle casse pubbliche. «L'iter amministrativo delle proposte
degli ospedali privati non è ancora concluso - sottolinea Antonio Carrassi, preside di Medicina della Statale -.
Quelle in questione vanno, quindi, considerate richieste non ancora perfezionate e che saranno vagliate con
molta attenzione».
I soldi in gioco sono, comunque, una manna per i bilanci sempre più risicati degli atenei. È un dato di fatto:
siamo il Paese che investe meno (in percentuale alla spesa pubblica) sull'istruzione. «Dalle statistiche
dell'Ocse l'Italia risulta al 32° posto su 37» ricorda Carrassi che rilancia: «Nonostante ciò il 40% delle nostre
università tra i top performer nelle principali classifiche».
Ma se gli ospedali privati puntano su un candidato e pagano la cattedra per la quale corre, quante possibilità
ci sono poi che il concorso pubblico sia realmente vinto dal migliore? Gabriele Pelissero, presidente del
Gruppo San Donato e di Aiop, non si nasconde dietro a un dito: «Certo, ci può essere un'aspettativa legittima
fondata sulla reputazione del candidato, ma nulla di più. La nostra è un'elargizione liberale perché crediamo
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Università, la corsa degli ospedali privati «Un milione e mezzo per una
cattedra»
11/12/2014
Corriere della Sera - Milano
Pag. 1,3
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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fortemente nell'integrazione fra attività ospedaliera, didattica universitaria e ricerca scientifica».
Luciano Gattinoni, alla guida della Scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione della Statale e
primario del Policlinico, riflette: «Così, però, gli ospedali pubblici rischiano di soccombere davanti all'avanzata
dei privati: non hanno soldi da investire e molti dei nostri luminari rischiano di restare fuori dalle università».
@SimonaRavizza
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La mappa delle sedi Facoltà di Medicina della Statale di Milano I costi di finanziamento d'Arco A51 A4 A50
Policlinico Gaetano Pini Monzino Auxologico San Giuseppe San Donato San Paolo IEO Luigi Sacco Galeazzi
6 Proposte per professore ordinario 2 Ortopedia 1 Gastroenterologia 1 Chirurgia generale 1 Cardiologia 1
Diagnostica per immagini 1 Proposta per professore ordinario Malattie cardiovascolari 1 Proposta per
professore ordinario Neurologia 2 Proposte per professore ordinario Malattie del sangue 11 Chirurgia toracica
Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche Ricercatore a tempo determinato 1 Docenti 625 (un
centinaio in meno dopo i pensionamenti) Scuole 59 (per le specializzazioni di Medicina) Studenti 9.000
(comprese le scuole di specializzazione) POSIZIONE INTERNAZIONALE tra 51 e 100 al mondo e n. 1 in
Italia Per QS tra 51 e 75 al mondo Per Times Higher Ed. tra 75 e 100 al mondo Per Ranking di Shanghai
Posizione di professore ordinario per 15 anni Versamento di una fideiussione del valore di milioni di euro 1,5
Posizione di professore associato per 15 anni Versamento di una fideiussione del valore di milioni di euro
1,05 Posizione di ricercatore a tempo determinato per 3 anni 2 rinnovabili Versamento di una fideiussione del
valore di mila euro 150 +
Dibattito
Dall'alto: Antonio Carrassi, alla guida della facoltà di Medicina della Statale Luciano Gattinoni, direttore del
Pronto soccorso del Policlinico e della Scuola di anestesia e rianimazione Gabriele Pelissero, presidente del
Gruppo San Donato e della associazione Aiop
La legge
I finanziamenti privati per una cattedra universitaria sono previsti dalla cosiddetta «legge Gelmini» (30
dicembre 2010, n. 240). L'assegnazione del posto, poi, è riservata al vincitore di un concorso pubblico Per
partecipare
al concorso pubblico bisogna essere in possesso, per i professori di prima e seconda fascia, della relativa
abilitazione nazionale Alla Statale sono quattro gli ospedali privati disponibili a finanziare 10 cattedre e
un posto
da ricercatore.
I finanziatori hanno in corsa
i loro candidati per le cattedre che si offrono di pagare
11/12/2014
Corriere della Sera - Milano
Pag. 7
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Aiuto alle coppie Al Niguarda nasce il «Pronto soccorso della sessualità»
Dedicato a quelli che pensano di essere i soliti sfortunati (ci sono altri 16 milioni di italiani e 2 di lombardi che
soffrono identici problemi); dedicato a quelli che danno sempre la colpa all'altro/a (incontri e visite saranno
rig0rosamente di coppia); dedicato infine a chi davanti a tutto ha il braccino corto a prescindere (si pagherà
un solo ticket).
Nasce all'ospedale Niguarda il nuovo ambulatorio per il benessere di coppia. Merito di un progetto della
Società italiana di urologia e dell'associazione ostetrici ginecologi italiani.
Le coppie verranno seguite da un urologo e da un ginecologo. Sarà aggiornata una cartella clinica unica,
con cui i medici raccoglieranno via via le informazioni sull'impatto delle malattie, con la possibilità di
programmare i trattamenti dei disturbi sessuali, alla ricerca delle migliori cure. Sempre evitando di lavorare
sui «singoli». Del resto «le disfunzioni sessuali - ha detto Aldo Bocciardi, direttore dell'unità di Urologia del
Niguarda - viaggiano insieme: i disturbi del partner inevitabilmente provocano effetti collaterali sull'altro, tanto
che si può parlare di "coppie di danni" e "danni di coppia"».
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Visite e terapie
11/12/2014
Corriere della Sera - Roma
Pag. 4
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Nuovo caso di meningite Paura alla materna Pisacane
In ospedale Un bimbo dell'asilo ricoverato da 4 giorni al Policlinico. Ma la Asl: non è l'infezione B
Claudia Voltattorni
Confermata «la presenza di meningococco nel campione di liquor prelevato al paziente di 5 anni deceduto
per sepsi meningococcica. Le analisi molecolari hanno identificato Dna di meningococco di sierogruppo Y».
Che tradotto significa: meningite B, la più grave, la più violenta, quella letale. Per questo il bimbo di 5 anni è
morto sabato sera al Policlinico Gemelli. Per questo, i compagni della sua scuola, la materna comunale
«Piccoli Esploratori» di via Padre Lais all'Eur, da due giorni sono sottoposti a controlli e profilassi antibiotica
«come previsto dalle procedure correntemente utilizzate a livello nazionale e internazionale».
Ieri sono arrivati i risultati del Dipartimento di Malattie Infettive Parassitarie ed Immunomediate dell'Istituto
Superiore di Sanità che hanno confermato la causa della morte del piccolo: «Il sierogruppo y - spiega l'Iss in
una nota - presente in Italia così come in Europa, rappresenta il terzo più diffuso sierogruppo tra i ceppi di
meningococco circolanti: circa il 16% nel 2013, dopo il sierogruppo B (46%) ed il sierogruppo C (33%)». Due
giorni fa sono stati celebrati i funerali del piccolo.
Ma un altro caso scoppia dall'altra parte della città. E si scatena la psicosi. Alla materna comunale Pisacane
di via Acqua Bullicante, V Municipio, zona Centocelle, ieri mattina è comparso un cartello della Asl che
informava della presenza di un caso di sospetta meningite. Un bimbo dell'asilo è stato ricoverato quattro
giorni fa al Policlinico Umberto I per «sospetta meningite». Ieri mattina i medici della Asl hanno incontrato tutti
i genitori della materna spiegando che si tratta di «meningite da haemophilus infuenzale», un batterio «che
nei bambini molto piccoli potrebbe portare alla meningite». I medici non hanno però ordinato una
disinfestazione degli ambienti frequentati dal piccolo e a compagni e maestre del bimbo «si consiglia una
chemioprofilassi», ma non si obbliga. «Abbiamo ricevuto notizie rassicuranti - dice l'assessore alla scuola del
V Municipio Annunziatina Castello -: non si tratta di meningite B e il fatto che la Asl non abbia obbligato alla
profilassi, ma solo consigliato, è la conferma». Un altro caso sarebbe scoppiato giorni fa all'istituto superiore
Sibilla Aleramo al Collatino: sospetta meningite da haemophilus per un ragazzo, ma le sue condizioni non
desterebbero preoccupazioni.
Ma tra i genitori la paura corre. Gli esperti invitano alla calma ribadendo «l'importanza del vaccino». Lo dice
Alberto Villani, responsabile di Malattie infettive del Bambin Gesù: «Per proteggere i propri bambini si parte
dall'esavalente che si fa in tre richiami a 3, 5 e 11 mesi. Ad un anno di vita c'è quello contro il meningococco
di tipo c». C'è poi «il quadrivalente, da fare sempre a un anno, che protegge contro il tipo "y, w, c e a" per cui
teoricamente il bimbo può già essere protetto da tutti i tipi di meningite più comuni». Dal 2014 è in commercio
il vaccino contro il meningococco B, gratuito però solo in Basilicata, Liguria, Toscana e Puglia. «I genitori non
devono avere paura di vaccinare i propri figli», dice Amelia Vitiello, presidente del Comitato nazionale contro
la meningite e madre di Alessia, uccisa nel 2008 a 18 mesi dalla meningite. «La prevenzione - dice - è l'unico
modo per salvare i piccoli da un'infezione letale che si confonde con l'influenza ma in poche ore uccide».
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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L'emergenza
11/12/2014
La Repubblica - Bologna
Pag. 3
(diffusione:556325, tiratura:710716)
La Regione ritira 3,5 milioni di tagli è pace fatta con la sanità privata
(r. d. r.)
PACE fatta tra la Regione e la sanità privata. Molte cliniche accreditate (ovvero quelle che lavorano in
collaborazione col pubblico) erano passate all'attacco di recente per via dei tagli da 3,5 milioni di euro imposti
al settore da viale Aldo Moro. In particolare, la cura dimagrante colpiva le strutture che si occupano di
lungodegenza e riabilitazione. Adesso torna tutto come prima.
Con una delibera approvata pochi giorni fa, uno degli ultimi atti della vecchia giunta Errani, l'assessorato alla
Sanità torna sui suoi passi «riportando le tariffe ai livelli precedenti», conferma un esponente dell'Aiop,
l'associazione che riunisce le cliniche private. L'organizzazone, infatti, aveva fatto le barricate contro il calo
dei finanziamenti del 12%, cioè di 3,5 milioni di euro. I dipendenti di due ospedali privati di Bologna, Villa
Bellombra e Santa Viola, avevano pure manifestato sotto i palazzi della Regione, tanto che alcuni esponenti
del Pd bolognese erano scesi in campo al loro fianco chiedendo di rivedere la decisione.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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LA DELIBERA
11/12/2014
La Repubblica - Bari
Pag. 2
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Viaggi della speranza ma al contrario business da 110 milioni
La Puglia è una mèta ricercata per alcune prestazioni assistenziali Dalla dialisi estiva dei pazienti del Nord
alle terapie più specialistiche
LELLO PARISE
IL BICCHIERE è anche mezzo pieno. Sì, perché il fenomeno della migrazione sanitaria è grave, ancorché a
lungomare Nazario Sauro si cerca in tutte le maniere di arginare chi decide di andarsi a fare curare al di là dei
confini pugliesi. Qui dove tuttavia la cosiddetta mobilità attiva, animata da quelli che invece scelgono di
essere assistiti da queste parti, comunque fa entrare nelle casse della Regione qualcosa come 110 milioni di
euro all'anno. Il saldo è negativo rispetto ai cittadini in fuga, che fanno consumare soldi pubblici per più di 200
milioni. Il piano di rientro dal deficit, però, deve funzionare visto che quella passiva, di mobilità, si riduce del
14 per cento; così come la riorganizzazione della rete ospedaliera, abbatte del 50 per cento il tasso di ricoveri
inappropriati. Non è tutto oro quello che luccica. Ma dimenticare che il tacco d'Italia continua a essere un
punto di riferimento per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, si rivela avventato. Questo perché se date
un'occhiata alle statistiche custodite più o meno gelosamente in quel di via Gentile, il nuovo indirizzo del
quartier generale dell'assessorato alla Salute, scoprite che decine di migliaia fra calabresi, molisani, lucani,
campani non esitano a viaggiare per raggiungere ospedali e cliniche made in Puglia . A quanto pare ci sono
pure settentrionali che non rinunciano alle vacanze lungo le rive dell'Adriatico e che tra un bagno di mare e
uno di sole devono trovare il tempo per fare la dialisi. Tutto si tiene. Può apparire assurdo, ma l'esistenza di
macchinari per sanare l'insufficienza renale contribuiscea incrementare il bilancio del turismo.
Sono cinque, fra ospedali e cliniche, le mecche della medicina. O, meglio, quelle che nell'immaginario
collettivo alimentano più delle altre speranze di salvezza: c'è l'immarcescibile Policlinico, il secondo
nosocomio del Sud, insieme con l'inossidabile Casa sollievo della sofferenza, che padre Pio aveva voluto
incastonare nelle montagne di San Giovanni Rotondo, con il moderno Miulli di Acquaviva delle Fonti e con
due strutture private accreditate, Mater dei e Santa Maria, entrambe costruite all'ombra da san Nicola.
La parte del leone la recitano sul Gargano: a Casa sollievo, gli ospiti extraregionali sfiorano quota 6mila,
rappresentano quasi il 16 per cento dei 36mila 982 pazienti; un altro 1,31 per cento (485 ammalati) sono
stranieri; urologia, chirurgia maxillo-facciale, radioterapia, rianimazionee ematologia sono i primi cinque
reparti maggiormente presi d'assalto. Ci sono altre eccellenze, tra Bari e Taranto: nel capoluogo pugliese
vanno di gran moda, per dirla con l'assessore "al ramo" della giunta Vendola, Donato Pentassuglia,
cardiologia e cardiochirugia; a praticamente a ridosso della amata-odiata Ilva, lo stabilimento siderurgico che
procura non pochi clienti ai medici, funziona nel migliore dei modi la neurochirurgia.
La sanità messa in piedi dal rivoluzionario gentile sarà «caotica, anarchica e politicizzata», come fanno
notare quelli di Forza Italia, ma in questo comparto prende forma il tentativo di «provare a ribaltare la logica
che vede il Mezzogiorno sempre come un vuoto a perdere» racconta, spesso, lo stesso Vendola, che non più
tardi del 2013 celebrava un successo destinato a essere impensabile fino a una manciata di anni addietro:
«Per la prima volta abbiamo chiuso in attivo i conti di questo settore, in cui ci siamo applicati per realizzare
una razionalizzazione vera, senza trucchi o furbizie». La benedetta mobilità attiva, dal nome brutto quanto
impronunciabile, contribuisce a non colorare di rosso questi conti e almeno per una volta restituisce
un'immagine non proprio sbiadita di una sistema che peraltro ha numerose colpe da farsi perdonare tra
malaffare e sprechi.
I NODI E ENTRATE Ammontano a 110 milioni di euro quelle legate alla mobilità attiva per pazienti che
arrivano da altre regioni per farsi curare in Puglia 'ASSISTENZA Sono cinque, fra ospedali e cliniche, quelli
più gettonati per i ricoveri extraregionali: Casa sollievo, Policlinico, Miulli, Mater dei, Santa Maria E
MALATTIE Raggiungono la Puglia dalle altre regioni del Sud soprattutto per sottoporsi a interventi di
cardiochirurgia e neurochirurgia
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Sanità
11/12/2014
La Repubblica - Bari
Pag. 2
(diffusione:556325, tiratura:710716)
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Foto: CONFRONTO Il saldo delle prestazioni sanitarie comunque è negativo rispetto ai cittadini in fuga
Foto: EMIGRAZIONE La prima pagina di Repubblica Bari di ieri con la quale veniva denunciata la spesa
sanitaria per i viaggi della speranza dei pugliesi
11/12/2014
La Repubblica - Milano
Pag. 1,6,7
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Allarme rientrato. Il Pd: "Adesso la Regione pensi a limare i ticket" Nel 2015 pagamenti online, saranno
accorciati i tempi d'attesa
ALESSANDRA CORICA
ITAGLI ci saranno. Così come le conseguenze, quali la riduzione del turn over, la chiusura di altri reparti di
alta specializzazione (oltre ai 15 già bloccati quest'anno) e la diminuzione dei contratti per beni e servizi. Ma,
per ora, la situazione è meno drammatica del previsto.
È il bilancio della sanità per il 2015: il settore l'anno prossimo perderà "solo" 160 milioni a causa dei tagli
nazionali. E non gli oltre 700 che avevano fatto minacciare alla Regione la chiusura di dieci ospedali. «Lo
scenario - ragiona il Pd Carlo Borghetti - è ben diverso da quello vagheggiato da Maroni in queste settimane.
Adesso, sgomberato il campo dagli eccessivi allarmismi, la Regione metta mano ai ticket, alle liste d'attesa e
ai servizi per la cronicità» La riduzione dei tagli è stata varata martedì in commissione Bilancio grazie a un
emendamento che ha restituito al comparto oltre 550 milioni. Un bilancio «ponte», però, per l'assessorato alla
Salute, visto che nei prossimi mesi potrebbe cambiare, con l'aumento o la riduzione delle risorse in arrivo da
Roma. Di qui, l'incertezza che rimane per il 2015 sul fronte dei ticket, che finoa poche settimane fa la Regione
era certa di ridurre. Ma che adesso, qualora sommino altri tagli a quelli attuali, potrebbero aumentare.
Considerazioni complesse, che in questi giorni sono al centro delle Regole sociosanitarie per il 2015, su cui i
tecnici regionali stanno lavorando, e che ieri sono state presentate in commissione Sanità. Il cuore del testo,
che dovrebbe andare in giunta prima di Natale, riguarda la riduzione delle liste di attesa e delle disparità tra
chi può fare una visita privata aspettando solo pochi giorni, e chi è costretto ad attendere mesi perché si
rivolge al Servizio sanitario. Di qui l'idea, a cui tiene l'assessore alla Salute Mario Mantovani, di controllare in
tempo reale come gli ospedali gestiscono le prenotazioni. Dovrebbe poi essere introdotta anche la possibilità
di pagare il ticket online. Prevista anche una stretta sui controlli sia delle cartelle cliniche - sarà controllato il
14 per cento dei ricoveri e il 4 delle visite ambulatoriali - che degli appalti: l'obiettivo è quello di ridurre l'uso
delle proroghe a cui spesso Asl e ospedali ricorrono per allungare, in attesa di una nuova gara, la durata di
un appalto, per servizi come la lavanderia o l'assicurazione. Le proroghe sono state al centro delle inchieste
sulle presunte tangenti negli ospedali: per questo il Pirellone vorrebbe azzerarne l'uso, aumentando le gare
gestite da Arca in quanto centrale unica.
PER SAPERNE DI PIÙ www.regione.lombardia.it www.ospedaleniguarda.it
Foto: LA PROTESTA Inquilini delle case di proprietà dell'Asl hanno manifestato ieri in corso Italia Chiedono il
rinnovo dei contratti non rinnovati dal 2010, quando l'Asl cercò di vendere la proprietà di 200 alloggi all'Aler
Foto: I CONTI La riduzione dei fondi per la sanità sarà di 160 milioni di euro e non dei 700 previsti
inizialmente
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Sanità , ridotti i tagli dei fondi gli ospedali non chiudono a rischio solo
alcuni reparti
11/12/2014
La Repubblica - Milano
Pag. 7
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Pronto soccorso del sesso visite a due per coppie in crisi
(alessandra corica)
UNA sola prescrizione e un solo ticket da pagare. Con due persone visitate dagli specialisti, che però in realtà
cureranno un unico paziente: la coppia. È il nuovo ambulatorio dell'ospedale Niguarda dedicato ai problemi
dei rapporti a due: una sorta di pronto soccorso del sesso, che a partire da gennaio una volta al mese farà
visite a lui e a lei, insieme. Obiettivo, risolvere i problemi che nascono all'interno della vita comune,
soprattutto dal punto di vista sessuale. E che, statistiche alla mano, in Lombardia possono riguardare fino a
due milioni di persone, una coppia su cinque.
L'ambulatorio sarà condotto dagli specialisti del reparto di Urologia, diretto da Aldo Bocciardi, e da quelli di
Ginecologia dell'ospedale, guidato da Mario Meroni. All'inizio riceverà ogni primo martedì del mese:
l'intenzione però è di aumentare le visite non appena ci saranno più richieste. «Le porte - spiega il dottor
Bocciardi - saranno aperte solo alle coppie etero, visto che è prevista la presenza di urologi e ginecologi, e il
servizio è tagliato per affrontare problemi di entrambi i sessi». Come funziona? Se la coppia ha problemi
d'intimità - come la disfunzione erettile, che secondo le statistiche in Lombardia è un problema per oltre
200mila uomini, o il calo del desiderio, che riguarderebbe circa 100mila persone - si rivolgerà al medico di
famiglia, che a sua volta scriverà una sola ricetta rossa e invierà entrambi i partner all'ambulatorio del
Niguarda.
«I disturbi del compagno o della compagna inevitabilmente provocano effetti collaterali sull'altro - dice
Bocciardi - Se lui è infertile, per esempio, anche per lei la sterilità diventerà un problema: si può parlare di
danni di "coppia"». Di qui, l'avvio dell'ambulatorio: «Proprio perché i problemi sono di coppia - aggiunge
Meroni, primario di Ginecologia - per essere risolti devono essere affrontati considerando entrambi i partner,
cercando di stabilire un dialogo profondo, empatico e senza reticenze».
La coppia accederà alla visita pagando un unico ticket (quello per le visite specialistiche, intorno ai trenta
euro) e avrà una cartella clinica unica. I dati saranno raccolti e controllati anche dai ricercatori di Siu (Società
italiana di urologia) e Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi italiani), che hanno promosso l'apertura
dell'ambulatorio. La struttura è la prima della Lombardia, e segue l'esempio di due iniziative analoghe avviate
nei mesi scorsi al Policlinico Federico II di Napolie al Policlinico di Bari (un altro ambulatorio partirà a breve
anche a Modena). L'obiettivo è anche di ricerca: entro un anno, spiegano gli esperti, la speranza è quella di
raccogliere nuove informazioni su prevalenza, tipologia e trattamento dei disturbi sessuali in Italia. I PUNTI
L'AMBULATORIO Apre a gennaio, inizialmente una volta al mese, con l'idea di ampliare il servizio IL TICKET
Il medico di famiglia prescrive alla coppia la visita specialistica: ticket da circa 30 euro LA VISITA Viene fatta
ad entrambi, alla presenza di un urologo e un ginecologo
Foto: Il poster dell'iniziativa
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L'INIZIATIVA/ L'AMBULATORIO APRE A NIGUARDA
11/12/2014
La Repubblica - Torino
Pag. 1
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"Il Piemonte? Ormai un ente assistenziale"
SARA STRIPPOLI
LA REGIONE è diventata un ente assistenziale. Al ruolo di programmazione sembra aver rinunciato. Lo
dicono i numeri: il 70% delle risorse viene speso per servizie assistenza. Dei 13 miliardi complessivi del
bilancio, oltre 9 vanno alla sanità, al trasporto pubblico, a scuola e assistenza. E non può non colpire che il
14,5% dei fondi escano per la gestione finanziaria e servano a pagare oneri passivie interessi, mentre
soltanto il 13,9 viene destinato allo sviluppo. Più pungolo che critica, la riflessione arriva da PiemonteAttivo,
l'associazione politico culturale fondata dal consigliere regionale della Lista Monviso Mario Giaccone. La
cornice è quella di Siti- Politecnico, da dove ieri sono partiti l'appello e una prima proposta: un "tutor della
spesa", o meglio un team di tutor, che segua e assista i progetti da realizzare con le risorse dei fondi statali e
invece si incagliano durante il percorso, finendo su un binario mortoe sottraendo preziose e in molti casi
uniche, chance di sviluppo. Un suggerimento che Aldo Reschigna, attuale assessore al bilancio, dice però di
non condividere: «Non credano che servano tutor», commenta. E spiega: «È vero che quando sono diventato
assessore mi sono preoccupato non poco per il ritardo sui fondi di coesione, ma in questi mesi abbiamo
impresso un'accelerata che mi fa essere molto più ottimista. In realtà penso che la strada migliore per portare
a termine i progetti e incassare le risorse sia quella di ridurne il numero concentrando così i fondi.
In parallelo serve uno sforzo di coordinamento da parte di tutti gli assessorati».
Giaccone, che è anche il presidente dell'Ordine dei farmacisti, è stato eletto in consiglio regionale insieme
con l'assessore Alberto Valmaggia, nella lista voluta da Sergio Chiamparino. Il quale, peraltro, più volte ha
detto di non volere il ruolo di presidente "dimezzato", in grado di gestire solo la sopravvivenza per colpa della
situazione economica che ha ereditato. «È fondamentale recuperare risorse da destinare allo sviluppo»,
ripete da tempo. L'appello è perché la Regione torni alle origini, con una funzione di programmazione. «Un
soggetto importante per la vita dei piemontesi - spiega Giaccone - Consegna servizi sociali e sanitari,
trasporti e scuola, ma "costa" ad ogni cittadino circa 3mila euro all'anno». (s.str.)
Foto: MONVISO Mario Giaccone è stato eletto consigliere regionale nella lista civica Monviso
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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IL CASO
11/12/2014
La Repubblica - Torino
Pag. 11
(diffusione:556325, tiratura:710716)
"Bollino rosa" al Maria Vittoria e al Sant'Anna
SONO due gli ospedali torinesi che sono stati premiati ieri con il bollino rosa per l'accoglienza e l'assistenza
che offrono alle donne vittime di violenza. Si tratta dell'ospedale Sant'Anna che fa parte del complesso della
Città della Salute e del Maria Vittoria. I due nosocomi figurano tra i sette migliori ospedali di tutta Italia tra i
sessantasei che si erano candidati per ottenere il riconoscimento che viene assegnato da Onda
(l'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna).
Tutte e due le strutture ospedaliere hanno ottenuto il riconoscimento come «Best Practice», ovvero come
ospedali risultati eccellenti nella gestione a 360 gradi delle problematiche delle donne vittima di violenza.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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AIUTO ALLE DONNE
11/12/2014
La Stampa - Torino
Pag. 61
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Niente pomate in farmacia solo mousse e panettoni
Rocco moliterni
«La Farmacia sarà uno spazio per gustare le specialità dolci ma in futuro anche salate del Cambio oppure
per acquistarle e portarsele a casa. La nostra boutique/laboratorio vuol essere un altro tassello del rapporto
tra il ristorante e la città»: così Matteo Baronetto, chef del locale stellato di piazza Carignano presenta la
nuova iniziativa che apre oggi i battenti. Nei locali che per oltre un secolo e mezzo nella stessa piazza
Carignano all'angolo con via Cesare Battisti hanno ospitato la farmacia Bestente, nata come bottega di
speziale nel 1833, è stata restaurata l'antica boiserie, («abbiamo lasciato integri gli scaffali che danno fascino
al locale», dice ancora Baronetto). In vendita non ci sono più spezie, pozioni e pomate ma «medicine» per
golosi e gourmet. «Quella di oggi - aggiunge lo chef - è in realtà una pre-apertura di rodaggio. Per le feste
natalizie offriamo la possibilità di acquistare i dolci che sono in carta al ristorante, il nostro panettone e una
scelta di pralinerie e cioccolatini. Fra qualche mese sarà possibile acquistare anche le nostre specialità salate
come i patè ma non solo. E in primavera apriremo un dehors, per chi voglia gustare qui i nostri prodotti».
Prodotti che dalla Farmacia è possibile vedere come nascono perché una «finestra» è aperta sulle cucine del
Cambio.
Nella sala principale c'è anche un tavolo creato ad hoc che di giorno ospita la vetrina delle torte ma può
essere usato anche fuori orario (il locale è aperto dalle 10 alle 19,30) per chi voglia cenare in una «location»
particolare. Tra le torte in bellavista c'è Jessica, con cui Fabrizio Galla, il pasticcere che con Baronetto ha le
redini del laboratorio, vinse nel 2007 la medaglia d'oro alla Coppa del Mondo di pasticceria di Lione. «Gli ho
dato quel nome - spiega Galla, mostrando il suo cavallo di battaglia - in onore di Jessica Rabbit: sotto una
glassa al cacao c'è una mousse al cioccolato, poi una crema al tiramisu, quindi un doppio strato di pan di
spagna al cioccolato farcito di mou, mango e frutto della passione. La base è di cremoso al gianduja e
croccantino alla nocciola». Per chi trovasse «esagerata» la Jessica, non mancano torte più light, come la
Duchessa, di mandorle e vaniglia. «In produzione - dice ancora Galla - abbiamo anche torte senza latte e
senza farina, per chi ha problemi di intolleranze». In Farmacia sarà anche possibile fare colazione: in un
angolo c'è la macchina per il caffè e non mancherà la possibilità di sorseggiare una cioccolata calda comme il
faut. «Vogliamo creare - spiega ancora Baronetto - un ambiente in cui ci si trovi sempre a proprio agio, per
questo non cureremo solo le specialità in carta, ma presteremo attenzione anche alla musica di sottofondo,
come peraltro già avviene nella sala Cavour del ristorante».
La Farmacia aprirà ufficialmente il 13 gennaio e per permettere gli ultimi lavori di ristrutturazione e di
collegamento con il ristorante del Cambio, questo rimarrà chiuso dal primo al 13 gennaio. Alla riapertura ci
sarà anche un'altra novità: la «table du chef», ossia la possibilità ogni giorno per quattro persone di mangiare
in cucina. Qui non ci sarà una vera e propria carta, ma Baronetto proporrà di volta in volta le sue creazioni
secondo l'estro del momento.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Piazza Carignano
11/12/2014
La Stampa - Biella
Pag. 51
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Farmacie , passo in avanti verso nuove aperture
Un passo in più verso la riapertura delle sedi vacanti delle farmacie e all'avvio di quelle nuove: la Regione ha
pubblicato la graduatoria dei richiedenti per assegnare 147 sedi farmaceutiche in Piemonte. Nel Biellese ce
ne sono 6 da assegnare: le 3 vacanti di Campiglia Cervo, Castelletto Cervo e Magnano e le 3 di nuova
apertura a Camburzano (dove oggi la farmacia non c'è), a Cossato (la quinta in paese, a Sud della ferrovia) e
a Vigliano (la terza, nella zona Est che ne è sprovvista). Non è detto che tutte vengano assegnate, ma con
questo concorso straordinario (bandito a fine 2012) lo scopo della Regione era proprio estendere la capillarità
del servizio e favorire l'occupazione dei giovani farmacisti. La graduatoria resterà in pubblicazione per due
mesi per consentire eventuali ricorsi e poi man mano, a scorrimento a partire da chi ha ottenuto più punti,
saranno assegnate le farmacie. Emblematico è il caso di Castelletto Cervo che è senza farmacia da ottobre
2012, quando la titolare si trasferì altrove. Il farmacista di Mottalciata, su richiesta del sindaco Renzo Selva,
ha aperto un dispensario. «Spero che la farmacia trovi presto un titolare - dice Selva - per ridare il servizio al
paese». [f. fo.]
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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bando della regione
11/12/2014
Il Messaggero - Roma
Pag. 48
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Un viaggio sull'astro-tac e l'esame fa meno paura
ALLA GARA DI SOLIDARIETÀ STANNO PARTECIPANDO ANCHE ALTRE AZIENDE E TANTI PRIVATI
Camilla Mozzetti
Immergersi nello spazio, viaggiare tra le costellazioni, riuscendo a trasformare un esame diagnostico invasivo
in un momento di svago e divertimento. Si accorciano le distanze e la meta, che l'ospedale pediatrico
Bambino Gesù intende raggiungere, è sempre più vicina. La campagna promossa dal nosocomio romano,
intitolata Un ospedale senza dolore, volta a dissipare tutte quelle paure che minano ancor più una serenità
già compromessa dalla malattia dei più piccoli, segna già un primo traguardo. E lo fa giocando l'arma della
fantasia. Il macchinario per la diagnostica di ultima generazione, ribattezzato Astro Tac, è una realtà che
prende forma anche grazie al contributo della Onlus Enel Cuore. La raccolta fondi lanciata dal Bambino Gesù
per acquistare una Tac multistrato, in grado di ridurre significativamente il ricorso all'anestesia per i bambini,
riceve un contributo importante: ben 500mila euro donati dall'Onlus dell'azienda italiana di energia che già
aveva sostenuto il Bambino Gesù nella realizzazione del reparto di Diabetologia. «Accettare la sofferenza è
sempre difficile ma sopportare quella dei bambini è inaccettabile», spiega la presidente Enel, Patrizia Greco.
«Il nostro futuro - continua - passa attraverso i bambini di oggi ed è fondamentale sostenerli sempre,
soprattutto in un momento difficile come quello della malattia». La nuova Astro Tac, pensata e disegnata
come una vera navicella spaziale, atterrerà nella sede dell' ospedale di Palidoro, in cui già si sta allestendo la
base operativa. «Con il macchinario sarà possibile eseguire esami di altissima precisione», sostiene Paolo
Tomà, responsabile del dipartimento di diagnostica per immagini del Bambino Gesù. «Visualizzare in maniera
dettagliata non solo gli organi interni del corpo umano aggiunge Tomà - ma anche le strutture vascolari». La
grande velocità di acquisizione dati - solo per la scansione toracica di un lattante ci vorranno appena 0,35
secondi - contribuirà a limitare il ricorso a sedativi e anestetici nei bambini che non riescono a stare fermi per
il tempo necessario all' esame. «L'uso dell'anestesia - spiega ancora il responsabile del Bambino Gesù lascia sempre un trauma non solo nel piccolo paziente ma nell'intera famiglia». Al fianco del nuovo
macchinario, la campagna Un ospedale senza dolore aspira a raccogliere altri 500mila euro necessari per
acquistare altri macchinari e strumenti capaci di incidere nel minor modo possibile sui piccoli pazienti durante
la diagnostica e la terapia. Del resto, per quanto siano ancora poche le ricerche scientifiche, «moltissime
pubblicazioni - puntualizza il presidente Giuseppe Profiti - hanno dimostrato come le terapie siano più efficaci
se al loro fianco è possibile contare su strumenti e tecniche volte a ridurre o eliminare il dolore emotivo del
paziente».
L'iniziativa La maratona solidale è cominciata a tre settimane Con l'aiuto di tutti Il Messaggero in qualità di
media partner sarà la voce di chi ha conosciuto l'ospedale e l'immensa professionalità dei suoi medici e
infermieri
Foto: Accanto, come sarà la nuova Astro-Tac destinata alla sede dell'ospedale Bambino Gesù di Palidoro
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Bambino Gesù Al via la raccolta fondi per il nuovo macchinario che è molto più veloce La onlus Enel versa
500 mila euro LA CAMPAGNA
11/12/2014
Il Messaggero - Marche
Pag. 42
(diffusione:210842, tiratura:295190)
SANITÀ
Spinetoli in subbuglio dopo la decisione di trasferire a Pagliare la farmacia comunale attiva da 40 anni in
piazza Leopardi. Un punto di riferimento importante anche per i tanti anziani del Paese e i residenti del
circondario. E' stato costituito un comitato per la salvaguardia della farmacia ed è stata avviata una raccolta
di firme. «La farmacia -accusa il presidente del Comitato, Antonio Vagnoni- era stata ristrutturata nel maggio
scorso ed è stata poi chiusa il 2 dicembre senza un avviso e senza dire niente sulla riapertura». Tuttavia, in
base alle rassicurazioni dell'amministrazione e dell'amministratore della farmacia, apparse in un lungo post su
Facebok, a Spinetoli-capoluogo dovrebbe insediarsi un dispensario in grado di garantire la distribuzione di
farmaci alla popolazione. In futuro, inoltre, potrebbe aprire anche una nuova farmacia privata grazie al bando
per la terza sede che il Comune ha richiesto sfruttando le opportunità fornite dalla liberalizzazione del Decreto
Monti. Per fronteggiare i disagi attuali l'amministrazione sarebbe intenzionata a mettere in campo un servizio
di consegna dei farmaci a domicilio in collaborazione con la Croce Verde.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Spinetoli, nasce il comitato per salvare la farmacia
11/12/2014
Il Giornale - Milano
Pag. 6
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Al Niguarda ha aperto l'ospedale del sesso
Si curano crisi di cuore e fratture. Non di ossa, ma di coppie. È un pronto soccorso speciale quello che ha
aperto ieri all'ospedale Niguarda di Milano: il pronto soccorso del sesso, un nuovo ambulatorio dedicato al
benessere di lui e lei, in cui urologi e ginecologi si mettono insieme per aiutare a ritrovare la serenità e la
complicità nei menage messi a dura prova da disturbi intimi. L'iniziativa è promossa dalla Società italiana di
urologia (Siu) e dall'Associazione ostetrici ginecologi italiani (Aogoi). E per un Sos di coppia, ticket e cartella
clinica «di coppia». Unici per lui e per lei. Come la terapia. Il pronto soccorso per problemi a due sbarca nella
metropoli lombarda dopo il debutto di due centri gemelli a Napoli e Bari. In una Regione in cui «circa 1 coppia
su 5 - secondo le stime degli esperti - sperimenta una crisi sotto le lenzuola dovuta a disturbi intimi». Circa
120 mila rapporti sono a rischio infedeltà e rottura. Migliaia i matrimoni «bianchi» e un 20% le separazioni. A
beneficiarne è anche il rapporto: perché, assicurano gli specialisti piccole infezioni o banali malattie
dell'apparato genitale bastano per mandare in tilt la coppia. Per lui problemi di erezione o di «eccesso di
velocità» e per lei di orgasmo e di dolori durante il rapporto. Secondo gli esperti difficilmente la responsabilità
è di uno solo dei partner. E circa un milione di donne e un milione di uomini lombardi vi fanno i conti.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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SANITÀ
11/12/2014
Il Giornale - Milano
Pag. 6
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Infermiera licenziata per la pillola negata: «Deve essere riassunta»
Interrogazione urgente in Regione Carugo: «Motivazioni ideologiche» A VOGHERA Aveva rifiutato di dare la
pastiglia contraccettiva del giorno dopo
Sabrina Cottone
Si chiama Margherita Ulisse e suo malgrado è diventata un'eroina dell'obiezione di coscienza. Suo malgrado
perché la trentaduenne infermiera è rimasta senza lavoro per un caso di coscienza sulla pillola del giorno
dopo. La vicenda, già oggetto di un'interrogazione in consiglio regionale, è tornata prepotentemente
d'attualità perché l'ospedale di Voghera, dopo alterne vicende, ha recapitato all'infermiera una lettera di
«cessazione del rapporto». Stefano Carugo, consigliere regionale di Ncd, presenterà oggi un'interrogazione
urgente in commissione all'assessore alla Salute, Mario Mantovani, chiedendo «quali siano le ragioni» e «se
a questo punto sussistano motivazioni puramente ideologiche per quanto accaduto». Per chi non lo
ricordasse, ecco quanto accaduto all'ospedale di Voghera il 15 maggio: quando all'accettazione del pronto
soccorso, una donna ha chiesto di accedere d'urgenza per la pillola del giorno dopo, la Ulisse ha invitato la
donna a riflettere sulla sua decisione, dalla quale poteva «derivare l'interruzione di una vita umana». Poi, nel
caso avesse deciso comunque di procedere, le ha chiesto di tornare alle 14, dopo la fine del suo turno,
oppure di rivolgersi al consultorio ginecologico dell'Asl. Un caso finito su tutti i giornaliqualche mese dopo,
con opposti punti di vista: chi diceva che la Ulisse aveva fatto male perché non avrebbe dovuto negare la
pillola del giorno dopo, chi invece la difendeva per aver esercitato il suo diritto all'obiezione di coscienza,
soprattutto perché in alcuni casi (dopo un certo numero di ore dall'assunzione) la pillola può avere effetti
abortivi e non più contraccettivi. Ma la questione è andata ben al di là della disputa teorica, perché si è
aggiunto il tema del lavoro. L'infermiera di Voghera, sottoposta a forte esposizione mediatica e a tensioni
all'interno dell'ospedale (l'avevano interrogata e lei aveva candidamente rivelato di essersi comportata così
non una, ma cinque volte), in una condizione di pressione psicologica, il 2 ottobre si era dimessa. Dopo un
mese di ferie, ha presentato una richiesta di revoca delle dimissioni, sia per raccomandata sia
personalmente, spiegando che le dimissioni erano state date sotto pressione. Tornata al lavoro, il 4 dicembre
la sorpresa: in ufficio le consegnano una raccomandata in cui le comunicano che le sue dimissioni sono state
accettate e che dal primo gennaio lei è a casa. Insomma, fine del lavoro. Da qui l'interrogazione urgente.
Nell'attesa della risposta politica, abbiamo provato a contattare l'ospedale per ulteriori spiegazioni tecniche,
senza però riuscire a parlare con i responsabili della comunicazione. Margherita Ulisse è stata difesa
all'Aigoc, l'associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici, che parla di «mobbing culturale». Il codice
deontologico dell'infermiere, all'articolo 8, dice che «l'infermiere, in caso di conflitti determinati da diverse
visioni etiche, si impegna a trovare la soluzione con il dialogo. Qualora persistesse un contrasto con i principi
della professione e con i propri valori, si avvale della clausola di coscienza». E all'articolo 16: «L'infermiere si
attiva per l'analisi dei dilemmi etici... e promuove il ricorso alla consulenza etica». Ora si tratta di valutare torti
e ragioni.
Foto: IN CORSIA Dilemma etico all'ospedale di Voghera
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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IL CASO Clausola di coscienza o abuso?
11/12/2014
QN - Il Resto del Carlino - Rimini
Pag. 15
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Sulla farmacia in vendita giunta e Pd ricuciono
FARMACIA di via del Prete, venderla o non venderla? Di questo si è discusso l'altra sera al palazzo del
Turismo. Quasi un centinaio di cattolichini hanno partecipato all'incontro voluto dal Pd. Partito e
amministrazione hanno cercato di mostrarsi compatti, dopo che, proprio sulla cessione della farmacia, si era
consumato lo strappo tra il segretario Pd Alessandro Montanari e il sindaco Piero Cecchini. Sindaco che,
dopo lo stop imposto dal consiglio, sembra ora voler tirare dritto. «Negli anni diversi fattori - hanno spiegato il
primo cittadino e l'assessore Giampiero Galvani -, come la liberalizzazione delle licenze, il proliferare delle
parafarmacie e una politica aggressiva da parte di Asl nella distribuzione dei farmaci, hanno reso
insostenibile la concorrenza, specie per un'azienda a gestione pubblica. La redditività annua della farmacia si
è ridotta ad appena 13mila euro. Dopo aver scartato l'ipotesi di gestione mista pubblico-privato, non resta,
dunque, che la vendita, dalla quale speriamo di poter ricavare almeno un milione e 250mila euro». Un prezzo
di saldo, come dice qualcuno? Forse. Sta di fatto, però, «che questa somma - ha continuato il vicesindaco
Leo Cibelli - ci consentirebbe di compiere quegli investimenti che la città da tempo ci chiede». Non sono
mancate le voci critiche. Come quelle di Enrico Del Prete (Arcobaleno-Sel): «Possibile che l'amministrazione
non possa reperire altrove le risorse? Non dimentichiamoci del milione frutto della tassa di soggiorno o degli
800mila euro degli oneri del Vgs. Nonostante in tanti abbiano chiesto di fermarsi a riflettere su questa
decisione, la giunta ha chiuso le porte in faccia ai cittadini e alle loro proposte alternative». Scettico anche l'ex
consigliere comunale Giona Di Giacomi: «Ricordo al sindaco che in campagna elettorale aveva garantito che
le farmacie non sarebbe state mai cedute. L'importanza delle farmacie va al di là del dato economico: esse
assolvogno anche una funzione sociale». l.m.
Foto: La partecipata assemblea dell'altra in cui il sindaco ha ribadito la volontà degli amministratori di cedere
il bene comunale
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
CATTOLICA, IN CENTO ALL' ASSEMBLEA
11/12/2014
QN - Il Resto del Carlino - Fermo
Pag. 5
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Doping in corsia: difensore di un'infermiera produce la cartella clinica
FABIO CASTORI
di FABIO CASTORI SI È APERTO con un colpo di scena il processo alle due infermiere coinvolte
nell'operazione Spia, con cui era stata sgominata una più vasta organizzazione dedita al commercio illecito di
sostanze dopanti e farmaci tradizionali che venivano trafugati dai depositi ospedalieri di Fermo. Il difensore di
una delle due ha dichiarato di essere in grado di dimostrare che la sua assistita prelevava quei farmaci per
fornirli a due pazienti muniti di ricetta o perché ancora a carico del reparto in quanto ex ricoverati. Davanti al
collegio penale, presieduto dal giudice Ugo Vitali Rosati, sono comparse Mariannina Simonelli, 44 anni di
Fermo, difesa dall'avvocato Andrea Albanesi, e Teresa Bartolomei, 42 anni, di Monghidoro di Bologna, difesa
dall'avvocato Simona Svegliati. Ieri è stato il giorno della testimonianza del maresciallo dei Nas, che ha
eseguito materialmente le intercettazioni telefoniche ed ha ricostruito il presunto conferimento di farmaci. Una
ricostruzione che è stata contestata in più punti dal legale della Simonelli, l'avvocato Andrea Albanesi.
Quest'ultimo ha evidenziato alcuni elementi che scagionerebbero l'infermiera: «La mia assistita ha prodotto la
cartella clinica della persona defunta a cui forniva farmaci e le ricette mediche consegnategli dal paziente che
era in cura in day hospital nel reparto dove lavorava la mia assistita. Quindi, tutti i conferimenti di farmaci
erano perfettamente leciti. E' inspiegabile che gli inquirenti abbiano omesso di accertare, in fase d'indagine,
che la persona a cui erano diretti i farmaci fosse in cura in quel reparto e avesse diritto di averne». Il blitz era
stato messo a segno all'alba del 23 febbraio del 2012 dai carabinieri del Reparto Antidoping dei Nas e della
Compagnia di Fermo, ma era stato il frutto di una lunga e complessa indagine che aveva fatto scattare
provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di alcuni infermieri del Murri di Fermo, un addetto alla
farmacia ospedaliera, un magazziniere e diversi atleti, ciclisti, maratoneti e dirigenti di società sportive. Sei di
loro hanno patteggiato la pena. Altri 11 saranno processati con rito abbreviato. Solo la Simonelli e la
Bartolomei, comparse ieri davanti al Cellegio penale, hanno optato per il processo con rito ordinario, perché
convinte di dimostrare la loro innocenza. L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Fermo,
aveva fatto emergere un canale di distribuzione di farmaci, sia ad azione anabolizzante che ad effetto
terapeutico tradizionale, gestito principalmente da sei persone, una nel frattempo defunta, che si occupavano,
con ruoli distinti, dell'approvvigionamento dei medicinali e della loro successiva distribuzione mediante un
consolidato network imperniato sulla conoscenza diretta di atleti e società sportive. Image:
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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« Farmaci per un paziente in cura»
11/12/2014
QN - Il Resto del Carlino - Macerata
Pag. 16
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Farmacie comunali:cambia il presidente
PASSAGGIO di consegne tra il vecchio e il nuovo presidente delle farmacie potentine. Il senatore Mario
Morgoni ha lasciato il posto al neo presidente Mario Properzi. «Nel lasciare dopo otto anni la guida delle
farmacie comunali ha detto Mario voglio ringraziare ed esprimere la mia gratitudine ai consiglieri di
amministrazione Paolo Grandinetti e Silvano Donati, ma anche a Lodovico Carassai, componente del primo
cda, nonche' al consulente Pierluigi Borraccetti per la collaborazione preziosa. Un grazie particolare rivolgo a
Moreno Mariotti, coordinatore delle due strutture e al suo staff che esprime , insieme ad una eccellente
professionalità anche una grande capacità di lavoro di squadra. Proprio queste qualità continua Morgoni hanno contribuito al raggiungimento di obiettivi ambiziosi. Spero che l'attuale amministrazione comunale
voglia valorizzare questa realtà per la quale , anche in un momento di difficoltà , é possibile fissare nuovi
obiettivi di crescita. Questo sarà anche il compito del nuovo consiglio di amministrazione». Image:
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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POTENZA PICENA MORGONI LASCIA
11/12/2014
QN - Il Giorno - Milano
Pag. 12
(diffusione:69063, tiratura:107480)
La struttura psichiatrica di Mantova potrebbe ospitare Veronica
Bruna Bianchi CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (Mantova) ALCUNE ce l'hanno fatta a riprendere una vita
normale, se normale si può chiamare dopo aver compiuto un gesto simile infanticidio o figlicidio che sia e
altre ancora hanno scelto di morire insieme a chi avevano prima dato e poi tolto la vita. Mary Patrizio, a
Casatenovo in provincia di Lecco, ha ucciso il proprio bambino di 5 mesi annegandolo nel bagnetto. Ce l'ha
fatta pagando con il dolore a vita: per una decina d'anni è stata nel reparto Arcobaleno dell'Ospedale
Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere, l'unico Opg d'Italia gestito dall'ospedale di Mantova e non
dal ministero di Grazia e Giustizia, l'unico, (fino al settembre scorso), ad avere la possibilità di accogliere
donne e perciò anche tutte le madri assassine d'Italia. CI SONO passate Loretta Zen, valtellinese che ha
messo la sua bimba di otto mesi in lavatrice con la biancheria sporca e dopo le cure di medici, infermieri e
operatori sanitari è tornata a casa dalla sua famiglia. Olga Cerise era incapace di intendere e volere quando
ha annegato i suoi due figli di 4 anni e 21 mesi in un laghetto aostano, così come tutte le 7 donne (cinque
straniere e due italiane che si sono macchiate di figlicidi) che oggi sono ospiti con altre 65 donne di questa
struttura modello capace di recuperare menti annebbiate e deliranti che hanno compiuto atti contro natura.
Donne non condannabili per il tribunale e tantomeno per gli psichiatri che le prendono in cura cercando di
fare emergere l'ombra nera che le ha fatte arrivare a tanto. Se Veronica Panarello venisse considerata
incapace di intendere e volere potrebbe arrivare qui, nel Mantovano, ma soltanto se all'Opg di Barcellona
Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, non ci fosse posto (sono 12, otto già occupati, tutte donne appena
inviate per competenza territoriale proprio dall'Opg di Castiglione). Brutto luogo l'Opg messinese, un inferno
con sbarre e agenti, tutto l'opposto di quel limbo riabilitativo con parco, piscina, sala tv, stanze a due letti e
sale comuni di Castiglione. Andrea Pinotti è da pochi mesi direttore dell'Opg mantovano: «Sono casi rari,
ricordiamolo. Le madri assassine non sono comuni. In questo momento ne abbiano due italiane e cinque
straniere». Del caso di Veronica Panarello, dice, « per ora sono solo uno spettatore che si fa idee». Le idee
se le è fatte, anche se mancano tasselli importanti: «Le fascette sono micidiali, quando stringono puoi
toglierle solo tagliandole. Penso che ci siano molte cose non dette, il racconto fatto finora è banale, mancano
dati o elementi per capire com'è andata davvero». Malattia mentale riconoscibile o no? «Non abbiamo
elementi per dire che c'è una psicopatologia. Noi vogliamo sempre patologizzare quello che non possiamo
comprendere, ma esiste tutto e non tutto è malattia: c 'è anche la malvagità o le carceri sarebbero vuote..». I
magistrati che hanno disposto il fermo della mamma di Loris hanno definito il delitto compiuto con efferatezza
e cinismo. «L'efferatezza non significa per forza caso psichiatrico. Si è inteso definire il comportamento
particolarmente elaborato e studiato nella sua gravità. In questo caso hanno definito il delitto brutto, elaborato
in maniera cattiva». Le madri assassine difficilmente riscuotono pietà. «Tutti restano scossi. Si va a toccare il
santuario, la certezza assoluta, la donatrice di vita: l'omicidio di un figlio mette in discussione le poche
certezze che abbiamo». E la rimozione? «Faccio fatica a immaginarla in questa donna». Le responsabilità?
«Sono sempre multiple, non c'è però una regola unica come non c'è patologia unica. I mariti spesso non si
accorgono di niente, ma potrebbero anche avere una responsabilità nel lasciare le mogli sole: le donne sole
hanno sicuramente più possibilità di agire, la solitudine aggrava le patologie psichiatriche». Image:
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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La casa delle madri che uccidono«Qui affrontano il loro inferno»
11/12/2014
Il Secolo XIX - Basso piemonte
Pag. 35
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Regione, parte il bando per la nuova farmacia
L'amministrazione la aprirà nel quartiere G3
MARZIA PERSI
NOVI LIGURE. Novi avrà una nuova farmacia. Con il decreto liberalizzazioni emanato, nel 2012, dal Governo
Monti, la città che vanta una popolazione di circa 28 mila abitanti potrà avere una rivendita di farmaci in più.
E' stata pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione numero 49 la graduatoria del concorso pubblico
straordinario per l'assegnazione di 147 sedi farmaceutiche disponibili per l'esercizio privato nei comuni
piemontesi. Il Piemonte è tra le regioni in Italia che hanno portato a termine la complessa procedura
concorsuale. Il concorso era stato bandito a fine 2012 in attuazione della legge 27/2012 che aveva convertito
il cd "Decreto Monti", la cui finalità era estendere il servizio nel territorio e favorire le possibilità occupazionali
per i giovani farmacisti, anche in associazione. Peraltro la Regione aveva appena espletato le procedure di
assegnazione di sedi farmaceutiche relative ad una procedura di concorso ordinario bandito nell'ormai
lontano 2010. Per effetto di questi due bandi, il Piemonte ha oggi la massima capillarità di sedi farmaceutiche
sul territorio, anche tenendo conto dell'elevato numero di comuni che caratterizza la nostra regione.
Attualmente le farmacie presenti nel territorio comunale novese sono sette, una di queste è la Comunale di
via Verdi, gestita dall'amministrazione che si avvale di dottori farmacisti. La giunta, in base alle prescrizioni
legate alle liberalizzazioni, ha individuato la zona dove potrà aprire il nuovo servizio. Si tratta dell'area
compresa fra via Ovada, Euronovi e quartiere G3. Si tratta di un quartiere alquanto popoloso che si sta
ampliando (la riqualificazione di Euronovi, infatti, è ancora in atto) e quindi rientra nei criteri previsti dal
Governo. Ora la Regione ha pubblicato il bando relativo all'apertura. Saranno i privati, in base al bando a farsi
avanti per l'apertura e la gestione della nuova farmacia. Intanto da un paio di anni in alcuni supermercati
cittadini è stato attivato il punto relativo alla vendita di prodotti farmaceutici. Inizialmente l'amministrazione
comunale, allora guidata dal sindaco Lorenzo Robbiano, aveva preso in esame anche il quartiere Lodolino
ma secondo i parametri relativi alla densità abitativa che prevede la legge, la zona che rientra a pieno titolo è
quella di via Ovada- G3 In effetti nell'area non ci sono farmacie vicine. I residenti del quartiere G3 si
appoggiano, sovente, alla farmacia di Pasturana che dista solamente qualche chilometro da Novi, altrimenti
devono recarsi nelle farmacie del centro storico o di via Pietro Isola.
Foto: La farmacia di via Verdi
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 11/12/2014
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NOVI LIGURE
PROFESSIONI
7 articoli
11/12/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 10
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Sanità: governo e regioni ancora divisi sui tagli
Roberto Turno
il capitolo più delicato
Riguarda la sforbiciata alla spesa sanitaria: i governatori sono disponibili ad arrivare al massimo a 1.5 miliardi
anziché a 1,8
ROMA
Niente intesa, niente parere. Rimasti a bocca asciutta in attesa che il Governo rispondesse alle loro proposte
o che almeno chiarisse come e se intende modificare i tagli da 4 mld che colpiranno le regioni nel 2015, ieri i
governatori hanno sospeso il parere sulla manovra. Con un capitolo che scotta più di tutti: i colpi di forbice
alla spesa sanitaria, che oscillano tra 1,5 mld (disponibilità massima ma "condizionata" delle regioni) e 1,8
mld. Fatto sta che sui tagli alla sanità il Governo, anche dopo l'ultima riunione notturna, non avrebbe
intenzione di scoprirsi più di tanto. Lasciando che a stabilire quantum e modalità si provveda con un Dpcm a
fine gennaio. Come dire che insiste a scaricare sulle regioni le responsabilità dei tagli, in un gioco a
scaricabarile che i governatori (chissà se anche quelli filo renziani) volentieri ribaltano su palazzo Chigi. È
chiaro che se le regioni non si metteranno d'accordo, a quel punto dovrà decidere il Governo.
Insomma, una vera e propria partita a scacchi. Alla quale ieri i governatori si sono avvicinati in Conferenza
Unificata con una proposta "aperta". Dicendosi disposti a tagli fino a 1,5 mld alla spesa sanitaria, ma a
precise condizioni, senza le quali, come poi è stato, non avrebbero espresso alcun parere sulla manovra. Tra
le proposte, oltre alla riduzione dell'aumento (2,1 mld) del Fondo sanitario 2015, altri 400 mln per il trasporto
pubblico locale a loro carico, un gruzzolo (circa 1 mld) a loro favore col patto di stabilità verticale incentivato,
100 mln dalla ristrutturazione dei mutui (che aprirebbe però ad altri risparmi). Voci su cui il Governo, sanità a
parte, sarebbe pronto ad aprire. Ma certo non basterebbe.
Ecco allora il tasto delicato della spesa di asl e ospedali. Sul piatto ci sarebbero soprattutto beni e servizi,
dispositivi medici, farmaci (non quelli innovativi), ma in modo non precisato. Più come provocazione verso il
Governo - «decida palazzo Chigi» dicono non proprio sotto voce molti governatori - che come scelta già
presa a priori in sede locale. E del resto anche palazzo Chigi e via XX Settembre evitano di indicare qualsiasi
rotta o quantificazione. Solo il vice ministro all'Economia, Enrico Morando, in attesa degli emendamenti del
Governo che dovrebbero arrivare oggi (e chissà se tutti), s'è limitato ad affermare sibillino che «sulle regioni
sono possibili aggiustamenti significativi». Mentre Sergio Chiamparino, rappresentante dei governatori e
renziano tutto d'un pezzo, glissava: «Col Governo c'è un'interlocuzione carsica che appare e scompare». E
che però il governatore della Campania, Stefano Caldoro, chiariva: «Non c'è dubbio che sulla sanità ci
saranno tagli, ma il Governo ci dica dove tagliare». Il passaggio del cerino.
«Le manovrw di finanza pubblica che prevedono riduzioni del Fondo sanitario devono contenere anche i
meccanismi di copertura o individuare quali Lea ridurre o quali costi e per quanto è possibile effettuare la
riduzione», scrivono le regioni in un documento già pronto (si veda www.240resanita.com) ma non ancora
consegnato al Governo. Per aggiungere: altrimenti salta la collaborazione istituzionale e il «Patto» e ci
saranno solo «disavanzi e non risparmi: i Lea devono essere garantiti».
Senza scordare la partita nella partita dei tagli sui farmaci, sui quali Renzi (e il «Patto» stesso) vuole puntare
per il rilancio. Nel mirino ci sarebbero tra l'altro i prezzi di riferimento per categorie terapeutiche omogenee.
Per un valore totale teorico tra 200-500 mln di risparmi. Toccando una spesa che è ai minimi in Europa, come
ha detto di recente l'Ocse. «Sarei stupito da un eventuale nuovo intervento, non c'è alcuna necessità.
Trattarci ancora come un bancomat farebbe soltanto un danno al Paese», commenta Massimo
Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Chissà nella notte cosa deciderà il Governo.
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 11/12/2014
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Legge di stabilità. Fumata nera per il parere dei governatori
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PROFESSIONI - Rassegna Stampa 11/12/2014
Pag. 10
Il Sole 24 Ore
11/12/2014
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10/12/2014
About Pharma and Medical Devices - N.124 - dic/gen 2015
Pag. 40
Ma gli analisti av vertono, in Italia è necessario migliorare le condizioni di accesso per i nuovi prodotti,
penalizzati da tempi di accesso più lunghi rispetto alla media europea
"L 'industria del farmaco si confi gura sempre di più come una risorsa, in grado di contribuire al rilancio
dell'economia e alla competitività del sistema, a condizione che venga adeguatamente valorizzata e sia
messa in condizioni di competere a livello globale". Esordisce così il settimo capitolo del rapporto di
Meridiano Sanità dedicato all'industria farmaceutica. Il Leitmotiv della sezione - con alcune signifi cative
sfumature che riguardano le attività italiane - è il seguente: per accelerare la ripresa internazionale c'è
bisogno di produzione e l'industria farmaceutica può essere il trattore che trascina l'intero settore
manifatturiero. Ciò perché ha resistito ai colpi della crisi, perché reca con sé, per storia e competenze, il
necessario bagaglio di innovazione e perché il mercato dei medicinali è in crescita costante (soprattutto
grazie ai consumi nei paesi emergenti). Attenzione però: l'occupazione è in calo e, per varie ragioni, il peso
dell'Europa nello scacchiere mondiale si riduce progressivamente (anche l'Italia ne fa le spese). Meridiano
Sanità raff orza i concetti più volte espressi dalla stessa Farmidustria e getta i propri numeri sul tavolo. "Il
farmaceutico è il settore che ha registrato una delle performance migliori all'interno del comparto prima del
2008, dimostrandosi inoltre resiliente alla crisi: è infatti cresciuto dell'82% tra il 2000 e il 2014. Si tratta di un
risultato estremamente positivo, soprattutto se confrontato con quello della categoria cui appartiene, quella
del manifatturiero ad alta intensità tecnologica, che è cresciuto soltanto del 38% nello stesso periodo di
riferimento". Come accennato, anche la domanda di farmaci si raff orza. Il mercato mondiale dei farmaci, tra il
2007 e il 2012, è cresciuto del 32%, passando da 731 a 965 miliardi di dollari. Secondo dati Ims, citati dal
rapporto, il settore crescerà ancora nei prossimi anni, con una spesa globale prevista per il 2017 di 1.200
miliardi di dollari. Con un eff etto frenante però. "Se tali stime venissero confermate nei fatti - si legge nello
studio - si verifi cherebbe tuttavia un rallentamento nella crescita del settore: da una crescita annuale media
del 5,7% sperimentata tra il 2007 e il 2012 ad una del 4,5% tra il 2012 e il 2017". La geografia economica
sconta la grande transizione in atto. A scattarla oggi la fotografia del mercato, si vedrebbe che circa un terzo
è rappresentato dagli Stati Uniti (35% del totale); i Big 5 dell'Unione Europea contano per il 16% e il
Giappone per il 12%, mentre a Cina, Brasile e altri paesi detti "Pharmerging" toccano quote rispettive del 9%,
3% e 12%. Ma la situazione è destinata a mutare. Nei prossimi cinque anni, gli analisti prevedono che le
quote di mercato di Europa, Stati Uniti e Giappone si contrarranno a vantaggio delle economie dei Paesi in
via di sviluppo. "La Cina, in particolare, guadagnerà una quota di mercato del 15% del totale nel 2017". Le
ragioni? Manco a dirle. "Innanzitutto, il maggior tasso di crescita demografica ed economica nei Paesi in via
di sviluppo porterà come naturale conseguenza l'espansione di quei mercati". Gli eff etti? Eccoli nel più nel
dettaglio: "Si stima che, tra il 2013 e il 2017, la spesa per farmaci nei Paesi Pharmerging crescerà ad un
tasso medio annuo compreso tra il 10%e il 13%. Inoltre in quelle aree andranno progressivamente
migliorando le condizioni di accesso ai farmaci. Per contro, nelle economie sviluppate, la crisi economica e le
politiche di austerity a essa seguite, unitamente al minor tasso di crescita demografi co, condurranno
inevitabilmente ad una contrazione del mercato farmaceutico. A tali fattori esogeni si aggiungeranno la
scadenze delle coperture brevettuali dei principali farmaci blockbuster e la contestuale introduzione di
farmaci equivalenti meno costosi". Già, gli equivalenti. Meridiano Sanità fa una previsione: "La spesa
mondiale per questa tipologia di farmaci passerà dagli attuali 260 miliardi di dollari a 432 miliardi di dollari nel
2017, con un tasso di crescita annuo medio del 10,6%. Anche la spesa per farmaci branded (che includono i
farmaci off patent) crescerà, ma ad un tasso molto inferiore: circa l'1,2% all'anno tra il 2012 e il 2017. Questo
porterà ad uno spostamento delle quote di mercato: i farmaci branded conserveranno la quota maggiore del
mercato, ma questa calerà dall'attuale 61% a poco più della metà (52%). I farmaci generici arriveranno invece
ad assorbire il 36% della spesa farmaceutica mondiale entro il 2017, contro l'attuale 27%". Ancora una volta,
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 11/12/2014
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L'INDUSTRIA FARMACEUTICA PUÒ GUIDARE LA RIPRESA
10/12/2014
About Pharma and Medical Devices - N.124 - dic/gen 2015
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PROFESSIONI - Rassegna Stampa 11/12/2014
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il contributo maggiore alla crescita dei farmaci generici deriverà dai Pharmerging. Qui la spesa per i generici
passerà dagli attuali 130 a 252 miliardi di dollari. E l'Italia? Secondo i dati Efpia del 2014, la nostra
produzione è seconda in Europa, dietro la tedesca, con un valore della produzione che, nel 2012, è stato di
25,8 miliardi di euro e che, in controtendenza con il quadro economico del Paese, è cresciuta del 2,8% tra il
2007 e il 2012. "Considerando il valore della produzione farmaceutica pro capite - scrivono gli autori - l'Italia
risulta il primo Paese in Europa". I progressi, in eff etti sono stati signifi cativi, se è vero che in termini di
valore di mercato, la quota italiana sul totale dei primi cinque paesi europei è passata dal 17,5% nel 2007 al
19,8% nel 2012. Puntuali, però, arrivano le criticità. Intanto l'Italia, tra i Big-5 Ue, è ultima per lancio di nuove
molecole. Inoltre, se nel 2005 quello italiano era il quinto mercato al mondo per valore, oggi è sesto dietro la
Cina ed entro il 2017 subirà anche il sorpasso del Brasile. "Ciò dipende - scrive Meridiano Sanità - da uno
spostamento della domanda globale, ma sollecita anche l'adozione di misure per il rilancio della competitività
dell'industria italiana e l'effi cientamento del Sistema-Italia". A preoccupare gli esperti, oltre al drammatico
taglio dell'occupazione (-16,9% tra il 2006 e il 2013) è poi il peso della burocrazia e la sovraregolamentazione, che si rifl ette ad esempio sul tempo totale per l'accesso a un nuovo farmaco dopo
l'autorizzazione comunitaria (in media, di 26-29 mesi, quasi il doppio rispetto alla media europea). Accade
quindi che le vendite pro capite di nuovi prodotti autorizzati dall'Ema tra il 2008 e il 2013 siano più basse del
40% rispetto ai principali competitor europei. Accade anche che il mercato italiano subisca un calo del prezzo
dei medicinali superiore rispetto alla media continentale: da noi, dal 2001, i prezzi dei medicinali sono scesi
del 31% contro il 14% dei paesi europei più importanti. Non è il massimo. (S.D.M.)
10,0% 8,8% 9,4% 8,2% 9,8% 8,6% 9,2% 8,0% 9,6% 8,4% 9,0% 1.000 1.050 1.100 1.150 1.200 1.250 2008
2010 2013 2011 2012 Investimenti in ricerca Investimenti in produzione Investimenti/valore della produzione
1.200 1.100 1.240 1.130 1.250 1.160 1.230 1.220 1.100 9,7% 9,5% 9,6% 9,1% 8 1.120 Investimenti in
Ricerca e Produzione nel settore farmaceutico (milioni di euro e percentuale sul valore totale della
produzione), Italia, 2008-2013 Fonte: rielaborazione The European House - Ambrosetti su dati Farmindustria
, 2014
10/12/2014
About Pharma and Medical Devices - N.124 - dic/gen 2015
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Un paziente su cinque dimentica di assumere la terapia e c'è poca fi ducia negli equivalenti. Molti non hanno
mai sentito parlare di biologici né di biosimilari. Presentata a Roma l'indagine di Cittadinanzattiva
Sabrina Valletta AboutPharma and Medical Devices [email protected]
Il rapporto degli italiani con i farmaci è più complicato di quanto si possa pensare. Soprattutto se prendiamo in
considerazione i pazienti con patologie croniche, che sono costretti a prendere un numero considerevole di
farmaci ogni giorno. E allora ecco che viene fuori come non sempre seguono la terapia alla lettera, si fidano
ancora poco dei farmaci equivalenti, vorrebbero assumere meno compresse e avere meno eff etti collaterali.
E sui farmaci biologici e biosimilari restano ancora incertezze e confusione. A disegnare l'identikit è
l'"Indagine civica sull'esperienza dei pazienti rispetto all'uso dei farmaci, con focus su biologici e biosimilari",
presentata a Roma da Cittadinanzattiva attraverso il Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati
cronici (Cnamc). L'indagine - condotta fra agosto e ottobre 2014, che ha coinvolto 619 pazienti, uomini e
donne tra i 20 e i 60 anni, aff etti da patologie croniche tra cui la malattia di Crohn e colite ulcerosa (47,5%),
le malattie renali (18,5%), l'ipertensione (15,2%), le malattie autoimmunitarie e reumatologiche (13,2%), la
psoriasi (10,6%) e le malattie oncologiche (10,5%) - è stata pensata e realizzata con lo scopo di approfondire
quanto i pazienti sanno delle terapie che assumono, quanto sono informati su farmaci biologici e biosimilari,
quali sono i loro bisogni informativi, i dubbi e le richieste inespresse. SCARSA ADERENZA ALLA TERAPIA
Oltre la metà dei pazienti intervistati assume dai due ai tre farmaci al giorno (24,8% e 28,9%), il 10,5% anche
più di quattro. All'incirca a un paziente su cinque accade di dimenticare di assumere la terapia, a uno su sette
di sbagliare il dosaggio del farmaco. Il 22% dichiara di essere stato costretto a interrompere la terapia, per
una media di 12 giorni, nella maggior parte dei casi a causa di una reazione allergica (22,6%) o perché
risultata ineffi cace (20,4%); ma anche per i costi a carico dei cittadini (16,4%) o perché il farmaco non era
disponibile in farmacia (14,5%). Una percentuale inferiore, il 10,8%, decide volontariamente di sospendere o
non intraprendere la terapia prescritta, principalmente per scetticismo (56,5%), nel senso che la stessa non
produce i risultati sperati o mostra più eff etti collaterali che benefi ci, o perché la cura risulta diffi cile da
seguire a causa di un numero di somministrazioni troppo elevato (13%), o ancora perché si tratta di terapie
che se intraprese dureranno tutta la vita e che quindi scoraggiano il paziente (11,6%). In altri casi, la
decisione di sospendere la terapia dipende da una cattiva comunicazione tra medico e paziente: per il 32,2%
degli intervistati, infatti, le informazioni fornite dal prescrittore non erano state suffi cientemente chiare. Un
altro problema, fortemente sentito, è la diffi coltà di prescrizione: in molti casi (12,9%) lo specialista prescrive
il farmaco su ricetta bianca, ma una volta che il paziente ne chiede la trascrizione su ricetta rossa al medico
di medicina generale questi la rifi uta. Per chi si sposta fuori dalla Regione di residenza i principali problemi
da aff rontare sono: acquistare il farmaco di tasca propria (46,6%), non sapere a chi rivolgersi per proseguire
la terapia (17,7%) o ricevere un secco no anche davanti a una regolare prescrizione (15,5%). I pazienti si
dimostrano molto responsabili circa la necessità di comunicare tempestivamente eventuali reazioni avverse ai
farmaci. Lo ha fatto almeno una volta il 50% degli intervistati, comunicandolo prevalentemente al medico di
famiglia (52,7%) o allo specialista (52%). "L'indagine civica indica alcune priorità sulle quali è necessario
intervenire - afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato e responsabile
del Cnamc - Innanzitutto, proprio lavorare sui fattori che incidono negativamente sull'aderenza alle terapie,
sia per garantire il più alto livello di salute della collettività, sia per contribuire alla sostenibilità del servizio
sanitario nazionale (Ssn), attraverso il miglior utilizzo delle risorse economiche a disposizione". DEGLI
EQUIVALENTI CI FIDIAMO? Circa un paziente su quattro sa che si tratta di un farmaco che costa meno
rispetto a quello di marca e nella stessa percentuale aff ermano che è un farmaco simile, ma non uguale a
quello di marca. Oltre il 30% li riconosce dal prezzo sapendo che costano meno del farmaco brand e dalla
dicitura sulla confezione. Nella maggior parte dei casi sono informati dal medico o dal farmacista circa
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FARMACI E CRONICITÀ: LA CONVIVENZA È DIFFICILE
10/12/2014
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l'esistenza del farmaco equivalente, ma considerano quello di marca più effi cace (33,4%) o sono infl uenzati
dallo scetticismo di una parte di medici (30,8%) che sostiene che non sono uguali. Il risultato, dunque, è che
quasi la metà dei pazienti (47,3%) non cambierebbe la terapia che sta assumendo con quella equivalente o
ha dubbi nel farlo (21,6%). QUANTO SI SA DEI BIOLOGICI E DEI BIOSIMILARI? Quasi la metà dei pazienti
coinvolti nell'indagine (45,4%) ha assunto un farmaco biologico; solo il 4% assume invece un biosimilare.
Molti degli intervistati, in realtà, non sono certi se il farmaco che stanno assumendo sia biologico o biosimilare
(38,6%). Quasi il 30% è a conoscenza del fatto che il farmaco biologico è una sostanza biologica sintetizzata
da una fonte biologica; il 20% che è un medicinale che fornisce solo l'ospedale e ancora il 19% che è un
farmaco molto costoso. Esiste, tuttavia, un 17,5% che non sa cosa sia e un 7% che non ne ha mai sentito
parlare. Chi assume un biologico è stato informato dal personale sanitario che si tratta di un farmaco
sperimentato per la propria patologia (60,5%), sugli effetti collaterali che può avere (44,9%) o ancora sono
stati avvisati sul fatto che in caso di reazioni avverse devono subito avvisare il medico (32,3%). Solo il 9%
degli intervistati è, invece, a conoscenza della diff erenza tra i farmaci biologici e biosimilari. La maggioranza
(oltre il 41%) non sa cosa sia un biosimilare; il 13,8%, invece, ritiene erroneamente che sia il generico del
farmaco biologico di riferimento. Le informazioni fornite alla piccola percentuale di pazienti che sa di
assumere un farmaco biosimilare riguardano, innanzitutto il nome del farmaco e la modalità di
somministrazione (28,8%). È stato comunicato, inoltre, che il farmaco è stato sperimentato per la malattia del
paziente (26,9%). Solo nel 7,7% vengono prospettate alternative terapeutiche. Quello che sta più a cuore ai
pazienti è innanzitutto il profi lo di sicurezza ed effi cacia del farmaco (59% per il farmaco biologico e 69% per
il farmaco biosimilare) e i possibili eff etti collaterali (circa il 48% per entrambe le categorie). Per quanto
riguarda i biosimilari, la terza richiesta è il nome del farmaco e la sua modalità di somministrazione (41,88%).
Date le scarse conoscenze del campione sui farmaci biologici e biosimilari, risulta chiaro quanto sia
"necessario lavorare di più sulla formazione e sull'informazione, non solo dei pazienti, ma anche del
personale sanitario", aff erma Maria Teresa Bressi, responsabile del progetto, Cittadinanzattiva.
L'ASSISTENZA CHE IL PAZIENTE VORREBBE A conclusione dell'indagine, Cittadinanzattiva ha chiesto ai
pazienti di indicare cosa vorrebbero per migliorare la qualità di vita legata all'assunzione di terapie
farmacologiche. Ebbene, il 37% vorrebbe non essere costretto a prendere tanti farmaci diversi; oltre il 35%
vorrebbe assumere terapie che mostrino miglioramenti e non durino troppo a lungo; il 30% auspica terapie
con meno eff etti collaterali; il 23% desidera che il medico gli prescriva la cura in modo più chiaro, spiegando
bene eff etti e prospettive. C'è anche un 20% che vorrebbe che fosse lo specialista a prescrivergli il farmaco
su ricetta rossa, senza dover ricorrere al medico di famiglia e nella stessa percentuale si lamentano di dover
pagare di tasca propria. Lo strumento di indagine è stato realizzato da Cittadinanzattiva con il coinvolgimento
dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), di Società scientifi che e di Associazioni di pazienti aderenti al
Cnamc. Alla rilevazione ha inoltre partecipato la Federazione associazioni incontinenti e stomizzati (Fais).
L'indagine è stata realizzata con il contributo non condizionato di Fondazione Msd. Parole chiave Farmaci,
biologici, biosimilari, malattie croniche Aziende/Istituzioni Cittadinanzattiva, Cnamc, Aifa, Fondazione Msd,
Fais
10/12/2014
About Pharma and Medical Devices - N.124 - dic/gen 2015
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Gli orizzonti del mercato farmaceutico tra estensione dell'accesso alle cure, innovazione e sostenibilità sotto
la lente al convegno annuale di Ims Health Italia "Over e Horizon"
Laura Gatti IMS Health Italia
Mercato farmaceutico mondiale ancora in crescita nonostante il faccia a faccia con la crisi e i costi crescenti
delle cure: nel 2018 il giro d'aff ari globale toccherà i 1.300 miliardi di dollari anche se la crescita mondiale prevista fra il 4 e il 7% nel corso dei prossimi quattro anni - sarà quasi ovunque ridimensionata dalle politiche
di sconto di vario tipo richieste dalle amministrazioni pubbliche e, in generale, dai payer. Anche nei paesi
emergenti, infatti, l'importante crescita dei consumi determinata dall'allargamento dell'accesso al mercato
costringe le amministrazioni a politiche severe di gestione delle risorse e riduzione dei prezzi rimborsati dai
sistemi sanitari. Dati e pronostici sono emersi nel corso del convegno annuale di Ims Health Italia "Over the
Horizon", svoltosi il 12 novembre a Milano, che ha avuto come tema principale il dilemma fra accesso
all'innovazione terapeuticae sostenibilità. Ad introdurre i lavori un intervento di Paolo Siviero che ha messo in
luce come, nel nostro Paese, la complessità sia generata soprattutto da una sostanziale discrepanza fra il
fabbisogno del sistema sulla medicina ospedaliera e il fi nanziamento disponibile. "Una volta aggiornata la
valutazione delle vere necessità e adeguatamente fi nanziate, gli strumenti già esistenti per garantire
l'appropriatezza terapeutica potrebbero essere esercitati ancora più effi cacemente", ha detto. Sottolineando
anche "la dicotomia tra una realtà culturalmente e scientifi camente preparata a valutare, anche attraverso il
processo di Hta, il valore globale di una nuova terapia in termini di risparmi su ospedalizzazione e costi sociali
ed un sistema che deve rimodulare se stesso per essere in grado di intercettare questi risparmi e considerarli
in un contesto più ampio di sostenibilità". Per quanto riguarda i macro trend del mercato, l'analisi del
contributo alla crescita delle varie aree geografi che conferma il ruolo dei pharmerging market che, insieme
agli Stati Uniti, spiegano l'80% dell'evoluzione prevista e concentreranno il 60% del mercato globale nel 2018.
Il 2014 si chiuderà negli Usa con un risultato particolarmente positivo che andrà ridimensionandosi nei periodi
successivi. L'accelerazione è, infatti, legata a: • un incremento anomalo dei prezzi di alcuni blockbuster (in
particolare antidiabetici) destinato a essere modulato dalle politiche di sconto richieste dai payer; • una
crescita generata dal lancio di alcuni farmaci innovativi, in particolare i farmaci anti-epatite. Negli Stati Uniti
più di 100.000 pazienti sono entrati in terapia con questi nuovi farmaci da gennaio a settembre 2014.
Trattandosi di terapie volte all'eradicazione della malattia, l'incremento registrato al lancio non sarà
osservabile in egual misura nei prossimi anni. I driver di crescita evidenziabili nelle economie emergenti sono
invece legati ad un costante incremento dei volumi concentrato particolarmente nelle aree della primary care
e del segmento dei farmaci generici. Nei prossimi cinque anni Usa e Cina manterranno rispettivamente la
prima e la seconda posizione nel mercato mondiale, mentre il Brasile conquisterà la quinta posizione. La
metà dei primi venti mercati sarà rappresentata da realtà pharmerging. L'evoluzione del mercato italiano
conferma un andamento simile agli altri EU5. Si osserva una crescita moderata nel 2014 (+4% nell'anno
mobile terminante ad agosto) trainata dal mercato specialistico a fronte di un canale farmacia in lieve
decrescita. Le previsioni per i prossimi quattro anni vanno nella stessa direzione, indicando un passo di
crescita guidato da canale ospedaliero e distribuzione per conto. Le aziende che operano a livello globale
sono destinate a gestire un mix sempre più diviso fra medicina primaria da una parte e dall'altra farmaci
specialistici ad alto costo e destinati a target numericamente limitati di pazienti. I mercati maturi restano arene
chiave per il successo di questi lanci poiché assorbono la maggior parte delle vendite di Nme (New Molecular
Entities). A questo proposito, è sicuramente positiva l'analisi riguardo ai tassi d'innovazione attesi nei prossimi
anni. Lo studio di Ims Health della pipeline in stadio avanzato prospetta un'accelerazione delle entrate sul
mercato di Nme. Le previsioni suggeriscono che, mediamente, saranno introdotti trentacinque nuovi farmaci
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PHARMA MONDIALE 2018 DA 1300 MILIARDI DI DOLLARI: ONCOLOGIA
SEMPRE PIÙ LEADER
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ogni anno e che si tratterà in moltissimi casi di farmaci con nuovi meccanismi di azione, biologici e/o orfani in
grado di rispondere a bisogni terapeutici oggi senza una soluzione soddisfacente. Il mercato dei farmaci
oncologici resterà il primo segmento in valori per i paesi maturi, ma assumerà crescente importanza anche
nei paesi in via di sviluppo. Considerando le previsioni di mercato e la valutazione delle pipeline è evidente
che uno degli assi fondamentali per il settore sarà la capacità di trovare una consonanza fra le motivazioni dei
payer riguardo l'ottimizzazione delle risorse e la pressione verso l'innovazione e l'allargamento dell'accesso
alla cura. In Europa vi sono esempi frequenti di come, anche in aree specialistiche, le autorità regolatorie
siano molto esigenti nel richiedere evidenze di sostanziali vantaggi rispetto alle soluzioni terapeutiche
esistenti per ammettere alla rimborsabilità. Le aziende sono oggi avvantaggiate su questa strada grazie alla
disponibilità di fonti signifi cative di real world evidence in grado di mostrare il valore dei farmaci nel tempo.
Tuttavia, in alcune situazioni, gli sforzi congiunti di aziende e autorità regolatorie per trovare un equilibrio fra
innovazione e sostenibilità possono essere parzialmente vanifi cati da modelli amministrativi non ottimizzati.
È il caso dell'Italia ove l'andamento positivo delle negoziazioni centrali è talvolta soggetto ad eff etti negativi
causati dalla decentralizzazione (inserimento nei prontuari regionali). Parole chiave Farmaci, mercato globale
Aziende/Istituzioni Ims Health Previsioni di crescita al 4-7% (CAGR to 2018): mercato a 1.300 miliardi di
dollari nel 2018 Fonte dati: IMS Market Prognosis, Oct 2014 - prezzi ex-manufacturer che non includono
sconti e ribassi.I valori di Argentina e Venezuela sono ricalcolati in USD per bilanciare gli effetti iperinfl attivi
1.200 1.000 800 600 400 200 1.400 14% 12% 10% 8% 6% 4% 2% 0% 0 S % 2013 2014 (f) 20153 (f) 2016 (f)
2017 (f) 2018 (f) Japan Pharmerging Tier 3 Pharmerging Tier 2 EU5 US Global growth Pharmerging Tier 1
(China)
La graduatoria dei principali mercati: Evoluzione 2008-2018 Fonte dati: IMS Market Prognosis, Oct 2014 prezzi ex-manufacturer che non includono sconti e ribassi.I valori di Argentina e Venezuela sono ricalcolati in
USD per bilanciare gli effetti iperinfl attivi Rank 2008 1 US 2 Japan 3 China 4 France 5 Germany 6 Italy 7
Spain 8 UK 9 Canada 10 Brazil 11 Mexico 12 Australia 13 South Korea 14 Russia 15 India 16 Turkey 17
Greece 18 Netherlands 19 Poland 20 Belgium Rank 2013 1 US 2 China 3 Japan 4 Germany 5 France 6
Brazil 7 Italy 8 UK 9 Spain 10 Canada 11 Russia 12 Mexico 13 India 14 Australia 15 South Korea 16
Argentina 17 Poland 18 Turkey 19 Belgium 20 Netherlands Rank 2018 1 US 2 China 3 Japan 4 Germany 5
Brazil 6 France 7 UK 8 Italy 9 Canada 10 Russia 11 India 12 Spain 13 Mexico 14 South Korea 15 Australia
16 Turkey 17 Saudi Arabia 18 Poland 19 Argentina 20 Indonesia
Fonte dei dati: IMS Health NMNM 15000 10000 5000 20000 30% 6,9% 4% -1,4% 25% 20% 15% 10% 5%
0% -5% -10% -15% -20% 0 M P mat 08/2011 mat 08/2012 mat 08/2013 mat 08/2014 Retail % ppg retail
Mercato di riferimento: Classe A, A con nota, C, H - prezzi Ex MNF e standard hospital price Hospital % ppg
total growth % ppg hospital % ppg Dpc Dpc Variazione a Valori vs stesso periodo anno precedente per
Canale Vendite Retail -1,4% Vendite Dpc +23,9% Spesa Hospital +6,9% ø H. In/Out Patient +6,7% ø H.
Distr. Diretta +7,2% Focus Distribuzione Diretta Ospedaliera: ø Classe A/A nota +3,6% ø Classe H +11,6% ø
Altro +6,5% Anno mobile Agosto 2014 Il mercato farmaceutico italiano cresce a valori del + 4% trainato dai
canali ospedaliero e DPC 23,9%
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Performance d'eccellenza per l'outsourcing di settore che - con 6 mila addetti, 1,2 miliardi di fatturato e 850
milioni di export - è pronto a conquistare il primato europeo ancora in mano alla Germania. Lazio: hub
d'eccellenza con gli investimenti in crescita
Una industria "giovane", d'eccellenza e più che mai in controtendenza rispetto alla crisi, visto che continua a
crescere con l'obiettivo di sottrarre alla Germania il primato europeo confermando ottimizzare tempi e
processi produttivi con un vantaggio in termini di costi e di qualità sul prodotto fi nito. Questo l'identikit
aggiornato del comparto rappresentato dal Gruppo Conto terzi Farmindustria, guidato da Roberto Teruzzi,
Ceo del Gruppo Corvette, che sull'ulteriore boom del settore è pronto a scommettere: "Il nostro è un settore
dinamico, che sta rapidamente cambiando e che continuerà a crescere in Italia - dice. - Il nostro Paese può
davvero diventare il più importante hub farmaceutico d'Europa". Seimila addetti, 1,2 miliardi di fatturato, 850
milioni (71% del totale) di export e una crescita del 120% di fatturato e occupazione a partire dal 2005 sono il
biglietto da visita del comparto, che nel 2013 ha investito in ricerca e attività innovative circa 73 milioni di euro
mettendo al servizio del pianeta pharma servizi d'eccellenza riconosciuti a livello mondiale. Attive in tutte le
aree e fasi produttive legate alla produzione farmaceutica, le aziende del contract development and
manufacturing vantano standard altissimi e risorse umane qualifi cate e specializzate: sono laureati o
diplomati il 67,2% degli addetti. E le aziende del settore promettono ancora investimenti e occupazione. La
partita del resto è di tutto rispetto: "Secondo uno studio di Frost&Sullivan - spiega ancora Teruzzi - il mercato
del contract manufacturing in Europa passerà dai 10 miliardi di dollari del 2011 ad oltre 21 miliardi nel 2018".
La speranza è dunque quella di accaparrarsi una fetta ancor più importante della torta che già vede l'Italia al
secondo posto per la produzione farmaceutica in ambito Ue grazie al fenomeno del contoterzismo, ancora
poco conosciuto dal grande pubblico ma apprezzatissimo dalle aziende farmaceutiche, che scelgono di affi
dare a imprese esterne l'esecuzione di alcune attività, per ottimizzare tempi e processi produttivi, con un
vantaggio in termini di struttura dei costi e di competitività internazionale sul prodotto fi nito. Obiettivo del
Gruppo - che rappresenta oggi 17 associati - ampliare il proprio raggio d'azione, coinvolgendo tutte le
imprese senza distinzioni riguardo al capitale societario: "Quel che conta - commenta ancora Teruzzi - non è
il capitale d'origine, bensì la presenza dell'azienda sul territorio, che genera lavoro e valore per il Paese".
Proprio dall'obiettivo di valorizzare il comparto produttivo nasce il press tour dei contoterzisti che, in parallelo
al progetto "Produzione di valore" promosso da Farmindustria, ha puntato in questi mesi ad accendere i rifl
ettori sulle eccellenze territoriale del settore: dal Veneto (2.600 addetti diretti, 6.500 nell'indotto e 45 milioni di
euro all'anno investiti in R&S), alla Campania (900 addetti diretti, 4.000 nell'indotto, investimenti di grandi
imprese a capitale estero e di piccole e medie imprese a capitale italiano), al Lazio. LE PERLE LAZIALI Con
un fatturato di oltre 400 milioni (85% rivolto all'export) e circa 2.200 addetti il conto terzi farmaceutico gioca un
ruolo di primo piano nella Regione e nell'ambito di un comparto che a livello territoriale conta 50 aziende e
14.500 addetti (di cui oltre mille impegnati nella R&S) e altri 6.500 nell'indotto. Numeri che fanno del Lazio la
seconda Regione farmaceutica italiana, dopo la Lombardia, per consistenza del comparto e la prima regione
farmaceutica per export, con oltre 7 miliardi di vendite all'estero nel 2013, in crescita del 2,3% nella prima
metà del 2014. "Oggi l'export farmaceutico vale più di quanto paga il Ssn per i medicinali" commenta Emidio
Stefanelli, vicepresidente Farmindustria, presidente delle Pmi del settore e titolare dell'Istituto Biochimico
Nazionale Savio, che nel sito produttivo di Pomezia (60 dipendenti) ha visto crescere i volumi di produzione fi
no a toccare i 14,5 milioni di confezioni prodotte nel 2014 di cui l'89,6% in conto terzi. Punte di diamante il
Gruppo Aenova - leader mondiale del contract development and manufacturing - che ha acquisito lo
stabilimento ex-Pfi zer di Latina: "Siamo primi al mondo per la produzione di veterinari" - dice Angelo Gatto
(vicepresidente Animal Health Sales) - "E siamo in grado di gestire supply chain complesse a partire
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EXPLOIT DEL CONTO TERZI FARMACEUTICO : FATTURATO E
OCCUPAZIONE A TUTTA CRESCITA
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dall'acquisto del principio attivo fi no alla distribuzione del prodotto fi nito". Il tutto con oltre 400 dipendenti - 90
assunti nell'ultimo triennio - e circa 70 milioni di fatturato l'anno. Nella escalation delle eccellenze anche la
Bsp, sempre di Latina: "Siamo una delle pochissime aziende al mondo in grado di operare sulle nuove
generazioni di chemioterapici, i cosiddetti "target" - spiega Giorgio Ciacciarelli (Human Resources Director).
Inutile aggiungere che l'altissima qualifi cazione del personale addetto è una scelta obbligata, un personale
peraltro decisamente in crescita: dai 118 dipendenti del 2008 l'azienda ne conta oggi oltre 300 e ne annuncia
oltre 400 per il 2018, quando è atteso il raddoppio del fattutrato oggi a quota 110 milioni. Numeri ancor più da
capogiro per Patheon, affi liata italiana del gruppo DPx Holdings B.V., un colosso del conto terzi da 2 miliardi
di dollari di fatturato annuo. La performance a livello nazionale già nel 2013 si attestava a 164 milioni di euro
(il 14% del comparto): nel 2014 dovrebbe quotare 180 milioni di euro, per un totale di 1120 addetti,
equamente spartiti tra Monza e Ferentino. "Serviamo le prime 10 aziende al mondo", spiega Bianca Squeglia,
Executive director & general manager dallo scorso luglio a Ferentino, sito specializzato nella produzione di
specialità sterili, liquidi e liofi lizzati, dove nel 2015 saranno investiti 10 milioni di euro per l'ampliamento dei
Pharmaceutical development e services, lo sviluppo di formulazioni e processi farmaceutici. Anche in questo
caso si punta sulla tecnologia, sulla ricerca e sul personale: "Il contatto con le Università è fondamentale conclude Squeglia - e possiamo contare su capacità tecniche, competenze, creatività e capacità innovativa
che rendono straordinari i nostri professionisti". Lavoro e valore, dunque. L'hub è (quasi) tra noi. Per togliere
di mezzo il "quasi" la ricetta è quella di sempre: "Bisogna garantire la stabilità del quadro normativo,
migliorare l'effi cienza delle procedure, dare certezze su tempi e adempimenti - conclude Teruzzi. - E
dobbiamo applicare le regole Ue tutti allo stesso modo perché è con i sistemi paese di Francia, Germania e
Uk che dobbiamo confrontarci ogni giorno". (S.Tod.) Parole chiave Contract development and manufacturing,
conto terzi farmaceutici Aziende/Istituzioni Corvette, Ibn Savio, Aenova, Bsp, Patheon, Farmindustria
La farmaceutica nel Lazio: un settore di eccellenza in Italia e in Europa Fonte: elaborazioni su dati Istat,
Farmindustria Addetti nell'industria farmaceutica (in % sul totale dell'industria manifatturiera e valore assoluto)
PRIMA regione farmaceutica per export più di 7 mld di vendite all'estero nel 2013, in crescita del 2,3% nella
prima metà del 2014 SECONDA regione farmaceutica italiana oltre 50 aziende farmaceutiche 14.500 addetti
farmaceutici e altri 6.500 dell'indotto al secondo posto nella R&S 1.075 addetti R&S e 280 milioni di € investiti
(circa il 30% di tutte le imprese) 0 10 20 20 20 19 16 15 13 12 11 10 30 N° (.000) L C H D L S a T K C d
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Prosegue il dibattito sul patent linkage. Assogenerici espone la sua linea contro le rendite di posizione e
saluta con favore le recenti sentenze dei tribunali amministrativi italiani
Jameela Di Pinto responsabile area Affari Legali di Assogenerici
Il cammino compiuto dal farmaco generico in Italia in questi anni ha sempre visto la tematica della protezione
brevettuale al centro del dibattito. Da un lato le aziende originator, i cui legittimi interessi risiedono nella tutela
della proprietà intellettuale al fi ne di recuperare gli investimenti fatti nello sviluppo dei farmaci, dall'altro lato le
aziende produttrici di farmaci generici equivalenti, anche esse impegnate in importanti investimenti e per le
quali la possibilità di accedere al mercato il giorno dopo la scadenza brevettuale è lo snodo vitale che ne
determina la sopravvivenza in un mercato estremamente competitivo. L'Autorità regolatoria nazionale, d'altro
canto, ha la responsabilità primaria di garantire che ogni farmaco immesso in commercio rispetti tutti i
requisiti di qualità, sicurezza ed effi cacia, ma anche quella, non certo secondaria, di gestire l'equilibrio della
spesa farmaceutica pubblica. In questo senso la tutela brevettuale ha assunto, fin dal momento dell'arrivo dei
farmaci generici in Italia, una rilevanza fondamentale. Recentemente, come correttamente osservato dalla
collega Laura Orlando dello studio legale Simmons & Simmons (si veda AboutPharma n°123 n.d.r.) la tutela
brevettuale sui medicinali è tornata sotto i rifl ettori per la recente sentenza del Consiglio di Stato n. 4394 del
27 agosto 2014 (Rg. n. 558/2014) i cui principi, a dire il vero, non rappresentano il carattere dell'innovatività
nell'ambito dei precedenti giurisprudenziali in materia. La giustizia amministrativa italiana, sin dalla prima
importante ordinanza del Consiglio di Stato del 27 luglio 2010, relativa al principio attivo latanoprost, ha infatti
sempre aff ermato i principi cardine della legislazione europea, in base ai quali gli enti regolatori, nel
concedere l'Aic (Autorizzazione all'immissione in commercio), il prezzo e la rimborsabilità devono solo
occuparsi dei profi li di qualità, sicurezza ed effi cacia dei medicinali. In altri termini, i giudici amministrativi
hanno ribadito più volte che l'Aifa, nella emissione dei propri provvedimenti riguardo all'autorizzazione
all'immissione in commercio dei medicinali generici, non deve tener conto in alcun modo dei profi li brevettuali
relativi ai medicinali originatori e che l'inserimento dei corrispondenti medicinali generici nella lista di
trasparenza non deve essere subordinato a verifi che sulla sussistenza o meno di privative industriali di terzi.
Nonostante ciò, il legislatore italiano non si è preoccupato di mantenere nel proprio ordinamento una norma,
quale l'articolo 11.1 del cosiddetto Decreto Balduzzi, che rappresenta, senza alcun dubbio una nuova forma
di "patent linkage". Il Consiglio di Stato, con la recente sentenza sopra richiamata, nel fornire le linee guida
interpretative sulla norma del Decreto Balduzzi, non fa altro che circoscrivere l'ambito di applicabilità della
disposizione, chiarendo che solo i medicinali coperti da un brevetto sul principio attivo (e non anche brevetti
di formulazione, procedimento etc.) godono del benefi cio concesso dall'articolo 11.1 e, quindi, solo in questi
casi sarebbe concesso il mancato inserimento dell'equivalente generico in Lista di Trasparenza (di fatto
privando il generico del regime di rimborsabilità a carico del Ssn) e l'inserimento nella classe C(nn) fi no alla
scadenza del brevetto. Sebbene l'importante aff ermazione di tali principi - espressi anche in altri precedenti
giurisprudenziali dei tribunali amministrativi regionali - gli eff etti pregiudizievoli di tale norma, consistenti
nell'ostacolare il libero accesso al mercato per le aziende genericiste, permangono e sono del tutto evidenti.
Non a caso, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con la recente Segnalazione del 2014 è
dovuta tornare sulla questione - in prima battuta, si ricorda il precedente intervento dell'Autorità del 2012,
purtroppo rimasto inevaso - proponendo espressamente l'abrogazione dell'ultimo periodo del citato articolo
11.1 del cosiddetto decreto Balduzzi, nella parte in cui subordina l'inserimento dei medicinali equivalenti nel
Prontuario farmaceutico nazionale alla data di scadenza del brevetto o del certifi cato di protezione
complementare della specialità di riferimento. Secondo l'Autorità Garante, infatti, l'obiettivo da perseguire è
quello di "accelerare l'accesso al mercato dei farmaci generici, evitando di subordinare l'inserimento dei
farmaci generici nella cosidetta "Lista di Trasparenza" (ai fi ni del rimborso a carico del Ssn) alle date di
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PERCHÈ VA ABROGATO L'ARTICOLO 11.1 DEL DECRETO BALDUZZI
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scadenza brevettuale indicate dal ministero dello Sviluppo Economico. In tal modo, infatti, si subordina la
procedura di concessione delle autorizzazioni per l'immissione in commercio di farmaci generici alla
risoluzione di eventuali dispute inerenti presunte violazioni della proprietà industriale e commerciale, così
ritardando l'ingresso nel mercato di tali farmaci". Tale obiettivo, ritenuto strategicamente importante
dall'Autorità, non a caso è stato inserito anche tra gli interventi richiesti dall'Antitrust nelle "linee per il disegno
di legge sulla concorrenza", ad oggi non ancora approvato. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che
attualmente si assiste ad un orientamento interpretativo, sia da parte degli organi di giustizia amministrativa,
che da parte dell'Autorità, concorde nel ritenere prioritario garantire i principi di par condicio e di più ampia
concorrenza, pur sempre nel rispetto della normativa a tutela della proprietà intellettuale. Al riguardo, si
osserva come la tutela brevettuale e le norme che la disciplinano non sono mai state messe in discussione
dalle azioni intraprese dalle aziende genericiste, né tantomeno dalle pronunce dei giudici amministrativi,
intervenute esclusivamente negli ambiti delle proprie competenze. L'intervento dei giudici amministrativi,
infatti, si è reso necessario per contrastare l'azione giudiziaria delle aziende titolari di brevetto, diretta ad
eccepire presunti vizi di illegittimità delle decisioni amministrative dell'Aifa nel rilascio delle autorizzazioni
all'immissione in commercio dei farmaci generici, al solo scopo strategico di ritardare l'immissione in
commercio di questi ultimi. Per tali motivi, il percorso oggi intrapreso dalle istituzioni e dagli organi giudiziari
amministrativi, orientato a richiamare il rispetto di regole trasparenti, a garanzia del diritto e della libertà di
concorrenza, risponde all'esigenza di ripristinare una certezza del diritto e di ricondurre nei corretti ambiti le
questioni discusse. In altri termini, non vi è alcun dubbio che la tutela brevettuale rappresenti un diritto
fondamentale per favorire la competizione fondata sull'innovazione di prodotto - da qui l'intero impianto
normativo vigente a garanzia di ciò - ma tale sistema non deve tradursi in un artifi cioso meccanismo diretto a
prolungare situazioni di monopolio e rendite di posizione, impendendo di fatto il processo di apertura alla
concorrenza del mercato farmaceutico, come osservato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del
Mercato. Per tali motivi ci auguriamo che i principi espressi oggi dalla prevalente giurisprudenza, nonché da
ultimo dall'Autorità Garante, conducano nell'immediato all'abrogazione del vigente articolo 11.1 sopra citato
del c.d. decreto Balduzzi e siano in grado di scongiurare una volta per tutte eventuali futuri interventi
legislativi in materia. Parole chiave Patent linkage, Decreto Balduzzi, brevetti, generici Aziende/Istituzioni
Assogenerici, Simmons & Simmons, Aifa, Ssn, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
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Per l'86% dei farmacisti continentali (fonte Eahp) la questione è grave e diffi cile da aff rontare. Servirebbe
una regolamentazione sovranazionale. Buone pratiche in Usa, Olanda e Italia
Cristina Tognaccini AboutPharma and Medical Devices ctognaccini
Per l'86% dei farmacisti ospedalieri europei la carenza di farmaci è un problema quanto mai attuale e
costante. Lo rileva un rapporto dell'Associazione europea dei professionisti (Eahp) che ha esaminato le
esperienze di oltre 600 farmacisti ospedalieri in 36 Paesi del Vecchio Continente. In Italia in particolare il
fenomeno è stato segnalato come importante dal 77% degli intervistati. Il problema però ha dimensioni globali
e va avanti ormai da diverso tempo. "Paesi come gli Stati Uniti e l'Olanda hanno fatto passi importanti per
cercare di arginare il fenomeno - sottolinea l'Eahp nel documento - sia rispondendo a livello normativo, sia
documentando queste diffi coltà. Tuttavia in Europa manca una conoscenza e una segnalazione adeguata
della carenza di farmaci e di conseguenza l'adozione di misure di regolamentazione internazionali". Da qui
l'esigenza di stilare un rapporto che serva come risposta alla mancanza d'informazioni, progettato per fornire
ai responsabili politici e decisionali un quadro chiaro della situazione, per valutare adeguatamente la natura e
le soluzioni del problema. UN TREND IN AUMENTO? Dall'indagine emerge come episodi di carenza di
farmaci si verifi chino soprattutto con cadenza settimanale (per il 45,2% degli intervistati), e in misura ridotta
giornalmente e mensilmente (rispettivamente 21,2%). Rispetto alla stessa indagine condotta lo scorso anno è
aumentata la frequenza giornaliera, il che fa pensare come il trend sia in aumento. In Europa i Paesi dove la
carenza quotidiana di medicine è più alta sono Malta (72,7%,) e Danimarca (47,8%). A questo proposito gli
autori scrivono come l'imprevedibilità della carenza e la mancanza di informazioni fornite agli operatori
sanitari rendano sempre più diffi cile pianifi care strategie per fornire i farmaci ai pazienti. ANTIBIOTICI IN
TESTA I farmaci maggiormente interessati al fenomeno sono soprattutto gli agenti antimicrobici, i farmaci
oncologici, di emergenza, cardiovascolari e anestetici. In Italia in particolare i farmacisti hanno segnalato
scorte limitate di amoxillicina e linezolid tra gli antibiotici, labetalolo tra i cardiovascolari, cisplatino,
metotrexato e oxaliplatino tra gli oncologici. A essere più colpiti, sempre secondo quanto riportano gli
intervistati, sono i farmaci originator segnalati come mancanti per il 51,8% del campione, mentre i generici
sono stati indicati dal 36,5 per cento. I CANALI DI APPROVVIGIONAMENTO Il principale canale di
acquisizione dei farmaci per le farmacie ospedaliere europee sono i grossisti (per il 46,3%), seguiti dalle
aziende farmaceutiche produttrici di farmaci originator (39,8%), e aziende farmaceutiche produttrici di farmaci
generici (12%). Con una diff erenza geografi ca tra Nord e Sud nel Vecchio Continente. Mentre per l'Europa
nord-orientale, infatti, la principale fonte di approvvigionamento dei farmaci è l'industria farmaceutica, nella
parte sud-occidentale prevalgono i grossisti. Tra le possibili ragioni gli autori citano una maggior
concentrazione di industrie farmaceutiche in Europa occidentale, ed eventuali meccanismi di prezzo che
favoriscono l'acquisto di farmaci all'ingrosso in Europa orientale. Rispetto all'indagine condotta lo scorso
anno, inoltre, la fornitura direttamente dall'industria farmaceutica (combinando generici e originator) è passata
dal 46% al 52%, indicando che è in aumento negli ospedali europei. L'INDICE PUNTA I GROSSISTI Alla
domanda "Da quale fonte di approvvigionamento esterno di farmaci, il vostro ospedale incontra più
frequentemente problemi?" (si veda il grafi co in pagina) il 43,6% degli intervistati ha dichiarato che la
maggior parte dei problemi proviene dai grossisti, il 13,5% dalle aziende generiche, il 38,4% dalle aziende
originator, e infi ne il 4,5% dalla industrie "speciali". Benché il 67,3% degli intervistati abbia dichiarato di
riuscire a fornire un trattamento alternativo per i pazienti, nel caso che la terapia d'elezione scarseggi,
l'impatto del fenomeno sul trattamento dei pazienti non è da sottovalutare. Il pericolo principale è che le
terapie siano ritardate e in alcuni casi anche interrotte. Non meno importanti sono i rischi di andare incontro a
eff etti collaterali non necessari e il deterioramento delle condizioni generali. Senza considerare il tempo
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CARENZA DI FARMACI IN EUROPA: UN PROBLEMA TUTTO DA
RISOLVERE
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sprecato dai farmacisti (almeno 15 ore a settimana) per trovare forniture alternative, l'aumento dello stress e
della confusione. E infi ne l'impatto sui bilanci degli ospedali, gravato dall'utilizzo di farmaci spesso più
costosi, procurati come alternativa alla terapia segnalata. Per fronteggiare il problema la maggior parte dei
farmacisti (82,9%) ha dichiarato di informare il medico prescrittore per farsi consigliare un'alternativa, mentre
il 35,1% del campione ha dichiarato di sostituire direttamente il trattamento con un farmaco alternativo
disponibile, senza consultare il medico o il paziente. Il 65,8% ha valutato quando l'off erta sarebbe stata
ripristinata e pianifi cato di conseguenza. Il 67% ha tentato di procurarsi la medicina da un fornitore
alternativo, anche in un altro paese. L'AIFA DÀ IL BUON ESEMPIO Per quanto riguarda le soluzioni adottate
fi nora all'interno degli ospedali per ridurre al minimo l'impatto sulla cura del paziente, un approccio comune è
stato quello di creare strumenti di comunicazione per informare i medici e altri operatori sanitari della
situazione. Da una parte infatti c'è la necessità da parte dei farmacisti di fornire le giuste informazioni a medici
prescrittori, infermieri e pazienti, ma anche di ricevere informazioni corrette sul motivo per cui vi è carenza di
un farmaco, quali alternative sono disponibili e per quanto tempo di protrarrà il problema. Solo pochi paesi si
sono attivati in modo da coprire questa esigenza su base nazionale, tra cui l'Italia e l'Olanda. Nel nostro
Paese infatti, il sito web dell'Aifa, emette regolarmente aggiornamenti sulle carenze e fornisce bollettini
mensili sui farmaci mancanti, comprese informazioni sul nome del farmaco, generico o originator,
formulazione, titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio, data a partire da cui risulta mancante,
la motivazione, una data stimata di risoluzione del problema, e se vi è un'alternativa o no. LE POSSIBILI
SOLUZIONI "Due cose mi sconvolgono sul problema della carenza di farmaci in Europa - ha aff ermato il
presidente dell'Eahp Roberto Frontini - la sua diff usione e l'impatto che sta avendo sulla sicurezza e il
benessere dei pazienti. Per troppo tempo il problema non è stato aff rontato, ma ora è arrivato il momento di
farlo, per coloro che hanno la responsabilità di proteggere i cittadini europei dalle minacce sanitarie
transfrontaliere. Abbiamo bisogno di sistemi evoluti per garantire la comunicazione anticipata di interruzioni di
fornitura, che specifi chino le cause, la durata e le alternative disponibili. Servirebbe che l'Agenzia europea
per i medicinali sviluppasse una banca dati dei farmaci carenti in tutta Europa, replicando quanto già fatto
dalla sua controparte americana. Abbiamo bisogno di criteri per un'equa distribuzione in caso di penuria, in
base alle esigenze dei pazienti e non agli interessi commerciali. Infi ne, abbiamo bisogno che la
Commissione europea s'impegni nel condurre indagini e trovare soluzioni. Come chiarisce il nostro rapporto,
la carenza di farmaci è una minaccia per la salute che non guarda alle frontiere, ed è il momento che l'Unione
europea agisca". Parole chiave Carenza farmaci, distribuzione Aziende/Istituzioni Eahp, Aifa
I fornitori ospedalieri più "problematici" Countries and which source of supply shortages are most commonly
associated with. N=356 (Fonte Eahp, 2014) I L S I S G P S P N L A U B C R B T M E I R G D S T N F F C B
H H S 100% 90% 80% 70% 60% 40% 20% 10% 50% 30% 0 Wholesaler Pharma Company Generic
Company Specials
PERSONAGGI
1 articolo
10/12/2014
About Pharma and Medical Devices - N.124 - dic/gen 2015
Pag. 62
Anche i parlamentari contro la malattia
Promuovere e sostenere una legislazione innovativa per la regolazione delle attività di prevenzione e
gestione del diabete. Introdurre nell'attività legislativa, amministrativa e di governo, ogni possibile azione volta
a ridurre le disuguaglianze per l'accesso all'informazione e alla cura del diabete e promuovere e sostenere la
sensibilizzazione di attività volte all'educazione sanitaria, anche attraverso seminari e convegni, con
particolare riguardo ai minori e alle loro famiglie. Tutto questo, partendo dalle esigenze reali dei pazienti.
Nasce con questa mission l'intergruppo parlamentare "Qualità della vita e diabete", promosso dai
parlamentari Luigi D'Ambrosio Lettieri e Lorenzo Becattini, referenti della XII Commissione rispettivamente al
Senato e alla Camera. Un'iniziativa voluta e pensata per sensibilizzare l'agenda del Governo sulle tematiche
di prevenzione e promozione dei corretti stili di vita, così da ridurre l'impatto sociale ed economico del
diabete. Questa patologia, infatti, "è oggi un problema di dimensioni sociali. La drammatica diffusione
registrata negli ultimi decenni a livello mondiale - afferma Becattini - la rendono una delle più diffuse malattie
del nostro tempo". La nascita del primo intergruppo dedicato al diabete, continua il deputato, "ha lo scopo
istituzionale di creare un ponte concreto con tale realtà, partendo dal basso e cercando di intervenire anche
sull'impatto che la malattia ha nella famiglia in cui è presente una persona con diabete". L'intergruppo conta
già 12 adesioni nei due rami del Parlamento: per il Senato ci sono Laura Bianconi e Maria Rizzotti; per la
Camera, invece, Tiziano Arlotti, Cristina Bargero, Paola Binetti, Salvatore Capone, Umberto D'Ottavio, Mario
Sberna, Pierpaolo Vargiu e Giuseppe Zappulla. Secondo Becattini le adesioni non si fermeranno qui:
"contiamo di acquisirne altre a breve", afferma, prima di annunciare che entro la fi ne del 2014 "ci riuniremo
per defi nire subito un piano di intervento per il 2015". "L'istituzione di questo intergruppo parlamentare aggiunge D'Ambrosio Lettieri - pone le premesse indispensabili per un'azione comune, al di là delle
appartenenze politiche, perché l'intervento di prevenzione, innanzitutto, possa rivelarsi davvero effi cace". E
aggiunge che "i punti imprescindibili al centro del nostro programma sono controllo, prevenzione, promozione
delle buone prassi, collaborazione interprofessionale, pari accesso a cure e informazione su tutto il territorio
nazionale". Proprio sull'informazione vengono puntati i rifl ettori. Durante la presentazione dell'intergruppo,
infatti, sono state anche consegnate al sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, le priorità emerse dal
progetto #5azioni, frutto delle conversazioni in Rete promosse da Sanofi, alle quali hanno partecipato
rappresentanti di associazioni, professionisti della salute, istituzioni, giornalisti, mondo dello sport e
community online. Le priorità sono state vagliate dal Comitato scientifi co composto da Enzo Bonora della
Società italiana di diabetologia, Nicoletta Musacchio dell'Associazione medici diabetologi, Andrea
Scaramuzza della Società italiana endocrinologia diabetologia pediatrica, Lorenzo Greco della FandAssociazione italiana diabetici, Alessandra Bosetti di Agd Italia coordinamento tra le associazioni italiane
giovani diabetici e da Emanuela Baio del Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete. La
proposta consegnata a Vito De Filippo, da Elia Reseghetti, un giovane di 18 anni malato di diabete e
testimonial del Comitato scientifi co del progetto #5azioni, è chiara e decisa: "dare vita a una massiccia
campagna pubblica, che per un anno intero veicoli, ogni giorno, messaggi brevi e chiari in grado di puntare i
rifl ettori sui diversi aspetti del diabete, per sensibilizzare l'opinione pubblica" su una patologia che solo in
Italia colpisce 4 milioni di persone. De Filippo ha accettato la richiesta avanzata: "sono qui - dice - per
assumermi un impegno importante, quello della collaborazione del Governo con il Parlamento. Abbiamo
sempre il dovere di farlo, ma in questo caso in particolare quando l'azione che si vuole intraprendere ha una
tale importanza". Secondo De Filippo "questo tipo di patologia è meglio curabile se la prevenzione viene
rafforzata". Oltre alla salute, poi, la prevenzione "incide positivamente anche sulla sostenibilità e sul sistema fi
nanziario". E riferendosi all'intergruppo, aggiunge: "avere un coordinamento in queste materie può avere
effetti molto positivi". Nel corso della presentazione dell'intergruppo, avvenuta a Roma presso la Camera dei
PERSONAGGI - Rassegna Stampa 11/12/2014
67
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Focus OVERVIEW
10/12/2014
About Pharma and Medical Devices - N.124 - dic/gen 2015
Pag. 62
PERSONAGGI - Rassegna Stampa 11/12/2014
68
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Deputati, Mario Merlo, direttore della Divisione Diabete di Sanofi Italia, ha voluto porre l'accento sulla parola
"ascolto". Nell'era dei social network e della condivisione "abbiamo deciso di dare vita a un confronto online
ascoltando le differenti comunità di persone con diabete e i loro bisogni non sempre conosciuti, ispirando un
luogo tra virtuale e reale di dibattito con tutti i soggetti coinvolti". E proprio da questo confronto durante le
conferenze online del progetto #5azioni è stata messa a punto la proposta consegnata nelle mani del
sottosegretario De Filippo. Parole chiave Diabete, #5azioni Aziende/Istituzioni Camera dei Deputati, Senato
della Repubblica, Sanofi, Società italiana di diabetologia, Associazione medici diabetologi, Società italiana
endocrinologia diabetologia pediatrica, Fand-Associazione italiana diabetici, Agd Italia, Comitato nazionale
per i diritti della persona con diabete

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