FILE 1 - Alphaville

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FILE 1 - Alphaville
INTERVISTA ESCLUSIVA A MARIAN GOLD (14.10.97) DA PARTE DEL NOSTRO FAN
CLUB (moderatore Alessandra Montrucchio)
Allora Marian, devi sapere che tutte le domande che ti farò me le hanno mandate i fans italiani,
quindi scusa se questa intervista sarà un po’ confusa e se ci saranno tanti argomenti di cui
parlare. Bene, ecco la prima domanda: state lavorando su un nuovo album?
Io sto ancora pensando a un’idea per un nuovo album e non è ancora chiaro cosa faremo.
L’unica cosa è che io sto già lavorando su nuove canzoni, ma non sono sicuro della direzione
che prenderanno gli arrangiamenti di questo tipo di musica. Insomma, c’è molto materiale su
cui ho lavorato negli ultimi mesi. Se tutto va bene, inizierò a lavorarci all’inizio dell’anno
prossimo, forse a gennaio. È molto difficile definire in che direzione andremo. Ma sarà molto
diverso da quello che abbiamo fatto in Salvation. Questo di sicuro.
Okay, allora parliamo di Salvation: pensi che la promozione dell’album sarebbe stata
più efficace, se ci fosse stato un video?
Le attività promozionali le organizza la casa discografica, fondamentalmente. E forse abbiamo
qualche opinione diversa su come fare promozione, infatti ne abbiamo discusso molto, perché
io credo che il modo in cui la casa discografica sta facendo promozione non sia il migliore per
noi. Ma è sempre una questione di soldi; voglio dire, un video costa un mucchio di soldi, più o
meno fra i 70.000 e i 100.000 marchi, quindi è un investimento. Penso che un video ci
aiuterebbe perché ci sono canali come VIVA [una specie di Videomusic tedesco, n.d.t.], MTV
eccetera. Ma è una decisione che dipende dalla casa discografica. Quindi il mio parere è
probabilmente diverso dal loro.
Restiamo su Salvation: perché avete scelto Wishful Thinking come primo singolo, e
non Inside Out o Guardian Angel?
Be’, non so. Voglio dire, probabilmente ognuno ha la sua scelta preferita; personalmente, io
credo che avrei scelto New Horizons: abbiamo già fatto una versione piuttosto interessante che
potrebbe andare bene come singolo. Ma di nuovo, scegliere un singolo è una cosa difficile da
fare e sono coinvolte molte persone. Noi abbiamo pensato che Wishful Thinking e Flame
fossero le canzoni più commerciali dell’album e che potessero essere la giusta presentazione
dell’album.
La musica di Guardian Angel è stata scritta negli anni Ottanta? Un fan ha la
sensazione che l’atmosfera della canzone sia anni Ottanta, anche se con un sound
anni Novanta...
Personalmente, ho problemi a creare questo tipo di sezioni: Ottanta, Novanta, Settanta o
cos’altro...noi abbiamo fondato gli AV negli anni Ottanta e abbiamo un nostro sound, ma non è
un sound anni Ottanta. È solo la nostra identità musicale, non una categoria. Probabilmente,
nessuno chiederebbe ai Rolling Stones o agli U2 come scrivono canzoni. Seguono il loro
carattere.
A proposito, lo sai che agli U2 gli AV piacciono molto?
No, non lo sapevo... ma a me gli U2 piacciono molto, quindi è fantastico se è davvero così.
Perché il titolo Salvation?
All’inizio volevamo chiamare l’album Inside Out, perché questa canzone ne rappresenta bene
un aspetto; soprattutto il testo esprime molto bene una tensione che è propria di tutto l’album.
Ma l’abbiamo chiamato Salvation perché era così che ci sentivamo... quando siamo andati in
Francia a scrivere l’album, non avevamo progetti, né idee; non abbiamo fatto altro che andare
là e iniziare, semplicemente, senza demo, senza testi, niente. E dopo aver finito l’ultima
canzone ci sentivamo come delle specie di sopravvissuti, sì, e così abbiamo pensato che
Salvation fosse un buon titolo.
A proposito di titoli, quello originale di Guardian Angel era Nightguard. Perché l’avete
cambiato?
Perché avrebbero potuto esserci delle polemiche su quel titolo: la parola "nightguard" non
esiste in inglese, proprio non compare nel dizionario, per cui mi sono messo a cercare una
parola esistente che potesse spiegare la stessa situazione, quella di qualcuno che veglia
accanto al letto una persona molto malata. Ecco perché l’abbiamo cambiato.
Passiamo a Control. Non so se conosci Ice MC, è un cantante o una band che fa
musica techno... credo che sia una produzione italiana. Comunque, la linea delle
tastiere in Control assomiglia molto a quella di Think about the way, una canzone di
Ice MC, appunto. Ma forse non ne sapevi niente.
No, non lo sapevo. Ma quella linea di tastiere è tipica di molte canzoni. Quando hai quel giro di
accordi e vuoi suonare una linea ritmica, è praticamente naturale usare quel ti-ti-ti-ti... Quasi
di sicuro ci sono passaggi simili anche in altre canzoni degli AV.
Ti farò ascoltare la canzone di Ice MC.
Okay. Spero che sia una bella canzone.
È una bella canzone techno, adatta per fare aerobica o per ballare in discoteca.
Magnifico...
Ma certo, perché no? Vabbe’, torniamo a noi... perché Astral Body e If the audience is
listening non fanno parte di Salvation?
Perché avevamo scritto un gruppo di canzoni e Astral Body e If the audience is listening non
facevano parte di quella sessione: le avevo scritte prima di andare in Francia e abbiamo voluto
scegliere soltanto canzoni della sessione che abbiamo realizzato in Francia tutti insieme.
Volevamo avere una selezione di canzoni che avessimo scritto tutti e tre insieme.
Adesso non posso fare a meno di chiederti come mai Ricky non fa più parte degli
AV...
La ragione è molto semplice, vive nel sud della Francia. Lì ha la sua famiglia e il suo studio, e
lui preferisce sul serio stare a casa con la sua famiglia, lavorare lì, essere lì. Per lui era dura
organizzarsi per andare in concerto o per fare promozione eccetera, e così ha deciso che
Salvation sarebbe stato il suo ultimo album con gli AV. La sua strada ha preso una direzione
diversa. Non ci sono stati litigi o cose del genere fra noi. È andata così e basta, siamo stati
insieme per un bel po’ di anni e adesso quell’epoca è finita. Ci muoviamo verso nuovi campi.
E magari lavorerete ancora insieme.
Sì, è probabile. Non vedo perché no, potrebbe essere.
Cambiamo argomento: avete quealche progetto per i fans? Il party, un nuovo fanclub
internazionale...
tiamo riorganizzando tutto il fanclub. In effetti, non ci sarà più un fanclub organizzato dalla
band. Ci sono abbastanza fanclub locali e io sono un convinto sostenitore della
decentralizzazione. Ecco quello che faremo: abbiamo la pagina web organizzata da Tobias e
Monika e ci terremo in costante contatto con Tobias e Monika, dando loro tutte le
informazioni... capisci, noi passeremo le novità a Tobias e lui le pubblicherà nella pagina web.
La pagina web sarà il nostro contatto coi fans e spero che nel prossimo futuro troveremo un
merchandiser professionale che si occupi di mandare il materiale ai fans. Quindi tutto sarà
molto diverso, in un certo senso.
Tanto per saltare di palo in frasca... è vero che l’album Forever Young ha avuto dei
problemi o forse non è proprio stato pubblicato nella Germania dell’Est per motivi
politici?
Non era Forever Young. Si trattava della pubblicazione nella Repubblica Democratica Tedesca,
credo che fosse il 1986 o giù di lì, di un album che era una compilation dei primi due album,
Forever Young e Afternoons in Uto-pia. In effetti furono escluse, se non mi sbaglio, due
canzoni che non erano "politically correct" per la DDR, e cioè Summer in Berlin e To Germany
with Love, per ragioni che sono ovvie...
E adesso una domanda di Alessandra Bertaggia: ha tradotto un libro scritto da una
fan, Carola di Friburgo. Forse conosci questo libro: Carola è una fan che si innamora
di te e fa di tutto per incontrarti...
Sì, conosco quel libro.
La Bertaggia lo odia e vorrebbe conoscere la tua opinione.
A me piace, perché è scritto con un grande senso dell’umorismo. Ci sono alcune affermazioni
sugli AV che non sono molto positive, ma non m’importa. Alla fin fine, è un libro molto aperto,
molto sincero, e ha questo senso dell’umorismo che secondo me è grandioso. Carola l’ha
scritto come fan degli AV, ma è una fan molto critica. Amo i fans che sanno criticare la band e
hanno le loro idee e non pendono dalle nostre labbra. Penso che sia ottimo quando i fans
hanno le loro opinioni sulle cose, magari diverse dall’opinione mia o di Bernhard. È fantastico.
Quanto al libro, affronta anche altri temi che rendono la comunicazione ancora più
interessante.
Torniamo alle canzoni degli AV: a me piacciono brani come Heaven or Hell o molti di
Prostitute non solo per la musica ma anche per i testi. In Salvation, alcuni versi sono
più banali di altri in altre canzoni...
Okay. Qual è la domanda?
Be’, la domanda è...
Perché gli AV?? Perché i testi di Salvation fanno così schifo??
No, no, ma... perché un ritorno allo stile di Forever Young?
Oddio, non so. A volte dipende dalla musica, immagino. Dipende dagli stimoli che mi arrivano.
Una canzone è qualcosa di molto diverso da una poesia e forse soprattutto in Prostitute i testi
erano come poesie. Qui invece sono solo testi di canzoni. E siccome molta musica in Salvation
è molto lineare, anche i testi sono un po’ così. Quando li ho scritti, ho provato a tornare a
definizioni molto semplici delle cose, definizioni che mi affascinavano quando scrissi i testi di
Forever Young. Ero molto interessato a cose triviali, banali le quali, messe in un contesto,
potevano esprimere molto più di quello che ci si potesse aspettare a una prima lettura. I testi
di Salvation sono molto più triviali soprattutto di quelli di Prostitute, che è un album molto
diverso, è una specie di poema. Salvation torna ai veri e propri testi per canzoni. Per esempio
New Horizons: le parole mi piacciono molto e sono probabilmente le più banali dell’intero
album. Sono versi molto semplici, brevi, autoesplicativi, ma nella loro semplicità comunicano
con la musica, che è a sua volta molto grande e potente ma anche molto semplice e ingenua,
in un certo senso. E io ho provato a scrivere versi ingenui, perché la storia che si legge in New
Horizons è forse la storia o la biografia di tre persone molto ingenue, e io non ho fatto altro
che cercare di riflettere tutto questo. E un altro testo che mi piace molto è quello di Guardian
Angel...
Piace anche a me.
Bene. Allora quali testi non ti piacciono? Forse Flame?
Flame. Magari non tutta la canzone, parlo solo di qualche verso. Forse è diverso se
una canzone è tutta banale, può avere un significato che non è banale. Ma magari
una canzone ha solo un verso banale e uno lo nota...
Flame però non è un buon esempio. Un buon esempio per quello che voglio dire è Wishful
Thinking. I suoi versi sembrano abbastanza banali, ma c’è un verso che cambia
completamente il significato di tutti gli altri ed è "Sometimes I wish that you were dead". E
forse è stato un errore cambiare il titolo della canzone, perché allontana un po’ dal significato
del testo. Ma questo è esattamente quello che voglio dire. Se metti un verso come quello in
una serie di frasi banali, cambi il significato di quelle frasi, almeno un po’, le trasformi in
qualcos’altro. E questo è ciò che ho provato a fare con il testo di Wishful Thinking. È una
canzone d’amore, ma la situazione che descrive è piuttosto interessante: la situazione di
qualcuno che ha lasciato la sua amante e adesso inizia a pensare che probabilmente ha
commesso un errore. Penso che sia interessante e molto contraddittorio. Soprattutto questa
canzone è più contraddittoria e interessante di quanto molti potrebbero pensare se non
riflettono a lungo sul testo. Ci sono molte cose nascoste, molte righe fra le righe.
Okay. E adesso un fan vorrebbe sapere se farete mai una compilation dei lati B.
C’è tanto di quel materiale che si è accumulato nel corso degli anni, ed è così difficile... cioè, io
lavoro costantemente sulla musica e a volte non ho proprio tempo di realizzare tutti i progetti.
A volte penso "Sì, forse è il momento giusto per remixare e fare una compilation di lati B", ma
poi c’è di nuovo qualcos’altro da fare che sembra più interessante, oppure ci sono i concerti...
Gli AV sono un po’ come una puttana, no?, e sono molto dispiaciuto per questo, ma è il
carattere della band. Le cose stanno semplicemente così, non ho scuse. Continuo a pensare
che la faremo, questa compilation, ma non posso dire quando.
Nel prossimo millennio... a proposito di compilation: avete avuto la vostra First
Harvest, magari ci sarà una Second Harvest. Un fan vorrebbe sapere quali canzoni
metteresti in questa Second Harvest.
Sto pensando a una compilation che comprenda canzoni che, anche se magari non sono le più
famose, sono comunque importanti e appartengono davvero al migliore materiale che abbiamo
scritto. Sarebbe abbastanza interessante fare una compilation del genere. Ma d’altra parte so
che le opinioni su quali siano le canzoni migliori sono talmente diverse che io posso solo offrire
il mio gusto personale, e questo potrebbe causare qualche problema. La gente ascolterebbe la
mia scelta e direbbe "Perché l’hai fatto, perché hai scelto queste canzoni, è assurdo". Sarebbe
una selezione di canzoni molto personale, e forse la realizzeremo insieme alla compilation di
lati B. Personalmente, la maggior parte dei lati B mi piace molto, ci sono alcuni pezzi musicali
parecchio interessanti.
Bene, credo di averti chiesto anche troppo. Grazie mille, Marian.
Grazie a te.
L’INTERVISTA (1999) - Traduzione di A. Montrucchio
Cominciamo dal nome: a cosa si riferisce e che cosa l’ha ispirato?
Marian: Alphaville è il nome di un film che Godard girò negli anni Sessanta. Un computer (o
meglio, come si diceva allora, un cervello elettronico) controlla la città di Alphaville, che poi
ovviamente è Parigi. Eddie Constantine interpreta il famoso Lemmy Caution, un agente segreto
che deve liberare la città dal dominio del cervello elettronico. Il nome Alphaville sembrava
romantico, noi amiamo Parigi, io sono un fan di Eddie Constantine e noi tutti allora avevamo
enormi problemi a usare i computer – e ne abbiamo ancora oggi... insomma, c’erano senz’altro
molte ragioni per chiamare Alphaville il nostro gruppo.
Qual è la storia della band? Da dove venite, quali erano i vostri progetti prima di
unirvi? Per favore, vorrei anche sapere i nomi completi dei membri del gruppo e qual
è il ruolo di ciascuno negli Alphaville.
Marian: Alla fine degli anni Settanta io studiavo pittura all’Accademia di Belle Arti di Berlino.
Nel 1977, quando la rivolta punk da Londra arrivò anche in Germania e chiunque sapesse
tenere la chitarra in mano e suonare tre accordi formava un gruppo, io cominciai a fare musica
con Bernhard e Michael. Il problema era che nessuno di noi sapeva suonare più di due accordi
e nemmeno tenere in mano una chitarra. Michael suggerì di risolvere il problema con le
macchine. Le nostre prime macchine furono una batteria elettronica Boss, un registratore a
cassette con cui facevamo i loop di basso e un Fender Rhodes (polifonico). Più tardi,
prendemmo anche un synth modulare monofonico Roland M-100, che costò a me a e Michael
quasi tutta la nostra collezione di dischi e anche la nostra base mobile – un vecchio pulmino
Volkswagen. Fu comunque un buon investimento, perché produsse la linea di basso in Big in
Japan, la seconda delle due canzoni che nacquero grazie a quello strumento (la prima si
chiamava A Bubblegum Event). Intanto Michael aveva lasciato il gruppo, e adesso era Frank il
terzo uomo degli Alphaville. Scrivemmo altre canzoni, cominciammo a suonare alle feste degli
amici, Bernhard metteva le nostre canzoni nella discoteca dove lavorava come dj, a tutti
piaceva la nostra musica (o così dicevano), la solita storia. Nel 1983 ottenemmo un contratto
con una casa discografica, tutto andava liscio, ecco. Il nostro primo singolo, Big in Japan, ebbe
un enorme successo. Dopo il primo album, Forever Young, Frank lasciò il gruppo e fu Ricky il
terzo Alphaville. Ci prendemmo una pausa. Nel 1986 uscì il secondo album, Afternoons in
Utopia. E contemporaneamente, qualcuno attraverso i media iniziò a lamentarsi che la nostra
musica non era più quella di Forever Young. Verissimo. Altrimenti sarebbe stato noioso. Ci
prendemmo una pausa più lunga. Nel 1989 uscì The Breathtaking Blue, un album decisamente
insolito, insieme a Songlines, un film che cercava di andare oltre l’estetica dei video normali.
Riuscimmo a lavorare con registi come Godfrey Reggio e i fratelli Lauenstein, che lo stesso
anno vinsero un Oscar per il miglior film d’animazione. Ci prendemmo una pausa ancora più
lunga. Nel 1995 è uscito Prostitute. La nostra casa discografica americana si è rifiutata di
pubblicarlo negli Stati Uniti, con quel titolo. Noi ci siamo rifiutati di cambiare il titolo. E intanto,
qualcuno attraverso i media ha iniziato a lamentarsi che eravamo degli zucconi tedeschi.
Verissimo. Ci prendemmo una pausa breve, almeno per i nostri standard. Nel 1997 è uscito
Salvation, il nostro ultimo album, per ora. Ricky ha lasciato il gruppo e io e Bernhard abbiamo
deciso di restare un duo. Niente "quarto terzo" uomo. Al momento stiamo lavorando a
un’antologia che si chiamerà Dreamscapes e che documenterà lo sviluppo musicale della band
a partire dal 1977. Bisogna saperlo: gli Alphaville sono come un iceberg. Un decimo della
montagna di ghiaccio emerge dal mare, il resto è nascosto alla vista, ed è questa la parte che
ora si rivela, risalendo in superficie all’oceano della musica pop. Bisogna provarla, la vera
faccia degli Alphaville. Questa è la risposta a tutte le domande, ma non preoccuparti, il viaggio
continua...
Quale musica vi ha influenzato di più?
Marian: Gli Alphaville sono in giro da parecchio, le mode vanno e vengono. All’inizio (dal 1978
all’83, più o meno), avevamo ovviamente i nostri idoli. Kraftwerk, Neu, Karel Fialka, Rupert
Hine, Japan, David Sylvian, Gary Numan, OMD, Duran Duran, ABC, Depeche Mode, Bowie,
Queen, Sparks, Heaven 17, Human League, Associates, eccetera. Ma poi abbiamo cercato un
nostro stile. Considero tutti i nostri album come un esperimento in questa direzione, e spero
che questo processo non finirà mai. Ripeterci ci annoia.
Che cosa ricordate degli inizi del synthpop, quando gli Alphaville sono apparsi sulla
scena?
Marian: C’era una sorta di spirito pioneristico, allora. Era il dopo-choc del 1977. C’erano molti
progetti musicali indipendenti, come The British Electric Foundation. Si tendeva a rendersi
indipendenti dalle grandi case discografiche, si chiedevano iniziative personali, e molti musicisti
si trasformavano in uomini d’affari. Tutto questo era nuovo, eccitante. Nello stesso periodo,
nacque MTV: diventò necessario girare dei video per sfondare, e girare un video costa. Così, la
produzione divenne un processo incredibilmente complesso, e le case discografiche, le uniche
ad avere risorse finanziare adeguate, presero il controllo. L’anarchia era morta. Che vergogna.
Solo adesso, da quando esiste Internet e a mano a mano che il suo ruolo si fa più importante,
il mercato musicale ha subito una scossa ancora più forte. Si sono perse molte energie
creative, ma ora molti artisti possono di nuovo essere indipendenti dalle grosse compagnie.
Quanto è stata importante, in ogni caso, MTV per farvi conoscere in America?
Marian: MTV è stato il nostro unico collegamento oltreoceano, visto che non abbiamo ancora
suonato negli States. Ma spero che questa situazione cambi presto.
L’industria musicale e/o i fans sono cambiati, rispetto a quegli anni?
Marian: Senza dubbio tutto cambia, continuamente. La seconda metà degli anni Ottanta ci ha
portato la world music e l’hip hop, i Novanta altri generi: techno, industrial, jungle,
drum’n’bass... ogni cambiamento ha generato una nuova scena musicale, ha espresso una
nuova coscienza e un nuovo stile di vita. Ovviamente questi cambiamenti si riflettono nella
nostra musica, ma si immergono nell’oceano del nostro stile, nella nostra identità individuale.
Alcuni dei nostri fans sono cresciuti con noi, per così dire, altri se ne sono andati e cavalcano
altre onde, altri ancora ci hanno raggiunto, e per loro gli Alphaville sono qualcosa di
assolutamente nuovo. Ai nostri concerti, si incontrano persone che hanno dai diciassette ai
quarantasette anni, più o meno.
Molti gruppi new romantic o new wave degli anni Ottanta, dopo aver ottenuto un
enorme successo, hanno sprecato il loro tempo a preoccuparsi di come avrebbero
potuto ripetere l’impresa. Dopo fenomeni come Big in Japan e Forever Young, avete
avuto quella stessa preoccupazione su come andare avanti?
Marian: Non proprio. All’inizio della nostra carriera, tutto è accaduto così in fretta che non
abbiamo neanche avuto il tempo di preoccuparci. E dopo siamo sempre stati impegnati a
cercare qualcosa di nuovo e di diverso rispetto a ciò che avevamo già fatto. Ho sempre
considerato gli Alphaville non come la mia garanzia per la pensione, ma come un campo da
gioco. Il successo è un favoloso giocattolo, niente di più e niente di meno.
Quando, alla fine degli anni Ottanta, la new wave ha perso popolarità, è quasi nato (o
così pareva) un moto di ribellione a quel genere di musica, a cui si guardava con
scarsissima considerazione – anche quando si trattava di buona musica. Voi avete
notato quel tipo di reazione nei confronti della vostra musica? È diventato più
difficile, negli anni Novanta, avere buone critiche o dei successi radiofonici?
Marian: Naturalmente. È un processo normale. Bisogna accettarlo. Per molti musicisti, il music
business è un ottovolante. Un giorno sei in cima, il giorno dopo sei in basso. Se questo ti rende
nervoso, c’è qualcosa di sbagliato nel tuo modo di prendere la vita. Credo che sia importante
credere nel successo e in quello che si fa. Bisogna mettere in conto i momenti brutti. E poi, se
comincia a evitare i rischi, un artista si annoia, e i fans anche.
Credete che il synthpop abbia riguadagnato terreno, ultimamente?
Marian: Ne sono convinto, e chiaramente noi ne stiamo approfittando. Ci sono molti nuovi e
ottimi gruppi che suonano questo genere. Non è un revival in cui delle vecchie glorie riescono a
cavalcare l’onda per l’ultima volta, l’intera scena musicale si è rivitalizzata grazie a band come
Wolfsheim e Anything Box.
La Germania è ritenuta una fucina di musica dance, e poi esistono parecchi gruppi
che fanno un synthpop più melodico e meno aggressivo. Cos’hanno in comune questi
due generi, e in che cosa sono diversi?
Marian: È il vecchio gioco azione-reazione. Ogni movimento ne provoca uno contrario e così
via. La differenza oggi è che nello stagno non cade un solo sasso, ma migliaia. In Germania c’è
un’incredibile varietà di scene musicali. Musicisti e fans non vivono in una sola sfera, ma
vagano come nomadi, di solito in territori limitrofi ma, a volte, anche in mondi lontani. Questo
permette di collegre ogni genere agli altri, crea sintesi che si sarebbero credute impossibili. Per
questa ragione Peter Heppner ha ripreso una canzone country e i Faith No More hanno
interpretato I started a joke dei Bee Gees. Per questa ragione si trovano elementi stilistici
simili in Rammstein e Joachim Witt. Per questa ragione, gli Alphaville a volte sembrano una
rockband e a volte un’orchestra sinfonica. I generi si mischiano fino a creare qualcosa che non
si era mai sentito prima. Non esiste più quel dogmatismo claustrofobico.
Cosa vedete nel futuro del synthpop?
Marian: Non mi interessa molto. Non mi piace pensare per categorie. Per esempio, non mi
importa in che modo viene definita la nostra musica. La musica è il futuro, ma solo nella
misura in cui cambia, e questo è inevitabile. Un processo di cambiamento significa che alcuni
generi scompaiono, e possibilmente ricompaiono, e nemmeno questo ha grande importanza. I
musicisti che più mi hanno colpito sono quelli che hanno seguito una nuova idea con ogni
album, come Bowie o Prince.
Qualcuno di voi ha una vera e propria formazione musicale? Lo chiedo soprattutto
perché gli Alphaville hanno un fortissimo senso della composizione musicale.
Marian: No, nessuno di noi. Siamo assoluti amateur, nel senso francese della parola: dilettanti,
cultori. Bernhard subisce una sorta di fascinazione romanica da parte delle macchine, e questa
è la sua formazione musicale. Il mio rapporto coi sequencer, i campionatori e i computer è più
razionale. Senza di loro, non potrei fare musica. Il modo in cui suono il piano è deplorevole, e
le macchine mi aiutano. Per questo le amo. Comunque, un vecchio Steinway o un Telecaster
hanno molto più sex appeal, per me. Contemporaneamente, sono arrivato ad apprezzare il
fascino di vecchi, polverosi sintetizzatori (Minimog, ARP-Odessey). Una volta li trovavo
semplicemente brutti. Ma suonavano dannatamente bene. Suonano ancora dannatamente
bene.
Negli anni Ottanta, eravate fans di altri gruppi che suonavano synthpop, o della new
wave? Se sì, quali band vi attiravano di più?
Marian: Leggi la risposta alla terza domanda!
Spesso il synthpop è stato definito ottimista o romantico. Pensate che sia una
definizione giusta e, nel caso, considereste gli Alphaville come una band che fa
synthpop?
Marian: Apparteniamo senz’altro a questa categoria. Se proprio hai bisogno di un titolo, quelle
sono le nostre radici. Ma non credo che il synthpop debba essere ottimista, né quello inglese
né quello tedesco. Al limite, manca spesso di umorismo. Gli Erasure costituiscono una valida
eccezione, e anche i Kraftwerk, per quanto una simile affermazione suoni strana. Senza
dubbio, è tipica della musica elettronica la tendenza al romanticismo, ma questo può
comportare delle caratteristiche quasi sinistre. Penso ai Depeche Mode, a Joachim Witt,
eccetera.
La Germania ha una lunga tradizione di synthpop. Attualmente, c’è un grande
interesse per questo genere e anche, all’opposto, per uno stile post-industrial, più
scuro e aggressivo. Invece, non si parla molto di techno tedesca. Pensate che i
tedeschi non apprezzino molto la musica strumentale, o c’è un’altra spiegazione?
Marian: La musica strumentale è più presente nel mondo della dance che nelle classifiche di
vendita. E in quel mondo, le voci tedesche non mancano, ma è qualcosa di momentaneo, come
quando un dj mixa in discoteca: tutto resta confinato lì dentro, bisogna entrarci per scoprirlo.
Purtroppo, il biglietto per il volo New York-Berlino non è a buon mercato. Ti raccomanderei la
Love Parade, l’anno prossimo.
In Germania, che influenza ha avuto sulla musica la riunificazione? Gli eventi sociali
o politici entrano nelle vostre canzoni, e fino a che punto?
Marian: A volte succede. Per esempio in Summer in Berlin, Mysteries of Love, Ivory Tower, o
Next Generation. Coscientemente, non è una parte centrale della nostra musica. Ma non si può
chiudere gli occhi di fronte a ciò che accade nel proprio paese. In qualche modo si reagisce agli
eventi, a volte con gioia, a volte con disgusto, a volte con nostalgia. Noi prendiamo sempre
spunto dai sentimenti che abbiamo verso la vita nel momento in cui componiamo, e i nostri
sentimenti, naturalmente, sono influenzati da fattori sociali e politici. Ma questi fattori si
mescolano alla nostra esperienza personale. Summer in Berlin è una dichiarazione d’amore a
una città circondata da un muro di morte. È un soggetto affascinante, contraddittorio, ma è
quello che rendeva interessante scrivere una canzone simile. Non abbiamo pensato alla
dimensione politica finché non abbiamo scoperto che Summer in Berlin era stata bandita
nell’Est comunista. È un peccato che la riunificazione non abbia quasi influenzato la musica, in
generale. La maggioranza dei gruppi orientali è semplicemente scomparsa, veniva identificata
come una parte del regime che era appena caduto. Nel frattempo, però, sono nate nella
Germania Orientale poche ma buone band. Rammstein è l’esempio più evidente. Sono tutti
gruppi nuovi, appartengono a una diversa, più recente generazione, che si identifica col
periodo post-muro. Paradossalmente, io ho l’impressione che, nonostante la caduta del muro,
l’est conduca una vita culturale diversa dall’ovest. Ma va bene così.
Musicalmente, gli Alphaville cambiano molto, anche se la strada principale restano le
canzoni pop. Certi pezzi hanno un fondo oscuro, ma la melodia resta fondamentale.
Pensate che troppi gruppi abbiano abbandonato la melodia a favore del ritmo, come
nel drum’n’bass?
Non ci sono regole per il gusto. La melodia è molto importante per noi, e soprattutto all’inizio
della nostra carriera era il punto di partenza per comporre. Non sapevamo leggere la musica,
non sapevamo arrangiare, la melodia ci dava una struttura. Altre band hanno altri mezzi. Va
bene lo stesso.
Quanto sono importanti le parole, nelle canzoni? Avete una tematica coerente che
continua in tutti i vostri testi, oppure ogni canzone è più o meno indipendente dalle
altre?
Marian: Alcune canzoni possono essere viste in relazione ad altre. Il collegamento può essere
un tema, un personaggio, un motivo musicale, o anche parole identiche. I testi sono molto
importanti per me. Non posso cantare, se non ho niente da dire. Niente convinzione, niente
voce. Spesso lavoro a lungo sulle parole. Quello che è importante per me è che abbiano un
senso concluso in se stesse. Alla gente, possono sembrare strane, ma io credo che offrano
spunti, ispirazioni. Tuttavia, posso vivere anche se gli altri se ne fregano dei testi, o se li
interpretano in modi diversi dal mio. I nostri testi sono un’offerta. Chi lo desidera può lavorarci
sopra, gli altri possono lasciarli perdere.
In che stato è il pianeta, c’è speranza per il futuro? Che cosa può fare la popolazione
mondiale per salvarsi? Se c’è una lezione importante che la storia può insegnare,
qual è?
Marian: Sono molte le lezioni che la storia può insegnare, ma purtroppo non sono molto
richieste. Dal punto di vista umano, e da quello della maggior parte degli esseri viventi, il
nostro pianeta è in uno stato terribile. Continuiamo a distruggere quello che sarebbe nostro
interesse conservare. Temo che questa condizione cambierà soltanto quando vedremo più
chiaramente le conseguenze delle nostre azioni. C’è ancora speranza. E anche se non c’è,
l’universo è sicuramente in grado di gestire questa piccola fine del mondo.
Ci sono molte ottime band tedesche che fanno synthpop e che in Europa hanno
contratti con le major, che però non riescono ad arrivare oltreoceano: And One,
De/Vision, Beborn Beton, Camouflage... per quale ragione?
Marian: Alcune band, come Beborn Beton, De/Vision e Camouflage, sono giovani, sono
all’inizio della loro carriera. Possono ancora cambiare molte cose, per loro. Per quel che
riguarda le band che usano il tedesco, c’è la barriera linguistica. Sul lungo periodo, hai bisogno
di un grande successo per abbattere queste barriere. Poi sei permanentemente presente sul
mercato americano. Questo è molto difficile per i gruppi europei. Non ci sono infrastrutture,
non ci sono speciali strategie di marketing, e per crearle ti occorre una compagnia americana
che lavori sodo. Ma non trovi quasi mai questi fattori tutti insieme. Perché dovresti? Ci sono
tanti artisti americani di talento, non c’è bisogno e non c’è domanda di musicisti tedeschi –
con, ovviamente, qualche eccezione: gli Scorpions, i Kraftwerk.
Ultimamente i Kraftwerk hanno un’eco molto vasta sulla stampa, e tutti si dichiarano
loro fans di vecchia data (secondo me, solo perché apprezzarli va di moda: se tutti li
amassero come dicono, le loro vendite sarebbero molto più alte). Com’è in
Germania? Sono ancora considerati una leggenda?
Marian: I Kraftwerk sono indubbiamente una cult-band, e ciò significa che ricevono molta
attenzione a cui non corrisponde un successo commerc iale. Davvero, questo è tipicamente
"cult". In Germania sono leggenda, ma io credo che la loro reale importanza sia sottovalutata
qui. Solita vecchia storia. La nazione in cui il profeta è meno conosciuto è la sua. Per noi sono
eroi.
L’America è probabilmente il più debole mercato del mondo per il synthpop
(sfortunatamente, visto che siamo anche il mercato più vasto...), laddove altri paesi
densamente popolati vedono una vera e propria fioritura musicale: la Gran Bretagna, il
Giappone, l’Australia e così via. Secondo voi, perché succede questo? Pensateci bene, per
favore: io vivo in America e non so davvero rispondere a questa domanda...
Marian: Immagino che ciò che trasmette questo tipo di musica rifletta troppo poco lo stile di
vita americano.
Troppo spesso, i fans non apprezzano gli artisti di casa loro come gli stranieri. I fans
americani della musica elettronica sono ossessionati da artisti tedeschi e svedesi, per
esempio, mentre interpreti statunitensi come Mentallo+The Fixer vanno più forte in
Germania che qui. Qual è stata la reazione agli Alphaville in Germania? Quanto è
larga, lì, la base dei vostri fans e quanto vendete?
Marian: La base dei nostri fans qui è abbastanza larga (anche se di certo non è comparabile a
com’era negli anni Ottanta) ed è molto attiva. In Germania abbiamo venduto circa 60.000
copie di Salvation.
Mi piacerebbe un vostro commento su alcuni dei vostri compatrioti. Se preferite
posso non pubblicare la risposta, mi interessa solo il vostro parere:
Project Pitchford: bravi
Rammstein: molto bravi
De/Vision: bravi
Beborn Beton: molto bravi
Anything Box: mi piacciono davvero tanto.
Perché avete scelto un certo stile, piuttosto che essere una band più "industrial" o
qualsiasi altra cosa? Che cosa vi ha attirato del synthpop?
Marian: Non ho mai pensato agli Alphaville come parte di nessun altro movimento. È la
curiosità a guidarci, è una specie di ossessione giocosa. Il nostro studio è il nostro Paese delle
Meraviglie e ogni cosa da cui possiamo ricavare un suono diventa un giocattolo.
L’ossessione mondiale per gruppi come i Chemical Brothers o i Prodigy aiuta o
danneggia il synthpop?
Marian: Non la aiuta e non la danneggia. Perché? Entrambi quei gruppi hanno una forte
personalità. Come ogni buona band, sono unici. Permettimi una digressione. Per quel che
riguarda i Chemical Brothers, è il loro speciale sound che spicca in primo piano, e questa è
l’essenza della musica: il sound spinge gli strumenti che l’hanno creato sullo sfondo, li rende
poco importanti. Per quel che riguarda i Prodigy, il fattore principale è la personalità dei
musicisti. Qui ruota tutto intorno alla band e alle sue canzoni (come succedeva ai Beatles: solo
pochi specialisti erano interessati agli strumenti che suonavano). Il problema di molte band
che fanno synthpop è che gli strumenti che usano sono la loro caratteristica fondamentale.
Secondo me, il dilemma comincia già con la definizione di synthpop o di musica elettronica.
Cos’è Debussy? Non è la musica in se stessa la cosa più importante? Posso suonare Monkey in
the Moon con una chitarra acustica, non cambia molto. Una variazione. E se i Silicon Teens
suonano Summertime Blues con sequencer analogici e con un Minimoog, questo non la
trasforma in synthpop. Naturalmente abbiamo bisogno di categorie per distinguere i vari stili
musicali, ma i confini devono essere fluidi. Le teorizzazioni troppo rigide portano al ridicolo.
Posso capire che qualcuno detesti le chitarre elettriche, ma questo qualcuno deve diventare un
musicista? Se davvero ami la musica al punto da volerne creare, non dovresti essere aperto a
tutte le cose di cui la musica è capace? Se uso un certo strumento, è perché voglio che la mia
musica abbia il suono di quello strumento, e non perché debba avere quel suono. C’è
un’orchestra da camera polacca, non ne ric ordo il nome, che suona canzoni dei Kraftwerk come
The Model o Man Machine. Le suonano esattamente come sono, con i fraseggi originali, però
usano violini, violoncelli e contrabbassi. Il risultato è affascinante. Sarei curioso di sapere come
certi amanti delle generalizzazioni classificherebbero questa musica.
Se poteste esaudire un desiderio, quale sarebbe? Avrebbe a che fare con la musica o
no?
Marian: Non avrebbe a che fare con la musica.
In che periodo avete fatto i vostri concerti?
Marian: Negli anni Ottanta, non abbiamo suonato dal vivo quasi mai; solo qualche apparizione,
in occasioni di beneficenza. Non ci interessava, ecco. Ci chiudevamo in studio e conducevamo
una vita da reclusi o quasi. Solo a metà degli anni Novanta abbiamo iniziato a esibirci dal vivo
con qualche amico musicista.
Quale cosa degli anni Ottanta vorreste rivedere?
Marian: Nico, il mio cane.
Di quale cosa degli anni Ottanta siete contenti di esservi liberati?
Marian: Le pettinature tipo barboncino.
Cosa devo fare per procurarmi una maglietta degli Alphaville? Aspetto
suggerimenti...
Marian: Ehm... contatta il nostro sito web, ma non prima di dicembre... o gennaio??
Qual è la lezione più dura che, come band, avete dovuto imparare?
Marian: Usa sempre le stesse droghe.
Qual è stato il vostro momento musicale migliore?
Marian: La risata di Lily Josephine quando ha sentito il mio ultimo demo.
Che ruolo ha la musica nella vostra vita? Quanto è importante per voi? Per alcuni
artisti, la musica è un richiamo, per altri è una carriera. Voi dove la mettete? Potreste
lasciare la musica e fare qualcos’altro, senza rimpianti?
Marian: Ho sentito il richiamo ed è diventato una carriera. Ma resta un richiamo.
Qual è la cosa che più vorreste che la gente capisse degli Alphaville?
Marian: Perché è così difficile trovare una nostra maglietta.
Avete uno studio di registrazione, a casa? Qual è il miglior elemento della vostra
attrezzatura, di cosa non potete fare a meno in quanto musicisti?
Marian: Non abbiamo molto. Abbiamo qualche unità portatile che possiamo installare ovunque.
Ecco perché non è stato un problema scrivere il nostro ultimo album in Francia. Il nostro
miglior elemento? La caffettiera, credo.
Quanto dell’attrezzatura che usavate negli anni Ottanta avete ancora? Continuate a
usare qualcosa? Se sì, che cosa? Era difficile comporre musica con quei macchinari
antiquati? Come creavate le ritmiche, allora?
Bernhard: Roland Jupiter 8, Korg MS 20, Simmons SDS 3, Yamaha TX 816.
Il successo di gruppi che facevano musica elettronica come i Soft Cell, i Suicide, Gary
Numan eccetera, vi incoraggia in qualche modo a continuare a scrivere oppure altera
del tutto il modo in cui vi presentate?
Marian: Gary Numan e i Suicide hanno avuto una certa influenza su di noi, soprattutto
all’inizio, nei due o tre anni precedenti al nostro contratto discografico. Puoi trovare materiale
di quel periodo in Dreamscapes, come Montego Bay, Imperial Youth o Iron Gate.
Quando artisti come i Depeche Mode o i Duran Duran si trovarono a essere idoli delle
ragazzine e la loro musica sembrò diventare sempre meno importante, a mano a
mano che si avvicinavano gli anni Novanta (penso anche a Howard Jones o ai
Thompson Twins), voi sentivate che la fine era vicina? Secondo voi, come ha fatto la
new wave a trasformarsi da genere alla moda in musica da scartare?
Marian: A mio parere non è mai successo. La new wave è semplicemente invecchiata. Non ho
mai considerato un problema, diventare gli idoli delle ragazzine, piuttosto lo trovo divertente.
Comunque, più si dà valore all’apparenza esteriore, più si diventa dipendenti dal succedersi
delle mode. Perciò, se non ti cambi i pantaloni in tempo, sei finito. Il music business non è
un’istituzione statica. Se la si osserva empiricamente, per quanto posso dirne io, la caduta del
synthpop alla fine degli anni Ottanta è in qualche modo connessa alla caduta delle pettinature
tipo barboncino.
Ovviamente, per un artista è importante sapere cambiare con la cultura (basta
guardare Bowie), ma quanto è difficile? È davvero possibile trasformare se stessi a
seconda dell’ideologia dominante senza perdere la propria anima?
Marian: Se facendo così perdi la tua anima, devi lasciar perdere. Ascolta piuttosto Dangerous
Places e Spirit of the Age (Salvation, Alphaville) o Crecked Actor (Aladdin Sane, David Bowie).
Soprattutto gli americani, credo, si sono dimenticati gli Alphaville. Questo vi fa
qualche effetto, e come pensate di rifamiliarizzarli con voi?
Marian: Prendendo un aereo, suonando e divertendo la gente.
Che accoglienza è stata riservata all’ultimo album, sia dai fans che dai non-fans?
Marian: Per lo più, positiva. Qualcuno ha detto che ci sono voluti dodici anni per fare l’album
che avrebbe dovuto seguire Forever Young. In effetti, è un’idea del genere che sta alla base di
Salvation. Ci ha riportati alle nostre origini, davvero.
Il nuovo disco, scusatemi, sembra più elegante e meno duro di alcuni lavori
precedenti. In qualche modo, ha una scaltrezza che pare un po’ commerciale. C’era
l’intenzione di muoversi in questa direzione?
Marian: Dal punto di vista commerciale, noi godiamo di una reputazione praticamente suicida.
Di sicuro sono contento se siamo riusciti a migliorare un po’ la nostra cattiva reputazione.
Che effetto ha avuto su di voi il progresso tecnologico degli ultimi anni? È stato facile
o difficile tenere il passo? Howard Jones, in un’intervista che mi ha rilasciato
recentemente, ha detto che non è possibile stare al passo per tutta la vita, perché ci
sono sempre artisti più giovani di te che assimilano la tecnologia più in fretta. Siete
d’accordo?
Marian: Sono un po’ come Howard al riguardo (Dio lo benedica); ma Bernhard non ha il
minimo problema con la tecnologia. Nel suo studio ha sempre l’ultimo giocattolo.
Per favore, fornitemi una lista dell’attrezzatura che usate adesso. Qual è la vostra
esperienza con i synth software, sono comparabili come qualità di suono a quelli
hardware?
Bernhard: Synths: Nordlead, Nordrack 2, Access Virus, Roland JV 1080, Microwave XT,
Microwave, Waldorf Pulse, Quasimidi Quasar, Yamaha An1x, Roland JD 800, EMU Orbit. Non
abbiamo esperienza coi synth software, se si eccettua il Rebirth (abbastanza buono).
Campionatori: Akai S3000XL, EMU e6400, SampleCell.: Akai S3000XL, EMU e6400,
SampleCell.
Mixer e casse: Mackie 3204, Genelec 1031A, Yamaha NS10m.
FX: Ensoniq DP 4±, comp ressore stereo SSL, compressore valvolare Tubetech.: Ensoniq DP
4±, compressore stereo SSL, compressore valvolare Tubetech.
Su cosa registrate: hard disk, DAT?
Marian: cervello-hard disk-cd.
Che computer usate, e con quale software?
Bernhard: Apple MacIntosh 7300/200 con ProTools d24/888 I/O e Logic Audio. FX inseribili
nella TDM-Platform: Lexiverb, Trueverb, TC Tools, L 1, C 1, Q 1, GRM Tools, Magneto,
AmpFarm, Scifi, Lofi, eccetera.
Internet ha cambiato il music business? Prevedete un’epoca in cui non ci saranno più
album "concreti", ma solo file musicali?
Marian: Assolutamente sì.
La disponibilità di tecnologia riduce la qualità dei prodotti? È troppo facile comporre
musica, al giorno d’oggi?
Marian: Dipende dalla tua definizione di musica.
A che cosa attribuite la popolarità che il synthpop continua ad avere?
Marian: Senza dubbio ai fans.
Cosa ne pensate delle vecchie band che si riuniscono oppure fanno di nuovo una
tournée?
Marian: Grande. Incontri gente che credevi fosse morta da un pezzo.
La nostalgia che caratterizza questi fenomeni indebolisce gli artisti che vi sono
coinvolti, anche gli Alphaville? Vi preoccupa che questi artisti possano essere
giudicati secondo parametri diversi da quelli musicali, per via della loro storia?
Marian: Può succedere, specialmente sui media. È sempre un problema, quando in passato hai
avuto molto successo e poi, a anni di distanza, risorgi dalle ceneri. Susciti diffidenza. La gente
sa che il successo corrompe e non è sicura dell’onestà delle tue intenzioni. Perché sei qui? Vuoi
far piazza pulita un’altra volta?? Devi essere convincente. Non importa quali sono i tuoi piani,
devi convincere la gente. Che tu sia onesto o che tu menta.
Qual è stato il progresso più significativo della musica elettronica negli ultimi cinque
anni, secondo voi?
Marian: La registrazione su hard disc. Senza il Protools, per esempio, sarebbe stato impossibile
mettere insieme Dreamscapes in così poco tempo. Vent’anni di crescita musicale e
centoventicinque canzoni! Con la vecchia tecnologia, ci avremmo messo un paio di anni, invece
di sei mesi.
Traduzione di A. Bertaggia dell'intervista del fan club tedesco "Golden Feeling" a
Bernd Lloyd (estate 99)
G.F.: Esistete da 14 anni, com'è incominciato il tutto?
B.: Un giorno ad Enger, nella Vestfalia dell'est ... e se non siamo ancora morti...
G.F.: Quale sentimento provaste quando Big in Japan raggiunse le Top Ten e come
avete interagito con questo successo?
B.: Vedi HI(S)TORY. La trasformazione è ancora in atto. Il mio sentimento di base è come
sempre quello che abbiamo avuto molta fortuna nella nostra vita.
G.F.: "Forever Young" è diventata una culture song della quale come sempre si sente
nostalgia, avete cercato con "Flame" di scrivere un nuovo pezzo di storia degli
Alphaville?
B.: Abbiamo scelto per Flame un arrangiamento simile, così per Forever Young. Ho mantenuto
Flame una canzone sognante ed estrema rispetto alla più euforica e inneggiante Forever
Young.
G.F.: Esistono chiaramente dei paralleli fra Forever Young e Salvation, sono
intenzionali?
B.: Siamo semplicemente ritornati alle origini. Dopo molti album ed un intero decennio di
ricerche e prove, è arrivato il momento giusto di ricominciare a fare quello che potevamo fare
meglio.
G.F.: Con Afternoons in Utopia in un certo qual modo potevate continuare il successo
di Forever Young, invece l'euforia si appiattì. E' forse per colpa del tempo che avete
lasciato trascorrere fra i soli album o è stata la rottura del silenzio fra i due primi
album?
B.: Ci sono molte ragioni per un successo e mo lte per un non-successo e ognuno ha i suoi
propri punti di vista. Devo dire che è la perdita del successo commerciale di Afternoons il
problema (rispetto al primo album). Penso che la qualità dell'album in alcuni aspetti non può
avere a che fare con il primo e la delusione del pubblico tanto quanto la nostra è stata enorme.
Facemmo una lunga pausa, che certamente fu notata, per raccogliere materiale e lavorarci. Il
pubblico utilizzò il tempo, come si può ben capire, per cercarsi nuovi beniamici e quando più
tardi uscì il terzo album, non era così facile come tutti ci aspettavamo.
G.F.: Come vi comportate nei confronti delle coverversion delle vostre canzoni, quali
per esempio quelle degli Interactive e Dune con Forever Young o Randy Bush con
Sounds like a melody?
B.: Le cover sono sempre buona cosa, anche quando a voltre sono di cattiva qualità.
G.F.: Cosa ne è stato del progetto Nelson e delle band Chinchilla Green e The other
ones che facevano parte della vostra casa di produzione?
B.: Entrambe non esistono più da molto tempo. Johnny Klimek, prima bassista degli Other
Ones, nel 1997 ha realizzato un remix di Wishful Thinking ed è in quest'ultimo anno aiutocompositore delle musiche del film "LOLA RENNT".
G.F.: Ricky Echolette non è più in primo piano negli Alphaville. Un volta diste che
collabora dietro le quinte per gli AV. E tutt'ora così?
B.: Ricky ha lasciato la band alla fine del 1996 e vive nel sud ovest della Francia. Ora ha
un'altra vita. Ma come sempre siamo amici.
G.F.: Con Frank Mertens ci fu il successo degli Alphaville. Potrebbe ripresentarsi
l'occasione di riformare il progetto Gold/Lloyd/Mertens?
B.: Tutto è concepibile. Ma non credo.
G.F.: Cosa fa Frank Mertens ora?
B.: Vive da alcuni mesi a Colonia. Prima ha vissuto alcuni anni a Parigi.
G.F.: Perché vi incallite così contro l'attività promozionale? A nostro parere è una
cosa naturale del business e questa opportunità non è disprezzabile per avere
successo.
B.: Siamo pro e contro le public relations. Non siamo nati per questo e in seguito ne abbiamo
un certo rapporto di paura.
G.F.: Da quel che si apprende dai vostri bookletts, la società Nucleus è ancora
operante. Il manager di Marian Gold è K.P., che a sua volta ha una sua propria
società di management. Anche ai concerti è visibile che solo K.P. è presente. Ci sono
tensioni nel dietro del quinte fra i due manager ed è questa anche la causa per cui tu
non ci sei ai concerti?
B.: Gli Alphaville dal 01.01.98 non hanno management. Così la Nucleus così come K.P. che
agisce anche come tour manager sono i nostro portavoce.
G.F.: Quale ruolo ha Rainer Bloss negli Alphaville?
B.: Rainer lavora molto con Marian ed è co-autore di alcune canzoni degli AV, che si possono
leggere nei nostri bookletts.
G.F.: Come funziona il lavoro degli AV in vista di nuove canzoni o di nuovi album,
visto che Gold sta a Berlino, tu pure e la band così come K.P. sono in Inghilterra? Vi
trovate in una casa, come è successo per Salvation?
B.: Salvation è sicuramente un buon esempio, un altro è Dreamscapes che abbiamo prodotto
principalmente nel mio studio a Neuenhagen. Marian ed io abitiamo circa a 30 km l'uno
dall'altro e la live band e KP non hanno nessun ruolo in questa fase.
G.F.: Come mai si sono ingaggiati musicisti provenienti dall'Inghilterra per i concerti,
che a nostro parere, provocano tanti costi per gli spostamenti aerei quando per
esempio nel passato si è collaborato con musicisti tedeschi di successo? (vedi Andrea
Schwarz usczcynski, Hansi Behrendt etc.)
B.: In generali i musicisti inglesi sono migliori, più professionisti e di routine rispetto ai
tedeschi. In questo caso c'è anche il fatto che con Martin Lister abbiamo un ottimo rapporto e
lavora per noi da anni e con noi ha collaborato con ottimi musicisti. Quindi perché cambiare?
G.F.: Cosa vi aspettate ora dalla casa discografica tedesca? Puoi darci in merito delle
informazioni?
B.: Spero che i contratti si chiudano presto.
G.F.: Una vostra bella usanza erano una volta i lati b con materiale inedito da
ascoltare; per es. Golden Feeling, Seeds. Perché l'avete abbandonata?
B.: Veramente non c'era un lato b buono sia per Fools che per Impossible Dream. Non mi
chiedete il perché. Dimenticati? O troppo pigri?
G.F.: E' previsto un nuovo album per quest'anno?
B.: Sicuro. Di progetti ce ne sono molti.
Si ringrazia il fan club Golden Feeling per il consenso alla pubblicazione dell'intervista.
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