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Maksutov-Cassegrain SkyWatcher
MK 180 f/15 serie Pro
di Plinio Camaiti
e Cesare Baroni
Q
uesto mese abbiamo provato,
in anteprima, il nuovo nato di
casa Sky-Watcher, un Maksutov-Cassegrain da 180 mm di apertura
con apertura f/15, appartenente alla serie Pro dell’ormai noto costruttore di
Shangai.
Questo strumento si rivolge, come
tutti i Maksutov di lunga focale, principalmente agli appassionati dell’Alta
Risoluzione, ma l’apertura di 180 mm,
già notevole per uno strumento di questo tipo, oltre a classificarlo come strumento di un certo prestigio, lo rende
anche sufficientemente luminoso per
le osservazioni e le riprese del cielo
profondo.
DESIGN E IMPRESSIONI
Costruito con il classico schema
Maksutov-Cassegrain (specchio primario sferico e grande lente correttrice
a menisco con spot metallizzato al cen-
tro come specchio secondario), questo
nuovo telescopio possiede un rivestimento antiriflettente su entrambe le
facce della grande lente anteriore; di tipo multi-strato, facilmente riconoscibile per il colore verde, l’elevata tra-
sparenza e una sostanziale assenza di
riflessi.
Le dimensioni dello specchio secondario e quindi dell’ostruzione centrale
sono particolarmente contenute (abbiamo misurato una ostruzione totale, pa-
PRINCIPALI CARATTERISTICHE TECNICHE
Tipo
Maksutov-Cassegrain
Apertura libera (misurata da Coelum)
185 mm
Focale
2700 mm (f/15)
Ostruzione centrale (44 mm, compreso paraluce secondario)
0,237
Potere risolutivo teorico (Dawes)
0,65"
Magnitudine limite teorico (Schaefer)
Lunghezza tubo
Peso
14,7 (con oculare 20 mm)
480 mm
7 kg (senza cercatore)
Oculari a corredo
LE 9 mm, LE 20 mm
Altri accessori a corredo
Cercatore 9x50 mm
Costruttore
Sky-Watcher (Cina)
Distributore
Auriga - Milano (www.auriga.it)
Prezzo al pubblico
1200 euro
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ri al diametro più largo del paraluce incollato sul menisco, di 44 mm, pari a
poco meno del 24% del diametro totale), e questo, in teoria, dovrebbe conferire al nuovo MC 180 un contrasto
particolarmente brillante, quasi da rifrattore. Ipotesi che ha poi trovato conferma sia nel test di laboratorio che
nella prova sul campo.
Il menisco è fisso, mentre lo specchio primario è collimabile tramite le
solite 3 coppie di viti a contrasto. La
messa a fuoco avviene tramite spostamento dello specchio primario comandata da una manopola – dall’avanzamento un po’ duro ma fluido e senza
scatti – sulla destra del portaoculari. Si
tratta di un sistema molto diffuso e collaudato che offre all’utilizzatore diversi vantaggi, il più importante dei quali
è il “back focus” regolabile a piacere,
mentre l’“image shift” è risultato, come vedremo più avanti, molto contenuto.
I Maksutov sono di solito strumenti
piuttosto pesanti a causa dell’elevato
spessore del menisco anteriore, ma il
peso dello Sky-Watcher MC 180 Pro
(7 kg senza il cercatore) si può considerare contenuto e la lunghezza del tubo di soli 48 cm ne fanno uno strumento molto portatile. Suggeriamo
però al costruttore, per le prossime
produzioni, di applicare al tubo una
maniglia per il trasporto.
La barra di montaggio, fissata al tubo con viti (ma avremmo preferito un
fissaggio più solido, con un collegamento tra le due celle), è a coda di rondine tipo Vixen, perfettamente compatibile con la grande maggioranza delle
montature.
Dietro alla culatta posteriore del telescopio si trova l’innesto filettato e il
portaoculari standard che accetta oculari diametro da 31,8. Siamo rimasti
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Un planetario in ogni città
di Plinio Camaiti
L
a mia “carriera” di appassionato di astronomia ha avuto inizio
anche per merito del Planetario di Milano, il cui proiettore
Carl Zeiss ci fu donato dalla Germania negli anni ’30 come risarcimento di guerra, e successivamente installato in Corso Venezia
sotto una imponente cupola di quasi 20 metri di diametro finanziata
dall’editore mecenate Ulrico Hoepli.
Per molti anni fu l’unica struttura dedicata alla divulgazione astronomica in tutta Italia. Il planetario gemello di Roma rimase infatti
scandalosamente inattivo per decenni, relegando Roma nella poco
onorevole posizione di unica capitale europea priva
di un planetario. Una situazione a cui, per fortuna,
si è posto rimedio negli ultimi anni.
Negli anni ‘60 la celebre ditta fiorentina Officine
Galileo costruì una ventina di proiettori di piccole
dimensioni, commissionati principalmente da Istituti Nautici per l’istruzione dei propri associati, ma
questi piccoli planetari rimasero però, di fatto, non
accessibili al grande pubblico.
Negli anni ’80 avvenne una piccola ma significativa svolta nel mercato, quando la Carl Zeiss di Jena pubblicizzò una nuova generazione di proiettori destinati a locali di medie dimensioni, in grado di ospitare un pubblico di 50 persone sotto cupole della classe degli 8 metri. In conseguenza di questa nuova disponibilità, alcune medie città come Ravenna, Modena ed anche capoluoghi come Firenze si dotarono di questa strumentazione.
Per merito della crescente diffusione dei club locali di astronomia, alcuni dei quali dotati di piccoli planetari itineranti, e
della nuova disponibilità di fonti di finanziamento europee, nazionali ma anche private, la domanda di questi importanti strumenti divulgativi e didattici crebbe notevolmente negli anni
‘90, e questo spinse alcune ditte artigianali italiane, in particolare le ditte Gambato e Zen di Venezia e a seguire la Columbia Optics di Ferrara, ad iniziare con successo la produzione e
l’installazione di piccoli e medi planetari destinati a Comuni,
Biblioteche ed anche – per la prima
volta in Italia – alle scuole pubbliche.
A tutt’oggi, anche grazie all’abbattimento dei costi di un fattore
10 dovuto ad un radicale cambio di
tecnologia – il passaggio dalla costosa e complessa tecnologia optoelettro-meccanica tradizionale ai
sistemi digitali, che negli impianti
piccoli e medi impiega un solo
proiettore a risoluzione XGA,
computer e software tradizionali
ed altre tecnologie multimediali
per aumentare la spettacolarità – in
Italia sono ormai presenti centinaia
Nel sito della rivista www.coelum.com
di planetari (2-3 per ogni provincia
nella pagina “Astronomia in Italia” trovereitaliana), alcuni dei quali itinerante l’elenco di tutti i planetari pubblici sudti, la maggioranza fissi, installati
divisi per provincia, con orari di vista e nuanche presso associazioni private e
meri di telefono per le prenotazioni.
musei di Storia Naturale.
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Si tratta di un numero importante e in costante crescita. Infatti, un sistema
digitale completo di cupola può oramai costare poche decine di migliaia di euro, mentre nel passato un planetario tradizionale di medie dimensioni costava
almeno un miliardo di vecchie lire. Se ne deduce facilmente che, di fronte a
questi costi, anche le amministrazioni dei piccoli comuni, che possono mettere a disposizione locali pubblici in cui inserire uno di questi “teatri” multimediali, possono permettersi di acquistare questo potente mezzo di divulgazione,
di didattica ed anche di intrattenimento.
Arriveremo quindi a vedere, prima o poi, un planetario (magari affiancato
da un piccolo Osservatorio) in ogni piccola città e scuola, come già accade in
Giappone e in parte in America? Spero tanto di sì, ma mi sento di lanciare due
avvertimenti. Il primo è il seguente: ci sono segnali del fatto che il planetario,
a causa delle sue notevoli capacità multimediali che permettono ai programmatori di proiettare qualunque spettacolo anche non astronomico con incredibile realismo, diventi un puro mezzo di intrattenimento, perdendo la sua funzione principale – la divulgazione della scienza astronomica – per diventare un
proiettore di film pseudo-3D senza altro contenuto che gli effetti speciali.
Il secondo avvertimento è che il planetario può diventare un alibi per le amministrazioni pubbliche – sta succedendo a Torino – per chiudere entrambi gli
occhi davanti all’inquinamento luminoso. Il ragionamento che, secondo me,
non deve assolutamente passare è che “non si può fare niente per salvare il cielo naturale, quindi vi abbiamo dato un cielo artificiale perfetto”.
Ma noi appassionati non ci pensiamo neppure per un secondo: il cielo
artificiale del planetario è bellissimo ma il cielo naturale è insostituibile e
lo rivogliamo puro, scuro e pieno di vere stelle.
abbastanza perplessi nel constatare che la SkyWatcher continua a proporre, anche su uno
strumento di punta come questo, un innesto filettato (diametro circa 45 mm con passo metrico) non compatibile con lo
standard Celestron-Meade (Ø 2
pollici, 24 filetti per pollice).
Per fortuna, sull’esterno del portaoculari è invece presente una filettatura T2 (Ø 42 mm passo 0,75 mm) che
serve per collegare tramite anello T una
fotocamera reflex, ma che rende anche
compatibile questo telescopio con tutti
gli accessori ottici e meccanici – e sono moltissimi – dei sistemi Baader
Astro-T2 o Borg-Tomy.
È anche presente, nel portaoculari,
una filettatura con diametro di 36,4
mm, molto diffusa in Giappone ed usata sia da Takahashi che da Vixen.
Sfruttando queste filettature è possibile applicare al telescopio un diagonale da 2", che però risulta penalizzato
dallo stretto diametro di uscita, pari a
soli 25 mm, del tubo paraluce Cassegrain. Si tratta di una caratteristica normale in un telescopio MC, nato per le
osservazioni ad alti ingrandimenti e
quindi a campo stretto. Chi volesse utilizzarlo con oculari da 2 pollici di lunga focale, ultragrandangolari come i
Meade UWA serie 5000, i TeleVue Na-
golazione rapide ed efficaci. Lo strumento viene offerto con due oculari di
tipo LE – a grande estrazione pupillare
– di focale 9 e 20 mm a corredo. La loro qualità può essere giudicata passabile, ma non all’altezza di quella delle ottiche del telescopio. Il portaoculari e il
diagonale da 31,8 sono un po’ scomodi
perché obbligano l’utilizzatore a stare
con la testa troppo vicina alla culatta
dello strumento. Consigliamo quindi di
allontanarlo di qualche centimetro tramite un semplice tubo di prolunga.
LA PROVA SU CAMPO
Abbiamo usato lo SW MC 180 sulle
montature EQ6 SkyScan e HEQ5
Pro. Il peso di 7 kg, che diventano 8
con il cercatore, il diagonale e un oculare da 31,8, consente di utilizzare lo
strumento anche con montature tipo
GP o EQ5, anche se solo per un uso visuale. Lo abbiamo usato con successo,
per fare qualche osservazione terrestre,
anche sulla poco diffusa, ma robustissima altazimutale Gyro II, di produzione tedesca.
Lo Star test
gler o
simili,
noterà quindi una forte vignettatura ai
bordi del campo.
Una estetica gradevole. Troviamo
gradevole la verniciatura color bianco e
champagne tipica della serie Pro, ed
abbiamo giudicato buono il livello delle finiture. L’annerimento interno del
tubo è di tipo tradizionale ed ha dimostrato di essere efficace.
Il tappo principale dello strumento è
in plastica, ed ha il difetto di uscire
molto facilmente dalla sede; suggeriamo al costruttore di fornire un tappo
progettato in modo più razionale, che
stia fisso al suo posto.
Accessori a corredo. Il cercatore 9x50
fornito a corredo è di buona qualità, ed
offre un supporto solido e con viti di re-
Dopo avere atteso un’ora per lasciare alle ottiche il tempo di raggiungere
l’equilibrio termico con l’ambiente abbiamo puntato due stelle brillanti e di
colore sostanzialmente bianco: Vega e
Altair, osservandole a circa 540x. Le
immagini di diffrazione intrafocale ed
extrafocale erano quasi perfettamente
identiche, dimostrando che lo strumento è dotato di ottiche da manuale. Le
immagini stellari a fuoco erano molto
secche e puntiformi. Non abbiamo
inoltre notato luce diffusa, né cromatismo. Il telescopio ci ha anche dato
l’immediata sensazione di essere piuttosto luminoso.
LUNA - Abbiamo deciso di osservare la Luna con la torretta binoculare
(Baader, nel nostro caso), ormai irrinunciabile per le nostre osservazioni
visuali a causa del drastico aumento di
“sensazione di nitidezza” che questo
accessorio è in grado di donare. L’abbiamo usata con due oculari SkyWatcher LE 15 mm, provando, per merito
dell’alta qualità delle immagini, l’effetto “sorvolo della superficie lunare” e
una netta sensazione di tridimensionalità. Abbiamo osservato in sostanziale
assenza di luce diffusa e con grande
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Commento al Test interferometrico
Come di consueto abbiamo affidato lo strumento al nostro collaboratore Massimo Riccardi per eseguire il relativo test interferometrico. I risultati parlano chiaro: lo strumento vanta una correzione elevatissima della aberrazione sferica, pari a 1/34 di lunghezza d’onda RMS (1/20 è il limite di diffrazione) e una Strehl Ratio di 0,97 (il minimo per un’ottica ben corretta è 0,80). La curva MTF (rappresentativa del contrasto offerto dal sistema ottico) non si discosta molto dalla curva teorica (un risultato notevole per un telescopio
ostruito) e la PSF simmetrica e regolare significa che il telescopio offre immagini stellari secche e puntiformi.
Quindi, pur non raggiungendo il contrasto di un rifrattore apocromatico, questo Maksutov-Cassegrain non gli è molto lontano. Inoltre,
l’esemplare testato, oltre ad avere una correzione ottica di primissimo livello, ha mostrato di possedere una elevata luminosità. Il costruttore ha quindi raggiunto uno standard di qualità elevatissimo. È uno strumento “killer”!
soddisfazione visiva (nonostante il
seeing non particolarmente buono) le
Rimae Gassendi, le difficili raggiere
in Aristarco (visibili con difficoltà con
rifrattori medi), 3 craterini sul fondo di
Plato, con la percezione – a tratti – di
altri dettagli e craterini. A nostro avviso questo è uno strumento veramente
ottimo per le osservazioni lunari in alta risoluzione.
GIOVE - In notti di seeing discreto,
usando la torretta binoculare ma anche
con un solo oculare, abbiamo osservato il pianeta gigante, notando senza
problemi la Grande Macchia Rossa,
che ci è apparsa di colore rosa pallido.
Abbiamo visto anche molti dettagli
nelle zone equatoriale e temperata sud.
In un paio di osservazioni abbiamo anche ammirato il transito dell’ombra di
Io (nerissima e di forma perfettamente
rotonda), e del disco di Ganimede sul
globo (un disco netto, bianchissimo,
proiettato su una banda). Già a 190x
era facile distinguere con facilità i dischi dei satelliti Galileiani, notando le
differenze di diametro tra le varie lune.
Con il visore binoculare, ci siamo goduti un gradevole effetto “tridimensionale” in cui Giove appariva come una
bellissima sfera di marmo sospesa nello spazio, ma abbiamo altresì notato
che l’uso della torretta binoculare ha
comportato un certo abbassamento della luminosità delle immagini. Nel confronto, eseguito su Giove, con il rifrattore SkyWatcher 150/1200, abbiamo
notato gli stessi dettagli, ma nello strumento a lenti l’immagine era “piatta” e
disturbata dal cromatismo residuo. Abbiamo eseguito, sempre avendo Giove
come soggetto, il confronto del Maksutov 180 con il Newton SkyWatcher
250/1200 e con un vecchio Celestron
C8 arancione. Con entrambi abbiamo
ottenuto, come è ovvio, immagini più
luminose e con più dettagli (soprattutto con il Newton), ma meno nitide e soprattutto con meno “bordo”.
SOLE - Abbiamo osservato il Sole
usando un filtro Astrosolar a tutta apertura, la torretta binoculare e i soliti
oculari LE 15 mm, ottenendo immagini nitide e contrastate nonostante il Sole si trovi nelle vicinanze del minimo
della sua attività. Abbiamo notato solo
un piccolo gruppo di macchie solari,
ricche di dettagli molto fini. Ci ha soprattutto colpito la visione della granulazione fotosferica (i famosi “grani di
riso”) che era evidente, con un elevato
contrasto, ed abbiamo avuto la nettissima impressione di notare la lenta e
continua evoluzione dei dettagli più
minuti della superficie solare.
STELLE DOPPIE - Abbiamo
sottoposto lo SkyWatcher MC180 ad
un test di risoluzione molto severo,
usando la doppia zeta Bootis (separazione attuale di circa 0,75"), separata
in modo netto al forte ingrandimento di
540x. Non poteva mancare una osservazione della bellissima doppia-doppia
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epsilon Lyrae, che lo strumento ha
mostrato sdoppiata in una immagine
veramente bellissima, da manuale.
PROFONDO CIELO - Abbiamo
usato il telescopio nel corso di varie
notti della prima estate, sotto cieli di
montagna. Abbiamo subito notato un
netto progresso in termini di luminosità
rispetto ad altri Maksutov, e anche rispetto al modello più piccolo MC 127.
Con l’aiuto della montatura a puntamento automatico HEQ5 Pro, abbiamo
osservato molti oggetti del cielo
profondo: l’ammasso M13 (risolto in
stelle fino al centro), la nebulosa anulare della Lyra M57, la Dumbbell Nebula M27 (di cui abbiamo notato la forma squadrata), il Velo nel Cigno (visibile nettamente sia con, sia senza filtro
nebulare), le galassie M51 (ben visibile il ponte di materia che la collega alla sua galassia satellite), NGC 7331 ed
altre galassie minori visibili nello stesso campo e la galassia di taglio NGC
4565. L’uso di oculari grandangolari di
lunga focale e di diametro 2" non ci ha
aiutati ad ottenere un campo più vasto,
a causa delle dimensioni limitate del
tubo paraluce Cassegrain.
Tirando le somme, nonostante la lunga focale l’alta luminosità di questo telescopio lo rende adatto anche alle osservazioni del cielo profondo.
USO TERRESTRE - Abbiamo
usato con soddisfazione il telescopio
per fare osservazioni naturalistiche e
terrestri, usando un prisma raddrizzatore (prisma di Amici). Applicando una
reflex – tramite anello T – alla filettatura T2 incorporata nel portaoculari, si
ottiene inoltre un poderoso teleobiettivo, nitido e sufficientemente luminoso
per riprese diurne.
Fotografia e riprese con
webcam
Abbiamo provato ad applicare una
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Tabella riassuntiva
delle aberrazioni
Aberrazione
sferica
Errori zonali
Astigmatismo
Rugosità
Luce diffusa
Image-shift
Molto ben corretta
Assenti
Non percepibile
nell’uso visuale
Assente
Molto contenuta
Molto contenuto
(< 10 secondi d’arco)
reflex digitale Canon EOS 20D, impostata alla sensibilità 400 ISO, su M13
facendo 3 minuti di posa senza guida.
Nonostante il rapporto focale f/15 abbiamo ottenuto buoni risultati, con immagini stellari secche e puntiformi, per
merito dell’alta efficienza luminosa di
questa ottica. Tuttavia lo strumento è
soprattutto adatto alle riprese Hi-Res di
Luna, Sole e pianeti con telecamere e
webcam, e per questo uso è sufficiente
aggiungere una Barlow 2x per ottenere
un ottimo campionamento della risoluzione dello strumento.
GIUDIZIO FINALE
Lo strumento ha dimostrato di possedere una qualità ottica ineccepibile, ed è
stato progettato soprattutto per chi ama
le osservazioni e le riprese di Luna e
pianeti ma non può permettersi un rifrattore apocromatico oppure per chi
cerca uno strumento molto compatto e
leggero ma potente. Offre immagini
quasi da rifrattore, molto secche, nitide
e luminose, per merito della eccellente
lavorazione, dell’ostruzione contenuta e
dei trattamenti ottici Hi-Tech. Secondo
noi la sua resa è paragonabile a quella di
un rifrattore ED da 130 mm, ma con il
vantaggio della maggiore apertura e
quindi della maggiore luminosità delle
immagini visuali. In compenso, il campo di questo MC è, come è ovvio, molto stretto, e quindi non può competere,
nel campo delle riprese del profondo
cielo, con i rifrattori. È invece uno strumento molto competitivo rispetto agli
Schmidt-Cassegrain da 20 cm.
È lo strumento definitivo? Secondo
noi può esserlo, ma è un peccato che
non sia compatibile con il sistema di
accessori Celestron-Meade.
I suoi difetti e limiti sono tutto sommato molto veniali e compensati da
una notevole qualità ottica e da un
prezzo molto contenuto.
Ai futuri acquirenti consigliamo la
seguente dotazione di accessori: vista
la lunga focale nativa, la Barlow non
serve, salvo che per le riprese di pianeti e Luna con webcam. Ai visualisti
consigliamo un set di oculari di qualità
decente e magari una torretta binoculare, con cui, lo possiamo testimoniare, si
ottengono visioni entusiasmanti.
Per chi ama la fotografia al cielo
profondo, consigliamo un riduttore di
focale compatibile (Baader o Columbia). Alla mancanza – sentita da chi è
appassionato di imaging – di una scala
graduata per determinare la posizione
assoluta del fuoco, e di un avanzamento micrometrico, si può rimediare in seguito aggiungendo un fuocheggiatore
esterno – di tipo Crayford con movimento micrometrico (come un Feather
Touch oppure un MoonLight, ma è necessario far costruire un adattatore a
causa della filettatura non standard di
questo Maksutov) – oppure sostituendo
il meccanismo fornito a corredo con il
fuocheggiatore ABC Technology, testato sul numero 95 - maggio 2006, che
è dotato anche di scale graduate.
Il prezzo di 1200 euro è molto conveniente per la categoria, e classifica
questo strumento come un “vero affare”, destinato a diventare un best seller.
Ringraziamo l’Auriga di Milano che
ci ha gentilmente prestato l’esemplare
in prova.
• I test possono essere effettuati sia in luce verde (532nm) che rossa (635nm)
• Vengono utilizzati due interferometri di tipo Bath
(common path) ed un Fizeau ad onda sferica (Ceravolo type)
SI ESEGUONO SU RICHIESTA
TEST INTERFEROMETRICI
E-mail: [email protected]
Tel. 338-8674692
• Si eseguono test sia in autocollimazione (fino a
40 cm di diametro) che al centro di curvatura
(specchi singoli anche di diametro > 40 cm)
• Viene rilasciato un report con i risultati del test

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