EUROPA - Imprese - Pensare in piccolo in un`europa che si allarga

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EUROPA - Imprese - Pensare in piccolo in un`europa che si allarga
COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
Bruxelles, 21.1.2003
COM(2003) 26 definitivo
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE
AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO
PENSARE IN PICCOLO
IN UN’EUROPA CHE SI ALLARGA
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE
AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO
PENSARE IN PICCOLO
IN UN’EUROPA CHE SI ALLARGA
Il Consiglio europeo di Lisbona ha fissato l’obiettivo di fare dell’Europa, entro il 2010,
l’economia basata sulla conoscenza più dinamica e competitiva al mondo. La competitività
europea dipende in maniera sostanziale dalle piccole realtà imprenditoriali. Esse costituiscono
una fonte primaria di posti di lavoro, una fucina di nuove idee ed un importante elemento a
favore dell’imprenditorialità. Per questa ragione il Consiglio europeo di Feira ha adottato il
principio “pensare anzitutto in piccolo”1, come modalità per raggiungere gli obiettivi di
Lisbona. Questo messaggio è stato riaffermato dalla Commissione nel Rapporto di Primavera
2003 indirizzato al Consiglio europeo di Primavera. Tale rapporto enfatizza la necessità di
dare impulso ad investimenti, posti di lavoro e crescita attraverso conoscenza, innovazione e
dinamismo imprenditoriale 2.
Per affrontare questa sfida è necessario migliorare, nell’ambito del mercato interno, le
condizioni in cui operano le imprese, ad esempio riducendo al massimo gli oneri
amministrativi e regolamentari e facilitando l’accesso ai capitali. Occorre anche sviluppare la
predisposizione degli individui a trasformare le idee in iniziative imprenditoriali e ad imparare
anche dagli insuccessi. L’UE è anche chiamata a sviluppare atteggiamenti più favorevoli nei
confronti delle iniziative imprenditoriali e dell’assunzione del rischio d’impresa.
Per rispondere a quest’impegno, la Commissione e i suoi servizi stanno pubblicando una serie
di documenti che mira a valutare quanto si sta facendo a sostegno delle piccole e medie
imprese europee. Questi documenti analizzano se e in che misura l’Unione tenga fede ai
propri impegni e quanto l’ambiente imprenditoriale che si va delineando sia effettivamente
favorevole alle aziende. La presente Comunicazione funge da sintesi di questi rapporti,
sottolineando cinque messaggi chiave.
La presente Comunicazione ed i seguenti rapporti:
–
Rapporto sull’attuazione della Carta europea per le piccole imprese3;
–
Rapporto sull’attuazione della Carta europea per le piccole imprese nei paesi
candidati all’adesione all’UE4;
–
“Costruire un’Europa imprenditoriale - Le attività dell’Unione europea a favore delle
piccole e medie imprese (PMI)”5;
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Questo impegno è contenuto nella Carta europea delle piccole imprese, approvata dai capi di Stato e di
governo al Consiglio europeo di Santa Maria da Feira del 19-20 giugno 2000 (allegato III delle
conclusioni del Consiglio europeo di Santa Maria da Feira).
“La scelta della crescita: conoscenza, innovazione e posti di lavoro in una società coesiva”, COM(2003)
5, 14.1.2003.
COM (2003) 21, 21.1.2003.
SEC (2003) 57., 21.1.2003.
SEC (2003) 58, 21.1.2003.
2
–
“Il Rappresentante per le PMI: un’interfaccia attiva tra la Commissione e il mondo
delle PMI” 6.
contribuiscono a stabilire lo scenario di riferimento per il Libro verde sull’imprenditorialità
lanciato nella stessa data, esaminando l’approccio complessivo dell’Unione verso
l’imprenditorialità e le condizioni necessarie ad assicurare che le imprese europee possano
crescere.
La maggior parte delle misure tese a migliorare l’ambiente per le piccole imprese ricade sotto
la responsabilità delle singole amministrazioni nazionali. Pertanto, gran parte del lavoro della
Commissione in quest’area è volto ad aiutare gli Stati membri a migliorare i loro risultati,
attraverso il cosiddetto Metodo aperto di coordinamento, che risponde ad una specifica
richiesta avanzata dal Consiglio europeo di Lisbona.
1. L’Europa deve prestare più attenzione alle piccole imprese
In Europa, la grande maggioranza delle imprese è costituita da piccole imprese. Per questo
motivo gli Stati membri si sono impegnati a “pensare anzitutto in piccolo”. Una delle
difficoltà consiste però nel fatto che le piccole imprese e i loro dipendenti non sempre
riescono a dare voce alle proprie esigenze, e danno priorità ad altri problemi piuttosto che
cercare di dialogare con i governi. La conseguenza è che in tutta l’UE le piccole e medie
imprese sono poco consultate da chi prende decisioni politiche e fa le leggi.
Il rapporto sull’attuazione della Carta europea per le piccole imprese mostra però che alcuni
Stati membri presentano interessanti esempi di creazione di canali di comunicazione con le
piccole imprese. Ad esempio, nel Regno Unito lo Small Business Council organizza in tutto il
paese consultazioni con le piccole imprese fungendo anche da loro portavoce presso il
governo. Il suo presidente partecipa a riunioni ministeriali e sottopone annualmente al
governo le sue raccomandazioni politiche. In Danimarca l’amministrazione consulta ogni
anno, sui problemi di carattere amministrativo, oltre 1000 imprese rappresentative. In Svezia
è stato messo a punto un nuovo metodo per misurare gli oneri amministrativi e in Finlandia i
rappresentanti delle imprese partecipano a gruppi di lavoro che preparano la stesura delle
leggi. In paesi come Germania e Austria le organizzazioni delle imprese sono regolarmente
consultate sui progetti di legge.
D’altra parte, vi sono paesi dove non esistono ancora strumenti che consentano alle piccole
imprese di esprimere i loro interessi e le loro preoccupazioni. È dunque necessario fare di più
per consentire loro di dare voce alle proprie esigenze.
Questa necessità diventa ancora più evidente nella futura Europa allargata. Dal rapporto
sull’attuazione della Carta europea per le piccole imprese nei paesi candidati all’adesione
all’UE si nota come diversi di questi paesi debbano ancora dotarsi di strumenti che
permettano ai rappresentanti delle imprese di aver voce in capitolo nel processo di
elaborazione delle decisioni politiche e legislative. Avere un riscontro da parte delle imprese è
essenziale se si vuole essere certi che le misure prese per favorirne l’attività siano ben
impostate sin dall’inizio.
Anche le organizzazioni imprenditoriali, in particolare quelle che rappresentano le piccole e
medie imprese, hanno un ruolo da svolgere nel rafforzare ulteriormente la loro
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SEC (2003) 60, 21.1.2003.
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rappresentatività. I loro membri dovrebbero riconoscere che questo è nel loro interesse e
quindi sostenere le loro organizzazioni.
Il Rappresentante della Commissione per le PMI, nominato poco più di un anno fa in seno
alla Direzione generale Imprese, ha principalmente il compito di ascoltare le piccole imprese
e di integrare le loro esigenze nelle varie politiche comunitarie. Il Rappresentante per le PMI
facilita i rapporti tra il mondo delle PMI e i servizi della Commissione, nell’intento di far sì
che le politiche e le iniziative comunitarie tengano conto delle loro esigenze. Può svolgere
inoltre un ruolo importante nell’accrescere la consapevolezza da parte della Commissione
delle questioni riguardanti le PMI, promuovendo il dialogo con le organizzazioni
imprenditoriali e sostenendo il principio “pensare anzitutto in piccolo”.
2. Gli Stati membri intensificano lo scambio di buone pratiche
Quanto all’ascolto delle piccole imprese, si può certamente imparare molto dai successi altrui.
È quel che comincia ad accadere anche in altri campi, come dimostrato nel rapporto
sull’attuazione della Carta. Sempre più spesso si constata che gli Stati membri adottano i loro
provvedimenti nazionali ispirandosi all’esempio di altri paesi. Si tratta di un progresso reale,
che va nella direzione indicata dalle conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona.
Ad esempio, in Danimarca è stato creato un sito web per la registrazione on-line delle
imprese. Quest’iniziativa si è in parte ispirata ai risultati di un progetto realizzato a livello di
Unione europea. La Svezia ha creato un sistema di garanzia per i prestiti alle PMI seguendo il
modello di sistemi esistenti nei Paesi Bassi e in Finlandia. Il Belgio si è basato, nel mettere a
punto la sua politica sui distretti, sulle esperienze realizzate in Danimarca, Francia, Paesi
Bassi ed Austria7.
La Commissione promuove questo processo di scambio delle buone pratiche, che comincia
ora a dare i suoi frutti. Anche i paesi candidati vi partecipano e alcune delle loro misure
innovative possono costituire una fonte d’ispirazione per gli Stati membri.
Tuttavia, se è vero che gli Stati membri imparano gli uni dagli altri, in seno all’UE i risultati
restano diseguali. Ad esempio, in alcuni Stati membri esiste, come in Danimarca, già in
Austria e presto in Svezia la possibilità di registrare una società on-line8. Questa possibilità è
allo studio anche in Spagna e in Francia. In altri Stati membri, invece, le procedure necessarie
alla creazione di un’impresa continuano ad essere lunghe e complesse. Alcuni Stati membri
offrono alle piccole imprese la possibilità di adempiere i loro obblighi on-line, altri stanno
solo cominciando a mettere a disposizione i moduli per via elettronica.
Esiste il rischio che i paesi più avanzati continuino a progredire e quelli in ritardo non
compiano alcun progresso. I paesi candidati devono colmare il divario che li separa dai paesi
membri all’avanguardia dell’UE. È necessario intensificare lo scambio delle buone pratiche:
soltanto in questo modo sarà possibile ridurre le disparità esistenti nell’UE, in particolare
nella prospettiva del suo allargamento.
3. Formare all’imprenditorialità: il ruolo dell’istruzione e della formazione
7
8
Queste misure sono descritte nei rapporti degli Stati membri sulla Carta del 2002, disponibili su
http://europa.eu.int/comm/enterprise/enterprise_policy/charter/charter2003.htm.
Fonte: rapporti degli Stati membri sulla Carta.
4
Divenire o meno un imprenditore è un quesito al quale una percentuale rilevante di persone
nell’Unione europea dà una risposta negativa. La propensione all’imprenditorialità9 resta
relativamente scarsa rispetto agli Stati Uniti. Tuttavia, in alcuni Stati membri (Grecia,
Portogallo, Spagna) la propensione all’imprenditorialità è più elevata che negli Stati Uniti, ed
in Italia il livello di propensione risulta uguale a quello statunitense. Inoltre, le persone che
lavorano in piccole e medie imprese devono poter ricevere una formazione adeguata per
mantenere aggiornate le loro competenze professionali. Per questo motivo gli Stati membri
prestano un’attenzione sempre maggiore alla promozione dell’imprenditorialità
nell’insegnamento e nella formazione, rispondendo così alle attese di molti europei desiderosi
di apprendere come si crea o si rileva un’impresa.
Il rapporto sulla Carta mostra che Stati membri come il Belgio sviluppano programmi quadro
per promuovere le iniziative imprenditoriali e atteggiamenti positivi nei confronti
dell’imprenditorialità10. In generale, si va diffondendo la consapevolezza che
l’imprenditorialità è un atteggiamento e una scelta di vita che bisogna favorire e insegnare
precocemente. Motivazione, creatività, iniziativa e capacità di affrontare i rischi possono
essere stimolate grazie a un’educazione progressiva fin dalla più tenera età.
Un anno fa solo due Stati membri stavano cominciando a promuovere nelle scuole elementari
atteggiamenti imprenditoriali come l’iniziativa e la motivazione. Oggi in quasi un terzo degli
Stati membri11 si stanno realizzando iniziative in questo senso e altre sono in programma.
Sono state intraprese varie nuove azioni destinate alle scuole secondarie. Ad esempio, progetti
che mettono in contatto diretto gli alunni con gli imprenditori - sia portando questi ultimi
nelle scuole sia facendo visitare agli alunni delle imprese - sono stati realizzati in Irlanda, in
Lussemburgo e nel Regno Unito 12. Nelle scuole secondarie di alcuni Stati membri, tra cui la
Grecia, vengono inseriti corsi di imprenditorialità. In almeno la metà degli Stati membri agli
studenti della scuola secondaria è offerta una formazione che li aiuta a creare e a sviluppare
un’impresa: i Paesi Bassi sono particolarmente impegnati in questo senso13. Vari Stati membri
si stanno adoperando anche per migliorare le conoscenze degli insegnanti in fatto di
imprenditorialità.
Tutto questo indica che l’Europa ha imboccato la strada giusta per sviluppare lo spirito
imprenditoriale ma, nonostante i progressi siano incoraggianti, le iniziative nel campo
dell’istruzione e della formazione produrranno i loro effetti soltanto nel medio e nel lungo
periodo.
4. Creare una cultura imprenditoriale nei paesi candidati
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Nel 2001 la propensione all’imprenditorialità nell’UE (48% di favorevoli a un lavoro autonomo) era
inferiore di 11 punti percentuali a quella degli Stati Uniti (59%). Grecia (68%), Portogallo (63%) e
Spagna (60%) presentano tassi di propensione superiori a quello statunitense e in Italia il tasso è uguale
(59%). Fonte: Flash Eurobarometro 107 (2001): Imprenditorialità. Sondaggio effettuato da EOS Gallup
Europe
per
conto
della
Commissione
europea,
Direzione
generale
Imprese
(http://europa.eu.int/comm/enterprise/enterprise_policy/survey/eurobarometer83.htm).
Fonte: Rapporto 2002 del Belgio sulla Carta.
Questi stati sono l’Irlanda, la Svezia, la Finlandia e il Regno Unito. Anche la Norvegia sta attuando
iniziative di questo tipo.
Cfr. il rapporto sull’attuazione della Carta europea delle piccole imprese, COM (2003) 21 e i rapporti
nazionali
degli
Stati
membri,
disponibili
su
http://europa.eu.int/comm/enterprise/enterprise_policy/charter/charter2003.htm
Gli studenti possono imparare a creare una minisocietà in Belgio, Germania, Spagna, Italia,
Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria e Norvegia.
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Per i paesi candidati, creare una cultura imprenditoriale rappresenta una grande sfida. In
aggiunta alla necessità di adeguarsi all’acquis comunitario, per trarre profitto dal mercato
interno essi hanno bisogno di imprese competitive 14 e di un ambiente favorevole alle attività
imprenditoriali.
Specie nei paesi candidati, per sviluppare una mentalità imprenditoriale occorre cominciare
dalla scuola. Il rapporto sull’attuazione della Carta europea per le piccole imprese nei paesi
candidati mostra che ci sono segni incoraggianti. In quasi la metà dei paesi candidati, i
programmi della scuola secondaria prevedono adesso corsi di formazione all’imprenditorialità
e l’apprendimento di competenze aziendalistiche15. In tutti i paesi candidati programmi di
formazione di vario tipo sono destinati a sviluppare le capacità imprenditoriali. In Estonia e in
Lituania, ad esempio, nel più ampio quadro dell’apprendimento permanente, sono organizzati
programmi di formazione destinati alle piccole imprese. Resta però ancora molto da fare
perché l’educazione all’imprenditorialità trovi spazio adeguato nei sistemi di istruzione a tutti
i livelli.
Per creare un ambiente favorevole alla creazione, allo sviluppo e al trasferimento delle
imprese è necessario anche un cambiamento di mentalità da parte delle autorità pubbliche. I
paesi candidati cominciano, in questa prospettiva, a ridurre le formalità burocratiche. Alcuni16
hanno ridotto le spese amministrative e i tempi necessari per costituire un’impresa, tanto da
portarsi allo stesso livello dei paesi europei più avanzati. Sportelli unici sono stati creati per
facilitare il disbrigo delle pratiche e la legislazione in materia di fallimento è stata migliorata
in vari paesi.
Per facilitare le piccole imprese nell’adempimento delle formalità burocratiche, alcuni paesi
candidati17 hanno cominciato a fornire informazioni e servizi via Internet. In Slovacchia, a
Malta, in Lettonia e in Lituania l’uso interattivo di strumenti elettronici di comunicazione è
stato sviluppato in modo da permettere agli imprenditori di presentare per via elettronica
dichiarazioni fiscali e altri documenti ufficiali.
In altri campi i progressi sono meno incoraggianti. Per le PMI l’accesso ai capitali resta
difficile, anche se molti paesi candidati ricorrono efficacemente a strumenti fiscali per
accrescere la capacità finanziaria delle PMI. La Lituania, per esempio, ha introdotto per le
microimprese un’aliquota d’imposta base inferiore a quella delle grandi imprese, nonché altre
concessioni in forma di esenzioni e riduzioni dell’IVA18. Anche l’innovazione e le
potenzialità della tecnologia non sono ancora sfruttate appieno. Mancano ancora strategie
nazionali coerenti o, se esistono, sono troppo recenti perché possano avere già prodotto effetti
significativi.
5. Porre in primo piano le PMI in tutte le politiche comunitarie
Poiché le PMI costituiscono la forza trainante dell’economia europea, quasi tutte le politiche
comunitarie presentano aspetti rilevanti per le loro attività. La maggior parte delle politiche e
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Secondo un’indagine diretta a censire le persone che creano un’impresa, i paesi candidati, nel loro
insieme, non presentano caratteristiche diverse da quelle degli Stati membri. Global Entrepreneurship
Monitor, 2002 Executive Report Reynolds, Bygrave, Autio, Cox ed Hay.
In Polonia, Ungheria, Lettonia, Lituania e Romania l’imprenditorialità costituisce parte del programma
scolastico.
È il caso in particolare di Malta, ma anche di Cipro, Lettonia, Lituania e Romania.
Repubblica ceca, Bulgaria, Estonia e Turchia.
Fonte:
Rapporto
della
Lituania
sull’attuazione
della
Carta,
disponibile
su
http://europa.eu.int/comm/enterprise/enterprise_policy/enlargement/charter_ccs_2003.htm.
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dei programmi comunitari ne prende in considerazione le esigenze e i problemi, come
evidenziato dal rapporto sulle attività dell’Unione europea a favore delle PMI.
Ad esempio, nel periodo 2000-2006 i Fondi strutturali destinano 16 miliardi di euro19 a
progetti riguardanti le PMI. Circa un terzo di quest’aiuto comunitario concerne servizi di
consulenza e servizi comuni per le imprese (incubatori, creazione di reti, distretti). Gli aiuti
comunitari, inoltre, concorrono a mobilitare consistenti finanziamenti nazionali.
Anche il Programma pluriennale a favore dell’impresa e dell’imprenditorialità, in particolare
per le PMI 20, e i suoi strumenti finanziari hanno come obiettivo il miglioramento
dell’ambiente in cui operano le piccole e medie imprese.
Nei paesi candidati l’assistenza di preadesione è stata indirizzata in misura crescente al
sostegno delle piccole e medie imprese. Ciò riflette la volontà dei paesi candidati di utilizzare
i fondi messi a disposizione per attuare la Carta europea per le piccole imprese. Dopo
l’allargamento i Fondi strutturali dovrebbero svolgere un ruolo rilevante in relazione
all’adempimento degli obblighi imposti dalla Carta.
Le PMI sono anche un importante obiettivo del VI Programma Quadro di ricerca e sviluppo
tecnologico. Per il periodo 2002-2006 quasi 2,2 miliardi di euro sono stati destinati a
sostenere gli sforzi di ricerca e innovazione delle PMI, il che fa del VI programma quadro uno
dei maggiori strumenti di sostegno alla ricerca delle PMI esistenti al mondo. Le PMI
beneficiano di programmi quali LIFE - lo strumento finanziario per l’ambiente - che nel 2002
ha destinato 28 milioni di euro a progetti cui sono interessate PMI, o il marchio ecologico
europeo, in cui l’80% delle imprese partecipanti è costituito da PMI.21
Il Rappresentante per le PMI ha un ruolo importante per migliorare l’accesso delle PMI
all’informazione e ai programmi europei e per sviluppare un approccio orizzontale e
coordinato alle questioni che le riguardano.
Prospettive future
Il pacchetto PMI s’inserisce nell’ambito un approccio politico più ampio che mira al
raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, e sarà materia di discussione durante il prossimo
Consiglio europeo di Primavera22.
Sebbene l’impresa Europa sia sulla buona strada, occorrono progressi più rapidi per
raggiungere l’obiettivo fissato a Lisbona: fare dell’Europa, entro il 2010, l’economia basata
sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, con più numerosi e migliori posti di
lavoro e una maggiore coesione sociale.
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Importo corrispondente all’11% circa del bilancio totale dei Fondi strutturali. Fonte: “Costruire
un’Europa imprenditoriale. Le attività dell’Unione europea a favore delle piccole e medie imprese
(PMI)”, SEC(2003) 58.
Decisione del Consiglio 2000/819/CE, del 20 dicembre 2000, relativa ad un programma pluriennale a
favore dell’impresa e dell’imprenditorialità, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI) (20012005), GU L 333, 29.12.2000, p. 84.
Fonte: “Costruire un’Europa imprenditoriale. Le attività dell’Unione europea a favore delle piccole e
medie imprese (PMI)”, SEC(2003) 58.
La Carta europea per le piccole imprese obbliga la Commissione a presentare un rapporto annuale al
Consiglio europeo di Primavera.
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Uno dei settori chiave in cui sono necessari progressi è la promozione dell’imprenditorialità.
Per questo motivo la Commissione ha avviato, con il suo Libro verde sull’imprenditorialità,
un dibattito pubblico su come agire per realizzare questi progressi. Sulla base dell’analisi dei
risultati ottenuti e delle indicazioni del pacchetto PMI, il Libro verde pone questioni
essenziali, su come creare più imprenditori e come consentire ad un maggior numero di
imprese europee di crescere.
Se l’Europa saprà creare condizioni sempre migliori per le piccole imprese, stimolare e
sfruttare il proprio potenziale imprenditoriale, la sua competitività futura sarà maggiormente
garantita.
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