approfondimenti e proposte per una nuova urbanistica regionale

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approfondimenti e proposte per una nuova urbanistica regionale
CENTRO STUDI URBANISTICI DELLA PROVINCIA DI POTENZA (CenSU-PZ)
APPROFONDIMENTI E PROPOSTE PER UNA NUOVA URBANISTICA REGIONALE
Il Centro Studi Urbanistici della Provincia di Potenza, di recentissima costituzione (gennaio 2013),
nel rispetto degli obblighi statutari, ha subito iniziato a svolgere attività di studio nel settore della
pianificazione territoriale, e l’attenzione maggiore è stata rivolta, inevitabilmente, alla legge 23/99
della Regione Basilicata, dal titolo “Tutela, Governo ed Uso del Territorio “.
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La propositiva partecipazione dei colleghi Colucci, Di Giacomo, Di Lascio, Galotta, Lasala,
Martinese, Morrone, Petruccelli e Siciliano,
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le significative note dei colleghi Urga, Orlando, Benedetto, Pasini e Biancamano,
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la mia personale esperienza sia professionale che di appartenenza al CeNSU da moltissimi anni,
hanno contribuito al risultato finale di questa relazione, che, inevitabilmente, vuole essere soltanto
un primo approccio al contributo che gli ingegneri del Centro intendono offrire in merito
all’approfondimento dei temi urbanistici del nostro territorio.
Come Centro Provinciale, e non solo per adempimenti statutari, abbiamo seguito, con attenta
partecipazione, l’attività del CeNSU e, di recente, le proposte specifiche riguardanti i temi della
città, del territorio e dell’ambiente, collegate, peraltro, al documento propositivo in materia di
ambiente, green economy ed open data, presentato dal CNI nel Convegno di Roma del 23 gennaio.
Ritengo utile riportarne le linee d’azione essenziali, con l’augurio che le stesse possano
rappresentare utili riferimenti anche all’innovazione urbanistica del nostro territorio regionale:
- ridefinire gli obiettivi fondamentali delle politiche urbanistiche ponendo al primo posto la
riqualificazione della città e la tutela dell’ambiente, del paesaggio e del territorio agricolo;
- rinnovare il sistema di pianificazione, nel segno dell’efficienza e della semplificazione;
- favorire il rinnovo del patrimonio edilizio esistente e i progetti di riqualificazione urbana,
attraverso il riuso delle aree dismesse e del patrimonio pubblico non utilizzato;
- rilanciare il settore della mobilità sostenibile, delle infrastrutture e dei trasporti urbani;
- avviare un programma di interventi finalizzati alla difesa del suolo ed alla tutela dell’ambiente,
alla ricostruzione del paesaggio;
- puntare sulla sostenibilità, qualità ed innovazione dei progetti.
Allo stato attuale, in Basilicata, la tutela, il governo e l’uso del territorio sono, come detto,
regolamentati dalla legge n.23 dell’11 agosto del 1999.
Questa legge, ovviamente innovativa rispetto alla vecchia legge del 1942, secondo le iniziative
intraprese da alcune regioni che dal ’95 in poi hanno dato il via ad una nuova stagione di leggi
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urbanistiche, fa riferimento alla cosiddetta “linea riformista”, sviluppata prevalentemente dalle
regioni Toscana ed Emilia e sostenuta culturalmente dall’INU.
Non è il caso, in questa sede, di entrare nei dettagli del sistema normativo della legge.
Piuttosto, l’inerzia degli enti istituzionali sovra-comunali che non hanno ancora ottemperato ai
necessari adempimenti di propria competenza, e le riconosciute difficoltà incontrate dagli enti locali
in sede di attuazione della legge, ci obbligano necessariamente a riferire, in estrema sintesi,
sull’ormai diffuso luogo comune di essere considerata, purtroppo, “una legge poco applicabile”.
Già in data 21 gennaio 2011, gli Ordini professionali di Basilicata, con la partecipazione
dell’Assessore regionale all’Ambiente e Territorio, hanno tenuto a Potenza il convegno “QUALE
URBANISTICA PER QUALE TERRITORIO (Luci ed ombre a 10 anni dalla L.R. 23/99)”.
Definita da un autorevole relatore “una legge poco chiara e infarcita di formule poco applicabili”,
da tutti gli interventi sono emerse molteplici critiche, tra le quali, le più significative riguardano:
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la mancata realizzazione da parte della Regione della Carta Regionale dei Suoli, che avrebbe
dovuto essere la premessa al lavoro delle Province e dei Comuni;
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la mancanza dei Piani strutturali programmatici delle Province;
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la mancata partecipazione dei soggetti attori del territorio nella fase di definizione della
legge stessa;
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la mancata costituzione di un nucleo di valutazione dell’applicazione della legge;
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la non riuscita “applicazione” della legge che, probabilmente, risulta essere alquanto distante
dalla realtà, dalla cultura e dalle effettive esigenze delle popolazioni lucane.
Io, in qualità di rappresentante dell’Ordine degli Ingegneri di Potenza e componente all’epoca del
Consiglio Direttivo del CeNSU, ho messo in evidenza, fra altro, le seguenti criticità:
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lo sdoppiamento del piano comunale, che rende più lungo e complesso l’iter della
pianificazione;
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il metodo della concertazione, per cui le scelte di piano devono essere accettate e condivise
dai vari enti interessati in sede di conferenza di pianificazione; tale metodo non sempre
funziona e comunque richiede negoziati complessi e conseguentemente tempi lunghi per la
difficile ricerca del consenso;
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la mancanza di riferimenti precisi al nodo dell’intercomunalità, essenziale per una Regione
costituita prevalentemente da tantissimi Comuni di piccola entità residenziale.
Motivi di recente nomina, non consentirono all’Assessore regionale all’Ambiente e Territorio
dell’epoca di entrare nel merito del dibattito, e le sue conclusioni furono, inevitabilmente, di
“formale e rassicurante disponibilità”.
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Invece, con qualche perplessità, e non solo per gli ingegneri, in data 3 dicembre 2012 la Regione
Basilicata ha approvato la legge n.25, che prevede interventi nel settore edilizio e modifiche agli
artt. 17, 39 e 44 della L.R. 23/99.
Se possono essere condivisibili le finalità che questa legge si propone di attuare nel settore edilizio:
- miglioramento della qualità abitativa, aumento della sicurezza del patrimonio edilizio esistente,
incentivazione del risparmio energetico e dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabili -, occorre
tuttavia rilevare il carattere eccezionale e straordinario delle procedure per gli interventi previsti,
che, molto spesso, finisce col produrre più danni che benefici. Anche in questo caso, l’invito alla
Regione è quello di attivare “procedure ordinarie di governo” attraverso efficaci ed organici
programmi di riqualificazione e messa in sicurezza del patrimonio edilizio.
Nel settore urbanistico, invece, le modifiche della legge 25/12 interessano preminentemente il
nuovo termine di scadenza al 31 dicembre 2014 per l’approvazione del Regolamento Urbanistico da
parte dei Comuni interessati.
Termine che è stato reiterato più volte a causa dell’inerzia delle Amministrazioni Comunali dovuta
sia a carenza di strutture tecniche adeguate, sia per mancanza delle risorse necessarie per
l’affidamento dell’incarico professionale, e, troppo spesso, perché ancora legate alla vecchia logica
dei suoli edificatori e del conseguente aumento di volumetrie!
In particolare, poi, il comma 3 del nuovo art. 44 prevede che i Comuni, entro un anno dalla data di
adozione della Carta Regionale dei Suoli (CRS) hanno l’obbligo di dare avvio alle procedure di
formazione del Piano Strutturale Comunale (PSC). Pertanto, (come già in promulgazione della
23/99), l’elaborazione della Carta Regionale dei Suoli (CRS) rappresenta (ancora una volta)
l’elemento determinante per la pianificazione regionale; in assenza di questa Carta (CRS) vengono
meno i presupposti che la Legge stessa enuclea!
Non si può, quindi, fare a meno di sottolineare, che questa legge (25/’12) non solo non consente lo
snellimento di procedure e il miglioramento degli obiettivi della L.R. 23/99, ma, addirittura, ottiene
l’effetto opposto dilatando (per l’ennesima volta) i tempi della pianificazione urbana e favorendo,
nel settore edilizio, interventi non integrati con un disegno organico e pianificato.
In definitiva,
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le informazioni, poco confortanti, in merito all’attuale stato redazionale di questa tanto
attesa Carta Regionale dei Suoli,
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l’eccessivo carico burocratico delle procedure di redazione e di approvazione dei piani,
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i molteplici nuovi aspetti che dal ’99 ad oggi sono emersi prepotentemente nella
pianificazione territoriale,
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sono tutti fattori essenziali che, a nostro parere, impongono una revisione complessiva della legge,
nel segno, appunto, dell’efficienza e della semplificazione.
Le nostre proposte, senz’altro non esaustive, ed espresse solo a grandi linee, vogliono rappresentare
essenzialmente un primo contributo al necessario dialogo che il CenSU sollecita fra professionisti
ed enti pubblici, al fine di perseguire quel fondamentale obiettivo comune che è l’uso corretto del
territorio.
Questi i punti essenziali:
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semplificazione dei livelli di pianificazione: sopra il comune dovrebbe esserci un solo
livello: per noi, quello Regionale, con semplici ma ben definite indicazioni sugli indirizzi,
obiettivi e soglie generali di sostenibilità ambientale e territoriale e per la salvaguardia delle
risorse naturali ed antropiche;
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eliminazione del doppio livello di pianificazione comunale, che allunga inutilmente i tempi
senza produrre risultati soddisfacenti: il piano strutturale dovrebbe assumere le
caratteristiche di un semplice, ma efficace, documento programmatico;
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semplificazione di tutti i processi di approvazione e controllo;
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definizione normativa del nodo dell’intercomunalità. Dovrebbe essere il livello Regionale a
dettare indirizzi alla pianificazione comunale per gli aspetti di interesse sovracomunale
(infrastrutture, mobilità, trasporti, servizi comuni, ecc.);
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semplificazione della pianificazione dei piccoli comuni, che non può essere ricondotta al
modello generale.
Per quanto riguarda, poi, la qualità urbana ed ambientale degli insediamenti e del territorio, i
riferimenti essenziali di dotazioni territoriali di valenza ecologica ed ambientale, vanno volti in
particolare:
- alla tutela ed al risanamento dell'aria e dell'acqua;
- alla gestione integrata del ciclo idrico;
- alla riduzione dell'inquinamento acustico ed elettromagnetico;
- al mantenimento della permeabilità dei suoli ed alla funzionalità della rete idraulica superficiale;
- alla definizione delle aree naturalistico-ambientali “non idonee” all’installazione di impianti
alimentati da fonti energetiche rinnovabili e relative reti di distribuzione;
- al riequilibrio ecologico e di un miglior habitat naturale nell'ambito urbano e periurbano;
- alla gestione della raccolta dei rifiuti.
Altri punti essenziali, che non riguardano l’impianto normativo della legge, ma che aiutano il “buon
governo del territorio”, sono:
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la necessità di una cartografia omogenea per il territorio regionale;
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la partecipazione dei cittadini e delle categorie alle scelte di pianificazione;
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la predisposizione, in tempi brevi, di una reale conoscenza del territorio, non solo per
elaborare fondate decisioni pianificatorie ma, ancor prima, per una corretta e sistematica
informazione sullo stato del territorio e sulle sue qualità e criticità. In tale ottica, le strutture
tecniche pubbliche andrebbero dotate delle competenze e delle opportune risorse ed
attrezzature per costruire e gestire il quadro conoscitivo.
In verità, anche la legge 23/99 all’art. 41 prevede, opportunamente, la costituzione del Sistema
Informativo Territoriale (SIT); peccato, però, che, inspiegabilmente, con la L.R. 3/2002 a tale
articolo è stato introdotto il comma 4, che recita: “La Regione provvede alla costituzione e
disciplina del Sistema Informativo Territoriale entro un anno dalla data di approvazione della
Carta Regionale dei Suoli”!
In conclusione, se a tutte le considerazioni sin qui esposte si sommano anche la fragilità
idrogeologica e l’esposizione sismica che caratterizzano gran parte del nostro territorio regionale,
l’invito del Centro Provinciale a promuovere azioni di sinergia tra professionisti ed enti pubblici
può assumere un significato rilevante soltanto se la volontà comune sarà quella di passare, in tempi
brevi, dalla fase del dire a quella del fare, contribuendo, ciascuno per la parte di propria
competenza, ad una credibile riforma del sistema normativo nel segno della chiarezza e della
semplificazione.
La volontà degli Ingegneri non manca, occorre, però, che ci siano anche le condizioni.
Gianluigi D’Alessandro – Maratea 11/07/2013
Riferimenti essenziali:
- Documento CeNSU 2008 – “Tra sostenibilità e governance: lineamenti per un nuovo sistema di pianificazione”
- Maurizio Tira e Michele Zazzi – “Pianificazione territoriale e difesa del suolo. Quarant’anni dopo la Relazione <De
Marchi>”
- CeNSU – Manifesto 2013
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