ZINGARI - NOMADI e la Chiesa in Italia

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ZINGARI - NOMADI e la Chiesa in Italia
Associazione Italiana dei Professori di Storia della Chiesa
Dizionario Storico Tematico La Chiesa in Italia
Volume I - Dalle Origini All'Unità Nazionale
Roma 2015
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Voce pubblicata il 11/01/2015 -- Aggiornata al 17/01/2015
ZINGARI - NOMADI e la Chiesa in Italia
Autore: Matteo Sanfilippo
La letteratura sulla presenza nell’Italia della prima età moderna dei nomadi, genericamente definiti
zingari sin dal Quattrocento, è di solito incentrata sul comprendere quando siano arrivati e quando si sia
passati dalla curiosità nei loro riguardi alla repressione. Ferma restando la notevole confusione su
presenza e origine di gruppi nomadi, si ha la tendenza a considerarli arrivati nella Penisola già agli inizi
del Quattrocento. Per quanto riguarda la reazione della Chiesa alcuni autori riprendono lo spunto
cronachistico di un gruppo transitato per Bologna e Forlì nel 1419 e diretto in pellegrinaggio a Roma. Per
la maggior parte degli studiosi più recenti tale pellegrinaggio non è mai stato compiuto, né quel gruppo
avrebbe allora ottenuto privilegi relativi al vagabondare senza pagare alcuna gabella.
Nelle fonti segue il vuoto sino agli inizi del Cinquecento, quando lo Stato della Chiesa, dopo essersi
assicurato il definitivo controllo delle attuali Emilia-Romagna e Marche, si trova a dover legiferare in
merito ai nomadi di passaggio. Iniziano allora i bandi contro “gli zingari” accusati di furto e, secondo
alcuni studiosi, le singole amministrazioni locali dello Stato pontificio si distinguerebbero nel
perseguitare gli itineranti. La recente letteratura italiana sugli altri stati di antico regime, dal Regno di
Napoli alla Repubblica di Venezia, mostra, però, un’univoca reazione negativa contro i nomadi.
Per quanto riguarda lo Stato della Chiesa i primi provvedimenti sono presi nelle Marche (Macerata 1533,
Iesi 1535), in Emilia (soprattutto Bologna) e infine a Roma. Qui le attestazioni di una presenza nomade
sono abbastanza numerose, ivi compresa la testimonianza toponomastica di una via degli Zingari. La
prima notizia romana risale al 1525 e si trova nei registri dell’arciconfraternita di S. Giovanni Decollato.
Tale informazione potrebbe far pensare a una certa attenzione nell’ambito dell’impegno a sostegno, ma in
realtà gli “zingari” appaiono in questo e in altri archivi romani, solo nella veste d’imputati o condannati in
processi di vario genere. Inoltre si ripetono dal 1566 i bandi che intimano ai nomadi di abbandonare lo
Stato pontificio, pena la galera o la forca.
Più o meno negli stessi anni diverse diocesi s’impegnano contro i nomadi. Qualcosa traspare già nei
dibattiti tridentini; inoltre Federico Borromeo si occupa di loro nel Concilio provinciale di Milano del
1565, apparentandoli ad altri gruppi pericolosi come gli attori, i girovaghi, i giocatori di azzardo. Nel
capitolo II delle deliberazioni del Concilio di Ravenna, indetto nel 1568, si afferma con ancora maggiore
decisione che gli zingari sono una “genia di gente vagante colma di ogni empietà” e che devono essere
allontanati, se non accettano di vivere cristianamente. Indicazioni analoghe si diffondono soprattutto
nell’Italia meridionale, dove gli “zingari” paiono stabilirsi in un primo tempo dalla Campania alla Sicilia.
Nel concilio provinciale di Napoli del 1575 vi è un capitolo “De meretricibus, lenonibus, circulatoribus,
zingaris, turcis et mauris, mendicis et aleatoribus”, presto imitato dalle altre diocesi coinvolte. In esso e
in testi analoghi viene espresso il sospetto che le nomadi pratichino la prostituzione e ingannino gli
astanti con la lettura della mano o delle carte. Nei decenni successivi la questione attira l’attenzione del
Sant’Uffizio, perché sorge il dubbio che si pratichi una forma di magia, ma presto si riconosce trattarsi
piuttosto di un imbroglio. I vescovi definiscono quindi i nomadi come ladri e imbroglioni, per esempio a
Messina nel 1588, e sostengono che ciò avvenga a causa della loro itineranza.
Si ripete quindi per tutto il Sei-Settecento, ma sempre più stancamente, che bisogna convincere gli
“zingari” a insediarsi stabilmente, ma di fatto essi scompaiono progressivamente dall’orizzonte di
attenzione delle autorità ecclesiastiche, mentre non si afferma mai una spinta verso la concreta
evangelizzazione di questi gruppi. Nel frattempo crescono i racconti e le leggende su questi “cattivi
cristiani” e, soprattutto nel Sud, si diffonde l’idea siano una genia antica, la quale avrebbe provveduto a
fondere i chiodi con cui il Cristo sarebbe stato crocifisso. Si rafforza così un sentimento di diffusa
ziganofobia.
Fonti e Bibl. essenziale
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“Études tsiganes”, 12 (1965), 13-19, e Mille anni di storia degli zingari, Milano, Jaca Book, 2010; G. De
Rosa, Vescovi, popolo e magia nel Sud, Napoli, Guida, 1971; B. Geremek, Uomini senza padrone: poveri e
marginali tra medioevo e età moderna, Torino, Einaudi, 1992; V. Martelli, Gli Zingari a Roma dal 1525 al
1680, “Lacio Drom”, 32, 4-5, 1996, 4-5, 2-86, e Roma tollerante? Gli zingari a Roma tra XVI e XVII secolo,
“Roma Moderna e Contemporanea”, II, 2 (1995), 485-509; P.C. Stasolla, La chiesa cattolica e il popolo
zingaro nell’Italia del XVI secolo, Roma, Fondazione Migrantes, 2001; G.M. Viscardi, Tra Europa e Indie
di quaggiù: Chiesa, religiosità e cultura popolare nel Mezzogiorno, secoli XV-XIX, Roma, Edizioni di storia
e letteratura, 2005; E. Novi Chavarria, Sulle tracce degli zingari. Il popolo rom nel Regno di Napoli.
Secoli XV-XVIII, Napoli, Guida, 2007; B. Fassanelli, “Considerata la mala qualità dellicingani erranti”. I
rom nella Repubblica di Venezia: retoriche e stereotipi, “Acta Histriae”, 15, 1 (2007), 139-154, e
Un’ostinata autonomia. I rom nell’Europa moderna, “Zapruder”, 19 (2009), 26-44; Aurora Cimini, Zingari
nell’Italia moderna: il caso di Vetralla, “Studi Emigrazione”, 187 (2012), 511-524.
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A cura della Redazione
Cantiere Storico: “La Chiesa in Italia”
integrazioni, complementi, aggiornamenti alla Voce da parte di Autori diversi
Immagine: Basilica superiore di San Francesco d’Assisi, affresco di Cimabue, particolare: la scritta
“Italia” compare sopra la città di Roma