Lo sciopero generale dei trasporti pubblici a Milano TUTTO A

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Lo sciopero generale dei trasporti pubblici a Milano TUTTO A
Lo sciopero generale dei trasporti pubblici a Milano
TUTTO A POSTO, NIENTE IN ORDINE
di PIETRO ICHINO
(24 settembre 2002)
Formalmente tutto è perfettamente in regola: lo sciopero dei trasporti è stato proclamato da
mesi, le aziende responsabili dei servizi hanno avvisato gli utenti entro il termine dovuto, persino
l’intervallo minimo rispetto allo sciopero attuato la settimana scorsa dai macchinisti del COMU è stato rispettato. Infatti la Commissione di Garanzia per gli scioperi, che pure si è distinta in passato per
la severità dei suoi interventi, soprattutto nel settore dei trasporti, qui non ha avuto nulla da eccepire.
La partita dell’Inter con gli olandesi in Coppa Campioni? Potevano anticiparla o posticiparla
di un giorno, rispondono i dirigenti sindacali confederali: la Lega sapeva da luglio che oggi era
giornata a rischio. E le migliaia di stranieri presenti a Milano per le sfilate di moda, gli stilisti di tutto il mondo, le top models? Anche loro sapevano da tempo dello sciopero; del resto, a Milano il
grande barnum delle sfilate e delle esposizioni fieristiche è sempre in attività, per tutto l’anno, tranne che in agosto, quando lo sciopero nei trasporti è vietato per non ostacolare i turisti.
Tutto in ordine dunque? Tutto, tranne un piccolo, ma importantissimo pezzo del mosaico
che non è al suo posto. Lo sciopero costa caro a tutti - ai lavoratori dei trasporti che perdono lo stipendio, a tutti coloro che devono muoversi per il proprio lavoro o per esigenze vitali, ai tifosi venuti
a Milano a decine di migliaia che non sanno come recarsi allo stadio e tornarne, agli stilisti e ai loro
clienti, all’intera città ridotta a una caricatura di se stessa e umiliata di fronte agli ospiti stranieri –
ma non costa una lira al soggetto a cui dovrebbe costare di più: l’azienda di trasporto. La quale, anzi, essendo finanziata principalmente da contributi pubblici forfetari e da abbonamenti, con lo sciopero addirittura un poco ci guadagna, risparmiando su stipendi, benzina, energia elettrica e usura
delle macchine. Lo sciopero dei trasporti non produce il suo effetto come ogni altro sciopero, cioè
causando un danno economico al datore di lavoro: lo produce causando un danno economico spropositato all’intera collettività, con la sola eccezione del datore di lavoro.
Il modo per evitare questo costosissimo paradosso c’è: si chiama sciopero virtuale e consiste
in un accordo preventivo tra sindacati e imprese del settore per lavorare durante gli scioperi, rinunciando i lavoratori ai loro stipendi e impegnandosi le imprese a pagare il doppio o il triplo degli stipendi stessi a un fondo cogestito per opere di pubblica utilità. Così davvero lo sciopero costerebbe
caro alle aziende dei trasporti, ma si eviterebbe il brutto spettacolo dell’intera città paralizzata per
una vertenza sindacale di categoria.
La cosa più curiosa, poi, è che proprio Cgil e Uil, le due confederazioni più decise nella
promozione dello sciopero di oggi, sono quelle che hanno manifestato anche recentemente la maggiore disponibilità a ragionare e trattare sullo sciopero virtuale. Che cosa trattiene le loro controparti
dal prendere sul serio quelle aperture?

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