IL MAESTRO INTERIORE di Maria Montessori Donatella Pecori (*) e

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IL MAESTRO INTERIORE di Maria Montessori Donatella Pecori (*) e
IL MAESTRO INTERIORE
di Maria Montessori
Donatella Pecori (*) e Maria Elcira Gomez Ramirez (**)
Maria Montessori nacque il 31 ottobre 1870 a Chiaravalle (Ancona). La famiglia però si trasferì
presto a Roma. Nel 1896 conseguì la laurea in medicina e successivamente quelle in filosofia e in
scienze naturali. Prima donna medico in Italia si specializzò subito in Neuropsichiatria Infantile
svolgendo attività educativa sui bambini handicappati dal 1898 al 1900 presso l’Ospedale
Psichiatrico di Roma. In virtù di questa esperienza si convinse che per i bambini con questi
problemi non valevano tanto le cure mediche ma piuttosto quelle ‘pedagogiche’ rispettando del
bambino, comunque, lo sviluppo evolutivo personale (Scocchera, A. 1990). Per un certo numero di
anni Maria Montessori, oltre all’attività accademica, svolse attività di formazione per insegnanti di
scuola speciale presso l’Istituto Ortofrenico Montesano di Roma. Nel 1907, a Roma in San Lorenzo
precisamente il 6 di gennaio, apriva una Casa dei Bambini, destinata stavolta ai bambini normali.
Si trattava dei bambini poveri del quartiere, i cui genitori avevano vissuto a lungo nelle anse
dell’acquedotto romano in precarie baracche (Maccheroni, A.M.1956; Pignatari, M. 1967).
Molti anni dopo, nel 1950, Maria Montessori scrive: “Si vorrebbe sapere in poche e chiare parole
che cosa è questo Metodo Montessori. Se si abolisse non solo il nome, ma anche il concetto comune
di ‘metodo’ per sostituirvi un’altra indicazione, se parlassimo di un ‘aiuto affinché la personalità
umana possa conquistare la sua indipendenza, di un mezzo per liberarla dall’oppressione dei
pregiudizi antichi sull’educazione’, allora tutto si farebbe chiaro. E’ la personalità umana e non un
metodo di educazione che bisogna considerare: è la difesa del bambino, il riconoscimento
scientifico della sua natura, la proclamazione sociale dei suoi diritti che deve sostituire gli
spezzettati modi di concepire l’educazione ...” (La formazione dell’uomo, p.11)
Lei sosteneva, con un approccio biologico ed etologico, che prima di ogni insegnamento esiste in
ogni bambino un ‘maestro interiore’ che lo guida nel suo lavoro “infaticabilmente, in gioia e
felicità, secondo un preciso programma, allo scopo di costruire l’uomo adulto” (Mente, p.47). In
altre parole ogni individuo umano, in fase evolutiva, “porta con sé il suo disegno psichico e le
direttive di sviluppo connesse”. (Il segreto dell’infanzia, p. 46).
Tale disegno e direttive prevedono regole che modulano l’interazione con l’ambiente per garantire,
all’uomo adulto, l’adattamento. In questo senso il ‘maestro interiore’ fornisce le ‘dritte’ perché il
bambino risponda emozionalmente partecipando attivamente alla costruzione di se stesso. In tal
modo viene a ‘montare’ il suo stesso linguaggio, le usanze, il proprio comportamento, ecc.:
costruisce cioè i necessari collegamenti neuronali, atti respiratori, risposte muscolari, viscerali e
così via. (Il segreto dell’infanzia, p.39).
Tale disegno e direttive prevedono inoltre “la costruzione dell’organo globale di controllo” in
grado di dare unità all’individuo stesso, una volta adulto, e funzione unitaria alla sua azione (Il
segreto dell’infanzia, p.41).
Tale disegno e direttive sono infine osservabili e misurabili, seppure solo in parte, attraverso il
comportamento. Quest’ultimo ci può rivelare l’esistenza nel bambino di particolari sensibilità,
attive in certi periodi, di specifiche ‘regolarità’ di montaggio, di peculiare attività mnemonica: “una
memoria (Mneme) che non è semplice ritenzione d’informazioni ma che rimane insita nella
disposizione e nei collegamenti delle cellule tra loro di modo che quello che il bambino ha formato
rimane acquisito per sempre nella personalità” (La mente del bambino, p.67).
I concetti di “sviluppo ontogenetico specie-specifico normale”, di “periodo sensibile”,
“assorbimento”, “modello operativo interno” sono stati ampiamente avvallati in tutto l’arco del
secolo XX° da molti autori di fama mondiale di settori diversi: dal pediatra Arnold Gesell al
biologo Jean Piaget, dal primatologo Irenaus Eibl-Eibesfeldt allo psichiatra John Bowlby.
Rimane il fatto che, per il bambino, “questa costruzione non è il risultato di un lavoro cosciente, ma
si compie nel più profondo dell’inconscio. Il bambino comincia nell’ombra dell’inconscio questo
lavoro e in essa il linguaggio”, la coordinazione motoria, l’attaccamento, ecc. “Si sviluppa e si fissa
come acquisizione permanente” (La mente del bambino, p.115). E mentre il “misterioso sviluppo
interiore è notevole, la corrispondente manifestazione esterna è minima; vi è quindi una evidente
grande sproporzione fra l’attività della vita interiore e le possibilità di espressione esterna. Risulta
ancora che non esiste un regolare sviluppo lineare ma uno sviluppo a sbalzi. Si verifica ad
esempio”, per quanto riguarda il linguaggio e in un determinato periodo di tempo, “la conquista
delle sillabe, dopo di che per mesi, il bambino non emette che sillabe; esternamente non si nota
alcun progresso. Poi, improvvisamente il bambino pronuncia una parola, ma in seguito non usa” a
lungo molto di più. “Di nuovo non manifesta nessun progresso e ci si sente quasi scoraggiati nel
constatare un così lento sviluppo esterno. Sembra estremamente lento, ma altre espressioni ci
rivelano che nella vita interiore il progresso si svolge costante e notevole”. Il lento crescere
interiore sfocia in un’improvvisa esplosione di scoperte in concomitanza a una rapida evoluzione.
Poi si osserva un altro periodo silente seguito da un nuovo slancio vitale e così via. Alla fine del
secondo anno di età, ad esempio, assistiamo a un improvviso irrompere di parole, pronunciate tutte
alla perfezione. In tre mesi il bambino quasi muto, impara a usare con facilità tutte le complicate
forme dei nomi, suffissi, prefissi e verbi. (La mente del bambino, p.117)
La dottoressa Montessori fa notare che l’esistenza del ‘maestro interiore’ si evidenzia anche da
osservazioni semplici. Ecco alcuni esempi tratti dal libro ‘IL SEGRETO DELL’INFANZIA’.
I° ESEMPIO
Scrive Maria Montessori: “Voglio citare un’esperienza fatta dal Prof. Piaget (***) di Ginevra col
suo bambino di due anni e mezzo. Egli nascondeva un oggetto sotto il cuscino che copriva il sedile
di una poltrona e poi allontanato il bambino, trasportava l’oggetto stesso sotto il cuscino di una
poltrona messa di fronte alla prima. L’idea era che il bambino avrebbe cercato l’oggetto non
trovandolo più nel posto primitivo; e, per facilitarne la ricerca, il professore lo poneva in un luogo
analogo. Ma il bambino si limitava a tirar su il cuscino della prima poltrona, dicendo nel suo
linguaggio: “Non c’è più” ma non faceva nessun atto per ricercare l’oggetto scomparso. Allora il
professore ripeté l’esperimento facendo vedere al bambino che trasportava l’oggetto da una
poltrona all’altra. Ma il bambino ripeté la stessa scena della prima volta e il suo commento: “Non
c’è più”. Il professore stava per giudicare troppo poco intelligente il suo bambino e quasi
impazientemente sollevò il cuscino della seconda poltrona dicendo: “Non ti eri accorto che lo
avevo messo qui?” “Sì, rispose il bambino indicando la prima poltrona, ma invece deve stare qui!”
(p.73) AL BAMBINO NON INTERESSAVA DI OTTENERE L’OGGETTO BENSI’ CHE
L’OGGETTO RITORNASSE AL SUO POSTO. IL MAESTRO INTERIORE GLI DICEVA DI
FOCALIZZARE L’ATTENZIONE SUL RIPOSIZIONAMENTO DELL’OGGETTO NEL
MEDESIMO POSTO.
II° ESEMPIO
Ancora lei scrive: “Io provai il più grande stupore quando cominciai ad assistere al cosiddetto
gioco a nascondersi di bambini tra due e tre anni di età. In questa specie di giochi essi sembravano
eccitati e felici e in grande aspettativa. Ma il loro giocare a nascondersi consisteva in questo : un
bambino si rannicchiava in presenza degli altri sotto un tavolino coperto da un tappeto che
arrivava fino a terra: poi tutti gli altri bambini uscivano fuori dalla stanza, quindi rientravano,
sollevavano il tappeto e con grida di gioia trovavano il compagno nascosto lì sotto. La cosa si
ripeteva molte e molte volte; ciascuno diceva: “Adesso mi nascondo io” e andava a mettersi sotto il
tavolino. Un giorno presi parte io stessa a uno di questi giochi. ... “Gioca con noi, nasconditi!”
Accettai. In quel caso si trattava di nascondersi dietro una porta. Io, invece di mettermi dietro la
porta, mi misi in un angolo nascosta dietro un armadio. Quando i piccoli vennero a cercarmi non
mi trovarono dietro la porta. Io attesi un pò di tempo finché venni fuori dal mio nascondiglio. I
bambini, disillusi e tristi, mi dissero: “Perché non hai voluto giocare con noi? Perché non ti sei
nascosta?” (p.74) L’INDICAZIONE DEL MAESTRO INTERIORE ERA STAVOLTA
QUELLO DI PRENDERE UNA PERSONA E COLLOCARLA PIU’ VOLTE NELLO
STESSO POSTO, POI PRENDERNE UN’ALTRA E RIPETERE IL GIOCO.
III° ESEMPIO
In un’altra occasione: “La mia attenzione fu richiamata da una bambino di forse tre anni che si
esercitava a infilare e sfilare i cilindretti degli incastri solidi, che si maneggiano analogamente ai
turaccioli di bottiglie; essi però sono di grossezza graduata e a ciascuno spetta un determinato
collocamento. Fui sorpresa a vedere una bambina così piccola ripetere più e più volte un esercizio
con profondo interesse. Non si palesava però nessun progresso di rapidità e di abilità
nell’esecuzione: era una specie di moto perpetuo. Ed io, per abitudine all’esame, cominciai a
contare gli esercizi, poi volli provare a qual punto poteva resistere la strana concentrazione che mi
si rivelava e dissi alla maestra di far cantare e muovere tutti gli altri bambini: ciò infatti avvenne,
senza che la bambina si scomponesse affatto nel suo lavoro. Allora presi delicatamente la
poltroncina, ove la bimba era seduta, e, con essa dentro, misi il tutto sopra un tavolino. Con mossa
rapida la piccolina aveva afferrato il suo oggetto e mettendoselo sulle ginocchia, continuò il
medesimo lavoro. Da quando avevo cominciato a contare, la bambina aveva ripetuto l’esercizio
quarantadue volte. Si fermò come uscendo da un sogno e sorrise come una persona felice: i suoi
occhi lucenti, brillavano, guardando tutto attorno. E adesso senza nessuna causa esterna ecco che
quel lavoro era finito” (p.157). IL GIOCO DEL MAESTRO INTERIORE ERA ADESSO
RIPETERE L’ESERCIZIO COME UN MOTO PERPETUO TANTE VOLTE QUANTO LA
COSTRUZIONE INTERNA COMANDAVA.
IV° ESEMPIO
Maria Montessori infine racconta: “Quando ricevevamo le visite, i bambini si comportavano con
dignità e amor proprio, sapevano dirigere il loro lavoro e ricevere con entusiasmo cordiale.
Una volta fu annunciata la visita di una persona importante che desiderava restare sola coi
bambini per fare le sue osservazioni. Feci alla maestra la raccomandazione seguente: “Lasci che le
cose vadano spontaneamente”. E rivolta ai bambini soggiunsi: “Domani avrete una visita. Vorrei
che pensassero: questi bambini sono i più belli del mondo”. Domandai poi quali risultati la visita
avesse avuto. “Un grande successo” mi rispose la maestra. “Alcuni bambini presero una sedia e
dissero gentilmente al visitatore: “S’accomodi”. Altri gli dissero: “Buongiorno!” E partito colui si
affacciarono alle finestre a gridargli: “Moltissime grazie per la visita, arrivederla!” “Ma perché si
è tanto preoccupata di prepararli?” dissi io “Le avevo detto di non fare nulla di straordinario e di
lasciare che le cose andassero da sé”. “Io non ho detto niente ai bambini” replicò la maestra. E mi
spiegò anche che i bambini avevano lavorato col maggiore impegno, occupandosi ciascuno d’un
oggetto diverso e che tutto era andato meravigliosamente bene, con grande stupore e commozione
del visitatore. Per molto tempo rimasi dubbiosa, incredula tormentando la maestra perché temevo
facesse parate, preparativi. Ma infine rimasi illuminata. I bambini avevano la loro dignità,
onoravano i loro visitatori ed erano orgogliosi di mostrare il meglio che potevano fare” (p.172).
LA DIRETTIVA DEL MAESTRO INTERIORE ERA ORA QUELLA DI FAR
ESERCITARE OGNI BAMBINO SU QUALCOSA D’IMPORTANTE PER LA PROPRIA
COSTRUZIONE INTERNA. VUOL PROVARE IL GENTILE LETTORE A PENSARE IN
COSA POTREBBE CONSISTERE QUESTA COSTRUZIONE?
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(*) Donatella Pecori – Psicologo specializzato in metodologia della ricerca e nel Metodo Montessori. Presidente
Associazione GRUF – Gruppo per la Ricerca a livello Universitario di Firenze.
(**) Maria Elcira Gomez Ramirez – Insegnante specializzata nel Metodo Montessori. Membro del Consiglio
Direttivo Ass.ne GRUF
(***) Jean Piaget seguì, nella prima metà del secolo, un corso di Maria Montessori in Roma
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