distinguere fra religione e fede

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distinguere fra religione e fede
CHIESE PROTESTANTI ED ORTODOSSE
Giampiero Comolli
E’ NECESSARIA UNA CRITICA DELLA RELIGIONE ALLA LUCE DELLA FEDE
Per affrontare correttamente il tema proposto è indispensabile distinguere fra fede e religione che,
pur strettamente implicate l’una all’altra, restano distinte e non sovrapponibili.
La religione rimanda sempre a una dottrina, ad un itinerario etico e ascetico da percorrere per il
perseguimento di una meta: è un movimento dal basso verso l’alto che ha come protagonista l’homo
religiosus.
La fede implica invece l’annuncio di un evento da accogliere, un’iniziativa divina che ci precede e
che suscita una risposta: è un movimento dall’alto verso il basso, di un Dio che viene.
Religione sono le opere messe in atto da un’istituzione ecclesiale. Fede è ascolto di una verità
donata per grazia da Dio.
Questo significa che la religione è deputata alla gestione terrena di una verità trascendente. Come
tale crea istituzioni, comportamenti, appartenenze. Dona identità individuale e collettiva: ci dice chi
siamo noi, come credenti, rispetto ai non credenti o a chi crede in altro.
La fede, invece, come totale accoglimento di una Parola divina non in nostro possesso, può arrivare
a cancellare la nostra identità, per farci uomini e donne nuovi, guidati dallo Spirito di Dio.
Oggi le religioni sono entrate come attori primari nel teatro di un mondo segnato dal pluralismo
che, proprio in quanto incrocio di culture diverse, mette in crisi le identità acquisite. In assenza di
ideologie laiche forti, oggi le religioni diventano veicoli di identità collettiva: forniscono simboli e
categorie di pensiero per rappresentare sé stessi, per differenziarsi dagli altri, e per dominarli.
Fondate sulla convinzione di detenere verità assolute, le religioni diventano fattori di identificazione
culturale per grandi collettività umane. Possono di conseguenza legittimare conflitti,
contrapposizioni politiche e guerre.
In tutto il racconto biblico si ritrovano i guasti della religione ed una sua forte critica condotta sulla
base della fede (Cfr. Michea 6,6-8). Nessuna religione è immune da questa deriva.
Le Chiese protestanti storiche sono consapevoli dei problemi che possono derivare da un eccesso di
religione.
In Italia sono fautrici di una netta distinzione fra Chiese e Stato e critiche verso le nuove ideologie
(atei devoti) che rivendicano un’identità cristiana europea e un’identità cattolica italiana come
radice e fondamento di un’appartenenza collettiva in contrapposizione ad altre civiltà.
Al contrario, negli USA, la destra religiosa (protestante ndr) costituisce un fronte politico e
teologico conservatore, centrato su valori tradizionali che attribuiscono all’America cristiana un
ruolo di guida nel mondo in campo etico, politico e militare.
Quanto alle Chiese ortodosse, proprio per il fatto di essere autocefale (indipendenti per vita ed
organizzazione interna), sono storicamente divenute “etniche” e quindi deputate a preservare e
difendere l’identità collettiva di un popolo. In quanto (letteralmente) “custodi della vera fede” sono
anche tradizionaliste e critiche nei confronti di una netta separazione fra Chiesa e Stato.
In definitiva dunque l’intreccio fra religione e fede è inestricabile. Nelle attuali condizioni storiche
non si può mirare ad una fede pura che faccia a meno della religione. Ma è sempre possibile attuare
una forte critica delle religioni a partire dalla fede. Non si può pretendere di essere gli unici custodi
dell’unica fede vera, relegando tutti gli altri nell’errore. L’unica via che le religioni possono
percorrere verso la pace è quella di un dialogo ecumenico e interreligioso, condividendo la
consapevolezza che l’eccesso di religione è fonte di conflitti.
Pastore Giovanni Genre
DISTINGUERE FRA RELIGIONE E FEDE (CHE NON E’ MAI TROPPA!)
Il cristianesimo deve mantenere distinte fede e religione. Gesù, in tutti i Vangeli, polemizza
duramente con coloro che ne mescolano i piani. Con Karl Barth, andrei oltre la distinzione
arrivando a contrapporle. Nella visione, assai “protestante”, di questo importante teologo del XX
secolo, “l’uomo religioso” diventa il peccatore per antonomasia. “Peccato” è proprio il suo
“tentativo religioso” di raggiungere Dio: che Gesù denunzia come illusione e “giogo” al quale la
religione (di Scribi e Farisei) vuole sottoporre la gente del suo tempo.
Una denunzia radicale da comprendere con intelligenza. Anche nella Bibbia è sempre estremamente
difficile, direi impossibile, distinguere fra la rivelazione di Dio ed il modo in cui gli esseri umani
l’hanno ricevuta. Come cristiani dobbiamo vigilare sulle possibili confusioni tra fede e religione,
pericolosissime e foriere di tragedie: le Crociate, il colonialismo perpetrato nel nome di Dio, il “Dio
è con noi” riportato sulle fibbie dei cinturoni dei soldati nazisti… Bisogna mantenere una netta
discontinuità fra Dio e l’uomo, affinché neppure l’autorità della chiesa si sostituisca a quella del
Vangelo.
La fede, invece, non è mai “troppa”, poiché è la condizione di chi è afferrato da Dio; non è mai una
virtù, né un privilegio di qualcuno. E’ piuttosto una vocazione.
Oggi si assiste ad una sindrome da ripiegamento identitario pericolosissima, in gran parte veicolata
dalle religioni. In nome della distinzione fra religione e fede non dobbiamo lasciarci
strumentalizzare da chi vuole terrorizzare gli altri evocando lo scontro fra Cristianesimo ed Islam.
Io non credo sia in atto uno scontro fra civiltà. A scontrarsi sono teocrazia e fondamentalismo, da
una parte, e, dall’altra, tolleranza e dialogo. La posizione integralista e quella del dialogo sono
presenti in tutte le religioni, bisogna lavorare perché si diffonda ed affermi la seconda.
Mi pare inaccettabile, per esempio, la convinzione di chi, in Italia, pone il discorso dei diritti e della
libertà (di coscienza, di fede, di espressione) sul piano della reciprocità. Concedere questi diritti
solo nella misura in cui anche gli altri stati (Arabia Saudita, Sudan...) li concederanno, significa
declassare il Vangelo, che è gratuito, a merce di scambio.
Dobbiamo invece favorire la convivenza pacifica di culture e religioni diverse, iniziando dal nostro
Paese e seguendo l’esempio di Gesù nel suo incontro con la samaritana (Giovanni 4).
Un incontro vietato: Giudei e Samaritani non si parlavano da generazioni; il disprezzo dei Giudei
per i Samaritani era assoluto; e la donna, avendo avuto molti mariti e compagni, aveva una pessima
reputazione… Ma Gesù parla e fa parlare. Questo dovrebbero essere le chiese “cristiane”: luoghi di
un dialogo possibile con chi è diverso.
Chiedendole poi da bere Gesù si pone in una condizione di dipendenza dalla donna. Ci dice che
ognuno di noi ha bisogno degli altri. Viviamo tutti in una situazione di interdipendenza reciproca
che troppo spesso dimentichiamo. Il dialogo, la mutua comprensione e la convivenza sono possibili
solo su queste basi.
Infine Gesù pronunzia le famose parole “L’ora viene che né su questo monte, né a Gerusalemme,
adorerete il Padre. I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità”. Non vi sono più luoghi
sacri o templi, semplicemente una relazione diretta con Dio, che prescinde dalle istituzioni, dalle
tradizioni, dalle norme religiose. E’ il superamento della religione, che porta con sé l’espressione di
una fede libera e liberante.
LA DOMANDA
Quella che avete presentato non è un’eccessiva demonizzazione della religione?
Comolli
Ho enfatizzato la distinzione fra religione e fede perché oggi la religione è troppo forte e la fede
troppo debole; è necessario un maggior riequilibrio ma religione ed identità non sono valori da
abolire.
Genre
L’appartenenza alla Chiesa aiuta, la Chiesa è necessariamente comunitaria. Ho bisogno di
confrontarmi con gli altri, di pregare assieme. Non può esistere un mondo a-religioso. D’altra parte
è vero che in occasione dei conflitti le religioni sono strumentalizzate ma sono anche convinto che
le chiese hanno un po’ lasciato fare e non hanno denunciato a sufficienza i genocidi.