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‘Il Linguaggio dell’Equilibrio’
Joseph Kosuth all’Isola di San Lazzaro a Venezia
di Adelina von Fürstenberg
Gli influssi dell’opera di Joseph Kosuth si possono osservare nella presente Biennale, così come all’ attuale Documenta, quali risultati del processo messo in moto dal suo lavoro. Kosuth è un personaggio importante nella ridefinizione dell’oggetto artistico realizzata tra gli anni sessanta e settanta. L’arte concettuale, un movimento a lui strettamente associato, mette in discussione la pratica, le forme e i presupposti tradizionali dell’arte. A questo scopo,
Kosuth è stato tra i primi a creare installazioni e a impiegare strategie di appropriazione, testi, fotografie e mezzi
d’informazione pubblica. L’approccio ormai noto come ‘critica istituzionale’ è nato con il suo lavoro: per Kosuth,
l’arte è un processo interrogativo di per sé, associato a una riconsiderazione di tutti gli aspetti dell’ attività artistica,
dal ruolo significativo degli oggetti inseriti nel contesto dell’arte ai tipi di significato generati dall’esposizione
stessa. Di fatto, ne Il Linguaggio dell’Equilibrio, la vasta installazione realizzata sull’isola di San Lazzaro, entra in
gioco il contesto totale dell’arte, il modo in cui l’arte produce significato ed è influenzata a sua volta dal mondo.
Per Joseph Kosuth, il ‘visivo’non è che una parte di una struttura complessa che produce significato nell’ambito
dell’arte, di cui non è però un fondamento.
L’installazione è una componente cruciale della pratica di Joseph Kosuth fin dagli anni sessanta, a partire dalla sua
serie di installazioni di piccola scala del 1965, come One and Three Chairs, esposta alla mostra Information del
Museum of Modern Art nel 1970, o la Information Room presentata all’esposizione Conceptual Art and Conceptual Aspects del New York Cultural Center nello stesso anno. Da quel momento, le installazioni di Kosuth si sono
avvalse di interni come di esterni architettonici e sono state sia permanenti che temporanee. Tra le sedi museali
internazionali delle sue installazioni si possono ricordare il Museo di Capodimonte di Napoli, il Sigmund Freud
Museum di Vienna, la Wiener Sezession, il Brooklyn Museum di New York, il Van Abbemuseum di Eindhoven,
Villa Medici a Roma, l’Irish Museum of Modern Art di Dublino, la Schirn Kunsthalle di Francoforte e il Chiba
Museum in Giappone. Tra le città che ospitano le sue installazioni esterne permanenti vi sono Francoforte, Lione,
Yokohama, Amsterdam, Lipsia, Bruxelles, Berlino, Torino, Sapporo, Denver, Londra, Hannover, Tokyo e Venezia.
Joseph Kosuth ha così descritto il suo lavoro Il Linguaggio dell’ Equilibrio realizzato per il Monastero Armeno
Mekhitarista di San Lazzaro a Venezia: ‘Questo progetto, in neon giallo, ha per base il linguaggio stesso. Si
tratta di un’opera che riflette tanto sulla sua stessa costruzione quanto sulla storia e la cultura della propria sede.
Questo lavoro si avvale di parole della lingua armena, italiana e inglese. Qui il linguaggio è usato come significante della storia del progetto dell’ordine mekitarista. Il neon giallo è stato scelto per la carica simbolica attribuita
a questo colore all’epoca della fondazione del monastero come significato di ‘virtù, intelletto, considerazione e
maestà’ (Böckler 1688). I due elementi portanti dell’opera, basati sulla parola ‘acqua’, sono composti da parole
cui si è giunti in considerazione della loro storia e del loro uso. Un aspetto di questa installazione indica proprio
questo rapporto. L’altra parte rispecchia il ruolo di queste parole nell’Haygazian Pararan, il dizionario armeno
(1749) scritto dall’abate Mekhitar, il fondatore dell’ordine. La struttura di questa installazione consiste di due
elementi, integrati in quattro differenti siti architettonici: il campanile, il muro nord occidentale, il promontorio,
l’osservatorio. Oltre a rispecchiare l’eterogeneità dell’architettura isolana, queste sedi articolano anche la storia e la
cultura dell’isola. L’opera si confronta con la storia socioculturale dell’evoluzione del linguaggio stesso, indagando
sul modo in cui la storia di una parola può rivelare i suoi legami con realtà culturali e sociali quantomai distinte
e scollegate. È soltanto nel presente, nel momento in cui una parola viene utilizzata, così come lo è con un’opera
d’arte nel momento della sua percezione, che tutto ciò che il presente comprende trova la sua collocazione nel
processo di produzione del significato. Nella presente opera, la lingua diventa un’allegoria e un risultato concreto
di tutto ciò di cui vorrebbe parlare’.
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