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18-06-2007
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punto, per approfondire
CENTRO DIALISI
NEW ENTRY NEL GRUPPO SEGESTA
Il Centro Dialisi del Policlinico “Casa di Cura Lay” è una struttura accreditata col Servizio
Sanitario Nazionale, nel centro di Cagliari, in Sardegna: dispone di 20 posti rene che
consentono di ospitare circa 80 pazienti alternati in 4 turni settimanali, con la possibilità di
usufruire di un ulteriore turno per le aumentate richieste estive.
Nel Centro è costante la presenza dei Medici, dei tecnici di dialisi, di uno staff infermieristico
specializzato, ed è programmata anche la presenza di una Psicologa e di una Nutrizionista.
Abbiamo intervistato la dottoressa Antonella Fresu, responsabile del Centro Dialisi, che
si è gentilmente prestata a rispondere alle nostre domande, per saperne un pò di più
sul diabete e sul trattamento dialitico.
A che cosa serve il rene?
Le principali funzioni del rene riguardano da un lato la
depurazione del sangue dai “cataboliti tossici” cioè l’eliminazione dei rifiuti tossici corporei e dall’altro una funzione endocrina di produzione di ormoni.
Cosa comporta il cattivo
funzionamento del rene?
Quando le funzioni diventano deficitarie comincia a comparire una serie concatenata di alterazioni a carico dell’organismo che riguardano:
• Il metabolismo degli zuccheri, dei grassi, delle proteine e delle vitamine;
• Il rapporto calcio/fosforo.
Dal cattivo funzionamento di tali processi metabolici scaturisce tutta una serie di importanti e complesse reazioni
patologiche ai danni del cuore e del sistema circolatorio,
dei polmoni e delle ossa che, se non preventivamente
controllate e trattate, possono condurre al decesso.
Cosa succede quando il rene
smette di funzionare?
L’insufficienza renale volge al suo stadio terminale quando la perdita dei nefroni (unità funzionale del rene) è così
abbondante da non permettere più l’eliminazione dei pro-
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dotti di rifiuto del metabolismo (azotemia, creatinina), dei
sali minerali (sodio, potassio, calcio, fosforo) e dell’acqua.
Quando si arriva a questo punto la situazione è potenzialmente a rischio di vita e necessita pertanto dell’inizio di
un trattamento dialitico sostitutivo cronico (emodialisi –
dialisi peritoneale) e/o del trapianto di rene.
Quando è opportuno iniziare
il trattamento dialitico?
Nella maggior parte dei casi l’insufficienza renale si sviluppa gradualmente e lo stadio terminale si raggiunge
quando il potere di depurazione del rene (potere di eliminazione dai prodotti metabolici di rifiuto) si riduce a
un flusso di “filtrazione glomerulare” di 5 ml al minuto
(per i diabetici di 7 ml al minuto).
Fino ad oggi non esiste ancora un “tempo ideale” per
iniziare il trattamento dialitico. La gravità e l’incidenza
di sintomi clinici quali la perdita dell’appetito e l’anemia
possono far iniziare il trattamento sostitutivo anche prima
dello stadio terminale. Inoltre l’insufficienza renale cronica può essere la conseguenza di una patologia renale primitiva, o il risultato di un danno renale riconducibile ad altra patologia (il diabete e l’ipertensione arteriosa sono tra le più comuni cause di insufficienza renale
nei pazienti in età superiore ai 70 anni).
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In che cosa consiste la dialisi?
La dialisi rappresenta un trattamento attraverso il quale le
funzioni del rene sono svolte da una macchina (rene artificiale). Si effettua sul sangue (emo-dialisi) per rimuoverne le sostanze tossiche di rifiuto e per immetterne altre
di cui il sangue è carente. La condizione ideale per garantire un’adeguata purificazione sarebbe una dialisi continua, ma è impraticabile. La maggior parte dei pazienti si sottopone all’emodialisi per la durata di 3-4 ore, con
una frequenza in media trisettimanale. Sedute più brevi
devono essere necessariamente compensate da un aumento del flusso di sangue, tollerato solo da alcuni pazienti, mentre altri, con condizioni generali meno buone,
andrebbero incontro ad una instabilità cardiovascolare,
con episodi di ipotensione intradialitici anche gravi.
Alcuni centri di dialisi in Italia stanno adottando la tecnica della dialisi notturna lenta (8 ore) per 3-4 volte la
settimana (schema Tassin). I risultati ottenuti da questo
trattamento sono incoraggianti e la purificazione del sangue è stata adeguata riducendo la comparsa di effetti
collaterali a breve e lungo termine.
Come funziona la macchina
che sostituisce il rene?
L’apparecchio che sta costantemente a fianco di ogni
dializzato durante la seduta dialitica si chiama “rene artificiale”. Il suo compito è purificare il sangue eliminando sia le sostanze tossiche sia i liquidi in eccesso accumulati dal paziente fra una dialisi e l’altra.
Il processo di purificazione avviene così:
• l’acqua (precedentemente trattata) proveniente dalla
centrale idrica arriva al “rene artificiale” dove viene
trasformata in LIQUIDO DI DIALISI, prima “de-gasata”,
poi portata alla temperatura di 37/38° e quindi arricchita di sali minerali;
• grazie al RACCORDO BLU il liquido di dialisi viene inviato al filtro dializzatore, con un flusso (variabile a seconda delle caratteristiche del paziente) contrario a
quello del sangue in modo da avere sempre la massima efficacia depurativa;
• il FILTRO DIALIZZATORE è una membrana composta da
tanti piccolissimi tubi, detti capillari, attraverso cui passa
il sangue da depurare; al suo interno avvengono gli
scambi tra liquido e sangue, grazie alla differenza di
concentrazioni, per cui il LIQUIDO DI DIALISI riesce a
sottrarre al sangue le sostanze tossiche e allo stesso
tempo reintegrarlo di altre di cui è carente;
• una volta finito il suo compito all’interno del filtro, il
LIQUIDO DI DIALISI viene eliminato tramite il RACCORDO ROSSO ed inviato allo scarico; prima di essere eliminato definitivamente però il liquido viene testato
per verificare la completa assenza di globuli rossi. Infatti se il controllo delle perdite ematiche risultasse
positivo la dialisi verrebbe immediatamente sospesa
per la sostituzione del filtro.
Inoltre, per monitorare costantemente la seduta dialitica
e salvaguardare il paziente, il rene artificiale dispone di
una serie di importantissimi sensori quali i RILEVATORI d’aria,
di pressione arteriosa e venosa, e di trasmembrana.
Perché è importante
il controllo nutrizionale?
La dialisi può ovviamente sostituire solo parzialmente i reni,
dal momento che si tratta di un trattamento intermittente che non può realizzare lo stesso stato di equilibrio vitale che i reni garantiscono lavorando 24 ore su 24 in una situazione fisiologica. Spesso il paziente che inizia a sottoporsi alle sedute dialitiche presenta un quadro di
malnutrizione che può essere dovuto a patologie concomitanti (es. diabete), ad uno stato di intossicazione da uremia (fase terminale dell’insufficienza renale), a una precedente dieta a-proteica o a uno stato di inappetenza/anoressia cronica. In questo quadro assume particolare
importanza il controllo dello stato nutrizionale nel paziente in dialisi per evitare l’insorgenza di quelle complicanze
irreversibili a carico del sistema cardiocircolatorio e scheletrico legate ad anni e anni di dialisi.
Fondamentale è il controllo costante del corretto equilibrio fosforo/proteine come pure della quantità di potassio assunta che, se in situazione fisiologica viene eliminata attraverso i reni, è viceversa trattenuta nell’organismo in assenza di una corretta funzionalità renale.
Si tratta dunque di riportare il paziente, sotto il consiglio
dello Specialista Nutrizionista, a uno schema alimentare personalizzato e il più possibile vario che gli permetta da un lato di avere una dieta corretta e bilanciata e
dall’altro di non incorrere in una monotonia alimentare
fatta di privazioni e problematiche psicologiche.
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