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13 mm
Casa Editrice Publicomm S.r.l. - Savona - ISSN 1826-0985 - Anno IX - Numero 43 - 2013 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Postale di Savona CPO, per la restituzione al mittente che si impegnerà a pagare la relativa tassa - Contiene IP
# 43
in questo numero
in this issue
La fabbrica a
misura d’uomo
The fabric on a human scale
Organismo
tecnologico vivo
Technological living organism
Rigenerazione
urbana sostenibile
Sustainable urban regeneration
Speciale Milano
design week 2013
GAS ARCHITECTS
The liveliness
of the places
Lavivacità
dei
luoghi
| Periodico di contract e design d’interni per spazi ad uso pubblico | Review of contract and interior design for spaces for public use |
Smart&Green
editoriale
Simona Finessi
Generation
C
i sono parole che ormai sono entrate appieno nel linguaggio comune: green,
sharing, sostenibilità, il suffisso eco e così via. Perlopiù anglismi, ma non
solo, che hanno assunto un’identità di significato ben precisa e talvolta anche
mutata rispetto a quella originale, per descrivere un nuovo modo di approcciarsi
al mondo e al vivere quotidiano.
Se negli anni ‘80 e ‘90 si parlava di sviluppo e di consumatori, oggi si incomincia
a parlare di decrescita e di persone. Ciò non significa che si sia arrivati ad una
condizione culturale di completa rinascita, ma semplicemente che in controtendenza agli ultimi decenni in cui la
spinta consumistica ha partorito mostri ingombranti, in questi ultimi anni, vuoi anche a causa della profonda crisi
economica, ha trovato la sua genesi un nuovo atteggiamento mentale più attento alle risorse ambientali, più
incentrato sulla qualità della vita, decisamente proiettato alla condivisione sociale.
Stiamo parlando di timidi segnali che non possono essere ancora codificati con un vero e proprio movimento
culturale, tuttavia siamo all’inizio di un viaggio destinato, con molta probabilità, ad amplificare i propri principi
fondamentali con grande velocità. La tecnologia, in questa “genesi”, ovviamente aiuta
il processo di moltiplicazione in quanto amplifica le conoscenze, favorisce la
condivisione e quindi permette un più veloce fenomeno di contaminazione
globale. D’altraparte oggi la scala non è più quella nazionale ma si pensa in
modo planetario e questo, già di per sé, rappresenta la grande rivoluzione.
Al di là delle teorizzazioni (ndr. perché ancora a questo livello siamo), tuttavia,
giorno dopo giorno assistiamo alla nascita di un numero sempre maggiore
di gruppi di individui che concretamente applicano i principi del “vivere
sostenibile” nel proprio quotidiano o addirittura si organizzano in gruppi
sociali circoscritti, sperimentando nuovi stili di vita all’insegna dei valori della
condivisione e della coscienza ambientale. Questo fenomeno, seppure ancora
quantitativamente sporadico, fa presagire un movimento più ampio che potrebbe sfociare
velocemente in una vera e propria trasformazione comportamentale; e questo ha un valore enorme in quanto,
come ho già avuto modo di scrivere in qualche precedente editoriale, i movimenti che prendono vita dalla base e
non sono frutto di una sperimentazione culturale imposta dall’alto, nascono e crescono con radici profonde e
solide e hanno maggiori probabilità di crescita e sopravvivenza. Probabilmente questo processo avrà bisogno di
alcuni decenni per raggiungere una propria maturità, ma siamo certi che il suo avvio c’è stato e sta progredendo in
modo inequivocabile. Dalla società del possesso e del consumo, alla società della condivisione e del servizio:
una trasformazione già teorizzata diversi anni fa, che sembrava una chimera filosofica e che invece oggi dà segnali
di buona vitalità. Diamo il nostro benvenuto alla Smart&Green Generation.
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
Palazzo del Lavoro, L’Aquila, 2013 - Ph. Tommaso Cassinis
editorial guest
Autocoscienza
Alberto Apostoli
C
redo fermamente che l’architettura sia
il riflesso della società in cui si sviluppa.
Credo che l’autocoscienza sia un’arte
difficile, ma necessaria, nella nostra
società. E come italiano questo mi sconvolge.
Spesso siamo convinti che “la bellezza” scorra
nelle vene degli italiani salvo poi constatare
come le nostre città e il nostro paese si stiano
lentamente imbruttendo ed impoverendo. E non
venitemi a dire che mancano i “schei” e che la
crisi ci sta colpendo più degli altri. Come architetti
amiamo, spesso, dare le colpe alla miopia dei
nostri committenti, alla politica corrotta ed
ignorante, alla scarsità dei budget, a funzionari
ed amministratori frustrati…insomma sempre
fuori da noi stessi. Tentiamo, con ogni sforzo,
di dire che noi siamo vittime di un sistema che
ci è estraneo. Diciamo o almeno pensiamo: “se
il mondo fosse pensato dagli architetti sarebbe
un mondo migliore”. Io sono invece convinto
del contrario. L’individualismo esasperato, la
frammentazione delle strutture professionali
generato dall’egocentrismo, l’atteggiamento
supponente alle richieste del mercato, la
mancanza di rispetto delle culture dei territori o
l’insopportabile snobismo con cui molti architetti
o designer guardano alla tradizione artistica ed
architettonica italiana; ebbene, sono queste le
cause all’origine del nostro male, incancrenite
nella mente degli italiani e degli architetti
italiani. Tutto questo deflagra la nostra forza,
smaterializza la grandezza insita nel modello di
bellezza italiano fatto di proporzioni perfette, di
equilibrio, di sottile ironia, di sincretismo culturale
e via discorrendo. In giro per il mondo veniamo
ammirati ed apprezzati fintanto che svolgiamo
ruoli marginali e/o creativi, salvo guardarci con
ironia nel momento in cui i giochi si fanno seri e il
trittico “efficienza, tempistica ed organizzazione”
diventa paradigma e unità di misura della
professione. Il nostro modello professionale non
riesce ad essere competitivo e, ben presto, dovrà
cambiare o estinguersi. L’autocoscienza richiede la
compunzione, termine cattolico etimologicamente
legato al pentimento per le nostre mancanze, ma
necessario per ripartire con slancio e forza verso una
nuova stagione di successi e vero progresso. Dopo
tutto questo troveremo la capacità di ripristinare il
gioco di squadra, far rinascere la falange romana
che conquistò il mondo perché in grado di fondere
in un unico corpo diversi uomini, di organizzare
il nostro “saper creare e fare”, di ridare voce al
nostro ruolo culturale, imprenditoriale e artistico
nella storia. L’architetto italiano, convinciamocene,
non è un’eccezione del fallimentare e decadente
sistema Italia, ma ne è uno degli artefici; con
l’eccezione importante che può contribuire, più
di altre professioni, al suo ripristino. La creatività
è fondamentale ma, escatologicamente parlando,
è uno strumento di progresso sociale che mai
deve rimanere estraneo ai nostri pensieri. Tutto
questo in un periodo che rimarrà nella mente e
nel cuore di ognuno di noi per sempre, un periodo
di forte cambiamento e che assegna a noi architetti
- ambasciatori nel mondo dell’Italia migliore
- un ruolo importante da svolgersi all’insegna di
un’autocoscienza etica, professionale e creativa.
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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CONTENTS
# 43
ph. Angelo Dadda
THIS COLOR ISSUE
1
2
4
Editoriale
PANTONE 13-0756 LEMON ZEST
74 Anteprime
76 Designer
Previews
Editorial
Editorial guest
Editorial guest
Designer
Manuel Barbieri. Slash generation design
Sommario
Contents
Current Affairs|Attualità
8
Reviews|Rassegna
Il tema
Focus
Rigenerazione urbana sostenibile
Sustainable urban regeneration
16
Scenari
Materials
Eco-Materials
Scenarios
Energy. Architettura, paesaggio ed energia
Energy. Architecture, landscape and energy
20
80 Materiali
84 Eco-Materiali
90 Elementi
94 Green
Arte
Elements
Green
Arts
FLUON. A cena da Andy
Italia giardino d'Europa?
FLUON. Dinner at Andy's
26
Storia di copertina
Cover Story
GaS Architects. La vivacità dei luoghi
GaS Architects. The liveliness of the places
34
Il progetto raccontato
Description of the Project
The perfect balance
La fabbrica a misura d'uomo
The fabric on a human scale
Naturali contaminazioni
Natural contaminations
Naturale dinamismo
Natural dynamism
Organismo tecnologico vivo
Technological living organism
Paesaggio della ricerca
Research landscape
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
In brief
News
L'equilibrio perfetto
4
Profiles
Speciale Milano Design Week 2013
News
Projects|Progetti
38
96 Profili
98 In breve
104 Ambienti
106 Agenda
108 Libri
111 Pop art
112 Indirizzi
Ambience
Calendar
Books
Pop art
Addresses
r.l. - Savona - ISSN 1826-0985 - Anno VIII - Numero 40 - 2012 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Postale di Savona CPO, per la restituzione al mittente che si impe
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speciale milano
design week 2012
“design cure”
la “cura”
del design
water and architecture:
what future?
acqua e
architettura:
quale futuro?
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in questo numero
12
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6 numeri annuali
Lingua:
Italiano e Inglese
A+D+M®. Lo strumento di informazione,
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di architettura e design.
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Periodicità:
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Direttore Responsabile / Editor in Chief
Simona Finessi - [email protected]
Direttore Editoriale / Publishing Director
Chiara Dadda - [email protected]
Direttore Creativo / Creative Director
Angelo Dadda - [email protected]
Cover photo by Enrico Basili
Progetto Grafico / Graphic Project
Angelo Dadda - [email protected]
A+D+M architettura design materiali
Anno IX numero 43 - 2013
Registrazione Tribunale di Savona n. 559 dell’8 marzo 2005
ISSN 1826-0985
Editore / Publisher
Publicomm S.r.l.
Via D. Cimarosa 55r - 17100 Savona - Italy
tel. +39.019.83841.1 - fax +39.019.83841.41
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ASSOCIAZIONE NAZIONALE
EDITORIA PERIODICA SPECIALIZZATA
Impaginazione / Desktop Publishing
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Redattori / Editors
Barbara Arnaboldi, Angelo Dadda, Chiara Dadda,
Paola Ferrario, Anna Masello, Anna Nosari,
Filippo Pozzoli, Domenico Tassone
Collaboratori / Collaborators
Simonetta Pegorari
Si ringraziano / With thanks to
Alberto Apostoli
Pubbliche Relazioni Architetti / Public Relations Architects
Anna Masello - [email protected]
Traduzioni / Translations
Studio Micali
Fotografo / Photographer
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Stampa / Print
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Per segnalare nuovi progetti, contattare:
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A+D+M è media partner di
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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cancellazione se non desidera più ricevere la presente rivista e/o la
relativa newsletter.
ad: designwork / photo: Massimo Gardone
I
MA
GINAI
RE
APLOMB
DESIGN
LUCIDI+
PEVERE
FOSCARINI.COM
IL TEMA
l capitolo delle sempiterne sfide che i
disegnatori dello spazio sono chiamati ad
affrontare v’è un’appendice scomoda, lontana
dalle linee nitide dei concept ma duramente
legata a quegli spazi urbani che hanno esaurito
il loro tempo di compromessi da urbanesimo di quantità
e che, oggi, stentano a calarsi nelle strutture logiche
e dialogiche di una città vivibile. È il tema del RIUSO,
evocativo acronimo di “rigenerazione urbana sostenibile”
che si propone di trovare nuova linfa per gli spazi costruiti
esausti, energeticamente inadeguati e socialmente afasici
attraverso strategie collaborative e non più conflittuali tra
istituzioni, politica e progettisti.
A
Text by
Filippo Pozzoli
Photos by courtesy of
CZA, MC Architects, Metrogramma
Nuovi standard
di efficienza e reti sociali:
tutte le possibilità del RIUSO
RIGENERAZIONE
SUSTAINABLE URBAN
REGENERATION
New efficiency
standards and social nets:
all ways lead to RIUSO
Metrogramma,
Uffici direzionali CMC,
Ravenna
8
A+D
A+
A
A+D+M
+D
+
D+M
+M | MAGAZINE
MAG
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3
Le linee guida per questo auspicabile nuovo corso sono
state presentate al pubblico lo scorso 25 gennaio alla
Triennale di Milano, in un incontro dove le autorità
cittadine si sono confrontate con progettisti e le massime
rappresentanze degli ordini professionali per tracciare un
nuovo binomio tra normativa e buone prassi progettuali,
promuovendo su ambo i fronti la necessità di una
progettazione virtuosa per i luoghi da recuperare prima
che per le nuove costruzioni. Abbiamo approfondito il
tema con due progettisti che su questi principi hanno
articolato la loro cifra professionale, interpretandoli
ciascuno secondo la propria lettura: la parola a Mario
Cucinella, cultore di una rigenerazione da ricercarsi in
nuovi standard di sostenibilità ed efficienza tecnologica, e
Andrea Boschetti dello studio Metrogramma, portavoce
di una rivalorizzazione da impostare sul rapporto tra
immobili e spazio pubblico.
URBANA SOSTENIBILE
Rigenerazione su scala urbana come creazione di reti
sociali: come una città può diventare più vivibile e a
misura d'uomo senza pesanti interventi strutturali?
Mario Cucinella In realtà le reti sociali esistono a
priori intese come "software", il nostro compito è
quello di fornirvi il giusto "hardware": ci troviamo
ad intervenire in aree dismesse magari nel cuore
delle città, attorno alle quali c'è già un sistema di
relazioni da leggere, interpretare e al più migliorare,
ma il tema più difficile è rigenerare attraverso una
vera riqualificazione fisica dello spazio, valorizzando
i tessuti sociali già esistenti. L'architettura deve
giocare un ruolo primario non necessariamente con
importanti interventi strutturali, ma migliorando
alcune condizioni critiche all'interno del sistema per
incrementare anche il valore di quanto già costruito
al contorno, vincendo quindi la partita su più fronti.
Rigenerare richiede anche un taglio dei compromessi
che finora hanno impedito l'attribuzione del giusto
valore all'efficienza energetica di edifici frutto di una
progettazione virtuosa. Si richiedono alle istituzioni
nuove politiche di gestione del mercato immobiliare o
si auspicano nuove misure anche da parte di progettisti
e imprenditori?
MC Bisogna allontanarsi dalla visione dell'efficienza
energetica come sperimentazione e volontariato da
intraprendere solo con qualche impresa virtuosa disposta
allo strappo alla regola: ora deve essere la regola stessa,
e in questo la politica gioca un ruolo fondamentale.
Le politiche che incentivano il miglioramento della
qualità del costruito innescheranno inevitabilmente
un processo virtuoso, attraverso delle regole che
devono essere condivise: ora l'imprenditoria ha
paura di innovare, le istituzioni mancano della forza
MC Architects,
HINES Bergognone 53,
Milano
ph. Jean de Calan
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
9
IL TEMA
mercato non ha ridimensionato più di quel tanto i propri
investimenti, che si sono però spostati dal principio della
strutturazione fondiaria al miglioramento, per esempio,
della qualità energetica, investendo più nella prestazione
che nella forma. L'innovazione nasce sia dall'offerta che
dalla domanda e in questo momento su entrambi i fronti
assistiamo a un ristagno: diviene qui importante anche
il ruolo dell'editoria di settore, che sappia informare
puntualmente i consumatori delle alternative esistenti.
Mario Cucinella
MC Architects
politica per richiedere un cambiamento forte e quindi
nemmeno di compromesso si può parlare. I progettisti
non solo rispondono alle domande di mercato, ma al
contempo forniscono le giuste sollecitazioni ad esso. La
legislazione è molto indietro rispetto a quanto richiesto
attualmente, non riuscendo a fare della domanda di
maggiore efficienza energetica un vero e proprio valore
politico come sarebbe lecito aspettarsi.
Passando a una scala più architettonica che urbana,
quali saranno le conseguenze per l'Italia nello
scontare il ritardo, rispetto ad altre realtà europee,
all'approcciarsi verso nuove tecnologie e nuovi sistemi
costruttivi (es. tecnologie S/R, etc.), forse a causa di
pregiudizi ideologici?
MC Non solo, ma anche la clientela finora magari
sprovveduta comincerà a pretendere il rispetto dei
parametri che il mercato degli specialisti conosce, grazie
alla rete e a una distribuzione delle informazioni più
capillare. Anche in questa contingenza economica il
10
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
Rigenerazione e pianificazione urbana: come i processi di
riqualificazione possono nascere dalla carta e da strumenti
amministrativi?
Andrea Boschetti Secondo me esistono tendenzialmente tre
punti che una pianificazione virtuosa deve e dovrà considerare
per adeguare le proprie città alle richieste di domani.
Il primo riguarda il concetto dell’estensione dei servizi,
che siano rivolti più alla crescita della qualità della
vita che alla persona. La sostenibilità è da leggersi
in termini sociali, dello stare insieme. L’Europa sta
tornando alla sua densità abitativa originaria dopo circa
un ventennio di importato “mito della villetta”, con la
necessità attuale di ripristinare una vera struttura urbana
collettiva di relazione tra le abitazioni. La città densa
necessita di servizi, e una vera ristrutturazione nasce
dalla realizzazione di servizi in modo estensivo che
coinvolgano pubblico e privati. Necessaria anche una
maggior apertura del catalogo dei servizi: la città deve
decidere annualmente con la cooperazione delle entità
distrettuale i servizi da insediare, determinando a chi
demandare oneri e onori.
Il secondo punto strutturale riguarda la flessibilità del
mix funzionale: è necessario che le destinazioni d’uso
originariamente progettate sappiano adeguarsi alle nuove
e sopraggiunte necessità sul modello londinese. Uno
spazio lasciato privo di una funzione realmente necessaria
è uno spazio morto a priori della sua salute fisica.
Terzo e ultimo punto inderogabile sta nel riconoscere
la priorità che le visioni progettuali hanno nei confronti
di una gestione meramente politica e quan titativa dello
spazio urbano. Una visione complessiva di sviluppo è
fondamentale per l’elaborazione di logiche di crescita
concrete e in questo deve essere centrale il ruolo dei
progettisti più che degli amministratori. Il masterplanning
non è più attuabile nella sua concezione tradizionale e
statica, deve procedere per stimoli e visioni dinamiche e
flessibili all’evolvere.
SUSTAINABLE URBAN REGENERATION
RIGENERAZIONE URBANA SOSTENIBILE
Come si sposano i necessari interventi puntuali sul suolo
cittadino con questa altrettanto fondamentale visione
d'insieme per il futuro del territorio? Quale connessione
esiste tra pianificazione come strumento culturale e i limiti
operativi delle imprese?
AB Non v’è gerarchia di interventi, le due cose sono
parallele. L’impalcato normativo deve supportare
e incoraggiare le visioni di una città possibile, non
confinarle. Servirebbe una grande legge sulla
rigenerazione che preveda i dovuti incentivi concreti
(flessibilità funzionale, defiscalizzazioni per gli interventi,
incentivi per uso di materiali e tecnologie innovative,
etc.). Si creerebbe di conseguenza un notevole assetto
di indotto possibile, che aprirebbe strade a tecniche e
tecnologie oggi relegate alla sperimentazione. Devono
essere in un certo senso riscoperti i principi del Bauhaus:
in sintesi, un edificio è un buon edificio se trova senso
dentro ad altri edifici. Bisogna focalizzarsi sul valore
collettivo degli edifici, sul senso che le architetture
trovano nel loro sistema più prossimo.
Una distribuzione nodale dei poli di intervento è la
soluzione migliore per fattibilità ed efficacia o rischia
di favorire insostenibili squilibri locali, soprattutto nel
brevissimo periodo e nelle zone più periferiche? È
invece auspicabile che interventi dislocati generino una
rigenerazione indotta e spontanea, puntando su una
nuova coscienza civica degli utenti?
AB La prima idea da rivoluzionare è proprio quella di
“mappa”. La visione non è più confinabile nei recinti
di legittimità della politica, deve potersi estendere.
In più è da valorizzare il tessuto natio di distretti e
di quartieri, con tutti i valori relazionali e sistemici
che portano con sé. È molto importante progettare i
confini tra l’uno e l’altro di questi nodi, quasi stessimo
progettando in “negativo”, lavorando sulla pelle del
ghepardo piuttosto che sulle macchie. È pensiero di un
maestro come Yona Friedman che progettare il futuro
significhi lavorare sui luoghi di ponte tra una condizione
e l’altra, al fine di creare un’urbanizzazione agile, liquida
e continua. Pensiamo, per esempio, alla cerchia dei
grandi viali milanesi, luoghi di straordinaria importanza
infrastrutturale oggi privati del proprio valore connettivo,
quasi a dividere chi vive all’interno da chi invece ne
sta fuori. Nessuno ha mai desiderato, almeno una
volta, di vederli più simili a delle ramblas che a delle
tangenziali? | www.admnetwork.it
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Andrea Boschetti
Metrogramma
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
11
SUSTAINABLE URBAN REGENERATION
RIGENERAZIONE URBANA SOSTENIBILE
IL TEMA
T
he chapter of everlasting challenges
designers are called to face include an
uncomfortable appendix, far from the
conceptual crisp lines but closely tied to
those urban areas that have outlived their
time compromised by mass urbanization and now
struggling to descend into the logical and dialogical
structure of a livable city.
This is the theme of REUSE, evocative acronym for
"sustainable urban regeneration" aiming to find new life
for exhausted built spaces, which are now inadequate
Metrogramma
Edificio p.zza Edison
Milano
12
in thermic performances and social value, through
collaborative rather than conflictual strategies between
institutions, politicians and designers.
The guidelines for this very desirable new horizon
were presented to the public on last January 25th
at Milan Triennale, during a meeting where town
authorities dialed with famous designers and highest
representatives of professional bodies to draw
a new combination between current law and good
design practices, promoting on both sides the need
to rethink the places to recover before focusing on
new constructions. We have got deeper in the issue
with two designers who articulate their professional
profile basing on these principles, interpreting each
according to their own vision: Mario Cucinella,
committed to regeneration to be found in new
standards of sustainability and technological efficiency,
and Andrea Boschetti (Metrogramma), a spokesman
for a re-evaluation to be set on the relationship between
property and public space.
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
Urban regeneration as creation of social networks: how
can a city get to be more livable without heavy structural
intervention?
Mario Cucinella In fact, social networks do already
exist as the "software", our task is to provide the right
"hardware": we may be about to operate in brownfield
close to the heart of city, around which there is already
a relationships' system to read and at best improve, but
the very issue is regenerating through a real physical
regeneration of the area, enhancing the existing social
fabric. Architecture has to play a primary role, not with
unnecessary major structural changes, but improving
some critical cases increasing the value of what already
exists in the surroundings, winning the game on several
fields at once.
Regeneration also requires to cut the compromises
that so far prevented the allocation of a fair value to
energy efficiency of buildings as a result of a virtuous
design. Will we require new management policies in the
housing market? How can designers and entrepreneurs
contribute?
MC We must get away from the vision of energy efficiency
as experimentation for few companies willing to get
out of the rule: now efficiency has to become the rule,
and in this institutions plays a key role. Policies that
encourage the improvement of the quality of construction
will trigger a virtuous cycle through rules to be shared.
Now entrepreneurs are afraid to innovate, institutions
lack the political power to require a strong change and
therefore no compromise can be taken. Designers have
to orient and not only meet the demands of the market.
The law needs to be kept up to what the market requires
today, now failing to make the demand for greater energy
efficiency a real political value as it would be expected.
By switching to a more architectural than urban scale,
which will be the consequences for Italy for its delay
in approaching to new technologies and new building
systems (e.g. S/R technology, etc..), perhaps due to
ideological prejudices?
MC In addition to this, naive customers will begin to
demand compliance with technical features that specialists
already know, due to the web and to a wider distribution of
information. Even in this current economic climate, market
has not reduced the bare amount of the investments,
which have actually moved from new construction to the
improvement of quality, for example investing more in
performance than in appearance. The innovation lies both
DAL PAVIMENTO,
AL COMPLEMENTO...
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M A D E I N I TA LY
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
SUSTAINABLE URBAN REGENERATION
RIGENERAZIONE URBANA SOSTENIBILE
in offer and in demand, and at this time on both sides we
see a stagnation: here becomes important the role of the
publishing industry, which can promptly inform consumers
of existing alternatives.
Regeneration and urban planning: how the processes
of urban regeneration may arise from administrative
tools?
Andrea Boschetti I think there are basically three points
that virtuous planning must consider in order to adapt their
cities to the demands of tomorrow.
The first concerns the concept of extending services, which
should be directed more to the growth of quality of life
than to people themselves. Sustainability is to be read in
social terms, as the quality of “staying together”. Europe
is returning to its original urban density after about two
decades of imported "myth of the detached house," with the
current need to restore a true collective urban structure of
relationships between private houses. A dense city needs
services, and a real restructuring comes out from the extensive
realization of services involving both public and private. There is
also the need for a greater openness of the catalog of services:
town authorities must decide annually the services to be set with
the cooperation of local districts, determining who to delegate
duties and honors.
The second point concerns the structural flexibility of the
functional mix: it is necessary to adapt the functional destinations
originally thought to new needs occurred, basing for example on
the London model. A space left without a really needed function
is a dead space in advance of his “physical” health.
Third and last point consists in recognizing the priority that
design concepts deserve on a purely political and quantitative
management of urban space. An overview of development is
a key-point for working out a concrete logic of growth and the
role of designers must overcome the administrators’ opinion.
The masterplanning is no longer viable in its traditional and
static concept, it must proceed on flexible evolving and dynamic
visions.
How do you match the necessary specific interventions on the
ground with this important overview for the future of the area?
What connection exists between planning as a cultural tool
and the operating limits of businesses?
AB There is no hierarchy of interventions, the two are parallel.
The deck environment should support and encourage the
vision of a possible city, and not confine it. There is need for
a large law on urban regeneration providing the necessary
practical incentives (functional flexibility, tax exemptions
for interventions, incentives for use of innovative materials
and technologies, etc.). As a result, it could be created a
significant possible induced structure, which would pave
roads for techniques and technologies now relegated to bare
experimentation. In some sense, we must rediscover the
Bauhaus principles: in short, a building is a good building if
it finds its meaning between other buildings. We must focus
on the collective value of the buildings, on the sense that the
architectures get in their closest system.
A nodal distribution of the poles of intervention is the
best solution for feasibility and effectiveness or is it likely
to encourage unsustainable imbalances, especially in the
short term and in the more remote areas? Shall we hope
instead that virtuous interventions will generate a spreadinduced and spontaneous regeneration, promoting a new civic
consciousness in the users?
AB The first idea to revolutionize is the one of "map". The vision
is no longer limited in the precincts of political legitimacy,
but it must be able to extend. In addition, it is to exploit the
hometown fabric of districts and neighborhoods, with all
relational and systemic values they carry with them. It is
very important to design the boundaries between the one
and the other of these nodes, as if we were designing on a
"negative" canvas, working on the skin of the cheetah rather
than on the spots. It is thought of a master as Yona Friedman
that planning for the future means to work on the bridging
points between a condition and another in order to create
a fluid and continuous urbanization. Consider, for example,
the circle of grand boulevards in Milan: they are places of
extraordinary infrastructural importance today deprived of
their linking value, almost splitting those who live within from
those who stand outside. As anyone wanted, at least for once,
to see them looking more like ramblas than ring roads?
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CZA
Nuovo Portello
Milano
|
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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ENERGY. ARCHITECTURE, LANDSCAPE AND ENERGY
An exhibition among history, future and utopia deals with a highly topical issue:
the impact of energy on architecture and landscape
SCENARI
Text by
Anna Nosari
Images courtesy of
Fondazione MAXXI
ENERGY
ARCHITETTURA, PAESAGGIO ED ENERGIA
UNA MOSTRA TRA
STORIA, FUTURO E
UTOPIA AFFRONTA UN
TEMA DI SCOTTANTE
ATTUALITÀ: L'IMPATTO
DELL'ENERGIA SU
ARCHITETTURA
E PAESAGGIO
16
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
O
ttanta disegni e progetti storici, tre fotografi e sette studi
di architettura per un percorso che attraversa 60 anni di
storia italiana: “ENERGY. Architettura e reti del petrolio
e del post-petrolio” è la mostra da poco inaugurata al MAXXI
per indagare l'impatto dell'energia su architettura e paesaggio.
A cura di Pippo Ciorra, l'esposizione nasce da due obiettivi: espandere
la sfera d'azione dell'architettura ed approfondire “una riflessione
ad ampio raggio sul ruolo che architetti e architettura possono
avere nella ricerca di un nuovo assetto delle relazioni tra l'uomo e
l'ambiente”, sottolinea il curatore. “In particolare la nostra ricerca
parte dalla convinzione che esista un contributo specifico - estetico
e non meno importante di quello etico - che le discipline creative
debbono offrire alla definizione di nuovi equilibri ecologici, nuovi stili
di vita, nuove forme di mediazione tra la tecnologia e il cittadino”.
Sono stati invitati ad immaginare come sarà la distribuzione nel
terzo millennio gli italiani Modus e OBR Open Building Research,
i cileni Guillermo Acua Arquitectos Asociados, i sudafricani Noero
Architects, giapponesi Sou Fujimoto, Lifethings dalla Corea del Sud e
i Terroir (Australia/Danimarca). La selezione si è basata su tre criteri:
“Il primo è che fossero progettisti abbastanza giovani, non ancora
inseriti nella generazione e nel circuito delle archistar, il secondo che
fossero studi con forte propensione all'innovazione e alla ricerca”,
racconta Ciorra. “Infine - last ma tutt'altro che least - che fossero
in grado di raccontarci come il rapporto tra energia, architettura
e spazio si modifichi con il cambiare del contesto geografico”.
In mostra anche esempi concreti di progetti visionari che
diventano programmi. Accanto a “Roadmap 2050”, ricerca
commissionata a OMA/AMO di Rem Koolhaas per prevedere
l'assetto energetico in Europa nei prossimi decenni, viene
presentato un progetto di Freddy Grunen "materializzato” dai
romani Ian+ per un'autostrada ecologica da Berlino a Palermo.
Proposte che spingono a muoversi tra utopia e concretezza. “In
tutti i progetti presentati c’è una parte visionaria e una propensa
a evocare scenari e soluzioni piuttosto concreti”, osserva Ciorra.
“Non è infatti difficile immaginare un futuro in cui l’energia sia
in qualche modo razionata, come nelle farmacie energetiche di
Soo-In o nella comunità sudafricana autosufficiente di Joe Noero,
nonostante i due progetti appaiano fortemente visionari. Allo stesso
modo l’idea di una trasmissione wi-fi dell’energia - presente negli
scenari indagati da Acuña, dai Modus e da altri gruppi - è allo stesso
tempo fantascientifica e imminente, così come la necessità di una
nuova relazione tra produzione e accesso all’energia, affrontata da
Fujimoto, dagli OBR e dai Terroir. Tutti si muovono con affascinante
disinvoltura nella terra franca tra concretezza e utopia, proprio
quella zona del progetto con la quale gli architetti italiani avevano
una dimestichezza che hanno perso e che devono ritrovare”.
In gioco è l'idea stessa di architettura e di spazio urbano, da
ripensare come organismo in costante ed inarrestabile evoluzione.
“ENERGY” fa parte di una trilogia dedicata al ruolo dell'architettura
nella definizione e interpretazione di stili di vita e paesaggi. Mentre
“RECYCLE” indagava il concetto di riciclo dal punto di vista di
nuovi linguaggi e strategie espressive, l'attuale esposizione
affronta “un tema da sempre presente nel lavoro degli architetti
italiani, dal futurismo alla crescita del dopoguerra, all'incredibile
patrimonio di sperimentazioni e progetti nati tra gli anni '50 e
'70”, osserva Pippo Ciorra. La prossima tappa? “Una mostra che
affronti il modo in cui le persone - e quindi le nuove comunità costruiscono e modificano il proprio spazio individuale e comune
in modo diverso dal passato, dando luogo a relazioni diverse e
più complesse con geografia e politica. Chiuderemo in questo
modo un primo capitolo della nostra indagine/stimolo sulle forme
e gli strumenti dello spazio contemporaneo”, conclude Ciorra,
che rilancia: “Pronti però a proseguire su questo percorso con
altre mostre e iniziative che vogliono incidere sia sull’intelligenza
del mondo che l’architettura deve sviluppare, sia sull’evoluzione
degli strumenti e della produzione estetica degli architetti.”
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↑ Energy Bridges, IaN+ / Freddy Paul Grunert
← Right to Energy, OBR Open Building Research
↓ Energy Forest, Sou Fujimoto Architects
|
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
17
↑ Bozzetto Autogrill Pavesi a Montepulciano, A. Bianchetti, 1965-1972, Archivio J.J.Bianchetti
E
↑ Stazione di servizio Agip, Libia, 1968. Archivio storico Eni
↓ Alessandro Cimmino, La Spezia, 2012. Courtesy Fondazione MAXXI
18
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
ighty drawings and historical projects, three photographers
and seven architectural studios for a path that crosses 60
years of Italian history: "ENERGY. Architecture and oil and postoil networks" is the exhibition recently opened at the MAXXI to
investigate the impact of energy on architecture and landscape.
Edited by Pippo Ciorra, the exhibition arises from two objectives:
expanding the sphere of activity of architecture and deepening "a
wide reflection on the role that architects and architecture can play
in searching a new structure for the relationships between man and
environment”, the curator said. "In particular, our research starts
from the belief that there is a specific contribution – aesthetic and, not
less important, ethical - that the creative disciplines must provide to
the definition of new ecological balances, new lifestyles, new forms of
mediation between technology and the citizen”. We asked the Italian
Modus and OBR Open Building Research, the Chilean Guillermo
Acua Arquitectos Asociados, the South African Noero Architects, the
Japanese Sou Fujimoto, Lifethings from South Korea and the Terroir
(Australia/Denmark) to imagine how the distribution will be in the
third millennium. The selection was based on three criteria: "The
first one is that they were quite young designers, not included in the
generation and circuit of starchitects yet, and the second one is that
they were studios with a strong focus on innovation and research,"
Ciorra tells us. "Finally - last but far from least - that they were
able to tell us how the relationship among energy, architecture and
space has changed with the change of the geographical context."The
exhibition also includes examples of visionary projects that become
programmes. Next to "Roadmap 2050", a research commissioned
to OMA/AMO by Rem Koolhaas to predict the energetic structure
in Europe in the next decades, a project by Freddy Grunen is
presented, "materialized" by the Romans Ian+ for an ecological
highway from Berlin to Palermo.
These proposals push to move between utopia and pragmatism. "In
all the presented projects there is a visionary part and a part willing
to evoke rather concrete scenarios and solutions", Ciorra notices. "It is
not difficult to imagine a future in which energy is rationed in some way,
such as in the energetic pharmacies of Soo-In or the self-sufficient
South African community of Joe Noero, although the two projects
appear strongly visionary. Similarly, the idea of a wi-fi transmission of
energy - included in the scenarios investigated by Acuña, the Modus
and other groups - is both science fiction and upcoming, as well as the
need for a new relationship between production and access to energy,
dealt with by Fujimoto, the OBR and the Terroir. Everybody moves
with fascinating ease in the no man’s land between concreteness and
utopia: it is the area of the project with which the Italian architects had a
familiarity they have lost and must find again”. At stake there is the very
idea of architecture and urban space to be rethought as an organism
in constant and unstoppable evolution. "ENERGY" is part of a trilogy
devoted to the role of architecture in the definition and interpretation of
lifestyles and landscapes. While "RECYCLE" investigated the concept
of recycling from the point of view of new languages and expressive
strategies, the current exhibition deals with "a theme since always
present in the work of the Italian architects, from the Futurism to
the post-war growth and the incredible wealth of experiments and
projects born in the '50s and '70s”, Pippo Ciorra declares. The next
step? "An exhibition that deals with the way in which people - and then
the new communities - build and modify their individual and common
space in a different way compared to the past, creating different and
more complex relationships with geography and politics. In this way,
we will close the first chapter of our investigation/stimulus on the forms
and tools of contemporary space”, Ciorra finishes, adding: "But we
are ready to continue on this path with other exhibitions and initiatives
that affect both the intelligence of the world that architecture must
develop, and the evolution of architects' tools and aesthetic production”.
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|
↑ Productive (re)public, Noero Architects, 2013
↑↓Energy FARMacy, LIFETHINGS
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
19
Text by
Anna Masello
Photos by courtesy of
Fluon and Paola Arpone
DINNER AT ANDY'S
ARTE
20
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
FLUON
A CENA DA ANDY
1
2
1 Vespa
2 Andy Fluon
2 Geisha, 150x100 cm
S
iamo a Monza, in una zona industriale poco lontana dall'uscita della tangenziale.
È qui che sorge il quartier generale della creatività di Andy Fluon. Musicista
affermato e instancabile scienziato della sperimentazione, assieme al chitarrista
Fabio Mittino e a Fabrizio Grigolo, ha dato vita a Fluon: un progetto musicale e artistico
trasversale in continuo divenire. Immersi in un'atmosfera decisamente fluo, ad intervalli di
Max Headroom e Grace Jones, ci siamo fatti raccontare la storia di questo visionario progetto .
3
Partiamo dall'inizio. Perchè nasce Fluon?
Nasce dall'esigenza di avere uno spazio fisico enorme per poter sperimentare audio, video
e pittorico. Provengo da un vecchio progetto di casa Studio chiamata Reset House, una
casa di ringhiera che io e Roberto Bottazzi, designer di gioielli, avevamo trasformato in uno
spazio aperto, un porto franco per artisti, accumulando una quantità di cose, di oggetti,
di esperienze “ingombranti” dopo un po'... Separatisi poi i nostri percorsi, mi sono messo
alla ricerca di uno spazio molto più grande dove poter sperimentare in ogni momento, uno
spazio fisico dove potersi muovere in assoluta libertà, di tempo ed azione, senza la paura
di disturbare il vicino di casa o sporcare per terra, uno spazio amplificato. La rigenerazione
di un ambiente industriale si è rivelata l'occasione perfetta. Ho dato vita, assieme al mio
socio Fabrizio Grigolo, a ciò che vedi: un quartier generale della creatività audio, video e
pittorica. Questo è il centro nevralgico di tutte le nostre attività, un incubatore di fantasia
che non lascia disperdere le energie e mantiene contaminati i flussi creativi.
A proposito di flussi creativi, i processi di produzione artistica e musicale si
sviluppano in parallelo oppure proseguono autonomamente l'uno dall'altro?
Quando sei “in forma” le due attività si bilanciano, l'una stimola l'altra. La musica efficace
suggerisce quadri altrettanto energici e viceversa. A volte esistono motivazioni di
carattere logistico che ti costringono a dedicare più tempo alla musica piuttosto che
alla pittura, ma la mia condizione ideale - mi piace l'idea di soddisfazione nel bilanciamento
creativo - accade quando i due binari si sostengono alimentadosi a vicenda, non
precludendo la capacità di mantenere attiva e attenta anche la parte più strettamente
legata al contesto lavorativo.
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1
1 Mc love, 100x100 cm
2 Suggestion, 100x120 cm
3 Island pop life, 80x100 cm
4 05 Max, 60x60 cm
3
4
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A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
2
Da dove nascono le suggestioni dei tuoi dipinti?
Mi piace immaginare il mio cervello come un hard-disk che ha memorizzato una serie di informazioni,
fotografie, immagini, che mi hanno profondamente emozionato. L'atto creativo sta nell'aprire i
cassetti/folders della memoria e mettere scenari ed icone in relazione tra loro riportandole su tela,
al fine di creare una sorta di realtà parallela, una mia personale cartoonia.
Questa realtà è però codificata da una cifra stilistica precisa: la bordatura nera, il colore
fluorescente, la campitura piatta...
Quello che oggi è il mio codice pittorico, è in realtà strettamente legato anch'esso ai ricordi del
passato, dell'infanzia per la precisione. Il colore fluorescente dei cartelli Vendesi/Affitasi, gli outline
da riempire di colore, l'Uniposca che ha infiammato la mia adolescenza: sono tutti elementi che mi
hanno profondamente attratto e segnato. In un mondo di saturazione artistica, avevo la necessità di
creare un mio codice identitario, personale ma comprensibile. Questo codice è il linguaggio di mezzo
che traduce su tela le mie visioni - che non sono oniriche come quelle surrealiste, ma lucide - e le
rende accessibili.
Il colore fluorescente permette al quadro di dare due risposte diverse alla luce, offrendo quindi due
letture diverse. Avendo io sempre avuto due vite, una diurna e una notturna, ben diverse, ho trovato
nel colore fluo un ulteriore strumento di conferma della mia identità artistica.
Chi ti ha ispirato nella ricerca del tuo linguaggio artistico, oltre alla tua memoria?
Conoscere Bruno Munari mi ha senz'altro aiutato a capire l'importanza di creare un meccanismo
creativo, di stabilire delle linee guida, un codice da plasmare e ripetere infinite volte.
Una sorta di meta progetto creativo quindi...
Che vale così per la musica come per la pittura.
Perchè trasferire la tua pittura bidimensionale in oggetti tridimensionali?
È una questione virale. La tela si scioglie e avvolge l'oggetto tridimensionale, lo invade.
È anche una terapia tecnica in realtà: il tratto che potrei affrontare con padronanza, d'improvviso
viene messo in discussione da piani concavi e convessi, e la cosa mi intriga molto.
Come ti vedi tra dieci anni?
Non ne ho la più pallida idea, come persona. Penso che uno step interessante per il mio lavoro
potrebbe essere quello dell'animazione: tradurre il mio codice pittorico in un qualcosa in movimento
mi piacerebbe molto, nonostante la mia sensazione, a volte, di caos-disagio nei confronti delle nuove
tecnologie. Milioni di informazioni vengono buttate in questo bacino tecnologico e rivendute come
flusso di comunicazione, per poi essere dimenticate immediatamente. Questo fiume d'informazione
sclerotica mi fa venire voglia ogni tanto di mettermi sull'argine a guardare ciò che sta succedendo.
Questa smania dell'esserci molto spesso provoca la vittoria del mezzo di comunicazione sul
messaggio da comunicare.
Tra dieci anni, comunque, mi vedo alla ricerca di qualcosa che mi faccia sentire efficace nei confronti
di ciò che mi piacerà fare. |www.admnetwork.it |follow us on |
R I V E S T I M E N T I M U R A L I / C O L L E C T I O N PA R A D I S I O / D I S E G N O P RO F U M O D’ O RO
Ecco un nuovo tipo di metallo prezioso : il muro.
Auteur & Éditeur.
C A R T E D A PA R AT I , T E S S U T I , R I V E S T I M E N T I M U R A L I , M O B I L I
S H O W R O O M , V I A S A V O N A 9 7 , 2 0 1 4 4 M I L A N O - W W W. E L I T I S . F R
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
23
MILAN DESIGN WEEK 9TH-14TH APRIL 2013
SUPERSTUDIO
presents
GLOBAL DESIGN
QUALITY AND RESEARCH
ART INTERACTION
INTERNATIONAL BRANDS
TOP DESIGNERS
EMERGING TALENTS
Milan - Superstudio Più, via Tortona 27 - Superstudio 13, via Forcella 13 and via Bugatti 9 - Ph +39 02 422501
24 A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
[email protected]ation:www.superstudioevents.com
W
e are in Monza, in an industrial area not far from the
exit of the highway. This is where Fluon, - Andy's
headquarters of creativity - grows. Being Andy a
great musician and a tireless scientist of experimentation,
with the guitarist Fabio Mittino and Fabrizio Grigolo, he has
created Fluon: a musical and artistic project in constant
evolution. In a very fluorescent atmosphere, at intervals of
Max Headroom and Grace Jones, we were told the story of
this visionary project.
Let's start from the beginning. Why was Fluon born?
It was born from the need of finding a huge physical space
in order to experience audio, video and painting. I come
from an old project called Reset Studio House, a house with
balconies that me and Roberto Bottazzi, a great jewelry
designer, had turned into an open space, a haven for artists,
accumulating a lot of things, objects, experiences, I would
say "bulky" after a while... Then our roads happened to
turn separate, and so I started looking for a much larger
space where I could experience at any time, a physical
space where I could move with complete freedom of time
and action, without fear of disturbing the neighbors or
dirtying the ground, an amplified space. The regeneration
of an industrial environment happened to be the perfect
opportunity. I created, along with my partner Fabrizio
Grigolo, what you see right now: a creativity headquarters
of audio, video and painting. This is the nerve center of
all our activities, an incubator of fantasy that does not
permit energies to disperse and keeps the creative flows
contaminated one with another.
About creative flows, does the artistic and musical
processes develop in parallel or continue independently
of each other?
When you're "feeling good" the two activities are balanced,
one stimulates the other. Effective music suggests energetic
paintings and vice versa. Sometimes there are matters that
force you to devote more time to music than to painting, but
my ideal situation - I like the idea of reaching satisfaction
thanks to the creative balance - it happens when the two
binary supports each other, not precluding the ability to
keep active and attentive even the issues most closely
related to the work context.
Where do the suggestions of your paintings come from?
I like to imagine my brain like a hard-disk that stored a lot of
information, photographs, images, that I had been deeply
moved by. The creative act consists in opening the drawers /
folders of my memory and put scenarios and icons together,
reporting them on canvas in order to create a sort of parallel
reality, my personal Cartoonia.
This reality, however, is encoded by a precise stylistic
criteria: black border, fluorescent color, flat pattern...
What you see today as my pictorial code, is actually closely
linked also to the memories of the past, of childhood for
accuracy. The fluorescent color signs Sale / For rent, the
outline to be filled with color, the Uniposca that inflamed
my adolescence: they are all elements that I was deeply
attracted from. In a world of art saturation, I needed to
create my own identity code, personal but understandable.
This code is the language that translates on canvas my
visions - they are not deamlike like the surrealism ones,
instead they are lucid - and makes them accessible. The
fluorescent color allows the painting to give two different
answers to the light, thus providing two different ways of
reading it. Since I have always had two lives, a diurnal and a
night one, very different one from the other, I found in the
fluorescent color a further tool to confirm my artistic identity.
Who inspired you in your search for the artistic
language, in addition to your memory?
Knowing Bruno Munari has certainly helped me
understanding the importance of creating a creative
mechanism, of establishing guidelines, of building a code to
be molded and repeated infinite times.
A sort of creative meta-project...
That is so for the music as for painting.
Why did you decide to transfer your two-dimensional
1
painting in three-dimensional objects?
It's a sort of viral matter. The canvas melts and surrounds
the three-dimensional object, it invades it.
Actually it is also an excercise of technique: the same line I
could mastery deal with, suddenly becomes questioned by
concave and convex plans, and this intrigues me very much.
How do you see yourself in ten years?
As a person, I have no idea. I think one interesting
step for my work would be to animation: I would
like to translate my painting code in something that
actually moves, despite my feeling of uncomfortable
chaos with new technologies. Millions of information
are thrown into this technological basin and resold
as a communication stream, only to be immediately
forgotten. This river of scerotic information makes
me willing to sit on the bank every now and to look at
what's going on. This desire of being everywhere often
provoke the victory of the media at the expense of the
content. In ten years, however, I find myself looking for
something that makes me feel efficacious with what I
love to do. |www.admnetwork.it |follow us on |
1 Andy all'opera
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25
|
COPERTINA
|
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Text edited by Filippo Pozzoli Photos by Enrico Basili and courtesy GaS Architects
|
GaS Architects
The liveliness
of the places
La
vivacità
dei
luoghi
26
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
E
ssere
architetti spesso implica strane
pantomime. Spesso ti chiede di
vestire un alone di decadentismo
posticcio, quasi i palchi scenici
più importanti da calcare fossero
prerogativa di quelle grandi
firme che come filosofi del
compasso paiono vivere dei propri
stessi concetti, rinnegando le
vesti di prezzolati professionisti
al servizio di una - quanto mai
vitale - committenza. C’è poi
chi candidamente si riconosce
commerciale, lontano da scuole o
correnti di una martellante matrice
accademica e senza una cifra stilistica
da lasciare, immutabile e perentoria,
ai libri di scuola. Profilo di André Straja,
anima milanese di GaS Architects che
progetta senza dogmi, fuma il sigaro e
suona la chitarra. E odia chi parcheggia
in doppia fila.
André Straja, ovvero, come dall’estero
si può sceglier l’Italia anche quando
tutti vanno al contrario. Quali sono le
ragioni di questa scelta quasi eroica?
Più in breve che posso: sono nato in
Romania, da cui sono uscito nel ’62
con la famiglia trovando nell’Europa
il mio vero luogo di appartenenza
(dalla Romania al Canada, dal
Canada al Texas. Texas, California
poi Parigi, sempre attratto dalle mie
radici europee). Mi sono formato a
Houston poi a San Francisco, senza
dubbio la città più europea di là
dell’oceano ma non abbastanza
per i miei canoni, così ho scelto di
tentare un esperimento in Italia per il
suo grande palmares di architetti e
designers. Qui alternavo la gavetta
in studi blasonati con qualche
lezione d’inglese per pagarmi da
vivere, e fu proprio nelle vesti
di improvvisato precettore che
conobbi, inconsapevolmente,
la mia futura moglie. Così,
dopo essermi spostato a
Parigi dove ho trascorso
cinque anni meravigliosi,
insieme decidemmo che era
giunto il momento del grande passo
e rientrai. E passai dall’essere un
vagabondo migrante per professione
a marito e padre nel giro di un mese.
Scelte che con la mera professione
hanno ben poco a che vedere,
quindi…
Assolutamente, assolutamente.
Tornando all’architettura,
saprebbe raccontare chi sono i GaS
Architects attraverso delle costanti,
delle cifre e delle invarianti che vi
contraddistinguono?
Non credo nello stile in architettura,
penso la svilisca e la esaurisca
prematuramente. È come per la lingua,
tanti sentendomi parlare notano un
accento francese, altri uno più americano,
io rispondo che dipende dalla parola e dalla
giornata. E così è anche l’architettura, ogni
progetto deve nascere dalla sua realtà e non
dalla facile scappatoia dello stile, che ti porta
a replicare te stesso quando non hai tempo
per pensare a qualcosa di nuovo. Quello che è
certo è che il nostro approccio al progetto ha
poco a che vedere con le visioni tradizionalmente
italiane, dove ho avvertito vi sia la tendenza a
catalogare tutti per scuole stilistiche o mentalità
filosofiche in cui io non riesco davvero a
riconoscermi, sarebbe come riconoscere che
una poesia possa emozionare solo se
scritta in una certa lingua.
Una volta mi sono preso dell’audace da
una nobilissima platea a La Sapienza
definendo me stesso un architetto
commerciale, ma onestamente non
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27
↑ Perseo Expo District, Rho Pero (Mi), 2010
↓ Riqualificazione edificio per uffici di via Don L. Sturzo, Milano
vedo come si possa non esserlo: come lavoreresti,
altrimenti? Dimentichiamo che l’architetto debba
essere il guardiano di una qualche moralità sopra le
parti: deve seguire le regole e l’etica del buonsenso,
certo, ma deve saper cogliere tutte le occasioni,
anche quelle più commerciali, per creare un ambiente
migliore per tutti.
Architetto commerciale per necessità, dunque,
anche quando la sfida è aggiungere valore tramite
la riqualificazione dell’esistente. Al nostro tempo, è
la flessibilità il vero surplus da dare agli spazi degli
edifici e delle città?
La sfida in architettura è sempre quella di saper
gestire lucidamente tutte le idee in una chiara visione
di unità, sia che si ponga a servizio del singolo che
della collettività. Sono le priorità di chi investe a
dettare quali sono i valori che la soluzione finale deve
portare. Esistono a mio avviso due logiche creative:
una formalista, in cui sia chiara la connotazione
estetica che l’oggetto deve avere, e una concettuale,
in cui impostare il processo progettuale per soluzioni
progressive a problematiche potenziali. Indubbiamente
mi colloco in questa seconda schiera: la soluzione
finale si cristallizza gradualmente. La flessibilità
è uno dei possibili valori, certamente tra i primi se
il committente chiede, ad esempio, uffici o spazi
polifunzionali, ma non è l’unico: anche in questo
caso ogni progetto ha delle forzanti proprie che lo
distinguono da ogni altro.
Tra i vostri committenti, tra l’altro, figurano anche
28
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↓ ↑ Affori Centre, Milano, 2010
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
29
↑ Sede Autodesk, Milano, 2012
società fortemente legate al proprio brand, che
si direbbero tenacemente ancorate a un proprio
bagaglio iconico spesso a partire dagli edifici che li
rappresentano fisicamente. Come un architetto deve
dialogare con questi attori dalla personalità così
ingombrante?
Anche qui dipende dai casi. Alle volte esiste un
vocabolario già scritto, da rispettare adeguandolo alle
necessità del caso, altre volte ci vuole una certa dose
di creatività per adeguare dei concept altrui a delle
occasioni progettuali locali, diverse da quelle in cui
i concetti stessi sono stati partoriti. Questo ti porta
molto spesso a formulare delle soluzioni che a loro
volta finiscono per divenire parte del linguaggio del
brand, creando inconsapevolmente una nuova icona.
Lasciando momentaneamente i concetti e guardando alla
sostanza, si nota un certo approccio metodico nell’affrontare
il tema rovente della sostenibilità in architettura: molti
vostri progetti sono stati premiati con i gradi della
certificazione LEED, che non si limita a considerare la
prestazione teorica ma coinvolge un’ampissima gamma
di parametri energetici, ergotecnici e tecnologici. Come
cambia la progettazione in quest’ottica?
È sicuramente una visione lungimirante e innovativa,
soprattutto in Italia dove spesso la sostenibilità viene
ridotta all’abbattimento dei carichi per riscaldamento
termico senza discrimini sulle destinazioni d’uso,
quando chiunque abbia messo piede in un ufficio sa
bene quanto pesi il raffrescamento nella stagione
30
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
↑ Palazzo della Vetra, Milano, 2005
estiva. Il protocollo LEED (esprime una valutazione
complessiva delle qualità e prestazioni di un immobile)
si sta affermando anche qui e la sua forza risiede
appunto nel non fermarsi ai consumi ipotizzati in sede
di progetto ma nel prestare attenzione, per esempio,
all’energia grigia dei materiali, a come vengono
prodotti e trasportati, alla loro posa in opera e al loro
ciclo di vita, ma anche ad altre considerazioni a metà
tra etica, tecnologia ed economia, come il fatto che
un ambiente più sano e luminoso ridurrà il rischio di
malessere e aumenterà la produttività degli occupanti.
È chiaro che una certificazione di questo tipo serve
a dare un giusto riconoscimento alla progettazione
virtuosa, per la quale servono strategie e dichiarazioni
di intenti chiari fin dall’inizio dell’eventualità
progettuale con la necessità di una cultura orientata in
questa direzione. Per quanto riguarda i nostri progetti,
a Milano la riqualificazione dell’edificio in via Don
Sturzo e l’Affori Centre hanno ottenuto rispettivamente
i livelli Silver e Gold, mentre con il centro civico a
Portola Valley in California abbiamo alzato l’asticella
fino al livello Platinum (e in termini di interni la sede di
Autodesk leed Gold commercial& interiors).
I GaS oggi si dividono in tre studi: Milano, Roma e
San Francisco. Come si lavora da un capo all’altro
dell’oceano? Come ci si scambia esperienze,
tecniche e opinioni?
Da quando mi sono stabilito in Italia, la mia
intenzione è sempre stata quella di mantenere i
↑ ↗ Burberry showroom, Roma
↓ Fendi showroom, Roma, 2011
↓ Nespresso, Corea, 2013
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
31
↑ ↓ Hilton Hotel Double Tree, Milano, 2008
rapporti costruiti nel mio girare il mondo; in
particolare a San Francisco ho lavorato per
un grande maestro come William Turnbull e
nel suo studio ho conosciuto il mio partner
Jim Goring. L’idea era quella di aprire
simultaneamente due realtà facendone un
gruppo internazionale con tutte le opportunità
del caso. Eravamo convinti che gran parte
del lavoro sarebbe partito da San Francisco,
palcoscenico tra i più attivi sulla scena
mondiale, e giunto in Italia i costi inferiori e lo
sfasamento dell’orario lavorativo avrebbero
concesso maggior stabilità a noi di Milano e
maggior flessibilità allo studio americano.
È successo l’esatto contrario: sulle prime lo
studio di San Francisco si è fermato su progetti
istituzionali, mentre noi abbiamo dovuto
diversificare la nostra offerta per inserirci in un
mercato in cui non eravamo conosciuti. Questo
ci ha portato ad ottenere una serie sostanziosa
di commesse in cui spesso, per comodità
geografica, abbiamo coinvolto anche i nostri
partner oltreoceano.
Molti vostri progetti recenti convergono su
Milano. Che stimoli offre questa città a un
architetto contemporaneo e dal profilo quanto
mai cosmopolita?
L’architettura è sempre espressione del luogo
in cui nasce. Oggi, ovunque nel mondo ti
trovi a relazionarti con realtà molto diverse
cui proporre soluzioni in sintonia. Alle volte
è evidente, altre no. Un nostro progetto
mai realizzato presentava una disposizione
dei frangisole a “camouflage” studiato per
rispondere in maniera ottimale alle ombre
portate dagli edifici adiacenti. Quell’edificio
nasce lì, in quel luogo e in nessun altro, e così
tutti i nostri progetti ricercano il dialogo con il
vicinato più intimo, non per forza leggibile nella
città su grande scala, consapevoli del rischio
di apparire troppo fuori dal coro. L’architettura
deve esprimere la vivacità di un luogo, uno
che non ne produce è un luogo creativamente
morto. Sembra quasi che (a volte noi in italia
vogliamo limitare la creatività invece di essere
promotore di innovazione e dinamismo) sia
ostile a chi vuole proporre qualcosa di originale
e che porti la voce del proprio tempo, ma non
dimentichiamo che nemmeno la Tour Eiffel
piacque poi tanto sulle prime…
Una curiosità, per concludere: quella serigrafata
lì sulla porta in vetro è la famosa “mano” di Le
Corbusier a Chandigarh, ci spiega come mai?
Beh, semplice: Le Corbusier è un’icona e quella è
la porta, come a dire: metti qui la mano e spingi…
|www.admnetwork.it
32
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
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|
eing architects often involves strange
B
pantomimes. You are often asked to wear an
artificial aura of decadence, as the most important
stages to walk on were prerogative of those big
names that seem to live out of their own concepts,
denying the guise of hired professionals serving
customers who are more than ever vital. There
are others who candidly acknowledges to be
commercial, keeping the distance from schools or
academic philosophies and without a clear stylistic
signature to leave, immutable and peremptory,
to school books to come. Profile of André Straja,
Milan soul of GaS Architects who design without
dogmas, smokes cigars and plays the guitar. And
hates those who park their car where forbidden.
André Straja, that is, how you can
André Straja, that is, how you can still choose
Italy coming from abroad when they all go the
other way. What are the reasons for this choice
almost heroic?
As brief as I can: I was born in Romania, from which
I got out in '62 with my family finding in Europe the
place I belonged to. I trained in Houston first and
then in San Francisco, arguably the most European
city across the ocean but still not enough for my
view, so I chose to grope an experiment in Italy for
its great tradition in architecture and design. Here
I alternated some internship in well-known ateliers
with some English lessons to pay for my living, and
as improvised teacher I got to know, unconsciously,
my future wife. So, after I moved to Paris where I
spent five wonderful years, we decided together it
was time for the real big step and I got back to Italy.
And I passed from being a professional vagabond
to husband and father within a month.
Choices that have very little to share with the
mere profession, so...
Absolutely, absolutely.
Getting back to architecture, would you know
who are GaS Architects through their most
characterizing constants and invariants?
I am not that keen on the existence of some
invariant concept of style in architecture. It's like
the language, a lot of people when talking with me
notice a French accent, others a more American
one, I would say that it probably depends on the
word and on the situation. And so architecture
is: each project must come out from reality, not
from the easy way-out we call “style”, leading
you to repeat yourself when you do not have time
to think about something new. What is certain is
that our design approach has a little to do with
the traditionally Italian visions, where I perceive a
sort of scholastic tendency to catalog all designers
under stylistic or philosophical precast genders, in
which I cannot really place myself. It would be as
saying that a poem can be written only in a certain
language. Once a noble audience at La Sapienza
defined me a bold designer for calling myself a
commercial architect, but I honestly do not see how
you could not be: how would you work otherwise?
Forget the idea that the architects should be
the guardians of some morality: they have to
follow the rules and the basic ethic principle, of
course, but they also must be able to seize every
opportunity, even the most commercial ones, to
create a better environment for all.
Commercial architect as a need, therefore, even
when the challenge is adding value through
regeneration. Nowadays, is flexibility the real
essential surplus to be given to buildings and cities?
The challenge in architecture is always to clearly
know how to manage all different ideas in a clear
vision of unity, both when you are working for an
individual and for the community. Your priorities
are the ones of those who invest, they say what are
the values that the final solution should express.
According to me there are two creative logical paths:
one formalist, in which there is a clear aesthetic
connotation that the object must have at the end,
and a conceptual design process in which you set
for progressive solutions to potential problems.
Undoubtedly, I place myself in the second row: the
final solution gradually becomes true. The flexibility
is one of the possible values, certainly among the
first if you are called to design, for instance, offices
or multifunctional spaces, but it is sure not the
only one: also in this case each project has its own
features distinguishing it from any other.
Some of your most known customers are
strongly linked to their company brand, seeming
stubbornly anchored to their own baggage often
starting from the iconic buildings that physically
represent them. How an architect must deal with
these actors with a deeply bulky personality?
Even now the answer is “it depends on the cases”.
Sometimes there is an already written vocabulary
that you have to verge to meet the needs of the
case, other times it takes a certain amount of
creativity to adapt others’ concepts in each local
opportunities, often different from those in which
the same concepts were born. This often leads to
formulate solutions which end up becoming part
of the language of the brand, unwittingly creating
a new icon.
Looking at your projects, we can notice a
methodical approach in dealing with the hot
received respectively Silver and Gold levels, while
the civic center in Portola Valley in California was
awarded level Platinum. Talking about interiors,
finally, new Autodesk headquarter got a Leed Gold
Commercial&Interiors.
GaS A rchitects is now divided into three studies:
Milan, Rome and San Francisco. How can you
work with an ocean in the middle? How do you
share experiences, opinions and techniques?
Since I moved to Italy, my intention has always
been to maintain the relationships I built up in
my travel around the world, particularly in San
Francisco, where I worked for a great master
like William Turnbull where I met my partner Jim
Goring. The idea was to simultaneously open two
ateliers making an international group out of them,
with all the opportunities this instance offers. We
were convinced that much of the work would be
started from San Francisco, one of the most vivid
places worldwide, and would arrive in Italy where
lower costs and the displacement of working
schedules would have given us a greater stability
and a greater flexibility to the American atelier. It
happened just the opposite: at the beginning, they
stopped on institutional projects, while we had to
diversify our offer to insert ourselves into a market
where we were barely known. This led us to obtain
a substantial number of orders in which, due to
geographical convenience, we often involved our
partners overseas.
topic of sustainability in architecture: many of
your projects have been awarded the degrees of
LEED certification, which does not just consider
the theoretical performance but involves a wide
range of energetic, ergonomic and technological
parameters. How does the design process
change under this vision?
It's definitely a long-term and innovative vision,
especially in Italy where sustainability often means
only reducing loads for thermal heating without
distinguishing cases basing on the intended use:
anyone who has set foot in an office knows how
much weight cooling in summer. LEED protocol
express an overall evaluation of building’s quality
and performances, not stopping to considering
theoretical consumption, but paying attention, for
example, to materials embodied energy, to how
they are produced and transported and to their
life cycle, but also to other considerations halfway
between ethics, technology and economy, such
as the fact that a healthy environment and light
will reduce the risk of illnesses and increase the
occupants’ productivity. It is clear that a certification
of this type aims to give a proper recognition to
virtuous design, for which there is a need for
strategies clear from the outset contingency
planning and for a culture oriented to this direction.
With regard to our projects, the renewal of the Don
Sturzo building and Affori Centre in Milan have
Many of your recent projects converge on Milan.
Which inputs this city can offer a contemporary
and cosmopolitan architect?
The architecture is always an expression of the
place where it was born. Today, wherever in the
world you have to relate to very different realities
where solutions proposed should be in tune.
Sometimes it is obvious, some not. One of our
projects ever built had a sort of "camouflage"
shading envelope, designed to optimally respond
to shadows coming from adjacent buildings.
That building was born there, in that very place
and nowhere else, and so all our projects seek
dialogue with their closest neighborhood, not
necessarily readable in the city on a wide scale,
aware of the risk of appearing too outside the
box. Architecture must express the liveliness
of a place, a place that does not produce new
architecture is one creatively dead. It almost
seems that in Italy there is a tendency to constrain
creativity instead of promoting innovation and
dynamism, but do not forget that nor the Eiffel
Tower was loved that much at first...
To conclude: the monumental hand silkscreened
on the glass door is the famous one in Chandigarh
by Le Corbusier, could you explain why?
Well, simple: Le Corbusier is an icon and that is
the door, as if I was saying: just put your hand here
and push...
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
33
news
GAE AULENTI.
GLI OGGETTI E GLI SPAZI - TRIENNALE DESIGN MUSEUM
Triennale Design Museum
ricorda Gae Aulenti attraverso
una selezione dei suoi più iconici
oggetti di design realizzati dal
1962 al 2008. La mostra, a cura
di Vanni Pasca con progetto
di allestimento di Gae Aulenti
Architetti Associati, è aperta dal
9 aprile all'8 settembre 2013.
Triennale di Milano e Triennale
Design Museum negli ultimi
anni hanno avviato un percorso
di promozione e valorizzazione
dei maestri del design e
dell'architettura italiani con
una serie di mostre e iniziative
specifiche. Dal 2003 Gae Aulenti
è stata protagonista della
mostra itinerante “Maestri del
design italiano” presentata al
Grand Hornu in Belgio, a Tokyo,
Osaka, Hong Kong e Mosca e
nel 2012 è stata insignita dalla
Triennale della Medaglia d'Oro
alla carriera. Ora è protagonista
di un omaggio volto a ricordare
un aspetto meno valorizzato
della sua progettazione,
rispetto agli interventi in campo
urbanistico, alle architetture
e ai progetti di allestimento: il
design. La mostra ripercorre
la storia progettuale di Gae
Aulenti, capace di guardare
al razionalismo e al 'good
design' attraverso la lente del
Neoliberty e dell’Art Deco e
di reinventarli con eleganza
(come nella Pipistrello o nello
Sgarsul) ma anche capace di
recuperare con ironia la pratica
dell’assemblage e la lezione
delle avanguardie (come nel
Tavolo con ruote). Triennale
Design Museum conferma così
la sua duplice natura di luogo
della sperimentazione, da una
parte, e luogo della memoria
e della conservazione,
dall’altra, sulla scia dei
recenti omaggi a figure
fondamentali per il design
italiano come Carlo De Carli e
De Pas D'Urbino e Lomazzi”.
DESIGN PER IL SOCIALE: UNA MOSTRA ALL'ADI
Dalla formazione e dallo
sviluppo dei prodotti per
le comunità artigiane in
situazioni di disagio sociale,
alla creazione di laboratori
permanenti di oreficeria,
confezione e decorazione in
Asia, al sostegno alla piccola
34
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
imprenditoria femminile in
Africa, al progetto dell’ambiente
urbano per le zone terremotate
dell’Emilia (nell'immagine:
Un modello di intervento che
fa parte del progetto IN-SITE,
promosso dal Politecnico
di Milano. Colonizzazione
www.triennale.org
temporanea dell’Aquila postsisma.), alla comunicazione su
temi significativi, come l’uso
corretto della fondamentale
risorsa dell’acqua. Esempi
di come i designer riescano
concretamente a svolgere la
loro funzione sociale quando
mettono le loro capacità
progettuali e organizzative a
disposizione di chi, nel mondo,
da solo non riuscirebbe a
sfruttare le competenze
professionali tradizionali per
affacciarsi sui mercati moderni.
ADI riunisce a Milano le undici
iniziative in una mostra (a
cura di Patrizia Scarzella,
Valentina Downey, Maria
Cristina Tommasini) aperta
nelle giornate del Salone (9-14
aprile 2013), per sottolineare
www.adi-design.org
l’importanza che attribuisce alla
responsabilità sociale del design
e delle imprese produttrici:
dall’edizione 2014 ADI Design
Index, il volume che pubblica
ogni anno la preselezione
degli oggetti destinati a
competere per il Compasso
d’Oro, comprenderà una nuova
categoria, quella del Design per
il sociale. Secondo l'ADI nessun
prodotto che violi valori etici o
sociali merita di essere preso in
considerazione per il Compasso
d'Oro. Ma è il momento di
andare oltre e di individuare
le iniziative che, attraverso il
design, promuovono la crescita
e il benessere di una comunità.
Il design è uno strumento
potente, capace di agire a livello
sociale ed economico.
Torna l’appuntamento torinese
di DNA.italia, giunto quest’anno
alla sua terza edizione, dedicato
alla tutela, alla gestione e alla
valorizzazione del patrimonio
culturale e paesaggistico italiano.
Attraverso 6 focus tematici
(Riqualificazione del Costruito,
Restauro e Conservazione,
Paesaggio Naturale e Urbano,
Tecnologie per la Fruizione,
Turismo e Attività Culturali,
Creatività e Design dei servizi) si
svilupperà il racconto della filiera,
che verrà approfondito in un ricco
programma di convegni, incontri
B2B, tavole rotonde, workshop,
presentazioni di prodotti e case
history. Nell’area “Paesaggio
Naturale e Urbano” viene declinato
in modo puntuale e rigoroso il
tema del paesaggio in tutte le sue
forme, tra cui l’esplorazione delle
grandi trasformazioni urbane.
Questi i principali obiettivi:
ǩDFFHQGHUHLULIOHWWRULVXXQWHPD
trasversale determinante per una
vera innovazione delle aree urbane
ed extra-urbane;
ǩFUHDUHXQDSSXQWDPHQWR
costante nel tempo, di
sensibilizzazione sul valore
del paesaggio e del rispetto
dell’ambiente, anche in funzione
degli obiettivi comunitari
20/20/20;
ǩFRQVHQWLUHDLGHFLVRULSXEEOLFL
e agli operatori, in un’occasione
irripetibile, di dialogare e di
confrontarsi su un tema troppo
spesso trattato con superficialità;
ǩRIIULUHDOOHLPSUHVHHDL
professionisti del settore
un’opportunità di conoscenza e di
relazioni essenziale per garantire
una corretta gestione e fruizione
RUDOLF STINGEL A PALAZZO GRASSI
FRANÇOIS PINAULT FOUNDATION
Curata dall’artista stesso, la
personale di Rudolf Stingel si
inserisce nel programma di
Palazzo Grassi a Venezia che, in
alternanza e complementarietà
con esposizioni tematiche
della collezione François
Pinault Foundation, presenta
progetti monografici di grandi
artisti contemporanei. Per la
prima volta, l’intero spazio del
www.dnaitalia.it
news
DNA.ITALIA - TORINO, 18 E 19 APRILE 2013
del patrimonio paesaggistico.
L’intero programma è stato
concepito e strutturato in funzione
del congresso mondiale IFLA 2016.
Il programma dell’area
“Paesaggio Naturale e Urbano”
è sviluppato in collaborazione
con AIAPP (Associazione Italiana
di Architettura del Paesaggio
- Sez. Piemonte e Val d’Aosta)
all’interno delle attività di Nutrirsi di
Paesaggio.
www.palazzograssi.it
contraddistingua la poetica
dell’artista. Elemento centrale
nell’arte di Stingel è un’idea
non convenzionale di dipinto,
con una varietà di tipologie e
tramature, spesso in relazione
con la superficie e l’architettura
dello spazio espositivo. Accanto
a quadri astratti, sono esposti
↑Untitled, Rudolf Stingel, 2009 Ph. Alessandro Zambianchi
a Palazzo Grassi anche alcuni
←Untitled, Rudolf Stingel, 2012 Ph. Tom Powel Imaging
dipinti in stile foto-realista,
museo (5000 mq) è dedicato a
sono presentate anche alcune una tecnica pittorica con cui
Stingel ha creato, partendo da
un unico artista, sia con opere
opere realizzate negli anni
immagini fotografiche, ritratti
inedite che creazioni degli
Novanta e Duemila, esposte
di amici e di se stesso, colto
anni passati e installazioni
per la prima volta al pubblico,
site-specific. L’esposizione, la
e rappresentative della ricerca in diverse fasi della sua vita,
paesaggi alpini e raffigurazioni
prima personale in un museo
artistica di Stingel, da sempre
italiano dopo quella del MART
indirizzata verso la ridefinizione di antiche sculture lignee a
soggetto religioso. La mostra
nel 2001, è la più importante
del significato di “pittura”
“Rudolf Stingel” rimarrà aperta
mostra monografica europea
e della sua percezione. La
dedicata all’artista. Tra le opere mostra mette in luce il dialogo a Palazzo Grassi dal 7 aprile
fino al 31 dicembre 2013, nel
in mostra, molte sono state
tra astrazione e figurazione,
corso di tutta la 55a Biennale di
create appositamente per il
osservando come il fluire
progetto. Insieme a queste,
continuo tra queste due polarità arte contemporanea.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
35
www.arteaccessibile.com
news
IL GENIO E IL DESIGN ALLA V EDIZIONE DI ARTE ACCESSIBILE MILANO
↑Carlton, Marco Chiurato
←Marco Petrus, Casa del vento, 2012
↙Ieva Petersone, La situazione, 2011
AAM apre per la prima
volta una finestra sull'ArtDesign, dove spesso
materiali di scarto vengono
riscoperti, (Ri)nascono,
mutano la loro forma
originale e ottengono una
seconda possibilità di vita
La quinta edizione di Arte
Accessibile Milano, che si
svolge in contemporanea
al Fuorisalone, mette
interamente a disposizione
dell’Art-Design la Sala
Collina, 900 mq tutti
da intercettare, per un
affascinante percorso
nell’arte della metamorfosi
quotidiana: creatività,
tecnologia, processi
artigianali, pittura, poesia,
scultura, tutto si intreccia
per dar vita a nuove e
inusuali combinazione
estetiche. Si potranno
incontrare Art Designer che
offrono i loro saperi ad un
pubblico che sempre più
vuol conoscere da vicino il
36
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
processo di trasformazione
di un prodotto, la sua genesi
e la sua rinascita. Nasce
così la prima edizione
dell’AAM Art-Design, in
cui impegno artistico e
prodotto trovano espressione
all’interno di spazi ognuno
dei quali custodisce nuove
idee e nuove forme unite
nell’espressione delle loro
caratteristiche funzionali,
tecniche ed estetiche. Il
progetto propone il confronto
tra designer internazionali,
artisti emergenti e realtà
artigiane, con un desiderio
comune: far emergere
l’eccellenza dell’eccellenza
“Interpretazioni del design
e dell’architettura” si
concentra il progetto di
Laboratorio V.I.P. partendo
dalla giovane artista
lettone Ieva Petersone
(classe 1984), le cui opere
artigiana. Questi alcuni
pittoriche raffigurano pezzi
degli artisti/art-designer
che hanno fatto la storia
coinvolti: Marco Chiurato
del design ambientati in
ripropone lo storico mobile
interni, realistici o di pura
“Carlton” di Ettore Sottsass
astrazione. Accanto a Ieva
completamente costruito
Petersone, Marco Petrus
con zucchero, colla di pesce
e limone, dipinto con i colori e Umberto Agnello: due
originali ed infine laccato. Un visioni complementari
omaggio al grande designer delle grandi architetture
italiano. Gianni Depaoli affida urbane. Mentre Petrus si
concentra su i palazzi di
a oltre 650 chili di squame
pregio, che hanno fatto la
di salmone norvegese il suo
storia dell’architettura o
EKO500 PROJECT: ricoprire
la Fiat 500, la vettura che più hanno lasciato un segno
di ogni altra ha caratterizzato caratterizzante nel tessuto
urbano, Agnello osserva
la storia dell’automobile
invece gli edifici anonimi,
in Italia e in particolare la
storia della Fiat. Elio Fiorucci presenti in tutti i grandi
centri del mondo, ma le sue
approda per la prima volta
inquadrature li trasfigurano,
ad AAM con la mostra
trasformandoli in estetizzanti
curata da Raffaella Caruso,
segni astratti.
“Street Love Terapy. Moda,
arte, design nel mondo”
AAM
che celebra, attraverso 33
Arte Accessibile Milano 2012
pannelli illuminati dai colori
12 – 15 aprile 2012
fluo dei neon degli storici
Spazio Eventiquattro
negozi, la straordinaria
Gruppo 24 Ore,
carriera dell’artistavia Monte Rosa 91, Milano
designer milanese. Sulle
FEED YOUR
CREATIVITY
0
10
20
30
40
50
www.polidesign.net
Master Universitari e Corsi di Alta Formazione
organizzati da POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
37
THE PERFECT BALANCE
L'equilibrio perfetto
38
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
IL PROGETTO RACCONTATO
Nuova sede dell’A.S.I. (Agenzia spaziale Italiana), Roma, 2012 - project by 5+1AA, photos by Ernesta Caviola
An outskirt that somebody
calls centrality
Una periferia
che qualcuno
chiama centralità
L'
edificio della Nuova Sede di A.S.I., al suo esterno è
composto come un insieme teso e dotato di una sorta
di equilibrio instabile, capace di fare raggiungere alla
percezione del territorio una soglia tale da determinare un
mutamento qualitativo della percezione stessa, una massa
critica: si tratta di una composizione dotata di un asse
principale, quello degli edifici della Facoltà di Ingegneria,
sul quale giace il sistema dell’Atrio Monumentale, collocato
in modo asimmetrico rispetto al peso degli altri volumi che
compongono il complesso; il principale di essi è il Crescent,
una figura semicircolare che occupa la grande parte degli
uffici, il suo raggio di curvatura e la sua posizione rispetto al
volume dell’Atrio-Auditorium che lo attraversa, dichiarano
ancora di più la condizione di disequilibrio interrotto; a est,
rispetto alla schiena del Crescent sono collocati gli altri volumi,
principalmente di servizio: il sistema Mensa-Bar, la PalestraInfermeria, l’Asilo, la Biblioteca, il Laboratorio (nel corso dei
lavori trasformato in edificio per uffici) e il resto degli uffici.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
39
Tutti questi edifici sono caratterizzati da forme
geometriche elementari (par allelepipedi,
coronacircolare semi-coronacircolare), affiancate fra
esse con punti di contatto che corrispondono ai sistemi
di percorsi, interni ed esterni ai volumi, e hanno tutti un
trattamento cromatico di nero totale, assoluto.
Esiste un insieme semi-continuo di rampe e scale
che collega, a quote continuamente diverse, tutti
i volumi del complesso di A.S.I.; questa sequenza
semi-interrotta di percorsi è caratterizzata da scelte
espressive differenti, nell’utilizzo dei materiali e nel
rapporto con l’esterno. I contatti fra i volumi divengono
così una rete di percorsi percettivi e una sequenza di
esperienze architettoniche, un vero e proprio insieme
complesso di promenade architecturale.
L’Atrio monumentale, per il suo ruolo di apertura
rispetto all’esterno, è l’unico spazio-organo che
mantiene la colorazione nera dell’esterno; si
tratta, del resto, di un vero e proprio spazio urbano,
caratterizzato da lunghe scalinate e rampe che
dichiarano le differenti quote dell’edificio e che si
appoggia e si adatta con queste gradazioni di livelli, al
movimento naturale del terreno.
La Mensa è uno spazio ipostilo a doppia altezza,
caratterizzato da un dialogo diretto fra le numerose
colonne strutturali e il sistema di luce naturale
zenitale: i coni in copertura si differenziano per una
serie di colorazioni all’interno, che contrastano con
il nero del controsoffitto. Il colore in questo spazio,
40
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
è l’elemento di identità e piacere, oltre la noia e la
prevedibilità degli spazi di questo tipo. La Mensa
si affaccia su uno specchio d’acqua che accoglie,
come un’isola interna, lo spazio circolare, ad anello
del Bar, collocato a una quota inferiore rispetto al
livello dell’acqua.
Gli spazi interni degli uffici sono trattati con colorazioni
differenti, fra pareti, soffitto e pavimenti, con l’utilizzo
di quattro differenti gradazioni di grigio e di arancione.
Il Centro Congressi, dotato di una sala grande da 400
posti, di una media da 99, e di tre sale piccole da 30
posti, è innestato nel volume rettangolare dell’atrio,
ed è appoggiato, con la sua pendenza interna,
all’inclinazione del terreno; i suoi interni confermano
il colore nero del volume, utilizzando pannelli in legno
fonoassorbenti (topacustick).
Tutti gli spazi della circolazione comune sono
pavimentati in ardesia, mentre gli spazi del lavoro
sono in gomma e linoleum.
L'edificio corpo, nero e misterioso, composto di
organi interni articolati e differenziati per qualità
dello spazio, materiali e colore, si propone e si fa
guardare in un territorio disperso e quasi disperato,
trasformandone la percezione, provando a rendere
accettabile uno sviluppo senza regole, sia attraverso
l’inserimento di funzioni e attività di ricerca, sia
attraverso l’idea di qualità dell’architettura come
atto di generosità e di riscatto.
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
41
YEAR OF FOUNDATION
2005
CONTACT
Via Interiano 3/11
16124 Genova
ASSOCIATES
Simonetta Cenci
NO. OF COLLABORATORS
48
[email protected]
comunicazione @5piu1aa.com
www.5piu1aa.com
5+1AA Alfonso Femia Gianluca Peluffo
Arch.tti Alfonso Femia, Gianluca Peluffo
CORE BUSINESS La nostra esperienza di
sviluppo come struttura progettuale operativa,
nasce direttamente dall’organizzazione e dalla
gestione del team di consulenza che opera, grazie
a diversi anni di esperienza, per assicurare valore
e integrità ai nostri progetti. Questo è il motivo
per cui, nel corso degli anni, abbiamo intrapreso
collaborazioni continue con aziende e professionisti.
L’agenzia di architettura 5+1AA Alfonso Femia
Gianluca Peluffo si occupa di:
Architectural design & integrated design
Urban design
Structural design
Services design
Sustainability & project management
Ingegneria impiantistica
Servizi di consulenza a supporto della progettazione
CORE BUSINESS Our experience of development
comes out directly from our organization and
management of the consulting team that
operates, thanks to several years of experience,
to assure value and integrity to our projects.
That is the reason why, over the years, we have
undertaken organic and continuing partnerships
with companies and professionals.
5+1AA Alfonso Femia Gianluca Peluffo
architecture agency main business:
Architectural design & integrated design
Urban design
Structural design
Services design
Sustainability & project management
Viability and infrastructures
Consulting service in support of design
MAIN PROJECTS
Centro Visite e Antiquarium del Foro di Aquileia, Udine
Campus Universitario di Savona, Savona
Low Emission Building, Savona
Palazzo del Ghiaccio e dei Frigoriferi Milanesi, Milano
Assago Retail Park, Milano
Nuove direzioni amministrative Ministero degli
Interni, Roma
Ricostruzioni residenziali a San Giuliano di Puglia,
Campobasso
Bì - La fabbrica del gioco e delle arti, Cormano (Mi)
Blend Building e Blend Tower per Generali
Properties, Milano
Marina Residence, Cotonou Benin - Africa
Torre Orizzontale, Milano
Nuova sede dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roma
Riqualificazione dell’area ex metalmetron, Savona
IULM - Knowledge Transfer Centre, Milano
Nuova sede BNL, Roma
Riqualificazione dei Docks di Marsiglia
Porto di Tangeri, Lot 9, Marocco Housing Sociale.
MAIN PROJECTS
Visitor Centre and Antiquarium of the Foro di Aquileia
(Udine, Italy)
Savona University Campus (Savona, Italy)
Low Emission Building (Savona, Italy)
Milanese Ice Factory and Ice Palace (Milan, Italy)
Assago Retail Park (Milan, Italy)
Headquarters of the Ministry of the Interior (Rome, Italy)
Reconstruction of residences in San Giuliano di Puglia
(Campobasso, Italy)
Toys and Art Factory (Cormano, Milan)
Blend Building & Blend Tower for Generali Properties
(Milan, Italy)
Marina Residence (Cotonou, Benin, Africa)
Horizontal Tower (Rho, Milan, Italy)
Headquarters of the Italian Space Agency (Rome, Italy)
Redevelopment of the Metalmetron area (Savona, Italy)
IULM - Knowledge Transfer Centre (Milan, Italy)
New BNL-Paribas Headquarters (Rome, Italy)
Requalification of the Marseille Docks
Lot 9 of Tanger Harbour, Maroc
AZIENDE / COMPANIES
42
serramenti / windows
rivestimenti interni / internal coatings
Safas, Schuco
Casalgrande Padana, Fantoni
vetri / glass
rivestimenti esterni / external coatings
AGC YourGlass
Reynobond, Safas
luci / lighting
porte / doors
Norlight
Lualdi
sanitari / santaryware
ascensori / elevators
Globo
ThyssenKrupp Elevator
pavimenti interni / internal flooring
arredi interni / furniture
Casalgrande Padana, Euroslate,
Interface floor, Liuni, Tavar,
Vesmaco
Ares line, Moroso
pavimenti esterni / external flooring
parete in ceramica loghi esterni / ceramic wall and logos
Odorizzi Porfidi, Vesmaco
La casa dell’arte - Danilo Trogu
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
sistemazioni esterne verde / green
Chiti
O
n the outside, the building of the new
headquarters of the Italian space agency is
composed - in geometric and architectural terms
- like a tightly-knit unit in a state of what might
be described as unstable balance, allowing the
surrounding land to be perceived at a threshold
such as to bring about a positive change in
perception itself, a critical mass: the composition
has a main axis formed by the buildings belonging
to the Faculty of Engineering accommodating the
Monumental Lobby system (also designed to be a
display facility for Italian space agency operations
and as a Conference Centre), set asymmetrically in
relation to the weight of the other structures forming
the complex; the main structure of this complex is
the Crescent, a semicircular figure taking up most
of the offices; its radius of curvature and position in
relation to the Lobby-Auditorium structure running
through it assert, even more powerfully, a state of
interrupted disequilibrium; the other structures,
mainly serving service purposes, are located to
the east in relation to the rear of the Crescent: the
Canteen-Bar System, the Sickbay/Fitness Room,
Kindergarten, Library, Laboratory (which will be
converted into an office building during the works)
and rest of the offices. All these buildings feature
simple geometric forms (parallelepipeds, annulus,
semi-annulus) with points of contact between
them corresponding to the pathway systems, both
inside and outside the structures, and they all have
an absolutely all-black colour scheme.
There is a semi-continuous set of ramps and
stairways connecting all the different structures
belonging to the A.S.I. complex at constantly
different heights; this semi-interrupted sequence
of pathways features different stylistic choices
in terms of the use of materials and interaction
with the exterior (exposed concrete and zenith
light, glass and transparency towards the outside,
darkness and pathways through the water).
Due to its purpose of opening up towards the
outside, the Monumental Lobby is the only spaceorgan which is the same black colour as the
outside; this is, after all, an authentic urban space
featuring long stairways and ramps indicating
the different heights of the building and resting/
adapting to the natural contours of the land
through its different levels. The Canteen is a
double-height hypostyle space featuring direct
interaction between the numerous structural
columns and system of natural zenith light: the
cones on the roof have different colour schemes
on the inside, contrasting with the black of the
double-ceiling. Colour is the distinctive and most
pleasurable feature of this space, combating the
inevitable monotony and predictability of spaces
like this. The Canteen faces onto a pool of water, which, like an
internal island, encompasses the ring-shaped circular space
of the bar that is set at a lower level than the surface of the
water. The interiors of the offices feature different colours on
the walls, ceiling and floors, drawing on four different shades
of grey and orange. The Conference Centre, which has a large
400-seat hall, medium-sized hall with seating for 99, and three
small 30-seat rooms, is incorporated in the rectangular lobby
structure and rests across the sloping land through its own
internal angle of inclination; its interiors are the same black
colour as the main structure, drawing on sound-absorbing
wooden panels (topacustick). All the communal circulation
spaces are paved in slate, while the workspaces are covered
with rubber and linoleum. The black and mysterious building
structure, composed of elaborate internal organs distinct in
terms of their quality of space, materials and colour, offers itself
and is viewed across a dispersed and almost desperate plot
of land, changing how it is perceived and attempting to make
its non rule-governed development as acceptable as possible,
both by incorporating research facilities and activities and
through the idea of quality architecture as an act of generosity
and redemption. | www.admnetwork.it | follow us on |
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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THE FABRIC ON A HUMAN SCALE
Lafabbrica
amisurad'uomo
4444
A+D+M
A+D+M||MAGAZINE
MAGAZINE||2013
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IL PROGETTO RACCONTATO
Technogym Village, Cesena (Fc), 2012 – project by Antonio Citterio Patricia Viel and Partners, photos by Leo Torri, Marc Eggimann©Vitra and courtesy of Technogym
Bio-architecture and eco-sustainability
to promote the welfare of workers
Bioarchitettura
ed eco-sostenibilità
per favorire il benessere
dei lavoratori
area scelta per l'insediamento del Technogym
Village ha il suo punto di forza nella prossimità
con l'autostrada A14, casello di Cesena. Grazie,
infatti, al suo lunghissimo affaccio sull'autostrada, lo
stabilimento gode di grande visibilità, diventando punto
di riferimento di ogni automobilista; è inoltre agevolata
la mobilità dei mezzi della società. Il "Technogym Village"
vero e proprio, invece, che raggruppa l’edificio per uffici,
il Wellness Center ed i laboratori del Centro ricerche e
sviluppo, affaccia sul parco. Il nuovo edificio per uffici, che
si sviluppa, linearmente, parallelo all'edificio industriale
L'
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
45
per una lunghezza di 200 metri su quattro piani con
una superficie complessiva di circa 10.700 mq, è
realizzato a ridosso dell’insediamento produttivo,
a completamento delle unità funzionali previste
nell’ambito più ampio del progetto Technogym. La
distribuzione verticale è garantita da tre blocchi
scala, oltre a una colonna di due ascensori separati
e ad una scala panoramica. L’ingresso principale
avviene attraverso il parco, in prossimità dell’area
più rappresentativa, che raccoglie i locali della
presidenza e dell’auditorium. Una grande copertura
curva in legno lamellare e la facciata continua in
legno e vetro rivolta verso il parco arricchiscono
l’edificio realizzato per il resto con una struttura,
molto semplice ed economica, mista di elementi
prefabbricati in cemento armato e acciaio.
Internamente, gli uffici sono organizzati secondo
due affacci distinti; quello a sud, verso il parco,
protetto dal sole grazie alla copertura curva, e
quello a nord, più operativo, che guarda dall’alto la copertura a
onde della fabbrica. La zona centrale del corpo uffici accoglie
i blocchi servizi e gli spazi comuni di riunione o di lavoro in
openspace, mentre verso le facciate si distribuiscono i singoli
uffici chiusi. In sintonia con il concetto di “wellness” il progetto
accentua la relazione tra interno dell’edificio e affaccio sul
parco (partizioni interne trasparenti) e sull’uso di materiali
naturali di alte prestazioni (legno e vetro). L’insediamento si
completa con il “Wellness Center”, edificio a pianta ellittica di
circa 2.700 mq. immerso nel parco e collegato agli uffici
in prossimità dell’ingresso principale. Una palestra e una
SPA occupano lo spazio, a due livelli, interamente progettato
in legno lamellare e trasparente verso l’esterno del
parco. | www.admnetwork.it | follow us on |
46
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
47
YEAR OF FOUNDATION
2000
CONTACT
via Cerva 4
20122 Milano
NO. OF COLLABORATORS [email protected]
50 www.antoniocitterioandpartners.it
Antonio Citterio Patricia Viel and Partners
facciata continua wellness center / wellness
centre curtain wall
Uniform
| www.admnetwork.it
Project team
Augusto Barichello, Fabrizio Ferranti, Elenora Grassi, Barbara Soro, Andrea Ravogli, Stefan Kastner
CORE BUSINESS Antonio Citterio e Patricia
Viel sono i soci fondatori della società con
sede a Milano. Lo studio opera a livello
internazionale sviluppando programmi
progettuali complessi, ad ogni scala ed
in sinergia con un network qualificato di
consulenze specialistiche.
Queste le tipologie progettuali realizzate:
piani urbanistici, complessi residenziali
e commerciali, stabilimenti industriali,
ristrutturazioni conservative di edifici
pubblici, pianificazione di spazi per il lavoro,
uffici, showroom, alberghi.
La società di progettazione è inoltre attiva
nel settore della comunicazione aziendale e
realizza progetti di immagine coordinata ed
allestimenti.
CORE BUSINESS Antonio Citterio Patricia
Viel and Partners develops projects for
residential and commercial complexes,
industrial facilities, restructuring
and conservation of public buildings,
space planning for work areas, offices,
showrooms and hotels. The company
has a strong expertise in providing
detailed project documentation covering
both the shell and core and the interior
of a building, from building envelope
to interior fit-out, including bespoke
millwork elements and furniture. The firm
is also active in the sector of corporate
communication, handling projects of
coordinated image, installations and
graphics.
MAIN PROJECTS Tra i progetti recenti:
l‘edificio milanese nuova sede corporate del
gruppo Ermenegildo Zegna; il Bulgari Hotel
di Londra; la conversione dall’Ex Palazzo
delle Poste a Milano in un importante centro
per il terziario e la nuova sede Technogym a
Cesena. Tra i lavori in cantiere si segnalano
:il progetto di sviluppo Cascina Merlata e le
opere di accessibilità per Expo 2015 a Milano.
MAIN PROJECTS Recent built works include
the Bulgari Hotel in London, Ermenegildo
Zegna Group headquarters in Milan (Italy)
and the Technogym Village in Cesena (Italy).
Projects currently under construction
include the Cascina Merlata mixed-use
urban development in Milan, Italy, along
with the project for the Milan Expo 2015 site
accessibility.
AZIENDE / COMPANIES
general contractor
pavimenti in legno / wooden flooring
Maire Tecnimont
Fiemme
travi in legno lamellare / wooden glulam beams
divisioni in vetro edificio per uffici / office building
glass partitions
Holzbau
Gemino
tetti metallici / metal roofs
Iscom
falegnameria / millwork
Barth Innenausbau KG
facciata continua edificio / office building curtain wall
Sermeca
mobili uffici /office building loose furniture
Vitra
48
T
he main strength of the area chosen for the
creation of the Technogym Village is its position
not far from the A14 motorway, Cesena exit. Since
the building façade looks onto the motorway, these
facilities will enjoy great visibility and will become
a reference point for car drivers; furthermore, the
mobility of the company’s vehicles will thus be
facilitated. The "Technogym Village” that gathers
other office buildings, the Wellness Centre and
the laboratories of the R&D group, looks onto the
park. The new office building (block B), that linearly
develops along the industrial building (block D) for
200 metres distributed on four floors providing a total
surface of about 10,700 square metres, will be erected
next to the production site, in order to complement
the functional units that have been included in the
largest Technogym project. The vertical distribution
is guaranteed by the presence of three staircases,
plus a shaft of two separated lifts and a panoramic
staircase. The main entrance is through the park,
near the most representative area which gathers
the rooms of the presidency and the auditorium. A
big curved roof in lamellar wood and the continuous
façade in wood and glass looking onto the park enrich
this building which, generally speaking, has a very
simple and economic structure with a mixture of prefabricated elements in steel and reinforced concrete.
Inside the building, the offices are organised on two
different sides: the south side, towards the park, is
shaded against the sun by the presence of the curved
roof, whereas the north side, more operational, looks
over the undulated roofing of the factory. The central
area of the office building hosts the services, common
spaces for meetings and open space work areas
while along the façades there are the individual,
closed offices. In line with the concept of “wellness”,
this project underlines the relationship between the
inside of the building and the outside looking onto
the park (transparent indoor partitions) and the use
of high performance natural materials (wood and
glass). The site is complemented by the “Wellness
Centre” (block A), a building with an elliptical plan on a
2,700 square metre surface area, which is connected
to the offices situated near the main entrance. A gym
and a SPA cover a two-level area which has been
entirely designed in lamellar wood with transparent
walls to look onto the park.
Arch.tti Antonio Citterio, Patricia Viel
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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Naturali
contaminazioni
NATURAL CONTAMINATIONS
50
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IL PROGETTO RACCONTATO
Travel Charme Bergresort Werfenweng, Werfenweng (Austria), 2012 - interior design by Lorenzo Bellini (architecture by Hermann Eisenköck), photos by Licia Papini
The design that shapes
the environment
Il design che valorizza
l'ambiente
S
ituato a mezz’ora da Salisburgo, nel cuore della regione
salisburghese del Pongau, il Bergresort Werfenweng
è il terzo resort in Austria del gruppo tedesco Travel
Charme. Propone un interior design originale firmato da
Lorenzo Bellini che, mixando contemporaneità e tradizione,
ha dato vita ad un prodotto che supera il concetto del classico
hotel di montagna, dando vita ad un moderno mountain
resort hotel. Si tratta di un elegante e al tempo stesso
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
51
divertente quattro stelle Superior composto da 120
camere e 46 appartamenti di diversa metratura;
una vastissima hall con sitting area e biblioteca è
ravvivata da originali camini e si protende verso
coffe shop e wine bar; sono presenti due ristoranti,
una SPA di 1.600 mq. con piscina interna ed
esterna. Nonostante l’imponenza del complesso,
progettato dall’architetto austriaco Hermann
Eisenköck, esso si integra perfettamente
nella natura e nel panorama, attraverso l’uso
di materiali locali come il legno e la pietra, e
la scelta di rendere intercomunicabili gli spazi
interni ed esterni con grandi vetrate e terrazze.
Un progetto avviato nel 1997 da Eisenköck, che
affronta positivamente temi quali sostenibilità e
tutela del clima e della natura delle Alpi, dando
vita a iniziative turistiche ecocompatibili: bici,
mountain-bike e fun-bike offerte gratuitamente
mentre sono disponibili auto elettriche alimentate
da una stazione di ricarica solare nel centro
del villaggio e da un impianto fotovoltaico che
produce 294.000 kWh all’anno. Difficilmente
definibile all’interno di una precisa cifra stilistica,
il concept di Bellini mixa con equilibrio formale
elementi della tradizione salisburghese, rivisitati
in chiave contemporanea, con altri di architettura
minimale unificati dal sapiente uso dei materiali,
dei cromatismi e della luce. Varcando l’ingresso
si percepisce subito la contrapposizione fra la
forza delle pareti di fondo rivestite in pietra e
la leggerezza delle vetrate a tutta altezza che
percorrono la struttura in tutta la sua lunghezza:
un’interminabile e rassicurante quinta fa da sfondo
a tutte le aree dell’hotel e diventa protagonista
del progetto proiettando l’hotel verso la valle.
Pensati per favorire la socialità, gli spazi pubblici
del Bergresort si articolano in un continuum di
ambienti fortemente interconnessi organizzati
intorno ad alcuni elementi cardine; fra questi il
moderno camino in metallo brunito che accoglie
l’ospite all’ingresso offrendogli coloratissimi pouf,
mentre alle due estremità della hall sono state
collocate rispettivamente una library e un wine bar
che precede la vasta zona dedicata alla ristorazione.
Fra i materiali sono protagonisti il legno di rovere
- spazzolato tinto grigio - e la pietra a spacco,
entrambi rigorosamente del posto per garantite la
massima eco-compatibilità anche nell’architettura
d’interni; materiali austeri che vengono valorizzati
52
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
dall’originale uso del colore nei tessuti e ravvivati
dal ricorso ad elementi ludici, come le poltrone a
dondolo o i cristalli di ghiaccio, intagliati nelle pareti
in legno per ottenere un intrigante effetto vedo-non
vedo. A livello stilistico, i vari linguaggi utilizzati
da Bellini in questo hotel si fondono nell’armonia
di un eclettismo rigorosamente controllato che
nasce da un originale processo di contaminazione
e contrapposizione stilistica. In questo gioco sottile
di dissonanze armoniche dal forte contenuto
emozionale assume un ruolo primario la luce: da
un lato quella naturale proveniente dalle vetrate a
tutta altezza, sempre controllata grazie all’utilizzo
di materiali non riflettenti; dall’altro l’illuminazione
artificiale d’accento che, in un alternarsi di
chiaroscuri, valorizza e scolpisce gli elementi di
maggior pregio. | www.admnetwork.it | follow us on |
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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YEAR OF FOUNDATION
1997
ASSOCIATES
Lorenzo Bellini,
Fabiano Rebecchini, Nedda Geotti
NO. OF COLLABORATORS
15
CONTACT
Via Umberto Moricca 90
00167 Roma
[email protected]
www.lorenzobellini.com
Lorenzo Bellini Associates
Arch. Lorenzo Bellini
CORE BUSINESS
Lorenzo Bellini inizia la sua carriera
internazionale con rinomati progetti in
Camerun, Medio Oriente e Caraibi. Negli
ultimi vent’anni si è dedicato principalmente
alla progettazione di strutture alberghiere
d’alto livello, assorbendo le metodologie
di stampo anglosassone improntate alla
massima funzionalità, guadagnandosi
una posizione di prestigio nel panorama
dell’hotellerie internazionale.
CORE BUSINESS
Lorenzo Bellini began his international
career with renowned projects in
Cameroon, the Middle East and the
Caribbean. Over the past twenty years, he
has been devoted mainly to the design of
high-end hotel structures, absorbing the
Anglo-Saxon methods characterized by
maximum functionality and has attained
a position of prestige in the world of
international hotels
MAIN PROJECTS
Tra i numerosi 5 stelle / Selected among the
many 5-stars:
Royal Meridien Eden, Rome
Rocco Forte Hotel Savoy, Florence
Saint George, Rome
Terme di Saturnia SPA & Golf
Travel Charme Ifen Hotel, Kleinwalsertal Austria
Is Arenas SPA & Golf Resort, Sardinia
Tra i numerosi 4 stelle / Selected among the
many 4-stars:
Crowne Plaza Malpensa
Grande Baia SPA Hotel, San Teodoro
Hilton Rome Airport
Hotel Stendhal, Rome
Hotel Mascagni, Rome
In progress:
Grand Hotel Stresa Pullman
Twin Tower Doha
Travel Charme Resort Il Giardino, Salò
Hotel Giustiniano Imperatore
Hotel Valle dei Casali Rome
Millenium Fajairah - UAE
AZIENDE / COMPANIES
illuminazione / lighting
tavoli / tables
Chary
Martini Illuminazione
B2
sedute e outdoor /seatings and outdoor
Brintons
moquette
Schönhuber Franchi
tessuti / fabrics
imbottiti e tendaggi / cushions and curtains
Italpoltrone
54
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
Baumann Dekor
Viganò
S
ituated a half hour outside of Salzburg, in
the heart of Salzburg’s Pongau region, the
Bergresort Werfenweng is the third resort in
Austria from the German group Travel Charme.
It offers an original interior design by the hand
of Lorenzo Bellini who, blending modernity and
tradition, has created a product which goes
beyond the concept of the classic mountain
hotel, making way for a modern mountain resort
hotel. It is elegant while, at the same time, fun;
four-star Superior and composed of 120 rooms
and 46 apartments of various sizes; a grand
hall with a sitting area and library is enlivened by
original fireplaces and extends into a coffee shop
and wine bar; there are two restaurants and a
1,600 sq. meter SPA with indoor and outdoor pools.
Despite the grandeur of the complex, designed by
Austrian architect Hermann Eisenköck, it perfectly
integrates nature and landscape, through the use
of local materials such as wood and stone, and the
choice of making the interior and exterior spaces
intercommunicative by means of large windows and
terraces. A project started in 1997 by Eisenköck who
addresses positive themes such as sustainability
and the protection of the climate and nature of the
Alps, creating environmentally friendly tourism
initiatives: bicycles, mountain-bikes and fun-bikes
offered free while there are electric cars powered
by a solar charging station in the village center and
a photovoltaic system that produces 294,000 kWh
per year. Difficult to define with any great precision,
Bellini’s concept mixes, with a formal balance,
elements of Salzburg tradition, revisited in a
contemporary context, with others of minimalist
architecture unified by the clever use of materials,
colors and light. Passing through the entryway,
you immediately perceive the contrast between the
strength of the stone-covered back walls and the
lightness of the floor-to-ceiling windows which run
throughout the length of the structure: an endless
and reassuring wing makes for the background
to all areas of the hotel and is the protagonist of
the project, projecting the hotel upon the valley.
Designed to promote sociability, the public spaces
of the Bergresort are divided into a continuum of
strongly interconnected environments organized
around several key elements; among these
the modern fireplace in burnished metal that
welcomes guests at the entrance, offering colorful
ottomans, while at the two ends of the hall there
have been placed, respectively, a library and a
wine bar above the vast area intended for dining.
Among the materials are the protagonists of
oak - brush-stained gray - and split stone, both
placed strictly the for guaranteed maximum ecofriendliness even in the interior; austere materials
that are enhanced by the original use of color in
fabrics and enlivened by the use of playful elements such as
rocking chairs or ice crystals, carved into the wooden walls
for an intriguing “Now you see it, now you don’t.” effect. On
a stylistic level, the various motifs used by Bellini in this hotel
come together in harmony in a strictly controlled eclecticism
that comes from an original process of contamination and
stylistic contrast. In this subtle game of harmonic dissonance
with a strong emotional content, light plays a key role: on the
one hand, there is its natural emergence from the floor to
ceiling windows, always controlled through the use of nonreflective materials; on the other hand, there is artificial accent
illumination which, through an alternation of light and shade,
enhances and sculpts the items of greatest value.
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
55
NATURAL DYNAMISM
56
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
IL PROGETTO RACCONTATO
Bentini Headquarters, Faenza (Ra), 2011 - project by Piuarch, photos by Andrea Martiradonna
Historical landscapes
and contemporary forms
Paesaggi storici e forme
contemporanee
L
HD9FAE=LJA9
KAL=HD9F
f
a nuova sede amministrativa e operativa della società
Bentini si trova a Faenza, in un contesto a bassa densità
abitativa in cui il paesaggio è fortemente caratterizzato
dalla presenza della campagna agricola.
L’edificio destinato agli uffici è costituito da un volume unitario e
lineare arretrato rispetto al fronte stradale ed è stato progettato
con standard qualitativi elevati, che uniscono alla grande
flessibilità degli spazi interni un disegno di pianta semplice e
ben organizzato sui vari livelli.
L’ultimo piano è stato pensato come uno spazio utilizzabile per
eventi e convegni anche dalla popolazione residente, dando
l’occasione di vivere lo spazio dell’azienda che si apre alla città
che la ospita.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
57
Il fronte sul lato della strada conferisce un
carattere distintivo e unico all’edificio, ed è
realizzato sovrapponendo alla vetrata continua
degli uffici una struttura a griglia modulare di filtri
solari orientati, che ripartisce la facciata in vani
rettangolari di varie dimensioni. Questa soluzione
compositiva rende la percezione dell’edificio
un’esperienza continua di mutamento a seconda
della posizione rispetto alla facciata e alla luce
che durante il giorno la illumina, modellando con
le ombre i volumi, e allo stesso tempo regala una
sequenza di visuali dinamiche e cangianti della vita
lavorativa interna.
Il lato posteriore dell’edificio è progettato per
mantenere una continuità visuale forte con la
campagna circostante attraverso una facciata
totalmente vetrata.
Le due facciate sono diverse tra loro ma
caratterizzate entrambe dalla volontà di apertura
all’esterno attraverso la trasparenza, schermata
sul lato verso la strada e aperta al paesaggio della
campagna sul lato opposto.
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58
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
59
YEAR OF FOUNDATION
1996
CONTACT
Via Palermo 1
20121 Milano
NO. OF COLLABORATORS
30
[email protected]
www.piuarch.it
Piuarch
Arch.tti
Francesco Fresa, German Fuenmayor, Gino Garbellini, Monica Tricario
CORE BUSINESS
Piuarch progetta e realizza complessi
per uffici, residenze, spazi commerciali,
edifici pubblici e boutiques sino al disegno
di piani urbanistici, con il contributo di
consulenti di diverse discipline.
CORE BUSINESS
Piuarch designs and builds offices
complex, residences, commercial spaces,
public buildings and shops up to the
design of urban planning, with the help of
consultants from different disciplines.
MAIN PROJECTS
Porta Nuova office Building (Edificio E1-E2), Milano, Italy - 2006/2013
New Dolce&Gabbana Office, Milano, Italy - 2009/2012
Quattro Corti Business Centre, Saint Petersburg, Russia - 2006/2010
Bentini Headquarters, Faenza (Ra), Italy - 2009/2011
AZIENDE / COMPANIES
facciate / facades
Seralwall
vetro / glass
Guardian
lavori di muratura / masonry
Coop. Edile di Predappio
strutture prefabbricate / precast structure
Sicap
arredi / furniture
MDF, Level
arredo bagno / bathroom equipment
Duravit, Fantini
illuminazione / lighting
Erco, iGuzzini, Zumtobel
60
A+D+M | MAGAZINE | 2013||##43
43
T
he new administrative and operational
headquarters of Bentini Building & Engineering
is in Faenza, set in a sparsely populated area where
the landscape is strongly characterized by the
presence of farmland. The office building consists
of a single, linear volume set back from the road,
and has been designed according to the highest
standards of quality, combining great flexibility
of the interior spaces with a simple and wellorganized floor plan on different levels. The top
floor can be utilized for events and conferences
also by the local residents, offering townspeople
an opportunity to experience the space of the
company that opens onto the city that hosts it. The
street-side façade lends a distinctive and unique
character to the building, superimposing over the
continuous glass facing of the offices a modular
grid of angled solar filters that divide the façade into
rectangular compartments of varying dimensions.
This compositional solution creates a perception
of the building as being in a state of continuous
transformation, depending on the viewer’s position,
as well as on the light that shapes the volumes
with shadows while at the same time generating a
sequence of dynamically shifting views of the work
being conducted inside.
The rear façade of the building, entirely in glass, is
designed to maintain strong visual continuity with the
surrounding countryside. While the two façades are
different from one another, they share an impetus
toward the outside through transparency, screened
on the street side and open to the landscape on the
opposite side. | www.admnetwork.it | follow us on |
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Organismo
tecnologico vivo
TECHNOLOGICAL LIVING ORGANISM
62
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IL PROGETTO RACCONTATO
Autogrill Villoresi Est, Milano, 2012 - project by Giulio Ceppi/Total Tool, photos courtesy of Giulio Ceppi and Federico Brunetti
A model for
the third millenium
Un modello per il Terzo
Millennio
V
illoresi Est sorge sull’Autostrada Milano-Laghi, lungo
una tratta che, con un flusso di circa 30 milioni di veicoli
annui, è una delle più trafficate d’Italia. Disegnata da
Giulio Ceppi/Total Tool, la struttura emerge nella forma di un
“conoide” in modo graduale dal territorio fino a raggiungere
un’altezza di 27,5 m. Allo stesso tempo si immerge non solo
visivamente in esso, attraverso un sistema di 420 sonde
geotermiche che raggiungono una profondità di 25 metri e
sviluppano una potenza termica frigorifera di circa 380kw.
Dall’asfalto della pavimentazione alla copertura, Villoresi Est
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
63
si impone allo sguardo come un 'unicum' percettivo.
Visto invece, dall’Autostrada dei Laghi l’edificio
forma, insieme allo storico Villoresi Ovest, disegnato
dal duo Pavesi / Arch. Bianchetti, un grande portale
di accesso a Milano e all’Italia.
Sul piano del funzionamento energetico, è stato
concepito come un organismo tecnologico vivo,
sensibile ai cicli naturali e nutrito, attraverso
l’innovativa combinazione di geotermia e solare
termico, dall’energia della terra e del sole. Oltre a
un sistema di free cooling, che sfrutta al meglio la
ventilazione naturale per il condizionamento e un
sistema di raccolta delle acque piovane e di falda
utile a: climatizzazione dell’aria, irrigazione, toilette
e come riserva antincendio, l’edificio, che si sviluppa
su una superficie di circa 2.500 mq, ha uno scheletro
interamente realizzato in legno lamellare certificato
PEFC. Villoresi Est, caratterizzato per l’utilizzo di
materiali ecocompatibili e al 100% riciclabili, è un
progetto altamente sostenibile realizzato attenendosi
ai principi del Protocollo LEED (Leadership in Energy
and Environmental Design) con scelte progettuali
e impiantistiche tese a ridurre l’impatto energetico
e ambientale e ad assicurare l’integrazione con il
territorio e il paesaggio circostante.
La totale accessibilità dell’area di servizio è uno dei
tratti più significativi di Villoresi: sul fronte del design
di interni rappresenta un’esperienza pioneristica di
abbattimento delle barriere architettoniche e delle
limitazioni alla libera circolazione della clientela.
L’interior design è stato infatti elaborato a partire
dalla molteplicità di esigenze specifiche delle
persone in viaggio (businessmen, famiglie, donne,
truckers, bambini, anziani, disabili, non-vedenti, etc.).
Per garantire una sosta sicura, il parcheggio di
Villoresi Est è dotato di un articolato sistema di
videosorveglianza e di passaggi pedonali protetti.
La pavimentazione del tragitto parcheggio-porta
d’ingresso è identificata da un percorso tattile per i
non vedenti e da una colorazione particolare come
guida per tutti. Nell’area destinata alle autovetture
speciali è presente una segnaletica bilingue, 16 posti
auto per il car pooling, 15 per famiglie o donne
incinte, 2 per ricarica di auto elettriche. L’area ospita
inoltre i servizi già progettati da Giulio Ceppi negli
anni passati tra cui Fido Park, Biker Club, Trucker
Club, che con i suoi 80 stalli risulta essere l’area
attrezzata per camionisti più grande d’Italia.
| www.admnetwork.it
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65
YEAR OF FOUNDATION
1999
CONTACT
Viale Francesco Restelli 3
20129 Milano
NO. OF COLLABORATORS
10
[email protected]
www.totaltool.it
Total Tool
Arch. Giulio Ceppi
CORE BUSINESS
Total Tool è uno studio di design,
comunicazione ed architettura fondato nel
1999 e con sede centrale a Milano. Total Tool
è attivo anche a livello internazionale tramite
un’efficiente rete di designer e consulenti nei
settori della creatività e dell’innovazione del
business.
CORE BUSINESS
Total Tool is a design, communication and
architecture firm, active since 1999 with is
headquarters based in Milan. Total Tool
operates throughout the world thanks to
an efficient team of design professionals,
consultants, and experts in the creativity sector
and business innovation.
MAIN PROJECTS
Total Tool, società per management
dell'innovazione e progettazione strategica,
collabora con aziende quali Albatros,
Andersen Windows, Autogrill, Coop, Danese,
Deborah, Festo, Fiat, Leuci, Gruppo Auchan/
la Rinascente, Illycaffè, Luceplan, Mitsubishi,
Motorola, Nestlè, Nike, Nissan, Oikos,
Pirelli RE, SaporitiItalia, Terme di Cianciano,
TerraMoretti, Vertu, Viacom, 3M ed enti vari, tra
cui Bormio 2005, Comune di Venezia, PepsiCo,
Politecnico di Milano, Provincia di Lecco,
Reggio Children, Torino 2006.
Total Tool ha vinto diversi premi internazionali:
premio Impresa Cultura (2000), XX e il XXI
Compasso d’oro (2004-08), l’Hall of Fame
ICSID (2007), il premio ConfCommercio per
l'Innovazione (2010) e ha esposto propri progetti
in diversi musei e istituzioni culturali.
MAIN PROJECTS
Total Tool, company for innovation management
and strategic planning, working with companies
such as Albatros, Andersen Windows, Autogrill,
Coop, Danese, Deborah, Festo, Fiat, Leuci,
Gruppo Auchan/la Rinascente, Illycaffè,
Luceplan, Mitsubishi, Motorola, Nestlè, Nike,
Nissan, Oikos, Pirelli RE, SaporitiItalia, Terme
di Cianciano, TerraMoretti, Vertu, Viacom, 3M
and various other bodies, including Bormio
2005, Comune di Venezia, PepsiCo, Politecnico di
Milano, Lecco, Reggio Children, Torino 2006.
Total Tool has won several international
awards: Impresa Cultura Award (2000), XX
and XXI Compasso d'Oro (2004-08), the Hall
of FameICSID (2007), ConfCommercio per
l'Innovazione Award (2010) and exhibited their
projects in a number of museums and cultural
institutions.
AZIENDE / COMPANIES
geotermia / geothermal Energy
Paccani
impianti elettrici / electrical services
Agie
strutture di calcestruzzo armato e di acciaio /
steel and concrete structure
impianti meccanici / mechanical System
Vona Edilizia
Panzeri
strutture di legno lamellare / lamellar wood
structure
illuminazione / ligthing
iGuzzini
Holzbau
progetto impiantistico / plant design
rivestimento copertura / roof covering
Geoenergia
Idroflorence, KME
66
opere edili / construction building
progetto strutturale ed esecutivo / structural
and executive project
Prelios
Starching
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43
V
illoresi East is located on Milano - Laghi Highway,
along a segment, with a flow of about 30 million
vehicles per year, that is one of the busiest in Italy.
Designed by Giulio Ceppi, the structure emerges in
the form of an "asymmetrical conoid" in a phased
manner from the territory up to a height of 27.5 m. At
the same time plunges not only visually in it, through
a system of 420 geothermal probes that reach a depth
of 25 meters and develop a thermal cooling capacity of
approximately 380kw. The asphalt pavement to cover,
Villoresi East imposes itself as a unique perceptive
gaze. Looked at prospectively from the lake’s highway
form the building, along the historic Villoresi West,
designed by Pavesi and Arch. Bianchetti, a Great
portal into Milan and Italy. In terms of the effect of
this energy, Villoresi East was conceived as a living
organism sensitive to natural cycles and fed through
the innovative combination of solar and geothermal
energy,combining the energy of the earth and the sun.
In addition to a free cooling, which takes full advantage of
natural ventilation for cooling and a system of rainwater
harvesting and groundwater useful: air-conditioning,
irrigation, toilet and a store fire, the building, which
spread over an area of about 2,500 square meters,
it has a skeleton made entirely of laminated wood
PEFC certified. Villoresi East, characterized by the
use of environmentally friendly materials and 100%
recyclable, it is a highly sustainable project built
according to the principles of the Protocol LEED
(Leadership in Energy and Environmental Design) with
design choices and plant aimed at reducing the impact
energy and environment and to ensure integration
with the territory and the surrounding landscape.
The overall accessibility of the service is one of the
most significant features of Villoresi: the front of the
interior design represents a pioneering experience
of architectural barriers and restrictions to the free
movement of customers. The interior design has been
elaborated from the multiplicity of needs of people
traveling (businessmen, families, women truckers,
children, elderly, disabled, blind, etc.). To ensure
secure stopping, the Villoresi East 's parking has an
extensive system of video surveillance, and protected
walkways. The paving of the parking route-gateway is
identified by a tactile path for the blind and a particular
color as a guide for everyone. In the area intended for
car passengers there are bilingual signs, 16 parking
spaces for car pools, 15 for families or pregnant, 2 for
charging electric cars. The area is also home to the
services already designed by Giulio Ceppi in the past
including Fido Park, Biker Club, Trucker Club, with its
80 stalls appears to be the largest area for truckers in
Italy. | www.admnetwork.it | follow us on |
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Paesaggiodella
RESEARCH LANDSCAPE
68
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
ricerca
IL PROGETTO RACCONTATO
Nuovo Centro Ricerche MTA, Codogno (Lo), 2012 - project by Nicola Tommaso Bettini, photos by Marcela Grassi
Flexible spaces and undefined trajectories to
solve functional complexity
Spazi flessibili
e traiettorie indefinite
per risolvere una grande
complessità funzionale
I
l progetto del nuovo laboratorio di ricerche MTA, azienda
leader nella produzione di componenti elettronici
ed elettromeccanici per il mercato Automotive,
OffHighway e Race, risponde al bisogno specifico della
committenza di uno spazio funzionale e rappresentativo
e al contempo di un nuovo luogo per le persone e per il
lavoro. L’idea di creare un ”paesaggio della ricerca” si è
concretizzata nella definizione di un ambiente complesso
ed organizzato ma al tempo stesso di grande suggestione.
Sebbene uno spazio creato sia il risultato di un processo
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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rigido e artificiale, in un senso più ampio e
generale il progetto di architettura può esistere
parallelamente come un luogo privo di alcuna
pianificazione, realizzato istintivamente senza
intenzionalità specifiche.
Nel caso specifico del nuovo Centro Ricerche
MTA, in contrasto ad un programma funzionale
estremamente complesso presentato dal cliente,
la risposta progettuale si è concretizzata in una
pianta distributiva randomizzata che ha generato
una naturale flessibilità ed adeguatezza degli
spazi; al massimo della complessità funzionale ha
corrisposto il massimo della flessibilità progettuale.
La proposta nasce propriamente da un metodo
compositivo libero venendo a definire uno
schema che risulta banalmente sparpagliato
ma sorprendentemente preciso. Dal punto di
vista strettamente architettonico il risultato
è un ambiente dalle traiettorie indefinite,
sorprendente in cui la qualità dello spazio stesso
70
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
è dovuto all’ambiguità di non essere intenzionale.
All’interno del capannone tutte le attività
di ricerca sono distinte in volumi separati e
dislocate rispetto il loro utilizzo e reciproca
interazione. I volumi definiscono un sistema
connettivo estremamente fluido e funzionale ed
essendo caratterizzati da altezza, proporzioni e
colori differenti generano un nuovo paesaggio
sempre mutevole. Questi solidi puri non sono
semplicemente separati, la loro prossimità
o distanza definisce un rapporto spaziale
preciso venendo a così a realizzare una micro
urbanizzazione che nel suo insieme costituisce
un luogo nuovo, continuo ed integrato. Ogni
parte del progetto è differente ma è al contempo
parte integrante della stessa unità progettuale.
Anche il rapporto con l’architettura preesistente
nella sua natura originaria di contenitore è
rafforzato; i volumi infatti mantengano un
rapporto organico e proporzionale con le
strutture esistenti rispettano l’ortogonalità della
griglia del capannone che li contiene. Anche il
suo perimetro così lineare e definito in rapporto
con i nuovi volumi viene a generare un sistema
sempre variabile di spazi per il lavoro. La facciata
esterna costituisce il primo stralcio di un piano
di rifacimento generale di tutti i prospetti dei
capannoni produttivi di MTA. La nuova pelle è
realizzata mediante un sistema modulare di
facciata continua semistrutturale. La profondità
dei telai strutturali in alluminio, il trattamento
dei vetri trasparenti, traslucidi ed opachi creano
un effetto di dissimulazione dei volumi che
nell’arco della giornata restituiscono un gioco di
luci, ombre e riflessioni sempre mutevole. Anche
il paesaggio circostante si riflette e moltiplica
sulla nuova facciata. Al volgere del giorno il
contrasto con la luce artificiale interna trasforma
radicalmente la lettura dell’edificio da ritmico
verticale ad orizzontale cromatico.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
71
YEAR OF FOUNDATION
2007
CONTACT
Via A. Costa, 202
40134 Bologna
NO. OF COLLABORATORS
3
www.bettiniarchitetto.com
www.bettiniarchitetto.com
Bettini
Arch. Nicola Tommaso Bettini
CORE BUSINESS
Lo studio si occupa della progettazione
architettonica in ogni ambito, dalla residenza
agli uffici, dal settore scolastico al recupero
dell’esistente, dalla singola unità abitativa al
disegno di arredi.
Il lavoro si sviluppa attraverso la ricerca e l’uso
di tecnologie innovative, l’osservazione della
natura e lo studio della storia.
L’approccio alla progettazione si struttura
attraverso l’attento coordinamento di un
sistema integrato di consulenze relative alle
differenti discipline che regolano la pratica
dell’architettura.
CORE BUSINESS
The study is concerned with architectural
design in all areas, from residential to
commercial, from educational buildings to the
renovations, from studio apartments to the
furniture design.
The work is developed through the research
and use of innovative technologies, the
observation of nature and the study of history.
The design approach is structured through
the careful coordination of an integrated
system of consultancies related to the
different disciplines involved in the practice of
architecture.
MAIN PROJECTS
Rolo Nuovo polo produttivo MTA: 13.000 mq
(in costruzione)
Vicchio Nuova scuola secondaria: 2.000 mq
(in corso)
Schneider Electric Nuovi uffici direzionali:
1.000 mq
Nuovo polo scolastico San Pietro Viminario:
5.000 mq, concorso 1°premio
Masterplan nuovo comparto residenziale e
terziario a Rosignano Marittimo: 62.300 mq
FCI Italia nuovi uffici direzionali: 1.000 mq
(parzialmente realizzato)
Nuovo Headquarter MTA: 5.600 mq
MAIN PROJECTS
Rolo New manufacturing site MTA: 13.000 sqm
(under construction)
Vicchio New secondary school: 2.000 sqm
(ongoing)
Schneider Electric New head offices: 1.000 sqm
New school campus for San Pietro Viminario:
5.000 sqm, competition 1°prize
Masterplan new residential and commercial
sector in Rosignano Marittimo: 62.300 sqm
FCI Italia New head offices: 1.000 sqm
(partially completed)
Nuovo Headquarter MTA: 5.600 sqm
AZIENDE / COMPANIES
tavoli e armadi da ufficio /
tables and office cabinets
pareti vetrate ed armadi su misura / made to
measure glass walls and closets
Sinetica
Montana Contract
sedie / chairs
facciata esterna / external facade
Sitland
Amitti
porte a scomparsa / doors
Portarredo
72
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
T
he design of the new MTA laboratory
research, a leading manufacturer
of electronic and electromechanical
components for the automotive market, and
OffHighway Race, responds to the specific
need of the client of a functional space and
at the same time representative of a new
place for people and for work. The idea
of creating a "research landscape" is the
result of the definition of an organized
complex but at the same time of great beauty.
Although a created space is the result of a
rigid and artificial activity, in a broader sense
and general architectural design can exist
side by side as a place without any planning,
realized instinctively without specific intent.
In the specific case of the new MTA
Research Centre, in contrast to a highly
complex functional program presented by
the client, the design response has resulted
as a random plan distribution that has
generated natural flexibility and adequacy of
space; at the peak of functional complexity
has paid maximum design flexibility.
The proposal aims specifically to a method
of composition being free to define a pattern
that is trivially scattered but surprisingly
accurate. From a strict architectural
point of view the result is an environment
with undefined trajectories, surprisingly
in which the quality of the space itself is
due to the ambiguity of not be intentional.
Inside the shed all research activities are
divided into separate volumes and spread
over their use and mutual interaction. The
volumes define a connective extremely
fluid and functional, being characterized by
height, proportions and colors creating a new
landscape always changing. These are not
just pure solid separated, their proximity or
distance defines a precise spatial relationship
coming to realize a micro urbanization as a
new place to be, continuous and integrated.
Each part of the project is different but
at the same time an integral part of the
same unit design. The relationship with the
existing architecture in its original nature
of container is reinforced; volumes in fact
maintain an organic and proportional with
existing structures meet the orthogonality
of the grid of the shed that contains them.
Even its perimeter so linear and defined
in relation with the new volumes is to
generate an increasingly variable workspace.
The external facade is achieved by a modular
system of semi-structural curtain wall. The
depth of the structural aluminum chassis, the
processing of transparent glass, translucent
and opaque create an effect that conceale the
volumes throughout the day, return play of light,
shadows and reflections are always changing.
The surrounding landscape is reflected and
multiplied on the new facade. At the turn of
the day the contrast with the artificial light
inside the building transforms the reading of
it by rhythmic vertical to cromatic horizontal.
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
73
Project
Progetto Feltrinelli per Porta Volta
Location
Milano
anteprime
Designed by
Herzog & de Meuron
Un punto di riferimento per la città di Milano
Il progetto costituirà un importante intervento di valorizzazione dell’area Porta Volta
A landmark for the City of Milan
This project will be a major element in the improvement of the Porta Volta area
L’area milanese interessata è
quella tra viale Pasubio e viale
Crispi, di proprietà della famiglia
Feltrinelli da fine ’800, e quella
tra viale Montello e Porta Volta, di
proprietà del Comune di Milano.
Si tratta di un importante progetto
di riqualificazione per la città e
i suoi abitanti e in cui sorgerà
la nuova sede della Fondazione
Giangiacomo Feltrinelli, con
spazi di aggregazione culturale
aperti alla città e una importante
sistemazione dell’area pubblica
e verde. Il completamento del
progetto è previsto per l’estate
2015. Fortemente ispirato alle
linee architettoniche lombarde,
rivisitate in chiave attuale, il
progetto di Herzog & de Meuron
disegna una struttura edilizia
composta di due corpi, che
esaltano gli elementi urbanistici e
valorizzano l’antica Porta, grazie
a due strutture gemelle. Viene
così riproposta la ricca tradizione
lombarda degli edifici gemellari,
valorizzando e ampliando le
superfici verdi pubbliche create
dalle antiche cinte murarie. L’area
interessata è quella tra viale
Pasubio e viale Crispi, di proprietà
della famiglia Feltrinelli da fine
’800, e quella tra viale Montello
e Porta Volta di proprietà del
Comune di Milano.
Il piano di riqualificazione prevede
inoltre la creazione di ampi spazi
verdi, piste ciclabili e percorsi
pedonali, affiancati da attività
commerciali. Il progetto nel suo
insieme costituirà un importante
intervento di valorizzazione
dell’area Porta Volta, a favore
della città e dei suoi abitanti.
I nuovi edifici si ispirano alla
semplicità e alla imponente
scala delle architetture che
74
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
The part of Milan concerned is
the area between Viale Pasubio
and Viale Crispi, which has been
owned by the Feltrinelli family
since the end of the nineteenth
century, and that between Viale
Montello and Porta Volta, owned
by the City Council of Milan. This is
an important regeneration project
for the city and its inhabitants,
which also includes the new
headquarters of the Giangiacomo
Feltrinelli Foundation, spaces for
cultural events open to the city’s
inhabitants and a substantial facelift for the public green spaces.
The project is planned to be
completed by the summer of 2015.
Strongly inspired by Lombard
architectural style, modified in
a contemporary key, Herzog &
de Meuron’s design is a building
composed of twin units built to an
excellent urban design and setting
off the ancient Gate. Thus the rich
Lombard tradition of twin buildings
returns to the city, enhancing and
expanding the public green spaces
created by the old city walls.
The part of Milan concerned is the
area between Viale Pasubio and
Viale Crispi, which has been owned
by the Feltrinelli family since the
end of the nineteenth century,
and that between Viale Montello
and Porta Volta, owned by the City
Council of Milan. The improvement
plan also includes the creation of
extensive green spaces, bicycle
tracks and pedestrian routes lined
by commercial activities. The
project as a whole will be a major
element in the regeneration of the
Porta Volta area for the use of the
city and of its inhabitants.
The new buildings are designed
under the influence of the
simplicity and imposing scale of
buildings that are features of the
history of Milanese architecture
such as the Ospedale Maggiore,
the Rotonda della Besana,
the Lazzaretto and the Sforza
Castle. They are also inspired
by the long, linear style of the
typical Lombardy farmhouses,
which were an important point of
reference for Aldo Rossi and his
Gallarate design.
Structure and repetition are
the main themes of the new
long and narrow buildings, with
their inclined roof becoming one
with the façade. They fit into the
historical confines of the area,
adapting themselves to its past
and striking the right balance
between transparency and the
separation of interior spaces. The
composition of empty and full
spaces generates rhythm along
the whole structure, enabling
different spaces to be inserted
in spite of the obviously organic
nature of the design as a whole.
The Feltrinelli project for
Porta Volta is the result of the
constant quest for the themes
which, in the course of Milan’s
history, have characterised the
city’s unique style and its most
emblematic projects.
anteprime
caratterizzano l’architettura
storica milanese, costituita
da esempi come l’Ospedale
Maggiore, la Rotonda della
Besana, il Lazzaretto e il Castello
Sforzesco. I nuovi edifici sono
anche ispirati dal tratto lungo e
lineare delle tipiche cascine della
campagna lombarda, che già
rappresentarono un importante
punto di riferimento per Aldo
Rossi e per il suo progetto del
Gallaratese.
Struttura e ripetizione sono
i principali temi della nuova
architettura, lunga e stretta,
dove il tetto inclinato diventa
un tutt’uno con la facciata
dell’edificio. La struttura si adatta
ai confini storici dell’area, con un
adattamento dei suoi edifici al
tracciato storico e con il giusto
equilibrio tra trasparenza e
definizione degli spazi interni.
La composizione dei pieni e dei
vuoti genera ritmo lungo tutta
la struttura, che permette la
presenza di spazi diversi, pur nella
chiara unitarietà del progetto.
Il progetto Feltrinelli per Porta
Volta rappresenta il risultato di
una costante ricerca dei temi
che nel corso della storia hanno
definito la particolare architettura
di Milano e hanno caratterizzato i
progetti più emblematici della città.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
75
Old school, new youth
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
Photo Aaron Olzer
DESIGNER
Manuel Barbieri
Slash generation design
Text edited by Filippo Pozzoli
Photos by Romano Corsini, Mirko Gaspari, Aaron Olzer, Stefano Mirandola
Manuel Barbieri
Slash generation design
La nuova gioventù delle vecchie maniere
Giovani, liberi e selvaggi. Ma soprattutto con le
idee chiare, lontane dai castelli in aria dei concetti
e per questo, forse, già al centro della scena.
Due chiacchiere con Manuel Barbieri, alfiere di
una sedicente 'slash generation' dalle maniche
perennemente rimboccate.
Manuel Barbieri, ventitré anni, titolare di
Barbieri Design Lab, una personale in portfolio,
art director e direttore editoriale. Come si
bruciano le tappe, burocrazia accademica
inclusa?
Sapere da subito di voler lavorare nel design
rende ogni scelta più facile e diretta. Ho
frequentato un istituto d’arte come scuola
superiore e poi ho preferito l’istituto di Interior
Design a Verona a una tradizionale prosecuzione
universitaria. La filosofia con cui mi sono
avvantaggiato al via è stata quella di costruirmi un
bagaglio di esperienze già durante gli studi, per
poi spostarmi a Milano dove intraprendere la mia
attività. In particolare dalla sinergia con Kartell
Verona nacque il progetto Designspeaking,
in cui poi ho continuato da solo ritenendolo
fondamentale per creare quel network che
oggi non si costruisce suonando campanelli e
lasciando curriculum.
Parliamone subito: qual è la mission di
Designspeaking? Come un designer può parlare
di altri con occhio critico e obiettivo?
Designspeaking vuole valorizzare i giovani
designers, superando gli ostacoli delle cifre
spesso richieste per promuoversi e della
spocchia di altre vetrine certamente più altezzose.
Non è una vetrina per me, è una cosa distinta
dalla mia attività di designer. Quanto all’obiettività
della critica, su Designspeaking pubblico solo
chi mi piace, che conosco e reputo in gamba,
con un punto di vista personale e senza pretese
di un giudizio definitivo e autoritario. Mi concedo
anche il lusso di selezionare gli inserzionisti,
poiché questa non è la mia sola fonte di reddito
ma un progetto che vorrei crescesse mantenendo
queste qualità. L’obiettivo è farlo diventare
un network inteso come insieme di testate
che trattino materie diverse, ma di questo ne
riparleremo tra anni…
Più anime completamente distinte, quindi?
Sì, e non lo vedo come un unicum. Noi giovani
d’oggi siamo per definizione la 'slash generation',
ovvero, se a vent’anni vuoi fare il designer, devi
prendere atto che sarai designer/cameriere o
designer/barista o designer/qualsiasi altra cosa.
Devi essere capace di reinventarti e crearti da
solo i mezzi per crescere le tue ambizioni.
Verissimo. E come mai tutto questo nella Milano
dalle infinite possibilità ma anche dai costi
soffocanti? Come affrontarli partendo dal niente?
Non è stata una scelta premeditata, diciamo
che è nata dai contatti sorti durante i miei stage
estivi. Andare altrove sarebbe stato un azzardo
e non è decisamente tempo. E poi, per uno che
viene da Villafranca di Verona, Milano equivale a
New York... Il segreto di BDL è la collaborazione:
al posto che una serie di competenze in studio
da stipendiare ho un network di persone che
conosco cui delegare parti specifiche del lavoro.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
77
↑Ariva Collection, (Big Ariva Chair, Baby Ariva Chair, Ariva Cup Table, Ariva Trio) - Ph. Mirko Gaspari
↑Ariva Big Chair, (new color) - Ph. Romano Corsini
Con questi è importante che l’atteggiamento sia di condivisione e non di
subordinazione, mi piace che chi lavora con me si senta parte del progetto
anche in termini di remunerazione.
È con queste stesse logiche che t’immedesimi nella parte di art
director di Linea Zero?
Con loro è stato un bell’incontro. Si tratta di un’azienda fresca di
quarantesimo dalla fondazione e appena riacquistata dai primi fondatori,
che ho conosciuto per amicizie comuni. Insieme iniziammo a pensare a
nuovi prodotti e a curare anche gli aspetti promozionali, finora piuttosto
carenti essendo stata una realtà legata più alla grande distribuzione che
al mondo del design. Entrambe le collezioni disegnate finora, Calle e
Roller, nascono con la volontà di un passaggio morbido tra le due sfere
e in continuità con l’immagine dell’azienda. Le prime intuizioni sono
venute giocando col materiale delle loro produzioni, un particolare foglio
di polietilene: questa è una mia costante, mi piace passare ore in azienda
e avere un forte contatto con le tecniche e le persone piuttosto che
spendermi in render foto-realistici. Chi mi conosce dice che con questa
mia vecchia maniera sarei stato perfetto negli anni ’70…
Parlando di metodo, ci racconti com’è nata Ariva, la tua collezione
personale?
Proprio perché personale, nata peraltro da un concorso, ha una genesi
tutta sua: non sono partito con l’idea di disegnare una sedia, ma l’oggetto
finale è stato il frutto dell’estrusione delle spinte leggibili nella tela “Giovane
uomo seduto in riva al mare” di Hippolyte Flandrin (1836, Louvre). Dopo
la vittoria del concorso ho realizzato i primi prototipi in ottica Fuorisalone,
aggiungendo alla struttura in legno un’anima in ferro che ne migliora
stabilità e comodità. Quest’anno ripresenterò la collezione, aggiungendo le
tinte del verde e del legno grezzo al bianco classico.
Metodo ricorrente quello dell’estrusione delle linee da un’opera
d’arte o che con Ariva comincia e finisce?
Sicuramente sì, ogni qualvolta disegnerò qualcosa di personale. Quando
invece disegno per un’azienda l’approccio è completamente diverso,
subentrano vincoli di immagine e di briefing aziendale e in questo non celo
la mia flessibilità commerciale alla visione di designer. Anche perché,
altrimenti, a ventitré anni di lavoro ne avresti ben poco…
Progetti nel cassetto? Quali materiali scomoderai?
In questo momento sto collaborando con Purapietra per cui ho disegnato
due collezioni di rivestimenti, una delle quali si chiama KEY. È nata
una sera a cena, mentre scarabocchiavo forme geometriche sulla mia
tovaglietta di carta cercando una forma complessa ma immediatamente
comprensibile. Declinata in Key-y e Key-a, affascina per i giochi che si
possono creare invertendo l'andamento della pietra, enfatizzando la fuga
di modo che contrasti con il colore del marmo o giocando con texture
diverse tra di loro così da far emergere la forma, senza sovrastare la
bellezza del marmo Eramosa dai colori intensi e terreni.
Young, wild and free. But above all, with clear ideas, far from the castles in the sky
of bare concepts and for this reason, perhaps, already standing in the middle of
the scene. A chat with Manuel Barbieri, bishop of so-called slash generation with
the sleeves permanently rolled up.
Manuel Barbieri, 23, owner and founder of Barbieri Design Lab, a personal
collection in portfolio, art and editorial director. How you burn the stages,
including academic bureaucracy?
Knowing immediately that you want to work in design makes every choice easier.
I attended an art high school and then I preferred the Institute of Interior Design in
Verona to a traditional academic education. The philosophy with which I got a plus
at the start was building a wealth of experiences during my studies and then move
to Milan and start off my business. In particular, the synergy with Kartell Verona
brought to life Designspeaking, that I carried on by myself considering it essential
to create the network that today is not built by ringing bells and leaving resumes.
Let's talk about it: what is the mission of Designspeaking? How a designer can
talk about others with a critical and neutral eye?
Designspeaking aims to promote young designers, overcoming the expenses often
required them for promotion and the distance of more haughty windows. It is not a
showcase for me, it is something different from my business as a designer. Dealing
with the required objectivity, I public only who I like and I know, with a personal
point of view and not pretending to give a final judgment. I can afford the luxury of
selecingt advertisers, since this is not my only business but a project that I would like
to grow maintaining those qualities. The goal is to make a network out of it, a set of
publications dealing with different subjects, but we'll talk about in years...
More souls completely different, then?
Yes, and I do not see me as a special one. All us young are, by definition, the slash
generation, that means, if you want to be a twenty-years-old designer, you must accept
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78
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A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
|
↓ Key-y, render pavimento in marmo Eramosa, Purapietra, 2013
↑Ariva Collection, fase di realizzazione
that you will be a designer/waiter or a designer/bartender or a designer/whatever. You
must be able to reinvent and create yourself the means to grow your ambitions.
True. And could you do all this in Milan, town with never ending possibilities but
also suffocating costs? How to deal with them starting from nothing?
It was not a deliberate choice, it came from contacts arose during my summer
internships. Going elsewhere would be a gamble and it is definitely not the right
time. And do not forget that for someone coming from Villafranca di Verona, Milan
is equivalent to New York... The secret of BDL is cooperation: instead of a range of
professionals to pay monthly, I have a network of people I know, whom I delegate
specific parts of the work. With these it is important to keep an attitude of sharing
and not of subordination, I want people working with me to feel part of the project,
even in terms of remuneration.
It is with this same logic that you play the role of Linea Zero art director?
With them it has been a very nice meeting. The company was established forty
years ago and it just regained the early founders, whom I have known by common
friends. Together we began thinking of new products and also taking care of
promotional issues, so far rather weak as the reality was more linked to store
retailers than to the world of design. Both collections designed so far, Calle and
Roller, born with the desire for a smooth transition between the two spheres,
carrying on the company's brand. The first insights came playing with the material
of their productions, a special polyethylene sheet: this is a constant of mine, I like
spending hours in the company and have a tight contact with techniques and
people rather than spend myself in photo-realistic rendering. Anyone who knows
me says that with this my old school I would have been perfect in the 70s...
Talking about method, could you tell us how your personal collection Ariva came
to birth?
I did not start with the idea of designing a chair, the final object was the result of
the extrusion of the strength-lines legible on the canvas “Young man sitting on
seashore” by Hippolyte Flandrin (1836, Louvre). After winning a contest, I had first
prototypes made for Fuorisalone, adding to the base wooden structure an iron soul
improving stability and comfort. This year I will present the collection again, adding
the shades of green and raw wood to classic white.
Extruding lines from a work of art is your recurrent method or with Ariva it begins
and ends at the same time?
It is, whenever I design something personal. When I work for a company, my
approach to design is completely different, because I have to consider the brand
constraints. I do not conceal my commercial flexibility to the designer's vision, also
because, otherwise, you would work very little when you are twenty-three…
Any project to come? Which materials will you call on the stage?
Right now I'm working with Purapietra, for whom I designed two tiles' collections,
one of which I called KEY. It was born one evening at dinner, while I was scribbling
geometric shapes on my paper towel looking for a complex pattern but still readily
understandable. Declined in Key-a and Key-y, it fascinates for the effects that can be
created by reversing the nerves of the stone, emphasizing the drain so that it contrasts
with the color of the marble or playing with different textures to underline the shape,
without overwhelming the beauty of Eramosa marble's rich and landy colors.
DESIGNER
↑ Ariva Trio, schizzi
↑ Roller, Linea Zero, 2013 - Ph. Romano Corsini
↓ Calle Collection, (applique e sospensione), Linea Zero, 2013 - Ph. Romano Corsini
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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Come il design
MATERIALI
generativo diventa realtà
How generative design
becomes reality
Text by
Simonetta Pegorari
Photos by courtesy of
Do the mutation
3D Printing e materiali
compositi altamente
performanti per un
progetto che esplora
il confine tra fisico
e virtuale
3D printing and high functional
composite materials for a project
that explores the boundaries
between physical
and virtual space
80
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
Filippo Nassetti e Alessandro
Zomparelli, architetti, sono i
fondatori di Do the Mutation, uno studio
di designer con sede a Bologna. Do the
Mutation sviluppa progetti innovativi in
ambito di design generativo.
Il design generativo parte dal 3D Printing.
Attraverso l’esplorazione delle proprietà
estetiche e performative dei sistemi biologici,
si applicano simulazioni di formazione
e crescita al design materiale. Forma,
materiale, colore, dimensioni, ergonomia
e pattern degli oggetti possono essere
radicalmente trasformati in accordo alle
preferenze e caratteristiche personali, e
realizzate in esemplari unici attraverso il 3D
Printing e tecniche di fabbricazione CNC.
Grazie a questa tecnologia di prototipazione
rapida (3D Printing) e ai materiali compositi
è stato possibile, per i progettisti dello studio
bolognese, realizzare tre diverse maschere
presentate al Carnevale di Venezia, partendo
dalla scansione del viso di tre persone.
Il sistema di design sviluppato da Do the
Mutation consente di creare oggetti anche
molto diversi tra loro personalizzabili sui
diversi volti. È stato possibile realizzare
questi oggetti complessi tramite i materiali
Windform, compositi altamente performanti
prodotti dal Gruppo CRP di Modena che,
grazie alle loro caratteristiche meccaniche,
rendono possibile la costruzione di oggetti di
design e prototipi dal forte impatto estetico
oltreché funzionali. Si tratta di materiali
poliammidici caricati con fibra di vetro
o fibra di carbonio che, grazie alle loro
proprietà, vengono utilizzati per settori
ad alta prestazione come la F1, ma che
grazie alla versatilità propria dei materiali
compositi possono essere utilizzati anche
per un progetto come questo. Windform
ha permesso pertanto di utilizzare il design
generativo in modo completamente nuovo
realizzando forme altamente complesse per
realizzare oggetti di design. La maschera
prende forma in ambiente digitale grazie
ad una applicazione software scritta dai
designer. Concettualmente, si è indagato
sulla relazione tra corpo e indumento
immaginando la maschera come crescita
di un organismo virtuale sul volto. Filippo
Nassetti e Alessandro Zomparelli
raccontano: “Per portare avanti la nostra
idea, avevamo la necessità di trovare
una tecnologia e un materiale in grado
di trasformare questo nostro progetto in
realtà. Dopo aver investigato diversi processi
produttivi, siamo giunti alla conclusione
che il 3D Printing fosse la soluzione
giusta. Il problema successivo è stato
l’identificazione del materiale. Dovevamo
trovare un materiale esteticamente molto
bello e accattivante, in grado di mantenere
le caratteristiche cromatiche nel tempo,
← ↑ ↓ → Maschere realizzate tramite il 3D
Printing in Windform LX 2.0 prodotto da CRP, materiale
poliammidico caricato con fibra di vetro di colore nero
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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↑ ↗ Scansione dei volti attraverso l'uso
del sensore kinect, che consente di acquisire
nell'ambiente di programmazione digitale i dati
topografici e cromatici dei modelli.
↓ → Il modello prende forma in ambiente digitale
grazie ad una applicazione software.
senza accusare perdite di tonalità e al tempo
stesso dotato di caratteristiche meccaniche
importanti, tali da permetterci di realizzare
figure geometriche molto complesse senza
rischiare la rottura o la deformazione.
Abbiamo trovato quello che cercavamo nel
Windform”. Dopo aver fatto la scansione
dei volti con l'uso del sensore kinect, che
consente di acquisire nell'ambiente di
programmazione digitale i dati topografici e
cromatici dei modelli, la maschera è stata
creata disegnando tracce sui volti digitali
dei modelli, a partire dalle quali è stato
generato l'insieme di curve che forma il
sistema fibroso. Dalle fibre l'applicazione ha
generato la geometria tridimensionale, che
rappresenta il corpo della maschera.
82
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
“Con questa idea progettuale - continuano i
progettisti - abbiamo voluto esplorare il
territorio di confine tra fisico e virtuale,
connettendo le astrazioni del codice
informatico con l'intima, viscerale
dimensione del senso di alterazione
corporea portata dal tema della
maschera. Grazie al supporto di CRP,
abbiamo potuto tramutare in realtà
le tre maschere”. La tecnologia del
3D Printing e dei materiali compositi
ha permesso di creare degli oggetti
complessi, di grande interesse formale
e caratterizzati anche da una piacevole
texture che permette di indossare le
maschere senza problemi.
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The architects Filippo Nassetti and
Alessandro Zomparelli are the founders
of Do the Mutation, a studio of designers
based in Bologna. Do the Mutation develops
innovative projects in the field of generative
design. Generative design starts from 3D
printing. Through the exploration of the
aesthetic and functional properties of
biological systems, simulations for training
and development are applied to the material
design. Shape, material, colour, dimensions,
ergonomics and patterns of objects can be
radically transformed in accordance with the
preferences and personal characteristics,
and produced in individual pieces through 3D
printing and CNC manufacturing techniques.
Thanks to this technology of rapid prototyping
(3D printing) and to composite materials,
it has been possible for the designers of
the Bologna-based studio to create three
different masks presented at the Venice
Carnival, starting from scanning the face of
three people. The design system developed by
Do the Mutation allows to create very different
objects, customizable on different faces. It
has been possible to create these complex
objects by using Windform materials,
high functional composites produced by
CRP Group of Modena. Thanks to their
mechanical properties, they make possible
the construction of functional design objects
and prototypes with a strong aesthetic impact.
Thanks to their properties, these polyamide
materials filled with glass fibre or carbon
fibre are used for high functional sectors
such as F1, but thanks to the versatility of
composite materials they can also be used
for a project like this. Therefore, Windform
has allowed to use the generative design
in a completely new way using highly
complex shapes in order to create design
objects. The mask takes shape in a digital
environment thanks to a software application
written by the designers. Conceptually, we
investigated the relationship between body
and garment, imagining the mask as the
growth of a virtual body on the face. Filippo
Nassetti and Alessandro Zomparelli tell us:
"To carry out our idea, we needed to find a
technology and a material able to turn our
project into reality. After investigating different
manufacturing processes, we concluded that
the 3D printing was the right solution. The
following problem was the identification of
the material. We had to find an aesthetically
beautiful and attractive material, capable of
maintaining the colour characteristics over
time, without loss of shades and at the same
time equipped with important mechanical
characteristics, so as to enable to create
very complex geometric shapes without
risking breakage or deformation. We found
what we were looking for in Windform."
After scanning the faces with the use of
the kinect sensor, which captures in the
programming digital environment the
topographic and colour data of the models,
the mask was created by drawing digital
traces on the digital faces of the models,
from which the set of curves that form
the fibrous system was generated. From
the fibres, the application generated
a three-dimensional geometry which
represents the body of the mask. "With
this project idea - the designers go on - we
wanted to explore the borderland between
physical and virtual space, connecting the
abstractions of computer code with the
intimate, visceral sense of body alteration
brought by the theme of the mask. Thanks
to CRP's support, we were able to turn the
three masks into reality." The technology of
3D printing and composite materials has
allowed the creation of complex objects of
great formal interest and characterized
by a pleasant texture that allows to
wear the masks without any problems.
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↑ Le maschere diventano reali grazie a Windform
LX 2.0 prodotto da CRP, materiale poliammidico
caricato con fibra di vetro di colore nero.
↓ La maschera è stata creata disegnando tracce
sui volti digitali dei modelli, a partire dalle quali
viene generato l'insieme di curve che forma il
sistema fibroso.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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Eco-innovazione
dei materiali:
ECO MATERIALI
Text by
MATREC - EcoMaterials Library
IL BAMBÙ
Eco-innovation of materials: THE BAMBOO
Resistente, leggero,
energeticamente efficiente,
naturale e rinnovabile,
il bambù, grazie a nuove
tecnologie di lavorazione,
è un materiale versatile
sia per l'architettura che
per il design.
Durable, lightweight, energy
efficient, natural and renewable,
the bamboo is a versatile
material, thanks to the use
of new processing technologies,
both in architecture and in
the design field
84
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
Il bambù è una pianta legnosa
sempreverde composta da fibre
di cellulosa inserita in una matrice di
lignina. Può essere alta pochi centimetri
ma può raggiungere anche notevoli
dimensioni, arrivando anche a 40 m di
altezza e 30 cm di diametro, con una
velocità di crescita che può arrivare anche
a 120 cm nell’arco di 24 ore. Il bambù
comprende oltre 68 generi e circa 1000
specie. Originaria dell'Asia e dell'America,
questa pianta cresce a qualsiasi latitudine
(basti pensare a quelle che si trovano
sull'Himalaya a 3000 m di altitudine) e
molto spesso anche spontaneamente:
alcune specie si trovano anche in Africa,
Europa e Oceania.
Resistente, leggero, energeticamente
efficiente, di origine naturale e rinnovabile,
sono tutte caratteristiche che fanno del
bambù un materiale estremamente
versatile e ad elevata valenza ambientale.
Negli ultimi anni c’è stata una particolare
riscoperta di questo materiale anche
grazie all’impiego di nuove tecnologie
di lavorazione che fanno del bambù un
materiale da utilizzare sia in ambito
architettonico che in quello del design.
A tal proposito, nel panorama
internazionale, non possiamo dimenticare
Shigeru Ban, il celebre architetto
giapponese che ha progettato costruzioni
residenziali temporanee e grandi
edifici, dimostrando le potenzialità
architettoniche di materiale poveri,
naturali, leggeri e sostenibili, come la
carta, il cartone e il bambù. È noto in
tutto il mondo per il suo impegno nelle
situazioni di emergenza, che conseguono
a catastrofi naturali, con soluzioni a
costi contenuti, come le abitazioni
provvisorie Paper Log Houses, allestite
in Giappone, Turchia e India. Ma la
massima espressione del bambù come
elemento strutturale e di arredamento
firmata Shigeru Ban è rappresentata
dalla Bamboo Furniture House costruita
in Cina, nella quale arredi e struttura
sono interamente realizzati con lo stesso
materiale: il compensato laminato di
bambù. Negli Stati Uniti l’architetto
DeBoer è stato tra i primi a progettare e
realizzare edifici universitari e abitazioni
in bambù, mentre nei paesi dell’America
Latina il bambù viene ad oggi
utilizzato per realizzare interi quartieri
residenziali. Padiglioni, abitazioni,
musei e spazi temporanei, sono solo
alcune delle strutture e costruzioni
architettoniche realizzate in bambù
negli ultimi anni a livello internazionale
che sembrano avere sempre più spazio
grazie alla flessibilità costruttiva del
materiale stesso.
← ↑ ↓ → Materiale riciclabile da fonte rinnovabile composto da fibre compresse di bambù.
Impiegato principalmente come pavimentazione.
Materiale naturale certificato: 94-96% fibre di
bambù. Il materiale ha ottenuto una certificazione
ambientale di prodotto
Consumi energetici: 0,03 kWh/kg
Emissioni climalteranti: 0,01 kg CO2 eq/kg
MATREC code: NBAM0360
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Benefici ambientali
La caratteristica ambientale più
significativa del bambù riguarda la
sua rinnovabilità: può essere tagliato
e impiegato già dopo 3-5 anni di vita,
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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a differenza di un albero tradizionale
che necessita almeno di 20-30 anni per
svilupparsi completamente. Ad ogni taglio
o potatura si rigenera autonomamente,
senza dover essere ripiantato e senza
l'utilizzo di concimi od altre sostanze
chimiche. Il bambù costituisce una risorsa
inesauribile con una eccezionale velocità
di rigenerazione e l’insieme di queste
caratteristiche lo rendono un materiale
largamente utilizzato in moltissimi ambiti
ed applicazioni. Va inoltre considerato
che la pianta di bambù è in grado di
← ↑ ↓ → Materiale riciclabile da fonte
rinnovabile realizzato in polpa di bamb˘ pressata.
Caratterizzato da un buon isolamento acustico,
viene utilizzato come rivestimento murale modulare
nella realizzazione di superfici decorative.
Materiale naturale: bambù
Consumi energetici: 0,03 kWh/kg
Emissioni climalteranti: 0,01 kg CO2 eq/kg
MATREC code: NBAM0997
www.matrec.com
86
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
riequilibrare i livelli di ossigeno e anidride
carbonica in atmosfera. Una piantagione
di bambù è in grado di catturare fino a 17
tonnellate di carbonio per ettaro all'anno,
una quantità di circa 40 volte superiore
a quella assorbita da un bosco delle
stesse dimensioni.
Applicazioni
Molteplici sono gli usi a cui sono destinate
le diverse specie di bambù. Le sue
eccellenti caratteristiche di resistenza
alla flessione ne fanno un materiale
particolarmente indicato per il settore
edile e architettonico. A tal proposito, il
bambù è stato utilizzato per armare il
calcestruzzo in alcune antiche costruzioni
in Asia e al giorno d'oggi viene impiegato
in molti paesi asiatici per realizzare i
ponteggi dei grattacieli. L’architetto cinese
Ming Tang, prendendo spunto dalla
tecnica giapponese di piegatura della
carta, l’origami, ha realizzato delle case
sostenibili temporanee pieghevoli in bambù
per far fronte alle calamità naturali come
terremoti o tsunami.
Altrettanto significativi i progetti
dell’architetto colombiano Velez, illustre
sostenitore del bambù come componente
essenziale nel settore delle costruzioni: ponti,
pareti, tetti, stadi sportivi, centri commerciali,
musei e altri suoi numerosi progetti sono
realizzati con “l’acciaio della natura”.
I suoi fusti vengono utilizzati come
legname da costruzione per realizzare
condotte d'acqua, impalcature e
sostegni. Laminato o pressato, viene
invece impiegato come materiale da
rivestimento per pareti e pavimenti. Il
parquet in bambù, utilizzato in alternativa
al tradizionale parquet in legno, è molto
ricercato per la sua bellezza, eleganza e
sostenibilità: è particolarmente leggero
ma allo stesso tempo molto resistente e
presenta texture e colori unici.
È comparabile alle prestazioni che ha il legno
di quercia ma è notevolmente più economico.
Alcune sue specie vengono utilizzate a scopo
ornamentale, o trovano impiego nei campi
del design e dell’arredamento: utensili da
cucina, piatti, ciotole, sedie e mobili vengono
prodotti a partire dai fusti e dai rami; mentre
attraverso particolari tecniche artigiane di
taglio ed intreccio avviene la realizzazione di
stuoie, panieri e altri oggetti decorativi.
La sua elevata elasticità lo rende anche
un materiale particolarmente idoneo alla
realizzazione di attrezzi e componenti che
richiedono prestazioni di flessibilità, come ad
esempio canne da pesca di gran lusso.
Ad oggi il bambù è oggetto di studi e ricerche
per lo sviluppo di nuovi materiali soprattutto
orientati all’impiego architettonico, sia
come rifinitura sia come legante per parti
strutturali e portanti.
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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← ↑ ↓ Pannello composito realizzato parzialmente da fonte rinnovabile, per il 50% in fibre di bambù e
50% in fibre di carta riciclate post-consumo legate con
una resina in parte a base di mais e anacardi. Finiture:
opaco, satinato e lucido. Ideale per progetti commerciali e residenziali per rivestimenti interni ed esterni.
Materiale naturale: 50% fibre di bambù
Materiale riciclato post-consumo: 50% fibre di carta
Altri materiali presenti: resina
Il materiale ha ottenuto una certificazione
ambientale di prodotto
Consumi energetici: 0,12 kWh/kg
Emissioni climalteranti: 0,03 kg CO2 eq/kg
MATREC code: RNPAPBAM0871
www.matrec.com
The bamboo is a woody evergreen plant composed
of cellulose fibers inserted in a lignin matrix. It can
be a few centimeters high but may also reach
considerable dimensions, reaching even 40 m
in height and 30 cm in diameter, with a growth
rate that can reach even 120 cm over a period of
24 hours. The bamboo includes over 68 genera
and about 1000 species. Native from Asia and
America, this plant grows at any latitude (just think
about those on the Himalayas at 3000 m above
sea level) and very often spontaneously: some
species can also be found in Africa, Europe and
Oceania. Durable, lightweight, energy efficient,
natural and renewable: these features make the
bamboo an extremely versatile material with a
high environmental value. In recent years there
has been a particular rediscovery of this material
thanks to the use of new processing technologies
that make the bamboo a material to be used
both in architecture and in the design field. With
regards to this, in the international scene we cannot
forget Shigeru Ban, the famous Japanese architect
who designed temporary residential buildings and
big structures, demonstrating the architectural
potentials of poor, natural, lightweight and
sustainable materials, such as paper, cardboard
and bamboo. It is worldwide known for its efforts in
emergency situations following natural disasters,
with cost-effective solutions, such as the Paper
Log Houses, temporary houses set up in Japan,
Turkey and India. But the ultimate expression of
bamboo as a structural and furniture element
signed by Shigeru Ban is represented by the
Bamboo Furniture House built in China, in which
furniture and structure are entirely made with the
same material: the bamboo laminated plywood.
In the United States the architect DeBoer was
among the first to design and build universities and
houses made of bamboo, while in Latin America
the bamboo is now used to create entire residential
neighborhoods. Halls, houses, museums and
temporary spaces are just some of the structures
and architectural constructions made of bamboo
in recent years at an international level that seem
to have more and more importance thanks to the
construction flexibility of the material.
Environmental benefits
The most significant environmental characteristic
of bamboo regards its renewability: it can
be cut and used after 3-5 years of life, unlike a
traditional tree that requires at least 20-30 years
to completely develop. For each cutting or pruning
it autonomously regenerates, without having to
be replanted and without the use of fertilizers or
88
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
other chemicals. The bamboo is an inexhaustible
resource with an exceptional speed of regeneration
and the combination of these features makes
it a material widely used in many fields and
applications. In addition, the bamboo plant is able to
balance the levels of oxygen and carbon dioxide in
the atmosphere. A plantation of bamboo is capable
of capturing up to 17 tons of carbon per hectare per
year, an amount about 40 times higher than the one
absorbed by a forest of the same size.
Applications
There are many uses of the different species of
bamboo. Its excellent flexural strength features
make it a material particularly suitable for the
construction and architecture industry. With
regards to this, the bamboo was used to reinforce
the concrete in some ancient buildings in Asia
and today it is used in many Asian countries to
create the scaffolding of skyscrapers. The Chinese
architect Ming Tang, inspired by the Japanese
technique of paper folding, the origami, has created
sustainable temporary folding houses made of
bamboo to cope with natural disasters such as
earthquakes or tsunamis. Equally significant are
the plans of the Colombian architect Velez, a famous
supporter of bamboo as an essential component in
the construction industry: bridges, walls, roofs,
sports stadiums, shopping malls, museums and
his many other projects are carried out with the
"steel of nature". Its trunks are used as timber
to create water pipes, scaffolding and supports.
On the other hand, if laminated or pressed, it is
used as a cladding material for walls and floors.
The bamboo parquet floor, used as an alternative
to the traditional wood floor, is highly sought
after for its beauty, elegance and sustainability:
it is particularly light, but at the same time very
durable and has unique textures and colours. It is
comparable to the performance of oak wood, but
it is considerably cheaper. Some of its species are
used for ornamental purposes or are used in the
fields of design and furniture: kitchen tools, plates,
bowls, chairs and pieces of furniture are made
from trunks and branches. On the other hand,
mats, baskets and other decorative items are
made through special artisan cutting and twist
techniques. Moreover, its high elasticity makes it a
material particularly suitable for the construction
of tools and components that require flexibility,
such as luxury fishing rods. Today, the bamboo
is the subject of studies and research for the
development of new materials to be used in the
architecture field, both as finishing and as a binder
for structural and bearing parts.
↑ ↓ → Pannello costituito da strati di bambù
incollati tra loro. Generalmente viene utilizzato per
la realizzazione di armadi, arredi, pavimenti e in altre
applicazioni non strutturali.
Materiale naturale: 90% bambù
Altri materiali presenti: 10% urea
Il materiale ha ottenuto una certificazione
ambientale di prodotto.
Parzialmente da fonte rinnovabile
Consumi energetici: 1,89 kWh/kg
Emissioni climalteranti: 0,34 kg CO2 eq/kg
MATREC code: NBAM0107
www.matrec.com
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
89
ELEMENTI
Text by
Filippo Pozzoli
Photos by courtesy of
Messe München GmbH - BAU 2013
Sostenibilità,
Energia 2.0, Sviluppo
urbanistico ed Edilizia
multigenerazionale:
i temi principali di BAU 2013
Sustainability, Energy 2.0,
Urban Development and
Multigenerational Building:
main themes of BAU 2013
90
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
Vocazione alla
concretezza
Commitment to concreteness
Atmosfera festaiola e qualità
rigorosamente teutonica le
chiavi del successo dell'edizione di BAU,
la biennale dell’edilizia, quella di pochi
concetti e tanta tecnica da sporcarsi
le mani. Quattro i temi principali che
hanno attratto a Monaco di Baviera,
235.000 visitatori dal mondo in barba
al maltempo: Sostenibilità, Energia
2.0, Sviluppo urbanistico ed Edilizia
multigenerazionale, trattati attraverso
forum, convegni ed esposizioni speciali
estemporanee che hanno affiancato gli
spazi dedicati alla presentazione di oltre
duemila espositori provenienti da ogni
parte del globo. Un fil rouge intellettuale
a intrecciare le proposte più attuali, con
attenzione particolare alla crescita dei
centri urbani per vincere la scommessa
di un futuro sostenibile e green-oriented.
Significativo, in tal senso, il contributo
delle istituzioni allo sviluppo di strumenti
adeguati: come la DGNB, l’associazione
tedesca per la promozione dell’edilizia
sostenibile a partecipazione federata
che si è, nell’occasione, cimentata in
una delle sfide più ingaggianti della
comunicazione tecnica, ovvero il
tentativo di chiarezza nel ginepraio di
certificazioni, requisiti e parametrizzazioni
on-site per il riconoscimento della
qualità costruttiva. Da ammirare
(ed esportare auspicabilmente nel
Belpaese) l’approccio estremamente
metodico e pragmatico alla gestione
delle forzanti climatiche ed energetiche
e della domanda demografica,
finalmente priva di dogmatismi filosofici
spesso tradotti in una stanzialità
malsana e improduttiva. Rilevante
ed encomiabile anche l’attenzione ai
temi social, trattati con la stessa etica
obiettiva e lontana da inconsistenti
slogan ideologici: l’istanza è qui stata
tradotta in un’esposizione sull’edilizia
multigenerazionale con attenzione
agli aspetti di economia, flessibilità e
accessibilità, congiungendo con rara
efficacia gli interessi delle categorie
più future-oriented con il rispetto delle
necessità avanzate dall’associazione
tedesca di gerontotecnica, con la
creazione di blocchi urbani multistrato
in cui si instaurino spontaneamente
relazioni di solidarietà e collaborazione.
Un approccio alla progettazione che
prende la crisi per la gola, richiamando i
pensatori dalle cattedre accademiche a
rimboccarsi le maniche per uno sviluppo
concreto. Della medesima caratura
anche gli attori chiamati a interpretare
e tradurre questo corso ideologico, vere
stelle dei palchi scenici dell’architettura
a loro agio in regia e dietro le quinte,
dove l’idea viene resa progetto prima
degli applausi: tra i tanti, presenti Stefan
Behnisch, Mario Cucinella, Daniel
Libeskind, Werner Sobek e Patrick
Schumacker di Zaha Hadid Architects.
Le tematiche discusse sono state
articolate in una moltitudine di convegni
sia di inquadramento che specifici,
coinvolgendo tutte le sfide aperte su
larga scala territoriale con una visione
concentrata sulle circostanze fattuali
e sull’operabilità nell’immediato. In
particolare, si sono affrontati i temi della
gestione di una complessità crescente
nelle dinamiche di progetto e di forzanti
↑ BAU 2013, International guests, delegation architects, f.l.t.r., Juhani Pallasmaa, Andrey Bokov, Mario
Cucinella, Daniel Libeskind
← BAU 2013, Novelis Deutschland GmbH
→ BAU 2013, Forum, 1st Archi-World Academy Award
Ceremony - winner
↘ BAU 2013, Forum, Prof. Dr. Patrik Schumacher (Zaha
Hadid Architects)
↓ BAU 2013
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
91
→ BAU 2013, Special show, DGNB
↓ BAU 2013, Graphisoft Deutschland GmbH
da includere, della mobilità interurbana
da orientare a una sostenibilità strutturale
e delle sopraggiunte possibilità di una
progettazione parametrica e modellizzata,
non più governata da logiche di machismo
formale in scuola Gehry e Zaha Hadid
ma ora largamente ingegnerizzabile per
la miglior risposta alle varie richieste
tecniche, prestazionali e funzionali.
Avanzati in questo ultimo settore i risultati
presentati in forma di prototipo dagli
espositori leader di mercato, tra cui la
proposizione di un’avveniristica curtain
wall modellata interamente via software
per reagire in modo attivo alle diverse
sollecitazioni termiche e illuminotecniche
attraverso sistemi di frangisole integrabili
nella struttura di base, o anche i moduli
per una gestione “smart” dei sistemi
di parcheggio automatizzato con nuovi
minimi funzionali che li rendono adeguati
anche a installazioni di volumetrie
relativamente ridotte. Il tutto a confermare
la vocazione verso una concretezza
operativa e fattibile nell’immediato
piuttosto che orientata alla stesura
di visioni futuribili, di grande valore
programmatico ma inadatte all’incedere
forzatamente lento del nuovo in tempo di
recessione.
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92
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
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Party atmosphere and strictly Teutonic
quality the keys to the success for BAU
2013, the biannual fair of few concepts
and loads of techniques to get your hands
dirty. Four main themes have attracted
235,000 visitors in Munich from the world,
in spite of the bad weather: Sustainability,
Energy 2.0, Urban Development and
Multigenerational
Building,
treated
through forums, conferences and special
exhibitions who joined the spaces dedicated
to the presentation of over two thousand
exhibitors from all over the globe. A
common intellectual bond to weave the
most current proposals, with particular
attention to the growth of urban centers
to meet the challenge of a sustainable
future and green-oriented. Significant, in
this regard, the contribution of institutions
to develop appropriate tools, such as
DGNB, the federated German association
for the promotion of sustainable buildings
which, for the occasion, ventured into one
of the biggest challenges of technical
communication, meaning the attempt to
clarify the maze of approvals, requirements
and on-site parameterizations for the
recognition of quality construction. To
admire (and hopefully export in Italy) the
extremely methodical and pragmatic
approach to the management of issues
← BAU 2013, Outdoor area,
Special show, Textile Architecture
↓ BAU 2013, Special show, Fraunhofer
as energy consumption, climate forcings
and demand demographic, finally free of
philosophical dogmatism often translated
into an unhealthy and unproductive
permanence. Significant and commendable
is also the attention to social issues, treated
with the same ethical objective and away
from inconsistent ideological slogans: the
instance has here been translated into an
exhibition on multigenerational buildings
with attention to the topics of economy,
flexibility and accessibility, meeting with
rare efficiency the interests of the most
future-oriented users with respect to the
needs claimed by German association
for elderly people, with the creation of
multilayered urban blocks in which will be
spontaneously established relationships of
solidarity and cooperation. An approach to
design that takes the crisis by the throat,
calling thinkers from their academic chairs
to roll up their sleeves for a concrete
development. Of the same caliber were
also the actors called upon to interpret
and translate this ideological current, real
stars of architectural stages at ease in
directing behind the scenes: among others,
public could meet Stefan Behnisch, Mario
Cucinella, Daniel Libeskind, Werner
Sobek and Patrick Schumacker of Zaha
Hadid Architects.
The topics discussed were divided into a
multitude of conferences and specific duties
which, involving all the challenges of largescale land with a vision focused on the
factual circumstances and on immediate
feasibility. In particular, discussion have
focused on the issues of managing a
growing complexity in design dynamics, on
directing long-distance mobility towards a
sustainable structure and on possibilities
added by parametric design, no longer
governed by logics of bare formal research
but now widely engineered for best fitting
the various technical and functional
requirements. Advanced in this last area
were the results presented as prototypes by
leading exhibitors, including the proposal
of a futuristic curtain wall entirely CAD
modeled to respond actively to the different
thermal and lighting loads through
sunshades integrated in the base structure,
or even the management modules for a
"smart" systems of automated car park
now suitable also for installations of small
volumes. All this confirms the vocation to
an operational and immediately feasible
concreteness rather than to future-oriented
visions of great programmatic value but
unsuitable for slow walking on in these
times of recession.
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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GREEN
Text and photos by
Gruppo Giardini
Vannucci Piante
ITALIA GIARDINO
D’EUROPA?
Il nostro Paese deve
tornare ad essere
il giardino d’Europa,
oltre che per i
giardini storici,
anche per le città
in cui il verde pubblico
e privato troppo spesso
vengono trascurati
94
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
È noto che il nostro Paese
gode, per la sua posizione
geografica, di particolari condizion i
climatiche che lo privilegiano anche per
le sue produzioni agricole, che sono le
più varie: tra queste spicca da tempo il
florovivaismo paesaggistico.
È una attività che sta acquistando una
importanza sempre maggiore poiché
permette di produrre piante per il verde
pubblico e privato, alberi per le città e per
le riqualificazioni ambientali.
È un vivaismo particolare che l’Europa ci
invidia, come dimostra il grande interesse
del mercato dovuto alla disponibilità di
materiale verde di “pronto effetto” con
piante anche grandi (sino a esemplari
secolari) per interventi paesaggistici
di notevole impatto, consentendo di
realizzare impianti fortemente emotivi.
Si tratta, in fondo, di seguire quella
che per il vivaismo pistoiese è una
autentica vocazione e che condizioni
pedo-climatiche particolari (terreni che
facilitano i trapianti ‘con zolla’ e fotoperiodo che consentono incrementi
legnosi maggiori rispetto al centroEuropa) avvantaggiano in modo
determinante il settore.
Oltre che per i nostri giardini storici
dobbiamo infatti ‘tornare’ ad essere il
giardino d’Europa anche per le nostre
città dove il verde pubblico e privato
sono troppo spesso trascurati; fatto
inaccettabile per un territorio che
si gioca sui beni ambientali e sulla
capacità di ospitare il proprio presente
ma soprattutto il prossimo futuro!
Pensiamo a nuovi parchi moderni, a
interventi di riqualificazione nelle città,
a ripristini ambientali dovunque sia
possibile, a preservare con attenzione
e cura il nostro paesaggio naturale ed
antropico. È utile sottolineare quanto,
grazie alla realizzazione di queste
opere, sia immediato e a tutti i livelli il
ritorno d’immagine per il nostro paese
e di come vengano innescate sinergie
positive anche dal punto di vista sociale.
L’obiettivo è quello di sensibilizzare
e far conoscere di più il mondo degli
spazi verdi, della loro progettazione e
del verde in senso specifico del termine
Anche grazie ad iniziative di ‘vivai
aperti’ capaci di attirare la cittadinanza
in tutte le sue fasce generazionali.
È necessario poi programmare gli
strumenti tecnici e finanziari per dotare
le città di nuovo verde, revisionando e
incrementando le alberate esistenti, e
recuperare gli spazi residuali incolti,
ripulendo, sistemando il terreno e
piantando nuovi alberi. Educare al
pulito e al bello paga sicuramente,
almeno nel lungo periodo!
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↑ → Nursery Park, Pistoia
← Giardino a Pomaia (Li)
Realizzazione Gruppo Giardini, fornitura piante Vannucci Piante
↘ Giardino a Pistoia
Realizzazione Gruppo Giardini, fornitura piante Vannucci Piante
↓ Giardino a Nizza (Costa Azzurra)
Realizzazione Gruppo Giardini, fornitura piante Vannucci Piante
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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Where is the light going
PROFILI
Text edited by
Chiara Dadda
PHILIPS, LEADER
NEL SETTORE
DELL'ILLUMINAZIONE, CI SPIEGA
IL RUOLO DELLA
LUCE PER I GRANDI
PROGETTI DI
ARCHITETTURA
PHILIPS, THE LEADER
IN THE LIGHTING
INDUSTRY, EXPLAINS
US THE ROLE OF
LIGHT FOR BIG
ARCHITECTURAL
PROJECTS
PHILIPS S.p.A.
DIV. LIGHTING
Via G. Casati, 23
20900 Monza (Mb)
tel. 039 2031
www.philips.it/illuminazione
96
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
Dove va
la luce
Dopo aver ricoperto per due anni
in Philips il ruolo di General Manager per
Italia, Israele e Grecia, è stata nominata, lo
scorso gennaio, President Lighting Europe. Un
ruolo significativo alla guida del percorso che
Philips, leader nel settore dell'illuminazione, sta
conducendo verso la progressiva trasformazione
digitale, abbracciando la rivoluzione “green” e
l’avvento dei LED e favorendo l’utilizzo delle più
avanzate tecnologie in ogni contesto applicativo.
Maria Letizia Mariani ci spiega l'evoluzione della
luce secondo Philips e il suo ruolo qualificante
per i progetti di architettura.
Come si sta evolvendo il mondo dell’illuminazione
con le nuove tecnologie? Come Philips sta
adeguandosi?
La luce gioca oggi un ruolo fondamentale in tutti
gli ambienti della vita e la tecnologia LED diventa
protagonista del nostro tempo illuminando
case, uffici, negozi e strade. Philips ha saputo
conquistare una posizione da leader nel settore
dell'illuminazione, combinando sapientemente
l’avanzamento della tecnologia LED con le
esigenze dei singoli clienti e le opportunità
offerte. Ha saputo anticipare e rispondere alle
esigenze del mercato presentando soluzioni
illuminotecniche complete, dall’apparecchio alla
sorgente di illuminazione stessa: nuove soluzioni
con tecnologia a LED caratterizzate da alta qualità,
attenzione all’efficienza e al risparmio energetico.
Quanto la luce è importante nel valorizzare
l’architettura, come mezzo scenografico e di
comunicazione?
Le soluzioni di illuminazione sono il mezzo
fondamentale per evidenziare ciò che ci circonda
ed un importante veicolo di comunicazione, sia
per l’azienda che per i consumatori. Un esempio
eccellente si può ritrovare nel progetto che ci ha
coinvolti, quello dell’Empire State Building di New
York, dove l'illuminazione è divenuta, al tempo
stesso, pura scenografia, fonte di valorizzazione
architettonica e strumento di tutti, permettendo
al singolo di personalizzare in una veste unica, e
almeno per una notte, lo skyline newyorkese.
Come coniugare estetica e tecnica in un progetto
illuminotecnico?
Illuminare vuol dire creare emozioni, dare
comfort e benessere. La luce fa vivere uno spazio,
risaltandone il suo linguaggio architettonico
in perfetta unione tra arte e tecnica, estetica e
scienza, architettura e luce. Un progetto appena
inaugurato, dove architettura e luce diventano un
inscindibile binomio è l’intervento sulla Cometa del
Mi-CO, Centro Milano Congressi di Milano. Philips
ha realizzato l’illuminazione dell’intera struttura
di 8000 mq con un sistema di luci a LED per creare
l’effetto finale di un fascio luminoso che attraversa
il cielo di Milano diventandone un nuovo simbolo.
Il mondo Eataly è unico al mondo. Quali
complessità ha comportato un importante
progetto come Eataly Roma? Nel successo di
questo impianto qual è il ruolo della luce?
Questo progetto è stato estremamente sfidante
per la sua complessità, sia in termini di qualità
della luce per il retail food che per l’attenzione
al risparmio energetico. La combinazione delle
ultime soluzioni ad alta efficienza di Philips,
abbinate al design “Made in Italy” di Luceplan,
hanno permesso di realizzare un intervento
illuminotecnico capace di soddisfare le specifiche
della più grande superficie dedicata al cibo
italiano, con una struttura 16.000 mq su quattro
livelli. Il privilegio di diventare protagonisti di
questo bellissimo progetto imprenditoriale, è
stata la dimostrazione di come Philips abbia
saputo combinare l’ultimo avanzamento del LED
con l’attenzione al gusto e al design italiano che
Eataly desiderava.
After two years in Philips as General
Manager for Italy, Israel and Greece, was appointed,
in January, President Lighting Europe. A significant
role in the route guidance that Philips, a leader in the
lighting industry, is leading to the progressive digital
transformation, embracing the "green" revolution
and the advent of LEDs and encouraging the use of
the most advanced technologies in each application
context. Maria Letizia Mariani explains us the evolution
of the light according to Philips and its decisive role for
architectural projects.
How is changing the world of lighting with new
technologies? How Philips is adapting to this?
Today the light plays a key role in all areas of life
and LED technology becomes the star of our time
illuminating homes, offices, shops and roads.
Philips has earned a leading position in the lighting
industry wisely combining the advancement of LED
technology with the needs of individual customers
and opportunities. Philips knew how to anticipate
and respond to market needs by presenting integral
lighting solutions, the fitting to the light source itself:
new solutions with LED technology featuring highquality, attention to efficiency and energy saving.
How much the light is important in enhancing the
architecture, as a communication and scenographic
mean?
The lighting solutions are the fundamental means to
highlight what is around us and are an important vehicle
of communication, both for the company and consumers.
An excellent example can be found in the project that has
involved us, the Empire State Building in New York, where
lighting has become, at the same time, pure scenery,
architectural valorising source and mean of all, allowing
the individual to customize an unique representation, and
at least for one night, the New York skyline.
How to combine aesthetics and technology in a lighting
project?
Illuminating means creating emotions, give comfort
and well-being. The light gives life to a space,
highlighting his architectural language in perfect
union between art and technology, aesthetics and
science, architecture and light. A project just opened,
where architecture and light become an inseparable
duo is the work on the Comet of Mi-CO, Centro
Milano Congressi in Milan. Philips has developed the
illumination of the entire structure of 8000 square
meters with a system of LED lights to create the final
effect of a light beam through the skies of Milan,
becaming a new symbol.
The Eataly world is unique in the world. What
complexity has involved for an important project like
Eataly in Rome? What is the role of light for the success
of this system?
This project was extremely challenging because of
its complexity, both in terms of light quality for the
retail food and for attention to energy saving. The
combination of the latest Philips's high-efficiency
solutions, combined with the "Made in Italy" by
Luceplan, made it possible to create a lighting
design that meets the specifications of the largest
area devoted to Italian food, with a structure of
16000 square meters on four levels. The privilege of
becoming involved in this wonderful project business,
was a demonstration of how Philips has been able
to combine the latest advancement of the LED with
attention to taste and Italian design as Eataly wanted.
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Eataly, Roma
Empire State Building, New York
Mi-CO, Milano
Mi-CO, Milano
|
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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IN BREVE
Edited by
Chiara Dadda
SAPORITI ITALIA | INSIDE ART
Saporiti Italia presenta “Shining Surface”, un progetto dello studio Park Associati, a cura di Cloe Piccoli. L’installazione, studiata per
gli spazi della Sala Fontana del Museo del Novecento, è l’ottava edizione di Inside Art, il laboratorio di Saporiti Italia per la ricerca di
arredi per i grandi spazi dell’arte e dell’architettura. Partendo da uno dei più celebri Concetti Spaziali di Lucio Fontana “la struttura
al neon per la IX Triennale di Milano” (1951), lo studio Park Associati ha creato “Shining Surface”, un intervento architettonico che
interagisce sia con l’architettura storica dell’Arengario di Muzio sia con l’installazione al neon di Lucio Fontana. Una grande superficie
cangiante, una struttura, una parete orizzontale posta a terra, che riflette l’arte e l’architettura, il paesaggio e l’atmosfera della Sala
Fontana da un nuovo punto di vista.
Opening cocktail (su invito): 9 Aprile | h. 19-21
(Ingresso gratuito al Museo del Novecento) 9-14 Aprile | h. 9.30-21
www.saporiti.com
FOSCARINI
Ad Euroluce 2013 Foscarini presenterà in anteprima i nuovi nati della collezione in uno stand disegnato da Ferruccio Laviani. Uno spazio
di 880 mq la cui funzione è quella di fare da vetrina ai nuovi modelli ma, ancor di più essere luogo di incontro e dialogo tra azienda
e professionisti del settore. Un'area di 200 mq sarà dedicata alla collezione Succesfull Living from Diesel, presentata in uno spazio
disegnato dal Diesel Creative Team.Foscarini apre in contemporanea due nuovi spazi nelle città simbolo del design contemporaneo:
Milano e New York. Installazioni site-specific, scenografie create ad hoc da artisti e designer si susseguiranno in spazi nati per essere non
solo showroom, ma portavoce dei valori di innovazione e creatività di Foscarini.
Euroluce | Pad. 11 Stand A19B18 - A29B24
Foscarini Milano | via Fiori Chiari n. 28/via Pontaccio n. 19 | Inaugurazione: 9 aprile h. 18.30
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A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
www.foscarini.com
MEGAMAN® AL MOST 2013
Il Salone 2013 del MOST è la destinazione perfetta per i creativi del design promossa dal designer britannico Tom Dixon. La prima
apparizione del MOST risale al Salone del Mobile 2012 e la sua inaugurazione ha registrato 30.000 visitatori per le 35 installazioni
ed esposizioni di 108 marchi e designer. Oltre a partecipare al MOST 2013 come Event Partner ufficiale, MEGAMAN® fornirà le
sorgenti luminose per alcuni spettacolari impianti fissi di Tom Dixon, innovazioni che verranno lanciate durante l'evento. Epicentro
per design e creatività, il MOST 2013 è la location perfetta per esibire la bellezza dell'illuminazione a elevate prestazioni e basso
consumo energetico, sullo sfondo di alcune delle architetture ed esposizioni visivamente più impressionanti al mondo.
MOST 2013 | 9-14 aprile h. 10-21
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia | Via Olona 6
www.megamanlighting.com
MITSUBISHI ELECTRIC
Kirigamine, il nuovo climatizzatore in 3D di Mitsubishi Electric, sarà presentato al Fuorisalone presso HI HOME di Andrea
Castrignano. Equipaggiato con l’innovativo “human sensor” 3D I-See Sensor, dotato di 8 sensori, Kirigamine è il climatizzatore top
di gamma di Mitsubishi Electric in Classe A+++ con tecnologia DC Inverter e integra la tecnologia Plasma Quad che rimuove con
efficacia batteri, virus, polveri e allergeni.
Il progetto HI HOME nasce dalla trasformazione di un loft nel nuovo studio dell'interior designer e in una “casa campione” dalle
caratteristiche uniche, il tutto concepito all’insegna del design innovativo e sostenibile.
Le migliori soluzioni Mitsubishi Electric per la “casa campione” proiettata al futuro di Andrea Castrignano.
c/o HI HOME | via Adige 11 | 9-14 aprile h. 10- 21 | 10 aprile h. 10-18
www.mitsubishielectric.it
FELTRINELLI + HERZOG & DE MEURON
Una mostra dedicata al Progetto Feltrinelli per Porta Volta firmato dallo studio Herzog & de Meuron. I curatori Luca Molinari e
Simona Galateo analizzano la valenza urbana del complesso di edifici in costruzione nell’area di Porta Volta, mettendone in luce
i riferimenti che hanno ispirato la prima opera milanese dello studio elvetico. Le architetture di Aldo Rossi, maestro ispiratore
di Herzog, e alcuni esempi di architetture lombarde si confrontano e dialogano con i modelli della nuova opera, mentre i
disegni accompagnano gli approfondimenti tecnici del progetto e la sua visione urbana. Jacques Herzog terrà inoltre una 'lectio
magistralis', dedicata ai lavori recenti dello studio, martedì 9 aprile alle 12 al Politecnico di Milano, in via Ampere 1 (Sala Rogers).
SpazioFMGperl’Architettura | Via Bergognone 27 | 9-14 aprile h. 10-20
Vernissage: 9 aprile h. 18.30 | 15 aprile-10 maggio lun-ven 15-19
www.feltrinelliportavolta.it
www.spaziofmg.com
<CREATE> DAL FANGO ALL’ARCHITETTURA ATTRAVERSO UN’IDEA
Ospitata nella Galleria dell’Architettura della Triennale di Milano - nelle sale che furono disegnate da Gae Aulenti - la
mostra <CREaTE> parte dalla filosofia progettuale di Philippe Starck, che vede il pensiero e le idee essere superiori
alle “cose”, per divenire un vero e proprio manifesto di quella sorta di rivoluzione copernicana che cambia, con un
processo irreversibile, il punto di vista nei confronti del rivestimento ceramico. <CREaTE> racconta di come la
piastrella, dall'incontro tra il design più rivoluzionario al mondo e il know-how di Ceramica Sant'Agostino, è diventata
flessibile grazie al progetto FLEXIBLE ARCHITECTURE.
La mostra si articola attraverso un percorso, al quale si accede tramite una promenade, dove il visitatore viene
accolto dalle prime parole con cui Philippe Starck ha voluto descrivere la nascita di FLEXIBLE ARCHITECTURE. La
prima stanza è un tributo alle origini della ceramica: una speciale betoniera mescola i quattro elementi - terra, acqua,
aria e fuoco - realizzando così la creta, o meglio, il fango - come lo chiama Starck - dal quale prende forma l’intero
progetto. Nella seconda stanza, ecco svelarsi il prodotto: dal fango all’architettura attraverso un’idea. Al centro,
ospitata in una teca museale, l’incipit: la prima piastrella della collezione, dalla quale si sviluppano tutte le possibili
declinazioni, in questo spazio esposte nelle diverse variabili cromatiche e compositive.
Mostra a cura di Aldo Colonetti, progetto Franco Origoni (studio Origoni&Steiner)
Ideazione logo e coordinamento generale Angelo Dadda (Looping Italy).
Triennale di Milano | 9-14 aprile 2013 | h. 10:30 - 22:00
www.ceramicasantagostino.it
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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CASTELLI E DOMUS ACADEMY
In occasione del Salone del Mobile 2013 Castelli e Domus Academy continuano la loro collaborazione organizzando MySpaces, mostra dei
progetti realizzati durante l’omonimo workshop dagli studenti del Master in Design della scuola milanese. Nell’ambito dell’allestimento
Castelli Timeless Vision, il percorso che racconta il design senza tempo di Castelli attraverso le sue icone Office Cult, saranno esposti
progetti, immagini e schizzi ispirati al tema dei microsistemi ambientali realizzati dagli studenti di Domus Academy. Da un’idea di Nic
Bewick, project leader del workshop, e con la curatela di Philippe Casens. Il workshop ha inteso esaminare il dissolversi delle differenze
tra lo spazio casa, lo spazio lavoro e lo spazio mobile.
Inaugurazione Castelli Timeless Vision: 10 aprile h. 19
9-14 aprile h. 10-18 | c/o Castelli, Piazza Castello 19
www.domusacademy.com
BOCCI
Bocci esporrà per la prima volta a Euroluce nell'ambito dei Saloni di Fiera Milano. Al centro dello stand Bocci, in una installazione di grande
impatto emotivo, verrò presentato un nuovo lampadario ad utilizzo flessibile, chiamato “57”. Creato da Omer Arbel, direttore creativo di Bocci,
57 intende sperimentare una nuova tecnica, simile a quella usata per produrre la schiuma a celle aperte. Il processo prevede l'inclusione di
vuoti d'aria di diversi calibri e conformazioni dentro una matrice in vetro, iniettando poi ulteriore aria nella composizione e modellandola in
una forma che assomiglia vagamente a un nembo. Questi vuoti d'aria rimangono invisibili quando la luce è spenta, ma si ravvivano e rivelano
un universo interiore quando essa viene accesa. La maggior parte degli altri lampadari è fondamentalmente concepita in verticale; di contro,
“57” è stato pensato come uno o più strati di luce, o in altre parole, come un lampadario orizzontale.
Euroluce | Pad. 15 stand C27/D20
www.bocci.ca
MOLOSTORE + TEAHOUSE
Uno spazio fisico temporaneo creato dal famoso sistema partizioni in carta modulare di molo per molostore, il negozio online, dove
i prodotti più innovativi di molo saranno esposti e disponibili per essere subito acquistati. Il negozio condividerà lo spazio con l’altra
metà dell’esposizione molo, una sala da té e un cortile in cui molo servirà un originale menù di stagione e presenterà installazioni
in costante evoluzione di carta e luci, costruite con gli elementi della collezione soft. molostore + teahouse ospiterà anche il
primo lancio in edizione limitata della nuova cloud floor softlight + cloud table softlights di molo, la collezione di lampade create
con il textile bianco della cloud, composto da centinaia di celle a nido d’ape, illuminato internamente da LED a basso consumo
per una luce di qualità, gentile e diffusa.
c/o ESE European School of Economics | Via Tortona 7 | 9-14 aprile h. 10-22
www.molodesign.com
ALL'ODA DI MILANO UNA MOSTRA SU MARCO ZANUSO
In occasione del Salone del Mobile 2013, nella sede di via Solferino 19, cuore del Brera Design District, è allestita la mostra “MZ
Progetto Integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria”, a cura Alberto Bassi e Fiorella Bulegato, promossa dall’Archivio
del Moderno di Mendrisio (Università della Svizzera Italiana) - che conserva l’archivio dell’architetto - dal Corso di laurea in design
dell’Università Iuav di Venezia - Università degli Studi di San Marino e dall’Ordine degli Architetti di Milano. La mostra, che ha il
patrocinio del Consolato della Svizzera a Milano, si inserisce nell’ambito del progetto “Marco Zanuso tra tecniche costruttive e tecniche
di progettazione”, avviato dall’Archivio del Moderno nel 2011.
Allestimento: arch. Franco Raggi.
Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Milano | via Solferino 19
9-30 aprile | h. 10-20
www.ordinearchitetti.mi.it
ZANOTTA-MASERATI
Giulio Cappellini e Gisella Borioli
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A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
Zanotta e Maserati presentano la lounge chair Zanotta-Maserati: dall’incontro tra due protagonisti dello stile italiano nasce un
progetto unico ed esclusivo, presentato in anteprima nello showroom milanese, in occasione del Salone del Mobile 2013. Disegnata da
Ludovica e Roberto Palomba, e realizzata in tiratura limitata, la nuova lounge chair Zanotta-Maserati è un oggetto che racchiude in sé
lo spirito e i valori che i due marchi esprimono da sempre, ciascuno nel proprio settore: esclusività, raffinatezza, comfort, ricercatezza
dei materiali, delle forme e dei dettagli, avanguardia progettuale e altissima artigianalità nella realizzazione. Un omaggio alla nuova
Maserati Quattroporte, disegnata presso il Centro Stile Maserati da Marco Tencone sotto la direzione di Lorenzo Ramaciotti come
sintesi ideale tra lusso e sportività, tecnologia e qualità artigianale.
Zanotta Shop Milano | Piazza del Tricolore, 2 | 10-14 aprile h. 11-20 | Inaugurazione (su invito): 9 aprile h. 19.30
Salone Internazionale del Mobile | Pad. 16 Stand A23-B16
www.zanotta.it
STASERA
SI RECITA A SOGGETTO
L’architettura e il design
raccontati dai protagonisti
della scena internazionale
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STASERA SI RECITA A SOGGETTO | SMART&GREEN NATURAL DESIGN THINKING
Visioni, idee e concetti per una serata esclusiva sul topic del natural design thinking
Retorica pirandelliana per un party esclusivo, dedicato al pubblico e agli operatori che si incontreranno a Milano durante la settimana del design e dell’architettura e che racchiude un
evento dai notevoli contenuti culturali e tecnici. Appuntamento il prossimo giovedì 11 aprile allo STUDIO NOVANTA presso lo spazio [email protected] (via Mecenate 90, Milano)
con una serata sul topic del natural design thinking.
Pre-evento a partire dalle 19.00, con una videoinstallazione in loop con contributi di Roberto Marcatti (Associazione H2O), Marco Capellini (MATREC), Aldo Colonetti (IED), Mario
Mastropietro (IDEA), Mario Morazzoni (Mazars), Stefano Anfossi (Politecnico di Milano) ed Andy Fluon (artista e musicista).
Alle 21.00 via al main event, uno spettacolo di narrativa teatrale unico del suo genere orchestrato e vissuto in una serata nel cuore del Salone del Mobile. Sei personaggi cui un autore non
serve interpretano in stile libero la filosofia del natural design thinking di cui, ciascuno a suo modo, è portavoce: 1 Andrea Boschetti e Alberto Francini (Metrogramma), 2 Enrico Frigerio
(Frigerio Design Group), 3 Leonardo Cavalli (One Works), 4 Mario Cucinella (MC Architects), 5 Gianluca Peluffo (5+1AA) e 6 Stefano Trombini (Trombinistudio). Voci autorevoli per una
nuova scuola informale e trasversale, fondata sul principio di spogliare l’architetto dalle sue vesti di star sopra le parti per riproporre l’uomo al centro del progetto e dell’opera. Un
design che riguadagna così il suo ruolo di organizzatore e metodo progettuale, prendendo le distanze da logiche di pura produzione ma riavvicinandosi a una visione naturale in una
rappresentazione scenica che coinvolge pubblico e attori, con mise en scène in evoluzione continua e governate dagli improvvisati showman su due palchi frontali indipendenti tra
loro. Due arene dove condividere, senza vincoli di canovaccio, visioni, idee e concetti per progetto del futuro, sposando i credo delle aziende partner selezionate.
Dalle 23.00 la platea si rende pista per un open party diretto in consolle da Andy Fluon, artista eclettico già noto come co-fondatore del gruppo musicale Bluvertigo e oggi riconosciuto
come uno dei maggiori esponenti italiani della Pop Art.
Un evento Looping Italy - A+D+M media partner
giovedì 11 aprile | STUDIO NOVANTA c/o spazio [email protected] | Via Mecenate 90
h. 19.00-21.00 Pre-event | Welcome/Videoinstallazioni/Interview/Cocktail
h. 21.00-23.00 Main Event | Show/Case Histories/Presentations/Meeting
h. 23.00-01.00 Open Party | Djset by Andy Fluon
main sponsor
sponsor tecnico
www.admnetwork.it
www.smartandgreen.info
ideazione+organizzazione+ufficio stampa
Banqueting
b
in collaborazione con
H2
H2O nuovi scenarii p
per
er la ssopravvivenza
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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TEMPORARY MUSEUM FOR NEW DESIGN 2013
La nuova edizione del Temporary Museum for New Design
organizzata per il Fuori Salone da Superstudio Group, su
progetto di Gisella Borioli e con l’art direction di Giulio
Cappellini, si sviluppa come sempre nelle due iconiche location
di zona Tortona: il grande Superstudio Più, centro espositivo e
di creatività, di via Tortona 27 e lo storico Superstudio 13, i
famosi studi fotografici pionieri della zona aperti nel 1983,
in via Forcella 13/Bugatti 9. Il percorso si snoda attraverso
installazioni e esposizioni che raccontano l’evoluzione del
design in tutte le sue forme: i grandi brand internazionali e i
famosi designer con le “mostre” che ci parlano del futuro, ma
anche gli spazi dedicati alla ricerca, ai giovani progettisti nelle
cui mani sono i nuovi frutti delle nostre radici. ROOTS - come
heritage, sviluppo, tradizione, cultura, slancio verso nuove
idee - è infatti la parola chiave data come tema comune e
fonte di ispirazione a tutti i partecipanti nel concepire la loro
esposizione e il loro allestimento.
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2
1. GLOBAL DESIGN: CASA, TECNOLOGIA, VITA
Sul filo del Design Globale che intercetta tutte le esigenze
della nostra vita l’area principale del Temporary Museum,
in via Tortona, presenta le grandi installazioni virtuali di
Hyundai, con la dimostrazione di come un’auto immateriale
nasca dal vento e dall’acqua, di Samsung con le novità ad alta
tecnologia a cura del designer visionario François Confino,
di Alcantara con gli incredibili video del multimedia-artist
Jared Mezzocchi, di Kaneka con l’immaginifico tunnel di luci
Oled, dei turchi IMIB in giardino con le grandi opere scultoree
di marmo di top designers tra cui Massimiliano e Doriana
Fuksas e Arik Levy.
La casa che verrà si scopre con le proposte di Michael Young,
Xavier Lust, Richard Hutten per Gispen, di Marco Piva per
Cristalplant, di David Trudbrige, di Lg Hausys e altri ancora.
Il mondo intero è presente con le collettive di design svedese
“Swedish Design goes Milan”, tailandese “Thailand’s Slow
Hand Design”, croato “Solid Acts/Design from Croatia”.
Progetto speciale, il beauty salon realmente operativo
progettato da Elisa e Stefano Giovannoni, la cui immagine è
stata firmata da Oliviero Toscani per Maletti. Sarà possibile, su
prenotazione, sperimentare gratuitamente le ultime tecniche
di nail-design e hair-design, grazie alla collaborazione con
L’Oreal e hair stylist di fama.
2. DISCOVERING, LA RICERCA E I NUOVI TALENTI
Nel Basement di Superstudio Più ritorna “Discovering, other
worlds, other talents, other ideas”, lo spazio della ricerca
dedicato a nuove realtà produttive e nuovi talenti: una ventina
di nomi che propongono oggetti interessanti cui Superstudio
offre la chance di partecipare a Superstudio Selection, vendita
immediata on-line in sinergia con il sito di e-commerce
www.dalani.it
3
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A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
3. FREEDOMDESIGN, CREATIVI E ARTIGIANI IN LIBERTÀ
AlSuperstudio13prendeilviailnuovoprogettofreedomDesign,
il “suk” delle buone idee che offre, con spazi piccolissimi in un
ambiente effervescente, a tutti i creativi che ne hanno fatto
richiesta la possibilità di mostrare il loro lavoro, a prescindere
dalla produzione industriale, e, volendo, anche di venderlo in loco.
A freedomDesign 20 creativi e il gruppo di 10 designer vincitori
della rassegna Product Design Madrid, oltre a Temporary
Shop e spazi per incontri e attività. Contigua a freedomDesign
l’eccezionale mostra “Arts & Crafts & Design - Il Tempo secondo
Alessandro Mendini e i suoi artigiani”, oggetti artistici realizzati
dai migliori artigiani italiani, a cura di Fondazione Cologni dei
Mestieri d’Arte.
4. CONTAINER, NUOVO MODO DI ESPORRE ED ABITARE
Altro tema di grande attualità è l’ISBU (Intermodal Steel Building
Units and Container Homes) sviluppato nell’area esterna di
Superstudio attraverso quattro proposte. La container-art
di Marshal Office of the Wielkopolska Region è un candido
contenitore targato Polonia. L’architettura rossa a due piani di
Zava è insieme spazio ricettivo ed espositivo delle sue luci. La
casa ecologico-tecnologica dei brasiliani di Itinerant Structures è
un esempio di habitat nomade con il container reso irriconoscibile
dal rivestimento in legno. Completa l’esperienza dei container la
mostra fotografica “ISBU? Vivere (bene) in scatola”, prodotta
dall’Associazione M.A.T. Milano Altri Talenti, che racconta come
in tutto il mondo la trasformazione dei container marittimi
abbia prodotto interessanti architetture e, nel rispetto della
sostenibilità, abbia risolto funzionalmente ed esteticamente
problemi abitativi permanenti e temporanei.
5. ART INTERACTIONS, L’ARTE CONTEMPORANEA DIALOGA
CON LO SPAZIO
Ad esplorare i sempre più labili confini tra arte contemporanea
e design, ma sottolineando anche la vicinanza temporanea tra
Miart e Salone del Mobile, intervengono le Art Interactions,
installazioni site-specific affidate ad artisti d’avanguardia, prodotti
e curati direttamente da Superstudio. Tra questi le proiezioni
in 3D di Apparati Effimeri, le installazioni luminose di Carlo
Bernardini, il video-mondo interattivo di ProvocActionArt fino al
gioco di luci, colori e sensazioni di Romano Baratta, realizzati in
collaborazione con il portale www.hiwhim.com
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Nuovo orario fino a tarda notte nelle due location di Superstudio:
ore 10/23 (chiusura cancelli alle 22).
TORTONA DESIGN WEEK 2013
Superstudio Più - Via Tortona 27
Superstudio 13 - Via Forcella 13 / Via Bugatti 9
9
9-13 Aprile 2013, ore 10-23 / 14 Aprile 2013 ore 10-18.30
www.superstudioevents.com
www.superstudiogroup.com
1 Samsung, What a Wonderful World, project by François Confino 2 Hyundai,
FLUIDIC Sculpture in Motion 3 IMIB, Arik Levy Designer Artist per IMIB 2013
4 Dorolifestyle by Dorodesign 5 PRODUCT DESIGN MADRID, Noviembre
estudio Little Friend 6 Paolo Fabri, libreria Molecolare 7 Svensk Form,
woodstock, yellow 8 David Trubridge, Adorn Wing Inspiration 9 Itinerant
Structures 10 MMW Architects, GAD Art Gallery, Oslo
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VIMAR PER IL REINASSANCE TUSCANY RESORT & SPA
AMBIENTI
Edited by
Chiara Dadda
Situato in un affascinante angolo della Toscana, tra le Alpi Apuane e l’Appennino Tosco Emiliano, e completamente
ristrutturato secondo il concept dello studio di Architettura Design International di Londra, il Renaissance Tuscany Il
Ciocco Resort & Spa - con le sue 180 camere, centro benessere, due ristoranti, beauty Spa, diverse sale meeting e
una piscina esterna - offre ogni genere di comfort. L'elegante atmosfera è ulteriormente impreziosita dalle esclusive
placche Eikon Evo di Vimar - qui con finiture in alluminio anodizzato - che incorniciano interruttori, prese e comandi.
Le loro forme ricercate, abbinate ad una cornice cromata, rappresentano una nuova definizione di stile e un nuovo
concetto di lusso che rende l’impianto elettrico in linea con le ultime tendenze di interior design. Eikon Evo garantisce
anche il massimo della sicurezza, del comfort e della praticità. In ogni camera ad esempio è presente un termostato
Vimar che consente di impostare anche manualmente l’intensità della climatizzazione. Un’ampia gamma di prese
rispondono ad ogni tipo di esigenza. Infine, discrete ma utilissime, delle lampade segna passo dotate di diffusori a Led
di ultima generazione sono posizionate in punti strategici e possono essere attivate da bordo letto tramite comando.
Composte da sorgenti ad alta efficienza luminosa, queste riescono a far arrivare la luce solo dove e quando serve,
indicando la presenza di possibili ostacoli e attivandosi automaticamente in caso di black out.
www.vimar.com
I MOSAICI TREND PER L'HOTEL MISSONI KUWAIT
La Maison Missoni ha scelto Kuwait City come sede per il secondo Hotel Missoni dopo quello aperto nel 2009
ad Edimburgo. Trend Group, azienda vicentina produttrice di pregiati mosaici in vetro e oro, smalti e agglomerati,
si sposa con la filosofia Missoni contribuendo a realizzare i vasi dall’inconfondibile fantasia della Maison italiana
e a rivestire la piscina, i bagni e i 'public spaces' dell’Hotel, tra cui gli imponenti e scenografici vasi collocati
accanto all'ingresso principale della struttura. Sotto la direzione creativa di Rosita Missoni si è realizzata una
formula di lifestyle che esprime calore, ospitalità, comfort e moda, attraverso l’utilizzo di prodotti selezionati
dalle collezioni Missoni Home e di alcuni pezzi di design scelti tra le eccellenze del made in Italy. La scelta delle
collezioni Trend - tra cui AUREO, KARMA, BRILLANTE, SHINING, VITREO - si deve alla comprovata maestria
dell'azienda veneta nelle tecniche di lavorazione della pasta vitrea, combinata all'uso delle tecnologie più avanzate
nella gestione del colore: un know how onnicomprensivo che si traduce in collezioni di mosaici che permettono
l'ottenimento di un'ampia gamma di combinazioni cromatiche, traslucenze ed effetti luce. Inoltre, la disponibilità di
vari formati a seconda della collezione, rende possibile non solo l’utilizzo sia a pavimento sia parietale, ma anche
la realizzazione di pattern artistici di superba eleganza.
www.trend-group.com
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A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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The Innovation Cloud
Interzum
8-10 maggio 2013 | Rho Fiera Milano (Mi)
13-16 maggio | Colonia, Germany
“Il mondo dell’energia è cambiato”. È da questo
presupposto che nasce “The Innovation Cloud, una
piattaforma di integrazione fra tutte le tecnologie
energetiche innovative e che ricomprende al suo interno
Solarexpo, da sempre l’evento di riferimento in Italia e tra
i primi tre al mondo specializzati nel solare.
Fotovoltaico e rinnovabili elettriche, storage, smart grid,
e-mobility, rinnovabili termiche, efficienza energetica.
Ulteriore elemento di forza dell’Innovation Cloud è la
programmazione convegnistica di respiro internazionale
che punta sull’offerta di contenuti tecnico-scientifici
rigorosi, momenti di aggiornamento sui quadri normativi,
efficaci strumenti di market intelligence.
Interzum si svolge ogni due anni e mostra le tendenze
delle aziende all'avanguardia nel settore della
fornitura per l’industria del mobile al fine di ispirare
la progettazione di ambienti di vita futuri e presenta
tutto ciò che l'industria ha da offrire nel campo della
fabbricazione di mobili e di design per interni. La 28^
edizione di Interzum rappresenta uno dei più importanti
eventi del settore, dove i decision-makers si incontrano
per ottenere le migliori informazioni sui prodotti e per
trarre ispirazioni per i progetti futuri. Una piattaforma
per i trend del momento dove i visitatori troveranno
l’ispirazione dal lancio di prodotti globali e gli espositori
potranno dettare le ultime tendenze in materia di
attrezzature e materiali.
www.innovationcloud-expo.com
www.koelnmesse.it/interzum
INDEX
EIRE
NeoCon
20-23 maggio | Dubai, UAE
4-6 giugno | Milano
10-12 giugno | Chicago, USA
Il Salone di arredamento più importante di tutta
l’area del Medio Oriente e del Nord Africa, cambia
date. La 23° edizione di Index Dubai 2013 si terrà per
la prima volta in primavera.
Oltre a questa novità vi sarà anche il fatto che il rinomato
salone mediorientale dedicato all'arredamento sarà
unito al salone The Office Exhibition, abbinamento
che fornirà all'industria del design una piattaforma
completa, dedicata a tutte le categorie e ai comparti
dell’arredo. Un “Mega Show” destinato a far alzare
il livello qualitativo di entrambe le manifestazioni,
portando in visita migliaia di operatori professionali
provenienti dall’intera Regione.
La nona edizione di EIRE - Expo Italia Real Estate
si svolgerà per la prima volta nel quartiere di
FieraMilanoCity (Portello, viale Teodorico). EIRE è il luogo
di lavoro della community del real estate. Rappresenta la
vetrina ideale per la presentazione di progetti di sviluppo
e valorizzazione. La Community italiana e internazionale
del Real Estate si incontra, si riconosce e si confronta
in uno spazio progettato secondo il migliore Italian
Style. EIRE rappresenta da sempre un punto d'incontro
degli operatori del mercato immobiliare italiano e di
discussione delle best practice che in esso si sono
determinate. Un momento sinergico in grado di favorire
lo sviluppo di questo importante segmento dell'economia
e la sua sempre maggiore internazionalizzazione.
Il NeoCon è la fiera di riferimento per il mercato nord
americano dell'arredo ufficio e del contract. Le categorie
merceologiche esposte vanno dall'arredo agli accessori,
dai prodotti per l'edilizia ai rivestimenti per pavimenti,
all'illuminazione per esterni: un "universo" completo di
prodotti per l'ufficio e il contract. Accanto all'esposizione
si svolgeranno come ogni anno numerosi seminari e
conferenze, per un totale di oltre un centinaio di eventi.
Uno degli aspetti caratterizzanti questa manifestazione
è la ricchezza di premi conferiti ai prodotti presentati, tra
cui spicca il premio "Best Of NeoCon", giunto alla sua 24a
edizione, e che da anni premia i nuovi prodotti dal design
innovativo, funzionali, di qualità, durevoli e dal basso
impatto ambientale introdotti nel mercato USA.
www.indexexhibition.com
www.italiarealestate.it
www.neocon.com
AGENDA
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A+D+M
A+D+M| MAGAZINE
MAGAZINE| 2013
2013| # 43
Tutte le soluzioni per
PROGETTARE _ COSTRUIRE _ RIQUALIFICARE
BIENNALITÀ _ SPECIALIZZAZIONE _ INTERNAZIONALITÀ
I saloni di MADE expo: Costruzioni e Cantiere | Involucro e Serramenti | Interni e Finiture | Software e Hardware | Energia e Impianti | Città e Paesaggio
Promossa da
Partner
www.madeexpo.it
www.federlegnoarredo.it
+39 051 66 46 624
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43 107
[email protected]
BOOKS
A cura di Greta Ruffino e
Raul Betti
ÁLVARO SIZA. VIAGEM
SEM PROGRAMA
Red Publishing, Bologna, 2012
Pag. 168
Il libro dell’omonima mostra “Álvaro
Siza. Viagem Sem Programa” (Evento
Anna Scaravella
DAL PAESAGGIO
AL GIARDINO
Idea, progetto,
realizzazione
Electa, Milano, 2013
Pag. 200
Nel suo nuovo libro Anna Scaravella
108
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
collaterale della 13. Mostra Internazionale
di Architettura - La Biennale di Venezia)
fa parte di un progetto editoriale
realizzato da Dumbo Design Studio,
che comprende anche una serie di
strumenti (il kit di tre quaderni per
schizzi e appunti, la cartella dei disegni
e un special gift con 10 cartoline)
utilizzati quotidianamente dallo stesso
architetto nello svolgimento del proprio
lavoro, prodotti in una speciale edizione
limitata. Il volume, risultato degli incontri
con uno degli architetti più noti del
panorama internazionale, approfondisce
il lato più intimo e meno conosciuto
del maestro lusitano, attraverso una
selezione di 53 straordinari disegni
e ritratti, (stampati su una speciale
carta ecologica by Favini) che coprono
un arco temporale di sessant’anni
anni e sono accompagnati dal testo
integrale dell’intervista (tradotta in 4
lingue), realizzata dai due curatori,
Greta Ruffino e Raul Betti, nell’agosto
del 2011, presso il suo studio di
Porto. Un’occasione per conoscere,
attraverso un avvincente racconto in
prima persona, l’intima relazione che
da sempre lega Siza al disegno, vissuto
come progetto, liberazione, registro
e forma di comunicazione, dubbio e
scoperta, riflesso e creazione, gesto
contenuto e utopia.
ci svela un segreto: come nasce un
giardino. Non come si costruisce
(a questo ci aveva già pensato con
l'ultimo, “Creare un giardino”) ma come
si origina il processo immaginativo
e il cammino progettuale. Anna
Scaravella ha deciso di raccontare
quali elementi l'hanno indotta a
compiere le scelte che hanno portato
alla realizzazione dei suoi giardini.
Per poter trasformare un terreno in
un giardino da sogno la prima parola
che serve conoscere è "paesaggio".
Non è un nuovo libro sui giardini ma
un libro di giardini: parla del paesaggio
e insegna a leggerlo; analizza come il
terreno influenza il progetto; svela le
connessioni tra interno e esterno; parla
del giardino italiano che da classico
diventa contemporaneo, passando
per le attuali correnti paesaggistiche
e i cambiamenti del gusto. Giardino
dopo giardino, il libro documenta un
ventennio di dibattito e mutamento del
verde costruito, mettendo in evidenza
13 esempi di giardini capaci di
cogliere una grande tradizione, quella
italiana, nel passaggio tra modernità e
contemporaneità. Il volume documenta
per ogni intervento effettuato la
situazione territoriale "prima" e "dopo",
a progetto finito, presenta inoltre una
testimonianza fotografica di tutte le
fasi di cantiere (i lavori, le difficoltà,
gli artigiani, i vivaisti) e il dialogo con i
committenti.
LORENZO
BELLINI
Emotional
Architecture
Edizioni Grafiche dell'Artiere, Bologna, 2013
Pag. 170
Tre giorni in Sardegna sul set
fotografico di altrettanti hotel
progettati da Lorenzo Bellini: è
Silvia Piardi, Silvia Tieghi,
Vincenzo Natile
OFFICE DESIGN
Smart organization
& layout: dall'analisi
al progetto
FrancoAngeli, Milano, 2012
Pag. 224
Il testo, dedicato sia ai progettisti e
così che Bill Mazza - l’art director
& image creator di Boston,
docente allo IED di Roma - fa
la sua conoscenza sul finire del
2010, rimanendo colpito dalla
complessità del processo che porta
alla realizzazione di un hotel, ma
soprattutto affascinato dal suo
modo di progettare l’architettura e
concepire interni e oggetti di design.
Così impressionato da proporgli di
realizzare una pubblicazione che
ora ne mette in luce gli aspetti più
interessanti, descrivendo sensazioni
e atmosfere provate vivendo i suoi
progetti. Una carica energetica che
esprime concetti profondi con un
pizzico di glamour e comunica joy
de vivre attraverso poche parole non
convenzionali e molte immagini forti.
Il Book Bellini, così citato dagli
addetti ai lavori, va ben oltre la
descrizione degli otto progetti
selezionati; senza soluzione di
continuità, come la maggior parte
delle opere dell’architetto romano, la
pubblicazione diviene la scatola che
racchiude gli elementi basilari, il gusto
e i viaggi, l’amata capitale, un modo
tutto speciale di pensare, un life style
e un concetto di abitare già destinati
a lasciare il segno nel panorama del
design contemporaneo.
agli studenti di progettazione, sia ai
responsabili delle risorse umane e al
management, avvia un riflessione sulle
relazioni tra le persone, gli ambienti
fisici e le attrezzature, all'interno dello
spazio del lavoro contemporaneo.
Frammentato in mille luoghi e disperso
su tutte le ore del giorno e della notte,
in bilico tra situazioni quasi domestiche
e scenari alla “Blade Runner”, il lavoro
non industriale si sta profondamente
modificando, rivedendo continuamente
i propri modelli organizzativi e
relazionali. Risulta più lenta, invece,
l'evoluzione degli spazi a esso dedicati,
più viscosa la capacità di adattamento
e di evoluzione.
Gli autori, a partire da diverse
competenze professionali e
dall'occasione di un lavoro di ricerca
congiunto, esplorano la complessità
delle relazioni che si instaurano tra le
organizzazioni, fatte di persone, con le
loro peculiarità, desideri e motivazioni,
e gli edifici dedicati agli uffici. Ne nasce
un testo agile e ricco di indicazioni
pratiche che guidano dall'analisi
del caso concreto, alle soluzioni
progettuali. Il testo è organizzato in
quattro parti: la prima introduttiva;
la seconda finalizzata a delineare il
contesto contemporaneo; la terza
presenta gli strumenti e le modalità
di analisi; la quarta parla di progetto
attraverso la presentazione di alcuni
casi esemplificativi.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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BOOKS
DESIGN FOR 2013
Logo Fausto Lupetti Editore, Bologna, 2013
Pag. 284
Prodotto da Promote Design, il
progetto nato per promuovere il lavoro
dei designer, Design For 2013 è il
secondo capitolo di una storia che
parla di persone e di oggetti e di come
può nascere un progetto di design.
Moreno Gentili
GUZZINI
Infinito design italiano
Skira Editore, Milano, 2012
Pag. 202
Editato in occasione dei cent'anni
dalla fondazione di una delle aziende
110
A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43
I protagonisti di questo racconto non
sono solo i designer, come si potrebbe
erroneamente pensare, ma “molte
persone dalle diverse specifiche
competenze tecniche” come ricorda
Castiglioni, senza il cui impegno
nessun prodotto di design sarebbe
mai esistito. Non solo progettisti
quindi, ma anche imprenditori,
industriali, editori ed esperti di
comunicazione.
Design For 2013 offre ai progettisti
l’occasione per entrare in contatto con
le più importanti aziende di design.
Questa pubblicazione scopre le carte
anche nei confronti degli utilizzatori di
design, per far comprendere meglio
quali sono i meccanismi iniziali che
conducono a un prodotto finito.
Design For, inoltre, vuole avvicinare
e sensibilizzare i destinatari e i
produttori di design ad una sempre
crescente offerta di creatività, quale
irrefrenabile forma di espressione
insita in ogni designer.
Ecco qui dunque, 119 schede
designer, 238 concept, oltre 1100
immagini, interviste inedite, biografie
e approfondimenti speciali su designer
e aziende del panorama internazionale
come Mario Bellini, Andrea Branzi,
Massimo Iosa Ghini, Foscarini,
Meritalia e Zanotta.
più rappresentative del design
italiano, la Fratelli Guzzini, questo
libro ne racconta l'evoluzione. Nata
a Recanati nel 1912, l'azienda viene
qui descritta in modo avvincente
con un alternarsi di personalità della
cultura e dell'imprenditoria italiana
e internazionale: Gillo Dorfles, Diego
Della Valle, Oscar Farinetti, Luca
Cordero di Montezemolo, Moreno
Cedroni, Alessandro Cannavò,
Guido Corbetta, Aldo Bonomi,
Gianfranco Zaccai, Giorgio Di Tullio,
Moreno Gentili e altri ancora fino
ai protagonisti diretti della storia
dell'azienda, vale a dire i componenti
della numerosa famiglia Guzzini,
imprenditori di successo che hanno
saputo dare continuità ai valori storici
dei loro progenitori. A queste voci si
aggiungono quelle di molti esponenti
del design e della comunicazione i
ieri e di oggi tra cui Luigi Massoni,
Rodolfo Bonetto, Bob Noorda, Antonio
Citterio, Renzo Piano, Pierluigi Cerri,
Denis Santachiara, Ettore Sottsass,
Robin Levien, Angeletti Ruzza,
Karim Rashid, Carlo Colombo, Ross
Lovegrove, Ora-ïto e altri autori
contemporanei per testimoniare la loro
vicinanza a quella cultura d'impresa
che la Fratelli Guzzini ha sempre
rinnovato nel tempo. Un libro dunque
per conoscere la storia di oggetti che
da un secolo testimoniano il valore
del made in Italy nel mondo.
andy fluon
"the bubble of love"
acrilicofluo su tela cm. 60 x 80
anno 2013
Alberto Apostoli
xxxxxxx
DELLE SPA
Editrice Il Campo, Bologna, 2012
Pag. 160
Un terzo di creatività e cultura del
benessere, un terzo di tecnica e
capacità progettuale, un terzo di
conoscenza degli aspetti manageriali
e gestionali connessi con il benessere.
Un progetto di Francesca
Appiani, Museo Alessi
xxx xxxx
TEA & xxxx TOWERS
vol. 1 e vol. 2
Corraini Edizioni, Mantova, 2011
Libro + DVD
Ecco gli ingredienti di questo testo
che non intende esaurire la materia
(estremamente complessa e in divenire)
né diventare o essere un “manuale” di
progettazione tecnica quanto essere
testo fondante per chi desidera un
approccio maturo e multidisciplinare
alla tematica del benessere. Negli ultimi
anni, il numero di imprese legate al
mondo del benessere ha conosciuto
una notevole crescita percentuale.
Non tutte le strutture, però, sono
riuscite a ottenere risultati economici
soddisfacenti e in grado di ripagare
i notevoli investimenti sostenuti. La
causa di molti fallimenti va ricercata
nella visione parziale e limitata
dell’imprenditore.
Scritto da un architetto con grande
esperienza nella progettazione di centri
benessere e spa in tutto il mondo, e di
conseguenza, da un particolare punto
di vista, il volume si propone di illustrare
nella sua complessità la progettazione
di un centro benessere, a partire dagli
ambiti creativi, passando da quelli legati
alle tecnologie e agli impianti, fino ad
esaminare alcuni concetti di marketing
e di comunicazione; il tutto alla luce di
considerazioni gestionali, economiche e
finanziarie. Si evidenziano, inoltre, come
sottofondo all’iter progettuale, alcune
considerazioni etiche e filosofiche, legate
ad un mondo che si incarica di incidere
sull’equilibrio psicofisico ed emotivo delle
persone e della collettività.
Due volumi dedicati al progetto di
ricerca “Tea & Coffee Towers” lanciato
da Alberto Alessi nel 2000 che aprono
un nuovo filone all'interno della
collana delle Design Interviews, nata
dal desiderio di conoscere da vicino
i progettisti attraverso il racconto in
prima persona della loro esperienza e
del loro metodo.
I volumi raccolgono le interviste ad
una serie di architetti internazionali
(William Alsop, Wiel Arets, MVRDV,
Gary Chang, UN STUDIO, Greg Lynn
Form, Thom Mayne Morphosis,
Tom Kovac, Deszö Ekler, Toyo Ito,
Doriana e Massimiliano Fuksas,
Dominique Perrault, Future Systems,
Juan Navarro Baldeweg, Kazuyo
Sejima e Ryue Nishizawa, David
Chipperfield, Alessandro Mendini)
chiamati a progettare un servizio da
tè e caffè per Alessi come se fosse
una micro-architettura. È stato chiesto
loro - alcuni hanno reagito in modo più
spontaneo, per altri è stato un po' più
difficoltoso - di spiegare le motivazioni
e la storia del loro progetto, che cosa
c'era dietro e come l'avevano vissuto.
Ad ogni libro è associato un dvd: una
video intervista realizzata in esclusiva
dal Museo Alessi ( regista e autrice
Anna Pitscheider) che costituisce
una testimonianza unica di riflessioni,
esperienze e considerazioni sul “fare
design”. La trascrizione del filmato,
curata in modo da conservare la
spontaneità e l'immediatezza della
conversazione, è presentata all'interno
del libro insieme alle istantanee
più significative del video stesso,
a fotografie, a schizzi e a studi
preparatori dei progetto più vari.
A+D+M | MAGAZINE | 2013 | # 43
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INDIRIZZI
Si ringraziano:
GaS Architects
Via Friuli, 65
20135 Milano
tel. 02 78622050
www.gasarchitects.com
Arte Ipse Dixit Ltd
29 Harley Street
London W1G 9QR
United Kingdom
www.arteipsedixit.com
CP Parquet
Via Rosset 2
31017 Crespano del Grappa (Tv)
tel. 0423 53305
www.cpparquet.it
Élitis
Via Savona, 97
20144 Milano
tel. 02 42296677
www.elitis.fr
Icas
S.S. 415 km. 28,650
26010 Vaiano Cremasco (Cr)
tel. 0373 278045
www.icas.it
MADE Eventi
Mitsubishi Electric Europe
Centro Direzionale Colleoni
Viale Colleoni 7
20864 Agrate Brianza (Mb)
tel. 039 60531
www.mitsubishielectric.it
Performance in Lighting
Viale del Lavoro, 9/11
37030 Colognola ai Colli (Vr)
tel. 045 6159211
www.performanceinlighting.com
Philips - Div. Lighting
Via G. Casati, 23
20052 Monza (Mb)
tel. 039 2031
www.philips.it/illuminazione
POLI.design
5+1AA Alfonso Femia Gianluca Peluffo
Via Interiano 3/11
16124 Genova
tel. 010 540095
www.5piu1aa.com
Alberto Apostoli architecture&design
Via Cá Nova Zampieri, 4/e
37057 San Giovanni Lupatoto (Vr)
tel. 045 8779190
www.albertoapostoli.com
Andy Fluon
Via Montegrappa, 4b
20052 Monza (Mb)
tel. 039 2005973
www.fluon.it
Antonio Citterio Patricia Viel and Partners
via Cerva 4
20122 Milano
tel. 02 7638801
www.antoniocitterioandpartners.it
Foro Buonaparte 65
20121 Milano
tel. 02 806041
www.madeexpo.it
Consorzio del Politecnico di Milano
Via Durando, 38/a
20158 MILANO
tel. 02 2399 7206
www.polidesign.net
Barbieri Design Lab
Via Luigi Veratti 4
20155 Milano
cell. +39 348 9062932
www.barbieridesignlab.it
MATREC - EcoMaterials Library
Superstudio Group
Via Luigi Arnaldo Vassallo, 43 – int.20
00159 Roma
tel. 06 4440286
www.matrec.com
Via Tortona, 27
20144 Milano
tel. 02 422501
www.superstudiogroup.com
Bettini Architetto
Via A. Costa 202
40134 Bologna
cell. +39 333 1392332
www.bettiniarchitetto.com
Vannucci Piante
Via della Dogaia
51039 Quarrata
(Loc. Piuvica) Pistoia
tel. 0573 79701
www.vannuccipiante.it
Herzog & de Meuron Basel Ltd.
St. Johanns-Vorstadt 98
4056 Basel, Switzerland
tel. +41 61 385 5757
www.herzogdemeuron.com
Lorenzo Bellini Associates
Via Umberto Moricca, 90
00167 Roma
tel. 06 39724176
www.lorenzobellini.com
Piuarch
Via Palermo, 1
20121 Milano
tel. 02 89096130
www.piuarch.it
Total Tool
Viale Francesco Restelli, 3
20129 Milano
tel. 02 76317571
www.totaltool.it
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A+D+M | MAGAZINE | 2013| # 43