da Casa Madre - 6/09 - Missionari della Consolata

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da Casa Madre - 6/09 - Missionari della Consolata
da Casa Madre
ANNO 89 - N.6 - GIUGNO 2009
ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA
PERSTITERUNT IN AMORE FRATERNITATIS
Nehmeh al-Musawwir, monastery of Our Lady of Balamand (Lebanon) , Christ
the great high priest , 15th century Aleppan icon, Greek Orthodox Church
Editoriale
Editoriale
P. Giuseppe Ronco, imc
LA FESTA DELLA CONSOLATA
La Consolata è “nostra madre tenerissima, che ci
ama come la pupilla degli occhi suoi”. Questa espressione del Beato Giuseppe Allamano dice tutto: è lei
che ha voluto l’Istituto, è lei che ha pensato di provvedere ad ogni cosa; è lei la Fondatrice. L’ha voluto
perché il suo più grande desiderio è che il Figlio sia
conosciuto, amato, ascoltato; perché ai piedi della
croce è diventata madre di tutti. Il Beato Allamano ha
voluto che percorresse le vie del mondo attraverso
l’opera dei suoi missionari, che annunciano a tutti la
vera consolazione, Gesù Cristo, mediante la vicinanza alla gente, la promozione umana, il sollievo nelle
sofferenze, il dono della salvezza.
1 - Chiara stella del mattino
splendi, Vergin Consolata:
luce al popolo in cammino,
verso il regno del Signor.
Rit: Consolata, nostra Madre,
per noi prega, peccatori:
Tu presenta i nostri cuori
al tuo figlio Salvator.
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2 - Tu. prescelta da Dio Padre,
Tu, dimora dello Spirito,
di noi tutti sei la Madre
che ci stringe in unità
Nella storia remota sull’origine del Santuario troviamo l’anziano Re Arduino di Ivrea che, ritiratosi
nell’Abbazia di Fruttuaria, ebbe in sogno disposizione dalla Madonna, insieme a S. Benedetto e S. Maria
Maddalena, di costruire tre chiese a lei dedicate: la
Consolata, Belmonte nel Canavese e Crea nel
Monferrato. Nel 1104 la Vergine apparve anche ad
un cieco di Briancon, Giovanni Ravachio, a cui disse
di recarsi a Torino dove, trovando un quadro che la
rappresentava, avrebbe acquistato la vista. Il cieco
ottenne ascolto solo dalla donna di servizio. Messosi
in viaggio per un momento gli si aprirono gli occhi
presso Pozzo Strada (oggi vi sorge la parrocchia
dedicata alla Natività di Maria) e vide da lontano il
campanile di S. Andrea (antico titolo del Santuario).
Giunto finalmente alla meta, scavando, trovò l’immagine della Vergine e acquistò la sospirata vista.
Probabilmente l’icona era stata nascosta durante l’imperversare dell’eresia del vescovo iconoclasta
Claudio, affinché non fosse distrutta. Accorse il
vescovo Mainardo, allora residente a Testona di
Moncalieri, e la miracolosa immagine venne ricollocata con i dovuti onori. Quest’effige oggi non esiste
più, mentre vi è nella parte bassa del Santuario la cappella sotterranea detta “delle Grazie”. Il quadro oggi
venerato è invece dono del Cardinale Della Rovere (il
costruttore del Duomo) ed è attribuito ad
Antoniazzo Romano. Opera della fine del XV secolo si ispira alla Madonna del Popolo di Roma.
UNO SPECIALE “ANNO SACERDOTALE”
Lettera (passim) del Card Cardinale Cláudio
Hummes
Arcivescovo Emerito di São Paulo
Prefetto della Congregazione per il Clero
Cari Sacerdoti,
L’Anno Sacerdotale, indetto dal nostro amato
Papa Benedetto XVI, per celebrare il 150º anniversario della morte di S. Giovanni Maria Vianney, il Santo
Dovrà essere un anno positivo e propositivo, in cui
la Chiesa vuol dire innanzitutto ai sacerdoti, ma
anche a tutti i cristiani, alla società mondiale, attraverso i massmedia globali, che è fiera dei suoi sacerdoti,
li ama, li venera, li ammira e riconosce con gratitudine il loro lavoro pastorale e la loro testimonianza di
vita. Davvero, i sacerdoti sono importanti non solo
per ciò che fanno, ma anche per ciò che sono.
Quest’anno sia anche un’occasione per un periodo
di intenso approfondimento dell’identità sacerdotale,
della teologia del sacerdozio cattolico e del senso
straordinario della vocazione e della missione dei
sacerdoti nella Chiesa e nella società.
Il Santo Padre, nel discorso d’indizione, durante
l’Assemblea Plenaria della Congregazione per il
Clero, il 16 marzo u.s., disse che con quest’anno speciale si vuole “favorire questa tensione dei sacerdoti
verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto
dipende l’efficacia del loro ministero”. Perciò deve
essere, in modo molto speciale, un anno di preghiera
dei sacerdoti, con i sacerdoti e per i sacerdoti, un
anno di rinnovamento della spiritualità del presbite-
rio e dei singoli presbiteri. In questo contesto,
l’Eucaristia si presenta come il centro della spiritualità sacerdotale. L’adorazione eucaristica per la santificazione dei sacerdoti e la maternità spirituale di
monache, donne consacrate e laiche verso i singoli
presbiteri, come già proposte, qualche tempo fa, dalla
Congregazione per il Clero, potrebbero essere sviluppate con sicuri frutti di santificazione.
Ovviamente, sarà molto importante cominciare
l’anno con un avvenimento significativo. Nello stesso
giorno dell’apertura dell’Anno Sacerdotale a Roma
con il Santo Padre, il 19 giugno, le Chiese locali sono
invitate a partecipare, in qualche modo, alla inaugurazione, magari con un atto liturgico specifico e festivo.
Editoriale
Curato D’Ars, è alle porte. Lo aprirà il Santo Padre il
19 giugno p.v., festa del Sacro Cuore di Gesù e
Giornata Mondiale di preghiera per la santificazione
dei sacerdoti. L’annunzio di quest’anno speciale ha
avuto una ripercussione mondiale positiva, specialmente tra gli stessi sacerdoti.
UNA FIABA NEL BIENNIO DELL’INTERCULTURALITA’
LUPUS ET AGNUS
(Fabularum Phaedri, Liber primus)
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti
compulsi.
Superior
stabat
lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro
incitatus
iurgii
causam
intulit;
‘Cur’
inquit
‘turbulentam
fecisti
mihi
aquam bibenti?’ Laniger contra timens
‘Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor’.
Repulsus
ille
veritatis
viribus
‘Ante hos sex menses male’ ait ‘dixisti mihi’.
Respondit agnus ‘Equidem natus non eram’.
‘Pater hercle tuus’ ille inquit ‘male dixit mihi’;
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.
Un lupo e un agnello erano giunti al medesimo
ruscello spinti dalla sete. Il lupo stava più in alto, l’agnello molto più in basso. Allora quel brigante, sollecitato dalla sua insaziabile fame, suscitò un pretesto
per litigare. «Perché», disse, « hai reso torbida l’acqua
a me che bevevo?». L’agnello, timoroso, di rimando :
«In che modo posso di grazia fare ciò di cui ti lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie labbra». Quello
sconfitto dalla forza della verità: «Hai sparlato di me,
sei mesi fa». L’agnello rispose: «In verità non ero
ancora nato». «Allora fu tuo padre, per Ercole, a sparlare di me». E così afferra l’agnello e lo sbrana dandogli un’ingiusta morte. Questa favola è stata scritta
per quegli uomini, che opprimono gli innocenti con
finti pretesti.
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LUCA, Assistente di Paolo
p. Afonso Osorio Citora, imc
be Filippo l’evangelista (At 21,8), ch’era uno dei
sette diaconi; a Gerusalemme fu in relazione con
gli ‘anziani’ di quella Chiesa-Madre, fra cui
Giacomo ‘fratello’ del Signore e Mnasóne di
Cipro (21,16-18)... A Roma conobbe anche
Marco, compagno del primo viaggio missionario
di Paolo e autore del II vangelo (Col 4,10.14; Fil
23-24)...
I collaboratori di Paolo
Come l’abbiamo già notato, Luca fu un compagno dei viaggi missionari di Paolo: nel secondo viaggio missionario di Paolo (At 16, 10ss),
nel Terzo viaggio missionario (At 20,6ss) e nel
viaggio di ritorno a Gerusalemme (At 21,1ss)
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Luca è, secondo le testimonianze più antiche,
un siriaco originario d’Antiochia di Siria, un
pagano convertito al cristianesimo. Medico di
professione (Col 4,14), Luca fu un inseparabile
discepolo ed assistente di Paolo e fu la primizia
dell’apertura della prima comunità al mondo
pagano. Luca fu, tra i collaboratori di Paolo, (Fil
1,24) colui che conosceva la chiesa primitiva
così che raccontò con dettagli, negli Atti degli
Apostoli, il primo espandersi della Chiesa cristiana fuori dalla Palestina.
Questi racconti furono dovuti, non soltanto
alla sua partecipazione alla comunità, ai viaggi
missionari, ma anche e soprattutto al suo incontro con diversi collaboratori di Paolo. Ad esempio, alla comunità cristiana di Antiochia (At
11,19ss; 13,1-3), Luca conobbe i principali membri, Barnaba, Simeon il Niger; a Cesarea conob-
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Il viaggio dell’integrazione di Luca nel
gruppo missionario (At 16,10ss): Il suo inserimento nella lista dei missionari fu probabilmente a Troade (At 16,10). Infatti il resoconto lucano del viaggio via mare da Troade a Filippi è una
specie di diario di viaggio, in prima persona plurale “Perciò, salpando da Troas, puntammo diritto su
Samotracia, e il giorno seguente su Neapolis; di là ci
recammo a Filippi” (At 16,10-11) ... “Mentre andavamo al luogo di preghiera, incontrammo” (At 16,16).
Questa narrazione impiega la prima persona plurale per comunicare la loro partenza da Troade
(Paolo, Sila, Timoteo e Luca). Se ne conclude che
il narratore degli Atti – Luca - si congiunse al
gruppo dei tre missionari in questa città o poco
prima. Arrivati a Filippi - “di là ci recammo a Filippi
”(16,11) - i quattro missionari ebbero alcuni
giorni per prendere contatto con il nuovo
ambiente prima di andare e partecipare alla preghiera degli ebrei, nel giorno di Sabato. Ciò che
vi trovarono non era atto ad incoraggiare un
missionario: non c’erano che delle donne, alcune
delle quali pagane di nascita e affiliate al giudaismo. E “sedutici parlavamo alle donne là riunite” (At
16,13)....I nostri missionari non si persero d’animo ma si misero a parlare ugualmente a quell’uditorio. La loro predicazione non fu senza frutti:
la conversione di Lidia che offre loro l’ospitalità
Il secondo viaggio di Luca con Paolo fu a
Filippi nel terzo viaggio missionario che Paolo
fece in questa comunità. Infatti, Paolo lascia
Efeso e ritorna in Macedonia con vari rappresentanti delle comunità da lui fondate (20,4) che si
separarono ad un certo punto del viaggio: un
gruppo accelerò il cammino andando ad aspettare l’altro gruppo a Troade. Paolo, risalita la
Tessalia e giunto a Filippi, si ricongiunse ivi col
suo caro Luca, che difatti da questo punto impiega di nuovo la prima persona plurale nella sua
narrazione (20,5ss) da lì andarono a Troade
(20,7ss), ed a Mileto (20,13ss).
Il terzo itinerario lungo è quello del ritorno
a Gerusalemme (At 21,1ss): dopo una permanenza di tre giorni a Mileto, Paolo riprese la navigazione con una comitiva diminuita: Trofimo,
Aristarco e Luca “Giunti in vista di Cipro, e lasciatala a sinistra, navigammo verso la Siria, e approdammo
a Tiro, perché qui si doveva scaricare la nave. Trovati i
discepoli, soggiornammo là sette giorni. Essi, mossi dallo
Spirito, dicevano a Paolo di non metter piede a
Gerusalemme; ”(21,3ss). La narrazione continua
sottolineando le visite alle comunità, ai saluti e
conforto alle persone e alle preghiere:partimmo
per continuare il viaggio, (21,5); da Tiro arrivammo a
Tolemaide; e, salutati i fratelli, restammo un giorno con
loro(21,7), Ripartiti il giorno dopo, giungemmo a Cesar
(21,8)... e finalmente i nostri missionari arrivarono a Gerusalemme dove, secondo Luca, “i fratelli ci accolsero festosamente” (21,17).
Luca fu una specie di vicario nelle comunità fondate: ad esempio a Filippi. Abbiamo visto
che dopo che Paolo e Sila uscirono di prigione
furono a casa di Lidia per pregare e esortare i fratelli e subito dopo partirono (16,40). Luca rimase a Filippi. la permanenza di Luca fu dovuta
probabilmente al desiderio di Paolo di lasciare
presso la recente comunità una specie di vicario
che, oltre ad essere pieno d’ardore, era anche
pratico della città. Rimane per accompagnare la
comunità cristiana, per pregare insieme ed esortare.
Luca fu un vero collaboratore da Paolo così da
essere considerato da tui tra “i miei collaboratori” ma divenne anche un vero e fedele discepolo
che seppe assumere e fare propri gli insegnamenti del maestro, integrare i vocaboli, le frasi e le
espressioni speciali del suo maestro nei suoi
scritti. .In questi viaggi e soggiorni, Luca li sfrutta per raccogliere nei vari luoghi e dalle varie persone della Giudea il materiale della sua grande
opera storica, alla cui ultima redazione egli lavorò più tardi a Roma.
Luca segue il suo maestro dappertutto: nelle
navigazione, nelle visite alle comunità fondate,
anche nelle difficoltà. Infatti, Luca è con il maestro nel naufragio a Malta (27,9-28,1) dove, dopo
che furono salvi i naufraghi, furono rinfrancati
dal buon fuoco accesso dagli isolani. Luca assisteva Paolo sia nella prigione di Cesarea (25,1ss)
che nella prigione romana. A Cesarea Luca era
presente e assisteva il suo maestro ma non sappiamo se Luca, per tenere assidua compagnia al
prigioniero Paolo, avesse preso stabile alloggio in
Cesarea: alcuni esegeti pensano che, senza dimorarvi stabilmente, Luca facesse frequenti visite
alla città e quindi a Paolo: certo è che, appena fu
decisa la partenza del prigioniero, Luca si trovò
al suo fianco per accompagnarlo in quella navigazione, che è raccontata nuovamente in prima
persona plurale.
Luca accompagnò Paolo prigioniero a Roma :
“quando fu deciso che noi salpassimo per l’Italia, Paolo
con altri prigionieri furono consegnati a un centurione, di
nome Giulio, della coorte Augusta. Saliti sopra una nave
di Adramitto, che doveva toccare i porti della costa
d’Asia, salpammo, avendo con noi Aristarco, un macedone di Tessalonica” (27,1ss) e perciò svela di essere testimone dei fatti. E quando arrivarono a
Roma, Luca fu sempre accanto al suo maestro, di
modo che, un certo giorno, a fianco del prigioniero non rimase che il fedelissimo: il solo Luca (2
Tm 4,11) perché il gruppo si assottigliò già lungo
il viaggio perché Trofimo ammalatosi si fermò a
Mileto, Erasto rimase nella sua Corinto (2 Tm
4,20), qualche altro si allontanò per pusillanimità
o per obbedienza dopo l’arrivo a Roma. Fu questa l’ultima testimonianza di Paolo riguardo
Luca.
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I collaboratori di Paolo
nella sua casa come segno della serietà della sua
adesione di fede: la sua casa diventa dunque una
chiesa domestica. Lì, a Filippi, Paolo e Sila
conobbero la prigioni e quando uscirono di prigione, entrarono in casa di Lidia; e visti i confratelli, li confortarono e partirono (16,40)... Partirono senza Luca
poiché Luca rimase a Filippi, come accennammo.
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Da forestiero - Biennio di Interculturalità
Il Dio dei bambini migranti
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(parte seconda)
p. Antonio Rovelli, imc
Tutte storie di sofferenza e sopraffazione,
ma è soprattutto per il destino toccato a quei
bambini che non riesco a rappacificarmi,
cerco dentro questi fatti un messaggio che
tarda a venire, oltre l’emozione e il dolore
provato alla vista delle incredibili fotografie
apparse sui giornali della stazione Ostiense e
dell’ Hotel Botola. Di sicuro mi sento interpellato, nella fede, nel mio essere missionario
e nel il mio rapporto con l’Altro. Presento di
seguito alcune riflessioni, appena accennate,
le condivido con voi affinché insieme ci
poniamo in ascolto di Dio che ci parla nell’irruzione dell’Altro, in questo caso attraverso la
vicenda di quei bambini migranti.
I “bambini dei tombini” ci dicono - o
meglio ci ricordano, e ce lo ricordano con la
rudezza della verità - che l’era provvisoria di
prosperità e decoro che la nostra parte del
mondo ricco, ha vissuto in semi-isolamento, è
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in corso di ridiscussione, e non solo per lo
spettro della recessione in agguato. La pressione inarrestabile dell’ umanità povera, dei
profughi, migranti e richiedenti asilo politico,
sta rimescolando tutte le carte, e rilancia
anche davanti ai nostri occhi, proprio davanti
a casa nostra, sotto i marciapiedi che calpestiamo, la percezione di una miseria che avanza inarrestabile e potente, che arriva a contaminare e intorbidare il nostro “benessere”, a
confondere e a dolere.
Ci si accorge dei bambini migranti solo
quando è troppo tardi e scoppia la tragedia.
Come quella successa a Livorno il 12 agosto
2007 in cui quattro bambini Rom, tra i quattro e i dieci anni, Eva, Danchiu, Lenuca e
Dengi sono morti. Bruciati vivi nella baracca
in cui vivevano sotto un cavalcavia: uno dei
tanti luoghi degradati che caratterizzano la
Queste situazioni disumane celano una
verità terribile, ed è che per gli ultimi non c’è
più spazio d’esistenza nel mondo di chi crede
di essere tra i primi. Che chi possiede solo la
propria vita nuda “non è gente” per chi vive
solo per possedere e consumare. E non basta
il lutto cittadino per i bambini rom bruciati
vivi, lo sdegno e la rabbia per i “bambini dei
tombini”, perché il rischio rimane che il
vuoto lasciato dal mancato incontro con l’altro venga riempito da una progressiva “antropologia del disprezzo”. E il rapporto con i
migranti e in particolare con gli “ zingari” ne
è un sensibilissimo indicatore. Perché quando
si tratta di zingari è difficile sottrarsi al pregiudizio, o anche solo all’abitudine a farne
oggetto di cronaca esclusivamente nera, dove
la carezza a un bambino diventa tentativo di
rapimento, e l’assenza di ogni più elementare
genere di confort il segno di una colpa.
E’ così che le storie dei bambini della stazione Ostiense e del Hotel di Milano, insieme
a quelle di tutti coloro che vivono ai margini,
perché stranieri o naufraghi della vita, ci dicono una verità troppo spesso inascoltata, non
tanto su di loro, ma su noi stessi, sulla frantumazione del tessuto sociale, il calo di solidarietà e il progressivo ripiegamento su noi stessi, e lo fanno pubblicamente.
Per reagire dobbiamo restituire alle “vite di
scarto” della nostra società la parola, dentro il
tessuto sociale la possibilità di una relazione
perché a questi corpi sociali isolati manca
quell’elemento fondante di ogni relazione tra
le persone che è il “riconoscimento”, presupposto indispensabile per “essere insieme” in uno
spazio condiviso. E il riconoscimento altro
non è, nel suo nucleo originario, che un
“dire” dell’Io sull’Altro. Un accogliere la presenza dell’Altro nel proprio ordine del discorso e della vita.
Abbiamo bisogno di un soprassalto di
dignità umana prima ancora che cristiana, che
faccia ritrovare in noi e attorno a noi il rispetto per la dignità di ogni essere umano, e l’esigenza vitale di riscoprire come il bisognoso
straniero è uno stimolo per ridare un’anima
alla nostra residua umanità e non un intralcio
a una società più “bella e ordinata”.
L’altro, il vero altro, infatti, non è colui che
scegliamo di incontrare o invitare in casa
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Da forestiero - Biennio di Interculturalità
nostra urbanistica, terre di nessuno vicino a
una discarica, a uno scolo fognario, a uno scarico industriale, là dove la nostra ostilità li
spinge e li ammucchia, lontano dalle nostre
vite decorose, fuori dalla nostra vista di
“gente per bene”.
Adulti e bambini insieme, categorie sociali,
“scarti umani”, costretti ad abitare una città
sommersa, che sta tra noi, ma invisibile agli
occhi della città di superficie, produttiva, del
traffico, di internet e del consumo vertiginoso. “Invisibile” anche a noi missionari, attenti
a scorgere, con molta più facilità e disinvoltura, le miserie umane lontano, nei paesi di
“missione”, i cui occhi però diventano
improvvisamente miopi e incapaci di frequentare la città, scavare nel tessuto sociale per
scoprire le povertà sommerse.
Sono uomini e donne, migranti e poveri che
abitano il nostro stesso spazio, e tuttavia non
lo “condivide”. E’ come se non ci fossero! Le loro
figure le incrociamo, le sfioriamo, le scansiamo, le urtiamo, in qualche loro parte le usiamo anche, ma non le “riconosciamo”. Anche
quando ci toccano, le teniamo a distanza, in
uno spazio “altro” che non ammette condivisione. Oltre il confine invisibile ma invalicabile del tutto simile a quello che separa appunto, gli oggetti dai soggetti.
Stanno nello spazio urbano, e della nostra
vita, forse come gli unici “corpi” percepibili
per differenza con l’indifferenza di tutti gli
altri: il corpo degradato del barbone steso sui
gradini della chiesa, il corpo materno della
zingara con il lattante accasciata nel sottopasso, il corpo ostentato delle donne nere o
dell’Est lungo il viale o la superstrada. Ma
restano all’esterno di ogni relazione. Non ci
parlano di sé. Non “fanno racconto” perché
non stanno in un racconto, senza un prima né
un dopo biografico, né un “essere per”, né un
“essere con” di cui, e per cui, appunto, “dire”.
Le loro vicende personali, le vicende del
loro esistere, il loro vissuto e sentire rimangono irrimediabilmente afoni, inudibili, alla
“città visibile” dei grattacieli e delle stazioni
ferroviarie, e noi rischiamo di diventare sordi
ed insensibili al loro linguaggio che grida alla
vita, chiede dignità e si accredita la forza della
profezia evangelica dai bassifondi della città
invisibile.
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Da forestiero - Biennio di Interculturalità
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nostra – forse anche con il retropensiero di
essere poi a nostra volta invitati – bensì colui
che emerge, non scelto, davanti a noi: come i
migranti e quei bambini che giungono a noi
portati semplicemente dall’accadere degli
eventi e dalla trama delle ingiustizie, povertà
e guerre.
L’altro è colui che sta davanti a noi come
una presenza da accogliere, chiede la parola,
per essere “riconosciuto” nella sua irriducibile diversità; poco importa se appartiene a
un’altra etnia, a un’altra fede, a un’altra cultura: è un essere umano, e questo deve bastare
per poterlo accoglierlo tra di noi.
L’interrogativo che spesso ci tormenta, che ne sarà della missione in Europa e nel
mondo? – rimane aperto solo se scoprirà
orientamenti e possibilità nuove nel cono
d’ombra rivelato dagli spaccati di emarginazione e povertà, esclusione e degrado vissuti
dagli stranieri, piccoli e grandi, nella nostra
società.
Nella società con gli anni si sono tentate
diverse tipologie di accoglienza dello straniero. Le riassumo brevemente. Prima di tutto
l’assimilazione, in cui l’incontro con lo straniero tende ad assimilarlo alla comunità che
lo accoglie; e poi l’inserzione, la modalità che
corrisponde alla volontà o al desiderio di
vivere gli uni accanto agli altri conservando le
rispettive differenze; e per ultimo, una tipologia di incontro che si sta progressivamente
facendo strada, quella dell’integrazione, che
non è un sinonimo gentile di assimilazione,
ma l’incorporazione di un’entità etnica in una
data società, attraverso la conoscenza e il
rispetto delle differenze, l’esclusione di qualsiasi discriminazione e la volontà del reciproco riconoscimento dell’alterità e l’armonizzazione delle differenze, nel dare e ricevere, in
una logica di eguaglianza senza che l’altro sia
ridotto a me. E su quest’ultima tipologia che
noi dovremmo lavorare maggiormente affinché il Vangelo possa diventare Parola inaugurale che apra nuovi spazi di vita e di convivenza pacifica ed arricchente per tutti.
Sono convinto che come missionari ci giochiamo il futuro della missione anche sulla
nostra capacità di fare delle scelte concrete e
controcorrente di inserimento e di servizio ai
migranti, una testimonianza che includa, ma
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vada oltre il semplice servizio pastorale.
Ecco allora alcune domande per la nostra
riflessione: come creare occasioni per dare la
parola ai nostri fratelli e sorelle migranti in
modo che siano “riconosciuti” come un “tu”
con un volto e una storia? Come scoprire se
ci sono delle piccole o grandi “città invisibili”
li dove ci troviamo e poi imparare a frequentarle per riportare “in superficie” la dignità
sommersa?
Come coinvolgere altri, soprattutto giovani,
parrocchie e associazioni, per uscire allo scoperto, denunciare le discriminazioni e, allo
stesso tempo, aprire i nostri cuori e le nostre
case ad una accoglienza evangelica concreta?
I fatti che vi ho raccontato sono svaniti
molto presto nell’ indifferenza generale, è
rimasta la cruda realtà delle vittime a convivere con la paura e il sospetto verso ogni
“corpo estraneo” del tessuto sociale. La sensazione di insicurezza che si prova per strada
in città, il difficile convivere in una società
divenuta meno omogenea e prevedibile, il
sospetto e la rabbia contro gli stranieri, stridono chiaramente con il messaggio della
Bibbia sullo straniero, contenuto nei corpi
legislativi dell’Antico Testamento, nel comportamento e insegnamenti di Gesù e, infine,
nella testimonianza delle prime comunità cristiane.
Su questi tre aspetti si concentreranno i
prossimi contributi di questa rubrica per
motivare ed orientare una inversione di rotta,
ritrovare la forze per scelte coraggiose e il
sussulto di umanità atteso da tutti noi.
E anche per rifondare nuovamente nella
Parola di Dio la qualità del rapporto con lo
straniero che trova ispirazione nell’evento
fondamentale della liberazione di un gruppo
di schiavi migranti in Egitto da parte di Dio
che così si rivela come il Dio degli schiavi
migranti. (Esodo 3:7-9)
Un Dio che ha senz’altro visto le sofferenze e ha ascoltato i gemiti e il pianto di quei
bambini migranti afgani, cinesi e rom, e che
oggi non esita a rivolgersi a noi, missionari,
affinché si realizzi il suo desiderio di sempre:
“lasciate che i bambini vengano a me” (Marco
10:14).
p. Francesco Pavese, imc
Che il nostro Fondatore sia stato un “collaboratore” collaudato è risaputo. Suppongo ,
però, che questa affermazione non sembri così
evidente a tutti , almeno a prima vista, perché
di lui si è sottolineato soprattutto il dinamismo
personale e, per così dire, la “leadership” sul
piano sia del pensiero che delle realizzazioni.
Chi lo ha conosciuto bene, tuttavia, ha fortemente sottolineato anche la sua capacità di collaborare con tutti quelli con i quali condivideva la responsabilità di realizzare un’opera.
Collaborare nel senso di informarsi, condividere, scambiarsi pareri, lavorare insieme.
Iniziando adesso e continuando nei prossimi
numeri del “Da CasaMadre”, offrirò volentieri,
alcune riflessioni su questo tema, che ritengo
stimolante per approfondire e attualizzare una
caratteristica che il Fondatore ha impresso da
subito nella nostra comunità. Incomincio con
qualche pensiero di carattere generale e, in
seguito, descriverò alcune delle principali figure di collaboratori e collaboratrici che, all’inizio dei nostri Istituti, sono stati particolarmente vicini al Fondatore e, con lui, hanno dato il
via alla nostra “Tradizione”.
Due premesse significative. Facciamo
attenzione a due punti molto indicativi: il
primo è l’abitudine che l’Allamano aveva di
sollecitare il parere dei saggi prima di operare.
In ogni attività di una certa importanza, egli
seguiva immancabilmente un suo metodo:
prima pregava e rifletteva, e poi chiedeva consiglio; alla fine, quando occorreva, ubbidiva.
Conosciamo il suo principio confidato nella
conferenza del 24 aprile 1910 perché lo assumessero anche i suoi missionari: «Nelle opere
di Dio bisogna procedere così: pregare, per
conoscere la volontà di Dio, consultare, consigliarsi, e soprattutto (ben marcato) l’ubbidienza,
la disposizione dei superiori». Sottolineo l’abitudine di chiedere consiglio. Voleva confrontarsi con chi supponeva preparato e saggio.
Non è che poi non si assumesse la responsabilità della decisione in prima persona, ma prima
voleva rendersi conto di altri pareri, per non
dovere poi operare in solitario.
Ricordiamo, come esempio, come sia stato
scrupoloso nel consultare le costituzioni di
diversi Istituti religiosi prima di definire il
Regolamento del nostro. Addirittura le ha chie-
da Casa Madre - 6/09
Missionari insieme
Giuseppe Allamano
e l'arte di collaborare
9
Missionari insieme
10
ste ai Gesuiti, i quali non hanno avuto il coraggio di negargliele. Così lo ha raccontato il p. L.
Sales, in una conferenza alle suore: «Un giorno
andavo a trovare il Can. Allamano (andavo
sovente), e aveva sul tavolo un mucchio di
librettini. “Sai che cosa sono?”, mi dice. “Sono
le Regole di tutti gli Istituti che ho potuto
avere”. Chiese anche di poter vedere le
Costituzioni dei Gesuiti, e il Padre Gesuita
rispose: “No, Canonico, non possiamo dare le
Costituzioni”. “Ma io me ne servo con prudenza…”. “Mi rincresce, Canonico, non posso
dargliele”. E mentre aveva le Costituzioni, le
spingeva verso il Canonico Allamano e continuava a dire: “Vede, non posso…”. Il Padre
concluse: “Ah! Ho capito, non possono darmele, ma io posso prenderle!”».
Il secondo punto su cui richiamo l’attenzione è il criterio per così dire di fondo che il
Fondatore ha seguito per iniziare l’Istituto. Mi
riferisco al famoso principio dello “spirito di
corpo”. Esso appare evidente già nel
Regolamento del 1901, dove si dice che
«Questa unione di intendimenti e di sforzi è
come l’anima e la vita dell’Opera; da essa
dipende in gran parte la conservazione del
buon spirito dell’Istituzione, ed in essa principalmente troveranno i singoli membri l’aiuto e
incoraggiamento vicendevoli che tanto giovano a mantenersi saldi nella vocazione».
Il Fondatore ha spesso insistito sulla necessità di vivere e operare insieme e non isolatamente. Come esempio rileggiamo un tratto
della famosa lettera circolare del 2 ottobre
1910: «Altro carattere del lavoro di missione è
la concordia. L’unione di mente e di cuore
mentre rende leggera la fatica, fa la forza ed
ottiene la vittoria. Guai al missionario che
tenace del proprio giudizio non sa rinunziare
alle proprie viste per accettare cordialmente
quelle della maggioranza dei compagni e più
ancora quelle dei superiori».
Se il Fondatore voleva che i suoi missionari
vivessero e operassero come un corpo unitario, quindi non autonomamente, come non
pensare che questa era la sua convinzione sulla
quale aveva impostato sia la sua vita che il suo
metodo di lavoro?
L’Allamano abile collaboratore. Ed era
proprio così: il Fondatore sapeva vivere in
comune e lavorare assieme agli altri. Teniamo
da Casa Madre - 6/09
presente, anzitutto, il senso comunitario che
ha voluto trasmettere a noi, comunicandoci la
propria esperienza di vita, come ci ha detto
espressamente: «L’esperienza mia di comunità,
di cui vissi tutta la vita, voglio applicarla a questo Istituto».
Il Fondatore, oltre ad essere un gran lavoratore, sapeva anche “farsi aiutare” e “lavorare
insieme”. Il suo dinamismo era condiviso con
diverse persone, prima e soprattutto con il
Camisassa. L’Allamano ebbe l’abilità di scegliersi un collaboratore che lo completasse. Ne
aveva potuto conoscere le qualità, durante il
periodo del seminario, quando era direttore
spirituale, trovandolo adatto e affine. Così gli
scrisse, probabilmente nel settembre del 1880,
per invitarlo ad accettare la nomina a economo
del Convitto: «Veda, mio caro, faremo d’accordo un po’ di bene». Sottolineo la parola “d’accordo”, che poi si è mirabilmente realizzata.
Mi piace riportare il giudizio che ne ha dato
il p. T. Gays in una biografia del Camisassa
(non pubblicata): « [Essi] si conservarono sempre tra loro “distinti” per le doti e attitudini
personali e per il lavoro realizzato assieme, ma
mirabilmente “uniti” nelle stesse opere compiute con apporto diverso e con identica dedizione alla realizzazione di esse». P. I. Tubaldo
si spinge oltre e afferma che il rapporto con il
Camisassa, più che una semplice collaborazione, può essere definito «un lavoro eseguito a
due, in perfetta complementarietà».
Non aggiungo altro sulla collaborazione tra
questi due colossi della missione perché già
conosciamo tutto.
La cerchia dei collaboratori dell’Allamano
era molto vasta, sia alla Consolata che nei due
Istituti. Nell’ambito del santuario e del convitto meritano di essere evidenziati due personaggi: il can. Giuseppe Cappella e il can. Nicola
Baravalle. Più che portare avvenimenti, mi
piace sottolineare lo spirito di intesa che si era
creato tra l’Allamano e i suoi due principali
collaboratori. Questo spirito emerge chiaramente dalle deposizioni che essi hanno fatto al
processo canonico diocesano. Sono due deposizioni lunghe, dettagliate, magnifiche, direi
entusiaste. Si vede che conoscono perfettamente l’Allamano, lo apprezzano e gli vogliono
bene. Avevano lavorato in piena armonia con
lui per tanti anni e sapevano per esperienza
missioni. Afferma che il Padre desiderava essere informato e si rammaricava di non conoscere quanto avrebbe voluto di quanto succedeva
in Africa. Poi conclude la relazione confidando
una sua impressione: «Ma ciò che mi colpiva
ancora in questi nostri colloqui era il vedere
con quanto interesse ascoltava e accoglieva
anche i miei apprezzamenti alle volte diversi
dai suoi. Con tutto il rispetto sì, ma anche con
franchezza esponevo il mio punto di vista ed
Egli per nulla cambiando il suo modo paterno
ragionava, accoglieva le mie obiezioni, ammetteva di non essere abbastanza informato e concludeva: vedi come ho bisogno di sapere le
cose».
Sr. Maria degli Angeli, una delle prime
Missionarie della Consolata, nominata responsabile della comunità in Casa Madre dopo la
partenza del primo gruppo per il Kenya, scrive: «Non disdegnava di chiedere qualche volta
il mio parere benché fossi tanto giovane ed
inesperta. Era talmente nostro “padre” che
non ci accorgevamo neppure che non fosse
religioso come noi».
Con tutta sicurezza si può affermare che la
collaborazione dell’Allamano con i membri dei
suoi due Istituti, a parte le vicende degli ultimi
anni riguardanti il rapporto con mons. F. Perlo,
è stata piena e abbondante. Non riporto nessun esempio, perché ne parlerò dettagliatamente nei prossimi mesi.
Collaborazione nella formazione dei missionari. Sappiamo quanto il Fondatore ci
tenesse al suo spirito, che lui stesso comunicava. Eppure i suoi collaboratori nella formazione non erano dei semplici esecutori. Fedeltà
allo spirito del Fondatore sì, impegno inderogabile anche per essi, ma nel libero esercizio
della propria responsabilità. Nel loro servizio
dovevano avere un atteggiamento di libertà,
nel mutuo dialogo con il Fondatore.
Trovo significativo quanto l’Allamano ha
fatto notare a don Luigi Borio, primo collaboratore (prefetto di disciplina) alla Consolatina,
il 4 settembre 1907, mentre la comunità si
trova a S. Ignazio: «In seguito a ciò che dissi a
V.S. nel ritorno a Lanzo, le aggiungo in
Domino, che in tutto V.S. usi parole e modi
amorevoli coi giovani. Non so come vada ma
in nostra casa c’è più timore che amore; stanno lì come automi, senza iniziativa propria e
da Casa Madre - 6/09
Missionari insieme
che cosa significasse collaborare con quel personaggio così speciale.
Ci sono altri dettagli che indicano questo
rapporto. Si legga, ad esempio, il commovente
indirizzo che il Cappella ha rivolto
all’Allamano, al termine del pranzo, il 29 gennaio 1910, decimo anniversario della miracolosa guarigione. È riportato da p. C. Bona nelle
Lettere, vol. V, pp. 334-339. Ci sono parole
quasi di venerazione, che dimostrano chi era
l’Allamano per quel gruppo di collaboratori. A
parte lo stile aulico proprio del tempo e forse
del personaggio, limitiamoci a leggere le parole conclusive del lungo indirizzo di omaggio:
«[...] e noi tutti che corde magno et animo
volenti, ai vostri desiderii ed alle opere vostre
offriamo e piedi e mani e testa e cuore, ne ringrazieremo ogni dì più vivamente il Signore e
batteremo palma a palma ai vostri trionfi, alle
glorie vostre e con esultanza sempre maggior
grideremo viva la Consolata, viva l’amato
Rettore». Si può anche sorridere di fronte ad
un simile linguaggio, ma intanto è certo che
quei giovani sacerdoti impegnati con
l’Allamano al santuario e al convitto esprimevano ancora una volta la volontà di offrire
piedi, mani, testa e cuore, per lavorare insieme
con lui!
Sul metodo della collaborazione, il Baravalle
ha rilasciato una magnifica testimonianza:
«Non era fossilizzato nelle sue idee, ma apriva
il cuore ad ogni buona iniziativa; accettava,
specialmente all’ora della mensa quando ci trovavamo tutti insieme, le nostre proposte, le
esaminava benevolmente, e talvolta cambiava
radicalmente o modificava le proprie deliberazioni, dimostrando il contatto diretto che teneva con i suoi collaboratori, e la stima che aveva
di loro, e dei loro suggerimenti».
Ci sono anche delle belle testimonianze nell’ambito dell’Istituto. Una è quella del p. G.
Gallea, che riporta la propria esperienza sul
metodo usato dall’Allamano nel rapporto con i
propri collaboratori all’interno della comunità
dei missionari: «Era persuaso che ciascuno ha
da Dio una grazia particolare per adempiere
bene l’incarico assegnatogli dall’obbedienza.
Agì quindi in conseguenza di questa sua persuasione».
P. Gioachino Cravero racconta di una sua
visita al Fondatore, dopo essere tornato dalle
11
Missionari insieme
12
con paura di parlare e fare per tema di sbagliare. Studii la cosa». Si tenga presente che le
parole «e con paura di parlare e fare per tema
di sbagliare» sono aggiunte in sopralinea, il che
spiega meglio la convinzione dell’Allamano in
favore della spontaneità di rapporto tra formatore e discepolo. L’Allamano non dà subito
delle direttive, ma invita il suo collaboratore a
studiare il problema, che poi cercheranno di
risolvere insieme.
A don Borio è succeduto il p. Umberto
Costa. Ecco un tratto di lettera del Fondatore
scrittagli da Torino a S. Ignazio, dove si trovava in vacanza con i giovani: «Tutte queste cose
te le dico perché se avessi qualche osservazione in proposito, me la scrivi. Pel bene, e perché
al vostro ritorno tutto sia in ordine pensa ad
ogni cosa, e scrivimi liberamente. Non cerchiamo che il maggior bene, perciò parla in tutto
liberamente. […] Non essendo io presente
devi riflettere davanti a Dio e poi fare ciò che
pare ch’io ti direi. È questo lo spirito di Dio;
ed io non tengo a sapere ogni cosa se non per
meglio indirizzarvi. Così anche operando lontano da me, anche sbagli, non ci sarebbe da
inquietarsi. […] Leggi la lettera unita al ch.
Garrone e se la trovi conveniente alla di lui
condotta, gliela darai, altrimenti no». Si noti
che allora p. Costa aveva appena 28 anni,
eppure il Fondatore gli dimostrava fiducia e
aveva già instaurato con lui una buona collaborazione.
Collaborazione nella vita dell’Istituto.
Nella conferenza domenicale del 2 aprile 1911,
il Fondatore ha pronunciato parole molto interessanti su un tema decisivo per la vita
dell’Istituto. Ne riporto un tratto abbastanza
lungo perché da esso emerge lo spirito con cui
egli sapeva rapportarsi con i suoi giovani. Si
tenga presente che queste idee non le ha dette
ai ragazzi del piccolo seminario, perché non le
avrebbero comprese, ma solo alla comunità dei
chierici e dei pochi sacerdoti e coadiutori presenti: «Una volta i padri di famiglia usavano di
tanto in tanto trattare coi figli maggiori delle
cose della famiglia: i guadagni, ecc.,quel che
c’era da fare nella settimana, il modo di accrescere i beni, ecc., e ciò, dicevano essi, per interessarli. Così dobbiamo fare noi, e questo è il
motivo per cui io godo tanto di parlare con
voi. […]. Ebbene, oggi che è Ritiro mensile,
da Casa Madre - 6/09
domandiamoci un po’: Va bene la nostra
Comunità? (intendo questa qui).
Questa domanda io me la faccio sovente,
specialmente alla sera dopo cena, prima del
riposo, ora soprattutto che sono generalmente
solo; mi esamino per qui e per l’Africa, prendo
il mio taccuino e passo in rivista questo e quello, quello, quell’altro. Questo è appunto il
motivo per cui il Vice Rettore ha fatto il sacrificio di andar nell’Africa: è andato là per parlar
coi Missionari, prima in privato, nelle singole
missioni e poi durante gli esercizi spirituali ed
anche dopo, per intendersi con loro sulle
Costituzioni, sul Regolamento, sulle preghiere,
ecc., tutte cose che furono scritte e se ne fece
come un formulario: così si avranno i consigli
di tutti e si osserveranno più volentieri le regole fatte da loro stessi».
Notiamo che si tratta delle Costituzioni del
1909, approvate ad esperimento, che poi confluiranno in quelle definitive del 1923. A parte
la nota di carattere psicologico, sta il fatto che,
nel processo di maturazione delle Costituzioni,
il Fondatore ha saputo coinvolgere anche i
missionari, credendo all’importanza della loro
esperienza sul campo. Non dimentichiamo che
il Fondatore aveva un concetto altissimo delle
Costituzioni. Spiegandole, infatti, ha così precisato il loro valore: «Nelle nostre Costituzioni
c’è l’essenza, la natura, lo spirito della nostra
Congregazione». Ebbene, proprio per riflettere sulla loro rispondenza alla vita concreta
della missione, egli da padre saggio ha voluto
coinvolgere i suoi figli e valorizzare la loro
esperienza.
Riflessione conclusiva. Mi permetto di
offrire una specie di riflessione conclusiva: la
volontà di collaborare, ad ogni livello, il
Fondatore ce l’ha trasmessa molto bene e, di
conseguenza, essa fa parte della nostra identità. Da noi non si concepisce un missionario
che si muova isolatamente, senza confrontarsi,
condividere e collaborare con gli altri, sia
all’interno che all’esterno dell’Istituto. L’unità
attiva tra noi e con la Chiesa è una caratteristica originaria. Quindi merita rinnovare di continuo lo spirito e il metodo con cui viviamo e
operiamo: se e come sono conformi a quelli
che il Fondatore ci ha infuso con l’esempio e la
parola.
p. Stefano Camerlengo, imc
Carissimi scrivo dal Brasile e siamo nel tempo di
Pasqua: tempo della speranza e della vita! Vorrei
condividere con voi alcune riflessioni sulla missione che mi sono nate proprio in questa terra così
grande e sfidante, con questa gente piena di creatività e di gioia di vivere, in questa Chiesa che pensa
e cammina. Da tempo noi parliamo del bisogno,
della necessità di un nuovo tipo di missione. Ne
parliamo talmente tanto che ormai queste parole
sono già vecchie e superate. Ma che cosa significa
questo discorso? Perché tanti missionari ne sentono il bisogno? che cosa significa esattamente questo parlare di novità? È solo un pio desiderio di
alcuni o un sogno di altri? E’ veramente possibile
questo cambiamento? E’ alla nostra portata di missionari della Consolata?
Elenco alcuni atteggiamenti fondamentali per
entrare in un cambio di mentalità:
1.Accogliere il cambiamento come positivo
Durante la stagione delle piogge «morte e vita»
giocano insieme. In Africa, come anche in America,
c’è la stagione delle piogge che aiuta a situarsi e a
rinnovarsi senza forzare la natura, anzi accompagnandola e rinforzandola, è questa un immagine
che ci aiuta nella nostra riflessione.
La stagione delle piogge è una stagione fondamentale per l’equilibrio e il benessere di tutte quelle società organiche che si collegano in maniera
vitale ai ritmi della natura. Si tratta in realtà di una
stagione che fa aumentare il disagio: gli spostamenti si fanno più difficili, umidità e freddo, malattie e
morti. Madre natura trasforma tante cose secche e
rigide senza paura di perdere anche cose/persone
preziose e importanti. Durante la stagione delle
piogge «morte e vita» giocano insieme la danza di
rigenerazione della Terra Madre. Tutti i viventi si
dissetano alla sorgente di una chiamata fondamentale: essere «viaggiatori dell’oltre», non fermarsi
nella terra conquistata, non chiudersi nella casa
costruita, nella vigna piantata, nella certezza raggiunta, nella epistemologia ricevuta e consolidata!
Un archetipo di questa stagione lo possiamo
vedere nel tanto contestato fenomeno della globalizzazione. Non potrebbe essere proprio la globalizzazione una grande stagione delle piogge? Una
stagione delle piogge necessaria per aiutarci a vivere oggi una inedita e antichissima chiamata? Un
Vangelo che annuncia e prepara la terra e i suoi abitanti a una nuova rigenerazione? La globalizzazione
sta piovendo indifferentemente su tutte le religioni,
sui buoni e sui cattivi, su tutti i sistemi di vita dei
differenti popoli e culture e sulle loro epistemologie, su usi e costumi antichissimi.
2. La missione è sempre portatrice di futuro
Ognuno di noi, almeno credo, ha fatto sulla sua
pelle l’esperienza di condividere un po’ della sua
vita con un popolo, una cultura. In un contesto di
missione ci siamo incontrati grazie alla condivisione del nostro personale cammino umano e spirituale. Ci lega molto strettamente la consapevolezza
che nessuna realtà e nessuna persona per quanto
oscura e problematica è senza futuro.
Non ci sono «missioni senza futuro», né alcun
territorio geografico senza speranza: l’unica «mis-
da Casa Madre - 6/09
Attività della Direzione Generale
Oggi bisogna osare
un nuovo tipo di missione
13
Attività della Direzione Generale
14
sione senza futuro» siamo noi missionari ogni volta
che tiriamo i remi in barca. Senza futuro sono io
quando mi butto a corpo morto nel lavoro per salvare gli altri in modo da non avere tempo per sentire la sgradevole compagnia di me stesso! Senza
futuro è il non accettare la logica della stagione
delle piogge. Infatti, questa stagione ci ricorda la
necessità del viaggio continuo, ci trova spaventati,
confusi e impreparati. Oggi non ci sono più luoghi
comuni dietro cui possiamo metterci al sicuro; questa stagione è inesorabile nel rivelare quando la teoria, la prassi e la metodologia missionaria che ci
guida da anni è, o meno, adatta alla Vita. In questo
tempo di profondo mutamento non esistono slogan dietro cui metterci al riparo e con cui darci una
identità certa, infallibile. «Missione ad Gentes», «ai
più poveri ed abbandonati», «agli ultimi», «agli ultimi degli ultimi», «missione nella città» … parole che
si svuoteranno sempre di più se continueremo ad
usarle per non andare oltre, per evitare la chiamata
della vita a rigenerare a cui il nostro vivere ed la
nostra prassi. Spesso noi missionari anziché
abbracciare le sfide a cui le varie stagioni delle piogge che arrivano là dove abbiamo lavorato per anni
ci chiamano, preferiamo spostarci alla ricerca di
altri territori non ancora sufficientemente evangelizzati o nelle città… per restare in uno stato di permanente stagione asciutta e non bagnarci mai il
sedere quando l’acqua della crisi ci invita a prenderci le responsabilità del nostro lavoro, ad affrontare
i nodi vitali e a crescere insieme al nostro popolo.
Chissà se non è proprio da qui che trae origine l’illusione che il «futuro» sia sempre altrove rispetto al
luogo in cui ci troviamo!
3. La prima e fondamentale vittoria di Gesù
è la vittoria sulla paura
La pietra d’angolo di tutta la fede cristiana è la
resurrezione, l’esperienza della vittoria di Gesù
sulla morte. La fine cruenta del Figlio dell’Uomo,
in quanto archetipo di tutte le morti cruente che
bagnano i solchi della storia, ha rafforzato una lettura parziale, di superficie, dell’evento morte. Di
fatto questo evento a cui nessun vivente si può sottrarre, da tempi immemorabili continua ad essere
compreso più come una ineluttabile fine, una porta
che chiude e spaventa, che non una porta che apre
al mistero della Vita.
La resurrezione nella sua dimensione storica si
traduce ed è visibile nella capacità di andare «oltre»
e nell’umiltà di lasciarsi sfidare e ferire dal mistero
da Casa Madre - 6/09
dell’oltre. La disputa a favore o contro la realtà
della risurrezione può rischiare di diventare un alibi
perfetto per non posare lo sguardo sulla paura della
morte che abita l’anima di tutti noi umani. In realtà la prima e fondamentale vittoria di Gesù è stata
ed è la vittoria sulla paura. Gesù ha vinto la paura.
Per questo chiunque vuole utilizzare la paura per
comandare, per garantirsi l’obbedienza, il rispetto o
la devozione non ha incontrato se stesso oltre la
propria solitudine ed è ancora lontano dall’essere
figlio/a della risurrezione.
4. La forza dell’annuncio e della testimonianza
Oggi a noi missionari è chiesto di non venir
meno al nostro compito di annunciare il Vangelo,
ma questo annuncio non può essere disgiunto da
una buona comunicazione, un comportamento
limpido, una pratica cordiale dell’ascolto, del confronto e dell’alterità. Sì, l’annuncio cristiano non
deve avvenire a ogni costo, né attraverso forme
arroganti, né con un’ostentazione di certezze che
mortificano o con splendori di verità che abbagliano. Infatti, come ricordava già Ignazio di Antiochia
all’inizio del ii secolo: “il cristianesimo è opera di
grandezza, non di persuasione”.
Paolo VI ha più volte chiesto alla chiesa, in vista
dell’evangelizzazione di “farsi dialogo, conversazione, di guardare con immensa simpatia al mondo
perché, se anche il mondo sembra estraneo al cristianesimo, la chiesa non può sentirsi estranea al
mondo, qualunque sia l’atteggiamento del mondo
verso la chiesa”. Ecco perché occorre innanzitutto
che noi siano loro stessi “evangelizzati”, discepoli
alla sequela del Signore piuttosto che militanti
improvvisati.
Il primo mezzo di evangelizzazione resta la testimonianza quotidiana di una vita autenticamente
cristiana, una vita fedele al Signore, una vita segnata da libertà, gratuità, giustizia, condivisione, pace,
una vita giustificata dalle ragioni della speranza.
Questa vita improntata a quella di Gesù potrà
suscitare interrogativi, far nascere domande, così
che anche a noi verrà chiesto di “rendere conto
della speranza che ci abita”. Per questo servono
missionari che narrino con la loro esistenza stessa
che la vita cristiana è “buona”: quale segno più
grande di una vita abitata dalla carità, dal fare il
bene, dall’amore gratuito che giunge ad abbracciare anche il nemico, una vita di servizio tra gli uomini, soprattutto i più poveri, gli ultimi, le vittime
Una vita felice, beata. Certo, non in senso mondano e banale, ma felice nel senso vero, profondo,
perché la felicità è la risposta alla ricerca di senso.
Tale dovrebbe essere la nostra vita : liberata dagli
idoli alienanti, contrassegnata dalla speranza e dalla
comunione fraterna.
Incominciare con questo è già osare il cambiamento! Auguri e buon cammino!
Bunju: Incontro
degli animatori missionari
p. Lello Salutaris Massawe e p. Gianni Treglia, imc
Gli animatori IMC e MC d’Africa partecipano
all’ incontro presso il Consolata Mission Centre –
Bunju, a Dar es Salaam in Tanzania dal 4 al 24
Maggio per riflettere e discutere sulla metodologia
ed l’identita’ dell’animatore quale evangelizzatore e
formatore per sua stessa vocazione.
Questo raduno, iniziato proprio nel giorno delle
incidentali esplosioni a Mbagala (periferia di Dar es
Salaam), che ha reclamato la vita di 22 persone, e’
la continuazione dell’incontro fatto a Sagana
–Kenya, nel 2007. I partecipanti dell’incontro a
Attività della Direzione Generale
della storia. Teofilo di Antiochia, un vescovo del II
secolo, ai pagani che gli chiedevano “mostrami il
tuo Dio”, ribaltava la domanda: “mostrami il tuo
uomo e io ti mostrerò il tuo Dio”, mostrami la tua
umanità e noi, attraverso la nostra umanità, vi diremo chi è il nostro Dio, qual’è la nostra famiglia.
5. La gioia di vivere la nostra vocazione e fraternità
Bunju provengono dalle regioni del Tanzania (ospite), Kenya-Uganda, Mozambico, Sud Africa, Costa
d’Avorio, Congo DRC ed Etiopia.
La presentazione fatta dalle diverse regioni e’
stata molto interessante ed anche ricca di contenuti nonostante le numerose sfide e difficolta’ sempre
presenti.
Kenya
Le relazioni di IMC e MC della regione Kenya
hanno sottolineato le attivita’ dell’AMV: animazio-
da Casa Madre - 6/09
15
Attività della Direzione Generale
16
ne missionaria nelle scuole e nelle parrocchie,
accompagnamento vocazionale, campi missionari
giovanili fatti in collaborazione con gli Amici della
Consolata, i Laici Missionari della Consolata, le
Coppie Missionarie della Consolata.
Le sfide da affrontare sono: la priorita’ data ai
valori materialistici e ai mezzi di comunicazione a
dispetto dei valori religiosi e morali; la poverta’ di
modelli educativi; la situazione di poverta’ economica in cui versa il paese spinge i giovani verso la
corruzione, spesso sono usati dai politici, coinvolti
nell’uso e nello spaccio di droga, nella prostituzione e altro ancora; il sistema educativo e’ piu’ rivolto alla competizione che alla formazione per la vita
dei giovani.
Tanzania
La relazione IMC-MC della Regione Tanzania ha
sottolineato la necessita’ che ogni missionario sia
animatore nel posto in cui lavora. Gli animatori
hanno potuto condurre le proprie attivita’ avvalendosi della collaborazione dei Laici Missionari della
Consolata (WAMISCO), di altre comunita’ religiose e Laici.
Le Suore Missionarie della Consolata sono inoltre impegnate alla preparazione per la celebrazione
dei 100 anni di fondazione.
Mass Media: la rivista missionaria “Enendeni”,
edita dai Missionari della Consolata, si e’ rivelato
uno strumento per raggiungere molte persone in
Tanzania e fuori paese. Diversi lavori di traduzione
in swahili sono stati fatti. Il gruppo di animatori
lavora inoltre assieme ad altre comunita’ religiose e
in collaborazione con il Comitato di Animazione
Missionaria (MAC).
Molto c’e’ da fare se si guarda alle sfide: risorse
economiche limitate, scarsita’ di persone capaci e
desiderosi di collaborare nell’insegnamento della
religione nelle scuole, poco interesse dei giovani
alle tematiche religiose.
Mozambico
In questi ultimi anni l’animazione missionaria e
vocazionale sta acquistando vitalitá e forza nelle
diverse parrocchie in cui lavoriamo.
Il lavoro di AMV é realizzato dagli animatori
prevalentemente a livello parrocchiale: Incontri di
formazione con i candidati alla vita missionaria e
accompagnamento personalizzato; promozione del
movimento Infanzia missionaria e formazione di
leaders; Animazione dell’eucarestia, ritiri, adorazio-
da Casa Madre - 6/09
ne e preghiera nei gruppi di giovani e nei gruppi
vocazionali parrocchiali. Oltre a cio’ c’e’ anche animazione della chiesa locale durante l’ordinazione
dei padri IMC; Animazione missionaria nelle scuole; Promozione di attivitá sportive con i giovani;
Animazione missionaria con la radio e Pastorale
universitaria.
Sfide e proposte. Vorremmo: Conoscere meglio
la cultura locale e le famiglie d’origine dei candidati alla vita religiosa; Creare, intensificare e usare
materiale di divulgazione AMV in collaborazione
con le MC; Preparare personale qualificato per
incominciare una rivista di animazione Missionaria
e Vocazionale e un centro di animazione e spiritualitá missionaria; Intensificare le visite nelle scuole;
Utilizzare maggiormente i mass-media, specie
radio e internet.
Congo – DRC
Nella regione del Congo, l’Animazione
Missionaria e la Promozione Vocazionale e’ portata avanti a livello parrocchiale, dove ciascun missionario e’ animatore e promotore vocazionale nella
sua comunita’. Il Consiglio Regionale ha insistito
che ciascuna comunita’ abbia un responsabile in
questo settore che collabori con l’incaricato zonale
scelto dalla regione.
Le sfide da affrontare in questo paese in guerra
sono: problemi di trasporto e comunicazione
dovuti alla scarsita’ di strade e uffici postali; la presenza di numerose sette che rende difficoltoso il
lavoro pastorale; poverta’, anche se molti giovani
cercano in tutti i modi di studiare nonostante non
abbiano certezza del futuro; la piaga dell’AIDS,
soprattutto tra i giovani.
Costa d’Avorio
E’ una regione molto giovane e comunque anche
le attivita’ si stanno svillupando un po’ alla volta.
L’AMV nella Costa d’Avorio si dedica principalmente all’animazione missionaria parrocchiale, aiutando i gruppi a prendere coscienza della missione
universale della chiesa e di ciascun cristiano in
modo specifico.
La sfida più grande è creare un centro missionario d’animazione e spiritualità nel sud del paese
dove si possano concentrare e svolgere in modo
più visibile le nostra attività.
Sud Africa
I Missionari della Consolata in Sud Africa sono
mo a far emergere la nostra creatività, la nostra
capacità critica sulle realtà che viviamo e sulla cronaca internazionale e per tutto ci vuole tanta saggezza, ecc.
Non manca l’aspetto ludico, specialmente durante le ricreazioni organizzate dai diversi gruppi etnici ed equipe di lavoro ed evangelizzazione.
Anche la gita all’isola di Zanzibar, il 16 del mese,
è una giornata gioviale e nello stesso tempo un
ripercorrere idealmente i primi passi fatti dalla
nostra Famiglia Missionaria più di cento anni fa.
Etiopia
La chiesa cattolica non e’ ancora riconosciuta
come un istituzione religiosa ma una ONG. Tante
attivita’ della chiesa vengono conosciute come
impegni sociali.Tale mentalita’ ha complicato non
solo la vita dei missionari ma anche l’animazione
nel paese. A Modjo e’ stato costruito un centro di
animazione dove si svolgono varie attivita’ di animazione giovanile. La crescita della chiesa Cattolica
in paese e’ sotto zero. “Allora, che cosa facciamo in
Etiopia?” e’ stata la domanda che tanti animatori si
sono chiesti.
Arrivati sull’isola, la nostra attenzione si concentra sulla condivisione del vescovo Monsignor.
Augustine Shao, che con semplicità ci fa una carrellata storica dell’evangelizzazione in codesta terra, e
quello che colpisce di più è la convivenza dei cristiani con i mussulmani. La cattedrale cattolica e
anglicana costruite a pochi passi dalla moschea e
sul cimitero islamico. Quella anglicana, visitata da
noi poco dopo, costruita proprio sulla piazza del
mercato degli schiavi.
APPUNTI DI UN PARTECIPANTE
P. Rocco Marra
In
questo
periodo abbiamo
modo di conoscerci personalmente, di informarci sul lavoro
delle varie regioni,
di
apprendere
nuovi elementi
dai relatori appositamente invitati,
tra i quali vale la
pena citare la
giornalista tanzaniana del BBC, la
Signora
Vicky
Ntetema, con la sua incredibile e coraggiosa testimonianza circa l’uccisione degli albini in Tanzania,
interessi, implicazioni e la nostra missione. Tante
sono le informazioni, ma altrettante le provocazioni per essere testimoni autentici a livello personale, comunitario ed ecclesiale, inoltre c’incoraggia-
Anche le pareti della stanza dove siamo radunati
col vescovo ci parlano di schiavitù, ma anche di
liberazione, poiché la casa è stata comprata dai
padri dello Spirito Santo, al loro arrivo nel 1860,
per istruire la gente e dare a loro lavoro e dignità.
Il vescovo ci fa notare che il dialogo con i mussulmani, che sono la maggioranza, s’intesse nel
quotidiano accogliendo l’altro, a partire dai più piccoli. In questo modo si vede concretamente che l’amore trasforma la comunità umana, al di la della
professione di fede.
Attività della Direzione Generale
un gruppo esiguo. Sono presenti in quattro diocesi,
una comunita’ per diocesi. La Chiesa locale non e’
coinvolta nell’animazione missionaria ed e’ alquanto difficile avere vocazioni.
I missionari si confrontano con le seguenti sfide:
la creazione di un centro di AMV, possibilmente
vicino alla nostra casa di Studi Teologici, cosi’ da
coinvolgere gli studenti di Teologia in questo contesto; l’organizzazione delle tappe della formazione
di base, credere ed investire (in personale e denaro)
per questa ragione.
Il nostro pensiero va anche al nostro Fondatore,
che proprio all’inizio del secolo XX, ha deciso di
aprire la missione tra i Kikuyu (Kenya), allora parte
della circoscrizione del Vicariato Apostolico dello
Zanzibar. Tale decisione era stata maturata dopo
un lungo e articolato discernimento facilitato dalle
relazioni epistolari col cav. Giulio Pestalozza, console a Zanzibar; nonché col Vicario Apostolico dei
Galla Mons. André Jarosseau e più tardi con Mons.
Emile-Auguste Allgeyer, Vicario Apostolico del
Zanzibar.
Il primo gruppo dei missionari della Consolata,
capeggiati da P. Filippo Perlo, sbarcarono a
da Casa Madre - 6/09
17
Attività della Direzione Generale
Zanzibar il 28 maggio 1902 e rimarranno nell’isola
all’incirca due settimane, prima di ripartire per il
Kenya.
Il nostro desiderio di poter scattare una foto
ricordo davanti alla cattedrale, sulla stessa scalinata
dove sono stati ripresi i nostri pionieri insieme a
mons. Allgeyer e un sacerdote dei Padri dello
Spirito Santo, non è stato esaudito, ma certamente
la visita all’isola è stato un segno del nostro desiderio di continuare il cammino di animatori missionari e vocazionali con lo zelo ed entusiasmo che
hanno caratterizzato i primi missionari della
Consolata.
SULLE ORME DEI PRIMI MISSIONARI
P. Daniel Lorunguiya
Sabato 08 maggio visitiamo la parrocchia di
Kigamboni gestita dai missionari della Consolata e
Mbagala, centro sanitario gestito dalle Suore
Missionarie della Consolata. Quanti esempi di vita
totalmente consacrata a Dio e spesa a favore del
prossimo! La gente è povera, ma serena, soprattutto i bambini, sempre sorridenti, che ti guardano
con occhi grandi e incuriositi. Esprimono fiducia,
amore, accoglienza e tanta voglia di carezze, di
gioco.
18
da Casa Madre - 6/09
Sabato 16 Maggio facciamo una gita a Zanzibar.
La radice del nome ( dal persiano “Zangh”, che
significa “nero” e “bar”, che vuol dire “terra”,
quindi “terra dei neri”) é tutto un programma. È
un luogo ricco di storia: sin dal 200 a.C. i commercianti della Bassa Arabia si spinsero sin qui per soddisfare la richiesta di avorio da parte di greci e
romani.
Il nome evoca fantasie orientali, e ben a ragione:
nell’ottocento, per opera dei Sultani é diventata il
più grande produttore mondiale di spezie. I profumi accolgono il viaggiatore che arriva nell’arcipelago: é una cittadella di pietra, posta tra il cielo e
mare. Ci incantiamo dinanzi ai minareti, ai colonnati e alle cattedrali. Fin dall’antichità é stata un anello di congiunzione fra l’occidente e l’oriente, punto
di sosta e di partenza per navi che esploravano il
mondo e punto di unione di numerosi popoli come
Arabi, Indiani, Cinesi, Europei e altri ancora. Ma
Zanzibar é tristemente famosa per essere stato
anche uno dei più grandi mercati degli schiavi.
Al nostro arrivo ci rechiamo a casa del vescovo
Mons. Augustine Shao che ci parla della storia dell’evangelizzazione dello Zanzibar.
I primi Missionari Cattolici ad arrivare furono i
Francescani e gli Agostiniani che dopo aver cerca-
Dialogo Interreligioso
Con I fratelli musulmani, la chiesa dello Zanzibar
è presente attraverso la testimonianza di vita quotidiana. Vicino alla casa del vescovo inoltre esiste una
scuola elementare cattolica con 80 bambini, 75 dei
quali sono musulmani. Accettando di portare i loro
bambini nella scuola Cattolica, il dialogo cresce: si
condividono problemi, preoccupazioni e insieme si
cercano le risposte. Oggi la piccola comunità
Cristiana ha riscoperto un nuovo modo di essere
presente e testimoniare umilmente il Signore Gesù
con grande amore per Dio e il prossimo.
Usciti dalla casa del vescovo ci rechiamo nella
cattedrale anglicana. Completata nel 1877 dalle
Missioni Unite dell’Africa centrale, fu la prima, per
questa confessione religiosa, ad essere edificata
nell’Africa orientale. Essa sorge nel luogo in cui si
teneva, nel XVIII e XIX secolo, il mercato degli
schiavi, all’incrocio di New Mkunazini Road e
Greek Road, nella zona orientale di Stone Town.
La realizzazione di codesta cattedraleanglicana fu resa
possibile soprattutto dall’opera entusiastica del vescovo
Edward Steere (dal 1874 al 1922), autore anche del primo
dizionario inglese-swahili in alfabeto latino. Secondo la leggenda, il sultano Bargash gli chiese di non costruire la torre
della cattedrale più alta del Palazzo delle Meraviglie. Dopo
la risposta favorevole del vescovo, fu lo stesso sultano a regalargli l’orologio della torre.
Nella cattedrale è molto vivo il ricordo di David
Livingstone: c’è una finestra dedicata a lui ed il crocifisso è
stato realizzato usando il legno dell’albero che indica il luogo
in cui il suo cuore fu sepolto nel villaggio di Chitambo, nell’attuale Zambia.
Il mosaico che decora l’altare fu regalato dall’amata
Caroline Thackeray (cugina del famoso scrittore), che insegnò nella missione locale dal 1877 al 1926. Dietro l’altare
si trovano la cattedra del vescovo e 12 troni per i canonici.
Essi sono decorati con pannelli di rame su cui campeggiano
i nomi di diversi personaggi biblici.
Attività della Direzione Generale
to di fermare la schiavitù, vennero alcuni cacciati
via e altri uccisi dagli Arabi perché intralciavano il
commercio. Poi fu la volta dei padri dello Spirito
Santo. La prima cosa da fare era dialogare con il
Sultano, che concedesse loro di ristrutturare una
casa, attualmente sede della diocesi, nell’antica
residenza e prigione di un Musulmano venditore di
schiavi. I missionari dopo aver lottato per la liberazione di molti schiavi si impegnarono a cercare loro
terra da coltivare e abitare. Questi schiavi sarebbero diventati successivamente i primi traduttori e
accompagnatori dei missionari che provenivano
dall’occidente. In tal modo nel 1867 venne edificata la Chiesa di Bagamoyo nel luogo in cui gli schiavi venivano imbarcati.
Anche i missionari della Consolata giunsero a
Zanzibar nel 1902, diretti in Kenya e, in seguito,
collaborarono a riscattare alcuni schiavi.
Zanzibar é diventata Diocesi nel 1980 per rafforzare la presenza dei pochi Cristiani nell’Isola e
dall’82 con l’avvento della democrazia i religiosi
sono presenti e ufficialmente accettati. I battesimi
non sono ancora molti e la maggioranza dei fedeli
sono immigrati.
Tuttavia la Diocesi ha circa 17 preti, 6 comunità
religiose, una congregazione religiosa maschile e 11
comunità di suore. Il lavoro principale é l’educazione dei giovani e dei bambini. È difficile avere un
centro sanitario a causa delle forti esigenze burocratiche ed economiche.
“Ecco, io sono cresciuto e
avanzato in Sapienza” (Qo 1, 16)
p. Danilo Scomparin, imc
Recatici a Torino il 30 aprile (assieme ai seminaristi di Bravetta), il 1° maggio, alle 7,30, ci troviamo
tutti al santuario della SS. Consolata per una visita
e una preghiera. Il santuario è vuoto per cui abbiamo la possibilità di visitarlo in lungo ed in largo,
compreso il coretto da dove il nostro Fondatore
contemplava l’icona della Consolata. Ci siamo poi
diretti a Castelnuovo Don Bosco in pellegrinaggio.
La prima tappa, come è ovvio, è stata presso la casa
natale del Beato Allamano, dove ci attendevano
alcune Suore Missionarie della Consolata, provenienti dal vicino conventino, sede di un loro centro
da Casa Madre - 6/09
19
Attività della Direzione Generale
20
di spiritualità; presenti anche Padre Orazio Anselmi
e il Dr. Meluzzi.
La casa natale è un punto di riferimento anche
per noi corsisti; essere qui è come un mistico ritorno alle nostre origini religiose e missionarie, utile
per un’ulteriore riflessione sul nostro carisma.
Visitiamo poi la casa natale di San Giuseppe
Cafasso (definito la Perla del clero italiano), recentemente restaurata e adibita a casa di spiritualità da
Padre Orazio.
In fretta ci rechiamo poi ai Becchi, alla casa natale di San Giovanni Bosco, e notiamo subito la differenza: qui tutto è organizzato in modo da esaltare la “salesianità”, fatta di cose grandi, eclatanti,
esaltanti, programmata al millimetro tanto che
all’una precisa, tutto si chiude. Dopo un ottimo
pranzo ristoratore, abbiamo modo di visitare il piccolo paese, dove nacque San Domenico Savio: un
quindicenne santo.
Nel primo pomeriggio rientriamo a Torino, in
Casa Madre, in tempo per essere pronti per la celebrazione dell’ordinazione diaconale di due nostri
confratelli koreani, Martino e Pietro. Il rito dell’ordinazione ha luogo durante la messa che inizia alle
ore 17. Concelebrata da Mons. Aldo Mongiano
(emerito di Boa Vista, Roraima, Brasile) e da uno
stuolo incredibile di missionari della Consolata.
Presenti numerosi fedeli, le Suore, i seminaristi di
Bravetta ed altri.
Seguendo il magistero perenne di Sant’Agostino,
non descriverò qui il suggestivo rito dell’ordinazione diaconale, in quando esso va inciso e conserva-
da Casa Madre - 6/09
to ne proprio cuore, e auguro che così rimanga nell’animo dei nostri due primi missionari di quel
grande continente che è l’Asia.
Il 2 maggio qui in Casa Madre si ricorda l’anniversario di fondazione di questa casa voluta dal
Beato Allamano. Un pressante invito, ed un ricco
programma, improntato con raffinato gusto, dal
Padre Giovanni Bertello, e suoi collaboratori, ha
fatto sciamare qui circa 500 amici delle Missioni,
provenienti dalle diverse sedi della Consolata del
Nord Italia. Si è notato ovviamente l’assenza dei
ragazzi e dei giovani, e lo diciamo con una punta di
mestizia in quanto, come si sa, mancando l’elemento giovanile, anche le organizzazioni più belle e
sante, devono convenire d’essere ormai sull’orlo
della chiusura.
Nel primo pomeriggio, noi corsisti ci siamo recati a visitare la Comunità di Alpignano. Abbiamo
passato qualche ora in allegra compagnia dei nostri
confratelli anziani, ammalati e ringraziato Dio per
il loro spirituale supporto, discreto, nascosto e
silenzioso, all’opera evangelizzatrice del nostro
Istituto. “Dio glielo paghi!” - si usa dire in
Sardegna.
Il 3 maggio, dopo aver celebrato di buonora la
Messa, e aver meditato sulla figura del Pastore
buono e bello, abbiamo preso la corriera per il
nostro ritorno a Roma. Ci siamo fermati presso la
nostra casa di Cavi di Lavagna, dove il simpaticissimo P.Lucio Abrami, con i confratelli e due signore,
erano riusciti ad organizzare un buon pranzo per
tutti noi: una cinquantina.
Noi possiamo celebrare la Messa soltanto alle 9,
30, in una modesta cappella succursale. Abbiamo
anche un po’ di tempo per pregare la Madonna e
per impetrare che ci venga concesso il “Donum
Dei”, dato che proprio l’ultimo giorno di queste
mese cadrà la Pentecoste. Maria, lo sappiamo, è
sempre presente nel Cenacolo.
È seguita poi la visita agli scavi archeologici
all’antica città romana di Pompei, distrutta da un’eruzione vulcanica del Vesuvio, datata il 79 d.C.
Subito dopo pranzo, ci siamo diretti verso
Montecassino per visitare l’abbazia madre, cuore e
centro del monachesimo occidentale. Abbiamo
ammirato la ripida e scoscesa valle (tipo del difficile itinerario verso il Monte santo di Dio), le imponenti strutture architettoniche, l’efficientissima
organizzazione, l’afflusso dei viandanti e dei pellegrini, ma siamo stati, personalmente, intrigati dall’assenza dei monaci. Ne ho visto uno di qua ed un
altro di là... forse in tutto questo grande complesso
ce ne saranno una dozzina. Mi aspettavo di vederne a schiere in ogni dove, e non solo tra i chiostri o
nelle cappelle, ma anche nelle caverne e negli
anfratti (tutti lodanti Dio, nella perenne lode a
Dio), ma, ahimé!, devo ora costatare che il monachesimo occidentale è ridotto ad una “minimanza”.
Non credo all’adagio “Pochi, ma buoni”, speravo di
vederne tanti. Ho portato con me, come reliquia, il
Crocifisso di San Benedetto, il segno dei segni, e mi
son detto a mia consolazione: finché starà il Segno
della Croce, starà anche il Cristianesimo.
San Nilo canta: “Per Occidente ti sei innalzato
come il sole, illuminando con la luce delle tue virtù
gli estremi confini dell’universo. Roma si pregia
della tua vita, Norcia canta la tua fanciullezza e
tutta la Campania grida di gioia. Che l’Italia danzi
nella gioia, Montecassino ti lodi e sia pieno di gloria per la tua tomba. Proteggi Montecassino e noi
che ti cantiamo”.
Gli ultimi giorni del mese di maggio, giorni conclusivi del Corso di aggiornamento per missionari
maturi, si passeranno nella riflessione personale,
nel colloquio con i superiori, nello sforzo personale di fare una sintesi di quanto si è appreso e meditato in questi quattro mesi di aggiornamento e di
rinnovamento, rivedendo il proprio personale progetto di vita. Una messa conclusiva a fine mese di
maggio, nel ricordo del canonico Giacomo
Camisassa, chiuderà questo mirabile tempo sabbatico.
da Casa Madre - 6/09
Attività della Direzione Generale
Non volendo ora descrivere dettagliatamente la
cronaca di tutto il mese di maggio, dirò qualcosa
sulle iniziative che mi sembrano più interessanti.
Ad esempio, l’8, il 9 e l’11, si è cercato di affrontare il tema dell’inculturalità. Intanto siamo tutti invitati a recitare spesso la Preghiera preparata per il
Biennio dell’inculturalità.
Ovviamente, vi è una grande difficoltà a trattare
di questo tema, che è vastissimo quanto il mare e le
terre. Intanto, possiamo dire che interculturalità
non indica la somma di tante culture, quanto piuttosto quando individui di diverse culture interagiscono, collaborano assieme, per un fine comune,
che nel nostro caso è la vita consacrata, in comune,
per l’evangelizzazione dei popoli.
Al di là di tante riflessioni e discussioni che si son
fatte e si faranno negli anni a venire, credo sia
importante per non lasciare passare nel vuoto e nell’inoperosità il nostro Biennio dell’interculturalità,
quanto ci ha sapientemente suggerito P. Giuseppe
Ronco: cominciamo ad assumere, personalmente,
atteggiamenti di interculturalità.
(Se mi è permesso suggerirei di prendere come
esempio il grande Salomone, figura del Cristo,
quindi della Sapienza divina, ha fecondato di quella Sapienza duecento e oltre culture o nazioni della
terra).
Si è poi cominciato a parlare anche del nostro
carisma e della sua inculturazione. Siamo stati aiutati nella nostra riflessione anche da un Forum,
tenutosi qui da noi l’11 maggio nel pomeriggio,
intitolato “Unità e Carismi”, proposto dai religiosi
che gravitano nel notissimo movimento dei
Focolari.
La nostra riflessione comunitaria su tale tema
l’abbiamo svolta sabato 16 maggio. Abbiamo riflettuto su: sintesi del carisma e sua trasmissione, individuando tre linee da prendersi in esame: (a) il contenuto del mostro carisma; (b) l’inculturazione del
nostro carisma; (c) lo sviluppo del nostro carisma
(storia dell’Istituto, le Suore, i Laici).
Per lunedì 18 maggio è stato programmato un
pellegrinaggio mariano a Pompei e a Montecassino.
Partiti da Roma nel fresco dell’alba (5, 30), siamo
giunti a Pompei verso le 9, quando la temperatura,
piuttosto anomala di questi giorni, era già alta.
Entrati nel santuario mariano, notiamo subito che
all’altare maggiore vi è un vescovo africano che sta
celebrando la Messa: ciò significa che la devozione
verso la Madonna di Pompei ha già raggiunto terre
lontane.
21
Diario della Casa Generalizia
Maggio 2009
Casa Generalizia
p. Michelangelo Piovano, imc
22
Il 2 e 3 maggio ospitiamo nella Sala dei Popoli un
gruppo di professori guidati da padre Sandro Moreschi
ed il prof. Campolo di Catania per una due giorni di formazione alla mondialità. In una delle conferenze interviene anche P. Gottardo Pasqualetti.
La sera del 2 maggio ritorna dal Messico il Superiore
Generale dopo aver fatto la sua prima visita ai confratelli che là vi lavorano. Nonostante il virus della febbre
suina che propria là ha avuto il suo inizio, arriva in
buona salute.
La sera del 3 ritorna il gruppo del Corso da Torino
per iniziare l’ultimo mese di formazione e aggiornamento.
8 maggio: incontro comunitario nel quale iniziamo
a prepararci alla visita canonica riflettendo sulla lettera
inviata dalla Direzione Generale sul significato della visita e sugli schemi che devono orientare le varie relazioni
della comunità, degli uffici e del dialogo personale.
9 maggio: il Superiore Generale parte di buon mattino per la sua prima visita ai confratelli che sono in
Polonia, rimarrà con loro per una settimana.
11 maggio: nel nostro Teatro si tiene il 25° Forum
della Rivista Unità e Carismi al quale intervengono il
Superiore Generale dei Domenicani e Maria Voce
(Emmaus), Presidente del Movimento dei Focolari.
Sono loro, prima del dibattito, a trattare il tema:
“Trasmissione del carisma”. Vi partecipano molti religiosi, studenti e laici consacrati.
15 maggio: secondo incontro comunitario in preparazione alla visita canonica nel quale ognuno dà il suo
contributo (idee, spunti, valutazioni) per la relazione
della comunità.
16 maggio: ritiro comunitario sempre in preparazione alla visita. Ognuno si ferma a riflettere sui punti che
orientano la relazione per la condivisione del missionario con il Superiore Generale. L’invito è quello di “raccontare” e mettere per scritto la propria vita e missione.
18 maggio: Pellegrinaggio con il gruppo del Corso a
Pompei e Montecassino. Trascorriamo assieme una
bella giornata in clima di preghiera, condivisione e fraternità.
Padre Ronco, lungo il cammino, ci fa da guida con
aspetti spirituali, storici e culturali sulla devozione alla
Vergine di Pompei, gli scavi archeologici e l’Abbazia di
da Casa Madre - 6/09
Montecassino. Padre Rovelli presiede l’Eucarestia che
celebriamo nel Santuari della Madonna. Al pellegrinaggio vi partecipano anche alcuni rappresentanti del personale della casa che lavorano per noi lungo l’anno.
20 maggio: pomeriggio al mare con il gruppo del
Corso a Passoscuro. Il bel tempo tanto aspettato ed il
caldo permettono di andare in spiaggia e fare anche un
bel bagno. Là ci fermiamo anche per la cena condivisa
in clima di fraternità e serenità familiare.
22 maggio: terzo incontro comunitario in preparazione alla visita canonica nel quale è stata presentata la
relazione della comunità e fatte le ultime correzioni ed
osservazioni.
23-24 maggio: accogliamo in casa un gruppo di
Missionarie della Consolata giubilari venute in visita a
San Pietro. Partecipano anche ad una conferenza che
Padre Trevisiol Alberto tiene per loro sulla missione.
Il giorno dopo, un gruppo di confratelli, partecipa a
Nepi alla celebrazione giubilare di queste consorelle presieduta dal Vescovo di Civita Castellana.
25-29 maggio: durante tutta la settimana si tiene in
casa l’incontro del Consiglio Generale di
Amministrazione: accogliamo quindi i confratelli che ne
fanno parte provenienti dai continenti dove sono presenti le nostre circoscrizioni. Sempre in questa settimana accogliamo il Cardinale di Torino ed alcuni vescovi
del Piemonte venuti per l’Assemblea Generale annuale
della CEI.
28 maggio: Padre Matthieu Kasinzi difende la sua
tesi al termine degli studi fatti presso il PISAI (Pontificio
Istituto di Studi Arabi ed Islamistica). Il titolo:
“Argumentation sur l’existence de Dieu un et créateur
d’après Coran 2, 21-22 dans al-Tafsir al-Kabir de Fahr alDin al-Razi”. Felicitazioni e auguri !
29 maggio: con una celebrazione eucaristica presieduta da padre Stefano Camerlengo si conclude il Corso
di rinnovamento fatto dai 15 confratelli che, dalla metà
del mese di febbraio, hanno fatto parte della nostra
comunità. Nella stessa celebrazione abbiamo anche
fatto la commemorazione del co-fondatore Can.
Giacomo Camisassa. Al gruppo dei missionari che
hanno concluso il corso il nostro ringraziamento per la
loro testimonianza, impegno, aiuto e gioia che hanno
portato in casa in tanti momenti.
p. Lírio Girardi, imc
assembléia regional;
- um caloroso convite a sentir-nos família da
Consolata, através do testemunho pessoal e
comunitário e do interesse pela vida e missão do
Instituto.
- Como aconteceu: A visita toda transcorreu
num clima de muita acolhida, partilha fraterna,
sinceridade e confiança recíproca.
Tudo começou em S. Paulo (capital), em clima
se Semana Santa, intercalando diálogos pessoais
e comunitários, com os missionários da Casa
Regional e das Paróquias vizinhas e celebrações
pascais que culminaram com a festa solene da
Ressurreição do Senhor.
Na segunda-feira da Páscoa, a visita
continuou na Bahia, a quase 2.000 Km de São
Paulo. O vôo 1850, da TAM, nos deixou em
Petrolina (Pernambuco) onde um pequeno
grupo de missionários e missionárias da
Consolata, (inclusive a madre Geral Irmã
Gabriela Bono, que também acabara de chegar)
nos acolheu e transportou até Jaguarari, primeira
da Casa Madre - 6/09
Brasile
- Quem: Pe. Stefano Camerlengo, vicesuperior geral e Pe. Antônio Fernandes,
conselheiro continental.
- Quando: de 4 abril a 23 de maio de 2009.
- Destinatários: os Missionários da
Consolata da Região do Brasil, com suas
respectivas obras e atividades, espalhadas nos
Estados de São Paulo, Paraná e Brasília.
- O que foi: - um encontro familiar, de pai
com os filhos, e fraterno, de irmãos com irmãos,
conversando com cada missionário e reunindo
cada comunidade;
- um serviço em favor da pessoa do
missionário, primeiro bem do Instituto;
- uma ocasião para conhecer todos os
missionários, as obras e atividades que animam,
junto com as lideranças; suas dificuldades e
problemas;
- uma oportunidade para pensar e avaliar
nossas presenças, à luz de nosso carisma;
- um momento forte de reflexão e renovação
espiritual, porque inclui o retiro anual e a
Vita nelle Circoscrizioni
Visita Canônica à Região do Brasil
23
Brasile
Vita nelle Circoscrizioni
24
etapa da vista, na Bahia. Aqui, em pleno sertão
baiano, os diálogos pessoais começaram logo,
seguidos de encontros comunitários. A novidade
ficou por conta de um rico encontro entre
missionários e missionárias da Consolata,
coordenado pelo Vice-Superior Geral Pe.
Stephano Camerlengo e pela Superiora Geral,
Irmã Gabriela Bono. Continuando e
intensificando uma sadia tradição de trabalho
em conjunto, entre missionários e missionárias,
foi apresentada a proposta de pensar e elaborar
um projeto de evangelização, envolvendo as
equipes dos missionários e missionárias de
Juaguarari e Monte Santo. Tal proposta também
foi apresentada e refletida na reunião
comunitária IMC- MC de Monte Santo, nova
etapa da visita.
A escassez de pessoal dos dois Institutos, a
vontade de somar esforços, a realidade física e
cultural de Jaguarari e Monte Santo, são algumas
das razões que justificam este projeto.
A etapa seguinte foi Feira de Santana onde a
equipe missionária está se adaptando à nova
realidade e segue empenhada na construção da
nova igreja paroquial, dedicada à Santíssima
Trindade.
Chegamos em Salvador, no dia 20 de abril,
levados de carro, pelo padre Giovanni Crippa. O
encontro com Dom Gregório Paixão,
beneditino e responsável pelos religiosos na
Arquidiocese de Salvador, foi muito útil e
iluminador, principalmente no que se refere à
nova situação emergente, depois da criação da
nova paróquia de Jesus Ressuscitado,
desmembrada da nossa paróquia de São Braz.
Na reunião comunitária, ficou clara a
necessidade de trabalhar mais as dimensões
missionárias da AMV e Pastoral Afro. No
encontro com as lideranças da paróquia, antes
de embarcar para São Paulo, emergiu bastante o
apreço que o povo nutre com os missionários da
Consolata. A permanência de 12 dias na Bahia
foi útil para conhecer e admirar a realidade onde
nossos missionários trabalham.
De São Paulo viajamos, de carro, para o
Paraná.A primeira etapa foi em Curitiba. Visita
ao seminário Filosófico e paróquia Santa
Margarida, um binômio que nasceu no mesmo
ano (1983) e continua integrando um projeto de
pastoral e formação. No encontro, as lideranças
das
comunidades
evidenciaram
seu
da Casa Madre - 6/09
contentamento e estima pelos missionários da
Consolata. Ao mesmo tempo, a visita
questionou o número reduzido de seminaristas,
(apenas 6) e o escasso resultado da AMV. Com
os alunos e missionários do Seminário, foi
concordado a necessidade de um projeto
corajoso e real de Animação Missionário e
Vocacional. A segunda etapa, no Paraná, deu-se
em Cascavel. 500 Km de asfalto bem
conservado mas também bem pedagiado (7).
Aqui, como em Curitiba, Paróquia São Paulo e
Centro Missionário caminharam juntos,
integrando pastoral e formação. Hoje, diante da
escassez de vocações, todos questionam a
ociosidade dos espaços no Centro. Como
valorizar a riqueza deste ambiente? Filosofia?
Teologia? Aluguel, em benefício da Missão? As
lideranças da paróquia e a própria Arquidiocese
estão empenhadas em encontrar novos
caminhos. Disseram: “Precisamos de mais
entusiasmo”.
Uma visita rápida e emocionante às cataratas
do Iguaço e represa bi-nacional de Itaipú, foi
programada, antes de enfrentar os quase 1.000
Km de estrada até São Manuel, SP. Aqui
também, com os missionários e lideranças, Pe.
Stephano despertou o interesse de todos com a
pergunta: Por quê viemos a São Manual? Que
sentido tem permanecer aqui? Com que projeto?
Foram lembradas as raízes dos missionários da
Consolata no Brasil, a presença significativa do
Padre João Batista Bísio, as obras que marcaram
a vida do Instituto e da própria cidade. A
resposta a estas perguntas poderia ser a
elaboração de um Projeto Missionário claro,
como memória visível e profética dos
missionários da Consolata no Brasil.
De São Manuel para o Seminário teológico
em São Paulo. Durante quatro dias os dois
visitadores conversaram com os padres do
seminário e com o pároco de Santa Madre
Paulina, padre Jaime Dìaz, dialogaram com cada
jovem estudante, visitaram as duas Faculdades o
Instituto Teológico de São Paulo – ITESP, e a
Escola Dominicana de Teologia onde estudam
os nossos seminaristas e conversaram com os
reitores.
O encontro com os seminaristas foi bastante
rico, seja em conteúdos referentes às várias
dimensões da formação, seja em relação a
Um sentido agradecimento à Direção Geral,
de um modo especial ao padre Stefano e padre
Antônio, por mais este generooso e sábio
serviço à nossa Região.
da Casa Madre - 6/09
Brasile
Casa Regional das Missionárias da Consolata,
mais um encontro em conjunto missionárias e
missionários. Além da Madre Geral Gabriela
Bono e Irmã Renata Conti, do Vice padre
Stephano e padre Antônio, participaram os
Conselhos regionais completos. Entre outros
assuntos foi falado do projeto de evangelização
em conjunto na Bahia, LMC, AMV e Formação.
Antes participar de um jantar intercultural, no
Seminário Teológico, em benefício da Missão no
México, aconteceu um significativo encontro
com o grupo de representantes dos LMC de São
Paulo e Rio de Janeiro.
Hoje pela manha (17/05) foi a vez do
Conselho Regional encontrar-se com os
visitadores que apresentaram um texto de
constatações reflexões e propostas conclusivas
da Visita, para a Região.
Amanhã (18/05) a visita realizará a última
etapa: Retiro para todos os missionários da
Região. O encerramento da Visita está previsto
para o dia 22 de maio, seguido de um dia de
Assembeia Regional.
Vita nelle Circoscrizioni
aspectos práticos da vida e organização do
Seminário, como novas formas de preparação
dos jovens à missão, especializações,
destinações, entre outras.
A derradeira viagem foi até a Capital, Brasília,
onde trabalham dois missionários, muito jovens
em espírito, apesar de somaram mais de 160
anos, na Paróquia da Consolata. Além de
diálogar com os missionários, visitamos o
Colégio JK, com aproximadamente 1000 alunos,
cujo aluguel constitui a maior renda da Região
IMC; a Comunidade das Irmãs Missionárias da
Consolata, além do padre Marcos Tamrat, que
está concluindo o curso de língua e inserção no
Centro Cultural Missionário da CNBB.
Regressando a São Paulo, foram dedicados
três dias para encontros com a comunidade do
Imirim e com os missionários que trabalham na
paróquia Nossa Senhora da Penha, Jardim Peri,
na Comunidade São Marcos e no Centro
Missionário José Allamano – CAM.
Na noite do dia 13 de maio, participamos da
missa da Festa da Padroeira Nossa Senhora de
Fátima, presidida por Dom Joaquim Carreira,
bispo Auxiliar de São Paulo, Região Santana.
No dia 16 de maio, pela manha fomos
recebidos pelo Cardeal Dom Odilo Pedro
Scherer, arcebispo de São Paulo. À tarde, na
25
Mozambico
Vita nelle Circoscrizioni
26
Mocambique:
Carta do superior regional
p. Francisco Lerma, imc
Pedro Ferreira Costa e
José Fernando Alves
Carneiro, depois de
vários anos de vida
missionária entre nós,
deixam a Região por
motivos de estudo. A
eles, em nome de todos
os que se beneficiaram
da sua dedicação
apostólica, em nome
da Região e meu
pessoal,
muito
obrigado pela vossa
vida entre nós e pela
vossa dedicação à obra
da evangelização em
Moçambique. Sempre
vos lembraremos.
Antes da minha viagem a Dar-es-Salaam, para
participar no Encontro Continental de Superiores 24 a 30.05.09- desejo entrar em contacto convosco
para partilharmos alguns acontecimentos
relacionados com a nossa caminhada regional.
1. Movimento de pessoal
O Pe. Mário Teodori desde primeiros de Maio
encontra-se na Itália para um período de descanso
e controlo médico. Em Massangulo o Pe. João
Nascimento continua temporariamente atendendo
à vida das comunidades daquela paróquia.
Confiamos que a sua presença se torne definitiva.
Nos fins deste mês de Maio, os Padres Simão
da Casa Madre - 6/09
Também deixa a
Região o leigo missionário
da Consolata Paolo
Deriu. Ele trabalho
durante vários anos em
diversas Missões da
Diocese de Lichinga.
Muito obrigado, Paolo
por tudo o que foste entre nós e pelo trabalho
realizado entre os mais pobres desta terra.
Esperamos que mais um outro LMC possa
continuar brevemente o teu serviço missionário.
O Pe. Manoel Aparecido Monteiro, depois da
Páscoa deixou Maúa e se integrou na equipa
missionária de Mecanhelas.
O Pe. Carlos José Osório Marulanda, desde o
dia 12.05, e o Pe. Manuel Tavares desde hoje, 24 de
Maio, estão de férias, na Colômbia e em Portugal,
respectivamente. Um merecido descanso com os
seus parentes e amigos.
2. Ordenação Presbiteral
Entramos na etapa final de preparação da
Assembleia Regional, agendada para os dias 7 a 18
de Julho, no Centro de Formação der Nazaré
(Beira).
Os primeiros cinco dias serão dedicados ao
Retiro espiritual anual, orientado pelo Pe. Darci
Vilarinho.
3. Falecimento.
No dia 22 de Maio, na Machava, faleceu Dª
Florinda Mucavale, mãe do nosso seminarista
Fenando Henriques, do 3º Ano do Propedêutico,
no Seminário de Nampula. Participámos no funeral
o Pe. Mestre e Noviços do Noviciado de Laulane,
vários seminaristas com um dos formadores do
Seminário da Consolata da Matola, os missionários
da Paróquia de Liqueleva e o Superior Regional que
presidiu à Eucaristia. À família enlutada os nossos
pêsames e à falecida o eterno descanso na Casa do
Pai.
O novo Bispo de Lichinga, D. Élio Greselin
enviou-me a seguinte mensagem:
No dia 21 de Junho de 2009 queremos elevar a Igreja de
Massangulo a SANTUÁRIO DIOCESANO DA
CONSOLATA em reconhecimento pelo passado e
milagres para o futuro.
4. Aseembleia Regional
5. Santuário Diocesano da Consolata
Trata-se de uma notícia que nos enche
profundamente de alegria e que nos chega nas
celebrações dos 100 anos de vida do Instituto das
Missionárias da Consolata. Um grande presente
para a grande família do Allamano.
Ficamos-lhe profundamente agradecidos, D.
Élio.
Vita nelle Circoscrizioni
Estamos apenas a um mês da Ordenação
sacerdotal do nosso diácono Bento Muhita.
Façamos nossa a sua caminhada de preparação
para esse acontecimento, acompanhando-o com o
espírito de amizade fraterno e com a nossa oração.
No próximo dia 28 de Junho toda a Região estará
com ele na Catedral de Lichinga. Um Ad Multos
anos com muita alegria ao serviço da evangelização
entre os povos no sacerdócio missionário.
A palavra do superior de Amazonia
p. Fernando Rocha, imc
momento que convida todos à oração e
participação.
Este ano acontece na Itália o Curso de
Formação Permanente para missionários jovens,
que será realizado de 17 de Julho a 31 de Outubro.
Participa da nossa Região o Pe. César, a quem
desejamos desde já um bom Curso.
Agradecemos mais um presente de Deus que é a
destinação de dois novos missionários para a
Região, o Diác. Bernard Mwangi Maina que nasceu
no Quênia e fez a Teologia no Brasil, e o Diác.
Bento Eugênio
Muhita que nasceu em
Moçambique e fez também a Teologia no Brasil.
Para eles o nosso bem vindo na Região e o desafio
que fica para ajudar a acolher e inserir bem estes
irmãos na comunidade e missão.
da Casa Madre - 6/09
Amazzonia
Recordo que nos dias 15 a 18 de Julho está
programado o nosso Encontro Regional.
Queremos refletir sobre o tema do biênio: a
interculturalidade, a nível pessoal, comunitário e de
missão. Foi escolhida uma comissão composta
pelos padres: Steven Ngari, Ricardo, Cesar e
Fernando para coordenar a preparação deste
encontro. Queremos que seja um espaço de
reflexão participativa, mas também de lazer e
fraternidade. Breve enviaremos mais orientações a
todos os missionários/as.
Lembramos ainda que este ano temos a
Profissão Perpétua e Ordenação Diaconal do
Corrado. O Conselho já pensou algumas datas, mas
temos que esperar primeiro a admissão pela
Direção Geral, que acontecerá em Junho. É um
27
Argentina
Vita nelle Circoscrizioni
28
Comunicamos que o Pe. Joaquim, por
motivos de saúde, tendo presente as
dificuldades com o clima humido de Santa
Etelvina, foi destinado à Comunidade de
Santa
Luzia,
onde
ajudará
no
acompanhamento dos formandos, na
Animação Missionária Vocacional e no
SARES. Para ele nossos votos de boa saúde
e missão.
Na reunião do Conselho Regional
refletimos sobre o pedido de renovação por
mais dois anos dos Leigos Missionários da
Consolata, Marta, Judite e João Antônio.
Foi aprovada a sua renovação e a destinação
de João António e Judite para a
comunidade de Maturuca. Acreditamos que
o caminho da Igreja na Amazônia passa pelo
trabalho em conjunto com os leigos. Reafirmamos
a opção da Região pelos leigos. Percebemos a
necessidade das comunidades que os recebem,
fazerem também essa opção e se prepararem para
recebê-los. Pedimos aos leigos que partilhem
conosco não só a missão, a comunidade e a caixa
comum, mas também nosso ritmo de
espiritualidade. È de fundamental importância
viver a missâo a partir do povo, e na comunidade
religiosa.
Lembramos a viagem para férias do Pe. Tiago,
onde aproveitarà também para fazer exames e
curas médicas.
Para todos votos de bom tempo Pascal com as
benções da Consolata e do Fundador.
Solidaridad con los sacerdotes
amenazados de muerte que
trabajan en las villas de
emergencia
p. Jairo Calderón, imc
Tras la difusión en estos días de un documento
de los llamados “curas villeros”, firmado por una
veintena de sacerdotes de la arquidiócesis de
Buenos Aires sobre el gravísimo problema de la
droga, uno de ellos fue amenazado de muerte. En
dicho documento se decía que la droga “está despenalizada de hecho” en los asentamientos de la
ciudad como consecuencia de lo que los sacerdotes
consideraban una casi total inacción de los diversos
estamentos del Estado ante el flagelo.
El primero en denunciar esta amenaza contra un
sacerdote “villero” fue el cardenal Bergoglio quien
decía: La inquietud de los “curas villeros” no es
da Casa Madre - 6/09
sólo una cuestión de ellos, sino “mía y de todos los
obispos auxiliares que apoyamos esta declaración”
“No tienen idea lo grave que es la propuesta de
la droga, esta corrupción que llega incluso a repartirse en las puertas de los colegios, pero hablás,
denunciás una tiniebla que es ofrecida por los mercaderes de las tinieblas en las puertas mismas de los
lugares donde están los chicos y te viene la amenaza”.
También la Asamblea Nacional de CONFAR
(Conferencia de Religiosas y Religiosos de la
Argentina), a la que participamos los regionales de
nuestros dos Institutos junto a más de un centenar
Vita nelle Circoscrizioni
de Superioras y Superiores mayores de
Congregaciones Religiosas – de las 319
Congregaciones inscritas en la Confar-, y representantes de las Filiales de Confar, hemos expresado:
“Adherirnos a lo expresado en el documento.
Muchas de nuestras comunidades insertas en estos
medios son testigos y sufren la realidad que ellos
tan claramente describen. Lamentablemente constatamos que esta situación no se circunscribe a la
ciudad de Buenos Aires sino que se extiende de
manera semejante por toda la geografía de nuestro
país.
Reafirmamos nuestro compromiso a favor de las niñas y niños,
adolescentes y jóvenes que por el
hambre, la pobreza, la droga, la
falta de oportunidades, están
sufriendo un verdadero genocidio.
Nos hacemos eco del documento:
“Creemos desde el Evangelio de
Jesús, que cada persona es sagrada,
cada una tiene una dignidad infinita y ninguna vida está de sobra”.
Sostenemos que esta situación
no se resuelve con más represión
sino con una democracia en la que
el Estado garantice condiciones de
vida digna para todos, especialmente para las niñas y niños, adolescentes y jóvenes
empobrecidos de nuestros barrios.
Nos solidarizamos con el Equipo de Sacerdotes
y con su compromiso en defensa de los más débiles y repudiamos las amenazas de muerte”.
Otro comunicado firmado por 353 sacerdotes
porteños, han manifestado su adhesión plena al
mensaje de los sacerdotes para las villas de emergencia y su apoyan al P. José María Di Paola, quien
sufrió una amenaza de muerte y el más profundo
repudio a dicha intimidación.
Brasil …Notícias... Iformacões...
Noticiario IMC, 222
p. Fre, imc
FÓRUM MUNDIAL DE TEOLOGIA E
DE JUSTIÇA E PAZ . Realizou-se em
Belém (Pará), de 20 de Janeiro a 3 de
Fevereiro de 2009, com a presença e participação de representantes de muitas nações.
Numerosa e ativa foi também, naquele
evento, a presença dos Missionàrios e das
Missionarias da Consolata, bem como de
representantes do grupo em for mação de
Leig os Missionàrios da Consolata. Da
Região IMC do Brasil par ticiparam do
Fórum estes missionários: Pe. Lírio Girardi,
Pe. Jaime C. Patias, Pe. Patrick Silva, Pe.
Paulo da C. Mzé, Pe. Valeriano Paitoni,
da Casa Madre - 6/09
Brasile
ENCONTRO CONTINENTAL dos
Conselhos Regionais e dos Administradores
Regionais das Circunscrições do continente
América. Ambos foram realizados em São
Paulo, na sede do Centro Missionario “José
Allamano”, nos dias 05-10 e 12-20 de
Janeiro de 2009, respectivamente. Os
encontros contaram também com a presença e participação do Superior Geral, do
Vice-Geral, do Conselheiro Continental e
do Administrador Geral.
29
Brasile
Vita nelle Circoscrizioni
30
Diácono Rodrick Minja, Estudante Roberto
da Silva.
missão de espiritualidade.
ENCONTRO DOS SUPERIORES DAS
COMUNIDADES
LOCAIS
IMC
Realizado na Casa Regional (S. Paulo), nos
dias 10 e 11 de março de 2009.
Participantes: Pe. Lírio Girardi, Pe. Patrick
Silva, Pe. Célio Dornelles, Pe. Pietro Plona,
Pe. Mário Silva, Pe. Jaime Patias, Pe.
Olivaldo Lima, Pe. Sabino Mariga, Pe. Élio
Rama, Pe. José Tolfo, Pe. Dur valino
Condicelli, Pe. Luiz Carlos Emer, Pe.
Francesco (Franco) Piccoli e Pe. Giovanni
Crippa.
01-01-2009- Provenientes de Roma, chegam os Padres Aquiléo Fiorentini (Superior
Geral) e António Fernandes (Conselheiro
Geral), para participar do Encontro dos
Conselhos Regionais das Circunscrições do
continente América, realizado em São
Paulo. O Superior Geral, em seguida, partiu
para a Argentina, onde se reuniu com os
missionários daquela Região; retornou a São
Paulo no dia 31 de Janeiro. No dia 3 de
fevereiro viajou para a Venezuela, para a
Visita Canõnica àquela Circunscrição.
Assuntos tratados: Memória do encontro do
ano anterior (2008). Foram lembradas as propostas operativas que haviam sido feitas
sobre a Comunidade. Agora, novas propostas são apresentadas, entre outras, estas:
Como conciliar as diferenças de mentalidade e de cultura? Como conciliar ação e contemplação na vida comunitária? Como criar
clima de fraternidade e de amizade? O
encontro tratou também do Pr ojeto
Missionário da Comunidade local... Estudo do
documento “Ser viço da Autoridade e a
Obediéncia»... Ser viço da Autoridade na
Comunidade: cor responsabilidade, escuta,
liderança e comunicação... Foi examinado
ainda, em parte, o conteúdo produzido pela
pesquisa ITA, sobre a vida do IMC nas
Regiões...
03-01-2009- Chegam os Padres Marco
Marini e Rinaldo Cogliati para participar
dos
trabalhos
do
encontro
dos
Administradores
Regionais
das
Circunscrições IMC do continente América,
realizado no Centro Missionario ~José
Allamano», em São Paulo. No dia 5 de
Janeiro cheg a também o Vice-Superior
Geral, Pe. Stefano Camerlengo.
FESTA DO BEM-AVENTURADO JOSÉ
ALLAMANO - Dia 16 de Fevereiro. Na
Casa Regional, às 18 horas, concelebração
da Eucaristia, presidida pelo Pe. Jaime
Carlos Patias (Vice-Superior Regional), e
participada pelos missionários das comunidades IMC de São Paulo. Na ocasião, foi
focalizado o tema do Bienio de
Interculturalidade e distribuído a todos o
volume “Magna Carta” e a Cruz comemorativa do Bienio. Após a Missa, jantar de confraternização.
Na Casa Regional, às segundas-feiras,
após a oração de Vésperas, é lido um trecho
do livro de José Allamano: Discipulos em
da Casa Madre - 6/09
02-02-2009 - Ã noite deste dia chega Pe.
Vitório Gatti, proveniente de Boa Vista
(Roraima). Está com ele o Sr. Andrea, um
leigo italiano que o acompanhara na viagem
a Roraima. Padre Gatti, depois de passar
alguns dias em Boa Vista (RR), preparava-se
para regressar à itália, mas teve serias complicações em sua saúde física, e acabou por
ficar em nossa Casa Regional, em São Paulo,
durante cerca de dezoito dias, devendo
inclusive ser internado no Hospi^ial São
Camilo (Mandaqui, Sant Ana) ate dia 17 de
Fevereiro. O instituto fez todo o esforço
para dar-lhe assistência médica e fraterna,
de dia e de noite. No dia 19 de fevereiro,
acompanhado pelo nosso estudante professo, Gian T uca Pinta, pode finalmente
embarcar para a itália (Alpignano).
25-02-2009- Chega Pe. Francis Njoroge,
destinado a nossa Região. Assume o trabalho na área da for mação, juntamente com Pe.
Luiz Carlos Emer, no Seminario Teológico
Pe. Joao Batista Bispo, em São Paulo.
p. Antonio Giordano, imc
L’ordinazione è presieduta da Mons, Aldo Mangiano,
Vescovo emerito di Roraima, nella chiesa del Beato
Fondatore. Il fatto di abbinare i cento anni della Casa
Madre con l’ordinazione diaconale dei primi due missionari della Consolata provenienti dal continente Asia,
oltre ad offrire un auspicio di nuove aperture missionarie in futuro, ha voluto essere il segno della concretizzazione del sogno dell’Allamano stesso quando pensava ai
suoi Missionari impegnati anche in Asia. In rappresentanza della Corea era presente per l’occasione il P.
Lamberto Giovanni, che era stato Formatore dei due
candidati nel primi anni di formazione in Corea.
Prima della cerimonia, una breve introduzione sottolinea, tra l’altro, il fatto che i due missionari della
Consolata oriundi dall’Asia venivano ordinati Diaconi
da un Vescovo missionario che aveva lavorato nella diocesi di Roraima, Brasile, quasi a significare l’unione dei
due mondi. L’invocazione allo Spirito Santo è poderosa, le letture, scelte dai candidati, creano un’atmosfera di
aspettativa e preghiera. Il Vescovo legge una breve omelia intrisa di profonda spiritualità missionaria: la sua voce
Italia
Il primo atto dei festeggiamenti in ricordo dei 100
anni dall’inaugurazione della nostra Casa Madre, 9 ottobre 1909, è stato l’appuntamento del 1 e 2 maggio.
Qualche giorno prima, in Casa Madre è cominciato il
trambusto della preparazione: tinteggiatura del refettorio, modifica dei tavoli, muri da risanare, pulitura della
tettoia che protegge le auto, riordino del porticato con
l’aggiunta delle foto, in formato gigante, del canonico
Camisassa, del santuario della Consolata e della Casa
Madre. Sono stati fatti sgomberare i due cortili interni
dalle auto (con inevitabile ricerca affannosa di un
posteggio di emergenza sulle vie circostanti), abbelliti gli
esterni con decorazioni e fiori, e infine l’allestimento di
una grande tenda nel cortile maggiore e altri gazebo nel
primo cortile. Tutto un trambusto necessario per l’occasione, ma anche un po’ scomodo per i membri della
comunità di Casa Madre i cui componenti sono già
occupati dal loro lavoro quotidiano da portare avanti.
La sera del 30 aprile arrivano, con un lungo bus, provenienti da Roma, i Missionari che stanno partecipando
al corso di rinnovamento in casa generalizia e i nostri
seminaristi di Bravetta, accompagnati
dai loro Formatori: a cena invadono il
refettorio, riempiendo la sala di saluti,
di gioia e di abbracci entusiasti. Dopo
la cena, i seminaristi proseguono per
Alpignano dove alloggeranno in questi
giorni. La loro ondata di freschezza e
vitalità dà un tono di giovinezza alla
festa.
Il primo maggio è festa civile: mentre i Missionari corsisti visitano alcuni
luoghi significativi, come Castelnuovo
e il Santuario della Consolata, i seminaristi preparano le cerimonie per il conferimento dell’Ordine del Diaconato a
Martino e Pietro, i primi due missionari
della
Consolata
coreani.
Vita nelle Circoscrizioni
Centenario della Casa Madre
e conferimento
dell’ordine del Diaconato
ai due primi Confratelli Coreani
31
da Casa Madre - 6/09
Italia
Vita nelle Circoscrizioni
32
flebile sia per l’età che per il suo umile atteggiamento,
scende come pioggerella primaverile nei cuori degli uditori. “Siamo qui riuniti per le due festività, i cento anni della Casa
Madre e l’ordinazione diaconale dei primi coreani, che devono portarci a un grande ringraziamento al Signore che attua oggi il sogno
del nostro Fondatore. Insieme ci sono sacerdoti e seminaristi rappresentanti della Spagna, Portogallo, Africa, Corea, Canada,
Stati Uniti, Colombia, Venezuela, Brasile e Argentina, terre di
missione in cui il nostro Istituto lavora ed evangelizza”.
Mons. Aldo termina augurando ogni bene ai due
ordinandi, lasciando loro un ricordo:
- Affidatevi a Dio perché vi aiuti ad essere fedeli al proposito
che ha fatto nascere in voi. Ascoltate Lui che vi parla.
- Come Diaconi siete al servizio della Chiesa. Accogliete sempre con amore anche coloro che non sono fedeli a Dio, anche coloro
che hanno delle colpe, perché «l’uomo è sempre più grande della sua
colpa». Essere accoglienti è già evangelizzare.
- Meditate la Parola di Dio per conoscerla e comunicarla.
- Amate i poveri e coloro che soffrono, perché di essi è il Regno
dei Cieli”.
Una cena di fraternità ci ritrova gioviali e contenti nel
refettorio di Casa Madre. “Ti ringraziamo, Signore, di
questa giornata in cui ancora una volta ci hai detto di
volerci bene, regna sempre più nei nostri cuori e rendici autentici missionari”.
Il giorno 2 maggio è stato dedicato alla memoria dei
100 anni. Giungono per festeggiare con noi tanti parenti di missionari, dame missionarie, amici, benefattori,
conoscenti e simpatizzanti, quasi cinquecento persone.
La giornata prevede questo programma: dopo l’accoglienza un primo incontro alle ore 11 nel salone dei congressi “Beato Allamano” con la presentazione dei diversi gruppi e un breve benvenuto vicendevole.
Significativa ed entusiasmante la presentazione che il seminario di Bravetta
ha voluto offrire ai presenti riscuotendo applausi per la fiducia che infondeva circa il futuro dell’Istituto stesso.
Hanno preso poi la parola tre oratori:
P. Francesco Pavese, per delineare la
fisionomia spirituale della Casa Madre;
P. Gian Pietro Casiraghi, per sintetizzare la storia della costruzione della Casa
Madre; P. Ernesto Tomei per presentare, tra le attività della Casa Madre, il fiorire, fin dall’inizio della nostra storia, le
associazioni delle Dame missionarie e
degli Amici in un crescendo di numero e di attività.
Il secondo incontro è nella chiesa
del Beato Allamano (verrebbe voglia di
da Casa Madre - 6/09
spingere i muri per dilatarla e renderla capace di contenere tutti!) con una solenne Concelebrazione di ringraziamento, presieduta ancora da Mons. Aldo Mangiano:
“ringraziare il Signore per questa casa che parla della lungimiranza del Fondatore: qui si sono forgiati e si forgiano tanti missionari”. L’omelia diventa l’occasione per invitare tutti alla
responsabilità, come battezzati, di annunciare il Vangelo
di Gesù con la preghiera e la testimonianza.
Il terzo momento è il pranzo per tutti i convenuti
nella più schietta fraternità: chi in refettorio della Casa
Madre e chi nei due cortili, sotto le tende. Nel tardo
pomeriggio i gruppi fanno ritorno ai loro luoghi di provenienza e la giornata si conclude con i primi vespri
della IV domenica di Pasqua, giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.
A questo primo appuntamento celebrativo ne seguirà un altro a carattere più di Famiglia imc nel mese di
ottobre prossimo, quando si compiranno i 100 anni dall’inaugurazione di Casa Madre: saranno invitati, oltre alla
Direzione generale, i Missionari giubilari 2009 presenti
in Italia.
La rivista della regione Italia: “Famiglia IMC” del
mese di marzo, è uscita, per l’occasione, con una amplia
rassegna storica sulla Casa Madre. Copie di questo
numero verranno inviate a tutte le Circoscrizioni
dell’Istituto.
Il presente informe si chiude con un grazie particolare al Superiore di Casa Madre, P. Vincenzo Mura, e ai
suoi molti collaboratori, per la preparazione e direzione
della festa. A tutti i Missionari e a quanti hanno partecipato a questo evento, conceda il Signore, per intercessione della Consolata e del Beato Fondatore, entusiasmo e fiducia per la missione.
p. Pietro Villa, imc
Dal tentativo di colpo di stato, convertito poi in
ribellione, tra la notte del 18 al 19 settembre 2002,
contro il governo legittimo di Laurent Gbagbo, ci
sono state molte occasioni per risolvere la crisi, a
diversi livelli, e con diversi attori. Il presidente eletto nell’anno 2000 vide come il territorio del paese
si era ridotto alla parte sud, con l’unico vantaggio di
controllo delle “due capitali” e dei due porti principali. Il nord da Bouaké in su era, infatti, sotto il
controllo delle “Forze Nuove” sotto la direzione di
Guillaume Soro.
Il lungo cammino di pace iniziò il 29 di settembre 2002 con una riunione dei capi di stato straordinaria della CEDEAO (Comunita Economica
degli Stati dell’Africa Occidentale) a Accra (Gana),
chiamata “Accra 1”.Dopo di ciò ci fu un altro
incontro a Lomé (Togo). In dicembre 2002 un
incontro a Dakar (Senegal).
Dobbiamo dire che la Francia, potenza coloniale
con interessi stratecici, economomici e militari in
da Casa Madre - 6/09
Dianra
In questi giorni il potere politico ivoriano ha
confirmato che il primo turno delle elezioni politiche sarà il prossimo 29 novembre 2009. Le elezioni avrebbero dovute essere in ottobre del 2005, ma
la conseguenza della guerra, l’inestabilità politica, la
divisione del paese et soprattutto la ricerca d’interessi politici, non hanno permesso di trovare una
soluzione più veloce della crisi. Sembra che adesso,
dopo l’ultimo accordo di Ouagadogu, tutte le condizioni siano riunite perché nessuno cerchi ancora
una scusa per posticipare le elezioni. La guerra civile ha causato almeno 2000 morti, più di un milione
di rifugiati.
Vita nelle comunità
Costa d’Avorio: tra un accordo
e l’altro forse ci siamo
33
Dianra
Vita nelle comunità
Costa d’Avorio, non volle intervenire nella risoluzione del conflitto. Però il presidente frances
Jacque Chirac, volle convocare una tavola rotonda
conosciuta con il nome di “Linas Marcoussis (nei
dintorni di Parigi) tra il 15 el 23 gennaio 2003. Tutti
gli attori della crisi furono convocati i partiti politici, i movimenti ribelli, il partito al potere, la
CEDEAO, l’Ua e l’ONU. Un clima di euforia e di
speranza avvolse quest’incontro. Si elesse anche un
primo ministro nella persona di Seydou Diarra. Ma
ritornando sul suolo africonao la tensione e le divisioni tra le parti suscitarono un sollevamento
popolare nel sud del paese contro quest’accordo.
Ci sarà quindi un altro incontro a Accra (Gana),
Accra 2, nel 2003 et un altro Accra 3 nel 2004, per
cercare nuove vie di intesa. La formula di Linas
Marcussis non risultò efficace e efficiente per mettere fine alla crisi, per la sua inconformità con la
reatà del paese, e della gente. Così l’Unione
Africana passò la patata bollente all’ONU nel
novembre 2004. Questa designò il presidente del
sud Africa Thabo Mbeki come mediatore della
crisi. Ci fu quindi una riunione a Pretoria(1) e poi
ci fu un altro incontro ancora a Pretoria (2) nel
2005. In agosto 2005 Thabo M’beki terminò il suo
ruolo di mediatore, anche perchè i ribelli del nord,
non lo consideravano parziale nella gestione della
crisi. Quindi il tutto terminò senza successo.
Quindi le elezioni sperate nel 2005 non si potettero fare.
Intanto il Preisidente rimane in carica e si nomina un altro primo ministro nella persona dell’economista ivoriano Charle Konan Banny. Il suo lavo-
ro non fu facile per applicare gli accordi sul disarmo, la ristrutturazione delle forze armate e l’organizzazione delle elezioni. Sotto il suo mandato ci
furo altri incontri di riconciliazione: Yamoussoukro
1 et 2 e si dette la data del 31 ottobre 2006 per le
elezioni. Ta vari accordi falliti o di impossibile risoluzione il 4 marzo 2007, come per incanto il presidente ivoriano Laurant Gbabo et il suo avversario
Guillaume Soro firmarono un accordo di pace a
Ouagadougou in Burkina Fasso sotto gli occhi
compiacevoli di Blaise Compaore, che all’inizio
della crisi era considerato con la Francia il sostenitore della ribellione in Costa d’Avorio. Si accettò la
risoluzione dell’Onu 1721 e si concretizarono
meglio i punti conflittivi degli accordi precedenti.
Cosi il il “rebelle” Guillaume Soro fu nominato
primo ministro. Pero dopo pochi mesi lo stesso fu
vittima di un attentato fallito nel quale morirono
delle persone del suo giro.
Nonostante ciò la volonta di pace prevalse sul
desiderio di vendetta e a Bouaké, cuore della
Ribellione, ci fu la Cerimonia della “fiamma della
Pace”. Il 35 luglio 2007 si bruciarono nello stadio
della città un container di armi, fu il segno, il simbolo, della fine della guerra civile di cinque anni e
l’inizio della vera pace.
Cosi i due enemici si dettero la mano e indicarono l’11 novembre 2008 come data per le elezioni politiche. Ma tra il dire e il fare ci vuole un po’
di pazienza. Perciò sarà solamente alla fine di quest’anno che l’elefante africano non si sentirà più
minacciato per la sua vita.
Holy Family day in Loiyangalani
Edward Lomotou
The 28th December 2008 will remain ,
memorable to the 27 couples who renewed
their marriage vows at Mary
The Star of
Sea Parish in Loiyangalani. In spite of a short
notice all went perfectly well. Surely where
there is will, there is way!
34
da Casa Madre - 6/09
The Holy Mass started with a procession of
the 27 Christian Couples together with the
main celebrant our Parish Priest, Fr Andrew
Ndirangu. The liturgical dancers with their
agility accompanied by melodies ant the balanced voices of out choirs made everything
lively and a true participatory celebration - a
Vita nelle comunità
true pilgrimage Church in Feast!
During the homily, our Fr. Andrew reminded the couples of the fundamental role of the
families in bringing up their children in true
Christian tradition and commitment to love
and fidelity. Forgiveness, openness and
prayers will keep the fire of love burning
among us.
The Holy Mass was followed by a fraternal
agape, a wonderful lunch with our priests and
sisters. The most senior couples were rewarded with small gifts signifying their exemplary
We resolved to strengthen the family group
in the Parish and have an annual event together wetly all our children. We tools for weld
also for marriage encounters to help us grow
in our union, love and understanding. It is
also our hope that the future celebrations will
involve also the couples of the outstations.
As a sign of our families being domestic
churches and as an effort to show our ownership of the Church, we all agreed to buy
chairs for the OUR CHURCH hall.
Those of us from Loiyangalani but working
outside, are proud of the direction our Parish
is taking through our able Parish Priest and
his assistant in close collaboration with the
Sisters. Hongera to you all!
Loiyangalani
The 27 couples renewed their marriages
vows and their wedding rings were blessed
anew starting with oldest wedded couple, 35
years to the youngest 3 days old! Those
Christian couples still living together but
without marriage being blessed in Church
were invited to seat beside the 27 couples and
asked to prepare themselves to join the hands
and soon come forward and let their union be
blessed in Church!
Christian live of togetherness in spite of the
challenges of life. These senior couples also
gave a life witness of their of union as an
encouragement to us all in our journey as
couples.
35
da Casa Madre - 6/09
Maputo
Vita nelle comunità
36
Maputo - Início do noviciado
2008-2009
p. Inácio Saure, imc
Aconteceu no dia 29 de Dezembro, antepenúltimo do ano de 2008, no noviciado São Paulo. Treze
jovens,
oriundos da República Democrática do Congo,
do Quénia e da Tanzânia, iniciaram a aventura do
caminho
do seguimento de Cristo, com a sua entrada no
noviciado, no decurso da celebração do Ofício
vespertino. A
cerimónia, realizada na justa simplicidade recomendada pelas normas litúrgicas para a circunstância, mas
carregada de profundo significado na vida desses
jovens que iniciavam assim uma etapa de importância
fundamental na sua história pessoal e no desenvolvimento do seu processo formativo, foi presidida pelo Pe.
Francisco Lerma Martínez, Superior Regional.
Dos Missionários da Consolata estiveram também
presentes
os padres João de Nascimento (Mestre dos noviços cessante), Inácio Saure (novo Mestre dos novi-
da Casa Madre - 6/09
ços),
Helder Bonifácio (Ecónomo do
noviciado) e o Diácono Bento Eugénio
Muhita.
Fazendo um breve comentário do
significado da nova vida que iniciavam,
o Pe. Lerma instou os noviços a
não procurarem simplesmente fazer
experiência da vida dos Missionárias da
Consolata, mas de a assumirem
verdadeiramente como o seu modo
de vida.
Esta cerimónia de família foi igualmente honrada pela presença do
Monsenhor Mário, Secretário do
Núncio Apostólico e então representante interino da Santa Sé em
Moçambique, dado que a Nunciatura
estava vaga por aquile dias. Convidado
a tomar a palavra no fim do jantar,
Monsenhor Mário desejou aos jovens
noviços um frutuoso ano de formação,
repleto de bênçãos do Senhor que os
chama ao serviço de Deus, da Igreja e
da humanidade.
Para o presente ano formativo, a comunidade do
noviciado escolheu como lema as palavras do convite de Jesus aos discípulos de João Baptista: «Vinde
ver» (Jo 1, 39). Ela propõe-se, portanto, ao longo de
todo o ano, a
permanecer à escuta de Cristo que convida cada
membro a ter um encontro pessoal com Ele, para
aprender
a estar com Ele, atento a Ele, para aprender a
viver com Ele, como Ele e por Ele, segundo o estilo próprio dos Missionários da Consolata.
É convicção profunda de cada um de nós que só
o encontro pessoal com Cristo é que nos pode
transformar
em testemunhas autênticas da Consolação de
Deus aos homens do nosso tempo. É o encontro
pessoal
quotidiano com Cristo que nos tornará capazes
do Ferroviário
e Todos os Santos de Albazine), aonde vamos
nos fins de semana, não como «mestres» (pois um
só é o
nosso Mestre, cf. Mt 23, 8), mas para partilhar a
nossa fé com os nossos irmãos.
Que São Paulo, nosso santo padroeiro, seja o
nosso modelo de solicitude e zelo missionários.
Lisboa: Casa regional
p. Herculano, imc
da Casa Madre - 6/09
Lisbona
Mês movimentado como, aliás, é habitual na casa
regional. Logo no dia 1 chega de Roma o Superior
Geral que vem a Portugal para se por ao corrente
do estado da administração, afectada também ela
com a crise mundial. Depois de rápida paragem na
casa regional segue para Fátima, onde tem também
o dentista à espera.
O P. Zintu, não obstante os noventa anos
estejam aí a romper, atende muitas pessoas
de confissão durante horas principalmente
na capela da Senhora da Saúde em Sacavém
e na igreja paroquial.
6: Partiu para o céu D. Beatriz, a madrinha do P. Norberto. A sua bondade ia muito
além do afilhado e estendia-se a todos nós.
Todos a conhecíamos pelas suas idas frequentes a Fátima, por isso quisemos marcar
presença na celebração da sua partida em
Linda-a-Velha e no cemitério de Oeiras.
No dia 7 é nosso hóspede o nosso antigo
irmão auxiliar Sr. Benjamim Prata. Lá dentro continua a roer o bichinho de
Moçambique e gostaria de colaborar no que
fosse preciso em alguma das nossas missões.
9: Quinta feira santa. Mantemos viva a
tradição. De manhã participamos a missa
crismal na Sé de Lisboa e depois com a
comunidade do Cacém partilhamos o almoço na casa regional. Com o Superior já de
volta de Fátima, participamos na missa da
Ceia do Senhor na nossa paróquia de Santo
Eugénio. Para terminar o dia recebemos a
visita do nosso antigo colega P. Carlos
Catarino para um breve encontro com o Superior
Geral.
No dia 10, sexta feira santa, o Superior Geral
regressa a Roma. O P. Norberto com o P. Zintu
participa nas celebrações da Paixão do Senhor na
Vita nelle comunità
de «consolar os que estão em qualquer tribulação, através
da consolação que nós mesmos recebemos de Deus» (2,
Coe 1, 4), não só no futuro, nas Missões, mas a
partir daqui e agora. Eis porque nos pomos à
disposição das comunidades cristãs das três paróquias que
circundam o nosso noviciado (Nossa Senhora
Aparecida de Mavalane, Nossa Senhora de Fátima
37
Lisbona
paróquia.
Chegados quase a meio do mês, o movimento na
casa regional torna-se mais intenso. É o P. Alceu
que chega de Moçambique para as suas visitas
médicas, mais com mais pressa para regressar do
que era habitual. É o P. Ferraz que vem sondar os
ares antes de decidir alargar as assas para rumar de
vez a Moçambique.
Mas pelo dia 16 a casa e a mesa ficam cheias com
a vinda da equipa da “Fátima Missionária” para frequentar um curso de formação de 2 dias por semana. As suas artes assim o exigem. Prometem voltar
em meados de Maio.
E agora voltamo-nos para a casa que tem cada
vez mais dispendiosas obras de manutenção. Desta
vez é a instalação do gás que tem de ser substituída. A antiga está podre e com uma fuga significativa. As frequentes inspecções a tudo o que é maquinaria, empregados, etc. não nos deixam em paz.
Mas ainda bem que assim é. Por isso na dia 20
começam as obras que demoram tempo porque
pelo meio há também muita burocracia.
De resto pouco mais haveria a acrescentar não
fossem as passagens de alguns membros da região
que por diversos motivos, documentação, consultas médicas e partidas para as missões, deram
movimento à casa.
Para terminar em grande há que registar com
letras gordas a reunião da Direcção Regional que
decidiu vir aqui fazer o seu segundo dia de trabalho. Os assuntos tratados deviam ser sérios e
empenhativos. Mas não transpirou nada para fora
do grupo dos cinco. A meio da tarde já as decisões
deviam estar tomadas, pois cada um decidiu regressar a sua casa. Esperamos que se dignem voltar
mais vezes, pois garantimos que os receberemos
com a mesma boa disposição e alegria com o que
os acolhemos agora.
Vita nelle comunità
“Amazzonia:
una diversa prospettiva”
38
p. Giordano Rigamonti, imc
Martedì 12 mag gio presso la Sala del
Carroccio in Campidoglio è stato presentato il libro “Amazzonia: una diversa prospettiva”.
Il volume voluto dall’Associazione
Impegnarsi Ser ve, che da anni collabora
da Casa Madre - 6/09
coi Missionari della Consolata
sostenendo progetti in Italia e
nelle terre di missione, racconta
l’esperienza di un gr uppo di sette
persone che nel 2008 ha avuto
l’opportunità di fare un viag gio
in Amazzonia, precisamente nello
stato di Roraima, in Brasile per
conoscere e condividere l’opera
dei missionari a fianco di due
g r uppi
indig eni:
Macuxi
e
Yanomami. La ricchezza scaturita
da questi incontri ha fatto nascere il desiderio di scrivere questo
libro per condividere anche con
altri le emozioni e i sentimenti vissuti e far
conoscere la ricchezza umana e culturale
dei popoli della selva amazzonica, assieme
ai bisogni e alle difficoltà che vivono quotidianamente. Il libro racconta, con testi e
fotografie, la storia di un viag gio, la scoperta di miti, leg gende e for me di spiritua-
La Senatrice Emanuela Baio ha preso
parte alla presentazione del libro raccontando con passione il suo viag gio in
Roraima nel settembre del 2005 in occasione della festa di Omologazione della terra
Dopo una presentazione dei contenuti
del libro realizzata dalla curatrice, Viviana
Premazzi, Tommaso Lombardi, volontario
dell’Associazione Impegnarsi Ser ve, ha
raccontato il suo anno vissuto in Roraima a
Catrimani insieme ai missionari della
Consolata e alle popolazioni indig ene.
Tommaso descrive con pacatezza e affetto
un mondo in cui ha fatto fatica a entrare,
un mondo di cui ha fatto fatica a capire e
rispettare alcune logiche, un mondo però
che lo ha anche profondamente affascinato
e che tanto gli ha insegnato a livello di
relazioni umane: relazioni di rispetto, sincerità, generosità, accoglienza e condivisione. L’assessore alla regione Lazio, Silvia
Costa, ha concluso l’incontro lanciando
uno
slog an
e
una
provocazione:
“Amazzonia, non solo una foresta”.
L’Amazzonia non è solo il polmone verde
della Terra da preser vare per la salvezza
della Nostra vita, di bianchi occidentali,
innanzitutto, l’Amazzonia è fatta anche di
persone, di comunità, di popoli, con una
storia, con tante storie raccolte nei miti e
nelle leg gende che compaiono nel libro,
con una lingua, una religiosità e un sentire
proprio da far conoscere e da valorizzare.
Questo l’impegno che l’associazione e i firmatari dell’appello per i diritti della Madre
terra hanno scelto di sottoscrivere e promuovere: far conoscere e valorizzare una
diversa prospettiva da cui guardare alle
relazioni umane e al creato perché “un
altro mondo è possibile”.
da Casa Madre - 6/09
Amazzonia
La presentazione del libro si è aperta con
una
spettacolare
coreog rafia
sull’Amazzonia preparata da un gr uppo di
giovani di Cori. La coreografia prendeva
spunto da un mito del popolo Yanomami
per rappresentare poi il loro stile di vita e
le caratteristiche delle loro relazioni. Una
par te dello spettacolo era dedicata alla
denuncia di alcune “piaghe” che afflig gono
og gi la foresta amazzonica e i popoli che vi
abitano: gli incendi che hanno distr utto il
12% della foresta, il traffico di legname
pregiato, la costr uzione di grandi dighe per
la produzione di energia elettrica, la presenza di miniere per l’estrazione di ferro,
uranio e altri minerali, la corsa all’oro che
porta nella foresta disperati cercatori d’oro
e di pietre preziose e la presenza di basi
militari
lung o
la
fascia
nord
dell’Amazzonia. A questi drammi venivano
contrapposte parole di speranza: libertà,
solidarietà, pace, rispetto, condivisione e
fiducia, parole profondamente sentite e
vissute dalle popolazioni indigene che possono insegnare a noi “uomini bianchi” un
modo diverso di relazionarsi tra noi e con
la natura.
indigena di Raposa Serra do Sol, insieme a
padre Giordano Rigamonti, curatore del
libro. Ha rinnovato l’impegno preso in
quell’occasione, il patto stretto con Jacir
de Souza, leader della comunità Macuxi,
che l’anno scorso è stato ricevuto anche
dal presidente del Senato Schifani e ha
manifestato il desiderio profondo di continuare personalmente e istituzionalmente a
sostenere la causa delle popolazioni indigeni
ponendola
all’attenzione
della
Commissione Diritti Umani del Senato.
“Loro ci hanno già teso la mano” ha
dichiarato “e anche noi ora dobbiamo
allungare la nostra”.
Vita nelle comunità
lità contraddistinte da un rappor to di
rispetto per la natura e di equilibrio con
l’ambiente. Racconta altresì la lotta per la
terra che i popoli della selva conducono
per preser vare la foresta ed affer mare il
proprio diritto alla vita; lotta per la terra
che, dato che viviamo in un mondo di relazioni globali in cui ogni scelta ha ripercussioni mondiali, riguarda tutti. L’incontro
con popoli e realtà diverse e la condivisione di questi incontri invita a guardare al
mondo da una prospettiva diversa,
“lasciando che gli indios ci educhino”
come dichiarato dal vescovo di Roraima,
Mons. Roque Paloschi, in occasione del
For um Sociale Mondiale svoltosi a Belem
dal 27 gennaio al 1 febbraio 2009.
39
Cholle
Vita nelle comunità
40
MINNE WARAGU CHOLLE:
“Sul monte Dio parla”
p. Edoardo Rasera, imc
Gesù ha un’attività intensa e sente la necessità di
ritirarsi in disparte a riposare con i suoi discepoli.
Non avevano neppure il tempo per mangiare. Nella
solitudine Gesù si incontra con il Padre, infatti “si
ritira sul monte a pregare”.
Cholle voleva essere il luogo del silenzio e dell’ascolto orante della Parola di Dio.
Arrivando da Addis Abeba dopo 200 km circa si
raggiunge la cittadina di Cholle. Siamo sull’altipiano etiopico a circa 2700 metri di altitudine. Dopo
27 km si raggiunge Waragu e con altri 42 km si arriva a Minne. Queste due missioni si trovano a 1900
metri di altezza.
In questi anni abbiamo sviluppato queste due ultime missioni perché isolate e abbandonate per di
diversi anni.
Il solo a solo con Dio ha un effetto strano. E’ l’effetto cerchio. I raggi di un cerchio più si avvicinano al centro e più si avvicinano tra di loro. Nel
luogo solitario Gesù viene assediato dalla gente.
da Casa Madre - 6/09
Non li respinge ma prova compassione. La risposta
è immediata e concreta, alla loro fame moltiplica i
pani.
Contemplando Gesù la Chiesa ci presenta “Gesù
Modello di Amore”:
“In lui ci hai manifestato il tuo amore per i piccoli
e i poveri, per gli ammalati e gli esclusi.
Mai egli si chiuse alle necessità e alle sofferenze dei
fratelli. Con la vita e la parola annunziò al mondo
che tu sei Padre e hai cura di tutti i tuoi figli.
Donaci occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli, infondi in noi la luce della tua parola per confortare gli affaticati e gli oppressi: fa’
che ci impegniamo lealmente al servizio dei poveri e dei sofferenti. La Tua chiesa sia testimone viva
di verità e di libertà, di giustizia e di pace,
perché tutti gli uomini si aprano alla speranza di un
mondo nuovo.”
stata realizzata per venire incontro alle studentesse di
Minne e Waragu in modo che non venga vanificato lo
sforzo di sviluppo scolastico di queste due aree.
Un secondo problema grave è l’esodo di molte giovani verso i paesi europei o arabi in cerca di lavoro. La
situazione è grave all’arrivo in Europa attraverso i barconi, ma molto più pesante è il problema in partenza.
Le famiglie si riducono ad un’estrema povertà per
coprire le spese di questo viaggio nella speranza di
poter avere un rimborso quando le figlie manderanno
loro soldi guadagnati all’estero.
Per far fronte a questa emergenza, stiamo cercando di
organizzare dei corsi di formazione professionale per
le ragazze. Quest’anno vorremmo iniziare con un
corso di “computers”. La scelta di campo è nata dalle
opportunità di lavoro che vengono offerte oggi in
Etiopia in particolare dai due poi industriali che stanno sorgendo vicino Addis Abeba e Nazaret.
Comunidade do Calunga’
Vita nelle comunità
Centro di accoglienza per ragazze
In questi ultimi anni abbiamo dato importanza e priorità alla scolarizzazione delle ragazze. Subito si presentò il problema degli gli ultimi quattro anni del curricolo scolastico, dopo aver terminato l’ottava. Infatti dalla
nona fino alla dodicesima, gli studenti debbono portarsi o a Cholle oppure a Debre salam (oggi chiamato
Ciancio). Il problema, per le famiglie, non è solo di
ordine finanziario ma soprattutto trovare una sistemazione sicura per le loro figlie. La maggior parte preferiscono trattenere a casa le ragazze togliendo loro la
possibilità di completare gli studi.
Con le suore, impegnate nella missione di Cholle, si è
giunti alla decisione di costruire un centro di accoglienza per le ragazze, offrendo loro vitto e alloggio. Già da
due anni abbiamo avviato questa attività ed attualmente vengono ospitate 17 ragazze che frequentano la
scuola scuola superiore della città. Questa struttura è
p. David Moke, imc
foi analisada a possibilidade de
lhes disponibilizar o espaço da
Casa Regional, desde que o
mesmo esteja em condições para
corresponder à solicitação.
Dos
momentos
da
espiritualidade, a comunidade
continua tendo um ritmo diário
de oração com algumas
alterações semanais e mensais
conforme o seu projeto de vida
comunitário. Nestes momentos,
priorizamos, em comunhão com
o Instituto, a Igreja Local e
Nacional; estudos e reflexões sobre os diversos
temas propostos.
Atualmente, a comunidade é composta de seis
membros permanentes: Pe. Fernando (superior
regional), Pe. Bindo (ancião e Capelão das MC),
Marta (coordenadora pedagógica da Escola do
Calungá), Pe. Palumbo (atividades pastorais na
Paróquia São Francisco), Ir. Zacquini (coordenador
do projeto Centro cultural, coordenador da
Pastoral Indigenista, membro do conselho da
saúde indígena) e Pe. David (serviços
administrativos).
da Casa Madre - 6/09
Calungà
Entre os mês de Março e
Abril, a comunidade reuniu-se
diversas vezes para programar
e organizar suas atividades
rotineiras
(
trabalhos,
momentos
de
espiritualidade).
Durante
estes encontros comunitários,
deu-se um espaço maior para
encontrar meios que possam
fazer com que, a casa do
Calunga, além de constituir
uma
comunidade
com
membros permanentes, seja
realmente vista e sentida como “Casa-Mãe
Regional”.
Neste ponto, a comunidade insistiu para que
todos os seus membros façam sua, a tarefa de
acolher: acolher bem todos os irmãos que chegam
das outras comunidades à procura dos serviços
regionais tais como, a administração regional, a
direção regional ou até para descansar.
Proporcionar condições do bem estar e do se sentir
em casa, é o dever desta comunidade sendo ela
referencial para toda a nossa Região.
Para as outras comunidades religiosas ou não,
41
Medellín
Vita nelle comunità
42
Encuentro en Medellín
p. Salvador Medina, imc
Los Misioneros/as
de la Consolata que
viven y trabajan en el
mundo
de
los
Afrodescendientes se
encontraron en el
Centro de Formación
y
Animación
Misionera
de
Medellín del 21 al 23
de abril de 2009 para:
Releer la historia y
el proceso que ha hecho la Consolata, aprovechando la presencia testimonial de los Padres
Vicente Pellegrino y Salvador Mura, con quienes se inició en 1983, en Pasacaballos y la
islas vecinas, en donde continuan hoy las
Misioneras de la Consolata.
Compartir, leer, evaluar y celebrar las practicas misioneras del presente
Proyectar el futuro dentro del Proyecto
Misionero de la Consolata en Colombia Ecuador
Misión como encuentro
Como misioneros, venidos de otros contextos socio-culturales y religiosos, reconocimos
que todo encuentro exige conocimiento y
reconocimiento, respeto y valorización, asunción y solidaridad de la propia cultura y de la
cultura del otro. Con esta comprensión de la
misión como encuentro, nos preguntamos
sobre lo que hemos ofrecido al pueblo de cultura afro y lo que hemos recibido como
misioneros e Institutos.
Al final percibimos, entre sorprendidos y
agradecidos que:
Como misioneros/as nacidos para África y
enviados allí por el Fundador José Allamano,
vinimos en América y encontramos África en
la diáspora. Extranjera como los misioneros
da Casa Madre - 6/09
pero no enviada sino forzada. Fueron ellos, los
afrodescendientes, los
primeros en acogernos
en
el
Puerto
de
Buenaventura (1947), iniciando así un camino de
gratuidad y reciprocidad.
La Consolata se reconoce y presenta como
Familia iinternacional e
intercultural y encuentra
que el mundo cultural afro también se reconoce y presenta como Familia alargada que
valoriza la vida y la pareja, al mismo tiempo
que cuida, preferencialmente, de los ancianos
y los niños.
Enviados a la misión con la recomendación
de priorizar la santidad personal y comunitaria, a través de una espiritualidad afincada en
la mesa del pan repartido y el vino ofrecido,
los misioneros/as de la María Consolata, conducidos por el Paráclito, se encuentran con la
“fuerza vital” o Axé que anima toda la vida,
profundamente
religiosa,
de
los
Afrodescendientes, respaldados por las divinidades mayores, los espíritus menores y los
antepasados. Ambos, ellos y los misioneros,
creyendo y sirviendo al mismo Dios padremadre, creador y providente.
La
promoción
humana
de
los
misioneros/as y la valorización de la vida, en
la diáspora de los afrodescendientes, acumuna
resistencia para soñar y trabajar por “otro
mundo posible”, tal como lo anuncia San
Pablo en la Carta a los Gálatas.
Los misioneros/as nos sentimos llamados a
releer y actualizar nuestro carisma, con ele
aporte de los Afrodescendientes, mientras
ellos hacen relectura y actualización de su
cultura con nuestra compañía y colaboración.
p. Ramon Lazaro Esnaola, imc
quatrième année de théologie, est la dernière promotion qui achève ses études à Mazenod.
Notre maison de formation est établie dans la
zone résidentielle de Ma Campagne, un quartier
nanti de Kinshasa, dans lequel nous pouvons avoir
accès à l’électricité, à l’eau et à l’internet. De toutes
façons, c’est normal qu’il y ait de coupures de courant et l’eau n’est pas toujours assurée du aux précaires infrastructures de la ville.
Actuellement, notre communauté est composée
par 21 profès temporels et deux accompagnants
dans la formation. Il y a aussi quatre profès qui
sont en train d’achever leur année de service : deux
au nord de notre région (à Mbengu et à Neisu) et
deux à Kinshasa (à la paroisse Saint Hilaire et à la
Maison Régionale). En total, nous venons de six
pays différents : Kenya (9), Congo (7),
Colombie(3), Tanzanie(2), Brésil (1) et Espagne (1)
mais d’un nombre plus grand de cultures différentes.
da Casa Madre - 6/09
Kinshasa
Notre maison est située à l’Ouest de Kinshasa, à
17 km de notre maison régional et de notre paroisse Mater-Dei, à 25 km de notre paroisse Saint
Hilaire et à environ 30 km de notre paroisse
Bisengo Mwambe. Cela implique que les services
pastoraux des profès temporels ont lieu dans des
paroisses du diocèse ou d’autres religieux qui sont
plus proches.
L’Université Saint Augustin (USAKIN), où nous
étudions la théologie. se trouve à 18 km de notre
maison, à la commune de Limete. Ce qu’implique
que la durée de chaque voyage avec des propres
moyens est d’environ une heure car à Kinshasa il y
a beaucoup d’embouteillages.
Nous avons un candidat à frère qui étudie dans
l’Institut Eugène de Mazenod, chez les Oblats de
Marie Immaculée, qui est à 2,5 km de notre maison.
Nos étudiants de théologie avaient étudié toujours
dans ce centre mais à partir de l’année 2006-07, ils
sont allés à l’USAKIN. Mais cette année, ceux de la
Vita nelle comunità
Séminaire Joseph Allamano Théologat de Kinshasa
43
Kinshasa
Vita nelle comunità
44
Notre vie interculturelle trouve son repère dans
le Christ et la mission qui se sont concrétisés pour
nous dans un Projet de Vie Communautaire que
nous avons élaboré au début de l’année académique. Notre objectif général pour cette année
2008-09 est le suivant : « Unis dans la diversité, nous
nous sentons appelés à vivre davantage notre consécration
pour la mission. “Or vous êtes, vous, le corps du Christ, et
membres chacun pour sa part” (1 Cor 12,27) ».
Notre fraternité est dynamisée par le travail des
Commissions, composées des membres de différentes promotions. Ce sont six : LiturgieSpiritualité, Travail, Animation Missionnaire,
Pastorale-Formation, Loisir-Culture et Économie.
Par exemple, une fois par mois, un membre de la
communauté présente sa réflexion théologique sur
un thème qu’il a approfondi particulièrement.
Aussi, une fois par mois, une équipe pastorale présente à toute la communauté le service qu’elle est
en train de développer dans la paroisse. Une fois
par semaine, la commission de travail organise les
travaux à faire dans la maison. Dans l’année, nous
avons deux soirées culturelles (cette année, Le
Brésil et la Tanzanie) dans lesquelles ont partage
l’histoire, la vie, la présence IMC et la nourriture
d’un pays. Une fois par mois, la commission organise la récollection et anime les différents temps
liturgiques. L’animation missionnaire est disponible
pour les demandes qui peuvent nous parvenir de
l’église locale. La responsabilité économique est
partagée car les dépôts personnels, l’argent pour la
pastorale et l’argent pour les dépenses hebdomadaires de la cuisine est géré par les profès temporels.
Le dernier mardi de chaque mois nous avons l’évaluation communautaire et chaque promotion à
ses rencontres de formation avec le formateur une
fois par mois. Toute cette organisation nous permet une certaine dynamique communautaire qui
nous rend la vie plus éveillée.
Même si nous vivons dans une zone résidentielle nantie, nos engagements pastoraux ont lieu dans
des paroisses populaires où les gens souffrent le
fouet de la pauvreté et l’exclusion. Nous sommes
très insérés dans la pastorale de l’église locale et
notre présence dans la paroisse et de présence et
accompagnement mais les responsabilités ne tombent pas directement sur nous car il y a beaucoup
d’agents pastoraux dans l’église de Kinshasa. C’est
remarquable, aussi, notre service avec la communauté anglophone de Kinshasa.
da Casa Madre - 6/09
Il y a une équipe chargé aussi de collaborer con
la Région dans l’Animation Missionnaire et
Vocationnelle et plus particulièrement, qui fait le
suivi des aspirants de Kinshasa pour entrer dans
notre Institut. De toutes façons, nous sentons le
besoin d’animer davantage cette église congolaise,
très bien structurée et organisée mais dans laquelle,
les événements missionnaires propres de l’église
universelle passent plutôt inaperçus.
Nous sommes aussi en train d’étudier la possibilité de développer des services pastoraux au-delà
des paroisses en prévoyant les différents services
que l’Institut peut nous demander. Mais, pour le
moment, nous sommes seulement dans la phase
d’étude et nous n’avons pas encore concrétisé cette
proposition.
Une autre dimension de notre engagement pastoral est notre présence dans les Communauté
Ecclésiales Vivantes de Base (CEVB) de chaque
paroisse. Chaque jeudi soir, nous participons à ceux
rencontres qui défient pas seulement notre accompagnement mais même notre connaissance du lingala, la langue véhiculaire qu’on parle à Kinshasa.
Un autre moyen que nous avons trouvé pour
être inséré dans l’église locale a été l’invitation que
nous faisons chaque lundi à un prêtre de l’extérieur
pour qu’il préside la célébration eucharistique et
partage le souper avec nous. Ainsi, au moins un
prêtre de chaque paroisse a déjà célébré avec nous
et certains professeurs d’USAKIN ou Mazenod,
ainsi que des missionnaires de la Consolata de passage ou qui habitent à Kinshasa.
Nous avons suivi une session de formation sur
Justice et Paix dans le premier trimestre ; et dans le
deuxième, nous avons approfondi le thème de l’interculturalité. Pour cela, nous avons organisé une
session de formation d’une journée avec le
Philosophat et la Propédeutique. Et un mois après,
nous avons organisé entre toutes les trois maisons
de formation l’Interseminaire qui a lieu au Congo
chaque deux ans et dont le thème a été la fraternité, l’unité et l’amour dans l’interculturalité. Ces
deux moments nous ont servi pour grandir dans la
formation mais aussi dans la connaissance réciproque entre toutes les trois maisons de formation.
Une autre dimension présente dans notre communauté ce sont les initiatives de fraternité. Chaque
promotion sort deux fois dans l’année pour se rencontrer ensemble dans une ambiance plus détendue. Une fois dans l’année nous faisons une sortie
ensemble comme communauté et le lundi de
Nous voudrions vivre l’idéal missionnaire
d’Allamano de former une famille qui grandit dans
l’esprit missionnaire. Nous essayons à mettre tous
les moyens à notre disposition pour grandir dans la
vocation missionnaire et même si nous manquons
de quelque chose, nous essayons à vivre cela selon
les mots de notre fondateur : « Le nécessaire ne vous
manquera jamais ». Nous remercions Dieu et
l’Institut de nous avoir donné la possibilité de grandir dans la vocation missionnaire dans un contexte
comme celui-ci de Kinshasa et du Congo, avec une
église très vivante et un peuple plein de foi ; et
dans une situation sociale qui est un défi pour nous
missionnaires de la Consolata.
Evangelizar con arte,…
Vita nelle comunità
Pâques nous sortons avec tous les missionnaires de
la Région présents à Kinshasa. Ce sont ces
moments de gratuité qui brisent la monotonie et
nous donnent de nouveaux élans pour continuer
notre formation.
Le temps de grandes congés est profité pour
faire des expériences pastorales dans nos paroisses
IMC ou pour faire des cours d’apprentissage de la
langue (anglaise, italienne et lingala) ou pour faire
de cours de formation (informatique, électricité…)
Nous sentons le besoin de travailler plus proche
des missionnaires de la Consolata de la Région et
malgré les énormes distances de ce pays, la Région
s’efforce à combler cette expectative.
p. Luis Manco, imc
Dijo Dostoewski: “es la belleza que salvará al
mundo”.
En la parroquia de Santa Rosa de Lima, en Pirané’, lo
estamos intentando. Y, a veces nos resulta bien.
Evangelizar con arte; la belleza de la Liturgia a través
del canto, el cuidado de los signos no es todo, pero es ya
tanto; pues la belleza educa, fascina y acerca el misterio,
lo humaniza, lo incorpora al mismo tiempo que lo indica y lo revela. Por supuesto educar, evangelizar con arte,
con belleza es un camino lento. Y abarca todas las
dimensiones de la pastoral. Al centro -como siempre,
da Casa Madre - 6/09
Pirané
los Misioneros de la Consolata de Pirané estamos
presentes!
45
Pirané
Vita nelle comunità
46
como primera pasión de Dios – está el hombre. “¿Qué
es el hombre para que de él te acuerdes? Lo hiciste poco
inferior a los ángeles”. Así reza el Salmo ocho. Es palabra de Dios, pero cuánto cuesta encarnarlo en la cotidianeidad a fin de que no queden palabras vacías, ilusorias,
engañosas...! Cuánta distancia para acortar “distancias”
entre la Palabra que proclama que así es:” lo coronaste de
gloria y de honor; todo lo sometiste bajo sus pies” y la
realidad de este hombre, esta mujer a los que hay que “resucitarles” la dignidad de hijos e hijas de Dios en toda su
trascendencia.
Los misioneros de la Consolata que estamos en
Pirané – casi sin darnos cuenta, a la manera de “quien
acompaña”, aprecia, alienta, nos estamos sintonizando
en la misma onda de cuantos nos rodean o sea, los colaboradores laicos que enriquecen de su servicio la comunidad parroquial. Y juntos caminamos afrontando el
desafìo de hacer brotar signos de esperanza donde
cunde el desaliento, signos de luz donde roen las existencias, pesadillas sombrìas. Apoyamos, entre otros Grupos,
al Movimiento Familiar Cristiano: familias que evangelizan familias. Más allá de las charlas, metodologías, su
actuar se distingue por un estilo que brinda un toque de
buen gusto, un savoir faire que embellece: la capacidad de
acogida y de escucha. Desde hace tiempo se encuentra
el Grupo Caritas, pero desde hace poco se ha despertado – o, se ha reactualizado - como un interés nuevo, un
objetivo nuevo – para entrar en el dinamismo que crea
conciencia, moviliza energías, expande creatividad. Un
solo detalle: no sólo se brinda un bolso de mercadería
sino se precede el don de “Caritas” con un tiempo de
aprendizaje de parte de una nutricionista: una manera
elegante de dar pescado y enseñar a pescar...!. Se ha retomado el grande y fatigoso compromiso de la Catequesis
y aquí también, el acento lo hemos puesto en la calidad.
Hasta el lenguaje se va modificando: no clase de catecismos,
sino encuentro de catequesis. Y en el último año de
Catequesis a los jóvenes ya no se les enseña doctrina, sino
se los acompaña para que entren en la vivencia de la vida
comunitario-sacramental, participando de la Asamblea
dominical.
Resumiéndolo todo en pocas palabras, dos son las
líneas inspiradoras que nos guían: seriedad y calidad.
Y ahora unas crónicas de dos acontecimientos en los
que – también – tiene que ver no poco la dimensión de
la belleza, del arte que reviste la evangelización y vehicúla la trascendencia de sus valores sagrados.
En la Navidad, se ha realizado un Pesebre Viviente, al
cual dieron su aporte artístico los chicos de unos barrios.
Así, al mismo tiempo, se lucieron las distintas escuelas de
danzas y cobraron espacio de integración chicos, jóvenes
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y adultos de varios barrios y del casco urbano. Participó
también, con su consagrada maestría la peña folklórica
local “Estampas Norteñas” que tantas distinciones
sumó en varios Países de Latinoamérica. Fue un gran
éxito. Fue un gozo de arte sagrado. Por los ojos y por los
oídos entró el encantador misterio de la Navidad!
Merecía, el Logos, la Armonía que todo lo plasmó bueno y
bello, encontrar acogidas de maravilla y de estupor en los
hijos de Dios.
El reciente VIA CRUCIS VIVIENTE del Viernes
santo 2009 se quedará por largo rato, plásticamente
esculpido en los ojos de cuantos asistieron. Los actores
supieron transmitir el mensaje de la Pasión del Señor con
acentos de vibrante emoción. No se trataba de un “habitual” Vía crucis” sino de una representación real-simbólica, en una fusión del ayer y del hoy y aquí. No dijo
Pascal que Cristo renueva su pasión hasta el fin del
mundo? Ya el desfile inicial, al compás del Ouverture de
la quinta de Beethoven, lo dejaba a entender. El centurión romano a caballo, acompañado de dos soldados en
impecable uniforme romano, abrían el paso. Tres gauchos montados a caballo cerraban el cortejo de los actores que interpretaban a Jesús, Maria, la Madre, Juan el
apóstol predilecto, la Magdalena y, al sequito, diez mujeres en tapado negro llevando faroles como a significar la
concentración de todo el dolor de los inocentes gravando sobre aquellas que aun hoy son madres y víctimas de
amor y de dolor. ¿Y qué más? El grito impiadoso:
Crucifícalo… Crucifícalo!… y a las burlas, las muecas y
los salivazos salían sin distinción por parte de los esbirros
judíos y por parte de una muchachada local, gente sin
piedad, vendida a cuantos - se los encuentra en todo rincón del mundo! - por pocos pesos enfangan, y embrutecen y embravecen las conciencias de jóvenes desprevenidos. En el momento del despojo de las vestiduras de
Cristo, la pelea y el forcejeo - a ver a quién le toca la túnica y a quién le toca el manto del Condenado - contaba
con “clientes” de distintas extracciones sociales…
Cuánto es verdad que cuando se da la ocasión de poner
la mano en la lata, la tentación no conoce bandera…!
Dulcísima la escena de la deposición del cuerpo de Jesús
en las rodillas de su Santísima Madre. Creo que hasta
Miguel Ángel, el genio de la Piedad se hubiera unido a
los espontáneos aplausos que sigilaron la estremecedora
escena que comunicaba la infinita empatía de la Madre
mirándole y abrazándole al Hijo que volvía a su seno
amoroso, los pies y a la cabeza tiernamente abrazados
por los fidelísimos amigos que habían desafiado los villanos insultos de los jefes del pueblo y la violencia romana: María de Magdala y el apóstol Juan.
LMC
Experiencias de vida
Bucaramanga
p. Salvador Medina, imc
Hoy con el más inmenso
de los gustos les presentamos a dos misioneras
CLAUDIA RUIZ TELLO
Y LUZ ELENA ESPARZA, Laicas Misioneras de la
Consolata de la localidadde
Bucaramanga; ellas irremediablemente guardan en su
corazón el inmenso deseo de
vivir la misión a plenitud…
quieren compartir la experiencia juntas y estas dispuestas inicialmente a ofrecer
dos años de servicio; teniendo en cuenta el proceso que
esto implica, consientes de la fragilidad de las condiciones y de los cambios que ella trae. El Padre Salvador
Superior de la Comunidad en alguna
ocasión nos pregunto ¿Si ellas irían donde las necesitaran? Esa pregunta se las hicimos exactamente como
el la planteo y para sorpresa nuestra ellas han dicho que
SI… forma parte del abandono y disposición de los
pocos que están dispuestos… Así que su intención aun
es más VALEROSA.
Los Laicos Misioneros de la Consolata de
Bucaramanga; Damos FE del acompañamiento hecho
por años de estas dos misioneras, las hemos visto en
sus trabajos pastorales y somos fieles testigos de su
estabilidad emocional; dos áreas esenciales a la hora de
vivir la misión.
Ahora quisiéramos compartir dos fragmentos cortos de las cartas de petición respectivas que ellas han
elaborado para ser asignadas a un lugar de misión:
“Yo LUZ ELENA ESPARZA Laica Misionera de
la Consolata de la localidad de Bucaramanga, anhelo
poder compartir mi vocación y carisma con aquellos
que estén necesitados y deseosos de conocer y hacer
vida la palabra de Dios. Esperanza en la cual no me
encuentro sola ya que cuento con CLAUDIA RUIZ
TELLO compañera que esta dispuesta a caminar conmigo en esta valiosa misión; en un lugar sencillo donde
podamos ponernos a entera disposición de una comunidad en donde encontremos aceptación y disposición
para trabajar en pro del reino de Dios”
“Yo
CLAUDIA
RUIZ TELLO me
presento a usted como
candidata para la
misión; y después de
haber hecho un proceso de discernimiento
me siento en la capacidad de servir, de llevar
consolación a mis hermanos, hacerme una
de ellos, ayudar a confortar, aliviar y dar amor; fortalecerme junto con ellos
y ser un instrumento del Señor, ser útil y dar todo de
mi a quienes más lo necesiten. Deseo llegar a la misión
de la forma más sencilla y humilde al servicio de una
comunidad en compañía de mi hermana en misión laical LUZ HELENA ESPARZA, en la cual encuentro
gran parte del apoyo para trabajar en la misión, nuestro
trabajo lo compartimos de igual forma con niños, jóvenes y adultos con quienes nos hemos desempeñado en
nuestro trabajo pastoral durante largo tiempo”
Después de concretar el lugar de misión CARTAGENA DEL CHAIRA… fuimos a visitar las familias
de nuestras misioneras junto con el superior de la
comunidad IMC P. Salvador Medina, El preguntaba a
las familias… ¿¿¿Ustedes les dan la Bendición??? Y
ellos con mucho llanto decían “si… entre la Alegría y
el dolor…. como en un PARTO” Bueno es mas la
Alegría… en verdad fue un momento muy emotivo…
y a nosotros también nos deja con algo de nostalgia
pues son AMIGAS muy cercanas a nuestro amor…
para continuar construyendo el REINADO DE
DIOS… Anexamos fotografías de nuestra visita a las
casasde ellas…..
Como siempre los dejamos unidos en la oración y
en la consolación de todos los pueblos y culturas corazón… en FIN… también les damos la Bendición…. Y
todo nuestro amor… para continuar construyendo el
REINADO DE DIOS… Anexamos fotografías de
nuestra visita a las casas de ellas…..
Como siempre los dejamos unidos en la oración y
en la consolación de todos los pueblos y culturas
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SOMMARIO
Necrologio
Tablino Possio P. Paolo
Antonio Luigi
Nato ad Alba il 24 maggio
1928, fu ordinato come
sacerdote della Diocesi di
Alba il 3 dicembre 1950, da
Mgr Carlo Stoppa. A servizio
della sua Diocesi svolse varie
attività di rilievo: fu vice rettore del Collegio Civico di
Alba, assistente diocesano
della GIAC, insegnante nel
Seminario
Mag giore
e
nell’Istituto Tecnico Agrario
della città. Nel 1959 partì
come sacerdote fidei donum
per il Kenya e fu destinato
all’insegnamento
nel
Seminario di Nyeri. Dal 1963
al 1980 svolse attività pastorali a Marsabit-Maikona.
Rientrato in Italia, fu direttore del Centro missionario
diocesano di Alba e direttore
del CEIAS (Ufficio Cei) a
Roma, dal 1980 al 1985.
Ritornato in Kenya, sempre nella Diocesi di Marsabit,
fu uomo di zelo apostolico, e
chiese di essere ammesso
nell’Istituto. Emise la professione religiosa il 24 febbraio
1999. Lavorò a Suguta,
Archer’s Post e a Maralal,
fino a quando si stabilì definitivamente a Marsabit, presso
il
Santuario
della
Consolata. Qui, oltre alle
attività di pastorale, riceveva
e animava i pellegrini, e dedicava la vita alla preghiera.
Scrisse vari libri presentando la figura di Mgr Piero
Rossano e i popoli nomadi
del deserto tra cui lavorava.
Ricordiamo in particolare il
suo capolavoro: I Gabbra del
Kenya.
E’ deceduto il giorno 4
maggio 2009 nell’Ospedale
Aga Khan in Nairobi
(Kenya), a 81 anni di età, di
cui 10 di professione religiosa e 59 di sacerdozio. Il suo
corpo riposa a Marsabit, nel
santuario della Consolata.
da Casa Madr e
Mensile dell’Istituto Missioni Consolata
Redazione: Segretariato Generale per la Missione
Supporto Tecnico: Mauro Monti
Viale delle Mura Aurelie, 11-13 00165 ROMA - Tel. 06/393821
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C/C postale 39573001 - E-mail: [email protected]
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Editoriale
2
Luca, assistente di Paolo
4
Il Dio dei bambini migranti
parte seconda
6
Giusepe Allamano e l’arte
di collaborare
9
Oggi bisogna osare un nuovo
tipo di missione
13
Bunju: Incontro degli
animatori missionari
15
“Ecco, io sono cresciuto
e avanzato in Sapienza”
(Qo 1, 16)
19
Diario della Casa Generalizia
22
Visita Canônica
à Região do Brasil
23
Mocambique: Carta
do superior regional
26
A palavra do superior
de Amazonia
27
Solidaridad con los sacerdotes
amenazados de muerte que
trabajan en las villas
de emergencia
28
Brasil …Notícias...
Iformacões...
29
Centenario della Casa Madre e
conferimento dell’ordine del
Diaconato ai due primi
Confratelli Coreani
31
Costa d’Avorio: tra un accordo
e l’altro forse ci siamo
33
Holy Family Day
in Loiyangalani
34
Maputo - Início do noviciado
2008-2009
36
Lisboa: Casa Regional
37
“Amazzonia: una diversa
prospettiva”
39
MINNE WARAGU CHOLLE:
“Sul monte Dio parla”
40
Comunidade do Calunga’
41
Encuentro en Medellín
42
Séminaire Joseph Allamano Théologat de Kinshasa
43
Evangelizar con arte,…
45
Experiencias de vida
Bucaramanga
47
Tablino Possio
P. Paolo Antonio Luigi
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