N.13 - L`editoriale - Associazione Italiana Allevatori

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N.13 - L`editoriale - Associazione Italiana Allevatori
l ’allevatore
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B
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n. 13 - 11 luglio 2012
Anno LXVIII
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di Roma n. 323 del 14-7-1948
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Nino Andena
Presidente Aia
Acquisti alimentari
in calo, ma c’è
ancora spazio
per i nostri valori
asta leggere i dati sui consumi degli Italiani per rendersi conto che
questa volta la spesa si è ridotta anche a tavola. Secondo recenti
indagini almeno 6 consumatori su 10 dichiarano di aver cambiato
abitudini, ponendo maggiore attenzione al fattore prezzo e riducendo gli
acquisti di alcune referenze rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Un dato preoccupante aggravato dal fatto che a soffrire non c’è solo la
grande distribuzione classica, ma persino i discount, che nell’ultimo
lustro avevano fatto registrare una crescita piuttosto robusta.
La situazione è questa e in prospettiva non si vedono radicali miglioramenti perché, a ben guardare, sembra proprio che l’onda lunga della crisi
debba ancora abbattersi con tutta la sua gravità sugli italiani, nonostante
la disoccupazione in aumento e il ridotto potere di acquisto delle famiglie.
Non abbiamo bisogno della bacchetta magica, ma di atti concreti da parte
dell’attuale Governo a favore dell’unico settore che ha avuto un aumento
a due cifre sull’esportazione. Ci serve un progetto concreto capace di
rimettere in moto l’economia, non chiediamo altro, nella consapevolezza
che queste politiche non rappresentano una “spesa”, ma un “investimento” per il sistema Paese. Quello che non capiamo è perché la forbice dei
prezzi fra “campagna” e “città” resti così desolatamente ampia e perché i
listini siano sempre a sfavore del mondo agricolo. Sin troppo facile l’esempio del latte, ma vorremmo almeno capire perché a noi allevatori hanno
tagliato un buon 10%, mentre il prezzo a livello di consumatore è salito
a causa del “caro bolletta”. Peccato che in campagna energia elettrica e
gasolio li paghiamo anche noi e piuttosto cari, ma questo evidentemente
non riesce a pesare quanto dovrebbe. Certo, ci sono i gruppi di acquisto
solidale, i mercati contadini, le vendite dirette in azienda, ma è pur vero
che il grosso del mercato lo fanno i buyer della Gdo, molto attivi nello
strozzare i produttori, alla faccia dei valori come italianità e benessere
animale. Importanti, ma non sempre remunerativi nei capitolati di fornitura. Una realtà amara alla quale si contrappongono le aziende che nel
valore dell’origine italiana credono e che sul mercato trovano sempre più
consumatori disposti a dare loro fiducia. Uno zoccolo duro che sta conquistando quote di mercato significative, costringendo la distribuzione
moderna a non fare di tutta l’erba un fascio. E l’esperienza di Italialleva
è qui a dimostrare che si può andare in controtendenza anche in tempi
di crisi. Con difficoltà, ma con soddisfazione. Perché garantendo l’origine
italiana al 100% dei nostri prodotti possiamo recuperare spazi commerciali ed essere un po’ più artefici del nostro destino.
KL
n. 13 - 11 luglio 2012
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