FRA NOI - Frati Cappuccini Italiani

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FRA NOI - Frati Cappuccini Italiani
FRA NOI
FOGLIO INFORMATIVO
FRATI CAPPUCCINI DI LOMBARDIA
Numero 134
Novembre 2009
“La povertà”
Nei giorni 3-7 novembre
a Torino si è tenuta la 49ma Assemblea generale
CISM dal tema: “Povertà e
comunione dei beni in un
mondo globalizzato”. Non
intendo fare la cronaca di
quanto abbiamo vissuto
ma fare alcune considerazioni sulla povertà, visto
che è anche il tema, con la
speranza, di questo anno
pastorale.
Parlando con un Superiore provinciale questi mi
diceva che è significativo,
per esempio, notare che
nell’esortazione
“Vita
consacrata” (VC) si parli
dei consigli evangelici in
genere 38 volte, di verginale-casto-celibe 49, di
obbediente-obbedienza
41, e di poveri-povertá 76.
Tutto questo sta a indicare
– diceva - che anche nella
vita consacrata di oggi il
vero termometro dell’autenticità di vita, per quanto si riferisce ai consigli
evangelici, al di là delle
discussioni sull’obbedienza e delle difficoltà in
campo affettivo-sessuale,
continua a essere (come
sempre) la comprensione
e il vissuto della povertà.
Bisogna tuttavia ammettere che oggi il concetto di
povertà si è notevolmente
ampliato nella sua dimensione antropologica e socio-economica. Nella nostra società, quando si
parla di povertà, si tende
a pensare immediatamente a qualcosa di negativo:
alla mancanza di beni,
soprattutto di quelli economici o comunque al
rapporto con le cose materiali esterne alla persona.
Ma ci sono altri tipi di povertà, non meno importanti, per esempio, la
mancanza di potere decisionale, la disoccupazione, la povertà del malato
fisico o psichico, del disabile e dell’anziano, quella
del tossicodipendente o
del malato di aids, di chi
non ha casa o famiglia,
dell’immigrato clandestino, del perseguitato, del
nomade, del barbone, ecc.
E ancora: la povertà di chi
non ha nessuno da amare
e non si sente amato da
nessuno, di chi si sente
solo senza poter soddisfare il bisogno di appartenere a un gruppo… il bisogno di essere stimato, di
chi si sente abbandonato,
dimenticato, guardato con
diffidenza o disprezzo,
ecc.
La povertà è quindi una
realtà molto complessa,
ma non va considerata
solo nei suoi aspetti negativi. Essa infatti ha anche
dei risvolti umani positivi
che costituiscono una vera
sorgente di valori, o meglio di virtù umane. Il fatto anzitutto che essa libera l’uomo dalla smania
del possesso e l’aiuta a
saper prescindere dalle
cose futili, dai beni fittizi,
dai bisogni creati artificialmente, frutto del consumismo sfrenato e insensato, e gli fa capire che
nella vita è molto più importante l’essere che l’avere.
Povertà è anche la consapevolezza dei propri
limiti, condizione per a-
prirsi agli altri e per poter ricevere dagli altri, la capacità di condividere, di donare se stessi
e di sentirsi bisognosi degli altri. In questo senso, essa deve essere intesa come solidarietà,
condivisione, comunione; non quindi come privazione, ma come oblatività. In effetti, un
cuore povero diventa anche un cuore fraterno.
Il passo successivo è quello della gratuità. La povertà spinge a donarsi, a condividere superando la tentazione della ricerca del proprio tornaconto, del calcolo egoistico, dello sfruttamento e della manipolazione degli altri, consiste nel dare una mano, nell’amare.
Non bisogna dimenticare che il significato della nostra povertà non è innanzitutto socioeconomico, ma teologico. Non impoveriamo pertanto la povertà riducendola a una questione di denaro. Certo il denaro c’entra, ma perché c’entro io, e la realtà economica è un aspetto della mia vita. Ma la povertà rivelata da Cristo e in Cristo è qualcosa di molto più profondo.
“La povertà evangelica – scrive l’esortazione “Vita consacrata” è un modo chiaro e concreto di vivere e proclamare che “Dio è l’unica vera ricchezza dell’uomo”. Vissuta sull’esempio di Cristo (aspetto cristologico) il quale “da ricco che era, si è fatto povero” (2Cor 8,9;
cf. Fil 2,5-11), diventa espressione del dono totale di sé che le tre persone divine (aspetto
trinitario) reciprocamente si fanno. È dono che trabocca nella creazione e si manifesta pienamente nell’incarnazione del Verbo e nella sua morte redentrice (di nuovo, l’aspetto cristologico)» (VC 21c; cf. 22b). In questo modo, il consacrato “imitando la povertà di Cristo
(aspetto cristologico), lo confessa (aspetto apostolico-profetico) Figlio che tutto riceve dal
Padre e nell’amore tutto gli restituisce (cf. Gv 17,7.10) (aspetto trinitario)” (16c).
Finché non giungiamo a scoprire e a radicarci su questa base, siamo ancora lontani dal
Vangelo. È infatti da qui che scaturisce il significato anche esterno, apostolico, di testimonianza e profezia, della nostra povertà. In effetti, di fronte ad una società in cui c’è “un materialismo avido di possesso, disattento verso le esigenze e le sofferenze dei più deboli e privo di ogni considerazione per lo stesso equilibrio delle risorse naturali” (problema ecologico) (VC 89a), la nostra povertà appare come un carisma di semplicità, distacco, solidarietà e
fraternità con tutti.
► Agenda
- 21 novembre: Sestri Levante – IV° centenario di fondazione del convento
- 25 novembre: P.le Velasquez – incontro guardiani e vicari
- 30 novembre: Caravaggio – ritiro provinciale per l’Avvento
- 2-3 dicembre: Varese – Formazione permanente speciale interprovinciale: Sacramento della
riconciliazione
- 10 dicembre: Bergamo – celebrazione del centenario della morte del S.d.D. P. Arsenio da
Trigolo
► Il Vangelo nelle opere di carità e nelle attività sociali dei religiosi in italia: Assisi 12-
15 ottobre 2009
Era la prima volta che accadeva: un convegno nazionale organizzato per far incontrare almeno le
rappresentanze dei religiosi che svolgono il loro ministero nell’ambito delle opere sociali. Gli
intenti erano, volutamente ambiziosi. Vediamoli
COMUNIONALE: avviare una vantaggiosa collaborazione tra religiosi/e e laici mettendo “in rete”
le diverse realtà. Camminare insieme, conoscersi ormai è la strada del futuro dei religiosi in Italia.
TEOLOGICO: Il sottotitolo del convegno era: “… per passare dalle opere della legge alle opere
della fede”. È il cammino che i religiosi sono chiamati a percorrere per verificare quale annunzio
del vangelo c’è nelle loro opere e attività sociali. Un tentativo di guardarsi dal pericolo che il
cristianesimo della carità possa trasformarsi in una associazione mondiale di volontariato, in
un’organizzazione no profit di impegno sociale.
STORICO: ricostruire l’effettiva incidenza delle Opere sociali dei Religiosi dall’800 ad oggi
(Fondazione Zancan)e dare inizio alla ricostruzione della storia delle innovazioni prodotte dal
Wellfare dei religiosi nel campo sociale nel campo socio-caritativo dall’unità d’Italia fino ad oggi.
PROFETICO: L’ultimo giorno del convegno è stato impegnato ad una Tavola Rotonda per far
emergere le linee di una nuova “politica” delle opere sociali dei religiosi: promuovere nuovi e
profetici stili di vita e di missione.
Il convegno si è sviluppato attraverso relazioni, riflessioni ed elaborazioni dei dati inviati dalle
diverse congregazioni. Significativi anche i racconti di diverse esperienze vissute sul campo
cercando d’abbracciare i diversi ambiti d’intervento: dalle suore della “tratta” , a quelle delle
carceri, agli ordini ospedalieri, a quelli dediti al problema dell’educazione … Insomma un mondo
che ha svelato un’inattesa vitalità e ricchezza. Un possibile ambito di rinnovamento per la vita
religiosa.
I poveri compiono sempre il loro dovere di essere presenti per sollecitare la Chiesa a continue scelte
coraggiose di rinnovamento. A noi, il compito di “sfruttare” questa presenza per la costruzione del
Regno di Dio alla quale ciascun cristiano è chiamato. [Fr. Paolo Corradi]
► CIMPCap
Dal 14 al 16 ottobre a Foligno (Pg) si sono dati appuntamento i Ministri provinciali Cappuccini per
l’Assemblea generale e per l’elezione del nuovo Consiglio. Fr. Aldo Broccato ha delineato il
percorso fatto nel triennio 2006-2009 e quali sono le piste da percorrere nel futuro.
I percorsi intrapresi sono la formazione permanente (che è sempre una priorità), il nuovo Statuto dei
Segretariati nazionali, la revisione del progetto formativo dei Cappuccini italiani, la revisione delle
Costitutzioni (alle quali la Conferenza CimpCap ha programmato due Assemblee), la
collaborazione interprovinciale.
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I percorsi da intraprendere e che la “nuova gestione” dovrà occuparsene sono la formazione
(recupero della dimensione di fede, dell’identità, del senso di appartenenza; l’iniziazione alla nostra
vita) e la qualità delle nostre relazioni, la collaborazione interprovinciale, la
minorità/itineranza/missione (Rivitalizzare l’annuncio itinerante, l’impegno per la giustizia, pace,
salvaguardia del creato, forme di solidarietà verso gli immigranti, accompagnamento dei frati in
crisi).
Dopo la discussione sulla relazione i Ministri provinciali hanno eletto come presidente della
CimpCap Fr. Antonio M. Toffanelli (Umbria), vice-presidente Fr. Giambattista Urso(Calabria), Fr.
Mario Durando (Torino), Fr. Roberto Genuin (Venezia, Fr. Luciano Baffigi (Toscana).
L’Assemblea ha poi confermato Fr. Mariano Steffan (Venezia) segretario e Fr. Gianfranco Berbenni
(Lombardia) come vice-segretario.
Al nuovo Consiglio di presidenza un buon lavoro!
► MOFRA: ti interessa?
Nei giorni 16 e 17 ottobre si è svolta ad Assisi l’Assemblea Generale del Movimento Francescano
italiano, conosciuto come MOFRA, in esso confluiscono tutte le esperienze francescane italiane.
E’utile ricordare il fine di questo organismo:
1. Favorire la mutua conoscenza, la comunione fraterna e l’attiva collaborazione fra tutti suoi
componenti.
2. Testimoniare il Signore attraverso una vitale presenza unitaria del carisma francescano.
3. Promuovere nella Chiesa e nella società la diffusione del Vangelo e del messaggio
francescano, anche attraverso i mezzi della comunicazione sociale.
Se l’assemblea non ha certamente avuto dubbi sull’ultima motivazione, alcune perplessità sono nate
circa la validità odierna del primo punto che si ripercuote sul secondo. Insomma, si è trattato di
rimotivare la costituzione di una tale organismo, verificare se è ancora attuale e se sia possibile
adempierne le finalità senza moltiplicare ulteriormente gli impegni sia dei frati che delle religiose/i
e consacrate/i francescane/i che dell’Ordine Francescano Secolare.
Dopo un ampio dibattito, anche sulle scelte economiche dell’attuale organismo, si è pervenuti alla
quasi unanime convinzione che l’esperienza, nata già dal 1972 debba utilmente continuare. Per il
bene dell’intera realtà francescana e della Chiesa stessa. Unire le forze, concordare gli obiettivi,
cercare punti di comunione nell’attuazione di un vasto processo di rinnovamento apostolico e
religioso sono punti irrinunciabili del nostro carisma francescano. (Fr. Piero Bolchi)
► Domodossola: i frati del nord Italia annunciano il Vangelo
Dal 18 al 26 ottobre 25 frati del “decennio” (i frati ordinati presbiteri negli ultimi dieci e i fratelli
non chierici che hanno emesso la professione perpetua nello stesso arco di tempo), hanno animato la
missione popolare a Domodossola. Si è trattato di una forte e intensa esperienza di predicazione e
fraternità “interprovinciale”. I frati “predicatori” provenivano dalle Province di Alessandria, Emilia
Romagna, Genova, Lombardia, Torino, Trento e Venezia. La Missione ha abbracciato le tre
parrocchie della città di Domodossola. La Buona Notizia è stata offerta nelle chiese parrocchiali,
nelle piazze, nelle scuole, nelle aziende nei bar. Una particolare attenzione è stata dedicata agli
ammalati e ai sofferenti. Nel centro della città è stata allestita la tenda dell’accoglienza, chi vi
entrava trovava i frati disponibili per un dialogo, poteva ascoltare una parola di speranza oppure
portare la propria esperienza sulla fede.
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I 30 centri di ascolto serali, hanno coinvolto circa 450 persone e questa esperienza di condivisione
attorno alla Parola di Dio, ha generato gruppi che continueranno ad incontrarsi nelle case sui temi
proposti durante la missione.
Grazie fratelli “predicatori” per la testimonianza che avete donato e per il bene che nel nome del
Signore avete compiuto.
► Giornata francescana
Presso il cine-teatro del Rosetum il 19 ottobre si è celebrata la Ia giornata di studi francescani
promossa dalla Curia provinciale in collaborazione con il Dipartimento di Storia medioevale
dell’Università statale di Milano e dello Studio teologico dal tema: “Le parole di frate Francesco”.
Vi hanno partecipato una settantina tra frati e francescani secolari.
Fr. Luigi Pellegrini ha parlato della storia degli scritti di frate Francesco, come sono giunti a noi, le
famiglie dei codici e ha terminato leggendo un brano della prolusione tenuta da P. Sabatier a
Friburgo nel 1929, circa l’importanza degli scritti di Francesco per la sua conoscenza.
Giovanni Grado merlo (decano del dipartimento di storia medioevale dell’Università statale di
Milano) ha parlato del Testamento di Francesco sottolineando alcuni aspetti: la misericordia (“Feci
misericordiam”), la forma sancti evangelii, la forma sancte ecclesiae, il lavoro (ribadito con forza da
un Francesco ammalato, ma che scrive: lavoravo e voglio lavorare perché questo connota la
minoritas).
Unanime è stata la soddisfazione dei presenti. Ci siamo lasciati dando appuntamento all’anno
prossimo dove il tema che verrà trattato sarà Bernardino Ochino, predicatore cappuccino.
► CISM nazionale
Dal 3 al 7 novembre il Ministro provinciale ha partecipato a Torino alla 49ª Assemblea della CISM
che aveva come titolo “Povertà e comunione dei beni in un mondo globalizzato”. Erano presenti
140 superiori maggiori.
Il tema è stato trattato da tre punti di vista: teologico (Fr. Paolo Martinelli), economico (prof. A.
Calosa), amministrazione/alienazione dei nostri beni (Mons. L. Simonelli, della diocesi di Milano).
I testi delle relazioni verranno pubblicati e saranno offerti a tutte le fraternità per la lettura.
Il card. Poletto, arcivescovo di Torino, ha offerto tutte le mattine delle brevi lectio sul testo della
lettura breve delle Lodi. L’Eucaristia veniva celebrata nelle varie chiese-santuari di Torino: al
Cottolengo, in Duomo, alla Salute e nel santuario salesiano di Maria Ausiliatrice.
La conclusione dell’Assemblea è stata arricchita dalla presenza del card. T. Bertone, il quale ha
presieduto la concelebrazione presso il santuario di Maria Ausiliatrice.
► Convegno Nazionale del Servizio Annuncio della Parola
Nei giorni 3-5 novembre si è tenuto ad Assisi, presso il Monastero S. Andrea, il Convegno
Nazionale del Servizio dell’Annuncio della Parola, dal tema “Trascinare tutti al suo amore” al fine
di scambiarsi esperienze ed idee sul rinnovamento delle missioni al popolo.
Per la nostra Provincia hanno partecipato fra Agostino Valsecchi, fra Giansandro Cornolti, fra
Maurizio Fiorini e fra Aldo Motta.
Fra Gianni De Rossi, responsabile nazionale del servizio, nella prima relazione ha affrontato
l’argomento della crisi dell’Evangelizzazione, non tanto come una crisi di attività, ma di identità,
che si manifesta in una misura bassa della vita religiosa, indifferenza, separazione tra fede e vita, un
ottimismo non fondato o scoraggiamento e rassegnazione (“dalla secolarizzazione invisibile alla
secolarizzazione invincibile”). A questa crisi si può reagire riconnettendosi alla proprie radici,
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ascoltando la vita in profondità, rendendo più evidente il riferimento a Dio, testimoniando e
trasmettendo una relazione, con una vita realmente connessa con la Parola.
Fra Mario Fucà, segretario dell’area evangelizzazione, nella seconda relazione ha esposto gli
orientamenti attuali circa le missioni al popolo nella Chiesa italiana e nel mondo francescano in un
mondo trasformato dalla rivoluzione digitale: il passaggio da una pastorale di conservazione ad una
missionaria, da una pastorale individualista a quella d’insieme o integrata, la corresponsabilità dei
laici, un’evangelizzazione più ‘carismatica’: ripresa della predicazione itinerante, presenza tra i
lontani e gli ultimi, testimonianza di vita fraterna.
Dallo spazio riservato allo scambio di esperienze sono affiorati sia i tratti della missione classica
con la validità della ricerca porta a porta, le relazioni personali, l’ascolto e il dialogo, sia la ricerca
di nuove forme e linguaggi (come il festival francescano e le missioni in spiaggia) come anche di
orientare la missione secondo un unico obiettivo (esercizi spirituali, settimane bibliche, settimane di
riconciliazione).
Ci si è lasciati con la volontà di mettere in rete tutte le iniziative delle diverse Province, di
coordinarsi meglio per evitare l’accavallamento di missioni importanti, di fare più riferimento al
responsabile nazionale del servizio, di mobilitare intorno alle missioni popolari il maggior numero
di frati possibile. Primo banco di prova la missione di Trieste (marzo 2010) a cui invitare tutti i frati
disponibili.
► Affreschi, chiesa, convento e cimitero.
Sabato 7 novembre u.s. la chiesa del SS. Crocifisso del convento di Musocco ha accolto la
presentazione del libro La Chiesa del SS. Crocifisso e il convento dei Cappuccini a Musocco di
Maddalena Colli e Roberto Gariboldi.
Il guardiano fra Antonio Belingheri. ha salutato i convenuti ripercorrendo brevemente le tappe che
hanno visto la nascita, la crescita e la stesura definitiva del volume. Fra Raffaele Della Torre ha
portato ai presenti il saluto del Ministro provinciale e il ringraziamento di tutti i frati agli autori
sottolineando come il volume come ci permette di approfondire la conoscenza storica e artistica di
un nostro convento. Roberto Gariboldi ha presentato le parti del libro riguardanti il convento e il
cimitero, mentre Maddalena Colli ha illustrato gli affreschi di Ferdinando Monzio Compagnoni che
si possono ammirare nel Santuario del SS. Crocifisso. Gli affreschi del Monzio Compagnoni sono
stati terminati sessant’anni fa e questo anniversario è stato uno dei motivi ispiratori del libro.
Il senso e il fine di questo volume è sintetizzato in modo efficace nella pagina di presentazione
firmata dagli autori: Ricordare, fare memoria storica diventa quindi una garanzia per il futuro,
perché evita che tanta attività pastorale, sociale e artistica vada dispersa.
Il libro sarà presto distribuito a tutte le nostre fraternità.
► Date delle riunioni della Commissione Provinciale per l’economia (CPE).
Nella riunione del 13 novembre u.s. la CPE ha stabilito le date degli incontri della Commissione
stessa: 11 dicembre 2009; nel 2010: 15 gennaio, 12 febbraio, 12 marzo, 16 aprile, 14 maggio, 11
giugno.
► Dal Centro missionario
I giorni14 e 15 novembre al nostro centro missionario sono stati giorni di festa e di grande attività.
Sabato pomeriggio alle ore 15,30 abbiamo vissuto un momento di grande fraternità e di preghiera
attraverso la Celebrazione Eucaristica per i gruppi missionari, i volontari, gli amici e benefattori
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delle missioni. Ha presieduto la S. Messa l’eparca di Barentù Mons. Thomas che con molta
semplicità ma con parole forti ci ha parlato del dramma che la Chiesa e i cristiani stanno vivendo in
Eritrea. Con lui hanno concelebrato F. Piotr Komorniczak promotore della solidarietà nell’Ordine,
F. Serge della Costa d’Avorio, F. Francis del Camerun, F. Pasquale Lamanna, F. Dino Franchetto
del convento di Varese, F. Giulio Pasquini della Parrocchia di Lecco, F. Claudio Bobbio di quella di
Brescia, F. Agostino e F. Mauro del centro missionario, e F. Marcantonio Pirovano che ha animato
con il suono dell’organo la Liturgia.
Con noi anche F. Salvatore Martorana che ha vissuto un’esperienza missionaria in Camerun.
Numerosissimi i fedeli partecipanti che poi sono stati invitati per un momento di rinfresco e di
incontro informale con i missionari nel salone accanto alla mostra missionaria.
Domenica il Centro Missionario ha aperto le sue porte per permettere alle persone di visitare la
mostra dei presepi del mondo e per conoscere le diverse realtà delle nostre missioni anche gustando
la manzetta e alcuni prodotti della linea “paradiso del gusto”. Nonostante il tempo non proprio bello
l’evento ha riscosso grande successo e molte sono state le persone che ci hanno onorato della loro
presenza e hanno potuto conoscere le attività dei nostri missionari nel mondo a favore dei più poveri
e bisognosi.
► I nostri morti
Ricordiamo nelle nostre preghiere Egidio Bonati, papà di Fr. Giorgio; Letizia Paris, mamma di Fr.
Luigi Spelgatti missionario in Brasile. Riposino in pace!
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IL SACRIFICIO EUCARISTICO IN SUFFRAGIO DEI DEFUNTI
affresco di Ferdinando Monzio Compagnoni, 1949,
abside della chiesa del SS. Crocifisso, Milano Musocco
In questo mese consacrato alla memoria dei defunti, ho pensato di presentare il grande e
significativo affresco nell’abside della chiesa del SS. Crocifisso, a Milano, presso il cimitero di
Musocco. Ringrazio per la loro disponibilità a illustrarci l’opera Maddalena Colli e Roberto
Gariboldi, autori del recentissimo volume “La chiesa del SS. Crocifisso e il convento dei
Cappuccini a Musocco”, presentato presso il convento di Musocco sabato 7 novembre 2009.
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Il Sacrificio eucaristico è il primo della serie di affreschi eseguiti in questa chiesa da
Ferdinando Monzio Compagnoni (Bergamo,12 maggio 1925 - ivi 21 aprile 1978) nel 1949, all’età
di 25 anni, prima che la chiesa venisse ufficialmente consacrata e inaugurata la notte di Natale di
quell’anno. Può essere considerata il modello della sua pittura, una pittura spontanea, ricca di
movimento, di prospettiva, di fede, di insegnamento storico e teologico, una pittura per il popolo
che insegna i dogmi di fede e che invita alla preghiera.
Il tema dominante in questo affresco è la redenzione che si attua nei secoli attraverso il
sacrificio Eucaristico. Infatti il tema Eucaristia, sacrificio e comunione; Eucaristia sacrificio di
Cristo, Dio e uomo che dà al Padre la perfetta lode di tutto il creato è ciò che domina tutta l’opera
del presbiterio.
L’Eucaristia è la comunione tra cielo e terra: tra angeli e santi e le anime che stanno nella
purificazione e che attendono la gloria e noi in cammino e che crediamo nella resurrezione.
L’esecuzione del volto del Cristo è il momento più cruciale della vita del pittore
Compagnoni, come lui stesso affermò. Lo sguardo del Cristo rivolto al Padre, nella suprema
sofferenza dell’agonia in croce, sembra invocare “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” e
nello stesso tempo rassicurare noi con le parole “sarai con me in Paradiso”.
La figura del Cristo crocifisso è il punto centrale e focale di tutta la composizione, del
discorso prospettico che fa centro sempre nella croce. Il Cristo in croce e il colore con cui è dipinto
diventano, il fulcro della composizione, questo è ciò che immediatamente colpisce la nostra
attenzione. Il Compagnoni ha accentuato l’importanza della croce, facendone il vertice della
composizione piramidale che ha la sua base nell’altare; il sangue che sgorga dal costato di Cristo
viene raccolto nel calice per essere donato a noi.
La croce è segno di morte, Gesù “è morto per tutti” ovvero con la sua morte “il nostro
uomo vecchio è stato crocifisso con Lui”. L’ambivalenza della croce la fa però divenire simbolo
della redenzione e quindi della vita. Per i credenti la croce è segno della “potenza di Dio” mediante
la quale essi sono salvati, diventando l’ultimo supremo segno di vittoria.
La croce è il valore centrale, è il motivo essenziale eretto in mezzo a tutti gli altri, irradiante
luce su gli altri. La croce è il segno del sacrificio divino dell’Eucaristia e della riconciliazione tra
cielo e terra, è anche il simbolo dell’unione che la carità deve tradurre in atto fra noi. Tutta la
composizione pittorica vuole richiamare questi concetti teologici. È bello qui ricordare per
sottolineare maggiormente questo “senso” della croce, il motto dei padri Certosini, sempre più vero
ed attuale, “sta salda la croce mentre s’agita il mondo”.
Proviamo ad esaminare con maggiore attenzione, ricercando nei particolari gli aspetti iconografici
di questa composizione:
• Altare. Il vocabolo altare è composto da un aggettivo e da un nome: alta – ara. La prima parte del
termine potrebbe derivare tanto dall’aggettivo latino altus/a/um, quanto dal participio del verbo
alere= nutrire. La seconda parte del vocabolo deriverebbe dal verbo latino arere= ardere,
bruciare. L’altare appare quindi come il luogo del fuoco. Questa duplice valenza, sacrificale e
conviviale, viene sottolineata bene nell’altare cristiano e ciò per collegare insieme i due aspetti
della celebrazione eucaristica, quello di sacrificio, da intendersi come immolazione e quello di
convito relativo alla cena del Signore. L’altare cristiano ha la sua origine non negli altari sacrificali
delle antiche religioni, ma nella tavola dell’ultima cena. È su questa tavola che Gesù pone il suo
corpo e il suo sangue. Per questo la tavola della sala conviviale appare così anche altare sacrificale.
I Padri della Chiesa vedevano nell’altare il cuore di ogni singolo uomo, in cui arde, come fiamma
eterna, il sacrificio dell’amore divino. L’altare è costruito con solida pietra, perché su di esso viene
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offerta la vittima per la redenzione del mondo. La simbologia dei gradini che stanno sull’altare o
conducono ad esso, richiamano quelli del tempio di Salomone e raffigurano le virtù.
• Cosa c’è sulla mensa? La mensa innanzitutto è apparecchiata per il giorno di festa: il bianco
delle tovaglie stese sull’altare, ricordano le bende funebri di Cristo e la veste battesimale; il
leggio che regge il messale è in legno, di forma tipicamente conventuale e cappuccino, il
Messale, è aperto sul canone della consacrazione e si legge, con scritta a carattere romano
maiuscolo, color nero, con le iniziali di capoverso in rosso, nella parte sinistra:
Hic est enim calix sanguinis mei,
novi et aeterni testamenti:
mysterium fidei: qui pro vobis
et pro multis effundetur
in remissionem peccatorum
mentre nella parte destra, sempre nello stesso stile troviamo:
Ipsis, Domine, et omnibus / In Christo quiescentibus, locum
Refrigerii, lucis et pacis, ut / Indulgeas, deprecamur
Il celebrante, qui ritratto è padre Silvio da Brescia, allora superiore del convento; indossa la
casula gotica a croce forcuta rettilinea, probabilmente un tempo appartenuta al convento, di
colore bianco. È il colore utilizzato nella liturgia per il tempo pasquale, il tempo natalizio
(ricordiamo che l’affresco venne inaugurato la notte di Natale), e per quasi tutte le feste
solenni. È un paramento pre-conciliare, con la forma mezzo ellittica, è una derivazione, molto
ben studiata, dell’antichissima paenula. Nell’indossarla il sacerdote pregava con queste parole
“O Signore, che hai detto: il mio giogo è soave, il mio peso è lieve, fa’ che io porti così questo
in modo da consegnare la tua grazia”. È anche simbolo della veste nuziale e della carità.
• Ai piedi della croce: Maria, come colei che funge da mediatrice tra Dio e gli uomini, con una
mano aperta e l’altra sul petto, usuali anche i colori del vestito, rosso con il mantello blu. I
colori utilizzati nelle icone bizantine dove il rosso sangue stava a sottolineare l’umanità di
Maria, ma che attraverso la sottolineatura del colore azzurro cielo, era venuta a condividere la
divinità di Gesù. Francesco d’Assisi, fondatore dell’Ordine dei Frati Minori, indossa il saio
marrone cappuccino con cordone in vita che si distingue per i tre nodi, simbolo dei tre voti,
povertà, castità, obbedienza, ma anche simbolo di unione nella comunità. Viene qui raffigurato
per una duplice ragione: è una chiesa francescana cappuccina, perché Francesco ha la sua vita
unita a Cristo in croce, il crocifisso dimora nell’intimo del suo spirito, brama trasformarsi nel
crocifisso, fa continuamente ai suoi frati il discorso della croce, recita uno speciale ufficio in
onore della passione di Cristo per accompagnare Cristo dal Getsemani alla gloria della
resurrezione.
• La corona sul capo di Gesù è stata eseguita in modo tale che i raggi che formano le spine, sono
allineati con quelli dell’aureola, attorno alla croce, si nota un cerchio luminoso, simbolo
dell’Eucaristia. Un altro particolare curioso di questa luminosità è la croce che si viene a
formare con la croce di legno, a rendere la figura del Cristo come staccata, segno della futura
risurrezione
• Termina la composizione una schiera concentrica, a forma di corona, di una moltitudine di
angeli, che salgono e scendono da Dio Padre, al centro della composizione, gli angeli sono
“innumerevoli” (Ap 5,11) e formano “l’esercito celeste” (1 Re 19,10) di Jahvè.
Sulla sinistra dell’affresco, in basso sopra la porta in un riquadro si legge in carattere romano tutto
maiuscolo: “Ego Ferdinandus Monzio Compagnoni rogatus a fra Silvio a Brixia hoc in lucem eddi
anno sacto MCML aetatis mea XXV. Ex chron. Coen”. Sopra questa scritta si trova la firma del
pittore ripetuta anche su altri affreschi della chiesa.
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