corteselli m.un amore di... papa

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corteselli m.un amore di... papa
UN AMORE DI...... PAPA
“Giulia, figliola carissima. Più la tua lettera è stata lunga e più ci è stata gradita,
perchè ho impiegato più tempo a leggere le tue parole che hanno illustrato le bellezze di
Caterina Gonzaga, che non è degna però di toglierti le scarpe. Quando ella ti era vicina,
era come una lucerna vicino al sole. Noi apprezziamo la tua perfezione, di cui mai
abbiamo dubitato, e vorremmo che fosse destinata e dedicata a quella persona che più ti
ama”.
(Fine giugno 1494).
“Giulia, ingrata e perfida. Dichiari di non venire qui contro la volontà dell’Orsini,
benchè comprendiamo il tuo animo cattivo, considerando le tue parole finte e bugiarde,
non ci possiamo persuadere che ora usate tanta ingratitudine e perfidia con noi,
avendoci prima tante volte giurato et assicurato di sottostare ai nostri comandi e di non
avvicinare l’Orsini. Ora te ne vai a Bassanello con sicuro pericolo per la tua vita.
Speriamo che vi accorgiate dell’errore e ne facciate adeguata penitenza. E ora con la
presente, sotto pena di scomunica, e maledizione eterna, ti ordiniamo che tu non lasci
Capodimonte o Marta, nemmeno per andare a Bassanello”. (22 ottobre 1494).
Queste lettere appassionate e traboccanti d’amore - prima - e gelosia e furore
amoroso - poi - furono scritte, insieme a moltissime altre, - a quattro mesi di distanza una
dall’altra - da Alessandro 6° a Giulia Farnese.
Prima di addentrarci nei meandri di questo amore passionale, vediamo gli attori che
vi compaiono.
LUI
Alessandro 6°. Papa. Rodrigo Borgia nacque il 1° gennaio 1431 a Jativa, nei pressi di
Valencia, da don Joffrè e da donna Isabella, sorella di Callisto 3°. Per la sua parentela con
questo pontefice nel 1456 Rodrigo fu nominato vicecancelliere e cardinale della Chiesa
Romana. Il suo stato di principe della Chiesa gli comportò un ingente arricchimento, tanto
da divenire l’uomo più potente di Roma.
Condusse una vita dissoluta e, tra il 1462 ed il 1471, ebbe tre figli da donne rimaste
sconosciute: Pedro, Geromina, Isabella.
Dalla relazione amorosa con Vannozza
Cattanei nacquero Cesare nel 1475, Giovanni nel 1476, Joffrè nel 1478 e Lucrezia nel 1480.
Rodrigo venne elevato al Pontificato l’11 agosto 1492 e l’elezione fu sicuramente
simoniaca.
Alessandro morì il 18 agosto 1503 a seguito di un avvelenamento da cibo,
complicato da un indebolimento per malaria o dissenteria. Un coppiere - corrotto da
Cesare Borgia - doveva propinare del vino “corretto alla cantarella” - il veleno dei Borgia al ricchissimo cardinale di Corneto, Adriano Castelleschi.
Per un “disguido” il tossico fu
consumato da tutti i commensali ed il Papa, debilitato dall’età e dalla malattia passò... a
miglior vita.
Di lui è stato scritto:
“Alessandro, per tutta la vita, si preoccupò di godere il mondo, soddisfatto di
vivere, di appagare i tuoi desideri, la sua ambizione. In questo sembrava diventare ogni
giorno più giovane, per vecchio che fosse. Nessun pensiero lo tormentava durante la
notte. Pensava a ciò che gli poteva procurare vantaggi, nient’altro mai lo preoccupò.
(Von Ranke).
“Alessandro, uomo altamente dotato, in cui era viva l’idea del godimento del
potere. L’ambizione, la sensualità, l’avidità per la ricchezza erano congiunte con
un’indole energica e qualità brillanti”. (Burckhardt)
“Alessandro, in tutta la vita, non fece altro che ingannare il mondo. Nessuno
meglio di lui possedeva l’arte dell’astuzia. Nessuno confermò promesse con giuramenti
più sacri e nessuno non le mantenne meglio di lui. Se riuscì sempre ad approfittare della
gente è perché nessuno meglio di lui conosceva i lati deboli degli uomini”. (Machiavelli).
Alessandro aveva un temperamento sensuale e ardente ed esercitava sulle donne
un fascino irresistibile: fu però conquistato dalla saggezza di Vannozza, per la quale
nutrì un pacato amore”. (Gregorovius).
Rodrigo scrive poemi, novelle, suona musica, protegge umanisti, aiuta biblioteche
e le collezioni d’arte. Possiede un armadio tutto pieno di vasi d’oro e d’argento. Incarica
artisti, quali Botticelli, Perugino, Ghirlandaio, Filippo Lippi per la sua villa-castello di
Spedaletto, presso Pienza, e per il suo Palazzo (oggi Cesarini) in Via dei Banchi Nuovi, in
Roma”. (Attali).
Rodrigo appare di una saggezza e di uno zelo singolari, di eccellente preparazione,
dimostrando una capacità meravigliosa di convincere e trattando gli affari importanti
con una destrezza ed una determinazione incredibili; tuttavia le sue virtù erano
largamente distanziate dai suoi vizi”.
(Guicciardini).
“Simoniaco, infedele, eretico”. (Savonarola).
Questo era l’uomo!
LEI
Giulia Farnese, detta la Bella. Nacque nel 1474 da Pier Luigi e da Giovannella
Caetani. Fu sorella del cardinale Alessandro, vescovo di Corneto, poi Papa Paolo 3°.
Discendeva da un’antica famiglia di provincia, che signoreggiava su alcune terre
intorno al lago di Bolsena: Capodimonte, Marta, Isola Farnese. Terre belle e fertili, ma che
non permettevano di condurre una vita agiatissima. Nel castello di Capodimonte si viveva
tra il fasto del nome e la semplicità di un’esistenza patriarcale.
Il 20 maggio 1489, nella “camera delle stelle” di Palazzo Borgia, alla presenza del
notaio borgiano, Camillo Beneimbene, del vicecancelliere Rodrigo e del cardinale di S.
Maria in Portico, Zeno, fu celebrato il matrimonio del giovane “monocolus (guercio)
Orsinus con la magnifica et honesta fanciulla Giulia”.
La coppia abitò il palazzo del cardinale Zeno, sito nei pressi dei Palazzi Vaticani.
Questi si era infatti allontanato da Roma per paura di una morte violenta.
Quando Orsino, quasi confinato, se ne tornò nel proprio castello di Bassanello,
Giulia restò con Lucrezia Borgia e la propria suocera, Adriana Mila, nipote di Rodrigo.
E’ di questo periodo la nascita della relazione adulterina con il cardinale - prima - e
papa - poi -. L’innamoramento fu rapido, anche per il carattere passionale ed il “sangre
caliente” dello spagnolo.
La tresca divenne ben presto di dominio pubblico e dette fastidio a molti, non solo a
Roma, ma anche fuori d’Italia. Numerose corrispondenze degli ambasciatori delle corti
d’Italia parlavano della “Bella”, della concubina del papa. In Germania venne in seguito
pubblicamente rimproverato a Paolo 3°, fratello di Giulia, il modo con il quale era giunto al
cardinalato. Sicuramente egli si giovò dell’influenza di Giulia per ottenere cariche ed
incarichi; forse per questo venne soprannominato “il cardinale della gonnella o il
cardinale Fregnese”.
La relazione di Giulia con Alessandro continuò sino all’anno 1500: anno in cui ella
restò vedova. Il distacco fu dovuto forse a stanchezza di entrambi gli... attori; per Giulia fu
determinato al suo nuovo stato di vedova. Ma Alessandro continuò ad esercitare su Giulia
una forma di tenerezza protettiva, già sperimentata con successo con Vannozza Cattanei.
Si conosce un secondo matrimonio di Giulia con il napoletano Giovanni Capece
Bozzato, ma la Bella si dedicò all’educazione della figlia Laura, nata da Orsino, fino al
matrimonio di costei con Nicolò della Rovere, nipote di Giulio 2°.
Giulia fece testamento nel mese di marzo 1524, morendo dopo pochi giorni (22 o 23
marzo). La sua morte fu pianta con orazioni funebri e con poesie.
“Madonna Giulia si è fatta bellissima et in mia presenza si scapigliò e si fece
acconciare con i capelli, i quali andavano insino ai piè, et ha i più belli”. (Adriana Mila ad
Alessandro)
“Ella aveva colorito bruno, occhi neri, viso rotondo, un certo ardore et una
civetteria furba e femminile”.
Sentiamo il suo parlare:
“Al mio unico signore, essendo assente da Vostra Santità et dipendendo da quella
ogni mio bene e ogni mia felicità, non posso con nessuna soddisfazione gustare tali
piaceri, poichè dove è il mio tesoro, è il cuore mio. Tutto è poca cosa, se non stare ai piedi
di Vostra Santità”. (Giulia ad Alessandro).
Sicuramente Giulia fu una delle più belle donne del Rinascimento. Vasari riporta
che il Pinturicchio la ritrasse allorchè dipinse un volto della Madonna sopra la porta di una
camera dell’appartamento Borgia in Vaticano. Dalla scuola del Pinturicchio venne dipinta
una S. Caterina d’Alessandria con i lineamenti della Farnese. Giulia viene pure
riconosciuta nella statua dell’allegoria della Giustizia, posta sopra il sepolcro di Paolo 3°.
Questa era la donna!
L’ALTRO
Orsino Orsini, signore di Bassanello e Gallese. Nacque intorrno al 1470 da Ludovico
e da Adriana Mila (nata a Roma da Pedro de Mila venuto al tempo ed al seguito di Papa
Callisto Borgia).
Orsino
era
menomato
da
uno
strabismo
o
da
una
ferita
agli
occhi
(monocolus=guercio). Restò orfano nel 1489 ed in quello stesso anno celebrò in Roma le
proprie nozze con Giulia.
Non si comprende la causa di un matrimonio così... assortito. Ma, strano a dirsi, egli
fu amato teneramente dalla moglie e, pur essendo inferiore per ogni verso a Giulia, aveva il
fascino della vittima disarmata.
A Giulia dovette la propria nomina a comandante delle truppe napoletane ed Orsino
condusse quasi sempre una vita lontano da Roma, arroccato nei suoi feudi di Bassanello e
Gallese.
“Tra Orte e Viterbo, poggiando più a nord-ovest verso Orte, sta Bassanello, feudo
degli Orsini, povero borgo di antica origine militare, fondato su una collinetta di poca
altezza come su un basamento. A difesa del luogo si eleva un bel castello a pianta quadra,
arrotondato negli angoli da robusti torrioni quattrocenteschi. Esso domina le casupole
pietrose, la chiesa romanica dal campanile a sei piani, con piccole finestre e la cinta di
mura medioevali”. (Bellonci)
In questo ambiente ed in questo scenario si muove e vive il marito di Giulia sino
all’anno 1500, allorchè morì tragicamente a seguito di un solaio che gli cadde addosso
mentre dormiva.
Questo era il terzo uomo!!
I FATTI
Il 12 giugno 1493 Lucrezia Borgia - a soli tredici anni e già alla sua seconda
esperienza matrimoniale - viene data in sposa a Giovanni Sforza di Pesaro. Le nozze furono
particolarmente solenni e celebrate dal neo-eletto Alessandro 6°, alla presenza di dodici
cardinali.
Data la giovane età degli sposi e la sospetta virilità di Giovanni, le nozze non
vennero consumate e Lucrezia attese pazientemente nel palazzo del cardinale Zeno, in
compagnia di Adriana Mila e Giulia la Bella.
L’anno seguente, a motivo di una lunga epidemia di peste a Roma e Napoli, Lucrezia
si accinge a partire per Pesaro, sua nuova residenza. E perchè questa non sembri alla sposa
una terra d’esilio, per indorare la pillola del trasferimento e per evitare il contagio, si
uniscono a lei Giulia, Adriana, Girolama Farnese, Lella Orsini, figlia del conte di Pitigliano
e moglie di Angelo Farnese, fratello di Giulia. Per questa partenza di bellezze muliebri
Roma sembrò senz’altro più povera e più grigia.
L’otto giugno la piccola comitiva, debitamente scortata, entrò a Pesaro, sotto un
violento acquazzone. Nessuna delle donne ebbe modo di agghindarsi secondo i propri
desideri e le dame rimandarono all’indomani la possibilità da abbagliare la piccola corte di
Pesaro con vesti, gioielli, grazia e bellezza. A ben guardare, proprio ben piccola cosa appare
la corte pesarese.
Subito inizia una fitta corrispondenza tra Roma e Pesaro, tra il Papa e le donne
appena arrivate. Ad ogni lettera aumenta l’irrequietezza di Alessandro. Egli sente sempre
di più la mancanza di Giulia. Pian piano si passa dalla preghiera, agli ordini, alle minacce,
alla scomunica. Da dolci nomignoli si arriva ad epiteti quali “ingrata et perfida”.
A complicare le cose sono le truppe di Carlo 8°, entrate in Italia, per cui maggiore
sarà il pericolo in una piccola cittadina come Pesaro. “Manderò qualcuno a scortare la
comitiva massime adesso che vengono li Franciosi per mare e per terram non par bene
che in simil tempo vi troviate a Pesaro per moltitudine di gente che si troverà in questo
paese”. (Alessandro ad Adriana Mila).
Nel frattempo erano pervenute a Giulia altre lettere che annunciavano una malattia
mortale del proprio fratello Angelo, capo della Famiglia Orsini di Capodimonte. Egli,
sentendosi prossimo a morire, scongiurava la sorella e la moglie di tornare il più presto
possibile, se volevano vederlo ancora in vita. Giulia decide subito di tornare nel Viterbese e
non la trattengono nè parole, nè preghiere.
Il 12 ottobre Giulia con la sua piccola corte cavalca alla volta di Bolsena e non tiene
conto della rabbia di Alessandro. Questo vede nella partenza inganni, trascuratezze, false
notizie, poco amore.
Due giorni dopo la Bella arriva a Capodimonte, assiste il fratello in agonia e conforta
il dolore della cognata Lella, già sua compagna di viaggio. La morte del fratello viene presa
da Giulia come una punizione celeste per la sua condotta a Roma e solo la quiete del lago
mitiga il dolore. Le è comunque di consolazione la compagnia dei propri cari e al Papa che
scongiura, protesta e minaccia, Giulia dice per la prima volta un no secco e laconico.
Anche Orsino vuole Giulia presso di sè, a Bassanello. Ora non può più tollerare le
offese patite, la sua gelosia si acuisce e gli fa giurare ogni giorno vendetta.
E’ impossibile pensare che Orsino abbia conosciuto soltanto adesso la relazione di
Giulia con Alessandro: l’Italia intera e buona parte dell’Europa conosce l’amore travolgente
del Borgia per la Farnese. Si suppone che se ne fosse accorto per ultimo, ma ora Orsino si
ribella. Venuto a conoscenza che il papa stava trafficando per far giungere Giulia a Roma,
Orsino - al servizio del re di Napoli, - si fermò con l’esercito a Città di Castello, poi, zitto e
rabbioso, covando una tremenda furia, tornò a casa e rappresentò per il papa un grosso
ostacolo, in quanto ad Alessandro non giovava in quel momento uno scandalo: si diceva
che il re di Francia fosse sceso in Italia anche con l’intenzione di deporlo dal soglio
pontificio per la sua condotta riprovevole.
Il pontefice si rivolge a Giulio Orsini, signore di Monterotondo, affinché metta i suoi
buoni uffici con Orsino per convincerlo a permettere a Giulia ed Adriana di recarsi a Roma.
Ai primi di ottobre Orsino rompe gli indugi e fa sapere alle proprie donne e al
cardinale Farnese di volere Giulia presso di sè, altrimenti avrebbe riempito il mondo di
scandali.
Il cardinale Farnese inviò allora Adriana a Roma perchè “provasse a salvare l’onore
degli Orsini e dei Farnese”, ma costei tornò a Capodimonte “Dio sa quanto stracca e con
l’ordine ‘Giulia a Roma’ “.
In tutto questo trambusto Giulia si mostra estremamente donna: fa capricci e
mostra irritazione per la contesa. E’ incuriosita e commossa per l’ardire di quel marito che,
tradito da tutti, ora si atteggia a nemico di un personaggio di quella portata.
Ora Giulia
si rende disponibile per un uomo coraggioso (Orsino) e non per un prepotente
(Alessandro). Non si sarebbe dunque mossa da Capodimonte senza il consenso del marito.
Ma il papa minaccia:
“Giulia ingrata e perfida. Benchè sin qui comprendessimo l’animo tuo cattivo, non
ci potevano in tutto persuadere che usassi tanta ingratitudine e perfidia verso di noi,
avendoci tante volte giurato e data la fede di star al comando nostro e non accostar
Orsino. Ora vuoi andare a Bassanello con espresso pericolo di vita e speriamo in breve
che tu e l’ingratissima madama Adriana vi accorgerete del vostro errore e ne porterete la
penitenza condegna. Et ora, sotto pena di scomunica e maledizione eterna, ti
comandiamo che non ti debba partire da Capo di Monte o da Marta, nè manco per
andare a Bassanello. Si preferisce quella “zimia” (scimmia) di Orsino a nosaltres”. (23
ottobre 1494)
Finalmente l’Orsini cede e abbandona la lotta, ottenendo come risarcimento una
grossa somma di denaro per il pagamento (si dice) delle truppe restate senza paga.
Il 29 novembre la piccola comitiva, scortata da trenta cavalieri, si mise in viaggio per
Viterbo, prima, e Roma, poi.
Ma una schiera di soldati francesci sbarrò la strada. Non fu tentata alcuna difesa e
tutti subito si arresero all’avanguardia delle truppe di Carlo 8°, capitanate da Yves
d’Allègre. Le donne furono trasferite a Montefiascone. Si chiese un riscatto di tremila
scudi, che vennero immediatamente esborsati. Giunse pure una lettera di Federico da
Senseverino che ordinava l’immediato rilascio delle prigioniere.
Conosciuta la notizia della liberazione, Alessandro si apprestò a riceverle. Galante e
bello, indossò un giubbone di velluto nero a liste d’oro che mascherava la sua pinguidine di
sessantenne. Calzò finissimi stivali di Valencia, mise una sciarpa spagnola, un berretto di
velluto, pugnale e spada. Ricorse per ultimo al suo fascino latino.
Giulia giunse a Roma, scortata da quattrocento cavalieri francesi. Al lume delle torce
finalmente Alessandro vide il volto della sua amata, della sua Bella, che le rivolgeva il più
malizioso dei saluti d’amore. Sicuramente era l’unica vincitrice.
I cronisti che assistettero all’incontro riportano che Giulia passò la notte in
Vaticano, con buona pace di tutti.
Sic transit gloria mundi! E così sia.
MARIO CORTESELLI
Bibliografia
Pastor - Storia dei Papi - Volumi 3 e 5
Burcardo - La civiltà del Rinascimento in Italia
Paschini - Roma nel Rinascimento
Nasalli Rocca - I Farnese
Gelmi - I Papi
Rendina - I Papi
Gregorovius - Storia della città di Roma nel Medioevo
Guicciardini - Storia d’Italia
Pintonello - I Papi
Mathieu - Rosay - Dizionario cronologico dei Papi
Bellonci - Lucrezia Borgia
Corteselli-Pardi - I personaggi delle memorie istoriche della città di Corneto
Pecchiai - Roma nel Cinquecento
Attali - 1492
Cognasco - Italia nel Rinascimento
Hay-Law - L’Italia del Rinascimento